Esteri

Perché non si fa un favore al Libano inserendolo nella tregua Usa-Iran

Significherebbe "consacrare l'egemonia iraniana" sul Paese e trasformarlo suo malgrado in una "pedina" di scambio. A spiegarlo è un autorevole deputato libanese, Nadim Gemayel

Beirut Libano (screenshot Foxnews)
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Cara presidente del Consiglio Meloni, cari ministri Tajani e Crosetto, avete imbarcato l’Italia in un comunicato congiunto in cui si chiede che il cessate il fuoco raggiunto (in realtà già traballante) tra Stati Uniti, Israele e Iran riguardi anche il Libano. Sebbene siano evidenti le buone intenzioni, così come la buona compagnia – molti nostri alleati e partner europei – la richiesta rivela una mancata comprensione del contesto libanese.

Non si fa un favore alla sovranità del Libano associandosi alla richiesta del regime iraniano perché venga incluso nella tregua. Obiettivo di Teheran è, ovviamente, salvare uno dei suoi più preziosi proxies, il gruppo terroristico Hezbollah, che pur duramente colpito da Israele, ha ripreso il lancio di missili verso il territorio israeliano così coinvolgendo loro malgrado i cittadini libanesi nel conflitto.

Da vent’anni, per inciso, resta inattuata la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che prevedeva il disarmo di Hezbollah e l’assenza di milizie armate o armi a sud del fiume Litani – un fallimento congiunto del governo libanese e della missione Unifil.

Sostenere che la tregua Usa-Iran debba includere il Libano, significa sostenere che debba includere Hezbollah. E indirettamente significa riconoscere che il Libano è una colonia iraniana.
Significa accettare che il Libano venga utilizzato dal regime iraniano come una pedina, da attivare quando vuole la guerra e fermare quando vuole la tregua. Nelle dichiarazioni di Ghalibaf, infatti, il Libano viene esplicitamente, ma senza alcuna legittimità, inserito tra gli alleati dell’Iran da includere nella tregua.

Non è nell’interesse del Libano. A spiegarlo è un autorevole deputato libanese, Nadim Gemayel, cristiano maronita, figlio del presidente Bachir Gemayel, assassinato nel 1982:

Chiediamo la separazione del Libano dal percorso di negoziati per il cessate il fuoco tra Iran, Stati Uniti e Israele. Il Libano non è parte dell’Iran, né lo sarà mai. Includerlo in questo percorso consacra l’egemonia iraniana sulla sua sovranità decisionale e lo trasforma in una pedina di negoziazione. Potremmo guadagnare una tregua temporanea per il cessate il fuoco e una protezione per le vite, ma a lungo termine perderemmo la nostra sovranità e il margine della nostra decisione indipendente. Il Libano non è una pedina in mano a nessuno. E chi negozia in nome del Libano è solo lo Stato libanese, a condizione che qualsiasi negoziato inizi con l’imposizione del prestigio dello Stato e della sua autorità su tutto il suo territorio.

La via è quella di negoziati diretti tra il legittimo governo del Libano e Israele ed è a questi che l’Italia e l’Europa dovrebbe contribuire, con l’obiettivo del disarmo di Hezbollah.

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