Esteri

Trump punta su Riad come fattore stabilizzante. Non solo in Medio Oriente

Il presidente Usa loda il "miracolo" saudita e lo indica a modello per un Medio Oriente di pace e prosperità, un futuro scandito dal commercio e non dal caos. Ultimatum all'Iran

Trump MBS (CNN)
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Storica o meno, sarà il tempo a dirlo. Ma certamente la visita di Donald Trump a Riad, in Arabia Saudita, è una tappa cruciale per la politica estera della nuova amministrazione Usa, non solo in Medio Oriente. L’asse con i Sauditi infatti può avere ricadute significative sia sull’economia e il commercio globali, in funzione anti-cinese, pensiamo all’India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec), sia su singoli focolai di conflitto, da Gaza all’Ucraina.

Trump riprende la sua relazione speciale con il Regno dei Saud laddove l’aveva lasciata alla fine del suo primo mandato, dopo i quattro anni difficili, per usare un eufemismo, della presidenza Biden.

L’intuizione del presidente Usa che Riad, in particolare sotto la guida illuminata del principe ereditario Mohammad Bin Salman, possa giocare un ruolo stabilizzante in una regione che è da sempre una polveriera è sostanzialmente corretta. La monarchia saudita rappresenta un freno all’islamismo politico dei Fratelli Musulmani e alle ambizioni egemoniche sul mondo musulmano di potenze revisioniste come Iran e Turchia.

Commercio vs caos

Il discorso del presidente Usa al Saudi-U.S. Investment Forum, dopo aver siglato importanti accordi, è stato come sempre un insieme apparentemente contraddittorio di slanci e aperture, fin troppo ottimistiche, e di dissuasione.

Se ci è sembrato prematuro l’annuncio della rimozione delle sanzioni alla Siria, “per dare loro una possibilità di grandezza”, il discorso di Trump ha in generale il merito di offrire alla martoriata regione mediorientale una prospettiva di pace attraverso sviluppo e prosperità, “un futuro in cui il Medio Oriente sia definito dal commercio, non dal caos, in cui esporti tecnologia, non terrorismo, dove popoli di diverse nazioni, religioni, credi costruiscano città insieme, non bombardandosi a vicenda fino a scomparire”.

Miracolo arabo

Alcuni passaggi sono stati accolti con una standing ovation della platea, incluso il principe MBS. Il rapporto personale tra i due sembra niente meno che idilliaco.

Trump si aspetta ovviamente che l’Arabia Saudita “si unisca presto agli Accordi di Abramo“, gli accordi di normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Israele già siglati da Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco, e che assuma un ruolo di primo piano nel futuro della Striscia di Gaza.

Il presidente Usa ha esordito ricordando le storiche relazioni tra i due Paesi, un “fondamento di sicurezza e prosperità“, “da riaffermare e rendere più forte e potente che mai”. “Noi non entriamo e usciamo come altra gente”, ha aggiunto riferendosi probabilmente a Pechino.

Si è congratulato per i traguardi del Regno Saudita, che dimostrano come “pace, prosperità e progresso alla fine non vengano da un rigetto radicale della vostra eredità culturale ma abbracciando le vostre tradizioni nazionali, quella stessa eredità che amate… Avete realizzato un miracolo moderno alla maniera araba“. Uno sviluppo creato “non dall’intervento occidentale”, non dai “nation-builders”, non dalle ong liberal.

L’Iran

E ha quindi ricordato i disastri dell’amministrazione Biden con l’Iran e gli Houthi, che hanno avuto l’effetto di destabilizzare la regione, premiando i nemici e sanzionando gli alleati. Ma ora la “forza americana”, in casa e all’estero, è tornata, e “il nostro compito è unirci contro i pochi agenti del caos e del terrore rimasti che stanno tenendo in ostaggio i sogni di milioni di persone. La più grande e distruttiva di queste forze è il regime iraniano”.

Nei confronti di Teheran, bastone e carota. “Sono qui oggi non solo per condannare il caos passato dei leader iraniani, ma per offrire loro un nuovo e molto migliore percorso verso un futuro molto migliore e più promettente…”.

“Non ho mai creduto di avere nemici permanenti, non mi piacciono nemici permanenti”, ha aggiunto, e infatti molti dei nemici dell’America del passato sono oggi “nostri amici e alleati”. “Voglio un accordo con l’Iran ma se la leadership iraniana respinge questo ramoscello d’ulivo e continua ad attaccare i suoi vicini, non avremo altra scelta che infliggere la massima pressione, portando a zero l’export del petrolio iraniano”.

L’Iran “non avrà mai un’arma nucleare“, ha scandito il presidente Trump riscuotendo un lungo applauso. “L’Iran può avere un futuro molto più luminoso, ma non gli permetteremo mai di minacciare l’America e i nostri alleati con il terrorismo o un attacco nucleare”, ha avvertito. “Ora spetta a Teheran decidere, ma la nostra offerta non durerà per sempre, è ora il momento giusto per loro di decidere”.

Pace attraverso la forza

“La mia preferenza andrà sempre alla pace e alla collaborazione, ogniqualvolta sia possibile raggiungere tali risultati”. Ma, ha avvertito Trump, “non esiterò mai a esercitare la potenza americana, se necessario, per difendere gli Stati Uniti o per aiutare a difendere i nostri alleati. Non ci sarà pietà per nessun nemico che tenterà di fare del male a noi o a loro. Se minacciate l’America o i nostri partner, vi troverete di fronte a una forza schiacciante e devastante. Abbiamo cose di cui non siete nemmeno a conoscenza, di cui non sentite parlare…”.

E Trump ha quindi ricordato i “più di 1.100 attacchi contro gli Houthi in Yemen”, per fermare i loro “ripetuti attacchi alle navi americane e alla libertà di navigazione nel Mar Rosso”. “Li abbiamo colpiti duramente, abbiamo ottenuto ciò per cui eravamo venuti e poi ce ne siamo andati”.

Gli accordi

Trump ha tenuto il suo discorso al business forum dopo la firma di quello che la Casa Bianca ha definito come “il più grande accordo di vendite nel settore della difesa della storia”, per un valore totale di 142 miliardi di dollari, nel quale rientra di tutto: difesa aerea e missilistica; sistemi aeronautici e spaziali; sicurezza marittima e di frontiera; modernizzazione delle forze di terra; comunicazioni e intelligence; addestramento e supporto alle forze armate saudite. Oltre una dozzina le compagnie della difesa statunitensi coinvolte. Come ricorderete, la prima decisione di rilievo in politica estera dell’amministrazione Biden fu la sospensione delle forniture di armi a Riad per il caso Khashoggi.

Da parte sua, l’Arabia Saudita si è impegnata a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti, in diversi settori strategici, tra cui Intelligenza Artificiale, infrastrutture energetiche, difesa, aerospazio e sanità.

Ad accompagnare il presidente Trump davanti al principe ereditario saudita i ceo di alcune delle maggiori compagnie hi-tech, come Elon Musk (Tesla e SpaceX), Jensen Huang (Nvidia), Sam Altman (OpenAI). Tra i big anche John Elkann, presidente di Stellantis, e Gianni Infantino, presidente della FIFA.

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