Esteri

Trump-Putin, fumata russa: trattative dirette sì ma senza cessate il fuoco

Una telefonata allunga il negoziato, ma per Putin cessate il fuoco possibile "solo con accordi appropriati". Prende tempo, nel tentativo di far leva sulla volontà e la fretta di Trump

Trump Putin Ucraina pace © kemalbas tramite Canva.com

Un’altra telefonata interlocutoria quella di ieri tra il presidente Usa Donald Trump e quello russo Vladimir Putin. Non è chiaro dai rispettivi resoconti se le due ore di colloquio siano riuscite o meno a sbloccare qualcosa di concreto. Ma la notizia, ancora una volta, è che non c’è alcun cessate il fuoco.

Negoziati immediati

“Russia e Ucraina avvieranno immediatamente i negoziati per un cessate il fuoco e, soprattutto, per la fine della guerra”, ha annunciato Trump. Ma questo è molto simile all’annuncio seguito ai negoziati bilaterali Usa-Russia di Riad di alcune settimane fa. Anche allora si disse che Usa e Russia concordavano di “avviare immediatamente” i negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina.

L’unica novità di rilievo è che stavolta si parla di negoziati diretti tra Kiev e Mosca, il che non era scontato qualche mese fa. “Le condizioni saranno negoziate tra le due parti, come solo può essere, perché conoscono dettagli di una trattativa di cui nessun altro sarebbe a conoscenza”, ha osservato Trump. Un argomento da sempre caro a Kiev. “Ho dato istruzioni per formare un gruppo di negoziazione nazionale permanente e allargato”, ha dichiarato Zelensky facendo intendere che dunque si aspetta un negoziato vero.

Il cessate il fuoco

Se Trump ha insistito per un cessate il fuoco di 30 giorni come primo passo per avviare le trattative e raggiungere un accordo, proposta a cui gli ucraini hanno già aderito, il presidente russo è rimasto sulla sua posizione: un cessate il fuoco è possibile “solo con accordi appropriati“. Mosca è pronta a lavorare ad un “memorandum” per un “possibile trattato di pace futuro” che stabilisca tra l’altro “un possibile cessate il fuoco per un certo periodo se appropriati accordi saranno raggiunti”.

Quindi, in pratica, nessun cessate il fuoco immediato, Putin non si fermerà finché non ci saranno “accordi appropriati” tra le parti, non è chiaro se “appropriati” voglia dire completi, definitivi, ora un non meglio specificato “memorandum”, ma viste le sue richieste, potrebbero volerci anni o potrebbero non arrivare mai.

Gli obiettivi di Putin

A meno di una esplicita riformulazione, infatti, con l’espressione “le cause profonde del conflitto devono essere eliminate” Putin intende una Ucraina sostanzialmente disarmata e a sovranità limitata, cioè di nuovo sotto l’influenza russa, nonché un arretramento della Nato in Europa orientale.

Questi sono da sempre gli obiettivi di guerra russi, mentre ciò che ha indotto Trump a considerare erroneamente il conflitto facilmente evitabile/risolvibile, i territori e la rinuncia di Kiev all’ingresso nella Nato, non sono che il necessario antipasto per i russi. Da qui l’impasse.

I negoziati per arrivare alla pace in Ucraina saranno “minuziosi e, forse, a lungo termine”, ha chiarito il portavoce del Cremlino Peskov, sottolineando che dovranno essere discusse “un gran numero di sfumature”, e la Russia “è pronta a questo lavoro”. Nessuno si aspetta che sia semplice e breve, il problema però è che risulta poco credibile che questo lavoro “a lungo termine” possa proseguire proficuamente senza un cessate il fuoco, cioè sotto le bombe. Questo fa dubitare delle reali intenzioni di Mosca.

Putin sembra interessato a mantenere aperto il canale di dialogo con Trump ma per far leva sulla sua volontà, e urgenza, di fermare il conflitto. Punta sulla fretta del presidente Usa di portare a casa il risultato per strappare quello che non è riuscito a conquistare sui campi di battaglia. Più passa il tempo e più Trump diventerà impaziente, se questo andrà a vantaggio di Mosca o di Kiev lo vedremo, dipenderà dallo stesso Trump.

L’ottimismo di Trump

“Ci rendiamo conto che c’è un po’ di stallo qui e penso che il presidente chiederà a Putin se fa sul serio”, aveva commentato il vicepresidente J.D. Vance poche ore prima della telefonata, segno che alla Casa Bianca c’è consapevolezza su questo punto. “Penso che il presidente Putin non sappia bene come uscire dalla guerra”, ha aggiunto. Le sanzioni secondarie contro la Russia sono “un’opzione che rimane sul tavolo”, ha risposto la portavoce Karoline Leavitt in conferenza stampa.

Come al solito Trump ha cercato di compensare con il suo ottimismo il no di Putin. “Credo sia andata molto bene“, ha commentato il presidente Usa. Ma conoscendolo, se fosse andata davvero bene avrebbe usato aggettivi più iperbolici, tipo grandioso, enorme, incredibile etc. Molto bene, per il gergo a cui ci ha abituati, corrisponde ad un così e così. Più avanti nel suo post aggiunge che “il tono e lo spirito della conversazione sono stati eccellenti. Se non lo fossero stati, lo direi ora piuttosto che dopo”.

La carota del commercio

Il commercio viene ancora una volta indicato dal presidente Usa come la carota che può sbloccare l’impasse: “La Russia vuole avviare commerci su larga scala con gli Stati Uniti quando questo catastrofico bagno di sangue sarà finito, e sono d’accordo. C’è un’enorme opportunità per la Russia di creare enormi quantità di posti di lavoro e ricchezza. Il suo potenziale è illimitato”. Ma, come avvertito fin dall’inizio, questo sarà possibile solo alla fine e a buon esito del processo di pace. “Allo stesso modo, l’Ucraina può trarre grandi benefici in termini di scambi commerciali, nel processo di ricostruzione del suo Paese”.

Infine, Trump ha reso noto di aver informato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader Ue, nell’ordine “la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro italiano Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente finlandese Alexander Stubb“. Presumiamo abbia parlato anche con il premier britannico Kier Starmer anche se non viene citato. E ci fa sapere che “il Vaticano, rappresentato dal Papa, ha dichiarato di essere molto interessato a ospitare i negoziati”.

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