Ursula Von der Leyen è manifestamente in difficoltà. E cerca di restare a galla, promettendo laqualunque a chiunque. Mentre chiama alla guerra contro Trump.
Gretinismo a più non posso
Il cuore nero del suo discorso al cd Parlamento europeo è il gretinismo. La baronessa fa ridere quando dice che, in materia di “obiettivi climatici e ambientali, la scienza non dà adito a dubbi. Le argomentazioni economiche e di sicurezza sono altrettanto convincenti”.
Ma fa morir dal ridere quando ventila nuove barriere non tariffarie alla frontiera, per difendere le imprese che “stanno facendo la cosa giusta, ovvero decarbonizzare” … dopo aver ella stessa siglato un accordo commerciale, con Trump, che tali barriere letteralmente smonta.
E fa scompisciare dalle risate, quando giustifica tali impossibili nuove barriere con la seguente logica: “prendiamo ad esempio l’acciaio e altri metalli. La sovraccapacità globale erode i margini … di conseguenza, per l’industria siderurgica europea diventa più difficile investire nella decarbonizzazione”. L’obiettivo, cioè, non è proteggere l’industria (o l’agricoltura) … ma la decarbonizzazione.
Il gretinismo che le scoppia in mano
Manifestamente, il green deal le sta scoppiando in mano. È un disastro economico al quale ella non può più sottrarsi, salvo cacciare sempre nuove balle … nella speranza che alcuno le dia ancora retta.
Il resto del discorso è dedicato a tali balle. Anzi, a tale montagna di balle. Che potremmo dividere in sette categorie: (1) peronismo, (2) repressione della libertà di parola, (3) ostilità agli americani, (4) ostilità ad Israele, (5) ostilità alla Pace di Trump, (6) riarmo comune europeo, (7) una Nuova Europa imperiale.
(1) La baronessa peronista
Automobili non se ne producono più? Ma non c’è problema: facciamo le e-Trabant (delle quali già si è occupato Federico Punzi). L’industria è preoccupata? Ma non c’è problema: “dobbiamo assicurarci che la nostra industria possa procurarsi i materiali qui in Europa e l’unica soluzione è creare un’economia davvero circolare”.
L’energia costa troppo? Ma non c’è problema: “sappiamo che cosa fa scendere i prezzi: l’energia pulita prodotta localmente”.
La gente è disoccupata? Ma non c’è problema: “un’ambiziosa strategia europea contro la povertà, in cui definiremo il nostro piano per contribuire a eradicare la povertà entro il 2050”. Roba che neanche Giggino Di Maio.
La gente non ha i soldi per la casa? Ma non c’è problema: “il diritto sociale all’alloggio in Europa, è tempo di concretizzare questa promessa … presenteremo anche una proposta di legge sugli affitti a breve termine per superare le criticità che ancora permangono”. Roba che neanche Ilaria Salis.
Complessivamente, una proposta politica fra la DDR, Giggino e la Salis, che non esiteremmo a definire peronista. Mentre ai liberali è riservata solo una battuta, invero la migliore: che tutto ciò possa produrre “meno burocrazia, meno sovrapposizioni, meno norme complesse”. Ludibrio.
(2) La baronessa col manganello
Nella non lontana ipotesi che i sudditi non si lascino abbindolare, la baronessa si dice pronta a passare alla repressione. E qui assistiamo al meraviglioso spettacolo della donna che ha più spinto le costosissime energie verdi … mentre pretende di star “investendo massicciamente nelle gigafabbriche di IA europee” (cioè, debitamente censurabili). Della donna che vuole introdurre “restrizioni dei social media” … mentre promette di “aumentare in modo significativo i finanziamenti destinati ai media nel prossimo bilancio … per proteggere i media e la stampa indipendente”. Sarcasmo.
Fra vecchi strumenti di repressione: “abbiamo rafforzato il legame tra i fondi dell’Unione e il rispetto dello Stato di diritto. E lo rafforzeremo ancora di più con il prossimo bilancio a lungo termine”. Il che significa negare trasferimenti agli Stati membri che non fanno entrare travestiti nelle scuole elementari.
E nuovi strumenti di repressione: “l’euro digitale”, del quale è possibile fare un uso molto cinese. Proprio mentre altri soldi verranno destinati ad un fantomatico “centro europeo per la resilienza democratica”.
(3) La baronessa contro i Gringos
Assumere il controllo di stampa, social network e pubblica opinione non serve, senza un messaggio ideologico da veicolare. E tale messaggio è: un deciso anti-americanismo.
La biondina lo sviluppa a partire dall’affermazione apodittica che sia in corso “uno scontro per un nuovo ordine mondiale basato sul potere”. Cui l’Ue deve partecipare, per “conquistarsi un posto”. Uno scontro fra grandi potenze con “ambizioni imperialistiche”, le quali hanno, nei confronti dell’Ue, “un atteggiamento ambiguo o apertamente ostile”.
Parlerà di Pechino? No, parla di Washington: oggi, “le dipendenze sono strumentalizzate senza alcuno scrupolo”. Strumentalizzate da chi? Dagli Usa: “quando parliamo di competitività e indipendenza dobbiamo parlare dei nostri rapporti con gli Stati Uniti”.
Poi, di nuovo, dagli USA ai quali è univocamente riferibile il “propagarsi della disinformazione, che minaccia il progresso globale in qualsiasi campo, dalla lotta contro il morbillo a quella contro la poliomielite”. Perciò, è contro gli Usa che la signora “guiderà una nuova iniziativa globale per la resilienza sanitaria”, al grido: “siamo sull’orlo, se non perfino all’inizio, di un’altra crisi sanitaria globale”.
(4) La baronessa contro i Giudei
E chi sono i grandi amici degli americani? Gli israeliani. I quali non possono che essere dei mostri: a Gaza, una “carestia provocata dall’uomo … come arma da guerra” [sic].
Mostri che sono pure dei nemici politici, in quanto intenti a “compromettere la soluzione fondata sulla coesistenza dei due Stati … e noi non dobbiamo permettere che ciò accada”. Nemici politici ai ministri dei quali ella vuol imporre “sanzioni”. Nemici politici ai quali ella vuol comminare “la sospensione parziale dell’accordo di associazione sulle questioni commerciali”.
Anche per questo, la baronessa deve restare al potere: per raccogliere soldi per la ricostruzione di una Gaza … da lasciare ad Hamas. E non abbiamo capito male perché, per lei, è solo “nel lungo periodo … la rimozione dell’orribile piaga che è Hamas”. Nel frattempo, i soldi della ricostruzione di Gaza … vanno ad Hamas. Chiosa: “sono questi gli ideali che l’Europa ha sempre sostenuto” … l’ideale della caccia all’ebreo, manifestamente.
(5) La baronessa del Donbass
E qual è il grande progetto americano, oggi? La pace in Ucraina. La quale la baronessa non può che voler sabotare. Ciò che ella fa insistendo su una “forza di rassicurazione … nel contesto di un cessate il fuoco” preliminare: due pretese che Trump ha già descritto come buone unicamente a procurare un prolungamento del conflitto. Prosegue facendo finta che le trattative non siano bloccate a causa della incapacità europea di pagare quelle armi americane le quali costituiscono la garanzia di sicurezza che Zelensky aspetta, prima di sedersi al tavolo.
Ma perché ella lo fa? Oggi, spiega lei stessa, “la libertà dell’Ucraina è la libertà dell’Europa”, cioè, “una pace giusta e duratura per l’Ucraina … quello per cui stanno combattendo le persone in Ucraina”. Peccato che gli americani la vedano diversamente: “le immagini arrivate dall’Alaska non sono state facili da digerire”. Tradotto: gli Usa sono contro la libertà dell’Europa.
Per la baronessa, “servono altre sanzioni”. Richiesta alla quale Trump ha già risposto, invitando Bruxelles a seguirlo: nel taglio dell’import di idrocarburi russi, nonché nelle sanzioni secondarie imposte all’India. Così provocando l’evidente imbarazzo della nostra, la quale riesce a rispondere solamente: “ci stiamo concentrando su come accelerare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili russi, sulla flotta ombra e sul ruolo dei Paesi terzi”. Roba che neanche al circo.
Tradotto: gli Usa sono contro la libertà dell’Europa perché non mettono sanzioni che l’Europa non mette. Cioè, perché non le lasciano più praticare lo sport nel quale essa è campionessa mondiale indiscussa: il free-riding. Peraltro, nelle ore successive Meloni e Modi hanno trovato adeguato modo di segnalare alla baronessa che, per questa strada, non si passa.
(6) La baronessa in armi
Un simile conato anti-americano non poteva che sfociare nel più classico invito alla difesa comune leuropea: “mezzi strategici indipendenti … l’Europa difenderà ogni centimetro quadrato del suo territorio”. Il tutto condito dalla denuncia de “la forza bruta dell’industria avversaria”, cioè russa … detto dalla stessa donna che, nel 2022, assicurava: “l’esercito russo sta recuperando microchip da lavastoviglie e frigoriferi per riparare le apparecchiature militari, perché ha esaurito i semiconduttori. L’industria russa è alla deriva”.
Espressioni apparentemente forti, invero debolissime in quanto accompagnate da uno svolgimento che è tutta roba degli Stati membri: “nuovi progetti comuni in materia di difesa … un semestre europeo della difesa … muro di droni … dobbiamo investire nella sorveglianza spaziale”.
Pure il ReArmEU partorito dalla biondina (“che potrebbe mobilitare fino a 800 miliardi di euro di investimenti nel settore della difesa”) grava sugli Stati membri. Persino i 150 miliardi del SAFE, che ne fanno parte, sono un portage a beneficio e carico degli Stati membri.
Laddove, a coordinare la roba degli Stati non è la Ue, ma la Nato: in materia di impiego dei soldi, la biondina conta meno di un tenente di complemento. Perciò, quali “mezzi strategici indipendenti”? Di che blatera?!
(7) La baronessa nera
Lo slogan è: “deve nascere una nuova Europa”. Un concetto che una tedesca dovrebbe maneggiare con molta maggiore cautela, considerato l’uso che ne fece un certo Adolfo cancelliere. Cautela manifestamente assente nella biondina, come si vede quando ella inneggia alle passate lotte per la libertà … ma citando solo la resistenza “durante la Guerra Fredda”.
Cautela che sarebbe stata tanto più necessaria, nel momento che la tedesca invita a rompere con Israele. Laddove, tanto la menzione dello Yad Vashem, tanto la pretesa di essere “un’amica di lunga data del popolo israeliano”: entrambe suonano come estremamente sinistre.
Nel merito, tale Nuova Europa prevederebbe un profluvio di riforme dei trattati: “il diritto d’iniziativa del Parlamento europeo … maggioranza qualificata in alcuni ambiti, ad esempio in politica estera”.
Ma pure una nuova “missione della nostra Unione”, necessariamente istituzionale: “che l’Europa si renda indipendente”. Interessante anacoluto, che le serve per assegnare all’Ue una responsabilità tecnicamente imperiale sull’Europa tutta intera.
Autorità imperiale, che si farebbe pure fiscale. Come si vede benissimo, con la proposta di “fornire all’Ucraina un prestito di risarcimento (Reparations Loan)”, garantito dalle riserve di banca centrale russa sequestrate ma non espropriate. Che Kiev rimborserà solo “una volta che la Russia avrà pagato i risarcimenti” … cioè mai. E chi si prende ogni rischio sono gli Stati membri: “l’assunzione dei rischi dovrà essere collettiva”.
Tutta roba fortunatamente impossibile, in assenza di riforme dei Trattati: contro le quali, a Berlino già affilano nell’ombra le spade.
Conclusioni
Eccole descritte, le sette categorie di balle con le quali la baronessa si aggrappa ad un potere che ormai le sfugge. Condite da un banale appello all’unità della “maggioranza democratica europeista” che la sostiene. Come un Goria o un Bayrou qualunque.
Nella speranza che Merz ci faccia la cortesia di spostarla sull’inutile sgabello della PdR tedesca. In modo che, di cotanta babbea, non si abbiano più notizie.
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