Politica

Sesso e consenso: la nuova legge trasforma l’intimità in un campo minato

Un mostro di incoscienza giuridica che ribalta l'onere della prova e trasforma ogni cittadino in un imputato potenziale, ogni incontro in una zona rossa, ogni sfumatura in un rischio penale

Meloni Schlein © farluk tramite Canva.com
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

La nuova legge sul “consenso libero e attuale” viene celebrata come un trionfo di civiltà. In realtà somiglia più a un manuale di istruzioni scritto da chi pensa che la sessualità sia un reparto da mettere in sicurezza con cartelli di avvertimento e fascicoli compilati in triplice copia.

Il messaggio culturale è chiaro e deprimente: la spontaneità è sospetta, il desiderio è pericoloso, l’intimità è un terreno da bonificare. Altro che emancipazione: è un puritanesimo di ritorno, camuffato da tutela.

Incoscienza giuridica

Sul piano giuridico, poi, si sfiora l’incoscienza. Con il “consenso attuale” qualsiasi persona può sostenere – dopo un rapporto libero, cercato, desiderato – che in quel preciso istante il consenso non c’era. E da lì in avanti il principio non è più “chi accusa deve provare ciò che dice”, ma diventa “chi è accusato deve dimostrare l’indimostrabile”.

Un mostro di ingegneria legale che ribalta l’onere della prova e trasforma ogni cittadino in un imputato potenziale, ogni incontro in una zona rossa, ogni sfumatura in un rischio penale. La verità non si costruisce più: si presume.

Il sesso viene catapultato nei tribunali, senza testimoni e senza prove, dove resta solo il duello più vecchio del mondo: parola contro parola. Ma in un clima già orientato a credere automaticamente a una sola delle due parole, questo duello non è un confronto: è una sentenza anticipata.

Libertà ingabbiata

Questa legge non protegge la libertà: la ingabbia. Non tutela il corpo: lo sorveglia. Non ferma la violenza: la copre di scartoffie. Perché il male non ha paura delle leggi ridondanti. Ha paura della cultura, dell’educazione, del rispetto reale. Tutto ciò che questa norma, purtroppo, non sfiora nemmeno.

E qui arriva la domanda che dovrebbe far arrossire chiunque abbia scritto o sostenuto questo testo: davvero si pensa che si possa mettere fine alla violenza con una firma prima dell’atto sessuale? Davvero crediamo che il male abbia paura della burocrazia?

A pagare saranno la spontaneità e chi vive la propria intimità senza secondi fini, e si ritroverà a muoversi con la stessa cautela con cui si attraversa un campo minato.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google