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Da Mattarella una realtà parallela: due anni di finzioni e distrazioni, capri espiatori e bavagli

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“Houston chiama Mattarella. Qui Houston, Mattarella la preghiamo risponda. Stiamo trasmettendo i dati per il rientro nell’orbita terrestre…”

Eh sì, perché a giudicare dal discorso pronunciato ieri per gli auguri natalizi (o forse dovremmo dire “per le festività”) alle alte cariche dello stato, sembra proprio che il nostro presidente della Repubblica abbia trascorso gli ultimi due anni in missione su Marte.

Quella che emerge in alcuni, troppi passaggi, almeno tre – al netto delle comprensibili parole di ottimismo, dei dovuti richiami all’unità nazionale e dell’enfasi sullo spirito degli italiani – pare essere una realtà parallela. Ci sta, dato il suo ruolo, spendere parole di incoraggiamento, invitare a vedere il bicchiere mezzo pieno, persino presentare la risposta italiana alla pandemia come un caso tutto sommato di successo.

Ma alcune rappresentazioni idilliache sono apparse davvero come esagerazioni fuori luogo, se non mistificazioni della realtà, per non parlare delle gravi omissioni riguardo il distorto funzionamento delle nostre istituzioni, politiche e giudiziarie.

Prendiamo questo passaggio:

“Si impone un’esigenza di chiarezza e di lealtà come premesse indispensabili di una piena, e comune, assunzione di responsabilità di fronte ai rischi che sono tuttora davanti a noi. Abbiamo visto come la chiarezza, di fronte alle asprezze della pandemia, abbia spazzato via il tempo delle finzioni, delle distrazioni. Tutto questo mi è parso uno straordinario segno di maturità e serietà”.

Ora, tutto si può sostenere sulla gestione della pandemia da parte dei nostri governi, della classe politica e delle autorità sanitarie, tutti gli alibi ammessi, ma francamente, parole come “chiarezza”, “lealtà” e “responsabilità” sono del tutto fuori luogo. Più appropriati sembrano i loro opposti: confusione, opacità, inganno, irresponsabilità. Una comunicazione istituzionale confusa e paternalistica, quando non opaca e ingannevole. Non potrebbe essere più evidente come in questi giorni, in cui abbiamo assistito al crollo della narrazione sul Green Pass e sui vaccinati “immunizzati”: gli ultimi due anni sono stati proprio “il tempo delle finzioni e delle distrazioni“. Su tutto: sul China virus, sulle misure per contrastare il contagio, sulla “generosità” dell’Unione europea…

Fin dall’inizio, è stata finzione: gli involtini primavera in tv, abbraccia un cinese (persino lo stesso Mattarella a precipitarsi in una scuola romana per una photo-op con alunni cinesi), l’origine naturale del China virus – che a metterla in dubbio si finiva ad essere accusati di complottismo e razzismo. Per poi proseguire con le finzioni di Conte e di Draghi. La memorabile balla dell’attuale premier agli italiani, lo scorso 22 luglio, che abbiamo più volte ricordato: il Green Pass “dà la garanzia di trovarsi tra persone non contagiose”. Balla non oggi, ma mentre veniva pronunciata, contraddicendo le conoscenze già allora disponibili a tutti.

Eccole, chiarezza e lealtà verso i cittadini. L’ipotesi di rendere obbligatorio il tampone anche ai vaccinati, in limitatissime occasioni, che in questi giorni sta sollevando la “rabbia dei pro-vax” (ma come, non si erano vaccinati per senso civico? Ora per “proteggere gli altri” non sarebbero disposti ad un piccolissimo “costo psichico”?), viene contrastata da politici e commentatori con l’argomento che sarebbe un “assist ai no-vax“. Se in parte ciò è vero, è perché si è deciso di prendere in giro la gente facendole credere che i vaccini rendono immuni, evitano i contagi, e che sarebbe bastato il Green Pass per “trovarsi tra persone non contagiose”, uno spin dello stesso premier Draghi, come abbiamo ricordato. Ma in teoria, una misura dovrebbe essere presa o accantonata a seconda dei costi-benefici, non della narrazione che favorisce… Purtroppo, dall’inizio della pandemia si è deciso di fare il contrario. E oggi siamo al punto in cui una misura che si ritiene opportuna non andrebbe presa perché rischia di smascherare una menzogna di stato.

Finzioni ma anche distrazioni. Distrazioni di massa: la ricerca continua di capri espiatori, dai runner ai giovani, fino alla criminalizzazione e al bando (nella speranza di poterli un giorno “riammettere in società”) dei non vaccinati. Vere e proprie operazioni di distrazione dalle lacune, dai ritardi e dagli errori del governo. Ultimo solo in ordine di tempo, ma clamoroso, il ritardo con le terze dosi: come abbiamo più volte denunciato una campagna partita con colpevole ritardo – perché era già noto da questa estate il crollo di copertura dei vaccini dopo il quinto mese – mentre il governo era impegnato a rincorrere fino all’ultimo dei non vaccinati, a criminalizzarli e a trovare il modo di reprimere il dissenso nelle piazze.

Un Paese unito, signor Presidente? Davvero? Certo, la politica è unita, i partiti stretti dal comune obiettivo di evitare il voto anticipato, ma gli italiani sono stati manipolati e divisi in buoni e cattivi, sono esasperati e diffidano l’uno dell’altro. Con una maggioranza che vorrebbe vedere la minoranza fare la fine del sorcio, come si direbbe a Roma, o dover sopportare “costi psichici”. Non sono iperboli, un autorevole televirologo e un ministro si sono espressi in questi termini, senza che dal Quirinale sia stata fatta trapelare nemmeno l’ombra di una inquietudine per i sentimenti che queste dichiarazioni avrebbero potuto alimentare e, in effetti, hanno alimentato. Dall’altra parte, una minoranza incattivita, che scommette sul tanto peggio, tanto meglio, per farla pagare alla maggioranza.

Poi, quel passaggio del discorso di ieri, nel quale sembra che il presidente volesse riferirsi ai no-vax, suonato a molti come un “editto bulgaro”:

“La prima difesa del virus è stata la fiducia della stragrande maggioranza degli italiani nella scienza, nella medicina. Vi si è affiancata quella nelle istituzioni, con la sostanziale, ordinata adesione a quanto indicato nelle varie fasi dell’emergenza dai responsabili, ai diversi livelli. Le poche eccezioni, alle quali è stato forse dato uno sproporzionato risalto mediatico, non scalfiscono in alcun modo l’esemplare condotta della quasi totalità degli italiani”.

Una frase a dir poco infelice, che al di là delle intenzioni di Mattarella spingerà molte redazioni, già allineate, braccia propagandistiche del governo, a silenziare ancor più di quanto non lo siano oggi le poche voci di dissenso rispetto alle politiche sanitarie e in particolare alle misure restrittive.

In realtà, non è così chiaro a chi volesse riferirsi il presidente. Se si riferiva ai no-vax veri e propri, quella frangia che rifiuta ideologicamente ogni tipo di vaccino e diffida a priori della scienza, allora ha ragione, ma occorrerà anche che si chieda perché gli è stato dato troppo risalto. Magari potrebbe chiederlo a Myrta Merlino, da lui nominata cavaliere della Repubblica per “informazione e servizio pubblico durante la pandemia”, visto che su La7, la sua “L’Aria che tira” è una delle tribune in cui più “risalto” è stato dato ai no-vax.

Ma una spiegazione azzardiamo noi a darla: alla frangia più estremista e impresentabile dei no-vax è stato dato un risalto eccessivo rispetto alla sua reale consistenza nel Paese per schiacciare sulle loro posizioni, e farne un capro espiatorio, tutti i non vaccinati e persino quanti, da vaccinati, criticano l’estensione abnorme dell’obbligo di Green Pass e in generale le restrizioni delle libertà fondamentali.

In poche parole, si è trattato di un metodo di demonizzazione del dissenso: agitare lo spauracchio no-vax per delegittimare ogni dubbio e critica sulla gestione della pandemia.

Se invece il presidente Mattarella non si riferiva solo ai no-vax, ma in generale a tutti coloro che non hanno “aderito ordinatamente” alle misure, non hanno mostrato “fiducia nelle istituzioni” – inquietante, qui, che non si chieda solo rispetto delle regole, ma convinta adesione e fiducia – allora la sua frase è falsa, perché come detto alle poche voci critiche non è stato dato alcun risalto. Semmai, tranne rarissime eccezioni, quando sono state chiamate e esprimersi, sono state macchiettizzate e infilate in vere e proprie trappole televisive. Ed è una frase pericolosa, perché le zelanti redazioni dei media mainstream non vedranno l’ora di recepire la rimostranza presidenziale spegnendo del tutto quelle poche voci.

Terzo passaggio da realtà parallela, nel discorso di Mattarella, quello in cui ha tessuto le lodi delle forze politiche che hanno “saputo mettere in secondo piano divisioni e distinzioni legittime, diversità programmatiche e sensibilità politiche per privilegiare un lavoro comune nell’interesse nazionale”. Addirittura, “un atteggiamento costruttivo ha accomunato maggioranza e opposizione” e “ha funzionato il rapporto tra lo Stato e le Regioni”. Solo noi, evidentemente, vediamo una babele di decreti e ordinanze che stanno facendo letteralmente impazzire imprese e famiglie.

Nemmeno un velo di inquietudine dal presidente Mattarella per l’abuso dei Dpcm e della decretazione d’urgenza, per un Parlamento divenuto un orpello, nuovamente umiliato proprio in questi giorni da una manovra di bilancio calata dall’alto, su cui le aule parlamentari non hanno ancora potuto esprimere un solo voto, a dieci giorni dalla sua approvazione definitiva. Nulla di nulla, nemmeno sulla crisi di credibilità della giustizia e del suo organo di vertice, il Csm, né sulla crisi energetica, che sta già mettendo in ginocchio le imprese e che tra pochissimi giorni, da gennaio, comincerà a mettere in ginocchio le famiglie con rincari di luce e gas rispettivamente del 40 e del 60 per cento. Crisi indotta dalla lucida follia dei piani “green” di quella stessa Unione europea che viene celebrata come benefattrice per i fondi del Pnrr.

La realtà desolante che ci appare davanti è quindi molto diversa da quella descritta, anzi celebrata dal presidente Mattarella: è la realtà di un governo fallimentare su Green Pass e tamponi, in drammatico ritardo con le terze dosi, che ha portato dalla sua parte – almeno così sembra dai sondaggi – una maggioranza di opinione pubblica grazie ad una martellante campagna di paura, ad una serie di bugie e imposture impressionanti, e alla totale condiscendenza di quasi tutti i media.

Come ha ben sintetizzato il nostro Daniele Meloni, dopo due anni, ci troviamo a metà strada tra il Truman Show e la grande letteratura distopica del Novecento, dunque tra farsa e tragedia.