Economia

Non solo Putin: ecco come il sistema europeo fa salire i prezzi dell’energia

Intervista a Davide Cornaggia: perché il price cap non può funzionare; il prezzo dell’energia elettrica lo fa la fonte più costosa; la pena auto-inflitta del sistema ETS

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Può funzionare un “tetto al prezzo del gas” imposto da chi compra? Perché il mercato del gas ha sede ad Amsterdam e come si determinano i prezzi? Perché il sistema europeo contribuisce agli aumenti che riscontriamo ogni giorno?

Siamo al supermercato sotto casa, sul nastro passa la consueta confezione da un litro di latte. Alla cassa viene scansionato il codice, compare il prezzo ma noi ci ribelliamo: abbiamo deciso un tetto al suo prezzo pari a 50 centesimi. Prontamente il supermercato accetta e usciamo soddisfatti con il nostro latte al prezzo calmierato. Da questo esperimento (nel nostro caso fallito) è nata l’idea di questa intervista.

Volevamo capire come chi acquista (nel caso l’Europa) possa imporre un “tetto al prezzo del gas” a chi vende (spesso fornitori esteri, almeno uno dei quali vagamente ostile alla politica europea attuale). Per farlo potevamo intervistare qualche ministro o sottosegretario, o anche qualche luminare del settore. Ma abbiamo preferito parlare con chi lavora davvero, un esperto del settore energia che per anni ha operato presso ENI.

MARCO HUGO BARSOTTI: Innanzitutto due parole di presentazione.

DAVIDE CORNAGGIA: Sono Davide Cornaggia (@ominodelgas), mi occupo di gas dal 1996, ho lavorato per 15 anni in ENI come analista di mercato e responsabile accesso infrastrutture gas estere, poi in società private come Gas Plus e Energetic. Dal 2016 ho un’azienda di vendita e continuo ad occuparmi dell’evoluzione dei mercati.

Il sistema europeo premia la fonte più costosa

MHB: Cominciamo dalla dichiarazione di Ursula Von der Leyen, che il 29 agosto ha affermato “The skyrocketing electricity prices are now exposing the limitations of our current market design”. Può descrivere i capisaldi di questo “design” e da quanto tempo è in essere?

DC: Von der Leyen fa riferimento al modello di pricing adottato in tutti i mercati elettrici, ovvero quello del marginal pricing. Secondo questo modello, il prezzo dell’energia in ogni istante è pari al prezzo della fonte di energia più costosa nello stesso lasso di tempo.

Questo modello espone delle criticità quando i prezzi sono molto alti o molto bassi, dato che quando sono molto alti le fonti che hanno bassi costi variabili (nucleare, solare, eolico) hanno una marginalità elevatissima, quando sono bassi le stesse fonti hanno problemi a remunerare gli investimenti.

MHB: Quali misure ha in mente la Commissione europea?

DC: Le ipotesi lanciate in questi giorni sono di separare i mercati garantendo da un lato una remunerazione accettabile alle fonti citate, dall’altro una creazione del prezzo che media tra il prezzo della generazione a gas/carbone e quello delle altre fonti.

Gas penalizzato

MHB: L’anno scorso, quando il prezzo dell’energia ha iniziato a salire, il ministro Cingolani aveva affermato che “il prezzo del gas aumenta e aumenta il prezzo della CO2 prodotta” (esatto: il prezzo della CO2). Da quanto avevamo capito si riferiva all’European Union’s Emission Trading System (EU ETS) e ai suoi “permessi” per inquinare. Se è così ci sembra una pena auto-inflitta

DC: ETS sale a ruota delle cattive performance del nucleare, ovviamente meno nucleare e meno eolico viene prodotto (come questa estate) più bisogna far ricorso a gas e carbone (che salgono di prezzo in quanto penalizzati dal sistema europeo per il fatto di essere inquinanti).

La borsa di Amsterdam

MHB: Si è molto parlato della borsa di Amsterdam dove si trattano futures sul gas. È anche lì problema? Inoltre, è davvero quello l’unico mercato?

DC: TTF (www.theice.com, www.eex.com) è il mercato continentale più rappresentativo. Il più liquido prima della Brexit era il NBP (inglese) ma poi ha perso in termini relativi. È il più importante perché è alla unione delle principali fonti di approvvigionamento europeo extra-russe, ovvero il gas norvegese, e perché in passato gli olandesi avevano giacimenti con molta flessibilità, garantendo liquidità ai mercati agli albori.

MHB: Gli olandesi?

DC: Sì, gli olandesi avevano il giacimento di Groningen, uno dei maggiori al mondo, che era caratterizzato da una immensa flessibilità, ovvero possibilità di variare l’erogazione, e di conseguenza fornire o togliere gas al mercato (dare o togliere liquidità).

Purtroppo a causa di terremoti (in realtà tremori che in Italia non vengono neanche nominati, ma che vista la pessima qualità di costruzione delle case olandesi rischiano di creare problemi) è stato chiuso. Ci sono discussioni in corso per una sua riapertura limitata.

MHB: Può spiegare meglio la questione liquidità?

DC: Questo mercato si comporta come tutti i mercati future, le oscillazioni delle quotazioni sono dovute alla mancanza di liquidità derivante dalle minori consegne russe già da un anno.

Semplificando, se la domanda rimane stabile (o aumenta per poco nucleare e poco vento) e l’offerta diminuisce, le variazioni di prezzo saranno più ampie perché si tratta di un mercato comunque sbilanciato. La speculazione si basa su questo fatto fisico.

Il gas fa il prezzo

MHB: Quali sono stati i ragionamenti che hanno portato a legare il prezzo dell’energia elettrica a quello del gas? In Francia è una scelta che ha rischiato di far vincere le presidenziali a Marine Le Pen, che proponeva di vendere ai francesi l’elettricità al costo di produzione da nucleare, uscendo dal sistema europeo.

DC: il costo dell’energia è legato al costo del gas perché gli impianti a gas sono quelli più flessibili. Questi impianti sono usati per ovviare alla variabilità della domanda. Nel nostro sistema il prezzo dell’energia dipende dalla centrale più costosa di volta in volta usata, quasi sempre a gas.

Il tetto al prezzo del gas

MHB: Si parla di porre un tetto al prezzo del gas. Non ha funzionato con l’equo canone e tante iniziative del secolo scorso, perché dovrebbe funzionare oggi?

DC: Infatti il tetto al prezzo del gas non può funzionare. In questo momento solo una riduzione della domanda o un aumento dell’offerta potrebbero aiutare.

MHB: Può spiegare il motivo?

DC: “Tetto al prezzo del gas” in realtà è una frase incomprensibile. Può voler dire “tetto al prezzo del gas pagato dai clienti finali”, e quindi in questo caso significa che lo Stato mette i soldi della differenza fra prezzo reale e prezzo pagato dai clienti finali. Una quantità di soldi inimmaginabile e altissima (in Italia sarebbero 20-30 miliardi di euro solo per l’inverno).

Può voler dire “tetto al prezzo del gas pagato ai fornitori” e qui non si capisce perché un fornitore dovrebbe fornire ad un prezzo inferiore a quello di mercato, si avrebbe meno offerta e quindi un prezzo comunque in salita.

Può voler dire “tetto alle fluttuazioni del prezzo del gas”, forse l’ipotesi più praticabile, ovvero modificare le regole di mercato in modo da fermare le contrattazioni quando si superano certe percentuali di rialzo o ribasso.

MHB: Un circuit breaker!

DC: Una sorta: un sistema per permettere ai trader di aggiornare i portafogli e dare al mercato la liquidità che chiede. Pretendere che il mercato non reagisca a un taglio del 40 per cento dell’offerta come ha fatto la Russia è totalmente irrealistico.

Gas russo via Cina?

MHB: È della settimana scorsa la (pseudo?) notizia che la Cina starebbe rivendendo all’Europa il gas russo. Vero o a falso? Che ne pensa?

DC: La Cina non può rivendere in Europa gas russo, non ci sono connessioni fisiche. Gli stessi giacimenti sono tuttora separati. Il comportamento della Cina influenza il prezzo europeo grazie al LNG, gas liquefatto che può spostarsi via nave. Se la Cina richiedesse meno gas, ebbene quello probabilmente finirebbe in Europa dato che i Paesi europei sono contemporaneamente i più ricchi e i più “corti” di gas.

Produzione nazionale al palo

MHB: Quale è lo stato della produzione nazionale?

DC: In Italia la situazione per la produzione è pessima, ci sono troppe limitazioni e i costi sono alti. La produzione italiana è in continuo ribasso.