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Caos alla Casa Bianca: Biden di nuovo corretto, stavolta sulla difesa di Taiwan

Il dietrofront dello staff rivela un pericoloso disordine nell’amministrazione e rischia di mandare un segnale di debolezza a Pechino

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Biden Taiwan Tokyo

È accaduto di nuovo. Una dichiarazione importante, cruciale, del presidente Joe Biden all’estero è stata corretta pochi minuti dopo da “funzionari” della Casa Bianca e ciò naturalmente, a prescindere dal merito, non rafforza l’autorevolezza del presidente e la credibilità dell’amministrazione Usa.

Ricorderete quando, lo scorso 26 marzo, il presidente Biden aveva concluso un suo discorso pubblico a Varsavia con le parole, riferite a Vladimir Putin, “per l’amor di Dio, quest’uomo non può rimanere al potere”, lasciando così intendere che fosse il cambio di regime a Mosca l’obiettivo della politica Usa nel conflitto ucraino. Pochi minuti dopo un funzionario della Casa Bianca si affrettava a rettificare (qui l’articolo su Atlantico Quotidiano).

Oggi, a Tokyo, dove il presidente Usa incontrerà i leader del formato Quad (Stati Uniti, Giappone, India e Australia), durante la conferenza stampa al termine dell’incontro con il premier giapponese Kishida, si è ripetuta in pratica la stessa scena.

Le parole di Biden a sostegno di Taiwan

“Sì”, ha risposto Biden ad una giornalista che gli chiedeva se gli Usa fossero disposti ad essere coinvolti militarmente nella difesa di Taiwan in caso di invasione dell’isola da parte di Pechino. “Questo è l’impegno che abbiamo preso”, ha affermato aggiungendo di non credere che ci sarà un’invasione, ma osservando che la Cina sta “giocando con il fuoco”. E precisando: “Siamo d’accordo con la One China Policy. L’abbiamo firmata, ma l’idea che Taiwan possa essere presa con la forza non è appropriata”.

Una dichiarazione importante, perché diversamente da quanto lo stesso Biden aveva detto lo scorso dicembre, quando aveva perentoriamente escluso un intervento militare diretto degli Stati Uniti a difesa dell’Ucraina (probabilmente una delle mosse sbagliate, nel corso del 2021, che hanno incoraggiato Putin a dare attuazione ai suoi piani di invasione), questa volta invece si è espresso molto chiaramente per un intervento militare Usa a difesa di Taiwan.

Il presidente americano ha anche collegato la questione Taiwan alla guerra in Ucraina, spiegando che la Russia “deve pagare un prezzo a lungo termine” – il riferimento è ovviamente alle sanzioni imposte a Mosca da Washington e dai suoi alleati, che quindi non verrebbero meno al tacere delle armi – non solo per la “barbarie” in Ucraina, ma anche perché, “se le sanzioni non venissero mantenute, quale segnale si manderebbe alla Cina sul costo di un tentativo di prendere Taiwan con la forza?“.

Non si è fatta attendere la replica di Pechino, piuttosto scontata: la Cina è pronta ad “un’azione decisa per salvaguardare la sua sovranità e gli interessi di sicurezza”. “Nessuno dovrebbe sottovalutare la decisa determinazione, la ferma volontà e la forte capacità del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale”, ha avvertito il portavoce del Ministero degli esteri Wang Wenbin, aggiungendo che “la questione Taiwan riguarda esclusivamente gli affari interni della Cina e non possono esserci interferenze da parte di forze esterne”.

La correzione dello staff della Casa Bianca

La risposta di Biden è stata netta sull’impegno a difendere militarmente Taiwan e molto importante perché sembra uscire dalla storica “ambiguità strategica” Usa sul tema della difesa dell’isola. A sorprendere è stata invece la precisazione del suo staff, arrivata anche in questo caso a strettissimo giro, come se alla Casa Bianca ci fosse un funzionario addetto a correggere il presidente in tempo reale, una sorta di badante. Il funzionario ha dichiarato ai media americani che la politica dell’amministrazione “non è cambiata”:

“Come ha detto il presidente, la nostra politica non è cambiata. Ha ribadito la nostra One China Policy e il nostro impegno per la pace e la stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan. Ha anche ribadito il nostro impegno, ai sensi del Taiwan Relations Act, a fornire a Taiwan i mezzi militari per difendersi“.

Quindi, le affermazioni del presidente andrebbero interpretate nel senso di un impegno a fornire a Taiwan “mezzi militari per difendersi”, armi ma non boots on the ground, proprio quello che gli Stati Uniti stanno facendo oggi per aiutare l’Ucraina a difendersi dall’aggressione russa. Ma la domanda alla quale ha risposto Biden muoveva proprio dall’ipotesi di una differenza con l’Ucraina:

“Molto rapidamente, non avete voluto essere coinvolti militarmente nel conflitto in Ucraina per ovvi motivi. Siete disposti a farvi coinvolgere militarmente per difendere Taiwan, se si dovesse arrivare a questo?”

Domanda alla quale Biden ha risposto senza mezzi termini: “Sì, questo è l’impegno che abbiamo assunto”.

Peggio ancora, fonti della Casa Bianca hanno riferito alla Cnn che i “consiglieri più vicini” a Biden sono stati “colti di sorpresa” dalle sue parole e che lo staff è già al lavoro per far uscire un comunicato.

Ora, che Biden abbia frainteso, o che volesse dire proprio quello che ha detto, si tratta dell’ennesimo episodio che mostra un preoccupante tasso di confusione e una mancanza di leadership alla Casa Bianca su argomenti delicatissimi quali la rimozione di Putin dal potere e la difesa di Taiwan da una eventuale aggressione cinese.

E anche stavolta, la toppa è stata peggiore del buco. Una rettifica così netta e repentina rafforza l’immagine – già abbastanza radicata purtroppo – di un presidente circondato da badanti, sollevando dubbi su chi sia davvero al comando a Washington. Piuttosto che rettificare in un battibaleno, sarebbe stato meglio lasciare che fosse il presidente stesso a spiegarsi successivamente.

Perché la precisazione è un segnale sbagliato a Pechino

Gli Stati Uniti hanno da sempre mantenuto una “ambiguità strategica” sul tema della difesa di Taiwan, non a caso adottata da tutte le amministrazioni. Spesso infatti una certa dose di ambiguità è funzionale a lasciare nell’incertezza l’avversario su quali possano essere le reazioni e i costi che dovrà affrontare se intraprende una determinata azione indesiderata. Sull’Ucraina, Biden ha purtroppo risolto l’ambiguità a inizio dicembre scorso nel senso di escludere un coinvolgimento militare diretto degli Usa a difesa di Kiev e Putin ne ha approfittato.

La sua risposta su Taiwan, al contrario, è sembrata di rottura rispetto alla politica di lunga data di “ambiguità strategica”, nel senso di una disponibilità Usa ad un impegno militare diretto nella difesa dell’isola. La dichiarazione più potente ed esplicita a sostegno di Taiwan da decenni. Frutto di un fraintendimento o meno della domanda da parte del presidente Usa, avrebbe comunque potuto far gioco aumentando l’incertezza e la pressione su Pechino.

La precisazione, invece, anziché ripristinare l’ambiguità, a sua volta se ne allontana ma sul lato opposto, rischiando di essere percepita da Pechino come la volontà di Washington di applicare il “modello Ucraina” anche a Taiwan e dunque essere presa come un sostanziale passo indietro.

Come ha osservato Richard Haass, “il modello Ucraina è inadeguato per Taiwan. Taiwan è un’isola che non può essere facilmente rifornita. Inoltre i partner locali e gli alleati in Asia vogliono l’intervento diretto degli Stati Uniti. Inoltre Taiwan non è forte quanto l’Ucraina. Quindi il coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti sarebbe essenziale per la difesa contro la Cina”.

Ancor più diretto lo storico stratega repubblicano ed ex Speaker della Camera Newt Gingrich, su Fox News: “Biden aveva ragione su Taiwan e il suo staff è fuori di testa“.

“Penso che tutte le sue persone-chiave siano di sinistra estremista terrorizzate dal mondo, e penso che Biden istintivamente qui avesse ragione… Penso che più puoi essere chiaro, non siamo in una situazione di ambiguità strategica, perché non vuoi che Xi Jinping provi a scommettere e provi a prendere Taiwan. Ho pensato che Biden avesse ragione e che il suo staff è matto”.