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Biden regala a Putin la nuova Yalta che sognava. Ma basterà per allontanare Mosca da Pechino?

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Il presidente Usa apre a negoziati con la Russia (e i principali alleati Nato) sulla sicurezza in Europa orientale: garanzie sulla fine dell’espansione Nato ad est, la richiesta di Mosca

Putin ha messo in campo una minaccia credibile di invasione dell’Ucraina e Biden ha calato le braghe, minacciando sanzioni “mai viste”, ma di fatto facendo intravedere per la prima volta a portata di mano al presidente russo l’obiettivo geopolitico di tutta una vita: fermare l’espansione della Nato ad est. A partire, ovviamente, dall’Ucraina.

Putin è stato abile ad approfittare del momento di debolezza americano. Il via libera di fatto al Nord Stream 2, con la rinuncia alle sanzioni da parte di Washington, poi la disastrosa fuga dall’Afghanistan, sono stati segnali inequivocabili della volontà Usa di districarsi dai teatri di crisi non più in cima alle priorità strategiche, anche al prezzo di lanciare il messaggio di non farsi troppi scrupoli a scaricare amici e alleati.

Le sanzioni “mai viste” minacciate da Biden in caso di invasione russa dell’Ucraina sembrano le armi spuntate di chi non potendo giocare duro, ha deciso di bluffare alla grande. Convincere Berlino a rimangiarsi il progetto Nord Stream 2, con Germania e Ue sempre più dipendenti dal gas russo, come mostrano le ultime settimane di crunch energetico e prezzi alle stelle, o a trasformarlo in arma di pressione su Mosca, sembra davvero arduo.

D’altra parte, Putin si rende conto che non può perdere altro tempo: in Ucraina il processo di occidentalizzazione, delle istituzioni e della società, sta procedendo speditamente. Forse questa è l’ultima occasione per forzare gli eventi e non perdere del tutto la sua presa sul Paese. Una volta ottenute garanzie sullo stop all’espansione della Nato ad est, non avrebbe nemmeno bisogno di invaderla. L’inerzia geopolitica ne risulterebbe invertita e Kiev verrebbe spinta a tornare nella sfera di influenza di Mosca, sufficiente il venir meno della prospettiva di adesione alla Nato e integrazione nell’Europa occidentale.

Come riportano sia il Financial Times che il Wall Street Journal, il giorno dopo la teleconferenza tra i due leader, il presidente Biden ha escluso l’uso unilaterale della forza Usa contro la Russia nel caso di invasione dell’Ucraina, mentre il presidente Putin, pur bollando come una “provocazione” che si parli di invasione, ha spiegato che stava rispondendo ad una minaccia strisciante della Nato e non ha escluso un’invasione né alcuna azione militare (“la Russia ha il diritto di garantire la sua sicurezza, nel medio e nel lungo termine”).

“Ho detto molto chiaramente” a Putin che “se invade l’Ucraina, ci saranno gravi conseguenze… conseguenze economiche mai viste”. “Sono assolutamente certo che abbia compreso il messaggio”. Ma ad una domanda sull’eventuale impiego di truppe Usa in difesa dell’Ucraina, il presidente Usa ha risposto che “non è sul tavolo”. “Abbiamo un obbligo morale e legale nei confronti dei nostri alleati della Nato se dovessero attaccare. Questo obbligo non si estende all’Ucraina. Dipenderebbe anche da ciò che il resto dei Paesi della Nato sarebbe disposto a fare. Ma l’idea che gli Stati Uniti useranno unilateralmente la forza per affrontare la Russia che invade l’Ucraina al momento non esiste”.

Per prevenire il rischio di una invasione dell’Ucraina, Biden spera di annunciare entro venerdì colloqui di alto livello “per discutere il futuro delle preoccupazioni della Russia relative alla Nato” e capire “se possiamo o meno trovare una qualche intesa per abbassare la temperatura lungo il fronte orientale”. Incontri non solo tra Washington e Mosca, ma estesi anche “ad almeno quattro dei nostri principali alleati Nato”. Il presidente Usa non ha precisato quali, ma nelle scorse ore ha parlato con i leader di Regno Unito, Francia, Germania e Italia.

A queste parole si è probabilmente brindato a champagne ieri sera al Cremlino. Qualsiasi accordo che sancisca la fine dell’espansione Nato ad est e limiti la presenza militare Usa in Europa orientale è per Mosca il raggiungimento di un obiettivo strategico di lunghissimo termine.

Non è un mistero, i russi l’hanno esplicitato in continuazione nell’ultimo decennio e anche di recente, alla vigilia della vertice virtuale Biden-Putin: si sentono minacciati da una Nato sempre più vicina ai loro confini e chiedono garanzie legali che escludano ulteriori espansioni ad est (per esempio, con l’ammissione dell’Ucraina) e dispiegamenti di truppe e armamenti che potrebbero essere usati per attaccare la Russia da Paesi vicini.

Che ora un presidente Usa sia pronto ad aprire un dialogo su queste preoccupazioni sembra già un notevole successo diplomatico: “Partiamo dal presupposto che le nostre preoccupazioni questa volta saranno almeno ascoltate”, ha spiegato Putin. “L’infrastruttura Nato si è inevitabilmente avvicinata ai nostri confini, e ora vediamo sistemi di difesa missilistica in Polonia e Romania. Abbiamo tutte le ragioni per credere che lo stesso accadrà se l’Ucraina sarà ammessa nella Nato, ma questa volta in territorio ucraino. Come possiamo non pensarci, sarebbe una inazione criminale da parte nostra, guardare debolmente a ciò che sta accadendo lì”. Putin ha aggiunto che invierà “entro pochi giorni” agli Stati Uniti una bozza di accordo sulla sicurezza.

Se a Mosca si brinda, a Varsavia, Tallinn e Kiev probabilmente si impreca. Il riferimento di Biden a incontri tra gli Stati Uniti, con i suoi alleati Nato (Regno Unito, Francia, Germania e Italia), e Russia per discutere quello che di fatto sarebbe un nuovo ordine per l’Europa orientale risuona come una nuova Yalta, soprattutto nelle capitali di quei Paesi che gli accordi di Yalta li hanno subiti e ora temono che Putin riesca a ottenere garanzie che andranno a incidere in modo rilevante sulla loro sicurezza.

“In nessun caso si dovrebbe permettere che si svolga il dibattito sulle garanzie nel contesto della sicurezza europea”, ha commentato un alto funzionario di uno Stato dell’Europa orientale della Nato al Financial Times. Qualsiasi ipotesi di compromesso con Mosca “deve essere immediatamente tagliata alla radice”, ha aggiunto, osservando che questa opinione sarebbe condivisa da almeno una mezza dozzina di Stati membri dell’Ue.

Il disegno dell’amministrazione Biden è fin troppo chiaro: sacrificare di fatto l’Ucraina per raffreddare il fronte orientale europeo, allontanare Mosca da Pechino e potersi concentrare sulla Cina. Non è una strategia priva di fondamento, ma è estremamente rischiosa, tutt’altro che realista, e non ci pare, al momento, che Washington possa condurla da una posizione di forza come dovrebbe.

“Se gli Stati Uniti esitano, Mosca ne trarrà beneficio e a capitalizzare saranno Iran e Cina”, ha avvertito pochi giorni fa Walter Russell Mead sul Wall Street Journal.

Il mondo, osserva il politologo Usa, non si è conformato alle aspettative dell’amministrazione Biden: la Russia “non è parcheggiata”, l’Iran non sta cooperando e la Cina non si è lasciata né coinvolgere né impressionare.

“Una Ucraina allineata all’Occidente, e in particolare a Paesi antirussi come Polonia e Repubbliche baltiche, è un’umiliazione insopportabile e una minaccia inaccettabile” per Mosca. Ma secondo WRM, “la nuova bellicosità di Putin è un’ammissione del fallimento russo”. Tutto ciò che resta a Mosca per convincere gli ucraini sono la pressione economica e la forza militare. Tuttavia, osserva, “se la situazione politica all’interno dell’Ucraina allarma Putin, il disordine e l’inettitudine dell’Occidente gli danno speranza”. Nel 2014 l’Occidente ha piegato la testa quando Mosca ha annesso la Crimea e lanciato l’offensiva nel Donbass, limitandosi a reagire con sanzioni economiche e l’esclusione della Russia dal G8. Oggi, nota WRM, “gli Stati Uniti sembrano più deboli e l’Europa ancor più divisa rispetto al 2014”. Ecco perché il presidente russo crede di poter giocare anche questa volta una mano vincente, con la forza o senza.

La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato minacciano sanzioni “mai viste”, aiuti militari all’Ucraina, ma non sarebbe la prima volta che Putin costringe i vertici Usa a dichiarazioni roboanti per poi umiliarli, facendole apparire come vuota retorica. L’amministrazione Obama è stata la sua vittima prediletta (basti ricordare le “linee rosse” mai mantenute nei confronti del regime siriano di Assad, sostenuto dalla Russia).

Per questo, suggerisce WRM, “Biden deve prendere una decisione chiara. Se si impegna ad aiutare l’Ucraina a integrarsi con l’Occidente, dovrà convincere Putin che fa sul serio”, schierando “significative forze Nato nel Paese”. Viceversa, “se non pensa che l’Ucraina valga il rischio di una crisi in stile Guerra Fredda con la Russia, deve cercare la ritirata più dignitosa che Putin permetterà”.

Alla luce del summit virtuale di martedì e delle dichiarazioni di ieri, che escludono la prima opzione, l’amministrazione Biden pare incamminarsi sulla seconda strada. Che però, sarebbe la peggiore, conclude WRM, “venendo così presto dopo il disastro afghano e in un momento in cui molti alleati di vecchia data dubitano della parola dell’America”:

“La Russia diventerebbe più potente e più sprezzante nei confronti degli Stati Uniti, mentre Iran e Cina vedranno Biden come un perdente e adegueranno le loro politiche di conseguenza. Da una posizione di forza, gli Stati Uniti possono, e devono, offrire alla Russia vie d’uscita dalla crisi”.

Secondo il politologo Usa, “la Russia ha perso la sua battaglia per il cuore dell’Ucraina. Dopo aver incoraggiato l’Ucraina a schierarsi con l’Occidente per tre decenni, l’unica strada onorevole per l’America è sostenere Kiev”.