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I nervi di Putin e la compattezza dell’Ue: quale dei due cederà prima?

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Nervi che saltano, saltatori sul carro del vincitore del momento, salti di corsia politica, salti di competenza tra l’immunologia e la strategia bellica. A tutto ciò assistiamo oggi, sgomenti e rassegnati; ci sarebbe persino da ridere, se non fossimo giunti ad uno snodo cruciale della vita di moltissimi degli abitanti del pianeta. In altri momenti, dello stato di salute nervosa di Putin potrebbe importarci assai poco, se non fosse, a tutt’oggi, in possesso della famosa valigetta coi pulsanti rossi. Magari non sarà l’unico a dare pubblico spettacolo di imbarazzanti performances televisive, ma  quella putiniana nella quale ha letteralmente umiliato e trattato da cretino il capo dei suoi servizi segreti non è questioncina marginale, ammettiamolo, perché ne va della pace o della guerra, una guerra di cui nessuno al mondo può definire i confini orizzontali e l’intensità alla quale potrebbe arrivare.

Tornando ai nervi dell’autocrate (versione edulcorata e politically correct del termine dittatore) russo, non dimostrano certamente di essere saldi quanto possiamo pretendere da uno degli uomini più potenti al mondo, se non il più potente. Per completezza, dobbiamo pure riscontrare che l’accenno alla terza guerra mondiale da parte di Joe Biden non sembra appartenere al suo miglior repertorio oratorio e non dimostra né tempestività né serenità di giudizio. Ma la propaganda incendiaria delle parole del presidente russo ci ha riportato indietro di molti anni e, probabilmente, i toni ed i contenuti delle sue invettive globali assomigliano più alle concioni di un Saddam Hussein paonazzo in volto che minacciava “la madre di tutte le battaglie di sempre” nella quale avrebbe sterminato l’intero Occidente che alle solenni statuizioni di un capo di Stato sull’orlo della guerra. Come sia poi andata a finire per Saddam lo ricordiamo tutti, per quanto sia seguita l’indegna e disumana diffusione d’immagini raccapriccianti con un uomo ormai finito e dileggiato che saliva al patibolo, qualunque orrendo crimine abbia commesso. Le stesse immagini vergognosamente diffuse dalla stampa mondiale riguardarono Ceausescu e Gheddafi e Dio non voglia che se ne vedano in televisione di consimili, nemmeno per chi sta uccidendo deliberatamente popolazioni civili, fuori da ogni regola di guerra internazionale.

Ma il rischio, alla fine, è quello e così è accaduto finora per ogni dittatore che abbia sfidato il mondo intero, oltre alle più elementari regole di diritto internazionale. Qualsiasi cosa passi per la testa a Vladimir Putin, non dimostra egli quella visione equilibrata e coraggiosa che si può legittimamente pretendere da un Grande della Terra. Al contrario, sembra di assistere un’altra volta al triste spettacolo di chi, vedendosi costretto in un angolo sempre più stretto, reagisce con furia indiscriminata contro chiunque gli capiti a tiro. Questa l’impressione per quanto vediamo e sentiamo ogni giorno, iniziato forse con quell’assurdo tavolo da dieci metri che si fece realizzare (in Italia), sedendo a distanza ridicola dai capi di Stato nei giorni immediatamente precedenti l’invasione all’Ucraina. Da allora è stato un crescendo continuo, fino alla recentissima manifestazione di rabbia incontrollata e disprezzo che Putin ha riservato al capo dei suoi potentissimi e temibili servizi, ridicolizzandolo di fronte al mondo intero. Delle due l’una: o è impazzito, oppure fa parte di un suo articolato disegno per prevaricare ed esautorare ogni suo più importante collaboratore e tutto ciò non può che lasciarci perplessi e basiti, oltre a non sapere quale delle due ipotesi sia più pericolosa per il mondo intero.

Stanno verificandosi circostanze decisive, comunque andrà, per il nostro futuro. Addirittura l’imprevisto abbandono della secolare neutralità svizzera segna un altro punto fermo nello scacchiere internazionale, così come non si può non affermare con la prova dei fatti che tanta massiccia solidità d’intenti nello schierarsi contro la Russia da parte di un’Unione europea finora divisa e frammentata sia un segno di eccezionale importanza, seppure, sia detto chiaro, non voglia affatto significare che l’Europa, intesa come istituzione, sia davvero forte e determinante nelle grandi crisi internazionali. Si potrebbe persino sostenere che tanta compattezza europea a negare l’autorizzazione al sorvolo e atterraggio nelle sue singole nazioni, imposto agli aerei russi, e tanta determinazione nel porre pesanti sanzioni a danno della Russia potrà essere, e pure in tempi brevi, un ennesimo motivo di disaccordo tra i Paesi che fanno parte della Ue. Per quanto tutti noi possiamo essere stremati dalle strabordanti analisi radio-televisive e da quelle scritte sui massimi giornali a firma di una moltitudine di espertoni globali su quali conseguenze pratiche potranno avere tante (un po’ contorte) sanzioni imposte a Putin, non si può escludere che proprio tali sanzioni finiranno per “fare figli e figliastri” tra le nazioni europee. E tanta monolitica solidarietà europea si potrà sciogliere come neve al sole allorquando si tratterà di parlare di prezzo e quantità delle forniture del gas, di realizzare nuove centrali a carbone, della eventuale corsa ai rigassificatori costieri che, inutile negarlo, paiono essere l’immediato futuro, almeno per i Paesi del Sud Europa.

Se poi dovessimo anche soltanto ipotizzare quanto possa durare in Italia tanto afflato di solidarietà comunitaria, dovremmo preventivamente buttare via i libri di storia e dimenticarci che non riusciamo nemmeno ad andare decentemente d’accordo coi francesi e che larghissima parte degli italiani ancora ce l’ha coi tedeschi per fatti verificatisi ottant’anni fa. Quanto possa durare la solidarietà europea aspettiamo a dirlo quando si tratterà di doverci equamente spartire qualche milione di (veri) profughi dell’Est e vedremo quanto saremo compatti e concordi.

Se volessi concludere con una nota positiva, direi che non è affatto male vedere le singole nazioni europee decidere democraticamente, meglio se con procedura parlamentare, quale posizione prendere e che la vera Europa sia la portavoce della volontà dei suoi popoli consociati, più che una matrigna che detti loro ogni comportamento ed ogni scelta politica, economica e sociale. Di sicuro le scemenze verdastre e le gretinate verranno prontamente messe da parte, ora che si tratta di produrre energia con ogni mezzo non sia esclusivamente il gas russo. Ma ora più che mai, i nostri governanti sono chiamati a difendere e sostentare il proprio popolo e vedremo se e come risponderanno a queste sacre richieste di tutti noi. Hanno voluto la bicicletta, l’hanno taroccata in ogni modo per farla andare oltre le loro capacità individuali, hanno persino costruito, coi nostri soldi, strade tutte discesa per non farli arrancare e donare loro una pedalata abbondantemente assistita. Ma adesso pedalino. Il resto, francamente, sono parole, per non definirla con l’orrendo neologismo: fuffa.