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La pandemia passa, le lesioni costituzionali restano: travolto il principio di proporzionalità

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Ad un tranquillo signore – non dico proveniente dal pianeta rosso ma da molto più vicino, da qualche altro Paese europeo – potrebbe certo stupire la nostra strategia anti-Covid via via aggravata, fino a renderla di difficile lettura, combinata com’è su quattro colorazioni territoriali (bianco, giallo, arancione, rosso), su tre tipologie di Green Pass (base, rafforzato, boosters), con elencazione dettagliata delle azioni permesse, più una sofisticata disciplina delle quarantene portata alla perfezione con riguardo alla scuola. Una costruzione certo effettuata all’insegna di algoritmi, sì da rendere tale strategia di geometrica potenza sulla carta, come testimonia la ricostruzione analitica che richiede una decina di schede, per far fronte a tutte le combinazioni possibili. Certo, si dirà quel signore, un tributo all’intelligenza e alla disponibilità degli italiani, riscattatesi dai soliti pregiudizi atavici, espressi con quel detto assunto a loro principio di vita “Franza, Spagna, o Alemanna purché se magna”.

Solo che dopo l’attimo di stupore ammirato, andandoci un po’ più dentro, gli sembrerebbe un approccio megalomane quello di presumere di controllare al cento per cento il diffondersi di un virus che ora nella variante Omicron si diffonde in modo incontenibile, fino a bloccare il traffico aereo col Sudafrica, come se questo solo potesse impedirne l’arrivo in Italia. Un sospetto confermato appieno dall’ultimo Dpcm – riesumato come fonte normativa privilegiata – già per aver chiesto il possesso di un Green Pass per accedere alle Poste e alle tabaccherie, ma ancor più per aver pensato di limitare l’ingresso nei supermercati al solo acquisto di beni primari, avendovi receduto solo al momento di dover elencare quei beni che si sarebbero dovuti considerare tali, lasciando come ultimi giudici le cassiere.

La finalità è la stessa, costringere alla resa senza condizioni i non vaccinati, perseguendo la strategia di individuare in loro il nemico da battere; così, dopo aver introdotto l’obbligo per i lavoratori ultracinquantenni, sanzionato dalla perdita della retribuzione, ecco tentare di fare qualcosa di attenuato, ma pur sempre gravoso, per i pensionati, ponendo il divieto per quelli sprovvisti di un Green Pass di ritirare la loro pensione agli sportelli delle poste. Non solo, perché bisognava allungare le privazioni cui sottoporre i no-vax, dopo averli esclusi dal 90 per cento della vita sociale, ecco infierire sulle spese “voluttuarie”, come quella dell’acquisto di sigarette.

A dire il vero, così sì penalizza solo i pensionati che non hanno un conto su cui accreditare la pensione, nonché quelli che sono privi di un parente o di un conoscente cui dare la delega, ma che importa anche qui tutto in nome del bene pubblico, quella specie di Moloch che caratterizza le dittature ideologiche, dalla giacobina alla comunista. Non c’è alcuna equilibrata compromissione fra i due contrapposti valori della salute pubblica e della libertà personale, con a giustificazione non solo l’assoluta prevalenza della salute pubblica, ma la sua trasformazione in garanzia della libertà personale universale, condivisa fra i vaccinati che avrebbero diritto ad una vita normale e i non vaccinati che eviterebbero le conseguenze gravi della pandemia. La cosa è stata facilitata dal fatto che mentre è estremamente facile calcolare il costo della presenza dei no-vax in termini di ingolfamento del sistema ospedaliero e di decessi altrimenti evitabili, il costo della privazione della libertà personale sfugge ad ogni computo numerico. Viene percepito in genere solo da una minoranza, che oggi in Italia non coincide affatto con gli oppositori dei vaccini, perché non pochi di quelli che li hanno fatti trovano la politica sanitaria del governo eccessivamente invasiva rispetto alla stessa evoluzione della pandemia in endemia.

Che questa evoluzione sia in corso è una previsione diffusa in molti Paesi, che, di conseguenza, stanno abbandonando le misure più restrittive, grazie alla crescente prevalenza della Omicron rispetto alla Delta, con una diffusione più rapida ma meno grave. C’è da scontare un picco che dovrebbe assestarsi su un plateau, per poi non solo calare gradualmente ma assumere la forma di una influenza con cui abituarsi a convivere, senza più puntare tutto su una vaccinazione totalitaria, non essendo questa in grado di arrestare la diffusione virale. Previsione neppure ignorata qui da noi, dove la stessa scienza ufficiale – quella concentrata nel Cts, con a codazzo critico una piccola corte di virologi televisivi, assunta come la “Scienza” per antonomasia, con buona pace di tutta quella coltivata oltre confine – continua a ripetere il mantra di tenere alta la guardia, ma dà per già avvenuta o assai prossima la svolta.

Se così è, non sembrerebbe comprensibile il forte inasprimento delle misure restrittive, con al culmine l’imposizione del Green Pass per poter lavorare a tutti gli ultracinquantenni, a partire dal 15 febbraio, con una possibile efficacia significativa solo a due/tre settimane di distanza, cioè all’inizio di marzo. Ma il sospetto è che invertire la politica fino ad ora seguita, di coniugare una propaganda terroristica – ben espressa nelle parole del presidente del Consiglio, per cui non vaccinarsi equivaleva ad una morte sicura – con una sostanziale costrizione a farlo, fino al punto di voler piegare anche coloro che non lavorano più perché in pensione, significherebbe smentire platealmente tale politica, condotta senza alcuna trasparenza. Di obbligo si parla solo per alcune categorie per cui può risultare giustificabile; ma il punto di caduta è costituito da un sostanziale lockdown dei non vaccinati, con l’uso di un Green Pass, debitamente graduato, come un nodo scorsoio sempre più stretto intorno ai loro colli.

Così, anche se il picco venisse raggiunto e superato, con uno sgonfiamento del numero degli infettati – che, fra l’altro, sarebbe certo ridimensionato se si cominciasse a distinguere fra positivi e non positivi – il verdetto ufficiale sarebbe sempre nel senso di vederlo come il risultato della caccia senza respiro ai no-vax, senza farsi carico del fatto che tutto questo accada prima che le loro misure restrittive possano avere alcun effetto.

Non è certo il caso di pensare ad un complotto internazionale teso a realizzare un mondo sotto stretto controllo come nel citatissimo libro di Orwell, “1984”, anche se oggi sarebbe assai più praticabile di ieri, ma solo dando per scontato un impensabile accordo planetario in tal senso; e neppure un cartello delle Big Pharma finalizzato ad uno sfruttamento illimitato del loro potere sul mercato, mettendo a rischio i loro stessi brevetti. Ma se e quando questa emergenza, trasformatasi in una situazione di eccezione, sarà alle spalle, si potrà fare un conto della lesione costituzionale prodotta, che, una volta cessato di far cronaca, farà storia in termini di precedenti. Una campagna terroristica ossessiva ci fa vivere anche questa che pare la coda della pandemia secondo l’immagine classica dei naufraghi stretti su una barca di salvataggio che respingono a colpi di remi coloro vi si aggrappano a rischio di farla affondare; quindi nessuna concessione ai no-vax, che sono quelli che espongono quanti già in salvo al rischio di ripiombare in acqua.

Appare di per sé problematica questa demonizzazione di una minoranza della minoranza, come viene etichettata, come se scarsa rilevanza numerica costituisse di per sé una giustificazione in una democrazia; ma ancor più la scarsa o nulla valutazione che vi è sottesa, circa fino a quale limite la libertà personale possa essere coartata. Pur facendosi forte dell’art. 32 Cost. comma secondo – prima relegato a legittimare il trattamento ospedaliero obbligatorio, poi elevato a pilastro portante della politica sanitaria governativa – si sarebbe dovuto tenere conto che quel comma non solo richiede una legge, ma sempre con il limite di “in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, che non pare proprio rispettato con il ricatto di togliere o rendere di difficile percezione quello che può essere l’unico reddito, retribuzione o pensione.

Però, c’è ben dell’altro destinato a restare, come il travolgimento del principio accolto e sostenuto dal giudice costituzionale, che fra due diritti di pari grado, come quelli della salute pubblica e della libertà della persona non esiste alcuna prevalenza, ma solo una composizione equilibrata ispirata alla ragionevolezza e alla proporzionalità. Si può dire questo nel riguardo della politica sanitaria addirittura incrudita proprio in vista di una attenuazione dell’emergenza Covid? Sarebbe da augurarsi che la questione giungesse all’esame della Consulta, ma ci vorrebbe una magistratura disponibile a dar via libera ad una eccezione di costituzionalità, cosa che fino ad oggi non si è vista.