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La propaganda antisemita di Lavrov in diretta tv: ma perché è stato possibile proprio in Italia?

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Vi ricordate di quella volta che la BBC ospitò, a fine 1939, Joachim von Ribbentrop, e tutti gli inglesi poterono vedere il ministro degli esteri del Terzo Reich propinare la propria propaganda? No? Forse perché non è mai successo, in effetti, e non solo perché la BBC ha sospeso le trasmissioni televisive durante il conflitto, concentrandosi sulla sola radio, ma perché a nessuno sarebbe passato neppure per la mente di ospitare uno dei principali artefici della politica di aggressione tedesca, pressoché senza contraddittorio, oltretutto.

Francamente, fino a ieri sera avrei pensato che fosse impossibile tout court, che non avrei mai assistito a nulla di paragonabile. E invece mi sono dovuto ricredere, quando ho ascoltato il ministro degli esteri russo Lavrov pontificare su Rete 4 in pressoché totale assenza di contraddittorio, sciorinando tutti i punti della propaganda e della disinformazione russa su quanto sta avvenendo. Se mi si dovesse accusare di operare la ben nota reductio ad Hitlerum, risponderò che è lo stesso Lavrov ad applicarla, e a due livelli. Il primo, quando insiste a presentare la guerra di invasione scatenata da Putin come una lotta al nazismo, un’operazione speciale di denazificazione; l’altro, quando si esibisce nel peggiore antisemitismo.

Si è trattato del primo intervento del potente ministro di Putin sui media occidentali dall’inizio della guerra in Ucraina, e anche per questo l’attenzione avrebbe potuto – e dovuto – essere più alta. Non voglio scagliarmi in un attacco al conduttore di Zona Bianca a livello personale, lasciato forse troppo solo a confrontarsi con un vecchio squalo della politica internazionale, armato di poche domande, a tratti dal sapore quasi più scandalistico che politico. Lavrov si è addirittura esibito in una grassa e sguaiata risata, quando Giuseppe Brindisi gli ha chiesto delucidazioni sulla supposta malattia del presidente russo, che si mormora possa avere il cancro e versare in condizioni fisiche e psicologiche incerte. È stato in effetti un assist servito al bacio per Lavrov, che ha risposto di chiedere ai massimi vertici politici mondiali che lo hanno incontrato di persona, come il segretario generale delle Nazioni Unite, se i media occidentali non si fidano delle sue parole.

A parte timidi tentativi come quello appena riportato, la conduzione ha generalmente permesso a Lavrov di andare avanti pressoché a briglia sciolta, descrivendo una realtà che semplicemente non esiste, in cui la Russia si starebbe da mesi sforzando di ricercare la pace a tutti i costi, solo per scontrarsi con la volontà di Kiev e di chi muove i fili della “marionetta Zelensky” di portare il mondo in guerra. Ma non nucleare, su questo ritorna spesso: lo scontro atomico non ci sarà, nonostante, anche qui, Zelensky non stia nella pelle al pensiero.

Molto interessante è anche il tentativo di dividere la Nato e creare delle spaccature nello schieramento occidentale. Lavrov apre il suo intervento ricordando che la Russia ha spinto per anni allo scopo di giungere alla firma di un nuovo memorandum sulla inammissibilità di una guerra nucleare, e come questo sia stato a lungo impedito dall’amministrazione Trump, la quale “evidentemente aveva delle sue motivazioni” – la favola di Trump eletto con l’aiuto russo fa sempre più sorridere, a ripensarci. Biden si era mostrato più aperto, tanto che nel 2021 un’intesa era stata raggiunta, quindi Lavrov ci tiene a rassicurare il mondo sul fatto che non stiamo per vivere in prima persona la trama de “Il dottor Stranamore”, almeno per quanto dipende dalla parte russa. Sì, perché in occidente ci sono elementi che vorrebbero innalzare lo scontro anche a quel livello: primo su tutti, il presidente ucraino Zelensky, ma anche il governo polacco, che vorrebbe ospitare le testate americane. Insomma, i russi sono bravi ragazzi, il problema sono i bulli occidentali che li provocano, i massacri di civili come quello di Bucha sono invenzioni della stampa occidentale, la solita storia.

Non basta: la Russia starebbe ancora lavorando col massimo impegno per cercare la pace: la Cina lo capisce – importantissimo – e anche in Occidente, dice Lavrov, c’è chi sarebbe incline a concordare, ad esempio la Francia. E allora perché si combatte? Perché – testuali parole – “gli Stati Uniti e chi li ascolta per ora rallentano”. È tutto visto e rivisto, la proposizione di UK come “cane da guardia” degli americani, la strizzatina d’occhio alla Francia che “vorrebbe smarcarsi”, tutto molto, molto piena Guerra Fredda.

Ma c’è di peggio: ci sono ampi passaggi che ricordano, come dicevo in apertura, un periodo ancora precedente: le continue e violente manifestazioni di antisemitismo. Non credevo che avrei mai avuto modo di assistere a qualcosa del genere su una rete televisiva italiana, occidentale in genere. Se non lo avessi visto, farei anche fatica a crederci. Eppure è stato concesso al ministro degli esteri russo non solo di pontificare in diretta televisiva per tre quarti d’ora, ma di parlare come un Gauleiter di bassa lega. Hitler stesso era ebreo (una delle più trite falsità storiche negazioniste), ci tiene a informarci Lavrov, ansioso di attaccare Zelensky in ogni modo: e Zelensky va attaccato proprio in quanto ebreo, come avrebbe fatto la Ochrana, la polizia segreta zarista che confezionò Il protocollo dei Savi di Sion, testo che avrebbe ispirato generazioni di antisemiti. Già, perché Zelensky, ebreo, sarebbe un nazista, Hitler idem, gli ebrei americani avrebbero giocato un ruolo nella preparazione del Battaglione nazista Azov, e quindi, Lavrov completa l’osceno sillogismo, “i maggiori antisemiti sono proprio gli ebrei”. Frase riportata in sovraimpressione come occhiello alla “intervista”, a malapena addolcita dalle virgolette.

Non c’è molto da dire. Bastano le poche parole con cui ha risposto Yair Lapid, ministro degli esteri israeliano, in un tweet di stamattina:

“Le considerazioni del ministro degli esteri [russo] Lavrov sono affermazioni che non possiamo perdonare, e, allo stesso tempo, rappresentano un gravissimo errore, dal punto di vista storico. Gli ebrei non hanno assassinato se stessi durante la Shoah. Il livello più infimo del razzismo verso gli ebrei è accusarli di antisemitismo”.

C’è, essenzialmente, da provare vergogna e da chiedere scusa. Surreale. Di nuovo, non voglio attaccare direttamente il conduttore, che ha certamente fatto del suo meglio per gestire un ospite ingestibile, spesso era visibilmente il primo a essere turbato da ciò che veniva detto, e ha cercato di reagire come possibile per non far passare le parole di Lavrov come verità assoluta. Non voglio neppure aprire una diatriba sulla trasmissione in sé, che ha sicuramente svolto il proprio lavoro in modo professionale, pensando certamente tanto agli ascolti quanto alla pluralità di voci da intervistare.

Il punto non è per me tanto che sia stato su Rete 4, Rai 3 o La7. Vorrei che ci domandassimo perché tutto questo sia successo proprio in Italia, perché siamo stati noi a ospitare questo autentico comizio nazista – questo sì, davvero – in diretta televisiva, senza altri interventi a fare da contraltare. Perché sicuramente in buona fede, ma resta il fatto che è avvenuto solo qui da noi: non in UK, non in Francia, non in Germania, non in Spagna, non in Portogallo, non in Romania, non in Canada, non in Danimarca. In Italia. Mi piacerebbe che riflettessimo su questo, e sulle risposte spesso entusiastiche da parte del pubblico cui possiamo assistere sui social media. Senza alzare i toni, ché sennò Lavrov ci bacchetta. Ma con serietà, e con un minimo di autocoscienza.