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Caso Report-Corsini: diritto di cronaca o morboso voyeurismo?

Dove si ferma il diritto di cronaca e inizia il diritto di esistere senza essere spiati e dati in pasto al pubblico. Il diritto di informare non è mai stato sinonimo di diritto di umiliare

Ranucci Report Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI

C’è un confine invisibile, fragile e sempre più calpestato: quello tra il diritto di cronaca e il diritto di esistere senza essere spiati. Il caso che in questi giorni ha coinvolto Report, la Rai, il ministro Gennaro Sangiuliano e sua moglie Federica Corsini è solo l’ultimo esempio – ma emblematico – di un cortocircuito che ormai sembra non avere più argini: la spettacolarizzazione della vita privata.

Un audio, una lite domestica, un frammento di intimità: materia prima perfetta per una trasmissione televisiva come quella di Sigfrido Ranucci. Peccato che dietro quel frammento ci sia una persona, una donna, una storia, e il diritto – elementare – di non essere trasformata in un contenuto.

Il Garante per la Privacy ha comminato una multa alla Rai. Ma la sanzione, pur doverosa, arriva dopo un danno irreversibile: la diffusione di una voce, di un tono, di un momento che non apparteneva al dominio pubblico. Chi ripara la dignità di chi è stato esposto? Chi restituisce silenzio a chi è stato spogliato della propria intimità in nome dell’audience?

Libertà di stampa e sfera privata

Non è questione di politica, di partiti, di schieramenti. È questione di dignità e senso della misura. La libertà di stampa è un pilastro irrinunciabile, ma non è un lasciapassare per invadere la sfera privata di chiunque incroci la cronaca. Il giornalismo d’inchiesta, quando perde il limite della necessità e della proporzione, rischia di trasformarsi in voyeurismo mediatico.

Il diritto di informare non è mai stato sinonimo di diritto di umiliare. Eppure, la società sembra assuefatta. La linea tra verità e curiosità morbosa si è fatta sottile, quasi invisibile. I social amplificano, i talk rilanciano, e la vita reale diventa un sottofondo trascurabile rispetto al rumore mediatico.

Ogni volta che un dettaglio intimo viene messo in pasto al pubblico, un po’ di quella fiducia collettiva si consuma: la fiducia che la nostra vita, anche se intrecciata a ruoli pubblici, resti nostra.

Federica Corsini oggi è un nome al centro della polemica, ma domani potrebbe esserlo chiunque. Oggi tocca a una moglie, a una giornalista, ad una donna esposta senza difesa. Domani toccherà, forse, a un cittadino qualunque registrato, spiato, trasmesso senza consenso, in nome di un presunto “interesse pubblico” che spesso coincide solo con l’interesse dell’audience.

Anche Giornaliste italiane, associazione di cui Corsini fa parte, ha espresso solidarietà e vicinanza, nonché ha sollevato il problema della libertà di stampa che non significa libertà di violare la sfera intima e familiare.

Difendere la privacy non significa proteggere il potere: significa proteggere l’umano. Non c’è democrazia vera senza rispetto della dignità personale. La curiosità non è un diritto, è una tentazione. E quando una società smette di distinguere l’una dall’altra, smette anche di rispettare sé stessa.

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