EsteriQuotidiano

Non solo Kiev, Mosca minaccia l’ordine di sicurezza europeo e non crede alla deterrenza Nato

3.6k 0

La conferma nell’intervista di Karaganov, consigliere di Putin, al Corriere. Un grosso guaio, perché se i russi non ci credono potrebbero veramente essere tentati dal compiere il grande passo e attaccare un Paese Nato…

E così finalmente possiamo entrare nella mente di Putin, ascoltando con attenzione quel che dice un suo consigliere, intervistato dal Corriere della Sera. Sono parole scritte nero su bianco e in italiano, una volta tanto, non dobbiamo interpretare o tradurre nulla. Sergej Karaganov è uno studioso di relazioni internazionali, direttore del Centro per la politica estera e di difesa di Mosca ed è ascoltato sia dal ministro degli esteri Lavrov, che dallo stesso Putin. Quindi non stiamo parlando di un altro ideologo, come Alexander Dugin, che viene spacciato come “mente” del dittatore russo, ma in realtà è stimato quasi solo dalle destre europee. Karaganov è un consigliere vero e la sua intervista va scandagliata bene, per cercare di prevedere quali saranno le prossime mosse della Russia.

In primo luogo è interessante vedere come consideri la Nato. Per il consigliere russo, la Nato è l’unico nemico. Se l’Ucraina è stata aggredita, senza alcuna apparente ragione, Putin lo ha deciso per colpire la Nato. Questo traspare in ogni risposta dell’intervista: “L’Ucraina è stata costruita dagli Stati Uniti e altri Paesi Nato come una punta di diamante, forse di aggressione o almeno di pressione, per avvicinare la macchina militare occidentale al cuore della Russia. Vediamo ora quanto si fossero preparati alla guerra”. Il cosiddetto “nazismo” ucraino è solo uno spaventapasseri ideologico per accusare la Nato, come faceva l’Urss ai tempi della Guerra Fredda. Ragionamenti come: “il nazismo non riguarda solo l’essere contro gli ebrei. Nazismo è supremazia di una nazione sull’altra. Nazismo è umiliazione delle altre nazioni”, vogliono dir tutto e nulla. Significa che è nazista chiunque sia accusato dalla Russia di esserlo. Quindi: nazista è la Nato, che vuole “sopraffare” la Russia. L’intervistatore, Federico Fubini, fa giustamente notare a Karaganov che l’espansione della Nato ad Est era stata concordata con Mosca, dopo il Nato-Russia Founding Act del 1997, ma Karaganov lo definisce “il più grande errore nella politica estera della Russia negli ultimi 30 anni”.

Quindi la Russia vuole disfare l’ordine internazionale che essa stessa ha contribuito a costruire? È una potenza revisionista, come lo era l’Italia fascista (e il Giappone imperiale e la Germania nazista)? Risposta sconcertante: sì. Perché, esattamente come le potenze dell’Asse di allora, anche la Russia di oggi: “Non dobbiamo riconoscere un ordine costruito contro la Russia. Abbiamo cercato di integrarci, ma era una Versailles 2.0. Dovevamo distruggere quest’ordine. Non con la forza, ma attraverso una distruzione costruttiva rifiutando di parteciparvi. Ma quando la nostra ultima richiesta di fermare la Nato è stata respinta, si è deciso di usare la forza”. E non c’entra solo la Nato, ma: “La maggior parte delle istituzioni sono, secondo noi, unilaterali e illegittime. Minacciano la Russia e l’Europa orientale”.

Che cosa vuol dire una risposta del genere? Che sicuramente la guerra della Russia non si fermerà all’Ucraina. Un passo alla volta, la Russia vuole distruggere l’ordine internazionale liberale e ricostruirne uno nuovo, a sua immagine, con le buone o con le cattive. Quando sentiamo ancora parlare i cosiddetti “realisti” occidentali che non vogliono mandare armi a Kiev, ma pretendono un accordo il più rapido possibile con la Russia per evitare un’escalation, stiamo ancora cullandoci nella tragica illusione che abbiamo nutrito in Occidente, in Europa occidentale soprattutto, negli ultimi due decenni. Quando pensavamo alla Russia come ad un partner commerciale, come ad un potenziale alleato nelle “vere” sfide globali, che individuavamo nell’islamismo e nella Cina, noi stavamo nutrendo il coccodrillo russo, che già allora si preparava a mangiarci.

È interessante vedere cosa pensi Karaganov del momento scelto per attaccare l’Ucraina: non un casus belli vero e proprio, ma solo un’idea paranoica della “russofobia” occidentale e la chiara percezione della nostra debolezza:

“Vediamo l’espansione occidentale in atto e la russofobia raggiungere livelli come l’antisemitismo tra le due guerre. Quindi il conflitto stava già diventando probabile. E abbiamo visto profonde divisioni e problemi strutturali nelle società occidentali. Così il Cremlino ha deciso di colpire per primo”.

Chiaro il concetto? Le impopolari politiche anti-pandemiche, la polarizzazione ideologica degli ultimi sei anni e la sinistra elitaria che ha dichiarato guerra ai deplorables in tutto il mondo, sono state percepite dai russi come il segnale che fosse il momento di saltarci alla gola. I politici più scaltri prendano nota.

L’unica speranza che ci resta, a questo punto, è che la Russia si “impantani” veramente nella guerra in Ucraina e dunque non abbia più la forza di attaccarci. Ma l’escalation è sempre probabile. Non va neppure sottovalutata la disponibilità di Putin ad attaccare la Nato, se questa si limita a fornire armi. Karaganov parla di questa possibilità: “Se va avanti così, gli obiettivi in Europa potrebbero essere colpiti o lo saranno per interrompere le linee di comunicazione”. Ma se l’Armata non riesce a piegare il piccolo esercito ucraino, seconda nazione più povera d’Europa, difficilmente potrà intimidire o addirittura attaccare Paesi membri dell’alleanza militare più potente del mondo. Semmai questa possibilità si concretizzerebbe, almeno nella mente di Putin, se i russi ci percepissero ancora come deboli.

Karaganov dimostra di non credere che, ad un attacco ad un Paese della Nato (ad esempio la Polonia, o uno dei Paesi Baltici) segua l’intervento degli Usa o degli altri alleati occidentali: “Sappiamo che l’articolo 5 della Nato, che afferma che un attacco a un Paese dell’Alleanza è un attacco a tutti, non funziona. Non c’è garanzia automatica che l’Alleanza intervenga in difesa di un membro sotto attacco”. E questo è molto grave, perché se i russi hanno questa idea potrebbero veramente essere tentati dal compiere il grande passo e attaccare un Paese della Nato. Inoltre, cosa ancora più pericolosa, Karaganov dimostra che il Cremlino non crede più nel deterrente nucleare americano: “So che in certe circostanze, ufficialmente, gli Stati Uniti potrebbero usare armi nucleari per la difesa dell’Europa. C’è un 1 per cento di possibilità che questo accada, quindi dobbiamo stare attenti. Ma se un presidente degli Stati Uniti prendesse una simile decisione, sarebbe un folle”. I russi sono dunque convinti che, nel 99 per cento dei casi, non ci sarebbe alcuna rappresaglia nucleare ad un eventuale attacco alla Nato.

Le leadership dei trenta membri dell’Alleanza, se non vogliono la guerra, devono dunque lavorare per cambiare queste percezioni, pericolosissime, dei russi. Devono chiaramente far loro comprendere che un attacco ad un solo membro dell’Alleanza è un attacco a tutti. E che, in caso di attacco nucleare, la rappresaglia sarebbe inevitabile, non una remota possibilità, e che il territorio russo vi sarebbe esposto direttamente. Solo se instillassimo queste certezze nella mente dei vertici russi potremmo evitare che la nuova Guerra Fredda diventi calda, come abbiamo fatto egregiamente dal 1949 al 1989.