Economia

Il puzzle green al completo: quanto già paghiamo e quanto pagheremo

Il conto della serva delle scriteriate politiche green dell’Ue: somministrate lentamente, stanno condannando famiglie e imprese alla fine della rana bollita

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case green Ue © urbazon, photoschmidt e vencavolrab tramite Canva.com

Osservando i singoli pezzi di un puzzle sparsi sulla tavola, è estremamente difficile riuscire ad intuire la figura che ne risulterà e, se vogliamo cimentarci nella sua ricomposizione, non possiamo fare a meno di fare ricorso all’immagine riportata sulla scatola.

Analogamente, se guardiamo i singoli pezzi del puzzle green apparecchiato per noi in vent’anni di deliranti politiche Ue, non riusciamo a coglierne appieno la portata devastante, se non analizziamo i singoli pezzi alla luce della teoria ispiratrice e se non ne valutiamo l’impatto complessivo, facendo ricorso ad un po’ del proverbiale buon senso delle serve di una volta, facendo quindi il conto totale dell’onere economico causato da queste politiche insensate che ricade sulle famiglie italiane.

Come il famoso principio della rana bollita di Chomsky, infatti, l’Ue ci ha abituati lentamente a misure via via sempre più onerose in termini economici in nome di quel credo antiscientifico che attribuisce i cambiamenti climatici all’azione dell’uomo che, bruciando i combustibili fossili, causa l’emissione in atmosfera di anidride carbonica (CO2), asseritamente principale responsabile di quei cambiamenti.

Vogliamo vedere insieme questi pezzi? Seguitemi in questo breve e, spero, istruttivo tour degli orrori green.

Incentivi alle rinnovabili

Come abbiamo visto in un recente articolo, paghiamo in bolletta all’incirca 10,7 miliardi di euro l’anno a titolo di tariffe incentivanti in favore dei produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili. Questi 10,7 miliardi di euro (dati 2021) sono il risultato della differenza tra l’importo totale di tali incentivi che il GSE (Gestore Servizi Energetici) riconosce ai produttori (13,6 miliardi di euro) e i ricavi della vendita dell’energia rinnovabile prodotta (2,9 miliardi di euro).

La differenza viene appunto ricaricata sui kWh consumati e corrisponde all’incirca a 3,12 €cent/kWh. Considerato un consumo medio annuo familiare di energia elettrica di 3.500 kWh, questo equivale a 109,2 euro/anno che, gravati di Iva al 22 per cento, diventano 133 euro/anno/famiglia.

Sussidi ambientalmente favorevoli

In un altro articolo pubblicato qualche settimana fa abbiamo visto poi che lo Stato remunera coloro che installano impianti di generazione di energia rinnovabile, siano essi privati cittadini o grossi gruppi speculativi finanziari, con circa 11,8 miliardi di euro l’anno a titolo di contributi all’installazione, riconosciuti di solito mediante il meccanismo del credito di imposta.

Pur non gravando direttamente sulle famiglie, questi sussidi rappresentano comunque il 6 per cento del gettito Irpef, che vale circa 200 miliardi di euro l’anno. Sicché, anch’essi di fatto gravanti sulle famiglie. L’Istat indica in 33.000 euro il reddito medio familiare italiano e in 8.450 euro la relativa Irpef lorda. Pertanto, il 6 per cento di questa cifra grava sulle famiglie sotto forma di maggiori imposte dovute ai sussidi ambientalmente favorevoli destinati alle rinnovabili, cioè 507 euro/anno/famiglia.

Certificati ETS

Appena qualche giorno fa abbiamo analizzato il meccanismo dei crediti del carbonio o certificati ETS e abbiamo visto che esso ricade oggi su quattro categorie di emettitori di CO2. Vediamo quindi adesso l’impatto economico su ciascuno di questi gruppi.

(1) Generazione energia elettrica mediante combustibili fossili – Nell’articolo citato avevamo già calcolato l’onere sulla bolletta elettrica, quantificato in circa 7,41 miliardi di euro l’anno che, spalmati sui kWh consumati, equivalgono a 2,34 €cent/kWh. Considerato un consumo medio annuo familiare di energia elettrica di 3.500 kWh, questo equivale a 81,90 euro/anno che, gravati di Iva al 22 per cento, diventano 100 euro/anno/famiglia.

(2) Settore siderurgico – Nel 2019, le emissioni di CO2 nel settore siderurgico italiano sono ammontate a 14 milioni di tonnellate e possiamo ritenere, con buona approssimazione, che esse siano rimaste tali anche negli anni successivi, dal momento che il principale impianto siderurgico a carbon coke italiano – e pressoché anche l’unico nel suo genere – è quello di Taranto e che esso, a meno di piccole fluttuazioni, ha mantenuto nel corso degli ultimi anni la medesima capacità produttiva di circa 4 milioni di tonnellate di acciaio l’anno.

Pertanto, al valore odierno dei certificati ETS (90 euro/tonCO2), l’onere complessivo sul settore siderurgico è di circa 1,26 miliardi di euro l’anno che ricadono ovviamente sotto forma di ricarico dei prezzi di vendita.

A differenza dei costi calcolati finora, nel caso dell’acciaio il calcolo della ricaduta sulle famiglie non è immediato, dal momento che, se si eccettuano gli articoli casalinghi, esse non acquistano direttamente acciaio. Tuttavia, questi costi si ripercuotono su quelli di beni e servizi, così che essi vengono comunque scaricati sugli utenti finali, cioè le famiglie. Pertanto, tenendo conto del loro numero (25 milioni circa), l’onere sarà di 50,4 euro/anno che, gravati di Iva al 22 per cento, diventano 62 euro/anno/famiglia.

(3) Fonderie – Nel 2019, le emissioni di CO2 nel settore siderurgico italiano sono ammontate a 2,5 milioni di tonnellate che possiamo ritenere le medesime di oggi. Pertanto, al valore dei certificati ETS di 90 euro/tonCO2, l’onere complessivo sulle fonderie è di circa 225 milioni di euro l’anno che ricadono ovviamente sui prezzi di vendita.

Quanto all’incidenza per famiglia, seguendo lo stesso ragionamento adottato per i prodotti siderurgici, possiamo dire che l’onere per ciascuna famiglia italiana sarà di 9 euro/anno che, gravati di Iva al 22 per cento, diventano 11 euro/anno/famiglia.

(4) Cartiere – Il processo di produzione della carta porta ad un valore medio di emissioni di CO2 nell’ordine dei 65 kgCO2/ton. Il consumo italiano di carta e cartone nel 2022 è stato di 8,7 milioni di tonnellate. Pertanto, al valore dei certificati ETS di 90 euro/tonCO2, l’onere complessivo sulle cartiere è di circa 51 milioni di euro l’anno, anch’essi sotto forma di ricarico dei prezzi di vendita, equivalenti ad un onere familiare piuttosto esiguo, nell’ordine di 2 euro/anno che, anche se gravato di IVA al 22 per cento, rimane nell’ordine di 2 euro/anno/famiglia.

Accise sui carburanti

Le accise sui carburanti nacquero durante il Ventennio per compensare le spese sostenute per la Guerra d’Etiopia del 1935-1936 e sono state poi via via incrementate per sovvenzionare di volta in volta altre spese; ad esempio, la Crisi di Suez del 1956, la ricostruzione post disastro del Vajont del 1963, la ricostruzione post alluvione di Firenze del 1966, la ricostruzione post terremoto del Belice del 1968, la ricostruzione post terremoto del Friuli del 1976 e la ricostruzione post terremoto dell’Irpinia del 1980.

So che i puristi della tassazione storceranno il naso, ma oggi possiamo affermare con ragionevole certezza che le accise sui carburanti non sono più da tempo tasse di scopo bensì balzelli inquadrabili anch’essi nell’ambito dei contributi sacrificati sull’altare delle follie green.

Il loro valore è:

  • Benzina: 0,7284 euro/litro;
  • Gasolio: 0,6174 euro/litro;
  • GPL: 0,14727 euro/litro.

Tenendo conto dei consumi annui di carburanti riferiti al 2022 (10 miliardi e 400 milioni di litri di benzina, 28 miliardi e 400 milioni di litri di gasolio e 2 miliardi e 900 milioni di litri di GPL) e del fatto che le accise sono gravate da Iva al 22 per cento, il ricavo annuo complessivo per lo Stato dalle accise ammonta a circa 29,4 miliardi di euro. Di queste, la quota per la sola mobilità automobilistica, cioè quella direttamente imputabile alle famiglie, è di circa 13 miliardi e 885 milioni di euro. Sicché, la ricaduta media è di 555 euro/anno/famiglia.

Incentivi per le auto elettriche

Dulcis in fundo, o meglio in cauda venenum, in nome delle follie green tutti noi contribuiamo a pagare gli incentivi all’acquisto di auto elettriche di cui abbiamo già parlato in un altro articolo, misura che vale 630 milioni di euro l’anno, lo 0,3 per cento dell’Irpef versata che, facendo sempre riferimento all’Irpef media versata da ciascuna famiglia (8.450 euro l’anno), equivalgono a 25 euro/anno/famiglia. Poco, ma perché una famiglia che comunque non potrà permettersi un’auto elettrica dovrebbe finanziare lo sconto a chi può comunque permettersela?

Tiriamo le somme

Facendo una semplice addizione di tutti i balzelli che gravano oggi sulle nostre tasche, giungiamo alla somma di 1.395 euro/anno/famiglia di cui ben 863 euro sotto forma di imposte indirette e, quindi, odiosamente regressive, cioè che incidono molto più pesantemente sui ceti meno abbienti. Ma le brutte sorprese non sono finite qui e già altri balzelli ci aspettano al varco.

Novità in legge di bilancio

È notizia di oggi che il governo abbia avuto il via libera da Bruxelles per stanziare 5,7 miliardi di euro, per il quadriennio 2024-2027, di ulteriori incentivi a sostegno dell’autoproduzione, cioè la produzione in proprio di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Di questi, 2,2 miliardi di euro saranno sostenuti fino al 31 dicembre 2025 con i fondi del PNRR mentre, dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2027, i rimanenti 3,5 miliardi di euro saranno a carico dei consumatori in bolletta che, spalmati sui kWh consumati, equivarranno a un aggravio di costo di 1,10 €cent/kWh. Considerato il solito consumo medio annuo familiare di energia elettrica di 3.500 kWh, questo equivarrà a 39 euro/anno che, gravati di Iva al 22 per cento, diventeranno 47 euro/anno/famiglia per gli anni 2026 e 2027. E dopo? E dopo… chi vivrà vedrà!

L’inasprimento dell’EU-ETS

Come abbiamo visto qualche giorno fa, il Parlamento europeo ha votato l’estensione del sistema di scambio dei crediti del carbonio anche ai settori ai settori dei trasporti privati, del riscaldamento degli edifici, dello smaltimento dei rifiuti e del traffico marittimo, nonché la cancellazione delle quote assegnate finora a titolo gratuito.

Le nuove norme avranno effetto a partire dal 1° gennaio 2027, ad eccezione di quella sul trasporto marittimo che avrà effetto invece praticamente da subito, a partire dal 1° gennaio 2024. Analizziamo in dettaglio quali ulteriori aggravi ci attendono.

(1) Accise sui carburanti – L’estensione del sistema dei crediti del carbonio ai trasporti privati implicherà la necessità di compensare le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione dei carburanti mediante acquisto di certificati ETS. Secondo Sergio Giraldo nel suo articolo su Start Magazine, ciò si tradurrà in un aggravio delle accise sui carburanti di 10-15 centesimi al litro nell’ipotesi di valore dei certificati Ets di 45 euro/tonCO2.

Tuttavia, questa ipotesi è più che altro una pia illusione, dal momento che il valore delle quote è salito negli ultimi giorni a 90 euro/tonCO2. Poiché vogliamo essere realisti, immaginiamo che l’incidenza dell’aumento delle accise sia quella corrispondente a quest’ultimo valore, e cioè in un intervallo compreso tra i 20 e i 30 centesimi al litro.

Posizionandoci come al solito nel punto medio (25 centesimi al litro) e considerati i volumi di carburante consumato in Italia, ciò porterà un aggravio di circa 5,8 miliardi di euro per la sola trazione automobilistica che, gravati di Iva al 22 per cento, equivarranno a circa 7 miliardi di euro aggiuntivi che graveranno sulle famiglie, cioè una quota pari a 280 euro/anno/famiglia.

(2) Riscaldamento domestico – Sempre nell’articolo di Sergio Giraldo, l’inasprimento dei costi per il riscaldamento domestico è stato stimato nell’ordine di 260 euro l’anno per famiglia. Tuttavia, anche questa stima tiene conto di un valore dei certificati ETS di 45 euro/tonCO2. Più realisticamente, l’aggravio di costo a famiglia dovuto all’obbligo di compensazione delle emissioni di CO2 del riscaldamento domestico sarà invece nell’ordine di 520 euro/anno/famiglia.

(3) Trasporto marittimo – In un suo articolo su Atlantico Quotidiano, Federico Punzi ha richiamato l’attenzione dei lettori sull’aggravio di 3,3 miliardi di euro l’anno (3,6 miliardi di dollari) che Bloomberg stima essere l’incidenza dell’estensione del sistema di scambio delle quote di carbonio sul traffico marittimo da e per l’Ue che affliggerà i cittadini comunitari a partire dal 1° gennaio 2024.

Suddividendo tale cifra per il valore dei Pil Ue (una misura indiretta e “spannometrica” del valore dei trasporti), possiamo quindi stimare in 418 milioni di euro l’anno l’aggravio per l’Italia derivante da tale obbligo il quale, gravato di IVA 22 per cento, diviene 510 milioni di euro. State pur certi che questo aggravio uscirà dritto dritto dalle tasche degli utenti finali, cioè delle famiglie, con un esborso medio di 20 euro/anno/famiglia.

Quousque tandem, Ue, abutere patientia nostra?

Facciamo adesso la somma dei nuovi balzelli che ci attendono di qui al 2030 e oltre, a seconda della loro entrata in forza:

2024-2025: oltre agli attuali 1.395 euro/anno/famiglia ci saranno ulteriori costi per 20 euro/anno/famiglia relativi all’obbligo di compensazione delle emissioni di CO2 per i trasporti marittimi, per un totale di 1.415 euro/anno/famiglia.

2026: oltre ai precedenti 1.415 euro/anno/famiglia ci saranno ulteriori 47 euro/anno/famiglia in bolletta legati agli incentivi all’autoproduzione deliberati dal governo, per un totale di 1.462 euro/anno/famiglia.

2027: oltre ai precedenti 1.462 euro/anno/famiglia ci saranno ulteriori 280 euro/anno/famiglia legati agli aggravi delle accise sui carburanti e ulteriori 520 euro/anno/famiglia legati invece agli aggravi dei costi di riscaldamento domestico, per un totale di 2.262 euro/anno/famiglia.

Nel caso in cui, infine, il governo decidesse di non rinnovare gli incentivi per l’autoproduzione, a partire dal 2028 l’onere sulle famiglie si ridurrebbe a “soli” 2.215 euro/anno/famiglia.

Poi, entro il 2029 ci saranno i costi da sostenere per la sostituzione delle caldaie a gas con le pompe di calore, dal 2035 quelli da sostenere per sostituire l’automobile tradizionale con quella elettrica, e poi c’è la spada di Damocle delle ristrutturazioni degli immobili per adeguarli alle più recenti classi energetiche, misura che, seppur temporaneamente ritardata e in parte mitigata, volteggia comunque nell’aere come quella famosa palla lanciata da una giovanissima Amanda Sandrelli in “Non ci resta che piangere”, e mai titolo di film fu più adeguato alla bisogna.

E poi e poi e poi: riuscite a vederlo adesso il puzzle completo?

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