Esteri

Attacchi da sinistra al sindaco Dem che collabora con Trump per la sicurezza

Qualsiasi politica che non si allinei alle idee liberal-progressiste viene automaticamente etichettata come un attacco alla democrazia, anche se è ciò che i cittadini chiedono

Muriel Bowser (CBS)

Il sindaco democratico di Washington DC, Muriel Bowser, ha recentemente riconosciuto che la criminalità nella sua giurisdizione è diminuita in seguito al dispiegamento di agenti federali ordinato dall’amministrazione Trump. Il 2 settembre scorso, il sindaco ha firmato un decreto esecutivo per proseguire la cooperazione con l’amministrazione federale al fine di far rispettare la legge nella capitale.

Attacchi al sindaco

Il Washington Post ha elogiato questa decisione pragmatica, sottolineando come tale collaborazione possa contribuire a ridurre ulteriormente i tassi di criminalità. Al contempo, il Post ha criticato duramente gli attacchi rivolti al sindaco dal suo stesso partito e dagli attivisti di sinistra, definendo tali opposizioni controproducenti e meramente ideologiche.

I Democratici della capitale hanno risposto riaffermando la necessità di porre fine alla collaborazione e alla federalizzazione della polizia locale in nome della democrazia. Secondo la narrazione Dem, la polizia appartiene alla comunità di Washington e non può essere “sottratta” dal presidente senza il consenso popolare. Insomma, la democrazia prima di tutto.

Paradosso democratico

Tuttavia, questo caso evidenzia un paradosso fondamentale. Nel maggio 2024, la popolarità del sindaco Bowser era crollata proprio a causa della sua inadeguata gestione della criminalità, segno che la comunità richiedeva con urgenza misure efficaci contro il crimine. La domanda popolare, quella stessa volontà democratica tanto cara ai critici del sindaco, era quindi chiaramente orientata verso una maggiore sicurezza.

Forse, la verità è che qualsiasi provvedimento che non si allinei alle idee liberal-progressiste viene automaticamente etichettato come un attacco alla democrazia, anche quando risponde esattamente a ciò che la popolazione democraticamente richiede.

La dittatura della maggioranza

Questo episodio illumina una questione teorica più profonda e una più generale critica alla democrazia, analizzata dal filosofo politico Hans-Hermann Hoppe nel suo libro “Democrazia: il Dio che ha fallito”. Secondo Hoppe, la democrazia è una sorta di totem, di religione a cui è lecito sacrificare la libertà individuale che, invece, secondo Hoppe deve precedere e prevalere sui meccanismi democratici.

Quando questi ultimi falliscono, possono trasformarsi in una “dittatura della maggioranza” che calpesta i diritti fondamentali degli individui. Hoppe non vuole assolutamente uno stato autocratico o autoritario; al contrario, il suo punto è che la priorità in una società deve essere la libertà individuale. E questa è stuprata dalla criminalità che la limita e la minaccia e, nei casi di omicidio, la cancella.

Quando la democrazia fallisce

Nel caso di Washington DC, i cittadini si trovano intrappolati in una contraddizione: da un lato, ascoltano la retorica democratica dei funzionari locali che rivendicano l’autogoverno come valore supremo; dall’altro, subiscono l’evidente fallimento di questo stesso autogoverno nel garantire quella sicurezza che rappresenta la base fondamentale della libertà individuale.

La libertà di vivere senza la costante minaccia della criminalità è un diritto fondamentale, è un principio esistenziale che precede qualsiasi costruzione politica democratica. L’efficacia dimostrata dall’intervento federale nel ridurre la criminalità rappresenta, in questa prospettiva, un caso in cui il pragmatismo vince sulla procedura, la libertà reale vince sulla democrazia teorica.

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