Esteri

Dai tentacoli alla testa della piovra: l’attacco al regime iraniano

Non è "un altro fronte", ma l'atto finale della guerra iniziata il 7 Ottobre. Atomica troppo vicina, Teheran nella morsa di Trump e Netanyahu: unica via d'uscita è l'offerta negoziale Usa, ancora sul tavolo

Trump Netanyahu (PBS)
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Un’altra operazione militare brillantemente pianificata ed eseguita da Israele l’attacco della notte scorsa al programma nucleare iraniano. Era nell’aria, se ne parlava da settimane, eppure ha colto tutti di sorpresa, in pochi si aspettavano che potesse davvero essere così imminente, dissimulato alla perfezione dalla politica e dai media israeliani, che in questi giorni sembravano occupati nelle vicende interne.

L’attacco

Sappiamo che sono stati uccisi il consigliere politico della Guida Suprema Alì Khamenei, il capo di stato maggiore, il capo dei Pasdaran e molti scienziati che avevano un ruolo chiave nello sviluppo dell’atomica, in una inedita azione combinata tra l’Intelligence impiegata sul terreno, che ha attivato droni già in territorio iraniano, e l’aviazione – 200 caccia, 330 attacchi su 100 obiettivi. Presumibile che le forze israeliane abbiano anche in gran parte neutralizzato la contraerea e l’aviazione iraniana per spianare la strada a questo e ai successivi attacchi.

È certo che sia stata colpita la centrale di Natanz, cuore del programma nucleare, da valutare il livello di danni inflitti, che l’Idf ritiene “significativi”: gli attacchi hanno danneggiato “il complesso sotterraneo del sito contenente una sala di arricchimento a più piani con centrifughe, cabine elettriche e infrastrutture di supporto aggiuntive”, e altre infrastrutture vitali che “consentono la continuità operativa del sito”, ha spiegato l’esercito israeliano.

Tutti intercettati (anche sui cieli della Giordania) i cento e oltre droni lanciati da Teheran verso Israele. Ma l’Idf si aspetta altri attacchi: “dobbiamo prepararci ad un’operazione prolungata poiché l’azione militare è ancora nelle sue fasi iniziali”.

“Difendendo noi stessi, difendiamo anche gli altri. Difendiamo i nostri vicini arabi. Anche loro hanno sofferto a causa della campagna di caos e carneficina dell’Iran”, ha sottolineato il premier israeliano Benjamin Netanyahu nell’annuncio dell’attacco.

Il ruolo degli Stati Uniti

Non c’è stata partecipazione attiva degli Stati Uniti, come precisato sia dal presidente Donald Trump che dal segretario di Stato Marco Rubio: “Israele ci ha comunicato di ritenere che questa azione è necessaria per la propria autodifesa. Il presidente Trump e l’amministrazione hanno adottato tutte le misure necessarie per proteggere le nostre forze e rimanere in stretto contatto con i nostri partner regionali. Voglio essere chiaro: l’Iran non deve prendere di mira gli interessi o il personale statunitense“, ha intimato Rubio.

Due mesi fa il presidente americano aveva indicato al premier israeliano una finestra negoziale con Teheran della durata di 60 giorni. Sessanta giorni per raggiungere un accordo sulla fine del programma nucleare iraniano: “arricchimento zero”, ovvero rinuncia al nucleare. L’attacco israeliano è avvenuto nel 61esimo giorno.

Come ha osservato Maurizio Molinari a Radio Radicale, quello all’opera è “il modello Trump, mettere l’avversario in una situazione di estrema difficoltà per ottenere le concessioni che non vuole fare, il nodo è il trasferimento dell’uranio arricchito in Russia. (…) Trump in maniera brutale usa l’offensiva militare israeliana per spingere l’Iran ad accettare”.

Teheran nella morsa: attacco o accordo

Trump e Netanyahu hanno stretto Teheran in una morsa. La prosecuzione degli attacchi israeliani da una parte, un’unica via d’uscita dall’altra: l’offerta negoziale americana, ancora sul tavolo. La conferma è nel post di Trump via social:

Ho dato all’Iran una possibilità dopo l’altra per raggiungere un accordo. Ho detto loro, con le parole più forti, di “fatelo e basta”, ma per quanto si sforzassero, per quanto ci andassero vicini, non sono riusciti a farlo. Ho detto loro che sarebbe stato molto peggio di qualsiasi cosa sapessero, prevedessero o si fossero sentiti dire, e che gli Stati Uniti producono il migliore e più letale armamento al mondo, di gran lunga, e che Israele ne possiede in abbondanza, e che ne avrà ancora molto altro in arrivo – e che sanno come usarlo. Alcuni estremisti iraniani hanno parlato con coraggio, ma non sapevano cosa stava per accadere. Ora sono tutti morti, e la situazione non potrà che peggiorare! C’è già stata grande morte e distruzione, ma c’è ancora tempo per porre fine a questo massacro, con i prossimi attacchi già pianificati che saranno ancora più brutali. L’Iran deve raggiungere un accordo prima che non rimanga nulla… Basta con le morti, basta con le distruzioni. Fatelo e basta, prima che sia troppo tardi!

E in un successivo post ha ricordato di aver dato a Teheran due mesi fa “un ultimatum di 60 giorni per fare un accordo. Lo avrebbero dovuto fare. Oggi è il giorno 61. Ho detto loro cosa fare, ma non ci sono riusciti. Ora hanno, forse, una seconda possibilità”.

Parlando al telefono con un corrispondente della Abc, Trump ha definito “eccellenti” gli attacchi israeliani: “Abbiamo dato loro una possibilità e non l’hanno colta. Sono stati colpiti duramente, molto duramente. E ce ne saranno altri. Molti altri”.

La stessa guerra dal 7 Ottobre

Decisivo comprendere che Israele non ha aperto “un altro fronte”, come purtroppo ha detto il nostro ministro della difesa Guido Crosetto (“non avevamo bisogno di altri fronti in questo periodo”). Israele è in guerra con l’Iran e i suoi proxies nella regione (Hamas, Hezbollah, Houthi, milizie in Iraq e Siria) e lo è dal 7 ottobre 2023.

Vi ricordate, un anno e mezzo fa, quando Israele ha avviato la sua operazione nella Striscia di Gaza, analisti e commentatori che rimproveravano al governo Netanyahu di non avere una strategia? Ora la strategia dovrebbe essere chiara. E anzi avrebbe dovuto esserlo dalla decapitazione di Hezbollah. Nonostante l’amministrazione Biden non riuscisse nemmeno a balbettare la parola “Iran”, era chiaro fin dall’inizio, e lo avete letto su Atlantico Quotidiano, che dietro il 7 Ottobre ci fosse il regime iraniano.

Debellare la minaccia iraniana è stato l’obiettivo di guerra israeliano fin dall’inizio, sebbene con l’accortezza di non aprire troppi fronti contemporaneamente. Quindi il governo Netanyahu ha agito per neutralizzare uno ad uno i proxy iraniani nella regione. Prima, ovviamente, Hamas, poi Hezbollah, quindi le milizie filo-iraniane in Siria. Non è un caso che oggi il governo libanese abbia la forza di intimare a Hezbollah di non prendere parte alla reazione iraniana, avvertendo che “il tempo in cui l’organizzazione aggirava lo Stato decidendo di entrare in guerra è finito”.

Dopo aver praticamente azzerato le capacità militari e le minacce di rappresaglie dirette contro il suo territorio da nord e da sud, ora è il momento della resa dei conti con Teheran: dai tentacoli alla testa della piovra.

Scaduti invano i 60 giorni dell’estremo tentativo di Trump di risolvere la questione nucleare pacificamente, e appurato dall’Aiea, l’Agenzia atomica internazionale, che Teheran è ormai ad un passo dall’atomica (“è ormai in possesso di uranio arricchito al 60 per cento in quantità sufficiente per costruire ben nove testate nucleari“), il governo Netanyahu è passato all’azione. Non poteva rischiare di aspettare oltre.

Europa spiazzata

Chi è rimasto più spiazzato di tutti dall’attacco israeliano è, ovviamente, l’Europa. Come ha osservato Walter Russell Mead, “l’incapacità quasi universale dell’Europa di comprendere, e ancor più di agire, sulla vitale importanza di Israele per la sicurezza europea dimostra quanta strada debba ancora percorrere la saggezza convenzionale europea prima che l’Ue raggiunga una coerenza strategica”.

Lo sapevi che...

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