Una delle tattiche più adottate da media e istituzioni per demonizzare Israele e al tempo stesso tutelarsi da accuse di antisemitismo, è quella di riconoscere come unici interlocutori “legittimi” quegli ebrei che attaccano Israele e il sionismo, pochi in termini percentuali (secondo un sondaggio del Manhattan Institute, nell’ottobre 2024 l’86 per cento degli ebrei americani si considerava un sostenitore d’Israele, e solo il 5 per cento dichiarava di non esserlo) ma sovrarappresentati nei salotti radical chic e nel mondo della cultura.
L’autocensura degli studenti ebrei
Un esempio di questo scollamento tra le voci che vengono interpellate dai media e il resto degli ebrei (quello che in altri contesti potremmo definire il “paese reale”) si può vedere nel caso degli studenti che frequentano i più importanti atenei americani.
Dopo il 7 ottobre 2023, nelle università della Ivy League si è verificato un fenomeno paradossale: se fino ad allora i tentativi di censura da parte delle sinistre studentesche prendevano di mira principalmente studenti e docenti conservatori, in seguito ai massacri compiuti da Hamas e al successivo scoppio della guerra a Gaza hanno dirottato la loro attenzione contro gli studenti ebrei, nonostante questi fossero prevalentemente di sinistra.
Secondo un recente report scritto dal politologo canadese Eric Kaufmann, docente presso l’Università di Buckingham in Inghilterra, la percentuale di studenti ebrei della Ivy League che hanno affermato di autocensurarsi più volte alla settimana in merito alle proprie opinioni andava dal 10 per cento al 13 per cento nel triennio 2021-2023, ma è balzata al 35 per cento nel 2024. Allo stesso tempo, gli studenti conservatori della Ivy League hanno registrato un forte calo nell’autocensura, che nel periodo 2021-2023 oscillava tra il 55 per cento e il 58 per cento, ma era crollata al 31 per cento nel 2024.

Secondo Kaufmann, se si vanno a vedere più da vicino i dati del 2024, si può notare che gli accampamenti pro-Palestina nelle università hanno esercitato un impatto considerevole: prima che iniziassero, il 17 aprile di quell’anno, il 28 per cento degli studenti ebrei della Ivy League si autocensurava, mentre dopo l’inizio degli accampamenti la percentuale è salita al 40 per cento.
Fuga dalla sinistra
La principale ragione di questo cambiamento, che vede gli studenti ebrei venire sempre più attaccati mentre i conservatori stanno diventando sempre più liberi di esprimersi, sembra essere che la Cancel Culture portata avanti dagli studenti è passata dal concentrarsi su razza e genere al conflitto tra Israele e Hamas.
Secondo i dati del FIRE (Foundation for Individual Rights and Expression), nel 2020 il 70 per cento dei casi in cui studenti attaccavano altri studenti ruotavano attorno a opinioni su razza o genere. Nel 2024, invece, il 65 per cento dei casi riguardava il conflitto Israele-Palestina, e solo il 25 per cento la razza o il genere.

Uno dei risultati di questo cambiamento è stato quello di allontanare gli studenti ebrei dalla sinistra, e in particolare dall’estrema sinistra: nelle università della Ivy League, la percentuale di studenti ebrei che si identificavano come “molto liberal” è crollata dal 40 per cento prima degli accampamenti al 13 per cento dopo il loro inizio. Nello stesso arco di tempo, la percentuale di quelli che si consideravano “fortemente democratici” è crollata dal 37 per cento al 14 per cento, mentre la percentuale di studenti ebrei repubblicani è salita dal 12 per cento al 18 per cento.

Queste percentuali riflettono una più ampia divergenza di opinione tra gli studenti ebrei e gli studenti non ebrei negli Stati Uniti: nel 2024, alla domanda su chi fosse il principale responsabile tra Israele e Hamas per lo scoppio della violenza in Medio Oriente nel 2023, tra gli studenti ebrei di sinistra il 53 per cento incolpava Hamas e solo il 20 per cento Israele, mentre tra gli ebrei di destra la percentuale di coloro che incolpavano Hamas saliva all’83 per cento.
Di contro, tra gli studenti liberal non ebrei, solo il 14 per cento incolpava Hamas, mentre tra gli studenti conservatori non ebrei la percentuale era del 38 per cento; tra questi ultimi, la maggior parte incolpava egualmente entrambe le parti o non aveva un’opinione.

I media italiani
Nonostante questo cambiamento radicale, in Italia i media mainstream spesso continuano a dare voce in maniera sproporzionata soprattutto a personaggi come Anna Foa e Moni Ovadia, esponenti di una sinistra sempre più elitaria e autoreferenziale. È come se, per informarsi sulla politica italiana, i media stranieri dessero voce quasi unicamente a figure legate ai partiti che si collocano più a sinistra del Pd.
Questo modus operandi finisce per offrire al pubblico un’immagine distorta dell’opinione pubblica ebraica, dove invece di provare a capire cosa pensino davvero gli ebrei, si cerca unicamente una conferma ai propri preconcetti.
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Protesta contro Israele degli studenti di Harvard


