Esteri

Gli europei fanno a Trump promesse di riarmo che non sanno come mantenere

Gli Usa chiedono il 5% di spesa. La storia di quattro riunioni, tre Nato e una franco-italiana. Dalle quali si desume che l'unica verità che sta in piedi è che il riarmo è incompatibile con la moneta unica

Pete Hegseth (Natonews)

Questa è la storia di quattro riunioni, tre Nato ed una franco-italiana.

Prima riunione: vertice Nato 24-25 giugno

La prima riunione è quella che ancora deve esserci: il vertice Nato del 24-25 giugno, all’Aia. Al quale molti alleati europei desiderano disperatamente Trump partecipi: onde visivamente confermare l’impegno statunitense alla difesa militare del nostro Continente, che gli stessi temono essere in discussione.

Su tale desiderio ha giocato il nuovo ambasciatore statunitense presso la Nato, Matthew Whitaker, per convincerli che Trump avrebbe fatto il viaggio, solo a fronte di un loro impegno a soddisfare le di lui richieste: l’innalzamento della spesa militare di ciascun alleato europeo, al 5 per cento del Pil. Ben al di sopra del 2, accettato dai governi Nato in Galles nel 2014 e da molti mai raggiunto.

Ciò che offrirebbe a Trump una notevole vittoria diplomatica, agli europei la loro vera e propria Canossa.

Seconda riunione: ministri difesa 5 giugno

La seconda riunione è quella dei ministri della difesa Nato, svoltasi giovedì a Bruxelles. Lì, è stato concordato un compromesso: il 5 per cento verrebbe scomposto in un 3,5 per cento di spesa militare in senso stretto, nonché in 1,5 per cento di spesa civile ma legata alla difesa. E tale compromesso è parso abbastanza a Trump per confermare la propria presenza all’Aia.

Ma tali numeri significano nulla, senza adeguata qualificazione. Anzitutto, cosa si intende per spesa civile ma legata alla difesa? Roma propone di includervi la spesa per la lotta all’immigrazione; Madrid la spesa per la prevenzione contro i disastri climatici. Ad entrambe risponde l’ambasciatore Whitaker, che “non è un punto in cui puoi mettere tutto ciò che ti viene in mente”. Infatti, esisterebbe una lista di 500 interventi necessari a facilitare la mobilità delle truppe sul Continente (lista ignota al pubblico dibattito, in quanto classificata top secret).

In secondo luogo, quando tali obiettivi dovrebbero essere raggiunti? Il segretario Nato Mark Rutte dice nel 2032, Roma rinvierebbe al 2035, i Baltici anticiperebbero al 2030.

In terzo luogo, non si tratterebbe di un mero obiettivo finale, bensì verrebbero introdotti step intermedi, a garantire che le promesse siano mantenute. Così Whitaker: un “piano credibile per arrivare al 5 per cento”. Ed ancora: “questo non sarà solo una promessa (pledge), sarà un impegno (commitment)”.

Terza riunione: formato Ramstein 5 giugno

La terza riunione è quella dei ministri della difesa del gruppo di contatto per il coordinamento dell’assistenza militare all’Ucraina, detto formato Ramstein.

Svoltasi sempre giovedì a Bruxelles, ma stavolta in assenza del segretario alla difesa Usa Pete Hegseth. Così Whitaker: “Contiamo sul fatto che l’Europa assuma una posizione di leadership nel fornire all’Ucraina le risorse e il capitale politico necessari per raggiungere una pace duratura”. Laddove, per risorse intendesi fondi, ma anche armi & munizioni.

Il che significherà, per gli alleati europei, un ulteriore peso finanziario, oltre a quello del riarmo proprio suddetto (ed oltre a quello della ricostruzione dell’Ucraina, ad armistizio fatto).

C’è da far esplodere i bilanci pubblici dei nostri Stati? Sì, c’è. Citiamo Le Figaro secondo il quale, a Parigi, “nessuno ha la benché minima idea di come finanziare quello che sarà un più che raddoppio del bilancio militare francese”. Ma citiamo pure l’ottimo ministro Guido Crosetto il quale, giovedì, ha candidamente ammesso di aver raggiunto il 2 per cento, solo in virtù di una riclassificazione contabile, senza nuove spese.

La quarta: Macrone & Meloni 3 giugno

La quarta riunione è quella di Meloni & Macrone, martedì a Roma. Basta scorrerne il comunicato congiunto, per notare un affastellarsi di espressioni diplomatiche di mancato accordo.

Ad esempio, “il sostegno incrollabile e senza esitazioni di Francia e Italia all’Ucraina ancora più necessario per raggiungere una soluzione equa e duratura”, senza il benché minimo riferimento alle ambizioni dei volonterosi: a marcare la persistenza di una distanza siderale.

Oppure, “l’incontro ha offerto l’opportunità di affrontare” Medio Oriente (aka Israele) e Libia: a marcare, pure qui, la stessa distanza siderale.

Oppure ancora, “l’incontro ha offerto l’opportunità … di coordinare le proprie posizioni in tema di relazioni transatlantiche, nonché sulla sicurezza economica e commerciale”: a marcare che manca piena comprensione reciproca pure in materia di dazi.

Infine, “Francia e Italia sono inoltre determinate a collaborare nella preparazione del prossimo Consiglio europeo e, più in generale, sul prossimo quadro finanziario pluriennale, sulla migrazione, sull’allargamento e sulle riforme”. Il che letteralmente significa che, in tutti e quattro questi temi, non esiste accordo. In particolare, qui ci interessa il tema delle spese per la difesa: il quadro finanziario pluriennale sono i soldi della Ue, quelli a bilancio; ma se manca un accordo sui soldi a bilancio, figurarsi su quelli fuori bilancio.

In altri termini, Parigi e Roma non sanno nemmeno come proporre alla Ue di finanziare quelle spese militari (per il riarmo proprio, per il riarmo dell’Ucraina, per la ricostruzione dell’Ucraina) destinate a far esplodere i loro bilanci pubblici. C’è da stupirsene? No, affatto.

I fondi leuropei non esistono

Non c’è affatto da stupirsene, in quanto è stranoto a chiunque abbia gli occhi, che nel nuovo Bundestag tedesco AfD e Linke dispongono dei voti necessari per bloccare qualunque nuovo fondo leuropeo per la difesa. Ma, a rifiutarlo, sono pure i partiti di governo. Basti scorrere il loro accordo di coalizione:

Si tratta, in particolare, del rafforzamento della capacità europea di sicurezza e di difesa e dell’aumento della competitività dell’UE. In primo luogo, gli Stati membri sono responsabili del finanziamento di questi obiettivi. Nell’interesse di finanze stabili e in conformità con i trattati europei, la Germania non rimane responsabile per le passività di altri Stati membri. I finanziamenti al di fuori del bilancio dell’UE devono rimanere l’eccezione.

Le balle di Bankitalia

Sicché, davvero non si comprende perché tanti osservatori italici teoricamente autorevoli, continuino ad immolarsi sull’altare di fantasmagorici eurobond per la difesa che non ci saranno mai e poi mai.

E passi per l’ex ambasciatore Piero Benassi, che almeno è fuori servizio. Ma non passi affatto per il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, in carica (!):

Nel nuovo contesto internazionale, è emersa la necessità di rafforzare la capacità di difesa europea. Si tratta di un obiettivo che richiede una strategia condivisa tra gli Stati membri, una solida governance comune e investimenti ingenti. La proposta della Commissione si basa su fondi nazionali e prestiti, anziché su spese europee e trasferimenti finanziati con risorse comuni. Questo approccio rischia di accrescere le disuguaglianze tra Paesi e di ridurre l’efficacia della spesa. Occorre invece un programma unitario, sostenuto da debito europeo.

Perché, ci chiediamo, perché un governatore in carica deve declinare simili periodi della impossibilità?! Come può egli affermare possibili simili impossibili?! Tanto valeva descrivesse unicorni, parlasse di un amico suo ittiocentauro, promettesse l’arrivo degli onoceti.

Conclusioni

La verità, l’unica ipotesi di verità che sta in piedi, è che il riarmo è incompatibile con la moneta unica. Lo aveva capito persino Sergio Mattarella.

Perciò, noi che amiamo la Nato, amavamo la Cee e detestiamo la Ue, speriamo fortissimamente che Trump abbia partita vinta e ci imponga un riarmo immenso e rapidissimo. Così da trovarsi molto presto ben riarmati e con in tasca la Lira italiana. Atlantici sempre, leuropeisti mai.

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L'inferno è pieno di buone intenzioni