Esteri

Iraniani e anti-trumpiani d’Europa: le due navi dei pazzi

Ripetono in coro che il pazzo è Trump. Ma i pazzi sono loro, che scambiano i propri sogni per la realtà. I pessimi governi anti-trumpiani d'Europa stanno miseramente fallendo la prova della crisi

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI

La guerra in Iran ci presenta lo spettacolo di un mare in apparente tempesta, dove navigano due navi dei pazzi.

Le due navi dei pazzi

La prima nave dei pazzi ci viene descritta da un allarmato articoletto di Politico. Laddove si afferma che i governi anti-trumpiani d’Europa, già “impopolari” [sic], starebbero miseramente fallendo la prova della crisi economica portata dalla guerra stessa. Assistiti dalla loro amatissima Unione, con inviti al rigore di bilancio e a maggiori investimenti in energia rinnovabile.

Al quale delirio volentieri aggiungiamo una Bce che pensa solo ad alzare i tassi. Nonché, un Giancarlo Giorgetti che pensa solo a dar via Eni. Come pure aggiungiamo la testardaggine, di tutti loro, a non accettare i 28 punti di Trump sull’Ucraina che, fra le altre cose, prevedono il ritorno delle risorse energetiche russe via tubi ucraini controllati dagli Usa.

La seconda nave dei pazzi è quella degli ayatollah, come dipinta dall’ottimo Donaldo quando egli dichiara che l’infrastruttura petrolifera iraniana potrebbe “esplodere da dentro” entro tre giorni, a causa del blocco navale americano.

La nave dei pazzi europea

La coincidenza divertente è che più a lungo navigherà la seconda, più facilmente naufragherà la prima. Con le conseguenze che Politico già prevede: “una reazione populista che potrebbe colpire abbastanza forte, il prossimo anno in Francia, da spingere il RN alla vittoria”.

Dalché, uno logicamente ne dedurrebbe l’interesse dei pessimi governi d’Europa a far di tutto perché l’Iran faccia tosto un Venezuela. Invece, niente. Invece, tutt’al contrario, i governi d’Europa sono, appunto, pessimi: nel senso che fanno di tutto per sostenere gli ayatollah e rompere le balle a Trump (abbiamo visto ieri Crosetto, vediamo oggi Merz). Con ciò segnando il proprio destino.

La nave dei pazzi iraniana

Certo, teoricamente Trump potrebbe impazzire e ritirarsi da una guerra e da un blocco navale già vittoriosi. Forse per tale speranza, dalle due navi dei pazzi sentiamo ripetere in coro che il pazzo è Trump (oppure “barbaro pazzo demente”, oppure “stupido e cretino”). Ma i pazzi sono loro, che scambiano i propri sogni per la realtà.

Certo, teoricamente Trump potrebbe essere assassinato … ci hanno appena riprovato. Ma pare avere più vite di un gatto, grazie a Dio. Certo, teoricamente Teheran potrebbe tener duro sino ad oltre le elezioni di midterm. Ma sei mesi sono più lunghi dei “tre giorni” del nostro amatissimo Donaldo. In base a tali elementari osservazioni, non occorre più domandarsi come l’intera faccenda andrà a finire, bensì solo quando andrà a finire.

Il primo scoglio

La prima scadenza sono i “tre giorni” … magari qualcuno in più: inizialmente, Reuters stimava fine giugno, oggi le stime variano fra metà maggio e fine giugno. Qualunque sia la stima corretta, ad un certo punto i serbatoi iraniani saranno repleti ed i pozzi dovranno cominciare a chiudere. Con conseguenti danni ai giacimenti e permanente riduzione della capacità produttiva futura (irrecuperabile senza tecnologia occidentale, inaccessibile a Teheran).

Certo, gli ayatollah sono tutti intenti a rinviare quel giorno (riattivando vecchie petroliere come serbatoi galleggianti, caricando barili su navi-ombra inviate alla disperata incontro al blocco navale, spremendo la limitata capacità di raffinazione domestica,…) … ma, l’esito finale è matematicamente inevitabile.

Né sarebbe possibile sfuggire buttando il greggio direttamente in mare: richiederebbe pompe enormi e tubature resistenti e dimensionate; inoltre, il greggio va pompato sotto pressione, pena flussi irregolari e rischi di intasamento (come dice Trump); infine, i pozzi producono un miscuglio di greggio, gas, acqua e impurità … che debbono venir separati, pena incendi ed esplosioni. Mentre navi usate indirettamente alla bisogna, verrebbero affondate.

Purtuttavia, appare prudente ipotizzare che il regime iraniano accetti di cozzare contro tale primo scoglio, come fa il bambino che buca il pallone.

Il secondo scoglio

La seconda scadenza è il definitivo precipitare della situazione economica e finanziaria iraniana. La quale non può che peggiorare, perlomeno sotto tre aspetti.

(1) Enormi ammanchi di cassa (forse anche $500 milioni al giorno, ma chissà). Con conseguenti difficoltà a pagare i propri tagliagole, i quali non sono usi accettare la svalutatissima ed inflazionatissima moneta nazionale.

(2) Le entrate energetiche rappresentavano oltre l’80 per cento delle entrate in valuta estera; di una economia poco diversificata, che importa dal cibo, alle medicine, alle armi, ai pezzi di ricambio. Con conseguenti difficoltà a pagare l’import da cinesi e russi, i quali non accettano moneta nazionale più volentieri di quanto la accettino i tagliagole prezzolati.

(3) Le entrate energetiche rappresentavano sino all’80 per cento delle entrate totali dello Stato; in una economia nella quale la domanda pubblica rappresenta una componente assai importante della domanda aggregata.

Né alcuna di tali dimensioni può fare a meno di continuare a peggiorare, finché durerà il blocco statunitense. Sino ad un collasso economico-finanziario, stimabile entro 2-3 mesi dallo scadere dei “tre giorni” di Donaldo: in un qualche tempo, fra agosto ed ottobre 2026.

Il terzo scoglio

La terza scadenza è eventuale: una eventuale ripresa dei combattimenti, da parte degli ayatollah, i quali immaginiamo non accettino di collassare senza aver prima lanciato gli ultimi fuochi d’artificio: quantomeno in forma di ciò che resta dei loro missili e droni, indirizzandoli verso i restanti paesi del Golfo ed Israele.

Ancor più eventualmente da parte di un Trump, il quale decida di affrettare un poco l’affare: distruggendo lui in una notte quelle stesse infrastrutture energetiche che già stanno distruggendosi lentamente da sole. Ciò che comunque egli farebbe se, a sparare gli ultimi fuochi, avranno cominciato gli iraniani.

È al più tardi dopo che gli ayatollah avranno cozzato contro tutti e tre tali scogli, che il regime capitolerà e farà un Venezuela. Ma potrebbe accadere pure prima.

Conclusioni

Nel frattempo che la nave dei pazzi iraniana proseguirà nel cozzare scoglio dopo scoglio, la nave dei pazzi europea continuerà a seguirla ed incitarla. I pessimi governi anti-trumpiani d’Europa continueranno a perdere popolarità e a non cavarci un ragno dal buco.

In ciò riproducendo la stessa successione iraniana (una crisi economica, seguita da una crisi politica), ancorché in tono minore. Ma pure minore è la soglia del dolore delle popolazioni suddite.

Sicché non è ardito pensare che, alla fine di questa storia, a capitolare non sarà solo il regime iraniano. Per un nuovo 8 settembre, questa volta continentale.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni