Esteri

Lo stile da saloon di Trump non sta pagando

La strategia trumpiana non pare cogliere i risultati sperati: Putin e Xi serrano i ranghi mentre i dazi scavano un solco tra le due sponde dell'Atlantico

Trump Usa Ue Immagine generata da AI tramite LeonardoAI
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Crescono dubbi e perplessità (e pure la rabbia) circa la strategia di politica estera e commerciale di Donald Trump. Anche tra coloro che avevano visto con favore la sua elezione spuntano critiche a volte molto puntute e, nel caso dei filo-occidentali e degli atlantisti, anche il timore che gli atteggiamenti del presidente Usa possano causare solchi difficilmente colmabili in futuro tra le due sponde dell’Atlantico.

Putin e Xi serrano i ranghi

Noto innanzitutto che il proposito di riavvicinare la Russia per allontanarla dalla Cina non è riuscito. Il tycoon newyorkese s’aspettava che Putin avrebbe accettato le sue proposte in cambio del rinnovato interesse per la Russia. Senza capire, però, che lo zar moscovita non è per nulla disposto a rinunciare alle conquiste territoriali in Ucraina che, al contrario, vorrebbe addirittura incrementare. In questo senso le proposte americane non sembrano interessare più di tanto ai russi.

Al contempo, i dazi imposti all’Unione europea, conditi da una buona dose di insulti e di espressioni volgari, lasciano gli Stati Uniti da soli a fronteggiare il pericolo delle due grandi autocrazie dei nostri tempi. Putin e Xi Jinping, infatti, stanno serrando i ranghi confermando un’alleanza che sembrava in crisi.

Il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha incontrato Putin esaltando l’alleanza tra i due Paesi. Dal canto suo il leader russo ha invitato a Mosca Xi Jinping il prossimo 9 ottobre ad assistere alle celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della vittoria sovietica nel secondo conflitto mondiale, premurandosi di notare che il presidente cinese sarà l’ospite principale.

Mosca e Pechino, in altri termini, sono ancora impegnate a disegnare un nuovo ordine mondiale che veda l’aumento della loro influenza e il declino di quella Usa. Entrambe puntano pure, con il supporto dei Brics, a togliere al dollaro la sua funzione di valuta di riferimento internazionale per sostituirla con una nuova (anche se ci vorrà del tempo per portare a termine una simile operazione).

Europei verso Pechino

Non sembra, quindi, che lo stile da saloon del presidente Usa abbia conseguito successi. Al contrario. Gli alleati europei in sofferenza per i dazi cercano una via d’uscita, in alcuni casi tentando il riavvicinamento con Mosca e Pechino per creare nuovi sbocchi alle loro esportazioni, e in Italia c’è già chi si lamenta per l’abbandono della “Via della seta”. E non parlo solo del M5S che a suo tempo promosse l’iniziativa.

La strategia trumpiana, insomma, non pare cogliere i risultati sperati. Sono davvero così inutili gli alleati europei di lungo corso, ed è giusto trattarli così? E cosa accadrebbe se Putin e Xi, invece di allontanarsi, stringessero ancor più i loro rapporti già solidi?

L’America di Trump, per ora, fa orecchi da mercante e non pare incline a ripensamenti sorta, pur notando che Elon Musk ormai si sta smarcando e auspica l’azzeramento dei dazi verso l’Ue e altre nazioni alleate. L’allontanamento volontario di Musk è grave, poiché era percepito come uno dei principali punti di forza della nuova amministrazione.

Gli europei, dal canto loro, sono preoccupati e in posizione d’attesa. Ma senza escludere, come si diceva dianzi, un riavvicinamento alle due grandi potenze autoritarie. Donald Trump è convinto di poter fare da solo, scordando che l’isolazionismo non ha mai giovato agli interessi americani.

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