Politica

Anche nel Giorno della Memoria i Pro Pal lasciano il loro segno

Scuole ostaggio dei collettivi studenteschi propal, a Roma la presidente dell'Ucei scortata dalla Digos. Coloro che attaccano Israele i primi a restare in silenzio sulla repressione in Iran

pisa università pro Pal
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Quando, in occasione del Giorno della Memoria, si è recata al Liceo Righi di Roma per un incontro, la presidente dell’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane) Noemi Di Segni ha dovuto essere scortata dalla Digos. Una mossa che ha suscitato delle polemiche tra alcuni studenti.

Scuole ostaggio

Nel periodo successivo al 7 Ottobre, è capitato più volte che le scuole diventassero ostaggio delle frange più estreme dei collettivi studenteschi. Se subito dopo gli attacchi di Hamas alcuni studenti milanesi del Liceo Manzoni e dell’Educandato Statale Setti Carraro hanno gioito pubblicamente per i massacri, all’inizio del 2025 un insegnante del Liceo Leonardo Da Vinci di Milano, Andrea Atzeni, ha subito un provvedimento disciplinare per aver contestato il modo in cui i collettivi strumentalizzavano il Giorno della Memoria per fare propaganda contro Israele.

Sebbene ci sia chi ha accusato di “censura” la Digos per il solo fatto di aver scortato la Di Segni in un ambiente potenzialmente ostile, spesso i propal sono i primi a censurare le voci giudicate troppo vicine allo Stato ebraico. Lo dimostra ciò che è successo nel maggio 2025 al Liceo Manara di Roma, dove è stato rinviato un incontro con l’Associazione “Pace in Medio Oriente” intitolato Antisemitismo, Sionismo, Situazione in Medio Oriente e prospettive di pace, poiché il collettivo studentesco si era opposto. In compenso, la relatrice speciale Onu Francesca Albanese è potuta andare in alcune scuole a tenere quelli che di fatto erano dei comizi senza nessun contraddittorio.

La narrazione filopalestinese è egemone anche nei libri scolastici, come dimostra il recente caso di un libro di storia co-curato da Alessandro Barbero, dove si dice che gli attacchi del 7 ottobre 2023 erano “contro insediamenti di coloni israeliani”. In realtà hanno colpito dei kibbutz in territorio israeliano, che non c’entrano niente con gli insediamenti in Cisgiordania.

La situazione non migliora se si guarda quello che succede in altri Paesi europei: nel Regno Unito, prima dei massacri del 7 ottobre 2023 erano circa 2.000 le scuole secondarie che avevano celebrato il Giorno della Memoria. Nel 2025, il numero era sceso a 854.

Rimozione

Quello che succede nelle scuole è solo la punta dell’iceberg. Nell’ultimo Giorno della Memoria, c’è stata una forte tendenza non solo a strumentalizzare i fatti di Gaza (come hanno fatto ad esempio Giuseppe Conte e i sindaci di Livorno e Cesena), tanto da spingere la Comunità ebraica di Napoli a disertare le iniziative organizzate dal comune, ma anche a cancellare la memoria ebraica.

Lo dimostra una recente polemica che ha coinvolto la BBC. Nell’annunciare il Giorno della Memoria in un servizio di sette minuti, l’emittente pubblica britannica ha parlato di “sei milioni di persone uccise dal regime nazista oltre 80 anni fa”, ma senza mai menzionare né gli ebrei né l’antisemitismo. Quando il fatto è stato reso pubblico, la BBC si è scusata pubblicamente.

Questa non è la prima volta che la BBC rimane coinvolta in questo genere di scandali: in una puntata speciale di Natale del programma The Repair Shop, trasmesso sul canale BBC One, si è parlato della storia di un bambino ebreo che fuggiva dai nazisti sul Kindertransport. Tuttavia, nonostante il contesto, il programma non ha mai fatto riferimento agli ebrei nemmeno una volta, suscitando forti proteste da parte della comunità ebraica britannica.

Clima infame

Il clima che ha costretto la Di Segni ad entrare al Liceo Righi scortata dalle autorità non riguarda solo l’Italia. Recentemente, è emerso che dopo l’attentato terroristico antisemita avvenuto a Bondi Beach, in Australia, un ospedale di Sydney ha cambiato nome e religione di una delle vittime ricoverate, Rosalia Shikhverg, chiamandola “Karen Jones” al fine di proteggerla, in quanto temevano che il loro stesso personale medico potesse aggredirla.

Questo timore è in parte confermato da un fatto avvenuto in precedenza in un altro ospedale di Sydney, nel febbraio 2025: in quell’occasione, due infermieri del Bankstown Hospital, Ahmad Rashad Nadir e Sarah Abu Lebdeh, dissero apertamente durante un collegamento sui social con un influencer israeliano che avrebbero voluto uccidere i pazienti ebrei.

In Italia, l’odio antiebraico è diventato un fenomeno di massa: secondo un sondaggio realizzato dall’istituto Eumetra, il 14 per cento degli italiani è convinto che “bisognerebbe espellere tutti gli ebrei dall’Italia”. Il 27% sostiene che “gli ebrei in Italia esagerano a ricordare le stragi naziste”, e più del 49 per cento pensa che “gli ebrei hanno fatto ai palestinesi quello che hanno fatto loro i nazisti”.

Silenzio sulla repressione in Iran

Pur presentandosi vittime della censura, i propal hanno cercato di occupare tutti gli spazi possibili, spesso togliendolo a chi non si allinea totalmente ai loro dettami. E nonostante attirino molta più attenzione in Occidente rispetto agli iraniani che si ribellano contro il regime teocratico di Khamenei, in alcuni casi hanno cercato di negare a questi ultimi anche quella poca attenzione.

Lo si è visto di recente a Göteborg, in Svezia, dove circolano video di manifestanti iraniani anti-regime che sono stati aggrediti dai propal. Mentre molti altri attivisti pro-Palestina, a cominciare da diverse celebrità di Hollywood e da Greta Thunberg, sono rimaste in silenzio di fronte alle rivolte contro il regime iraniano e al massacro che quest’ultimo ha compiuto della sua stessa gente.

Anche nelle classi politiche europee, coloro che attaccano Israele spesso sono i primi a restare in silenzio sull’Iran, se non addirittura a prendere posizione contro gli iraniani che si battono contro il teocrazia islamica.

Se in Italia il Movimento Cinque Stelle è stato l’unico partito in Parlamento a non firmare la risoluzione per condannare la repressione delle proteste in Iran, in Spagna sono stati i partiti di estrema sinistra Podemos e Sumar ad impedire con delle scuse l’approvazione di una dichiarazione a sostegno degli iraniani, proposta dal Partito Popolare di centrodestra.

Il veto dell’estrema sinistra spagnola ha senso se si pensa che l’ex-leader di Podemos, Pablo Iglesias, in passato è stato accusato di ricevere finanziamenti dal Venezuela e dall’Iran, anche perché è stato un collaboratore ricorrente di Hispan TV, emittente iraniana in lingua spagnola.

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