La guerriglia urbana scatenata ieri a Torino dai militanti del centro sociale Askatasuna e dai loro amici era purtroppo annunciata, deliberata e organizzata, e mette fuori dal perimetro delle forze democratiche tutti quei rappresentanti delle istituzioni che nei giorni scorsi si sono schierati dalla parte degli antagonisti e avevano criticato il governo per uno sgombero stra-legittimo, alcuni di loro spingendosi fino al punto di partecipare al corteo.
Da settimane si ripetevano slogan minacciosi (“ci riprenderemo Torino”). No, non c’è spazio per i distinguo, “eh ma la maggioranza dei manifestanti era pacifica”, per una piazza violenta, tra l’altro piena di bandiere palestinesi e presenze islamiste.
Antifa e Anti-Ice
D’altra parte, giusto il giorno prima alcuni parlamentari di questa sinistra avevano impedito ad alcuni esponenti di estrema destra di tenere una conferenza stampa alla Camera per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare. Sì, avete capito bene: i “fascisti” utilizzano uno degli strumenti previsti dalla nostra Costituzione e gli antifascisti impediscono loro di presentarla pubblicamente occupando una sala di Palazzo Montecitorio, la sede del Parlamento.
Ancora ieri sera, c’era sui social un senatore del Pd che condannava le violenze in corso rammaricandosi però che non è così che si difendono “spazi di libertà”. Spazi di libertà? Diremmo piuttosto culle di terroristi. Da sempre quello “spazio di libertà” a Torino è quella roba che abbiamo visto ieri sera.
Scene che ricordano quelle viste proprio nelle stesse ore a Los Angeles, o a Minneapolis, dove da mesi i gruppi di estrema sinistra anti-ICE prendono d’assalto edifici federali e hotel, e affrontano gli agenti nelle strade. La loro motivazione di fondo è la stessa. Anche in Italia, come negli Stati Uniti, c’è una sinistra che reagisce violentemente quando il governo cerca di far rispettare la legge. La differenza sta nella diversa concezione della legittima difesa e dell’uso delle armi da parte degli agenti.
Legittima difesa
Purtroppo non sorprende nemmeno la scena del brutale pestaggio di un poliziotto, finito a terra e riempito di calci e pugni, colpito con diversi oggetti, tra cui un martello, come si vede nel video rilanciato sui social dal ministro della difesa Guido Crosetto.
Ecco, a quanto pare da episodi anche recenti di cronaca, i nostri agenti non possono usare le armi in dotazione nemmeno per difendere se stessi in situazioni di oggettivo pericolo di vita. Se anziché sulla gamba e sulla schiena quel poliziotto avesse preso una martellata in testa, non sarebbe mai più tornato a casa dalla sua famiglia, quindi dal nostro punto di vista esistevano i presupposti per l’esercizio della legittima difesa con tutte le armi in suo possesso.
Nemici dello Stato
Pronte le dichiarazioni dei vicepremier e del ministro Piantedosi, eccellente quella di Giorgia Meloni, perché non si è limitata a esprimere una condanna generica e una solidarietà rituale alle forze dell’ordine, ma (1) ha specificato che “non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato“. Non si tratta di manifestazioni di dissenso, né di proteste, “devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni”.
Basta “lassismo” dei magistrati
E (2) la premier ha finalmente chiamato alle proprie responsabilità, in modo severo ma ineccepibile, la magistratura:
Il governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende.
Non avrebbe potuto dirlo meglio. I magistrati dovrebbero trascorrere meno tempo a contestare le leggi e le riforme approvate dal Parlamento e più tempo ad applicarle. Il loro ruolo non è quello degli agitatori politici e dei sabotatori dall’interno dell’unico organo espressione della volontà popolare. Dovrebbero ricordarsi che non sono un potere, tanto meno un “contropotere”, ma un ordine, una funzione dello stato.
La solidarietà indiretta di Mattarella
Nella nota di rito uscita dal Quirinale, si fa sapere che il presidente Sergio Mattarella ha chiesto al ministro Piantedosi di “trasmettere” la sua solidarietà agli agenti feriti. Ecco, se ci è permesso, Mattarella dovrebbe esprimerla direttamente e personalmente all’agente la sua solidarietà, magari facendogli visita. Esprimerla “per tramite” del ministro Piantedosi sottolinea la sua distanza, non la sua vicinanza.
E dovrebbe esprimerla sempre, premiando gli agenti che si distinguono per il loro coraggio, anche quando uccidono i malviventi, non solo quando vengono feriti.
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