Il referendum sulla giustizia, il rapporto tra il sistema giudiziario italiano e quello europeo, la lotta alla criminalità organizzata, ma anche difesa comune e accordi commerciali internazionali. Sono alcuni dei temi affrontati con l’eurodeputato di Forza Italia Salvatore De Meo, membro del Parlamento europeo e componente del gruppo del Partito Popolare Europeo, da anni impegnato sui temi delle istituzioni europee, della sicurezza e della cooperazione tra gli Stati membri.
Perché votare sì
Secondo De Meo, l’eventuale approvazione del referendum sulla giustizia inciderebbe innanzitutto su un principio fondamentale: quello del processo equo. L’obiettivo della riforma, spiega, è rafforzare il diritto dei cittadini ad avere un giudice realmente terzo, attraverso la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti.
In questo modo si eviterebbe che chi accusa e chi giudica appartengano allo stesso organo di autogoverno. Negli ultimi anni, osserva, il funzionamento del sistema è stato messo in discussione anche da vicende come il cosiddetto caso Palamara, che ha riacceso il dibattito sul peso delle correnti interne alla magistratura.
Secondo un’analisi della Commissione europea, infatti, in Italia la percezione di indipendenza della magistratura tra i cittadini è più bassa rispetto alla media europea. La riforma, nelle intenzioni dei promotori, interviene anche su questo punto introducendo il sorteggio dei membri del CSM, pur mantenendo la maggioranza dei magistrati togati. Un sistema con ruoli più definiti e con maggiore chiarezza sul piano delle responsabilità disciplinari, sostiene De Meo, può contribuire a migliorare la qualità delle decisioni e a rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia.
Il confronto con l’Europa
Nel confronto con gli altri ordinamenti europei, l’eurodeputato ritiene che il referendum contribuirebbe ad avvicinare il modello italiano a quello prevalente in molti Paesi dell’Unione. In numerosi sistemi europei, infatti, la distinzione tra chi accusa e chi giudica è più netta: giudici e pubblici ministeri seguono carriere separate e sono governati da organi diversi.
È il caso, ad esempio, di Germania, Spagna e Portogallo, mentre nei Paesi del Nord Europa la distinzione è altrettanto chiara sul piano istituzionale. In diversi ordinamenti i pubblici ministeri dipendono persino dal potere esecutivo, quindi dal Ministero della giustizia, come avviene in Paesi quali Austria o Germania.
L’Italia, sottolinea De Meo, mantiene invece un modello più prudente, perché la riforma non metterebbe in discussione l’indipendenza dei pubblici ministeri. Anche sul piano dell’autogoverno della magistratura, la struttura resterebbe coerente con gli standard del Consiglio d’Europa, secondo cui negli organi di autogoverno la componente dei magistrati deve essere maggioritaria.
Con i due nuovi CSM, aggiunge, i magistrati resterebbero circa due terzi dei membri, mentre il sorteggio contribuirebbe a ridurre il peso delle correnti e a rendere il sistema più equilibrato.
Sicurezza e criminalità organizzata
Il tema della sicurezza e della criminalità organizzata rimane centrale nel dibattito europeo. De Meo ricorda come strumenti come l’articolo 41-bis siano nati in un contesto storico preciso, quello della risposta dello Stato italiano alle stragi mafiose degli anni Novanta.
Fu un’intuizione del magistrato Giovanni Falcone, che comprese come fosse necessario interrompere ogni collegamento tra i vertici delle organizzazioni mafiose e l’esterno per impedire loro di continuare a dirigere le attività criminali dal carcere.
Oggi però la criminalità organizzata opera sempre più come una rete transnazionale. Traffici di droga, riciclaggio e investimenti illegali attraversano i confini europei e coinvolgono gruppi criminali di diversi Paesi. Per questo, secondo De Meo, l’Unione europea dovrebbe rafforzare gli strumenti comuni di contrasto.
Non significa necessariamente replicare il 41-bis in tutti gli ordinamenti nazionali, perché i sistemi penitenziari restano competenza degli Stati, ma certamente condividere le migliori pratiche e rafforzare la cooperazione giudiziaria. In questo campo, sottolinea, l’Italia è spesso considerata un punto di riferimento, in particolare per strumenti come le confische patrimoniali e la capacità investigativa sviluppata negli anni di lotta alle mafie.
La difesa comune
Sul piano della sicurezza internazionale, De Meo invita a non interpretare la minore attenzione mediatica sulla guerra in Ucraina come una diminuzione della minaccia. Il conflitto, spiega, continua anche attraverso forme di guerra ibrida e tentativi di destabilizzazione dell’architettura di sicurezza europea. Per questo il rafforzamento della difesa comune è considerato sempre più un pilastro dell’autonomia strategica dell’Unione europea.
Ciò comporta inevitabilmente un aumento della spesa militare per gli Stati membri, ma secondo l’eurodeputato la vera sfida non è soltanto quantitativa. Piuttosto, si tratta di migliorare l’efficienza degli investimenti, superando la frammentazione tra i diversi sistemi militari nazionali.
Appalti congiunti, programmi di ricerca condivisi e maggiore interoperabilità tra le forze armate europee potrebbero, da un lato, rafforzare la sicurezza del continente e, dall’altro, sostenere l’innovazione tecnologica e industriale. Per l’Italia, aggiunge, questo significherebbe anche valorizzare le eccellenze industriali presenti nei settori della difesa, dell’aerospazio e delle tecnologie avanzate.
Dossier Afghanistan
La conversazione si sposta poi sulla situazione in Afghanistan. I rapporti delle Nazioni Unite descrivono un quadro estremamente preoccupante, soprattutto per quanto riguarda i diritti delle donne. Le nuove norme introdotte dal regime talebano stanno progressivamente restringendo libertà fondamentali e istituzionalizzando forme di discriminazione incompatibili con gli standard internazionali.
L’Europa, secondo De Meo, non può ignorare questa realtà e deve continuare a denunciarla con chiarezza. Allo stesso tempo, però, occorre tenere conto della complessità geopolitica della regione. L’Afghanistan è oggi un Paese fortemente isolato, ma alcune potenze – tra cui Russia, Cina e Iran – mantengono relazioni e canali di interlocuzione con il regime talebano.
Un isolamento totale, osserva l’eurodeputato, rischierebbe di spingere ulteriormente Kabul nell’orbita di attori con interessi strategici molto diversi da quelli occidentali. Per questo l’Unione europea dovrebbe mantenere una linea di fermezza sui diritti umani, sostenendo le iniziative delle Nazioni Unite per documentare e perseguire le violazioni, ma al tempo stesso evitare una chiusura totale che potrebbe aggravare la crisi umanitaria e la stabilità regionale.
L’accordo con il Mercosur
Infine, l’eurodeputato affronta il tema dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur. Secondo De Meo, l’intesa non rappresenta soltanto un accordo economico, ma anche uno strumento di geopolitica commerciale in un contesto internazionale sempre più competitivo.
Per un Paese esportatore come l’Italia, orientato alla qualità e al valore aggiunto, la riduzione dei dazi potrebbe aprire opportunità significative per settori come macchinari industriali, automotive, farmaceutica, moda, design e agroalimentare di qualità.
Allo stesso tempo, riconosce che esistono preoccupazioni concrete, soprattutto nel settore agricolo. L’ingresso sul mercato europeo di prodotti come carne bovina, pollame, zucchero ed etanolo a costi più bassi potrebbe esercitare pressioni sui prezzi e sulla redditività degli allevamenti europei. Per questo, sottolinea, è necessario prevedere clausole di salvaguardia efficaci, controlli rigorosi e il pieno rispetto degli standard europei in materia ambientale, sanitaria e sociale.
Un altro punto cruciale riguarda la tutela delle indicazioni geografiche, fondamentali per proteggere i prodotti simbolo del made in Italy da imitazioni e concorrenza sleale. In questa prospettiva, conclude De Meo, la sfida non è fermare la globalizzazione, ma governarla con regole chiare, capaci di conciliare apertura commerciale, tutela delle filiere agricole e sicurezza per i consumatori.
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