Quanto accaduto all’Università di Pisa, dove un gruppo di Propal – ma sarebbe più corretto definirli Pro-Hamas – ha interrotto una lezione e impedito con la forza ad un professore, Rino Casella, di riprenderla, non è un un fulmine a ciel sereno, un incidente isolato, ma la logica conseguenza di una politicizzazione tollerata e anzi sposata dagli organi di governo dell’ateneo e dal corpo docenti.
Al Politecnico di Torino un episodio ancora più emblematico della collusione tra la causa propal e le autorità accademiche. Il collettivo Cambiare Rotta ha interrotto una lezione del professor Pini Zorea, dell’università israeliana di Braude. Ebbene, come ha riferito la Repubblica, il rettore Stefano Corgnati, anziché cacciare gli studenti aggressori, ha deciso di allontanare il docente israeliano, interrompendo la collaborazione.
Il clima negli atenei Usa
Il clima nelle università più prestigiose degli Stati Uniti è da molto tempo ancora più pesante, tra indottrinamento woke, politiche DEI, forme di censura e controllo del linguaggio, intimidazioni ai danni sia di docenti che di studenti.
La situazione si è manifestata in tutta la sua gravità con le occupazioni dei campus della Ivy League da parte dei Propal, l’esplosione delle manifestazioni di antisemitismo e persino le vere e proprie aggressioni agli studenti ebrei. Fino all’assassinio di Charlie Kirk per mano di uno studente radicalizzato di sinistra, durante un dibattito alla Utah Valley University.
Fondi congelati
Non appena entrata in carica l’amministrazione Trump ha preso subito provvedimenti, congelando i fondi federali alle università che non vogliono o non riescono a contrastare l’antisemitismo e a garantire il rispetto della libertà d’espressione, e il Congresso ha convocato i rettori per interrogarli.
Il congelamento dei fondi miliardari ad Harvard è stato al centro di una battaglia legale, ma governo federale e Congresso si sono mossi, perché in gioco ci sono montagne di soldi pubblici e un interesse pubblico – l’alta istruzione e la formazione delle classi dirigenti del Paese.
Lo squadrismo dei Collettivi
Qui in Italia governo e Parlamento non hanno dimostrato la stessa attenzione, sebbene la situazione nei nostri atenei stia rapidamente degenerando. Anzi, per certi versi è già peggiore. Sappiamo come i collettivi di sinistra siano soliti cercare di impedire dibattiti e presentazioni di libri in cui siano presenti oratori a loro “sgraditi”.
Le incursioni squadriste dei collettivi vengono perlopiù tollerate dalle autorità accademiche che nemmeno si rivolgono alle forze dell’ordine. È capitato anche che fosse la Digos a dissuadere gli organizzatori dal tenere alcuni eventi per “motivi di ordine pubblico”.
E quando invece la polizia interviene per consentire all’evento di avere luogo e difendere i partecipanti dall’assalto dell’orda dei collettivi, come accaduto a Daniele Capezzone all’Università La Sapienza di Roma, la stampa e i politici di sinistra gridano al fascismo. Nella stessa università romana fu impedito persino ad un Papa di parlare.
Ma si tratta di eventi singoli. Nelle università italiane un Charlie Kirk, un attivista conservatore impegnato in veri e propri tour per dibattere apertamente con gli studenti, non sarebbe nemmeno riuscito ad entrare.
Atenei complici
Nei casi dell’Università di Pisa e del Politecnico di Torino c’è un’aggravante: non solo la tolleranza, ma persino la complicità delle autorità accademiche. I senati accademici di diverse università italiane, tra cui le due appena citate, su spinta degli studenti propal e di parte dei docenti, hanno approvato mozioni sulla situazione a Gaza fortemente critiche nei confronti di Israele, quando non addirittura sospeso o messo sotto “attento esame” la loro collaborazione con il mondo accademico israeliano.
Proprio il Senato accademico dell’Università di Pisa, dove è avvenuta l’aggressione al prof. Casella, aveva di recente approvato una mozione in cui si definisce “pulizia etnica” quella in corso a Gaza.
Non può stupire quindi che qualche studente abbia preso sul serio queste mozioni e sia passato alle vie di fatto. Gli organi di governo delle università offrono copertura e legittimità politica alle violenze e agli slogan antisemiti dei Propal.
Stop ai fondi
Il governo Meloni non può più limitarsi a condannare questi episodi e solidarizzare con gli aggrediti, deve provare ad adottare misure concrete. Per esempio, condizionare l’erogazione dei fondi pubblici (soldi di tutti i contribuenti) al contrasto attivo, da parte delle università, di qualsiasi atto di prevaricazione, come quelli di Pisa e Torino, manifestazione di antisemitismo o tentativo di impedire dibattiti autorizzati.
Se le autorità accademiche non prendono provvedimenti nei confronti degli studenti responsabili e rifiutano di rivolgersi alle forze dell’ordine, taglio ai fondi.
E l’autonomia accademica? Dobbiamo chiederci: l’autonomia degli atenei può spingersi fino al punto di tollerare o assecondare una politicizzazione che minaccia il regolare svolgimento delle attività di didattica o di ricerca, ovvero le funzioni che giustificano i finanziamenti, e la libertà d’espressione al proprio interno? No, o perlomeno: non con i soldi pubblici.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi seguire Nicolaporro.it su Google visitando questa pagina e cliccando ‘Segui su Google“


