Esteri

Leopard a Kiev: cosa si nasconde dietro le resistenze di Berlino

Dall’inizio del conflitto i tedeschi si sono sforzati di non rompere del tutto con Mosca, ma le pressioni degli alleati (Usa, Uk e Polonia) gli hanno impedito di defilarsi

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Il 27 febbraio 2022, appena tre giorni dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il cancelliere tedesco Olaf Scholz annunciava un massiccio riarmo della Germania, dal valore di 100 e passa miliardi di euro, volto a fortificare e modernizzare gli strumenti di difesa del Paese.

Se dal punto di vista concettuale l’intenzione di incrementare i fondi per la difesa può apparire una scelta saggia, per quanto assunta con notevole ritardo, è necessario chiedersi quale sia la reale volontà da parte di Berlino.

Ostpolitik a rischio

Sconvolta dalla guerra di Putin, la Germania aveva compreso le ragioni per cui il perseguimento della propria Ostpolitik era da ritenersi a rischio. In primis, a causa della volontà di Mosca di espandere i propri confini ed annettere territori limitrofi – possibilità a cui Berlino non credeva fino alla vigilia dell’attacco all’Ucraina – riportando la guerra nel Continente europeo dopo anni di illusione pacifista.

Inoltre, messe da parte le recenti tendenze isolazioniste, a causa di un imprevisto ritorno massiccio della presenza militare e dell’influenza politica di Washington sul Continente europeo.

Nella visione di Berlino, usufruire della protezione della Nato e, nel mentre, continuare ad espandere relazioni ed accordi commerciali con Mosca e Pechino era quanto di più auspicabile potesse esistere.

Via libera al Nord Stream 2

Non a caso, nei mesi precedenti l’invasione dell’Ucraina, Berlino aveva ottenuto dagli Usa il via libera al completamento del gasdotto Nord Stream 2, che ne avrebbe ulteriormente ampliato la dipendenza dal gas russo e la vicinanza al regime di Vladimir Putin.

Pertanto, la scelta di riarmarsi e di incrementare il proprio peso strategico, nella cornice di una “sovranità europea”, non trasmette la volontà di proteggere se stessa e il Continente dalla minaccia dei regimi autocratici, piuttosto l’intenzione di distanziarsi politicamente e militarmente dagli Stati Uniti.

L’imprevisto: la resistenza di Kiev

Sin dagli albori del conflitto, Berlino si è sforzata di non deteriorare completamente i rapporti con la Russia, pronta anzi a tornare al business as usual non appena le condizioni l’avessero consentito.

L’eroica, inaspettata e coraggiosa lotta di resistenza ucraina per il governo Scholz ha rappresentato uno spiacevole ostacolo, più che un motivo di vanto o il fattore che determinasse un dovere morale e politico a sostenerla.

Infatti, dal 24 febbraio in poi la Germania non ha fatto altro che frenare l’approvazione delle sanzioni alla Russia e recitare scuse o giustificazioni dinanzi alle richieste di alleati e Zelensky di fornire adeguata assistenza militare a Kiev.

Il ruolo della Polonia

Tuttavia, al momento i piani di cinica e pericolosa autonomia militare e geopolitica tedesca sembrano impossibilitati a prendere vita, grazie al ruolo di numerosi Paesi della Nato, in particolare di Washington e Varsavia.

La Polonia ha negli anni assunto un peso sempre maggiore all’interno dell’Alleanza Atlantica, forte del rispetto degli accordi presi sulla percentuale del 2 per cento di spesa militare e della fiducia guadagnata negli apparati e nelle amministrazioni di Washington, di ogni colore politico.

In particolar modo negli ultimi mesi, Varsavia sta con efficacia agendo in sintonia con gli Stati Uniti, intensificando la pressione sul governo tedesco per la consegna di batterie missilistiche Patriot e, soprattutto, di carri armati Leopard 2 all’Ucraina.

Condannata attualmente ad uno stallo sanguinoso sul campo di battaglia, Kiev necessita di un incremento del sostegno militare per poter condurre delle azioni efficaci di controffensiva in primavera, così da liberare i territori occupati dai russi.

Le resistenze di Berlino

I ritardi e le resistenze da parte di Berlino nella fornitura di armamenti a Kiev possono nascondere la cinica speranza di congelare la situazione sul campo, per poter poi denunciare l’impossibilità di una vittoria ucraina e proporre “patti leonini”, come l’esclusione di un ingresso nella Nato e la concessione di territori alla Russia. Uno scenario che favorirebbe la prospettiva di riallacciare i rapporti con Mosca.

Ma il commissariamento de facto attuato da Washington con il supporto degli altri alleati Nato, in particolare Varsavia e Londra, ha impedito a Berlino di defilarsi dall’assistenza a Kiev.

Terremoto politico

Anche in ragione di ciò, la questione della fornitura di carri armati specifici e moderni come i Leopard 2 all’Ucraina ha provocato un terremoto politico a Berlino, con le proteste delle fazioni meno propense alla collaborazione atlantica e le dimissioni del ministro della difesa, la socialdemocratica Christine Lambrecht.

Non resta che auspicare che le pressioni sui “ventri molli” della Nato possano aumentare e favorire una decisa risposta comune all’imperialismo russo e cinese.

Come ha spesso ricordato Daniele Capezzone, Varsavia ricopre, appena dopo Londra, il ruolo di partner più affidabile in Europa per gli Stati Uniti – un esempio da seguire per incrementare il peso geopolitico del nostro Paese.