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“Sovranità in vendita”. Finanziamenti ai partiti e influenze straniere affrontati in modo razionale

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Un saggio esplosivo perché non scandalistico, ma razionale e preoccupato, e animato da sana e rigorosa dignità nazionale.

Un’Italia ancora appetibile economicamente, ma fragile e porosa politicamente. Ergo, al prezzo di pochi spiccioli, potenze straniere possono orientare partiti e – a cascata – boiardi di stato e parastato. Mentre il mondo cambia: la sfida è tra capitalismo liberaldemocratico e capitalismo autoritario (Cina, Russia, Iran): l’Italia scivola (in)consapevolmente nel secondo quadrante… La risposta di Galietti sul rischio di eso-acquisto della nostra politica? Di limpida impronta liberale: non giustizialismo, ma trasparenza. Cittadini ed elettori sappiano chi sostiene chi.

Con PolicySonar, e per altro verso con una costante e acuta attività di commento e analisi, da anni Francesco Galietti si dedica a un doppio compito prezioso: spiegare agli operatori economici stranieri il rischio politico italiano (missione dolorosa e difficile), e spiegare all’establishment italiano il punto di vista sull’Italia degli osservatori internazionali che contano (missione dolorosa e …quasi impossibile).

Lo fa (e qui sta a mio avviso il valore assoluto della sua opera) coniugando visione internazionale e attenzione al dettaglio italiano, respiro liberale autentico e approccio pragmatico, idealità e realismo. Cose più rare di un quadrifoglio.

In questi giorni ha pubblicato per le edizioni “Guerini e Associati” un saggio che dovrebbe essere sul tavolo di qualunque persona politicamente avvertita e minimamente preoccupata del futuro dell’Italia. Il tema è quello scottante del finanziamento straniero ai partiti italiani.

Sovranità in vendita. Il finanziamento dei partiti italiani e l’influenza straniera
di Francesco Galietti
Guerini e Associati
Pag. 120 – Euro 14,50

Il paradosso (a ben vedere) è clamoroso. Ovunque ci si preoccupa della pagliuzza rappresentata dal peso di vere o presunte lobby locali di settore, ma si fa finta di non vedere la trave del rischio di eso-condizionamento da parte di potentissimi stati-nazione.

Galietti è chirurgico nel descrivere la nostra situazione. Per un verso, siamo un paese finanziariamente sotto osservazione, essendo titolari del terzo debito pubblico del mondo; per altro verso, abbiamo ancora asset appetibili (i tre giganti Eni-Enel-Finmeccanica, un tessuto di banche e piccole e piccolissime imprese, un significativo risparmio privato, ecc); abbiamo poi partiti bisognosi di soldi, e tuttora titolari – tramite il governo – di un assoluto potere di nomina nei grandi enti di stato.

Tutto questo in un mondo che è cambiato, e in cui la tradizionale linea di confine novecentesca tra Occidente e Patto di Varsavia è stata sostituita dall’alternativa tra capitalismo liberaldemocratico e capitalismo autoritario (Cina, Russia, Iran, Qatar, ecc).

Attenzione, Galietti non cade in nessuna banale teoria cospirazionista sull’influenza di Putin o di altri attori. Tutte cose che, se applicate a un sistema solido e grande come quello americano, ad esempio, fanno sorridere. Ma – questo sì – il libro si dedica a una riflessione sulla fragilità e la porosità del sistema politico-istituzionale italiano, forse neppure consapevole di quel che accade, tranne ovviamente gli “acquisiti” o gli aspiranti “viceré”.

Il quadro normativo presenta un buco evidente. Nella riforma del finanziamento ai partiti proposta dal Governo Letta non si previde nulla sul tema, qualche anno fa. Persiste oggi solo una desueta norma di epoca fascista (art 246 del codice penale), che punisce la “corruzione del cittadino da parte dello straniero”. Ovvio che si tratti di una previsione sfocata, inappropriata e inapplicabile.

E a questo si aggiunge lo “stigma” sociale che, in Italia, colpisce chi finanzi – lecitamente – una forza politica: per un privato o un’azienda italiana, anche quando la cosa avviene in modo totalmente legittimo e trasparente, il rischio di un danno reputazionale o il sospetto di uno “scambio” è assai elevato.

Ovvio che invece una potenza straniera non democratica non si faccia problemi di questo tipo. E finanziare un partito che potrà dire la sua nelle nomine in Eni-Enel-Finmeccanica, o più ancora in Cassa Depositi e Prestiti, e a cascata in Sace-Simest-Fintecna e così via, può essere un affare favoloso per chi – da fuori – voglia determinare o condizionare le scelte strategiche italiane.

Nel libro troverete anche riferimenti alle “inclinazioni francesi” di alcuni, o alle “attenzioni qatarine” di altri attori politici. Ma Galietti, ammirevolmente, non condanna banalmente, non giudica sommariamente, cerca semmai di capire e ragionare.

E non a caso, con un’ispirazione liberale limpida, non suggerisce affatto soluzioni giustialiste o pan-penaliste, non invoca “le procure”. Ma suggerisce una soluzione einaudiana: conoscere per deliberare. Ci sia una declaratoria dei finanziamenti ricevuti, e ci sia un monitoraggio bancario dei pagamenti esteri.

Insomma: si sappia chi sostiene chi. In modo trasparente: così che il cittadino possa almeno giudicare le scelte, i comportamenti, e anche comprendere meglio perché alcune squadre abbiano scelto di…indossare una certa “maglietta”.