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	<title>Pillole Ricossiane</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
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		<title>Dieci anni fa ci lasciava il grande Sergio Ricossa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 15:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/venti-anni-fa-ci-lasciava-il-grande-sergio-ricossa/">Dieci anni fa ci lasciava il grande Sergio Ricossa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2 marzo del 2016 ci lasciava<strong> il grande Sergio Ricossa. </strong>Professore ordinario di politica economica e finanziaria presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Torino, Ricossa è stato il <strong>maggiore economista liberale, liberista e libertario italiano del dopoguerra.</strong> Accademico dei Lincei, è stato membro della prestigiosa Mont Pélerin Society (di cui fu anche vice Presidente) frequentata da personalità di caratura nazionale ed internazionale del calibro di Luigi Einaudi, Bruno Leoni e premi Nobel come Friedrich August von Hayek.</p>
<p>La sua produzione accademica e scientifica, accanto ad un monumentale Dizionario di Economia (1998), vede contributi che spaziano da<strong> una poderosa critica del modello di Piero Sraffa</strong> con opere come Teoria unificata del valore economico (1981), ad altri lavori come Aspetti attuali della teoria economica neoclassica (1981) fino ad arrivare ad un vero classico contemporaneo cioè a quel La fine dell’economia.</p>
<p>Saggio sulla perfezione (1986 e poi rieditato da Rubbettino-Facco nel 2007) in cui Ricossa definendo con chiarezza le categorie del “perfettismo” e dell’”imperfettismo”, <strong>mostra la sua grande abilità nell’indagare la vastità delle questioni economiche</strong> in ogni loro accezione teorica e pratica.</p>
<p>Oltre alla rigorosa attività scientifica, Ricossa ha svolto una importante e vastissima attività di scrittore ed editorialista,<strong> paladino delle idee libertarie</strong> e polemista attento e sagace nel panorama italiano.</p>
<p>Elzevirista e saggista di rango, editorialista de<strong> La Stampa e de Il Giornal</strong>e, è noto per la grande produzione di saggi anche a carattere divulgativo, opere che questa rubrica cerca di contribuire a mantenere vive affinché il pensiero e la lezione di Sergio Ricossa siano conosciuti ed applicati.</p>
<p>Una caratteristica della grandezza di certi pensatori è la <strong>preveggenza</strong>, con una capacità di analisi che, come certi classici della letteratura, descrive la complessa realtà della vicenda umana con una profondità che il tempo non può scalfire.</p>
<p><strong>Ricossa aveva questo dono</strong>, al quale se ne affianca un altro di stampo più squisitamente letterario. In letteratura sono noti gli incipit scoppiettanti di un altro grande piemontese, <strong>Giuseppe Fenoglio</strong>; nel caso di Ricossa spicca l’originalità e la bellezza di molti titoli delle sue opere divulgative, come ad esempio: Come si manda in rovina un Paese, oppure Manuale di sopravvivenza ad uso degli Italiani onesti, e ancora Maledetti economisti, La fine dell’economia, I pericoli della solidarietà, Dov’è la scienza nell’economia, Straborghese.</p>
<p>Ed infine, alcuni lavori meno conosciuti, scritti circa cinquant’anni orsono e ancora di <strong>una attualità impressionante,</strong> come I fuochisti della vaporiera e lo straordinario Storia della Fatica, dei quali parleremo nelle prossime pillole di questa rubrica.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 4 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/venti-anni-fa-ci-lasciava-il-grande-sergio-ricossa/">Dieci anni fa ci lasciava il grande Sergio Ricossa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>In difesa dell&#8217;individuo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 15:38:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[Javier Milei]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/in-difesa-dellindividuo/">In difesa dell&#8217;individuo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le democrazie sono ciclicamente sotto l’attacco di culture collettiviste che schiacciano le libertà individuali invece di tutelarle, che sfornano norme a dismisura per controllare la vita altrui imponendo princìpi che aggradano all’apparato statale di turno, il quale, utilizzando arbitrariamente il denaro pubblico e l’autorità che gli è conferita, <strong>manipola a suo piacimento informazione, risorse e mercati.</strong></p>
<p>Ne deriva una economia distorta da interventi per lo più guidati da interessi ideologici (ad esempio,<strong> auto solo elettriche, fine delle caldaie a gas e fine delle rispettive filiere produttive e occupazionali, obbligo di confezioni monouso, tappi in plastica che non si staccano,</strong> etc); concorsi truccati per far avanzare chi conviene e non chi merita; bandi mirati in modo che “i bene informati” possano vincerli a discapito degli onesti; informazione distorta sui media di ogni ordine e grado per convincere l’opinione pubblica della bontà di tutto ciò, sempre fatto, ben inteso, a fin di bene!</p>
<p>Eppure la libertà non muore, e come un fiume carsico riaffiora ed avanza sulle gambe di grandi uomini. Nel mese di maggio dell’anno 1891 <strong>Papa Pecci, Leone XIII,</strong> pubblica l’enciclica Rerum Novarum nella quale si legge: “Non è giusto che il cittadino e la famiglia siano assorbiti dallo Stato: è giusto invece che si lasci all’uno e all’altra tanta indipendenza di operare quanta se ne può, salvo il bene comune e gli altrui diritti.[…]Il governo è istituito da natura non a beneficio dei governanti, bensì dei governati [….] Società privata è quella che si forma per concludere affari privati, come quando due o tre si uniscono a scopo di commercio. Ora, sebbene queste private associazioni esistano dentro lo Stato e ne siano come tante parti, tuttavia in generale, e assolutamente parlando, non può lo Stato proibirne la formazione. Poiché il diritto di unirsi in società l’uomo l’ha di natura, e i diritti naturali lo Stato deve tutelarli, non distruggerli; [….] È necessario procedere in ciò con somma cautela per non invadere i diritti dei cittadini, e non fare il male sotto pretesto del bene pubblico”.</p>
<p>Nel mese di maggio dell’anno 1999,<strong> Sergio Ricossa</strong> pubblica un articolo dal titolo “Io, liberale pentito” nel quale si legge: “L’anarco-individualista non è asociale per principio. La contrapposizione individuo-società è stupida. Ogni società è formata da individui, che decidono liberamente di collaborare fra loro con vantaggio di tutti.  La società è al servizio dell’individuo  non viceversa. Dello Stato si può fare a meno (o si può ridurlo al minimo), della società no, salvo che si rinunci agli enormi vantaggi della divisione del lavoro, così bene illustrarti da Adam Smith. Hayek ha completato Smith osservando: &#8216;Siccome ogni individuo sa poco, e in particolare raramente sa chi di noi sa fare meglio, ci affidiamo agli sforzi indipendenti e concorrenti dei molti, per propiziare la nascita di quel che desidereremo quando lo vedremo&#8217;. Dunque,<strong> il libertario ha fiducia nella società libera.</strong> Il socialista non ha fiducia nella società, ritiene che essa vada guidata dal di fuori, da un pianificatore, una <em>esperta</em> autorità, un controllore al di sopra dei controllati. Così si avvia il circolo vizioso: chi controlla i controllori, e i controllori dei controllori. E dal circolo vizioso si esce solamente se si ammette il diritto della società di autogovernarsi. Ciò implica la tolleranza e il rispetto reciproco”. (Sergio Ricossa, Da liberale a libertario, cronaca di una conversione – Leonardo Facco Editore, 1999).</p>
<p>Nel mese di maggio dell’anno 2024, l’economista professor <strong>Javier Milei</strong> (attuale presidente della Repubblica Argentina) tiene un discorso a Los Angeles presso il Milken Institute, nel quale dice: &#8220;Anche se l’Argentina deve essere il caso più paradigmatico nella storia del mondo occidentale del fallimento delle idee collettivistiche, non siamo un’eccezione ma rappresentiamo la regola. Ogni volta che è stato tentato, <strong>il socialismo è stato un fallimento economico</strong>, un fallimento sociale, un fallimento culturale e, inoltre, poiché è una filosofia che va contro la natura umana, i suoi artefici non hanno avuto altro strumento per attuarlo se non l’assassinio di 150 milioni di esseri umani”.</p>
<p>Due mesi prima, in un discorso pronunciato al CPAC aveva concluso dicendo: ”Il messaggio è il seguente: non permettete al socialismo di avanzare, non sostenete la regolamentazione, non sostenete l’idea dei fallimenti di mercato, non permettete l’avanzamento dell’agenda omicida e non lasciatevi trasportare dal canto delle sirene della giustizia sociale!”. (Leonardo Facco: Javier Milei, Libertà …..chiave della prosperità – Leonardo Facco Editore , 2024).</p>
<p>Forse è maggio il mese in cui a volte fioriscono le migliori idee di libertà. Un filo che unisce epoche e culture anche molto diverse, nelle opere di <strong>persone di grande statura intellettuale e morale, unite da princìpi di umanità</strong>: difesa dell’individuo, della vita e della libertà.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 21 gennaio 2026</p>
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		<title>Smascherare i &#8220;perfettisti&#8221; e la loro visione di “paradiso in terra”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2025 14:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1986 <strong>Sergio Ricossa</strong> pubblica un vero classico contemporaneo cioè <em>La fine dell’economia. Saggio sulla perfezione</em> (Sugarco 1986 e poi rieditato da Rubbettino-Facco nel 2007) in cui definendo con chiarezza le categorie del “perfettismo” e dell’”imperfettismo”, mostra la sua grande abilità nell’indagare la vastità delle questioni economiche in ogni loro accezione teorica.</p>
<p>In questo libro arriva ad affrontare le <strong>questioni</strong> <strong>filosofiche</strong> e perfino teologiche che spesso vengono alla luce ragionando su concetti come il valore, gli strumenti e le relazioni che derivano dall’ambito delle attività umane di convivenza e nelle relazioni di scambio. Quest’opera è geniale e segna una pietra miliare per la <strong>cultura economica</strong> e non solo: in essa le categorie della destra e della sinistra vengono superate (i perfettisti stanno sia a sinistra che a destra), e contemporaneamente vengono analizzate e smontate definitivamente le origini storiche, filosofiche e morali delle grandi utopie che hanno preconizzato il “paradiso in terra”. Tutta la teoria di “profeti” che ha costellato il cammino dell’umanità fino ad arrivare a <strong>Marx</strong> e <strong>Keynes</strong> e i loro seguaci, portatori del messaggio che la fine della necessità economica sarebbe la premessa per un mondo perfetto! Volevano un mondo perfetto, e, là dove hanno trionfato le loro idee, lo hanno reso invivibile.</p>
<p>Questa è un’opera destinata ad essere sempre attuale perché l’analisi che in essa viene svolta riguarda anche teorie e ideologie che ancora oggi influenzano, condizionano e condizioneranno le azioni dei governi e gli assetti dei mercati mondiali.</p>
<p>Scriveva Ricossa: “Per intenderci, diremo <strong>perfettismo</strong> ogni dottrina che predichi un regno mondano di perfezione, senza in dominio dell’economico; e <strong>imperfettismo</strong> quel poco di contrastante e di paradossale, che ritenga il perfetto indesiderabile, più che impossibile, e l’economico un aspetto come gli altri della nostra vita, non un ramo della demonologia” [Ibid].<br />
La cosiddetta “tradizione signorile” che da sempre contribuì a disprezzare la materia economica come “bassa e immonda”, si coniuga con le teorie nemiche del mercato e della libera iniziativa economica, alla ricerca di una società utopistica, emancipata dalla “necessità economica” e regolata da menti illuminate che tutto controllano e codificano.</p>
<p>Ancora Ricossa: “Quando ci si abitui a valutare le idee e i pensatori lungo l’asse che contrappone il perfettismo all’imperfettismo, ci si sorprende non tanto di capirli meglio, quanto di capirli diversamente dall’interpretazione ordinaria. Per esempio, restando nel campo degli economisti, <strong>Keynes viene a collocarsi al fianco di Marx</strong>, che pure aveva criticato con asprezza, e a scostarsi di molto da Einaudi, al quale doveva legarlo invece il comune liberalismo. Ciò che risulta è l’esistenza di due liberalismi, uno perfettistico (quello di Keynes) e l’altro impefettistico (quello di Einaudi), con poco o nulla di veramente congiunto, se non talune apparenze”. [Ibid]</p>
<p>Questa nuova interpretazione supera gli schemi precedenti, compreso quello “destra e sinistra”, e consente di inquadrare meglio teorie e discipline non solo economiche: “Analoga è la dicotomia per una grande varietà di altre dottrine, teorie e concetti: scopriremo o riscopriremo due concezioni del mercato, dell’equilibrio e dello sviluppo economico, ma anche due concezioni del tempo, della storia, del futuro. <strong>Al perfettismo e all’imperfettismo corrispondono insomma due concezioni della vita e del mondo</strong>, perfino due teologie; il che ci costringerà a sconfinare ben oltre i limiti dell’economia come scienza”. [Ibid]</p>
<p>Anche oggi i Perfettisti dilagano e spadroneggiano cercando di imporre agli altri la loro visione di “paradiso in terra”, e tutti i grandi mali e i peggiori regimi originano da questo. Si tratta, quindi, di smascherarli e di rinforzare le fila degli Imperfettisti che costituiscono il contrapposto fronte della libertà.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 10 agosto 2025</p>
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		<title>Dazi di Trump, cosa direbbe un liberale (come Ricossa)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2025 17:15:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il dibattito su <strong>dazi</strong> e <strong>protezionismo</strong> torna ciclicamente e puntuale come la cometa di Halley si ripresenta con passaggi regolari nel corso dei mutamenti delle diverse fasi storiche, politiche ed economiche. L’economia ci può dire i pro e i contro a seconda dei casi e delle epoche in cui ci si trova, ma è la politica che ci mette lo zampino del buon senso o della ottusità.</p>
<p>Il commercio internazionale dovrebbe prevedere<strong> reciprocità tra le parti</strong>, chiarezza di regole per l’armonizzazione fiscale e assenza di pratiche sleali. Nella realtà spesso si vedono politiche sbilanciate a favore di un paese (che potrebbe essere più bisognoso di sviluppo oppure semplicemente più “disonesto”), sovrapposizioni fiscali non armonizzate (un bene oggetto di imposizione fiscale nel paese di origine e anche nel paese di destinazione) e <strong>pratiche palesemente sleali</strong> quali il dumping (con sovvenzioni pubbliche che consentano pratiche di prezzi manipolati per le esportazioni). Da tutto ciò derivano provvedimenti protezionistici e dazi di diversa natura. Il dazio a scopo fiscale può assicurare un gettito addizionale al paese importatore, ma in questo caso non deve essere troppo alto da scoraggiare l’importazione. Il dazio a scopo protezionistico è invece introdotto proprio con l’intenzione di <strong>proteggere i prodotti nazionali</strong> e scoraggiare l’importazione dei beni esteri concorrenti.</p>
<p>L’economia ci dice che le restrizioni nel libero scambio portano nel medio/lungo periodo ad un <strong>peggioramento del progresso economico</strong> e delle condizioni del consumatore. Ma la politica spesso vorrebbe condizionare nel breve periodo i rapporti di scambio, senza badare troppo al futuro del povero consumatore. E per giunta, come diceva Claude Frédéric Bastiat  “dove non passano le merci, passano gli eserciti”, ed è forse ancor più vero il reciproco, perché là dove i diversi paesi hanno scambiato le merci, maggiore è stato lo sviluppo vicendevole e minore l’interesse a combattersi.</p>
<p>Ma gli <strong>scambi</strong> richiedono chiarezza e neutralità, mentre la geopolitica segue altre logiche.</p>
<p>Scriveva <strong>Sergio Ricossa</strong>: &#8220;L’interminabile disputa tra i sostenitori del protezionismo e i sostenitori del libero scambio nasce dal voler ricorrere a principi generali in una materia dove invece contano soprattutto gli aspetti contingenti, ben calati nella realtà di un dato momento e di un dato luogo. Per la stessa ragione, non pochi fra i partecipanti alla disputa mostrano cambiamenti di opinione, pentimenti e imprecisioni di pensiero, e ciò quando i loro principi vengono a contrastare più rudemente con le esigenze storiche in cui incappano”. (Sergio Ricossa – Dizionario di economia – UTET 1998).</p>
<p>È importante considerare il contesto economico e politico contingente, tenere conto del fatto che le <strong>bilance</strong> <strong>commerciali</strong> dei diversi paesi si intrecciano tra di loro e convivono con trattati e accordi internazionali, all’interno dei quali i diversi paesi non si trovano tutti nelle stesse condizioni in merito alla possibilità di svincolarsi dal commercio con l’estero. A questi elementi si sommano anche gli effetti dovuti alle fluttuazioni nei cambi tra le valute.</p>
<p>Scriveva ancora Ricossa: &#8220;….come si vede, si scivola rapidamente in una casistica sterminata, la cui esplorazione completa è quasi impossibile, mentre è concessa una analisi approfondita quando ci troviamo di fronte non a tutto il campo dell’immaginabile, bensì a un paese particolare, in una data particolare. […] Si viene così a ribadire che il <strong>protezionismo</strong>, qualora non sia purificato con accordi internazionali, rischia di spingere verso ostilità tra paese e paese. Esso comunque trova i suoi più ferventi assertori fra coloro che non si pongono un mero problema economico di massimo benessere, e invece hanno in mente un problema di politica tout court, ovvero un problema di massima potenza nazionale. Questo spiega gran parte degli equivoci e dei malintesi tra i partecipanti al dibattito pro o contro il protezionismo, per o contro il libero scambio. Gli uni ragionano in termini politici, gli altri in termini economici. Al limite, se l’economia viene totalmente subordinata alle esigenze belliche della nazione, non si sfugge alla conclusione che essa trascuri del tutto il benessere dei consumatori, e dedichi ogni suo mezzo alla produzione bellica, rendendola inoltre immune da condizionamenti stranieri. All’inverso, si deve convenire che al fine del massimo benessere dei consumatori il libero scambio sia l’ideale, così come la più ampia divisione internazionale del lavoro”. [Ibid]</p>
<p>Ma le ragioni di stato e le aspirazioni di potenza nazionale non guardano necessariamente al <strong>benessere</strong> <strong>del</strong> <strong>consumatore</strong>, anzi spesso lo calpestano fino a sacrificarlo! In una spirale di mancanza di buon senso e di incapacità di gestire il compromesso che il libero scambio richiederebbe.</p>
<p>Ancora Ricossa, con parole di una attualità impressionante: &#8220;In quasi ogni tesi poco o tanto protezionistica è implicito o esplicito un riguardo per <strong>gli aspetti cari al nazionalismo</strong>, e cioè un sacro rispetto per la potenza della propria nazione. […]. E insomma, sebbene sia facile immaginare che le polemiche continueranno, troppi interessi disparati essendo in gioco ogni volta che si parla di tariffe doganali e altri argomenti simili, non pare improbabile che le persone in buona fede possano concordare su compromessi di <strong>buon</strong> <strong>senso</strong> nella maggior parte dei casi pratici”. [Ibid]</p>
<p>Persone in buona fede e compromessi di buon senso. Merce rara.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 26 maggio 2025</p>
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		<title>La lezione (inascoltata) di Ricossa all&#8217;inutile brontosauro Ue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 15:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-lezione-inascoltata-di-ricossa-allinutile-brontosauro-ue/">La lezione (inascoltata) di Ricossa all&#8217;inutile brontosauro Ue</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati già nove anni da quando, nel marzo del 2016, ci ha lasciato <strong>Sergio</strong> <strong>Ricossa</strong>, il maggiore <strong>economista liberale</strong>, liberista e libertario italiano del dopoguerra. E sono passati quasi trent’anni da quando scrisse parole che oggi risultano di una attualità e di una preveggenza impressionanti, in merito al tipo di Europa che si andava costruendo e ai rischi correlati che si sarebbero corsi.</p>
<p>Scriveva Ricossa del 1997: &#8220;Si sta costruendo <strong>un’Europa presa nella rete di infiniti dettagli tecnici</strong>, che le sottraggono tempo per concertare (ammesso che lo voglia) una strategia mondiale. Ci rendiamo conto che è in gioco il destino della civiltà occidentale? Che intende fare, che può fare l’Europa senza gli Stati Uniti? La caduta nel caos dell’ex Unione Sovietica non ha cancellato i doveri militari di difesa. Ed esistono inoltre doveri di difesa economica dall’assalto delle &#8216;tigri capitalistiche&#8217; del Pacifico&#8221;. (Dov’è la scienza nell’economia – Di Renzo Editore, 1997).</p>
<p>Un ennesimo esempio di lucidità di analisi che a distanza di 28 anni risulta <strong>di incredibile attualità</strong> così come continua ad essere di attualità la sottovalutazione della grande lezione ricossiana.</p>
<p>Ed ancora, in merito a ciò che si sarebbe dovuto (e si dovrebbe ancor oggi) fare: &#8220;Se l’Italia intende rimanere ben salda in Europa e in Occidente, curi il progresso scientifico e tecnico, la capacità innovativa dei suoi imprenditori, lo snellimento della pubblica amministrazione, l’alleggerimento dei pesi fiscali”(Ibid).</p>
<p>È noto che l’attività preferita dalla maggior parte dei politici sia quella di dare retta a quegli economisti che con i loro errori e le loro previsioni perennemente sbagliate, hanno contribuito a creare<strong> gli apparti statali e burocratici più fallimentari della storia moderna</strong>. Quando Luigi Einaudi si rese conto del fatto che la sua lezione era sempre rispettata ma quasi mai applicata, scrisse un ultimo sconsolato libro dal titolo <em>Prediche Inutili</em>.</p>
<p>Questa rubrica di pillole ricossiane intende contribuire a che il pensiero e la lezione di Sergio Ricossa rimangano vivi e siano conosciuti ed applicati. Perché la sua è stata una grande opera: un pensiero alto e una lezione sempre più utile.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 18 marzo 2025</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-lezione-inascoltata-di-ricossa-allinutile-brontosauro-ue/">La lezione (inascoltata) di Ricossa all&#8217;inutile brontosauro Ue</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Mostri da tenere lontani&#8221;. Da chi si devono guardare i liberali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 14:27:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[liberali]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Riscossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1999 l’Editore Leonardo Facco pubblica, nella sua collana “Laissez-faire”, un libro di interviste a cura di <strong>Alberto Mingardi</strong> dal titolo <em>Estremisti della libertà: dialoghi sul libertarismo nell’epoca di internet</em>. Nella prefazione a quel volume <a href="https://www.nicolaporro.it/pacifisti-comunisti-stato-le-lezioni-di-ricossa-oltre-il-liberismo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sergio Ricossa</strong></a> ricorda come il fermento libertario che si respirava nella prestigiosa Mont Pèlerin Society si contrapponesse al clima provinciale di <strong>un’Italia refrattaria al pensiero libertario e liberista</strong>, e sempre pronta a strangolare il liberalismo e gli esponenti della cultura liberale, con i tentacoli delle peggiori ideologie stataliste e autoritarie.</p>
<p><strong>Scriveva Ricossa:</strong> &#8220;Per mia fortuna, a Torino viveva Bruno Leoni. Nella cultura torinese, Bruno leoni era un corpo estraneo. Ma il carattere del personaggio gli consentiva di ridere degli attacchi, mai frontali, sempre ipocriti, che gli portava l’intellighenzia della sua e mia città. Quale segretario della Mont Pèlerin Society, egli era in contatto con i centri universitari di tutto il mondo, in particolare del mondo anglosassone, ed era amico di molte personalità scientifiche già premiate con il Nobel o in procinto di riceverlo. Leoni amava Torino ma non si illudeva che fosse di più di una piccola città di provincia, con orizzonti culturali limitati nel campo delle cosiddette scienze morali. Quando, bontà sua, mi introdusse nella Mont Pèlerin Society, anch’io compresi che, se lo spettacolo di Torino, e perfino dell’Italia corrotta e dell’Europa senile, era deprimente, ben diversa era la vista a scala planetaria. L’occasione di alcuni viaggi negli Stati Uniti, paese immenso, giovanile e onnicomprensivo, mi confermò che potevo concedermi una certa dose di ottimismo nel futuro” (<em>Estremisti della libertà: dialoghi sul libertarismo nell’epoca di internet</em> Leonardo Facco Editore – Treviglio, 1999).</p>
<p>Scritte un quarto di secolo or sono, queste parole risultano preveggenti e ancora attuali ai giorni nostri, in cui un’Europa “senile” arranca sommersa da regolamenti burocratici mentre altrove un’America innovativa costruisce colossi informatici, reti satellitari e razzi spaziali, posizionandosi letteralmente su un altro pianeta! Anzi, bisognerebbe dire “le Americhe”, perché, quasi a confermare quella certa dose di ottimismo per il futuro che Ricossa preconizzava, in Argentina stiamo vedendo un presidente muoversi su binari libertari. Il professor <strong>Milei</strong> è docente di economia e conosce, citando a memoria, l’opera e il pensiero dei grandi economisti e pensatori liberisti e libertari, a cominciare dal Nobel <strong>Friedrich Von Hayek</strong>; inoltre, sta conducendo una battaglia contro le ideologie stataliste e autoritarie, chiamando a raccolta la variegata ed <strong>eterogenea galassia libertaria sparsa sul pianeta</strong>, lottando contro le mistificazioni che continuamente vengono fatte nei confronti delle teorie liberali, liberiste e libertarie.</p>
<p>E ancora una volta le parole di Ricossa risuonano quasi profetiche: &#8220;Nella Mont Pèlerin Society si era e si è senza eccezioni libertari, almeno nel senso che ognuno si classifica come gli pare: <em>de gustibus</em>… E penso molti accetterebbero senza paura la qualifica di anarchici, purché anarco-individualisti. Io fra quelli. L’importante è porre una enorme distanza fra noi e i liberal-socialisti o socialisti liberali, per non dire dei comunisti liberali, dei nazionalsocialisti liberali, dei fascisti liberali. <strong>Questi mostri conviene tenerli lontani</strong>. Appartengono alla teratologia, non alla filosofia morale. Indicano che la testa umana è suscettibile di accogliere le contraddizioni più esplosive e repellenti, credendosi tuttavia razionale. Anzi, proprio i razionalisti ad oltranza, che per lo più finiscono nella pazzia o nella tirannide (nella pazzia e nella tirannide), amano imbellettarsi con sostanze da loro chiamate ottimi collettivi, massimi di felicità sociale, armonizzazione universale, illuminismo totale, trionfo dell’Uomo, e via trombonando. Essi ci offrono il ritorno a un paradiso terrestre di perfezione utopica, troppo bello perché noi si abbia il diritto di rifiutarlo, tanto bello da dar loro il diritto di imporcelo”. [Ibid]<em>    </em> <em> </em></p>
<p>Oggi come allora è necessario opporsi al dilagare di fenomeni politici ed economici appartenenti alla teratologia. Si riparta dalle fondamenta del progresso: <em>Viva la libertad, carajo</em>!</p>
<p>Fabrizio Bonali, 19 gennaio 2025</p>
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		<title>Lo statalismo genera miseria. Ma gli economisti insistono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 15:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Riscossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Historia magistra vitae</em>! Oscar Wilde diceva, invece, che il numero elevato di seconde nozze è la prova che la storia non insegna proprio nulla. <strong>Politici</strong> ed <strong>economisti</strong> sono tra i più virtuosi nella disciplina di non imparare dalla storia e continuano imperterriti ad applicare ciclicamente le stesse teorie: è noto che se continui a fare le stesse cose, i risultati non cambieranno. Eppure, non ostante le varie <strong>teorie stataliste</strong> e collettiviste abbiano generato e continuino a generare miseria, imbarazzanti violazioni di diritti di ogni genere e sotto sviluppo diffuso, in occidente schiere di economisti e politici continuano a pontificare in quella direzione. E mostrano i numeri, che proverebbero l’esattezza delle loro malefatte, mentre i fatti puntualmente li smentiscono.</p>
<p>In ambienti economici e manageriali si dice che una delle pratiche più diffuse sia quella di <strong>torturare i numeri finché non confessino</strong> quello che vogliamo sentirci dire. Viene attribuita a Benjamin Disraeli la frase: &#8220;Ci sono tre specie di bugie: le bugie, le sfacciate bugie, e le statistiche&#8221;.</p>
<p>Manipolando i numeri e accampando, di generazione in generazione, nuove interpretazioni delle varie sfumature di <strong>socialismo</strong>, imperterriti gli economisti allineati continuano a propinare ricette salvifiche che puntualmente portano ai soliti risultati: adottare provvedimenti di <strong>interventismo economico</strong>, inquinando il mercato, con lo scopo ultimo di dimostrare che il capitalismo di mercato è il mostro, mentre il socialismo sarebbe la salvezza. E su questa onda si costruiscono anche le carriere accademiche, oltre a quelle giornalistiche.</p>
<p>Scriveva <strong>Sergio</strong> <strong>Ricossa</strong> nel suo libro “<em>Maledetti Economisti – Le idiozie di una scienza inesistente</em>” (Rizzoli – 1996): “Il metodo più facile per chi scrive di economia è quello alto-matematico: basta prendere un libro di alta matematica o di fisica superiore, e dare un significato economico a qualche passaggio formalmente molto complesso. Cambiare la definizione dei simboli e non citare le fonti [….] Le citazioni si trovano prendendo un libro a caso e aprendolo a caso, secondo il metodo suggerito da E.A. Poe, How to Write a Blackwood Article. L’autore citato deve essere sconosciuto: gli autori conosciuti sono per gli scolari e i quiz di Mike Buongiorno”.</p>
<p>Tutto viene teorizzato e fatto per il bene della collettività, ma il vero fine ultimo è meno nobile. Ancora Ricossa: &#8220;Arrivare sempre a conclusioni che massimizzano la probabilità di vincere concorsi e <strong>ottenere incarichi pubblici remunerati</strong>. Lasciare intendere che i politici e &#8216;i ricchi&#8217; non sanno l’economia, e che i Rothschild hanno commesso errori ridicoli” [Ibid].</p>
<p>Il “tecnico economista” rimesta nel mortaio un po’ di <strong>Keynes</strong> misto a <strong>ideologie collettiviste</strong> condite di volta in volta con nuovi argomenti emergenti e trendy, che possono spaziare dalla decrescita felice, all’economia circolare fino alla sostenibilità ambientale e alla lotta contro il cambiamento climatico. Il tutto certificato da ricerche inutili, fatte in facoltà sconosciute da ricercatori pronti a dimostrare ogni cosa che sia in linea con la nuova variante del socialismo salvifico.</p>
<p>Scriveva sempre Ricossa: &#8220;Parlare del &#8216;teorema di Tizio&#8217;, della &#8216;legge di Caio&#8217;, della &#8216;rivoluzione di Sempronio&#8217; senza mai spiegare di chi e di che si tratti. Tizio, Caio e Sempronio debbono essere <strong>economisti di quart’ordine</strong>, i quali non abbiano mai inventato nulla di memorabile. Buoni anche gli accoppiamenti: &#8216;effetto di Tizio-Caio&#8217;, &#8216;paradigma di Tizio-Sempronio&#8217;. &#8216;Ma Tizio è stato il primo…&#8217;” [Ibid].</p>
<p>Pertanto solo altri economisti potrebbero smascherare la farsa, ma il “bravo tecnico economista allineato” sa sempre come argomentare: “Con gli altri economisti, parlare solo del libro di economia che si è letto il giorno prima (può essere l’unico libro di economia mai letto). Se l’autore è sconosciuto (preferibilmente indiano o giapponese), abbiamo 99 probabilità su 100 che gli altri non lo abbiano letto. Presentarlo come una lettura obbligatoria, ma trovargli qualche pecca”. [Ibid]</p>
<p>Il politico si affida al tecnico, e il tecnico fa tornare i conti al mulino di entrambi.<em> Historia magistra vitae</em>!</p>
<p>Fabrizio Bonali, 3 dicembre 2024</p>
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		<title>Salvate la Manovra dalle fandonie stataliste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 15:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[manovra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Riscossa, economista e liberale vero, per leggere il presente </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli abitanti del villaggio non si fidano più della <strong>campana</strong> perché conoscono chi la suona. Di destra (sociale) o di sinistra (socialista) si alternano governi che continuano a suonare la stessa musica: la <strong>spesa pubblica</strong> è ritenuta buona mentre quella privata sarebbe cattiva anche perché in odore di profitto capitalistico.</p>
<p>La realtà è che l’Italia è cresciuta, e può considerarsi un paese sviluppato, grazie al fatto di essersi inserita tra le economie occidentali in cui il <strong>capitalismo di mercato</strong> ha consentito livelli di crescita e di sviluppo prima impensabili e resi possibili grazie all’azione imprenditoriale, nonostante i bastoni tra le ruote di operatori pubblici e imprenditori disonesti collusi coi medesimi.</p>
<p>Scriveva <strong>Sergio Ricossa</strong> nel suo libro <em>Dov’è la scienza nell’economia?</em> (Di Renzo Editore – 1997): “Gli italiani vivono oggi molto meglio dei loro nonni e bisnonni. Con ogni probabilità i nostri nipoti e bisnipoti vivranno meglio di noi, a dispetto dei pessimisti: basterà evitare le guerre. Ma questo panorama positivo è in gran parte merito del progresso scientifico-tecnico, di nostra invenzione o importato dal resto del mondo evoluto. Gli economisti, non essendo scienziati, vi hanno contribuito poco. I politici, pochissimo: talvolta, forse, hanno ritardato, non accelerato, il progresso. <strong>Gli imprenditori si dividono in due categorie:</strong> quelli capaci, indispensabili per progredire, e i parassiti che succhiano il sangue altrui. Proprio la maggior ricchezza disponibile ha moltiplicato il numero dei parassiti; fra questi pongo, oltre che ai cattivi imprenditori, quei politici che si servono di una fiscalità feroce per depredare lavoratori, produttori e risparmiatori”.</p>
<p>Puntuale come l’equinozio autunnale, ogni anno arriva la definizione delle <strong>leggi di programmazione economica e finanziaria,</strong> strumenti con i quali si presentano le sorprese ai sudditi contribuenti, sotto forma di politiche fiscali con cui si prendono arbitrariamente i soldi di qualcuno per darli a qualcun altro. E puntuale si ripresenta <strong>l’assalto alla diligenza</strong> da parte di chi può farlo (compresa certa imprenditoria parassita) e d’intesa con il cocchiere.</p>
<p>Ancora Ricossa: &#8220;Certamente ci sono state delle eccezioni, ma le belle figure di industriali italiani sono poche, ed anche questi si sono spesso piegati al potere politico, perché è facile essere sedotti dalle possibilità di guadagnare facendosi proteggere dallo Stato. Il fatto è che in Italia il potere politico, più corrotto che altrove, ha trasformato questo connubio in un fenomeno disgustoso e dannoso per tutti coloro che sono fuori del gioco e che ne pagano le spese: i consumatori, la piccola e media borghesia. <strong>Il piccolo risparmiatore italiano è sempre stato depredato da tutti</strong>, perfino da chi avrebbe dovuto proteggerlo: le Casse di Risparmio, per esempio, istituite proprio per tutelarlo, sono servite piuttosto per depredarlo, senza che egli se ne accorgesse,”[Ibid].</p>
<p>La storia continua, senza che la maggior parte dei cittadini se ne renda nemmeno conto, sfilando nelle piazze storditi da un pensiero dominante per cui “pubblico è bello” oppure “<strong>lo stato deve intervenire</strong>”, pronti ad ultimare la bollitura come la rana che cuoce al fuoco lento delle fandonie stataliste.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 27 ottobre 2024</p>
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		<title>Lo statalismo non &#8220;corregge&#8221; il capitalismo. Lo avvelena</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lo-statalismo-non-corregge-il-capitalismo-lo-avvelena/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2024 14:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[statalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-statalismo-non-corregge-il-capitalismo-lo-avvelena/">Lo statalismo non &#8220;corregge&#8221; il capitalismo. Lo avvelena</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>lusinghe dello statalismo</strong> continuano ad affascinare coloro che intendono risolvere ogni cosa aumentando la spesa pubblica prima di preoccuparsi che la stessa sia bene impiegata. La sirena incantatrice continua ad essere quel <strong>John Maynard Keynes</strong> che da circa un secolo influenza le politiche economiche della maggioranza dei governi europei (e non solo europei) e che ancor oggi incontra pochi oppositori.</p>
<p>Difendere la libertà e la responsabilità individuale,<strong> il libero mercato</strong> e il controllo della spesa pubblica non è mai stato facile, perché ha sempre significato opporsi ad una estesa maggioranza di adepti alle politiche “espansionistiche” keynesiane, che ancora incitano a “spendere di più” invece che a “spendere meglio”.</p>
<p><strong>Il “padre” dello statalismo moderno</strong> ha sempre avuto molti sostenitori ma, anche in periodi difficili per le ridotte forze liberali e liberiste, qualche lucido gigante della tradizione liberale non ha mai ceduto alle lusinghe delle sirene stataliste. In Italia <strong>Sergio</strong> <strong>Ricossa</strong> e <strong>Bruno</strong> <strong>Leoni</strong> costituirono “l’avamposto” che non è mai indietreggiato di un passo di fronte a quella marea dilagante, che si ripresenta puntuale anche oggi con roboanti piani di spesa su scala continentale, sempre con decisioni calate dall’alto, che stabiliscono come e dove impiegare enormi quantità di denaro prelevato dal solito contribuente.</p>
<p>Scriveva Sergio Ricossa nel libro “Da liberale a libertario” (Leonardo Facco Editore – 1999) a proposito delle posizioni di Bruno Leoni: “Le leggi non devono essere il capriccio di uomini, nemmeno di maggioranze, per cui si vada a letto mentre vigono certe norme e ci si svegli con nuove norme completamente diverse […] Leoni si chiedeva con che diritto i legislatori stabiliscono il loro diritto, la loro volontà, e non ne trovava alcuno se manca il consenso generale. Il quale però, si forma solo in società non troppo estese, non troppo eterogenee, non troppo faziose. Ecco le uniche società che meritano il titolo di democratiche e non mentiscono fregiandosene”.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nicolaporro.it/articoli/economia/pillole-ricossiane/" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Clicca qui per leggere tutte le puntate precedenti di &#8220;Pillole Ricossiane&#8221;</em></strong></a></p>
<p>Tutto viene pianificato dall’alto, sia quanto <strong>prelevare dal contribuente</strong> e sia come spendere quell’enorme ammontare di denaro che magicamente da privato si trasforma in pubblico, cioè a disposizione del pianificatore politico-burocratico, con gli immancabili effetti collaterali che si configurano come gravi sprechi ed inefficienze.</p>
<p>Scriveva Ricossa: &#8220;Il socialismo pianifica a un costo troppo elevato. Potrebbe anche permetterselo se fosse universale, se non fosse in gara coi capitalismi, se non dovesse subire confronti che mortificano perfino i suoi amici e simpatizzanti. I suoi ideali affascinanti sono così onerosi, che perfino gli affascinati esitano a pagarli e cercano chi li paghi in loro vece”[Ibid].</p>
<p>È il mito keynesiano che vorrebbe con le sue ricette <strong>salvare il capitalismo dai suoi mali</strong> e invece, all’atto pratico, lo avvelena. Una serie infinita di “ideali affascinanti ma onerosi” che giustificano ogni volta un nuovo prelievo “a fin di bene”.</p>
<p>“Cresce nei secoli le perfidia dei veleni tirannici, bisogna che cresca pure l’efficacia degli antidoti liberistici, se vogliamo sopravvivere. Peccato che l’antidoto di Leoni sia così poco conosciuto soprattutto in Italia, dove una valanga di leggi insulse, se non ingiuste, non basta poi neppure a sostenere un minimo di ordine sociale” [Ibid].</p>
<p>Passando dall’Italia all’Europa si fa un salto di ordine di grandezza: tutto si amplifica, l’enormità delle cifre, degli sprechi discrezionali, e il volume della “valanga di leggi insulse”!</p>
<p>Fabrizio Bonali, 21 settembre 2024</p>
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		<title>Non c&#8217;è nulla da celebrare in Marx</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-ce-nulla-da-celebrare-in-marx/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Aug 2024 14:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[Carl Marx]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Sole24Ore saluta in prima pagina la notizia di una nuova riedizione de Il Capitale di Carl Marx. Ma perché?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune settime fa l’inserto domenicale de il <em>Sole 24 Ore</em> salutava in prima pagina la notizia di una nuova riedizione de <em>Il Capitale</em> di <strong>Carlo Marx</strong>. Non ci sarebbe gran che da celebrare, se non le virtù del capitalismo, grazie alle quali si pubblicano liberamente anche i libri anticapitalistici che contengono teorie che tanti disastri hanno causato all’umanità.</p>
<p>La presunta<strong> scientificità del marxismo</strong> si è infranta sulla dura realtà che ha smentito le ideologie e le teorie che ne sono discese. Tra le conseguenze deleterie anche un certo sindacalismo che, più che garantire i lavoratori, ha consolidato il proprio potere, illudendo i lavoratori che la “lotta di classe” fosse la soluzione inevitabile di tutti i mali.</p>
<p>Scriveva <strong>Sergio</strong> <strong>Ricossa</strong> nel suo formidabile libro <em>Straborghese</em> (Istituto Bruno Leoni Libri – 2010): &#8220;Non sottovaluto l’importanza delle illusioni per chi non sia borghese, e ammetto che qualcuno ne abbia tratto un senso di soddisfazione contro lo stress della vita in fabbrica. Dei lavoratori si sono fatti coraggio, si sono sentiti protagonisti per qualche tempo. <strong>Ma infine le illusioni degenerano sempre in disillusioni</strong>. Non si costruisce sul solido se si costruisce sull’odio, sull’invidia, sulla bellicosità, sulla favola dello sfruttamento capitalistico inevitabile senza la &#8216;lotta di classe&#8217;. Il grande compito del sindacalismo è far partecipare i lavoratori alla civiltà tecnologica, non sabotarla per loro mezzo”.</p>
<p>Evviva la libertà di ripubblicare i libri di <strong>Marx</strong> o di <strong>Hitler</strong>, ma vediamo se sia possibile superarne gli errori grossolani una volta per tutte, per non ripetere gli orrori più lugubri della storia. Per dirla all’anglosassone, se mi inganni una volta vergognati, ma se mi inganni la seconda … !</p>
<p>“Diamo addio al <strong>semplicismo marxiano</strong>: la voglia di sfruttare non appartiene a una &#8216;classe&#8217; specifica, appartiene ad individui che si possono nascondere in ogni classe, ceto, gruppo, clan, partito, sindacato, corporazione, ente, gerarchia, collegio, fazione, chiesa, setta, ufficio, clientela, maggioranza, minoranza, famiglia. Mascherare tale realtà, dirottare l’attenzione tutta da una parte, voltare le spalle al resto, è terribilmente rischioso. <strong>Lo sfruttamento del popolo</strong> non è solo quello che Marx immaginava con poca fantasia e realismo anche minore: egli, si spera senza volerlo, additando un’unica forma, rese le altre forme più aggressive perché non sorvegliate, non avversate. Il comunismo sovietico senza “classi”, ma con la sua <strong>burocrazia</strong> <strong>totalitaria</strong>, la sua crudeltà amministrativa, venne come nemesi” [Ibid].</p>
<p>E ancora oggi sono molti i Paesi in cui certe dottrine giustificano e supportano regimi con <strong>burocrazie</strong> <strong>totalitarie</strong>. La nemesi continua, sulle spalle del “popolo”, ma sempre in nome del “popolo”!</p>
<p>Fabrizio Bonali, 11 agosto 2024</p>
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		<title>Più che un Piano Mattei servirebbe un &#8220;piano Milei&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jul 2024 17:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[piano Mattei]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla voce “Piano Mattei” nel sito del Ministero dell’Università e della Ricerca si legge: “Il Piano Mattei per l&#8217;Africa è il progetto strategico di diplomazia, cooperazione allo sviluppo e investimento dell&#8217;Italia per rafforzare e rinnovare i legami con il continente. Il Piano prevede sia lo sviluppo di nuovi progetti che il sostegno attivo ad iniziative già in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla voce “<strong>Piano Mattei</strong>” nel sito del Ministero dell’Università e della Ricerca si legge: “Il Piano Mattei per l&#8217;Africa è il <strong>progetto strategico di diplomazia, cooperazione allo sviluppo e investimento dell&#8217;Italia </strong>per rafforzare e rinnovare i legami con il continente. Il Piano prevede sia lo sviluppo di nuovi progetti che il sostegno attivo ad iniziative già in corso, condividendo con gli Stati africani le fasi di elaborazione, definizione e attuazione, con l&#8217;obiettivo di portare un effettivo valore aggiunto alla popolazione locale.</p>
<p>Il governo ha individuato per la prima fase una serie di Paesi pilota (Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Costa d&#8217;Avorio, Mozambico, Repubblica del Congo, Etiopia e Kenya) per azioni concrete e di pronta attuazione lungo <strong>sei settori di intervento</strong>: sanità, istruzione e formazione, agricoltura, acqua, energia ed infrastrutture. Inoltre, potranno essere sviluppate iniziative anche in altri ambiti, a partire dal settore cultura e dello sport”.</p>
<p>In linea di principio è bene fare in modo che i nuovi assetti di cooperazione siano volti a rafforzare con l’Africa (e non solo) i legami e le influenze delle democrazie occidentali, per poter stabilizzare quei paesi, evitando che finiscano sotto l’influenza di regimi che democratici non sono, e le cui mire espansionistiche non puntano propriamente ad uno sviluppo equilibrato e democratico. <strong>Governi e paesi guidati da ideologie stataliste e illiberali</strong> ragionevolmente non possono portare allo sviluppo di governi democratici in casa altrui.</p>
<p>Il nome di Mattei però non evoca posizioni troppo chiare in merito a quale strada seguire. Scriveva, nel lontano 1957 con la consueta lucidità di analisi, <a href="https://www.nicolaporro.it/cari-studenti-3-consigli-liberali-da-sergio-ricossa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sergio Ricossa</strong></a>: “L’impero Eni ha una capitale, Metanopoli; una politica economica, ovviamente; e una politica estera, meno ovviamente. Per esempio, appoggia l’Algeria contro la Francia, l’Egitto contro la Francia e l’Inghilterra, che vogliono riprendersi il canale di Suez. <strong>Mattei è un nazionalista arrabbiato</strong>, essendo lui un imperialista odia l’imperialismo americano, ma non quello islamico. Gli fanno gola gli idrocarburi islamici, e vorrebbe che a controllarli non fossero Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, bensì l’Italia.  Megalomania di tipo mussoliniano, che seduce i suoi numerosi seguaci di destra e soprattutto di sinistra, democristiani e non democristiani. Ha molti numi tutelari: ha perso Vanoni, defunto, ma gli rimane niente meno che il capo dello Stato, Gronchi. <strong>Come Mussolini, è un grande attore:</strong> celebri sono le sue arrabbiature a freddo, recitate. Valletta lo ammira e lo teme, gli pare troppo rischioso l’eccesso di anti-americanismo” (<em>Come si manda in rovina un Paese</em> – Rizzoli 1995).</p>
<p>Un piano Mattei quindi, ma non proprio “alla Mattei”, che non vada cioè in direzioni anti-occidentali, che non lasci troppa parte dell’Africa in balia di paesi governati da regimi e ideologie anti-capitalistiche e anti-mercato. Il grande storico dell’economia Carlo M. Cipolla ricordava come nelle rivoluzioni industriali che si sono attuate nelle aree cosiddette sottosviluppate, <strong>lo Stato ha sempre finito per giocare un ruolo preponderante</strong>, e spesso, come in certe società africane, l’esercito si è presentato come l’unica forza organizzata e unico possibile interlocutore.</p>
<p>Da ciò è spesso dipesa la creazione di apparati burocratici corrotti e per lo più specializzati nel gestire e nello spartirsi le enormi risorse internazionali stanziate per la cooperazione. Ben vengano quindi i piani di cooperazione allo sviluppo, ma forse <strong>più che un “Piano Mattei” servirebbero tanti “piani Milei”</strong> per sviluppare le economie di paesi da troppo tempo ingessati in piani costosi e infruttuosi e spesso in mano a regimi corrotti.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 27 luglio 2024</p>
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		<title>Perché l&#8217;auto elettrica è un piano di stampo socialista</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-lauto-elettrica-e-un-piano-di-stampo-socialista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 15:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-lauto-elettrica-e-un-piano-di-stampo-socialista/">Perché l&#8217;auto elettrica è un piano di stampo socialista</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle attività preferite da politici e giornalisti è quella di <strong>improvvisarsi</strong> <strong>economisti</strong>: i primi, sviluppando piani pluriennali per lo più disastrosi; i secondi, spiegando e decantando i suddetti piani senza averli capiti.</p>
<p>L’economia è materia complessa trattando di questioni in cui le variabili sono praticamente infinite. Se presentassimo un sistema di equazioni con un numero infinito di variabili al migliore dei matematici, qualche difficoltà nel risolverlo le avrebbe persino lui. Eppure si continua con la predisposizione di <strong>piani</strong> <strong>pluriennali</strong> con i quali si spende denaro pubblico (cioè denaro altrui) per imporre scelte ideologiche il più delle volte rivelatesi fallimentari nel corso della storia economica. Politici ed economisti perfettisti che ogni volta ripropongono ricette con le quali ambiscono a sostituirsi al Padreterno.</p>
<p><strong>Leggi le precedenti puntate:</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-cancro-dei-bonus-tutto-gratis-per-poi-pagarlo-il-doppio/">Il cancro dei bonus: tutto &#8220;gratis&#8221; per poi pagarlo il doppio</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/bigottismo-marxista-stalin-censure-perche-e-bene-diffidare-dai-comunisti-liberatori/">Bigottismo marxista, Stalin, censure: perché è bene diffidare dai comunisti &#8220;liberatori&#8221;</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/disoccupati-per-colpa-dellai-non-si-puo-fermare-il-progresso/">Disoccupati per colpa dell&#8217;AI? Non si può fermare il progresso</a></li>
</ol>
<p>Scriveva <strong>Sergio</strong> <strong>Ricossa</strong> nella sua introduzione al volume Cosa si produce, come e per chi (Giappichelli Editore):” Non bisogna dimenticare che la scienza economica è relativamente giovane: Adam Smith, che è considerato uno dei primi grandi economisti, visse circa due secoli fa, quando altre scienze erano già mature. Le più evolute sono le scienze sperimentali, quelle in cui è possibile fare esperimenti in laboratorio. Un fisico, che voglia controllare di quanto si dilata una sbarra metallica a causa del calore, può facilmente variare a piacere la temperatura, e nient’altro.</p>
<p>Ma un economista che voglia indagare in che modo il numero dei figli influisca sulla <strong>ricchezza</strong> e sulla <strong>povertà</strong> delle famiglie, non può fare un esperimento simile. La dimensione di una famiglia non si cambia ad arbitrio, e quand’anche si cambiasse, passerebbe del tempo e muterebbero insieme e senza possibilità di controllo mille altre cause, che influiscono sulla ricchezza e sulla povertà. <strong>L’economista</strong> è costretto a studiare solo quello che la storia gli offre, e a studiarlo fuori dai laboratori, in una realtà molto complicata e sempre mutevole, dove tutte le cause sono mescolate insieme, ed è difficile dire quali cause siano le più importanti e quali meno”.</p>
<p><strong>Epoche diverse hanno prodotto ricette diverse</strong>, alcune della quali hanno generato regimi dittatoriali, fame e arretratezza, mentre altre hanno creato sviluppo tecnologico, economico e sociale: “A chiunque studi la storia del pensiero economico, è d’altronde evidente che esso ha attraversato fasi ed epoche diverse. Ogni epoca è stata caratterizzata da una particolare scelta dei problemi da analizzare e da un particolare insieme di risposte a essi fornite (o, come suol dirsi, da un particolare “paradigma”); a fronte delle posizioni predominanti, ci sono state in ogni tempo <strong>posizioni minoritarie</strong>, rappresentate da pensatori dissidenti ed eretici, e talvolta gli eretici di un’epoca sono divenuti gli ortodossi dell’epoca successiva” [Ibid].</p>
<p>Non si guarda alla effettiva crescita prodotta in precedenza, si continua invece a programmare un futuro idilliaco sulla base di chimere ideologiche, sperando di piegare una realtà complessa nelle maglie semplificate di ricette per “anime belle” (cose da niente, come ad esempio <strong>salvare il clima del pianeta</strong> imponendo, su scala continentale, l’acquisto di <strong>auto</strong> <strong>elettriche</strong> con relativo bonus, oppure abolire la povertà per decreto distribuendo arbitrariamente denaro altrui, oppure stabilire i prezzi dei beni in base agli umori delle categorie di riferimento del politico di turno, et cetera).</p>
<p>Scriveva ancora Ricossa: &#8220;Poiché il mondo è troppo complicato per spiegarlo nei minimi particolari, occorre semplificare la descrizione e l’interpretazione, ma ciascuno semplifica a modo suo, ciascuno fornisce il suo modello interpretativo della realtà. A volte è possibile dire quale sia <strong>la teoria migliore</strong>: sarà quella che mostra e spiega il maggior numero di regolarità nei fatti, o le spiega con più rigore, con più semplicità, con più eleganza, o spiega i fatti più difficili da spiegare, i più sorprendenti, i più gravidi di conseguenze politiche, o permette la previsione di maggiore successo. Sicuramente, per scegliere fra diverse teorie alternative, bisogna stare attenti a che esse non siano smentite dai fatti più rilevanti”. [Ibid]</p>
<p>E invece, puntualmente, <strong>più hanno creato illusioni, più hanno prodotto povertà</strong>, arretratezza, debito e spese folli devastando i bilanci statali e generando inflazione, e più vengono riproposte come perfette formule per realizzare il paradiso in terra. I governi e le strutture sovranazionali sono sempre al lavoro per impegnare quantità enormi di denaro pubblico raccolto dai sudditi contribuenti, finanziando <strong>piani</strong> <strong>pluriennali</strong> che finiscono quasi sempre per dimostrarsi in gran parte irrealizzabili, ma che consentono di continuare a giustificare l’esistenza di apparati e burocrati che vivono di questo.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 24 giugno 2024</p>
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		<title>Quei festival per creare &#8220;un nuovo ordine mondiale&#8221; (statalista)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quei-festival-per-creare-un-nuovo-ordine-mondiale-statalista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 May 2024 14:15:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno in primavera, insieme alle rondini, si ripresentano i <strong>festival dell’economia</strong> in cui sfilano i carri allegorici delle teorie economiche “scientifiche” aggiornate, con le quali si spiegano tutti gli elementi dello scibile e si propone un modo virtuoso di spendere il denaro pubblico per i successivi 50 anni, così da garantire il bene comune.</p>
<p>Un turbinare di ricette e <strong>piani</strong> <strong>pluriennali</strong> in cui si fa a gara a chi la spara più grossa, argomentando sulla base di teorie economiche che immancabilmente premiano chi spederà di più, grazie ad architetture stataliste che si promettono di calcolare e di risolvere praticamente tutto. Quest’anno i temi in primo piano sono <em>cosette</em> da niente come ad esempio “creare un nuovo ordine mondiale” oppure “come affrontare la sfida dei cambiamenti climatici”.</p>
<p>I festival dell’economia salvano il mondo con <strong>ricette infallibili</strong> che possono anche fruttare un <strong>premio</strong> <strong>Nobel</strong>, oltre a diventare il riferimento per la politica su come indirizzare le risorse finanziarie pubbliche nelle direzioni più disparate. Una gara a spendere, e pur di spendere i soldi degli altri ve bene tutto e il contrario di tutto.</p>
<p>A proposito di Nobel, scriveva <strong>Sergio</strong> <strong>Ricossa</strong> nel suo formidabile “diario immaginario”, ambientato nell’anno 2450, dal titolo Maledetti economisti – Le idiozie di una scienza inesistente (Rizzoli – 1996): “Prima o poi lo ottennero tutti, o quasi, gli economisti e le economiste capaci di scrivere in inglese. L’economia è l’unica materia in cui si premiarono sia il sostenitore di una tesi sia il sostenitore della tesi opposta. […] Vassilij Leontief, inventore delle “tavole input-output”, tanto ingombranti quanto superflue, si vantò di essere l’economista che più fece spendere i governi. Fu premiato col Nobel nel 1973”.</p>
<p>Continuando a dare retta a<strong>i presunti grandi economisti</strong> dalla spesa facile, abbiamo visto finire fuori controllo il debito, la spesa pubblica, il carico fiscale e la finanza creativa dei bonus e delle prebende. Eppure qualche economista serio a cui dare retta lo abbiamo avuto. Come <strong>Luigi</strong> <strong>Einaudi</strong>, ad esempio, sempre riverito e mai applicato, che intitolò a proposito il suo ultimo libro “Prediche inutili”.</p>
<p>Nel suo recente libro dal titolo <em>In nome della libertà</em> (Piemme – 2024), <strong>Paolo Del Debbio</strong> elenca una serie di personalità intellettuali che costituirono, agli inizi degli anni novanta, il riferimento culturale e filosofico per le idee della tradizione liberale italiana a cui si ispirò il suo lavoro. Ad un certo punto ci si imbatte in questa definizione: &#8220;Sergio Ricossa: si può dire senza tema di smentita che fu<strong> il maggiore economista liberale italiano</strong> del dopoguerra. Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, ha pubblicato saggi fondamentali di teoria economica e scritto numerosi articoli di divulgazione. Economista cosiddetto &#8216;imperfettista&#8217;, fu tra i pochi veri liberisti italiani”.</p>
<p>Ma nelle nostre scuole, nelle università e nei nostri festival dell’economia tutto questo è ignorato e nascosto. Sfilano, invece, gli economisti “perfettisti”, sempre gli stessi e sempre con le stesse ricette stataliste che ci guidano verso un mondo “perfetto”.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 27 maggio 2024</p>
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		<item>
		<title>Il cancro dei bonus: tutto &#8220;gratis&#8221; per poi pagarlo il doppio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2024 14:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[bonus]]></category>
		<category><![CDATA[superbonus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo Stato distorce il mercato. Il contribuente non lo capisce: ma così finisce fregato</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In uno dei suoi recenti libri di racconti <strong>Woody</strong> <strong>Allen</strong> ci parla di un tale Milo Vorpich che, al crollo di <strong>Merrill Lynch</strong>, mise tutto quello che aveva dentro il materasso, e quando il nuovo governo si decise a destinare due miliardi di incentivi ai proprietari di materassi pieni di soldi, il sig. Vorpich ne fu avvantaggiato, tanto più che il suo era un materasso per letto matrimoniale!</p>
<p>Si direbbe che la fantasia di Allen si sia spinta ai confini del surreale, oltre il limite del paradosso. E invece, per restare agli ultimi anni, l’Italia ha surclassato il grande autore newyorkese, superandolo di gran lunga in fantasia e paradossi.</p>
<p>La pervasività crescente dell’<strong>interventismo di governi statalisti</strong> ha generato mostruosità e bonus a go-go, inquinando il mercato e l’economia già zoppicante del paese, con provvedimenti così originali che a confronto Allen è un dilettante. Così ci sono stati dispensati, in ordine sparso e sommario, bonus 80 euro, bonus 100 euro, bonus per rottamazione auto, rottamazione elettrodomestici, bonus rubinetti, bonus infissi, bonus 90% per le facciate e così via lavorando di creatività fino ad arrivare al<strong> superbonus 110%</strong>, il capolavoro! Si convince il contribuente che può avere tutto gratis, e così lo paga il doppio.</p>
<p>Debito pubblico in crescita assurda,<strong> inflazione fuori controllo</strong> per il settore edile, con una bolla di crescita distorta prima e un crollo di aziende in caduta libera poi, con pessime conseguenze e tensioni anche nel mercato del lavoro.</p>
<p>I generatori di bonus sono sempre in azione: <strong>inquinano e distorcono il mercato</strong> e poi vanno in giro a dire che il mercato è inquinato e quindi non funziona. Con una ulteriore deleteria conseguenza: si generano schiere di imprenditori fasulli che “vivono di bonus”, si specializzano nel ricevere le prebende dai bandi pubblici e fanno concorrenza sleale agli imprenditori non sovvenzionati.</p>
<p>Scriveva <strong>Sergio</strong> <strong>Ricossa</strong> nel suo straordinario “I pericoli della solidarietà” (Rizzoli – 1993): &#8220;Un industriale incompetente non soddisfa la clientela. Se lasciamo fare al mercato, la concorrenza porta costui inesorabilmente al fallimento. L’industriale, incompetente in economia ma astuto in politica, chiede aiuto &#8216;sociale&#8217; cioè chiede denaro pubblico per non licenziare, dice, cento o mille operai. In effetti egli è nove volte su dieci un asociale egoista, che <strong>spreca risorse della collettività</strong> (risorse che la collettività potrebbe impiegare meglio) fingendo di preoccuparsi dei dipendenti, fingendosi solidale con essi. Arriva l’aiuto politico, con o senza tangenti, e cento o mille onesti operai si trasformano in <strong>complici del farabutto</strong>, guadagnando e costringendo la collettività a pagare più del valore di quanto essi producono. L’industriale aiutato diventa un concorrente sleale, che danneggia gli industriali non aiutati. L’industriale cattivo scaccia gli industriali buoni, l’economia di mercato a poco a poco cessa di funzionare e la si accusa di essere un sistema disastroso”.</p>
<p>Aspettiamo il bonus per i produttori di materassi imbottiti di soldi.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 13 maggio 2024</p>
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		<title>Bigottismo marxista, Stalin, censure: perché è bene diffidare dai comunisti &#8220;liberatori&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 14:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno allo scoccare del 25 aprile tornano puntuali le manipolazioni volte a travisarne il significato e a far diventare questa data una parata di rivendicazioni varie, tratte dal repertorio della sinistra. <strong>Si inneggia vagamente alla libertà, ma si manifesta contro il capitalismo</strong>, contro la NATO, contro il cambiamento climatico (sic!), contro la censura nella rai (da quale pulpito!) e quest’anno non mancheranno i cori contro gli accordi tra atenei italiani ed israeliani.</p>
<p>Come ogni anno ricordiamo che la suddetta festa dovrebbe in realtà rappresentare la liberazione da ogni totalitarismo, di ogni colore. Per questo ad ogni 25 aprile riproponiamo ciò che scrisse <strong>Ernesto Rossi</strong> (economista liberale, antifascista e anticomunista) in una sua lettera del settembre 1931, inviata dal carcere di Pallanza dove era recluso: &#8220;Nel ’19 mi son trovato con i fascisti, contro la dittatura comunista; oggi sono in galera con i comunisti contro la dittatura fascista. E niente di più facile che domani dovessi esser considerato &#8216;sovversivo&#8217; dai comunisti…”. Tutto ciò deriva dalla confusione generata dal fatto che la sinistra avrebbe liberato l’Italia dal totalitarismo di destra, quando in realtà, se certa sinistra avesse preso il sopravvento, ci sarebbe stato il passaggio da una dittatura all’altra.</p>
<p>Non si nega che tra gli esponenti di scuola socialista ci fossero autentici democratici e persone che guardassero ad un futuro di libertà e progresso; il fatto è che quelle ideologie, in realtà, avrebbero poi generato e difeso regimi tutt’altro che democratici e liberali. Scriveva il giovane <strong>Sergio Ricossa</strong>, con una incredibile lucidità e preveggenza, già nel lontano 1950: “Ammetto apertamente che molte cose, che i socialisti vogliono, sono sacrosante. È come le vogliono, la causa del dissenso. Dovrei dimenticare<strong> il bigottismo marxista, il lungo flirt con la violenza rivoluzionaria</strong>, la infamante eppure innegabile consanguineità col fascismo, le ampie simpatie per Stalin, i troppi e troppo dolorosi fallimenti storici, la riluttanza dogmatica ad ammettere gli errori più cubitali, il ritardo culturale talvolta mascherato con la prepotenza dei censori, il sindacalismo ricattatorio e monopolistico, la non irresistibile tentazione di servirsi dei lavoratori per fini politici, la retorica populista e pacifista (contro il Patto Atlantico, per un patto orientale)”. – <em>Come si manda in rovina un Paese</em> (Rizzoli 1995).</p>
<p>A quel 25 aprile del ‘45 seguì poi il percorso tortuoso che portò alla Costituzione Italiana: “La costituzione italiana ammette tutto, proclama che l’iniziativa privata è libera, ma aggiunge che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Poiché l’utilità sociale è ciò che vogliono i partiti al potere, l’iniziativa privata è “costituzionalmente” fottuta se al governo vanno i comunisti. Quesito: a che servono le costituzioni?”. [Ibid] Se poi aggiungessimo alla parola <strong>“comunisti”</strong> anche il termine più ampio di <strong>“statalisti”</strong>, questo scritto di Ricossa del 1949 sarebbe ancor più di grande attualità. Buona festa di liberazione.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 25 aprile 2024</p>
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		<title>Disoccupati per colpa dell&#8217;AI? Non si può fermare il progresso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 14:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un governo può frenare il progresso tecnologico dell'Ai, con enormi rischi. Oppure può cercare di ridurne gli effetti nefasti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’avanzare del progresso e delle innovazioni tecnologiche, puntuale si ripresenta la tentazione luddista, diffusa soprattutto tra coloro che, pur usufruendo a piene mani dei vantaggi che tali innovazioni apportano nella vita dei cittadini dei paesi più sviluppati, sono soliti criticare proprio i <strong>sistemi economici di mercato</strong> che quello sviluppo hanno generato.</p>
<p>Manifestano contro il <strong>capitalismo</strong>, filmando la manifestazione con gli strumenti più moderni e innovativi che il capitalismo di mercato ha prima creato e poi messo a disposizione, a prezzi accessibili, anche per gli anti-capitalisti più incalliti e specializzati nello sputare nel piatto in cui mangiano.</p>
<p>Ned Ludd distrugge il telaio e inaugura la resistenza contro il mutamento tecnologico. Oggi sarebbe certamente stupito di vedere quanto progresso si sia compiuto dalla fine del ‘700 fino ai giorni nostri, anche grazie al fatto che non tutti quei telai andarono distrutti.</p>
<p><strong>In economia non esistono certezze</strong>, tranne una: le cose cambiano, il mutamento è certo. Lo sviluppo economico è caratterizzato da incertezza e spesso il cambiamento spaventa generando il riflesso condizionato di opporsi, di cercare di fermare quelle evoluzioni tecnologiche che portano progresso ma anche crisi in alcuni settori, disoccupazione e cambiamento di posizioni fino a quel momento consolidate per chi si trova direttamente coinvolto. Scriveva Sergio Ricossa in<em> Impariamo l’economia (BUR – 1994)</em>: “L’economia si perpetua perché si rinnova, e fermare l’economia è <strong>fermare il rinnovamento</strong>. Il quale però non è mai interamente pacifico, appunto perché ferisce gli interessi preesistenti e distrugge il valore della vecchia ricchezza”.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cara-intelligenza-artificiale-liberaci-dagli-influencer/">Cara Ai, liberaci dagli influencer</a></li>
</ul>
<p>Ai tempi di Ludd a spaventare furono i telai, oggi è l’<strong>intelligenza artificiale</strong>: &#8220;La disoccupazione tecnologica risulta allora non dall’esistenza di troppe macchine, come credeva Marx, ma dall’esistenza di macchine troppo nuove, che rendono obsoleti i mestieri del passato, mentre impariamo i mestieri del futuro. È una disoccupazione affine a quella merceologica, che risulta dall’offerta di consumi troppo nuovi, i quali rendono obsoleti i gusti del passato, mentre impariamo i gusti del futuro. Ed entrambi i tipi di disoccupazione, tecnologica e merceologica, mettono in imbarazzo i keynesiani, oltre che i marxisti, rendendo semplicistico o anzi dannoso il rimedio di sostituire una spesa pubblica qualsiasi alla spesa privata carente”.</p>
<p>I tempi cambiano, anche per la politica economica e la scienza delle finanze: “Non si tratta più di aggiungere, come bastava a Keynes, una quantità di domanda, si tratta bensì di correggerne la qualità: compito più complesso e meno rapido, compito in parte al di là della portata dei provvedimenti di politica economica. <strong>Un governo può frenare il cambiamento tecnologico</strong> e merceologico, assumendosi gravi responsabilità, rischiando di votare il proprio paese all’arretratezza; o può lubrificare il cambiamento, cercando di ridurne gli attriti, ma senza illudersi di renderlo del tutto indolore”. [Ibid].</p>
<p>Una delle frasi preferite da Phil Knight, il fondatore della NIKE, è questa: vivere significa crescere. O cresci, o muori.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 8 aprile 2024</p>
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		<title>Vogliono far passare per pazzi i difensori della libertà</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vogliono-far-passare-per-pazzi-i-difensori-della-liberta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 15:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<category><![CDATA[totalitarismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dovrebbe essere una anomalia mentre in realtà è diventato normale convivere con regimi autoritari, in cui apparati statalisti di diversa natura impongono sistemi di potere sanguinari e disumani. Nei paesi in cui una maggiore libertà di espressione è ancora concessa, grande visibilità e risonanza riescono ad avere<strong> i sostenitori delle ideologie liberticide</strong> (politiche, religiose, etc) che hanno generato quei regimi. Costoro si presentano come i “ragionevoli” sostenitori di istanze “progressiste”, mentre <strong>vorrebbero far passare per pazzi i difensori della libertà</strong>. E si beffano di coloro che predicano nel deserto le virtù dei valori liberali, che nella maggior parte del pianeta vengono semplicemente calpestati.</p>
<p>Con la consueta lucidità e preveggenza, e con il coraggio che lo ha sempre contraddistinto, ad un certo punto della sua carriera <a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sergio Ricossa</strong></a> non si accontentò più di dirsi liberale e di predicare inutilmente “tra pochi benpensanti”: “I “benpensanti” hanno perduto la capacità di indignarsi. Questi benpensanti erano brave persone, moderate, assennate, di buona educazione, liberali vecchia maniera, cioè disposti a difendere la libertà con le prediche. Pensiamo a Luigi Einaudi, grande predicatore, che predica ininterrottamente dal 1893 al 1961. Risultato? La sua stessa valutazione è: prediche inutili. Totalmente inutili”. (<em>L’insopportabile peso dello stato</em> – Leonardo Facco Editore, 2000).</p>
<p><strong>I nuovi finti liberali</strong>, spesso eredi di ideologie liberticide, <strong>si rifanno una verginità</strong> e si beffano dei “liberali da predica”: “Già Gramsci si era beffato di Einaudi dicendogli all’incirca: predica, predica, la tua borghesia magari ti applaude, e poi fa il contrario di quanto chiedi. Vogliamo fare la fine di Einaudi Luigi, le cui prediche non convertirono nemmeno il figlio Einaudi Giulio (comunistoide fino all’ultimo, perciò oggi ricordato come il “vero e unico” Einaudi degno di entrare nella storia d’Italia)? Io non voglio fare tale fine, per mezzo secolo Luigi è stato per me maestro. Oggi non può più esserlo, e mi rincresce. Dirmi liberale e liberista non mi basta più, dopo quello che è accaduto dal 1989 in poi<em>” </em>[Ibid].</p>
<p>Ritrovare la forza di indignarsi di fronte alle violazioni della libertà, mascherate da altruismo e da buoni sentimenti. <strong>Alzare il tiro e rischiare di passare per pazzi</strong>: “Mi definisco libertario o anarco-individualista. In Italia siamo pochissimi; negli Stati Uniti, un po’ di più. Chi è oggi un Libertario? Non è più un “benpensante”. E’ un malpensante, perfino un pazzo. Pazzo per la libertà. Non ha un partito politico. Non è certo di sinistra, ma nemmeno di destra. Vede nello Stato non il suo protettore, ma il suo aguzzino. Qualunque Stato, a cominciare da quello comunista. Il libertario oggi torna all’anticomunismo viscerale: non è più di moda, ma ci torna. Il libertario pensa con la sua testa. Le mode e le convenzioni sociali non lo interessano” [Ibid].</p>
<p><strong>Tutti contro, statalisti di destra e di sinistra.</strong> L’importante è smascherare i nemici o i finti amici della libertà: &#8220;Che risultati speriamo di ottenere? A differenza dei comunisti noi non conosciamo le leggi della storia. Sarà quel che sarà. A noi basta salvarci l’anima, esserci schierati per la libertà ad oltranza, avere indicato inequivocabilmente i nemici eterni della libertà. Noi non chiediamo altro che ciò che è già nostro <em>ab origine</em>: essere noi responsabili della nostra vita, disporre noi dei frutti del nostro lavoro, consociarci come vogliamo e di comune accordo col nostro prossimo. Tutto qui. Eppure, l’Italia in cui siamo ci ha derubati e ci deruba di tutto, anche della speranza di un futuro migliore (sempre promesso, mai favorito dai politici statalisti). Intorno a noi vediamo solo la rassegnazione dei derubati o la loro ebete incoscienza o la loro connivenza con i ladri. Noi non apparteniamo a nessuna di queste categorie. Perciò siamo i matti libertari, fieri della nostra pazzia<em>” </em>[Ibid]. <em>  </em></p>
<p>Fabrizio Bonali, 23 marzo 2024</p>
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			</item>
		<item>
		<title>In ricordo di un liberista (vero)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/in-ricordo-di-un-liberista-vero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 15:38:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2 marzo del 2016 ci lasciava Sergio Ricossa: fu “semplicemente” fra i maggiori economisti e pensatori italiani del secondo Novecento</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2 marzo del 2016 ci lasciava <strong>Sergio</strong> <strong>Ricossa</strong>. Per chi ha avuto la fortuna di essere suo allievo, questi giorni di ricordo in corrispondenza dell’anniversario rappresentano un momento di riflessione, anche per il vuoto che la sua scomparsa ci ha lasciato.</p>
<p>Chi segue questa rubrica di <em>Pillole Ricossiane</em> sa che cerchiamo di contribuire a tenere vivo il suo pensiero, e forse qualcuno avrà imparato a conoscerlo e ad apprezzarne la statura e lo stile. La sua opera di divulgazione ci mostra l’enorme produzione come elzevirista e saggista di rango, oltre che di brillante editorialista de<em> La Stampa</em> e poi de <em>Il Giornale</em> (è noto come Montanelli rivendicasse per sé la conquista del Ricossa editorialista e polemista).</p>
<p>Ma oltre a questi aspetti più conosciuti, Ricossa fu “semplicemente” fra i <strong>maggiori economisti e pensatori italiani</strong> del secondo Novecento e dei primi anni del nuovo millennio. Professore di Politica economica e finanziaria presso la facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Torino, Ricossa è stato socio nazionale dell’Accademia dei Lincei e membro della prestigiosa Mont Pèlerin Society, presso la quale fece parte del Board of Directors dal 1976 al 1982, cedendo il posto poco dopo ad un altro importante economista liberista italiano, <strong>Antonio</strong> <strong>Martino</strong>. La produzione scientifica di Ricossa annovera opere importati, e molti studiosi sono concordi sul fatto che se i suoi lavori scientifici fossero stati a suo tempo tradotti in inglese e diffusi come meritavano, la fama internazionale di Ricossa avrebbe avuto un ancor più elevato corso.</p>
<p>Al monumentale<em> Dizionario di economia</em>, si affiancano opere come<em> Aspetti attuali della teoria economica neoclassica</em>, oppure anche la poderosa critica al modello di Piero Sraffa che poterà al volume <em>Teoria unificata del valore</em>, in cui il problema economico centrale della definizione del valore si risolve nel ricondurre le teorie del valore fornite dalle diverse scuole ad un solo modello teorico. Per arrivare poi all’opera fondamentale dal titolo <em>La fine dell’economia – Saggio sulla perfezione</em>, in cui Ricossa introduce la distinzione tra <strong>Perfettisti</strong> e <strong>Imperfettisti</strong>, superando, tra l’altro, le categorie di destra e sinistra e analizzando le conseguenze politiche e le origini storiche, filosofiche e morali del grande sogno che gli antichi nostalgici dell’età dell’oro trasmisero di generazione in generazione fino a Marx, a Keynes e a tanti altri economisti, predicatori e profeti: la fine della necessità economica come premessa per un mondo perfetto!</p>
<p>Nell’introduzione al volume <em>Il coraggio della libertà, Saggi in onore di Sergio Ricossa</em> (Rubbettino, 2022), Alberto Mingardi scrive: &#8220;L’opera di <strong>Sergio</strong> <strong>Ricossa</strong>, tanto come economista accademico quanto come divulgatore appassionato ed arguto commentatore, ha rivestito e riveste un’enorme importanza per quanti in Italia hanno il coraggio e la tenacia di richiamarsi alla grande tradizione del liberalismo classico. Egli ha saputo insegnarci, in anni in cui il solo non limitarsi a dirsi liberali ma esserlo era una bestemmia, che la libertà di cui ci facciamo promotori &#8216;non è la libertà dei delinquenti, la licenza, la libertà positiva di far qualcosa agli altri; è<strong> la libertà negativa di non subire il potere degli altri</strong>, di riuscire a mantenere le proprie scelte ampie il più possibile.<br />
Vivere è scegliere, e il liberalismo è l’ideologia della vita&#8217;”.</p>
<p>Nel suo diario del 1944 il giovanissimo Ricossa scriveva: &#8220;A scuola non si sceglie la materia preferita, si sceglie il docente preferito, che nel mio caso è il professor Francesco Palazzi. Sono <strong>liberista perché lui è liberista</strong>, e lui lo è perché libertino, ossia quel che vorrei essere e non sono” (Come si manda in rovina un paese – Rizzoli 1995).</p>
<p>Non si sceglie la materia, si sceglie il docente. Liberisti perché lui era liberista.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 7 marzo 2024</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pacifisti, comunisti, Stato: le lezioni di Ricossa, oltre il liberismo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/pacifisti-comunisti-stato-le-lezioni-di-ricossa-oltre-il-liberismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 15:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[pacifismo]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=188629</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ottobre del 2000 Leonardo Facco Editore pubblica il libro <em>L’insopportabile peso dello stato</em>, in cui sono raccolti gli atti dell’omonimo convegno organizzato un anno prima dal Centro Italiano Documentazione Azione Studi. Nel libro è pubblicato anche l’intervento dal titolo <em>Al di là del liberismo</em>, nel quale <a href="https://www.nicolaporro.it/cari-studenti-3-consigli-liberali-da-sergio-ricossa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sergio Ricossa</strong></a> tratta alcuni temi partendo da una serie di considerazioni in occasione del decennale della caduta del muro di Berlino, e, con esso, dell’apparente caduta delle ideologie totalitarie e stataliste che lo avevano eretto.</p>
<p>Le parole di Ricossa risuonano ancora una volta con una chiarezza e una preveggenza impressionanti, esprimendo un monito, contro l’illusione della scomparsa di certe ideologie, che a distanza di più di vent’anni si rivela centrato e incredibilmente attuale: “… <strong>corre l’obbligo di non temere più il comunismo</strong>. Si dileggia chi vorrebbe mantenere qualche difesa immunitaria. Non si deve più temere il comunismo italiano, né quello europeo, né quello cinese. Mentre cadeva il muro di Berlino, la Cina comunista reprimeva duramente ribellioni studentesche, come usa fare tuttora. <strong>Oggi l’esercito russo sta massacrando la Cecenia</strong>. Armi nucleari scorrazzano su e giù per l’Asia. Ma il <em>bon ton </em>europeo occidentale esige che non ci si preoccupi” [Ibid]. Se, ad esempio, al posto di “Cecenia” mettessimo “Ucraina” si direbbe scritto ieri.</p>
<p>Ma è nella parte in cui si rivolge ai giovani che la sua riflessione tocca particolarmente nel segno: quei giovani che a lui stavano tanto a cuore perché potessero difendersi dal <strong>martellamento fazioso di ideologie stataliste</strong>, che esaltano lo Stato che tutto vede e tutto regola per il bene comune, che fa le finte privatizzazioni e che esalta il <em>no-profit </em>finanziato con il <em>profit </em>generato da altri: “Dal 1989 i nostri giovani dormono, con poche eccezioni. Da dieci anni sognano favole: la guerra fredda è finita, tutto il mondo deve volersi bene, viva l’ecumenismo (ma non la globalizzazione, voluta dalle diaboliche multinazionali), solo lo Stato conosce il bene comune (lo Stato e le organizzazioni del volontariato <em>no-profit</em>), l’individuo è egoista, <strong>viva l’eguaglianza altruista e solidale</strong>, il ricco è ricco in quanto sfruttatore e il povero è povero in quanto sfruttato, lo Stato regala, lo Stato rimedia ai fallimenti del mercato, eccetera. I giovani non sanno che la quasi totalità delle suddette favole deriva dal comunismo e dal catto-comunismo [Ibid]&#8221;.</p>
<p>Giovani a cui si continua ad insegnare che il pericolo arriva dal<strong> “liberismo selvaggio”</strong> in un paese (e in un continente) dove di liberismo ce n’è ben poco e dove, invece, dilagano le burocrazie elefantiache, inefficienti, molto costose e incapaci di leggere la realtà: “Gran parte dei nostri giovani è convinta da dieci anni che viviamo in un’Italia, anzi in un mondo di “liberismo selvaggio”, a malapena imbrigliato da governi saggi e caritatevoli. Gran parte dei nostri giovani è convinta da dieci anni che i nostri socialcomunisti sono cambiati perché, fra l’altro, privatizzano le aziende pubbliche. Non analizza se sono privatizzazioni vere o finte, volontarie o no [Idib]&#8221;.</p>
<p>Ed infine, <strong>il presagio sulle anime belle pacifiste</strong> che tutt’oggi si stagliano nel firmamento della diplomazia e dell’analisi geopolitica: “Gran parte dei nostri giovani da dieci anni è pacifista, e non si chiede nemmeno se l’Italia e l’Europa occidentale abbiano problemi di difesa. Il crollo del muro ha estinto ogni preoccupazione di difesa. <strong>La fine della guerra fredda (?) esige la fine di ogni guerra</strong>. In conclusione, rispetto al comunismo l’Italia è come non mai senza difese morali, politiche, giuridiche, militari. Il nostro futuro è nelle mani dei governanti di un paese lontano, gli Stati Uniti, nella cui strategia mondiale, dopo la caduta del muro, contiamo poco o nulla”. [Ibid].</p>
<p>Questioni di attualità, si potrebbe dire, che riguardano ancora i giovani di oggi. Ma che riguardano anche molti non più giovani di oggi, che giovani erano allora e che da allora sono rimasti fermi a quello stadio, e quello stesso stadio oggi continuano a praticare e ad insegnare.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 2 marzo 2024</p>
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		<title>Milei ci indica la via: ora basta studiare solo economisti socialisti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milei-ci-indica-la-via-ora-basta-studiare-solo-economisti-socialisti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 11:36:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[Javier Milei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sappiamo se Milei riuscirà a raggiungere gli obiettivi, ma un politico che conosca bene il pensiero liberale è già un passo avanti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante l’intervista di lunedì nella trasmissione <em>Quarta Repubblica</em>, il Presidente dell’Argentina <strong>Javier Milei</strong>, citando i nomi di alcuni importanti economisti e filosofi liberali e liberisti, denunciava il fatto che anche nelle facoltà universitarie questi nomi siano per lo più sconosciuti, nel senso che il loro pensiero non viene studiato e proposto agli studenti. Contrariamente a ciò che avviene per economisti e pensatori di area socialista che invece sono studiati e sempre propinati ai giovani studenti, come se fossero l’unico “vangelo”.</p>
<p>Quel momento dell’intervista mi ha richiamato alla mente un episodio per certi versi attinente che mi vide coinvolto in prima persona. Nel gennaio 1998 ebbi il piacere di contribuire ad organizzare un convegno sulla figura dell’economista liberale <strong>Ernesto Rossi</strong> e gli atti di quel convegno furono pubblicati nel volume “Ernesto Rossi, economista, federalista, radicale (Marsilio, 2001)”. Nell’introduzione al libro scrivevo di come noi organizzatori cercassimo di capire quanto in effetti fossero sconosciuti molti dei nomi più importanti della cultura liberale italiana: “All’inizio, quasi un gioco: si chiedeva agli studenti delle scuole superiori se conoscessero alcuni personaggi della storia politica e culturale italiana. E allora: De Gasperi e Gramsci, sentiti nominare; Carlo Rosselli, una via; Luigi Einaudi, una casa editrice. Ernesto Rossi, nulla, mai sentito”.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quale-lezione-ci-lascia-javier-milei/" target="_blank" rel="noopener">Quale lezione ci lascia Javier Milei</a></li>
</ul>
<p>Bene ha fatto, quindi, il Presidente Milei a richiamare l’attenzione e a denunciare il fatto che nelle università si conoscano e si insegnino prevalentemente <strong>pensatori di area socialista</strong> o comunque non liberista, per cui <strong>John Maynard Keynes</strong> o<strong> Karl Marx</strong> sono sempre sulla cresta dell’onda, mentre se chiedete chi sia <strong>Ludwig von Mises</strong> vi diranno che “forse è il centravanti dell’Olanda!”. La maggior parte degli insegnanti, degli studenti, dei politici, dei giornalisti e di tutti coloro che gestiscono l’istruzione o la produzione di informazione, non sa nulla delle grandi stature intellettuali, economiche, filosofiche e morali di Ludwig von Mises, di <strong>Carl Menger</strong>, di Murray Rothbard, o dei premi Nobel <strong>Milton Friedman</strong> e <strong>Friedrich August von Hayek</strong>, solo per citarne alcuni di quelli spesso nominati dallo stesso Milei.</p>
<p>E in Italia poco o nulla si sa e si studia, ad esempio, di Bruno Leoni, di <a href="https://www.nicolaporro.it/antonio-martino-il-grande-maestro-dei-liberali/" target="_blank" rel="noopener">Antonio Martino</a>, di <a href="https://www.nicolaporro.it/siate-libertari-la-lezione-di-ricossa-ai-giovani/" target="_blank" rel="noopener">Sergio Ricossa</a> e di Luigi Einaudi stesso. Nomi illustri, la maggior parte dei quali appartenuti alla altrettanto illustre Mont Pèlerin Society, alla quale Sergio Ricossa ricordava di essere stato introdotto proprio da Bruno Leoni: “Fu lui che fece grande la Mont Pèlerin Society, perché ne fu un eccellente segretario, e fu lui che mi introdusse nella Mont Pèlerin, dove trovai molti altri “matti” come lui. La Mot Pèlerin Society è piena di questi “matti”, cioè di libertari”. (Sergio Ricossa, Da liberale a libertario &#8211; Leonardo Facco Editore – 1999).</p>
<p>Un plauso quindi al Presidente Milei e ben vengano finalmente “matti” di questa statura. Per una serie di motivi: si dimostra competente in materia di <strong>teorie economiche liberali e liberiste</strong>, cosa per lo più assente nel panorama politico nazionale ed internazionale; conosce e divulga il pensiero di grandi economisti e filosofi liberali, liberisti e libertari (<a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/" target="_blank" rel="noopener">i veri economisti sono anche filosofi</a>) ; e sta cercando di applicare quelle teorie, avendo certo molti nemici da cui guardarsi, da destra e da sinistra.</p>
<p>Non sappiamo se riuscirà a portare a compimento i suoi obiettivi, ma un politico che conosca bene il pensiero, ad esempio, di von Hayek e non lo confonda con il centravanti di una squadra di calcio è già un grande passo, un indice di progresso.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 14 febbraio 2024</p>
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		<title>Il vero significato di &#8220;liberismo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2024 15:03:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un amico imprenditore di Oristano, commentando un articolo di questa rubrica, mi scrive sollecitandomi a cercare di diradare la confusione che aleggia intorno ai termini liberalismo, libertarismo e liberismo. Lo ringrazio per la fiducia e per lo spunto. Iniziamo dal termine più bistrattato ed equivocato, nonché il più pertinente per una rubrica che cerca di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un amico imprenditore di Oristano, commentando un articolo di questa rubrica, mi scrive sollecitandomi a cercare di diradare la confusione che aleggia intorno ai termini <strong>liberalismo</strong>, <strong>libertarismo</strong> e<strong> liberismo</strong>. Lo ringrazio per la fiducia e per lo spunto.</p>
<p>Iniziamo dal termine più bistrattato ed equivocato, nonché il più pertinente per una rubrica che cerca di tenere vivo il pensiero di un grande maestro della materia. In Italia la parola “liberismo” è quasi sempre accompagnata da simpatici termini quali “selvaggio”, “feroce”, oppure “dilagante e incontrollato”, e generalmente chi usa questi termini non conosce minimamente il significato di liberismo. Si limitano a riportare la ricorrente mistificazione ideologica perpetrata dai giornaloni e da un mainstream unificato sull’argomento, da destra a sinistra.</p>
<p>Per capire che non è nulla di selvaggio e di mostruoso basterebbe consultare una enciclopedia o Wikipedia, le quali inizierebbero col dirvi che il liberismo è sinonimo di “liberalismo economico” e che, in buona sostanza, si tratta di una concezione economica incentrata sulla <strong>libera iniziativa individuale</strong>, sulla promozione di un sistema economico basato sul mercato di concorrenza, sul <em>laissez-faire</em> e il libero scambio delle merci nel commercio internazionale, con la limitazione delle attività dello Stato ad un ruolo di garante della proprietà e della concorrenza.</p>
<p>Il fatto è che il liberalismo ha avuto nei secoli numerose declinazioni e sviluppi teorici, e dire che liberalismo economico è sinonimo di liberismo non aiuta a fare chiarezza. Per il momento vediamo quindi come il grande <a href="https://www.nicolaporro.it/siate-libertari-la-lezione-di-ricossa-ai-giovani/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sergio Ricossa</strong></a> ci introduce al liberismo: “Nell’opinione comune, è la parte economica del liberalismo. Per i liberisti più ambiziosi, è invece la visione più pura e più integrale del liberalismo. La scelta di una parola diversa (Liberismo e non liberalismo) sarebbe motivata solo dall’opportunità di evitare gli equivoci sorti, col passar del tempo, intorno al liberalismo. Lungi dall’esaurirsi nella pratica grossolana del<em> laissez-faire</em>, <strong>il liberismo pretende una dignità filosofica e morale</strong>, innestandosi nell’individualismo.</p>
<p><strong>Il collettivo, per i liberisti, è sempre e soltanto una riunione di individui</strong>, e non trascende mai dagli individui. Ne consegue che, nel liberismo, i doveri sono nient’altro che il “rovescio della medaglia” di diritti individuali altrui. Questo si connette all’idea liberistica per cui ogni individuo è differente dagli altri, unico e irripetibile. Nulla lo può sostituire, il che sancisce la preziosità, se non la sacralità, di ogni vita umana<em>”. </em>Sergio Ricossa – Dizionario di economia (Utet – 1998).</p>
<p><strong>Niente di “selvaggio” dunque</strong>, ma una corrente di pensiero filosofico, economico e morale incentrato sull’’individuo, sulla sua libertà e dignità. Libertà, ad esempio, di agire attraverso strumenti come il libero mercato, la libera iniziativa opposta alle imposizioni collettivistiche, e l’importanza della contrattualistica privata. Temi su cui torneremo nelle prossime pillole.</p>
<p>Nel rispetto dei diritti e delle libertà altrui, ogni individuo deve poter esprimere le proprie capacità e perseguire liberamente le proprie ambizioni, con spirito di inventiva e originalità, caratteristiche, queste, molto care al liberismo: “<strong>All’individuo occorre la libertà di scelta</strong> e di esperimento, per attuare la sua originalità, come condizione per essere ciò che gli altri non sono e non possono essere. Nel liberismo, dunque, v’è un umanesimo particolarmente sensibile all’innovatore, all’inventore, allo scopritore, all’artista, all’artefice, all’imprenditore”<em>. </em>[Ibid}</p>
<p>Un “umanesimo dell’innovatore”, con una propensione al rispetto della libertà di tutti e di ciascuno, e con un occhio di riguardo, certamente, alla libertà economica. <em> </em></p>
<p>Fabrizio Bonali, 12 febbraio 2024</p>
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		<title>Cosa c&#8217;è di sinistro dietro l&#8217;allarme clima</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cosa-ce-di-sinistro-dietro-lallarme-clima/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 15:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-ce-di-sinistro-dietro-lallarme-clima/">Cosa c&#8217;è di sinistro dietro l&#8217;allarme clima</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ad ondate regolari si ripresentano, più o meno ad ogni generazione, i <strong>catastrofisti</strong> che ci informano della imminente fine del mondo a causa dell’azione dell’uomo. Pochi decenni orsono, la fine si prospettava a causa dell’utilizzo delle risorse energetiche destinate ad esaurirsi di lì a poco. Le suddette tesi erano supportate naturalmente da studi poderosi.</p>
<p>“Il <strong>Club di Roma</strong> (un’associazione di studiosi di diversi Paesi fondata nel 1968, che intende &#8216;studiare l’attività umana come sistema globale a scala mondiale&#8217;), con la sua insistenza sul pericolo dell’esaurimento delle risorse naturali sul pianeta Terra, rappresentò un punto di vista eccessivamente propenso alla &#8216;stazionarietà&#8217;. Oggi siamo più consapevoli del fatto che, applicando i metodi del Club di Roma a qualunque altra epoca storica, per esempio alla situazione mondiale di diecimila anni fa, si arriva ancora e sempre alla conclusione che le risorse stanno per finire e che l’umanità corre un pericolo mortale”. <a href="https://www.nicolaporro.it/cari-studenti-3-consigli-liberali-da-sergio-ricossa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sergio Ricossa</strong></a> (<em>Elogio della cattiveria</em> – Società Europea di Edizioni/ Il Giornale – 2016).</p>
<p>Oggi sappiamo che il petrolio non si è esaurito nel giro di qualche decennio da allora, ma anzi la ricerca e l’innovazione tecnologica ci hanno consentito di estrarlo ed utilizzarlo in maniera più efficiente, sviluppando inoltre tecnologie capaci di impiegare nuove fonti di energia alternative e anche più sostenibili. L’innovazione, lo sviluppo economico e tecnologico consentono di aumentare le possibilità di crescere salvaguardando l’ambiante. Per contro, <strong>ad ogni fiorire di posizioni allarmiste corrisponde il rinvigorire di posizioni ideologiche</strong> che fanno appello alla decrescita, ad un cambio dei costumi consumistici a favore di una società più sobria, con uno stile di vita gradito al pianificatore socialista e improntato alla grande liberatrice e unico rimedio di tutti i mali: l’austerità!</p>
<p>Analogamente, oggi assistiamo alla crescita di posizioni che affermano essere il pianeta prossimo ad una catastrofe climatica dovuta soprattutto all’azione delle attività umane. E questo, per costoro, dovrebbe portare ad un immediato cambiamento del sistema produttivo capitalistico a favore di un sistema di stampo socialista, che sarebbe più olistico, sobrio e per questo più sostenibile. <strong>Ogni catastrofe annunciata è buona per tentare</strong>, di nuovo, <strong>di fermare la crescita economica</strong>, ridurre la libertà di impresa ed imporre la gestione del “pianificatore illuminato”.</p>
<p>Il clima sta cambiando, ben inteso, e sul pianeta Terra questo è sempre accaduto e accadrà, soprattutto per cause dovute a fenomeni astronomici e geologici (attività solare e suoi cicli, azione delle correnti oceaniche, eruzioni vulcaniche, etc). Quale sia l’effettivo ruolo dell’attività dell’uomo e quali le possibilità che lo stesso abbia di influenzare l’assetto climatico del pianeta, è oggetto di dibattito serrato e spesso ideologicamente influenzato. Resta il fatto che <strong>crescita economica e tutela ambientale vanno di pari passo</strong>, essendo i paesi tecnologicamente meno avanzati quelli potenzialmente più inquinanti.</p>
<p>A questo proposito segnaliamo un autore e studioso di questi argomenti, molto interessante anche per la sua vicenda personale di ex attivista ambientalista e ora una delle voci più rigorose nell’analizzare le questioni ambientali e climatiche. Si chiama <strong>Bjorn Lomborg</strong>, e nella introduzione del suo recente libro dal titolo <em>Falso Allarme</em>, mette in guardia dal tenore apocalittico con cui i media ci stanno informando del fatto che l’umanità avrebbe solo una decina di anni per salvare il pianeta e che la linea ultima per la salvezza della civilizzazione è fissata per il 2030. Questa volta si tratterebbe quindi di aspettare circa sei anni per verificare queste teorie.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 21 gennaio 2024</p>
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		<title>&#8220;Siate libertari&#8221;. La lezione di Ricossa ai giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jan 2024 16:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi tempi in cui il dibattito sulle teorie libertarie è tornato di attualità, è interessante ricordare come Sergio Ricossa fosse approdato, nella parte finale della sua vita, proprio su posizioni libertarie. In un precedente articolo abbiamo già visto come l’etichetta di “liberale” gli andasse ormai troppo stretta e che ritenesse la galassia eterogenea del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/siate-libertari-la-lezione-di-ricossa-ai-giovani/">&#8220;Siate libertari&#8221;. La lezione di Ricossa ai giovani</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi tempi in cui il dibattito sulle teorie libertarie è tornato di attualità, è interessante ricordare come <a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sergio Ricossa</strong></a> fosse approdato, nella parte finale della sua vita, proprio su posizioni libertarie.</p>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/per-definirsi-liberali-bisogna-essere-anche-liberisti/" target="_blank" rel="noopener">In un precedente articolo abbiamo già visto come l’etichetta di “liberale” gli andasse ormai troppo stretta</a> e che ritenesse la galassia eterogenea del libertarismo essere un terreno “più audace e più giovane”, osando oltre il liberalismo verso posizioni a volte anche estreme o sul filo del paradosso: “Quando l’opinione pubblica è molto confusa, ogni tanto bisogna far vedere la differenza fra una bandiera politica e l’altra andando all’estremo”. (Sergio Ricossa, <em>Da liberale a libertario</em> – Leonardo Facco Editore 1999).</p>
<p>Per un liberale e liberista è piuttosto naturale trovarsi a proprio agio nelle apparenti contraddizioni delle <strong>aperture libertarie</strong>: “Anche quando non pensavo di essere un libertario era già tutto in embrione nella mia voglia di essere libero, anche dalle forme accademiche di cui m’infischiavo […]. Essere un po’ scavezzacollo, non preoccuparsi degli accademismi e di quanto gli accademici possono avere da ridire… Del resto, anch’io accademicamente sono considerato un po’ un &#8216;matto&#8217;… Anche solo per aver scritto, da economista, un libro come <em>Maledetti economisti </em>“[Ibid].</p>
<p><strong>Un libertarismo che non cede alle omologazione</strong> e che proprio in quanto tale rifugge da organizzazioni rigide e imposizioni forzate: &#8220;A me pare di capire che il libertarismo, proprio perché è il libertarismo, può variare da persona a persona. Ognuno fissa i limiti che vuole alla propria ricerca della libertà. Non mi sono assolutamente scandalizzato nel trovare delle posizioni differenti fra libertari. Mi scandalizzerei invece se la pensassero tutti alla stessa maniera. <strong>È impossibile che un individualista accetti al 100% il pensiero di un altro</strong>. Può capitare una volta tanto. Ma quasi sempre, qualche variante sua, personale, ce la mette.</p>
<p><strong>Non si può pretendere un’unità assoluta fra libertari</strong>, come non si può pretendere che fondino associazioni compatte. È vero che anche i socialisti litigano in continuazione, ma lì non è giustificato, perché mirano all’unità. Fra i libertari invece è giustificato. Questo può indebolirci? No, non credo, è questo il bello. Credo anzi che attiri, soprattutto i giovani: avvicinarsi a correnti di pensiero che danno il massimo di libertà a un giovane di scegliere il proprio modo di essere libertario”. [Ibid]</p>
<p>Guardare ad una società libera e aperta, senza le distorsioni di uno statalismo che pervade la vita degli individui in ogni meandro; ridare speranza ai giovani in una prospettiva di vita fuori dai condizionamenti di <strong>gabbie ideologiche preconfezionate</strong>, con la libertà come obiettivo principale da perseguire e difendere.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 4 gennaio 2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/siate-libertari-la-lezione-di-ricossa-ai-giovani/">&#8220;Siate libertari&#8221;. La lezione di Ricossa ai giovani</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Al Natale austero (stile soviet) preferite quello consumista</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/al-natale-austero-stile-soviet-preferite-quello-consumista/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/al-natale-austero-stile-soviet-preferite-quello-consumista/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Dec 2023 11:30:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=175716</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’arrivo delle feste di fine anno si ripresenta puntuale il dibattito che contrappone i “<strong>consumisti</strong>” agli “<strong>austeri</strong>”. II primi, beneficiando delle condizioni di sviluppo che l’economia di mercato mette a disposizione, vorrebbero spendere i propri soldi (pochi o tanti che siano) a proprio piacimento. I secondi, invece, vorrebbero si tenesse un atteggiamento sobrio e parsimonioso, spegnendo le luminarie e limitando i consumi per avere una vita più austera che, in quanto tale, sarebbe più virtuosa e degna di essere vissuta. Tale comportamento, ritenuto virtuoso, andrebbe poi, a loro dire, diffuso e, là dove possibile, imposto come stile di vita obbligatorio.</p>
<p>La questione è aperta dalla notte dei tempi e coinvolge ideologie politiche, dottrine religiose e, fatalmente, teorie economiche: “Una logica simile anima il dibattito plurisecolare tra <strong>gli economisti consumisti e quelli austeri</strong> […]. Questa è una querelle nata (ne abbiamo le prove scritte) sin dall’epoca delle guerre tra Atene e Sparta, consumista la prima, austera la seconda, e proseguita lungo il corso dei secoli fino a noi. Nel Settecento francese, per esempio, si schierarono per il lusso Voltaire e i libertini, contro Rousseau e i cattolici alla Fénelon; incerti rimasero gli enciclopedisti e i fisiocrati” (<strong>Sergio Ricossa</strong>, <em>Dov’è la scienza nell’economia</em>, Di Renzo Editore – 1997).</p>
<p>Nei paesi in cui si è potuta sviluppare una <strong>economia di mercato</strong>, l’avanzamento tecnologico e l’innovazione hanno consentito alla gran parte della popolazione di migliorare il proprio tenore di vita, affrancandosi dalla povertà e dalle difficoltà di accesso ad istruzione e ad attività artistiche o culturali che nei secoli passati erano precluse ad una vasta percentuale di persone: “secondo i consumisti [….] consumi adeguati alla dignità umana, migliorando la qualità della vita degli umani e le condizioni del loro lavoro, permettono all’umanità di dedicarsi maggiormente e con più facilità a <strong>nobili occupazioni</strong>: lo studio, la ricerca, l’arte, l’educazione dei figli, l’aiuto ai più deboli. Il mercato in sé non è morale né immorale, sostengono i consumisti, ma è uno strumento al servizio dei consumatori, i quali devono muoversi responsabilmente”. [Ibid]</p>
<p><strong>Le ultime puntate</strong></p>
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</ol>
<p>A questa visione si contrappone quella di chi ritiene che il consumatore lasciato libero di scegliere rischi di cadere in troppe tentazioni: “Gli austeri, al contrario, ribattono che il mercato utilizza i vizi e le debolezze dei consumatori e che proibire le tentazioni consumistiche giova alla virtù. Questo argomento ha certamente un fondo di verità, ma la sua attuazione concreta si è dimostrata sempre di <strong>un’enorme complessità</strong>, e credo che si debba diffidare di coloro che, decidendo in vece nostra, ci propongono (o ci impongono) scelte obbligate per rinforzare la nostra virtù. Nella Russia dei Soviet un progetto simile ebbe esiti piuttosto gravi. Inoltre, spesso colui che si arroga il diritto di decidere quali beni vietare, se ne avvantaggia a sua volta a piene mani” [Ibid].</p>
<figure id="attachment_163321" aria-describedby="caption-attachment-163321" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://whatsapp.com/channel/0029Va8gHP5Au3aTdW0kIe3a" target="_blank" rel="nofollow"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-163321 size-medium" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-300x300.jpeg" alt="Whatsapp Zuppa di Porro" width="300" height="300" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-300x300.jpeg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-150x150.jpeg 150w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-768x768.jpeg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-360x360.jpeg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-720x720.jpeg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-124x124.jpeg 124w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-32x32.jpeg 32w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-96x96.jpeg 96w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-163321" class="wp-caption-text">Clicca sulla foto: iscriviti al canale WhatsApp</figcaption></figure>
<p>Da qui ad arrivare ad <strong>un sistema economico</strong> che controlli e decida come, cosa e quanto produrre, il passo è breve: &#8220;A causa del pregiudizio di cui abbiamo parlato, dunque, viene apprezzata e considerata conforme al bene collettivo e a quello comune (anche se nessuno sa che cosa esso sia) solo l’attività economica pubblica, mentre si accusa l’attività economica privata di essere organizzata per consentire il libero sfogo della brama di profitto”. [Ibid]</p>
<p>Purtroppo se il decisore è solo pubblico tutto il sistema si distorce: “Nel mercato, infatti, non si riceve nulla senza offrire qualcosa in cambio e ci deve essere una equivalenza dei valori tra ciò che si dà e ciò che si riceve. È nell’<strong>economia pubblica</strong> che non sempre purtroppo esiste scambio e, se esiste, non sempre risulta equo. Notiamo anzi che molto spesso è proprio l’attività pubblica sede di appetiti di ricchezze e di brame di potere”. [Ibid]</p>
<p>Auguri a tutti coloro che potranno acquistare liberamente ciò che vogliono.</p>
<p>Fabrizio Boonali, 25 dicembre 2023</p>
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		<title>L&#8217;inflazione si riduce? Perché i prezzi non calano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 15:14:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente: il caso dell'inflazione e l'aumento dei prezzi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un giorno il mio parrucchiere mi chiede: “Non capisco come mai se l’inflazione scende, i prezzi non scendono; e poi non capisco perché se l’<strong>inflazione</strong> è al 5%, io vado al mercato e trovo le zucchine più care del 20%!”. Ottime domande, a cui andrebbero date delle risposte cercando di tradurre le informazioni più o meno accurate che girano sull’argomento. Nel suo poderoso “Dizionario di Economia (Utet – 1998)”, <strong>Sergio Ricossa</strong> dedica alla sola voce “inflazione” ben otto pagine. Di cose da dire ce ne sarebbero.</p>
<p>Accontentiamoci di dire al nostro parrucchiere che l’inflazione è un indice che misura una crescita, per cui se diminuisce ma rimane positivo vorrà dire che i prezzi non diminuiscono, ma <strong>aumentano di meno</strong>. Per calcolare questo indice, inoltre, va considerato un paniere di beni diversi che fatalmente avranno andamenti di prezzo diversi, i quali influiranno di conseguenza sull’andamento medio dell’indice: “Si tratta dunque di calcolare un numero indice del livello generale dei <strong>prezzi</strong> assoluti e di accertare che esso oscilli più o meno intorno ad una media stabile. Perché se invece tale numero indice sale nel lungo periodo, il sistema dei prezzi presenta un carattere patologico, che si dice inflazione; mentre se all’opposto scende nel lungo periodo, il carattere patologico si dice deflazione. Il tasso di inflazione o di deflazione non è altro che il tasso di variazione del numero indice” [Ibid].</p>
<p>Stabilito che l’inflazione si calcola con uno o più indici medi, resta da considerare quali siano <strong>i fattori che la influenzano</strong>. In linea generale più è alta la domanda dei beni disponibili e più i prezzi di questi tendono a salire. Il livello di domanda dipende da molti fattori quali la <strong>quantità</strong> <strong>di</strong> <strong>moneta</strong> in circolazione (da cui dipendono le capacità di spesa privata e pubblica) e la propensione al consumo o al risparmio. Va considerata inoltre l’influenza di fattori esterni come nel caso dell’inflazione “importata”, cioè generata dalla necessità di un paese di importare, ad esempio, materie prime o fonti energetiche il cui prezzo potrebbe variare e influenzare di conseguenza i prezzi interni.</p>
<p><strong>Le ultime puntate</strong></p>
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<p>I provvedimenti per cercare di intervenire sul sistema economico, influenzando anche i livelli di inflazione, passano attraverso manovre di <strong>politica monetaria</strong> (aumento o riduzione della quantità di moneta in circolazione attraverso la gestione delle emissioni e il controllo dei tassi di interesse), di <strong>politica fiscale</strong> (attraverso l’aumento, la riduzione o la redistribuzione della spesa pubblica in relazione all’andamento della spesa privata), oppure da una combinazione delle due politiche.</p>
<p>Con il sopraggiungere delle <strong>teorie</strong> <strong>keynesiane</strong> la tendenza è stata sempre più di spostarsi verso manovre di tipo fiscale, prediligendo un ruolo crescente della spesa pubblica, e spesso non considerando correttamente la sua interazione con quella privata e con le politiche monetarie: “I keynesiani inciteranno dunque a ridistribuire i redditi in senso più egualitario per ridurre i risparmi dei più abbienti e allargare i consumi dei meno abbienti, ma meglio ancora era che i governanti, la cui propensione alla spesa supera sicuramente quella privata, avessero la parte del leone. Una grande <strong>spesa &#8216;sociale&#8217;</strong> ben pianificata poteva razionalizzare l’economia, togliere i difetti capitalistici. Purtroppo, però, era come dar benzina agli incendiari. La spesa pubblica fin dal Cinquecento tendeva a dilatarsi più della produzione nazionale, allora per far fronte alle esigenze del nascente stato assoluto. La democrazia parlamentare, spuntata poi per controllare i sovrani spenderecci, aveva finito col sostituirli nella moltiplicazione dei <strong>compiti statali</strong> e degli esborsi fin troppo facili. E i suggerimenti politici keynesiani, senza volerlo(?), contribuirono a spingere lungo questa china scivolosa, rendendola più che mai una china inflazionistica” (Sergio Ricossa, Impariamo l’economia – BUR 1994).</p>
<p>Nei periodi di crisi si ricorre alla <strong>spesa pubblica</strong> “perché c’è la crisi”, mentre nei periodi migliori si ricorre alla spesa pubblica per non incorrere nella impopolarità politica. Il risultato è che non è mai il momento di <strong>risanare</strong> (riducendo e spendendo in modo più efficiente) la finanza pubblica ma, anzi, è sempre il momento per essere creativi con un nuovo bonus “gratuito” che destabilizzi qualche settore economico, crei inflazione e speculazione gonfiando i prezzi a dismisura, e aumenti la spesa pubblica: tanto “paga lo Stato”!</p>
<p>Fabrizio Bonali, 9 dicembre 2023</p>
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		<title>Destra o sinistra, cambia poco: il problema è sempre il socialismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2023 15:15:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La distinzione tra <strong>destra</strong> e <strong>sinistra</strong> viene spesso data per superata, disorientando soprattutto i giovani alle prese con i primi studi storici, filosofici, politici ed economici. Aleggia una certa confusione sull’argomento, nel non elevatissimo livello del dibattito politico attuale. Forse potrebbe essere interessante ragionare sulle similitudini, più che sulle differenze.<br />
“Non ha importanza come si chiami un partito o un movimento politico. Importa la sua forte o debole vocazione allo <strong>statalismo</strong> e alla <strong>burocrazia</strong>, al dirigismo e all’invadenza nella vita dei privati cittadini”. (Sergio Ricossa, Come si manda in rovina un paese – Rizzoli 1995).</p>
<p>Se si osserva un parlamento e si procede dal centro verso destra e verso sinistra inizialmente si noterà un allontanamento, ma procedendo ancora le estreme si avvicineranno fino a coincidere alla chiusura del cerchio.</p>
<p>Diceva <strong>Margaret Thatcher</strong> che i problemi nascono dal socialismo che tende a degenerare: in un caso nel socialismo internazionale, il comunismo, e nell’altro caso nel socialismo nazionale, il nazional socialismo. In effetti il partito passato alla storia con l’abbreviazione di nazista si chiamava partito nazional socialista dei lavoratori, e lo stesso Mussolini fu militante socialista e direttore di un giornale,<em> l’Avanti</em>, organo di quel partito.</p>
<p><strong>Le ultime puntate</strong></p>
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<p>Nel suo formidabile “Manuale per la sopravvivenza a uso degli italiani onesti – (Rizzoli 1997)”, <strong>Sergio Ricossa</strong> scriveva: &#8220;Col 1917 e la vittoria dei bolscevichi in Russia si fa la luce, o così pare. I bolscevichi e i loro amici sono la sinistra, i fascisti sono la destra. Davvero? Macché. Bolscevichi e fascisti sono accumunati dall’odio per la borghesia […] Julius Evola: la borghesia è &#8216;il nemico numero uno della rivoluzione fascista&#8217;. Giuseppe Bottai: &#8216;Noi fascisti siamo più socialisti dei bolscevichi […]&#8217;. Ma don Lugi Sturzo, più tardi: &#8216;Il bolscevismo è un fascismo di sinistra, e il fascismo è un bolscevismo di destra&#8217;. […] La parentela non impedì ai <strong>fascisti</strong> di uccidere <strong>comunisti</strong>, e ai comunisti di uccidere fascisti. […] Gli estremisti di sinistra e quelli di destra si somigliano come un paio di guanti”.</p>
<p>Similitudini più che differenze. <strong>Vocazione allo statalismo e alla burocrazia</strong>, al dirigismo e all’invadenza nella vita dei privati cittadini, puntando al controllo e alla nazionalizzazione dell’economia e sconfinando verso regimi autoritari. Una tentazione presente anche nell’Italia dal dopoguerra in poi, con schiere sempre folte di nemici della <strong>libertà</strong> altrui, della libertà individuale e di impresa tipica di quella borghesia produttiva che vuole farsi da sé, con spirito di indipendenza, ambizione e gusto per la vita.</p>
<p>Scriveva Ricossa nel 1980, ma sembra scritto per ogni epoca: “In un altro luogo e in un altro momento, forse il borghese potrebbe essere <strong>meno</strong> <strong>liberista</strong>. Qui e adesso bisogna che lo sia fino alla stravaganza. È l’unico modo sicuro per distinguersi dai cialtroni, che ci assediano da &#8216;sinistra&#8217; e da &#8216;destra&#8217;. Uno dei migliori argomenti a vantaggio del liberismo è che attualmente nessun partito italiano, nemmeno il partito liberale, sta sostenendo il liberismo. E si vede”. (Straborghese – IBL Libri – 2010).</p>
<p>Fabrizio Bonali, 20 novembre 2023</p>
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		<title>Gesù non era socialista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2023 15:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[gesù]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tentativo più ambizioso su Gesù è sempre quello: farlo passare per socialista e far coincidere il cristianesimo con il marxismo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno degli “sport” preferiti dai sostenitori del<strong> socialismo politico ed economico</strong>, consiste nell’arruolare tra le fila del socialismo il maggior numero di “sostenitori”, veri o presunti che siano. La recluta più illustre ed ambita risponde al nome di<strong> Gesù Cristo</strong>, perché il tentativo più ambizioso è quello che punta a far coincidere il cristianesimo con il marxismo. Ad ogni <strong>nuova generazione di giovani</strong>, animati e abbagliati dal miraggio del socialismo e dello stato che interviene e si occupa di tutto, riparte anche il ciclo dei tentativi di coniugare socialismo e cristianesimo.</p>
<h2>La bufala di Gesù socialista</h2>
<p>Illustri maestri del passato si sono prodigati in questo senso, finendo per diventare gli ispiratori delle generazioni successive: “Anche il povero Cristo è sballottato a destra e a sinistra. Antonio Labriola: “Noi socialisti abbiamo la santa audacia di affermarci più cristiani dei preti, anzi, i soli cristiani del secolo”. Gramsci: &#8220;Il socialismo è la religione che ammazzerà il cristianesimo”. (Sergio Ricossa, Manuale di sopravvivenza ad uso degli italiani onesti – Rizzoli 1997).</p>
<p>L’intento di Gramsci si direbbe fallito, mentre ben consistente si è dimostrato il tentativo di <strong>arruolare Gesù come socialista</strong>, trovando terreno fertile tra coloro che si sentono a proprio agio fra le braccia di una nuova chiesa, quella catto-comunista, dentro la Chiesa.</p>
<p><strong>Le ultime puntate</strong></p>
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<li><a href="https://www.nicolaporro.it/mala-tempora-currunt/" target="_blank" rel="noopener">Mala tempora currunt</a></li>
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</ol>
<h2>Il cattolicesimo e il socialismo</h2>
<p>Parlando di questioni economiche, il cattolicesimo ha avuto, per contro, anche illustri sostenitori di tesi più interessanti: “Giovanni Paolo II nella <em>Centesimus annus</em> […]: “Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l’aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese”. (Sergio Ricossa, I pericoli della solidarietà- Rizzoli 1993).</p>
<p>E ancora: “Con l’enciclica <em>Centesimus annus</em> la Chiesa sembra accettare apertamente il sistema dell’economia di mercato, e riesce perfino a scorgere <strong>i difetti del <em>Welfare State</em></strong>. Peccato non condanni i cattocomunisti, che formano una seconda Chiesa”. (Sergio Ricossa, Come si manda in rovina un paese – Rizzoli 1995). E peccato anche che il ciclo si ripeta, imperterrito.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 12 novembre 2023</p>
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		<item>
		<title>Mala tempora currunt</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/mala-tempora-currunt/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 15:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mala-tempora-currunt/">Mala tempora currunt</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Incontro un conoscente che mi dice di aver sempre viaggiato molto per lavoro e per turismo, ma che ultimamente non lo fa più volentieri. Quanto alle motivazioni, propone un elenco di questioni che prese singolarmente possono sembrare di moderata entità, ma che, presentate in sequenza, inducono a qualche riflessione.</p>
<p>“L’altro giorno <strong>a Roma nella stazione dei treni mi sono sentito in pericolo</strong> di fronte a certi individui minacciosi; fuori dalla stazione i taxi non arrivavano mai ed ero attorniato da gente giustamente nervosa e urlante; una volta in auto abbiamo trovato un blocco stradale per una manifestazione sulle condizioni climatiche; arrivati all’Università, c’erano dei manifestanti che volevano impedire che si tenesse una certa conferenza. Ormai, anche quando sono in macchina, in alcuni quartieri della mia città non ci passo più, e anche in centro oltre una certa ora non mi sento tranquillo quando incontro certi gruppi di ragazzi anche molto giovani. Quest’estate, prima di partire per le vacanze, ho fatto la polizza antifurto per la casa e ho messo le serrature blindate perché nel nostro quartiere si sono verificati parecchi furti. Adesso, con questa ultima guerra, ci sono di nuovo pericoli di attentati e ho sentito conoscenti ebrei che hanno paura a farsi riconoscere per timore di subire azioni inconsulte da parte di fanatici ed esagitati che anche da noi manifestano contro di loro”.</p>
<p>Gli rispondo con un generico “eh, si certo, <em>mala tempora currunt</em>!”. Restiamo ottimisti, ma cerchiamo di non sottovalutare. E poi mi ricordo del diario di <strong>Sergio Ricossa</strong>, anno 1977, anni di piombo: &#8220;<span class="s2">Mi sveglio. Esco. Nella posta non trovo la solita cartella delle tasse da pagare. Nessuno mi spara nelle gambe.</span><span class="s2"> Passo incolume accanto a due banche e un ufficio postale. Entro all’università nonostante i picchetti. Andando in trattoria non sono rapinato dai soliti ignoti. Non sono bloccato nel traffico dal corteo degli scioperanti in lotta. Rincaso. Non sono rapito in garage. La porta di casa non è scassinata. L’alloggio non è occupato dai senza tetto organizzati dagli extra-parlamentari. Nessuna telefonata anonima minacciosa, questa sera. Nella notte, la sirena della polizia non è ancora per me. Dormo male perché mi sento addosso il complesso del privilegiato”. </span>(<em>Come si manda in rovina un paese</em> – Rizzoli 1995).</p>
<p><strong><em>Mala tempora</em> e sonni agitati</strong>. Quindi è di nuovo ora di uscire da certi altri “sonni” per ribadire da dove arrivano le minacce (ideologiche, politiche, economiche, militari, …) alla società aperta e libera. E riprendere ad opporsi al loro dilagare. Lo diceva Reagan: “<em>Freedom is never more than one generation away from extinction</em>”.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 23 ottobre 2023</p>
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		<title>Socialismo, il &#8220;grande abbaglio&#8221;: perché preferisco il mercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 14:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/socialismo-il-grande-abbaglio-perche-preferisco-il-mercato/">Socialismo, il &#8220;grande abbaglio&#8221;: perché preferisco il mercato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molti imprenditori continuano a confondere il marketing con la pubblicità, o meglio tendono ad indentificare il primo con la seconda, in questo spesso assistiti e indirizzati da presunti esperti di comunicazione. Uno dei principi di fondo per un’azione di marketing è quello di cercare di soddisfare una esigenza o risolvere un problema al cliente che appartiene a quel target potenzialmente interessato ai prodotti e/o servizi che l’impresa propone sul mercato.</p>
<p>A questo punto si prospetta, per qualcuno, la tentazione “di buon cuore” di dare a tutti secondo i propri bisogni, aprendo <strong>un fronte utopistico e ideologicamente critico a priori verso l’economia di mercato</strong>, rea di non realizzare questo sogno: &#8220;Si sente chiedere: &#8216;non è meglio distribuire le merci secondo i bisogni della gente invece che secondo i soldi della gente, come fa il mercato?&#8217; È una domanda lecita, anzi doverosa; è però anche una trappola. La formula: &#8216;A ciascuno secondo i suoi bisogni&#8217;, è quanto di più seducente si possa immaginare, ma ha il grosso difetto di essere inapplicabile”. (<strong>Sergio Ricossa</strong> – <em>Straborghese</em> – 2010 IBL Libri).</p>
<p>Siccome il mercato non sarebbe in grado di garantire il sogno, ci si rivolge ad altri sistemi che promettono il paradiso in terra. <strong>Il mercato è imperfetto per definizione</strong>, ma <em>“…</em> lo dobbiamo giudicare non in assoluto, bensì rispetto a quel che può sostituirlo, e stando bene attenti alla realtà. […] Infatti, nessuna economia ha una capacità produttiva talmente elevata da consentire che tutti i bisogni di tutti gli individui siano sempre soddisfatti [Ibid].&#8221;</p>
<p>L’economia si occupa di allocazione di risorse limitate, e se la decisione di stabilire quali sono i bisogni “importanti”, e come debbano essere distribuiti i beni e servizi per soddisfarli, è lasciata ai governanti pianificatori (ad esempio, in un un sistema centralizzato e collettivistico)<strong> i risultati porteranno a distorsioni e corruzione nelle mani di chi governa</strong>, e a razionamenti e code per i cittadini. Le code e il razionamento nei regimi autoritari e socialisti collettivistici sono l’altra faccia della medaglia rispetto all’inflazione che si presenta nei paesi ad economia di mercato.</p>
<p>“<strong>Occorre pertanto selezionare i bisogni</strong>, e dire quali vadano soddisfatti per primi, e quali altri debbano aspettare, magari per sempre. Ciò è relativamente semplice nelle economie povere, dove si tratta principalmente di non morire di fame; ma per quanto possa sembrare paradossale, tende a farsi più complicato con l’aumento del grado di sviluppo. Ora, il problema della selezione dei bisogni da soddisfare per primi ha trovato solo due tipi di soluzioni fondamentali: la soluzione politica e quella di mercato. Con la soluzione politica, è un’autorità che decide per tutti, sicché la formula diventa: &#8216;<strong>A ciascuno secondo i bisogni riconosciuti da una autorità politica</strong>&#8216;[…]. Con l’altra soluzione, quella di mercato, la formula diventa: &#8216;A ciascuno secondo le sue preferenze mostrate con la disposizione a pagare di più per soddisfarle [Ibid]'&#8221;.</p>
<p>Qui può nascere, nel giovane neofita armato di buone intenzioni, il grande abbaglio: che il pianificatore possa sostituirsi a Dio e che possa decidere la migliore allocazione delle risorse, illudendosi di avere tutti gli elementi per una tale decisione, cosa che invece sa fare meglio il mercato, con la sua apparente confusione di competenze ed interessi, che si intrecciano senza una “suprema regia”.</p>
<p>“Il socialismo, paragonato al capitalismo, si presenta come un sistema economico più razionale, specialmente nella forma tipica della pianificazione centrale affidata a un’autorità dotata di una visione d’insieme.<strong> La società capitalistica ammette invece l’assenza di un progetto unitario</strong>, di un disegno unificante (a parte alcune ‘regole del gioco ‘eguali per tutti), e favorisce una libertà di iniziativa personale e una pluralità di scopi, di cui diffida il socialismo collettivistico.[…] Nessuno &#8216;progettò&#8217; il mercato, esso fu il risultato non intenzionale delle azioni indipendenti e perduranti di innumerevoli individui, non uno dei quali aveva la &#8216;visione d’insieme&#8217; di quanto stava accadendo, ma tutti con la capacità di imparare dagli errori”.(Sergio Ricossa –<em> Passato e futuro del capitalismo</em> – Laterza – 1995).</p>
<p><strong>Errare è umano, ma poi si fanno i bonus 110</strong>, l’assenza di liberalizzazioni nei servizi di trasporto, il divieto di affittare quando e come si vuole, la spesa pubblica fuori controllo, etc. Perseverare&#8230;</p>
<p>Fabrizio Bonali, 10 ottobre 2023</p>
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		<title>I migranti scappano verso capitalismo e libertà</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-migranti-scappano-verso-capitalismo-e-liberta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 13:01:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La gran parte dei migranti che alimenta gli attuali flussi migratori fugge da una condizione economica non soddisfacente in cerca di prospettive migliori. Un’altra parte consistente scappa da regimi autoritari e da persecuzioni politiche. <strong>Quasi sempre la fuga è da paesi caratterizzati da sistemi economici statalisti</strong>, centralisti e assistenzialisti di stampo socialista.</p>
<p>Ciò che accadde qualche decennio fa tra est ed ovest in Europa, oggi continua ad accadere ma con una estensione crescente del fenomeno anche tra nord e sud. Fondamentalmente <strong>le persone scappano da paesi non capitalistici</strong> verso paesi ad economia capitalistica di mercato, alla ricerca di quel benessere e quella libertà che i paesi di origine non offrono e non garantiscono.</p>
<p>Scriveva nel 1995, con la solita lucidità e preveggenza, <strong>Sergio Ricossa</strong>: “È stato il confronto tra lo sviluppo del modo di vivere in Occidente e quello nell’Europa orientale a decidere, per il momento, la partita. Il capitalismo occidentale, a differenza del comunismo, non si è mai proposto di liberare l’uomo dalle catene dell’economia: all’opposto, lo tiene durevolmente legato mediante la continua invenzione di nuovi bisogni o desideri suscitati da nuovi beni di consumo. Per quanto il “consumismo” trovi critici anche in Occidente, per lo più fra gli intellettuali, esso ha conquistato le masse popolari all’Ovest e all’Est, e forse più all’Est che all’Ovest, poiché all’Est ne conoscono il mito meglio della realtà. All’Est le masse popolari possono illudersi che il godimento dei consumi “all’occidentale” non abbia alcun rovescio della medaglia e sia una magia gratuita del mercato, anziché uno sforzo umano senza fine” (<em>Passato e futuro del capitalismo</em> – Laterza 1995).</p>
<p>Il sistema capitalistico basato sull’economia di mercato ha consentito di creare quelle condizioni di benessere verso cui si rivolgono i flussi migratori, fuggendo da paesi non a caso sempre più coalizzati nella intenzione di combattere proprio quel sistema, che tanta speranza alimenta nei loro cittadini in fuga.</p>
<p><strong>Si dovrebbe lavorare per abolire la povertà</strong> e non considerarla addirittura una virtù a cui aspirare, cosa che certe ideologie o anche alcune confessioni all’interno delle religioni si ostinano a predicare: “La sopravvivenza del sistema capitalistico dipende ancora dalla sua capacità di sostenere ed esportare il consumismo nonostante gli attacchi di una certa morale austera e i limiti naturali del progresso merceologico e tecnologico. Circa le critiche moralistiche, si osserva che esse in qualche grado possono diventare addirittura critiche religiose, sia nel mondo cristiano sia al di fuori di esso (per esempio, nel mondo islamico), o addirittura allargarsi in critiche all’intera civiltà occidentale, di cui il capitalismo è ormai parte determinante” [Ibid].</p>
<p>Si veda, da ovest a est e da nord a sud, quali sono i paesi in cui le condizioni di vita sono migliori e quali, invece, quelli da cui le persone scappano, o vorrebbero scappare se solo gli fosse consentito. E si valuti quali dei sistemi economici applicati hanno dato (e stanno dando) risultati migliori per i propri cittadini, in termini di benessere economico e di libertà politiche e sociali: &#8220;Per contro, il Giappone e altre zone asiatiche gravitanti verso il Pacifico si sono “occidentalizzate” proprio per partecipare alla corsa del capitalismo, dove riscuotono vistosi successi”. [Ibid]</p>
<p>Fabrizio Bonali, 26 settembre 2023</p>
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		<title>La solidarietà di Stato con le nostre tasse</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-solidarieta-di-stato-con-le-nostre-tasse/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Sep 2023 14:25:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pillole ricossiane del 14 settembre 2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-solidarieta-di-stato-con-le-nostre-tasse/">La solidarietà di Stato con le nostre tasse</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sergio Ricossa</strong> è stata una delle persone più a modo, gentili, preparate e intellettualmente oneste che l’Italia abbia avuto. Proprio questa statura, accompagnata ad una naturale mitezza, gli ha consentito di affrontare anche temi delicati e controversi con una lucidità ed una chiarezza esemplari.</p>
<p><strong>Marco Pannella</strong> soleva ripetere che spesso è necessario correre il rischio di risultare impopolari per evitare quello, ben peggiore, di diventare antipopolari. Uno dei terreni “scivolosi” in cui questo può avvenire è quello relativo alla “solidarietà”, argomento per il quale ciascuno ha una propria concezione: tutte rispettabili, fino a che qualcuna di queste non prenda il sopravvento e venga servita come “fratellanza e solidarietà di stato”, imposta per legge.</p>
<p>Nello scoppiettante pamphlet <em>I pericoli della solidarietà &#8211; Epistole sul dosaggio di una virtù</em> (Rizzoli, 1993), Ricossa affronta, in modo anche provocatorio, il delicato argomento di chi vuole imporre il proprio <strong>concetto di solidarietà</strong>, trasformando di fatto una virtù in un’angheria: &#8220;Le religioni della fratellanza universale, di cui il marxismo è una variante […] sono tante e contrastanti, benché sempre, in un modo o nell’altro, predichino di annichilire l’io, l’individuo, a favore della collettività, della specie”. [Ibid]</p>
<p>Ricossa ci ricordava che nei Vangeli sta scritto di amare il prossimo come se stessi, ma non di più! Ora noi vediamo che spesso il precetto “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” viene ribaltato in “faccio agli altri quello che vorrei fosse fatto a me”. E spesso, paradossalmente, ci troviamo di fronte a schiere di bene intenzionati che vogliono il nostro bene ad ogni costo, anche a costo di rovinarci la vita.</p>
<p>Per difendersi da costoro Ricossa suggerisce di adottare un antico e sicuro rimedio: “Prendere le distanze è un’arte da coltivare senza superbia, ma con cauta risolutezza quando sembra di avvertire puzza di mafia, di sottogoverno o anche soltanto di cricca solidaristica. Bisogna saper dire “no” al momento giusto. Se non che esiste un tipo di solidarietà il quale non lo consente, ed è, ahinoi, il tipo dominante. Parlo della <strong>solidarietà obbligatoria per legge</strong>, imposta da politici demagoghi, pagata dai contribuenti inermi, goduta massimamente da burocrati pubblici, inventata nella forma moderna da Bismarck, il cui ideale era trasformare la Prussia in una unica, immensa caserma, trattando i civili come militari” [Ibid].</p>
<p>La solidarietà presuppone considerazioni di ordine morale che debbono essere gestite in un contesto di libertà, libertà di dare e di ricevere. Quando si passa all’imposizione (compresa quella fiscale correlata) si entra in un terreno minato, dove le buone intenzioni possono portare ad esiti opposti.</p>
<p><strong>È il trabocchetto del Welfare State</strong>: “La morale implica la libertà. Il valore morale della solidarietà obbligatoria, non libera, è nullo. Il valore economico, inteso come spesa, è altissimo. Il presupposto teorico è che i ricchi paghino per i poveri. La conseguenza pratica è che, più spesso di quanto non si creda, i poveri pagano per i ricchi. Il fisco, un bandito che non è mai stato il Robin Hood della foresta di Sherwood, è diventato oggi, in Italia e altrove, il Robbing Hood del regno di ID: mi riferisco a un classico, i fumetti di Parker e Hart.” [Ibid]</p>
<p>Fabrizio Bonali, 14 settembre 2023</p>
<p><strong>Leggi le altre puntate</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/altro-che-sterco-il-profitto-e-una-virtu/">Altro che sterco, il profitto è una virtù</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/per-definirsi-liberali-bisogna-essere-anche-liberisti/">Per definirsi liberali bisogna essere anche liberisti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/diffidate-dagli-economisti-che-si-buttano-in-politica/">Diffidate dagli economisti che si buttano in politica</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-gli-economisti-in-carriera-scelgono-lo-statalismo/">Perché gli “economisti in carriera” scelgono lo statalismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/" target="_blank" rel="noopener">Il vero economista è un filosofo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-differenza-tra-socialismo-e-capitalismo-questione-di-gusti/" target="_blank" rel="noopener">La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/" target="_blank" rel="noopener">Perché i mali dell’Africa non sono colpa del colonialismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</a></li>
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<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ce-linflazione-guai-a-imporre-prezzi-di-stato-e-salari-minimi/" target="_blank" rel="noopener">C’è l’inflazione? Guai a imporre “prezzi di Stato” e salari minimi</a></li>
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</ol>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-solidarieta-di-stato-con-le-nostre-tasse/">La solidarietà di Stato con le nostre tasse</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ricossa e la lezione dei Blues Brothers: lo Stato è peggio delle crisi economiche</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ricossa-e-la-lezione-dei-blues-brothers-lo-stato-e-peggio-delle-crisi-economiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 14:02:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=151662</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ricossa-e-la-lezione-dei-blues-brothers-lo-stato-e-peggio-delle-crisi-economiche/">Ricossa e la lezione dei Blues Brothers: lo Stato è peggio delle crisi economiche</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>cicli economici</strong>, si sa, presentano andamenti altalenanti più o meno lunghi, più o meno prosperi o difficoltosi. Questi cicli sono difficili da prevedere (argomento su cui torneremo nei prossimi articoli), mentre meno difficile è verificare quali siano stati gli effetti generati, di volta in volta, dai rimedi praticati nei periodi di crisi.</p>
<p><strong>Scriveva Sergio Ricossa </strong>a questo proposito: “<em>Il ciclo degli affari è inevitabile: anche quando l’attività economica si sviluppa, vi sono momenti di pausa, di crisi delle vendite, di deflazione. L’importante è che la crisi non degeneri in grande crisi mondiale, come avvenne a partire dal 1929 per colpa di una serie di errori politici. Keynes non fiutò l’arrivo del 1929 e del suo corteo di guai. Quando se ne accorse, alternò l’ottimismo al pessimismo, che è un modo per avere sempre ragione” </em>(<em>Maledetti economisti</em> , Rizzoli 1996).</p>
<p>A quel punto <a href="https://www.nicolaporro.it/keynes-vive-tra-noi-negli-slogan-di-tridico/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Keynes</strong></a> divenne il riferimento per porre rimedio a tutto ciò, creando una discendenza di economisti “più keynesiani di Keynes” , che , con un colpo al cerchio e uno alla botte (fornite sempre dal contribuente) diedero vita a previsioni “alternate” e a provvedimenti “originali” che restano in voga tutt’ora:” <em>Il 24 ottobre 1929 crollò la borsa di New York; il giorno seguente Keynes dichiarò al “New York Evening Post” che il futuro era “decisamente incoraggiante”[…] Intanto il numero dei disoccupati cresceva paurosamente, e i governi, keynesiani prima di Keynes, facevano quel che da secoli, dai faraoni in poi, avevano fatto in simili circostanze, cioè espandevano i lavori pubblici. Keynes non ebbe nulla da aggiungere sul piano pratico”. [Ibid]  </em></p>
<p>Naturalmente <strong>espandere i lavori e la spesa pubblica</strong> implica il fatto che quei soldi vanno prelevati da qualcuno (o presi a prestito, generando un debito che poi qualcuno dovrà pagare) per essere distribuiti poi, con criteri politici e arbitrari, nelle varie voci di spesa.</p>
<p>Singolare è il caso in cui il carico fiscale metta in difficoltà chi produce e crea lavoro, e con quel prelievo si intenda poi assistere chi quel lavoro lo perderà.</p>
<p>Interessante <strong>il richiamo di Ricossa al mitico film di John Landis</strong>: “<em>Film istruttivo: rivedo con sollazzo i Blues Brothers. Jake ed Elwood Blues non sono stinchi di santo, ma salvano il “loro” orfanotrofio che sta per chiudere. Sta per chiudere perché il fisco cosiddetto sociale lo ha caricato di imposte e tasse, che le monache non possono sopportare. Purtroppo il lieto fine c’è solo al cinema. Il film di John Landis uscì in America nel 1980, una America pronta ad eleggere Reagan, che era un attore come John Belushi e Dan Aykroyd, gli interpreti dei due fratelli”. </em>(Come si manda in rovina un paese – Rizzoli, 1995).</p>
<p>Suore in difficoltà nel fare assistenza privata e volontaria perché tassate da qualcuno che magari vorrebbe usare quei soldi per fare assistenza pubblica e obbligatoria. In giorni come questi in cui si polemizza sull’impiego di attori stranieri, non sarebbe male invece riavere indietro (in prestito per qualche tempo) Reagan e i fratelli Blues!</p>
<p>Fabrizio Bonali, 7 settembre 2023</p>
<p><strong>Leggi le altre puntate</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/altro-che-sterco-il-profitto-e-una-virtu/">Altro che sterco, il profitto è una virtù</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/per-definirsi-liberali-bisogna-essere-anche-liberisti/">Per definirsi liberali bisogna essere anche liberisti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/diffidate-dagli-economisti-che-si-buttano-in-politica/">Diffidate dagli economisti che si buttano in politica</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-gli-economisti-in-carriera-scelgono-lo-statalismo/">Perché gli “economisti in carriera” scelgono lo statalismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/" target="_blank" rel="noopener">Il vero economista è un filosofo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-differenza-tra-socialismo-e-capitalismo-questione-di-gusti/" target="_blank" rel="noopener">La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/" target="_blank" rel="noopener">Perché i mali dell’Africa non sono colpa del colonialismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/spesa-pubblica-esagerata-capisco-chi-evade-le-tasse/" target="_blank" rel="noopener">Spesa pubblica esagerata: capisco chi evade le tasse</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ce-linflazione-guai-a-imporre-prezzi-di-stato-e-salari-minimi/" target="_blank" rel="noopener">C&#8217;è l&#8217;inflazione? Guai a imporre &#8220;prezzi di Stato&#8221; e salari minimi</a></li>
</ol>
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		<title>C&#8217;è l&#8217;inflazione? Guai a imporre &#8220;prezzi di Stato&#8221; e salari minimi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Aug 2023 14:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Contrariamente a quanto ci dicono gli storici, dobbiamo provocatoriamente prendere atto del fatto che la storia spesso si ripete, e, in certi casi, in modo sorprendentemente identico. Ciclicamente, di fronte all’incremento dei <strong>prezzi</strong> e del sorgere delle conseguenti tensioni sul potere d’acquisto reale, arrivano puntuali le tentazioni, di governanti e burocrati, di procedere con provvedimenti che impongano <strong>prezzi di stato</strong>, salari minimi e tetti di stipendi massimi.</p>
<h2>Prezzi di Stato e salari minimi</h2>
<p>Invece di impegnarsi a capire cosa e come fare per avere più concorrenza, interagendo anche con gli operatori economici in modo da farla funzionare meglio, il riflesso condizionato è quello di chiedere che “intervenga lo <strong>stato</strong>”, che, come noto da qualche secolo, ogni volta che interviene in questi campi determina distorsioni per cui il rimedio si dimostra peggiore del male.</p>
<p>Scriveva <strong>Sergio Ricossa</strong> già nel 1982: “Il ministro del Tesoro Andreatta sa però come bloccare l’inflazione: propone un blocco semestrale o annuale dei prezzi e dei salari. Ripropone l’editto di Diocleziano, insultando 1600 anni di progresso della scienza economica. Diocleziano si ritirò a vita privata, speriamo che Andreatta imiti l’imperatore anche in questo, o almeno si sposti dal Tesoro al ministero dello Spettacolo (tragicomico). (Come si manda in rovina un paese – <em>Rizzoli</em>, 1995).</p>
<h2>L&#8217;inflazione e Diocleziano</h2>
<p>Ad ogni nuova generazione di<strong> governanti statalisti</strong> di sinistra e/o di destra, che si trovino a fronteggiare questioni di prezzi e potere di acquisto reale di salari e stipendi, puntali rispuntano uno o più “nuovi” editti di Diocleziano, e il ciclo riparte in attesa che “l’imperatore di turno” si ritiri a vita privata.</p>
<p>“Il brutto è che i governanti non pretendono soltanto di realizzare una “politica dei prezzi” in accordo col “bene comune”. Ambiscono pure alla “politica dei redditi”, che significa stabilire quale debba essere la nostra “giusta” paga di lavoratori […] Sono lieto che il giovane Mario Monti, sul “<em>Corriere</em>”, richiami al buon senso: &#8211; Nemmeno <strong>il più illuminato dei governi</strong> può razionalmente dire quale debba essere la dinamica reale delle retribuzioni, non potendo prevedere abbastanza bene né l’andamento della produttività, né quello delle ragioni di scambio – “ [Ibid]</p>
<h2>Cosa dovrebbero fare i governi</h2>
<p>I governi si diano da fare per creare le condizioni per cui i mercati diventino più concorrenziali, vigilando affinché non ci siano distorsioni e illeciti, interagendo con gli operatori economici in modo che loro stessi siano i primi interessati a sviluppare concorrenza leale e non cartelli disonesti.</p>
<p>Se, ad esempio, ci sono <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-economia/sul-caro-voli-un-altro-capolavoro-tetti-e-divieti-faranno-aumentare-i-prezzi/">aumenti nei prezzi dei voli</a>, si creino le condizioni perché possano entrare nuove compagnie su quelle tratte, prima di far scappare le poche che già ci operano. Lasciando finalmente riposare in pace il buon Diocleziano.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 19 agosto 2023</p>
<hr />
<p><strong>Leggi le altre puntate</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/altro-che-sterco-il-profitto-e-una-virtu/">Altro che sterco, il profitto è una virtù</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/per-definirsi-liberali-bisogna-essere-anche-liberisti/">Per definirsi liberali bisogna essere anche liberisti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/diffidate-dagli-economisti-che-si-buttano-in-politica/">Diffidate dagli economisti che si buttano in politica</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-gli-economisti-in-carriera-scelgono-lo-statalismo/">Perché gli “economisti in carriera” scelgono lo statalismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/" target="_blank" rel="noopener">Il vero economista è un filosofo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-differenza-tra-socialismo-e-capitalismo-questione-di-gusti/" target="_blank" rel="noopener">La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/" target="_blank" rel="noopener">Perché i mali dell’Africa non sono colpa del colonialismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/spesa-pubblica-esagerata-capisco-chi-evade-le-tasse/" target="_blank" rel="noopener">Spesa pubblica esagerata: capisco chi evade le tasse</a></li>
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		<title>Altro che sterco, il profitto è una virtù</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2023 13:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[liberalismo]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo diceva Leonardo Sciascia: &#8220;Prima li chiacchierano, e poi vanno in giro a dire che son chiacchierati”. Prima si creano le condizioni per cui la concorrenza non ci sia e il mercato non riesca a funzionare, e poi si invocano le lacune del mercato per giustificare gli interventi dello stato, tassando e redistribuendo i soldi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo diceva Leonardo Sciascia: &#8220;Prima li chiacchierano, e poi vanno in giro a dire che son chiacchierati”. Prima si creano le condizioni per cui la concorrenza non ci sia e il mercato non riesca a funzionare, e poi si invocano le lacune del mercato per giustificare gli interventi dello stato, tassando e redistribuendo i soldi degli altri. <strong>Statalismo, oligopolio e monopolio determinano distorsioni nel mercato</strong>, limitando o annullando la concorrenza e con essa la libertà dei consumatori di potersi difendere con l’unica vera arma che può ridurre i prezzi e i profitti generati da posizioni dominanti: cambiare fornitore.</p>
<p>Scriveva <strong>Sergio Ricossa</strong> già nel 1972: &#8220;Nonostante gli orrori dello statalismo, la cultura ufficiale si ostina a voler indicare il profitto come causa di tutti i mali. Non ammette che in un mercato di concorrenza libera e leale il profitto possa essere il voto che i consumatori danno ai produttori. Sylos Labini: &#8211; oggi ben pochi sono gli economisti che credono nella sovranità dei consumatori -. È una notizia da comunicare con urgenza a quegli industriali, che continuano a spendere miliardi nelle ricerche di mercato, per sapere che cosa preferiscono i consumatori: e a quegli altri industriali, che per non averle fatte stanno fallendo<em>”. </em>– Come si manda in rovina un paese – Rizzoli 1995.</p>
<p>Qualche anno dopo (1989) di nuovo ammoniva circa le continue distorsioni che il mercato subiva, più o meno evidenti. Cambiando qualche nome e ragionando sulla situazione attuale di molti settori, queste parole suonano adeguate all’Italia di sempre: &#8220;Quanto meno Costa sapeva che <strong>il “fallimento” del mercato di concorrenza è spesso dovuto al fatto che la concorrenza non c’è</strong>. Troppi lo dimenticano. Chi ha sentito parlare dell’accordo Multifibre, che ci rincara tutti i generi di abbigliamento? Chi sa quante automobili giapponesi possiamo importare al massimo? Chi si rende conto del grado di pazzia che ha raggiunto la protezione dell’agricoltura europea?. [Ibid]</p>
<p>Nella sua fondamentale opera scientifica dal titolo <em>Teoria unificata del valore economico</em> (Giappichelli-1981) , Ricossa ha ampiamente trattato <strong>la teoria del valore</strong> (argomento su cui torneremo nei prossimi articoli), chiarendo anche la funzione del profitto e la sua relazione con il fattore tempo nelle anticipazioni di capitale: &#8220;Lungi dall’essere una categoria del capitalismo “borghese”, <strong>il profitto è una categoria universale</strong>, sebbene possono cambiare da un sistema economico all’altro la sua misura, la sua funzione, la sua destinazione. Il profitto è una categoria universale, non il capitalismo: al capitalismo si possono rivolgere molte critiche, ma non quella di calcolare il profitto, che anzi è una sua virtù<em>”. </em></p>
<p><strong>Il profitto è necessario e sacrosanto</strong>, ma la sua misura e il suo controllo sono un altro discorso. Perché “la concorrenza è uguale per tutti ma soprattutto per qualcuno”, come la legge. Di fronte a barriere in entrata, a cartelli oligopolistici, a interi settori corporativi tutelati e non sottoposti a concorrenza si capisce che il consumatore/cliente non riesca a difendersi: può scegliere e cambiare tra mille fruttivendoli e mille idraulici o altro, ma non può rivolgersi a mille compagnie telefoniche, o ferroviarie, o elettriche, o bancarie, o automobilistiche, etc etc etc .</p>
<p><strong>In assenza di concorrenza</strong>, compresa quella internazionale, <strong>si generano sistemi autarchici o cartelli oligopolistici</strong> per interi settori, all’interno dei quali gli imprenditori che li compongono si muovono quasi indisturbati, dettando le condizioni: &#8220;È il caso di citare Adam Smith: &#8211; I nostri mercanti e i nostri industriali si lamentano molto dei cattivi effetti degli alti salari nell’elevare il prezzo dei loro prodotti…, ma non dicono nulla dei cattivi effetti degli alti profitti: essi tacciono sugli effetti perniciosi dei guadagni propri; si lamentano soltanto dei guadagni altrui -. Quando pongo ai miei studenti l’indovinello se il brano è di Smith o di Marx, la risposta più frequente è Marx”.[Ibid]</p>
<p><strong>Se non c’è concorrenza, l’oligopolio fa cartello e cerca di fare quello che vuole</strong>, i prezzi che vuole. Ci sarebbero le istituzioni preposte a garantire la concorrenza, per tutelare con ciò i consumatori. Ma pare che servano a poco e siano comunque meno efficaci rispetto all’azione della concorrenza stessa. Scriveva Ricossa nel 1990: &#8220;Anche in America, dove c’è più esperienza, le leggi antitrust servono a poco. L’IBM non è tenuta al guinzaglio da una commissione antitrust, ma da Apple, Compaq, Toshiba, Dell e altre imprese emergenti (fra le quali. Temo, la Olivetti non ha posto). [Ibid] (Notare la preveggenza del professore: oggi conosciamo il cammino che poi fecero, ad esempio, Apple e Compaq, e anche quello della Olivetti).</p>
<p>Interessante è sapere che quando l’autorità antitrust venne istituita in Italia, partì subito “all’italiana”, facendo “figli e figliastri”, cosa che naturalmente non sfuggì a Ricossa: &#8220;La legge che istituisce l’autorità garante della concorrenza e del mercato sottrae a questa autorità il settore del credito, quello dell’editoria e quello della radio e della televisione. Mi ricordo che già al ministero delle Partecipazioni statali non venne dato il controllo delle banche dell’Iri. Sospetto che le eccezioni tradiscano la voglia politica di sottrarre almeno in parte al mercato e alla concorrenza le banche, appunto, e i periodici, la radio e la televisione. Controllori diversi vuol dire criteri diversi”.[Ibid]</p>
<p>I governi si preoccupino di creare le condizioni per una concorrenza la più estesa e corretta possibile, smascherando chi la distorce con cartelli e pratiche truffaldine; di <strong>togliere i bastoni tra le ruote al mercato, invece di aggiungerne</strong>. Non si occupino di stabilire quale sia il profitto giusto e quello sbagliato, per tassare poi “gli sbagliati” retroattivamente.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 10 agosto 2023</p>
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		<title>Per definirsi liberali bisogna essere anche liberisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 14:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[liberale]]></category>
		<category><![CDATA[liberista]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa presto a dire “<strong>liberale</strong>”. In un periodo come quello attuale in cui continuano a dirsi liberali anche coloro i quali si comportano (e magari legiferano) in maniera opposta, ci viene in soccorso <strong>Sergio Ricossa</strong> con alcune riflessioni che sanno di preveggenza, con un quarto di secolo di anticipo.</p>
<p>“Cinquant’anni fa mi pareva sufficiente dichiararmi, a richiesta, <strong>liberale einaudiano</strong>. Allora esisteva pure un partito liberale italiano, al quale credo di essere stato iscritto e del quale ho perso le tracce. L’ingenuità della giovinezza mi impediva di pensare che la libertà fosse più stuprata delle donne e che il suo stupro fosse il più impunito dei delitti: mi impediva di pensare che il voto democratico fosse, il più delle volte, fra le forme più truffaldine di abuso contro gli elettori. A poco a poco<strong> mi convinsi che c’era da vergognarsi a portare l’etichetta di liberale</strong>, ed era mortificante precisare: liberale einaudiano. Il fatto era che il povero Luigi Einaudi, sconsolato scrittore confesso di “prediche inutili”, riceveva omaggi informali soprattutto da coloro che in politica si impegnavano a realizzare il contrario delle sue idee.</p>
<p>Scoprii che Luigi Einaudi era stato eletto presidente della Repubblica da partiti che desideravano sbarazzarsi di lui: <em>promoveatur ut amoveatur</em> (si sapeva che egli sarebbe stato un presidente neutrale)<em>. </em>[Sergio Ricossa , <em>Da liberale a libertario</em> – 1999 Leonardo Facco Editore). Anche quella liberale, ad un certo punto, diventa una delle tante etichette non ben definite, all’interno delle quali ci si infilano in troppi, annacquandone il significato:</p>
<p>“Comincerei col dire che <strong>le etichette hanno poca importanza</strong>, specialmente in politica dove sono tutte più o meno equivoche […] Fu poi una frase di Gramsci che mi indusse a spostare il tiro. Gramsci, proprio parlando di Einaudi e prendendolo in giro, diceva che Einaudi stava consumando la sua vita nel cercare di convincere gli industriali a fare cose che gli industriali non faranno mai. Questo “<strong>liberismo</strong>” che secondo Einaudi avrebbe dovuto giovare anche agli industriali – perché la concorrenza, purché sia libera e leale, fa bene anche agli industriali-, essi invece lo consideravano una punizione da fuggire[…] E, allora, se aveva fallito lui , che pure era un grande giornalista oltre che un grande economista, lui che aveva come portavoce il massimo giornale italiano, a maggior ragione sarei fallito io. [… ] Per tutte queste ragioni <strong>l’etichetta liberale mi andava stretta</strong>. Anche perché perfino i comunisti ormai si dichiarano liberali [Ibid].</p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/diffidate-dagli-economisti-che-si-buttano-in-politica/">Diffidate dagli economisti che si buttano in politica</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-gli-economisti-in-carriera-scelgono-lo-statalismo/">Perché gli “economisti in carriera” scelgono lo statalismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/" target="_blank" rel="noopener">Il vero economista è un filosofo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-differenza-tra-socialismo-e-capitalismo-questione-di-gusti/" target="_blank" rel="noopener">La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/" target="_blank" rel="noopener">Perché i mali dell’Africa non sono colpa del colonialismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/spesa-pubblica-esagerata-capisco-chi-evade-le-tasse/" target="_blank" rel="noopener">Spesa pubblica esagerata: capisco chi evade le tasse</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/anche-i-migliori-ci-cascano-il-fascino-giovanile-della-sinistra/" target="_blank" rel="noopener">Anche i migliori ci cascano: il fascino giovanile della sinistra</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-solito-vizio-della-sinistra-e-della-burocrazia/" target="_blank" rel="noopener">Il solito vizio della sinistra e della burocrazia</a></li>
</ol>
<p>Quando si dice la preveggenza e la lungimiranza!! Sembra scritto, con più di vent’anni di anticipo, anche per la situazione attuale, dove liberali sedicenti, a parole e a sproposito, se ne vedono tanti. Einaudi spiegò che la libertà economica era fondante, e che quindi<strong> il liberalismo includeva il liberismo</strong>. Ricossa ci portò a concludere il percorso che, da liberale e liberista, conduceva all’approdo libertario:</p>
<p>“Per dirla con una battuta: partii da Milton Friedman e poi scoprii David Friedman, suo figlio. E naturalmente padre e figlio non erano sulle stesse posizioni. Capii che <strong>si poteva essere a favore della libertà e contro lo stato</strong> in vari modi. Arrivare fino ad un certo punto e non oltre, come Milton. Andare oltre, come David. Così mi venne voglia di affrontare anche il pensiero del Friedman più giovane. E mi piacque, perché a me piacciono le idee estreme e un po’ paradossali. Ricordo quel che diceva Einaudi: “C’è un punto critico oltre il quale anche le virtù diventano dei vizi”. Però quando l’opinione pubblica è molto confusa, ogni tanto bisogna far vedere la differenza fra una bandiera politica e l’altra andando all’estremo”.[Ibid]</p>
<p>Quando l’opinione pubblica è confusa è necessario “far vedere la differenza fra una bandiera e l’altra”, avendo il coraggio di Sergio Ricossa per indicare il percorso da liberale a liberista a libertario. “[…] io simpatizzo sempre per i giovani […] e fui rinforzato nella mia idea che strategicamente si dovesse andare <strong>un po’ oltre il liberalismo classico ed essere un po’ più audaci</strong>. Un po’ più giovani”.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 8 agosto 2023</p>
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		<title>Il solito vizio della sinistra e della burocrazia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-solito-vizio-della-sinistra-e-della-burocrazia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jul 2023 14:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-solito-vizio-della-sinistra-e-della-burocrazia/">Il solito vizio della sinistra e della burocrazia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Leonardo Sciascia consigliava di rileggere spesso <em>I Promessi Sposi,</em> cercando possibilmente, diciamo noi, di accedere ogni volta al piano di lettura superiore al precedente. In quell’opera Manzoni ha messo quasi tutto, compresi alcuni dei mali eterni della nostra Italia.</p>
<p>Per fortuna le cose nel nostro paese migliorano su molti fronti, mentre su altri, a dire il vero, sembrano non progredire. Scriveva nel 1973 <strong>Sergio Ricossa</strong> nel suo diario di allora:” Torino, 12-14 gennaio: Convegno internazionale per la difesa della cultura. Aderisco donchisciottescamente, e non ascoltando i consigli dei colleghi universitari, per protesta contro gli attacchi che il convegno subisce prima di cominciare. Gli organizzatori non sono di sinistra, quindi sono di destra, quindi sono fascisti, quindi non hanno il diritto di esprimersi” (Come si manda in rovina un paese – Rizzoli 1995).</p>
<p>Parafrasando <strong>Manzoni</strong>, guarda a volte dove va ad infilarsi il pregiudizio. Ma per fortuna son cose che accadevano cinquanta anni fa, oggi non succedono più. E se succedessero, tutti sarebbero pronti a difendere la causa della libertà di espressione nonché a dimettersi per affermare il principio. Scriveva ancora Ricossa: “A causa del convegno, mi dimetto da “La Stampa”, la Fondazione Agnelli, eccetera. Ci provo gusto, mi spiace di non avere altri incarichetti da cui dimettermi. Mi sento “cavaliere dell’ideale” a un prezzo relativamente modesto”. [Ibid].<br />
Per fortuna sul fronte del linguaggio politico, burocratico e amministrativo le cose vanno molto meglio: “Nessuno ha corretto le bozze per i tre volumi con mille pagine di programmazione maccheronica della regione Piemonte (<strong>conquistata dai comunisti</strong>). Si legge che la regione “si avvelena delle sue competenze”, al posto di “avvale”. Si promette di trasformare la regione da “strumento di potere elistico (sic) in sede reale di democrazia popolare”. E affinché il popolo capisca si usa questo linguaggio: ”la fruizione infrastrutturale”, ”i livelli di infrastrutturazione delle armature insediative”, “la scelta sulla centralità del recupero delle occasioni abitative”. “l’affrontare lo spettro delle problematiche”, “il gestire il sottodimensionamento delle aree libere interstiziali (sic) nei sub-poli”, e così via “. [Ibid]</p>
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<li><a href="https://www.nicolaporro.it/diffidate-dagli-economisti-che-si-buttano-in-politica/">Diffidate dagli economisti che si buttano in politica</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-gli-economisti-in-carriera-scelgono-lo-statalismo/">Perché gli “economisti in carriera” scelgono lo statalismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/" target="_blank" rel="noopener">Il vero economista è un filosofo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-differenza-tra-socialismo-e-capitalismo-questione-di-gusti/" target="_blank" rel="noopener">La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/" target="_blank" rel="noopener">Perché i mali dell’Africa non sono colpa del colonialismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/spesa-pubblica-esagerata-capisco-chi-evade-le-tasse/" target="_blank" rel="noopener">Spesa pubblica esagerata: capisco chi evade le tasse</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/anche-i-migliori-ci-cascano-il-fascino-giovanile-della-sinistra/" target="_blank" rel="noopener">Anche i migliori ci cascano: il fascino giovanile della sinistra</a></li>
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<p>Anche questa però è roba di cinquant’anni orsono, <strong>la situazione oggi è molto migliorata</strong>. Infatti adesso diciamo che “ i finanziamenti del PNRR vanno messi a terra al fine di agevolare quella che è una svolta rispetto alla linearità economica, favorendo un sistema di circolarità frutto di una concertazione solidale”.</p>
<p>Torniamo all’antico, faremo un progresso: “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti [….] Perocché, in questo, come accade in molti altri affari, erano in vigore due consuetudini contrarie, senza che fosse deciso quale delle due fosse la buona: il che dava opportunità di fare una guerra, ogni volta che una testa dura s’abbattesse in un’altra della stessa tempra”.</p>
<p>Chi si ostina a scrivere e a parlare in modo “<strong>forbitamente creativo</strong>” su un fronte, e chi , sull’altro, si ostina a dire che bisognerebbe scrivere e parlare in maniera comprensibile.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 29 luglio 2023</p>
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		<title>Diffidate dagli economisti che si buttano in politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jul 2023 14:00:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sergio Ricossa è stato un grande economista e un grande scrittore. Divulgatore appassionato, ha sempre avuto uno stile sobrio (lui diceva “empirico”), di stampo anglosassone e amante dell’umorismo e del paradosso. Era una persona mite e gentile che seppe essere polemista ironico e spesso autoironico, scrivendo aforismi taglienti e libri dai titoli forti e all’apparenza [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sergio Ricossa</strong> è stato un grande economista e un grande scrittore. Divulgatore appassionato, ha sempre avuto uno stile sobrio (lui diceva “empirico”), di stampo anglosassone e amante dell’umorismo e del paradosso. <strong>Era una persona mite e gentile</strong> che seppe essere polemista ironico e spesso autoironico, scrivendo aforismi taglienti e libri dai titoli forti e all’apparenza provocatori (<em>I pericoli della solidarietà</em>, <em>Come si manda in rovina un paese</em>, <em>Elogio della Cattiveria</em>, <em>Fuochisti della Vaporiera</em>, <em>Storia della Fatica</em>, <em>Maledetti Economisti</em>, tanto per ricordarne solo alcuni).</p>
<p><strong>Ma soprattutto fu un grande studioso</strong> (e sulla sua opera accademica torneremo nei prossimi articoli) che non coltivò ambizioni di tipo politico, nonostante fosse corteggiato dalla politica, come ci ricorda nel suo libro <em>Da liberale a libertario</em> (Leonardo Facco Editore 1999): “A un bel momento <strong>ho deciso di rinunciare alla carriera politica</strong>, qualunque fosse l’allettamento che veniva dai partiti. Ho rifiutato offerte liberali, democristiane e perfino socialiste (i partiti non guardano per il sottile, prendono chi ritengono faccia loro comodo e non si preoccupano delle etichette)<em>”.</em></p>
<p>Per un liberista e libertario è evidente che gli ambienti e le logiche di partito andassero stretti, ma una delle questioni meno gradite a Ricossa era la tentazione degli economisti di intraprendere carriere politiche o di assumere cariche all’interno della macchina statalista, che a suon di lauti stipendi annacqua i princìpi e allontana dagli studi: “Ho rinunciato per starmene tranquillo fra i miei libri. <strong>Ho rinunciato a tutte queste ambizioni</strong> che soprattutto gli economisti hanno, perché gli economisti finiscono presto o tardi nello stato. O in modo sfacciato o in modo meno sfacciato. E poi passano per grandi economisti, anche se hanno rinunciato completamente agli studi per guadagnare quattrini con questa presidenza assegnatagli da un partito, o quell’altra presidenza assegnatagli da un altro partito… son tutti “presidenti” di qualcosa”. <em>[Ibid]</em></p>
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<p>A quel punto <strong>le probabilità di perdere il contatto con la realtà sono elevate</strong>, sacrificando lo studio e l’aggiornamento nonché allontanandosi dal sistema produttivo ed imprenditoriale: “Naturalmente non diventano presidenti di imprese private, perché i privati si guardano bene dall’affidare il loro destino a un economista teorico. Sono allora tutti a capo di istituzioni pubbliche, che tra l’altro non prevedono l’obbligo, alquanto problematico, di realizzare dei profitti. Lo stipendio però c’è, ed è eccellente, e la carriera politica rende famosi. Quella accademica molto meno” [Ibid]</p>
<p><strong>Si fa presto a dire “economisti”</strong>, ma bisogna leggere attentamente le istruzioni sull’etichetta perché, parafrasando il don Mariano di Sciascia, ci sono economisti, mezzi economisti, economisticchi, etc&#8230;</p>
<p>Fabrizio Bonali, 20 luglio 2023</p>
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		<title>Anche i migliori ci cascano: il fascino giovanile della sinistra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2023 14:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/anche-i-migliori-ci-cascano-il-fascino-giovanile-della-sinistra/">Anche i migliori ci cascano: il fascino giovanile della sinistra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle vulgate in auge da tempo in Italia è l’assunto secondo il quale le persone di cultura, gli artisti, gli scrittori etc sarebbero tutti di sinistra e questo dimostrerebbe la bontà della sinistra stessa. <a href="https://www.nicolaporro.it/porro-sallusti-veneziani-per-la-sinistra-non-devono-parlare/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Se sei persona di cultura sei di sinistra</strong>,<strong> viceversa se non sei di sinistra non sei di cultura</strong></a>. Come le sirene di Ulisse, cantando questi argomenti, “gli addetti alla cultura” catturano i cuori dei giovani, ai quali però non dicono che quelle ideologie hanno dato vita ad alcuni dei peggiori regimi della storia dell’umanità.</p>
<p>Inoltre, si guardano bene dal far presente che le condizioni di cui godono per esprimere la loro cultura e vena artistica, derivano da sistemi politici ed economici ispirati a principi di libertà civili, politiche, religiose ed economiche e non da sistemi di stampo socialista (comunista o nazional-socialista che dir si voglia). Il motivo della diffusione della suddetta vulgata è spiegato dall’alto numero di “sirene” in azione nei diversi centri di creazione della cultura e dell’informazione, <a href="https://www.nicolaporro.it/cosi-il-sinistrismo-ha-infettato-tutta-la-cultura-italiana/" target="_blank" rel="noopener">come abbiamo già spiegato</a>.</p>
<p>Nel suo mitico <em>Manuale di sopravvivenza a uso degli italiani onesti</em> (Rizzoli-1997), <strong>Sergio Ricossa</strong> dedica ai giovani un capitolo dal titolo “Della Sinistra”: <em>“</em>L’onesto più avvertito, più sagace, più scettico, non è totalmente refrattario, se in età giovanile, al richiamo da prosseneta della Sinistra. Ci cascarono addirittura Popper e Hayek. &#8216;Per due o tre mesi circa mi considerai comunista&#8217; (Popper; ”un attimino”). Le prostitute dicono ai giovanotti: &#8216;Se non ti fermi, non sei un uomo&#8217;. La sinistra, invece: &#8216;Se non vieni con me, non hai cuore&#8217;. <strong>Nessun politico è avaro di buoni sentimenti, la sinistra li erutta</strong>, e i giovani, ai quali dedichiamo questo capitolo del manuale, restano abbacinati dalla pirotecnia”.</p>
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<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-gli-economisti-in-carriera-scelgono-lo-statalismo/">Perché gli “economisti in carriera” scelgono lo statalismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/" target="_blank" rel="noopener">Il vero economista è un filosofo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-differenza-tra-socialismo-e-capitalismo-questione-di-gusti/" target="_blank" rel="noopener">La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/" target="_blank" rel="noopener">Perché i mali dell’Africa non sono colpa del colonialismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/spesa-pubblica-esagerata-capisco-chi-evade-le-tasse/" target="_blank" rel="noopener">Spesa pubblica esagerata: capisco chi evade le tasse</a></li>
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<p>Anche Winston Churchill soleva dire che chi da giovane non è laburista è senza cuore, ma chi continua ad esserlo da adulto è senza cervello. Ed <strong>è ai giovani cervelli che si rivolge Ricossa</strong>, perché non si facciano abbindolare da “ricette preconfezionate”, preparate da persone faziose e servite come verità assolute da chi ha a cuore le proprie mire e non la formazione di giovani menti aperte: “Giovane lettore onesto, dimentichi il dipolo sinistra-destra, inesistente e tuttavia capace di produrre la tragedia o la farsa […] Analizzi i contenuti della politica, senza badare alle etichette, e si salverà (forse) dalle ubriacature e dagli avvelenamenti. Auguri di vita lunga e serena. Non facciamo economia: vivete <em>in aeternum</em>”. [Ibid]</p>
<p>Fabrizio Bonali, 12 luglio 2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/anche-i-migliori-ci-cascano-il-fascino-giovanile-della-sinistra/">Anche i migliori ci cascano: il fascino giovanile della sinistra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il potere perverso dello Stato: spendere (male) il denaro dei privati</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-potere-perverso-dello-stato-spendere-male-il-denaro-dei-privati/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-potere-perverso-dello-stato-spendere-male-il-denaro-dei-privati/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 14:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[liberali]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 6 giugno 1927 nasceva <strong>Sergio Ricossa</strong> che oggi, se fosse ancora con noi, avrebbe dunque 96 anni (ci ha lasciati nel 2016). In questa Italia distratta, pochissimi lo ricordano. Proprio oggi che assistiamo ad una grande confusione sul fronte “liberale”, sarebbe stata utile ancora una volta la sua voce. Lui grande economista liberista e del buon senso, tenne alta la bandiera della cultura liberale anche in periodi in cui farlo significava essere isolati e persino correre dei rischi.</p>
<p>Ebbe più allievi di quanti lui stesso potesse credere, che in lui videro una guida dalla specchiata statura intellettuale e morale, dallo stile elegante; grande scrittore caratterizzato da una prosa sempre limpida e chiara. Molto amato da chi lo conobbe e studiò la sua opera, ma omaggiato sempre con distacco da un “mondo della cultura” da cui era visto come eterno outsider.</p>
<p>Ricossa è stato paladino della vitalità e della <strong>mentalità borghese</strong>, avvezza all’iniziativa, al cambiamento e al rischio che spesso comporta la scoperta di nuovi orizzonti. In questo, differenziandosi dalla mentalità aristocratica basata sulla ricerca di rendite e di certezze, o dalla visione socialista, incline al tentativo di programmare tutto sotto il controllo centralizzato dello Stato, ricercando una idilliaca sicurezza nella povertà piuttosto che sviluppare l’iniziativa privata nella continua mutazione creativa del mondo capitalistico.</p>
<p><b>Per approfondire:</b></p>
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<li style="list-style-type: none;">
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cari-studenti-3-consigli-liberali-da-sergio-ricossa/">Cari studenti, 3 consigli liberali da Sergio Ricossa</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-gli-economisti-in-carriera-scelgono-lo-statalismo/">Perché gli “economisti in carriera” scelgono lo statalismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/" target="_blank" rel="noopener">Il vero economista è un filosofo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-differenza-tra-socialismo-e-capitalismo-questione-di-gusti/" target="_blank" rel="noopener">La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/" target="_blank" rel="noopener">Perché i mali dell’Africa non sono colpa del colonialismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/spesa-pubblica-esagerata-capisco-chi-evade-le-tasse/" target="_blank" rel="noopener">Spesa pubblica esagerata: capisco chi evade le tasse</a></li>
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</ol>
<p>Il grande pericolo sempre in agguato è la tentazione di considerare<strong> lo Stato come il grande benefattore</strong>, una entità concreta e buona che pensa solo al bene dei “’propri figli”: “Qui da noi lo “stato” si scrive con la S maiuscola e si finge di considerarlo una divinità. Ignorando che è una mera finzione giuridica. Lo stato sarebbe nulla senza gli uomini politici che lo animano, e costoro non sono superuomini. Sono uomini come gli altri, ma più pericolosi perché dotati di più potere, fra cui il potere fiscale di portar via e usare il denaro degli altri, a palate”. (Sergio Ricossa – <em>Da liberale a libertario</em> – Leonardo Facco Editore 1999).</p>
<p>Politici e funzionari che dovrebbero agire per il bene comune, <strong>pagati per essere al servizio dei cittadini</strong>, non il contrario: “Lo fanno, dicono, per il “bene comune”. Però l’unica definizione di bene comune e di interesse generale è tautologica: è quel che fanno i politici al potere, qualunque cosa facciano, compreso il rubare ai poveri per regalare ai ricchi. Se li eleggiamo si vantano di “rappresentare il popolo”, altro esempio di linguaggio ingannatore. Il popolo di cui parlano è quello dei loro clienti conniventi, che partecipano alla spartizione del bottino”. [Ibid}</p>
<p>Anche per questi motivi Ricossa maturò una crescente sfiducia nei partiti e negli <strong>apparati pubblici</strong>, avvicinandosi sempre di più alle posizioni libertarie, di cui parleremo nelle prossime pillole.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 5 luglio 2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-potere-perverso-dello-stato-spendere-male-il-denaro-dei-privati/">Il potere perverso dello Stato: spendere (male) il denaro dei privati</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cari studenti, 3 consigli liberali da Sergio Ricossa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cari-studenti-3-consigli-liberali-da-sergio-ricossa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2023 14:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[liberalismo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questi sono i giorni dell’anno in cui si svolgono gli esami di maturità, ai quali seguiranno, per molti, i  percorsi di studi universitari. Agli studenti che affronteranno gli studi di economia (e non solo a loro) vogliamo offrire alcune piccole perle estratte dallo straordinario pamphlet I pericoli delle solidarietà (Rizzoli 1993), i cui capitoli sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questi sono i giorni dell’anno in cui si svolgono gli esami di maturità, ai quali seguiranno, per molti, i  percorsi di studi universitari. Agli studenti che affronteranno gli studi di economia (e non solo a loro) vogliamo offrire alcune piccole perle estratte dallo straordinario pamphlet<em> I pericoli delle solidarietà</em> (Rizzoli 1993), i cui capitoli sono altrettante lettere rivolte a diversi destinatari. Nella lettera n.10, <strong>Sergio Ricossa</strong> si rivolge a “uno studente di economia” con alcuni consigli, non prima di aver precisato quanto segue: “Caro allievo, mi ripugna dare consigli, ma lei me ne chiede e ha il diritto a ottenerne, essendo in regola col pagamento delle tasse universitarie<em>”.</em></p>
<p><strong>1.</strong> Il primo consiglio è un classico del Prof. Ricossa, che soleva ribadire sempre a lezione l’importanza del linguaggio e della corretta capacità di espressione: “Le suggerisco in primo luogo di <strong>considerare l’ortografia più importante dell’economia</strong>. Tempo fa ricevetti da un neolaureato questo biglietto: &#8220;Ringraziamenti dal suo ex &#8216;aglievo'&#8221;. Ahi! Evidentemente non ero riuscito ad allevare il giovanotto, ma soltanto ad &#8220;aglievarlo&#8221;. Ho mai allevato qualcuno? Chissà<em>”. </em></p>
<p><strong>2.</strong> Il secondo consiglio andrebbe esteso, oltre che agli studenti di economia, a tutti gli economisti, ai politici certamente, e, in definitiva, a tutti quanti: “Il secondo avviso è di <strong>non prendere troppo sul serio gli economisti</strong>, alla cui confraternita appartengo, e nemmeno gli avversari degli economisti [….] Prenda sul serio nessuno, cioè studi criticamente e assista alle risse fra i maestri, ma quando è il caso (e lo è spesso) le giudichi futili, o ne vada a cercare i motivi nascosti<em>”.  </em>Spesso i motivi nascosti sono avvolti nel buio, come per quei simpatici ladri che litigavano di giorno alla luce del sole, per poi, di notte, andare insieme a rubare con il favore delle tenebre.</p>
<p><b>Per approfondire:</b></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-gli-economisti-in-carriera-scelgono-lo-statalismo/">Perché gli “economisti in carriera” scelgono lo statalismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/" target="_blank" rel="noopener">Il vero economista è un filosofo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-differenza-tra-socialismo-e-capitalismo-questione-di-gusti/" target="_blank" rel="noopener">La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/" target="_blank" rel="noopener">Perché i mali dell’Africa non sono colpa del colonialismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/spesa-pubblica-esagerata-capisco-chi-evade-le-tasse/" target="_blank" rel="noopener">Spesa pubblica esagerata: capisco chi evade le tasse</a></li>
</ol>
<p><strong>3.</strong> Il terzo consiglio riguarda le teorie economiche, le loro spesso apparenti incompatibilità e il significato diverso che ciascuno attribuisce alle parole, creando fraintendimenti nelle migliori delle ipotesi, e diatribe al limite del comico in altri casi: “Vi sono teorie economiche, e questo è il terzo punto da ricordare, le quali in apparenza sono incompatibili fra loro, mentre in realtà sono complementari. <strong>Gli autori danno significato diverso alle parole</strong>, hanno intenzioni diverse, guardano le cose da tempi e luoghi diversi. Legga, se ci sono, le biografie degli autori. &#8216;Unifichi&#8217; più che può, ossia spieghi le divergenze, se ci riesce, e diffidi non quando c’è lo scontro delle idee, ma quando tutti concordano: meglio i luoghi diversi che i luoghi comuni<em>”. </em></p>
<p>E conclude con una delle sue frasi più famose, con cui Ricossa pose una lapide sopra quelle pratiche diffuse che, invece di analizzare seriamente la realtà, cercano in tutti i modi di farla rientrare nelle ricette preconfezionate da prescrizioni ideologiche.<strong> Le analisi scientifiche lasciano il posto alla propaganda</strong>, che è più facile da diffondere, porta più voti e imbalsama i giovani cervelli: “Una idiozia ripetuta abbastanza a lungo da abbastanza economisti diventa un dogma, e ciò non è scientifico<em>”. </em>  <em>  </em></p>
<p><strong>Auguri a tutti gli studenti:</strong> non fidatevi troppo delle interpretazioni giornalistiche riguardo alle teorie economiche (e non solo), e cercate piuttosto di leggere i testi originali degli autori. Quelli giusti, <em>ça va sans dire!</em></p>
<p>Fabrizio Bonali, 29 giugno 2023</p>
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		<title>Spesa pubblica esagerata: capisco chi evade le tasse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 14:25:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se in Italia si facesse una manovra finanziaria da 20 o 30 miliardi saremmo di fronte ad un provvedimento di notevole rilevanza. Ma se consideriamo che <strong>ogni anno l’Italia spende 1000 (mille) miliardi</strong> capiamo bene che 30 miliardi, di quei mille, probabilmente potrebbero essere facilmente “trovati” spendendo in modo più efficiente quell’enorme volume di risorse. Se l’Italia sta in piedi con 1000 miliardi all’anno, spendendoli meglio potrebbe farcela con 970. E invece se si facesse una manovra da 30 miliardi, verrebbero richieste nuove tasse. Come si fa (o si dovrebbe fare) in ogni azienda o famiglia, prima di trovare altri soldi è bene verificare come si stanno spendendo quelli che si hanno già a disposizione.</p>
<p>In realtà, alla domanda “<strong>ma come facciamo a ridurre le tasse?</strong>”, è diventata prassi sentirsi rispondere “se tutti le pagassero, potremmo abbassarle”, mentre la riposta più corretta sarebbe “se spendessimo meglio, potremmo abbassarle”. Il fatto è che nessun governo spende meno e meglio, perché pare che nulla possa essere tagliato: evidentemente i soldi non bastano mai e son sempre spesi al meglio!</p>
<p>Di fronte a tanta virtù il contribuente diventa peccatore. San Tommaso d’Aquino, <em>Summa Theologiae</em>: “Si impedirebbe molto di ciò che è utile se tutti i peccati fossero proibiti&#8221;. In Italia vale anche per l’evasione di leggi fiscali ingiuste. Bisognerebbe aggiungere, con de Mandeville: coloro i quali vorrebbero che tutti i peccati fossero severamente proibiti hanno spesso in mente qualcosa di utile per sé, un lucro egoistico. Ma perché citare d’Acquino e de Mandeville, se Cristo fu esauriente davanti alla folla che intendeva lapidare l’adultera?<em> &#8211;  </em><strong> Sergio Ricossa</strong> – <em>Come si manda in rovina un paese</em> (Rizzoli- 1995).</p>
<ol>
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<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/" target="_blank" rel="noopener">Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</a></li>
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<p><strong>La causa è la spesa pubblica crescente</strong> e gestita in maniera inefficiente, l’effetto è che le imposte continuano a salire arrivando spesso ad incidere per oltre la metà del reddito prodotto dal contribuente. Bisognerebbe dunque intervenire sulla causa, per non indurre il contribuente stesso a ritenere che l’evasione, ad un certo punto, si configuri come legittima difesa.</p>
<p>“Mi scrive Sylos Labini, mi rimprovera di denunciare l’effetto, l’eccessiva pressione fiscale, e non la causa, <strong>l’eccessiva spesa pubblica</strong>. Lui denuncia l’eccessiva spesa pubblica, per esempio nel campo della sanità: “Più volte ho denunciato pubblicamente gli sprechi amministrativi (mi hanno dato notizia i miei amici medici) e gli stipendi da nababbi, da 10 a 18 milioni al mese (n.d.r. di lire – 1994) dei dirigenti delle Ussl: non è successo nulla&#8221;<em>. </em>Ecco, appunto, succede nulla. Io, almeno, quando arrivo a giustificare l’evasione fiscale, do scandalo, e forse riesco ad impedire che gli evasori siano additati falsamente come causa dei nostri mali”. [Ibid]</p>
<p>A quasi trent’anni di distanza, ancora il problema rimane nel gestire bene la causa, per poter ridurre gli effetti. Ma la causa sembra inarrestabile e, nel frattempo, si è gonfiata oltre i 1000 miliardi all’anno. <em>   </em></p>
<p>Fabrizio Bonali, 17 giugno 2023</p>
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		<title>Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2023 10:31:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-diceva-sergio-ricossa-di-silvio-berlusconi/">Cosa diceva Sergio Ricossa di Silvio Berlusconi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo diario del 1994 (raccolto poi nel libro “Come si manda in rovina un paese – Rizzoli 1995), <strong>Sergio Ricossa</strong> annota alcuni appunti sulla novità politica costituita dalla vittoria di <strong>Silvio Berlusconi</strong> e aggiunge considerazioni di una preveggenza che, in alcuni casi, sono da brividi. Ne riportiamo qualcuna come ricordo di Berlusconi, <a href="https://www.nicolaporro.it/addio-cav-la-diretta-dei-funerali-di-silvio-berlusconi/">in questi giorni di cordoglio e di riflessione.</a></p>
<p>&lt;&lt;Votazioni con la nuova legge elettorale. Il governo Ciampi lascia il posto al governo Berlusconi, dopo l’inopinata vittoria del “polo della libertà” (Berlusconi, Bossi, Fini). In poche settimane il Cavaliere ha organizzato <strong>Forza Italia</strong>, un partito &#8216;leggero&#8217;, ma dotato di tutto, compreso l’inno ufficiale&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Leggi le ultime puntate:</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-gli-economisti-in-carriera-scelgono-lo-statalismo/">Perché gli &#8220;economisti in carriera&#8221; scelgono lo statalismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/" target="_blank" rel="noopener">Il vero economista è un filosofo</a></li>
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<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/" target="_blank" rel="noopener">Perché i mali dell’Africa non sono colpa del colonialismo</a></li>
</ol>
<p>Forse per la prima volta in un programma politico si intravedeva <strong>qualche accenno a politiche economiche di ispirazione liberista</strong>, e le reazioni non si fecero attendere: &lt;&lt;Incute terrore agli industriali il “liberismo” di Berlusconi. Carlo Callieri, vicepresidente della Confindustria e direttore centrale Fiat, si è scagliato contro “il liberismo degli imbecilli”, che se non è quello di Berlusconi è quello del suo ministro degli Esteri<strong> Antonio Martino</strong>. Costui è “pericoloso” perché amico di Milton Friedman, premio Nobel per l’economia. Gli antiliberisti scovano un altro premio Nobel, Franco Modigliani, perché insulti Martino e implicitamente Friedman&gt;&gt;.</p>
<p>Un governo liberista in Italia è chiedere troppo: &lt;&lt;Mi guardo bene dal pretendere un governo Berlusconi liberista. <strong>Mi basterebbe un governo che durasse e fosse amico dei consumatori</strong>. Ma come si fa ad esserlo, se questo governo ha ereditato dai precedenti due milioni di miliardi (ndr di lire) di debito pubblico? […] Due milioni di miliardi, forse di più. Una sentenza della Corte costituzionale scopre, non senza un pizzico di perfidia, un nuovo debito per le pensioni, che era nascosto ed è in scadenza. Per il governo, è più probabile saltare in aria che sminare il terreno&gt;&gt;.</p>
<p>Una vittoria inaspettata, ostilità diffusa in molti ambienti, terreni minati ovunque. &lt;&lt;Antonio Martino: &#8220;A Ciampi c’erano meno critiche perché l’ambiente degli economisti era dalla parte del governo. Ora (verso Berlusconi) è ostile. <strong>Gli economisti italiani non hanno cuor di leone</strong>”. Mario Monti:” Vero […] Mi dispiaceva davvero criticare l’opera di un governo composto da economisti autorevoli e presieduto da chi aveva retto per anni la Banca d’Italia”. <strong>Monti criticò dispiaciuto per dovere</strong>; altri economisti, convinti di appartenere essi pure alla corporazione degli oracoli di Delfi, plaudirono compiaciuti&gt;&gt;.</p>
<p>Di corporazione in corporazione: &lt;&lt;Mi turba quanto Mario Patrono dichiara nel Consiglio superiore della magistratura: una parte importante dei giudici chiuderà la “botola” di Tangentopoli non appena la DC (ora il Ppi) e il Psi siano di certo dentro, “in fondo al pozzo”, e il Pds di certo fuori. Mi turba perché ho letto Pinocchio, e lì ho imparato che la legge non è uguale per tutti. Ma Patrono sbaglia: si mira a chiudere la botola soltanto dopo che anche Berlusconi sarà in fondo al pozzo&gt;&gt;.</p>
<p>Ed infine, <em>last but not least,</em> il povero consumatore, che siccome vuole divertirsi e consumare in santa pace, non piace ai presunti amici del popolo: &lt;&lt;<strong>Berlusconi, più di chiunque altro, è l’uomo simbolo del consumismo. Perciò è odiato dagli anticonsumisti.</strong> Perciò piace al popolo, che è consumista per sano istinto. La televisione ha giovato a Berlusconi non perché vi ha fatto i suoi comizi, ma perché la televisione commerciale propone un modo di vista che piace alla maggioranza popolare. La Rai, in quanto si preoccupa dell’audience, cioè di piacere al popolo, fa propaganda al modo di vita consumistico e, in fondo, a Berlusconi&gt;&gt;.</p>
<p>Intuire, con trent’anni di anticipo, molti elementi di una storia unica che stava iniziando.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 15 giugno 2023</p>
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		<title>Perché gli &#8220;economisti in carriera&#8221; scelgono lo statalismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2023 13:45:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[economisti]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Pullulano i festival dell’economia in cui si esibiscono schiere di economisti intenti a dimostrare tesi prestabilite che consentano di consolidare le loro carriere, avendo cura di non scontentare chi quelle carriere può contribuire ad agevolare.</p>
<p>Si attacca l’asino dove vuole il medesimo, in modo che le consolidate<strong> teorie stataliste</strong> consentano di progredire al servizio dell’apparato, citando, in primo luogo, i grandi economisti le cui teorie hanno provocato i più grandi errori e orrori nella storia dell’economia (vedasi, ad esempio, Marx e Keynes, con relativi codazzi).</p>
<p>Nel suo formidabile libro <em>Maledetti economisti – Le idiozie di una scienza inesistente</em> (Rizzoli, 1996), <strong>Sergio Ricossa</strong> smaschera una prassi consolidata mettendo in luce il diffuso opportunismo di molti “economisti in carriera”: “<em>Nella scelta di una ideologia, se l’economista si comporta da homo oeconomicus sceglie la sinistra politica, cioè lo statalismo, il dirigismo, la pianificazione, che gli offre più poteri e più onori. Mettersi al servizio del capitalismo è spesso squalificante o non richiesto dai capitalisti. Un professore, che guidi al fallimento un’impresa privata, sarà cacciato con ignominia; le imprese pubbliche, invece, non falliscono, o se falliscono paga la collettività. L’ideale è dare consigli retribuiti a un Paese socialista vivendo in un Paese capitalista”. </em></p>
<p><strong>Leggi le ultime puntate:</strong></p>
<ol>
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</ol>
<p>Così si alimenta anche una delle produzioni letterarie scientifiche più fumose e tendenziose: “<em>Comunissimo in economia è formulare una legge “tendenziale” e dimenticare le smentite della realtà, perché sono “eccezioni” insignificanti. Gli economisti normali non conoscono la storia economica, o la conoscono soltanto per cavarne i casi favorevoli alla propria tesi” [Ibid].</em></p>
<p>E procedendo con l’impalcatura di “casi favorevoli” in progressione, si modella <strong>la costruzione della carriera facile dell’economista</strong>, possibilmente saltando le tappe con una buona dose di supponenza ai limiti dell’arroganza e attenendosi alle regole principali basate sulla massima oscurità di pensiero e sulla maggior assenza di chiarezza possibile:<em> &#8220;Chi vuole arrivare deve far credere di essere già arrivato. L’apprendistato è un residuo dell’ancien régime. Il giovane economista non impara, critica […]. Ricordare l’aurea massima: perché essere difficili, quando si può essere incomprensibili? Non chiamare mai le cose col proprio nome. Non dire moneta, ma fondi liquidi, o meglio loanable funds, o meglio ancora Z. Le note e la bibliografia servono a spaventare […]. </em></p>
<p><em>Scegliendo opportunamente il modo di calcolare gli indici e di disegnare i grafici, non ci sono statistiche che possano darci torto, e qualunque statistica può darci ragione. In un grafico, la scelta dei colori è la cosa più importante […]. L’economista in gamba prevede solo ciò che piace ai giornali e alla televisione. Il previsto è conforme a una “legge tendenziale” o è “lo scenario più probabile”. Una previsione econometrica non si fa senza lauto compenso. [Ibid]. </em></p>
<p>Poi ci sono i giornalisti economici, ma lì si entra nel terreno dell’arte astratta, materia nella quale non siamo competenti. Parafrasando Karl Kraus “costoro non parlano l’italiano e noi in giornalesco non riusciamo a dirglielo”.</p>
<p>Dalle giostre dei festival per ora è tutto, linea allo studio.  <em>     </em></p>
<p>Fabrizio Bonali, 4 giugno 2023</p>
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		<title>Il vero economista è un filosofo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 14:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[antonio martino]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fridrich von Hayek]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Economia significa tante cose e ognuno ha il suo personale<strong> concetto di che cosa sia l’economia</strong>. Ne consegue che alla voce economista si faccia corrispondere una variegata tipologia di soggetti tra di loro molto diversi. Per anni mi sono chiesto come fosse possibile che la maggior parte delle persone confondesse un economista con, ad esempio, un commercialista, oppure con uno speculatore in borsa o con un giornalista che scrive di economia senza averla studiata.</p>
<p>La realtà è che i grandi economisti sono molto più simili a <strong>Immanuel Kant</strong> o a <strong>Karl Popper</strong> piuttosto che al gestore di fondi di investimento o all’economista che fa carriera con pubblicazioni in cui si spacca il capello su argomenti inutili, ma supportati da poderosi impianti matematici.</p>
<p>Poi arriva <a href="https://www.nicolaporro.it/lultima-chiacchierata-con-antonio-martino/" target="_blank" rel="noopener">l’ultima intervista di Antonio Martino</a> che rimette le cose a posto e ci ricorda la formula che spiega tutto<em>:” Andai a Chicago con l’idea, mai realizzata, di andare ad Harvard l’anno successivo [….] incontro un sardo, che insegnava letteratura italiana comparata, che mi parla di una sua studentessa che potrebbe darmi ripetizioni d’inglese. “Fantastico” penso. Passa una settimana, niente. Allora chiedo al sardo notizie. Lui imbarazzato mi risponde che, quando la ragazza ha saputo che studiavo economia, ha detto: “Forget it”, “Scordatelo”. </em><em>E perché mai? </em><em>Perché confondeva l’economia con il business. Gli studenti che vogliono diventare manager sono ultracompetitivi, mentre gli economisti sono filosofi, non fanno niente e sono innocui”. &#8211; </em>Nicola Porro, Il padreterno è liberale (Piemme-2022).</p>
<p><strong>Leggi le ultime puntate:</strong></p>
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<p class="order-1 mb-3 font-bold leading-tight tracking-tighter text-xxl entry-title lg:text-xxxl font-poppins"><a href="https://www.nicolaporro.it/la-differenza-tra-socialismo-e-capitalismo-questione-di-gusti/" target="_blank" rel="noopener">La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</a></p>
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<li>
<p class="mb-4 text-xl font-semibold leading-6 text-black font-poppins entry-title"><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/" rel="bookmark">Perché i mali dell’Africa non sono colpa del colonialismo</a></p>
</li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/per-un-nuovo-25-aprile-festa-di-liberazione-dagli-statalisti/" target="_blank" rel="noopener">Per un nuovo 25 aprile: Festa di Liberazione dagli statalisti</a></li>
</ol>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/legge-legislazione-liberta-friederich-von-hayek/" target="_blank" rel="noopener">Friedrich August von Hayek</a> è stato probabilmente il premio Nobel per l’economia meglio assegnato di sempre, ma la sua opera è grandiosa anche in ambito metodologico, nella filosofia della politica, nella storia delle idee, e anche da un punto di vista squisitamente letterario.</p>
<p>Nel suo formidabile libro <em>I grandi classici dell’economia</em> (Bompiani- 1998), <strong>Sergio Ricossa</strong> ci ricorda che: “<em>Adam Smith era un filosofo che si occupava anche di economia. L’economista d’oggi è sovente un iperspecializzato, che manca della visione d’insieme e che in compenso sa tutto quanto è possibile sapere su un tema specifico, sia esso la moneta o il commercio internazionale, la congiuntura o il lavoro. Vi sono economisti dell’impresa, economisti agrari, econometrici, e così via. Sebbene sia dubbia la convenienza euristica di frammentare l’insieme per concentrare la ricerca su una parte (un modo di procedere ormai di tutte le scienze, comprese quelle applicate, come la medicina) il fenomeno è in atto e tende a soppiantare la vecchia classificazione degli economisti in “scuole””.   </em></p>
<p>Sono molto belli, ad esempio, l’econometria, il gioco in borsa, il grande business o la speculazione immobiliare (pur facenti parte della grande “famiglia” dell’economia): ma l’economista allarga il campo della sua ricerca molto più in là, e fatalmente le cose si complicano.</p>
<p>E del resto la complessità è di casa, perché gli “economisti sono filosofi”.  Alcuni.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 26 maggio 2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-economista-e-un-filosofo/">Il vero economista è un filosofo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2023 14:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-differenza-tra-socialismo-e-capitalismo-questione-di-gusti/">La differenza tra socialismo e capitalismo? Questione di gusti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un giorno <strong>Sergio Ricossa</strong> entra in aula e ci dice: &#8220;In fondo la scelta tra capitalismo e socialismo è una questione di gusti”. Silenzio in aula, sguardi smarriti per un attimo tra i giovani studenti. E poi, come al solito, aveva ragione lui.</p>
<p>Il <strong>capitalismo</strong>, basato sulla concorrenza di libero mercato, è creatività, innovazione e dinamismo, che si contrappongono ad una<strong> visione socialista</strong> in cui si ricerca una idilliaca condizione di stabilità, attraverso una burocratizzazione della vita volta ad assicurare assistenza e certezza (presunta) dalla nascita fino alla pensione.</p>
<p>“<em>In apparenza, nulla è più innocente che non gradire le sorprese, ma non volerle è chiedere che il futuro corrisponda puntualmente a un nostro progetto determinato, il che non è poco. Anzi è moltissimo. È credere che il futuro sia prevedibile e abbia, per così dire, un autore, un progettista razionale, potente, lungimirante, attendibile se non infallibile. Costui disporrà di tutta la conoscenza necessaria per raggiungere lo scopo di pianificazione”. </em>– Sergio Ricossa, Impariamo L’economia (BUR- 1994).</p>
<p>Cioè un Dio in terra, come nella storia se ne sono visti tanti. Il capitalismo convive, invece, con la sorpresa: ”<em>La creatività è sorpresa, l’innovazione è sorpresa, lo sviluppo capitalistico non imitativo è sorpresa” </em>[Ibid].</p>
<p><strong>Da una parte l’imprenditore-innovatore, dall’altra il pianificatore</strong>: “<em>Il liberismo è favorevole al mercato di concorrenza proprio perché intende il mercato come un sistema per squilibrare di continuo l’economia, mediante proposte di nuovi processi produttivi, nuovi prodotti e nuove forme economiche. Per questo l’imprenditore liberistico non è il burocrate keynesiano o il pianificatore […] La libertà cara al liberismo è innanzitutto libertà di innovare”. </em>Sergio Ricossa, (Elogio della cattiveria – Società Europea di Edizioni / Il Giornale – 2016).</p>
<p><strong>Leggi le ultime puntate:</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/per-un-nuovo-25-aprile-festa-di-liberazione-dagli-statalisti/" target="_blank" rel="noopener">Per un nuovo 25 aprile: Festa di Liberazione dagli statalisti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/definizione-di-contribuente-schiavo-del-fisco-mastodontico/" target="_blank" rel="noopener">Definizione di contribuente: schiavo del Fisco mastodontico</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-studiare-leconomia/" target="_blank" rel="noopener">Perché bisogna studiare l’economia</a></li>
</ol>
<p><strong>Il pianificatore tende però a limitare la libertà degli altri</strong>, convinto, per giunta, di conoscere quale sia il vero bene per tutti e quindi, per filantropia, finisce per concepire come giusto il costringere gli altri a seguire il suo progetto sociale ed economico.</p>
<p>Illustri pianificatori hanno pensato bene di affamare intere nazioni con politiche dissennate, mentre il capitalismo di mercato, con tutte le sue imperfezioni, macinava progresso: &#8220;<em>L’era del capitalismo è la prima della storia ad avere eliminato la miseria di massa. C’è riuscita non perché aveva intenzioni migliori delle epoche precedenti, ma perché ha lasciato perdere le chiacchiere dei filantropi e dei benpensanti per applicare invece il progresso tecnologico, organizzativo e merceologico. C’è riuscita nonostante l’opposizione dei socialisti e dei comunisti e di tanti altri sedicenti benefattori dell’umanità” [Ibid].</em></p>
<p>Ma quando il pianificatore, in virtù dei suoi piani “giusti e infallibili”, impedisce o limita la libertà di azione e di impresa, non è più una questione di gusti. Si entra in un altro ambito.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 15 maggio 2023</p>
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		<title>Perché i mali dell&#8217;Africa non sono colpa del colonialismo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-i-mali-dellafrica-non-sono-colpa-del-colonialismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2023 14:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<category><![CDATA[statalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’immigrazione e lo sviluppo dei paesi da cui origina sono argomenti all’ordine del giorno di tutti i principali governi occidentali e non. Questioni complesse che inevitabilmente riportano al centro del dibattito i rapporti, le relazioni e gli aiuti ai paesi in via di sviluppo, sui quali è necessario agire cercando di evitare gli errori del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’immigrazione e lo sviluppo dei paesi</strong> da cui origina sono argomenti all’ordine del giorno di tutti i principali governi occidentali e non. Questioni complesse che inevitabilmente riportano al centro del dibattito i rapporti, le relazioni e gli aiuti ai paesi in via di sviluppo, sui quali è necessario agire cercando di evitare gli errori del passato.</p>
<p>Nel suo formidabile libro <em>Straborghese</em> (IBL Istituto Bruno Leoni Libri, 2010), ripubblicato nel 2010 ma la cui prima edizione è del 1980, <strong>Sergio Ricossa</strong> proponeva argomenti di riflessione che sembrano scritti ieri:” <em>Occupiamoci dunque del colonialismo e dell’imperialismo, sfidando soprattutto la monotonia delle accuse collettivistiche. La storia di tutti i tempi pullula di nazioni forti che profittano di nazioni deboli. Parlando da moralisti, possiamo deprecare. Ma non ne deriva certo che le nazioni forti siano tali perché profittano di quelle deboli: lo sfruttamento è di solito la conseguenza, non la causa della forza […..] Non vi sono elementi per credere che il colonialismo sia </em>sempre <em>stato un buon affare per i colonialisti e un cattivo affare per le colonie […] Si esagera quando si addita nel colonialismo il fondamento del benessere occidentale”.  </em></p>
<p>In sostanza <strong>è esagerato ritenere che la crescita dei paesi ricchi sia avvenuta grazie allo sfruttamento di quelli poveri</strong>, e che l’arretratezza di quelli poveri sia stata causata esclusivamente dallo sfruttamento da parte di quelli ricchi. I paesi ricchi lo erano spesso già da prima e questo ha consentito loro di colonizzare; analogamente, i paesi poveri lo erano già da prima. In alcuni di questi il colonialismo ha contribuito ad una crescita che, a sua volta, ha consentito poi le successive indipendenze. Diceva Popper che l’ideale della libertà dell’India era nato in Gran Bretagna.</p>
<p>Ma è importante considerare che tra i<strong> motivi del mancato sviluppo di molte nazioni</strong> ci sia tutt’ora una sostanziale carenza di un ceto medio di imprenditoria borghese e una tendenza a far sì che questo ceto non si sviluppi; al contrario persiste un<strong> constante incentivo a sviluppare una classe media di burocrati</strong> spesso corrotti, interessati e specializzati soprattutto nel gestire le ingenti risorse che piovono dagli aiuti economici.</p>
<p>“<em>Se in un mondo ideale riuscissimo ad evitare tutti gli abusi che i paesi ricchi esercitano a danno dei paesi poveri, scopriremmo forse il permanere di tutte le maggiori cause della ricchezza degli uni e della povertà degli altri. L’aspetto morale è più grave di quello economico, nel senso che lo sfruttamento, se c’è, offende le coscienze più delle tasche. Ma per contro il sottosviluppo del Terzo Mondo ha quasi solo radici interne al Terzo Mondo, le cui nazioni, a prescindere dal colonialismo del passato o dall’imperialismo d’oggi, non hanno ancora saputo indentificare la propria ricetta per elevare a sufficienza il reddito e la ricchezza prodotti </em>in loco.<em> Le nazioni sottosviluppate sono più esattamente nazioni carenti di spirito imprenditoriale, organizzativo, amministrativo, borghese, cioè di quanto gli stranieri non possono rubare e nemmeno regalare. Si tratta di capacità speciali, che stanno nella testa della gente, se ci stanno. E non basta nemmeno che ci stiano: a volte sono paralizzate dalla diversa mentalità di altri individui meno favorevoli degli imprenditori all’ammodernamento, alla rottura coi privilegi del passato. Perché se tutti vogliono per sé i frutti più saporosi dello sviluppo economico, non tutti vogliono l’insieme delle condizioni che potrebbero farli crescere”. [Ibid] </em></p>
<p><strong>Leggi le ultime puntate:</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/per-un-nuovo-25-aprile-festa-di-liberazione-dagli-statalisti/" target="_blank" rel="noopener">Per un nuovo 25 aprile: Festa di Liberazione dagli statalisti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/definizione-di-contribuente-schiavo-del-fisco-mastodontico/" target="_blank" rel="noopener">Definizione di contribuente: schiavo del Fisco mastodontico</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-studiare-leconomia/" target="_blank" rel="noopener">Perché bisogna studiare l’economia</a></li>
</ol>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/tag/sergio-ricossa/" target="_blank" rel="noopener">Tutte le puntate</a></p>
<p>Interessante considerare l’attualità di quanto scritto nel 1980, e ugualmente interessante vedere come,  30 anni dopo, nel 2010 <strong>l’economista Dambisa Moyo</strong> (nata e cresciuta nello Zambia, dottorato in economia ad Oxford, master ad Harvard, esperienze in Goldman Sachs e nella Banca Mondiale a Washington) pubblicando i risultati dei suoi studi nel libro “La carità che uccide – Come gli aiuti dell’occidente stanno devastando il Terzo mondo” (Rizzoli-2010) rilevi, con una analisi approfondita ed impietosa, come molti di questi elementi siano degenerati e divenuti centrali nell’ostacolare uno sviluppo equilibrato in gran parte dell’Africa:<em> &#8220;L’Africa ha bisogno di un ceto medio che abbia legittimi interessi economici, in cui gli individui nutrano reciproca fiducia (e abbiano un tribunale cui ricorrere se la fiducia  viene meno) e che rispetti e difenda la legalità […] Questo non vuol sottintendere che in Africa non esista un ceto medio. Esiste, ma in un contesto di aiuti i governi sono più interessati a promuovere i propri interessi finanziari che non a favorire l’imprenditoria e lo sviluppo del loro ceto medio. Senza una forte voce economica, quest’ultimo è incapace di richiamare all’ordine il governo, che grazie al facile accesso al denaro resta onnipotente, responsabile soltanto (e anche allora solo nominalmente) nei confronti dei donatori […] </em></p>
<p><em>Gli aiuti esteri perpetuano la miseria e indeboliscono la società civile aumentando il peso del governo e riducendo la libertà individuale. Un’economia basata sugli aiuti porta anche a un’eccessiva influenza della politica sul paese. […] Grazie agli aiuti, la corruzione favorisce la corruzione, e le nazioni piombano in un circolo vizioso di assistenzialismo […] il circolo vizioso degli aiuti. Il ciclo che soffoca gli investimenti di cui c’è un disperato bisogno, crea una cultura della dipendenza, e facilita la corruzione sfacciata e sistematica, con conseguenze disastrose sulla crescita.</em></p>
<p><em>[…] Ostacolando i meccanismi della responsabilizzazione, incoraggiando comportamenti disonesti, non sfruttando il talento dei funzionari, ed eliminando le pressioni per correggere politiche e istituzioni inefficienti, gli aiuti garantiscono che nei regimi da essi maggiormente dipendenti il “capitale sociale” rimanga debole e quei paesi restino poveri. In un mondo di aiuti, non esiste necessità o incentivo a fidarsi del vicino, e viceversa, e quindi non si crea nemmeno il tessuto fondamentale della fiducia, indispensabile tra i membri di una società ben organizzata. [Ibid, Moyo].</em></p>
<p>Oggi assistiamo ad un inevitabile ripensamento delle politiche e delle strategie rivolte ai paesi più poveri, ipotizzando possibili <strong>“piani Mattei” di cooperazione</strong>. Sarà importante evitare gli errori del passato e agire non rifacendosi a posizioni ideologiche, ma calibrando e coordinando investimenti e interventi da parte dell’occidente in un contesto internazionale che vede molto attivo un imperialismo ben più rischioso che arriva da oriente.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 2 maggio 2023</p>
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		<title>Per un nuovo 25 aprile: Festa di Liberazione dagli statalisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2023 14:04:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/per-un-nuovo-25-aprile-festa-di-liberazione-dagli-statalisti/">Per un nuovo 25 aprile: Festa di Liberazione dagli statalisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest’anno Il 25 aprile sarà giorno di polemiche perché qualcuno continuerà a considerarla la Festa della Liberazione dal fascismo ad opera del partito comunista. Dimenticando così che <strong>l’antifascismo in Italia non fu affatto monopolio comunista</strong>, e che sarebbe una festa di vera liberazione se fosse indirizzata equamente contro ogni totalitarismo, fascista o comunista che sia.</p>
<p>In una sua lettera del settembre 1931, inviata dal carcere di Pallanza dove era recluso, l’economista liberale (antifascista e anticomunista) <strong>Ernesto Rossi scriveva</strong>: &#8220;Nel &#8217;19 mi son trovato con i fascisti, contro la dittatura comunista; oggi sono in galera con i comunisti contro la dittatura fascista. E niente di più facile che domani dovessi esser considerato “sovversivo” dai comunisti…”.</p>
<p>Essendo passato ormai quasi un secolo, sarebbe interessante spostare il concetto di liberazione su un altro terreno: invece di chiedersi quanto fascismo rimanga nella destra attuale o quanto comunismo rimanga nella sinistra attuale, cercare di capire chi possa meglio <strong>“alleggerirci” dall’invadenza dello statalismo dilagante</strong>.</p>
<p><strong>Leggi le ultime puntate:</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/definizione-di-contribuente-schiavo-del-fisco-mastodontico/" target="_blank" rel="noopener">Definizione di contribuente: schiavo del Fisco mastodontico</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-studiare-leconomia/" target="_blank" rel="noopener">Perché bisogna studiare l’economia</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quelle-utili-lezioni-dimenticate-di-einaudi-e-ricossa/" target="_blank" rel="noopener">Quelle utili lezioni (dimenticate) di Einaudi e Ricossa</a></li>
</ol>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/tag/sergio-ricossa/" target="_blank" rel="noopener">Tutte le puntate</a></p>
<p>Nel suo formidabile libro dal titolo <em>Come si manda in rovina un Paese. Cinquant’anni di malaeconomia</em> (Rizzoli, 1995) <strong>Sergio Ricossa</strong>, in una nota del 1994, scriveva: “<em>È perfettamente inutile chiedersi quanto fascismo resti nell’Alleanza nazionale di Fini e quanto comunismo nel Pds di D’Alema. Ci si chieda invece: chi ci imporrebbe più guinzagli se avesse il potere […]. Non ha importanza come si chiami un partito o un movimento politico. Importa la sua forte o debole vocazione allo statalismo e alla burocrazia, al dirigismo e all’invadenza nella vita dei privati cittadini. Gli alberghi mostrano il numero di stelle che meritano; i simboli dei partiti dovrebbero esibire il numero di guinzagli e delle museruole che intendono usare. Invece i loro simboli sono stupidi e ingannevoli. Va da sé che gli alberghi migliori hanno più stelle, i partiti peggiori avrebbero più guinzagli, coi quali allettare gli schiavi per scelta, chi cerca </em>le bonheur dans l’esclavage”. <em> </em></p>
<p>Basta cambiare qualche nome e il discorso calza a pennello anche per l’Italia di oggi. E buona liberazione a tutti. <em> </em></p>
<p>Fabrizio Bonali, 24 aprile 2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/per-un-nuovo-25-aprile-festa-di-liberazione-dagli-statalisti/">Per un nuovo 25 aprile: Festa di Liberazione dagli statalisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Definizione di contribuente: schiavo del Fisco mastodontico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/definizione-di-contribuente-schiavo-del-fisco-mastodontico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2023 15:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/definizione-di-contribuente-schiavo-del-fisco-mastodontico/">Definizione di contribuente: schiavo del Fisco mastodontico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo formidabile libro <em>Manuale di sopravvivenza a uso degli italiani onesti</em> (Rizzoli, 1997), <strong>Sergio Ricossa</strong> ci parla di furbi (che spesso di professione fanno i politici) e di onesti (che spesso, siccome lavorano, non hanno il tempo per fare il politico).</p>
<p>Ad un certo punto cita un episodio di onestà che nell’Italia di oggi quantomeno stupirebbe, vista la consistenza di una <strong>maggioranza di “furbi”</strong> che tutt’ora si aggira per il bel paese:<em> &#8220;Nel 1923 il fondatore della Snia, l’industriale Riccardo Gualino, visitò un suo amico, il banchiere biellese Gaudenzio Sella. I due confabularono a lungo. Quando Gualino se ne andò, il Sella con viso triste chiamò il direttore della banca e gli disse: &#8216;Volevo vendere le Snia, perché le prevedevo in calo, ma ora non lo posso più fare, perché Gualino mi assicura che il calo ci sarà per certo&#8217;.&#8221; [Ibid] </em></p>
<p>Altri tempi. Si direbbe un brano di fantascienza, considerato che all’epoca nessuna legge proibiva l’insider trading. Il Sella sembra dirci “sarà legale, ma non è morale!”.</p>
<p>Cambiando fronte, <strong>Einaudi</strong> ci ricordava che non tutto quanto è illegale è immorale, e che è necessario conoscere per deliberare. Ma un individuo come può deliberare la messa in atto di un comportamento se le leggi che lo vincolano sono talmente numerose, complesse ed articolate che è praticamente impossibile conoscerle? <strong>Scriveva Ricossa</strong>: “<em>Il professor Giorgio della Casa ha calcolato che, per “essere completamente informati” sulla produzione letteraria del fisco, il più prolifero scrittore della Penisola, bisognerebbe leggere sessanta pagine al giorno di prosa sibillina, pari a circa cinque ore al giorno di decifrazione. Parliamo del fisco statale, trascurando quello locale.” [Ibid] </em> <em> </em></p>
<p><strong>Leggi le ultime puntate:</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-studiare-leconomia/" target="_blank" rel="noopener">Perche bisogna studiare l&#8217;economia</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quelle-utili-lezioni-dimenticate-di-einaudi-e-ricossa/" target="_blank" rel="noopener">Quelle utili lezioni (dimenticate) di Einaudi e Ricossa</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/in-ricordo-di-sergio-ricossa-liberale-vero/" target="_blank" rel="noopener">I</a>n ricordo di Sergio Ricossa, liberale vero</li>
</ol>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/tag/sergio-ricossa/" target="_blank" rel="noopener">Tutte le puntate</a></p>
<p>In materia di fisco il politico (furbo) fa le leggi, il contribuente le dovrebbe rispettare. Perché la legge è legge: “<em>Dura Lex sed lex: sì, ma legge dura per chi? Pacta sunt servanda: sì, ma i patti di chi? Il legislatore non fa patti, dà ordini coi quali può rompere i patti altrui. Nella nostra democrazia il contribuente non ha potere contrattuale. Ogni cittadino ha perso potere contrattuale, il contribuente più di tutti. Egli è la forma più vulnerabile che il cittadino possa assumere. O anzi è la forma del cittadino reso suddito, se non schiavo” [Ibid].</em></p>
<p><strong>Mestiere difficile quello del contribuente</strong>, per non parlare del caso in cui gestisca anche una attività imprenditoriale, grande o piccola che sia. In quel caso è ancora più titanica l’impresa di divincolarsi nella pletora di leggi fiscali, aggrovigliate come mangrovie attorno al contribuente-imprenditore.</p>
<p>Lasciando per il momento da parte quelli disonesti, come può cavarsela il contribuente-imprenditore che voglia essere onesto? “<em>Il lettore si chiederà come sia possibile che esista anche un solo contribuente in regola. Infatti non esiste, per quanto enorme sia lo scrupolo di non infrangere la legge (fino al punto di cedere volontariamente al fisco più di quanto esso sembri pretendere). In caso di ispezione delle guardie di finanza, qualche irregolarità salta fuori. [….] Forse una speranza c’è, per il contribuente italiano onesto: </em>il miracolo”. [Ibid]<em>  </em></p>
<p>Amen.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 12 aprile 2023</p>
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]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/definizione-di-contribuente-schiavo-del-fisco-mastodontico/feed/</wfw:commentRss>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché bisogna studiare l&#8217;economia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-studiare-leconomia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-studiare-leconomia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 14:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=110912</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-studiare-leconomia/">Perché bisogna studiare l&#8217;economia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I laureati in Italia sono una minoranza della popolazione e, di questi, <strong>i laureati in economia sono una minoranza</strong>. Di questi, coloro che l’hanno studiata, l’economia, sono una minoranza; e di questi, quelli che l’hanno capita sono una minoranza.</p>
<p>D’altro canto, siccome l’economia pervade la vita di tutti, e tutti i giorni, occorre tentare di porre rimedio a questo stato di cose. La vasta opera di Sergio Ricossa si compone naturalmente di pubblicazioni e libri accademici ma anche di una grande produzione saggistica più divulgativa, oltre ad una prolifica presenza giornalistica.</p>
<p>Nel 1998 pubblica presso Utet la terza edizione del poderoso <em>Dizionario di Economia</em>, un’opera maestosa, di un calibro affascinante perché quasi d’altri tempi: difficilmente un singolo autore si cimenterebbe oggi in un lavoro di tale portata.</p>
<p><strong>Leggi le ultime puntate:</strong></p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/in-ricordo-di-sergio-ricossa-liberale-vero/" target="_blank" rel="noopener">In ricordo di Sergio Ricossa, liberale vero</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quelle-utili-lezioni-dimenticate-di-einaudi-e-ricossa/" target="_blank" rel="noopener">Quelle utili lezioni (dimenticate) di Einaudi e Ricossa</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/le-false-privatizzazioni-e-quel-vizio-di-nazionalizzare-tutto/" target="_blank" rel="noopener">Le false privatizzazioni e quel vizio di nazionalizzare tutto</a></li>
</ol>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/tag/sergio-ricossa/" target="_blank" rel="noopener">Tutte le puntate</a></p>
<p><strong>Scriveva nella prefazione</strong>:<em> &#8220;È ancora ammissibile un dizionario di economia redatto da un unico economista? La scienza economica si è ormai estesa talmente e ramificata in mille specializzazioni da dare all’interrogativo un tono assai pessimistico. Ma non v’è dubbio che la sfida merita di essere raccolta, perché rappresenta un tentativo di mantenere una visione unitaria dell’economia, cioè di un insieme in cui </em>tout se tient. <em>È la stessa esigenza che si avverte in medicina, quando si è coscienti del rischio di dimenticare come il corpo umano sia un organismo dove ogni parte interagisce con le altre, a dispetto degli specialisti. Ben inteso, la visione unitaria qui auspicata non potrà che essere personale e, pur nel migliore dei casi, semplificatrice”. [Ibid]</em></p>
<p>E subito dopo <strong>aggiungeva</strong>, con la consueta onestà intellettuale che lo contraddistingueva:<em> &#8220;D’altronde, l’economia è una scienza esatta solo in apparenza: in effetti, non è esatta, non è nemmeno sperimentale, e ammette a lungo discordanze di opinioni. Nessuno deve scandalizzarsi, purché vi sia sincerità di discorso e libertà di critica. È meglio dire chiaramente quel che si pensa anziché fingere una improbabile neutralità dietro formule ambigue e complicazioni formali” [Ibid].</em></p>
<p>Per quanto l’economia, come tutti i campi scientifici, sia nel frattempo progredita e siano intervenuti fatti storici rilevanti, la comprensione della teoria economica passa tutt’ora dalla conoscenza degli elementi fondamentali legati alle scuole e alle teorie più rilevanti della storia dell’economia e delle dottrine economiche.</p>
<p>Per questo un libro come il <em>Dizionario di Economia</em> di Ricossa <strong>andrebbe distribuito nelle scuole superiori compresi i licei</strong> (ma su questo torneremo in un prossimo articolo). Perché non è un semplice manuale, ma un’opera pensata per introdurre all’economia in modo accessibile ma già strutturato, così che diventi naturale e chiaro il percorso per un approfondimento successivo: “<em>Non un prontuario che raccoglie definizioni e da consultare alla svelta, bensì uno strumento di studio e di meditazione. Ogni voce è costituita non da poche righe di scrittura, ma costituisce il capitolo di un libro ideale, completo dei collegamenti con gli altri capitoli. […..] Il lettore fa buon uso del dizionario se non gli chiede l’impossibile, e cioè che sostituisca una biblioteca di economia. Esso è invece una introduzione alla sterminata letteratura economica, di cui al termine di ogni voce si fornisce una selezione minima, che avrebbe potuto allungarsi a dismisura, se lo si fosse voluto”. [Ibid]  </em></p>
<p>Benvenuti nel complesso e meraviglioso mondo dell’economia: per evitare strafalcioni e per meglio orientarsi, consultare un dizionario.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 4 aprile 2023</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-studiare-leconomia/">Perché bisogna studiare l&#8217;economia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Le false privatizzazioni e quel vizio di nazionalizzare tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 14:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/le-false-privatizzazioni-e-quel-vizio-di-nazionalizzare-tutto/">Le false privatizzazioni e quel vizio di nazionalizzare tutto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei “giochi” preferiti in Italia è quello di dare la colpa al liberismo per tutti i mali che pervadono l’economia, e non solo. Chi capisce un po’ di economia sa che, anche in Italia, è vero esattamente il contrario, e cioè che spesso le cose vanno male proprio perché di liberismo ce n’è troppo poco o nullo.</p>
<p><strong>Il liberismo è per lo più inapplicato e sconosciuto</strong> (e inapplicato perché sconosciuto), però è causa dei mali ed è sempre coniugato con aggettivi quali “selvaggio”, “esasperato” etc. Non c’è, non sanno cosa sia, però è sempre colpa sua. E del suo figliolo, altrettanto sconosciuto: <strong>il neoliberismo</strong>!</p>
<p>Lo stato, i burocrati statalisti e gran parte della politica impediscono il libero mercato, lo inquinano e poi dicono che il mercato non funziona. Diceva Leonardo Sciascia: “Prima li chiacchierano, e poi vanno in giro a dire che son chiacchierati”. Si fa di tutto per dimostrare che il liberismo, il mercato e il capitalismo non funzionano. Presentando prove inconfutabili come, ad esempio, il fallimento delle finte privatizzazioni.</p>
<p><strong>Si fa finta di privatizzare o si privatizza male</strong> in modo che a quel punto anche il mercato non possa fare miracoli, ed il gioco è fatto: le privatizzazioni e il mercato non funzionano. Quindi intervenga lo stato, possibilmente attraverso provvedimenti che portino alla bancarotta, arricchendo qualcuno e impoverendo il contribuente.</p>
<p><strong>Leggi le ultime puntate:</strong></p>
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<li><a href="https://www.nicolaporro.it/superbonus-perche-bisogna-temere-lo-stato-anche-se-ci-fa-regali/" target="_blank" rel="noopener">Superbonus, perché bisogna temere lo stato (anche se ci fa regali)</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/in-ricordo-di-sergio-ricossa-liberale-vero/" target="_blank" rel="noopener">In ricordo di Sergio Ricossa, liberale vero</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quelle-utili-lezioni-dimenticate-di-einaudi-e-ricossa/" target="_blank" rel="noopener">Quelle utili lezioni (dimenticate) di Einaudi e Ricossa</a></li>
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<p><a href="https://www.nicolaporro.it/tag/sergio-ricossa/" target="_blank" rel="noopener">Tutte le puntate</a></p>
<p><strong>Diceva Sergio Ricossa</strong> in <em>Da liberale a libertario </em>(Leonardo Facco Editore, 1999): ”<em>Una privatizzazione mal fatta nuoce alla nostra causa. Permette ai nostri nemici di sostenere di aver privatizzato, senza che questo abbia portato a miglioramenti di sorta. […] Quindi, quando si liberalizza male, come in Russia, purtroppo i nostri nemici son contenti. E a volte fanno apposta a privatizzare male proprio per dimostrare che quanto sosteniamo non funziona. Molte privatizzazioni sono poi false privatizzazioni. L’ex Unione Sovietica ne è piena. E anche l’Italia ne è piena.</em></p>
<p><em>Purtroppo la nostra causa ne risente, ma ne risente perché i nostri avversari (politici, ideologici, filosofici) barano al gioco. Anzitutto, dicendo che noi diciamo cose che ci guardiamo bene dal dire. Poi, presentando come economia di mercato cose che con il mercato non hanno niente da spartire”. </em></p>
<p>E quindi, all’italiana, intervenga lo stato, nazionalizziamo!</p>
<p>Eppure lo diceva già Karl Kraus: &#8220;Non va bene che in uno Stato cattivo venga statalizzata una industria. Perché in primo luogo la merce diventa peggiore, in secondo luogo si viene serviti peggio e in terzo luogo, se si sbatte la merce sulla testa del fornitore, si offende un pubblico ufficiale”.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 28 marzo 2023</p>
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