Un post apparso sui social è stato subito ripreso dai media di regime senza alcuna verifica né controllo delle fonti, dacché basta che sia denigratorio di Trump e va bene così per il plauso degli obnubilati da bar. E infatti si tratta di una tripla fake news.
La “notizia” recitava che “una compagnia petrolifera di proprietà di Trump aveva avviato un’attività di trivellazione in Groenlandia senza autorizzazione ed era stata espulsa”. In Liguria dicono: tutte musse. Tutte balle.
Triplice fake news
1) La compagnia petrolifera in questione, la texana Greenland Energy, non ha mai iniziato alcuna trivellazione né ha compiuto alcun atto di insediamento sul territorio. Nell’ambito del progetto petrolifero Jameson Land – un bacino terrestre nella Groenlandia orientale, una delle ultime regioni di idrocarburi terrestri ancora poco esplorate – ha fatto richiesta delle necessarie autorizzazioni alle autorità, e tali autorizzazioni non erano ancora arrivate mentre si aspettava di sbarcare le attrezzature.
2) La compagnia non è stata espulsa dalla Groenlandia, ma le è stato soltanto notificato un avviso di aspettare le autorizzazioni governative per spostare il materiale nella regione. A quel punto tutte le operazioni di sbarco dei container sono state sospese dall’azienda in attesa dei documenti necessari.
L’impianto di trivellazione del progetto non è mai neppure arrivato in Groenlandia: Stampede Drilling, l’impresa canadese incaricata del progetto, ha affermato che non avrebbe portato l’impianto a terra finché non fossero state ottenute tutte le autorizzazioni normative necessarie.
3) La compagnia non appartiene in nessun modo al presidente Trump né a sue aziende. Il proprietario si chiama Larry Swets, ha fondato la società nel 2025, e non è collegato in alcun modo a Trump, se non per il fatto che… ha dichiarato di votarlo. Non esiste alcun documento o fatto accertato in cui Trump abbia avuto a che fare con questa società.
Greenland Energy non ha neppure bisogno di richiedere le licenze di perforazione poiché le licenze – rilasciate nel 2015 e nel 2018, valide fino alla fine del 2028 – sono già detenute da White Flame Energy A/S, di cui Greenland Energy è investitore e gestore dell’intero progetto. Come dichiarato dal Ministero del commercio e delle risorse minerarie della Groenlandia, “il progetto si basa su licenze di esplorazione legalmente valide, sebbene singole attività necessitino ancora di ulteriori approvazioni”.
La necessità del controllo Usa
Ma Trump vuole invadere la Groenlandia perché è un imperialista che dà di matto? No. Questo è ciò che vogliono far credere i suoi detrattori ai pirla di provincia. Trump ha bisogno di controllare quella regione prospiciente il continente nord americano e i suo mari altrimenti la controlleranno Russia e/o Cina, e sarebbe un disastro geopolitico e commerciale.
La regione si trova a cavallo del cosiddetto GIUK Gap, un passaggio marittimo tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito che collega l’Artico all’Oceano Atlantico. Questa posizione la rende essenziale per il controllo dell’accesso all’Atlantico settentrionale, sia per il commercio sia per la sicurezza militare.
Nonostante la propaganda avversa, acquisirla è una delle idee migliori di Donald Trump. A 1.800 km di distanza dalla Danimarca, l’isola più grande del mondo si estende per 2.130.000 km², sette volte l’Italia, e ha 57.000 abitanti. Le opportunità economiche e lo standard di vita di chi ci vive migliorerebbero in modo esponenziale diventando uno degli Stati Uniti.
Gli americani vi hanno già un base militare, mentre i suoi giacimenti petroliferi e di minerali rari sono utili per la costruzione degli F-35 e di vari sistemi di difesa; al momento tutto il pianeta è ricattato dalla Cina per i minerali rari. Le rotte più brevi dagli Usa alla Russia e alla Cina passano per la Groenlandia, infatti i cinesi da tempo stanno tentando di mettere le mani su queste coste.
La partita per l’Artico
Tutto ciò significa che Stati Uniti, Cina e Russia si stanno ora contendendo la regione artica, mentre il periodo climatico favorevole ne modifica la geografia. Oltre un quarto del territorio russo si trova nell’Artico, quindi Mosca ha sempre considerato la regione vitale per la propria difesa. Negli ultimi anni, anche Pechino è entrato in gioco, dichiarandosi nel 2018 “Stato quasi artico”, e perseguendo l’obiettivo di una “via della seta polare” per il trasporto marittimo nell’Artico.
A differenza dei luoghi comuni di benpensanti scandalizzati, Jeppe Kofond, ministro degli esteri danese, quando Trump aprì un consolato Usa in Groenlandia, già nel 2020 aveva dichiarato:
accolgo con favore la riapertura del consolato americano a Nuuk. È una chiara priorità che il crescente interesse americano per la Groenlandia vada a beneficio della società groenlandese. Abbiamo lavorato attivamente per raggiungere questo obiettivo e sono lieto che ora stiamo iniziando a vedere risultati concreti.
L’amministrazione Trump nel primo mandato ha fatto costruire una flotta di rompighiaccio per assistere le navi militari nella regione artica e contrastare le aggressive ingerenze cinesi e russe. Nel 2020 Mike Pompeo era riuscito ad avere risultati proficui nei vertici a Copenaghen assieme ai ministri degli esteri danese, groenlandese e delle Isole Faroe; grazie a queste strategie propugnate da Trump, sono stati respinti gli interventi cinesi nell’area e rafforzate le relazioni tra Usa e regioni artiche.
A gennaio di quest’anno Trump ha dichiarato:
In seguito a un incontro molto produttivo che ho avuto col segretario generale della Nato, Mark Rutte, abbiamo definito il quadro di un futuro accordo riguardante la Groenlandia e, di fatto, l’intera regione artica.
Mentre un portavoce della Nato ha affermato che l’incontro tra Trump e il segretario generale della Nato è stato “molto produttivo e le discussioni si concentreranno sulla garanzia della sicurezza artica attraverso gli sforzi collettivi degli alleati, in particolare dei sette alleati artici. I negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti andranno avanti con l’obiettivo di garantire che Russia e Cina non prendano mai piede – economicamente o militarmente – in Groenlandia”.
Trump è uno statista visionario con precise strategie mirate ad avvantaggiare gli Stati Uniti. Gli ultimi presidenti americani erano dei corrotti inetti succubi di potenze straniere. Tutto il resto è fuffa.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


