Negli ultimi due anni, si è registrato un notevole aumento delle manifestazioni d’odio nei confronti di studenti e docenti ebrei e israeliani nelle università occidentali. Negli Stati Uniti, in particolare, questo clima d’odio è stato alimentato da collettivi studenteschi, accademici e membri di facoltà che hanno cavalcato la guerra tra Israele e Hamas per imporre la loro narrazione ideologizzata.
Il rapporto della Columbia University
Un rapporto di 70 pagine pubblicato di recente dalla task force per il contrasto all’antisemitismo della Columbia University sembra confermare questa tendenza. Nello specifico, si sostiene che gli studenti ebrei e israeliani nell’ateneo newyorkese siano stati ripetutamente presi di mira e trattati come dei capri espiatori, e che nei corsi di studio sul Medio Oriente i docenti fossero tutti antisionisti.
Vengono riportati diversi episodi nei quali dei professori della Columbia hanno attaccato i loro stessi studenti davanti a tutta la classe. Uno ha detto ad uno studente israeliano: “Devi sapere molto sul colonialismo dei coloni. Come ti senti a riguardo?”. Un altro israeliano è stato definito “occupante”.
Una studentessa che in precedenza ha servito nell’IDF ha partecipato ad un corso sul conflitto, e parlando in seguito con la docente ha contestato il fatto che quello israeliano sia stato dipinto come un “esercito di assassini”. Per tutta risposta, la docente ha indicato la studentessa davanti al resto della classe, affermando che anche lei andrebbe considerata un’assassina.
Ad essere presi di mira non sono stati solo gli israeliani, ma anche gli ebrei americani. Ad uno studente ebreo è stato detto: “È un vero peccato che il tuo popolo sia sopravvissuto (all’Olocausto) per commettere un genocidio di massa”. Mentre durante un corso della locale Mailman School of Public Health, una docente ha attaccato tre donatori di sangue ebrei dell’istituto, affermando che stavano “riciclando denaro sporco di sangue”. Quando è stata denunciata, la stessa docente ha minimizzato le denunce nei suoi confronti, etichettandole come provenienti da “studenti bianchi privilegiati”.
In un caso, uno studente ha scritto un’e-mail ad un docente per esporre delle critiche su come aveva trattato il conflitto israelo-palestinese. Nonostante la mail fosse privata, successivamente il docente l’ha letta davanti a tutta la classe, senza il permesso dello studente che gliel’aveva mandata.
Presi di mira anche i docenti
Oltre agli studenti, anche i docenti non allineati sono diventati un bersaglio frequente dei propal. A gennaio, ad esempio, i manifestanti hanno cercato di zittire uno storico israeliano, Avi Shilon, venuto a tenere una lezione sulla storia d’Israele. Dopo che la Columbia ha preso provvedimenti contro gli studenti che hanno preso parte alla censura nei confronti di Shilon, gli attivisti filopalestinesi hanno risposto occupando un edificio del campus e una biblioteca, al punto che diverse lezioni sono state interrotte o cancellate.
Il report fa notare che la classe in questione era una delle poche disponibili per gli studenti “che non volevano studiare il Medio Oriente solo da una prospettiva antisionista”, e che gli attivisti hanno preso di mira la classe perché era stata “pensata per studiare il sionismo, invece che limitarsi a condannarlo”. In un’altra classe, infatti, un docente ha sostenuto che Theodor Herzl, il padre del movimento sionista, fosse un antisemita, e che gli ebrei provenienti dall’Europa orientale non sarebbero dei veri ebrei.
Propaganda propal dilagante
Ad essere influenzati dalla retorica antisionista non sono stati solo i corsi che si occupano nello specifico del Medio Oriente: sulla base di diverse testimonianze, il report rileva che contenuti antisraeliani hanno ricoperto un ruolo centrale anche nei corsi su femminismo, fotografia, musica e architettura. Un corso di astronomia è iniziato con una discussione sul “genocidio” a Gaza, mentre in un corso di lingua araba un docente ha detto che “la lobby sionista è la più favorevole a Joe Biden”.
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