Esteri

Se Khamenei diventa un pastore incompreso

Cecilia Sala spiega l'Iran come se fosse un fidanzato lunatico: incompreso, profondo e assolutamente incapace di mandare in frantumi la stabilità regionale. L'incompetenza strategica non è mai suonata così convincente

Ali Khamenei e sullo sfondo la città di Teheran in Iran Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI

Ancora una volta, Cecilia Sala – la più intrepida corrispondente italiana, esperta di intuizioni illuminanti e fiabe persiane – ci ha regalato una rivelazione geopolitica, direttamente dalla sua fonte preferita: le vibrazioni.

Nel suo ultimo tweet, Sala ci informa che tra la “gloria” del martirio e la sacra dottrina della “pazienza strategica”, la Guida Suprema ayatollah Alì Khamenei ha scelto ancora una volta, eroicamente, la pazienza. Il Nobel per la pace all’immobilismo è in arrivo.

Sala X

D’altra parte, Cecilia è un’esperta: rilancia un video farlocco in cui Teheran sembra Ibiza, tra rave, luci psichedeliche e libertà irreali – che però era un misto di marketing e propaganda del regime. Lei è sempre sul pezzo, basta che il pezzo non abbia fonti.

Cecilia ha capito tutto: l’Iran non fa nulla perché ha un piano sofisticato e a lungo termine. Non perché l’economia ansima come una Panda con la ruota bucata, o perché metà delle sue milizie sono troppo occupate a schivare bombardamenti israeliani per prendere appunti sulla strategia. No. Khamenei sta scegliendo la pazienza. Con calma. Con saggezza. Un vero stoico, erede spirituale di Seneca, solo con qualche impiccagione in più.

È sorprendente la capacità della Sala di distillare trent’anni di complessità mediorientale in un singolo tweet solenne. Gli equilibri di potere? Le dottrine strategiche? Scismi teologici secolari? Roba inutile, quando puoi semplicemente mettere Israele e l’America nei panni dei cattivi e Khamenei in quelli del pastore incompreso con la scacchiera e l’eternità davanti.

Eppure, il suo tono è così calmo. Così sicuro. D’altronde, lei l’Iran l’ha visto. Con i suoi enormi occhi. Ne ha sentito il battito. Come una che ha fatto yoga una volta a Oaxaca e ora si definisce sciamana dell’energia precolombiana, Sala è tornata dalla Repubblica Islamica con la solennità compiaciuta di chi ha visto un mullah e l’ha scambiato per un re guerriero-filosofo-sacerdote.

Ma non dimentichiamolo: dietro la voce pacata e le luci soffuse, Sala non perde mai l’occasione per infilare il suo immancabile colpo basso contro Israele. Sempre lì. Come una spezia esotica: un condimento a base di coriandolo, curcuma e chiodi di garofano in salsa antisionista. Nessuno l’ha chiesto, ma arriva comunque, a rovinare il piatto. Può parlare di un terremoto e in qualche modo la colpa sarà di Israele, placca tettonica compresa.

E naturalmente resta una delle fedelissime di quel club esclusivo di sapientoni progressisti e disinformati – i trotzkisti da brunch che oggi dominano i media europei. Parlano e scrivono in un loop di mezze verità riciclate, con l’entusiasmo di chi pensa di aver scoperto Gaza nel 2021 e da allora non smette di parlarne. Sbagliano tutto, ma sono certissimi. E guai a contraddirli. Se osi dire “in realtà, no,” ti guardano come se avessi preso a calci un cane salvato da un rifugio e votato per Giorgia Meloni.

E dunque sì, Cecilia Sala è di nuovo qui per guidarci nei misteri del Medio Oriente, una frase vuota alla volta. Ma ricordate: se Khamenei manda missili contro il Qatar, non è guerra. Ma … impazienza strategica.

Nel frattempo, Sala sarà già sull’aereo per Oaxaca. O per Caracas. O per dove stanno distribuendo, al momento, gettoni di empatia ai corrispondenti che non hanno mai letto un cablogramma riservato, ma sentono la geopolitica nei chakra. Che Dio ci salvi. O almeno ci metta in silenzioso le sue notifiche.

Lo sapevi che...

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