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Dietro le mosse di Moscovici e Juncker le diverse linee di Macron e Merkel con il governo gialloverde

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Gli scambi di battute, invettive e – diciamolo pure – insulti di questi giorni tra Bruxelles e Roma sui numeri della nota di aggiornamento al Def, soprattutto sul rapporto deficit/Pil al 2,4 per cento per il 2019, sono emblematici della crisi nervi e dell’impasse che sta vivendo la Commissione europea: è chiamata a far rispettare le “regole”, i vincoli di bilancio, ma deve fare i conti con la sua debolezza politica, trovandosi a fine mandato, espressione ormai di equilibri superati, mentre ovunque nel continente imperversano le forze euroscettiche e anti-sistema. Un approccio eccessivamente minaccioso e punitivo, sanzionatorio, rischia di fornire alibi e alimentare ancor di più il vittimismo nella narrazione populista a pochi mesi dalle elezioni europee, provocando un ulteriore backlash nelle urne; dall’altra, una linea morbida rischia di alimentare l’azzardo morale più di quanto non abbiano già fatto in questi anni flessibilità, sconti, paracadute e politiche della Bce. Un dilemma di non facile soluzione.

Alle parole del presidente della Commissione Juncker il ministro dell’interno Salvini ha replicato che intende parlare solo “con persone sobrie”, e che “non alza né i toni né i calici”. Ma sono le scomposte dichiarazioni di ieri del commissario agli affari economici e monetari Moscovici a dare la misura della confusione che regna a Bruxelles: da una parte, infatti, ribadisce che “la Commissione europea ha un ruolo istituzionale, iscritto nei trattati, che applica e che fa in modo assolutamente tecnico. Ci guardiamo bene dal fare ingerenze nella politica interna, non lo facciamo e non lo faremo, siamo semplicemente i guardiani dei trattati. Dobbiamo essere rispettati come tali, né più né meno”. Ma poi, in altra sede osserva, contraddicendo se stesso, che come gli ungheresi “anche gli italiani hanno optato per un governo decisamente euroscettico e xenofobo che, sulle questioni migratorie e di bilancio, sta cercando di sbarazzarsi degli obblighi europei”. Un altro attacco di cui non si avvertiva l’esigenza, dopo aver ribadito l’essenziale, e cioè che la Commissione è intenzionata a far rispettare le regole. E questo mentre proprio negli ultimi due giorni la presidenza della Commissione stava cercando di disinnescare le polemiche scaturite dalle dichiarazioni del presidente Juncker, e mentre il ministro dell’economia e delle finanze Tria apriva ad una revisione al ribasso delle previsioni del rapporto deficit/Pil negli anni 2020 e 2021 (ufficializzati ieri sera il 2,1 e l’1,8 rispetto al 2,4 per cento del 2019).

Tra le parole incendiarie di Moscovici e i pompieri di Juncker all’opera in questi giorni si scorgono chiaramente due diversi approcci, che rispecchiano le diverse linee dei loro rispettivi “padrini” politici – il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel – nei confronti del governo italiano, il primo esperimento “populista” in un grande Paese europeo. Altro che istituzione “tecnica”, altro che neutrale guardiano dei trattati, quella che traspare è una Commissione Ue ridotta a “camera di compensazione” delle pulsioni franco-tedesche.

Il presidente Macron, ai minimi di popolarità in patria e incalzato nei consensi dal movimento della Le Pen, è per la linea dura di Bruxelles contro Roma. Spera così di far fallire e abbattere il governo Salvini-Di Maio, sia come antidoto ai sovranisti di casa sua, sia per far rientrare in gioco il “Pf”, il “partito francese” che ormai imperversa nel dibattito politico italiano. La cancelliera invece è più cauta. Pur consapevole dei rischi per la tenuta dell’euro e per la credibilità della Commissione e dell’intera architettura di regole sui conti pubblici, vuole però evitare ancor più pericolose crisi al buio, a pochi mesi dalle elezioni europee. Linee diverse, che si riflettono sui diversi approcci del commissario Moscovici e del presidente Juncker.

Ma la linea della Commissione europea sulla manovra di bilancio italiana può essere dirottata al servizio di interessi di politica interna francese? Sicuri che si stia facendo un servizio all’Unione sotto l’assedio delle forze sovraniste?