Economia
IL FATTO

Manovra, non c’è trippa per gatti!

Giorgetti in audizione sul Dpfp: la credibilità dei conti va difesa. Bankitalia, Upb e Corte dei conti: i margini sono solo nella clausola Ue

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«La credibilità finanziaria del Paese è una risorsa che va preservata». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha chiuso così il ciclo di audizioni sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Il messaggio arriva dopo una giornata in cui Banca d’Italia, Corte dei conti, Istat e Ufficio parlamentare di bilancio hanno detto la stessa cosa con parole diverse. Oltre ai 28,8 miliardi di maggiore spesa concessi dalla Ue nel biennio 2027-2028 per difesa ed energia, non ci sono margini per finanziare in deficit le altre misure della manovra 2027. Serviranno più entrate o tagli di spesa, perché il governo tiene fermo l’obiettivo di uscire dalla procedura per deficit eccessivo.

Giorgetti: «Non siamo più nell’età degli scostamenti senza regole»

Il ministro ha difeso la linea della prudenza sui conti pubblici davanti a uno «scenario che continua a mutare e purtroppo muta in peggio», ricordando che «non siamo più nell’età degli scostamenti di bilancio senza regole». Quando l’opposizione gli ha rinfacciato un Dpfp con poco di programmatico, ha alzato la voce: «Io vivo in mezzo alla gente normale». Giorgetti ha rivendicato di aver «tenuto la barca in galleggiamento» e ha aggiunto: «Una cosa potete contestare al governo, soprattutto l’opposizione, ma non che gonfiamo i numeri. Non sono mai venuto qua a raccontarvi Pil o numeri di fantasia». Poi una frase che suona come un avvertimento anche alla sua maggioranza: «Io dovrei essere rimproverato dalla maggioranza e giustamente mi daranno del fesso, ma questo profilo di serietà che abbiamo maturato sui mercati e nelle sedi internazionali io continuo a difenderlo perché davanti alla tempesta va difeso».

La trattativa sulla Nec e il nodo delle bollette

Il cuore della partita è a Bruxelles. L’8 ottobre la Commissione ha raccomandato il via libera alla clausola di salvaguardia nazionale (Nec). Serve però ancora l’approvazione formale del Consiglio, e resta aperto il confronto su quali interventi possano rientrarvi. «Giustamente voi pretendete: “Diteci le misure”. Ma c’è in corso una trattativa con gli uffici della Commissione europea. Non so l’esito», ha spiegato il ministro. L’obiettivo è usare una parte dei 7,2 miliardi destinati all’energia nel 2027 per alleggerire le bollette delle famiglie, e non solo per interventi strutturali. «Vorremmo che ci sia la possibilità di utilizzare la Nec anche per andare incontro alle esigenze delle famiglie che hanno avuto questo tipo di shock. Se in Europa dicono no, non c’è problema, le famiglie sopportino, ecco secondo me è una scelta sbagliata».

Il perimetro resta quello della clausola

Il passaggio politico al Consiglio europeo di giovedì e venerdì potrà dare peso alla richiesta italiana, ma il terreno di gioco non cambia: si discute di come spendere margini già concessi, non di aggiungerne di nuovi. Lo conferma la presidente dell’Upb, Lilia Cavallari, secondo cui la manovra «non ha altri margini oltre alla clausola nazionale di salvaguardia per le spese per la difesa e l’energia». Da qui anche l’incertezza sul calendario. «Cercheremo di arrivare entro il 20 ottobre, però questa vicenda oggettivamente condiziona, potrebbe andare oltre», ha detto Giorgetti, perché «vorrei presentare una legge di bilancio che abbia dei contenuti finiti». Il Documento programmatico di bilancio (Dpb) arriverà quindi dopo il via libera europeo.

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Iperammortamento e detassazione dei rinnovi: le misure certe

Due interventi sono già in cantiere. L’iperammortamento «sarà non solo prorogato ma anche rafforzato» perché, «una volta che l’Europa ci ha fatto archiviare Transizione 4.0», resta per il ministro «il più potente strumento per promuovere gli investimenti». Sarà poi rifinanziata la flat tax al 5% sui rinnovi contrattuali, che «ha avuto un grande successo». Secondo il ministro si può rispondere all’«emergenza salariale» solo «mettendo insieme le forze»: le imprese, che devono aumentare gli stipendi, e lo Stato, con il beneficio fiscale.

Coperture, dal contributo delle banche al fiscal drag

Sul fronte delle coperture le cifre ancora mancano. Alla domanda su un possibile contributo di banche, assicurazioni e società energetiche, Giorgetti ha risposto che «tutti quelli che avranno la possibilità di contribuire in questo momento, contribuiranno». La Lega quantifica in 5 miliardi il prelievo sugli extraprofitti, mentre Forza Italia rilancia sulla riduzione dell’Irpef al 33% fino a 60mila euro. Resta il nodo del fiscal drag. L’Upb stima che l’inflazione e il mancato adeguamento degli scaglioni producano un maggior gettito Irpef di oltre 4 miliardi nel 2026 e circa 3 nel 2027. Sono però risorse già incluse nei conti, quindi non utilizzabili come nuove coperture. La Corte dei conti ha bocciato come «distorsivi» e costosi i tagli generalizzati delle accise, indicando la strada degli aiuti mirati.

Bankitalia, Upb e Corte dei conti: il debito resta il vincolo

Per la Banca d’Italia l’economia ha mostrato «una tenuta superiore alle attese», con un Pil visto in crescita dell’1% nel 2026. Il debito pubblico elevato resta però, nelle parole di Andrea Brandolini, «un fattore di vulnerabilità». Via Nazionale segnala inoltre un’«asimmetria» delle regole Ue: un disavanzo sopra il 3% nel 2027-28, anche se dovuto alla clausola, «potrebbe avere riflessi sull’uscita dalla Procedura». La Corte dei conti descrive una dinamica del debito «in significativo affanno», con oltre 20 miliardi di interessi in più tra il 2026 e il 2029, e chiede un avanzo primario più robusto. L’Upb vede il debito scendere solo dal 2029, un anno più tardi rispetto al governo. Sullo sfondo, l’Istat certifica che le retribuzioni reali sono ancora inferiori del 9,4% rispetto all’inizio del 2021.

Enrico Foscarini, 13 ottobre 2026

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