Economia
SI SALVI CHI PUÒ

Pd a trazione Visco: già pronti patrimoniale, stangata Irpef e Grande Fratello Fiscale

Schlein ha un dossier per il programma economico scritto dall'ex ministro. Il centrodestra ora si dia una mossa per non perdere

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Il Pd torna a guardare a Vincenzo Visco per costruire la propria ricetta fiscale. E nel dossier elaborato dal gruppo coordinato dallo stesso ex ministro insieme a Emanuele Felice per Demo, la fondazione guidata da Gianni Cuperlo, c’è un programma che mette insieme una tassa sui super ricchi, una profonda revisione dell’Irpef e un rafforzamento della lotta all’evasione attraverso tutti gli strumenti tecnologici disponibili, compresa l’intelligenza artificiale.

Non si tratta ancora del programma definitivo del centrosinistra e il responsabile economico del Pd Antonio Misiani ha precisato che «il tema c’è e va affrontato», aggiungendo però che «nel quadro di una riforma complessiva del fisco» e che «la discussione è aperta». Lo stesso Misiani ha chiarito che «la posizione prevalente è che debba essere fatta a livello europeo per minimizzare i rischi di elusione dell’imposta». E, soprattutto, ha ricordato: «Nel programma comune del centrosinistra non c’è. Ora non c’è, discuteremo con gli alleati». Ma il materiale politico prodotto dal gruppo Felice-Visco è già abbastanza definito per mostrare quale potrebbe essere la direzione.

La patrimoniale che non vuole chiamarsi così

La proposta più dirompente è quella di un’imposta sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro, costruita sul modello della tassa elaborata dall’economista francese Gabriel Zucman. L’ipotesi contenuta nel dossier prevede un prelievo compreso tra il 2 e il 3%, con una platea stimata in circa 2.500 contribuenti e un gettito nell’ordine degli 8 miliardi di euro.

Il punto politicamente significativo è che la proposta viene presentata evitando, almeno sul piano lessicale, la parola «patrimoniale». Ma la sostanza resta quella di un’imposta sulla ricchezza accumulata. Il modello Zucman prevede inoltre una exit tax per impedire che il trasferimento della residenza all’estero consenta di sottrarsi al prelievo.

Nella versione italiana finita sul tavolo di Elly Schlein, secondo quanto riportato dal dossier, questa impostazione si accompagnerebbe anche al superamento del regime agevolato destinato ai nuovi residenti facoltosi provenienti dall’estero, introdotto durante il governo Renzi e successivamente modificato dal governo Meloni.

Il fantasma di Visco torna anche sull’Irpef

La patrimoniale, però, è soltanto una parte della proposta. L’altro elemento destinato a riaccendere il confronto è la riforma dell’Irpef secondo il modello tedesco.

Invece degli scaglioni rigidi, il sistema prevede un’aliquota che cresce progressivamente al crescere del reddito. È una soluzione che Visco sostiene da tempo: nel corso dell’indagine parlamentare sulla riforma fiscale ha difeso esplicitamente il sistema «ad aliquota continua», proprio per realizzare una progressività senza salti tra uno scaglione e l’altro.

Tecnicamente il meccanismo tedesco è più sofisticato della semplice successione di aliquote italiane: la curva dell’imposizione cresce gradualmente con il reddito. Politicamente, però, il risultato è facilmente comprensibile: la progressività diventa una caratteristica permanente dell’intera curva fiscale, anziché essere affidata a una serie di scaglioni modificabili dal legislatore.

Ed è qui che riemerge una vecchia impostazione del fisco italiano: più progressività, più attenzione al recupero di base imponibile e una macchina dei controlli chiamata a utilizzare ogni informazione disponibile per individuare redditi non dichiarati.

Dalla polizia fiscale all’intelligenza artificiale

Nel paper di Felice e Visco la lotta all’evasione occupa infatti uno spazio importante. L’obiettivo è utilizzare «tutti gli strumenti possibili», compresa l’intelligenza artificiale, per aumentare la capacità dell’amministrazione finanziaria di individuare il sommerso.

Il principio dichiarato è che le maggiori entrate derivanti dal recupero dell’evasione dovrebbero essere utilizzate a beneficio del ceto medio. È un’impostazione che presenta una sua logica: recuperare imposte non versate può consentire di ridurre quelle pagate da chi è già pienamente dentro il sistema.

Il problema, dal punto di vista di una politica fiscale orientata alla crescita, è un altro: quanto deve spingersi il potere di controllo dello Stato e quanto deve invece ridursi il peso fiscale che crea l’incentivo a sottrarsi alla tassazione? Sono due strade che possono essere percorse insieme, ma non sono la stessa cosa.

Il punto debole è sempre il contribuente

Il modello proposto dal gruppo Felice-Visco parte dunque da una precisa idea di fisco: maggiore progressività, maggiore capacità di prelievo sui patrimoni molto elevati e maggiore capacità dell’amministrazione di conoscere e controllare i contribuenti.

È una filosofia coerente con la tradizione di Vincenzo Visco, che nel dibattito fiscale italiano ha rappresentato per decenni una delle figure più favorevoli a una forte progressività e a un’amministrazione finanziaria capace di ampliare la base imponibile. Ma proprio per questo sarebbe utile discutere anche dell’altra metà della politica fiscale: quella che riguarda la riduzione strutturale delle aliquote e della spesa pubblica.

Perché recuperare evasione è una cosa. Immaginare che ogni nuovo euro recuperato possa automaticamente tradursi in altra spesa è un’altra. E tassare un patrimonio è ancora diverso dal tassarne il rendimento.

Il centrodestra non può rispondere solo con gli slogan

È qui che il dossier del Pd può diventare, paradossalmente, uno stimolo anche per il centrodestra. La risposta non può limitarsi a dire che la patrimoniale è sbagliata o che il modello Visco appartiene al passato. Serve una controproposta fiscale altrettanto riconoscibile.

Il governo ha introdotto misure di segno diverso, dal concordato preventivo alla rottamazione, mentre sul fronte Irpef ha già modificato la struttura delle aliquote. Ma il confronto che si prepara richiede qualcosa di più ambizioso: una strategia nella quale il taglio delle tasse sia finanziato da una riduzione strutturale della spesa, dalla revisione delle agevolazioni meno efficaci e dalla crescita della base imponibile generata da un’economia più dinamica.

È questa la partita che dovrebbe essere messa al centro del confronto. Non soltanto chi paga di più, ma soprattutto quanto lo Stato intende spendere, quali prestazioni intende garantire e quale spazio vuole lasciare a famiglie, lavoratori e imprese.

Due idee diverse di fisco

Il confronto, dunque, non è soltanto tra una patrimoniale sì e una patrimoniale no. Da una parte c’è un’idea di progressività rafforzata, con una tassazione continua dei redditi, un prelievo aggiuntivo sui grandi patrimoni e una macchina amministrativa sempre più capace di incrociare dati e informazioni.

Dall’altra dovrebbe esserci una proposta altrettanto chiara fondata sulla riduzione del carico fiscale, sulla semplificazione e sul contenimento della spesa corrente. Non basta difendere lo status quo: occorre spiegare agli elettori quale combinazione di aliquote, deduzioni, agevolazioni e spesa pubblica si intende cambiare.

La vera questione politica, prima ancora che elettorale, è quindi quale modello fiscale l’Italia voglia adottare nei prossimi anni. Perché se il centrosinistra dovesse trasformare le idee del dossier Felice-Visco in una proposta di coalizione, il confronto sul fisco diventerebbe inevitabilmente uno dei terreni centrali della prossima competizione politica.

E a quel punto il centrodestra avrebbe una scelta obbligata sul piano programmatico: limitarsi a difendere ciò che ha già fatto oppure mettere sul tavolo una riforma fiscale capace di far capire agli italiani quanto possono concretamente pagare in meno.

Enrico Foscarini, 28 settembre 2026

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