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	<title>Cultura, tv e spettacoli</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Apr 2026 15:20:12 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Roberto Arditti, l&#8217;annuncio ufficiale: &#8220;È morto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 15:16:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[roberto arditti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri la notizia battuta dalle agenzie e poi smentita. Ora il comunicato dei medici' "Donerà gli organi"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/roberto-arditti-lannuncio-ufficiale-e-morto/">Roberto Arditti, l&#8217;annuncio ufficiale: &#8220;È morto&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è più nulla da fare. Le condizioni che ieri apparivano già disastrose, si sono andate aggravando. Ora la morte, confermata ufficialmente dal San Camillo di Roma.</p>
<p>&#8220;La commissione medica nominata dalla<br />
direzione dell&#8217;ospedale ha confermato lo stato di morte cerebrale del paziente <strong>Roberto Arditti</strong>. È stato quindi<br />
constatato il decesso. I supporti vitali vengono comunque mantenuti, in attesa del trasferimento in sala operatoria per il<br />
prelievo degli organi, nel rispetto della volontà donativa espressa in vita dal paziente. La famiglia chiede a tutti il<br />
massimo rispetto della privacy&#8221;, si legge nel bollettino del San Camillo Forlanini.</p>
<p>Ieri tutte le agenzie di stampa avevano battuto la notizia del decesso di Arditti, poi smentita dall&#8217;ospedale. Oggi l&#8217;annuncio ufficiale.</p>
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		<title>“Condizioni gravissime”: il bollettino dell’ospedale su Roberto Arditti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 13:29:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'annuncio della morte era stato dato da tutte le agenzie di stampa. Poi la smentita. Già direttore del Tempo. Ha 60 anni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-roberto-arditti/">“Condizioni gravissime”: il bollettino dell’ospedale su Roberto Arditti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia, rilanciata da tutte le agenzie di stampa, e annunciata anche in diretta tv, era questa: &#8220;È morto <strong>Roberto Arditti,</strong> giornalista, già direttore del Tempo&#8221;. Dopo un&#8217;ora circa dai lancidi agenzia, una nota dell&#8217;ospedale che lo ha in cura, però, ha precisato che &#8220;le condizioni di Roberto <span class="hilg1">Arditti</span>,<strong> ricoverato dalla notte in terapia intensiva</strong> in seguito ad arresto cardiaco, sono estremamente gravi. L&#8217;uomo è sottoposto a un supporto intensivo delle funzioni vitali. La prognosi è strettamente riservata&#8221;. Secondo l&#8217;Adnkronos sarebbe invece &#8220;in stato di morte cerebrale&#8221;.</p>
<p data-start="0" data-end="321">Nato a Lodi nel 1965 e formato alla Bocconi, aveva avviato la sua carriera nelle istituzioni, lavorando al Senato al fianco di <strong>Giovanni Spadolini,</strong> per poi spostarsi progressivamente verso il mondo dei media e della comunicazione.</p>
<p data-start="323" data-end="625">Nel corso degli anni ha ricoperto ruoli di primo piano: dalla direzione delle news di RTL 102.5 alla collaborazione con programmi televisivi come Porta a Porta, fino alla guida del quotidiano <em>Il Tempo</em>, mantenendo in seguito un ruolo di editorialista.</p>
<p data-start="627" data-end="1048" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Ha avuto anche incarichi istituzionali, tra cui quello di portavoce del ministro dell’Interno <strong>Claudio Scajola</strong> durante il governo Berlusconi. Parallelamente, ha costruito una solida esperienza nella comunicazione strategica, partecipando all’organizzazione di Expo 2015 e fondando la società Kratesis. Autore di saggi su geopolitica e società, è stato una figura di collegamento tra informazione, politica e comunicazione.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-roberto-arditti/">“Condizioni gravissime”: il bollettino dell’ospedale su Roberto Arditti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>La vera storia di Beatrice Portinari, la donna amata da Dante Alighieri</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-vera-storia-di-beatrice-portinari-la-donna-amata-da-dante-alighieri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 14:37:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Beatrice]]></category>
		<category><![CDATA[dante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Madama Bice: quel "Sì" che fa la storia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-vera-storia-di-beatrice-portinari-la-donna-amata-da-dante-alighieri/">La vera storia di Beatrice Portinari, la donna amata da Dante Alighieri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste un momento preciso in cui <strong>Beatrice amata da Dante Alighieri</strong> smette di essere solo una musa letteraria e diventa una donna in carne e ossa, protagonista della vita quotidiana nella Firenze del Duecento. Questo momento è racchiuso in <strong>un atto notarile datato mercoledì 26 febbraio 1280</strong> (che secondo il nostro calendario moderno era già il 1281).</p>
<p>In quel giorno d&#8217;inverno, Mone (Simone), figlio di Geri di Ricco dei Bardi, decide di vendere alcuni possedimenti a suo fratello Cecchino. Si tratta di terre e di una casa situate in una località chiamata &#8220;al Buco&#8221;, nel piviere di Ripoli. L’atto non è solo una questione tra fratelli: per rendere valida la vendita, è necessario il consenso della moglie di Mone.<strong> Ed è qui che compare lei: Madonna Bice.</strong> È l’unica volta in cui la Beatrice Portinari storica appare &#8220;in prima persona&#8221; in un documento ufficiale dell&#8217;epoca, confermando con la sua presenza il legame matrimoniale con la potente famiglia dei Bardi.</p>
<p>A sorvegliare la regolarità dello scambio, tra i confinanti e i testimoni, compaiono nomi illustri della Firenze del tempo: <strong>Gualterotto di Maffeo, Giannuzzo di Scolaio,</strong> Ruggero del fu Rosso e Maffeo del fu Tommasino. Il tutto viene messo nero su bianco dal notaio Giunta di Spigliato, nella zona di Santa Lucia dei Magnoli.</p>
<p>La storia di questo documento è avventurosa quanto il suo contenuto. Per secoli, la pergamena originale è stata custodita gelosamente dagli eredi della famiglia Bardi. Sappiamo che nel Seicento si trovava nella collezione di <strong>Vincenzo Usimbardi</strong> e che il senatore Carlo Strozzi, intorno al 1635, ebbe la lungimiranza di trascriverne il contenuto nei suoi manoscritti (oggi conservati alla Biblioteca Nazionale di Firenze).</p>
<p>Il destino del documento originale, purtroppo, è avvolto nel mistero: Nel 1676, gli eredi Bardi depositarono undici pergamene preziosissime, tra cui questa, in una cassetta speciale dell&#8217;Archivio Generale dei Contratti. Il trasloco nel Settecento, <strong>con le riforme del Granduca Pietro Leopoldo,</strong> il materiale fu trasferito verso quello che oggi è l&#8217;Archivio Diplomatico. Al termine di questi passaggi, di quelle undici pergamene ne arrivò a destinazione soltanto una (un atto precedente del giugno 1280). Le altre dieci, inclusa quella che portava la &#8220;firma&#8221; ideale di Beatrice, svanirono nel nulla.</p>
<p>Fortunatamente, grazie alla copia di <strong>Carlo Strozzi,</strong> oggi possiamo ancora leggere i dettagli di quell&#8217;atto: una traccia indelebile della vera Bice, che per un attimo uscì dai versi della Divina Commedia per entrare in una stanza notarile.</p>
<p>Cosa ne è stato delle dieci pergamene scomparse tra il 1676 e la fine del Settecento? Sebbene non abbiamo certezze, possiamo avanzare un&#8217;ipotesi affascinante. Nei primi anni Quaranta del XVIII secolo, con l&#8217;estinzione della famiglia Usimbardi (discendenti di Simone de’ Bardi), scoppiò una contesa ereditaria tra diverse casate: <strong>gli Alamanni, i Cerchi e vari rami dei Bardi</strong>. Poiché quei documenti erano considerati preziosissimi, è molto probabile che qualcuno li abbia prelevati per trascriverli o usarli come prova legale. Forse oggi riposano ancora, dimenticati, in qualche antico archivio privato di queste famiglie, in attesa di essere riscoperti.</p>
<p>Ma <strong>perché quel singolo documento del 26 febbraio 1281 è così importante? L</strong>a risposta è semplice: ci permette di ricostruire la cronologia della vita di Beatrice con una precisione quasi chirurgica. L&#8217;età di Bice: Sapendo che si sposa nel 1281, e considerando che all&#8217;epoca le nobildonne andavano all&#8217;altare intorno ai quindici anni, possiamo collocare la sua nascita nel 1265. Questo la rende esattamente contemporanea di Dante Alighieri.</p>
<p>Grazie alle carte, scopriamo che Simone (Mone) dei Bardi era rimasto vedovo da pochissimo. La sua prima moglie,<strong> Gemma dei Pulci,</strong> era morta intorno al 25 settembre 1280 (fatto confermato anni dopo da una causa legale intentata dalla figlia Bartola per l&#8217;eredità materna).</p>
<p><strong>Incastrando le date come in un puzzle</strong>, il margine per le nozze tra Beatrice e Simone si stringe incredibilmente. Tra la morte della prima moglie (settembre) e l&#8217;atto di vendita (febbraio), bisogna escludere il periodo del lutto stretto e il tempo dell&#8217;Avvento, durante il quale la Chiesa non celebrava matrimoni.</p>
<p>Resta una finestra brevissima: tra gennaio e il 25 febbraio 1281. È molto probabile che Beatrice sia diventata ufficialmente &#8220;Madonna Bice dei Bardi&#8221; proprio in quel febbraio, pochi giorni prima di apporre il suo consenso a quell&#8217;atto di vendita. Un dettaglio curioso lega tutte queste carte: <strong>la firma di Giunta di Spigliato</strong>. Era lui il notaio di fiducia del ramo dei Bardi e fu certamente lui a redigere anche il contratto di dote di Beatrice.</p>
<p>All&#8217;epoca, queste doti non erano solo simboliche: quando una nobildonna Portinari entrava in una famiglia di potenti banchieri come i Bardi, <strong>il suo capitale veniva immediatamente reinvestito negli affari di famiglia.</strong> Beatrice, dunque, non era solo la fanciulla eterea dei poeti, ma una donna il cui ingresso in famiglia portava con sé alleanze politiche e solidità economica.</p>
<h2>Il mistero della data di morte: nasce la &#8220;Teoria Masi&#8221;</h2>
<p>Se la storia di Beatrice fosse un film, questo sarebbe il colpo di scena finale. Esiste un documento, conservato nell&#8217;Archivio di Stato di Firenze (<strong>Fondo Bardi)</strong>, che mette in discussione una delle certezze più radicate della letteratura italiana: la data di morte della musa di Dante.</p>
<p>Secondo la tradizione letteraria e quanto scritto da Dante nella Vita Nova, Beatrice Portinari morì nel 1290. Tuttavia, un antico albero genealogico della famiglia Bardi risalente all’inizio del XVII secolo riporta una nota sorprendente: accanto al nome di Simone e di sua moglie Bice, compaiono due date, il 1280 e il 1295. Quest&#8217;ultima data suggerirebbe che Beatrice fosse ancora in vita cinque anni dopo quanto tramandato dal Sommo Poeta. Questa ipotesi, sostenuta dallo studioso Samuele Masi, viene<strong> oggi chiamata Teoria Masi.</strong></p>
<p>Sebbene possa sembrare una svista dei genealogisti del Seicento, questa teoria si basa su un ragionamento storico solido: L&#8217;albero genealogico fu compilato basandosi su carte originali che i Bardi avevano in casa e la data del 1280 citata nell&#8217;albero trova conferma nell&#8217;atto notarile che abbiamo già analizzato. Perché, dunque, la data del 1295 dovrebbe essere inventata?</p>
<p>Per risolvere il giallo, dobbiamo guardare a cosa accadde dopo. Sappiamo con certezza che alla fine del Duecento Beatrice era già scomparsa, perché Simone dei Bardi si era risposato per la terza volta con Lisa degli Ubaldini. Da questo terzo matrimonio nacquero diversi figli che ci aiutano a tracciare i tempi. Giorgio, nato tra la fine del XIII secolo e i primi anni del XIV. Costanza, che nel 1321, al momento del testamento del padre, era ancora un&#8217;adolescente. Francesca, che andò in sposa a Francesco di Pinaccio Strozzi nel 1313. <strong>Considerando che le ragazze si sposavano tra i 15 e i 18 anni,</strong> Francesca deve essere nata tra il 1295 e il 1300.</p>
<p>Se accettiamo quanto detto, <strong>Beatrice non sarebbe morta nel 1290,</strong> ma nel 1295. Subito dopo la sua scomparsa, Simone avrebbe preso in moglie Lisa degli Ubaldini, dando inizio a una nuova discendenza. Questa ricostruzione sposta Beatrice dal piano puramente simbolico e poetico della Vita Nova a quello di una donna reale, la cui vita biologica potrebbe aver seguito un percorso leggermente diverso da quello immortalato dai versi danteschi, ma perfettamente coerente con i documenti d&#8217;archivio della famiglia Bardi.</p>
<h2>Le ultime volontà di Simone: il codicillo del 1321</h2>
<p>Per chiudere il cerchio sulla vita di <strong>Simone dei Bardi,</strong> dobbiamo spostarci avanti nel tempo fino al 7 settembre 1321. In quel giorno, all&#8217;interno dell&#8217;Ospedale di San Bonifacio a Firenze (un luogo caro alla famiglia Bardi, che ne deteneva il patronato), il notaio Michele Mangiadori mette nero su bianco le ultime volontà di Simone.</p>
<p>Questo documento non è il testamento principale (che purtroppo è andato perduto), ma<strong> un codicillo:</strong> una sorta di aggiunta o aggiornamento fatto in punto di morte per regolare questioni rimaste in sospeso. Il testo è una fotografia preziosa della famiglia Bardi all&#8217;inizio del Trecento. Simone sente il bisogno di tutelare chi non era stato incluso nel testamento precedente.</p>
<p><strong>Costanza</strong>: Viene citata per prima. È ancora un&#8217;adolescente e non è ancora sposata, perciò il padre le assegna ufficialmente una dote per garantirle un futuro decoroso. I figli illegittimi: In un gesto di responsabilità tipico dei grandi signori dell&#8217;epoca, Simone riconosce e provvede anche per due figli nati fuori dal matrimonio, Bistruffo e Casentino.</p>
<p>Nel documento non compaiono le altre figlie, ma non perché fossero state dimenticate. Dada, Bartola e Francesca erano state probabilmente già sistemate nel testamento originale o avevano ricevuto la loro parte di eredità al momento delle nozze. Sappiamo infatti che avevano stretto legami importanti: Bartola aveva sposato<strong> Francesco Beccarugi.</strong> Dada era andata in moglie al notaio Ser Paniccia di Duccio da Poggibonsi. Francesca era entrata nella potente famiglia degli Strozzi, sposando Francesco di Pinaccio. L’unico figlio maschio legittimo era Giorgio.</p>
<h2>Dada: la figlia di Beatrice?</h2>
<p><strong>Se Beatrice è stata una figura reale e non solo un&#8217;icona poetica</strong>, la domanda sorge spontanea: ha avuto dei figli? Incrociando le date e i documenti notarili, noi abbiamo individuato un nome: Dada.<br />
Secondo le ricostruzioni storiche, Dada è l&#8217;unica tra i figli di Simone dei Bardi che può essere attribuita con quasi totale certezza al matrimonio con Beatrice Portinari. Ecco gli indizi che portano a questa conclusione: Per capire chi fosse la madre di Dada, abbiamo analizzato la vita di suo marito, il notaio Ser Paniccia di Duccio da Poggibonsi, e quella dei loro figli. Il marito, Ser Paniccia, iniziò a firmare i suoi primi atti notarili nel 1292.</p>
<p>Questo significa che all&#8217;epoca era già un uomo adulto e in carriera. Per ragioni anagrafiche, sua moglie non poteva essere nata troppo tardi (come nel caso delle figlie avute da Simone con la terza moglie dopo il 1295). <strong>Negli anni Trenta del Trecento,</strong> i figli di Dada e Ser Paniccia risultano già &#8220;attivi&#8221;, ovvero adulti impegnati nella società. Questo colloca la loro nascita tra la fine del Duecento e i primissimi anni del Trecento. Tornando a ritroso, se i figli di Dada sono nati in quel periodo, la madre deve essere nata necessariamente nel decennio tra il 1280 e il 1290. Questo è esattamente il periodo in cui Simone dei Bardi era sposato con Beatrice Portinari. Mentre le altre figlie (come Francesca o Costanza) appaiono legate cronologicamente al terzo matrimonio di Simone, Dada si inserisce perfettamente nella finestra temporale in cui &#8220;Madonna Bice&#8221; era la signora di casa Bardi.</p>
<p>Dada, dunque, rappresenta il legame vivente più concreto che ci resta della musa di Dante: <strong>una donna che ha portato il sangue dei Portinari e dei Bardi nella Firenze del XIII secolo.</strong> La vita di Simone di Geri dei Bardi si conclude in un luogo di sofferenza e carità: il suo letto di morte si trovava nell&#8217;ospedale di Sant&#8217;Eusebio (conosciuto anche come l&#8217;ospedale degli Incurabili) a Firenze. È qui che, come abbiamo visto, il 7 settembre 1321 dettò le sue ultime volontà, affidando al notaio i pensieri finali per la sua numerosa e complessa famiglia.</p>
<p>Simone morì presumibilmente quello stesso giorno o quello successivo. Ma il dettaglio che rende questa data davvero straordinaria è<strong> la sua vicinanza con un altro addio celebre.</strong> A più di cento chilometri di distanza, a Ravenna, Dante Alighieri stava esalando il suo ultimo respiro. Il poeta che aveva reso Beatrice immortale morì infatti il 14 settembre 1321, appena una settimana dopo il marito &#8220;terreno&#8221; della sua musa.</p>
<h2>Il cerchio si chiude</h2>
<p>Per uno strano e affascinante scherzo del destino, <strong>l&#8217;autunno del 1321 portò via contemporaneamente i due uomini che avevano segnato la vita di Bice Portinari:</strong> Simone, che le aveva dato un nome, una casa e una figlia, vivendo con lei la quotidianità di una Firenze mercantile e concreta. Dante, che l&#8217;aveva trasfigurata in un simbolo eterno di salvezza, rendendo il suo nome eterno attraverso i secoli.</p>
<p>Entrambi, a pochi giorni di distanza, <strong>chiusero il loro viaggio terreno</strong>, lasciando alle pergamene d&#8217;archivio e ai versi della Commedia il compito di raccontare chi fosse stata davvero quella donna chiamata Madonna Bice.</p>
<p>Professore Domenico Savini e Samuele Masi, Storico e Araldista</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-vera-storia-di-beatrice-portinari-la-donna-amata-da-dante-alighieri/">La vera storia di Beatrice Portinari, la donna amata da Dante Alighieri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La bugia utile di Zerocalcare: chiamare antifascismo ciò che è violenza</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-bugia-utile-di-zerocalcare-chiamare-antifascismo-cio-che-e-violenza/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-bugia-utile-di-zerocalcare-chiamare-antifascismo-cio-che-e-violenza/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:30:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[zerocalcare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Zerocalcare predica rivolta e vende conformismo: così il ribellismo da fumetto giustifica tutto, purché dalla parte “giusta”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-bugia-utile-di-zerocalcare-chiamare-antifascismo-cio-che-e-violenza/">La bugia utile di Zerocalcare: chiamare antifascismo ciò che è violenza</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sorprende né sconcerta ma deprime la massa di trinariciuti che si abbeverano al verbo di uno <strong>Zerocalcare</strong>. Ma forse lo sanno, forse condividono la malafede di chi al solito convegno militante mascherato da occasione libresca lamenta che <strong>“il terrorismo è associato all&#8217;antifascismo”</strong>. Associato no, la stessa cosa sì ma nessuno glielo fa notare perché ad ascoltarlo, a interpellarlo, sono quelli che lo condividono e ne traggono rassicurazione, gli Zerocalcare in partibus infidelium non ci vanno, se ne stanno nella comfort zone delle inviate compiacenti, di quelli che se la cantano e se la suonano con le sviolinate retoriche, buttate sul sentimentalismo vitalistico.</p>
<p>Non c&#8217;è in questi della società dell&#8217;infantilismo ostinato nessun moto rivoluzionario, nessuno scontento sociale serio, reale, la protesta del fumettaro da centro sociale è sfuggente, paracula, tutta nel segno dell&#8217;appartenenza, della complicità morale verso il casinismo estetizzante, teppistoide quelli che gli comprano i fumetti, lui è un capitalista di ricca famiglia che fa i soldi con l&#8217;anticapitalismo militante. Cosa dice? Niente, ci gira intorno, spreme le frasi senza significato ma dal significante autoappagante, minimizza o mente consapevolmente, dice della repressione dei comportamenti, dei reati “bagatellari”, col linguaggio degli azzeccagarbugli cavillisti e ciancia di un conflitto sociale che non non conosce, che non gli mai appartenuto. <strong>Sostiene la compagna Salis</strong>, altra privilegiata nata, altra vitalista estetica cui è andata bene, l&#8217;ha fatta garantisticamente franca da 4 condanne e un processo per tentato omicidio in Ungheria grazie alle destre europee che lei vorrebbe mettere fuorilegge in fama di fasciste, che fin che lo dice, male non le fa. E si lancia in difesa degli opportunisti climatici che cercano una strada per il paradiso ossia la candidatura coi partiti del massimalismo d&#8217;ordine, piccoli aspiranti Ilaria.</p>
<p><strong>“Per qualche latta di vernice sul muro”, minimizza</strong>. E non ha alcuna concretezza, nessuna solidità logica, dialettica ciò che sostiene, che denuncia. Terrorismo uguale antifascismo? Proprio così e non per colpa nostra e nemmeno degli antifascisti veri che rischiavano la pelle un secolo fa per liberarsi da una dittatura e da allora sono stati eternizzati, cristallizzati nell&#8217;antifascismo permanente e pretestuoso vale a dire ridotti a caricatura dalle fregole del sovversivismo opaco in combutta con lo Stato, con le sue deviazioni, dalle Brigate Rosse alla galassia dei centri sociali foraggiati dei quali il ministro Piantedosi dice: “Preoccupano molto, sono organizzati, saldati con lo stragismo islamista e possono fare danni seri ma abbiamo la situazione sotto controllo”. Speriamo, non sempre ci sembra così, i referendum poi si perdono anche lungo la strada delle buone intenzioni cui non seguono adeguati fatti.</p>
<p>Zerocalcare sa benissimo che non si tratta di 4 latte o bottiglie incendiarie in mano a ragazzini, sa benissimo che gli <strong>intrecci terroristici</strong> ci sono e sono solidi, sviluppati, sa che l&#8217;Italia è una palude di focolai pronti a esplodere. Sa anche che se <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/le-3-falsita-della-salis-sulla-perquisizione/">la Digos va a perquisire la stanza di hotel di Ilaria Salis</a> prima di una manifestazione in cui sono stati promessi disordini, lo fa consapevole che Salis è, per diretta ammissione, per evidente frequentazione, contigua al giro degli <strong>Askatasuna</strong> che stanno al centro della galassia neoterroristica e adesso sarà pure una rispettabile esponente della partitocrazia europea, ma come fidarsi? Come, se tra l&#8217;antagonismo italiano e quello europeo, francese della Jeune Guarde che ha fatto fuori un militante definito fascista a Lione ci sono fili e robusti fili? La solidarietà agli antifà della Jeune Guarde che in Francia stanno in odore di terrorismo è arrivata primariamente da Ilaria Salis e Mimmo Lucano, paleocastristi che vanno a dire ai cubani quanto sono fortunati a patire da 70 anni una dittatura spaventosa.</p>
<p>Zerocalcare nella sua <strong>zona rossa blindata</strong> può dire le cazzate che vuole riscuotendo pavloviani applausi dei ragazzini in fregola di casinismo, ma sa benissimo che <strong>le cose che sostiene non reggono e neppure lui ci crede</strong>: quale antagonismo, quale antifascismo in un tempo, in una società dove il benessere conquistato dall&#8217;antifascismo democratico e consumistico ha via via lasciato il posto a un intreccio di rivendicazioni a senso unico sempre più ossessive e non trattabili, che il conflitto nasce dalla pura pretesa irragionevole, che l&#8217;afflusso incontrollato di disperati e balordi del mondo ha ulteriormente dissestato le garanzie sociali fino a farle scoppiare, che questo millantato conflitto sta in una temperie dove i poveri veri, che pagano per essere sfruttati, non si muovono e in loro vece sono i salvati, i figli delle élite o dei cognomi a devastare a caso? Nel quadro del conflitto che non c&#8217;è regnano l&#8217;impunità ideologica e il garantismo suicida per cui si va in galera per una parola sgradita ma non per avere squartato, violentato umani e animali e non ci si va in virtù dell&#8217;appartenenza etnica o politica, di una totale mancanza di equità per eccesso che sarebbe, quella sì, da combattere e anche duramente.</p>
<p>Ai Calcare le evidenti sperequazioni dei ricchi di sinistra sui poveri senza bandiera non risultano, non li disturbano come non li scompongono le ripetute illegalità di una <strong>magistratura</strong> ultra ideologizzata che né applica i codici né tutela la società degli uguali. Se rivoluzione s&#8217;ha da fare, se proprio non sanno farne a meno questi eterni fanciulli allevati al culto di se stessi, al proprio narcisismo patologico come <a href="https://www.nicolaporro.it/la-uccidero-tanto-non-possono-processarmi-linquietante-manifesto-del-13enne/">quel tredicenne che voleva far fuori la professoressa come èlan vital</a>, come capriccioso sfogo narcisistico, esisto solo io e ve lo dimostro (e la sciagurata rispose con una lettera, scusate, assai poco nobile ma molto delirante, di quel donmilanismo fanatico rovinoso, come a dire: più cazzate diciamo e facciamo, e più ce ne vogliono), allora la facessero sul serio la guerra contro i nuovi faraoni che concentrano finanza e politica, hanno chiuso il cerchio dei poteri e fanno guerre commerciali per motivi puramente finanziari quando non personali; dispongono della tecnologia onnipotente del controllo e dello svago che serve a tracciare e a rintontire, a sviare. Vedi caso, questi nuovi faraoni sono per lo più progressisti, sono i padroni dei social e delle tecniche e procedono a schedature cellulari di massa, vedono il male nella tecnologia demoniaca dei rivali, da sconfiggere con la propria, buona, ma identica e decidono come l&#8217;umanità ridotta a neo plebe, a nuovo schiavismo deve e non deve vivere.</p>
<p>Ma questa rivoluzione la fanno, non la azzardano, la sanno improponibile, lunare, l&#8217;uomo incatenato alla tecnica di cui parla Heidegger neanche lo sospettano, si trascinano le loro catene di Jackob Marley e non ci rinunciano neppure per un momento siccome gli servono come <strong>strumento esibizionistico</strong>, gli servono a filmarsi mentre fanno la guerra al sistema rovinando un van Gogh nella totale comprensione di chi dovrebbe impedirlo. Gli Zerocalcare non si sognano neppure di denunciare la pedofilia globale di Epstein i cui protagonisti coincidono con i demiurghi della pandemia globale, della repressione globale che stava bene agli antagonisti essendo stata decisa dal meglio dell&#8217;ultraliberismo tecnocratico; la tecnologia la usano per l&#8217;intelligenza artificiale con cui colorano i disegnini, quello del Michele Rech in arte Zerocalcare<strong> è fumo negli occhi</strong>, è sovversivismo stilistico con le felpe, il cranio rasato e l&#8217;aspetto malaticcio e sospetto che maschera una vita agiata, privilegiata.</p>
<p>Per smontare il suo populismo antagonista basterebbe un apologo, sopra le righe, eccessivo, sia chiaro teorico, ma risolutivo. Un&#8217;esagerazione per rendere bene l&#8217;idea, senza la minima intenzione di istigare alla violenza: se io prendo Zerocalcare e lo pesto con una mano sola, cosa che non avrei alcuna difficoltà a fare perché uno così non è assolutamente in grado di difendersi da solo, neppure di provarci, se gli riempio la faccia vernice rossa, se gli impedisco di muoversi, di viaggiare, se gli metto un ordigno sui binari dove passa il suo treno o lungo la strada dove un&#8217;ambulanza lo porta a curarsi un cancro, <strong>cosa sono: un attivista o un fascista?</strong> Esprimo il mio dissenso nel senso di una violenza soreliana, marxista o pratico un abuso nel segno del fascismo? La risposta non può che essere: dipende, per dire se infierisci su un fascista sei un attivista, se te la prendi con me sei un fascista. Il solito modo rozzo per uscirne, il “contestualizzare” che disvela la cialtronaggine.</p>
<p>Il paternalismo verso i “ragazzini di ultima generazione che non fanno niente di male” nasconde la <strong>presunzione leninista</strong> di chi pretende di guidare le masse verso la destabilizzazione romantica permanente, cose talmente prive di senso che non ha senso provare a confutarle. Quando uno così si atteggia a pensatore, “mi sembra che sia molto complicato tornare alla complessità”, <strong>gli andrebbe riso in faccia</strong>: Zerocalcare che parla di complessità? Questo ragazzotto invecchiato tra sommari cartoni animati e sommari studi, benché nell&#8217;esclusivissimo liceo Chateaubriand “tra i quartieri pinciano e nomentano”, della rete dei licei francesi nel mondo, sotto la gestione diretta dell’AEFE e la tutela dell’Ambasciata di Francia in Italia? Uno così viene a spiegare la teoria della rivoluzione permanente, del trockijsmo allucinato dall&#8217;ebraismo irrisolto, autocolpevolizzante che colpevolizza il mondo, proprio come il don Milani? E come lo fa, coi pennarelli del ribellismo coreografico? I soliti paraculi dai confortevoli natali e la bocca piena di fumo, e quello rimane. Ma se i casinisti da barca a vela, per dirla con l&#8217;affarista Manuel Agnelli, applaudono uno come loro, un fumetto vivente che gli dà le idiozie grafiche e semantiche che cercano, è segno che ha ragione lui, almeno nelle ragioni della partita doppia.</p>
<p>Max Del Papa, 30 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-bugia-utile-di-zerocalcare-chiamare-antifascismo-cio-che-e-violenza/">La bugia utile di Zerocalcare: chiamare antifascismo ciò che è violenza</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Non lo rimpiangeremo&#8221;. Caos a Repubblica per la cessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 14:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[gedi]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il comunicato del Cdr diventa un attacco a Elkann per la scelta di comunicare il passaggio durante l'esito del referendum</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-lo-rimpiangeremo-caos-a-repubblica-per-la-cessione-lira-dei-giornalisti/">&#8220;Non lo rimpiangeremo&#8221;. Caos a Repubblica per la cessione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo mesi di indiscrezioni e trattative sotterranee, <a href="https://www.nicolaporro.it/repubblica-non-e-piu-degli-ellkann-lannuncio-gedi-e-stata-venduta/" target="_blank" rel="noopener">la cessione del gruppo editoriale <strong>Gedi</strong> da parte di <strong>Exor</strong> al gruppo greco <strong>Antenna Group</strong> è diventata ufficiale</a>. Ma l’annuncio, arrivato nelle ore più calde del racconto politico sul <a href="https://www.nicolaporro.it/referendum-le-ragioni-della-sconfitta/" target="_blank" rel="noopener">referendum sulla giustizia</a>, ha provocato una reazione durissima all’interno della redazione di la <em>Repubblica</em>.</p>
<p>Il Comitato di redazione (Cdr) non usa mezzi termini e denuncia innanzitutto tempi e modalità dell’operazione:<br />
«Dopo una lunghissima gestazione, durata oltre nove mesi, Exor comunica la cessione del Gruppo Gedi ad Antenna Group proprio nelle ore in cui i giornalisti sono impegnati nel lavoro per raccontare la vittoria del No al referendum, momento assai importante per l&#8217;Italia intera e per il nostro giornale». Una scelta, secondo i giornalisti, tutt’altro che casuale e percepita come uno sgarbo istituzionale: «Scegliere un giorno del genere <strong>è la finale mancanza</strong> di rispetto verso il giornale e la sua storia dell&#8217;ormai ex editore di <em>Repubblica</em>. Non lo rimpiangeremo affatto».</p>
<p>Il passaggio di proprietà segna così la fine dell’era Elkann nel gruppo Gedi, ma per la redazione il bilancio è pesante. Il Cdr accusa apertamente l’editore uscente di <strong>aver progressivamente indebolito il gruppo</strong>:<br />
«Dopo aver smembrato e venduto pezzo a pezzo uno storico gruppo editoriale, l&#8217;addio di <strong>John Elkann</strong> a Gedi avviene quindi nel peggiore dei modi». Il punto più critico riguarda però il futuro occupazionale e l’assetto editoriale. Nel comunicato si sottolinea come l’accordo di vendita non includa garanzie ritenute fondamentali:<br />
«Senza tenere in alcun conto nel contratto di compravendita le richieste di <strong>garanzie occupazionali</strong> per tutte le lavoratrici e i lavoratori, di perimetro e di rispetto dell&#8217;indipendenza e della collocazione del giornale per cui la redazione di <em>Repubblica</em> continuerà a battersi ricorrendo a qualsiasi strumento di lotta».</p>
<p>Un passaggio che lascia intendere<strong> un clima già teso</strong> e potenzialmente destinato a irrigidirsi nei prossimi mesi, soprattutto alla luce del cambio di proprietà. Il Cdr, tuttavia, apre anche un fronte nei confronti del nuovo editore, rilanciando subito le proprie richieste: «Una richiesta di garanzie che adesso riproporremo per intero al nuovo editore augurandoci che le belle intenzioni di sviluppo del gruppo Gedi ribadite nella prima nota stampa <strong>trovino realizzazione nel pieno rispetto dei livelli occupazionali</strong>, delle realtà delle redazioni locali, della storia di questo giornale».</p>
<p>La vendita di Gedi apre dunque una nuova fase per uno dei principali gruppi editoriali italiani, ma lo fa in un clima di <strong>forte tensione interna</strong>.</p>
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		<title>È morto Gino Paoli, la sua voce era un rifugio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 12:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Paoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi viene naturale pensarlo di nuovo accanto a Ornella, come se il tempo si fosse finalmente arreso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-gino-paoli-la-sua-voce-era-un-rifugio/">È morto Gino Paoli, la sua voce era un rifugio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un silenzio diverso oggi, un silenzio che sa di mare e di malinconia, come certe canzoni che arrivano piano e poi restano per sempre. <strong>Gino</strong> <strong>Paoli</strong> se n’è andato a 91 anni, lasciando dietro di sé non solo musica, ma un modo di sentire, di guardare il mondo, di raccontare l’amore e le sue crepe.</p>
<p><strong>La sua voce non era solo suono: era un rifugio</strong>, una confessione sussurrata, un bicchiere di vino bevuto lentamente mentre fuori scende la sera. Ha cantato le fragilità senza vergogna, le attese senza risposta, gli addii che non si riescono mai a dire davvero. E in quelle parole, così semplici e così profonde, ci siamo riconosciuti tutti, almeno una volta.</p>
<p>Paoli apparteneva a un tempo in cui<strong> le emozioni non avevano fretta,</strong> in cui l’amore poteva essere imperfetto, inquieto, persino doloroso — e proprio per questo autentico. Le sue canzoni non cercavano di consolare: dicevano la verità. E la verità, a volte, è una carezza. Altre volte è una ferita che però insegna a vivere.</p>
<p>Oggi viene naturale pensarlo di nuovo accanto a <strong>Ornella</strong>, come se il tempo si fosse finalmente arreso. Due anime che si erano sfiorate con intensità negli anni più vivi, tra passione e tormento, tra slanci e distanza. Un amore che non si è mai davvero spento, ma che ha continuato a vibrare sotto traccia, come una melodia che non si dimentica. Ora, forse, non ci saranno più incomprensioni, né fughe, né nostalgia: solo un incontro quieto, finalmente intero.</p>
<p>A noi, invece, resta la sua musica, che non smetterà di parlarci. Ci restano quelle parole che sembrano scritte ieri, anche se vengono da lontano. E infine ci resta una certezza: certi artisti non se ne vanno mai davvero, cambiano solo modo di esistere.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 24 marzo 2026</p>
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		<title>Repubblica non è più degli Elkann. L&#8217;annuncio: &#8220;Gedi è stata venduta&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/repubblica-non-e-piu-degli-ellkann-lannuncio-gedi-e-stata-venduta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 17:20:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[gedi]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel giorno del referendum completata la cessione, nuova fase per il gruppo editoriale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiude ufficialmente il passaggio di proprietà del <strong>gruppo</strong> <strong>Gedi</strong>. Nella giornata di oggi è stata perfezionata la cessione del <strong>100% del capitale al gruppo greco Antenna</strong>, al termine di un negoziato lungo e articolato. Il cambio di controllo è già pienamente efficace e segna l’inizio di una nuova fase per uno dei principali poli editoriali italiani.</p>
<p>A comunicarlo è stato il presidente <strong>Paolo Ceretti,</strong> con una lettera indirizzata ai dipendenti: &#8220;Oggi è stata perfezionata la cessione del 100% del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna. Il cambio di proprietà, che è già efficace, segue un processo di lunga negoziazione&#8221;. Un passaggio accompagnato anche da un riconoscimento al lavoro interno: &#8220;Vi ringrazio quindi per l&#8217;impegno di questi mesi e il lavoro svolto, in aggiunta alla quotidiana conduzione delle attività. Riteniamo che il passaggio della società al gruppo Antenna <strong>apra nuove prospettive per Gedi</strong> e per chi è impegnato nelle sue diverse attività&#8221;.</p>
<p>La scelta di <strong>Antenna</strong> come acquirente, spiega ancora Ceretti, risponde a una precisa strategia industriale: &#8220;E&#8217; in questa ottica, e cioè creare le condizioni per assicurare uno sviluppo duraturo al Gruppo, accelerandone tra l&#8217;altro la transizione digitale &#8211; prosegue Ceretti &#8211; che da parte del venditore è stata selezionata Antenna come acquirente, un gruppo industriale che fa dei media il proprio core business&#8221;.</p>
<p>L’ingresso del gruppo greco dovrebbe portare in dote una dimensione internazionale più ampia, con possibili ricadute sia sul piano della crescita sia su quello della sostenibilità economica. &#8220;Gedi potrà beneficiare di un&#8217;articolata presenza internazionale del <strong>Gruppo</strong> <strong>Antenna</strong>, per aumentare la portata delle sue attività e perseguire la sostenibilità sul piano economico, mantenendo l&#8217;indipendenza editoriale che ha caratterizzato la sua storia&#8221;.</p>
<p>Parallelamente al cambio di proprietà, si conferma anche un’importante operazione sul perimetro del gruppo. &#8220;Come già annunciato, in esecuzione agli accordi recentemente sottoscritti, nei prossimi mesi <strong><em>La Stampa</em> uscirà dal perimetro di Gedi per entrare a far parte del Gruppo Sae</strong>, una realtà italiana in crescita, determinata a valorizzare la storia unica della testata, rafforzando il legame identitario con i suoi lettori e con il suo territorio, anche attraverso l&#8217;auspicato ingresso nel capitale, con quote di minoranza, di istituzioni e aziende del nord-ovest&#8221;.</p>
<p>Contestualmente, si apre anche una fase di rinnovamento nella governance. Il consiglio di amministrazione si è dimesso, in attesa che <strong>il nuovo azionista proceda alla nomina dei nuovi vertici</strong>. Nel messaggio ai dipendenti non manca un passaggio di ringraziamento: &#8220;Anche a nome del consiglio di amministrazione, dimessosi oggi in attesa che Antenna nomini i nuovi amministratori, desidero ringraziare l&#8217;ad <strong>Gabriele Comuzzo</strong> per il prezioso lavoro svolto, i dirigenti che hanno guidato la società in un contesto particolarmente difficile per il settore editoriale italiano e soprattutto tutti voi, che con il vostro impegno quotidiano siete la vera forza di Gedi&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/repubblica-non-e-piu-degli-ellkann-lannuncio-gedi-e-stata-venduta/">Repubblica non è più degli Elkann. L&#8217;annuncio: &#8220;Gedi è stata venduta&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>L&#8217;analisi dell&#8217;Anticristo. Cosa c&#8217;è di vero (e cosa no) sulle lezioni di Peter Thiel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 15:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Thiel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il grande finanziere a Roma ha scatenato teorie del complotto e invidie. Ma per capire quanto sia serio basta leggere i suoi testi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lanalisi-dellanticristo-cosa-ce-di-vero-e-cosa-no-sulle-lezioni-di-peter-thiel/">L&#8217;analisi dell&#8217;Anticristo. Cosa c&#8217;è di vero (e cosa no) sulle lezioni di Peter Thiel</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le lezioni che <strong>Peter Thiel,</strong> considerato vicino a <strong>Donald Trump</strong> e <strong>JD Vance</strong>, ha tenuto in Italia hanno scatenato teorie del complotto e fastidio per chi non è stato invitato. Cosa c&#8217;è di vero e cosa c&#8217;è da sapere.</p>
<p>Michele Silenzi, 22 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lanalisi-dellanticristo-cosa-ce-di-vero-e-cosa-no-sulle-lezioni-di-peter-thiel/">L&#8217;analisi dell&#8217;Anticristo. Cosa c&#8217;è di vero (e cosa no) sulle lezioni di Peter Thiel</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Il grande circo del No: artisti ribelli, purché allineati</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-grande-circo-del-no-artisti-ribelli-purche-allineati/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-grande-circo-del-no-artisti-ribelli-purche-allineati/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 14:33:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=309051</guid>

					<description><![CDATA[<p>Compositori per il No. Ma che spettacolo di coerenza, di passione civile, di disinteresse. Come ha detto Diaco, il conduttore pomeridiano, subito apostrofato come “frocio” dalla sinistra gender e verbalisticamente corretta: se dici Sì sei un servo, se dici No sei un testimonial. Dunque: dove eravamo rimasti? Apprendo, e mi mangio le mani per non [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-circo-del-no-artisti-ribelli-purche-allineati/">Il grande circo del No: artisti ribelli, purché allineati</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Compositori per il No</strong>. Ma che spettacolo di coerenza, di passione civile, di disinteresse. Come ha detto Diaco, il conduttore pomeridiano, subito apostrofato come “frocio” dalla sinistra gender e verbalisticamente corretta: se dici Sì sei un servo, se dici No sei un testimonial. Dunque: dove eravamo rimasti? Apprendo, e mi mangio le mani per non averlo saputo prima, ma rimedio subito, di una partecipazione “straordinaria” del giureconsulto <strong>Manuel Agnelli</strong>, ex giudice a X Factor, a un convegno “Giustizia e democrazia, le ragioni del no” presso la Società Umanitaria di Milano, uno di quei circoletti dei borghesi di sinistra che sanno far di conto e giustamente invitano con i dovuti onori un industriale dello spettacolo, abilissimo a sviluppare una rete organizzativa fatta di locali, produzioni, contatti, collaborazioni con etichette discografiche che per ragione sociale ha lo svezzamento di giovani aspiranti popstar, a dire di una perfetta, oliata impresa commerciale, propagandistica, cultural-egemonica nel segno del capitalcomunismo mediacratico.</p>
<p>“Suoni dal futuro” si chiama la nuova intrapresa di cui parlano molto bene i giornali molto amici, perché le ragioni della Costituzione si sposano benissimo con quelle della costruzione. Per cui il nostro Manuel da Abbiategrasso, con la barba e la solennità da vecchio della montagna, va a intrattenere i borghesi della Società Umanitaria sotto l&#8217;egida della CGIL sull&#8217;urgenza dell&#8217;etica garantita dallo Stato, quanto a dire l&#8217;autoritarismo paternalistico del potere, a<strong>h, questi artisti liberi e belli</strong>, anarchici, insofferenti, normalizzati ai tempi della repressione sanitaria decisa da sinistra. Agnelli l&#8217;hegeliano avrà svolto una prolusione su “Leccare l&#8217;adrenalina (suo più memorabile successo) come nuova frontiera dello Stato etico”?</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/questi-non-si-reggono-piu-lagghiacciante-video-di-manuel-agnelli/">Questi non si reggono più: l’agghiacciante video di Manuel Agnelli</a></li>
</ul>
<p>Invece all&#8217;adunata oceanica, a piazza del Popolo a Roma, a cura di: CGIL, Arci, Anci, Anpi, Acli (pare “il bersaglio” della Settimana Enigmistica), PD, AVS, M5S, Libera, Rete degli studenti medi, centri sociali, Sindaci, Artisti, attivisti, linotipisti, influencer da Dubai, donne percepite, giornali percettori, <strong>Daniele Silvestri</strong>, uno che faceva canzoni per il Chiapas, il nostro piccolo Manu Chao, ha cantato, c&#8217;informa <em>Repubblica</em>, “una struggente ballata composta per l&#8217;occasione” che fa così: “Possiamo lasciare che il vento/ci passi vicino e nemmeno sentirlo/E invece non è così/Ci vuole attenzione”. Radi applausi, pare una circolare del Nazareno, testo probabilmente scritto a 4 mani con Lella Schlein, non si capisce un cazzo, ma tanto sotto al palco a sentirlo erano in 12. Non manca <strong>Fiorella Mannoia</strong>, la rossa antica, immarcescibile, con una presa di posizione degna della chiarezza definitiva di Duns Scoto sul dogma dell&#8217;Immacolata Concezione, “potuit, decuit ergo fecit”; argomenta da par suo la nostra dottoressa sottile: “Non lo so, non ci capisco niente, non voglio saperlo, quindi voto No”. Senza contare che il tarapia tapioco ha perso i contatti con la supercazzola (brematurata con scappellamento a sinistra come fosse Bersani). Era meglio “portaci delle toghe, nuove cose, ti diremo ancora un altro No”.</p>
<p>L&#8217;emergente <strong>Ditonellapiaga</strong>, una che due anni fa ci informava che “la mia vagina è liberale e fa politica”, con tutto ciò che ne consegue, anche lei schierata nel modo giusto, fosse stato un maschio si poteva dire che vota con l&#8217;organo sessuale ma per la carità risparmiamoci accuse da Cecchettin Gino. Inutile citofonare ai vari <strong>Guccini, Vecchioni, Pelù, Caparezza, Jovanotti</strong> eccetera, tutti lellisti più lelliani della Lella; caso a parte, come sempre, l&#8217;imprevedibile, mai scontato <strong>Vasco Rossi</strong>, capitto, eeeh oooh ahhh “zè chi dize no”, e figurati se se la faceva sfuggire, il ribelle più normalizzato che zè. Chiude il cerchio un inquietante intervento di <strong>Carmen Consoli</strong>, la cui enfasi teatrale ha preoccupato molti, siamo al parossismo di Carmelo Bene nei panni del Grillo Parlante di Pinocchio, solo che Carmelo ci metteva il sarcasmo della crudeltà, questa è proprio convinta. Dulcis in fundo, <strong>Marisa Laurito</strong> nei panni di Ninì Tiramisù, la donna che inventò o referendum c&#8217;a pummarola ncoppa, bachelor a Indietro tutta.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte di ugole solo <strong>Bocelli</strong>: ma quelli di odiare ti costa, che pesano le parole, che si rotolano in terra al primo stormir di body shaming, gli hanno commentato che deve raddrizzare la scheda, farsi dire dove sta la croce da mettere, non ci vede chiaro, gli servono gli occhiali, casca da cavallo eccetera. Eh,sai, la satira è libera (se viene da sinistra, se no è servilismo, violenza), come quello che vorrebbe “la rissa con la Russa”, noi invece vorremmo un Proraso per Tomaso, almeno si dà un po&#8217; una sistemata. C&#8217;è pure chi ha obiettato: ma Bocelli è un cantante, cosa c&#8217;entra con la politica, che parla a fare? Per curiosità sono andato a controllare, era una un po&#8217; appassita che il giorno prima mi aveva scritto; “E perché, Manuel Agnelli non può esprimersi? Sei un fascio”. Sì, di rose rosse per te ho portato stasera.</p>
<p>Max Del Papa, 21 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-circo-del-no-artisti-ribelli-purche-allineati/">Il grande circo del No: artisti ribelli, purché allineati</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il plotone d&#8217;esecuzione di Frau Lilli</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-plotone-desecuzione-di-frau-lilli/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-plotone-desecuzione-di-frau-lilli/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 08:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[gruber]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ossessione della conduttrice altoaltesina per la Meloni ha completamente cambiato (in peggio) le dinamiche televisive di Otto e Mezzo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-plotone-desecuzione-di-frau-lilli/">Il plotone d&#8217;esecuzione di Frau Lilli</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco che la linea editoriale, anche per ragioni di concorrenza, de <strong>La7</strong> sia praticamente sdraiata sulle <strong>ragioni dell’opposizione di sinistra</strong>. Tuttavia, alcuni dei vari programmi di discussione e di approfondimento, che hanno sempre caratterizzato la rete di <strong>Urbano Cairo,</strong> stanno raggiungendo un livello di faziosità tale da renderli inguardabili, anche per molte persone a cui non piace l’attuale maggioranza di governo, ma i quali forse amerebbero assistere a dibattiti più equilibrati, diretti da conduttori altrettanto equilibrati, seppur politicamente orientati.</p>
<p>E questo non è certo il caso di <strong>Dietlinde Gruber,</strong> della Lilli, che conduce da ben 18 anni <em data-start="168" data-end="182">Otto e mezzo</em>. Un programma che, con la giornalista altoatesina, ha modificato radicalmente la sua originaria impostazione, basata fino al 2008 su due conduttori dichiaratamente schierati su fronti opposti, che, dal mio personale punto di vista, davano luogo a discussioni di maggior interesse rispetto a quelle attuali.</p>
<p><br data-start="489" data-end="492" />Soprattutto quando, come sta accadendo in modo compulsivo praticamente ad ogni appuntamento quotidiano, si realizza una sorta di <strong>plotone d’esecuzione</strong> ai danni dell’attuale premier, <strong>Giorgia Meloni,</strong> e contro il solito e unico personaggio di area liberale, contrapposto al resto dell’allegra compagnia, alla quale, naturalmente, cerca in tutti i modi di dar man forte la stessa Gruber.</p>
<p>È sufficiente leggere il titolo di ogni puntata per avere conferma di ciò. Ad esempio, giovedì scorso campeggiava questa scritta dall’inizio del programma: “<strong>Giorgia Meloni e il vittimismo a reti unificate”.</strong></p>
<p>L’argomento, nitidamente richiamato dal titolo, che ha inteso sviluppare la Gruber, sull’onda delle polemiche che hanno coinvolto anche il titolare di questo blog, si è tradotto in una ulteriore variazione sul tema che sta ossessionando la conduttrice da quando la destra guidata dalla Meloni ha fatto il suo ingresso nella stanza dei bottoni. Come da copione, gran parte delle domande che la conduttrice pone ai suoi ospiti, compresi quelli vicini alla cultura politica della maggioranza, <strong>sono chiaramente capziose</strong>, essendo formulate con l’obiettivo di orientare la risposta dell’interlocutore verso una<strong> opinione predeterminata.</strong></p>
<p>Esattamente ciò che è accaduto nella puntata in oggetto, in cui si è cercato di dimostrare che la Meloni risponde solo ai giornalisti compiacenti e non si reca in quei programmi che non le garbano perché, sotto sotto,<strong> c’è sempre puzza di deriva autoritaria.</strong></p>
<p>Tuttavia, <strong>il buon Italo Bocchino</strong>, presenza quasi fissa nel programma in cui, purtroppo, è costretto a rivestire il ruolo di zimbello del plotone d’esecuzione di turno, anche in questa occasione se l’è cavata egregiamente, dando sempre pan per focaccia alla Gruber ed ai suoi sinistri ospiti.</p>
<p>D’altro canto, proprio in tema di equilibrio dei giornalisti, anche fortemente orientati, <strong>la Gruber è stata parlamentare europea sotto le insegne dell’Ulivo di Prodi fino al 2007</strong> e successivamente con il Partito democratico. Insomma, una donna, oltre che politicamente orientata, anche fortemente schierata.</p>
<p>Caratteristiche che, se non altro, la popolare anchor-woman non cerca affatto di dissimulare. mettendo in scena una martellante <strong>contro-propaganda contro i “fascisti” al potere</strong>.</p>
<p>In ultima analisi, il problema non è della Gruber o di altri compagni, come <strong>Corrado Formigli e Diego Bianchi,</strong> i quali oramai funzionano come un disco rotto, bensì di tutti coloro i quali si abbeverano a queste bizzarre forme di informazione e approfondimento. <strong>Forme che definire terra terra forse è riduttivo.</strong></p>
<p>Claudio Romiti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-plotone-desecuzione-di-frau-lilli/">Il plotone d&#8217;esecuzione di Frau Lilli</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>La vera &#8220;macelleria sociale&#8221; è quella di Gruber, Formigli e Giannini</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-vera-macelleria-sociale-e-quella-di-gruber-formigli-e-giannini/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-vera-macelleria-sociale-e-quella-di-gruber-formigli-e-giannini/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 14:45:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[corrado formigli]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[la7]]></category>
		<category><![CDATA[lilli gruber]]></category>
		<category><![CDATA[massimo giannini]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I figliocci, di serie B, dell’egemonia culturale gramsciana spartiscono lezioni di giornalismo. Da che pulpito</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-vera-macelleria-sociale-e-quella-di-gruber-formigli-e-giannini/">La vera &#8220;macelleria sociale&#8221; è quella di Gruber, Formigli e Giannini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose laterali, ma più interessanti, di questa campagna referendaria è il nervosismo dei giornalisti engaged a sinistra. <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-18-marzo-2026/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lilli Gruber</strong>, <strong>Corrado Formigli</strong> e <strong>Massimo Giannini</strong></a>, sono i più sensibili, tra loro. Più che contestare la riforma della giustizia, si occupano dei giornalisti, che a differenza loro, non la considerano una deriva autoritaria. Oggi non riescono più ad usare il vecchio cliché della macchina del fango. D’altronde portare in scena casi di mostruosità giudiziarie, raccontare il perdurare del sistema Palamara, è difficile da contestare. E per di più c’è un vasto popolo a sinistra, tutt’altro che Meloniano, che su questo piano si è battuto per anni.</p>
<p>La strategia è quindi cambiata, ma la postura di ritenersi gli unici depositari del buon giornalismo resta immutata. <strong>Sono i figliocci, di serie B, dell’egemonia culturale gramsciana</strong>. Loro sanno fare le domande. Hanno la schiena dritta. Loro, per di più, rispettano par condicio e imparzialità. I tre dell’Ave Maria erano seduti, indignati, al tavolo de La7 per analizzare l’intervista rilasciata a <em>Quarta Repubblica</em> da Giorgia Meloni. E ciò che strideva era proprio il loro disprezzo nei confronti dell’intervistatore più che dell’intervistato. Se qualcuno, solo pochi giorni prima, avesse visto il «monologo» fatto da<strong> Giuseppe Conte</strong> a casa Formigli, sarebbe saltato sulla sedia non per l’assenza di domande, e neanche per l’«e beh certo» del conduttore, ma per il contenuto delle risposte dell’ex premier.</p>
<p>Se qualcuno avesse assistito ai numerosi teatrini di <strong>Lilli Gruber</strong>, non si sarebbe chiesto che imparzialità possa avere <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-18-marzo-2026/" target="_blank" rel="noopener">una ex parlamentare dell’Ulivo</a>, ma avrebbe, a secondo dei gusti, più o meno apprezzato il dibattito. E se, infine, oltre alla Gruber e Formigli si fosse sorbito il libro di Giannini con Prodi (ex presidente del Consiglio) e avesse letto <em>La Stampa</em> diretta sempre da Giannini (editore Elkann) avrebbe finalmente capito che da quelle parti i giornalisti quando diventano direttori, preferiscono spostare a sinistra estrema il proprio sguardo, pur di non vedere la <strong>«macelleria sociale»</strong> che stanno compiendo i loro editori.</p>
<p>Nicola Porro per <em>Il Giornale</em> 20 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-vera-macelleria-sociale-e-quella-di-gruber-formigli-e-giannini/">La vera &#8220;macelleria sociale&#8221; è quella di Gruber, Formigli e Giannini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>È morto l&#8217;attore Chuck Norris</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-morto-lattore-chuck-norris/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 14:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Chuck Norris]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’attore americano, celebre per la serie Walker Texas Ranger, aveva 86 anni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-lattore-chuck-norris/">È morto l&#8217;attore Chuck Norris</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È morto <strong>Chuck</strong> <strong>Norris</strong>. L’attore americano, celebre per la serie Walker Texas Ranger, aveva 86 anni ed era ricoverato in un ospedale alle Hawaii. Ex campione del mondo di karate, <strong>Norris</strong> si sarebbe sentito male nelle ultime ore, come riferito da TMZ. Il sito non ha fornito dettagli sulle cause, limitandosi a indicare che l’episodio è avvenuto «nelle ultime 24 ore sull’isola di Kauai».</p>
<p>Volto iconico del cinema d’azione degli anni ’80, Norris aveva festeggiato appena una settimana fa il suo <strong>86° compleanno</strong>, condividendo alcuni contenuti sui social. «Non sto invecchiando, sto salendo di livello», aveva scritto su Instagram accanto a un video in cui si allenava con un partner di boxe. «Non c’è niente di meglio di un po’ di azione in una giornata di sole per sentirsi giovani», aveva aggiunto.</p>
<p data-start="0" data-end="232"><strong>Carlos Ray Norris</strong>, per tutti <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Chuck Norris</span></span>, è stato molto più di un attore d’azione: un’icona culturale capace di attraversare generazioni, trasformando disciplina, carisma e autoironia in un marchio globale.</p>
<p data-start="234" data-end="747">Nato il 10 marzo 1940 a Ryan, in <strong>Oklahoma</strong>, Norris cresce in un’America provinciale e segnata dalle difficoltà familiari. La svolta arriva con l’arruolamento nell’US Air Force, che lo porta in Corea del Sud: è qui che scopre le arti marziali, destinare a cambiare la sua vita. Tornato negli Stati Uniti, diventa rapidamente uno dei più grandi interpreti del karate: vince numerosi titoli mondiali e fonda uno stile personale, il Chun Kuk Do, costruendo una reputazione solida anche come istruttore delle celebrità.</p>
<p data-start="749" data-end="1245">Il passaggio al cinema avviene negli anni Settanta, quando incontra <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Bruce Lee</span></span></strong>, che lo vuole al suo fianco nel film “L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente”. Da lì, Norris diventa protagonista di una lunga stagione di film d’azione, incarnando l’eroe solitario e invincibile: titoli come “Missing in Action” e “Delta Force” lo consacrano negli anni Ottanta come simbolo di un certo immaginario americano, fatto di forza, patriottismo e giustizia senza compromessi.</p>
<p data-start="1247" data-end="1604">Il vero salto nella cultura popolare globale arriva però con la televisione: dal 1993 al 2001 è il volto di <strong><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Walker Texas Ranger</span></span></strong>, una serie che unisce western moderno e crime, rendendolo una presenza familiare nelle case di milioni di spettatori. Il personaggio di Cordell Walker, giusto e inflessibile, diventa il suo alter ego definitivo.</p>
<p data-start="1606" data-end="1937">Negli anni Duemila, quando la carriera cinematografica rallenta, Norris conosce una seconda giovinezza mediatica grazie ai celebri “Chuck Norris facts”, fenomeno virale che ne trasforma l’immagine in chiave ironica e quasi mitologica. Da eroe d’azione a leggenda pop, capace di ridere di sé stesso senza perdere il proprio carisma.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-lattore-chuck-norris/">È morto l&#8217;attore Chuck Norris</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il Fatto ci ricasca: l&#8217;incredibile &#8220;errore&#8221; nel titolo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-fatto-ci-ricasca-lincredibile-errore-nel-titolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 11:45:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Stiglitz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un titolo fuorviante e parole modificate: così si costruisce una narrazione totalmente diversa dalla realtà</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-fatto-ci-ricasca-lincredibile-errore-nel-titolo/">Il Fatto ci ricasca: l&#8217;incredibile &#8220;errore&#8221; nel titolo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I fascio-putinisti</strong> del Fatto si sono confusi. Hanno scambiato un economista serio come <strong>Joseph Stiglitz</strong> con un buffone venduto al Cremlino come Jeffrey Sachs. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/03/18/sbaglio-della-ue-passare-dal-gas-russo-al-gnl-usa-conflitto-lungo/8327765/" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>Il titolo dell’intervista a Stiglitz</strong></a> (“Sbaglio della Ue passare dal gas russo al Gnl Usa. Conflitto lungo”) mi ha lasciato immediatamente incredulo. So che al Fatto ci sono <strong>falsari “per professione o per passione”</strong> ma solo un impazzimento di Stiglitz avrebbe giustificato quel titolo.</p>
<p>Infatti.</p>
<p>Infatti Stiglitz dice tutt’altro: “<strong>I leader europei avrebbero dovuto impegnarsi davvero sulle rinnovabili</strong>. In parte lo hanno fatto, ma non abbastanza. Ai tempi dell’invasione russa dell’Ucraina avevo fatto notare che il sole non splende sempre e il vento non soffia sempre, ma sono comunque più affidabili di Putin. E ora direi: <strong>sono comunque più affidabili di Trump.</strong> I leader Ue avrebbero dovuto puntare sull’indipendenza energetica. E non continuare a utilizzare il gas come soluzione di transizione. Questo è stato un errore fondamentale”.</p>
<p><strong>Il Fatto è in difficoltà economiche</strong>. È spiacevole ma non stupisce. Stupisce che lo sia soltanto ora. Gazprom anche: non si è più risollevata dalla crisi seguita alle sanzioni anti Putin. Forse con questa <strong>manipolazione</strong> delle parole di Stiglitz si spera di risollevarne le sorti?</p>
<p>Marco Taradash, 19 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-fatto-ci-ricasca-lincredibile-errore-nel-titolo/">Il Fatto ci ricasca: l&#8217;incredibile &#8220;errore&#8221; nel titolo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Siamo tutti un po&#8217; zanzarosi&#8221;. La Zanzara come specchio dell’Italia contemporanea</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/siamo-tutti-un-po-zanzarosi-la-zanzara-come-specchio-dellitalia-contemporanea/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/siamo-tutti-un-po-zanzarosi-la-zanzara-come-specchio-dellitalia-contemporanea/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=308019</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un saggio tutto da scoprire racconta il successo di un fenomeno radiofonico che divide e continua a far discutere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/siamo-tutti-un-po-zanzarosi-la-zanzara-come-specchio-dellitalia-contemporanea/">&#8220;Siamo tutti un po&#8217; zanzarosi&#8221;. La Zanzara come specchio dell’Italia contemporanea</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con <strong>&#8220;Siamo tutti un po’ zanzarosi&#8221;, Roberto Francesco Giuliano e Maura Ianni</strong> consegnano ai lettori un saggio brillante e sorprendentemente originale, capace di trasformare l’analisi di un fenomeno mediatico in una vera e propria lente per osservare la società italiana contemporanea. Il libro, pubblicato dalla casa editrice romana La Bussola, non si limita a raccontare il programma radiofonico La Zanzara, ma ne coglie l’essenza<strong> come specchio dei contrasti, delle provocazioni e dei cambiamenti</strong> che attraversano il linguaggio pubblico e il dibattito sociale.</p>
<p>Ciò che rende questo saggio così stimolante è l’approccio multidisciplinare degli autori: sociologia, psicologia e cultura dei media si intrecciano in maniera armoniosa per offrire una lettura profonda e al tempo stesso accessibile. Giuliano e Ianni non si fermano alle provocazioni e ai toni che caratterizzano il programma radiofonico: li interpretano come <strong>segnali di un linguaggio pubblico in evoluzione</strong>, diretto, radicale, capace di svelare le tensioni e le polarizzazioni della società italiana.</p>
<p>Particolarmente illuminante è l’indagine tra gli ascoltatori del programma, che mette in luce la polarizzazione tra sostenitori e critici, restituendo un quadro reale del ruolo dei media nella costruzione delle opinioni. La prefazione di <strong>Daniele Capezzone</strong> aggiunge un ulteriore livello di autorevolezza, sottolineando la rilevanza del tema trattato.</p>
<p>&#8220;Siamo tutti un po’ zanzarosi&#8221; non è solo un libro su una trasmissione radiofonica: <strong>è una riflessione puntuale sulla libertà di espressione,</strong> sul “politicamente scorretto” e sul rapporto tra media e cittadini. La sua originalità risiede nella capacità di far dialogare un fenomeno popolare con questioni profonde di comunicazione e cultura contemporanea, trasformando l’esperienza dell’ascolto radiofonico in uno strumento per comprendere meglio la società in cui viviamo.</p>
<p>In definitiva, questo saggio rappresenta un contributo prezioso per chiunque voglia analizzare non solo un programma radio, ma l’Italia di oggi, con le sue contraddizioni, i suoi conflitti e la sua sorprendente vitalità comunicativa. Un libro che merita di essere letto, discusso e citato come <strong>punto di riferimento per lo studio dei media e del linguaggio pubblico contemporaneo</strong>.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 17 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/siamo-tutti-un-po-zanzarosi-la-zanzara-come-specchio-dellitalia-contemporanea/">&#8220;Siamo tutti un po&#8217; zanzarosi&#8221;. La Zanzara come specchio dell’Italia contemporanea</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Occidente contro Occidente: in diretta con Bassani, Parenzo e Veneziani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 16:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In diretta la presentazione del libro pubblicato da Liberilibri</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="Presentazione del libro &quot;Occidente contro Occidente. Elegia prima del suo trionfo&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/XLgtHMOBQbw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>In diretta la presentazione del libro &#8220;Occidente contro Occidente&#8221; scritto dal prof. Marco Bassani per Liberilibri.</p>
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		<title>Peter Thiel non è l&#8217;Anticristo. Ma la sinistra l&#8217;ha già condannato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/peter-thiel-non-e-lanticristo-ma-la-sinistra-lha-gia-condannato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 19:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Thiel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il miliardario americano, vicino a Trump, è in Italia per un ciclo di conferenze sull'Anticristo. Invece di ascoltare cosa ha da dire, la solita intellighenzia lo bombarda</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Peter Thiel</strong>, il visionario della Silicon Valley presidente dell’azienda “Palantir”, è arrivato in Italia per tenere delle conferenze private a Roma sul tema dell’Anticristo, intrecciando teologia, tecnologia e politica in un discorso interdisciplinare organizzato in collaborazioni con associazioni culturali italiane. Le conferenze si terranno in un luogo top secret e la riservatezza sugli eventi è massima.</p>
<p>Chiaramente, vista la statura del personaggio e le sue idee non propriamente riconducibili all’agenda della <strong>cancel culture</strong> e di altre amenità, la sinistra attacca ferocemente i convegni, etichettando il relatore come il più zotico fan di <strong>Trump</strong> propagatore di teorie assurde e retrive. L’opposizione in Italia ha addirittura presentato un’interrogazione parlamentare (e quando mai?) per avere delucidazioni più chiare. Ma il Governo di Meloni non c’entra nulla.</p>
<p>Indovinate un po’? Nulla di ciò che la sinistra sta raccontando trova riscontro nella realtà.</p>
<p>Le accuse della retorica progressista, quella che impone un <strong>“pensiero unico”,</strong> ignorano la preparazione e i contributi intellettuali di Thiel e mirano, ancora una volta, a silenziare qualsiasi formazione culturale divergente. A tal proposito è utile ricordare brevemente chi è davvero <strong>Peter Thiel.</strong></p>
<p>Nato in Germania nel 1967 e immigrato negli USA da bambino, è un imprenditore e intellettuale di spicco. Thiel si laurea in filosofia a Stanford (imperdonabile, non alla Sapienza…) e successivamenre fonda <strong>PayPal</strong> nel 1998, rivoluzionando i pagamenti digitali e vendendola a eBay per 1,5 miliardi di dollari. Poi investe precocemente in Facebook, diventando miliardario, e crea così <strong>Palantir Technologies,</strong> un’azienda leader nell’analisi dati per sicurezza e intelligence, oggi balzata all’onore delle cronache per l’incredibile supporto tecnico alle forze armate USA.</p>
<p><iframe title="A.I., Mars and Immortality: Are We Dreaming Big Enough? | Interesting Times with Ross Douthat" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/vV7YgnPUxcU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Insomma: un brevissimo <em>excursus</em> su Thiel dimostra quanto quest’ultimo sia distante dall’etichetta di ignorante.<br />
Piacciano o no le sue idee,<strong> il miliardario americano è un pensatore profondo</strong>: alcuni suoi scritti sono dei veri e propri manifesti sull’innovazione, nei quali si mostra estremamente consapevole dei rischi della tecnologia e pone come temi fondamentali il contrasto ai rischi esistenziali, come l’IA fuori controllo o le guerre nucleari.</p>
<p>Le sue lezioni sull’<strong>Anticristo</strong> sono delle riflessioni erudite su storia, Bibbia e modernità, radicate in una fede cristiana conservatrice. Veniamo ora alla vera nota dolente che vale a Thiel tutta l’indignazione possibile da parte dei progressisti: il founder di Palantir è un convinto sostenitore di Trump dal 2016. Peccato che la sinistra dimentica che le sue idee sono libertarie: Thiel critica la degenerazione statale e promuove ad ogni costo la libertà individuale, attraverso un’innovazione consapevole e un’economia dinamica. Sostanzialmente tutto è fuorché fan delle dittature. Anzi! Eppure per lui le sinistre mondiali e i giornali preferiti dall’intellighenzia sembrano aver creato un nuovo termine: “tecnofascista”…</p>
<p>Il problema è quello di sempre: ormai chiunque non si allinei al woke e lo combatte viene bollato come fascista. Succede a Thiel, succede a <strong>Milei,</strong> succede a <strong>Musk.</strong> Guardare la realtà e criticare l’irrefrenabile deriva cieca e inetta che ha preso la sinistra significa automaticamente essere dei fan delle dittature. Ma la vera dittatura è il woke, l’inclusione che esclude, l’ignoranza della dottrina green e tutti gli altri ingredienti del petaloso minestrone dem. E questo un erudito intellettuale come Thiel lo sa, dunque tanto basta a renderlo inviso ai democratici del salotto.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 15 marzo 2026</p>
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		<title>Tu quoque, Fatto? Se i Travaglio boys allungano la manina sui fondi pubblici</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tu-quoque-fatto-se-i-travaglio-boys-allungano-la-manina-sui-fondi-pubblici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 09:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come faranno ora a dare gli "slurp" a tutti? La società editoriale del quotidiano manettaro ha chiesto (e non ottenuto) il sostegno all'editoria</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fermi tutti: anche all&#8217;integro, indipendente, schienadritta <em>Fatto Quotidiano</em> allungano la manina. Per i pubblici contributi. Che non è un reato, intendiamoci (Gratteri, sta&#8217; bono), non è un delitto, e neppure una ignominia, non fosse che questi si son sempre vantati: noi siamo diversi, noi, noi non accattiamo, noi no, come dicevano Raimondo Vianello e Sandra Mondaini: “C&#8217;è chi piglia sempre i finanziamenti, e se vota sì sono ladri e pur dementi (l&#8217;ha appena detto una di loro): noi no, noi. No. Noi, no”. Invece sì. Oh-mio-Dio, <strong>come faranno adesso a dare degli slurp a tutti</strong>?</p>
<p>Ma andiamo con ordine, restiamo ai Fatti, anzi al <em>Fatto</em>, voilà il comunicato dolente e piangente: “La Società Editoriale<em> II Fatto</em> comunica che nel dicembre scorso, in presenza del decreto che prevede un<strong> contributo straordinario all&#8217;editoria</strong> per la stampa dei giornali cartacei nella misura di 10 centesimi per ogni copia venduta, ha presentato la domanda. SEIF è ben consapevole dell&#8217;importanza che riveste per il <em>Fatto Quotidiano</em> non percepire finanziamenti pubblici. Ma, data la crisi del mercato editoriale e il momento congiunturale molto difficile, l&#8217;amministratore delegato, per le responsabilità che gli competono, ha ritenuto di predisporre la domanda entro la scadenza per garantire la <strong>continuità aziendale</strong>, supportare la transizione digitale in corso e prevenire eventuali situazioni di rischio. Con la presente nota, intende però precisare che il contributo assegnato dal decreto del 9 marzo scorso non è stato percepito e che l&#8217;intenzione della Società Editoriale <em>Il Fatto</em>, qualora il trend positivo che stiamo registrando nel primo trimestre e il sostegno dei nostri lettori e dei nostri abbonati proseguano, rimane quella di non percepirlo. E faremo di tutto perché sia cosÌ”.</p>
<p>Ecco, bravi, fate di tutto. Intanto fanno come quella che era rimasta incinta, ma appena appena: il contributo assegnato non è stato percepito. <strong>Dio mio che burocratese</strong>, anzi politburatese, per dire una cosa semplice semplice: becchiamo soldi pubblici pure noi ma gli altri sono tutti servi, puttana governo, inoltre stiamo andando fortissimo, potremmo anche farne a meno, però no.</p>
<p>Con quale sussiego, il sussidio! Com&#8217;era quella che se un &#8220;Se un giornale non riesce a mantenersi non ha nessuna ragione di esistere. [&#8230;] Non esiste il diritto di stare in edicola e sul mercato per un giornale che non ha un mercato. Se un giornale non ha lettori deve chiudere&#8221;? Chi l&#8217;ha detto? <strong>Marco Travaglio</strong>, il megadirettore totale, c&#8217;è tanto di video che spopola, anzi è diventato il più virale per questi che si vantano di essere potentissimi sui social. Eh, la Nemesi. Riccardo Puglisi, che è carogna un bel po&#8217;, citofonare Francy Albanese, a proposito, chiede malignamente: “In che senso: &#8220;per garantire la continuità aziendale&#8221;?”. Altri trasudano ingratitudine per questa testata che, unica, si sbatte da sempre contro i poteri forti, i partiti azienda, i media di regime, il regime, la mafia, “i carbonari, i masoni” come diceva er sor Brega. Magari, ecco, facendogli la guerra dall&#8217;interno, molto interno, stanno dappertutto, a dimostrazione che non basta essere “potenti sui social” e una sera sì e l&#8217;altra pure in tutte ma tutte le televisioni del regno, cioè del regime: palinstesi pieni, edicole vuote. Eh, la continuità aziendale.</p>
<p>Dicono questi commenti irriconoscenti, scelti a caso: “La carta intestata del comunicato stampa con il quale l&#8217;editore dichiara di ricevere contributi pubblici riporta il nome del giornale e la dicitura &#8220;non riceve alcun finanziamento pubblico&#8221;. Guardatelo bene nei dettagli quel comunicato”. E va beh, si sbianchetta, che ci vuole. “Se penso che con le mie tasse pago Travaglio, Orsini e nostra signora di Assange, mi sento male”. Fossero solo quelli: perché, le Elena Basile, i Massimo Fini, i Franco Cardini, e altri flotilleri del giornalismo che “per non fare pubblicità” (come dice Frassica) non nominiamo? Che delle volte non si capisce <strong>se è la Pravda o Lotta Continua mezzo secolo dopo</strong>. Difatti arriva il solito malizioso, dal quale, sia chiaro, noi ci dissociamo integralmente: “Forse non arrivano più i rubli da Mosca??”. Mah, non ci si capacita di come possa la gente arrivare a pensare certe cose. È cattiva la gente, è serva, <em>slurp slurp</em>, gli unici integri, con la schiena dritta, sono i 5 Stelle e il Fatto. Ci avranno la sciatica, il colpo della strega.</p>
<p>E va beh, che sarà mai, anche loro percepiranno, succede. Onestamente, li pigliano tutti&#8230; E qui casca l&#8217;asino, <em>absit injuria verbis</em>: in quel moralismo così organicamente di sinistra per cui tutti straccioni, percettori, servi, tutti tranne noi, in quell&#8217;umiliare sempre, di default, quello è un fallito, quell&#8217;altro uno sconosciuto, quello è un poveraccio, quello è un accattone&#8230; Alla fine la realtà bussa alla cassa, toc toc. E tocca aprire, seppure con grande dignità, alla Fantozzi. Ma tanto mica cambiano, questi convinti erano e convinti restano. Col dito puntato in alto o contro di te, ayatollah style. Convinti della loro indispensabilità social, più che sociale. <strong>Vuoi mica privare la democrazia di una voce libera</strong>, l&#8217;unica, anzi, contro i poteri forti mafiosi e schifosi corrosi e corrotti che votano sì? E allora: tutti a teatro, da Servillo a Gassman, da Ovadia (eccone n&#8217;altro) a Scamarcio “per difendere l&#8217;indipendenza della magistratura” con tanti attori registi e intellettuali, duca conti, contesse professori dottori. Più sul palchetto che in platea, più presenzialisti che lettori. I quali alla fine debbono essersi rotti i coglioni: di tanta spocchia questo oggi ci resta. Eh, già: il momento non è facile, anzi è ostico e anche agnostico, bisogna lottare contro il sionismo trumpista, il regime nazi trattino fascista, la Meloni che stritola il Paese nella morsa illiberale, mica come il Conte pandemico ai bei tempi, ma tranquilli, dopo il referendum si faranno i conti. Brrr!</p>
<p>Max Del Papa, 15 marzo 2026</p>
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			</item>
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		<title>Cari sinistroidi che usate Gaber: ma siete sicuri di averlo capito?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cari-sinistroidi-che-usate-gaber-ma-siete-sicuri-di-averlo-capito/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/cari-sinistroidi-che-usate-gaber-ma-siete-sicuri-di-averlo-capito/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 11:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Tortora]]></category>
		<category><![CDATA[Gaber]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando Enzo Tortora smontava il mito del Signor G accusandolo di populismo e conformismo culturale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cari-sinistroidi-che-usate-gaber-ma-siete-sicuri-di-averlo-capito/">Cari sinistroidi che usate Gaber: ma siete sicuri di averlo capito?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Piccoli opportunisti, necrofori da strapazzo che da 23 anni campano sul mito di <strong>Giorgio Gaber,</strong> a sinistra ma purtroppo anche a destra dove resta largamente frainteso: la solita sudditanza culturale, subculturale verso un sistema pubblicitario che impone i suoi Faber e Gaber come testi sacri da infilare nelle scuole, nei libri di testo quando trattavasi di autori prodighi di qualunquismi, di incoerenze, di suggestioni da liceali (parola di Lucio Battisti, uno che non le mandava a dire e aveva tutte le carte in regola per poterselo permettere).</p>
<p>Della stagione con Luporini, del teatro canzone,<strong> di Gaber si salva poco</strong>, non si contano i sussiegosi tirar via, le retoriche strampalate, “libertà è partecipazione” quando volendo è l&#8217;opposto, sono libero se resto libero anche di prescindere, di fottermene, ma c&#8217;era da cavalcare il populismo partecipativo, militante fingendo – Io se fossi Dio – di dare addosso a tutti. <strong>Ma, come si dice, de gustibus&#8230; </strong></p>
<p>Certo però che non si possono sentire certi strafalcioni, passi qualche becchino spelacchiato, ma chi sa di storia recente ricorda scontri anche storici, per esempio con protagonista <strong>Enzo Tortora</strong> che certa propaganda falsa o delirante vorrebbe ascrivere<strong> al fronte del “NO”</strong> con l&#8217;argomento ignobile per cui alla fine tutto si sistemava, Tortora poteva riprendersi la sua dignità e la sua integrità. Come no, da malato terminale, in extremis, “dove eravamo rimasti?”, e resta quella sua ultima intervista, straziante, angosciante, da Giuliano Ferrara, lui senza più fiato che polemizzava coi suoi giudici carnefici. E vorrebbero dire che avrebbe votato per lo status quo che <strong>lo aveva distrutto?</strong></p>
<p>Tortora, carne da macelleria giudiziaria più che vittima, più che innocente, era “liberale perché ho studiato, radicale perché ho capito” e, nella sua prima fase, quella liberale, non aveva paura di prendersela (anche) coi populismi gaberiani: ne parlo oggi anche perché <strong>è tornato il libro, imprescindibile, di Vittorio Pezzuto,</strong> ripubblicato per Piemme<a href="https://www.nicolaporro.it/il-rogo-mediatico-di-un-uomo-libero/" target="_blank" rel="noopener"><strong> (ne ha parlato di recente Nicola Porro),</strong></a> nel quale si trova narrata per filo e per segno una polemica che vale la pena di recuperare qui: quando Giorgio Gaber inizia a cantare che “I borghesi son tutti dei porci. Più sono grassi, più sono lerci. Più sono lerci più ci hanno i milioni. I borghesi son tutti&#8230;”, <strong>Tortora lo mette alla berlina senza tanti complimenti</strong> definendolo: “Un abile fiutatore di climi, di accadimenti, di umori.</p>
<p>Qualcuno deve avergli detto che era forse il caso, per motivi di cassetta, di lasciare il Cerruti Gino per Marcuse, di barattare la “torpedo blu” e “i treni a gogò” con le atmosfere, assai più redditizie, della conflittualità permanente o delle rivendicazioni operaie. Chiediamo scusa agli operai, naturalmente: essere citati in uno spettacolo di porno canzonette sociologiche è mortificante.</p>
<p>Comunque, il signor Gaber, chitarra in spalla, si dedica da tempo a quel tipo di <strong>“arte provocatoria”</strong> (i suoi esegeti la definiscono così) che poi non è altro che vuoto terrorismo. <strong>L&#8217;importante è offendere, sputare, menar fendenti a tutti</strong>: borghesia, Stato, istituzioni, fede, questura, e più i bersagli sono grossi più gli insulti devono essere sanguinosi, irripetibili. Tali da épater le bourgeois in omaggio alle orme del più vieto provincialismo, all&#8217;etica delle mezze calzette del “progressismo”.</p>
<p><strong>Ma sarebbe sbagliato prendere sul serio i canzonettari italiani.</strong> Sono, non a caso, i peggiori del mondo. Il signor Gaber sta attraversando un momento intellettualmente allarmante. Qualcuno deve avergli detto (e il guaio è che lui ci ha creduto) di essere un Prévert, un George Brassens, magari un poeta. Sarà opportuno ricordare, ai nostri canzonettari (una specie di armata Brancaleone dell&#8217;inganno) che, girato l&#8217;angolo di questo incredibile Paese che per farsi sputare in faccia li paga ancora a un milione e mezzo a serata, nessuno proprio li conosce. Per loro, tutto va bene:<strong> ecologia, Marx, cibi sofisticati, Dio, Vietnam.</strong> Si servono della parola “Vietnam” solo per far rima con gnam-gnam, ecco la verità.</p>
<p>Insomma, cantando il signor Gaber non fa, tutto sommato, <strong>come il Narciso della favola,</strong> che rispecchiare, gigioneggiando, se stesso. Non c&#8217;è più avido collezionista di lire, nel mondo delle sette note, di questo “eroico” aedo che profetizza la fine della società usuraia ed ingiusta. Non c&#8217;è più pavido, “disimpegnato” personaggio, sul piano delle scelte personali, di questo <strong>“imbottigliatore di socialismi”</strong> che poi smercia e vende su microsolco con grossissimi margini di profitto. La teoria del plusvalore non deve valere per questi “lavoratori” notturni che aprono la bocca solo sessanta minuti in una balera, per l&#8217;importo che nessun operaio riuscirà mai a totalizzare in quattro o cinque mesi di lavoro; I borghesi son tutti dei porci: più sono grassi e più sono lerci”. Ci creda, il signor Gaber: anche i magri e gli allampanati rientrano pur sempre nella categoria”.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/vorrei-il-si-ma-diro-no-mimmo-lucano-confessa-questi-votano-solo-contro-meloni/" target="_blank" rel="noopener">Vorrei il Sì, ma dirò No. Mimmo Lucano confessa: questi votano solo contro Meloni</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/quello-che-insegna-il-caso-tortora/" target="_blank" rel="noopener">Quello che insegna il caso Tortora</a></li>
</ul>
<p>La grandezza di un giornalista, un autore, un polemista si misura dal coraggio suicida (Tortora avrebbe pagato, nel conto dell&#8217;infamia, anche certe prese di posizione: fosse stato della sinistra allineata mai i giudici lo avrebbero toccato)  e la perennità sta in misura di <strong>atemporalità</strong>, si è tanto più attuali quanto più distanti dal presente. <strong>Questo passaggio risale al remoto 1970</strong> ma alzi la mano chi non lo adotterebbe naturalmente, quasi fisiologicamente oggi stesso, tante epoche, tanti mondi dopo, all&#8217;indirizzo della pletora di guitti, istrioni, cantanti di servizio, firmaioli, appellanti e desideranti in questo caso per il “no”, un no del quale sconoscono tutto, un no per cui semplicemente si allineano come cani di Pavlov della propaganda.</p>
<p>E c&#8217;è un&#8217;altra cosa: <strong>oggi si perdonano le carogne melliflue</strong> e si condannano quelli schietti, dalla parola acuminata: che ve ne pare di questo Enzo Tortora che non fa prigionieri, <strong>che sbatte in faccia la sua verità in faccia agli ipocriti,</strong> e più sono altolocati più sono ipocriti e più meritano lo schiaffo di parole? Lui aveva capito una cosa fondamentale, che in altera parte ancora purtroppo si fa fatica a maturare: i retori e i farisei di sinistra non meritano nessuna soggezione e nessun rispetto intellettuale.</p>
<p>Siete ancora convinti, <strong>cari propalatori,</strong> che uno come Enzo Tortora avrebbe votato come dite voi, e come dice <strong>il Gifuni</strong> che, evidentemente senza capirci granché, l&#8217;ha appena interpretato?</p>
<p>Max Del Papa, 13 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cari-sinistroidi-che-usate-gaber-ma-siete-sicuri-di-averlo-capito/">Cari sinistroidi che usate Gaber: ma siete sicuri di averlo capito?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il complottismo e le verità su Peter Thiel, il finanziere vicino a Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 15:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Thiel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi è davvero il numero uno di Palantir Technologies, atteso a Roma per un ciclo di lezioni. È l'autore de "Il momento straussiano"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F843742098679685%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il finanziere vicino a <strong>Donald Trump</strong> e <strong>JDVance</strong>, Peter Thiel, arriverà a Roma per un ciclo di lezioni private. Sul suo conto girano chiacchiere giornalistiche e un po&#8217; complottare. Ma per capire chi è davvero quest&#8217;uomo, che è pure filosofo, vi consigliamo di leggere il libro che ha scritto e che Liberilibri ha pubblicato. Il titolo: &#8220;Il momento straussiano&#8221;.</p>
<p>Clicca <a href="https://www.liberilibri.it/le-nuvole/il-momento-straussiano/?srsltid=AfmBOorv9PmP2kExQvXefeHKqMHTGJpgBEU39Utd5kr0i9Dpj7dgUqAl" target="_blank">qui</a> per acquistarlo.</p>
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		<title>Che gran caos Giuli: l&#8217;attacco alla Biennale per l&#8217;apertura ai russi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/che-gran-caos-giuli-lattacco-alla-biennale-per-lapertura-ai-russi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 17:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro giuli]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro chiede le dimissioni di Tamara Gregoretti dal Cda. Ma Salvini si schiera con la decisione di includere Mosca</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 12 marzo 2026 il ministro della Cultura, <strong>Alessandro Giuli,</strong> ha formalmente chiesto a <strong>Tamara Gregoretti,</strong> rappresentante del Ministero della Cultura (Mic) nel Consiglio di amministrazione della Biennale, di rimettere il mandato. La decisione del ministro è giunta a seguito della scelta della Gregoretti, risalente all&#8217;11 marzo, di non avvisare il ministero della possibile riammissione della Russia alla 61° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, prevista il 9 maggio, e di esprimersi favorevolmente sul tema.</p>
<h2>Le reazioni alla riammissione della Russia</h2>
<p>La decisione di riaprire il <strong>Padiglione russo</strong> ha suscitato svariate polemiche. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, ha sostenuto la scelta parlando di dialogo attraverso l’arte, nonostante le critiche di diverse parti politiche e istituzionali. Su tale sfondo, il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha descritto la questione come “una figuraccia del governo italiano”. Ha inoltre espresso preoccupazioni per le possibili ripercussioni sui fondi europei destinati alla manifestazione.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/difendere-buttafuoco-venezia-e-la-biennale/">Difendere Buttafuoco, Venezia e la Biennale</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/guerra-alla-biennale/">Guerra alla Biennale</a></li>
</ul>
<p><strong>Luigi Brugnaro,</strong> vicepresidente della Biennale e sindaco di Venezia, ha difeso la decisione, affermando che la democrazia richiede dialogo culturale anche con la Russia. Dalla stessa parte si colloca <strong>Alberto Stefani,</strong> presidente della Regione Veneto, che ha richiamato il suo partito, guidato dal vicepremier <strong>Matteo Salvini,</strong> a posizioni simili di apertura. Tuttavia, per il ministro Giuli e per alcuni Paesi europei, reintegrare il Padiglione russo rischierebbe di essere percepito come un messaggio ambiguo in un momento di tensioni globali.</p>
<p>“Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di Amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né ad essi rispondono&#8221;, ha detto la stessa Gregoretti in risposta alla richiesta di dimissioni di Giuli.</p>
<h2>Critiche dalla comunità internazionale</h2>
<p>Ventidue ministri europei hanno presentato una lettera contro la riammissione della Russia. Inoltre, l’Unione Europea ha ventilato la possibilità di ritirare i finanziamenti alla Biennale se la decisione di accogliere gli artisti russi non fosse ritirata. Nonostante ciò, personalità come il filosofo Massimo Cacciari e l’ex governatore del Veneto <strong>Luca</strong> <strong>Zaia</strong> si sono espresse a favore della scelta, considerandola un gesto necessario per promuovere la pace e il dialogo culturale.</p>
<p>La decisione di sostituire Tamara Gregoretti potrebbe avviare ripercussioni più ampie all’interno del Consiglio di amministrazione della Biennale. Affinché l’intero organo decada, dovrebbero dimettersi la maggioranza dei membri. Al momento, la sostituzione della rappresentante del Mic è l’unica misura concreta, anche se restano da valutare eventuali ulteriori sviluppi sul fronte internazionale e nazionale.</p>
<p>Ma i problemi potrebbero sorgere anche all&#8217;interno del governo. Critico verso scelta di Giuli, infatti, il ministro Salvini: &#8220;La cultura &#8211; così come lo sport &#8211; esprime un messaggio universale di unione&#8221;, ha detto il leader della Lega. &#8220;Così come è stato per le Paralimpiadi tutti devono essere coinvolti, nessuno escluso. Per questo a maggio sarò felice di tornare nella splendida Biennale di Venezia”.</p>
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		<title>Difendere Buttafuoco, Venezia e la Biennale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/difendere-buttafuoco-venezia-e-la-biennale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 15:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Biennale di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[pietrangelo buttafuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le pressioni per escludere la Russia dalla mostra sono inaccettabili. Ha ragione Pietrangelo: "Io apro a tutti, non chiudo a nessuno"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/difendere-buttafuoco-venezia-e-la-biennale/">Difendere Buttafuoco, Venezia e la Biennale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Questa diversità di posizione, dettata dalle regole, dalle procedure e dalle leggi perfino quelle internazionali, conclama l’autonomia di una istituzione che da 130 anni in una città speciale e particolare, qual è Venezia, costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall’ingresso della Fondazione <strong>La</strong> <strong>Biennale&#8221;.</strong> Si è espresso così <strong>Pietrangelo Buttafuoco,</strong> il presidente della Biennale, sull&#8217;ennesima polemica che infiamma Venezia, non ancora superata quella <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/cultura/venezi-nuovo-direttore-del-teatro-la-fenice-quando-il-cambiamento-fa-paura/" target="_blank" rel="noopener">sul direttore d’orchestra Beatrice Venezi</a>, incombe sulla Biennale d&#8217;arte quella scatenata dalla libertà del suo presidente e della sua volontà di essere davvero inclusivo nei fatti. La bandiera dell&#8217;inclusività (questa orrenda e abusata parola) utilizzata come vessillo ideologico persino quando si prende un cappuccino al bar, non vale per uno dei più prestigiosi palcoscenici culturali mondiali.<strong> Non vale per la Russia</strong>, ma ci informa Buttafuoco che riceve decine o centinaia di pressioni perché non debba valere nemmeno per Israele o gli Stati Uniti. Contraddicendo in radice lo spirito dell&#8217;arte.</p>
<p>I fatti. I ministri di 22 paesi europei hanno sottoscritto un documento di censura per la partecipazione della <strong>Federazione Russa</strong> alla Mostra curata dalla scomparsa Koyo Kouoh; lo stesso ministro <strong>Giuli</strong> non condivide la scelta della Biennale: “Come ministro della Cultura ritengo che l&#8217;arte di un&#8217;autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente rispetto a quella autocrazia”.</p>
<p>Pietrangelo Buttafuoco, la cui storia personale è di per sé manifesto di onestà intellettuale e rigore morale, ha chiarito nei giorni scorsi in una bella intervista dagli accenti alti cosa pensi delle scelte che ieri ha rivendicato, quasi anticipando ciò che sarebbe successo: “Tutti i Paesi in questo momento in guerra saranno qui a Venezia.<strong> Io apro a tutti, non chiudo a nessuno</strong>. Ci saranno Russia, Iran, Israele. Ci saranno Ucraina e Bielorussia. Tutti&#8221;. E se non bastasse, il presidente chiarisce meglio: “Abbiamo tradito lo spirito olimpico, lo spirito degli Dèi. La prima cosa che imparavi al liceo era che esiste un momento, alto e sacro, in cui le armi si devono fermare, un momento in cui devi far incontrare i popoli che sono in guerra fra loro”.</p>
<p>Al momento non si sa come finirà questa vicenda, ciò che sappiamo è che la pace si fa tra nemici e se questi non si incontrano mai, nessuna pace sarà possibile.</p>
<p>Antonello Picci, 12 marzo 2026</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Bisogna essere felici, almeno per dare l&#8217;esempio&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/bisogna-essere-felici-almeno-per-dare-lesempio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Bisignani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 15:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Vanzina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricordi, ironia e affetti: il regista romano racconta il cinema che ci ha insegnato a ridere della vita</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ così che si chiude &#8220;<strong>Vi racconto il cinema&#8221;,</strong> one man show con cui <strong>Enrico Vanzina</strong> stimola una memoria collettiva che ha accompagnato un’intera generazione suscitando negli spettatori qualcosa di raro. Infatti non restano semplici ascoltatori, ma diventano parte della scena, perché rivivono lunghi frammenti di emozioni lontane.</p>
<p>Tra i ricordi affiora anche una delle fucine più sorprendenti del talento italiano: i<strong>l Marc’Aurelio, la rivista satirica romana</strong> dove, attorno al grande papà Steno, si formarono molti dei futuri maestri della commedia: Un giorno si presentò un giovane.</p>
<p>«E tu che sai fare?»</p>
<p>«So disegnare.»</p>
<p>Era <strong>Federico Fellini,</strong> il visionario che avrebbe incantato il cinema mondiale.</p>
<p>E poi i volti delle attrici, apparizioni luminose di un cinema che sembrava abitato dall’eleganza e dalla grazia. Dalla conturbante <strong>Brigitte Bardot,</strong> scoperta da Steno quando era ancora castana, fino a <strong>Virna Lisi</strong> — per Vanzina la più bella e raffinata di tutte.</p>
<p>Non mancano i lampi di quell’ironia che trasformava la vita in commedia. <strong>Alberto Sordi</strong>, invitato a teatro a <strong>New York</strong>, si presenta con il braccio al collo per sottrarsi alla processione di strette di mano. <strong>Totò</strong>, dopo aver comprato una barca ma diffidando del mare, la segue lungo la costa in automobile. Piccoli gesti che sembrano già scritti per il cinema.</p>
<p><strong>Ma sotto il sorriso corre un filo profondo</strong>. Il racconto di Vanzina è attraversato da una commozione discreta che riaffiora quando la memoria si avvicina agli affetti più intimi.</p>
<p>La voce si incrina parlando della madre, presenza luminosa della sua vita, custode silenziosa di quella casa in cui il cinema era quasi una lingua quotidiana, tra <strong>Monicelli e Scola</strong>.</p>
<p>E poi <strong>c’è Carlo, il fratello a cui lo spettacolo è dedicato</strong>. Nel ricordarlo, Enrico trova una delle immagini più struggenti della serata: il grande regista capace di far ridere milioni di spettatori, ma impossibilitato a cancellare l’ultima scena della propria vita.</p>
<p>In platea si avverte allora <strong>un silenzio diverso.</strong> Non è più soltanto nostalgia: è riconoscimento. Perché dentro quel momento personale ognuno si riconosce.</p>
<p>Forse è proprio questo <strong>il segreto della commedia all’italiana:</strong> sotto la leggerezza custodiva sempre una forma di pietà e di rispetto per le debolezze umane.</p>
<p>E quando le luci si abbassano resta sospesa nell’aria la frase semplice e luminosa: <strong>bisogna essere felici</strong>, se non altro per dare l’esempio.</p>
<p>Luigi Bisignani per Il Tempo</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Blitz della Finanza: nel mirino la serie M. Il figlio del secolo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/blitz-della-finanza-nel-mirino-la-serie-m-il-figlio-del-secolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 13:15:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Guardia di finanza]]></category>
		<category><![CDATA[m. il figlio del secolo]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=307051</guid>

					<description><![CDATA[<p>Acquisiti contratti e comunicazioni interne, tra bilanci e tax credit: i pm vogliono ricostruire ogni flusso economico</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/blitz-della-finanza-nel-mirino-la-serie-m-il-figlio-del-secolo/">Blitz della Finanza: nel mirino la serie M. Il figlio del secolo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="368">La <strong>Guardia di Finanza</strong> ha effettuato nuove acquisizioni documentali negli studi di <strong>Cinecittà</strong> nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Roma. L’attività investigativa è finalizzata a esaminare i rapporti commerciali intercorsi tra la precedente gestione di Cinecittà spa, la società di produzione<strong> The Apartment srl </strong>e la capogruppo<strong> Fremantle Italy Group srl</strong>. Secondo quanto emerge dal decreto di esibizione, visionato dall’<em>Adnkronos</em>, gli accertamenti riguardano in particolare contratti e rapporti economici legati alla realizzazione della prima stagione della serie <strong>&#8221;M. Il figlio del secolo&#8221; </strong>e dei film<strong> &#8221;Queer&#8221; </strong>e<strong> &#8221;Finalmente l&#8217;alba&#8221;</strong>, con riferimento ai bilanci 2002 e 2003. Sette militari delle Fiamme Gialle hanno raccolto documentazione amministrativa e contabile, tra cui fatture, note di credito, libro giornale, mastrini e scritture relative a eventuali riduzioni o compensazioni di crediti.</p>
<p data-start="916" data-end="1365">I pubblici ministeri titolari dell’inchiesta Giorgio Orano ed Eliana Dolce hanno disposto anche<strong> l’acquisizione delle comunicazioni interne</strong> tra le direzioni marketing e gli uffici amministrativi delle società coinvolte, oltre ai contatti con i dirigenti di Cinecittà dell’epoca. Tra i materiali richiesti figurano email e documenti riguardanti i contratti delle tre produzioni e i meccanismi di partecipazione ai proventi derivanti dai loro ricavi.</p>
<p data-start="1367" data-end="1814">Le opere citate nel decreto rientrano tra le produzioni più rilevanti degli ultimi anni. &#8221;M. Il figlio del secolo&#8221;, tratta dal romanzo di Antonio Scurati, è una serie diretta da Joe Wright con Luca Marinelli nel ruolo di Benito Mussolini. &#8221;Queer&#8221; è invece il film diretto da Luca Guadagnino tratto dalle opere di William S. Burroughs, con Daniel Craig e Drew Starkey tra i protagonisti. &#8220;Finalmente l&#8217;alba&#8221; è stato diretto da Saverio Costanzo.</p>
<p data-start="1367" data-end="1814"><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li data-start="1367" data-end="1814"><a href="https://www.nicolaporro.it/una-scelta-politica-scurati-sbugiardato-da-sky-sulla-serie-m/">“Una scelta politica?”. Scurati sbugiardato da Sky sulla serie M</a></li>
<li data-start="1367" data-end="1814"><a href="https://www.nicolaporro.it/ah-scurati-ma-che-stai-a-di-il-paranoico-complottismo-sulla-serie-m/">Ah Scurati, ma che stai a dì? Il paranoico complottismo sulla serie M</a></li>
</ul>
<p data-start="1816" data-end="2300">Le acquisizioni svolte oggi si inseriscono in <strong>un’indagine più ampia</strong> che riguarda i rapporti economici tra gli studios pubblici e alcune produzioni cinematografiche e televisive realizzate negli ultimi anni, in un contesto segnato anche dal confronto pubblico sul sistema del tax credit per il settore audiovisivo. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire i flussi economici e i rapporti contrattuali tra Cinecittà e il gruppo produttivo riconducibile a The Apartment e Fremantle.</p>
<p data-start="2302" data-end="2726">The Apartment, società del gruppo Fremantle attiva in produzioni internazionali, è attualmente guidata dall’amministratrice delegata Annamaria Morelli, nominata nel 2024; in precedenza la società era diretta dal fondatore Lorenzo Mieli. Fremantle Italy Group è invece guidata dai co-ceo Valerio Fiorespino e Alessandro Saba, subentrati a Maccanico dopo la sua uscita da Cinecittà e la breve esperienza alla guida del gruppo. Una prima attività di acquisizione documentale da parte della Guardia di Finanza negli studi romani risale all’autunno del 2025 e aveva riguardato altre produzioni, tra cui &#8221;Siccità&#8221; (2022) di Paolo Virzì, &#8221;L&#8217;immensità&#8221; (2022) di Emanuele Crialese e &#8221;Finalmente l&#8217;alba&#8221; (2023) di Saverio Costanzo.</p>
<p data-start="3033" data-end="3483">Negli ultimi mesi le verifiche sul sistema dei crediti d’imposta per il cinema hanno coinvolto<strong> sia produzioni italiane sia titoli internazionali realizzati o sostenuti in Italia</strong>, tra cui &#8221;Il sol dell&#8217;avvenire&#8221;, &#8221;La chimera&#8221;, &#8221;Fast &amp; Furious 10&#8221; e &#8221;The Equalizer 3&#8221;. Il decreto relativo alle acquisizioni effettuate oggi riguarda tuttavia in modo specifico i rapporti tra Cinecittà e il perimetro produttivo legato a The Apartment e Fremantle.</p>
<p data-start="3485" data-end="3869" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’attività descritta nel provvedimento giudiziario si colloca attualmente nella fase di raccolta di documenti e ricostruzione contabile. Saranno gli <strong>ulteriori approfondimenti</strong> degli investigatori a stabilire se il materiale acquisito porterà a nuove contestazioni oppure servirà principalmente a chiarire nel dettaglio i flussi economici tra Cinecittà e il gruppo produttivo coinvolto.</p>
<p>Franco Lodige, 10 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/blitz-della-finanza-nel-mirino-la-serie-m-il-figlio-del-secolo/">Blitz della Finanza: nel mirino la serie M. Il figlio del secolo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Sal Da Vinci e il coraggio di chiedere aiuto a Dio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sal-da-vinci-e-il-coraggio-di-chiedere-aiuto-a-dio/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/sal-da-vinci-e-il-coraggio-di-chiedere-aiuto-a-dio/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fiorenza Cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 15:15:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[sal da vinci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=306048</guid>

					<description><![CDATA[<p>La promessa del vincitore di Sanremo, Sal Da Vinci, che conquista il cuore</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sal-da-vinci-e-il-coraggio-di-chiedere-aiuto-a-dio/">Sal Da Vinci e il coraggio di chiedere aiuto a Dio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È contagioso come la gioia,</strong> perché lui è quello che canta. Quando c’è coerenza tra parole e opere la forza è doppia: non c’è maschera, c’è testimonianza. <strong>Sal Da Vinci</strong> ci racconta una storia che è quella di una coppia come tante altre, un incontro, un innamoramento, un sogno, ma l’illuminazione nella sua stanza è diversa: “promessa”, “Dio”, “per sempre” sono le parole chiave di questo tributo all’amore coniugale.</p>
<p>Come può nel 2026, <strong>in un mondo così opportunista,</strong> schermato e disilluso, fare così effetto tutto questo? A un primo ascolto infatti sembra impossibile che ancora qualcuno possa credere a questa roba: “Con la mano sul petto. Io te lo prometto. Davanti a Dio. Saremo io e te. Da qui. Sarà per sempre sì “</p>
<p>Eppure “questa roba”<strong> ci corrisponde perfettamente dalla notte dei tempi</strong>, è quel desiderio che si trova in nuce in ogni coppia, quel “per sempre” che, pur desiderandolo, ci spaventa così tanto, perché spesso smentito da tradimenti, separazioni e interessi.</p>
<p>Ma<strong> Sal ha il coraggio di chiedere aiuto a Dio</strong> davanti a milioni di persone e di dare a quella promessa, fragile e difficile da mantenere, la forza di rinnovarsi con uno spirito nuovo.</p>
<p>Allora <strong>questa canzone così semplice spopola</strong> perché racconta il desiderio più o meno sopito di tutti, perché anche le coppie più grigie, anche chi ora non si ama più, ha fatto esperienza di quella scintilla scoccata tra due sconosciuti in cui cielo e terra si sono toccati.</p>
<p>Sotto la coltre plumbea della stanchezza e delle paure, <strong>le braci sono ancora calde;</strong> Sal Da Vinci dal palco dell’Ariston ci soffia con tutta la voce che ha, accende i barlumi di gioia che ciascuno custodisce gelosamente nei suoi ricordi e infiamma tutti, anche chi ha cementato il cuore.</p>
<p>Il cinismo viene spazzato via dalla tenerezza per quel tempo condiviso in due e da una rinnovata promessa, una scelta, <strong>un sì. </strong>“Un semplice sì. L’eternità è dentro una parola”</p>
<p><strong>Salvatore e Paola sono sposati e innamorati da 35 anni;</strong> quella che Da Vinci porta sul palco non è solo una bella canzone da cantare a squarciagola, è la testimonianza verace di <strong>un uomo di 56 anni</strong> che insieme a sua moglie ha superato situazioni drammatiche, tenendola stretta a sé nel viaggio periglioso della vita e ora, con l’aiuto di Dio, può cantarlo davanti a tutti che l’amore è per sempre.</p>
<p>Il popolo, vox Dei, <strong>lo premia</strong>. Finalmente una testimonianza di gioia. Grazie, Sal!</p>
<p>Fiorenza Cirillo, 4 marzo 2026</p>
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		<title>L&#8217;annuncio ufficiale: &#8220;Gedi ha venduto La Stampa&#8221;. Chi la compra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 10:29:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[gedi]]></category>
		<category><![CDATA[Ls Stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’operazione non riguarda soltanto la testata principale, ma include anche le testate collegate</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Gruppo Gedi ha annunciato di aver sottoscritto con il <strong>Gruppo Sae</strong> un contratto preliminare per la cessione del quotidiano <em>La Stampa</em>.</p>
<p>Secondo quanto comunicato in una nota diffusa da Gedi, l’operazione non riguarda soltanto la testata principale, ma include <strong>anche le testate collegate</strong>, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale dedicata alla raccolta pubblicitaria locale, oltre alle strutture di staff e ai servizi di supporto alla redazione.</p>
<p>L’acquisizione sarà realizzata attraverso una nuova società veicolo controllata dal Gruppo Sae, nella quale è previsto anche il coinvolgimento di investitori legati al territorio del Nord Ovest.</p>
<p>&#8220;L&#8217;esperienza maturata dal <strong>Gruppo Sae,</strong> che opera nei settori dell&#8217;informazione e dei servizi di comunicazione a livello nazionale &#8211; si legge nella nota &#8211; costituisce una solida base per la realizzazione di un progetto editoriale sostenibile e di lungo termine. Il progetto mira a garantire continuità  nel posizionamento storico della testata, preservandone l’indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio”. Entro il primo semestre del 2026 verrà formalizzato il passaggio, mentre la cessione è subordinata all&#8217;espletamento delle usuali procedure sindacali e burocratiche previste dalla legge.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
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		<title>A Sanremo coi jeans osè e poi frigna: &#8220;Conti mi ha sessualizzato&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 17:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Festival di Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci tocca difendere il conduttore dalle follie perbeniste di chi vede discriminazioni anti-femministe ovunque</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sanremo</strong> quest&#8217;anno è stato proprio scarso dall&#8217;inizio alla fine e anche oltre. Neanche lo straccio di un casino, uno scandalo, tutta un&#8217;anonimia, un piattume. Conti lo sapeva e ha fatto il vento alla svelta, ha nominato con la spada De Martino e gli ha sussurrato in un abbraccio: Amò so&#8217; cazzi tuoi”. Ma l&#8217;abbronzata mediocritas lo insegue anche postumo, nel senso di ex direttore del Festival: nello squallore, salta fuori una ballerina di Samurai Jay, e mecoioni, tal <strong>Francesca Tanas</strong> in cerca del quarto d&#8217;ora: «Sto tizio mi ha sessualizzata per dei jeans da show e ha messo in imbarazzo la moglie». Così dice, sto tizio. Bel rispetto. Ma come. Il direttore artistico. Eh ma Francesca gli ha fatto Tanas. Mica scema. Lo ha sgamato: “Ah, mi ha sessualizzato”. Voce del verbo sessualizzare. Io sessualizzo tu sessualizzi essi sessualizzano: pare uno scioglilingua un po&#8217; porno. Ma che significa, che due ci danno dentro con troppa foga, e ho scritto foga? No, no, vuol dire che una si è sentita abusata dentro, mancata di rispetto, oggetto di maleducazione a sfondo sessuale. Non è chiaro?</p>
<p>Mica tanto, e un&#8217;altra cosa non è proprio evidentissima: insomma sta Tanas che vuole? Vuole giustizia, cioè un risarcimento, va bene anche un&#8217;ospitata a Tale &amp; Quale, grazie. Insomma Conti avrebbe detto alla moglie, con uno di quei sorrisi strazianti cartonati abbronzati: «Senti, mogliettina mia, siccome so che ti piacciono i jeans, <strong>quel modello che aveva la signorina</strong>, non lo comprare, va bene? Grazie. È pura gelosia!». Sì, e anche puro spirito da toscano alla panna. Non fa ridere, non vuol dire niente, non sessualizza, ammoscia. Ma, dopo avere aspettato le quarant&#8217;ore, si vede che voleva pensarci bene, calibrare bene la entrée, Tanas irrompe su Instagram: «Ci tengo a puntualizzare (sic) che sto tizio di nome Carlo Conti mi ha letteralmente sessualizzata per dei pantaloni da show e, come se non bastasse, ha messo in imbarazzo la moglie palesando e minimizzando la gelosia e l’imposizione nel dirle cosa può indossare e cosa no».</p>
<p>Casomai “tengo a puntualizzare che”: ci tengo eccetera è ridondante, sgangherato. Ma Tanas è una di quelle che si ascoltano parlare, si leggono scrivere, e provano un intimo compiacimento. Specie se sostengono cazzate, il che accade con inesorabile regolarità, se per sbaglio ci scappa un concetto razionale, va incorniciato. Difatti Francy insiste:<strong> spera che Conti chieda scusa alla moglie</strong>, e fra moglie e marito non mettere l&#8217;inaudito, ma soprattutto “magari che chiedesse scusa pure a me”. Per cosa, di grazia? Per uno strampalato apprezzamento su un paio di jeans particolarmente riusciti, vale a dire ben calzati, tali da indurre ammirazione? Vedi un po&#8217; se dopo avergli dato in testa per una settimana, mi tocca difendere il toscano alla panna. Ma come si fa! Ma dove sarebbe il sessismo, anzi, per essere più precisi e attuali, la sessualizzazione? Ma possibile che non si possa più neanche dire alla propria moglie che starebbe fin troppo bene nei panni di un&#8217;altra? Qui proprio non c&#8217;è ombra di maleducazione, di allusione, in alcun modo, verso nessuno. Ma questo, suvvia, lo sa anche la ballerina “che ha ricevuto la solidarietà di tante ballerine”.</p>
<p>Questo lo dice lei, come sbotterebbe don <strong>Fabio Capello,</strong> e se ne assume la responsabilitàh! La veritàh è che Francy, esaltata per i due minuti del balletto a servizio di Samurai, ci ha preso gusto e, per così dire, cavalca il momento, fa l&#8217;offesa, non si capisce per cosa. Insomma la tira per i capelli, anche se Conti al posto del cuoio capelluto ha del cuoio e basta. Povero Cristo, Conti, crocifisso a un paio di pantaloni di denim, ricorda quella pubblicità di Oliviero Toscani per i Jeans Jesus, “chi mi ama mi segua”. Fatela sgambettare in una sigla, e guarirà. Anche meno, Tanas. Anche uno Xanax.</p>
<p>P.s. A proposito. Conti ci è andato pure tenero, i jeans di Tanas erano effettivamente clamorosi, li ha esibiti lei stessa su Instagram: due chiappone tigrate sparate da far roteare gli occhi fuor dalle orbite a un cieco. Alzi la mano chi amerebbe vedere la propria moglie in giro così. Poi hai voglia a strillare alla sessualizzazione.</p>
<p>Max Del Papa, 3 marzo 2026</p>
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		<title>Ma un Sanremo senza canzoni e senza cantanti, che senso ha?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ma-un-sanremo-senza-canzoni-e-senza-cantanti-che-senso-ha/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 08:12:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Festival di Sanremo è finito, deo gratias. Vince Sal da Vinci, tamarraggine da matrimoni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha fatto non bene ma benissimo la regia a staccare via dal bacio saffico della <strong>Levante</strong> con quell&#8217;altra, ha tutelato qualche milione di disgraziati residui che non ne possono più del patetico carrierismo woke di quanti, non sapendo come rilanciare una carriera traballante, s&#8217;inventano le solite manfrine, i bambini di Gaza in funzione del genderismo in funzione del piazzamento con strizzatina d&#8217;occhio e di palle al subgiornalismo segaiolo di sinistra che si straccia le vesti. Se le stracciassero. Rigurgitiamo di questi siparietti che perfino nelle scuole dell&#8217;obbligo sono scontati, sono stucchevoli. Che poi, vai a sapere se il regista Pagnussat in realtà non abbia voluto non indispettire gli islamici in pieno Ramadan, qualcuno anche a <strong>Sanremo.</strong></p>
<p>Il <strong>Festival</strong> <strong>finisce</strong>, deo gratias, vince<strong> Sal Da Vinci</strong> con la sua tamarraggine da matrimoni &amp; vicoli, e giuro su la mia beltà che lo dicevo dal primo giorno, testimoni i miei amici di chat e non chiedetemi come osavo: se andate a riprendere il primo pezzo vi avevo dato un indizio. <strong>Finisce un allucinante Sanremo, diverso no</strong>, <strong>peggiore sì nella continuità dell&#8217;ipocrisia</strong>: subito il pippone per dire, senza dirlo, che Trump è la rovina del pianeta, non gli ayatollah, non i dittatori, quello là, “dovevamo dirlo” si cautela il cristiano e democratico Conti, a tre voci lo dicono, anche la trasversale Cardinaletti che sotto i governi di sinistra correva dietro ai novax per importunarli e col governo di destra conduce inspiegabilmente un festival canzonettaro. Dove le militanze restano in scia, non si conta il numero di guitti e istrioni che si agitano per far sapere, sempre in funzione di carriera, che sono dalla parte giusta e votano il referendum dalla parte giusta: certi lo dicono in conferenza stampa, come la Malika dalle presunte sinergie spericolate. Quell&#8217;altra con la spilla palestinese, il <strong>Meta convinto di essere uno bravo e giusto</strong>, più pesante di Zuckerberg nel suo musicalmente corretto. Festival della pesantezza, e della noia, la noia, la noia: pesantissimi i figli di papà problematici coi soldi, le menate, i lesbobaci, il no grazie dei fiori maschilisti, le demenziali seghe sul patriarcato, non ci manca mica niente. Predicassero di meno e razzolassero meglio, tutti questi dritti &amp; dritte.</p>
<p>Siccome qui non facciamo sconti da nessuna parte, resta nella piattezza globale totale da annotare la presunzione, pesantissima, da peso atomico, del secredente Leopardi, <strong>Mogol,</strong> che considera emergenza nazionale, roba da protezione civile correre a ritirare premi. Mastodontici i comici senza umorismo, a parte <strong>Nino Frassica</strong> che è di un&#8217;altra specie, lui è un giocoliere di concetti oltre che di parole che gli permettono un sarcasmo impalpabile ma velenoso. Pesantone Conti che è un cartonato, ha un&#8217;espressione sola, il compiacimento toscano qualsiasi cosa accada, l&#8217;aria di chi pensa ovvìa, un altro milioncino cascato in tasca. Gravosa la <strong>Pausini</strong> con la sua vocetta da eterna adolescente, ma chi gliel&#8217;ha fatto fare.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/festival-sanremo-2026-impatto-economico-pubblicita-rai/">Sanremo 2026, un&#8217;azienda da 300 milioni di ricavi</a></li>
</ul>
<p>Di pesante leggiadria la varia modellità, di peso atlantico, nel senso di Atlante, le diversamente canzoni, la falsa monogamia di Sal da Vinci, la pretenziosità della ossuta ma pesante pedante <strong>Levante,</strong> questa Carmen Consoli che non ce l&#8217;ha fatta e per fortuna anche l&#8217;originale è sparito dal radar, opprimente il muezzinato con mamme maranza di scorta, macigni a valanga la quota influencer delle <strong>Sara Mattei</strong>, la militanza lesbopiddì delle impegnate (su se stesse), il diritto ereditario delle folgorate, il vittimismo attivo, pugni chiusi e mani aperte, prediche, fatturati, società ad hoc e divagazioni fiscali, pesanterrimo il familismo totalmente sdoganato, non c&#8217;è cantante che non arrivi avvolto in un tripudio di relativi, figli soprattutto, figli dappertutto, dentro fuori sopra sotto davanti e dietro il Festival, agenzia di collocamento per figli e ci vuole la faccia di <strong>Gassman</strong> padre a lamentarsi pure, voleva starci in mezzo anche lui. TeleMeloni con gli ospiti (e i conduttori) di domani, d&#8217;accordo, ma c&#8217;è anche tanta, tanta TeleLella con relativi fictionari. E tutti che tengono famiglia e tanta, tanta assai. Una tale esplosione di raccomandati, in tutti i sensi, da tutte le parti, non può che esorcizzarsi nella spartizione virtuosa: se tutti siamo protetti e protettori, non è andazzo di malaffare ma inclusione, equilibrio.</p>
<p><strong>Un Festival “democratico e cristiano” con dentro tutti i difetti della destra e della sinistra e nessun pregio</strong>. Tartufesco vuoto di tutto, pieno di niente, con la forza dell&#8217;impudenza e dell&#8217;impunità. Ci sarebbe molto da cambiare, ma niente cambierà (a parte il direttore artistico). Ci sarebbe da cercare altrove, ma è tutto troppo corroso lì dentro, sono in troppi a comandare, a far di necessità virtù, se perfino un senatore come Arbore mentre ammette che le canzoni non esistono prova incredibilmente a salvare il salvabile, dice che il Festival non gli è dispiaciuto, allora sta dicendo che la baracca va tenuta su anche se casca a pezzi, se fa acqua da tutte le parti. È dura da smettere la mentalità aziendalista, anche a 90 anni,<strong> ma un Festival senza le canzoni e senza cantanti che senso ha?</strong> Questo toyotismo applicato alla Rai che logica ha? Quello dell&#8217;indotto, per dire fare soldi per fare soldi per fare soldi: se ci sono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste. Ma la Rai è il posto dove i telegiornali dopo l&#8217;inverno più gelido e torrenziale degli ultimi 50 anni dicono che è stato il più arido e siccitoso e “preoccupano le temperature sopra la media”, per dire un posto dove mentire non è solo lecito ma doveroso. E dove i ciambellani spacciano per successo epocale un fiasco mica male.</p>
<p>Ma sì, <strong>tira dentro Cecchettin</strong>, questo simbolo maschile delle vittime femminili. E dài, fai entrare <strong>Bocelli</strong> a cavallo, come Giulio Cesare, tanto dopo il trash c&#8217;è il cringe. I Pooh paiono usciti da un fumetto di zio Tibia, la Patty starebbe bene in replay con Fogli per la gioia di Dario Argento. La “Dito” versione piagone, <strong>De Martino</strong>, anche lui la forza delle connessioni, non pigliamoci in giro, riceve il passaggio di consegne da Conti che non vede l&#8217;ora di sbarazzarsi dell&#8217;ambaradan e del ramadan e finge di commuoversi. Max Pezzali lo scambi per Nordio, Fulminacci per i Ricchi e Poveri, Maria Antonietta &amp; Colombre per i cuoricini, Tredici Pietro per il figlio di suo padre, Leo Gassman per il nipote di suo nonno, Mara Sattei per una influencer a caso, Luché per la trombetta allo stadio, Chiello per un cantante, Sayf per Toto Cotugno, Samurai Jay per Sayf, Sanremo per un Festival della canzone italiana.</p>
<p>Quanto a noi, <strong>abbiamo preso tutto sul serio per gioco e per gioco sul serio</strong>, abbiamo sorriso (spero di aver tenuto un po&#8217; di buona compagnia), ci siamo incazzati, indignati, disperati a volte, abbiamo considerato urgente ciò che era trascurabile, inseguito drammi di cartone, cercato di trovare una luce di allegria in fondo a un tunnel di vita sempre più disperante e di colpo niente resta, tutto è andato e niente era vero, niente era importante. Così è la vita. Così è Sanremo. E adesso scusate, devo correre a prendere un elicottero al volo.</p>
<p>Max Del Papa, 1° marzo 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Fate la musica, non la guerra&#8221;. E subito bombe sull&#8217;Iran: Laura Pausini ha portato sfiga</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/fate-la-musica-non-la-guerra-e-subito-bombe-sulliran-laura-pausini-ha-portato-sfiga/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 17:44:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non arriviamo a pensare che Trump sia sintonizzato sul Sanremo, in ogni caso sarebbe meglio non insistere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/fate-la-musica-non-la-guerra-e-subito-bombe-sulliran-laura-pausini-ha-portato-sfiga/">&#8220;Fate la musica, non la guerra&#8221;. E subito bombe sull&#8217;Iran: Laura Pausini ha portato sfiga</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà un caso ma il <strong>Festival</strong> della mestizia, delle lagne, dei vittimismi, delle cupezze, dei cari estinti, degli ectoplasmi, dei “sapiosessuali”, degli influenzati, dei deferragnizzati, dei diseredati, degli ereditieri e dei figli di papà problematici coi soldi di papà, pare portare lievemente sfiga. Ricordate quella scena di “Perdiamoci di vista” col bieco Gepi Fuxas rimbrottato da uno dei suoi cinici autori, “Ohè ma noi continuiamo a menarla coi dolori, coi magoni, coi morti, coi cadaveri&#8230; e che cazzo, non se ne può più, basta!”.</p>
<p>Un grido che hanno levato a milioni questa settimana, progressivamente sempre meno, per abbandono, ma si vede che <strong>Carlo Conti</strong> non lo conosce e la Pausini neanche: manda uno di quegli strazianti quanto finti appelli per la pace e dopo, quanto? 24 ore? Di meno? <strong>Trump</strong> bombarda l&#8217;<strong>Iran</strong>. Forse è meglio se stanno zitti. E in ogni modo, se il campo largo/camposanto dei dolenti cantanti che prima di aprire bocca si fanno un dentifricio di ipocrisia woke, deve mettersi a frignare per la triste fine di uno dei loro aguzzini preferiti, il capo supremo Khamenei, con la scusa dei bambini iraniani (che non smettono più di saltare dalla gioia), è meglio se stanno zitti comunque.</p>
<p>Perché a nessuno importa dei bambini meno che a questi, ai quali <strong>importa definitivamente un piazzamento</strong>. Non arriviamo a pensare che Trump sia sintonizzato sul Sanremo, che prima di prendere una decisione bellica Ciuffettone ascolti Laura da Solarolo, in ogni caso sarebbe meglio non insistere, che già la situazione è abbastanza incasinata, più borderline di Elettra Lamborghini.</p>
<p>Max Del Papa, 28 febbraio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/fate-la-musica-non-la-guerra-e-subito-bombe-sulliran-laura-pausini-ha-portato-sfiga/">&#8220;Fate la musica, non la guerra&#8221;. E subito bombe sull&#8217;Iran: Laura Pausini ha portato sfiga</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un crimine contro la musica</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/un-crimine-contro-la-musica/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/un-crimine-contro-la-musica/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 15:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=305472</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Sanremo è andata in scena la serata dei duetti: sia dannato Pippo Baudo che li ha inventati. Esibizioni atroci, ultima corsa dei tanti rimasti ai box</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/un-crimine-contro-la-musica/">Un crimine contro la musica</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oh la la, stasera ci sono i duetti, sia dannato <strong>Pippo Baudo</strong> che li ha inventati. Durano 6 ore e sono atroci. Nonché l&#8217;ultima corsa di tanti brocchi rimasti nei box. Questa è una guerra, un massacro, un abominio, un olocausto, 30 crimini contro la musica per altrettanti terroristi impuniti.</p>
<ul>
<li><strong>Laura Pausini</strong> finalmente canta. Finalmente, insomma. Ecco, questa Pausini è una che all&#8217;inizio la senti e dici beh, però; poi la senti meglio e dici beh, però. Ma in senso contrario (la voce totalmente diseducata di una eterna adolescente che strilla al karaoke).</li>
<li><strong>Carlo Conti</strong> è la fiera del cliché: che energia, che emozione, che inizio. Che spettacolo. Che balle. La sagra del luogo comune, solo che nessuno sa dove sia questo luogo. E sempre meno vogliono scoprirlo.</li>
<li>Si comincia subito nel modo più efferato con <strong>Elettra Lamborghini</strong> e certe tipe unte come il nome, Ketchup. In effetti, dal cibo al canto spazzatura è un attimo. Ho visto cose più sexy, originali e professionali a una recita scolastica. Poi dice uno rimpiange gli ayatollah, specie se vede quelle (ma anche qualche maschione) in prima fila che fanno i gesti con le braccia: praticamente c&#8217;è tutta Rai1, una roba in famiglia, nel senso di don Vito Corleone. Comunque Elettra è fulminata.</li>
<li><strong>Eddy Brock,</strong> anglismo per Brocco. Quello del mercato del pesce. “Il mare è impazzito. Le vongole respirano. Le aragoste sono freschissime”. Con quell&#8217;altro, <strong>Fabrizio Moro</strong>, ma perché fa sempre il grugno incazzato, ma falla finita, che stai sempre qua a svernà. “Portami via”. Ecco, portali via tutti e due e rispediscili al mercato, che le vongole respirano.</li>
<li>Nel Festival del nulla chi meglio di un comico del nulla? <strong>Alessandro</strong> <strong>Siani</strong>, sono anni che mi chiedo la ragione del suo essere: mah, sarà Napule, Eduardo, Troisi, Totò, sapete, il dovere di trovarli etnicamente geniali, tutti, sempre, se no sei ignorante, milanese, razzista, la questione meridionale, Gramsci. Quella rottura di balle lì. Io Siani lo chiamo servilismo comico, cioè umorismo di regime, qualsiasi regime, mai compromettersi, mai rischiare per nessuno e per niente.</li>
<li><strong>Mara Sattei</strong> ha scelto uno più sconosciuto di lei. Giustamente, per non rischiare. La nostra Ferragni che si pensa artista. Riesce a massacrare una roba melensa, muccinesca, ma non ce l&#8217;avrebbe fatta da sola, senza questo <strong>Mecna</strong>, che nome fa un po&#8217; ridere, ma voi riderete per come canterò. Uno dei momenti più cringe degli ultimi 76 anni. Non solo a Sanremo, proprio nel mondo.</li>
<li>Ptt Pvvv con uno che adesso copio da google perché non ce la faccio:<strong> Timofej Andrijashenko</strong>. Tecnicamente non un duetto, è il primo ballerino alla Scala. Allora diciamola sta cosa una volta per tutte: <strong>Patty Pravo</strong> non può più cantare. Non prende più una nota. Da Divina Mimesis a Divina Nemesi. È ora del ritiro, perché dopo il patetico c&#8217;è l&#8217;assurdo.</li>
<li>Io su <strong>Bianca Balti</strong> non ho cambiato idea rispetto a un anno fa. Ma rispetto ad allora devo pur dirla una cosa per inquadrare correttamente il significato di una presenza. Questa top model ha un management che pesa, ma il suo ritorno un anno dopo non va frainteso come vittoria, men che meno trionfo: se mai fatica di esserci ancora e più che allora. Il momento peggiore per chi ha un cancro non è prima, non è durante (come l&#8217;anno scorso): è dopo, quando hai finito le cure e ti senti sfinito e ti senti come uno uscito da un ergastolo e non sai che fare, sei ancora vivo e non sai che fartene. È allora che tutto crolla. Se non hai vicino qualcuno che raccoglie la tua disperazione ancora incredula, non ne esci. Bianca l&#8217;ha detto e io posso testimoniare. Non lasciate solo chi è malato: la sua fine comincia da voi.</li>
<li>Abbiamo qui un duo di rara antipatia. Caricate, sopra le righe a livelli ridicoli, paiono Stanlio e Ollio sul palco, invece sono la promessa appassita <strong>Levante</strong> e la promessa in sfiorimento <strong>Gaia.</strong> Con allusioni lesbo, tanto per non tradire la quota woke. Sarà per irriderli programmaticamente, “I maschi”? Per compiacere la compagna Lella? Comunque, non con questo approccio idiota. Cagata patinata.</li>
<li><strong>Malika Ayane,</strong> ecco un&#8217;altra costituzionalista che dà (in piena conferenza stampa) indicazioni di voto, e immagina come: puoi. Col compagno Santamaria, roba molto attoriale, molto pariolina. Ma chi gliel&#8217;ha detto a &#8216;ste facce da fiction che sanno cantare? Vero è che il livello generale è al di sotto di ogni sospetto. Io vorrei sapere cosa avrà pensato Mina a sentire stuprare così “Mi sei scoppiato dentro il cuore”.</li>
<li>Lo dicevo, che <strong>Cristina</strong> <strong>d&#8217;Avena</strong> ci covava e difatti bum, eccola qui con le <strong>Bambole di pezza</strong> che fanno <em>oh oh oh Occhi di gatto</em> (si vola altissimo) e Carlo Conti la paragona ai Led Zeppelin, che purtroppo effettivamente affiorano con Whole Lotta Love in mash up. Altro che cringe, siamo al demenziale puro, manco Lou Reed che canta Chiccolino. Levateje l&#8217;LSD, a tutti quanti.</li>
<li><strong>Dargen d&#8217;Amico, Pupo</strong> e <strong>Fabrizio Bosso</strong> a fare “Su di noi” contro la guerra (in realtà suona più come un invito ad arrendersi a chi si ostina a resistere, ci siamo capiti) per una plurileccata di culo a Mattarella e papa Francesco: lo vedete che sono partiti tutti di testa? La cosa più ironica è che Pupo, putiniano di ferro, sembra Zelensky. E anche il povero Boris Vian di Le Dèserteur lo mettiamo tra le vittime collaterali.</li>
<li>Ve l&#8217;ho detto o no che la sera dei duetti è puro stragismo sui morti? Adesso tocca a <strong>Lucio Dalla,</strong> alla sua “La settima luna” fatta a pezzi dagli imbolsitissimi <strong>Stadio</strong> (Curreri sembra Rosi Bindi) con <strong>Paradiso.</strong> “Maledetto il giorno ch&#8217;era nato”, ma per davvero. Io poi ho una teoria, Lucio Dalla non lo può fare nessuno, troppo personale, canto musica e parole erano una cosa sola, non replicabile. Ma queste forse sono fisse mie&#8230;</li>
<li>Sotto con un altro cadavere da straziare, è una sera necrofila: tocca a <strong>Ornella Vanoni</strong> con “Domani è un altro giorno” formato Topo Gigio aka <strong>Michele Bravi,</strong> si fa per dire, con generose spruzzate di pesantezza by <strong>Fiorella Mannoia.</strong> Improbabile per dire il meno questa versione a pugno chiuso, la compagna Fiorella riesce a trasformare ogni melodia, perfino la Marcia Reale, in Bella Ciao. A proposito: indovina un po&#8217; lei come vota al referendum?</li>
<li>Una delle disgrazie dei nostri tempi: <strong>De Andrè canta De André</strong>, <strong>Mango canta Mango</strong>, e ovviamente <strong>Morandi canta Morandi</strong> anche se si fa chiamare <strong>Tredici Pietro;</strong> e lo spettacolo del figlio che fa l&#8217;intelligenza artificiale del padre è più agghiacciante che patetico, tanto più quando arriva anche il “vecchio” in mani ed ossa. Ma che simpatici, il bimbo rappa e il babbo sorveglia. Quel paternalismo penoso, quel familismo amorale, quella mancanza di ritegno che si respira a Sanremo. “Gianni, questa è casa tua” dice il lampadato. Sanremo è casa e cosa loro. Morandone e Morandino (Galeffi Fudasca &amp; Band in vita chicchèzzo li conosce a questi???).</li>
<li>I nuovi Cuoricini, <strong>Maria Antonietta</strong> e (che par de) <strong>Colombre,</strong> infieriscono come bestie sul povero Jimmy Fontana, una depravazione da Epstein: fortuna che se n&#8217;è andato da 13 anni, se no mi sa che ripigliava la famosa mitraglietta finita alle BR (è tutto vero, questo è un Paese bizzarro). Brunori sas crede che “Il mondo” sia una delle sue canzoni e la finisce di snaturare.</li>
<li><strong>Fulminacci</strong> è un altro cocchetto della sinistra, forse per l&#8217;atteggiamento dimesso, sul “povero me” che sa come è brutto il mondo ma votando giusto al referendum si può raddrizzare. E giustamente si prende l&#8217;ubiqua, gradevolissima Fagnani: non fa in tempo a finire che parte il promo di “Belve”. “Parole, parole, parole” e sinergie.</li>
<li>Le lattine <strong>LDA &amp; Aka /Even,</strong> pensa te, fanno Andamento Lento. C&#8217;è anche<strong> Tullio il Grande</strong>, un po&#8217; inflazionato, appesantito, ma lui pure ha sconfitto un cancro quasi mortale (anni fa) e a 80 sta ancora lì a picchiare sulle pelli. Purtroppo non sulle lattine, ma Tullio è sempre Tullio e Andamento lento siamo noi, sono le migliori primavere della nostra vita, chi se ne frega se la stravolgono (ma con rispetto), nel nostro cuore è custodita: vive per sempre. <em>Alelai alelai alelai vieni appress&#8217;amme, alelai alelai, alelai bum bum</em>.<br />
(Gabbani è sempre quello di “sce potescimo schpiegare” e quindi allora “come una poescia, inscieme non sci perderanno mai, che tanto poi sci scia, scie sci porta via”)</li>
<li>E ti pareva che <strong>Raf</strong> (coi <strong>Kolors)</strong> non rifluiva agli anni &#8217;80: sceglie The riddle dell&#8217;obliato e non rimpianto Nick Kershaw. Non è un caso: i Kolors sono fissi del giro Tozzi e con lui Raf, Masini, la stessa Pausini che difatti l&#8217;ha omaggiato poco prima con Immensamente. Qui si esce dalla logica asfittica del Festival per proporre una cosa più circense, in senso spettacolare. Apprezzabile l&#8217;impegno, ma poteva mancare la figlia di (Raf)? Casa Sanremo in tutti i sensi.</li>
<li><strong>J-Ax,</strong> incredibile, si è appena scoperto una coscienza: adesso addita la politica subalterna alla finanza, sai la scoperta, e il peso delle élite. Cinque anni fa diceva che erano tutte balle e invitava a obbedire: “Provo un pesante odio verso i novax”. Cappellone nostro (sullo splatter di “E la vita, la vita”, complice la raggelante rsa dei Ligera, che sarebbe slang milanese per dire la delinquenza spicciola, non dico niente, niente. Renato saggiamente se n&#8217;è stato fuori, Cochi purtroppo no e neanche il figlio di Jannacci. Sto piangendo e non di commozione, mi hanno ucciso una memoria).</li>
<li>Scelta snobbissima, scicchissima “Lady is a Tramp”, e sarebbe troppo facile, e ingeneroso, rimarcare che la nostra Lady Gaga in sedicesimo, <strong>Ditonellapiaga,</strong> sta a Ella Fitzgerald come sto <strong>TonyPitoni</strong> a Frank Sinatra. Cioè a distanza di galassie. Invece siamo inclusivi e rendiamo onore all&#8217;incoscienza e, chissà, all&#8217;ironia: con tanto di citazione da Rabagliati (Baciami piccina). Un soffio di simpatia e di leggerezza in un Festival dove meno valgono e più se la tirano.</li>
<li><strong>Nigiotti </strong>e<strong> Alfa</strong>, datemi un alka. Seltzer. Curiosa però la scelta di “En e Xanax”, il mal di vivere sotto le Torri di Samuele Bersani. Canzone tragica, che andava bene così, senza bisogno di infilarci sempre quei passaggi rappettati del cazzo.</li>
<li><strong>Serena Brancale</strong> (feat. <strong>Gregory Porter &amp; Delia</strong>) va sul sicuro, sceglie uno standard che più standard non si può e che sta nelle sue corde di jazz singer. Tutto bene, ma perché non appassiona? Perché è scolastica, precisa, asettica, Brancale vuol dimostrarti quanto è brava (già, quanto?), di scaldarti non si cura, non ce l&#8217;ha nell&#8217;anima (soul). E le manca la più piccola stilla d&#8217;ironia, è una che si prende dannatamente sul serio, la legittimazione non le basta mai.</li>
<li><strong>Sayf</strong> si concede <strong>Alex Britti</strong> e <strong>Mario Biondi</strong> e il peccato di presunzione è molto grave perché Ray Charles e i Blues Brothers (Hit the road, Jack) sono roba esplosiva ma delicata. Ci vuole umiltà e qui invece siamo alla paraculata di chi, non sapendo cantare, “rappa”. Troppo facile, così si può massacrare tutto. Difatti vien fuori un gran casino condito dalle mamme.</li>
<li>Vi dicevo ieri sera della autosopravvalutazione di Mogol, uno che non si tenne dallo sfasciare Space Oddity di David Bowie (il quale non la prese tanto bene). Sentite che razza di testo provinciale, povero David, si rivolterà vieppiù nella tomba ascoltando Renga con quella sciagura ambulante di Giusy Ferreri.</li>
<li><strong>Arisa</strong> è megalomane e scomoda il Coro del Regio di Parma per strapazzare “Quello che le donne non dicono”: ecco la differenza tra una interprete e una che ha semplicemente una bella voce: che l&#8217;interprete trasfigura, la vocalist sfigura (e tanti saluti al coro).</li>
<li>Se Pasolini faceva “descrizioni di descrizioni”, <strong>Samurai Jay</strong> fa insulsaggini di insulsaggini e non bastasse nella “Baila Morena” ai tortellini zuccherati ci infila pure Belen che chissà perché deve impicciarsi. La “luna piena” è il faccione di Roy Paci, clamorosamente espanso. Parenti assortiti, anche qui.</li>
<li><strong>Sal da Vinci</strong> (e la rovina di Cinque Giorni, povero Zarrillo) non merita attenzione, è fasullo come una moneta da 3 euro, come l&#8217;Unione Europea, come la sua tintura e il suo entusiasmo cerimonioso. Vocalmente non esiste, non vale una cicca di contrabbando. Piuttosto, fate attenzione a come la claque dell&#8217;Ariston lo sostiene, urla, sbraita ogni volta: i vincitori, purtroppo, si annunciano, e si costruiscono, così.</li>
<li>E dàlli colla Nannini: non bastavano i Maschi, pure la Meravigliosa creatura. Preda di <strong>Fedez</strong> e <strong>Masini</strong> (con <strong>Hauser):</strong> <em>Diochelagna</em>, Fedez hai veramente abbottato, come diciamo qui, coi tuoi lamenti da privilegiato. La Ferragni te l&#8217;eri sposata tu, avete spremuto oro dalla fuffa, avete fatto il colpo gobbo, anche basta, please. A questo punto o ti spari tu o ci spariamo noi.</li>
<li><strong>Ermal Meta</strong> non è granché, ma quanto a supponenza non lo batte più nessuno. Lui è uno che su X dice a tutti di vergognarsi se gli fanno notare la sua faziosità. Anonima (e mediocrissima) versione di Golden Hour, però “Dardust è uno dei più grandi produttori d&#8217;Europa”, e sticazzi.</li>
<li>E non poteva mancare De André, cominciavamo a preoccuparci. Quando uno vuol darsi un tono, riesuma il Faber. <strong>Nayt</strong> vuol darsi un tono e ci infligge “La canzone dell&#8217;amore perduto”, per di più con la <strong>Joan Thiele</strong>, roba grossa: vien fuori <em>Stessa spiaggia stesso mare</em> di Piero Focaccia al saggio di fine anno.</li>
<li>Quando ero piccolo, una volta una indovina mi lesse la manina: “Ah, figlietto bello, tu avrai tante esperienze nella vita ma anche prove molto difficili: dovrai essere forte”. Io pensavo fosse la malattia, altre storie, invece era parlare di <strong>Luché</strong> che fa Falco a Metà di Grignani con Grignani.</li>
<li>(Giuro sulla mia beltà che non ho mai sospettato questo <strong>Vincenzo</strong> <strong>Schettini</strong> dalla cresta quantistica. Poi ho scoperto che s<a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-prof-schettini-mi-sta-sulle-balle-ma-ha-detto-una-verita-liberale-sulla-scuola/" target="_blank" rel="noopener">arebbe uno scienziato professore influencer simpatizzato dai liberali ma vicino al PD però andato ad Atreju</a>. Non ho capito perché si stanno scannando tutti su di lui. Non ho capito perché sta qui. Non ci ho capito niente, ma siccome la Luisella Costamagna ce l&#8217;ha con lui, qualcosa di buono deve aver fatto)</li>
<li><strong>Chiello</strong>, ecco, Chiello io lo tengo in considerazione artistica meno del mio Lucky, e spero che il mio cagnone non si offenda, però devo dargli atto di una cosa: portare il fantasma di Tenco all&#8217;Ariston è da incoscienti o da eroi, non si azzarda nessuno, dicono che porta male. Lui lo fa. Che poi proponga la peggiore versione del mondo di “Mi sono innamorato di te” (povero pianista Saverio Cigarini), è un altro discorso (sarebbe da carcerarlo).</li>
<li>Daje, <strong>Leo</strong> <strong>Gassman</strong>, finalmente una faccia nuova, fresca, un po&#8217; penalizzato, bisogna dirlo. Leo è uno che non ce l&#8217;ha fatta tutto da solo. Osa sfidare Cocciante (“Era già tutto previsto”), che è un azzardo per uno bravo, figurati &#8216;sto cosino. Almeno quell&#8217;<strong>Aiello</strong> ci prova a cantare: Leo, te lo raccomando. Quando alzano tono e registro, vien giù il teatro. Dalla disperazione.</li>
</ul>
<p>La chicca: ogni tanto, nella pubblicità del Festival, passa la pubblicità della fiction del padre. Manca giusto lo spirito santo.</p>
<p>Max Del Papa, 28 febbraio 2026</p>
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		<title>Sanremo, il Festival del vittimismo di Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 11:12:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra lutti esibiti, lacrime telecomandate e propaganda woke, a Sanremo la musica sparisce e resta solo l’autocommiserazione di un Paese stanco</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che non traspare, ma traspira, dall&#8217;ultimo <strong>Sanremo</strong> sono gli accenni autobiografici che virano sul patetico. Come se quelli che cantano si fossero stancati, salvo i giovani, nati decrepiti, di parlare di amori canonici, di cuoricini o di faccende sessuali e puntassero più sul dolore esistenziale. Poi se per sincerità o per calcolo, non è chiaro. C&#8217;è una spudorata ammissione di disagio, di inadeguatezza, di fragilità che circola e se non circola nelle canzoncine esce nelle interviste a cuore aperto, per così dire.</p>
<p>Una ragazzina di 22 anni, <strong>Angelica Bove</strong>, si è segnalata tra le nuove proposte con un brano “Mattone” che, si scopre, parla della perdita dei genitori a breve distanza: “Un dolore immenso, nessuno può capire”. Il conduttore dei giovani, <strong>Gazzoli</strong>, ricorda la madre appena perduta. Lo stesso, con apposita canzone, la fin troppo convinta <strong>Serena Brancale</strong>, mentre <strong>Arisa</strong> torna l&#8217;ennesima volta sui suoi rovelli, sempre declinati in vittimismo cinguettante e <strong>Fedez</strong> come ogni anno si compiange su non si capisce bene quali errori, se fatti da lui, attribuiti agli altri, a chi glieli fa pesare. Questo Fedez è un bel tipo: più chiede di lasciarlo in pace e più sta in mezzo, vuole crescere ma fa sempre lo stesso personaggio, l&#8217;ha chiusa con la degna ex moglie, la Ferragni della beneficenza di risacca, ma sta sempre lì a parlarne, accusa, mette le mani avanti, come un ragazzino di 40 anni, e l&#8217;altro, <strong>Masini</strong>, pare l&#8217;insegnante di sostegno paziente, lui che a suo tempo si era raccontato come vittima di maldicenze, persecuzioni.</p>
<p>Non stiamo facendo del sarcasmo, ci limitiamo a registrare <strong>una tendenza</strong> che sarà anche pura come acqua di fonte, ma rischia di diventare una moda. O lo è già, come i casi di tanti che dopo un anno di giostra scendono sconvolti, non reggono, si perdono, ultima la Angelina Mango vittima di depressione da successo. Per dire di un mortorio nel mortorio, perché questo Festival è davvero un museo delle cere, si trascina in attesa della fine ed è troppo facile scaricare tutta la colpa sul mediocre conduttore. <strong>Democristiano</strong> lo è: zitto zitto, il Festival narcolettico continua a proporre i suoi qualunquismi militanti e elettorali all&#8217;insegna di un woke tanto più idiota quanto più scontato, stantio: prima <strong>la partigiana Gianna</strong> di 105 anni chiamata per fare lo spot, se ne renda conto o meno, al PD, all&#8217;ANM del No al referendum; poi le lacrimucce chirurgiche di <strong>Ermal Meta</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/sanremo-ecco-i-bambini-dimenticati-da-ermal-meta-israeliani-ebrei-drusi/">per i bambini, ma solo alcuni</a>, quell&#8217;altro apprendista Ghali, il <strong>Sayf</strong> che con la sua faccia da baby maranza vuole “cambiare l&#8217;Italia di Berlusconi” e arriva tardi e forse dovrebbe solo cambiare fornitore di ispirazioni.</p>
<p>Non manca la pesantezza militante di <strong>Levante</strong>, inversamente proporzionale alla sostanza, che rifiuta i fiori (a Sanremo?) e se la piglia con Israele, così come quel gruppo di scappate di casa, &#8216;ste <strong>Bambole di pezza</strong> che accusano, lì in 5 in un colpo solo, il Festival di offrire poche donne. E va beh, se ci metti le percepite o non dichiarate, si pareggia il conto, fidatevi. Il ragazzo Paolo annientato da una gang di balordi, peccato non abbiano detto nella melassa dei “non si molla un cazzo” che chi lo ha ridotto così non ha mai pagato un cazzo. Dulcis in fundo, lo strazio di <strong>Lauro</strong> per i ragazzi morti a Crans Montana e più in generale il coro dei bambini di bianco vestiti, ricchi, fortunati, in memoria di quelli caduti da tutte le parti per le guerre. Tu chiamala, se vuoi, bella coscienza, impegno, se no sciacallaggio.</p>
<p>Di messaggi, ora palesi ora di sponda, quanti se ne vogliono: insomma la musica è la stessa; allora perché non ci si fa caso? Semplice, per stanchezza contagiosa, per apatia di una rassegna dove tutti sono sfiniti e nessuno ha voglia d&#8217;inventarsi una polemica. Ma sì, pur che finisca sto strazio. Il conduttore democratico e cristiano è così anestetizzante che ha disinnescato tutto e tutti a partire da se stesso. L&#8217;<strong>eterno riposo televisivo</strong> dona a noi Sanremo: è incredibile l&#8217;inerzia su cui riposa questa liturgia atonale in tutti i sensi: un evento preparato in un anno, studiato, concepito, dove niente, credeteci, è estemporaneo, improvvisato, dove accorrono autori a frotte e tutto ha l&#8217;inesorabilità di un metronomo, alla fine ha partorito una piattezza sconcertante che a volerla immaginare non ci si sarebbe arrivati. Un Festival de&#8217; languoris quale non si era mai visto, pur nella assoluta pochezza di innumerevoli edizioni e sempre più regolarmente negli ultimi anni. Ma non ce l&#8217;ha una dignità professionale il Gino Castaldo a dire di “una serata pazzesca dove è successo di tutto”?</p>
<p>Lo abbiamo capito, conta il brand per dire la cornice, l&#8217;indotto di conseguenza, ma questo Sanremo arrivato al settantaseiesimo giro tradisce molti più anni della sua anagrafe, è davvero lo specchio della parti-Gianna che vive di miti perduti e non ha più molta lucidità del presente e, soprattutto, del futuro. Se si pensa che la presenza più incombente è Pippo Baudo che ogni due per tre riaffiora in ectoplasma, perfino per annunciare la Pausini. Poi tutti. Già solo la celebrazione di Mogol, 90 anni evidentissimi, si è risolta in una allucinante Spoon River di un quarto d&#8217;ora. Un Sanremo kantianamente depressivo in sé. Ma può un Festival parlare solo di morti, di lutti, di malattie, di infermità, di dolori, di disperazioni, di mancanze, di sconfitte, di sconcerti, di sgomenti? Con il conduttore che, grottescamente, si ostina a ripetere, a mantra, “che emozione, che energia” e con ogni evidenza è il primo a non crederci? Se poi questo sia effettivamente lo specchio di un Paese, <strong>è meglio non chiederselo</strong>.</p>
<p>Max Del Papa, 28 febbraio 2026</p>
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		<title>Sanremo e la dittatura delle quote rosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 18:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[carlo conti]]></category>
		<category><![CDATA[Festiva di Sanremo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dibattito sulla presenza femminile accende la kermesse</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come sottolineato da <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/sanremo-e-gia-partito-festival-delle-stupidita/" target="_blank" rel="noopener">Alessandro Sallusti su queste pagine</a>,</strong> una giornalista di Gente, Maria Elena Barbi, ha contestato a <strong>Carlo Conti</strong> la scarsa presenza femminile tra le cantanti in gara al festival di Sanremo: “Le donne solo solo un terzo”, ha sostenuto la suffragetta della parità musicale.</p>
<p>E con fare da inquisitrice del tribunale supremo delle quote rosa ha accusato il direttore artistico della competizione canora di aver escluso cantanti che avrebbero potuto ben figurare, usando parole molto dure: &#8220;<strong>Emma Nolde si è proposta, tu hai rifiutato.</strong> E poi ci sono altri nomi: La Nina, Anna Castiglia. È sempre un caso? Come mai hai sempre preferito gli uomini alle donne?”.</p>
<p>Sebbene Conti abbia spiegato <strong>alla stessa paladina delle quote rosa</strong> che solo Emma avesse presentato una canzone e di aver “sottolineato più volte alle case discografiche che c’era poca presenza femminile, ha poi dichiarato che <strong>“bisogna fare delle scelte”</strong> e che se le canzoni presentate dalle donne sono scarse – in sintesi- non è una sua responsabilità.</p>
<p>Ma <strong>la Barnabi ha rincarato la dose</strong>, sostenendo imperterrita la sua tesi accusatoria: “Le donne sono un terzo. Ci sono molte donne che stanno avendo successo: potevano avere un posto sul palco e non ci sono”. Ma Conti ha ribadito la sua linea : <strong>“Io scelgo le canzoni”.</strong></p>
<p>A questo punto la giornalista-inquisitrice ha espresso la sua insindacabile sentenza : “Hai preferito le canzoni degli uomini”.</p>
<p>Insomma, se fino a qualche decennio addietro un certo <strong>qual progressismo d’accatto</strong> si emozionava nel citare uno dei più famosi slogan di Lenin, uno dei principali miti rivoluzionari del novecento, <strong>“tutto il potere ai soviet”,</strong> oggi una delle tante diramazioni di tale progressismo, quelle in salsa rosa, tutto il potere, in questo caso nel mondo delle canzonette sanremesi, sembra volerlo dare al genere femminile.</p>
<p>Tutto questo quasi dimenticandosi che <strong>nel mondo Lgbtiq</strong> non esiste un numero fisso o limitato di generi, poiché<strong> l&#8217;identità di genere è uno spettro ampio</strong> e personale, distinto dal sesso biologico.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-terza-da-sospiro-di-sollievo-gli-ascolti-di-carlo-conti/" target="_blank" rel="noopener">Sanremo, terza serata da sospiro di sollievo: gli ascolti di Carlo Conti</a></li>
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</ul>
<p>Oltre ai generi maschili e femminili (binari), <strong>esistono molteplici identità non binarie</strong>, tra cui transgender, genderfluid, agender, bigender e intersessuale, che non si conformano alle norme ,tradizionali.</p>
<p>Ebbene, <strong>a questo punto come la mettiamo?</strong> Gli artefici dei prossimi festival delle canzonette italiane ne terranno conto, stabilendo tenendo conto nella selezione dei cantanti di questo manicomio di genere, oppure, in contrasto con quanto sostenuto dall’inviata di Gente,lasceranno <strong>piena autonomia al direttore artistico di turno?</strong></p>
<p>Claudio Romiti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-e-la-dittatura-delle-quote-rosa/">Sanremo e la dittatura delle quote rosa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Sanremo, ci tocca Luché detto anche Kikazè. E questi sarebbero i big?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 11:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La terza serata scorre soporifera. Virginia Raffaele insulsa, Gazzoli insopportabile. Irina Shayk rigida come la Siberia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-ci-tocca-luche-detto-anche-kikaze-e-questi-sarebbero-i-big/">Sanremo, ci tocca Luché detto anche Kikazè. E questi sarebbero i big?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Carlo Conti</strong> è uomo di sfumature estreme: total maròn (che due) di pelle, total rouge d&#8217;impegno con la parti-Gianna, total grigio la conduzione e total bianchi gli ascolti. Ma lui mente sapendo di mentire, “abbiamo fatto quasi 10 milioni medi, che emozione, che energia”. Mediocri, ovvia.</p>
<ul>
<li><strong>Laura Pausini,</strong> st&#8217;a sentar que: ti sei tolta lo sfizio, hai presentato, t&#8217;han dato una gnoccata di soldi, “a go go”, va ben, ma sta&#8217; mo&#8217; a sentir: non è il tuo mestiere. Io ti perdono, ma non farlo più.</li>
<li><strong>Gianluca Gazzoli</strong> ma quanto mi sta qui questo gazzosino: è un fatto di pelle, nel senso di rottura di pèlle, alla Lino Banfi. C&#8217;ha il ciuffo presuntuoso, la barbetta spocchiosa, il modo mellifluo di battere le manine, il rosario di luoghi comuni. La finzione vera, la presunzione in brache bianche.</li>
<li>Ma andiamo con le nuove proposte vecchie e nuove. Di <strong>Angelica Bove</strong> abbiamo già detto: la nostra apprendista franscesina ha qualcosa di intrigante ma miagola un po&#8217; troppo.<strong> Niccolò Filippucci</strong>, ucci ucci, ah sì, quello del falsetto nello schiaccianoci. Ma che fa, mormora litanie? E chi è, il siamese del nipote d&#8217;arte, Leo Gassman? Mi sa, perché vince lui, marachello. Bove, nel senso della franscesina, solo premiucci di consolazione. Sai quanto si consola, cherie. Sto Filippucci è un cosino, ma si capisce che andrà costruito per i pruriti delle ragazzine di domani.</li>
<li>Va bene, dai, passiamo ai big, e mi tremano le dita solo a scriverlo, cherie, guarda che sto in uno stato allucinante, guarda le mani! Guarda!&#8230; Ma io ho l&#8217;arteriosclerosi: &#8216;sta <strong>Maria</strong> <strong>Antonietta</strong>, le davo sugli 8 anni invece mi hanno ricordato che ci facevo i festival col povero Paolo Benvegnù nel 2012, quindi a occhio deve averne 30 di più. Quell&#8217;altro, come chèzzo si chiama, Colombre, viaggia sui 42 mi dicono gli amici (la cosa bella di queste noterelle è che ho un sacco di collaboratori in tempo reale: molte cose buone sono merito loro, io li saccheggio spudoratamente, le cazzate invece sono solo mie). E fanno i puffi, sti par del colombri. All&#8217;epoca la Mariantonietta stava in fama di “minimal punk”, che significa fuffa, adesso fa i nuovi cuoricini: due cloni.</li>
<li>Ammazza, <strong>Irina</strong> <strong>Shayk</strong>, di professione supermodella russa. Molto espressiva, quasi come Ptt Pvvvvo la dvvvna. No ma si vede che è una ragazza alla mano. Fossi nel mio amico Andrea Ruggeri direi “fica bestiale” ma poi ci fan su un referendum, dicono che siamo beceri. Allora facciamo così: <em>un gran bel pube, dai denti ai piedi passando per le pit stop</em>. Detto questo, mi spiegassero il senso de &#8216;sta lungagnona rigida come la Siberia: sarà la distensione&#8230;</li>
<li>Ah, eccolo qui quello con più cognome d&#8217;arte che arte, più ingaggi che talenti, ma siamo in Italia, l&#8217;arte si tramanda, per osmosi, per genetica. Per anagrafe. Che petto, <strong>Leo</strong> <strong>Gassman</strong>! La forza delle connessioni, proprio, gli manca giusto di fare il testimonial e chi meglio di lui? Ci pensassero&#8230;</li>
<li>Evasa la pratica <strong>Mogol</strong>, dilungata, sterminata, un quarto d&#8217;ora non lo danno manco a Gesù Cristo, ma questo è convinto di valere di più: sapientemente autosopravvalutato, ma qui c&#8217;è puzza d&#8217;intesa, qualcuno deve aver accettato una proposta che non si poteva rifiutare, andiamo avanti, grazie, prego. A chi tocca? A <strong>Malika</strong> <strong>Ayane</strong>. Chevvedevodì? A me non ha mai detto niente, tanto meno con questa improbabile dischetta anni &#8217;70. Il calore di un calorifero.</li>
<li>Ed ora, guaglione e guaglioni, arriva <strong>Sal Da Vinci</strong> che pare strarifatto. Io qui è meglio che mi sto zitto perché qualsiasi cosa dico mi guadagno un bosco verticale di casini. Mettiamola accussì: <em>addà passà &#8216;a nuttata, pur iss addacampà, accà allà, ngulassoreta</em> (cit. Jerry Calà, “Un ragazzo e una ragazza”). Però una cosa fatemela dire: di profilo ha un mento da pellicano che sembra: Antonio Inokiii! (e qui il boomer che è in me, e in chi mi legge, si esalta)</li>
<li>Per <strong>Tredici Pietro</strong> ci vuole la tredicina a Sant&#8217;Antonio: “O Gesù che ci hai chiamato a percorrere lo strazio di questa settimana, per intercessione di sant’Antonio sostienici e confortaci nella nostra missione di sopportare quest&#8217;altro figlio di Gianni Morandi”.</li>
<li>(<strong>Fabio</strong> <strong>de</strong> <strong>Luigi</strong> e <strong>Virginia</strong> <strong>Raffaele</strong> penosamente insulsi, lui vabbè, lei spiaze: ecco Sanremo)</li>
<li><strong>Raf</strong> sviluppa un curioso effetto doppler del tempo: lui pare ringiovanire, chi lo ascolta invecchia di 40 anni (&#8217;80) in 3 minuti.</li>
<li>A proposito: oh cazz&#8230; aspetta un attimo che vado a specchiarmi. Ecco, sono tornato. Tuttappost. No, siccome mi è comparso <strong>Eros</strong> <strong>Ramazzotti</strong>, e abbiamo la stessa età, mi ha preso un colpo più che un dubbio. Invece sembro suo nipote, con tutto che&#8230; Ma il suo barbiere lo acconcia col ferro da stiro? “Il successo non mi ha cambiato”, disse quello che aveva sposato una modella in un castello. Ma bando ai rosicamenti, che c&#8217;è <strong>Alicia Keys</strong>, che è sicula, di cognome vero fa Augello e nasceva più o meno quando Eros debuttava a Sanremo con quella palla della <em>Terra Promessa.</em> Va beh, che devo dire: sarà pure una leggenda, a me fa l&#8217;effetto dello xanax. Comunque si impastano subito, Conti dice “giast momen”, questo Sanremo casca a pezzi. Pezzi di noia. Un amico mi manda un vocale: dopo questa, scusami, vado a letto, non ce la faccio. Te beato, noi qui dobbiamo sorbirci per l&#8217;ennesima volta quella rottura di coglioni dell&#8217;Aurora nasale.</li>
<li>(Ma questo tizio che fa Lapo, non possiamo deportarlo, come direbbe il compagno Ranucci, in Albania?)</li>
<li><strong>Francesco Renga</strong> ci dà “Il meglio di me”. Pensa il peggio, quasi solidarizzo con Ambra. Mi scrive un&#8217;amica: “Le piante appassiscono. Pure quelle finte”. Questo Sanremo pare la Nonnetta di Alberto Sordi: “Ritmo, ritmo, nonnettina mia&#8230;”.</li>
<li>Ma coraggio, il peggio deve ancora venire: ecco <strong>Eddie Brock.</strong> che più che Elvis pare Bobby Solo ma più che Bobby Solo pare Nando Moriconi ma più che Nando pare Bombolo al mercato del pesce, ma soprattutto pare un personaggio da gruppo TNT. “Avvoltoi” voi che lo avete messo dentro e per giunta nei big.</li>
<li>Toh, stasera <strong>MaxdiPezza(li)</strong> sta in sala giochi, ma chi l&#8217;avrebbe detto. Max sta ai Nineties come Eros e Raf agli Eighties. Solo che c&#8217;hai 60 anni, figlio mio: ancora con &#8216;sto Jolly Blue, e quando cresci? Ora, voi fate una cosa: prendete uno all&#8217;apparenza fungibile, Frank Black, se non lo conoscete è il cantante dei Pixies, ciccione, pelato, occhiali scuri, e giustapponetelo: quello è un genio epocale del rock alternativo, questo fa “hanno ucciso l&#8217;Uomo Ragno”. Giusto Conti, che di musica non ha mai saputo niente, difatti faceva il deejay a Firenze, può definirlo “coinvolgente”.</li>
<li><strong>Serena Brancale</strong> si soffre molto, si apprezza molto, si ritiene molto Ella Fitzgerald: glielo dico io o glielo dite voi, “anche meno”? (scusate, vo a farmi un triplo caffè, m&#8217;è venuta una botta di sonno&#8230;)</li>
<li>Ecco, io, datemi del pazzo, ma <strong>Samurai</strong> <strong>Jay</strong> lo amo: lo sanno tutti che ho una celeste nostalgia canaglia per Milano e questo muezzin mi riporta proprio la <em>vegia Milan maranza,</em> che magia, appena esci dalla Stazione Centrale ti fanno a fette, brò, e quegli squisiti aromi di spezie, di kebab che escono da tutti i buchi, quella sensazione di poter essere sbudellato in metrò, per strada, alle Colonne, sotto al Duomo, sui Navigli, la poesia del Bosco di Rogoredo, eh, Milamabad&#8230;</li>
<li><strong>Arisa</strong> è un&#8217;altra che si canta addosso, io capisco le sofferenze autobiografiche, gli strazi della vita, la mamma che manca, ma qua la menano tutti, lei, la Brancale; Fedez&#8230; Voglio dire, volete impietosire? Padronissime/i, più che lecito, però ci vuole un brano da far venir giù il cielo. No &#8216;ste filastrocchette manierate.</li>
<li>Topo Gigio in arte <strong>Michele Bravi.</strong> Andò sta Lucio Corsi? Se l&#8217;è perso in giro? Macosamidicimai!</li>
<li><strong>Luché</strong>, detto anche Kikazè: Lu che??? Sempre detta alla marchigiana sporca: “Te pijesse &#8216;na processiò de paralisi a ntermittenza, Luchè!” (mi raccomando la z sonora, è di gnorranza essenziale)<br />
Non so come, ma Mara Sattei, colla pettinatura allinguadevacca, mi sa di pandori, di errori di comunicazione, di pensati artista, di grazie ai miei follower. No?</li>
<li>Ma sentite questa storia di vita vissuta in pillole. Un tempo io avevo un amico di quelli duri davvero, mica certi guappi di cartone che al suo cospetto si cacavano in mano: foggiano purosangue, un fratello detto “due pistole”, aveva mollato Rozzano con la famiglia per aprire una pizzeria qui. Gli volevo molto bene, mi difendeva dai vecchi boss in disarmo che volevano farmi fuori. Una domenica sera in tivù c&#8217;è uno famoso che canta, si contorce, e lui, feroce uscendo dal forno che pare Caron Dimonio con occhi di bragia: “&#8217;stu cazz&#8217;emmmerda fa i miliardi: e io faccio le pizze!”. Mi rotolavo dal ridere, invece era un apologo: da allora, quando qualcosa va storto, quando sono frustrato: “E io faccio le pizze!”. Provate anche voi, è terapeutico. Vedendo, per esempio, <strong>Sayf</strong>, viene benissimo. Istintivo. (Ciao Lorenzo, insegna agli angeli a cacarsi in mano, tanto lo so che stai lassù e Gesù dopo avertele perdonate tutte, e lo sa Lui quante erano, si diverte a sentirti raccontare quando col nerbo di bue facevi scappare i delinquenti, e non solo loro, dal tuo locale)</li>
</ul>
<p>In cauda, grazie, <em>semper grazie dal voster semper voster Maleficus</em>, che <strong>è tutto un gioco e voi lo capite</strong>. Mi ha scritto uno, &#8220;per mia fortuna sono sordo e quindi mi basta leggerti&#8221;. Vedi, il vero servizio pubblico. Un altro: &#8220;Sanremo senza le tue pagelle è come un porno senza pomp**i&#8221;. Sono quelle cose che ti danno la forza di andare avanti.</p>
<p>Max Del Papa, 27 febbraio 2026</p>
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		<title>Sanremo, terza serata da sospiro di sollievo: gli ascolti di Carlo Conti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 09:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Festival non brilla ma tiene. C'è un calo rispetto all'anno scorso, ma lo share supera il 60%</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-terza-da-sospiro-di-sollievo-gli-ascolti-di-carlo-conti/">Sanremo, terza serata da sospiro di sollievo: gli ascolti di Carlo Conti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>terza serata</strong> del <strong>Festival di Sanremo</strong> 2026 chiude con una media di 9.543.000 spettatori e uno share del 60,6%. Un dato che, rispetto all’edizione precedente, segna un calo in valori assoluti (nel 2025 furono 10 milioni e 700 mila i telespettatori), ma un miglioramento sul piano percentuale: lo scorso anno lo share si era fermato al 59,8%.</p>
<p>Il 60,6% rappresenta però un risultato storico. È la miglior performance in termini di share dal 1990, quando il Festival — guidato da <strong>Johnny Dorelli</strong> e <strong>Gabriella Carlucci</strong> — toccò il 64,59%, in un’edizione strutturata su quattro serate. Se invece si prende in considerazione il formato attuale a cinque serate, quello di quest’anno diventa il record assoluto: supera infatti il 60,52% ottenuto nel 1995, quando alla conduzione c’era Pippo Baudo affiancato da Anna Falchi e Claudia Koll.</p>
<p>Entrando nel dettaglio della serata 2026, la prima parte (21.45–23.33) ha totalizzato 12 milioni 585 mila spettatori con il 60,4% di share. La seconda parte (23.37–1.13) è scesa a 5 milioni 941 mila spettatori, ma con uno share in crescita al 61,3%.</p>
<p>Nel 2025, sempre con <strong>Carlo Conti,</strong> la prima parte della terza serata aveva raggiunto 13 milioni e 700 mila spettatori (60% di share), mentre la seconda si era attestata a 6 milioni e 700 mila con il 59,5%.</p>
<p>In sintesi: meno pubblico in valore assoluto rispetto all’anno scorso, ma una quota di mercato più alta e un risultato percentuale che, guardando alle edizioni “moderne”, entra nella storia del Festival.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-terza-da-sospiro-di-sollievo-gli-ascolti-di-carlo-conti/">Sanremo, terza serata da sospiro di sollievo: gli ascolti di Carlo Conti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sanremo, cominciano a girare delle voci: chi vince il Festival</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sanremo-cominciano-a-girare-delle-voci-chi-vince-il-festival/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/sanremo-cominciano-a-girare-delle-voci-chi-vince-il-festival/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 07:45:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=305181</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non c'è due senza terza serata: lo show dell'Ariston è morto (di tedio). E questi sarebbero "Big"?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-cominciano-a-girare-delle-voci-chi-vince-il-festival/">Sanremo, cominciano a girare delle voci: chi vince il Festival</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;inutilità del tutto e nell&#8217;esasperazione che ne consegue ci si comincia a chiedere chi vince. Svolazzano ardite ipotesi; sul <strong>Sal da Vinci</strong> peserebbero ingenti investimenti ma pare un po&#8217; troppo cringe, il <strong>Fedez</strong> avrebbe preteso una vittoria sicura dopo le ultime delusioni, salgono le quotazioni di <strong>Serena Brancale</strong> che comunque è un double face di <strong>Arisa</strong> (le due si detestano), però più fresca di carriera mentre l&#8217;altra è bollita e ha già vinto in passato remoto. Si parla del <strong>Fulminacci,</strong> un po&#8217; logoro e col carisma di un catafalco. Cresce l&#8217;opzione Ditonellapiaga che ha azzeccato tutto a partire dal titolo e sarebbe la nuova Angelina Mango, già perduta al business. Il gioco duro lo fanno i manager. Quest&#8217;anno la ingombrante Marta Donà nipote dei Celentano non c&#8217;è, Conti non l&#8217;ha voluta avendo vinto le ultime tre edizioni di fila (Mengoni, Mango, Olly, per tacer dei Maneskin), il che rischiava di diventare imbarazzante. Per dire come girano le cose, altro che fate la musica non fate la guerra coi bimbi ricchi che servono a lanciare lo Zecchino d&#8217;oro: si butta mica via niente.</p>
<p>Poi si può far la poesia che si vuole, ma anche qui bisogna parlar chiaro: se il senso della faccenda è tirar fuori ogni volta una nuova faccia e un nuovo tormentone, allora ben vengano le Dito e i Dargen che fanno il mestiere loro; se però si tratta della <strong>musica di qualità</strong> e tutte ste balle qua, allora girate alla larga: Sanremo ne è la negazione, con ottime ragioni monetarie, televisive, ma negazione.</p>
<p>Contano i Conti: maiuscolo ma pure anodino, la gara, la classifica s&#8217;intendono puramente in questa funzione: i primi tre vincono tutto, tour, eventi, Eurofestival, diffusione, ospitate, clic sulle piattaforme. Dal quarto in giù son briciole, per questo i quarti s&#8217;incazzano. Non sono più tempi di exploit, gli outsider non hanno spazio, dischi non se ne vendono, i soldi si fanno col merchandising e con “l&#8217;immagine”, <strong>il successo parte o passa da Sanremo</strong>: questo di tanta speme oggi mi resta.</p>
<p>Intanto si precisa sera dopo sera il concetto contiano di <a href="https://www.nicolaporro.it/conti-sanremo-sara-democratico-e-cristiano-ma-che-vor-di/" target="_blank" rel="noopener">festival democratico e cristian</a>o: la sagra dello sciacallaggio. I giovani morti di Crans Montana (non caduti in guerra ma per la scempiaggine di molti, compreso a volte chi li piange) servono a dar spolvero alla spocchia di Lauro; i nomi scarabocchiati in bella vista sui polsini di <strong>Ermal</strong> Meta, anche lì bambini, balcanici, palestinesi, tutti tranne gli israeliani, loro non fanno piazzamento; la pletora di ectoplasmi, da Pippo a Ornella a Vessicchio, del quale Masini ha ereditato la barba gufesca, eccetera;<a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-alle-spalle-della-signora-gianna-lerrore-della-rai-e-subito-dopo-conti-fa-la-gaffe/" target="_blank" rel="noopener"> la compagna Gianna coi suoi referendum per la Repubblica</a>, le repubbliche marinare, l&#8217;Unità d&#8217;Italia, il No sulla Giustizia; le telepromozioni delle Bambole di pezza e i fiori maschilisti di Levante, ma chi t&#8217;ha chiesto niente. Per dire del FestivalMeloni su TeleMeloni, dove non si prende niente che non sia concesso, concordato col PD, se la sora Lella volta il pollice su un Pucci, quello sparisce incenerito come Empedocle nell&#8217;Etna.</p>
<p>Ma a Conti di perdere emorragie di telesuccubi va bene, “pensavo anche peggio”. E se lo pensa, una ragione ci sarà. Come dire lo so che non è un granché ma questo passa il convento e io tra una settimana vi saluto e sono.</p>
<p>L&#8217;abbiamo detto tante volte, a parlar di Sanremo si finisce un po&#8217; nel suo incantesimo perdendo il senso delle proporzioni: niente è vero, niente è importante, domani tutto sarà svanito, d&#8217;accordo, ma per tornare alle proporzioni, alla realtà, resterebbe da chiedersi il senso di troppe vacuità di cui si parla, dai cantanti disagiati o spaventapasseri a certi intrattenitori che devono avere dei santi molto forti in paradiso, se no non si spiega la loro onnipresenza, che neppure una sagra di paese si meritano. C&#8217;è vorremmo dire, una mediocrità imperante che fa spavento e <strong>lo fa tanto più per come viene imposta</strong>; neppure ci provano a smentirla, “gli ascolti pensavo peggio”, come una rassegnazione apatica, da Titanic che affonda con tutti che ballano. <strong>Se il meglio sono i Lauro e Pausini in conduzione</strong>, i Lillo coi balletti penosi e quell&#8217;altre “de passaggio” coi dialetti romaneschi. “Ma c&#8217;è qualcosa che salvi?”. Scusate, ma se c&#8217;è io non la vedo. E devo essere onesto con chi mi segue a costo di fare la parte del rincoglionito malmostoso.</p>
<p>Dovrei trovare passione in cosa? Nella conduzione soporifera, nei numeri narcolettici, nella gara dello strazio, nella sfilata degli attaccapanni? Nelle seghe promozionali di Ermal Meta griffato Trussardi che dice non si può parlare di Gaza? Se non si fa altro, se c&#8217;è gente che si fa su la carriera! Chi ti censura, Ermal? O il berciare delle attiviste con la chitarra che si dolgono non si sa di cosa. <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/conti-io-scelgo-le-canzoni-ma-chi-sceglie-le-giornaliste/" target="_blank" rel="noopener">I pallosissimi processi a Conti che ha tirato dentro poche donne</a>, cosa non vera calcolando la pletora di ospiti e conduttrici. A proposito, in sala stampa è assurto, con prudenza, a “compagno Carlo” siccome ha lanciato la nuova influencer piddina, la partigiana Gianna di 106 anni; la Pausini invece è “quella stronza che non canta Bella Ciao” (ho le mie fonti, sapevatelo).</p>
<p>E con questo siamo alla frutta. Secca. <strong>Il Festival è andato, ucciso di tedio, morto di noia</strong>, non lo rianima neanche il defibrillatore caricato a 200, “libera!”. Neanche l&#8217;uso letteralmente osceno, coreografico, sistematico dei bambini per cui tutti fingono di struggersi mentre non gliene frega un cazzo a nessuno. A proposito, contrordine compagni: Achille Lauro non è più “uno di noi”, è stato ingaggiato dal ministro Giuli, adesso è un <em>fasciodemmerda</em>, lo si può odiare, tenere in fama di pallone gonfiato. Oltretutto duetta con “la stronza”, la Pausini. Invece il compagno Meta. Ecco, si potrebbe far vincere lui. Per i bambini di Gaza, sapete. <a href="https://www.nicolaporro.it/la-svolta-di-open-arms-basta-migranti-va-a-gaza-con-la-flotilla/" target="_blank" rel="noopener">Per la Flotilla che riparte, di-rotta su Cuba</a>, a dar man forte non al pueblo unido ma alla dittatura che frana. Se ne sentono, nella settimana drogata del Festival&#8230;</p>
<p>Chi vince a Sanremo non si sa ma si sa chi perde: Sanremo e con esso, in esso la dignità residua di un servizio pubblico che non sa fare meglio di così, essendo il peggio impossibile.</p>
<p>Max Del Papa, 27 febbraio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-cominciano-a-girare-delle-voci-chi-vince-il-festival/">Sanremo, cominciano a girare delle voci: chi vince il Festival</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Mamma d&#8217;oro? Dico che Conti&#8230;&#8221;. Super Lollobrigida dà una lezione alle femministe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 15:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Lollobrigida]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La campionessa definita così dal conduttore del Festival di Sanremo. Folle polemica sui giornali, lei risponde così</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mamma-doro-dico-che-conti-super-lollobrigida-da-una-lezione-alle-femministe/">&#8220;Mamma d&#8217;oro? Dico che Conti&#8230;&#8221;. Super Lollobrigida dà una lezione alle femministe</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Solo <strong>Sanremo</strong> può portarsi dietro certe polemiche. Come quelle femministe. Lasciate perdere Ermal Meta e le sue canzoni per la Palestina oppure J-Ax che parla della grande finanza che comanda il mondo, e pensate che oggi in conferenza stampa qualcuno ha chiesto conto a <strong>Carlo Conti</strong> (scusa il gioco di parole) del perché abbia definito <strong>Francesca Lollobrigida,</strong> due volte campionessa olimpica a Milano-Cortina, una &#8220;mamma d&#8217;oro&#8221;.</p>
<p>Vi rendete conto?</p>
<p>La polemica è esplosa su alcuni giornali, tipo <em>Fanpage</em>. Sintesi brutale: &#8220;In molti hanno accusato il conduttore di aver sottratto alla campionessa parte del suo merito, accendendo il faro principalmente sul suo ruolo di madre invece che su quello di atleta&#8221;. Giustamente <strong>Conti</strong> si è limitato a replicare che lui le donne le rispetta tutte, figuriamoci. &#8220;Non sapevo di questa polemica, ho visto le immagini delle Olimpiadi, di lei che andava dal bambino con la medaglia, mi sembrava carino dirlo&#8221; ha spiegato il conduttore. Ma a zittire le femministe alla ricerca dello scivolone perfetto ci ha pensato la stessa pattinatrice azzurra, già incomprensibilmente finita sotto i riflettori per la scelta di condividere la sua vittoria con suo figlio. “Se mi sento sminuita per essere stata definita ‘mamma d’oro’ da Conti? No, secondo me la stanno facendo più grossa di quello che è. Secondo me lui mi ha fatto un gioco di parole con il fatto che ho vinto l’oro, avrebbe potuto dire anche ‘mamma bis d’oro’. A me ha fatto piacere, sono la prima che si definisce mamma atleta e che portare un certo messaggio di aiuto”, ha detto a LaPresse la campionessa.</p>
<p>E a chi insiste nel sostenere che sottolineare il suo essere campionessa e mamma sminuisca le sue imprese sportive, risponde: “Se credo che avrebbe fatto lo stesso con un atleta uomo? Credo siano cose diverse. È chiaro che un padre non possa fare la madre. La mia Federazione è stata la prima che ha messo su un progetto, il ‘progetto mamma’. Se vuoi, allora, facciamo anche il ‘progetto papà’, ma sono due cose diverse, perché per portare mio figlio ho bisogno di cose diverse”, ha detto Lollobrigida. “<strong>A me piace portare avanti questo dualismo</strong>, perché vorrei essere un esempio positivo per quegli atleti che hanno bisogno di un incoraggiamento&#8221;. Sui social intanto le stanno “ricevendo anche messaggi di mamme che non per forza sono atlete, ma che lavorano e che hanno trovato in me un pizzico di coraggio in più. Queste sono cose belle”, ribadendo che “per me ‘mamme d’oro’ è un gioco di parole che finisce lì&#8221;. Lo stesso Carlo Conti, in conferenza stampa ha precisato: &#8220;Io sono cresciuto solo con una donna, mia mamma, figuriamoci se non rispetto le donne&#8221;.</p>
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		<title>Sanremo, con Lauro un passo avanti (nel baratro): il pagellone malefico sul Festival</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 11:45:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Pd riparte dalla Signora Gianna. La musica fa pena, per essere delicati. E Lillo non fa divertire</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-con-lauro-un-passo-avanti-nel-baratro-il-pagellone-malefico-sul-festival/">Sanremo, con Lauro un passo avanti (nel baratro): il pagellone malefico sul Festival</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Apriamo retrospettivamente con l&#8217;unica vera rockstar di questa edizione, la <strong>Signora Gianna,</strong> Dio ce la conservi ancora a lungo, forse un&#8217;amante resistenziale di Pertini, nuova icona e icona nuova della sinistra “riparta da”: sì, dalle pitture rupestri, dai dagherrotipi. Pensare che la mia amica Francesca Totolo voleva percularceli e quelli l&#8217;hanno fatto davvero, han fatto <strong>il manifesto con la Gianna PD</strong>. <em>Gianna Gianna Gianna non credeva/nella monarchia/Per la sora Lella ha salvato/ la democrazia</em>.</p>
<ul>
<li><strong>Carlo Conti</strong> toscano alla panna (ricordate Pasquale Baudaffi, voi boomers!), pare un moretto, non come dice la sora Botteri, e neanche come il paròn Rocco con Buriani, albino scintillante: “el morèto el m&#8217;ha entusiasmà”. Era un altro momento, oggi lo crocifiggerebbero ai legni della porta. No, Carlèto l&#8217;è proprio uno di quei conettini abbronzati al cioccolato con sopra la crema candida. Con quella cazzo di abbronzatura credevo fosse saltato il televisore e a forza di resettare il colore l&#8217;ho fatto saltare per davvero.</li>
<li><strong>Laura Pausini</strong> gotica egotica: chi la chiama Morticia, chi Mercoledì, chi Madreh, la Solarola come conduttrice è una sola; no, ma nel senso che non ce n&#8217;è un&#8217;altra così: la sola ed unica. Per fortuna.</li>
<li>Il presentatore delle nuove proposte, &#8216;sto <strong>Gianluca Gazzoli,</strong> ha la faccia, e la presunzioncella, di quello che gli dai un dito e non lo molla più.</li>
<li>Siamo alle scemifinali delle purtroppo nuove proposte. I giovani, capite. Parte <strong>Nicolò</strong> <strong>Filippucci</strong>, che sarebbe uno di una obsolescenza clamorosa: potrebbe essere uscito da una edizione di 32 anni fa. Ha un falsetto che pare gli abbiano stretto le palle nello schiaccianoci. Vuol dimenticarsi di se stesso: eh, la dépense, come no, nel senso di Carmelo Bene: io non sono, io non esisto. Vale a maggior ragione per Blind El Ma e Sonico che basterebbe il nome a prenderli a pedate nel culo, nel senso pozzettiano: li subisci, un minuto, e rimpiangi el Mencho. “Per uno come me che ha perso la teasta”. Se sentite i vostri figli cantarla, dateli subito agli assistenti sociali del Bosco.</li>
<li>Passa lo Schiaccianoci. Tocca a <strong>Mazzariello</strong> che sarebbe Antoine 60 anni dopo, sai quello ti tirano le pietre, è arrivata la Tramontana, ma che ne sai, te che non sei boomer. Va beh, &#8216;sto Mozzarello come apre bocca lo piglieresti a mazzate, però no, dai, è simpatico. Come corre il tempo però: non fa in tempo a uscire un Lucio Corsi che c&#8217;è già chi vuol clonarlo. C&#8217;è anche un po&#8217; del giovane Max Gazzé, ormai disperso, di Fanigliulo, un bel po&#8217; d&#8217;indie americano anni &#8217;90, insomma un sacco originale. <strong>Angelica Bove</strong> ha un viso interessante, asimmetrico, sensualmente blasè, alla franscese: solo lasciamole perdere le Jane Birkin con tanto di Gainsbourg, altri tempi altre storie. Interessantina ma vocalmente da resettare, almeno se vuol seguire quel tipo di proposta lì. Così è una gnagnetta. Passa lei però, e s&#8217;era capito.</li>
<li>Ma tutti fermi, tutti zitti, nessuno muova un muscolo del viso. soprattutto <strong>Patty</strong>, la dvvvvnn (diviiina), tramutata da un malefico chirurgo in un Capodimonte. Per me quella fissità di biscuit ha qualcosa di terrificante, immagina trovartela di notte avanti al letto: se la vede Stephen King la impalma subito. Rettifico, non è lei, sono io che appena la vedo mi trasformo in Valentino il couturier: “Guarda cherie che sono in uno stato allucinante! Guarda le mani! Guarda&#8230; Guarda che qui scoppia una bomba!&#8230;”. Nicoletta era magia, è un meme: bisognerebbe capire quando lasciare.</li>
<li>A proposito di spocchia, l&#8217;ornamentale <strong>Achille</strong> <strong>Lauro</strong>, quello che copia i Procol Harum. Musicalmente è il nulla, in conduzione ha fatto un passo avanti. Nel baratro.</li>
<li>Ah, ecco i due in lattina. LDA e Aka 7Even. “Poesie clandestine” cantano. Più che altro latitanti. Se i giovani sono questi, allora abbiamo dei crimini addosso, tutti. Hanno ragione i comunisti, “siamo tutti colpevoli”. Ritmo ritmo ritmo, nonnettina mia, ritmo latino, mexicano, tormentoncino. El Mencho quando ti cerco non ci sei mai.</li>
<li>Mi è sembrato di vedere uno chignon, deh, l&#8217;è il sor Nigiotti. Blinda la supercazzola brematurata del Festivallo. Oh bu&#8217;aiolo, tu mi tradisci, tu dici “canto” e invece tu strisci il sor Gabbani.</li>
</ul>
<p>(Qui, chiedo perdono, una pausa. Seria. Il Coro dei Disabili “all&#8217;insegna dell&#8217;inclusione”. Pausini blatera qualcosa a proposito dei sogni che se ci credi si avverano. La ho trovata la frase più indegna, mostruosa, cinica, vergognosa di tutto il Festival. Di tutti i Festival. Parlasse per sé. La vita è crudele e non bastano due minuti sul palco. Guardali. Amali. E non usarli: piangi per loro: sono la natura puttana che si è distratta, che ha tradito. Possono essere eroi solo per un giorno)</p>
<ul>
<li>Ma &#8216;sta Pilar? Sarebbe una comica? Una imitatrice? Mi è venuta una botta di rinuncia alla vita.</li>
<li>Che diventa definitiva col <strong>Tommaso</strong>: <strong>Paradiso</strong>, ma io appena lo sento me lo gioco, mi metto a bestemmiare.</li>
<li><strong>Lillo</strong>, che non fai divertire dillo: quell&#8217;opulenza romana “che ci ha rotto un po&#8217; le palle” (Gepi Fuxas fòrever). Questo sarebbe “una delle figure più creative dello spettacolo italiano”: è la battuta più folgorante di tutta la carriera di Carlo Conti. Poi quando muoio la prima cosa che chiedo al Signore è: spiegami Lillo.</li>
<li>Dopo il flop dell&#8217;auto elettrica, l&#8217;altro dell&#8217;<strong>Elettra</strong>. <strong>Lamborghini,</strong> peraltro. In arte Lambo (sto scherzando. Sull&#8217;arte). Forse è quella di Fedez. Dopo “l&#8217;esecuzione” va in testacoda mentale, Carlo&amp;Laura sono seriamente preoccupati. Ecco, io poi mi dicono che non sono garantista, però uno come Conti che su 300 brani ha preso questa roba qua, gli darei subito il 41bis ai Piombi. Senza processo, è un crimine manifesto. Ed efferato. Roba da Epstein.</li>
<li>Io non so perché ma <strong>Ermal Meta</strong> mi ricorda sempre quelle portinaie milanesi degli anni d&#8217;oro, spigolose, un po&#8217; carogna, ti sorridevano e non capivi mai se gli facevi tenerezza o ti prendevano per il culo. Non so, la fisiognomica, la mimica. Poi, chettedevodì, la canzone d&#8217;impegno su una base balcano-reggaeton sembra un po&#8217; bizzarro, ho capito che cerchi il pathos per contrasto, però vien fuori una cosa patinata con un che di forzato, di fuori luogo. No?</li>
<li>A proposito di note finte, <strong>Levante</strong>. Che se vince non va all&#8217;Eurofestival in protesta contro il genocidio di Gaza. Lei è propal. Flotillera. Fiori no grazie, sono patriarcali. Ora, la pedante, pesante Levante (che dovrebbe impegnarsi meno col mondo e di più nel suo mestiere: una lagna improbabile) “esce in Giorgio Armani e gioielli Damiani”. “Prima di uscire sul palco mi guardo i piedi e penso: quanta strada hai fatto!”. Secondo voi a questa quanto frega dei bambini di Gaza da 1 a 10? O facciamo sempre “l&#8217;impegno dentro”?</li>
<li>A proposito di “attiviste” aka rompicojoni da Festival: <strong>Bambole</strong> <strong>di</strong> <strong>Pezza</strong>, indovina un po&#8217;? Ce l&#8217;hanno col patriarcato, troppe poche donne, penalizzate, oppresse, sessismo, bla bla bla. No, qui gli unici oppressi sono quelli che vi ascoltano. La rock band, ma fammi il piacere. “Grazie a tutti e a tutte”. Così giovani, così passivamente conformiste. Oblomovizzate. Che ci fate qua, nel baraccone, davanti a milioni di persone se siete discriminate? Chi è il vostro procuratore maschio?</li>
<li>Chiell&#8217;allà, chiellallà, che disagio che ce sta. Anche qui siamo a sonorità indie anni &#8217;90, ma un disastro, una rovina! Mi chatta un amico: ti piace sto <strong>Chiello</strong>? Da ammazzallo, rispondo. E così facciamo la rima bacièta, disgrazièto maledètto.</li>
<li>Da <strong>J-Ax</strong> a J.R. Ma questa sarebbe una canzone di denuncia? O da galera? La canna del gas la cerca uno subito dopo averla sentita. Lo squallore dell&#8217;hinterland in purezza. Dice “serve una brutta canzone”: va bene ma così è troppo, troppo: sembra il jingle dei polli arrosto.</li>
<li><strong>Nayt</strong> mi mette tristezza. Non la canzone, lui proprio. E che palle co&#8217; sto Ultimo! Ma ce la fate a immaginare qualcosa che non sia trito e ritrito come un bollito? “Come vorrei come vorrei che tu vedessi me”. E io invece di non vederti più.</li>
<li>Pure <strong>Max</strong> <strong>Pezzali</strong> versione vecchio west, che fantasia. Ma che c&#8217;azzecca? Non è finito il carnevale dei vecchi bambini? Io lo vedrei bene in duetto con Bambole di Pezza, giustamente. Incredibile, questo qui è ancora qui con le sue hit più infantili di Cristina d&#8217;Avena e il faccione da est a west.</li>
<li>Tutto mi sarei aspettato nella vita, mai di vedere <strong>Fulminacci</strong> in eurovisione. Un&#8217;energia travolgente, roba da mettergli un petardo sotto al culo. Pure un toro da monta si ammoscia con Fulminacci.</li>
<li>Non so perché ma vedendo <strong>Fedez</strong> e <strong>Masini</strong> mi torna in mente un successo di quest&#8217;ultimo, immagina quale. Male necessario? Scusa, ma la <strong>Ferragni</strong> te l&#8217;eri sposata tu, noi che cazzo c&#8217;entriamo? Povero Marco che dicevano che portava sfiga e se l&#8217;è portata da solo con quell&#8217;altro lì. La canzone è una boiata, ma mai avrei pensato di vedere Masini letteralmente sorreggere con la voce uno che è meglio se tace.</li>
<li>Ma che cazzo ci fa l&#8217;avvocato Levati a Sanremo? Un duetto con Levante? Ah no, è Fausto Leali.</li>
<li>Ahi ahi, <strong>Dargen d&#8217;Amico</strong>: ieri vestito di parquet, oggi col poncho: , fa rimare “Francia” con “mal di pancia”, siccome fa uso di tematiche personali e intimiste. “Mi dici vieni qui e poi te ne vai”. Ma per forza, appena ti vede&#8230; Pensa Conti che sente ahi ahi e s&#8217;illumina (d&#8217;imMencho), l&#8217;abbronzatura che scintilla come un neon: ah, questa la prendo subito, che energia. Io guarda la mazza chiodata.</li>
<li>Dulcis in fundo, <strong>Ditonellapiaga</strong>. Che cosa mi viene a rappresentare? Non lo so ma so che questa scannerizza tra le altre pure la Lana del Rey. Lanetta, vah. Certo ha azzeccato un titolo che va su tutto: specie in questi tempi scoglionati: questa Che fastidio tracimerà nelle nostre vite, diventerà slogan, cliché, inedito caso di tormentone che parte dal titolo. Finirà che Ditonellapiaga harottoicoglioni.</li>
<li>In the end, la meglio della sera, la nipote della Vanoni, <strong>Camilla Ardenzi,</strong> giustamente non è in gara. Fa l&#8217;insegnante di yoga, per dire quanto è assurda la vita. O forse saggia&#8230;
<p>In cauda, piccolo momento vanaglorioso, come nel Roman de Fauvel. Io debbo ringraziare tutti quelli che sembrano gradire, speriamo continuino, queste noterelle che si fa per scherzare eh, ma non nel senso dei compleanni su Facebook, “siete tantissimi, vi amo tutti”: vorrei solo dire che io in realtà mi sento in colpa, perché le cose che dico e che scrivo in privato sul <strong>Festival</strong> sono molto più feroci di quelle che leggerete. Per cui, ecco, mi pare di mentirvi un attimino. Ma non posso finire (e far finire) in galera. Quindi grazie (siete tantissimi, vi amo tutti).</li>
</ul>
<p>Max Del Papa, 26 febbraio 2026</p>
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		<title>Sanremo, ahi ahi Festival: i dati di ascolto della seconda serata</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sanremo-ahi-ahi-festival-i-dati-di-ascolto-della-seconda-serata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 09:28:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Festiva di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo show non brilla, come la prima serata. Sale di poco lo share, ma rispetto all'anno scorso...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-ahi-ahi-festival-i-dati-di-ascolto-della-seconda-serata/">Sanremo, ahi ahi Festival: i dati di ascolto della seconda serata</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="344">La seconda serata del <strong data-start="22" data-end="45">Festival di Sanremo</strong> condotto da <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Carlo Conti</span></span> chiude con con uno share in piccola crescita rispetto al debutto. Su <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Rai 1</span></span> l’appuntamento di ieri ha registrato, in total audience, <strong data-start="282" data-end="313">9 milioni 53mila spettatori</strong>, pari al <strong data-start="323" data-end="341">59,5% di share</strong>.</p>
<p data-start="346" data-end="687">Il dato migliora di un punto e mezzo la percentuale della prima serata, che si era fermata al 58% con 9 milioni 600mila telespettatori. Resta però il confronto con lo scorso anno: la seconda serata dell’edizione precedente aveva raggiunto <strong data-start="585" data-end="618">11 milioni 800mila spettatori</strong> e uno share del <strong data-start="635" data-end="644">64,6%</strong>, quindi su livelli sensibilmente più alti.</p>
<h2 data-start="689" data-end="721">Il dettaglio delle due parti</h2>
<p data-start="723" data-end="977">Entrando nel merito della serata, la prima parte (21.46–23.34) ha raccolto <strong data-start="798" data-end="831">11 milioni 531mila spettatori</strong> con il <strong data-start="839" data-end="857">58,2% di share</strong>. La seconda parte (23.39–1.10) ha invece totalizzato <strong data-start="911" data-end="943">5 milioni 947mila spettatori</strong>, salendo al <strong data-start="956" data-end="974">62,7% di share</strong>.</p>
<p data-start="979" data-end="1254">Anche qui il raffronto con l’anno scorso evidenzia un divario: nel 2025 la prima parte (21.16–23.28) aveva toccato <strong data-start="1094" data-end="1127">14 milioni 900mila spettatori</strong> con il <strong data-start="1135" data-end="1144">63,6%</strong>, mentre la seconda (23.33–1.11) si era attestata su <strong data-start="1197" data-end="1229">7 milioni 600mila spettatori</strong> e il <strong data-start="1235" data-end="1253">67,2% di share</strong>.</p>
<h2 data-start="1256" data-end="1275">Il dato storico</h2>
<p data-start="1277" data-end="1544">Nonostante il calo in valori assoluti rispetto all’edizione precedente, il 59,5% di share rappresenta comunque un risultato di rilievo: è il <strong data-start="1418" data-end="1450">quarto miglior dato dal 1995</strong>, anno in cui il Festival guidato da <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Pippo Baudo</span></span> arrivò al 65,42%.</p>
<p data-start="1546" data-end="1776">Meglio di quest’anno hanno fatto soltanto le tre edizioni più recenti: il <strong data-start="1620" data-end="1638">64,6% del 2025</strong> (sempre con Conti), il <strong data-start="1662" data-end="1680">60,1% del 2024</strong> e il <strong data-start="1686" data-end="1704">62,3% del 2023</strong>, entrambe sotto la conduzione di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Amadeus</span></span>.</p>
<p data-start="1778" data-end="1978" data-is-last-node="" data-is-only-node="">In sintesi: share in crescita rispetto alla prima serata, ma ascolti complessivi inferiori all’anno precedente. Un Festival che tiene, ma che per ora non replica i picchi delle stagioni più fortunate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-ahi-ahi-festival-i-dati-di-ascolto-della-seconda-serata/">Sanremo, ahi ahi Festival: i dati di ascolto della seconda serata</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Sanremo, ma non avete un po&#8217; di decenza? La scena grottesca alla seconda serata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 08:23:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[carlo conti]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C'è un motivo dietro il calo degli ascolti del Festival: zero tensione, zero emozioni. E quelle in gara, la seconda serata lo conferma, sono peggio che canzonette</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I numeri di per sé non significano niente ma a volte spiegano tutto. Allora partiamo dai numeri. Cosa dicono questi numeri? <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-prima-serata-che-botta-per-conti-dagli-ascolti/">Dicono di un fallimento per la prima serata</a> del <strong>Festival di Sanremo</strong>. Poi ci girassero intorno, la mettessero come vogliono, la aggiustassero come gli pare ma se l&#8217;esordio si apre con circa 13 milioni e si chiude con meno di 6, vuol dire una cosa sola: che per inerzia <strong>tutti partono su Sanremo ma in corso d&#8217;opera la metà, più della metà a una certa s&#8217;è desta con urlo agghiacciante</strong>: “Chi è? Che ore sono? Pina, caffè, i giornali!”. Poi questa enorme metà si è riscossa, ha capito che era svenuta, subito, come una martellata in nuca ai primi latrati, indi ha spento o girato canale, è tornata a dormire, ha letto un libro, ha chattato con l&#8217;amante. E sei milioni in chiusura sono un disastro e infatti tutta la Rai sta in fibrillazione, per le ragioni fin troppo riepilogate. Non siamo esperti, non siamo augusti critici televisivi e non possiamo invocare san Mattarella che dopo le Olimpiadi venga a “salvare” anche il Festival, però a una cosa ci arriviamo anche noi ruspanti: che una rassegna di canzonette, kolossal fin che si vuole, si regge, semplicemente, su due cose: il contenuto e il contesto, gli artisti e lo spettacolo, la musica e la cornice: bene, non c&#8217;è né l&#8217;uno né l&#8217;altro.</p>
<p>Lo spettacolo è proprio come <strong>Conti,</strong> a sua immagine e somiglianza: non c&#8217;è tensione, non c&#8217;è emozione, nessun dolore, sorpresa, ironia, originalità, trasgressione, pericolo, commozione, niente, zero, nessun Teatro della Crudeltà per dire, secondo lezione artaudiana, quella sottile tensione che è di per sé spettacolo, che prepara a qualcosa, che può far succedere qualcosa in qualunque momento e si risolve nella catarsi finale; qui non succede niente dall&#8217;inizio alla fine e tutti lo sanno: che balle, vado a letto. Se si pensa che il momento patetico è affidato a una ultrasecolare partigiana che non capisce più niente (però voterà No, capisci a mme), autentica carognata dal cinismo “democratico cristiano” come dice Carlo.</p>
<p>Peggio se possibile, ed è possibile, con gli artisti e le loro “canzoni”: e non si può infierire con trenta-spaventapasseri-trenta, col museo del cerone delle Pravo, lo strausato insicuro dei Renga e a questo punto anche i <strong>Fedez</strong> con quel vittimismo taroccato da influencer <strong>(Masini</strong> sembra il tutore di sostegno), le <strong>Levante</strong> versione Mirtilla Malcontenta, i Buscaglione formato maranza che nessuno conosce “ma spopolano su Spotify”. Spotify un par de palle! Qui se mai è la garanzia che se uno vale qualcosa non ce lo trovi, ci sono solo mezze calzette e un Festival rappresentativo, una rassegna di artisti è fatta dei Vasco, i Cocciante, gli Zero, con ospiti internazionali come i Rod Stewart, le Withney Houston e “canta ancora Whitney, canta ancora”. È fatto di Pippo Baudo, non dei baccalà in serie senza nessun carisma né spirito. Dico, ma l&#8217;avete sentito il nuovo singolo di Cocciante, “Ho 20 anni con te”, uscito il giorno del suo 80° compleanno? Sarà mica che le canzoni vanno sapute fare, che bisogna tornare all&#8217;arte, altro che le contraffazioni dell&#8217;intelligenza artificiale, miraggi ed ectoplasmi. Altro che lo sciacallaggio laurino, su <strong>Crans Montana,</strong> quella scena grottesca della madre che piangeva il figlio e subito la sfruttano. Ma non l&#8217;avete un po&#8217; di decenza?</p>
<p>Dice, ma questo passa il convento: non è vero, mi offro di trovarne 50 di artisti fuori dai giochi ma validissimi e comunque è come per il calcio: se i talenti non ne hai, ti metti all&#8217;opera per allevarli. Invece anche a Sanremo si è preferito il baraccone senza fiera, la cornice del vuoto, il significante senza significato confidando nel sottosviluppo culturale, eterno, da coma irreversibile, della massa imperscrutabile. Altro cinismo inverecondo e sommo. Non puoi inventare ogni anno un Mahmood o Lucio Corsi che comunque valgono quel che valgono, astrazioni artistiche, miraggi dal miraggio.<br />
E &#8216;sto Festival non decolla, è una noia che ammazza. Come un aereo gigantesco che rolla sulla pista, fa un gran casino, ma non si muove. È incredibile la piattezza, la mancanza di tutto. Non scorre, non passa mai, è narcolettico. <strong>Un Festival di piombo</strong>. Che si dà un&#8217;importanza che non può avere.</p>
<p><strong>Dite che la capiranno la lezione dopo la legnata dei numeri?</strong> Ma vai: nel reame dei miraggi sono troppo tronfi, troppo drogati di rendite di posizione, di cariche, di convinzioni, di alienazioni per farsi un esame di coscienza. La Rai, per reazione, ha intensificato una grancassa già delirante: siamo grandiosi, comunque una media stratosferica, è il migliore dei Festival possibili. Dietro la propaganda, però, tutti già cercano scuse, alibi, scaricabarile, tutti a dirottare le responsabilità, colpa della champions, della controprogrammazione, dei cambiamenti climatici, cioè son sempre gli spettatori ad esser deficienti, e giù a buttarla in politica, se non guardi sei un disfattista, eh no ci vogliono più maranza e filohamas: ma lasciate perdere i metasignificati, qui ciascuno ha la sua colpa, pro quota. Ma tutti, dai capoccia ai conduttori alle velone di legno fino a qualche direttore d&#8217;orchestra che sembra uscito dal bosco di Rogoredo. “<strong>Sanremo è Sanremo</strong>” vuol dire noi siamo indiscutibili, intoccabili, una casta, come la Ferrari che meno vince e più si comporta da setta. “L&#8217;istituzione Festival di Sanremo”, dice bene Conti, e sulle istituzioni non si scherza, non si discute.Il brand è tutto! <strong>Quindi continueranno a “investire sul brand”</strong> che significa sulla scenografia e la sceneggiata, ma il minestrone senza ortaggi e ortaggi freschi, non lo fai. O lo fai ma è immangiabile.</p>
<p>E perché poi uno dovrebbe trangugiarselo? Perché “Sanremo è Sanremo”? Ma questo versar l&#8217;oro alla patria festivaliera non regge più, e deo gratias; non è questione di recuperare nelle sere successive, questo può anche starci, ma l&#8217;energia sul palco la vede Conti, qui l&#8217;energia sta solo negli sbadigli e io sono sommerso dalla stessa domanda da chi mi segue, l&#8217;abbia o meno visto questo Festival mortifero, inesorabile: c&#8217;è qualcosa che vale la pena? E la risposta, spiacente, è no. Inutile sfinirsi a salvare il salvabile nei trilli obsoleti di Arisa o quell&#8217;altra, come si chiama, Brancale, che tra l&#8217;altro si odiano come tutte quelle che si copiano: dai, su,<strong> che basta un pianobar a trovarne millanta che tutta notte canta</strong>. Vogliamo poi dire dell&#8217;infimo dei brani, che tutti sanno c&#8217;è una mafia degli autori, coi nomi di piuma a sviare i sospetti? Ma siccome poi queste lagne sono tutte uguali, si capisce che son sempre gli stessi a manovrare <strong>l&#8217;intelligenza artificiale per sfornare obbrobri in quantità industriale</strong>. Mai come quest&#8217;anno si assiste alla ricerca oscena del tormentone, per l&#8217;estate, per far soldi: ma una Elettra Lamborghini è semplicemente improponibile, la sua arroganza classista fa incazzare anche i più acritici, culturalmente e musicalmente analfabeti. Lo stesso si dica per il Leo Gassman che sta invecchiando a furia di raccomandazioni. Ha scritto Gigi Mascheroni di tutti i figli di qualcuno, di solito progressisti per il merito e contro le rendite di classe, che infestano il Festival. E questo sarebbe il meglio? Questa la musica italiana? Maddeché: qui non c&#8217;è il melodramma qui c&#8217;è solo il dramma. O la farsa.</p>
<p>Ma sì, la rigirassero come gli pare, si consolassero pure con i rimbalzi dell&#8217;audience, coi numeri da addomesticare, ma alla fine il redde rationem arriva e anche i più stupidi dentro al baraccone si dovranno convincere che gonfiare un miraggio come la rana di Esopo non basta più, che a spacciare noia mortale anche i più sguarniti, quelli che passa un usciere e lo prendono per Vannacci, ti mollano. Non è snobismo, i poveracci non ne sono capaci,<strong> però sono capaci di stufarsi di una gag della Pausini che mangia la mortadella e Conti ha paura di ungersi</strong>: tutto qui con trentacinque autori? Non è snobismo, è saturazione. Comprendi? Ce ne vorrà, ma dovranno capirlo, accettarlo che questa presa per i fondelli è arrivata al capolinea, almeno così come è concepita. Che c&#8217;è da cambiare e anche tanto, forse tutto. Che è finito l&#8217;eterno inganno del quale, credetemi, tutti ghignavano, hai visto, anche questa volta in dodici milioni si sono bevuti &#8216;sta merda, confezionata nella stagnola giusta, luccicante. <strong>Voi al roof dell&#8217;Ariston non ci siete mai stati, io l&#8217;ho bazzicato per anni.</strong> I numeri hanno detto che i numeri non ci sono più. E questa, come diceva quel “cazzone avariato” di Hugh Grant a Jullia Roberts, è una bellissima notizia.</p>
<p>Max Del Papa, 26 febbraio 2026</p>
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		<title>Da Conti a Pausini, ma che du palle: le pagelle velenose di Sanremo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 13:12:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Elettra Lamborghini insulsa a Dargen D'Amico vestito da parquet: tutto il meglio (poco) e il peggio (tanto) delle canzoni in gara al Festival</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E ora, a grande richiesta, le noterelle perfide sui protagonisti in ordine di apparizione (ma solo per la prima sera, anche il vostro cronista deve pur dormire).</p>
<ul>
<li>Di <strong>Carlo Conti</strong> non si può dire niente di male, perché non c&#8217;è niente da dire. Se c&#8217;è o non c&#8217;è è uguale. Il massimo dell&#8217;ironia è ripetere le gag (pessime) degli altri. L&#8217;anno prossimo meglio la AI. Però una cosa gli tocca, e non è facile: gestire&#8230;</li>
<li>… la <strong>Pausini</strong>, che ha una voce antipatica, ed è antipatica. Legnosa. Impostata. Se la tira e si vede, si sforza di fare la genuina, come tutti quelli che non lo sono. E ovviamente non le riesce. Sbaglia subito, in apertura, un autore: manco le basi der mestiere. Non l&#8217;hai letto il copione in 6 mesi? No, inanellerà papere per tutta la notte.</li>
<li>Ah ma c&#8217;è pure <strong>Sando-kan Yaman</strong>: stoccafisso nella fiction, pescelesso al Festival (e sì, adesso dite pure che sono un rosikone). Stoppaccioso ma non odioso, gliene va dato atto.</li>
<li>Apre una che copia Dua Lipa con acconciatura da Amy Winehouse e dice: che fastidio che fastidio. Ma infatti. <strong>Ditonellapiaga</strong> non è un nome d&#8217;arte, è un coming out. Per tutti noi.</li>
<li>Poi abbiamo <strong>Michele Bravi</strong> redivivo che sembra il becchino che ha tumulato Baudo. Un uomo d&#8217;altri tempi, ricorda Sergio Bruni con voce da Topo Gigio.</li>
<li>In quota maranza ecco <strong>Sayf,</strong> il nipotino di Ghali. Se lo vede Salah lo adotta subito. In realtà è Olly in uno dei suoi diabolici travestimenti, con le treccine. “Siamo tutti uguali al bar a lavorare, figli di nostra madre”. Che sarà forse un concetto profondissimo ma ricorda le puttanate ermetiche del Gruppo &#8217;63. “Tu mi piaci tu mi piaci tanto”. Tu invece mi fai cagare.</li>
<li>E questa, che a 30 anni credo si è già rifatta e pare Madonna adesso che ne ha 70? Superflua. “Le cose che non sai di me”. Ma una la so però: hai sbagliato mestiere, <strong>Mara Sattei</strong> (che fantasia, invertire le iniziali, roba da Topolino).</li>
<li>Arriva questo <strong>Dargen</strong> vestito di parquet. Canta come un tamarro. Perché è un tamarro. Anche se scimmiotta Barry White. “Ahi ahi piedi più belli delle scarpe ahi ahi ho perso il tuo contatto me lo dai”. Ma che cazzo dici, ma se l&#8217;hai perso come fai a dirglielo? “Ahi hai cosa mi fai”. Meglio che non te lo dico, se no mi vien su subito la Digos.</li>
<li><strong>Arisa,</strong> oddio: ma che si è fatta? Ma è lei o la tiktoker di Roccaraso? Con questo brano cinguettante, molto autobiografico, molto struggente, cioè che due palle.</li>
<li>Altro giro, altro maranza<strong>,</strong> <strong>Luché</strong>. Dalle mie parti siamo marchigiani sporchi, fondenti e mi par già di sentirli: “oh Luché, do&#8217; si &#8216;jitu? A Sarremo? Te pijesse &#8216;nu sbocco de sangre!” fa dei gesti mentre canta, tipo omino Duracell, ma non si capisce un cazzo. Ho capito solo “Non abbiamo più scuse”. Eh, ma davvero. Pijesse &#8216;na nota, ssu Madonnu!</li>
<li><strong>Paradiso</strong>, quello della felicità puttana, mi assomiglia, aspetta&#8230; aspetta&#8230; Ah, sì, a quell&#8217;altro, Zampaglione, Tiromancino. Come diceva Chuck Barry: “Sono tutti uguali, questi bastardi di bianchi”. Va beh, era meglio la felicità puttana, difficile che sfondi con &#8216;sta puttanata.</li>
<li><strong>Elettra</strong> <strong>Lamborghini</strong> di professione automobile: una fuoriserie è più sciolta. E anche più intonata. Anche lei cerca il tormentone, ma questa esagera. Insulsa. Sembra uno di quei fumetti dove c&#8217;è una che, essendo ereditiera, pretende di fare tutto quello che vuole e glielo fanno fare. Anche se non sa fare niente.</li>
<li>Ma non era felicemente trapassato Valentino il couturier? Ah no, ma è <strong>Patty</strong> <strong>Pravo</strong>. Però canta come Valentino, così: VVVVVVVVV. Neanche a culo di gallina, perché ormai porcellanata com&#8217;è non ha più espressione. Né mimesis, tanto meno “divina”. Né logos. Né phonè. La canzone è enfatica, contraffatta anche quella, l&#8217;effetto è tragico. Impressionante, di più: splatter.</li>
<li>E che cosa possiamo dire di questo nostro <strong>Samurai</strong> <strong>Jay</strong>? Solo che speriamo faccia harakiri. Con la scimitarra da maranza, se preferisce.</li>
<li><strong>Tiziano Ferro</strong> nella sua enfasi ricorda sempre un po&#8217; la caricatura di Zalone, ma adesso è un uomo che si cerca, uno che ha scoperto tutte le lame del successo. È ferito, cerca di farsi coraggio.</li>
<li><strong>Raf</strong> è un altro che si dice abbia avuto problemi: e va beh. Se sta qui, e non da ospite. Ma sempre queste cosettine anni Ottanta, di cui non si sa che sia restato, da cui non usciremo mai&#8230;</li>
<li><strong>J-Ax</strong> è quello della vecchia “maria”: si vede. Ma è cresciuto e ha cambiato canna, adesso è quella del gas. Appropriatamente. Una roba disco-country insulsa, spompa, che magari la sentirete pure in spiaggia, ma uno a quell&#8217;età dovrebbe avere un po&#8217; di dignità. Va beh, ma mica stiamo a parlare di artisti, qui.</li>
<li><strong>Fulminacci</strong> è un personaggio di Simenon, di quelli alla deriva, col vestito che gli casca e la faccia di chi ha perso tutto. Un Ferro in sedicimillesimo. Pensa che questo ha vinto la targa Tenco e altre patacche “indie”, che poi sono quelli che non ce la fanno. Per dire come sta messa la musica indipendente, da cosa non si capito (che poi rifluisce al Festival).</li>
<li><strong>Vincenzo de Lucia</strong>, quello che ha tappato il buco di Pucci, ci piace perché fa una caricatura carogna della Pausini, finta umile, finta affabile, in realtà presuntuosa e vendicativa.</li>
<li><strong>Levante</strong>, invocativo di levarsi, lèvati. Da cosa, fate vobis. Una che aveva tanta spocchietta indie, a proposito, e adesso sta sempre qui, alla ricerca di una carriera perduta e in fondo mai trovata. E non la troverà con quest&#8217;altra versione ammuffita di Arisa.</li>
<li>Adesso tocca dire qualcosa anche di questo duo, <strong>Fedez Masini,</strong> saldati per puri morivi monetari. Fedez, con tutta la sua boria, sta sempre a Sanremo per rilanciarsi come artista e francamente con l&#8217;autobiografismo sul lagnoso-maledetto ha rotto i coglioni. Masini gli fa solo da spalla, ne copre i limiti canori, illimitati, senza autotune può solo borbottare, e fa venire una barba come la sua. Pare abbiano preteso un piazzamento importante.</li>
<li><strong>Ermal</strong> <strong>Meta</strong> è uno del vento, uno che è tutto ciò che non sembra. Invecchiato anche lui. Un altro circolare a Sanremo, se no non fa niente. E che può fare se non una lagna balcanica, programmatica? Sì, d&#8217;accordo, la storia straziante di una bimba, per carità, ma la canzone è dimenticabile.</li>
<li><strong>Max</strong> <strong>Pezzali</strong> sembra Morandi pelato, ma molto più vecchio. Anche uno dei Rockets ma farcito. A me fa sempre venire in mente quando vivevo a Carugate, nel 1981, che c&#8217;era da ammazzarsi. Ma non è vero che fa le canzoni tutte uguali, lui ha fatto una canzone sola, ma a puntate.</li>
<li><strong>Serena</strong> <strong>Brancale</strong>. Ma questa l&#8217;anno scorso non era bionda? Che fa, cambia l&#8217;arredo come l&#8217;Ariston? Sì, bel faccino, intonata, ma sempre quelle canzoncine pretenziose e insipide, sempre quel modo vecchio di vocalizzare, alla Giorgia, anche basta, dai. Altro che la claque che la ovaziona.</li>
<li>Ci mancava pure l&#8217;incontro tra i due <strong>Sandokan</strong> che si baciano le mani e la Pausini che ci cava l&#8217;auspicio della pace nel mondo. Mah. Poi mi dici come fa uno a non ricordarsi di quel fumetto vintage, quel pornazzo, “Sandokaz”. Ma se non siete (orgogliosamente) boomers, che ne potete sapere voi.</li>
<li><strong>Nayt</strong> mi fa venire in mente Mescal di Trinità: “Questo mi è nuovo, non l&#8217;ho mai picchiato prima”. Però una cosa me la suscita: no, non quello che pensate, ma l&#8217;idea che un certo modus maranza sta già invecchiando, è fuori dal tempo, improponibile, estenuato come olio motore, ha rotto i coglioni.</li>
<li>Per <strong>Malika</strong> <strong>Ayane</strong> si può dire quanto detto a proposito di Levante: le grandi promesse, una certa presunzione alternativa, la carriera che non esce, l&#8217;X Factor, tanti Sanremi, fine della favola. Non è neanche colpa loro, non sono peggio di altri, a volte è solo un manager, un gioco di potere, una invidia bastarda e il tempo scorre e non è più il tuo.</li>
<li>Eddy che? <strong>Eddy Brock.</strong> Dice la scuola romana. Ammazza se sta conciata male, &#8216;sta scuola. Ma questo la mattina torna al mercato del pesce, sì? Ma con tremila canzoni che gli sono arrivate Conti questa ha preso? Qui mi taccio e lascio il commento ad un&#8217;amica in diretta: “I miei alunni quando cantano Angela di Checco Zalone sanno fare meglio”.</li>
<li><strong>Sal Da Vinci,</strong> ed è subito rione. Dicono che vince. Talmente brutta che potrebbe. E così la quota Napoli è coperta. Con quegli archi da vicolo, maronna mia. E che colore di capelli! Verace come tutto il resto.</li>
<li>Oh, il sor Nigiotti, questo <strong>Pelù</strong> che non ce l&#8217;ha fatta e ho detto tutto. Ma questo da quanto ci prova? Sia dannata la Nannini che gli fece da chioccia. Dice non sa volare: perché, cantare sì? Comunque non dategli un paracadute.</li>
<li><strong>Tredici</strong> <strong>Pietro</strong> non è come quegli analfabeti che mettono prima il cognome su Facebook è proprio così, uno (strampalato) nome d&#8217;arte, poca: all&#8217;anagrafe Pietro Morandi, e difatti è il figlio: viva l&#8217;Italia. Tutto papà a 16 anni: fatti mandare dalla mamma a prendere il latte e non tornare più. Ricorda anche mister Bentley, quello dei Jefferson. Sempre per boomers felici. Sorbole, Tredici Pietro, rapper bolognese, sai che dice papà? Che uno su mille ce la fa. Ho idea che non sarai tu.</li>
<li><strong>Chiello</strong> si vede che è uno sveglio. Pure Sandokan è perplesso. C&#8217;ha ste due corna di capelli&#8230; Va beh, dice ti penso sempre&#8230; Speriamo che la sventurata non risponda (questa è per chielli che han fatto il classico). Ma tu dimme se io all&#8217;una di notte devo sta&#8217; qua a preoccuparmi di Chiello.</li>
<li>Ecco, già le band al femminile non si sopportano. Così convinte, così bercianti. Quelle italiane poi ancora meno. Quelle che credono di fare il rrruock e sono melense meno che meno. &#8216;Ste Bambole di pezza menomenomenomenomeno (e qui per cogliere bisogna essere proprio acrobati, mica nani&#8230;).</li>
<li>Toh, abbiamo pure lo <strong>Zecchino d&#8217;Oro</strong>. Ma non eravamo in fascia protetta a quest&#8217;ora? Questi per me hanno già vinto: premio ai più odiosi, insulsi, melensi, assurdi e pure cialtroni perché vanno dritti a prendere il posto di quelli là dei cuoricini, che subito dopo si son lasciati. Speriamo gli taglino la testa, a Maria Antonietta e pure quell&#8217;altro, com&#8217;è? Colombre? Ma che c&#8230;.?</li>
<li><strong>Leo Gassman</strong> pure vince un premio: per il più raccomandato di tutti i tempi. Questo sempre in mezzo deve sta&#8217;. Dappertutto. E i Sanremo. E le fiction. E i film. Salve ragazzo. Viva le pari opportunità, eh. Profeta dell&#8217;inclusione, e difatti incluso come questo&#8230;</li>
<li>Ora, questo <strong>Francesco Renga</strong> ha 57 anni. Ha fatto 10 festival. Praticamente è andato più all&#8217;Ariston che a scuola. E non se n&#8217;è mai accorto nessuno. No ma stavolta è quella buona, vedrai.</li>
<li>Questi hanno un nome da bibita.<strong> LDA aka 7even</strong>, non chiedetemi come si pronuncia perché non lo so. Ma chi a chi importa? Sembrano due nerd, ma non fatevi ingannare: lo sono davvero. La canzone gliel&#8217;hanno fatta in 42: non è vero, sono sempre gli stessi tre o quattro con nomi di fantasia ma siccome le “canzoni” sono tutte uguali, cioè usano la IA in modo pedestre, si capisce subito.</li>
</ul>
<p>Max Del Papa, 25 febbraio 2026</p>
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		<title>Sanremo, alle spalle della signora Gianna l&#8217;errore della Rai. E subito dopo Conti fa la gaffe</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sanremo-alle-spalle-della-signora-gianna-lerrore-della-rai-e-subito-dopo-conti-fa-la-gaffe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 11:15:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[carlo conti]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'errore non passa inosservato. L'anziana chiamata sul palco per i suoi 105: lei votò al referendum tra Monarchia e Repubblica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-alle-spalle-della-signora-gianna-lerrore-della-rai-e-subito-dopo-conti-fa-la-gaffe/">Sanremo, alle spalle della signora Gianna l&#8217;errore della Rai. E subito dopo Conti fa la gaffe</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 febbraio 2026 si è aperta la nuova edizione del <strong>Festival di Sanremo,</strong> con momenti emozionanti, ma anche qualche piccolo errore. In particolare, <strong>Carlo</strong> <strong>Conti</strong>, conduttore della serata, ha sbagliato il nome di Gianna Pratesi, pittrice di 105 anni e ospite speciale. La donna, che ha raccontato la sua esperienza durante il primo voto alle donne nel 1946, è stata inizialmente chiamata &#8220;Anna&#8221; dal conduttore. Conti si è subito ripreso, cantando il celebre ritornello della canzone &#8220;Gianna&#8221; di Rino Gaetano, strappando un sorriso al pubblico.</p>
<h2>Un refuso sorprende il pubblico dell&#8217;Ariston</h2>
<p>Durante l’intervento della stessa Gianna Pratesi, sullo schermo alle sue spalle è apparso un errore notevole: la parola <strong>&#8220;Repupplica&#8221;</strong> invece di <strong>&#8220;Repubblica&#8221;.</strong> Il refuso non è passato inosservato e ha scatenato reazioni sui social media. Nonostante ciò, il momento è stato comunque significativo per ricordare l’importanza del 1946, anno in cui le donne italiane votarono per la prima volta.</p>
<p>Gli episodi divertenti non sono mancati. Tra i più condivisi sui social, uno sketch improvvisato tra Carlo Conti e <strong>Laura Pausini</strong> ha catturato l’attenzione. Poco prima dell’arrivo sul palco di Fedez e Marco Masini, Pausini ha chiesto: “E Marco?”, riferendosi ironicamente alla loro assenza momentanea. Conti, citando il famoso brano di Pausini del 1993, ha risposto: “Se n’è andato”. Il siparietto ha divertito il pubblico, mostrando la complicità tra i due conduttori.</p>
<h2>Laura Pausini e il microfono in difficoltà</h2>
<p>Laura Pausini, protagonista della serata, si è trovata al centro di un momento imbarazzante quando ha dovuto sistemare il microfono durante la diretta. Nonostante l’inconveniente, Pausini ha affrontato la situazione con leggerezza, scherzando sulla scena e guadagnandosi l’applauso del pubblico. Anche questo momento è diventato rapidamente virale sui social network.</p>
<p>La prima serata di Sanremo 2026 ha dimostrato che, anche nei contesti più istituzionali, le gaffe e gli imprevisti possono diventare parte dello spettacolo.</p>
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		<title>Sanremo, prima serata: che botta per Conti dagli ascolti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sanremo-prima-serata-che-botta-per-conti-dagli-ascolti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 09:32:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima serata del Festival con Laura Pausini e Can Yaman non sfonda</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Brutta botta per <strong>Carlo</strong> <strong>Conti</strong> dai dati di ascolto della prima serata del <strong>Festival</strong> <strong>di</strong> <strong>Sanremo</strong>.</p>
<p>La prima parte di <span class="hilg1">Sanremo</span> 2026 (dalle 21.42 alle 23.34) ha raccolto in media, in termini di total audience, 13 milioni 158mila, pari al 57.7% di share. La seconda parte (dalle 23.38 all&#8217;1.32) ha avuto invece 6 milioni 45mila con il 58.7%. In totale, parliamo di 9 milioni e 600mila, con uno share del 58%. Parlare di &#8220;flop&#8221; è un po&#8217; esagerato, tutti metterebbero la firma per questi numeri, ma il problema è rispetto all&#8217;anno scorso. Si tratta infatti di 3 milioni in meno con il 7% di share in calo. Lo scorso anno, infatti, furono 12 milioni 600 mila (contro i 9,6 milioni del 2026), con uno share del 65,3% (58% quest&#8217;anno) i telespettatori che seguirono la prima serata del Festival.</p>
<p>In termini di share si tratta comunque del quarto miglior risultato di share dal 1997 con Mike Bongiorno in conduzione, quando non c’era però la total audience L&#8217;anno scorso la prima parte della serata di esordio del festival (dalle 21.15 alle 23.26) aveva ottenuto 16 milioni 200mila spettatori pari al 63.7%; la seconda (dalle 23.30 all&#8217;1.20) 8 milioni 300mila con il 69.3%.</p>
<p>Articolo in aggiornamento</p>
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		<title>Sanremo è il Festival che non c&#8217;è. Lo guardi e ti viene da piangere</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sanremo-e-il-festival-che-non-ce-lo-guardi-e-ti-viene-da-piangere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[carlo conti]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[laura pausini]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In gara più conati che versi. Ma perché pagare cifre da capogiro per sentire 'sta roba? Meno baraccone di un tempo, ma il livello è quello che è</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci ancora qui a tentar di spiegare, di spiegarci il miraggio di un evento che non c&#8217;è ma paralizza il Paese: <strong>Sanremo</strong> la settimana più importante dell&#8217;anno? Ma perché? La vetrina della musica vera, di qualità? Ma come, quando? Se mai il <strong>Festival</strong> come cornice vuota, significante senza significato ma allo stesso tempo spirito del tempo e visione del mondo, zeitegeist e weltanschauung, perfettamente rappresentativo non della musica, non di una nazione, ma del tempo senza costrutto, del mondo così com&#8217;è. Pura immagine, pura proiezione. O, per dirla con Pasolini, descrizione di descrizione.</p>
<p>Ma descrizione di che se non c&#8217;è corpo, sostanza, se non c&#8217;è niente da raccontare?</p>
<p>In questo spiritus mundi asmatico, convulso che è Sanremo, <em>p saasiù apatia che élan vital</em>, più tedio che volontà di rappresentazione, è inutile star qui a fare gli snob, le citazioni latine che nessuno ricorda: vince la cornice, vince l&#8217;evento che non c&#8217;è. I media tutti a dare i numeri ossia le cifre del miraggio, un miraggio pesante con i suoi 100 milioni di raccolta pubblicitaria, il 20% di presenze turistiche in più, i biglietti da duecento a duemila euro per sentire <strong>Elettra Lamborghini che fa i versi,</strong> l&#8217;indotto che nessuno sa quantificare ma è “importante”, come usa dire. Poi gli affari sopra e sotto, sponsor, griffe, scommesse, emittenti, programmi, dirette, finestre, radio, case discografiche, già solo esserci frutta qualche decina di migliaia di euro, a titolo di presenza, se poi ti piazzi bene o comunque ti segnali, se si parla di te, la stagione è garantita, arrivano i concerti nelle arene, negli stadi. Fino all&#8217;<strong>Eurovision</strong> che è un&#8217;appendice dove tutti vogliono andare, per primi quelli che dicono di no come la nostra flotillera <strong>Levante.</strong> All&#8217;Eurovision no e a X Factor sì? A Sanremo sì? Ma niente paura, qui non si fa politica, Carlo nostro si defila, dice che non ci capisce niente, ma capisce fin troppo bene cosa deve fare: non creare problemi e non farsene creare, sia mai, tra Gaza e il referendum. Perché il Festival che non c&#8217;è è come una mina vagante, può galleggiare nella noia per ore, giorni e poi di colpo esplode o la fanno scoppiare coi pretesti più stupidi.</p>
<p>Ma pur che se ne parli! E possibilmente si possa nuocere alle destre guerrafondaie e serve di Trump, non è vero? Quelli di <em>Repubblica</em> <a href="https://www.nicolaporro.it/meloni-se-infuriata-per-il-festival-di-sanremo/" target="_blank" rel="noopener">hanno inventato di sana pianta, unica cosa che gli riesce bene, la partecipazione della presidente del Consiglio</a>, tanto per fomentare un po&#8217; di qualunquismo progressista: Meloni se ci va è scandaloso, Mattarella è salvifico, la salvaguardia della democrazia. Ma non ci va. <strong>Ha ragione Sallusti, è il Festival della stupidità</strong> ma così è se vi pare, così deve essere. In questo senso vale perfettamente anche per le miserie musicali, tu chiamale se vuoi canzoni.</p>
<p>Alla fine l&#8217;evento che non c&#8217;è “tra un belino e l&#8217;altro” muove circa 200 milioni di fatturato, che è l&#8217;unica cosa che conta: <strong>dai soldi discende il potere e dal potere discende il resto</strong>, le fortune e le disgrazie intramoenia, vale a dire nei corridoi, negli uffici che contano in Rai e non solo in Rai perché questo è spettacolo di regime, roba totalitaria da democrazia cinese. Detta facile: se il Festival va male, gl&#8217;imbecilli di sinistra dicono Meloni riferisca in parlamento, se va bene che è un successo dei governi precedenti.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Sanremo, è già iniziato il Festival delle stupidità - Il commento di Sallusti" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/KAAdRM2_jjw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Certo non si dica che qui gira la musica importante. Gira la musica del basso e bassissimo commerciale, che più insulsa è e meglio è, studiata apposta, assemblata apposta per la collezione primavera-estate: ritmi spastici, facce anonime, addobbi insulsi e versi indegni. <strong>Conati, più che versi.</strong> C&#8217;è una ricerca perfino indecente, tanto è sfacciata, del tormentone estivo per far soldi. Essendo tutti avventurieri, non c&#8217;è un solo artista di vaglia quest&#8217;anno “<em>ma nisciuna se ne &#8216;mpuorta”</em>, come cantava Pino Daniele, anzi meglio: si può fingere di puntare sui giovani, sulle sorprese. Ma sì, che vuoi stare lì a fare il difficile. La cornice. L&#8217;evento che non c&#8217;è ma, non essendoci, esiste. Il carrozzone va avanti da sé e ci par di precipitare in un tempo perduto, uno spiritus mundi che sfornava capolavori in quantità da rinascimento musicale. Quaranta, cinquant&#8217;anni fa: come siamo arrivati ai <strong>Ditonellapiaga</strong> e <strong>Bambole di Pezza</strong>? Domanda inutile, e ci scappa da piangere.</p>
<p>La cosa più eccitante è la sigla dell&#8217;eurovisione che riporta antichi epoi sportivi: “Capello&#8230; Capello&#8230; Gol di Capello! Wembley è espugnata!”. Epoche andate e si parla molto di Pippo, come a dire: da soli non ce la facciamo; più in generale, come sempre, si investe su morti e morituri, si sa che la cara salma va su tutto e non manca il momento di geriatria resistenziale, da Mattarella alla Repubblica che ha 80 anni mentre Sanremo 76 e <strong>c&#8217;è una di 105 che potevano anche risparmiarsela, poveretta</strong>: scusassero i cuoricini, cuoricini ipocriti, ma dobbiamo dirlo come va detto: è un abuso bello e buono alla quarta età, un momento patetico sulle ossa di una povera signora che non sa più niente e suscita risate di compatimento: ecco Sanremo, il suo buonismo feroce, il suo cinismo inclusivo.</p>
<p>Sul piano più tecnico, si registrano molti effetti di penombra, fasci, luci caldissime, meno blu televisivo, molto rosso in relative sfumature, come per un salotto intimo, accogliente. Si fa largo uso dell&#8217;orchestra, perché l&#8217;orchestra con gli archi nobilita tutto anche le canzoni che non esistono. Più in generale, fatta salva la pochezza artistica, si percepisce <strong>lo sforzo televisivo a far le cose più eleganti, più solennità e meno baraccone</strong>. Ma che puoi fare quando il livello è infimo? Al Sanremo dei valori si parla sempre di successi, di soldi, di vendite, di fatturati, e si ringrazia molto: la mamma, l&#8217;orchestra, il teatro, il pubblico in sala, il pubblico a casa, il destino, l&#8217;anno passato, l&#8217;anno che verrà, nella più puro spiritus mundi perbenista e perbenino. “Guardatevi dal lievito dei farisei!”.</p>
<p>Pausini che dice a Ferro “bentornato a casa”, capite, Sanremo è roba loro. Ma se la musica ha anche una funzione culturale, educativa, evolutiva, Sanremo è una delle cause, o degli effetti, o entrambi, di una involuzione drammatica. Oggi Flaiano non spremerebbe veleno come nel &#8217;68, “La verità è che a me lo spettacolo, non so più se ridicolo o penoso, di quella gente che urla canzoni molto stupide e quasi tutte uguali, <strong>lo spettacolo mi è parso di vecchi.</strong> Comunque, se la gioventù è questa, tenetevela. Non ho mai visto niente di più anchilosato, rabberciato, futile, vanitoso, lercio e interessato”. <strong>Oggi che Sanremo annichilisce, annulla il Paese</strong>, finisce all&#8217;una e mezza, fa incontrare i due Sandokan, come dire il top del cringe fuso nel trash, si ammazzerebbe e basta. Non si può fare 30 cantanti, non si può, per la Marianna di Labuan.</p>
<p>Quanto avrà fatto la prima del Festival? Dieci milioni, dodici? Cinquanta, ottanta come nella Cina del capitalismo di Stato?</p>
<p>Max Del Papa, 25 febbraio 2026</p>
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		<title>Conti: &#8220;Sanremo sarà democratico e cristiano&#8221;. Ma che vor dì?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/conti-sanremo-sara-democratico-e-cristiano-ma-che-vor-di/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 19:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[carlo conti]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comincia il Festival della fuffa, delle parole vacue per riempire l&#8217;aria. Sentite Carlo Conti, il conduttore lampadato che spegne le polemiche: «Non capisco nulla di politica. Il mio Festival è cristiano e democratico. Cristiano perché ci sono riferimenti alla mia modestissima fede, e democratico perché aperto a tutti». “Ma che mi viene a significare?” chiederebbe [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Comincia il Festival della fuffa, delle parole vacue per riempire l&#8217;aria. Sentite <strong>Carlo Conti,</strong> il conduttore lampadato che spegne le polemiche: «Non capisco nulla di politica. Il mio Festival è cristiano e democratico. Cristiano perché ci sono riferimenti alla mia modestissima fede, e democratico perché aperto a tutti». “Ma che mi viene a significare?” chiederebbe sbigottito Montalbano. In effetti, a parlare sembra Catarella.</p>
<p>Che Conti non capisca nulla, fosse solo di politica, lo sospettavamo, che fosse “cristiano e democratico”, ossia democristiano nel senso di emolliente, adattabile, l&#8217;avevamo capito. Ma democristiano di quale corrente? Rai, <strong>Sanremo?</strong> Se stesso? Della musica italiana no di sicuro, qui c&#8217;è tutto tranne la musica intesa come canzoni fatte come Cristo comanda (a proposito: sentitevi il nuovo singolo di Riccardo Cocciante, 80 anni l&#8217;altroieri: sparisce tutto, tutto). Conti democristiano smorza le polemiche sulla Meloni sanremese: “Se vuole si compra il biglietto ed è la benvenuta”. Un primo ministro che passa al botteghino? Vale anche per il monarca repubblicano, Mattarella col palco reale all&#8217;Ariston?</p>
<p>Festival democratico, dove si possono dire le assurdità in libertà. Hanno già cominciato la Levante e l&#8217;Ermal Meta con i pipponi palestinesi: falli cantare a questi, ma non farli parlare! Ma <strong>Sanremo è democratico</strong>, come dice Conti per dire inclusivo, e in democrazia si possono dire tutte le puttanate che si vogliono, non è vero?</p>
<p>Festival democristiano per dire di regime, conformista, dove nessuno disturba nessuno. Io altro che un Pucci, un Benigni, io sogno ujn Ricky Gervais che ancora 5 anni fa al Golden Globe diceva alla scintillante platea di star: “Voi pervertiti di Hollywood che adesso con Epstein vi cagate in mano”. E ancora: “Questo è stato un anno fantastico per la cinepedofilia”: Cinque anni fa. Ma a Sanremo non metterebbe piede, non è democristiano e neppure democratico. Non è democristiano.</p>
<p>Max Del Papa, 24 febbraio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/conti-sanremo-sara-democratico-e-cristiano-ma-che-vor-di/">Conti: &#8220;Sanremo sarà democratico e cristiano&#8221;. Ma che vor dì?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Al via la liturgia del nulla. Cosa mi aspetto da Sanremo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/al-via-la-liturgia-del-nulla-cosa-mi-aspetto-da-sanremo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 17:15:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Festiva di Sanremo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=304608</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra propaganda soft, pluralismo di facciata e consenso trasversale, l’Ariston diventa specchio opaco del Paese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/al-via-la-liturgia-del-nulla-cosa-mi-aspetto-da-sanremo/">Al via la liturgia del nulla. Cosa mi aspetto da Sanremo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sanremo</strong> è il Festival di tante cose: del regime, della Costituzione, del conformismo, del pubblico a casa, più pota, in senso bergamasco, che apota in senso greco, cioè se la beve e come, si beve tutto, trangugia tutto, sono quelli che, e ve lo dice chi li ha osservati per anni, presidiano la passerella davanti <strong>all&#8217;Ariston</strong> e per ogni creatura vivente o semi-morente esultano, senza capirci niente, ci passa la <strong>Patty Pravo</strong> e “Prafa Mannoiaaa!”, passa una maschera gallonata dell&#8217;Ariston e “Prafo Ceneraliii!” equivocandolo <strong>Vannacci</strong>, una volta ho visto fare un urlo ad uno spazzino, un&#8217;altra volta a un gatto.</p>
<p>Sanremo è anche, da tempo, <strong>il Festival della negazione di tante cose:</strong> la musica, la qualità artistica, il divertimento, la satira, e non è nemmeno vero, non più, se mai lo è stato, che “rispecchia la società italiana”, che sarà pure infima ma se avesse il Festival per identikit non resterebbe che spararsi un colpo in testa.</p>
<p>Sanremo è pure il Festival dello <strong>sciacallismo opportunistico</strong> e quest&#8217;anno, edizione “Venti Ventisei”, settantacinquesima, ci pare, del Regno, lo dedicano al compianto Pippo Baudo ancora fresco. O caldo. Ma chissà se il grande vecchio, che le strappacorate sanremesi le aveva elevate ad arte, sarebbe contento dell&#8217;intestazione postuma di un Festival negazione, dove l&#8217;unica, in fondo pallida star (Patty Pravo ipse non è più proponibile, è reperto di se stessa), non sta in gara ma in cattedra, è <strong>la Pausin</strong>i che peraltro “&#8217;l&#8217;ho scoperta io”, proprio il <strong>SuperPippo</strong> con la Solitudine di 30 anni fa, mai più eguagliata.</p>
<p>Lauretta nostra non è che abbia poi delle hit memorabili nel carniere. Però si è saputa coltivare, insomma è durata, zitta zitta l&#8217;eterna adolescente ha passato i 50 e può far da velona a <strong>Carlo Conti</strong> che ha già messo le mani avanti: <strong>due edizioni sono abbastanza</strong>, al prossimo giro cercatevene un altro. Sarà che si odono scricchiolii premonitori un po&#8217; dappertutto, servizio pubblico, servizi privati, network concorrenti.</p>
<p><strong>Cosa aspettarsi da questa ennesima liturgia circolare,</strong> è difficile dire ed è presto detto: qualità, nuova musica, nuovi protagonisti musicali, decisamente no: escogiteranno se mai qualche personaggio puramente mediatico, citazioni di citazioni, ectoplasmi autoreferenziali ma artisti veri no, sorprese autoriali men che meno; tanto più che a fare i pezzi, <strong>con l&#8217;ausilio decisivo dell&#8217;intelligenza artificiale</strong>, sono sempre quei tre, quattro, da cui una certa indistinguibilità, come una vaghezza per cui Masini e Fedez, due d&#8217;arredamento ormai, potrebbero cantare quello che fa l&#8217;Arisa, idem, e viceversa.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/gira-una-voce-meloni-vuole-andare-a-sanremo-lei-risponde-cosi/" target="_blank" rel="noopener">Gira una voce: Meloni vuole andare a Sanremo.Lei risponde così</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/questo-sanremo-sara-il-festival-del-kikaze/" target="_blank" rel="noopener">Questo Sanremo sarà il Festival del kikazè</a></li>
</ul>
<p>O davvero ci aspettiamo momenti epocali da <strong>Ditonellapiaga</strong>, penosamente evocativo, <strong>Bambole di Pezza o Jay Samurai?</strong> Noi ci scateneremo, come ogni anno, potendolo, trovando, speriamo, materiale su cui lavorare, ma diventa sempre più difficile <strong>sbeffeggiare il nulla sottovuoto</strong> spinto, consociativo nulla, transversale nulla dove a ciascuno spetta un pezzetto di torta. Tranne al povero Presta, ormai fuori dai giochi, che si sfoga con le automemorie velenose, liberatorie.</p>
<p>Tanto nulla, che mai come quest&#8217;anno <strong>la grancassa pubblicitaria,</strong> mediatica è risuonata con tonfi assordanti e stridor di violini: hanno investito somme assurde, non precisate ma dell&#8217;ordine delle decine di milioni, il che significa che hanno affittato, pagato tutti gli spazi possibili dei giornali, dei siti, dei palinsesti; del resto la raccolta pubblicitaria si stima oltre i 100 milioni, record assoluto.</p>
<p><strong>Sanremo ha da essere Evento anzitutto in chiave commerciale,</strong> tutti i main sponsors del Paese ci si infilano e il resto discende di conseguenza: un condizionamento ferreo su tutto, mascherato con le manfrine, le scenette popolari: hanno coinvolto lotterie, scommesse, giochi, i disgraziati per strada a fargli recitare i jingle, gente oltre l&#8217;età della ragione che si comporta senza decoro, come bambini in disagio o cani di Pavlov, ma perché Dio santo, perché?</p>
<p>Hanno aperto finestre sui telegiornali e quindi aperture e quindici edizioni intere, <strong>hanno bloccato tutto, guerre, catastrofi</strong>, eccidi, scandali come quello di Epstein, oltre l&#8217;orrore puro, in un modo oltre il parossistico. Come a dire: meno abbiamo fra le mani e più dobbiamo gonfiare l&#8217;aria, farla camminare.</p>
<p>Ormai <strong>si parla di Sanremo come dello sbarco in Normandia</strong> o sulla luna, se ne parla prima e al psoto dell&#8217;ennesima strage, pregate solo che al pazzoide alla Casa Bianca non salti in ciuffo di attaccare l&#8217;Iran in questa settimana, Giorgia perché saremmo costretti a saperne molto poco, travolti, dirottati dalle perfomance improcrastinabili di Nayt e Sayf, che dovrebbero essere <strong>i nuovi maranza della normalizzazione etnica. </strong></p>
<p>Ecco cosa aspettarci da Sanremo “venti ventisei”: <strong>una continuità nel vuoto cosmico</strong>, nel conformismo televisivo e in quello del woke che non muore, se mai si adegua. Anche questo, vedrete, verrà catalogato come <strong>FestivalMeloni,</strong> ed è vero e non lo è, nel senso che la sinistra non ha più il pieno controllo di una kermesse considerata cosa sua, come tutto il resto, ma certe tossine, certe idiozie di conformismo non le scrosti, restano per inerzia come le muffe dietro ai quadri.</p>
<p>Quella <strong>Levante</strong> che già mette le mani avanti, <strong>“Se vinco non vado all&#8217;Eurofestival perché Israele è genocida”</strong>. Ma non vince e lo sa, una dei tanti finiti senza mai avere davvero cominciato, una che partiva dalla finta patetica dimensione antagonista, <strong>sbavata dalle rivistine come “il Mucchio Selvaggio”, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/io-non-sparo-alla-divisa-racconto-lodio-che-vedo-e-che-ho-subito/" target="_blank" rel="noopener">e so di che parlo</a>,</strong> subito arenatasi nel mainstream più patetico, dove regnano i compromessi di tutti i colori.</p>
<p>Carlo Conti lascia fare, lascia passare, sa che sono sparate a salve, non disturbano nessuno e decorano la torta con la melassa del pluralismo. <strong>Pluralismo de che?</strong> Ma va bene così.</p>
<p>Un&#8217;altra cosa che è lecito non aspettarsi, poi se succede tanto meglio,<strong> è il deflagrare delle polemiche:</strong> da anni ormai non se ne vedono più, Conti il lampadato è lì apposta per spegnere tutto e ci riesce bene, fa il mestiere suo: <strong>i comici sconosciuti ma potenzialmente fastidiosi</strong> come quel tal Pucci sono stati neutralizzati per diktat della segretaria PD, la Lella.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sanremo-cosa-ce-veramente-dietro-il-caso-pucci/" target="_blank" rel="noopener">Sanremo: cosa c’è veramente dietro il “caso Pucci”</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/non-solo-pucci-il-pd-ora-vuole-zittire-cerno/" target="_blank" rel="noopener">Non solo Pucci, il Pd ora vuole zittire Cerno</a></li>
</ul>
<p>A proposito di FestivalMeloni. <strong>Scorrerà tutto nel placido fiume della noia</strong>, rutilante, ma noia, e vanteranno i fatturati pubblicitari, unica cosa a contare nel magico mondo dei Conti. Ma troveranno, garantito, un modo per tirar dentro tutto, per far casino, da Fulminacci a vota NO.</p>
<p>Perché si sbaglia<strong> il ministro Piantedosi,</strong> il referendum è sì un&#8217;ordalia (a proposito: il copyright è mio, ministro, e lei lo sa), come lo è tutto in questo dannatissimo Paese, Sanremo incluso. Se una cosa possiamo aspettarci, da una messa malcantata per i soliti dieci, dodici milioni, è la <strong>demenziale propaganda pure sul referendum,</strong> che, vedrete, si sforzeranno di scovare pure nei testi penosi di questi non artisti.</p>
<p>Non so, piglia Chiello (che è vero, giuro, non una citazione da Renato Carosone): “Dicono sempre di esser degli eroi/Ma ti girano intorno come avvoltoi/Na na na na na na/Na na na na na na/Ma se lo sai/Che scegli sempre quello che ti farà male&#8230;”. <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/la-massoneria-vota-si-che-batosta-per-gratteri-il-dato-che-lo-inchioda/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Come non vederci un sottile invito a votare “dalla parte degli onesti” come dice Gratteri?</strong> </a>C&#8217;è pure l&#8217;onomatopea mascherata, na na na na: basta poco, che ci vuole?</p>
<p>Max Del Papa, 23 febbraio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/al-via-la-liturgia-del-nulla-cosa-mi-aspetto-da-sanremo/">Al via la liturgia del nulla. Cosa mi aspetto da Sanremo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Meloni s&#8217;è infuriata per il Festival di Sanremo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/meloni-se-infuriata-per-il-festival-di-sanremo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 15:48:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Sanremo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Carlo Conti in conferenza stampa: "La premier? Se compra il biglietto, è libera di venire". Lei costretta a smentire</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meloni-se-infuriata-per-il-festival-di-sanremo/">Meloni s&#8217;è infuriata per il Festival di Sanremo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso della conferenza stampa di presentazione del 76esimo Festival di Sanremo, <strong>Carlo</strong> <strong>Conti</strong>, direttore artistico del festival, ha risposto alle domande sulla possibile presenza della Presidente del Consiglio, <strong>Giorgia Meloni,</strong> al Teatro Ariston. &#8220;Non l&#8217;ho invitata&#8221;, ha dichiarato Conti. &#8220;Se compra il biglietto, è libera di venire come qualsiasi altro cittadino.&#8221; Il conduttore toscano ha poi ribadito la sua posizione neutrale, precisando: &#8220;Non ho nessun tipo di rapporto con lei.&#8221; Questo chiarimento ha voluto spegnere qualsiasi speculazione sulle scelte legate alla politica.</p>
<p>E infatti anche la premier s&#8217;è vista costretta a intervenire. &#8220;Leggo da giorni di una mia presunta partecipazione alla prima serata di Sanremo. Una notizia totalmente inventata, smentita immediatamente da Palazzo Chigi e successivamente dallo stesso Carlo Conti &#8211; ha scritto sui social &#8211; Eppure la storia continua: dopo la smentita, oggi il conduttore è stato nuovamente incalzato in conferenza stampa <strong>su questa mia fantomatica presenza</strong>. A questo punto forse conviene ricordare a chi inventa notizie di sana pianta che il FantaSanremo è un gioco divertente per gli appassionati del Festival. Le notizie, invece, dovrebbero restare nel mondo reale. Nel frattempo io continuo a fare il mio lavoro. E sono sicura che <strong>Sanremo</strong> saprà brillare senza ospiti immaginari. Perché è la più grande festa della musica italiana, e non serve infilarci a forza la polemica politica&#8221;.</p>
<h2>&#8220;Non sono né renziano né meloniano, sono libero&#8221;</h2>
<p>Durante la conferenza stampa, Carlo Conti ha sottolineato la sua indipendenza professionale. &#8220;Quando c&#8217;era Renzi mi chiamavano renziano, ora meloniano. Ma io sono libero e ci tengo alla mia autonomia.&#8221; Ha poi aggiunto che il suo lavoro consiste nel fare il &#8220;giullare in televisione,&#8221; un ruolo che rivendica con orgoglio. Conti ha infatti lavorato a Sanremo sotto diverse amministrazioni governative, ribadendo che la Rai non lo ha mai condizionato nelle sue scelte artistiche.</p>
<h2>La polemica sull&#8217;assenza di Andrea Pucci</h2>
<p>Un altro tema caldo è stato il forfait del comico Andrea Pucci, che ha rinunciato a partecipare al festival a causa di polemiche su alcuni suoi spettacoli. Conti si è detto rammaricato per la situazione, spiegando: &#8220;La scelta di Pucci era basata sul suo valore artistico. Non pensavo suscitasse così tante critiche.&#8221; Ha poi ricordato episodi simili avvenuti in passato, come quello che coinvolse Maurizio Crozza. Conti ha compreso il ritiro del comico, ammettendo che la pressione di un palco così importante può pesare.</p>
<h2>Un omaggio a Pippo Baudo</h2>
<p>Non solo polemiche e chiarimenti, ma anche momenti di emozione durante la conferenza stampa. Carlo Conti ha dedicato il Festival di Sanremo 2026 a Pippo Baudo, figura iconica dello spettacolo italiano, scomparso ad agosto 2025. &#8220;Quest&#8217;anno tocca a me fare il primo Festival senza di lui,&#8221; ha detto commosso. Baudo ha condotto il Festival per molte edizioni, lasciando un&#8217;eredità importante che Conti intende celebrare. Questo tributo è stato considerato doveroso da parte del direttore artistico.</p>
<h2>Laura Pausini e il dialogo scherzoso con Fiorello</h2>
<p>Durante l&#8217;evento, Conti ha anche presentato Laura Pausini, descrivendola come &#8220;la mia meravigliosa compagna di viaggio.&#8221; Per rendere l&#8217;atmosfera più leggera, Fiorello ha fatto una comparsa a sorpresa tramite videochiamata, scherzando con il direttore artistico. Questi momenti di leggerezza hanno bilanciato le discussioni sulle polemiche, aprendo una finestra sulla complicità e il lavoro di squadra dietro il festival.</p>
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		<title>Ranucci l&#8217;ha fatta fuori dal vaso: scoppia la bufera su Mr. Report</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 15:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la notizia, riportata anche da Nicolaporro.it, sulle assunzioni in Rai, il conduttore attacca il Giornale. Ma usa una parola che riesce ad unire tutti contro di lui. Anche il sindacato di sinistra</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-lha-fatta-fuori-dal-vaso-scoppia-la-bufera-su-mr-report/">Ranucci l&#8217;ha fatta fuori dal vaso: scoppia la bufera su Mr. Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Report</em> è di nuovo al centro della polemica. Stavolta non per un’inchiesta, ma per le parole del suo conduttore, <strong>Sigfrido Ranucci,</strong> che nel tentativo di replicare a un articolo pubblicato da <em>Il Giornale </em>e da<em> Nicolaporro.it (<a href="https://www.nicolaporro.it/quel-documento-riservato-sulla-rai-ecco-chi-comanda-davvero/" target="_blank" rel="noopener">leggi qui</a>)</em> ha finito per aprire un fronte interno alla Rai, attirandosi le critiche non solo della testata avversaria ma anche dei sindacati dei giornalisti dell’azienda. Tutto nasce da un articolo che analizza la graduatoria di un concorso interno Rai per la stabilizzazione di 127 giornalisti. Ranucci ha reagito con un post dai toni durissimi, parlando di “cialtronata”, accusando <em>Il Giornale</em> di falsità e omissioni, e rivendicando che gli assunti provenienti da Report sarebbero 8 e non 2.</p>
<p>Nel farlo, però, ha utilizzato un’espressione destinata a far discutere: ha scritto che sei di loro, se accetteranno, saranno “<strong>deportati</strong>” nelle sedi regionali delle Tgr. Un termine che ha spostato immediatamente il baricentro del dibattito.</p>
<h2>La reazione dei sindacati Rai</h2>
<p>La replica del Coordinamento dei Cdr della Tgr è stata netta. Parole “inaccettabili”, hanno scritto, ricordando che nelle redazioni regionali non si viene “deportati”, ma si entra per selezione pubblica. Il termine è stato definito “irrispettoso” verso chi la deportazione, quella vera, l’ha subita. Non si tratta di una polemica formale. La Tgr rivendica da anni la propria dignità professionale, ricordando che <strong>centinaia di giornalisti arrivati con i concorsi del 2015 e del 2019</strong> hanno portato esperienza nazionale e internazionale nelle sedi regionali.</p>
<p>In sostanza, la critica non è solo semantica: definire una destinazione in Tgr come una “deportazione” implica una gerarchia implicita, una svalutazione del lavoro nelle redazioni territoriali rispetto a quello delle trasmissioni d’inchiesta.</p>
<h2>La controreplica di Ranucci</h2>
<p>Ranucci ha risposto rivendicando ironicamente di aver “ricongiunto” i due sindacati Rai. Ha ammesso che le critiche sul termine sono legittime, spiegando di averlo inserito tra virgolette <strong>su consiglio di un esperto di comunicazione</strong>. Ma non ha fatto un passo indietro nella sostanza. &#8220;Ammesso questo &#8211; ha scritto &#8211; attendo di sapete dai colleghi giornalisti sindacalisti qual è il termine giusto per rappresentare un concorso che si basa 1) su prove che nulla hanno a che fare con il giornalismo di inchiesta, ma per i notiziari; che richiede agli idonei, per essere assunti, di accettare <strong>sedi lontane dal posto in cui vivono</strong>, di pagare due affitti perché sono costretti a lasciare la propria abitazione, di lasciare genitori malati, mariti, figli appena nati, vari affetti, di interrompere relazioni sociali ed esperienze lavorative maturate in un decennio nelle trasmissioni d&#8217;inchiesta; che rischia di svuotare trasmissioni storiche della Rai, al quale successo hanno contribuito anche coloro che saranno &#8220;deportati&#8221;&#8221;. Infine, ha rilanciato l’accusa politica, sostenendo che <em>Il Giornale</em> starebbe conducendo u<strong>na campagna di delegittimazione contro Report</strong> e sottolineando che al direttore della testata verrà affidata una striscia quotidiana in Rai, “ennesima” affidata a giornalisti esterni.</p>
<h2>Il nodo politico e il problema comunicativo</h2>
<p>Il punto critico, tuttavia, non è la legittimità di discutere un concorso interno o di difendere la propria redazione. È il linguaggio. La parola “deportazione” non è un’iperbole neutra. È un termine carico di memoria storica, di tragedia, di violenza. Anche tra virgolette, anche come provocazione comunicativa, sposta il confronto su un piano simbolico che eccede la questione organizzativa. Un conto è denunciare un concorso ritenuto penalizzante; altro è evocare scenari di coercizione storica per descrivere trasferimenti professionali in un’azienda pubblica. C’è poi un elemento ulteriore: se si difende la professionalità interna della Rai contro le “strisce affidate a esterni”, <strong>diventa difficile liquidare come una sorta di punizione l’approdo nelle redazioni regionali</strong>, che sono parte integrante del servizio pubblico e non un esilio.</p>
<p>Ranucci sostiene che il concorso rischia di “svuotare” programmi storici. È una posizione legittima. Ma la Rai è un’azienda pubblica, non una federazione di feudi editoriali. I giornalisti non sono proprietà delle singole trasmissioni. E poi sai quanta gente, che fa altri mestieri, è costretta ad accettare posti di lavoro lontani da casa? Il mercato del lavoro, purtroppo, non è un pranzo di gala.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-lha-fatta-fuori-dal-vaso-scoppia-la-bufera-su-mr-report/">Ranucci l&#8217;ha fatta fuori dal vaso: scoppia la bufera su Mr. Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Quel documento riservato sulla Rai: &#8220;Ecco chi comanda davvero&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 09:20:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ESCLUSIVO: Nicolaporro.it è in grado di spiegare chi conta davvero nella presunta "Telemeloni". E c'è una sorpresa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quel-documento-riservato-sulla-rai-ecco-chi-comanda-davvero/">Quel documento riservato sulla Rai: &#8220;Ecco chi comanda davvero&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per capire chi conta (davvero) nella <strong>“Rai meloniana”</strong> basta spulciare l’esito del concorso interno per stabilizzare i 127 giornalisti assegnati da esterni alle varie produzioni. Il sito <em>Nicolaporro.it</em> è venuto in possesso del documento (riservato) sulla graduatoria finale. Spuntano inaspettate sorprese. Quasi clamorose. <strong>Sigfrido Ranucci</strong> che “frigna” (un giorno sì e pure l’altro) contro la Rai targata Meloni porta a casa <strong>due assunzioni nella &#8220;lista speciale&#8221;</strong> delle prime sette posizioni.</p>
<p>È opportuno spiegare il meccanismo. A fine novembre 2025, si è aperta una selezione riservata alle matricole per stabilizzare 127 giornalisti in Rai, da spalmare nelle varie testate regionali del Tgr. Dopo un lungo braccio di ferro tra sindacati e vertici si è trovata una mediazione: solo i primi 7 classificati avranno la possibilità di restare nelle produzioni di appartenenza (<em>Agorà, Chi l’ha Visto, Presa Diretta</em>). Tutti gli altri saranno sbarcati nei Tg regionali a seguire sagre, feste di paese e convegni sulla sanità. Da Potenza a Podenzoi. Da Reggio Calabria a Cremona. Cosa c’entra Sigrifdo Ranucci? Ecco che <em>Report</em> (al contrario di quanto scrivono alcuni siti) <strong>prende il bottino più grosso nei primi 7</strong> con ben due assunzioni. Al primo posto si classifica Giulia Presutti, che resterà nella redazione di <em>Report</em>. In quarta posizione si piazza il giornalista Andrea Tornaga, inviato di <em>Report</em> e collaboratore del <em>Fatto Quotidiano</em> diretto da Marco Travaglio. Nessuna altra produzione è riuscita a portare a casa nelle prime 7 posizioni due giornalisti. Solo Report. Altro che Rai meloniana.</p>
<p>“È evidente che ha giocato un ruolo importante il peso del conduttore, fa ridere la polemica di Ranucci&#8221;, si sfoga uno dei giornalisti che ha superato la selezione ma sarà dirottato nelle redazioni locali. Nei primi 7 si piazzano anche giornalisti de <em>La Vita in Diretta</em> e di <em>Chi l’ha visto</em>. Entrambe le produzioni hanno al timone conduttori di peso i cui programmi fanno registrare share alti: Alberto Matano e Federica Sciarelli. Tra le produzioni più falcidiate dalla selezione figurano <em>Agorà</em> (che non piazza nessuno nei primi 7 posti), <em>Uno Mattina</em> e <em>Presa Diretta</em>. Altro che Rai meloniana.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-insiste-che-vergogna-report-che-saccanisce-su-sgarbi/">Ranucci insiste: che vergogna Report che s&#8217;accanisce su Sgarbi</a></li>
</ul>
<p>Ora c’è un problema serio. <strong>Dalle produzioni spariranno 120 giornalisti che dovranno essere collocati nelle redazioni locali</strong>. Il bando prevede che i neoassunti dovranno restare nei Tgr 5 anni. Chiudono bottega le produzioni? L’unica strada che si apre per i neoassunti: la rinuncia all’assunzione a tempo indeterminato. Continuando a lavorare come partita Iva. In alternativa le produzioni dovranno rinforzare le proprie produzioni con 120 nuovi arrivi. Per la prima volta sindacati di destra e sinistra sono d&#8217;accordo sullo strapotere di Ranucci, Matano e Sciarelli. La selezione si è svolta a fine novembre. &#8220;Una passeggiata&#8221;, commentano i partecipanti. Due le prove: colloquio e servizio (tv-radio). Dall’inserimento in Rai restano fuori 33 idonei non vincitori. Che dovranno attendere la prossima tornata per gli interni.</p>
<p>Ora però le trattative sono ricominciate. L&#8217;obiettivo è quello di allargare la fascia dei magnifici 7 almeno fino alla 50° posizione. <strong>Regna il caos nell&#8217;azienda di Stato</strong>. Non si conosce infatti la tempistica del passaggio dalle produzioni ai tg regionali. Potrebbe avvenire già domani. Scatenando la paralisi.</p>
<p>Pasquale Napolitano, 20 febbraio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quel-documento-riservato-sulla-rai-ecco-chi-comanda-davvero/">Quel documento riservato sulla Rai: &#8220;Ecco chi comanda davvero&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Gira una voce: &#8220;Meloni vuole andare a Sanremo&#8221;. Lei risponde così</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 14:54:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I retroscena dei giornali parlano di un contatto tra Palazzo Chigi e lo staff del Festival. Cosa c'è di vero?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/gira-una-voce-meloni-vuole-andare-a-sanremo-lei-risponde-cosi/">Gira una voce: &#8220;Meloni vuole andare a Sanremo&#8221;. Lei risponde così</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La premier Giorgia Meloni starebbe considerando la possibilità di assistere alla prima serata del Festival di Sanremo, prevista per il 24 febbraio 2026. Questa decisione costituirebbe un’eccezione storica, in quanto nessun presidente del Consiglio ha mai partecipato di persona all’Ariston. Si tratterebbe dunque di un evento inedito per il legame tra politica e il celebre festival musicale italiano.</p>
<p>O almeno è questo quello che si legge in queste ore sui vari giornali, in particolare <em>La Stampa</em> e <em>Repubblica</em>. Ma è vero?</p>
<p>Secondo i due quotidiani, a Palazzo Chigi sarebbero già stati avviati <strong>contatti con l&#8217;organizzazione del Festival</strong> per analizzare le necessarie misure di sicurezza in caso di una presenza in platea della premier. Non si parlerebbe di un semplice intervento in collegamento video, ma di una partecipazione dal vivo, tra il pubblico presente al Teatro Ariston. Secondo alcune indiscrezioni, l’obiettivo sarebbe raggiungere un’audience televisiva ampia e variegata, un’occasione unica soprattutto in vista del referendum sulla giustizia previsto nelle settimane successive.</p>
<h2>Cosa succederà davvero</h2>
<p>In realtà gli impegni internazionali sono serrati. La stessa data, il 24 febbraio, coincide con l’anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. Giorgia Meloni sta valutando l’opzione di un viaggio a Kiev, legato ai negoziati diplomatici in corso a Ginevra. La partecipazione al Festival, dunque, dovrebbe valutare la possibilità di conciliare gli impegni istituzionali con l&#8217;evento canoro.</p>
<p>Senza contare che la presenza di Giorgia Meloni al Festival rappresenterebbe una rottura rispetto al passato. Unico caso simile fu quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel 2023 presenziò alla prima serata seduto in platea: un evento mai accaduto in precedenza nell’ambito politico italiano legato a Sanremo. Ma una cosa è il capo dello Stato, un&#8217;altra il capo del Governo. Soprattutto a poche settimane da un importante referendum sulla giustizia.</p>
<p>E infatti fonti di Palazzo Chigi all&#8217;Ansa cestinano come &#8220;prive di fondamento&#8221; le notizie della partecipazione della premier all&#8217;Ariston. Di più: &#8220;Non è mai stata considerata l&#8217;ipotesi di una sua partecipazione&#8221; al Festival della canzone italiana.</p>
<h2>Il Festival di Sanremo verso l’edizione 2026</h2>
<p>Nel frattempo, il conduttore Carlo Conti e l&#8217;organizzazione del Festival stanno definendo gli ultimi dettagli per l’edizione 2026. Tra i presentatori attesi ci sono Laura Pausini, Tiziano Ferro e Can Yaman, mentre si continua a lavorare dietro le quinte per garantire il consueto spettacolo che collega musica, televisione e cultura pop italiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/gira-una-voce-meloni-vuole-andare-a-sanremo-lei-risponde-cosi/">Gira una voce: &#8220;Meloni vuole andare a Sanremo&#8221;. Lei risponde così</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Era solo fango: Vittorio Sgarbi assolto dall&#8217;accusa di riciclaggio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/era-solo-fango-vittorio-sgarbi-assolto-dallaccusa-di-riciclaggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 15:49:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[vittorio sgarbi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sentenza del Gup di Reggio Emilia in relazione al quadro di Rutilio Manetti "La cattura di San Pietro"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/era-solo-fango-vittorio-sgarbi-assolto-dallaccusa-di-riciclaggio/">Era solo fango: Vittorio Sgarbi assolto dall&#8217;accusa di riciclaggio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 16 febbraio, il tribunale di Reggio Emilia ha pronunciato la sentenza: <strong>Vittorio Sgarbi</strong> è assolto dall’accusa di <strong>riciclaggio</strong> “perché il fatto non costituisce reato”. L’indagine, partita da Macerata dove il critico d&#8217;arte ha domicilio, riguardava l’alterazione di un quadro di <strong>Rutilio</strong> <strong>Manetti</strong>, &#8220;La cattura di San Pietro&#8221;, con l’aggiunta di una fiaccola. Due dei reati contestati erano già stati archiviati, ma la Procura reggiana &#8211; guidata da Gaetano Calogero Paci  &#8211; aveva comunque chiesto quaranta mesi di carcere.</p>
<p>L&#8217;ex sottosegretario era finito alla sbarra dopo che Lino Frongia, un pittore reggiano, aveva riferito a <em>Report</em> e al <em>Fatto Quotidiano</em> di aver aggiunto una fiammella al dipinto, su incarico del critico d&#8217;arte. Secondo l&#8217;accusa, l&#8217;opera sarebbe stata rubata nel castello di Buriasco (Torino) nel febbraio del 2013 e, dopo la modifica, sarebbe riapparsa nel 2021 a Lucca come inedito di Manetti ma di proprietà di Sgarbi. La mostra era intitolata &#8220;I pittori della luce&#8221;, a Lucca, curata proprio dal critico d&#8217;arte. Il processo (che riguardava solo il riciclaggio, essendo già state archiviate le accuse di contraffazione di beni culturali e autoriciclaggio) si è svolto in rito abbreviato e a pronunciare l&#8217;assoluzione è stato il Gup. &#8220;Dopo un giudizio regolare, innanzi agli organi giudiziari, il professore è stato assolto, perché il fatto non costituisce reato, anche dall&#8217;imputazione residua, dopo l&#8217;archiviazione per due reati originariamente contestati, già conseguita all&#8217;esito delle indagini preliminari &#8211; dicono i legali Alfonso Furgiuele e Giampaolo Cicconi &#8211; Ciò dimostra, ancora una volta, come <strong>la macchina del fango</strong> attivata con gli strumenti mediatici provochi ingiusti, e difficilmente riparabili, danni morali e materiali, per un cittadino innocente&#8221;.</p>
<p>Il caso del dipinto, la campagna stampa di Report e del Fatto, oltre ad una lettera dell&#8217;Antitrust, avevano spinto Vittorio Sgarbi &#8211; era il febbraio del 2024 &#8211; a dimettersi dal ruolo di sottosegretario. <a href="https://www.nicolaporro.it/sgarbi-annuncia-mi-dimetto-da-sottosegretario/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;annuncio il critico d&#8217;arte lo diede proprio alla Ripartenza, la kermesse ideata e condotta da Nicola Porro</a>.</p>
<p>Nella giornata di oggi, insomma, il giudice Luca Ramponi<strong> ha posto fine alle polemiche</strong>: Sgarbi non solo esce pulito dalle accuse, ma resta il simbolo di chi difende l’arte senza piegarsi a chi prova a criminalizzare la passione. In un mondo dove la verità spesso è ostacolata dai clamori mediatici, la sentenza è chiara: non tutte le ombre meritano di macchiare chi vive per la bellezza. Così, <strong>Vittorio Sgarbi,</strong> ancora una volta, ha vinto la sua battaglia.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 16 febbraio 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/7EKPHMHTUUg?si=9ARuYNUz8WKeg0ib" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>
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		<title>Sanremo: cosa c’è veramente dietro il “caso Pucci”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 18:39:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Pucci]]></category>
		<category><![CDATA[sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra indignazione online e pressioni sulla Rai, la vicenda si trasforma in un nuovo terreno di scontro culturale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al grido<strong> “allarme sono fascisti”</strong> molti intellettuali di area progressista, hanno scatenato una vera e propria campagna d’odio nei riguardi del comico <a href="https://www.nicolaporro.it/pucci-sanremo-e-le-colpe-dei-leader-di-sinistra/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Andrea Pucci</strong></a>, facendogli prudentemente rinunciare al ruolo di co-conduttore al Festival di Sanremo.</p>
<p>Sulla inverosimile levata di scudi di una sinistra sempre più sgangherata, si è cosi espresso <strong>Tullio Camiglieri,</strong> in un articolo pubblicato su <em>il Riformista: </em>“Dopo l’annuncio di Pucci di una sua possibile presenza al Festival di Sanremo, si è scatenato un cortocircuito perfetto: <strong>indignazione social, interrogazioni parlamentari,</strong> accuse di omofobia e fascismo, richieste di chiarimenti alla Rai.</p>
<p><strong>Siamo arrivati all’interrogazione parlamentare</strong> da parte del Pd per chiedere spiegazioni alla Rai sulla scelta di un comico! La colpa di Pucci sarebbe di essere omofobo e fascista. Basta: il fascismo è stato una tragedia vera per il nostro Paese, che ha prodotto guerre, deportazioni e omicidi, non può essere ridotta ad un’accusa banale, destinata a perdere peso e significato.”</p>
<p>Su questo argomento, ovviamente, non poteva mancare la sentenza passata in giudicato di miss simpatia, alias Selvaggia Lucarelli, che sui social, prima ha addirittura attaccato la premier Meloni rea, secondo la specialista nel sollevamento delle palette, di difendere un cosiddetto “autore di bodyshaming”, per poi ripiegare su un bersaglio più comodo rappresentato dal sempre gioviale <strong>Carlo Conti</strong>, conduttore e direttore artistico del Festival della canzone italiana.</p>
<p>“Complimenti a Carlo Conti – ha scritto l’implacabile inquisitrice del pensiero unico della caciotta -. Dopo quella che non canta <em>Bella Ciao – </em>riferimento a <strong>Laura Pausini</strong> – e  lo stalker canterino amico di Giorgia, sul palco di Sanremo abbiamo anche Andrea Pucci, quello che fa bodyshaming su Elly Schlein, battute omofobe e finezze varie. È un bel presidente!&#8221;.</p>
<p><strong>Si tratta di un post che non avrebbe bisogno di alcun commento</strong>, dato che chi lo ha scritto, per comprenderne la cifra morale, durante il Covid aveva augurato la morte a chi non si vaccinava con questo messaggio delirante: Madonna come vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo”.</p>
<p>Tant’è che lo stesso comico milanese, che per la cronaca riempie i teatri con i suoi spettacoli, <strong>ha pubblicato una risposta indiretta alla Lucarelli</strong> che sarebbe da incorniciare: “Le meduse sono sopravvissute 650 milioni di anni senza cervello. Una grande notizia per molti”. Standing ovation!</p>
<p>Claudio Romiti, 14 febbraio 2026</p>
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