<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Cultura, tv e spettacoli</title>
	<atom:link href="https://www.nicolaporro.it/articoli/cultura-tv-spettacoli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nicolaporro.it/articoli/cultura-tv-spettacoli/</link>
	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Sun, 23 Aug 2026 12:36:53 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Il morbo che sta divorando l’Occidente: odiare noi stessi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-morbo-che-sta-divorando-loccidente-odiare-noi-stessi/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-morbo-che-sta-divorando-loccidente-odiare-noi-stessi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fiorenza Cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 14:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[occidente]]></category>
		<category><![CDATA[paolo gambi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=339554</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel saggio “Il morbo”, Paolo Gambi racconta la crisi della nostra civiltà e la sua possibile cura: verità, speranza e gentilezza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-morbo-che-sta-divorando-loccidente-odiare-noi-stessi/">Il morbo che sta divorando l’Occidente: odiare noi stessi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Serpeggia in Occidente<strong> un morbo silenzioso</strong> e letale: è l’odio verso sé stessi, verso la propria storia, i propri valori, le proprie radici e le proprie istituzioni. È un disprezzo costante per ciò che siamo, nonostante l’Occidente rappresenti ancora una parte del mondo in cui è possibile esprimere liberamente questo <strong>dissenso</strong> e che ha prodotto un grande patrimonio filosofico, tecnico e artistico. Ma chi esprime tanto livore? Gli occidentali stessi.</p>
<p>A spiegare le ragioni di questo fenomeno con un’analisi intelligente e sferzante è <strong>Paolo Gambi,</strong> poeta e scrittore, nel saggio <em>Il morbo</em>. Una diagnosi accurata, ma soprattutto una sorprendente idea di cura. L’Occidente nasce dall’alchimia di tre grandi eredità: Atene, Roma e Gerusalemme. “Queste tre eredità sarebbero rimaste tre elementi sconnessi, se non ci fosse stato il cristianesimo; fu la parola cristiana a dire che il logos greco era lo stesso Verbo che si era fatto carne a Betlemme, che il diritto romano poteva rivestire le membra di una carità nuova, che il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe era il Padre di Gesù di Nazareth”.</p>
<p><strong>L’Occidente è poi uscito dai propri confini,</strong> diventando una realtà planetaria. Lo ha fatto anche attraverso la violenza, ma portando con sé importanti strumenti di crescita e soprattutto ha diffuso il principio dell’universalità, già presente nel cristianesimo, affermando che davanti a Dio tutti gli uomini sono uguali.</p>
<p>In questo solco, la ricerca della verità, nonostante ostacoli e contraddizioni, è stata considerata una finalità fondamentale. La nostra civiltà ha costruito un metodo di conoscenza basato sulla ricerca, sul confronto e sulla possibilità di correggere i propri errori. Oggi, invece, <strong>la verità sembra interessare sempre meno</strong>: è faticosa da raggiungere, complessa e scevra dagli interessi del potere, dunque non allettante. Al suo posto si è affermata la cosiddetta “post-verità”, nella quale contano maggiormente emozioni e convinzioni personali rispetto ai fatti.</p>
<p>Nel 2016<strong> gli Oxford Dictionaries</strong> hanno scelto “post-truth” come parola dell’anno, definendola una situazione in cui i fatti oggettivi hanno meno influenza sulla formazione dell’opinione pubblica rispetto agli appelli, alle emozioni e alle convinzioni personali. In altre parole, tendiamo ad accettare più facilmente ciò che vogliamo sia vero, anche quando è oggettivamente falso.</p>
<p>Questo meccanismo era già stato studiato nel <strong>1971 dallo psicologo sociale Henri Tajfel:</strong> per schierarsi non sempre abbiamo bisogno di valide ragioni, è sufficiente che esista una linea capace di dividere il campo in due. La post-verità sfrutta proprio questo bisogno di appartenenza, oggi amplificato dalla rete e dagli algoritmi.</p>
<p>Il risultato è che molte persone vivono dentro bolle informative che confermano continuamente ciò in cui già credono. Gli algoritmi di piattaforme come <strong>Google, Facebook e TikTok</strong> osservano ciò che cerchiamo, guardiamo e condividiamo e ci restituiscono soprattutto contenuti simili ai nostri interessi e alle nostre convinzioni. Gli psicologi definiscono questo fenomeno “bias di conferma”: il cervello tende naturalmente a cercare informazioni che confermino le proprie idee e a scartare quelle che le contraddicono.</p>
<p>Chi mette in discussione la propria bolla viene spesso escluso dal confronto e il non conformista può trasformarsi, agli occhi degli altri, in un nemico. Fuori dalla bolla, invece, <strong>la realtà è più complessa</strong> e non può essere ridotta a uno slogan; dunque, riconoscere questa complessità significa accettare la possibilità di essere stati ingannati, anche dalle migliori intenzioni, anche da sé stessi.</p>
<p>Come aveva intuito <strong>Orwell</strong>, chi controlla la lingua può controllare la realtà. Un esempio significativo è la parola “patria”, oggi spesso guardata con sospetto. Amare la propria patria, però, non significa negare i diritti degli altri, anzi, chi riconosce il valore della propria casa può comprendere meglio anche il diritto altrui di averne una. La patria non è un idolo né una realtà perfetta; una nazione deve saper riconoscere sia i propri errori sia i propri meriti. La critica storica è quindi necessaria e positiva, ma è profondamente diversa dall’odio sistematico verso la propria civiltà.</p>
<p><strong>Roger Scruton</strong> ha definito questo fenomeno “<strong>oicofobia</strong>”, cioè la paura della propria casa e, per estensione, il rifiuto della propria civiltà. Non si tratta più di un sano distacco critico, ma di un sentimento di disgusto verso la civiltà che ci ha generati. Il problema non è la critica in sé, bensì il momento in cui essa diventa così radicale da far desiderare un Occidente diverso o addirittura la sua fine, fino a renderlo incapace di riconoscere il proprio valore e di difendersi.</p>
<p>Secondo Gambi, proprio nei luoghi in cui dovrebbe esistere una maggiore resistenza a questo atteggiamento – nelle scuole, nelle università, nelle redazioni e nei parlamenti – il morbo trova spesso terreno fertile. <strong>L’Occidente ha costruito sé stesso attraverso la libertà di pensiero</strong> e il confronto, ma oggi questo stesso approccio, quando diventa rifiuto indiscriminato della propria identità, rischia di produrre un profondo malessere, soprattutto nelle nuove generazioni.</p>
<p>A questo problema si aggiunge una conseguenza ancora più profonda. Il sociologo americano<strong> Jonathan Haidt</strong>, studiando la salute mentale dei giovani occidentali, ha individuato un paradosso: siamo di fronte a una generazione apparentemente molto sicura, ma anche sempre più ansiosa, depressa e fragile, non educata alla speranza.</p>
<p>L’analisi dell’autore si concentra allora su un aspetto tanto strutturale quanto impalpabile: l’anima. La consapevolezza che questo luogo prezioso sia abitato dall’infinito creatore appartiene soprattutto alla tradizione cristiana, nella quale Dio, attraverso l’incarnazione, abbraccia l’essere umano nella sua interezza, nella luce e nel fango. Dio si è fatto carne. Negare questa dimensione e non riconoscere il nostro impasto di bene e male significa creare una frattura dentro e fuori di noi. Nelle sue lettere, <strong>San Giovanni scriveva</strong>: “Già ora sono sorti molti anticristi” (1 Gv 2,18): l’anticristo non è soltanto una persona, ma può rappresentare un processo culturale che, negando Cristo venuto nella carne, finisce per negare anche la dignità divina presente in ogni essere umano.</p>
<p>La cultura occidentale ha spesso celebrato <strong>la figura del ribelle</strong> che si oppone a Dio, come nella letteratura da Milton a Byron e Baudelaire. Anche alcune forme artistiche moderne hanno esaltato il nulla, la disperazione e la distruzione. Ma, secondo il Nostro, questa strada non conduce a una vera liberazione: distruggere senza costruire lascia soltanto il vuoto e la solitudine.</p>
<p>La risposta al morbo è la speranza, un fuoco già presente dentro di noi che deve solo essere riconosciuto e alimentato; la storia di molti grandi dimostra che la luce può sconfiggere le tenebre anche nei momenti più difficili. <strong>Vaclav Havel, dissidente e perseguitato politico sotto il regime comunista dell’allora Cecoslovacchia,</strong> definisce splendidamente questa attesa del cuore “La speranza non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che qualcosa ha senso, indipendentemente da come va a finire”.</p>
<p>Nessuno, infatti, sa come va a finire, ma questo non frena i passi di un uomo nella storia. Lo testimonia anche <strong>Francesco d’Assisi.</strong> Quando compose il Cantico delle Creature, la più alta poesia di lode e pace cosmica mai scritta, era rinchiuso in una capanna, il corpo martoriato dalle malattie e l’anima oppressa dal peso dei fallimenti storici del suo stesso ordine. Francesco non si arrese, perché la garanzia del risultato non appartiene all’azione umana: grano e zizzania crescono da sempre nello stesso campo.</p>
<p>Da questa consapevolezza nasce una prospettiva nuova e universale capace di superare la logica binaria e manichea del “noi contro loro” e il coraggio di trovare delle ragioni persino nella tesi dell’avversario.<strong> Paolo Gambi propone uno strumento di pensiero potente</strong>, controintuitivo e rivoluzionario: la gentilezza umanistica. Essere gentili non significa arrendersi, ma trattare l’altro come un essere umano dotato di una storia, di ragioni e di un’anima che risponde alla nostra stessa luce; si crea così un dialogo che non distrugge, ma, in nome della verità, crea bellezza.</p>
<p>Fiorenza Cirillo, 23 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-morbo-che-sta-divorando-loccidente-odiare-noi-stessi/">Il morbo che sta divorando l’Occidente: odiare noi stessi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/il-morbo-che-sta-divorando-loccidente-odiare-noi-stessi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viva Mentana che denuncia la faziosità di La7</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/viva-mentana-che-denuncia-la-faziosita-di-la7/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/viva-mentana-che-denuncia-la-faziosita-di-la7/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 10:24:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Mentana]]></category>
		<category><![CDATA[la7]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[ubrano cairo]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=339608</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo storico direttore rompe il silenzio e sembra quasi dare l'addio: “O diventa qualcosa che possono vedere tutti o penso che posso pure fare altro”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/viva-mentana-che-denuncia-la-faziosita-di-la7/">Viva Mentana che denuncia la faziosità di La7</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è in giro una cert’aria, quasi un vento di pentimenti. In America la milionaria Alexandra Ocasio-Cortez, con la X, proclama, lei, che<strong> il woke fa schifo</strong> e comunque è moro, lei che ci ha costruito su la sua effimera fortuna, e si scatena un effetto domino più sfacciato dell’8 settembre di regimesca memoria: manca poco che i comunisti, i wokisti più fanatici e violenti non ti inseguano per la strada dandoti del fascista opportunista e “dov’eri tu quando noi difendevamo il mondo dai danni del woke?”. Tipo Peppone in Senato che si ridestava di soprassalto e partiva con gli ululati.</p>
<p>Dov’eravamo? A combattere davvero i comunisti wokisti, in 4 gatti. E adesso tutti si superano a destra e sinistra al grido “Io? Mai stato woke, anzi lo soffrivo”, una sciocca opportunista scopre che<strong> “il woke è di destra”</strong> e rilancia la lotta di popolo che è un sempreverde evocativo. Proprio adesso che io, maschio 62enne, avevo deciso di avere un figlio, pur in menopausa. Vatti a fidare dei “contrordine, compagni!”.</p>
<p>L’aria di pentimenti non risparmia le cose nostre. <strong>Enrico Mentana va a Cortina</strong> e prima dice che la sinistra, ossia il partito comunista, non ha uno straccio di prospettiva, di progetto da qui ai prossimi 50 anni, in pratica dandogli dei mentecatti, poi rincara e dice che “O La7 diventa qualcosa che possono vedere tutti o penso che posso pure fare altro” (<a href="https://www.facebook.com/watch/?ref=search&amp;v=1092601450383653&amp;external_log_id=a35a03e5-8b43-4d57-894d-c5863117394c&amp;q=mentana%20la7" target="_blank" rel="noopener nofollow">qui il video</a>). E tutti: per forza, ha in caldo le alternative per tornare a Mediaset o dirigere “la <em>CNN</em> italiana” sulle ceneri di <em>Repubblica.</em></p>
<p><strong>Ma non sono le dietrologie su Mentana che contano</strong>, quello che importa è che lui denuda il re e toglie il velo su una manfrina che tutti vedevano, capivano ma, ancora una volta, guai a dirlo, si passava per balordi, servi “delle destre” o, nella migliore delle ipotesi, balenghi, visionari con le allucinazioni. Chicco lascia pochi dubbi, pochi spiragli: da direttore di lungo corso non se la sente più, si vede, di fare il pesce in barile, di tacere, già a Dogliani due mesi prima aveva ammesso che “un elettore del centrodestra guardando La7 non può sentirsi a casa”.</p>
<p>Ma non era questione di sentirsi nel conforto di una rete amica, condiscendente, era che La7 sta oltre il parossismo militante, oltre lo sprezzo di qualsiasi deontologia, ai confini del comico, sia pure quel comico o ridicolo che alla lunga indigna, fa incazzare. Giusto il capo delle news, <strong>Andrea Salerno,</strong> poteva dire senza tremare che<strong> “A La7 siamo liberi e diamo fastidio a tutti”.</strong> Sì, liberi, liberissimi di sintonizzarsi sul Pd. Come se i telespettatori fossero ebeti integrali, come non si accorgessero della propaganda forsennata di tutti i programmi e tutti i conduttori! Cairo rende il <em>Corriere</em> sempre più simile a un rotocalco rosa e dirotta l’impegno militante sulla televisione.</p>
<p><strong>Mentana a fine anno sarà libero</strong>, lui sì, di andarsene, in scadenza di contratto, risolvendo una certa qual insofferenza professionale, di serietà: si può essere di parte, tutti i giornalisti di potere lo sono, le “schiene dritte” si devono per lo più ai colpi della strega, ai troppi inchini, ma insomma con un minimo di stile, di ritegno! Diceva Salerno in quella intervista: no, noi facciamo solo le domande. Ma per favore! Quali domande, poi? Quelle di Lilli Gruber a Vannacci, “che farebbe con un figlio gay?”, “Lei tradisce sua moglie rumena?”.<strong> A La7 la vergogna è poco praticata</strong> e ci son di quelli, come il piddino organico Zoro, che vanno oltre, la trasformano in improntitudine, si credono simpatici a fare i ribaldi, chiamano la loro trasmissione “Propaganda Live” come per dire: embé? Avete qualcosa da ridire?</p>
<p><strong>La7 è come Rai 3, si ama dire</strong>. No, è oltre, è come una intera rete modellata sullo stile di Report e adesso Report è cascato in disgrazia trascinandosi il dominus, il Sigfrido dalle ottantamila chat e dalle mille code. O magari il contrario, ma il risultato non cambia: c’è vento di pentimenti a sinistra, falsi ma urgenti perché s’intravvedono elezioni all’orizzonte e non si sa quando possono arrivare; e, come dice Mentana, spietato, il partito comunista non ha uno straccio di idea, di programma, di strategia, arrivano a scipparsi i ripensamenti sul woke, la storiella di Conte sull’amico di Boston che nel suo integralismo idiota lo scuote, lo fa riflettere, è patetica come un racconto cazzaro di <strong>Manuel Fantoni o di padre Spinetti,</strong> entrambi personaggi di Verdone. Nella disperazione dei siti gay che sul woke crescono i loro strepiti e nella freddezza del Pd la cui segretaria non ha gli strumenti culturali, intellettuali per fiutare il vento che cambia. Psicodrammi grotteschi sui quali Mentana infierisce a buon diritto.</p>
<p>Quanto a dire che il woke non è una faccenda di statuette o di balordaggini fra il delirante e il criminale, è una nube, una fede, una religione che da decenni intossica e invade tutto dalla finanza all’energia alla comunicazione. <strong>Quindi mollarlo ha il sapore di una autentica rivoluzione,</strong> troppo impegnativa per riuscire davvero. In fondo, le paracule come Alexandra stanno solo invitando a maggiore scaltrezza, con cui reinventare un woke più ambiguo ma pervasivo.</p>
<p>Sapendo che una religione non cresce in un giorno ma neanche in un giorno muore, entra nel sangue e negli affari, diventa egemonia, dunque potere, si può, si deve aggiornare, ma non abbandonare. A Grosseto, bischera provincia comunista, il Pd ha adottato dei cessi poliformi riservati a sirene, alieni, robot, perfino a Batman. Nel segno dell’inclusione più inutile perché se tutti possono andare nello stesso unico posto è inutile distinguere coi disegnini, le targhette. A La7 l’inclusione funziona al contrario, possono entrare tutti ma con l’expertise giusta.<strong> E Mentana a 71 anni s’è rotto le palle</strong>, va bene tutto, dev’essersi detto, ma invecchiare in questa mestizia propagandistica, in questa succursale nordcoreana o iraniana, anche no. Per cosa, poi?</p>
<p>Per un partito comunista senz’arte né parte, infantilmente proiettato sul qui e ora, che non sa immaginare un mondo nuovo, che neanche si prova a immaginarlo e se proprio deve non sa che rifluire a risacche massimaliste, rigurgiti terzomondisti,<strong> a un neomarxismo sclerotico e demenziale,</strong> inzuppato di un woke dal quale non può ripulirsi? che insegue la saldatura con l’Islam di conquista da cui riceverà in cambio la testa tagliata come al galletto che si crede furbo?<strong> La sinistra comunista italiana è penosa,</strong> corre dietro ai Ranucci da candidare e annaspa nella pretesa autoreferenziale, nella vanità capricciosa, nella fuga dalla realtà, nella politica onirica, da filosofi greci ma senza dietro la risorsa schiavistica, da cui il malcreato proposito di ricavarla dai disperati &#8220;che raccolgono i pomodori&#8221;, senza preoccuparsi di fornire un contenuto sociale, una dimensione sociale alle sfaccettature di un vivere comune faticoso, penoso. Ricevere tutti, senza limiti poi alla prima difficoltà sfilarsi lasciando l&#8217;accoglienza ai preti, al clero onirico e un po&#8217; fellone di papa Prevost.</p>
<p>E risolvere le magre con la propaganda zero o mille dei suoi canali, delle <strong>sue La7 organiche che per tutto hanno un colpevole, Meloni.</strong> Non è questione di “non sentirsi a casa”, è che la casa di La7 è di carte e Mentana, esaurito l’ultimo lealismo aziendalistico, non ci si sente neanche lui e non è opportunismo, non ne ha bisogno, è quell’esigenza di dignità che solo chi ce l’ha può avvertire, gli altri, troppo drogati di servitude, non capiranno, anzi più che mai si sentiranno mistici, vittime, bonzi dell’imperatore.</p>
<p>Max Del Papa, 23 agosto 2026</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1092601450383653%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/viva-mentana-che-denuncia-la-faziosita-di-la7/">Viva Mentana che denuncia la faziosità di La7</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/viva-mentana-che-denuncia-la-faziosita-di-la7/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>77</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mistero Rai, su Radio1 l’informazione va in ferie</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/mistero-rai-su-radio1-linformazione-va-in-ferie/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/mistero-rai-su-radio1-linformazione-va-in-ferie/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Bisignani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 13:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[radio1]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=339379</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da tre settimane Radio anch’io e Zapping sono fermi, mentre le redazioni interne si svuotano per pensionamenti e gli esterni vengono confermati</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mistero-rai-su-radio1-linformazione-va-in-ferie/">Mistero Rai, su Radio1 l’informazione va in ferie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il pilatesco Consiglio di amministrazione della Rai si sarà accorto che su <strong>Radio1 l’informazione è praticamente scomparsa?</strong> Musica, musica e podcast un po’ polverosi, mentre gli approfondimenti sull’attualità sono stati azzerati. Incidente di percorso o scelta deliberata? Da tre settimane fondamentali programmi di approfondimento giornalistico come <em>Radio anch’io</em> e <em>Zapping</em> sono in pausa. <strong>Tre settimane:</strong> come se ad agosto, insieme agli italiani, potessero andare in ferie anche le notizie. Una pausa tanto lunga quanto singolare per quella che dovrebbe essere l’ammiraglia radiofonica del servizio pubblico.</p>
<p>La spiegazione ufficiale è quasi più interessante del silenzio: <strong>non gravare sui giornalisti delle redazioni tematiche</strong>, ormai ridotte all’osso da un’emorragia di pensionamenti che va avanti da anni. Quasi cinquanta uscite previste entro il 2031, a quanto risulta, senza che si intraveda un ricambio adeguato.</p>
<p>Eppure, miracoli della contabilità Rai, alla ripresa del nuovo palinsesto i contratti degli esterni sono stati già tutti confermati. <strong>Dunque i soldi ci sono.</strong> Semplicemente, sembrano esserci più facilmente per le risorse esterne che per rafforzare le redazioni interne. E qualcuno, nei corridoi di Saxa Rubra, malignamente osserva che certe voci esterne sembrano talvolta più inclini alla propaganda che all’informazione.</p>
<p>Il paradosso più gustoso resta però il Gr: a forza di pacchetti di promozioni — e se ne annuncia già un altro per ottobre — rischiano di esserci più generali che soldati semplici. <strong>Tante teste, molti gradi e sempre meno “bassa” manovalanza,</strong> quella che però le notizie deve cercarle, verificarle, raccontarle e mandarle in onda.</p>
<p>Così Radio1, senza quegli approfondimenti che dovrebbero essere il sale del servizio pubblico, rischia di diventare una radio con molta compagnia e poca informazione<strong>. </strong>E il CdA? Probabilmente ha altro a cui pensare. O forse ha scelto la soluzione più antica e collaudata: lavarsene le mani anche per la Radio. Pilatesca appunto.</p>
<p>Luigi Bisignani per <em>il Tempo</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mistero-rai-su-radio1-linformazione-va-in-ferie/">Mistero Rai, su Radio1 l’informazione va in ferie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/mistero-rai-su-radio1-linformazione-va-in-ferie/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tre buoni motivi per cacciare Ranucci (e uno per tenerlo a Report)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tre-buoni-motivi-per-cacciare-ranucci-e-uno-per-tenerlo-a-report/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/tre-buoni-motivi-per-cacciare-ranucci-e-uno-per-tenerlo-a-report/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 06:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338998</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sigfrido Ranucci è convinto che la sua sospensione dalla conduzione di Report, data per scontata da Libero, sarebbe &#8220;inquinata da falsità&#8221;. Molti ritengono invece che a renderlo inadatto al &#8220;servizio pubblico&#8221; (che orribile definizione) siano la sua amicizia con Valter Lavitola, il suo ego smisurato, il suo essersi paragonato a Falcone e Borsellino, le chat, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tre-buoni-motivi-per-cacciare-ranucci-e-uno-per-tenerlo-a-report/">Tre buoni motivi per cacciare Ranucci (e uno per tenerlo a Report)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sigfrido</strong> <strong>Ranucci</strong> è convinto che la sua sospensione dalla conduzione di <em>Report</em>, <a href="https://www.nicolaporro.it/libero-sgancia-la-bomba-la-rai-ha-deciso-di-sospendere-ranucci/" target="_blank" rel="noopener">data per scontata da </a><em>Libero,</em> sarebbe &#8220;inquinata da falsità&#8221;. Molti ritengono invece che a renderlo inadatto al &#8220;servizio pubblico&#8221; (che orribile definizione) siano <a href="https://www.nicolaporro.it/il-delirio-di-ranucci-un-mandante-sopra-lavitola-ce-una-regia-un-piano-globale/" target="_blank" rel="noopener">la sua amicizia con </a><strong>Valter Lavitola,</strong> il suo ego smisurato, <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-si-paragona-a-falcone-e-borsellino-litalia-uccide-i-suoi-uomini-migliori/" target="_blank" rel="noopener">il suo essersi paragonato a Falcone e Borsellino</a>, le chat, le telefonate in cui sembrava cercare un movente per l&#8217;amico faccendiere, la sua conoscenza di Gomes Clesio Tavares eccetera eccetera eccetera.</p>
<p>Tutto sbagliato.</p>
<p>Esistono invece tre buoni motivi (tutti giornalistici) per togliere la conduzione del programma di Rai 3 all&#8217;uomo che l&#8217;ha ereditato da <strong>Milena Gabanelli</strong>, ne ha incattivito il metodo (già di per sé pessimo: sicuri che riportare lei alla conduzione risolverebbe il problema?) e l&#8217;ha focalizzato, in sostanza, quasi esclusivamente su un unico nemico politico. La destra. Le destre. Giorgia Meloni. E tutto ciò che le ruota attorno.</p>
<p>Il primo motivo è quella patetica figuraccia rimediata a <em>È sempre Cartabianca</em>: nel pieno dell&#8217;affaire Minetti, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/nordio-si-prende-la-rivincita-su-minetti-notizie-fasulle-e-inventate/" target="_blank" rel="noopener">Sigfrido va in tv a dire di aver ricevuto una notizia secondo cui il ministro <strong>Carlo Nordio</strong> sarebbe stato al Ranch di Cipriani</a>, dove succedeva chissà cosa. Ranucci aggiunge che la sta verificando, la notizia. Peccato fosse una bufala bella e buona (o state ancora controllando?). La puntata successiva Ranucci si cosparse il capo di cenere e <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ho-detto-che-vergogna-ranucci-su-nordio-le-finte-scuse-fanno-pena/" target="_blank" rel="noopener">provò ad arrampicarsi sugli specchi</a>, spiegando che <em>no, mica lui aveva dato una notizia falsa: </em>aveva solo anticipato che quella notizia<em> la stava ancora verificando</em>. Già, peccato che, non essendo mai successo, non si trattasse di una notizia, ma di una polpetta avvelenata. E quindi era meglio non spacciarla per buona in diretta tv prima di assicurarsi della sua fondatezza.</p>
<p>Il secondo motivo riguarda <strong>Gennaro Sangiuliano</strong> e la moglie, peraltro collega di Ranucci in Rai. Nel pieno dell&#8217;affaire <strong>Maria Rosaria Boccia</strong> (<a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-scarica-la-boccia-ma-rischia-il-boomerang-cosa-puo-raccontare-lamica/" target="_blank" rel="noopener">altro capitolo da approfondire, in merito alle frequentazioni del nostro</a>), <em>Report</em> <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-schifo-di-report-che-mette-alla-gogna-la-moglie-di-sangiuliano/" target="_blank" rel="noopener">mandò in onda una telefonata molto privata tra l&#8217;ex ministro e la consorte tradita</a>. Cosa aggiungeva al racconto giornalistico sul caso? Nulla. Ma Ranucci, che oggi lamenta il killeraggio mediatico nei suoi confronti, non si fece alcun problema a renderla di dominio pubblico. E anzi la difese come un grande scoop giornalistico.</p>
<p>Il terzo e ultimo motivo ci fa tornare, ancora, alla bomba scoppiata davanti a casa sua. Mentre i pm indagavano e lui godeva di una scorta rafforzata, <a href="https://www.nicolaporro.it/bomba-a-ranucci-report-spaccio-una-bufala-sara-il-caso-di-togliere-la-puntata/" target="_blank" rel="noopener"><em>Report</em> collegò degli invisibili fili neri che, secondo i segugi del servizio pubblico, partivano dal Cantiere Navale Vittoria, passavano per Manhattan, lambivano il paese di Marcellino e infine arrivavano sotto casa di Sigfrido</a>. La prova regina? Una lettera anonima contro un deputato campano che avrebbe fatto ricorso a manovalanza camorristica. Riscontri? Qualche supposizione e un paio di coincidenze. Infatti, pochi mesi dopo, <a href="https://www.nicolaporro.it/lavitola-ammette-sono-io-il-mandante-della-bomba-e-su-ranucci-sapeva-no-comment/" target="_blank" rel="noopener">confesserà non un gran boss della mafia, ma l&#8217;amico fraterno della vittima</a>, cioè <strong>Valter Lavitola.</strong> Insomma: la trasmissione d&#8217;inchiesta di punta della Rai aveva preso un bidone e l&#8217;aveva spacciato per vero.</p>
<p>Se tre indizi fanno una prova, ci sarebbero in effetti tutti i presupposti per chiedere al buon Sigfrido un passo indietro. E non per le amicizie, le mail aziendali girate a Lavitola o per quelle telefonate con il suo attentatore. No. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che, forse, Sua Eccellenza Giornalistica ha perso il tocco magico (se mai ce l&#8217;ha avuto). Tuttavia, come andiamo ripetendo da qualche giorno, la scelta migliore per Telemeloni <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-12-agosto-2026/" target="_blank" rel="noopener">sarebbe quella di lasciarlo al suo posto</a>. <strong>Perché con Ranucci alla guida, <em>Report</em> risulterà un micetto spelacchiato incapace di nuocere</strong>. Con quale faccia i suoi inviati potranno andare a fare le pulci a Fratelli d&#8217;Italia (o ad altri) per i selfie rubati con gente poco raccomandabile, se il loro conduttore si faceva fotografie amichevoli con un pregiudicato e il suo braccio destro? E come potranno collegare &#8220;i puntini&#8221; in futuro, se su questa storia hanno rimediato solo grosse pernacchie?</p>
<p>Ps: Se non bastassero le motivazioni di cui sopra, basterebbe rileggersi <a href="https://www.nicolaporro.it/il-delirio-di-ranucci-un-mandante-sopra-lavitola-ce-una-regia-un-piano-globale/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;intervista rilasciata a <em>Repubblica</em></a> in cui Ranucci sostiene che sopra <strong>Valter Lavitola</strong> ci sia una regia, &#8220;un piano globale, con noti terminali interni nell’informazione controllata dalla destra italiana&#8221;, al fine di delegittimare la magistratura e il giornalismo indipendente. Un complottone che parte da <strong>Licio</strong> <strong>Gelli</strong>, passa per la P2, arriva a Musk, Trump, Bezos, Bannon, Peter Thiel, <em>Esperia</em>, Netanyahu, i social di Palazzo Chigi e l&#8217;immancabile &#8220;galassia politica fascista&#8221;, tutti uniti per soffocare la democrazia in Italia e in Europa. Mancano solo Topo Gigio e la massoneria. Domanda: ma uno in grado di scovare e analizzare tutto questo movimento di fili e interessi concentrici, davvero non s&#8217;è accorto che il suo amico fraterno chiamava Gomez per piazzargli un ordigno sotto casa?</p>
<p>Giuseppe De Lorenzo, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tre-buoni-motivi-per-cacciare-ranucci-e-uno-per-tenerlo-a-report/">Tre buoni motivi per cacciare Ranucci (e uno per tenerlo a Report)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/tre-buoni-motivi-per-cacciare-ranucci-e-uno-per-tenerlo-a-report/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>27</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Suggerimento a Ranucci: pubblica tu i veri costi di Report</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/suggerimento-a-ranucci-pubblica-tu-i-veri-costi-di-report/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/suggerimento-a-ranucci-pubblica-tu-i-veri-costi-di-report/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 17:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338983</guid>

					<description><![CDATA[<p>Invece di minacciare querele, i giornalisti del programma di Rai 3 potrebbero fare ciò che chiedono agli altri: dimostrare totale trasparenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/suggerimento-a-ranucci-pubblica-tu-i-veri-costi-di-report/">Suggerimento a Ranucci: pubblica tu i veri costi di Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un paradosso evidente nella vicenda che coinvolge <strong>Sigfrido Ranucci</strong> e <em>Report.</em> Per anni, la trasmissione di Rai3 ha fatto della trasparenza sui compensi, sugli incarichi e sull’utilizzo del denaro pubblico una delle proprie bandiere. Gli stipendi degli altri diventavano materia d’inchiesta, i costi delle istituzioni finivano costantemente sotto la lente d’ingrandimento della trasmissione, i privilegi venivano svelati e raccontati al pubblico. Nessuna reticenza sembrava giustificabile quando a essere interrogati erano gli altri.</p>
<p>Ora, però, che il faro si è spostato proprio sulla redazione di <em>Report,</em> il clima sembra improvvisamente cambiato.</p>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-e-i-costi-di-report-questa-fa-ridere-gli-anti-querela-ora-querelano-altri-giornalisti/" target="_blank" rel="noopener"><em>Il Tempo</em> ha pubblicato alcune cifre relative ai <strong>costi sostenuti dalla trasmissione</strong> per alcuni suoi inviati, definendole come stipendi</a>. Ranucci e la redazione hanno reagito duramente, annunciando querele e contestando la ricostruzione: quelle somme, sostengono, non corrisponderebbero agli stipendi individuali, ma comprenderebbero anche le spese necessarie alla realizzazione dei servizi. La redazione ha inoltre denunciato la diffusione di un documento interno della Rai.</p>
<p>Se i dati sono errati, è sacrosanto contestarli. Se sono stati presentati in modo fuorviante, è altrettanto legittimo chiedere una rettifica. Ma qui il problema non è soltanto stabilire se una cifra sia corretta o meno. Il problema è la coerenza. <strong>È difficile sostenere che il cittadino abbia il diritto di sapere quanto guadagnano o quanto costano politici</strong>, manager, dirigenti e dipendenti pubblici, salvo poi considerare quasi intollerabile che qualcuno faccia le stesse domande quando il soggetto osservato è una trasmissione del servizio pubblico.</p>
<p>Non è in discussione il diritto di Ranucci a difendersi da informazioni che ritiene false. Quel diritto è indiscutibile. Ma proprio un programma che ha costruito una parte consistente della propria autorevolezza sull’idea che nulla debba essere sottratto allo sguardo dell’opinione pubblica dovrebbe essere il primo a offrire la massima chiarezza. E allora la soluzione sarebbe semplicissima: pubblicare i numeri reali. Quanto costa una puntata di <em>Report</em>? Quanto viene speso per gli inviati? Quanto per i viaggi? Quanto per il montaggio? <strong>Quanto per le trasferte</strong>? Quanto viene effettivamente corrisposto ai singoli professionisti?</p>
<p>Se, come sostiene la redazione, le cifre contestate non rappresentano affatto gli stipendi dei giornalisti, ma includono una serie di costi di produzione, non ci sarebbe nulla di più semplice che spiegare pubblicamente, voce per voce, come vengono utilizzati quei soldi.</p>
<p>Sarebbe una risposta perfettamente coerente con la filosofia di <em>Report</em>.</p>
<p>E invece assistiamo da giorni a una reazione che, almeno sul piano dell’immagine, appare sorprendentemente diversa da quella che ci si aspetterebbe da chi ha fatto della trasparenza una missione giornalistica. Il punto, infatti, non è stabilire se un inviato di <em>Report</em> guadagni tanto o poco. E nemmeno giudicare a priori se quei compensi siano giusti o meno. Il punto è un altro: <strong>se la trasparenza è un valore, deve esserlo sempre</strong>. Non soltanto per gli altri.</p>
<p>Altrimenti si finisce per applicare una regola piuttosto singolare: il diritto di sapere è sacrosanto finché riguarda il vicino di casa, mentre diventa invasivo quando qualcuno bussa alla nostra porta. Questo è il vero cortocircuito <em>made in Report</em>. <strong>Ranucci ha costruito la propria credibilità professionale anche sulla capacità di porre domande scomode</strong>. È esattamente ciò che dovrebbe fare un giornalista d’inchiesta. Ma il giornalismo d’inchiesta, se vuole essere credibile, deve accettare la reciprocità: chi pone domande deve essere disposto a riceverle.</p>
<p>Non esiste una trasparenza a senso unico. E soprattutto non esiste una zona franca per chi, per mestiere, entra nelle zone franche degli altri. <strong>Se le cifre pubblicate sono false, Ranucci lo dimostri.</strong> Metta sul tavolo i dati corretti, spieghi ogni singola voce di spesa e renda impossibile qualsiasi equivoco.</p>
<p>Così dimostrerebbe che le accuse sono infondate e, contemporaneamente, confermerebbe nei fatti quella cultura della trasparenza che Report ha sempre rivendicato. <strong>Altrimenti il rischio è che permanga una spiacevole impressione di doppio standard</strong>. Quando il faro di R<em>e</em>port illumina gli altri, la luce deve essere potentissima. Quando qualcuno prova a puntarlo sulla brigata Ranucci, improvvisamente si cerca l’interruttore.</p>
<p>E questo, per un programma che ha fatto dell’inchiesta perenne e della trasparenza la propria cifra identitaria, è un problema molto più serio di qualche numero pubblicato su un giornale.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/suggerimento-a-ranucci-pubblica-tu-i-veri-costi-di-report/">Suggerimento a Ranucci: pubblica tu i veri costi di Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/suggerimento-a-ranucci-pubblica-tu-i-veri-costi-di-report/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libero sgancia la bomba: &#8220;La Rai ha deciso di sospendere Ranucci&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/libero-sgancia-la-bomba-la-rai-ha-deciso-di-sospendere-ranucci/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/libero-sgancia-la-bomba-la-rai-ha-deciso-di-sospendere-ranucci/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 08:38:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338935</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ufficio del personale e legali di viale Mazzini alla ricerca di incarichi compatibili con il profilo professionale di Ranucci (per evitare ricorsi)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/libero-sgancia-la-bomba-la-rai-ha-deciso-di-sospendere-ranucci/">Libero sgancia la bomba: &#8220;La Rai ha deciso di sospendere Ranucci&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto scrive <strong>Giacomo</strong> <strong>Amadori</strong> su <em>Libero,</em> in Rai sarebbe ormai maturata la decisione di togliere a <strong>Sigfrido Ranucci</strong> la conduzione e la gestione di Report. Il provvedimento potrebbe arrivare a breve, ma Viale Mazzini starebbe studiando con attenzione ogni passaggio per evitare un contenzioso che possa riportare il giornalista al suo posto, come già accaduto in passato con altri volti Rai. L&#8217;incubo Santoro è dietro l&#8217;angolo e in fondo è stato lo stesso conduttore a dire, riportano le cronache, <a href="https://www.nicolaporro.it/laddio-a-report-ranucci-sfida-la-rai-magari-arriva-un-risarcimento-da-paura/" target="_blank" rel="noopener">di essere pronto a chiedere un mega risarcimento</a>.</p>
<p>L’azienda dovrebbe quindi accompagnare la sospensione con l’offerta di <strong>incarichi compatibili con il profilo professionale di Ranucci</strong>. Tra le possibilità considerate ci sarebbe anche un ritorno a Rainews, dove aveva lavorato prima di approdare a Report. Parallelamente, la direzione Approfondimento dovrà stabilire chi guiderà il programma e se separare la conduzione dalla responsabilità autorale. La scelta del successore, secondo Libero, dovrebbe inoltre evitare figure troppo caratterizzate politicamente a destra.</p>
<p>Alla base della rottura ci sarebbe soprattutto il deterioramento del rapporto di fiducia con l’azienda, aggravato dai rapporti emersi tra Ranucci e <strong>Valter Lavitola.</strong> Amadori ricorda le rivelazioni di Libero sul progetto, raccontato da Lavitola ai magistrati, di produrre esternamente le trasmissioni per poi venderle alla Rai, sul modello Santoro. A Viale Mazzini avrebbe suscitato perplessità anche l’incarico affidato all’inviato Daniele Autieri di verificare una pista che chiamava in causa i servizi israeliani nell’attentato contro Ranucci.</p>
<p>La soluzione allo studio sarebbe dunque mantenerlo in <strong>un ruolo giornalistico prestigioso, ma inserito in una struttura con una direzione responsabile della linea editoriale</strong>. Insomma: libero di fare il suo lavoro, anche di inchiesta, ma sotto la direzione di qualcun altro che ne freni &#8211; se possibile &#8211; quelli che vengono ritenuti gli eccessi di questi ultimi anni.</p>
<p>Immediata la risposta dell&#8217;avvocato di Ranucci. &#8220;Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento nei confronti di Sigfrido Ranucci, e quindi della trasmissione <strong>Report</strong>, sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che, nonostante la posizione netta e chiara della Autorità Giudiziaria sulla vittima e la sua inconsapevolezza, sono state alimentate incessantemente da polemiche pretestuose anche all’interno della Azienda”, ha detto l&#8217;avvocato Roberto De Vita. “Motivazioni laterali alla vicenda, quali frequentazioni, fonti e inchieste controverse, sarebbero espedienti e artifici formali e sostanziali. Motivazioni inerenti una ‘incompatibilità ambientale’ attesa la ridondanza della vicenda e i suoi riflessi negativi per l’Azienda, sarebbero pretesto cortese e si tradurrebbero di fatto nella punizione della vittima, che ben poco ospizio ha nel nostro ordinamento. Ogni ulteriore ed altra giustificazione &#8211; aggiunge il legale &#8211; sconterebbe inoltre le già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale, <strong>collocando nell’orbita della decisione politica le iniziative della Rai nei confronti del conduttore e della trasmissione</strong>”. E ancora: “Per questo saggezza ed equilibrio, considerati anche casi precedenti, dovrebbero portare ad attendere che la conclusione delle indagini giudiziarie consenta di solidarizzare senza esitazione verso la vittima di un grave attentato e anche per questo confermarla alla guida della più importante trasmissione di inchiesta italiana oppure (cosa che non sarà ed è già ben evidente) censurare consapevoli o inconsapevoli disinvolture (la cui esistenza si rinviene solo nelle dichiarazioni e negli scritti di politici e giornalisti da sempre animati da spirito di rivalsa nei confronti di Report)”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/libero-sgancia-la-bomba-la-rai-ha-deciso-di-sospendere-ranucci/">Libero sgancia la bomba: &#8220;La Rai ha deciso di sospendere Ranucci&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/libero-sgancia-la-bomba-la-rai-ha-deciso-di-sospendere-ranucci/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>27</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ranucci e i costi di Report, questa fa ridere: gli &#8220;anti-querela&#8221; ora querelano altri giornalisti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-e-i-costi-di-report-questa-fa-ridere-gli-anti-querela-ora-querelano-altri-giornalisti/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ranucci-e-i-costi-di-report-questa-fa-ridere-gli-anti-querela-ora-querelano-altri-giornalisti/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 10:32:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338796</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il conduttore e la redazione urlano indignati. Proprio loro che diffusero la telefonata tra Sangiuliano e la moglie (oltre alla lettera anonima rivelatasi una bufala)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-e-i-costi-di-report-questa-fa-ridere-gli-anti-querela-ora-querelano-altri-giornalisti/">Ranucci e i costi di Report, questa fa ridere: gli &#8220;anti-querela&#8221; ora querelano altri giornalisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri, 17 agosto, <em>Il Tempo</em> di Daniele Capezzone ha pubblicato in prima pagina un’inchiesta esclusiva dal titolo: “Stipendi faraonici e spese incredibili: quanto ci costa <em>Report</em>”. I numeri, riferiti a <strong>una trentina di inviati e autori</strong> nelle stagioni 2022-2023, 2023-2024 e 2024-2025, elencano i costi della trasmissione a carico del servizio pubblico e arrivano a un totale compreso, nelle varie edizioni, fra 2,2 a quasi 2,9 milioni di euro. Alcuni nomi storici del programma (Giorgio Mottola, Giulia Innocenzi e altri) risultano associati a cifre che superano abitualmente i 100 mila euro, con picchi verso i 200-300 mila.</p>
<p>Apriti cielo! La reazione della redazione di Report è stata immediata e sprezzante. In una nota gli inviati e le inviate parlano di <strong>una campagna di diffamazione</strong> e di cifre false e surrettizie spacciate per stipendi. Spiegano che i giornalisti lavorano in gran parte a partita IVA, auto-producono i servizi e anticipano di tasca propria trasferte, montaggi e spese vive: le somme pubblicate sarebbero quindi il totale dei costi dei singoli pezzi, non le retribuzioni pure. Per questa ragione hanno annunciato querele contro<em> Il Tempo</em> e contro ogni testata che riprenda quei dati. Sigfrido Ranucci, dal canto suo, denuncia su Facebook quella che ritiene essere una “<strong>grave diffusione di un documento interno strategico</strong>” della Rai e preannuncia una denuncia al Comitato etico nel tentativo di scovare e far punire chi ha fornito il materiale.</p>
<p>Evidentemente <strong>il metodo Report non piace a Report</strong>: i prìncipi delle inchieste senza scrupoli piagnucolano quando qualcuno condivide i loro documenti riservati. Capezzone, per nulla preoccupato dalle minacce della squadra di Report, replica secco: “Si arrampicano sugli specchi”. E nel frattempo Fratelli d’Italia, tramite il deputato Francesco Filini, annuncia un’interrogazione in Vigilanza Rai e parla di un salasso per le casse pubbliche.</p>
<p>L’intemerata degli addetti ai lavori del programma di Rai3 ha un sapore particolare e denota come la squadra sia in evidente difficoltà nella gestione del caso Ranucci. Per anni, il conduttore <strong>ha fatto della battaglia contro le querele temerarie una bandiera.</strong> L’amichetto del bombarolo ha ripetuto in più sedi (dall’assemblea dell’Anm alle piazze della Cgil) di non volere il ritiro delle centinaia di querele ricevute perché voleva vincere sul campo, ma di pretendere al contempo una legge che punisca chi usa la giustizia per intimidire i giornalisti: “Se qualcuno denuncia sapendo che il giornalista ha detto la verità, deve pagare e pagare salato”, diceva. Oggi lo stesso ambiente che invocava la fine delle querele-bavaglio ne annuncia una contro un altro mezzo d’informazione. Dov’è la coerenza di questa mossa?</p>
<p>Assumiamo poi che <em>Il Tempo</em> abbia commesso una leggerezza parlando in prima pagina di “stipendi” e non di compensi lordi che includono anche i costi di servizi e montaggi: ma davvero Report è così autorevole da ergersi su un pulpito e bacchettare un errore? Dopotutto, parliamo della stessa trasmissione che<a href="https://www.nicolaporro.it/report-si-bevve-la-polpetta-avvelenata-chi-passo-la-falsa-pista-su-ranucci/" target="_blank" rel="noopener"> ricevette e diede grande risalto a una lettera anonima che collegava la bomba contro Ranucci ad ambienti dei Casalesi</a> e a un presunto mandante politico del casertano, legandola a un’inchiesta sul traffico di armi e così alimentando per mesi la narrativa del complotto. Una totale farsa che Report ha spacciato come inchiesta di altissimo livello. Perché <strong>quando Report commette un errore è sempre in buona fede</strong> ma quando lo commette qualcun altro è un atto che deve essere punito?</p>
<p>Sia chiaro, Report ha il diritto di difendersi e di contestare la presentazione dei dati. Ma quando si querela un giornale dopo aver predicato per anni che la stampa non si querela e dopo aver preso un granchio così, la pretesa di dare lezioni di etica e di trasparenza suona meno convincente.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 18 agosto 2026</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FSigfridoRanucciRai%2Fposts%2Fpfbid02iyTYDiiKGBHXds8BdzKNVNmLH5mBGNPirvEKfooRFjdWHwtaArcFrzwRLUmjYGPtl&amp;show_text=true&amp;width=500" width="500" height="751" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-e-i-costi-di-report-questa-fa-ridere-gli-anti-querela-ora-querelano-altri-giornalisti/">Ranucci e i costi di Report, questa fa ridere: gli &#8220;anti-querela&#8221; ora querelano altri giornalisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ranucci-e-i-costi-di-report-questa-fa-ridere-gli-anti-querela-ora-querelano-altri-giornalisti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>27</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Sono andati via tutti&#8221;, &#8220;E che c&#8217;entra?&#8221;. Tortora smonta il complottone su Ranucci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sono-andati-via-tutti-e-che-centra-tortora-smonta-il-complottone-su-ranucci/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/sono-andati-via-tutti-e-che-centra-tortora-smonta-il-complottone-su-ranucci/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 15:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[fanpage]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Cancellato]]></category>
		<category><![CDATA[Rai 3]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338673</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cancellato: "Per alcuni giornalisti ed esponenti politici l’attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e il giornalismo d’inchiesta"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-andati-via-tutti-e-che-centra-tortora-smonta-il-complottone-su-ranucci/">&#8220;Sono andati via tutti&#8221;, &#8220;E che c&#8217;entra?&#8221;. Tortora smonta il complottone su Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì, il direttore di <em>Fanpage.it</em>, <strong>Francesco Cancellato,</strong> intervenendo a <em>L’Aria che Tira</em>, in onda su La7, ha sostanzialmente cercato di far passare l’idea che <strong>Sigfrido Ranucci</strong> sia in qualche modo vittima dell’occupazione della Rai da parte della politica. Intendendo chiaramente attaccare la destra al governo, si è così espresso: “Dall’inizio della legislatura da Rai 3 sono andati via: Fabio Fazio, Lucia Annunziata, Bianca Berlinguer, Massimo Gramellini, Maurizio Mannoni, Corrado Augias, Serena Bortone, Federica Sciarelli e adesso Sigfrido Ranucci”. Tutto questo in risposta ad un duro intervento di <strong>Gaia Tortora</strong> la quale, considerando piuttosto opaca la situazione che vede coinvolto il conduttore di <em>Report</em>, gli ha consigliato di fare un passo indietro, soprattutto in considerazione del fatto che Ranucci opera nel servizio pubblico sovvenzionato coi quattrini del contribuente.</p>
<p>La stessa Tortora ha poi detto a Cancellato che il suo elenco – una sorta di <em>cahiers de doleances</em> del terzo millennio &#8211; non c’entra proprio nulla con il surreale caso Lavitola-Ranucci.<br />
“Sono situazioni diverse, se le mettiamo tutte insieme non facciamo un buon servizio”, ha sottolineato quest’ultima. Ma Cancellato ha ribattuto dicendo che i professionisti da lui citati non “<strong>sono stati sostituiti da persone, da personaggi o da programmi che in qualche modo hanno mantenuto una sorta di pluralismo</strong>&#8220;. E mentre egli esprimeva il suo punto di vista, la regia ha mandato in onda la seguente dichiarazione del legale di Ranucci: “Per alcuni giornalisti ed esponenti politici l’attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con <em>Report</em> e il giornalismo d’inchiesta”.</p>
<p>Bene, stai a vedere che adesso la responsabilità morale della pessima compagnia fraterna che si è scelto Ranucci e dell’attentato organizzato da <strong>Lavitola</strong> sia da attribuire alla solita destra sporca, brutta e cattiva che occupa la stanza dei bottoni. Ma il problema di fondo nessuna supercazzola sembra essere in grado di spostare. Ovvero per quale motivo il nostro eroe del giornalismo d’inchiesta senza macchia e senza paura si sarebbe <strong>invischiato in amicizia molto stretta</strong> con un personaggio che ha subito alcune condanne e che è stato coinvolto in parecchi casi altrettanto oscuri?</p>
<p>E sebbene come disse Pietro Nenni, “gareggiando a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”, in questo caso uno più impuro di Lavitola era difficile trovarlo in circolazione per realizzare una sorta di eutanasia professionale. Altro che destra liberticida.</p>
<p>Claudio Romiti, 17 agosto 2026</p>
<p><iframe src="https://www.la7.it/embedded/la7?tid=player&amp;content=654719&amp;title=%2Flaria-che-tira%2Frivedila7%2Flaria-che-tira-17-08-2026-654719" width="100%" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-andati-via-tutti-e-che-centra-tortora-smonta-il-complottone-su-ranucci/">&#8220;Sono andati via tutti&#8221;, &#8220;E che c&#8217;entra?&#8221;. Tortora smonta il complottone su Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/sono-andati-via-tutti-e-che-centra-tortora-smonta-il-complottone-su-ranucci/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>17</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pippo Baudo, il lato che non conoscete: la fedeltà, gli amici e quei legami che non tradì mai</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/pippo-baudo-il-lato-che-non-conoscete-la-fedelta-gli-amici-e-quei-legami-che-non-tradi-mai/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/pippo-baudo-il-lato-che-non-conoscete-la-fedelta-gli-amici-e-quei-legami-che-non-tradi-mai/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Bisignani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 16:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pippo Baudo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338427</guid>

					<description><![CDATA[<p>La fede, gli amici, la Dc e la sua Sicilia: il lato più intimo di un uomo che non dimenticò mai le proprie radici e i legami di una vita</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/pippo-baudo-il-lato-che-non-conoscete-la-fedelta-gli-amici-e-quei-legami-che-non-tradi-mai/">Pippo Baudo, il lato che non conoscete: la fedeltà, gli amici e quei legami che non tradì mai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nel ricordo di Pippo Baudo</strong>, a un anno dalla scomparsa, c’è una parola che considerava non negoziabile: fedeltà. Agli amici, ai collaboratori, alla Democrazia Cristiana e, naturalmente, alla sua Sicilia. Dalla fedeltà alla Fede, del resto, il passo non è lungo. Il suo rapporto con Dio fu molto più profondo di quanto apparisse pubblicamente. Una Fede mai esibita, pochissime parole, una devozione particolare per la Madonna e un rapporto quotidiano con la preghiera, che considerava strettamente personale. «Per pregare non servono parole», ripeteva. Sentiva profondamente il tema dell’Eucaristia e aveva seguito con speranza le aperture di <strong>Papa Francesco</strong> verso i divorziati risposati.</p>
<p>E poi c’erano gli amici: una sorta di comunione laica con i collaboratori di sempre e, possibilmente, per sempre. Baudo aveva il garbo di coltivare i rapporti ancora in un modo antico. Valeva per gli amici di una vita, ma anche per i tanti artisti che aveva scoperto, lanciato e accompagnato: da Lorella Cuccarini a Beppe Grillo, da Heather Parisi a <strong>Eros Ramazzotti,</strong> fino a Laura Pausini e Giorgia, per ricordarne solo alcuni dei moltissimi.</p>
<p>Ciò valeva, naturalmente, anche per la politica. Democristiano Baudo lo era sul serio. Antonio Ricci lo definì «il vero segretario occulto della Dc». Era una battuta, ma aveva un fondo di verità perché Pippo non abbandonò mai i valori ideali dello scudo crociato, neanche per convenienza. Anzi, continuò a professarli soprattutto quando non conveniva più, quando <strong>la Dc era già finita.</strong></p>
<p>Con Giulio Andreotti era un habitué delle serate nella casa di Franco e Sandra Carraro, al Gianicolo, uno di quei luoghi romani dove Pippo coltivava amicizie lontano dalle telecamere. Per i novant’anni di Andreotti si presentò con un’enorme torta sulla quale aveva fatto scrivere: «Cassate siciliane». Un doppio senso che non richiedeva esegesi: il modo baudesco di festeggiare un amico, tra affetto, ironia e Sicilia. Gli avevano proposto più volte di candidarsi in politica. Non accettò mai. «A ognuno il suo mestiere», tagliava corto.<strong> Preferiva frequentare la politica senza diventare politico</strong>. Alla Dc continuò a restare fedele anche dopo la sua dissoluzione.</p>
<p>Con Andreotti e Sergio D’Antoni, leader della Cisl e suo grande amico, tentarono nel 2001 l’avventura del <strong>partito Democrazia Europea</strong>, che ambiva a raccogliere quella tradizione. Addirittura Pier Ferdinando Casini raccontò di una telefonata ricevuta molti anni dopo. Pippo andò subito al punto: «Bisogna rifare la Democrazia Cristiana». Casini provò a spiegargli che nel frattempo il mondo era cambiato. Ma Baudo diceva sul serio.</p>
<p>Anche la sua idea di televisione aveva molto dello spirito democristiano. Quando Enrico Manca, socialista e presidente della Rai, gli rimproverò di fare una televisione troppo «nazional-popolare», Baudo non cercò affatto di smarcarsi. Rivendicò esattamente quello. La Dc, spiegava, era stata capace di tenere insieme pezzi diversissimi della società e la televisione generalista doveva fare altrettanto. Il professore e la casalinga, l’operaio e l’imprenditore, il Nord e il Sud dovevano poter guardare lo stesso programma. <strong>Baudo costruiva i suoi varietà quasi come un congresso democristiano:</strong> con l’orchestra, il grande cantante accanto all’esordiente, il comico, la soubrette, l’attore importante e il ragazzo sconosciuto al quale aveva deciso di concedere una possibilità. Tutti dentro. Ma amicizia, per lui, significava anche poter stare su fronti opposti. Con Fausto Bertinotti il confronto sfociava inevitabilmente in due vecchie culture politiche contrapposte, democristiana e comunista.</p>
<p>Con Andreotti c’era poi una confidenza fatta di piccole cose. Il Presidente gli raccontò una sua ossessione: non sopportava gli uomini che si tingevano i capelli. Tutto nasceva da un suo ricordo infantile, quando durante una cerimonia vaticana aveva visto la tinta di un cardinale scolorire. Baudo ascoltò e, cosa meno scontata, eseguì. Andò dal suo parrucchiere di fiducia, Marcello Montalbano, in via del Babuino, e cominciò la lenta operazione che dal rossiccio lo avrebbe portato al grigio e infine al bianco naturale.</p>
<p>Proprio da Montalbano Baudo trascorse parecchie ore con mia madre Vincenzina, anche lei di origine siciliana. Il salone diventò il loro piccolo salotto mondano e tra i due nacque quella familiarità che non ha bisogno di appuntamenti ufficiali. Pippo si affezionava così. Un paio di volte non riuscì a trovarla e chiamò direttamente a casa: <strong>«Sono Pippo, non mi far preoccupare».</strong> Chi ha conosciuto davvero Baudo lo ritrova forse più in quella telefonata che in cento interviste.</p>
<p>C’è un altro episodio che racconta il modo di intendere i rapporti. Durante un’edizione del <strong>Festival di Sanremo</strong> lo cercò Giorgio Armani. La proposta era di quelle che solitamente nel mondo dello spettacolo si accettano prima ancora di averle ascoltate fino in fondo: dieci completi per la kermesse canora. Pippo disse no. «Non posso, sarebbe come tradire il mio sarto napoletano che mi veste da quarant’anni».</p>
<p>E poi c’era Dina, la sua assistente, che lo amò e accudì con un affetto quasi filiale, condividendo con lui non soltanto la quotidianità, ma anche alcuni dei momenti professionalmente più difficili. Come quando, negli anni Duemila, tornò in Rai, su Rai Tre, con un programma pomeridiano. Un ritorno mesto, che però gli aprì una nuova stagione di successi culminata con Novecento, in prima serata su Rai Uno. All’inizio, a Rai Tre non gli assegnarono neppure uno studio. Doveva arrangiarsi in uno spazio accanto al telegiornale e registrare cinque puntate una dopo l’altra, con cinque cambi d’abito. Dina preparava con cura i vestiti e li trasportava in automobile fino a via Teulada. Un piccolo aneddoto che dimostra la dedizione e l’affetto con cui gli rimase accanto anche quando i riflettori erano meno luminosi.</p>
<p><strong>Baudo non amava lasciare irrisolte neppure le vecchie amicizie.</strong> Con Biagio Agnes, uno degli uomini più potenti della storia della televisione pubblica, il rapporto si era incrinato dopo il poco fortunato passaggio di Pippo a Mediaset. La riconciliazione arrivò in casa Carraro. A togliere tutti dall’imbarazzo ci pensò Katia Ricciarelli, che cominciò a cantare canzoni napoletane. Le cantò così bene che Agnes, i<strong>l granitico ‘Biagione’ si commosse.</strong> A quel punto Pippo e Biagio tornarono a parlarsi. Niente vertici, intermediari o dichiarazioni solenni. E poi c’era una fedeltà incondizionata, quella verso Pippo, il suo pastore tedesco. Quando il cane era ormai molto vecchio, il veterinario gli consigliò di farlo addormentare per sempre. Baudo, solitamente conciliante, fu irremovibile: «No. Il mio Pippo morirà accanto a me, nella mia casa di Morlupo».</p>
<p>Ma per comprendere fino in fondo Baudo bisogna tornare in Sicilia. Non alla Sicilia delle cartoline, ma a Militello in Val di Catania. «Per me è un grande onore che il mio nome si colleghi a Militello», diceva. Quel legame non venne mai meno. Era un’appartenenza profonda, custodita fino alla fine, tanto che anche nel suo testamento ha voluto ricordare le tre chiese del paese. E, quando poteva, non mancava alle feste più importanti, soprattutto a quella mariana di ottobre, alla quale negli ultimi anni assisteva da un balcone accanto alla chiesa principale. Perché, per Baudo, la fedeltà era soprattutto questo. Non dimenticare. E noi, Pippo, non ti abbiamo dimenticato.</p>
<p>Luigi Bisignani per Il Tempo, 16 agosto 206</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/pippo-baudo-il-lato-che-non-conoscete-la-fedelta-gli-amici-e-quei-legami-che-non-tradi-mai/">Pippo Baudo, il lato che non conoscete: la fedeltà, gli amici e quei legami che non tradì mai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/pippo-baudo-il-lato-che-non-conoscete-la-fedelta-gli-amici-e-quei-legami-che-non-tradi-mai/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Odissea, il paradosso di Nolan: il mondo riscopre i classici mentre noi li consideriamo inutili</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/odissea-il-paradosso-di-nolan-il-mondo-riscopre-i-classici-mentre-noi-li-consideriamo-inutili/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/odissea-il-paradosso-di-nolan-il-mondo-riscopre-i-classici-mentre-noi-li-consideriamo-inutili/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 17:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Christopher Nolan]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[odissea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338097</guid>

					<description><![CDATA[<p>mentre la società considera lo studio dell’antichità “inutile”, sono proprio i classici a raccontarci ancora oggi chi siamo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/odissea-il-paradosso-di-nolan-il-mondo-riscopre-i-classici-mentre-noi-li-consideriamo-inutili/">Odissea, il paradosso di Nolan: il mondo riscopre i classici mentre noi li consideriamo inutili</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono uno studente di lettere classiche. Ogni volta che lo manifesto, il mio interlocutore reagisce sempre con un misto tra smarrimento, stima e lontananza con la materia.<br />
Della serie “molto interessante, ma sei pazzo”. Dico ciò in relazione all’ ampio e partecipato dibattito che si è aperto <strong>sull&#8217;Odissea”, film di Nolan</strong>. Questa immensa condivisione dialettica riguardo alla bontà del film non può che rendermi estasiato, ma anche sorpreso.</p>
<p>Sorpreso perché nel mondo attuale <strong>la realtà classica</strong>, ma in generale lo “studium” per l’antico e per la storia, viene visto come qualcosa di inutile, distante da noi. Non è certo l’Odissea di Nolan a poter invertire tale tendenza; il che forse è pure un bene, visto che il cardine deve rimanere pur sempre il libro originale. La reazione al film in sé, però, manifesta un dato di fatto: che quando qualcosa viene introiettata nel nostro subconscio fin da piccoli, come nel caso della “fiabesca” e idilliaca Odissea, percepiamo questo patrimonio come “nostro”. Ed è poi proprio questo il senso dell’epica, la “parola” che nella sua<strong> “auralità”, se non “oralità” vera e propria,</strong> si apre alla società tutta, incarnandone vizi, virtù e sentimenti propri a tutti gli uomini.</p>
<p>Perché dunque continuare a credere, in modo contagiosamente aprioristico, che il mondo classico, anche nelle sue manifestazioni meno note o “popolari”, sia così lontano da noi? A mio avviso <strong>non vi è cosa di più sbagliato</strong>. Gli “exempla” forniti dalla storia e dalla letteratura classica sono un metro di paragone imprescindibile per l’evoluzione, l’analisi e la riflessione critica sulla nostra civiltà e sull’Uomo in generale.</p>
<p>Nei classici si tratta di sentimenti universali, proprio come quelli del troiano <strong>Priamo</strong>, che nel XXIV dell’Iliade si reca alla tenda di Achille, in lacrime, per chiedere la restituzione del corpo del figlio Ettore. A quel punto anche il re dei Mirmidoni scoppia a piangere, per Patroclo e per il padre Peleo, il quale è lontano ma, come gli fa notare Priamo, almeno vive nella speranza di rivedere un giorno il figlio.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/cultura/dobbiamo-scusarci-per-la-grandezza-questa-e-lodissea-di-nolan/" target="_blank" rel="noopener">Dobbiamo scusarci per la grandezza: questa è l&amp;#8217;Odissea di Nolan</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-dettaglio-che-tutti-ignorano-su-odissea-di-nolan/" target="_blank" rel="noopener">Il dettaglio che tutti ignorano su Odissea di Nolan</a></li>
</ul>
<p>La guerra si placa, per dodici giorni, per consentire la sepoltura di Ettore. Un momento di “pietas” e umanità raro, che fa comprendere quanto siamo tutti afflitti da dolori ineluttabili. Un finale che probabilmente nessuno dei potenti belligeranti di oggi si sentirebbe di scrivere. Perché come diceva <strong>Aristofane nelle “Rane”:</strong> “ὀλίγον τὸ χρηστόν ἐστιν, ὥσπερ ἐνθάδε”. Significa “le persone perbene sono poche, come qui”. Parole dette dall’Ade in riferimento al regno dei vivi.</p>
<p>Anche oggi è così: potremmo invertire questa tendenza proprio<strong> ripartendo dallo studio della civiltà greca e romana.</strong> Non come modello da imitare, ma come imprescindibile formazione per la nostra anima e il nostro spirito. Il che, giustamente, è inutile: ormai è la società stessa a volerci “utili”. Viviamo tra menti morte, anche se eredi di un patrimonio sconfinato di cultura.</p>
<p>Flavio Maria Coticoni, 13 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/odissea-il-paradosso-di-nolan-il-mondo-riscopre-i-classici-mentre-noi-li-consideriamo-inutili/">Odissea, il paradosso di Nolan: il mondo riscopre i classici mentre noi li consideriamo inutili</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/odissea-il-paradosso-di-nolan-il-mondo-riscopre-i-classici-mentre-noi-li-consideriamo-inutili/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ecco l&#8217;ultima: Meloni in costume è una violenza contro gli italiani poveri</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ecco-lultima-meloni-in-costume-e-una-violenza-contro-gli-italiani-poveri/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ecco-lultima-meloni-in-costume-e-una-violenza-contro-gli-italiani-poveri/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 07:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338286</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalla Meloni al mare alla polemica su Salvini, il solito copione: influencer, pensiero unico e una sinistra che pretende di stabilire cosa sia lecito dire, pensare e perfino ascoltare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ecco-lultima-meloni-in-costume-e-una-violenza-contro-gli-italiani-poveri/">Ecco l&#8217;ultima: Meloni in costume è una violenza contro gli italiani poveri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Duecentomillantamila sono i guasti innescati dai social,</strong> due sono quelli maledetti: la vanità e il pensiero disordinato. Che poi si potrebbero concentrare in uno, la vanità del pensiero disordinato. Basta aprire la bocca, come i pescetti dall’occhio fisso, e far uscire bolle di concetti sgangherati e compiaciuti. Ma la fabbrica delle chiacchiere non può fermarsi mai. Ho trovato ad esempio una apprendista influencer, tal <strong>Giulia Fossati Qualcosa,</strong> che avrei voluto continuare a non sospettare e invece apprendo, non senza sgomento, conta già i suoi trentacinquemila follower e ch&#8217;io possa esser dannato se arrivo a capire: la profondità analitica è rasoterra, il valore aggiunto, con tutto il rispetto, trascurabile.</p>
<p>Dev’essere un meccanismo di trascinamento pavloviano, i test di tutto l’occidente ormai viaggiano tra il disperato e il rassegnato, la comprensione media dello studente mediocre non distingue fra la teoria dei quanti e una canzone di Jovanotti. Sostiene dunque che Meloni va in vacanza, però a lei non gliene frega niente, però <strong>gliene frega perché Giorgia se la spassa invece di pensare ai cambiamenti climatici</strong> (uno che fa, si ammazza?), però i giornali si occupano della Meloni, e non dei cambiamenti climatici però potrebbero anche lasciarla in pace, però è un insulto alla Meloni però è un insulto agli italiani perché con quello che costa tutto, signora mia, che geoeconomicamente è tutta colpa della Meloni che sta al mare. Però merda.</p>
<p>Il tutto ovviamente condito da una sacra rappresentazione a base di smorfie, faccine, strabuzzamenti che Francesca Albanese scansati, vai a <strong>Gaza</strong> (è quello il vero crimine: allevare legioni di sciocchine convinte che il nulla funzioni meglio se incartate in una stagnola di bamboleggiamenti da terza elementare). Pare che non si possa più dire una sana cazzata senza interpretarla alla maniera di Carmelo Bene nel Pinocchio. <strong>Pensiero più caotico che disordinato,</strong> più sconclusionato che anarchico, ma lo ascoltano, temo, in trentacinquemila e magari si congratulano pure (non ho il coraggio di verificare, sono come Ranucci). E io qui mi fermo, cosa posso aggiungere?</p>
<p>Per esempio che un tempo la logica aristotelica era il requisito primo per entrare nel favoloso mondo della informazione, oggi con i social che hanno spazzato via tutto è diventata un peso, un intralcio, tutti in sella alle proprie egobambinate e tutti divulgatori, opinionari, esperti, analisti, informatori, <strong>sedicenti, influencer, anche se adesso si dice, alquanto presuntuosamente, creator.</strong></p>
<p>Di cosa, è meglio non specificare. Tutti giornalisti: la vecchia utopia sessantottina, farsi ciascuno il suo giornale, in barba alla struttura del regime capitalista, è diventata possibile grazie al capitalismo sfrenato della Silicon Valley. I compagni d&#8217;antan non si preoccupavo dei costi, per fare &#8220;cento, mille, un milione di giornali&#8221;, tutti ovviamente antifascisti e democratici del genere progressivo, sovietico, sarebbe bastata una bella rivoluzione; ma non è neppur vero che non costi niente menarsela sui vari Instagram e tiktok: <strong>se qualcuno ci guadagna, molti ci smenano,</strong> e poi non lo vuoi contabilizzare il dispendio di energia, di tempo, di attività sottratta a un lavoro vero? E invece c&#8217;è chi per lavoro fa questo, agitarsi davanti a un telefono in canottiera producendo evanescenti verità.</p>
<p>A proposito, che ne dite di questa?<strong> Il tanto strombazzato Fabrizio De andré in odor di santità,</strong> da infilare nei libri di testo nelle scuole come , in America, l’autobiografia di Michelle Obama: «Gli zingari rubano, è vero, però io non ho mai sentito dire, non l’ho mai visto scritto da nessuna parte, che gli zingari abbiano rubato tramite banca. Questo è un dato di fatto».</p>
<p>Ecco il livello della<strong> subsubsubcultura ginnasiale di sinistra</strong>: siamo al più desolante plagio del Brecht più desolante. Ipocriti, peraltro. Molto. De André era padrone di mezza Sardegna, senza contare la real estate ligure, e anche questo è un dato di fatto. Una sua nipote, anche lei aspirante influencer, ha pensato bene di dare i numeri a un concerto di Diodato (nominato cavaliere da Mattarella con una sola hit all’attivo, per meriti propagandistici) siccome tra il pubblico c&#8217;era Salvini: è toccato difenderlo a nonna Dori Ghezzi, che subito ha premesso: “Sono di sinistra, però non è giusto”.</p>
<p>Cari leader di destra, evitate, vi prego, la solita dimostrazione di sudditanza al pensiero sottoculturale comunista, quel precisare sempre che voi ascoltate <strong>i vari Guccini</strong> e De Andrè anche se avrebbero voluto appendervi a rovescio in piazza Loreto e ostentano disprezzo postumo nei vostri confronti, esteso ai pronipoti, per osmosi.</p>
<p>Tanto non vi riabiliteranno mai, i veri fasci sono loro ma la comunicazione migliore che gli resta è dare dei nazisti a voi. <strong>La imberbe De André</strong> ha avuto il suo attimo di celebrità, da capitalizzare via social. Il livello di civiltà, di educazione, di intelligenza è sceso non di un altro gradino: di un&#8217;altra rampa. Ma pare che nella presente democrazia elettronica sia consigliabile sparare tutte le cazzate che si vuole, purché col sussidio di chi si crede interessante e sotto sotto, sta lavorando per sé, rotta Temptation Island.</p>
<p>Max Del Papa, 15 agosto 2026</p>
<div class="np-ig-embed np-ig-embed--reel max-w-[540px] mx-auto my-6 rounded-md"><iframe class="np-ig-embed__iframe w-full border-0" src="https://www.instagram.com/reel/Db5TaPVMWPV/embed/captioned/" loading="lazy" scrolling="no" allowtransparency="true" allowfullscreen title="Instagram post"></iframe></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ecco-lultima-meloni-in-costume-e-una-violenza-contro-gli-italiani-poveri/">Ecco l&#8217;ultima: Meloni in costume è una violenza contro gli italiani poveri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ecco-lultima-meloni-in-costume-e-una-violenza-contro-gli-italiani-poveri/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>73</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ranucci, l&#8217;unica cosa che deve fare la Rai</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-lunica-cosa-che-deve-fare-la-rai/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ranucci-lunica-cosa-che-deve-fare-la-rai/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 14:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338313</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Comitato Etico ha consegnato la sua relazione. La politica c'entra poco: il conduttore è indifendibile</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-lunica-cosa-che-deve-fare-la-rai/">Ranucci, l&#8217;unica cosa che deve fare la Rai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono vicende che superano anche la fervida fantasia dei migliori sceneggiatori e che, per la loro oggettiva gravità, impongono al servizio pubblico un sussulto di responsabilità. L’inchiesta sull’attentato a <strong>Sigfrido Ranucci</strong> e la confessione resa nelle ultime ore da <strong>Valter Lavitola</strong> aprono uno scenario torbido, costellato di spettri, piani politici e zone d’ombra che non possono essere liquidati con un colpo di spugna o agevolmente derubricati a normale amministrazione.</p>
<p>Quando a saltare non sono soltanto le regole del dibattito pubblico, ma anche la<strong> trasparenza di chi indossa i panni del Grande Inquisitore mediatico,</strong> la misura è colma. Di fronte a un quadro così compromesso, la Rai ha il dovere morale, prima ancora che aziendale, di fermarsi. Non c’è alcuno spazio per il giustizialismo tipico del metodo <em>Report</em>, sia chiaro. Ma proprio per garantire una tutela piena e doverosa allo stesso Ranucci e, al tempo stesso, preservare la credibilità di un’azienda che vive anche delle entrate del canone pagato dai cittadini, la via maestra è una sola.</p>
<p>La Rai dovrebbe quantomeno <strong>sospendere il conduttore</strong> <strong>per un’intera stagione</strong>, o comunque per tutto il tempo necessario a fare chiarezza sull’accaduto, affidando la guida di <em>Report</em> a qualcun altro, possibilmente a un tandem di professionisti di alto profilo, esterni alla storica redazione del programma. Sarebbe un modo per superare, almeno temporaneamente, la logica dell’uomo solo eretto a mito alla conduzione e per aggiungere degli elementi di discontinuità rispetto al recente passato.</p>
<p>Serve un cambio di passo netto, per evitare<strong> la deriva dei personalismi</strong> e dei paladini senza macchia alla Ranucci. Serve un’immersione nella sobrietà che consenta alla magistratura di fare luce fino in fondo, senza le pressioni o i riflessi condizionati della bolla televisiva. Se, alla fine del percorso, la giustizia certificherà la totale estraneità del conduttore e la linearità dei suoi comportamenti, allora non ci sarà ragione perché le porte del programma non possano riaprirsi. Ma oggi la prudenza è l’unico argine rimasto a difesa della dignità del servizio pubblico.</p>
<p>Al contempo, è altrettanto fondamentale che la politica faccia la sua parte, a cominciare dal governo. Le continue pressioni e certe uscite scomposte, come quelle arrivate nelle ultime ore dal segretario leghista <strong>Matteo Salvini,</strong> rischiano di produrre l’effetto contrario: offrire l’alibi perfetto a chi vuole trasformare una questione giudiziaria e di trasparenza aziendale nella solita vecchia sceneggiata sulla presunta occupazione della Rai da parte dell’esecutivo.</p>
<p><strong>Il governo stia il più possibile fuori dalla mischia</strong> e non alimenti polemiche strumentali e controproducenti. La Rai possiede già tutti gli strumenti, a cominciare dal Comitato etico, e la forza per assumere decisioni autonome, sagge e trasparenti, senza bisogno di input, raccomandazioni o diktat esterni da parte della politica.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 14 ottobre 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/mi-sa-che-ranucci-deve-rimuovere-questo-post/">Mi sa che Ranucci deve rimuovere questo post</a> di Giuseppe De Lorenzo</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-lunica-cosa-che-deve-fare-la-rai/">Ranucci, l&#8217;unica cosa che deve fare la Rai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ranucci-lunica-cosa-che-deve-fare-la-rai/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>12</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ranucci, che ridere. Ma davvero s&#8217;è scritto la recensione da solo?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-che-ridere-ma-davvero-se-scritto-la-recensione-da-solo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ranucci-che-ridere-ma-davvero-se-scritto-la-recensione-da-solo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 08:37:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338240</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Lucarelli produce uno screenshot che pare inequivocabile. Cosa c'è dietro l'attacco all'ormai defenestrato Sigfrido?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-che-ridere-ma-davvero-se-scritto-la-recensione-da-solo/">Ranucci, che ridere. Ma davvero s&#8217;è scritto la recensione da solo?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A tenere bordone a <strong>Sigfrido</strong> <strong>Ranucci</strong> erano in tanti, fedeli alla doppia morale delle balle esibite e delle sincerità custodite: sapevano e fingevano quei colleghi spocchiosi, quei politici avventati, <a href="https://www.nicolaporro.it/vi-sblocco-un-ricordo-la-standing-ovation-delle-toghe-per-lamico-del-cuore-di-valter-lavitola/" target="_blank" rel="noopener">quell’ANM grottesca che gli rivolgeva una standing ovation interminabile</a>, aperta da una giudice che al suo apparire si scioglieva. Magari è vero quello che scriveva Ranucci nella sua autobiografia celebrativa, che le donne, stagiste o “fonti” che fossero, gli cascavano ai piedi solo a guardarle.</p>
<p>Libro che, tanto per non smentirsi, su Amazon si recensiva da solo, con falso nome almeno a sentire la <strong>Selvaggia Lucarelli</strong>, un’altra che sembra dire una cosa ma ha in mente il contrario, una dalle mille code e dalle mille finte. “Non l’ho mai detto ma sento il dovere di essere leale”. Ed l’esatto contrario, sono anguille bravissime a sgusciare per i meandri del potere, attività che si preferisce pietosamente chiamare pubbliche relazioni. Questa Lucarelli adesso dice che “Ranucci non è Dio” e non maschera il suo disprezzo mentre il suo direttore Travaglio si ostina nella difesa a oltranza, da ultimo giapponese. E uno pensa, la furba sta mollando per prima la flotilla che affonda, questa tra un mese o due torna a Libero, tra quei “giornalisti di destra che non contano niente”.</p>
<p>Invece no, è il solito balletto italiano, <strong>Travaglio si prepara a scaricare l’amico dell’amico</strong>, fattosi ingombrante, e lascia a una collaboratrice specializzata nell’intrattenimento morboso il compito di aprire la strada; mentre l’apprendista vignettista fa un disegnino dove riduce l’ex collega prodigio alle dimensioni di una losanga, di un aborto, e lo percula per l’incauta uscita in cui si paragona a Falcone e Borsellino. Incredibile! Perfino l’ANM prende le distanze, ma da chi se non da se medesima? Domani di tante groupie, di tanti apostoli non se ne troverà uno disposto a ricordare, tutti come Giuda o come Pietro nel Getsemani.</p>
<p>Max del Papa, 14 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-che-ridere-ma-davvero-se-scritto-la-recensione-da-solo/">Ranucci, che ridere. Ma davvero s&#8217;è scritto la recensione da solo?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ranucci-che-ridere-ma-davvero-se-scritto-la-recensione-da-solo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>46</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ranucci sotto assedio: la Rai consegna la relazione, i pm vogliono sentirlo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-sotto-assedio-la-rai-consegna-la-relazione-i-pm-vogliono-sentirlo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ranucci-sotto-assedio-la-rai-consegna-la-relazione-i-pm-vogliono-sentirlo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 06:26:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338219</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Comitato Etico consegna all'Ad il fascicolo sul conduttore di Report. Ipotesi sospensione. Ma ora anche la Procura vuole interrogarlo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-sotto-assedio-la-rai-consegna-la-relazione-i-pm-vogliono-sentirlo/">Ranucci sotto assedio: la Rai consegna la relazione, i pm vogliono sentirlo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si aprono due scenari, ora, per <strong>Sigfrido Ranucci.</strong> Il primo riguarda l&#8217;inchiesta che ha portato all&#8217;arresto di Valter Lavitola, di cui è (o era?) amico, reo confesso di aver dato mandato a quattro esecutori materiali di attentare alla villetta del conduttore (pare avesse chiesto quattro colpi di pistola, ma si è ritrovato poi con una bomba): il conduttore verrà infatti probabilmente sentito dai pm, soprattutto perché il faccendiere &#8211; alla diretta domanda se Ranucci avesse sospettato qualcosa &#8211; avrebbe risposto di non poterlo escludere. Il secondo riguarda la Rai. Ieri è stata consegnata all&#8217;amministratore delegato, <strong>Giampaolo Rossi,</strong> la relazione del Comitato Etico e nei prossimi giorni verrà presa una decisione.</p>
<p>Stando a quanto scrive l&#8217;Adnkronos, l&#8217;Ad leggerà la relazione, in cui dovrebbero essere contenute le risultanze della valutazione dell&#8217;organo consultivo, che si è chiesto se Ranucci abbia rispettato, durante la conduzione del programma e non solo, il codice etico aziendale. Si tratta di un documento secretato che non produce automatismi. Ma è chiaro che ai vertici della <strong>Rai</strong> il nervosismo è alto. Il <strong>danno reputazionale</strong> che Report sta subendo per la storia Lavitola-Ranucci è enorme. La redazione ribolle. Non è escluso che il tutto possa avere ricadute negative anche sulla raccolta pubblicitaria.</p>
<p>Le contestazioni sono numerose. Nel 2021 Ranucci inviò un vocale all&#8217;influencer Valentina Pelliccia affermando che dentro la Rai c&#8217;erano &#8220;mafia e massoneria&#8221;: un audio privato, ma divenuto ormai di dominio pubblico. Nei messaggi scambiati con Lavitola sono numerosi i commenti contro i vertici della Rai. Una mail di Corsini, che gli chiedeva di riequilibrare le inchieste di Report, per quanto riservata (e piena di informazioni sensibili su Report), è finita direttamente inoltrata proprio a Lavitola. Senza dimenticare le visite in redazione di Maria Rosaria Boccia, indagata e in causa con la Rai, ma al centro di tante inchieste su Gennaro Sangiuliano. E via dicendo.</p>
<p>In campo resta l&#8217;ipotesi di sospendere Ranucci, di sostituirlo con qualcuno (Peter Gomez?) o di lasciare il programma senza un conduttore &#8220;protagonista&#8221;. In fondo, rivelano oggi i retroscena, <strong>anche un bel pezzo della redazione</strong> vorrebbe da Sigfrido un passo indietro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-sotto-assedio-la-rai-consegna-la-relazione-i-pm-vogliono-sentirlo/">Ranucci sotto assedio: la Rai consegna la relazione, i pm vogliono sentirlo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ranucci-sotto-assedio-la-rai-consegna-la-relazione-i-pm-vogliono-sentirlo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La presunzione di spiegare alla moglie di De Andrè cosa pensava De Andrè</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-presunzione-di-spiegare-alla-moglie-di-de-andre-cosa-pensava-de-andre/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-presunzione-di-spiegare-alla-moglie-di-de-andre-cosa-pensava-de-andre/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 17:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[dori ghezzi]]></category>
		<category><![CDATA[fabrizio de andrè]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338179</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si può contestare Salvini al concerto? Si può non essere d'accordo. Ma che follia prendersela con Dori Ghezzi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-presunzione-di-spiegare-alla-moglie-di-de-andre-cosa-pensava-de-andre/">La presunzione di spiegare alla moglie di De Andrè cosa pensava De Andrè</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dori Ghezzi ospita ogni anno un evento jazz, dedicato alla memoria di <strong>Fabrizio De Andrè</strong>, suo marito, che si tiene all’Agnata, la tenuta della coppia. Quest’anno ha pensato di invitare e di far sedere al suo fianco, <strong>Matteo Salvini.</strong> Succede che durante il concerto, <a href="https://www.nicolaporro.it/salvini-contestato-al-concerto-di-de-andre-questo-sopruso-fa-rabbrividire/" target="_blank" rel="noopener">una contestatrice si alza fra il pubblico</a>, dicendo che non vuole condividere uno spazio artistico con Salvini, la cui presenza, peraltro, non è coerente col pensiero di De Andrè e che quindi se ne va. Dori Ghezzi prova a mediare, ribadisce che lei rimane di sinistra, ma che crede nel confronto di idee e nel dialogo. La cosa si risolve in pochi minuti e il concerto, di Diodato, può riprendere. Fin qui, la pura cronaca.</p>
<p>Solo che nell’epoca degli smartphone e dei social, il video dell’accaduto diventa virale in poco tempo e la gente, ovviamente, si scatena. Le accuse più pesanti, per non dire gli insulti, vengono riservati a Dori Ghezzi, con toni del tipo “<strong>Fabrizio non avrebbe mai accettato Salvini a un suo concerto</strong>, infanghi la memoria di tuo marito, di Fabrizio non hai capito nulla” e robe del genere. Ora, in questo post non voglio entrare nel merito della polemica, mi pare persino superfluo. Anche per me Salvini, quanto meno per le idee che dice di seguire, con De Andrè non c’entra un cazzo.</p>
<p>Voglio però fare una riflessione. Viviamo in un mondo in cui il web, il virtuale, le relazioni social, ci hanno talmente ottenebrato i sensi, ci hanno così convinto di poterne sapere sempre più di tutti, hanno totalmente cancellato la cultura del dubbio, che è diventato ormai normale che illustri sconosciuti, per i quali De Andrè è stato di sicuro una guida, un’ispirazione, un maestro e tutto ciò che vogliamo, ma che bene che vada lo hanno visto al massimo ad un concerto, se non ascoltato in un cd o su YouTube, gente che conoscono insomma De Andrè almeno quanto lo conosco io che non c’ho mai scambiato nemmeno un ciao, ecco dicevo che è ormai diventato normale che tali illustri sconosciuti si permettano di dare lezioni sul pensiero del cantautore, su ciò che avrebbe detto e fatto, alla donna che lo ha sposato e con cui ha condiviso, per tanti anni, gioie e dolori. Fra cui, un sequestro di persona.</p>
<p>Si può certamente non essere d’accordo con la presenza di Salvini ad un evento in memoria di De Andrè. È anche comprensibile contestarne la presenza. Pretendere però di spiegare a Dori Ghezzi chi fosse o cosa pensasse o cosa avrebbe fatto in quel contesto Fabrizio De Andrè, è arrogante presunzione. Come del resto lei stessa ha risposto ad Alice De Andrè, figlia di Cristiano e quindi nipote di cotanto nonno, nata pochi mesi dopo la sua morte e che ripeteva più o meno le stesse cose che si leggono online: “Alice? Ma cosa ne sa lei del nonno.”</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 13 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-presunzione-di-spiegare-alla-moglie-di-de-andre-cosa-pensava-de-andre/">La presunzione di spiegare alla moglie di De Andrè cosa pensava De Andrè</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-presunzione-di-spiegare-alla-moglie-di-de-andre-cosa-pensava-de-andre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>26</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caro Porro, ci siamo: arriva il &#8220;green pass&#8221; ideologico per entrare ai concerti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ci-siamo-arriva-il-green-pass-ideologico-per-entrare-ai-concerti/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ci-siamo-arriva-il-green-pass-ideologico-per-entrare-ai-concerti/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 13:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[caro porro]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Salvini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338085</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalla contestazione a Salvini al “pass ideologico” per i concerti: l’arte diventa libera solo se non disturba il pensiero unico</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ci-siamo-arriva-il-green-pass-ideologico-per-entrare-ai-concerti/">Caro Porro, ci siamo: arriva il &#8220;green pass&#8221; ideologico per entrare ai concerti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">
<div dir="auto">Caro Porro, l’arte e la musica per principio nascono libere da barriere o etichette ideologiche. O almeno, così dovrebbe sempre essere. Prendo spunto dalla recente contestazione di una ragazza che (per qualche secondo di Warholiana fama?) p<strong>er la presenza di Matteo Salvini al concerto presso &#8220;L&#8217;Agnata&#8221;.</strong> Vorrei esprimere una profonda preoccupazione sulla deriva intrapresa dal nostro dibattito culturale. Nella mia esperienza personale, mi è capitato molte volte di assistere a concerti di artisti dei quali non condividevo affatto l’ideologia politica, ma che apprezzavo immensamente per il loro valore artistico.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Chi ha vissuto gli anni &#8217;70 ricorda bene come fosse difficile trovare musicisti non schierati politicamente a sinistra. Ovviamente anche per evidenti motivi economici: <strong>se non ti esibivi alle Feste dell&#8217;Unità, rischiavi di rimanere tagliato fuori dai circuiti principali.</strong> Bannato come si direbbe ora! Basti ricordare il vero e proprio ostracismo culturale subito da giganti come Lucio Battisti negli anni &#8217;70 per non essere “abbastanza impegnato politicamente” o fraintendendo una copertina di un album con le mani alzate. O da Enrico Ruggeri negli anni &#8217;80 per essersi rifiutato di essere etichettato.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Pensavamo di esserci lasciati alle spalle quella stagione di intolleranza, ma i segnali odierni preoccupano.<strong> Quale sarà il prossimo passo</strong>? Un &#8220;pass ideologico&#8221; rilasciato contestualmente al biglietto per partecipare ai concerti? Sulla falsariga di quella “patente” da sottoscrivere auspicata per  partecipare ai festival letterari? Il discorso, sia chiaro, è bidirezionale: altrettanto fastidioso è l&#8217;atteggiamento di quegli artisti che usano il palco di un concerto per fare endorsement politico, confondendo la libertà dell&#8217;arte con la propaganda.</div>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><strong>Leggi anche: </strong></div>
<div dir="auto"></div>
<ul>
<li dir="auto"><a href="https://www.nicolaporro.it/salvini-contestato-al-concerto-di-de-andre-questo-sopruso-fa-rabbrividire/" target="_blank" rel="noopener">Salvini contestato al concerto di De André. Questo sopruso fa rabbrividire</a></li>
</ul>
<div dir="auto">
<div dir="auto"></div>
</div>
<div dir="auto">
<div dir="auto">Se l&#8217;appartenenza o il gradimento politico diventano il filtro per accedere o godere dell&#8217;arte, siamo decisamente sulla cattiva strada. Senza contare l’evidente cortocircuito ideologico proprio di coloro che fanno dell’inclusione la loro bandiera ma vorrebbero invece escludere da una manifestazione qualcuno che <strong>non si prostra al loro pensiero (unico)</strong> accusandolo di non saper capire il significato delle parole di un determinato artista (… che ovviamente capiscono soltanto loro). Cordiali saluti,</div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div dir="auto">
<div dir="auto">Ps: Evito infine di soffermarmi sulle parole di una ragazza che pur non avendolo conosciuto (per ragioni anagrafiche!) si erge a portavoce del proprio nonno!!</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Alessandro Monteverdi, 13 agosto 2026</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ci-siamo-arriva-il-green-pass-ideologico-per-entrare-ai-concerti/">Caro Porro, ci siamo: arriva il &#8220;green pass&#8221; ideologico per entrare ai concerti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ci-siamo-arriva-il-green-pass-ideologico-per-entrare-ai-concerti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>19</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ranucci, la bomba, &#8220;era un messaggio&#8221;: il video invecchiato malissimo di Saviano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-la-bomba-era-un-messaggio-il-video-invecchiato-malissimo-di-saviano/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ranucci-la-bomba-era-un-messaggio-il-video-invecchiato-malissimo-di-saviano/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 10:30:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[roberto saviano]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338098</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'oracolo autore di Gomorra si lanciò in una attenta analisi dell'attentato contro il conduttore di Report. Poi, però, Lavitola...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-la-bomba-era-un-messaggio-il-video-invecchiato-malissimo-di-saviano/">Ranucci, la bomba, &#8220;era un messaggio&#8221;: il video invecchiato malissimo di Saviano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F825844353175225%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Parlar del morto, anche quando il morto non c’è, per parlare di sé, parlar del <strong>Sigfrido</strong> per parlar del <strong>Roberto</strong>, parlarsi addosso, sempre e comunque mai perdere un&#8217;occasione. Ecco un altro pseudo intelligente, uno dei pastorelli del presepe antifascista che avevano capito tutto, ma prorio tutto, del petardo sotto il culo di <strong>Ranucci</strong>: cosa dice Bob <strong>Saviano</strong> dal suo attico amerikano? Dice che la vittima, lui, non Ranucciolo, ovviamente, è tale perché intellettuale perché libero perché schiena dritta perché di sinistra perché nei “reggimi”, fascisti, ohiné, si usa così e anche false fazze democrazie come quella meloniana si fa così, s’accide prima con la gogna e poi col tritolo.</p>
<p>Post invecchiati benissimo, come la sua capa. Siamo tutti eroi, siamo gli Avengers del comunismo stellato all’italiana, più attentatuni ci fanno e più nessuno li vede, vengono dagli amici degli amici degli amici, servono a far carriera. Quella gran testa di vitello di Saviano non si fa mancare manco la polemica sul vittimismo classista, “Ah! (e qui la posa assume un che di sceneggiata, alla Mario Merola). Ah! Quando ti dicono milionario, falsificatore!”, cioè ovviamente parla sempre di sé. Milionario sì, falsificatore no: fregnacciaro. <strong>Il partito comunista con tutti i suoi personaggini di stracchino</strong> che “la sanno lunga” finisce, come sempre, nello squallido e nel ridicolo: se queste sono le intellighenzie, povero Gramsci chi sa come si centrifuga nella bara, lui e le sue ceneri.</p>
<p>Come stiamo andando, noi intellighentissimi che ci sovrapponiamo a uno che <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-si-paragona-a-falcone-e-borsellino-litalia-uccide-i-suoi-uomini-migliori/" target="_blank" rel="noopener">si paragona a “Falcone e Boghsellino”</a> (polverizzati con 700 kg di tritolo, non accarezzati dal raudo di un amico che te passa a magnà)? Male, Perdio! Negatiiivo! N C S, non ci siamo! Capito, cara testina di condominio occupato da Ilaler Salis?</p>
<p>Max Del Papa, 13 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-la-bomba-era-un-messaggio-il-video-invecchiato-malissimo-di-saviano/">Ranucci, la bomba, &#8220;era un messaggio&#8221;: il video invecchiato malissimo di Saviano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ranucci-la-bomba-era-un-messaggio-il-video-invecchiato-malissimo-di-saviano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>18</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;addio a Report? Ranucci sfida la Rai: &#8220;Magari arriva un risarcimento da paura&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/laddio-a-report-ranucci-sfida-la-rai-magari-arriva-un-risarcimento-da-paura/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/laddio-a-report-ranucci-sfida-la-rai-magari-arriva-un-risarcimento-da-paura/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 09:15:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338059</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il conduttore Sigfrido Ranucci non fare vuole passi indietro da Report. E agli amici dice: "Mi devono cacciare così..."</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/laddio-a-report-ranucci-sfida-la-rai-magari-arriva-un-risarcimento-da-paura/">L&#8217;addio a Report? Ranucci sfida la Rai: &#8220;Magari arriva un risarcimento da paura&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ranucci non ci crede, alla versione di Lavitola. L&#8217;amico non crede all&#8217;amico. Non crede cioè che la motivazione dietro la &#8220;bomba per amore&#8221; sia la volontà di fargli aumentare la scorta viste le tante minacce che aveva avuto.</p>
<p>Il conduttore di <em>Report</em> l&#8217;ha fatto sapere a <em>Repubblica</em> e alla <em>Stampa. </em>Ma è in fondo la stessa versione fornita anche dall&#8217;avvocato del conduttore, Roberto De Vita, poco dopo la rivelazione del contenuto delle cinque ore di interrogatorio del faccendiere di fronte al Gip di Roma che ne ha disposto gli arresti. Secondo il legale di Ranucci, saremmo di fronte ad &#8220;<strong>un delirante teatro della follia</strong>, se il movente reale fosse effettivamente quello riportato&#8221;. Un po&#8217; perché Sigfrido &#8220;ha la scorta ininterrotta dal 2021, confermata negli anni per la gravità delle minacce di morte ricevute e rigorosamente valutate dal ministero dell’Interno&#8221;. E un po&#8217; perché &#8211; scrive <em>La Stampa</em> &#8211; &#8220;la scorta era stata chiesta prima dell&#8217;attentato&#8221; ed era forse già previsto anche un suo incremento.</p>
<p>In queste ore, dopo l&#8217;incredulità di fronte al fatto che a piazzare l&#8217;ordigno non sarebbe stata la Camorra o qualche altro nemico di Report, ma un amico del conduttore e fonte giornalistica del programma, si sta facendo avanti l&#8217;ipotesi &#8211; accreditata da alcuni &#8211; che <strong>Lavitola non stia dicendo tutta la verità</strong>. Anche gli inquirenti sembrano credergli poco. O non del tutto. In fondo le risultanze investigative, contenute nell&#8217;ordinanza del Gip, sembrano indicare nel movente il desiderio di accrescere la popolarità di Ranucci per lanciarlo nella corsa politica e così garantire a Lavitola un posto al sole come consigliere del prossimo (&#8220;tra due anni&#8221;) presidente del consiglio.</p>
<p>Staremo a vedere. Adesso la vera partita, per Ranucci, si gioca in Rai. Il <strong>Comitato Etico</strong> dovrebbe consegnare poco prima o poco dopo ferragosto la sua relazione all&#8217;Amministratore Delegato che poi prenderà le sue decisioni. Nel mirino ci sono non solo i rapporti con Lavitola (e altre fonti), ma anche il contenuto dell&#8217;ordinanza di arresto di Lavitola che svela di come il conduttore abbia girato all&#8217;amico faccendiere alcune mail interne. Le ipotesi in campo sono due: o la sostituzione, non si sa bene con chi; oppure un programma senza conduttore, fatto solo di servizi giornalistici. Il clima non è dei migliori. <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-commissariato-dal-soviet-interno-il-retroscena-sulle-tensioni-a-report/" target="_blank" rel="noopener">La redazione ribolle</a>, come confermato dai retroscena. &#8220;Ranucci non si fa sentire da settimane. A parte un paio di collaboratori, non parla più con nessuno &#8211; scrive Repubblica &#8211; Dopo il documento approvato all’unanimità su proposta di due inviati storici, <strong>Giorgio Mottola </strong>e <strong>Giulio Valesini</strong>, ha lasciato il suo gruppo di lavoro senza timone né rotta: in balia della tempesta&#8221;. <a href="https://www.nicolaporro.it/siamo-al-punto-di-non-ritorno/" target="_blank" rel="noopener">Molti colleghi inoltre lo criticano aspramente</a>, soprattutto dopo il <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-si-paragona-a-falcone-e-borsellino-litalia-uccide-i-suoi-uomini-migliori/" target="_blank" rel="noopener">pazzesco post</a> in cui sembrava paragonarsi a Falcone, Moro e Borsellino (&#8220;Non mi sono paragonato a nessuno, quello che ho pubblicato è solo un pezzo del libro che sto scrivendo&#8221;, dice lui oggi). <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/lavitola-salvini-mette-report-nel-mirino-chi-e-coinvolto-deve-farsi-da-parte-ira-di-ranucci/" target="_blank" rel="noopener">Salvini ne chiede espressamente la sospensione</a> (&#8220;La più grande character assassination della storia del giornalismo&#8221;, sussurra Ranucci agli amici che pare conservi gli oltre 300 articoli pubblicati in questi giorni contro di lui). Fdi si domanda se dietro i servizi contro il papà di Meloni, la sorella e la madre ci fosse il tentativo di azzoppare i possibili rivali in caso di candidatura (lui a chi gli è vicino assicura: &#8220;Non abbiamo mai fatto sconti a nessuno&#8221;). Ma a sorprendere è soprattuttolo sfogo rilanciato da <em>Repubblica</em>. Ranucci, scrive il quotidiano romano, non ha alcuna intenzione di fare passi indietro: &#8220;Se devo lasciare Report, decido io come e quando. Se proprio insistono, <strong>mi devono cacciare loro</strong>, così magari prendo pure un risarcimento da paura&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/laddio-a-report-ranucci-sfida-la-rai-magari-arriva-un-risarcimento-da-paura/">L&#8217;addio a Report? Ranucci sfida la Rai: &#8220;Magari arriva un risarcimento da paura&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/laddio-a-report-ranucci-sfida-la-rai-magari-arriva-un-risarcimento-da-paura/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>17</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un’altra ombra su Ranucci: lodò il &#8220;vignaiolo non avido&#8221;, ma lavorava per Report</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/unaltra-ombra-su-ranucci-lodo-il-vignagnolo-non-avido-ma-lavorava-per-report/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/unaltra-ombra-su-ranucci-lodo-il-vignagnolo-non-avido-ma-lavorava-per-report/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 07:15:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338035</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'attacco della Lega: "Commistione inaccettabile e a un palese conflitto d’interessi sulla rete ammiraglia del servizio pubblico"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/unaltra-ombra-su-ranucci-lodo-il-vignagnolo-non-avido-ma-lavorava-per-report/">Un’altra ombra su Ranucci: lodò il &#8220;vignaiolo non avido&#8221;, ma lavorava per Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;altra ombra su <em>Report</em>. Mentre i carabinieri indagano sulla possibilità, al momento non riconosciuta dai pm e smentita da <strong>Sigfrido Ranucci</strong>, che <strong>Valter Lavitola</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/lavitola-ammette-sono-io-il-mandante-della-bomba-e-su-ranucci-sapeva-no-comment/" target="_blank" rel="noopener">(reo confesso, mandante della bomba al conduttore</a>) abbia in qualche modo influenzato le inchieste della trasmissione, ecco che il <em>Corsera</em> getta luce su un&#8217;altra inchiesta. Si tratta del filone sul vino dei &#8220;piccoli chimici&#8221;, che metteva sotto accusa &#8220;pratiche illegali, truffe e nuove tecniche di cantina come l’uso di lieviti industriali&#8221;.</p>
<p>Il quotidiano di via Solferino ha scoperto infatti che, dopo quella puntata contro i produttori di vino italiani, Ranucci tornò sull&#8217;argomento con un&#8217;altra puntata (febbraio 2024), in cui si dava conto dell&#8217;esistenza di produttori virtuosi: &#8220;Esistono anche agricoltori — aveva ammesso Ranucci — che rinunciano all’avidità ancestrale in nome del rispetto della natura&#8221;. Solo che tra i puristi del vino intervistati c&#8217;era&#8230; un ex collega di <em>Report</em>, già autore della trasmissione. Si tratta di Piero Riccardi, dell&#8217;azienda Riccardi Reale.</p>
<p>&#8220;Dopo aver descritto il settore vitivinicolo come un &#8216;film dell’orrore&#8217;, la trasmissione di Ranucci ha pensato bene di indicare come &#8216;modello virtuoso&#8217; da valorizzare proprio le Cantine Riccardi Reale. Peccato che il proprietario sia Piero Riccardi, autore di ben 29 inchieste del programma, e che al suo fianco ci sia Lorella Reale, anch’essa firma di passate puntate sul cibo e la carne&#8221;, attacca <strong>Giorgio Maria Bergesio</strong>, responsabile del settore agricoltura per la Lega. &#8220;Siamo di fronte a una commistione inaccettabile e a un palese conflitto d’interessi sulla rete ammiraglia del servizio pubblico&#8221;. Questa ombra si aggiunge a quelle sollevate dal <em>Giornale</em> sui servizi realizzati da Giulia Innocenzi sugli allevamenti intensivi di animali, con un documentario finanziato — pare — <a href="https://www.open.online/2026/08/07/report-documentario-carne-soldi-vegani-innocenzi/" target="_blank" rel="noopener nofollow">anche da associazioni vegane</a>.</p>
<p>Va detto che <em>Report</em>, durante il servizio, ammise che Riccardi era stato collaboratore della trasmissione ma, dice il leghista, &#8220;dopo anni di servizi volti a colpevolizzare gli allevatori e i viticoltori italiani, attaccando la sostenibilità e la qualità delle nostre produzioni, Report usa la vetrina della Rai per fare pubblicità e dare &#8216;patenti di eticità&#8217; all’azienda agricola di un proprio ex autore storico&#8221;.</p>
<p>Tutto ok?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/unaltra-ombra-su-ranucci-lodo-il-vignagnolo-non-avido-ma-lavorava-per-report/">Un’altra ombra su Ranucci: lodò il &#8220;vignaiolo non avido&#8221;, ma lavorava per Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/unaltra-ombra-su-ranucci-lodo-il-vignagnolo-non-avido-ma-lavorava-per-report/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Siamo al punto di non ritorno</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/siamo-al-punto-di-non-ritorno/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/siamo-al-punto-di-non-ritorno/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 15:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337951</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il post di Sigfrido Ranucci su Falcone e Borsellino </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/siamo-al-punto-di-non-ritorno/">Siamo al punto di non ritorno</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scrive Sigfrido Ranucci: «Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega <strong>Aldo Moro</strong> a <strong>Piersanti</strong> <strong>Mattarella,</strong> e Piersanti Mattarella a <strong>Giovanni Falcone</strong> e <strong>Paolo Borsellino,</strong> che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza. Muoiono tutti nello stesso identico modo — non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l&#8217;ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta».</p>
<p>Insomma, si sono suicidati per aver compreso che erano parte del “sistema”, come dicevano le BR o del “disegno” del<em> deep state</em> come dicono i Maga. Aggiunge Ranucci “del disegno intero di cui erano parte” cioè complici “a loro insaputa”.</p>
<p><strong>BR</strong> e <strong>Mafia</strong> erano gli esecutori materiali,<strong> non i veri responsabili della loro morte</strong>, di cui personaggi così diversi, tragicamente scomparsi, furono i veri mandanti morali perché “avevano visto” e compreso il disegno. I sopravvissuti ancora no.</p>
<p>Marco Taradash, 12 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/siamo-al-punto-di-non-ritorno/">Siamo al punto di non ritorno</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/siamo-al-punto-di-non-ritorno/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>10</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ranucci &#8220;manipolato&#8221; da Lavitola? La Rai vicina al verdetto: ipotesi sospensione da Report</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-manipolato-da-lavitola-la-rai-vicina-al-verdetto-ipotesi-sospensione-da-report/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ranucci-manipolato-da-lavitola-la-rai-vicina-al-verdetto-ipotesi-sospensione-da-report/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 07:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337895</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Comitato Etico di viale Mazzini dovrebbe esprimersi sul conduttore. Salvini chiede un passo indietro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-manipolato-da-lavitola-la-rai-vicina-al-verdetto-ipotesi-sospensione-da-report/">Ranucci &#8220;manipolato&#8221; da Lavitola? La Rai vicina al verdetto: ipotesi sospensione da Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E se alla fine la &#8220;bomba&#8221; che, a detta dei pm, doveva lanciarlo in politica finisse con l&#8217;affossarlo? Molto si può dire sulle chat tra <strong>Ranucci</strong> e <strong>Lavitola,</strong> sul fatto che il conduttore di Report &#8211; pur non avendo mai detto sì al progetto politico del faccendiere &#8211; abbia dimostrato via via una certa &#8220;apertura&#8221; all&#8217;ipotesi, tanto da mettere mano al famoso sondaggio che lo riguardava. Molto si può dire sul rapporto tra i due, sulla fraterna amicizia che secondo la Procura di Roma si era trasformata<a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-manipolato-da-lavitola-bomba-per-renderlo-popolare-cosa-ce-nelle-carte-dellinchiesta/" target="_blank" rel="noopener"> in una sorta di &#8220;manipolazione&#8221;</a> da parte di Lavitola ai danni di Ranucci. Però la vera partita per Sigfrido &#8211; che non è indagato e che nulla sapeva dell&#8217;ordigno &#8211; adesso si gioca ad un altro livello, quello del codice etico della Rai.</p>
<p>Ieri Matteo Salvini è entrato a gamba tesa nella faccenda chiedendo, di fatto, un passo indietro al conduttore di Report. Ranucci l&#8217;ha letta come una ingerenza, una sorta di defenestrazione, un editto bulgaro. <strong>Ma è chiaro che l&#8217;arresto di Lavitola e la stretta conoscenza tra i due costringerà la Rai a prendere una decisione per tutelare il marchio</strong> di una trasmissione che nasce prima di Sigfrido e che ha all&#8217;interno tanti professionisti pronti a prenderne il posto, alcuni che avrebbero &#8211; <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-commissariato-dal-soviet-interno-il-retroscena-sulle-tensioni-a-report/" target="_blank" rel="noopener">dicono le cronache</a> &#8211; già preso in mano la situazione in vista di un addio del conduttore. Voci confermate da diversi quotidiani sussurrano che la relazione finale del Comitato Etico della Rai potrebbe arrivare verso Ferragosto e addirittura oggi. Il verdetto sarebbe quello della sospensione, facendo così in modo che a novembre il programma riprenda (i pezzi sono già stati assegnati) ma senza conduttore. O magari con qualcuno di interno che lo sostituisca, un singolo (ancora da scegliere) oppure due &#8220;consoli&#8221; interni alla redazione. Nel frattempo, peraltro, Ranucci raggiungerebbe i requisiti per la pensione.</p>
<p>C&#8217;è poi un&#8217;altra questione da considerare. Nelle carte della procura contenute nell&#8217;ordinanza di arresto di Valter Lavitola non c&#8217;è nulla che faccia ipotizzare che il faccendiere abbia influito in qualche modo sulle inchieste di Report, ma una informativa della polizia giudiziaria &#8211; scrive Repubblica &#8211; &#8220;mette in fila anni di rapporti tra <strong>Lavitola, Ranucci</strong> e la trasmissione: incontri, messaggi, interviste, suggerimenti per possibili inchieste&#8221;. Una presunta influenza che riguarderebbe alcune delle inchieste della trasmissione, in una si sospetta che abbia pure concordato dei tagli, ricostruzione prontamente smentita da Ranucci (&#8220;Lavitola non ha mai avuto nessuna influenza sulle <a href="https://www.repubblica.it/politica/2026/08/11/news/attentato_ranucci_carte_inchiesta_lavitola_intercettazioni-425522642/?ref=RI_d_a_embed" target="_blank" rel="nofollow">inchieste di Report</a>. E l’unica volta che ci ha messo la faccia, con due interviste sulla vicenda Canadair ed eredità Berlusconi, non gli è stato fatto mai alcuno sconto&#8221;).</p>
<p>Infine, l&#8217;ultimo problema per Ranucci si chiama &#8220;riservatezza del materiale aziendale&#8221;. Il direttore degli Approfondimenti, Paolo Corsini, gli aveva inviato una lettera chiedendogli maggiore equilibrio nella scelta dei temi delle inchieste. Ranucci &#8211; si evince dall&#8217;ordinanza &#8211; girò quella mail a Lavitola. Lop stesso accadde per una circolare organizzativa dell&#8217;Ad Rossi.</p>
<p>Staremo a vedere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-manipolato-da-lavitola-la-rai-vicina-al-verdetto-ipotesi-sospensione-da-report/">Ranucci &#8220;manipolato&#8221; da Lavitola? La Rai vicina al verdetto: ipotesi sospensione da Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ranucci-manipolato-da-lavitola-la-rai-vicina-al-verdetto-ipotesi-sospensione-da-report/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>13</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Salvini contestato al concerto di De André. Questo sopruso fa rabbrividire</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/salvini-contestato-al-concerto-di-de-andre-questo-sopruso-fa-rabbrividire/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/salvini-contestato-al-concerto-di-de-andre-questo-sopruso-fa-rabbrividire/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michel Dessì]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 07:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[dori ghezzi]]></category>
		<category><![CDATA[fabrizio de andrè]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Salvini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337717</guid>

					<description><![CDATA[<p>La protesta contro il leader della Lega scatena la polemica. Dori Ghezzi invita al dialogo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/salvini-contestato-al-concerto-di-de-andre-questo-sopruso-fa-rabbrividire/">Salvini contestato al concerto di De André. Questo sopruso fa rabbrividire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intolleranti</strong>. Sì, intolleranti e fascisti. Anzi, meglio chiamarli con il loro nome: comunisti. La signorina (o signora) che ha protestato platealmente contro <strong>Matteo Salvini</strong> perché seduto ad ascoltare il concerto di Diodato in memoria di Fabrizio De André in Sardegna fa rabbrividire. Un uomo, prima che un politico, secondo i komkagni, non è degno di ascoltare la musica di un cantautore italiano perché <strong>definito di “sinistra”</strong>. Questa si che è appropriazione culturale. Da quando la musica ha un colore politico? È arrivato il momento di dire basta a certa gente.</p>
<p>A persone che si arrogano il diritto di decidere chi deve o non deve stare in certi posti. Nelle piazze, ai concerti.<strong> La musica deve unire, non dividere.</strong> È questo il compito dell’arte, ma alcuni non ne capiscono nulla. Dopo certi spettacoli indecorosi la signora (o signorina) in questione potrebbe benissimo (speriamo di no) bruciare i libri che non appartengono alla sua ideologia. Quanta arroganza. <strong>Quanta prepotenza.</strong></p>
<p>Matteo Salvini è rimasto seduto, in silenzio e sotto i baffi se la rideva. Ci vuole molto di più che un urlo isterico a scalfire il leader del Carroccio. Certo, sicuramente non gli avrà fatto piacere. Era lì, in un posto amato da Salvini e dalla sua compagna. Perché intervenire con così tanta violenza? Forse la contestatrice stonata sarà la stessa che (bandiera alla mano) tifa Palestina libera e urla “pace”. Per fortuna è intervenuta <strong>Dori Ghezzi</strong> che, prendendo la parola al microfono, ha affermato la necessità di creare un dialogo, anche con chi la pensa diversamente.</p>
<p>Anche Diodato prima di esibirsi ha detto la sua: “Speriamo che la musica di De Andrè illumini un po’ di più anche la nostra classe politica”. Poi sui social è intervenuta la nipote di Fabrizio De André, Alice, che controtendenza ha difeso la contestatrice tutelando la musica di suo nonno. Forse anche la nipotina dovrebbe ricordare che i testi di De André <strong>denunciano il potere,</strong> i falsi moralismi e ogni forma di sopruso o chiusura mentale. Proprio come quello della signora e di chi si è accodato alle proteste. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. <strong>Appassiti dalle parole urlate in faccia a Matteo Salvini.</strong></p>
<p>Michel Dessì, 11 agosto 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1044341358296125%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/salvini-contestato-al-concerto-di-de-andre-questo-sopruso-fa-rabbrividire/">Salvini contestato al concerto di De André. Questo sopruso fa rabbrividire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/salvini-contestato-al-concerto-di-de-andre-questo-sopruso-fa-rabbrividire/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>36</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È un&#8217;artista libera: Venezi fa bene ad esibirsi in Siberia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-una-artista-libera-venezi-fa-bene-ad-esibirsi-in-siberia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/e-una-artista-libera-venezi-fa-bene-ad-esibirsi-in-siberia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 14:05:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[beatrice venezi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337615</guid>

					<description><![CDATA[<p>La musica non appartiene alla geopolitica: è patrimonio universale e non deve sottostare ai dettami del conformismo del momento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-una-artista-libera-venezi-fa-bene-ad-esibirsi-in-siberia/">È un&#8217;artista libera: Venezi fa bene ad esibirsi in Siberia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre la solita storia. Non appena <strong>un artista italiano compie una scelta controcorrente</strong>, la gogna mediatica e i censori del politicamente corretto accendono le sirene e azionano i megafoni dell&#8217;indignazione a comando. L&#8217;ultimo bersaglio? <strong>Beatrice Venezi,</strong> colpevole di aver commesso il reato più grave per certi salotti culturali: essere un&#8217;artista libera.</p>
<p>La notizia è ormai ufficiale:<strong> la direttrice d&#8217;orchestra andrà a Novosibirsk, in Siberia</strong>, per dirigere La Traviata di Giuseppe Verdi. Apriti cielo. Si parla di &#8220;accreditamento della narrativa russa&#8221;, di &#8220;assist al Cremlino&#8221;, di &#8220;geopolitica culturale&#8221;. Le consuete piroette verbali di un certo giornalismo, impegnato a convincerci che la musica non appartenga più al patrimonio universale, ma debba sottostare ai dettami del conformismo del momento.</p>
<p>Facciamo, però, un passo indietro e proviamo a guardare ai fatti con un minimo di onestà intellettuale.</p>
<p>Per mesi <strong>Beatrice Venezi è stata letteralmente messa sulla graticola</strong>. Mesi di attacchi, polemiche strumentali, critiche feroci e processi mediatici legati alla vicenda del Teatro La Fenice. Un accanimento che, in Italia, sembra riservato soprattutto a chi osa non allinearsi all&#8217;ortodossia dominante o viene etichettato come &#8220;irregolare&#8221;. Si è tentato in ogni modo di delegittimarne il valore professionale e di ostacolarne il percorso di crescita. Si è scelta la strada dell&#8217;isolamento, senza offrirle alcuna tutela, neppure da parte di chi l&#8217;aveva tanto corteggiata e poi scelta.</p>
<p>E adesso Venezi cosa fa? Esattamente ciò che farebbe qualsiasi professionista serio e qualificato: lavora. Prende la sua bacchetta e dirige Verdi. <strong>E va a farlo dove le viene offerta l&#8217;opportunità</strong>. E in Italia cosa accade? Gli stessi moralisti che fino a ieri sembravano auspicarne l&#8217;emarginazione dalla scena culturale nazionale oggi si scandalizzano perché ha accettato un ingaggio all&#8217;estero. Prima la si ostacola, poi ci si lamenta se trova spazio altrove. Una contraddizione difficile da ignorare.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, anche la tesi secondo cui un&#8217;artista che sale sul podio a Novosibirsk stia facendo propaganda geopolitica appare, quanto meno, forzata. La cultura è — e dovrebbe continuare a essere — un ponte tra i popoli. <strong>Confondere Giuseppe Verdi con le dinamiche della politica internazionale contemporanea significa perdere di vista la natura universale dell&#8217;arte</strong>.</p>
<p>Negli ultimi anni il conformismo del politicamente corretto ha alimentato episodi controversi: dal tentativo di mettere in discussione lo studio di <strong>Dostoevskij</strong> in alcuni contesti accademici fino al boicottaggio di artisti russi, indipendentemente dalle loro posizioni personali. Oggi, secondo alcuni, si dovrebbe addirittura subordinare la libertà professionale degli artisti italiani a una sorta di certificazione di conformità politica.</p>
<p>A queste strampalate prese di posizione, Beatrice Venezi ha risposto con parole semplici e nette: &#8220;<strong>Sono un&#8217;artista libera, vado dove ritengo opportuno, dirigo dove voglio</strong>&#8220;. Un&#8217;affermazione che richiama un principio profondamente liberale: la libertà dell&#8217;individuo di esercitare la propria professione senza dover ottenere un lasciapassare ideologico dai custodi della morale.</p>
<p>L&#8217;idea che siano lo Stato, i media o presunti tribunali etici a stabilire dove un artista possa lavorare rappresenta, del resto, una deriva ben più preoccupante dell&#8217;esecuzione di un&#8217;opera lirica in <strong>Siberia.</strong></p>
<p>In un Paese spesso provinciale, dove il talento viene talvolta misurato attraverso il filtro dell&#8217;appartenenza politica e dove la meritocrazia fatica ad affermarsi rispetto alle logiche di appartenenza, vedere un&#8217;artista rivendicare la propria autonomia professionale rappresenta senz&#8217;altro un segnale positivo. Se l&#8217;Italia non è capace, per mere ragioni ideologiche, di<strong> valorizzare i propri talenti</strong> o li trascina nelle consuete contrapposizioni politiche, non ci si può sorprendere se questi trovano opportunità e riconoscimenti all&#8217;estero.</p>
<p>Pertanto, non c&#8217;è polemica che tenga: <strong>Beatrice Venezi, da artista libera qual è, fa bene ad andare dove ritiene opportuno</strong> e dove le viene riconosciuto il suo valore professionale.</p>
<p>La musica, d&#8217;altronde, appartiene a chi la ama, la studia e la interpreta, non a chi pretende di stabilire, sulla base di criteri ideologici, dove un artista possa o non possa esibirsi.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 10 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-una-artista-libera-venezi-fa-bene-ad-esibirsi-in-siberia/">È un&#8217;artista libera: Venezi fa bene ad esibirsi in Siberia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/e-una-artista-libera-venezi-fa-bene-ad-esibirsi-in-siberia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se Venezi va in Russia: perché sbaglia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/se-venezi-va-in-russia-perche-sbaglia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/se-venezi-va-in-russia-perche-sbaglia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 14:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[beatrice venezi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=336514</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il maestro d'orchestra tra La Fenice e Novosibirsk: la musica che si scontra e incontra la politica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-venezi-va-in-russia-perche-sbaglia/">Se Venezi va in Russia: perché sbaglia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Beatrice Venezi</strong> torna al centro del dibattito. Dopo la rottura con il Teatro <em>La Fenice</em>, nata dalle ormai celebri dichiarazioni a <em>La Nación</em> sui “posti tramandati di padre in figlio”, la direttrice d’orchestra annuncia la sua nuova rotta internazionale: Russia e ritorno in Georgia. Lo anticipa nell’intervista di Hoara Borselli precorrendo di fatto le agenzie a metà luglio e successivamente, il 31 luglio lo conferma in via formale. Una “ripartenza” che, inevitabilmente, apre più interrogativi di quanti ne chiuda.</p>
<p>Oggi la notizia è ufficiale: <strong>Venezi debutterà al Teatro dell’Opera di Novosibirsk</strong>, in Russia, dirigendo La Traviata di Verdi. Il teatro siberiano viene presentato come una “nuova capitale culturale del Paese”, e l’artista ha parlato di un contesto “particolarmente rilevante” dal punto di vista musicale. Parallelamente, tornerà anche in Georgia, dove da anni partecipa a un festival estivo. Fin qui, tutto normale: un’artista che riprende il proprio percorso dopo mesi di tensioni. Eppure, la scelta russa non è un gesto neutro. Non oggi. Mosca non invita a caso. Invita innanzi tutto artisti di spessore. Ma invita chi può essere utile alla propria narrativa culturale: artisti occidentali non ostili, non allineati, e magari reduci da polemiche interne.</p>
<p>In questo senso, Beatrice Venezi è un profilo perfetto. E per di più il silenzio di Giuli dopo i fatti della Fenice, non è un dettaglio, è letto come un segnale verde: Beatrice Venezi non è più una figura protetta dall’establishment della destra culturale. E, paradossalmente, proprio questa solitudine la rende più interessante per il mondo culturale russo, che può esibirla come simbolo di arte libera. Il disimpegno di Roma la indebolisce in patria ma la rende appetibile all&#8217;estero, trasformandola in un perfetto testimonial geopolitico più utile alla narrativa russa. In altre parole una figura più facile da ingaggiare e da esibire. E i russi questo lo sanno benissimo. Un’artista perfetta per rafforzare la narrativa culturale del regime.</p>
<p>Non è un complotto. È geopolitica culturale. Mentre qui da noi si è aperta la polemica, la direttrice ha provato a blindarsi dietro il più classico dei paraventi: “Io sono un’artista libera, dirigo dove voglio, la cultura deve essere un ponte e non va confusa con la politica”. Respinge ogni lettura diversa: &#8220;Mischiare cultura e politica è pericoloso&#8221;. Ma la domanda resta: è davvero possibile separare le due dimensioni quando si lavora in un teatro statale russo, in un Paese dove la cultura è parte integrante della strategia geopolitica?</p>
<p>Dire che la Russia di oggi “è un mercato come un altro” è un assist formidabile per Mosca. Frasi del genere vengono immediatamente tradotte e inserite nell&#8217;ingranaggio mediatico del Cremlino. Agenzie come TASS e Sputnik non aspettano altro per spiegare al pubblico che <strong>la cancel culture europea censura gli artisti</strong>. Mostrare una direttrice italiana, ex consigliera del Ministero della Cultura, che sbarca in Siberia trattando Novosibirsk come se fosse Parigi o Londra, serve a Vladimir Putin per dimostrare che l&#8217;isolamento della Russia non esiste.</p>
<p>Anche la retorica dei &#8220;ponti culturali&#8221; si scontra con la realtà: mentre Mosca bombarda i teatri ucraini, la bacchetta di un&#8217;italiana serve a ripulire la facciata del regime, accreditando l&#8217;idea che la superiorità dell&#8217;arte russa costringa gli occidentali a fuggire i &#8220;pregiudizi&#8221; dei loro governi. E qui nasce una discrepanza narrativa che merita di essere osservata senza preconcetti, ma senza ingenuità. In Italia, Venezi è stata difesa, nel tempo, da molte voci del mondo liberale e conservatore come simbolo di una destra culturale che chiedeva spazio in un ambiente percepito come ostile. <strong>Una figura coerente con una visione occidentale, liberale, anti‑autoritaria</strong>. All’estero, però, quella identità politica rischia di evaporare.</p>
<p>Pochi giorni prima dell’annuncio formale, la stessa Venezi ha confessato a Hoara Borselli che, se potesse tornare indietro, non salirebbe più sul palco di Atreju. Una presa di distanza che suona come <strong>un chiaro riposizionamento internazionale</strong> alla vigilia del viaggio siberiano. Le scelte degli artisti, in tempi complessi, parlano più dei comunicati stampa. La rotta verso Novosibirsk sembra una crepa narrativa. Appare una contraddizione culturale. Ma è una di quelle che non si risolvono con una dichiarazione, ma che devono osservarsi nel tempo. La musica è universale, sì. E la sua è una musica eccellente. Ma le scelte degli artisti, soprattutto in tempi complessi, parlano. E forse è arrivato il momento di chiedersi che cosa stia dicendo davvero <strong>Beatrice Venezi</strong> con questo nuovo capitolo della sua carriera.</p>
<p>Se cerchiamo un filo logico culturale possiamo proprio pensare che Novosibirsk, paradossalmente, possa essere la strada per essere depoliticizzata. Incredibilmente, l’ingaggio in Russia &#8211; sinistra culturale per antonomasia &#8211; potrebbe diventare il suo passaggio doganale per quel mondo artistico italiano che l’aveva sempre percepita e ostracizzata come “di destra”. Un ponte per un rientro in Italia in normalità, finalmente come grande artista e non come simbolo politico. In un Paese dove una <strong>certa sinistra storicamente fatica a condannare Mosca</strong> con la stessa fermezza con cui condanna un assessore di centrodestra, vedere la Venezi che rompe il fronte occidentale in nome della &#8220;musica universale&#8221; potrebbe aprire insospettabili porte di rientro. Il passaporto siberiano per ritrovare la pace nei salotti che la rifiutavano. Tutti noi ci auguriamo che l’Italia non perda un’artista. E i conservatori sperano di non aver smarrito una voce libera.</p>
<p>Teresa Casamichela, 3 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-venezi-va-in-russia-perche-sbaglia/">Se Venezi va in Russia: perché sbaglia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/se-venezi-va-in-russia-perche-sbaglia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>12</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cinque libri da leggere sotto l’ombrellone senza fingere di essere Proust</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cinque-libri-da-leggere-sotto-lombrellone-senza-fingere-di-essere-proust/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/cinque-libri-da-leggere-sotto-lombrellone-senza-fingere-di-essere-proust/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 13:04:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337426</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da Franchini a Scarpa, dal Lazarillo alla piccola conformista: letture vere, cattive e senza il solito catechismo da spiaggia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cinque-libri-da-leggere-sotto-lombrellone-senza-fingere-di-essere-proust/">Cinque libri da leggere sotto l’ombrellone senza fingere di essere Proust</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno ha ancora scritto un Thriller Fantasy sullo SPID, dovrei farlo io? Ci penso. <strong>Agosto è il mese in cui tutti fingono di leggere Proust</strong> sotto l&#8217;ombrellone e in realtà scorrono la lista dei ristoranti vicini su qualche App con i toni licenziosi di Barbero. Qui niente sensi di colpa: cinque libri veri, letti e giudicati senza moralismi adolescenziali, più un sesto che sto ancora finendo e su cui, per correttezza professionale, mi tengo la bocca cucita. <strong>Si parte.</strong></p>
<h2>1. Antonio Franchini, Il fuoco che ti porti dentro (Marsilio)</h2>
<p>C&#8217;è un genere di libro che dovrebbe stare scaffalato non tra le auto-fiction, ma tra i disinfettanti industriali, perché quello che fa alle pareti cognitive del lettore è più o meno lo stesso effetto della formaldeide: entra, penetra, resta, brucia, è <strong>Pompei nel 79 d.C.</strong> Il fuoco che ti porti dentro si apre con una frase che meriterebbe di essere scolpita all&#8217;ingresso di ogni corso di scrittura creativa — «Benché da molti sia considerata una bella donna, mia madre puzza» — e da lì in poi non concede tregua.</p>
<p>Antonio Franchini, editor storico che ha passato una vita a leggere manoscritti altrui prima di infilarsi il coltello da solo, racconta sua madre Angela con un linguaggio manesco, da pellegrinaggio verso un santuario che non vuoi visitare ma da cui non riesci a staccarti. Non c&#8217;è pietà, non c&#8217;è redenzione facile, non c&#8217;è il solito &#8220;però in fondo mi voleva bene&#8221;: c&#8217;è una donna-lavica ricostruita pezzo per pezzo, con la stessa cura con cui un editor smonta un romanzo scritto male. <strong>Il risultato è cinico,</strong> esilarante nei momenti più impensati, e resta addosso come l&#8217;odore di formaldeide di cui sopra: ti lavi, ti cambi vestito, ma qualcosa continua a impregnare i tessuti. Se cercate un libro comodo da spiaggia, statene alla larga. Se invece volete ricordarvi perché la letteratura italiana, quando vuole, sa ancora fare male sul serio, è la lettura dell&#8217;estate.</p>
<h2>2. Tiziano Scarpa, Corpo (Einaudi)</h2>
<p>Cinquanta capitoli, cinquecento aforismi, un solo corpo umano sezionato con la delicatezza di un entomologo e l&#8217;umorismo di chi sa benissimo come si fa la vendemmia con ogni traliccio pelifero nella vigna del proprio corpo. Scarpa prende occhi, ginocchia, ombelico, capezzoli, e li tratta come se ognuno avesse una personalità propria, un carattere, delle rivendicazioni sindacali. Il cuore è una seppia che spruzza spavento, le palpebre proiettano <strong>il fotogramma nero della morte,</strong> l&#8217;ombelico misura i capezzoli come un geometra allo sportello del tuo municipio.</p>
<p>È un libro di saggezza geriatrica travestita da libro di poesia: ogni parte del corpo racconta, a modo suo, quanto tempo ci resta, e lo fa con la stessa temperatura emotiva di un tostapane grande come una piscina — un attimo prima che arrivi il bagnino, e nel frattempo la gente continua a tuffarsi, chiacchierare, innamorarsi, come se il <strong>cloro fosse solo un profezia Maya</strong>. Perfetto per l&#8217;agosto: si legge in spiaggia a piccole dosi, un capitolo, un ombrello, un altro capitolo, e alla fine avete fatto pace col fatto che anche voi, come le vostre ginocchia, siete poco più che la somma delle vostre cartilagini.</p>
<h2>3. Peter Cameron Ellis, L&#8217;inutile voglia di migliorare se stessi (Diarkos)</h2>
<p>Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire ad alta voce quello che tutti pensiamo guardando i mental coach di Instagram: quelli che ti gridano &#8220;sei perfetto così come sei&#8221;, “alle donne piacciono quelli che come te che non possono permettersi una singola in affitto a Morena”, “<strong>Quelli del Dams depongno le uova lungo i torrenti”</strong>, con la stessa convinzione roboante e vagamente ritardata delle pallette antistress da tenere sulla scrivania — un fenomeno acustico, non un pensiero. Peter Cameron Ellis li relega esattamente lì dove meritano: nello stanzino degli oggetti inutili, insieme alle pallette da tennis, ai post-it motivazionali e a tutta quella paccottiglia da persone che, sospetto fortissimo, hanno imparato da poco a prendere l&#8217;ascensore da sole.</p>
<p>Il libro è un trattato di autoironia applicata: neuroscienze vere mischiate a Cioran, Kahneman e Carol Dweck, incastonate tra un dentista inquietante e un bidet filosofico. La tesi di fondo è semplice e liberatoria: smettila di aggiustarti, non sei un elettrodomestico, non devi migliorare (dientare come un&#8217;altra persona) devi raggiungere il tuo nucleo, quello che sei davvero: e basta. <strong>Si fa stando seduti.</strong> È il libro perfetto per l&#8217;estate perché non vi chiederà mai di &#8220;lavorare su voi stessi&#8221;, anzi, vi solleverà dall&#8217;obbligo, il che, statisticamente, è già un miglioramento notevole.</p>
<h2>4. Ingrid Seyman, La piccola conformista (Sellerio)</h2>
<p>L&#8217;incipit più esplosivo della narrativa francese degli ultimi anni — altro che grandi manifesti letterari di inizio Novecento, qui si parte già con una menigite batterica e nemmeno troppo metaforica: la protagonista <strong>Esther Dahan</strong> si presenta al mondo raccontando i genitori sessantottini che fanno ginnastica orizzontale ogni domenica pomeriggio mentre lei, davanti alla tv, sogna calzini di pizzo e righe laterali nei capelli. Marsiglia, anni Settanta, una famiglia di comunisti nudisti ebrei-algerini e una bambina che, in mezzo a tutto quel caos ideologico, non desidera altro che un vestitino blu e un po&#8217; di sano conformismo borghese.</p>
<p>È comico nel senso più feroce del termine: si ride della rivoluzione fallita dei genitori, si ride dei nonni che giocano a roulette coi ceci del cuscus, si ride finché, pagina dopo pagina, il riso si fa più amaro e la commedia familiare rivela la sua faccia più dura. Seyman ha scritto un romanzo di formazione capovolto, dove la vera ribellione di una figlia è desiderare la normalità. <strong>Da leggere, magari con un vestitino blu addosso, per solidarietà.</strong></p>
<h2>5. Anonimo, Lazarillo de Tormes (Feltrinelli / Adelphi)</h2>
<p>Facciamo un po&#8217; di chiarezza storica, <strong>con tutto il rispetto per Miguel de Cervantes</strong>: la letteratura contemporanea — quella fatta di antieroi, picari, protagonisti che sopravvivono con l&#8217;astuzia invece che con la spada — non nasce col Don Chisciotte. Nasce cinquant&#8217;anni prima, nel 1554, con un anonimo spagnolo che ha avuto il coraggio di mettere al centro di un romanzo un ragazzino affamato, bugiardo e simpaticissimo, e di farlo raccontare in prima persona le proprie marachelle contro un cieco avaro, un prete tirchio e uno scudiero squattrinato.</p>
<p>Il Lazarillo è il nonno segreto di tutta la narrativa picaresca europea, quello che nessuno cita alle cene ma che tutti, inconsapevolmente, hanno già letto attraverso i suoi eredi. <strong>Proibito dall&#8217;Inquisizione nel 1559</strong> — la miglior recensione che un libro possa desiderare — resta oggi di un&#8217;attualità imbarazzante: Lazarillo, spiega bene la quarta di copertina, è lo sciuscià napoletano, il ragazzino di strada, chiunque debba inventarsi ogni giorno un modo per non morire di fame. Centoventi pagine, si legge in un pomeriggio di spiaggia, e per una volta la definizione &#8220;classico&#8221; non è una minaccia ma una promessa mantenuta.</p>
<h2>Giorgia Tribuiani, Pezzi (Il Saggiatore)</h2>
<p>Questo non è nella cinquina ufficiale perché, onestamente, lo sto ancora leggendo — e recensire un libro a metà è un po&#8217; come giudicare una torta guardando solo l&#8217;impasto crudo. Ma qualcosa va detto: <strong>Giorgia Tribuiani</strong> è brava, bravissima, e Pezzi — la storia di un villaggio costretto a un macabro gioco a premi per salvare un uomo mutilato, tra merli spettatori e un&#8217;atmosfera che incrocia i roghi di Salem con le confessioni di <strong>Spoon River</strong> — ha quel tipo di scrittura incestuosa e tagliente che percola dalle travi di una casa al mare e fa quell&#8217;alone di muffa permanente. Impressione a metà lettura: un thriller fantasy che ha deciso di non concedersi mai un attimo di tregua glutinosa, di quelli che si divorano a morsi piccoli perché digerirli tutti insieme farebbe male. Giudizio sospeso, ma con tutte le premesse per un pieno voto</p>
<p>Peter Cameron Ellis, 9 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cinque-libri-da-leggere-sotto-lombrellone-senza-fingere-di-essere-proust/">Cinque libri da leggere sotto l’ombrellone senza fingere di essere Proust</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/cinque-libri-da-leggere-sotto-lombrellone-senza-fingere-di-essere-proust/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Volevo dire grazie a Guccini</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/volevo-dire-grazie-a-guccini/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/volevo-dire-grazie-a-guccini/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 15:39:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[francesco guccini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337359</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dovevo andare a Pavana, il mio amico Dario me lo aveva promesso, presto mi avrebbe accompagnato, ma non abbiamo fatto in tempo. Cosa gli avrei detto? Non lo so. Forse all’inizio avrei pianto, come di fronte a quelle emozioni che non sai spiegarti, ma che ti spezzano dentro. Avrei pianto come piango oggi, probabilmente. E [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/volevo-dire-grazie-a-guccini/">Volevo dire grazie a Guccini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dovevo andare a Pavana, il mio amico Dario me lo aveva promesso, presto mi avrebbe accompagnato, ma non abbiamo fatto in tempo. Cosa gli avrei detto? Non lo so. Forse all’inizio avrei pianto, come di fronte a quelle emozioni che non sai spiegarti, ma che ti spezzano dentro. Avrei pianto come piango oggi, probabilmente. E poi gli avrei detto grazie. Perché <strong>ti voglio bene ho fatto in tempo a dirglielo, per telefono, tanti anni fa</strong>.</p>
<p>Quindi grazie. Grazie per aver permesso a tante persone care andate, di continuare a vivere nelle sue canzoni. Grazie perché con <em>Autogrill</em> mi tornavano in mente i viaggi con la 127 da Bergamo a Lamezia. O perché ascoltando <em>Lettera</em> mi ricordavo di una stanzetta piena di vinili e libri e una cuffia spelacchiata, con la gommapiuma a vista, ma da cui la sua voce usciva come un sogno. E gli avrei detto grazie ancora per avermi dato le parole quando non le trovavo. Per avermi insegnato cosa sia la libertà, che al mare non importa essere azzurro o verde, che certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire. <strong>Per avermi insegnato le illusioni e a morire pecora nera</strong>. Ad avermi raccontato di Odisseo, e poi di Cirano, di Colombo, di Sancho Panza e Don Chisciotte.  A saper distinguere quello che non da quello che è. E tante, tante, tante altre cose per cui non ci sarebbero grazie che potrebbero bastare.</p>
<p>Non so spiegare cos’abbia significato <strong>Francesco Guccini</strong> nella mia vita. Probabilmente cercherò di capirlo da oggi in poi. Finché non verrà il tempo, in faccia a tutto il mondo per rincontrarlo.</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 8 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/volevo-dire-grazie-a-guccini/">Volevo dire grazie a Guccini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/volevo-dire-grazie-a-guccini/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Ranucci commissariato dal soviet interno&#8221;. Il retroscena sulle tensioni a Report</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-commissariato-dal-soviet-interno-il-retroscena-sulle-tensioni-a-report/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ranucci-commissariato-dal-soviet-interno-il-retroscena-sulle-tensioni-a-report/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 10:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337376</guid>

					<description><![CDATA[<p>Già cominciata la partita per il dopo Ranucci. Due inviati di punta fanno firmare un documento ai colleghi per la nascita del comitato editoriale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-commissariato-dal-soviet-interno-il-retroscena-sulle-tensioni-a-report/">&#8220;Ranucci commissariato dal soviet interno&#8221;. Il retroscena sulle tensioni a Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mario Ajello</strong> sul <em>Messaggero</em> racconta un clima di forte tensione all’interno di <strong>Report,</strong> dove sarebbe già cominciata la partita per un possibile futuro senza <strong>Sigfrido Ranucci.</strong> Pur non essendoci ancora decisioni ufficiali della Rai sulla conduzione del programma, nella redazione starebbero emergendo iniziative destinate a ridisegnarne gli equilibri.</p>
<p>Al centro della vicenda ci sono <strong>Giorgio Mottola,</strong> collaboratore esterno e inviato di punta della trasmissione, e <strong>Giulio Valesini,</strong> giornalista Rai. Secondo la ricostruzione di Ajello, i due avrebbero promosso la nascita di un <strong>comitatoeditoriale</strong>, approvato all’unanimità dalla redazione, con il compito di partecipare alle scelte sulle inchieste da realizzare e sulla loro programmazione in vista della ripartenza autunnale. Ranucci non avrebbe accolto favorevolmente l’iniziativa, interpretandola come un tentativo di limitarne il ruolo e di preparare una gestione diversa del programma.</p>
<p>Mottola e Valesini sarebbero inoltre considerati tra i <strong>possibili candidati alla successione</strong>, qualora la Rai decidesse di sostituire Ranucci, anche se potrebbero emergere altre soluzioni.</p>
<p>Parallelamente prosegue il lavoro del <strong>comitato etico</strong> della Rai. Ranucci è già stato ascoltato e ha fornito le proprie spiegazioni. La relazione dell’organismo, nel quale è impegnata anche la direttrice dell’Internal Audit Delia Gandini, potrebbe arrivare già la prossima settimana all’amministratore delegato Giampaolo Rossi. Finora, scrive Ajello, dalle verifiche non sarebbe emerso un elemento decisivo contro Ranucci, ma la sua posizione e la sua immagine interna risulterebbero comunque indebolite dopo il caso Lavitola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-commissariato-dal-soviet-interno-il-retroscena-sulle-tensioni-a-report/">&#8220;Ranucci commissariato dal soviet interno&#8221;. Il retroscena sulle tensioni a Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ranucci-commissariato-dal-soviet-interno-il-retroscena-sulle-tensioni-a-report/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che pena, Ranucci: si fa lo spot sul cadavere di Guccini</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/che-pena-ranucci-si-fa-lo-spot-sul-cadavere-di-guccini/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/che-pena-ranucci-si-fa-lo-spot-sul-cadavere-di-guccini/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 09:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[francesco guccini]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337352</guid>

					<description><![CDATA[<p>Poche ore dopo la morte di Guccini, ciascuno a reclamava la propria porzione di salma. Il peggiore: Ranucci</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/che-pena-ranucci-si-fa-lo-spot-sul-cadavere-di-guccini/">Che pena, Ranucci: si fa lo spot sul cadavere di Guccini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesco Guccini</strong> si è spento a Pàvana&#8230; Non erano trascorse poche ore che già fervevano le esequie di parte: ciascuno a reclamare la propria porzione di salma. Chi archivia il Maestrone come il cantore che avrebbe votato l&#8217;intera opera al politico e al sociale coltiva una memoria clamorosamente selettiva, e cancella con un tratto di penna sessant&#8217;anni di canzoniere.</p>
<h2>Il canzoniere che smentisce</h2>
<p>La fonte è ineccepibile: &#8220;Tutto Guccini&#8221; di Federico Pistone (giornalista del <em>Corriere della Sera</em>), ricognizione brano per brano su 161 canzoni distribuite in 17 album e nelle registrazioni dal vivo. Da quella lettura del canzoniere emerge un dato dirimente:<strong> le composizioni a connotazione politico-sociale arrivano a malapena al 15%</strong>. Eppure pare che sia quel 15% a determinare la popolarità e il seguito di uno dei più amati cantautori di sempre. Ma non è così.</p>
<p>La massa predominante della produzione Gucciniana si dirama in filoni tra loro lontanissimi:<br />
&#8211; Nostalgia, memoria, autobiografia: 25%<br />
&#8211; Esistenziale, letteraria, i &#8220;ritratti&#8221;: 25%<br />
&#8211; Romantica e del disamore: 20%<br />
&#8211; Comica, religiosa, satirica: 15%</p>
<p>Almeno cinque sorgenti per un solo autore. Amare pezzi come &#8220;Incontro&#8221;, &#8220;Odysseus&#8221; o &#8220;L&#8217;ultima volta&#8221; non implica alcuna adesione a ciò che &#8220;La locomotiva&#8221; proclamava. È precisamente questo scarto a rendere l&#8217;opera universale.</p>
<h2>Il caso Ranucci</h2>
<p>La riprova, icastica, è arrivata a poche ore dal decesso. <strong>Sigfrido Ranucci</strong> affida a Facebook cinque righe: la prima seppellisce Guccini, le altre quattro seppelliscono il pudore. Il &#8220;poeta&#8221; diventa in un lampo &#8220;cantore della società civile e dei diritti dell&#8217;uomo&#8221;, etichetta che ne amputa mezzo secolo di canzoniere per consegnarne il simulacro a una precisa parte. Poi la virata, prevedibile: &#8220;il mostruoso che stiamo vivendo&#8221;, &#8220;noi a Report continueremo a batterci&#8221;, e infine l&#8217;affondo che denuda l&#8217;operazione: &#8220;Vi andrebbe di contribuire&#8230; insieme a noi?&#8221;.</p>
<p>Il compianto dura una proposizione, il resto è proselitismo o peggio&#8230;<strong> Spot sul cadavere ancora caldo</strong>. È l&#8217;abduzione senza premesse: dalla morte di un artista si inferisce l&#8217;arruolamento del lettore. È l&#8217;annessione postuma di chi non può più smentire, e proprio per questo proterva.</p>
<h2>Guccini è di tutti</h2>
<p>Ridurlo a bandiera è operazione velleitaria, perché la bandiera serve a chi la sventola, non a chi vi è avvolto. Scambiare l&#8217;affetto trasversale di milioni per un mandato di parte significa rimpicciolire il Maestrone alla propria (minuscola) statura. Lo annota, senza sospetto di parzialità, perfino la scheda del suo canzoniere: <strong>Guccini non ha &#8220;mai cavalcato comode ideologie&#8221;</strong>, ed è per questo &#8220;amato e riverito più o meno da tutti, senza confini sociali, politici e anagrafici&#8221;.</p>
<p>&#8220;Incontro&#8221;, &#8220;Odysseus&#8221;, &#8220;L&#8217;ultima volta&#8221; non si votano, si ascoltano. Chi tenta di trascinarlo nel proprio agone ottiene un solo risultato: tromboneggiare speculando sopra un lascito che appartiene a chiunque. Guccini è di tutti. E di tutti resta.</p>
<p>Giulio Galetti, 8 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/che-pena-ranucci-si-fa-lo-spot-sul-cadavere-di-guccini/">Che pena, Ranucci: si fa lo spot sul cadavere di Guccini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/che-pena-ranucci-si-fa-lo-spot-sul-cadavere-di-guccini/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>10</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quel concerto di Guccini con Lotta Continua. Era troppo e me ne andai</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quel-concerto-di-guccini-con-lotta-continua-era-troppo-e-me-ne-andai/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/quel-concerto-di-guccini-con-lotta-continua-era-troppo-e-me-ne-andai/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rino Cammilleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 09:30:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[francesco guccini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337192</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mi chiedevo cosa ci trovassero in quella sua voce, impastata e monotona, da birraio comunista di Francesco Guccini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quel-concerto-di-guccini-con-lotta-continua-era-troppo-e-me-ne-andai/">Quel concerto di Guccini con Lotta Continua. Era troppo e me ne andai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto col dire che io di locomotive e nonni ecologici nulla so, anche se hippyate come la gucciniana <em>Per fare un uomo</em> la cantava Caterina Caselli, che non era per nulla un&#8217;artista “impegnata”. Venni a sapere che c&#8217;era un cantautore già famoso o che tale doveva diventare perché così era stato deciso nelle segrete latebre quando l&#8217;Equipe 84 intonò <strong>Auschwitz.</strong> Che cosa c&#8217;entrasse il quartetto capeggiato da Maurizio Vandelli con l&#8217;Olocausto non si seppe mai, tanto era lontano il tema dai suoi orizzonti consueti. Per giunta, che i nazisti avessero perseguitato gli ebrei era noto, sì, ma la cosa non era ancora diventata un topos letterario e cinematografico.</p>
<p>Cominciava allora, e dagli Usa arrivavano melodie corali come<em> Let my people go</em> (“lascia andare il mio popolo” diceva Mosè al faraone), mentre in Europa teneva banco Salvatore Adamo con <em>Inch&#8217;Allah</em> e da noi l&#8217;eterno Gianni Morandi con <em>Israel</em>. Quando scoppiò il caso dell&#8217;austriaco Kurt Waldheim, che dovette dimettersi da segretario dell&#8217;Onu perché qualcuno aveva fatto circolare una sua foto di guerra in divisa tedesca, fu <strong>Giorgio</strong> <strong>Bocca</strong>, giornalista di sinistra, a sospettare lo zampino del Mossad, che a quel tempo cercava di importare ebrei russi contrattando con l&#8217;Urss per rimpinguare demograficamente un Israele sempre in guerra. Quando poi i famosi Colonnelli presero il potere in Grecia, il sistema della propaganda, fatto tesoro della lezione, c<strong>apì che i cantanti popolari erano una risorsa</strong>, e fu così che i nostri vari Al Bano e Iva Zanicchi si misero d&#8217;”impegno” (è il caso di dirlo) con i brani di Mikis Tehodorakis, musicista di sinistra balzato alla ribalta con la colonna sonora di <em>Zorba il greco</em> (pompatissimo film con Anthony Quinn e Irene Papas), che fece ballare in diretta il sirtaki perfino a Rita Pavone.</p>
<p>Va detto che, quantunque greca, Irene Papas tenne basso profilo sulla politica, così come i compaesani Aphrodite&#8217;s Child. Invece l&#8217;attrice di seconda fila Melina Mercouri balzò alla prima come suffragetta anti-regime. Caduto questo, lo seguì nel dimenticatoio. Intanto, con <em>Ragazzo che sorridi</em> e <em>Un fiume amaro</em>, il folk greco (di sinistra) entrò nelle nostre case insieme al ballo “liscio” di Raul Casadei &amp; La Sua Orchestra-Spettacolo. <em>Romagna mia</em> divenne un cult, e indovinate come mai.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/guccini-larchetipo-del-comunista-barba-eskimo-e-propaganda-ma-oggi-siamo-tristi/">Guccini, l&amp;#8217;archetipo del comunista barba, eskimo e propaganda. Ma oggi siamo tristi</a> di Max del Papa</li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/no-guccini-piu-che-comunista-e-stato-un-anarchico-libertario/">No, Guccini più che comunista è stato un anarchico libertario</a> di Andrea Bernaudo</li>
</ul>
<p>Ricordo il mio fratello minore, appassionato di chitarra, che inorridiva a vedere il Casadei strimpellare quella roba con una costosissima Fender Stratocaster, la Rolls Royce delle chitarre elettriche. <strong>Guccini fece uno-due con<em> Dio è morto</em></strong>, lanciata dai Nomadi. Era un inno anticapitalista, ma la parola “Dio” in una canzonetta fece tremare la Rai democristiana, mentre RadioVaticana la trasmetteva tranquillamente. Va dato atto a Guccini di aver dato importanza al testo, nelle canzoni, mentre in Italia tutti gli altri avevano un solo tema fisso: l&#8217;amore.</p>
<p>Quantunque già da un pezzo i rockettari inglesi e americani avessero cura di produrre testi significativi e poetici (Dylan, Donovan, perfino i Rolling Stones), i discografari italiani non sentivano storie: struggimenti, flirt, gelosie, ti amo e via sbrodolando. Be&#8217;, almeno erano etero. Insomma, <strong>Guccini non ci metteva molto a spiccare nel panorama</strong>. Tuttavia, mi chiedevo cosa ci trovassero in quella sua voce da birraio comunista. Impastata, priva di espressione, monotona. Cercando di penetrare il segreto del suo successo andai a sentirlo. Ero fresco di conversione e laurea, ma anche temerario perché<strong> l&#8217;esibizione di Guccini era organizzata da Lotta Continua</strong>, cui il Comune aveva messo a disposizione una prestigiosa ex abbazia cittadina adibita ad auditorium. Nella sala, tutti stravaccati ovunque c&#8217;era spazio, mentre lui, al centro e in piedi, si esibiva accompagnandosi con la sola chitarra. Fu quando intonò una sua composizione mezzo cantata e mezzo parlata che prendeva per i fondelli Dio e la Creazione, tra le risate degli astanti decisi che era troppo e me ne andai.</p>
<p>Rino Cammilleri, 7 agosto 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Francesco Guccini - Live @RSI 1982 (Concerto completo)" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/gjVVFoQCf1k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quel-concerto-di-guccini-con-lotta-continua-era-troppo-e-me-ne-andai/">Quel concerto di Guccini con Lotta Continua. Era troppo e me ne andai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/quel-concerto-di-guccini-con-lotta-continua-era-troppo-e-me-ne-andai/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>54</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>No, Guccini più che comunista è stato un anarchico libertario</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/no-guccini-piu-che-comunista-e-stato-un-anarchico-libertario/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/no-guccini-piu-che-comunista-e-stato-un-anarchico-libertario/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 17:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[francesco guccini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337091</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il ricordo del cantautore italiano, Francesco Guccini, morto oggi a 86 anni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/no-guccini-piu-che-comunista-e-stato-un-anarchico-libertario/">No, Guccini più che comunista è stato un anarchico libertario</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesco Guccini</strong> è stato più interessato alla libertà di pensiero che all’appartenenza ad una dottrina politica, men che meno ad un partito. <strong>Non ha mai votato per il PCI</strong>, sempre stato iper critico con la sinistra italiana contemporanea. Io lo definirei un anarchico libertario.</p>
<p>Nonostante questo i sinistri hanno sempre cercato di portarlo “a bottega”. <strong>Un artista geniale</strong> ed un uomo molto intelligente a cui va il mio saluto sincero e tanta gratitudine per molte delle sue indimenticabili strofe.</p>
<p>Andrea Bernaudo, 6 agosto 2026</p>
<p>Leggi anche:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/guccini-larchetipo-del-comunista-barba-eskimo-e-propaganda-ma-oggi-siamo-tristi/">Guccini, l&#8217;archetipo del comunista barba, eskimo e propaganda. Ma oggi siamo tristi</a> di Max del Papa</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/no-guccini-piu-che-comunista-e-stato-un-anarchico-libertario/">No, Guccini più che comunista è stato un anarchico libertario</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/no-guccini-piu-che-comunista-e-stato-un-anarchico-libertario/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>23</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guccini, l&#8217;archetipo del comunista barba, eskimo e propaganda. Ma oggi siamo tristi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/guccini-larchetipo-del-comunista-barba-eskimo-e-propaganda-ma-oggi-siamo-tristi/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/guccini-larchetipo-del-comunista-barba-eskimo-e-propaganda-ma-oggi-siamo-tristi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 13:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[francesco guccini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337055</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'86enne si ostinava a considerare Meloni una fascista, più coglionata che canagliata. Ma oggi siamo tristi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/guccini-larchetipo-del-comunista-barba-eskimo-e-propaganda-ma-oggi-siamo-tristi/">Guccini, l&#8217;archetipo del comunista barba, eskimo e propaganda. Ma oggi siamo tristi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno più distante, più incompatibile del <strong>compagno Guccini,</strong> epitome del comunista ortodosso fino all’ipocrisia, uno che fa una canzone per raccontare l’invasione di Praga ma non nomina mai l’invasore sovietico, ne fa una per piangere Auschwitz e fa in modo che tutti capiscano che è una metafora, il nazismo male eterno per la destra, senza distinzioni, senza ricordare che l’antisemitismo moderno Hitler lo prende pari pari da Stalin, da Marx. <strong>L’archetipo dei cantautori “impegnati” nella propaganda</strong>, in un modo superficiale, povero di contenuti e di profondità, che poteva andar bene per i liceali esaltati.</p>
<p>Guccini, come i colleghi di militanza, era uno che doveva la sua fortuna cantautorale e poi di scrittore alla <strong>perfetta macchina cultural egemonica del PCI</strong> con le sue ARCI, le feste dell’Unità, l’oliato circuito dei concerti e della promozione ideologizzata, e per tutti gli anni Settanta quel cantare in eskimo aveva funzionato bene, serviva al partito, la sottocultura canterina s’incaricava, calando dall’alto la pessima pubblicistica rivoluzionaria di riferimento, di coltivare il campo della contestazione giovanile, possibilmente lasciandolo nell’alveo del PCI contro le derive estremistiche; Guccini e gli altri non sono mai usciti da una fedeltà opportunistica, se arrivavano agli scazzi con le mille forme di contestazione, dall’Autonomia a Lotta Continua, dai grandi porcili del Re Nudo al Parco Lambro o del convegno bolognese del ‘77 contro la repressione, lo facevano in quel modo ambiguo, possibilista, perché il target giovanile aveva il suo peso, ma fondamentalmente rigido come voleva la nomenklatura di Botteghe Oscure.</p>
<p>La cultura di un cantautore come Guccini era più messa insieme che reale, conformistica, falsamente democratica in realtà supponente, scontava anche quel microcosmo misantropo, montanaro di Pavana, osterie e diffidenza per il foresto,<strong> comunismo mondiale e localismo toscoappenninico</strong>. E fino all’ultimo uno così ha delirato nelle sue certezze, considerava Giorgia Meloni pericolosa, insidiosa per la democrazia, senza vedere che era se mai una giovane socialdemocratica, ancora troppo statalista, timida nel suo nazionalismo teorico, inconciliabile con la democrazia autoritaria. Definirla fascista o parafascista come ancora si ostinava a fare l’86enne Guccini non era neanche una canagliata, era una coglionata.</p>
<p><strong>Eppure oggi che Guccini scompare, siamo quasi tristi.</strong> Domani non ce ne importerà più niente di lui, come ieri, ma oggi è diverso, oggi è come perdere un vecchio amico no, un vecchio nemico sì. Un altro. Mai circolati per le nostre case i suoi dischi, ma il fatto è che volente o nolente, più spesso nolente, ci siamo cresciuti dentro e con il compagno eskimo (poi rinnegato) vola via l’ennesima presenza della nostra adolescenza sempre più perduta. Tutti avevamo almeno un amico che solfeggiava le sue canzoncine retoriche, quel folk padano che correva dietro ai Pete Seger, ai Woody Guthrie, stupidi menestrelli con la chitarra che “uccide i fascisti”, suonata in modo rudimentale, di tessitura musicale elementare, di arrangiamenti inconsistenti almeno finché non giungevano in soccorso i bravi jazzisti come Ares Tavolazzi e Ellade Bandini.</p>
<p>Ma la qualità musicale restava mediocre, inversamente proporzionale alla spocchia: una volta il compagno Francesco, già in età della ragione, arriva a dire che “Gloria” di Umberto Tozzi, sì, sarà stata anche una bella canzoncina, ma non paragonabile alla sua Locomotiva, e siamo d&#8217;accordo, una è un inno pop, l&#8217;altra una rottura di coglioni. Quel disprezzo della sinistra autoimpancata per le canzoni semplici, che hanno successo. Semplice fino a un certo punto se von Karajan, che era von Karajan, una volta in un bistrò la sente passare alla radio, si blocca e mormora: “Però, mica male questa melodia: trionfale!”. Un’altra volta ostenta, ed è chiaro che mente da comunista, totale sconoscenza di David Bowie, “Moh, non lo so, mai sentito, non mi dice niente, è morto, ma chi era?”. Moh, era uno che non aveva bisogno di coltivare l&#8217;etica estetica dell&#8217;osteria, del fiasco, dei libri in bella vista, tanto i suggestionabili ci cascano; in compenso poteva intavolare sui due piedi, chiedere a Carlo Verdone, una discussione sui macchiaioli toscani, così, per dire.</p>
<p>Però per osmosi il compagno Francesco, <strong>barba, eskimo e spocchia d’ordinanza</strong>, ci arrivava come ci arrivava un protagonista, gonfio, gonfiato, ma protagonista; e poi con l’Avvelenata aveva sdoganato la volgarità, consentendoci licenza di turpiloquio sotto la patina colta: guardate, il woke c’era anche allora, anche se non si chiamava così, ma c’era e produceva più o meno gli stessi effetti: emarginazione, stigma, voti bassi. Ma ci bastava motteggiare “e un cazzo in culo e accuse d’arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta”, tutto d’un fiato e con la erre moscia d’ordinanza, che faceva tanto noblesse oblige, e il professore di filosofia mezzo avvinazzato ammiccava con la sua dentatura comunista e magari tirava su il pugnetto.</p>
<p>Mai capiti gli amici che mi raccontavano l’emozione di una vita, essere stati ricevuti in pellegrinaggio nel sacro tempio di via Paolo Fabbri, 43 a Bologna, aver sorbito pessimo vino col Vate, mai capiti allora: adesso posso comprenderli meglio, perché ho l’età della nostalgia e della paura. E tutto scava, tutto incide, anche un vecchio nemico che va via. <strong>Non al punto di riabilitarlo culturalmente</strong>, perché anch’io ho fatto il liceo ma dalla parte giusta, quella dello scetticismo, dello spirito critico, non dell’adesione cialtrona alle brigate rosse, al maoismo, al leninismo, ma insomma l’antipatia che si fa indulgenza, quella la avverto, quella ci sta: e non credo d’essere il solo. Guccini fu lanciato da Caterina Caselli (in seguito socialista craxiana, avviata a una potentissima carriera manageriale nella musica), per la quale aveva scritto qualcosa, poi rimase in auge nell’alone del comunismo fuori dal tempo almeno fino agli anni del riflusso, della riscoperta del privato che fatalmente lo eclissò, ma rimase come rimane in fama di grande autore, di intellettuale, anche se gli intellettuali sono un’altra cosa. Forse di grande aveva la capacità di dissimulare le vere intenzioni, come in quella Dio è morto, consegnata ai Nomadi, censurata dal Vaticano, che non ci capiva niente, ma apprezzata da papa Paolo VI, che ci capiva ancora meno. Ma si porta via un mondo fazioso, limitato, sospettoso, contadino, claustrofobico eppure importante per tanti. Addio, compagno Maestrone, addio caro vecchio nemico, e se puoi cerca di non rompere troppo i maroni agli angeli con le tue solfe, perché lassù di nostalgie comuniste non ne trovi neanche l’ombra.</p>
<p>Max Del Papa, 6 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/guccini-larchetipo-del-comunista-barba-eskimo-e-propaganda-ma-oggi-siamo-tristi/">Guccini, l&#8217;archetipo del comunista barba, eskimo e propaganda. Ma oggi siamo tristi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/guccini-larchetipo-del-comunista-barba-eskimo-e-propaganda-ma-oggi-siamo-tristi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>88</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È morto Francesco Guccini</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-morto-francesco-guccini/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/e-morto-francesco-guccini/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 09:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[francesco guccini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337005</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il cantautore si è spento a 86 anni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-francesco-guccini/">È morto Francesco Guccini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesco Guccini</strong> è morto questa mattina nella sua casa di Pavana, in provincia di Pistoia. <strong>Il cantautore aveva 86 anni</strong>. A darne notizia è stata la famiglia, spiegando che accanto a lui, fino all&#8217;ultimo, c&#8217;erano la moglie Raffaella, la figlia Teresa e i familiari.</p>
<p>Nel comunicato diffuso dopo la scomparsa si precisa che, «nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma <strong>strettamente privata».</strong></p>
<p>La famiglia aggiunge inoltre che, «nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre».</p>
<p>Considerato uno dei più importanti e amati cantautori italiani, Guccini aveva esordito nel 1967, dando inizio a una carriera che lo ha portato a pubblicare oltre venti album. Tra i suoi brani più celebri figurano «Dio è morto» e «La locomotiva».</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-francesco-guccini/">È morto Francesco Guccini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/e-morto-francesco-guccini/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>19</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Troisi avrebbe salvato il nostro amore”. Il retroscena struggente su Pino Daniele</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/troisi-avrebbe-salvato-il-nostro-amore-il-retroscena-struggente-su-pino-daniele/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/troisi-avrebbe-salvato-il-nostro-amore-il-retroscena-struggente-su-pino-daniele/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 18:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Fabiola Sciabbarrasi]]></category>
		<category><![CDATA[massimo troisi]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Daniele]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=336857</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fabiola Sciabbarrasi racconta il ruolo decisivo di Massimo Troisi e il messaggio d’amore nascosto nell’ultimo concerto di Pino Daniele</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/troisi-avrebbe-salvato-il-nostro-amore-il-retroscena-struggente-su-pino-daniele/">“Troisi avrebbe salvato il nostro amore”. Il retroscena struggente su Pino Daniele</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fabiola Sciabbarrasi</strong>, modella e moglie di <strong>Pino Daniele</strong>, è stata ospite di Hoara Borselli nel podcast Sette Vite nel corso del quale ha ripercorso la sua storia con il cantautore napoletano scomparso improvvisamente nel gennaio 2015. Pochi giorni prima aveva cantato per il Capodanno in diretta televisiva. Che cosa aveva cantato e perché? Nell&#8217;intervista, Fabiola è tornata anche su un altro protagonista di quella vicenda: <strong>Massimo Troisi</strong>, l&#8217;attore che nel 1993 li presentò e che morì l&#8217;anno successivo, senza poter più far parte, nemmeno indirettamente, degli anni a venire della loro storia.</p>
<p>È da questi due elementi del racconto — il ruolo di Troisi come <strong>&#8220;Cupido&#8221; della coppia</strong> e <strong>un dettaglio sull&#8217;ultimo concerto di Pino</strong> — che nasce l&#8217;esercizio che segue: un &#8220;cosa sarebbe successo se&#8221; costruito sulle parole e le interpretazioni della stessa Fabiola.</p>
<p>C&#8217;è una frase, verso la fine della lunga chiacchierata che Fabiola Sciabbarrasi ha concesso a Hoara Borselli, che da sola vale “il prezzo del biglietto”: quella in cui la moglie di Pino Daniele racconta cosa avrebbe fatto Massimo Troisi se fosse stato ancora vivo negli ultimi, difficili mesi del loro rapporto. Non una battuta buttata lì, ma quasi una diagnosi: l&#8217;attore napoletano, dice Fabiola, sarebbe stato &#8220;l&#8217;elemento fondamentale&#8221; per far tornare insieme lei e Pino? L&#8217;uomo che li aveva fatti incontrare per primo sarebbe potuto essere anche<strong> l&#8217;unico capace di farli riavvicinare</strong>.</p>
<p>È da qui che parte<strong> un sogno che tanti fan di Massimo e Pino oggi condividerebbero</strong>: che cosa sarebbe successo se Massimo Troisi non fosse morto nel 1994 e se lui e Pino Daniele fossero arrivati insieme fino a quel Capodanno di trent&#8217;anni dopo… gli ultimi giorni di vita del cantautore napoletano?</p>
<p>Intanto, <strong>riavvolgiamo il nastro</strong>: fu proprio Troisi a presentarle Pino Daniele cinque anni dopo il loro primo incontro, quando fu proprio lui ad accompagnarla a casa e a scriversi il numero sulla sua agenda. &#8220;Ti presento la donna della tua vita&#8221; ha detto Massimo a Pino, secondo il racconto di Fabiola. L&#8217;attore diventa così una sorta di custode naturale della coppia: qualcuno che conosceva entrambi abbastanza a fondo da poter dire le cose che nessun altro aveva il coraggio di dire.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ironico-irriverente-e-fuori-dagli-schemi-ecco-il-vero-erede-di-rino-gaetano/">Ironico, irriverente e fuori dagli schemi: ecco il vero erede di Rino Gaetano</a></li>
</ul>
<p>Fabiola lo dice esplicitamente: Massimo <strong>&#8220;aveva una capacità interpretativa anche dei silenzi&#8221;</strong>, sapeva leggere gli umori di entrambi. E soprattutto, aggiunge con un&#8217;espressione che è già un piccolo ritratto, avrebbe probabilmente detto a entrambi, con l&#8217;ironia che gli era propria, di smetterla, &#8220;levate mano&#8221;, di finirla con gli screzi che li stavano allontanando. Se quella intuizione fosse fondata, la domanda diventa inevitabile: un Massimo Troisi vivo nel 2015 avrebbe davvero potuto essere il mediatore che mancò? O è più semplicemente il modo in cui il dolore, a distanza di tempo, cerca un varco per immaginare un finale diverso.</p>
<p>Il secondo tassello del &#8220;cosa sarebbe successo se&#8221; riguarda <strong>una serata precisa</strong>: il concerto di Capodanno in diretta Rai, quattro giorni prima della morte di Pino Daniele, nel gennaio 2015. Fabiola racconta che quella sera furono eseguiti “Io per lei” e “Amore senza fine”. Brani che probabilmente non erano previsti nella scaletta.</p>
<p>Lei quella diretta non la seguì ma con il tempo è arrivata a una convinzione: quei brani, semplicemente sbagliati per un contesto da &#8220;notte di Capodanno&#8221;, fossero <strong>un messaggio in codice rivolto a loro due</strong>. Una dichiarazione mandata in mondovisione a chi, quella sera, aveva scelto di non ascoltare.</p>
<p>È un dettaglio che, letto oggi, acquista<strong> il peso di un presagio</strong>. Se quel segnale fosse arrivato — se Fabiola avesse acceso la televisione quella notte, se le parole di quelle due canzoni fossero state raccolte e non lasciate cadere — la storia tra i due si sarebbe chiusa diversamente nei quattro giorni che restavano? O il destino, come dice lei stessa parlando del caso e del non caso nella loro storia, aveva già scritto un&#8217;altra pagina, indipendente da qualunque riavvicinamento?</p>
<p>Fabiola non crede che quella separazione sarebbe diventata un divorzio formale. Pensa che lei e Pino avrebbero continuato a discutere, ad &#8220;arrabbiarsi&#8221; — usa proprio questa parola ma che non sarebbero riusciti a disfare quel &#8220;noi&#8221; fortemente voluto fin dall&#8217;inizio. È la stessa logica per cui, oggi, associa la fine imminente e improvvisa del gennaio 2015 non a una rottura definitiva ma a<strong> un capitolo interrotto a metà</strong>: due persone che si erano allontanate, colte da un destino che non ha lasciato il tempo per chiudere il cerchio.</p>
<p>Ecco allora il vero gioco delle ipotesi, quello che lega insieme i due fili del racconto di Fabiola: un Massimo Troisi ancora presente per intercedere, e un segnale — quello delle canzoni di Capodanno — colto e non lasciato cadere. In questo scenario alternativo, i quattro giorni che separarono quel concerto dalla scomparsa di Pino Daniele <strong>non sarebbero stati gli ultimi di una storia in sospeso ma l&#8217;inizio di un nuovo inizio</strong>. Non sappiamo, ovviamente, se sarebbe bastato. Ma è proprio la sensazione di un tempo mancato per pochissimo — quel &#8220;non abbiamo avuto il tempo di dircelo&#8221;, come lo definisce Fabiola stessa — a rendere questa ipotesi tanto struggente quanto impossibile da verificare.</p>
<p>Resta, come dice lei nel libro che ha dedicato a questa parte fondamentale della sua vita, &#8220;l&#8217;amore intorno&#8221;: <strong>ciò che è accaduto davvero, al netto di ogni &#8220;se&#8221;</strong>.</p>
<p>Ivan Mazzoletti, 5 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/troisi-avrebbe-salvato-il-nostro-amore-il-retroscena-struggente-su-pino-daniele/">“Troisi avrebbe salvato il nostro amore”. Il retroscena struggente su Pino Daniele</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/troisi-avrebbe-salvato-il-nostro-amore-il-retroscena-struggente-su-pino-daniele/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il dettaglio che tutti ignorano su &#8220;Odissea&#8221; di Nolan</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-dettaglio-che-tutti-ignorano-su-odissea-di-nolan/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-dettaglio-che-tutti-ignorano-su-odissea-di-nolan/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 11:44:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Christopher Nolan]]></category>
		<category><![CDATA[odissea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=335584</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo anni di intrecci mozzafiato, il regista si è trovato davanti a una storia che non poteva stravolgere. E ha cambiato strategia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-dettaglio-che-tutti-ignorano-su-odissea-di-nolan/">Il dettaglio che tutti ignorano su &#8220;Odissea&#8221; di Nolan</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al di là della battuta sulla vagina in fronte a Polifemo, faccio un’unica considerazione su *<strong>Odyssey</strong>*. Premessa: a me è piaciuto molto e vorrei anche andare a rivederlo, ma in I<strong>MAX 70 mm.</strong> Leggo molte critiche, opinioni anche un po’ accademiche, sulla discordanza con l’opera di Omero. Ci sta tutto, il film può piacere oppure no.</p>
<p>Quello che io penso, semplicemente, è che Nolan ci abbia abituato a trame che svoltano, salti e piroette. Sull’*Odissea* lo storytelling era quello, non poteva fare granché, quindi ha giocato sulle caratterizzazioni, facendole proprie. E credo di poter dire che sia già tanto che, comunque, alla fine abbia fatto tornare <strong>Ulisse a Itaca…</strong></p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 29 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-dettaglio-che-tutti-ignorano-su-odissea-di-nolan/">Il dettaglio che tutti ignorano su &#8220;Odissea&#8221; di Nolan</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/il-dettaglio-che-tutti-ignorano-su-odissea-di-nolan/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Addio a Mary de Rachewiltz, la figlia che ha custodito il genio di Ezra Pound</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/addio-a-mary-de-rachewiltz-la-figlia-che-ha-custodito-il-genio-di-ezra-pound/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/addio-a-mary-de-rachewiltz-la-figlia-che-ha-custodito-il-genio-di-ezra-pound/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 19:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[ezra pound]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=335394</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per tutta la vita ha difeso il poeta più controverso del Novecento, lasciando un'opera critica e una traduzione dei Cantos destinata a restare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/addio-a-mary-de-rachewiltz-la-figlia-che-ha-custodito-il-genio-di-ezra-pound/">Addio a Mary de Rachewiltz, la figlia che ha custodito il genio di Ezra Pound</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È morta Mary de Rachewiltz,</strong> poetessa e fedele custode dell’eredità intellettuale di suo padre Ezra Pound. Soltanto lo scorso anno, in occasione del suo centesimo compleanno, aveva riunito nel castello di Brunnenburg studiosi provenienti da tutto il mondo, invitandoli a celebrare ancora una volta l’opera di Pound e a confrontarsi con la sua<strong> inesauribile grandezza</strong>. Ero stato invitato anch’io, ma i miei impegni accademici non mi consentirono di partecipare e oggi avverto con particolare rammarico di avere perduto l’occasione di incontrarla.</p>
<p>Proprio in quei giorni Mary disse del padre: <strong>&#8220;Pound è Dante. La gente lo leggerà per secoli e secoli&#8221;.</strong> In queste parole c’è tutta la fedeltà della figlia, della studiosa rigorosa e della traduttrice che ha consegnato alla cultura italiana l’edizione integrale dei *Cantos*, pubblicata nel 1985 per Mondadori, da lei tradotta, introdotta e curata, con il commento realizzato insieme a Maria Luisa Ardizzone. Fu un’impresa monumentale, premiata con il Premio Monselice, che resta ancora oggi un punto di riferimento critico.</p>
<p>Con Mary scompare <strong>una delle ultime grandi testimoni del Novecento letterario,</strong> una donna che fece della difesa della poesia una missione durata tutta la vita. Resta il suo Ezra, poeta smisurato, capace di restituire alla poesia moderna l’ambizione di misurarsi continuamente con la civiltà, tenendo insieme Dante e Confucio, il mito e la storia, l’economia e il destino dell’uomo. Ezra e Mary ci hanno insegnato che la tradizione è una forza da riaccendere nel presente e la sua voce, aspra ma luminosa, continuerà a parlare quando molte delle mode letterarie del nostro tempo saranno scomparse. Grazie, <strong>cara Mary</strong>. Come scrisse tuo padre nel *Canto LXXXI*, &#8220;quello che veramente ami rimane, il resto è scoria&#8221;.</p>
<p>Spartaco Pupo, 28 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/addio-a-mary-de-rachewiltz-la-figlia-che-ha-custodito-il-genio-di-ezra-pound/">Addio a Mary de Rachewiltz, la figlia che ha custodito il genio di Ezra Pound</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/addio-a-mary-de-rachewiltz-la-figlia-che-ha-custodito-il-genio-di-ezra-pound/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Audio privati di Ranucci, Mr Report frigna. Ma forse non ricorda una cosetta</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/audio-privati-di-ranucci-mr-report-frigna-ma-forse-non-ricorda-una-cosetta/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/audio-privati-di-ranucci-mr-report-frigna-ma-forse-non-ricorda-una-cosetta/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 17:37:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=335340</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le conversazioni con Valentina Pelliccia: "Dentro la Rai c’è un po’ di mafia, un po’ di massoneria". Il conduttore: "Grave la diffusione". Ma la telefonata tra l'ex ministro e la consorte...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/audio-privati-di-ranucci-mr-report-frigna-ma-forse-non-ricorda-una-cosetta/">Audio privati di Ranucci, Mr Report frigna. Ma forse non ricorda una cosetta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni il conduttore di <em>Report,</em> <strong>Sigfrido Ranucci,</strong> è di nuovo al centro della bufera (ammesso che ne sia mai uscito di recente…) a causa della divulgazione di un audio che lo vede protagonista. Nella conversazione con Valentina Pelliccia che è trapelata, Ranucci afferma che “anche dentro la Rai c’è un po’ di mafia, un po’ di massoneria” e che “è da dentro che si fanno le battaglie”. Frasi pesanti che hanno scatenato reazioni in Commissione di Vigilanza e all’interno dell’azienda. La replica del giornalista, al Tg1, è stata secca: l’audio “riporta fatti che, se sono stati riscontrati, sono stati sicuramente denunciati, come sempre da parte del sottoscritto quando verificati. Se invece è un audio privato, è stato diffuso senza la mia autorizzazione. È grave anche questo”. Giusto, Ranucci dice bene. Basta con questa mania manettara di ravanare nei discorsi privati della gente.</p>
<p>Eppure il buon Siegfried dimentica (o finge di farlo) che pochi mesi fa proprio lui aveva diffuso <strong>degli audio privati dell’allora ministro della cultura Gennaro Sangiuliano</strong>. E che, peraltro, il Tribunale di Roma ha archiviato l’inchiesta a carico suo e del giornalista Luca Bertazzoni per la messa in onda, in una puntata di Report. Secondo la magistratura la diffusione dell’audio tra l’ex ministro e la moglie Federica Corsini rappresentava “una corretta espressione del <strong>diritto di cronaca</strong>, rispettosa dei canoni di veridicità della notizia riportata, della continenza espositiva e dell’interesse pubblico”. Non c’erano elementi per ritenere che i giornalisti sapessero che la conversazione avveniva in un luogo privato. Il diritto di cronaca aveva prevalso.</p>
<p>Ranucci, all’epoca, ovviamente non aveva esitato a difendere la scelta, dichiarando che l’audio di Sangiuliano e Corsini fosse di interesse pubblico. E ancora che non si trattava di un contenuto privato, perché la vicenda privata aveva un interesse pubblico enorme ed è finita su tutti i giornali del mondo, creando problemi di equilibrio all’interno del Governo.</p>
<p>Quindi, se abbiamo capito bene: quando l’audio riguarda un ministro e la sua vita privata finita al centro di una quisquilia frutto di una love story la diffusione è legittima e di interesse pubblico, espressione del grande giornalismo d’inchiesta di <em>Report</em>. Quando l’audio riguarda lo stesso Ranucci e le sue considerazioni su mafia e massoneria dentro la Rai, allora diventa un’intromissione inaccettabile, un’autorizzazione mancata, qualcosa di grave e antidemocratico.</p>
<p>Ma Ranucci caro, il principio del <strong>diritto di cronaca</strong> non può dipendere da chi è il protagonista della registrazione. O vale sempre oppure diventa uno strumento discrezionale e come tale pericoloso. Sigfrido è un personaggio pubblico e la sua vicenda tiene banco da settimane, quindi l&#8217;interessa del lettore c&#8217;è eccome. <em>Report</em> ha costruito la sua notorietà proprio sulla capacità di scavarenel privato delle persone, cucendo congetture e illazioni attorno a personaggi ritenuti grigi. È lecito chiedersi perché, nel momento in cui lo stesso meccanismo riguarda in prima persona il conduttore, la difesa del privato prenda il sopravvento sulla trasparenza che tanto ha rivendicato.</p>
<p>Ma se la divulgazione degli audio su Sangiuliano è stata archiviata proprio perché i magistrati hanno riconosciuto l’interesse pubblico, ciò significa che anche l’audio su mafia e massoneria in Rai merita le stesse verifiche e lo stesso dibattito. Non piagnistei. Il giornalismo d’inchiesta, se vuole restare credibile, non può cambiare le regole a seconda di chi è sotto i riflettori.</p>
<p>Quanto a Ranucci, qualcuno senza peli sulla lingua evidenzierebbe il notevole potere del karma…</p>
<p>Alessandro Bonelli, 27 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/audio-privati-di-ranucci-mr-report-frigna-ma-forse-non-ricorda-una-cosetta/">Audio privati di Ranucci, Mr Report frigna. Ma forse non ricorda una cosetta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/audio-privati-di-ranucci-mr-report-frigna-ma-forse-non-ricorda-una-cosetta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>22</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Se sei un maschio bianco resti fuori”. Ecco la nuova follia woke</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/se-sei-un-maschio-bianco-resti-fuori-ecco-la-nuova-follia-woke/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/se-sei-un-maschio-bianco-resti-fuori-ecco-la-nuova-follia-woke/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 12:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Henry Nowak]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=334965</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un concerto, una provocazione e una domanda scomoda: quando la lotta alla discriminazione diventa una nuova forma di discriminazione?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-sei-un-maschio-bianco-resti-fuori-ecco-la-nuova-follia-woke/">&#8220;Se sei un maschio bianco resti fuori”. Ecco la nuova follia woke</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una oscura cantante dei Paesi Bassi durante un concerto <strong>caccia i bianchi nelle ultime file</strong> per dare spazio ai migranti, ai neri, ai transessuali ed è inevitabile scomodare, come fa Luigi Mascheroni, Rosa Park 70 anni dopo, l’apartheid alla rovescia. Alla rovescia fino a un certo punto, all’inverso a metà, perché qui non è la rivalsa dei neri verso i bianchi, si tratta di <strong>una bianca che castiga quelli come lei,</strong> che evidentemente si ritiene altro o magari si considera tutto, per quelle allucinazioni confortevoli che inducono a “percepirsi” non individui ma moltitudini: senza colore, di tutti i colori, senza sesso, di tutti i sessi, senza patria, di tutte le patrie… molto comodo, e molto fasullo, molto ipocrita.</p>
<p>La aspirante stellina<strong> Sophie Straat</strong> ha trovato il modo di far parlare di sé come non le riesce sfruttando il suo talento o mestiere e lo ha fatto nel solito crinale tra fanatismo e conformismo, con un gesto clamorosamente vacuo, dalle implicazioni imbarazzanti: il woke spinto, irragionevole riposa su presupposti di deprimente inconsistenza culturale e morale, si è potuto imporre grazie all’ignoranza più efferata della storia occidentale, delle sue dinamiche, dei suoi pregi come i difetti, delle<strong> sue ricchissime complicazioni e connessioni. </strong></p>
<p>Sophie e milioni e milioni come lei non hanno mai sospettato autori come<strong> Deirdre McCloskey o Federico Rampini</strong> o Giovanni Sartori, nel loro sottossviluppo subculturale, nel loro analfabetismo tarato l’occidente è un campionario di orrori (da sfruttare pro domo) e nessuno glielo fa notare anche perché sarebbe come insaponare la testa all’asino: che significa, poi, <strong>punire i bianchi per promuovere i neri, i trans?</strong></p>
<p>Questa <strong>non si sa se più esaltata o calcolatrice</strong> non lo spiega e non può spiegarlo, se la cava col gesto estetico, con la provocazione situazionista affidata ad una antilogica implosa, autoreferenziale, la giustezza dell’atto in quanto tale, in quanto imposto; è così perché io faccio così ed è giusto così: “Tutti quegli uomini bianchi, dietro! È il momento delle ragazze queer, gente di colore, non è più tempo per le sfumature (sic!), giù in fondo tutti uomini bianchi!”. Il pubblico imbecille del festival di Gand, in Belgio, applaude estasiato a cominciare dai bianchi rigurgitati.</p>
<p>Segue, inevitabile quanto cercata, la <strong>polemicuccia</strong> ad uso social del tutto priva di contenuti, di motivi discutibili: la stupidella viene ovviamente tenuta su dalle pletoriche organizzazioni antidiscriminazione, in un cortocircuito delizioso, con spiegazioni che tirano gli schiaffi: era solo per una canzone, era solo per un breve “pogo”, un modo di ballare prendendosi a spintoni tipico dei concerti pop.</p>
<p>E perché, i bianchi non ce le hanno gambe e braccia? Oppure puzzano, sono contagiosi? Ma queste trovate penose vengono escogitate nella certezza dell’impunità, <strong>non si rischia niente se non un ritorno pubblicitario:</strong> nel chiacchiericcio fumogeno a base di “opinioni polarizzanti” e “libertà della provocazione artistica”, si arriva a scomodare la immancabile, e definitiva, <strong>Corte Europea dei Diritti dell’Uomo</strong> che naturalmente non ci trova nessun vulnus, nessuna violazione di diritti, tanto più che “quei bianchi (un po’ più di disprezzo, no?) potevano benissimo assistere dal fondo dell’arena”. Ma che ti aspetti da una che sfoggia l’immancabile maglia “pop star contro i nazisti” e ripete regolarmente la scena contro i bianchi da punire?</p>
<p>Cretineria, ignoranta bovina, per l’appunto. Siccome questi qua le pagliacciate, son l’unica cosa che sanno fare veramente, e le sanno fare bene, così le chiudono nel modo più degno: col vittimismo passivo aggressivo con cui denunciare via social <strong>“l’ondata di messaggi d’odio sessisti e antisemiti (</strong>pare che questa venga da una famiglia ebraica comunista) e le minacce di morte”.</p>
<p>Così si passa pure da martiri, “moio per la libertà” come diceva Gian Burrasca. Cala, Trinchetto! La scelta di Sophie l’olandese volante è patetica ma non diversa dalle nostre <strong>Elodie del Quartaccio o Mannoia del Tedio</strong> o quel cartone animato in panciera del Piero Pelù che fa roteare la testa di Trump: sono millanta che purtroppo canta in tutto il mondo, è parte integrante dello stupidario pop degradarsi a simili abissi di populismo mercantile. Se mai, ci si può interrogare su qualcosa di più serio a proposito delle curiose dinamiche di un woke che più lo riciclano e più manda un odore curioso: “go woke, go broke” non è più una formula, è diventata una legge economica, più i marchi si incaponiscono nel cretinario politicamente corretto e più il pubblico li sputtana, li molla.</p>
<p>Vale anche il contrario: il modello di scarpe Adidas che sponsorizza la biondissima pallavolista Sohpie Cunningan, la “Maga” col dito puntato contro una rivale black particolarmente fallosa, gesto che non è solo diventato virale ma ha fatto epoca, è andato esaurito in tutti gli Stati Uniti e non solo, mettendo in felicissima crisi produttiva la multinazionale dell’abbigliamento sportivo: se “<strong>go woke, go broke”,</strong> allora “go antiwoke, go billionaire”. Bene, questo woke si fonda essenzialmente su uno strampalato comandamento: tu non puoi odiare, se tu odi io ti punisco, ti condanno.</p>
<p>Ma, scusate, <strong>per quale fondato motivo io non potrei diffidare di chi voglio</strong>, malsopportare chi, a pelle, non reggo, perché dovrei amarlo e non odiarlo, e oltretutto come potrei se è un impulso psicologico, una reazione istintiva e al limite irrazionale? Per quale schema di pensiero io debbo accettare in linea di principio chi mi sta sui santissimi, e magari con ottime ragioni, almeno fino a che non passo alle vie di fatto?</p>
<p>Perché non dovrei avere paura, e quindi detestare, uno che mi rapina, mi ferisce, mi provoca, mi porta via diritti e dignità, vuole impormi i suoi primitivi modi di vivere dove esisto, dove ho cresciuto i miei figli? Tanto più che non c’è ombra di reciprocità (come difatti si constata dal concerto della popstar fallita Sophie): anche volendo ammettere in via ipotetica, il che non è, un presupposto culturale fondatamente discriminatorio, diremmo che le un tempo chiamate minoranze si sono ampiamente rifatte, hanno ottenuto molto più di quanto un risarcimento storico potesse giustificare, ci marciano e, giustamente, non smetteranno mai, almeno fin che conviene loro; allo stesso tempo, possono, loro, tutti loro, <strong>scatenare tempeste d’odio per questioni di pelle, di sesso, di provenienza. </strong></p>
<p><strong>Nessuno mai sanziona o riprende un black,</strong> un trans o un migrante se si scaglia su un bianco, a parole o con un coltello; nessuno si sogna di applicare il comandamento woke, laddove ogni riserva su chi è generosamente accolto, integrato, messo in cima allo stato sociale come a un concerto diventa reato mentre chi ne beneficia a tutti i livelli può tranquillamente continuare a tenere in fama di cani e di maiali gli ospiti, occidentali, bianchi, laici, cristiani, ebrei: “Voi italiani di merda, fate schifo, dovete subire o partire, questa è casa nostra”.</p>
<p>Per queste vertiginose assurdità, assurdamente imposte nel tempo, passa la sostituzione che si avvia a divenire estinzione degli indigeni e passa il funzionale depotenziamento delle polizie, che se <a href="https://www.nicolaporro.it/per-henry-nowak-nessun-ginocchio-a-terra-e-nessuna-mobilitazione-di-massa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nel Regno Unito aiutano a crepare un bianco accoltellato da un sikh</strong></a> o arrestano una donna colpevole d’esser stata violentata, <strong>in Italia sono tenute a comperarsi le videocam per potersi tutelare</strong>, vengono spedite a fare da bersaglio fisso o mobile senza reagire (e poi le accusano di essere inefficienti), sanno che è meglio lasciarsi massacrare piuttosto che rischiare le conseguenze di processi kafkiani, logoranti, tendenti ad infinito. Mi dice ogni tanto qualcuno di loro: non ci credo più, mi sento inutile, svuotato, passo la vita a difendere, come posso, tutti quanti e gli italiani mi disprezzano, gli altri mi pisciano letteralmente addosso, non posso difendere neppure la mia dignità.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/se-un-poliziotto-deve-pagarsi-la-bodycam-per-tutelarsi-siamo-alla-frutta/" target="_blank" rel="noopener">Se un poliziotto deve pagarsi la bodycam per tutelarsi siamo alla frutta</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/henry-nowak-vale-meno-di-george-floyd/" target="_blank" rel="noopener">Henry Nowak vale meno di George Floyd?</a></li>
</ul>
<p><strong>È tutto illogico a questo mondo,</strong> e tutto insostenibile. Insomma io non potrei definire, nemmeno considerare una stronza una che tratta come cani dei bianchi in quanto tali, che hanno pagato per farsi umiliare a quel modo. Non posso vederci un reato che c’è. Non posso rilevare la contraddizione che si staglia, grossa come una casa. Non posso disprezzarla, non posso criticarla, non posso odiarla. E chi l’ha deciso? Ma poi perché?</p>
<p>Max Del Papa, 26 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-sei-un-maschio-bianco-resti-fuori-ecco-la-nuova-follia-woke/">&#8220;Se sei un maschio bianco resti fuori”. Ecco la nuova follia woke</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/se-sei-un-maschio-bianco-resti-fuori-ecco-la-nuova-follia-woke/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>27</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ironico, irriverente e fuori dagli schemi: ecco il vero erede di Rino Gaetano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ironico-irriverente-e-fuori-dagli-schemi-ecco-il-vero-erede-di-rino-gaetano/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ironico-irriverente-e-fuori-dagli-schemi-ecco-il-vero-erede-di-rino-gaetano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 14:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Quarzo Guarascio]]></category>
		<category><![CDATA[tutti fenomeni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=334717</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tutti Fenomeni canta tra il pubblico e racconta le nevrosi di una generazione con il gusto del paradosso e del nonsense</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ironico-irriverente-e-fuori-dagli-schemi-ecco-il-vero-erede-di-rino-gaetano/">Ironico, irriverente e fuori dagli schemi: ecco il vero erede di Rino Gaetano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è chi lo ha scoperto sul grande schermo nei panni di Valentino nel film “Enea” di Pietro Castellitto e chi invece lo segue da anni tra i nomi più interessanti della nuova scena cantautorale italiana. <strong>Giorgio Quarzo Guarascio</strong>, in arte <strong>“Tutti Fenomeni”</strong>, è entrambe le cose: un attore capace di conquistare la critica alla sua prima vera prova importante e un artista che da quasi un decennio scrive e canta con una voce riconoscibile tra indie e pop alternativo.</p>
<p>“Tutti Fenomeni” si avvicina al cantautorato grazie a una collaborazione con Niccolò Contessa de “I Cani” e da lì arrivano i singoli “Trauermarsch”, “Valori aggiunti” e “Qualcuno che si esplode”, anticipazioni dell&#8217;album d&#8217;esordio Merce funebre, uscito nel gennaio 2020. Tra la fine del 2020 e l&#8217;estate del 2021 escono i singoli “Parlami di Dio”, “Faccia tosta” e “Marinai” che lo portano al suo “Sopralluogo Tour”. Nel maggio 2022 esce il secondo album, “Privilegio raro”, supervisionato da Niccolò Contessa, autore delle musiche. Dopo il grande successo di “Enea”, “Tutti Fenomeni” torna al centro della scena musicale con il suo terzo album,<strong> “Lunedì”</strong>, uscito a gennaio 2026 e prodotto per la prima volta non da Niccolò Contessa ma dal cantautore Giorgio Poi.</p>
<p>In questi giorni è in <strong>tournée</strong> e chi ha potuto assistere alla tappa di Pesaro può senza dubbio parlare di uno dei concerti più inconsueti ma nello stesso tempo molto partecipati e di grande qualità. Giorgio “Tutti Fenomeni” per trequarti della performance ha cantato in platea tra il pubblico rivolto al palco circondato da tutti gli spettatori, diventati a loro volta protagonisti dello spettacolo e partecipando attivamente con cori e seconde voci direttamente nel microfono del cantante. Una prova rischiosa per chi sa tenere benissimo il palco e ha dato dimostrazione di saper tenere altrettanto bene anche la platea.</p>
<p>Una presenza e una qualità nei testi, conditi di riflessioni profonde e ironia non scontata, che ha fatto pensare a un accostamento forse per qualcuno azzardato se non irriverente. Giorgio Quarzo Guarascio in arte Tutti Fenomeni può essere considerato<strong> il nuovo Rino Gaetano</strong>? Sicuramente è una suggestione che, ascoltando i testi viene naturale fare. Non si tratta di un paragone sul piano del successo o della statura storica — Rino Gaetano resta una figura irripetibile della canzone italiana — quanto di un&#8217;affinità di sguardo e di postura artistica. I punti di contatto sono diversi. Intanto, le radici calabro-romane: la stessa doppia identità, tra Calabria e Roma, che in entrambi i casi sembra alimentare un modo di raccontare le cose insieme ironico e radicato nel reale.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ultimo-chi-lo-ignora-e-complice/">Ultimo, chi lo ignora è complice</a></li>
</ul>
<p><strong>Il gusto per il paradosso e il nonsense</strong>. Rino Gaetano è stato definito un cantautore capace di mescolare satira e paradossi per raccontare le contraddizioni del suo tempo. “Tutti Fenomeni” si muove in una direzione simile: un cantautorato che non prende mai sé stesso troppo sul serio, pur restando autentico. Lo pseudonimo come dichiarazione d&#8217;intenti. Anche il nome d&#8217;arte &#8220;Tutti Fenomeni&#8221; — provocatorio, quasi autoironico — richiama lo spirito dissacrante con cui Gaetano giocava con parole e titoli (basti pensare a brani dai titoli surreali e ai suoi celebri elenchi paradossali).</p>
<p>Restano, ovviamente, differenze enormi: Rino Gaetano è stato un cantautore di forte critica sociale e politica, calato nell&#8217;Italia degli anni Settanta, mentre “Tutti Fenomeni” racconta un disagio più intimo e generazionale. Quello della Roma Nord borghese e delle sue contraddizioni. Un tema che emerge con chiarezza anche nella sua prova d&#8217;attore in “Enea”. Ma la sensazione, ascoltando la sua musica, è che quella stessa vena di ironia irriverente e di rifiuto delle convenzioni &#8211; capace di raccontare con leggerezza cose profonde &#8211; sia <strong>un filo che li unisce a distanza di quasi cinquant&#8217;anni</strong>.</p>
<p>Ivan Mazzoletti, 24 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ironico-irriverente-e-fuori-dagli-schemi-ecco-il-vero-erede-di-rino-gaetano/">Ironico, irriverente e fuori dagli schemi: ecco il vero erede di Rino Gaetano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ironico-irriverente-e-fuori-dagli-schemi-ecco-il-vero-erede-di-rino-gaetano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Arriva il certificato della verità: così lo Stato potrebbe decidere cosa è falso e cosa no</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/arriva-il-certificato-della-verita-cosi-lo-stato-potrebbe-decidere-cosa-e-falso-e-cosa-no/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/arriva-il-certificato-della-verita-cosi-lo-stato-potrebbe-decidere-cosa-e-falso-e-cosa-no/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 17:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[carlo calenda]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=334502</guid>

					<description><![CDATA[<p>l progetto contro la disinformazione straniera solleva  però dubbi e polemiche sul confine tra tutela e censura</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/arriva-il-certificato-della-verita-cosi-lo-stato-potrebbe-decidere-cosa-e-falso-e-cosa-no/">Arriva il certificato della verità: così lo Stato potrebbe decidere cosa è falso e cosa no</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ci sono <strong>due contendenti di pensiero opposto,</strong> quello che pretende che l’altro sia zittito, anche con la forza della legge, è quello quasi sicuramente nel torto. È, questa, una cosa che mi è toccata sperimentare di persona in varie occasioni.</p>
<p>Ricordo 26 anni fa – quando, a reti e stampa unificati, era dato per assodato l’inquinamento elettromagnetico, detto anche <strong>elettrosmog</strong> – fui il primo a scrivere sul Giornale (direttore Maurizio Belpietro) che quell’inquinamento non esisteva. Immediatamente, chi ne sosteneva l’esistenza invocò il mio licenziamento dall’università e che fossi perseguito in nome di non so quale legge (ricevetti anche minacce di morte).</p>
<p>Ormai usiamo tutti da quasi trent’anni<strong> la telefonia mobile</strong> e nessuna delle sciagure previste da chi voleva farmi fuori s’è avverata. Lo stesso è avvenuto col nucleare: alcuni di quelli che avevano posizioni opposte alle mie si premurarono di prendere a sassate la mia auto e gambizzare Roberto Adinolfi, A.D. dell’Ansaldo Nucleare.</p>
<p>E lo stesso con<strong> l’emergenza climatica:</strong> chi la nega, oltre che essere bollato “negazionista” – giusto per evocare altri negazionismi – dovrebbe essere perseguito se solo ci fosse un’apposita legge, che il parlamentare Angelo Bonelli ha più volte effettivamente annunciato di proporre.</p>
<p>Si noti che, al contrario, chi sostiene l’inesistenza dell’elettrosmog e dell’emergenza climatica nonché i vantaggi della tecnologia elettronucleare ha sempre chiesto il confronto. Al massimo, ha invocato, in certi casi, <strong>una legge già esistente, che è quella contro il procurato allarme</strong>.</p>
<p>Nel mio caso, sono stato tacciato più volte di essere <strong>bugiardo</strong>, ma ho sempre lasciato correre con una sola eccezione: quando mi si accusava di mentire dietro pagamento di non meglio specificate “multinazionali” – una volta quelle della telefonia mobile, un’altra quelle del petrolio e un’altra volta ancora quelle del nucleare. Solo in questo caso sono stato costretto ad agire legalmente, giacché essere pagato per mentire – cosa magari normale in politica, non so – è una cosa vietata dalla deontologia della mia professione. In tutti i casi ho avuto soddisfazione e sono stato risarcito.</p>
<p>Più recentemente – ma ormai son quasi 5 anni – <strong>ho preso posizione a favore della Russia</strong> in ordine al conflitto con l’Ucraina. Ho ragione? Ho torto? Naturalmente penso di aver ragione, ma non è questo il punto. Che invece è questo: <strong>chi pensa che io abbia torto</strong></p>
<p>1) si rifiuta di dibattere con me</p>
<p>2) immediatamente mi ha bollato come “<strong>putiniano</strong>” o “filorusso”, avendo così deciso che esserlo sarebbe una cosa deplorevole. Il che è strano perché, posto che conveniamo tutti che non ci sarebbe nulla di male ad essere filo-americano, <strong>non si capisce che male ci sarebbe ad essere filo-russo</strong> o, magari, entrambe le cose a seconda della circostanza. Qualcuno ha sollevato il dubbio (retorico, per non dire la certezza) che io fossi pagato da Mosca, ma lo ha fatto in forma anonima: altrimenti avrebbe dovuto vedersela col mio avvocato, per le ragioni dette sopra.</p>
<p>Tutto questo preambolo <strong>nasce dalla lettura del disegno di legge (Ddl) n. 1473</strong> con primi firmatari Carlo Calenda e tal senatore Marco Lombardo del Pd (quello che fece una provocazione leggendo in Aula un testo interamente scritto da IA, rivelando poi la cosa, allarmando contro IA e, con ciò, dimostrando di non aver capito come usare e come funziona IA).</p>
<p>Il Ddl vorrebbe istituire, cito, <strong>«uno scudo democratico finalizzato ad assicurare la libertà dell’esercizio di voto</strong>, senza ingerenze straniere con la diffusione di informazioni false». A questo scopo, il Ddl prevede che presso le «società dell’informazione» si istituiscano «comitati di analisi» che «anche su segnalazione di cittadini», danno bollini di attendibilità o meno delle informazioni diffuse. I bollini avranno diciture del tipo: «contenuto rimosso», «contenuto in fase di verifica», «opinione personale», e via di questo passo.</p>
<p>Naturalmente si prevedono <strong>sanzioni: da 10.000 a 10 milioni di euro per le società di informazione</strong> che non si adeguano, e da 50.000 a 60 milioni di euro e reclusione fino a 6 anni per chi diffonde disinformazione riconducibile a ingerenze straniere.</p>
<p><strong>Carlo Calenda è</strong> a volte apprezzabile, ma altre volte esternatore di deliranti pensieri, come quelli in ordine al conflitto tra Russia e Ucraina. Ecco le sue parole nell’auspicare che il <strong>Ddl diventi legge:</strong> «perché Mosca avrà tutto l’interesse a sostenere Vannacci, Cinque Stelle, e nascenti movimenti filo-russi, altrimenti le prossime elezioni saranno falsate, e la democrazia rischia di crollare». Interessante anche questo passaggio: «la Schlein si finge morta, la Meloni va a giocare a calcetto, e lo fanno perché hanno forze pro-russe all’interno del loro schieramento».</p>
<p>Ora, quel che sembrano <strong>voler uccidere la democrazia,</strong> se non essere eversive, sono proprio le parole di Calenda e gli intenti del Ddl. Ora, la politica è, in parte, anche l’arte di saper mentire (a volte a fin di bene), di dissimulare (a volte a fin di bene), di agire secondo convenienza e non secondo giustizia (a volte a fin di bene), nonché un’attività ove tutto è opinabile.</p>
<p>Cosicché avrebbero un bel daffare questi comitati a bollare <strong>“opinione personale”</strong> ogni parola che esce dalla bocca di tutti quelli che frequentano Quirinale, Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Montecitorio, Palazzi di Regioni, Province, Comuni, Sedi di Partito e via discorrendo. A cominciare dalle parole di Calenda medesimo.</p>
<p>Il quale vede come il fumo negli occhi il fatto che Mosca sosterrebbe Vannacci, Cinque Stelle etc. I quali, esimio Calenda, si dà il caso che siano regolari partiti politici rappresentanti peraltro una buona percentuale degli elettori. Tra l’altro, immagino – e non ci vedo nulla di male, visto che la sostiene – che Kiev sostenga il suo partito e lei stesso, no?</p>
<p>Così come lei s’è fatta l’opinione “personale” che nel conflitto tra Russia e Ucraina è questa ad aver tutte le ragioni, perché mai nega l’intelligenza all’europarlamentare <strong>Roberto Vannacci,</strong> a quelli del M5S, ad alcuni del Pd, di Fdi o di FI, di pervenire alla conclusione opposta?</p>
<p>E poi: <strong>che problema c’è ad essere filorusso?</strong> Io lo sono: ne ammiro la letteratura, la musica, il balletto, il pattinaggio artistico (su ghiaccio e su rotelle), la matematica, la fisica, l’abilità nel gioco degli scacchi. Come peraltro sono filo-americano per un mucchio di altre ragioni.</p>
<p>E, quanto al conflitto, ebbene sì: <strong>penso che Mosca abbia tutte le ragioni e Kiev tutti i torti</strong>. Sull’argomento mi piacerebbe confrontarmi pubblicamente con lei, ma lei non ha gli attributi per confrontarsi neanche con me. E questo non perché io ho ragione (ammetto che potrei anche aver torto) ma perché lei (e quelli come lei) non hanno alcun argomento, se non questo: «la Russia ha attuato e l’Ucraina ha subìto una invasione».</p>
<p>Sotto la veste di questo argomento non c’è nulla: n<strong>on Storia, non cronaca, non diritto.</strong> Lei, Calenda, ha poco contribuito a salvare un Paese, l’Ucraina, che temo finirà miseramente per mano di una nazistoide élite che la governa. Se le disturba l’aggettivo che ho usato, posso solo ribatterle che non io ma il Presidente della Polonia ha revocato un’onorificenza di cui era stato insignito quel <strong>Volodymyr Zelensky</strong> con cui lei va a braccetto. In ogni caso, col suo Ddl non si saprebbe mai chi ha ragione: lei a sostenere Kiev o io a sostenere Mosca, perché lei mi zittirebbe, multerebbe e incarcererebbe con la forza della legge. Cosa che io mai farei a lei.</p>
<p>Franco Battaglia, 24 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/arriva-il-certificato-della-verita-cosi-lo-stato-potrebbe-decidere-cosa-e-falso-e-cosa-no/">Arriva il certificato della verità: così lo Stato potrebbe decidere cosa è falso e cosa no</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/arriva-il-certificato-della-verita-cosi-lo-stato-potrebbe-decidere-cosa-e-falso-e-cosa-no/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>21</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Montanelli, venticinque anni dopo: la lezione di un uomo libero</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/montanelli-venticinque-anni-dopo-la-lezione-di-un-uomo-libero/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/montanelli-venticinque-anni-dopo-la-lezione-di-un-uomo-libero/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 19:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[indro montanelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=334129</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un tempo di tifoserie e fedeltà ai capi, la sua idea di giornalismo resta sorprendentemente attuale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/montanelli-venticinque-anni-dopo-la-lezione-di-un-uomo-libero/">Montanelli, venticinque anni dopo: la lezione di un uomo libero</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati <strong>venticinque anni dalla sua morte</strong>. Eppure Indro continua a essere processato, assolto, riscoperto, smentito, rivendicato. È il destino di chi non si è mai lasciato addomesticare. I conformisti, prima o poi, trovano sempre una lapide su cui riposare tranquilli. Gli irregolari, invece, continuano a disturbare il sonno dei posteri.</p>
<p><strong>Montanelli era un conservatore?</strong> Certamente. Ma non era un reazionario. Era un liberale? Sì, ma senza il bisogno di dichiararlo ogni tre righe. Era un uomo di destra? Spesso. Ma cambiava giornale più facilmente che padrone. E quando il padrone pretendeva obbedienza, era lui ad andarsene.</p>
<p>Oggi una virtù del genere sembra appartenere a un&#8217;altra epoca: merce rara, quasi incomprensibile. Viviamo in un tempo in cui la fedeltà al capo ha spesso preso il posto della ricerca della verità e il tifo da stadio quello del pensiero critico. Troppo spesso<strong> il giornalismo sembra essersi ridotto a una succursale della politica.</strong></p>
<p>Montanelli avrebbe trovato tutto questo mortalmente noioso. Aveva un difetto enorme. O <strong>forse un pregio,</strong> giudicate voi: non voleva piacere. Preferiva avere ragione. E quando aveva torto, trovava il coraggio di raccontare anche quello. Non sempre, certo. Ma molto più spesso di tanti altri.</p>
<p>Naturalmente <strong>non era un santo.</strong> Non pretendeva di esserlo lui e non dovrebbero pretenderlo neppure i suoi estimatori. La sua biografia contiene pagine che il giudizio storico continua, giustamente, a interrogare e che sarebbe ridicolo cancellare o minimizzare. Ma ridurre un uomo alla sua colpa significa rinunciare a comprenderlo: è un esercizio fuorviante e, troppo spesso, propagandistico.</p>
<p>La differenza tra un monumento e un uomo è semplice. Il monumento serve a essere venerato. L&#8217;uomo serve a essere capito. Montanelli chiedeva proprio questo: <strong>di essere letto e, possibilmente, compreso, non canonizzato.</strong></p>
<p>La sua lezione più alta non riguarda un&#8217;ideologia, ma un mestiere. <strong>Un giornalista deve avere un direttore, non un padrone.</strong> Deve poter sbagliare. Deve poter cambiare idea. Deve poter scrivere qualcosa che gli farà perdere lettori invece che guadagnarne. Altrimenti non è un giornalista: è semplicemente un pubblicitario con un tesserino.</p>
<p>Anche per questo il suo nome continua a dividere. Ed è un buon segno. I morti che mettono tutti d&#8217;accordo, di solito, hanno assai poco da dire.<strong> Montanelli, invece, continua a parlare.</strong> Parla da quelle colonne che riempiva ogni giorno con una disciplina quasi militare e una libertà quasi insolente.</p>
<p>E continua a farlo attraverso un insegnamento che si può riassumere in una frase, più praticata che pronunciata<strong>: il giornalista deve stare abbastanza vicino al potere</strong> da poterlo raccontare e abbastanza lontano da non assomigliargli.</p>
<p>Un altro grande lascito ci ha lasciato Indro: i<strong>l giornalismo non è un mestiere per cortigiani.</strong> È un mestiere per uomini liberi. E, in un tempo in cui la libertà di pensiero sembra diventare sempre più rara, questo resta probabilmente il suo più prezioso insegnamento.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 22 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/montanelli-venticinque-anni-dopo-la-lezione-di-un-uomo-libero/">Montanelli, venticinque anni dopo: la lezione di un uomo libero</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/montanelli-venticinque-anni-dopo-la-lezione-di-un-uomo-libero/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Rai sta diventando Telebruzzone</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-rai-sta-diventando-telebruzzone/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-rai-sta-diventando-telebruzzone/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 18:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Bruzzone]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=333953</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nuovi programmi, più spazio e un ruolo centrale nel servizio pubblico: una scelta che continua a far discutere, soprattutto dopo il caso Garlasco</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-rai-sta-diventando-telebruzzone/">La Rai sta diventando Telebruzzone</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Personaggi che vanno e personaggi che vengono. Mentre <strong>Milo Infante</strong> sta per iniziare la sua collaborazione con Mediaset, dopo molti anni passati in Rai, <strong>Roberta Bruzzone</strong> dà il ben servito agli amici di Quarto Grado, ringraziandoli per la breve esperienza comune, e annuncia trionfale sui sociale quanto segue, dopo aver precisato che il suo percorso ha preso una strada diversa: “I nuovi progetti che mi vedono protagonista in Rai, con un ruolo sempre più centrale e con programmi che mi vedono direttamente in conduzione, mi hanno portata a fare una scelta che ritengo che innaturale, doverosa e ormai non più procrastinabile: dedicare la mia energia principalmente ai progetti che mi appartengono e al percorso professionale che sto costruendo all’interno del servizio pubblico&#8221;.</p>
<p>E in effetti per <strong>l’irriducibile sostenitrice della granitica colpevolezza di Alberto Stasi</strong> &#8211; la qual cosa sembra averle inimicato la simpatia di parecchi dei suoi vecchi tifosi &#8211; si preannuncia un autunno televisivo trionfale in quel di viale Mazzini. Non solo proseguirà a condurre Nella mente di Narciso, prodotta da La Casa Rossa srl di Francesca Verdini, compagna di Matteo Salvini, ma sarà la protagonista assoluta di <strong>Dentro la truffa.</strong></p>
<p>Si tratta di 6 episodi di approfondimento di questa particolare tipologia di reato, in collaborazione con la Polizia di Stato, che andranno in onda in seconda serata su Rai2, a partire dal prossimo 17 novembre.</p>
<p><strong>Ma non è finita qui.</strong> Secondo un recente articolo, ai confini tra il benevolo e l’encomiastico, dopo la dipartita di Federica Sciarelli, “molti l’avrebbero vista bene alla conduzione di Chi l’ha visto?”. E in effetti, come conclude il pezzo, “quei molti ci sono andati vicino, perché in realtà la criminologa sarà ospite fissa del programma&#8221;.</p>
<p>Insomma,<strong> cari amici vicini e lontani,</strong> di fronte a queste stupefacenti novità non ci resta che stappare il nostro italianissimo spumante in segno di giubilo.</p>
<p>A questo punto a mamma Rai non resta che scritturare nei programmi che trattano il crime <strong>Selvaggia Lucarelli, Marco Travaglio e Roberto Saviano.</strong> In tal caso raggiungeremmo l’apoteosi sul modo di affrontare un tema tanto popolare.</p>
<p>Claudio Romiti, 21 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-rai-sta-diventando-telebruzzone/">La Rai sta diventando Telebruzzone</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-rai-sta-diventando-telebruzzone/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È morto Daniele Compatangelo, il giornalista della telefonata a Trump</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-morto-daniele-compatangelo-il-giornalista-della-telefonata-a-trump/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/e-morto-daniele-compatangelo-il-giornalista-della-telefonata-a-trump/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 20:38:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=333975</guid>

					<description><![CDATA[<p>Daniele Compatangelo, giornalista italiano e corrispondente da Washington per La7, è stato trovato senza vita nella sua abitazione della capitale statunitense. A confermare il decesso è stata la madre, che ha dichiarato che si è trattato di un malore improvviso. Compatangelo aveva 50 anni ed era noto per la recente intervista telefonica a Donald Trump, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-daniele-compatangelo-il-giornalista-della-telefonata-a-trump/">È morto Daniele Compatangelo, il giornalista della telefonata a Trump</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Daniele Compatangelo, giornalista italiano e corrispondente da Washington per La7, è stato trovato senza vita nella sua abitazione della capitale statunitense. A confermare il decesso è stata la madre, che ha dichiarato che si è trattato di un malore improvviso. Compatangelo aveva 50 anni ed era noto per la recente intervista telefonica a Donald Trump, che aveva scatenato uno scontro con la premier Giorgia Meloni.</p>
<h2>Una lunga carriera tra reportage e primi piani</h2>
<p>Nato a Savona il 15 novembre 1975 e cresciuto a Torino, Compatangelo ha vissuto a Roma prima di trasferirsi stabilmente negli Stati Uniti. Con alle spalle 25 anni di esperienza, aveva collaborato con molte testate italiane, tra cui Sky e il Secolo XIX. Aveva anche curato uffici stampa di rilievo e coperto eventi internazionali come ben otto edizioni dei Giochi Olimpici, dalla prima partecipazione a Sydney nel 2000 fino a Londra 2012.</p>
<h2>Premi e riconoscimenti per il documentario investigativo</h2>
<p>Compatangelo ha realizzato reportage trasmessi da RSI, Rai e Mediaset, ottenendo anche riconoscimenti per il suo lavoro investigativo. Nel giugno 2011, il suo documentario “The Los Angeles Breakdown” ha ricevuto la Menzione d&#8217;Onore al prestigioso Southern California Journalism Awards. Questo premio gli è stato riconosciuto per la qualità dell’approccio giornalistico e per le tematiche affrontate nel documentario.</p>
<p>Oltre alla collaborazione con La7, Compatangelo aveva assunto il ruolo di presidente della White House Foreign Correspondents&#8217; Association (WHFCA).</p>
<h2>La scoperta del corpo e le prime indagini</h2>
<p>Il corpo senza vita di Compatangelo è stato trovato nella sua residenza di Washington. Le autorità statunitensi hanno escluso segni di violenza sul corpo del giornalista, facendo ipotizzare un decesso naturale. Al momento, non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle circostanze del malore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-daniele-compatangelo-il-giornalista-della-telefonata-a-trump/">È morto Daniele Compatangelo, il giornalista della telefonata a Trump</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/e-morto-daniele-compatangelo-il-giornalista-della-telefonata-a-trump/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>15</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caso Buttafuoco: perché il centrodestra ha paura degli uomini liberi?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caso-buttafuoco-perche-il-centrodestra-ha-paura-degli-uomini-liberi/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/caso-buttafuoco-perche-il-centrodestra-ha-paura-degli-uomini-liberi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 16:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[pietrangelo buttafuoco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=333874</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il caso del giornalista e intellettuale siciliano riapre una domanda scomoda: si può costruire una nuova cultura senza accettare il dissenso?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caso-buttafuoco-perche-il-centrodestra-ha-paura-degli-uomini-liberi/">Caso Buttafuoco: perché il centrodestra ha paura degli uomini liberi?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlavano di <strong>&#8220;egemonia culturale&#8221;.</strong> Annunciavano una rivoluzione, il riscatto da decenni di monopolio intellettuale della sinistra, la nascita di una nuova stagione di pluralismo e di pensiero critico. Alla prova dei fatti, però, quel grande cantiere culturale del centrodestra sembra essersi trasformato in un desolante campo di macerie.</p>
<p>L&#8217;ultima conferma di questo cortocircuito è<strong> la chiusura dello spazio di Pietrangelo Buttafuoco in Rai:</strong> l&#8217;ennesimo capitolo di una vicenda che racconta più di tante dichiarazioni ufficiali.</p>
<p>Buttafuoco non è un nome qualunque. Per anni ha rappresentato la dimostrazione che anche<strong> a destra poteva esistere un&#8217;intelligenza libera,</strong> raffinata, poliedrica, capace di dialogare con tutti senza mai rinunciare alla propria identità. Non a caso, all&#8217;inizio di questa stagione politica era stato indicato, almeno simbolicamente, come uno dei possibili punti di riferimento di quel laboratorio culturale che avrebbe dovuto sfidare il conformismo dominante e costruire una proposta alternativa.</p>
<p>Eppure il potere, quasi sempre,<strong> mal sopporta l&#8217;indipendenza</strong>. E la parabola di Buttafuoco sembra confermarlo. Prima celebrato come simbolo di una destra finalmente capace di produrre cultura; poi trasferito alla guida della Biennale di Venezia, in una scelta che molti hanno interpretato come un prestigioso riconoscimento, ma che altri hanno letto come il più classico promoveatur ut amoveatur; quindi progressivamente sempre più defilato dal dibattito pubblico, soprattutto dopo che <strong>alcune sue posizioni sulla Russia</strong> avevano suscitato discussioni e polemiche; infine estromesso anche dal servizio pubblico, con la chiusura del suo spazio televisivo.</p>
<p>Al di là delle motivazioni ufficiali, <strong>resta una domanda</strong> che non si può eludere: perché una delle personalità culturalmente più autorevoli di quell&#8217;area finisce progressivamente ai margini proprio mentre governa il centrodestra?</p>
<p>Il caso Buttafuoco smaschera quella che rischia di essere la più grande illusione di questa maggioranza: <strong>credere che l&#8217;egemonia culturale si costruisca occupando le poltrone</strong> e sostituendo un conformismo con un altro.</p>
<p>Il paradosso, del resto, è fin troppo evidente. Un governo nato promettendo di scardinare il pensiero unico sembra, nei fatti, mostrare una crescente insofferenza verso il pensiero realmente libero<strong>. Perché una cosa è denunciare il monopolio culturale altrui;</strong> ben altra è dimostrare di saper convivere con il dissenso quando quel dissenso nasce all&#8217;interno del proprio stesso campo.</p>
<p>La cultura, sia chiaro,<strong> non cresce grazie all&#8217;obbedienza</strong>. Vive di confronto, di provocazione, perfino di contraddizione. Un intellettuale non serve perché conferma ciò che il potere desidera ascoltare, ma perché è capace di metterlo continuamente alla prova. Quando, invece, il criterio dominante diventa la fedeltà politica, le personalità più autonome finiscono inevitabilmente per trasformarsi in un problema anziché in una risorsa.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/cara-destra-cancellare-il-programma-di-buttafuoco-non-e-cultura/" target="_blank" rel="noopener">Cara destra, cancellare il programma di Buttafuoco non è cultura</a></li>
</ul>
<p>È questo <strong>il prezzo che pagano gli uomini liberi.</strong> In un sistema in cui l&#8217;appartenenza rischia di contare più del talento e la lealtà verso il gruppo più dell&#8217;autorevolezza, chi conserva la propria indipendenza diventa facilmente un corpo estraneo.</p>
<p>Marginalizzare figure della statura di Pietrangelo Buttafuoco non rappresenta soltanto un impoverimento per la Rai. <strong>È il segnale di una difficoltà più profonda.</strong> Una destra che aveva promesso una rivoluzione culturale rischia di limitarsi a gestire il potere, confondendo il pluralismo con la semplice occupazione delle istituzioni.</p>
<p>L&#8217;egemonia culturale, quella autentica, non può nascere solo dal controllo capillare degli spazi, ma anche e soprattutto dalla forza delle idee. E le idee, per definizione,<strong> hanno bisogno di libertà.</strong> E di uomini liberi capaci di sostenerle, anche quando risultano scomode.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 20 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caso-buttafuoco-perche-il-centrodestra-ha-paura-degli-uomini-liberi/">Caso Buttafuoco: perché il centrodestra ha paura degli uomini liberi?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/caso-buttafuoco-perche-il-centrodestra-ha-paura-degli-uomini-liberi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>13</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;La nuova bomba se l&#8217;è messa lui&#8221;. Il Corriere scarica Ranucci sulle relazioni hot</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-nuova-bomba-se-le-messa-lui-il-corriere-scarica-ranucci-sulle-relazioni-hot/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-nuova-bomba-se-le-messa-lui-il-corriere-scarica-ranucci-sulle-relazioni-hot/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 11:02:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=333041</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il giornalista sempre più in bilico. Le rivelazioni nel suo libro fanno scatenare la polemica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-nuova-bomba-se-le-messa-lui-il-corriere-scarica-ranucci-sulle-relazioni-hot/">&#8220;La nuova bomba se l&#8217;è messa lui&#8221;. Il Corriere scarica Ranucci sulle relazioni hot</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per <strong>Sigrfrido Ranucci</strong> le cose si mettono male. Un po&#8217;, almeno. E non per la bomba che gli è scoppiata sotto l&#8217;auto. Non per la svolta clamorosa che ha portato all&#8217;indagine ai danni dell&#8217;amico &#8220;fraterno&#8221; <strong>Valter</strong> <strong>Lavitola</strong>. Non per quel sondaggio che avrebbe voluto catapultarlo a leader del Campo Largo. E nemmeno per quel rapporto nato tra il giornalista senza macchia e la sua fonte, già condannato, ex massone e faccendiere vario. La &#8220;nuova bomba&#8221;, come la chiama Candida Morvillo, il conduttore di Report se l&#8217;è messa da solo. Nel suo libro, che voleva essere una autobiografia ed è finita col diventare &#8220;autogossip&#8221;.</p>
<p>La storia la conoscete. Ranucci nel suo libro &#8220;<em>La scelta</em>&#8220;, pubblicato due anni fa da Bombiani e presentato come &#8220;l&#8217;autoritratto coraggioso di un uomo&#8221;, ha riportato anche storie che ha avuto con alcune donne. Lui sostiene che sia stato &#8220;romanzato&#8221; (&#8220;non ho mai avuto rapporti con stagiste&#8221;, giura), ma come nota Morvillo, &#8220;l’avvertenza che sia romanzato non compare né in cima né in coda&#8221;. Come faceva un lettore a distinguere la verità dalla finzione? &#8220;La nuova bomba &#8211; scrive il <em>Corriere</em> &#8211;<strong> in questo noir a puntate che lo stesso conduttore di <em>Report</em></strong> <strong>ha appena ribattezzato su Facebook «Fango Quotidiano»</strong>, non era sotto un’auto: era dentro un libro. Il suo. E questa sì: se l’è confezionata da solo. Ha tre nomi di donna: Karoline, Emilia, Lavinia. La prima bussa a Report per uno stage, la seconda ci arriva con una notizia, la terza per chiedere un’intervista per il suo capo. Entrano in scena per lavoro, ma finiscono diritte nel suo letto e, da lì, entrano in questa vicenda di cronaca che ogni giorno di più ci interroga sul confine tra vita privata e responsabilità professionale, tra tutela delle fonti e conflitto d’interessi, tra segreto professionale e segreti personali&#8221;.</p>
<p>Morvillo ci va giù pesante. Parla, con tono negativo, del &#8220;coraggio&#8221; che ha avuto Ranucci &#8220;di celebrare le sue prodezze sessuali: una gallery di donne attratte dal suo talento, rapidamente sedotte, pronte a seguirlo nelle sue battaglie come nel talamo&#8221;. &#8220;Lui è il giornalista assediato e desiderato &#8211; si legge &#8211; Loro sono un misto di queste cose: la malata, la violentata, la moglie infelice che per lui lascia il marito, la bionda del deep state che per lui si converte a più alta causa, la donna letterariamente (o letteralmente) uccisa da un suo tradimento&#8221;. <strong>La storia non stiamo neppure qui a riportarla, vi basti un breve riassunto</strong>. Lei scopre il presunto tradimento di Ranucci, scappa e viene investita da un Suv. C’è anche questo tragico epilogo: Karoline, producer della tv svizzera che chiede di fare uno stage da lui, poche pagine dopo si spoglia, raggiunge all’istante l’orgasmo. Più avanti, Karoline trova una mail inequivocabile di Emilia.&#8221; «Non ho mai trovato la forza di raccontare le circostanze in cui è morta Karoline. Sono (…) cose che uno non racconterebbe nemmeno a un amico, ma solo a se stesso e in segreto», ha scritto nel libro Ranucci. &#8220;Così in segreto da portarle in libreria&#8221;, gli fa eco Morvillo..</p>
<p>È già la seconda volta che il <em>Corriere</em> dedica un pezzo a Ranucci, non proprio pieno di lode. Anche <strong>Aldo Grasso</strong> aveva scritto che il rapporto con Lavitola era legittimo, ma comunque criticabile. &#8220;Il nodo non è l’uso delle fonti riservate: ogni giornalismo d’inchiesta vive di quelle. Il problema nasce quando il rapporto con la fonte diventa opaco e il metodo si confonde con l’obiettivo&#8221;. Lo stesso, dice Morvillo, vale per le donne citate nel libro. &#8220;E così quelle «pagine di gossip» che Ranucci stesso ha scritto, di cui ora si lamenta e che declassa a «romanzate», ora sono benzina per chi maligna. Succede, quando con l’autogossip si gioca ad alimentare la propria autobiografia&#8221;. Colpito e affondato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-nuova-bomba-se-le-messa-lui-il-corriere-scarica-ranucci-sulle-relazioni-hot/">&#8220;La nuova bomba se l&#8217;è messa lui&#8221;. Il Corriere scarica Ranucci sulle relazioni hot</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-nuova-bomba-se-le-messa-lui-il-corriere-scarica-ranucci-sulle-relazioni-hot/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non abbiamo bisogno di più scandali. Abbiamo bisogno di più giornalismo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-abbiamo-bisogno-di-piu-scandali-abbiamo-bisogno-di-piu-giornalismo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/non-abbiamo-bisogno-di-piu-scandali-abbiamo-bisogno-di-piu-giornalismo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 14:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=332730</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le grandi inchieste cambiavano il Paese perché raccontavano i problemi. Oggi troppo spesso si cerca il colpevole prima ancora dei fatti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-abbiamo-bisogno-di-piu-scandali-abbiamo-bisogno-di-piu-giornalismo/">Non abbiamo bisogno di più scandali. Abbiamo bisogno di più giornalismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Desidero condividere alcune riflessioni che in questi mesi sono sorte in me. Le condivido, ovviamente, come sempre avviene, senza alcuna presunzione di esaurire l&#8217;argomento o di trovare soluzioni al problema. Il lavoro svolto dai giornalisti mi piace, mi appassiona, perché ritengo il giornalismo un<strong> presidio di libertà e di democrazia. </strong></p>
<p>Non a caso, quando si instaura una dittatura, i primi a farne le spese sono i lavoratori della carta stampata: censura, obbligo di allinearsi all&#8217;idea dominante, devastazioni delle sedi dei quotidiani che rivendicano la libertà. Fu così durante gli anni di piombo: i giornalisti, non meno dei politici e dei magistrati, furono vittime di quelle che erano chiamate le <strong>gambizzazioni</strong>.</p>
<p>Il giornalismo è, dunque, la cartina tornasole della democrazia di uno Stato.<strong> Il giornalismo di inchiesta,</strong> poi, da sempre svolge un ruolo di primaria importanza: dai meridionalisti di fine Ottocento, alle grandi inchieste degli anni sessanta e settanta sull&#8217;analfabetismo, la condizione della donna, il lavoro, la mafia.</p>
<p>Gli autori delle grandi inchieste basavano il loro lavoro su un presupposto condiviso: presentare il problema, lasciando ad altri, al decisore politico in primis, il compito di trovare la soluzione al problema. <strong>Questa era l&#8217;etica di fondo</strong>, sia che a condurre l&#8217;inchiesta fosse un giornalista per sensibilità vicino al comunismo piuttosto che democristiano.</p>
<p>Questa era l&#8217;etica di fondo. Oggi a me sembra, invece, di intuire, ma forse mi sbaglio, che più di etica si parli di morale, meglio di moralismo, ossia si conducono le inchieste per provare a trovare motivi con cui <strong>infangare o denigrare una persona</strong> o una parte politica.</p>
<p><strong>È  un presupposto pericoloso,</strong> perché stravolge l&#8217;impianto operativo: non sono i dati raccolti a fornire la materia di interpretazione e di intervento ma il contrario: l&#8217;interpretazione precostituita guida la raccolta degli indizi, spesso non veri ma presunti. È un modo di fare giornalismo che non condivido, dal momento che tradisce i principi del giornalismo stesso, puntando l&#8217;attenzione alla condanna di una parte.</p>
<p>Trovo, poi, che sia un metodo di lavoro molto pericoloso per la società civile in quanto basato sul desiderio del sensazionale, sulla presentazione di indizi e dossier che interpretano i fatti in modo volutamente di parte, nel tentativo di <strong>intercettare il consenso del cittadino puntando sulle sue paure. </strong></p>
<p>I complotti, gli accordi nascosti, il giornalismo, così come la politica, condotto non negli spazi istituzionali (il ristorante, la villa, etc) concorrono a creare <strong>un profondo senso di sfiducia</strong> nei cittadini che, spesso, proprio per la percezione della paura e dello smarrimento danno il loro consenso a chi propone progetti politici radicali che più che alla mente degli elettori guardano agli effetti provocati dalle paure.</p>
<p>La politica necessita dei contesti istituzionali, il giornalismo necessita di un&#8217;etica fondata sul desiderio di far emergere i problemi della società non sulla raccolta di dossier che screditano le persone che hanno un&#8217;idea diversa. Torniamo alle grandi inchieste sui problemi, abbandoniamo quelle contro le persone.</p>
<p>Di certo gli argomenti non mancano:<strong> il caporalato</strong>, i giovani e le nuove dipendenze, la tenuta sociale delle periferie, la situazione della donna oggi. Chissà che, focalizzandosi su questi temi, il giornalismo torni nuovamente a dare il proprio contributo positivo per il bene dei cittadini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-abbiamo-bisogno-di-piu-scandali-abbiamo-bisogno-di-piu-giornalismo/">Non abbiamo bisogno di più scandali. Abbiamo bisogno di più giornalismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/non-abbiamo-bisogno-di-piu-scandali-abbiamo-bisogno-di-piu-giornalismo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vannacci: &#8220;Ma lei si riconosce italiana?&#8221;. La risposta della Aprile è patetica</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vannacci-ma-lei-si-riconosce-italiana-la-risposta-della-aprile-e-patetica/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/vannacci-ma-lei-si-riconosce-italiana-la-risposta-della-aprile-e-patetica/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 14:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Marianna Aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=332470</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fa discutere il video dello scontro tra la giornalista di La7 e il generale. Se tutto è meticcio, nulla è meticcio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannacci-ma-lei-si-riconosce-italiana-la-risposta-della-aprile-e-patetica/">Vannacci: &#8220;Ma lei si riconosce italiana?&#8221;. La risposta della Aprile è patetica</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui non si parla del diversamente ragioner <strong>Vannacci,</strong> ma della regolarmente giornalista <strong>Marianna Aprile</strong> figlia di Pino: che si sente <em>meticcia</em>, <em>meticcia, meticcia.</em> Siamo mediterranei noi. La cultura di Marianna non ha limite, nel senso che è sconfinata come la banalità: non esiste, infatti, nessun uomo che sia etnicamente purissimo, il che condannò, provvidenzialmente, il nazismo col suo sogno delirante. Non siamo puri neanche per questione di cellule, che si rigenerano pare ogni 7 anni influenzate da una miriade di fattori dal clima, anzi, i cambiamenti climatici, alla dieta, dunque alle condizioni socioeconomiche e via discorrendo.</p>
<p>Il problema, di Marianna e tutti quelli come lei, è che <strong>ella vede il meticciato a senso unico</strong>, solo quello di matrice araba, africana, magrebina e poi lo chiama mediterraneo: tutto il resto delle ascendenze, la greca, etrusca, romana, semitica, caucasica, normanna e via discorrendo non esistono, non sono meticciato ma al massimo incidenti di percorso nel lungo cammino della Storia. E quando una ragiona così, ci perdi comunque perché, non avendo argomenti, non te li lascia. Vannacci, che dicono vincitore nel confronto, a parer nostro si è impantanato nella trincea della cultura, la cultura italiana, vaghissima percezione che chiunque in malafede ha buon gioco nel rinfacciargli: definisci italiana. Missione impossibile, e se sei un ex parà e non un dantista o un esimio docente di letteratura, sei bell’e fottuto perché <strong>non riesci ad uscire dall’angolo retorico</strong> fornendo controprove storiche, dal canto cristiano antico che forgia la cultura occidentale fino alla filosofia occidentale che indaga i rapporti di potere, alla scienza politica che li fonda.  Regola n.1 dell’arte della guerra secondo me (tipo il Vangelo di Abatantuono Ras della Fossa): con le banalità da scolasticamente corretto non la si spunta. C’è Marianna che ti scanna. <strong>Con la meticcia, Vannacci non riciccia</strong>.</p>
<p>A proposito. Meticcio non vuol propriamente dire quello che intende Marianna, diversamente nera: giustamente, vuol dire misto, mescolato in due etnie originariamente distinte, quello che intende Maryanne è se mai il vecchio <em>melting pot</em> che usava negli anni Novanta, la babelica con/fusione di istanze culturali. Ma non facciamola troppo difficile, Maryanne potrebbe perdersi e il generale pure. <strong>Sono bisticcetti da social, dove difatti si insultano meticciamente senza capirci un benemerito cazzo</strong>. Comunque, se tutto è meticcio niente è meticcio e se le culture non esistono allora Mary Aisha dovrebbe presentarsi in trasmissione velatissima e sudando come una bestia.</p>
<p>Consiglio non richiesto al parà-carro, nel senso di vettore di militanti: la prossima volta esci dal pantano e ragiona di diritti e di doveri, anzi meglio, porta esempi concreti, io farei così: “Signorina cagna, non permetterti di guadarmi, finito qui ti prendi 30 frustate e mettiti subito un tappeto addosso, puttana cristiana, schiava di Allah”. Se la sofisticata giornalista ha qualcosa da inor-ridire, farle notare che <strong>sono le beatitudini del paradismo islamico</strong>, è il Corano in purezza, è il meticciato acquisito. Che fai, Mary Aisha, ti dissoci o ti copri?</p>
<p>Max Del Papa, 14 luglio 2026</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">A parte che già chiedere quale sia la nostra cultura è di un imbarazzo incredibile ma poi, quando <a href="https://x.com/hashtag/Vannacci?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Vannacci</a> dice: &quot;Si riconosce come italiana?&quot; <br>E la <a href="https://x.com/hashtag/Aprile?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Aprile</a> risponde &quot;meticcia&quot;, aggiungendo poi &quot;SIAMO MEDITERRAI...ARABI, MUSULMANI...&quot;. <br>Mio dio ma che dice? 😱😳 <a href="https://x.com/hashtag/La7?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#La7</a> <a href="https://x.com/hashtag/Inonda?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Inonda</a>…</p>&mdash; Rik Troiani (@riktroiani) <a href="https://x.com/riktroiani/status/2076659088281178385?ref_src=twsrc%5Etfw">July 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannacci-ma-lei-si-riconosce-italiana-la-risposta-della-aprile-e-patetica/">Vannacci: &#8220;Ma lei si riconosce italiana?&#8221;. La risposta della Aprile è patetica</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/vannacci-ma-lei-si-riconosce-italiana-la-risposta-della-aprile-e-patetica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>20</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È morto a 78 anni Sam Neill, star di &#8220;Jurassic Park&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-morto-a-78-anni-sam-neill-star-di-jurassic-park/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/e-morto-a-78-anni-sam-neill-star-di-jurassic-park/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 06:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=332141</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'attore neozelandese si è spento a Sydney</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-a-78-anni-sam-neill-star-di-jurassic-park/">È morto a 78 anni Sam Neill, star di &#8220;Jurassic Park&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sam Neill, celebre attore neozelandese, è morto il 13 luglio 2026 a Sydney. Aveva 78 anni. La famiglia ha annunciato la sua scomparsa con un comunicato pubblicato sui social, definendola &#8220;improvvisa e inaspettata&#8221;. Al momento del decesso, l&#8217;attore era circondato dai suoi cari. La famiglia ha anche ringraziato il personale del St Vincent’s Private Hospital per le cure che gli sono state offerte. Non ci sarebbe alcun collegamento tra la sua precedente malattia e la morte.</p>
<p>Nato nel 1947 a Omagh, in Irlanda del Nord, Sam Neill si trasferì in Nuova Zelanda nel 1954 insieme alla famiglia. Dopo aver frequentato l’Università di Canterbury, iniziò a recitare e si unì al Downstage Theatre di Wellington. Neill ottenne il primo ruolo importante nel film del 1977 &#8220;Sleeping Dogs&#8221;, che fu anche il primo film neozelandese distribuito negli Stati Uniti. Da lì iniziò una carriera che lo ha reso uno dei volti più riconoscibili del cinema internazionale.</p>
<h2>Il ruolo iconico di Alan Grant in &#8220;Jurassic Park&#8221;</h2>
<p>La svolta internazionale arrivò nel 1993 con il ruolo del paleontologo Alan Grant nel film &#8220;Jurassic Park&#8221; di Steven Spielberg. Il personaggio divenne iconico, un simbolo per generazioni di spettatori appassionati di cinema e scienza. Neill interpretò di nuovo Alan Grant nei sequel &#8220;Jurassic Park III&#8221; e &#8220;Jurassic World – Il Dominio&#8221;. Questo ruolo lo consacrò definitivamente come una star del grande schermo.</p>
<p>Oltre alla saga di &#8220;Jurassic Park,&#8221; Sam Neill lascia un&#8217;eredità cinematografica ricca e varia. Tra i suoi ruoli più noti ci sono quelli in &#8220;Caccia a Ottobre Rosso&#8221; del 1990, &#8220;L’uomo bicentenario&#8221; del 1999 e il film premio Oscar &#8220;Lezioni di piano&#8221; del 1993, dove interpretò il marito di Holly Hunter. Ha partecipato anche ad altre produzioni di successo, come la serie TV &#8220;Peaky Blinders&#8221;.</p>
<h2>La battaglia contro il linfoma e la guarigione</h2>
<p>Nel 2023, Neill rivelò di essere affetto da un linfoma angioimmunoblastico a cellule T di terzo stadio. Grazie a una terapia sperimentale a base di cellule CAR-T, annunciò nel 2025 di essere riuscito a vincere la malattia. Subito dopo, si dedicò a raccontare la sua esperienza per sensibilizzare sulla ricerca scientifica, realizzando un documentario intitolato &#8220;Did I Ever Tell You This?&#8221;. La sua morte non è legata alla malattia da cui era guarito.</p>
<p>La scomparsa di Sam Neill segna un momento di lutto per il mondo del cinema. La sua capacità di dare vita a personaggi complessi ed emozionanti ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del cinema e nei cuori di milioni di spettatori in tutto il mondo. La famiglia chiede che venga rispettata la privacy in questo periodo di dolore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-morto-a-78-anni-sam-neill-star-di-jurassic-park/">È morto a 78 anni Sam Neill, star di &#8220;Jurassic Park&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/e-morto-a-78-anni-sam-neill-star-di-jurassic-park/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Con che faccia andrò dai politici?&#8221;. È chiaro: Ranucci dovrà lasciare Report</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/con-che-faccia-andro-dai-politici-e-chiaro-ranucci-dovra-lasciare-report/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/con-che-faccia-andro-dai-politici-e-chiaro-ranucci-dovra-lasciare-report/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 09:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=332064</guid>

					<description><![CDATA[<p>C'è aria di tempesta nella redazione del programma Rai</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/con-che-faccia-andro-dai-politici-e-chiaro-ranucci-dovra-lasciare-report/">&#8220;Con che faccia andrò dai politici?&#8221;. È chiaro: Ranucci dovrà lasciare Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ranucci</strong> si dice stordito. Considera Lavitola un amico. È convinto che non possa aver messo quella bomba. E noi, per il momento, ci crediamo: nel senso che, a differenza di Sigfrido, consideriamo tutti gli indagati innocenti fino a prova contraria. Anche il faccendiere Lavitola. Però, dico però, qui il punto ormai non è tanto la bomba. Quell’ordigno ne ha fatta scoppiare un’altra, di deflagrazione. Ha rotto il giochino. Qui ormai il punto è la frequentazione tra il conduttore di <strong><em>Report</em>,</strong> paladino dei giusti, cavaliere senza macchia, e un condannato dal passato decisamente torbido. Insomma. Non si fa, se per anni hai distribuito patenti di presentabilità sulla base di amicizie e frequentazioni.</p>
<p>E sbaglia Ranucci a considerare ipocrita lo stupore di noi giornalisti di fronte alla sua conclamata fratellanza con Lavitola. Per un motivo molto, molto semplice. Anzi: per due motivi.<strong> Primo:</strong> una cosa è frequentare una fonte, un’altra è diventarci amico. Andare a cena al ristorante di Lavitola per cercare di carpire qualche informazione è una cosa, dividere con lui pranzi a casa con la famiglia tutta un’altra storia. Un minimo di distacco ci vuole sempre, anche con le fonti. Soprattutto con certe fonti.</p>
<p><strong>Secondo:</strong> Ranucci ci ha fracassato i cosiddetti per anni sull’importanza di essere sempre specchiati. Faccio un esempio. <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-spia-i-suoi-avversari-ma-che-figura-lo-fa-nel-giorno-sbagliato/">La banale presenza del direttore di Esperia di fronte alla sede dei gruppi parlamentari di FdI divenne, secondo Sigfrido, la prova del suo torbido legame con il governo</a>. E allora quale conclusione dovremmo trarre noi di fronte al fatto che lui va a cena regolarmente con un faccendiere condannato e forse pure bombarolo?</p>
<p><strong>Credo che a questo punto Ranucci debba lasciare <em>Report</em></strong>. Anche per salvare Report. Lo hanno capito anche i suoi giornalisti più esperti, a leggere stamattina le cronache del Corriere. &#8220;Con quale faccia &#8211; ragiona uno di loro &#8211; potrò andare da un politico a chiedergli conto dei suoi legami pericolosi con personaggi controversi?&#8221;.</p>
<p>L’altra opzione, se proprio non vuole lasciare, è questa: <strong>cambiare radicalmente <em>Report</em></strong>. Dismettere il “metodo Report” che, come tanti hanno detto, se venisse applicato a questa storia permetterebbe di tenere in piedi la trasmissione per i prossimi dodici anni.</p>
<p>Giuseppe De Lorenzo, 12 Luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/con-che-faccia-andro-dai-politici-e-chiaro-ranucci-dovra-lasciare-report/">&#8220;Con che faccia andrò dai politici?&#8221;. È chiaro: Ranucci dovrà lasciare Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/con-che-faccia-andro-dai-politici-e-chiaro-ranucci-dovra-lasciare-report/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>27</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Non devi farlo&#8221;, &#8220;Ti denuncio&#8221;. Caos a Repubblica: sfiduciato Orfeo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-devi-farlo-ti-denuncio-caos-a-repubblica-sfiduciato-orfeo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/non-devi-farlo-ti-denuncio-caos-a-repubblica-sfiduciato-orfeo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 06:09:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[la repubblica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331912</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scoppia la lite durante la riunione di redazione dopo l'annuncio del passaggio del direttore al QN</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-devi-farlo-ti-denuncio-caos-a-repubblica-sfiduciato-orfeo/">&#8220;Non devi farlo&#8221;, &#8220;Ti denuncio&#8221;. Caos a Repubblica: sfiduciato Orfeo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La redazione di <em>Repubblica</em> ha approvato a larghissima maggioranza una mozione di <strong>sfiducia</strong> nei confronti del direttore <strong>Mario Orfeo</strong>, chiedendo contestualmente all&#8217;editore, il gruppo greco Antenna, di procedere senza indugio alla nomina di un nuovo direttore. La vicenda è stata riportata da <em>Professione Reporter</em>.</p>
<p>Alla base della decisione c&#8217;è il futuro passaggio di Orfeo al gruppo editoriale di <strong>Leonardo Maria Del Vecchio</strong>. Il direttore, infatti, ha comunicato il 9 luglio che dal 9 settembre assumerà il ruolo di Direttore Editoriale dei quotidiani <em>QN,</em> <em>Il Resto del Carlino</em>, <em>La Nazione</em> e <em>Il Giorno</em>. Secondo molti giornalisti di <em>Repubblica</em>, questa scelta determina un evidente conflitto di interessi, tale da <strong>compromettere l&#8217;autonomia e la serenità</strong> necessarie per guidare il quotidiano nei due mesi che precedono il cambio di incarico.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;assemblea di redazione del 10 luglio si è verificato anche un momento di forte tensione.<strong> Matteo Pucciarelli</strong>, componente del Comitato di redazione, intervenendo a nome del Cdr, avrebbe chiesto a Orfeo di non presiedere la riunione. In risposta, il direttore avrebbe minacciato di presentare un esposto all&#8217;Ordine dei giornalisti nei confronti del rappresentante sindacale. “Direttore, riteniamo che non sia opportuno che tu da oggi faccia il giornale, visto che è stato ufficialmente comunicato il tuo passaggio alla concorrenza. È venuta meno la fiducia non si possono avere due padroni. Considerati anche i precedenti…”.</p>
<p>Durante il confronto sono stati inoltre richiamati alcuni episodi avvenuti nei giorni precedenti che, secondo parte della redazione, avrebbero ulteriormente alimentato le perplessità sull&#8217;opportunità che Orfeo resti alla guida del giornale fino al suo trasferimento.</p>
<p>Durissima la risposta di Orfeo. “Ti denuncio all’Ordine risponderai di queste accuse!”, ha detto, per poi tenere la riunione come se nulla fosse. Ma la guerra era aperta e ieri sera ne è arrivata la conferma con la <strong>mozione di sfiducia</strong> votata dalla redazione contro il direttore. Ormai ex.</p>
<p>La mozione approvata dall&#8217;assemblea parla di un &#8220;palese conflitto di interessi&#8221; tra la direzione di *Repubblica* e il futuro incarico presso un gruppo editoriale concorrente. Il documento ricorda inoltre come il tentativo del Comitato di redazione di affrontare la questione sul piano dell&#8217;opportunità sarebbe stato accolto con un atteggiamento ritenuto irrispettoso nei confronti del Cdr e dell&#8217;intera redazione, circostanza che, secondo i firmatari, rende evidente una situazione di incompatibilità. Per questo motivo l&#8217;assemblea ha rivolto all&#8217;editore la richiesta di <strong>procedere immediatamente</strong> alla nomina di un nuovo direttore. La mozione è stata approvata con 178 voti favorevoli, mentre i contrari sono stati 32 e le astensioni 30. Il Cdr adesso chiederà alla Presidente del Consiglio di amministrazione Mirja Carta D’Aser di sospendere Orfeo.</p>
<p>Sul fronte della successione, l&#8217;azienda ha fatto sapere che il nome per la successione c&#8217;è già. Di chi si tratti, però, non si sa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-devi-farlo-ti-denuncio-caos-a-repubblica-sfiduciato-orfeo/">&#8220;Non devi farlo&#8221;, &#8220;Ti denuncio&#8221;. Caos a Repubblica: sfiduciato Orfeo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/non-devi-farlo-ti-denuncio-caos-a-repubblica-sfiduciato-orfeo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Batosta per Ranucci, sospese le repliche estive di &#8220;Report&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/batosta-per-ranucci-sospese-le-repliche-estive-di-report/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/batosta-per-ranucci-sospese-le-repliche-estive-di-report/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 16:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=331870</guid>

					<description><![CDATA[<p>La decisione presa in via cautelativa </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/batosta-per-ranucci-sospese-le-repliche-estive-di-report/">Batosta per Ranucci, sospese le repliche estive di &#8220;Report&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Rai ha annunciato la sospensione delle repliche estive di &#8220;Report&#8221;, uno dei suoi programmi di approfondimento più celebri. La decisione è stata comunicata il 10 luglio 2026 attraverso una nota ufficiale dell’azienda. Si legge che questa misura è stata adottata &#8220;in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci&#8221;. La misura è stata definita come una forma di tutela di un patrimonio editoriale considerato di grande valore per il servizio pubblico.</p>
<h2>La vicenda legata al conduttore Sigfrido Ranucci</h2>
<p>Sigfrido Ranucci, conduttore di &#8220;Report&#8221;, è al centro di una delicata inchiesta che ha recentemente subito nuovi sviluppi. Secondo quanto emerso, l’inchiesta riguarda un attentato legato allo stesso conduttore. Nei giorni scorsi, Valter Lavitola è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, un fatto che ha ulteriormente complicato la situazione. Ranucci, dal canto suo, ha espresso sorpresa per gli sviluppi delle indagini, sottolineando di essere legato a Lavitola da un rapporto di amicizia.</p>
<h2>Sospensione delle repliche, ma la nuova stagione è confermata</h2>
<p>La Rai ha precisato che la sospensione riguarda esclusivamente le repliche estive del programma, e non la nuova stagione. Nella nota, infatti, si assicura che &#8220;l’appuntamento con la nuova stagione di Report è confermato e tornerà in onda a partire dal prossimo mese di novembre&#8221;. Pertanto, il futuro del programma non sembra essere messo in dubbio nonostante la situazione attuale del suo conduttore.</p>
<h2>Una tutela del servizio pubblico</h2>
<p>Nella comunicazione ufficiale, si sottolinea che la decisione di sospendere le repliche estive è stata presa per proteggere il valore editoriale di &#8220;Report&#8221;. Il programma rappresenta uno dei pilastri del servizio pubblico della Rai, con un format che si è distinto negli anni per l&#8217;approfondimento di temi di grande rilevanza sociale e politica. La sospensione è stata definita come un atto cautelativo, in attesa di ulteriori sviluppi sull&#8217;inchiesta in corso.</p>
<h2>Un programma centrale nel panorama televisivo</h2>
<p>&#8220;Report&#8221; è riconosciuto come uno dei programmi di inchiesta più seguiti e rispettati in Italia. La notizia della sospensione delle repliche estive ha attirato attenzione mediatica, dato il ruolo centrale del programma nella programmazione della Rai e il suo impatto sul pubblico. Il ritorno della nuova stagione a novembre sembra confermare la fiducia dell’azienda nella solidità del programma nonostante le vicende in corso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/batosta-per-ranucci-sospese-le-repliche-estive-di-report/">Batosta per Ranucci, sospese le repliche estive di &#8220;Report&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/batosta-per-ranucci-sospese-le-repliche-estive-di-report/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: www.nicolaporro.it @ 2026-08-24 10:39:42 by W3 Total Cache
-->