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	<title>Cultura, tv e spettacoli</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2026 16:57:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Vespa sgrida la studentessa in tv: &#8220;Dovete studiare&#8221;. E scoppia la bufera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 16:57:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[bruno vespa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il conduttore nel mirino degli indignati speciali. Piccolo problema: i numeri gli danno ragione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A quanto pare, nel nostro meraviglioso dibattito pubblico, chiedere a qualcuno di <strong>studiare prima di parlare</strong> è diventato un affronto. Soprattutto se a farlo è <strong>Bruno Vespa</strong> e dall&#8217;altra parte c&#8217;è una ragazza di 24 anni, rappresentante degli studenti universitari. Apriti cielo. Il conduttore di <em>Porta a Porta</em> è finito al centro delle polemiche per aver rimproverato <strong>Sabrina Brizzola</strong>, coordinatrice dell&#8217;Unione degli universitari, durante un confronto televisivo. Il problema? Che, al netto dei modi, Vespa aveva un argomento piuttosto solido dalla sua parte: i dati.</p>
<p>Ricostruiamo. Durante la trasmissione si discute delle violenze e delle loro possibili cause sociali. Brizzola tira in ballo la dispersione scolastica, sostenendo che in Italia il tasso di abbandono sia ancora molto elevato. Vespa la interrompe, la invita a controllare le statistiche e ricorda che il nostro Paese ha raggiunto in anticipo gli obiettivi europei. Il confronto si scalda, fino alla ramanzina del conduttore: «Quando parlate voi giovani, per favore, documentatevi prima». E ancora: «Questo lavoro è fatto anche di studio».</p>
<p>Perché i numeri, piaccia o meno, sono numeri. Secondo l&#8217;Istat, nel 2025 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni usciti precocemente dai percorsi di istruzione e formazione è scesa all&#8217;<strong>8,2%</strong>. Nel 2024 era al 9,8%. E soprattutto l&#8217;Italia ha già raggiunto il traguardo europeo fissato per il 2030, che prevede di portare il fenomeno sotto il 9%. La media dell&#8217;Unione europea, peraltro, è del 9,1%. Avete letto bene: siamo sotto la media europea.</p>
<p>Questo non significa che la dispersione scolastica sia scomparsa, né che le scuole italiane siano diventate improvvisamente perfette. Significa però che <strong>raccontare un fenomeno senza riconoscerne il miglioramento rischia di offrire una fotografia incompleta</strong>. Ed è precisamente su questo punto che Vespa ha contestato la giovane ospite.</p>
<p>Brizzola, dal canto suo, ha provato a replicare, spostando l&#8217;attenzione sulle borse di studio universitarie e sui finanziamenti agli atenei. Questioni certamente legittime, che meritano una discussione seria. Ma sono questioni diverse dall&#8217;abbandono scolastico. E un problema non cancella i progressi registrati su un altro.</p>
<p>La vicenda è diventata subito materiale da polemica social. Il video è stato rilanciato anche da Selvaggia Lucarelli, mentre il <em>Fatto Quotidiano</em> ha dedicato al conduttore un commento sarcastico, presentando il rimprovero alla studentessa come una prova di forza contro un&#8217;avversaria più debole.</p>
<p>Ma c&#8217;è una questione. Da anni chiediamo ai giovani di partecipare alla vita pubblica, di impegnarsi, di confrontarsi con le istituzioni e con il mondo dell&#8217;informazione. Giustissimo. Ma partecipare significa anche accettare di essere contraddetti. Anche duramente. Non esiste un diritto ad avere ragione per ragioni anagrafiche.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F2110049053213274%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>&#8220;Pretendono solo diritti&#8221;: la lezione che la sinistra non vuole sentire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 16:27:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[fabio ferrari]]></category>
		<category><![CDATA[sergio marchionne]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Filorosso l'attore Fabio Ferrari smonta la retorica dei diritti a prescindere</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fabio Ferrari</strong>, figlio del compianto attore Paolo Ferrari, ha declamato una sorta di manifesto contro chi, in qualche modo, trova molte giustificazioni nelle devastanti proteste dei giovani barbari che hanno devastato alcune grandi città italiane e francesi. “Uno spettro si aggira per l’Europa: il dirittismo.”, esordisce l’attore, aggiungendo che proprio in nome dei diritti queste città sono state messe a ferro e a fuoco. Dopodiché, chiamando in causa l’uomo che alcuni anni addietro salvò la Fiat dal tracollo definitivo, <strong>Sergio Marchionne,</strong> ne ha citato una frase che gli rimase impressa: “moriremo di diritti”.</p>
<p>A questo punto, per sintetizzare il punto di vista di Ferrari, che personalmente condivido in toto, il nostro spiega che un “diritto a qualcosa esiste se c’è qualcuno che ha il dovere di dartela. <strong>Se non c’è un dovere non è un diritto</strong>; è un desiderio che vuoi far pagare a qualcun altro”. Segue poi tutta una serie di “diritti”, tra cui la casa, il lavoro, il reddito di cittadinanza, ovvero “il diritto di vivere sulle spalle degli altri e chiamarla giustizia sociale”. Per Ferrari, poi, l’apoteosi si raggiunge con il diritto a non essere licenziati, anche se si è spesso assenti dal lavoro o si produce poco o nulla, “ma il tuo capo ha il dovere di tenerti, altrimenti è un padrone sfruttatore. L’azienda deve fallire, pur di non offendere il tuo diritto all’intoccabilità”.</p>
<p>Ebbene, per farla breve, in pochi minuti il brillante oratore, intervenendo a Filorosso, condotto su Rai3 da Antonino Monteleone, ha letteralmente frantumato la retorica che da decenni portano avanti in modo sempre più irresponsabile dalle forze politiche e sindacali che attualmente fanno parte e si riconoscono nella visione politica del cosiddetto <strong>campo largo</strong>.</p>
<p>E condividendo<strong> la profezia di Marchionne,</strong> espressa una decina di anni orsono, oggi possiamo dire che, nel caso i paladini dei diritti a prescindere dovessero tornare nella stanza dei bottoni, nella fossa ci entreremmo con tutte le scarpe.</p>
<p>Claudio Romiti, 22 ottobre 2026</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1149568804310790%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Iacchetti sui maranza: &#8220;Non puoi far pagare i danni a chi non ha nulla&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/iacchetti-sui-maranza-non-puoi-far-pagare-i-danni-a-chi-non-ha-nulla/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 13:15:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Iacchetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il delirio in diretta. Ma non serve invitare lo Iacchetti di turno a pagare lui i costi delle devastazioni:</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/iacchetti-sui-maranza-non-puoi-far-pagare-i-danni-a-chi-non-ha-nulla/">Iacchetti sui maranza: &#8220;Non puoi far pagare i danni a chi non ha nulla&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Perdonate l’eccesso di personalismo, del resto se un <strong>Papa</strong> può affacciarsi e usare l’Angelus per parlare della sua cartella clinica, un Del Papa potrà pure umilmente parlare di una guerra dichiarata, combattuta da una parte sola nella terrificante inerzia di chi la subisce. Allora io mi sarei, <em>comedire</em>, <em>comepossodire</em>, perdonate l’eccesso di dialettica analitica, mi sarei rotto i coglioni di talk show siliconati da scoppiare dove cresce la gramigna di quelli che difendono gli sfasciatori griffati, i maranza di conquista, impunibili depositari di una vile rivoluzione consegnata ai bambini dai soliti fetidi maestri, i rottami del terrorismo endogeno riconvertiti in quello islamico. E non credo che la mia insofferenza resti personale. Ogni trasmissione su ogni canale di ogni network, come un tam tam mefitico, un passaparola filoterroristico fingendo comprensione, ostentando la tolleranza degli irresponsabili o dei complici.</p>
<p>Sì, io <strong>ne ho pieno fin qui di ascoltare l’elogio dei balordi da giullari</strong>, intrattenitori falliti, musicarelli da una canzoncina nella vita, rapper e trapper che denunciano la civiltà del lusso alle sfilate della moda avvolti in giacchine da tremila euro, attivisti de stocazzo, militanti a tariffa, coscienze a gettone. Sì, io non lo accetto più lo Iacchetti della situazione che, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/chi-rompe-paga-non-per-i-maranza-salis-hanno-problemi-economici/" target="_blank" rel="noopener">come la SaliSilvia della situazione</a>, si disinteressa dei 15 milioni di danni in un pomeriggio, degradati a “una vetrina rotta”, e mentono e lo sanno, e dovrebbero venire chiamati a rispondere delle loro bugie. “Ah, farli pagare alle famiglie no perché sono povere”. Questo lo stabilisce Iacchetti? Sta all’Agenzia delle Entrate, lui? La verità che non dicono è che ai maranza figli di maranza, viziatissimi, più ricchi degli italiani poveri che a distruggere per allegria non ci pensano, vogliono dare<strong> piena impunità e i costi li pagano gli altri</strong>, li pagano gli italiani coglioni che non sanno più neanche scuotersi, che hanno accettato tutto, senza riserve, senza neanche provare a reagire. Quello che più agghiaccia non sono tanto le norme tardive o stoppate dal solito eterno Colle, uno che tira in mezzo i cavoli a merenda di Trump, per dire le logiche finanziarie ma riceve le Greta che sono un prodotto eversivo delle medesime logiche, i pupazzi macabri finanziati dai Soros, dalle fratellanze musulmane, che hanno preparato la sovversione attuale nelle città europee con gli stessi slogan, “ci avete rubato il futuro”. È così difficile da vedere, Mattarella? Quello che più terrifica è il senso di resa, di sconfitta, di rassegnazione, di estenuazione, di fatalismo, di inerzia. Se in Francia, in Inghilterra, in altri Paesi europei la conquista è avvenuta fisiologicamente, per metastasi interna, da noi si verifica più per cedimento strutturale, nello sfilacciarsi di qualsiasi velleità di resistenza, nella sottomissione appaltata dalla sinistra un tempo atea, oggi filoislamica, al clero cattolico.</p>
<p>I maranza distruggono non per la giustizia sociale ma per il piacere di farlo da impuniti; non per giustizia sociale ma per la giustizia sommaria dei delinquenti; non contro il capitalismo ma nella logica del capitalismo più efferato, quello di rapina, quello criminale che razzia e ricetta o rivende sulle piattaforme on line.<strong> Questi non dovrebbero pagare?</strong> Gli Iacchetti nella loro infinita superficialità, e siamo vili noi, che andiamo di ipocrisia lesssicale, sanno, intuiscono che la prima misura che stroncherebbe l’islamismo di conquista affidato al maranzato minorile consiste precisamente nei risarcimenti: ebbene, in tempi di democrazia infranta come una vetrina gli apologeti della distruzione, del teppismo, del terrorismo vanno costretti a rendere conto delle loro affermazioni. Convocati, tenuti le 24 ore, se occorre anche oltre, che spiegassero tutto per bene, indi vengano denunciati. Dite che non ne sortirebbe niente, che la magistratura mai si presterebbe? Fa niente, l’importante è pressarli, far capire a chi sopravvive o sottovive in questo Paese risucchiato che qualcosa, una serietà, una responsabilità ancora sopravvive in chi ne porta il peso per investitura. <strong>Non è possibile che si possano continuare a difendere le situazioni più invereconde e più criminogene</strong>. L’informazione in tutte le sue forme e trasmissioni si sta rivelando qualcosa di abissale, al di sotto di qualsiasi sospetto, agisce in aperta funzione di sostegno ai “guerriglieri” di una guerra unilaterale; che poi tanto accada per idiozia senile, ideologica, o a fondo perduto, a piè di lista, in fondo importa poco. Quello che conta, che brucia, è che, mentre un Paese viene preso d’assalto, un sistema politico giornalistico intellettuale, tra infinite virgolette, soffia sul fuoco, si esalta, esulta, spinge al peggio. In quale prospettiva?</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1145729324800842%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Abbiamo visto telegiornali alla ricerca agiografica, da supereroe, del “più giovane maranza che ha partecipato agli scontri”, che non erano scontri ma un sacco, una distruzione pianificata: 11 anni, marocchino già tentato omicida di una anziana, coinvolto in pratiche turpi, madre segregata, padre spacciatore: come lo recuperi uno così, Mattarella? Parlandogli del campolargo e di quanto son cattivi Trump e Putin? A Bergamo i genitori di ragazzine adolescenti hanno deciso di tenerle a casa da scuola temendo di vedersele tornare a casa stuprate, in armonia con il precetto coranico che alla CEI sfugge: i maranza gridano vittoria e subito la pletora di sociologi e opinionari collaborazionisti grida al razzismo per quei genitori che <strong>non si fidano dell’integrazione fatta d’aria</strong>. Qualcuno si accorge che siamo sprofondati dall’ignominia del Pandemonio alla follia del manicomio?“Ah, per una vetrina”. No, a Milano sono stati fatti danni per decine, forse centinaia di milioni se si considera la chiusura successiva, il mancato introito commerciale. E si discute se mandare i distruttori in comunità residenziali o direttamente a Disneyland. Nessuno paga. Si vedono in rete certi filmati allucinanti, uno che sfonda un vetro, l’altro che con la bandiera di Hamas per mantello lo abbraccia, poi si voltano e minacciano la polizia, che non interviene, la mandano a fare in culo. Cosa è mai questa pazzia per cui un Paese post industriale è ostaggio del terrorismo dei bambini? Ci si mette pure la CEI che manda nelle scuole un delirante, nella migliore delle ipotesi manuale dove, leggere per non credere, si esalta senza mezzi termini la figura di Maometto al posto di Cristo, si denuncia il cristianesimo colonizzatore, si sorvola sul Corano che stabilisce lo sterminio degli infedeli a cominciare dagli ebrei e i cristiani. Come interpretare tutto questo se non alla luce dei peggiori sospetti? Quanti soldi ha davvero da investire la fratellanza musulmana? E il papa parla della sua convalescenza!</p>
<p>È troppo facile, come pure fanno tanti nei commenti, <strong>invitare lo Iacchetti di turno a pagare lui i costi delle devastazioni:</strong> uno sfogo retorico comprensibile ma sterile, nella consapevolezza che non accadrà mai. Ma almeno chiamarli, tutti questi, a rendere conto delle rispettive apologie di reato, e di terrorismo, sarebbe già qualcosa, almeno gli chiuderebbe quella bocca che erutta le peggiori nefandezze per ragioni puramente commerciali o narcisistiche, in una vergogna che si chiama collaborazionismo e punta più all’estinzione che alla sostituzione, ad una resa con le armi di una inclusione che dopo trent’anni si è risolta come volevasi dimostrare. In estromissione dei deboli, dei miti, dei cristiani. Degli indifesi, abbandonati a un destino che non era il loro. <a href="https://www.nicolaporro.it/e-arrivato-dal-marocco-e-al-baby-maranza-paghiamo-pure-laula-privata/" target="_blank" rel="noopener">Ma l’undicenne marocchino che “va a scuola di rado e solo per fare violenza”, che ha tirato sotto una vecchia storpiandola</a>, è irrecuperabile, va stroncato, demolito nella psiche già marcia. E non abbiamo nessun cazzo di dovere di &#8220;recuperarlo&#8221;. Come lui le altre migliaia che assaltano la città per mandato terroristico. È una guerra e dobbiamo vincerla noi. Fine della storia, e fine delle vetrine.</p>
<p>Max Del Papa, 22 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/iacchetti-sui-maranza-non-puoi-far-pagare-i-danni-a-chi-non-ha-nulla/">Iacchetti sui maranza: &#8220;Non puoi far pagare i danni a chi non ha nulla&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Non ce la fa, non ce la faaaa&#8221;. Salis sbrocca in tv, spunta un video: si girano tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 10:20:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Salis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Eurodeputata di Avs era ospite dell'Aria che tira quando ha avuto un duro confronto con Ravetto e Siracusano. Squarta pubblica le immagini direttamente dall'Europarlamento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ce-la-fa-non-ce-la-faaaa-salis-sbrocca-in-tv-spunta-un-video-si-girano-tutti/">&#8220;Non ce la fa, non ce la faaaa&#8221;. Salis sbrocca in tv, spunta un video: si girano tutti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le chiedono di esprimere solidarietà a un poliziotto ferito durante gli scontri di Milano. E lei che fa? Parla di violenza economica, razzismo sistemico, discriminazioni. Poi litiga con le altre ospiti, accusa tutti di fare propaganda e si indigna per la maleducazione altrui. Dello spettacolo televisivo di <strong>Ilaria Salis</strong>, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, protagonista di un acceso confronto a <em>L&#8217;Aria che tira</em>, su La7., ne abbiamo parlato ieri. Ma ora il tutto si colora di un nuovo video. La stessa scena, ripresa però da alcuni parlamentari che erano presenti all&#8217;Europarlamento e ascoltavano le grida della Salis rimbombare nella stanza.</p>
<p>Ma andiamo con ordine. Durante la trasmissione condotta da David Parenzo, all&#8217;eurodeputata vengono mostrate le immagini di <strong>Angelo De Simone</strong>, il funzionario di polizia rimasto ferito durante gli scontri milanesi. La domanda del conduttore è piuttosto semplice: «Di fronte alle immagini di quel funzionario di Polizia ferito che cosa prova?». Salis risponde che quelle non sono le modalità con cui la sua parte politica scende in piazza e aggiunge che la violenza non piace a nessuno. Bene. Una presa di distanza. Però manca ancora qualcosa. Una parola, per esempio: solidarietà.</p>
<p>A quel punto interviene <strong>Laura Ravetto</strong>, che prova a riportare la discussione sul punto: «Ce la fa a dare solidarietà alle forze dell&#8217;ordine?». La risposta di Salis è un piccolo capolavoro di equilibrismo politico. Perché invece di esprimere vicinanza all&#8217;agente ferito, sposta il discorso sulle altre forme di violenza che attraversano la società: quella economica, il razzismo sistemico, le discriminazioni. E alla collega che insiste replica chiedendo se sia disposta a condannare la violenza economica subita da chi fatica ad arrivare a fine mese.</p>
<p>Ora, intendiamoci. Che in Italia ci siano persone che non arrivano alla fine del mese è un fatto. Che esistano discriminazioni e ingiustizie sociali, pure. Ma che cosa c&#8217;entrano con un poliziotto ferito da chi ha trasformato una manifestazione in una guerriglia urbana? Davvero per esprimere solidarietà a un agente dobbiamo prima risolvere il problema dei salari, del carovita e delle disuguaglianze? Il punto è proprio questo. <strong>Nessuno le stava chiedendo di rinnegare le proprie battaglie politiche.</strong> Le stavano chiedendo di esprimere vicinanza a un uomo aggredito mentre svolgeva il proprio lavoro. Tutto qui. Eppure Salis considera la richiesta parte di una «becera propaganda» alla quale non intende prestarsi.</p>
<p>Ma lo spettacolo non finisce qui. Quando interviene <strong>Matilde Siracusano</strong>, sottosegretaria di Forza Italia, la temperatura dello studio sale ulteriormente. Siracusano accusa Salis di fare una pessima figura e le ricorda che, da parlamentare europea, rappresenta le istituzioni. L&#8217;eurodeputata reagisce stizzita: «Ma chi è &#8216;sta qua che parla?». Poi protesta contro le interruzioni e accusa l&#8217;interlocutrice di essere una «grandissima maleducata». Siracusano non arretra e le contesta di disonorare le istituzioni non esprimendo solidarietà alle forze dell&#8217;ordine. Sono parole</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1747490026328896%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ce-la-fa-non-ce-la-faaaa-salis-sbrocca-in-tv-spunta-un-video-si-girano-tutti/">&#8220;Non ce la fa, non ce la faaaa&#8221;. Salis sbrocca in tv, spunta un video: si girano tutti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Willie Peyote, il Che Guevara pro-maranza (ma col cachet borghese)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/willie-peyote-il-che-guevara-pro-maranza-ma-col-cachet-borghese/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/willie-peyote-il-che-guevara-pro-maranza-ma-col-cachet-borghese/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 09:39:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[guerriglia milano]]></category>
		<category><![CDATA[willie peyote]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal palco di Milano il rapper strizza l’occhio ai violenti e attacca il governo. La rivoluzione è servita, ma guai a rinunciare agli incassi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/willie-peyote-il-che-guevara-pro-maranza-ma-col-cachet-borghese/">Willie Peyote, il Che Guevara pro-maranza (ma col cachet borghese)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante il suo concerto di Milano del 20 ottobre <strong>il rapper Willie Peyote,</strong> relativamente agli scontri di piazza dello scorso fine settimana, ha dichiarato di non condividere l’idea che la violenza vada sempre condannata. Il compagno, travestitosi per l’occasione da agitatore delle masse (dimenticando evidentemente di avere un contratto con l’etichetta multinazionale Universal), ha aggiunto che “quando ci preoccupiamo di più della violenza sulle cose che di quella sulle persone abbiamo già perso”, e ha indicato come molto più violente delle piazze le posizioni di <strong>chi parla di remigrazion</strong>e, di italiani di serie B, di togliere il reato di femminicidio o di voltare le spalle ai morti di Gaza. Nella sua insalatona perbenista e squallida c’è pure spazio per Mario Roggero, il gioielliere condannato per aver sparato a due rapinatori in fuga.</p>
<p>Ci vorrebbe un attimo a confutare tutte<strong> le fandonie pressappochiste sparate</strong> da questo sedicente artista (talmente finto rivoluzionario da aver partecipato a ben due Festival di Sanremo, l’emblema della omologazione mainstream). Dalle accuse sulle deportazioni, che sarebbero dei legittimi rimpatri verso chi non rispetta le leggi o non ha titolo a trovarsi in Italia, sino alla presunta accusa di voler eliminare il reato di femminicidio: a Peyò, ma se l’ha introdotto la Meloni!! Meglio glissare invece su Gaza perché non c’è più sordo di chi non vuol sentire.</p>
<p>Il problema è ben più esteso e grave: <strong>le parole di Peyote sono gravissime</strong> e denotano come una fetta consistente dei violenti delle piazze compia questi atti anche perché indottrinata da cattivi maestri. I giovanissimi (alcuni nemmeno quattordicenni) non sanno niente del caro vita. Diventano l’incubatrice di quello che ascoltano dalla gente che promuovono come esempio culturale. Come, purtroppo, Willy Peyote.</p>
<p>E il rapper torinese, non condannando questi atti e inquadrandoli come reazioni comprensibili a un presunto sistema violento, altro non fa che equiparare il saccheggio di un negozio e l’aggressione alle forze dell’ordine alle politiche di un governo democraticamente eletto. <strong>È un’assonanza subdola</strong> che ha un effetto devastante: abbassare la soglia morale della violenza e renderla presentabile a un pubblico giovane.</p>
<p>Millantare ad esempio <strong>un “fascismo istituzionale” che non esiste,</strong> come fa Peyote, porterà alcuni giovanissimi a credere che le devastazioni nelle città li rendano i nuovi partigiani. Ma l’Italia del 2026 non è un regime. E questo lo sanno pure questi intellò che fanno i capipopolo ma che vendono i loro biglietti a prezzi piu che borghesi.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/lodio-di-classe-lo-alimentiamo-noi-fedez-a-gamba-tesa-contro-marracash-e-gli-altri-rapper/" target="_blank" rel="noopener">“L’odio di classe lo alimentiamo noi”: Fedez a gamba tesa contro Marracash e gli altri rapper</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/con-le-buone-non-cambi-le-cose-cosi-marracash-si-schiera-con-i-violenti/" target="_blank" rel="noopener">Con le buone non cambi le cose. Poi Marracash chiarisce: La violenza va condannata, ma</a></li>
</ul>
<p>Insomma, la sintesi più cinica è la seguente: un artista con migliaia di ascoltatori, molti dei quali giovani, ha usato la propria voce per relativizzare reati gravissimi. <strong>Tanto a lui cosa importa?</strong> Ha raggiunto il suo scopo: far parlare di sé, vendere qualche biglietto in più ai compagni da salotto, conquistare una bella fetta di ascolti su spotify e papparsi le royalties. Che importa se un quindicenne viene traviato dalle sue parole e compromette la sua vita per sempre?</p>
<p>Per questo le contromisure forse non possono limitarsi alla condanna verbale. <strong>Serve smetterla di trattare questi discorsi come mere opinioni artistiche.</strong> Siamo davvero sicuri che la libertà di espressione includa anche il diritto di aizzare i facinorosi e i violenti? Siamo certi che il paradosso della democrazia di Popper valga solo verso l’estrema destra?</p>
<p>Alessandro Bonelli, 22 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/willie-peyote-il-che-guevara-pro-maranza-ma-col-cachet-borghese/">Willie Peyote, il Che Guevara pro-maranza (ma col cachet borghese)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>L&#8217;ex ministro bestemmia in diretta Rai. E a Filorosso cala il gelo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lex-ministro-bestemmia-in-diretta-rai-e-a-filorosso-cala-il-gelo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 10:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Martelli]]></category>
		<category><![CDATA[Filorosso]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Claudio Martelli sbrocca durante un acceso dibattito con Antonio Di Pietro. Monteleone ci mette una pezza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Filorosso</strong>, il programma di approfondimento di Rai 3 condotto da <strong>Antonino Monteleone,</strong> è successo anche questo. Protagonista non un concorrente del Grande Fratello, ma <strong>Claudio Martelli</strong>, ex ministro della Giustizia e storico braccio destro di Bettino Craxi.</p>
<p>La scena è andata in onda martedì 20 ottobre. In studio si discuteva delle stragi di mafia del 1992 e dei presunti depistaggi. Argomenti delicati, sui quali Martelli stava battibeccando con Antonio Di Pietro. A un certo punto, però, l&#8217;ex Guardasigilli si è lasciato scappare una bestemmia. In diretta. Sulla televisione pubblica.</p>
<p><strong>La reazione di Monteleone è stata immediata.</strong> Il conduttore, con una mano sulla fronte, ha cercato di riportare la discussione sui binari: «No, no, no, qui non siamo al Grande Fratello e non verrà espulso. Facciamo rispondere Di Pietro, però&#8230; mamma mia». Dall&#8217;altra parte del collegamento, l&#8217;ex magistrato ha reagito con un sorriso.</p>
<p>Il filmato, naturalmente, ha iniziato subito a circolare sui social.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Martelli bestemmia in diretta a Filorosso, di fronte ad un incolpevole Monteleone che gestisce al meglio l&#39;imprevisto.<br><br>Se domani gli addebiteranno pure questo fuori programma, si capirà dove finisce la sacrosanta critica al conduttore e dove comincia l&#39;accanimento. <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://t.co/T01OsXcnFg">pic.twitter.com/T01OsXcnFg</a></p>&mdash; Massimo Falcioni (@falcions85) <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://x.com/falcions85/status/2112675286571421733?ref_src=twsrc%5Etfw">October 20, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lex-ministro-bestemmia-in-diretta-rai-e-a-filorosso-cala-il-gelo/">L&#8217;ex ministro bestemmia in diretta Rai. E a Filorosso cala il gelo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Ranucci, la bomba diventa un affare editoriale: &#8220;Arriva il libro su Lavitola&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-la-bomba-diventa-un-affare-editoriale-arriva-il-libro-su-lavitola/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 07:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sigfrido Ranucci, l'ultima sorpresa del giornalista: un libro sull'amico Valter Lavitola che gli fece piazzare la bomba</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-la-bomba-diventa-un-affare-editoriale-arriva-il-libro-su-lavitola/">Ranucci, la bomba diventa un affare editoriale: &#8220;Arriva il libro su Lavitola&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sigfrido Ranucci</strong> perde <strong>Report</strong>, ma non sembra avere alcuna intenzione di rinunciare alle sue inchieste. Lo sappiamo, il giornalista <a href="https://www.nicolaporro.it/ciaone-al-sogno-report-ranucci-ha-scelto-la-nuova-sistemazione-rai/">è pronto a ripartire da Rainews24</a>, la testata nella quale aveva lavorato prima di approdare alla trasmissione di Rai3. Ma non è tutto. Perché mentre prepara il ritorno sul piccolo schermo, lavora anche a un <strong>libro</strong> destinato a riaccendere i riflettori su una delle vicende più controverse degli ultimi mesi: il rapporto con <strong>Valter Lavitola</strong>, l&#8217;amico fraterno finito in carcere dopo aver ammesso di essere il mandante dell&#8217;attentato dinamitardo. Una storia che continua a riservare sorprese, tra amicizie ingombranti, affari, intercettazioni e interrogativi ancora senza risposta.</p>
<p>A rivelare i nuovi progetti dell&#8217;ex volto di Report è <em>Il Foglio</em>, che racconta di un Ranucci intenzionato a ricostruire una sorta di versione ridotta della sua vecchia trasmissione all&#8217;interno di Rainews24. Il progetto ruoterebbe attorno a &#8220;<strong>Spotlight</strong>&#8220;, uno spazio dedicato alle inchieste, con un appuntamento settimanale. Insomma, tolto dalla guida del programma che conduceva dal 2017, il giornalista potrebbe ritrovarsi a fare sostanzialmente lo stesso mestiere, cambiando soltanto redazione e contenitore televisivo. Con buona pace di chi immaginava il suo trasferimento come un ridimensionamento definitivo.</p>
<p>La scelta è arrivata dopo settimane di <strong>polemiche</strong> e una <strong>battaglia giudiziaria</strong> tutt&#8217;altro che conclusa. La Rai aveva offerto a Ranucci tre possibilità: un incarico al Tg3, la corrispondenza dal Cairo oppure la vicedirezione di Rainews24 con delega agli approfondimenti. Il giornalista ha optato per quest&#8217;ultima soluzione, annunciando personalmente la decisione sui social. &#8220;Dopo giorni tormentati ho scelto di tornare a Rainews, il porto da cui ero salpato prima di approdare a Report&#8221;, ha spiegato, ricordando gli anni trascorsi nella testata fondata da Roberto Morrione e le inchieste realizzate prima della chiamata di Milena Gabanelli.</p>
<p>Un ritorno alle origini, almeno nella ricostruzione dell&#8217;interessato. Ma anche un trasferimento che potrebbe riservare qualche <strong>grattacapo</strong> ai vertici di Viale Mazzini. Rainews rappresenta storicamente una delle roccaforti dell&#8217;<strong>Usigrai</strong>, il sindacato dei giornalisti Rai spesso protagonista di durissimi scontri con l&#8217;azienda. Da quella redazione proviene anche Vittorio Di Trapani, già segretario dell&#8217;Usigrai e oggi presidente della Federazione nazionale della stampa. L&#8217;arrivo di Ranucci, dunque, potrebbe rafforzare ulteriormente una componente sindacale particolarmente combattiva. Con il paradosso di una Rai che, nel tentativo di chiudere un caso, rischia di ritrovarsene un altro tra le mani.</p>
<p>Del resto, l&#8217;uscita di Ranucci da Report non è stata indolore. E la storia dell&#8217;amicizia tra Ranucci e il faccendiere è tutt&#8217;altro che un dettaglio secondario. L&#8217;esplosione del 16 ottobre 2025 davanti all&#8217;abitazione del giornalista, nella zona di Pomezia, aveva inizialmente alimentato diverse ipotesi sul possibile movente. Le successive indagini della Procura di Roma hanno invece portato all&#8217;arresto degli esecutori materiali e, soprattutto, di Lavitola, che ha ammesso di aver commissionato l&#8217;azione. Secondo la sua ricostruzione, l&#8217;obiettivo sarebbe stato quello di <strong>proteggere l&#8217;amico</strong> e ottenere un rafforzamento delle misure di sicurezza. Una spiegazione a dir poco singolare, mentre gli investigatori hanno approfondito anche l&#8217;ipotesi di un progetto per favorire <strong>l&#8217;ingresso di Ranucci in politica</strong>. Sia chiaro: il giornalista risulta persona offesa nell&#8217;inchiesta e non sono emersi elementi che dimostrino una sua conoscenza preventiva del piano.</p>
<p>Lavitola, del resto, non aveva mai nascosto le proprie <strong>ambizioni</strong>. Secondo quanto emerso dalle indagini, aveva immaginato per Ranucci un<strong> futuro politico</strong>, arrivando a commissionare un sondaggio sulla sua possibile candidatura. Un progetto che avrebbe consentito al faccendiere di ritagliarsi il ruolo di <strong>consigliere e intermediario</strong>. Davanti ai giudici del Riesame, tuttavia, Lavitola ha sostenuto che l&#8217;amico non avesse alcuna intenzione di candidarsi e che, anzi, fosse infastidito dalle sue continue proposte. Ha inoltre spiegato di cercare attraverso quell&#8217;amicizia una sorta di riabilitazione personale e sociale.</p>
<p>Ma il rapporto non si esauriva certo nei progetti politici. C&#8217;erano le frequentazioni al <strong>Cefalù Bistrò</strong>, il ristorante romano di Lavitola, gli incontri con imprenditori e personaggi influenti, i consigli e le conversazioni sulle inchieste televisive. Il <em>Corriere della Sera</em> ha ricostruito anche il tentativo di acquistare l&#8217;immobile che ospitava il locale, operazione per la quale Ranucci avrebbe svolto un ruolo di mediazione con i proprietari, i costruttori Pulcini. E poi il capitolo dei <strong>carbon credit in Africa</strong>, gli interessi imprenditoriali di Lavitola e i contatti con soggetti finiti in passato sotto la lente di Report.</p>
<p>Su questi e molti altri intrecci sono stati sollevati <strong>interrogativi pesanti</strong>. Ranucci, da parte sua, ha sempre respinto categoricamente l&#8217;ipotesi che Lavitola potesse influenzare il lavoro della trasmissione. &#8220;In generale non esiste nessuna inchiesta di Report condizionata da Lavitola&#8221;, aveva assicurato, sostenendo che i suoi collaboratori potessero confermarlo.</p>
<p>Ed è proprio su questo terreno che si inserisce la novità del libro. Secondo <em>Il Foglio</em>, Ranucci starebbe lavorando a una <strong>ricostruzione personale</strong> della vicenda Lavitola, con particolare attenzione al rapporto tra i due e a quanto accaduto attorno al Cefalù. Un racconto che promette di offrire la versione del giornalista su un&#8217;amicizia diventata improvvisamente un caso giudiziario e mediatico.</p>
<p>Un progetto editoriale, peraltro, era già stato annunciato ufficialmente. Il prossimo 17 febbraio 2027 Bompiani pubblicherà &#8220;Il bianco e il nero&#8221;, il nuovo volume di Ranucci dedicato alle ultime inchieste e agli avvenimenti che hanno segnato la sua esperienza professionale. Non è ancora chiarito se il racconto su Lavitola anticipato dal <em>Foglio</em> costituisca una parte di questo libro oppure un progetto distinto. La casa editrice ha comunque precisato che il giornalista è legato da un contratto di esclusiva fino al 2029.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-da-re-sole-ad-appestato-il-passo-e-breve/">Ranucci, da Re Sole ad “appestato” il passo è breve</a></li>
</ul>
<p>Il materiale, certamente, non manca. Dalla bomba davanti a casa alle ammissioni del presunto mandante, dalle confidenze tra amici ai progetti politici, passando per le polemiche interne alla Rai e l&#8217;addio alla conduzione di Report. Resta da capire quanto spazio sarà riservato ai <strong>passaggi più controversi</strong>, quelli che riguardano non soltanto Lavitola, ma anche la natura di un rapporto che nel tempo era diventato particolarmente stretto.</p>
<p>Per il giornalista che ha costruito una carriera chiedendo spiegazioni agli altri, sarà un&#8217;occasione per rispondere alle domande che da mesi lo riguardano direttamente. Perché essere vittima di un attentato non significa dover rinunciare a raccontare la propria storia, naturalmente. Ma non cancella nemmeno il diritto di interrogarsi sulle <strong>frequentazioni</strong>, sui rapporti e sulle eventuali interferenze tra giornalismo e interessi privati.</p>
<p>Nel frattempo, il futuro professionale sembra ormai delineato. Ranucci torna a Rainews, prepara nuove inchieste e lavora al suo libro. Report va avanti senza di lui, ma lui potrebbe ripartire con un altro Report. E mentre l&#8217;ex conduttore è pronto a tornare sotto i riflettori, rimane aperta<strong> la questione più delicata</strong>: quando arriverà il momento di raccontare fino in fondo l&#8217;amicizia con Lavitola, il giornalista delle domande scomode sarà altrettanto disposto a rispondere?</p>
<p>Massimo Balsamo, 21 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-la-bomba-diventa-un-affare-editoriale-arriva-il-libro-su-lavitola/">Ranucci, la bomba diventa un affare editoriale: &#8220;Arriva il libro su Lavitola&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Ciaone al sogno Report: Ranucci ha scelto la nuova sistemazione Rai</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ciaone-al-sogno-report-ranucci-ha-scelto-la-nuova-sistemazione-rai/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 10:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=354305</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il conduttore ha informato l'azienda alla scadenza dell'ultimatum: nuova avventura per Sigfrido</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ciaone-al-sogno-report-ranucci-ha-scelto-la-nuova-sistemazione-rai/">Ciaone al sogno Report: Ranucci ha scelto la nuova sistemazione Rai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine <strong>Sigfrido Ranucci ha scelto RaiNews24</strong>. Niente esilio, niente licenziamento, niente cacciata dalla televisione pubblica. L&#8217;ex conduttore di <em>Report</em>, dopo settimane di polemiche, ricorsi e accuse alla Rai, ha comunicato all&#8217;azienda la sua decisione: tornerà nella redazione in cui aveva lavorato dal 1999 al 2006, questa volta con il ruolo di <strong>vicedirettore e la delega agli approfondimenti</strong>. Insomma, per un giornalista che sarebbe stato vittima di una sorta di epurazione, non sembra esattamente una destinazione da gulag.</p>
<p>Intendiamoci. Ranucci ha tutto il diritto di contestare la decisione aziendale, difendere il proprio lavoro e considerare ingiusta la rimozione dalla conduzione di <em>Report</em>. Ci mancherebbe. Ma c&#8217;è un particolare che nella narrazione del giornalista perseguitato rischia di finire sistematicamente in secondo piano: <strong>la Rai non lo ha mandato a casa</strong>. Gli ha offerto tre alternative. Una posizione al Tg3, una corrispondenza dal Cairo oppure la vicedirezione di RaiNews24. Lui ha scelto quest&#8217;ultima.</p>
<p>Lo ha annunciato con un lungo messaggio sui social, spiegando di aver attraversato giorni difficili e di voler tornare nella testata da cui era cominciata una parte importante della sua carriera. Ha ricordato Roberto Morrione, le grandi inchieste realizzate negli anni e il successivo approdo a <em>Report</em> grazie a Milena Gabanelli. Ranucci rivendica vent&#8217;anni di lavoro e sostiene di aver contribuito in maniera decisiva al successo della trasmissione.</p>
<p>Si è arrivati qui perché il Tribunale del lavoro di Roma ha respinto il ricorso cautelare con cui il giornalista chiedeva di tornare alla guida di <em>Report</em>. E le motivazioni, come abbiamo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-ecco-le-motivazioni-del-giudice-profonda-frattura-con-la-redazione-di-report/">ricostruito su questo sito</a>, non sembrano lasciare molto spazio neppure quando il procedimento entrerà nel merito della questione. Al centro dello scontro che ha provocato la sua rimozione da Report, infatti, ci sarebbe una <strong>profonda frattura tra Ranucci e la sua stessa redazione</strong>. Nell&#8217;agosto scorso, 47 giornalisti sui 49 presenti avevano approvato una proposta di riorganizzazione del programma. Non chiedevano necessariamente la testa del conduttore, ma una gestione più collegiale. Ranucci aveva respinto il progetto, giudicandolo irricevibile e assimilabile a un commissariamento.</p>
<p>Naturalmente la partita giudiziaria non è conclusa. <strong>Il ricorso proseguirà nel merito</strong> e Ranucci ha contestato anche la sospensione disciplinare di dieci giorni decisa dalla Rai. Saranno le sedi competenti a stabilire definitivamente chi abbia ragione.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FSigfridoRanucciRai%2Fposts%2Fpfbid0pbbXrdLsVW8hG5YC63fhzdiKjEUkA9fHd3yFYVXsDZ46P9NG7UkQXa4HHZvrahB6l&amp;show_text=true&amp;width=500" width="500" height="452" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ciaone-al-sogno-report-ranucci-ha-scelto-la-nuova-sistemazione-rai/">Ciaone al sogno Report: Ranucci ha scelto la nuova sistemazione Rai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Quelli devastano, l&#8217;ospite di Gruber esulta: &#8220;Quello che vedo mi dà gioia&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quelli-devastano-lospite-di-gruber-esulta-quello-che-vedo-mi-da-gioia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/quelli-devastano-lospite-di-gruber-esulta-quello-che-vedo-mi-da-gioia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 09:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[lilli gruber]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=354270</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rosi Braidotti, a Otto e mezzo, venerdì dopo le prime mobilitazioni studentesche aveva elogiato la GenZ. Poi nel fine settimana i saccheggi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quelli-devastano-lospite-di-gruber-esulta-quello-che-vedo-mi-da-gioia/">Quelli devastano, l&#8217;ospite di Gruber esulta: &#8220;Quello che vedo mi dà gioia&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Quello che sta succedendo mi mette in gioia e speranza&#8221;. Rosi Braidotti, ospite di Lilli Gruber a <em>Otto e mezzo</em>, guarda alle mobilitazioni studentesche e vede una generazione &#8220;sveglia, arguta, informata&#8221;. Bene. Ma mentre si celebrano i giovani che scendono in piazza, c&#8217;è una domanda che meriterebbe altrettanta attenzione: <strong>che cosa facciamo dei violenti che in quelle manifestazioni per distruggere e aggredire?</strong></p>
<p>Perché protestare è un diritto. Devastare una scuola, assaltare un negozio o prendere a sassate un carabiniere no. E il problema non è riconoscere le ragioni di chi manifesta pacificamente. Si può ammirare la partecipazione politica dei giovani e, contemporaneamente, pretendere una condanna senza ambiguità degli assalti. Anzi, è proprio questa distinzione a tutelare chi manifesta pacificamente. &#8220;GenZ è molto particolare &#8211; ha aggiunto la studiosa &#8211; non si riconoscono in una forza politica, sono uniti e hanno un senso dell&#8217;uguaglianza, della solidarietà e dell&#8217;inclusione che io ammiro profondamente. Il fatto che si mettano in moto in questo modo è molto significativo. L&#8217;agenda politica non riguarda solo i loro problemi immediati, che già sono notevoli, ma sono persone radicate nel mondo. Una generazione planetaria che corre in rete. Quindi: la guerra, la pace, la solidarietà con altri popoli, la resistenza al razzismo, le questioni di povertà. C&#8217;è tutta una visione che la sinistra dovrebbe ascoltare sul serio. Hanno tutta la mia solidarietà e la mia ammirazione. Bravi&#8221;.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.la7.it/embedded/la7?tid=player&amp;content=662132&amp;title=%2Fotto-e-mezzo%2Fvideo%2Fstudenti-in-piazza-braidotti-gen-z-ha-un-senso-di-fratellanza-notevole-devono-essere-trattati-in-16-10-2026-662132" width="100%" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>E va bene che l&#8217;intervento della Braidotti risale a venerdì, quindi prima del saccheggio di Milano di <a href="https://www.nicolaporro.it/milano-a-ferro-e-fuoco-poliziotti-in-ospedale/" target="_blank" rel="noopener">sabato</a> e <a href="https://www.nicolaporro.it/milano-il-giorno-dopo-nuova-guerriglia-in-centro/" target="_blank" rel="noopener">domenica</a> ad opera dei maranza. Ma non è che quel giorno le cose fossero andate molto meglio, anche se sembrano ormai superate dai fatti meneghini. <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-avete-fatto-piangere-senti-come-frignano-gli-studenti-rivoluzionari/" target="_blank" rel="noopener">A Torino c&#8217;era stata una sassaiola degli studenti contro gli agenti</a>, poi lanci di bottiglie, bastoni. Tre minorenni arrestati. A Bologna stessa storia. <a href="https://www.nicolaporro.it/gli-studenti-prendono-a-sassate-i-carabinieri/" target="_blank" rel="noopener">E il giorno prima erano andati in scena i raid degli incappucciati nelle scuole torinesi</a>, in alcuni casi costringendo anche i bambini delle elementari e le loro maestre a scappare dalle aule.  Senza contare che la domanda della Gruber riguardava anche la Francia, dove le violenze vanno avanti da giorni e molto più gravi di quanto visto nel Belpaese.</p>
<p>Sarà Gen Z, saranno &#8220;diversi&#8221; dalle generazioni precedenti, saranno interconnessi e poco politicizzati. Ma più che &#8220;bravi&#8221;, secondo noi meriterebbero uno schiaffone.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quelli-devastano-lospite-di-gruber-esulta-quello-che-vedo-mi-da-gioia/">Quelli devastano, l&#8217;ospite di Gruber esulta: &#8220;Quello che vedo mi dà gioia&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Chiedo scusa ma…”. Il patetico mea culpa di Formigli sui bimbi ebrei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 11:07:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[corrado formigli]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando uno si scusa, non dovrebbe aggiungere alibi. E alla fine Formigli torna sempre lì: a Gaza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il soldato <strong>Formigli</strong> fa <em>mea culpa</em> alla maniera della Terza Internazionale: dove avete sbagliato, compagni? E così si salva da solo. Torna sullo sfondone di pochi giorni fa, <a href="https://www.nicolaporro.it/hamas-ha-bruciato-bambini-e-formigli-impazzisce-e-una-fake-ma-sbaglia/" target="_blank" rel="noopener">quando aveva contestato, e in modi scomposti, isterici, al limite del volgare, la verità, documentata, inconfutabile, dei bambini bruciati il 7 ottobre</a>, si cosparge, leggendo un testo, il capo di cenere, e sa tanto di <em>excusatio assai petita</em> per salvare il posto, con Fratoianni che quasi va in panico, o in furia, ma alla fine, hop, con un triplo salto mortale da trapezista, torna vittima per gli intollerabili attacchi ricevuti e ricasca in piedi, bello dritto, <strong>rigettando tutto l’orrore sul genocidio palestinese</strong>.</p>
<p>Bravo, 10 pieno, compagno.</p>
<p>Vedi, Corrado, è giusto soffermarsi sempre su quello che succede a <strong>Gaza,</strong> sulle migliaia (anche) di bambini distrutti, annientati, finiti sotto le macerie, di critiche quante ne vogliamo (e, nel mio infinitesimo, non sarò io a farmele mancare, poi gli amici filoisraeliani o sionisti possono dire quello che vogliono), ma il punto vero è che <strong>quando uno si scusa, quando è mortificato davvero, non si permette alibi</strong>: niente sì, ma, però. Niente io ho sbagliato ma voi siete cattivoni, e per fortuna non ancora adunchi. Ci si scusa e basta. Sono faccende diverse, a dimensioni diverse, inconciliabili: da una parte il fatto personale, e fin troppo personalizzato, dall’altra una situazione abissale ma collettiva, generale. E allora non è lecito usare questa per giustificarsi.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1425438319711319%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Israele dall’8 ottobre ha infierito? Lo si dica pure, tranquillamente (anche Federico Rampini, che di sicuro non è avverso a quel Paese, lo scrive a più riprese), ma in una distinta sede, in un contesto autonomo: tirare in ballo la faccenda per trovare sponde a uno sfondone non è decente, e peggiora le cose. <strong>Si chiama coda di paglia</strong>. O benaltrismo. O, appunto, autocritica comunista: <em>io l’ho sparata grossa, voi siete imperdonabili</em>.</p>
<p>Ancora una cosa, quando le scuse sono sincere, <strong>si profondono senza leggerle, senza recitarle</strong>. Debbono venire dalla coscienza, non da un canovaccio. Ma la scusa che ancora mette in dubbio ciò che tutto il mondo ha visto, i bambini ebrei trucidati, bruciati anche vivi, i neonati nei forni, filmati in diretta social con le mamme coraggio di Gaza che dicevano “bravo figlio mio cuocine degli altri, Allah è grande”, è una scusa che sa di scusa. E allora viene forte il sospetto che sia un auto da fè strategico, per niente convinto, come a dire: ma quanto la fate lunga, vabbè mi avete inchiodato, mi sono sbagliato, ma finiamola qua, che voi avete le vostre colpe immani peggio di quegli altri. Sì, viene forte il sospetto che <strong>certe scuse customizzate</strong> alla fine vadano a parare nei soliti pregiudizi: ah, ma quanto sono suscettibili questi, e quanto potenti, lo vedi, appena li tocchi fanno scattare la lobby&#8230;</p>
<p>Max Del Papa, 16 ottobre 2026</p>
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		<title>La consigliera Pd insulta il Pd (ma non può dirlo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 15:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È una star dei social e dopo il mio intervento in sinagoga mi ha attaccato duramente. Ma non si è accorta di chi mi aveva preceduto (o forse sì)</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una consigliera comunale del <strong>Partito Democratico</strong> di Voghera, in un video sui social mi riempie di insulti per il mio intervento della settimana scorsa alla sinagoga di Milano, in occasione dell’anniversario della strage del 7 Ottobre.</p>
<p>La suddetta consigliera pro-pal si guarda bene, tuttavia, dal rivolgere le stesse critiche e gli stessi insulti al collega che ha parlato prima di me in quell’occasione, dicendo tra l’altro le stesse cose. Il senatore del Partito Democratico, <strong>Graziano Delrio</strong>.</p>
<p>E sapete perché non lo fa, la suddetta consigliera pro-pal? Perché se lo facesse, confermerebbe ciò che tutti sanno: che in quel partito convivono <strong>opinioni totalmente opposte sulla politica estera</strong>, come su ogni altra dimensione.</p>
<p>Luigi Marattin, 15 ottobre 2026</p>
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		<title>Il portabanana di Ranucci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 16:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il video di Sigfrido che non avremmo mai voluto vedere</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco. Sto scrivendo senza vedere. Lacrime mi allagano gli occhi. Lacrime piovono sulla tastiera. Fuori c’è un sole che non serve a nessuno. È il giorno degli scatoloni per Tarocco Sigfredolo e lui, in un colmo di basso profilo, si effigia in un video autocelebrativo, ma appena appena. Con la musica di LOVE di Nat King Cole (non era meglio, il Lacrimosa di Mozart?). Il Nibecorto fa fagotto evocando evocano martiri, accoltellate, trucidate, per dire senza dirlo che la vera vittima è lui, agnello sacrificato alla meschinità di “una compagnia malvagia ed empia, tutta ingrata, tutta matta ed empia”. Ecco. <strong>I miei occhi si sciolgono mentre il mentore passa in rassegna i migliori anni della vita</strong> sua accarezzando per l’ultima volta tutte le piccole cose di pessimo gusto accumulate in 20 anni, “Ho sempre saputo che sarebbe finita ma non credevo in un modo così mostruoso”: che ci vuoi fare, lo sappiamo come sono questi, so’ fascisti, so’ le sorelle Meloni dentro al Mossad, “Uhè, cameratti!” (qui c’è un doveroso omaggio al Catenacci-Giorgio Bracardi, il solo e l’unico, il sommo pazzo irrefrenabile, incontenibile, insostituibile).</p>
<p>Il grande capo di <strong>Report</strong>, il Toro Seduto a tavola al Bistrot Cefalù, in redazione teneva un bazar, tipo uno di quei posti lugubri, sperduti in campagne da twin peaks, dove entri (ma non sai se esci) e trovi di tutto, santini ed armi semiautomatiche, culle e bare, pigiami, auto storiche, auto elettriche modello Fratoiotti, generatori, asce da killer del bosco, giostrine a cavalli, giocattoli, coltelli da macellario&#8230; <strong>Sul desk di Ranucciolo uscito dal desco</strong>, invece: vongole sgusciate, 80mila chat registrate, poi pezzi di torba, disegni di bambini di 10 riconoscenti per l’impegno profuso nella libera informazione, la Palestina, la Costituzione, la “democvazia”, portapenne in ceramica, orrendi, statuine sacre, pupazzi di Diabolik (ogni riferimento al compagno di merende Lavitola, l’oro seduto, è da intendersi come puramente casuale), tartarughine portafortuna (menomale), cornetti fregati allo stupefacente De magistris che li teneva in serie sul tavolo da magistrato, e siamo già al cringetrash, pupazzi di se medesimo, libri di e su se medesimo, <strong>Sigfrido è leggerissimamente autoreferenziale</strong> ma può permetterselo, non manca un rotolo di carta igienica, evocativo, oggi simbolistico, ma anche quello fa la sua aulica figura considerando su quali auguste chiappe si posava, e ancora cineserie, ninnoli, gadget cianfrusaglie sentimentali dove il tempo si deposita (l’intento di devolvere tutto in beneficenza pare demenziale, ma ogni immenso cuore non viene recepito dai contemporanei).</p>
<p>Tutto per autocelebrare una storia a schienadritta, fedele ai princìpi sempre, l’accento mi raccomando al posto giusto, una storia italiana, finita con l’olocausto del più grande di tutti i tempi: in americano, G.O.A.T, cioè Capra! Capra! Capra!, ma quelli che capiscono, so’ americani, so’ trumpiani, trescano col Mossad meloniano. Ecco. Il cuore mi s’allarga, s’allaga, e poi si spezza: come faremo senza di lui. Già ci manca. Ci manca non vedere accuratamente tutte quelle inchieste tuttedunpezzo, incomprensibili, arruffate come ventose domeniche d’autunno, dense di messaggini, puntate sempre in un’unica direzione, come droni un poco maniacali: volano via, nella voce soffusa, da crooner, da incantatore di stagiste che racconta i suoi scatoloni, pieni, come le nostre scatole. <strong>C’è un sacco di roba lì in mezzo</strong>. Anche oggetti gialli di forma preoccupante, ma non stiamo ad indagare, in fondo mica siamo Report, noi. Tutto ha un significato nell’immaginario mondo di Ranucciolo, non c’è spazio per il puro caso. Tutto è nella Rai, niente al di fuori della Rai, nulla contro la Rai: è cosa sua, casa sua! O almeno lo era fino a ieri. E adesso? Adesso niente, adesso tocca salvare il Paese, l’Europa, l’Occidente, il globo intero dalle destre infamone e tramone, non è ancora chiaro se da uno scranno a 5 Stelle o del Piddì ma c’è tempo, è ancora tutto in divenire, ‘sto cazzo de campolargo che pare una ribollita, non era meglio veramente lanciare lui Sigfridolo e buonanotte al secchiolo?</p>
<p><em>Sic transit gloria Report e suca</em>. Ingrati. Vent’anni consumati a far luce, sempre a schiena dritta, come un Faro eretto nella notte: e poi finisce tutto così. Con una manovra di palazzo. Di potere. Di Mossad. Di Melonad. Mica perché un giornalista supremo <strong>si era convinto di poter dire fare baciare frequentare chicazzoglipare</strong>, catafratto all’opportunità, lo stile, la misura, non per la foresta di ombre che si agitano intorno alla storiella più surreale di tutti i tempi, un maneggione pregiudicato che tra una sauté di cozze e un plateau di cazzate ti prepara l’ascesa nell’empireo del potere a suon di sondaggi &amp; petardi sotto al culo, ma tu non ci credi, però chissà perché ti ci vedi di nascosto subito dopo, lo difendi oltre ogni oltranza, all’evidenza ti arrendi, era tutto fasullo, tutto commediato, l’attentato, il pericolo, tutto, ma tu insisti, no, è amico mio, no mi vuol bene, non può essere stato lui e se è stato lui allora ci sarà una ragione, l’avranno costretto, marachello, il terzo livello, e intorno una sarabanda di amanti, apprendiste, stagiste, fonti, pompeiane, tictocchèr, bongo bongo che chiama 4 camorristi da strapazzo che paiono mujhaeddin per mettere la bomba e poi fugge in Africa col mal di cuore, e sullo sfondo possibili intrecci, affari gorgoglianti, ipotetiche connessioni, agevolazioni, un pentolone dove può entrare di tutto, mancano solo i feticheur del Congo, ma non è detto.</p>
<p>No, non è mica per le chat che svaniscono, per i dubbi degli inquirenti, per le eventuali intromissioni di un faccendiere in un programma del servizio pubblico, ma no,<em> che vaai a pensare</em>, <strong>è solo l’ingratitudine umana sconfinata</strong>, del resto anche Cristo fu venduto da Giuda, e chi era Cristo a petto di Sigfristo? Io scrivo, ma sono morto dentro. Dilaniato, lacerato mentre il pupazzetto di Ranucci finisce nel cartone. Non è giusto, non è così che doveva andare. Avevamo ancora tante inchieste farneticanti da subire. E non sarà più la stessa cosa, la stessa atmosfera, chi verrà adesso non potrà mai essere degno del Maestro. Perché Ran era Rep e Rep era Sig. <strong>Lo stile fa l’uomo, e anche il format</strong>. E adesso si è sformat. Non doveva andare così, con il GOAT dell’informazione, l’uomo oltre il Pulitzer, più grande del Nobel alla pace, sgusciato come una vongola. Questo video fa male. Questa infamia il Paese la porterà addosso come una macchia incancellabile. Siamo sempre i soliti. Incapaci di grandezza. Buoni solo a spegnere le menti più brillanti. Ma io penso/che questa mia generazione è preparata/a un mondo nuovo e a una speranza appena nata/ad un futuro che ha già in mano/a una rivolta senza armi/perché noi tutti ormai sappiamo/che se Sig muore è per tre giorni e poi risorge. E allora non finisce qui anche se è finita qui, Sig va via col vento, domani è un altro giorno, ma nessun giorno ha senso se non sei qui con me.</p>
<p>Max Del Papa, 13 ottobre 2026</p>
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		<item>
		<title>Gruber, l&#8217;ossessione per Meloni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/gruber-lossessione-per-meloni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 17:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[lilli gruber]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle critiche al governo alle polemiche su Trump, Claudio Romiti si interroga sulla linea di Otto e mezzo e sul rapporto tra femminismo e appartenenza politica</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Possibile che ogniqualvolta mi imbatto, facendo zapping, nel talk di <strong>Lilli Gruber</strong>, in onda su La7, sento la conduttrice attaccare in qualche modo la linea politica della premier Meloni? Ora, che lo faccia direttamente o che lo faccia ponendo ai suoi interlocutori, quasi tutti schierati con l’opposizione, domande tendenziose poco importa. L’impressione che se ne ricava è quella di una vera e propria ossessione per la prima donna italiana giunta ad occupare la poltrona più importante della cosiddetta stanza dei bottoni.</p>
<p>Ciò è esattamente accaduto venerdì scorso nella puntata di <strong>“Otto e mezzo”,</strong> nel corso del quale la conduttrice aveva come ospite principale una new entry del nostro teatrino politico, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, il quale, insieme all’ex capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha fondato “Più uno”, partito di centrosinistra assai critico con l’attuale linea del Partito democratico ma che, almeno ascoltando il suo intervento nel programma citato, si allinea idealmente al paradigma del compianto Tommaso Padoa Schioppa, che quando era ministro delle Finanze pronunciò su Rai3 una frase che indignò profondamente tanti italiani: “le tasse sono una cosa bellissima”.</p>
<p>Ebbene, partendo da questo assai discutibile presupposto, la stessa conduttrice ha cercato in ogni modo di <strong>svilire la linea prudenziale dell’attuale governo</strong>, riferendo come al solito ogni scelta dell’esecutivo alla Meloni e, da brava propagandista per il fronte avverso, cercando nel contempo di far passare in modo subliminale il concetto che la destra tenderebbe naturalmente a strizzare un occhio agli evasori.</p>
<p>Quindi, per farla breve e senza entrare ulteriormente nella <strong>solita e sinistra tiritera in cui l’evasione viene rappresentata come il principale problema del Paese,</strong> ancora una volta ci si domanda il motivo profondo che spinge la Gruber, da quando la leader di Fratelli d’Italia ha assunto la carica di presidente del Consiglio, a impostare quasi tutti i suoi appuntamenti televisivi sulla linea di una critica piuttosto aspra nei suoi confronti.</p>
<p>In questo senso, sempre sintonizzandomi per caso col suo programma, alcuni giorni orsono, trattando l’intervento degli Americani in Iran ( che personalmente considero del tutto insensato, visti gli effetti catastrofici che sta generando sull’economia mondiale) è arrivata a sottolineare che in fondo la Meloni è comunque una buona amica di <strong>Trump</strong>, quasi volendo far passare l’idea che ella possa aver avuto un ruolo nelle scelte belliche del Tycoon.</p>
<p>Secondo me, sbaglierò, ma credo che questa <strong>ossessione per la Meloni da parte della Gruber,</strong> che non trova paragoni con altri leader del centrodestra – compreso “l’odiato” Berlusconi &#8211; , abbia una ragione fondamentale: la Gruber non può accettare che la prima donna premier provenga dalle fila della destra storica. Evidentemente, al pari di tanti radical chic, il femminismo è un territorio di caccia esclusivo della sinistra e, di conseguenza, il capo di un governo donna non può che essere rigorosamente di sinistra. I democratici compagni non si smentiscono mai.</p>
<p>Claudio Romiti,12 ottobre 2026</p>
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		<title>Il comunicato stampa sulle condizioni di Vittorio Sgarbi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-comunicato-stampa-sulle-condizioni-di-vittorio-sgarbi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 14:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[vittorio sgarbi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabrina Colle ed Elisabetta Sgarbi: "Invitiamo gli operatori della comunicazione ad attenersi ai bollettini". Evelina deposita un esposto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-comunicato-stampa-sulle-condizioni-di-vittorio-sgarbi/">Il comunicato stampa sulle condizioni di Vittorio Sgarbi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Elisabetta Sgarbi</strong> e <strong>Sabrina Colle</strong> intervengono con un comunicato stampa per smentire le &#8220;notizie false&#8221; sulla salute di <strong>Vittorio Sgarbi</strong>, ricoverato al Gemelli dal 30 settembre 2026 per una polmonite e una conseguente, severa insufficienza respiratoria. Ma anche per rispondere a chi ritiene che il critico d&#8217;arte non sia più in grado di gestire autonomamente i propri interessi.</p>
<p>&#8220;Invitiamo gli operatori della comunicazione ad attenersi ai bollettini dello stesso ospedale Gemelli &#8211; si legge nella nota &#8211; a non diffondere notizie non verificate, ricordando che una giudice tutelare della Repubblica si è già espressa positivamente sulla piena capacità cognitiva di <strong>Vittorio Sgarbi</strong> rispetto alla gestione ordinaria e alla cura di sé stesso&#8221;. Secondo il giudice, infatti, &#8220;nessun dubbio può sussistere in merito alla capacità del beneficiando di gestirsi in tutto ciò che concerne gli atti quotidiani e di ordinaria gestione della propria salute e del proprio patrimonio, con ciò escludendosi, senza dubbio alcuno, la necessità della apertura di una amministrazione di sostegno per ciò che concerne la cura della salute e la gestione ordinaria del proprio patrimonio&#8221;.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FSgarbiVittorio%2Fposts%2Fpfbid02p1BxTDJhE9KUzCr4GiAdixoKjR25WqPQ1THda1hR2UFU7cABGzaCcEq9a5UzpVZrl&amp;show_text=true&amp;width=500" width="500" height="284" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il riferimento sembra essere anche alle iniziative della figlia <strong>Evelina Sgarbi</strong>, molto critica nei confronti della &#8220;gestione estiva&#8221; degli appuntamenti del critico d&#8217;arte. Proprio oggi, la figlia ha annunciato di aver formalmente depositato presso la Procura di Roma un esposto-denuncia per &#8220;fare piena luce sulle condotte, le omissioni e la gestione sanitaria e patrimoniale messe in atto da Sabrina Colle e dai soggetti che gravitano intorno al Professore&#8221;. &#8220;L&#8217;atto depositato – spiega il legale <strong>Lorenzo Iacobbi</strong> – punta a sottoporre al vaglio dell&#8217;autorità giudiziaria profili di rilevanza penale particolarmente gravi, tra cui l&#8217;ipotesi di circonvenzione di persona incapace e l&#8217;abbandono di persona bisognosa di cure. Alla luce della documentazione clinica pregressa, che attesta quadri di assoluta fragilità, tra cui demenza senile, encefalopatia vascolare e gravi episodi di malnutrizione, l&#8217;esposto contesta la decisione di sottoporre Sgarbi a un calendario esasperato e logorante di trasferte ed eventi pubblici su tutto il territorio nazionale fino alla vigilia del collasso respiratorio, nonché il ritardo ingiustificato nell&#8217;attivazione dei soccorsi domiciliari d&#8217;urgenza&#8221;. &#8220;Con questa ennesima iniziativa giudiziaria – sottolinea ancora l&#8217;avvocato di Evelina –, la mia assistita ribadisce che l&#8217;unico ed esclusivo obiettivo perseguito è e rimane la salute, la protezione, la dignità e la sicurezza del proprio genitore, chiedendo che la magistratura accerti ogni eventuale responsabilità e garantisca trasparenza e giustizia a tutela della sua persona&#8221;.</p>
<p>Sul punto, Colle ed <strong>Elisabetta Sgarbi</strong> non intendono però replicare. &#8220;In questo momento &#8211; dicono &#8211; la nostra priorità è stare quotidianamente vicine a Vittorio, in un momento per lui, e per chi gli vuole bene, così delicato, e dare sostegno, per quanto possibile, ai medici che lo stanno curando nel migliore dei modi”.</p>
<p>Nel 2025 Sgarbi ha attraversato una crisi depressiva, a cui erano seguiti problemi di alimentazione. Dopo un periodo di cura e riposo, era progressivamente tornato agli impegni pubblici, fino alla crisi respiratoria di fine settembre. Due giorni fa, il Gemelli ha diffuso un bollettino medico in cui si parla di condizioni cliniche che &#8220;si mantengono stabili&#8221;. Tuttavia, come precisato dai medici, &#8220;nonostante il miglioramento del quadro polmonare e della microembolia polmonare occorsa, l&#8217;attuale non svezzabilità dal supporto ventilatorio ha reso necessaria una <strong>tracheostomia percutanea&#8221;.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-comunicato-stampa-sulle-condizioni-di-vittorio-sgarbi/">Il comunicato stampa sulle condizioni di Vittorio Sgarbi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Tutto quello che Formigli non ha ascoltato (troppo attento a zittire i suoi ospiti)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 09:45:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[corrado formigli]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[luigi marattin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La risposta di Luigi Marattin al giornalista che sul Corriere ha parlato dello scontro a Piazzapulita su Naza e sui bambini bruciati da Hamas</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/formigli-tutto-quello-che-formigli-non-ha-ascoltato-troppo-attento-a-zittire-i-suoi-ospiti/">Tutto quello che Formigli non ha ascoltato (troppo attento a zittire i suoi ospiti)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei dire a <strong>Corrado Formigli</strong> &#8211; che sul <em>Corriere</em> definisce “una confusione imbarazzante” ciò che ho detto a Piazzapulita l’altra sera &#8211; che sono un accanito lettore, e da diversi decenni, del giornalismo d’inchiesta e della ricerca storica sui conflitti. L’ultimo libro che ho letto in materia (“Il Legionario”), riguarda una delle figure più enigmatiche degli anni del terrorismo italiano, Giustino De Vuono. L’autore di quel libro non si limita a riportare voci o dichiarazioni. Per ogni tesi che presenta, <strong>porta anche i riscontri oggettivi</strong> (oppure fornisce dettagliatamente conto del percorso fatto per dare riscontro a quelle tesi). Perché il giornalismo d’inchiesta si fa così, non certo limitandosi a riportare dichiarazioni anonime.</p>
<p>Nel <a href="https://www.nicolaporro.it/naza-5-motivi-per-cui-non-lo-vedro-mai/" target="_blank" rel="noopener">documentario Naza</a>, invece, vengono riportate accuse non suffragate da nessun tipo di prova. Come la vicenda del <strong>bombardamento che uccise 500 civili innocenti</strong>, che tanto scalpore ha fatto: non viene presentato nessun tipo di prova che tale bombardamento sia avvenuto e che abbia effettivamente causato quel numero di morti civili. Non viene presentato per un motivo molto semplice: <strong>non esiste nessun riscontro</strong>. Solo la parola di <strong>Hamas,</strong> che in questa follia collettiva in corso da 3 anni viene elevata a rango di verità assoluta; mentre quella israeliana, ovviamente, è bollata come mera propaganda.</p>
<p>Infine, in trasmissione ho detto che <strong>in una guerra non voglio credere ai resoconti di nessuna delle due parti in camp</strong>o, ma a quelle di osservatori indipendenti. Per questo considero un errore di Israele &#8211; come ho detto non solo in tv, ma agli israeliani stessi &#8211; non aver permesso l’ingresso di giornalisti stranieri a Gaza, ovviamente a loro rischio e pericolo. Ma Formigli questo non lo ha ascoltato. Forse era troppo impegnato a zittire chi non la pensava come lui e a imporre la sua opinione. Cosa che per un conduttore di un programma di informazione, dibattito e approfondimento , in una democrazia liberale, è a dir vero alquanto peculiare.</p>
<p>Ps. Avremmo anche voluto leggere da parte di Corrado un “mea culpa” <a href="https://www.nicolaporro.it/negare-i-bimbi-bruciati-li-uccide-due-volte-lira-degli-israeliani-contro-formigli/" target="_blank" rel="noopener">sulle sue sconcertanti dichiarazioni sui bambini israeliani il 7 ottobre</a>. Peccato.</p>
<p>Luigi Marattin, 12 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/formigli-tutto-quello-che-formigli-non-ha-ascoltato-troppo-attento-a-zittire-i-suoi-ospiti/">Tutto quello che Formigli non ha ascoltato (troppo attento a zittire i suoi ospiti)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Li metti in imbarazzo&#8221;, &#8220;Informati prima&#8221;. Come si scannano: lite Ranucci-Formigli su Report</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 08:54:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[corrado formigli]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ex conduttore di Report risponde al collega di Piazzapulita che lo aveva criticato in una intervista al Corsera</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/li-metti-in-imbarazzo-informati-prima-come-si-scannano-lite-ranucci-formigli-su-report/">&#8220;Li metti in imbarazzo&#8221;, &#8220;Informati prima&#8221;. Come si scannano: lite Ranucci-Formigli su Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come si scannano, a sinistra. Il caso Report ha creato una frattura non indifferente non solo all&#8217;interno della redazione del programma di Rai3, <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-ecco-le-motivazioni-del-giudice-profonda-frattura-con-la-redazione-di-report/" target="_blank" rel="noopener">come certificato dal giudice del Tribunale del Lavoro</a>, ma anche tra gli esponenti del giornalismo progressista impegnato. Critiche a <strong>Sigfrido Ranucci</strong> per la sua frequentazione col faccendiere Lavitola sono arrivate infatti da più parti, da <strong>Michele Santoro</strong> a <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/hamas-ha-bruciato-bambini-e-formigli-impazzisce-e-una-fake-ma-sbaglia/" target="_blank" rel="noopener">Corrado Formigli</a></strong>, passando per il silenzio spesso imbarazzato degli altri. Puntualizzazioni che all&#8217;intoccabile ex conduttore non sono affatto piaciute.</p>
<p>Ieri infatti, ospite a Bologna del Fatto Quotidiano, Ranucci ha risposto per le rime a Formigli che sul <em>Corriere</em> <a href="https://www.nicolaporro.it/ha-messo-in-imbarazzo-report-ahi-ahi-sigfrido-formigli-scarica-ranucci/" target="_blank" rel="noopener">lo aveva accusato di aver commesso errori legandosi a Lavitola e mettendo così in imbarazzo l&#8217;intero programma di Rai3</a>. &#8220;Preferisco l’intelligenza artificiale alla stupidità naturale: non do lezioni di moralità a nessuno, io&#8221;, ha detto Ranucci. &#8220;Si informi prima di parlare: anche l’intelligenza artificiale se digiti &#8216;Ranucci ha preso le distanze da Lavitola&#8217; dà una risposta».</p>
<p>Intanto Sigfrido ha dovuto incassare il &#8220;no&#8221; del Tribunale del Lavoro al suo ricorso urgente per tornare alla guida di <em>Report</em>. Nonostante le voci, insiste nel non voler scendere in campo. &#8220;Voglio continuare a fare il giornalista anche se ho ricevuto diverse offerte per presentarmi alle Politiche &#8211; ha spiegato &#8211; Ma penso di poter dare ancora un contributo nel mio campo: è il lavoro che voglio fare e che ho sempre sognato di fare nella vita&#8221;. Per il resto &#8220;lunga vita a <em>Report</em>&#8220;.</p>
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		<title>“Naza”, 5 motivi per cui non lo vedrò mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 15:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[naza]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle sale italiane è in scena il documentario sui danni collaterali a Gaza. Ma tra testimonianze anonime e prove contestate, quanto c’è di verificabile e quanto di propaganda?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/naza-5-motivi-per-cui-non-lo-vedro-mai/">“Naza”, 5 motivi per cui non lo vedrò mai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<strong>Naza</strong>&#8220;, acronimo ebraico di &#8220;danni collaterali&#8221;, 515 sale italiane e da domani anche su Rai Storia. Un dispiegamento da campagna marketing articolata per un biglietto che vale come indulgenza plenaria per <strong>il popolo impegnato delle Ztl</strong>: pizza bio-vegan, obolo al banchetto della solidarietà che sgomita sul marciapiede davanti al cinema, e infine la pellicola, Tachipirina dell&#8217;anima per nobili spiriti progressisti che si ritrovano uguali tra gli uguali, in kefiah e coscienza stirata.</p>
<p>Penso tutto il peggio possibile di questa operazione preparata con cura a tavolino. I registi, <strong>Yuval Abraham e Rachel Szor,</strong> ci mettono firma e faccia, ma sono solo loro a farlo. Sulle fonti il film tergiversa con albagia: 24 testimoni anonimi dell&#8217;Unità 8200, ripresi di notte sui tetti di Tel Aviv, identità occultata, senza un nome, un grado, un ruolo riscontrabile. L&#8217;esercito israeliano rileva che il film non indica obiettivi, date o luoghi specifici, e sostiene di non essere stato interpellato prima della diffusione. Il Guardian, che l&#8217;opera l&#8217;ha coprodotta, assicura che i suoi editor hanno visionato il materiale grezzo.</p>
<p>Garanzia rispettabilissima, ma interna a chi il film lo ha prodotto: un controllo ridicolo che si autocertifica. <strong>Un racconto che pretende credito</strong> e rifiuta riscontri ha l&#8217;aspetto di un&#8217;inchiesta ma possiede la sostanza di un atto di fede, militante. La logica è disciplina propedeutica a tutto, anche al cinema. Eccone i capitoli.</p>
<p><strong>1.⁠ ⁠ L’AUTORITÀ SENZA VOLTO</strong><br />
Si invoca la competenza di chi nessuno può interrogare su quella competenza. Un testimone che non si identifica non si smentisce, e un&#8217;affermazione che non ammette smentita ha già vinto prima di cominciare.</p>
<p><strong>2.</strong> <strong>IL PATETICO IN VESTE DI PROVA</strong><br />
Notte, tetti, voci camuffate, il contrasto con la vita ordinaria della città: scenografia di grande effetto e di assoluta inanità probatoria.</p>
<p><strong>3.</strong>⁠ <strong>LA GENERALIZZAZIONE ABUSIVA</strong><br />
Secondo l&#8217;IDF, le testimonianze riguardano soltanto le fasi iniziali dell&#8217;attività di intelligence, mentre il processo di pianificazione e approvazione di un attacco è assai diverso e assai più ampio. Prendere il primo anello di una catena e addebitargli l&#8217;intera catena è una sineddoche travestita da inchiesta.</p>
<p><strong>4.</strong>⁠⁠ <strong>IL VOCABOLO CARICO</strong><br />
Nel film un intervistato anonimo pronuncia la parola genocidio. Il diritto la riserva a chi agisce con l&#8217;intento specifico di distruggere un gruppo in quanto tale, e una qualificazione di questa gravità non si delega a una voce contraffatta davanti a una telecamera.</p>
<p><strong>5.⁠ ⁠L’APPLAUSO COME PROVA</strong><br />
Premio della giuria, ovazione di quasi venticinque minuti. L&#8217;entusiasmo della sala certifica la sensibilità degli spettatori ma lascia intatta la questione dei fatti e dei riscontri</p>
<p>Ho visto ben altro su questo tema specifico. Film come <strong>&#8220;We Will Dance Again&#8221; di Yariv Mozer,</strong> costruito sulle testimonianze di oltre una dozzina di sopravvissuti del Nova festival e sulle immagini girate dagli stessi miliziani di Hamas. E soprattutto &#8220;Supernova: The Music Festival Massacre&#8221; di Duki Dror e Yossi Bloch: cinquantadue minuti di terrore puro, montati con i filmati delle GoPro dei terroristi, dei telefonini delle vittime, delle telecamere di sorveglianza e delle dashcam, fino a ricostruire minuto per minuto la mattanza in cui persero la vita circa <strong>365 persone e 40 vennero rapite. </strong></p>
<p>Lo spettatore entra avvisato e consapevole di stare per assistere a qualcosa di feroce e straniante, con la percezione che quei corpi siano veri, quelle urla autentiche, e autentica anche la ferocia dei carnefici ebbri di sangue. <strong>Qui le prove hanno un volto,</strong> un luogo e un&#8217;ora. Altrove solo il buio, l&#8217;anonimato e una voce contraffatta.</p>
<p>Giulio Galetti, 11 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/naza-5-motivi-per-cui-non-lo-vedro-mai/">“Naza”, 5 motivi per cui non lo vedrò mai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Negare i bimbi bruciati li uccide due volte&#8221;. L&#8217;ira degli israeliani contro Formigli</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/negare-i-bimbi-bruciati-li-uccide-due-volte-lira-degli-israeliani-contro-formigli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[corrado formigli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le comunità ebraiche scrivono a Cairo e La7 per chiedere chiarimenti dopo lo scontro con Giubilei</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/negare-i-bimbi-bruciati-li-uccide-due-volte-lira-degli-israeliani-contro-formigli/">&#8220;Negare i bimbi bruciati li uccide due volte&#8221;. L&#8217;ira degli israeliani contro Formigli</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le comunità ebraiche si sollevano contro <a href="https://www.nicolaporro.it/hamas-ha-bruciato-bambini-e-formigli-impazzisce-e-una-fake-ma-sbaglia/" target="_blank" rel="noopener">le parole di <strong>Corrado Formigli</strong> a La7 sui bambini bruciati il 7 ottobre</a>.</p>
<p>&#8220;Mi rivolgo &#8211; si legge in una nota firmata dal presidente della Comunità, <strong>WalkerMeghnagi </strong>&#8211; all&#8217;editore <strong>Urbano Cairo,</strong> più volte sollecitato dal mondo ebraico: sulla sua rete vanno in onda da anni programmi che alimentano l&#8217;odio antisemita. La dignità di quei bambini vale più dei soldi degli inserzionisti&#8221;. Per Meghnagi &#8220;la puntata di ieri sera di Piazzapulita non è stata giornalismo, ma negazionismo. A tre anni dal 7 ottobre, in prima serata, si sono messe in dubbio le atrocità di Hamas fino a <strong>negare i bambini bruciati</strong>. L&#8217;Ambasciata di Israele è stata costretta a pubblicare quelle orribili immagini per difendere la verità che Formigli non tollera nella sua trasmissione. Negare quei crimini significa uccidere le vittime una seconda volta, con lo stesso meccanismo di chi negava le camere a gas. Chi contesta sempre e solo i numeri forniti da Israele, avallando senza verifica quelli di Hamas, alimenta un antisemitismo che gli ebrei italiani pagano quotidianamente con pestaggi e minacce. Corrado Formigli ha una responsabilità enorme&#8221;.</p>
<p>Sulla stessa linea anche l&#8217;Unione Associazioni Italia-Israele: &#8220;Riteniamo particolarmente grave che, nel corso di una trasmissione di approfondimento giornalistico, possano essere state messe in discussione, con toni liquidatori, le testimonianze relative ai bambini israeliani i cui corpi sarebbero stati rinvenuti carbonizzati a seguito degli attacchi del 7 ottobre &#8211; scrivono in una lettera Avv. Celeste Vichi, Presidente UAII – Unione delle Associazioni Italia Israele, e Kishore Bombaci, Direttivo Unione delle Associazioni Italia Israele &#8211; La qualificazione di tale circostanza come &#8216;fake news&#8217;, ove riferita in termini generali e non adeguatamente circostanziati, rischia di <strong>delegittimare non soltanto singole ricostruzioni</strong> eventualmente da verificare, ma anche il complesso delle testimonianze e delle evidenze poste a fondamento della ricostruzione degli eventi. Il 7 ottobre 2023 non costituisce una semplice controversia politica né una vicenda suscettibile di essere reinterpretata prescindendo dalla distinzione tra fatti accertati, testimonianze, ricostruzioni controverse e informazioni ancora oggetto di verifica. Si tratta di un evento di straordinaria gravità, nel quale furono colpiti <strong>civili inermi,</strong> comprese donne, anziani e bambini, e furono sequestrate numerose persone. Proprio per questo, ogni discussione pubblica sul tema richiede particolare rigore, chiarezza nella qualificazione delle fonti e piena distinzione tra dati verificati, ipotesi e opinioni&#8221;.</p>
<p>Secondo gli autori della missiva, che si rivolgono a Cairo e al direttore della rete Salerno, &#8220;è certamente legittimo, e anzi doveroso per il giornalismo, verificare puntualmente ogni testimonianza, distinguere i fatti accertati dalle ricostruzioni non confermate e correggere eventuali informazioni inesatte. La libertà di manifestazione del pensiero e la libertà di informazione, garantite dall’art. 21 della Costituzione, tutelano anche il diritto di formulare critiche e di sottoporre a verifica le narrazioni pubbliche. La stessa libertà, tuttavia, presuppone <strong>un’informazione consapevole, pluralista e rispettosa della complessità dei fatti</strong>, nella quale il pubblico possa conoscere le diverse posizioni e formarsi autonomamente la propria opinione. Come riconosciuto dalla giurisprudenza, la libertà di manifestazione del pensiero comprende l’esercizio del diritto di cronaca e di critica, ma il loro esercizio deve essere parametrato all’interesse pubblico dell’informazione, alla correttezza dell’esposizione e alla necessità di distinguere i fatti dalle valutazioni. In questa prospettiva, il pluralismo non consiste soltanto nella possibilità astratta di esprimere opinioni diverse, ma anche nella concreta possibilità, quando sia in discussione una ricostruzione di particolare rilevanza pubblica, di sottoporre al pubblico argomenti, fonti e interpretazioni differenti. Esiste, dunque, una differenza sostanziale tra l’esercizio rigoroso della verifica giornalistica e il rischio che una doverosa cautela su singole circostanze si traduca, anche al di là delle intenzioni soggettive, in una <strong>delegittimazione generalizzata</strong> <strong>delle atrocità documentate</strong> e delle testimonianze di chi quelle violenze ha subito, vi ha assistito o ne ha visto le conseguenze.</p>
<p>E ancora: &#8220;La diffusione di <strong>immagini di corpi carbonizzati,</strong> recentemente richiamata anche dall’Ambasciata di Israele in Italia, non può essere liquidata in modo semplicistico attraverso la messa in discussione indistinta del racconto delle vittime, dei testimoni e degli operatori intervenuti sui luoghi degli attacchi. Allo stesso modo, la denuncia delle sofferenze della popolazione palestinese, che deve poter trovare pieno spazio nel dibattito pubblico, non dovrebbe essere contrapposta al riconoscimento delle atrocità commesse da Hamas, né utilizzata per attenuare o relativizzare la gravità dei crimini commessi contro la popolazione civile israeliana. L’UAII non intende chiedere limitazioni alla libertà di informazione, né pretende di sottrarre alcun tema al confronto pubblico. Al contrario, proprio in coerenza con la libertà di manifestazione del pensiero, con il pluralismo e con il diritto del pubblico a <strong>un’informazione completa</strong>, manifesta sin d’ora la propria disponibilità a partecipare a una prossima puntata di “Piazzapulita”, o ad altra trasmissione di La7, dedicata ai fatti del 7 ottobre 2023 e alla loro rappresentazione nel dibattito pubblico, per un confronto aperto e rispettoso con il conduttore, gli ospiti e le diverse posizioni presenti. La nostra disponibilità è finalizzata a consentire un effettivo contraddittorio, nel quale possano essere esposte le fonti, le testimonianze e gli elementi documentali ritenuti rilevanti, lasciando agli spettatori la possibilità di valutare autonomamente le diverse ricostruzioni. Riteniamo che un simile confronto costituisca la risposta più coerente con la libertà di manifestazione del pensiero e con la responsabilità editoriale propria di una grande emittente nazionale, senza alcuna pretesa di predeterminare l’esito del dibattito o di comprimere l’autonomia giornalistica della redazione&#8221;.</p>
<p>Da qui le richieste formali a La7 di &#8220;riesaminare il passaggio della trasmissione in questione, anche alla luce delle fonti e delle testimonianze disponibili&#8221;; di<br />
&#8220;chiarire pubblicamente il significato delle affermazioni relative ai bambini israeliani vittime del 7 ottobre e precisare se esse intendessero riferirsi a specifiche ricostruzioni o, più ampiamente, alla veridicità delle testimonianze e delle evidenze raccolte&#8221;; di &#8220;valutare la realizzazione di un confronto pubblico sul tema, assicurando un adeguato spazio al contraddittorio&#8221;; di &#8220;prendere atto della disponibilità dell’UAII a partecipare alla trasmissione con propri rappresentanti, mettendo a disposizione documentazione e testimonianze utili all’approfondimento&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/negare-i-bimbi-bruciati-li-uccide-due-volte-lira-degli-israeliani-contro-formigli/">&#8220;Negare i bimbi bruciati li uccide due volte&#8221;. L&#8217;ira degli israeliani contro Formigli</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Addirittura volete essere tra pari?&#8221;. Le carte che imbarazzano l&#8217;ex conduttore di Report</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 06:33:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caso Ranucci-Report, 47 su 49 chiedevano una gestione condivisa. Lui bocciava i colleghi “inter pares”. Il giudice: voleva mantenere il ruolo di unico autore</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/addirittura-volete-essere-tra-pari-le-carte-che-imbarazzano-lex-conduttore-di-report/">&#8220;Addirittura volete essere tra pari?&#8221;. Le carte che imbarazzano l&#8217;ex conduttore di Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La collegialità va bene, purché nessuno pretenda di mettersi sullo stesso piano del capo. Nelle carte dello<strong> scontro tra Sigfrido Ranucci e la Rai</strong>, il passaggio più rivelatore è un avverbio: “addirittura”. Lo utilizza il giornalista quando rimprovera ai colleghi di voler diventare coautori di Report “addirittura ‘inter pares’, cioè ‘tra pari’ o ‘tra uguali’”. Una prospettiva evidentemente indigesta. Tanto da evocare un “triumvirato” e il sapore di un “commissariamento”. È anche attraverso queste parole che l’ordinanza del Tribunale di Roma ricostruisce la frattura tra il conduttore e la sua redazione.</p>
<p>Come noto, la giudice della sezione lavoro Donatella Casari ha <a href="https://www.nicolaporro.it/respinto-il-ricorso-di-ranucci-che-batosta-niente-rientro-a-report/">respinto il ricorso cautelare con cui Ranucci chiedeva di sospendere la decisione aziendale del 28 agosto e di essere reintegrato alla guida della trasmissione</a>. Una decisione assunta nella fase urgente, non una sentenza definitiva di merito, ma con una motivazione che contiene passaggi pesanti. Il più netto riguarda proprio le diverse preoccupazioni attribuite ai protagonisti dello scontro: <strong>i redattori impegnati a salvare il programma attraverso una riorganizzazione, Ranucci a conservare la propria posizione</strong>.</p>
<p>Il Tribunale descrive infatti una<strong> “profonda frattura”</strong> tra il giornalista e la quasi totalità dei membri della redazione presenti in assemblea, “preoccupati i primi di salvare la trasmissione tramite un progetto che prevedeva una profonda riorganizzazione in senso orizzontale ed il secondo di mantenere il proprio ruolo di unico autore all’interno di questa”. Parole del giudice, non di un avversario politico.</p>
<p>Per capire come si sia arrivati alla rottura bisogna tornare all’estate. Il 5 agosto <strong>Giorgio Mottola</strong> scrive a Ranucci, sollecitando una risposta a una precedente mail. Ricorda il confronto del 21 luglio e la richiesta di avanzare una proposta. La redazione si è riunita e, con 47 voti favorevoli su 49 presenti, ha approvato un progetto: due coautori, Mottola e Giulio Valesini, per affiancare il responsabile, un coordinamento della redazione e uno degli inviati. <strong>Nessun voto per cacciare Ranucci, dunque. Il progetto prevedeva che restasse, condividendo la gestione.</strong></p>
<p>“Si tratta di una semplice proposta, formulata democraticamente da tutta la redazione con il solo scopo di dare una mano a te e al programma in questo momento difficile”, precisa Mottola, invitandolo a discuterne “in modo sereno e costruttivo”. La risposta del 7 agosto ha tutt’altro tono. Ranucci spiega il ritardo con la preparazione alla convocazione per il Codice etico e all’audit, poi liquida il documento come <strong>“irricevibile”</strong>: una “grave sgrammaticatura dal punto di vista aziendale”, per giunta “altamente carente sotto il profilo umano e professionale”.</p>
<p>Segue <strong>una lezione ai colleghi</strong>: “Ricordo, per chi è evidentemente a digiuno delle pratiche aziendali, che il piano editoriale viene scritto e predisposto dal direttore responsabile di ciascuna testata giornalistica o direzione di genere, o dal suo delegato — che nel caso di Report è il sottoscritto”. Il sottoscritto, appunto. Ranucci sostiene che gli accordi riguardassero note sui compiti di chi avrebbe dovuto aiutarlo, non un piano capace di intervenire sull’organizzazione. Rivendica le gerarchie, contesta lo scavalcamento delle figure apicali e arriva al punto: alcuni vorrebbero fare i coautori alla pari, diversamente da come lui aveva interpretato il ruolo ai tempi di Milena Gabanelli.</p>
<p><strong>Il “triumvirato” diventa così un’ipotesi di commissariamento.</strong> Ma guai a pensare a una questione personale: “È evidente che il problema non è il mio orgoglio personale, che conta il giusto, ma la mancanza di lucidità di chi ha la presunzione di pensare che questa sia un’ipotesi percorribile”. L’orgoglio conta il giusto, agli altri, invece, mancherebbe la lucidità.</p>
<p>Nella mail trovano spazio anche l’amarezza per <strong>le “strategie tessute”, le “chat oblique” e le modalità del voto</strong>. Ranucci annuncia un’assemblea per chiarire “ruoli e grammatica aziendale”, quindi chiude: “Se qualcuno pensa di potermi puntare una pistola alla tempia approfittando di questo momento di attacchi vergognosi, sbaglia di grosso…”. Per il giudice, al di là della disputa sulle procedure, emergono <strong>“toni sprezzanti quanto categorici” e “velate accuse di tradimento ad opera di alcuni e di volontà carrieristiche di altri”</strong>. Elementi che documentano una rottura profonda, capace di compromettere la serenità del lavoro.</p>
<p>Anche la sorte processuale delle mail riserva un particolare significativo. La difesa di Ranucci ne contesta l’utilizzabilità, invocando la tutela della corrispondenza privata. Il Tribunale respinge l’eccezione e osserva, tra le altre circostanze, che <strong>era stato lo stesso giornalista ad ampliare la conversazione: Mottola aveva scritto soltanto a lui, mentre la risposta era stata estesa ad altri 24 indirizzi.</strong> Una scelta che, secondo l’ordinanza, comportava l’assunzione del rischio di diffusione in ambito aziendale.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-ecco-le-motivazioni-del-giudice-profonda-frattura-con-la-redazione-di-report/">Ranucci, ecco le motivazioni del giudice: “Profonda frattura con la redazione di Report”</a></li>
</ul>
<p><strong>Non è l’unico punto in cui le parole di Ranucci indeboliscono la sua difesa</strong>. Nel ricorso si sostiene che la riorganizzazione sia stata costruita dopo la rimozione, come giustificazione successiva. Ma il giornalista, interrogato, riconosce che i colleghi gli avevano già prospettato una diversa distribuzione dei ruoli. Per il giudice, la ricostruzione difensiva “è stata sconfessata dalle dichiarazioni a verbale del medesimo dott. Ranucci”. Nello stesso interrogatorio, il conduttore offre una rappresentazione eloquente del proprio rapporto con il programma: “Avevano bisogno di puntellare Report intorno la mia persona perché per 20 anni avevo garantito l’esistenza del programma”.</p>
<p><strong>L’ordinanza non cancella le pressioni politiche</strong>. Al contrario, riconosce un’“accertata impropria pressione mediatica” da parte di esponenti della maggioranza, ritenendola però <strong>insufficiente</strong>, nel quadro degli elementi acquisiti, a provare un’interferenza effettiva e determinante nella decisione aziendale. <strong>Pesano la crisi interna e le critiche arrivate anche da Saviano, Santoro e Formigli sul rapporto con Lavitola</strong> <strong>e sulle conseguenze per la squadra</strong>. Resta fermo, nel documento, il ruolo di Ranucci come vittima dell’attentato e della manipolazione: la controversia riguarda la sua rimozione e gli equilibri della redazione.</p>
<p>C’è infine un passaggio che misura la distanza fra le barricate di agosto e il tentativo di trovare un accordo. All’udienza del 25 settembre Ranucci si dichiara disponibile a una soluzione di coautorialità e co-conduzione. Le formule non sono necessariamente identiche a quelle proposte dai colleghi, ma la condivisione prima respinta diventa negoziabile. <strong>A quel punto è la Rai a dire no.</strong></p>
<p>Quanto alla rivendicazione del prestigio insostituibile della guida di Report, il Tribunale distingue la tutela della professionalità dalla permanenza nel medesimo incarico. E ricorda che <strong>“nessun dipendente può avanzare la pretesa di imperitura adibizione alla stessa trasmissione nel ruolo inizialmente assegnato”</strong>. Anche questa, per il custode della grammatica aziendale, è una regola da tenere presente.</p>
<p>Massimo Balsamo, 10 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/addirittura-volete-essere-tra-pari-le-carte-che-imbarazzano-lex-conduttore-di-report/">&#8220;Addirittura volete essere tra pari?&#8221;. Le carte che imbarazzano l&#8217;ex conduttore di Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ranucci, ecco le motivazioni del giudice: &#8220;Profonda frattura con la redazione di Report&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 18:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale del Lavoro ha rigettato il ricorso cautelare urgente presentato da Sigfrido. L'8 novembre al via con i nuovi conduttori</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-ecco-le-motivazioni-del-giudice-profonda-frattura-con-la-redazione-di-report/">Ranucci, ecco le motivazioni del giudice: &#8220;Profonda frattura con la redazione di Report&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale del lavoro di Roma <a href="https://www.nicolaporro.it/respinto-il-ricorso-di-ranucci-che-batosta-niente-rientro-a-report/" target="_blank" rel="noopener">ha respinto il ricorso cautelare</a> presentato da <strong>Sigfrido Ranucci</strong> contro la Rai per ottenere il reintegro alla conduzione di <em>Report</em>. La giudice ritiene che, almeno sulla base dell&#8217;istruttoria sommaria, la decisione aziendale non sia riconducibile a una discriminazione politica, ma a u<strong>na reale esigenza di riorganizzazione della trasmissione</strong>. Al centro delle motivazioni c&#8217;è soprattutto la crisi interna alla redazione, esplosa nell&#8217;estate del 2026.</p>
<p><strong>Il passaggio decisivo riguarda le email scambiate tra Ranucci e Giorgio Mottola.</strong> Il 5 agosto Mottola aveva comunicato al conduttore che 47 giornalisti su 49 presenti avevano votato una proposta di riorganizzazione, prevedendo due coautori, un coordinamento redazionale e uno degli inviati. Un progetto che, secondo il Tribunale, dimostra come l&#8217;esigenza di cambiare l&#8217;organizzazione di <em>Report</em> fosse precedente alla rimozione di Ranucci e non una giustificazione costruita successivamente dalla Rai.</p>
<p>La risposta del conduttore, datata 7 agosto, viene giudicata particolarmente significativa. Ranucci aveva definito la proposta «irricevibile», parlando di un «triumvirato» dal sapore di «commissariamento». La giudice sottolinea i «toni sprezzanti quanto categorici» della comunicazione, le accuse di tradimento rivolte ad alcuni colleghi e i sospetti sulle ambizioni professionali di altri. Elementi che, secondo l&#8217;ordinanza, dimostrano «non una mera momentanea frizione, ma una<strong> profonda frattura</strong>» tra il responsabile e la quasi totalità della redazione.</p>
<p>È proprio questa situazione, ritenuta capace di compromettere la serenità del gruppo di lavoro, a fornire una giustificazione alla scelta aziendale. Il Tribunale osserva che la Rai aveva il dovere di tutelare non soltanto Ranucci, ma anche gli altri giornalisti. E che, davanti a una crisi interna, la riorganizzazione poteva rappresentare una misura legittima per ristabilire condizioni di lavoro adeguate.</p>
<p><strong>La giudice riconosce comunque l&#8217;esistenza delle pressioni politiche.</strong> Nell&#8217;ordinanza vengono richiamate le dichiarazioni di Matteo Salvini, Adolfo Urso, Giovanbattista Fazzolari e Ignazio La Russa, considerate espressione di un tentativo di condizionamento dei vertici Rai. Tuttavia, tali interventi non bastano a dimostrare che la decisione aziendale sia stata determinata da motivazioni discriminatorie. La coincidenza temporale tra le richieste politiche e la rimozione non costituisce una prova sufficiente, soprattutto alla luce della contemporanea crisi della redazione.</p>
<p>A rafforzare questa conclusione contribuiscono anche le critiche espresse da giornalisti non riconducibili alla maggioranza. La giudice cita <strong>Roberto Saviano</strong>, <strong>Michele Santoro</strong> e <strong>Corrado Formigli</strong>, che avevano sollevato interrogativi sul rapporto tra Ranucci e Valter Lavitola, indicato negli atti come mandante reo confesso dell&#8217;attentato subito dal giornalista. In particolare, viene richiamata la questione della necessaria distanza professionale dalle fonti. Ranucci resta vittima dell&#8217;attentato e della manipolazione, ma le polemiche sulla gestione dei rapporti con Lavitola avevano contribuito ad alimentare il disagio interno.</p>
<p>Il Tribunale esclude inoltre, in questa fase, che la riorganizzazione costituisca un abuso del diritto o una violazione dell&#8217;indipendenza editoriale. La necessità di <strong>assicurare il regolare funzionamento della redazione</strong> rappresenta infatti una finalità organizzativa concreta, compatibile con i poteri del datore di lavoro.</p>
<p><strong>Respinta anche la contestazione sul presunto demansionamento.</strong> La Rai ha offerto a Ranucci tre incarichi alternativi: vicedirettore al Tg3, vicedirettore a RaiNews24 oppure corrispondente dal Cairo. Secondo la giudice, non essendo stata ancora effettuata una scelta, manca la possibilità di verificare concretamente un eventuale impoverimento professionale. Inoltre, la difesa non avrebbe chiarito perché le mansioni proposte fossero inadeguate a preservare la professionalità acquisita.</p>
<p>L&#8217;ordinanza distingue espressamente tra professionalità e prestigio: la prima è tutelata dal contratto, il secondo <strong>non garantisce il diritto a conservare indefinitamente una determinata conduzione</strong>. Nessun dipendente, osserva il Tribunale, può pretendere di rimanere per sempre nello stesso programma, perché ciò finirebbe per annullare il potere organizzativo dell&#8217;azienda.</p>
<p>Esclusa anche la natura <strong>disciplinare</strong> della rimozione: secondo la giudice, il provvedimento risponde alla tensione interna alla redazione ed è distinto dal separato procedimento disciplinare. Non viene accolto neppure il rilievo sulla competenza di Paolo Corsini a comunicare la decisione aziendale.</p>
<p>Il Tribunale conclude dunque che non emergono, allo stato, elementi sufficienti a dimostrare l&#8217;illegittimità della rimozione. Per questo non ritiene necessario esaminare il requisito dell&#8217;urgenza, respinge il ricorso cautelare e compensa le spese di lite, in considerazione della complessità della vicenda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-ecco-le-motivazioni-del-giudice-profonda-frattura-con-la-redazione-di-report/">Ranucci, ecco le motivazioni del giudice: &#8220;Profonda frattura con la redazione di Report&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Respinto il ricorso di Ranucci. Che batosta: niente rientro a Report</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 17:56:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Rai vince la prima sfida con l'ex conduttore: niente accoglimento del ricorso urgente presentato da Sigfrido</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/respinto-il-ricorso-di-ranucci-che-batosta-niente-rientro-a-report/">Respinto il ricorso di Ranucci. Che batosta: niente rientro a Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È ufficiale: <strong>Sigfrido Ranucci</strong> per ora deve dire <em>ciaone</em> a <strong>Report.</strong> Il Tribunale del Lavoro di Roma, con un provvedimento firmato da Donatella Cesari, ha rigettato infatti il ricorso urgente presentato dall&#8217;ex conduttore contro la <strong>Rai</strong> contro il provvedimento con cui era stato rimosso dalla conduzione e mandato a svolgere nuovi ruoli in azienda, a parità di stipendio. La richiesta del giornalista era quella di essere reintegrato subito, visto l&#8217;imminente inizio della stagione previsto per l&#8217;8 novembre. Il giudice ha respinto la richiesta cautelare, non ritenendo presenti i presupposti dell&#8217;urgenza: per ora, quindi niente ritorno a Report.</p>
<p>Nei giorni scorsi Ranucci <a href="https://www.nicolaporro.it/prima-batosta-per-ranucci-la-rai-lo-sospende-per-10-giorni/" target="_blank" rel="noopener">è stato raggiunto da un provvedimento disciplinare</a>: 10 giorni di sospensione, senza stipendio, sulla base di quattro contestazioni. Oltre agli ingressi dell&#8217;amica Laura Cianfoni negli edifici della Rai e alcune dichiarazioni rivolte al grillino Dario Carotenuto, anche le mail aziendali girate a <strong>Valter Lavitola</strong> e le durissime stilettate contro i colleghi <strong>Giulia Presutti</strong> e <strong>Daniele Piervincenzi</strong> che avrebbero dovuto sostituirlo alla conduzione. Tutte contestazioni che Ranucci ha rispedito al mittente, dicendosi pronto anche in questo caso al ricorso.</p>
<p>La sfida maggiore per la Rai era comunque quella del reintegro. &#8220;Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere, è ucronia&#8221;, aveva detto il direttore degli Approfondimenti, <strong>Paolo Corsini.</strong> &#8220;Io quello che dovevo fare l&#8217;ho fatto. Stiamo lavorando serenamente, pensiamo di essere nel giusto e di avere fatto tutto correttamente&#8221;. Il giudice del Lavoro sembra dargli ragione, visto che nell&#8217;ordinanza il giudice riconosce i malumori della redazione di Report, il clima che si era creato e riconosce quindi la necessità per l&#8217;azienda di avviare una riorganizzazione interna.</p>
<p>Per ora il vento gira dalla parte della Rai. A Ranucci invece non resta che fare i conti con le durissime accuse di Alberto Nerazzini, storico inviato della trasmissione di Rai3, che ha dedicato <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-storico-inviato-di-report-accusa-ranucci-un-megalomane-che-dice-mafiosita/" target="_blank" rel="noopener">un lunghissimo post di risposta alle accuse che Sigfrido aveva vergato sui social</a>. Ora Sigfrido ha tempo fino al 13 ottobre per decidere se accettare una delle tre opzioni proposte dalla Rai come lavoro alternativo a Report: può scegliere se andare a fare il vice direttore di Rai News o del Tg3 o il corrispondente dal Cairo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/respinto-il-ricorso-di-ranucci-che-batosta-niente-rientro-a-report/">Respinto il ricorso di Ranucci. Che batosta: niente rientro a Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Lo storico inviato di Report accusa Ranucci: &#8220;Un megalomane che dice mafiosità&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lo-storico-inviato-di-report-accusa-ranucci-un-megalomane-che-dice-mafiosita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 16:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guerra tra "ex" del programma di Rai 3. Dopo il post di Sigfrido, Nerazzini decide di replicare: "Non ti permettere di parlare a vanvera"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-storico-inviato-di-report-accusa-ranucci-un-megalomane-che-dice-mafiosita/">Lo storico inviato di Report accusa Ranucci: &#8220;Un megalomane che dice mafiosità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Volano gli stracci tra gli ex colleghi di<strong> Report.</strong> Alberto Nerazzini, storico inviato della trasmissione di Rai3, rompe il silenzio e risponde duramente a <strong>Sigfrido Ranucci</strong>. Lo fa oggi, 9 ottobre, con un lungo post su Facebook nel quale accusa il giornalista di aver raccontato falsità sul suo conto e di aver utilizzato toni intimidatori. Parole pesantissime, che trasformano le tensioni interne al mondo del giornalismo investigativo in uno scontro pubblico senza esclusione di colpi. «La situazione è disperata e così è l’uomo», scrive Nerazzini, parlando di «forme endemiche di megalomania» e di un «mix micidiale di insinuazione, mafiosità e falsità».</p>
<p>Per capire l&#8217;origine della polemica bisogna tornare al 27 settembre, quando durante il DIG Festival di Modena, nell&#8217;ambito di un incontro dedicato al «<strong>Caso Report</strong>», Nerazzini aveva accusato Ranucci di avergli censurato tre inchieste. Aveva inoltre contestato l&#8217;immagine politicamente progressista del giornalista, richiamando i suoi rapporti con Valter Lavitola. Dichiarazioni successivamente rilanciate dalla trasmissione <em>Filorosso</em>, alle quali <a href="https://www.nicolaporro.it/report-ormai-e-guerra-isuoi-lo-criticano-lui-e-una-furia/" target="_blank" rel="noopener">Ranucci aveva replicato con un lungo intervento su Facebook</a>, respingendo ogni addebito.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FSigfridoRanucciRai%2Fposts%2Fpfbid0BHUx7GZTAXs2w7rS5qXMF8CXKjTMAAGrcrmKpae5Ev8CSrfn9qdABykcFJLtfarZl&amp;show_text=true&amp;width=500" width="500" height="250" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>«Non ho mai censurato nessuno», aveva assicurato Ranucci, sostenendo di aver sempre difeso il lavoro dei propri inviati. Quanto alla prima inchiesta contestata, riguardante una palazzina milanese, aveva spiegato di non averla acquistata perché la Rai l&#8217;aveva già pagata contrattualmente. «Da dirigente, ho evitato che la vicenda potesse mettere nei guai sia la Rai sia lo stesso Nerazzini. Di questo ho prove e testimonianze». Sulla seconda vicenda, relativa ad alcuni istituti religiosi, aveva invece sostenuto di aver impedito un errore giuridico: non si poteva contestare ai frati il reato di autoriciclaggio, introdotto nell&#8217;ordinamento soltanto dopo i fatti. Ranucci aveva ricordato anche la loro successiva assoluzione.</p>
<p><strong>Tutte ricostruzioni smentite da Nerazzini. &#8220;</strong>Lo spezzone dello scandalo è un altro, sono i secondi in cui su quel palco dico che Ranucci ha censurato «tre mie inchieste» &#8211; scrive nel suo post l&#8217;ex inviato di Report &#8211; Queste sono appunto questioni di otto o nove anni fa, quindi nessun rancore, sono note internamente – almeno ad alcuni che anche all’epoca erano dentro al gruppo –, sono inevitabilmente nascoste e sì, ebbene sì, sono documentate e dimostrabili. Ed eccoci a Ranucci, che stranamente ribatte con due episodi, non tre.<br />
Il primo: «Non ho acquistato un&#8217;inchiesta di Nerazzini che aveva al centro le dinamiche che riguardavano una palazzina milanese, perché la Rai, da contratto, l&#8217;aveva già pagata. Da dirigente, ho evitato che la vicenda potesse mettere nei guai sia la Rai sia lo stesso Nerazzini. Di questo ho prove e testimonianze». In effetti una delle puntate censurate ruotava attorno a una palazzina milanese, non è mai andata in onda, mantiene ancora oggi il suo potenziale di interesse ed è potenzialmente ancora disponibile (chissà, magari la nuova gestione di Report potrebbe essere interessata). Tutto ciò che però Ranucci aggiunge non solo è falso, è diffamatorio. Mi consola che la curiosità innegabile per le «prove e le testimonianze» può comunque essere soddisfatta, perché questa è materia per querele giuste e avvocati liberi. E per fortuna al mondo esistono ancora sia le querele giuste, sia gli avvocati liberi&#8221;.</p>
<p>E ancora: &#8220;Il secondo caso, per Ranucci, riguarda una mia «inchiesta che coinvolgeva alcuni istituti religiosi». In realtà indagai sull’Ordine dei Frati Minori che con una serie di denunce all’autorità giudiziaria aveva scatenato l’apertura di un grande fascicolo sul clamoroso giro di affari, con relativa sparizione di 20 milioni di euro, dei discepoli del Santo della povertà. E indagai parallelamente sulle lacune, altrettanto clamorose, dell’inchiesta giudiziaria proprio nei mesi successivi al rigetto, firmato da una Gip l’8 gennaio 2018, della richiesta di archiviazione formulata dai Pm. Ranucci scrive di essersi opposto alle mie pressioni affinché facesse «intendere che la Procura di Milano non avesse voluto indagare i frati per il reato di autoriciclaggio». Si tratta di una supercazzola, anche perché nell’inchiesta – intitolata «I poverelli», andata in onda il 21 maggio 2018 e visibile su Raiplay – si denunciava come nelle 12mila pagine del fascicolo ci fosse la prova del reato di riciclaggio a fronte di un capo di imputazione, debole e sbilenco, per appropriazione indebita. Ecco forse perché Ranucci cita addirittura la sentenza di assoluzione, ma dimentica di precisare che il giudice Giuseppe Vanore dichiara il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato. Che è cosa ben diversa. Ma soprattutto non è questa una delle puntate che avevo in mente quando, dal palco pubblico di DIG, con un po’ di sincero nervosismo e ragionando a quanto pare per difetto, ho parlato di tre censure. Il terzo caso, come già detto, Ranucci non lo prende nemmeno in considerazione. Quindi a posto così&#8221;.</p>
<p><strong>Ma è soprattutto un altro passaggio ad aver fatto infuriare Nerazzini.</strong> Nel suo intervento Ranucci aveva evocato «le collette che abbiamo fatto come gruppo per ricomprare a Nerazzini le attrezzature di produzione che risultavano rubate in diversi furti», aggiungendo di preferire tacere su quelle vicende. La replica di oggi è durissima, tanto da denunciare &#8220;<strong>il tono da mafiosetto carico di insinuazioni</strong>&#8220;. Nerazzini contesta radicalmente la ricostruzione dell&#8217;ex collega, negando l&#8217;esistenza della colletta e sostenendo che la circostanza possa essere smentita da numerosi collaboratori di Report. «L’amicizia con Lavitola è eccezionale e dichiarata &#8211; dice Nerazzini &#8211; del resto è l’unica persona che in questi mesi furibondi non ha mai offeso e alla quale non ha mai rifilato manco una mezza, e doverosa, parola di critica, ma è un’amicizia che deve davvero avere basi solide. Però su questo non transigo e mi rivolgo direttamente alla persona che conosco da una ventina d’anni e con cui, per una decina, ho lavorato. Non ti permettere, caro Sigfrido, di sparlare a vanvera su vicende dolorosissime e feroci che hanno colpito la mia vita professionale e personale, coinvolgendo in maniera pesante anche la mia compagna. Perché quella di non renderle pubbliche, quelle vicende, a differenza di come avrebbero fatto tanti altri, è una scelta che pretende rispetto, anche da parte tua. Ti auguro davvero che l’inchiesta sull’attentato che hai subito sia portata avanti con serietà, onestà e in tempi ragionevoli, cosa che purtroppo non posso dire delle indagini sui miei «furti». Comunque, soltanto uno dei fatti a cui ti riferisci è pubblico perché fu ripreso dalla stampa e risale al luglio 2013. In quel caso, la nostra responsabile dell’epoca, Milena Gabanelli, mi promise l’annuncio di una «colletta» per permettermi di rialzarmi e ripartire. Non ci fu mai alcuna colletta. Questa ulteriore e insopportabile falsità può essere facilmente smentita da decine di colleghi e collaboratori di Report. Anche quelli che sono rimasti colpevolmente in silenzio in queste ultime settimane, mentre celebravi la tua amicizia fraterna e sferravi accuse infamanti a destra e a manca, a colleghe e colleghi. In questo caso però possono continuare a tacere e confermare con un semplice cenno della testa che non è mai esistita una colletta in mio soccorso&#8221;.</p>
<p>Nel precedente post Ranucci aveva attaccato anche <strong>Giorgio Mottola,</strong> che aveva sollevato dubbi sulla concentrazione dei ruoli di autore e conduttore, ricordando una direttiva dell&#8217;ex direttore generale Rai Luigi Gubitosi. Ranucci aveva replicato rivendicando la legittimità dei propri incarichi e rivelando che Mottola sarebbe arrivato a incassare circa <strong>330mila euro l&#8217;anno</strong> per le inchieste realizzate, cifra comprensiva delle spese di montaggio e trasferta. Aveva risposto anche all&#8217;ex consulente Gian Gaetano Bellavia, che aveva auspicato un&#8217;inchiesta sul suo conto.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fnerazzini%2Fposts%2Fpfbid02VkwZuBj48StJMQAWyYDqjbN2oim8wgsRiLUk4yPqpGssutVWVQvSYvzRKWhRVVfDl&amp;show_text=true&amp;width=500" width="500" height="250" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-storico-inviato-di-report-accusa-ranucci-un-megalomane-che-dice-mafiosita/">Lo storico inviato di Report accusa Ranucci: &#8220;Un megalomane che dice mafiosità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Nobel per la pace, perché è un oltraggio alle vittime del 7 ottobre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Baldassarri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[nobel per la pace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due commenti a caldo sul Premio Nobel per la Pace assegnato a Navi Pillay</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/nobel-per-la-pace-perche-e-un-oltraggio-alle-vittime-del-7-ottobre/">Nobel per la pace, perché è un oltraggio alle vittime del 7 ottobre</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il <strong>Premio Nobel per la Pace</strong> è ormai una barzelletta di cattivo gusto. A Gaza non è in atto alcun genocidio; chi lo afferma è in totale malafede e mosso da sentimenti antisemiti. L’assegnazione del Premio ad una <strong>pseudo giurista sudafricana,</strong> che ha presieduto una commissione farlocca istituita dall’Onu al solo fine di travisare la verità, piegandola ai desiderata dei Paesi islamici e degli Stati canaglia nemici dell’Occidente, e’ una vergogna.</em></p>
<p><em>Il fatto che ciò avvenga in coincidenza dell’anniversario della strage del 7 ottobre è un deliberato <strong>oltraggio</strong> alla memoria delle vittime. Il prossimo anno i traditori di Oslo conferiranno il premio ad Hamas; o magari a <strong>Putin</strong> o al buon padre di famiglia che governa la Corea del Nord. Sono sbalordito ed avvilito.</em></p>
<p>Marco Baldassari, 9 ottobre 2026</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/nobel-per-la-pace-a-navi-pillay-israele-insorge-goebbels-applaude-dallinferno/" target="_blank" rel="noopener">Nobel per la Pace a Navi Pillay, Israele insorge: &#8220;Goebbels applaude dall&#8217;inferno&#8221;</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/guarda-un-po-nobel-per-la-pace-a-chi-accusa-israele-di-genocidio-ma-la-sentenza-non-ce/">Guarda un po&#8217;: Nobel per la Pace a chi accusa Israele di &#8220;genocidio&#8221;. Ma la sentenza non c&#8217;è</a></li>
</ul>
<p><em>Se ai bambini e alla popolazione civile di <strong>Gaza</strong> non fosse stato satanicamente impedito di rifugiarsi nella infinita ragnatela di tunnel riservata alle milizie armate di Hamas nessuno oserebbe nemmeno azzardarsi a denunciare un “genocidio”. <strong>Gli odiatori di Israele oggi hanno da festeggiare</strong> con tutti i più sanguinosi regimi mediorientali. È a loro che è andato il <a href="https://www.nicolaporro.it/guarda-un-po-nobel-per-la-pace-a-chi-accusa-israele-di-genocidio-ma-la-sentenza-non-ce/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Nobel per la pace.</strong></a></em></p>
<p>Marco Taradash, 9 ottobre 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://video.corriere.it/video-embed/b38ecdcf-73aa-4b94-8d10-dc170240cxlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Hamas ha bruciato bambini&#8221;. E Formigli sbrocca: &#8220;È una fake&#8221;. Ma sbaglia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/hamas-ha-bruciato-bambini-e-formigli-impazzisce-e-una-fake-ma-sbaglia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 13:44:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[corrado formigli]]></category>
		<category><![CDATA[francesco giubilei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scontro tra Giubilei e il conduttore di Piazzapulita: "Mi è stato detto che è una bugia ma non è così"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hamas-ha-bruciato-bambini-e-formigli-impazzisce-e-una-fake-ma-sbaglia/">&#8220;Hamas ha bruciato bambini&#8221;. E Formigli sbrocca: &#8220;È una fake&#8221;. Ma sbaglia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1115523808085606%2F&amp;show_text=false&amp;width=382&amp;t=0" width="382" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p>Ieri è andato in scena questo surreale scontro tv tra Francesco Giubilei, ospite spesso anche di questo nostro sito, e Corrado Formigli. Erano all&#8217;arena di Piazzapulita, il giorno dopo la terza ricorrenza del 7 ottobre. Quando Giubilei ricorda di aver visto nei kibbutz i luoghi dove Hamas ha &#8220;bruciato i bambini&#8221; israeliani, il conduttore perde letteralmente la brocca. Parla di &#8220;fake news&#8221;, cerca di far intervenire gli altri, si infuria e dice che nella sua trasmissione non sono ammesse bugie.</p>
<p>Replica oggi Giubilei: &#8220;A <strong>Piazza Pulita</strong> ho avuto un’accesa discussione dopo aver raccontato quello che ho visto nei kibbutz dopo il 7 ottobre in cui furono anche bruciati bambini dai terroristi. Mi è stato detto che è una fake news (non è così) mentre si cita Hamas come una fonte affidabile&#8221;.</p>
<p>Giubilei non ha mai parlato di &#8220;forni&#8221;, né ha specificato se quei bambini siano stati arsi vivi o meno. Ha solo parlato di bimbi bruciati e delle loro culle, viste personalmente. Se non bastasse la testimonianza diretta di chi ha visitato i kibbutz, siamo anche andati a rileggerci <a href="https://www.un.org/unispal/document/coi-attacks-7october2023-report-10jun24/" target="_blank" rel="noopener nofollow">questo rapporto dell&#8217;Onu</a> (fonte di solito citata da Formigli&amp;co) e &#8211; apprezzando la tecnologia &#8211; abbiamo anche chiesto a Claude (Ai) di analizzarlo per rispondere ad una domanda: è vero che sono stati trovati corpi di persone bruciate da Hamas?</p>
<p><em>Ecco la risposta:</em></p>
<p><em>Sì, il rapporto (A/HRC/56/CRP.3, giugno 2024) parla sia di corpi bruciati sia di persone arse vive. Distingue però con cura tra ciò che ha verificato da sé e ciò che riporta da altri.</em></p>
<p><em><strong>Corpi bruciati (verificato dalla Commissione)</strong></em></p>
<p><em>Ai par. 123-124 documenta corpi bruciati in più luoghi, alcuni oltre il riconoscimento, in certi casi anche decapitati. Secondo alcune fonti furono usati acceleranti. Aggiunge però di non aver potuto stabilire se le vittime fossero state bruciate vive o dopo la morte.</em><br />
<em>Al par. 129 ha verificato in modo indipendente un’immagine TC con resti carbonizzati di un adulto e di un bambino legati con filo di ferro e bruciati. Anche qui non ha potuto stabilire se fossero già morti.</em><br />
<em>Al par. 130 ha verificato un video da Be’eri con due vittime bruciate in un’auto, e un perito ha concluso che i corpi furono bruciati dopo la morte.</em><br />
<em>Al par. 137 riporta il caso di una donna cosparsa di benzina, senza poter dire se il fuoco sia stato appiccato prima o dopo la morte.</em></p>
<p><em><strong>Persone arse vive (riportato da testimoni o da altri, non accertato dalla Commissione)</strong></em></p>
<p><em>Al par. 128 riferisce che il direttore del Centro nazionale di medicina legale israeliano ha dichiarato che molti furono bruciati vivi nelle loro case, sostenendo di averlo dedotto dalla fuliggine nella trachea. È una dichiarazione di quel centro, citata dalla Commissione, non una sua verifica.</em><br />
<em>Al par. 131 cita messaggi inviati da vittime di Nir Oz che dicevano di essere bruciate vive e di temere di soffocare per il fumo.</em><br />
<em>Tra le testimonianze, una superstite del Nova festival dice di aver visto miliziani bruciare persone vive.</em></p>
<p><strong><em>Il caso accertato (par. 172 e 283)</em></strong><br />
<em>La Commissione conclude che i miliziani diedero fuoco a case sapendo che gli abitanti erano nelle stanze sicure, causandone il soffocamento per il fumo. Cita il caso dei tre bambini di Nir Oz (Siman Tov), morti soffocati dal fumo dopo che la casa fu incendiata, mentre i genitori erano morti per le ferite da arma da fuoco.</em></p>
<p><em>In sintesi, “persone arse vive” compare come prova sostenuta da altri e da messaggi delle vittime, non come fatto accertato dalla Commissione. Il fatto accertato è l’incendio doloso di case con civili dentro, con morti per fumo, tra cui tre bambini. La Commissione ha anche concluso che la bruciatura di corpi costituisce il crimine di guerra di oltraggio alla dignità personale (par. 287).</em></p>
<p><em>Altra domanda: anche bambini, quindi?</em></p>
<p><em>Sì, ma con distinzioni.</em></p>
<p><em><strong>Bambini morti in un incendio doloso (accertato): i tre bambini Siman Tov a Nir Oz morirono soffocati dal fumo dopo che i miliziani diedero fuoco alla casa</strong> (par. 172 e 283). La Commissione lo considera parte di una condotta più ampia, cioè incendiare case sapendo che gli abitanti erano nelle stanze sicure.</em></p>
<p><em><strong>Bambino con il corpo bruciato</strong> (non chiarito se prima o dopo la morte): l’immagine TC del par. 129 mostra i resti carbonizzati di un adulto e di un bambino legati con filo di ferro. La Commissione ha verificato l’immagine, ma non ha potuto stabilire se fossero già morti quando furono bruciati.</em></p>
<p><em>Bambini “arsi vivi” in senso stretto: il rapporto non lo afferma come fatto accertato per nessun bambino. Le affermazioni sull’essere bruciati vivi (par. 128 e 131) riguardano persone in generale e provengono da dichiarazioni di medici legali israeliani o da messaggi delle vittime, non da verifiche della Commissione.</em></p>
<p>Piccolo appunto finale: ma c&#8217;era bisogno di alterarsi così per un dettaglio tutto sommato ininfluente? Vogliamo dire: che i bambini israeliani il 7 ottobre siano stati bruciati, arsi vivi, crivellati di colpi o decapitati, cambia poco. Certo aggiunge colore. Certo aggiunge orrore. <strong>Ma il risultato finale è identico: innocenti, civili, adolescenti o lattanti, sono stati &#8220;trucidati&#8221;</strong> (sì, Corrado: trucidati) in un attacco terroristico. Montare tutta quella panna sulla presunta fake (che fake non è) dei bimbi bruciati, per di più farlo il giorno dopo il 7 ottobre, è veramente patetico. Se ci è permesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hamas-ha-bruciato-bambini-e-formigli-impazzisce-e-una-fake-ma-sbaglia/">&#8220;Hamas ha bruciato bambini&#8221;. E Formigli sbrocca: &#8220;È una fake&#8221;. Ma sbaglia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Travaglio sfotte i passeggeri del volo FlyDubai: ci vuole coraggio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/travaglio-sfotte-i-passeggeri-del-volo-flydubai-ci-vuole-coraggio/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/travaglio-sfotte-i-passeggeri-del-volo-flydubai-ci-vuole-coraggio/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 15:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Flydubai]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=347959</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il direttore del Fatto liquida come propaganda una vicenda raccontata da 174 persone. Peccato che le autorità abbiano confermato l’aggressione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/travaglio-sfotte-i-passeggeri-del-volo-flydubai-ci-vuole-coraggio/">Travaglio sfotte i passeggeri del volo FlyDubai: ci vuole coraggio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri il direttore del Fatto deride la storia che 174 persone hanno vissuto in prima persona: in volo verso Israele hanno visto un pilota aggredirne un altro con un&#8217;arma, l&#8217;aereo perdere quota e scattare il codice di dirottamento, e alla fine sono atterrate d&#8217;emergenza in Arabia Saudita. Nell&#8217;editoriale «Ci prendono per scemi»,<a href="https://www.nicolaporro.it/aereo-dirottato-il-giudice-di-dubai-conferma-e-terrorismo/" target="_blank" rel="noopener"><strong> il volo FlyDubai diretto a Tel Aviv</strong> </a>entra nel catalogo delle storie confezionate per gli allocchi: «Ogni giorno &#8211; scrive &#8211; questi pazzi criminali ci mettono alla prova, per vedere fin dove arriva la nostra creduloneria e può spingersi la loro propaganda… Ora è il copilota jihadista dell&#8217;aereo FlyDubai che accoltella il comandante, ma viene prontamente ammanettato coi cavi degli auricolari (di acciaio inox o filo spinato, si presume) da un eroico passeggero».</p>
<p>L&#8217;eroismo altrui, contemplato dalla scrivania, deve sembrargli irresistibilmente comico. <strong>Peccato che esistano i fatti.</strong> Le autorità saudite hanno confermato l&#8217;aggressione e l&#8217;intervento dei passeggeri. Il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che il copilota ha colpito il comandante con l&#8217;ascia di emergenza per tentare di impadronirsi dei comandi, definendo l&#8217;azione un tentativo terroristico. Il comandante indiano ha raccontato dall&#8217;ospedale come fosse riuscito, benché ferito, ad aprire la cabina per consentire agli altri di intervenire. Per informarsi, dunque, non occorre prestare giuramento a Netanyahu, come sembra credere lui. Basta leggere le notizie.</p>
<p><strong>Il trucco della disinformazione è noto</strong>, lo insegnano nelle scuole di giornalismo russe: mescolare ai fatti accertati errori veri, come i missili caduti in Polonia attribuiti in un primo momento alla Russia, fino a quando il lettore non distingue più nulla. Tutto diventa un&#8217;unica poltiglia propagandistica, e a quel punto Travaglio può presentarsi come il solo abbastanza sveglio da non cascarci. Il prezzo di questa messinscena lo pagano i fatti, le persone che li hanno vissuti e i lettori (tranne quelli che pagano volentieri la tessera del club dei furbi).</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-copilota-terrorista-era-gia-noto-cosa-non-torna-sullattacco-a-flydubai/" target="_blank" rel="noopener">Il copilota terrorista era già noto: cosa non torna sull&#8217;attacco a Flydubai</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/aereo-dirottato-il-copilota-sbugiarda-i-benpensanti-lho-fatto-per-gaza/" target="_blank" rel="noopener">Aereo dirottato, il copilota sbugiarda i benpensanti:L&#8217;;ho fatto per Gaza</a></li>
</ul>
<p>Come sappiamo, sull’accaduto restano ancora da accertare responsabilità, eventuali complicità e ogni dettaglio della dinamica.<strong> È il lavoro degli inquirenti.</strong> Il lavoro di un giornalista sarebbe distinguere ciò che sappiamo da ciò che ancora ignoriamo. Travaglio ci vuol convincere che è ridicolo credere all&#8217;intera vicenda, senza prendersi la responsabilità di smentirla. Gli basta il sarcasmo: costa meno di una verifica e non richiede prove. Ci devono essere giorni in cui Marco Travaglio fa il giornalista, visto che ha la tessera dell&#8217;Ordine. Saranno i 29 febbraio degli anni non bisestili.</p>
<p>Marco Taradash, 8 ottobre 2026</p>
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		<title>“Tua sorella a fare la prostituta”. Il ridicolo Bingo Bongo di Massini che insulta gli italiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 17:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[piazzapulita]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Massini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sale sul palco per ridicolizzare il “razzista”, ma finisce per trattare gli immigrati come braccia da lavoro in un nugolo di cliché</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho visto molti monologhi, ma <strong>mai uno capace di essere razzista con tanta cura e di credersi pure antirazzista,</strong> su Piazza Pulita.<strong> Stefano Massini</strong> sale sul palco per difendere i migranti e, per farlo, li presta a un personaggio che si chiama Bingo Bongo. Capito? Il nome è già la sentenza. La superiorità, in questo monologo, si ottiene in un modo solo: si mima l&#8217;idiota. Il teatrante dice &#8220;sono il rozzo che pensa questo&#8221;, e il pubblico concorda che il rozzo è rozzo. Facile, comodo, banale. A sentirlo sembra uscito dalla formaldeide: un&#8217;idea di mondo preparata trent&#8217;anni fa e mai aperta per prendere aria. Infantile, e con i tempi comici di un cartello stradale.</p>
<p>Lo spettatore ride, annuisce, si sente un po&#8217; più illuminato di quello sul palco e torna a casa convinto di aver salvato l&#8217;umanità, in genere dopo un aperitivo. Allora proviamo a rispondere al personaggio, e a chi l&#8217;ha scritto. Signor Massini, lei metterebbe a rischio la sua vita e quella dei suoi figli per attraversare un deserto, poi un mare, su un gommone, lungo una rotta piena di insidie? Può accettare la morte di migliaia di persone in acqua, nel deserto? Io no.</p>
<p><strong>Il suo moralismo infantile,</strong> invece, quelle morti le rende possibili,<strong> incita le partenze senza criterio</strong>: finché il confine resta una questione di sensibilità (e autocelebrazione, per sentirsi moralmente superiori) e non di sicurezza, il mare continuerà a prendersi la gente. Il Mediterraneo, che di applausi non sa che farsene, né dei suoi monologhi, lavora a ciclo continuo. Io voglio un&#8217;emigrazione sicura, pacifica, che non costi la vita.</p>
<p>Poi il copione prosegue con <strong>&#8220;il migrante mette in pericolo la mia civiltà&#8221;.</strong> E no, teatrante mio, il punto non è questo. Il punto è che certe culture sono ostili in modo preciso, non tutte, non in ogni forma, ma le faccio un esempio che riguarda gay e trans, ed è una questione che non si risolve con una battuta. Hamtramck, Michigan: nel 2021 elegge un sindaco musulmano e un consiglio comunale interamente musulmano, e due anni dopo quel consiglio vieta le bandiere non governative sugli edifici pubblici, compresa quella arcobaleno. Gli elettori woke che li avevano votati sono rimasti lì, a guardare la propria bandiera ammainata: l&#8217;accoglienza, evidentemente, non includeva una polizza sull&#8217;arcobaleno. Non c&#8217;è nessun Bingo Bongo in questa storia, solo un risultato elettorale.</p>
<p>Siamo sicuri che i diritti che difendiamo saranno difesi altrettanto da altre culture? <strong>La cultura è un ibrido</strong>, ognuno travasa nell&#8217;altra le proprie conoscenze, è sempre stato così storicamente: abbiamo preso e abbiamo dato. I sensi di colpa per la nostra identità lasciamoli nel camerino. Ora il compito è fare in modo che non ci siano ingiustizie, non fingere di non vederle, come fa Massini.</p>
<p>Poi nel testo si parla della <strong>questione culturale</strong>, così banale che mi vergogno a commentarla. Imperatori, grandi civiltà, il minimo sindacale del liceo. Ricordo allo storico Massini che nella tratta araba una parte degli schiavi maschi veniva castrata per impedire la riproduzione, e per farne eunuchi da impiegare nelle corti, negli harem, a guardia di luoghi sacri.</p>
<p>Poi arriva <strong>il centro vero del pezzo:</strong> &#8220;se io me ne vado, chi raccoglie i pomodori?&#8221; Eccolo. Il migrante come bracciante. Come forza muscolare a disposizione, come nuovo schiavo con applauso incluso a fine spettacolo. E per chi non regge i campi c&#8217;è il resto del catalogo: la strada, la prostituzione, il ricatto dei familiari rimasti in Africa. Un monologo che si dice antirazzista e che riduce l&#8217;uomo africano a una cassetta di pomodori. La schiavitù, in ogni forma, è da condannare, sempre. Salvo, pare, quando serve a raccogliere i pachino.</p>
<p>Ogni tanto spunta una laurea, poi le badanti, poi di nuovo i braccianti: <strong>una confusione che ha l&#8217;aria di un&#8217;idea ma non lo è.</strong> A tipi come Massini i migranti servono per non farli lavorare, per usarli come sfondo, come pubblico morale dei loro monologhi. Come contorno per le sue insalate, con la coscienza a lunga conservazione.</p>
<p>Infine il classico: <strong>&#8220;i migranti sono tutti criminali&#8221;,</strong> detto con la voce che interpreta un classico imbecille (nell&#8217;ideale micragnoso di Massina). Ma il crimine non ha pelle. Ha margine. Ha anche un indirizzo, e di solito non è quello del teatro. Il povero senza mezzi e senza formazione, italiano, bianco o altro, è più esposto alla delinquenza, e il colore non c&#8217;entra. Ridurre tutto alla pelle è la banalizzazione del punto di vista altrui, di cui Massini ha bisogno, perché la complessità richiede un pensiero che non si recita. E che forse non ha compreso.</p>
<p>Io vorrei che nessuno fosse costretto a partire. Che l&#8217;Africa, ricchissima di materie prime, avesse il diritto di tenersi quello che ha sotto i piedi. Se resta com&#8217;è, è anche per colpa di una cultura bassa e ambigua come quella del teatrante in questione, che <strong>dovrebbe studiare un po&#8217; di storia</strong> per capire quali meccaniche l&#8217;hanno ridotta così, prima di risalire sul palco a interpretare l&#8217;idiota altrui, quello che ovviamente non ha mai incontrato.</p>
<p>Il migrante può essere una risorsa, oppure una fonte di disperazione, se non gli si permette di far parte del sistema economico. E Massini, e altri come lui, come <strong>Tesla Fratoianni</strong>, cosa fanno? Oltre a ridurre la realtà a uno slogan? Poco, niente. Applausi, sipario. Il mare resta dov&#8217;è, i pomodori invece aspettano Massini.</p>
<p>Peter Cameron Ellis</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.la7.it/embedded/la7?tid=player&amp;content=658962&amp;title=%2Fpiazzapulita%2Fvideo%2Fbingo-bongo-il-nuovo-racconto-di-stefano-massini-24-09-2026-658962" width="100%" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>&#8220;Io in fascia protetta?&#8221;, &#8220;Gusti invertiti&#8221;. Furibonda lite Cerno-Vannacci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Cerno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scontro tra il generale Roberto Vannacci e il direttore del Giornale Tommaso Cerno</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scontro tra <strong>Tommaso Cerno</strong> e <strong>Roberto Vannacci</strong> si accende sulla Rai, sulla fascia protetta e sul tema dell’omosessualità in televisione.</p>
<p>Ad aprire le ostilità è stato il direttore de <em>Il Giornale</em>. «Pensate che meraviglia, in Rai c&#8217;è il pluralismo, e nel pluralismo ci vuole anche Cerno ogni tanto, perché non si capisce perché chiunque può dire tutto e io no &#8211; ha detto  &#8211; Ci provano in tutte le maniere: ho sentito dire pure che <strong>siccome sono omosessuale dovrei andare in fascia protetta</strong>, l&#8217;ha detto il generale Vannacci». L&#8217;affondo contro il leader di FnV è stato durissimo: «Io credo che la fascia più protetta di così non possa essere, perché le 14 è protetta dalla democrazia, dalle famiglie, dalle persone normali a cui ti rivolgi. E se vogliono ribellarsi si ribellano, la loro protezione viene dalla libertà, caro generale: se togli tutti i gay dalla televisione dopo non ci resta nessuno, devono mandare la pubblicità praticamente dalle otto di mattina a mezzanotte».</p>
<p>Ma Cerno non era limitato alla polemica a distanza e aveva lanciato direttamente il guanto di sfida: «Un confronto con Vannacci? Lo farei volentieri, lo chiederò al generale. Vediamo se ci viene, penso di sì perché mi pare sia uno a cui piace andare in televisione. <strong>Quindi mettiamo già sul tavolo il Vannacci-Cerno in fascia protetta</strong>».</p>
<p>La replica del leader di <strong>Futuro Nazionale</strong> non si è fatta attendere. Secondo Vannacci, Cerno «si è inventato che Futuro Nazionale voglia proibire a chi ha gusti omosessuali di comparire in tv». Quindi ha precisato la propria posizione: «Non so se <strong>chi ha gusti invertiti</strong> abbia il patentino per sparare corbellerie più grosse rispetto a chi ha i gusti che si inquadrano nella normalità, ma le regole in televisione saranno uguali per tutti: in fascia protetta, quando ci sono i bambini davanti allo schermo, la propaganda gender e omosessualista non deve poterla fare né chi ha gusti omosessuali né chi ha gusti eterosessuali».</p>
<p>Vannacci passa poi all’attacco personale ricordando il percorso politico e professionale del giornalista: «Cerno, che dichiara di avere una preferenza erotica per i maschietti, di spazio ne ha dappertutto: ha fatto il senatore del Partito democratico, è stato dirigente di Arcigay, oggi è direttore de <em>Il Giornale</em> e fa il guru del centrodestra, ha addirittura una trasmissione in Rai». E chiude con un’altra stoccata: «Ma di cosa si lamenta? A me, per esempio, son sempre piaciute le donne e ciò non mi ha garantito né una citazione eterna nella Commedia di Dante né il patentino di “sparare minchiate”, come dice lui, tantomeno sulla pelle dei bambini». Ora resta da vedere se, dopo lo scontro a distanza, il confronto proposto da Cerno diventerà davvero un faccia a faccia televisivo.</p>
<p>Immediata la controreplica di Cerno: «Penso che una persona che non sa argomentare senza insultare il prossimo abbia un <b>serio deficit di contenuti</b>. Vannacci mi insulta perché non regge un confronto nel merito. È una dinamica che capisco e conosco bene, la sinistra la usa da sempre. E capisco adesso perché in Parlamento Vannacci vota con la sinistra. Faccia come crede, gli italiani giudicheranno.  A me danno del fascista, del razzista, adesso dell&#8217;invertito, ma nessuno commenta mai nel contenuto quello che dico». E ancora: «<b>A meno che non diventi un invertito anche lui e si decida a votare con il centrodestra». </b></p>
<p>A difesa di Cerno si sono schierati numerosi politici, a partire da Ignazio La Russa. E anche il Cda della Rai ha espresso solidarietà: «Parlare di «gusti invertiti» è un&#8217;espressione offensiva e discriminatoria, che non può trovare spazio in un confronto civile e istituzionale. Nel servizio pubblico si possono discutere e contestare le idee, anche con fermezza. Non è invece accettabile che l&#8217;orientamento sessuale venga utilizzato per delegittimare una persona o il suo ruolo professionale. È questo il principio di uguaglianza che la Rai, in quanto servizio pubblico, è chiamata a garantire». A quel punto arriva anche la contro-controreplica del generale: «Non capisco a cosa il cda Rai faccia riferimento. Citano le mie parole su `gusti invertiti´, ma da quando parlare di gusti è discriminatorio e offensivo? Nel dire `gusti invertiti´ non c&#8217;è un&#8217;offesa né censura, forse è la Rai che mi vuole censurare. Dal latino `de gustibus non est disputandum´: i gusti non possono essere scherniti né discussi. `Invertito´ significa volgere o dirigere nel senso opposto, parlare di inversione non vuol dire discriminare. Forse il cda Rai dovrebbe usare meglio il dizionario». Poi la stoccata finale: «Quello che volevo dire a Cerno l&#8217;ho già detto: non può permettersi di travisare il programma di un partito. Abbiamo detto no alla propaganda gender e all&#8217;omosessualizzazione dei contenuti in fascia protetta. Noi parliamo di protezione dei bambini, tanto più che questo governo ha proibito che nelle scuole di mattina si possa fare propaganda gender, quindi noi stiamo dicendo che anche al pomeriggio in tv sia la stessa cosa. Resta la totale incomprensione per il comunicato Rai».</p>
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		<title>Prima batosta per Ranucci: la Rai lo sospende per 10 giorni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 14:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La decisione di Viale Mazzini: ecco le quattro contestazioni</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Primo colpo per <strong>Sigfrido</strong> <strong>Ranucci</strong>. La Rai ha infatti comminato una <strong>sospensione di 10 giorni</strong> all&#8217;ex conduttore di <strong>Report</strong>, come riporta<em> il Fatto Quotidiano</em>.</p>
<p>Cosa gli contesta la Rai? Secondo quanto si apprende: per prima cosa, una cinquantina di ingressi di Laura Cianfoni, amica di Ranucci, all&#8217;interno dei palazzi della Rai; poi l&#8217;aver pubblicato alcune conversazioni private con il deputato del movimento 5 stelle Dario Carotenuto; l&#8217;aver inviato, come dimostrato dalle indagini sul caso della bomba, diverse comunicazioni aziendali a <strong>Valter Lavitola;</strong> infine Ranucci è stato addebitato un comportamento scorretto rispetto alle regole Rai per aver denigrato pubblicamente i colleghi di Report appena nominati, <strong>Daniele Piervincenzi</strong> e <strong>Giulia</strong> <strong>Presutti</strong>.</p>
<p>Il provvedimento prevederebbe l&#8217;allontanamento dalla redazione e <strong>la sospensione dallo stipendio</strong>.</p>
<p>&#8220;Tuttavia, sabato sarò a Bologna al Duse a presentare la mia storia, #DiarioDiUnTrapezista, alle ore 20.45. Il 17 ad Albenga al teatro Ambra tra gli amici, i Fieui di Caruggi, il 24 ottobre Reggio Calabria, 29 ottobre Calcinato&#8221;, replica sui social Ranucci . &#8220;Sempre e per sempre dalla vostra parte mi troverete&#8221;. Duro anche l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita: “Proprio mentre il tribunale del lavoro di Roma sta decidendo sul ricorso cautelare di Sigfrido Ranucci nei confronti del provvedimento di rimozione da Report, la Rai gli comunica una nuova sanzione: dieci giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione. Una decisione che interviene a pochi giorni dalla presentazione di articolate difese, con le quali sono state contestate nel merito e nel metodo le accuse formulate dalla Rai. In attesa della decisione del giudice non commentiamo la coincidenza temporale. Il provvedimento sarà impugnato.”</p>
<p>Oggi era anche arrivata la stilettata del direttore degli Approfondimenti Corsini: “Ranucci reintegrato alla conduzione di Report? Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere, è ucronia. Io quello che dovevo fare l’ho fatto”, aveva detto alla presentazione del programma 2 di Picche condotto da <strong>Tommaso Cerno.</strong> “Stiamo lavorando serenamente, pensiamo di essere nel giusto e di avere fatto tutto quello che doveva essere fatto, correttamente&#8221;.</p>
<p>Immediata era arrivata la protesta del M5S. “Corsini ha giurato fedeltà alla causa. Lo ha ammesso lui stesso: è un militante di Fratelli d’Italia. Ma questo non gli consente di augurarsi pubblicamente che Sigfrido Ranucci non venga reintegrato alla guida di Report“, hanno detto gli esponenti M5s in commissione di vigilanza Rai. “Un’uscita del genere, in scia a ciò che ha detto nelle settimane scorse Ignazio La Russa a cui il militante Corsini è evidentemente obbediente, è indegna di qualsiasi ruolo che richieda un minimo di imparzialità, posto che in Rai ne esista ancora – dicono – . Ormai a TeleMeloni vige una totale, sfacciata impunità. Il vero vangelo citato da Corsini è quello secondo <strong>Matteo Salvini:</strong> sputa veleno contro Ranucci proprio mentre presenta l’ennesimo mega-flop della stagione, sponsorizzando quel Tommaso Cerno che nessuno guarda, incubatore di fake news contro Ranucci. Anche questa sarebbe una questione da sottoporre al comitato etico, o le regole valgono solo quando si tratta di fare fuori Ranucci?”.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
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		<title>Crozza, il capitalismo è il nemico: parola di comico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/crozza-il-capitalismo-e-il-nemico-parola-di-comico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 10:43:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Marco de luca]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Crozza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Standing ovation per il consigliere Pd anti-Usa e attacco al mercato: su Nove va in scena la lezione della sinistra radicale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/crozza-il-capitalismo-e-il-nemico-parola-di-comico/">Crozza, il capitalismo è il nemico: parola di comico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella puntata del 2 ottobre del suo show in onda su Nove, <strong>Maurizio Crozza</strong> conferma la sua spiccata propensione a svolgere il ruolo di propagandista per la sinistra radicale, a cui appartengono tanti radical chic con il cuore rivoluzionario e il portafoglio a destra. In particolare, il popolare comico ha tenuto ad impartire ai suoi numerosi estimatori una vera e propria lezione sul modo in cui dovrebbe funzionare il sempre odiato capitalismo.</p>
<p>E lo ha fatto elogiando la seguente e, a mio avviso, demenziale presa di posizione di Marco Rocco De Luca, giovane consigliere comunale del Pd a Cesena, così sintetizzata in alcuni titoli di giornale: <strong>“Liberiamoci degli Stati Uniti, del capitalismo e del sionismo”.</strong> Ebbene Crozza, dopo aver stigmatizzato l’imbarazzo manifestato soprattutto da alcuni esponenti dell’area riformista, ha sostenuto che occorreva invece accogliere le parole di De Luca con una standing ovation.<br />
Dopodiché ha ironizzato su alcune osservazioni del riformista Gori, il quale ha espresso un concetto piuttosto ragionevole, secondo il quale fare a gara a chi è più di sinistra non può che “regalare spazi decisivi alla destra”. Evidentemente Crozza ritiene che esiste una maggioranza di italiani che voterebbero il campo largo a patto di rinverdire i fasti di quell’antico Partito comunista che sognava da nazionalizzare persino l’aria che respiriamo.</p>
<p>A tale proposito Crozza ha spiegato che il boom economico è stato possibile proprio grazie all’intervento dello Stato, il quale arrivò persino a nazionalizzare le dighe, come fece <strong>Enrico Mattei.</strong> Quindi, commenta, “quando lo Stato c’è anche il capitalismo funziona”. In realtà, se oggi la mano pubblica controlla oltre metà del reddito nazionale, in quel periodo non superava il 25%, ed è per questo che il Pil cresceva ad un ritmo impetuoso, altro che chiacchiere da palcoscenico televisivo.</p>
<p>Infine il nostro eroe della barzelletta non ha mancato di <strong>criticare il leader dello stesso campo largo</strong> ponendo loro un paio di domande provocatorie: ma perché non parlate di mettere la museruola al capitalismo? Perché non dite che lo Stato si deve riprendere le infrastrutture: energia, finanza, invece di arrovellarvi sulle primarie?</p>
<p>A questo punto, visto il modo molto semplicistico con cui ha affrontato l’argomento, ci mancava solo che Crozza ribadisse una storica esortazione di Lenin: “tutto il potere ai soviet”. In tale modo <strong>il polpettone ideologico,</strong> assolutamente indigesto per noi liberali, sarebbe stato completo.</p>
<p>Claudio Romiti, 5 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/crozza-il-capitalismo-e-il-nemico-parola-di-comico/">Crozza, il capitalismo è il nemico: parola di comico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Occhiuto sfida Forza Italia: la rivoluzione liberale che manca al centrodestra</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/occhiuto-sfida-forza-italia-la-rivoluzione-liberale-che-manca-al-centrodestra/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/occhiuto-sfida-forza-italia-la-rivoluzione-liberale-che-manca-al-centrodestra/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 18:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più mercato, meno burocrazia, giovani, diritti civili ed energia: il governatore rilancia l’eredità di Berlusconi e chiede a Forza Italia di tornare a osare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/occhiuto-sfida-forza-italia-la-rivoluzione-liberale-che-manca-al-centrodestra/">Occhiuto sfida Forza Italia: la rivoluzione liberale che manca al centrodestra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi governare è diventato la sfida nella sfida, soprattutto quando lo si vuole fare con spirito d&#8217;innovazione e in maniera rivoluzionaria. <strong>Rivoluzionaria non è un termine casuale:</strong> richiama quella &#8220;rivoluzione liberale&#8221; invocata e auspicata proprio dall&#8217;<em>enfant prodige</em> del centrodestra italiano. Ripartire dall&#8217;eredità lasciata dal Cavaliere. A pochi giorni da quello che sarebbe stato il suo novantesimo compleanno, il lascito di <strong>Silvio Berlusconi</strong> appare ancora una volta quanto mai attuale, ma non attualizzato dai neoforzisti; anzi, a tratti &#8220;musealizzato&#8221;.</p>
<p>Per questo il Presidente <strong>Occhiuto</strong>, visto di buon occhio proprio dall&#8217;ala liberale e riformista di Forza Italia, entra a gamba tesa su temi all&#8217;altezza delle grandi sfide berlusconiane: più mercato, meno burocrazia, una <em>no-tax area</em> per<strong> i giovani under30</strong> e, infine, i diritti civili. A proposito di diritti, Occhiuto ricorda che Berlusconi lasciava libertà di coscienza a ciascuno nel costruire la propria visione. Dovrebbe accadere anche oggi: servirebbero maggiore apertura mentale e il coraggio di affrontare temi non proprio affini all&#8217;elettorato di centrodestra.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/occhiuto-il-sud-puo-crescere-ma-deve-liberarsi-dallassistenzialismo/" target="_blank" rel="noopener">Occhiuto: ;Il Sud può crescere, ma deve liberarsi dall’assistenzialismo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-2027-lega-contro-forza-italia-con-perego-vogliono-spaccare-il-centrodestra-sardone-in-vantaggio/" target="_blank" rel="noopener">Milano 2027, Lega contro Forza Italia: Con Perego vogliono spaccare il centrodestra. Sardone in vantaggio</a></li>
</ul>
<p>Ciò, però, non deve distogliere l&#8217;attenzione da quella che resta<strong> la pietra miliare di Forza Italia</strong>: l&#8217;economia. Servono riforme degne di Antonio Martino, riforme che mettano le aziende italiane in condizione di essere competitive anche, e soprattutto, oltre i confini nazionali. Bisogna parlare di energia, un problema che oggi attanaglia la filiera produttiva, in modo concreto, mettendo in campo soluzioni immediate. Bisogna ritrovare quella diplomazia internazionale che tanto ha contraddistinto Silvio Berlusconi. Servono delle bandiere, e la cancellazione del bollo auto potrebbe essere una di queste.</p>
<p>Ma non bisogna specchiarsi, né tantomeno cullarsi, nell&#8217;avere una leader carismatica e capace come Giorgia Meloni: anche le altre forze della coalizione devono fare la propria parte. E Occhiuto potrebbe portare una ventata d&#8217;aria fresca in un partito ormai appannato come Forza Italia. <strong>Serve coraggio:</strong> il coraggio di riformare, di puntare sui giovani e sull&#8217;innovazione. Occhiuto l&#8217;ha scritto nel suo libro; ora tocca a lui, o a chi per lui, tradurre queste buone intenzioni in pratica.</p>
<p>Biagio Riccardi, 3 ottobre 2026</p>
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		<title>NAZA, il nuovo verbo della sinistra italiana</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/naza-il-nuovo-verbo-della-sinistra-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Micheli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 14:30:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[7 Ottobre]]></category>
		<category><![CDATA[naza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Pistoia il film NAZA entra nel programma istituzionale durante il percorso di gemellaggio con Gerico e arriva anche nelle scuole. Il confine tra politica della pace e narrazione militante è sempre più sottile</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un film che in questi giorni racconta molto più di una guerra lontana, racconta anche il modo in cui una parte della sinistra italiana sta scegliendo di leggere il conflitto israelo-palestinese, di portarlo dentro le istituzioni e di trasformarlo in una precisa chiave di interpretazione politica. Quel film è <strong>NAZA</strong>, e il luogo nel quale questa vicenda assume un significato particolare è Pistoia.</p>
<p>La nuova <strong>Giunta di centrosinistra guidata da Giovanni Capecchi</strong> è in carica da poco più di tre mesi e ha già individuato nella “politica della pace” uno degli elementi caratterizzanti del proprio mandato. Il sindaco ha mantenuto per sé la delega alle Politiche per la pace e la Giunta ha aderito al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, dichiarando Pistoia “Città per la pace e i diritti umani”.</p>
<p>Fin qui, nulla da obiettare, la pace non è patrimonio di una parte politica e nessuno può contestare a un Comune il diritto di promuovere iniziative di dialogo e cooperazione. Il problema nasce quando questa scelta assume una direzione sempre più precisa. Il Comune ha infatti inserito nel programma della visita del sindaco di Gerico, Salem Ghrouf, due proiezioni di NAZA: una pubblica, alla presenza dei due sindaci, e una il giorno successivo riservata alle scuole del territorio.<strong> La visita si colloca nel percorso avviato per il gemellaggio con la città palestinese.</strong></p>
<p>A questo punto la domanda è inevitabile: <strong>dove finisce la politica della pace e dove comincia la politica militante?</strong> NAZA non è un documentario neutrale sulla guerra di Gaza, è un&#8217;inchiesta costruita attorno a una precisa lettura delle operazioni israeliane e delle responsabilità per la morte di civili palestinesi. Il film può naturalmente sostenere questa tesi. In una società democratica deve poter essere visto, discusso, apprezzato o contestato.</p>
<p>Ma proprio perché propone una precisa interpretazione del conflitto, è legittimo interrogarsi sul contesto istituzionale nel quale viene presentato. Se NAZA viene proiettato da un&#8217;associazione culturale,<strong> siamo nel terreno della libertà di espressione.</strong> Se viene inserito nel programma ufficiale di un Comune, alla presenza del sindaco, dentro un percorso di gemellaggio con una città palestinese e con una proiezione destinata alle scuole, siamo su un terreno diverso: non si discute più soltanto di cinema, si discute del rapporto fra istituzione e narrazione politica.</p>
<p>E la scuola rende la questione ancora più delicata, non perché gli studenti debbano essere tenuti lontani dalla tragedia di Gaza, ma perché educare al pensiero critico significa offrire gli strumenti per confrontarsi con una realtà complessa:<a href="https://www.nicolaporro.it/i-pro-pal-festeggiano-il-7-ottobre/" target="_blank" rel="noopener"><strong> il 7 ottobre, le vittime israeliane, gli ostaggi</strong></a>, Hamas, le vittime palestinesi, le operazioni militari israeliane e il diritto internazionale. Una sola chiave di lettura, per quanto legittima, non può diventare l&#8217;unica chiave proposta da un&#8217;istituzione pubblica.</p>
<h2>La Palestina e il cortocircuito della sinistra</h2>
<p>Una parte della sinistra italiana sembra avere trasformato la questione palestinese da tema di politica estera in una vera identità politica. Il problema non è sostenere la causa palestinese, si può farlo legittimamente. Il problema nasce quando la complessità viene considerata un fastidio e il dubbio un cedimento politico.</p>
<p>Si può sostenere il diritto dei palestinesi all&#8217;autodeterminazione senza rimuovere il 7 ottobre. Si possono denunciare le sofferenze di Gaza senza cancellare le vittime israeliane. Si può criticare duramente il governo Netanyahu senza confondere Israele con gli ebrei. E si può difendere Israele dal terrorismo senza approvare ogni scelta del suo governo. <strong>Sono distinzioni elementari,</strong> eppure proprio queste distinzioni sembrano diventare sempre più difficili per una parte della sinistra.</p>
<h2>La frattura dentro il Pd</h2>
<p>È qui che NAZA incrocia una questione ancora più delicata: il dibattito parlamentare sul disegno di legge contro l&#8217;antisemitismo. Il provvedimento in questione, approvato dal Senato e ora all&#8217;esame della Camera, prevede anche l&#8217;adozione della definizione operativa di antisemitismo dell&#8217;IHRA. E proprio questo dibattito ha reso evidente una frattura che attraversa <strong>il Partito Democratico:</strong> da una parte c&#8217;è un&#8217;area più riformista e istituzionale che considera necessario rafforzare gli strumenti di contrasto all&#8217;antisemitismo, pur chiedendo garanzie sulla libertà di critica nei confronti di Israele.</p>
<p>Dall&#8217;altra emerge una sensibilità sempre più vicina alle posizioni di AVS e Movimento 5 Stelle, soprattutto nel considerare con forte diffidenza l&#8217;adozione della definizione IHRA e nel porre al centro il rischio che il contrasto all&#8217;antisemitismo possa finire per comprimere la libertà di critica verso Israele. Non sono semplici sfumature, sono <strong>due sensibilità politiche</strong> che convivono nello stesso partito ed il punto politico è dunque evidente: il PD rischia di parlare con due voci sullo stesso tema.</p>
<p>Una voce più riformista, istituzionale, europea che considera la lotta all&#8217;antisemitismo un principio non negoziabile; l&#8217;altra sempre più vicina al linguaggio della sinistra radicale e dei movimenti pro-palestinesi, per i quali il nodo centrale è soprattutto evitare che <strong>il contrasto all&#8217;antisemitism</strong>o possa essere utilizzato per limitare la critica a Israele.</p>
<p>La contraddizione diventa difficile da ignorare, perché si può criticare Israele, naturalmente, ma una forza politica che voglia conservare una cultura riformista dovrebbe essere altrettanto intransigente quando l&#8217;antisemitismo emerge in ambienti della mobilitazione pro-palestinese. Non può esistere una diversa misura <strong>dell&#8217;indignazione</strong> a seconda di chi pronuncia una determinata parola o di quale area politica provenga.</p>
<h2>Il problema non è il film, è ciò che le istituzioni fanno del film</h2>
<p>Ed è qui che torna <strong>Pistoia</strong>. La Giunta Capecchi non commette alcuna illegittimità nel promuovere iniziative sulla pace, nel costruire relazioni con Gerico o nel proporre un documentario. Ma un&#8217;istituzione pubblica deve sapere che, quando inserisce una determinata opera in un programma istituzionale, le conferisce anche una legittimazione pubblica. Il Comune, però, non appartiene alla maggioranza che lo governa. Appartiene anche a chi quella maggioranza non l&#8217;ha votata. <strong>A chi sostiene la causa palestinese e a chi sostiene Israele.</strong> A chi condanna Hamas e a chi critica Netanyahu. A chi considera il conflitto una tragedia senza letture semplicistiche. E anche a chi ritiene che il proprio Comune dovrebbe occuparsi prioritariamente di amministrazione locale anziché assumere posizioni su una delle questioni internazionali più divisive del nostro tempo e dimostrare così quanto sappia essere istituzione.</p>
<p>Se si proietta NAZA, lo si faccia, ma <strong>si dia spazio anche alle voci che lo contestano.</strong> Se si parla della tragedia palestinese, si ricordino anche le vittime israeliane. Se si condanna l&#8217;antisemitismo, lo si faccia senza distinguere in base alla provenienza politica di chi lo manifesta. Se si critica Israele, si garantisca che quella critica possa essere esercitata liberamente senza essere automaticamente confusa con l&#8217;odio antiebraico. Questa non è equidistanza, è pluralismo.</p>
<p>Massimo Micheli, 2 ottobre 2026</p>
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		<title>Vittorio Sgarbi ricoverato in terapia intensiva. Emesso il bollettino del Gemelli</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vittorio-sgarbi-ricoverato-in-terapia-intensiva/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 17:54:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[vittorio sgarbi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il critico d'arte è al Gemelli di Roma</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vittorio Sgarbi</strong> è ricoverato al Gemelli di Roma in terapia intensiva. Il critico d&#8217;arte, 74 anni, sarebbe in condizioni definite gravi.</p>
<p>Il Gemelli il serata ha emesso un bollettino: arrivato in ospedale in &#8220;insufficienza respiratoria&#8221;. Le sue condizioni &#8220;pur critiche sono attualmente stabili&#8221;. A firmare quest&#8217;ultima nota è il professor Massimo Antonelli.</p>
<p>Nel marzo dello scorso anno, Sgarbi aveva curato <strong>una sindrome depressiva</strong> che lo aveva portato all&#8217;evidente perdita di peso. Poi il ritorno sulla scena pubblica, anche se a piccole dosi. A maggio la festa di compleanno a Venezia.</p>
<p>Sgarbi ha combattuto contro un <strong>tumore,</strong> da cui aveva annunciato di essere guarito nel 2021.</p>
<p>È recente invece <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-17-febbraio-2026/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;assoluzione dall&#8217;accusa di riciclaggio</a> dopo gli articoli del Fatto e le puntate di Report sul quadro &#8220;La cattura di San Pietro&#8221; di Rutilio Manetti. Lo stesso <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-conto-dei-giustizialisti-sgarbi-assolto-dopo-essere-stato-costretto-alle-dimissioni/">dicasi per il procedimento</a> davanti alla Corte dei Conti: dalle 121 prestazioni professionali svolte da Sgarbi mentre era sottosegretario alla Cultura, hanno confermato i giudici, <strong>non è derivato alcun danno alle casse dello Stato</strong>, dunque non dovrà risarcire alcunché. Il ministero aveva chiesto 200mila euro, e <a href="https://www.nicolaporro.it/sgarbi-annuncia-mi-dimetto-da-sottosegretario/" target="_blank" rel="noopener">il caso aveva spinto Sgarbi alle dimissioni durante l&#8217;edizione milanese della Ripartenza nel febbraio del 2024</a>. Una &#8220;ingiustizia&#8221;, come l&#8217;ha sempre chiamata, che &#8220;mi è pesata tantissimo e mi è stata riconosciuta da pochi&#8221;.</p>
<p>Come noto, Sgarbi è da qualche tempo al centro di una diatriba legale con la figlia Evelina che ha presentato istanza per un amministratore di sostegno, sostenendo che il critico d&#8217;arte non sia più in grado di gestire la propria persona e i propri interessi. &#8220;Sono stata oggi al Gemelli da mio padre. Sono sconvolta. L&#8217;ho trovato in una condizione di sofferenza estrema, che mi ha devastato la mente e che rimarrà in modo indelebile conficcata nel mio cuore. Purtroppo il mio grido di dolore non è stato ascoltato in tempo &#8211; ha detto lei &#8211; E io oggi mi ritrovo con mio padre in rianimazione circondato dalle stesse persone che lo hanno trascinato ed esibito tutta l&#8217;estate, incuranti dello stress e della fatica immane a cui hanno sottoposto un fisico già fortemente debilitato da tutte le patologie in corso. Ed ora cosa posso fare per poter salvare mio padre?&#8221;.</p>
<p>Articolo in aggiornamento</p>
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		<title>Il vicedirettore di Libero trovato morto nella sua casa di Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 20:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Tempestini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Tempestini, vicedirettore e digital editor del quotidiano Libero, è stato trovato morto nella sua abitazione di Milano la sera del 28 settembre 2026. Aveva 40 anni. Il corpo è stato rinvenuto nell’appartamento di via Belinzaghi, nella zona Maciachini, area a nord della città. Nella casa di Tempestini sono intervenuti i vigili del fuoco e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea Tempestini, vicedirettore e digital editor del quotidiano <em>Libero</em>, è stato trovato morto nella sua abitazione di Milano la sera del 28 settembre 2026. Aveva 40 anni. Il corpo è stato rinvenuto nell’appartamento di via Belinzaghi, nella zona Maciachini, area a nord della città.</p>
<p>Nella casa di Tempestini sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri della stazione Porta Garibaldi. Al momento del ritrovamento, sul corpo non erano presenti segni che facessero pensare a un’aggressione. Tempestini viveva a Milano e lavorava per <em>Libero</em>, dove ricopriva gli incarichi di vicedirettore e digital editor del sito <em>Libero Quotidiano</em>. Era giornalista professionista dal 2010.</p>
<h2>Il messaggio della redazione di Libero</h2>
<p>Il direttore Alessandro Sallusti e la redazione hanno ricordato Tempestini con un messaggio pubblicato dal quotidiano. “Era la nostra guida, collega e amico: lascia un vuoto enorme in tutta la redazione”. Nel testo di cordoglio, il giornale ha rivolto le condoglianze ai familiari del vicedirettore. Lascia la moglie Ambra e i figli Ottavia e Marcello.</p>
<h2>Il cordoglio della politica</h2>
<p>Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, ha espresso vicinanza ai familiari e alla redazione. “È con sincero dispiacere che ho appreso la notizia della scomparsa di <strong>Andrea Tempestini,</strong> vicedirettore e digital editor di Libero. Un giornalista che ha saputo distinguersi per professionalità, passione e attenzione al proprio lavoro, contribuendo con il suo impegno alla vita e all’informazione della testata. In questo momento di dolore desidero esprimere la mia vicinanza alla sua famiglia, ai colleghi e a tutta la redazione di Libero, ai quali rivolgo le più sentite condoglianze”.</p>
<p>Anche Alessandro Giuli, ministro della Cultura, ha inviato un messaggio per la scomparsa di Tempestini: “La scomparsa di Andrea Tempestini ci lascia addolorati. Ci stringiamo alla sua famiglia e a tutta la redazione del quotidiano Libero, a cui rivolgo il mio personale cordoglio”. Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, ha dichiarato: “Mi stringo con grande commozione alla famiglia di Andrea e alla comunità del quotidiano Libero, con le mie più sentite condoglianze. Il giornalismo perde un suo autorevole protagonista”.</p>
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		<title>Il sessismo è uno schifo, ma solo se colpisce loro: la finta indignazione di Giulia Innocenzi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-sessismo-e-uno-schifo-ma-solo-se-colpisce-loro-la-finta-indignazione-di-giulia-innocenzi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 11:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le volgarità social contro la giornalista di Report sono da condannare, ma dov'erano le pasdaran del femminismo quando l'insulto sessista veniva riservato a Giorgia Meloni? La doppia morale di chi scopre il branco solo a convenienza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La famosa collaboratrice di Report Giulia Innocenzi ha deciso di denunciare, tramite un video di due minuti pubblicato sui social, gli insulti ricevuti nel bel mezzo della crisi del programma di Rai3: allusioni a favori sessuali, giochi di parole squallidi utilizzando il proprio cognome, l’idea che la carriera di una donna passi dal letto e non si sviluppi mai per professionalità. Ha parlato giustamente e legittimamente di atmosfera da branco, di violenza, di armi subdole usate quasi sempre per ricordare alle donne di restare al loro posto. Così ha anche annunciato di aver dato mandato al suo avvocato di querelare luno per uno gli autori delle ingiurie.</p>
<p>Chiariamo subito un punto: Innocenzi su questa dinamica ha pienamente ragione. Quei commenti sono al meglio tristi, debilitanti, indegni; al peggio disgustosi, offensivi, gravi. Il buon senso evidenzia che ridurre le capacità di una professionista a delle accuse infondate sulla vita privata è volgare e va stigmatizzato, a prescindere da chi lo subisce e da chi lo pronuncia. Il problema in questo caso però non è la denuncia ma<strong> il silenzio che l’ha preceduta su casi analoghi…</strong></p>
<p>Questo giugno, ad esempio, molti ricorderanno che alla Camera dei Deputati il capogruppo M5S in commissione Esteri <strong>Francesco Silvestri</strong> si è rivolto a <strong>Giorgia Meloni</strong> con la stessa immagine: secondo lui, la premier non aveva alzato la schiena su Trump e Netanyahu e aveva (testualmente) “indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. In questo caso, peraltro, il commento non arrivava dal telefono di un signor nessuno, probabilmente chiuso in casa e costretto a odiare sui social poiché infelice e frustrato; arrivava da un rappresentante e persino leader di un partito d’opposizione. <strong>Meloni ha replicato da sola</strong>, senza bisogno di girare alcun video, e ha affermato con convinzione che è arrivata dove è arrivata “senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie”. Parte dell’opposizione ha minimizzato fischiettando qua e là. Il resto del Paese però ha capito benissimo a cosa alludesse quella parola.</p>
<p>Eppure da parte di Innocenzi, quel giorno, non si è letta mezza riga di solidarietà. Né da lei né dalla redazione di Report che ora si scopre sensibile al linguaggio che umilia le donne. A quanto pare, le femministe che si indignano a fasi alterne hanno preferito guardare altrove. Una donna di destra forse può essere equiparata a un individuo di facili costumi in Parlamento solo perché questa è una banale battuta politica? E allora, però, per quale ragione se la stessa formula viene usata da anonimi sotto i post di una inviata di sinistra diventa <strong>violenza di genere</strong> e materia da querela?</p>
<p>Forse solo adesso Innocenzi scopre che l’allusione alle ginocchiere per una donna è un grave insulto che getta discredito sulla <strong>propria professionalità.</strong> E lo comprende solo dopo averlo vissuto a sue spese però, quando invece avrebbe potuto scoprirlo e sollevare un polverone a giugno, ascoltando l’Aula.</p>
<p>Nessuno chiede a Innocenzi di difendere Meloni, ma <strong>solo di avere un pochetto di coerenza in più;</strong> se un’offesa è violenza quando arriva a te, lo è anche quando arriva a chi non la pensa come te. Altrimenti non è femminismo: è appartenenza politica degna di uno Stadio di Serie C. E l’appartenenza, in questi casi, somiglia troppo a quel branco che lei stessa denuncia…</p>
<p>Alessandro Bonelli, 25 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-sessismo-e-uno-schifo-ma-solo-se-colpisce-loro-la-finta-indignazione-di-giulia-innocenzi/">Il sessismo è uno schifo, ma solo se colpisce loro: la finta indignazione di Giulia Innocenzi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Miliardario che delocalizza&#8221;. A Repubblica scoppia il caos per l&#8217;intervista a pagina 6</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/miliardario-che-delocalizza-a-repubblica-scoppia-il-caos-per-lintervista-a-pagina-6/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 15:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il comunicato del Cdr dopo l'uscita in edicola del quotidiano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/miliardario-che-delocalizza-a-repubblica-scoppia-il-caos-per-lintervista-a-pagina-6/">&#8220;Miliardario che delocalizza&#8221;. A Repubblica scoppia il caos per l&#8217;intervista a pagina 6</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tensione a <em>Repubblica</em> per l’intervista -pubblicata oggi- a <strong>John Elkann</strong>, presidente della Fondazione Agnelli ed ex editore del quotidiano. Una scelta che non è piaciuta al <strong>Comitato di redazione</strong>, intervenuto con un duro comunicato per prendere le distanze dalla decisione di dedicare un’intera pagina all’imprenditore, soprattutto alla luce della recente e travagliata separazione tra il giornale e la precedente proprietà.</p>
<p>«Riteniamo questa scelta <strong>inopportuna e controproducente</strong>, specie dopo la difficile vertenza che abbiamo vissuto con la sua proprietà», scrive il Cdr. Il punto, precisano i rappresentanti dei giornalisti, non è tanto il contenuto dell’intervista quanto le domande che, a loro giudizio, <em>Repubblica</em> avrebbe dovuto rivolgere al suo ex editore.</p>
<p>Il comunicato usa infatti parole particolarmente nette: «Senza entrare nel merito delle sue parole, quelle di un miliardario che delocalizza fabbriche e al contempo parla di “scuola pubblica”, da lui ci aspettiamo ben altre delucidazioni». E il Cdr elenca i temi sui quali vorrebbe vedere incalzato Elkann: «Sulla dismissione del gruppo <strong>Stellantis</strong> in primis, sulla demolizione scientifica del gruppo editoriale <strong>Gedi</strong>, sulle poco edificanti vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto».</p>
<p>Secondo la rappresentanza sindacale sono queste «le risposte che il giornalismo di <em>Repubblica</em> pretende, con i fatti e con le inchieste», nonché i contenuti che, a suo giudizio, si attendono i lettori. Una presa di posizione che riapre inevitabilmente il capitolo dei rapporti tra la redazione e la precedente proprietà di Gedi.</p>
<p>Il Cdr ricorda inoltre quanto aveva già chiesto, privatamente ma in forma ufficiale, alla nuova proprietà: recuperare «una rinnovata capacità di dettare l’agenda politica ed economica del Paese, anziché subirla», pubblicando «<strong>più notizie scomode per il potere, più inchieste, più coraggio</strong>». Una discontinuità che, secondo i giornalisti, dovrebbe riguardare esplicitamente anche il racconto degli affari del precedente editore e, più in generale, «le vicende dell&#8217;economia e del potere finanziario». «Questa è l&#8217;occasione per ribadire questo concetto fondamentale per noi e per la nostra credibilità», conclude il comunicato.</p>
<p>L’intervista contestata, firmata da <strong>Beniamino Pagliaro</strong>, è invece incentrata soprattutto sulla scuola, alla vigilia dei sessant’anni della Fondazione Agnelli. Elkann sostiene che «<strong>la conoscenza è il primo investimento sul futuro</strong>» e indica nella scuola pubblica uno degli strumenti fondamentali per ridurre le disuguaglianze. Parla del ruolo di insegnanti e dirigenti, degli investimenti nell’edilizia scolastica e della necessità di rafforzare le materie scientifiche. Sul tema degli studenti stranieri afferma che «l’integrazione si costruisce nella vita quotidiana della scuola», mentre sull’intelligenza artificiale sottolinea la necessità di formare ragazzi «capaci di giudizio e di spirito critico».</p>
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		<title>Cosa abbiamo fatto di male? Arriva il libro di Boccia sul Ranucci segreto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 13:11:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Rosaria Boccia]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'imprenditrice lancia il suo libro-verità sul rapporto col giornalista nato per motivi lavorativi e poi diventata amicizia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non drammatizziamo, non romanziamo, <em>esageruma nen</em>: l’affaire Ranucciolo-Lavitolo pare una roba intricata da servizi segreti, ma alla fine, <em>badaben badaben badaben,</em> non è né questione di cerchio magico né di deep state, né di massonerie né di bubusettete di potere torbidoso: è più un mash up di canzoni popolari a partire da quella, celeberrima, di Gabriella Ferri: “Ma che ce frega, ma che ce importa, se l’oste al vino c’ha messo l’acqua…”. Seguitemi. L’oste è <strong>Valterino Lavitola</strong>; l’amico del cuore è <strong>Sigfrido Ranucci</strong>; l’amica del cuore, una fra le tante, dell’amico del cuore è <strong>Maria Rosaria Boccia</strong>, e ti pareva potesse mancare, imperituramente scolpita come “la pompeiana esperta” da Paolo Miei, fra i commensali insieme a Cappellini di <em>Repubblica</em>, Pupo, Patty Pravo, Fulvio Abbate e chi sa chi altri, in alto i calici; l’amica della coratella di Pompei è la tictocchèr di Napoli, Rita De Crescenzo, dalla galera a Roccaraso; il gorilla della tichtocchèr è Bingobongo Tavares; Tavares è l’uomo per le operazioni speciali dell’oste, Lavitola, quello che ha fatto mettere il raudo innamorato sotto al culo dell’amico del cuore.</p>
<p>Vi torna fino a qui? Allora andiamo avanti. Vi ricordate di Maria Rosaria che annuncia un libro verità scritto con il suo maschio perfetto, il quale smentisce, però lei conferma, allora lui non parla più? Alla fine il libro c’è! Autoprodotto su Amazon. Un libro lampo. Scritto con l’urgenza della verità che scalcia in pancia. E siccome siamo in piena epoca Garlasco, tutti ne parlano e quindi <strong>è già un successo prima di uscire</strong> (meno male che non c’è una Bonino dei libri). Un po’ <em>sturm und drang</em> già dal titolo, “Guai a chi lo tocca. Io, Sigrido e le tempeste”. Sottotitolo: “Il ‘mio’ Sigrfido Ranucci. Tratto da una storia vera”, e siamo alla <em>excusatio non petita</em> e peraltro molto longa, longa, longa, filulilla, pisciarilla. Copertina oltre il <em>cringetrash</em>: lei, la Protagonista Assoluta, narcisisticamente davanti, con sorriso caramellato, il Nibecorto un po’ di quinta, in osceno costume da Superman coi capelli non oleati, lavatissimi, e andiamo di AI abbestia. In più fa il gesto dei cuoricini cuoricini con le mani. <em>Dio, che petaloso</em>! Qualunque sia l’intelligenza artificiale utilizzata, andrebbe carcerata per oltraggio al pudore, siamo all’osceno nel senso di Carmelo Bene, fuori di scena, e anche di testa (quanto al testo, probabilissimamente determinato allo stesso modo, confessiamo di non avere il fegato di affrontarlo: tanto ci sarà chi lo fa in vece nostra, son di quelle operazioni che nella società dei guardaccioni sortiscono un trionfo annunciato).</p>
<p>Guai a chi lo tocca? Ma noi, ci tocchiamo, noi! Ci stiamo già segando solo a pregustare le prelibatezze che vi saranno contenute. Perché la Boccia è una che ne sa, eh. Non per niente scambiava torrenziali messaggi col suo uomo perfetto. In tre formati, elettronico, copertina flessibile e copertina rigida, come noi solo all’idea, l’opera sviscera il rapporto “nato quando l’imprenditrice (di cosa non si è ancora capito, ma ci fidiamo, e poi stiamo verificando) era al centro della cronaca nazionale e diventato progressivamente (sic!) un’amicizia”. Un’amicizia come? Tenera? Hardcore? Dura come già siamo noi? E giù di spatola, sempre più difficile, Sig Batacchi, che ci do che ci do che ci do, che avete capito, i gianduiotti ci dava, “diventati una sorta di moneta simbolica delle loro conversazioni”. <strong>Siamo già in odor di Pulitzer</strong>, roba da Tre giorni del condor. O magari da Nido del cuculo, va’ un po’ a sapè.</p>
<div class="np-ig-embed np-ig-embed--post max-w-[540px] mx-auto my-6 rounded-md"><iframe class="np-ig-embed__iframe w-full border-0" src="https://www.instagram.com/p/DdZZhoZiItH/embed/captioned/" loading="lazy" scrolling="no" allowtransparency="true" allowfullscreen title="Instagram post"></iframe></div>
<p>Ma che ce frega, ma che ce importa: moltissimo, qui si va di retroscena, “accanto al Ranucci giornalista emerge il Sigfrido privato (imperdibile) conosciuto dall’autrice: le telefonate, le videochiamate (sic!), l’ironia (immancabile), le discussioni, le prime pagine satiriche costruite per scherzo (ah, anche umorista, Ranucciolo!), i gianduiotti”, i cavalier l’arme gli amori. “Non per costruire un catalogo sentimentale (eh?), per carità, si excusa, non petita, l’autrice (che si palesa come tale ogni 3 parole: sole, cuore e autrice), ma per mostrare quanto facilmente amicizie, rapporti professionali, confidenze e conversazioni possano cambiare significato quando vengono estratti dal loro contesto e trasferite sulle pagine dei giornali. Tra queste figure compare <strong>Laura Cianfroni,</strong> con la quale Boccia racconta di avere avuto &#8220;un confronto nel maggio 2025 proprio a proposito di Ranucci e della frequenza dei contatti fra i due”. Stilisticamente non si capisce un cazzo, in controluce il messaggio è chiarissimo, purissimo, pesantissimo: adesso spiffero tutto, mica è solo Superman a conservare le chat.</p>
<p>Della serie non si butta mai via niente, ché tutto può tornare utile al momento buono. Mò te so capite, Rocco Sigrfidolo, come mai t’eri dissociato dall’amica esperta che ti considerava un gradino sopra i supereroi. Alto, slanciato, muscoloso e tanto, tanto ironico. Con humour. Con utopia (questa è per lettori veramente sovracculturati, non la plebaglia anal/fabeta che vota Bonaccini). Morale della fava, <em>absit injuria verbis</em>: saranno volatili per diabetici (non sforzatevi di capire…; idem come sopra).</p>
<p>Cerchi magici che si inanellano, si spiralizzano, si chiudono: l’oste del cuore aveva messo un petardo sotto al culo di Supersig per evitare che glielo mettesse il Mossad, cioè per tutelarlo, e lo ha fatto saltare per aria lo stesso; analogo effetto minaccia di scatenare quest’altra trottolona amorosa con la sua bomba di libro. Quando la Boccia rotola, è per fare strike. E tutti i birilli volano per aria, per vedere la palla di pelle di <strong>Ranucci</strong>, fatta dalla pompeiana, figlia di Apollo. Prendete e leggetene tutti, questo è il calice del suo sangue, offerto in sacrificio per la libera informazione senza padroni a schienadritta.</p>
<p>Max Del Papa, 18 settembre 2026</p>
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		<title>Ranucci, lo spiegopippone di Saviano: nun se capisce un corno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 16:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[roberto saviano]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il filmato invecchiato malissimo sulla bomba "messaggio", che però era di Lavitola, ora Mr. Gomorra supera se stesso</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più <strong>Saviano</strong> invecchia, e invecchia male assai, più diventa caricatura di una caricatura, più appare chiaro che non va preso sul serio, più appare inspiegabile come abbiano potuto prenderlo sul serio. Potenza della televisione!</p>
<p>Ormai la costruzione mediatica, partita da Gian Arturo Ferrari di Mondadori 20 anni fa, ha superato il grottesco della presunzione: con quelle smorfie, quelle pose, quelle pause strazianti, vuoto nel vuoto di discorsi strampalati, anni di dirette al circolo di Fazio non gli hanno insegnato niente e si direbbe gli abbiano fatto perdere il senso del proporsi in una diretta, in uno streaming: se si atteggia a podcaster, se fa un video per i social, si rende improbabile, nessuna naturalezza per quanto fittizia, <strong>solo lo sforzo, patetico, di apparire più apodittico che dogmatico</strong>. Questo perché la vanità lo divora come divora gli insicuri cronici e quelli che simulano, che si atteggiano per mascherare le profonde lacune, abissali lacune.</p>
<p><strong>Saviano ha una fortuna: non si accorge di chi è davvero</strong>, ha per così dire sublimato le sue approssimazioni: convinto com’è, è rimasto l’eterno dilettante che ha sbancato con un libro, come Vannacci. Su tutto va all’impronta, improvvisa e ci si mette in mezzo sia mafia, Napoli, America, Garlasco, mondo, opere mondo come quelle di Franco Moretti, il critico, e adesso continua a non capire e di conseguenza far capire niente dell’affaire Ranucci, sul quale le cose che sono uscite sono da pochade e quelle che usciranno saranno inquietanti (vedrete).</p>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-la-bomba-era-un-messaggio-il-video-invecchiato-malissimo-di-saviano/" target="_blank" rel="noopener">Lui ha sprecato fin dall’inizio video su video per sposare la tesi più balorda e più facilona, le destre, il Mossad che ha in pancia le sorelle Meloni</a>, magari girandoci intorno, come tutti, ma neanche tanto e comunque il senso era chiaro; a misura che escono le sconcertanti bassezze della realtà più pedestre, più mediocre, più pecoreccia, più banalona, le corrispondenze d’amorosi sensi fra bombarolo e bombardato, gli alibi concordati, gli incontri clandestini, da cocorite, che fanno incazzare le rispettive amanti, <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-lavitola-ci-sono-buchi-nelle-chat-cosa-cercano-gli-inquirenti/" target="_blank" rel="noopener">i buchi nelle chat</a>, i telefoni spenti e chiusi nel cassetto, l’ombra di funzionari avidi dei Servizi negli affari polverosi del cozzaro nero, che voleva proteggere l&#8217;amico rosso tirandogli petardi, ma in modo morboso, il possibile ruolo politico mediatico di Report in tutta la faccenda, le presunte prepotenze da padre padrone in redazione, un martire che martirizzava, almeno insinuano, che se la prende con tutti ma dopo 45 giorni non spende una parola per dissociarsi da chi non voleva farlo saltare davvero per aria (forse), bruciarlo, fotterlo, ma di fatto proprio questo ha ottenuto, insomma la tragedia di molti uomini (e donne) ridicoli, di due piccioncini che si scoprono piccioni, ecco, avendo poi saputo tutto questo, dati causa e pretesto, sarebbe il caso di sottrarsi al comico residuo: Saviano no. Lui insiste, eroico nel subire stoicamente se stesso fa <strong>l’ennesimo spiegopippone social in cui non c’è niente da capire</strong>.</p>
<p><em>Bob o’ Cientral Parc</em> gira, gira intorno, svicola, posa, recita, si atteggia, modula, si gonfia, si farcisce, ricostruisce, decostruisce trangugia frasi a effetto, l’internazionale socialista, updatata in progressista, i finanziamenti alle fondazioni conservatrici americane (quali?), ai partiti delle destre europee (quali?), l’onda populista, la cabina di regia planetaria, “ma ci arriveremo anche a questo”, invece non arriva mai a niente, <strong>sale sempre più nell’immaginario stratosferico</strong>, come un pallone sfuggito di mano a un bambino che va su, sempre più su, sempre più in alto, come la grappa Bocchino di Mike Bongiorno, oltrepassa il Cervino, s’inoltra nell’iperuranio platonico “situato al di sopra del cielo”, di evocazione in astrazione, in rarefazione, fino ai complottoni lunari, contorti, demenziali, nei quali ci si perde, si scompare in una nuvola di fumo come Empedocle nell’Etna. <strong>E alla fine torna ancora fuori, come entità teologica</strong>, anzi teosofica, la solita entità che tutto spiega, tutto risolve: Israele, i suoi Servizi, che, per Costituzione, geneticamente tengono in pancia le solite sorelle Meloni.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1709828570106273%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Una prospettiva gassosa, una bolla al centro di un buco, un vaniloquio circolare, è così perché è così e io ve lo dico anche se non so dirvi come è, cosa è, cosa c’è, sembra il Montale più sconsolato, “codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, e soprattutto ciò che non sappiamo, mentre quello che non vorremmo lo sappiamo benissimo: non sentire più queste boutade da avanspettacolo a furia di “salti lessicali”, di “crepe che sono tutte verificabili” ma non si verificano perché, <em>repetita juvant</em>, non c’è niente da capire, pertanto,<em> ab origine</em>, <strong>non si capisce come e perché il non detto nel non esistente non dovrebbe essere plausibile</strong> e perché d’altra parte dovrebbe esserlo, visto che è un assunto inconsistente per delimitare l’inesistente. “Si può solo dire niente”, come insegnava Carmelo Bene, ma qui si dice tutto di niente per dir niente di tutto; e non so dirlo meglio di così perché mi manca il costrutto teorico.</p>
<p>È insidioso questo guaglione arrugginito, ti risucchia nel regno del fantastico o del paranoico ma senza una consistenza almeno immaginifica, senza un riferimento alla patafisica “scienza delle soluzioni immaginarie”: direttamente nelle negazioni della logica aristotelica, del noumeno, qui non c’è intelletto, figurati se può sussistere pensiero. C’è solo quello che non c’è e come tale è indicibile anche se ricamato come in una pièce. Gennarino ‘o Mossad, <strong>col gesticolare che enfatizza il marasma</strong>, l’anello sul dito indice, pare un illusionista: “Atenzione, eh! La pre-sti-di-gi-tazione”, come diceva il mago Silvan con l’inflessione da esotico veneziano. Uno manda il video da capo, ci si mette d’impegno, e alla fine si trasforma in Giovannone, il “sottococo” del conte Mascetti: “Un ho capito un cazzo!”, arrotando i coltellacci. Allora lo ripassa una volta ancora, si isola, strizza gli occhi per concentrarsi meglio, stavolta giuro che ce la faccio, stavolta davvero voglio afferrare… e si ritrova come lo zio di Cecco il fornaio amato dalla Pina Fantozzi: “Ma che cazzo stai a dì!” agitando la mano stretta a cucchiaio. Sul ponte sventola bandiera bianca, ma sì, sarà come dice lui, qualsiasi cosa sia o non sia mi arrendo, Maria io scendo, mi sento che gira tutto intorno la stanza, mentre si spanza, si spanza.</p>
<p>E come si fa a prendere sul serio quelli così, sempre sul crinale teatrale tra commedia e tragedia? I Saviano, i Ranucci, hanno capito qualcosa che contraddice il giornalismo di testimonianza ma esalta la sua involuzione in protagonismo egolatrico: <strong>non conta essere credibili, presentabili, conta sentirsi maestri</strong>. Uno li sente e pensa ma basta, fermati, taci o dì qualcosa che abbia un significato, qualcosa di comprensibile, per esempio <em>ambarabaccicciccoccò</em>, che almeno vuol dire qualcosa. Invece procedono nell’erezione dell’ego, “spiegando” tutto a tutti, dalla camorra alla pizza passando per Garlasco, strano non ci abbia infilato la mafia anche lì, ma forse ce lo siamo persi noi. E alla fine si danno reciprocamente dei megalomani, perché nello specchio dell’altro trovano il loro imbarazzo. Solo che su Ranucciolo&amp;Lavitolo “Stavorta te sei sbajato”, come diceva Gennaro Gargiulo, il barista di Lino Banfi, “che se sbagli la comanda te rompe er…”. No ma comunque c’è il complottissimo, c’è, fatto a scale, a rampe, tutto un triplo e quadruplo livello, per far cosa non si sa, però sapevatelo, “<strong>da internazionale socialista a internazionale progressista il salto lessicale non è innocente</strong>” e tutto il resto lo scopriremo solo vivendo, sempre che le sorelle Mossad della Garbatella non ci facciano fuori prima con un mazzo di fuochi artificiali sotto al culo.</p>
<p>Max Del Papa, 16 settembre 2026</p>
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		<title>&#8220;Ha messo in imbarazzo Report&#8221;. Ahi Ahi Sigfrido: Formigli scarica Ranucci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:45:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[corrado formigli]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo Santoro, anche il conduttore di Piazzapulita critica l'ex conduttore in guerra con la Rai: "Sbagliato stringere un rapporto così stretto con Lavitola"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ha-messo-in-imbarazzo-report-ahi-ahi-sigfrido-formigli-scarica-ranucci/">&#8220;Ha messo in imbarazzo Report&#8221;. Ahi Ahi Sigfrido: Formigli scarica Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Corrado Formigli difende il futuro di <strong>Report</strong>, ma sul caso <strong>Sigfrido Ranucci</strong> distingue tra gli attacchi subiti dal giornalista e gli errori che, a suo giudizio, avrebbe commesso. Il conduttore di <em>Piazzapulita</em> non pensa che la trasmissione di Rai3 sia destinata a indebolirsi dopo il cambio alla guida: “Non credo. E comunque tifo per loro. Conosco la nuova conduttrice, <a href="https://www.nicolaporro.it/ecco-a-voi-lerede-di-ranucci-a-report-ma-quanto-si-prende-sul-serio/" target="_blank" rel="noopener">Claudia Di Pasquale</a>, bravissima, e ha una grande redazione. Sono contento che possano andare avanti, faranno bene”.</p>
<p>Quanto accaduto a <strong>Report</strong>, però, ha convinto Formigli a rafforzare ulteriormente lo spazio dedicato alle inchieste nel suo programma. “Quanto accaduto ci ha fatto riflettere sull’importanza di presidiare questo spazio”, spiega rispondendo alla domanda se l’uscita di scena di Ranucci abbia aperto nuovi margini per <em>Piazzapulita</em>. Sul trattamento riservato all’ex conduttore di <em>Report</em>, Formigli è netto: “È chiaro che la destra non vedeva l’ora di sbarazzarsene. Ho trovato fuori luogo che sia intervenuto persino il presidente del Senato, La Russa. Non ha torto, Ranucci, quando parla di <em>character assassination</em>, a cui hanno partecipato molti suoi colleghi. Detto questo penso che Sigfrido abbia sbagliato”.</p>
<p>L’errore, secondo Formigli, riguarda soprattutto il rapporto con <strong>Valter Lavitola</strong>: “Nello stringere un rapporto così stretto con una persona come Lavitola. Ha finito per mettere in imbarazzo la sua squadra”. Formigli racconta di aver conosciuto personalmente Lavitola ai tempi dell’inchiesta sulla casa di Montecarlo e lo descrive come “in apparenza affabile, scaltro, generoso, ma con molti agganci nei servizi segreti di paesi corruttibili, e quindi pericoloso. Come puoi fidarti di uno così?”.</p>
<p>Formigli condivide il principio secondo cui un giornalista possa frequentare anche personaggi controversi per ragioni professionali, ma pone un limite: “Sono d’accordo. Ma non diventarne amico. Se tu attacchi il potere, col giornalismo, <strong>non devi metterti in condizione di farti attaccare</strong>, di far attaccare la tua redazione. Devi rimanere libero. Servirebbe una riflessione su questo”.</p>
<p>Una riflessione che, a suo giudizio, è mancata: “C’è stato il tifo. Pro o conto. Ma così si sfugge alla complessità della vicenda e anche alle responsabilità che abbiamo noi giornalisti verso il pubblico. Anche a sinistra c’è stato troppo silenzio”. Nonostante il caso Ranucci, Formigli continua comunque a indicare <strong>Report</strong>, insieme a <em>Presa diretta</em>, tra le trasmissioni Rai che mantengono “uno sguardo critico sulla realtà”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ha-messo-in-imbarazzo-report-ahi-ahi-sigfrido-formigli-scarica-ranucci/">&#8220;Ha messo in imbarazzo Report&#8221;. Ahi Ahi Sigfrido: Formigli scarica Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il vero potere degli algoritmi: qual è il business nascosto dietro il prodotto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Apostolos Apostolou]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:30:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le piattaforme controllano sempre più il passaggio tra chi vende e chi compra. Il vero business non è più soltanto il prodotto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-vero-potere-degli-algoritmi-qual-e-il-business-nascosto-dietro-il-prodotto/">Il vero potere degli algoritmi: qual è il business nascosto dietro il prodotto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da Netflix e Amazon fino a TikTok e alle app di delivery, i motori di raccomandazione trasformano ogni clic, ricerca e acquisto in dati. La nuova economia non vende soltanto prodotti; controlla l’accesso ad essi e incassa una rendita. Che cosa compreremo domani? In larga misura, <strong>l’algoritmo</strong> ha già iniziato a calcolarlo. <strong>Quando Amazon ci mostra prodotti «che potrebbero interessarci»,</strong> quando Netflix sceglie quale film mettere in primo piano sullo schermo o quando Spotify suggerisce il prossimo ascolto, non si tratta di scelte casuali. I sistemi di raccomandazione (recommendation engines) elaborano enormi quantità di dati e cercano di prevedere le nostre preferenze e le nostre prossime azioni.</p>
<p>Il sistema sa quali pagine abbiamo visitato, che cosa abbiamo cercato, quanto tempo siamo rimasti su un prodotto, che cosa abbiamo acquistato e che cosa abbiamo lasciato nel carrello elettronico. <strong>Confronta il nostro comportamento con quello di altri utenti</strong> con caratteristiche e preferenze simili. Rileva inoltre il contesto, vale a dire la stagione, l’ora, gli acquisti precedenti e le esigenze ricorrenti.</p>
<p>Se abbiamo acquistato, per esempio, un determinato modello di macchina da caffè, la piattaforma può prevedere quando probabilmente avremo nuovamente bisogno delle capsule. Se abbiamo cercato abbigliamento per bambini, può mostrarci prodotti correlati. Se abbiamo guardato una serie, ne suggerirà un’altra. Il consumo si trasforma così in un ciclo continuo di <strong>dati → previsione → raccomandazione → acquisto → nuovi dati.</strong></p>
<p>E non è nemmeno necessario che completiamo un acquisto per essere utili alla piattaforma. La ricerca di un prodotto, il confronto tra due modelli, il tempo trascorso su una pagina o persino la decisione di non acquistare qualcosa costituiscono informazioni per il sistema. Il nostro comportamento funziona come un esperimento di mercato permanente. In questo modo l’algoritmo verifica che cosa attirerà la nostra attenzione, <strong>misura la nostra reazione e adatta la proposta successiva.</strong></p>
<h2>Questo è un lato della storia. L’altro riguarda chi controlla questo processo</h2>
<p><strong>Nick Srnicek, in Platform Capitalism (2016),</strong> descrive l’ascesa delle piattaforme come una trasformazione profonda dell’organizzazione capitalistica. I dati emergono come una materia prima cruciale e la piattaforma come l’infrastruttura che ne consente la raccolta e lo sfruttamento. Viviamo forse in un’epoca in cui sono cambiate le forme fenomeniche del capitalismo, al punto da poter parlare persino della fine del capitalismo? Si potrebbe dire che oggi opera un «capitalismo rendita» (rentier capitalism) e che, invece del profitto derivante dalla vendita delle merci, vengono riscosse rendite (rent).</p>
<p>La piattaforma non ha bisogno di produrre direttamente la maggior parte dei prodotti che vengono commercializzati attraverso di essa. Amazon, per esempio, costituisce un mercato per milioni di venditori. L’App Store è il portale attraverso il quale gli sviluppatori di applicazioni raggiungono gli utenti dei dispositivi Apple. <strong>Uber</strong> mette in contatto conducenti e passeggeri senza disporre di una flotta propria come quella di un’organizzazione di trasporto tradizionale. Airbnb svolge un ruolo di intermediazione tra proprietari di strutture ricettive e visitatori senza possedere la maggior parte degli immobili offerti.</p>
<p>Nella stessa logica rientrano anche <strong>le piattaforme di delivery.</strong> Il ristorante può disporre della cucina, dei cuochi e del cibo, ma la piattaforma può controllare una parte fondamentale del rapporto con il cliente: la ricerca, la classificazione dei locali, l’ordine, il pagamento e la consegna. L’intermediazione digitale acquisisce così un valore economico in sé.</p>
<h2>Il potere risiede dunque nella proprietà e nel controllo dell’infrastruttura</h2>
<p>Qui emerge il concetto di <strong>capitalismo di rendita (rentier capitalism).</strong> La rendita non deriva soltanto dalla produzione di una merce, ma dal controllo di un passaggio indispensabile. Chi vuole avere accesso alla clientela di una piattaforma paga una commissione, un abbonamento o un’altra forma di tariffa.</p>
<p>Il piccolo commerciante non paga soltanto per vendere un prodotto, ma paga per comparire davanti al consumatore. Il conducente non paga soltanto per un servizio tecnologico, ma cede una parte del proprio reddito alla piattaforma che controlla l’accesso ai passeggeri. Lo sviluppatore di un’applicazione ha bisogno dell’App Store per raggiungere <strong>un’enorme base di utenti.</strong></p>
<p><strong>Anche la visibilità è diventata un bene economico</strong>. Nei mercati digitali non basta che un prodotto esista: deve anche essere visibile. La sua posizione nei risultati di ricerca, il suo ranking all’interno di un’applicazione o la sua comparsa tra le opzioni consigliate possono influenzare in modo decisivo le vendite. La piattaforma, quindi, non funziona soltanto come mercato, ma anche come un meccanismo che distribuisce l’attenzione dei consumatori. Allo stesso tempo, il consumatore stesso produce continuamente dati, spesso senza rendersi conto del loro valore economico. Ogni ricerca, ogni clic, ogni valutazione, ma anche ogni ordine o abbandono del carrello possono migliorare il suo profilo e, di conseguenza, l’efficacia del sistema di raccomandazione.</p>
<p>Questo processo crea un ulteriore vantaggio. Quanto più una piattaforma viene utilizzata, tanti più dati raccoglie; quanto più dati possiede, tanto migliori possono essere le sue previsioni; e quanto migliori sono le previsioni, tanto più difficile diventa per gli utenti abbandonare la piattaforma. È il meccanismo degli effetti di rete a condurre alla<strong> concentrazione del potere.</strong> Il mercato che prometteva una maggiore varietà di scelta può così finire per trasformarsi in poche grandi porte d’accesso che decidono quali prodotti, servizi e contenuti otterranno visibilità.</p>
<p>Questo spiega anche perché <strong>la concorrenza non sia semplicemente una questione di prezzi</strong>. Una nuova piattaforma può disporre di una buona tecnologia, ma può avere difficoltà a competere con un colosso che possiede centinaia di milioni di utenti, enormi basi di dati e relazioni consolidate con venditori e inserzionisti. Il vantaggio si accumula e il mercato tende verso la concentrazione.</p>
<p>La questione, dunque, non è soltanto che «gli algoritmi sanno che cosa ci piace». È che una parte sempre maggiore del mercato viene organizzata attorno a coloro che possiedono gli algoritmi, i dati e le infrastrutture digitali. E quando qualcuno controlla il portale d’accesso, non ha bisogno di produrre tutto ciò che vi passa attraverso: <strong>gli basta riscuotere il pedaggio.</strong></p>
<p>Apostolos Apostolou, 7 settembre 2026</p>
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		<title>Batosta per Ranucci: la Rai apre un procedimento che può farlo cacciare</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/batosta-per-ranucci-la-rai-apre-un-procedimento-che-puo-farlo-cacciare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 07:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ex conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha fatto ricorso al Tribunale del Lavoro per essere reintegrato. Viale Mazzini risponde</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si alza ulteriormente il livello dello scontro tra <strong>Sigfrido Ranucci </strong>e la<strong> Rai</strong>. Come riferisce <em>Il Fatto Quotidiano</em>, l’azienda ha avviato un <strong>procedimento disciplinare</strong> nei confronti del giornalista, una procedura che potrebbe arrivare fino al licenziamento.</p>
<p>Secondo il <em>Corriere</em>, inoltre, la Rai ha inviato a <strong>Sigfrido Ranucci</strong> una nuova lettera di contestazione, definita da fonti ufficiose un atto dovuto. Il provvedimento nasce dall’indagine condotta a luglio dal <strong>Comitato etico</strong>, che aveva individuato possibili violazioni delle regole interne. Tra gli episodi contestati figurano l’accesso in Rai di <strong>Valter Lavitola e Maria Rosaria Boccia</strong> e l’invio a Lavitola di circolari aziendali accompagnate da pesanti giudizi. Vengono richiamate anche affermazioni sulla presunta presenza in Rai di <strong>mafia o massoneria. </strong>A questi fatti si sarebbero aggiunti recenti commenti social di Ranucci sui conduttori scelti per <strong>Report</strong>, ritenuti anch’essi contrari alle norme etiche aziendali.</p>
<p>La decisione arriva mentre <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-non-molla-la-poltrona-ricorso-al-tribunale-per-tornare-a-report/" target="_blank" rel="noopener">Ranucci ha scelto la strada giudiziaria per contestare la sua rimozione dalla guida di <em>Report</em>.</a> Il suo legale, <strong>Roberto De Vita</strong>, ha presentato un ricorso urgente al Tribunale di Roma chiedendo il reintegro prima dell’<strong>8 novembre</strong>, data prevista per l’inizio della nuova stagione della trasmissione. Il giudice del lavoro dovrebbe pronunciarsi entro dieci giorni. C’è inoltre la scadenza del <strong>27 settembre</strong>, entro la quale Ranucci dovrebbe scegliere uno dei tre incarichi alternativi proposti dalla Rai: Tg3, Rainews24 oppure la corrispondenza dal Cairo.</p>
<p>Secondo il ricorso, nessuna di queste destinazioni sarebbe paragonabile a <em>Report</em> per responsabilità, visibilità e prestigio professionale. La difesa contesta inoltre le motivazioni indicate dalla Rai per l’allontanamento, tra cui una presunta situazione di incompatibilità, pressioni e interferenze, sostenendo che <strong>non sarebbero stati indicati fatti concreti</strong> capaci di giustificare il provvedimento.</p>
<p>Il caso arriverà ora nel <strong>cda Rai</strong>: i consiglieri Alessandro di Majo, Roberto Natale e Davide Di Pietro intendono chiedere chiarimenti all’amministratore delegato Giampaolo Rossi sulla gestione della vicenda e sui possibili rischi risarcitori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/batosta-per-ranucci-la-rai-apre-un-procedimento-che-puo-farlo-cacciare/">Batosta per Ranucci: la Rai apre un procedimento che può farlo cacciare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Sono furibonda&#8221;. La lettera inedita di Oriana Fallaci dopo le Torri Gemelle</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sono-furibonda-la-lettera-inedita-di-oriana-fallaci-dopo-le-torri-gemelle/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Quarta Repubblica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[oriana fallaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La grande giornalista inviò la missiva al suo avvocato poco dopo l'attentato: "La città è paralizzata. Credevo di aver visto tutto nella mia vita, invece no"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-furibonda-la-lettera-inedita-di-oriana-fallaci-dopo-le-torri-gemelle/">&#8220;Sono furibonda&#8221;. La lettera inedita di Oriana Fallaci dopo le Torri Gemelle</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Francesco, come ho cercato di farle sapere attraverso il mio ufficio che fino a stamani era isolato ed ora è in grado di ricevere e trasmettere fax, da qui cioè da casa mia non posso chiamare oltreoceano. Ieri ci ho provato invano per ventiquattr&#8217;ore. Ho tentato anche con la Spagna e con Parigi. In certe zone, infatti, i sistemi di comunicazione oltreoceanica dipendevano da <strong>una delle due torri crollate.</strong></p>
<p>Non so che vi hanno fatto sapere i corrispondenti locali. La televisione italiana da ieri non ci arriva (suppongo per gli stessi motivi del telefono) e i giornali ancor meno. <strong>Tutti gli aeroporti di tutti gli stati sono chiusi.</strong> Comunque, ecco un sintetico rapportino.</p>
<p><strong>La città è paralizzata.</strong> Le strade sono completamente vuote come nel film &#8220;L&#8217;ultima spiaggia&#8221;. Tutto è immobile. Ai soliti assordanti rumori, si è sostituito <strong>un silenzio da cimitero</strong>. Un silenzio interrotto soltanto dagli aerei militari che sorvegliano l&#8217;isola di <strong>Manhattan</strong>. I ponti e i tunnel, che da Manhattan portano a Brooklyn, e altrove, sono chiusi. Si possono attraversare soltanto a piedi ma dopo l&#8217;esodo di ieri sera nessuno li attraversa più. Sono fermi anche i treni e gli autobus e la subway, naturalmente ben sorvegliata dai militari. <strong>Non funzionano che gli ospedali stracolmi.</strong> Con gli ospedali, la televisione: straordinariamente indenne ma scarsamente informata.</p>
<p><strong>Io credevo d&#8217;aver visto tutto, nella mia vita. E invece no.</strong> Questo scenario supera le peggiori previsioni: naturalmente nei prossimi due, tre giorni le cose si assesteranno. Questa è gente dura. Ma il trauma è profondo. Anche per un tipo vaccinato come me. La peggiore strage che ho visto in guerra si basava su cinquecento morti. Al Messico, poco più. <strong>Qui i morti son davvero migliaia.</strong> C&#8217;è chi dice diecimila e mi stupirei se fossero meno di cinquemila. Almeno quattrocento pompieri son sepolti, schiacciati, sotto la seconda torre. E nelle due torri lavoravano decine e decine di migliaia di persone. Senza contare i visitatori, centomila al giorno. E quelli che si sono buttati dalle finestre? Insieme all&#8217;immagine del secondo aereo che si infila nella seconda torre come in un pezzo di burro, non mi va via dalla testa lo spettacolo della gente che per non bruciar viva si buttava giù dalle finestre del novantesimo piano.</p>
<p>Quanto a me, sono isolata. Ammalata nella misura che sa, e furibonda. Molto furibonda.</p>
<p>Buone cose a Lei, e grazie.</p>
<p>Oriana Fallaci&#8217;, 15 settembre 2026</p>
<p>*La lettera è stata e mostrata stasera da Nicola Porro su Retequattro a <em>Quarta Repubblica</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-furibonda-la-lettera-inedita-di-oriana-fallaci-dopo-le-torri-gemelle/">&#8220;Sono furibonda&#8221;. La lettera inedita di Oriana Fallaci dopo le Torri Gemelle</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;24 minuti di applausi&#8221;. Il Festival del Cinema è un manifesto pro-Pal</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/24-minuti-di-applausi-il-festival-del-cinema-e-un-manifesto-pro-pal/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/24-minuti-di-applausi-il-festival-del-cinema-e-un-manifesto-pro-pal/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Baldassarri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 18:59:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del Cinema di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[pro pal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor riceve l'ovazione per quasi mezz'ora tra sbandierate e cori filopalestinesi </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/24-minuti-di-applausi-il-festival-del-cinema-e-un-manifesto-pro-pal/">&#8220;24 minuti di applausi&#8221;. Il Festival del Cinema è un manifesto pro-Pal</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre gli Houti, sostenuti dall’Iran, avanzano impunemente lungo la costa del Mar Rosso, aprendo un nuovo fronte contro l’Occidente, <strong>a Venezia i soliti noti vagabondi radical chic</strong> dedicano 24 minuti di applausi ad un film che con il contributo di testimoni rigorosamente anonimi, senza alcun contraddittorio e<strong> senza mai menzionare Hamas</strong> imputa all’esercito israeliano ogni genere di nefandezza.</p>
<p>Gli autori del sedicente docufilm sono ebrei e questo ha scatenato il tripudio degli spettatori (se lo dicono loro sarà vero, giusto?). <strong>Non vedrò quel film per un impegno preso tanti anni</strong> fa di ignorare i film premiati a Berlino, Cannes, Venezia e via compiacendo. <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/bonaccini-ma-che-figura-di-m/" target="_blank" rel="noopener">Lo so: ha ragione Bonaccini</a> sono un uomo privo di cultura e di buoni sentimenti. Che ci posso fare?</p>
<p>Marco Baldassarri, 13 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/24-minuti-di-applausi-il-festival-del-cinema-e-un-manifesto-pro-pal/">&#8220;24 minuti di applausi&#8221;. Il Festival del Cinema è un manifesto pro-Pal</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lady Prada ci ricasca: &#8220;La caduta dei borghesi&#8230;&#8221;. Indovinate cosa indossa?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lady-prada-ci-ricasca-la-caduta-dei-borghesi-indovinate-cosa-indossa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 16:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Jasmine Trinca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le interviste di Jasmine Trinca diventano un must. Dopo il capitalismo, la borghesia. Sempre in tenuta d'élite </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lady-prada-ci-ricasca-la-caduta-dei-borghesi-indovinate-cosa-indossa/">Lady Prada ci ricasca: &#8220;La caduta dei borghesi&#8230;&#8221;. Indovinate cosa indossa?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La battuta contro il capitalismo brutto e cattivo espressa con l’espressione gioviale di un mollusco da <strong>Jasmine Trinca</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-contro-il-capitalismo-disse-la-radical-star-con-la-t-shirt-di-prada/" target="_blank" rel="noopener">non poteva che diventare un vero e proprio tormentone</a>. Il suo paragonare il concetto di produttività ad un film dell’orrore, in aperto contrasto con il suo abbigliamento da migliaia di euro, non poteva che far scaturire un acceso dibattito.</p>
<p>Personalmente, dato che non conoscevo molto di questa, mi dicono, celebrata attrice, scoperta da quel “maestro” del cinema <em>de sinistra</em> di Nanni Moretti, ho cercato di comprendere se<strong> la sua un po’ tanto surreale presa di posizione</strong> (visto che se recitasse in uno dei Paesi in cui ancora tale capitalismo è bandito, difficilmente potrebbe indossare allegramente una T-shirt griffata, causa mancanza dei quattrini sterco del diavolo) scaturisse da una solida e ben strutturata visione di stampo collettivista.</p>
<p>In effetti qualcosa ho trovato. In una lunga intervista rilasciata sul canale Yuotube ArteSettima, insieme al regista Paolo Strippoli, che l’ha diretta nel suo ultimo film, <em>L’estranea</em>, si è compreso chiaramente che la Trinca non solo aborrisce il capitalismo, ammesso e concesso che ne comprenda a fondo il significato, ma a quanto pare anche la classe che i collettivisti con la pancia piena di tutte le generazioni detestano, persino quando molti di essi passano le vacanze in Costa Azzurra: <strong>la borghesia</strong>!</p>
<p>Un termine che nel corso del tempo ha perso quella precisa caratterizzazione dei soggetti che ne dovrebbero far parte. Tuttavia, dal disprezzo di cui ne parla l’attrice, mi sembra di poter dire che ella si rifaccia alla visione marxista della borghesia, secondo cui quest’ultima è la classe che detiene il controllo dei mezzi di produzione e di distribuzione. Quindi i borghesi sarebbero gli esponenti del capitalismo brutto e cattivo.</p>
<p>Tant’è che nella stessa intervista, in cui la Trinca argomenta <strong>la caduta della facoltosa famiglia borghese</strong> tratteggiata nella pellicola di Strippoli, così ne parla: “Ecco, la caduta; è sempre un tema che mi affascina tantissimo, soprattutto quando è la caduta dei borghesi”. Una frase pronunciata con una espressione di puro godimento, quasi di felicità, oserei dire.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; margin-bottom: 0; margin-top: 8px; overflow: hidden; padding: 8px 0 7px; text-align: center; text-overflow: ellipsis; white-space: nowrap;"><a style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;" href="https://www.instagram.com/reel/DdCL3AQNGTH/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" target="_blank" rel="noopener nofollow">Un post condiviso da ArteSettima (@artesettima)</a></p>
</div>
</blockquote>
<p><script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script></p>
<p>Questa sua <strong>illuminata presa di posizione</strong> contro chi cospira contro il bene comune, perseguendo il proprio profitto, mi ha fatto venire in mente la frase che mi rivolse, durante una manifestazione di commercianti e artigiani, un esponente dell’allora Pci, in risposta alle mie argomentazioni in difesa di queste importanti categoria di produttori privati: “Non bisogna mai dimenticare che il commercio è alla base del capitalismo.”</p>
<p>Sono passati molti decenni da quell’episodio, ma mi pare che <strong>la fiaccola del collettivismo rosso ancora arde nei cuori di tanti personaggi privilegiati che vivono nel lusso</strong> – sicuramente con pieno merito – e che straparlano di un superamento del modello capitalista, facendo finta di non sapere che laddove ciò sia stato tentato l’unica produzione che non si è mai fermata è quella di una diffusa e insanabile povertà.</p>
<p>In tal senso, la penso come l’attuale presidente liberista di Argentina, <strong>Xavier Milei:</strong> “Se per vivere di arte hai bisogno dello Stato, allora non sei un artista. Sei un impiegato pubblico&#8221;.</p>
<p>Claudio Romiti, 11 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lady-prada-ci-ricasca-la-caduta-dei-borghesi-indovinate-cosa-indossa/">Lady Prada ci ricasca: &#8220;La caduta dei borghesi&#8230;&#8221;. Indovinate cosa indossa?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Elogio dell’imperfezione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lelogio-dellimperfezione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 14:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vivisezioniamo tutto e tutti per trovare l’errore da usare contro l’avversario. Ma sono proprio le imperfezioni, le anomalie e le sviste a rendere unica la realtà</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo ultimo affondo su queste pagine, il vs. collaboratore Vincenzo Mangione ha <strong>scoperchiato il vaso di Pandora</strong> di un tic contemporaneo insopportabile: l’incapacità cronica di confrontarsi. Una patologia fondata esclusivamente su un voyeurismo distruttivo, ossessionato dal feticismo del difetto. Ci siamo ridotti ad una tifoseria di censori incapaci di guardare l’insieme, pronti a vivisezionare l’avversario o la situazione di turno per isolare l&#8217;aspetto negativo e usarlo come clava.</p>
<p>Un esercizio sterile, figlio di una mediocrità culturale che non produce nulla se non il vuoto. Contro questa dittatura della perfezione fittizia, vorrei rivendicare con forza<strong> «l’elogio dell’imperfezione».</strong> Perché è proprio lo scarto dalla norma,<strong> il dettaglio sbagliato,</strong> a salvare la realtà dalla banalità assoluta. Ricordando la metafora di Mangione forse è solo quel puntino nero a dare un senso e una particolare specialità al foglio bianco; senza di esso, resteremmo a fissare il nulla.</p>
<p>Chiediamoci, con un briciolo di onestà intellettuale: che cosa sarebbe Piazza dei Miracoli a Pisa con un campanile geometricamente perfetto e perpendicolare come un fuso al terreno? Sarebbe un monumento anonimo, un esercizio di stile per ingegneri dogmatici, privo di quell’anomalia sublime che ne ha fatto un mito universale. Ma la storia e la cultura sbeffeggiano da sempre la nostra odierna <strong>ossessione per l’impeccabilità</strong>. Il collezionismo ne è la prova più cinica: nella filatelia, il mitico “Gronchi Rosa” del 1961 è diventato un’icona inestimabile non per la sua precisione, ma per un grossolano errore nei confini geografici del Perù.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/puntino-nero-ormai-vediamo-solo-cio-che-odiamo/" target="_blank" rel="noopener">“Puntino nero”, ormai vediamo solo ciò che odiamo</a></li>
</ul>
<p>Nella numismatica,<strong> le “500 lire d’argento” del 1957</strong> sono un tesoro per i collezionisti per un paradosso aerodinamico: le bandiere delle Caravelle sventolano controvento rispetto alle vele. L’errore umano ha creato il valore, la svista ha generato la leggenda. Cercare ossessivamente il difetto negli altri per squalificarli non vi renderà migliori, vi renderà solo più ottusi. L’unicità non ha mai viaggiato sui binari della perfezione standardizzata. Accettare l’imperfezione non significa essere indulgenti con il ribasso, ma rifiutare il conformismo di chi, non sapendo creare nulla, passa il tempo a cercare la macchia sul vestito altrui.</p>
<p>William J. Marangon, 6 settembre 2026</p>
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		<title>&#8220;Sono contro il capitalismo&#8221;. Disse la radical star con la t-shirt di Prada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 15:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Jasmine Trinca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono cose talmente ridicole che ti fan passare la voglia di scherzare, tipo: Jasmine Trinca, una che eroga sciocchezzuole col sussiego di chi non le conosce (e in cui non crede) e la gestualità scomposta di chi ha trincato a sproposito: “Ah, io sono contro il capitalismo e la produttività”. Così, a bordo di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono cose talmente ridicole che ti fan passare la voglia di scherzare, tipo: <strong>Jasmine Trinca,</strong> una che eroga sciocchezzuole col sussiego di chi non le conosce (e in cui non crede) e la gestualità scomposta di chi ha trincato a sproposito: “<strong>Ah, io sono contro il capitalismo</strong> e la produttività”. Così, a bordo di uno straccetto da 1100 euro di Prada.</p>
<p>Nello stesso momento, allo stesso Festival del Cinema (è tutto un cinema…), la collega bengalese Azmeri Haque, che non è contro il capitalismo produttivo ma, più modestamente, contro il regime liberticida del suo Paese, viene presa a sberle e peggio aggredita da alcuni connazionali; ma Jasmine non c’era, era già fuggita, come racconta il sommo Mascheroni, su uno yacht di produttori con l’amico imprenditore.</p>
<p>Un’altra faccenda ridicola, ma non divertente, è l’altra suffragetta di celluloide, e speriamo non di cellulite, la Greta (nomen omen) Scarano che teatralmente (è tutto un teatro…) sul red carpet fasciata nel red dress si pitta in faccia col red lipstick “per fermare” i femminicidi in Italia. Che, anche se sotto la media europea, sono sempre troppi, circa uno ogni tre giorni, e sarebbero troppi anche uno all’anno; <strong>solo che Greta evita accuratamente di distinguere fra orchi nostrani e stranieri</strong> e così pure di cogliere l&#8217;incidenza di quei femminicidi appena meno cruenti che sono gli stupri, le molestie, gli abusi, le taharrush gamea di ispirazione islamica. Poi sbarca una flotilla di apprendisti teatranti, ricevuti appena da giornalisti un po’ compiacenti e un po’ pietosi, e di Greta nessuna traccia: tornata anche lei in hotel, dove probabilmente si disperava per questo capitalismo bianco tossico, ma non troppo, insieme alla compagna d&#8217;arte e d&#8217;impegno e di rossetto Jasmine.</p>
<p>Cala, Trinchetta! Al Festival la fanno da padrone le eredi ed ereditiere della fannullona di Nanni Moretti, quella che faceva cose, vedeva gente, ma sempre a fondo perduto, con quel <em>birignao da scinema</em> romano lagnoso, impercettibile, insopportabile, ipervittimizzato, che &#8220;vuol vedere la lusce&#8221; in fondo al frigorifero. Tutte cose ridicole, grottesche, tragiche, ma dopo il tragico c&#8217;è il patetico.</p>
<p>Max Del Papa, 9 settembre 2026</p>
<div class="np-ig-embed np-ig-embed--post max-w-[540px] mx-auto my-6 rounded-md"><iframe class="np-ig-embed__iframe w-full border-0" src="https://www.instagram.com/p/Dc_pw_xI-Aa/embed/captioned/" loading="lazy" scrolling="no" allowtransparency="true" allowfullscreen title="Instagram post"></iframe></div>
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		<item>
		<title>Ecco a voi l&#8217;erede di Ranucci a Report: ma quanto si prende sul serio?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ecco-a-voi-lerede-di-ranucci-a-report-ma-quanto-si-prende-sul-serio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 16:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parla la Di Pasquale, che ha preso il posto di Presutti alla guida del programma orfano di Sigfrido</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ecco-a-voi-lerede-di-ranucci-a-report-ma-quanto-si-prende-sul-serio/">Ecco a voi l&#8217;erede di Ranucci a Report: ma quanto si prende sul serio?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Enne Ci Esse: non – ci &#8211; siamo! La <em>Report</em> che verrà sarà la stessa di quella ch’era andata, cambia giusto la faccia, ma la faccia è il risultato del volere dell’<strong>ayatollah al-Rannuciallah</strong>: prima le fatwa agli usurpatori, la commensale di Lavitola e il rubgista, indegni, non all’altezza, quindi il placet alla vera designata, questa Di Pasquale della quale dice l’ayatollah: mi è molto fedele. Ecco le barficate delle Innocenzi e tutti gli altri, che minacciavano di dimettersi in blocco (ma quando mai? Ma andovai?), di darsi fuoco sotto al cavallo di viale Mazzini, di darsi alla lotta partigiana a oltranza. E l’eletta, subito: “Ah, non sono fedele a Ranucci ma a Report”. Praticamente la stessa cosa.</p>
<p>Ovviamente, come tutte quellle che ci credono e si credono, la nominata si prende sul serissimo fingendo che no: «Con Sigfrido ho sempre avuto un buon rapporto e ho lavorato 15 anni con la massima autonomia, ma io sono fedele a Report: alla sua squadra, a un’idea di giornalismo libero, indipendente e rigoroso». L’ha detto davvero! <em>Seh, ciao core</em>. Sbagliavano e di grosso quelli che avrebbero preferito tenersi al Ranucciallah a rosolare al fuoco lento della credibilità declinante: con la velata Claudia la musica non cambia, ma neanche di un diesis in chiave: «Sì, non vogliamo più essere la notizia, ma fare notizie. Oggi la nostra priorità è tutelare il programma, la sua storia e la sua squadra. E impedirne la normalizzazione». E che c’è di nuovo? Fare la notizia vuol dire mentire, la verità siamo noi e usiamo le inchieste droni strumentali, funzionali al partito comunista; impedire la normalizzazione di <strong><em>Report</em> vuol dire continuare a muoversi da Repubblica autonoma, da enclave in Rai</strong>. E questo sarebbe il nuovo corso? Fosse vivo oggi, Tomasi di Lampedusa aggiornerebbe la filosofia siciliana di Tancredi: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto resti con’è”. Al netto della faccia di al-Ranucciallah. Sarà un caso che pure la velata Claudia è di Palermo.</p>
<p>Ma quanto te la tiri, fedele Di Pasquale: «Veniamo da una campagna martellante con l’intento di togliere autorevolezza a Report: non sarà facile, ma ne usciremo ancora più forti. Parleranno le nostre inchieste». Appunto, che vi dicevo? A scanso d’illusioni, la nostra Tancredina precisa: «Discontinuità è una parola che non mi piace molto. Di sicuro valorizzeremo ancora di più la squadra storica (cioè il clan, <em>ndr</em>) per <strong>rendere il programma più forte e rigoroso</strong>. Puntando di nuovo sulle grandi inchieste di sistema con studi più asciutti». Minchia! «Noi non consentiremo mai che Report diventi Tele Meloni» e questa è <em>precisatio non petita</em>, totalmente pleonastica. «Non sono una prima donna (&#8230;) e chi mi conosce sa che non ho alcuna vanità». “Chi mi conosce sa che” è la formula perfetta dei presuntuosi che si credono più popolari di Gesù Cristo, non la usava John Lennon perché non l’avevano ancora inventata, ma oggi lo farebbe senza esitare e senza tremare. Ma passiamo ora alle post verità: «No. Faremo inchieste su destra e sinistra, come sempre. Io stessa ho ricevuto insulti bipartisan. D’Alema mi disse che facevo domande cretine» (chissà che non avesse ragione), «La Russa mi chiese se fossi stupida» (staremo verificando, non tema). «Lo avrebbero mai fatto con un uomo?».</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/da-report-alla-politica-ranucci-parla-gia-da-leader-di-partito/">Da Report alla politica, Ranucci parla già da leader di partito</a></li>
</ul>
<p>Ti pareva potesse mancare il vittimismo retorico woke. Ma la vera perla arriva, come spesso accade, al fondo dell’intervista agiografica: «Comprendo benissimo che quel rapporto [Ranucciolo &amp; Lavitolo] possa avere sollevato dei dubbi, ma <strong>una certa campagna mirava a distruggere il programma</strong>. Lavitola non ha mai condizionato le nostre inchieste. E anticipo la sua domanda: io non l’ho mai conosciuto, non ho mai frequentato il suo ristorante e per me, che sono di Palermo, Cefalù è una amena cittadina dominata da un bellissimo Duomo». Oh per favore, cherie! Lavitola è un pupazzo dei Servizi, un nipotino di Gelli e la magistratura, al netto dell’ANM che si scioglieva in orgasmi, “ci ha raggiunto Sigfrido Ranucci, sigh!”, non può fare a meno di indagare su certi sospetti di collusioni, soffiate da funzionari maneggioni e mangioni dei Servizi contro supporto mediatico di affari africani. <strong>Sospetti, ripetiamo, ipotesi da verificare, tipo Nordio nel ranch</strong>, ma su tanto quanto lavorano gli inquirenti. E questa viene a dirci che Valterino l’africano non ha mai condizionato le inchieste droni? Negatiiivo! I comunisti saranno pure convinti che gli anal/fabeti e i mentecatti votino a destra, ma non sembrano avere un concetto tanto migliore di chi segue loro; il che, peraltro, è decisamente fondato, basti vedere l’homo pentastellatus e il non binario lellato. Ma non c’è un limite? No, il comunista mente come respira e non se ne accorge: Lavitolo non ha mai influito su Report, Report farà inchieste sulla sinistra, chi lo dirige è una donna libera, uteruta (<a href="https://www.nicolaporro.it/utera-e-ana-la-femminista-woke-ribattezza-le-parti-intime/" target="_blank" rel="noopener">si rimandi alla psicologa dell’ana</a>) e schienadritta che non guarda in faccia nessuno anche se risulta fedele all’aytatollah al-Ranucciallah.</p>
<p>E va beh, questo è quanto si merita chi li segue. Gli altri no, però. Invece dovranno, perché Report riprende esattamente dove si era interrotto: i bistrot coi suoi golosi avventori passano, il partito comunista mai, manco in Rai, la svelata Claudia lo ha detto: io al Bistrot Cefalù non ci sono mai andata, e voleva dire: a differenza dell’<a href="https://www.nicolaporro.it/presutti-rinuncia-festa-a-report-passa-leditto-della-redazione/" target="_blank" rel="noopener">abusiva Presutti, subito lapidata mediaticamente dal clan</a>. E pazienza se l’ayatollah ci si farciva una sera sì e l’altra pure. Signore &amp; signori, lì dentro funziona così.</p>
<p>Max Del Papa, 7 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ecco-a-voi-lerede-di-ranucci-a-report-ma-quanto-si-prende-sul-serio/">Ecco a voi l&#8217;erede di Ranucci a Report: ma quanto si prende sul serio?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Bufera su Rula Jebreal, che dice &#8220;scimmia&#8221; a un deputato nero</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/bufera-su-rula-jebreal-che-dice-scimmia-a-un-deputato-nero/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/bufera-su-rula-jebreal-che-dice-scimmia-a-un-deputato-nero/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 12:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Rula Jebreal]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=342154</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se non facesse ridere, ci sarebbe da piangere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bufera-su-rula-jebreal-che-dice-scimmia-a-un-deputato-nero/">Bufera su Rula Jebreal, che dice &#8220;scimmia&#8221; a un deputato nero</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa davvero irresistibile è che nel mentre che la parte comunista dell’occidente, al-Tajani, in testa, <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-davvero-la-vittoria-di-afd-vi-stupisce/" target="_blank" rel="noopener">si disperava per la “marea nera” in Sassonia</a>, una ultra-palestinese naturalizzata un sacco di volte dava della scimmia a un deputato democratico afroamericano. Il suo nome è Jebreal, <strong>Rula Jebreal,</strong> quella che stilava black list di immondi del giro Epstein, nei cui files compariva 24 volte (il che non dimostra nessuna frequentazione diretta), la stessa che, e non c’è niente da verificare, si sparava le pose col paladino delle donne Weinstein.</p>
<p>Per amor di precisione, scimmia è riduttivo: l’apprezzamento completo va inteso quale scimmia nera e semita: letteralmente “scimmia dell’Aipac”, la lobby ebraica statunitense. Chiaro che una megabestialità del genere non poteva passare nella cavalleria del woke che pende che pende e che mai non va giù, sicché<strong> la nostra martire si è vista travolgere da una valanga di commentacci</strong>; al che lei ha reagito come un Bonaccini qualsiasi, siete ignoranti, non sapete leggere, io dicevo le tre scimmiette. E certo. Ecco come si è profusa in scuse, nel più puro spirito ebraico newyorkese, come dicevano i Gatti di Vicolo Miracoli: «Guardi che ha detto una brutta cosa» le spiega l’intervistatore e Rula, senza sbiancare: «Sono disgustata e inorridita dal fatto che Hakeem Jeffries stia accettando denaro da Aipac in mezzo al genocidio di Israele in Palestina. Detto questo, un termine che ho usato per descriverlo era inappropriato e offensivo e non avrebbe mai dovuto essere usato. Mi scuso incondizionatamente». Detto questo. Come a dire: sbaglio io a perdere tempo con voi trogloditi, comunque non fatela tanto lunga per una parola, voi razza di genocidi che siete. Pensa se avessero dato a lei della macaca, veniva giù il cielo. Eh, ma monta la marea nera in Europa. Ma va là: con comunisti così, chi ha bisogno dei nazisti di AfD?</p>
<p>Max Del Papa, 7 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bufera-su-rula-jebreal-che-dice-scimmia-a-un-deputato-nero/">Bufera su Rula Jebreal, che dice &#8220;scimmia&#8221; a un deputato nero</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Addio ai cinema di provincia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/addio-ai-cinema-di-provincia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/addio-ai-cinema-di-provincia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Marco Bassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 14:22:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[netflix]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un tempo bastavano novanta minuti al buio per perdersi dentro un film. Oggi le vecchie sale sono quasi tutte scomparse</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/addio-ai-cinema-di-provincia/">Addio ai cinema di provincia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso dei decenni ho trascorso molte ore in innumerevoli cittadine. Era mio costume recarmi a vedere un film, appena avevo del tempo libero. Vicino alle stazioni ferroviarie ve ne era sempre uno. Mi piacevano <strong>le sale cinematografiche di provincia</strong>, ma soprattutto amavo il cinema, quei novanta minuti di oblio di sé che solo in platea o in galleria si potevano provare.</p>
<p>Ripercorrendo i miei passi, noto che molte cose non sono cambiate, ma i cinema sono quasi tutti scomparsi. Tre generazioni or sono i teatri sono diventati cinema e nel corso degli ultimi anni sono stati quasi tutti chiusi. <strong>Pasolini piangeva la scomparsa delle lucciole</strong>, io dei cinema: le prime sono state distrutte dalle fabbriche, i secondi da Netflix, lui odiava la civiltà industriale, io non odio nulla e nessuno.</p>
<p>Luigi Marco Bassani, 6 settembre 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Telekabul è tornata, Landini ospite d’onore</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/telekabul-e-tornata-landini-ospite-donore/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/telekabul-e-tornata-landini-ospite-donore/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 14:16:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio landini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=341523</guid>

					<description><![CDATA[<p>l Tg3 racconta l’economia italiana tra allarmi sulla sanità e accuse al governo, lasciando al capo della Cgil l’ultima parola. Un copione che sa tanto di vecchia propaganda</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/telekabul-e-tornata-landini-ospite-donore/">Telekabul è tornata, Landini ospite d’onore</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì scorso, ascoltando un segmento del Tg3 delle 19, dedicato alla condizione economica del Paese, ho provato un brivido di forte nostalgia che mi ha fatto esclamare: <strong>Telekabul</strong> è tornata! In breve, dopo aver citato <strong>l’ennesimo piagnisteo statistico di Gimbe</strong> (fondazione diretta da Nino Cartabellotta, esperto del terrore virale durante il Covid e che ancora nel 2025 sosteneva che, per bloccare la circolazione dei virus, occorrerebbe vaccinare almeno il 95% della popolazione) in merito a quanto spenderemmo poco in tema di sanità pubblica, è andata in onda una raffica di critiche al governo Meloni espresse dai vari leader del cosiddetto Campo largo. Tutto questo senza interpellare alcun esponente dell’attuale maggioranza, secondo la prima regola della citata Telekabul: <strong>fare solo propaganda per la sinistra, senza se e senza ma.</strong></p>
<p>Tant’è che, alla fine di questo indigesto servizio, è stata trasmessa una breve intervista al mammasantissima di tutti gli arruffapopoli:<strong> il capo della Cgil, Maurizio Landini.</strong> Costui ha recitato alla perfezione il classico sermone che va ripetendo come un mantra in tutti gli angoli del Paese da alcuni decenni. Queste le sue illuminanti – illuminanti come la fiaccola del comunismo, ovviamente – parole: “Il caro vita, il caro energia sono la vera emergenza di questo Paese – ha esordito l’arcisindacalista – e bisogna da un lato aumentare i salari, dall’altro bisogna intervenire, andare a prendere i soldi dove sono, sui profitti e sugli extraprofitti (si noti l’allargamento della scure landiniana a qualsiasi tipo di profitto). E poi bisogna investire seriamente sulle fonti rinnovabili.”</p>
<p>Dopodiché, alla giornalista che lo ha invitato a nozze, chiedendogli un giudizio sull’operato del governo, sottolineando il record di durata e la stabilità che ancora lo caratterizza, ha così risposto: <strong>“I salari sono aumentati? No. La benzina costa di più,</strong> la precarietà è aumentata, in pensione non ci si va più, la sanità funziona peggio. Il problema non è quanto dura il governo, il problema è cosa fanno i governi&#8221;.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
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<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/landini-cgil-dialogo-sindacati-imprese/" target="_blank" rel="noopener">Landini riscopre il dialogo, ma c&#8217;è da fidarsi?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/landini-si-fa-soccorrere-dalla-meloni/" target="_blank" rel="noopener">Landini si fa soccorrere dalla Meloni</a></li>
</ul>
<p>Infine, interpellato <strong>sulle primarie dell’opposizione,</strong> Landini ha così concluso, dopo aver evitato di prendere posizione sullo spinoso tema: “Io credo che il problema sia come la politica risolve i problemi delle persone. O la politica torna a risolvere i problemi delle persone o c’è il rischio che le persone abbandonino definitivamente la politica&#8221;.</p>
<p>Infatti, in tutti i Paesi in cui le ricette economiche portate avanti da Landini sono state applicate alla lettera – il riferimento agli Stati dell’ex blocco<strong> sovietico/comunista è puramente casuale – i cittadini hanno abbandonato in blocco e senza pensarci un attimo i residuati bellici di</strong> quei gloriosi partiti con la falce ed il martello.</p>
<p>Claudio Romiti, 3 settembre 2026</p>
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		<title>Ariecco i Maneskin, la reunion a Sanremo è solo per interesse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 16:29:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[maneskin]]></category>
		<category><![CDATA[sanremo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla conquista del mondo, la separazione e il ritorno sul palco dell'Ariston: la parabola della band, tra marketing, gossip e una carriera solisti che non è mai decollata</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non diteci che non vi informiamo per davvero, sulle cose gravi e su quelle fatue, non diteci che non lo facciamo a rischio di strali e in tempi, come si dice, non sospetti. <strong>Questa è una cosa fatua, vaporosa</strong>, ma torna come la profezia che a suo tempo azzardammo: <a href="https://www.nicolaporro.it/i-maneskin-si-sciolgono-non-sono-mai-esistiti/" target="_blank" rel="noopener">arieccoli i <strong>Maneskin</strong></a>, i bamboccetti con le chitarrine, ormai meno bamboccetti – il tempo non aspetta nessuno. Vanno a Sanremo in reunion, come si dice, riunione parendo un po’ condominiale, indegno di manichini spericolata, ospiti di una sera, per ricostruire una carriera finita in coriandoli.</p>
<p>Se ne sta occupando il loro manager Fabrizio Ferraguzzo che insieme al nuovo nominato <strong>Stefano De Martino</strong> sta mettendo su il prossimo festival, risvolto sul quale la sinistra volendo potrebbe obiettare al conflitto d’interessi in TeleMeloni, due grandi classici in uno ma non lo farà perché i Maneskin erano, sono quanto di più fuffesco a sinistra si possa concepire: vuoti a perdere di talento, gonfi di spocchia più di Ranucci, inconsistenti ma noleggati, ricordate, dalla Baronessa Ursula per faccende propagandistiche della Ue prima, per la vaccinazione di massa e coattiva e cattiva dopo, “voi novax, a ripijateve”, così i virologi in erba, bistrati, fra un capriccio e una linguetta.</p>
<p><strong>Gioisci, popolo, se ti riesce:</strong> rivedrai insperatamente “le lesbotettine”, pure questo ci toccò sentire, <strong>della Victoria con la C,</strong> le giarrettiere del Damiano che berciava “ambeeeghin” come se un compagno all’asilo gli avesse rubato il leccalecca. Questo di tanta speme (che si levassero dai coglioni) oggi ci resta. La bolla gassosa che fa i capricci. Lo dicevamo o no? <strong>Sapevamo come sarebbe andata a finire:</strong> di tanta speme, degli investimenti faraonici, Iggy Pop e i Rolling Stones, che manco sapevano chi fossero), i superproduttori alla Nile Rodgers, i battage colossali che nella musica di zucchero filato di oggi sono tutto, i due dischetti uno pompatissimo l’altro già ammosciato a nascere, la spinta sul glamour in mancanza di musica, pensa, che novità!, gli altri due anche più dispersi e sì che gli danno delle rockstar internazionali per fargli fare roba.</p>
<p>Ma le carriere soliste di tutti, inzuppate nel gossip più stupidino, non decollano per non dire che sono<strong> un fiascone, dischi evitabili per esiti ridicoli.</strong> E, sapete, giocare alle popstar costa, girare il mondo, sposarsi a Los Angeles o i Caraibi non è roba da poco, ti può riuscire un anno ma dopo i soldi finiscono e bisogna inventarsi qualcosa, bisogna reinventarsi. Lo dicevamo o no? Che alla fine della fuffa dovevano ricoagularsi, come pesci lessi che finiscono in zuppa e provano a tornare pescetti? La strategia, anche questo, se avete tempo da perdere, andatevelo a ritrovare nelle passate cronache, è la seguente: ospitata a Sanremo, da cui ripartire, nuovo disco inutile, nuovo tour, col sussunto: siamo tornati, ma siamo più grandi, più consapevoli, siamo cresciuti insieme alla nostra musica, che è la formula che farà più ridere: non c’è la musica e non ci sono i musicanti.</p>
<p>E non funzionerà perché nel tempo liquido dei Maneskin e dei manikin tutto dura il tempo di <strong>una illusione</strong>: altri pupazzi, altra plastica, altri vuoti a perdere sottovuotospinto: chi ha sentito nostalgia di questi ectoplasmi, con tutta l’offerta gassosa che c’è? Il treno è passato, la grande truffa del rock and roll è riuscita ancora una volta, con tutto che questi non erano i Sex Pistols ma<strong> quattro viziatelli di facoltosa famiglia borghese</strong>, infilati ad <em>X Factor</em>, costruiti da quell’affarista del Manuel Agnelli e dopo spinti, raccomandati ovunque come ambasciatori  del woke alla vaccinara, diciamo alle vongole che oggi è di moda, la quintessenza del conformismo di sinistra: manovrabili dall’egemonia di sinistra, europeisti, vaccinaristi, genderizzati, presuntuosi, le lesbotettine, le espressioni sempre vagamente stonate, quel cantante che se la giocava con l’altro,<strong> l’Achille Lauro</strong>, quanto a immagine da palestrato.</p>
<p>Due anni son durati, il tempo limite di una carriera elaborata con gli algoritmi. <strong>Nessuna canzoncina davvero lasciata,</strong> soltanto tante immagini, provocazioni al latte, vanità delle vanità, coppie che scoppiano con attiviste influencer anche più fatue, sparite nelle loro lagne autoreferenziali, nelle loro velleità polimorfe, “modella, scrittrice, influencer, attivista, fidanzata”, nei loro poliamori polimorfi perversi, come ironizzava Renato Zero, uno che ha inventato tutto, saccheggiato da tutti, che sarebbe trovarsene sempre uno per un’altra copertina. <strong>Il mondo Maneskin è il mondo troppo pieno di vuoto</strong>, dove il rumore di fondo è tutto, altro che musica.</p>
<p><strong>E vanno a Sanremo come divinità precocemente appassite</strong>, ci vanno a rilanciare una carriera da falene, nel rigoroso rispetto della tabella di marcia che ormai è per tutti: elaborazione a tavolino, budget promozionale, esplosione, deflagrazione, fallimento, ritorno. Non Tosca, “vissi d’arte”, ma Bob Arum, quel manager di pugilato: “Non è mai per soldi, è sempre per soldi”. L’esito, se volete un’altra profezia da buttar via, sarà l’effimero dell’insuccesso, con buona pace di chi ci vedeva sostanza, capacità, “sono loro il rock all’italiana”. Sì, così come noi italiani abbiamo strutture di difesa, di sicurezza nazionali, un sistema industriale, una rete energetica autonoma.</p>
<p>Ma che italiani saremmo senza essere fregnacciari, col geometra Calboni come santo patrono, “trì scotces”, senza vantarci di ciò che mai siamo stati, “Siamo una grande nazione”, senza dipendere sempre in tutto e per tutto dai salvatori sui quali sputiamo, “fri fri palestai” o “ambeghiiin”. <strong>Il woke manda un curioso odore</strong>, i Maneskin pure, ma abbiate pazienza, sopportate pure questo tragico secondo avvento, e poi li lasceremo come pippon a bere tisane all’Ariston, ad annaspare nella loro polvere di stelle.</p>
<p>Max Del Papa, 2 settembre 2026</p>
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