Esteri

Contro-dazi, armi, moneta: così Trump prova a smontare l’Ue

Gli Stati europei stanno pensando di mettere le mani sulle riserve della banca centrale russa sinora sequestrate ma non espropriate. Colpo di grazia a qualunque ruolo dell'Euro

dazi Trump Ue Immagine generata da AI tramite LeonardoAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Questa è la storia breve, di come Donald Trump sta distruggendo Leuropa. Che Dio sia lodato.

Contro-dazi

I dazi di Trump sono contro-dazi, non ci stancheremo mai di ripeterlo: contro-dazi alle barriere commerciali dell’Ue. Le abbiamo elencate, ma ripetiamole: dazi mascherati, barriere non tariffarie animaliste e salutiste, barriere non tariffarie gretine.

Ne discende che, per i commerci con gli Usa, Bruxelles dovrà necessariamente smantellare una parte molto grande della propria normativa interna. Nonché rinunciare al proprio scopo proclamato di salvare il mondo dai peti delle vacche.

Le rinunce richieste da Trump a Bruxelles ammontano a poco meno di una rivoluzione. Naturalmente, siamo consci che esiste un partito contrario, il partito francese che ben preferirebbe proseguire con l’attuale euro-mercantilismo. Se necessario, sino a chiudere i commerci con gli Usa per gettarsi nelle braccia della Cina. Di tali argomenti abbiamo ascoltato una teorizzazione, persino.

E, tuttavia, troppo enorme è l’avanzo con gli Stati Uniti delle potenze commerciali che veramente contano: Germania e Italia. Sicché, se Trump terrà duro, c’è solo un esito al termine del percorso: la resa incondizionata di Bruxelles e l’Occidente commerciale. Che Dio sia lodato.

Armi

I dazi di Trump sono contro-dazi pure contro le politiche economiche mercantiliste di svalutazione interna. Apparentemente, la parallela spinta americana a che gli alleati europei innalzino radicalmente la propria spesa militare potrebbe sembrare una risposta a tale quesito: una sorta di neo-keysenismo di guerra. Ma tale interpretazione ci pare un poco troppo indiretta.

Più diretto ci pare pensare che il riarmo serva a far saltare i conti pubblici degli alleati membri non solo della Nato ma pure dell’Ue. In modo da costringerli a non rispettare più i vincoli fiscali unionali, se vogliono rispettare i vincoli militari atlantici.

E che tale sia lo stato delle cose lo sapevamo ma, sempre più spesso, ci capita d’osservare nuovi segni di insofferenza da parte di chi pure sarebbe molto affezionato al sogno leuropeo: ex-multis, il ministro Giancarlo Giorgetti che attacca confusamente Bce.

Ancor più divertente, è che al recente vertice Nato, Trump abbia ottenuto un consistente impegno all’aumento della spesa militare, da alleati europei che accettavano di nemmeno menzionare la Ue: alla quale Washington non riserva alcun compito, se non quello di farsi da parte.

Compito che Bruxelles ha cominciato a eseguire con un ReArm EU praticamente del tutto privo di finanziamenti unionali. Ma che ora dovrà completare rinunciando semplicemente ad imporre agli Stati membri quei vincoli fiscali, per ora solo sospesi. Che Dio sia lodato.

Moneta

I dazi di Trump sono contro-dazi pure contro la manipolazione valutaria, consustanziale all’esistenza della moneta unica.

Qui risiede l’inevitabile conseguenza dell’abbandono dei vincoli fiscali, unito alla assenza di finanziamenti unionali. Perché, ovviamente, gli Stati non possono riarmare senza una propria banca centrale: le banche centrali sono nate proprio per finanziare le guerre, d’altra parte.

E, siccome Bce davvero non può farlo lei, visto che i tedeschi non glielo consentono e non glielo consentiranno mai (tanto più in presenza di un governo debole come quello Merz), è ovvio che l’unione monetaria verrà sciolta più prima che poi.

Ultimamente, i segnali si infittiscono ed eccone uno bello grosso: in giro si dice che, col nobile scopo di finanziare l’acquisto delle nuove armi americane che rimpiazzeranno le vecchie armi americane ora destinate agli arsenali ucraini, gli Stati europei stiano davvero pensando di mettere le mani sulle riserve di banca centrale russa sinora sequestrate ma non espropriate. Sui beni, e non solo sui frutti.

Se ciò accadesse, sarebbe il colpo di grazia a qualunque futuribile ruolo dell’Euro come valuta di riserva internazionale. Per la semplice ragione che nessun altro Paese mai terrà i propri denari investiti nella moneta di Stati dediti all’esproprio delle riserve internazionali altrui. Il sequestro ancora si tollera, l’esproprio davvero no e poi no.

A quel punto, tenere in tasca Euro o talleri della Freedonia dei fratelli Marx, sarebbe precisamente la stessa identica cosa. Sicché, torneremo serenamente alle care vecchie valute nazionali. Che Dio sia lodato.

Conclusioni

Questa era la storia breve, di come Trump sta distruggendo Leuropa. Meglio prima che poi. Che Dio sia lodato.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni