Se non altro, durante la sua prima visita ufficiale in Cina il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha avuto il buon senso di mantenere sul piano commerciale il suo tentativo di rilancio della cooperazione con Pechino, senza vaneggiare di “partnership strategiche”, nonostante non siano mancate le sirene cinesi. Per esempio, quando il presidente Xi Jinping ha ribadito che “la Cina sostiene l’Europa nel perseguire una maggiore autonomia e forza, e spera che possa lavorare con la Cina nella stessa direzione…”.
Una frase di rito che ci esorta a divorziare dagli Usa, come chiarisce uno dei principali organi del Partito Comunista Cinese, il Global Times: “Solo ritirandosi dalla Nato gli europei possono avere una vera possibilità di stabilire una politica economica e commerciale globale indipendente”. Chiaro no?
La dipendenza dalla Cina
Il cancelliere è arrivato a Pechino accompagnato da 30 ceo dell’industria tedesca e sulle spalle un deficit commerciale di 90 miliardi di euro, 200 mila posti di lavoro persi nella manifattura e un calo delle esportazioni di auto verso la Cina del 70 per cento dal 2022. Eppure, come Ue perseveriamo nel sovvenzionare i concorrenti cinesi.
Lo squilibrio nelle relazioni commerciali, la dipendenza tedesca (ed europea) dalle forniture cinesi, le loro pressioni mirate sui nostri settori strategici, la vera e propria guerra che Pechino sta sostenendo attraverso il suo proxy russo per destabilizzare l’Europa, richiederebbero azioni forti e concrete, non tornare a Berlino con un comunicato e un senso di business as usual, profitti a breve termine a fronte di una vulnerabilità strategica nel lungo, peraltro ormai insostenibile agli occhi dell’alleato Usa nel contesto di una nuova Guerra Fredda.
Come ha osservato Jacob Gunter del think tank Merics, “rispondere alla capacità di Pechino di strangolare le catene di approvvigionamento europee con l’inazione, solo per poi chiedere alle aziende cinesi di reindustrializzare l’Europa come modo per contrastare la stessa deindustrializzazione che stanno causando, è sicuramente una strategia folle“.
Merz e i robot cinesi
È però un video, circolato in questi giorni sui social ma non sui media tradizionali, a raccontare più efficacemente di molte analisi la visita di Merz a Pechino e gli attuali rapporti tra Europa e Cina. Il video riprende il cancelliere tedesco mentre assiste ad una performance di robot umanoidi di fabbricazione cinese nella città di Hangzhou. Cercatelo perché è davvero istruttivo.
Si vedono questi robot, vagamente somiglianti a quelli dell’esercito dei droidi di Star Wars, eseguire con straordinaria agilità ed eleganza una serie di mosse di Kung Fu e dar vita ad un incontro di boxe. Davvero impressionante, anche se fossero telecomandati o programmati per eseguire solo specifiche coreografie.

Ebbene, l’espressione del cancelliere Merz mentre li osserva dice tutto. Un sorriso forzato, un ghigno, volto contratto, sguardo fisso e braccia conserte. Dalla sua espressione sembra quasi che stesse pensando: “guarda questi cinesi dove sono arrivati mentre noi in Europa ci preoccupavamo di regolamentare la curvatura delle banane, di fare in modo che i tappi di plastica restassero ben attaccati alle bottiglie e rendevamo obbligatorie cannucce di carta che si incollano alle labbra prima che la bevanda sia finita”.
Ben più grave: mentre noi in Europa soffocavamo sotto grandi muraglie regolamentari l’innovazione tecnologica e caricavamo le nostre industrie di costi energetici insostenibili in nome della truffa green. Non sappiamo ovviamente se davvero fossero questi i pensieri che frullavano nella testa del cancelliere davanti allo spettacolo dei robot cinesi, ma sappiamo con certezza che sono i nostri.
Cambiare rotta o morire
Vedendo quelle immagini qualunque europeo – italiano, tedesco o francese poco importa – dotato di buon senso non può far altro che riflettere sul terreno perso nella competizione con la Cina, concludere che i nostri Paesi, il nostro continente, stanno perdendo, e sentire risuonare un allarme nella propria testa: o cambiamo rotta in fretta, o siamo fottuti.
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