Esteri

Inaffidabili: perché gli Usa non possono lasciare la Groenlandia agli europei

Non tengono fuori la Cina dal cuore dell'Europa, anzi la invitano, ma pretendono che gli americani si fidino quando promettono di tenerla fuori dalla Groenlandia

leader europei (video times of india)
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Quando gli europei affermano di condividere le preoccupazioni di Washington sull’Artico, cosa possono aspettarsi di concreto gli Stati Uniti? Guardiamo ai fatti. Sul fianco est della Nato, solo oggi, dopo quattro anni di guerra, l’Europa sembra pronta a impegnarsi seriamente nel sostegno a Kiev, ma ci sono volute le sberle di Trump. Sul fianco sud (Nord Africa e Medio Oriente), l’Alleanza non è pervenuta, quando non fa danni. Perché sul fronte Artico dovrebbe andare diversamente?

La penetrazione cinese

Il problema di fondo, che politica e media in Europa si rifiutano di vedere, per pregiudizio o malafede, è che l’amministrazione Trump non considera affidabili gli alleati europei a causa non solo della debolezza geopolitica e militare, ma anche per le politiche che hanno aperto alla penetrazione cinese e islamista, e che stanno trasformando i connotati del Vecchio Continente, con riflessi visibili da anni nella postura internazionale e un sempre più marcato autolesionismo.

Per esempio, con i nostri sussidi stiamo letteralmente pagando la Cina per farci invadere dalle auto elettriche cinesi. Ieri, a Davos, il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che “abbiamo bisogno di più investimenti diretti cinesi in Europa in diversi settori chiave”.

E sempre ieri il governo Starmer ha approvato il progetto per una mega-ambasciata cinese a Londra, con il seminterrato vicinissimo ai cavi in fibra ottica che trasmettono le informazioni finanziarie sensibili della City.

Non tengono fuori la Cina dal cuore dell’Europa, anzi la invitano, ma pretendono che gli americani si fidino quando promettono di tenerla fuori dalla Groenlandia.

Le Isole Chagos

Nelle scorse ore Donald Trump ha sollevato il caso delle Isole Chagos. Siamo stati tra i primi e tra i pochi in Italia a occuparcene su Atlantico Quotidiano. Starmer è pronto a trasferire queste isole a Mauritius, dando seguito ad una sentenza non vincolante della Corte internazionale di giustizia (dove siedono giudici russi e cinesi). “Un atto di totale debolezza, che Mosca e Pechino hanno già notato. Un atto di grande stupidità“, ha tuonato il presidente Usa.

Quelle isole infatti sono sede della strategica base Usa di Diego Garcia, in mezzo all’Oceano Indiano, a portata di tre continenti, e Mauritius è permeabile all’influenza cinese. In pochissimi se ne sono occupati, tra questi il Great British PAC, di cui fa parte il nostro Bepi Pezzulli. Come ha ricordato, in ogni grande crisi dell’ultimo mezzo secolo, dalle guerre del Golfo alle attuali tensioni con l’Iran, la base di Diego Garcia ha garantito superiorità strategica a Stati Uniti e Regno Unito.

Il governo Starmer risponde che si è assicurato l’affitto per 99 anni. Ma il problema è il nuovo quadro giuridico in cui l’arcipelago si inserirebbe. Mauritius aderisce infatti al Trattato di Pelindaba, che istituisce l’African Nuclear Free Zone, il che potrebbe sollevare dispute legali e ripensamenti politici su cui Pechino farebbe leva.

Ovviamente non è per le Chagos che Trump vuole la Groenlandia. Ma è indicativo: se persino uno degli alleati più stretti e consapevoli è così stupido da cedere le Chagos e mettere a rischio l’intera architettura di sicurezza occidentale, sulla base di corti influenzate dai rivali dell’Occidente, come si può escludere che qualcosa di simile accada in Groenlandia?

La difesa della Groenlandia

A complicare il quadro, il chiaro percorso, legalmente riconosciuto dai danesi stessi, verso l’indipendenza dell’isola, che potrebbe essere più vicina di quanto si pensi. La Groenlandia sarebbe un Paese enorme, con un valore strategico in rapida ascesa per posizione e risorse, alle porte dell’America, ma con una popolazione irrisoria, privo di difese proprie e fuori dalla Nato.

Hanno ragione i critici di Trump: può essere difesa anche all’interno dell’attuale cornice di sicurezza Nato. Il problema, però, è che per vicinanza geografica oltre che per capacità militari, a doverlo fare e a pagarne quasi per intero il conto sarebbero sempre gli Usa, pur non possedendola. E come noto non sono più disposti a pagarlo, tanto meno quando la sicurezza in gioco è direttamente la loro ma il territorio no.

Trump potrebbe accettare un accordo in cui la Danimarca continui a possedere formalmente la Groenlandia? Forse, ma si farebbe pagare per difenderla ed esigerebbe il controllo di fatto, militare e sulle risorse, tramite un nuovo accordo di difesa e un consorzio per lo sfruttamento delle materie prime.

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