Politica

Il programma di Draghi: pur di salvare l’Ue pronto a suicidare l’Occidente

Ci ha detto che l'Ue è retta da regole senza senso e governata da inconsapevoli o inetti. Come soluzione, propone più Europa: ancor più anti-americana, gretina, propal, statalista

Draghi Rimini (Ytube)

Mario Draghi ha pronunciato un discorso al Meeting di Rimini, seguito da tre domande e risposte.

La felice CEE

Draghi divide la storia dell’Ue, in tre epoche:

Al principio, la CEE venne creata per evitare “il rischio continuo di conflitti tra stati europei”. Scopo sempre presente con l’Ue, a fondare la sua convinzione che “è insostenibile sostenere che staremmo meglio senza questa Unione”. Il che suona strano in bocca a colui che inflisse alla Grecia una catastrofe economica peggiore di una guerra mondiale.

Successivamente, la CEE si è adattata felicemente “all’era neoliberale tra il 1980 e i primi anni 2000 … l’Europa prosperò in quel contesto: il mercato comune divenne un mercato unico”. Prosperava e convergeva: gli Stati membri “sono diventati più vicini”.

Ciò che indusse lui stesso a pensare che “forse valeva la pena dare una chance all’euro. Creare una moneta unica”. E fu così che, in quella seconda epoca, venne la nascita delle principali istituzioni unionali: le “autorità indipendenti per la regolamentazione della concorrenza e della politica monetaria” … ma potremmo aggiungere la trasformazione della CEE in Ue.

L’infelice Ue

Sfiga volle che fosse troppo tardi: sin da quei “primi anni 2000”, “quel paradigma [neoliberale] è mutato radicalmente e molte delle sue caratteristiche sono ormai superate” nel contesto di un mondo esterno nel quale, oggi, dominano “politiche industriali … ricorso crescente alla forza militare e alla potenza economica per tutelare gli interessi nazionali …” rafforzamento del “governo statale”.

Sicché, quelle stesse istituzioni unionali, già – secondo lui – adatte al periodo precedente, non sono più adeguate al periodo attuale.

Rispondendo a domanda, egli fa l’esempio del mandato della Bce: “voi sapete che il mandato della Bce è quello di assicurare la stabilità dei prezzi e basta. Però lì l’euro rischiava di sparire e quindi mi son chiesto, dico, ma che senso ha l’obiettivo della stabilità dei prezzi se non c’è più la moneta con cui questi prezzi vengono misurati?”. Così ammettendo di aver tradito il proprio mandato … ma temporalmente, in quanto quel mandato non è cambiato: resta senza-senso.

Sin da quei “primi anni 2000”, nella Ue inconsapevolezza (“il settembre del 2023, parlavo, ma nessuno aveva la sensazione che le cose non andassero bene”) ed inazione (“la rigidità, la passività creano inazione. Ed è un po’ quello che abbiamo visto negli ultimi 10-15 anni. Abbiamo visto un posporre tutte le decisioni importanti perché non si riusciva a andar d’accordo e l’inazione è il peggior nemico dell’Europa”). 

Fatto salvo qualche spunto positivo: tali sarebbero lo OMT, il Next Generation EU, la “vasta campagna vaccinale”, la “risposta all’invasione russa dell’Ucraina”. Che è il modo in cui l’oratore malamente tenta di sottrarsi all’ovvia domanda: ma tu, dov’eri?!?

Interessante quadretto di una Ue retta da regole senza senso e governata da inconsapevoli o inetti. Novero al quale iscriviamo volentieri l’oratore.

La sveglia di Trump

Poi è arrivata la sveglia: il suo rapporto sulla competitività e, soprattutto, “una sveglia molto più brutale ed è quella che ci ha dato Trump. Certamente, con le elezioni negli Usa, è cambiato tutto”.

Poiché, è solo Trump ad aver “smentito definitivamente l’illusione che la sola dimensione economica potesse garantire [all’Ue] una qualche forma di potere geopolitico”. Scoprendoci inermi, “dominati dal volere delle grandi potenze mondiali”, in “uno scenario globale dominato da superpotenze come gli Usa e la Cina”.

Tema declinato con un lungo pistolotto dedicato al proprio detto rapporto: molto pomposamente presentato ed ancor più velocemente da tutti dimenticato. In estrema sintesi:

  • Usa e Cina sono grossi mentre noi manco riusciamo a completare il mercato unico: “fu approvato quasi quarant’anni fa, tuttavia persistono ancora ostacoli significativi agli scambi all’interno dell’Europa”. Citofonare UniCredit.
  • Usa e Cina “utilizzano apertamente il controllo su risorse strategiche e tecnologie per ottenere concessioni in altri ambiti”, mentre “nessun singolo Paese europeo dispone delle risorse necessarie per sviluppare la capacità industriale indispensabile a queste tecnologie”. 

Il lettore ha letto bene: per Draghi, Usa=Cina. Gli Usa sono avversari dell’Ue e Sua Competenza vuole siano anche i nostri. Fa il coro Fabbrini: con “Trump II … il nemico non è più ad oriente, ma è interno all’occidente” [sic]. Approverebbero pure dal Leoncavallo, se non lo avessero sgombrato.

I progetti di investimento

Ciò che Draghi implicitamente ribadisce, richiamando la propria categoria di “debito buono”, del 2020. La novità è che oggi, al contrario di allora, si parla di settori nei quali “il debito buono non può più essere sostenuto a livello nazionale, perché gli investimenti effettuati in modo isolato non raggiungono la scala necessaria per aumentare la produttività e giustificare il debito”. E questi settori sarebbero: difesa, energia, tecnologie rivoluzionarie [sic].

L’unica soluzione prospettata da Draghi: un accordo Ue condiviso “su progetti di interesse comune europeo e il loro finanziamento congiunto, condizione essenziale affinché tali progetti raggiungano la dimensione tecnologica e l’autosufficienza economica necessarie”. Cioè, l’unica soluzione prospettata da Draghi è una collaborazione che esclude gli Usa (e lo Uk e il Giappone).

A Sua Competenza sfugge che l’Italia è l’unico Paese al mondo, oltre agli Usa, dove vengono assemblati gli F-35 … mentre le forze aeree francesi degradano verso l’inferiorità bellica. All’avventuriero che voleva il Colle sfugge che figlio di quel F-35 è il più avanzato progetto di difesa aerea in corso: il Tempestfighter (o GCAP) italo-nippo-britannico … mentre il concorrente progetto franco-tedesco (FCAS) è, da anni, piantato nelle secche. A dimostrazione che ciò che importa all’oratore non è affatto fare, bensì dar soldi ai francesi.

Col bel risultato di continuare a combinare niente, mentre ci allontaniamo da quegli stessi Usa che Draghi vuole diventino i nostri avversari.

L’Europa anti-amerikana

Non stupisce affatto, quindi, apprendere che Leuropa di Draghi dovrà essere:

(1) gretina: per portare in giro l’energia verde sono sempre necessari immensi investimenti “nelle reti e nelle infrastrutture europee”. Senza contare la sua netta opposizione all’accordo commerciale con Trump che fa piazza pulita persino delle CBAM (come nemmeno nei nostri desideri più arditi): “abbiamo dovuto accettare l’imposizione di dazi da parte del nostro più grande partner commerciale e storico alleato”;

(2) iraniana: per lui sono “eventi gravi … i bombardamenti ai siti nucleari iraniani”. A significare che l’Europa-potenza conviverebbe benissimo con l’atomica degli ayatollah;

(3) propal: per lui sono “eventi gravi … l’intensificarsi del massacro nella Striscia di Gaza”. A significare che la Nuova-Europa sarebbe ben più comprensiva coi cari ragazzi di Hamas;

(4) militarmente indipendente: Trump brutto e cattivo ci spinge a riarmare “in modalità che probabilmente non riflettono appieno gli interessi strategici europei” … i quali consisterebbero nel comprare vecchie armi francesi, evidentemente;

(5) impegnata a tener lontani gli Usa dalla Russia: egli saluta “la presenza dei cinque leader di Stati europei, insieme ai presidenti della Commissione e del Consiglio europeo, nell’ultimo incontro alla Casa Bianca”, dove la maggior parte di loro stava a cercar di sabotare il tentativo del buon Donald.

Tradotto, Sua Competenza vuol portarci allo scontro con l’unico nostro amico vero e alleato. Quest’è. Meglio se alla guida di un corteo di gretini velati e propal: il che aggiunge, in noi, un senso di ribrezzo.

I principi di un miscredente

V’è pure un riferimento alla “difesa collettiva della democrazia” che, secondo l’oratore, non può più essere data per scontata. Ma è un passaggio breve: non ci crede manco lui.

Sensazione confermata da un successivo passaggio, nel quale egli richiama “i principi fondanti dell’Ue: democrazia, pace, libertà, indipendenza, sovranità, prosperità ed equità”. In dettaglio:

  • quanto a democrazia e libertà e equità: tali espressioni suonano assai male in bocca al duce del Green Pass: già a capo del governo italiano che, quanto a repressione delle libertà civili, se la batteva col governo Mussolini;
  • quanto a pace: abbiamo testé viste le sue intenzioni riguardo Iran, Hamas & Co.; quanto a indipendenza e sovranità: è lui stesso a compiacersi che gli astanti siano “cresciuti in un ambiente in cui gli stati nazionali hanno perso un po’ di importanza”;
  • quanto a prosperità: è lui stesso a dire che la crescita economica “negli ultimi trent’anni è stata, in Europa, molto più contenuta rispetto ad altre aree del mondo”.

Si può ben dire, quindi, che Sua Competenza in tali valori creda non più di quanto chi scrive creda alla Pachamama: zero. Eppure, è proprio con lo scopo di “difendere questi valori” contro gli Usa, che egli presenta il proprio progetto politico.

Il progetto politico

Progetto politico che è sempre lo stesso: “nuove forme di integrazione”, “strumenti di debito comune”, “una diversa forma di organizzazione politica”, “integrazione politica”, una “nuova Europa” [sic].

Senza la quale, pippa: “nel frattempo io non dico che non si possa far niente di quello che il rapporto suggerisce, ma ci sono dei tempi, però bisogna imparare a andar d’accordo”. Sempre dopo …

Dopo … una volta costruita la favolosa unione politica (iraniana-propal-militarmente indipendente-impegnata a tener lontani gli Usa dalla Russia) che vuole Draghi … ebbene, finalmente potremo fare il contrario di ciò che Draghi ha fatto quando c’era lui: non più “aprire i mercati”, ma chiuderli; non più una Ue “regolatore e arbitro” bensì “protagonista attiva”; non più uno “sforzo di adattamento … trainato dal settore privato, che ha mantenuto solidità [nonostante lui]”, bensì un settore pubblico che finanzi “1,2 trilioni di euro all’anno” in vecchie armi francesi e cagate gretine.

Naturalmente, senza dimenticare le riformeh: “riforme economiche, in questo processo, rimangono condizioni indispensabili per acquisire maggiore consapevolezza e incisività”. Riformeh che sappiamo deflattive: plausibilmente, l’ennesimo prezzo mercantilista che Draghi pagherebbe ai tedeschi, in cambio di una “integrazione politica” che non arriverà mai e che comincia a farci pure ribrezzo. Lo stesso errore di Monti, Letta e Renzi … sempre lo stesso, come in un girone infernale.

Ed è solo al termine di tale ennesimo ciclo di supplizi, che il Signor non ti vaccini-ti ammali-muori  ci promette raggiungeremo le spiagge della “crescita della domanda” e di “una maggiore produzione interna”. Il lettore si fida? Noi no.

Sennò

E sennò? Nel discorso, solo un breve cenno: “questo sforzo non deve avvenire quando la situazione sarà ormai insostenibile”. Perciò, la situazione dell’Ue può divenire insostenibile? Molto ma molto bene.

Qualcosa in più nelle risposte, quando ricorda di essersi laureato con una tesi nella quale sosteneva “che la moneta unica era una gran sciocchezza”. Per la prima volta, non sapremmo come dargli torto.

Prosegue ricordando come “una moneta unica con Paesi completamente eterogenei non ha senso”. Ciò che vale come una minaccia, implicita ma pure spompa in bocca ad uno che, per coronare il proprio sogno, è disposto a dar la bomba agli ayatollah. Vantandosi di possedere “un europeismo molto coi piedi per terra”, semplicemente egli delira.

Conclusioni

Draghi ci ha detto che l’Ue è retta da regole senza senso e governata da inconsapevoli o inetti. Grazie, ma lo sapevamo già.

Come soluzione, ha presentato il programma per la nostra discesa all’Inferno. Dargli retta, equivale a suicidare l’Occidente, come evidentemente oggi sperano i favolosi leader europei, da Macrone giù giù sino all’oratore.

Volete la nostra soluzione? In attesa che tutti loro spariscano dalla scena politica e che torni la cara vecchia CEE senza Leuro: teniamoci stretto Trump.

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L'inferno è pieno di buone intenzioni