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Le contromisure di Mosca alla sanzione fine-di-mondo: verso lo scambio degli ostaggi

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Nel precedente articolo abbiamo fatto conoscenza con la sanzione fine-di-mondo. Vedremo ora come Mosca stia rispondendo. E cosa potrebbe ancora accadere.

6) Contromisure moscovite – Al pari dell’Occidente, pure Mosca si sta preparando al peggio. Anzi, lo ha visto arrivare tutto quanto lunedì 28 febbraio.

Bce dichiarava in dissesto la consociata austriaca della più grande banca russa, Sberbank, asseritamente a causa di una corsa agli sportelli attribuita a “l’impatto reputazionale delle tensioni geopolitiche”. In Russia stessa, si assisteva ad una corsa ai bancomat e la borsa è rimasta chiusa. Non sorprende che il governo si sia impegnato ad eventuali ricapitalizzazioni delle banche e che la banca centrale abbia offerto sostegno alla liquidità (acquisto oro sul mercato interno, asta riacquisto illimitata e con riduzione qualità minima richiesta, allentamento restrizioni su posizioni aperte in valuta estera).

C’era poi da regolare la liquidità sull’estero: il rublo è precipitato del 30 per cento, nonostante la banca centrale abbia più che raddoppiato il tasso di sconto, dal 9,5 al 20 per cento.

Poi, la banca centrale e il governo hanno ordinato alle società esportatrici (impicciate dalla esclusione di alcune di loro dal sistema SWIFT di comunicazioni interbancarie, ma non veramente ostacolate) di convertire sul mercato l’80 per cento dei loro ricavi in valuta. Si badi bene: non, come sarebbe normale, di venderle alla banca centrale. Per la semplice ragione che, dopo le sanzioni, la banca centrale non saprebbe più dove collocarle (se non in renmimbi cinesi).

Da notare qui che, a fronte degli importatori russi che venderanno dollari comprando rubli, a comprare questi dollari vendendo rubli non potranno che essere soggetti non-russi. A causa delle menzionate sanzioni collaterali (quelle che impediscono la accettazione di depositi, superiori a determinati importi, di cittadini o residenti russi, la tenuta di conti di clienti russi da parte dei depositari centrali e la vendita di titoli denominati in valuta a clienti russi; nonché altre che si preparano sulle monete elettroniche) progettate come una autostrada d’uscita per investitori occidentali possessori di rubli. Non a caso, tali sanzioni non impediscono ad un russo: né di pagare un proprio debito in valuta o interessi su quello, né di acquistare un attivo russo da un venditore occidentale.

Mosca ha cercato di ostruire questa autostrada in due modi. Primo, la Banca centrale russa ha imposto un ferreo controllo ai movimenti dei capitali, vietando “a tutti i residenti russi di trasferire valuta forte all’estero, anche per il servizio di contratti esteri di prestito”. Un provvedimento che ha mandato ai matti Davide Serra, Draghi, Bloomberg, lo IIF. I pagamenti su estero saranno concessi a discrezione.

Secondo, sempre lunedì la banca centrale ha ordinato agli operatori del mercato di rifiutare le offerte dei clienti stranieri di vendere titoli russi. E, martedì, il primo ministro Mishustin ha annunciato “un ordine presidenziale per imporre limitazioni temporanee all’uscita dai beni russi”. Il che lascia bloccati soggetti come BP, Shell, il Fondo sovrano norvegese, Nordea Asset Management, Amundi, BNP Paribas, Pictet, Equinor, Total, ENI, gli azionisti di Nord Stream 2 (ancora Shell, OMV, Engie, Wintershall Dea, Uniper), Raiffeisen, banche italiane e francesi, Sace, CDP e Intesa con Arctic LNG 2, una quantità di altri fondi e società petrolifere, finanziarie, bancarie, industriali. Le cessioni saranno autorizzate a discrezione.

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7) I regolamenti internazionali – In che senso a discrezione? Beh, a reciproca discrezione. Soluzione suggerita dalla specularità delle mosse occidentale e russa. Allo scadere di ogni rata o rimborso, l’investitore occidentale potrà vendere o l’emittente russo potrà pagare … se contestualmente una pari cifra verrà liberata dalle riserve valutarie russe bloccate. Si tratterebbe di un regime di regolazione delle partite internazionali. Cioè, diciamo, di un regime progressivo di scambio degli ostaggi: le riserve verranno liberate q.b.quanto basta.

In difetto, all’investitore occidentale che accetta di vendere, o all’emittente russo che deve pagare, Mosca consegnerebbe una istruzione di pagamento della Banca centrale russa, a valere sulle riserve valutarie russe bloccate. Laddove, se la istruzione di pagamento non venisse eseguita, di chi sarebbe il default: dell’emittente russo? o della banca occidentale? Un pandemonio giuridico di dimensioni bibliche. Cui di sicuro verrà preferito lo scambio degli ostaggi.

Infatti, rileggiamo il Joint Statement USA-EU-FR-GE-IT-UK-CN del 26 febbraio: “ci impegniamo a imporre misure restrittive che impediscano alla banca centrale russa di dispiegare le proprie riserve internazionali in modi che minano l’impatto delle nostre sanzioni”. Dunque, per definizione esistono per la Banca centrale russa modi di usare delle proprie riserve valutarie che non minano l’impatto delle sanzioni. Coerentemente, la “Russia-related Sovereign Transactions Directive” del Tesoro Usa, sempre del 28 febbraio, recita: “si rilascia una licenza generale per autorizzare determinate transazioni relative all’energia con la Banca centrale della Federazione Russa e seguirà con altre autorizzazioni e indicazioni se necessario. Idem nella Ue, solo con la caratteristica burocratica complicatezza. Bingo.

Naturalmente, assisteremo ad una trattativa difficilissima. Basti pensare a quando l’occidente pretenderà da Mosca pure i danni di guerra (quanti investimenti esteri stanno andando in fumo in Ucraina, oggi?), nonché (dopo che un regime filo-russo si fosse insediato) il pagamento dei debiti esteri pregressi di Kiev. Non sarà noioso.

8) I neutrali – Resta da stabilire dove più convenientemente scambiarsi gli ostaggi e le piazze finanziarie candidate non mancano (Turchia, Brasile, India e chissà quanti altri). Ma per regolare le grandi partite finanziarie internazionali esiste un luogo dedicato: Basilea, in Svizzera. Dove siede la banca delle banche centrali, detta appunto dei regolamenti internazionali-Bri, che non ha bisogno di SWIFT e della quale la Banca centrale russa fa regolarmente parte. La quale Bri ha dichiarato sì che “non sarà una strada per aggirare le sanzioni”, ma ha poi precisato “le sanzioni applicabili” e, infatti, non partecipa alle sanzioni, come abbiamo visto Draghi ha rivelato il 1° marzo. In altri termini, il regime di progressivo scambio degli ostaggi nemmeno deve essere inventato: c’è già.

Tale soluzione è apparentemente complicata dal fatto che, il 28 febbraio, la Svizzera (Paese neutrale per eccellenza e che aveva partecipato solo parzialmente alle sanzioni sulla Crimea) ha aderito alle sanzioni alla Russia decise dalla Ue il 23 ed il 25 febbraio. Con l’intenzione di evitare “di essere usata come una piattaforma per raggirare le sanzioni Ue”. Apparentemente, dicevamo, in quanto non ha aderito alle sanzioni annunciate dalla Ue il 28 febbraio (ossia quelle che vietano di effettuare transazioni con la Banca centrale russa) … il che è tanto più notevole, in quanto la Svizzera ha altresì copiato un’altra misura decisa dalla Ue il 28 (il divieto di sorvolo). Certo, “continuerà ad esaminare ogni ulteriore pacchetto di misure dell’Ue”, ma tant’è. Invero, sembra quasi che la Svizzera si offra ad essere usata come una piattaforma per raggirare le sanzioni. Ma non tutte: solo quelle relative alle riserve valutarie.

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9) Le sanzioni sull’energia – Tale assetto non è provvisorio, ma destinato a durare quanto la guerra economica permanente con la Russia: è la normalità del prossimo decennio almeno. Certo, un decennio è lungo: le riserve bloccate andranno esaurendosi e poi, si sa, l’appetito vien mangiando. La notizia bomba di ieri è che Washington ha avvertito che potrebbe bloccare il gas ed il petrolio russo “se Mosca intensificherà l’aggressione contro l’Ucraina. È davvero sul tavolo, ma dobbiamo valutare quali saranno tutti gli impatti … non vogliamo farlo adesso”.

Ciò che spiegherebbe certe strane parole di Scaroni: “per il gas mi sembra di capire che il governo italiano, come anche quello tedesco, stiano cercando di mantenere aperti i canali di pagamento. Verrà predisposto un meccanismo”. Forse si riferiva alla avvenuta esclusione di Gazprombank dalle sanzioni SWIFT, ma forse no.

Leggiamo Fubini: sì, è vero, l’Occidente si è preso 185 miliardi di riserve valutarie russe, ma questo sequestro “rischia di essere controbilanciato dalle entrate del gas e del petrolio in breve tempo”, in quanto “l’Europa quest’anno verserebbe alla Russia circa 260 miliardi di euro”, “eppure, queste somme in valuta pregiata diverrebbero liberamente fruibili dal governo di Mosca mentre commette crimini di guerra”. Invero, presso il Fubini la retorica interventista copre una più grave preoccupazione: che (come scrive Goldman Sachs) l’economia russa subisca sì un tonfo del 7 per cento, ma che poi cominci a riprendersi già tra 6-9 mesi … cioè che se la passi meglio di come rischia di passarsela quella italiana. E, allora, egli è ridotto a delirare di un trasferimento di fortune dalla Russia all’Italia, nella forma di un sequestro dei ricavi. Ma è un delirio, appunto: il sequestro dei ricavi della vendita di gas e petrolio equivarrebbe, per la Russia, ad una mancata vendita e, allora, tanto varrebbe non vendere. Con tutte le conseguenze del caso che i Paesi europei veramente non possono sopportare.

Eppure, forse c’è qui una traccia di ciò che potrà accadere il giorno che i gasdotti via Ucraina e Bielorussia dovessero venir interrotti e l’unico gasdotto disponibile fosse l’ormai leggendario Nord Stream 2. Quest’ultimo non finisce mai di stupire: dopo la mancata autorizzazione tedesca, Washington aveva dato alla società svizzera che lo possiede tempo fino a mercoledì per chiedere il fallimento, ciò che pareva avrebbe fatto ma poi non ha fatto, limitandosi a licenziare il personale e chiudere i telefoni. Anzi, lo stesso mercoledì Mosca ha fatto sapere che “l’infrastruttura è pronta, tecnicamente, tecnologicamente, logisticamente e così via, questa infrastruttura resterà lì, non andrà da nessuna parte”; aggiungendo che “l’inevitabile conseguenza dell’abbandono del Nord Stream 2 sarà un rapido aumento dei prezzi del gas sul mercato europeo”. Magari, in futuro, Washington concederà l’apertura del benedetto tubo, in cambio della destinazione di una parte dei ricavi allo sblocco di investimenti bloccati in Russia, al rimborso di danni di guerra o chissà.

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Insomma, le contromisure prese da Mosca svelano la natura della sanzione fine-di-mondo imposta dall’Occidente, come misura adatta ad impostare un regime di regolamento delle partite incrociate. Al quale potrà collaborare la Banca dei Regolamenti Internazionali. E che non dovrebbe necessariamente comportare l’interruzione di tutte le relazioni commerciali. Nel prossimo articolo vedremo i costi di tutto ciò, in termini status di valuta di riserva, che rendono piuttosto nervosi i banchieri centrali del dollaro e dell’euro.