Nel film Django Unchained di Quentin Tarantino, uno degli antagonisti principali è un anziano schiavo nero totalmente devoto nei confronti del suo padrone. La prima volta che incontra il protagonista, uno schiavo liberato che può andare a cavallo, lo guarda con feroce disprezzo, invidiando la sua libertà. Per lui, che in quanto capo della servitù si sentiva secondo solo al padrone bianco nella scala sociale, era inaccettabile che un altro nero potesse essergli superiore.
Viene da ripensare al film di Tarantino leggendo le recenti esternazioni del giornalista Gad Lerner, dalle quali spesso traspare un atteggiamento di sottomissione nei confronti della sinistra mainstream, al quale si accompagna un profondo disprezzo per gli ebrei che invece non si allineano allo stesso modo (nel luglio 2024, disse al quotidiano La Stampa che a suo parere gli ebrei che votano a destra sarebbero “contro natura”).
Il caso Bondi
Dopo l’espulsione della Brigata Ebraica dal corteo del 25 aprile a Milano, ha alzato la voce quando due membri dell’Anpi sono stati aggrediti a Roma dal giovane Eitan Bondi, scrivendo su Facebook:
Da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che, in nome dell’autodifesa, minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele. Basta omertà dall’alto per questi estremisti, sospinti al fanatismo da leader irresponsabili. Chi sa parli. Vengano disciolti questi nuclei paramilitari. E chi ha accusato l’Anpi di antisemitismo chieda scusa.
Una retorica distorta
Non è la prima volta che Lerner adotta questo modus operandi, che da un lato punta il dito contro le comunità ebraiche denunciandone una presunta “radicalizzazione” senza fornire alcun dato statistico a sostegno di questa tesi, e dall’altro lato minimizza la radicalizzazione della sinistra contro Israele e gli ebrei, che al contrario è sempre più evidente.
Ciò avviene nonostante l’associazione della Brigata Ebraica e le comunità ebraiche italiane abbiano subito condannato e preso le distanze dal giovane, mentre l’Anpi al contrario ha incolpato la Brigata Ebraica per i problemi a Milano senza prendere le distanze dagli estremisti di sinistra.
Del resto, già nel 2009 Lerner scrisse su La Repubblica: “Voglio esprimere in anticipo il mio disagio per l’uso e l’abuso politico dello striscione della Brigata sionista”. Dimenticando che lo striscione “abusato” rappresenta un corpo di volontari che combatterono per liberare l’Italia.
A Piangipane (frazione di Ravenna) vi è un cimitero militare dove sono sepolti 956 soldati delle truppe alleate che combatterono in Italia. Di questi, 33 appartengono a volontari della Brigata Ebraica.
La risposta di Parenzo
Al suo post ha risposto per le rime David Parenzo, che su Facebook ha scritto: “Le affermazioni di Lerner sono molto gravi, perché finiscono per attribuire alla comunità ebraica una presunta complicità con il gesto esecrabile di questo ragazzo”. Ne ha anche sottolineato “il ridicolo plurale maiestatis e il definirsi sempre un ‘ebreo dissidente’, come se agli altri la guerra facesse piacere”.
Parenzo ha anche ricordato a Lerner che:
1) se è a conoscenza di notizie di reato vada subito a denunciare prima di scrivere post acchiappa like; 2) da anni la Comunità ebraica di Roma – ma direi tutte le comunità ebraiche italiane – vive i propri luoghi di culto sotto la protezione costante di militari, polizia e carabinieri. I nostri ragazzi sono abituati ad andare a scuola con i militari armati davanti ai cancelli e ad uscire dalla scuola scaglionati; 3) L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, prima con (la presidente) Noemi Di Segni e oggi con Livia Ottolenghi, ha persino attivato un numero dedicato per raccogliere segnalazioni di aggressioni, sputi, minacce e intimidazioni che ogni giorno vengono denunciati nelle scuole e nelle università italiane. Studenti minacciati perché portano la kippah e persone cacciate dagli atenei perché non conformi al cosiddetto pensiero comune. Queste sono realtà che Gad Lerner, per sua fortuna, probabilmente non vive. Ma tutti gli altri ebrei italiani sì.
Lerner e la comunità ebraica
In generale, gli ebrei italiani sono sempre più distanti da una sinistra che ha smesso di rappresentarli. Ad aprile, il consigliere del Municipio XI di Roma Fabiana Di Segni ha lasciato il Pd, dichiarando che tale decisione è:
il risultato di una frattura che negli ultimi due anni è diventata sempre più profonda, fino a superare un limite che non posso più fingere di non vedere. In questo tempo sono stata oggetto di attacchi antisemiti, politici e personali, diretti, espliciti, violenti. Non parlo di impressioni. Non parlo di allusioni. Parlo di episodi concreti, di parole precise, di un clima sempre più pesante che ho visto crescere intorno a me dentro contesti che appartenevano al mio stesso partito.
Lerner e altri ebrei di sinistra, che hanno firmato appelli contro l’operato israeliano a Gaza e contro il ddl Delrio sull’antisemitismo, remano contro la maggioranza degli ebrei italiani non in quanto voci fuori dal coro, ma perché recitare la parte degli “ebrei democratici” (definizione di Michele Serra) porta loro fama e privilegi.
Lo ha spiegato Walker Meghnagi, presidente della Comunità Ebraica di Milano, che in un’intervista a Il Giornale ha contestato gli intellettuali ebrei che hanno attaccato Delrio: “Alcuni di loro, se non avessero queste posizioni non sarebbero considerati. Lerner, Moni Ovadia, Anna Foa, chi rappresentano?”.
Paradossalmente, se Lerner ha attaccato la sua comunità d’origine anche in tempi difficili, quando era lui ad essere preso di mira invece la stessa comunità lo ha difeso: nel settembre 2019, dopo che venne insultato mentre si trovava al raduno della Lega a Pontida, l’allora presidente della comunità ebraica milanese Milo Hasbani rilasciò una dichiarazione ufficiale di solidarietà nei confronti del giornalista.
Compiacente con gli amici
Dopo che, nel 2020, Maurizio Molinari divenne direttore de La Repubblica, Lerner lasciò il quotidiano dove scriveva da anni per passare a Il Fatto Quotidiano. Nel settembre 2024, sul giornale di Marco Travaglio comparvero due vignette che mischiavano gli attacchi contro il governo israeliano con caricature tipiche dell’iconografia antisemita (una che definiva Benjamin Netanyahu “l’ebreo aberrante”, e l’altra in cui Vladimir Putin chiedeva di essere circonciso per ottenere anche lui la presunta impunità d’Israele). In tale occasione, Lerner scrisse su Facebook:
Brutto segno quando anche i migliori la fanno fuori dal vaso. Oggi Il Fatto Quotidiano, il mio giornale, pubblica due vignette sugli ebrei che avrebbe dovuto risparmiarsi. Chi ama la pace non ricaschi nei vecchi odiosi pregiudizi. Evito di mostrarle per stima verso chi le ha disegnate.
In tal modo, ha dimostrato un’accondiscendenza che difficilmente avrebbe espresso se le stesse vignette fossero state pubblicate su un giornale di destra. Un anno dopo, lasciò anche Il Fatto Quotidiano, ma non per i loro contenuti contro gli ebrei, bensì per “l’indulgenza mostrata di fronte all’ascesa delle destre nazionaliste e fascistoidi”.
Attaccato dalla sua stessa parte
Già quando era un giovane militante di Lotta Continua, Lerner era tra gli estremisti di sinistra che manifestavano davanti al consolato israeliano a Milano, gridando “Israele, Israele, sarai distrutto”. Ironicamente, sua madre era la segretaria dell’allora console israeliano Daniel Gal: “Lo so, è mio figlio. Non posso farci niente”, diceva in lacrime la madre vedendolo urlare fuori dalla finestra del consolato.
Talvolta Lerner è stato attaccato dagli stessi propal di sinistra che spesso difende. Il suo libro del 2024 “Gaza” è stato contestato dall’influencer italo-palestinese Karem Rohana, che twittò: “Perché vi stupite di Gad Vermer che inventa casus belli utili al genocidio sionista e al suo fatturato? È un anno che diffonde fake news condite da ‘eh ma Netanyahu è cattivo’. Nel suo libro Gaza si è inventato delle denunce di vittime di stupro mai esistite. Il sionista buono”. Tre mesi prima, Lerner e Rohana avevano partecipato assieme ad una puntata del podcast Muschio Selvaggio.
Nel giugno 2025, partecipando ad una manifestazione per Gaza, Lerner ha accusato Netanyahu di intestarsi “abusivamente la memoria della Shoah per tentare di darsi un salvacondotto morale”, ma aggiungendo anche: “Chi vi sta parlando è un sionista. Mettetevi nei miei panni. Sionista non equivale a essere un assassino”. Per queste parole, è stato pesantemente fischiato dalla folla.
Questi episodi confermano ciò che disse a suo tempo il leader socialista Pietro Nenni: “A fare a gara a farei i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”.
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