Esteri

Bruxelles confessa, abbiamo avvantaggiato Pechino. Ma persevera nell’errore

Ora la Commissione si accorge della "nuova e pericolosa" dipendenza dalla Cina ma non fa nulla, anzi suggerisce "more of the same". Nessuna svolta: l'apertura ai bio-fuel tardiva e insufficiente

Ursula piano auto (1) Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI e © MistikaS tramite Canva.com
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Spiace apparire così irrispettosi, ma la lettera su competitività e politiche climatiche inviata lunedì dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ai governi degli Stati membri evidenzia una psicosi da doppia personalità (o magari è stata compilata da uffici di Bruxelles diversi non comunicanti tra di loro).

Un regalo a Pechino

A pochi capoversi di distanza, infatti, il documento spiega come le politiche green fin qui adottate abbiano danneggiato la competitività della manifattura europea avvantaggiando la Cina, ma conclude chiedendo agli Stati “consenso politico” sugli obiettivi di riduzione delle emissioni per l’anno 2040, ovvero more of the same, più delle stesse politiche che stanno distruggendo la nostra industria a beneficio di Pechino.

Nel nostro piccolo qui su Atlantico Quotidiano lo sosteniamo da anni, ora finalmente lo vediamo dichiarato nei documenti ufficiali di Bruxelles.

La corsa alle tecnologie pulite sta accelerando. La Cina ha individuato le opportunità commerciali e sta sfruttando le sue enormi risorse umane, con l’obiettivo di diventare un leader indiscusso di tutti gli elementi cruciali dell’economia del futuro. Il modo in cui le nostre stesse politiche hanno aiutato la Cina ad emergere nel settore delle tecnologie verdi (solare, batterie, auto elettriche…) dovrebbe servire da lezione.

Dipendenza dalla Cina

Ma la lezione non l’abbiamo imparata… Dopo aver creato la bolla green sulla base di teorie tutt’altro che verificate dal punto di vista scientifico, l’Ue ammette di aver avvantaggiato la Cina, fino al punto di infilarsi in una “nuova e pericolosa dipendenza“, ancora più profonda e pericolosa della dipendenza dal gas russo, perché va ben oltre il settore energetico, includendo industria e tecnologia.

Se la diagnosi è corretta, la ricetta è infantile: più green, ma con tecnologie europee. Quali? Non è chiaro, visto che è impensabile ridurre il gap con la Cina in tempi utili e fino ad oggi l’unico a muoversi sui dossier strategici del controllo delle materie prime e del deficit commerciale è stato l’odiato Donald Trump.

Proprio nei giorni in cui viene lanciato l’allarme sulla nuova dipendenza, a reagire alla stretta di Pechino sulle esportazioni di terre rare è stato il presidente Usa, ma non l’Europa. Siamo letteralmente all’anno zero per quanto riguarda le materie prime critiche.

Nessuna svolta

Una potente leva l’avremmo sulla Cina: cestinare il Green Deal. Ma la Commissione Von der Leyen II è ostinata, non molla. L’apertura ad una parziale revisione del bando sulle auto a motore endotermico entro il 2035 è basata sul principio tanto sbandierato della “neutralità tecnologica”, che tradotto vuol dire l’uso di carburanti biologici e sintetici, inefficienti e costosissimi.

Siamo ancora lontanissimi dall’abbandono dei sussidi all’elettrico, che oggi vanno per lo più alle case automobilistiche cinesi, e da una vera neutralità tecnologica, in cui il consumatore europeo non sia spinto verso le auto elettriche attraverso la diabolica combinazione di incentivi e divieti, e possa anzi scegliere tra motori elettrici o a diesel e benzina, enormemente meno inquinanti rispetto al recente passato. Un mercato creato artificialmente, quello dell’elettrico, che come oggi ammette la stessa Commissione ha avvantaggiato solo Pechino.

La Commissione suggerisce di rendere l’ingresso nell’ETS2 più “morbido”, non di smantellare questo gigantesco e voracissimo sistema di tassazione delle emissioni di Co2 che aumenta i costi di produzione dell’industria e della logistica.

Pechino destabilizza

La Cina inoltre sta attivamente destabilizzando la sicurezza europea offrendo supporto finanziario e industriale allo sforzo bellico della Russia alle porte dell’Europa, ma continuiamo come se nulla fosse a farci invadere da prodotti cinesi a basso costo e bassa qualità, inclusi pannelli e auto elettriche. Il negoziato commerciale con Washington sarebbe sicuramente in discesa se l’Ue si unisse agli Usa nella politica dei dazi anti-cinesi, facendo peraltro i suoi stessi interessi.

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