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Draghi non proroga lo stato d’emergenza ma restano in vigore le leggi speciali

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La conferma: il Green Pass è qui per restare (dal 31 marzo solo ridotto l’impiego della versione super, quella da vaccino). Se ad aprile sarà in vigore una qualsiasi tipologia, base o super, per ristoranti, hotel etc, addio alla stagione turistica estiva…

Non fatevi ingannare dal pontificio “annuntio vobis gaudium magnum” pronunciato ieri dal presidente del Consiglio Draghi in “empatia tour” a Firenze. Quello che sembra l’annuncio di un graduale ritorno alla normalità, è in realtà la conferma dello stato d’eccezione permanente, anche senza emergenza sanitaria.

Non è intenzione del governo prorogare lo stato d’emergenza oltre il 31 marzo, ha annunciato Draghi. Un punto importante da comprendere è che, come abbiamo più volte sottolineato, le misure restrittive – come il Green Pass, le chiusure o le quarantene – non sono giuridicamente vincolate allo stato d’emergenza. Nel nostro ordinamento non esiste nemmeno un vero e proprio stato d’emergenza, che autorizzi la sospensione delle libertà costituzionalmente tutelate e che attribuisca al governo “poteri speciali”. Lo stato di emergenza esiste a livello “amministrativo”, tanto che la legge prevede che sia deliberato dal Consiglio dei ministri, non dal Parlamento, ed è previsto dal codice di protezione civile per rendere più agile l’attività della Protezione civile e delle strutture commissariali, permettendo loro di operare in deroga, per esempio, al codice degli appalti.

Le misure restrittive sono invece adottate con decreti convertiti in legge, non hanno bisogno di avere la “copertura giuridica” di uno stato d’emergenza in atto. E se violano la Costituzione? Restano legittime finché non vengono dichiarate incostituzionali. Molte di esse scadono il 31 marzo, altre il 15 giugno. Abbiamo tentato in questo articolo una ricostruzione delle scadenze dei vari impieghi del Green Pass a leggi vigenti: in teoria, a quanto ci risulta, dopo il 31 marzo dovrebbe restare la versione base (decreto del luglio 2021) e super (novembre 2021), decadere sui luoghi di lavoro tranne che per gli over 50 (fino al 15 giugno). Il 31 marzo cesseranno anche le zone a colori, ha annunciato Draghi. Ma in realtà non esistono più da mesi, dal momento che ai vaccinati è consentito di fare qualunque cosa in ogni zona, mentre ai non vaccinati quasi nulla, nemmeno in zona bianca.

Nulla, comunque, vieterebbe al governo di prorogare le restrizioni per decreto anche se lo stato di emergenza è cessato.

Stato di emergenza che in questi due anni ha svolto però una impropria funzione di giustificazione politica delle misure restrittive. Può apparire paradossale, dal momento che non ne avrebbero avuto bisogno dal punto di vista giuridico, ma i governi stessi hanno promosso l’idea che le restrizioni, che fossero introdotte per Dpcm o per decreto legge, necessitassero dell’ombrello dello stato d’emergenza. In questo modo, sarebbero state più facilmente approvate dal Parlamento, sostenute dal sistema mediatico e digerite dall’opinione pubblica.

Nelle parole prima di Conte e poi di Draghi, dei loro ministri e dei media allineati, lo stato d’emergenza è stato impropriamente usato come espressione evocativa di poteri speciali del governo (che invece non sono mai previsti), per giustificare ogni tipo di restrizione senza dover dare troppe spiegazioni, senza supportarle con dati e travolgendo il principio di proporzionalità.

Vitalba Azzollini è stata la prima, già questa estate, a spiegare come lo stato d’emergenzia sia stato “snaturato” dal governo Draghi. Nella forma: a luglio, quando è stato prorogato per decreto legge (n. 105), anziché con delibera del Cdm. E nella sostanza: nel decreto non si richiama più la legge alla base dello stato d’emergenza, il codice della protezione civile (decreto legislativo 1/2018). Non è questione di lana caprina ma di sostanza. In pratica, il governo Draghi in questo modo si è inventato di sana pianta uno stato d’emergenza che non è previsto nell’ordinamento, che resterebbe svincolato dalle regole di riferimento e dai paletti entro cui era stato concepito.

L’altro annuncio del presidente Draghi ieri, “metteremo gradualmente fine all’obbligo di utilizzo del certificato verde rafforzato, a partire dalle attività all’aperto tra cui fiere, sport, feste e spettacoli”, significa che il Green Pass è qui per restare, come su Atlantico Quotidiano vi avevamo anticipato, e che dal 31 marzo verrà solo “gradualmente” ridotto l’impiego della sua versione super, quella da vaccino o guarigione.

Si tratta di uno strumento a fisarmonica, di cui il governo non ha intenzione di privarsi, perché può restringerne o estenderne l’applicazione dall’oggi al domani, arbitrariamente. Uno strumento di controllo sociale, un vero e proprio interruttore delle nostre libertà personali, che il governo può accendere o spegnere a seconda del nostro grado di obbedienza alle politiche sanitarie (e forse non solo a quelle), premiando chi si adegua e punendo chi dissente con sanzioni penali (queste sono di fatto le privazioni della libertà) extragiudiziali, cioè senza la pronuncia di un tribunale.

Se, come ha detto Draghi, il governo ha intenzione di porre “gradualmente” fine al Green Pass rafforzato, a partire dalle attività all’aperto, vuol dire che ad aprile – senza emergenza sanitaria in atto e con una quota di popolazione immunizzata vicinissima al 100 per cento – continuerà ad esserci l’obbligo di Green Pass per le attività al chiuso e per lavorare.

Oltre ai profili di incostituzionalità per una immotivata limitazione delle libertà personali, da non trascurare l’aspetto economico: se ad aprile sarà in vigore una qualsiasi tipologia di Green Pass, base o super, per ristoranti, hotel etc, la stagione turistica estiva rischia di venire bruciata. E siamo già in ritardo… Mentre gli altri Paesi nostri concorrenti sono già tornati alla vera normalità, o hanno fissato una data certa del ritorno alla normalità, la minima incertezza e confusione sulle regole in Italia indurrà i turisti, per non rischiare, a scegliere altre mete. E si decide tutto proprio tra marzo e aprile. Possibile che Draghi non se ne renda conto? O è perché se ne rende conto fin troppo bene??…