Esteri

Il mondo con Nord Stream esploso: addio all’hub imperiale russo-tedesco

Con l’esplosione sotto il Baltico, a Berlino viene meno qualsivoglia margine di manovra: dovrà rendersi indipendente dal gas russo. Occasione per l’hub italiano del gas

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Ci sono due universi, tre mondi: un mondo prima di Nord Stream (il mondo dell’altroieri), un mondo con Nord Stream (il mondo di ieri) ed uno con Nord Stream esploso (il mondo di oggi).

I gasdotti ucraini

Nel mondo prima di Nord Stream, verso la Germania venivano due tubi. (1) Il gasdotto Yamal: che può trasportare fino a 90 milioni di metri cubi al giorno, ma il suo traffico è stato ridotto dall’estate 2021 e poi quasi del tutto interrotto dall’estate 2022.

(2) I gasdotti ucraini: prima dell’apertura di Nord Stream 1, dalla Russia in Ucraina entravano sino a 430 milioni di metri cubi al giorno e ne uscivano sino a 350. Certo, dopo l’apertura di Nord Stream 1, tali quantità sono drasticamente diminuite: ne entravano diciamo 260 milioni m3/giorno e ne uscivano diciamo 220. Ma la capacità inutilizzata è evidentemente grande. Tanto più considerate le quantità presenti: in ingresso 42,4 milioni m3/giorno, in uscita forse 37.

Nel mondo con Nord Stream verso la Germania venivano due altri tubi. (1) Il gasdotto Nord Stream 1, sotto il Baltico: che può trasportarne fino a 160, ma il cui traffico è stato da Mosca ridotto poi del tutto interrotto nell’estate 2022 e, il 2 settembre, del tutto sospeso. (2) Il gasdotto Nord Stream 2, gemello del precedente: che non è mai stato fatto partire.

Nel mondo con Nord Stream esploso è disponibile solo un tubo: quello ucraino, ma non tutto. In quanto, dei due ingressi dalla Russia in Ucraina: il tubo Sokhranivka è stato chiuso da Kiev pochi mesi fa e resta aperto il solo tubo di Sudzha.

Da quest’ultima cittadina al confine russo-ucraino transita ormai tutto il gas russo che ancora arriva nella Ue; a parte qualche briciola, che arriva in Ungheria facendo un giro larghissimo tramite la Turchia.

Secondo il capo della rete di trasmissione ucraina (GTSOU), Sergiy Makogon, il tubo di Sudzha “ha una capacità di trasporto di 244 milioni m3/giorno”. E aggiunge che Gazprom continua a pagare Kiev lo spazio per far transitare da Sudzha 109,6 milioni m3/giorno.

Mosca non riforniva la Germania

Nel mondo con Nord Stream, l’ultimo gas che arrivava nella Ue, arrivava quasi tutto in Italia: i 37 milioni m3/giorno che uscivano dall’Ucraina, quasi tutti venivano in Slovacchia, poi in Austria e, di lì, 35 in Italia. In Germania di gas russo non ne arrivava già più. Quindi, Mosca riforniva l’Italia.

Ma, parimenti, Mosca non riforniva la Germania: non perché non poteva, ma perché non voleva. Ciò è bene sottolinearlo, per far giustizia di certe convinzioni, diffuse a piene mani dal Corriere della Sera. Con Fubini, anzitutto, secondo il quale “la Germania sta pagando il gas russo molto meno rispetto al resto d’Europa” … ma come è possibile pagare meno una merce che nemmeno più si riceve?!

Una fola rilanciata a piene mani, ad esempio da Verderami: “la Germania è vista dall’opinione pubblica nazionale come il Paese che … [il gas] lo acquista dalla Russia a un terzo del costo per l’Italia”.

Ne sorge il busillis: perché mai Mosca non riforniva più Berlino, ma riforniva Roma?

L’hub imperiale tedesco

Anzitutto, non si trattava di soldi: Gazprom ha rinunciato a tantissimi soldi, tagliando le forniture alla Germania. E quelli che paga oggi l’Italia non sono decisivi, per Mosca. La nostra ipotesi, è che si trattasse di ben altra cosa.

Abbiamo già osservato, come il gas russo sia troppo necessario alla Germania, per costruire il proprio hub imperiale russo-tedesco: col quale guadagnare una enormità di quattrini ed ulteriore potere di influenza sul resto d’Europa. In altri termini, nel medio termine, il gran piano tedesco necessita del gas russo.

Come testimonia l’opposizione di Berlino ad un tetto al prezzo del solo gas russo via gasdotto: volevano tenersi le mani libere per riceverne assai di più, non appena fosse stato possibile far venire di nuovo il gas sotto il Baltico.

Pure nel breve termine, è ovvio che Berlino soffre assai della interruzione del Nord Stream 1 e della mancata apertura del Nord Stream 2. Ma tali sofferenze sarebbero cresciute presto con l’inverno che ci aspetta, sino a rappresentare un’ottima scusa perché Berlino riparasse Nord Stream 1 e, soprattutto, aprisse Nord Stream 2.

Ciò che Putin ha più volte ribadito, ed anche molto recentemente: “basta revocare le sanzioni su Nord Stream 2, che porta 55 miliardi di metri cubi l’anno di gas, basta premere il pulsante e avrai risolto i tuoi problemi”. Perciò, Mosca non riforniva più la Germania attraverso il tubo di Sudzha. Per farle aprire Nord Stream 2.

L’hub mediterraneo-africano

Al contrario, abbiamo già osservato come l’Italia possa davvero raccogliere tanto gas non russo, per farne un proprio hub mediterraneo-africano che farebbe concorrenza a quello russo-tedesco … con grande gioia degli americani, ovviamente. In altri termini, nel medio termine, il gran piano italiano non necessita del gas russo.

Certo, nel breve termine, è ovvio che pure Roma soffrirebbe assai di una interruzione del tubo di Sudzha. Come testimonia l’insistenza del ministro Roberto Cingolani sul tetto al prezzo di tutto il gas, mentre rigetta un tetto sul solo gas russo via gasdotto: è ovvio, visto che il gas russo arriva praticamente solo in Italia, non vuole subirne da solo le conseguenze.

Ma, nel medio termine, una simile interruzione accelererebbe l’emergenza e, quindi, la costruzione dei rigassificatori e, magari, pure del gasdotto sottomarino dalla Spagna. Un rischio notevole per l’hub imperiale russo-tedesco.

Perciò, Mosca ancora ci rifornisce attraverso il tubo di Sudzha. E intendeva farlo sino a che Berlino non avesse aperto i due gasdotti sotto il Baltico. Dopodiché, l’hub imperiale tedesco avrebbe fatto tutto lui e del progettato hub italiano si sarebbe persa anche la memoria.

Il grande gioco del gas

È questo il grande gioco del gas. Un grande gioco, dove Berlino e Roma si giocano la girba, Mosca e Washington si giocano un bel pezzo d’Europa. Interrotto solo dalla esplosione dei due gasdotti sotto il Baltico.

Per vincere, Berlino e Mosca dovevano assicurare che Roma continuasse ad avere gas russo. Per stravincere, che ne ricevesse di più. Del che intendevano assicurarsi muovendo la Francia. La quale avrebbe prospettato uno stop biennale al dispacciamento di energia elettrica in Italia. Lasciando intendere un eguale comportamento della Svizzera, che alla rete francese è più o meno unita.

Just in case, la soluzione ovvia, per l’Italia, sarebbe stata riaprire tutte ma proprio tutte le centrali a carbone, ma Cingolani non vuole. Perciò, restava solo da far girare di più le centrali a gas: nel caso fosse mancata tutta l’energia elettrica francese e svizzera, servirebbero sino a 7,0 miliardi di metri cubi di gas in più. E chi avrebbe potuto fornirli, questo inverno, se non … la Russia?

È questo il contesto che spiega i recenti, notevoli attacchi franco-tedeschi al prossimo governo italiano: Bernard-Henri Lévy (“una tentazione fascista in Europa”), Lars Klingbeil (“postfascisti, populisti di destra ed estremisti di destra, nemici della democrazia, antidemocratici, neofascisti). Evocavano una nuova rottura dei rapporti fra Francia ed Italia: l’ambiente migliore possibile per uno stop al dispacciamento di energia elettrica.

Come si vede, al gran gioco del gas si gioca a colpi bassi. L’esplosione sotto il Baltico non è certo il primo.

Da dove passerebbe ora il gas russo

Ora tutto è cambiato: i gasdotti sotto il Baltico non ci sono più. Per molti e molti mesi, quanto meno. Il calcolo strategico cambia completamente. Ora, Mosca avrebbe interesse a mandare il proprio gas in Germania: per evitare di venire totalmente rimpiazzata da altre infrastrutture ed altri fornitori.

Ma può farlo solo attraverso l’Ucraina (ed abbiamo visto che il tubo di Sudzha avrebbe spazio adeguato). E a condizione che quel tubo resti aperto.

E qui entrano in gioco Kiev e Washington, che alla prima detta la linea. Come abbiamo già osservato, esse hanno da sempre considerato il transito di gas russo nei gasdotti ucraini come una garanzia contro eventuali invasioni russe. E che la costruzione dei due gasdotti sotto il Baltico avesse indebolito gravemente tale garanzia.

Ma oggi l’aggressione russa già è in corso. E Washington non avrebbe vantaggio a tollerare il passaggio di gas russo verso la Germania.

Conclusioni

E come farà Berlino a sopravvivere? Solo ottenendo che Washington ne faccia passare un pochino, a fronte di una posizione graniticamente allineata sulla crisi ucraina, nonché della realizzazione di tutto ciò che consente di sostituire totalmente il gas russo con altre infrastrutture ed altri fornitori.

Perciò, con l’esplosione sotto il Baltico al governo tedesco è venuto meno qualsivoglia margine di manovra verso Washington: sia quanto alle forniture militari, sia quanto alle truppe in Est Europa, sia quanto alle sanzioni, sia quanto alla realizzazione dei rigassificatori. Se disobbedisse, la Germania semplicemente resterebbe senza energia.

Insomma, la libertà politica della Germania dipende dalla sua indipendenza energetica dalla Russia. Stavolta senza via di scampo.