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	<title>Cronaca</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Sep 2026 08:21:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Famiglia nel bosco, il trauma infinito dei bambini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 08:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia nel bosco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso Tortora sembra lontanissimo, ma la logica è la stessa: se un tribunale ha deciso di toglierti i figli, allora devi aver fatto qualcosa. E il giornalismo che dovrebbe dubitare finisce per trasformare un’ordinanza in una verità rivelata</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Riflettendo a mente fredda, da genitore, circa la decisione di ricongiungere la cosiddetta Famiglia nel bosco con il contagocce, credo che nei panni di Catherine e Nathan mi limiterei al massimo ai pernottamenti, previsti nei weekend durante il mese di ottobre, <strong>declinando l’andirivieni diurno durante la settimana scolastica,</strong> che imporrebbe ai figli un ulteriore e forse ancor peggiore trauma rispetto a quello che ancora vivono sulla propria pelle a causa  della lunga separazione dal proprio ambiente familiare imposta dai giudici minorili.</p>
<p>Tant’è che secondo la psichiatra <strong>Sarah Viola,</strong> ospite delle Verità nascoste, andato in onda su Rete4 martedì scorso, si tratterebbe di una vera trappola soprattutto per la mamma dei tre bambini. Una mamma che è sempre stata indicata dai servizi sociali come il principale ostacolo per una molto presunto sviluppo equilibrato dei propri figli. Queste le parole della professionista: “Io vi anticipo che questi bambini staranno malissimo. Si attaccheranno alle gonne della mamma, ogni volta che verranno distaccati succederà questa scena. E allora ci sentiremo dire che questa mamma è simbiotica, questa mamma è vampira, questa mamma li vuole tutti con sé. Questa mamma sarà nei guai perché non riuscirà a staccarli.”</p>
<p>Parole che sarebbero da incorniciare ma che non hanno trovato alcuna condivisione nei tre giornalisti che da tempo ci raccontano le sorti certe e progressive di questo magnifico intervento di salvazione messo in atto dal Tribunale dei minori dell’Aquila:<strong> Giuseppe Guastella, Piero Colaprico e Alessia Lautone.</strong> I loro interventi, tutti molto lapalissiani, sembrano fare letteralmente a pugni con lo spirito più autentico del giornalismo, il quale dovrebbe in primo luogo coltivare il dubbio a 360 gradi, senza fare sconti soprattutto a chi rappresenta il potere pubblico ad ogni livello.</p>
<p>Su tutti, per l’ennesima volta mi spiace doverlo rilevare, ha spiccato Alessia Lautone, la quale ha sintetizzato in una breve frase un concetto che dovrebbe essere lontanissimo da chi opera nel mondo dell’informazione. Ribattendo alle parole della Viola, così ha voluto rimarcare la direttrice di LaPresesse: <strong>“Non possiamo dire che questa mamma si sia comportata&#8230;(bene ndr), perché sennò non glieli avrebbero tolti i bambini”.</strong> Ebbene, io trovo assolutamente sconvolgente questa affermazione, la quale in buona parte risulta ampiamente rappresentativa di quella parte dell’informazione, a mio avviso ancora maggioritaria, che sui casi giudiziari assume immediatamente una posizione colpevolista e, quindi, del tutto compiacente con il potere giudiziario.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-bambini-trattati-come-pacchi-postali/" target="_blank" rel="noopener">Famiglia nel bosco, bambini trattati come pacchi postali</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-arriva-lok-al-ricongiungimento-ma-a-tappe/" target="_blank" rel="noopener">Famiglia nel bosco, arriva l&#8217;ok al ricongiungimento. Ma a tappe</a></li>
</ul>
<p>Una posizione lapalissiana che  oggi, a distanza di una quarantina di anni, mi riporta alla mente i ricordi giovanili delle discussioni da bar che infiammavano l’opinione pubblica ai tempi del <strong>caso Tortora.</strong> “Ma se lo hanno arrestato e poi condannato – come accadde in primo grado prima che il conduttore venisse poi definitivamente assolto – vuol dire che qualcosa di grave avrà commesso”, si sentiva ripetere ovunque come un mantra.  Molta acqua è passata sotto i ponti dell’Arno, ma ancora nel 2026 ci sono giornalisti che interpretano  le ordinanze del Tribunale dei minori come inconfutabili verità rivelate.</p>
<p>Claudio Romiti, 2 settembre 2026</p>
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		<title>Presutti rinuncia, festa a Report: passa l’editto della redazione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/presutti-rinuncia-festa-a-report-passa-leditto-della-redazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:50:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Innocenzi]]></category>
		<category><![CDATA[giulia presutti]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Report, Giulia Presutti rinuncia alla conduzione dopo le polemiche: la redazione incontra la Rai mentre prosegue il braccio di ferro sul futuro di Ranucci</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/presutti-rinuncia-festa-a-report-passa-leditto-della-redazione/">Presutti rinuncia, festa a Report: passa l’editto della redazione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine<strong> Giulia Presutti</strong> si è fatta da parte. E forse è proprio questo il dettaglio più interessante dell’intera tragicommedia che da giorni va in scena attorno a <em><strong>Report</strong></em>: mentre la redazione alza barricate, minaccia dimissioni, distribuisce patenti di indipendenza e trasforma una normale decisione aziendale in una specie di assalto alla democrazia, una delle due giornaliste finite nel tritacarne ha scelto semplicemente di togliere il disturbo.</p>
<p>Presutti ha scritto al direttore dell’Approfondimento Rai <strong>Paolo Corsini</strong> annunciando <strong>un «passo indietro»</strong> dalla co-conduzione del programma. Parole persino eleganti, soprattutto se confrontate con il clima che si respira da giorni a via Teulada. «Una trasmissione così amata, che tanto ha dato al pubblico e alla nostra azienda, non può impantanarsi in discussioni e scambi così piccoli, né credo che il suo futuro possa essere legato a singoli nomi e singole personalità», ha scritto. Tradotto: forse <em>Report</em> può sopravvivere persino senza trasformare ogni cambio di conduzione nella caduta del Muro di Berlino.</p>
<p>Il problema, infatti, ormai è esattamente questo. Da quando la Rai ha deciso di indicare Daniele Piervincenzi e la Presutti al posto di <strong>Sigfrido Ranucci</strong>, sembra che l&#8217;azienda abbia commesso non una scelta editoriale, discutibile quanto si vuole, ma un attentato alla libertà di stampa. Gli inviati si riuniscono, lanciano ultimatum, chiedono il ritiro delle nomine. Giulia Innocenzi aveva persino annunciato la possibilità delle dimissioni «in blocco» qualora la Rai avesse insistito. <a href="https://www.nicolaporro.it/report-robe-da-matti-ora-gli-inviati-fanno-il-casting-presutti-e-piervincenzi-si-ritirino/">Bernardo Iovene era stato ancora più esplicito</a>: «Il dialogo riprende se c&#8217;è il ritiro oppure la rinuncia da parte dei due nominati, altrimenti non c&#8217;è dialogo». E ancora: «Marcia indietro sui conduttori o comunque deve esserci una loro rinuncia, altrimenti non ritorniamo a lavorare e abbandoniamo tutto».</p>
<p>Una concezione curiosissima dei rapporti aziendali. La Rai paga, la Rai organizza i palinsesti, la Rai nomina i dirigenti, ma evidentemente sulla conduzione di Report deve chiedere il permesso alla redazione di Report. Altrimenti sciopero morale, Aventino televisivo e campane a morto per l&#8217;informazione libera. Ora la Presutti ha rinunciato. Primo obiettivo raggiunto.<strong> E viene quasi da domandarsi quale sarà il prossimo</strong>.</p>
<p>Perché nel frattempo attorno alla giornalista <strong>era partita una macchina tutt&#8217;altro che delicata</strong>. Lo stesso Ranucci, commentando indiscrezioni sul lavoro di Presutti, aveva scritto sui social: «Se fosse confermato sarebbe gravissimo». Peccato che, come ha ricordato Unirai-Figec, Presutti fosse stata scelta proprio dallo stesso Ranucci per lavorare nella squadra di <em>Report</em>. Una coincidenza temporale quantomeno singolare: finché sei un&#8217;inviata della trasmissione vai bene, quando l&#8217;azienda pensa di affidarti la conduzione al posto del capo improvvisamente diventi materia da approfondimento.</p>
<p>Unirai ha infatti ricordato che «è stato lui a scegliere la collega Presutti come firma della grande squadra di <em>Report</em>» e ha aggiunto che «da quando Presutti è stata designata alla conduzione, da un momento all&#8217;altro, Ranucci, improvvisamente, non la ritiene più idonea». Il sindacato ha poi aperto un altro fronte, <a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-giornalista-a-report-scoppia-anche-il-caso-innocenzi/">quello relativo a Giulia Innocenzi</a>, sostenendo che non risulterebbe iscritta all&#8217;albo dei giornalisti né tra i professionisti né tra i pubblicisti e chiedendo per quale ragione Ranucci le abbia affidato importanti inchieste. Sulla questione è intervenuta anche la Lega chiedendo chiarimenti al vicedirettore. Insomma, più che una trasmissione televisiva ormai sembra una convention permanente.</p>
<p>Nel pomeriggio, almeno, qualche segnale di disgelo è arrivato. Dopo l&#8217;incontro con Corsini, Danilo Procaccianti ha spiegato che si è aperto «un canale di comunicazione con l&#8217;azienda» e che l&#8217;obiettivo rimane quello di andare in onda l&#8217;8 novembre «con la consueta autonomia e indipendenza». Nessuna discussione sui nomi, almeno ufficialmente. Piervincenzi e Presutti non hanno partecipato al confronto con la redazione. Ma resta una domanda piuttosto elementare:<strong> chi decide chi conduce un programma Rai? </strong>Perché l&#8217;indipendenza giornalistica è sacrosanta. L&#8217;autonomia delle inchieste pure. Ma una cosa è pretendere che un giornalista possa lavorare senza pressioni politiche, altra cosa è sostenere, nei fatti, che una redazione possa mettere il veto sulle scelte editoriali dell&#8217;azienda finché non ottiene il conduttore che preferisce.</p>
<p>Intanto prosegue anche<strong> la battaglia di Ranucci contro la sua rimozione</strong>. Il suo legale Roberto De Vita sostiene che la Rai non avrebbe voluto «esplicitare le ragioni di fatto e le circostanze» alla base del provvedimento. Secondo quanto riferito dalle agenzie, però, l&#8217;azienda avrebbe consegnato ai legali la documentazione richiesta nell&#8217;accesso agli atti. La battaglia giudiziaria farà il suo corso. Quella televisiva, invece, sta già regalando uno spettacolo notevole.</p>
<p><em>Report</em>, programma nato per mettere sotto esame il potere, sembra improvvisamente molto meno entusiasta quando qualcuno mette sotto esame <em>Report</em>. E mentre per giorni ci hanno spiegato che senza quei precisi equilibri sarebbe stata compromessa l&#8217;indipendenza del giornalismo italiano, Presutti ha pronunciato la frase probabilmente più sensata dell&#8217;intera vicenda: il futuro della trasmissione non può dipendere «da singoli nomi e singole personalità». Vale per lei. E, incredibile a dirsi, dovrebbe valere anche per Sigfrido Ranucci.</p>
<p>Massimo Balsamo, 3 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/presutti-rinuncia-festa-a-report-passa-leditto-della-redazione/">Presutti rinuncia, festa a Report: passa l’editto della redazione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Di Battista, infranto il sogno della sanità cubana</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/di-battista-infranto-il-sogno-della-sanita-cubana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Marco Bassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 18:47:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro di battista]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È previsto per domani il rientro in Italia dell'ex 5Stelle, Di Battista, dopo il ricovero dei giorni scorsi all'Avana</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cugino di mia madre si chiamava Vladimiro. Suo padre aveva lasciato Como durante il ventennio, <strong>sognando la patria del socialismo</strong>, ma visto che non era poi così vicina, si era accontentato di fermarsi a Mendrisio, diventare ticinese e chiamare il figlio come Lenin.</p>
<p>Molti anni dopo suo figlio finalmente visitò la patria di tutti i comunisti. Ricordo che una sera a cena, alla richiesta di come era la <strong>Sovietica Unione</strong>, rispose con la nota espressione milanese: “L’è l paradis di oc”.</p>
<p>La cosa più incredibile è che il sogno del padre di Vladimiro prosegue immarcescibile di generazione in generazione, nonostante tutti coloro che hanno toccato, sentito, udito e subìto il paradiso delle oche sulla propria pelle.</p>
<p>In fondo, <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-31-agosto-2026/" target="_blank" rel="noopener"><strong>il sogno della sanità cubana di Diba</strong></a> e il suo triste risveglio, non è che l’ultimo capitolo della più folle storia d’amore dell’umanità: quella fra un gruppo di irrazionali allo stato brado e il marxismo teorico.</p>
<p>Luigi Marco Bassani, 2 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/di-battista-infranto-il-sogno-della-sanita-cubana/">Di Battista, infranto il sogno della sanità cubana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Non è giornalista&#8221;. A Report scoppia anche il caso Innocenzi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-e-giornalista-a-report-scoppia-anche-il-caso-innocenzi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 15:41:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Innocenzi]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'inviata del programma di Rai3 sta facendo le barricate contro i dirigenti Rai. Arriva la nota del sindacato: "Non è iscritta all'Albo"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-giornalista-a-report-scoppia-anche-il-caso-innocenzi/">&#8220;Non è giornalista&#8221;. A Report scoppia anche il caso Innocenzi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A intervenire a gamba testa sul <strong>caso <em>Report</em></strong> è il <strong>sindacato Unirai-Figec</strong>, che nella propria nota solleva anche una questione relativa alla posizione professionale di <strong>Giulia Innocenzi</strong>. Secondo quanto affermato dal sindacato, “non risulta che Giulia Innocenzi sia iscritta all’Albo dei giornalisti nell’elenco dei professionisti, né in quello dei pubblicisti”.</p>
<p>Unirai-Figec interviene inoltre sulla richiesta avanzata da Ranucci in merito alle notizie pubblicate dal quotidiano <em>Il Domani</em>, riguardanti un reportage realizzato dalla <a href="https://www.nicolaporro.it/report-robe-da-matti-ora-gli-inviati-fanno-il-casting-presutti-e-piervincenzi-si-ritirino/" target="_blank" rel="noopener">collega <strong>Giulia Presutti</strong></a>. Il sindacato ribadisce di essere intervenuto per condannare le espressioni ritenute offensive rivolte da Ranucci alla giornalista. “Lo ricordiamo – sottolinea Unirai – è vicedirettore e quindi un dirigente, mentre la collega è una sua collaboratrice e, di conseguenza, si trova in una posizione più debole”. Da qui, conclude il sindacato, la necessità di “difendere la categoria”.</p>
<p>Unirai-Figec ricorda poi che era stato proprio Ranucci a scegliere Presutti per inserirla nella squadra del programma. Secondo il sindacato, però, la valutazione di Ranucci nei confronti di Presutti sarebbe cambiata dopo la sua designazione alla conduzione di <em>Report</em>. “Da quando Presutti è stata designata alla conduzione di <em>Report</em> – sostiene Unirai – Ranucci, improvvisamente, non la ritiene più idonea”. Il sindacato invita quindi Ranucci a riflettere sulle valutazioni effettuate in precedenza e a <strong>verificare i curricula dei collaboratori scelti personalmente</strong> per la trasmissione. È proprio in questo contesto che Unirai-Figec pone una serie di interrogativi sulla posizione di Giulia Innocenzi.</p>
<p>Oltre a ribadire i dubbi sulla sua iscrizione all’Albo, il sindacato ricorda che l’iscrizione come giornalista professionista costituisce, ad esempio, un requisito necessario per partecipare ai concorsi Rai e per essere assunti dall&#8217;azienda. Da qui le domande rivolte a Ranucci: per quale motivo avrebbe affidato a una persona che il sindacato definisce non professionista alcune importanti inchieste? E perché Innocenzi sarebbe stata indicata come giornalista sui siti e sui canali social Rai della trasmissione pur non risultando iscritta all’Albo?</p>
<p><strong>Unirai-Figec solleva infine un&#8217;ulteriore questione:</strong> secondo il sindacato, Ranucci avrebbe permesso a Innocenzi di firmare alcune inchieste senza quella che viene definita un’idoneità professionale e, di conseguenza, senza i relativi obblighi e responsabilità deontologiche. La nota si chiude con un interrogativo rivolto direttamente all’Ordine dei giornalisti: “Non ritiene che sia questo un esercizio abusivo della professione?”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-e-giornalista-a-report-scoppia-anche-il-caso-innocenzi/">&#8220;Non è giornalista&#8221;. A Report scoppia anche il caso Innocenzi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Su chiusura Virus racconti diversi&#8221;. Cara Aprile, pur di difendere Ranucci spari panzane</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/su-chiusura-virus-racconti-diversi-cara-aprile-pur-di-difendere-ranucci-spari-panzane/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 13:42:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[In Onda]]></category>
		<category><![CDATA[Marianna Aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Porro]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[virus]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=341376</guid>

					<description><![CDATA[<p>Su La7 si discute di epurazioni, ma il caso del programma di Rai2 condotto da Porro manda in tilt la narrazione su Sigfrido</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/su-chiusura-virus-racconti-diversi-cara-aprile-pur-di-difendere-ranucci-spari-panzane/">&#8220;Su chiusura Virus racconti diversi&#8221;. Cara Aprile, pur di difendere Ranucci spari panzane</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono paragoni arditi. E poi c’è quello <strong>tra Sigfrido Ranucci e Nicola Porro</strong>, andato in scena a<em> In Onda</em> per iniziativa di <strong>Marianna Aprile</strong>. Un accostamento talmente spericolato da trasformare <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-dell1-settembre-2026/">il dibattito sul caso <em>Report</em></a> in qualcosa di molto simile a una seduta di autocoscienza della sinistra televisiva.</p>
<p>Aprile parte da una sua personale distopia: “Siamo in una distopia, domani il centrosinistra vince le elezioni. Sostituisce un conduttore che viene percepito vicino all’area…”. A interrompere l’esperimento mentale ci pensa <strong>Pietro Senaldi</strong>: “Tipo Porro, che stava in Rai ed è stato sostituito quando ha vinto la sinistra. O tipo Giletti”.</p>
<p>Ed è qui che la discussione prende<strong> una piega surreale.</strong> “Rimango su Porro. Su Porro l’altro giorno in redazione avevamo <strong>racconti diversi su come era andata</strong>. Con Ranucci il racconto è stato pubblico e univoco. Questa è stata fatta tutta in chiaro. Se è normale, dobbiamo aspettarci che d’ora in avanti il metodo sia questo?”, replica Aprile. Racconti diversi? Ma quali racconti diversi?</p>
<p>Per ricostruire quello che accadde a <em>Virus-il contagio delle idee</em> non serviva convocare una commissione d’inchiesta né affidarsi alle memorie della redazione di <em>In Onda</em>. <strong>Bastava leggere i giornali dell’epoca</strong>. Porro conduceva un programma che funzionava, capace di raggiungere ascolti importanti su Rai 2 e di riportare il talk politico della rete su percentuali che non si vedevano dai tempi di Michele Santoro. Poi <em>Virus</em> venne cancellato. Punto.</p>
<p>E c’è soprattutto una differenza piuttosto evidente: Porro non passò le settimane successive a raccontare di essere vittima di una persecuzione, non si buttò a terra a piangere per la censura, non costruì una narrazione resistenziale intorno alla propria uscita dalla Rai. Nessuna amicizia imbarazzante da spiegare, nessun caso giudiziario a fare da contorno, nessuno scandalo che investisse la trasmissione.<strong> Un programma di successo venne semplicemente tolto dal palinsesto.</strong> Il motivo? Chiedere al presidente del Consiglio dell&#8217;epoca, già segretario del Pd: Matteo Renzi.</p>
<p>Senaldi prova infatti a riportare il confronto<strong> sui binari della realtà:</strong> “A differenza di Porro e Giletti, la politica non avrebbe mai sostituito Ranucci se non fosse capitato quello che è capitato, se non ci fosse l’inchiesta della magistratura. Lui non è indagato? Ma è molto solidale e vicino al mandante dell’attentato, lo difende a spada tratta”. Aprile corregge almeno quest’ultimo passaggio: “No, lui ha ammesso che la loro era un’amicizia fraterna”.</p>
<p>Ed è precisamente questo il punto che rende il paragone ancora più bizzarro. Sul caso Ranucci si può discutere di tutto: dell’opportunità delle decisioni Rai, dei rapporti con la politica, delle modalità con cui è stata gestita la vicenda. Ma fingere che tutto sia nato nel vuoto, come se improvvisamente qualcuno avesse deciso di eliminare dal video un giornalista semplicemente perché scomodo, significa cancellare mesi di polemiche, rivelazioni e interrogativi che hanno travolto la sua figura pubblica. Tanto che, prima ancora della conduzione, è stata la credibilità di Ranucci a subire il colpo più pesante. Eppure a <em>In Onda</em> <strong>il problema diventano i misteriosi “racconti diversi” sulla fine di <em>Virus</em></strong>.</p>
<div style="width: 832px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-341376-1" width="832" height="464" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VID-20260902-WA0041.mp4?_=1" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VID-20260902-WA0041.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VID-20260902-WA0041.mp4</a></video></div>
<p>È quasi <strong>una rappresentazione plastica di un certo modo di ragionare della sinistra</strong>. Quando viene toccato uno dei propri, si evocano distopie, metodi inquietanti, epurazioni e pericoli democratici. Quando un conduttore non appartenente al proprio campo viene cancellato nonostante gli ascolti, improvvisamente la storia diventa complicata, sfumata, controversa. Talmente controversa che, dieci anni dopo, bisogna ancora sentire “racconti diversi in redazione”. Cara Marianna Aprile, qualche volta non servono i racconti. Bastano i fatti.</p>
<p>Massimo Balsamo, 2 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/su-chiusura-virus-racconti-diversi-cara-aprile-pur-di-difendere-ranucci-spari-panzane/">&#8220;Su chiusura Virus racconti diversi&#8221;. Cara Aprile, pur di difendere Ranucci spari panzane</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>No al referendum, vi meritate i giudici che &#8220;graziano&#8221; i violenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 12:37:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso del bengalese scarcerato a Torino dopo la violenza alla 13enne. Nordio invia gli ispettori</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A Madonna di Campagna, nella periferia nord di <strong>Torino</strong>, una tredicenne esce di casa per recarsi in un minimarket e viene abusata dal commesso, un quarantaduenne originario del Bangladesh. Circa quaranta minuti prima, nella stessa attività, lo stesso uomo ha già tentato di aggredire un’altra donna, fortunatamente riuscita a fuggire. Il commesso viene subito identificato e il pubblico ministero chiede il carcere nei suoi confronti, poiché ravvisa un pericolo concreto di reiterazione. Il GIP dispone soltanto l’obbligo di firma: assurdo ma vero. Perché? <strong>Perché l’uomo è incensurato</strong>, ha consegnato i filmati del negozio e si è detto dispiaciuto, mostrando un pentimento che evidentemente ha commosso il giudice per le indagini preliminari.</p>
<p>Ora: se tutto ciò fosse una storia di fantasia farebbe quasi ridere. Il problema è che questa storia è tutta vera. <strong>Un bengalese di 42 anni compie due aggressioni nello stesso pomeriggio</strong> e nello stesso negozio, una delle due vittime ha tredici (tredici!!) anni e i video delle telecamere del minimarket documentano tutto con dovizia, tanto che il colpevole non ha fatto altro che ammettere quanto commesso.</p>
<p>Eppure per un giudice di Torino<strong> il “trauma” dell’arresto sarebbe sufficiente come deterrente</strong> e il pentimento espresso in udienza peserebbe più del rischio che l’uomo ripeta ciò che ha già fatto. Un giudizio metafisico: il colpevole è già tornato nel negozio del misfatto rilasciando persino delle rapide dichiarazioni e dicendosi pentito di aver commesso le violenze e di aver agito perché ubriaco.</p>
<p>C’è un dato relativo a questa vicenda assurda: sono tutti d’accordo sul fatto che il provvedimento del giudice sia una follia. Da destra a sinistra il coro è unanime. <strong>Solo le femministe non si fanno sentire,</strong> ma è normale: si tratta di un bengalese, mica di un italiano! Dunque il Paese si alza sprezzante contro la morbidezza di questo giudice. A guardare l’opinione pubblica oggi, pare che tutti siano dell’idea che la magistratura talvolta compia delle scelte senza senso, forzando la mano e forse consapevole di essere un organo che si autoregola e che pertanto può passarla liscia in ogni caso.</p>
<p>E dinnanzi a questo spirito combattivo diffuso, sembra un lontano e casuale incidente il risultato del referendum di questo marzo, quando gli italiani hanno detto No alla riforma costituzionale sulla Giustizia: più della metà dei votanti ha detto che la magistratura gli stava (e dunque gli sta) bene così com’è. Allora in queste ore gli scandalizzati davanti a provvedimenti di questo tipo, frutto di un evidente delirio ideologico, di cosa si lamentano? <strong>Perché fingono di essere sorpresi e allo stesso tempo disgustati?</strong></p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/13enne-violentata-torna-subito-libero-complimenti-ai-giudici/" target="_blank" rel="noopener">13enne violentata, torna subito libero. Complimenti ai giudici</a></li>
</ul>
<p>L’operato di questo GIP è figlio naturale dell’aborto della riforma costituzionale della Giustizia. L’indignazione di oggi è raffazzonata ipocrisia, perché chi ha votato No ha scelto di confermare un potere assoluto nelle mani del magistrato di turno.<strong> L’onnipotenza della magistratura</strong> di cui ora si parla non è un accidente ma l’esito di un’autonomia che una maggioranza di votanti, chiamata a rinegoziarla, ha preferito non toccare.</p>
<p>L’italietta del no convinta che fosse un voto di protesta per mandare a casa Meloni ha condannato questo paese ad altri lustri dove i giudici saranno liberi di sbagliare e di continuare impuniti a fare carriera.<strong> A poco serviranno gli ispettori inviati giustamente dal ministro Nordio</strong>, l’indignazione dei giornali e i proclami della politica. Avete voluto mantenere la giurassica bicicletta della magistratura tiranna? Ora pedalate, tra un’ordinanza scandalosa e l’altra.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 2 settembre 2026</p>
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		<item>
		<title>13enne violentata, torna subito libero. Complimenti ai giudici</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/13enne-violentata-torna-subito-libero-complimenti-ai-giudici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Amata]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due notti in carcere e poi la scarcerazione con obbligo di firma: il giudice non accoglie la richiesta della Procura</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/13enne-violentata-torna-subito-libero-complimenti-ai-giudici/">13enne violentata, torna subito libero. Complimenti ai giudici</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono decisioni giudiziarie che, al di là delle valutazioni strettamente tecniche e processuali, interrogano profondamente il senso di giustizia di una comunità. <a href="https://www.nicolaporro.it/violenta-13enne-viene-scarcerato-era-dispiaciuto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La vicenda di Torino, con una ragazza di appena 13 anni</strong> che avrebbe subito una violenza sessuale all’interno di un minimarket</a>, appartiene purtroppo a questa categoria. Il pubblico ministero Paolo Cappelli aveva chiesto la custodia cautelare in carcere. Il GIP, pur riconoscendo la sussistenza di “gravi indizi di colpevolezza”, ha invece disposto la scarcerazione dell’uomo, concedendo il solo obbligo di firma.</p>
<p>Tra gli elementi considerati dal giudice ci sarebbero l’assenza di precedenti penali, l’atteggiamento collaborativo dell’indagato e quella che viene definita<strong> “resipiscenza”</strong>, cioè una manifestazione di pentimento e ravvedimento. Ed è proprio qui che nasce l’interrogativo che non possiamo eludere. Sia chiaro: in uno Stato di diritto nessuno può essere considerato colpevole prima di una sentenza definitiva<strong>. E la custodia cautelare non è una pena anticipata.</strong> Ma proprio perché si tratta di una misura che deve rispondere a precise esigenze cautelari, è legittimo chiedersi se, davanti a un’accusa di violenza sessuale ai danni di una tredicenne e in presenza di gravi indizi riconosciuti dallo stesso giudice, la risposta dell’ordinamento sia realmente adeguata alla gravità dei fatti contestati.</p>
<p>Perché esiste<strong> una differenza enorme</strong> tra ciò che può essere giuridicamente motivato e ciò che una comunità riesce a percepire come giusto. E quando una bambina di 13 anni denuncia una violenza sessuale, mentre l’uomo accusato torna libero dopo appena due notti in carcere con il solo obbligo di firma, quella distanza rischia di diventare un abisso.</p>
<p>Non possiamo correre il rischio che la libertà dell’indagato venga percepita come una sorta di attenuazione preventiva della gravità del reato. Né possiamo accettare che il pentimento successivo a un fatto di tale gravità diventi, nell’immaginario collettivo, una sorta di lasciapassare. Il messaggio che deve arrivare alla società deve essere esattamente opposto: chi aggredisce una persona inerme, e soprattutto una minore, deve sapere che l’ordinamento reagisce con la massima fermezza compatibile con le garanzie dello Stato di diritto. Bene, dunque<strong>, l’ispezione disposta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio</strong>. È giusto verificare che ogni passaggio sia stato compiuto correttamente e che le motivazioni del provvedimento siano pienamente coerenti con il quadro normativo. Ma l’ispezione non può essere il punto di arrivo.</p>
<p>Questa vicenda dovrebbe spingerci a interrogarci più profondamente sul funzionamento del sistema della giustizia: sulle misure cautelari, sulla tutela concreta delle vittime, sulla valutazione del rischio di reiterazione e, soprattutto, sulla capacità dell’ordinamento di trasmettere un principio elementare: <strong>la sicurezza e la dignità di una vittima</strong>, tanto più se minorenne, non possono essere percepite come subordinate alla semplice convenienza del reo a mostrarsi collaborativo o pentito.</p>
<p><strong>La certezza della pena viene dopo il processo</strong>. Ma la certezza della protezione della vittima deve venire prima. E c’è un’altra questione che non possiamo rimuovere: secondo le ricostruzioni emerse, le immagini delle telecamere avrebbero documentato, circa quaranta minuti prima dell’episodio contestato, un approccio dell’uomo nei confronti di un’altra cliente, una donna adulta che non sarebbe stata ancora identificata.</p>
<p>Anche questo elemento merita il massimo approfondimento investigativo. Non si tratta di invocare vendetta. <strong>Non si tratta di sostituire i giudici</strong> o di mettere in discussione le garanzie costituzionali. Si tratta di pretendere che la giustizia sappia essere, contemporaneamente, garantista con chi è accusato e inflessibile nella protezione di chi è più vulnerabile.</p>
<p>Un Paese che voglia continuare a definirsi civile non può però rassegnarsi all’idea che, davanti a un’accusa di una violenza così abominevole ai danni di una tredicenne, la collaborazione dell’indagato e una dichiarazione di pentimento possano diventare, agli occhi della collettività, il principale elemento attraverso il quale tornare rapidamente alla libertà. <strong>Il pentimento, infatti, può essere autentico</strong>, ma può anche essere simulato. Il danno provocato a una vittima di violenza, invece, non è simulabile: è reale e può accompagnarla per tutta la vita.</p>
<p>Ed è qui che torna attuale una distinzione degli antichi giuristi romani tra<em> leges perfectae e leges imperfectae</em><strong>:</strong> le prime erano norme alle quali l’ordinamento associava una conseguenza giuridica alla loro violazione; le seconde, invece, potevano enunciare un precetto senza prevedere una sanzione effettiva. È una distinzione antica, ma contiene una lezione ancora attuale: una norma non può limitarsi a dire ciò che è vietato; deve anche rendere credibile la conseguenza della sua violazione.</p>
<p>Naturalmente, <strong>il processo non è concluso</strong> e sarà la magistratura, nelle sedi proprie, ad accertare eventuali responsabilità. Ma proprio per questo bisogna distinguere il piano dell’accertamento giudiziario da quello della risposta dello Stato. Lo Stato non deve vendicarsi. Deve prevenire, proteggere, dissuadere. Perché se la vittima vede lo Stato arretrare e chi è accusato di aver commesso un crimine così grave tornare rapidamente alla libertà, può incrinarsi la fiducia nell’intero sistema. E una giustizia che non riesce a trasmettere un’adeguata funzione di deterrenza rischia di produrre un effetto devastante: non solo lasciare una vittima sola con il proprio trauma, ma alimentare nella collettività la percezione che certi comportamenti possano essere commessi senza conseguenze immediate.</p>
<p>Il messaggio dello Stato deve essere inequivocabile: <strong>le garanzie dell’indagato sono sacrosante,</strong> ma altrettanto sacrosanta deve essere la protezione della vittima. Perché il pentimento, in fondo, presuppone il riconoscimento di un’azione compiuta: si può dichiarare, manifestare, persino ostentare. Ma una dichiarazione di pentimento non può cancellare ciò che è stato fatto, né restituire alla vittima ciò che le è stato tolto.<strong> Il pentimento può essere una parola</strong>. La ferita di una bambina è una realtà. E una realtà così dolorosa non si cancella con una dichiarazione.</p>
<p>Andrea Amata, 2 settembre 2026</p>
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			</item>
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		<title>Report, robe da matti. Ora gli inviati fanno il casting: &#8220;Presutti e Piervincenzi si ritirino&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/report-robe-da-matti-ora-gli-inviati-fanno-il-casting-presutti-e-piervincenzi-si-ritirino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 07:18:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La redazione di Report pretende il passo indietro dei nuovi conduttori: Ranucci ne sarà orgoglioso. La Rai, per ora, non cede</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/report-robe-da-matti-ora-gli-inviati-fanno-il-casting-presutti-e-piervincenzi-si-ritirino/">Report, robe da matti. Ora gli inviati fanno il casting: &#8220;Presutti e Piervincenzi si ritirino&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A questo punto manca soltanto il diritto di veto scritto nello statuto della <strong>Rai</strong>. Perché la vicenda di <strong>Report</strong> sta assumendo contorni sempre più curiosi: non è più soltanto <strong>Sigfrido Ranucci</strong> a comportarsi come se la trasmissione fosse una proprietà privata. Adesso ci pensano anche gli inviati.</p>
<p><strong>Bernardo Iovene</strong>, storico volto del programma, dopo l&#8217;incontro con il direttore dell&#8217;Approfondimento Rai Paolo Corsini ha spiegato all&#8217;<em>Adnkronos</em> quale sarebbe la soluzione gradita alla redazione: &#8220;La nostra posizione è che i due conduttori indicati dall&#8217;azienda vengano ritirati o si ritirino, auspichiamo che lo facciano loro e capiscano che non c&#8217;è l&#8217;appoggio dei giornalisti interni ed esterni&#8221;.</p>
<p>Tradotto: la Rai sceglie i conduttori, però prima dovrebbe assicurarsi che piacciano a Report. <strong>Altrimenti gentilmente si ritirino</strong>. Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, indicati dall&#8217;azienda per prendere le redini del programma, sembrano insomma essere incappati in una specie di referendum interno del quale probabilmente ignoravano persino l&#8217;esistenza.</p>
<p>Iovene e Giulio Valesini hanno incontrato separatamente Corsini dopo aver già rifiutato l&#8217;incarico di capi autori per la prossima stagione. E la posizione portata al tavolo non sembra esattamente sfumata: &#8220;Ritirare le due nomine e poi trattiamo&#8221;. <strong>Una curiosa concezione della trattativa</strong>. Prima fate quello che chiediamo noi, poi possiamo venirci incontro.</p>
<p>Corsini, nel tentativo di trovare una mediazione, avrebbe persino <strong>proposto una soluzione</strong>: Presutti e Piervincenzi potrebbero limitarsi alla conduzione, lasciando agli altri giornalisti le decisioni sulla trasmissione. Nemmeno questo, però, sembra convincere Iovene: &#8220;Ci ha proposto che a decidere sulla trasmissione potremmo essere noi, mentre loro si occuperebbero solo di fare i lanci delle inchieste, ma siccome sono due giornalisti, non sono due conduttori, immaginiamo che non accetterebbero una cosa del genere&#8221;.</p>
<p><strong>Ed eccoci al capolavoro</strong>. Prima si chiede ai due giornalisti di farsi da parte perché non hanno l&#8217;appoggio della redazione. Poi si ritiene insufficiente anche l&#8217;ipotesi di lasciarli alla sola conduzione. Praticamente Presutti e Piervincenzi potrebbero forse entrare nello studio, a patto di non disturbare. Iovene assicura che gli inviati sono &#8220;tutti uniti&#8221; e auspica che si arrivi &#8220;a più miti consigli&#8221;. Espressione interessante, considerando che la richiesta avanzata alla Rai è, in sostanza, quella di cancellare due nomine già decise dall&#8217;azienda.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-la-persecuzione-che-denuncia-non-esiste/">Ranucci, la persecuzione che denuncia non esiste</a></li>
</ul>
<p>Il punto, naturalmente, non è stabilire se Presutti e Piervincenzi siano la scelta migliore possibile per Report. È perfettamente legittimo che una redazione abbia dubbi, preferenze, contrarietà e perfino malumori. <strong>Ma qui il confine sembra essere stato abbondantemente superato</strong>: siamo al tentativo di trasformare il gradimento dei giornalisti in una sorta di investitura obbligatoria.</p>
<p>Nel frattempo la posizione della Rai, secondo quanto riferisce l&#8217;<em>Adnkronos</em>,<strong> rimane ferma</strong>: nessuna intenzione di rivedere le nomine dei due conduttori. Corsini ha incontrato anche Presutti e Piervincenzi e domani vedrà l&#8217;intera redazione. Vedremo chi arriverà a &#8220;più miti consigli&#8221;. Per ora una cosa appare evidente: dopo settimane trascorse a spiegare che Report non appartiene a Ranucci, toccherà forse ricordare che non appartiene neppure agli inviati di Report.</p>
<p>Massimo Balsamo, 2 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/report-robe-da-matti-ora-gli-inviati-fanno-il-casting-presutti-e-piervincenzi-si-ritirino/">Report, robe da matti. Ora gli inviati fanno il casting: &#8220;Presutti e Piervincenzi si ritirino&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Clandestino calpesta e sputa sul tricolore: rimpatriato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/clandestino-calpesta-e-sputa-sul-tricolore-rimpatriato/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/clandestino-calpesta-e-sputa-sul-tricolore-rimpatriato/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 17:16:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[clandestino]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[immigrato]]></category>
		<category><![CDATA[migrante]]></category>
		<category><![CDATA[tricolore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=341248</guid>

					<description><![CDATA[<p>Firenze, stacca il Tricolore da un muro, lo calpesta e ci sputa sopra: identificato un marocchino irregolare, sarà rimpatriato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/clandestino-calpesta-e-sputa-sul-tricolore-rimpatriato/">Clandestino calpesta e sputa sul tricolore: rimpatriato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un’immagine che, più di tanti discorsi sull’integrazione, riesce a raccontare in pochi secondi quanto possa diventare fragile il confine tra accoglienza e impunità. Siamo a <strong>Firenze</strong>, nel cuore della città, a pochi passi dalla stazione di Santa Maria Novella. Un uomo si arrampica sulla facciata di un edificio, <strong>stacca la bandiera italiana, la getta a terra, la calpesta e infine ci sputa sopra.</strong> Tutto ripreso da un telefonino. Tutto finito, inevitabilmente, sui social.</p>
<p>Il protagonista della scena è stato identificato dalla polizia ferroviaria. Si tratta di un <strong>cittadino marocchino irregolare</strong> sul territorio italiano e già noto alle forze dell’ordine. E questo particolare, francamente, rende la vicenda ancora più significativa. Perché qui non siamo davanti soltanto alla provocazione di chi decide di prendersela con un pezzo di stoffa. Quel pezzo di stoffa è il <strong>Tricolore</strong>, cioè uno dei simboli della Repubblica italiana. E l’uomo che lo calpesta e gli sputa sopra è, oltretutto, una persona che nel nostro Paese non avrebbe titolo per restare.</p>
<p>La conclusione, almeno questa volta, sembra essere arrivata rapidamente. Il ministro dell’Interno <strong>Matteo Piantedosi</strong> ha annunciato che lo straniero è stato trasferito in un Centro di permanenza per i rimpatri in vista <strong>dell’espulsione</strong>. “È stato subito identificato il cittadino straniero che a Firenze, dopo averla staccata dal muro, ha gettato a terra e offeso la bandiera tricolore. L&#8217;uomo, irregolare sul territorio, è stato condotto in un Cpr dove verrà trattenuto per essere rimpatriato nel suo Paese d&#8217;origine. In Italia vanno seguite le nostre leggi e le nostre regole, ma soprattutto vanno rispettati e onorati i simboli che rappresentano i valori più profondi su cui si fonda la nostra democrazia”, ha scritto il ministro su X.</p>
<p>Difficile trovare qualcosa di scandaloso in questo principio. Anzi, <strong>dovrebbe essere il minimo sindacale</strong>. Un Paese che accoglie, concede permessi, riconosce diritti e pretende il rispetto delle proprie leggi non compie alcuna barbarie se decide di accompagnare alla porta chi quelle regole non soltanto le viola, ma dimostra pubblicamente di disprezzarne persino i simboli.</p>
<p>Perché questo è il punto che rischia di perdersi nel solito dibattito ideologico. L’immigrazione non può trasformarsi in una specie di diritto acquisito alla permanenza indipendentemente dai comportamenti tenuti sul territorio nazionale. Esistono diritti, naturalmente.<strong> Ma esistono anche doveri.</strong> Ed esiste soprattutto una distinzione piuttosto elementare tra chi ha titolo per restare in Italia e chi non ce l’ha.</p>
<p><strong>Il caso fiorentino, peraltro, non si sarebbe esaurito con il vilipendio della bandiera</strong>. Secondo quanto riportato, lo stesso uomo sarebbe stato ripreso successivamente mentre saliva sulla statua di Ercole che lotta con il leone, opera di Romano Romanelli in piazza Ognissanti, in condizioni di evidente alterazione. Insomma, non proprio il curriculum ideale per aprire un convegno sull’integrazione riuscita.</p>
<p>Naturalmente uno Stato di diritto non reagisce sulla base dell’indignazione dei social e neppure sulla base della simpatia o dell’antipatia nei confronti del protagonista. Esistono procedure, responsabilità da accertare e norme da applicare. Il vilipendio alla bandiera italiana è disciplinato dall’articolo 292 del codice penale e l’irregolarità dello straniero apre invece la strada alle procedure previste dalla normativa sull’immigrazione. Ma proprio perché esistono le leggi, applicarle non dovrebbe diventare materia di scandalo.</p>
<p>L’espulsione annunciata da Piantedosi assume così un valore che va persino oltre questo singolo episodio. Significa ricordare una cosa apparentemente banale, eppure sempre più spesso controversa nel dibattito pubblico: <strong>entrare e restare in uno Stato comporta il rispetto delle sue regole</strong>. Si può criticare l’Italia. Si può contestare il governo. Si possono attaccare le istituzioni, manifestare contro le loro decisioni e perfino avere una pessima opinione del nostro Paese. È la democrazia. Ma altra cosa è pensare che chiunque possa soggiornare irregolarmente sul territorio, violarne le norme e contemporaneamente oltraggiarne pubblicamente i simboli senza che questo produca conseguenze. Questa volta una conseguenza c’è stata.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1643000503863143%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il video è diventato virale, l’uomo è stato identificato e il Viminale ha annunciato il rimpatrio. Tutto molto semplice. Talmente semplice che viene quasi da chiedersi perché, quando si parla di immigrazione, il rispetto delle regole debba essere continuamente trasformato in una disputa filosofica.</p>
<p>Il patto dovrebbe essere invece chiarissimo: l’Italia accoglie chi ha diritto a essere accolto, tutela chi deve essere tutelato e offre possibilità a chi vuole costruirsi qui una vita rispettando il Paese che lo ospita. Chi non ha titolo per restare deve essere rimpatriato. E chi pensa che l’accoglienza equivalga al diritto di fare qualsiasi cosa scopre, possibilmente in fretta, che non funziona così. A Firenze è successo esattamente questo.</p>
<p>Massimo Balsamo, 1 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/clandestino-calpesta-e-sputa-sul-tricolore-rimpatriato/">Clandestino calpesta e sputa sul tricolore: rimpatriato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Violenta 13enne, viene scarcerato: &#8220;Era dispiaciuto&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/violenta-13enne-viene-scarcerato-era-dispiaciuto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 16:02:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giudici]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Gip ha tenuto conto del fatto che l'uomo è incensurato, collaborativo e resipiscente. Nordio invia gli ispettori</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="0">Un grave episodio di cronaca a Torino sfocia in un caso giudiziario che fa discutere: <strong>un commerciante di 42 anni</strong>, titolare di un minimarket nel quartiere periferico di Madonna di Campagna, <strong>è tornato in libertà</strong> dopo essere stato arrestato con l&#8217;accusa di <strong>violenza sessuale su una 13enne</strong>.</p>
<p data-path-to-node="1">La vicenda, riportata da <i data-path-to-node="1" data-index-in-node="52">La Stampa</i>, sarebbe testimoniata dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza che hanno immortalato l&#8217;abuso subito dalla giovane e hanno rivelato un secondo episodio analogo, sempre compiuto dal 42enne, avvenuto appena 40 minuti prima nello stesso locale ai danni di una donna non ancora identificata.</p>
<p data-path-to-node="2">Nonostante la richiesta della custodia cautelare in carcere avanzata dal pubblico ministero — il quale evidenziava <strong>l&#8217;elevato rischio di reiterazione del reato</strong>, la gravità delle condotte e la piena consapevolezza dell&#8217;uomo sull&#8217;età della minore —, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la liberazione dell&#8217;indagato dopo due soli giorni di detenzione al Lorusso e Cutugno. Il gip ha motivato la decisione valutando diversi elementi: l&#8217;uomo non ha precedenti e ha fornito spontaneamente i filmati agli investigatori; pur essendosi avvalso della facoltà di non rispondere durante l&#8217;udienza di convalida, <strong>ha espresso dispiacere per l&#8217;accaduto</strong>, mostrando resipiscenza; l&#8217;esperienza del fermo e dell&#8217;arresto è stata ritenuta dal giudice un impatto emotivo sufficiente a prevenire nuovi reati. All&#8217;uomo è stata applicata<strong> la sola misura dell&#8217;obbligo di firma</strong> presso il commissariato di zona, lasciandolo libero di riprendere anche la propria attività lavorativa.</p>
<p data-path-to-node="2">La decisione ha suscitato un forte sconcerto dell&#8217;opinione pubblica, spingendo il ministro della Giustizia, <strong>Carlo Nordio</strong>, a ordinare l&#8217;invio degli ispettori ministeriali a Torino. Pur ribadendo il totale rispetto per l&#8217;autonomia e l&#8217;indipendenza della magistratura, il ministro ha precisato che l&#8217;iniziativa si è resa necessaria di fronte all&#8217;eccezionalità del quadro contestato e al profondo allarme sociale generato dalla vicenda.</p>
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		<item>
		<title>Famiglia nel bosco, bambini trattati come pacchi postali</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-bambini-trattati-come-pacchi-postali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 13:23:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia bosco]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale minori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La decisione del tribunale d'Appello dell'Aquila lascia aperti molti dubbi: per i tre minori si prospetta un vero e proprio tour de force</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ulteriori e clamorosi sviluppi nella drammatica vicenda della cosiddetta <strong>Famiglia nel bosco</strong>. Finalmente, dopo una attesa che si è protratta per molte settimane,<a href="https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-arriva-lok-al-ricongiungimento-ma-a-tappe/" target="_blank" rel="noopener"> i giudici hanno preso una decisione</a>. Come riporta un lancio di <em>AdnKronos</em>, “Il Tribunale per i minorenni dell&#8217;Aquila ha depositato il proprio provvedimento in relazione all&#8217;istanza della difesa del 25 giugno scorso. Il decreto, firmato dalla presidente Angrisano nei suoi ultimi giorni di servizio all&#8217;Aquila, corregge parzialmente le precedenti decisioni e dispone un progressivo riavvicinamento dei minori alla famiglia, con rientri diurni immediati a Palmoli e – da ottobre &#8211; con pernotti in famiglia nel fine-settimana.” Questo quanto riferito da <strong>Simone Pillon</strong>, avvocato della coppia anglo-australiana, ai giornalisti dopo aver ritirato la nuova ordinanza del giudice.</p>
<p>Il legale, in estrema sintesi, pur avendo evidenziato che si tratta di un importante passo in avanti, ha preannunciato <strong>un immediato ricorso presso il Tribunale d’Appello dell’Aquila</strong>. Egli ha sottolineato che nella citata ordinanza non vengono neppure citate le problematiche riguardo alla salute dei tre minori che si sono manifestate in questo lungo periodo vissuto nella casa famiglia. Inoltre, Pillon ha espresso grande preoccupazione per questa sorta di percorso di guerra che impegnerà tanto i servizi sociali quanto l’intero nucleo familiare. Infatti, dal momento che i bambini vengono iscritti d’ufficio nella scuola primaria di Vasto e che gli incontri diurni avverranno sempre alla presenza degli assistenti sociali – mentre da ottobre sembra che i pernotti si svolgeranno senza questi ultimi &#8211; , <strong>per i tre pargoli si prospetta un vero e proprio tour de force</strong> sotto tutti i punti di vista. Un tour de force che comporterà, dopo la scuola a tempo pieno, un lungo viaggio di andata e ritorno in macchina – per raggiungere la casa di Palmoli da Vasto ci vogliono 40-50 minuti in auto &#8211; , dovendo ogniqualvolta riassorbire il trauma non indifferente del distacco.</p>
<p>Dopodiché, il 30 ottobre dovrebbe concludersi questo primo step imposto dal Tribunale, il quale, a seguito di ulteriori accertamenti realizzati nel frattempo, si riserverà di decidere sul da farsi. In questo senso, ospite di <strong>Milo Infante</strong>, da tempo molto critico su questa vicenda, a <em>Ore 11</em>, in onda su Rete4, la direttrice di <em>LaPresse</em>, <strong>Alessia Lautone</strong>, ha espresso grande apprezzamento per la questa ultima deliberazione del giudice, sostenendo che tale gradualità rappresenta il modo migliore per ricongiungere questa famiglia.</p>
<p>Una magnifica deliberazione che, dopo averli di fatto reclusi in una sorta di aureo isolamento a base di patatine, pop corn e programmi televisivi per bambini, trasforma questi i tre sfortunati minori in <strong>una sorta di pacchi postali in viaggio costante</strong> tra Vasto e Palmoli. Tutto questo in attesa che lo Stato etico completi l’opera di completo resettaggio educativo nei confronti di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la cui unica colpa sembra essere stata quella di essersi trasferiti in un Paese sempre più assurdo.</p>
<p>A margine di tutto questo dolore e sconcerto, ancora oggi ci chiediamo che fine abbiano fatto le altisonanti promesse dell’attuale governo in merito alla modifica di una fallimentare legislazione che consente di distruggere con un tratto di penna una famiglia amorevole e coesa, in totale assenza di abusi, di violenze o di rischi gravi e attuali  per i minori conviventi.</p>
<p>Claudio Romiti, 1° settembre 2026</p>
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		<title>Famiglia nel bosco, arriva l&#8217;ok al ricongiungimento. Ma a tappe</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-arriva-lok-al-ricongiungimento-ma-a-tappe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 09:28:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia bosco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Potrebbe iniziare una nuova fase nella vicenda della “famiglia del bosco”. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha infatti indicato la strada per arrivare al ricongiungimento dei tre figli con Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Non si tratterà, però, di un ritorno immediato: il provvedimento prevede un percorso graduale, affidato al controllo dei servizi sociali. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Potrebbe iniziare una nuova fase nella vicenda della <strong>“famiglia del bosco”</strong>. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha infatti indicato la strada per arrivare al <strong>ricongiungimento dei tre figli</strong> con Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Non si tratterà, però, di un ritorno immediato: il provvedimento prevede un percorso graduale, affidato al controllo dei servizi sociali.</p>
<p>Saranno proprio gli operatori a seguire passo dopo passo l&#8217;evoluzione della situazione familiare e a valutare se esistano le condizioni per arrivare al reinserimento completo dei minori. L&#8217;esito positivo del percorso potrebbe consentire ai tre bambini di lasciare definitivamente la casa famiglia nella quale si trovano da circa otto mesi. Per la coppia anglo-australiana si apre così la possibilità di tornare a riunirsi sotto lo stesso tetto con i propri figli. Una prospettiva che arriva dopo mesi di separazione e una serie di provvedimenti dell&#8217;autorità giudiziaria.</p>
<p>La responsabilità genitoriale di <strong>Birmingham e Trevallion</strong> era stata sospesa con un&#8217;ordinanza del Tribunale per i minorenni risalente al 20 novembre dello scorso anno. I tre bambini erano stati quindi trasferiti in una struttura protetta. Inizialmente, nella stessa casa famiglia aveva soggiornato anche la madre, fino al successivo 6 marzo. Quel giorno, però, Catherine Birmingham era stata allontanata dalla struttura in seguito a un ulteriore provvedimento del Tribunale, adottato sulla base delle valutazioni contenute nelle relazioni dei servizi sociali.</p>
<p>La decisione aveva spinto i legali della famiglia a rivolgersi alla Corte d&#8217;Appello dell&#8217;Aquila. Nel reclamo presentato nel marzo scorso, gli avvocati chiedevano di sospendere l&#8217;allontanamento della donna e di consentirle di tornare accanto ai figli almeno fino al completamento degli accertamenti disposti nel procedimento. Tra questi figurano anche perizie psicologiche riguardanti sia i genitori sia i minori.</p>
<p>Parallelamente, la famiglia aveva iniziato a predisporre le condizioni abitative per un eventuale ritorno alla vita domestica. Alla fine di novembre 2025 <strong>Nathan Trevallion</strong> aveva infatti avviato il trasferimento in una nuova abitazione, completamente indipendente e concessa alla famiglia in comodato gratuito per un periodo limitato.</p>
<p>La soluzione abitativa era stata individuata come sistemazione temporanea, in attesa che venissero completati i lavori di ristrutturazione e miglioramento del casolare nel bosco. Ora, con il nuovo orientamento del Tribunale, proprio quell&#8217;abitazione potrebbe diventare uno degli elementi del percorso che, gradualmente, potrebbe riportare la famiglia a vivere insieme.</p>
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		<item>
		<title>Garlasco, querele e minacce: tanto rumore per nulla</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-querele-e-minacce-tanto-rumore-per-nulla/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/garlasco-querele-e-minacce-tanto-rumore-per-nulla/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 15:12:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Bruzzone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Garlasco, querele, smentite e annunci di azioni legali: nuovo scontro tra Bruzzone e Milo Infante sul caso Stefania Cappa</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul caso di <strong>Garlasco</strong>, checché ne dicano i vari troll in servizio attivo permanente, è importante mantenere acceso un riflettore, dal momento che in passato, non solo in questo caso, gran parte della stampa nazionale non sembra aver svolto un buon lavoro nell’informare adeguatamente i cittadini. E questo quando succede, particolarmente nei casi mediatici, spesso e volentieri contribuisce a mandare in galera qualche innocente.</p>
<p>In questi giorni si parla molto delle varie querele presentate da <strong>Stefania Cappa</strong>, mai indagata per l’omicidio di sua cugina. Nella sostanza molto rumore per nulla, ma a margine di ciò stanno emergendo vecchi e nuovi dissapori tra i vari protagonisti che popolano gli schermi televisivi. In tal senso va segnalato il botta e risposta tra <strong>Milo Infante</strong>, entrato nella squadra di conduttori di Mediaset, e <strong>Roberta Bruzzone</strong>, l’irriducibile sostenitrice della condanna di Alberto Stasi.</p>
<p>Trovandosi evidentemente all’estero, la criminologa ha voluto smentire quanto dichiarato da Infante in diretta televisiva, ovvero di non aver mai sentito accusare Stefania Cappa dall’avvocato <strong>De Rensis</strong>, così come scritto <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-la-guerra-delle-denunce-milo-infante-nel-mirino/">nella querela di quest’ultima</a> (nella denuncia viene riportata la testimonianza difensiva della Bruzzone, nella quale ella giura di aver ascoltato, davanti al conduttore di <em>Ore14</em>, in onda su Rai2, il legale di Stasi sostenere, in una pausa della trasmissione, che la Cappa fosse la regista dell’assassinio di Chiara Poggi).</p>
<p>Ebbene, dal momento che nel corso di <em>Ore 11</em>, programma di Rete4, Infante e De Rensis hanno smentito categoricamente la cosa, la Bruzzone è partita al contrattacco, <strong>minacciando sfracelli.</strong> “Credo che tutto quello che sta accadendo vada valutato in sede giudiziaria. Appena torno in Italia farò i miei passi”, ha esordito la telecriminologa. Dopodiché, in merito al suo ex amico fraterno di Infante (pare che così in passato i due si erano definiti) si è espressa con la sua ben nota sicurezza: “Prendo atto che lui dice di non ricordare quella conversazione, ma non è un grosso problema: io ho modo di documentare tutto quello che ho detto e affermato”.</p>
<p>Ora, sempre sul tema shakespeariano del <strong>molto rumore per nulla</strong>, ci sono almeno due cosette da dire a chi porta avanti questa inverosimile gazzarra:</p>
<p><strong>1.</strong> Ammesso e assolutamente non concesso che l’ottimo Antonio De Rensis abbia pronunciato tale affermazione davanti a Roberta Bruzzone e Milo Infante (cosa che lo qualificherebbe come un soggetto piuttosto sprovveduto), ciò sarebbe avvenuto nell’ambito di una conversazione privata, e dunque sarebbe un episodio <strong>del tutto irrilevante sul piano giudiziari</strong>o. A meno che non vogliamo riportare in auge il tribunale della santa inquisizione, ripristinando il reato di opinione.</p>
<p><strong>2.</strong> Per quanto invece riguarda l’effetto che tutto questo avrebbe avuto nell’orientare la nuova indagine condotta dalla Procura di Pavia, così i promotori della querela sostengono, i fatti dicono che<strong> tale effetto è stato nullo</strong>. Né Stefania Cappa e nessuno della sua famiglia è stato indagato per i fatti contestati ad Andrea Sempio, il quale rimane non colpevole fino a prova contraria. Quindi, ma di cosa stiamo parlando?</p>
<p>Claudio Romiti, 31 agosto 2026</p>
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		<item>
		<title>Ceuta, Sanchez vede complotti ovunque: &#8220;Russia e Israele&#8230;&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ceuta-sanchez-vede-complotti-ovunque-russia-e-israele/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 12:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[Schengen]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ceuta, Schengen resta sospeso. Madrid ammette che servono migliaia di posti, ma il premier Sanchez accusa Russia, Israele ed estrema destra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-sanchez-vede-complotti-ovunque-russia-e-israele/">Ceuta, Sanchez vede complotti ovunque: &#8220;Russia e Israele&#8230;&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla faccia della normalizzazione. A un mese dalla crisi migratoria di <strong>Ceuta</strong>, l’Italia ha deciso di prorogare per altri quindici giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime per chi arriva dalla Spagna. Tradotto: <strong>Schengen resta sospeso</strong>. E Madrid, per reciprocità, ha risposto prolungando i controlli sui passeggeri provenienti dall’Italia.</p>
<p>Il Viminale spiega che alla base della decisione c’è il &#8220;permanere degli elementi di valutazione che erano stati alla base&#8221; della reintroduzione dei controlli lo scorso primo agosto. Certo, Roma riconosce anche le iniziative avviate dalla Spagna insieme all’Unione europea e auspica che la situazione possa avviarsi verso una normalizzazione. Ma il dato politico resta piuttosto semplice: <strong>quella normalizzazione ancora non c’è</strong>.</p>
<p>Ed è un dettaglio non proprio secondario, soprattutto dopo settimane in cui da Madrid è arrivata una rappresentazione della crisi decisamente più rassicurante. Se la situazione fosse davvero rientrata, se il problema fosse sostanzialmente risolto, difficilmente due Paesi dell’area Schengen continuerebbero a mantenere controlli straordinari alle rispettive frontiere. Ma Pedro Sanchez, anziché soffermarsi troppo su questo particolare, ha trovato un’altra pista da seguire. Ed è una pista internazionale. Anzi, internazionalissima.</p>
<p>Secondo il premier spagnolo, attorno alla crisi di Ceuta si sarebbe messa in moto una <strong>&#8220;rete internazionale di estrema destra&#8221; impegnata a diffondere &#8220;notizie false&#8221;.</strong> Non solo. Nella sua ricostruzione entrano anche social network legati alla Russia e a Israele. &#8220;Dopo il 30 e il 31 luglio, si è verificata una diffusione di voci e disinformazione da parte di social network legati sia alla <strong>Russia</strong> che a <strong>Israele</strong>, nonché a una rete internazionale di <strong>estrema destra</strong> che continua a utilizzare la migrazione non solo per attaccare la Spagna, ma anche per attaccare l’Europa e dividerla&#8221;, ha sostenuto Sanchez. Praticamente manca soltanto il maggiordomo.</p>
<p>Perché il problema, prima ancora delle fantomatiche reti internazionali, è che<strong> la crisi di Ceuta è esistita davvero</strong>. Talmente tanto che l’Italia continua a tenere sospeso Schengen. Talmente tanto che lo stesso Sanchez oggi annuncia che &#8220;in breve tempo&#8221; serviranno seimila posti per accogliere i migranti rimasti nella città autonoma. E talmente tanto che il premier ammette che nei giorni precedenti all’ondata erano arrivati rapporti tanto dai servizi segreti quanto dalla polizia nazionale.</p>
<p>Certo, assicura Sanchez, &#8220;nessuno aveva previsto l’ondata&#8221;. E sulle apparenti <strong>contraddizioni</strong> tra il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska e la ministra della Difesa Margarita Robles nessun problema: secondo il premier, sembrano contraddizioni ma in realtà non lo sono. Una spiegazione che ha il pregio della semplicità: se due versioni sembrano diverse, basta dichiarare che non lo sono.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-spagna-ferma-i-migranti-con-la-forza-ma-e-sanchez-e-non-fa-notizia/">La Spagna ferma i migranti con la forza. Ma è Sanchez e non fa notizia</a></li>
</ul>
<p>Poi c’è<strong> il capitolo internazionale</strong>. Sanchez esclude responsabilità marocchine e si domanda invece se dietro la disinformazione possano esserci Russia, Israele e una non meglio precisata rete dell’estrema destra mondiale. Si chiede perfino se la scarsa solidarietà nei confronti della Spagna dipenda dal fatto che Madrid abbia &#8220;un governo di coalizione progressista&#8221; oppure dalle sue posizioni su Gaza.</p>
<p>Insomma, dalla frontiera di Ceuta si arriva rapidamente a Mosca, Israele, Gaza e all’internazionale nera. Tutto pur di non indugiare troppo sulla domanda più banale: com’è stato possibile che decine di migliaia di persone arrivassero in poche ore e che, un mese dopo, la situazione fosse ancora abbastanza seria da convincere l’Italia a mantenere i controlli?</p>
<p>Persino sulle vacanze durante la crisi Sanchez ha dovuto difendersi: &#8220;So che per alcuni non ho diritto alle vacanze. Ho lavorato e mi sono riposato perché ho anche questo diritto&#8221;. Verissimo: anche i premier hanno diritto a riposarsi. Un po’ meno convincente è l’idea che ogni critica alla gestione della crisi possa essere ricondotta a <strong>una gigantesca macchina della disinformazione internazionale</strong>.</p>
<p>Perché alla fine ci sono i fatti. <strong>Schengen resta sospeso</strong>. A Ceuta devono essere predisposti migliaia di posti per chi è rimasto. I servizi avevano prodotto rapporti prima dell’emergenza. E il governo continua a dover spiegare cosa sia successo. La Russia, Israele e l’estrema destra internazionale faranno pure propaganda. Ma per mettere in difficoltà Sanchez, stavolta, sembrano bastare le dichiarazioni dello stesso Sanchez.</p>
<p>Massimo Balsamo, 31 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-sanchez-vede-complotti-ovunque-russia-e-israele/">Ceuta, Sanchez vede complotti ovunque: &#8220;Russia e Israele&#8230;&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;annuncio di Dario Franceschini: &#8220;Ho il Parkinson&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lannuncio-di-dario-franceschini-ho-il-parkinson/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 07:02:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[dario franceschini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per quasi sei anni Dario Franceschini ha scelto di non parlare pubblicamente della sua malattia. Ora, l’ex ministro della Cultura e senatore del Partito Democratico ha deciso di raccontare la sua esperienza e di spiegare cosa abbia significato ricevere una diagnosi di Parkinson nel novembre del 2020. Il primo impatto, racconta in un’intervista al Corriere della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quasi sei anni Dario Franceschini ha scelto di non parlare pubblicamente della sua malattia. Ora, l’ex ministro della Cultura e senatore del Partito Democratico ha deciso di raccontare la sua esperienza e di spiegare cosa abbia significato ricevere una diagnosi di Parkinson nel novembre del 2020.</p>
<p>Il primo impatto, racconta in un’intervista al <em>Corriere della Sera</em>, è stato durissimo. &#8220;La diagnosi è stata una botta tremenda. Avevo avuto un infarto nel 2014, più qualche altro acciacco ben risolto. Però, insomma, si trattava d&#8217;incidenti di percorso che un po&#8217; tutti mettiamo in preventivo. Il Parkinson è una malattia diversa, ti accompagna per sempre&#8221;.</p>
<p>Per un periodo ha cercato di proteggere la propria vita privata e di evitare che la malattia diventasse evidente agli altri. A pesare, spiega, è anche il modo in cui il Parkinson può manifestarsi fisicamente: &#8220;Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi. Parla male, biascica, oppure cammina barcollando, sembra un ubriaco. Altri sono scossi da un tremore irrefrenabile. È fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare. Per cercare di combattere il Parkinson, oltre ai farmaci, è decisivo riuscire a riempire le proprie giornate e ripetersi: io non mollo, io continuo a vivere, a esserci&#8221;.</p>
<p>Il messaggio che oggi vuole trasmettere è soprattutto questo: non arrendersi e non smettere di partecipare alla vita. La scelta di uscire allo scoperto nasce proprio dalla volontà di rivolgersi alle tante persone che vivono una situazione simile. Parlare della propria condizione, ammette, non è stato facile. Ma dopo una lunga riflessione ha ritenuto che raccontare pubblicamente la propria esperienza potesse avere un significato più importante del disagio personale. Il suo invito è quindi rivolto soprattutto agli altri malati: <strong>evitare la solitudine</strong> e continuare, per quanto possibile, a vivere normalmente.</p>
<p>Il Parkinson ha modificato anche la prospettiva con cui Franceschini guarda alla politica. Una professione nella quale, osserva, spesso si è portati a mostrare sicurezza, forza e una certa immagine di invulnerabilità. La malattia ha invece ridimensionato le ambizioni individuali e lo ha costretto a confrontarsi più direttamente con la propria fragilità.</p>
<p>Questo, tuttavia, non lo ha portato a interrompere la sua attività politica. Franceschini continua a lavorare, pur dovendo necessariamente adattare i ritmi alle nuove esigenze. Telefonate, appuntamenti, riunioni e incontri continuano a riempire le sue giornate. La sua esperienza, dunque, è anche un modo per rivendicare una normalità possibile: &#8220;Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive. Cali il ritmo del lavoro, lo adegui. Però io ho continuato, e continuo, con telefonate, incontri, riunioni&#8221;.</p>
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		<title>Svizzera, spara al rave party: morta giovane italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2026 11:55:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rave party]]></category>
		<category><![CDATA[spari]]></category>
		<category><![CDATA[svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vittima ha 22 anni, ci sono altri 5 feriti. Autorità svizzere alla ricerca di chi ha aperto il fuoco</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una giovane italiana di 22 anni ha perso la vita nella sparatoria avvenuta nella notte ad <strong>Aarau, in Svizzera</strong>, al termine di un rave-party. Altre cinque persone sono state ferite, con alcuni dei coinvolti che verserebbero in gravi condizioni.</p>
<p>L’episodio si è verificato intorno alle 2.30 nell’area dell’<strong>ippodromo di Schachen</strong>, dove si stava svolgendo l’evento &#8220;Aarau Rave VOL. 7&#8221;. La struttura, secondo le informazioni pubblicate sul sito della manifestazione, ha una capienza di circa 3.500 persone. Non è ancora stato possibile stabilire quante fossero effettivamente presenti al momento degli spari.</p>
<p>Le autorità svizzere hanno immediatamente avviato <strong>una vasta operazione per rintracciare chi ha aperto il fuoco</strong>. Alle ricerche prendono parte la polizia cantonale di Argovia e quella tedesca, oltre a diversi soccorritori e all’unità cantonale specializzata negli interventi in caso di calamità. Sul posto è stato impiegato anche un elicottero Super Puma dell’esercito svizzero.</p>
<p><strong>Restano ancora numerosi interrogativi sulla dinamica</strong>. Gli investigatori non hanno infatti chiarito il motivo dell’attacco né ricostruito con precisione cosa sia accaduto negli istanti che hanno preceduto e seguito la sparatoria. Alcuni presenti hanno raccontato di aver inizialmente interpretato il rumore dei colpi come quello provocato da fuochi d’artificio.</p>
<p>La polizia cantonale di Argovia ha fatto sapere di aver avviato un’inchiesta e ha invitato le persone a non avvicinarsi alla zona interessata dalle operazioni. Gli investigatori stanno inoltre raccogliendo eventuali immagini utili alle indagini: chiunque abbia scattato fotografie o registrato video durante la serata può trasmetterli alla polizia attraverso il suo profilo Instagram.</p>
<p>La notizia ha avuto un forte impatto anche tra gli artisti presenti alla manifestazione. Sui social si stanno infatti moltiplicando i messaggi di chi era ad Aarau quella notte e ha assistito, direttamente o indirettamente, a quanto accaduto. La <em>RTS</em> riferisce in particolare dello <strong>shock espresso da diversi protagonisti della serata</strong>. Alcuni di loro hanno ricordato la vittima definendola una &#8220;amica&#8221;, circostanza che potrebbe far pensare a un suo possibile legame con l’ambiente degli organizzatori o degli artisti dell’evento.</p>
<p><strong>Il caso viene seguito anche dall’Italia.</strong> L’Unità di Crisi della Farnesina è in contatto con l’ambasciata italiana a Berna e con il consolato generale a Basilea per monitorare gli sviluppi della vicenda e fornire assistenza per quanto di competenza.</p>
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		<title>Gli rubano la collanina, reagisce speronando i ladri: viene arrestato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/gli-rubano-la-collanina-reagisce-speronando-i-ladri-viene-arrestato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2026 09:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[furto]]></category>
		<category><![CDATA[ladri]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio volontario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vittima del furto ha inseguito i ladri col suv speronando il loro monopattino. Si indaga per tentato omicidio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un<strong> furto di una collanina d’oro,</strong> un inseguimento in auto e un giovane di 19 anni ricoverato in condizioni critiche. È una vicenda dai contorni ancora da chiarire quella avvenuta a Torino, nell’area compresa tra lungo Po Antonelli, via Mongrando e via Andorno. Secondo le prime ricostruzioni, Domenico Scullari, gommista torinese di 39 anni, sarebbe stato avvicinato da due ragazzi a bordo di un monopattino, che gli avrebbero strappato dal collo una collanina d’oro. L’uomo, invece di attendere l’intervento delle forze dell’ordine, <strong>avrebbe deciso di inseguirli</strong> a bordo del proprio Suv, una Peugeot bianca.</p>
<p>Dopo circa cento metri,<strong> il veicolo avrebbe speronato il monopattino</strong>. L’impatto ha provocato il ferimento gravissimo di uno dei due giovani, rimasto a terra privo di sensi. La dinamica successiva è ora al centro delle indagini. Alcuni testimoni avrebbero riferito di un’aggressione da parte dell’automobilista, che sarebbe sceso dal veicolo e avrebbe colpito il giovane con calci e pugni. Nella concitazione, il 39enne sarebbe riuscito anche a recuperare la collanina. Sul posto è intervenuta la polizia, che ha rintracciato il Suv, rimasto danneggiato nell’impatto.</p>
<p>Uno dei due presunti autori del furto,<strong> Imar Eddine Karim,</strong> 19 anni, è stato soccorso e trasportato al Cto. È stato sottoposto a un intervento chirurgico per i gravi traumi riportati. Attualmente è ricoverato in Rianimazione, in coma farmacologico e con prognosi riservata. Anche nei suoi confronti potrebbero essere adottati provvedimenti giudiziari.<strong> Il complice di 17 anni</strong> è stato invece rintracciato poco dopo dagli agenti in zona Barriera di Milano, mentre tentava di salire su un autobus, e fermato.</p>
<p>Scullari, invece, è stato rintracciato poco dopo in zona Vanchiglietta, nei pressi degli uffici di polizia, dove si sarebbe recato per denunciare il furto. La sua Peugeot presentava danni compatibili con l’impatto. Su disposizione della Procura di Torino è scattato il fermo con<strong> l’ipotesi di tentato omicidio.</strong></p>
<p>La vicenda mette inevitabilmente al centro il tema della<strong> giustizia fai da te</strong>: cosa accade quando, dopo aver subito un reato, si decide di inseguire personalmente chi si ritiene responsabile? La dinamica dell’accaduto è ancora al vaglio degli investigatori. In particolare, sono in corso accertamenti sui momenti successivi allo speronamento e sulla condotta dell’automobilista.</p>
<p>Il giovane ferito, trasportato al Cto in condizioni gravissime, resta ricoverato in Rianimazione. Il Suv e il monopattino sono stati sottoposti agli accertamenti necessari per verificare la dinamica dell’impatto. Gli investigatori dovranno ora <strong>chiarire le responsabilità dei soggetti coinvolti</strong> e ricostruire l’esatta successione degli eventi, dal presunto scippo all’inseguimento fino allo speronamento e ai momenti successivi.</p>
<p>Cristina De Palma, 30 agosto 2026</p>
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		<title>Caro Porro, il problema dei femminicidi non è il patriarcato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-problema-dei-femminicidi-non-e-il-patriarcato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 16:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una lettura fuori dal coro sulle cause della violenza contro le donne e sulla retorica del patriarcato</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro direttore, non v’è dubbio che ci sono troppi uomini che uccidono donne. <strong>Una volta lo si chiamava uxoricidio</strong>, forse perché non accadeva che si uccidessero fidanzate. Qui in Italia si attribuisce la responsabilità dei femminicidi (li si chiama così ora) al <strong>patriarcato</strong>. Ma siamo sicuri sia questa la causa prevalente? Non è scopo di questo scritto ragionare sulla condizione degli uomini nel nostro paese; è abbastanza evidente che tanti uomini che hanno ucciso la loro moglie/fidanzata/compagna non davano certo un’idea di potenza, forza, dominio; anzi, diversi sembravano proprio deboli, fragili, insicuri.</p>
<p>Qui abbiamo fatto un’analisi diversa. <strong>Ci siamo dedicati alla ricerca di dati per l’Europa</strong>; impresa tutt’altro che semplice: non tutti i paesi adottano le stesse classificazioni, ma da qualcosa dobbiamo partire. Bene, se si vanno a vedere i dati di <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/femminicidio/" target="_blank" rel="nofollow"><strong>Openpolis del 2018</strong></a>, che appaiono come i recenti più attendibili per fortuna noi maschi italiani non primeggiamo tra i paesi analizzati; anzi, siamo in ventesima posizione su ventiquattro.<strong> Colti da irrefrenabile curiosità</strong>, altrimenti si è pecore da piazza, andiamo a vedere chi sono i cinque peggiori: Lettonia (4,12 omicidi per 100mila abitanti di sesso femminile), Lituania (3,57), Malta (1,70), Cipro (1,36), Bulgaria (1,05). L’Italia è a 0,43.</p>
<p>Ora ragioniamo e analizziamo, liberi e curiosi. Su Lettonia e Lituania, che non danno certo l’idea di essere culle del patriarcato, ci viene incontro <em><strong><a href="https://it.euronews.com/2018/02/26/perche-nei-paesi-baltici-c-e-il-tasso-di-omicidi-piu-alto-d-europa" target="_blank" rel="nofollow">Euronews</a></strong> </em>riportando ricerche e pareri di vari istituti ed esperti. Una causa dell’alto tasso di omicidi in generale, quindi anche di quelli di donne, viene identificato nell’elevato consumo di alcol, visto come facilitatore di delitti; un’altra causa riconduce alla &#8220;<strong>scomoda eredità sovietica&#8221;</strong> (nota per i giovani: c’era il comunismo).</p>
<p>Correlazione? Non possiamo dirlo, però è un dato. È capitato di sentire attribuita, più o meno direttamente, la cultura del patriarcato alla religione, cattolica in particolare, visto che siamo in Italia. Beh, Cipro e Bulgaria, che sono nella top 5 dei femminicidi, sono tra i paesi con la minore percentuale di cattolici in Europa. <strong>Mancata correlazione?</strong> Neanche a pensarci, però è un dato. Nella top 5 c’è poi Malta, che a onor del vero ha un’alta presenza di cattolici, anche se non è sempre pronta a fare accoglienza di immigrati, forse saranno cattolici con dispensa speciale.</p>
<p>Provando a capire se c’è qualcosa in cui Malta si distingue dagli altri paesi scopriamo che <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/crisi-demografica-calo-nascite-unione-europea" target="_blank" rel="nofollow"><strong>è il paese col più basso tasso di natalità in Europa</strong></a> quindi, visto che il patriarcato viene da ‘pater’, la base di applicazione delle sue presunte nefandezze sembra essere limitata. Altra mancata correlazione col patriarcato? Ma figurarsi, però è un dato.</p>
<p>A questo punto uno superficiale potrebbe dire che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”, e <strong>quindi il patriarcato potrebbe non essere la causa principale dei femminicidi.</strong> Ma no, non è possibile e non è giusto trarre conclusioni. Però… bisogna farsi delle domande, bisogna cercare e bisogna pensare, liberi, senza tesi precostituite e senza dogmi; col rischio però che poi, un giorno, si arrivi a celebrare la giornata del patriarcato…</p>
<p>Miro Lontano, 28 agosto 2026</p>
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			</item>
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		<title>&#8220;Sono molto provati&#8221;. Il retroscena dello psichiatra sulla famiglia nel bosco</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sono-molto-provati-il-retroscena-dello-psichiatra-sulla-famiglia-nel-bosco/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/sono-molto-provati-il-retroscena-dello-psichiatra-sulla-famiglia-nel-bosco/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 15:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia nel bosco]]></category>
		<category><![CDATA[susanna tamaro]]></category>
		<category><![CDATA[tonino cantelmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tonino Cantelmi denuncia il silenzio sul ricongiungimento dei minori coi genitori. Susanna Tamaro: “Avrebbero dovuto dare un premio a questa famiglia”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-molto-provati-il-retroscena-dello-psichiatra-sulla-famiglia-nel-bosco/">&#8220;Sono molto provati&#8221;. Il retroscena dello psichiatra sulla famiglia nel bosco</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul caso senza fine della cosiddetta <strong>famiglia nel bosco</strong> torna a parlare l’illustre <strong>Tonino Cantelmi</strong>, consulente della coppia anglo-australiana, esprimendo un evidente disappunto circa l’assenza di indicazioni da parte degli organi competenti. “Dal nostro punto di vista – sostiene lo psichiatra e psicoterapeuta romano &#8211; tutte le criticità segnalate in passato non sono state né sottovalutate, né eluse. Non sono però note nuove determinazioni dell’autorità giudiziaria sulle condizioni necessarie per il rientro dei bambini nella famiglia&#8221;.</p>
<p>In estate <strong>Cantelmi ha più volte incontrato i due genitori,</strong> descrivendoli come due persone logorate da una situazione, ci permettiamo di aggiungere, che non trova una ragionevole spiegazione, soprattutto in considerazione dei molti passi in avanti compiuti da Catherine e Nathan per venire incontro alle richieste delle autorità competenti.</p>
<p>“In queste circostanze – sottolinea lo studioso &#8211; <strong>li ho visti davvero molto provati</strong>, faticano a trattenere la commozione. Qualunque stimolo rimandi il pensiero ai bimbi genera in loro un turbamento evidente. Segnalo che sono genitori molto provati. Sono genitori – aggiunge Cantelmi &#8211; aggrappati alla speranza di poter riunirsi con i figli. Questo è il pensiero al quale si aggrappano con <strong>una forza incredibile.</strong> Proprio questa speranza consente loro di andare avanti.” Una speranza che vorremmo in tanti con dividere con tutto il cuore, anche se in questa valle di lacrime in cui ci troviamo troppo spesso chi di speranza vive rischia di finire disperato.</p>
<p>In questi ultimi giorni, come riporta il <em>Secolo d’Italia</em>, ha ribadito il suo sdegno per la vicenda <strong>Susanna Tamaro</strong>, che non ha usato mezzi termini: “A questa famiglia avrebbero dovuto dare un premio, altroché.” Secondo la scrittrice alla base di questo caso <strong>non ci sarebbe la tutela dei bambini,</strong> bensì l’incapacità di accettare una libertà che esce dal recinto delle vite omologate.</p>
<p>In una intervista rilasciata a <em>Libero</em>,<strong> la Tamaro è durissima:</strong> &#8220;Una democrazia liberale ti deve consentire di vivere come vuoi se non fai del male a nessuno. E questa è la situazione. La loro colpa? Avere scelto una casa spartana, il gabinetto a secco, l’istruzione parentale e un’esistenza lontana dal rumore della modernità. Una vita diversa, non una vita pericolosa.”</p>
<p><strong>Parole sante, parole condivisibili,</strong> parole che dovrebbero indignare e far promuovere una vasta campagna da parte della stampa nazionale, con lo scopo di sollecitare quanto meno una risposta da parte dei giudici di merito. Tuttavia, in realtà a tenere un faro acceso sulla vicenda e a cantare<em> mapim mapom</em> siamo rimasti in pochi, con la drammatica prospettiva di <strong>lasciar cadere nell’oblio</strong> il destino di cinque persone che non hanno mai fatto male nemmeno ad una mosca.</p>
<p>Claudio Romiti. 28 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-molto-provati-il-retroscena-dello-psichiatra-sulla-famiglia-nel-bosco/">&#8220;Sono molto provati&#8221;. Il retroscena dello psichiatra sulla famiglia nel bosco</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Moschea Venezia, resistere al ricatto islamico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/moschea-venezia-resistere-al-ricatto-islamico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 09:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[bengalesi]]></category>
		<category><![CDATA[moschea]]></category>
		<category><![CDATA[venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Protesta a Venezia: quando la libertà di culto incontra le regole urbanistiche e il nodo dei rapporti tra Stato e comunità islamica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/moschea-venezia-resistere-al-ricatto-islamico/">Moschea Venezia, resistere al ricatto islamico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Venezia,<strong> la comunità bengalese (di religione musulmana) protesta</strong> da giorni, minacciando di bloccare la città e di scioperare ad oltranza fino al momento in cui non le verrà concessa la possibilità di costruire una moschea in un’area acquistata di recente proprio dagli islamici, ove prima sorgeva una segheria. Il nutrito gruppo etnico cita la Costituzione italiana, sostenendo di avere tutto il diritto di edificare un luogo di preghiera proprio perché in Italia vige la libertà di culto e dichiarando di voler scrivere persino al Presidente della Repubblica.</p>
<p>A questi signori andrebbe rammentato che sì,<strong> in Italia esiste davvero la libertà di culto</strong>… E difatti nessuno gliela nega: i bengalesi, così come tutti gli altri islamici, i buddisti, gli induisti, gli sciamani e chi più ne ha più ne metta in questo Paese sono liberi di pregare chi gli pare, dove gli pare, quando gli pare. Non esiste invece (né sulla Costituzione né in nessun’altra norma) un’ulteriore libertà che i bengalesi millantano di avere: <strong>quella di costruire degli edifici pubblici e adibirli a luoghi di culto.</strong></p>
<p>Eppure, a ben guardare, il punto dirimente della questione non diventa neanche più questo, quanto piuttosto il fatto che per la prima volta nella storia della Repubblica qualcuno minaccia uno sciopero generale e sindacale per motivi religiosi. E chi sono gli autori di questo sciopero? Citando e rivisitando Cruciani: “I cattolici? Nooooo!! Gli evangelici? Noooooo!! I monaci tibetani? Noooooo!! E allora chi? I fedeli islamici, chiaramente!”<strong>. C’è poco da ridere però,</strong> perché questa è la dimostrazione plastica del fatto che ancora oggi, persino in Occidente, gli islamici faticano a scindere la sfera spirituale dalla sfera sociale e professionale: per la maggioranza dei musulmani, la religione islamica si intreccia con qualsiasi altro aspetto della vita.</p>
<p>Vista questa insistenza, andrebbe dunque ricordato alla comunità bengalese che è giusto mettere in pausa qualsiasi piano di costruzione di qualsivoglia moschea, fino a quando non avverrà la firma di un accordo scritto fra Islam e Repubblica Italiana. Infatti, vale la pena rammentare che la religione islamica è una religione che, nonostante la sua diffusione sul territorio nazionale, non ha ancora un’intesa ratificata con il nostro Stato. <strong>Formalmente perché non esiste una figura leader spirituale in grado di firmarla</strong>; sostanzialmente per un motivo ben diverso e più grave: per i membri della religione musulmana, la Sharia (la legge islamica) vale più della Costituzione e della legge dello Stato. E finché ci sarà questa mentalità, qualsiasi accordo sarà impossibile. E di conseguenza, se qualsiasi accordo sarà impossibile, è giusto impedire la costruzione di luoghi di culto islamici che servirebbero soltanto a fare ulteriore proselitismo religioso anteponendo Allah alle nostre leggi.</p>
<p>Infine, un’ulteriore tesi a favore del no alla costruzione di una moschea oggi deriva dal fatto che la comunità bengalese di Mestre<strong> minaccia a tutto spiano anziché aprirsi al dialogo</strong>. Nessuno dei leader di questa nutrita minoranza ha palesato la volontà di scendere a compromessi, di sedersi a un tavolo e di mediare, cercando davvero di dimostrare una voglia di integrazione.</p>
<p>No, questi signori puntano i piedi per terra e basta: urlano di smettere di lavorare, di bloccare Fincantieri e di recarsi a pregare di fronte al comune bloccando così i lavori dell’amministrazione. Insomma, l’ennesima dimostrazione di una minoranza islamica ospite nel nostro territorio che<strong> anziché adattarsi chiede al popolo</strong> e alla città che l’ha accolta di adattarsi per lei. Ma se i presupposti sono questi, che protestino pure: avanti tutta col no alla moschea!</p>
<p>Alessandro Bonelli, 29 agosto 2026</p>
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		<title>I 5 stelle frignano per “l&#8217;editto Meloni”. Ma Ranucci si è fatto fuori da solo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 06:51:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ranucci, i M5s gridano al golpe fascista. Ma tra Lavitola, le ombre e gli autogol dell’ultimo mese, il conduttore di Report ha demolito da sé la propria credibilità</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La parola magica, naturalmente, è già stata pronunciata: <strong>“editto”</strong>. Anzi, peggio. Per il <strong>Movimento 5 Stelle</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/la-rai-ha-deciso-ranucci-non-condurra-report-ecco-i-nuovi-conduttori/">la sostituzione di Sigfrido Ranucci alla guida di Report</a> sarebbe un’“operazione brutale, autoritaria e fascista”, persino un “golpe”. <strong>Giorgia Meloni</strong>, sostengono i parlamentari pentastellati, avrebbe finalmente realizzato il proprio piano: “Distruggere <em>Report</em> nell’anno elettorale”.</p>
<p>Tutto molto suggestivo. Peccato che, per costruire il martire del regime, occorra cancellare quanto accaduto nell’ultimo mese. E cioè una sequenza di polemiche, rapporti controversi, rivelazioni, chat e spiegazioni tutt’altro che convincenti che hanno investito proprio Ranucci. Altro che editto bulgaro: <strong>il conduttore di <em>Report</em> si è infilato da solo in un vicolo cieco</strong>, trasformando il caso Lavitola e tutto ciò che gli è ruotato attorno in una gigantesca questione di credibilità.</p>
<p>La politica ha certamente approfittato della situazione. Sarebbe ingenuo negarlo. Ma una cosa è sfruttare una debolezza, un’altra è averla inventata. Le ombre sui rapporti tra Ranucci e Valter Lavitola, le polemiche sul cosiddetto “metodo Report”, le contestazioni interne e il dibattito sulle responsabilità del conduttore non sono stati fabbricati a Palazzo Chigi. Sono esplosi perché <strong>il giornalista non è riuscito a scioglierli con la chiarezza che pretende, ogni settimana, dagli altri</strong>.</p>
<p>Ora, però, Ranucci sceglie la strada più semplice: <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-non-ci-sta-e-attacca-i-neo-conduttori-mortificano-report/">quella del perseguitato politico</a>. Da Favignana, a margine del suo spettacolo teatrale Diario di un trapezista, ha annunciato che non accetterà <a href="https://www.nicolaporro.it/le-3-opzioni-offerte-dalla-rai-a-ranucci/">le alternative proposte dalla Rai</a>: “Non accetterò quello che ha proposto la Rai perché è un tornare indietro”. Poi ha ringraziato Tg3 e RaiNews per “l’asilo politico”, chiedendosi perché, se non è considerato adatto a Report, dovrebbe esserlo per una testata giornalistica del servizio pubblico.</p>
<p>Fin qui, la protesta professionale. Poi arriva la sceneggiata. Tra le ipotesi avanzate dall’azienda ci sarebbe stata anche la sede di corrispondenza del <strong>Cairo</strong>. Ranucci, ricordando di vivere sotto scorta, ha commentato: <strong>“Forse auspicano che potrei fare la fine di Regeni”</strong>. Un paragone enorme, sproporzionato, persino disturbante. Giulio Regeni fu sequestrato, torturato e ucciso in Egitto. Evocarne la fine per descrivere una proposta di trasferimento aziendale significa abbandonare il terreno della critica e arrampicarsi su quello della rappresentazione vittimistica.</p>
<p>Anche perché Ranucci non è stato licenziato, espulso dalla Rai o ridotto al silenzio. Gli sono state prospettate altre collocazioni, tra Tg3, RaiNews e una sede estera. Si può considerarle inadeguate, punitive o professionalmente penalizzanti. Si può contestare il metodo seguito dai vertici del servizio pubblico. <strong>Ma chiamare tutto questo “fascismo”, “golpe” o “killeraggio mediatico” serve soltanto a impedire qualsiasi discussione sul merito</strong>.</p>
<p>È esattamente ciò che sta facendo il Movimento 5 Stelle. La senatrice <strong>Barbara Floridia</strong> sostiene che Ranucci sia stato accompagnato alla porta attraverso “un’operazione di killeraggio mediatico che non ha precedenti”. Eppure la domanda resta: gli articoli pubblicati sul caso erano tutti falsi? I rapporti contestati non sono mai esistiti? Le contraddizioni emerse sono state chiarite? Oppure qualsiasi giornale che osi indagare chi indaga deve essere automaticamente inserito nella lista nera dei sicari di TeleMeloni?</p>
<p><strong>Il ragionamento pentastellato è comodissimo</strong>: Report può mettere sotto accusa chiunque, sollevare dubbi, ricostruire relazioni e chiedere conto anche delle frequentazioni più imbarazzanti. Se però lo stesso metodo viene applicato al suo conduttore, allora scatta l’allarme democratico. L’inchiesta diventa fango, la domanda diventa aggressione, la critica si trasforma in fascismo.</p>
<p>Ranucci sostiene che dietro le polemiche ci sia stato un “sistema” e indica come prova le parole di Federico Mollicone, che avrebbe ringraziato i giornalisti del gruppo Angelucci e le piattaforme che hanno rilanciato gli articoli sul caso. Secondo il giornalista, quei “dubbi” sarebbero stati funzionali a “gettare un’ombra” sui suoi comportamenti e propedeutici alla decisione di sostituirlo. Ma <strong>il fatto che un esponente della maggioranza cavalchi una vicenda non rende automaticamente falsa la vicenda stessa</strong>. Altrimenti basterebbe un applauso di Mollicone per trasformare qualsiasi imbarazzo in una montatura.</p>
<p>Anche la possibile rivolta della redazione, pronta secondo Ranucci alle dimissioni, viene inserita nella narrazione dell’assedio. “Fanno bene a dimettersi perché quei nomi vanno bene per altre cose ma non per Report”, ha affermato, parlando di uno “schiaffo alla meritocrazia” e di un progetto finalizzato alla chiusura della trasmissione. Una dichiarazione che, paradossalmente, <strong>lascia intravedere un’altra verità</strong>: <em>Report</em> viene ormai identificato completamente con il suo conduttore. Senza Ranucci, nella sua rappresentazione, non esiste più il programma. E chiunque venga indicato per sostituirlo sarebbe, per definizione, inadatto.</p>
<p>Il punto non è difendere la Rai, né fingere che le nomine del servizio pubblico siano improvvisamente diventate impermeabili alla politica. Non lo sono mai state. Il punto è <strong>rifiutare la favoletta dell’eroe senza macchia cacciato soltanto perché scomodo</strong>. Ranucci è finito al centro di una crisi che riguarda anche le sue scelte, i suoi rapporti e il modo in cui ha gestito le contestazioni delle ultime settimane.</p>
<p>Meloni può aver raccolto il pallone e averlo calciato in porta. Ma quel pallone, sul dischetto, ce lo ha messo Ranucci.<strong> Tutto da solo.</strong></p>
<p>Massimo Balsamo, 29 agosto 2026</p>
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		<title>Ranucci non ci sta e attacca i neo-conduttori: &#8220;Mortificano Report&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 17:51:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ex conduttore di Rai3 Ranucci si sfoga e attacca i colleghi che hanno preso il suo posto alla guida del programma</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-non-ci-sta-e-attacca-i-neo-conduttori-mortificano-report/">Ranucci non ci sta e attacca i neo-conduttori: &#8220;Mortificano Report&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da poche ore <strong>Sigfrido Ranucci</strong> non è più alla guida di <em>Report</em>. La Rai ha annunciato che il giornalista lascia la conduzione del programma di Rai3, <a href="https://www.nicolaporro.it/la-rai-ha-deciso-ranucci-non-condurra-report-ecco-i-nuovi-conduttori/" target="_blank" rel="noopener">che sarà affidata alla coppia composta da <strong>Giulia Presutti</strong> e <strong>Daniele Piervincenzi</strong></a>.</p>
<p>La notizia non è stata presa per niente bene da Ranucci che in un lungo post ha raccontato di aver appreso della decisione della Rai dall&#8217;<em>Ansa</em>, senza ricevere alcuna comunicazione. &#8220;Sono venuto a conoscenza che la Rai mi ha sospeso dalla conduzione di <em>Report&#8221;</em>, scrive l&#8217;ormai ex conduttore, spiegando che, secondo quanto gli è stato contestato, <strong>avrebbe compromesso la credibilità della trasmissione</strong> dopo la pubblicazione di circa 2.800 articoli nell&#8217;arco di due mesi da &#8220;parte dei giornali del gruppo Angelucci e di testate vicine al governo&#8221;, oltre che di quello che definisce il &#8220;fuoco amico&#8221; interno alla Rai.</p>
<p>Durissimo anche il giudizio sulla scelta dei nuovi conduttori. «Al mio posto – prosegue Ranucci – <strong>sono state scelte due persone che mortificano le professionalità</strong> che per 30 anni hanno fatto la storia di <em>Report</em> e del servizio pubblico». Nonostante l&#8217;addio alla conduzione del programma, Ranucci precisa di non considerare questa decisione un vero e proprio congedo. &#8220;Il mio non è un addio», afferma. «Non condurrò <em>Report</em>, ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa». Una battaglia che, aggiunge, intende portare avanti «per i miei figli e per i vostri&#8221;.</p>
<p>Nel suo messaggio il giornalista rivendica inoltre la necessità di &#8220;difendere il giornalismo libero e l&#8217;indipendenza della magistratura&#8221;, dichiarando di non voler lasciare alle nuove generazioni &#8220;<strong>questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche</strong> che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti&#8221;. Per poi concludere: &#8220;Vi voglio bene, grazie per la vostra passione e dedizione che mi ha accompagnato per 30 anni&#8221;.</p>
<p>&#8220;La decisione assunta dalla Rai è <strong>per noi</strong> <strong>completamente irricevibile</strong>. È inaccettabile per il metodo, dal momento che l&#8217;azienda ha rifiutato qualsiasi interlocuzione con la squadra in queste settimane facendoci apprendere la scelta dalle agenzie, e nel merito, dal momento che le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di <em>Report</em>&#8220;, hanno scritto invece in una notagli inviati del programma, a proposito dell&#8217;affidamento della conduzione a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, annunciando l&#8217;intenzione di dimettersi in blocco.</p>
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		<title>Le 3 opzioni offerte dalla Rai a Ranucci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/le-3-opzioni-offerte-dalla-rai-a-ranucci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 16:02:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rai News, Tg3 o un ufficio di corrispondenza: le proposte di viale Mazzini per ricollocare Ranucci. Report passa a Presutti e Piervincenzi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/le-3-opzioni-offerte-dalla-rai-a-ranucci/">Le 3 opzioni offerte dalla Rai a Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd"><strong>Rai News, il Tg3 oppure la guida di un ufficio di corrispondenza</strong>. Sarebbero queste le tre opzioni presentate dalla Rai a <strong>Sigfrido Ranucci</strong> dopo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-rai-ha-deciso-ranucci-non-condurra-report-ecco-i-nuovi-conduttori/">la decisione di affidare la prossima edizione di <em>Report</em> a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi</a>. Tre possibili destinazioni con le quali viale Mazzini punta a ricollocare il giornalista, attualmente vicedirettore “ad personam” dell’Approfondimento, e a chiudere la sua lunga esperienza alla conduzione del programma d’inchiesta di Rai 3.</p>
<p class="isSelectedEnd">La proposta è stata confermata dall’azienda, che in una nota non ha però indicato nel dettaglio<strong> gli incarichi messi sul tavolo</strong>. «Nell’ambito degli accordi sindacali e delle procedure previste per la gestione dei percorsi professionali, l’Azienda ha inoltre sottoposto a Sigfrido Ranucci tre possibili opzioni di ricollocazione professionale, coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata in Rai», si legge nel comunicato. L’obiettivo dichiarato è quello di «garantire una continuità professionale adeguata al suo profilo e alle esigenze editoriali e organizzative dell’azienda».</p>
<p class="isSelectedEnd">Secondo quanto trapelato, la prima possibilità sarebbe un incarico a Rai News, la seconda un passaggio al Tg3 e la terza la responsabilità di un ufficio di corrispondenza. Non è ancora stato reso noto quale ruolo preciso potrebbe assumere Ranucci nelle prime due testate, né quale sede estera gli verrebbe eventualmente affidata. <strong>La scelta, dunque, resta ancora da definire.</strong></p>
<p class="isSelectedEnd">La certezza riguarda invece il futuro di <em>Report</em>. Dalla prossima stagione il programma sarà condotto da <strong>Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi</strong>, entrambi vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. L’azienda presenta l’avvicendamento come l’avvio di una nuova fase e come un investimento su una generazione diversa di cronisti d’inchiesta.</p>
<p class="isSelectedEnd">«La Rai ritiene che il valore del giornalismo d’inchiesta, da sempre elemento distintivo dell’offerta informativa del Servizio pubblico, risieda nella credibilità e nell’autorevolezza che solo una piena indipendenza editoriale e un’imparzialità rigorosa possono assicurare», sottolinea viale Mazzini. Con la nuova conduzione a due, prosegue la nota, l’azienda intende puntare <strong>«sul valore informativo di un vero Servizio pubblico»</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">A spiegare le ragioni della scelta è stato anche il direttore dell’Approfondimento Rai, <strong>Paolo Corsini</strong>. «Affidiamo la conduzione a due professionisti che hanno costruito il proprio percorso sul campo, con rigore, competenza e attenzione ai temi di maggiore interesse pubblico», ha dichiarato. Secondo Corsini, le esperienze di Presutti e Piervincenzi, «complementari per formazione e sensibilità giornalistica», dovrebbero consentire di rafforzare il programma «nel segno dell’autorevolezza, dell’indipendenza e della qualità dell’informazione».</p>
<p class="isSelectedEnd">Presutti collabora con <em>Report</em> dal 2017 e ha realizzato inchieste sulla politica, sulla cronaca giudiziaria e sulla gestione della cosa pubblica. Prima dell’ingresso in Rai ha lavorato anche con <em>Agorà</em>, <em>Estate in Diretta</em>, <em>Nemo – Nessuno escluso</em> e con il network statunitense Nbc. Nel 2026 ha ricevuto il Premio “Giuseppe Fava” Giovani. Piervincenzi ha invece iniziato il proprio percorso a La7, lavorando nella redazione di <em>Otto e Mezzo</em>, prima di approdare in Rai come inviato e autore di <em>Nemo</em>. Nel 2017 venne aggredito a Ostia mentre stava realizzando un servizio sui rapporti tra CasaPound e il clan Spada. Negli anni successivi si è occupato di criminalità organizzata e dei principali scenari di guerra, dall’Ucraina al Medio Oriente.</p>
<p class="isSelectedEnd"><strong>La nuova organizzazione non riguarderà soltanto la conduzione</strong>. Corsini, «ascoltando anche le richieste della redazione», ha indicato Bernardo Iovene e Giulio Valesini come capi autori e punti di riferimento della squadra. Una soluzione con la quale la Rai intende garantire continuità al lavoro giornalistico della trasmissione nonostante l’uscita del suo storico conduttore.</p>
<p><strong>Resta ora da capire quale sarà la risposta di Ranucci.</strong> Le tre strade sono state tracciate: Rai News, Tg3 o un ufficio di corrispondenza. Nessuna, però, prevede la permanenza alla guida di <em>Report</em>. Il passaggio di consegne con Presutti e Piervincenzi, almeno nelle intenzioni ufficializzate da viale Mazzini, è ormai deciso.</p>
<p>Massimo Balsamo, 28 agosto 2026</p>
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		<title>La Rai ha deciso: Ranucci non condurrà Report. Ecco i nuovi conduttori</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-rai-ha-deciso-ranucci-non-condurra-report-ecco-i-nuovi-conduttori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 15:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la riunione dei vertici di Viale Mazzini è arrivata la conferma che il giornalista non sarà più alla guida del programma d'inchiesta di Rai3</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-rai-ha-deciso-ranucci-non-condurra-report-ecco-i-nuovi-conduttori/">La Rai ha deciso: Ranucci non condurrà Report. Ecco i nuovi conduttori</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le voci che si rincorrevano da giorni sul futuro di <strong>Sigfrido Ranucci</strong> sono diventate ufficiali. I vertici della Rai hanno deciso che non sarà più lui a condurre <em>Report </em>dalla prossima stagione televisiva.</p>
<p>La conduzione &#8211; fa sapere la viale Mazzini in una nota &#8211; sarà affidata a <strong>Giulia Presutti</strong> e <strong>Daniele Piervincenzi. &#8220;</strong>La scelta apre una nuova fase per uno dei programmi più importanti dell&#8217;offerta di approfondimento del Servizio Pubblico, attraverso una conduzione a due affidata a due giornalisti selezionati e vincitori del concorso Rai, nel segno della professionalità e dell&#8217;esperienza maturata sul campo&#8221; &#8211; conclude la nota della tv pubblica.</p>
<h2>Chi sono Presutti e Piervincenzi</h2>
<p>Giulia Presutti è da anni giornalista e inviata di <em>Report</em>. &#8220;Il suo percorso professionale &#8211; si legge nella nota Rai &#8211; è fortemente legato al giornalismo investigativo e alla realizzazione di inchieste su temi di interesse pubblico. Nella selezione Rai è risultata prima classificata, a conferma di un percorso professionale maturato all&#8217;interno dell&#8217;Azienda e nel lavoro quotidiano sul campo&#8221;.</p>
<p>Daniele Piervincenzi &#8220;ugualmente vincitore del concorso Rai, porta a <em>Report</em> una lunga esperienza nel giornalismo televisivo di inchiesta e di approfondimento. È stato inviato e conduttore di programmi Rai quali <em>Nemo – Nessuno escluso</em> e <em>Popolo Sovrano</em>, lavorando su temi sociali, criminalità, periferie e realtà territoriali. Nel 2017, durante un&#8217;inchiesta realizzata per <em>Nemo</em> a Ostia, fu aggredito insieme all&#8217;operatore Edoardo Anselmi: un episodio diventato uno dei simboli del giornalismo d&#8217;inchiesta sul campo.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-rai-ha-deciso-ranucci-non-condurra-report-ecco-i-nuovi-conduttori/">La Rai ha deciso: Ranucci non condurrà Report. Ecco i nuovi conduttori</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Fisco, così lo Stato ci fa pagare anche il tempo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/fisco-cosi-lo-stato-ci-fa-pagare-anche-il-tempo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/fisco-cosi-lo-stato-ci-fa-pagare-anche-il-tempo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Micheli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 14:03:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra moduli e scadenze, il tempo di chi lavora finisce in burocrazia per colpa della piovra pubblica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/fisco-cosi-lo-stato-ci-fa-pagare-anche-il-tempo/">Fisco, così lo Stato ci fa pagare anche il tempo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un’Italia che lavora e produce e che, ogni giorno, deve fare i conti non solo con il mercato, i clienti e i costi, ma anche con <strong>una burocrazia sempre più invasiva</strong>. Piccole imprese, artigiani, commercianti, professionisti e lavoratori autonomi sono costretti a districarsi tra decine di scadenze, dichiarazioni, comunicazioni e adempimenti fiscali e amministrativi. <strong>Spesso gli stessi dati vengono trasmessi più volte,</strong> a enti diversi o attraverso procedure differenti.</p>
<p><strong>È la babele delle scadenze tributarie:</strong> un sistema complicato che costa tempo, denaro e risorse e che finisce per sottrarre energie a chi dovrebbe pensare soprattutto a lavorare, investire e creare occupazione. La burocrazia che si alimenta da sola. La digitalizzazione avrebbe dovuto semplificare questo meccanismo. Invece, troppo spesso, ha semplicemente trasformato la carta in un adempimento telematico.</p>
<p>Lo Stato dispone oggi di <strong>una quantità enorme di informazioni</strong> sulle imprese e sui cittadini. Fatture elettroniche, corrispettivi, versamenti, certificazioni e dichiarazioni alimentano continuamente le banche dati pubbliche. Eppure continuiamo a essere chiamati a comunicare informazioni che l&#8217;amministrazione, almeno in parte, già possiede.</p>
<p>Il principio dovrebbe essere l&#8217;opposto: <strong>se lo Stato ha già un dato, non deve chiederlo nuovamente</strong> <strong>al contribuente</strong>. Il paradosso dei risultati fiscali C’è poi un aspetto di cui si parla troppo poco. L’Agenzia delle Entrate può certamente rivendicare i risultati ottenuti nel recupero dell’evasione. Ma quei risultati sono possibili anche grazie all’enorme patrimonio di informazioni che imprese e professionisti sono obbligati quotidianamente a fornire. La macchina del controllo fiscale funziona perché milioni di contribuenti alimentano continuamente le banche dati dello Stato.</p>
<p>Questo non è un problema in sé:<strong> è giusto che il fisco disponga degli strumenti necessari per combattere l’evasione.</strong> Il problema nasce quando, dopo aver fornito quei dati, il contribuente è costretto a ripresentarli sotto altre forme, attraverso altri adempimenti e altre scadenze. Meno burocrazia, più efficienza.</p>
<p><strong>Tutto questo ha anche un costo per lo Stato.</strong> Per gestire una burocrazia complessa servono uffici, controlli, procedure e personale. Risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate in modo più efficace proprio se si riducesse il numero degli adempimenti inutili e si sfruttassero davvero le informazioni già disponibili. Semplificare non significa avere meno Stato. <strong>Significa avere uno Stato più efficiente</strong>, capace di concentrare le proprie risorse sui controlli realmente necessari e sui servizi ai cittadini.</p>
<p>La ricetta non è complicata: <strong>meno scadenze, meno modelli, meno duplicazioni.</strong> E un principio inderogabile: una volta comunicato un dato, quel dato non deve essere richiesto nuovamente. Perché il piccolo imprenditore non è un ufficio pubblico, il professionista non è un funzionario dello Stato e il lavoratore autonomo non può trascorrere metà del proprio tempo a inseguire scadenze.</p>
<p>Le tasse vanno pagate, naturalmente. Ma forse è arrivato il momento di chiedersi perché, oltre a pagarle, dobbiamo anche sostenere il costo di dimostrare, decine di volte, di averle già pagate. La <strong>vera riforma fiscale</strong>, prima ancora di essere una questione di aliquote, dovrebbe partire da qui: cancellare la burocrazia che non serve.</p>
<p>Massimo Micheli, 28 agosto 2026</p>
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		<title>Garlasco, la guerra delle denunce: Milo Infante nel mirino</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-la-guerra-delle-denunce-milo-infante-nel-mirino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 17:08:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[Milo Infante]]></category>
		<category><![CDATA[stefania cappa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il conduttore racconta in diretta la denuncia per ricettazione presentata da Stefania Cappa: il caso giudiziario si trasforma in uno scontro sempre più acceso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-la-guerra-delle-denunce-milo-infante-nel-mirino/">Garlasco, la guerra delle denunce: Milo Infante nel mirino</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso di Garlasco sta rivelando aspetti che non si erano mai visti prima in un caso di cronaca giudiziaria. Già dall’inizio dell’indagine promossa dalla Procura di Pavia, condotta da <strong>Fabio Napoleone,</strong> si era notato un eccessivo nervosismo tra i tanti soggetti più o meno interessati al caso. Nervosismo che nel corso del tempo ha dato luogo a tutta una serie di scontri caratterizzati da un fuoco incrociato di <strong>denunce, querele e controquerele.</strong> Tuttavia, questa volta mi sento di dire che si è passato veramente il segno.</p>
<p>Mercoledì scorso, durante la diretta di <em>Verità nascoste-il diario</em>, in onda su Canale 5, il conduttore Milo Infante ha informato i telespettatori di essere stato denunciato per ricettazione da <strong>Stefania Cappa</strong>, cugina della povera Chiara Poggi. Il giornalista, in apertura del programma, ha spiegato che questa, a mio avviso, surreale accusa è stata mossa per aver mostrato, nel corso della trasmissione andata in onda martedì 25 agosto, la querela presentata dalla stessa Stefania Cappa contro l’avvocato De Rensis (difensore di Alberto Stasi), l’inviato della Iene Alessandro De Giuseppe e l’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto.</p>
<p>“Fa un po’ effetto che un avvocato contesti a un giornalista un reato molto grave, infamante, che non appartiene alla professione giornalistica, talmente difficile da provare che di fatto non esiste quasi più”, ha <strong>commentato amaramente Infante durante la trasmissione.</strong> La ricettazione, ha sottolineato, è un reato che “non appartiene alla stampa. Il ‘reato’ dei giornalisti è la diffamazione, &#8211; ha proseguito &#8211; ma la diffamazione deve essere provata. Se racconti la verità non è diffamazione, la verità che spesso è nascosta e qualcuno vorrebbe che non venisse fuori”. Il conduttore ha poi dichiarato di aver messo al corrente Mauro Crippa, direttore generale dell’Informazione di Mediaset. “Mi ha risposto: ‘Non ti preoccupare, Mediaset c’è e ti tuteleremo’. Tuttavia, il giornalista a deciso di cavarsela con i propri mezzi. “Ringrazio, ma <strong>sollevo l’azienda da qualsiasi responsabilità</strong> e mi assumo tutta la responsabilità che eventualmente dei giudici dovessero attribuirmi – ha tenuto a sottolineare.</p>
<p>Francamente faccio molta fatica a comprendere la natura e l’obiettivo di una simile e reiterata guerra di denunce e di querele, soprattutto perché portata avanti da soggetti del tutto estranei alla morte di <strong>Chiara Poggi,</strong> per quanto coinvolti emotivamente in quanto parenti della vittima.</p>
<p>In tal senso mi sento di ipotizzare che le ragioni profonde di tutto questo, che potrebbero segnalare una qualche forma di disagio personale, probabilmente non hanno molto a che fare con la nuova indagine, la quale sta sicuramente andando in tutt’altra direzione. Per questo sarebbe più salutare per tutti darsi una calmata, aspettando pazientemente che<strong> l’iter giudiziario faccia il suo corso.</strong></p>
<p>Claudio Romiti, 27 agosto 2026</p>
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		<title>&#8220;Non vogliamo un conduttore&#8230;&#8221;. La lettera degli inviati di Report alla Rai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 15:51:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La redazione del programma di Rai3 scrive ai vertici Rai avanzando richieste sulla successione di Ranucci</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il futuro di <em>Report</em> torna al centro del dibattito, ma questa volta a prendere posizione non è soltanto<a href="https://www.nicolaporro.it/senno-vi-mando-aff-ranucci-show-coi-giornalisti/" target="_blank" rel="noopener"><strong> Sigfrido Ranucci</strong></a>. A intervenire è direttamente la redazione della trasmissione, che ha affidato a un documento interno le proprie preoccupazioni e le proprie richieste alla Rai.</p>
<p>Il punto più delicato riguarda l’eventuale sostituzione di Ranucci. I giornalisti del programma non vogliono che la guida di <em>Report</em> venga affidata a <strong>una figura scelta all’esterno della squadra</strong> che da anni lavora alla trasmissione. La loro posizione è esplicita: non viene condivisa «qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di <em>Report</em>». Dietro questa presa di posizione, però, c’è una questione che secondo la redazione va oltre il semplice avvicendamento alla conduzione. I giornalisti ritengono infatti che le vicende delle ultime settimane non siano spiegabili soltanto attraverso il caso Lavitola.</p>
<p>Nel documento si sostiene che l’ipotesi di un allontanamento di Ranucci dalla conduzione sarebbe riconducibile solo in parte alla vicenda giudiziaria e potrebbe inserirsi, secondo la redazione, in <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-report-e-la-sindrome-del-complottista/" target="_blank" rel="noopener"><strong>una strategia di natura politica</strong></a>. È questa la lettura che emerge quando i giornalisti parlano di un «preciso disegno politico». A loro giudizio, inoltre, la trasmissione sarebbe stata sottoposta a una forte campagna di attacchi da parte di alcuni gruppi editoriali vicini ai partiti della maggioranza. Nel mirino sarebbero finiti non soltanto <em>Report</em> e Ranucci, ma anche i giornalisti e alcune delle inchieste più importanti realizzate negli ultimi anni. L’obiettivo, secondo i giornalisti, sarebbe quello di<strong> indebolire la credibilità di <em>Report</em></strong> e colpire uno dei pochi spazi del servizio pubblico considerati ancora realmente autonomi e indipendenti.</p>
<p>Da qui arriva<strong> l’appello alla Rai</strong> affinché intervenga a tutela della trasmissione. <em>Report</em> viene descritto come un programma di grande valore per l’azienda, sia dal punto di vista giornalistico sia per i risultati ottenuti sul piano degli ascolti. La richiesta è quindi quella di preservarne l’indipendenza e di permettergli di continuare a svolgere il proprio lavoro senza interferenze.</p>
<p>La redazione respinge, infine, l’idea che per garantire un futuro alla trasmissione sia indispensabile ricorrere a<strong> professionisti esterni</strong>. Secondo i giornalisti, le risorse per assicurare la continuità del programma sono già presenti all’interno della squadra: sono le professionalità che, nel corso degli anni, hanno contribuito a costruire e mantenere in piedi la macchina di <em>Report</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-vogliamo-un-conduttore-la-lettera-degli-inviati-di-report-alla-rai/">&#8220;Non vogliamo un conduttore&#8230;&#8221;. La lettera degli inviati di Report alla Rai</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Arresto Tony Boy, il problema è chi lo idolatra</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/arresto-tony-boy-il-problema-e-chi-lo-idolatra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 09:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Tony Boy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Droga, armi, violenza e ostentazione diventano modelli per migliaia di giovani: il caso del rapper riapre una domanda scomoda sul valore culturale della nostra società</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Della vicenda di <strong>Tony Boy,</strong> il cantante arrestato, non mi stupisce il fatto che fosse in possesso di droghe e di un’arma detenuta illegalmente. Mi sorprende o, meglio ancora, mi scandalizza, il fatto che un soggetto del genere abbia <strong>1 milione di “followers”</strong> su Instagram. Si tratta di seguaci praticamente tutti italiani, visto che all’estero non lo conosce nessuno.</p>
<p>La domanda che sorge spontanea è la seguente:<strong> che generazione si sta crescendo, in Italia?</strong> La musica è uno dei principali riscontri del valore culturale e umano di una società. La deriva attuale riguarda anche altre aree dell’espressione intellettuale della nostra nazione, in un contesto di generale declino.</p>
<p><strong>Si è totalmente ribaltato il paradigma</strong>. Ad essere da esempio, oggi, non sono più gli uomini di valore. Si ricerca invece l’arroganza, la violenza, i soldi, le droghe, le armi, il sesso. In poche parole: ignoranza, spettacolarizzazione ed ostentazione. Le giovani generazioni vedono, nel loro più che legittimo luogo di sfogo e consolazione, questi come i propri valori cardine. Il che è grave: è indice di<strong> una generazione intellettualmente povera,</strong> ma soprattutto debole. Davvero troppo debole. E che cerca di essere “forte” a tutti i costi, in modo falso, nascondendosi dietro queste derive.</p>
<p>Oltre ai valori, che sono l’aspetto principale, si è perso poi il gusto per la vera musica. <strong>Tony Boy viene esaltato</strong> per essere un cantante in cui i giovani si ritrovano in quanto a tematiche come disturbi psicologici, dipendenze da droghe o alcol, solitudine e riscatto sociale. Sono tutte tematiche molto care a diversi artisti del passato. I quali incarnavano, però, valori umani completamente differenti, ed avevano uno spessore artistico di altro livello rispetto a quello odierno. Probabilmente quasi nessuno di quel milione di “followers” di Tony Boy avrà mai sentito parlare di <strong>Chester Bennington,</strong> cantante dei Linkin Park. Uno di quelli che, come molti anche in Italia, ha espresso la durezza e la sofferenza della propria vita attraverso la propria, meravigliosa, arte.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/arrestato-il-rapper-tony-boy-per-detenzione-di-droga-e-arma-clandestina-il-blitz-della-polizia-ripreso-in-diretta-social/" target="_blank" rel="noopener">Arrestato il rapper Tony Boy per detenzione di droga e arma clandestina. Il blitz della polizia ripreso in diretta social</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/tony-boy-al-gip-nega-lo-spaccio-pistola-per-difendermi-droga-per-uso-personale-il-pm-chiede-il-carcere-pericolosissimo/" target="_blank" rel="noopener">Arresti domiciliari per Tony Boy: resta l&#8217;accusa sulla pistola clandestina, cade quella di spaccio.Droga per uso personale</a></li>
</ul>
<p>Come conclusione, prima di criticare la classe politica e i governi (spesso giustamente), sarebbe bello che <strong>ogni italiano facesse un’autocritica sul proprio contributo intellettuale</strong> e umano nella società. A partire dai piccoli gesti, come le scelte musicali o i valori trasmessi alle nuove generazioni. Scopriremmo che la nostra classe politica altro non è che espressione di noi stessi e della nostra società. Non viceversa.</p>
<p>Flavio Maria Coticoni, 27 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/arresto-tony-boy-il-problema-e-chi-lo-idolatra/">Arresto Tony Boy, il problema è chi lo idolatra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Famiglia nel bosco, beffa sui bambini: perché il ritorno a casa rischia di saltare</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-beffa-sui-bambini-perche-il-ritorno-a-casa-rischia-di-saltare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 16:08:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia nel bosco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Famiglia nel bosco, dopo nove mesi i figli restano in comunità. E i genitori non sanno ancora dove andranno a scuola</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-beffa-sui-bambini-perche-il-ritorno-a-casa-rischia-di-saltare/">Famiglia nel bosco, beffa sui bambini: perché il ritorno a casa rischia di saltare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>Famiglia nel bosco</strong>, 9 mesi di strazio. Il pianto disperato di Catherine: «Non ci dicono neanche dove andranno a scuola»”, questo il titolo di un articolo pubblicato il 25 agosto dal <em>Secolo d’Italia</em>. Nel pezzo vengono elencati in sintesi i drammatici passaggi che hanno letteralmente devastato l’esistenza di 5 persone.</p>
<p>Una situazione che, come ci sforziamo di ripetere su queste pagine sin dall’inizio della vicenda, <strong>sta assumendo i contorni di un dramma kafkiano</strong>, nel quale tre piccole e innocenti anime sono state letteralmente ingoiate dal leviatano della nostra immarcescibile burocrazia giudiziaria.</p>
<p>Ebbene, come riporta il quotidiano diretto da Antonio Rapisarda, un elemento ancora ignoto sta ulteriormente mettendo alla prova i due disgraziati genitori: <strong>la totale incertezza in merito alla scuola dell’obbligo nella quale verranno iscritti i loro tre pargoli.</strong></p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-la-bruttissima-figura-della-stampa/">Famiglia nel bosco, la bruttissima figura della stampa</a></li>
</ul>
<p>Secondo quanto scritto nell’articolo da Maurizio Ferrini, “<strong>le ipotesi sono due</strong>. Una è la scuola elementare di Palmoli, vicino alla loro abitazione. L’altra è un istituto di Vasto. Ed è proprio questa seconda possibilità a preoccupare la coppia: iscrivere i figli a Vasto significherebbe, nei fatti, prepararsi alla loro permanenza in comunità anche durante l’anno scolastico&#8221;.</p>
<p>Quindi, dopo essersi letteralmente cosparsi il capo di cenere, avendo di conseguenza accettato e messe in pratica tutte le prescrizioni suggerite/imposte dalle autorità competenti, Catherine e Nathan, dopo oltre nove mesi, <strong>non hanno acquisito alcuna certezza in relazione al futuro prossimo dei figli.</strong></p>
<p>E se per avventura le stesse autorità dovessero inserire i bambini in una scuola di Vasto, che dista circa 40 chilometri dalla casa nel bosco, ciò <strong>darebbe quasi il colpo di grazia alla legittima e costituzionale aspirazione della coppia Trevallion-Birmingham di riunire la propria famiglia</strong>.</p>
<p>Claudio Romiti, 26 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-beffa-sui-bambini-perche-il-ritorno-a-casa-rischia-di-saltare/">Famiglia nel bosco, beffa sui bambini: perché il ritorno a casa rischia di saltare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vi spiego perché non sto facendo la Zuppa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vi-spiego-perche-non-sto-facendo-la-zuppa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 15:08:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[zuppa di porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra rassegna quotidiana sta mancando da qualche giorno ma sta tornando. Ecco il motivo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vi-spiego-perche-non-sto-facendo-la-zuppa/">Vi spiego perché non sto facendo la Zuppa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni mi avete scritto in tantissimi chiedendomi perché sia sparito dal consueto appuntamento mattutino della <strong>Zuppa di Porro</strong>. Lo so, non era mai successo. Voi commensali più affezionati seguite la mia rassegna da ormai 11 anni con continuità e non siete abituati a un&#8217;assenza così prolungata.</p>
<p><strong>Il motivo della pausa è solamente tecnologico:</strong> mi trovo in barca, in mare aperto e non ho connessione. Nemmeno la mia tavoletta Starlink. Ma ci tengo a tranquillizzarvi: la Zuppa sta tornando più carica che mai.</p>
<p>Nicola Porro, 26 agosto 2026</p>
<div style="width: 720px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-340186-2" width="720" height="1280" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/Video-73136.mp4?_=2" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/Video-73136.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/Video-73136.mp4</a></video></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vi-spiego-perche-non-sto-facendo-la-zuppa/">Vi spiego perché non sto facendo la Zuppa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Sennò vi mando aff***&#8221;. Ranucci show coi giornalisti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/senno-vi-mando-aff-ranucci-show-coi-giornalisti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 11:56:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il conduttore di Rai3 ha risposto seccato alle domande dei colleghi sul caso Lavitola. Altro che metodo Report</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/senno-vi-mando-aff-ranucci-show-coi-giornalisti/">&#8220;Sennò vi mando aff***&#8221;. Ranucci show coi giornalisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera a margine dello spettacolo &#8220;Diario di un trapezista&#8221; a Cerveteri è andato in scena <strong>il vero show di</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-fa-la-vittima-e-attacca-la-rai-ma-su-lavitola-evita-ancora-le-domande/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sigfrido Ranucci</strong></a>. Scendendo dal palco, il conduttore di <em>Report</em>, si è trovato di fronte i microfoni dei tanti giornalisti che stavano ad aspettarlo per chiedergli conto del <strong>caso Lavitola</strong>. Ranucci ha subito esordito tra il serio e il faceto: &#8220;Nessuna domanda sull&#8217;inchiesta giudiziaria sennò vi mando aff***&#8221;.</p>
<p>&#8220;Quello che ho da dire lo dico ai magistrati, proprio per rispetto dei magistrati&#8221;. &#8220;<a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/viene-da-lontano-cronistoria-del-metodo-report/" target="_blank" rel="noopener">Però il metodo <em>Report</em>&#8230;</a>&#8221; &#8211; ribatte Ivan Grieco di <em>Pulp Podcast</em>, &#8220;Pensa al tuo metodo, il metodo <em>Report</em> è il metodo della migliore trasmissione della storia&#8221; ha risposto seccato Ranucci.</p>
<p>&#8220;Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola, l&#8217;avrei denunciato. Ho sempre denunciato anche cose che riguardavano me. Io non sono puro. Sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino perché faccio questo mestiere&#8221;, dice Ranucci, in merito alla sua amicizia con l&#8217;ex faccendiere. &#8220;<strong>Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei</strong>&#8221; &#8211; ha concluso.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1980567855988050%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/senno-vi-mando-aff-ranucci-show-coi-giornalisti/">&#8220;Sennò vi mando aff***&#8221;. Ranucci show coi giornalisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Girano con l&#8217;ecografia in tasca&#8221;. La tecnica delle borseggiatrici</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/girano-con-lecografia-in-tasca-la-tecnica-delle-borseggiatrici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 10:18:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[borseggiatrici]]></category>
		<category><![CDATA[incinte]]></category>
		<category><![CDATA[rom]]></category>
		<category><![CDATA[venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Identificate a Venezia 5 donne di cui due minori, intente a rubare ai turisti. Avevano con sé il certificato di gravidanza </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/girano-con-lecografia-in-tasca-la-tecnica-delle-borseggiatrici/">&#8220;Girano con l&#8217;ecografia in tasca&#8221;. La tecnica delle borseggiatrici</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>polizia di Venezia</strong> nei giorni scorsi durante le operazioni di contrasto al fenomeno dei borseggi, ha individuato e fermato <strong>5 borseggiatrici</strong>, di cui 3 maggiorenni e 2 minorenni, nei pressi del Ponte di Rialto in Campo San Bartolomeo, zona da sempre frequentata da molti turisti.</p>
<p>Le donne, tutte con precedenti specifici per reati di furto e borseggio, si aggiravano in gruppo e con fare sospetto <strong>fissando insistentemente gli zaini e le borse dei turisti</strong> presenti nella zona in cerca di eventuali vittime. La polizia, dopo averle individuate, le ha accompagnate in Questura per identificarle: le tre maggiorenni avevano al seguito<a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-17-novembre-2023/" target="_blank" rel="noopener"><strong> un’ecografia attestante il loro stato di gravidanza</strong></a> e, due di loro, gravate dal foglio di via dal Comune di Venezia sono state denunciate per l’inottemperanza.</p>
<p>Le due minorenni, invece, dopo essere state identificate compiutamente al fine di accertarne la minore età, sono state accompagnate presso idonee strutture per minori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/girano-con-lecografia-in-tasca-la-tecnica-delle-borseggiatrici/">&#8220;Girano con l&#8217;ecografia in tasca&#8221;. La tecnica delle borseggiatrici</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;ha colpita al volto&#8221;. La folle notte dell&#8217;aggressione di Moretti alla moglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 08:03:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
		<category><![CDATA[Constellation]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[Jessica Moretti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Jessica avrebbe riportato un importante trauma cranico-facciale ed è stata dimessa dall'ospedale: "Aggressione brutale"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lha-colpita-al-volto-la-folle-notte-dellaggressione-di-moretti-alla-moglie/">&#8220;L&#8217;ha colpita al volto&#8221;. La folle notte dell&#8217;aggressione di Moretti alla moglie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Jacques Moretti </strong>è stato arrestato due giorni fa e si trova in carcere nell&#8217;ambito di un procedimento per presunta violenza domestica contro la moglie Jessica. I fatti risalirebbero alla notte tra l&#8217;11 e il 12 agosto, nell&#8217;abitazione della coppia a Lens.</p>
<p>A far scattare l&#8217;intervento delle forze dell&#8217;ordine sarebbe stata una richiesta d&#8217;aiuto arrivata dai vicini. Durante la notte, infatti, dalle villa dei Moretti sarebbero state udite urla e rumori riconducibili a una discussione particolarmente accesa. Quando gli agenti sono arrivati sul posto,<a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-moretti-arrestato-per-aver-picchiato-la-moglie/" target="_blank" rel="noopener"><strong> Jessica Moretti era ancora cosciente, ma aveva riportato diverse lesioni</strong></a>. La donna è stata soccorsa e accompagnata all&#8217;ospedale di Sion. Qui è stata presa in carico dal reparto specializzato nella gestione dei traumi urgenti. Una fonte ospedaliera ha descritto le sue condizioni parlando di un <strong>«importante trauma cranico-facciale»</strong>, riferendo inoltre di ferite al volto e alla testa che sarebbero compatibili con i colpi ricevuti.</p>
<p>La procura ha avviato il procedimento d&#8217;ufficio nei confronti del titolare del Constellation, mentre sulla dinamica esatta dell&#8217;accaduto continuano a essere mantenute riservatezza e cautela. Dopo il periodo trascorso in ospedale, <strong>la moglie Jessica è stata dimessa</strong> ed è tornata nella propria abitazione. Al momento non risulta una denuncia formalmente presentata dalla donna nei confronti del marito, anche se non è esclusa la possibilità che possa farlo successivamente.</p>
<p>Le autorità non hanno diffuso informazioni dettagliate sull&#8217;inchiesta. Né la polizia né la procura hanno commentato pubblicamente l&#8217;episodio e anche l&#8217;ospedale e i legali della famiglia hanno scelto di non fornire ulteriori elementi. Resta inoltre senza risposta una delle questioni relative alla notte dell&#8217;intervento: non è stato reso noto chi abbia assistito i due figli della coppia mentre i genitori erano coinvolti nella vicenda. Le persone vicine alla famiglia raccontano che Jessica, dopo quanto accaduto,<strong> starebbe cercando di proteggere i bambini</strong> e avrebbe ridotto sensibilmente i rapporti con l&#8217;esterno.</p>
<p>L&#8217;arresto di Jacques Moretti, che rischia una pena dai 3 ai 5 anni di carcere, si inserisce in un periodo già estremamente complesso per la coppia. Nei mesi successivi alla <a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-schiaffo-allitalia-non-puo-costituirsi-parte-civile-nel-processo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>strage del Constellation di Crans-Montana</strong></a>, la tragedia avvenuta nella notte di Capodanno che ha provocato 41 morti e più di cento feriti, Jacques e Jessica hanno dovuto confrontarsi con l&#8217;inchiesta sulla sicurezza del locale, oltre che con interrogatori, udienze e una forte attenzione da parte dell&#8217;opinione pubblica. Anche la loro vita familiare è stata interessata dalle conseguenze della vicenda. A luglio, secondo quanto riferito dalla stampa svizzera, il figlio di quattro anni della coppia non avrebbe potuto proseguire la propria frequenza alla Régent International School.</p>
<p>Nel frattempo è cresciuta anche la contestazione nei confronti della famiglia. <strong>Una petizione contraria alla riapertura degli altri due locali riconducibili ai Moretti</strong>, il Senso di Crans-Montana e Le Vieux Chalet di Lens, avrebbe superato quota 50mila firme. I proprietari avevano annunciato l&#8217;intenzione di destinare i ricavi delle attività al risarcimento delle persone colpite dalla tragedia di capodanno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lha-colpita-al-volto-la-folle-notte-dellaggressione-di-moretti-alla-moglie/">&#8220;L&#8217;ha colpita al volto&#8221;. La folle notte dell&#8217;aggressione di Moretti alla moglie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ranucci fa la vittima e attacca la Rai. Ma su Lavitola evita ancora le domande</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 07:14:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ranucci evoca premi, querele e bomba sotto casa: “Tentano di mandarmi via”. Poi liquida l’amicizia con l’ex faccendiere: “Andrei a cena anche con Riina”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-fa-la-vittima-e-attacca-la-rai-ma-su-lavitola-evita-ancora-le-domande/">Ranucci fa la vittima e attacca la Rai. Ma su Lavitola evita ancora le domande</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il copione è ormai collaudato. Quando intorno a <em><strong>Report</strong> </em>si addensano domande scomode,<strong> Sigfrido Ranucci</strong> sposta immediatamente il riflettore: dalle vicende che lo riguardano ai tentativi, veri o presunti, di cacciarlo dalla <strong>Rai</strong>. È accaduto anche a Cerveteri, prima di una tappa del suo tour “Diario di un trapezista”, mentre ai piani alti di viale Mazzini si lavora al futuro del giornalista.</p>
<p>“Restare a Report? Non credo sia questa l’intenzione della Rai”, ha dichiarato Ranucci. L’addio alla trasmissione che conduce dal 2016, dopo l’uscita di Milena Gabanelli, viene ormai presentato come quasi inevitabile. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi starebbe preparando<strong> tre proposte alternative</strong>, tutte accomunate dal ritorno del giornalista all’interno di una testata. Resta da capire se gli verrà offerto un incarico operativo oppure un’altra sistemazione “ad personam”, come quella attualmente ricoperta nella Direzione Approfondimento.</p>
<p>Per Ranucci, però, qualsiasi spostamento avrebbe il sapore di una retrocessione. <strong>“Un eventuale ridimensionamento o uno spostamento ad altre testate della Rai per me sarebbe un tornare indietro”</strong>, ha spiegato. Poi la domanda retorica: se l’azienda non lo ritiene più adatto a Report, quale senso avrebbe affidargli la formazione di altri giornalisti d’inchiesta? Sul tavolo, dunque, non c’è soltanto la conduzione del programma, ma l’intero ruolo costruito negli ultimi anni attorno al suo nome.</p>
<p>Naturalmente non manca <strong>l’autobiografia del perseguitato</strong>. Ranucci ha ricordato i presunti tentativi di licenziamento seguiti al ritrovamento dell’intervista a Paolo Borsellino, all’inchiesta su Fallujah e al caso dell’Autogrill. Ha rivendicato 35 anni di servizio, i premi ricevuti, le oltre 240 azioni giudiziarie affrontate e il lavoro svolto “mettendo a repentaglio” la propria vita e quella dei familiari e degli inviati. Un lungo elenco di meriti che serve a costruire la cornice più congeniale: <strong>quella del giornalista d’assalto che il potere vorrebbe silenziare</strong>.</p>
<p>Peccato che il problema di queste settimane non sia soltanto la libertà d’inchiesta. Sullo sfondo rimane <strong>il caso Valter Lavitola</strong>, l’ex faccendiere e amico di Ranucci finito in carcere perché ritenuto dai magistrati il mandante dell’attentato compiuto davanti all’abitazione del conduttore. Una vicenda sulla quale restano interrogativi pesanti, a partire dalla natura del rapporto tra i due e da ciò che Ranucci sapeva prima dell’esplosione.</p>
<p>Il conduttore risponde rivendicando il diritto del cronista a frequentare chiunque. <strong>“Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei”</strong>, ha affermato. Ma è proprio qui che la difesa rischia di diventare una comoda deviazione. Nessuno contesta a un giornalista la possibilità di incontrare criminali, faccendieri o personaggi controversi per ottenere informazioni. Il punto è un altro: stabilire se quello con Lavitola fosse soltanto un rapporto legato al mestiere, quali confidenze fossero state scambiate e se vi fossero stati segnali capaci di anticipare quanto poi accaduto.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-ora-trema-anche-report-le-48-ore-che-possono-cambiare-tutto/">Ranucci, ora trema anche Report: le 48 ore che possono cambiare tutto</a></li>
</ul>
<p>Ranucci sostiene che, se avesse percepito un pericolo reale nelle parole dell’amico, lo avrebbe denunciato. Il resto, assicura, <strong>lo riferirà soltanto agli inquirenti</strong>. Una prudenza comprensibile sul piano giudiziario, ma che non scioglie il nodo politico e aziendale. Perché la Rai non deve valutare soltanto la tenuta penale del comportamento del suo dipendente: deve interrogarsi sull’opportunità, sulla trasparenza e sulla credibilità di chi ha costruito la propria immagine pubblica chiedendo agli altri di rispondere senza reticenze.</p>
<p>Ora Ranucci dice di avere “la coscienza a posto” e attende le proposte dell’azienda. Evoca la bomba, i premi, le querele e i sacrifici della famiglia. Tutto vero, tutto rispettabile. Ma il curriculum non può diventare uno scudo permanente. E il racconto dell’ennesimo complotto contro Report <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/le-12-domande-che-report-non-fara-mai-a-ranucci/">non basta a cancellare le domande sul caso Lavitola</a>. Proprio quelle domande che, se riguardassero qualcun altro, la trasmissione probabilmente metterebbe in prima serata.</p>
<p>Massimo Balsamo, 26 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-fa-la-vittima-e-attacca-la-rai-ma-su-lavitola-evita-ancora-le-domande/">Ranucci fa la vittima e attacca la Rai. Ma su Lavitola evita ancora le domande</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Garlasco, svelato l&#8217;esposto dei Cappa contro De Rensis</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-svelato-lesposto-dei-cappa-contro-de-rensis/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 15:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio De Rensis]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[stefania cappa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le cugine di Chiara Poggi accusano l’avvocato di Stasi di essere il regista di un’operazione mediatica contro di loro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-svelato-lesposto-dei-cappa-contro-de-rensis/">Garlasco, svelato l&#8217;esposto dei Cappa contro De Rensis</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente credo, per come si stanno mettendo le cose sul <strong>caso di Garlasco</strong>, che l’esposto presentato dalla <strong>famiglia Cappa</strong> contro l’<strong>avvocato Antonio De Rensis</strong> e altre due persone, potrebbe trasformarsi in un clamoroso boomerang non solo per chi lo ha presentato, ma anche per tutti coloro i quali lo hanno cavalcato mediaticamente in questi ultimi mesi.</p>
<p>Nel corso della prima puntata di <em>Verità nascoste &#8211; Il diario, </em>condotte su Canale5 da <strong>Milo Infante</strong>, al debutto sui canali Mediaset, è stato finalmente svelato il testo di tale esposto, che tanto aveva fatto discutere in precedenza. Secondo quanto è scritto nel documento, la famiglia Cappa sarebbe “stata destinataria di una sistematica coordinata e preordinata esposizione mediatica che appare come l&#8217;esito di una condotta consapevolmente orchestrata”. L’atto, secondo quanto riporta il conduttore, &#8220;punta il dito contro l&#8217;avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, l&#8217;inviato de <em>Le Iene</em> <strong>Alessandro De Giuseppe</strong> e l&#8217;ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco, <strong>Francesco Marchetto</strong>. I tre, secondo quanto riportato, avrebbero agito in concorso fra di loro per sostenere la tesi dell&#8217;innocenza di Alberto Stasi e per indirizzare l&#8217;attenzione investigativa verso soggetti estranei ai fatti, ovvero la famiglia Cappa, e per farlo si sarebbero serviti del cosiddetto super testimone Gianni Bruscagin&#8221;.</p>
<p>Dopodiché Infante affronta insieme agli ospiti un aspetto dell’esposto che desta ancora molte domande. In estrema sintesi, sembra che fino all’8 luglio del 2022 pochissime persone sapessero che De Rensis fosse entrato nel pool difensivo di Alberto Stasi, giorno in cui, dopo vari tentativi tutti rigettati dalla vecchia Procura di Pavia, quest’ultimo riuscì ad ottenere l’autorizzazione per la consegna dei cd contenenti <strong>le intercettazioni relative alla prima indagine a carico di Andrea Sempio</strong>. Consegna che avvenne materialmente dopo cinque giorni.</p>
<p>Così racconta i fatti lo stesso De Rensis presente in studio: “Il 13 luglio 2022 io vado a ritirare i cd intorno alle 13.30”, ha spiegato. De Rensis ha quindi raccontato che, nel pomeriggio del 13 luglio, l’avvocato Cappa avrebbe contattato il suo studio: “L’avvocato Cappa intorno alle 18.40 circa chiama il mio studio e parla con due avvocati del mio studio, di cui una l’avvocato Grandi, che lavora con me da 24 anni e che dirige le operazioni dei nostri studi, per invitarmi a un progetto di prestigiosi convegni sul diritto sportivo come relatore”. Il legale ha poi precisato di non sapere, in quel momento, che l’avvocato Cappa fosse già a conoscenza del suo incarico come difensore di Stasi: “Ovviamente il sottoscritto si è negato per motivi di opportunità, saputo che dall’altro capo della cornetta c’era l’avvocato Cappa. Ma il sottoscritto non sapeva che l’avvocato Cappa già da 5 giorni sapeva che ero l’avvocato di Stasi. Altrimenti gli avrei detto: come si permette di chiamare l’avvocato dell’assassino di sua cugina? Lei chiama me per dei convegni al Coni con tutti gli avvocati sportivi che ci sono?”.</p>
<p>La ricostruzione, come evidenzia la trasmissione, l&#8217;8 luglio 2022  sarebbe il giorno in cui <strong>Stefania Cappa </strong>dichiara di aver saputo da suo cugino Paolo Reale, consulente della famiglia Poggi, che De Rensis avrebbe fatto parte del gruppo legale di Stasi. Nel corso di quella stessa telefonata, secondo quanto riportato, Reale riferiva che l’avvocato Tizzoni era venuto a conoscenza di una possibile ricostruzione dei fatti, appositamente predisposta dall’avvocato De Rensis in concorso con l’inviato de <em>Le Iene</em> Alessandro De Giuseppe, al fine di sottoporla alla <strong>Procura di Pavia</strong>. È proprio a partire da questa informazione che, secondo la ricostruzione contenuta nell’esposto, Stefania Cappa individua l’origine di quella che definisce una presunta “regia” ai danni della propria famiglia.</p>
<p>E proprio l’avvocato <strong>Gian Luigi Tizzoni</strong>, storico legale della famiglia Poggi, chiamato in causa nel programma, ha inviato una lunga nota alla redazione delle <em>Verità nascoste &#8211; Il diario, </em>in cui sostiene “che è stata offerta una rappresentazione parziale della vicenda”, pur ammettendo che “il fatto in se è vero” , ma che non sarebbe stato maliziosamente collocato nel giusto contesto. Tizzoni, inoltre, precisa di essere a conoscenza della nomina di De Rensis “già la sera del 24 maggio 2022, subito dopo la trasmissione di una puntata de <em>Le Iene</em> sul caso Garlasco, da fonti giornalistiche che ci si riserva di indicare nelle sedi opportune”</p>
<p>Comunque sia, al di là della stranezza dell’episodio, la domanda che noi semplici osservatori ci poniamo è la seguente: per quale motivo De Rensis, dopo essere stato elevato al ruolo di relatore di prestigiosi convegni sul diritto sportivo, è poi divenuto oggetto di rilievi così infamanti? Ma non è finita, nell’esposto assume un ruolo di protagonista la<strong> criminologa Roberta Bruzzone</strong> la quale, sempre secondo l’esposto, sentita come testimone, dichiara che a margine di un dibattito televisivo condotto dallo stesso Infante e in presenza di quest’ultimo “De Rensis si lasciò ad affermazioni estremamente gravi nei confronti di Stefania Cappa, arrivando a prospettare una propria ricostruzione dei fatti secondo la quale Stefania Cappa avrebbe avuto un ruolo di regia nell’aggressione mortale subìta da Chiara Poggi”.</p>
<p>“Ora per quel che mi riguarda – precisa in diretta il conduttore – in tutta onestà, io ricordo la presenza della dottoressa Bruzzone, ricordo la presenza dell’avvocato De Rensis, non ricordo che l’avvocato De Rensis abbia mai detto in mia presenza ‘per me è stata Stefania Cappa”. Immediata la risposta dell’avvocato: “Non lo ricordo ovviamente perché non è vero, e voglio dire a tutti i nostri telespettatori che ci seguono con grande affetto, che io alla dottoressa Bruzzone non racconterei neanche che gelato ho mangiato ieri.”</p>
<p>In conclusione, in primis non si capisce la ragione che abbia spinto la famiglia Cappa a prendere tale iniziativa, unitamente ad <strong>un centinaio di querele presentate contro svariati soggetti</strong> che ruotano intorno al caso di Garlasco, quando nessuno dei suoi membri risulta minimamente sfiorato dalla nuova indagine. In seconda istanza, appare altrettanto incomprensibile il comportamento della criminologa Bruzzone, legittimamente colpevolista nei confronti di Stasi, ma che in questo caso, visto che il conduttore televisivo chiamato in causa, smentisce categoricamente quanto da lei dichiarato in un atto pubblico, potrebbe aver commesso un clamoroso autogol.</p>
<p>Infatti, oltre al rischio di incorrere in evidenti<strong> contraccolpi giudiziari</strong> (a tale proposito pare che tra qualche settimana la Bruzzone dovrà rispondere in sede civile, insieme ad altri personaggi, di alcuni rilievi mossi alla popolare youtuber Bugalalla, al secolo <strong>Francesca Bugamelli</strong>, da quest’ultima ritenuti estremamente diffamatori), sembra prospettarsi un pesantissimo danno reputazionale. Danno che nessun eventuale risarcimento pecuniario sarà mai sufficiente a sanare.</p>
<p>Claudio Romiti, 25 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-svelato-lesposto-dei-cappa-contro-de-rensis/">Garlasco, svelato l&#8217;esposto dei Cappa contro De Rensis</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Stop assembramenti&#8221;. Il Comune vieta ai minori di 14 anni di uscire la notte</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/stop-assembramenti-il-comune-vieta-ai-minori-di-14-anni-di-uscire-la-notte/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/stop-assembramenti-il-comune-vieta-ai-minori-di-14-anni-di-uscire-la-notte/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 13:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Divieto]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Praia a Mare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ordinanza del sindaco di Praia a Mare richiama i genitori all'obbligo di vigilanza per combattere gli schiamazzi notturni dei giovani. La morte della libertà</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/stop-assembramenti-il-comune-vieta-ai-minori-di-14-anni-di-uscire-la-notte/">&#8220;Stop assembramenti&#8221;. Il Comune vieta ai minori di 14 anni di uscire la notte</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la realtà supera la fantasia. <strong>Se hai meno di 14 anni a Praia a Mare</strong> &#8211; una località turistica della Riviera dei Cedri in provincia di Cosenza &#8211; <strong>di notte non puoi uscire di casa da solo</strong>. A deciderlo non è un padre particolarmente severo o una madre apprensiva. Non sono i nonni che nella nuova estate italiana si prendono cura sempre più spesso dei nipoti mentre i genitori restano in città a lavorare. No. Non è una decisione di famiglia.</p>
<p>Ma a sancire il divieto per i giovanissimi di girare liberamente fino all’alba è <strong>un sindaco che ha emesso un’ordinanza valida per tutto il mese di agosto</strong>. Il provvedimento prevede il divieto di circolazione dei minori di 14 anni senza accompagnamento di un genitore, tutore legale o altro adulto responsabile della loro vigilanza dall&#8217;una di notte alle 6:30 del mattino. E in caso di violazione del divieto sono previste persino sanzioni amministrative, da 25 a 500 euro.</p>
<p>La delibera &#8211; si legge dall’<em>Ansa</em> &#8211; “è stata presa a seguito di una serie di accertamenti della Polizia locale circa assembramenti notturni da parte di gruppi di giovanissimi che, con comportamenti molesti, turbano il riposo di residenti e turisti”. Quando ho letto questa notizia pensavo di essere finito su <em>Lercio</em>, la mitica pagina satirica. E invece <strong>è tutto vero</strong>. E la cosa più assurda è che molti cittadini sono pure contenti perché così il loro riposo non viene turbato da quattro ragazzini che in altri tempi avremmo definito semplicemente maleducati.</p>
<p>Per capire che si tratta di una “cagata pazzesca” (per dirla alla Fantozzi), basterebbe fermarsi alla parola <strong>“assembramenti”</strong> che ci riporta indietro nel tempo a quando dovevamo giustificarci persino di passeggiare mano nella mano accanto alla nostra fidanzata.</p>
<p>E in questa ordinanza di un piccolo paese calabrese si annida quel principio che si è affermato così prepotentemente durante la stagione del Covid e che oggi stiamo accettando senza neanche rendercene conto. Il principio secondo il quale <strong>lo Stato può ormai sostituirsi all’individuo e decidere per lui</strong>. Un convincimento sempre più diffuso tra i nostri governanti, convinti che certe regole vadano prese per il nostro bene, perché noi non siamo in grado di badare a noi stessi.</p>
<p>Regole che in realtà si traducono in<strong> limitazioni delle nostre libertà individuali</strong>, come appunto la libertà di noi genitori di decidere cosa è più giusto per i nostri figli. Come la legge approvata dal Parlamento francese (e bloccata recentemente per fortuna dalla Corte costituzionale transalpina) di vietare l’accesso ai social media per i minori di 14 anni. <strong>È l’affermazione dello Stato etico</strong>. È la fine delle libertà individuali.</p>
<p>Con buona pace di quei genitori che possono dormire sogni tranquilli tanto sarà lo Stato a educare i loro figli. Almeno a Praia a Mare. Senza sapere però che il risveglio sarà molto peggio.</p>
<p>Claudio Rinaldi, 25 agosto 2026</p>
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		<title>Conti correnti salati, quant&#8217;è aumentato il costo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/conti-correnti-salati-quante-aumentato-il-costo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 15:11:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[aumento]]></category>
		<category><![CDATA[banca]]></category>
		<category><![CDATA[conti correnti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi dieci anni i costi di gestione sono aumentati significativamente, mentre il valore dei depositi delle famiglie mostra forti differenze tra regioni italiane</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia gestire un conto corrente costa più di dieci anni fa. Ad oggi <strong>il costo medio annuo risulta salito del 23%</strong>, da 82,2 euro a 101,1 euro. L’aumento è pari a 18,9 euro per conto. I dati descrivono anche la crescita dei depositi bancari delle famiglie, che nel 2026 sfiorano quota 1.163 miliardi di euro. Il quadro varia però molto da una zona all’altra del Paese.</p>
<p>Il dato riguarda la spesa media sostenuta per la gestione del conto e comprende sia i costi fissi sia quelli che cambiano in base alle operazioni effettuate. La parte che aumenta di più è quella delle spese variabili. <strong>Bonifici, pagamenti, prelievi</strong> e altre operazioni legate all’uso del conto hanno registrato una crescita del 34,2% in dieci anni. In media, questa voce è passata da 26,6 euro a 35,7 euro. Dentro le spese variabili,<strong> le sole «spese per disposizioni» sono cresciute del 62,6%</strong>. Si tratta delle somme richieste per le disposizioni e le operazioni eseguite attraverso il conto, una voce che ha avuto un aumento più alto rispetto alla media generale del costo di gestione.</p>
<p><strong>Anche le spese fisse sono aumentate</strong>, ma a un ritmo più basso rispetto a quelle variabili. Canoni, carte e altri costi collegati alla disponibilità del conto sono saliti del 17,6% in dieci anni. La media è passata da 55,6 euro a 65,4 euro. Le spese fisse rappresentano quindi la parte più alta del costo medio totale: 65,4 euro sui 101,1 euro rilevati per la gestione annua del conto. Le voci variabili incidono per 35,7 euro, mentre dieci anni prima ammontavano in media a 26,6 euro.</p>
<p>Nello stesso periodo in cui è cresciuto il costo dei conti correnti, <strong>è aumentato anche il valore dei depositi bancari delle famiglie</strong>. Nel 2026 il totale sfiora 1.163 miliardi di euro. Il dato non è uniforme sul territorio nazionale: tra le diverse aree d’Italia ci sono differenze molto ampie. I depositi indicano le somme che le famiglie mantengono presso le banche.</p>
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		<title>Amatrice, il mio modo di ricordare i 300 morti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/amatrice-il-mio-modo-di-ricordare-i-300-morti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 14:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[amatrice]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo 10 anni, la scossa sismica in quelle zone non è ancora un ricordo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dieci anni fa mi svegliai realizzando di aver avvertito durante la notte qualche movimento strano del palazzo. Bastò controllare il web per sapere che nel centro Italia c’era stata una fortissima scossa di terremoto.<strong> Il terremoto è un testardo compagno di viaggio della mia vita</strong>: da neonato a Napoli (quello dell’Irpinia del 23 novembre 1980), da assessore a Ferrara (il 20 maggio del 2012).</p>
<p>Senza pensare presi il telefono e chiamai un amico che in quegli anni lavorava con me a Palazzo Chigi, Francesco Nicodemo (lui nello staff comunicazione, io in quello economico). Senza dirci molto altro, ci demmo appuntamento a Piazza Tuscolo. Lo passai a prendere e ci dirigemmo in silenzio verso <strong>Amatrice</strong>.<br />
Arrivati in zona dovemmo abbandonare la macchina, lo facemmo sotto un albero in un prato.<br />
E proseguimmo a piedi. Fu allora che vedemmo le prime case crollate con la fila di cadaveri coperti dalle lenzuola bianche.</p>
<p>Chiedemmo a dei carabinieri cosa potevamo fare per aiutare. Ci dissero che avremmo dovuto cercare di raggiungere il centro del paese, dove stavano provando ad allestire un centro di primo soccorso. Lo facemmo, ricordo quasi arrampicandoci per alcuni sentieri perché la strada principale era ostruita o impegnata dai soccorsi che stavano cominciando ad affluire in grande numero. La camminata nel centro di Amatrice &#8211; o di quel poco che ne era rimasto &#8211; fu una delle scene più terrificanti e indimenticabili della mia vita, con le prime persone estratte (vive ma più spesso morte) dai cumuli di macerie.</p>
<p>Passammo il resto della mattina e del primo pomeriggio con altri volontari a <strong>smistare i primi pacchi di aiuti che stavano arrivando</strong>, contenenti generi di prima necessità. Quando ci dissero che stava arrivando il elicottero il presidente del Consiglio &#8211; il nostro datore di lavoro &#8211; che si sarebbe fermato a ringraziare i volontari, in silenzio ci eclissammo e tornammo a recuperare la macchina per rientrare a Roma. Non avevamo né voglia né bisogno di photo opportunity o di assumere in qualche modo credito per il gesto semplice e scontato che avevamo fatto. E infatti in questi 10 anni si contano sulle dita di una mano (monca) le volte in cui ho parlato di quel giorno di dieci anni fa.</p>
<p><strong>Dopo 10 anni, il terremoto in quelle zone non è ancora un ricordo</strong>. E questo ha a che fare con la strana (stranissima) modalità con cui questo Paese reagisce alle tragedie: con uno straordinario e ineguagliabile senso di umanità e generosità, che poi si abbina ad un inspiegabile difficoltà organizzativa nel “far succedere le cose” e risolvere in fretta il problema. Di quel giorno terribile mi sono sempre portato dietro l’immagine di una famiglia intera uccisa dal crollo della loro casa. Poche ore prima stavano dormendo sereni, magari dopo una cena in allegria davanti alla Tv. E poi erano allineati su un prato coperti da un lenzuolo, senza vita.</p>
<p>La mente &#8211; che è razionale fino ad un certo punto &#8211; mi fece subito ronzare in testa una domanda: “Chissà se hanno avuto il tempo di dirsi le cose importanti”. <strong>Il mio modo di ricordare i 300 morti di quella tragedia è sempre stato questo</strong>: mai pensare che sia troppo presto per fare o dire ciò che ritieni importante o prezioso.</p>
<p>Luigi Marattin, 24 agosto 2026</p>
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		<title>Ranucci, ora trema anche Report: le 48 ore che possono cambiare tutto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-ora-trema-anche-report-le-48-ore-che-possono-cambiare-tutto/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ranucci-ora-trema-anche-report-le-48-ore-che-possono-cambiare-tutto/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 12:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Lavitola davanti al Riesame, la Rai chiamata a decidere sul suo futuro. Intanto dalla redazione spunta la richiesta di un “passo di lato”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-ora-trema-anche-report-le-48-ore-che-possono-cambiare-tutto/">Ranucci, ora trema anche Report: le 48 ore che possono cambiare tutto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per <strong>Sigfrido Ranucci</strong> si apre probabilmente la settimana più delicata da quando il caso Lavitola è esploso. E ormai i piani sono almeno tre: quello giudiziario, quello interno alla Rai e quello inevitabilmente politico. Tutti destinati a incrociarsi nelle prossime quarantotto ore.</p>
<p>Il primo appuntamento riguarda <strong>Valter Lavitola</strong>. Tra martedì e mercoledì, davanti ai giudici del Riesame, l’ex direttore dell’Avanti! dovrà decidere se tenere in piedi la versione già fornita agli investigatori oppure modificarla. E cioè se confermare che l’ordigno piazzato davanti all’abitazione di Ranucci sarebbe nato da una singolare finalità “altruista”: creare un allarme attorno al giornalista per rafforzarne la protezione. Una ricostruzione che, già così, ha qualcosa di surreale. Ma che per la Procura non chiude affatto la vicenda. I magistrati intendono infatti tornare ad ascoltare Ranucci, chiamato a chiarire soprattutto la natura dei suoi rapporti con Lavitola. Ed è qui che la faccenda comincia a diventare particolarmente scomoda per il conduttore di Report.</p>
<p>Perché una cosa è avere una fonte. Un’altra è avere un rapporto personale con un uomo che oggi si trova al centro di un’inchiesta tanto pesante. E un’altra ancora sarebbe scoprire che quella fonte abbia avuto un ruolo più invasivo nella costruzione di contenuti giornalistici. È esattamente questo il nodo sul quale, secondo il <em>Corriere della Sera</em>, Ranucci sarà chiamato a fornire spiegazioni sia ai magistrati sia alla Rai. Nel frattempo, però, il problema non riguarda più soltanto lui. Riguarda <strong>Report</strong>.</p>
<p>Sempre secondo il <em>Corriere</em>, <strong>dentro la redazione il clima sarebbe molto diverso da quello delle prime settimane</strong>, quando attorno al conduttore si era stretta una solidarietà quasi compatta. Le crepe, adesso, sarebbero diventate più evidenti. Il punto non è nemmeno stabilire in anticipo responsabilità che spettano eventualmente ai magistrati accertare. Il punto è un altro: quanto può reggere una trasmissione costruita sulla credibilità delle proprie inchieste mentre il suo volto principale finisce ogni giorno al centro di nuovi interrogativi?</p>
<p>Ranucci e Lavitola. Ranucci e le stagiste. Ranucci e gli affari. Questioni diverse, naturalmente, ma che finiscono tutte per riversarsi sul marchio Report. Al punto che alcuni giornalisti della trasmissione avrebbero chiesto al conduttore <strong>un passo di lato</strong>, definito con una formula quasi affettuosa:<strong> “Un atto di gentilezza”</strong>. La logica è semplice: “Report deve vivere anche dopo Ranucci”. Ed è forse questo il passaggio politicamente e televisivamente più importante. Perché fino a poche settimane fa l’equazione sembrava quasi automatica: toccare Ranucci significava colpire Report. Adesso, almeno dentro la redazione, qualcuno sembra cominciare a distinguere le due cose.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/viene-da-lontano-cronistoria-del-metodo-report/">“Viene da lontano”, cronistoria del metodo Report</a></li>
</ul>
<p>Martedì la <strong>Rai</strong> dovrebbe affrontare anche il dossier sul futuro del giornalista. Sul tavolo c’è l’ipotesi di <strong>uno spostamento dalla conduzione</strong> e si discute già del possibile successore. La redazione, però, non gradirebbe l’arrivo di un volto esterno imposto dall’alto e preferirebbe una conduzione interna, magari a rotazione. Una soluzione che avrebbe anche un significato simbolico: meno personalizzazione del programma e più centralità della squadra.</p>
<p>Intanto la battaglia si è spostata sul <strong>terreno politico</strong>. Fratelli d’Italia ha inviato una lettera alla Commissione europea in risposta alle iniziative delle opposizioni, che avevano denunciato un’aggressione politica nei confronti di Report. Il partito di Giorgia Meloni ribalta l’accusa e punta il dito contro quelli che considera “teoremi” sul centrodestra, contestando alla trasmissione faziosità e violazioni delle norme europee.</p>
<p>Ranucci, da parte sua, sceglie i social. Nelle ultime ore ha ringraziato quanti gli hanno manifestato solidarietà e ha parlato di una campagna di <strong>“character assassination”</strong> senza precedenti. “Grazie a tutti coloro che mi stanno manifestando attestati incredibili di solidarietà, di affetto, di vicinanza, in questi due mesi di oltre duemila articoli che appartengono a una character assassination che forse non ha precedenti nella storia del nostro Paese, ma forse anche a livello mondiale . Una sorta di gogna politica di giornali di partito”, ha detto in un video pubblicato su Instagram. Domani, 25 agosto, sarà a Cerveteri con il suo spettacolo Diario di un trapezista. E proprio lì promette forse qualche risposta in più. “Dopo quello spettacolo molte cose saranno più chiare”, ha annunciato. Vedremo quali.</p>
<p>Perché al di là della guerra tra giornali, destra, sinistra, solidarietà e accuse di complotto, <strong>restano alcuni fatti che non si possono liquidare</strong> con un post su Facebook. La Procura attribuisce a Lavitola il ruolo di mandante dell’azione intimidatoria davanti alla casa del giornalista e lo stesso Lavitola ha fornito parziali ammissioni. Ora dovranno essere interrogati anche Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis, indicati come esecutori materiali.</p>
<p>Le <strong>intercettazioni in carcere</strong> hanno aggiunto altri elementi. Di fronte alla notizia delle perquisizioni a carico di Lavitola, D’Avino esclamava: “Noi non abbiamo dato fastidio a nessuno! È una cosa che hanno fatto tra di loro!”. Una frase che gli investigatori dovranno decifrare fino in fondo, così come resta da chiarire il ruolo del factotum di Lavitola, Clesio Tavares, la provenienza dell’esplosivo, i pagamenti e gli accordi con gli uomini coinvolti.</p>
<p>Lavitola ha sostenuto che il progetto originario sarebbe stato assai diverso: qualche colpo di pistola sparato in aria per attirare l’attenzione sui rischi corsi da Ranucci. Gli altri indagati, però, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbero<strong> pronti a raccontare una storia differente</strong>. Ed è per questo che le prossime quarantotto ore contano molto più delle dichiarazioni pubbliche. Ranucci parla di gogna. I suoi sostenitori denunciano un attacco a Report. La politica combatte la propria battaglia. Ma adesso toccherà ai magistrati chiarire che cosa sia realmente accaduto e alla Rai stabilire se tutto ciò sia compatibile con la permanenza del giornalista alla guida del programma. Il resto, per il momento, è rumore.</p>
<p>Massimo Balsamo, 24 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-ora-trema-anche-report-le-48-ore-che-possono-cambiare-tutto/">Ranucci, ora trema anche Report: le 48 ore che possono cambiare tutto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Crans Montana, Moretti arrestato per aver picchiato la moglie</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/crans-montana-moretti-arrestato-per-aver-picchiato-la-moglie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 18:19:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Jacques Moretti, gestore del Constellation e imputato nell&#8217;inchiesta sul rogo di Crans-Montana, è stato arrestato perché accusato di aver picchiato la moglie Jessica, co-imputata nell&#8217;inchiesta. A darne notizia è il sito dell&#8217;emittente privata svizzera Léman Bleu. L&#8217;episodio risalirebbe, secondo le fonti dell&#8217;emittente ginevrina, alla notte tra l&#8217;11 e il 12 agosto. La donna sarebbe stata [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Jacques Moretti</strong>, gestore del <strong>Constellation</strong> e imputato nell&#8217;inchiesta sul rogo di Crans-Montana, <strong>è stato arrestato</strong> perché accusato di aver picchiato la moglie Jessica, co-imputata nell&#8217;inchiesta.</p>
<p>A darne notizia è il sito dell&#8217;emittente privata svizzera <i>Léman Bleu</i>. L&#8217;episodio risalirebbe, secondo le fonti dell&#8217;emittente ginevrina, alla notte tra l&#8217;11 e il 12 agosto.</p>
<p>La donna sarebbe stata <strong>ricoverata in ospedale</strong> dopo il presunto episodio di violenza mentre il marito si troverebbe ora in carcere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-moretti-arrestato-per-aver-picchiato-la-moglie/">Crans Montana, Moretti arrestato per aver picchiato la moglie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Confini aperti, sicurezza dimenticata: il cortocircuito del Vaticano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/confini-aperti-sicurezza-dimenticata-il-cortocircuito-del-vaticano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 17:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Leone XIV]]></category>
		<category><![CDATA[vaticano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dottrina del Papa sui confini si scontra con la sicurezza degli Stati e con la responsabilità della politica verso i cittadini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/confini-aperti-sicurezza-dimenticata-il-cortocircuito-del-vaticano/">Confini aperti, sicurezza dimenticata: il cortocircuito del Vaticano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="326" data-end="501"><strong>“Prima dei confini ci sono le persone”.</strong> L’ha detto il Papa alla conferenza di Rimini. Dopo il teatrale affaccio sulla porta d&#8217;Europa a Lampedusa, il tema torna con insistenza. In tesi, un qualsiasi Stato, fondato sui noti tre pilastri simultanei e imprescindibili, un popolo, un governo e un territorio, può tranquillamente collassare rinunciando al proprio perimetro. I confini non sono &#8220;muri ideologici&#8221; come crede Leone XIV; sono la linea esatta che delimita il dovere di protezione che lo Stato ha verso i propri cittadini. Entro quella linea, <strong>lo Stato esercita un potere sovrano</strong>, per garantire sicurezza, ordine pubblico e benessere.</p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="326" data-end="501">Chiedere a un Paese di rinunciare al controllo delle proprie frontiere in nome di un principio universalistico significa, nei fatti, invitarlo al suicidio istituzionale. <strong>Il paradosso si fa totale</strong> se si considera che lo Stato della Città del Vaticano, pur minuscolo, applica queste regole di esclusione e cittadinanza con una rigidità che farebbe impallidire qualsiasi ministero dell&#8217;Interno occidentale.</p>
<p data-start="1372" data-end="1532">Esigere dagli altri la dissoluzione di quel confine che garantisce la propria sopravvivenza non è più teologia: è disconnessione dalla realtà giuridica globale. <strong>Le parole del Pontefice a Rimini</strong> si inseriscono in una narrazione ormai consolidata, ma anche in una faglia logica e politica che merita di essere evidenziata. Dal punto di vista della comunicazione strategica e della psicologia delle masse, <strong data-start="1776" data-end="1818">questa presa di posizione non è neutra</strong>: sposta l’asse del dibattito pubblico su un piano puramente emotivo, sottraendo alle istituzioni democratiche la legittimità di un compito fondamentale, che è quello di proteggere i propri confini, per i propri cittadini.</p>
<p data-start="2042" data-end="2410">Detto per inciso, lo Stato della Città del Vaticano contraddice le ideologie. <strong>Un&#8217;enclave sovrana protetta,</strong> a partire dalle storiche Mura Leonine, da bastioni imponenti e accessi blindati. Una realtà in cui la cittadinanza è legata esclusivamente all’incarico lavorativo o diplomatico e l&#8217;immigrazione o la permanenza non autorizzata non sono semplicemente contemplate.</p>
<p data-start="2412" data-end="2805">Quando una guida spirituale che governa uno Stato di fatto inaccessibile chiede ad altri Stati di superare il concetto di confine, si crea un cortocircuito logico. La &#8220;responsabilità morale&#8221; ricade solo sugli Stati sovrani. I costi sociali, economici e i rischi di sicurezza, comprese le infiltrazioni estremiste più volte segnalate dai Servizi, vengono scaricati sulle democrazie occidentali.</p>
<p data-start="2807" data-end="3438">In Italia la politica tutta è ostaggio di questa narrazione. La sua forza agisce come una morsa psicologica e tutto l’arco parlamentare si paralizza in due riflessi condizionati: <strong>la Sinistra capitalizza la spinta universalistica del Papa</strong> per legittimare un&#8217;idea di accoglienza senza filtri, ignorando le complessità gestionali e i rischi legati all&#8217;estremismo radicale. La Destra, culturalmente e storicamente legata ai simboli del cattolicesimo tradizionale, si trova in scacco matto: per non allontanarsi dall&#8217;elettorato credente, finisce per assecondare o tollerare narrazioni che urtano frontalmente con il proprio mandato.</p>
<p data-start="3440" data-end="3687">Il risultato è un&#8217;aberrazione: lo Stato sovrano rischia di rinunciare alla propria funzione regolatoria pur di non entrare in conflitto con una leadership spirituale che, nei fatti, <strong data-start="3622" data-end="3686">non risponde delle conseguenze pratiche delle proprie parole</strong>.</p>
<p data-start="3689" data-end="4411">L&#8217;esempio più plastico di questa prigionia psicologica e culturale si è consumato<strong> sull’asse Washington-Roma</strong>. Quando Donald Trump, con la sua consueta e ruvida originalità, ha rotto il tabù diplomatico accusando apertamente il Vaticano di una politica estera dannosa per la sicurezza degli Stati, il governo italiano ha reagito con un riflesso immediato: Meloni, a difesa del Pontefice, ha subito definito “inaccettabili” le parole del leader americano.</p>
<p data-start="3689" data-end="4411">Dunque, pur di non incrinare la vicinanza al cattolicesimo, si preferisce censurare chi ricorda l&#8217;ovvio, ovvero che la sicurezza nazionale richiede fermezza e non utopie globali. Si sceglie di compiacere una guida spirituale che, intanto, tira dritta per la sua strada.</p>
<p data-start="4413" data-end="5308">Di più: possiamo dire realmente che questo sia spirito cattolico? Se i confini sfumano e la difesa dell&#8217;identità culturale e della sicurezza nazionale vengono ritenuti disvalore, si pone una domanda essenziale: siamo di fronte a una guida spirituale impegnata a preservare le radici e la comunità che rappresenta, o a una leadership eclettica e globalista che persegue un&#8217;agenda umanitaria universale, slegata dalle contingenze degli Stati? E se il rischio del radicalismo è reale &#8211; e la storia recente dimostra che la porosità delle frontiere è il primo veicolo di vulnerabilità &#8211; un leader, sia pure spirituale, non può ignorare la legge di causa ed effetto. Se la visione del Papa legittima implicitamente la dissoluzione dei filtri di sicurezza, allora i cattolici stessi dovrebbero sentirsi chiamati a una scelta di maturità: scindere il dogma della fede dalla gestione della cosa pubblica.</p>
<p data-start="5310" data-end="5981">A Rimini, il Pontefice ha anche esortato a “smascherare i poteri ingiusti”. Ma il primo potere ingiusto potrebbe diventare quello che pretende di imporre obblighi morali unilaterali, ignorando le minacce asimmetriche del nostro tempo. <strong>Non si possono smascherare i poteri</strong> dimenticando che le frontiere filtrano anche il fanatismo e l&#8217;estremismo ideologico, pericoli reali che i nostri Servizi di Sicurezza continuano a monitorare. Lo sa il Pontefice? La giustizia non può essere parziale: non si difende l&#8217;essere umano se, per tutelare chi bussa ai confini, si accetta il rischio di sacrificare i diritti, le libertà civili e l&#8217;incolumità di chi quei confini li abita.</p>
<p data-start="5310" data-end="5981"><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li data-start="5310" data-end="5981"><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/papa-leone-e-presidente-trump-un-4-luglio-su-sponde-opposte/" target="_blank" rel="noopener">Papa Leone e presidente Trump, un 4 Luglio su sponde opposte</a></li>
</ul>
<p data-start="5983" data-end="6508">La politica e la cittadinanza non possono vivere di soli assoluti morali. Un Paese reale ha bisogno di infrastrutture, controlli, intelligence e tutele per chi abita <strong data-start="6149" data-end="6159">dentro</strong> i confini. Riconoscere il ruolo del Papa come figura spirituale non significa concedergli il diritto di dettare le agende di sicurezza internazionale, specialmente quando quelle stesse agende verrebbero respinte alle porte di Piazza San Pietro. È tempo che la politica indossi <strong>una veste laica</strong> e ritrovi il coraggio delle proprie responsabilità.</p>
<p data-start="6510" data-end="6820">E poiché non si può imporre a un leader, men che meno spirituale, cosa dire o non dire, possiamo solo augurarci che i governi prendano le distanze necessarie e legittime da certe posizioni. Spetta alla politica spiegare, anche ai cattolici con linguaggio cristiano, la piena legittimità della propria politica.<strong> Cristo non ha mai accettato altri dei</strong>, nemmeno quando &#8211; come ricorda una scena del film “La sacra Famiglia” &#8211; avrebbe potuto fingere per guarire Maria di Magdala in fin di vita. Non è sceso a compromessi con l&#8217;identità.</p>
<p data-start="7043" data-end="7375" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Per noi, invece, il rischio di trovarci a dover adorare altri dei, sacrificando la nostra storia e la nostra cristianità, è tragicamente prossimo. <strong>Se il Pontefice non comprende questa dinamica</strong>, allora quella predica si può, molto cristianamente, lasciar andare. Per lasciare respirare chi, dentro i confini vive e sui confini conta.</p>
<p data-start="7043" data-end="7375" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Teresa Casamichela, 23 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/confini-aperti-sicurezza-dimenticata-il-cortocircuito-del-vaticano/">Confini aperti, sicurezza dimenticata: il cortocircuito del Vaticano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Stufi di fare i bersagli&#8221;. La denuncia del poliziotto contro i No Tav</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/stufi-di-fare-i-bersagli-la-denuncia-del-poliziotto-contro-i-no-tav/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 15:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[no tav]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[tav]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Segretario generale della Fsp Polizia di Stato commenta la conferma della custodia in carcere per i due tedeschi arrestati dopo l’attacco di luglio ai cantieri Tav</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Accogliamo con soddisfazione la decisione del tribunale del Riesame di<strong> confermare la custodia in carcere per i giovani tedeschi</strong> arrestati con l’accusa di aver preso parte a un attacco ai cantieri <strong>Tav</strong> <strong>in Val di Susa</strong> lo scorso 25 luglio. Un pronunciamento che conferma la gravità del quadro accusatorio di un’indagine in cui si procede, complessivamente, per devastazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni a operatore delle forze dell’ordine in servizio.</p>
<p>Un quadro che tutti hanno potuto vedere, purtroppo, <a href="https://www.nicolaporro.it/no-tav-i-tedeschi-dichiarati-altamente-pericolosi-lombra-di-askatasuna/" target="_blank" rel="noopener"><strong>dalle immagini choc comparse sui media</strong> </a>che hanno mostrato le azioni para-terroristiche di soggetti chiaramente organizzati e, addirittura, accorsi da diversi paesi &#8211; non a caso i due arrestati in questione sono tedeschi.</p>
<p>Questo è un dato significativo che conferma l’ampiezza e la pericolosità di un fenomeno ormai strutturato e caratterizzato dai collegamenti fra gruppi tutti appartenenti a un’area ispirata da chiare finalità eversive. Ancor di più, dunque, attendiamo fiduciosi che le indagini portino ad identificare e rintracciare gli altri responsabili di quelle azioni criminali di cui, come sempre, hanno fatto le spese la comunità e soprattutto il personale in divisa.<strong> Vogliamo che i delinquenti che agiscono in spregio delle leggi paghino severamente</strong> e che lo Stato predisponga ogni misura in termini legislativi e di regole di ingaggio per rispondere adeguatamente a certi scempi.</p>
<p>Ecco perché ci auguriamo che possa divenire realtà <strong>la nostra proposta di legge</strong> sul terrorismo di piazza che Fsp Polizia porta avanti dal lontano 2015. I poliziotti sono stufi di fare da bersagli e attendono un segnale forte e serio dalla politica, è ora di cambiare le cose.</p>
<p>Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Stop e multa di 7.500 euro&#8221;. L&#8217;annuncio di Piantedosi sulla Sea-Watch 5</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/stop-e-multa-di-7-500-euro-lannuncio-di-piantedosi-sulla-sea-watch-5/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 12:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[matteo piantedosi]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[ong]]></category>
		<category><![CDATA[sea watch]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'episodio incriminato risale allo scorso 13 agosto. L'Ong: "Non collaboriamo coi criminali libici"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/stop-e-multa-di-7-500-euro-lannuncio-di-piantedosi-sulla-sea-watch-5/">&#8220;Stop e multa di 7.500 euro&#8221;. L&#8217;annuncio di Piantedosi sulla Sea-Watch 5</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Sea-Watch 5</strong>, nave battente bandiera tedesca della ONG Sea-Watch, è stata sottoposta a un <strong>fermo amministrativo di 45 giorni e a una multa di 7.500 euro</strong>. Il provvedimento riguarda le operazioni svolte nel Mediterraneo e il mancato rispetto degli obblighi previsti dalla legge durante le attività in mare. A darne notizia è stato il ministro dell&#8217;Interno, <strong>Matteo Piantedosi: </strong>&#8220;La nave, battente bandiera tedesca, ancora una volta non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Una grave violazione della normativa: le attività di soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle ONG”.</p>
<h2>Il soccorso del 13 agosto in acque internazionali</h2>
<p>Sea-Watch ha confermato che il fermo è legato alla mancata cooperazione con le autorità libiche. L’episodio indicato dalla ONG è avvenuto giovedì 13 agosto 2026. In quella data, la Sea-Watch 5 ha soccorso sei persone in acque internazionali. Dopo il recupero, l’equipaggio ha informato l’Italia e i Paesi europei vicini, ma non ha contattato il centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico.</p>
<h2>La risposta della Ong</h2>
<p>In un comunicato, l’organizzazione ha spiegato la sua scelta e ha riconosciuto di non aver collaborato con il centro libico: “La Sea-Watch 5 è stata fermata per 45 giorni con l&#8217;accusa di non aver cooperato con le autorità libiche. È vero: giovedì 13 agosto, dopo aver soccorso 6 persone in acque internazionali, abbiamo informato l&#8217;Italia e i Paesi europei limitrofi, ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico”.</p>
<p>Nella stessa dichiarazione, Sea-Watch ha definito il centro libico “un&#8217;autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci dal &#8216;loro territorio&#8217;”. La ONG ha quindi collegato la mancata comunicazione con le autorità libiche a quanto avvenuto dopo il salvataggio delle sei persone. Sea-Watch ha anche sostenuto che Italia ed Europa abbiano dato e continuino a dare “<strong>legittimità e protezione a questi criminali</strong>, trasformando il Mediterraneo in un far west”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/stop-e-multa-di-7-500-euro-lannuncio-di-piantedosi-sulla-sea-watch-5/">&#8220;Stop e multa di 7.500 euro&#8221;. L&#8217;annuncio di Piantedosi sulla Sea-Watch 5</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Famiglia nel bosco, la bruttissima figura della stampa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-la-bruttissima-figura-della-stampa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 08:07:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia nel bosco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nove mesi di attesa per i tre bambini, mentre l’attenzione dei media si concentra su selfie, droni e curiosi davanti alla vecchia casa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-la-bruttissima-figura-della-stampa/">Famiglia nel bosco, la bruttissima figura della stampa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto riguarda l’infinita vicenda della <strong>Famiglia nel bosco</strong>, l’aristotelico motore immobile della nostra magnifica giustizia minorile, che il mondo intero ci invidia, tutto muove senza muoversi a sua volta. Tanto è vero che <strong>le piccole anime rinchiuse in una struttura protetta</strong> in quel di Vasto si trovano da oltre nove mesi in questo vero e proprio paradiso protetto.</p>
<p>A tale proposito, sempre in tema di motore immobile, il legale dei loro genitori, l’avvocato<strong> Simone Pillon</strong>, ha depositato il 25 giugno scorso una ben motivata istanza di ricongiungimento presso <strong>il Tribunale dei minori dell’Aquila,</strong> a cui ha fatto seguito un ulteriore sollecito.</p>
<p>A tutto ciò i giudici competenti, che si sono riuniti in camera di consiglio il 23 luglio, non hanno finora risposto alcunché, restando evidentemente raccolti in una ancora più attenta riflessione sul da farsi. Riflessione che, per quanto si possa essere scettici sui provvedimenti che hanno spezzato letteralmente in due i destini di una famiglia amorevole, si sta prendendo <strong>il suo biblico tempo</strong> per raggiungere una decisione che metta al primo posto il bene supremo dei tre disgraziatissimi bambini. Almeno così credono le molte anime belle di questo Paese.</p>
<p>Ed a questo punto, interpretando doverosamente <strong>il ruolo di cane da guardia del potere</strong> – nella fattispecie quello quasi assoluto di chi rappresenta la giustizia minorile – la stampa nazionale che fa? Si pone almeno qualche domanda in merito ad una lungaggine che nella cognizione del tempo molto dilatata dei bambini costituisce una tortura insopportabile in ogni momento della giornata? C’è almeno qualche buon samaritano dell’informazione che provi a puntare il dito nei riguardi di chi, a questo punto inspiegabilmente, si prende la responsabilità di tenere i tre figli in questa penosa condizione?</p>
<p>Niente di tutto ciò, come dimostrano i titoli della stragrande maggioranza dei giornali di questi ultimi giorni. In particolare, dal momento che a cavallo di Ferragosto la vecchia casa della <strong>famiglia Trevallion-Birmingham è stata presa d’assalto da parecchie persone</strong>, molte delle quali spinte da semplice curiosità, la cosa ha monopolizzato i pezzi relativi al caso.</p>
<p>Il <em>Corriere della Sera</em>: “La famiglia nel bosco assediata dai turisti: tra selfie, droni e appostamenti. E la coppia scrive: ‘Lasciateci stare’”. La Repubblica: “La famiglia nel bosco assediata a Palmoli per selfie e video”. Il Fatto Quotidiano: “La famiglia nel bosco ‘assediata’ da turisti per selfie e video”. Ansa: “Famiglia nel bosco, curiosi a Palmoli per selfie ‘grati ma ci serve privacy’”.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-di-male-in-peggio/" target="_blank" rel="noopener">Famiglia nel bosco, di male in peggio</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/pure-il-papa-prega-per-la-famiglia-nel-bosco-che-aspettano-i-giudici/" target="_blank" rel="noopener">Pure il Papa prega per la famiglia nel bosco. Che aspettano i giudici?</a></li>
</ul>
<p>Ora, potrei continuare con altre decine di titoli, che in qualche modo mi ricordano un famoso giornale unico che imperversava ai tempi del Covid-19, ma non lo farò. Mi limiterò a dire che chi ancora oggi si racconta la bella e rassicurante favola di un cane da guardia del potere, paragonandolo ad un feroce mastino, forse non si è reso conto di avere a che fare con un piccolo e docile chihuahua.</p>
<p>Claudio Romiti, 23 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-la-bruttissima-figura-della-stampa/">Famiglia nel bosco, la bruttissima figura della stampa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Ranucci, arriva la resa dei conti Rai: &#8220;Report verso un nuovo conduttore&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-arriva-la-resa-dei-conti-rai-report-verso-un-nuovo-conduttore/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ranucci-arriva-la-resa-dei-conti-rai-report-verso-un-nuovo-conduttore/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 07:18:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=339568</guid>

					<description><![CDATA[<p>Caso Sigfrido Ranucci, la Rai verso la svolta: martedì possibile cambio al timone di Report, ecco le ultime novità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-arriva-la-resa-dei-conti-rai-report-verso-un-nuovo-conduttore/">Ranucci, arriva la resa dei conti Rai: &#8220;Report verso un nuovo conduttore&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La parola decisiva, questa volta, non sarebbe “sospensione”. E nemmeno “licenziamento”. Sarebbe molto più semplice: <strong>sostituzione</strong>. Secondo quanto scrive <em>Dagospia</em>, martedì potrebbe arrivare la svolta nel lungo caso<strong> Sigfrido Ranucci</strong>: l’amministratore delegato della Rai <strong>Giampaolo Rossi</strong> sarebbe pronto a comunicare al giornalista che la prossima stagione di <em><strong>Report</strong> </em>avrà un altro conduttore.</p>
<p>Niente cacciata dalla Rai, dunque. Niente stipendio tagliato, niente perdita del ruolo di vicedirettore. Ranucci resterebbe dipendente del servizio pubblico e verrebbe <strong>destinato ad altri incarichi compatibili con il suo livello professionale</strong>. Ed è proprio questo il punto che rischia di rendere la vicenda molto meno cinematografica di come è stata raccontata nelle ultime settimane: se l’indiscrezione fosse confermata, Viale Mazzini sceglierebbe la strada editoriale, non quella disciplinare. In altre parole, Report resta, Ranucci resta in Rai, ma le due strade potrebbero separarsi.</p>
<p>Per il momento, va precisato, non esiste ancora una comunicazione ufficiale dell’azienda. Soltanto pochi giorni fa diverse fonti Rai riferivano all’<em>Ansa</em> che Ranucci continuava a lavorare al nuovo ciclo della trasmissione e che l’ipotesi di un passo indietro non risultava ancora formalmente sul tavolo. Ma nel frattempo la parola “sostituzione” ha cominciato a circolare con sempre maggiore insistenza nei corridoi di Viale Mazzini. Anche fonti sentite dal <em>Giornale</em> escludevano una sospensione vera e propria, confermando però che <strong>il futuro della conduzione era oggetto di valutazione</strong>.</p>
<p>C’è anche un dettaglio di calendario da sistemare: Report, secondo la comunicazione ufficiale della Rai,<strong> tornerà a novembre</strong>, non a ottobre. La Direzione Approfondimento, quando a luglio decise di sospendere cautelativamente le repliche estive, assicurò infatti che la nuova stagione sarebbe regolarmente partita nel mese di novembre. Fonti Ansa hanno poi indicato la data dell’8 novembre.</p>
<p>Tutto ruota, ovviamente, attorno alle verifiche interne aperte dopo <strong>l’esplosione dell’affaire Valter Lavitola</strong>. Il Comitato etico Rai ha già consegnato all’ad Rossi la propria relazione, destinata a rimanere secretata. E qui conviene distinguere i fatti dalle tifoserie: quella relazione non produce automaticamente la sostituzione di Ranucci. La scelta di chi conduce Report resta una decisione editoriale dell’azienda. <em>Dagospia</em> aveva inoltre riferito nei giorni scorsi di un supplemento di approfondimento voluto dai vertici Rai proprio per evitare che un eventuale provvedimento potesse trasformarsi nel remake del caso Santoro, con una lunga battaglia davanti ai giudici e il rischio di un clamoroso boomerang per Viale Mazzini.</p>
<p>Ranucci, da parte sua, n<strong>on sembra intenzionato a fare un passo indietro volontario.</strong> A Lavarone ha risposto con una frase tanto asciutta quanto significativa alla domanda sulla sua possibile sostituzione: “L’azienda può fare quello che vuole, è l’azienda”. E ha aggiunto: “Solo chi non mi conosce pensa che io possa mollare”. Il suo avvocato Roberto De Vita ha invece alzato parecchio il livello dello scontro, sostenendo che qualsiasi iniziativa della Rai assunta in questa fase sarebbe “inevitabilmente inquinata dalle falsità” circolate sul caso e rischierebbe di trasformarsi nella “punizione della vittima”.</p>
<p>Perché un punto deve restare fermo e lo ribadiamo ancora una volta. Sul piano giudiziario Ranucci è la <strong>vittima</strong> dell’attentato del 16 ottobre 2025.  Lavitola ha ammesso davanti al gip di esserne stato il mandante, sostenendo però di aver organizzato l’azione “per il suo bene”, con l’obiettivo di ottenere un rafforzamento della protezione del giornalista. Una spiegazione che il giudice ha giudicato tutt’altro che convincente, definendo le dichiarazioni di Lavitola “fumose, assolutamente generiche e prive di qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro”. L’ex editore è rimasto in carcere.</p>
<p><strong>Il problema per Ranucci, almeno sul versante Rai, è però un altro</strong>. Non riguarda un suo coinvolgimento, che gli inquirenti non gli contestano, ma il rapporto con Lavitola emerso dalle carte dell’indagine: le conversazioni, il progetto politico coltivato dal faccendiere, il sondaggio sul quale il giornalista intervenne con alcune modifiche e soprattutto la mail aziendale ricevuta dal direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini e successivamente inoltrata a Lavitola. Sono esattamente questi gli elementi sui quali Viale Mazzini ha concentrato le proprie valutazioni. L’<em>Ansa</em> aveva già indicato il passaggio della comunicazione interna a Lavitola tra i nodi presi in considerazione dal Comitato etico.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/le-12-domande-che-report-non-fara-mai-a-ranucci/">Le 12 domande che Report non farà mai a Ranucci</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ammetta-lerrore-rigoli-inchioda-ranucci-davanti-al-pubblico-ad-asiago/">“Ammetta l’errore”. Rigoli inchioda Ranucci davanti al pubblico ad Asiago</a></li>
</ul>
<p>Ed è qui che la storia diventa più interessante della solita rappresentazione in bianco e nero. Si può essere vittime di un attentato – e Ranucci lo è – e contemporaneamente essere chiamati dalla propria azienda a rispondere di comportamenti professionali che nulla hanno a che vedere con quell’attentato. <strong>Le due cose non si annullano a vicenda</strong>. Trasformare ogni verifica interna in un’aggressione alla libertà di stampa sarebbe comodo quanto trasformare le frequentazioni di Ranucci nella prova di chissà quale complotto: in entrambi i casi si salta qualche passaggio.</p>
<p>Adesso resta da vedere se martedì arriverà davvero quella comunicazione anticipata da <em>Dagospia</em>. Perché sarebbe la <strong>conclusione del “primo tempo”, non della partita</strong>. Ranucci conserverebbe ruolo e stipendio, Report rimarrebbe nel palinsesto e la Rai dovrebbe trovare un nuovo volto capace di prendere in mano una trasmissione identificata da anni quasi completamente con il suo conduttore.</p>
<p><strong>E poi comincerebbe il secondo tempo</strong>. Quello probabilmente più rumoroso: avvocati, politica, commissione di Vigilanza, accuse di epurazione e repliche di Viale Mazzini. Con un paradosso già evidente: dopo settimane passate a discutere se la Rai avrebbe “cacciato” Ranucci, la soluzione potrebbe essere assai più prosaica. Non cacciarlo affatto. Semplicemente, togliergli Report.</p>
<p>Massimo Balsamo, 23 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-arriva-la-resa-dei-conti-rai-report-verso-un-nuovo-conduttore/">Ranucci, arriva la resa dei conti Rai: &#8220;Report verso un nuovo conduttore&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>“Avvisa Gomes che avvisa quell’altro”. Le nuove ombre nel caso Ranucci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 17:44:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le ultime novità sul caso Ranucci: le intercettazioni, la versione di Lavitola e l’interrogazione di FdI sulle piste raccontate da Report</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/avvisa-gomes-che-avvisa-quellaltro-le-nuove-ombre-nel-caso-ranucci/">“Avvisa Gomes che avvisa quell’altro”. Le nuove ombre nel caso Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>caso Sigfrido Ranucci</strong> continua ad allargarsi. E mentre l’inchiesta sull’attentato davanti alla casa del conduttore di Report sembra aver imboccato una strada sempre più precisa, intorno alla vicenda si apre un secondo fronte, questa volta politico, che riguarda le ricostruzioni proposte dalla trasmissione Rai nei mesi successivi all’esplosione. Tra intercettazioni, nuove richieste di interrogatorio e un’interrogazione parlamentare di Fratelli d’Italia, il quadro si fa insomma parecchio più complicato.</p>
<p>Partiamo dall’indagine. Secondo quanto ricostruito da <em>Repubblica</em>, agli atti sarebbe finita una frase intercettata dai carabinieri durante la perquisizione dell’abitazione di <strong>Pellegrino D’Avino</strong>, uno degli uomini accusati di aver materialmente piazzato l’ordigno: “Avvisa Gomes che avvisa quell’altro”. Per gli investigatori potrebbe essere un elemento utile a ricostruire il rapporto tra il gruppo operativo, <strong>Gomes Clesio Tavares</strong> – ancora latitante – e <strong>Valter Lavitola</strong>, indicato dalla Procura di Roma come il regista dell’operazione. In un’altra intercettazione compare inoltre il soprannome “il Dottore”, che secondo gli atti sarebbe stato utilizzato per riferirsi proprio a Lavitola.</p>
<p>Ma il passaggio forse più interessante riguarda gli esecutori materiali. Il <em>Messaggero</em> riferisce che <strong>Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis</strong>, dopo essersi inizialmente avvalsi della facoltà di non rispondere, avrebbero chiesto di essere interrogati dal pubblico ministero. Dal carcere, sempre secondo le intercettazioni riportate dal quotidiano, seguivano con particolare attenzione le mosse di Lavitola: “Io voglio sapere che dice lui! “. E quando aveva iniziato a circolare l’ipotesi di una possibile messinscena organizzata per favorire Ranucci, avrebbero addirittura esultato, attribuendo la ricostruzione alla “astuzia di Lavitola“. In un altro passaggio compare la frase: “Si sono venduti tra di loro, noi siamo stati uomini! “.</p>
<p>Lavitola, nel frattempo, avrebbe parzialmente<strong> cambiato versione</strong>. Secondo il <em>Messaggero</em>, l’imprenditore avrebbe sostenuto di aver chiesto a Tavares soltanto un’azione dimostrativa: alcuni colpi di pistola contro il muro dell’abitazione del giornalista. La banda avrebbe invece deciso autonomamente di utilizzare una bomba realizzata con gelatina da cava. Un punto tutt’altro che secondario, visto che Lavitola si prepara al passaggio davanti al tribunale del Riesame e punta agli arresti domiciliari. Repubblica ricorda però un dettaglio destinato a pesare nella valutazione del pericolo di fuga: al momento dell’arresto sarebbe stato trovato con una valigia pronta.</p>
<p><strong>L’arresto</strong> del 10 agosto ha comunque cambiato profondamente il quadro investigativo. Fino a quel momento, riferisce il <em>Corriere</em>, gli investigatori disponevano soprattutto delle intercettazioni, dei dati delle celle telefoniche e degli accertamenti sull’esplosivo. Nell’interrogatorio di garanzia del 12 agosto è arrivata invece l’ammissione di Lavitola: “È opera mia, volevo proteggerlo“. Da lì la ricostruzione degli inquirenti ha preso una direzione più definita: Lavitola come presunto regista, Tavares come intermediario e il gruppo avellinese come braccio operativo.</p>
<p><strong>Resta però la domanda più importante: perché?</strong> Lavitola insiste sulla tesi dell’azione pensata per “proteggere” l’amico. Gli investigatori, invece, stanno valutando anche un’altra ipotesi: che l’attentato potesse servire a rilanciare la popolarità di Ranucci in vista di una possibile candidatura politica sulla quale Lavitola avrebbe lavorato. È, naturalmente, una pista investigativa da verificare e non un fatto accertato. Anche per questo gli inquirenti intenderebbero tornare ad ascoltare il giornalista, che nelle ore successive alla perquisizione avrebbe raccontato di aver parlato per circa due ore al telefono con Lavitola. Ed è qui che dalla cronaca giudiziaria si passa inevitabilmente alla politica.</p>
<p><em>Il Giornale</em> ha infatti riportato una <strong>nuova intercettazione</strong> risalente a 39 giorni prima dell’attentato, nella quale Ranucci avrebbe fornito a Lavitola indicazioni sulla propria abitazione: “Davanti alla villa trovi due auto“. Sulla vicenda<strong> Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione parlamentare</strong>, firmata da Federico Mollicone, Francesco Filini e Galeazzo Bignami, indirizzata al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio.</p>
<p>I parlamentari meloniani ricostruiscono anche <strong>un altro pezzo della storia</strong>. Ricordano l’audizione di Ranucci davanti alla Commissione parlamentare Antimafia del 4 novembre 2025, quando il conduttore aveva chiesto di secretare parte della propria risposta sul presunto coinvolgimento del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari in un pedinamento ai suoi danni. Tre giorni dopo la Procura di Roma aveva chiesto di acquisire il verbale integrale, compresa la parte secretata.</p>
<p>FdI torna poi sulla <a href="https://www.nicolaporro.it/report-si-bevve-la-polpetta-avvelenata-chi-passo-la-falsa-pista-su-ranucci/">puntata di Report del 19 aprile 2026</a>, nella quale l’attentato sarebbe stato accostato al deputato di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano sulla base, secondo la ricostruzione riportata nell’interrogazione, di una lettera anonima che non avrebbe poi trovato riscontri. Cangiano ha presentato querela per diffamazione aggravata e calunnia, mentre gli sviluppi successivi dell’indagine hanno portato all’arresto degli esecutori materiali e di Lavitola.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/le-12-domande-che-report-non-fara-mai-a-ranucci/">Le 12 domande che Report non farà mai a Ranucci</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ammetta-lerrore-rigoli-inchioda-ranucci-davanti-al-pubblico-ad-asiago/"> “Ammetta l’errore”. Rigoli inchioda Ranucci davanti al pubblico ad Asiago</a></li>
</ul>
<p>Il punto politico sollevato dal centrodestra è chiaro:<strong> quelle ricostruzioni giornalistiche potrebbero aver orientato il dibattito pubblico verso piste rivelatesi poi infondate?</strong> È la domanda contenuta nell’interrogazione. I deputati citano anche gli approfondimenti del <em>Tempo</em> su alcune inchieste di Report e le verifiche interne che sarebbero state avviate dalla Rai. Chiedono quindi al governo di valutare se le puntate in questione abbiano “oggettivamente concorso a orientare l’opinione pubblica e, potenzialmente, il corso delle indagini verso una pista investigativa rivelatasi infondata“.</p>
<p>Non basta. Mollicone, Filini e Bignami ipotizzano che alcune condotte di Ranucci possano configurare una <strong>violazione delle norme deontologiche e chiedono se non sia opportuno promuovere una segnalazione all’Ordine dei giornalisti</strong>. È, bene precisarlo, una richiesta politica contenuta in un atto parlamentare: non una valutazione disciplinare già accertata.</p>
<p>La fotografia, dunque, è questa. Sul piano giudiziario l’inchiesta sembra essersi rafforzata dopo le ammissioni di Lavitola, ma restano ancora da chiarire il movente, la reale catena di comando e il livello di conoscenza dei vari protagonisti. Sul piano politico, invece, la domanda si sposta sul racconto che dell’attentato è stato fatto nei mesi precedenti e sulle piste indicate da Report.</p>
<p>E qui sta forse<strong> il vero paradosso della storia:</strong> un attentato nato come uno dei casi simbolo delle presunte pressioni contro il giornalismo d’inchiesta oggi costringe tutti a rimettere mano alla cronologia, alle intercettazioni e alle ricostruzioni circolate fin dall’inizio. Senza sentenze anticipate e senza processi televisivi al contrario. Ma con una certezza: sul caso Ranucci ogni nuova carta sembra aprire più domande di quante ne chiuda.</p>
<p>Massimo Balsamo, 22 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/avvisa-gomes-che-avvisa-quellaltro-le-nuove-ombre-nel-caso-ranucci/">“Avvisa Gomes che avvisa quell’altro”. Le nuove ombre nel caso Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Esplosione in una palazzina a Perugia, ci sono persone coinvolte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 08:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un&#8217;esplosione è avvenuta poco fa, intorno alle 9,30, in una palazzina di quattro piani a Perugia, in via Giambattista Vico. Il tetto dell&#8217;immobile sarebbe crollato. Secondo le prime informazioni dei vigili del fuoco, ci sarebbero persone coinvolte.  Sul posto stanno operando i vigili del fuoco del comando di Perugia con un&#8217;autoscala. Notizia in aggiornamento</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;esplosione è avvenuta poco fa, intorno alle 9,30, in <strong>una palazzina di quattro piani a Perugia</strong>, in via Giambattista Vico. Il tetto dell&#8217;immobile sarebbe crollato.</p>
<p>Secondo le prime informazioni dei vigili del fuoco, <strong>ci sarebbero persone coinvolte</strong>.  Sul posto stanno operando i vigili del fuoco del comando di Perugia con un&#8217;autoscala.</p>
<p><em>Notizia in aggiornamento</em></p>
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		<title>Altro che Ranucci, ricordiamo Ricucci (reporter dimenticato)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 15:49:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Amedeo Ricucci]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ricordo dello storico inviato di guerra morto nel 2022 durante un servizio sulla 'ndrangheta</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa vicenda Ranucci-Lavitola meriterebbe molte riflessioni, ma in queste settimane, a me procura un cruccio minore. Che venga sepolto, nelle assonanze, <strong>il ricordo del giornalista Amedeo Ricucci</strong>. Non c&#8217;è giornalista che abbia frequentato i fronti di guerra che non l&#8217;abbia incontrato, e qualche telespettatore di <em>Mixer</em>, del Tg1, de <em>La storia siamo noi</em> di sicuro lo ricorda.</p>
<p>Era un calabrese del cosentino, grande e grosso. Un tipo appassionato e passionale, generoso e intenso. Molte volte non mi trovavo d&#8217;accordo con lui, ma ne ho sempre avuto stima. È morto a 63 anni, per un malore, dopo una lunga malattia, mentre si trovava a Reggio Calabria per un servizio sulla &#8216;ndrangheta. Ha scritto almeno una ventina di libri, tra cui <em>Cronache dal fronte</em>, che <a href="https://www.youtube.com/watch?v=JT6qRoB8rOI" target="_blank" rel="noopener nofollow">qui potete vedere presentato a un Festival del giornalismo.</a></p>
<p><strong>Direte: tutto qui su Ranucci?</strong> Questo mi premeva, perché la memoria conta, e il resto non mi affascina.</p>
<p>Toni Capuozzo, 21 agosto 2026</p>
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		<title>Defecano in chiesa, poi si puliscono con i teli dell&#8217;altare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 12:54:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[don Daniele Laghi]]></category>
		<category><![CDATA[incivilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vandali in azione nella chiesetta di San Rocco e nella cripta dell’Arcipretale sull’altopiano di Brentonico in provincia di Trento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/defecano-in-chiesa-poi-si-puliscono-con-i-teli-dellaltare/">Defecano in chiesa, poi si puliscono con i teli dell&#8217;altare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La denuncia arriva da <strong>don Daniele Laghi</strong>, parroco di Brentonico in provincia di Trento, che nelle ultime ore ha raccontato di aver trovato <strong>escrementi umani all&#8217;interno della Chiesa</strong>, dietro l&#8217;altare della cripta. Ma i vandali sono andati oltre: dopo aver defecato si sono pure puliti con le tovaglie sacre prese direttamente dall&#8217;altare, rinvenute sporche a terra.</p>
<p>Un secondo episodio sarebbe avvenuto in un&#8217;altra chiesetta poco distante in cui gli <strong>su una tovaglietta sacra gli incivili hanno anche urinato</strong>. Il parroco ha poi rinvenuto<strong> immondizia e resti di cibo</strong>. &#8220;È un gesto che fa male ed è uno sfregio per tutta la comunità &#8211; commenta don Laghi a <em>La Voce del Trentino</em>.</p>
<p>&#8220;Un ulteriore segno dell’inciviltà dilagante. Bisogna intervenire a livello sociale, mettere dei paletti per ricreare quel senso civico, quel rispetto per i beni comuni, ma direi anche dei simboli della nostra comunità.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/defecano-in-chiesa-poi-si-puliscono-con-i-teli-dellaltare/">Defecano in chiesa, poi si puliscono con i teli dell&#8217;altare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>“Ammetta l’errore”. Rigoli inchioda Ranucci davanti al pubblico ad Asiago</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 07:42:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[Rigoli]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primario assolto Rigoli interrompe il conduttore di Report Ranucci e reclama giustizia: “Avete colpito un innocente, la mia famiglia ha sofferto per tre anni”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ammetta-lerrore-rigoli-inchioda-ranucci-davanti-al-pubblico-ad-asiago/">“Ammetta l’errore”. Rigoli inchioda Ranucci davanti al pubblico ad Asiago</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per anni <strong>Roberto Rigoli</strong> ha dovuto difendersi nelle aule di tribunale e davanti all’opinione pubblica. L’accusa giudiziaria è caduta: <a href="https://www.nicolaporro.it/report-lo-mette-alla-gogna-il-giudice-lo-assolve-il-caso-rigoli-inchioda-il-metodo-ranucci/">assolto perché il fatto non sussiste</a>. Quella mediatica, invece, continua a produrre conseguenze. Per questo il primario della Microbiologia di Treviso ha deciso di presentarsi al parco Millepini di Asiago, sedersi in terza fila e ascoltare <strong>Sigfrido Ranucci</strong> parlare del suo ultimo libro, “Il ritorno della Casta”. Poi si è alzato e ha pronunciato una frase semplice: “Non è vero, nel mio caso non è vero”.</p>
<p>Il riferimento era all’affermazione con cui il conduttore assicurava che <strong>Report</strong> aggiorna le vicende giudiziarie raccontate nelle proprie inchieste. Rigoli, finito al centro di una puntata della trasmissione di Rai 3 per il caso dei tamponi rapidi utilizzati in Veneto durante la pandemia, ha ricordato davanti al pubblico che la sua storia ha avuto un epilogo piuttosto importante: l’assoluzione da tutte le accuse. <strong>“Se lei ammette davanti a tutti l’errore, almeno di quella trasmissione lì, io sono felice”</strong>, ha detto.</p>
<p>La risposta di Ranucci è stata immediata, ma non propriamente autocritica: “Io posso ammettere gli errori che vogliamo, ma se lei dice che in quella trasmissione abbiamo detto il falso,<strong> lei non dice il vero</strong>”. E qui si arriva al punto. Non si tratta di chiedere a Report di rinunciare alle inchieste o di genuflettersi davanti a chiunque venga assolto. Si tratta di riconoscere che, quando la televisione pubblica costruisce un racconto capace di travolgere la reputazione di una persona, l’esito giudiziario non può diventare una postilla da infilare in fondo alla storia.</p>
<p><strong>“È bene dire che è stato colpito un innocente”</strong>, ha ribattuto Rigoli. Difficile dargli torto. Durante l’emergenza Covid il medico aveva lavorato allo sviluppo e all’impiego dei tamponi antigenici come supporto ai molecolari, in una fase in cui i laboratori erano sotto una pressione enorme, mancavano i kit e per ottenere un referto si rischiava di attendere giorni. Da quella scelta nacquero accuse pesantissime: depistaggio, falso ideologico e, nella prima fase delle indagini, persino sospetti di corruzione. <strong>Alla fine il castello è crollato.</strong></p>
<p>Nel frattempo, però, Rigoli era già stato trasformato nel<strong> simbolo di un presunto sistema opaco</strong>. La rappresentazione televisiva aveva collegato la questione dei tamponi rapidi persino ai morti del Veneto, secondo il medico attraverso ricostruzioni “mistificatorie e calunniose”. È su questo terreno che ora si giocherà anche il procedimento per diffamazione aggravata nato dalla sua denuncia contro Ranucci.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-sta-sperimentando-il-metodo-che-lha-reso-famoso/">Ranucci sta sperimentando il metodo che l’ha reso famoso</a></li>
</ul>
<p>Ad Asiago il confronto ha assunto poi un tono quasi surreale. Alla domanda se credesse nella sua innocenza, Ranucci ha risposto: “Se lo dice la magistratura lei per me è innocente. Però in questo momento io non sono neanche indagato ma sono quello che si è messo la bomba da solo”. <strong>Un cambio di piano che non risponde alla contestazione di Rigoli</strong>. La bomba contro Ranucci è una vicenda gravissima, sulla quale la solidarietà non può essere condizionata da alcuna divergenza professionale. Ma proprio Rigoli lo ha chiarito con parole di rara dignità: “Io sono solidale con sua figlia, perché sua figlia ha sofferto quanto mia figlia per tre anni, <strong>come ha sofferto la mia famiglia</strong>”.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fgiornale.altopiano%2Fvideos%2F1055250780799107%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=3803" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ecco la differenza. Rigoli non è andato ad Asiago per insultare, provocare o regolare conti. Ha espresso solidarietà a Ranucci e alla sua famiglia, ma ha preteso che fosse riconosciuta anche la sofferenza provocata alla propria. <strong>Ha chiesto giustizia, non vendetta</strong>. Quando il conduttore è sceso dal palco per stringergli la mano, il medico ha ripetuto: “Io voglio giustizia”.</p>
<p>La stretta di mano è un gesto civile. Ma <strong>non basta a cancellare</strong> tre anni di gogna, un processo che non avrebbe dovuto cominciare e il dolore di una famiglia esposta al sospetto pubblico. La magistratura ha restituito a Rigoli la sua innocenza. Ora spetta a chi lo ha raccontato come un colpevole restituirgli almeno ciò che la televisione gli ha tolto: la reputazione.</p>
<p>Massimo Balsamo, 21 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ammetta-lerrore-rigoli-inchioda-ranucci-davanti-al-pubblico-ad-asiago/">“Ammetta l’errore”. Rigoli inchioda Ranucci davanti al pubblico ad Asiago</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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