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	<title>Cronaca</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2026 17:18:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Porgi l&#8217;altro dito medio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 18:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[Violenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>padre Giannicola Maria Simone, 65 anni, ha risposto ai violenti che stavano distruggendo Milano: 'Ogni tanto bisogna anche dirgli “Stai attento a quello che fai'"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/porgi-laltro-dito-medio/">Porgi l&#8217;altro dito medio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un dito medio rivolto a un sacerdote. E il sacerdote che risponde con lo stesso gesto. È diventato virale il video girato durante gli <strong>scontri dello scorso fine settimana a Milano</strong>, quando un giovane in fuga dalle violenze del centro ha insultato <strong>padre Giannicola Maria Simone</strong>, 65 anni, davanti alla chiesa di Sant’Alessandro in Zebedia, a pochi passi da via Torino. Il religioso ha replicato mostrando a sua volta il dito medio. Una scena che ha fatto il giro dei social, raccogliendo milioni di visualizzazioni.</p>
<p>Intervistato dal <em>Corriere della Sera</em>, il sacerdote ha ricostruito quanto accaduto. «Io ero in chiesa e guardavo quanto stava succedendo», ha raccontato. Quando ha visto la folla disperdersi nelle strade laterali, è corso a mettere al sicuro l&#8217;edificio. «C’era tanta gente che scappava dai violenti, li ho fatti entrare tutti. Non erano fedeli, ma turisti e altri passanti. Sono rimasti qui finché non è passata la baraonda».</p>
<p>Poi l&#8217;episodio immortalato dalle telecamere. «Mentre questi giovani passavano, qualcuno mi ha fatto il dito medio. Sono ragazzi, quindi non mi sorprendo. Io gli ho risposto a mia volta con il dito medio, ma senza intenzioni né violente né con il rischio di scatenare ulteriore rabbia». Il video, precisa, è autentico, anche se nel frattempo ne stanno circolando versioni manipolate.</p>
<p><strong>Pentito del gesto? Neanche per sogno.</strong> «Ma no, non credo che si debba parlare di pentimento. Avessi dato un cazzotto allora sì, ma le mani non le ho mai alzate con nessuno neanche nei momenti più difficili». Padre Giannicola, che da una vita lavora a contatto con gli adolescenti, rivendica il senso della propria reazione: «Io ho 65 anni e lavoro con i ragazzi da una vita e ogni tanto bisogna anche dirgli “Stai attento a quello che fai”». Ammette comunque che, fuori dal contesto degli scontri, non avrebbe mai risposto in quel modo.</p>
<p><iframe src="https://video.corriere.it/video-embed/2853b0a0-faed-454a-afe4-dcdb35a72xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ma il racconto più significativo riguarda forse <strong>i giovanissimi incontrati davanti alla chiesa</strong>. Alcuni erano seduti sui gradini, vestiti di nero. «Erano vestiti di nero, tutti italiani», precisa il sacerdote, che ha cercato di instaurare un dialogo per capire le ragioni della loro presenza. Con risultati piuttosto sconfortanti. «Volevo capire cosa avessero per la testa ma le risposte sono state molto vaghe». La spiegazione fornita dai ragazzi? «Non sappiamo perché siamo qui, sono venuti tutti e quindi sono venuto anche io».</p>
<p>Secondo il religioso, molti di quei giovani sembravano non avere neppure piena consapevolezza di ciò che stava accadendo. «Non sapevano neanche loro quello che stavano facendo». Diversi erano impegnati a riprendere le scene con il telefonino, anche attraverso dirette social. Proprio una di queste trasmissioni ha allarmato gli studenti del collegio in cui insegna, che sono scesi in piazza per proteggerlo. «Io gli ho risposto ridendo: “Difendermi da che cosa?”».</p>
<p>Il sacerdote non nasconde la propria preoccupazione per il fenomeno. I protagonisti delle violenze, sostiene, «sono una minoranza rispetto agli adolescenti, ma sono il sintomo di un disagio molto più diffuso». E individua una responsabilità anche nel mondo degli adulti: «Se i giovani sono annoiati è perché noi li abbiamo rinchiusi tutti e gli abbiamo lasciato in mano solo uno smartphone, un qualcosa di finto».</p>
<p>Nei giorni successivi padre Giannicola ha pubblicato un video per commentare gli scontri, utilizzando anche la parola «pena» nei confronti dei ragazzi coinvolti. Un&#8217;espressione che ha provocato critiche, ma sulla quale il religioso non intende fare marcia indietro. «Chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità. La sfida è capire come aiutarli».</p>
<p>Le reazioni al suo gesto, intanto, sono state contrastanti. «Io insegno e stamattina i miei studenti hanno detto: “Grande”, “Bravo”», racconta. Sui social, invece, sono arrivati commenti di ogni genere, alcuni «molto ideologici e di deriva politica», altri favorevoli e persino messaggi di ringraziamento.</p>
<p>Quanto al rischio di nuovi disordini, il sacerdote è pronto a prendere nuovamente precauzioni: «Questo fine settimana non so che cosa accadrà in centro. Se diventa pericoloso chiuderò la chiesa come la scorsa volta». Una cosa, però, sembra non volerla abbandonare: il dialogo con i giovani. Perché, conclude, «alla fine, vince sempre il confronto».</p>
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		<title>Brescia si ribella: divieto di maranza nei parchi giochi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 15:01:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brescia, spuntano i cartelli anti-maranza nei parchi contro degrado e insicurezza: scoppia la polemica, ma il comitato chiede più controlli</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza <strong>maranza</strong> continua a far discutere. E questa volta la protesta arriva direttamente nei parchi pubblici, quelli che dovrebbero essere luoghi sicuri per bambini e famiglie e che troppo spesso finiscono al centro delle segnalazioni per degrado, spaccio e comportamenti molesti. A <strong>Brescia</strong> e in diversi comuni della provincia, nella notte tra martedì 20 e mercoledì 21 ottobre, sono comparsi<strong> decine di cartelli</strong> con un messaggio inequivocabile: &#8220;Noi qui non possiamo entrare&#8221;. Una provocazione contro il fenomeno maranza che ha immediatamente scatenato le polemiche.</p>
<p>I <strong>manifesti</strong> &#8211; pubblicati su Facebook da <em>Orgoglio Bresciano &#8211; Ogbs</em> &#8211; sono stati affissi agli ingressi dei giardini pubblici e nelle vicinanze delle aree giochi di Gardone Val Trompia, Sarezzo, Collio e Lumezzane, oltre che in alcune zone del capoluogo. Sui cartelli compare <strong>un segnale di divieto</strong> con l&#8217;immagine di due giovani dalla pelle scura, vestiti secondo quello che viene comunemente identificato come lo stile maranza. Il messaggio, tradotto in diverse lingue, è stato diffuso anche sui social. A rivendicare l&#8217;iniziativa è stato il <strong>&#8220;Comitato Remigrazione e Riconquista di Brescia&#8221;</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo dichiarato dagli organizzatori è richiamare l&#8217;attenzione su un problema che non può essere liquidato con una scrollata di spalle: <strong>l&#8217;insicurezza degli spazi pubblici</strong>. Nella nota di rivendicazione vengono denunciati episodi di abbandono dei rifiuti, occupazioni abusive, spaccio di droga e comportamenti molesti. Fenomeni che, secondo il comitato, compromettono la possibilità per famiglie e bambini di frequentare serenamente i parchi. Da qui le richieste di maggiori controlli delle forze dell&#8217;ordine, sgomberi degli insediamenti abusivi e applicazione delle sanzioni previste dai regolamenti comunali</p>
<p>Eppure la discussione si è immediatamente spostata sul <strong>razzismo</strong>. E dalle istituzioni locali sono arrivate numerose condanne. Certo, la rappresentazione di due giovani dalla pelle scura all&#8217;interno di un segnale di divieto presta il fianco a contestazioni più che comprensibili. Ma bisogna anche distinguere il contenuto della provocazione dal problema che intende denunciare. Chiedere che i parchi siano liberati da spacciatori, violenti e disturbatori non ha nulla di razzista. La sicurezza non è una questione di provenienza geografica, bensì di rispetto delle regole. E chi delinque deve risponderne indipendentemente dalla nazionalità.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/e-arrivato-dal-marocco-e-al-baby-maranza-paghiamo-pure-laula-privata/">“È arrivato dal Marocco”. E al baby maranza paghiamo pure l’aula “privata”</a></li>
</ul>
<p>A prendere posizione è stato anche <strong>Giovanni Gatta</strong>, assessore del Comune di Sarezzo. &#8220;Il decoro e la sicurezza dei nostri spazi pubblici sono un obiettivo che condivido&#8221;, ha dichiarato, precisando tuttavia che &#8220;non è con messaggi che dividono e intimidiscono che si rispettano e si migliorano i nostri parchi&#8221;. L&#8217;esponente della giunta ha quindi assicurato che l&#8217;amministrazione continuerà a lavorare per garantire spazi pubblici &#8220;curati, sicuri e aperti a tutti&#8221;.</p>
<p>Una posizione condivisibile negli obiettivi, ma che non deve far passare in secondo piano la questione principale. Perché il fenomeno maranza, tra aggressioni, intimidazioni e comportamenti antisociali, non può essere affrontato soltanto con gli <strong>appelli alla convivenza</strong>. Servono prevenzione, controlli e interventi concreti. E soprattutto occorre evitare che la discussione sulle modalità di una protesta cancelli le ragioni del disagio che l&#8217;ha provocata. Il diritto di frequentare un parco senza paura appartiene a tutti. E pretendere che venga garantito non è razzismo.</p>
<p>Massimo Balsamo, 22 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/brescia-si-ribella-divieto-di-maranza-nei-parchi-giochi/">Brescia si ribella: divieto di maranza nei parchi giochi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>La sinistra in coro: &#8220;Esiste la violenza di non arrivare a fine mese&#8221;. Ma il &#8216;maranza&#8217; li smentisce</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-in-coro-esiste-la-violenza-di-non-arrivare-a-fine-mese-ma-il-maranza-li-smentisce/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 12:21:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sinistra in coro: "Esiste anche la violenza di non arrivare a fine mese". Ma un'intervista alla Barona spazza via tutte le balle</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-in-coro-esiste-la-violenza-di-non-arrivare-a-fine-mese-ma-il-maranza-li-smentisce/">La sinistra in coro: &#8220;Esiste la violenza di non arrivare a fine mese&#8221;. Ma il &#8216;maranza&#8217; li smentisce</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A sinistra sembrano aver trovato la <strong>formula magica</strong> per rispondere, senza inimicarsi i <em>maranza e i giovani in protesta</em>, a chi chiede loro di condannare i saccheggi di Milano: &#8220;Le devastazioni non ci piacciono&#8221;, ma (ci vuole sempre un ma) &#8220;anche non arrivare a fine mese è una violenza&#8221;. Bellissima formuletta. Funziona. La ripetono a ogni piè sospinto &#8211; con lievi modifiche &#8211; i vari Ilaria Salis, Alessandro Di Battista, Cathy La Torre e via dicendo. Ma in realtà, a leggerlo bene, lo slogan può vantare un contenuto logico prossimo allo zero ed è del tutto scollegato dalla realtà. Tanto che a smentirlo nei fatti arriva <em>nientepopodimeno</em> che un ragazzo della Barona, intervistato dall&#8217;Ansa. Ma a questo ci arriveremo.</p>
<p>Partiamo dalla formula magica. Perché non funziona? Primo: non spiega &#8220;chi&#8221; sarebbe il colpevole di questa presunta &#8220;violenza&#8221; contro i cittadini che non arrivano a fine mese. Lo Stato che non li sussidia? Il datore di lavoro che non li paga abbastanza? Il sindacato che non ha stipulato contratti collettivi soddisfacenti? Secondo: cosa si intende per &#8220;arrivare a fine mese&#8221;? È probabile che <a href="https://www.nicolaporro.it/e-arrivato-dal-marocco-e-al-baby-maranza-paghiamo-pure-laula-privata/" target="_blank" rel="noopener">il bambino di 11 anni pizzicato dopo aver svaligiato un negozio</a> sappia poco o nulla del reddito familiare. Lo stesso dicasi dei 16enni, probabilmente attirati soltanto dal gusto del lusso ottenuto gratis. Ma da quando in qua esiste il &#8220;diritto&#8221; all&#8217;eleganza gratuita? Se non puoi permetterti un paio di Nike, è forse lecito arraffarle perché altrimenti non ti senti abbastanza incluso nel tuo giro di amicizie? <strong>Una cosa è rubare per necessità</strong> (vedi l&#8217;anziana signora che si intasca una scatoletta di tonno al supermercato), <strong>un&#8217;altra è puntare ai negozi di abbigliamento firmato</strong>. Il ragionamento del &#8220;non arrivare a fine mese è una violenza&#8221;, in questo caso, dunque, non regge. A meno che Salis &amp; Co. non considerino necessario, per vivere una vita dignitosa, indossare scarpe griffate.</p>
<p>Terzo: ma siamo davvero sicuri che i suddetti <em>maranza</em> (generalizziamo per sintesi giornalistica, ma il ragionamento non riguarda solo i ragazzi di seconda generazione) facciano abbastanza per guadagnarsi da vivere, oppure &#8220;pretendono&#8221; ciò che non riescono a ottenere senza sforzo? Mi spiego. Ieri ho visto questa intervista rilasciata da un ragazzo residente alla Barona, quartiere alla periferia di Milano. Il quale ha candidamente ammesso che molti di loro non lavorano non perché manchino le opportunità, ma perché &#8220;piuttosto che essere abusati&#8221; (abusati!) preferiscono restare sul divano. &#8220;Io adesso vado a lavorare per 1200, 1300, 1500 euro e poi mi ritrovo senza&#8221; niente per vivere, ha raccontato. &#8220;Allora alcuni dicono: &#8216;Non vado neanche al lavoro, non ha senso o non cerco neanche&#8217;. Lavorano un po&#8217; poi lasciano il lavoro perché non ci stanno dentro. Non è che si rinuncia, però non hai più&#8230; non puoi né sognare né poter vivere una vita normale. Devi sopravvivere, come ti ho detto prima. Sopravvivi e basta, vivi giorno per giorno. C&#8217;è chi ha finito la scuola, chi sta capendo cosa fare, chi non trova lavoro o quel lavoro là non gli piace. Adesso le persone dicono: &#8216;Piuttosto non vado a lavorare, che andare in un posto dove mi pagano poco&#8217;. Non c&#8217;è più quella roba di una volta in cui si diceva: &#8216;Però vado lo stesso, perché comunque&#8230;&#8217;. No adesso dicono: &#8216;Piuttosto non vado perché io non vado lì per essere abusato e non prendere neanche il giusto&#8217;. Da lì nasce la rabbia, la noia&#8221;.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Un ragazzo nato e cresciuto alla Barona, quartiere di Milano dov&#39;è cresciuto anche il rapper Marracash, racconta la difficoltà di costruirsi un futuro con stipendi compresi tra 1.200 e 1.500 euro: «Non puoi più sognare né vivere una vita normale, quindi sopravvivi e basta».… <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://t.co/MI3pltFRmf">pic.twitter.com/MI3pltFRmf</a></p>&mdash; La Stampa (@LaStampa) <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://x.com/LaStampa/status/2112839218653245591?ref_src=twsrc%5Etfw">October 21, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p>Chiariamo. Secondo l&#8217;Istat, nella Città metropolitana di Milano, se sei un ragazzo single che vive da solo, per non scendere sotto la soglia di povertà devi guadagnare almeno 1.257,21 euro. Certo, con 1.300 o 1.500 euro al mese non navighi nell&#8217;oro. Forse non puoi permetterti la settimana bianca. Di sicuro devi tirare la cinghia. Ma che senso ha preferire &#8220;non lavorare&#8221; piuttosto che incassare una somma che i veri poveri sognano? In ogni caso, si tratta di una cifra &#8220;nella media&#8221; per cui molti si lamentano ma non per questo spaccano tutto. E ci hanno mai pensato, lorsignori, che magari a 17, 18 o 19 anni non si possono pretendere stipendi faraonici, a meno che tu non sia <a href="https://www.nicolaporro.it/willie-peyote-il-che-guevara-pro-maranza-ma-col-cachet-borghese/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Willie Peyote</strong></a> o <strong>Marracash?</strong> Lo sanno che esiste l&#8217;avanzamento di carriera? Lo sanno che si può &#8220;sopravvivere&#8221; anche senza vestirsi da capo a piedi Adidas e Nike (esistono sottomarche di ottima fattura) e senza dover uscire tutti i fine settimana? Non voglio fare la predica. Ma dubito che nel Dopoguerra avrebbero preferito &#8220;lasciare il lavoro perché non ci stai dentro&#8221; anziché portare a casa, intanto, tutto quello che era possibile. Altra domanda: hanno studiato abbastanza, frequentato corsi, fatto un po&#8217; di gavetta? Hanno pensato di cambiare città per ottenere <strong>stipendi più elevati o posizioni lavorative migliori</strong>? Qui c&#8217;è qualcosa che non torna. Ci sono fiumi di aziende che cercano operai specializzati senza trovarne: non sarà un po&#8217; colpa anche di chi cerca lavoro se la domanda non incontra l&#8217;offerta? Puoi essere più o meno fortunato, ma non esiste alcun &#8220;diritto&#8221; ad avere un lavoro fisso, ben pagato, vicino casa, senza dover cambiare città e che magari non ti faccia nemmeno faticare troppo. Troppo facile restare sul divano, dare la colpa alla &#8220;violenza&#8221; di non si sa bene chi. E poi sfogarsi spaccando le vetrine del negozio di chi, tutte le mattine, si alza presto per tirare su la saracinesca.</p>
<p>Giuseppe De Lorenzo, 22 ottobre 2026</p>
<p><iframe src="https://www.la7.it/embedded/la7?tid=player&amp;content=662401&amp;title=%2Fotto-e-mezzo%2Fvideo%2Fscontri-a-milano-cathy-la-torre-non-arrivare-a-fine-mese-e-una-forma-di-violenza-tanto-quanto-19-10-2026-662401" width="100%" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-in-coro-esiste-la-violenza-di-non-arrivare-a-fine-mese-ma-il-maranza-li-smentisce/">La sinistra in coro: &#8220;Esiste la violenza di non arrivare a fine mese&#8221;. Ma il &#8216;maranza&#8217; li smentisce</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;È arrivato dal Marocco&#8221;. E al baby maranza paghiamo pure l&#8217;aula &#8220;privata&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-arrivato-dal-marocco-e-al-baby-maranza-paghiamo-pure-laula-privata/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/e-arrivato-dal-marocco-e-al-baby-maranza-paghiamo-pure-laula-privata/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 06:51:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, il baby saccheggiatore di 11 anni picchiava i compagni e aveva un'aula tutta per sé: il flop dell'integrazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-arrivato-dal-marocco-e-al-baby-maranza-paghiamo-pure-laula-privata/">&#8220;È arrivato dal Marocco&#8221;. E al baby maranza paghiamo pure l&#8217;aula &#8220;privata&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha appena undici anni, ma nel quartiere lo conoscono praticamente tutti. Picchia i coetanei, sfida gli adulti, scorrazza sul monopattino tra le automobili e a scuola è diventato un caso talmente difficile da gestire che gli insegnanti hanno dovuto organizzare persino un&#8217;aula separata, con lezioni individuali. Un progetto &#8220;one to one&#8221;, pensato appositamente per lui. Eppure non è bastato. Perché <strong>il piccolo maranza Yousef</strong>, nome di fantasia utilizzato per tutelare il minore, è lo stesso <a href="https://www.nicolaporro.it/hanno-preso-il-maranza-che-ha-rubato-il-cappello-al-carabiniere/">ragazzino immortalato nei video dei saccheggi che hanno sconvolto Milano nel fine settimana</a>. Quello che usciva da un negozio devastato con una serie di cinture firmate al collo. Undici anni appena, ma già protagonista delle immagini simbolo della guerriglia urbana.</p>
<p>A ricostruire la sua storia è <em>Repubblica</em>, con un reportage firmato da Brunella Giovara che racconta una <strong>realtà difficile</strong>, fatta di problemi familiari, comportamenti aggressivi e tentativi di recupero finora insufficienti. Una storia che dovrebbe far riflettere anche quanti continuano a considerare un tabù qualsiasi proposta per regolamentare la presenza degli studenti stranieri nelle classi.</p>
<p>Siamo alla <strong>Barona</strong>, periferia sud di Milano. Qui Yousef, arrivato dal Marocco quando aveva otto anni, è diventato una specie di celebrità. Non certo per meriti scolastici. <strong>&#8220;È uno che picchia&#8221;</strong>, racconta a Rep un ragazzino bosniaco che abita nelle case Aler di via Ovada. E aggiunge: &#8220;A me, mi ha menato un sacco di volte&#8221;. Un edicolante di piazza Miani conferma la sua fama: &#8220;Lo conosciamo tutti molto bene, è un provocatore. Ti guarda con quello sguardo di sfida…&#8221;.</p>
<p>Il <strong>ritratto</strong> che emerge dalle testimonianze dei coetanei è <strong>impietoso</strong>. &#8220;Menava forte, anche alle elementari&#8221;, ricorda un compagno di scuola. Un&#8217;altra ragazzina, Fatima, anche lei di origine marocchina, prova a descriverne le contraddizioni: &#8220;È un bambino cattivo, è vero&#8221;. Ma anche &#8220;simpatico&#8221; e &#8220;solare&#8221;, con un bellissimo sorriso. Poi arriva al punto: &#8220;Ma è un bambino difficile. È selvaggio, ecco&#8221;. E soprattutto: &#8220;È <strong>abbandonato a se stesso</strong>, pur avendo una famiglia&#8221;.</p>
<p>Non mancano le <strong>distinzioni</strong>, tutt&#8217;altro che secondarie, fatte proprio dagli altri figli di immigrati. Un compagno di origine marocchina tiene a precisare che la sua è una famiglia di &#8220;gente perbene&#8221;. E aggiunge: &#8220;I miei sono lavoratori, i suoi no&#8221;. Suo padre fa il muratore, lui sogna l&#8217;università. E davanti ai comportamenti di Yousef sbotta: &#8220;Gente così ci fa fare brutta figura nel mondo&#8221;. Parole che raccontano anche la frustrazione di chi cerca di costruirsi un futuro rispettando le regole e non vuole essere accomunato a chi le calpesta.</p>
<p>Ma il passaggio più clamoroso del reportage riguarda la scuola. Yousef frequenta la seconda media all&#8217;istituto comprensivo Ilaria Alpi, dove la dirigente Roberta Bellino e la vicepreside Caterina Soresina Stoppani raccontano gli sforzi compiuti per cercare di recuperarlo. &#8220;È un ragazzo con fragilità importanti, su cui abbiamo investito tutte le nostre forze&#8221;, spiegano. E ancora: &#8220;Abbiamo fatto <strong>un programma ad hoc, su misura</strong>&#8220;.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/vanno-capiti-smontiamo-le-8-bugie-di-chi-giustifica-i-maranza/">“Vanno capiti”. Smontiamo le 8 bugie di chi giustifica i maranza</a></li>
</ul>
<p>Fin qui si potrebbe pensare a un percorso di sostegno come tanti. Invece no. Perché, stando alle parole della dirigente riportate da <em>Repubblica</em>, &#8220;Yousef non può stare in classe, dato il suo carattere&#8221;. E così la scuola ha dovuto adottare una soluzione eccezionale: &#8220;Fin dalla prima media ha un trattamento speciale: <strong>un progetto &#8216;one to one&#8217;</strong>, con gli insegnanti che gli fanno lezione in un&#8217;altra aula&#8221;.</p>
<p>Avete letto bene. Per cercare di integrarlo, recuperare le lacune e insegnargli anche l&#8217;italiano, è stato necessario predisporre <strong>un percorso individuale</strong>, lontano dai compagni. Mentre gli altri studenti seguono le lezioni nelle rispettive classi, per lui è stato organizzato un trattamento personalizzato. Uno sforzo enorme da parte degli insegnanti, costretti a fare i conti con una situazione che evidentemente supera la normale gestione scolastica. E non si tratta nemmeno di una scuola travolta da centinaia di casi analoghi. Su circa 500 alunni delle medie, spiegano le dirigenti, le situazioni di questo tipo sono appena due. Una sarebbe in via di recupero: &#8220;Ma con Yousef è più difficile. È un ragazzino estremamente fragile&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro particolare che lascia interdetti. La scuola, sempre secondo quanto raccontato a <em>Repubblica</em>, avrebbe segnalato più volte la situazione ai<strong> servizi sociali</strong>, senza ottenere risposte: &#8220;Ma non abbiamo mai avuto riscontri&#8221;. Anche i contatti con il padre, descritto come disponibile a parole, non avrebbero prodotto risultati sufficienti. E così gli insegnanti si sono ritrovati sostanzialmente soli.</p>
<p>Nel frattempo Yousef è finito nei video dei saccheggi milanesi, con le cinture al collo e l&#8217;atteggiamento di chi sembra considerare una bravata il saccheggio di un negozio. I carabinieri lo hanno identificato, ma a undici anni <strong>non è penalmente imputabile</strong>.</p>
<p>E qui la questione diventa inevitabilmente anche <strong>politica</strong>. Perché mentre le scuole devono inventarsi percorsi individuali per gestire situazioni di estrema difficoltà, c&#8217;è ancora chi considera scandalosa persino l&#8217;idea di fissare un tetto alla presenza degli alunni stranieri appena arrivati. Il governo ha introdotto un limite del 30%, applicabile dal 2027/2028 a determinate categorie di studenti con cittadinanza non italiana e percorsi scolastici insufficienti in Italia. Un provvedimento pensato per favorire una distribuzione più equilibrata e facilitare l&#8217;integrazione.</p>
<p>Naturalmente il caso di Yousef non dimostra che siano le percentuali di alunni stranieri a provocare simili comportamenti. Il ragazzino, peraltro, risulta cittadino italiano e quel limite non lo riguarderebbe. Ma racconta quanto possa essere complesso l&#8217;inserimento scolastico quando alle difficoltà linguistiche si sommano problemi educativi e familiari. E quanto sia superficiale liquidare come discriminatoria qualsiasi misura pensata per governare meglio questi fenomeni. <strong>L&#8217;integrazione</strong> non si realizza per decreto, né può essere scaricata interamente sulle spalle degli insegnanti.</p>
<p>Resta infine <strong>l&#8217;amarezza</strong> della preside, che dopo aver visto i video ha incontrato i compagni di classe di Yousef. &#8220;Ho detto ai ragazzi che bisogna distinguere tra bene e male. E che rubare è male. Mi voglio illudere, ma penso che tutti abbiano capito&#8221;. E alla domanda se per quell&#8217;undicenne ci sia ancora una possibilità di recupero, la risposta è disarmante: &#8220;Io spero di no&#8221;, riferendosi all&#8217;ipotesi che sia ormai perso.</p>
<p>Una <strong>speranza</strong> legittima. Ma dopo anni di problemi, segnalazioni senza riscontro, insegnanti mobilitati e persino lezioni in un&#8217;aula separata, è difficile accontentarsi della sola speranza. Perché l&#8217;integrazione non può diventare una parola magica dietro la quale nascondere ogni fallimento. E soprattutto non può significare lasciare sole le scuole, pretendendo che risolvano problemi che famiglie e istituzioni non sono riuscite ad affrontare.</p>
<p>Massimo Balsamo, 22 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-arrivato-dal-marocco-e-al-baby-maranza-paghiamo-pure-laula-privata/">&#8220;È arrivato dal Marocco&#8221;. E al baby maranza paghiamo pure l&#8217;aula &#8220;privata&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Hanno preso il maranza che ha rubato il cappello al carabiniere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 13:53:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il blitz a scuola anche per il "casseur" di 11 anni ripreso in un video diventato rapidamente virale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ricordate il ragazzo che durante gli scontri di Milano se ne andava in giro per piazza Duomo con il <strong>cappello rubato a un carabiniere</strong>? Quello che, immortalato nei video diventati virali su TikTok, passeggiava sul sagrato facendo gestacci, con il copricapo dell&#8217;Arma bene in vista? Ecco, lo hanno beccato. Si tratta di un <strong>sedicenne marocchino</strong>, rintracciato dai carabinieri a Desio, in provincia di Monza. Secondo quanto ricostruito dall&#8217;Ansa, il ragazzo avrebbe sottratto il cappello a un militare della stazione di Crescenzago durante i disordini di sabato 17 ottobre.</p>
<p>Le immagini avevano fatto il giro dei social: il giovane in mezzo alla folla, il cappello sulla testa e i gesti di sfida. Una scena diventata uno dei simboli delle violenze che hanno attraversato il centro di Milano. Adesso, però, dalle esibizioni sui social si passa alle conseguenze giudiziarie. Il sedicenne è stato <strong>denunciato a piede libero per devastazione e saccheggio, furto e vilipendio alle forze armate</strong>. Non è stato arrestato perché, al momento dell&#8217;identificazione, erano ormai scaduti i termini per procedere in flagranza, anche differita.</p>
<p>E non è l&#8217;unico giovanissimo identificato dopo gli scontri. I carabinieri hanno rintracciato anche un <strong>bambino italiano di appena 11 anni</strong>, residente alla Barona, ripreso mentre usciva da un negozio di via Dante con indumenti e cinture che, secondo la ricostruzione, erano stati rubati. In altre immagini compare vicino a un cestino incendiato. Il bambino frequenta regolarmente la seconda media ed è stato identificato proprio a scuola. Avendo meno di quattordici anni, non è imputabile. Potrebbe comunque essere segnalato alla Procura per i minorenni e ai servizi sociali.</p>
<p>Due storie diverse, accomunate da un dato impressionante: <strong>l&#8217;età dei protagonisti</strong>. Undici e sedici anni. Ragazzini che, invece di limitarsi a guardare gli scontri, secondo le contestazioni e le immagini raccolte dagli investigatori, vi hanno preso parte. Il sedicenne con il cappello del carabiniere pensava forse di aver conquistato qualche minuto di celebrità su TikTok. Ora dovrà fare i conti con una denuncia. Perché i social possono trasformare una bravata in un video virale, ma non cancellano le responsabilità di chi la compie.</p>
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		<title>Ma quali Robin Hood: non fatevi infinocchiare dal video dei maranza col barbone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 13:11:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Violenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel marasma dei saccheggi, i media progressisti trovano l'unico barlume di presunta bontà dei vandali. Ma hanno preso un bidone</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un limite oltre il quale il giornalismo, pur di inseguire il titolo a effetto o di edulcorare una realtà scomoda, finisce per calpestare il buonsenso. È quanto accaduto con la narrazione circolata attorno alle immagini del saccheggio di Milano, rilanciate con sorprendente benevolenza anche da testate come la <em>Repubblica</em>.</p>
<p>Lo schema è sempre lo stesso:<strong> la cronaca nera si tinge di ideologia, la violenza urbana viene edulcorata</strong> e, dal cilindro del neoconformismo mediatico, spunta la favoletta edificante. Il copione, questa volta, è il seguente: manifestanti che mettono a ferro e fuoco la città, devastano, spaccano e saccheggiano, ma che, bontà loro, avrebbero anche pensato agli ultimi, offrendo parte della refurtiva ai senzatetto. Un gesto di &#8220;solidarietà&#8221;, una presunta crepa di umanità nel caos.</p>
<p>Peccato che, a guardare quelle immagini senza il paraocchi dell’indulgenza ideologica, la realtà appaia ben diversa e assai più inquietante. Ammettiamolo, anche solo per un istante: quand’anche fosse stato compiuto un autentico gesto di generosità, questo non cancellerebbe di un millimetro la gravità della devastazione. Il saccheggio, la violenza e la furia contro negozi e strade di Milano resterebbero atti inaccettabili. Non esiste redistribuzione della ricchezza che tenga quando a determinarla è la mano del violento. Non c’è alibi che possa giustificare il caos, la distruzione e la prepotenza di chi calpesta con ferocia le regole della convivenza civile.</p>
<p>Ma il paradosso, qui, è ancora più grave. Se si osserva con un minimo di onestà intellettuale il video diffuso da alcune testate, tra cui proprio la <em>Repubblica</em>, la presunta generosità lascia spazio a un’interpretazione ben più amara: quella della beffa. In quelle scene, almeno per come vengono descritte e interpretate, c’è ben poco di nobile. <strong>C’è la violenza di chi devasta e anche la derisione di chi si diverte a umiliare una persona in difficoltà</strong>. Quei &#8220;bravi ragazzi&#8221;, presentati come manifestanti animati da nobili sentimenti, non stavano necessariamente facendo beneficenza: più verosimilmente potrebbero aver trasformato un senzatetto in una comparsa inconsapevole del loro spettacolo indecente.</p>
<p>Il vero scandalo, tuttavia, non riguarda soltanto la condotta di chi scende in piazza per devastare e, eventualmente, prendersi gioco dei più deboli. Riguarda anche il cortocircuito di una certa stampa che, pur di non chiamare le cose con il loro nome, finisce per indulgere nei confronti di questi teppisti. Si cerca disperatamente il risvolto poetico, la sfumatura romantica nella delinquenza, un’anima nobile nel saccheggiatore, quasi fosse una sorta di moderno <strong>Robin Hood.</strong> Un esercizio di ipocrisia che rischia di trasformare la cronaca in una narrazione compiacente, nella quale persino la violenza viene ammorbidita pur di non incrinare una precisa lettura ideologica della realtà.</p>
<p>Milano merita rispetto. Lo meritano i commercianti che subiscono i danni, i cittadini costretti a fare i conti con la devastazione e, soprattutto, le persone più fragili, la cui dignità non può essere strumentalizzata per ripulire la coscienza di qualche teppista.<strong> La solidarietà non si misura attraverso la refurtiva distribuita dopo un saccheggio</strong>, né può diventare un lasciapassare morale per chi devasta la città. Chi racconta questi episodi dovrebbe distinguere con chiarezza i fatti dalle interpretazioni, senza trasformare un gesto ambiguo in una favola edificante.</p>
<p>Perché, sia chiaro, chi giustifica la violenza o la riveste di una patina romantica non aiuta a comprendere la realtà: contribuisce, semmai, a renderla più opaca. E di questo passo Milano rischia di restare ostaggio non soltanto dei vandali, ma anche di chi, anziché raccontarne le responsabilità, cerca disperatamente di trovare loro un alibi.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 21 ottobre 2026</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;invasione dei nuovi barbari</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/linvasione-dei-nuovi-barbari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 10:04:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[Violenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le scorrerie in Italia e Francia dimostrano che il problema è "l'invasione verticale" di individui nati e cresciuti all’interno delle società occidentali</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/linvasione-dei-nuovi-barbari/">L&#8217;invasione dei nuovi barbari</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ciò che sta accadendo in <a href="https://www.nicolaporro.it/francia-a-ferro-e-fuoco-tornano-i-gilet-gialli-sassate-alla-polizia-e-assalto-alla-tv-di-destra/" target="_blank" rel="noopener">Francia</a> e in <a href="https://www.nicolaporro.it/vanno-capiti-smontiamo-le-8-bugie-di-chi-giustifica-i-maranza/" target="_blank" rel="noopener">Italia</a>, con le scorrerie nelle grandi città da parte di orde distruttive di giovani virgulti, mi riporta alla mente un celebre saggio del grande pensatore liberale José Ortega y Gasset: La ribellione delle masse.</p>
<p>In estrema sintesi, il libro fu pubblicato nel 1930, l’autore teorizza una sorta di invasione verticale dei barbari, ovvero di individui nati e cresciuti all’interno delle società occidentali. <strong>A differenza delle invasioni barbariche del passato</strong>, che arrivavano &#8220;da fuori&#8221; (attraverso i confini geografici dell&#8217;Impero Romano), i nuovi barbari crescono e si moltiplicano all&#8217;interno della stessa civiltà. Spuntano dal basso verso l&#8217;alto nel tessuto sociale. Per Ortega il barbaro non è necessariamente un individuo incolto o primitivo in senso tradizionale, ma l&#8217;uomo-massa. <strong>È una persona che beneficia pienamente di tutte le comodità, i diritti e i progressi tecnologici della civiltà moderna</strong>, ma dà tutto ciò per scontato, come se fosse un prodotto spontaneo della natura e non il risultato di uno sforzo culturale e storico. L&#8217;uomo-massa – secondo il pensatore spagnolo &#8211; ignora i principi, la disciplina, il senso del limite e la storia che hanno reso possibile il mondo in cui vive. Prende i vantaggi della civiltà moderna comportandosi però con la mentalità grezza e autoreferenziale di chi non riconosce alcuna autorità morale, intellettuale o culturale.</p>
<p>Ebbene, ciò è quello che è, a mio modesto parere, accaduto duranti il molto controverso della contestazione, poi sfociato nei drammatici e lunghi <strong>anni di piombo</strong>. Solo che questa volta si è inserito un nuovo e dirompente elemento: la presenza dei cosiddetti maranza, ossia barbari verticali di seconda e terza generazione.</p>
<p>Si tratta di un fenomeno che in Francia sta letteralmente dilagando, anche in considerazione del gran numero di immigrati che da decenni hanno ingrossato il Paese, ma che anche in Italia potrebbe già superato il livello di guardia, come dimostra ciò che è accaduto a <strong>Milano,</strong> <strong>Torino</strong> e <strong>Bologna.</strong></p>
<p>In questo caso, lunedì mattina ho ascoltato, nel corso della puntata di <em>Omnibus</em>, in onda su La7, alcune dichiarazioni di alcuni opinionisti di area progressista che lasciano veramente il tempo che trovano. In breve, <strong>Gianluca De Feo</strong>, di <em>Repubblica</em>, pur condannando le violenze, ha detto che queste dimostrerebbero la necessità di “dare una risposta sociale” a questi scalmanati che devastano e rubano, attaccando la polizia.<br />
<strong>Maria Teresa Meli</strong> ha invece puntato il dito contro il governo, sostenendo che “le politiche di inclusione sono completamente fallite”.</p>
<p>Quindi, alla fine della fiera, la colpa è sempre di chi, con tutti i limiti delle nostre democrazie occidentali, non accoglie le sacrosante proteste di questi ragazzi, <strong>autoctoni o figli di immigrati che siano</strong>, i quali vivono nella bambagia rispetto ai loro coetanei del terzo e quarto mondo, creando per loro una sorta di paradiso terrestre. Ebbene, è proprio questo modo di ragionare, peraltro assai diffuso, che mi fa sospettare che oramai il tramonto dell’Occidente sia un processo irreversibile.</p>
<p>Claudio Romiti, 21 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/linvasione-dei-nuovi-barbari/">L&#8217;invasione dei nuovi barbari</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Viva il prof che tira uno schiaffo allo studente okkupante</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/viva-il-prof-che-tira-uno-schiaffo-allo-studente-okkupante/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 09:14:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caos all'istituto alberghiero Giolitti di Torino. Il professore finisce nel mirino, ma la vicepreside lo difende: "C'era un grosso pericolo e andava creata una via di fuga"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/viva-il-prof-che-tira-uno-schiaffo-allo-studente-okkupante/">Viva il prof che tira uno schiaffo allo studente okkupante</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fanno le barricate, occupano la scuola, bloccano gli ingressi. Poi un professore perde la pazienza, alza un braccio e scoppia lo scandalo. Succede all&#8217;istituto alberghiero Giolitti di Torino, dove un video girato dagli studenti durante l&#8217;occupazione del 20 ottobre mostra un insegnante compiere un gesto che, secondo i ragazzi, sarebbe uno schiaffo a un diciassettenne. Prima di gridare allo scandalo, però, forse sarebbe il caso di raccontare <strong>che cosa stava succedendo in quella scuola</strong>.</p>
<p>Secondo la ricostruzione della dirigenza, oltre trecento studenti si trovavano nell&#8217;atrio dell&#8217;istituto. Le uscite erano state ostruite con panche prelevate dalle palestre. In pratica, mentre i ragazzi giocavano a fare le barricate, le vie di fuga erano bloccate. Un problema non esattamente secondario, soprattutto in un edificio scolastico pieno di minorenni. Il professore protagonista del video, Roberto Raso, è il responsabile della sicurezza. E proprio per questo, secondo la vicepreside <strong>Norma Mercurio</strong>, stava cercando di liberare gli accessi. «C&#8217;era un grosso pericolo e lui voleva creare una via di fuga», ha spiegato la dirigente.</p>
<p>Sulla stessa linea anche il dirigente dell&#8217;istituto, Luigi Piscopo: &#8220;Il professore è intervenuto per garantire la sicurezza dei ragazzi, che erano barricati dentro la scuola e avevano bloccato dall&#8217;interno l&#8217;accesso alla porta di ingresso – ha detto alla Stampa –. Quel professore è il responsabile della sicurezza della scuola, è formato per questo e ha la capacità di rilevare se ci sono le condizioni di sicurezza. Che non c&#8217;erano. Per questo è intervenuto, e non posso condannarlo. Il suo obiettivo primario era aiutare i ragazzi e la scuola in generale&#8221;.</p>
<p>Ora, sia chiaro: la dirigenza ha definito il gesto «una brutta reazione» e ha annunciato che il professore si scuserà. Ma c&#8217;è un dettaglio che sembra essersi perso per strada: il docente non stava cercando di reprimere un&#8217;opinione politica. Stava tentando, secondo la scuola, di ripristinare condizioni minime di sicurezza.</p>
<p>E allora viene da sorridere amaramente. <strong>Fanno i rivoluzionari, alzano le barricate, sfidano l&#8217;autorità scolastica. Poi basta un gesto scomposto e diventano improvvisamente scandalizzati.</strong> Tutto il coraggio della rivoluzione sembra evaporare davanti al braccio alzato di un professore.</p>
<p>Il diritto di protestare esiste, naturalmente. Ma non comprende quello di impedire l&#8217;evacuazione di centinaia di persone in caso di emergenza. Se fosse scoppiato un incendio, chi avrebbe risposto delle uscite bloccate? Il professore responsabile della sicurezza, magari accusato di non aver fatto abbastanza?</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1898425031526542%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/viva-il-prof-che-tira-uno-schiaffo-allo-studente-okkupante/">Viva il prof che tira uno schiaffo allo studente okkupante</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Vanno capiti&#8221;. Smontiamo le 8 bugie di chi giustifica i maranza</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vanno-capiti-smontiamo-le-8-bugie-di-chi-giustifica-i-maranza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 08:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[guerriglia milano]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[teppisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dai provocatori in divisa alla rabbia sociale, dalla periferia tradita alla rivoluzione antirazzista: tutte le teorie per assolvere i teppisti che hanno devastato la città</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vanno-capiti-smontiamo-le-8-bugie-di-chi-giustifica-i-maranza/">&#8220;Vanno capiti&#8221;. Smontiamo le 8 bugie di chi giustifica i maranza</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Proviamo ad analizzare la schiera composita di coloro che minimizzano o giustificano <a href="https://www.nicolaporro.it/maranza-in-prima-fila-guerriglia-studentesca-in-tutta-italia/"><strong>il sacco di Milano</strong></a> avvenuto in un weekend di metà ottobre. Si tratta di soggetti impancati e schierati, a rinverdire le letture benaltriste e assolutorie per i nuovi eroi, giovanissimi virgulti di 2ª e 3ª generazione che hanno messo a ferro e fuoco Milano.</p>
<h2>SON FASCISTI TRAVESTITI</h2>
<p>La teoria complottara dei provocatori al servizio della Polizia è dura a morire. Ma questa volta non regge. <strong>104 operatori delle forze dell&#8217;ordine ricorsi alle cure mediche solo a Milano</strong>, un dirigente colpito alla testa da un sanpietrino, sono fatti che non si conciliano con l&#8217;agente travestito che colpisce i suoi colleghi in divisa, fomentando lo scontro.</p>
<h2>LA RABBIA GIOVANILE</h2>
<p>Si ammanta di sofferenza una realtà molto diversa. I MARANZA scesi in piazza Duomo sono per la massima parte iPhone muniti, dediti ai selfie su TikTok, vestiti con capi costosi, scarpe griffate e l&#8217;immancabile felpa nera &#8216;Anonymous Style&#8217;. <strong>Non assaltano i forni ma Foot Locker e Champion</strong>, per le scarpe e i giubbotti trendy.</p>
<h2>L’EMARGINAZIONE</h2>
<p><strong>Non si tratta di frange emarginate</strong> ma di gruppi coesi che agiscono in sciami, con logistica via chat, richiamati da un hashtag: #italiainpiazza su cui sta indagando la Polizia Postale. Tengono impegnate le forze dell&#8217;ordine, costrette a cordonare il Duomo e la Scala, simboli ambiti. Colpiscono a ondate simultanee per frazionare i fronti di difesa.</p>
<h2>L’INCERTEZZA DEL FUTURO</h2>
<p>La presidente della Società italiana di sociologia, <strong>Maria Grazia Lezzi,</strong> indica come detonatore l&#8217;incertezza del futuro. Tesi suggestiva e assiomatica, e per ciò stesso mai dimostrata. L&#8217;incertezza è democraticamente distribuita, e i tanti che studiano (fortunatamente la schiacciante maggioranza) non brandiscono sanpietrini davanti alla Scala.</p>
<h2>L’ALIBI DEL BRANCO</h2>
<p>Il gruppo dà identità, protezione e trascinamento, da soli sono innocui, in sciame si trasfigurano. <strong>Diagnosi impeccabile, non assoluzione.</strong> Che il branco deresponsabilizzi è il problema, non può costituire l&#8217;attenuante.</p>
<h2>IL CONTAGIO FRANCESE</h2>
<p>Il fil rouge Parigi-Milano, con TikTok amplificatore. Ma lo stesso osserva che da noi <strong>il ribellismo è fascino social della rivolta</strong>, senza le radici sociali del caso francese. Tommaso Cacciari (il nipote del filosofo) prevede ondate a ripetizione, chiunque governi, quasi auspicandole.</p>
<h2>LA PERIFERIA TRADITA</h2>
<p>Avvenire elenca sradicamento, fallimento scolastico, case fatiscenti, e propone edilizia sociale, scuola, sport. Ma ammette che questi ragazzi aspirano a uno stile di vita scintillante senza averne i mezzi, in un vuoto culturale totale. <strong>Non il pane, dunque, bensì la felpa griffata.</strong></p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/guardate-questo-video-ecco-a-voi-linternazionale-beduino-progressista/" target="_blank" rel="noopener">Guardate questo video: ecco a voi l&#8217;internazionale beduino-progressista</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/questo-sfogo-ci-deve-essere-giannini-choc-in-diretta-da-fazio/" target="_blank" rel="noopener">Questo sfogo ci deve essere Giannini choc in diretta da Fazio</a></li>
</ul>
<h2>IL PANICO MORALE E L’ALLEANZA DEI BARBARI</h2>
<p>Doppiozero parla di criminalizzazione delle seconde generazioni. Tommaso Sarti, in &#8220;Pisciare sulla metropoli&#8221;, legge il maranza come vittima di una narrazione razzista. <strong>Houria Bouteldja</strong> sogna in &#8220;Maranza di tutto il mondo, unitevi!&#8221; un&#8217;alleanza di classe tra proletari bianchi e &#8220;indigeni&#8221; delle periferie.</p>
<p>Dal teppista al soggetto rivoluzionario il passo è breve &#8230; manca solo l&#8217;inno. Peccato che al Palazzo d&#8217;Inverno <strong>il Maranza anteponga le sneakers.</strong> Il filo comune è uno: quando la realtà non si adatta alla teoria, si cambia la realtà. Mai la teoria.</p>
<p>Giulio Galetti, 20 ottobre 2026</p>
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		<item>
		<title>Baby devastatori, chi è il grande assente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 17:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[cortei]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro le devastazioni dei minorenni emerge il vuoto educativo degli adulti e una domanda scomoda sul ruolo dei genitori</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Milano</strong>, dopo gli scontri con la polizia, si parla di circa 200 fermi e, secondo le prime informazioni, una quota rilevante riguarderebbe minorenni. La domanda sorge spontanea: cosa ci fanno ragazzi di quell&#8217;età in piazza a tirare pietre, distruggere vetrine e trasformare una manifestazione in <strong>un campo di battaglia?</strong> E soprattutto: da chi hanno imparato che tutto questo sia normale?</p>
<p>Sia chiaro,<strong> l&#8217;aggressività fa parte della natura umana.</strong> Quando si è in branco, l&#8217;istinto prevale spesso sulla ragione e l&#8217;uomo civilizzato lascia il posto a quello più primitivo. Poi, però, una volta identificati e portati davanti alle proprie responsabilità, gli stessi leoni della piazza diventano agnellini: piangono, si pentono e chiedono scusa. Ma la vera domanda resta un&#8217;altra: i genitori dove sono?</p>
<p>Perché questi ragazzi, dopo aver partecipato a devastazioni e scontri, tornano comunque a casa. Trovano una cena pronta, un letto caldo e una porta che si apre. Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Possibile che nessuno abbia visto il percorso che li ha portati dalla semplice <strong>ribellione adolescenziale alla violenza di gruppo?</strong></p>
<p>Da anni sentiamo ripetere che la colpa è della scuola, dei social, della politica, della società. Tutto vero, forse. Ma la famiglia non può sempre essere l&#8217;unica assolta. Se un minore commette atti di teppismo, chi lo educa non dovrebbe porsi qualche domanda? <strong>Perché la responsabilità penale è personale, ma quella educativa no</strong>. E quando decine di ragazzi finiscono coinvolti negli stessi episodi, il problema non riguarda soltanto loro.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-le-impressionanti-immagini-della-devastazione-nel-centro-di-milano-video/" target="_blank" rel="noopener">Milano, le impressionanti immagini della devastazione nel centro di Milano. VIDEO</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-non-puo-aspettare-di-esplodere-per-occuparsi-delle-sue-periferie/" target="_blank" rel="noopener">Milano non può aspettare di esplodere per occuparsi delle sue periferie</a></li>
</ul>
<p>Forse il punto non è immaginare punizioni esemplari per i genitori. Forse la vera questione è chiedersi se il ruolo educativo degli adulti stia progressivamente <strong>evaporando</strong>. Perché una società che pretende diritti per tutti ma responsabilità per nessuno finisce inevitabilmente per allevare cittadini convinti che ogni gesto sia consentito e che ogni conseguenza sia colpa di qualcun altro.</p>
<p>E quando questo accade, il problema non sono più soltanto i ragazzi che lanciano pietre; <strong>sono gli adulti che hanno smesso di insegnare loro che non si fa.</strong></p>
<p>Ezio Pozzati, 19 ottobre 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Garlasco, chi vuole incastrare Alberto Stasi?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-chi-vuole-incastrare-alberto-stasi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[gennaro cassese]]></category>
		<category><![CDATA[Milo Infante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Quarta Repubblica, Milo Infante incalza il colonnello Cassese sulle scarpe e sul computer di Alberto Stasi. E torna l’interrogativo sui file temporanei scomparsi e sulle immagini contestate</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso dell’ultima puntata di <strong>Quarta Repubblica</strong>, tra le altre cose, si è discusso a lungo sulla questione infinita delle presunte immagini raccapriccianti presenti del computer di Alberto Stasi. Il tutto all’interno di un dibattito nel quale, oramai lo hanno capito anche i sassi, aleggia sempre più evidente l’ombra di una indagine, la prima, che sarebbe stata fin da subito tendente ad incastrare il fidanzato della povera vittima, “forzando” qualche elemento e <strong>“trascurandone” tutti quelli a discolpa.</strong></p>
<p>In particolare, affrontando la questione delle scarpe dell’assassino, al centro anche nell’attuale indagine, <strong>c’è stato un interessante confronto</strong> tra Milo Infante e il colonnello Gennaro Cassese, entrambi in collegamento. Mentre quest’ultimo, che all’epoca coordinò le prime indagini, ha cercato di fornire una spiegazione plausibile circa i motivi che avessero spinto Stasi a consegnare “spontaneamente” le proprie scarpe ai carabinieri che fecero un sopralluogo nella sua abitazione il giorno successivo al delitto, <strong>il conduttore di Ore 11 lo ha messo in serio imbarazzo.</strong></p>
<p>In sostanza <strong>Cassese</strong>, che non poteva requisire le calzature di Stasi non avendo in mano un decreto del pubblico ministero, voleva far passare il concetto che il ragazzo, che non era stato ancora indagato, ma che comunque aveva già subito un interrogatorio di circa 14 ore, avrebbe spontaneamente consegnato le scarpe e il suo computer senza che gli siano stati espressamente richiesti.</p>
<p>La qual cosa ha destato più che una perplessità a Infante; tanto da paragonare il comportamento di Stasi a quello di un pazzo. Dopodiché si è affrontato un altro aspetto piuttosto critico dell’indagine svolta dal Ris comandato all’epoca dal generale <strong>Garofano</strong>: la magica scomparsa dei file temporanei, che avrebbero poi dato un alibi a Stasi grazie ai periti del giudice Vitelli, Roberto Porta e Daniele Occhetti.</p>
<p>Anche qui,<a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-la-lettera-del-comandante-del-ris-che-riapre-il-caso-dei-dati-sul-dna/" target="_blank" rel="noopener"><strong> al pari del mistero del Dna della vittima</strong> </a>che sarebbe stato rinvenuto sui pedali della bici di Stasi, ciò che avrebbe scagionato il “Biondino dagli occhi di ghiaccio” non emerse, mentre gli uomini del Ris di Parma sostennero di aver trovato immagini pedo-pornografiche nel suo Pc. Tant’è che Stasi per questo fu condannato due volte, per poi venir definitivamente assolto dalla Cassazione prima della condanna ricevuta nell’Appello-bis.<br />
A tale proposito, <strong>Roberto Porta</strong>, interpellato da Nicola Porro è stato molto chiaro. In sintesi, il perito informatico ha spiegato che l’operazione di rinvenimento dei file temporanei era una operazione relativamente semplice ed alla portata dei Ris, mentre la scoperta di alcune miniature ( miniature che solo risalendo a monte con una complessa avrebbero condotto alle immagini pedo-pornografiche. Immagini che non sono mai state presenti sul Pc di Stasi, occorre ribadire) necessitava di una analisi particolarmente accurata.</p>
<p>Sta di fatto che, malgrado la definitiva assoluzione di Alberto Stasi per questo reato infamante – che, oltre alla detenzione di immagini proibite, presupponeva anche la loro divulgazione –<strong> la dottoressa Laura Barbaini</strong>, che riuscì a farlo condannare, nella sua requisitoria utilizzò queste parole pesantissime, riproposte durante il programma: “Presidente, lo ribadisco fortemente, perché le deviazioni sessuali sono documentate in atti e si mischiano alle modalità esecutive e devono essere lette in modo inscindibile. Voi avete per fortuna la sentenza della Cassazione sulla pedo-pornografia, che conclude escludendo <strong>47 spezzoni filmati</strong> presenti anche sull’hard disk di immagini raccapriccianti, perché è questo quello che sono quelle immagini….rimane il fatto oggettivo che deve essere letto insieme alle raccapriccianti immagini della catalogazione impietosa della cartella militare&#8221;.</p>
<p>Il che tradotto nella lingua dei comuni mortali significa che Stasi non aveva materiale pedo-pornografico sul Pc, ma comunque esso andrebbe letto insieme alle immagini raccapriccianti – che tali non sono affatto – presenti sul suo computer. Ebbene, a questo punto per l’ennesima volta ci poniamo la seguente domanda: <strong>chi e perché ha voluto incastrare “Roger Rabbit”?</strong></p>
<p>Claudio Romiti, 20 ottobre 2026</p>
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		<item>
		<title>Quando Martino diceva: &#8220;Attenti ai due fratelli minori della conquista islamica: terrorismo e immigrazione di massa&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quando-martino-diceva-attenti-ai-due-fratelli-minori-della-conquista-islamica-terrorismo-e-immigrazione-di-massa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[antonio martino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=354346</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo i saccheggi di Milano, vale la pena riascoltare quello che diceva un grande liberale come Antonio Martino</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-martino-diceva-attenti-ai-due-fratelli-minori-della-conquista-islamica-terrorismo-e-immigrazione-di-massa/">Quando Martino diceva: &#8220;Attenti ai due fratelli minori della conquista islamica: terrorismo e immigrazione di massa&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è bisogno di molte parole. Ma per capire il caos di <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-un-milione-di-euro-di-danni-dopo-la-guerriglia-lallarme-dei-commercianti-e-ora-e-fuga-di-turisti-stranieri/" target="_blank" rel="noopener">Milano</a>, <a href="https://www.nicolaporro.it/gli-studenti-prendono-a-sassate-i-carabinieri/" target="_blank" rel="noopener">Torino</a> e Bologna, per capire i saccheggi, le violenze, i maranza, quello che ne verrà fuori, occorre ri-ascoltare il discorso del compianto <strong>Antonio Martino</strong>. Non un &#8220;fascista&#8221;, come vengono etichettati oggi tutti quelli che chiedono un po&#8217; di ordine e sicurezza, ma un liberale vero. Che però non aveva paura di analizzare i fatti, tirare le somme e prendere nota delle conseguenze.</p>
<p>Ascoltate.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Sentite quello che diceva Antonio <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://x.com/hashtag/Martino?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Martino</a><br><br> <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://x.com/hashtag/quartarepubblica?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#quartarepubblica</a> <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://t.co/uQqTqgeb3U">pic.twitter.com/uQqTqgeb3U</a></p>&mdash; Quarta Repubblica (@QRepubblica) <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://x.com/QRepubblica/status/2112297371732148500?ref_src=twsrc%5Etfw">October 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p><em>Qui sotto la trascrizione:</em></p>
<p>Nel 2020 ci saranno al mondo un miliardo di giovani di età compressa fra i 15 e i 29 anni. Di questo miliardo di questi 1000 milioni di giovani, in età da combattimento, 65 milioni saranno europei 300 milioni saranno musulmani. <strong>Questi giovani musulmani saranno disoccupati arrabbiati e indottrinati da una dottrina che predica l&#8217;odio verso l&#8217;Occidente e la modernità. </strong>Israele è il piccolo Satana, il grande Satana in realtà è l&#8217;Occidente e la modernità è l&#8217;uguaglianza della donna. In altri tempi, con le tecno tecnologie militari di una volta, questo avrebbe avuto un esito ovvio: la conquista. L&#8217;Europa sarebbe stata conquistata dal mondo musulmano. Le tecnologie militari di oggi non rendono questa ipotesi probabile. Però dovremmo fare i conti con i due fratelli minori della conquista che sono il terrorismo e l&#8217;immigrazione di massa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-martino-diceva-attenti-ai-due-fratelli-minori-della-conquista-islamica-terrorismo-e-immigrazione-di-massa/">Quando Martino diceva: &#8220;Attenti ai due fratelli minori della conquista islamica: terrorismo e immigrazione di massa&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Date un premio a questa ragazza, che ha distrutto la compagna pro-maranza</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/date-un-premio-a-questa-ragazza-che-ha-distrutto-la-compagna-pro-maranza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 12:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[antifascisti]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il surreale dibattito a Milano dopo il saccheggio: "Ma che c*** c'entra l'antifascismo col carovita"?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/date-un-premio-a-questa-ragazza-che-ha-distrutto-la-compagna-pro-maranza/">Date un premio a questa ragazza, che ha distrutto la compagna pro-maranza</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è questo video meraviglioso che arriva da Milano, dove ieri sera alcune sigle di centrodestra hanno manifestato la loro vicinanza ai poliziotti e ai commercianti <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-rompe-paga/" target="_blank" rel="noopener">presi d&#8217;assalto dai maranza che hanno messo a ferro e fuoco la città tra sabato e domenica</a>.</p>
<p>Una ragazza dai capelli rosso acceso stava esponendo un cartello con scritto &#8220;fascio attento ancora fischia il vento&#8221; all&#8217;indirizzo dei manifestanti. A quel punto si è avvicinata una ragazza che, educatamente, le ha chiesto: ma che c*** c&#8217;entra l&#8217;antifascismo col carovita? Risposta: &#8220;Perché siamo tutti antifascisti&#8221;. E l&#8217;altra: &#8220;Ma che c** c&#8217;entra col carovita?&#8221;. E lei: &#8220;Sorella, allora: in Costituzione cosa c&#8217;è scritto?&#8221;.</p>
<p>In sostanza, il dialogo tra <strong>una persona con del sale in zucca e una totalmente annebbiata dall&#8217;ideologia</strong>. Giustamente la ragazza ragionevole dice: &#8220;Ma quelli manco sanno cosa è l&#8217;Irpef&#8221;. L&#8217;altra replica: &#8220;Lo sai tu che hai avuto la fortuna di studiare&#8221;, come se la scuola non fosse gratuita per tutti. Infine la sentenza: &#8220;Ma che caz*** centra il fascismo col carovita?&#8221;. Chapeau.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Acceso confronto verbale tra due ragazze a margine del presidio del centrodestra milanese organizzato dopo la doppia guerriglia nel centro della città. La discussione è nata dopo che una manifestante che partecipava al presidio ha notato una contestatrice con un cartello che… <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://t.co/K5r85UVdNS">pic.twitter.com/K5r85UVdNS</a></p>&mdash; Local Team (@localteamit) <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://x.com/localteamit/status/2112284077847871862?ref_src=twsrc%5Etfw">October 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/date-un-premio-a-questa-ragazza-che-ha-distrutto-la-compagna-pro-maranza/">Date un premio a questa ragazza, che ha distrutto la compagna pro-maranza</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Volete fermare i maranza? Fate pagare papino e mammina</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/chi-rompe-paga/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/chi-rompe-paga/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Catera]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 10:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[guerriglia milano]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=354178</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalle devastazioni in strada alla giustizia: l’età non può diventare uno scudo per chi distrugge e mette a ferro e fuoco una città</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-rompe-paga/">Volete fermare i maranza? Fate pagare papino e mammina</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La devastazione, la violenza, il saccheggio. Per strada, il campo di battaglia: è tutto distrutto, bruciato, divelto. Automobili, monopattini, motorini, segnali stradali, transenne, sanpietrini, vetrine dei negozi. E grossi store del centro, razziati. Chi risponde del <strong>disastro di Milano</strong>, dei danni provocati dalla furia cieca contro forze dell’ordine, beni pubblici, privati e attività economiche? Sono<strong> ragionevolmente quasi tutti minorenni,</strong> arrivati dalle periferie e da altre città dell’hinterland, i maranza a volto coperto della codarda orda barbarica che ha distrutto la città in zona Duomo in risposta alla chiamata social per radunarsi – erano in migliaia &#8211; e creare il panico al centro di Milano. Hanno scassato tutto quello che gli è passato sotto tiro, aggredito la polizia, saccheggiato i negozi del centro filmando tutto e pubblicando sui social. Sono immagini impressionanti. Ma adesso chi paga?</p>
<p>A sentire le voci che da sinistra coccolano i “giovani rivoluzionari”,  i danni fisici sono effetti collaterali di nobili proteste e si ripagano, a differenza di quelli derivanti dalle politiche usurpatrici del futuro dei giovani. Lo dice in un impeto di insulsa retorica propagandistica fuori luogo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/angurie-e-socialismo-la-lunga-caldissima-estate-milanese-di-pacini/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1,</strong> </a>nuovo front-man del Pd milanese che nelle scorse settimane aveva ventilato una sua candidatura a sindaco. Il suo non detto che risponde alla domanda più concreta di tutte è il marchio ideologico intorno a cui spesso costruisce gli occhiolini alla sinistra più radicale: ci sono le risorse pubbliche, ergo “pagano i contribuenti”.</p>
<p>Per fortuna non governano loro e, grazie al <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/chi-delinque-paga-la-stretta-sui-baby-criminali-manda-in-tilt-il-pd/" target="_blank" rel="noopener"><strong>“decreto anti-maranza”</strong> </a>varato dal Consiglio dei ministri, a luglio il governo Meloni ha dichiarato guerra ai baby delinquenti cambiando le regole sull&#8217;imputabilità dei minori. Tecnicamente, intervenendo sull’articolo 98 del Codice penale, il provvedimento introduce una presunzione relativa (in quanto soggetta a prova contraria) di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto. In pratica, se fino ad ora il giudice è stato tenuto all’accertamento della capacità del minorenne di intendere e di volere caso per caso, adesso questa si presume fino a prova contraria. La misura ha un principio chiaro teso a ribadire l’assunto del quieto vivere, anche in chiave pedagogica: chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se minorenne.</p>
<p>Le circostanze dello scorso weekend impongono un’accelerata e la necessità di superare qualunque resistenza, anche sull’arresto differito per saccheggi e devastazioni, da parte delle forze di maggioranza. Il bilancio ufficiale riporta <strong>271 persone fermate e condotte in questura,</strong> 220 sono minori. In 11 rischiano fino a 15 anni di carcere. Bene così. Ma oltre le elucubrazioni (necessarie) sull’analisi del fenomeno, adesso è soprattutto il momento delle soluzioni pratiche immediate: innanzitutto devastare economicamente i responsabili dei danni materiali. <strong>Se distruggi, paghi.</strong> Non paghi tu? Pagano i tuoi genitori. Non puoi pagare? Vai in galera. E se per di più non hai titolo per stare in Italia, vieni impacchettato e rispedito nel tuo Paese.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-manganellate-e-arresti-necessari-ma-non-per-tutti-anzi/" target="_blank" rel="noopener">Milano, manganellate e arresti necessari (ma non per tutti, anzi)</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sparategli-a-vista-lesasperazione-di-unanziana-mentre-devastano-milano/" target="_blank" rel="noopener">Sparategli a vista. L&#8217;esasperazione di un&#8217;anziana mentre devastano Milano</a></li>
</ul>
<p>In secondo luogo, bisogna massacrare politicamente i responsabili ideologici che soffiano sul fuoco. Certo in politica, perché dovrebbero rispondere di certe assurdità istigatrici; ma certamente anche a partire dalle scuole pubbliche che, evidentemente, necessitano di epurazione dalla propaganda: chi usa la cattedra in maniera non laica deve essere licenziato. Toglie ogni dubbio su questa impellenza il giustificazionismo dell’ultima uscita folle di Carlotta Cossutta, docente (e possibile candidata alle primarie del centro sinistra per Milano): &#8220;Se cinquemila giovanissimi, per lo più minorenni, scendono in piazza, la politica ha il dovere di abbandonare i mantra di condanna e aprire le orecchie per ascoltare quello che questa generazione sta chiedendo. Ciò che si è riversato in piazza oggi a Milano non è un gruppetto di facinorosi, bensì <strong>la giusta rabbia di ragazzi a cui la politica sta togliendo il futuro</strong>&#8220;.</p>
<p>Parole assurde che pretendono di glorificare le gesta dei baby criminali, abbandonando la via della condanna ferma, doverosa e comunque non sufficiente.</p>
<p>Francesco Catera, 20 ottobre 2026</p>
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		<title>Usciti dalla Questura, i 4 maranza minacciano: &#8220;Ora succederà il casino&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/usciti-dalla-questura-i-4-maranza-minacciano-ora-succedera-il-casino/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/usciti-dalla-questura-i-4-maranza-minacciano-ora-succedera-il-casino/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2026 09:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'intervista choc a quattro ragazzini fermati dopo gli scontri di Milano: "Finché le cose non cambiano, sarà così o peggio"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/usciti-dalla-questura-i-4-maranza-minacciano-ora-succedera-il-casino/">Usciti dalla Questura, i 4 maranza minacciano: &#8220;Ora succederà il casino&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Finché le cose non cambiano saranno così o peggio». Avete letto bene: <strong>così o peggio</strong>. Non è la frase di un manifestante che promette una protesta pacifica. È la risposta di uno dei quattro giovani intervistati dalla <em>Stampa</em> all&#8217;uscita della Questura, dopo essere stati fermati e denunciati <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-un-milione-di-euro-di-danni-dopo-la-guerriglia-lallarme-dei-commercianti-e-ora-e-fuga-di-turisti-stranieri/" target="_blank" rel="noopener">in relazione agli scontri che hanno sconvolto Milano nel fine settimana</a>.</p>
<p>Il giornalista chiede se torneranno in piazza. Risposta: «Assolutamente sì, non importano le conseguenze». E ancora: «Noi andiamo per fare del bene, per farci sentire». Poi arriva la precisazione: «Dopo come siamo stati trattati noi stasera, ancora di più con la rabbia». Già qui ci sarebbe abbastanza da preoccuparsi. Ma il meglio, si fa per dire, arriva quando l&#8217;intervistatore domanda se lo scontro sia destinato ad alzarsi. «Sì, finché le cose non cambiano saranno così o peggio».</p>
<p><strong>Scusate, ma questa non somiglia a una minaccia?</strong> Dopo un fine settimana di devastazioni, un gruppo di giovani esce dalla Questura e annuncia che tornerà in piazza, che non importano le conseguenze e che la situazione potrebbe peggiorare. Non serve essere particolarmente maliziosi per cogliere il significato di quelle parole.</p>
<p>Uno degli intervistati prova anche a spiegare le ragioni della protesta: «Noi abbiamo fame, vogliamo svoltare la nostra vita e non riusciamo con le carte che abbiamo. Lo Stato dovrebbe agevolarci, darci una mano». E poi conclude: «Ed è per questo che ci andiamo in piazza a fare casino». Il tutto ovviamente indossando un giubbino Armani da 180 euro di listino. Non proprio il simbolo di chi cerca di tirare la cinghia per provare a campare.</p>
<p>In ogni caso, la<strong> difficoltà economica &#8211; vera o presunta &#8211; non è una licenza di devastare.</strong> Non trovare lavoro, sentirsi esclusi, avere poche opportunità: sono problemi seri, ma non autorizzano nessuno a distruggere negozi, terrorizzare i passanti o aggredire gli agenti.</p>
<p>Il paradosso è che, mentre una parte del dibattito pubblico cerca disperatamente le ragioni sociologiche delle violenze, questi ragazzi parlano con una chiarezza disarmante. Dicono che torneranno. Dicono che potrebbe andare peggio. E noi dovremmo limitarci a comprenderli? No. Comprendere le cause del disagio è un compito della politica. <strong>Impedire che la rabbia si trasformi in violenza è un compito dello Stato.</strong> E tutelare i cittadini che vogliono passeggiare, lavorare e aprire i propri negozi senza paura dovrebbe essere una priorità. Il che significa più agenti e magari l&#8217;esercito, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/meloni-manda-lesercito/" target="_blank" rel="noopener">come ha deciso di fare il governo</a>. Ma sopratutto bisogna dare loro il potere di intervenire senza timore di essere crocifissi per aver esagerato un po&#8217; col manganello.</p>
<p>Naturalmente le responsabilità penali dei singoli andranno accertate nelle sedi competenti. Ma sul significato pubblico di quelle dichiarazioni possiamo già discutere. Perché «sarà così o peggio», pronunciato all&#8217;indomani degli scontri, non è esattamente un messaggio rassicurante. Se questi ragazzi vogliono manifestare pacificamente, ne hanno tutto il diritto. Se invece intendono annunciare nuovi disordini, la risposta non può essere un&#8217;altra interminabile seduta di comprensione collettiva.</p>
<p><strong>La città non è ostaggio della loro rabbia. E i milanesi non devono aspettare il prossimo «casino» per scoprirlo.</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1634349971756170%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>&#8220;Poliziotti? Se non vogliono l&#8217;estintore sulla nuca, cambino lavoro&#8221;. Signori, questo fa il dottorato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 16:30:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Violenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il post choc a Bologna. Fdi: "Va allontanato". L'Alma Mater promette indagini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/poliziotti-se-non-vogliono-lestintore-sulla-nuca-cambino-lavoro-signori-questo-fa-il-dottorato/">&#8220;Poliziotti? Se non vogliono l&#8217;estintore sulla nuca, cambino lavoro&#8221;. Signori, questo fa il dottorato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un estintore sulla nuca? Se sei un poliziotto, te lo devi mettere in conto. Altrimenti cambia mestiere. Non è una battuta di cattivo gusto pronunciata al bar, magari dopo qualche bicchiere di troppo. È, più o meno, il ragionamento affidato a Facebook da <strong>un dottorando di Fisica dell&#8217;Alma Mater di Bologna</strong>, all&#8217;indomani degli scontri che sabato hanno trasformato le piazze di Milano, Bologna e Torino in campi di battaglia.</p>
<p>La frase, riportata da diversi quotidiani, merita di essere letta per intero: «Se i poliziotti non vogliono più prendersi un estintore sulla nuca possono sempre cambiare lavoro. Nessuno li ha costretti a scegliere un mestiere da figli di puttana».</p>
<p>Avete letto bene. Non si tratta di una critica a una carica della polizia, di una contestazione all&#8217;operato di un agente o di una denuncia di presunti abusi. Qui si arriva a sostenere che chi indossa una divisa debba accettare il rischio di essere <strong>colpito da un estintore</strong>. E che, se la cosa non gli piace, possa tranquillamente cercarsi un&#8217;altra occupazione.</p>
<h2>Il post del dottorando e gli scontri di Milano</h2>
<p>Il riferimento è a quanto accaduto in questo fine settimana, quando -durante le manifestazioni contro il carovita- alcuni facinorosi hanno lanciato estintori contro gli agenti in tenuta antisommossa. Una giornata di violenze, barricate e danneggiamenti, con poliziotti feriti e decine di persone fermate. <a href="https://www.nicolaporro.it/milano-a-ferro-e-fuoco-poliziotti-in-ospedale/">Qui la ricostruzione degli scontri nel centro di Milano</a>.</p>
<p>Ebbene, mentre le immagini della guerriglia facevano il giro dei social, il dottorando bolognese ha pensato bene di prendersela non con chi lanciava oggetti contro gli agenti, ma con chi quegli oggetti rischiava di riceverli in testa.</p>
<p>Intendiamoci. La libertà di espressione vale anche per le opinioni più sgradevoli. E frequentare un&#8217;università non obbliga certo a condividere le posizioni del governo, della polizia o di chiunque altro. Ci mancherebbe. Ma tra il diritto di criticare le forze dell&#8217;ordine e il presentare un&#8217;aggressione potenzialmente gravissima come un normale inconveniente professionale passa una differenza enorme.</p>
<h2>La reazione di Bignami e del rettore Molari</h2>
<p>La vicenda è rapidamente diventata un caso politico. <strong>Galeazzo Bignami</strong>, capogruppo di Fratelli d&#8217;Italia alla Camera, ha chiesto l&#8217;allontanamento del dottorando dall&#8217;università: «Un individuo così è incompatibile con l&#8217;università. E non c&#8217;è neanche bisogno di spiegare perché».</p>
<p>Durissima anche la risposta del rettore dell&#8217;Alma Mater, <strong>Giovanni Molari</strong>, che ha definito quelle del giovane «parole del tutto inaccettabili», annunciando l&#8217;avvio degli approfondimenti necessari e assicurando che l&#8217;ateneo farà quanto di propria competenza. Molari ha inoltre espresso solidarietà agli agenti feriti, auspicando che simili violenze non tornino a inquinare il legittimo dissenso democratico.</p>
<p><strong>Da quando prendere un estintore sulla nuca è diventato un rischio da accettare senza lamentarsi?</strong> I poliziotti sanno di svolgere un lavoro pericoloso. Lo sanno quando indossano la divisa, quando intervengono durante una manifestazione e quando affrontano chi decide di trasformare una protesta in guerriglia urbana. Ma questo non significa che qualcuno abbia il diritto di aggredirli.</p>
<p>La libertà di manifestare non comprende quella di spaccare la testa a un agente. E il fatto che un poliziotto abbia scelto volontariamente il proprio mestiere non rende meno grave la violenza che subisce. Sembra una banalità. Evidentemente, anche all&#8217;università, ogni tanto serve ripeterla.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/poliziotti-se-non-vogliono-lestintore-sulla-nuca-cambino-lavoro-signori-questo-fa-il-dottorato/">&#8220;Poliziotti? Se non vogliono l&#8217;estintore sulla nuca, cambino lavoro&#8221;. Signori, questo fa il dottorato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Sparategli a vista&#8221;. L&#8217;esasperazione di un&#8217;anziana mentre devastano Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 16:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le telecamere hanno ripreso una signora chiedere alle forze dell'ordine di fermare con le cattive i maranza che hanno messo a ferro e fuoco la città</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sparategli-a-vista-lesasperazione-di-unanziana-mentre-devastano-milano/">&#8220;Sparategli a vista&#8221;. L&#8217;esasperazione di un&#8217;anziana mentre devastano Milano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Sparategli a vista, a tutta questa gentaglia». La frase è di una signora che domenica, a <strong>Milano,</strong> assisteva all&#8217;inizio dell&#8217;ennesima giornata di devastazioni. Una frase durissima. Ma che racconta qualcosa del <strong>clima di esasperazione</strong> di chi si ritrova a vedere la propria città <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-le-impressionanti-immagini-della-devastazione-nel-centro-di-milano-video/" target="_blank" rel="noopener">trasformata in un campo di battaglia</a>.</p>
<p>Perché domenica 18 ottobre, a Milano, è successo di tutto. E non era neppure la prima volta: già sabato il centro era stato teatro di scontri, incendi, vetrine distrutte e attacchi alle forze dell&#8217;ordine. Neanche ventiquattr&#8217;ore dopo, <strong>il bis dei saccheggi</strong>. E oggi molti negozi sono chiusi perché temono il terzo tempo di questa ordinaria follia.</p>
<p>Gruppi di giovanissimi, molti incappucciati e vestiti di nero, hanno attraversato il centro prendendo di mira negozi e attività commerciali. In via Torino sono stati assaltati un Carrefour e altri esercizi. In zona Cordusio sono finite nel mirino le vetrine di Levi&#8217;s e Under Armour. Vicino al Castello Sforzesco è stato devastato e saccheggiato un Decathlon. In Galleria e nelle strade circostanti, commercianti e clienti hanno dovuto cercare riparo mentre volavano pietre e oggetti contro la polizia.  Le immagini sono quelle di una città che, per ore, ha visto gruppi violenti impossessarsi delle strade. Saracinesche abbassate, tavolini rimossi, vetrine sfondate. Turisti costretti a rifugiarsi al chiuso. E agenti impegnati a contenere gli assalti con idranti e lacrimogeni.</p>
<p>Ed eccoci alla signora. <strong>«Sparategli a vista, a tutta questa gentaglia»</strong>. Richiesta di un&#8217;illusa, nel senso buono della parola, visto quello che accade ai poliziotti che hanno l&#8217;ardire di utilizzare l&#8217;arma in dotazione. Impossibile nell&#8217;Italia che da mesi, sempre a Milano, processa il carabiniere che ha rincorso per le strade della città due fuggitivi a bordo di uno scooter. Ma sarebbe un errore fermarsi all&#8217;eccesso di quella frase e ignorare ciò che la provoca. Perché dietro quelle parole c&#8217;è una richiesta che dovrebbe essere del tutto normale: <strong>poter vivere la propria città senza paura</strong>.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1123372280160002%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Un cittadino non dovrebbe essere costretto a nascondersi in un negozio per evitare una sassaiola. Un commerciante non dovrebbe abbassare la saracinesca nel pieno della giornata per paura che qualcuno gli porti via la merce. Una famiglia non dovrebbe rinunciare a passeggiare in centro perché<strong> gruppi di incappucciati</strong> hanno deciso di devastarlo.</p>
<p>E invece siamo arrivati al paradosso per cui ogni intervento della polizia rischia di diventare oggetto di polemica. Perfino il manganello, che è uno strumento in dotazione alle forze dell&#8217;ordine, viene talvolta raccontato come se il suo impiego fosse illegittimo in sé. <strong>Non è così.</strong> Il suo uso deve essere necessario, proporzionato e conforme alla legge. Ma non può diventare il simbolo della &#8220;repressione&#8221; quando viene utilizzato per mantenere il banalissimo ordine pubblico.</p>
<p>La sicurezza non è un capriccio autoritario. È un diritto dei cittadini. E chi chiede che la polizia possa intervenire efficacemente contro saccheggi e devastazioni non sta chiedendo il Far West. Sta chiedendo che lo Stato faccia il proprio mestiere. La signora ha usato parole che non vanno prese alla lettera né magari condivise nel senso letterale. Ma l&#8217;esasperazione che esprimono merita di essere ascoltata.</p>
<p>Perché non è normale che a doversi barricare siano i cittadini perbene, mentre chi devasta le strade continua a correre da un negozio all&#8217;altro.</p>
<p>Enrico Foscarini, 19 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sparategli-a-vista-lesasperazione-di-unanziana-mentre-devastano-milano/">&#8220;Sparategli a vista&#8221;. L&#8217;esasperazione di un&#8217;anziana mentre devastano Milano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ma quale &#8220;rabbia sociale&#8221;. Cari radical chic, i maranza vi stanno infinocchiando</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ma-quale-rabbia-sociale-cari-radical-chic-i-maranza-vi-stanno-infinocchiando/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ma-quale-rabbia-sociale-cari-radical-chic-i-maranza-vi-stanno-infinocchiando/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 13:15:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti manifestanti "pacifici" fingono di prendere le distanze dai violenti. E i grandi intellettuali diventano il cavallo di troia di vandali</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-quale-rabbia-sociale-cari-radical-chic-i-maranza-vi-stanno-infinocchiando/">Ma quale &#8220;rabbia sociale&#8221;. Cari radical chic, i maranza vi stanno infinocchiando</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli scontri di piazza tra ottobre e novembre, li conosciamo bene. Cambiano più o meno le tematiche, ma da anni la musica è la stessa. L&#8217;opinione pubblica si divide, alcuni rispolverano il Pasolini di Valle Giulia altri citano la Bufala attribuita a Pertini del popolo che scaccia i governanti con mazze e pietre se non fa ciò che i cittadini chiedono.</p>
<p>Occorrerebbe parlare però, della zona grigia in cui si muove una parte della politica, le cui condanne delle violenze appaiono spesso timide e ambigue. Si parla molto dei violenti, si sottolinea che sono una minoranza, ma raramente si affronta fino in fondo un problema altrettanto importante: la difficoltà, da parte di molti manifestanti pacifici, <strong>di prendere le distanze da loro in maniera netta e inequivocabile</strong>.</p>
<p>I violenti sono l&#8217;altra faccia della medaglia di <strong>molte manifestazioni</strong>. Una parte di chi si definisce pacifico sembra considerarli, più o meno apertamente, <strong>un male necessario</strong>: la violenza è sbagliata, certo, ma diventa funzionale a sponsorizzare la protesta. E così la condanna arriva, ma è quasi sempre accompagnata da un «però» che finisce per ridimensionarla, giustificarla o contestualizzarla fino a renderla meno incisiva.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/questo-sfogo-ci-deve-essere-giannini-choc-in-diretta-da-fazio/">&#8220;Questo sfogo ci deve essere&#8230;&#8221;. Giannini choc in diretta da Fazio</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-poliziotto-zittisce-lassessore-pd-repressione-bisogna-manganellare-di-piu/">Il poliziotto zittisce l&#8217;assessore Pd: &#8220;Repressione? Bisogna manganellare di più&#8221;</a></li>
</ul>
<p>È qui che si innesca un meccanismo perverso: i collettivi offrono una base di consenso e mobilitazione a cui una parte della politica finisce per sovrapporsi, cercando di ricavarne un vantaggio. E viene spontaneo chiedersi: come potrebbe poi quella stessa politica prendere le distanze da chi, in qualche modo, contribuisce a darle visibilità e forza?</p>
<p>Si crea così un sistema che si alimenta da sé, in cui ciascuno sfrutta l&#8217;altro. Il teppista, che saccheggia un negozio Foot Locker a Torino o La Rinascente a Milano diventa, nella narrazione dell&#8217;intellettuale radical da salotto, la rappresentazione di una presunta «<strong>rabbia sociale</strong>», utile ad attaccare il governo. Si cerca di convincere all&#8217;opinione pubblica che il ragazzino che saccheggia il negozio in piazza Duomo stia protestando contro il 3% del PIL da destinare al riarmo, anziché agire per il semplice impulso di vandalizzare. Allo stesso tempo, quel ragazzino sfrutta l&#8217;intellettuale borghese, o il giovane pacifista carico di ideali — e di ideologia — come una sorta di cavallo di Troia: <strong>si nasconde dietro le rivendicazioni politiche</strong> <strong>e</strong> <strong>sociali</strong> per trovare una copertura al proprio desiderio di caos.</p>
<p>L&#8217;uno non prende le distanze dall&#8217;altro, perché entrambi, seppure per ragioni diverse, finiscono per trarre vantaggio da questa ambiguità. È un meccanismo che si autoalimenta, un mostro che cresce proprio grazie alla complicità, più o meno consapevole, delle sue diverse componenti.</p>
<p>Al Sud le proteste non hanno avuto la stessa risonanza perché tra gli agricoltori, la politica non ha ancora messo il proprio cappello sulle manifestazioni. <strong>Chi protesta nel meridione lo fa con grande dignità</strong>, senza apparire sponsorizzato o rappresentato da questo o quel partito. Non c&#8217;è, dietro quelle mobilitazioni, una bandiera della CGIL a fare da riferimento politico dominante. Naturalmente, qualche esponente politico prova a intercettare quella rabbia. È legittimo, fa parte della logica. Ma è avvenuto dopo, non prima della protesta.</p>
<p>Le manifestazioni al Sud non sono state, almeno inizialmente, ideologizzate nella stessa misura di quelle del Nord. Nelle piazze di Milano, Torino e Bologna invece, la protesta è diventata un contenitore in cui confluiscono rivendicazioni molto diverse, talvolta accomunate più dalla contrapposizione al governo che da un obiettivo condiviso: <strong>dal riarmo e dalla guerra in Ucraina alla situazione a Gaza, passando per l&#8217;inflazione e il caro benzina</strong>. Il risultato è un grande calderone in cui tutto finisce per mescolarsi, fino a rendere meno riconoscibile il nucleo originario delle singole proteste.</p>
<p>Davide Spena, 19 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-quale-rabbia-sociale-cari-radical-chic-i-maranza-vi-stanno-infinocchiando/">Ma quale &#8220;rabbia sociale&#8221;. Cari radical chic, i maranza vi stanno infinocchiando</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Dovevano spaccarti la testa&#8221;. Finalmente un padre con le palle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 12:06:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[Violenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il figlio fermato dopo la guerriglia a Milano, il papà non cerca scuse e lo fulmina davanti alla Questura. Altro che giustificazioni per i baby teppisti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/dovevano-spaccarti-la-testa-finalmente-un-padre-con-le-palle/">&#8220;Dovevano spaccarti la testa&#8221;. Finalmente un padre con le palle</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente <strong>un padre che non cerca scuse</strong>. Che non si rifugia dietro le solite giustificazioni, che non tira in ballo il disagio giovanile, la società cattiva o la rabbia delle nuove generazioni. Un padre che guarda in faccia il figlio, fermato durante <a href="https://www.nicolaporro.it/milano-il-giorno-dopo-nuova-guerriglia-in-centro/">la guerriglia che ha messo a ferro e fuoco Milano</a> e gli sbatte addosso tutta la sua indignazione: &#8220;<strong>Ero contento se ti spaccavano la testa</strong>, ero contento guarda&#8221;. Parole durissime, certo. Ma anche lo sfogo di un genitore che non ha alcuna intenzione di trasformare una vergognosa giornata di violenze in una ragazzata da perdonare con una pacca sulla spalla.</p>
<p>La scena si consuma davanti alla <strong>Questura</strong> di via Fatebenefratelli. Da una parte i ragazzi fermati durante il secondo pomeriggio di devastazioni nel capoluogo lombardo, dall&#8217;altra i genitori arrivati per riportarli a casa. E tra mamme preoccupate, papà furibondi e giovanissimi che sembrano non aver ancora compreso la gravità di quanto accaduto, spunta una<strong> lezione di responsabilità</strong> che meriterebbe di essere ascoltata anche fuori da Milano.</p>
<p>Perché dopo due giorni di assalti ai negozi, vetrine sfondate, saccheggi e aggressioni alle forze dell&#8217;ordine, <strong>la pazienza è finita</strong>. Altro che protesta. Altro che diritto a manifestare. Chi prende a sassate i poliziotti, devasta le attività commerciali e trasforma il centro di una città in un campo di battaglia non è un manifestante da comprendere. È un violento da fermare. E se per impedirgli di continuare a spaccare tutto servono i manganelli, la polizia deve poterli utilizzare, con la forza necessaria e nei limiti della legge. Senza essere costretta a subire passivamente le aggressioni.</p>
<p>Ma torniamo a quel padre. Il suo sfogo, raccontato da <em>Repubblica</em>, è probabilmente una delle immagini più significative del dopo-guerriglia. Perché mentre qualcuno continua a cercare attenuanti per i baby casseur, c&#8217;è chi ha il coraggio di ricordare che <strong>le responsabilità individuali esistono</strong>. E che l&#8217;educazione passa anche attraverso un <strong>rimprovero durissimo</strong>, soprattutto quando ci si ritrova a recuperare un figlio in Questura.</p>
<p>Non è l&#8217;unico. Un altro genitore, arrivato da Como per il figlio diciannovenne, non prova nemmeno a minimizzare: &#8220;<strong>Se ha sbagliato, pagherà</strong>. Sono deluso. Dopo trent&#8217;anni in Italia mi vergogno a venire qui per colpa sua. Mi spacco la schiena tutto il giorno e poi queste cose…&#8221;. Parole che pesano come macigni. È la rabbia di chi lavora, fa sacrifici, cerca di costruire un futuro ai propri figli e poi si ritrova a fare i conti con una notte in Questura.</p>
<p>Una madre racconta invece che il figlio avrebbe dovuto sostenere un colloquio di lavoro. E invece era in Duomo, nel bel mezzo dei disordini. &#8220;Ieri c&#8217;è stata delinquenza vera. Lui appartiene al gruppo dei pirla, si ferma a guardare&#8221;, sbotta la donna. Anche qui, <strong>nessuna indulgenza</strong>. Nessuna voglia di trasformare quanto accaduto in un&#8217;avventura adolescenziale.</p>
<p>Certo, essere fermati non significa automaticamente aver commesso un reato. Saranno gli accertamenti a distinguere chi ha partecipato alle devastazioni da chi si trovava semplicemente sul posto. Ma questo non cambia di una virgola<strong> il giudizio</strong> su quanto accaduto nelle strade di Milano. Chi ha saccheggiato, distrutto e aggredito gli agenti deve risponderne fino in fondo. L&#8217;età non può diventare un lasciapassare per la violenza, così come il disagio sociale non può trasformarsi in una licenza di devastare.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-19-ottobre-2026/">Sala vergognati: è colpa tua la retorica anti-polizia</a> di <em>Nicola Porro</em></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-poliziotto-zittisce-lassessore-pd-repressione-bisogna-manganellare-di-piu/"> Il poliziotto zittisce l’assessore Pd: “Repressione? Bisogna manganellare di più”</a></li>
</ul>
<p>E colpisce anche<strong> un altro dettaglio</strong>. Mentre alcuni genitori si vergognano di quanto accaduto, c&#8217;è chi esce dalla Questura quasi divertito dalle ore trascorse nelle camere di sicurezza. Come se tutto fosse stato una bravata, un&#8217;esperienza da raccontare agli amici. È forse questo l&#8217;aspetto più inquietante: la sensazione di impunità, l&#8217;incapacità di comprendere che dall&#8217;altra parte ci sono commercianti danneggiati, cittadini spaventati e poliziotti mandati in ospedale.</p>
<p>Ecco perché quel padre <strong>merita un applauso</strong>. Non perché qualcuno debba augurarsi davvero che un ragazzo finisca con la testa spaccata. Ma perché ha rifiutato di fare l&#8217;avvocato difensore del figlio a prescindere, di considerarlo automaticamente una vittima e di assolverlo prima ancora di conoscere le sue eventuali responsabilità.</p>
<p>Massimo Balsamo, 19 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/dovevano-spaccarti-la-testa-finalmente-un-padre-con-le-palle/">&#8220;Dovevano spaccarti la testa&#8221;. Finalmente un padre con le palle</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Morte David Rossi, la svolta della Commissione: &#8220;Ecco i nomi di mandante e organizzatore&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 10:51:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[david rossi]]></category>
		<category><![CDATA[mps]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parole di Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte dell'ex manager Mps</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/morte-david-rossi-la-svolta-della-commissione-ecco-i-nomi-di-mandante-e-organizzatore/">Morte David Rossi, la svolta della Commissione: &#8220;Ecco i nomi di mandante e organizzatore&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le accuse sono pesantissime. E anche clamorose. &#8220;In base agli elementi acquisiti dalla Commissione nelle vicende che hanno portato alla morte di David Rossi sarebbero coinvolti, con ruoli diversi, <strong>Giuseppe Mussari,</strong> quale mandante di un&#8217;azione di intimidazione che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di David Rossi, e <strong>Gabriele Ceccherelli,</strong> quale soggetto che avrebbe organizzato e scelto le persone, al momento non ancora individuate, da coinvolgere nella fase esecutiva pur rimanendo egli stesso all&#8217;esterno di Palazzo Salimbeni&#8221;.</p>
<p>A dirlo è Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte David Rossi. &#8220;L&#8217;Ufficio di presidenza ha avuto modo di valutare elementi informativi acquisiti dai consulenti della Commissione nell&#8217;ambito di alcuni colloqui con detenuti&#8221;, ha spiegato il parlamentare dopo che nei giorni scorsi i Ris avevano avanzato ipotesi clamorose dopo i rilievi effettuati sia sulla caduta dell&#8217;ex manager di Mps sia sui video dell&#8217;uomo misterioso che compare nel vicolo quando Rossi era ancora vivo. &#8220;Ho chiesto l&#8217;acquisizione dei verbali nella parte pubblica &#8211; ha detto invece Carmelo Miceli, legale dei familiari di David Rossi &#8211; Ci riserviamo di leggere i verbali quando saranno disponibili&#8221;.</p>
<p>Immediata la smentita dei diretti interessati. &#8220;Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda, l&#8217;unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe, non ho nulla a che fare con questa vicenda&#8221;, ha detto Gabriele Ceccherelli, esponente del calcio storico fiorentino. Mussari invece è stato presidente della Fondazione del Monte dei Paschi dal 2001 al 2006 e poi presidente del Monte dei Paschi di Siena dal 2006 al 2012.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-la-svolta-del-ris-qualcuno-era-nel-vicolo-mentre-lui-moriva/" target="_blank" rel="noopener">David Rossi, il Ris: &#8220;Qualcuno era nel vicolo mentre lui moriva&#8221;</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-ecco-il-punto-chiave-della-perizia-i-bigliettini-e-il-sangue-sono-di-due-giorni-prima/">David Rossi, ecco il punto chiave della perizia: &#8220;I bigliettini e il sangue sono di due giorni prima&#8221;</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-la-svolta-per-la-perizia-e-stato-aggredito-da-piu-persone/">David Rossi, la perizia: &#8220;È stato aggredito da più persone&#8221;</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/morte-david-rossi-la-svolta-della-commissione-ecco-i-nomi-di-mandante-e-organizzatore/">Morte David Rossi, la svolta della Commissione: &#8220;Ecco i nomi di mandante e organizzatore&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il poliziotto zittisce l&#8217;assessore Pd: &#8220;Repressione? Bisogna manganellare di più&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 10:45:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In diretta tv l'agente ha il coraggio di dire la verità di fronte al delirio di Lorenzo Pacini, candidato alle primarie del centrosinistra</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-poliziotto-zittisce-lassessore-pd-repressione-bisogna-manganellare-di-piu/">Il poliziotto zittisce l&#8217;assessore Pd: &#8220;Repressione? Bisogna manganellare di più&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come possiamo non dare ragione a<strong> Pasquale Alessandro Griesi</strong>, poliziotto e sindacalista di Fsp? Ieri, ospite di a Rete4 per discutere di quanto successo a Milano e in altre città, si è trovato nella triste posizione di dover commentare il delirio di Lorenzo Pacini, assessore Pd del Municipio 1 di Milano, nonché candidato alle primarie del centrosinistra per diventare sindaco della città che i maranza hanno messo a ferro e fuoco.</p>
<p>Parlando degli scontri e dei <strong>saccheggi</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-le-impressionanti-immagini-della-devastazione-nel-centro-di-milano-video/" target="_blank" rel="noopener">che si erano verificati sabato pomeriggio</a> (e che poi si sono ripetuti anche domenica), Pacini aveva dato la propria solidarietà non agli agenti feriti ma ai manifestanti. &#8220;Oggi a Milano &#8211; ha detto in una storia Instagram &#8211; ci sono state manifestazioni contro il caro vita, contro un sistema che opprime la classe lavoratrice, gli studenti e le persone in generale. Qual è stata la risposta? Ovviamente manganellate e una repressione ingiustificata, da parte della polizia, che ha portato a tensioni e scontri&#8221;. E ancora: “Anche a Milano diverse persone si sono fatte male. A tutti i ragazzi che avete subito pestaggi da parte delle forze dell&#8217;ordine massima solidarietà e vicinanza. Siamo con voi, è molto importante continuare a resistere e lottare perché questa democrazia appartiene a noi, questo Paese appartiene ai suoi studenti e alla sua classe lavoratrice”.</p>
<p>Finito nella bufera, Pacini aveva provato a correggere il tiro. “Vedere la città danneggiata &#8211; aveva detto a LaPresse domenica mattina &#8211; non piace a nessuno, figuratevi a me che sono assessore di quel Municipio e già oggi ci stiamo occupando di sistemare le strade, ma quei danni si riparano. I danni che non si riparano sono quelli di una classe di governo che impoverisce gli italiani e difende potenti, oligarchi e sfruttatori”.</p>
<p>Lapidaria la replica di Griesi: &#8220;<strong>Non c&#8217;è nulla di istituzionale in quello che ha detto</strong>&#8221; Pacini. Pensare che i violenti siano quelli in divisa è una follia. Quindi, aggiunge, &#8220;mi faccio attaccare per quello che sto dicendo: ci sono state troppe poche manganellate. Con questa gente non c&#8217;è alternativa. Altrimenti muoiono i poliziotti e i turisti vengono sequestrati dai violenti&#8221;. Chapeau.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-poliziotto-zittisce-lassessore-pd-repressione-bisogna-manganellare-di-piu/">Il poliziotto zittisce l&#8217;assessore Pd: &#8220;Repressione? Bisogna manganellare di più&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Guardate questo video: ecco a voi l&#8217;internazionale beduino-progressista</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/guardate-questo-video-ecco-a-voi-linternazionale-beduino-progressista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 09:05:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[Violenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stavolta la musica deve cambiare, fate presto! lo diciamo noi, perché il capolinea si avvicina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/guardate-questo-video-ecco-a-voi-linternazionale-beduino-progressista/">Guardate questo video: ecco a voi l&#8217;internazionale beduino-progressista</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;internazionale <strong>beduino-progressista</strong> colpisce anche in Italia, la cellula dormiente è stata risvegliata, direttamente in eurovisione, dal futuro. Anzi, se vuoi proprio sapere come sarà il futuro, guarda il video di quel ragazzo di evidenti <strong>origini africane</strong> che spacca una vetrata e crolla sotto il peso della lastra trasparente. Sarà così, all&#8217;infinito.</p>
<p>Per un manipolo di non vaccinati con due striscioni o il rosario in mano si invocava Bava Beccaris o si armava con generosità l&#8217;idrante. Oggi servirebbe l&#8217;insetticida, ma lo stato è assai più impegnato a preoccuparsi del fatto che tu lavi con cura il barattolino dello yogurt. Stavolta la musica deve cambiare, fate presto! lo diciamo noi, perché il capolinea si avvicina.</p>
<p>Pino Petrolio, 19 ottobre 2026</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">🚨🇫🇷 LE CASSE TOURNE MAL ! Un jeune homme qui tentait de briser la baie vitrée d’un commerce a vu celle-ci s’effondrer entièrement sur lui, le blessant grièvement. <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://t.co/Ldh3XBXTX8">pic.twitter.com/Ldh3XBXTX8</a></p>&mdash; Cpasdeslol (@cpasdeslol_X) <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://x.com/cpasdeslol_X/status/2111490963914809645?ref_src=twsrc%5Etfw">October 17, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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			</item>
		<item>
		<title>La negoziante si scusa coi teppisti. Manca solo che gli offra il caffè</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-negoziante-si-scusa-coi-teppisti-manca-solo-che-gli-offra-il-caffe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 08:29:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rivolte]]></category>
		<category><![CDATA[Violenze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=353884</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il teppista insulta, la polizia lo insegue e chi dovrebbe essere protetto si vergogna. Il capolavoro di un Paese al contrario, dove i violenti fanno la voce grossa e lo Stato recita il Libro Cuore</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-negoziante-si-scusa-coi-teppisti-manca-solo-che-gli-offra-il-caffe/">La negoziante si scusa coi teppisti. Manca solo che gli offra il caffè</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo intervento va inteso a integrazione dell’altro pezzo odierno dove si dà conto delle logiche islamocomuniste di conquista violenta. Registra un fatterello all’apparenza patetico, trascurabile, mentre è la dimostrazione della tragedia compiuta: il totale ribaltamento logico, etico, o, se volete metterla in termini sofisticati, di “riduzione della complessità” cara a Luhmann, che degrada l’individuo a un burattino determinato dal sistema (ma si potrebbe scomodare anche il famigerato <strong>Foucault</strong>, sospettamente quanto improvvisamente tornato di gran moda sui giornali di sinistra, a partire dal Manifesto).</p>
<p>Ebbene, <strong>il sistema è quello del partito comunista,</strong> e ha vinto: gira per i social un video di una negoziante-burattina che, in un allucinante capovolgimento di senso razionale, si scusa a più riprese, non si capisce di cosa, ma anche a nome delle commesse che non hanno fatto entrare un facinoroso (che dà loro delle cretine) incalzato dalla polizia: ne esce una totale adesione alle logiche, per così chiamarle, dei terroristi in spregio esibito alle forze dell’ordine, le quali erano lì anche per tutelare i negozi come quello preso d’assalto dalla sventata esercente. <strong>Dove porta un simile delirio?</strong> Al caos istituzionalizzato, alla violenza di stampo anarcoide – neppure rivoluzionaria, sostenuta da uno straccio di pretesto ideologico, solo fine a se stessa nella strategia sovversiva-eversiva del partito comunista egemone.</p>
<p>Non manca il provocatore effemminato, petulante, che, munito di mascherina anticovid, a dire del corredo dell’idiota woke in servizio permanente effettivo, farnetica apparentemente, sempre in una logica di criminalizzazione della polizia, di adesione acritica alle violenze di piazza. Il partito comunista dunque ha vinto, il suo funzional-strutturalismo è legge. Immorale, immonda, ma non per questo meno ferrea. Anzi. Abbiamo poi visto professori con felpa d’ordinanza partecipare a comizi, cortei in odio alle divise, debitamente minacciate, e sappiamo che quel docente, che <strong>partecipa all’apologia di reato</strong> in forma terroristica, debitamente agiografato dai media organici, non subirà alcuna conseguenza né disciplinare né penale, nessuno lo toccherà, probabilmente riceverà una candidatura.</p>
<p>Abbiamo visto in queste ore provocazioni senza argine, scemenze, infantilismi intossicati, la Giuliana Sgrena, se la ricordate una di estrema sinistra costata il sacrificio dell’agente segreto Nicola Calipari, rifiutare sdegnosa la bandiera tricolore (agiografata da la Stampa), abbiamo visto un gran garrire di bandiere di Hamas in tutte le piazze, abbiamo visto rapine, stupri inconstratati all’ombra dei disordini col pretesto del “carrello della spesa”, abbiamo sentito i proclami di vendetta e di jihad, abbiamo constatato l’inerzia di chi comanda, registriamo ogni giorno cosiddetti migranti che aggrediscono, che cacciano dai mezzi pubblici vecchi, donne, perché non tollerano di vedere bianchi a bordo, stiamo ascoltando gli “italiani di seconda generazione” mentre devastando intonano “l’Italiano” della buonanima di <strong>Toto Cutugno</strong>, così, tra lo sfottente e il minaccioso, da Corano alla vongole (sgusciate), dal rap delinquenziale alla canzonetta nazionalpopolare, abbiamo osservato con giusto senso di nausea i cosiddetti leader del partito comunista gongolare per il sacco di Roma, Milano, Bologna, Torino, ovunque, annunciando baldandozi e trionfi nuove manifestazioni, nuove escandescenze, col tono e la faccia di chi ha vinto e lo sa. <strong>Maranza, pro Hamas, no tav, centri sociali,</strong> tutto il meglio della schiuma ha campo libero nell’operare per il funzionalismo strutturale del partito comunista in funzione eversiva-sovversiva.</p>
<p>In tutto questo abisso di mestizia, una notazione fuggente, eppure risolutiva: il mocciosetto che urla alle commesse aprite cretine aprite, e non passa, sta lì a piagnucolare insieme ad altri come lui. Fringuelli con la molotov e la spranga, ma se gli arriva una carezza si rotolano in terra, tornano quelli che sono: schiuma che basterebbe pochissimo a disperdere. Perché non lo si fa una buona volta? Perché non si ristabiliscono le proporzioni? Quali studenti, quali ragioni? Sono black bloc incappucciati, minorenni, assoldati. <strong>Queste non sono le dinamiche che abbiamo conosciuto negli anni Settanta</strong>, sono casini meno feroci, meno motivati, se vogliamo dirla così: ma a furia di tollerarli diventano come quelli, diventano inarrestabili.</p>
<p>La giornata di ieri è solo la centesima replica di un copione affidato ai ragazzini, adottato per qualsiasi pretesto, oggi in emulazione francese. Se non si adotta un approccio più responsabile, più duro, la situazione si risolve nello sbando. Lo è già. Se è consentita una parentesi personale, chi scrive ha fatto un libro autoprodotto, “La Resa”, <strong>dove racconta almeno 200 episodi di stragismo e terrorismo dalla strage innesco di Modena</strong> in avanti. Mi sono spinto perfino a ipotizzare il divieto di carne nelle mense scolastiche, a vantaggio del couscous: è successo. La situazione è paurosamente fuori controllo e la gente che vive, che vota, ha sempre più paura, prova la sensazione di non essere difesa, di essere alla mercé. È esattamente quello che voleva il partito comunista e, qualsiasi cosa accada, se ne prenderà addosso la colpa la solita, che agisca o resti inerte, che impedisca o consenta. Si cerca il morto, ha ragione <strong>Capezzone</strong> su il Tempo, da scaricae tra le gambe del governo. Ma se Dio non voglia il morto dovesse indossare una divisa, sarà la fine: governo a casa, e partito comunista al colmo della potenza, ovviamente rigirando la responsabilità, secondo antica maestria.</p>
<p>Cristo ma che senso ha mandare solidarietà di facciata ai poliziotti assaltati, mandati a fare da bersaglio, scrivere che mettere a ferro e fuoco le città è una cosa che non si fa? <strong>È il governo o il Libro Cuore?</strong> Rivolto a chi, un simile stupido paternalismo? A chi teorizza il diritto allo sfascio, il trionfo del viva la muerte! Senza l’ombra di un presupposto, per evidente strategia comunista? Loro non esprimono solidarietà ai poliziotti mandati all’ospedale, loro ammiccano a chi ce li manda, si muovono a loro agio nel caso.</p>
<p>Loro sembrano scemi, ma sanno cosa fanno. Una negoziante che si scusa, si vergogna di non avere offerto rifugio ai balordi, che avversione verso chi la sta difendendo, <strong>non è una sciocca:</strong> è una che testimonia un disastro compiuto, e le proteste nei commenti di chi resta normale sono aria che cammina, sono le grida disperate, spaventate di chi soccombe e lo sa.</p>
<p>Max Del Papa, 18 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-negoziante-si-scusa-coi-teppisti-manca-solo-che-gli-offra-il-caffe/">La negoziante si scusa coi teppisti. Manca solo che gli offra il caffè</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Questo sfogo ci deve essere&#8230;&#8221;. Giannini choc in diretta da Fazio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[massimo giannini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Massimo Giannini "comprende" le violenze di maranza e collettivi a Milano e nelle altre città. Il delirante discorso che sposta altrove le responsabilità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questo-sfogo-ci-deve-essere-giannini-choc-in-diretta-da-fazio/">&#8220;Questo sfogo ci deve essere&#8230;&#8221;. Giannini choc in diretta da Fazio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Allora se questa è la realtà, in qualche modo, da qualche parte, questo sfogo ci deve essere, ci sarà». Scusate, ma <strong><em>ci deve essere</em>?</strong> <strong>Massimo Giannini</strong>, commentando le violenze nelle scuole di Torino, pronuncia una frase che merita di essere discussa. Perché tra il comprendere la rabbia sociale e considerare inevitabile il suo sfogo c&#8217;è una differenza enorme.</p>
<p>Il ragionamento del giornalista parte dall&#8217;emarginazione giovanile. Gli autori delle violenze, sostiene, «testimoniano una condizione giovanile drammatica che noi facciamo finta di non vedere». Cita le seconde generazioni, i ragazzi che non studiano e non lavorano, gli adolescenti che si isolano nelle proprie camere e la scarsità di risorse destinate alla scuola. Problemi reali, forse. Ma che cosa c&#8217;entrano con le spranghe, le finestre sfondate, le palestre devastate e le pietre lanciate contro i carabinieri? <strong>Il disagio sociale può contribuire a spiegare una condotta violenta. </strong>Non la rende necessaria.</p>
<p>Giannini, va detto, conclude precisando che la violenza «va compresa ma non giustificata». Ma è solo un modo per lavarsi le mani. Resta infatti quella formulazione precedente: «Questo sfogo ci deve essere». Perché <em>deve</em>? Chi lo ha stabilito? E soprattutto: quale sarebbe il confine tra uno sfogo comprensibile e un&#8217;aggressione inaccettabile? <strong>Si può essere emarginati senza devastare una scuola</strong>. Si può essere disoccupati senza prendere a sassate un carabiniere. Si può vivere in una periferia difficile senza trasformare una palestra in un campo di battaglia. Anzi, la stragrande maggioranza dei ragazzi che affrontano difficoltà economiche e sociali non si comporta così.</p>
<p>C&#8217;è poi un aspetto che rischia di sparire in questo genere di analisi: <strong>le vittime delle devastazioni</strong>. Gli studenti che non possono frequentare le lezioni, i bambini spaventati, gli insegnanti e le famiglie che subiscono le conseguenze di assalti compiuti da altri. Anche loro vivono nella stessa società. Anche loro possono conoscere il disagio. Ma non per questo distruggono ciò che appartiene a tutti.</p>
<p>Studiare le cause della violenza è indispensabile. Investire nell&#8217;istruzione e contrastare l&#8217;emarginazione altrettanto (anche se Giannini dimentica di spiegare che il debito pubblico è così alto anche perché le spese sulla scuola sono enormi, con migliaia di professori non sempre adeguatamente preparati o che addirittura scendono in piazza coi violenti di questo fine settimana). Ma qui il problema nasce quando, nel tentativo di spiegare tutto, si finisce per descrivere lo sfogo violento come uno sbocco quasi naturale della marginalità.</p>
<p>Non è così. <strong>La rabbia non obbliga nessuno a diventare violento.</strong> E nessuna condizione sociale impone di saccheggiare, aggredire o devastare. La responsabilità di chi compie quelle azioni resta intatta, anche quando esistono problemi collettivi che meritano risposte.</p>
<p>Per questo la frase di Giannini ci lascia attoniti. Non perché sia sbagliato interrogarsi sulle periferie, sulle seconde generazioni o sul futuro dei giovani. Ma perché bisogna stare attenti a non trasformare una spiegazione in una sorta di destino inevitabile. <strong>Lo sfogo violento non «ci deve essere» affatto.</strong> Può accadere, purtroppo. E quando accade va contrastato, senza pietà. Anche coi manganelli e la repressione, che da quelle parti tanto odiano.</p>
<p>Giuseppe De Lorenzo, 19 ottobre 2026</p>
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		<title>Professori militanti: è colpa anche loro se crescono dei teppisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 06:45:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[rivolte]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>alle bandiere della Corea del Nord agli insulti alle forze dell’ordine, il fallimento di chi dovrebbe insegnare il senso civico e finisce per giustificare l’intolleranza in nome del dissenso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/professori-militanti-e-colpa-anche-loro-se-crescono-dei-teppisti/">Professori militanti: è colpa anche loro se crescono dei teppisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle scorse ore a <strong>Torino</strong>, durante una delle tante proteste studentesche contro il governo, si è materializzata una scena aberrante. In testa al corteo nel capoluogo piemontese ha marciato un manipolo di professori. Questi docenti hanno ribadito di essere fieramente in prima linea per i loro alunni, mentre questi però venivano ripresi a sventolare bandiere della Palestina e a gridare <strong>“tout le monde déteste la police”</strong>, ovvero “tutti odiano la polizia”.<br />
In pratica, dei funzionari pubblici che dovrebbero insegnare il senso civico e il rispetto delle regole hanno invece preferito ignorare gli insulti e l’odio propagato verso altri funzionari pubblici, le forze dell’ordine. Alcuni hanno persino applaudito gli slogan degli studenti.</p>
<p>Ed ecco l’ennesimo esempio atto a svelare uno dei più grandi problemi dell’istruzione italiana: i docenti che fanno proselitismo politico nelle classi e nelle piazze. <strong>Questo modus operandi</strong> altro non è che il più squallido fallimento pedagogico, esibito con il tipico compiacimento di chi essendo di sinistra si sente un unto dal Signore legittimato a plasmare sin dalla tenera età nuovi fedeli rossi.</p>
<p>E così, coloro a cui spetterebbe il compito di trasmettere i valori della democrazia, della Costituzione e delle istituzioni, guidano ragazzini che sventolano bandiere di regimi liberticidi. <strong>A Pisa addirittura è spuntata la bandiera della Corea del Nord,</strong> una delle dittature più feroci del pianeta, dove non esiste libertà di parola, dove intere famiglie finiscono nei campi di lavoro, dove il culto della personalità di Kim Jong-un sostituisce ogni diritto. E i collettivi rossi, mentre la sventolavano, intonavano cori che nulla hanno a che fare con la democrazia.</p>
<p>A Roma si sono bruciate bandiere di Stati Uniti e Israele, lanciando di tutto contro la sede del Ministero dell’Istruzione. A Torino <strong>pietre e bottiglie contro gli agenti,</strong> con i professori a giustificare queste operazioni come legittimo dissenso.</p>
<p>Ma questo non è dissenso. Tutto ciò è il figlio di anni di egemonia culturale nelle scuole. Da decenni la sinistra ha occupato i posti chiave della formazione, trasformando le aule in sezioni del partito comunista. <strong>Il risultato è sotto gli occhi di tutti:</strong> studenti talmente obnubilati che non distinguono tra democrazia e totalitarismo, che celebrano Pyongyang mentre dei loro IPhone e grazie alle loro libertà assicurate dall’Occidente protestano millantando una non meglio precisata mancanza di diritti.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/prima-milano-ora-torino-polizia-accerchiata-in-strada/" target="_blank" rel="noopener">Prima Milano, ora Torino: polizia accerchiata in strada</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milano-a-ferro-e-fuoco-poliziotti-in-ospedale/" target="_blank" rel="noopener">MILANO A FERRO E FUOCO: POLIZIOTTI IN OSPEDALE</a></li>
</ul>
<p>E i professori, compiaciuti per il grande lavoro svolto, li coprono invece di correggerli. I commenti sotto i video di queste scene parlano chiaro: <strong>“Questi professori vanno licenziati”,</strong> “è ora di ripulire le scuole dall’indottrinamento”, “Vogliono un altro ‘68!” La forte ma legittima richiesta nei confronti di un sistema scolastico che non educa alla realtà, ma solo alla propaganda.</p>
<p>Se un docente si mette in testa a un corteo che grida di odiare la polizia e celebra regimi che aboliscono ogni libertà, tradisce completamente il suo mandato. <strong>La democrazia non si insegna in questo modo.</strong> Finché questi prof continueranno a spacciare per emancipazione politica il mastodontico fallimento educativo che caratterizza il loro operato, le piazze resteranno piene di giovani confusi e via via, purtroppo, sempre più violenti.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 18 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/professori-militanti-e-colpa-anche-loro-se-crescono-dei-teppisti/">Professori militanti: è colpa anche loro se crescono dei teppisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chi li giustifica è complice</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/chi-li-giustifica-e-complice/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/chi-li-giustifica-e-complice/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 18:05:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ci sono scuse, non ci sono attenuanti. Sulla violenza di piazza di ieri non devono esistere i "se" e i "ma"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-li-giustifica-e-complice/">Chi li giustifica è complice</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono rimasta profondamente amareggiata per quanto accaduto ieri, in piazza Duomo, a Milano e per ciò che sta continuando ad accadere: la protesta per il rincaro del costo della vita si è trasformata in una vera e propria <a href="https://www.nicolaporro.it/maranza-centri-sociali-violenti-le-nostre-citta-in-mano-a-loro/" target="_blank" rel="noopener"><strong>guerriglia urbana</strong></a>. Mi ha colpito profondamente vedere come le violenze siano state perpetrate, come siano stati arrecati danni agli esercizi commerciali e ai monumenti: mi sia permesso chiedere che i costi del ripristino di quanto danneggiato non vada a ricadere sui contribuenti ma su chi si è reso responsabile del danno: iniziamo ad agire in questo modo, diversamente la violenza avrà campo libero e a farne le spese, come sempre avviene, saranno i cittadini onesti, quelli che pagano le tasse, quelli che pagano il costo della vita facendo rinunce e cercando di arrivare a fine mese in modo dignitoso.</p>
<p>Chi era in piazza Duomo ieri non aveva certo come obiettivo protestare contro il caro vita, bensì desiderava solamente <strong>esercitare la violenza contro le persone e contro il bene pubblico</strong>. Ragazzi strattonati, minacciati, civili che si sono trovati aggrediti da bande di giovani violenti: l&#8217;autorità dello Stato deve intervenire, in modo serio, deciso, altrimenti il senso di impunità avrà la meglio. Chi mi conosce sa che da anni denuncio il disagio giovanile, i problemi derivanti da una mancata integrazione, l&#8217;emergenza educativa in atto in tutte le sue forme: accanto, però, alle misure educative, occorre intervenire in modo serio e determinato, perché <strong>la violenza deve essere condannata e i violenti devono essere puniti</strong>. Questa è la realtà, questo è quello che si aspettano i cittadini onesti.</p>
<p>Mi auguro che le violenze di ieri non trovino giustificazione da parte di nessuno, né in politica, né nelle Istituzioni, né nella cultura. Chi giustifica, si rende correo della violenza. <strong>Non ci sono scuse, non ci sono attenuanti</strong>. La campagna elettorale nulla deve avere a che vedere con le violenze avvenute ieri in Duomo. <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-sfogo-del-poliziotto-colpa-della-sinistra-che-fomenta-odio-e-impunita/" target="_blank" rel="noopener">Mi sia consentito esprimere la mia piena riconoscenza agli uomini e alle donne delle Forze dell&#8217;ordine</a>, molti rimasti feriti, che si trovano a dover fronteggiare <strong>la violenza organizzata e strutturata</strong>. Mi auguro che le responsabilità vengano accertate e i responsabili puniti secondo quanto la legge prevede.</p>
<p>Oggi la Chiesa ambrosiana celebra la festa della Dedicazione del Duomo: che la Madonna, la cui statua svetta sulla guglia più alta del Duomo, protegga i cittadini milanesi affinché quanto accaduto ieri non abbia a ripetersi né a Milano né in nessun&#8217;altra parte del mondo.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 18 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-li-giustifica-e-complice/">Chi li giustifica è complice</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Milano il giorno dopo: nuova guerriglia in centro</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milano-il-giorno-dopo-nuova-guerriglia-in-centro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 15:38:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovi gruppi di violenti tra le vie milanesi: lanciati petardi e colpito la vetrina del negozio “Champions”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milano-il-giorno-dopo-nuova-guerriglia-in-centro/">Milano il giorno dopo: nuova guerriglia in centro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="x12ofw9d">Dopo <a href="https://www.nicolaporro.it/maranza-in-prima-fila-guerriglia-studentesca-in-tutta-italia/">gli scontri e le violenze di ieri</a>, <strong>il centro di Milano è tornato nel pomeriggio ad essere teatro di disordini</strong>. Danneggiamenti in via Torino, cestini e monopattini gettati a terra e petardi esplosi. La tensione resta alta, mentre le forze dell’ordine sono impegnate a contenere la situazione. Scene che alimentano il timore di una nuova escalation dopo quanto accaduto ieri.</p>
<h2 class="x1ll2q23 x1a4oops x132q4wb">Negozi nel mirino: vetrine distrutte e saccheggi</h2>
<p class="x12ofw9d">Tra gli episodi documentati figurano il danneggiamento del <strong>punto vendita Nike</strong> in corso Vittorio Emanuele, <strong>il saccheggio del negozio Foot Locker</strong> e danni alla <strong>Rinascente</strong>. In zona San Babila, gruppi di giovani avevano distrutto vetrine a colpi di mazza e sassate, mentre alcuni avevano tentato di entrare nei negozi per sottrarre la merce.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Flocalteam.it%2Fvideos%2F2873250059716560%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p class="x12ofw9d">Il bilancio materiale comprende inoltre arredi urbani danneggiati, transenne spostate e lanciate, cestini divelti e strutture utilizzate per realizzare barricate. Durante gli scontri erano stati segnalati anche incendi e danni a un&#8217;auto dei Carabinieri.</p>
<p class="x12ofw9d">Per i commercianti, il rischio è quello di dover affrontare non soltanto i costi per riparare le vetrine e ripristinare i locali, ma anche le conseguenze economiche delle chiusure forzate e dell&#8217;impossibilità di lavorare in condizioni di sicurezza.</p>
<h2 class="x1ll2q23 x1a4oops x132q4wb">50 persone portate in Questura</h2>
<p class="x12ofw9d">Nel quadro degli interventi delle forze dell’ordine, circa cinquanta manifestanti sono stati accompagnati in Questura per accertamenti. La situazione rimane delicata e le autorità sono chiamate a impedire che i disordini si trasformino in nuovi episodi di devastazione.</p>
<p class="x12ofw9d">Il ripetersi delle tensioni a poche ore dagli scontri precedenti pone interrogativi sulla sicurezza del centro storico e sulla tutela delle attività commerciali, oltre che sull&#8217;incolumità di cittadini, turisti e operatori impegnati a gestire l&#8217;emergenza. La risposta istituzionale è attesa per lunedì 19 ottobre, quando la presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong> ha convocato <strong>una riunione dedicata all&#8217;ordine pubblico</strong>. L&#8217;incontro arriva in un momento particolarmente delicato, dopo le violenze che hanno coinvolto Milano e provocato danni a negozi, infrastrutture e arredi urbani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milano-il-giorno-dopo-nuova-guerriglia-in-centro/">Milano il giorno dopo: nuova guerriglia in centro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Altro che la nostra polizia, per questi ci vorrebbe l&#8217;esercito israeliano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/altro-che-la-nostra-polizia-per-questi-ci-vorrebbe-lesercito-israeliano/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/altro-che-la-nostra-polizia-per-questi-ci-vorrebbe-lesercito-israeliano/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Baldassarri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 13:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[manifestanti]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Devastazioni e aggressioni alle forze dell’ordine in centro: cresce l’allarme per la violenza nelle città europee</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/altro-che-la-nostra-polizia-per-questi-ci-vorrebbe-lesercito-israeliano/">Altro che la nostra polizia, per questi ci vorrebbe l&#8217;esercito israeliano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Maranza</strong> (aspiranti terroristi islamici) scatenati in tutta Europa con la “comprensione” di parte della sinistra. Oggi è toccato al <strong>centro di Milano,</strong> teatro di devastazioni ed aggressioni alle forze dell’ordine.</p>
<p><strong>È iniziata l’intifada e siamo inermi</strong>. Chiamare subito, quanto meno per un consulto, l’esercito di Israele.</p>
<p>Marco Baldassari, 18 ottobre 2026</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Il Ris sapeva dell&#8217;alibi di Stasi&#8221;. La bomba del perito informatico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-ris-sapeva-dellalibi-di-stasi-la-bomba-del-perito-informatico/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-ris-sapeva-dellalibi-di-stasi-la-bomba-del-perito-informatico/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 12:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[luciano garofano]]></category>
		<category><![CDATA[Ris di Parma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I periti del giudice Vitelli ricostruirono le tracce informatiche della tesi dopo che il Ris non era riuscito. Nuovi dubbi sul lavoro degli uomini di Garofano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-ris-sapeva-dellalibi-di-stasi-la-bomba-del-perito-informatico/">&#8220;Il Ris sapeva dell&#8217;alibi di Stasi&#8221;. La bomba del perito informatico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come se ce ne fosse ancora bisogno, altre ombre si aggiungono a quelle che stanno fortemente ponendo in discussione le indagini scientifiche, relative al caso di Garlasco, condotte dagli uomini dell’allora tenente colonnello Garofano. In particolare, <strong>si tratta dell’alibi di Alberto Stasi,</strong> scoperto ben due anni dopo dai consulenti del giudice che lo assolse nel 2009: <strong>Roberto Porta</strong> e <strong>Daniele Occhetti</strong>.</p>
<p>Quest’ultimo, in collegamento con Salvo Sottile, nel corso di<em> Ore14</em> sera di giovedì scorso, ha spiegato a chiare lettere che già all’epoca i Ris di Parma erano perfettamente in grado di rilevare che<strong> “il Biondino dagli occhi di ghiaccio”</strong> era stato al suo computer a scrivere la tesi a partire dalle 9,35 di quel drammatico 13 agosto del 2007.</p>
<p>Alla domanda di Sottile se nel dicembre del 2007<strong> i Ris disponessero di dati utili per la verifica dell’alibi di Stasi,</strong> così risponde il perito informatico: “Si, glielo lo confermo. Qui la situazione è del tutto analoga e simmetrica a quello che avete discusso adesso per altri campi, come le corse elettro-foretiche. Qui si tratta di una situazione dove i Ris potevano sicuramente già confermare un alibi di Stasi, anche qui per questioni di omissioni, mancati approfondimenti, che hanno comunicato nelle conclusioni una direzione completamente diversa da quella che avevano in mano.”</p>
<p>In sostanza, per sintetizzare, <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-garofano-si-supera-non-dovevamo-dare-tutti-i-dati-al-pm/" target="_blank" rel="noopener"><strong>gli uomini di Garofano</strong> </a>scrivono due cose fondamentali nella loro relazione finale: a) che non erano stati rilevati file temporali in grado di provare il fidanzato della vittima avesse lavorato alla tesi oltre le 10 del mattino (ricordiamo che in quel momento per l’accusa il delitto sarebbe avvenuto intorno alle 11); b) che pur riconoscendo una lunga serie di accessi sullo stesso pc da parte dei Carabinieri della Territoriale, tutto questo non avrebbe in alcun modo compromesso gli esiti finali dalle loro analisi.</p>
<p>Insomma, <strong>se non è Dna/sangue</strong> è alibi informatico, se non è zuppa è pan bagnato, la domanda che ci poniamo con crescente interesse è sempre la stessa: ma chi ha incastrato “Roger Rabbit”?</p>
<p>Claudio Romiti, 17 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-ris-sapeva-dellalibi-di-stasi-la-bomba-del-perito-informatico/">&#8220;Il Ris sapeva dell&#8217;alibi di Stasi&#8221;. La bomba del perito informatico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Lo sfogo del poliziotto: &#8220;Colpa della sinistra che fomenta odio e impunità&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lo-sfogo-del-poliziotto-colpa-della-sinistra-che-fomenta-odio-e-impunita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 09:57:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[piazze]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il duro sfogo dopo le devastazioni e gli scontri: «Vandali e teppisti, lo Stato impedisce ai poliziotti di fare il proprio dovere»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-sfogo-del-poliziotto-colpa-della-sinistra-che-fomenta-odio-e-impunita/">Lo sfogo del poliziotto: &#8220;Colpa della sinistra che fomenta odio e impunità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutta colpa di chi non li sbatte in galera, vanificando tutto il nostro lavoro e i nostri sacrifici, e tutta colpa della sinistra che fomenta odio e pretende impunità. Quelli di ieri ed oggi <strong>non hanno nemmeno l&#8217;ombra degli studenti,</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/siete-delle-bestie/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sono vandali teppisti nullafacenti</strong></a> che fanno la campagna elettorale per i soliti gruppi che ci odiano.</p>
<p>La cosa gravissima è che lo Stato impedisce a noi poliziotti di fare il nostro dovere, ma vedi come tutti sono felici quando facciamo le scorte, quando moriamo, quando ci indagano e quando raccogliamo animaletti a bordo strada.<strong> Il nostro è un Paese finito,</strong> non ha futuro&#8230; stiamo crescendo una generazione di incapaci, drogati e delinquenti che non sanno più esprimersi se non con molotov, bombe carta e devastando tutto, in primis i poliziotti.</p>
<p>Constatiamo che <strong>lo Stato ci tradisce col politicamente corretto</strong>, ancor più grave constatare che lo Stato tradisce il suo popolo che chiede e pretende sicurezza e invece riceve in cambio poliziotti feriti e disarmati. <strong>Saranno dispiaciuti Amnesty international</strong> e quei politici della sinistra italiana ed europea, per un po&#8217; di giorni non potranno attaccare la Polizia.</p>
<p>Andrea Cecchini – Italia Celere, 18 ottobre 2026</p>
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		<title>Maranza, centri sociali, violenti: le nostre città in mano a loro</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/maranza-centri-sociali-violenti-le-nostre-citta-in-mano-a-loro/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/maranza-centri-sociali-violenti-le-nostre-citta-in-mano-a-loro/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Baldassarri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 08:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[cortei]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La protesta non rappresenta tutti gli studenti: tra centri sociali, estremisti e teppisti, a occupare le piazze sono le frange più politicizzate, mentre chi vuole studiare resta ostaggio dei soliti facinorosi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/maranza-centri-sociali-violenti-le-nostre-citta-in-mano-a-loro/">Maranza, centri sociali, violenti: le nostre città in mano a loro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti hanno diritto di manifestare, compresi i cretini, i nullafacenti, gli esaltati, giovani e meno giovani. L’importante è individuare il soggetto: affermare che dilaga <a href="https://www.nicolaporro.it/francia-a-ferro-e-fuoco-tornano-i-gilet-gialli-sassate-alla-polizia-e-assalto-alla-tv-di-destra/" target="_blank" rel="noopener"><strong>la protesta degli studenti in Francia</strong> </a>e adesso anche in Italia è una rappresentazione fuorviante della realtà per due principali ragioni.</p>
<p>La prima è che la protesta non coinvolge tutti gli studenti, ma solo una parte politicizzata e fancazzista. Moltissimi altri non condividono la protesta e le modalità spesso <strong>violente</strong> con cui si manifesta e vorrebbero proseguire i loro studi piuttosto che avere le scuole occupate.</p>
<p>La seconda è che molti contestatori, soprattutto quelli dediti a devastazioni ed aggressioni, non sono studenti. <strong>Maranza</strong>, aderenti a centri sociali, militanti di gruppi estremisti, teppisti professionali sono i veri <strong>protagonisti</strong> della piazza. In Italia sono numerosi anche i soliti scimmiottatori indottrinati da falsi intellettuali e organi di informazione militanti e compiacenti.</p>
<p>Marco Baldassari, 18 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/maranza-centri-sociali-violenti-le-nostre-citta-in-mano-a-loro/">Maranza, centri sociali, violenti: le nostre città in mano a loro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>SIETE DELLE BESTIE</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/siete-delle-bestie/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/siete-delle-bestie/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 07:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano, Torino e Bologna a ferro e fuoco: i soliti teppisti devastano tutto e attaccano le forze dell'ordine durante la protesta. E la sinistra? Li coccola</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/siete-delle-bestie/">SIETE DELLE BESTIE</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Doveva essere una giornata di protesta contro il carovita, è diventata l&#8217;ennesima dimostrazione di come certe piazze siano ormai ostaggio dei professionisti del disordine.<strong> Pietre, bastoni, bombe carta, molotov, negozi assaltati, auto dei carabinieri distrutte e agenti feriti</strong>. Il bilancio delle manifestazioni di sabato è pesantissimo, con <a href="https://www.nicolaporro.it/milano-a-ferro-e-fuoco-poliziotti-in-ospedale/">Milano trasformata in un campo di battaglia</a> e violenze anche a <strong>Torino</strong> e <strong>Bologna</strong>. Il solito copione, insomma. Quello dei teppisti che si nascondono dietro le rivendicazioni sociali per scatenare la propria rabbia contro le forze dell&#8217;ordine. E che troppo spesso trovano una certa <strong>sinistra</strong> pronta a comprenderli, giustificarli o quantomeno cercare attenuanti. Come se bastasse sventolare una bandiera o gridare uno slogan contro Giorgia Meloni per ottenere una sorta di lasciapassare per la violenza.</p>
<p>Le immagini più impressionanti arrivano da <strong>Milano</strong>, dove il corteo &#8220;Italia in Piazza&#8221; è degenerato quasi subito. Le prime tensioni in via Broletto, con bottiglie e oggetti scagliati contro gli agenti. Poi l&#8217;escalation, con piazza Duomo, piazza Cordusio, San Babila e le strade del centro trasformate in un teatro di guerriglia urbana. I facinorosi hanno utilizzato la grandezza della piazza per colpire le forze dell&#8217;ordine e ritirarsi rapidamente, tornando alla carica con sassi, transenne e bastoni. Una tattica fatta di assalti improvvisi e fughe, mentre gli agenti tentavano di contenere la violenza con idranti e lacrimogeni.</p>
<p>Il <strong>bilancio</strong> è pesante. Almeno quattro poliziotti feriti e trasportati in ospedale, anche se il numero potrebbe essere sensibilmente superiore. Cinque manifestanti hanno riportato ferite lievi. I fermati hanno superato quota sessanta, con una presenza significativa di minorenni. Ma a impressionare sono soprattutto le devastazioni. In piazza Duomo è stato incendiato un bagno chimico, mentre una gazzella dei carabinieri è stata presa d&#8217;assalto e ridotta a un rottame, con parabrezza e finestrini sfondati. In zona San Babila un gruppo di giovani, molti dei quali a volto coperto, ha assaltato un negozio Foot Locker, mandando in frantumi le vetrine a colpi di mazza e sassate. Qualcuno ha tentato anche di introdursi nell&#8217;attività per sottrarre la merce. Il tutto sotto gli occhi di altri ragazzi intenti a filmare lo spettacolo con il telefonino. Perché evidentemente, per qualcuno, devastare una città è diventato persino un contenuto da pubblicare sui social.</p>
<p>E non è finita. In serata, in via Mazzini, sono ripresi i lanci di pietre e oggetti contro gli agenti, costretti a rispondere con i lacrimogeni. Incendiati anche alcuni cassonetti. Tra i protagonisti degli scontri, secondo le ricostruzioni, moltissimi giovanissimi, alcuni poco più che bambini, armati di bastoni, monopattini e cestini dell&#8217;immondizia. Ragazzini che hanno trascorso il pomeriggio a prendere di mira le divise, salvo poi ritrovarsi spaventati davanti alle conseguenze delle proprie azioni. Qualcuno ha cercato di avvertire i genitori degli amici fermati. Un po&#8217; tardi per rendersi conto della gravità di quanto accaduto.</p>
<p>Non è andata meglio a <strong>Torino</strong>. Qui le frange antagoniste hanno dato vita a una vera e propria offensiva contro le forze dell&#8217;ordine, tra lanci di bottiglie, sanpietrini e bastoni. Le prime avvisaglie si erano registrate nei pressi di Porta Nuova, dove una quindicina di persone ha assaltato una libreria Feltrinelli, gettando i libri a terra. Poi gli scontri in piazza Castello e soprattutto in via Po, dove i violenti hanno rovesciato cassonetti e cestini e utilizzato persino le sedie sottratte ai dehors dei bar per colpire gli agenti. La polizia è intervenuta con idranti e lacrimogeni, mentre i commercianti abbassavano precipitosamente le saracinesche.</p>
<p>Anche qui un particolare dovrebbe far riflettere: dodici persone bloccate, dieci delle quali minorenni, trovate in possesso di materiale che comprendeva bottiglie molotov, petardi, sanpietrini e martelletti frangivetro. Le loro posizioni sono al vaglio degli investigatori. <strong>Altro che protesta spontanea</strong>. In mezzo ai cori contro Meloni e Roberto Vannacci, diversi facinorosi si sono presentati con cappucci, sciarpe e maschere per nascondere il volto. Il tutto mentre sul monumento a Emanuele Filiberto campeggiava uno striscione contro il carovita. Una rivendicazione legittima utilizzata come sfondo per uno spettacolo indecente.</p>
<p>Guerriglia anche a <strong>Bologna</strong>, dove gli scontri si sono concentrati davanti alla stazione ferroviaria, chiusa precauzionalmente. In piazzale Medaglie d&#8217;Oro i manifestanti hanno lanciato pietre e bottiglie contro la polizia, che ha reagito con idranti e lacrimogeni. Quattro minorenni sono stati arrestati, sette persone denunciate e quaranta identificate. Soprattutto, dieci agenti del reparto mobile sono finiti al pronto soccorso, insieme a due poliziotti della Digos costretti a ricorrere alle cure mediche. Dodici uomini in divisa che stavano semplicemente facendo il proprio lavoro e che sono diventati bersagli da colpire.</p>
<p>Di fronte a questo disastro, <strong>Giorgia Meloni</strong> ha chiamato direttamente in causa le opposizioni. &#8220;Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è&#8221;, ha scritto il presidente del Consiglio, ricordando il rispetto dovuto a chi protesta pacificamente. Quindi l&#8217;affondo: &#8220;Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica&#8221;. Per la premier, &#8220;ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile&#8221;.</p>
<p>Sulla stessa linea <strong>Antonio Tajani</strong>, che ha accusato una parte dell&#8217;opposizione di soffiare sul fuoco della protesta violenta per compensare la propria assenza di idee e proposte. Durissimo anche Guido Crosetto: &#8220;Aggredire chi indossa una divisa, lanciare bombe carta e devastare non significa difendere un&#8217;idea, ma calpestare i diritti degli altri&#8221;. Parole che dovrebbero rappresentare il minimo comune denominatore di tutte le forze politiche.</p>
<p>Le condanne sono arrivate anche da alcuni sindaci di centrosinistra. <strong>Giuseppe Sala</strong> ha giudicato comprensibili le ragioni della protesta, ma ingiustificabili le violenze contro gli agenti e i danni alla città. <strong>Matteo Lepore</strong> ha invitato i ragazzi a isolare chi utilizza le manifestazioni per devastare Bologna. Posizioni doverose, che però non cancellano una questione politica più ampia: il rapporto di una certa sinistra con l&#8217;antagonismo di piazza, troppo spesso accompagnato da indulgenze (e regali), distinguo e tentativi di spostare l&#8217;attenzione dalle responsabilità di chi aggredisce alle modalità d&#8217;intervento della polizia.</p>
<p>Perché il punto è esattamente questo. Non si può pretendere il rispetto delle regole soltanto quando fa comodo, né trasformare ogni delinquente con il passamontagna in un giovane idealista da comprendere. Chi tira sanpietrini contro gli agenti non è un manifestante più arrabbiato degli altri. Chi assalta un negozio non sta lottando contro il carovita. Chi incendia cassonetti e distrugge auto dei carabinieri non difende alcun diritto. <strong>È un teppista. È una bestia. Punto.</strong></p>
<p>E chi a sinistra continua a <strong>coccolare questi professionisti del caos</strong>, a minimizzarne le responsabilità o a cercare improbabili giustificazioni politiche farebbe bene a guardare le immagini di Milano, Torino e Bologna. Magari pensando agli agenti finiti in ospedale, ai commercianti costretti a barricarsi nei propri negozi e ai cittadini che hanno visto le proprie città messe a ferro e fuoco. Perché la libertà di manifestare è sacrosanta. La libertà di devastare, invece, non esiste. E sarebbe ora che qualcuno lo capisse.</p>
<p>Massimo Balsamo, 18 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/siete-delle-bestie/">SIETE DELLE BESTIE</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>MILANO A FERRO E FUOCO: POLIZIOTTI IN OSPEDALE</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milano-a-ferro-e-fuoco-poliziotti-in-ospedale/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/milano-a-ferro-e-fuoco-poliziotti-in-ospedale/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 21:22:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=353399</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fermati 50 manifestanti, tanti sono ragazzini. Devastazioni in piazza Duomo. Meloni: condannare senza ambiguità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milano-a-ferro-e-fuoco-poliziotti-in-ospedale/">MILANO A FERRO E FUOCO: POLIZIOTTI IN OSPEDALE</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Doveva essere una manifestazione contro il carovita. È finita con le bombe carta, le barricate, le auto delle forze dell&#8217;ordine danneggiate e piazza Duomo trasformata in un campo di battaglia. Ecco. A Milano, sabato 17 ottobre, la protesta è degenerata in una giornata di guerriglia urbana. Con una particolarità: tra i protagonisti degli scontri ci sono soprattutto giovanissimi, molti dei quali minorenni.</p>
<p>Premessa. Protestare contro il prezzo della benzina, gli stipendi bassi, le bollette e le difficoltà delle famiglie è sacrosanto. Come lo è contestare il governo Meloni. Ci mancherebbe. Però qualcuno dovrebbe spiegare cosa c&#8217;entrino tutte queste rivendicazioni con il lancio di cubetti di porfido contro gli agenti, i negozi saccheggiati e i tavolini dei bar utilizzati per costruire barricate.</p>
<h2>La guerriglia nel cuore di Milano</h2>
<p>La manifestazione di «Italia in Piazza» aveva raccolto oltre cinquemila persone. I primi scontri sono scoppiati in via Broletto, all&#8217;altezza di via San Tomaso. Sassi, bombe carta e altri oggetti contro i poliziotti in tenuta antisommossa, che hanno risposto con cariche di alleggerimento. Il corteo si è diviso e la tensione si è spostata verso Cordusio e piazza Duomo.</p>
<div style="width: 848px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-353399-1" width="848" height="478" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/VID-20261017-WA0008.mp4?_=1" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/VID-20261017-WA0008.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/VID-20261017-WA0008.mp4</a></video></div>
<p>Qui la situazione è ulteriormente precipitata. Gruppi di ragazzi vestiti di nero e con il volto coperto hanno attaccato ripetutamente gli schieramenti della polizia. Sono state divelte transenne, danneggiate pensiline e vetrate, incendiate barricate improvvisate. Un&#8217;auto dei carabinieri è stata assaltata e danneggiata. Gli agenti sono intervenuti anche con lacrimogeni e idranti per riprendere il controllo della piazza.</p>
<p>Secondo le ricostruzioni giornalistiche, circa cinquanta persone sono state fermate, molte delle quali minorenni. L&#8217;Ansa ha riferito di diversi agenti feriti e di una ventina di persone soccorse dal 118 nella zona degli scontri. Due poliziotti sono stati colpiti alla testa da cubetti di porfido e hanno avuto bisogno di punti di sutura. Non proprio una pacifica passeggiata di protesta.</p>
<h2>Chi sono i ragazzi della rivolta?</h2>
<p>Un altro dettaglio merita attenzione. Secondo la ricostruzione dell&#8217;Ansa, non si trattava necessariamente dei tradizionali black bloc organizzati. Molti ragazzi sarebbero arrivati dalle periferie milanesi, dall&#8217;hinterland e da altre province, muovendosi in piccoli gruppi. Italiani e giovani di origine straniera. Alcuni hanno sventolato bandiere albanesi, richiamando le proteste in corso a Tirana.</p>
<p>Per rivivere la giornata, qui puoi leggere la <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-il-corteo-contro-il-caro-vita-si-trasforma-in-guerriglia-scontri-con-la-polizia-lanci-di-sassi-e-bombe-carta/">ricostruzione degli scontri nel centro di Milano</a>, tra lanci di oggetti, danni e interventi delle forze dell&#8217;ordine.</p>
<div style="width: 478px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-353399-2" width="478" height="850" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/VID-20261017-WA0007.mp4?_=2" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/VID-20261017-WA0007.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/VID-20261017-WA0007.mp4</a></video></div>
<h2>Meloni e il silenzio che diventa un problema politico</h2>
<p>La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato le violenze, ricordando che manifestare è un diritto ma devastare le città non lo è. E ha chiesto alle opposizioni di prendere posizione senza ambiguità. Il sindaco Giuseppe Sala, invece, ha riconosciuto la legittimità delle ragioni della protesta, definendo però ingiustificabili le violenze e i danni alla città.</p>
<p>Il punto, però, non è trasformare ogni sassaiola in uno scontro tra destra e sinistra. È molto più semplice. Si può essere contrari al governo, criticare la gestione dell&#8217;ordine pubblico. Ma chi prende a sassate un agente non sta esercitando il diritto di manifestare. Sta commettendo una violenza che deve essere accertata e sanzionata secondo la legge.</p>
<p>E allora una domanda viene spontanea. Che cosa dovrebbe fare lo Stato quando gruppi di incappucciati lanciano bombe carta, incendiano barricate e assaltano i mezzi delle forze dell&#8217;ordine? Lasciare loro piazza Duomo?</p>
<p>Il carovita è un problema serio. Gli stipendi bassi sono un problema serio. Le difficoltà dei giovani sono un problema serio. Usarli come alibi per trasformare Milano in un campo di battaglia, invece, non risolve nulla. Semmai aggiunge un altro problema a quelli che già abbiamo.</p>
<p>E a pagare, come sempre, sono i cittadini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milano-a-ferro-e-fuoco-poliziotti-in-ospedale/">MILANO A FERRO E FUOCO: POLIZIOTTI IN OSPEDALE</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Maranza in prima fila: guerriglia studentesca in tutta Italia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/maranza-in-prima-fila-guerriglia-studentesca-in-tutta-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 17:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Violenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il corteo di “Italia in Piazza” degenera nel centro della città. Migliaia di manifestanti, scontri con la polizia, vetrine danneggiate e cariche in piazza Duomo. Un agente ferito alla testa viene deriso mentre riceve i soccorsi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Milano, la protesta contro il carovita finisce in guerriglia: sassi, bombe carta e agenti feriti</h1>
<p><strong>Il corteo di “Italia in Piazza” degenera nel centro della città. Migliaia di manifestanti, scontri con la polizia, vetrine danneggiate e cariche in piazza Duomo.</strong></p>
<p>Doveva essere una manifestazione contro il caro benzina, gli stipendi bassi, le difficoltà delle famiglie e i problemi della sanità pubblica. È finita con <strong>sassi contro la polizia, bombe carta, barricate improvvisate e il centro di Milano trasformato in un campo di battaglia</strong>. L&#8217;ennesima giornata di protesta degenerata in violenza.</p>
<p>Sabato 17 ottobre, il movimento “Italia in Piazza” aveva convocato manifestazioni in diverse città italiane. A Milano, secondo le stime riportate dalle testate, sono scese in strada alcune migliaia di persone, in larga parte giovanissimi. Il corteo è partito da piazza Duomo, tra bandiere italiane, fumogeni e slogan contro il governo Meloni. Tra gli striscioni anche quello che chiedeva più risorse per le famiglie e meno spese per le guerre. Rivendicazioni politiche, dunque. Legittime, naturalmente. <strong>Peccato che il diritto di manifestare non comprenda quello di prendere a sassate gli agenti.</strong></p>
<h2>La sassaiola e le cariche della polizia</h2>
<p>I primi scontri sono esplosi in via Broletto, all&#8217;altezza di via San Tomaso. Contro gli agenti schierati in tenuta antisommossa sono volati sassi, bottiglie e altri oggetti. La polizia ha risposto con cariche di alleggerimento, mentre il corteo si è spezzato in due tronconi. Una parte dei manifestanti è rimasta bloccata in via Broletto, un&#8217;altra è tornata verso piazza Duomo.</p>
<p>Nel frattempo sono state danneggiate alcune pensiline dell&#8217;Atm e le vetrate di edifici storici. Sono esplose bombe carta e sono stati utilizzati fuochi pirotecnici. Alcuni manifestanti sono rimasti feriti, mentre diversi ragazzi sono stati fermati e identificati dalle forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>Ma non è finita lì.</p>
<p>La tensione si è spostata tra via San Prospero e piazza Cordusio. Secondo la ricostruzione dell&#8217;Ansa, gruppi di giovani vestiti di nero e con il volto coperto hanno bersagliato per una decina di minuti gli agenti. Non necessariamente i tradizionali black bloc: l&#8217;agenzia descrive ragazzi provenienti dalle periferie, alcuni dei quali hanno sventolato anche la bandiera albanese in riferimento alle proteste in corso a Tirana.</p>
<p>Poi il caos è tornato in piazza Duomo. Una piazza quasi deserta, con i reparti antisommossa schierati e piccoli gruppi che continuavano a lanciare oggetti. A terra vetri infranti, tavolini rovesciati e materiali provenienti dai cantieri. Sotto i portici, turisti e passanti assistevano agli scontri, con gli occhi irritati dai lacrimogeni.</p>
<h2>Il diritto di protestare e quello di non essere aggrediti</h2>
<p>Ora, sia chiaro: manifestare contro il carovita è un diritto. Criticare il governo pure. E se durante una manifestazione le forze dell&#8217;ordine commettono abusi, è giusto denunciarli e accertarne le responsabilità.</p>
<p>Ma qui c&#8217;è un problema piuttosto evidente. <strong>Quando una protesta diventa una sassaiola contro la polizia, non siamo più nel terreno del dissenso democratico.</strong> Siamo in quello della violenza.</p>
<p>E non serve neppure attribuire le responsabilità all&#8217;intero corteo. Sarebbe scorretto: migliaia di persone possono scendere in piazza pacificamente senza condividere le azioni di chi sceglie lo scontro. Proprio per questo è importante distinguere i manifestanti dai gruppi che hanno attaccato gli agenti.</p>
<p>Resta però un interrogativo. Come si passa dalla richiesta di stipendi migliori al lancio di bombe carta? In quale momento la protesta per le difficoltà economiche delle famiglie si trasforma nell&#8217;aggressione a chi deve garantire la sicurezza della manifestazione?</p>
<p>Del resto, appena il giorno precedente, le manifestazioni studentesche avevano già registrato <a href="https://www.nicolaporro.it/questa-e-la-meglio-gioventu-un-corno-salis-sveglia-sono-solo-violenti/">episodi di violenza e scontri con le forze dell&#8217;ordine</a> in diverse città italiane. E il problema resta sempre lo stesso: distinguere il diritto alla protesta dalla pretesa di trasformare le strade in un terreno di scontro.</p>
<p>Perché si può contestare una divisa, criticare una carica, discutere un intervento. Ma aggredire chi deve garantire l&#8217;ordine pubblico è un&#8217;altra cosa.</p>
<p><strong>E il carovita, con tutto questo, non c&#8217;entra proprio nulla.</strong></p>
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		<title>I bimbi nel bosco finalmente a casa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-bimbi-nel-bosco-finalmente-a-caso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 17:36:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo quasi un anno dal loro allontanamento dai genitori, sabato i tre disgraziatissimi bambini nel bosco hanno potuto tornare a casa – quella messa a disposizione dal Comune di Palmoli – per il primo weekend in famiglia, senza assistenti sociali a far da guardiani, così come disposto dai giudici del Tribunale dei minori dell’Aquila. Come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo quasi un anno dal loro allontanamento dai genitori, sabato i tre disgraziatissimi bambini nel bosco hanno potuto tornare a casa – quella messa a disposizione dal Comune di Palmoli – per il primo weekend in famiglia, senza assistenti sociali a far da guardiani, così come disposto dai giudici del Tribunale dei minori dell’Aquila.</p>
<p>Come riporta l’Ansa ,“stamattina i genitori, Nathan e Catherine, si sono recati in auto alla casa famiglia di Vasto, dove hanno riabbracciato i figli già pronti con i trolley per trascorrere il fine settimana insieme. I genitori li hanno accompagnati in auto fino al casolare nel bosco, dove resteranno fino al pomeriggio: poi andranno nella casa concessa dal Comune di Palmoli dove resteranno con i genitori fino alle 18 di domani.” Inoltre si apprende che i giornalisti presenti nelle vicinanze del casolare sono stati invitati ad allontanarsi senza effettuare riprese e foto.</p>
<p>Inoltre, sempre da quanto riportato dall’Ansa, l&#8217;avvocato della famiglia nel bosco, Simone Pillon annuncia l&#8217;arrivo a Palmoli il prossimo mercoledì 21 ottobre, del viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci. &#8220;Incontrerà Nathan e Catherine che avevano chiesto di poterle parlare &#8211; spiega il legale -. Prima di tale incontro il viceministro vedrà anche gli operatori del servizio sociale e gli esperti della Neuropsichiatria infantile. Sono personalmente molto grato a tutti i protagonisti di questa vicenda che hanno saputo ritrovare un terreno comune di dialogo nel superiore interesse dei minori, e auspico che con le prossime scadenze giudiziarie previste per il 30 di ottobre al Tribunale per i Minorenni e il 3 di novembre in Corte di Appello, la vicenda possa trovare una serena conclusione&#8221;.</p>
<p>Ora, sarà bene quel che finisce bene – anche se il calvario per queste tre creature prosegue senza una scadenza, visto che già da domenica dovranno far rientro nel loro confortevole centro di “detenzione” &#8211; , tuttavia, dato che allo stato attuale non esiste un solido contrappeso al potere quasi assoluto di chi è pubblicamente investito di perseguire, almeno sulla carta, il bene supremo di questi tre bambini, in molti ci sentiamo come San Tommaso: fino a che non vedremo definitivamente riunita questa sfortunatissima famiglia, che deve aver molto sottovalutato il nostro sistema Paese, non ci crederemo.</p>
<p>Nel frattempo c’è un’altra famiglia nel bosco, che viveva a Caprese Michelangelo in provincia di Arezzo, a cui sono stati allontanati due bambini – oggi di 5 e 9 anni – da oltre un anno.</p>
<p>Se ne è di nuovo occupato Mario Giordano nella puntata dell’11 ottobre di Fuori dal coro.</p>
<p>Papà Harald, che ha scritto un libro per denunciare quella che considerano una grave ingiustizia: Il grande inganno, ha dichiarato in trasmissione di non avere più alcuna notizia dei bimbi e di non sapere se stiano ancora insieme.</p>
<p>“In questo caso non c’è neanche l’accusa di maltrattamento. I bambini erano felici, vivevano in una bella casa. L’unica cosa sotto accusa è lo stile di vita&#8221; – ha amaramente commentato il conduttore.<br />
Già, proprio quello stile di vita alternativo che, evidentemente, non piace ad alcuni settori del nostro sistema pubblico chiamato a tutelare i diritti dei minori in cui, forse, non ci si rende conto appieno che è proprio nel modo più diffuso e accettato in cui oggi crescono i nostri giovani che si stanno sviluppando preoccupanti fenomeni di degenerazione, se non di vera e propria alienazione, che sono sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Claudio Romiti, 17 ottobre 2026</p>
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		<item>
		<title>Toh, gli incappucciati che devastano le scuole sono di seconda generazione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/toh-gli-incappucciati-che-devastano-le-scuole-sono-di-seconda-generazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 09:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli assalti sarebbero organizzati attraverso chat e canali Telegram</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono necessariamente studenti. Anzi, molti hanno abbandonato la scuola da tempo. Eppure sono loro, secondo le prime ricostruzioni investigative, a trasformare le occupazioni degli istituti torinesi in assalti a colpi di spranghe, pietre e mazze. Una banda di <strong>trenta o quaranta incappucciati</strong>, in buona parte giovani italiani di seconda generazione, nati e cresciuti nelle periferie di Torino da famiglie originarie del Nord e Centro Africa. Lo dice <em>La Stampa</em>.</p>
<p>La vicenda riguarda soprattutto i quartieri di Barriera di Milano e Aurora. Ragazzi che, stando alle informazioni raccolte dagli investigatori, in diversi casi <strong>hanno precedenti di polizia per furti, rapine e droga</strong>. Non un movimento studentesco organizzato, dunque, ma un gruppo violento che sfrutterebbe le proteste scolastiche per colpire edifici e strutture pubbliche.</p>
<p>Tra gli istituti presi di mira ci sono il Giuseppe Peano, il Quintino Sella e la scuola elementare Ricardi di Netro, dove le devastazioni nella palestra condivisa con il Sella avrebbero provocato il panico tra i bambini presenti. Sono spariti anche computer dalle aule informatiche. Perché accanto alla violenza, secondo gli investigatori, ci sarebbe pure una <strong>componente predatoria</strong>.</p>
<p>Gli assalti sarebbero organizzati attraverso chat e canali Telegram, utilizzando profili temporanei e sistemi di comunicazione che rendono più complicata l&#8217;identificazione dei partecipanti. Carabinieri e Digos lavorano da tempo sul gruppo. Il bilancio riferito è di arresti e circa cinquanta denunciati, mentre una ventina di giovani è già finita sotto la lente degli analisti della Questura.</p>
<p>Ma l&#8217;aspetto più interessante è la lettura del fenomeno offerta dalla procuratrice minorile Emma Avezzù: «Sono giovani pieni di rabbia, che sfogano con inaccettabile violenza contro quelli che considerano simboli dell&#8217;integrazione». Giovani che percepiscono la propria marginalità sociale e che, secondo il magistrato, risentono anche dell&#8217;effetto emulazione delle violenze francesi. Ed eccoci al paradosso. <strong>Le scuole, cioè uno dei principali strumenti dell&#8217;integrazione, diventano il bersaglio di chi si sente escluso.</strong> Non si può più ignorare il problema di giovani cresciuti in Italia che, secondo gli investigatori, arrivano a riconoscersi in modelli criminali e a colpire le strutture della propria città.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">In scooter all&#39;interno della palestra scolastica, appena rinnovata. Sono le immagini che arrivano dall&#39;istituto professionale Gioachino Rossini, in via Terracina, nella zona occidentale di Napoli, dove l&#39;occupazione studentesca è accompagnata da un episodio che suscita sconcerto:… <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://t.co/3gVjnGKnYF">pic.twitter.com/3gVjnGKnYF</a></p>&mdash; Repubblica (@repubblica) <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://x.com/repubblica/status/2111046254411104551?ref_src=twsrc%5Etfw">October 16, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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			</item>
		<item>
		<title>Garlasco, il retroscena inquietante dei test sui pedali di Stasi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-il-retroscena-inquietante-dei-test-sui-pedali-di-stasi/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/garlasco-il-retroscena-inquietante-dei-test-sui-pedali-di-stasi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 17:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=352675</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Quarta Repubblica riemergono interrogativi sui test del Ris di Parma del settembre 2007 e sulla mancata menzione dell’esito negativo dell’Obti test. Resta da chiarire che cosa accadde davver</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-il-retroscena-inquietante-dei-test-sui-pedali-di-stasi/">Garlasco, il retroscena inquietante dei test sui pedali di Stasi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso dell’ultima puntata di <strong>Quarta Repubblica</strong> si è parlato a lungo delle recenti novità emerse sul caso di Garlasco, con particolare riferimento alla questione esplosiva del sempre più presunto Dna/sangue rilevato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. In estrema sintesi, mettendo in fila i vari passaggi, le cose sembrano essere andate in questo modo: il 19 settembre del 2007 un ufficiale del Ris di Parma, che non è il consulente della Procura Alberto Marino, effettua un test sul materiale rinvenuto sui medesimi pedali, il cui esito non lascia dubbi circa la presenza del Dna/sangue della povera Chiara Poggi. Il giorno successivo Marino in persona, evidentemente colto da alcuni dubbi, effettua due contro analisi sorprendentemente negative. Nello stesso 20 settembre quest’ultimo, a cui evidentemente i dubbi non erano venuti meno, <strong>esegue l’Obti test sullo stesso materiale</strong> (è lo stesso test, molto attendibile, che viene utilizzato negli screening di massa per trovare sangue occulto nelle feci) ed anche qui il risultato risulta negativo.</p>
<p>Ora, in un mondo normale, visto che i due rilievi scientifici a carico di Stasi venivano messi in forte discussione da quanto appena riportato, ci si sarebbe aspettati che un dettagliato resoconto di ciò sarebbe finito sul tavolo della Pm dell’epoca, la dottoressa Rosa Muscio, informando contestualmente le parti in causa. Nulla di tutto questo accadde. Infatti Marino, all’epoca capitano, scrive il 24 settembre, in qualità di consulente della pm <strong>Rosa Muscio,</strong> che i risultati &#8220;positivi&#8221; ottenuti il 19 settembre porterebbero &#8220;al di là di ogni ragionevole dubbio&#8221; al Dna di Chiara Poggi. Ma soprattutto si specificano gli esiti positivi del Combur test su &#8220;micro tracce di consistenza ematica di lunghezza pari a circa 3 mm&#8221;. Insomma, che quello sui pedali sia sangue di Chiara Poggi sembrerebbe dato per scontato. Del risultato negativo dell&#8217;Obti test nemmeno un cenno.</p>
<p>Non solo, in una successiva integrazione del 26 settembre, i Ris ribadiscono con alta probabilità, dando per scontata la presenza del Dna della vittima, che sui <strong>pedali vi fossero tracce di materiale ematico.</strong> Ebbene, in questo Nicola Porro ha fatto un sapiente uso della maieutica, che è il metodo socratico di far partorire le idee, arrivando a far trarre dai suoi ospiti in studio una a mio avviso plausibile spiegazione di questo imbarazzante pasticcio, in cui da tempo si intravede un probabile scambio di provette.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/nuova-bomba-su-garlasco-una-nota-dei-ris-sparita-dalla-relazione-niente-sangue-sui-pedali/" target="_blank" rel="noopener">Nuova bomba su Garlasco, una nota dei Ris sparita dalla relazione: &amp;#8220;Niente sangue sui pedali&amp;#8221;</a></li>
</ul>
<p>In pratica, considerato che gli evidenti scrupoli di Marino, che lo portarono a mettere in discussione tanto il Dna della vittima, quanto il suo sangue sui pedali, dimostrerebbero la sua iniziale buona fede, il conduttore si è chiesto ed ha chiesto ai presenti cosa poi avrebbe impedito – anche qui il condizionale è d’obbligo – al militare di rendere note le sue ulteriori analisi. Alla fine, dopo una certa insistenza, a rispondere è stato l’amico <strong>Gianluca Zanella</strong>, il quale ha semplicemente dichiarato che a Marino “forse gli è stato suggerito”.</p>
<p>Ora, dato che secondo la testimonianza di Marco Pizzamiglio, il vice di chi comandava il Ris di Parma in quel frangente, tutto doveva passare al vaglio del generale Garofano, e considerando che si trattava comunque di un raggruppamento d’élite di un corpo militare, non è difficile formarci una idea su come siano potute andare le cose.<br />
In tal senso, dobbiamo solo aspettare che le indagini della magistratura facciano il loro corso.</p>
<p>Claudio Romiti, 16 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-il-retroscena-inquietante-dei-test-sui-pedali-di-stasi/">Garlasco, il retroscena inquietante dei test sui pedali di Stasi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Lo avete fatto piangere&#8221;. Senti come frignano gli studenti rivoluzionari</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lo-avete-fatto-piangere-senti-come-frignano-gli-studenti-rivoluzionari/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/lo-avete-fatto-piangere-senti-come-frignano-gli-studenti-rivoluzionari/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 15:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=352689</guid>

					<description><![CDATA[<p>I collettivi rilanciano i video degli scontri in piazza con la polizia. Ma fanno una figura barbina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-avete-fatto-piangere-senti-come-frignano-gli-studenti-rivoluzionari/">&#8220;Lo avete fatto piangere&#8221;. Senti come frignano gli studenti rivoluzionari</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vogliono fare la rivoluzione. Sfidare il sistema. Combattere il potere costituito. Affrontare la polizia. Poi, però, quando la situazione si scalda, ecco la frase che vale da sola tutto il filmato: <strong>«Avete fatto piangere una persona»</strong>.</p>
<p>Signore e signori, benvenuti nella rivoluzione studentesca del 2026. Quella in cui <a href="https://www.nicolaporro.it/gli-studenti-prendono-a-sassate-i-carabinieri/" target="_blank" rel="noopener">si cerca lo scontro con le forze dell&#8217;ordine</a>, ma poi ci si indigna se le forze dell&#8217;ordine reagiscono. Quella in cui il coraggio rivoluzionario sembra avere una scadenza piuttosto breve: dura fino al momento in cui qualcuno si mette a frignare.</p>
<p>La scena arriva da un video attribuito al <strong>Kollettivo Studentesco Autonomo</strong> di Torino, nel clima delle proteste che stanno attraversando gli istituti della città. Si vedono momenti di tensione con la polizia e, nel finale, alzando l&#8217;audio e ascoltando bene, si sente qualcuno lamentarsi perché una persona sarebbe scoppiata in lacrime. &#8220;Avete fatto piangere una persona&#8221;. Ma poverina.</p>
<p>Ora, sia chiaro: <strong>la polizia deve sempre intervenire nel rispetto della legge e con una forza proporzionata</strong>. Questo non è in discussione. Ma c&#8217;è qualcosa di irresistibilmente comico nella contraddizione tra l&#8217;immaginario <em>barricadero</em> di certi collettivi e la lamentela finale. Perché se scegli di andare a cercare lo scontro, magari con il volto coperto, non puoi poi stupirti che dall&#8217;altra parte ci siano agenti incaricati di mantenere l&#8217;ordine pubblico, che quindi usano idranti e <a href="https://www.nicolaporro.it/questi-vanno-manganellati-e-arrestati/" target="_blank" rel="noopener">perché no anche manganelli</a>. Non funziona che tu possa giocare al rivoluzionario e pretendere che la polizia faccia da comparsa.</p>
<p>Una volta c&#8217;erano quelli che volevano mettere a ferro e fuoco il sistema. Oggi abbiamo quelli che sembrano volerlo abbattere, purché nessuno si metta a piangere. La rivoluzione può attendere. Prima bisogna asciugare le lacrime.</p>
<div style="width: 720px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-352689-3" width="720" height="1280" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/SaveClip.App_AQOM6wnJYTv58VJMEldq1yAyaRaI-mQwf2b9OJJrSVOGG9wmsoB3_VyzPK2TAySKD4KrzJD-hOIH3cDehMSQE5T06xkfHnzTOo-Uvk.mp4?_=3" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/SaveClip.App_AQOM6wnJYTv58VJMEldq1yAyaRaI-mQwf2b9OJJrSVOGG9wmsoB3_VyzPK2TAySKD4KrzJD-hOIH3cDehMSQE5T06xkfHnzTOo-Uvk.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/SaveClip.App_AQOM6wnJYTv58VJMEldq1yAyaRaI-mQwf2b9OJJrSVOGG9wmsoB3_VyzPK2TAySKD4KrzJD-hOIH3cDehMSQE5T06xkfHnzTOo-Uvk.mp4</a></video></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-avete-fatto-piangere-senti-come-frignano-gli-studenti-rivoluzionari/">&#8220;Lo avete fatto piangere&#8221;. Senti come frignano gli studenti rivoluzionari</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Questi vanno manganellati e arrestati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 13:09:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il raid degli incappucciati nelle scuole di Torino sono ingiustificabili. Anche se sei giovane, devi sapere che ci sono conseguenze</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questi-vanno-manganellati-e-arrestati/">Questi vanno manganellati e arrestati</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Torino degli incappucciati, ieri, hanno fatto irruzione in una scuola elementare, distrutto tutto e far fuggire i bambini. In un mondo normale, io farei come in Francia: bisogna permettere alla polizia di fermarli e, se oppongono resistenza, di manganellarli. E poi ti sbatte in carcere. Perché anche a quell&#8217;età bisogna sapere che ad ogni azione corrisponde una reazione. E delle conseguenze.</p>
<p>dalla Zuppa di Porro del 16 ottobre</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questi-vanno-manganellati-e-arrestati/">Questi vanno manganellati e arrestati</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Questa è la meglio gioventù&#8221; un corno. Salis sveglia, sono solo violenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 12:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"No Meloni Day", bombe carta a Roma e sassi contro la polizia a Torino: gli agenti rispondono con idranti e lacrimogeni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questa-e-la-meglio-gioventu-un-corno-salis-sveglia-sono-solo-violenti/">&#8220;Questa è la meglio gioventù&#8221; un corno. Salis sveglia, sono solo violenti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bombe carta, cassonetti incendiati, sassi e bottiglie contro le forze dell&#8217;ordine. Il <strong>&#8220;No Meloni day&#8221;</strong> porta nelle piazze la <strong>protesta degli studenti</strong>, ma anche <strong>scene di violenza</strong> che non possono trovare giustificazione nel dissenso contro il governo. E mentre dalle manifestazioni arrivano immagini di volti coperti e lanci contro gli agenti, a <strong>sinistra</strong> c&#8217;è chi sceglie la formula più comoda: solidarietà senza condizioni. Basti pensare Ilaria Salis, che la mette nero su bianco su X: &#8220;La meglio gioventù è quella che sciopera, blocca e manifesta. Siamo con voi senza se e senza ma!&#8221;. Sarebbe questa la &#8220;meglio gioventù&#8221;? E quei &#8220;senza se e senza ma&#8221; valgono anche quando qualcuno impugna un sasso?</p>
<p>La cronaca impone di uscire dalla retorica. A <strong>Torino</strong>, il corteo raggiunge piazza Castello e alcune centinaia di manifestanti si staccano dal resto degli studenti, si coprono il volto e lanciano <strong>sassi e torce</strong> di segnalazione verso le forze dell&#8217;ordine. &#8220;Questa è la Prefettura, quella che non ci voleva far arrivare qua in piazza&#8221;, urlano. Contro gli agenti arrivano anche <strong>bottiglie di vetro.</strong> La polizia risponde con idranti e lacrimogeni, facendo arretrare i manifestanti, con alcuni momenti di contatto.</p>
<blockquote class="instagram-media" style="background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DejYSc7K8mn/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14">
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<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; margin-bottom: 0; margin-top: 8px; overflow: hidden; padding: 8px 0 7px; text-align: center; text-overflow: ellipsis; white-space: nowrap;"><a style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;" href="https://www.instagram.com/reel/DejYSc7K8mn/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" target="_blank" rel="noopener nofollow">Un post condiviso da Kollettivo Studentesco Autonomo (@ksa_torino)</a></p>
</div>
</blockquote>
<p>A <strong>Roma</strong>, in via Marmorata, alcune persone incappucciate lanciano <strong>bombe carta e petardi</strong> e fanno rotolare i <strong>cassonetti</strong> in mezzo alla strada per bloccare il passaggio. La protesta raggiunge anche il ministero dell&#8217;Istruzione, in viale Trastevere: petardi contro l&#8217;edificio e cori come &#8220;Noi da qui non ce ne andiamo&#8221; e &#8220;Valditara esci dal palazzo&#8221;. All&#8217;ingresso si schierano le forze dell&#8217;ordine in tenuta antisommossa. Una sequenza che non ha nulla a che vedere con il confronto sulle condizioni degli istituti o sul diritto allo studio.</p>
<p>Il venerdì di mobilitazione comprende rivendicazioni contro il carovita, la cosiddetta &#8220;scuola caserma&#8221;, il tetto agli studenti stranieri e il degrado delle strutture. Due sindacati hanno annunciato la protesta del personale docente e non docente, mentre proseguono le <strong>occupazioni</strong>: una ventina di istituti superiori a Torino, una decina a Roma, tre a Genova, altri a Milano, Napoli e Bologna. Questioni e iniziative diverse, che non autorizzano a confondere tutti gli studenti con i violenti. Proprio per questo, chi sostiene le manifestazioni dovrebbe essere il primo a isolare chi le trasforma in un&#8217;occasione per aggredire e distruggere.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/gli-studenti-prendono-a-sassate-i-carabinieri/">Gli studenti prendono a sassate i carabinieri</a></li>
</ul>
<p>Nella stessa mattinata, a <strong>Verona</strong>, vengono <strong>incendiati cinque cassonetti e un monopattino</strong> parcheggiato accanto. Secondo quanto riportato da <em>TgCom24</em>, i responsabili sarebbero un gruppetto di studenti dell&#8217;Istituto statale Giorgi, mobilitati attraverso una chat. Un episodio distinto: all&#8217;origine ci sarebbe la protesta contro i provvedimenti adottati dalla dirigenza dopo alcune risse nelle classi. Prima dell&#8217;inizio delle lezioni, i ragazzi avrebbero lanciato petardi e appiccato il fuoco. Sul posto intervengono vigili del fuoco e polizia: le indagini sono affidate alla Digos. Rispondere alle sanzioni per le risse incendiando cassonetti: una concezione della scuola nella quale persino il richiamo alle regole diventa un pretesto per nuove violenze.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Cassonetti a fuoco e petardi; studenti creano il caos al &amp;apos;Giorgi&amp;apos; in Veronetta" width="422" height="750" src="https://www.youtube.com/embed/iLObadkikCQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>A <strong>Padova</strong>, invece, la Digos interviene nei confronti di 14 ragazzi, con misure di prevenzione personali in relazione all&#8217;istigazione a delinquere. Gli investigatori ritengono che stessero pianificando azioni violente, tra cui incendi di cassonetti, e la partecipazione alle manifestazioni con passamontagna, petardi e fumogeni. TgCom24 riferisce di messaggi nelle chat dal contenuto esplicito: &#8220;Facciamo molotov e attacchiamo la questura&#8221;.</p>
<p>È davanti a questo quadro che le parole della <strong>Salis</strong> meritano una domanda politica precisa. &#8220;Gli studenti sono più saggi di chi ci governa, che invece aumenta le spese militari a scapito dei servizi pubblici&#8221;, scrive. Poi la celebrazione della &#8220;meglio gioventù&#8221; e quel sostegno &#8220;senza se e senza ma&#8221;. Il post non contiene un&#8217;esplicita approvazione delle aggressioni, ma la solidarietà incondizionata resta una scelta da contestare: una condizione dovrebbe esserci sempre, ed è il rifiuto della violenza.</p>
<p>Una certa <strong>sinistra</strong> continua invece a coccolare la piazza quando il bersaglio è il governo Meloni,<strong> celebrando blocchi e proteste</strong> senza sentire il bisogno di fissare quel confine. Salis lo dica chiaramente: chi lancia sassi contro gli agenti merita una condanna, non una patente di superiorità morale. Perché la &#8220;meglio gioventù&#8221; non si misura dall&#8217;intensità dell&#8217;odio per il governo. E un cassonetto in fiamme resta un cassonetto in fiamme, anche quando brucia sotto una bandiera politicamente gradita.</p>
<p>Massimo Balsamo, 16 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questa-e-la-meglio-gioventu-un-corno-salis-sveglia-sono-solo-violenti/">&#8220;Questa è la meglio gioventù&#8221; un corno. Salis sveglia, sono solo violenti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ghetto ebraico, gli ebrei cacciano i partigiani: insulti e urla contro l&#8217;Anpi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ghetto-ebraico-gli-ebrei-cacciano-i-partigiani-insulti-e-urla-contro-lanpi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 08:55:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[anpi]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Comunità ebraica aveva chiesto all'Associazione di non presentarsi dopo i fatto del 25 aprile: "Ve ne dovete andare", "Fuori", "Vergogna"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ghetto-ebraico-gli-ebrei-cacciano-i-partigiani-insulti-e-urla-contro-lanpi/">Ghetto ebraico, gli ebrei cacciano i partigiani: insulti e urla contro l&#8217;Anpi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«O loro o noi». È esplosa così, questa mattina, la tensione al Ghetto di Roma durante la commemorazione del rastrellamento degli ebrei del 16 ottobre 1943. A 83 anni da quella tragedia, che portò alla deportazione di oltre mille persone verso Auschwitz, <strong>la presenza dell&#8217;Anpi ha provocato una durissima contestazione</strong> da parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica romana. La delegazione dell&#8217;associazione partigiana, arrivata con il proprio stendardo, è stata invitata ad allontanarsi. E alla fine è rimasta fuori dal cerimoniale ufficiale.</p>
<h2>La protesta al Ghetto</h2>
<p>La situazione si è fatta tesa quando alcuni partecipanti alla commemorazione hanno contestato apertamente i rappresentanti dell&#8217;Anpi. «Devono andare via, lì ci sono i nostri morti», hanno gridato, secondo quanto riferito da <em>Repubblica</em>. Sul posto erano presenti le forze dell&#8217;ordine e il servizio d&#8217;ordine, mentre il deputato del Partito democratico <strong>Piero Fassino ha tentato una mediazione</strong> per riportare la calma. Una frattura che, evidentemente, non si è ricomposta. &#8220;Ve ne dovete andare&#8221;, &#8220;fuori, fuori&#8221;, &#8220;vergognatevi&#8221; hanno urlato verso l&#8217;associazione dei partigiani. &#8220;Siamo stati attaccati &#8211; ha lamentato la presidente dell&#8217;Anpi di Roma <strong>Marina Pierlorenzi</strong> &#8211; non vogliono l&#8217;Anpi, dicendoci che siamo pro pal e che non possiamo stare in questa piazza&#8221;.</p>
<h2>Il no della Comunità ebraica</h2>
<p>Del resto, quanto accaduto non arriva come un fulmine a ciel sereno. Già mercoledì il presidente della Comunità ebraica di Roma, <strong>Victor Fadlun</strong>, aveva chiesto all&#8217;Anpi di fare un passo indietro. La ragione? Le contestazioni alla presenza delle bandiere israeliane e della Brigata ebraica durante le celebrazioni del 25 aprile, oltre agli atteggiamenti che Fadlun considera ambigui nei confronti delle frange violente delle manifestazioni filopalestinesi.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Tensioni al Ghetto di Roma durante la commemorazione dell’83esimo anniversario del rastrellamento degli ebrei del 16 ottobre 1943. All’arrivo della delegazione dell’ANPI, alcuni esponenti della comunità ebraica hanno urlato «fuori», «vergognatevi» e «ve ne dovete andare». &quot;Siamo… <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://t.co/mVUv1kLmFZ">pic.twitter.com/mVUv1kLmFZ</a></p>&mdash; Sky tg24 (@SkyTG24) <a rel="nofollow noopener" target="_blank" href="https://x.com/SkyTG24/status/2111030674295599388?ref_src=twsrc%5Etfw">October 16, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p>«Il 16 ottobre è il giorno più doloroso nella storia degli ebrei romani», aveva ricordato Fadlun, sostenendo che la ricorrenza non dovesse trasformarsi in un&#8217;occasione di nuove divisioni. Il presidente aveva quindi invitato l&#8217;associazione a riflettere sulle proprie responsabilità e ad avere «la sensibilità, se non il pudore, di fare un passo indietro».</p>
<h2>La risposta dell&#8217;Anpi</h2>
<p>L&#8217;associazione partigiana, però, aveva deciso di non rinunciare alla commemorazione. In un comunicato diffuso il 15 ottobre, la presidenza provinciale romana aveva annunciato la propria partecipazione alla cerimonia organizzata dal Comune, rivendicando i valori della Resistenza e dell&#8217;antifascismo.</p>
<p>Non solo. L&#8217;Anpi aveva anche rievocato gli scontri del 25 aprile, ricordando il ferimento di due propri iscritti con un&#8217;arma ad aria compressa e chiedendo alla Comunità ebraica una condanna dell&#8217;episodio. Una replica che ha mostrato quanto fossero ancora profonde le divisioni. E che non è bastata a evitare la contestazione di questa mattina.</p>
<h2>Una commemorazione segnata dalle divisioni</h2>
<p>Il risultato è che, nel giorno in cui Roma ricorda una delle pagine più tragiche della persecuzione nazista, la commemorazione si è trasformata anche nel teatro di uno scontro politico e simbolico. <strong>Da una parte la Comunità ebraica</strong>, che rivendica il diritto di ricordare i propri morti senza la presenza di chi ritiene abbia mancato di rispetto alla sua storia. <strong>Dall&#8217;altra l&#8217;Anpi</strong>, che rivendica il proprio ruolo nella memoria antifascista e considera legittima la partecipazione alla cerimonia pubblica.</p>
<p>Una distanza che oggi è apparsa difficilmente colmabile. E che ha finito per segnare anche il ricordo di quel 16 ottobre 1943, quando oltre mille ebrei romani furono deportati ad Auschwitz. Soltanto sedici tornarono. Nessun bambino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ghetto-ebraico-gli-ebrei-cacciano-i-partigiani-insulti-e-urla-contro-lanpi/">Ghetto ebraico, gli ebrei cacciano i partigiani: insulti e urla contro l&#8217;Anpi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ma è normale che Ranucci faccia girare l&#8217;ordinanza al suo bombarolo?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ma-e-normale-che-ranucci-fa-girare-lordinanza-al-suo-bombarolo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ma-e-normale-che-ranucci-fa-girare-lordinanza-al-suo-bombarolo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 07:17:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[laura cianfoni]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caso Ranucci, la rivelazione di Laura Cianfoni ai carabinieri: "Mi ha chiesto Sigfrido di inviare l'ordinanza a Lavitola". Ma è tutto normale?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-e-normale-che-ranucci-fa-girare-lordinanza-al-suo-bombarolo/">Ma è normale che Ranucci faccia girare l&#8217;ordinanza al suo bombarolo?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;<strong>ordinanza giudiziaria</strong> fatta arrivare all&#8217;uomo che secondo l&#8217;inchiesta ha commissionato l&#8217;attentato contro di lui. Con tanto di intermediaria, per evitare contatti diretti. L&#8217;ultimo sviluppo del caso<strong> Sigfrido Ranucci-Valter Lavitola</strong> apre un nuovo capitolo di una vicenda che continua a riservare sorprese. E solleva <strong>una domanda piuttosto semplice</strong>: è normale che la vittima di un attentato faccia recapitare gli atti dell&#8217;inchiesta all&#8217;uomo sospettato di averlo organizzato? La risposta, quantomeno sul piano dell&#8217;opportunità, sembra essere negativa. Anche perché a ricostruire il passaggio delle carte è stata<strong> Laura Cianfoni</strong>, persona molto vicina all&#8217;ex conduttore di Report, ascoltata dai carabinieri come persona informata sui fatti.</p>
<p>&#8220;Mi ha detto Sigfrido di girare l&#8217;ordinanza&#8221;. Sono queste, secondo quanto appreso dall&#8217;<em>Agi</em>, le parole pronunciate dalla donna durante l&#8217;<strong>audizione</strong> avvenuta all&#8217;inizio della scorsa settimana nella caserma del Nucleo investigativo di Roma. Il riferimento è all&#8217;ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei quattro presunti esecutori materiali dell&#8217;attentato del 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all&#8217;abitazione del giornalista. A chiedere che il documento arrivasse a Lavitola, stando alla deposizione della Cianfoni, sarebbe stato proprio Ranucci.</p>
<p>La <strong>modalità</strong> scelta è altrettanto singolare. Nessuna consegna diretta, nessuno scambio tra i due amici. Cianfoni avrebbe inviato le carte tramite WhatsApp a <strong>Natalia Potenza</strong>, ex compagna dell&#8217;ex editore dell&#8217;Avanti!, affinché fosse lei a farle arrivare al destinatario. Un passaggio attraverso una terza persona per evitare il contatto diretto tra Ranucci e Lavitola. L&#8217;invio risale alla notte tra il 4 e il 5 luglio, nelle ore successive alla perquisizione nell&#8217;abitazione del faccendiere. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il messaggio con l&#8217;ordinanza sarebbe stato spedito alle 4.12 del mattino.</p>
<p>La stessa Cianfoni avrebbe sottolineato che la trasmissione del documento<strong> non costituiva un reato</strong>, dal momento che l&#8217;ordinanza era già conosciuta dalle parti. Una precisazione importante, che tuttavia non esaurisce la questione. Perché un comportamento può anche non avere rilevanza penale e rimanere comunque discutibile. Soprattutto quando a compierlo, secondo la testimonianza raccolta dagli investigatori, sarebbe stato il destinatario di un attentato, mentre dall&#8217;altra parte si trovava un uomo appena finito sotto la lente degli inquirenti.</p>
<p>Ranucci, peraltro, <strong>aveva già riconosciuto</strong> pubblicamente di aver chiesto l&#8217;invio del documento. A settembre, replicando alle indiscrezioni sulle comunicazioni tra Cianfoni e Potenza, aveva precisato che si trattava di un&#8217;ordinanza già pubblica, trasmessa su sua richiesta. Aveva inoltre escluso l&#8217;esistenza di chat segrete, spiegando che il successivo messaggio della donna era un gesto di cortesia per conoscere le condizioni della famiglia. Una ricostruzione che ora trova un ulteriore riscontro nella deposizione della Cianfoni, almeno per quanto riguarda l&#8217;iniziativa di trasmettere gli atti.</p>
<p>La donna<strong> compare più volte</strong> nelle carte dell&#8217;inchiesta anche per i suoi rapporti con Lavitola. I due si incontravano frequentemente insieme a Ranucci, soprattutto al <strong>ristorante Cefalù di Roma</strong>, ma anche nell&#8217;appartamento della Cianfoni alla Bufalotta. Proprio in occasione di una riunione nell&#8217;abitazione della donna, secondo quanto riferito agli investigatori, si sarebbe parlato dell&#8217;attentato, ma non dell&#8217;inchiesta giudiziaria.</p>
<p>Cianfoni avrebbe inoltre confermato che Ranucci<strong> non conosceva il coinvolgimento di Lavitola</strong> nell&#8217;azione esplosiva. Il giornalista, secondo questa versione, ne avrebbe acquisito consapevolezza soltanto il giorno dell&#8217;esecuzione dell&#8217;ordinanza di custodia cautelare nei confronti del faccendiere, nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine coordinata dal pubblico ministero Edoardo De Santis. Un elemento che va tenuto distinto dalla trasmissione delle carte di luglio: in quel momento Lavitola era già finito nel mirino degli investigatori, ma non aveva ancora confessato il proprio ruolo.</p>
<p>Eppure rimane <strong>il nodo di fondo</strong>. Ranucci era la persona offesa, Lavitola l&#8217;amico che gli inquirenti stavano mettendo al centro della ricostruzione dell&#8217;attentato. E proprio a quest&#8217;ultimo, secondo quanto raccontato dalla Cianfoni, il giornalista avrebbe voluto far arrivare la documentazione relativa agli arresti. Una scelta che inevitabilmente <strong>alimenta interrogativi</strong> sulla natura di quel rapporto e sulle ragioni di una simile premura.</p>
<p>Nel frattempo, l&#8217;<strong>inchiesta</strong> sulla bomba ha registrato nuovi sviluppi. Come ricostruito dal <em>Giornale</em>, la Procura di Roma starebbe valutando la <strong>richiesta di giudizio immediato</strong> per Lavitola, Clesio Tavares e i quattro presunti esecutori materiali dell&#8217;attentato. Una possibilità emersa dopo le dichiarazioni di <strong>Saverio Mutone</strong>, quarto componente del gruppo ad aver ammesso il proprio coinvolgimento nella vicenda.</p>
<p>Ascoltato per circa otto ore dal pm De Santis nel carcere di Rebibbia, Mutone ha ricostruito la preparazione dell&#8217;azione, i sopralluoghi e le modalità con cui sarebbe stata realizzata l&#8217;esplosione. Soprattutto, ha ribadito un elemento centrale nella versione degli indagati: <strong>&#8220;Non dovevamo far male a nessuno&#8221;</strong>. Secondo quanto riferito, il momento della detonazione sarebbe stato addirittura ripreso con un telefonino. Il filmato, successivamente inviato a Tavares, sarebbe servito a documentare a Lavitola l&#8217;avvenuta esecuzione dell&#8217;attentato.</p>
<p>Una ricostruzione che rafforza la pista della cosiddetta<strong> &#8220;bomba d&#8217;amore&#8221;</strong>, l&#8217;ipotesi di un&#8217;azione dimostrativa organizzata non per ferire Ranucci, ma per suscitare attenzione attorno alla sua figura. Lo stesso Lavitola, dopo aver ammesso di essere il mandante, aveva sostenuto di aver agito per tutelare il giornalista e favorire un rafforzamento della sua scorta. Una spiegazione che resta parte della sua versione dei fatti e che non cancella la gravità dell&#8217;esplosione.</p>
<p>Secondo quanto emerso dagli interrogatori, Tavares avrebbe reclutato Pellegrino D&#8217;Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Il gruppo avrebbe effettuato un sopralluogo nei giorni precedenti al 16 ottobre 2025, mentre l&#8217;ordigno sarebbe stato azionato a distanza con un telecomando da Passariello. Gli investigatori hanno ricostruito anche la provenienza dell&#8217;esplosivo, che sarebbe stato recuperato a Sperone, in provincia di Avellino, e successivamente custodito nell&#8217;abitazione di D&#8217;Avino.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-da-re-sole-ad-appestato-il-passo-e-breve/">Ranucci, da Re Sole ad “appestato” il passo è breve</a></li>
</ul>
<p>Con le ammissioni degli indagati,<strong> il quadro investigativo</strong> sull&#8217;esecuzione materiale dell&#8217;attentato appare dunque sempre più definito. Restano invece da chiarire fino in fondo il movente e diversi aspetti dei rapporti tra i protagonisti. Il possibile giudizio immediato consentirebbe alla Procura di portare direttamente davanti al tribunale gli imputati, senza passare dall&#8217;udienza preliminare.</p>
<p>Intanto, a un anno esatto dall&#8217;esplosione, il caso continua a presentare <strong>contorni difficili da ignorare</strong>. Da una parte un faccendiere che ha confessato di aver commissionato una bomba contro un amico, sostenendo di averlo fatto per proteggerlo. Dall&#8217;altra un giornalista che, stando alle dichiarazioni di una persona a lui vicina e alla propria precedente ammissione, ha chiesto di trasmettere a quell&#8217;amico gli atti relativi agli arresti dei presunti attentatori.</p>
<p>Sia chiaro: nessuna conclusione giudiziaria può essere tratta automaticamente da questo episodio. Ma ridurre tutto a una semplice cortesia o alla circostanza che l&#8217;ordinanza fosse già conoscibile significa eludere la domanda principale: perché far arrivare personalmente le carte dell&#8217;indagine a chi era sospettato di aver organizzato l&#8217;attentato? Non tutto ciò che è consentito è necessariamente opportuno. E in questa storia<strong> la distinzione sembra tutt&#8217;altro che secondaria</strong>.</p>
<p>Massimo Balsamo, 16 ottobre 2026</p>
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		<title>Gli studenti prendono a sassate i carabinieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 15:52:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fermato un 17enne. Si alza il livello degli scontri: il ragazzo stava cercando di spaccare tutto con un estintore</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Passamontagna, estintori usati per spaccare le finestre, spranghe e pietre lanciate contro i carabinieri. Altro che protesta studentesca. A Torino, la giornata di mobilitazione nelle scuole si è trasformata in una mattinata di <strong>violenza e vandalismo</strong>. Il bilancio è di un diciassettenne arrestato, diversi edifici scolastici danneggiati e un militare ferito.</p>
<p>Secondo la ricostruzione dei carabinieri, come riporta il <em><a href="https://torino.corriere.it/notizie/cronaca/26_ottobre_15/torino-arrestato-uno-studente-di-17-anni-con-un-estintore-cercava-di-rompere-una-finestra-dell-istituto-sella-d4e35f9a-6c0d-4edf-86a8-8cad95795xlk.shtml" target="_blank" rel="noopener nofollow">Corriere</a>,</em> tutto è cominciato poco prima delle 8, quando un gruppo di circa quaranta giovani, molti dei quali con il volto nascosto da maschere di Carnevale e passamontagna, ha fatto irruzione nell&#8217;istituto superiore Sella di via Montecuccoli. Dopo aver forzato una porta, alcuni hanno raggiunto anche la palestra dell&#8217;adiacente scuola elementare Ricardi di Netro, dove sarebbero stati <strong>danneggiati arredi e attrezzi sportivi</strong> utilizzando delle spranghe.</p>
<p>Ma non è finita. Circa mezz&#8217;ora più tardi il gruppo si sarebbe spostato all&#8217;istituto Bosso-Monti, dove sono state infrante alcune finestre con estintori e spranghe. È durante l&#8217;intervento dei carabinieri che un diciassettenne, con il volto coperto da un passamontagna, è stato sorpreso mentre cercava di <strong>rompere un infisso utilizzando un estintore</strong>. Alla vista delle forze dell&#8217;ordine, il ragazzo avrebbe tentato di scappare. La fuga è durata poco: i carabinieri lo hanno raggiunto dopo un breve inseguimento a piedi. Durante il fermo, però, il giovane avrebbe opposto resistenza, spintonando violentemente i militari. Nel frattempo, altri componenti del gruppo avrebbero cominciato a <strong>lanciare pietre contro i carabinieri</strong>. Una ha colpito un militare alla gamba sinistra, provocandogli un ematoma intramuscolare. Il carabiniere è stato soccorso e trasportato in ambulanza all&#8217;ospedale Maria Vittoria.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://video.corriere.it/video-embed/791d44cf-a72b-4c72-a5dd-09aa540c9xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il diciassettenne è stato arrestato con l&#8217;accusa di <strong>resistenza a pubblico ufficiale</strong> e denunciato per danneggiamento aggravato. È stato quindi accompagnato al Centro di prima accoglienza per minori di Torino, a disposizione della Procura per i minorenni. C&#8217;è poi un dettaglio che rende la vicenda ancora più singolare: secondo i primi accertamenti, <strong>il ragazzo non frequenterebbe nessuna delle scuole coinvolte</strong>.</p>
<p>Secondo quanto riportato da <em>TorinoToday</em>, gli atti di vandalismo in città sono stati numerosi. Ecco un breve riassunto:<br />
&#8211; <strong>Istituto alberghiero Colombatto</strong>: scontri e spintoni tra militanti di Azione Studentesca, contrari all&#8217;occupazione, e giovani vicini ai collettivi di sinistra. Durante i disordini è stato utilizzato anche un estintore.<br />
&#8211; <strong>Istituto Bosso-Monti</strong>, via Meucci: alcuni ragazzi incappucciati hanno tentato di entrare con la forza, danneggiando il cancello carraio e alcune vetrate. Sette persone identificate.<br />
&#8211; <strong>Istituto Primo Levi</strong>: circa cento giovani hanno tentato di accedere alla scuola, probabilmente senza esservi iscritti. La polizia ha identificato venti persone.<br />
&#8211; <strong>Istituto Sella</strong>, via Montecuccoli: una quarantina di persone mascherate ha fatto irruzione nell&#8217;edificio, danneggiando arredi e attrezzature con spranghe. Arrestato un 17enne. Durante gli scontri con i carabinieri, un militare è rimasto ferito.</p>
<p>Il caso più clamoroso è però avvenuto alla scuola elementare <strong>Ricardi Di Netro</strong> dove quaranta ragazzi, tutti coperto con maschere da carnevale o passamontagna, hanno forzato una porta, danneggiato gli arredi e gli attrezzi sportivi usando delle spranghe. Il tutto davanti agli occhi terrorizzati di bambini e maestre.</p>
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		<title>Imbarazzo Generale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 14:36:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Poggi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Garofano in tv a difendere l'indifendibile su Garlasco</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una settimana lontano dai riflettori dei programmi tv, mossa che avrebbe potuto illudere qualcuno di aver trovato la Mina del Reparto Investigazioni Scientifiche dell’Arma, <strong>Luciano Garofano</strong> ha fatto prevalere il suo ego e si è palesato nuovamente. Questa volta il Generale al centro delle polemiche (e non solo…) per la gestione delle indagini sul caso Garlasco, è apparso sull’ammiraglia Rai ospite di un Bruno Vespa; prima a “Cinque Minuti”, dunque senza contraddittorio, e poi a “Porta a Porta”.</p>
<p>La figura del Generale è stata eufemisticamente barbina. Garofano continua ad arrampicarsi sugli specchi, ponendo troppa fiducia verso la sua supposta istituzionalità che lui stesso ha però smarrito, smentendo più volte se stesso e gettando sul suo operato delle ombre che diventano voragini di oscurità consultando le carte delle indagini e delle analisi del 2007.</p>
<p>A “Cinque minuti” esordisce dicendo che nelle ultime settimane sta sostanzialmente avvenendo<strong> un plotone di esecuzione contro il RIS</strong> e dunque contro le Forze dell’Ordine. No, caro Generale: la responsabilità è personale. Se qualcuno all’interno dell’Arma ha sbagliato dovrà risponderne. Questa semplice demarcazione l’ha ribadita persino il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo, lunedì scorso al TG1: l’Arma collabora con gli inquirenti e se i fatti dimostreranno che ci sono stati degli errori, peggio se dolosi, bisognerà che chi ha effettuato quei rilievi ne risponda. È troppo facile, caro Generale, schermarsi dietro le Forze dell’Ordine e condurre una sontuosa operazione di vittimismo.</p>
<p>Dopodiché, conscio di non poter essere smentito da alcuno, <strong>ha sostenuto una tesi alquanto stramba</strong>: secondo lui, i consulenti del PM non sono tenuti a comunicare tutti i risultati delle analisi, ma solo un riassunto in base ai dati che essi reputano più adeguati. Il riferimento è chiaramente ai risultati relativi al presunto DNA di Chiara Poggi trovato sui pedali della bici di Stasi: il 19 settembre 2007 viene trovato del materiale genetico e comunicato in pompa magna, il 20 settembre 2007 vengono fatti altri due test che risultano negativi ma questi non verranno diffusi ai consulenti della difesa di Alberto Stasi e nemmeno trasmessi al PM. <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-garofano-si-supera-non-dovevamo-dare-tutti-i-dati-al-pm/" target="_blank" rel="noopener">Garofano in sostanza dice che quei due risultati non fossero utili</a>. Ma è una scemenza talmente grande da suggerire che forse nemmeno lui la pensa davvero: come si possono reputare inutili due dati che avrebbero potuto scagionare Stasi? I consulenti del PM sono tenuti a comunicare anche i risultati a favore dell’indagato, non solo quelli che dimostrerebbero la sua colpevolezza. E questo il Generale lo sa bene!</p>
<p>C’è poi un altro elemento gravissimo su cui Garofano glissa, lavandosene le mani: <strong>il sangue di Chiara sul pedale della bici di Stasi</strong>. Viene effettuato dal consulente Alberto Marino un OBTI test, per accertare la traccia ematica, che risulta però negativo. Di conseguenza il RIS è sin da subito a conoscenza che sul pedale non vi fosse sangue. Questo dato però non viene comunicato al PM Rosa Muscio, che prima nell’interrogatorio metterà sotto torchio Stasi dicendogli “abbiamo trovato il sangue di Chiara sui pedali della tua bici” e poi lo farà arrestare proprio alla luce di questo elemento. Davanti a questa gravissima incongruenza Garofano però alza le mani e dice che la responsabilità è di Marino, che era suo sottoposto. Davanti ai meriti il Generalissimo si gonfia il petto, nelle lacune invece la colpa è dei suoi sottoposti. Lo stesso Garofano, va precisato, per anni ha ribadito in televisione di aver trovato tracce ematiche sul pedale della bici di Stasi, nonostante ieri abbia sostenuto il contrario.</p>
<p>Ieri sera poi <strong>non è stata fatta menzione delle comunicazioni che Garofano inviava ai suoi sottoposti</strong>. Surreale è la mail nella quale chiede (testuali parole) come fosse “auspicabile spingere un po’ sulla misura” dell’impronta della scarpa trovata sulla scena del delitto, tentando di farla inevitabilmente coincidere con la taglia delle scarpe di Alberto Stasi. Il significato di questi rapporti epistolari al Generale non è stato chiesto. Ma si può sperare che nel prossimo futuro queste domande gli verranno poste.</p>
<p>Insomma, <strong>le indagini sul RIS stanno consegnando un quadro alquanto inquietante</strong> e certamente il tentativo di simulare e dissimulare in tv del Generale Garofano non aiutano e spinge a fare un’ulteriore considerazione: perché?</p>
<p>Alessandro Bonelli, 15 ottobre 2026</p>
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		<title>La vergogna di Bologna: fai domande sui bimbi trans? Ti cancellano il convegno</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-vergogna-di-bologna-fai-domande-sui-bimbi-trans-ti-cancellano-il-convegno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 12:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[alessandra arachi]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[disforia di genere]]></category>
		<category><![CDATA[trans]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bologna, gli studenti protestano contro il convegno sui bambini trans: l'Accademia cancella l'incontro a 24 ore dall'inizio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-vergogna-di-bologna-fai-domande-sui-bimbi-trans-ti-cancellano-il-convegno/">La vergogna di Bologna: fai domande sui bimbi trans? Ti cancellano il convegno</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Bologna</strong>, evidentemente, ci sono argomenti sui quali è meglio non fare troppe domande. Soprattutto quando riguardano i <strong>“bambini trans”</strong>, i trattamenti farmacologici e i possibili rischi per la loro salute. Un <strong>convegno scientifico</strong> organizzato da oltre un mese, una protesta annunciata dagli studenti e, guarda caso, la <strong>cancellazione</strong> dell&#8217;evento a sole 24 ore dal suo inizio. Il tutto in una città che della libertà di pensiero e del confronto culturale ha – o meglio, aveva &#8211; sempre fatto una bandiera. Il risultato è un paradosso difficile da ignorare: si può ancora discutere di disforia di genere nei minori senza essere accusati di discriminazione?</p>
<p>Il caso esplode all&#8217;<strong>Accademia delle Scienze dell&#8217;Istituto di Bologna</strong>, storica istituzione culturale legata al mondo universitario. Per oggi, alle 16, era in programma il convegno &#8220;Disforia di genere nei minori. Evidenze scientifiche, scelte di cura e diritti&#8221;, dedicato all&#8217;impiego della triptorelina, il farmaco utilizzato anche per bloccare temporaneamente lo sviluppo puberale nei minori con disforia di genere. Un tema delicato, che coinvolge questioni mediche, scientifiche ed etiche e sul quale il confronto dovrebbe essere non soltanto consentito, ma incoraggiato.</p>
<p>Tra i relatori figurava<strong> Alessandra Arachi</strong>, giornalista del Corriere della Sera e autrice del libro-inchiesta “Bimbi trans, piccoli corpi grandi bugie”. Insieme a lei erano previsti gli interventi di Marco Del Giudice, professore associato di Psicometria, e Assunta Morresi, professoressa associata di Chimica fisica. Ma il convegno non si farà. Agli iscritti è arrivata una comunicazione che annunciava l&#8217;annullamento <strong>&#8220;per motivi organizzativi&#8221;</strong>.</p>
<p>Una spiegazione che lascia parecchi interrogativi, soprattutto considerando quanto accaduto nelle ore precedenti. Martedì il coordinamento studentesco universitario Link aveva annunciato un presidio di protesta davanti all&#8217;Accademia, contestando il contenuto dell&#8217;iniziativa e la presunta <strong>&#8220;mancanza di contraddittorio&#8221;</strong>. Poco dopo, la cancellazione.</p>
<p>Il presidente dell&#8217;Accademia <strong>Giuseppe Sassatelli</strong> ha negato qualsiasi collegamento tra le due vicende, spiegando che non era stato possibile garantire un confronto tra posizioni differenti. Una motivazione che, tuttavia, presenta qualche evidente <strong>contraddizione</strong>. Perché quel confronto, a quanto racconta Arachi, era stato cercato eccome. La giornalista aveva invitato <strong>Roberta Parigiani</strong>, presidente del Movimento persone trans, il deputato del Pd <strong>Alessandro Zan</strong> e lo psicoanalista<strong> Vittorio Lingiardi</strong>. Tutti, secondo il suo racconto, avevano declinato l&#8217;invito.</p>
<p>Non solo. Dopo aver appreso della manifestazione, come rivelato in una mail inviata a Sassatelli, Arachi ha contattato anche Stefano Greco di Link, proponendo agli studenti di partecipare direttamente al convegno come relatori. Nessuna risposta, riferisce la giornalista. Insomma, si protesta perché mancherebbe il contraddittorio, ma quando viene offerta la possibilità di intervenire, nessuno raccoglie l&#8217;invito. Ed <strong>è proprio questo il punto</strong>. Da quando il rifiuto di partecipare a un dibattito può diventare una ragione sufficiente per impedire agli altri di discuterne? Seguendo una simile logica, basterebbe disertare qualsiasi confronto per ottenere la cancellazione di un&#8217;iniziativa sgradita. Un precedente quantomeno discutibile per un&#8217;istituzione che dovrebbe promuovere la circolazione delle idee, non restringerla.</p>
<p>Arachi, dal canto suo, rivendica il contenuto della propria inchiesta e sostiene che l&#8217;autorizzazione all&#8217;impiego della triptorelina sia avvenuta in maniera incongrua. Una posizione sulla quale è legittimo dissentire, naturalmente, e che può essere sottoposta a verifica scientifica. Ma proprio per questo sarebbe stato utile ascoltarla, confrontare dati e studi, eventualmente contestarne le conclusioni. Invece gli studenti di Link hanno preferito liquidarla sui social con <strong>l&#8217;etichetta di &#8220;Terf&#8221;,</strong> acronimo utilizzato per indicare le femministe radicali considerate escludenti nei confronti delle persone trans. Un&#8217;accusa che la giornalista respinge.</p>
<p>La cancellazione, peraltro, è arrivata quando alcuni partecipanti avevano già prenotato treni e alberghi, tanto da chiedere ora il rimborso delle spese sostenute. Nonostante tutto, Arachi e gli altri relatori hanno annunciato che<strong> si presenteranno</strong> comunque davanti all&#8217;Accademia alle 16. Resta una questione di fondo. Nessuno mette in discussione il diritto degli studenti a manifestare, così come nessuno dovrebbe mettere in discussione il rispetto dovuto alle persone transgender. Ma la tutela dei diritti non può trasformarsi nell&#8217;impossibilità di interrogarsi su rischi, benefici ed evidenze scientifiche di un trattamento rivolto ai minori.</p>
<p><strong>E allora la domanda è inevitabile</strong>: nella Bologna universitaria, per parlare di bambini trans bisogna prima ottenere il permesso di chi la pensa diversamente? Perché se un argomento è troppo controverso per essere discusso, la soluzione non dovrebbe essere cancellare il dibattito, ma renderlo ancora più approfondito. La vera vergogna non è che qualcuno sollevi dubbi. È che, di fronte a quei dubbi, si finisca per rinunciare persino ad ascoltarli.</p>
<p>Massimo Balsamo, 15 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-vergogna-di-bologna-fai-domande-sui-bimbi-trans-ti-cancellano-il-convegno/">La vergogna di Bologna: fai domande sui bimbi trans? Ti cancellano il convegno</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Garlasco, Garofano si supera: non dovevamo dare tutti i dati al pm</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 09:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ex comandante del Ris: "Il nostro lavoro è stato vituperato e delegittimato in maniera veramente vergognosa"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ospite di <strong>Bruno Vespa</strong>, il generale <strong>Luciano Garofano,</strong> dopo essersi eclissato dalle tv per alcuni giorni, si ripresenta in “grande spolvero” sul caso di <strong>Garlasco,</strong> ribadendo una storiella a cui sembrano rimasti ben pochi a credere. Ostentando la stessa sicurezza degli eroici kamikaze giapponesi, ha così esordito: “Sono felice di essere qui proprio per reclamare la nostra onestà contro tutta la <strong>campagna di delegittimazione</strong>, la mia è quella dei miei uomini di allora, è quella del Ris che in questi giorni è stato vituperato e delegittimato in maniera veramente vergognosa&#8221;.</p>
<p>Dopodiché, entrando nel merito della principale questione sul tappeto, il Dna/sangue che sarebbe stato rinvenuto sui pedali della bici di <strong>Alberto Stasi</strong>, l’alto ufficiale ha letteralmente sfidato l’intelligenza dei telespettatori. Incalzato da Pasquale Linarello, consulente della difesa del fidanzato della vittima, il quale continuava a ripetere che tutti i risultati delle analisi scientifiche dovevano essere resi noti a tutte le parti, in particolare al Pubblico ministero Rosa Muscio, questa la surreale risposta di Garofano: “Il Pubblico Ministero conosce quella che è la diagnosi definitiva, ma <strong>non conosce nello specifico quelle che sono le analisi tecniche</strong> che naturalmente vengono interpretate dai consulenti tecnici”. Il che, tradotto in una efficace sintesi giornalistica, potrebbe suonare in questo modo: noi prima facciamo le analisi, le valutiamo al nostro interno e successivamente decidiamo, in solitaria, quali trasmettere al magistrato e alle parti e quali espungere dagli atti ufficiali.</p>
<p>Infine, sulla questione del sangue sui pedali, che portò all’arresto di Stasi e che rimase in qualche modo presente nelle sentenze di condanna, <strong>il nostro eroe è entrato con pieno merito nel teatro dell’assurdo</strong>, negando di fatto una cosa pur avendola di fatto ammessa: “Noi non abbiamo mai parlato di sangue, ma abbiamo sempre concluso dicendo che con elevata probabilità fosse sangue“.<br />
Ora, non so se ci sia una persona in buona fede in grado di trovare anche in questa ultima affermazione uno straccio di coerenza logico-scientifica. Personalmente faccio molta fatica a crederlo.</p>
<p>Ed è per questo che anche nei confronti del generale Garofano, a cui da garantista auguro di riuscire a fornire ai magistrati spiegazioni sufficienti a fugare i troppi sospetti che gravano su quella traballante prima indagine di Garlasco, vorrei per l’ennesima volta ricordare un motto sempre attuale di Abramo Lincoln: si possono ingannare tutti per un po&#8217; di tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non si possono ingannare tutti per sempre. <strong>Prima o poi i nodi vengono al pettine</strong> quando, in questo caso per un ragazzo diventato uomo mostrificato per due decenni, vi è un giudice a Berlino.</p>
<p>Claudio Romiti. 15 ottobre 2026</p>
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		<title>&#8220;Minicar? Mio figlio pagherà ma non è un mostro&#8221;. Spunta un precedente per furto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 07:19:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[microcar]]></category>
		<category><![CDATA[minicar]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A caccia di passanti per divertirsi: la confessione della banda della microcar dopo l'aggressione all'attore Davide Iacopini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/microcar-mio-figlio-paghera-ma-non-e-un-mostro-eh-no-cosi-e-troppo-facile/">&#8220;Minicar? Mio figlio pagherà ma non è un mostro&#8221;. Spunta un precedente per furto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ci stavamo annoiando&#8221;</strong>. È questa la spiegazione fornita dai <a href="https://www.nicolaporro.it/banda-delle-minicar-non-e-una-bravata-quella-sera-ci-siamo-divertiti-cosi/">due minorenni</a> che hanno confessato l&#8217;aggressione all&#8217;attore <strong>Davide Iacopini</strong>, ferito a Roma mentre viaggiava a bordo di un monopattino. Nessuna lite, nessun rancore personale e neppure una sfida organizzata sui social. Soltanto la voglia di divertirsi prendendo di mira degli sconosciuti. Una serata di violenza gratuita, almeno stando al racconto dei protagonisti, due amici di 16 e 17 anni cresciuti nel quartiere Testaccio. &#8220;Per scherzo, per gioco, per divertimento&#8221;, hanno spiegato davanti al pubblico ministero e ai carabinieri. Una confessione che restituisce il quadro inquietante di una serie di aggressioni a bordo della <strong>microcar</strong> apparentemente senza motivo.</p>
<p>I due ragazzi si sono presentati insieme all&#8217;interrogatorio. Il più grande, figlio di un carabiniere, è <strong>scoppiato in lacrime</strong>. Il complice, sedicenne, ha mantenuto invece un atteggiamento apparentemente distaccato, fissando il muro. Entrambi hanno ricostruito <a href="https://www.nicolaporro.it/banda-della-minicar-identificati-gli-aggressori-sono-minori-hanno-ammesso-tutto/">quanto accaduto nelle serate del 4 e 5 ottobre</a>, quando hanno deciso di girare per le strade della Capitale a bordo di una Aixam Gto Emotion, una microcar modificata con luci a led e altri accessori. L&#8217;obiettivo, secondo quanto riferito agli investigatori, era quello di <strong>infastidire e colpire i passanti</strong>. &#8220;Non volevamo fare male all&#8217;attore, non sapevamo nemmeno chi fosse&#8221;, hanno assicurato. Poi la spiegazione: &#8220;Era il compleanno di uno di noi e quella domenica sera abbiamo deciso di divertirci facendo qualcosa contro i passanti. Volevamo prenderli a bastonate&#8221;.</p>
<p>Il <strong>racconto</strong> del sedicenne è particolarmente dettagliato. La sera del 4 ottobre, con l&#8217;amico alla guida, i due avrebbero iniziato a girare intorno alle 21.30, proseguendo fino all&#8217;una di notte. Durante una delle loro bravate avrebbero preso di mira un ciclista, spaventandolo con delle urla. L&#8217;uomo avrebbe reagito inseguendoli, senza però cadere. Nella fuga il ragazzo avrebbe perso un berretto a Ponte Testaccio, successivamente recuperato dagli investigatori. &#8220;È quello che lei ha sul tavolo&#8221;, ha riconosciuto davanti al magistrato.</p>
<p>La sera successiva l&#8217;episodio più grave. I due avrebbero affiancato un uomo in monopattino, poi identificato come l&#8217;attore Davide Iacopini. &#8220;Gli ho tolto la mano dal manubrio e il signore deve essere caduto&#8221;, ha raccontato il sedicenne nel <strong>verbale</strong> riportato dal <em>Tg1</em>. Il ragazzo ha precisato di aver scoperto soltanto dai giornali l&#8217;identità della vittima. Ha inoltre negato di avergli sferrato un calcio, spiegando che la scarpa rinvenuta sul posto sarebbe caduta mentre apriva lo sportello della microcar per verificare se l&#8217;uomo fosse finito a terra. Sarebbe poi tornato a recuperarla.</p>
<p>Dalle dichiarazioni raccolte <strong>non emergerebbero chat preparatorie</strong> né<strong> presunte competizioni social</strong>. I due avrebbero agito di propria iniziativa, spinti dalla ricerca di un divertimento che si è trasformato in violenza. Dopo il ferimento dell&#8217;attore, tuttavia, qualcosa sarebbe cambiato. &#8220;Abbiamo deciso di fermarci&#8221;, ha riferito il diciassettenne. Lo stesso ragazzo ha raccontato di non essere più riuscito a dormire, tormentato dal ricordo di quanto accaduto: &#8220;Ho cominciato a tremare. Mi dispiace per quello che è successo&#8221;.</p>
<p><strong>I due si conoscono da tempo</strong>. Sono vicini di casa, anche se frequentano istituti scolastici differenti. Il diciassettenne studia in un liceo del centro e, secondo la sua legale Lavinia Felisso, ha risultati scolastici abbastanza buoni. Il sedicenne, rimasto orfano di padre, frequenta invece un liceo a Trastevere e avrebbe un rendimento meno brillante. A unirli anche <strong>un precedente giudiziario</strong>: due anni fa erano stati sorpresi a rubare gli amplificatori di una microcar. Per quella vicenda, relativa a un&#8217;ipotesi di concorso in furto aggravato, non sono ancora stati rinviati a giudizio.</p>
<p>Dopo l&#8217;aggressione a Iacopini, entrambi avevano mantenuto il <strong>silenzio con i familiari</strong>. Il diciassettenne aveva parcheggiato la microcar davanti alla propria abitazione, senza apparentemente preoccuparsi delle possibili conseguenze. Proprio il veicolo si è rivelato determinante per le indagini. Gli investigatori sono riusciti a risalire alla vettura, intestata a un altro parente del giovane, anche grazie ad alcuni elementi distintivi della carrozzeria. Tra questi gli adesivi raffiguranti un cobra, acquistati dal ragazzo in un&#8217;officina di Casal del Marmo, la Kyt Racing, dove si era recato anche insieme alla madre per ritirare il mezzo dopo una riparazione.</p>
<p>Ed è proprio dalla <strong>famiglia</strong> del diciassettenne che arriva una delle reazioni più dolorose.<strong> &#8220;Non ci eravamo accorti di niente&#8221;</strong>, ha spiegato la madre attraverso l&#8217;avvocato Felisso. La donna ha espresso il desiderio di chiedere scusa all&#8217;attore ferito e di compiere un gesto nei suoi confronti. A <em>Repubblica</em> ha poi affidato una riflessione sulle responsabilità del figlio e sul ruolo dei genitori: &#8220;Mio figlio deve pagare ma <strong>non è un mostro</strong>. È un figlio della società di oggi, dei cellulari, dei social&#8221;.</p>
<p>La madre ha raccontato le <strong>difficoltà</strong> affrontate per crescere i due figli, ribadendo di aver sempre cercato di trasmettere loro dei <strong>valori</strong>. &#8220;Non sono una madre perfetta e non pretendo di esserlo. Ma non accetto l&#8217;idea che l&#8217;errore di un figlio sia automaticamente la prova del fallimento dei suoi genitori&#8221;, ha aggiunto, invitando a interrogarsi anche sul contesto sociale in cui crescono gli adolescenti: &#8220;Cosa gli ho detto? Che dovrà affrontare le<strong> conseguenze delle sue azioni.</strong> Io non posso cancellare quello che è successo, ma posso continuare a educarlo, anche attraverso questo dolore. Perché essere madre non significa difendere sempre un figlio. A volte significa avere il coraggio di metterlo davanti alle proprie responsabilità&#8221;.</p>
<p>Alla conclusione dell&#8217;interrogatorio, madre e figlio sono rimasti a lungo abbracciati, entrambi in lacrime. Un&#8217;immagine distante da quella dei due amici che, soltanto pochi giorni prima, percorrevano le strade di Roma con la musica trap a tutto volume, cercando sconosciuti da spaventare. Adesso le loro confessioni sono agli atti dell&#8217;indagine. E agli investigatori hanno consegnato una spiegazione tanto semplice quanto difficile da accettare: quelle aggressioni sarebbero <strong>nate soltanto dalla noia</strong>.</p>
<p>Massimo Balsamo, 15 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/microcar-mio-figlio-paghera-ma-non-e-un-mostro-eh-no-cosi-e-troppo-facile/">&#8220;Minicar? Mio figlio pagherà ma non è un mostro&#8221;. Spunta un precedente per furto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Comunque vada, chiediamo scusa a Alberto Stasi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/comunque-vada-chiediamo-scusa-a-alberto-stasi/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/comunque-vada-chiediamo-scusa-a-alberto-stasi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 14:15:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dubbi sulla condanna di Stasi aumentano ma anche se fosse confermato che è lui l’assassino, facciamo ammenda </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/comunque-vada-chiediamo-scusa-a-alberto-stasi/">Comunque vada, chiediamo scusa a Alberto Stasi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s2">Il caso di <strong>Garlasco</strong> interpella, ormai da tempo, le coscienze degli italiani, se non di tutti, almeno di coloro, la più parte, che dimostrano una certa sensibilità sia nei confronti delle persone coinvolte nel caso di specie, sia nei confronti di un tema fondante la società, ossia la giustizia. Parto da quest’ultimo tema. L’Italia è uno stato di diritto, vi è una Costituzione, vi è una separazione dei poteri, vi sono diritti e doveri dei cittadini. Partendo da questi presupposti imprescindibili e attorno ai quali non si levano dubbi da parte di nessuno, è innegabile che nel caso di Garlasco qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto.</p>
<p class="s2"><strong>Dobbiamo essere onesti</strong>, altrimenti non saremmo qui, a distanza di quasi vent’anni, a discutere sulla colpevolezza di Alberto Stasi. È vero, è stata emessa una sentenza di condanna ma questa condanna continua a sollevare dubbi e polemiche, le evidenze fanno sorgere il ragionevole sospetto che Alberto Stasi non sia colpevole. Questo sospetto è legittimo. Per questo mi auguro che le indagini possano proseguire in modo che la verità sia portata a galla: questa verità potrebbe confermare la colpevolezza di Alberto Stasi oppure sollevare il velo su nuovi scenari. La verità deve, però, emergere, contro ogni ragionevole dubbio.</p>
<p class="s2"><strong>Attraverso la giustizia ed il suo esercizio, vengo alle persone coinvolte</strong>. Abbiamo una ragazza uccisa nel fiore dei suoi anni, abbiamo i suoi genitori che, <span class="s3">nel e per</span> il dolore per la perdita della figlia, desiderano anche loro la verità. Per loro questa verità è la colpevolezza di Alberto Stasi, avranno le loro ragioni sulle quali a nessuno compete il diritto di esprimere un giudizio. Poi abbiamo Alberto Stasi, un ragazzo all’epoca dell’omicidio, un uomo oggi, in mezzo anni di carcere continuando a proclamare la sua innocenza. Con lui abbiamo i suoi genitori, il papà nel frattempo è mancato, ennesimo dolore. Ecco, io desidero condividere una riflessione. Ammettiamo pure che Alberto Stasi sia colpevole, tuttavia è innegabile che da Alberto Stasi e dalla sua famiglia noi abbiamo ricevuto una lezione di stile. Nella pervicace proclamazione della sua innocenza, <strong>Alberto Stasi non ha mai accusato altre persone</strong>, i suoi genitori lo hanno sostenuto in silenzio senza recriminazioni o commenti contro altre figure coinvolte nelle indagini o contro gli inquirenti.</p>
<p class="s2">Alberto Stasi si è visto accusato, condannato, oggetto di commenti sulla sua vita privata, sulla propria sessualità, su tutti gli aspetti più intimi. <span class="s3">Il biondino dagli occhi di ghiaccio</span>. Mafiosi arrestati per aver commesso reiterate violenze in decenni di latitanza hanno avuto da parte della stampa un trattamento migliore rispetto a quello riservato ad Alberto Stasi. Per questo io credo che tutta la nostra società deve riconoscere alla famiglia Stasi di aver ricevuto un esempio di stile e una capacità di straordinaria resilienza. Per il modo con cui la famiglia Stasi è stata trattata e per il modo con cui essa ha reagito al trattamento inferto noi <strong>dobbiamo avere il coraggio di porgere le nostre scuse</strong> e riconoscere di avere sbagliato nel trattare le vite delle persone in un modo non degno della dignità della persona stessa.</p>
<p class="s2">Che la vicenda di Garlasco ci lasci tre insegnamenti. Il primo: il rispetto per la vita umana ed il valore della vita. Il secondo: il valore della giustizia e del suo esercizio. Terzo: il rifiuto della gogna mediatica che umilia e condanna.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 14 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/comunque-vada-chiediamo-scusa-a-alberto-stasi/">Comunque vada, chiediamo scusa a Alberto Stasi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Banda delle minicar, non è una bravata: &#8220;Quella sera ci siamo divertiti così&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/banda-delle-minicar-non-e-una-bravata-quella-sera-ci-siamo-divertiti-cosi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 13:09:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[minicar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hanno 16 e 17 anni e hanno ammesso le aggressioni. Sei le vittime, tra cui l'attore Davide Iacopini, ancora ricoverato in prognosi riservata. L'accusa è di tentato omicidio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/banda-delle-minicar-non-e-una-bravata-quella-sera-ci-siamo-divertiti-cosi/">Banda delle minicar, non è una bravata: &#8220;Quella sera ci siamo divertiti così&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso non trasformatela in una &#8220;bravata&#8221;. C&#8217;è poco da sottolineare che sono &#8220;minorenni&#8221;, visto che tra poco avranno diritto di voto e di guidare un&#8217;auto vera. «Quella notte ci siamo divertiti così». Sarebbe questa, secondo quanto riferisce l&#8217;<em>Ansa</em>, <a href="https://www.nicolaporro.it/banda-della-minicar-identificati-gli-aggressori-sono-minori-hanno-ammesso-tutto/" target="_blank" rel="noopener">la spiegazione fornita dai due ragazzini che per una notte hanno trasformato le strade di Roma in una sorta di caccia all&#8217;uomo</a>. A bordo di una minicar nera, avrebbero aggredito passanti scelti apparentemente a caso, colpendoli mentre camminavano o si spostavano in monopattino. <strong>Per divertimento.</strong> Peccato che uno di quei passanti, l&#8217;attore <strong>Davide Iacopini,</strong> sia finito in ospedale in condizioni gravissime.</p>
<p>Adesso la cosiddetta <strong>banda della minicar</strong> ha due volti, anche se per ragioni di età non possono essere resi pubblici. Si tratta di un sedicenne e di un diciassettenne, individuati dai carabinieri e dalla polizia locale di Roma Capitale al termine delle indagini sulle aggressioni avvenute tra il 4 e il 5 ottobre nei quartieri Monteverde e Testaccio. Entrambi sono stati denunciati e, ascoltati nella notte dagli inquirenti, hanno ammesso le proprie responsabilità. Il fascicolo, inizialmente aperto dalla Procura ordinaria di Roma, passa ora alla Procura per i minorenni.</p>
<h2>La notte delle aggressioni</h2>
<p>Sei aggressioni contestate, una dopo l&#8217;altra. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due giovani si muovevano a bordo di una minicar nera e prendevano di mira persone incontrate lungo il percorso. La notte della violenza sarebbe coincisa con i festeggiamenti per il compleanno di uno dei due.</p>
<p>La vittima più grave è <strong>Davide Iacopini</strong>, attore noto anche per la sua partecipazione alla serie <em>Suburra</em>. Il 5 ottobre, mentre percorreva via Barrili a bordo di un monopattino, sarebbe stato raggiunto dalla minicar e colpito con un calcio. Scaraventato contro un&#8217;automobile parcheggiata, avrebbe poi battuto violentemente a terra, perdendo conoscenza.</p>
<p>Trasportato all&#8217;ospedale San Camillo, l&#8217;attore è stato sottoposto a due interventi chirurgici. Al 14 ottobre risulta ancora ricoverato in terapia intensiva, con prognosi riservata. Una violenza che ha portato gli inquirenti a ipotizzare il reato di <strong>tentato omicidio</strong>.</p>
<h2>Uno dei ragazzi è figlio di un carabiniere</h2>
<p>C&#8217;è anche un particolare che emerge dall&#8217;identificazione dei due indagati. Uno dei minorenni, il proprietario della minicar, sarebbe <strong>figlio di un carabiniere</strong>. Il ragazzo vive nel quartiere Monteverde, mentre l&#8217;amico diciassettenne risiede a Testaccio. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il secondo avrebbe precedenti di polizia.</p>
<p>I due sono stati denunciati a piede libero. Sarà ora la magistratura minorile a valutare le contestazioni e gli eventuali provvedimenti.</p>
<h2>Il meccanico, le telecamere e la minicar sequestrata</h2>
<p>A incastrare i due giovani sarebbero stati diversi elementi raccolti dagli investigatori. Fondamentali le immagini delle telecamere di sorveglianza, analizzate per ricostruire gli spostamenti della vettura e individuarne la targa.</p>
<p>Ma una svolta sarebbe arrivata anche dalla testimonianza di un meccanico. L&#8217;uomo avrebbe riconosciuto alcuni particolari della minicar, tra cui <strong>luci a led rosse vicino alla targa</strong> e adesivi applicati alla carrozzeria. Dettagli che hanno consentito di collegare il veicolo alle descrizioni fornite dalle vittime.</p>
<p>L&#8217;auto è stata rintracciata e sequestrata dai carabinieri e dagli agenti della polizia locale. Alle indagini hanno contribuito anche gli specialisti delle sezioni Cyber Investigation e Rilievi tecnico-scientifici del Nucleo investigativo e del Ris di Roma.</p>
<h2>«Ci siamo divertiti così»</h2>
<p>È forse questo l&#8217;aspetto più inquietante dell&#8217;intera vicenda. Non una lite degenerata, non un regolamento di conti, non una rapina finita male. Secondo quanto ricostruito finora, le aggressioni sarebbero state compiute senza un motivo riconoscibile, ai danni di persone che avevano semplicemente la sfortuna di trovarsi lungo il percorso della minicar.</p>
<p>La frase attribuita ai due ragazzi durante l&#8217;interrogatorio, <strong>«Quella notte ci siamo divertiti così»</strong>, restituisce la dimensione di una violenza apparentemente gratuita. Una frase che, se confermata nei termini riportati, solleva interrogativi sulla percezione delle conseguenze dei propri gesti.</p>
<p>Perché una cosa è certa: mentre i due giovani avrebbero vissuto quella notte come un divertimento, un uomo è finito in terapia intensiva. E a distanza di giorni sta ancora combattendo con le conseguenze di quell&#8217;aggressione.</p>
<p>La parola passa adesso alla Procura dei minorenni, chiamata a valutare le responsabilità penali dei due indagati. Per loro vale, naturalmente, la presunzione di innocenza fino a un&#8217;eventuale condanna definitiva. Per le vittime, invece, le conseguenze sono già terribilmente concrete.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/banda-delle-minicar-non-e-una-bravata-quella-sera-ci-siamo-divertiti-cosi/">Banda delle minicar, non è una bravata: &#8220;Quella sera ci siamo divertiti così&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Vi ricordate la tendina Ilaria? Ha ereditato una casa (e ora entra in politica)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vi-ricordate-la-tendina-ilaria-ha-ereditato-una-casa-e-ora-entra-in-politica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 11:03:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[caro affitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ex leader della protesta contro il caro affitti ha fatto la skipper e non si è laureata. Fu premiata con l'Ambrogino ma ora schifa Milano: "Non ci tornerei"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vi-ricordate-la-tendina-ilaria-ha-ereditato-una-casa-e-ora-entra-in-politica/">Vi ricordate la tendina Ilaria? Ha ereditato una casa (e ora entra in politica)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo di Ilarie. Per dire gentina volatile, duttile, dalla maturità evanescente, ma ferocemente determinata al fancazzismo, possibilmente di potere. Oggi ne abbiamo un’altra, provvidenzialmente dimenticata, ma che torna alla ribalta: il suo nome è Lamera, <strong>Ilaria Lamera,</strong> bel tempo si spera, storia di una capinera. Lei chi è? Ma io l’ho già sentita questa… Ma sì, certo, <a href="https://www.nicolaporro.it/che-fine-patetica-la-tendina-rivoluzionaria-leva-le-tende/" target="_blank" rel="noopener">è la giovane accampamista, la tendista</a>, quella che, non avendo troppa voglia di sbattersi all’università, si era messa in testa un’idea meravigliosa: infilarsi in una canadese in piazza Leonardo da Vinci a Milano, dove c’è il parco del Politecnico, sperando in una ricaduta mediatica puntualmente piovuta. Ve la ricordate, no, la Ibàrruri dei baraccati ma per finta, quella che lottava a pugno chiuso contro il caro affitti? Visitata dalle sardine, dalle Lelle, dai compagni in Tesla, che ci sperava, insomma, qualsiasi cosa, un reality, una candidatura? Che alla fine era venuto fuori che l’alloggio in realtà ce l’aveva, nella vicinissima via Ampère, e allora era crollata tutta la mitologia della pendolare, evaporati i campi rom da Milano a Capo Passero, bestia che figura? Ma se ve la ricordate, voi fiumane di lettori che seguite chi vi scrive su questa testata, allora vi ricorderete pure la mia profezia: <strong>questa non molla, torna nell’oblio ma per riemegere</strong>, date solo tempo al tempo, una così alla politica michelazza di stampo AVS non rinuncia, fatela giocare un po’ per il mondo e poi vedete se non torna.</p>
<p>Il tempo è arrivato e Lamera è tornata. <strong>È tornata la Rosa Luxemburg del (cam)peggio</strong>. Con l’obbligatoria intervista apripista affidata al <a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_ottobre_14/ilaria-la-studentessa-in-tenda-a-milano-tre-anni-dopo-ho-fatto-la-marinaia-in-un-catamarano-in-sardegna-ora-entro-in-politica-e3465b08-207b-4ba8-a955-6b9b0a87exlk.shtml" target="_blank" rel="noopener nofollow"><em>Corriere della Sera</em></a>: e c’è davvero da impazzire, io delle volte capisco come in tanti non mi sopportino siccome ci avevo preso ma proprio minuto per minuto, step by step, fino all’ultima scena della commedia o meglio farsa. «Non vivo più a Milano, il problema è sempre il prezzo. Comunque ho preso un’altra strada». Sì, la strada dei 7 mari: «Un catamarano, giri turistici in giornata alla Maddalena». La versione due punto zero di quella famosa che faceva cose, vedeva gente, oggi versione marinaretta. Ovviamente non si è laureata, manco alla triennale, e ha già 24 anni, ma, capite ammè, aveva altro da fare, esperienze, risposte, trovare se sessa e soprattutto una tessera: l’ha trovata, indovina con chi? Indovina mbò? Ma con AVS, che diamine. Se me lo chiedeva a me, poteva risparmiarsi la fatica da mozza, ma tanto era una vita in vacanza. Il <em>Corriere</em> la incalza con domande senza punto interrogativo, oltre i confini del servilismo paternalistico, si vede che la vede già in rampa di lancio politica: “Dalla tenda al catamarano è un bel salto”; “Su e giù con le cime”. Giornalismo spinoso, a schienadritta, sembra <em>Report</em>, non per niente da quelle parti hanno la Gabanelli.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://video.corriere.it/video-embed/5d167abc-62ca-4839-8b2a-397a743a6xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Che dovesse candidarsi con quelli dell’altra Ilaria, la Salis millecavilli, era scritto nel destino, nelle coincidenze esoteriche dell’anagrafe tributaria: vaga, vagante, l’eterna fanciullezza da barchetta “coi benestanti, ma non gente da superyacht”, ma pensa te uno che ancora compra il <em>Corriere</em> cosa deve leggere. «Ora sono disoccupata, cerco un impiego [l’ha trovato, nella politica navigante] ma vorrei anche finire la triennale al Poli [aspetta e tesserati]. La Costa Smeralda è però diventata la mia seconda casa [eh certo, il tipico luogo del proletariato eternamente studentesco]: il mio compagno è sardo e anche lui fa lo skipper».</p>
<p>L’insostenibile leggerezza dell’essere ereditiera: «<strong>Ho la fortuna di avere ereditato una casa di famiglia</strong>». <em>Carramba, che sorpresa</em>! Le manca solo la Tesla. Naturalmente, per dar corpo alla panna montata occorre tornare alla polemica classista immobiliare e allora giù con la denuncia, signora mia, «Assolutamente. Trovare una stanza è un incubo, non a caso anche io dopo tanto tempo ricevo telefonate. Sono nati diversi studentati, eppure le camere convenzionate rimangono poche. Tutte le altre sono a prezzo di mercato e addirittura si sono inventati il &#8216;tutto compreso&#8217;: servizi extra obbligatori, ti conteggiano senza poter scegliere il personale che rifà la camera. Al Villaggio Olimpico una singola può superare i mille euro. Tra l’altro, se uno se ne va di casa a 18 anni è anche perché il letto dovrebbe imparare a rifarselo da solo&#8230;». Roba magari anche condivisibile, non fosse che a quest’altra paravelista di tutta la faccenda non importava una emerita <em>cazza la randa</em>, serviva esclusivamente per mettersi in mostra e trasformare i desideri (di vivere alla grande) in pretese, le pretese in diritti, i diritti in candidatura.</p>
<p>A Bèrghem, antica terra leghista, ma lei è una camalla rossa e verde, ambientalista e palestinese. Insomma l’ennesima furbastrata della politica come bene rifugio, ultima spes per chi cerca un centro di gravità permamente, ancorata a una boa a forma di poltrona: «Sono iscritta a Ingegneria ambientale ma ancora non ho finito la triennale perché, nel 2024, ho deciso di frequentare un corso Its &#8211; percorso di alta specializzazione tecnologica alternativo all’università &#8211; sulla sostenibilità. Erano previste mille ore di tirocinio e le ho svolte in Comune a Bergamo. Ho terminato a dicembre 2025». Poi un altro anno sabatico, tanto a quanto pare deve avere la fortuna di avere una famiglia che provvede. <em>Brava bene bis</em>.</p>
<p>A una così il comune di Milano, la città che lei malediva tutti i giorni che si alzava in tenda, il sindaco Sala ha mollato l’Ambrogino d’Oro (si dissocerà da se stesso anche stavolta, come con la Ferragni?), a conferma che la politica ormai è oltre delirio e paura e anche oltre Wanna Marchi, che personalmente dopo il Campidoglio vedremmo bene al Quirinale. Nessun dubbio che Lamera Ilaria verrà votata a Bergamo (e poi chissà…), se nella Mediolanum a ztl hanno votato, per lo stesso partito, la <strong>Salis</strong> <strong>Ilaria</strong>. E così avremo un’altra Ambrogina da sovvenzionare, <em>siccome signora mia guardi, non se ne può più, io dovevo perfino farmi il letto da sola, ma chi ci torna in quella Milano di merda anche se mi hanno premiata, ma se una non eredità la casetta di papi, me lo dice lei come fa</em>?</p>
<p>Max Del Papa, 14 ottobre 2026</p>
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