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	<title>Cronaca</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Fri, 29 May 2026 17:39:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<item>
		<title>Indagati i maranza aggressori. Ma uno di loro denuncia i prof: &#8220;C&#8217;è un altro video sul prima&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 17:39:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso di Parma finisce in tribunale: tre ragazzi sono indagati dalla procura dei minorenni. Ma i loro avvocati vanno al contrattacco</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/indagati-i-maranza-aggressori-ma-uno-di-loro-denuncia-i-prof-ce-un-altro-video-sul-prima/">Indagati i maranza aggressori. Ma uno di loro denuncia i prof: &#8220;C&#8217;è un altro video sul prima&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna denuncia dai parte dei prof, ma la procura dei minorenni si muove lo stesso. I<strong> tre ragazzi coinvolti nell&#8217;aggressione di due professori</strong> fuori dall&#8217;Itis Leonardo da Vinci di Parma sono infatti indagati per violenza e minacce aggravate nei confronti del personale scolastico nell&#8217;esercizio delle proprie funzioni. I tre ragazzi hanno 17, 16 e 15 anni. Al ragazzo che ha brandito quella che sembrava una cintura con tanto di fibbia in metallo, e che ha utilizzato contro uno dei professori a terra, la procura dei minorenni di Bologna contesta anche l&#8217;uso di arma impropria.</p>
<p>Nei giorni scorsi la <strong>polizia</strong> si è presentata a casa dei minorenni che ha perquisito le loro stanze sequestrando i telefoni cellulari e l&#8217;abbigliamento indossato il giorno della rissa. Nonostante i docenti non abbiano sporto denuncia, secondo la legge Cartabia e il decreto sicurezza se un fatto del genere avviene nei pressi della scuola e contro il personale scolastico l&#8217;indagine scatta d&#8217;ufficio.</p>
<p>La vicenda non sarà però di facile risoluzione. I ragazzi, che sono stati <strong>sospesi per 30 giorni</strong> e che probabilmente <strong>rischiano la bocciatura</strong>, sembrano promettere battaglia legale. Claudia Pezzoni, legale del 17enne indagato, fa sapere di aver depositato un video in cui si vedrebbe una versione diversa della storia. O almeno quello che la precede. &#8220;Il video che abbiamo depositato ci porta all&#8217;anteprima di quello che è stato già mostrato, sono i momenti immediatamente precedenti che possono dare una nuova luce al racconto oggettivo, quello che stanno ricostruendo gli inquirenti, non solo il Tribunale dei minori di Bologna che si è già attivato nei confronti dei nostri assistiti, ma anche gli inquirenti che saranno deputati a seguire le denunce che sono state poste in essere da parte delle famiglie, perché ricordiamoci che la verità va cercata su entrambi i lati&#8221;.</p>
<p>Virginia Oddi, legale del 16enne che nel video appare bloccato a terra da un insegnante, secondo il Corriere della Sera punta invece &#8220;a ricostruire il fatto nella maniera più chiara possibile e dimostrare che la condotta del mio assistito non contiene alcun profilo di rilevanza penale&#8221;.</p>
<p><iframe src="https://video.corriere.it/video-embed/aa250fbb-67b4-400f-9f28-930cbae75xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Cosa si vede nel nuovo video? È presto detto.&#8221;Questo nuovo video secondo noi è importante perché mostra quello che è successo prima del video che ha fatto il giro del Web nei giorni scorsi. E cioè: è il professore che invita i ragazzi a seguirlo nel parco. È lui che dice qualcosa tipo: andiamo di là, lontano dalla scuola. Indica proprio il luogo. Non sono i ragazzi che lo rincorrono così, di punto in bianco. Se dobbiamo raccontare questa storia, allora raccontiamola tutta&#8221;, spiega Pezzoni al Corsera. Inizialmente &#8220;i ragazzi lo seguono in fila indiana tranquillamente&#8221;, dice l&#8217;avvocato. A quel punto subentra il video che tutti avete visto: i ragazzi che sembrano rincorrere uno dei due prof, il tentativo di colpirlo con pugni e calci, un altro insegnante che blocca a terra un giovane e viene colpito da un altro studente con quella che appare una cinghia.</p>
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		<title>La multano perché tiene &#8220;il cellulare con la mano destra&#8221;. Ma lei non ha il braccio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 16:43:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso fa discutere i social: pubblicato il video della bodycam dell'agente che ha staccato la contravvenzione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-multano-perche-tiene-il-cellulare-con-la-mano-destra-ma-lei-non-ha-il-braccio/">La multano perché tiene &#8220;il cellulare con la mano destra&#8221;. Ma lei non ha il braccio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una multa per aver usato il cellulare mentre guidava. Fin qui nulla di insolito, se non fosse che <strong>l’infrazione contestata dalla polizia</strong> riguardava l’utilizzo del telefono con la mano destra. Peccato che la donna fermata dagli agenti non abbia una mano destra. È questa la vicenda che negli Stati Uniti è diventata virale dopo la diffusione del video della contestazione, rilanciato dal Daily Mail e da numerosi media americani.</p>
<p>Protagonista della storia è <strong>Kathleen Thomas,</strong> atleta paralimpica e content creator della Florida, nata senza la parte inferiore del braccio destro. Lo scorso febbraio, mentre si trovava alla guida nella zona di Lake Worth Beach, è stata fermata da un agente della contea di Palm Beach nell’ambito di controlli contro la guida distratta. Secondo il verbale, <strong>avrebbe utilizzato uno smartphone tenendolo nella mano destra</strong> durante la marcia.</p>
<p><strong>La scena ripresa dalla bodycam dell’agente</strong> ha però assunto contorni surreali. Quando il poliziotto le ha spiegato il motivo dello stop, la donna ha mostrato immediatamente il proprio braccio destro, evidenziando l’impossibilità materiale di compiere l’azione contestata. Nonostante ciò, l’agente ha continuato a sostenere di averla vista utilizzare il telefono e ha proseguito con l’accertamento.</p>
<p>Nel filmato, diventato rapidamente virale sui social, si vede anche un passaggio che <strong>ha suscitato molte reazioni online</strong>: l’agente chiede alla conducente di giurare che non stesse usando il telefono. La donna solleva il braccio destro, privo della mano, in risposta alla richiesta, prima che il poliziotto le chieda di alzare l’altro braccio. Alla fine viene comunque compilata la sanzione per utilizzo di dispositivo elettronico durante la guida.</p>
<p>La contravvenzione prevedeva una multa da <strong>116 dollari.</strong> Thomas ha deciso di contestarla formalmente e nei mesi successivi ha raccontato l’intera vicenda sui propri canali social, dove il caso ha raccolto milioni di visualizzazioni e migliaia di commenti di sostegno.</p>
<p>L’epilogo è arrivato poco prima dell’udienza fissata in tribunale. Le autorità hanno infatti chiesto l’archiviazione del procedimento e la multa è stata annullata per insufficienza di prove.</p>
<p><iframe id="molvideoplayer" title="MailOnline Embed Player" src="https://www.dailymail.com/embed/video/3658317.html" width="698" height="573" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Tenta di accoltellare il prof e fa un video: l&#8217;aspirante killer ha 11 anni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tenta-di-accoltellare-il-prof-e-fa-un-video-laspirante-killer-ha-11-anni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 15:28:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Choc a San Vito Lo Capo: si indaga su una eventuale premeditazione. A scuola aveva portato due coltelli. Col casco integrale per non farsi riconoscere</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Momenti di tensione in una scuola media di <strong>San Vito Lo Capo</strong>, nel Trapanese, dove un alunno di appena <strong>11 anni</strong> ha tentato di aggredire il proprio insegnante di tecnologia durante l&#8217;orario delle lezioni. Il docente è riuscito a evitare conseguenze grazie al tempestivo intervento che ha impedito al ragazzo di portare a termine l&#8217;azione.</p>
<p>Secondo quanto ricostruito nelle prime fasi dell&#8217;indagine, il giovane si sarebbe presentato a scuola con <strong>due piccoli coltelli</strong> e avrebbe cercato di <strong>colpire l&#8217;insegnante </strong>davanti agli altri studenti della classe. Per rendersi meno riconoscibile avrebbe indossato <strong>un casco integrale</strong>. Inoltre, avrebbe utilizzato il cellulare per filmare quanto stava accadendo, trasmettendo le immagini in diretta all&#8217;interno di un gruppo <strong>Telegram.</strong></p>
<p>Gli investigatori stanno approfondendo diversi aspetti della vicenda, ritenuti particolarmente delicati. Le indagini sono affidate ai carabinieri della stazione di San Vito Lo Capo e della compagnia di Alcamo, mentre il coordinamento degli accertamenti è seguito dalla <strong>Procura per i minorenni di Palermo</strong>. L&#8217;obiettivo è ricostruire nel dettaglio la sequenza degli eventi e verificare se il gesto sia stato pianificato in precedenza.</p>
<p>Articolo in aggiornamento</p>
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		<title>Alberto Stasi e i dubbi che non si spengono su Garlasco</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/alberto-stasi-e-i-dubbi-che-non-si-spengono/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[le iene]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dallo speciale televisivo sul caso Garlasco alle contraddizioni della sentenza: il racconto di un uomo che continua a proclamarsi innocente</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 26 maggio su Italia 1 è andato in onda <strong>una monumentale ricostruzione del caso di Garlasco</strong> realizzata dall’ottimo <strong>Alessandro De Giuseppe.</strong> “Inside – Garlasco: indagine chiusa, verità ribaltata”, questo il titolo dello speciale che ha ripercorso tutti i lunghi e tormentati passaggi di una vicenda che, come sostengo da tempo, va ben oltre il pur drammatico omicidio della povera Chiara Poggi.</p>
<p>Oramai buona parte degli italiani, convinti che sia stato commesso <strong>un colossale errore giudiziario,</strong> onde non perdere ulteriore fiducia nella magistratura, sperano che quest’ultima sia in grado di emendare ciò che è stato fatto ai danni di Alberto Stasi, recluso nel carcere di Bollate da quasi 11 anni.</p>
<p>Debbo dire che, seguendo con attenzione il programma, e non credo di essere stato il solo, quando è stata messa in onda la recente intervista rilasciata dal condannato ho provato una fortissima commozione, unita a una grande ammirazione per il contegno e la pacatezza con cui <strong>Stasi</strong> ha descritto, in sintesi, tutta la sua drammatica vicenda.</p>
<p>In particolare, vorrei segnalare due elementi particolarmente degni di nota. Il primo, che sottolinea<strong> la lealtà di una persona</strong> che, malgrado sul suo conto siano state dette e scritte cose orrende, quando gli è stato chiesto se conoscesse Andrea Sempio egli ha recisamente negato, aggiungendo che anche la sua povera fidanzata non lo avesse mai citato in alcun modo. In tal senso, forse qualcun altro al suo posto avrebbe pure potuto inventarsi una storiella per <strong>inguaiare</strong> ulteriormente l’attuale indagato.</p>
<p>Tuttavia, il passaggio che ho trovato più significativo della breve intervista, il quale ha dato una eclatante dimostrazione dello spessore di quello che è stato bollato per anni come il “Biondino dagli occhi di ghiaccio”, è stato quando il giornalista gli ha chiesto come avesse potuto <strong>sopportare questi lunghi anni di detenzione.</strong> “Io credo – ha risposto Stasi – che ci siano degli strumenti interiori che ognuno di noi un po’ ha. Io quantomeno – ha tenuto a sottolineare – ho la leggerezza della coscienza che mi aiuta.</p>
<p>È difficile da capire; però il senso di non avere il peso di quello che è successo che <strong>ti logora dentro</strong> e che, quindi, in qualche modo, ti fa vivere la questione come un incidente della tua vita, molto grave, molto brutto, ma che riesci ad affrontare.”</p>
<p>Una grande <strong>lezione di umana sopportazione</strong> da parte di un ragazzo, diventato uomo dietro le sbarre di un carcere, che dovrebbe essere ascoltata con attenzione da chi ancora oggi continua a mostruosizzarlo senza ritegno, facendosi scudo della discutibile sentenza che lo ha condannato.</p>
<p>Ebbene, proprio su uno dei passaggi salienti del dispositivo dell’Appello-bis, trattato nella puntata in oggetto, vorrei richiamare l’attenzione del lettore. Si tratta di una valutazione totalmente destituita di fondamento di cui sono a conoscenza da molto tempo e che, secondo gli estensori, rappresentava il <strong>“primo grave e preciso indizio a carico di Stasi”.</strong></p>
<p>Secondo i giudici “veniva dato atto che, nell’immediatezza delle indagini, proprio sulla base delle dichiarazioni di Stasi, si era supposto che la vittima si fosse sentita male o avesse avuto un incidente domestico.” Ciò, sempre secondo la sentenza, avrebbe messo chiaramente in luce la “<strong>preordinazione di una messinscena</strong> con la simulazione di un incidente domestico”.</p>
<p>In realtà sembra che fossero i primi carabinieri intervenuti sul luogo del crimine a ventilare questa ipotesi. Di fatto, come dimostra in modo inconfutabile <strong>la famosa telefonata al 118,</strong> sulla quale i colpevolisti hanno iniziato a costruire i loro surreali teoremi, le parole del giovane furono inequivocabili: “Credo che hanno ucciso una persona… ma non so, forse è viva”.</p>
<p>Tanto è vero che la Suprema Corte di Cassazione, che confermò inaspettatamente la condanna, malgrado il parere totalmente contrario di chi sosteneva l’accusa – il sostituto procuratore generale Oscar Cedrangolo –, pensò bene di eliminare questo<strong> imbarazzante passaggio di una sentenza</strong> che, comunque sia, faceva acqua da tutte le parti.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-inganno-di-garlasco-mi-sa-che-saviano-e-invidioso/" target="_blank" rel="noopener">Il grande inganno di Garlasco. Mi sa che Saviano è invidioso</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/garlasco-inchiesta-stasi-finisce-bufera-evidenti-omissioni-cassese-lavorato-onesta/" target="_blank" rel="noopener">Garlasco, ora lìinchiesta su Stasi finisce nella bufera: Evidenti omissioni;. Ma Cassese:Lavorato con onestà</a></li>
</ul>
<p>In questo senso, la domanda che ancora oggi mi pongo è la seguente: perché i giudici di Cassazione, di fronte a una sentenza che si era spinta a scrivere un fatto che non era mai avvenuto, non hanno seguito una parte delle indicazioni dello stesso <strong>Cedrangolo</strong>, il quale, oltre a chiedere l’assoluzione di Stasi, espresse l’auspicio che fosse almeno ripetuto il processo d’appello?</p>
<p>Una domanda rimasta per quasi <strong>undici anni senza risposta</strong> e che la molto probabile revisione della condanna potrebbe rendere del tutto pleonastica. Lo speriamo con tutto il cuore.</p>
<p>Claudio Romiti, 29 maggio 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Svegliatevi, sciagurati: non vedete che l’Italia è già sotto assedio?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/svegliatevi-sciagurati-non-vedete-che-litalia-e-gia-sotto-assedio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 06:30:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[islamizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti vedono nell’immigrazione incontrollata una minaccia alla convivenza e l’Europa sembra incapace di reagire a una crescente islamizzazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/svegliatevi-sciagurati-non-vedete-che-litalia-e-gia-sotto-assedio/">Svegliatevi, sciagurati: non vedete che l’Italia è già sotto assedio?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono scatenati, <strong>Modena è stata il richiamo della foresta</strong>. È guerra aperta ma gli armati stanno tutti da una parte e non fanno prigionieri. Che poi dovrebbero essere i nativi, debitamente assoggettati. Italiani brava gente? Ma no, gente sconfitta, sconvolta da una caccia all&#8217;uomo che si fa più spietata ogni giorno che passa. Ma l&#8217;Europa non lo capisce, non lo vuole capire, i cosiddetti <strong>lupi solitari</strong> calano, immancabilmente definiti pazzi dalle autorità, come se un demente non potesse essere uno stragista, come se il jihadismo non fosse l&#8217;alibi della tara morale che si sublima nella ferocia mistica e viceversa.</p>
<p>Tutti sanno che dietro le azioni isolate c&#8217;è un coordinamento, una strategia, lo stesso teppismo maranza a prato basso ha una ragion d&#8217;essere che non si esaurisce nel gesto delinquenziale, nel piacere della rapina o dello stupro, non c&#8217;è violenza che non sia filmata nel nome di Allah, a dire dell&#8217;odio implacabile verso l&#8217;Occidente tollerante, l&#8217;Italia accogliente. Serve a marcare il territorio, a dire: qui è roba nostra, qui comandiamo, come ad ogni capodanno di razzia e di stupro.</p>
<p>Quel maranza che, dopo avere sgozzato un compagno di scuola egiziano, copto, rideva sul cadavere recitando le sure coraniche. Sanno che non rischiano letteralmente niente, anche per <strong>il balordo di Modena,</strong> a seconda delle convenienze italiano vero o marocchino incompreso, è in atto una trattativa volta a scampargli la galera: la psicosi peritale, una condanna teorica massimo a 12 anni, la legislazione premiale, il recupero in una comunità <strong>cattoislamica</strong>, il reintegro assecondando tutte le pretese, l&#8217;integrazione definitiva.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-lindifferenza-arma-il-male-ma-ce-chi-salva-lumanita/" target="_blank" rel="noopener">Modena, l’indifferenza arma il male. Ma c’è chi salva l’umanità</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-ma-quale-pazzia-el-koudri-cerco-informazioni-su-altri-attentati/" target="_blank" rel="noopener">Modena, ma quale pazzia: El Koudri cercò informazioni su altri attentati</a></li>
</ul>
<p>Nella trattativa sono coinvolti tutti e chi lo nega è solo un bugiardo. Il Paese è frastornato, incapace non si dica di reagire ma addirittura di rendersi conto di cosa lo sta investendo. Io racconto ciò che vedo facendomi nemici a destra e manca. In particolare mi rimproverano un atteggiamento disfattista, oltre il nichilismo, ma che dovrei dire? <strong>Che il Paese si salva?</strong> Che ha ancora riserve di sopravvivenza? O che la sua “resilienza” consiste in un&#8217;attitudine fantozziana a sopportare l&#8217;indicibile?</p>
<p>Io so solo che <strong>l&#8217;Islam di conquista</strong> ha sfondato senza neppure forzare, so che Modena è stato un salto di qualità a lungo atteso, preparato e accolto quasi in una catarsi, “finalmente ci siamo”, senza pensare a ciò che sarebbe accaduto e cioè l&#8217;accelerazione predatoria. Perché quando un Paese accoglie una strage senza reagire, anzi con l&#8217;autodafè dei coglioni e dei vili, il meno che può capitare è la deriva. Cosa è passato dopo Modena? Solo un messaggio: bisogna accogliere di più, essere più inclusivi, vergognarci di noi. Più sottomessi era impossibile, ma ce lo siamo detti e chi non era d&#8217;accordo è stato zitto.</p>
<p>Si coglie benissimo la ragione della diffidenza, della malsopportazione anche da destra verso <strong>Trump e Israele</strong>: perché, con tutti i loro limiti, si muovono, agiscono e come agiscono; perché sentendosi minacciati non stanno a guardare: tu ci colpisci, tu patirai dieci volte le conseguenze, tu affonderai nella polvere del tuo odio. Mentre in Europa, in Italia, si procede per tattiche, finte, attese, proclami, moniti, pavidità, rimozioni, esorcismi, tutto deve restare fermo, <strong>niente deve cambiare</strong>, regna il trasformismo storico all&#8217;insegna dell&#8217;immobilismo europeista. L&#8217;Islam ci sottomette e noi abbiamo un ministro che si definisce orgoglioso discendente del Solimano, un altro di pubblica sicurezza che dello stragista dice: “Nessun terrorismo, è un ragazzo triste”. E quando la stessa procura lo smentisce, non fa una piega.</p>
<p>Indecente! <strong>Trump lo odiano perché non sta fermo,</strong> perché crea situazioni e conseguenze. A prescindere lo odiano: non gli rimproverano la sconsideratezza, ne contestano l&#8217;attivismo per quanto contraddittorio e magari controproducente. Oh, così rozzo, così yankee! Vuoi mettere le sottigliezze del tatticismo mediterraneo, levantino? Il maranzato insanguina il Paese ma noi abbiamo ben altro da pensare: l&#8217;Europa, l&#8217;Ucraina dentro, le partecipate, le nomine, con chi va Vannacci, le prese in giro, i dispetti, la legge elettorale, nessuno tocchi Flotilla, discendiamo tutti da Maometto. Cristo, che Paese!</p>
<p>Sì, io sarò pure nichilista, disfattista, ma dopo Modena o si reagiva subito o era partita persa: la reazione è stata subire l&#8217;agenda di una sinistra che ha risolto l&#8217;empasse con l&#8217;opportunismo egemonico, comandiamo noi e vi diciamo che <strong>dall&#8217;integrazionismo a tout prix</strong> non si esce e non si torna indietro. Perfino l&#8217;“eroe” che ha fermato il balordo si è sentito in dovere di andare a una trasmissione di sinistra ad impartire la sua eroica morale da militante piddino, se l&#8217;è presa coi leghisti, con la destra. Ha detto con un&#8217;arroganza incredibile il comunista Bersani al programma comunista della figlia di un ex segretario comunista: “Se gli islamici eletti non li hanno accettati, li dovranno accettare”.</p>
<p>A neanche venti giorni dalla <strong>prima strage islamista in Italia.</strong> Una minaccia? Comunque una dimostrazione di prepotenza ringhiosa, subita senza fiatare. Dovrebbe stupirci se ci ritroviamo scaricati nelle braccia di quelli con le scimitarre? Se sempre più gente si ritrova confusa, smarrita, se non crede più a nessuno, se si sente tradita?</p>
<p>Non è solo un riflesso ideologico, ci sono anche, pesanti, decisive come sempre nella meschinità del potere, volgarissime questioni di corruzione, di soldi facili, l&#8217;Islam di conquista si è mosso per tempo, i suoi petrodollari inondano università, scuole, associazioni, partiti, anche le istituzioni, anche le chiese, in Inghilterra in 400mila sono a libro paga di 150 organizzazioni, in Germania 300mila, mentre l&#8217;Europa si masturbava con l&#8217;integrazione <strong>l&#8217;Islam si preparava a disintegrarci</strong> costruendo la sua rete.</p>
<p>Non c&#8217;è un Paese solo, ce ne sono diversi, fra loro non comunicanti, sulla qual cosa l&#8217;Islam coloniale prospera. Il Paese che sopravvive se gli va bene, che fra crescenti difficoltà prova ad operare, è indifeso, il Paese invaso è fuori controllo, <strong>il Paese del potere è imbelle, inerme,</strong> inerte e tutto sommato indifferente, avulso: nello stordimento generale esplodono dappertutto violenze, attacchi, attentati, situazioni mostruose, traumatiche o allucinanti, il sindaco di Monza si è lamentato di non riuscire a intervenire a tutti gli eventi islamici cui è invitato e io che il Paese lo giro non ho mai visto un posto come la stazione di Monza, che appena ci scendi rimpiangi di non essere a Gaza.</p>
<p>Le forze dell&#8217;ordine intervengono di malavoglia come chi sa che non gli conviene, a Roma hanno violentato per due giorni <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/rinchiusa-col-lucchetto-e-senza-cibo-poi-gli-africani-mi-hanno-stuprato-a-turno/" target="_blank" rel="noopener">una tossica che si era fidata degli immigrati</a>,</strong> nella Svizzera limitrofa un islamico ne sbudella 4, nella rossa Emilia un marocchino si scaglia in nome di Allah contro i carabinieri che lo contengono a fatica, a Rozzano appena fuori la <strong>Milano maranza</strong>, dove il sindaco protesta se dicono che è un posto dove è più facile morire che vivere, un altro marocchino, giovanissimo, cerca di stuprare una donna e poi di finirla, sempre a Milano un gambia passa i tornelli della Centrale con un machete di 32 centimetri, un nigeriano violenta una malcapitata francese sbattendola contro una grata mentre la gente guarda inorridita, la rissa sul luogo della strage tra egizi e tunisini si conclude nel grido di trionfo generale “Modena è caduta, Modena è nostra”.</p>
<p>Un giovinastro di sinistra ha strappato con rabbia i<strong> fiori commemorativi</strong>, una stronza di una “mamma” ha lasciato un biglietto di ignobile disprezzo per le vittime, “Spero che Modena diventi ancora più inclusiva”, a Firenze fermano un aspirante jihadista di 15 anni, a Parma due professori felloni si fanno prendere a cinghiate e umiliare dagli “studenti” maranza e non li denunciano, la loro viltà prevale,<strong> il messaggio educativo è tipicamente piddino</strong>, arrendersi, accettare tutto, perfino la Chiesa asseconda l&#8217;islamismo stragista. E il PD da una strage di cui porta la responsabilità morale è uscito più forte, più tracotante. Ha saputo mentire nel modo più indecente, più spudorato e la menzogna è la misura del potere di chi la impone.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/studenti-magrebini-pestano-e-bastonano-i-prof-e-non-li-denunciano/" target="_blank" rel="noopener">Studenti magrebini pestano e bastonano i prof. E non li denunciano</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/contro-i-maranza-non-abbiamo-speranza/" target="_blank" rel="noopener">Contro i maranza non abbiamo speranza</a></li>
</ul>
<p>La strage di Modena, l&#8217;abbiamo detto fino alla nausea, andava vista correttamente nella sua funzione di innesco, dalle reazioni il sistema jihadista in Italia avrebbe tratto le sue conclusioni: le ha tratte oltre le previsioni più rosee e in due settimane l&#8217;islamismo trucido si è scatenato. E solo oggi il capo del governo si accorge che c&#8217;è un pericolo reale, che “occorre fare chiarezza”? Ma chiarezza su cosa se è tutto fin troppo chiaro?</p>
<p>L&#8217;avvocato <strong>Propal dello stragista “laico”,</strong> esaltato dalla moschea, che cercava stragi jihadiste in rete, si è congratulato col ministro di pubblica sicurezza che dice le cose che conviene dire. E i telegiornali che fanno? Cancellano la strage e parlano del caldo impazzito che fa svenire i tennisti, “sarà il giugno più torrido di tutti i tempi”.</p>
<p>Nell&#8217;Italia della politica sfuggente e, diciamolo pure, inconcludente, l&#8217;unica cosa che sembra cambiare è il clima e cambia come vuole l&#8217;agenda globalista. Il resto è immobile, deve lasciare campo largo all&#8217;Islam di rapina nella totale acquiescenza che cala dall&#8217;alto. Perfino <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/elezioni-2027-vannacci-comunque-vada-sara-un-successo-per-lui/" target="_blank" rel="noopener"><strong>il duro parà Vannacci</strong></a> si sente in dovere di precisare che lui non è razzista. Davvero? Molti, sempre di più, invece cominciano ad esserlo come lo si deve essere con i nuovi razzisti, nuovi barbari in calata: non c&#8217;è convivenza, non c&#8217;è compatibilità con l&#8217;invasione che avrà anche vinto ma almeno <strong>non ci si chieda di abbracciarla,</strong> di accettarla, di inginocchiarmi mentre ci stermina.</p>
<p>La si chiami come si preferisce, <strong>disagio, malattia,</strong> casi isolati, ma di vero c&#8217;è che la permastrage, strage perenne, diffusa, dall&#8217;Europa ha raggiunto l&#8217;Italia e non se ne andrà. Poi, se preferite prendervela con il cronista disfattista, buon per voi.</p>
<p>Max Del Papa, 29 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/svegliatevi-sciagurati-non-vedete-che-litalia-e-gia-sotto-assedio/">Svegliatevi, sciagurati: non vedete che l’Italia è già sotto assedio?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Rinchiusa col lucchetto e senza cibo. Poi gli africani mi hanno stuprata a turno&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 17:49:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[abuso]]></category>
		<category><![CDATA[stupro]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto choc della donna di 32 anni segregata e violentata nel covo degli immigrati a Roma: "Per tre giorni non mi hanno fanno mangiare"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/rinchiusa-col-lucchetto-e-senza-cibo-poi-gli-africani-mi-hanno-stuprato-a-turno/">&#8220;Rinchiusa col lucchetto e senza cibo. Poi gli africani mi hanno stuprata a turno&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Mi hanno chiusa dentro a una <strong>baracca</strong> con il lucchetto e mi hanno detto: ‘Se scappi ti ammazzo’. Quando sono riuscita a fuggire ho sentito il rumore di qualcuno che <strong>armava una pistola</strong>”. È il racconto choc, riportato da <em>Repubblica</em>, della donna colombiana di 32 anni che avrebbe subito <a href="https://www.nicolaporro.it/orrore-a-roma-sequestrata-e-stuprata-per-36-ore-nel-covo-degli-immigrati/" target="_blank" rel="noopener">per tre giorni violenze sessuali di gruppo all’interno di uno stabile abbandonato in via Cesare Tallone, nella periferia est di Roma</a>.</p>
<p>Per la vicenda la Polizia di Stato ha <strong>sottoposto a fermo cinque uomini</strong>, gravemente indiziati di <strong>violenza sessuale di gruppo</strong> aggravata dall’aver approfittato delle condizioni di minorata difesa della vittima. Nel corso del blitz all’interno dello stabile, inoltre, sono stati identificati <strong>22 cittadini extracomunitari irregolari</strong>: per undici di loro è stato disposto il trasferimento nei CPR di Ponte Galeria, Palazzo San Gervasio e Bari in vista dell’espulsione.</p>
<p>Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile e coordinato dalla Procura di Roma, la donna sarebbe arrivata nella Capitale da pochi giorni quando, la sera del 19 maggio, avrebbe incontrato all’esterno di un ristorante un uomo al quale aveva chiesto di poter acquistare hashish. Quell’incontro si sarebbe trasformato in un incubo.</p>
<p>“<strong>Mi hanno caricata con la forza su un furgone</strong> a bordo del quale c’erano diversi sconosciuti e mi hanno portata in un palazzo grande, isolato”, avrebbe raccontato la vittima agli investigatori. Lo stabile di via Tallone, secondo quanto emerso, sarebbe un punto di ritrovo frequentato da <strong>tossicodipendenti</strong> e <strong>spacciatori</strong>, descritto come una sorta di “supermercato del crack” ai margini della città.</p>
<p>“Appena sono arrivata lì, mi hanno portata in una stanza dentro la quale c’erano <strong>due uomini africani</strong> diversi da quelli che avevo incontrato prima – avrebbe dichiarato – mi hanno minacciata e costretta a spogliarmi, uno di loro mi ha strappato i vestiti e mi ha <strong>violentata</strong>”. Poi, sempre secondo il suo racconto, sarebbero iniziate altre aggressioni da parte di più persone che si sarebbero alternate nel corso delle ore.</p>
<p>“Nessuno mi ha aiutata, neppure una donna che mi ha vista in quelle condizioni – avrebbe riferito ancora – <strong>Non ho mai voluto mangiare nulla</strong>. In tre giorni mi hanno offerto solo tre sigarette e quando ho chiesto di poter andare via mi hanno minacciata di morte”.</p>
<p>La donna avrebbe raccontato anche di essere stata spostata più volte all’interno dello stabile. “Mi ha portata lì un uomo africano, molto alto – ricostruisce – dentro la stanza c’erano dei ragazzi che si drogavano. Ho chiesto di poter dormire e mi hanno spostata ancora in un’altra stanza: dentro c’era un ragazzo, gli ho chiesto di poter andare via, mi ha detto che se fossi scappata mi avrebbe ucciso e mi ha offerto della droga: ‘Così stai meglio’”.</p>
<p>Secondo gli investigatori, la vittima sarebbe stata <strong>trattenuta in una stanza chiusa dall’esterno con un lucchetto</strong>. “Ho dormito qualche ora – avrebbe detto – quando mi sono risvegliata sono entrati altri due <strong>ragazzi africani</strong> e mi hanno violentata a turno. Non avevo più neanche i miei vestiti, poi è entrata una ragazza bionda, mi ha passato un paio di jeans e un reggiseno”.</p>
<p>La fuga sarebbe avvenuta soltanto dopo tre giorni di segregazione. “In un attimo ho corso fino a un balcone e mi sono lanciata di sotto – ha raccontato – mentre scappavo ho sentito qualcuno che stava armando una pistola. Sono corsa nel piazzale e sono riuscita a scavalcare il muro di cinta. Mentre scappavo me la sono fatta sotto per la paura”.</p>
<p>Seminuda e in evidente stato di choc, la donna avrebbe poi raggiunto la strada chiedendo aiuto a un passante che ha chiamato il Numero unico di emergenza 112. Trasportata al Policlinico Casilino, è stata sottoposta ad accertamenti medici che avrebbero documentato segni compatibili con le violenze denunciate e uno stato di alterazione riconducibile all’assunzione di sostanze stupefacenti.</p>
<p>Gli investigatori stanno ora approfondendo ulteriori aspetti della vicenda, compresi quelli relativi alla privazione della libertà personale e alla sottrazione del telefono e dei documenti della donna.</p>
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		<item>
		<title>Sicurezza e civiltà giuridica, un binomio possibile?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sicurezza-e-civilta-giuridica-un-binomio-possibile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 16:44:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[decreti sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il difficile equilibrio tra tutela dei diritti fondamentali, garanzie giuridiche e necessità di strumenti efficaci per garantire la sicurezza dei cittadini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sicurezza-e-civilta-giuridica-un-binomio-possibile/">Sicurezza e civiltà giuridica, un binomio possibile?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema della sicurezza viene spesso affrontato come se dipendesse soltanto dall’efficienza delle forze dell’ordine. In realtà c’è un elemento più delicato: <strong>il sistema di garanzie</strong> che abbiamo costruito in Italia e in Europa.</p>
<p>L’Italia è erede di una tradizione giuridica antichissima. Da Roma in poi, il diritto è stato uno dei nostri grandi prodotti culturali esportati in tutto il mondo. L’Europa moderna, poi, soprattutto dalla nascita dello Stato moderno in avanti, ha progressivamente sancito principi, limiti al potere pubblico, diritti individuali, garanzie processuali, <strong>tutela della libertà personale,</strong> tutela della riservatezza, protezione della persona contro gli abusi dello Stato.</p>
<p>È un patrimonio enorme, ma anche un costo: ogni nuovo diritto riconosciuto al cittadino, o meglio al delinquente, comporta, quasi sempre, una corrispondente <strong>riduzione dei poteri dello Stato</strong> e, quando si parla di sicurezza, questo diventa un problema concreto.</p>
<p>La tecnologia oggi consentirebbe controlli molto più efficaci. Il riconoscimento facciale, ad esempio, potrebbe essere uno strumento utilissimo per rintracciare latitanti, ricercati, soggetti destinatari di misure cautelari o persone pericolose già note alle autorità. Non si tratterebbe di usare la tecnologia contro il cittadino qualunque, ma di <strong>trovare chi deve essere arrestato,</strong> chi si sottrae alla giustizia, chi rappresenta un pericolo reale.</p>
<p>Eppure, appena si propongono questi strumenti, la discussione si blocca davanti ad altri principi: privacy, riservatezza, protezione dei dati personali, rischio di controllo generalizzato. <strong>Sono obiezioni serie</strong>, per carità. Il problema è capire quale sia la priorità. Davvero la tutela astratta della riservatezza deve impedire allo Stato di usare strumenti tecnologici per catturare un latitante? Davvero una videocamera intelligente, usata con regole chiare e controlli precisi, è più pericolosa del criminale che quella videocamera potrebbe aiutare a trovare?</p>
<p>Quindi, la sicurezza non è bloccata dalla mancanza di mezzi o di personale, ma spesso da <strong>una cultura giuridica</strong> che tende a considerare ogni rafforzamento dei poteri pubblici come una potenziale minaccia di diritti fondamentali. Il risultato è paradossale perché il diritto nasce per proteggere la società, ma, se diventa eccessivamente rigido, ne ostacola la protezione.</p>
<p>Nella storia italiana, i fenomeni criminali più gravi non sono stati affrontati con gli strumenti ordinari. Contro il terrorismo, contro <strong>la mafia stragista,</strong> contro emergenze particolarmente gravi, lo Stato ha introdotto norme speciali, regimi più severi, strumenti investigativi più incisivi, discipline derogatorie rispetto al quadro ordinario.</p>
<p>Oggi non siamo negli anni di piombo né nella stagione delle stragi mafiose. Se, però, ogni intervento più incisivo viene subito presentato come autoritario o liberticida, allora la sicurezza, quella vera, resta un <strong>miraggio</strong>.</p>
<p>Molte soluzioni esistono già: più tecnologia, banche dati meglio collegate, riconoscimento facciale per finalità mirate, maggiore possibilità di controllo del territorio,<strong> procedure più rapide</strong>, minori vincoli operativi per chi deve intervenire, maggiore tutela giuridica per le forze dell’ordine.</p>
<p>Il problema è conciliare queste soluzioni con il livello di garanzie che l’ordinamento (soprattutto europeo) considera ormai intoccabile. Da questo punto di vista, <strong>il confronto con gli Stati Uniti è utile.</strong> Non perché il modello americano sia necessariamente migliore. Ha problemi enormi, anche sul piano della violenza, del rapporto tra polizia e cittadini, del sistema carcerario. Però ha una cultura diversa: tende ad accettare con meno difficoltà strumenti repressivi e investigativi che in Europa sarebbero visti subito con sospetto.<br />
La domanda da porsi è quindi: fino a che punto possiamo continuare ad aggiungere garanzie senza ridurre troppo la capacità dello Stato di difendere i cittadini?</p>
<p>La sicurezza non è un diritto minore. Non è un tema secondario rispetto alla privacy, alla libertà personale o alle garanzie processuali, anzi. È la precondizione che consente a tutti gli altri diritti di esistere. Un cittadino aggredito per strada, rapinato in casa o lasciato solo davanti alla violenza non si sente più libero solo perché vive in un ordinamento pieno di garanzie astratte. La questione è ristabilire <strong>una gerarchia ragionevole.</strong> Alcuni diritti devono poter arretrare, in modo limitato e controllato, quando è necessario tutelare la sicurezza collettiva.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/sicurezza-a-milano-riesplode-lo-scontro-citta-fuori-controllo-ma-dal-governo-solo-retorica/" target="_blank" rel="noopener">Sicurezza a Milano, riesplode lo scontro: Città fuori controllo. Ma dal Governo solo retorica</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/polizia-sotto-processo-il-falso-mito-dello-scudo-penale/" target="_blank" rel="noopener">Polizia sotto processo: il falso mito dello scudo penale</a></li>
</ul>
<p>Servono <strong>norme chiare</strong> che dicano quando uno strumento può essere usato, da chi, per quali finalità, con quali controlli e con quali responsabilità in caso di abuso. Ma servono anche norme che abbiano il coraggio di ammettere che lo Stato non può combattere il crimine con le mani legate.</p>
<p>Oggi, <strong>il crimine sfrutta la tecnologia,</strong> conosce i limiti dell’ordinamento, approfitta delle garanzie di civiltà. Lo Stato, invece, procede con cautele infinite, timori amministrativi, vincoli interpretativi, rischi giudiziari per chi interviene, sospetti ideologici verso ogni strumento efficace. Questa sproporzione va corretta.</p>
<p>La civiltà giuridica europea resta un valore, ma non può diventare un ostacolo alla sicurezza dei cittadini. Il diritto deve servire l’uomo, non paralizzarlo. Se alcuni principi, nati per proteggere la libertà, finiscono per impedire allo <strong>Stato di proteggere le persone,</strong> allora quei principi vanno ridiscussi.</p>
<p>Non invoco meno civiltà, ma una civiltà più realistica, che non abbia paura della forza pubblica quando è regolata dalla legge. Una civiltà che sappia distinguere tra abuso del potere e uso legittimo del potere. Una civiltà che capisca che, senza sicurezza, tutti<strong> i diritti diventano formule scritte</strong> sulla carta.</p>
<p>Giorgio Carta, 29 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sicurezza-e-civilta-giuridica-un-binomio-possibile/">Sicurezza e civiltà giuridica, un binomio possibile?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Il grande inganno di Garlasco&#8221;. Mi sa che Saviano è invidioso</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-grande-inganno-di-garlasco-mi-sa-che-saviano-e-invidioso/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-grande-inganno-di-garlasco-mi-sa-che-saviano-e-invidioso/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 14:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[roberto saviano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=322945</guid>

					<description><![CDATA[<p>La sortita di Roberto Saviano contro chi non si accontenta dell'informazione mainstream sul caso Stasi e Sempio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-inganno-di-garlasco-mi-sa-che-saviano-e-invidioso/">&#8220;Il grande inganno di Garlasco&#8221;. Mi sa che Saviano è invidioso</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni <strong>Roberto</strong> <strong>Saviano</strong> sul suo canale Youtube ha sparato a mitraglia contro i social che si occupano del caso di <strong>Garlasco</strong>. Già da titolo del video si capisce dove voglia andare a parare il grande inquisitore letterario di tutte le mafie, reali o presunte tali: “Il grande inganno di Garlasco: smetti di abboccare al True crime”.</p>
<p>Quindi già da qui si capisce che il nostro eroe, da molti anni sotto scorta, non considera affatto piuttosto ingannevole la prima indagine, che definire sciatta sarebbe oltremodo riduttivo, bensì i vari dibattiti e approfondimenti che vengono trasmessi nei vari canali social a cui partecipano, vorrei sottolineargli, anche molti personaggi con le carte in regola per occuparsi di una delle vicende giudiziarie più oscure degli ultimi decenni.</p>
<p>Emblematica, in tal senso, la sua introduzione all’argomento: “Rispondo all’orrore di Garlasco. Vi prego, basta! Basta seguire questa infinita fogna di opinioni, informazioni sbagliate, derby! A oggi non c’è stato alcuna revisione del processo. La persona considerata già colpevole non è stata arrestata (notevole il fatto che per lui solo l’arresto stabilisce la fondatezza delle accuse, <em>ndr</em>) . Di cosa si sta parlando, di cosa si sta parlando? Ecco il true crime. Il true crime offre suggestione. È atmosfera, Congettura. Non ti informa di nulla che tu possa sapere con certezza, ma di fatto ti consegna un brivido e lo chiama verità.” Dopodiché Saviano ci spiega <strong>i motivi della sua viscerale avversione per questa libera espressione del pensiero</strong>: “Detesto il true crime – spiega &#8211; . Detesto l’incompetenza. Detesto gli spettacoli teatrali. Detesto i podcast. Tutto questo orrore che nulla ha a che fare con lo studio dei casi di cronaca, con l’analisi della cronaca. Nulla a che fare con lo studio del potere. Nulla c’entra il true crime con il crimine organizzato.”</p>
<p>Qui mi fermo perché credo di aver già compreso il motivo di questo sfogo, a mio avviso, inopportuno e che mette sotto accusa milioni di italiani – in nome dei quali, vorrei ricordare a questo genio incompreso della lotta alle mafie, vengono pronunciate le sentenze – rei di non accontentarsi della cosiddetta informazione <em>mainstream.</em> <strong>Saviano sembra soffrire di una certa invidia</strong> nei confronti di chi, anziché occuparsi del citato crimine organizzato, delle cui nefandezze egli si considera il cantore più ascoltato, osa affrontare le “quisquilie” un caso che con tutta probabilità rappresenta un colossale errore giudiziario. Un caso che potrebbe allargarsi proprio a quegli aspetti che stanno tanto a cuore all’autore di Gomorra, ovvero un intreccio sistemico di interessi illeciti che avrebbero infestato la Lomellina.</p>
<p>D’altro canto, che Saviano utilizzasse il tema delle mafie come il prezzemolo si era già visto ai tempi del Covid-19, in cui il nostro appoggiava acriticamente le misure restrittive, arrivando a lamentarsi per il fatto che queste ultime non sarebbero state sufficientemente restrittive.</p>
<p>Tant’è che ogniqualvolta ne ebbe l’occasione, in sintesi, sostenne che la pandemia si fosse trasformata in una grande opportunità ideale per le mafie per espandere il proprio potere. Pertanto, dato che il caso di Garlasco ha oscurato anche il suo residuale spazio di professionista dell’antimafia – espressione coniata da Leonardo Sciascia per definire chi utilizzava il tema come ascensore sociale &#8211; , è umanamente comprensibile che Saviano sia come il celebre automobilista di alcuni esilaranti sketch di Gioele Dix, alias David Ottolenghi, ossia “perennemente inc&#8230;ato come una bestia!”</p>
<p>Claudio Romiti, 28 maggio 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-quando-il-garantismo-cambia-a-seconda-dellimputato/">Garlasco: quando il garantismo cambia a seconda dell’imputato</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-inganno-di-garlasco-mi-sa-che-saviano-e-invidioso/">&#8220;Il grande inganno di Garlasco&#8221;. Mi sa che Saviano è invidioso</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;ho visto uscire&#8221;, &#8220;Gridava Allah è grande&#8221;. Ecco il volto dell&#8217;attentatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:45:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Panico in Svizzera. Il racconto di un testimone: "Se la sicurezza non fosse uscita subito, non so come sarebbe finita"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Paura alla stazione di Winterthur, in <strong>Svizzera</strong>, dove nella mattinata di oggi <a href="https://www.nicolaporro.it/terrore-in-strada-urla-allah-akbar-e-accoltella-4-persone/" target="_blank" rel="noopener">un uomo armato di coltello ha aggredito diversi passanti gridando “Allah Akbar”</a>. Il bilancio provvisorio è di tre feriti trasportati in ospedale, uno dei quali in gravi condizioni, mentre l’aggressore, un cittadino svizzero di 31 anni, è stato arrestato poco dopo dalla polizia cantonale di Zurigo.</p>
<p>L’attacco è avvenuto poco prima delle 8.30 nell’area della stazione ferroviaria della città del <strong>Canton Zurigo,</strong> uno dei principali snodi ferroviari della zona. Secondo quanto riportato dai media svizzeri, tra cui <em>Tages-Anzeiger</em>, <em>20 Minuten,</em> <em>Blick</em> e <em>Corriere del Ticino</em>, la zona del sottopassaggio è stata immediatamente isolata dalle forze dell’ordine con un massiccio dispiegamento di agenti, ambulanze e mezzi di soccorso.</p>
<p>Diversi testimoni hanno raccontato scene di panico. Un video diffuso online (<a href="https://www.nicolaporro.it/terrore-in-strada-urla-allah-akbar-e-accoltella-4-persone/" target="_blank" rel="noopener">guarda qui</a>) e rilanciato dai media locali mostrerebbe <strong>l’uomo mentre corre nei pressi della stazione</strong> urlando frasi in arabo e brandendo il coltello. “Tutti urlavano e scappavano”, ha riferito un passante citato da <em>Blick</em>. Alcuni presenti hanno raccontato di aver visto persone rifugiarsi oltre la strada e gruppi di bambini dell’asilo allontanati in fretta dagli insegnanti. Secondo alcune testimonianze, una maestra avrebbe fatto da scudo ai piccoli durante i momenti di maggiore tensione.</p>
<p>Le autorità hanno confermato che<strong> i feriti sono tre uomini svizzeri di 28, 43 e 52 anni</strong>. Uno avrebbe riportato ferite gravi, mentre gli altri due sono stati ricoverati con lesioni di media entità. Sul posto sono intervenuti anche i soccorritori dell’ospedale cantonale di Winterthur e la polizia dei trasporti delle Ferrovie federali svizzere.</p>
<p>Secondo quanto riferito dalla polizia cantonale, il movente dell’aggressione resta ancora da chiarire. Gli investigatori stanno verificando tutte le ipotesi, compresa quella di un possibile <strong>gesto a sfondo estremista</strong>, anche se al momento non ci sono conferme ufficiali sulla matrice dell’attacco. Le autorità svizzere hanno inoltre escluso, almeno allo stato attuale delle indagini, un collegamento con un’altra aggressione avvenuta nelle scorse ore nella stazione di Dietikon.</p>
<p>L’episodio ha provocato forte tensione nella città svizzera, dove per diverse ore alcune aree della stazione sono rimaste chiuse e presidiate dagli agenti. Immagini e video circolati sui social mostrano la vasta operazione di sicurezza scattata subito dopo l’allarme, con <strong>numerosi mezzi della polizia</strong> e transenne installate nei pressi del sottopassaggio ferroviario.</p>
<p>Il tassista <strong>Turhan Muslu</strong> ha raccontato a <a href="https://www.blick.ch/schweiz/zuerich/sie-haben-alles-abgesperrt-grosser-polizeieinsatz-am-bahnhof-winterthur-id21978167.html" target="_blank" rel="noopener nofollow"><em>Blick</em></a> quei drammatici momenti: &#8220;L&#8217;ho visto uscire di corsa dalla rampa e tentare di <strong>accoltellare un uomo.</strong> Il passante ha reagito con tutte le sue forze. È successo tutto incredibilmente in fretta. Se le forze di sicurezza non fossero uscite dalla stazione così rapidamente, non so cosa sarebbe successo&#8221;.</p>
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		<title>Marocchino grida “Allah Akbar” e picchia i carabinieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 12:17:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Urla “Allah Akbar”, minaccia la caserma e aggredisce due carabinieri: arrestato marocchino nel reggiano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/marocchino-grida-allah-akbar-e-picchia-i-carabinieri/">Marocchino grida “Allah Akbar” e picchia i carabinieri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un altro segnale d’allarme arriva dall’Emilia</strong>. E, come spesso accade, il rischio è che venga subito archiviato come episodio marginale, buono per poche righe di cronaca e poi per il dimenticatoio. Invece no: in provincia di Reggio Emilia,<strong> un marocchino di 40 anni</strong>, senza fissa dimora e tossicodipendente, è stato arrestato dopo aver <strong>aggredito i carabinieri</strong> intervenuti nell’abitazione della madre.</p>
<p>La vicenda parte da una telefonata dei vicini, preoccupati per le urla violente che arrivavano dalla casa dell’anziana donna. Quando i militari sono arrivati sul posto e hanno citofonato, a rispondere è stato proprio il 40enne. E lì la situazione è precipitata. L’uomo ha iniziato a inveire contro i carabinieri, <strong>gridando frasi come “Cristiani di merda” e “Allah Akbar”</strong>. Non solo. Avrebbe anche pronunciato minacce legate a una<strong> ipotetica esplosione della caserma</strong>, oltre a insulti e intimidazioni pesantissime: “le vostre madri sono puttane”, “vi ammazzo tutti”.</p>
<p>I carabinieri sono saliti nell’appartamento e a quel punto dalle parole si è passati ai fatti. Il 40enne li ha a<strong>ggrediti fisicamente</strong>: a un militare avrebbe stretto le mani al collo, mentre a un altro avrebbe sbattuto la testa contro il muro. Entrambi sono poi finiti in ospedale, con una prognosi di cinque giorni. L’uomo è stato arrestato e processato per direttissima. Le accuse nei suoi confronti sono resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il pubblico ministero ha chiesto la custodia cautelare in carcere, richiesta accolta dal giudice. Il 40enne, dunque, resta detenuto.</p>
<p>Poi arriva il capitolo giudiziario, quello che ormai accompagna quasi automaticamente vicende di questo tipo. L’avvocato dell’imputato si è rimesso alla giustizia e ha chiesto una<strong> perizia psichiatrica</strong>, per verificare se eventuali problemi mentali possano aver inciso sul comportamento dell’uomo. Il giudice ha dato il via libera all’accertamento: bisognerà stabilire se, al momento dell’aggressione, il 40enne fosse capace di intendere e di volere. Da questo dipenderà anche la prosecuzione del procedimento, compresa la concessione del rito abbreviato.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-ma-quale-pazzia-el-koudri-cerco-informazioni-su-altri-attentati/">Modena, ma quale pazzia: “El Koudri cercò informazioni su altri attentati”</a></li>
</ul>
<p>Il punto politico e sociale, però, resta enorme. In meno di due settimane<strong> siamo al terzo caso</strong> che coinvolge soggetti arrestati con sospetti, o acclarati, problemi psichiatrici. Prima <a href="https://www.nicolaporro.it/avevo-tutti-contro-ecco-la-manovra-di-salim-dare-la-colpa-a-tutti-noi/">Salim El Koudri</a>, 31enne con passaporto italiano e origini marocchine, accusato di aver deliberatamente investito alcuni pedoni nel centro di Modena. Poi Yabber Naggay, 22enne di origine marocchina, arrestato dopo aver annunciato l’intenzione di compiere un attacco con il coltello, in un contesto segnato da contatti con il Daesh. Ora il 40enne marocchino che avrebbe minacciato e picchiato i carabinieri.</p>
<p>Tre episodi diversi, certo. Tre profili da valutare con attenzione, ovviamente. Ma guai a liquidare tutto come una semplice coincidenza o come una somma di casi isolati da archiviare in fretta. <strong>Sottovalutare questa serie di episodi sarebbe un errore madornale</strong>. È fondamentale tenere la guardia alta, senza isterie ma anche senza paraocchi: perché la sicurezza non si difende con gli slogan tranquillizzanti, ma guardando la realtà per quella che è.</p>
<p>Franco Lodige, 28 maggio 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Terrore in strada: urla &#8220;Allah Akbar&#8221; e accoltella 3 persone</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/terrore-in-strada-urla-allah-akbar-e-accoltella-4-persone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 09:37:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=322924</guid>

					<description><![CDATA[<p>Paura a Winterthur: i feriti trasportati in ospedale, uno è in gravi condizioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/terrore-in-strada-urla-allah-akbar-e-accoltella-4-persone/">Terrore in strada: urla &#8220;Allah Akbar&#8221; e accoltella 3 persone</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Attacco al coltello alla stazione di Winterthur, in Svizzera. Stando alle prime ricostruzioni, un cittadino svizzero di 31 anni ha urlato <strong>Allah</strong> <strong>Akbar</strong> prima di accoltellare tre persone. I feriti si trovano in ospedale e uno di loro sarebbe in gravi condizioni.</p>
<p>Sul posto oltre agli agenti della Polizia di Winterthur e della Polizia cantonale di Zurigo ci sono anche i <strong>paramedici</strong>. &#8220;Un&#8217;area di circa 100 metri è stata transennata con nastro di segnalazione&#8221;, riporta il quotidiano ticinese. Vicino al luogo dell&#8217;attacco era presente anche una scolaresca e una delle insegnanti si sarebbe frapposta davanti ai suoi alunni per difenderli.</p>
<p>Blick ha pubblicato un video in cui si vede un uomo correre fuori dall&#8217;atrio della stazione ferroviaria e urlando Allah Akbar. &#8220;<strong>Tutti urlavano e scappavano</strong>&#8220;, ha spiegato un testimone. &#8220;Aveva un coltello in mano&#8221;, ha assicurato un altro. &#8220;Sono arrivato alla stazione ferroviaria intorno alle 8:20; stavo andando alla ZHAW per studiare&#8221;, racconta un altro testimone oculare a <a href="https://www.blick.ch/schweiz/zuerich/sie-haben-alles-abgesperrt-grosser-polizeieinsatz-am-bahnhof-winterthur-id21978167.html" target="_blank" rel="nofollow">Blick</a>. &#8220;A circa 30 metri di distanza, ho sentito un uomo dietro di me gridare &#8216;Allah Akbar&#8217; cinque o sei volte, in modo molto emotivo e agitato&#8221;. Un gruppo di bambini è corso a ripararsi. &#8220;Sono corsi dall&#8217;altra parte della strada, e poi è calato il silenzio&#8221;.</p>
<p>Il portavoce della polizia cantonale di Zurigo, Roger Bonetti, ha spiegato che il 31enne è stato arrestato dalla polizia. Non si conosce ancora la motivazione del gesto. &#8220;Tre persone sono state trasportate in ospedale con ferite. Uno degli uomini ha riportato ferite gravi, mentre gli altri due ferite di media gravità. I ​​tre feriti sono cittadini svizzeri di 28, 43 e 52 anni&#8221;, riporta 20Minuten.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-media-max-width="560">
<p dir="ltr" lang="en">BREAKING: &#x1f1e8;&#x1f1ed; Several people have been stabbed outside Winterthur train station in Switzerland by a man shouting, &#8220;Allahu akbar.&#8221;</p>
<p>At least four people have been injured. <a href="https://t.co/s1qdvuxUzX" target="_blank" rel="nofollow">pic.twitter.com/s1qdvuxUzX</a></p>
<p>— Remix News &amp; Views (@RMXnews) <a href="https://x.com/RMXnews/status/2059932604120338674?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="nofollow">May 28, 2026</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>Articolo in aggiornamento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/terrore-in-strada-urla-allah-akbar-e-accoltella-4-persone/">Terrore in strada: urla &#8220;Allah Akbar&#8221; e accoltella 3 persone</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Non strumentalizzate&#8221;. Milano fa paura, ma Sala teme più le critiche dei coltelli</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-strumentalizzate-milano-fa-paura-ma-sala-teme-piu-le-critiche-dei-coltelli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 07:23:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[beppe sala]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera alla stazione Certosa, il sindaco invoca lo stop alle polemiche. Ma il vero scandalo non è chi denuncia l’insicurezza: è una città che per anni ha fatto finta di non vederla</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-strumentalizzate-milano-fa-paura-ma-sala-teme-piu-le-critiche-dei-coltelli/">&#8220;Non strumentalizzate&#8221;. Milano fa paura, ma Sala teme più le critiche dei coltelli</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Milano</strong> muore un ragazzo di 22 anni, accoltellato in una stazione della periferia nord, e il primo riflesso della politica è sempre lo stesso: <strong>non criticare Beppe Sala</strong>. O meglio, <strong>non “strumentalizzare”</strong>. È la parola magica, il paravento perfetto, l’anestetico buono per ogni stagione. Quando la cronaca nera entra a gamba tesa nella narrazione della città modello, della Milano europea, dinamica, inclusiva, allora il problema non è più soltanto capire perché un giovane venga inseguito, circondato e massacrato in una stazione. Il problema diventa chi osa dirlo.</p>
<p>Sala, commentando l’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, ha scelto toni prudenti, istituzionali, ma anche molto riconoscibili.<strong> “Speriamo una volta per tutte che non si usino situazioni gravi come questa per le solite strumentalizzazioni&#8221;</strong>, le sue parole a <em>Repubblica</em>: C’è da combattere una criminalità che è diffusa non solo a Milano ma nel nostro Paese. Nessuno di noi sminuisce la situazione. La preoccupazione c’è. Sono in continuo contatto con prefetto e questore. Però bisogna passare oltre la logica degli schieramenti: il problema è di tutti. Serve certezza della pena: chi delinque deve scontarla. Vediamo troppe situazioni in cui chi commette un crimine efferato è stato fermato più volte senza un giorno di detenzione. Dall’altro lato però, come mi insegna Franco Gabrielli, se non fai prevenzione e non lavori meglio sull’integrazione non ottieni granché”. Parole in parte condivisibili, per carità. La certezza della pena, la prevenzione, l’integrazione: chi potrebbe dirsi contrario? Il punto, però, è un altro. A Milano da anni chi denuncia il tema sicurezza viene spesso liquidato come allarmista, sciacallo, propagandista. E adesso, davanti all’ennesimo fatto di sangue, ci viene spiegato che sì, la preoccupazione c’è, ma attenzione a non farne una questione politica.</p>
<p>E invece la sicurezza è anche una questione politica. Eccome se lo è. Non perché un sindaco abbia responsabilità penale per ogni crimine commesso sul territorio, ovviamente. Ma perché il modo in cui una città viene amministrata, raccontata, presidiata, governata nelle sue periferie e nelle sue stazioni riguarda direttamente la politica. Se per anni si è minimizzato, se si è preferito parlare d’altro, se ogni critica è stata respinta come una caricatura della destra cattiva e securitaria, poi<strong> non ci si può stupire se davanti a un ragazzo morto la discussione esplode</strong>.</p>
<p>La cronaca è ormai nota. Gianluca Ibarra Silvera, 22 anni, nato a Milano da famiglia dell’Ecuador, è morto nella notte tra lunedì e martedì dopo essere stato accoltellato alla stazione Certosa. Era con il fratello ventenne, rimasto ferito in modo lieve, e con un amico. Secondo le prime ricostruzioni della Squadra Mobile e della Polfer, i tre avrebbero cercato di allontanarsi dopo un confronto con <strong>una gang</strong>. Ma sarebbero stati inseguiti da una decina di persone, alcune con il volto coperto. Durante la fuga, il ragazzo sarebbe caduto o sarebbe stato spinto a terra, poi circondato e colpito più volte, forse anche con bottiglie rotte. Il fendente decisivo gli avrebbe reciso l’arteria femorale, provocando un’emorragia fatale. Portato d’urgenza al Fatebenefratelli, è morto poco dopo senza riprendere conoscenza.</p>
<p>Gli aggressori sono scappati. Secondo le prime ricostruzioni, gran parte del gruppo sarebbe fuggita salendo su un treno diretto a Treviglio. Si parla di nove persone in fuga. Gli investigatori stanno passando al setaccio le telecamere della stazione e delle aree ferroviarie per ricostruire i movimenti. Sullo sfondo c’è la pista delle<strong> pandillas latinoamericane</strong>, anche se per ora senza conferme investigative. E qui bisogna essere seri: le indagini le fanno magistrati e forze dell’ordine, non i talk show. Al momento non emergono elementi che colleghino la vittima a gruppi criminali organizzati o a bande giovanili, né precedenti a suo carico. Gianluca lavorava come allestitore di stand. Il fratello avrebbe riferito di non conoscere gli aggressori e che tutto sarebbe nato all’improvviso, senza un motivo apparente. Ma il padre racconta un’altra cosa. “Ero qui prima che avvenisse tutto e loro erano già qui. L&#8217;ho riconosciuto dai tatuaggi, è <strong>un capo della MS13</strong>”, ha detto davanti alla stazione Certosa. E ancora, sul possibile movente: “Questo è il loro territorio”. Sono parole pesanti, che andranno verificate dagli investigatori. Ma sono anche parole che raccontano una percezione, un clima, una paura. E la paura dei cittadini non si cancella con una conferenza stampa, né con il solito invito a non strumentalizzare.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/sicurezza-a-milano-riesplode-lo-scontro-citta-fuori-controllo-ma-dal-governo-solo-retorica/">Sicurezza a Milano, riesplode lo scontro: “Città fuori controllo”, “Ma dal Governo solo retorica”</a></li>
</ul>
<p>Ecco allora il punto politico, che Sala sembra non voler vedere fino in fondo. Il vero problema del sindaco non pare essere l’emergenza sicurezza che per anni è stata sminuita, derubricata, raccontata come un’esagerazione di chi non ama Milano. Il vero problema, a giudicare dalla reazione, <strong>è chi osa criticare la sua gestione</strong>. Chi osa dire che qualcosa non funziona. Chi osa collegare un fatto di sangue a un degrado più largo, a una città dove certe zone sono diventate terra di nessuno, a stazioni e periferie in cui la retorica della metropoli scintillante si schianta contro la realtà. In una parola: chi osa “strumentalizzare” l’omicidio.</p>
<p>Ma una città non si governa chiedendo il silenzio a chi protesta. E la pietà per una vittima non consiste nel mettere il lutto sotto vetro, renderlo intoccabile e poi vietare ogni domanda scomoda. La pietà, semmai, impone di chiedere perché sia successo, come sia potuto succedere, che cosa si poteva fare prima e che cosa si deve fare adesso.<strong> Altrimenti resta solo il rito</strong>: il cordoglio, la condanna, il richiamo alla responsabilità, la promessa di più controlli, la telefonata con prefetto e questore. Tutto giusto. Tutto già sentito.</p>
<p>Milano non ha bisogno di propaganda, certo. Ma non ha nemmeno bisogno di una classe dirigente che chiama propaganda ogni critica. Perché se un ragazzo di 22 anni muore accoltellato in una stazione e la preoccupazione principale diventa impedire che qualcuno ne tragga una conclusione politica, allora siamo già oltre il problema sicurezza. Siamo al problema della realtà: c’è, bussa, sanguina. <strong>E non basta accusarla di strumentalizzazione per farla sparire</strong>.</p>
<p>Franco Lodige, 28 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-strumentalizzate-milano-fa-paura-ma-sala-teme-piu-le-critiche-dei-coltelli/">&#8220;Non strumentalizzate&#8221;. Milano fa paura, ma Sala teme più le critiche dei coltelli</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Orrore a Roma: sequestrata e stuprata per 36 ore nel covo degli immigrati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La donna segregata e sottoposta a violenze sessuali di gruppo. Il raid della polizia: fermati ed espulsi 11 stranieri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/orrore-a-roma-sequestrata-e-stuprata-per-36-ore-nel-covo-degli-immigrati/">Orrore a Roma: sequestrata e stuprata per 36 ore nel covo degli immigrati</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una donna colombiana di 32 anni sarebbe stata <strong>sequestrata</strong> e costretta <strong>per tre giorni a subire violenze sessuali di gruppo</strong> all’interno di uno stabile abbandonato alla periferia est di Roma. È quanto emerge da un’indagine della Polizia di Stato coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, che ha portato al fermo di cinque uomini, gravemente indiziati del reato di violenza sessuale di gruppo aggravata dall’aver approfittato delle condizioni di minorata difesa della vittima.</p>
<p>Secondo la ricostruzione degli investigatori della <strong>IV Sezione della Squadra Mobile</strong>, la donna era arrivata nella Capitale circa dieci giorni prima dei fatti. La sera del 19 maggio si trovava in un ristorante quando, all’esterno del locale, sarebbe stata avvicinata da un uomo al quale avrebbe chiesto di poter acquistare dell’hashish. L’uomo l’avrebbe convinta a seguirlo per concludere la compravendita e, dopo circa mezz’ora di cammino, i due avrebbero raggiunto un furgone. A quel punto la trentaduenne sarebbe stata caricata con la forza sul mezzo e condotta in via Cesare Tallone.</p>
<p><strong>Da lì sarebbe iniziato l’incubo</strong>. La donna sarebbe stata trattenuta contro la propria volontà all’interno di un edificio abbandonato e costretta a subire ripetute violenze sessuali da parte di più persone. Gli aggressori, identificati nei cinque indagati fermati dalla polizia, si sarebbero alternati nell’arco di circa 36 ore, tra minacce e sopraffazioni. Gli investigatori ipotizzano inoltre che alla vittima siano state somministrate <strong>sostanze stupefacenti,</strong> circostanza che avrebbe contribuito a limitarne la capacità di reazione e ad impedirle la fuga.</p>
<p>Solo al termine della terza giornata la donna sarebbe riuscita a scappare. <strong>Seminuda e in evidente stato di choc</strong>, avrebbe raggiunto la strada chiedendo aiuto a un passante, che ha immediatamente contattato il Numero unico di emergenza 112. Trasportata d’urgenza al Policlinico Casilino, è stata sottoposta ad accertamenti medici che hanno documentato segni di violenza ritenuti compatibili con l’ipotesi investigativa della costrizione, oltre a uno stato di alterazione riconducibile all’assunzione di sostanze stupefacenti.</p>
<div style="width: 848px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-322873-2" width="848" height="476" poster="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/05/stupro-roma.jpg" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/05/abuso-roma.mp4?_=2" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/05/abuso-roma.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/05/abuso-roma.mp4</a></video></div>
<p>Le indagini sono partite dalla denuncia della vittima e dalle indicazioni da lei fornite agli investigatori. Una volta individuato il presunto luogo delle violenze, la Questura ha predisposto un’operazione congiunta che ha coinvolto Squadra Mobile, V Distretto Prenestino, Polizia Scientifica e Ufficio Immigrazione.</p>
<p>Il blitz nello stabile abbandonato ha portato all’identificazione di <strong>22 cittadini extracomunitari risultati irregolari</strong> sul territorio nazionale. Undici di loro sono stati destinatari di provvedimenti di espulsione con contestuale trasferimento nei CPR di Ponte Galeria, Palazzo San Gervasio e Bari.</p>
<p>Tra le persone identificate figurano anche i cinque uomini che la donna avrebbe poi riconosciuto durante una ricognizione fotografica come autori delle <strong>violenze subite</strong> durante i giorni di segregazione.</p>
<p>Gli investigatori stanno ora approfondendo ulteriori profili dell’inchiesta, compresi quelli relativi alla privazione della libertà personale e alla sottrazione degli effetti personali della vittima, che sarebbe stata privata del <strong>telefono cellulare</strong> e dei <strong>documenti di</strong> <strong>identità</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;insulto antifà ai poliziotti: &#8220;L&#8217;unico Tricolore che ci piace è sulle vostre bare&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/linsulto-antifa-ai-poliziotti-lunico-tricolore-che-ci-piace-e-sulle-vostre-bare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 13:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutta la differenza tra gli antagonisti e Nonna Patria, che ha sventolato la bandiera di fronte ai Pro Pal</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;unico tricolore che ci piace è quello disteso sulle vostre bare!&#8221;. Questa è la concezione di alcuni imbecilli e criminali sulla nostra #bandiera, il Tricolore Italiano, descritto dall&#8217;art. 12 della nostra Costituzione. Noi la Bandiera, la nostra #Italia la onoriamo diversamente! Serviamo l&#8217;Italia e I cittadini onesti ogni giorno, con disciplina e onore! W l&#8217;Italia, w la nostra bandiera.</p>
<p>Pasquale Alessandro Griesi,<br />
* segretario Fsp Polizia di Stato</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1372761728026791%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
&#8212;</p>
<p>Di cosa stiamo parlando:</p>
<p>Eccola la differenza tra Nonna Patria e gli antagonisti. Se la prima sventola il Tricolore in faccia ai Pro Pal per rivendicare l&#8217;appartenenza ad una Nazione con i suoi valori e i suoi simboli, dall&#8217;altra ci sono gli Antifà. Quelli che difendono la Costituzione a parole ma poi schifano la bandiera nazionale. In questo video si vede uno slogan scandito contro le forze dell’ordine durante un corteo contro Vannacci, coro ripescato da Alessandro Griesi, poliziotto e sindacalista FSP, proprio per dimostrare la distanza tra l&#8217;anziana che ha sfidato i Pro Pal e questi signori.</p>
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		<title>Il prof: &#8220;Non denuncio chi mi ha aggredito&#8221;. Assurdo buonismo: deve scapparci il morto?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-prof-non-denunciamo-chi-ci-ha-aggredito-assurdo-buonismo-deve-scapparci-il-morto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 06:07:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola perde autorevolezza mentre aumentano aggressioni e impunità: colpire un docente significa colpire l’educazione, lo Stato e il futuro della società</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-prof-non-denunciamo-chi-ci-ha-aggredito-assurdo-buonismo-deve-scapparci-il-morto/">Il prof: &#8220;Non denuncio chi mi ha aggredito&#8221;. Assurdo buonismo: deve scapparci il morto?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che è accaduto a <strong>Parma</strong> non è soltanto un episodio di cronaca. È il sintomo di una deriva culturale che da anni viene minimizzata, giustificata, derubricata a “ragazzata”, fino a quando la violenza non esplode apertamente. E allora ci si indigna per qualche giorno, salvo poi tornare al silenzio.</p>
<p>La scelta dei <strong>docenti aggrediti di non sporgere denuncia</strong> appartiene alla loro sfera personale e, in quanto tale, va rispettata. Nessuno può pretendere di stabilire come una vittima debba reagire dopo aver subito un’aggressione. Dicono che così sarebbe più &#8220;educativo&#8221;: &#8220;Non considero un’aggressione quella che si vede nel video e io non ho subito alcun danno &#8211; ha detto al <em>Corsera</em> &#8211; Piuttosto considero il mio non denunciare un intervento educativo&#8221;. Ma il nodo vero della questione non è questo. Il nodo è il progressivo svuotamento dell’autorità educativa e del rispetto verso chi ogni giorno entra in classe per formare i cittadini di domani.</p>
<p>Da troppo tempo la figura dell’insegnante viene delegittimata su tutti i fronti. Socialmente, perché quella del docente è una professione percepita sempre più come un ripiego. Professionalmente, perché ogni sua decisione è sottoposta a contestazioni continue da parte di famiglie sempre più inclini a difendere i figli a prescindere. Economicamente, perché <strong>gli stipendi italiani restano tra i più bassi d’Europa rispetto alle responsabilità richieste.</strong> E adesso persino fisicamente, con aggressioni che stanno diventando una drammatica normalità.</p>
<p>Eppure si dimentica un punto fondamentale: nell’esercizio delle sue funzioni <strong>il docente è un pubblico ufficiale.</strong> Aggredire un insegnante non significa soltanto colpire una persona. Significa colpire lo Stato, l’istituzione scolastica, il principio stesso di educazione e convivenza civile. È una ferita che riguarda tutti.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/studenti-magrebini-pestano-e-bastonano-i-prof-e-non-li-denunciano/" target="_blank" rel="noopener">Studenti magrebini pestano e bastonano i prof. E non li denunciano</a></li>
</ul>
<p>Ancora più inquietante è il motivo scatenante dell’aggressione: un rimprovero. Ma da quando richiamare uno studente al rispetto delle regole è diventato un <strong>abuso</strong>? Un insegnante non è un animatore turistico incaricato di intrattenere adolescenti capricciosi. Ha il dovere educativo di correggere, richiamare e, quando necessario, anche sanzionare. Senza autorevolezza non esiste scuola. E senza scuola non esiste società.</p>
<p>Il problema è che oggi qualsiasi forma di richiamo viene percepita da troppi giovani come un affronto personale. E questo accade perché per anni si è diffusa l’idea tossica che ogni frustrazione sia intollerabile, che ogni limite sia un sopruso, che ogni “no” rappresenti una violenza. Così si cresce senza accettare l’autorità, senza riconoscere le conseguenze delle proprie azioni e senza comprendere che <strong>la libertà non coincide con l’assenza di regole.</strong></p>
<p>Intanto i<strong> casi aumentano</strong>. Docenti insultati, minacciati, spintonati, picchiati. E ogni volta le reazioni istituzionali appaiono tardive, deboli, burocratiche. Si organizzano tavoli, si promettono osservatori, si annunciano campagne educative. Tutto utile, forse. Ma insufficiente.</p>
<p>Perché quando manca la certezza delle conseguenze, il messaggio che passa è devastante: puoi fare qualsiasi cosa e, in fondo, non succederà nulla. È qui che il buonismo smette di essere umanità e diventa <strong>irresponsabilità</strong>. Confondere comprensione e impunità è uno degli errori più gravi che una società possa commettere.</p>
<p>Servono misure chiare e immediate. Tutele reali per i docenti. Sanzioni severe per chi aggredisce. Responsabilità concrete anche per le famiglie, quando i figli minorenni superano il limite della violenza. E soprattutto serve un cambiamento culturale: <strong>restituire dignità e autorevolezza alla scuola.</strong></p>
<p>Perché una società che non difende i propri insegnanti è una società che rinuncia al proprio futuro. E allora la domanda resta inevitabile: cosa si aspetta ancora prima di intervenire davvero? <strong>Che ci scappi il morto?</strong></p>
<p>Salvatore di Bartolo, 26 maggio 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Derby nel caos, poliziotti allo sbando. Lo sfogo del poliziotto: &#8220;Chi comanda a Torino?&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/derby-nel-caos-poliziotti-allo-sbando-lo-sfogo-del-poliziotto-chi-comanda-a-torino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 18:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo gli scontri e i feriti tra le forze dell’ordine, restano domande pesantissime sulla gestione dell’ordine pubblico in occasione del derby di Torino</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/derby-nel-caos-poliziotti-allo-sbando-lo-sfogo-del-poliziotto-chi-comanda-a-torino/">Derby nel caos, poliziotti allo sbando. Lo sfogo del poliziotto: &#8220;Chi comanda a Torino?&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A meno di cinque mesi dai <a href="https://www.nicolaporro.it/askatasuna-scatena-la-guerriglia-polizia-sotto-attacco/">gravi fatti del 31 gennaio scorso</a>, ci troviamo nuovamente costretti a porre domande che potranno apparire semplici, ma che racchiudono criticità profonde e mettono ancora una volta in evidenza le evidenti<strong> carenze nella gestione dell’Ordine Pubblico da parte della Questura di Torino</strong>.</p>
<p>In occasione dei derby non ci si trova di fronte a semplici tifosi o a “ragazzini”, bensì a gruppi ultras violenti e organizzati, con il dichiarato intento di cercare lo scontro. Alla luce degli episodi avvenuti già nella notte precedente, era ampiamente prevedibile <a href="https://www.nicolaporro.it/altro-che-bottiglia-laccusa-choc-del-padre-del-tifoso-ferito-al-derby/">che la situazione potesse degenerare</a>. Eppure, <strong>la prevenzione messa in campo è apparsa insufficiente e inadeguata</strong>.</p>
<p><strong>Ci chiediamo quindi</strong>:</p>
<ul>
<li>Per quale motivo le due tifoserie sono riuscite ad arrivare allo scontro nei pressi di via Filadelfia?</li>
<li>Perché gruppi così pericolosi sono stati contenuti da un numero apparentemente esiguo di reparti, peraltro suddivisi tra i due fronti?</li>
<li>Per quale ragione non è stato disposto un intervento immediato e risolutivo?</li>
<li>Perché è stato consentito ai tifosi granata di oltrepassare lo sbarramento dei Carabinieri in via Paoli?</li>
</ul>
<p>Ci siamo ritrovati con personale praticamente accerchiato, ultras in avanzata fino quasi al piazzale e, contemporaneamente, gruppi juventini in movimento nella stessa direzione. <strong>In queste condizioni il caos era inevitabile</strong>. Ci domandiamo inoltre se gli interventi di alleggerimento siano ormai scomparsi dai protocolli operativi e dai percorsi formativi dei funzionari preposti alla gestione dell’ordine pubblico. Oggi si percepisce<strong> un’evidente mancanza di fermezza, di coordinamento e di capacità decisionale</strong>.</p>
<p>Esiste forse una correlazione tra i continui ferimenti del personale e le responsabilità di chi dirige i servizi di ordine pubblico?<strong> Altrettanto grave appare il silenzio della Questura</strong> rispetto alle notizie diffuse sul <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/marco-basoccu-il-commercialista-milanese-ferito-prima-del-derby-chi-e-ultra-juventino-dei-viking/">ferimento di un ultras</a>: ancora una volta si è lasciato spazio a ricostruzioni che hanno finito per addossare responsabilità alle Forze dell’Ordine, alimentando un clima pericoloso e ostile. All’interno dello stadio, la situazione non è stata meno preoccupante: una manifestazione sportiva condizionata da gruppi di delinquenti che hanno agito indisturbati. Manca fermezza. Mancano direttive chiare. Mancano decisioni tempestive.</p>
<p>E infine, ci chiediamo ancora per quanto tempo il personale in abiti civili, che ricordiamo, dovrebbe essere solo il dirigente del servizio, continuerà a operare senza adeguati dispositivi di protezione, senza armi, senza sfollagenti e senza caschi rendendosi difatti quasi irriconoscibili. Noi siamo bardati e loro affrontano il pericolo in maniche corte? Per qualcuno forse tutto questo può sembrare un gioco. Per noi no. <strong>Noi non vogliamo rischiare la vita a causa di scelte sbagliate, sottovalutazioni o mancanza di coraggio decisionale</strong>.</p>
<p>Andrea Cecchini, 26 maggio 2026<br />
*Segretario Italia Celere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/derby-nel-caos-poliziotti-allo-sbando-lo-sfogo-del-poliziotto-chi-comanda-a-torino/">Derby nel caos, poliziotti allo sbando. Lo sfogo del poliziotto: &#8220;Chi comanda a Torino?&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Garlasco: quando il garantismo cambia a seconda dell’imputato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-quando-il-garantismo-cambia-a-seconda-dellimputato/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/garlasco-quando-il-garantismo-cambia-a-seconda-dellimputato/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 15:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[delitto di garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[Strage di Erba]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=322477</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le ultime discussioni sul delitto di Garlasco e sulla strage di Erba rilanciano una domanda scomoda: il ragionevole dubbio vale davvero per tutti?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-quando-il-garantismo-cambia-a-seconda-dellimputato/">Garlasco: quando il garantismo cambia a seconda dell’imputato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non voglio fare come l’ingenuo che apprezza il vino sulla base del giudizio dell’oste che glielo ha servito, tuttavia ho particolarmente apprezzato l’equilibrio con cui <strong>Quarta Repubblica</strong> ha affrontato il caso infinito di Omicidio di Chiara Poggi.</p>
<p>In estrema sintesi, da garantista convinto, mi sembra di poter affermare che nel corso del lungo confronto televisivo – che come ha sottolineato il conduttore, <strong>non anticipa il processo,</strong> dato che quest’ultimo si svolge esclusivamente in Tribunale – sono emersi due elementi di base piuttosto solidi.</p>
<p>In primis, valutando alcuni aspetti salienti dell’informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, viene confermato ciò che i pochi innocentisti della prima ora hanno sempre pensato in merito al fragile impianto accusatorio sulla cui base è stato condannato <strong>Alberto Stasi:</strong> tutto quanto finora raccolto contro l’attuale indagato, Andrea Sempio, dimostrerebbe l’assoluta estraneità del bocconiano al delitto che gli è stato addebitato.</p>
<p>Basti dire che, non solo <strong>la perizia della dottoressa Albani,</strong> contrariamente al suo predecessore De Stefano – il quale scrisse che non si poteva escludere che il Dna rilevato sulle unghie della vittima fosse di Stasi – certifica che non appartiene al condannato, ma anche la famosa impronta 33, che secondo la Procura di Pavia apparterrebbe all’indagato, non può essere ricondotta al “Ragazzo dagli occhi di ghiaccio”.</p>
<p>Di converso, nel corso del dibattito è emerso un dato direi incontrovertibile. Ovvero che se nei riguardi di Stasi si ha l’impressione che, come scrivono i carabinieri, <strong>si sia costruito un castello accusatorio fondato sostanzialmente su suggestioni</strong>, nei riguardi di Sempio gli inquirenti hanno messo in fila tutta una serie di indizi, oltre ad aver teorizzato un movente, che obiettivamente sembrano avere un peso ben maggiore, sebbene probabilmente non ancora sufficienti ad ottenere una condanna che vada al di là di quel tanto decantato ragionevole dubbio.</p>
<p>In questo senso sono abbastanza d’accordo con l’estremo garantismo espresso da <strong>Massimo Lugli</strong> nel corso della trasmissione. L’ottimo scrittore e giornalista ha infatti tenuto a sottolineare, in premessa, che la sua formazione giornalistica garantista lo ha sempre portato quasi istintivamente a schierarsi dalla parte delle persone inquisite.</p>
<p>Vorrei però permettermi di ricordargli che su Stasi, su cui ripeto gravano elementi a dir poco discutibili, egli ha mantenuto almeno fino all’estate del 2025 <strong>una posizione colpevolista.</strong> In particolare, nelle sue argomentazioni, Lugli ha spesso citato come prove accusatorie insormontabili l&#8217;agghiacciante telefonata ai soccorsi e l&#8217;assenza di tracce ematiche sulle scarpe e sui tappetini dell&#8217;auto dell&#8217;imputato.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/caso-garlasco-la-difesa-di-sempio-deposita-le-consulenze-impronte-incompatibili-e-soliloqui-non-confessori/" target="_blank" rel="noopener">Garlasco, la difesa di Sempio deposita le consulenze: “Quell&#8217;impronta non è sua e i soliloqui non sono confessioni</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/strage-di-erba-revisione-del-processo-la-sentenza-su-olindo-e-rosa/" target="_blank" rel="noopener">Strage di Erba, revisione del processo? La sentenza su Olindo e Rosa</a></li>
</ul>
<p>Inoltre, tanto per allargare l’orizzonte ad un altro caso molto controverso, anche nei riguardi di Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati all’ergastolo per <strong>la Strage di Erba,</strong> malgrado le enormi perplessità espresse da esperti e giuristi – su tutti quelli dell’ex procuratore generale Cuno Tarfusser, che promosse un’istanza di revisione, presupponendo addirittura una frode processuale – il nostro, in un recente video pubblicato su Facebook, ha ribadito l’assoluta certezza che i due disgraziati coniugi siano gli assassini, proprio al di là di ogni ragionevole dubbio.</p>
<p>Francamente, spero che il buon Lugli non si offenda, conoscendo in maniera abbastanza approfondita il caso di Erba, mi sembra di intravedere <strong>un certo garantismo a corrente alternata</strong>. Ovviamente è solo una mia modesta impressione.</p>
<p>Claudio Romiti, 26 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-quando-il-garantismo-cambia-a-seconda-dellimputato/">Garlasco: quando il garantismo cambia a seconda dell’imputato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Modena, i pm insistono col teorema &#8220;pazzia&#8221;: chiesta la perizia psichiatrica per El Koudri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 14:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Procura emiliana avanza la richiesta al Gip (che aveva escluso legami tra problemi psichici e attentato). Soddisfatto il legale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-i-pm-insistono-col-teorema-pazzia-chiesta-la-perizia-psichiatrica-per-el-koudri/">Modena, i pm insistono col teorema &#8220;pazzia&#8221;: chiesta la perizia psichiatrica per El Koudri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E ti pareva. La Procura di <strong>Modena</strong>, dopo aver <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-pm-non-crede-allattentato-non-contesta-ne-terrorismo-ne-premeditazione/" target="_blank" rel="noopener">escluso sia l&#8217;aggravante della premeditazione</a> (nonostante il coltello portato da casa) che quello del terrorismo, adesso chiede ufficialmente per <strong>Salim El Koudri</strong> la perizia psichiatrica.</p>
<p>L&#8217;attentatore di Modena, il 31enne italo-marocchino che ha falciato sette persone sulla via Emilia e ha tentato di accoltellarne una, vede profilarsi l&#8217;ipotesi dell&#8217;infermità mentale che, ovviamente, renderebbe molto più leggera la sua posizione giudiziaria. La Procura ha avanzato la richiesta al Gip, chiedendo che la perizia venga svolta in incidente probatorio (per i non addetti ai lavori: una perizia con il contraddittorio delle parti prima, in modo da cristallizzare la prova, prima che il processo si apra formalmente). Esulta l&#8217;avvocato Fausto Gianelli, difensore dell&#8217;indagato, che &#8220;accoglie con favore e soddisfazione&#8221; l&#8217;iniziativa dei pm, &#8220;non come un modo per sottrarre El Koudri alle sue responsabilità, ma come accertamento opportuno, utile e necessario per valutare le sue reali condizioni e i reali moventi che possono averlo spinto&#8221;.</p>
<p>Va detto che il Gip, Donatella Pianezzi, quando ha disposto il carcere per El Koudri, <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-gip-smonta-la-farsa-attacco-non-dovuto-ai-problemi-psichici/" target="_blank" rel="noopener">aveva escluso che vi fossero i suoi problemi psichici alla base del gesto</a>. &#8220;Al momento &#8211; aveva scritto la giudice &#8211; non ci sono elementi per ritenere che il gesto compiuto sabato pomeriggio sia una conseguenza della patologia” che gli era stata diagnosticata, ovvero il “disturbo schizoide della personalità”. Inoltre “non ci sono per il momento nemmeno elementi per ritenere che El Koudri fosse incapace di intendere e volere quando ha commesso il fatto”. Il legale Gianelli aveva parlato invece di una &#8220;condizione psichiatrica grave non adeguatamente curata&#8221;, come &#8220;dimostrato&#8221;, secondo lui, dalle mail inviate all&#8217;Università di Modena (&#8220;bastardi cristiani, brucio il vostro Gesù&#8221;) e da quelle inviate alla Nato per chiedere informazioni sull&#8217;arruolamento. Gli investigatori però stanno continuando a scandagliare i dispositivi elettronici trovati nel suo appartamento. <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-colpo-di-scena-video-del-terrore-nel-cellulare-di-el-koudri/" target="_blank" rel="noopener">Secondo <em>Fuori dal Coro</em> all&#8217;interno ci sarebbe almeno un video di violenza</a> mentre l&#8217;<em>Ansa</em> ha pubblicato la notizia <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-ma-quale-pazzia-el-koudri-cerco-informazioni-su-altri-attentati/" target="_blank" rel="noopener">secondo cui tra le ultime ricerche ci sarebbe quella di altri attentati terroristici in Europa</a>.</p>
<p>Intanto è stato dichiarato fuori pericolo di vita il 55enne italiano tra i feriti più gravi dell&#8217;assalto. L&#8217;uomo era stato ricoverato all&#8217;ospedale Maggiore di Bologna insieme alla moglie ed entrambi stanno migliorando. Il 55enne ha ripreso conoscenza ed ora è in fuori pericolo di vita mentre la donna, pur in condizioni critiche, resta stabile. Tra i feriti resta ancora in prognosi riservata una donna polacca di 53 anni, ricoverata però a Modena.</p>
<p>“Ho deciso che il Comune si costituirà parte civile nel processo contro l&#8217;attentatore, poiché la città di Modena si ritiene vittima del tragico atto criminale avvenuto sabato 16 maggio”, ha detto ieri sera il sindaco Massimo Mezzetti. “Ho pazientato per più di una settimana, ma vedo che in tanti sui social continuano a pubblicare commenti diffamatori o ad attribuirmi dichiarazioni totalmente false. Ritengo che chi scrive debba assumersi la responsabilità di ciò che dice. Per questo motivo ho deciso di procedere legalmente nei confronti di chi ha fatto diffamazioni con toni minacciosi nei miei confronti. Qualora mi fossero riconosciuti dei risarcimenti, questi saranno devoluti alle vittime e alle loro famiglie”.</p>
<p>Articolo in aggiornamento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-i-pm-insistono-col-teorema-pazzia-chiesta-la-perizia-psichiatrica-per-el-koudri/">Modena, i pm insistono col teorema &#8220;pazzia&#8221;: chiesta la perizia psichiatrica per El Koudri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Se non vi sta bene, tornate al vostro Paese&#8221;. La lezione di Nonna Patria ai Pro Pal</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 07:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[pro pal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Claudia Gregotti, la signora che a Milano ha sventolato la bandiera Tricolore, rivendica il suo gesto: "Mi hanno insultata e ho risposto"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-non-vi-sta-bene-tornate-al-vostro-paese-la-lezione-di-nonna-patria-ai-pro-pal/">&#8220;Se non vi sta bene, tornate al vostro Paese&#8221;. La lezione di Nonna Patria ai Pro Pal</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=305&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F2305527893189309%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="305" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Io la adoro, sono innamorato. Lo ammetto!<br />
<strong>Claudia Gregotti,</strong> 82 anni, donna, e che donna, insegnante, dice: &#8220;non capiscono il valore della Patria&#8221;.</p>
<p>Mi sono innamorato di Lei dal primo momento, da quando<strong> l&#8217;ho filmata mentre con coraggio</strong>, forza, determinazione, amore, <a href="https://www.nicolaporro.it/la-nonna-ditalia-sventola-il-tricolore-in-faccia-ai-pro-pal/">sventolava il nostro Tricolore (durante la manifestazione pro Pal)</a>. Era fiera!</p>
<p>Credo che la incontrerò e la ringrazierò per quella forza che ha impresso in tutti noi. Dalla strada l&#8217;ho salutata, <strong>le ho inviato un bacio volante</strong> a lei e alla bandiera.</p>
<p>Rappresenta l&#8217;Italia, grazie Nonna Patria.</p>
<p>Pasquale Alessandro Griesi, 26 maggio 2026</p>
<hr />
<p>Nel servizio, Claudia Gregotti dice: &#8220;Se non vi va bene l&#8217;Italia, tornate al vostro Paese. Io la bandiera l&#8217;ho sventolata molto in alto perché mi sento italiana. Ho avuto da ridire con quelli del corteo: hanno insultato l&#8217;Italia con &#8216;Italiani di m**&#8217;, &#8216;Italia di m**&#8217;. Mi hanno tirato cartocci pieni di bibita e hanno imbrattato il mio balcone. E questi sono gesti da incivili&#8221;. Lo rifarebbe? Sì, anche se ha un po&#8217; paura. &#8220;Ci sono delle teste calde&#8221;. Minacce e insulti anche sui social: &#8220;Gente che non capisce cosa è la Patria&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-non-vi-sta-bene-tornate-al-vostro-paese-la-lezione-di-nonna-patria-ai-pro-pal/">&#8220;Se non vi sta bene, tornate al vostro Paese&#8221;. La lezione di Nonna Patria ai Pro Pal</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Farà un attentato col coltello&#8221;, scatta il blitz: fermato un altro italo-marocchino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 16:27:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La segnalazione arrivata alle autorità: voleva compiere un attacco armato di coltello nelle vie del centro di Reggio Emilia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La segnalazione è arrivata alle autorità mentre Reggio Emilia era piena di persone per una serata di eventi e manifestazioni nel centro cittadino. Da una parte una partita di basket di livello nazionale (Reggio Emilia vs Olimpia Milano) capace di richiamare migliaia di spettatori, dall’altra un appuntamento musicale in piazza San Prospero. In quel contesto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un <strong>22enne italiano di origini marocchine</strong> avrebbe manifestato l’intenzione di colpire con un coltello nelle vie del centro storico.</p>
<p>Da lì è partita l’operazione che ha portato al fermo del giovane da parte della Polizia di Stato con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale. L’attività è stata condotta dalla Digos di Reggio Emilia insieme alla Sezione Antiterrorismo della Digos di Bologna, sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e delle Procure di Reggio Emilia e Bologna.</p>
<p>Dopo l’allarme, tutte le pattuglie impegnate nei servizi di controllo del territorio sono state <strong>attivate per rintracciare il ragazzo il più rapidamente possibile</strong>. Gli agenti della Squadra Volanti e della Digos lo hanno trovato poco dopo in via Roma, una laterale della centralissima via Emilia, mentre camminava da solo.</p>
<p>Il 22enne non era però uno sconosciuto per gli apparati di sicurezza. La Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione lo seguiva già dal 2024, periodo in cui era stato arrestato in Germania. In diverse occasioni, secondo gli investigatori, si sarebbe definito sostenitore dello Stato Islamico, manifestando anche la volontà di agire in nome dell’organizzazione terroristica.</p>
<p>All’inizio del 2026 era rientrato in Italia dopo <strong>un’espulsione decisa dalle autorità tedesche</strong>. Viveva in Germania insieme alla famiglia, ma Berlino lo aveva considerato socialmente pericoloso in relazione ai precedenti fatti che avevano portato alla sua detenzione. Tornato a Reggio Emilia, era stato inserito in un percorso di supporto costruito dalla Questura insieme al Centro di Salute Mentale e ai servizi socio-assistenziali del territorio, nel tentativo di favorirne il recupero.</p>
<p>Il percorso, però, si sarebbe interrotto. A far ripartire l’attenzione investigativa sarebbe stata una nuova segnalazione della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione. Nel corso delle attività informative gli investigatori avrebbero individuato il numero di telefono usato dal ragazzo all’interno di <strong>alcune chat nelle quali si sarebbe discusso della possibilità di compiere azioni terroristiche</strong>.</p>
<p>Gli approfondimenti svolti dopo il fermo avrebbero inoltre fatto emergere contatti, tramite una piattaforma di messaggistica, con un presunto sostenitore del <strong>Daesh</strong>. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, quest’ultimo avrebbe proposto al giovane di fornirgli istruzioni e sostegno economico per organizzare un attentato, in Italia oppure all’estero. Il 22enne avrebbe accettato, dichiarandosi ancora una volta vicino allo Stato Islamico.</p>
<p>Al termine delle operazioni, come riportano <em>Il Giornale</em> e <em>Adnkronos</em>, gli agenti della Digos di Reggio Emilia e Bologna hanno sequestrato il telefono del ragazzo e lo hanno trasferito nel carcere di Reggio Emilia. L’inchiesta prosegue ora per chiarire eventuali ulteriori collegamenti e verificare se vi siano altri soggetti coinvolti nella vicenda.</p>
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		<item>
		<title>Modena, ma quale pazzia: &#8220;El Koudri cercò informazioni su altri attentati&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/modena-ma-quale-pazzia-el-koudri-cerco-informazioni-su-altri-attentati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 15:11:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La rivelazione dell'Ansa su Modena dopo lo scoop di Fuori dal Coro. Si indaga sui documenti in arabo trovati a casa di Salim El Koudri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-ma-quale-pazzia-el-koudri-cerco-informazioni-su-altri-attentati/">Modena, ma quale pazzia: &#8220;El Koudri cercò informazioni su altri attentati&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciano ad apparire le prime crepe nel racconto fatto nelle prime ore successive all&#8217;attacco di Modena, quando i media hanno fatto una gara a chi derubricava per primo quell&#8217;atto ad un semplice gesto di un folle. Problemi psichici, dicevano. Invece non solo <em>Fuori dal Coro</em> <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-colpo-di-scena-video-del-terrore-nel-cellulare-di-el-koudri/" target="_blank" rel="noopener">ha scoperto che gli investigatori avrebbero trovato nei cellulari del 31enne italo-marocchino almeno un video dai contenuti di violenza &#8220;molto significativa&#8221;</a>.  Pare infatti che Salim nell&#8217;ultimo periodo si sia anche interessato ad altri attentati commessi in Europa tramite ricerche web su piattaforme generaliste. Non solo. El Koudri avrebbe anche scaricato alcuni contenuti.</p>
<p>Lo riferisce l&#8217;<em>Ansa</em> riportando uno dei primi esiti dei dispositivi del 31enne di Ravarino che lo scorso 16 maggio ha investito 7 persone a Modena, ne ha mandate diverse in ospedale e di fatto amputato sul posto una povera donna. Secondo l&#8217;agenzia di stampa, dall&#8217;analisi dei dispositivi (5 cellulari, 4 pc. 2 hard disk e qualche penna Usb) <strong>non emergerebbero collegamenti a gruppi organizzati</strong>, il che ovviamente non prova l&#8217;eventuale adesione di Salim ad una &#8220;tecnica&#8221; jihadista. Sembra infatti che il giovane italo-marocchino abbia cercato &#8220;ispirazione&#8221; proprio in tipo di azioni che poi ha messo in campo.</p>
<p>Disagio psicico o meno, <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-gip-smonta-la-farsa-attacco-non-dovuto-ai-problemi-psichici/" target="_blank" rel="noopener">cosa che in realtà il Gip ha escluso</a>, la presenza di questi contenuti potrebbe cambiare quantomeno l&#8217;approccio della procura alla vicenda. I pm infatti in un primo momento avevano deciso di non contestare né l&#8217;aggravante di terrorismo né quella della premeditazione, nonostante Salim El Koudri sia uscito di casa armato di coltello. Arma con cui ha poi cercato di uccidere i cittadini-eroi che lo hanno fermato.</p>
<p>&#8220;Al momento è sotto ansiolitici e sedativi e ci vorrà del tempo prima che possa parlare con lucidità”, aveva spiegato nei giorni scorsi <strong>Fausto</strong> <strong>Gianelli</strong>, legale di Salim. “Mi ha detto: ‘Io sono italiano. I miei genitori, che sono stranieri, hanno fatto sacrifici per mandarmi a scuola e meritavano di essere ripagati. Per questo dovevo trovare un lavoro e realizzarmi’”. Gli investigatori scavano ovviamente anche nel suo passato. Dalle mail inviate all&#8217;Università di Modena, chiedendo un lavoro e insultando i cristiani. Ma anche sul percorso di cure per il disagio psichico interrotte qualche anno fa. Gli inquirenti hanno trovato diversi appunti in arabo nell&#8217;abitazione, appunti che “probabilmente appartengono ai genitori&#8221;, secondo il legale e che, a sentire Fuori dal Coro, conterrebbero anche critiche contro l&#8217;Occidente.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/avevo-tutti-contro-ecco-la-manovra-di-salim-dare-la-colpa-a-tutti-noi/">“Avevo tutti contro”. Ecco la manovra di Salim: dare la colpa a tutti noi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-salim-la-pazzia-ma-perche-ci-facciamo-prendere-per-il-c/">Modena, Salim, la pazzia: ma perché ci facciamo prendere per il c*</a>? di Max Del Papa</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-ma-quale-pazzia-el-koudri-cerco-informazioni-su-altri-attentati/">Modena, ma quale pazzia: &#8220;El Koudri cercò informazioni su altri attentati&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Ma allora è un vizio: caos in aeroporto, a Vienna la polizia arresta la Flotilla</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ma-allora-e-un-vizio-caos-in-aeroporto-a-vienna-la-polizia-arresta-la-flotilla/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 13:33:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Global Sumud Flotilla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo le manganellate di Bilbao, anche in Austria momenti di tensione tra attivisti e forze dell'ordine. La Bild ironizza: "Forse si aspettavano un'accoglienza diversa"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-allora-e-un-vizio-caos-in-aeroporto-a-vienna-la-polizia-arresta-la-flotilla/">Ma allora è un vizio: caos in aeroporto, a Vienna la polizia arresta la Flotilla</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo Bilbao, anche Vienna. La tensione attorno agli attivisti rientrati dalla cosiddetta “Global Sumud Flotilla” si è spostata dall’aeroporto spagnolo a quello della capitale austriaca, dove la polizia è intervenuta per <strong>fermare un manifestante durante una protesta organizzata all’interno del terminal</strong>. A raccontarlo è la <a href="https://www.bild.de/politik/ausland-und-internationales/nicht-nur-in-spanien-festnahme-gaza-segler-von-oesi-polizei-ueberwaeltigt-6a140bb50c38ecf8d88c0a45" target="_blank" rel="noopener nofollow"><em>Bild</em></a>, che pubblica immagini e video diffusi dagli stessi attivisti presenti sul posto.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-media-max-width="560">
<p dir="ltr" lang="en">An Austrian Flotilla member was just assertively ARRESTED as soon as he landed in Vienna airport. Seems he’s been a very naughty boy. <a href="https://t.co/DUxZ0Yl7av" target="_blank" rel="nofollow">pic.twitter.com/DUxZ0Yl7av</a></p>
<p>— Heidi Bachram (@HeidiBachram) <a href="https://twitter.com/HeidiBachram/status/2058626784459964484?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="nofollow">May 24, 2026</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script><br />
Secondo il quotidiano tedesco, il gruppo di<strong> sostenitori filo-palestinesi</strong> avrebbe attraversato l’aeroporto scandendo slogan e sventolando bandiere, arrivando anche a invocare uno Stato palestinese “dal fiume al mare”, espressione che richiama alla cancellazione dello Stato d’Israele. Con l’aumentare della tensione sarebbero intervenuti circa dieci agenti, che hanno immobilizzato a terra un giovane manifestante poi portato via di forza.</p>
<p>Nei filmati circolati online si sentono i presenti gridare contro la “brutalità della polizia”, mentre alcuni simpatizzanti avrebbero insultato gli agenti definendoli “<strong>pagliacci</strong>” e accompagnando i video con emoji di clown. Un poliziotto, ripreso nelle stesse immagini, ha invece difeso l’operato delle forze dell’ordine sostenendo che sia stata utilizzata “forza proporzionata”.</p>
<p>La vicenda arriva pochi giorni dopo<a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-modello-spagnolo-di-elly-manganellate-senza-pieta-alla-flotilla/" target="_blank" rel="noopener"> gli scontri avvenuti all’aeroporto di Bilbao</a>, dove alcuni attivisti rientrati dalla flottiglia diretta a Gaza erano stati fermati dalla polizia basca. In quell’occasione quattro persone erano finite in manette con accuse che andavano dalla resistenza all’arresto all’aggressione a pubblico ufficiale.</p>
<p>Il caso rischia ora di avere anche conseguenze politiche. Tre cittadini austriaci coinvolti nelle iniziative della flottiglia erano stati arrestati in Israele nei giorni scorsi dopo aver tentato di forzare il blocco navale verso Gaza. Il ministro degli Esteri austriaco, Beate Meinl-Reisinger, aveva criticato il trattamento ricevuto dagli attivisti da parte di Israele definendolo “assolutamente inaccettabile” e ribadendo che la tutela dei cittadini austriaci rappresenta una “priorità assoluta”. La <em>Bild</em> sottolinea inoltre come gli stessi attivisti stiano ora accusando anche la polizia austriaca di eccesso di forza. In uno dei video, riferisce il giornale, un manifestante arriva persino a paragonare l’intervento degli agenti al nazismo.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-allora-e-un-vizio-caos-in-aeroporto-a-vienna-la-polizia-arresta-la-flotilla/">Ma allora è un vizio: caos in aeroporto, a Vienna la polizia arresta la Flotilla</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Modena, colpo di scena: &#8220;Video del terrore nel cellulare di El Koudri&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 11:59:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[Salm El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'esclusiva di Fuori dal Coro: gli investigatori cercano anche tra gli scritti del padre dell'attentatore </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-colpo-di-scena-video-del-terrore-nel-cellulare-di-el-koudri/">Modena, colpo di scena: &#8220;Video del terrore nel cellulare di El Koudri&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi si ricorda più di <strong>Salim El Koudri</strong>? Fatta passare per la mossa di un pazzo, con i media che scrivevano che &#8220;si sente italiano&#8221;, che &#8220;ha chiesto una Bibbia e un prete&#8221;, che cercava solo un lavoro, ormai i giornali parlano di altro. È passata quasi inosservata anche la decisione del Gip di escludere dalle motivazioni l&#8217;ipotesi che a spingerlo a commettere la folle strage di Modena siano stati problemi psichici: un&#8217;ipotesi che non ha scalfito neanche di mezzo millimetro la Narrazione portata avanti da molti quotidiani per evitare di parlare di terrorismo islamico. Eppure pare che, scavando, gli investigatori abbiano trovato ben altro nei tanti pc e dispositivi sequestrati a El Koudri dopo che la sua C3 ha falciato e ferito otto persone.</p>
<p>A rivelarlo è <em>Fuori dal Coro</em>. In mano alla polizia ci sono infatti cinque telefoni, quattro computer, due hard disk e alcune penne Usb. Cosa hanno trovato lì dentro? La trasmissione condotta da Mario Giordano parla di &#8220;<strong>un video di violenza molto significativo</strong>&#8221; presente almeno in uno dei suoi telefoni. Inoltre, gli inquirenti stanno analizzando anche gli scritti in arabo del padre, dove sarebbero state trovate &#8220;frasi contro l&#8217;Occidente colonizzatore&#8221;. &#8220;Perché il colonialismo ha dominato?&#8221;, si sarebbe chiesto nei suoi scritti il padre di Salim. E ancora: &#8220;I Paesi occidentali si sono imposti in Nordafrica&#8221;. Possibile che questi pensieri abbiano in qualche modo segnato anche l&#8217;attentatore?</p>
<p>In fondo, solo alcuni anni fa <a href="https://www.nicolaporro.it/il-vostro-gesu-in-croce-lo-brucio-lodio-di-salim-lattentatore-di-modena/" target="_blank" rel="noopener">aveva inviato e-mail all&#8217;Università di Modena</a>, rea di non averlo assunto per un lavoro all&#8217;altezza, insultando i &#8220;bastardi cristiani&#8221; e il loro Gesù. Non solo. Sempre secondo <em>Fuori dal Coro</em>, al telefono con un impiegato del centro per l&#8217;impiego avrebbe detto: &#8220;Per farmi notare cosa devo fare? Ammazzare una persona? Perché nessuno sa chi sono io&#8221;. Intervistata dall&#8217;inviata <strong>Serena Pizzi</strong>, inoltre, una persona che &#8220;conosce bene&#8221; El Koudri ha spiegato che &#8220;ce l&#8217;aveva con tutti i cristiani perché non gli davano lavoro&#8221;.</p>
<p>Guarda <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/fuoridalcoro/non-era-solo-un-pazzo-le-carte-inedite-dellinchiesta-di-modena_F314086901033C01" target="_blank" rel="noopener nofollow">qui</a> il servizio di <em>Fuori dal Coro</em></p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/avevo-tutti-contro-ecco-la-manovra-di-salim-dare-la-colpa-a-tutti-noi/">&#8220;Avevo tutti contro&#8221;. Ecco la manovra di Salim: dare la colpa a tutti noi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-salim-la-pazzia-ma-perche-ci-facciamo-prendere-per-il-c/">Modena, Salim, la pazzia: ma perché ci facciamo prendere per il c*</a>? di Max Del Papa</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-colpo-di-scena-video-del-terrore-nel-cellulare-di-el-koudri/">Modena, colpo di scena: &#8220;Video del terrore nel cellulare di El Koudri&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Cosa ci dicono (davvero) le nuove intercettazioni di Sempio contro i pm</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cosa-ci-dicono-davvero-le-nuove-intercettazioni-di-sempio-contro-i-pm/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Romiti]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso Garlasco si colora di un altro giallo: "Giudici tutti corrotti"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come riportato con grande risalto dalla stampa nazionale, <strong>Andrea Sempio</strong>, in una intercettazione del 21 marzo del 2025, attacca pesantemente i <strong>magistrati</strong> che lo hanno indagato.</p>
<p>Discorrendo in macchina con una sua amica, chiama in causa anche la sua amica e legale <strong>Angela Taccia</strong> a sostegno delle sue argomentazioni. “C’è la Gip che è Garlaschelli – dichiara in merito al giudice per le indagini preliminari -, che l’Angela Taccia mi ha detto che è una stronza”. Poi aggiunge senza mezzi termini: “Noi sappiamo che dall’altra parte abbiamo <strong>gente brutta</strong> e conosciuta per essere stra-corrotta”. In un altro passaggio egli sottolinea che “Napoleone, Civardi… Sono tutti stra-corrotti”. Successivamente sulla Garlaschelli corregge il tiro e precisa: “In realtà la Garlaschelli si è rivelata una persona corretta cioè, magari stronza nei modi anche se Angela mi ha detto che l’ha trattata bene. Ma comunque corretta”. In merito alla lunga querelle sulla traccia di <strong>Dna</strong> rinvenuto sulle unghie della vittima, contro cui c&#8217;è stata una forte resistenza della difesa nei riguardi dell’incidente probatorio, Sempio invece si esprime così: “Questo qui non è un problema tecnico-giuridico, per me è la gente con cui abbiamo a che fare — insiste Sempio riportando le parole dei suoi legali —. Le persone sotto sono corrotte, quindi io mi aspetto il peggio possibile da tutto questo.”</p>
<p>Ora, non credo che queste parole piuttosto incaute possano avere un qualche rilievo nel sempre più probabile processo, le quali sembrano esprimere una <strong>comprensibile irritazione</strong> per l’ennesima indagine a suo carico, innocente o colpevole che egli sia.</p>
<p>Tuttavia vi sono alcuni aspetti che mi sento di sottolineare. In primis, ciò conferma una sostanziale <strong>differenza comportamentale tra Sempio e Alberto Stasi</strong>, attuale condannato per l’efferato crimine. Mentre quest’ultimo, malgrado il massacro mediatico- giudiziario a cui è stato sottoposto per anni, subendo ben cinque processi, ha sempre manifestato fiducia negli organi inquirenti, parlando sempre con essi e collaborando in tutti modi che gli erano possibili.</p>
<p>L’attuale indagato, al contrario, almeno in questa ultima indagine, oltre ad essere stato costretto a fornire il proprio Dna, <strong>non ha mai voluto interloquire con gli stessi inquirenti</strong> e, cosa che Stasi ha sempre evitato come la peste, di converso ha fatto il giro delle sette chiese televisive raccontando la sua versione.</p>
<p>Inoltre, prendendo per buono il fatto che Sempio cita la sua avvocata Taccia a conferma dei suoi pesanti giudizi suglia attuali inquirenti, si avvalora l’impressione – ripeto è solo una impressione – che ho sempre avuto circa la sua scelta di farsi rappresentare da una amica di lungo corso. Scelta la quale, per quello che si è potuto osservare nei vari interventi televisivi della Taccia, non è sembrata particolarmente azzeccata.</p>
<p>Ora, come detto all’inizio, tutto questo non costituisce nemmeno mezzo indizio, ma – dato che siamo umani – non può che rafforzare la determinazione di chi sostiene l’accusa, appesantendo ulteriormente l’immagine di Sempio di fronte all’opinione pubblica. Peso che, vorrei sommessamente ricordare, nella condanna del “Biondino dagli occhi di ghiaccio” sembra che abbia avuto un ruolo determinante.</p>
<p>Claudio Romiti, 25 maggio 2026</p>
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		<item>
		<title>La nonna d&#8217;Italia: sventola il Tricolore in faccia ai Pro Pal</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 17:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[pro pal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Milano una signora ha preso la bandiera italiana e l'ha sventolata dal suo balcone mentre sotto passava il corteo per la Palestina. E loro la contestano pure</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-nonna-ditalia-sventola-il-tricolore-in-faccia-ai-pro-pal/">La nonna d&#8217;Italia: sventola il Tricolore in faccia ai Pro Pal</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono azioni che ti rendono orgoglioso, azioni che ti fanno rendere conto che non tutto è perduto!</p>
<p>Durante la manifestazione <strong>pro palestina</strong>, una residente, una Italiana, una milanese si affaccia al balcone e sventola il <strong>TRICOLORE</strong>. E in Italia a Milano una bandiera Italiana. Viene contestata.. ORGOGLIO ITALIANO!</p>
<p>Grazie Signora.</p>
<p>Pasquale Alessandro Griesi, 24 maggio 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1624316548625800%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Come si fa a celebrare davvero Falcone</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/come-si-fa-a-celebrare-davvero-falcone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 17:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni falcone]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[strage di Capaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 34 anni da Capaci, l’Italia celebra il magistrato Giovanni Falcone ma continua a evitare le domande più scomode</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/come-si-fa-a-celebrare-davvero-falcone/">Come si fa a celebrare davvero Falcone</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A trentaquattro anni dalla<strong> strage di Capaci</strong>, il nome di<strong> Giovanni Falcone</strong> continua a rappresentare uno dei simboli più alti dello Stato nella lotta alla mafia. Ogni commemorazione è doverosa. Ogni ricordo è necessario. Falcone non fu soltanto un magistrato coraggioso: fu un uomo che comprese prima di molti altri la natura moderna, economica e internazionale di Cosa Nostra. Pagò con la vita questa lucidità, insieme a Francesca Morvillo e agli agenti della scorta.</p>
<p>Eppure, mentre il Paese giustamente celebra il suo sacrificio, resta una domanda che continua ad attraversare la storia repubblicana: <strong>sappiamo davvero tutta la verità sulle stragi del 1992?</strong> La narrazione ufficiale ha fissato alcuni punti fermi: la mafia decise di colpire Falcone e, poche settimane dopo, Paolo Borsellino per reagire alla pressione investigativa e giudiziaria culminata nel maxiprocesso. Ma, col passare degli anni, numerosi elementi hanno suggerito che quella stagione di sangue potrebbe non essere stata soltanto una vendetta mafiosa. Troppe zone d’ombra, troppe anomalie, troppi silenzi continuano a emergere.</p>
<p>Ci sono le domande sui depistaggi, sui falsi collaboratori di giustizia, sulle agende scomparse, sulle presenze mai chiarite nei giorni delle stragi. Ci sono le ombre dei rapporti fra pezzi dello Stato, apparati deviati, interessi politici ed equilibri internazionali. E soprattutto c’è la netta<strong> sensazione che la verità processuale, pur fondamentale, non coincida ancora con la verità storica</strong>. Falcone stesso aveva intuito che la mafia non fosse un corpo isolato, ma un sistema capace di intrecciarsi con poteri economici e istituzionali. Per questo il suo insegnamento oggi non può ridursi a una rituale celebrazione. Ricordarlo davvero significa avere il coraggio di continuare a fare domande scomode.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quanta-ipocrisia-su-falcone-e-borsellino/">Quanta ipocrisia su Falcone e Borsellino</a></li>
</ul>
<p>Perché ogni anniversario rischia di trasformarsi in una liturgia rassicurante: le corone di fiori, le frasi solenni, gli applausi unanimi. Ma la memoria autentica non è mai comoda. E <strong>non può accontentarsi di una verità incompleta</strong>. Dopo oltre tre decenni, il Paese conosce gli esecutori mafiosi di quelle stragi, ma continua a interrogarsi sui mandanti esterni, sulle coperture, sulle convergenze di interessi che resero possibile quella stagione terroristica. Non è revisionismo, né dietrologia: è la consapevolezza che alcune pagine decisive della nostra Repubblica restano ancora oscure.</p>
<p>Celebrando Falcone, dunque, non si dovrebbe soltanto ricordare un eroe civile. Si dovrebbe anche riconoscere con onestà che la ricerca della verità non è conclusa. E che forse proprio<strong> questo è il lascito più scomodo</strong> del magistrato palermitano: l’idea che la giustizia non possa fermarsi davanti alle convenienze, ai compromessi o alle verità di comodo.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 23 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/come-si-fa-a-celebrare-davvero-falcone/">Come si fa a celebrare davvero Falcone</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Avevo tutti contro&#8221;. Ecco la manovra di Salim: dare la colpa a tutti noi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/avevo-tutti-contro-ecco-la-manovra-di-salim-dare-la-colpa-a-tutti-noi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 16:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il legale dell'attentatore di Modena sta portando avanti la strategia della distrazione. Ormai pare che la vittima sia El Koudri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/avevo-tutti-contro-ecco-la-manovra-di-salim-dare-la-colpa-a-tutti-noi/">&#8220;Avevo tutti contro&#8221;. Ecco la manovra di Salim: dare la colpa a tutti noi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo la Treccani, dicesi Narrazione “l&#8217;atto di raccontare eventi reali o immaginari, attraverso cui l&#8217;uomo organizza l&#8217;esperienza, costruisce significati e trasmette conoscenze”, ma negli ultimi tempi Narrazione è divenuta sinonimo del contrario: il racconto di una realtà che non c&#8217;è da parte del potere globalista, per brevità chiamato èlite, da imporre alla plebe per indurla a determinate credenze e a comportamenti di conseguenza. L&#8217;atto risulta spostato dagli eventi reali a quelli immaginari con pretesa di fondatezza, di realtà. La Narrazione la definiva effiicacemente lo Schwaab del World Economic Forum: “é l&#8217;unica cosa reale ed è nostra”. Per dire il racconto ufficiale, diffuso dai media novecenteschi come dai social, che orienta gli affari, determina le politiche; si potrebbe anche dire la versione della finanza tecnologica che controlla l&#8217;informazione e usa la politica burocratica in funzione esecutiva, di mera erogatrice di normative impositive e repressive, agevolate dalla tecnologia del controllo, finalizzate agli affari.</p>
<p>La Narrazione è quella che, in modo totalmente privo di fondamento, afferma mentendo e sapendolo che l&#8217;auto elettrica salverà il mondo, come la bellezza di Dostoevskji, quando lo condanna; stessa cosa per i vaccini, per le pandemie, per il modo di alimentarsi, per la sessualità non più genetica, naturale ma follemente decisa, preferita con licenza di articolarla. Per questa strada si perde il mondo ed è la strada delle zecche fatte piovere dall&#8217;alto per avvelenare le bestie come gli umani, in modo da sterminarli curandoli, da inquinare cielo e terra, come progettava la cricca demoniaca attorno al terminale Epstein, cricca della quale non si sente più parlare, coi gli Stranamore dei vaccini, delle carni chimiche, dei parassiti alla Bill Gates che si recava una trentina di volte ai suoi festini: ma gli è bastato dire va bene, non lo farò più e nessuno gliene ha chiesto conto e lui può continuare con i suoi propositi di sterminio organizzato. Sorretti dalla Narrazione.</p>
<p>La Narrazione da un po&#8217; ha subito una evoluzione: non punta più a indurre, ad imporre una lettura immaginaria di eventi immaginari pretendendoli veri, squaderna verità palesemente fittizie in modo da imporle in quanto tali, in una logica tipicamente totalitaria: a misura della palese inverosimiglianza di quanto ti dico e della mia potenza nell&#8217;importela, ho la proporzione del mio potere sconfinato. È il processo che determina nelle popolazioni schiacciate dai regimi assoluti nevrosi e alienazioni di bassa. Bene: ci siamo se un giornale può titolare senza imbarazzo che l&#8217;aprile 2026 è stato il più torrido di tutti i tempi “siccome non ve ne siete accorti”. Come per le pandemie asintomatiche, siete infetti, impestati perché non lo sapete. E vuol dire: non prendetevi la briga di pensare, di ragionare, di sentire: ci sono io Narrazione che lo faccio per voi e vi spiego cosa e come siete, dovete essere.<br />
Nella Narrazione alienante entra di diritto il racconto dell&#8217;Islam pacifico, dialogante, convivente, tollerante protratto dai media comperati come dall&#8217;ennesimo papa sconsiderato o complice, più diffusamente da un clero islamista del tutto idiota o mascalzone (le due cose non stanno necessariamente in contraddizione); e ci sta che uno della jihad, uno stragista fatto e finito venga fatto passare per un poeta del disagio, un malinconico cavaliere solitario che aveva tutti contro. Cosa la Narrazione? È il volto sostituito da “Repubblica”, operazione gravissima, scellerata che un Ordine avrebbe il dovere di censurare, la faccia da bravo ragazzo appena un po&#8217; berbero in luogo della faccia reale del criminale, un tarato con i segni della malvagità. Ma diffondere subito quei tratti sarebbe stato come ammettere subito la matrice, per cui la Narrazione usa l&#8217;intelligenza artificiale e il bravo ragazzo in foto che non esiste, resta, circola. Da cui uno sforzo supplementare, ma improbo, da parte di noialtri eretici: non più difendere la realtà ma demolire sistematicamente una torre babelica di menzogne che ricresce sistematicamente.</p>
<p>Non è un caso che subito dopo la strage di Modena, la prima strage che tutti sanno dovuta al jihadismo, si sia registrato un dilagare della violenza e del teppismo o terrorismo di stampo maranza, africano o generalmente islamista come qualcosa di incontrollato, che nessuno riesce più ad arginare: risse tra extracomunitari a Modena nello stesso luogo della strage, a Firenze un quindicenne cova propositi stragisti germinati, grottescamente, durante un ricovero in una comunità religiosa cattolica, a Milano un Gambia passa i tornelli della stazione Centrale, uno dei luoghi più militarizzati d&#8217;Europa, brandendo un machete di 32 centimetri, allo scalo di Lampugnano un Nigeria violenta una malcapitata francese contro una grata, rapine e aggressioni dappertutto nel rigurgito dell&#8217;Islam ringhioso, fanatico. Non è un caso, ha a che vedere con la mancata reazione dopo la strage, qualcosa di incredibile, di indecente anche perché determinato in parte da chi porta la responsabilità della sicurezza: come è possibile che a vittime ancora calde mezzo governo, da Tajani a Piantedosi, si precipita a dire che l&#8217;autore è “un italiano, un ragazzo”? Il ministro di polizia che, subito, prima di tutti, spara la sua certezza, “si deve solo a disagio psichico”, smentito da una procura, dal gip di Modena, città-sistema del PD: a questo punto o Piantedosi non sa cosa succede a Modena, ed è grave, oppure lo sa ed è peggio: può ancora fare il ministro di tutela uno così?</p>
<p>Tutto si tiene e il processo di beatificazione dello stragista ha dell&#8217;indegno, dell&#8217;allucinante, ma non del sorprendente: ci può stare che lo porti avanti il PD, i suoi giornali irresponsabili, ma la destra ancora al governo davvero non ha niente da dire, a parte difendere in modo quasi isterico una Flotilla idealmente collegata con il poco bergamasco, molto marocchino che, secondo i giudici, mente, inventa, potrebbe riprovarci, voleva tornare in Marocco subito dopo una strage che qualcuno lo ha sentito annunciare, vantandosi di avere ricevuto 40mila euro in prezzo?</p>
<p>E che sia atto tipicamente jihadista non ci sono dubbi. L&#8217;avvocato, il più rinomato e costoso di Modena, che nessuno ha capito chi pagherà, è abile e fa il suo mestiere. Questo legale è storicamente attivo nella militanza propal, è il tutore di una come la Francesca Albanese, è abile, sa come servirsi dei media. Mi ha scritto uno: “E&#8217; stato mio insegnante di Diritto alle superiori, spiegava come nessuno, ma aveva un difetto: faceva proselitismo, ci ho messo anni ad uscirne”. Sì, questo avvocato Gianelli sa il fatto suo, non chiede la perizia psichiatrica sapendo che sarebbe controproducente, ma non rinuncia a dipingere il suo assistito come un disagiato così può metterla, n modo sibillino, sul pentimento – di che cosa, esattamente? &#8211; e, in modo ancor più sottile, sposta il raggio dell&#8217;attenzione sul disagio sociale cioè inverte i termini della responsabilità, la colpa di una strage dovuta all&#8217;indifferenza crudele di un sistema Paese che ignora il giovane volonteroso, lo induce a disperazione che sfocia in spirito di rivalsa. I giornali del parastato gramsciano, come li chiama Boni Castellane, non chiedono altro che di rilanciare una tesi palesemente insostenibile &#8211; ancora la Narrazione &#8211; ma efficace.</p>
<p>Adesso Salim non è più tanto italiano, torna l&#8217;eterno marocchino discriminato in quanto tale, pur restando sensibile decente: chiede come stanno le vittime, rifiuta di incontrare i genitori perché non si è ancora sistemato, pulito. Nessuno domanda della dotazione tecnica, inusuale in un disoccupato ma consueta in un jihadista, di tutti quei telefoni e computer, delle memorie esterne zeppe di dati criptati, delle criptovalute e delle mazzette in contanti, dei 40mila euro assunti in premio, almeno secondo testimonianze. Nessuno parla più dei gambizzati, esprimere ricordo, compassione è disdicevole: a Modena, porca città piddina, qualche giovinastro chissà di quale idea, militanza, ha strappato i fiori freschi dal luogo dell&#8217;eccidio, uno striscione commemorativo è stato rimosso dal Comune nel silenzio del governo.<br />
Il jihadismo interno assiste, probabilmente divertito, certo sprezzante, all&#8217;inopinata trasformazione di uno di loro in un martire e un eroe e prende nota. Tutto procede di conseguenza ed altre stragi verranno come coltelli nel burro di una coscienza politica e sociale rancida. Nell&#8217;indifferenza o almeno nell&#8217;impotenza di chi non ci sta ma non ha mezzi per opporsi, il maranzato si impadronisce del Paese: al resto pensano gli stragisti sensibili, malinconici. Pare insano, forse lo è, ma da questa strage idealmente ascrivibile allo sconsiderato integrazionismo a tout prix della sinistra, essa sinistra esce rafforzata, la capa del PD, la Lella, arriva con tracotanza a pretendere altri 15mila psicologi e burocrati con cui estendere il controllo egemonico, la Narrazione infama chiunque si dolga di una invasione spaventosa anche perché incontrollata, la Boldrini ha riassunto bene la linea del partito: “Fascisti andatevene, ci vuole ancora più integrazione”. Ma il marocchino Salim era perfettamente integrato, era un maranzaminkia che diceva: voglio il lavoro che voglio, dove lo voglio, alle condizioni che voglio se no vi brucio a voi cristiani di merda e al vostro Gesù Cristo in croce. Ne hanno subito fatto un eroe, più Ulisse che Tersite. La destra ne esce ancora una volta stordita, come suonata. Sulla difensiva. Fateci caso, hanno perfino rinunciato a piagnucolare ogni volta che la sinistra che non governa ma comanda impone qualche nuova oscenità. Tutto ormai viene subìto nel segno di una sottomissione culturale che ha dello spaventoso. Dieci persone falciate, due amputate e la colpa è dell&#8217;Italia merdosa che non fa passare avanti l&#8217;italiano marocchino. Con l&#8217;Islam organizzato che dice a una voce bastardi, razzisti, questo ed altro vi meritate, farete i conti con noi. Ed è la voce simbolo del Salim che minacciava nelle mail all&#8217;Università, diventato portavoce dell&#8217;Islam con cui, insiste il suo avvocato propal, non avrebbe niente a che fare.</p>
<p>Max Del Papa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/avevo-tutti-contro-ecco-la-manovra-di-salim-dare-la-colpa-a-tutti-noi/">&#8220;Avevo tutti contro&#8221;. Ecco la manovra di Salim: dare la colpa a tutti noi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Studenti magrebini pestano e bastonano i prof. E non li denunciano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 10:44:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il video choc da Parma: docenti accerchiati e malmenati. Poi il filmato finisce sui social</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un gruppo di ragazzi che accerchia due professori, li insulta, li spinge e poi passa alle mani. Calci, pugni e persino un <strong>bastone</strong> usato per colpire uno dei <strong>docenti</strong> finito a terra. È successo a Parma, nel parco Falcone e Borsellino, a pochi metri dall’Itis Leonardo Da Vinci, in un episodio ripreso in video e diventato rapidamente virale sui social.</p>
<p>“Mi arriva questo video: ITIS, studenti (presunti marocchini ma poco importa) picchiano due prof. Servono provvedimenti urgenti e pene esemplari per i responsabili”, ha scritto Priamo Bocchi, consigliere regionale di Fratelli d&#8217;Italia sul suo profilo Facebook.Secondo quanto emerso nelle ricostruzioni delle ultime ore, tutto sarebbe iniziato durante <strong>una pausa scolastica.</strong> Alcuni studenti e giovani presenti nel parco avrebbero avuto <strong>un atteggiamento provocatorio</strong> e due insegnanti sarebbero intervenuti per cercare di riportare la calma. Da lì, però, la situazione sarebbe degenerata nel giro di pochi istanti.</p>
<p>Nelle immagini che circolano online si vedono chiaramente<strong> i docenti circondati da un gruppo di ragazzi</strong>. Uno dei professori viene inseguito e spintonato, mentre attorno si sentono urla e risate. Poi la violenza aumenta: uno degli aggressori afferra un bastone e colpisce il docente sulla schiena mentre un altro insegnante tenta di intervenire per difendere il collega. La scena prosegue tra caos, schiamazzi e telefoni puntati addosso ai professori.</p>
<p>Solo l’arrivo di altri adulti avrebbe evitato conseguenze peggiori. Un terzo docente, secondo le ricostruzioni, avrebbe minacciato di chiamare la polizia, riuscendo infine a disperdere il gruppo. <strong>Sul posto sono poi intervenute le forze dell’ordine</strong>, che hanno avviato gli accertamenti per identificare tutti i ragazzi coinvolti nell’aggressione e verificare eventuali responsabilità penali.</p>
<p>I due insegnanti avrebbero riportato <strong>contusioni</strong> e ferite lievi, ma soprattutto un forte shock per quanto accaduto. Al momento <strong>non sarebbe stata formalizzata una denuncia</strong>, anche se gli investigatori stanno acquisendo i video diffusi sui social e ascoltando le testimonianze di chi era presente nel parco al momento del pestaggio.</p>
<p>L’episodio ha provocato immediate reazioni nel mondo politico e scolastico. Il dirigente dell’istituto ha parlato di fatti “gravissimi”, annunciando possibili provvedimenti disciplinari nei confronti degli studenti coinvolti. Solidarietà ai professori è arrivata anche dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha espresso vicinanza alla comunità scolastica.</p>
<p>Durissima pure la reazione dei sindacati della scuola, che denunciano da tempo un aumento degli episodi di aggressione contro gli insegnanti. “Sta venendo meno il rispetto dell’autorità e della figura educativa”, è il ragionamento che circola tra docenti e rappresentanti del settore dopo l’ennesimo caso di violenza.</p>
<p>E proprio il video dell’aggressione, con i professori umiliati e colpiti davanti agli smartphone accesi dei ragazzi, racconta forse meglio di qualsiasi analisi il clima che si respira oggi in molte scuole italiane: tensione, sfida continua all’autorità e una violenza sempre più esibita, filmata e condivisa online come fosse uno spettacolo.</p>
<p>&#8220;Riguardo all’odioso episodio dell’aggressione dei ragazzi magrebini ai professori dell’ITIS: ho parlato a lungo con un genitore di una ragazza che frequenta la scuola e ora mi ribolle il sangue&#8221;, dice Priamo Bocchi. &#8220;Viene voglia a me di andare in quella scuola (e non è escluso che lo faccia), ma giuro che se fossi il sindaco (anziché occuparmi dei rifugi climatici e delle aiuole della Pace) domattina alle 8 sarei là a parlare alla classe che frequentano, al preside, alle famiglie. Ci tornerei tutte le mattine e andrei pure dal Prefetto, dal Procuratore e direi al delegato alla sicurezza di muoversi e al comandante della polizia locale di lasciar lì di dar delle multe al povero Bocchi perché ha l’auto davanti al suo passo carrabile o l’ha lasciata in sosta per 5 minuti senza disco orario in un parcheggio semideserto e di andare invece là tutte le mattine!!! E comunque insieme all’onorevole Gaetana Russo chiederemo un Atto Ispettivo al Ministero dell’istruzione. Gli atti di bullismo e di violenza di questi delinquenti vanno avanti già da troppo tempo e sono già troppe le vittime che li hanno subiti&#8221;.</p>
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		<title>Maldive, il cunicolo e la sabbia: ecco le foto della grotta dove sono morti di sub</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/maldive-il-cunicolo-e-la-sabbia-ecco-le-foto-della-grotta-dove-sono-morti-di-sub/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 15:31:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Maldive]]></category>
		<category><![CDATA[Sub]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il team internazionale che ha recuperato i corpi degli italiani pubblica le immagini su Instagram</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 21 maggio 2026, cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione nella grotta di Dekunu Kandu, conosciuta come la “grotta degli squali”, situata nell’atollo di Vaavu, Maldive. Le vittime sono <strong>Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri</strong> e la guida <strong>Gianluca Benedetti.</strong> La grotta, considerata complessa e insidiosa, è un sistema di tunnel e cavità scavate nella barriera corallina che si estende a una profondità di oltre 50 metri.</p>
<h2>La struttura della grotta e gli ostacoli</h2>
<p>La grotta è composta da tre ambienti principali: la prima camera, più accessibile, riceve una minima quantità di luce naturale; la seconda è più profonda e angusta, arrivando a circa 60 metri di profondità; la terza è la più pericolosa, caratterizzata da spazi chiusi e totale oscurità. I tre ambienti sono collegati da un corridoio stretto di circa 30 metri di lunghezza, tre metri di larghezza e un metro e mezzo di altezza. L’orientamento nella grotta è reso difficile dall’oscurità, dalla sabbia sollevata dai movimenti e dalla conformazione irregolare dei tunnel.</p>
<p>A dimostrarlo ci sono le foto pubblicate dal team di esperti finlandesi che ha recuperato i corpi delle vittime. Nella prima parte delle immagini si vede &#8220;la squadra di soccorso all&#8217;opera all&#8217;interno della sezione iniziale della caverna di Thinwana Kandu, dove la luce naturale filtra ancora dall&#8217;ingresso&#8221;. Poi ci sono &#8220;le sezioni interne più strette della grotta, dove la visibilità può scomparire rapidamente a causa dei sedimenti corallini sollevati e la navigazione diventa più complessa&#8221;. La Dan Europe, compagnia assicurativa specializzata in attività subacquea, ha fatto sapere che &#8220;sono questi gli ambienti in cui la squadra di soccorso ha operato durante la missione di ricerca e recupero degli ultimi giorni&#8221;.</p>
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<p>I corpi sono stati trovati tutti insieme in una porzione della grotta. &#8220;Siamo stati molto sollevati quando li abbiamo trovati perché siamo stati molto tempo nella prima immersione senza individuarli e stavamo cominciando a pensare che non fossero più lì. C&#8217;è stato quindi sollievo pensando che li avremmo recuperati e portati in superficie&#8221;, ha detto all&#8217;Ansa Sami Paakkarinen. &#8220;La grotta &#8211; ha spiegato &#8211; è molto profonda, 60 metri; non è molto lunga, circa 200 metri, ma è molto impegnativa. Ne abbiamo esplorato di più lunghe e più profonde, ogni grotta è un ambiente rischioso ma io definirei questa molto impegnativa&#8221;.</p>
<h2>L’immersione fatale</h2>
<p>Secondo una prima ricostruzione, il gruppo avrebbe raggiunto la seconda camera dopo essere entrato nella prima. Durante il tentativo di ritorno, i sub potrebbero aver perso l’orientamento, complice un effetto ottico causato dalla sabbia sul fondo, e imboccato un cunicolo laterale senza uscita. Quest’errore si è rivelato fatale, intrappolandoli in un ambiente chiuso dove la mancanza d’aria ha determinato la loro morte. Gianluca Benedetti è stato ritrovato nella prima camera, forse nel tentativo di tornare indietro, ma il tempo e l’autonomia dell’aria a disposizione non sono stati sufficienti.</p>
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</blockquote>
<p><script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script></p>
<p>Secondo la Dan Europe, organizzazione specializzata in sicurezza subacquea, i sub italiani utilizzavano bombole da 12 litri, la cui autonomia a 60 metri di profondità può durare all’incirca solo 10-12 minuti. Questa attrezzatura limitata, combinata con l’assenza di fili guida adeguati – detti “fili di Arianna” – per segnalare la via d’uscita, ha contribuito al tragico epilogo. Pur essendo sub esperti, non avevano brevetti specifici per immersioni in grotta o in ambienti chiusi, né attrezzature avanzate come rebreather o scooter subacquei utilizzati dai soccorritori per il recupero dei corpi.</p>
<h2>L’indagine in corso</h2>
<p>Le autorità italiane e maldiviane hanno avviato indagini per chiarire la dinamica dell’incidente e verificare eventuali responsabilità. Sono state disposte autopsie sui corpi e saranno esaminate le attrezzature utilizzate dai sub, inclusi computer subacquei, telecamere GoPro e sistemi di illuminazione. La Squadra Mobile di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Le testimonianze dei soccorritori finlandesi e le analisi tecniche saranno fondamentali per fare luce su quanto accaduto nella grotta di Dekunu Kandu.</p>
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		<title>Il gesto di Davide che restituisce fiducia nell’umanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 14:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[davide cavallo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel giorno della condanna, il giovanne accoltellato compie un gesto raro che restituisce speranza e fiducia nel valore del perdono</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono rimasta piacevolmente colpita e commossa dall&#8217;esempio di profonda umanità che il <strong>giovane Davide Simone Cavallo</strong> ha dato a tutti noi, non solo perché ha perdonato il suo aggressore ma lo ha anche abbracciato in tribunale, in occasione dell&#8217;emissione della sentenza di condanna.</p>
<p>Davanti a tutti quegli episodi di violenza di cui la cronaca ogni giorno ci informa, davanti a tutti quegli episodi che talvolta fanno perdere la fiducia nell&#8217;umanità, il gesto del giovane Davide infonde tanta <strong>fiducia e tanta speranza</strong> nel fatto che l&#8217;umanità può avere ancora l&#8217;ultima parola, che l&#8217;umanità può essere preservata e testimoniata.</p>
<p>Si tratta di un gesto che merita di essere conosciuto da tutti, dai giovani, innanzitutto, ma anche dagli adulti che spesso paiono dimenticare la dignità cui ciascuno di noi è chiamato a testimoniare e ad onorare. <strong>Il perdono è un atto difficile</strong> da compiere, è un atto che coinvolge la persona ferita, moralmente e fisicamente, è un atto che impegna chi lo esercita e dà un beneficio grandissimo a chi vive attorno a lui.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/studente-accoltellato-in-corso-como-20-anni-all-aggressore/" target="_blank" rel="noopener">Bocconiano accoltellato e reso invalido in corso Como per 50 euro, l&#8217;aggressore condannato a 20 anni</a></li>
<li><a href="https://x.com/NicolaPorro/status/2057442542963073094" target="_blank" rel="noopener nofollow">https://x.com/NicolaPorro/status/2057442542963073094</a></li>
</ul>
<p><strong>Mi auguro che l&#8217;aggressore sia all&#8217;altezza del perdono</strong> ricevuto e possa iniziare un cammino di reale presa di coscienza del male compiuto e di desiderio di cambiamento, così da riparare alla ferita provocata non solo a Davide Cavallo ma all&#8217;intera società. <strong>Grazie, caro Davide</strong>, per il tuo esempio e la tua testimonianza: il tuo perdono rende più bella la nostra umanità che spesso pare aver dimenticato se stessa.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 22 maggio 2026</p>
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		<title>&#8220;Non ho paura del suo cognome&#8221;. E De Rensis sgancia una bomba sulla Cappa e Garlasco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 13:09:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[stefania cappa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'avvocato di Stasi denunciato da una delle cugine di Poggi. E lui rivela di una telefonata ricevuta nel luglio del 2022...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ho-paura-del-suo-cognome-e-de-rensis-sgancia-una-bomba-sulla-cappa-e-garlasco/">&#8220;Non ho paura del suo cognome&#8221;. E De Rensis sgancia una bomba sulla Cappa e Garlasco</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso di <strong>Garlasco</strong> si sta trasformando in una sorta di <strong>guerra senza quartiere</strong> sia sul piano mediatico e sia su quello giudiziario. Tant’è che, come riporta ampiamente la stampa nazionale, <strong>Stefania Cappa</strong>, cugina della povera Chiara Poggi, ha presentato una denuncia presso la Procura di Milano contro l’avvocato <strong>Antonio De Rensis</strong>, uno dei legali di <strong>Alberto Stasi,</strong> Alessandro De Giuseppe, inviato de <em>Le Iene</em>, e l’ex maresciallo Francesco Marchetto, che all’epoca del delitto comandava i carabinieri del piccolo paese della Lomellina.</p>
<p>Il reato contestato nella denuncia sembra piuttosto inusuale: “associazione a delinquere finalizzata all’istigazione e alla diffamazione”. Sulla questione che lo riguarda evidentemente da vicino è stato molto duro De Rensis, intervenendo nella puntata di Ore 14 sera del 21 maggio, condotta su Rai2 da Milo Infante: “Devo dire che dopo la notizia della riapertura dell’indagine, questo nell’ultimo anno e mezzo è il giorno più bello per me – ha tenuto a precisare l’avvocato -. È un giorno molto bello in cui finalmente si potrà chiarire qualcosa che poi ognuno interpreterà come vuole. Dimostrerò alla signora Stefania Cappa – ha aggiunto in tono di sfida De Rensis &#8211; <strong>che in Italia ci sono molte persone che non hanno paura dei nomi e tanto meno dei cognomi</strong>. Io andrò fino in fondo, adesso è una questione tra me e lei, ovviamente con gli avvocati di mezzo, ma adesso non si fanno prigionieri.”</p>
<p>Tutto questo all’inizio della puntata. Dopodiché, verso la fine del programma lo stesso avvocato ha <strong>sganciato una bomba</strong> che, probabilmente per motivi di riservatezza non aveva mai voluto rivelare alla stampa, ed ha raccontato con dovizia di particolari un episodio che riguarda il giorno in cui, siamo al 13 luglio del 2022, fresco della nomina ricevuta da Stasi, si recò presso la Procura di Pavia a ritirare i famosi cd delle intercettazioni relativi all’indagine su Andrea Sempio del 2016/2017.</p>
<p>“In quel momento in Italia – spiega il legale &#8211; a sapere che ero l’avvocato di Stasi erano in pochi: lo stesso Stasi, l’avvocato Bocellari, il mio studio, la procura di Pavia, con tutti coloro che vi gravitavano e Alessandro De Giuseppe”. Lo stesso giorno in cui De Rensis riceve le intercettazioni della prima inchiesta su Sempio, al suo studio sarebbe arrivata una chiama da Stefania Cappa che gli propose &#8220;alcuni prestigiosissimi convegni al Coni&#8221; a cui avrebbe potuto partecipare come relatore. La telefonata sarebbe stata presa da una collega di De Rensis. &#8220;Questa persona che non ho mai sentito prima, non ho più sentito dopo, non ho più contattato dopo, non mi ha più mandato una mail per reiterare ciò che ha detto&#8221;, spiega l&#8217;avvocato, &#8220;dice all’avvocato Grandi che, siccome doveva organizzare dei prestigiosissimi convegni al Coni, <strong>voleva assolutamente che io presenziassi come relatore</strong> &#8211; Io ovviamente non ho mai richiamato questa persona, ho avvertito l’avvocato Bocellari e la mattina dopo, per una questione di opportunità, ho avvertito il procuratore capo&#8221; Napoleone.</p>
<p>“Il resto lo dirò al magistrato, se mi chiamerà, perché dobbiamo vedere se verrò iscritto nel registro degli indagati&#8221;, ha precisato l&#8217;avvocato. &#8220;Se avessi voluto speculare su questo fatto l’avrei veicolato prima ma nel momento in cui <strong>vengo aggredito con un atto ignobile</strong> a questo punto sono libero di attribuire a quella telefonata qualunque significato. Dal momento che la signora Cappa ha deciso di portarmi in una Procura della Repubblica adesso diventa una questione tra me e lei e ce la vedremo nelle sedi opportune&#8221;.</p>
<p>In serata la risposta dei legali di Stefania Cappa: &#8220;Nel corso della trasmissione televisiva Ore 14 Sera del 21 maggio, andata in onda su Rai 2, sino a tarda notte, l’avvocato Antonio De Rensis ha impropriamente utilizzato un servizio pubblico per rivolgere affermazioni gravemente lesive della reputazione personale e professionale della collega avvocato Stefania Cappa, nonché della sua famiglia, con toni e modalità che travalicano ampiamente i limiti del lecito confronto, in aperto contrasto con il decoro e con i doveri che devono sempre improntare l’esercizio della professione forense. Per tali ragioni, per il tramite dei propri legali, l’avvocato Stefania Cappa comunica che agirà nei confronti dell’avvocato De Rensis nelle competenti sedi, sia penali sia civili sia disciplinari, a tutela dei propri diritti e della propria reputazione&#8221;.</p>
<p>Ma non è finita, a movimentare la serata ci ha pensato lo stesso conduttore, il quale ha letto e commentato un messaggio dell’avvocato <strong>Gianluigi Tizzoni,</strong> storico legale della famiglia Poggi, che così contesta il modo con cui il programma di Infante avrebbe affrontato l’infinita questione del molto presunto scambio dei pedali: “Da dove Milo Infante ricava la certezza sul mancato scambio dei pedali? Siete sicuri di dire cose non suffragate da elementi oggettivi? Secondo me l’informazione pubblica non dovrebbe finanziarvi&#8221;.</p>
<p>Immediata e molto risentita la risposta del conduttore: “Questa continua minaccia, questo <strong>continuo modo di attaccare chi non la pensa come voi</strong>: ‘Vi devono chiudere, vi togliamo i soldi, vi denunciamo’ non vi fa onore. Noi siamo per la libera informazione. Là dove sbagliamo ci sono le aule dei tribunali. Se chiuderemo sarà per una nostra scelta, non perché ci minacciate. Dire che non siamo degni del servizio pubblico è un’intimidazione che respingo al mittente. Basta! Non è più accettabile. Spero un giorno di trovare un giudice che mi dica che ho tutte le colpe del mondo. Ma continuare a sentirsi dire da quattro gatti che dovete chiudere, che non siete degni del finanziamento pubblico… Ma perché? Perché non vi applaudiamo? Volete l’applauso? In questo studio di applausi non ce ne sono&#8221;.</p>
<p>A questo punto credo che in molti si stiano domandando il perché, invece di scatenare <strong>risse mediatiche collaterali</strong>, che qualcuno rubrica a mere operazioni di distrazione di massa, non si attendano rispettosamente gli esiti della nuova indagine e quelli di un eventuale processo di revisione.</p>
<p>Claudio Romiti, 22 maggio 2026</p>
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		<title>Garlasco, la domanda che nessuno vuole fare sulla condanna di Stasi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-la-domanda-che-nessuno-vuole-fare-sulla-condanna-di-stasi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 08:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Sempio]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Poggi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Garlasco, l'omicidio di Chiara Poggi e la condanna di Stasi continuano a occupare la cronaca giudiziaria: ecco uno spunto che impone una riflessione sulla giustizia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-la-domanda-che-nessuno-vuole-fare-sulla-condanna-di-stasi/">Garlasco, la domanda che nessuno vuole fare sulla condanna di Stasi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In merito agli ultimi e clamorosi sviluppi nel caso di <strong>Garlasco</strong>, l’avvocato della famiglia Poggi, l’avvocato <strong>Gian Luigi Tizzoni</strong>, ha pesantemente criticato il ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong>. Quest’ultimo in particolare ha recentemente ribadito un concetto che dovrebbe stare a cuore a chi si professa garantista; ovvero che, come sostenuto dal Guardasigilli, va cambiata la legge, la quale <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/garlasco-su-stasi-ha-ragione-nordio-follia-condannare-chi-e-stato-assolto-due-volte/">dovrebbe impedire che una persona assolta per due volte – secondo la cosiddetta doppia conforme – possa poi essere condannata anche senza nuove prove</a>, come di fatto è accaduto ai danni di <strong>Alberto Stasi</strong>.</p>
<p>A tale proposito, vorrei ricordare, nel sistema anglosassone del common law, non solo c’è il divieto del doppio processo per lo stesso reato – il famoso “no bis in idem” -, ma anche qualora spuntassero nuove e decisive prove, non sarebbe possibile riprocessare la persona assolta. Ma evidentemente il buon Tizzoni, al pari di tutti coloro i quali – secondo una brillante definizione di Maurizio Belpietro, espressa nel talk diretto da Paolo Del Debbio su Rete 4, sembra essere <strong>orfano di un colpevole</strong>.</p>
<p>Sta di fatto che il legale, parlando con i giornalisti, ha dichiarato che Nordio <strong>“forse non conosce” il processo</strong> di Garlasco.  A suo dire, esprimendo a mio avviso una argomentazione di scarso rilievo fattuale, il processo di primo grado si sarebbe fondato su “una testimonianza fondamentale che è poi risultata falsa”. Quella dell’ex comandante dei carabinieri della locale stazione relativamente al mancato sequestro della altrettanto famosa bicicletta nera, posteggiata nel box aziendale del padre del condannato, e che non fu a suo tempo sequestrata – ma questo Tizzoni non lo spiega – perché non corrispondeva affatto alla descrizione fatta dalla signora Bermani, che vide, la mattina del delitto, una bici nera parcheggiata in prossimità di casa Poggi.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-stasi-o-sempio-7-indizi-contro-21-ma-la-verita-puo-essere-unaltra/">Garlasco, Stasi o Sempio? 7 indizi contro 21: ma la verità può essere un’altra</a></li>
</ul>
<p>Così come l’avvocato non spiega che la falsa testimonianza, la cui condanna non fu mai tale, perché il presunto reato si prescrisse dopo il primo grado di giudizio, sebbene Marchetto dovette comunque versare alla famiglia Poggi 10.000 euro di risarcimento. Ma questa presunta falsa testimonianza – dato che la prescrizione estingue il reato – fu tale da inficiare l’esito di un processo, quello condotto da <strong>Stefano Vitelli </strong>in qualità di giudice monocratico, che si concluse con l’assoluzione del “Biondino dagli occhi di ghiaccio”?</p>
<p>Secondo l’accusa rivolta al maresciallo Marchetto, accusa mossa poco prima che Stasi fosse condannato in via definitiva, quest’ultimo ha dichiarato al giudice di essere presente quando la citata signora Bermani rilasciava la sua dichiarazione testimoniale in merito alla bicicletta nera, mentre in realtà era presente in caserma. Sta di fatto che egli, con il foglio della minuziosa descrizione fatta dalla teste, verificò di persona che non corrispondeva alla bici nera della appartenente alla famiglia Stasi. <strong>Domanda, la cui risposta lascio al paziente lettore</strong>: sarebbe questo un elemento così grave da consentire, come avvenne in seguito, di condannare a 16 anni di carcere un ragazzo, in base a ciò che sta emergendo dalla nuova inchiesta, la cui unica “colpa” sarebbe stata quella di trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato?</p>
<p>Claudio Romiti, 21 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-la-domanda-che-nessuno-vuole-fare-sulla-condanna-di-stasi/">Garlasco, la domanda che nessuno vuole fare sulla condanna di Stasi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Flotilla senza vergogna: frignano perché l&#8217;aereo non lo paga lo Stato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/flotilla-senza-vergogna-frignano-perche-il-ritorno-non-lo-paga-lo-stato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 07:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli attivisti della Flotilla denunciano le violenze subite dopo l’abbordaggio, ma al rientro arriva anche la polemica sui voli. Ma Tajani chiude il caso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/flotilla-senza-vergogna-frignano-perche-il-ritorno-non-lo-paga-lo-stato/">Flotilla senza vergogna: frignano perché l&#8217;aereo non lo paga lo Stato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono rientrati tutti, gli italiani della <strong>Flotilla</strong>. E, appena arrivati in aeroporto, hanno ricominciato da dove avevano lasciato: denunce, accuse, racconti durissimi sul trattamento ricevuto dalle autorità israeliane. Ma anche un piantino, perchè la &#8220;cattiva&#8221; Farnesina non ha pagato i biglietti aerei. Ma andiamo per gradi. &#8220;Ci hanno picchiato e messo le manette&#8221;, hanno detto gli attivisti ai cronisti, rilanciando quanto già sostenuto da Dario Carotenuto, esponente del M5s, e dal giornalista de Il Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani.</p>
<p><strong>Il quadro</strong> tracciato dagli attivisti è pesante. Uno di loro ha raccontato: &#8220;Mi hanno buttato a terra, riempito di botte in quattro, mi mettevano fascette sulle mani stringendole e poi le staccavano via tirandole. Ma ancora, cercavano di farmi uscire la spalla, oppure mi prendevano per i capelli e mi alzavano su tipo trofeo&#8221;. Antonella Bundu, ex candidata alla Regione Toscana e partecipante alla missione, ha aggiunto: &#8220;A chi hanno rotto costole, a chi hanno molestato sessualmente ma è stata anche una tortura psicologica. Per andare al porto mi hanno chiuso in una gabbia di ferro di un metro, dove non si vedeva nulla e fuori i cani che abbaiavano e graffiavano sul ferro&#8221;.</p>
<p>Altri parlano di<strong> un salto di qualità rispetto alle missioni precedenti</strong>. &#8220;Se prima eravamo tornati umiliati ma sostanzialmente integri, stavolta torniamo letteralmente con le ossa rotte&#8221;, ha detto un attivista. Marco, un altro dei partecipanti, ha ricostruito così le fasi dell’abbordaggio: &#8220;Noi siamo stati sotto tiro sin dalle fasi dell&#8217;abbordaggio, almeno due persone sono state colpite dai cecchini che prendevano la mira per fare male. Hanno iniziato a sparare sulle barche in fase d&#8217;abbordaggio. Poi, durante l&#8217;abbordaggio, diverse persone hanno usato dei taser&#8221;. Poi, ha aggiunto, le violenze &#8220;si sono ripetute dopo, siamo stati fatti salire sulle prue delle barche per farci prendere acqua, poi quando siamo saliti su questa sorta di campo di concentramento galleggiante sono continuate in diverso modo: persone sono state massacrate di botte, sono state ore di sevizie, torture e malmenamenti&#8221;.</p>
<p>La cronaca, però, non finisce con il rientro. E arriviamo all&#8217;assurdo. Perché mentre Carotenuto e Mantovani erano già tornati, gli altri italiani sono riusciti a lasciare soltanto nella tarda mattinata di ieri il supercarcere di Ketziot, per poi essere trasferiti all’aeroporto di Eilat ed espulsi. La Turchia ha messo a disposizione tre voli charter per Istanbul per i 425 attivisti. Da Istanbul in poi, però, gli italiani <strong>hanno dovuto provvedere da sé</strong>.  Ed è qui che arriva il dettaglio politicamente più interessante. La portavoce Maria Elena Delia ha denunciato: &#8220;Come in passato, non hanno potuto contare sul supporto della Farnesina, copriremo noi i costi&#8221;. Tradotto: dopo essere partiti per una missione politica, organizzata e rivendicata come tale, qualcuno<strong> avrebbe pure voluto il conto saldato dallo Stato italiano</strong>. Cioè da noi. La Flotilla senza vergogna: prima si parte per la propria battaglia militante, poi, quando si torna, si guarda alla Farnesina come a un’agenzia viaggi con bancomat incorporato.</p>
<p><strong>Antonio Tajani</strong> ha risposto mettendo un punto molto chiaro sulla vicenda: &#8220;Non c&#8217;è da pagare, noi abbiamo assistito, ma erano lì per una missione loro e quindi torneranno per conto loro. Il problema è come sono stati trattati là'&#8221;. Il ministro degli Esteri ha precisato che non è mai arrivata una richiesta formale per il biglietto di ritorno: &#8220;Sono andati e sarebbero ritornati comunque, non è lo Stato che deve pagare i biglietti. Noi li abbiamo assistiti in tutti i modi possibili e immaginabili, mettendo il nostro consolato a disposizione&#8221;. E ha concluso: &#8220;Non credo fosse quello del biglietto aereo e non credo neanche che Israele abbia fatto pagare il biglietto&#8221;.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/brutta-storia-brutte-immagini-ma-io-non-solidarizzo-con-la-flotilla/">Brutta storia, brutte immagini. Ma io non solidarizzo con la Flotilla</a> di <em>Alessandro Sallusti</em></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-flotilla-trattata-come-il-7-ottobre-la-vergognosa-idiozia-del-grillino-carotenuto/">“La Flotilla trattata come il 7 ottobre”. La vergognosa idiozia del grillino Carotenuto</a></li>
</ul>
<p>Sul fronte giudiziario, intanto, <strong>si muove la procura di Roma</strong>. I pm acquisiranno il video diffuso sui social dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, girato nel porto di Ashdod. Nelle immagini si vedono gli attivisti della Global Sumud Flotilla in ginocchio, con le mani ammanettate dietro la schiena, mentre vengono derisi. I magistrati di piazzale Clodio raccoglieranno anche le testimonianze degli italiani che erano a bordo delle imbarcazioni.</p>
<p>Sul tavolo c’è già un esposto presentato dal team legale della Flotilla, nel quale si ipotizza il<strong> reato di sequestro</strong>. L’esposto, secondo quanto si apprende, sarà integrato dopo l’ascolto degli attivisti. Non è il primo fascicolo aperto a Roma su queste missioni. Un procedimento era stato avviato dopo l’abbordaggio delle imbarcazioni partite il 26 aprile dalla Sicilia e fermate la notte del 29 aprile in acque internazionali vicino all’isola di Creta. Un altro risale allo scorso ottobre, quando attivisti e parlamentari italiani a bordo delle navi della Global Sumud Flotilla furono fermati dalle forze israeliane in prossimità della costa di Gaza e poi rimpatriati. In quell’inchiesta i pm Stefano Opilio e Lucia Lotti procedono per tortura, rapina, sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio. Nelle scorse settimane i magistrati hanno chiesto l’inoltro di una rogatoria a Israele.</p>
<p>Resta il punto politico, oltre a quello giudiziario: le accuse degli attivisti saranno verificate nelle sedi competenti. Ma la pretesa implicita che lo Stato debba farsi carico anche del rientro di chi parte volontariamente per una missione militante racconta molto. Si invoca l’autonomia quando si salpa, si invoca il contribuente quando si deve tornare. <strong>Comodo, no?</strong></p>
<p>Franco Lodige, 22 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/flotilla-senza-vergogna-frignano-perche-il-ritorno-non-lo-paga-lo-stato/">Flotilla senza vergogna: frignano perché l&#8217;aereo non lo paga lo Stato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Garlasco, da dove nasce la nuova indagine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 15:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[sempio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra fretta di archiviare e strane "irritualità" in divisa: i tasselli mancanti che l'attuale Procura sta portando a galla</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul caso infinito di <strong>Garlasco</strong>, in cui molti scettici si chiedono il perché si sia giunti a riaprire l’indagine dopo quasi un ventennio, c’è un elemento che molti di costoro probabilmente non conoscono. In particolare, se nei riguardi di Alberto Stasi fu costruito aprioristicamente un teorema, per poi cercare gli indizi che potessero condannarlo, nell’inchiesta promossa dal procuratore capo Fabio Napoleone è successo il contrario. Indagando su una presunta corruzione – <strong>la cosiddetta operazione “Clean”</strong> – che secondo l’attuale procura avrebbe imperversato a Pavia e dintorni, quest’ultima sarebbe inciampata nella fulminea indagine del 2016/2017 su Andrea Sempio, condotta dall’ex procuratore Mario Venditti, attualmente indagato dalla Procura di Brescia.</p>
<p>Quindi, sarebbero state le prove, o presunte tali, che hanno condotto gli attuali inquirenti ad aprire un faro sulla complessa vicenda processuale di Garlasco, <strong>rivalutando alcuni elementi</strong> che non sarebbero stati presi nella giusta considerazione da chi li ha preceduti.</p>
<p>Questo ovviamente, occorre sempre ribadirlo, non dimostra che <strong>l’attuale indagato</strong> sia per questo colpevole dell’atroce delitto. Il compito spetterà, nell’eventualità di un processo, ai giudici.</p>
<p>Tuttavia, tornando allo spunto iniziale, i cittadini che seguono nel complesso l’intera vicenda non possono che esprimere una forte perplessità in ordine ad alcuni comportamenti di chi, nella prima indagine di <strong>Andrea Sempio</strong>, indossava una divisa. Ad esempio, c’è l’ex luogotenente <strong>Silvio Sapone</strong> che il 21 gennaio del 2017 chiama per ben 16 volte Sempio al telefono – 4 con il suo cellulare e 12 con il telefono della sua scrivania di servizio –. Interrogato dagli inquirenti il 17 novembre del 2025, così risponde l’ex comandante della Pg di Pavia: “Si pensava di sentire Sempio a verbale e l&#8217;ho chiamato per fargli la notifica. Poi i magistrati hanno cambiato idea perché lo volevano prima intercettare&#8221;. <strong>La PM Chiara Bonfadini</strong>, durante l’interrogatorio, però gli fa notare che &#8220;l&#8217;invito a comparire viene fatto il 18 febbraio mentre le telefonate sono del 21 gennaio&#8221; e gli chiede che motivo c&#8217;era di chiamarlo a gennaio. &#8220;Perché dovevamo chiamarlo per sentirlo. Poi lui mi ha richiamato il giorno dopo. Posso averlo chiamato per sapere che telefono usava a fini investigativi. Onestamente non ricordo il contenuto delle telefonate&#8221;, spiega Sapone, al quale viene evidenziato di avere mutato versione. Questo poiché il 26 settembre 2025, sentito una prima volta, aveva affermato di non avere avuto contatti con Sempio.</p>
<p>A tale proposito mi sembra piuttosto illuminante un passaggio di un recente articolo pubblicato su <em>Il Giornale</em> da <strong>Rita Cavallaro:</strong> «A fare luce su quelle quattro chiamate senza risposta del 21 e sulla triangolazione dei sei contatti del giorno dopo tra Sempio, Sapone e l&#8217;avvocato Soldani è l&#8217;indagato, in una conversazione con il padre il 3 novembre scorso. &#8216;I contatti strani tramite Sempio e Sapone io li ho spiegati l&#8217;altro giorno&#8230; però se li vogliono&#8230; diciamo sono queste tre chiamate, difatti secondo me era proprio lui che chiamava perché qua è lui quando mi ha proposto la roba&#8230; io metto giù, chiamo Soldani, glielo dico. Richiamo dicendo guarda ti do il numero dell&#8217;avvocato, gli passo il numero dell&#8217;avvocato, dice Sempio al padre&#8217;. Civardi sottolinea come quella non sia &#8220;la sede per attardarsi sul contenuto e sul prezzo della roba&#8221; proposta da Sapone, tuttavia informa l&#8217;indagato che &#8220;la roba&#8221; contribuisce a spiegare perché quelle indagini non vennero fatte. A quel punto gli sottopone i biglietti sequestrati a Giuseppe (Venditti gip archivia &#8216;per 20.30. euro&#8217;) e legge un <strong>soliloquio</strong> del 9 febbraio 2017 che era stato bollato come non attinente e invece oggi è stato trascritto. &#8216;Non è una cosa che risolvo&#8230; cacciando i soldi si sistema. Non sono 50 euro, parliamo di cifre molto più&#8217;, diceva l&#8217;indagato. Per Civardi il concetto &#8220;sembra ben metabolizzato da tutta la famiglia&#8217;.&#8221;</p>
<p>A tutto questo poi occorre aggiungere<a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-crolla-gia-la-prima-prova-laudio-di-sempio-che-spiega-il-biglietto/" target="_blank" rel="noopener"><strong> il famoso bigliettino</strong></a> in cui il padre di Sempio scrive “Venditti gip archivia per 20. 30. euro” e, cosa abbastanza sospetta, il tempo impiegato da un altro carabiniere, Giuseppe Spoto, che secondo gli attuali inquirenti si sarebbe fermato oltre un&#8217;ora a casa dei Sempio per notificare al ragazzo di essere indagato.</p>
<p>Inoltre, lo stesso Sapone, per giustificare le tante, <strong>troppe intercettazioni del 2017</strong> che non vennero ritenute importanti o incomprensibili – mentre molte di esse sono state riportate in luce nella nuova inchiesta – si è così espresso: “Non lo so. Sono un po&#8217; asino in tema di intercettazioni, non me ne intendo”.</p>
<p>Ma non basta, dato che Sapone fu l’ufficiale incaricato di redigere la nota conclusiva di quella indagine, che <strong>come è noto fu rapidamente archiviata,</strong> egli ha dichiarato ai magistrati una cosa sconcertante: “si sapeva dei sospetti su Sempio dai giornali, ma non avevamo gli atti. La prima cosa che abbiamo fatto è l’analisi dei tabulati”.</p>
<p>Ora, tutto è possibile: anche che, dato che in Italia una condanna non si nega a nessuno, i Sempio si siano terrorizzati nell’eventualità che il figlio, presunto innocente, potesse ripercorrere l’inferno passato da Alberto Stasi e, per questo, attratti da <strong>una facile scappatoia</strong>. Ovviamente sono ipotesi di scuola. Quello che proprio non si comprende è l’evidente irritualità, unita ad una grande fretta di chiuderla lì, che ha accompagnato l’indagine del 2016/2017. Che ci sia stato veramente del marcio in Danimarca?</p>
<p>Claudio Romiti, 21 maggio 2026</p>
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		<title>&#8220;Modena? Salim responsabile, non l&#8217;islam&#8221;. Ma per Cecchettin tutti gli uomini erano colpevoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 10:15:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando Turetta uccise Giulia, femministe e progressisti accusarono chiunque fosse nato maschio. Ora che un musulmano falcia i pedoni, invece, la "comunità" non ha colpe</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-salim-responsabile-non-lislam-ma-per-cecchettin-tutti-gli-uomini-erano-colpevoli/">&#8220;Modena? Salim responsabile, non l&#8217;islam&#8221;. Ma per Cecchettin tutti gli uomini erano colpevoli</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Due giorni fa, la giornalista e attivista <strong>Karima Moual</strong> ha sostenuto in diretta tv che l’azione di <strong>Salim El Koudri,</strong> l’attentatore di <strong>Modena,</strong> debba essere contestualizzata come un singolo episodio frutto dell’azione di un unico individuo che ha la piena e totale responsabilità dell’evento e non è in alcun modo rappresentante di una comunità più ampia, quella islamica.</p>
<p>Un principio sacrosanto che tanti difendono e rivendicano da tempo, non solo su casi come questo: <strong>la responsabilità penale e morale è individuale</strong>. Nessun gruppo deve essere stigmatizzato solo perché uno dei suoi membri si macchia di un crimine più o meno efferato. Dunque ottimo punto di vista, Karima!</p>
<p>Peccato però che lo stesso principio venga sistematicamente calpestato quando si parla del terribile <strong>patriarcato.</strong> Nel discorso pubblico contemporaneo, soprattutto in certi ambienti progressisti e femministi, gli uomini come categoria sono ritenuti collettivamente colpevoli di una sedicente struttura oppressiva millenaria. Ogni femminicidio, ogni episodio di violenza domestica viene immediatamente ascritto al famigerato patriarcato e, per estensione, a tutti gli uomini. Non importa che la stragrande maggioranza dei maschi non abbia mai alzato un dito su una donna: <strong>la colpa è condivisa per osmosi</strong>. “Tutti gli uomini” diventa la formula magica che trasforma un’azione individuale in una condanna sommaria di genere.</p>
<p>Invece, quando si tratta di <strong>islamismo radicale,</strong> lo stesso schema viene rovesciato. L’attentatore che sabato pomeriggio urla in arabo mentre scende dall’auto armato di coltello, un giovane palesemente radicalizzato che coltiva l’odio verso l’Occidente, viene ridotto a una persona affetta da un disturbo psichiatrico e nulla più.</p>
<p>Dire che esiste un problema culturale e religioso specifico (documentato da decenni di statistiche europee su attentati e notevoli percentuali di islamici, anche giovanissimi e nati qui, che <strong>sostengono la legge islamica persino sopra la Costituzione</strong>) viene derubricato a razzismo islamofobico. Il tabù è così potente che persino nominare la correlazione tra il Corano, tra certi imam con le loro prediche nei garage adibiti a moschee e certi comportamenti diventa una vera e propria eresia.</p>
<p>E allora Karima si rende protagonista di <strong>una asimmetria evidente</strong> e ormai nota a tutti: da una parte si generalizza senza pietà su metà del genere umano mentre dall’altra si rifiuta con ostinazione di prendere atto di un’ideologia che predica esplicitamente suprematismo, sottomissione della donna, odio verso l’infedele e giustificazione della violenza. La responsabilità individuale diventa così lama a doppio taglio da utilizzare come meglio si crede: protettiva verso le minoranze sensibili, accusatoria verso un gruppo maggioritario occidentale.</p>
<p>Delle due l’una: <strong>se</strong> <strong>Karima Moual ha ragione a difendere la categoria islamica dall’attentatore di Modena</strong>, allora deve valere anche per la categoria di uomini autoctoni bianchi cis che vengono presi di mira quotidianamente come criminali violenti. Viceversa, se si ritiene legittimo parlare di cultura patriarcale come causa strutturale, allora è altrettanto legittimo analizzare le problematiche dell’Islam radicale e dei suoi proseliti sul nostro territorio…</p>
<p>Ma d’altronde sono ore molto complicate: non è facile arrampicarsi sugli specchi e difendere l’indifendibile. Anzi, complimenti per il coraggio a chi non si sta arrendendo dinnanzi all’evidenza delle cose.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 21 maggio 2026</p>
<p>Leggi anche:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-lindifferenza-arma-il-male-ma-ce-chi-salva-lumanita/">Modena, l’indifferenza arma il male. Ma c’è chi salva l’umanità</a> di Suor Anna Monia Alfieri</li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-perche-giustifichiamo-chi-ci-massacra/">Modena, perché giustifichiamo chi ci massacra?</a> di Beppe Fantin</li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-se-era-italiano-e-anche-peggio/">Modena, se &#8220;era italiano&#8221; è anche peggio</a> caffè avvelenato</li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-salim-la-pazzia-ma-perche-ci-facciamo-prendere-per-il-c/">Modena, Salim, la pazzia: ma perché ci facciamo prendere per il c***?</a> di Max del Papa</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-salim-responsabile-non-lislam-ma-per-cecchettin-tutti-gli-uomini-erano-colpevoli/">&#8220;Modena? Salim responsabile, non l&#8217;islam&#8221;. Ma per Cecchettin tutti gli uomini erano colpevoli</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;La Flotilla trattata come il 7 ottobre&#8221;. La vergognosa idiozia del grillino Carotenuto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-flotilla-trattata-come-il-7-ottobre-la-vergognosa-idiozia-del-grillino-carotenuto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 08:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[dario carotenuto]]></category>
		<category><![CDATA[flotilla]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=321419</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le immagini da Israele sono brutte, ma paragonare gli attivisti della Flotilla fermati agli ostaggi rapiti da Hamas come fa Carotenuto è un delirio politico </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-flotilla-trattata-come-il-7-ottobre-la-vergognosa-idiozia-del-grillino-carotenuto/">&#8220;La Flotilla trattata come il 7 ottobre&#8221;. La vergognosa idiozia del grillino Carotenuto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <a href="https://www.nicolaporro.it/flotilla-attivisti-bendati-ammanettati-e-in-ginocchio-ben-givr-benvenuti-in-israele/">immagini che arrivano da Israele</a> non sono belle. Diciamolo subito, senza giri di parole e senza fare i tifosi da stadio: vedere gli attivisti della <strong>Global Sumud Flotilla</strong> ammanettati, inginocchiati, esposti e perfino presi in giro dal ministro Ben-Gvir non è uno spettacolo edificante. Non ci piace. Non ci piace il tono, non ci piace la scenografia, non ci piace quell’idea di umiliazione pubblica che trasforma una questione già delicatissima in un teatrino muscolare. Uno Stato serio, anche quando ritiene di avere ragione, non ha bisogno di mettere in scena la vittoria sull’avversario politico, sul manifestante, sull’attivista. Basta applicare la legge, tutelare i diritti, garantire l’incolumità delle persone e poi rispedirle a casa. Punto.</p>
<p>E infatti, per quanto si apprende, l’onorevole<strong> Dario Carotenuto</strong> e il giornalista de Il Fatto Quotidiano <strong>Alessandro Mantovani</strong> hanno lasciato Israele nella tarda serata di ieri, con rientro previsto a Roma Fiumicino. Gli attivisti fermati dalla marina israeliana sono stati sbarcati ad Ashdod, identificati e avviati alle procedure per il rimpatrio. L’ambasciata italiana a Tel Aviv si è mossa, il ministro Antonio Tajani ha avuto contatti con il collega israeliano Gideon Saar, insistendo perché i cittadini italiani fossero liberati al più presto e perché venissero garantiti i diritti e l’incolumità di tutti. Bene. È esattamente ciò che deve fare uno Stato quando dei suoi cittadini finiscono in una situazione del genere: proteggerli, assisterli, riportarli a casa.</p>
<p>Detto questo, però, c’è un limite oltre il quale<strong> la propaganda diventa una castroneria</strong>. E la castroneria, quando si parla di guerra, ostaggi, terrorismo, morti veri e stupri veri, non è più soltanto una sciocchezza: diventa benzina sul fuoco. Carotenuto, deputato del Movimento 5 Stelle, in un’intervista a <em>La Stampa</em> ha parlato di “attivisti sequestrati”, di “rapimento di massa” e ha persino <strong>paragonato quanto accaduto agli ostaggi israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre</strong>. Ecco, qui bisogna fermarsi. Perché le parole hanno un peso. E se non hanno più peso, allora vale tutto: un fermo diventa un sequestro, un’identificazione diventa una deportazione, una bravata politica diventa Auschwitz, una marina militare diventa Hamas.</p>
<p>Ma siamo seri. Per fortuna, e ci mancherebbe altro, nessuno degli attivisti italiani è stato ucciso. Nessuno è stato brutalizzato come furono brutalizzati gli israeliani il 7 ottobre. Nessuno è stato stuprato. Nessuno è stato trascinato in un tunnel di Gaza. Nessuna famiglia italiana sta aspettando da mesi il corpo di un figlio o la liberazione di una madre. Si può criticare Israele, eccome. Si può dire che quelle immagini sono indecorose. Si può sostenere che l’operazione sia stata politicamente sbagliata, e magari anche giuridicamente discutibile. Ma equiparare il fermo degli attivisti della Flotilla al massacro del 7 ottobre significa<strong> perdere completamente il senso della misura</strong>.</p>
<p>Ed è proprio questo il punto.<strong> Chi usa parole così enormi non aiuta la causa che dice di difendere</strong>. Non aiuta Gaza, non aiuta i palestinesi, non aiuta gli attivisti, non aiuta nemmeno il dibattito pubblico italiano. Aiuta solo quei quattro soloni da tastiera che sui social non aspettano altro per invocare la fine di Israele, per trasformare ogni fatto in una sentenza capitale, per cancellare qualsiasi distinzione tra critica a un governo e odio verso uno Stato. È il solito meccanismo: si parte da una contestazione legittima e si finisce nel delirio ideologico. Si parte dalle immagini brutte di Ashdod e si arriva alla retorica del “governo sequestratore”, dello “Stato criminale”, del “tutto è consentito”. Dopodiché, chi prova a mettere ordine viene accusato di complicità.</p>
<p>Tra gli italiani fermati c’erano anche Antonella Bundu, ex consigliera comunale a Firenze ed ex candidata di Toscana Rossa alla presidenza della Regione, e Dario Salvetti, del collettivo di fabbrica dell’ex Gkn di Campi Bisenzio. Erano sulla Don Juan, una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla abbordate dalla marina israeliana. Hanno fatto la loro scelta politica, discutibile o condivisibile che sia. Israele ha fatto la sua, discutibile o condivisibile che sia. Il governo italiano ha il dovere di riportarli a casa e di vigilare sul rispetto dei loro diritti. Tutto questo sta dentro una normale dialettica internazionale, anche aspra, anche tesa, anche sgradevole. Ma non sta dentro il 7 ottobre. Quello no.</p>
<p>&#8220;Io ho preso le botte, Dario Carotenuto ha preso le botte, altri hanno preso molte più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall&#8217;esterno. Anche gli abbordaggi sono stati molto più violenti che in passato. Questo è il volto di Israele e questo purtroppo è niente in confronto a quello che Isreale fa a 9mila prigionieri palestinesi&#8221;, ha detto il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, anche lui appena rientrato insieme a Carotenuto in Italia. &#8220;Se Israele può fare tutto questo è perché ha il sostegno dei governi occidentali, europei, compreso il nostro, che questa volta ha protestato&#8221;. Secondo Mantovani, sia a lui che a Carotenuto hanno &#8220;messo le manette e le catene alle caviglie&#8221; e &#8220;siamo stati portati all&#8217;ufficio di polizia dell&#8217;aeroporto Ben Gurion. Lì sono stato in cella tutto il pomeriggio e poi alle undici e mezza ci hanno messi su un aereo per Atene&#8221;.<br />
<strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/brutta-storia-brutte-immagini-ma-io-non-solidarizzo-con-la-flotilla/">Brutta storia, brutte immagini. Ma io non solidarizzo con la Flotilla</a> di <em>Alessandro Sallusti</em></li>
</ul>
<p>Perché il 7 ottobre non è una metafora buona per tutte le stagioni. Non è un’etichetta da incollare sul primo fatto che ci indigna. È stato un massacro terroristico. È stato l’assalto a civili inermi. È stato il rapimento di uomini, donne, anziani e bambini. È stato il punto più atroce di una ferita che ancora sanguina. Usarlo per descrivere il fermo di attivisti che, poche ore dopo, vengono assistiti dalle autorità consolari e rimpatriati, non è coraggio politico. È <strong>irresponsabilità</strong>.</p>
<p>E allora sì, diciamole entrambe le cose, perché la libertà di pensiero serve proprio a questo: quelle immagini da Israele sono brutte e Ben-Gvir avrebbe fatto meglio a risparmiarsi l’ennesima esibizione muscolare. Ma Carotenuto avrebbe fatto meglio a risparmiarsi l’ennesima iperbole da comizio permanente. La critica a Israele non diventa più forte se perde il contatto con la realtà. Diventa più debole. Diventa caricatura. E soprattutto regala argomenti a chi sostiene che, dietro certe battaglie umanitarie, non ci sia più la difesa dei diritti, ma solo l’ossessione ideologica contro Israele.</p>
<p>Franco Lodige, 21 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-flotilla-trattata-come-il-7-ottobre-la-vergognosa-idiozia-del-grillino-carotenuto/">&#8220;La Flotilla trattata come il 7 ottobre&#8221;. La vergognosa idiozia del grillino Carotenuto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Garlasco, Sempio e il video intimo di Chiara. Cosa ha detto davvero Marco Poggi?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-sempio-e-il-video-intimo-di-chiara-cosa-ha-detto-davvero-marco-poggi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lodovica Bulian]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 07:30:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Controverso]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Sempio]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco come i pm sono sono arrivati al movente sessuale sull'omicidio di Garlasco: le accuse ad Andrea Sempio e gli audio di Marco Poggi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-sempio-e-il-video-intimo-di-chiara-cosa-ha-detto-davvero-marco-poggi/">Garlasco, Sempio e il video intimo di Chiara. Cosa ha detto davvero Marco Poggi?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" title="Garlasco, Sempio e il video intimo di Chiara. Cosa ha detto davvero Marco Poggi? - CONTROVERSO" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/xFP4HX0DaE8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il caso <strong>Garlasco</strong> e le ipotesi dei pm contro il nuovo indagato per la morte di <strong>Chiara</strong> <strong>Poggi</strong>, <strong>Andrea</strong> <strong>Sempio</strong>: ecco come chi indaga è arrivato al movente sessuale.</p>
<p>Lodovica Bulian, 21 maggio 2026</p>
<hr />
<p>Cronaca, inchieste, processi. Luci e ombre della cronaca giudiziaria e del crime. Controverso è un podcast di Lodovica Bulian sui casi più discussi dentro e fuori i palazzi di giustizia. Con testimonianze, interviste e documenti, per ricostruire fatti e verità accertate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-sempio-e-il-video-intimo-di-chiara-cosa-ha-detto-davvero-marco-poggi/">Garlasco, Sempio e il video intimo di Chiara. Cosa ha detto davvero Marco Poggi?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Modena, l’indifferenza arma il male. Ma c’è chi salva l’umanità</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/modena-lindifferenza-arma-il-male-ma-ce-chi-salva-lumanita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 18:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Modena, la violenza nasce anche nelle solitudini lasciate senza aiuto. Eppure il coraggio dei passanti dimostra che non tutti si voltano dall’altra parte.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto è accaduto a <strong>Modena</strong> è cosa quanto mai terribile e ci deve interpellare in modo diretto. Penso ai feriti, alcuni molto gravi, che hanno visto le loro vite cambiate in modo repentino e definitivo. Penso anche al giovane responsabile della violenza e mi chiedo: possiamo limitarci a prendere atto del disagio psichico di quel ragazzo come motivo scatenante? Non credo.</p>
<p>Questo ragazzo non è un&#8217;isola, non è spuntato dal nulla: questo ragazzo ha un passato, ha studiato, ha avuto relazioni con il mondo circostante. Poi si è chiuso. <strong>La chiusura è un preoccupante segnale di allarme</strong>. Ora, senza voler accusare nessuno, senza voler cercare le responsabilità, mi chiedo: questa tragedia si sarebbe potuta evitare in qualche modo? La famiglia di questo ragazzo con chi si è interfacciata? Questa famiglia ha potuto contare su aiuti? Su forme di sostegno e di intervento di supporto per affrontare il disagio del figlio?</p>
<p>Io credo che <strong>le vittime di Modena siano vittime dell&#8217;indifferenza</strong> in cui determinate situazioni vengono lasciate, e così si sviluppano e determinate forme di patologia si acuiscono. Quante tragedie potrebbero essere evitate se gli allarmi vengono lanciati per tempo. Ripeto: non sto scaricando la responsabilità su nessuno. Io per prima posso cadere nell&#8217;errore dell&#8217;indifferenza che è un errore di cui tutti possiamo essere responsabili. Per questo ritengo che dobbiamo creare reti di supporto alle fragilità: queste reti possono essere create tramite l&#8217;opera delle Istituzioni, degli Enti locali, delle realtà del volontariato, della Chiesa.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li dir="auto"><a href="https://www.nicolaporro.it/cristiani-bastardi-quella-mail-di-salim-el-koudri-prima-della-strage-di-modena/" target="_blank" rel="noopener">Cristiani bastardi. Quella mail di Salim El Koudri prima della strage di Modena</a></li>
<li dir="auto"><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-salim-fa-la-strage-la-sinistra-in-piazza-contro-salvini/" target="_blank" rel="noopener">Modena, Salim fa la strage? La sinistra in piazza contro Salvini</a></li>
<li dir="auto"><a href="https://www.nicolaporro.it/il-vostro-gesu-in-croce-lo-brucio-lodio-di-salim-lattentatore-di-modena/">“Il vostro Gesù in croce lo brucio”. Ecco l’odio di Salim, l’attentatore di Modena</a></li>
</ul>
<p>È assolutamente necessario creare sinergie perché le caratteristiche della nostra società, con ritmi e richieste sempre più sfidanti, possono essere causa del proliferare di forme patologiche, legate alle diverse forme con cui il disagio può manifestarsi. Per contrario, in uno straordinario legame che sa di profezia, nella tragedia dell&#8217;indifferenza si è verificato un gesto che testimonia l&#8217;esatto opposto, ossia <strong>il non girarsi dall&#8217;altra parte</strong>. Alludo ai passanti che sono intervenuti per bloccare il colpevole. Come ho già detto, sono rimasta colpita dalle parole di una delle persone che è intervenuta, quando ha motivato il suo gesto come testimonianza che esiste ancora l&#8217;umanità. Sono parole molto belle che ci fanno sperare ancora negli uomini e nelle donne, ci fanno capire che ci sono tante persone che ogni giorno, nei loro ambiti di vita e di impegno, non si girano dall&#8217;altra parte. Mi auguro che la cronaca, il mondo dell&#8217;informazione diano la giusta attenzione a questi gesti belli, generosi, che testimoniano che un&#8217;alternativa al male è ancora possibile.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 20 maggio 2026</p>
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		<item>
		<title>Modena, Salim, la pazzia: ma perché ci facciamo prendere per il c&#8230;?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 15:19:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quindi, secondo la procura di Modena, non c&#8217;entra il terrorismo ma non ha agito indotto da turbe: allora per cosa? Il Malinconico maranza non era instabile come insiste il suo prestigioso avvocato, non era confuso: voleva fuggire in Marocco, la sua strage prevedeva una exit strategy, altro che “ero convinto di morire”. Insomma italiano ma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quindi, secondo la procura di <strong>Modena,</strong> non c&#8217;entra il terrorismo ma non ha agito indotto da turbe: allora per cosa? Il Malinconico maranza non era instabile come insiste il suo prestigioso avvocato, non era confuso: voleva fuggire in Marocco, la sua strage prevedeva una exit strategy, altro che “ero convinto di morire”. Insomma italiano ma non troppo, giusto fin che conviene: chi lo spiega, adesso, alla nuova sinistra dei Tajani, Piantedosi, del vescovo di Modena che dice “ce ne faremo carico”, cioè lo manterremo, lo faremo benestante, gli renderemo più tollerabile vivere in questo Paese di <strong>bastardi cristiani</strong>, e per quale ragione, per quale spirito evangelico o di giustizia? Solo perché ha fatto una strage formalmente motivata col capriccio? Perché, essendo “laico”, vedi caso diventa l&#8217;eroe del clericalismo filohamas, del Pd, della sinistra propal, dei centri sociali, della flotilla? Che il compagno Salim, economista sensibile, non fosse lo squilibrato da integrare che tutti dicevano, si può cogliere da plurimi riscontri che dovrebbero interessare un ministro di polizia, se non fosse così impegnato a pronunciare premuature assoluzioni che non gli competono.</p>
<p>Quanto a dire di una curiosa connection modenese: la famiglia indigente di un disadattato senza lavoro trova, subito, <a href="https://www.nicolaporro.it/sapete-chi-e-lavvocato-di-salim-el-koudri/" target="_blank" rel="noopener">uno degli avvocati più influenti di Modena e d&#8217;Italia</a>, attivista propal, difensore di soggetti nella militanza estrema, tutore riconosciuto della Francesca Albanese prossima depurata di Avs o 5 Stelle, in pubblici rapporti con la collega Stefania Ascari, come lui penalista modenese, deputata 5 stelle ostentatamente solidale al presunto capo di Hamas in Italia, Hannoun, che nelle intercettazioni ne magnifica le doti e la chiama per nome.</p>
<p>In un simile contesto entra o stava già un attentatore che odia i cristiani e dispone di una dotazione tecnica sospetta, tipica di soggetti attivi nel terrorismo: la procura, immediatamente fa un passo indietro e mostra o finge di credere alla strampalata dinamica della strage involontaria, strage per caso, per allegria, per malinconia, mentre il Pd egemone a Modena pare indicare la linea innocentista della responsabilità collettiva, politica, annunciando il reclutamento pubblico di un esercito di nuovi psicologi. Per farne che? Ma sostenere che<strong> la colpa della strage è della mancanza di servizi sociali</strong>, nella regione dei servizi sociali per eccellenza, è surreale. Che questo maranza stia letteralmente prendendo tutti per il culo, è probabile; l&#8217;interrogativo che inevitabilmente ne consegue è perché tutti accettano di farsi prendere per il culo. Le questioni a corollario sono cosa si nasconde, cosa si va costruendo davvero?</p>
<p>La verità è che se c&#8217;era un profilo perfetto da affiliare: rabbioso, inetto, apparentemente instabile, inserito, tecnologico, questo si chiama <strong>Salim El Koudri</strong>. Ma che lo diciamo a fare a quelli della nuova sinistra trasversale che il pazzo non è pazzo o se è pazzo è un pazzo lucido, preciso, che sa come muoversi, pochissimo bergamasco, abbastanza modenese essendovi cresciuto, molto marocchino al punto da conservare la lingua madre e una prospettiva di rifugio? Non proprio il comportamento di uno senza niente da nascondere. Fausto Biloslavo a <em>Quarta Repubblica</em> spiega la strategia del 1000 tagli ed è chiaro, è percettibile che c&#8217;è qualcosa, più di qualcosa sotto, qualcosa che stride, che offende la stessa ragione; ma è altrettanto chiaro che tutto si rimuove, che appena uno si azzarda a ipotizzare scenari inquietanti, scenari terroristici, tutti vanno in furia e prima degli altri questa strana destra pompiera, distratta, in sospetta sintonia con la sinistra delle censure dei fatti e della logica.</p>
<p>Quanto può essere casuale la scelta di un avvocato così titolato per un balordo qualsiasi c<a href="https://www.nicolaporro.it/il-vostro-gesu-in-croce-lo-brucio-lodio-di-salim-lattentatore-di-modena/" target="_blank" rel="noopener">he scriveva “vi brucio cristiani di merda vi brucio voi e il vostro Cristo in croce”</a>? Davvero non ci si trova niente di ambiguo, davvero ci basta cavarcela osservando che “poi ha chiesto scusa”, come fanno, sintomaticamente, a una voce Piantedosi e Lilli Gruber? Ricapitolando: è italiano perché è marocchino. È innocente perché è colpevole. È stragista ma non terrorista. Non è imputabile perché è un pazzo che non è pazzo, anzi è (breve) laureato. È attentatore perché bergamasco ma siccome la famiglia è magrebina chiudiamo un occhio e poi anche l&#8217;altro. I cortocircuiti della sinistra (in senso lato, anzi dilatato) opportunista si esaltano nel caso questo 31enne poeta della jihad malinconica e bullizzata: che sia un terrorista islamico è un sospetto bruciante, subito si muove l&#8217;antiterrorismo, la procura di Modena, città egemonizzata dal Pd, apre un fascicolo per terrorismo ma lo chiude dopo 24 ore con estrema sicurezza e una formula sconcertante, abbiamo scherzato: nel sollievo generale. Va bene tutto, anche la narrazione cialtrona, anche la informazione complice, anche lobotomia indotta, perfino l&#8217;atteggiamento di un potere che, si parli di stragi o di vaccini, arriva a diffidare, se non minacciare apertis verbis, chi si permette di dubitare, di avere paura. Di ragionare. Sì, va bene tutto, ma una cosa ce la lascerete chiedere: cosa cova, cosa cazzo si nasconde in questa sporca faccenda che molti, troppi, non solo a Modena, vogliono istericamente coprire?</p>
<p>Max Del Papa, 20 maggio 2026</p>
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		<title>L&#8217;assurdo sberleffo su La7 alla Famiglia nel Bosco</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lassurdo-sberleffo-su-la7-della-famiglia-nel-bosco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 14:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia nel bosco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Massimo Gramellini l'ironia (poco simpatica) sui coniugi che da mesi sono costretti a vivere senza i loro figli</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lassurdo-sberleffo-su-la7-della-famiglia-nel-bosco/">L&#8217;assurdo sberleffo su La7 alla Famiglia nel Bosco</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo oramai abituati a ciò che accade nei vari talk show de La7, in cui di riffa o di raffa, troppo spesso il contraddittorio latita e un giorno si e l’altro pure si attacca il governo, sostenendo di converso gli argomenti e le tesi dell’opposizione di sinistra. Ma ora sembra che anche i comici, o presunti tali, siano scesi in campo per portare acqua al mulino dei bempensanti della stessa area politica e culturale.</p>
<p>Ospite di <strong>Massimo</strong> <strong>Gramellini</strong>, il presunto comico <strong>Saverio</strong> <strong>Raimondo</strong>, dopo aver pesantemente ironizzato con l’attuale maggioranza, dicendo che Meloni, Tajani e Salvini arrivano a perdere anche quando gridano “chi non salta comunista è”, se l’è presa persino con la disgraziatissima <strong>Famiglia nel bosco</strong>, rea – secondo questo esponente del nuovo umorismo sinistro – di aver scelto come avvocato Simone Pillon, senatore della Lega nella precedente legislatura.</p>
<p>Ebbene sentite cosa dice Raimondo: “Parolaccia della settimana è ‘Pillon’. Perché l’ex senatore leghista, antiabortista, sostenitore del Family day, che<strong> vede lobby gay</strong> dappertutto, è il nuovo avvocato della Famiglia nel bosco. Ma io mi chiedo: ma come è possibile, voglio dire, Pillon è un sostenitore della famiglia tradizionale e poi difende i genitori che manco avevano il bidè a casa. Ma nella famiglia tradizionale i figli vanno a scuola e si vaccinano, mica vivono senza acqua corrente e né elettricità. Ma soprattutto nelle famiglie tradizionali Pillon viene preso in giro, mica lo si assume”.</p>
<p>E mentre in studio tutti applaudivano e ridevano in modo imbarazzante, data la tragicità della condizione che stanno vivendo 5 disgraziati che hanno deciso di vivere in Italia, mi è venuto in mente, chissà perché, il titolo di un libro che vendevo da giovane, quando lavoravo in una libreria di Grosseto: “La prevalenza del cretino”, scritto da Fruttero e Lucentini.</p>
<p>Claudio Romiti, 20 maggio 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.la7.it/embedded/la7?tid=player&amp;content=645227&amp;title=%2Fin-altre-parole%2Fvideo%2Fla-parolaccia-della-settimana-di-saverio-raimondo-pillon-16-05-2026-645227" width="100%" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lassurdo-sberleffo-su-la7-della-famiglia-nel-bosco/">L&#8217;assurdo sberleffo su La7 alla Famiglia nel Bosco</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sapete chi è l&#8217;avvocato di Salim El Koudri?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sapete-chi-e-lavvocato-di-salim-el-koudri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 13:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fausto Gianelli e il suo attivismo Pro Pal. E adesso sorgono alcune domande. La richiesta di una bibbia e un prete? Mah...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sapete-chi-e-lavvocato-di-salim-el-koudri/">Sapete chi è l&#8217;avvocato di Salim El Koudri?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Attenzione! Sapete chi è l’avvocato di <strong>Salim El Koudri</strong>, <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-se-era-italiano-e-anche-peggio/" target="_blank" rel="noopener">il responsabile della tragedia di Modena</a>? È <strong>Fausto Gianelli,</strong> fa parte dei giuristi democratici. Una sorta di “avvocato attivista”. In meno di 24 ore ha sostituito l’avvocato d’ufficio di El Koudri. Chi lo ha incaricato? Certamente non Salim, considerata la sua “pazzia”. Almeno così vogliono farci credere,<a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-gip-smonta-la-farsa-attacco-non-dovuto-ai-problemi-psichici/" target="_blank" rel="noopener"> al contrario di quanto dichiarato dal Gip che l’ha esclusa</a>. E allora come è arrivato a difendere lo stragista? Già, perché il suo ruolo fa sorgere tante domande.</p>
<p>L’avvocato Gianelli è molto noto per la sua attività in favore della Palestina e per le sue posizioni contro Israele. Insieme ad altri <a href="https://www.giuristiavvocatiperlapalestina.org/appoggiamo-la-denuncia-alla-corte-penale-internazionale/" target="_blank" rel="noopener nofollow">ha firmato un esposto alla Corte Penale Internazionale contro <strong>Giorgia Meloni</strong> e alcuni suoi ministri per complicità in crimini di guerra nel <strong>genocidio a Gaza</strong></a>. Non solo, l’avvocato è conosciuto per aver difeso diversi imputati palestinesi accusati nel nostro Paese di fare parte di una rete di terrorismo. C’è di più: l’avvocato <a href="https://www.ansa.it/liguria/notizie/2026/04/09/cassazione-annulla-arresto-hannoun-e-rinvia-al-riesame_9ae259cb-c233-43f5-9b28-8bfbe2d3d69d.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">è membro del collegio di difesa</a> di <strong>Mohammed Hannoun,</strong> in carcere con l’accusa di essere un membro importante ed essenziale per racimolare finanziamenti in Italia in favore di Hamas. Sì, il gruppo terroristico.</p>
<p>Insomma, <strong>un avvocato molto vicino alla causa palestinese</strong> e a quel mondo fatto di Imam e predicatori. Certo, fa il suo lavoro di difensore, ma è giusto mettere a conoscenza il pubblico del suo ruolo in altri procedimenti. Vi fidereste delle richieste del suo assistito? Una bibbia e un prete. Mah…</p>
<p>Michel Dessì, 20 maggio 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/6A9XwWfw6mE?si=yEPzZ7-fzex_f1Kb" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sapete-chi-e-lavvocato-di-salim-el-koudri/">Sapete chi è l&#8217;avvocato di Salim El Koudri?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Modena, perché giustifichiamo chi ci massacra?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/modena-perche-giustifichiamo-chi-ci-massacra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beppe Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 09:48:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Basta chiedere di 'capire' chi distrugge vite reali. Servono pene esemplari e tolleranza zero, prima che sia troppo tardi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-perche-giustifichiamo-chi-ci-massacra/">Modena, perché giustifichiamo chi ci massacra?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo l’agghiacciante fatto di cronaca di <strong>Modena</strong>, per la prima volta ho visto il Paese davvero unito, nel cordoglio e nella solidarietà. Migliaia di commenti sui social, quasi tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Eravamo d’accordo nel dire che si è trattato di un atto gravissimo, con caratteristiche da terrorismo, probabilmente compiuto senza un mandante diretto.</p>
<p>Eravamo d’accordo nel dire che non basta liquidare tutto parlando di<strong> “pazzia”:</strong> certe parole, certe azioni, non nascono dal nulla. Pazzo un cazzo! Ma allora, cosa voleva davvero questa persona? Nascere e crescere in Italia non significa solo conoscere la religione cristiana o mangiare pasta e pizza.</p>
<p>Significa anche sapere che spesso bisogna lottare per trovare il proprio posto, che magari sei laureato e lavori, comunque, come cameriere aspettando un’opportunità. Significa sapere che tutto ha un prezzo e che niente ti viene regalato. E davanti a tutto questo, <strong>qualcuno continua a ridurre tutto a una giustificazione.</strong> No. Non ci sto. Chi compie atti del genere deve essere giudicato e punito con fermezza, secondo la legge, senza ambiguità e senza scorciatoie.</p>
<p>Non si può chiedere alle persone di “capire” mentre c’è chi viene travolto, mutilato, massacrato, con la chiara intenzione di fare del male. E poi arrivano i soliti interventi politici, le solite prese di posizione che sembrano più preoccupate di spegnere il dibattito che di affrontare il problema. <strong>Manifestazioni contro “l’odio”,</strong> mentre qui si parla di vittime reali, di vite distrutte. Ma chi c’era accanto a quella donna che tornerà a casa senza le sue gambe? Quello che inquieta è questa distanza tra certe narrazioni e la realtà che vive la gente ogni giorno. Le persone chiedono sicurezza, chiarezza, giustizia. Non ambiguità.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-pm-non-crede-allattentato-non-contesta-ne-terrorismo-ne-premeditazione/" target="_blank" rel="noopener">Modena, il pm non crede all&#8217;;attentato: non contesta né terrorismo né premeditazione</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-caccia-al-movente-disposta-lanalisi-di-pc-e-manoscritti-sotto-esame-la-vita-di-el-koudri/" target="_blank" rel="noopener">Modena, il buco nero di Salim: trovati 100 manoscritti, 4 pc e 5 telefoni</a></li>
</ul>
<p>Chiedo a questo governo di avere il coraggio di fare scelte nette, senza cercare di accontentare tutti. Essere tolleranti non può significare essere deboli. <strong>Servono regole chiare,</strong> applicate con coerenza, e pene adeguate per chi commette crimini così gravi. Il Paese è stanco. La gente si sente sempre più insicura. Ignorare questa realtà non farà sparire il problema — lo renderà solo più grande. Se non si ha il coraggio di affrontarlo oggi, saranno gli elettori a dare la risposta domani.</p>
<p>Beppe Fantin, 20 maggio 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Spara pallini all&#8217;Anpi: tentato omicidio. Per Salim invece manco la premeditazione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/spara-pallini-allanpi-tentato-omicidio-per-salim-invece-manco-la-premeditazione/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/spara-pallini-allanpi-tentato-omicidio-per-salim-invece-manco-la-premeditazione/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 08:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due casi, due procure, due metri. La Procura non contesta all'attentatore di Modena il fatto che fosse uscito col coltello. Almeno il gip smonta la scusa dei problemi psichici</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/spara-pallini-allanpi-tentato-omicidio-per-salim-invece-manco-la-premeditazione/">Spara pallini all&#8217;Anpi: tentato omicidio. Per Salim invece manco la premeditazione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è qualcosa che non torna. Anzi, c’è molto che non torna. A <strong>Modena</strong> un uomo &#8211; l&#8217;ormai noto <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-se-era-italiano-e-anche-peggio/">Salim El Koudri</a> &#8211; esce di casa con un coltello, si mette alla guida di un’auto, travolge sette pedoni in pieno centro, poi scappa, abbandona il veicolo, continua la fuga a piedi e accoltella chi prova a fermarlo. Eppure la Procura <strong>non contesta la premeditazione</strong>. A <strong>Roma</strong>, invece, un ventunenne spara con una pistola da softair contro due persone con il fazzoletto dell’Anpi e si ritrova accusato di <strong>tentato omicidio</strong>. Ora, nessuno vuole minimizzare nulla. Nessuno vuole trasformare un gesto grave in una bravata. Ma almeno una domanda possiamo farcela senza essere arruolati d’ufficio nel partito dei cattivi? Possibile che nel primo caso la premeditazione sia un dettaglio sfumato e nel secondo si salga subito sul piano massimo dell’allarme penale?</p>
<p>Ricapitoliamo quanto successo, per bene, e partiamo da Modena. El Koudri, 31 anni, è stato fermato per <strong>strage e lesioni aggravate</strong> dopo aver travolto e ferito gravemente sette pedoni sabato 16 maggio. Il gip Donatella Pianezzi ha convalidato il fermo e confermato il carcere per due ragioni molto semplici: <strong>pericolo di fuga e rischio di reiterazione del reato</strong>. E leggendo il provvedimento si capisce perché. Le immagini delle telecamere e le testimonianze descrivono “una precipitosa e violenta fuga”. Dopo la carambola, non riuscendo a ripartire con l’auto, El Koudri “è sceso dal veicolo, armato di coltello, e ha corso a piedi verso una via laterale nel tentativo di depistare i suoi inseguitori nei cui confronti peraltro non esitava ad usare l&#8217;arma”. Uno dei passanti, Luca Signorelli, viene accoltellato due volte. La fuga, scrive ancora la giudice, avviene “con l&#8217;evidente finalità di non essere identificato e di non rispondere delle azioni poste in essere”.</p>
<p>E qui sta il primo punto.<strong> L’uomo aveva un coltello</strong>. Non lo ha trovato per caso in piazza, non lo ha raccolto da terra, non gli è piovuto addosso. Ci è uscito di casa. Ora, per carità, le contestazioni penali rispondono a criteri tecnici, e la premeditazione non è una parola da bar. Ma se uno esce armato, investe sette persone e poi usa quel coltello durante la fuga, è davvero così assurdo domandarsi perché l’ipotesi della premeditazione non venga contestata? O dobbiamo fingere che il coltello sia un accessorio qualsiasi, come le chiavi di casa?</p>
<p>Per fortuna, almeno su un altro fronte, il gip ha rimesso qualche cosa al suo posto. Perché già si intravedeva la solita scorciatoia narrativa: aveva problemi psichici, era in cura, dunque chissà, forse non capiva, forse non voleva, forse tutto si scioglie in una nebulosa clinica. <strong>E invece no</strong>. La giudice scrive che “non vi sono, allo stato, elementi concreti e conclusivi per ritenere che i fatti siano stati compiuti in presenza di una causa di non punibilità o che sussista allo stato una causa di estinzione del reato”. E aggiunge: “D&#8217;altronde se è vero che dalla documentazione sanitaria in atti emerge che El Koudri sarebbe affetto da un disturbo schizoide di personalità e che sia stato in cura presso il dicentro di salute mentale Castelfranco Emilia, tuttavia non vi sono alla stato elementi per ritenere che il gesto da lui compiuto sia conseguenza di tale patologia né che lo stesso fosse incapace di intendere e di volere al momento della commissione del fatto”.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-gip-smonta-la-farsa-attacco-non-dovuto-ai-problemi-psichici/">Modena, il Gip smonta la farsa: “Attacco non dovuto ai problemi psichici”</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-pm-non-crede-allattentato-non-contesta-ne-terrorismo-ne-premeditazione/">Modena, il pm non crede all’attentato: non contesta né terrorismo né premeditazione</a></li>
</ul>
<p>Tradotto: attenzione a non trasformare automaticamente una diagnosi in un salvacondotto. Bene l’osservazione psichiatrica, sacrosanta. Bene verificare tutto, perché uno Stato serio non processa a slogan. Ma bene anche ricordare che una patologia non cancella automaticamente la responsabilità penale. E meno male che il gip lo ha scritto con chiarezza, perché la farsa del “aveva problemi psichici” era già pronta per essere servita calda, come spesso accade quando il racconto pubblico ha bisogno di anestetizzare la brutalità dei fatti.</p>
<p>Poi c’è Roma. Qui la scena è diversa, ma il cortocircuito è evidente. Arrivo in scooter, casco integrale, pistola da softair puntata ad altezza d’uomo, spari contro due persone che indossavano il fazzoletto dell’Anpi nei pressi del parco Schuster dopo il corteo del 25 aprile. Tredici secondi, ripresi dalle telecamere. Il responsabile, <strong>Eitan Bondì</strong>, ventunenne appartenente alla Comunità ebraica, viene individuato anche grazie ad alcuni dettagli, tra cui una busta di un’azienda di consegne per cui lavorava come rider. Quando gli agenti bussano alla sua porta, lui avrebbe ammesso: “Sì, sono stato io”. Poi il fermo, l’accusa pesantissima di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, Regina Coeli.</p>
<p>Anche qui: gesto grave, da condannare senza girarci intorno. Ma tentato omicidio con una pistola da softair? <strong>Davvero?</strong> La stessa giustizia che a Modena non vede, almeno per ora, la premeditazione davanti a un uomo uscito col coltello da casa e protagonista di una sequenza violentissima, a Roma imbocca subito la corsia più pesante per colpi di pallini contro due militanti Anpi. Qualcosa non torna. E non torna non perché una vittima valga meno dell’altra, ma perché la coerenza dovrebbe essere il minimo sindacale quando si parla di diritto penale.</p>
<p>A Modena si procede, certo, e il carcere viene confermato, ma la narrazione resta prudente, quasi trattenuta. A Roma, invece, appena entrano in scena Anpi, 25 aprile, Comunità ebraica, Israele, tensioni mediorientali, “degenerazione squadristica”, “deriva estremistica”, “presunti gruppi paramilitari”, il fatto penale sembra diventare immediatamente un fatto politico totale. E <strong>la giustizia non dovrebbe farsi trascinare dalla temperatura politica</strong>. Dovrebbe guardare ai fatti, agli strumenti usati, alle conseguenze, all’intenzione dimostrabile. A Modena abbiamo un’auto lanciata contro pedoni, sette feriti gravi, un coltello portato da casa e usato durante la fuga. A Roma abbiamo una pistola da softair, un’azione di tredici secondi, nessuna volontà omicida rivendicata dal fermato, che avrebbe ripetuto di non voler uccidere. Eppure <strong>il paradosso è servito</strong>: da una parte niente premeditazione, dall’altra tentato omicidio.</p>
<p>Si dirà: sono procedimenti diversi, procure diverse, fattispecie diverse. Vero. Ma il cittadino normale, quello che non vive dentro i codici e non parla in latinorum giudiziario, vede<strong> una sproporzione</strong>. E quando la giustizia appare sproporzionata, perde autorevolezza. Non perché debba assecondare la pancia dell’opinione pubblica, ma perché deve saper spiegare perché davanti a fatti apparentemente più gravi si procede in un modo e davanti a fatti certamente gravi, ma di natura diversa, si procede in un altro.</p>
<p>Il punto non è chiedere indulgenza per Roma. Il punto è chiedere rigore anche per Modena. Il punto non è trasformare Bondi in un ragazzo da compatire. Il punto è non trasformare ogni episodio politicamente sensibile in un processo ideologico. Il punto non è negare i problemi psichiatrici di El Koudri. Il punto è non usarli come sipario da calare troppo in fretta su una condotta che il gip definisce di “particolare allarme sociale”, “facilmente replicabile in qualsiasi altro contesto urbano” e capace di colpire “un numero indeterminato e indeterminabile di soggetti”.</p>
<p><strong>Ecco perché qualcosa non torna.</strong> Perché quando la realtà entra in tribunale dovrebbe essere giudicata per quello che è, non per il racconto politico che le si costruisce intorno. Entrambi devono rispondere delle proprie azioni. Ma se la bilancia della giustizia pesa più il simbolo del fatto che il fatto stesso, allora il problema non è più solo giudiziario. È culturale. E riguarda tutti.</p>
<p>Franco Lodige, 20 maggio 2026</p>
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		<title>Louis Dassilva, il nuovo Stasi?</title>
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					<comments>https://www.nicolaporro.it/louis-dassilva-il-nuovo-stasi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 18:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Louis Dassilva]]></category>
		<category><![CDATA[Pierina Paganelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel processo per l’omicidio di Pierina Paganelli non emergono tracce scientifiche decisive: al centro resta il racconto dell’ex amante dell’imputato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>All’ombra del caso di Garlasco, che ha praticamente oscurato il resto della cronaca giudiziaria, c’è un altra vicenda processuale che si sta per concludere in primo grado presso il Tribunale di Rimini, quella legata all’omicidio di <strong>Pierina Paganelli,</strong> che rischia di mandare all’ergastolo un uomo sulla base di un’unica testimonianza.</p>
<p>Tant’è che il pubblico ministero che sostiene l’accusa, Daniele  Paci al termine di una requisitoria durata sei ore, ha chiesto la massima pena per <strong>Louis Dassilva</strong>, il 35enne senegalese che per la procura avrebbe commesso l’omicidio pluriaggravato di Pierina Paganelli, la pensionata uccisa a Rimini la sera del 3 ottobre del 2023.</p>
<p>Un delitto premeditato e commesso con estrema crudeltà dall’imputato, sempre secondo il Pm, per non mettere a repentaglio i vantaggi economici derivanti dalla sua condizione di uomo sposato. In questo senso, egli avrebbe in questo modo evitato che sua moglie potesse scoprire la tresca con <strong>la sua ex-amante,</strong> la stessa che rappresenta l’unico elemento dell’accusa.</p>
<p>Quest’ultima, <strong>Manuela Bianchi,</strong> fu la prima a telefonare al 118 dopo aver scoperto nel garage condominiale il corpo della suocera, sebbene in una prima telefonata disse di non averla riconosciuta.</p>
<p>Dopodiché la versione della donna cambiò nel marzo del <strong>2025</strong>, a ben diciassette mesi dal delitto. Incalzata dagli inquirenti ella non disse affatto di aver le prove che Dassilva abbia ucciso la signora Paganelli. Si limitò a sostenere che la mattina successiva, quando per l’appunto chiamò i soccorsi, fu l’imputato, sceso prima di lei in garage, ad avvertirla.<br />
Una nuova deposizione che, comunque la si veda, non dimostra che Dassilva abbia commesso l’omicidio, ma solo che si trovasse nei pressi del luogo del delitto molte ore dopo.</p>
<p>Tra l’altro non si comprende il motivo, nel caso egli fosse veramente colpevole, per il quale avrebbe dovuto correre un tale rischio, potendo tranquillamente restare nel suo appartamento ed attendere gli eventi. Sta di fatto che la tardiva ammissione della Bianchi in dibattimento è stata messa in forte discussione dalla testimonianza di una sua amica, la quale ha sostenuto che l’ex amante del <strong>Dassilva</strong> le avrebbe rivelato di non aver raccontato la verità.</p>
<p>Ma al di là di tutto, considerando che sulla scena del crimine non è stata trovata alcuna traccia che collochi il senegalese sulla scena, la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: possiamo mandare all’ergastolo – visto che le sentenze vengono pronunciate in nome del popolo italiano – una persona sulla base di una sola testimonianza modificata radicalmente dopo <strong>17 mesi? </strong></p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/omicidio-pierina-non-ce-uno-straccio-di-prova-contro-dassilva/" target="_blank" rel="noopener">Omicidio Pierina, non c&#8217;è uno straccio di prova contro Dassilva</a></li>
</ul>
<p>Io penso assolutamente di no e penso, inoltre, che come nei riguardi di ciò che è accaduto ad Alberto Stasi, siamo di fronte all’ennesimo caso di giustizia teorematica. <strong>Giustizia teorematica</strong> che porta gli inquirenti, costi quel che costi, ad innamorarsi di un teorema, scartando tutte le altre piste alternative, per poi concentrarsi esclusivamente nel ricercare gli elementi che possano incastrare il malcapitato. Esattamente il contrario di ciò che andrebbe fatto, ovvero andare dove le prove ti portano.</p>
<p>Claudio Romiti, 19 maggio 2026</p>
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		<item>
		<title>Modena, il Gip smonta la farsa: &#8220;Attacco non dovuto ai problemi psichici&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/modena-il-gip-smonta-la-farsa-attacco-non-dovuto-ai-problemi-psichici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 17:57:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il giudice c'è il rischio di fuga: "Salim El Koudri voleva colpire più persone possibili"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sarebbe stato un gesto improvviso né un raptus incontrollato. Secondo la gip di Modena <strong>Donatella Pianezzi,</strong> Salim El Koudri avrebbe agito con una precisa volontà: investire quante più persone possibile nel centro cittadino. È quanto emerge dall’ordinanza con cui il giudice ha convalidato l’arresto del 31enne marocchino accusato di strage aggravata dalle lesioni gravissime dopo aver travolto la folla sabato pomeriggio a bordo della sua Citroen C3, ferendo otto persone.</p>
<p>Nelle motivazioni il gip ricostruisce nel dettaglio la dinamica dell’assalto lungo via Emilia. El Koudri ha inizialmente diretto l’auto verso il marciapiede destro, colpendo alcuni passanti e una ciclista. Poi, rientrato per pochi istanti in carreggiata mentre diverse persone riuscivano a schivarlo, ha sterzato verso il marciapiede opposto, <strong>in quel momento particolarmente affollato</strong>. Per la giudice sarebbe evidente la scelta deliberata delle traiettorie più adatte a provocare il maggior numero di vittime.</p>
<p>Davanti al gip, durante l’udienza di convalida svoltasi nel carcere di Modena,<strong> il 31enne ha scelto il silenzio.</strong> Non ha fornito spiegazioni sui fatti di sabato, limitandosi però a consegnare spontaneamente agli investigatori i codici di sblocco del proprio iPhone, ora al vaglio degli inquirenti per ricostruire personalità, contatti e attività recenti.</p>
<p>La Procura, almeno per il momento, <strong>non ha contestato le aggravanti del terrorismo, dell’odio razziale o della premeditazione</strong>. Una scelta che ha suscitato discussioni anche perché dagli accertamenti stanno emergendo vecchie mail deliranti, messaggi offensivi e contenuti social definiti inquietanti. Tra questi, secondo quanto riferito dal difensore Fausto Gianelli, <a href="https://www.nicolaporro.it/cara-nato-come-il-menu-poi-i-post-su-ferragni-il-legale-di-salim-la-butta-sulla-pazzia/" target="_blank" rel="noopener">ci sarebbero richieste inviate a basi Nato per avere informazioni sull’arruolamento e perfino sul “menu” delle strutture militari, oltre ad attacchi contro personaggi pubblici come Chiara Ferragni.</a></p>
<p>Nell’ordinanza il gip affronta anche il nodo delle condizioni psichiche dell’uomo. El Koudri era stato seguito dal Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia e gli era stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità. Tuttavia, secondo la giudice, <strong>allo stato attuale non esistono elementi sufficienti per collegare direttamente la strage alla patologia</strong> né per sostenere che il 31enne fosse incapace di intendere e di volere al momento dei fatti.</p>
<p>La difesa insiste invece proprio sul quadro clinico. L’avvocato Gianelli ha annunciato la richiesta di una perizia psichiatrica e sostiene che il suo assistito da tempo soffrisse di un forte <strong>disagio personale,</strong> aggravato dall’incapacità di trovare un lavoro stabile. Nel 2022 aveva iniziato un percorso terapeutico dopo episodi di insonnia, tachicardia e allucinazioni uditive, ma avrebbe poi interrotto autonomamente le cure. “Sentiva delle voci”, ha spiegato il legale, auspicando ora un trasferimento in una struttura psichiatrica giudiziaria.</p>
<p><strong>Il gip ha inoltre ritenuto concreto il rischio di fuga</strong>. Nelle motivazioni vengono richiamati i forti legami familiari con il Marocco, dove vivono diversi parenti con cui El Koudri avrebbe mantenuto rapporti costanti. Secondo quanto ricostruito, il 31enne metteva da parte denaro per trascorrere periodi nel Paese nordafricano e proprio questa rete familiare all’estero, unita all’assenza di un lavoro stabile e di una famiglia propria, potrebbe facilitare un eventuale tentativo di espatrio.</p>
<p>Nel frattempo il 31enne avrebbe<strong> iniziato a prendere coscienza di quanto accaduto</strong>. “Mi dispiace davvero che sia finita così”, avrebbe confidato al suo avvocato. Ai genitori, però, avrebbe chiesto di aspettare ancora prima di incontrarlo: “Voglio essere pronto”. Il padre, sempre secondo il legale, sarebbe “devastato dalla vergogna”, mentre tutta la famiglia avrebbe chiesto scusa alle vittime, dicendosi distrutta da quanto accaduto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-gip-smonta-la-farsa-attacco-non-dovuto-ai-problemi-psichici/">Modena, il Gip smonta la farsa: &#8220;Attacco non dovuto ai problemi psichici&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Quel tizio in bici, che filma tutto e va via</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quel-tizio-in-bici-che-filma-tutto-e-va-via/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/quel-tizio-in-bici-che-filma-tutto-e-va-via/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 16:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=321051</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Modena non solo gli "eroi" che hanno fermato Salim El Koudri. Di fronte ad una agghiacciante scia di corpi immobili</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quel-tizio-in-bici-che-filma-tutto-e-va-via/">Quel tizio in bici, che filma tutto e va via</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto pur di non raccontarla per quella che è, <strong>una strage islamista affidata a un pazzo</strong>, se si vuole, ma <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/chiamiamolo-pure-pippo-ma-e-terrorismo-islamico/" target="_blank" rel="noopener">folle di odio islamico come puntualizza oggi </a><strong>Alessandro Sallusti.</strong> E allora fioriscono le formule alla vasellina, impersonali, anodine, paracule: incidente, tragedia, disgrazia. Una strage non viene mai da sola e non se ne va da sola, lascia dietro la scia di consapevolezze disturbanti, di evidenze inquietanti, porta via i veli di una realtà che è perfino peggiore di quella che ha smosso, scosso, tramortito. Una prima evidenza è che <strong>l&#8217;attentatore è stato subito come adottato da troppa feccia senza dignità</strong>, dalla sinistra che, non giriamoci intorno, l&#8217;islam di conquista lo ha fatto penetrare per allevarlo, lo corteggia sia in nome dell&#8217;antisemitismo che per deliranti strategie di potere, lo coltiva credendo di conquistarlo secondo logica allucinata, irresponsabile e criminale comunista; dall&#8217;altra parte si sentono, non possono non sentirsi frusciare troppe code di paglia e non perché un pazzoide saturo di odio islamico sia di per sé controllabile, tutti sappiamo che le stragi, se questi vogliono, le fanno quando vogliono, perché sono troppi, perché <strong>gli è stato lasciato il tempo di radicarsi</strong>, di organizzarsi in 30 anni e adesso possiamo solo sperare, ovvero illuderci; solo che questa mattanza di Modena arriva come attesa, nella rassegnazione, nel fatalismo, “<strong>quanto viene, viene</strong>”, ed è difficile non avvertire una gracilità nelle politiche di sicurezza della destra che voleva fermare, voleva rimandare indietro, voleva bloccare e poi tutto, quasi tutto si è perso nella nebbia delle intenzioni. Se erano intenzioni e non promesse elettorali.</p>
<p>Gli stragisti sono fra noi: bella scoperta, cioè orrenda. E sono ovunque, se la polizia dei Servizi mi legge, come mi legge, si faccia, per dire, un giretto dalle parti del Casoretto a Milano, vicino a dove un tempo stava il Leoncavallo, dove caddero i due ragazzi di sinistra Fausto e Iaio, e oggi invece indovina chi ci sta. Ma lo sanno, io lo so che lo sanno meglio di me. E osservano, controllano, ma per far che? Un&#8217;altra presa d&#8217;atto è che la politica di fronte ad emergenze vere, tremende, è fragile e opportunistica; e una terza certezza è che la gente, la fatidica gente, che protesta, che piange, che a volte si lancia in eroismi istintivi, presa nel complesso questa ineffabile gente non è migliore dei politici che maledice e intanto ossequia, dei terroristi che maledice e qualche volta adotta:<a href="https://www.nicolaporro.it/modena-lancia-lauto-sulla-folla-ecco-il-video-dellattacco/" target="_blank" rel="noopener"><strong> circola un video abbastanza atroce</strong>, si vede la macchina impazzita dell&#8217;economista marxista bergamasco, poeta del disagio, che falcia tutto ciò che trova</a> (“volevo morire, sapevo che sarei morto”: e allora perché ammazzi gli altri e poi scappi? Questo farabutto ha già cominciato, subito, a prenderci per il culo tutti e vedrete quanto velocemente Modena diventerà Garlasco), quindi si schianta a fine corsa lasciando <strong>una agghiacciante scia di corpi immobili</strong> nel silenzio, dai quali si indovinano salire flebili atroci lamenti. E qui si vede qualcosa che non avremmo voluto vedere, ma che tutto fa meno che stupirci: <strong>due in bicicletta: arrivano, si fermano, uno tira fuori un aggeggio</strong>, filma l&#8217;agonia, poi tranquillo risale in pedale e se ne riparte, lemme lemme, senza ambascia; un secondo lo segue, come ad una scampagnata.</p>
<p>Gente di mer**, chissà chi erano. Eravamo noi, non prendiamoci in giro. <strong>Gli sciacalli siamo noi</strong>. Cioè sciamano passanti nel terrore, sbucano da tutte le parti, sconvolti, perfino un vecchio col bastone, e questi qui filmano e vanno, neanche che chiamano qualcuno, chiedono aiuto, sollecitano soccorsi, no, han l&#8217;aria di pensare, cazzo che storia, beh, tanto stanno arrivando tutti, se la vedranno loro. Sicuro che due minuti dopo hanno postato tutto scrivendoci sotto: <em>iscrivetevi al mio canale</em>.</p>
<p>Eh già, lo sciacallaggio indotto dai social che però non lo inventano, la tecnologia è demoniaca nel senso che tenta, ma la tentazione poi la accoglie l&#8217;umano, non lo strumento, ed è la stessa dai tempi della mela. Cosa siamo noi oggi? Prede, bersagli potenziali di malinconici stragisti, “<strong>è lui la vera vittima, cercava di dirci qualcosa</strong>”, e qualcuno, di slancio, lo blocca, “per dimostrare che l&#8217;Italia non è finita”, <a href="https://www.nicolaporro.it/lho-schivato-poi-chi-e-leroe-che-ha-bloccato-lattentatore-di-modena/" target="_blank" rel="noopener">caro Luca Signorelli sei un eroe ma anche un illuso</a>; ma altri, molti, troppi altri ci guarderanno, ci riprenderanno, sciacalli del quotidiano, jene tra noi, come noi, forse noi? La cosa allucinante di questo breve filmato, una quarantina di secondi, sta nella normalità, nella naturalezza con cui questi due ciclisti si comportano e nella rassegnazione che, ancora una volta, ci prende e ci sorprende mentre guardiamo: vedi un po&#8217; come sono, come siamo, ma non c&#8217;è niente da fare.</p>
<div style="width: 1280px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-321051-3" width="1280" height="720" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/05/modena-video-attentatore.mp4?_=3" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/05/modena-video-attentatore.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/05/modena-video-attentatore.mp4</a></video></div>
<p>Asseufatti a tutto, inclini a trasformare tutto in un sordido reality: non è la prima volta che sappiamo di<strong> morti ammazzati scavalcati o ripresi</strong>, di violenze e botte infantili con altri mocciosi che filmano e ridono, lo show dei pagliacci macabri si scatena con gli omicidi di paese di vent&#8217;anni fa e arriva alle stragi fresche, jihadiste, ma potreste essere gentili e chiamarle incidenti, disgrazie, sciagure, il grido di dolore di un poeta della melanconia che ci stermina per troppo amore, perché non lo capivamo, perché “era bullizzato”. A 31 anni.</p>
<p>Nell&#8217;inverno della nostra ragione, fatta emergere da questa strage romantica, sta la rimozione forzata, la falsa coscienza,<strong> la dissonanza cognitiva o semplicemente la viltà infame</strong> di chi scarica la responsabilità su una mancata integrazione che, viceversa, è riuscita in pieno, a tal punto da raggiungere la propria sconfessione: il discriminato “ragazzo italiano”, triste e solitario, è un viziato trentenne, accolto, cresciuto, allevato, erudito, che alla fine, capriccioso, dice, scrive al mondo: bastardi cristiani di merda, io voglio il lavoro che voglio, nel posto che voglio, secondo i crismi che voglio, se no vi brucio voi e il vostro Gesù Cristo, avete capito, brutte merde. E ci vuole il coraggio del leggendario Piantedosi a liquidare la faccenda siccome “poi ha chiesto scusa”. Eh, no: questo è perfetto <em>bimbominkiah</em> convertito allo stragismo, un maranza fuori controllo ma anche questi possono fare un macello, per troppa integrazione, perfetta integrazione, compiuta integrazione.</p>
<p>Max Del Papa, 19 maggio 2026</p>
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		<title>Basta giocare con lo stupro: la lezione di suor Monia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 15:11:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[concita borrelli]]></category>
		<category><![CDATA[stupro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non tutto può diventare materiale da polemica televisiva, a partire dallo stupro: ci sono ferite che chiedono rispetto, non audience</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non entro nel merito delle <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-nei-sogni-di-tutti-noi-ce-lo-stupro-e-in-studio-cala-il-gelo/">dichiarazioni della dott.ssa Borrelli in merito allo stupro</a>: ciascuno è responsabile di quanto sostiene e se ne assume le conseguenze, soprattutto quelle che simili esternazioni possono avere sulla mente di persone fragili, specie degli adolescenti, dei giovani che imparano a costruire, giorno dopo giorno, le proprie relazioni con gli altri: la consapevolezza dell&#8217;importanza della dimensione sessuale è essenziale nella vita di ciascuno.</p>
<p>Voglio, dunque, andare oltre le affermazioni della nota giornalista e il coro delle polemiche nate attorno ad esse. Desidero, invece, rilevare, con grande rammarico, che mi sembra che da nessuna parte si sia levata <strong>una voce per chiedere scusa a tutte quelle donne</strong> che, in Italia e nel mondo, sono state vittime di violenza, una violenza che lascia segni indelebili nella vita delle vittime. Parlare di stupro significa parlare di un atto che cancella la dignità e la sacralità della persona, un atto che annienta le relazioni e l&#8217;intimità di chi ne è vittima.</p>
<p>Al di là degli schieramenti sulla colpevolezza o sull&#8217;innocenza di Andrea Sempio &#8211; ricordo che <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-la-taccia-sgancia-la-bomba-le-intercettazioni-ci-sono-parole-diverse/">le indagini sono in corso</a> &#8211; quello che più mi spiace è che determinati argomenti siano affrontati con leggerezza, senza la dovuta prudenza e attenzione alla dignità di ciascuno, in quanto persona: quello che, a mio avviso, è oltremodo preoccupante è<strong> la mancanza di un&#8217;attenzione educativa</strong>, ossia il fatto che, quando parliamo, non ci rendiamo conto che tra gli ascoltatori ci sono persone che stanno imparando a conoscere se stessi e il loro rapporto con le persone e la realtà.</p>
<p>Cosa può pensare un ragazzo della violenza sessuale? Che le sue pulsioni possono essere in qualche modo giustificate se dovessero sfociare in una forma di possesso violento di una ragazza? Cosa può pensare una ragazza vittima di molestie da parte di un compagno o di un adulto? Che quello che subisce è in qualche modo giustificato ancestralmente? No, fermiamoci tutti e <strong>recuperiamo il senso ed il significato</strong> delle nostre vite, delle nostre parole, delle nostre relazioni, del nostro impegno: per nostro intendo di tutti noi adulti, soprattutto di chi esercita una responsabilità e sa che le sue parole hanno ampia diffusione.</p>
<p>Invito quindi il mondo dell&#8217;informazione ad essere reale strumento di crescita, di formazione ai valori positivi ed umani che sono garanzia di una serena convivenza: da sempre sostengo che il giornalismo è presidio della democrazia. A questa funzione di presidio aggiungo quella, non meno importante e complementare, di formazione dei cittadini sui grandi temi che intercettano le nostre vite, a tutti i livelli. Le grandi inchieste del giornalismo del passato hanno contribuito a che i grandi problemi della nostra società fossero affrontati dal decisore politico:<strong> ritorniamo a questa dimensione alta e non limitiamoci a rimestare nel torbido delle questioni della cronaca</strong>. E, davvero, la nostra vicinanza vada, in modo sentito e accorato, a tutte le persone che sono vittime delle diverse forme di violenza fra le quali quella sessuale è la forma più turpe e meschina.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 19 maggio 2026</p>
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		<title>Modena, il pm non crede all&#8217;attentato: non contesta né terrorismo né premeditazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 12:42:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Salim El Koudri resterà in carcere. Ma la Procura ha deciso di non aggravare le accuse. Escluso anche l'odio razziale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-pm-non-crede-allattentato-non-contesta-ne-terrorismo-ne-premeditazione/">Modena, il pm non crede all&#8217;attentato: non contesta né terrorismo né premeditazione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E alla fine la Procura di Modena non contesta l&#8217;aggravante del terrorismo. <strong>Salim</strong> <strong>El</strong> <strong>Koudri</strong> resterà in carcere; in fondo non ha nemmeno chiesto la scarcerazione, ma con ogni probabilità non dovrà rispondere dell&#8217;accusa di terrorismo, che avrebbe ovviamente aggravato la sua posizione. Nel corso dell&#8217;interrogatorio di convalida a <strong>Modena</strong>, di fronte al Gip, la Procura non ha nemmeno contestato l&#8217;odio razziale né la premeditazione. Per lui l&#8217;accusa è &#8220;solo&#8221; di strage e lesioni, aggravate dall&#8217;uso di un coltello.</p>
<p>&#8220;L’udienza è andata come era prevedibile – ha spiegato l&#8217;avvocato del 31enne, che ha lanciato la sua C3 contro i pedoni –. La Procura ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia in carcere. <strong>Come difesa ci siamo rimessi alla giustizia</strong>: non è questa la fase per sminuire o minimizzare ciò che è successo&#8221;. Il giudice comunicherà la sua decisione nelle prossime ore, anche se appare ovviamente scontata. La difesa, in questo momento, non intende contestare quanto accaduto, visto che le telecamere parlano chiaro. &#8220;Quello che serve è accertare perché è successo. Credo, purtroppo, che non ci sia una ragione razionale&#8221;, ha aggiunto il legale Fausto Giannelli. Gli investigatori stanno scandagliando i suoi computer e cellulari. Lui stesso ha fornito il codice di sblocco dello smartphone. &#8220;È stato chiesto se volessimo fornire spontaneamente il codice e lui, senza esitazioni, ha accettato &#8211; ha detto Giannelli -. Anche noi vogliamo capire cosa c’era in quel cellulare e cosa ci sia stato dietro a quanto accaduto&#8221;.</p>
<p>Di fronte al giudice, Salim non avrebbe parlato molto. Si sarebbe limitato ad alcune frasi. Avrebbe convenuto che fosse &#8220;giusto che io sia in carcere&#8221;. Nato a Bergamo, figlio di immigrati marocchini, laureato e con problemi psichici certificati, Salim aveva interrotto le cure al centro medico che lo stava seguendo. Ora gli avvocati hanno chiesto per lui un consulto medico, non tanto per una perizia psichiatrica &#8211; quella avverrà in sede di processo &#8211; quanto per stabilizzare le sue condizioni mediche. &#8220;C&#8217;era la frustrazione del lavoro: lui aveva fatto l&#8217;università con il massimo dei voti e non trovava un lavoro adeguato. È ovvio che non è la causa e la spiegazione di un gesto come quello; è una frustrazione che si inserisce, io credo, in una mente malata che queste difficoltà lavorative hanno fatto deflagrare&#8221;, ha provato a ipotizzare l&#8217;avvocato. &#8220;Sulla condizione del sentirsi straniero io ho provato a parlare con lui e con la famiglia. <strong>Però El Koudri è un ragazzo che parla italiano con l&#8217;accento modenese</strong>, che conosce il Marocco come un luogo di vacanza dove vive il nonno, dove è stato pochissime volte. Lui, in realtà, si sente totalmente italiano&#8221;.</p>
<p>Certo, c&#8217;è quel dettaglio, mica da niente, delle mail contro Gesù inviate all&#8217;Università di Modena. E l&#8217;odio contro i cristiani. &#8220;All’epoca lui era un praticante musulmano e probabilmente vedeva il cristianesimo come un&#8217;altra religione che riguardava le altre persone &#8211; prova a spiegare il legale -. Poi ha abbandonato la fede islamica e dal 2022 lui non fa più cenni al cristianesimo e le sue mail si concentrano, invece, su altre versioni, dove dice: &#8216;il diavolo mi perseguita, ce l&#8217;hanno tutti con me&#8217;. La sua rivendicazione è essenzialmente lavorativa e di persecuzione&#8221;. In carcere avrebbe chiesto una bibbia e di incontrare un prete. In merito all&#8217;aggravante di <span class="hilg1">premeditazione,</span> Giannelli spiega che &#8220;non è stata accertata perché è vero che lui compie un gesto orrendo, ma nessuno, al momento, ha capito davvero cosa sia scattato nella sua mente quel giorno: saranno gli psichiatri forensi ad accertarlo&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-pm-non-crede-allattentato-non-contesta-ne-terrorismo-ne-premeditazione/">Modena, il pm non crede all&#8217;attentato: non contesta né terrorismo né premeditazione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Cara Nato, com&#8217;è il menu?&#8221;. Poi i post su Ferragni: il legale di Salim la butta sulla pazzia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 09:16:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'avvocato dell'attentatore di Modena: "Valutiamo la perizia psichiatrica". Ancora non è stato possibile interrogarlo. Spuntano messaggi alla Ferragni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cara-nato-come-il-menu-poi-i-post-su-ferragni-il-legale-di-salim-la-butta-sulla-pazzia/">&#8220;Cara Nato, com&#8217;è il menu?&#8221;. Poi i post su Ferragni: il legale di Salim la butta sulla pazzia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-vostro-gesu-in-croce-lo-brucio-lodio-di-salim-lattentatore-di-modena/" target="_blank" rel="noopener">le mail all&#8217;Università di Modena con gli insulti contro i &#8220;bastardi cristiani&#8221; e il loro Dio</a>. A quanto pare Salim El Koudri avrebbe scritto anche alle basi della Nato per capire se fosse possibile arruolarsi. Lo ha spiegato l&#8217;avvocato Fausto Giannelli: In uno dei suoi account sui social &#8211; ha aggiunto il legale &#8211; &#8220;attacca quelli che fanno soldi immeritatamente, c&#8217;è un post contro <strong>Chiara Ferragni,</strong> ma sono tutte cose che non segnano un percorso logico dentro cui trovare spiegazione, ma che dimostrano il vero disagio che lo attraversava&#8221;.</p>
<p>Per questo la difesa sta già pensando ad una perizia psichiatrica, mentre il ragazzo si trova &#8220;sotto choc&#8221; piantonato senza aver chiesto di vedere nessuno. Neppure i familiari. “Prima di tutto deve essere visitato e deve riprendere una terapia farmacologica che lo stabilizzi&#8221;, ha detto Gianelli. “Solo allora forse sarà possibile interrogarlo in modo utile e capire davvero cosa sia successo e perché&#8221;. Che fosse stato in cura al CIM non era una novità: i medici gli avevano diagnosticato un disturbo schizoide della personalità. “Per circa un anno e mezzo aveva seguito una terapia e la situazione era migliorata. Poi ha interrotto tutto ed è ripiombato in una condizione sempre peggiore&#8221;. Eppure non era così grave da risultare incapace di intendere e di volere, come cercano forse di farlo passare gli avvocati. Per questo non aveva mai ricevuto un trattamento sanitario obbligatorio, aveva ancora la patente per guidare e ha potuto scegliere in autonomia (come previsto dalla legge) di non seguire più il percorso di cura. &#8220;I genitori non sapevano né che era andato in quel centro, né che avesse interrotto la cura. Lui mi ha raccontato che ci era andato spontaneamente dopo un periodo che stava male e si sentiva perseguitato dal diavolo&#8221;, dice l&#8217;avvocato. Adesso si scava sui 4 pc, i 5 telefoni e gli oltre 100 manoscritti che chi indaga ha trovato nella sua casa di Ravarino. “Le autorità hanno accesso a tutto &#8211; ha confermato il difensore &#8211; <strong>Finora non è emerso nulla che faccia pensare a una vera radicalizzazione islamista o terroristica</strong>”.</p>
<p>La Gazzetta di Modena ha raccolto le testimonianze di alcuni colleghi che per un breve periodo hanno lavorato con lui. Parlano di &#8220;ripetuti comportamenti strani e insoliti&#8221;, di una &#8220;furiosa lite dopo la quale ha lasciato l’azienda&#8221; e di messaggi &#8220;aggressivi nei confronti di alcune colleghe&#8221; oltre ai post complottisti sui social. Tra cui quello in cui accusa il deep state italiano e la mafia di non farlo lavorare. &#8220;Già tre anni fa – racconta una ex collega di El Koudri – dava l’impressione di essere una persona molto instabile e convinta che gli altri ce l’avessero con lui. In ufficio finiva per isolarsi spesso e faceva davvero molta fatica ad integrarsi, nonostante da parte dei colleghi ci fossero tentativi di includerlo&#8221;.</p>
<p>Al momento non è emerso nulla neppure del movente. Salim El Koudri non ha risposto alle domande degli inquirenti, “ricorda frammenti, spesso dopo che glieli racconto io stesso”. &#8220;Non ha mai detto di voler uccidersi”, ha precisato il legale. “<strong>Ha detto di sapere che sarebbe potuto morire, ma non di volerla fare finita</strong>&#8220;. Aveva premeditato quindi il martirio? Non secondo la difesa. &#8220;Ha lanciato l’auto contro la folla. I video sono chiarissimi. Si è scagliato contro le persone cercando una strage”. Al momento, però, secondo l&#8217;avvocato non sarebbe in grado di spiegare il perché: “Ripete solo: “Andavo più forte che potevo”.</p>
<p>Oggi intanto l&#8217;udienza di convalida davanti al Gip. Salim non ha detto nulla, ma ha fornito i codici di sblocco del suo cellulare. &#8220;Si è comunque mostrato più lucido di ieri &#8211; ha detto l&#8217;avvocato fuori dal carcere &#8211; mi ha chiesto le sigarette. Gli ho detto che verranno i suoi genitori, ma lui mi ha risposto &#8216;aspettiamo, voglio essere pronto&#8217;. La procura giustamente ha chiesto la convalida dell&#8217;arresto e ha chiesto la custodia in carcere, che in questo momento è certamente quello che ci aspettavamo&#8221;. Il legale ha chiesto una visita psichiatrica, anche per fornire le giuste medicine e stabilizzarlo. La battaglia si giocherà ovviamente non tanto sul fatto in sé (che è incontestabile e la difesa lo sa), ma sulle attenuanti (disagio psichico) e sulle possibili aggravanti (la premeditazione). Proprio su questo punto, Giannelli afferma che la premeditazione &#8220;non è stata accertata perché è vero che lui compie un gesto orrendo, ma nessuno al momento ha capito davvero cosa sia scattato nella sua mente quel giorno, saranno gli psichiatri forensi ad accertarlo&#8221;.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-caccia-al-movente-disposta-lanalisi-di-pc-e-manoscritti-sotto-esame-la-vita-di-el-koudri/">Modena, il buco nero di Salim: trovati 100 manoscritti, 4 pc e 5 telefoni</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-il-tabu-della-sinistra-guai-a-parlare-di-islamismo/">Modena, il tabù della sinistra: guai a parlare di islamismo</a> di Alessandro Bonelli</li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-contro-lodio-sindaco-vergognati-vallo-a-dire-agli-amputati/">“Modena contro l’odio”? Sindaco, vergognati: vallo a dire agli amputati</a> di Nicola Porro</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cara-nato-come-il-menu-poi-i-post-su-ferragni-il-legale-di-salim-la-butta-sulla-pazzia/">&#8220;Cara Nato, com&#8217;è il menu?&#8221;. Poi i post su Ferragni: il legale di Salim la butta sulla pazzia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Modena, il buco nero di Salim: trovati 100 manoscritti, 4 pc e 5 telefoni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/modena-caccia-al-movente-disposta-lanalisi-di-pc-e-manoscritti-sotto-esame-la-vita-di-el-koudri/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/modena-caccia-al-movente-disposta-lanalisi-di-pc-e-manoscritti-sotto-esame-la-vita-di-el-koudri/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 08:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[modena]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Modena, dalle cure interrotte ai materiali sequestrati in casa: gli inquirenti cercano di ricostruire la personalità e le intenzioni di Salim El Koudri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/modena-caccia-al-movente-disposta-lanalisi-di-pc-e-manoscritti-sotto-esame-la-vita-di-el-koudri/">Modena, il buco nero di Salim: trovati 100 manoscritti, 4 pc e 5 telefoni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Resta ancora da chiarire che cosa abbia spinto <strong>Salim El Koudri</strong>, 31 anni, a lanciarsi con l’auto contro i passanti nel centro storico di Modena, sabato pomeriggio, ferendo otto persone. La Procura gli contesta i reati di strage, lesioni aggravate e porto di oggetti atti a offendere. Oggi è prevista l’udienza di convalida del fermo, mentre il difensore ha anticipato che l’indagato potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip.</p>
<p>Davanti al suo legale, l’avvocato <strong>Fausto Giannelli</strong>, El Koudri avrebbe fornito una spiegazione confusa dell’accaduto. &#8220;Sono uscito perché quel giorno pensavo di morire &#8211; <a href="https://www.nicolaporro.it/salim-ho-preso-il-coltello-sapevo-che-morivo-e-in-carcere-chiede-la-bibbia/">il suo racconto</a> &#8211; Non di uccidere e neanche di uccidermi, di morire&#8221;. E ancora: &#8220;A Modena non ho più capito niente, sapevo solo che dovevo accelerare&#8221;. Una ricostruzione che gli investigatori considerano al momento poco convincente, anche alla luce del fatto che il 31enne sarebbe uscito di casa portando con sé un coltello da cucina con una lama di circa venti centimetri.</p>
<p>Secondo chi indaga, <strong>l’azione potrebbe non essere stata improvvisata</strong>. La scelta del centro cittadino, dell’isola pedonale e dell’orario di maggiore afflusso induce gli inquirenti a ipotizzare un gesto deliberato, finalizzato a colpire il maggior numero possibile di persone. Al momento, tuttavia, la Procura ritiene prematuro collegare l’episodio al radicalismo islamico, pur non escludendo verifiche in ogni direzione. El Koudri si trova ora in isolamento nel carcere di Modena. Ha chiesto di poter fumare, di ricevere alcuni libri — tra cui una Bibbia — e di incontrare un sacerdote. Non risultava cattolico, né frequentava stabilmente la moschea del paese; saltuariamente si sarebbe recato al centro culturale islamico di Crevalcore.</p>
<p>Il suo avvocato ha descritto <strong>un uomo apparentemente distaccato</strong> da quanto accaduto. Quando gli è stato riferito che una donna ha perso le gambe, avrebbe risposto: &#8220;Che cosa tremenda&#8221;. Il legale ha spiegato: &#8220;Come se stesse realizzando per la prima volta la cosa, come se stesse parlando di un&#8217;altra persona&#8221;. E ha aggiunto: &#8220;Chiederò che il mio assistito venga visitato da un medico &#8211; ha spiegato l&#8217;avvocato Giannelli &#8211; e poi la perizia psichiatrica, è la cosa più urgente. Non sembra lucido. Apatico in certi momenti, sorpreso quando si ricorda quello che è capitato. Non m&#8217;ha nemmeno chiesto di incontrare la famiglia, gli ho detto io che chiederò un&#8217;autorizzazione al colloquio e lui mi ha risposto “Ah, sì, va bene, ma loro vogliono?”&#8221;.</p>
<p>La richiesta di una<strong> perizia psichiatrica</strong> sarà uno dei passaggi centrali della difesa. El Koudri era già noto ai servizi di salute mentale: i primi contatti con il Centro di Castelfranco Emilia risalirebbero al 2021, quando si era presentato spontaneamente parlando di ansia. Nell’aprile 2023 gli era stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità, con l’avvio di un percorso di cura che avrebbe poi interrotto un anno più tardi.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li dir="auto"><a href="https://www.nicolaporro.it/cristiani-bastardi-quella-mail-di-salim-el-koudri-prima-della-strage-di-modena/" target="_blank" rel="noopener">Cristiani bastardi. Quella mail di Salim El Koudri prima della strage di Modena</a></li>
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<p>&#8220;Il soggetto manifesta stati d’ansia, alterazione dell’umore e incapacità di relazionarsi. Riferisce, inoltre, di non riuscire a trovare lavoro&#8221;. La difficoltà a trovare e mantenere un impiego sarebbe stata uno dei temi ricorrenti nella vita del 31enne, laureato in Economia aziendale all’Università di Modena. Anche alcuni ex colleghi avrebbero descritto un comportamento segnato da isolamento, tensioni e frasi dal contenuto complottista. Sul suo profilo LinkedIn, l’unico ancora rintracciabile online secondo gli appunti investigativi, comparivano messaggi in cui El Koudri attribuiva le proprie difficoltà lavorative al &#8220;<strong>deep state italiano che non mi lascia lavorare e continua a perseguitarmi</strong>&#8220;. In un altro passaggio scriveva: &#8220;Io cerco solo un posto tranquillo in cui lavorare. Non so se è la mafia a farmi questo&#8221;.</p>
<p>Intanto la Squadra mobile di Modena ha <strong>sequestrato</strong> nell’abitazione di Ravarino, dove l’uomo viveva con i genitori, cinque telefoni, quattro computer, due hard disk, due chiavette usb, un tablet, una playstation e altro materiale informatico. Sono stati acquisiti anche oltre cento fogli manoscritti, due agende, block notes, un biglietto con password legate a criptovalute e alcuni farmaci. Gli investigatori analizzeranno inoltre eventuali chat dei giochi online, contenuti social e i motivi per cui Meta avrebbe chiuso i suoi profili.</p>
<p>Al vaglio anche i <strong>video</strong> girati da un passante in via Emilia Centro durante l’investimento. Secondo quanto si apprende, parallelamente il Viminale ha avviato un’istruttoria per individuare le persone che potrebbero ricevere un riconoscimento per essere intervenute subito dopo i fatti, contribuendo a bloccare Salim El Koudri e a prestare i primi soccorsi ai feriti.</p>
<p>Franco Lodige, 19 maggio 2026</p>
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