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	<title>La posta dei lettori</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Oct 2026 05:48:19 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Noi siamo l&#8217;altra Gen Z, che non frigna e non devasta: non parlino a nome nostro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 06:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[Gen Z]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo stanchi di essere avvicinati a tendine e maranza. Ma tra i giovani italiani c'è chi sta costruendo le basi per il futuro proprio. E si rimbocca le maniche</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/noi-siamo-laltra-gen-z-che-non-frigna-e-non-devasta-non-parlino-a-nome-nostro/">Noi siamo l&#8217;altra Gen Z, che non frigna e non devasta: non parlino a nome nostro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, mi chiamo Federico, <strong>ho 23 anni</strong>, e studio a <strong>Milano</strong> ormai da quattro. Ti scrivo per esprimere un breve pensiero alla luce <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/scontri-a-milano-tra-i-protagonisti-anche-un-bambino-di-11-anni-identificato-a-scuola-dopo-i-saccheggi/" target="_blank" rel="noopener">dei fatti accaduti questo weekend</a>. Sono stato sommerso sui social, così come tutti, di video, interventi, pensieri di ogni parte politica e, più volte, mi sono imbattuto in <a href="https://www.nicolaporro.it/quelli-devastano-lospite-di-gruber-esulta-quello-che-vedo-mi-da-gioia/" target="_blank" rel="noopener">soggetti che parlavano di “Generazione Z”</a> e di “studenti”. È pacifico, e lo sottolineo solo per completezza dell’articolo, che queste parole provenissero da esponenti di sinistra. A loro voglio rivolgermi, con questa lettera, per indirizzare <strong>un sonoro e quanto più amichevole possibile vaffanculo</strong>, da parte di chi, come me (e ce ne sono moltissimi), rientra in queste categorie ma non condivide nulla con altri individui che ne fanno parte… in alcuni casi a malapena la nazionalità visto che si tratta per la maggiore di “italiani di seconda generazione”.</p>
<p>E allora sì, vaffanculo. Perché ci siamo annoiati di sentirvi sempre generalizzare. Perché ci sono genitori che hanno sacrificato la propria vita per rendere migliore quella dei figli e figli che hanno sacrificato la gioventù per migliorare la propria condizione sociale. Sì, vaffanculo perché <strong>siamo stanchi di avere paura di queste persone</strong>, difese anche da certa politica. Sì, vaffanculo perché mentre noi costruiamo, loro distruggono. Perché quando qualcuno poneva qualche dubbio sull’immigrazione, gli altri sventolavano la bandiera dell’accoglienza indiscriminata: eccone i risultati. Sì, vaffanculo perché per qualsiasi cosa dica un ragazzo “atipico” (che la pensa diversamente, per intenderci), hanno un epiteto pronto: “razzista”, “omofobo”, “fascista” e così via. Perché mentre noi cerchiamo di proteggere la nostra cultura, loro cercano di distruggerla.</p>
<p>Dopo gli scontri mi sono tornate in mente le parole di Papa Ratzinger sull’odio che l’Europa ha per sé stessa o quelle di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti. Invito i miei coetanei, laddove se li siano persi, a recuperare quei video: possono essere uno spunto di riflessione.</p>
<p>E permettetemi un piccolo inciso su un’altra questione che in parte si collega a ciò di cui stiamo parlando. Amici e colleghi <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/gli-studenti-accampati-in-tenda-hai-capito-li-paga-la-cgil/" target="_blank" rel="noopener">che vi mettete in tenda per il “caro affitti”</a> – ricollegabile anche al tema più generale del “carovita” per cui si sono svolte le manifestazioni – non esiste il diritto a studiare a Milano, Torino, Roma o Bologna. Conosco decine di ragazzi che si sono rimboccati le maniche, che lavorano per mantenersi e studiare, così come ragazzi che hanno partecipato a bandi pubblici e vinto borse di studio che permettessero loro di andare in altre città per frequentare l’università. Senza considerare le agevolazioni che sono ormai previste da tutte le università sulla base dell’ISEE. <strong>Ma ci sono anche ragazzi che “hanno dovuto” studiare “giù” e trovato lavoro senza alcun problema</strong>. Vi assicuro che nessuno di questi ha avuto il tempo per andare anche solo ad una delle vostre manifestazioni. Se posso permettermi di dare un consiglio non richiesto a questi miei coetanei, è questo: datevi da fare. Prendiamo atto dei tempi che corrono e facciamo il possibile per assicurarci un futuro d’oro, smettiamola di lamentarci passivamente.</p>
<p>Quindi, e arrivo a concludere, legittima la protesta sul carovita, legittima la preoccupazione dei ragazzi e degli adulti, legittimi i dubbi sul futuro, ma altrettanto legittima la volontà di molti di studiare, lavorare e darsi da fare per guardare avanti con positività e costruirsi da soli il proprio futuro. Perciò<strong> quando parlate di “Gen Z”, “studenti” o “giovani” rivolgetevi a quei soggetti</strong>, se volete, ma ricordate anche che c’è una parte di giovani italiani che sta costruendo le basi per il futuro proprio e, in qualche modo, anche per quello della nazione. Saranno futuri avvocati, medici, ingegneri, imprenditori. Saranno impiegati, commercianti, operai. Saranno la futura classe dirigente. E chissà se un domani saranno clementi con questi comportamenti o li condanneranno con forza (cosa che ancora parte della nostra politica non riesce fare). Nel frattempo, <strong>scusateci se non siamo in piazza a protestare contro la protesta</strong>. Siamo impegnati a costruire il nostro futuro e quello della nostra nazione.</p>
<p>Ah, sì, dimenticavo un’ultima cosa: <strong>vaffanculo perché noi siamo l’Italia</strong>. E se non vi piace, è un problema vostro.</p>
<p>Federico Cosenza, 23 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/noi-siamo-laltra-gen-z-che-non-frigna-e-non-devasta-non-parlino-a-nome-nostro/">Noi siamo l&#8217;altra Gen Z, che non frigna e non devasta: non parlino a nome nostro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Caro Porro, la sinistra aizza i maranza e poi fa la morale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 14:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Crosetto]]></category>
		<category><![CDATA[maranza]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Landini ai cantanti trap, anni di slogan incendiari contro il governo. E quando la rabbia esplode in strada, i cattivi maestri si lavano la coscienza con una condanna di rito</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-la-sinistra-aizza-i-maranza-e-poi-fa-la-morale/">Caro Porro, la sinistra aizza i maranza e poi fa la morale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, le immagini di questi <strong>maranza</strong> che distruggono e saccheggiano le vie del centro di Milano sono ancora sotto gli occhi di tutti. Molti si chiedono quali potrebbero essere le cause di questo <strong>odio giovanile</strong>, ma ovviamente il problema più urgente ora è risolvere la minaccia imminente di una nuova ondata di violenze prevista per il weekend prossimo e quelli a venire.</p>
<p>Qualcuno come <strong>il ministro Crosetto</strong> ha proposto che la Russia sia dietro a tutti questi episodi, ma io penso ci sia una ragione più semplice e quindi, secondo il ragionamento del rasoio di Occam, più verosimile.</p>
<p>Ed è da anni che assistiamo ad una sinistra che tenta di aizzare i giovani contro il governo, e gli esempi sono innumerevoli: iniziamo da <strong>Landini</strong> e dalla sua rivolta sociale, per proseguire con i <strong>Mélenchon, Conte, Schlein, Bonelli, Salis, Albanese,</strong> che vogliono farci credere che l’Italia sia sull’orlo della guerra civile, dove in molti non riescono ad arrivare alla fine del mese, dove esista una diseguaglianza con molti poveri che sopravvivono nelle periferie e pochi ricchi che sperperano i soldi.</p>
<p>Dove non ci siano più i diritti con il razzismo ed il fascismo come regole di governo, con un controllo dittatoriale del governo su magistratura e media, che non ci sia alcuna speranza di futuro per i giovani, con una sanità allo sbando e sottopagata, in una nazione afflitta da cambiamenti climatici da giorno dell’Apocalisse.</p>
<p>Dove il governo è intenzionato a <strong>spendere tutti i soldi in armamenti (</strong> anche se in verità gli investimenti sono nella Difesa) senza lasciare nulla a sanità e scuola, dove le stesse scuole sono fatiscenti e decadenti, dove gli immigrati vengono abbandonati in mare o deportati in Albania, con un governo che prende le parti di uno stato di Israele accusato da Hamas, e quindi dalla sinistra internazionale, di essere genocida.</p>
<p><strong>Questi sono i cattivi maestri</strong> ai quali si aggiungono i cantanti trap che nelle loro canzoni incitano alla violenza, allo scontro con la polizia, all’ostentazione di capi firmati, che se non puoi comprare legalmente devi ottenere illegalmente. Questi cantanti fanno i soldi raccontando mondi illusori a poveri idioti.</p>
<p>E tutti questi maestri, che si rendono conto di aver aizzato la bestia, tentano di <strong>lavarsi la coscienza</strong> e fare una sorta di greenwashing sociale dichiarando di condannare sempre la violenza, quella violenza che loro hanno contribuito a generare.</p>
<p>Questi messaggi hanno portato i giovani a credere di vivere in una nazione diversa da quella che è nella realtà e hanno aizzato questi giovani contro un modello sociale ed economico italiano che li spingerebbe invece ad integrarsi come cittadini e lavoratori.</p>
<p>C’è da capire che il livello culturale di molti di questi maranza è vicino alla sopravvivenza, nulla più, e quindi molti di questi non riescono a capire di essere gli utili idioti e inutili al mondo in mano a persone che <strong>li vogliono sfruttare solo per conquistare voti</strong> e di certo non per migliorare la loro situazione economica e sociale.</p>
<p>Alberto Gravame, 22 ottobre 2026</p>
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		<title>Caro Porro, ddl Zan e antisemitismo: la sinistra scopre oggi i rischi per la libertà. Ma prima dov’era?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ddl-zan-e-antisemitismo-la-sinistra-scopre-oggi-i-rischi-per-la-liberta-ma-prima-dovera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 08:27:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[ddl zan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal ddl Zan al ddl antisemitismo: cinque anni dopo, destra e sinistra sembrano essersi scambiate gli argomenti sull’articolo 21</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ddl-zan-e-antisemitismo-la-sinistra-scopre-oggi-i-rischi-per-la-liberta-ma-prima-dovera/">Caro Porro, ddl Zan e antisemitismo: la sinistra scopre oggi i rischi per la libertà. Ma prima dov’era?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un piccolo <strong>esperimento</strong> che si potrebbe fare con il dibattito politico italiano degli ultimi cinque anni. Prendere alcune dichiarazioni parlamentari sulla libertà d’espressione, cancellare il nome di chi le ha pronunciate e provare a indovinare se appartengano alla destra o alla sinistra. Il risultato sarebbe meno scontato del previsto.</p>
<p>Nel 2021, durante la discussione del <strong>ddl Zan</strong>, una parte del centrodestra denunciava il rischio che una legge nata per proteggere alcune categorie dalla discriminazione finisse per mettere in pericolo l’articolo 21 della Costituzione. Il problema, secondo l’opposizione di allora, non era l’obiettivo dichiarato della legge, ma l’indeterminatezza di alcune categorie e la possibilità di interpretazioni estensive.</p>
<p>La risposta dei sostenitori del ddl era netta: nessun pericolo per la libertà. Il testo conteneva una clausola salva-opinioni e avrebbe colpito soltanto condotte idonee a determinare il concreto pericolo di atti discriminatori o violenti. <strong>Cinque anni dopo maggioranza e opposizione sono cambiate</strong>. E, almeno in parte, sembrano essere cambiati anche gli argomenti.</p>
<h2>Nel 2021: «Si è e si resterà liberi di dire ciò che si pensa»</h2>
<p>Il ddl Zan interveniva direttamente sul diritto penale, estendendo la disciplina degli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale. <strong>L’articolo 4</strong> faceva salva la libera espressione di convincimenti e opinioni, purché non fossero idonei a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.</p>
<p>Per <strong>una parte del centrodestra quella garanzia non bastava</strong>. Nel dibattito al Senato si contestava proprio che categorie considerate non sufficientemente determinate potessero entrare in una disciplina penale. Il punto era sostanzialmente questo: non basta che il legislatore dichiari di voler proteggere la libertà d’opinione; bisogna considerare anche quali effetti possa produrre una definizione elastica nelle mani di chi dovrà applicarla.</p>
<p>Dal Partito Democratico arrivava una risposta di segno opposto. Monica Cirinnà dichiarava in Senato: «Si è e si resterà liberi di dire comunque ciò che si pensa». E aggiungeva: «L’articolo 4 del disegno di legge Zan non mette a rischio la libertà di espressione». Il ddl, sosteneva <strong>Cirinnà</strong>, non intendeva regolare «la circolazione delle idee nello spazio pubblico», ma colpire determinate condotte discriminatorie o violente.</p>
<p>L’argomento era chiarissimo: non trasformiamo una possibile interpretazione futura della legge in un attentato alla libertà. Guardiamo a ciò che la norma effettivamente prevede e alle garanzie che contiene. <strong>Teniamolo a mente.</strong></p>
<h2>Nel 2026 le parti si scambiano</h2>
<p><strong>L’attuale proposta di legge contro l’antisemitismo</strong>, C. 2830, adotta la definizione operativa dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) e i relativi indicatori. Ma il primo comma dell’articolo 1 contiene una precisazione difficilmente equivocabile. La Repubblica contrasta l’antisemitismo «ferme restando la libertà di critica politica e di espressione del pensiero e la libertà di riunione e di associazione». Applicando il ragionamento utilizzato nel 2021 dai sostenitori dello Zan, la conclusione sembrerebbe semplice: la libertà di critica è espressamente protetta; non si può dedurre dalla semplice esistenza di una normativa antidiscriminatoria che essa venga compromessa.</p>
<p>E invece una parte dell’opposizione utilizza oggi un criterio assai più prudenziale. <strong>Laura Boldrini (PD)</strong> ha sostenuto che il provvedimento rischi di limitare la libertà d’espressione, quella scolastica e accademica e la libertà di stampa. Il problema sarebbe soprattutto l’utilizzazione legislativa della definizione IHRA e di alcuni indicatori relativi a Israele, con il rischio di un chilling effect: un effetto intimidatorio e dissuasivo sulla critica politica.</p>
<p>Federico Fornaro (PD) ha parlato del rischio di comprimere la libertà di critica. <strong>Nicola Fratoianni (AVS) ha contestato la formula IHRA</strong> e, nel contesto della limitazione della libertà d’opinione, ha evocato persino una «minaccia per la democrazia». È un’obiezione che merita di essere discussa nel merito. Ma è difficile non riconoscerne la struttura: non basta che la legge dichiari salva la libertà d’espressione; bisogna interrogarsi sugli effetti che una definizione sufficientemente ampia potrebbe produrre una volta applicata. Esattamente il metodo che nel 2021 utilizzavano gli oppositori del ddl Zan.</p>
<h2>Facciamo una prova</h2>
<p>Proviamo allora a togliere nomi, partiti e oggetto della legge.</p>
<p>A. «Si è e si resterà liberi di dire comunque ciò che si pensa».</p>
<p>B. Una clausola salva-opinioni non basta se le categorie utilizzate dalla legge sono troppo indeterminate e possono produrre interpretazioni estensive.</p>
<p>C. «L’articolo 4 […] non mette a rischio la libertà di espressione».</p>
<p>D. Una definizione troppo ampia può produrre un chilling effect, inducendo le persone ad autocensurarsi.</p>
<p><strong>Quali sono affermazioni “di destra” e quali “di sinistra”? </strong><strong>La risposta dipende dall’anno</strong>. A e C appartengono alla difesa del ddl Zan svolta da Monica Cirinnà (PD) nel 2021. B sintetizza una delle principali obiezioni che allora provenivano dal centrodestra. D descrive invece l’obiezione avanzata oggi da Laura Boldrini (PD). Il risultato non dimostra che le due leggi siano uguali: non era l’oggetto di questa analisi. Dimostra qualcosa di forse più interessante: gli argomenti attraverso i quali maggioranza e opposizione definiscono il rapporto fra tutela dalla discriminazione e libertà d’espressione sembrano essersi quasi scambiati di posto.</p>
<p>Una legge si giudica per ciò che vuole fare o per ciò che potrebbe diventare? <strong>Qui il confronto supera Zan e antisemitismo</strong>. Nel discorso politico esiste una tentazione ricorrente: giudicare le iniziative della propria parte soprattutto attraverso le loro finalità dichiarate, e quelle dell’avversario soprattutto attraverso i loro possibili abusi.</p>
<p>La propria legge viene raccontata attraverso parole come <strong>tutela, diritti, dignità,</strong> protezione delle minoranze, contrasto all’odio. Quella dell’avversario viene sottoposta a un esperimento diverso: cosa potrebbe accadere nell’interpretazione più estensiva? Potrebbe censurare? Intimidire? Comprimere il dissenso?</p>
<p>La prima viene giudicata per ciò che vuole fare. La seconda per ciò che potrebbe diventare. Nel dibattito italiano questa asimmetria assume una forza particolare quando governa la destra, perché alla normale critica costituzionale può sovrapporsi il lessico della difesa della democrazia e, talvolta, <strong>il richiamo al fascismo.</strong> Sarebbe scorretto attribuire indistintamente questo atteggiamento a tutta la sinistra. Ma è legittimo domandarsi se la soglia alla quale una possibile restrizione della libertà diventa politicamente allarmante non si sposti a seconda di chi esercita il potere.</p>
<h2>Una differenza da non nascondere</h2>
<p>I due provvedimenti, naturalmente, <strong>non sono equivalenti</strong>. Il ddl Zan interveniva direttamente sugli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale. Il ddl antisemitismo non riproduce quella stessa estensione penale e utilizza invece la definizione IHRA come parametro normativo per le disposizioni previste dalla legge.</p>
<p>D’altra parte, è proprio questa differenza a rendere curioso il confronto: nel provvedimento con l’incidenza penale più diretta, nel 2021, una parte della sinistra respingeva con sicurezza l’allarme sulla libertà d’espressione; nel 2026 adotta invece un principio di massima cautela rispetto agli effetti indiretti di una definizione. Resta valida l’obiezione opposta: alcuni indicatori IHRA riguardano Israele e l’opposizione teme che la loro incorporazione legislativa possa confondere antisemitismo e critica politica. È un problema specifico che non esisteva nello stesso modo nel ddl Zan. <strong>Ed è proprio per questo che il confronto non consente scorciatoie.</strong></p>
<p>Poniamoici due domande. <strong>Una alla sinistra</strong>: se nel 2021 una clausola salva-opinioni era considerata sufficiente per respingere l’allarme sull’articolo 21, perché nel 2026 una clausola che dichiara espressamente salve critica politica, espressione, riunione e associazione non basta?<strong> E alla destra la domanda speculare</strong>: se nel 2021 sosteneva che una clausola salva-opinioni non potesse compensare l’indeterminatezza delle categorie utilizzate dalla legge, perché oggi dovrebbe bastare richiamare la libertà di critica per escludere qualsiasi problema interpretativo degli indicatori IHRA?</p>
<p>Sono necessarie entrambe. Perché senza la prima si rinuncia a verificare la coerenza dell’opposizione attuale. Senza la seconda ci si limita semplicemente a una riflessione contro la sinistra. Ma con entrambe emerge una questione più interessante: quanto la nostra concezione <strong>delle garanzie democratiche</strong> dipende dalla posizione che occupiamo rispetto al potere?</p>
<p>Forse esiste un test molto semplice per misurare la solidità liberale di una posizione politica: chiederci se accetteremmo la stessa norma, con gli stessi margini interpretativi, sapendo che ad applicarla saranno i nostri avversari. <strong>Una democrazia liberale dovrebbe costruire le proprie garanzie</strong> proprio così: non pensando a quanto ci fidiamo di chi governa oggi, ma a quanto saremmo tranquilli se domani quello stesso potere fosse nelle mani di chi temiamo di più. Se il nostro giudizio sulla libertà cambia insieme alla maggioranza, il problema potrebbe non essere soltanto la legge.</p>
<p>Stefano Grementieri, 8 ottobre 2026</p>
<p><strong>Nota</strong>:«Le citazioni sono tratte dai resoconti ufficiali di Camera e Senato delle discussioni sul ddl Zan (2021) e sul C. 2830 (2026)». Le fonti parlamentari che ho verificato sostengono i passaggi centrali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ddl-zan-e-antisemitismo-la-sinistra-scopre-oggi-i-rischi-per-la-liberta-ma-prima-dovera/">Caro Porro, ddl Zan e antisemitismo: la sinistra scopre oggi i rischi per la libertà. Ma prima dov’era?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Caro Porro, io la penso così: il suicidio assistito non è progresso</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-io-la-penso-cosi-il-suicidio-assistito-non-e-progresso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 15:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[luca zaia]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Leone XIV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dibattito sul fine vita</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-io-la-penso-cosi-il-suicidio-assistito-non-e-progresso/">Caro Porro, io la penso così: il suicidio assistito non è progresso</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con interesse il vostro articolo sulle recenti parole di <strong>Papa Leone XIV</strong> contro la cultura eutanasica che meritano una riflessione più profonda. Il Pontefice ha ricordato che l’unica vera strada è «prendersi cura di una persona che soffre, non eliminarla», ribadendo che «la medicina non potrà mai farsi serva della morte programmata». Non per niente <strong>il giuramento di Ippocrate</strong> su cui ancora adesso i medici giurano invita a curare non a interrompere una vita.</p>
<p>Quel monito si rivolge soprattutto alla politica, sia nazionale che regionale, che spesso spinge verso la legalizzazione del suicidio assistito spacciandolo per <strong>un &#8220;male minore&#8221;</strong>. La recente approvazione in Veneto di una legge per la fine vita dimostra quanto sia folle la deriva verso una svalutazione della dignità umana nei momenti di massima fragilità.</p>
<p>Ciò che è ancora più triste e sconsolante è che <strong>Luca Zaia</strong> ha esultato per quella legge presentata come un grande progresso ottenuto dal punto di vista sociale. Di fronte alla sofferenza, la risposta non può essere la soppressione, ma l&#8217;investimento nelle cure palliative e nell&#8217;accompagnamento terapeutico e umano. Se la politica perde di vista l’aspetto etico e morale della Polis non si può più chiamare politica.</p>
<p>Alex Monteverdi, 2 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-io-la-penso-cosi-il-suicidio-assistito-non-e-progresso/">Caro Porro, io la penso così: il suicidio assistito non è progresso</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Caro Porro, mia zia insegnante ti spiega il vero problema degli stranieri in classe</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-mia-zia-insegnante-ti-spiega-il-vero-problema-degli-stranieri-in-classe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 08:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=345304</guid>

					<description><![CDATA[<p>La testimonianza di una maestra in pensione: mettere un bambino che non sa l'italiano in un banco senza strumenti non è integrazione, è abbandono. E a pagare il prezzo sono tutti gli studenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-mia-zia-insegnante-ti-spiega-il-vero-problema-degli-stranieri-in-classe/">Caro Porro, mia zia insegnante ti spiega il vero problema degli stranieri in classe</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Caro Porro, a proposito della famigerata questione del tetto degli studenti stranieri nelle classi sulla quale avete pubblicato varie opinioni vorrei aggiungere l’esperienza diretta raccolta da <strong>una cara zia insegnante elementare ora in pensione</strong>.</div>
<div></div>
<div>A metà degli anni ‘90, a Ozieri, in provincia di Sassari, accolse in classe due bimbi marocchini. Sorse un problema: non spiccicavano una sola parola di italiano. Pensarono con l’allora direttrice scolastica di farsi aiutare da un connazionale già inserito che parlava arabo, ma parlavano purtroppo dialetti diversi e non si capivano. Quei bambini li avevano incasellati troppo superficialmente sotto l&#8217;etichetta “<strong>stranieri arabofoni”</strong> ed erano di fatto isolati: come due italiani del dopo guerra che parlavano solo il bergamasco e il sardo. Totale incomunicabilità.</div>
<div></div>
<div>Loro non capivano l’insegnante, i compagni, i libri. Mia zia si chiese: «Ma adesso quei bambini come fanno? Ascoltare fonemi incomprensibili per 4 ore ogni giorno». Il problema era soprattutto evitare di bloccare il programma per la restante classe di bambini italiani. A distanza di trent&#8217;anni, la politica parla ancora di quote e percentuali come se gli studenti siano cose. <strong>Il problema esiste, ma comincia prima dei numeri</strong>. Il diritto allo studio è sacrosanto ma un banco non basta.</div>
<div></div>
<div>Inserire in classe un bambino che non capisce la lingua senza dargli strumenti, non solo non è inclusione ma addirittura si incentiva la discriminazione. Per integrare davvero, mi spiega mia zia, serve la sinergia di insegnanti di italiano almeno L2 e percorsi intensivi. <strong>Altrimenti il peso del fallimento si scarica solo sull’intera classe</strong>. Prima di discutere di tetti, la scuola dovrebbe rispondere a quella domanda che mia zia si fece: sì, ma come diamine fanno quei bambini?</div>
<div></div>
<div> Salvatore Faedda, 24 settembre 2026</div>
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		<title>Caro Porro, che schifo il tribunale dei radical chic</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-che-schifo-il-tribunale-dei-radical-chic/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 07:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima il coltello, poi la gogna dei benpensanti. Quando la violenza è sdoganata se la vittima non è allineata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-che-schifo-il-tribunale-dei-radical-chic/">Caro Porro, che schifo il tribunale dei radical chic</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">Ho letto e apprezzato l’opinione di <a href="https://www.nicolaporro.it/processo-alla-prof-accoltellata-e-di-destra-quindi-non-puo-insegnare/" target="_blank" rel="noopener">Federico Bonaccorsi Pasini</a> e desidero esprimere la mia profonda indignazione e il mio sconcerto di fronte a quella paradossale vicenda. Non bastava il gravissimo danno fisico e psicologico subìto dalla professoressa accoltellata da un 13enne nell’esercizio della sua professione si è aggiunta la beffa di <strong>un inaccettabile sciacallaggio ideologico</strong>. La docente è stata infatti pubblicamente vilipesa e presa di mira per le sue idee politiche sulla remigrazione arrivando alla vergognosa conclusione che, a causa del suo orientamento ideologico, non sarebbe degna di insegnare.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Questo <strong>cortocircuito logico e morale</strong> trasforma la vittima in un bersaglio, sdoganando un principio pericoloso: la legittimità della violenza verbale — e la tolleranza verso quella fisica — in base al colore politico di chi la subisce. Vorrei ricordare le parole di <strong>John Stuart Mill</strong> ignote alla maggioranza espresse nel suo celebre saggio <em>Sulla libertà</em>: «Se tutta l&#8217;umanità meno uno fosse della stessa opinione, e solo un individuo dell’opinione contraria, l’umanità non avrebbe maggior diritto di ridurre al silenzio quell&#8217;uomo, di quanto ne avrebbe questo, se lo potesse, di ridurre al silenzio l&#8217;umanità».</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il valore della libertà di espressione e di pensiero si misura proprio dalla capacità di difendere il diritto di esistere di chi la pensa diversamente da noi. <strong>Giudicarla “indegna” di insegnare per le sue idee</strong> non è solo una dimostrazione di disumanità ma è la negazione stessa dei valori democratici e liberali su cui si fonda la nostra società e la nostra scuola. La solidarietà a questa professoressa deve essere totale e incondizionata, senza “se” e senza “ma” ideologici.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Alex Monteverdi, 22 settembre 2026</div>
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		<title>Caro Porro, ecco perché i giovani scelgono Vannacci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ecco-perche-i-giovani-scelgono-vannacci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 08:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre il 50% diserta le urne e il Palazzo insegue i dogmi globalisti, c'è un Paese reale che ha fame di identità. E la politica tradizionale continua a guardare il dito</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ecco-perche-i-giovani-scelgono-vannacci/">Caro Porro, ecco perché i giovani scelgono Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro,</p>
<p>uno dei fatti incontrovertibili dell&#8217;essere umano è la paura di ciò che non si conosce. Ho letto spesso, in questi mesi, <strong>analisi pseudo politiche sul fenomeno Vannacci.</strong> Ammetto di mantenermi ancora in bilico, dall&#8217;appoggiare politicamente il centrodestra e quello di svoltare verso il partito del Generale.  Ma non è questo il punto. Il famoso e pluri utilizzato aforismo: &#8220;guardare il dito e non la luna&#8221;, calza alla grande.  <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ecco-perche-la-meteora-vannacci-e-destinata-a-spegnersi-prima-delle-urne/">Un altro amico lettore ha voluto paragonare il partito FN con il movimento delle sardine</a> (due realtà differenti uno partito politico l&#8217;altro movimento) , mi sa che il paragone sia un po&#8217; insensato, a parte che l&#8217;attuale segretaria del PD era parte di quel movimento, ma qui l&#8217;analisi è un&#8217;altra.</p>
<p>Perché è un&#8217;altra la &#8220;luna&#8221; che bisogna guardare a analizzare.<strong> Lo scenario pre elezioni 2027</strong> propone un diktat differente, da più parti ci si sta adoperando per raccogliere quel quasi 50% di cittadini che non votano. Le cui motivazioni possono essere molteplici, variegate: di disinteresse alla vita politica nazionale, non sentirsi rappresentati, ritenere l&#8217;impegno elettorale un fastidio, perchè diciamocelo sinceramente, in Italia il voto così come strutturato, <strong>non lo si ritiene un onore e dovere  di ogni italiano</strong>, ma una sorta di feedback da social.</p>
<p>Allora vengono fuori coloro che hanno iniziato a subodorare  la possibilità di acquisire potere fra le &#8220;magagne&#8221; di questa &#8220;democrazia malata&#8221;. Il gioco è cominciato, Vannacci per la destra che fa finta di litigarci, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/beppe-grillo-il-retroscena-lex-comico-prepara-una-mossa-a-sorpresa/"><strong>Grillo per la sinistra che non lascia giorni per sparare a zero su Conte</strong></a>, il tutto progettato ad hoc, perché il potere è un figlio mai soddisfatto ed inconsolabile, ma ahimè orfano di madre e di padre.</p>
<p>La politica, per me, <strong>è come un rapporto a due</strong>, affinché l&#8217;idillio  funzioni, serve che siano più le cose che si condividono senza riserve a garantire la soddisfazione e serenità. Insomma, accettare i difetti dell&#8217;altro è amore, purché però non siano più di quelli convergenti, altrimenti si cade nell&#8217; autolesionismo.</p>
<p>Per cui, metti insieme, il governo Meloni che si muove con i &#8220;piedi malati&#8221; (come si usa dire dalla mie parti) per non irritare le &#8220;sensibilità&#8221; della sinistra (PDR compreso)  commettendo tanti errori elettorali, non ultimo, il poco pubblicizzato inserimento nello staff del Ministro della Difesa Italiana di &#8220;UNO STRANIERO&#8221; (ucraino amico del Ministro). Poi metti un centrosinistra, ad oggi più sinistra che centro, che nel suo programma elettorale come primo punto per la rinascita economica-sociale e politica della Nazione ha messo &#8220;il riconoscimento dello stato di Palestina&#8221;e una situazione internazionale bollente ed in continua evoluzione, e <strong>la tempesta perfetta è servita.</strong></p>
<p>Dato lo scenario a dir poco distopico, chi ha più attributi, si organizza, mette giù un programmino ben strutturato semanticamente (ovviamente in più parti opinabile)  e che metta al centro quelle due-tre criticità reali per attizzare lo spirito dei nazionalisti e il gioco è fatto. Gli scenari geopolitici, hanno spostato gli interessi delle grandi potenze, nell&#8217;Indo-Pacifico è l&#8217;idea dell&#8217;Eurocentrismo sta svanendo languidamente, sospinta da una totale mancanza di autorevolezza politica e sociale dimostrata dalla gestione del carrozzone U.E. scivolando inermi verso la progressiva trasformazione internazionale.  Il vecchio globalismo, per come lo conosciamo e per come ha distrutto la politica economica-industriale europea, è fallito. <strong>Basta accorgersi della nascita di accordi che lasciano fuori i paesi del vecchio continente. </strong></p>
<p>Certamente, non solo accordi economici fra stati come nel BRICS, ma anche accordi militari, come tra paesi come Turchia, India e Pakistan (la Turchia islamica  è nella NATO?), come Paesi Arabi e paesi africani, sulla falsa riga della desueta NATO. Tutto ciò ha fatto sì che noi, cittadini del Vecchio Continente, siamo caduti a piè pari, inevitabilmente fra quelle braccia di stati che nulla hanno a che vedere con l&#8217;idea e la tradizione della  civiltà occidentale (Cina, India, paesi Arabi, Africa) <strong>obbligati a fare buon viso e cattivo gioco per &#8220;sopravvivere&#8221;.</strong></p>
<p>Tornando alle questioni di casa Nostra, ritengo che il richiamo alla Patria, alla bandiera e al bene di chi è parte integrante di questa Nazione, sia una ricetta che ha sempre attirato molti italiani, non per millantate derive di estrema destra, ma perché il sentirsi parte di un grande progetto, figlio di una lunga storia fatta di: battaglie, rivoluzioni, rinascite e barricate contro l&#8217;invasore (chiunque esso sia, anche attuale) stia facendo scalpitare i cuori di molti Italiani, soprattutto giovani (i comizi del Generale sono pieni), <strong>desiderosi &#8220;di essere parte di qualcosa di di storicamente grande&#8221;. </strong>Il Generale Vannacci lo ha capito, e voi?</p>
<p>Lettera firmata, 19 settembre 2026</p>
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		<title>Caro Porro, Forza Italia sta facendo harakiri contro Vannacci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 16:15:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[antonio tajani]]></category>
		<category><![CDATA[forza italia]]></category>
		<category><![CDATA[simone leoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre Tajani e Casellati inseguono la miopia politica attaccando a testa bassa il fenomeno del generale, il centrodestra si suicida regalando assist d'oro alla sinistra</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-forza-italia-sta-facendo-harakiri-contro-vannacci/">Caro Porro, Forza Italia sta facendo harakiri contro Vannacci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, mi permetta di esprimere un’opinione <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ecco-perche-la-meteora-vannacci-e-destinata-a-spegnersi-prima-delle-urne/" target="_blank" rel="noopener">diametralmente opposta a quella del suo lettore Paolo Ercolani</a>. A mio parere chi sta mettendo in serio pericolo la vittoria del centro destra alle prossime elezioni a favore della sinistra é la miopia di alcune<strong> improvvide ed inopportune uscite di alcuni esponenti di Forza Italia.</strong> Mi riferisco alle pesanti dichiarazioni di Simone Leoni (che non è neppure deputato!) contro il movimento del gen. Vannacci. Aggiungiamo poi che Leoni non è nuovo a queste uscite da kamikaze: ricordiamo che lo stesso genitore di Leoni redarguì pubblicamente il figlio dicendo che non era degno di lustrare gli anfibi al generale Vannacci.</p>
<p>Ultimamente poi si sono aggiunti anche Tajani e Casellati con dichiarazioni tranchant. Anziché trovare una saggia mediazione per cercare di rendere coesa la coalizione, hanno scelto di dare libero sfogo all’irruenza giovanile di Leoni con un attacco frontale definendo gentaglia un’area che raccoglie un sempre maggiore consenso: <strong>un atto masochistico</strong> che indebolisce Forza Italia (che è stata superata da Futuro Nazionale) e offre soprattutto alle opposizioni l&#8217;immagine di un centrodestra frammentato.</p>
<p>Senza contare che questa miopia si potrà trasformare in <strong>un boomerang elettorale</strong>. Quanto ci manca la genialità della comunicazione di Silvio Berlusconi!! Siamo passati da «Meno male che Silvio c’è» a «Ahimè c’è rimasto Leoni!».</p>
<p>Veronica de’ Ubertiis, 19 settembre 2026</p>
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		<title>Caro Porro, ecco perché la meteora Vannacci è destinata a spegnersi prima delle urne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 17:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Futuro Nazionale al rischio di consegnare la vittoria alla sinistra: perché al dunque gli elettori di centrodestra sceglieranno sempre la prudenza (e la Meloni)</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Porro, mi permetta di esprimerle la mia opinione sul futuro politico di <strong>Vannacci</strong>. Secondo me Vannacci sarà una &#8220;meteora&#8221; nel panorama politico italiano e ritengo che la Meloni debba semplicemente ignorarlo. <strong>Ricorda il Movimento delle Sardine?</strong> Ne ha più sentito parlare? Sembrava che dovesse fare fuoco e fiamme, invece e&#8217; scomparso. Non si è mai tradotto in una forza politica stabile, ma a suo tempo furono fatti diversi sondaggi sulle intenzioni di voto (risalenti principalmente al periodo della sua massima mobilitazione, tra Novembre e Dicembre del 2019).</p>
<p>Non essendosi mai trasformato in <strong>un partito politico strutturato</strong> o in una lista elettorale autonoma per le elezioni politiche, le stime demoscopiche di allora ipotizzavano un potenziale bacino di voto.</p>
<p><strong>Ilvo Diamanti (Demos):</strong> Stimava che circa il 27% degli elettori avrebbe preso in considerazione l&#8217;idea di votarle. Noto Sondaggi: Valutava il potenziale elettorale di un eventuale partito delle sardine intorno al 15% (10% di voti certi e 5% di seria considerazione). Emg Acqua: Rilevava che circa il 17% degli italiani avrebbe votato il movimento in caso di discesa in campo alle politiche. Ixè: Indicava una quota di effettivi elettori orientati sul 7,5%.</p>
<p>Altri istituti (come Euromedia/Ghisleri): mantenevano una stima più prudente, circoscrivendo <strong>il voto politico effettivo sotto il 5%. </strong>Questi dati mostravano un ampio bacino di simpatizzanti e un forte impatto d&#8217;opinione. Un po&#8217; quello che sta avvenendo per Vannacci, che un partito l&#8217;ha fondato ma che non si e&#8217; mai confrontato con il voto delle politiche.</p>
<p>A mio parere, nel momento del voto gli elettori di destra non si sognerebbero mai di dare la loro preferenza a <strong>Futuro Nazionale</strong>, con il rischio reale di mandare la Meloni all&#8217;opposizione. Non lo pensa anche Lei?</p>
<p>Paolo Ercolani, 18 settembre 2026</p>
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		<title>Caro Porro, il diario “gratis” diventa obbligatorio: benvenuti nella scuola del pensiero unico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-diario-gratis-diventa-obbligatorio-benvenuti-nella-scuola-del-pensiero-unico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 15:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Porro, le scrivo per raccontarle una vicenda che, presa da sola, sembra una sciocchezza. Un diario scolastico. Un diario brutto, peraltro. Ma che secondo me racconta molto bene cosa sta diventando la scuola italiana. Alla fine dello scorso anno scolastico, ai bambini che frequentavano la terza elementare di un istituto pubblico del IX Municipio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-diario-gratis-diventa-obbligatorio-benvenuti-nella-scuola-del-pensiero-unico/">Caro Porro, il diario “gratis” diventa obbligatorio: benvenuti nella scuola del pensiero unico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro,</p>
<p>le scrivo per raccontarle una vicenda che, presa da sola, sembra una sciocchezza. Un diario scolastico. Un diario brutto, peraltro. Ma che secondo me racconta molto bene <strong>cosa sta diventando la scuola italiana</strong>.</p>
<p>Alla fine dello scorso anno scolastico, ai bambini che frequentavano la terza elementare di un istituto pubblico del IX Municipio di Roma è stato consegnato, come “regalo”, <strong>un diario scolastico</strong> fornito dalla ditta Serenissima, l’azienda che gestisce il servizio di refezione scolastica.<strong> Un omaggio</strong>, ci è stato fatto capire. Una di quelle cose che prendi, ringrazi e poi dimentichi in un cassetto. Mia figlia, come ogni anno, ha fatto quello che fanno moltissimi bambini: <strong>si è scelta il suo diario per il nuovo anno scolastico</strong>. Ne ha comprato uno che le piaceva e ieri, primo giorno di scuola, è arrivata in classe con il suo diario ed <strong>è stata ripresa dalle maestre perché avrebbe dovuto portare quello fornito dalla scuola</strong>.</p>
<p>Capisce il <strong>paradosso</strong>? Un oggetto che viene presentato come un regalo diventa improvvisamente un obbligo. Un diario comprato dalla famiglia diventa “non conforme”. E una bambina che semplicemente esercita la libertà di scegliere il proprio diario si ritrova a essere quella che ha sbagliato. Potrebbe sembrare una sciocchezza. Appunto: sembra. <strong>Perché il problema non è il diario ma il messaggio che passa</strong>.</p>
<p>Il messaggio è: <strong>questo è quello che dovete usare perché lo usano tutti</strong>. Non importa che sia stato regalato, non importa che una famiglia abbia comprato altro, non importa che il bambino abbia espresso una preferenza. <strong>Conta la conformità</strong>. Il piccolo episodio del diario diventa qualcosa di molto più interessante: un esempio minuscolo, quotidiano, apparentemente innocuo, del modo in cui si costruisce il conformismo. Naturalmente molte famiglie avranno pensato: “Vabbè, è gratis”. Ma, ammesso che il senso di questa iniziativa sia davvero quello di venire incontro alle famiglie che fanno più fatica a sostenere le spese scolastiche, c&#8217;è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui viene concepita questa “giustizia sociale”: per aiutare chi non può permettersi una cosa, dobbiamo necessariamente imporre quella stessa cosa a tutti? Questa non è uguaglianza nelle opportunità ma l&#8217;idea che, per evitare che qualcuno abbia meno, sia meglio impedire a tutti di avere di più. <strong>Una specie di livellamento verso il basso</strong>: non mettiamo il bambino meno abbiente nelle condizioni di avere quello che gli serve, ma facciamo in modo che nessuno possa scegliere qualcosa di diverso. Il sacrosanto principio della solidarietà rischia di trasformarsi in quello della uniformità. Non aiutiamo chi ha meno: facciamo diventare il “meno” la misura di tutti.</p>
<p>E naturalmente nulla è davvero “gratis” quando si tratta di un&#8217;iniziativa pagata nell’ambito di un appalto pubblico e quindi con denaro delle famiglie e dei contribuenti. Ma soprattutto: non tutto ciò che viene offerto gratuitamente deve essere accettato come obbligatorio. <strong>Il bambino non dovrebbe imparare che è giusto adeguarsi alla maggioranza per evitare problemi</strong>. Dovrebbe imparare esattamente il contrario: che può scegliere, fare domande, avere un&#8217;opinione diversa, anche semplicemente preferire un altro diario e invece assistiamo sempre più spesso a una scuola preoccupata di uniformare comportamenti, sensibilità e linguaggio, mentre sembra perdere di vista la sua funzione fondamentale: insegnare.</p>
<p><strong>Nella stessa scuola</strong> in cui un diario può diventare una questione di conformità,<strong> le strutture scolastiche cadono a pezzi e ieri nelle classi c&#8217;erano più di 30 gradi</strong>. Però facciamo i “calzini spaiati”. Facciamo i braccialetti contro il bullismo. Facciamo attività, slogan, giornate a tema, campagne educative di ogni genere. Tutto rispettabile, per carità. Ma prima o poi viene da chiedersi: e la scuola, quando insegna?</p>
<p>Mia figlia ha finito la terza elementare senza che si sia praticamente arrivati a parlare seriamente della Mesopotamia in storia. E non ha ancora una conoscenza elementare del fatto che l&#8217;Italia è divisa in regioni. Non sto chiedendo ai bambini di recitare a memoria l&#8217;anno della fondazione di Ur.<strong> Sto chiedendo una cosa molto più semplice: che prima di essere educati a discutere del mondo imparino almeno qualcosa sul mondo</strong>.</p>
<p>Come scrive Murray Rothbard: «Ai bambini viene insegnato a cercare la verità nell&#8217;opinione della maggioranza, piuttosto che nella loro indagine indipendente o nell&#8217;intelligenza dei migliori nel campo. I bambini vengono preparati alla democrazia essendo indotti a discutere di attualità senza prima apprendere le materie sistematiche (politica, economia, storia) necessarie per discuterne. L'&#8221;effetto talpa&#8221; consiste nel sostituire il pensiero individuale ponderato con slogan e opinioni superficiali. E l&#8217;opinione è quella del minimo comune denominatore del gruppo».</p>
<p>Ecco, temo che sia esattamente questo il punto: non un diario, non i calzini spaiati, non un braccialetto. Il problema è una scuola che rischia di confondere educazione con conformismo, partecipazione con adesione, inclusione con uniformità e pensiero con slogan. <strong>La cosa più inquietante è che spesso nessuno protesta</strong>. Perché la famiglia pensa: “Vabbè, che sarà mai?”. Il bambino pensa: “Se porto quello che portano tutti, non mi rimproverano”. L&#8217;insegnante pensa: “È più semplice se hanno tutti la stessa cosa”. E così, un piccolo passo alla volta, si insegna ai bambini una lezione molto precisa: non distinguerti, non discutere, non mettere in dubbio quello che fa il gruppo.</p>
<p>Magari domani sarà solo un diario. Dopodomani sarà qualcos&#8217;altro e a quel punto avremo una scuola perfettamente conforme, piena di attività educative, slogan e giornate celebrative. Peccato che i ragazzi potrebbero non sapere ancora cosa sia la Mesopotamia, come è fatto il loro Paese o come si è arrivati a costruire la società nella quale vivono. <strong>Ma avranno tutti il diario giusto.</strong></p>
<p>Un caro saluto,</p>
<p>Roberta Giordani, 16 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-diario-gratis-diventa-obbligatorio-benvenuti-nella-scuola-del-pensiero-unico/">Caro Porro, il diario “gratis” diventa obbligatorio: benvenuti nella scuola del pensiero unico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Caro Porro, non sono d’accordo: vietare l’uscita ai minori tutela la libertà di tutti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-non-sono-daccordo-vietare-luscita-ai-minori-tutela-la-liberta-di-tutti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 14:04:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[Divieto]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[Praia a Mare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Porro, per una volta non mi trova d’accordo in merito all&#8217;articolo pubblicato ieri sull&#8217;ordinanza di Praia a Mare. Vietare l’uscita ai minori è stata una tutela delle libertà di ogni cittadino praiese. Nel mese di agosto, il nostro territorio, è popolato da una fetta, sicuramente minoritaria, che inquina la maggioranza di persone che voglio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-non-sono-daccordo-vietare-luscita-ai-minori-tutela-la-liberta-di-tutti/">Caro Porro, non sono d’accordo: vietare l’uscita ai minori tutela la libertà di tutti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro,</p>
<p>per una volta non mi trova d’accordo in merito all&#8217;<a href="https://www.nicolaporro.it/stop-assembramenti-il-comune-vieta-ai-minori-di-14-anni-di-uscire-la-notte/" target="_blank" rel="noopener">articolo pubblicato ieri sull&#8217;<strong>ordinanza di Praia a Mare</strong></a>.<strong> Vietare l’uscita ai minori è stata una tutela delle libertà</strong> di ogni cittadino praiese. Nel mese di agosto, il nostro territorio, è popolato da una fetta, sicuramente minoritaria, che inquina la maggioranza di persone che voglio godere degli splendori della magnifica Riviera dei Cedri.</p>
<p>Anche per fini economici,<strong> una maggiore sicurezza</strong>, dettata nella fattispecie da un’ordinanza privativa, credo possa essere di fondamentale importanza per garantire ad ogni turista di fruire dei vari servizi erogati nel periodo che va dalla mezzanotte fino a notte inoltrata.</p>
<p>Inoltre, bisognerebbe dare importanza alla struttura geografica e morfologica di <strong>Praia a Mare</strong>, caratterizzata da un lungo viale e da un lungo lungomare che se non protetto, è vittima di atti vandalici. Quindi capisce bene che è fondamentale porre in essere dei rimedi. <strong>Da un liberale, liberista e libertario.</strong></p>
<p>Biagio Riccardi, 26 agosto 2026</p>
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		<title>Caro Porro, quello non era &#8220;solo&#8221; un sondaggio: &#8220;costruiva&#8221; il candidato Ranucci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-quello-non-era-solo-un-sondaggio-costruiva-il-candidato-ranucci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 09:07:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parla un ricercatore sociale e di marketing, dopo molti anni trascorsi a costruire, leggere e interpretare questionari e indagini campionarie</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-quello-non-era-solo-un-sondaggio-costruiva-il-candidato-ranucci/">Caro Porro, quello non era &#8220;solo&#8221; un sondaggio: &#8220;costruiva&#8221; il candidato Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, non avendo trovato, almeno finora, commenti o critiche di carattere metodologico al sondaggio su <strong>Sigfrido</strong> <strong>Ranucci</strong> da parte di esperti di metodologia o di ricercatori sociali, provo a proporre alcune considerazioni rivolte soprattutto a chi non conosce dall’interno il mondo della ricerca sociale e demoscopica.</p>
<p>Lo dico da ricercatore sociale e di marketing, dopo molti anni trascorsi a costruire, leggere e interpretare questionari e indagini campionarie. A mio avviso, il punto più interessante è che quel sondaggio <strong>non rappresentava affatto la conclusione di un percorso</strong>, ma il suo possibile inizio. Il vero obiettivo non sembra essere stato semplicemente quello di sapere quanti elettori avrebbero votato Ranucci, bensì verificare se fosse possibile costruire e accreditare, all’interno del campo largo, una figura terza capace di superare la contrapposizione fra Schlein e Conte.</p>
<p>La struttura del questionario va precisamente in questa direzione. Prima si delimita il campo agli elettori di centrosinistra, e questo è un punto fondamentale: non si tratta di un sondaggio sulla popolazione italiana nel suo complesso, ma su un segmento politico già selezionato. <strong>Poi si mette a fuoco il dualismo fra i due principali leader del campo largo</strong>, se ne evidenziano punti di forza e debolezza e si introduce la possibilità di un terzo candidato.</p>
<p>A quel punto il questionario restringe progressivamente il campo. Si prospetta una figura indipendente dagli apparati, credibile, autorevole, proveniente dalla società civile o dal mondo dell’informazione. Successivamente l’universo si restringe ancora, fino ai giornalisti televisivi e ai conduttori di programmi di approfondimento.</p>
<p>È qui che, metodologicamente, il percorso diventa <strong>particolarmente interessante.</strong></p>
<p><strong>Ranucci non viene proposto all’intervistato in uno spazio neutro</strong>. Prima è stato costruito il problema, cioè la contrapposizione Schlein Conte, poi è stata prospettata la soluzione, cioè un terzo soggetto, quindi sono state definite caratteristiche largamente compatibili con la sua immagine pubblica, indipendenza, credibilità, notorietà, capacità di comunicazione, appartenenza al mondo dell’informazione.</p>
<p>Solo alla fine si arriva a misurare la sua credibilità politica e la disponibilità a votarlo.</p>
<p>Il problema, quindi, non è tanto nella singola domanda quanto nella sequenza delle domande, costruita come un imbuto. Il rispondente viene progressivamente accompagnato verso un profilo che finisce per coincidere in larga misura con quello di Ranucci.</p>
<p>Se il risultato finale fosse stato favorevole, il sondaggio avrebbe potuto svolgere una funzione ben più importante della semplice misurazione del consenso. Avrebbe potuto fornire il primo elemento di <strong>legittimazione politica e mediatica</strong>.</p>
<p>A quel punto sarebbero potuti arrivare i titoli sui giornali, i dibattiti televisivi, i confronti con Schlein e Conte, le domande sulla possibilità di un “terzo uomo” capace di federare il campo largo. E con ogni probabilità nel racconto mediatico sarebbero passati in secondo piano proprio gli elementi metodologicamente più importanti, il filtro iniziale sull’elettorato di centrosinistra, la sequenza delle domande, il progressivo restringimento verso il mondo dell’informazione. Sarebbe rimasto soprattutto il dato: “<strong>Ranucci convince gli elettori del campo largo</strong>”.</p>
<p>Ed è questo, a mio avviso, il punto che merita maggiore attenzione. Il sondaggio avrebbe potuto non limitarsi a fotografare una candidatura già esistente, ma contribuire a costruirla e accreditarla.</p>
<p>Ranucci sarebbe entrato nel dibattito non più soltanto come giornalista noto, ma come <strong>personalità che “i sondaggi” indicavano come possibile figura unificante del campo largo</strong>. Per questo considero il sondaggio tutt’altro che un dettaglio secondario dell’intera vicenda. Potrebbe invece essere stato il vero punto di partenza, il momento nel quale una semplice ipotesi politica avrebbe potuto cominciare a trasformarsi in una candidatura percepita come concreta.</p>
<p>Saluti,</p>
<p>Vincenzo Freni, 17 agosto 2026</p>
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		<title>Caro Porro, altro che Proust sotto l’ombrellone: ecco il libro che dovreste leggere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 18:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[la posta dei lettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra mistero, tempesta e blackout, un libro fuori dagli schemi per riscoprire il piacere della lettura senza pose da intellettuali</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-altro-che-proust-sotto-lombrellone-ecco-il-libro-che-dovreste-leggere/">Caro Porro, altro che Proust sotto l’ombrellone: ecco il libro che dovreste leggere</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, mi permetto di replicare<a href="https://www.nicolaporro.it/cinque-libri-da-leggere-sotto-lombrellone-senza-fingere-di-essere-proust/" target="_blank" rel="noopener"><strong> all’articolo sui lettori</strong> </a>che vorrebbero farci credere di sfogliare la “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust sotto l’ombrellone. E &#8211; ça va sans dire &#8211; in lingua originale. Penso che alla vostra cinquina manchi un sesto titolo definitivo: <strong>&#8220;Era una notte buia e favolosa&#8221;</strong> (Edizioni Jolly Roger). È un viaggio rocambolesco in presa diretta in cui la protagonista riceve una telefonata inquietante di avvertimento di non rincasare.</p>
<p>Il tutto mentre infuria una violenta tempesta che colpisce la città tra blackout e pensieri e la protagonista trova rifugio nell&#8217;atarassia. Tutto in tempo reale. <strong>Ritroviamo il puro piacere di leggere,</strong> senza dover fingere per fare colpo sui vicini di ombrellone. Stando lontani da nomi altisonanti. Perdonate la mia impudenza e stravaganza ma … “memento audere semper”, è la mia regola di vita. Buona estate a tutti.</p>
<p>Vincenzo Mangione, 10 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-altro-che-proust-sotto-lombrellone-ecco-il-libro-che-dovreste-leggere/">Caro Porro, altro che Proust sotto l’ombrellone: ecco il libro che dovreste leggere</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Caro Porro, abbiamo davvero perso il rispetto per i morti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-abbiamo-davvero-perso-il-rispetto-per-i-morti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 17:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Porro]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle foto ritoccate con l’IA ai volti dei defunti “ringiovaniti”: quando perfino il lutto diventa un contenuto da social</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-abbiamo-davvero-perso-il-rispetto-per-i-morti/">Caro Porro, abbiamo davvero perso il rispetto per i morti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Caro Porro, proprio qualche giorno fa avete ospitato in questo spazio la riflessione di un lettore sulla deriva in voga per quanto riguarda i messaggi di auguri <strong>omologati sui social</strong> e il conseguente ringraziamento, altrettanto stereotipato e impersonale. Personalmente, ho notato un fenomeno ancora più amaro, legato all’(ab)uso dei sistemi di <strong>fotoritocco</strong> che si appoggiano alla cosiddetta Intelligenza Artificiale, che, a dire il vero, ha ben poco di… intelligente!</p>
<p class="isSelectedEnd">Proliferano infatti <strong>pagine su pagine sui social network</strong> a cui molti si rivolgono per chiedere di alterare la realtà di scatti domestici banali, inserendo sfondi di spiagge tropicali o feste prestigiose per impreziosire quel compleanno. Il dio dell’apparenza. Altri chiedono invece di eliminare dalle immagini alcune persone che… sono già state eliminate dalla propria vita di coppia. E fin qui, per quanto discutibile, il fenomeno rimane confinato nell’ambito della vanità e del rancore.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il vero <strong>baratro</strong> si raggiunge quando la richiesta di manipolazione invade il ricordo di chi non c’è più. Emerge allora una totale mancanza di sensibilità e di stile che sfugge all’umanità. Si arriva a chiedere all’algoritmo di mostrare come sarebbe stato da adulto un bimbo scomparso in tenera età, o addirittura di apportare alterazioni estetiche al ritratto di un genitore, specificando con molta nonchalance che la foto è della propria cara mamma, nonna o zia appena deceduta. È proprio il caso di dire: con il corpo ancora caldo… hanno già pensato a ritoccare le foto!</p>
<p class="isSelectedEnd">Questo, a mio parere, <strong>è un vero e proprio accanimento digitale</strong>, che ci dimostra l’incapacità profonda di accettare il lutto e, soprattutto, la realtà: manipolare artatamente il volto di un defunto per renderlo più gradevole, né più né meno come si fa con i post su Instagram, equivale a profanare la sacralità della memoria, calpestando la dignità stessa della persona.</p>
<p class="isSelectedEnd">Eppure i nostri avi latini fondavano la civiltà sul culto della <em>pietas</em>, un rispetto sacro e inviolabile per i defunti e per la memoria familiare. È amaro constatare che, in nome della modernità tecnologica, abbiamo smarrito proprio quella sensibilità ancestrale, riducendo anche la morte a un banale contenuto da editare. <strong>Ci offre un quadro del degrado culturale drammatico della nostra società:</strong> un mondo superficiale ed effimero che, pur di inseguire un’estetica fintamente patinata, smarrisce ogni forma di pudore e di umanità anche davanti alla morte. Molto cordialmente,</p>
<p>Marzia Novellini, 9 agosto 2026</p>
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		<title>Caro Porro, la sinistra lo voleva. Ma Guccini era un battitore libero</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-la-sinistra-lo-voleva-ma-guccini-era-un-battitore-libero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 16:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[francesco guccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cantautore Guccini non era coercibile all'ottusa militanza che è tanto gradita al potere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-la-sinistra-lo-voleva-ma-guccini-era-un-battitore-libero/">Caro Porro, la sinistra lo voleva. Ma Guccini era un battitore libero</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Su <strong>Guccini</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/no-guccini-piu-che-comunista-e-stato-un-anarchico-libertario/" target="_blank" rel="noopener">ha ragione Bernaudo</a>: era più un <strong>libertario</strong> che un <strong>comunista.</strong> Era nato a cento metri da casa mia, a Modena, città di provincia dove tutto è politicamente codificato e precotto, e se ne era allontanato presto, senza rimpianti. Si era trasferito per lungo tempo a Bologna, ma ormai da anni aveva preferito Pavana, sull&#8217;Appennino Tosco-Emiliano, che meglio si addiceva al suo spirito introverso. <strong>La sinistra politica aveva sempre tentato di inseguirlo</strong>, ma in realtà ne era intimorita, perché Guccini non era coercibile all&#8217;ottusa militanza che è tanto gradita al potere.</p>
<p>Guccini <strong>non era clericale e non era materialista</strong>; era invece un uomo insofferente alla retorica e refrattario alle banalità, sospettoso sui privilegi e irritato dall&#8217;ipocrisia.<br />
Inutile disquisire adesso sulla qualità intrinseca della sua musica: Guccini è stato soprattutto un cantastorie nostro e nostrano, popolano e nobile insieme, che ha toccato le corde di almeno tre generazioni di giovani adulti, che oggi si commuovono ancora ascoltando i suoi testi, e piangono sinceri la scomparsa di un uomo di spessore.</p>
<blockquote>
<div dir="ltr">
<p>Mariarita Catania</p>
<p><strong>TUTTO IL DIBATTITO SU GUCCINI</strong></p>
</div>
</blockquote>
<div dir="ltr">
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/guccini-larchetipo-del-comunista-barba-eskimo-e-propaganda-ma-oggi-siamo-tristi/">Guccini, l&amp;#8217;archetipo del comunista barba, eskimo e propaganda. Ma oggi siamo tristi</a> di Max del Papa</li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/no-guccini-piu-che-comunista-e-stato-un-anarchico-libertario/">No, Guccini più che comunista è stato un anarchico libertario</a> di Andrea Bernaudo</li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quel-concerto-di-guccini-con-lotta-continua-era-troppo-e-me-ne-andai/">Quel concerto di Guccini con Lotta Continua. Era troppo e me ne andai</a> di Rino Cammilleri</li>
</ul>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-la-sinistra-lo-voleva-ma-guccini-era-un-battitore-libero/">Caro Porro, la sinistra lo voleva. Ma Guccini era un battitore libero</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Caro Porro, gli auguri sui social? C&#8217;è una cosa che proprio non mi va giù</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-gli-auguri-sui-social-ce-una-cosa-che-proprio-non-mi-va-giu/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-gli-auguri-sui-social-ce-una-cosa-che-proprio-non-mi-va-giu/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 08:22:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Egregio dott Porro, sono un assiduo commensale (come conferma il mio cognome). Ultimamente tra le tipiche facezie estive (semel in anno… licet insanire?) riflettevo con amici sul modo di porgere gli auguri sui social sempre più sintetico e impersonale e soprattutto – come un giusto sillogismo – sul modo con cui si ringrazia. È emersa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-gli-auguri-sui-social-ce-una-cosa-che-proprio-non-mi-va-giu/">Caro Porro, gli auguri sui social? C&#8217;è una cosa che proprio non mi va giù</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio dott Porro, sono un assiduo commensale (come conferma il mio cognome). Ultimamente tra le tipiche facezie estive (<em>semel in anno… licet insanire?</em>) riflettevo con amici sul modo di porgere gli auguri sui social sempre più sintetico e impersonale e soprattutto – come un giusto sillogismo – sul modo con cui si ringrazia.</p>
<p>È emersa la mia idea sulla sintesi come <strong>accidia comunicativa</strong> tipica di questo mondo frenetico dove non vale la pena soffermarsi per dare il giusto spazio agli auguri per un evento. Tutti abbiamo fretta.</p>
<p>Spesso viviamo talmente di fretta che affidiamo anche un gesto personale come gli auguri ad un Gif già preconfezionato e un semplice quanto sintetico “<strong>AUGURI NICOLA</strong>”. Poi ora con l’ausilio della AI siamo alla deriva! Di converso il ringraziamento non può andare oltre un banale e scontato emoji o un “thumb up”.</p>
<p>Ammetto che proprio come reazione <strong>amo rendere l’augurio più aulico</strong> elaborando un messaggio che recita più o meno così “carissimo Nicola in occasione del giorno genetliaco giungano copiosi i miei auguri affinché questa giornata possa essere ridondante di emozioni”. Ammetterete che …beh, un “like” non solo è troppo poco ma anche quasi offensivo.</p>
<p>Eppure è opinione condivisa che rispondere agli auguri ricevuti con “like &#x1f44d;” equivalga a scrivere «Ti ringrazio tanto per il pensiero gentile che ho gradito tantissimo». Io la definisco non solo “accidia comunicativa” ma soprattutto mancanza di stile. O se proprio devo essere sincero una sorta di stipsi verbale.</p>
<p>E voi cosa ne pensate?</p>
<p>Cordialmente</p>
<p>Vincenzo Mangione, 5 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-gli-auguri-sui-social-ce-una-cosa-che-proprio-non-mi-va-giu/">Caro Porro, gli auguri sui social? C&#8217;è una cosa che proprio non mi va giù</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Caro Porro, non solo il bollo auto: rilancio con il Ceppo Fiscale (sognando Milei)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 15:14:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[Javier Milei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Nik, sono sempre io, lo zuppista della prima ora. In questa estate calda all&#8217;insegna del condizionatore (viva il progresso, abbasso l&#8217;allarmismo climatico da &#8220;grande bugia verde&#8221;), il tam tam delle notizie è piatto — se non fosse per due argomenti: immigrazione ed elezioni politiche. Sul primo, in breve: la ricetta del mitico Friedman vince [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Nik, sono sempre io, lo zuppista della prima ora. In questa estate calda all&#8217;insegna del condizionatore (viva il progresso, abbasso l&#8217;allarmismo climatico da &#8220;grande bugia verde&#8221;), il tam tam delle <strong>notizie</strong> è piatto — se non fosse per due argomenti: immigrazione ed elezioni politiche.</p>
<p>Sul primo, in breve: la ricetta del mitico Friedman vince sempre, <strong>l&#8217;immigrazione funziona quando dà valore aggiunto</strong>, collassa quando è il welfare a renderla conveniente — vedi la Spagna dello sciagurato Sánchez. E non commento Calenda, falso liberale e socialista, che si unisce a una lista lunga: Macron, l&#8217;aspirante Pateck&#8230; una lista che ingloberebbe anche buona parte del centrodestra italiano.</p>
<p>Mi soffermo sul secondo punto: le prossime politiche, e da buon liberale (lo spero) gli aspetti economici. Ho letto con interesse l<a href="https://www.nicolaporro.it/consiglio-a-meloni-devi-abolire-il-bollo-auto/" target="_blank" rel="noopener">a tua proposta sull&#8217;abolizione del bollo auto</a> — un amarcord berlusconiano che ci ha fatto godere ma che non ha mai realizzato il sogno di uno Stato depotenziato insieme al suo megagalattico debito pubblico. Una mossa da campagna elettorale perfetta, alla Berlusconi: sicurezza (che vedo nell&#8217;abito di Meloni) ed economia (che invece temo resterà solo una promessa). <strong>Meloni non è una liberale come noi, ma resta l&#8217;unica affidabile sulla piazza</strong>. Noi liberali, però, puntiamo più in alto. Per questo rilancio la tua proposta: il Ceppo Fiscale.</p>
<p>E qui casca l&#8217;asino: il Ceppo Fiscale non è un&#8217;utopia da bar, è stata introdotta dal governo <strong>Milei</strong> — e la cosa scandalosa è che in Italia non ne ha parlato quasi nessuno. Zero telegiornali, zero prime pagine. L&#8217;ho scoperta seguendo (con la passione del fanatico) i canali liberali su X, quelli veri, non i pentiti dell&#8217;ultima ora. Un silenzio mediatico che la dice lunga su quanto <strong>certe idee facciano ancora paura a chi vive di Stato</strong>.</p>
<p>Chi ti scrive è un fan sfegatato di Milei, illuminato dalla sua idea libertaria. Seguo assiduamente la rivoluzione che sta portando avanti non solo in <strong>Argentina,</strong> ma in tutto il Sud America. So di essere un sognatore, e so che un Milei in Italia o in Europa esisterebbe solo se toccassimo davvero il fondo — più fondo di quanto già non siamo, noi che restiamo il continente meno produttivo del mondo.</p>
<p><strong>Il Ceppo Fiscale è la riforma per antonomasia</strong>. È austriaco. È essenza liberale. È il compimento di un sogno. È rendere immorale la spesa pubblica. <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/e-tornato-beppe-grillo-laccusa-al-m5s-hanno-scoperto-i-palazzi/" target="_blank" rel="noopener">È l&#8217;antigrillismo di chi dai &#8220;vaffanculo&#8221; si è affezionato alla poltrona</a>. È depotenziamento del potere della banca centrale. È Mileismo allo stato puro — quello che fa godere come matti, che fa sognare senza sosta, che trasforma un essere vivente in un mito.</p>
<p>Lo so, sono un fan scatenato — quello con la maglia ancap nera-oro, il leone che urla &#8220;<strong>VIVA LA LIBERTAD, CARAJO!</strong>&#8221; — ma è estate, e il tuo amarcord berlusconiano sull&#8217;abolizione del bollo mi ha acceso un sogno.</p>
<p>Non svegliatemi.</p>
<p>Angelo Margarito, 4 agosto 2026</p>
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		<title>Caro Porro, Sanchez in vacanza coi morti che galleggiano. E se l&#8217;avesse fatto Meloni?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 13:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le immagini da Ceuta sono drammatiche: distese di corpi nei sacchi bianchi. Il premier si gode la villeggiatura e fa bene. Ma perché nessuna critica?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-sanchez-in-vacanza-coi-morti-che-galleggiano-e-se-lavesse-fatto-meloni/">Caro Porro, Sanchez in vacanza coi morti che galleggiano. E se l&#8217;avesse fatto Meloni?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, a Ceuta è successo qualcosa che dovrebbe scuotere le coscienze di tutta Europa. <a href="https://www.nicolaporro.it/ho-paura-sono-circondata-ceuta-lo-strazio-della-donna-tra-le-lacrime-e-i-migranti-ridono/" target="_blank" rel="noopener">Dopo l&#8217;ondata di decine di migliaia di migranti arrivati dal Marocco</a>, <strong>il mare ha restituito almeno 67 corpi </strong>(altre ricostruzioni parlano di un bilancio ancora più pesante). Nel frattempo il governo spagnolo ha rivendicato di aver riportato in Marocco oltre 48 mila persone nel giro di poche ore (alla faccia della remigrazione fascista) e <strong>Pedro Sánchez</strong> si è recato nell&#8217;exclave per gestire l&#8217;emergenza. Poi, però, <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-invasa-e-sanchez-va-in-vacanze-peccato-che-i-conti-non-tornino/" target="_blank" rel="noopener">è partito per le vacanze con tanto di playlist pubblicata urbi et orbi</a>.</p>
<p>È una scelta legittima, certo. Ma inevitabilmente fa riflettere. Perché viene spontaneo chiedersi: se, davanti a una tragedia simile, fosse stata<strong> Giorgia Meloni</strong> a godersi qualche giorno di mare mentre i corpi vengono ammassati a Ceuta, quale sarebbe stata la reazione dei media, dell&#8217;opposizione e delle istituzioni europee? Probabilmente avremmo assistito a un diluvio di accuse, editoriali indignati e richieste di spiegazioni. &#8220;Insensibile&#8221;, &#8220;Fuori luogo&#8221;, &#8220;Inadatta&#8221;. <a href="https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-chiese-le-dimissioni-di-meloni-per-cutro-ora-faccia-lo-stesso-per-sanchez/" target="_blank" rel="noopener">Ricordate Cutro e le richieste di dimissioni</a>?</p>
<p>Invece, quando il protagonista è Sánchez, il giudizio sembra diventare improvvisamente più indulgente. Le vittime meritano rispetto sempre, indipendentemente dal colore politico di chi governa. Ed è proprio questa differenza di trattamento che lascia l&#8217;amaro in bocca: non il diritto alle vacanze, ma il doppio standard con cui troppo spesso vengono giudicati fatti identici.</p>
<p>EG, 3 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-sanchez-in-vacanza-coi-morti-che-galleggiano-e-se-lavesse-fatto-meloni/">Caro Porro, Sanchez in vacanza coi morti che galleggiano. E se l&#8217;avesse fatto Meloni?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Bologna, parla un medico del 118: «Prima di giudicare bisogna conoscere la realtà»</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/bologna-parla-un-medico-del-118-prima-di-giudicare-bisogna-conoscere-la-realta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 15:45:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[caro porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caso Fakir, cosa succede davvero durante un intervento in strada: «Non avete idea dei rischi che si corrono»</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bologna-parla-un-medico-del-118-prima-di-giudicare-bisogna-conoscere-la-realta/">Bologna, parla un medico del 118: «Prima di giudicare bisogna conoscere la realtà»</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, giorni fa mi sono imbattuto in un commento pubblicato su <strong>Bologna Today</strong> che, a mio avviso, riesce a spiegare bene cosa può essere accaduto nel caso <strong>Fakir</strong> a Bologna. Troppo spesso i medici vengono giudicati e insultati sui social quando non riescono a salvare una vita, dimenticando la complessità delle situazioni che si trovano ad affrontare. <strong>La realtà, però, è molto più complessa</strong> di quanto uno possa pensare.</p>
<p>“Chiariamo un po&#8217; le cose. <strong>Sono un medico del 118.</strong> A chi interessa racconto come sta questo genere di cose, visto che è il mio lavoro. Trattasi di delirio eccitato, condizione a elevatissimo rischio di arresto cardiaco per tono iperadrenergico, ridotto ritorno venoso e verosimile assunzione di cocaina o eccitanti, soprattutto in situazione di necessaria pronazione per ovvie ragioni di sicurezza.</p>
<p>Assunto:<strong> il delirio eccitato non è minimamente contattabile con le parole</strong>, non si può parlare con un soggetto in delirio eccitato perché clinicamente non esiste più nessun barlume di ragione in lui: solo violenza e infinita aggressività gratuita. Si può solo sedare per proteggere noi, lui e le persone, prima che la situazione evolva verso condizioni irreparabili.</p>
<p>Ci sono precise procedure alle quali ognuno si noi si attiene ed è giusto che le persone sappiano le cose Il soggetto deve essere pronato dalla polizia..questa è la situazione sine qua non per poter agire in sicurezza. Una persona sdraiata sulla schiena è ingestibile. Il delirio eccitato è a rischio arresto cardiaco se sta pronato e per questo va supinato quanto prima <strong>Ma non prima di essere sedato. </strong></p>
<p>Sedare un 100 kg eccitato senza parametri con i farmaci che abbiamo che hanno un indice terapeutico basso e sono molto pericolosi è una procedura a priori estremamente rischiosa ma è l&#8217;unica cosa che si può fare. <strong>La prima cosa che facciamo in una situazione simile è sedare velocemente il soggetto e ci sono due modi:</strong></p>
<p>1 <strong>Se la polizia riesce a tenermi perfettamente immobile una mano</strong> (difficoltà immensa) si mette una cannula in una vena del braccio, o della mano e si somministrano 0.05-0.1 mg kg di midazolam a bolo. Tempo di effetto: 30 secondi. Spesso non ha effetto. Si ripete il dosaggio fino a 2 volte.</p>
<p>2 <strong>Se proprio è impossibile trovare la vena,</strong> ketamina 2-4 fiale in muscolo o midazolam 10-15 mg in muscolo, la prima più efficace ma più pericolosa per un raro rischio aritmico in questa circostanza, il secondo molto meno efficace in muscolo e molto più lento.</p>
<p>Io preferisco farmi immobilizzare il soggetto, tenere l&#8217;infermiera lontana per evitare quello che già mi è successo ovvero naso rotto e due costole rotte (ma ovviamente a nessuno importa di noi), e rapidamente mettere l&#8217;accesso venoso, è difficile ma se sei bravo riesci. E io riesco. <strong>Mi sono punto un paio di volte ma diciamo che a nessuno interessa di noi, si sa.</strong> Rischi del mestiere, HIV, HCV, ormai quasi evito di controllarmi.</p>
<p><strong>Una volta ottenuta la sedazione</strong>, (cosa per nulla scontata perché se il soggetto è pieno di cocaina potrei anche non arrivare a sedarlo con tutte le fiale a disposizione o arrivare a sedarlo provocandone un arresto respiratorio improvviso con rapidissima desaturazione a rischio arresto), immediatamente senza aspettare un secondo supinare il soggetto, mettersi alla testa, appoggiare reservoir o ambu con 15 litri di ossigeno e velocissimamente ottenere i parametri vitali pronti a ventilare o intubare al volo, con rischi enormi e concreti di non riuscirci perché in una situazione di cattività estrema (visione limitata, strada, luce, monitor che non legge, vena che si è persa).</p>
<p>Potrebbe diventare la situazione di un aereo che sta precipitando e tu non hai neanche più il radar. E sta precipitando perché è fallato non per colpa tua, anche se sai già che tutti diranno che è colpa tua. <strong>Nessuno immagina quanto sia pericoloso tutto ciò.</strong> Per tutti. Pericoloso ma inevitabile</p>
<p>Pur lavorando bene e con anni di esperienza e conoscendo bene procedure rischi e farmaci, su centinaia di deliri eccitati (in media una a turno, UNO A TURNO, voi non avete idea di cosa sia diventato il mondo) due o tre volte sono andato vicino a situazioni di reale emergenza e <strong>ne sono uscito ossigenando con estrema solerzia</strong> e facendomi un bel segno della croce, sapendo bene che se per caso le cose fossero andate male <strong>sarei passato da anonimo medico a assassino bastardo da decapitare sui social.  </strong>Voi veramente non avete idea. Ed è giusto invece che ne abbiate.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bologna-parla-un-medico-del-118-prima-di-giudicare-bisogna-conoscere-la-realta/">Bologna, parla un medico del 118: «Prima di giudicare bisogna conoscere la realtà»</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Caro Porro, sul caso Fakir vedo la solita sinistra pronta a tutto pur di fare propaganda</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-sul-caso-fakir-vedo-la-solita-sinistra-pronta-a-tutto-pur-di-fare-propaganda/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 09:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[caro porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La solidarietà non può diventare uno strumento di lotta politica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-sul-caso-fakir-vedo-la-solita-sinistra-pronta-a-tutto-pur-di-fare-propaganda/">Caro Porro, sul caso Fakir vedo la solita sinistra pronta a tutto pur di fare propaganda</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, <strong>Fakir</strong> il nuovo martire della sinistra la cui morte viene sfruttata per soli fini elettorali e la solidarietà pelosa (solo per alcuni) serve a poco&#8230;&#8230; anzi&#8230;</p>
<p>Purtroppo abbiamo a che fare non con una <strong>OPPOSIZIONE POLITICA</strong> ma con una misticanza di personaggi incompetenti e cialtroneschi che rispecchiano plasticamente la stupidità umana non rendendosi assolutamente conto della gravità delle azioni, delle scritte e delle parole che quotidianamente, in maniera anche logorroica e con il supporto dei &#8220;giornali&#8221; e &#8220;giornalisti&#8221;, espongono all&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Qui non si tratta di non poter dire quello che si vuole, qui si tratta solo ed esclusivamente di dire ciò che si vuole con elementi incontrovertibili a supporto delle proprie esternazioni. Ecco perché sono <strong>PERICOLOSI</strong>.</p>
<p><strong>È più saggio temere uno stupido,</strong> poiché le sue azioni sono imprevedibili e prive di logica, a differenza di un delinquente le cui mosse seguono un disegno calcolabile.</p>
<p>MM, 26 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-sul-caso-fakir-vedo-la-solita-sinistra-pronta-a-tutto-pur-di-fare-propaganda/">Caro Porro, sul caso Fakir vedo la solita sinistra pronta a tutto pur di fare propaganda</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Caro Porro, da cittadino ho più paura dei magistrati che dei delinquenti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-da-cittadino-ho-piu-paura-dei-magistrati-che-dei-delinquenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 13:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Roggero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso Roggero riapre una domanda scomoda: cosa accade quando lo Stato non riesce a proteggere i suoi cittadini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-da-cittadino-ho-piu-paura-dei-magistrati-che-dei-delinquenti/">Caro Porro, da cittadino ho più paura dei magistrati che dei delinquenti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Nicola, <strong>da cittadino qualunque ti confesso di avere paura!</strong> Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io, così recita il celebre proverbio italiano e il messaggio, ancora una volta, è arrivato forte e chiaro: guardatevi dai delinquenti, ma anche dalla giustizia che credereste amica. Non so se temere di più i fuorilegge o chi, dall&#8217;interno delle istituzioni, <strong>usa le leggi per punirti.</strong> La sensazione è, per farla breve, che, se la scampi dai primi, probabilmente non ti salvi dai secondi! <em>Cave canem</em>, recitavano i Romani. Sì, ma… <em>ubi est canis</em>?</p>
<p>Sarei anche stato d’accordo con la sentenza <strong>Roggero</strong>, ma solo nel caso in cui l’avesse emessa una magistratura normalmente puntuale ed efficiente; una magistratura che garantisse ai cittadini sicurezza e protezione, sostenendo il lavoro delle forze dell’ordine e dando ai criminali ciò che buon senso pretende. Tutto questo in virtù di quel tacito patto di reciprocità che lega cittadini e istituzioni: lo Stato vuole l’esclusiva sull’esercizio della forza e della giustizia? Felicissimo di riconoscerglielo, però mi aspetto che poi la pratichi davvero, magari a danno dei veri criminali. Altrimenti non si capisce perché un cittadino dovrebbe rimanere nel perimetro delle regole di fronte a situazioni e a <strong>personaggi che le violano costantemente, restando impuniti.</strong></p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/la-sinistra-perdona-i-terroristi-ma-vuole-roggero-in-galera/" target="_blank" rel="noopener">La sinistra perdona i terroristi, ma vuole Roggero in galera</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/le-famiglie-dei-ladri-contro-roggero-partiremo-con-i-pignoramenti/" target="_blank" rel="noopener">Le famiglie dei ladri battono cassa con Roggero: &#8220;Partiremo con i pignoramenti&#8221;</a></li>
</ul>
<p>Inoltre, <strong>può uno Stato fallire due volte con la stessa persona?</strong> Pare di sì, la prima a causa di una mancata, vera deterrenza (giustizia efficiente: meno rapine, meno drammi); la seconda colpendo duramente proprio colui che non ha saputo difendere, pur avendo promesso di farlo.</p>
<p>In merito alla<a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/il-risarcimento-ai-ladri-e-indegno-cosi-uccidono-la-famiglia-di-roggero-una-zanzara-nella-zuppa/" target="_blank" rel="noopener"><strong> scandalosa pretesa di risarcimento</strong></a> avrei una semplice domanda, stavolta per la componente politica: ma con tutti i decreti e i provvedimenti sulla sicurezza fatti dalla destra in questi anni, ci voleva il caso Roggero per accorgersi di un abominio normativo tanto grande?</p>
<p>Giulio Cesare Vanini, 20 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-da-cittadino-ho-piu-paura-dei-magistrati-che-dei-delinquenti/">Caro Porro, da cittadino ho più paura dei magistrati che dei delinquenti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Porro, ladro &#8216;rilasciato&#8217; commette un altro crimine. Perché non puniscono i giudici che lo scarcerano?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ladro-rilasciato-commette-un-altro-crimine-perche-non-puniscono-i-giudici-che-lo-scarcerano/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ladro-rilasciato-commette-un-altro-crimine-perche-non-puniscono-i-giudici-che-lo-scarcerano/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[magistrati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=332288</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se un docente rischia sanzioni e risponde dei propri errori, la responsabilità dovrebbe essere uguale per tutti i funzionari dello Stato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ladro-rilasciato-commette-un-altro-crimine-perche-non-puniscono-i-giudici-che-lo-scarcerano/">Caro Porro, ladro &#8216;rilasciato&#8217; commette un altro crimine. Perché non puniscono i giudici che lo scarcerano?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, sono un professore di liceo classico statale e da inizio carriera, purtroppo oggi giunta alla pensione, <strong>ho sempre rischiato sanzioni per aver educato i miei studenti</strong> al liberismo, all&#8217;illuminismo (Adam Smith, Milton Friedman, Benedetto Croce), per controbilanciare l&#8217;indottrinamento filomarxista imperante nel mio istituto.</p>
<p>E mi chiedo: se io da semplice professore sono stato <strong>sull&#8217;orlo di poderose sanzioni,</strong> per quale diamine di motivo lo stesso non succede nei confronti dei giudici? Sia i docenti, sia i giudici sono funzionari dello Stato, no? E allora perché se io boccio un alunno ciuccio e i genitori ricorrono al TAR o al Pretore vincono il ricorso e io devo pure accollarmi le spese legali, <strong>altrettanto non accade se un giudice,</strong> invasato dal buonismo Marxista, proscioglie e rimette in circolazione un clandestino o un maranza pluripregiudicato, con una invidiabile carriera da ladro, quando non anche da violento, stupratore o addirittura terrorista?</p>
<p>Questo giudice buonista non può rispondere di fronte alla legge delle ulteriori malefatte, dei danni al patrimonio, dei ferimenti, degli omicidi che<strong> ogni suo &#8220;graziato&#8221;</strong> continuerà a commettere per colpa dello stesso giudice che, invece di arrestarlo o, meglio ancora, remigrarlo lo rimette in libertà rendendolo<strong> una mina vagante</strong> nei confronti degli onesti cittadini che ne diventeranno inconsapevoli vittime?</p>
<p>E perché <strong>il Governo Meloni</strong> non promulga una legge che renda responsabili i giudici buonisti, facendoli pagare di persona, arrestandoli e licenziandoli in tronco ogniqualvolta un loro imputato recidivo e colto in flagranza di reato viene rimesso in circolazione con licenza di continuare a delinquere? Invece di reiterare inutili <strong>Decreti Sicurezza</strong>, non sarebbe meglio obbligare i giudici ad obbedire alle leggi in vigore, pena il salasso economico e/o il licenziamento?</p>
<div>Prof. Giovanni Calò &#8211; Bari</div>
<div></div>
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		<title>Caro Porro, ti dimostro come l&#8217;Ue sta uccidendo la nostra industria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 18:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le nuove regole europee sull'acciaio stanno paralizzando imprese, investimenti e occupazione. E il conto lo pagherà tutta la manifattura europea</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ti-dimostro-come-lue-sta-uccidendo-la-nostra-industria/">Caro Porro, ti dimostro come l&#8217;Ue sta uccidendo la nostra industria</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro,</p>
<p>sono Amministratore di una società che da oltre vent&#8217;anni opera <strong>nell’acciaio</strong>, occupandosi di consulenza e commercializzazione di prodotti siderurgici piani (coils) provenienti da importanti acciaierie di Turchia, Egitto, Cina, Emirati Arabi Uniti, Serbia e Slovacchia.</p>
<p>Nel corso della mia attività professionale ho avuto modo di osservare da vicino <strong>le profonde trasformazioni</strong> del mercato dell&#8217;acciaio europeo, confrontandomi quotidianamente con produttori, distributori e utilizzatori finali.</p>
<p>Proprio questa esperienza mi spinge oggi a sottoporle un tema di estrema rilevanza economica e industriale che, a mio avviso, sta ricevendo un&#8217;attenzione del tutto insufficiente da parte dei media e dell&#8217;opinione pubblica, un tema a che rischia di avere <strong>conseguenze devastanti</strong> per l&#8217;industria europea.</p>
<p>Negli ultimi anni, la Commissione Europea ha adottato una serie di misure – dai dazi alle quote di importazione, fino all&#8217;introduzione del meccanismo <strong>CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism)</strong> che pur essendo state presentate come strumenti di tutela dell&#8217;industria continental e dell&#8217;ambiente, stanno producendo effetti opposti: aumento dei costi, perdita di competitività, incertezza normativa e gravi difficoltà per migliaia di aziende che trasformano e utilizzano l&#8217;acciaio.</p>
<p>La siderurgia non è soltanto un settore industriale: è la spina dorsale dell&#8217;economia europea. Senza acciaio non esistono automotive, edilizia, elettrodomestici, infrastrutture, meccanica e difesa. Eppure, proprio <strong>questa filiera strategica è oggi vittima</strong> di decisioni burocratiche spesso scollegate dalla realtà del mercato e dalle esigenze delle imprese.</p>
<p>Da operatore che vive quotidianamente il settore, raccolgo ogni giorno le preoccupazioni di imprenditori, distributori e trasformatori che vedono restringersi gli spazi di competitività e aumentare il rischio di delocalizzazioni, chiusure e perdita di posti di lavoro. Per queste ragioni <strong>mi permetto di sottoporle in calce alcune riflessioni e dati c</strong>he potrebbero contribuire ad aprire un dibattito serio e trasparente su un tema che riguarda non soltanto gli addetti ai lavori, ma il futuro stesso dell&#8217;industria europea.</p>
<p>C&#8217;è una domanda che oggi ogni imprenditore europeo dovrebbe porsi: l&#8217;Europa vuole davvero difendere la propria industria o ne sta semplicemente accelerando il declino? Negli ultimi anni, la Commissione Europea ha costruito <strong>un sistema di regole, vincoli e obblighi ambientali</strong> con l&#8217;obiettivo dichiarato di rendere l&#8217;economia più sostenibile e proteggere il settore siderurgico. Il risultato, tuttavia, sembra essere esattamente l&#8217;opposto.</p>
<p>Prima il <strong>Green Deal. Poi il Green Steel.</strong> Successivamente i dazi sulle materie prime, le clausole di salvaguardia, le quote all&#8217;importazione e, infine, il CBAM, il meccanismo di tassazione delle emissioni di CO₂ sulle importazioni.</p>
<p>Provvedimenti forse nobili nelle intenzioni, ma concepiti senza una reale comprensione del funzionamento del mercato dell&#8217;acciaio e, soprattutto, <strong>senza considerare le esigenze</strong> della grande filiera manifatturiera europea. L&#8217;ultima dimostrazione dell&#8217;approssimazione con cui <strong>Bruxelles</strong> affronta i temi industriali riguarda il CBAM. Nel 2025 la stessa Unione Europea aveva confermato che i benchmark definitivi necessari per calcolare i costi del CBAM non sarebbero stati disponibili prima dell&#8217;inizio del 2026.</p>
<p>Di conseguenza, migliaia di aziende si sono trovate a prendere decisioni di acquisto senza conoscere l&#8217;effettivo costo delle future importazioni. <strong>Situazione che, ad oggi, rimane invariata:</strong> se, infatti, da un lato i benchmark sono stati resi pubblici, dall’altro questi valori non consentono in pratica di lavorare poiché troppo elevati.</p>
<p>Tutti i consumatori di acciaio hanno fatto e stanno facendo tutt’ora affidamento a dei valori di <strong>emissione “actual”</strong> dichiarati dai produttori ma è qui sorge il paradosso. Dovranno essere certificati da enti revisori Europei di cui non se ne conosce ancora il nome. Lo sapremo forse a <strong>metà 2027</strong> e questo significa che per un anno e mezzo, tutta la filiera siderurgica avrà acquistato acciaio senza saperne il reale costo.</p>
<p>In aggiunta, prezzi dei certificati di emissione continuano a oscillare, i criteri di calcolo non sono definiti, i soggetti incaricati delle certificazioni non sono ancora stati individuati con chiarezza e gli importatori saranno costretti ad accantonare risorse finanziarie per costi che, ad oggi, nessuno è in grado di quantificare.<strong> È impossibile fare impresa in queste condizioni.</strong></p>
<p>La situazione è resa ancora più grave dal<strong> tema delle nuove quote di importazione</strong>. Le aziende europee attendevano da mesi di conoscere:</p>
<p>• i volumi disponibili;<br />
• i <strong>criteri di assegnazione;</strong><br />
• la data di effettiva applicazione;<br />
• la possibile redistribuzione delle quote russe e bielorusse;<br />
• l&#8217;eventuale <strong>introduzione di quote per Paese.</strong></p>
<p>E queste informazioni sono stare rese pubbliche solo il 30 giugno 2026 – esattamente un giorno prima dell’annunciata entrata in vigore di tali regole. In un settore caratterizzato da cicli produttivi lunghi e da ordini programmati con mesi di anticipo,<strong> l&#8217;incertezza normativa si traduce inevitabilmente in paralisi.</strong></p>
<p>Nel secondo trimestre del 2026, molti operatori italiani della <strong>filiera siderurgica hanno registrato un calo dell&#8217;attività</strong> fino al 50% rispetto allo stesso periodo del 2025. Acquisti sospesi. Produzione rallentata. Investimenti rinviati. Magazzini in costante assorbimento.</p>
<p>Una <strong>paralisi</strong> che non nasce dal mercato, ma dall&#8217;incertezza normativa generata dalle istituzioni europee. L&#8217;errore di fondo è culturale. L&#8217;Europa non è una superpotenza mineraria ed energetica. <strong>Non è autosufficiente nelle materie prime.</strong> Non possiede l&#8217;abbondanza di risorse di cui dispongono Stati Uniti, Cina, India o Russia.</p>
<p>L&#8217;Europa è invece una <strong>grande piattaforma industriale di trasformazione.</strong> Sono le migliaia di aziende che lavorano, trasformano e nobilitano l&#8217;acciaio a creare ricchezza, occupazione e competitività. Eppure, Bruxelles continua a trattare il coil e i semilavorati importati come un problema, dimenticando che proprio grazie a queste importazioni migliaia di imprese riescono a rimanere competitive sui mercati internazionali.</p>
<p>L&#8217;industria europea della produzione primaria dell&#8217;acciaio occupa circa 300.000 persone. L&#8217;intera filiera della trasformazione dell&#8217;acciaio ne impiega quasi 3 milioni. Dieci volte tanto. Questi numeri dovrebbero essere sufficienti per comprendere dove risieda <strong>il vero interesse</strong> strategico dell&#8217;Europa.</p>
<p>Proteggere unicamente<strong> la fase di fusione</strong>, penalizzando chi utilizza l&#8217;acciaio, significa mettere a rischio milioni di posti di lavoro, migliaia di piccole e medie imprese e una parte fondamentale del sistema manifatturiero europeo.</p>
<p>Se l&#8217;obiettivo è davvero quello di difendere l&#8217;industria europea, <strong>il bersaglio è stato completamente sbagliato. </strong>I coils e i semilavorati alimentano le fabbriche europee. I prodotti finiti provenienti da Paesi extra-UE, invece, entrano nel mercato senza particolari limitazioni, sottraggono quote di mercato alle imprese europee e comprimono i prezzi. È qui che si genera <strong>la vera concorrenza sleale</strong>. È qui che dovrebbe concentrarsi l&#8217;azione politica.</p>
<p>La filiera siderurgica europea non chiede privilegi. Chiede regole chiare, prevedibili e coerenti. <strong>Servono</strong>:<br />
• quote di importazione realistiche e basate sui fabbisogni effettivi del mercato;<br />
• regole definitive e tempestive sul CBAM;<br />
• maggiori controlli e limitazioni sui prodotti finiti ad alto contenuto di acciaio provenienti da Paesi terzi;<br />
• un confronto continuo tra istituzioni e operatori del settore.</p>
<p>L&#8217;Europa <strong>continua a presentarsi come guida morale</strong> del mondo, ma nel frattempo sta progressivamente perdendo competitività, investimenti e capacità produttiva. L&#8217;industria ha bisogno di pianificazione. La pianificazione richiede regole certe. <strong>L&#8217;incertezza, invece, genera paura,</strong> immobilismo e declino. L&#8217;attuale situazione della siderurgia europea non è più soltanto una questione commerciale: è diventata una vera emergenza industriale.</p>
<p>La domanda, oggi, non è se l&#8217;industria europea saprà adattarsi alle nuove regole.<strong> La vera domanda è se l&#8217;Europa avrà ancora un&#8217;industria</strong> da difendere quando finalmente avrà deciso quali saranno quelle regole.</p>
<p>Cordiali saluti</p>
<p>GG</p>
<p>12 luglio 2026</p>
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		<title>Caro Porro, il quartiere è ostaggio del degrado e Sala se ne sbatte</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-quartiere-e-ostaggio-del-degrado-e-sala-se-ne-sbatte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 17:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[beppe sala]]></category>
		<category><![CDATA[bicocca]]></category>
		<category><![CDATA[Degrado]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buona sera egr. dott. Porro, abito nel quartiere Bicocca da 36 anni con la mia famiglia. È sempre stato un quartiere molto attivo e molto frequentato prima negli anni &#8217;90 dai lavoratori della ex Pirelli ed in seguito da tutto l’indotto dell’Università Bicocca e da molti uffici, in aggiunta abbiamo la presenza prestigiosa del teatro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Buona sera egr. dott. Porro,</p>
<p>abito nel <strong>quartiere Bicocca</strong> da 36 anni con la mia famiglia. È sempre stato un quartiere molto attivo e molto frequentato prima negli anni &#8217;90 dai lavoratori della ex Pirelli ed in seguito da tutto l’indotto dell’Università Bicocca e da molti uffici, in aggiunta abbiamo la presenza prestigiosa del teatro Arcimboldi.</p>
<p>Da qualche tempo noi residenti ci troviamo a dover affrontare <strong>una realtà di degrado e malavita preoccupante</strong> senza che nessuno faccia nulla per porre un rimedio. Quando il quartiere di sera si svuota della presenza di studenti e impiegati i bar e gli spazi attigui si popolano di bande di ragazzi, e non solo, provenienti da ogni dove che trasformano le piazze e le vie della Bicocca in ritrovi dove accade di tutto e sottolineo di tutto. Schiamazzi, gente ubriaca, risse!</p>
<p>In aggiunta ormai da mesi tutte le notti partono raffiche di petardi e fuochi artificiali! Ma scherziamo, ma dove siamo? Abbiamo già fatto presente più volte alle autorità la situazione che è insostenibile e non solo non accade nulla ma <strong>la situazione sta peggiorando</strong>. Siamo stanchi e disgustati, ma come si può<br />
permettere tutto questo? Certo finché nessuno fa niente non farà che peggiorare!</p>
<p><strong>Ma il sindaco cosa fa?</strong> Ma le istituzioni dove sono? Povera la nostra Milano! Inviteremo tutti i residenti a decidere come intervenire attivamente e direttamente visto il disinteresse delle istituzioni. Non accettiamo in assoluto un disastro del genere! Lei che può faccia sentire la voce del nostro disgusto e della seria preoccupazione.</p>
<p>Grazie per l’attenzione<br />
LV</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-quartiere-e-ostaggio-del-degrado-e-sala-se-ne-sbatte/">Caro Porro, il quartiere è ostaggio del degrado e Sala se ne sbatte</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Caro Porro, occhio al &#8220;catasto&#8221;: ti spiego come voglio fregarci (e tassarci)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 15:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[Imu]]></category>
		<category><![CDATA[Rendite catastali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vero elefante nella stanza è che a quel numero è indissolubilmente legata la nostra vera patrimoniale: l'IMU</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-occhio-al-catasto-ti-spiego-come-voglio-fregarci-e-tassarci/">Caro Porro, occhio al &#8220;catasto&#8221;: ti spiego come voglio fregarci (e tassarci)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, le scrivo per farle i miei più sinceri complimenti. In un panorama mediatico e politico in cui quasi tutti fanno finta di non capire, lei è stato l&#8217;unico a centrare il vero fulcro della ciclica e pretestuosa richiesta di <strong>&#8220;adeguare le rendite catastali&#8221;</strong> in Italia.</p>
<p>Lavoro da quasi venticinque anni nel<strong> private banking</strong> e mi occupo quotidianamente di gestione e pianificazione di patrimoni immobiliari e familiari. La dinamica che lei ha smascherato è tanto semplice quanto machiavellica.</p>
<p>Di per sé<strong>, la rendita catastale è un &#8220;numero in libertà&#8221;.</strong> Che i valori non siano allineati a quelli di mercato in tutta Italia è un falso problema: se i valori sono tutti proporzionalmente schiacciati verso il basso, la cosa è del tutto ininfluente, a patto che non vi siano macroscopiche discrepanze interne. Il vero elefante nella stanza è che a quel numero è indissolubilmente legata la nostra vera patrimoniale: l&#8217;IMU.</p>
<p><strong>Se un governo avesse bisogno di fare cassa</strong> e decidesse di moltiplicare per cinque l&#8217;aliquota IMU, la famosa &#8220;casalinga di Voghera&#8221; capirebbe immediatamente la stangata, si indignerebbe e punirebbe l&#8217;esecutivo alle urne. Ma la politica ha trovato l&#8217;inganno perfetto. Se alla stessa casalinga viene raccontato che il governo sta compiendo un&#8217;operazione di &#8220;equità&#8221; per allineare le rendite ai valori di mercato (moltiplicando di fatto la base imponibile per cinque), la cittadina è indotta a credere che sia una manovra giusta. Il risultato? Si ritroverà l&#8217;IMU moltiplicata per cinque, ma non le sembrerà colpa di un politico avido, bensì di un &#8220;inevitabile adeguamento tecnico&#8221;. <strong>Non avrà più nessuno con cui prendersela.</strong></p>
<p>Questa richiesta di revisione non è altro che un gioco di prestigio per <strong>prendere in giro gli elettori</strong> e aumentare la pressione di una patrimoniale già gravosa, deresponsabilizzando chi la applica. Tutti i politici e i giornalisti, me lo auguro perché altrimenti sarebbero analfabeti, lo sanno benissimo, ma fanno finta di nulla.</p>
<p>Grazie per aver <strong>svelato questo meccanismo</strong> con la sua consueta lucidità e per non essersi prestato all&#8217;ipocrisia generale. Continui così. Un cordiale saluto,</p>
<p>Alvise Figà Talamanca, 10 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-occhio-al-catasto-ti-spiego-come-voglio-fregarci-e-tassarci/">Caro Porro, occhio al &#8220;catasto&#8221;: ti spiego come voglio fregarci (e tassarci)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Caro Porro, perché gli italiani espongono tutte le bandiere tranne quella italiana?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-perche-gli-italiani-espongono-tutte-le-bandiere-tranne-la-propria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 14:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[festa della repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal tricolore vissuto con imbarazzo alle cause globali esibite con orgoglio: perché abbiamo la crisi del patriottismo italiano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-perche-gli-italiani-espongono-tutte-le-bandiere-tranne-la-propria/">Caro Porro, perché gli italiani espongono tutte le bandiere tranne quella italiana?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è, nell’Italia contemporanea, un disagio che con il tempo si è fatto abitudine. Un imbarazzo sedimentato nei decenni, fino a diventare, nei casi migliori, indifferenza; nei peggiori, una forma sottile di vergogna collettiva. È la vergogna che si prova davanti <strong>alla propria bandiera.</strong></p>
<p>Qualche settimana fa un video ha attraversato i social con la velocità delle immagini che intercettano qualcosa di irrisolto. <strong>Una signora anziana espone il tricolore dal balcone durante un corteo.</strong> Dalla piazza arrivano insulti. Un agente di polizia annota: «Orgoglio italiano, nulla è perduto». Il Paese si commuove per un giorno, poi passa oltre.Vale la pena fermarsi più a lungo.</p>
<p>Non per istruire un processo a chi sfilava in piazza, né per trasformare un episodio in una sentenza collettiva. Ma perché quella scena ha sfiorato qualcosa di vero: la difficoltà, tutta italiana, di riconoscersi in ciò che è proprio senza avvertire il bisogno di giustificarsene.</p>
<p>Il tricolore esiste, ma <strong>vive ai margini del quotidiano.</strong> Riemerge agli italiani, il 2 giugno, con le autorità sull’attenti, ai funerali di Stato, quando la Nazionale segna negli ultimi minuti. Fuori da quelle liturgie, esporlo sembra esigere una spiegazione che nessuno chiede apertamente, ma che molti sentono necessaria. Lo sguardo obliquo arriva prima delle parole: la bandiera viene decifrata come dichiarazione politica prima ancora che come sentimento.</p>
<p>Nel frattempo, sui balconi, nelle biografie dei profili sociali, nei cortei, prospera ogni altra appartenenza: bandiere europee, palestinesi, ucraine, arcobaleno, cause di ogni latitudine e stagione. Nessuna sembra richiedere la stessa cautela. Solo quella verde, bianca e rossa continua a <strong>provocare imbarazzo</strong>, sospetto, interpretazione.</p>
<p>Occorre dirlo con chiarezza: non è un processo alla solidarietà internazionale, né un tentativo di stabilire gerarchie morali tra sofferenze vicine e lontane. La questione è un’altra. Perché, in Italia, l’identificazione con cause esterne appare spesso più immediata, più elegante, più socialmente confortevole dell’identificazione con la propria comunità nazionale? È un’asimmetria culturale, non un giudizio sulle intenzioni di qualcuno.</p>
<p>Potremmo chiamarla vergogna metabolizzata. Non quella consapevole, che si interroga su se stessa. Quella più silenziosa, sedimentata fino a trasformarsi in tatto, in discrezione, quasi in buona educazione. Dire «amo l’Italia», in certi ambienti, produce ancora un lieve imbarazzo, come se quel sentimento contenesse in filigrana qualcosa da spiegare. Dichiarare solidarietà con una causa globale produce l’effetto opposto: apertura, nobiltà, senso della storia.Eppure non è un problema della destra né della sinistra. È una questione italiana, e trasversale.</p>
<p>Berlinguer indicò l’amor di patria come un valore che non appartiene a nessuna parte politica. Pertini portava il tricolore con una naturalezza popolare che oggi apparirebbe quasi anacronistica. <strong>Pasolini amava l’Italia</strong> con la disperazione di chi vede un Paese perdere qualcosa di irreparabile: i dialetti, le periferie, la materia concreta di una civiltà che si consumava. Non era nazionalismo. Era attaccamento. Nessuno di loro avrebbe riconosciuto nella bandiera un simbolo imbarazzante.</p>
<p><strong>Il trauma ha radici che sarebbe disonesto ignorare.</strong> Dopo il 1945, il fascismo aveva lasciato molti simboli nazionali come refurtiva avvelenata. Era necessario fare i conti con quella storia. Ma la Repubblica non riuscì fino in fondo a reinventare quei simboli in chiave pienamente democratica, dentro una grammatica civile capace di renderli davvero comuni. Galli della Loggia ha descritto quella frattura come una ferita nella continuità della coscienza nazionale: la nazione sopravvissuta come architettura giuridica, ma indebolita come sentimento condiviso. Ciampi tentò di ricucire, con sobrietà repubblicana. Forse il terreno non era ancora pronto.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-nonna-ditalia-sventola-il-tricolore-in-faccia-ai-pro-pal/" target="_blank" rel="noopener">La nonna d&#8217;Italia: sventola il Tricolore in faccia ai Pro Pal</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/altro-che-plebiscito-ecco-come-nacque-davvero-la-repubblica/" target="_blank" rel="noopener">Quello che non vi hanno detto sulla Repubblica (e no: non fu un plebiscito)</a></li>
</ul>
<p>In quel vuoto, <strong>il patriottismo civile</strong> non è mai diventato davvero popolare. Al suo posto ha attecchito il lessico delle cause globali, amplificato dai social in un sistema di appartenenze disponibili, reversibili, sempre pronte all’uso.</p>
<p>Le bandiere straniere hanno assunto anche la funzione di insegne pubbliche. Non sempre, non per tutti, ma spesso. Non è soltanto solidarietà: talvolta è posizionamento, segnale di appartenenza a una comunità che si percepisce giusta e moralmente attrezzata. Le cause remote hanno <strong>un privilegio strutturale:</strong> non insistono, non reclamano, non bussano alla porta. Quelle prossime, invece, entrano nella vita. Chiedono salari che non crescono, borghi che si spopolano, ospedali che cedono, giovani che partono sapendo già che non torneranno. <strong>La bandiera degli altri consola. La nostra chiede conto.</strong></p>
<p>L’Italia contemporanea oscilla tra immaginari importati. Da una parte, un europeismo che talvolta sembra ridursi ad amministrazione morale del presente. Dall’altra, <strong>un conservatorismo angloamericano</strong> che replica conflitti elaborati altrove, con un lessico che qui non ha le stesse radici. In entrambi i casi, il rischio è parlare dell’Italia con categorie non italiane, perdendo il filo di una tradizione civile che pure esiste.</p>
<p>Quella tradizione è di tutti. Il Risorgimento di Mazzini pensava la nazione come vocazione verso l’umanità, non come fortezza. Una parte della cultura socialista e popolare del dopoguerra seppe coniugare giustizia sociale e bene comune. Il cattolicesimo civile costruì cooperative, ospedali, comunità. E Saba scrisse che il patriottismo sta al nazionalismo come la salute sta alla nevrosi. Non sono la stessa cosa. Sono l’opposto.</p>
<p>Il problema italiano non è un <strong>eccesso di patriottismo.</strong> È l’assenza di un patriottismo adulto: civile, non tribale, capace di nominare scuola, lavoro, territorio, istituzioni, futuro, senza doversi scusare per il solo fatto di esistere.</p>
<p><strong>La patria non è una fanfara.</strong> È una scuola che regge, un salario che basta, un borgo che non scompare, un giovane che trova un motivo per restare. È il luogo in cui si lavora, si paga l’affitto, si vede partire un amico con la faccia di chi ha già deciso. È ciò che rimane quando la retorica si esaurisce.</p>
<p>Quella signora anziana al balcone non stava tenendo un comizio. Stava compiendo un gesto semplice: si sentiva a casa. In modo così naturale da diventare, nell’Italia di oggi, quasi un atto di eccezione. Il fatto che richieda coraggio è il sintomo, non la causa.<strong>Nessun Paese sopravvive</strong> se l’unico modo accettabile di amarlo è durante i supplementari.</p>
<p>L’Italia ha il materiale per un patriottismo all’altezza del presente: laico, plurale, non nostalgico, fondato sulla responsabilità verso ciò che è vicino. Non ha bisogno di importare guerre culturali concepite altrove. Ha bisogno di smettere di trattare <strong>la propria identità</strong> come qualcosa che esige ogni volta una preventiva giustificazione. Non per chiudersi al mondo, ma per tornarci con una voce propria.</p>
<p>Filippo Trombini, 4 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-perche-gli-italiani-espongono-tutte-le-bandiere-tranne-la-propria/">Caro Porro, perché gli italiani espongono tutte le bandiere tranne quella italiana?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Caro Porro, ti racconto il mio incubo: devo riavere i soldi ma &#8220;Sala&#8221; da 2 anni non paga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 16:02:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[beppe sala]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comune batte cassa come una macchina da guerra. Quando tocca restituire, sparisce.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Milano,<strong> essere automobilisti è diventato uno sport estremo</strong>. Non per il traffico, non per la viabilità caotica — quelle sono miserie con cui ci si è rassegnati a convivere — ma per la pressione fiscale e sanzionatoria che il Comune esercita con una precisione degna di ben altra causa. Milano è stabilmente in cima alle classifiche italiane per numero di multe elevate agli automobilisti.</p>
<p>L’amministrazione Sala ha costruito negli anni <strong>un sistema di riscossione impressionante</strong> per efficienza: non paghi in tempo? Scattano le more. Non paghi le more? Arriva la cartella. Non paghi la cartella? Ti mettono il fermo amministrativo sull’auto. Nel peggiore dei casi,<strong> il pignoramento.</strong> Una macchina perfetta, ben oliata, inesorabile. Eppure, in questa stessa città, monopattini e biciclette circolano in un regime di sostanziale impunità. Salgono sui marciapiedi, ignorano i semafori, parcheggiano ovunque. Nessuna tolleranza zero, nessuna stretta, nessun piano sistematico di controllo. La “mobilità dolce” gode di una protezione politica che non viene nemmeno dissimulata: è ideologia travestita da urbanistica.</p>
<p>Il paradosso è tutto qui. <strong>Milano è la città che multa di più.</strong> Milano è anche la città con alcune delle strade più dissestate d’Italia. Buche, masselli sconnessi, rattoppi rattoppati, asfalto che cede ad ogni pioggia intensa. Chi paga le tasse, chi paga le multe, chi paga l’Area C, chi paga i parcheggi — chi, insomma, finanzia questa macchina amministrativa — si trova a guidare su strade che sembrano uscite da un dopoguerra.<br />
E quando le strade fanno i danni — perché succede, eccome se succede — il Comune sparisce.</p>
<p><strong>Agosto 2024.</strong> Il sottoscritto percorre Viale Bligny quando un massello stradale sollevato dal manto distrugge gomma e cerchio, danneggiando anche il semiasse del veicolo. Danno accertato e documentato: oltre duemila euro. Quello che segue è <strong>il calvario burocratico</strong> che chiunque abbia provato a ottenere un rimborso dal Comune di Milano conosce bene. Segnalazioni, documentazione fotografica, perizie, raccomandate, intervento di un avvocato. Anni di attesa. E ad oggi, nessun rimborso. Il Comune che in 60 giorni ti manda tre solleciti per una multa non pagata, non riesce a liquidare in quasi due anni un danno causato dalla propria incuria. Questa non è burocrazia: è asimmetria di potere.</p>
<p>Seconda storia, più piccola nei numeri, identica nella sostanza. Ho acquistato un’auto elettrica — non per ideologia ambientalista, sia chiaro, ma per scelta personale. Come noto, i veicoli elettrici a Milano hanno accesso libero all’Area C. O almeno, dovrebbero. Invece <strong>il Comune addebita sul Telepass 7,50 euro per un accesso. </strong></p>
<p>Segue la trafila: segnalazione via mail ad ATM, al Comune, compilazione del modulo previsto, attesa della risposta. Dopo oltre due mesi, nulla. Sette euro e cinquanta che il Comune non restituisce, non perché la richiesta sia infondata — è documentata, corretta, legittima — ma semplicemente perché non c’è fretta. <strong>Non c’è un sistema di riscossione del rimborso efficiente</strong> come quello delle multe. Non c’è una cartella per i debiti del Comune verso i cittadini.</p>
<p>Il Comune di Milano è straordinariamente bravo a prendere. È strutturalmente incapace di dare. Quando sei tu a dover pagare, <strong>il meccanismo è implacabile,</strong> automatico, progressivo. Quando è il Comune a dover pagare, ti perdi nei meandri degli uffici, nelle mail senza risposta, nelle procedure che si trascinano senza esito.</p>
<p>Sala ha costruito un’amministrazione che sa battere cassa con la velocità di un creditore aggressivo, ma che di fronte ai propri debiti funziona come un debitore cronico:<strong> rinvia, tergiversa, ignora. </strong>Nella Milano di Sala, la città ti multa se lasci l’auto in divieto per dieci minuti. Ma se una sua strada distrugge la tua macchina, puoi aspettare.<strong> Puoi aspettare a lungo.</strong></p>
<p>Matteo Aletti, 27 maggio 2026</p>
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		<title>Caro Porro, da psicologa ti dico: non si può tracciare il profilo psicologico di Sempio da interviste in tv</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-da-psichiatra-ti-dico-lanalisi-dei-carabinieri-su-sempio-e-aberrante/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 07:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[malagiustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso Garlasco e il profilo psicologico di Andrea Sempio basato su interviste tv senza un colloquio clinico diretto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, le scrivo dopo aver scritto i miei complimenti al dott. Tarfusser e a Massaro, li conosco personalmente e li stimo profondamente.</p>
<p>Il mio studio sugli errori giudiziari e sulle ingiuste detenzioni -con i loro aspetti giuridici e psicologici- mi ha permesso di conoscere persone speciali: coraggiose come poche. E sono lieta di ciò che è stato detto, anzi, trasmesso.</p>
<p>Siccome non tutti lo sanno, i casi di <strong>ingiusta detenzione</strong> ed errori giudiziari in Italia sono tantissimi, troppi: 1000 circa l’anno. Ma i casi tragici come quello di Angelo Massaro sono rari, ma sempre troppi. 21 anni di carcere da innocente per una parola confusa ascoltando un’intercettazione. Da psicologa, sono grata delle parole istruttive del Dott. Tarfusser. La Procura non può analizzare caratteristiche psichiche degli indagati, caratteristiche indipendenti da psicopatologie accertate o in via di accertamento tramite perizie.</p>
<p><strong>Tra l’altro un’analisi psicologica fatta osservando non direttamente il soggetto bensì guardando sue interviste in tv</strong>. È diventata una moda tratteggiare profili psicologici, perfino purtroppo tra alcuni miei colleghi psicologi e spesso tra gli opinionisti.</p>
<p>Ma ora anche le <strong>Procure</strong> seguono questa moda?</p>
<p>Il Dott. Tarfusser ci ha spiegato. Il nostro ordinamento si fonda sul diritto penale del Fatto, rifiutando il modello basato sul diritto d’Autore. E un po’ come dire: non ci interessa chi sia Sempio, ci interessa se ha o meno commesso il fatto! E aggiungerei “oltre ogni ragionevole dubbio”. Sono una psicologa eppure mi interessa il fatto, non l’autore! La psicologia è uno strumento e deve essere utile al processo, <strong>nel contraddittorio tra le parti</strong>.</p>
<p>Ultimamente alcune mode crime rischiano di<strong> trasformare la psicologia</strong> in qualcosa di poco rigoroso, poco funzionale e poco responsabile. Il nostro sistema penale non può valorizzare la personalità del reo a discapito del fatto, del fatto da accertare.</p>
<p>La <strong>psicologia</strong> non dovrebbe essere sfruttata ma utilizzata. Certo il rischioso diritto penale d&#8217;autore farebbe più audience, più like! Inoltre ricordiamoci, in generale, che tratteggiare profili personologici o esprimere diagnosi di psicopatologie può essere fatto solo se il soggetto è proprio paziente/soggetto periziato. Mai come psicologici noi possiamo chiacchierare di diagnosi e profili clinici di soggetti per i quali non siamo incaricati professionalmente.</p>
<p>E poi ricordiamoci anche il tema della riservatezza e segreto… ma su questo tema in questi ultimi tempi ci sarebbe tanto da dire… Dico solo che pare alcune regole scritte siano divenute anche loro solo Opinioni! Dovremmo coltivare il Dubbio, invece coltiviamo le opinioni!?</p>
<p>Dott.ssa Paola Dora, 20 maggio 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/salvo-sottile-su-caso-garlasco-e-fake-news/">Garlasco, per la difesa di Sempio l&#8217;impronta 33 non è riconducibile alla scena del delitto</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-la-taccia-sgancia-la-bomba-le-intercettazioni-ci-sono-parole-diverse/">Garlasco, la Taccia sgancia la bomba: &#8220;Le intercettazioni? Ci sono parole diverse&#8221;</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-da-psichiatra-ti-dico-lanalisi-dei-carabinieri-su-sempio-e-aberrante/">Caro Porro, da psicologa ti dico: non si può tracciare il profilo psicologico di Sempio da interviste in tv</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Porro, ti racconto la sanità in Puglia e la mia rabbia da malato oncologico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ti-racconto-la-sanita-in-puglia-e-la-mia-rabbia-da-malato-oncologico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 10:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sanità inefficiente e tasse in aumento: il peso ricade sempre sui cittadini</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, mi trovo costretto a rivolgermi a voi per lo spinoso tema dell’<strong>aumento dell’IRPEF</strong> in Puglia. Il 16 maggio scorso si è tenuta la conferenza stampa in cui il nuovo presidente della Regione De Caro ha annunciato <strong>l’aumento dell’IRPEF</strong> per sanare i <strong>349 milioni</strong> di buco generati dal suo predecessore nell’ambito della sanità. Resto alquanto sconcertato per diversi motivi.</p>
<p>In primo luogo, mi vedrò detrarre ben <strong>66 euro mensili</strong> (tanto ammonta la mia trattenuta per fascia di reddito) per politiche errate attuate in precedenza. Il buco è stato il frutto di anni di sperpero di denaro pubblico e di cattivi investimenti.</p>
<p>La vostra trasmissione lunedì scorso proponeva il servizio su <strong>una società pagata 400.000 euro per collocare profughi in famiglie</strong> residenti a Roma che non avrebbero percepito alcun reddito.</p>
<p>E come vogliamo definire una regione che per più di un anno ha corrisposto canoni mensili di importi analoghi al precedente per la locazione all’ente <strong>Fiera del Levante</strong> per allestire un ospedale Covid, costato 28 milioni di euro, utilizzato per pochi posti e successivamente rimasto inoperativo per oltre un anno, pur continuando a corrispondere canoni di locazione per 110.000 euro mensili… oltre ai macchinari che sono stati accantonati in un magazzino e che adesso non sono più utilizzabili.</p>
<p>Vede, la mia rabbia non è per i 66 euro mensili, ma deriva dal fatto che, essendo un malato oncologico, <strong>le mie cure sono costretto a sostenerle fuori dalla Regione Puglia</strong> (e nello specifico, per fortuna, grazie a un’assicurazione sanitaria che ho sottoscritto privatamente).</p>
<p>Pensare che per una risonanza magnetica devo aspettare localmente sei mesi, per poi magari svolgerla a San Severo (FG), mentre io sono residente a Bari… L’ultima volta, sempre in una struttura della Puglia,<strong> l’esito non era neanche preciso.  </strong>Ogni volta che raccolgo <strong>il mio materiale sanitario</strong> sembra un puzzle regionale ospedaliero: una TAC al Miulli di Acquaviva, la prima risonanza a San Severo, la seconda a Grumo e così via… il tutto aumenta il mio senso di sfiducia.</p>
<p>La beffa di quanto raccontato è che vediamo il nuovo presidente di Regione Decaro adoperarsi in maniera fattiva (ovviamente a spese dei residenti) affinché si possa risanare il debito, ma con altrettanta solerzia, nonostante quanto dimostrato dal precedente presidente <strong>Emiliano</strong> nella gestione dei conti pubblici, il buon Decaro <a href="https://www.nicolaporro.it/hai-capito-emiliano-vuol-tornare-magistrato-con-stipendio-raddoppiato/" target="_blank" rel="noopener"><strong>gli sta cercando un posto da consulente</strong></a> o un contratto da co.co.co. per premiarlo per quanto svolto negli anni precedenti.</p>
<p>Purtroppo <strong>noi baresi abbiamo la memoria corta</strong>, perché già dalla gestione del caso Punta Perotti (con condanna della Corte Europea a risarcire quanto demolito sempre dal presidente Emiliano), si è proceduto a spalmare tutto con l’aumento dell’ICI ai residenti. E nonostante tutto, la questione è ancora in sospeso, mentre si premia l’artefice di questi episodi offrendo consulenze o contratti ad hoc. Scusate per questo sfogo, ma restate l’unica fonte giornalistica che denuncia e <strong>affronta con obiettività</strong> questi spinosi argomenti.</p>
<p>Grazie per l’attenzione</p>
<p>Lettera firmata</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ho una cosa da dire alla sindaca Pd: pensi al degrado, non a casa mia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ho-una-cosa-da-dire-alla-sindaca-pd-pensi-al-degrado-non-a-casa-mia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 13:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Invece di bloccare gli affitti brevi, Sara Funaro si occupi delle strade (che le competono): Firenze è terra di nessuno</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ho-una-cosa-da-dire-alla-sindaca-pd-pensi-al-degrado-non-a-casa-mia/">Ho una cosa da dire alla sindaca Pd: pensi al degrado, non a casa mia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro,</p>
<p>mentre Palazzo Vecchio esulta per la vittoria al <strong>TAR sugli affitti brevi</strong>, brindando a una stretta che sa più di accanimento contro la proprietà privata che di reale strategia urbanistica, Firenze continua a scivolare in un baratro di degrado che sembra non interessare a chi la governa.</p>
<p>La narrazione della Giunta Funaro è ormai chiara: il &#8220;nemico&#8221; è il piccolo proprietario, il cittadino che cerca di integrare il <strong>reddito</strong> con un appartamento ereditato, colpevole di alimentare l’overtourism. Ma mentre ci si impegna a &#8220;disciplinare fino allo sfinimento&#8221; chi possiede un immobile nel centro storico, ci si dimentica – o si finge di non vedere – chi possiede le strade.</p>
<p>La realtà che i fiorentini e i turisti vivono ogni giorno è ben lontana dai comunicati trionfali della Sindaca. Basta camminare nella zona della Stazione di Santa Maria Novella o nelle vie limitrofe dopo le 20 per rendersi conto di cosa sia diventata Firenze: <strong>una terra di nessuno</strong>. Incertezza, sporcizia e una violenza latente rendono intere zone del centro inaccessibili e pericolose. Lì, lo Stato e il Comune sembrano aver ammainato bandiera bianca.</p>
<p>È paradossale: la Giunta si dimostra inflessibile e autoritaria quando si tratta di limitare i diritti dei cittadini onesti, imponendo vincoli, controlli e divieti sulla proprietà privata, ma diventa <strong>improvvisamente timida,</strong> quasi spettatrice, di fronte all&#8217;insicurezza e allo sfascio sociale che regnano a pochi passi dai palazzi del potere.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F26653616734340895%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Altro che &#8220;salvare la città&#8221;. La verità è che si preferisce combattere <strong>una battaglia simbolica contro gli affitti brevi</strong> – che porterà solo a una maggiore concentrazione di capitali nelle mani dei grandi gruppi immobiliari e degli hotel – piuttosto che affrontare il problema numero uno: la vivibilità. Una città non si salva affossando i piccoli proprietari, ma garantendo la sicurezza di chi la abita e di chi la visita.</p>
<p><strong>Firenze non ha bisogno di altra propaganda sulla &#8220;città libera&#8221;</strong>. Libera da chi? Dai fiorentini che non possono più disporre dei propri beni? È ora che Palazzo Vecchio smetta di giocare con l&#8217;urbanistica ideologica e torni a occuparsi dell&#8217;ordinario: decoro, ordine e sicurezza. Perché oggi, a Firenze, l’unica cosa &#8220;breve&#8221; è la pazienza dei cittadini.</p>
<p>Cordialmente<br />
Massimo Micheli, 16 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ho-una-cosa-da-dire-alla-sindaca-pd-pensi-al-degrado-non-a-casa-mia/">Ho una cosa da dire alla sindaca Pd: pensi al degrado, non a casa mia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Porro, ho venduto su Vinted: il pacco è sparito, &#8220;non esiste più&#8221; e nessuno risponde</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ho-venduto-su-vinted-il-pacco-e-sparito-non-esiste-piu-e-nessuno-risponde/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 14:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=318823</guid>

					<description><![CDATA[<p>Storia di una tutela che esiste solo quando tutto va bene: Vinted promette sicurezza e semplicità, poi qualcosa si inceppa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ho-venduto-su-vinted-il-pacco-e-sparito-non-esiste-piu-e-nessuno-risponde/">Caro Porro, ho venduto su Vinted: il pacco è sparito, &#8220;non esiste più&#8221; e nessuno risponde</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vendere un oggetto usato online non dovrebbe essere un&#8217;avventura. Carichi la foto, metti il prezzo, spedisci. Fine. Almeno in teoria.<br />
A dicembre 2025 metto in vendita su <strong>Vinted</strong> un oggetto da 155 euro. Tutto regolare: transazione andata a buon fine, spedizione effettuata nei tempi. Il pacco arriva a destinazione, ma l&#8217;acquirente non lo ritira. L&#8217;ordine viene annullato. Nessuna mia colpa, nessuna irregolarità. A quel punto dovrebbe scattare la procedura di rientro: il bene torna indietro, la vicenda si chiude.</p>
<p>Non succede.</p>
<h2>Il limbo: attendere, attendere, attendere</h2>
<p>Contatto l&#8217;assistenza. Poi la ricontatto. Poi ancora. Le risposte sono intercambiabili: attendere fino a 25 giorni lavorativi, nessuna azione richiesta, stiamo verificando. <strong>Nessuno sa dirmi dove si trova fisicamente il mio oggetto</strong>. Nessuno mi chiede di fare qualcosa. Nessuno mi propone un&#8217;alternativa. Mi viene detto, sostanzialmente, di stare ferma ad aspettare. E così faccio.</p>
<h2>Il colpo di scena: la colpa è mia</h2>
<p>Dopo settimane arriva la comunicazione definitiva: il bene non è più disponibile. Motivazione ufficiale: non avrei fornito istruzioni per la riconsegna. Il problema è che nessuno me lo aveva mai chiesto in modo esplicito. Nessun canale preciso, nessuna scadenza comunicata, nessuna procedura indicata. Le stesse risposte dell&#8217;assistenza mi invitavano ad aspettare. Eppure, il risultato è che il mio oggetto viene trattenuto e destinato — così mi viene riferito — a smaltimento, rivendita o riutilizzo. Senza che io abbia mai avuto una reale possibilità di recuperarlo.</p>
<h2>La diffida, il silenzio</h2>
<p>Invio una diffida formale. Chiedo il rimborso. Silenzio. Invio un secondo sollecito. Ancora silenzio. Nessuna risposta, nessuna presa di posizione, nessun tentativo di trovare una soluzione. Mi rivolgo al Centro Europeo Consumatori. La vicenda è ancora aperta.</p>
<h2>Il vero problema non è l&#8217;errore: è quello che succede dopo</h2>
<p>I pacchi possono perdersi. Le consegne possono fallire. Nessuno pretende la perfezione. Ma in un sistema che si vende come sicuro e affidabile, la domanda è un&#8217;altra: cosa succede quando qualcosa va storto? Nel caso in esame, succede che<strong> l&#8217;utente non dispone di strumenti reali per intervenire</strong>, le informazioni arrivano frammentate e spesso contraddittorie, le responsabilità non vengono mai attribuite con chiarezza, e il rapporto con la piattaforma si interrompe esattamente quando diventa scomodo mantenerlo.</p>
<h2>La fiducia è un prodotto, finché conviene venderla</h2>
<p>Queste piattaforme non vendono solo un servizio tecnico. Vendono fiducia: nella gestione del pagamento, nella spedizione, nella risoluzione dei problemi. È su questa promessa che si costruisce l&#8217;utenza. Ma quella fiducia regge solo quando tutto fila liscio. Appena si rompe qualcosa, emerge l&#8217;altra faccia (meno pubblicizzata): il sistema è efficiente, ma non è detto che sia responsabile.</p>
<p>Tre domande restano senza risposta:<br />
1. È normale che un bene venga trattenuto senza che il proprietario sia mai stato messo nelle condizioni reali di recuperarlo?<br />
2. È normale che a una diffida formale non segua alcun riscontro?<br />
3. È normale che l&#8217;onere venga scaricato sull&#8217;utente dopo settimane di indicazioni — nei fatti — inesistenti?</p>
<p>E alla fine, il risultato è semplice: un bene sparisce, e nessuno ne risponde.</p>
<p>Lettera firmata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ho-venduto-su-vinted-il-pacco-e-sparito-non-esiste-piu-e-nessuno-risponde/">Caro Porro, ho venduto su Vinted: il pacco è sparito, &#8220;non esiste più&#8221; e nessuno risponde</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Porro, gli avvocati e i rimpatri dei migranti? C&#8217;è una cosa che mi puzza</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-gli-avvocati-e-i-rimpatri-dei-migranti-ce-una-cosa-che-mi-puzza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[decreto sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Porro, questo è il testo della parte del Decreto sicurezza che ha suscitato un mare di polemiche: &#8220;Art. 3-bis. Al rappresentante legale (Avvocato &#8211; NdR) munito di mandato, che ha fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione ad un programma di rimpatrio volontario assistito, è riconosciuto, ad esito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-gli-avvocati-e-i-rimpatri-dei-migranti-ce-una-cosa-che-mi-puzza/">Caro Porro, gli avvocati e i rimpatri dei migranti? C&#8217;è una cosa che mi puzza</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, questo è il testo della parte del <strong>Decreto sicurezza</strong> che ha suscitato un mare di polemiche: &#8220;Art. 3-bis. Al rappresentante legale (Avvocato &#8211; NdR) munito di mandato, che ha fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione ad un programma di rimpatrio volontario assistito, è riconosciuto, <em>ad esito della partenza dello straniero</em>, un compenso pari alla misura del contributo economico per le prime esigenze previsto ai sensi del decreto del Ministro dell’interno di cui al comma 2&#8243;. La logica che traspare dal testo è che il rappresentante legale dell&#8217;immigrato che ha fatto<strong> domanda di rimpatrio assistito</strong> prende i soldi <strong>solo se l&#8217;immigrato espatria per davvero</strong>. Infatti è scritto: <em>ad esito della partenza dello straniero</em>. Perché questa precisazione?</p>
<p>Adesso le racconto una storiella. Un avvocato incontra un immigrato irregolare e gli chiede di firmare la domanda di inserimento in un programma di rimpatrio volontario assistito. Quello dice: &#8216;Ma io non voglio rimpatriare&#8217; e l&#8217;avvocato risponde: &#8216;Puoi fare quello che vuoi ma intanto firma&#8217;. L&#8217;avvocato inoltra la pratica; se vince il giudizio, non vedo motivi ostativi trattandosi di un rimpatrio volontario, ottiene l&#8217;inserimento dell&#8217;immigrato nel programma di rimpatrio e ciò gli basta per avere dallo Stato i soldi del <strong>gratuito patrocinio.</strong> Ma l&#8217;immigrato, come aveva già anticipato all&#8217;avvocato, non espatria; immigrato irregolare era e tale resta senza alcun aggravio della sua posizione. Possiamo dire che l&#8217;avvocato, che era a conoscenza della vera volontà dell&#8217;immigrato, <strong>ha fregato lo Stato?</strong>  Improvvisamente lo Stato gli dice: &#8216;Se vuoi i soldi guarda che l&#8217;immigrato deve espatriare per davvero (<em>ad esito della partenza dello straniero</em>, scritto nell&#8217;articolo della discordia) e quindi non fare il furbo raccogliendo domande farlocche&#8217;.</p>
<p><strong>Apriti cielo:</strong> gli avvocati insorgono, con codazzo di politici, perché, per deontologia professionale, non possono obbligare gli immigrati ad espatriare. Approvo incondizionatamente; sta di fatto che nessun avvocato si troverebbe &#8220;costretto&#8221; ad obbligare un immigrato rimpatriato ad espatriare per davvero se le domande di inserimento nel programma di rimpatrio volontario fossero fin dall&#8217;origine tutte &#8216;vere&#8217;. A pensar male, diceva Andreotti, spesso si azzecca e, sinceramente, non trovo altra motivazione che mettere uno stop agli avvocati furbi in quella frase dell&#8217;articolo contestato.</p>
<blockquote>
<div dir="ltr">
<div dir="ltr">Ps: il D.L. originale non conteneva tale articolo che fu aggiunto nella legge di conversione con un emendamento a firma di quattro senatori della maggioranza, uno per ciascuna componente. Nelle dichiarazioni di voto finali al Senato, nessun esponente dell&#8217;opposizione lo cita, come se non esistesse. Perché il casino è stato fatto solo alla Camera, quando ormai era troppo tardi?</div>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">Cordiali saluti.</div>
</div>
</blockquote>
<p>Michelangelo Trombetta, 29 aprile 2026</p>
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		<title>Caro Porro, ti racconto il dramma (vero) delle pensioni che non arrivano mai in tempo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ti-racconto-il-dramma-vero-delle-pensioni-che-non-arrivano-mai-in-tempo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[arretrati pensioni]]></category>
		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un pensionato denuncia: con meno di mille euro al mese, anche pochi giorni fanno la differenza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gent.mo Dr. Porro, sono un pensionato di 77 anni e Suo affezionato lettore-ascoltatore della primissima ora. Sono sempre stato favorevolmente colpito dai Suoi articoli, interviste e servizi. Dopo vari tentennamenti mi sono deciso a scrivere per sottoporre a Lei e a Suoi collaboratori una faccenda che, potrebbe sembrare banale, ma la rassicuro che per pensionati come me, che vivono con <strong>pensioni al di sotto dei 1.500/1.600 euro</strong>, a volte risulta quasi vitale.</p>
<p>Allora Le spiego qui di seguito la cosa che voglio segnalare:<br />
1) Per i pensionati con importi superiori ai 1.000 euro è stato fatto obbligo, tempo fa, di <strong>aprire un conto corrente bancario</strong> o di avere una carta ricaricabile ove far accreditare la pensione.<br />
2) Le pensioni, soprattutto di vecchiaia, dovrebbero essere accreditate il primo giorno di ogni mese.<br />
3) Questo se il primo giorno del mese cade dal lunedì al venerdì lavorativo.<br />
4) Ma se il giorno di pagamento cade di sabato, domenica o in un giorno festivo,<strong> l’accredito avviene nel primo giorno utile lavorativo</strong>. Per farLe un esempio: nel prossimo 1° maggio, che cade di venerdì, l’accredito avverrà solo lunedì 4 maggio.<br />
5) Ora, se per i pagamenti in contanti questo può essere valido, dovendo esserci uno sportello aperto con operatore per la riscossione materiale, <strong>non vedo perché bisogna attendere il primo giorno lavorativo utile</strong> per l’accredito in c/c bancario quando oggigiorno tutti gli scambi bancari si fanno digitalmente in tempo reale. Basta vedere i bonifici istantanei. A tutto questo devo precisare che fa una piccola eccezione il Banco Posta, perché per loro il sabato è giorno lavorativo.<br />
6) A questo proposito tenga presente che la Banca d’Italia provvede a inviare agli istituti bancari preposti, gli importi che l’INPS indica per le pensioni, tra il 24 e il 26 di ogni mese. Quindi <strong>quanto lucrano</strong>, in valuta, le banche sui miliardi di euro in giacenza anche se solo per pochi giorni?<br />
7) Non vorrei sbagliarmi, ma credo di ricordare che questa agevolazione agli Istituti di credito fu concessa sotto il governo Renzi.<br />
8) Infine potrà sembrare una cosa di poco conto, ma per chi come me riceve una pensione lorda di 1.300 euro, su cui <strong>cadono già oltre 220 euro di tasse, tra Irpef e ritenute Com.</strong>, Prov., Reg. e trattenuta del quinto, alla fine il netto non va’ oltre i novecento euro, quei giorni in più sono a volte vitali: molto spesso già al 22/25 del mese <strong>si fa ricorso a parenti o amici</strong> per arrivare alla fine della mesata.</p>
<p>Mi scuso per il tempo che forse Le ho rubato, ma L’assicuro che questo argomento<strong> tocca molte più persone</strong> di quanto si possa pensare.<br />
Grazie comunque per l’attenzione che vorrà dedicare a questa mia considerazione.</p>
<p>Fabrizio Mancini, 29 aprile 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Porro, ecco una soluzione per rendere più efficaci i rimpatri</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ecco-una-soluzione-per-rendere-piu-efficaci-i-rimpatri/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ecco-una-soluzione-per-rendere-piu-efficaci-i-rimpatri/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 10:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[rimpatri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una proposta tra incentivi economici, costi della detenzione e gestione dei flussi migratori</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ecco-una-soluzione-per-rendere-piu-efficaci-i-rimpatri/">Caro Porro, ecco una soluzione per rendere più efficaci i rimpatri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="102" data-end="249">Caro Porro, a volte alcune soluzioni relative ai rimpatri o alle condanne degli immigrati vengono approfondite e, in alcuni casi, anche sottoposte a revisione. In generale si cercano <strong>escamotage per rimpatriare persone non gradite</strong> o che delinquono in modo seriale e che, per le ragioni più disparate, vengono sistematicamente scarcerate.</p>
<p data-start="418" data-end="611">Per fare un esempio concreto, la Svezia già nel 2024 aveva proposto di offrire circa 350.000 corone (<strong>oggi circa 32.370 euro</strong>) agli immigrati che decidessero di lasciare volontariamente il Paese. Una misura che, in linea teorica, potrebbe essere adottata anche da noi!</p>
<p data-start="688" data-end="1004">Se ci pensa, un immigrato ci costa mediamente <strong>circa 945 euro al mese (11.340 euro l’anno),</strong> mentre un detenuto straniero costa circa 149–150 euro al giorno, pari a circa 50.000 euro l’anno. Inoltre, secondo il XX Rapporto sulle condizioni di detenzione, su una popolazione carceraria di 61.916 persone, 19.622 sono stranieri (31,6%). A ciò va aggiunto che l’Italia, come altri Paesi europei, è soggetta a <strong>sanzioni per il sovraffollamento</strong> delle carceri.</p>
<p data-start="1126" data-end="1463">Le possibili soluzioni potrebbero essere diverse. Una è quella di <strong>incentivare il rimpatrio volontario di immigrati</strong> e detenuti che desiderano tornare nel proprio Paese, offrendo un contributo economico di circa 30.000 euro e introducendo il divieto di rientro in Italia (o eventualmente nell’Unione Europea) per almeno dieci anni.</p>
<p data-start="1465" data-end="1693">Per i detenuti stranieri con pene gravi, si potrebbe invece valutare la stipula di accordi con i Paesi d’origine per il trasferimento della pena, garantendo il rimborso del costo giornaliero di detenzione, <strong>pari a circa 150 euro.</strong></p>
<p data-start="1695" data-end="1904">In questo modo si otterrebbero due risultati: una significativa riduzione della popolazione carceraria e <strong>un ritorno volontario</strong> nei Paesi d’origine per alcuni immigrati, eventualmente con un supporto economico.</p>
<p data-start="1906" data-end="2089">Naturalmente, sarebbe <strong>necessario adottare misure di controllo</strong> per evitare possibili effetti indesiderati, come un aumento di ingressi motivati esclusivamente dall’incentivo economico.</p>
<p data-start="1906" data-end="2089">Ezio Pozzati, 25 aprile 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Porro, ma quale fuga da Dubai. Ci vivo e ti dico come stanno le cose</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ma-quale-fuga-da-dubai-ci-vivo-e-ti-dico-come-stanno-le-cose/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 10:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[dubai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra in Iran, le bombe, i giornali che parlano di città fantasma. Ma è vero? Sentite cosa ci racconta Arianna</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ma-quale-fuga-da-dubai-ci-vivo-e-ti-dico-come-stanno-le-cose/">Caro Porro, ma quale fuga da Dubai. Ci vivo e ti dico come stanno le cose</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, ti seguo ormai da molto tempo e vorrei darti una visione più vicina alla realtà su quello che succede in UAE (Emirati Arabi Uniti). <strong>Vivo a Dubai da Agosto 2025</strong>, dopo essere stata per sette anni in Oman e circa cinque in Qatar. Leggo sui giornali italiani di una città fantasma, dove i residenti sono scappati, i palazzi colpiti da missili e droni, incendi nelle zone delle raffinerie e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>Tutto questo mi sembra un po&#8217; <strong>fuorviante</strong> e vedo un losco intento di distruggere un paese dove lavorano migliaia di persone provenienti da tutto il mondo, dove si convive in modo sereno con culture e religioni diverse.</p>
<p>È vero che il 28 Febbraio 2026 nessuno di noi se lo scorderà mai più, come tutto il mese di marzo, le intercettazioni le sentiamo a volte molto forti tremano pareti e vetri delle case e <strong>non è per niente piacevole</strong>, ma e&#8217; anche vero che ciò che colpisce e a volte uccide sono i residui di tali intercettazioni di Droni e Missili (debris, che non possono essere evitati), ciò ti fa capire l&#8217;efficienza e la capacita&#8217; militare di questo paese.</p>
<p>È vero la città non e&#8217; più piena di gente e di traffico come un mese fa, ma chi ha lavorato e lavora duro per avere una vita migliore, chi ha aperto aziende, negozi, ristoranti e&#8217; rimasto e sostiene il paese che ti ha accolto e ti considera Emiratino si perché dal 28 Febbraio noi Expat non siamo più considerati tali ma come è scritto su cartelloni in tutta la città<strong>&#8221; in UAE everyone is Emirati&#8221;.</strong></p>
<p>Chi si e&#8217; trasferito in Medio Oriente sa che non e&#8217; una zona tranquilla, ma forse quando la guerra finirà i &#8220;bulli&#8221; del Golfo saranno sconfitti e <strong>si potrà vivere in pace</strong> senza dover avere la paura che in ogni momento qualcuno puo&#8217; tirarti un missile senza che tu lo abbia in alcun modo provocato.</p>
<p>Invito chi scrive sui giornali, e non solo, a venire in questo paese per avere una visione più vicina alla realtà.<br />
Un saluto.</p>
<p>Arianna Siniscalco, 5 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ma-quale-fuga-da-dubai-ci-vivo-e-ti-dico-come-stanno-le-cose/">Caro Porro, ma quale fuga da Dubai. Ci vivo e ti dico come stanno le cose</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Caro Porro, altro che senza politica: ti racconto cosa succede davvero a scuola</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-altro-che-senza-politica-ti-racconto-cosa-succede-davvero-a-scuola/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 12:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[anpi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dallo ius soli alla guerra a Gaza: episodi vissuti in prima persona che sollevano dubbi sulla libertà di pensiero in classe</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-altro-che-senza-politica-ti-racconto-cosa-succede-davvero-a-scuola/">Caro Porro, altro che senza politica: ti racconto cosa succede davvero a scuola</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro,<strong> chi Le scrive è</strong> <strong>un insegnante di una scuola primaria genovese.</strong> In questi giorni molti hanno esaltato l&#8217;apporto dei giovani alla vittoria del no al referendum parlando, erroneamente, di lucidità di pensiero anziché vedere in ciò il frutto di anni di indottrinamento politico svolto nelle scuole sia dai docenti in prima persona che da organizzazioni esterne presentate come terze ma in realtà <strong>tutte vicine alla sinistra più o meno estrema</strong>.</p>
<p>Al riguardo le racconto due delle mie molte esperienze in tal senso. Nel 2019, durante la discussione relativa allo ius soli, i docenti della &#8220;scuola&#8221; dove lavoravo fecero fare agli alunni stranieri<strong> un autoritratto con scritto «io sono italiano» che appesero nei corridoi della &#8220;scuola&#8221;.</strong> Quando feci presente che la scuola, tanto più se pubblica e dunque pagata coi soldi di tutti, non dovrebbe fare politica di parte mi sentii rispondere, sia da colleghi sia dai genitori, che se non condividevo i loro valori non avrei dovuto insegnare in quell&#8217;istituto. L&#8217;anno seguente, nonostante la richiesta di essere confermato, fui trasferito in un&#8217;altra scuola.</p>
<p>Quest&#8217;anno nella mia scuola <strong>alcuni insegnanti hanno proposto una delibera di condanna della guerra a Gaza.</strong> Ho fatto notare loro l&#8217;opportunità di condannare tutte le guerre e non solo quella a Gaza per non far passare l&#8217;idea (sbagliata) che vi siano guerre e <strong>morti di serie A ed altri di serie B.</strong> Alla fine, seppur con qualche lieve aggiustamento, è stata approvata una mozione che presentava la guerra a Gaza come una guerra molto più importante delle altre.</p>
<p>Sempre quest&#8217;anno, nella medesima scuola,<strong> è stato appeso sulla porta di una delle classi il disegno di una bandiera palestinese con la scritta «Palestina libera»</strong>. Ho chiesto invano di rimuoverla o quanto meno togliere la scritta in quanto il messaggio che trasmette non è certo un messaggio pacifista ma un messaggio militante. Ad oggi è ancora al suo posto;</p>
<p>A tutto ciò <strong>si aggiungono la forte presenza nelle scuole dell&#8217;ANPI,</strong> la stessa che a Genova ha cercato di impedire un evento in ricordo di Norma Cossetto e che si attribuisce, in modo fascista o più correttamente fasciocomunista, il diritto di decidere chi è conforme alla Costituzione e può parlare e chi no; Music for peace che, al raduno da lei organizzato lo scorso 17 settembre, ha visto tra gli interventi quello di <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/hannoun-e-compagni-chi-sono-i-finanziatori-di-hamas/" target="_blank" rel="noopener">Hannoun</a> indagato per finanziamento </strong>ad Hamas e Libera che pur dicendosi contro tutte le mafie e dunque apartitica, in realtà è assolutamente schierata tanto è vero che alcuni responsabili dei campi estivi organizzati dall&#8217;associazione, chiamavano Berlusconi «il mafioso di Arcore».</p>
<p>Purtroppo <strong>la scuola di oggi è sempre meno impegnata ad insegnare agli alunni</strong> a pensare limitandosi dire loro cosa devono pensare. A molti docenti non interessa che i propri alunni imparino a ragionare con la propria testa ma con la loro&#8230;..</p>
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<p>C. J., 28 marzo 2026</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-altro-che-senza-politica-ti-racconto-cosa-succede-davvero-a-scuola/">Caro Porro, altro che senza politica: ti racconto cosa succede davvero a scuola</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Caro Porro, siamo tre ex prefetti indagati e poi assolti. E nessuno ha pagato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 08:13:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo anni sotto inchiesta, l’assoluzione dimostra i limiti di un sistema che espone funzionari dello Stato a processi lunghi e dannosi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-siamo-tre-ex-prefetti-indagati-e-poi-assolti-e-nessuno-ha-pagato/">Caro Porro, siamo tre ex prefetti indagati e poi assolti. E nessuno ha pagato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, con <strong>una lettera inviata al Direttore de “Il Gazzettino”</strong>, abbiamo voluto offrire ai lettori veneziani uno spunto di riflessione sulla scorta delle nostre esperienze processuali, da loro ben conosciute, visto l’ampio clamore avuto a suo tempo dalle <strong>inchieste che ci hanno riguardato</strong>.</p>
<p><strong>Il “Fatto Quotidiano”</strong>, nel commentare la nostra iniziativa, ha tenuto a precisare che qualora al referendum sulla giustizia dovessero prevalere i Sì, nulla cambierebbe rispetto alle disfunzioni lamentate. Dal tono usato sembra trasparire anche una certa insofferenza verso chi, come noi (da tempo, pensionati), nonostante le imputazioni a nostro carico (e quelle contano, eccome contano per chi si abbevera alla fonte della cultura del sospetto!) l’abbiamo fatta franca e restiamo pure ingrati verso <strong>un sistema che alla fin fine ci ha riconosciuto innocenti.</strong></p>
<p>Sarebbe troppo lungo ripercorrere le vicende che ci hanno coinvolto, ci limitiamo a indicarle in estrema sintesi, per esemplificare dei casi in cui <strong>indagini gestite con superficialità</strong> si sono basate su fatti appurati successivamente (magari a distanza di qualche anno) insussistenti, senza alcuna conseguenza per chi quelle indagini ha condotto (Polizia Giudiziaria e chi la dirige, cioè i Pm).</p>
<p>Relativamente a quanto ci ha riguardato, si è trattato di vicende dovute alla circostanza che in un periodo veramente difficile, quello che va dalla <strong>seconda metà del 2014 alla prima metà del 2017</strong>, siamo stati chiamati a fronteggiare un eccezionale afflusso di migranti, i quali, sbarcati sulle coste prevalentemente siciliane e calabresi, venivano distribuiti nel giro di poche ore sull’intero territorio nazionale.</p>
<p>Al pari di tutti i colleghi operanti nelle diverse province, ci siamo letteralmente immersi nel lavoro per garantire basilari condizioni di accoglienza, pur nella carenza di mezzi e strutture disponibili. Una descrizione analitica sarebbe troppo lunga e noiosa, visto il lungo tempo trascorso, <strong>riteniamo pertanto sufficiente richiamare le imputazioni che ci hanno riguardato</strong> e, a fronte di esse, riportare brevi stralci delle corrispondenti pronunce assolutorie.</p>
<h2>CUTTAIA DOMENICO</h2>
<p><strong>Imputazione contestate</strong>: falso in atto pubblico; rilevazione di segreto d’ufficio; frode in concorso (con i gestori di un centro di accoglienza) in pubbliche forniture. Nella sentenza, definitiva, di assoluzione, si da atto che i comportamenti ritenuti dai P.M. di integrare la prima ipotesi di reato, hanno riguardato attività che non andavano ricomprese nella predisposizione di “atti pubblici aventi natura fidefacente”, trattandosi di attività informali.</p>
<p>Quanto alla seconda imputazione, i comportamenti ritenuti di integrare la rivelazione di segreti d’ufficio erano invece da far rientrare “nell’esercizio discrezionale dei poteri spettanti al prefetto…in assenza di specifica disposizione di legge di segno contrario”.</p>
<p>Quanto all’ultima imputazione, quella più grave, <strong>concernente la frode</strong>, particolarmente lesiva della dignità di un servitore dello Stato, è da rilevare che essa è stata formulata senza ipotizzare che l’interessato avesse agito al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto patrimoniale, ma solo con l’intento di attuare le direttive ministeriali che prevedevano l’obbligo di dare un’accoglienza immediata ai migranti, sorvolando, per questo, secondo l’accusa, sulle inefficienze palesate dall’ente gestore.</p>
<p>Il Tribunale, <strong>nella sentenza di assoluzione,</strong> oltre a rilevare l’oggettiva insussistenza dei fatti dedotti dalla pubblica accusa, ha ritenuto di evidenziare che “va anzi valorizzato…che quando l’imputato Cuttaia ha avuto contezza di presunti irregolarità…ha provveduto immediatamente ad avvisare il Procuratore della Repubblica, le Forze dell’Ordine e il Direttore Provinciale dell’INPS per quanto di competenza…Va poi considerato il contesto in cui sono maturati i fatti in esame, che ha indotto l’imputato Cuttaia, in buona fede, a cercare di assolvere a complessi compiti affidatigli in materia di immigrazione con limitati strumenti a sua disposizione”.</p>
<h2>BOFFI CARLO</h2>
<p><strong>Le imputazioni sono state due.</strong> La prima consisteva nel reato di falso in atto pubblico, per aver sottoscritto una relazione che riguardava il periodo precedente il suo insediamento a Venezia.</p>
<p>La seconda imputazione riguardava la violazione colposa di segreto d’ufficio, per avere dato comunicazione al gestore del centro di accoglienza di una visita conoscitiva che si sarebbe ivi svolta. L’aspetto inquietante della superficialità investigativa sta nel fatto che il P.M. ha ritenuto ispettiva tale visita senza però accertare che effettivamente lo fosse.<br />
In sede dibattimentale queste evidenti incongruenze sono emerse e ne è conseguita <strong>l’assoluzione in via definitiva con formula piena.</strong></p>
<p>Particolarmente sintomatico è un aspetto: la sentenza di assoluzione è intervenuta in appello, mentre in primo grado, nel giudizio abbreviato richiesto dall’interessato, il GIP aveva pronunciato l’assoluzione per il primo reato e la condanna, per il secondo, al minimo della pena, <strong>cioè 20 giorni di reclusione.</strong> Come a dire, non poteva fare a meno di condannarlo!</p>
<h2>ZAPPALORTO VITTORIO</h2>
<p><strong>Il Prefetto Vittorio Zappalorto</strong> mentre prestava servizio a Venezia, veniva coinvolto in una inchiesta che lo riguardava nel periodo in cui aveva svolto in precedenza le funzioni di Prefetto di Gorizia. Le imputazioni a suo carico andavano dal concorso esterno in associazione per delinquere, alla frode in pubbliche forniture, alla frode semplice, alla omessa denuncia.</p>
<p>In particolare, veniva contestato che il Prefetto, <strong>non effettuando i controlli previsti sulla gestione del centro di accoglienza,</strong> avrebbe favorito la commissione di una serie di reati da parte di dipendenti e responsabili del consorzio cui era stata affidata la gestione dei migranti; inoltre la Prefettura, secondo le accuse, avrebbe pagato al gestore fatture “gonfiate”.</p>
<p>Il Prefetto recuperava tutta la documentazione a sostegno della sua totale estraneità ai fatti addebitatigli. A quel punto il P.M., che non aveva mai vagliato seriamente le informative della polizia giudiziaria, avrebbe dovuto chiedere al GIP l’archiviazione. Al contrario ha lasciato scadere i termini per l’esercizio dell’azione penale e messo tutto nel cassetto <strong>nella speranza che intervenisse la prescrizione.</strong></p>
<p>Il Prefetto si è rivolto quindi alla Procura Generale di Trieste, chiedendo l’avocazione dell’inchiesta che è stata concessa e si è conclusa con la richiesta di totale archiviazione della posizione del Prefetto e di quella di molti altri imputati, tra cui altri due prefetti e funzionari e dipendenti della Prefettura.</p>
<p>Nel chiedere l’archiviazione, <strong>il Procuratore Generale ha osservato,</strong> tra l’altro: “In linea generale, con valutazione globale ed assorbente, rileva questo PG che i vari illeciti ascritti ai funzionari operanti presso la Prefettura di Gorizia siano del tutto privi di fondamento: l’articolazione dei capi d’accusa si è limitata a ripercorrere le considerazioni della Guardia di Finanza senza un adeguato vaglio critico”. Come da prassi, P.M. e agenti della polizia giudiziaria non solo non hanno avuto alcuna conseguenza ma sono stati tutti promossi!</p>
<p>Come si può notare,<strong> i reati contestati sono stati diversi,</strong> alcuni lievi, altri gravi e con una caratteristica singolare, che la loro commissione non sarebbe stata compiuta per trarne vantaggi economici di alcun tipo (traducendo: né denaro, né oggetti, né cene, né vacanze, ecc.). Tant’è che per trovare i moventi dei supposti reati dolosi, i P.M. o hanno ipotizzato che siano stati compiuti dagli accusati per dimostrare di essere capaci di risolvere i problemi e quindi trarne giovamento per la progressione in carriera, oppure hanno proprio omesso di enunciare il movente.</p>
<p>Spiace anche rilevare, nella circostanza, come qualche campione di garantismo, allora, sia rimasto silente forse perché veniva comunque assestato dai P.M. un colpo all’operatività dell’accoglienza dei migranti. Pensiamo che il contenuto della lettera inviata al Direttore de “Il Gazzettino” possa costituire <strong>oggetto di interesse</strong> anche per coloro che consultano il sito nicolaporro.it anche se non hanno seguito, ai tempi, le vicende che ci hanno riguardato.<br />
Un post scriptum riteniamo che sia necessario.</p>
<p>L’infallibilità dei P.M., i quali non pagano quasi mai, neppure disciplinarmente, per i propri errori, copre anche l’attività della Polizia Giudiziaria, la quale, quando esegue le indagini avviate dai P.M., opera <strong>sotto le ali protettrici delle Procure della Repubblica.</strong></p>
<p>Ebbene, allorquando l’appartenente alle Forze dell’Ordine opera quale agente o ufficiale di pubblica sicurezza (quindi alle dipendenze delle Autorità di P.S.) è <strong>esposto a mille pericoli e ad ogni tipo di rischio processuale.</strong> Quando invece opera da agente o ufficiale di P.G. alle dirette dipendenze dei P.M. e nel seguire le direttive di questi ultimi, può permettersi qualsiasi errore, ricevendo premi (anche in denaro) e riconoscimenti per le “brillanti operazioni” portate a termine sotto il coordinamento operativo delle Procure della Repubblica, anche se dopo qualche tempo le stesse dovessero rivelarsi del tutto farlocche, perché evidentemente rilevano solo la notitia criminis del momento ed il relativo clamore mediatico.</p>
<p><strong>Il Governo farebbe bene anche a intervenire in questo settore</strong>, sollecitando gli Uffici e i Comandi delle Forze dell’Ordine a valutare attentamente l’operato dei propri appartenenti inquadrati nelle squadre di Polizia Giudiziaria poste alle dirette dipendenze dei P.M., naturalmente quando sia risultata incontrovertibilmente la commissione di errori marchiani.</p>
<p><strong>Un buon inizio</strong> potrebbe essere, ad esempio, anche quello di evitare che Poliziotti (della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria), Carabinieri e Finanzieri, facciano da sfondo, in uniforme, alle conferenze stampa dei Procuratori e Sostituti Procuratori di turno.</p>
<p>Un cordiale saluto a Lei e a Suoi Lettori.</p>
<p>Domenico Cuttaia, Carlo Boffi, Vittorio Zappalorto</p>
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		<title>Caro Porro, ero una bambina: anch&#8217;io strapazzata come la famiglia nel bosco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:25:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[la posta dei lettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi racconto la mia storia tra tribunali, assistenti sociali e decisioni contro la mia volontà</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, vi scrivo perché penso sia importante per la questione <strong>“famiglia nel bosco”</strong> ascoltare l&#8217;opinione di &#8220;una bambina&#8221;, oggi adulta, che ha vissuto sulla sua pelle l&#8217;incontro con <strong>certi giudici e assistenti sociali che sembrano cloni</strong> di quelli che si occupano dei signori Travallion. Con la mia storia, posso far capire che ciò che fanno certi giudici e assistenti sociali ai poveri malcapitati, solo perché anagraficamente più piccoli, è assolutamente <strong>assurdo e crudele</strong>.</p>
<p>Io ne sono fuori quindi posso parlare senza pericolo, all&#8217;epoca non potevo farlo, dovevamo solo assecondare e stare zitti perché c&#8217;era la<strong> continua minaccia</strong> che queste persone scrivessero relazioni negative sui familiari che amavo e, quindi, poi c&#8217;era il rischio che potessero separarci esattamente come stanno facendo con<strong> la signora Catherine</strong>.</p>
<p>Vorrei far capire al pubblico quanto sia importante rispettare la volontà dei bambini. È vergognoso togliere <strong>il diritto ad un minore</strong> di scegliere dove e con chi vivere, vorrei far capire a chi fa le leggi e al pubblico che portare via un bimbo, come anche un adulto, contro la sua volontà è <strong>sequestro di persona</strong>, e questa cosa deve finire, non può far parte di una democrazia civile. Ora che sono adulta posso dire quanto stia sbagliando e posso dirlo con certezza, perché adesso nessuno può più dirmi che se avessi voluto vivere con mia madre lo avrei dovuto dire, perché ero piccola e non capivo niente.</p>
<p><strong>Io sono nata negli anni ‘80</strong> e mi rendevo conto di vivere in un&#8217;epoca dove c&#8217;era la modernità e la democrazia per tutti <strong>ma non per me che ero minore.</strong> La legge sotto questo aspetto sembrava e sembra una beffa totale, e quindi, per questa grave falla, mi sono accadute tante cose vergognose solo perché per legge non basta semplicemente chiedere a un bambino &#8220;Dove vuoi vivere?&#8221;. Se si rispettasse questo principio non sarei stata obbligata continuamente ad andare in posti dove non volevo, <strong>separata da mia madre e lasciata piangere per ore</strong>, immobilizzata da carabinieri e assistenti sociali, oppure, in un’altra occasione, costretta a scappare lontano nei campi perché i carabinieri erano venuti per portarmi via come fossi stata una delinquente invece ero solo una bimba.</p>
<p><strong>Ho vissuto anni nel continuo terrore</strong> di non vedere più la mia famiglia. Avevo incubi notturni, nel sonno mi alzavo in piedi e chiamavo la mamma. Quando piangevo disperata gli assistenti sociali dicevano a mia madre che tutto ciò era per il mio bene, altri sbuffavano stressati dai miei pianti continui, dicevano che non ce la facevano più, che bastava così ma i colleghi gli rispondevano che non bastava, che bisognava andare avanti.</p>
<p>Tutto è cominciato perché i miei genitori si sono separati e mio padre voleva vendicarsi tramite me, perché non aveva potuto ottenere i beni dei miei nonni materni. Così ha fatto causa e nella nostra vita sono entrati <strong>giudici e assistenti sociali.</strong> Conoscere queste persone, per me e la mia famiglia, <strong>è stato come entrare in un incubo</strong>, da cui non riuscivamo più a svegliarci.</p>
<p>Siamo entrati in una palude che voleva risucchiarci a tutti i costi e da cui siamo riusciti a uscire con molta difficoltà, con grande danno alla salute, <strong>lottando con battaglie su battaglie</strong> fatte di giornate da avvocati e periti medici, ricorsi, udienze, incontri, perizie, sentenze, grossi fascicoli di giudici tutelari.</p>
<p><strong>Questa storia è durata dieci anni</strong> in cui sia mio padre che mia madre hanno speso una marea di soldi di avvocati e di periti di parte. Dieci anni in cui sono stati spesi invano anche i soldi dei cittadini italiani perché giudici, assistenti sociali e carabinieri sono dipendenti statali. Tutto questo assurdo dispiegamento di energie, forze e sofferenza psicofisica si poteva risparmiare facendomi solo una semplice domanda: <strong>“Con chi vuoi vivere?”</strong> Io avrei risposto e la questione si sarebbe chiusa subito ma ciò non è avvenuto perché la legge non rispetta la volontà dei bimbi.</p>
<p>Mio padre voleva affidarmi alle cure della sua nuova compagna, che mi vedeva come un ostacolo per i beni di lui di cui lei voleva impadronirsi. Se fossi andata a vivere con loro, come volevano i giudici, <strong>non so come mi avrebbe trattata</strong>.  Quindi, nella mia vita, nelle mie questioni familiari, come si permettevano questi giudici e assistenti sociali di tentare in tutti i modi di strapparmi da mia madre? <strong>Era un delirio e lo stesso vale per i bimbi del bosco:</strong> sono affari loro, lo sanno loro come stanno bene, perché si deve andare contro la loro volontà? Si torna sempre lì&#8230; alla questione che la loro volontà viene calpestata.</p>
<p>Ma quali sono le conseguenze di tutto ciò? <strong>Il trauma è rimasto per tutta la vita,</strong> anche ora, abbraccio spesso mia madre e i miei famigliari perché ho dei flashback di quei momenti in cui, per colpa di quelle persone, non potevo farlo. Si parla di abusi su minori solo quando c’è pedofilia o violenze fisiche ma io penso che gli abusi su di me li abbiano fatti le istituzioni con il comportamento sopra descritto e che non siano inferiori agli altri tipi di abusi, <strong>purtroppo vedo che la situazione non è cambiata.</strong></p>
<p>Ora c’è la proposta di legge di creare un team di psichiatri a decidere se un bambino deve essere tolto da un posto oppure no, sicuramente meglio delle assistenti sociali, ma <strong>i bimbi non hanno bisogno dello psichiatra</strong>! Hanno solo bisogno di vivere in pace dove vogliono, senza essere traumatizzati. Il team piuttosto dovrebbe analizzare la mente dei giudici prima di dargli certe cariche, ciò sarebbe indispensabile, io lo chiedo a gran voce! Il team, oltre alla mente, dovrebbe analizzare <strong>se il candidato è dotato di logica, etica, moralità, umanità</strong>, sensibilità, perché senza questo connubio, ed<em> in primis</em> la sensibilità, non può giudicare niente, tanto meno la tutela dei minori.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-famiglia-nel-bosco-gioca-la-carta-per-riavere-i-figli-ma-e-caos-sullassistente-sociale/" target="_blank" rel="noopener">La famiglia nel bosco gioca la carta per riavere i figli. Ma è caos sull&amp;#8217;assistente sociale</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/famiglia-nel-bosco-la-tremenda-strategia-per-colpire-catherine/" target="_blank" rel="noopener">Famiglia nel Bosco, la tremenda strategia per colpire Catherine</a></li>
</ul>
<p>Comunque, anche con la legge attuale, sia negli anni &#8217;80 sia oggi, se un giudice è dotato di queste qualità <strong>può fare il bene dei minori</strong>; infatti, nel mio caso vi fu un Giudice che mi salvò per lungo tempo, ed un altro che tentò di farlo anche se poi gli venne impedito da altri. Quindi, per me che l’ho vissuta, penso che innanzitutto la legge debba essere maneggiata solo da chi ne è in grado perché se no diventa <strong>un bisturi in mano a un macellaio</strong>.</p>
<p>Come si sentirebbe qualsiasi adulto, capace di intendere e di volere, se degli estranei entrassero all’improvviso nella sua vita e, senza ragione alcuna, lo volessero portare a casa di un parente per cui non ha simpatia o in <strong>una casa-famiglia con degli estranei</strong>? Sarebbe un delirio perché è adulto, ma<strong> se è bambino deve subire tutto questo, è assurdo!</strong> Vorrei veramente mettere a disposizione la mia esperienza per far capire alla società come è necessario che cambino le cose.</p>
<p>Vittoria Sonnino, 20 marzo 2026</p>
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		<title>Caro Porro, Cgil senza vergogna: occupa la scuola per propagandare il No</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-cgil-senza-vergogna-occupa-la-scuola-per-propagandare-il-no/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 09:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[cgil]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gentile Direttore Porro, le scrivo per sottoporre all&#8217;attenzione dei Suoi lettori un paradosso tutto italiano che sta consumandosi all’interno delle nostre istituzioni scolastiche, laddove la libertà di pensiero dovrebbe essere di casa e che invece, troppo spesso, si trasforma in teatro di un catechismo ideologico fuori tempo massimo. Parlo dell’atteggiamento della CGIL Scuola, che sembra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-cgil-senza-vergogna-occupa-la-scuola-per-propagandare-il-no/">Caro Porro, Cgil senza vergogna: occupa la scuola per propagandare il No</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Direttore Porro, le scrivo per sottoporre all&#8217;attenzione dei Suoi lettori <strong>un paradosso tutto italiano</strong> che sta consumandosi all’interno delle nostre <strong>istituzioni scolastiche</strong>, laddove la libertà di pensiero dovrebbe essere di casa e che invece, troppo spesso, si trasforma in <strong>teatro di un catechismo ideologico fuori tempo massimo</strong>. Parlo dell’atteggiamento della <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/se-la-cgil-vale-piu-della-polizia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>CGIL Scuola</strong></a>, che sembra aver confuso il proprio ruolo di tutela dei lavoratori con quello di un comitato elettorale permanente. È inaccettabile assistere all’occupazione sistematica delle assemblee sindacali per finalità che nulla hanno a che vedere con i diritti concreti dei docenti e del personale ATA, ma che servono unicamente a orientare il voto in vista del prossimo referendum Costituzionale.</p>
<p>L’articolo 20 della Legge 300/1970 (lo Statuto dei Lavoratori) parla chiaro: <strong>le assemblee devono vertere su “materie di interesse sindacale e del lavoro”</strong>. Eppure, assistiamo a un <strong>uso dispotico e manipolatorio di questo diritto sacrosanto</strong>, piegato per fare politica attiva e ideologica su questioni di coscienza individuale che riguardano il cittadino, non il lavoratore in quanto tale. Il <em>modus operandi</em> è quasi intimidatorio: si agita lo spauracchio della denuncia per “condotta antisindacale” contro quei dirigenti scolastici che osano chiedere trasparenza sull&#8217;ordine del giorno, costringendo di fatto le scuole a sospendere il servizio e i lavoratori a subire una vera e propria &#8220;catechizzazione&#8221; pagata dai contribuenti.</p>
<p><strong>Questa non è democrazia, è malafede.</strong> Invece di occuparsi di precariato, scatti stipendiali e sicurezza negli edifici, la CGIL utilizza il potere conferitogli dalla legge per manipolare le menti e imporre una linea di partito,<strong> trasformando il diritto all&#8217;assemblea in un ufficio propaganda</strong>. È tempo che i lavoratori della scuola riprendano coscienza del proprio ruolo e non si lascino usare come massa di manovra da chi, anziché difenderne la dignità professionale, preferisce giocare a scacchi con la Costituzione sulla pelle della scuola pubblica. La libertà sindacale è un diritto nobile; usarla per fini elettorali è un insulto a chi quel diritto lo ha conquistato con la lotta.</p>
<p>Distinti saluti</p>
<p>Massimo Micheli</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-cgil-senza-vergogna-occupa-la-scuola-per-propagandare-il-no/">Caro Porro, Cgil senza vergogna: occupa la scuola per propagandare il No</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Caro Porro, siamo al paradosso: perché ai fuori sede non è permesso votare?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-siamo-al-paradosso-perche-ai-fuori-sede-non-e-permesso-votare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si avvicina la data per il referendum. Ma studenti e lavoratori sono costretti a tornare nel loro Comune di residenza. Eppure basterebbe poco</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro,<br />
seguo tutte le Sue trasmissioni televisive e la stimo profondamente per la sua competenza ed onestà intellettuale. Vorrei porre alla Sua cortese attenzione la questione relativa al voto dei <strong>Fuori Sede</strong>, ovvero delle persone, lavoratori e studenti, che non sono domiciliate nel proprio comune di residenza.</p>
<p>Ebbene, alla platea dei Fuori Sede non è data la possibilità di votare al prossimo <strong>referendum sulla giustizia</strong>; non tutti, per svariati motivi, hanno la possibilità di tornare nel proprio Comune di residenza nei giorni del referendum e, di conseguenza, hanno hanno la possibilità, pur volendolo fortemente, di esercitare il proprio <strong>diritto di voto</strong>; non sono messe nelle condizioni di poterlo fare.</p>
<p>Considerato che, ad ogni tornata elettorale, nelle discussioni che si susseguono al voto, ci si lamenta sempre della bassa affluenza, mi domando e Le domando: &#8220;Perché non si fa nulla per agevolare le persone a recarsi alle urne, consentendo anche ai Fuori Sede, tutti, indipendentemente dalla categoria di appartenenza (studenti, lavoratori e quant&#8217;altro) di andare a votare nel proprio Comune di domicilio?&#8221;.  Non credo sia così complicato dal punto di vista organizzativo, specie per il referendum ove vi è un unico quesito che è sempre lo stesso ovunque ci si trovi a votare (Nord, Centro e Sud).</p>
<p>Agli Italiani all&#8217;Estero è sempre consentito di votare, per cui non vedo perché non si possa fare anche con i Fuori Sede che vivono in Italia. Francamente, mi sembra un paradosso.</p>
<p>Sono molto meravigliato, in negativo, che non si parli mai di questa questione, salvo poi lamentarsi a posteriori, in generale, della bassa affluenza scaricando il motivo sugli elettori che sono disaffezionati alla politica. Molti andrebbero a votare, ma non sono messi nelle condizioni di poterlo fare.</p>
<p>Vorrei un Suo parere in merito e, se possibile, di dibattere della questione con i politici ospiti delle Sue trasmissioni affinché dalle prossime elezioni sia possibile consentire di votare al di fuori del proprio comune di residenza.</p>
<p>Grazie per la cortese attenzione.</p>
<p>Maurizio Bove, 18 marzo 2026</p>
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		<title>Caro  Porro, ti racconto una storia di tributaria che non può essere ignorata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Accertamento iniziale oltre 500.000 euro nato da una fattura poi stornata e mai pagata: oggi il caso è davanti alla Cassazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ti-racconto-una-storia-di-tributaria-che-non-puo-essere-ignorata/">Caro  Porro, ti racconto una storia di tributaria che non può essere ignorata</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Nicola, sono un c<strong>ommercialista di Milano</strong> e ti scrivo perché condivido molte delle tue posizioni soprattutto sul tema giustizia. Il dibattito si concentra quasi sempre sul penale giustamente, viste le conseguenze sulla libertà personale, ma<strong> si trascura la giustizia tributaria,</strong> dove spesso vengono avanzate pretese fiscali infondate e sproporzionate che, pur non incidendo sulla libertà, hanno <strong>impatti economici e personali</strong> tutt&#8217;altro che indolori.</p>
<p>Ti porto un caso concreto, <strong>accertamento iniziale oltre 500.000 euro, ridotto in contraddittorio a 180.000</strong>, a fronte di una posizione che dalla documentazione risulterebbe addirittura a credito. La pretesa nasce dal coinvolgimento indiretto dell&#8217;azienda in verifiche su un fornitore terzo, fattura ricevuta, poi stornata con nota di credito e mai pagata, circostanza riconosciuta dalla stessa Agenzia. Nonostante ciò, l&#8217;Ufficio ha esteso il controllo all&#8217;intera contabilità 2014: su 640 fatture passive, 332 con descrizioni analoghe, ne sono state contestate 46, escluse dai costi senza criteri coerenti.</p>
<p>In appello, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Lazio ha ribaltato <strong>la sentenza favorevole al contribuente</strong>, fondando la decisione sulla presunta genericità delle fatture. <strong>L&#8217;Agenzia ha inoltre introdotto nuovi elementi</strong>, richiamando avvisi di accertamento verso terzi indicati solo per numero, senza produrre i documenti, per giustificare esclusioni a campione, e il Collegio ne ha tenuto conto.</p>
<p>È stato ignorato il vizio centrale dell&#8217;accertamento: disparità di trattamento tra fatture identiche e assenza di criteri trasparenti, con evidente compressione del diritto di difesa. (il relatore era la PM di Roma Giammaria Antonia, quella dei dossieraggi&#8230;che di tributario a mio avviso ci prende poco!!). <strong>Siamo ora in Cassazione.</strong></p>
<p>Questo è solo uno dei casi che ho seguito, molti altri non arrivano nemmeno a giudizio perché, su importi più contenuti, i contribuenti preferiscono chiudere in contraddittorio riducendo la pretesa pur non dovendo nulla.<strong> Credo sia un tema che meriterebbe attenzione</strong>. Se ti interessa approfondire, posso condividere documentazione verificabile. Grazie e scusa se sono stato un po&#8217; lungo e complimenti per la trasmissione e per “La Zuppa”.</p>
<p>Paolo Porta, 14 marzo 2026</p>
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		<title>Caro Porro, ti racconto il calvario di mio figlio per votare al referendum sulla giustizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 17:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[referendum costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[riforma della giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli italiani nel mondo sono celebrati nei discorsi ufficiali, ma dimenticati quando si tratta di diritti </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gent. Dr. Porro, mi rivolgo a Lei per denunciare una realtà, che forse non tutti sanno: capita infatti che<strong> il diritto di voto per corrispondenza dei cittadini italiani</strong> residenti all&#8217;estero<strong> venga spesso negato</strong>, nonostante sia tutelato dalla Costituzione Italiana.</p>
<p>Ad esempio mio figlio, <strong>iscritto regolarmente all&#8217;A.I.R.E. e residente a New York da diversi anni,</strong> come in precedenza anche ora non riuscirà a votare in occasione del prossimo Referendum del 22 e 23 marzo 2026, semplicemente per non aver ricevuto dal Consolato Italiano il plico elettorale, che per legge deve essere spedito quasi un mese prima della data del voto in Italia.</p>
<p><strong>Sollecitare il Consolato al riguardo è risultato essere tempo perso.</strong> Come mio figlio, anche diversi suoi amici vivono la medesima esperienza. Sembra infatti che i plichi elettorali vengano spesso venduti o utilizzati furtivamente da estranei, attuando veri e propri &#8220;brogli elettorali&#8221;.</p>
<p>All&#8217;inizio di quest&#8217;anno si accennava ad un provvedimento governativo che consentisse il voto non più per corrispondenza, ma di persona presso <strong>il Consolato Italiano di competenza,</strong> così come peraltro avviene per cittadini di altre nazioni, ma anche questa volta si è trattato di una speranza delusa.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione e Buon Lavoro.</p>
<p>Massimo Domenici, 5 marzo 2026</p>
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		<title>Caro Porro, chiudiamo Glovo e Deliveroo? I rider torneranno in nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 10:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[deliveroo]]></category>
		<category><![CDATA[Glovo]]></category>
		<category><![CDATA[rider]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immaginiamo lo scenario nel quale Glovo e Deliveroo decidono di seguire Uber Eats ed escono dal mercato Italiano, cosa succede?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-chiudiamo-glovo-e-deliveroo-i-rider-torneranno-in-nero/">Caro Porro, chiudiamo Glovo e Deliveroo? I rider torneranno in nero</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/rider-glovo-e-deliveroo-i-magistrati-vogliono-imporci-il-loro-stato-etico/" target="_blank" rel="noopener">ho appena letto l&#8217;articolo sui rider e mi chiedo se effettivamente, come scrive Claudio Romiti, &#8220;Tertium non datur&#8221;</a>, perché purtroppo il &#8220;tertium&#8221; esiste ed è tutto a danno dei rider.</p>
<p>Immaginiamo lo scenario nel quale <strong>Glovo</strong> o <strong>Deliveroo</strong> decidono di seguire Uber Eats ed escono dal mercato Italiano, cosa succede? Le opzioni sono due: una poco credibile che prevede lo stop alle consegne a domicilio, nel quale i rider rimangono senza lavoro, il secondo più probabile è il ritorno alla frammentazione con ogni locale che gestisce le proprie consegne con propri rider che, probabilmente, <strong>pagherà in nero</strong>. Oltre alla mancanza di garanzie che è l&#8217;aspetto più importante, per i rider diminuisce il reddito visto che ha un solo &#8220;cliente&#8221; invece di una moltitudine aggregata in un consolidatore.</p>
<p>Insomma quella che sembra una difesa dei diritti diventa solo un modo per penalizzare questi lavoratori ed i consumatori. È triste vedere come per <strong>interessi corporativi,</strong> si va a far del male ad una fascia così ampia di popolazione ed è ancora più triste che personaggi pubblici usino il palco di Sanremo per perorare questa causa, senza possibilità di contraddittorio.</p>
<p>Un vostro assiduo lettore<br />
Alessandro</p>
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		<item>
		<title>Caro Porro, altro che aiuti: così lo Stato rende la vita impossibile alle piccole Partite IVA</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-altro-che-aiuti-cosi-lo-stato-rende-la-vita-impossibile-alle-piccole-partite-iva/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 17:46:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[partita iva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il corto circuito della riscossione che paralizza chi prova a mettersi in regola</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, Le scrivo con una domanda che non mi fa dormire la notte: è<strong> giusto bloccare il conto corrente</strong> a una piccola partita IVA prima ancora che possa iniziare a pagare la rateizzazione concordata?</p>
<p>Mia moglie è una lavoratrice autonoma conto terzi.<strong> Non è un evasore,</strong> non ha nascosto capitali, non ha spostato fondi all’estero. <strong>Ha dichiarato tutto.</strong> Negli anni 2019–2021, con il crollo del lavoro, ha dovuto scegliere tra pagare le imposte arretrate o garantire alla famiglia il necessario per vivere.</p>
<p>Oggi, <strong>pur avendo aderito a una rateizzazione,</strong> si è vista bloccare il conto corrente prima della scadenza della prima rata. Senza la possibilità concreta di organizzarsi. <strong>Significa non poter fare carburante per lavorare,</strong> non poter pagare le utenze, non poter fare la spesa.</p>
<p>Alla richiesta di spiegazioni è stato risposto che <strong>avvisare prima permetterebbe di spostare i soldi.</strong> Ma qui non parliamo di milioni, parliamo di poche migliaia di euro e di una micro-attività che vive di liquidità quotidiana.</p>
<p>Il punto è semplice: <strong>se si impedisce a una persona di lavorare, come farà a pagare?</strong></p>
<p><strong>Le piccole partite IVA</strong> si trovano oggi schiacciate tra tasse arretrate e imposte correnti, con meccanismi di riscossione che rischiano di essere più punitivi che risolutivi.</p>
<p>Non è una polemica ideologica. <strong>È una richiesta di buon senso economico e umano</strong>.</p>
<p>Forse sarebbe il caso di aprire un dibattito pubblico su questo paradosso: <strong>recuperare crediti sì,</strong> ma senza spegnere chi sta cercando di restare in piedi.</p>
<p>Cordiali saluti,</p>
<p>Renato Di Leone</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Porro, abyssus abyssum invocat. Ecco la verità sul concorso notarile</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-abyssus-abyssum-invocat-ecco-la-verita-sul-concorso-notarile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 12:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[Notaio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Irregolarità, tempi biblici e selezione che non premia i migliori: perché il concorso va ripensato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-abyssus-abyssum-invocat-ecco-la-verita-sul-concorso-notarile/">Caro Porro, abyssus abyssum invocat. Ecco la verità sul concorso notarile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, <strong>ho partecipato al concorso notarile tenutosi nel novembre del 2024</strong> i risultati del quale sono stati pubblicati a febbraio 2026.</p>
<p>Pochi giorni dopo, <strong>la stampa ha reso noto il contenuto di un documento contenente un elenco di Santi</strong> associati ad alcuni candidati. Non voglio esprimermi in merito a questa vicenda, ancora da chiarire, né sulla polemica che riguardò la formazione di questa commissione di concorso per la quale rimando al contributo <em>Se mantieni la calma quando tutti intorno a te hanno perso la testa, probabilmente non hai capito il problema.</em> Lettera al Presidente Biino e al notaio Miceli apparso su Federnotizie in data<strong> 13 novembre 2024.</strong></p>
<p>Ritengo però siano maturi i tempi per una<strong> riflessione sull’accesso al notariato,</strong> data l’importanza della figura del notaio per il corretto funzionamento del nostro sistema economico in generale, anche se qui posso limitarmi solo ad alcune considerazioni vaghe e, soprattutto, molto schematiche. L’importante è che non si accantoni il discorso in ordine all’accesso al notariato.</p>
<p>In prima battuta devo con rammarico constatare <strong>una mancanza di serietà nello svolgimento delle prove scritte</strong> del concorso: ho visto interi capannelli di candidati parlare costantemente tra loro, sia in bagno che al proprio posto, risolvendo in gruppo le problematiche sollevate dalle prove concorsuali.</p>
<p>Il servizio d’ordine su questo aspetto specifico dovrebbe essere intransigente e procedere <strong>all’espulsione immediata dei candidati</strong> colti a scambiarsi informazioni.</p>
<p>Frequentando delle scuole notarili, <strong>poco alla volta conosci le persone che siederanno vicino a te a Roma,</strong> visto che i posti sono assegnati in ordine alfabetico, e questo consente una migliore comunicazione durante le giornate concorsuali.</p>
<p>Peraltro proprio <strong>alcune scuole incentivano la formazione di gruppi di conoscenti,</strong> arrivando ad organizzare delle simulazioni di concorso durante le quali si simula, appunto, anche il momento in cui si andrà in bagno con il proprio vicino di banco per potersi esercitare a parlare senza essere visti dal servizio d’ordine.</p>
<p>Consapevole delle difficoltà logistiche della seguente proposta, il problema potrebbe essere in parte arginato disponendo<strong> i candidati a concorso non in ordine alfabetico</strong> ma in modo del tutto casuale.</p>
<p>Passando poi ad una rapida rassegna di quelli che a mio avviso sono i sempiterni problemi strutturali della selezione dei notai, <strong>devo evidenziare quanto segue.</strong></p>
<p>In primo luogo, <strong>il concorso non si celebra ogni anno</strong>, ma mediamente ogni diciotto mesi ed in più i risultati delle prove scritte si fanno attendere tendenzialmente per più di un anno (per dare un’idea delle tempistiche, si allega qui sotto una tabella relativa alle ultime annate). <strong>A febbraio 2026</strong> stiamo discutendo di un concorso svoltosi nel novembre del 2024 e questo accade ad ogni tornata concorsuale: inizi a sentirti un po’ come il tenente Drogo…</p>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/?attachment_id=305605" rel="attachment wp-att-305605"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-305605" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/Nadalini-Abyssus-Tabella.png" alt="Nadalini-Abyssus-Tabella" width="648" height="849" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/Nadalini-Abyssus-Tabella.png 648w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/Nadalini-Abyssus-Tabella-229x300.png 229w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/Nadalini-Abyssus-Tabella-360x472.png 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/Nadalini-Abyssus-Tabella-500x655.png 500w" sizes="(max-width: 648px) 100vw, 648px" /></a></p>
<p>Tempistiche così dilatate costituiscono un oggettivo sbarramento per i candidati meno abbienti: non tutti possono permettersi di dedicare anni essenzialmente ad attendere le prove di un concorso.<strong> Non è solo una questione di giustizia sociale</strong>, è altresì un problema per il notariato stesso che ha tutto l’interesse a selezionare i candidati migliori, a prescindere dalle proprie possibilità economiche, perché, parafrasando un discorso tratto da “Ratatouille” (sublime film d’animazione!) “non tutti possono diventare un grande notaio, ma un grande notaio può celarsi in chiunque”. <strong>Il fatto di non assegnare tutti i posti a concorso</strong> non costituisce, invece, un problema.</p>
<p>In secondo luogo, <strong>il concorso è estremamente aleatorio</strong>. Le tracce infatti vengono scritte la mattina stessa delle prove e questo per evitare che il loro contenuto sia diffuso prima delle prove. La conseguenza di ciò è che spesso le richieste sono ambigue e due soluzioni diverse, seppur giuridicamente fondate, possono portare ad esisti diversi in sede di correzione.</p>
<p>In terzo luogo, devo rilevare che i candidati più preparati potrebbero rischiare maggiormente di non superare le prove concorsuali, <strong>per tutta una serie di meccanismi che non posso qui sviscerare.</strong></p>
<p>Mi limito solo a riportare lo stralcio del contributo apparso su Federnotizie in data 30 aprile 2024 dal titolo Concorso: organizzazione, tracce e correzione.<strong> È tutto da rifare</strong> per il quale “Spesso vari vincitori hanno un livello di preparazione teorica più basso, non di poco, di altri candidati che non vengono promossi una o più volte. La ragione si rinviene, solitamente, nel fatto che tali vincitori hanno seguito negli elaborati la via della mediocrità, optando per soluzioni che non sono errate, ma che non mettono nemmeno in luce il loro effettivo livello di competenza e conoscenza dei problemi affrontati; <strong>un concorso che dovrebbe premiare l’eccellenza</strong> non può preferire chi non prende posizione su un problema rispetto a chi la prende, motivando adeguatamente, solo perché quella adottata da quest’ultimo non era “la soluzione della commissione&#8221;.</p>
<p>Il fatto è che il concorso attualmente <strong>tende a privilegiare i candidati che “studiano” per soluzioni</strong> – epigoni, forse ignari, di Bacone, Francesco, si intende, non Ruggero – e non quelli che studiano per principî e categorie.</p>
<p>Questo potrebbe <strong>creare non pochi problemi al futuro notaio</strong> che, rischiando di non avere una preparazione giuridica solida (e questo diversamente da chi vinceva il concorso in tempi più remoti), non sarà in grado di gestire problemi complessi.</p>
<p><strong>Se studi matematica studiando non delle regole ma delle soluzioni,</strong> per essere veramente preparato dovresti studiare tutte le soluzioni possibili, ma esse sono infinite, come peraltro probabilmente sono infiniti i numeri che sperano il numero 1 dal numero 2 ed il passaggio dal primo al secondo è possibile solo grazie a delle astrazioni concettuali.</p>
<p>Peraltro<strong> indurre una regola da un caso particolare è epistemologicamente sbagliato</strong> nel nostro campo. Se parlassimo di fisica – e già il seguente discorso forse non varrebbe per tutte le sue branche, si pensi alla fisica teorica pura &#8211; potremmo ammettere l’esistenza di regole già scritte nella natura delle cose e così il singolo evento potrebbe essere manifestazione di una regola data.</p>
<p><strong>Il diritto però non è già scritto nella natura delle cose.</strong> Esso è piuttosto una ragione artificiale ed i singoli fatti quotidiani non racchiudono in sé delle regole che consentano di passare dal particolare al generale. Il singolo evento è muto e buio ed assume un valore giuridico solo quando è irradiato da una regola giuridica che non è indotta dalla prassi, ma è dedotta dalla teoria.</p>
<p>La gravità non esiste perché qualcuno ne ha codificato la regola, ma qualcuno ne ha codificato la regola perché esiste; un fatto è invece giuridicamente rilevante solo perché qualcuno, con una regola posta a priori, dice che così deve essere. <strong>Questo per dire che è necessariamente sbagliata l’idea</strong> per cui, nel nostro campo, si impara facendo: prima si impara e poi si fa! Tutte cose abbastanza note e ovvie.</p>
<p>In quarto luogo, si deve <strong>porre attenzione nella scelta dei membri della commissione di concorso</strong> e non ho motivo di credere che ciò non sia stato fatto. Solo i migliori – con un percorso professionale coerente con le materie oggetto delle prove – possono selezionare i migliori, diversamente varrebbe il Salmo che recita <strong>“Abyssus abyssum invocat”. </strong></p>
<p>Ovviamente i fenomeni sono un caso a parte e rischiano di non essere intercettati da una procedura selettiva pubblica – che è ontologicamente <strong>la glorificazione teoretica della medietà</strong>, non voglio dire mediocrità perché è un termine connotato negativamente, mentre il senso del mio discorso è qui un altro – e comunque dovrebbero investire il loro tempo nel mondo accademico, per il bene collettivo, evitando la contingenza della prassi.</p>
<p><strong>Questo in un mondo ideale.</strong> Per i membri notai il discorso andrebbe sviluppato: infatti, se in esercizio, i notai hanno oggettivi problemi a prendere parte ininterrottamente alle sedute di correzione e questo concorre ad allungare i tempi di correzione.</p>
<p>Quanto qui evidenziato <strong>è noto a tutti coloro che gravitano attorno al mondo notarile</strong> e da tempo si discute in ordine alla modifica delle modalità di accesso, senza che si sia giunti a delle soluzioni concrete. Volendo concludere questo brevissimo contributo in termini propositivi, sintetizzo quella che a mio avviso sarebbe la riforma ideale del concorso (ideale rispetto alle due finalità qui poste: tempi rapidi e preparazione teorica solida), lasciando sempre una prova selettiva da <strong>“dentro o fuori subito”,</strong> ma si potrebbe, e sarebbe certo opportuno, ragionare anche su percorsi di selezione più graduale, sostanzialmente a step.</p>
<p><strong>Le prove dovrebbero rimanere tre da strutturare però nel modo seguente.</strong> Una prima prova di otto ore di sola teoria (per intenderci, come avviene a magistratura), con due o tre domande aperte, possibilmente da scrivere a computer. <strong>Una seconda prova di diritto civile della durata di sette ore</strong> che preveda la stesura dell’atto e la sua motivazione facendo riferimento, in motivazione, alle questioni fiscali relative alla traccia. Una terza prova estratta a sorte tra atto di diritto commerciale ed atto di ultima volontà della durata di sei ore che preveda la stesura dell’atto e la sua motivazione (senza riferimenti a problemi fiscali).</p>
<p>Volendo a tutti costi mantenere le tre prove pratiche, la prova teorica pura potrebbe essere semplicemente aggiunta alle altre tre, come qui immaginate. Segue poi l’orale. Q<strong>uanto proposto concorre a garantire una preparazione giuridica reale</strong> e non meramente casistica.</p>
<p>Per velocizzare poi le procedure di correzione si dovrebbe procedere come segue. Viene corretta inizialmente solo la prova teorica di tutti i candidati nell’arco di <strong>una manciata di mesi</strong> e vengono pubblicati subito i risultati di detta correzione.</p>
<p>Si procede poi con <strong>la correzione delle prove pratiche dei soli candidati che hanno superato la prova teorica.</strong> In questo modo i tempi sarebbero sicuramente ridotti: gli esclusi alla prova teorica lo saprebbero nell’arco di pochi mesi, mentre per gli ammessi alla correzione delle prove pratiche si tratterebbe di attendere qualche altro mese, avendo però ridotto drasticamente il numero di candidati le cui prove devono essere corrette. <strong>La composizione della commissione durante i tre momenti potrebbe poi variare.</strong> Questo in estrema sintesi.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ti-segnalo-un-fatto-gravissimo-lombra-dellatto-nullo-sul-concorso-notarile/" target="_blank" rel="noopener">Caro Porro, ti segnalo un fatto gravissimo: l’ombra dell’atto nullo sul concorso notarile</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-concorso-da-notaio-coi-santi-per-i-raccomandati-ti-svelo-un-segreto/" target="_blank" rel="noopener">Caro Porro, il concorso da notaio coi “santi” per i “raccomandati”? Ti svelo un segreto</a></li>
</ul>
<p><strong>Alcuni storceranno il naso davanti ad una proposta di riforma arrivata da un candidato,</strong> il nostro è pur sempre il Paese in cui non conta cosa si dice, ma chi lo dice. Peccato che la Verità prescinda dalla sua fonte, dalla quale si limita a ruscellare, e sia tale in sé e per sé.</p>
<p>In ogni caso, a conferma della centralità della preparazione teorica e non casistica, ricordo che già <strong>Aristotele</strong> diceva “Noi crediamo di non conoscere nulla se prima non abbiamo posto il perché di ciascuna cosa”; non proprio il primo che passa e sicuramente non un candidato al concorso, almeno fino a quando non lo faranno Santo e potremo allora trovare Sant’Aristotele vicino al nome del candidato corretto nel giorno della sua ricorrenza. <strong>Con buona pace dei baconiani,</strong> notai o aspiranti tali.</p>
<p><strong>“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”,</strong> mi pare dicesse Tancredi; io non voglio che cambi tutto, ma qualcosa, almeno, sì.</p>
<p>Edoardo Nadalini,</p>
<p><em><strong>Lettera pubblicata dall&#8217;Istituto Bruno Leoni:</strong></em> <a href="https://www.leoniblog.it/lettera-aperta-sul-concorso-notarile/" target="_blank" rel="noopener nofollow">https://www.leoniblog.it/lettera-aperta-sul-concorso-notarile/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-abyssus-abyssum-invocat-ecco-la-verita-sul-concorso-notarile/">Caro Porro, abyssus abyssum invocat. Ecco la verità sul concorso notarile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Caro Porro, il prof Schettini mi sta sulle balle. Ma ha detto una verità (liberale) sulla scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 14:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fisico youtuber e l'ospitata a Sanremo tra le polemiche su contenuti culturali "da mettere sul mercato". Noi lo difendiamo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-prof-schettini-mi-sta-sulle-balle-ma-ha-detto-una-verita-liberale-sulla-scuola/">Caro Porro, il prof Schettini mi sta sulle balle. Ma ha detto una verità (liberale) sulla scuola</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, chi ti scrive è <strong>uno &#8220;zuppista&#8221; della prima ora</strong>. Lascio perdere i convenevoli, ma ti sono realmente grato per il servizio che rendi ogni giorno: essere zuppisti è uno <em>state of mind</em>, un esercizio quotidiano di apertura mentale che, con la mole di contenuti che produci, è diventato quasi un secondo lavoro. Ma ne vale la pena!</p>
<p>Ti scrivo perché vorrei sottoporti una riflessione sulla &#8220;shitstorm&#8221; (licenza millennial 39enne, permettimelo) che ha travolto <strong>Vincenzo Schettini</strong>, il prof Youtuber.</p>
<p>Premessa doverosa: il personaggio mi è sempre stato sulle palle. Non digerisco quel suo entusiasmo perennemente ostentato, <strong>quel sorriso che trovo forzato</strong> e quel<em> politically correct</em> sull&#8217;inclusività che ormai ha stufato. Per non parlare del ciuffo da bimbominkia (aridaje con sto millennial) e della spettacolarizzazione della cattedra.</p>
<p>Eppure, bisogna dargli atto di un enorme merito: Schettini ha intercettato, prima di tanti altri, <strong>il linguaggio dei nuovi studenti</strong>. È stato un visionario in una platea di mummie. In una scuola italiana ferma a cinquant&#8217;anni fa, spesso ridotta a un centro di indottrinamento statalista e anticapitalista, Schettini ha rotto il sistema.<br />
Il punto di rottura è arrivato con una sua recente intervista (qui sotto il video).</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=308&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1227460266162819%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="308" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Schettini ha fatto un ragionamento moderno, quasi banale <strong>nella sua logica liberale</strong>: ha detto che l&#8217;insegnamento cambierà, che i docenti saranno professionisti anche part-time e che i loro contenuti culturali, se di valore, possono e devono poter essere <strong>venduti sul mercato</strong>. Apriti cielo. Per un liberale, sentire parlare di un sapere non più sussidiato esclusivamente dallo Stato spendaccione, ma validato dal mercato, è come volare sognando il sistema tra nuvole a forma dei voucher del mitico Milton Friedman.</p>
<p>Ma la verità, si sa, offende. Il &#8220;giornale manettaro&#8221; per eccellenza (che evito di citare per non alimentare la loro nota propensione alla querela facile) ha scatenato una polemica… selvaggia! <strong>Sono spuntate denunce di ex alunni su presunti voti di scambio in cambio di visualizzazioni</strong> (che poi, fosse anche vero, sarebbe solo un modo creativo per spingere i ragazzi a seguire la lezione) e colleghi pronti a infangarlo. Colleghi che magari lavorano in istituti che hanno visto impennare le iscrizioni proprio grazie alla visibilità mediatica di Schettini.<br />
La rete, meravigliosa rete, è questa: ti dà una visibilità esagerata e un attimo dopo ti getta nel fango. È il prezzo del successo, bellezza!</p>
<p>Torno al punto: Schettini continua a non starmi simpatico, ma proprio per questo <strong>lo difendo</strong>. Da liberale e libertario, difendo il principio. Lo abbiamo fatto con la Ferragni, lo abbiamo fatto con Sala (che considero il peggior sindaco di Milano): <strong>il garantismo e la libertà economica</strong> valgono per gli amici, ma soprattutto per i &#8220;nemici&#8221;. È il garantismo…sacro garantismo!</p>
<p>Abbasso la scuola vecchia, statalista e polverosa. Viva il merito, viva il mercato e, per quanto mi costi dirlo&#8230; viva Schettini.<br />
VIVA LA LIBERTÀ!</p>
<p>Angelo Margarito, 27 febbraio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-prof-schettini-mi-sta-sulle-balle-ma-ha-detto-una-verita-liberale-sulla-scuola/">Caro Porro, il prof Schettini mi sta sulle balle. Ma ha detto una verità (liberale) sulla scuola</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Caro Porro, ti segnalo un fatto gravissimo: l’ombra dell’atto nullo sul concorso notarile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 15:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una candidata solleva interrogativi su criteri, coerenza e parità di trattamento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ti-segnalo-un-fatto-gravissimo-lombra-dellatto-nullo-sul-concorso-notarile/">Caro Porro, ti segnalo un fatto gravissimo: l’ombra dell’atto nullo sul concorso notarile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Signor Porro, la ringrazio per l’attenzione che lei e i media state dedicando alla questione del <strong>concorso notarile</strong> e <strong>al file Excel pubblicato sulla RUN</strong> e poi rimosso. Il timore mio, e di molti praticanti, è che tutta la vicenda venga fatta passare in sordina e insabbiata.</p>
<p>Pensi che <strong>nemmeno le scuole notarili</strong> (con l’eccezione di una o due), alle quali ogni anno sborsiamo migliaia di euro, <strong>si sono espresse</strong> pubblicamente sulla questione.</p>
<p>Sono anch’io una <strong>concorsista</strong> e mi ritrovo pienamente nella lettera che lei ha ricevuto. Le chiedo gentilmente di garantirmi l’anonimato, per non ostacolare ulteriormente un percorso già estremamente complesso e difficile.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-concorso-da-notaio-coi-santi-per-i-raccomandati-ti-svelo-un-segreto/" target="_blank" rel="noopener">Caro Porro, il concorso da notaio coi “santi” per i “raccomandati”? Ti svelo un segreto</a></li>
</ul>
<p>Vorrei però aggiungere un fatto che è passato quasi inosservato ma che, a mio avviso, è gravissimo. In una pagina del file Excel che le allego compare la dicitura: <strong>“San Filippo Neri – Atto nullo”.</strong></p>
<p>Un atto nullo è inidoneo a produrre effetti fin dall’ origine e, in base ai principi del concorso notarile, dovrebbe<strong> comportare la non idoneità.</strong></p>
<p>Nella vita professionale, la ricezione di un atto minifestamente nullo integra una grave violazione <strong>dell’articolo. 28 della legge notarile,</strong> e comporta delle sanzioni disciplinari anche molto severe, fino alla sospensione e, nei casi più gravi, la destituzione.</p>
<p>Sembrerebbe dunque che, <strong>mentre chi non ha “Santi in paradiso” venga bocciato </strong>per motivi spesso discutibili, qualcuno – forse protetto – possa superare il concorso anche in presenza di una nullità.</p>
<p>La ringrazio ancora per l’attenzione e per il lavoro che sta svolgendo.</p>
<p>Cordiali saluti,</p>
<p>Una concorsista</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-ti-segnalo-un-fatto-gravissimo-lombra-dellatto-nullo-sul-concorso-notarile/">Caro Porro, ti segnalo un fatto gravissimo: l’ombra dell’atto nullo sul concorso notarile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Porro, il concorso da notaio coi “santi” per i “raccomandati”? Ti svelo un segreto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-concorso-da-notaio-coi-santi-per-i-raccomandati-ti-svelo-un-segreto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 12:15:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=304405</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sul sito del Consiglio nazionale spunta un documento con strani commenti a fianco dei candidati. In questi giorni previsto l'orale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-concorso-da-notaio-coi-santi-per-i-raccomandati-ti-svelo-un-segreto/">Caro Porro, il concorso da notaio coi “santi” per i “raccomandati”? Ti svelo un segreto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro, ho quasi 35 anni, sto dedicando anni di studio a questa professione ed al <strong>concorso</strong> da <strong>notaio,</strong> sacrificando anche la vita familiare, e sono una dei tanti <strong>candidati</strong> che purtroppo non ha passato gli scritti e che a giugno dovrà rifare nuovamente il concorso notarile, un concorso che dovrebbe essere meritocratico, selettivo con il quale viene istituto il soggetto per eccellenza “super Partes” il Notaio.</p>
<p>Attualmente lavoro da 5 anni presso un <strong>Notaio,</strong> e credo che in questi anni abbia appresso molto della professione, anche se non si finirà mai di studiare e di imparare.</p>
<p>Come tutti i concorsi, ho sempre pensato che ci fosse <strong>qualche soggetto raccomandat</strong>o, ma che comunque per la maggior parte fosse effettivamente meritocratico; tuttavia ho iniziato ad avere i miei dubbi con il concorso sostenuto nel 2022. Dopo l’esito della graduatoria degli scritti, avendo potuto visionare gli elaborati corretti ed il verbale, ho provato solo molta amarezza.</p>
<p>In primis perché ovviamente si possono fare errori, ma che<strong> la commissione considera tutti gravemente insufficienti</strong> ed allora sorge la domanda spontanea “se c’è un voto minimo ed un voto massimo, con quale criterio si giudicano gli elaborati? Quale può considerarsi un errore minimo?”, ma soprattutto amarezza perché hanno segnalato errori che non c’erano, dimostrando che l’elaborato ad un certo punto non è stato più letto o segnalato errori in formule notarili che uso quotidianamente nel mio lavoro, ed anche qui sorge spontanea la domanda “allora il notaio presso il quale lavoro, stipula atti nulli?” Eppure sono 27 anni che fa questa professione. Oppure altri errori che in alcuni casi non sono stati considerati tali per altri candidati che poi hanno superato il concorso.</p>
<p>A suo tempo <strong>ho preferito non fare ricorso solo per rassegnazione</strong>, perché ero una goccia in mezzo al mare, Don Chisciotte contro i mulini a vento e per paura promuovendo un ricorso, avrebbero potuto bocciarmi agli altri scritti o all’orale e per paura di pregiudicarmi i prossimi concorsi.</p>
<p>Il concorso del 2024 l’ho affrontato un po’ amareggiata e rassegnata visto, il precedente ma comunque l’ho sostenuto.</p>
<p>Il 18 febbraio quando sono usciti i risultati <strong>ho notato subito qualcosa di strano,</strong> una graduatoria non normale come le solite, ma non capivo così come non capiva il notaio dove lavoro.</p>
<p>Leggere<strong> i nomi dei santi che sono palesemente nomi in codice per soggetti raccomandati</strong>, e non voglio immaginare la raccomandazione ricevuta dal candidato chiamato “Papa”, o del “graziato al commerciale”, altro palesemente soggetto che non avrebbe passato il concorso in altre occasioni o ai commenti “secondo Astone é carina” o “per me è uomo e per lei è donna”, lasciano solo l’amaro in bocca dove ancora una volta si dimostra che se non si hanno le “giuste conoscenze” non si va avanti.</p>
<p>E allora la domanda è <strong>perché loro devono fare l’orale</strong>? Perché devono diventare notaio soggetti che palesemente hanno superato gli scritti solo per raccomandazione?</p>
<p>Un concorso che dovrebbe essere rivisto profondamente, a partire dal limite di consegne così come ai criteri di correzione, ai lunghissimi tempi di attesa. Infatti noi candidati dobbiamo consegnare tre elaborati, però se la commissione reputa anche solo un elaborato non sufficiente, gli altri non vengono corretti, e perché? <strong>Perché io devo consegnare tre elaborati, ma la commissione non li corregge</strong>? Non ho diritto di sapere se ho sbagliato tutti e tre o solo alcuni di questi? E’ un diritto mio e di chi come me studia anni, fa sacrifici anche con le proprie famiglie, passa le tre giornate intere infernali fino a tarda sera ad elaborare le tracce per poi cosa per non essere neanche corrette o se corrette neanche lette come dovrebbero.</p>
<p>Se davvero la politica ed il <strong>Ministero della Giustizia</strong> vuole dimostrare che il concorso notarile sia un concorso meritocratico e selettivo dovrebbe fare qualcosa, annullare lo stesso e far ripetere lo stesso ai soggetti ad oggi ammessi agli orali! Punire i soggetti in commissione che sono palesemente soggetti non in grado di poter esercitare le professioni nobili che ricoprono.</p>
<p>A dimostrazione di quanto scritto, vi allego il file incriminato e scaricato dal CNN prima che venisse rimosso unitamente ai miei verbali, specie quello del 2022 nel quale ho trovato errori che non vi erano.</p>
<p><strong>Chiedo la cortesia dell’anonimato</strong> per i motivi espressi sopra dovendo sostenere nuovamente a giugno il concorso e per paura di pregiudicare lo stesso.</p>
<p>Sicuramente la presente mail non verrà letta o presa in considerazione, ma credo che sia giusto che qualcuno dica qualcosa specie in virtù di quanto accaduto.</p>
<p>L’occasione è gradita per porgere i miei migliori saluti.</p>
<p>Lettera firmata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-il-concorso-da-notaio-coi-santi-per-i-raccomandati-ti-svelo-un-segreto/">Caro Porro, il concorso da notaio coi “santi” per i “raccomandati”? Ti svelo un segreto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Olimpiadi, queste immagini in diretta la Rai non ve le ha mostrate</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/olimpiadi-queste-immagini-in-diretta-la-rai-non-ve-le-ha-mostrate/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/olimpiadi-queste-immagini-in-diretta-la-rai-non-ve-le-ha-mostrate/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 06:57:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[la posta dei lettori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=304373</guid>

					<description><![CDATA[<p>A pochi passi dall’Arena di Verona blindata per la cerimonia olimpica, il lungadige resta sommerso dai rifiuti e il sindaco rimane muto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/olimpiadi-queste-immagini-in-diretta-la-rai-non-ve-le-ha-mostrate/">Olimpiadi, queste immagini in diretta la Rai non ve le ha mostrate</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Porro,</p>
<p>a due giorni esatti dalla <strong>cerimonia di chiusura delle Olimpiadi nell&#8217;Arena di Verona,</strong> a 700 metri in linea d&#8217;aria da Piazza Brà (che è stata blindata come una base militare e interdetta, assieme alle vie adiacenti, a tutte quelle persone che non sono in possesso dello &#8220;yellow pass&#8221;), mentre tutti gli amministratori locali si beano dello stupendo biglietto da visita che l&#8217;evento costituirà per la città scaligera, le foto allegate mostrano <strong>la realtà delle condizioni in cui versa purtroppo il lungadige</strong> all&#8217;altezza di Via Rigaste di San Zeno.</p>
<p><strong>Dalla quantità di rifiuti è palese che la situazione versa così da giorni</strong>, se non settimane. La causa? Ho notato quasi sempre la presenza sui parapetti di uno delle più incantevoli passeggiate della città di gruppi di <strong>extracomunitari di 1° e 2° generazione</strong> che nel pomeriggio-sera bivaccano ubriacandosi e &#8220;fumando&#8221; di tutto, gettando poi in Adige ogni tipo di rifiuto.</p>
<p>Poi si sa <strong>maleducazione &#8220;chiama&#8221; altra maleducazione</strong>.</p>
<p>Dove sta l&#8217;<strong>Amministrazione locale che dovrebbe vigilare, intervenire,</strong> punire e almeno ripulire? Forse si attende la prossima piena del fiume che faciliti il lavoro e porti via tutto?</p>
<p>Mai visto una cosa del genere in tutta la mia vita nella mia amata città. <strong>Bel biglietto da visita ai turisti,</strong> soprattutto stranieri. Complimenti.</p>
<p>Davide Avesani</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-304377" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-1-300x225.jpg" alt="Verona 1" width="536" height="402" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-1-300x225.jpg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-1-768x576.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-1-360x270.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-1-720x540.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-1-500x375.jpg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-1.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px" /></p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-304378" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-2-225x300.jpg" alt="Verona 3" width="417" height="556" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-2-225x300.jpg 225w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-2-768x1024.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-2-1152x1536.jpg 1152w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-2-360x480.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-2-720x960.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-2-500x667.jpg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/02/verona-2.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 417px) 100vw, 417px" /></p>
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		<title>Caro Porro, in nome della laicità stiamo cancellando la nostra identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La Posta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 17:08:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La posta dei lettori]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una Messa scolastica annullata e una domanda che non mi dà pace: per tutelare tutti stiamo rinunciando alle nostre radici cristiane?</p>
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<div dir="ltr">
<p>Caro Porro,</p>
<p>C’è un momento in cui, <strong>da madre,</strong> ti accorgi che non stai discutendo di un’uscita scolastica. Stai discutendo di identità. La scuola di mio figlio aveva organizzato, in occasione del Mercoledì delle Ceneri, <strong>la partecipazione alla Messa.</strong> Una tradizione semplice, radicata nella storia della nostra comunità. Un momento che per molti rappresenta fede, per altri cultura, per altri ancora solo appartenenza.</p>
<p>È bastata l’obiezione di un genitore per annullare tutto. La motivazione? <strong>La laicità della scuola. </strong>Ma quale laicità stiamo difendendo<strong>, se per proteggerla finiamo per rinunciare a ciò che siamo?</strong> Quando la neutralità si trasforma in cancellazione, non stiamo più tutelando qualcuno: stiamo impoverendo tutti. La scuola pubblica è – giustamente – laica. La laicità tutela chi non crede, chi crede diversamente, chi non vuole partecipare. <strong>È un presidio di libertà.</strong> Ma la libertà non dovrebbe mai diventare uno strumento per rimuovere ogni espressione della cultura maggioritaria, soprattutto quando questa non impone nulla, ma semplicemente si propone.</p>
<p>Vivo in un piccolo paese, quello che affettuosamente chiamo <strong>il mio “piccolo mondo antico”.</strong> Ho sempre pensato che qui, più che nei grandi centri dove molte tradizioni si sono già dissolte, saremmo riusciti a custodire con maggiore forza la nostra identità culturale e religiosa. Non per chiuderci, non per escludere, ma per non perdere ciò che ci ha formato. L’Italia – piaccia o no – ha oltre millecinquecento anni di storia intrecciata con il cristianesimo. L’arte che studiamo nei libri, la filosofia che ha fondato l’idea di persona, il concetto stesso di dignità umana,<strong> i valori di solidarietà e libertà</strong> che sostengono la società liberale: tutto questo è cresciuto dentro quella tradizione.</p>
<p>Raccontarlo non significa fare catechismo. Significa fare cultura. Mi domando: <strong>l’istruzione non dovrebbe anche abbracciare queste dimensioni?</strong> Non dovrebbe aiutare i nostri figli a comprendere le radici storiche e spirituali del Paese in cui vivono? La cosa che più mi ferisce non è la decisione in sé. È il messaggio che passa. Come lo spiego a mio figlio che non andrà a Messa con i suoi compagni perché “la legge tutela la minoranza e non la maggioranza”? Come gli spiego che, <strong>per non urtare qualcuno,</strong> abbiamo preferito cancellare tutto invece di trovare una soluzione che rispettasse tutti?</p>
<p><strong>La tutela della minoranza è un pilastro della democrazia.</strong> Ma una democrazia matura non funziona per sottrazione continua. Funziona per equilibrio. Funziona quando si protegge chi non vuole partecipare, senza negare a chi vuole farlo la possibilità di vivere un momento condiviso. Qui non si trattava di obbligare nessuno. <strong>Si poteva prevedere un’attività alternativa.</strong> Si poteva scegliere il dialogo. Si poteva insegnare ai bambini che convivere significa rispettare, non eliminare.</p>
<p>Invece abbiamo scelto la via più semplice: <strong>annullare</strong>. Così facendo, però, la laicità diventa uno scudo dietro cui si nasconde la paura del confronto. E <strong>quando la scuola rinuncia a educare alla complessità,</strong> perdiamo tutti. Perdiamo un’occasione di insegnare cosa sia davvero il pluralismo. <strong>Perdiamo un pezzo della nostra memoria collettiva.</strong> Perdiamo la possibilità di spiegare ai nostri figli che identità e rispetto possono coesistere.</p>
<p>Io continuo a credere nel <strong>dialogo tra scuola e famiglia</strong>. Continuo a credere che la scuola debba formare cittadini liberi, non individui culturalmente neutri. Perché la neutralità assoluta non esiste: esiste solo il rischio di svuotare tutto di significato. E una scuola che smette di raccontare <strong>le proprie radici,</strong> prima o poi, smette anche di trasmettere valori.</p>
<p>Firmato: Una mamma del “piccolo mondo antico”</p>
</div>
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