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	<title>Società</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Jul 2026 15:21:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<item>
		<title>Mentre il mondo si arma, l&#8217;Europa pensa ai culi delle atlete</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/mentre-il-mondo-si-arma-leuropa-pensa-ai-culi-delle-atlete/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 16:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due notizie, una sola conclusione: Bruxelles ha completamente perso il senso delle priorità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mentre-il-mondo-si-arma-leuropa-pensa-ai-culi-delle-atlete/">Mentre il mondo si arma, l&#8217;Europa pensa ai culi delle atlete</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non prendetevela con <strong>Trump</strong> se disprezza l’Europa. America e Cina si sfidano su tutto, il riarmo non è una opzione ma una necessità (e chi lo contesta fa il gioco di dittatori e invasori) per la semplicissima ragione che oggi più che nel secolo scorso tutto è a rischio e tutto è da difendere.</p>
<p>Le strutture complesse della logistica, della distribuzione, della comunicazione, i data, le nervature telematiche e informatiche, difesa, ovvero “<strong>riarmo</strong>”, è concetto da intendere nella sua perennità, la tecnologia supera costantemente se stessa, l’obsolescenza è contemporanea dell’innovazione, <strong>l’Intelligenza Artificiale di oggi,</strong> domani è già antiquata e la IA può salvare come fare danni incalcolabili più di dieci, cento bombardamenti.</p>
<p>America e Cina lo sanno, la Russia (che nessun neutralista e antiriarmista critica mai anche se riserva alla sua difesa aggressiva un multiplo delle riserve europee) lo sa, l’Europa non lo sa. <strong>Non se ne cura.</strong> L’Europa è la fabbrica di regolamenti del pianeta, un organismo maligno che fa della burocrazia la sua metastasi, un’erba cattiva che copre tutto, un’erba tossica, di censura tossica, di malizia demente.</p>
<p>L’ultima sapete qual è? <strong>Inibire le riprese delle atlete nelle competizioni sportive,</strong> cioè “desessualizzarle”, vecchio pallino del woke deviato, maniaco e maniacale. Qualcuno, là dentro, si è messo in testa che i telespettatori si eccitano a guardare le sportive come dal buco della serratura, che è proprio da malati, e così ha deciso di emanare “nuove linee guida per una copertura mediatica rispettosa”.</p>
<p><strong>Ecco la UE in purezza</strong>. Una entità malsana che, in ritardo su tutto, distratta su tutto, tranne le tangenti, convinta che sarà sempre l’esecrata America a garantirle il kindergarden permanente (i contribuenti americani finanziano la nostra pace e in cambio ricevono disprezzo, accuse, odio in quantità industriale), si incanaglisce a spiare le fessure delle saltatrici o corridore. Manco il Vaticano degli anni ‘60 con le Kessler.</p>
<p>Manco <strong>i regimi più dispostici come la Corea del Nord</strong> o l’Iran che piace tanto alle flotillere. Dice un direttore di EBU Sport, che sarebbe l’utilissimo organismo televisivo europeo, il dipartimento della diffusione a Bruxelles: ci impegniamo a valorizzare lo sport femminile su un piano di parità. Cioè a defemminilizzare le femmine allo stesso modo in cui si procede a svirilizzare i maschi. Tutti uguali. Senza sesso. Senza appeal. Indistinguibili.</p>
<p>Che c’è di male nel notare una bella atleta e nel decidere che è bella, attraente, sexy, solo il dio dei balordi europei lo sa. Però, badate bene, qui non è per niente ma proprio per niente questione di rispetto o, Dio li perdoni, di <strong>“elevare lo standard delle riprese televisive”:</strong> è tutto il contrario, si tratta di rendere ogni competizione un frigorifero, una noia di ghiaccio, il grigiore sovietico o talebano fuori dal tempo ma in un’epoca di sessualizzazione esasperata.</p>
<p>Ma, come sempre, tutto dipende dalla prospettiva ovvero da chi fa cosa. Se Elodie, in fama, chissà poi perché, di compagna lesbopal, sguazza in una tinozza strusciandosi contro un palo, o una bandiera palestinese tra le gambe, davanti a cinquantamila persone, nessuno ci trova niente di sbagliato e men che meno l’Unione televisiva Europea; se una s’impenna con l’asta a sei metri, bisogna oscurare la ripresa dell’inguine che svolazza. Eh certo,<strong> sai le pippe a vedere quelle del beach volley in posizione di ricezione.</strong></p>
<p>Ha un senso, questa aberrazione? Ce l’ha ma bisogna cercarlo, trovarlo lontano dalle formule gesuitiche o farisaiche dei mammasantissima europei. Ciò a cui si punta effettivamente è <strong>desessualizzare</strong> tutti partendo dallo sport; e bisogna abolire le differenze genetiche perché Imane Khelif, cacciata dalla porta della genetica, possa rientrare dalla finestra del conformismo onirico. Si usano i mutandoni per smutandare, per castrare.</p>
<p>Si vuol dipingere gli atleti e le atlete come dei bambolotti, <strong>Barbie e Ken,</strong> che sotto non hanno niente, solo plastica liscia. Ma gli sportivi, uomini, donne, non sono bambole così come maschi non sono femmine. Non tutti possono partorire, avere le mestruazioni, andare in menopausa. I maschi non possono proprio. Possono provarci fin che vogliono: non possono. E le signorine possono segarsi via le tette, attaccarsi protesi di carne dove vogliono: niente da fare.</p>
<p>Ma, come diceva <strong>Hegel</strong> (subito adottato dai comunisti): se i fatti non si adeguano alla teoria, tanto peggio per i fatti. Quindi bisogna rieducare i bambini, abituarli a una improbabile promiscuità, alla distorsione nell’autopercezione, già dall’età di tre anni: anche questi sono programmi europei, e sono spaventosi, sono demoniaci.</p>
<p><strong>“Salvaguardare la professionalità e la dignità delle donne nello sport”</strong>? È tutto il contrario, se a una donna, una atleta, togli la sua personalità, la amputi della dignità. Se la defemminilizzi anche solo mediaticamente, le manchi di ogni rispetto, le togli identità, perfino individualità.</p>
<p>È una trovata per mortificarle, le donne, <strong>è lo stesso delirio fanatico dell’islamico</strong> che le donne, stimate meno delle bestie da lavoro o da alimento, le vuole coperte di tappeti e le ammazza se si sciolgono i capelli perché, essendo figlie del demonio, finiscono per confondere l’uomo, il musulmano. Un delirio bigotto quello dell’Europa televisiva? Sì, ma un delirio calcolato, finalizzato. Non la malizia nell’occhio di chi vede, ma in quello di chi viene accecato.</p>
<p>E a noi europei va benissimo farci sfondare gli occhi. <strong>Non prendetevela con Trump se ci disprezza.</strong> Prendetevela con voi stessi, con noi stessi se preferite. Gli americani, nel loro compatimento, ci vanno perfino teneri.</p>
<p>Max del Papa, 17 luglio 2026</p>
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		<title>Il bimbo non è &#8220;perfetto&#8221;, la madre surrogata non vuole abortire: coppia gay le fa causa per 600mila euro</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-bimbo-non-e-perfetto-la-madre-surrogata-non-vuole-abortire-coppia-gay-le-fa-causa-per-600mila-euro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 13:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[utero in affitto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La richiesta di risarcimento avanzata dalla coppia committente riapre il confronto su maternità surrogata, diritti della gestante e tutela del nascituro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-bimbo-non-e-perfetto-la-madre-surrogata-non-vuole-abortire-coppia-gay-le-fa-causa-per-600mila-euro/">Il bimbo non è &#8220;perfetto&#8221;, la madre surrogata non vuole abortire: coppia gay le fa causa per 600mila euro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un caso recente dal Canada illumina con cruda evidenza la natura profondamente inumana della maternità surrogata, una pratica che nemmeno i<strong>l più autentico spirito liberale e libertario</strong> dovrebbe avallare.</p>
<p>La vicenda: una coppia gay canadese ha citato in giudizio la madre surrogata che aveva portato in grembo il loro figlio (loro?), chiedendo un risarcimento di <strong>circa 600 mila dollari.</strong> Il motivo? Il feto presentava una malformazione congenita labiopalatoschisi (volgarmente detto labbro leporino, una problematica ormai ampiamente risolvibile attraverso un intervento chirurgico): la coppia aveva dunque <strong>chiesto l’aborto,</strong> ma la donna si era rifiutata dopo ulteriori accertamenti che confermavano una condizione compatibile con una vita più che dignitosa.</p>
<p>Il bambino è nato e oggi la coppia accusa la surrogata di averli tenuti all’oscuro, causando loro “forte stress”. Praticamente un bimbo viene trattato alla stregua di un elettrodomestico che, arrivando a casa lievemente danneggiato, <strong>legittima i proprietari a richiedere un cambio o un rimborso.</strong></p>
<p><strong>Siamo al baratro dell’umano</strong>. Peraltro in Canada la legge proibisce espressamente il pagamento alla madre surrogata: la gestazione deve essere altruistica, con un rimborso soltanto delle spese documentate. Pagare per un bambino è reato, punibile con multe salatissime o peggio con il carcere.</p>
<p>Eppure, nella pratica, il meccanismo è identico a una transazione commerciale. Si seleziona una donna come contenitore, si impiantano embrioni creati in laboratorio, si monitora il prodotto e, se non risponde agli standard di perfezione attesi, si pretende di scartarlo e si chiede persino un lauto risarcimento. <strong>Letteralmente come al mercato</strong>: si tocca, e se c’è un difetto si butta via. Solo che qui non si tratta di una mela ammaccata, ma di un essere umano.</p>
<p>Questo episodio è l’ennesima dimostrazione di quanto questa pratica <strong>sia un abominio vero e proprio.</strong> La madre surrogata non è e non sarà mai una semplice portatrice: cede letteralmente il suo corpo, essendo ridotta a incubatrice a noleggio.</p>
<p>Quando rifiuta di abortire, esercitando un diritto elementare sulla vita che porta in grembo, viene trascinata in tribunale. I committenti, che si erano detti pronti ad accogliere il bambino dopo rassicurazioni mediche, ora pretendono <strong>danni per lo stress emotivo.</strong></p>
<p>La donna, dal canto suo, ha chiesto invece<strong> il rimborso delle spese sostenute,</strong> finendo sola con un neonato che i genitori “intenzionali” (anche questo, un paradosso: come possono due genitori essere “intenzionali” attraverso un corpo non loro?) sembravano pronti a rifiutare.</p>
<p>Dunque, benché <strong>in Canada legalmente non si possa pagare un bimbo,</strong> questa rimane evidentemente una brutta storia di soldi davanti al miracolo di una nuova vita. L’evidenza empirica che anche dove la legge vieta il compenso esplicito, la dinamica rimane quella di una compravendita.</p>
<p>Le coppie pagano agenzie, cliniche, viaggi, embrioni. La donna offre il proprio utero e la propria salute in cambio di un rimborso. E il bene scambiato è il bambino stesso. <strong>Ma come può essere un figlio paragonabile a un servizio?</strong> La possibilità di “ordinare” un bambino e pretendere di eliminarlo se imperfetto trasforma la procreazione in un atto inqualificabile.</p>
<p>E infatti è stata proprio la madre a salvare il bambino e a scegliere di non abortire. <strong>Si spera per innato istinto di protezione materna</strong> e non perché altrimenti, come in un qualsiasi procedimento industriale, abortendo avrebbe dovuto ricominciare tutto da capo… Chi ha ancora un briciolo di umanità non potrà mai arrendersi alla seconda ipotesi.</p>
<p>Certamente <strong>l’utero in affitto,</strong> sebbene nel tempo edulcorato e smussato attraverso l’utilizzo di parole più dolci come “gestazione per altri”, rimane uno squallore disumano, soprattutto per la donna che nella pratica viene equiparata a una fattoria su gambe. Eppure le femministe tacciono o peggio concordano e promuovono questa pratica. <strong>Per quale ragione?</strong></p>
<p>Alessandro Bonelli, 16 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-bimbo-non-e-perfetto-la-madre-surrogata-non-vuole-abortire-coppia-gay-le-fa-causa-per-600mila-euro/">Il bimbo non è &#8220;perfetto&#8221;, la madre surrogata non vuole abortire: coppia gay le fa causa per 600mila euro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Hai capito l&#8217;islam? Crociera Lgbt, drag queen e gay a bordo: vietato lo sbarco in Egitto e Turchia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/hai-capito-lislam-crociera-lgbt-drag-queen-e-gay-a-bordo-vietato-lo-sbarco-in-egitto-e-turchia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Dardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 16:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per Turchia e Egitto i turisti gay e transessuali non sono bene accetti: contrastano con la morale del Paese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hai-capito-lislam-crociera-lgbt-drag-queen-e-gay-a-bordo-vietato-lo-sbarco-in-egitto-e-turchia/">Hai capito l&#8217;islam? Crociera Lgbt, drag queen e gay a bordo: vietato lo sbarco in Egitto e Turchia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nome è tutto un programma, i passeggeri un super-programma. E l’idea di averli in giro per le strade magari con abiti sgargianti, o ancora peggio, evidenziando le loro tendenze e scelte di tipo sessuale o familiare, davanti a una moschea… non ci è voluta una riunione del Parlamento o un lungo confronto: per le Autorità turche e per quelle egiziane, la <strong>“Scarlet Lady”,</strong> una nave passeggeri impegnata nel Mediterraneo in una di quelle che vengono chiamate crociere a tema, le acque territoriali di Egitto e Turchia, e ovviamente  nei porti di questi Paesi, sono vietati, verboten, off limits. Motivazione<strong>: i 1900 passeggeri LGBTQ</strong>, che la nave trasporta in gita turistica “rappresentano una minaccia per la società turca” – come esplicitato senza mezzi termini dal governo di Ankara, mentre l’Egitto si è “limitato” a ordinare un dietrofront senza spiegazioni dall’ingresso nel porto di Alexandria.</p>
<p>A pochi giorni dall’ultima manifestazione e dall’ultimo gay pride che ha visto garrire al vento una a fianco all’altra le bandiere della pace, con quelle immancabili della Palestina, ma persino con quelle dell’Iran, la scelta dei governi dei due Paesi considerati fra i più moderati e occidentalizzati del <strong>Medio Oriente</strong>, qualche interrogativo dovrebbe porlo.</p>
<p>Un sottile rivolo di dubbi fra chi si batte per per lesbiche, gay, bisessuali e transgender e i dettami dell’Islam, anche non radicale, dovrebbe scorrere fra un carro e l’altro del prossimo gay pride. Specie fra quelli che affiancano l’annientamento di Israele (Stato dell’Apartheid) alla libertà sessuale senza se e senza ma.</p>
<p>E forse una considerazione ulteriore andrebbe fatta sulla legittima, in casa loro, rigidità religiosa di Egitto e Turchia, con la grande e conclamata vocazione turistica di questi due Paesi che spinte dalle onde del mare, accettano solo famiglie tradizionali. Mille anni luce certo, dalle impiccagioni degli omosessuali a Teheran e a Gaza, ma comunque un segnale non trascurabile.</p>
<p>L’aspetto curioso della vicenda della “Scarlet Lady” nave proiettata verso il futuro libero della società occidentale, alla quale è stato vietato anche dare fondo alle ancora davanti alla <strong>spiaggia turca di Kusadasi</strong>, è  la totale, se non sporadica e occasionale, assenza di reazioni, al primo caso evidente di turismo per sesso corretto e di ingresso a Santa Sofia o nella spianata di Giza, concesso solo a chi si comporta nel rispetto del Corano.</p>
<p>Il tour di 11 giorni della nave era stato organizzato dalla società Atlantis in collaborazione con Virgin Voyages, rivolgendosi a <strong>uomini gay.</strong> Il programma pubblicizza spettacoli di <strong>drag queen a bordo e la possibilità di visitare locali gay </strong>in città come Istanbul e Atene.</p>
<p>Negli ultimi anni le autorità turche hanno intensificato la pressione sulle comunità LGBTQ, vietando gli eventi del Pride e chiudendo associazioni che ne difendono i diritti. In Egitto, secondo l&#8217;ultimo rapporto annuale riproposto da Bloomberg di Human Rights Watch, le autorità «utilizzano disposizioni vaghe e abusive del codice penale» per incarcerare persone LGBTQ.</p>
<p>Bruno Dardani, 14 luglio 2024</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hai-capito-lislam-crociera-lgbt-drag-queen-e-gay-a-bordo-vietato-lo-sbarco-in-egitto-e-turchia/">Hai capito l&#8217;islam? Crociera Lgbt, drag queen e gay a bordo: vietato lo sbarco in Egitto e Turchia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La tesi accogliente era falsa. Il rapporto Ue: &#8220;I migranti non ci salveranno dalla denatalità&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-rapporto-ue-distrugge-le-tesi-di-schleinco-i-migranti-non-ci-salveranno-dalla-denatalita/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-rapporto-ue-distrugge-le-tesi-di-schleinco-i-migranti-non-ci-salveranno-dalla-denatalita/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:35:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È da sempre lo slogan della sinistra: gli stranieri vanno accolti perché siamo una popolazione destinata a morire. Tutto falso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-rapporto-ue-distrugge-le-tesi-di-schleinco-i-migranti-non-ci-salveranno-dalla-denatalita/">La tesi accogliente era falsa. Il rapporto Ue: &#8220;I migranti non ci salveranno dalla denatalità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo dai dettagli locali, che solo chi ci vive conosce e gli altri non sospettano o non se ne curano. Nella periferia milanese che ancora respira il vento convulso della metropoli, a Pioltello, uno dei centri maggiori della “cintura”, sorge un Polo Sanitario Maggioni tra i più grandi e rinomati dell’hinterland est, una eccellenza della sanità pubblica/privata, l’Auxologico dall’imponente poliambulatorio specialistico: quando uno entra, trova la sala delle accettazioni come un hotel, ambiente confortevole, lindo, luminoso, aerato (anche in modo condizionato, bando alla pace), personale sollecito nello sbrigare le prenotazioni riducendo attese, sfoltendo file. Qui però si capisce anche come mai le liste di attesa nel servizio sanitario nazionale e nel privato convenzionato sono di mesi e di anni: <strong>l’utenza è composta per il 50/60% da immigrati</strong>, per lo più extracomunitari, in aumento esponenziale, che fatto utilizzano la maggior parte delle prestazioni a spese della collettività. Situazione insostenibile che i milanesi continuano a sostenere. Per riconoscenza, a pochi minuti dal polo sanitario, nella moschea con annessa madrassa la fratellanza musulmana <strong>predica l’applicazione della sharia contro gli infedeli</strong>. Può una metropoli, una regione, un Paese reggersi secondo simili squilibri? A quanto pare può, non si sa fino a quando, ma può.</p>
<p>Adesso la notizia ufficiale, <a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/07/14/rapporto-ue-i-nuovi-migranti-non-compenseranno-il-declino-demografico_3aef3242-cfe6-4b9e-8162-5f0407cf4f34.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">nella forma anodina di un lancio <em>Ansa</em></a>. “Secondo le ultime proiezioni, l&#8217;Ue continuerà ad attrarre migranti. Tuttavia, anche <strong>una migrazione sostenuta dovrebbe essere insufficiente a compensare completamente il declino naturale della popolazione derivante dalla bassa fertilità</strong>. La migrazione può rallentare il ritmo dell&#8217;invecchiamento della popolazione, ma non può modificarne la traiettoria. La migrazione verso l&#8217;Europa influisce sulla dimensione della popolazione, ma non sulla struttura per età della popolazione nel lungo periodo. È quanto emerge dal terzo Rapporto sulla trasformazione demografica pubblicato oggi dalla Commissione europea. Delle tre principali componenti demografiche, ovvero fertilità, mortalità e migrazione, la migrazione è la componente più volatile, mentre le altre due tendenze sono in movimento e stabili. Le tendenze migratorie possono cambiare più rapidamente, come abbiamo visto anche durante la pandemia di Covid-19, quando la migrazione si è effettivamente fermata. A<strong>nche i figli dei migranti adottano i modelli di fertilità del paese ospitante</strong> e, nel corso delle generazioni, vediamo che i modelli di fertilità dei migranti convergono con gli stessi modelli demografici del paese ospitante. E le ultime proiezioni demografiche di Eurostat indicano che l&#8217;Ue dovrebbe perdere, in media, 1,2 milioni di persone in età lavorativa, ovvero nella fascia d&#8217;età compresa tra i 15 e i 60 anni, per ogni anno tra il 2025 e il 2050; nello scenario senza migrazione, la diminuzione annuale sarebbe di 2,4 milioni di persone”.</p>
<p>Viva la completezza dell’informazione, ma per la decifrazione bastano due parole due: <strong>“i migranti ci salveranno dalla denatalità” era peggio di una minchiata</strong>, era la propaganda più bugiarda della narrazione woke di sinistra. Il che si spiega perfettamente non tanto coi flussi demografici quanto con la natura umana: a riprodursi forsennatamente sono i popoli arretrati nei Paesi più poveri, appena una realtà sociale arriva a un seppur moderato benessere, si fa i suoi calcoli e preferisce goderselo, quello straccio di buon vivere civile. Il che implica certo egoismo sociale che induce a frenare nella proliferazione. <strong>Questo succede a tutte le latitudini e in tutti i colori</strong>, ché davvero l’uomo è lo stesso in tutte le sue sfumature e, come aveva capito Marx, sai la scoperta, si differenzia solo per le condizioni economiche. Ovvero si omogeneizza raggiungendole: chi arriva a star bene, chi scopre la douce de vivre, vuole mantenerla e nessuno più si sogna di fottersela facendo dieci figli: l’Islam di conquista si moltiplica in un’ottica predatoria, martirologica, ma arrivato a un certo livello anche quello si ferma. Però non ce la si può cavare aspettando che questi si civilizzino tramite il consumismo, perché sono processi lunghi, rallentati dal fanatismo e il problema sono le conseguenze dell’avere elevato milioni di disperati a un livello accettabile, sì, ma al prezzo di lasciar sprofondare gli indigeni, i nativi: ecco perché all’inizio citavo il caso dell’Auxologico di Pioltello. <strong>Anche qui, sfrondando le dotte dissertazioni economiciste</strong>, ce la possiamo cavare in due parole: la coperta è corta, nessun pranzo è gratis.</p>
<p>Lo hanno capito, lo stando capendo i Paesi del nord Europa, sciaguratamente generosi, che cominciano a segar via l’allucinante <strong>welfare etnico</strong> e <strong>razzistico;</strong> non lo vogliamo capire noi con in pancia un Vaticano scriteriato, se non demenziale. Ma perfino il giornale dei vescovi, Avvenire, pochi giorni fa sparava una notizia impensabile per dei preti cattolici: “I costi invisibili di un figlio: 24mila euro all’anno”. Rincarando in occhiello: “La nascita di un figlio rappresenta spesso una delle maggiori cause di povertà”. Se non era un incitamento empio, blasfemo al controllo delle nascite, poco ci mancava, e va bene che questo attuale è un clero cattoislamocomunista filo Hamas, ma la dice anche lunga di certo <strong>realismo sociale:</strong> perfino i preti rinnegano il provvidenzialismo mistico e dicono, signori, regolatevi che non ce la si fa più, a maggior ragione dopo 30 anni di accoglienza spericolata.</p>
<p>Riassumendo: <strong>i sacri migranti non arrestano il calo demografico</strong> dei locali, neppure per meticciato, e tanto meno “ci pagano le pensioni”: il saldo della previdenze è passivo in proporzione decupla. Allora che ci portano? Beh, tante cose: il maranzato, la sharia, la jihad, la criminalità a prato basso, la brutalizzazione sociale, la nuova civiltà delle spose bambine e delle donne velate. Cose che finanziamo noialtri “cani e maiali”, abituando gli eletti a pretenderle. Ma niente paura, bisogna ragionare con loro, confrontarsi sul campo largo, ascoltare le loro ragioni, chiamare al limite i vigili, ma solo dopo e senza fretta, no alla giustizia privata, si vergogni e <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-quale-pestaggio-del-migrante-il-video-va-visto-intero-dico-io-la-verita-sul-militante-di-vannacci/" target="_blank" rel="noopener">la paghi cara il giustiziere vanitoso di San Benedetto, razza di vannacciano che non è altro</a>. Invece i maranza, i teppisti climatici, i flotilleri sono schivi, loro, non si riprendono mai quando scatenano le loro balordaggini. Non si riprendono e, soprattutto, non li riprende nessuno.</p>
<p>Max Del Papa, 14 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-rapporto-ue-distrugge-le-tesi-di-schleinco-i-migranti-non-ci-salveranno-dalla-denatalita/">La tesi accogliente era falsa. Il rapporto Ue: &#8220;I migranti non ci salveranno dalla denatalità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il dramma dei radical chic “sfrattati” dai turisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Spaziani Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 17:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[affitti brevi]]></category>
		<category><![CDATA[case]]></category>
		<category><![CDATA[radical chic]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La denuncia di chi lascia il centro storico tra B&#038;B, visitatori e perché soffrono della città affollata </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui abbiamo Jacopo Mastrangelo costretto al &#8220;trasloco dalla casa su una delle piazze più belle del mondo, dove ha vissuto l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, ai Parioli, a causa del mancato rinnovo del contratto d&#8217;affitto&#8221;.</p>
<p>Ascoltiamo il suo grido di dolore: &#8220;Purtroppo dobbiamo lasciare l&#8217;appartamento, ormai qui è un&#8217;invasione di affitti brevi e B&amp;B. Durante il Covid la natura si era ripresa i suoi spazi, l&#8217;erba affiorava dai sampietrini. Ora è difficile non solo parcheggiare, ma perfino farsi largo fra i turisti&#8221;.</p>
<p>Grazie al Corriere della sera di Roma per aver sposato questa nobile causa. Nessuno deve essere lasciato indietro: tutti devono avere diritto a una terrazza su Piazza Navona, possibilmente lasciando la piazza libera dai turisti per consentire allo Jacopo di turno di godersela appieno.</p>
<p>Giorgio Spaziani Testa, 12 luglio 2026</p>
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		<title>Questa qui dice di soffrire di ecoansia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 15:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalisti]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[ecoansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un video surreale racconta meglio di mille convegni la deriva emotiva del catastrofismo verde: meno dati, più gesti, virgolette e psicodrammi sull'ecoansia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una entità, una cert* Diletta qualcosa in fama di attivista climatista, che pare un ibrido tra la fata Turchina di Pinocchio e Pinocchio “col vestitino di carta colorata” che dice delle cose allucinanti a proposito dei <strong>cambiamenti climatici</strong> che personalmente avverte prima in guisa di catastrofi percepite in virtù dell’<strong>ecoansia</strong> che l’avvolge da cui sogni quotidiani legati al collasso eco-climatico con la giornata permeata di inondazioni che però non tornano nella realtà per cui è questione di sacrificio mentale. Questo sicuramente.</p>
<p>Con grande gesticolar di virgolette, sapete le virgolette mimate con le dita come tutti quelli che non hanno neanche un’idea, neanche confusa, ma solo confusione nella testa da fata rosina. Però in piena convinzione, soddifazione di sé, della propria nebbia climatica, genderistica, propal, ah come come sono attivista, divulgatista, ah che percettività, e guardate che vestitino climatico, cioè io sento le cose come scientificamente accade solo che come le persone umane vivono il collasso eco-climatico non è collegato con quello che vive individualmente la Fatina Pinocchietta, virgolette virgolette, cioè bisogna decidere se accordarsi, virgolette virgolette ditine ditine, col proprio mondo interiore, virgolette ditine, o col mondo esteriore ditine virgolette. Ecco. Ma queste entità, magari la notte, prima di dormire, non è che gli viene un pensiero, un rimorso, tanto per citare il Nanni Moretti di “Caro Diario” dopo aver letto la recensione di “Harry pioggia di sangue”, quella dei “cappelli deliranti”.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F2853668665013604%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ecco. Io ho praticamente sbobinato il vocale, parola per parola. Perché “il mondo esterno non va coi nostri stessi ritmi e quindi bisogna decidere di base con chi dissociare”. Sì, io un’idea ce l’avrei, anzi direi che se si tratta di dissociarsi, siamo già un pezzo avanti. Missione compiuta. Fa un po’ spavento, ma che volete, <strong>ormai il livello generale è questo</strong>, dappertutto, per ogni cosa e a maggior ragione per il clima, che di suo sarebbe una scienza complicatissima, con delle costanti, delle leggi matematiche tipo lavagna di Einstein, invece com’è bello ridurre tutto alla peristalsi. Del resto lo dicevano le nonne, se mi fa male un callo, arriva il temporale, se mi sento disturbare chi sa che sta per arrivare. Però vuoi mettere la Pinocchia Fatina ecoansiosa con le sue allucinazioni in streaming su Instagram: alla fine del suo lucidissimo intervento, si alza, si dà una sistemata al vestitino di carta colorata ed esce dall’inquadratura: è andata a mangiarsi la merendina, pane e zibibbo e insalata di cavoli “con l’olio e con l’aceto”.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-politica/eco-ansia-frutto-di-un-deliberato-terrorismo-climatico/">Eco-ansia? Frutto di un deliberato terrorismo climatico</a></li>
</ul>
<p>Ve la ricordate la indimenticabile canzone di Pinocchio della mia amica Carla Vistarini: “Pinocchio ma dove vai Pinocchio ma cosa fai Pinocchio la fantasia è solo una bugia”. O una climateria, nel senso del climaterio. A questo punto, il minimo che può succedere è che <strong>venga arruolata da Alleanza Verdi Sinistra</strong>, ditine, virgoline, in virtù della competenza assodata. Tanto “è solo una bugia”. Ecco, qui sta il dilemma di questi tempi di intelligenza molto artificiale e psicagogia molto, o poco, naturale, insomma, per farla breve: questi <strong>ci sono o ci fanno</strong>? Vivono effettivamente prede della loro nebbia esistenziale o mettono in scena una dissociazione lucidissima nelle finalità ultime, che poi son sempre quelle, il mantenimento a vita, la paraculaggine premiata?</p>
<p>Il collasso eco-climatico. L’ecoansia profetica. I sogni quotidiani. Le inondazioni che non ci sono però ci sono perché è sacrificio mentale. <strong>“Ah io sono permeata di fiumi e inondazioni”</strong>. E giù gesticolazioni, quelle mani che si agitano inseguendo mondi, come la Mina più conturbante, ma voi che ne sapete se non siete boomers, e daje con le virgolette, ditine, figurazioni, pantomime, ammiccamenti, caporegista, vadooo? Vadi, fatina, vadi, ma… un po’ più al centro! Perché dall’altra parte c’è pure qualche ignoto che ha filmato il tutto. Ah, quasi mi dimenticavo il meglio: la didascalia che illustra l’intervento è squisitamente in tema con la dimensione dissociativa, sentite che roba: “Durante l&#8217;estate si moltiplicano le notizie su ondate di caldo estremo, incendi, alluvioni e altri eventi climatici sempre più intensi. L&#8217;esposizione continua a queste informazioni, insieme all&#8217;insufficienza delle politiche messe in campo per affrontare la crisi climatica, può alimentare quella che viene definita ecoansia: una paura cronica e persistente legata al cambiamento climatico. Secondo l&#8217;American Psychological Association (APA), non si tratta di una malattia, ma di una reazione emotiva e adattativa al degrado ambientale e al riscaldamento globale. Può manifestarsi con tristezza, senso di impotenza e, nei casi più intensi, insonnia e altri disturbi fisici. Ne abbiamo parlato con Diletta Bellotti, attivista e punto di riferimento nella lotta alle agromafie”.</p>
<p>Ed è tutto serio, badate bene, tremendamente serio, nessun sentore di ironia. Ci fosse stata, sarebbe un capolavoro dell’umorismo satirico alla Raimondo Vianello; siccome non c’è, <strong>è un capolavoro dell’horror</strong> perché gente così, che scrive queste cose, è veramente capace delle efferatezze più inimmaginabili. Altro che Henry pioggia di sangue. Ma forse siamo noi boomer che non cogliamo il rigore scientifico, la logica formale, induttiva, deduttiva, attiva, riflessiva, mediopassiva, la fantasia che è solo una bugia, la cifra attivistica tale che il nostro Franco Battaglia può solo fargli una pippa a una entità così. A proposito: attivista d’accordo, abbiamo capito, ditine, virgolette: ma con l’apostrofo o senza?</p>
<p>Max Del Papa, 8 luglio 2026</p>
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		<title>Diffidate dalle vignette artificiali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beppe Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Fantin]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>
		<category><![CDATA[vignetta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti considerano (erroneamente) la satira il fortino della sinistra, un mestiere che rischia di morire con l'avvento dell'AI</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche anno fa avevo proposto la mia collaborazione come vignettista satirico a diversi quotidiani di centrodestra. Molti non risposero affatto: silenzio stampa, silenzio di redazione, silenzio cosmico. Probabilmente la mail è ancora lì, sospesa tra una newsletter e una promozione sui materassi. Altri, più loquaci, mi fecero sapere che <strong>“le vignette le usa la sinistra”</strong>, come se fossero un prodotto biologico con etichetta DOP e certificazione ideologica. Mancava solo il bollino “coltivato a mano in ambiente progressista”.</p>
<p><strong>Poi, all’improvviso, l’illuminazione:</strong> la folgorazione sulla via dell’algoritmo. Gli stessi giornali hanno scoperto la meraviglia dell’<strong>intelligenza artificiale</strong>: una vignetta a colori ogni mattina, fresca di server, perfettamente innocua, perfettamente addomesticata e soprattutto priva di quell’elemento fastidioso chiamato autore. Perché il problema, si sa, non è la satira. È il satirico. La satira non l’hanno rivalutata. Hanno rivalutato il fatto che non costa, non discute, non ha opinioni e, dettaglio non trascurabile, non osa chiedere di essere pagata a fine mese. Un collaboratore ideale: non sciopera, non protesta, non pensa.</p>
<p>E così oggi, dopo anni passati a spiegarmi che “la vignetta è roba da sinistra”, aprono la prima pagina con immagini che sembrano satira ma sono soltanto rendering: con la stessa carica eversiva di un volantino del supermercato e la stessa capacità di disturbare di una camomilla. In fondo mi hanno insegnato una grande verità: <strong>la satira non è né di destra né di sinistra</strong>. È semplicemente di chi non ha paura che un disegno dica la verità. E a quanto pare, per alcuni, l’unico autore abbastanza rassicurante… è un server. Non sbaglia mai tono, non esagera, non morde. Al massimo, graffia come un gattino educato.</p>
<p>Per fortuna, nel mio percorso ho incontrato anche chi crede ancora nell’arte e, soprattutto, sa riconoscere il valore del lavoro fatto a mano. <strong>Nicola Porro</strong> pubblica le mie vignette disegnate come una volta: bozza a matita, inchiostrazione con pennarello nero, e poi pennello e acquerello per dare vita all’illustrazione. Io continuo a credere che ogni vignetta sia un piccolo atto artigianale, quasi ostinato: <strong>ogni tratto è scelto, ogni pennellata è pensata</strong>. E sì, magari imperfetta. Ma almeno viva. Perché il valore aggiunto, alla fine, è proprio quello: avere ancora qualcosa da dire. Non solo da generare.</p>
<p>Grazie quindi a Nicola Porro e al programma <em>Quarta Repubblica</em> per aver dato fiducia… all’arte. Quella vera, che ogni tanto disturba. E, guarda caso, è proprio questo il suo lavoro.</p>
<p>Beppe Fantin, 5 luglio 2026</p>
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		<title>Non ci crederete: nel bando pubblico arriva la quota trans</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-ci-crederete-nel-bando-pubblico-arriva-quota-trans/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Giani]]></category>
		<category><![CDATA[trans]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un bando regionale in Toscana riserva il 50% dei posti a donne, persone non binarie e transgender: la polemica si concentra sul rapporto tra merito, inclusione e discriminazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ci-crederete-nel-bando-pubblico-arriva-quota-trans/">Non ci crederete: nel bando pubblico arriva la quota trans</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I neofiti della grammatica pubblica deviata dai paradigmi dell’attivismo tutto slogan e niente arrosto, nella loro essenza di ingenui cittadini dal normale buonsenso e poco inclini all’aggiornamento costante in materia di storture da <strong>New Speak orwelliano</strong>, probabilmente saranno rimasti fermi alla nefandezza che rappresentano le “quote rosa” &#8211; l’obbrobrio logico che nella storpiata retorica della parità di genere<br />
pretende di trattare le donne come una specie protetta mirando a premiare l’appartenenza al genere biologico, non il merito.</p>
<p>Poveri loro: potrebbero rimanerci secchi se sapessero che nella <strong>rossa Toscana</strong>, lì dove la sinistra di govern di Giani ha smesso di misurarsi sui risultati per governare a colpi di ideologia, sono arrivate &#8211; udite, udite! &#8211; nientemeno che le “quote trans” &#8211; le riserve nel concorso pubblico che riconoscono il grande “merito” di aver scelto di cambiare genere. Una follia totale.</p>
<p>L’avviso arcobaleno è un bando <strong>da 128mila euro di fondi regionali</strong> finalizzato alla qualifica di un tecnico della progettazione tessile. Il progetto nasce nell’ambito degli interventi regionali destinati alla formazione professionale, si chiama «C’è stoffa per tutti» e punta alla valorizzazione di una manifattura che riesca a mantenere i crismi della tradizione ma che possa innovarli, digitalizzarli e renderli sostenibili.</p>
<p>Nel paragrafo sulla selezione &#8211; non ci si crede &#8211; la chicca: è prevista (in caso sopraggiungessero un numero di domande superiore al numero dei posti disponibili), «<strong>una riserva del 50% per donne, persone non binarie e transgender»,</strong> con «supporto personalizzato, qualora ne necessitino».</p>
<p>Sono immediati <strong>gli stridenti controsensi</strong> che evidenziano l’esasperazione del cortocircuito. Innanzitutto la condizione d’esistenza: un bando che in chiave utilitaristica mira all’eccellenza ma che nel metodo applica alle persone un criterio che trascura completamente il valore individuale e si sofferma sul “bollino”.</p>
<p>Paradossalmente, all’esito della procedura<strong>, il vincitore sarà marchiato da un asterisco</strong>: talento o riserva? Eccola, l’inclusione per quota<br />
In secondo luogo, rispetto alla specifica «supporto qualora ne necessitino»: da quando decidere a priori la fragilità altrui è considerata una espressione di rispetto?</p>
<p>Poi, l’evidenza eclatante che la riserva impacchetta indistintamente donne, persone binarie e transgender come un’unica grande minoranza &#8211; (forse è quello che vogliono: ecco che significano i <strong>mucchioni ideologici</strong> che campeggiano sugli striscioni ai cortei per la paritá di genere che inneggiano al cosiddetto “Transfemminismo”)</p>
<p>Ma il più grande calcio negli stinchi a chi il <strong>fiume woke</strong> deve sorbirlo da spettatore (annoiato, distratto ed incredulo) è il fatto che tutto questo stia avvenendo nel silenzio più totale delle associazioni femministe &#8211; quei movimenti chiassosi e molto abili a far parlare di sé quando ci sono da difendere delle pretese travestite da diritti &#8211; che non si indignano, che tacciono di fronte all’eventualità che le donne possano essere equiparate ad altri generi o possano concorrere con categorie di persone considerate ‘’minoranza da tutelare”.</p>
<p>Evidentemente, per questi signori della bagarre automatico da patriarcato, la difesa delle donne vale solo quando è strumentale a certe crociate ideologiche. Ma la bandierina issata su un <strong>corso pubblico e sventolata coi soldi dei contribuenti</strong> è la salsa marcia del woke.</p>
<p>di Francesco Catera, 30 giugno 2026</p>
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		<title>Tanti auguri a Oriana Fallaci, che ci aveva avvertito sull&#8217;islam</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 06:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[oriana fallaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando l'Occidente ha iniziato a balbettare, a vergognarsi di se stesso e a cedere al sonno del politicamente corretto, Oriana Fallaci ha impugnato la penna</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tanti-auguri-a-orana-fallaci-che-ci-aveva-avvertito-sullislam/">Tanti auguri a Oriana Fallaci, che ci aveva avvertito sull&#8217;islam</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono voci che il tempo non può sbiadire, ma che, al contrario, la storia si incarica di rendere sempre più nitide, necessarie, profetiche. Oggi, nel giorno dell&#8217;anniversario della sua nascita, ricordare <strong>Oriana Fallaci</strong> non è un semplice esercizio di memoria giornalistica. È, prima di tutto, un dovere civile, un atto di resistenza culturale.</p>
<p>Oriana è stata molto più di <strong>una firma leggendaria</strong>: è stata una forza della natura che ha attraversato il Novecento con l&#8217;elmetto in testa e la verità come unica bussola. Dai fronti del Vietnam alle stanze dei potenti della Terra, affrontati senza mai chinare il capo, ha insegnato al mondo cosa significhi essere davvero liberi. Ma il suo lascito più grande, e forse anche il più doloroso, ci è stato consegnato nella stagione più matura della sua vita.</p>
<p><strong>Quando l&#8217;Occidente ha iniziato a balbettare</strong>, a vergognarsi di se stesso e a cedere al sonno del politicamente corretto, Oriana ha impugnato la penna con lo stesso vigore con cui si impugna una spada. Con la trilogia aperta da <em>La rabbia e l&#8217;orgoglio</em> si è scagliata contro il declino di un&#8217;Europa imbelle, firmando un lucido e disperato manifesto in difesa della nostra civiltà.</p>
<p>In tempi in cui è di moda svendere l&#8217;identità sull&#8217;altare del relativismo, <strong>la Fallaci ci ricorda da dove veniamo</strong>. Pur dichiarandosi &#8220;atea-cristiana&#8221;, aveva compreso che le nostre radici giudaico-cristiane, le nostre chiese, la nostra arte e i nostri valori millenari non sono feticci del passato, ma le fondamenta stesse della nostra libertà. Ha difeso l&#8217;Occidente non per cieco nazionalismo, ma perché convinta che fuori da quel perimetro di cultura e diritto prevalessero il fanatismo e la sottomissione.</p>
<p>Oggi la sua assenza si fa sentire più che mai. <strong>Manca il suo coraggio controcorrente</strong>, manca la sua rabbia lucida, manca quel fiero orgoglio occidentale che non chiedeva scusa a nessuno per il solo fatto di esistere.</p>
<p>A noi resta invece l&#8217;arduo compito di non disperdere la sua eredità. <strong>Leggere oggi Oriana Fallaci significa attingere a un baluardo identitario indistruttibile</strong>, guardare in faccia la realtà senza infingimenti e continuare a difendere, con la stessa indomita fierezza, la nostra storia, i nostri valori e la nostra libertà.</p>
<p>Buon compleanno, Oriana.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 29 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tanti-auguri-a-orana-fallaci-che-ci-aveva-avvertito-sullislam/">Tanti auguri a Oriana Fallaci, che ci aveva avvertito sull&#8217;islam</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ipocrisia portami via: la giustiziera dei ricchi ora va in yacht di lusso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 16:45:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la retorica anti-élite si scontra con il privilegio personale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sapete chi voterei io come leader supremo in politica e in coscienza? <strong>La Sora Lella</strong>. La Sora Lella, la sorella di Aldo Fabrizi e lo sapete perché? Perché lei aveva una regola, una legge morale dentro di sé che compendiava tutte le istanze liberali, libertarie, libertine, di tolleranza, di civiltà, di stile e di misura. E la regola era: “Invece de ‘nnà in giro a rompe li cojoni!”. E sì, “perché poi se noi si va a vedere”, come direbbe Luciano “Lucio” Spalletti, è sempre la solita vecchia storia del più puro dei puri che ti epura o meglio si epura da solo nel vortice della miserabilità.</p>
<p>O della sprofonda ipocrisia comunista, c’è qui una di queste, <strong>una eurodeputata per l’Unione Europea, la Manon,</strong> che non è Lescaut ma Aubry, figlia di magnate che magna nelle fila di Melenchon. Tutti ne abbiamo almeno una di queste paracompagne a Bruxelles, la Francia ha la Manon, l’Italia ha la Salìs, la Germania ha la Rackète: <strong>Manon non fa altro che l’ereditiera,</strong> però ha ribattezzato lo yacht di famiglia da “Le Jean-Luc” a “Free Palestine”, che è sempre un bel gesto situazionista; Ilaler va a Tirana a inneggiare alla “rivoluzione fenicotteriiih!”, <strong>la Carola</strong>, dopo avere colato a picco una corvetta della finanza in nome dell’integrazionismo marinaro, ha mollato la causa ma non il bonifico e adesso sale sugli alberi a tempo perso, cioè tutto.</p>
<p>Ve lo ricordate il Fantozzi di “poteve opevaio a Povto Votondo?”. Ecco, <strong>la storia si ripete</strong>, sempre, se comunista la prima volta direttamente come farsa, la seconda come atellana.</p>
<p>Queste buffone di buona famiglia non fanno che perdere tempo, però con una certa eleganza: la Manon la mattina fa footing sul ponte dello yacht, ha denunciato come proprietà “solo una bicicletta”, poi l’eredità domestica, come <strong>gli 800mila euro netti di euro indennità</strong> nei primi due anni, vanno evidentemente considerati argent de poche, lei si infila la maglietta lelliana “tassare i ricchi”, dichiara guerra ai condizionatori e Closer un rotocalco francese la bullizza: “Mentre i francesi soffocano, la deputata LFI fa yachting”. E sui social piovono pietre a guisa di sfottò: “E’ fantastico essere di estrema sinistra e anticapitalista”.</p>
<p>Invece de annà in giro a rompe li cojoni. La Manon ovviamente non l’ha presa bene e strepita di machine de la boue, che sarebbe come osate voi plebe venirmi a fare i conti in tasca? <strong>Straccioni sudati che non siete altro</strong>, io mi sacrifico per voi, sullo yacht sfoggio braccioli “free Palestine” e neanche lo apprezzate, ingratitudine de merde! Le rispondono: “Se ti applicassimo il tuo programma, ti ritroveresti nuda in acqua mentre i migranti si abbronzerebbero sul tuo veliero con un cocktail in mano. Questi Lfisti non sono altro che una banda di tartufi dannosi”. Pure gli AVSisti, i Piddinisti, i Linkisti eccetera.</p>
<p>Hai voja ad arrampicarti sui vetri del panfilo,<strong> a dire che non devi giustificarti di niente siccome sei ricca</strong>: ma chi credi di prendere in giro, ah Manon? “Nessuno si lascia ingannare dalla manovra dell’estrema destra per cavarsela a buon mercato di fronte al vuoto del loro programma per deviare la responsabilità dei miliardari nel cambiamento climatico, l’1% dei più ricchi genera di di due volte le missioni di carbonio prodotte…”. Bla bla bla, le mille balle bleu, ma, in caso, in quell’1% tossico lei ci sta dentro da protagonista con la sua faccia da bisquit. O da Basquiat.</p>
<p>Certa gente non tiene il senso della vergogna: “invece de annà in giro a rompe li cojoni” dovrebbe tacere, sparire, tartufi, farisei da élite. Invece questa ha ancora il coraggio dell’indecenza:<strong> “Contate su di me per proseguire la lotta a Bruxelles</strong> contro i veri responsabili del cambiamento climatico”. La Manon de Dios! Che si crede al di là del bene, del male e del peggio.</p>
<p>Sì, c’è sicuramente l’arroganza e la poca profondità della ricca mai cresciuta, della viziata cronica, ma c’è pure la convinzione, purtroppo fondata, che nella politica attuale ci si possa comportare da cialtroni tanto non succede niente, <strong>il fango asciuga subito,</strong> l’importante è non cedere mai al rimorso della decenza ma insistere nella protervia dell’arroganza, nel vittimismo aggressivo. Cartoni animati come Manon, Ilaler, Carola non si capisce come siano stati escogitati, candidati, eletti, ma è successo e queste che dovrebbero fare? Contrirsi?</p>
<p>Scoprire una dignità che non sospettano? Ma no, se vogliono mantenere il livello lussuosamente parassitario derivato da una politica completamente insensata, fuori controllo, che si pasce della propria cifra immonda, non hanno che da insistere sul <strong>personaggio pagliaccesco o malfamato</strong> che gli ha garantito l’elezione.</p>
<p>Una come Ursula non è al di sotto della vergogna, non è vertiginosamente squalificata in tutto ciò che ha combinato? Eppure, può restare in cima al falansterio avvolta dall’aria condizionata che proibisce agli schiavi dall’ottavo piano in giù. <strong>Una cosa peggio che vergognosa,</strong> ma nessuno ci fa caso e che non produce nessuna conseguenza. “Ah, annamo bene, proprio bene!”. Sora Lella dove sei.</p>
<p>Max Del Papa, 29 giugno 2026</p>
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		<title>Non sono i gay, è il Pride che ci fa schifo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 16:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[gay pride]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il patetico show alla baracconata di Milano: "Salvini faceva i pomp***". E la sinistra (presente in piazza) sta muta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-sono-i-gay-e-il-pride-che-ci-fa-schifo/">Non sono i gay, è il Pride che ci fa schifo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La segretaria piddina, La <strong>Lella Schlein</strong> di ottima famiglia svizzera, che non perde occasione per ricordare a tutti quando sia omosessuale, è in piena campagna elettorale. Prima lamenta fantasiose discriminazioni attribuite alla sua consistenza lesbo, poi si fa vedere al <strong>gay pride</strong> dove canta un inno del settore, “Maledetta Primavera” e assiste imperturbabile alla performance di <a href="https://www.nicolaporro.it/faceva-pompni-alle-trans-nei-bagni-al-pride-accuse-choc-contro-salvini/" target="_blank" rel="noopener">un alieno mascherato come di convenienza che sbraita su Salvini che “faceva i pompini alle mie amiche nei cessi chimici”</a> e anche questa non è provocazione, non è volgarità da <em>pride</em> ma, a volerla vedere come va vista, è campagna elettorale al modo che usa nel giro piddino dove si percepiscono sempre ciò che non sono, particolarmente seri, colti, decenti. A far coro alla Lella con i comprimari anche qualche cantante che a pendolo si riscopre fluida a seconda della carriera altalenante, delle attenzioni calanti. Come diceva Oscar Wilde, che se intendeva: bene o male non importa ma se non parlano di me sono finito.</p>
<p>Qui va cancellato una volta per sempre un equivoco che poi è un ricatto: <strong>dir male del “pride”</strong> sarebbe dire male degli omosessuali, sarebbe omofobia. Vecchio trucco da guitti che non regge da almeno cinquanta anni: la società allargata e permissiva di matrice consumistica non distingue più in ragione delle attitudini, ha sdoganato ogni genere di sessualità per quanto improbabile, il giro degli affari è colossale, in Italia si punta a introdurre leggi per incrementarlo fino al traffico di feti, di uteri, di neonato, “non è mai per soldi: è sempre per soldi”, c’è un giro propagandistico mostruoso volto ad insinuare dubbi percettivi già ai bambini di quattro, cinque anni, la dinsvoltura, l’incertezza opportunistica sono premiate con le quote fluide; <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/pd-milionario-allarme-compagni-ce-la-patrimoniale/" target="_blank" rel="noopener">ma come può un partito ricco di soldi, di proprietà immobiliari</a> ma in crisi di credibilità e di militanti rinunciare al vittimismo strategico? La segretaria Lella intraprende la campagna elettorale anticipata al pride sapendolo ultima spes, zoccolo duro dei fanatici e dei carrieristi in forma di alieni. Ma questo pride, questo orgoglio non si sa di che, non ha più ragione d’essere nei suoi presupposti così come non ce l’ha il profluvio di leggi personalizzate ma di sapore totalitario pretese dalla segretaria tra cui quella contro l’omotranslesbofobia. E che altro?</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/faceva-pompni-alle-trans-nei-bagni-al-pride-accuse-choc-contro-salvini/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Faceva pomp*ni alle trans nei bagni&#8221;. Al Pride il comizio choc contro Salvini</a></li>
</ul>
<p><strong>Nessuno è “fobico” contro i gay</strong>, tutt’altro, essi godono se mai di considerazione a volte preconcetta e di conseguenza di privilegi sociali e legali; mentre dovrebbe essere doverosa l’insofferenza verso i carrozzoni violenti che hanno finito per stufare anche gli omosessuali. La pagliacciata del trans che accusa Salvini di pratiche turpi nei cessi è stata criticata dai gay, tra di loro anche alcuni presenti, “Non ci fa un buon servizio, non serve a niente”; ha suscitato fastidio non tanto per la volgarità parossistica quanto per l’evidente carattere strumentale in forma oscena, sbracata. <strong>Queste carnevalate sono tutte nel giro propagandistico del PD</strong> e come tali si arrogano ogni diritto in ogni eccesso: se no è “fobia”. La legge contro l’omicidio, l’omotransfolesbocidio? <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/schlein-delira-lomicidio-di-camaiore-colpa-di-chi-non-vuole-il-ddl-zan/" target="_blank" rel="noopener">Perché la sora Lella non ricorda il cadavere ancora fresco dell’interprete di lusso macellato da due marchettari marocchini</a>, uno minorenne, adescati con una app di appuntamenti? Perché sarebbe il cortocircuito di tutte le istanze piddine, la conferma che l’integrazione etnica e sessuale finisce in lago di sangue: i due maranza hanno spappolato il cranio al bianco ricco che se li comperava per una sera.</p>
<p>Come mai nessuno si scomoda <strong>neppure ad una riflessione sui militanti lgbtq+++</strong>, dove il segno aritmetico sta a significare una dilatazione a infinito della lobby, responsabili di atrocità sui bambini comperati? Dobbiamo ripeterci a breve termine, ma visto che si ha cura di dimenticare, di omettere: per limitarci alle ultime atrocità, Gli orchi James Varley, ex maestro di scuola, non a caso, e John McGowan-Fazakerley erano famigerati o famosi nella loro “comunità” come lo erano i “mariti” americani William e Zachary Zulock,attivisti della loro Lgbt+, condannati a un secolo di galera cadauno per aver sodomizzato i loro bambini quando avevano appena tre e cinque anni, come lo era la coppia lesbo di Muskogee, Oklahoma, Rachel Stevens, 28 anni, e Kayla Jones, 25, che usavano prendere a martellate, a frustate e a cinghiate i “figli”, provocando a Rachel, 5 anni, colpi apoplettici e convulsioni.</p>
<p>Questo è normale? Denunciarlo, ricordarlo, è “fobico”? Non dovrebbe un movimento serio, responsabile interrogarsi su una casistica sconfinata che lo scredita a rischio di renderlo orrorifico? No, non lo fanno, non gli interessa, <strong>chiudono il discorso col vittimismo</strong>, col benaltrismo, l’unica cosa che preme è la provocazione militante, elettorale che sta dietro a spettacoli ai quali siamo ormai avvezzi, e non dovremmo per decenza, per natura, come quelli dei travestiti a quattro zampe che si frustano, si leccano alla presenza dei bambini portati da madri non si sa se più imbecilli o complici: “Così imparano a scegliere”. A scegliere che cosa? A 3 anni?</p>
<p>Spettacoli che se la legge fosse davvero uguale per tutti, finirebbero puntualmente con pesantissime conseguenze, come accade in Russia. Ma i pride all’italiana sono quella curiosa faccenda europea, cioè ad alto tasso di ipocrisia nell’impunità, per cui se uno urla che Salvini fa i pompini nei cessi suscita un’ovazione, se un altro mette sul balcone uno striscione polemico “viva la figa” gli arrivano i carabinieri. Così come gli islamici, gli omosessuali militanti sono suscettibili e lo Stato che secondo Mattarella “appartiene a tutti” non fa sconti. I pride sono tutto ciò di cui non si avverte motivo, tutto ciò che ci siamo abituati ad assorbire e non dovremmo, compreso l’assurdo, allucinante, ma elettoralmente strategico collegamento col mondo islamico che appena può li boicotta in attesa di prendere il potere per distruggerli.<strong> Ma il tatticismo comunista è stupido</strong>, pensa sempre con la testa leninista di chi prima adesca e poi controlla, gestisce a mezzo del partito. E non si accorge, o se se ne accorge preferisce l’uovo oggi e non si cura del brodo di gallina domani, che questa partita coi mozzatesta non la può vincere. Il mondo gay ha conquistato la sua battaglia quando è riuscito ad archiviare la percezione, a far rientrare la propria condizione in una dimensione di neutralità più che di tolleranza (la tolleranza è sempre sdrucciolevole, pietistica).</p>
<p>Le battaglie pionieristiche furono importanti e a volte eroiche, Coccinelle in Francia (che conviveva con Amanda Lear quando si faceva chiamare Peki d’Oslo), Giò Stajano, Marcella di Folco, partita dal Piper, amica di Renato Zero, in Italia pagarono i loro prezzi, uno come Umberto Bindi ne uscì distrutto e ancora Renato, solo lui, ha osato sostenerlo in vecchiaia. Ma questi personaggi davvero contro tutti, anche contro se stessi, non avrebbero amato constatare dove fosse finito il loro sangue. In un circo di violenza e falsità.<strong> Oggi non sono più i gay ad essere discriminati</strong>, sono i “normali” in bersaglio d’odio, come i bianchi, i cristiani, gli occidentali, i maschi, gli stessi infedeli dell’Islam, e lo sono in quanto tali: a loro si può fare, dire di tutto e se uno prova miseramente a difendersi mal gliene incoglie. La Repubblica sarà di tutti, ma, come sempre, a qualcuno appartiene di più.</p>
<p>Max Del Papa, 28 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>La cultura woke ci seppellirà</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-cultura-woke-ci-seppellira/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 13:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cultura woke]]></category>
		<category><![CDATA[gay pride]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra critiche ai Pride e interrogativi sulla reciprocità delle rappresentazioni, torna al centro la discussione sui limiti della tolleranza e della libertà di manifestare le proprie idee</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-cultura-woke-ci-seppellira/">La cultura woke ci seppellirà</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi piacciono<strong> i gay pride</strong>: li trovo eccessivi, volgari ed ingiuriosi verso chi legittimamente non ne condivide il portato ideologico.</p>
<p>Ma soprattutto mi chiedo se sarebbe tollerata da questa tribù e dai suoi sostenitori un’analoga manifestazione di eterosessuali in cui venisse rappresentato il rapporto uomo donna secondo il paradigma di una<strong> famiglia tradizionale.</strong></p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/striscione-choc-al-gay-pride-ma-nessuno-si-indigna/" target="_blank" rel="noopener">Striscione choc al Gay Pride ma nessuno si indigna</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/niente-ebrei-al-gay-pride-la-sinistra-non-dice-nulla/" target="_blank" rel="noopener">Niente ebrei al Gay Pride. La sinistra non dice nulla?</a></li>
</ul>
<p>Già li vedo, gli indignati censori, scendere in campo non solo e non tanto contro un modello che non condividono, ma per contestare il diritto stesso di renderne pubbliche le ragioni. La verità è che la presunta cultura woke è per sua natura intollerante e illiberale e va combattuta.</p>
<p>Marco Baldassari, 26 giugno 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;L’uomo maschio bianco non usa la tramvia&#8221;. Il delirio della consigliera Pd</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/luomo-maschio-bianco-non-usa-la-tramvia-il-delirio-della-consigliera-pd/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 18:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stefania Collesei supera se stessa in una sorta di cortocircuito ideologico. Dannati uomini etero che preferiscono l'auto...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/luomo-maschio-bianco-non-usa-la-tramvia-il-delirio-della-consigliera-pd/">&#8220;L’uomo maschio bianco non usa la tramvia&#8221;. Il delirio della consigliera Pd</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Follia a Firenze: una consigliera comunale del Pd, <strong>Stefania Collesei</strong> (presidente della Commissione pari opportunità, diritti umani e immigrazione) ha pronunciato una delle dichiarazioni più surreali degli ultimi tempi. Ha sostanzialmente riferito di aver effettuato un conteggio personale dei passeggeri della tramvia dividendoli per genere e colore della pelle. Risultato? “L’uomo maschio bianco non usa la tramvia, ci sarà da lavorarci su”.</p>
<p>La consigliera comunale dunque non si premura per la sicurezza serale per le donne (e per gli uomini…) sui mezzi pubblici, per lo stato della rete o ancora più semplicemente per il suo scarso decoro. Tutt’altro: il gravissimo problema, secondo la sua visione, è che i “maschi bianchi” (categoria ormai colpevole universale) preferiscono l’auto. Un peccato gravissimo per la sinistra: <strong>questi dannati maschi bianchi etero cis hanno ancora l’ardire di andare in giro spostandosi con il mezzo che preferiscono</strong>, ovvero la propria auto. Peraltro il ragionamento di Collesei finisce per mescolare stereotipi razziali, sessisti e classisti in un solo colpo e fa molto ridere che la pronunci chi appartiene allo schieramento che sostiene come ogni divisione etnica sia un retaggio del passato.</p>
<p>E poi c’è <strong>uno squilibrio logico evidente</strong>: quando i migranti si macchiano di crimini più frequentemente degli autoctoni si negano i numeri e la realtà statistica, perché non si può e non si deve generalizzare; quando i bianchi invece non prendono il tram (in base ad un conteggio visivo di una consigliera comunale e non a uno studio statistico) vale la pena riesumare discorsi sulle razze.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/NzNEU4AZEFg?si=YHwJv22LRhQexCyc&amp;start=11229" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>
<p>L’intervento in consiglio comunale rimbalza in queste ore sui social e i commenti hanno più o meno tutti lo stesso tenore: “Anziché preoccuparsi dei problemi veri del trasporto pubblico, contano quanti bianchi ci sono all’interno”, questo il pensiero (parecchio edulcorato…) che va per la maggiore. E in realtà è vero: qual è il senso di parlare di quote razziali nei mezzi pubblici?</p>
<p>Nel frattempo i cittadini a Firenze vivono la difficile realtà quotidiana: i residenti evitano certi orari sui mezzi pubblici a causa della percezione di insicurezza diffusa. Magari su questo la consigliera comunale dovrebbe riflettere: ha mai pensato che i residenti bianchi non prendono (e non fanno prendere ai loro figli) i mezzi pubblici perché li ritengono pericolosi? Nulla di nuovo sotto al sole: ormai <strong>la sinistra radicale ha abbandonato la difesa della classe lavoratrice</strong> per abbracciare <strong>battaglie culturali astratte</strong> e invece di proporre soluzioni concrete si diletta in analisi da salottino che lasciano il tempo che trovano.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 24 giugno 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><strong>ESCLUSIVA:</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/che-grana-per-fdi-vannacci-entra-ufficialmente-nella-fondazione-an/">Che grana per FdI: Vannacci entra ufficialmente nella Fondazione An</a> di <em>Pasquale Napolitano</em></li>
<li><strong>ESCLUSIVA:</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/alemanno-vannacci-e-il-rientro-in-fondazione-an-ecco-quale-sara-liter/">Alemanno, Vannacci e il rientro in Fondazione An: ecco quale sarà l&#8217;iter</a> di <em>Pasquale Napolitano</em></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/luomo-maschio-bianco-non-usa-la-tramvia-il-delirio-della-consigliera-pd/">&#8220;L’uomo maschio bianco non usa la tramvia&#8221;. Il delirio della consigliera Pd</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Il primato spetta all’uomo&#8221;. Così Leone XIV sfida l’era dell’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-primato-spetta-alluomo-cosi-leone-xiv-sfida-lera-dellintelligenza-artificiale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 14:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Leone XIV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’enciclica Magnifica humanitas il Pontefice richiama i rischi dell’IA e invita politica ed economia a non sacrificare la persona al progresso tecnologico</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: <strong>innalzare una nuova torre di Babele</strong> o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. L’incipit della prima enciclica di Leone XIV &#8211; Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale – ne riassume gli orientamenti di pensiero e di azione.</p>
<p>Magnifica humanitas dunque. <strong>Icastico e potente è il titolo del documento.</strong> Nella nostra società in cui sempre più si tende a dare il primato all’Intelligenza artificiale, alla tecnica, all’algoritmo, il Santo Padre ci ricorda che il primato della bellezza va all’umanità e alla sua capacità di pensiero.</p>
<p>L’uomo è pensiero, non algoritmo. “Ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire gli altri e di prendersi cura della nostra casa comune”. Chiaramente<strong> nessuno di noi vuole fermare il progresso tecnologico</strong> o bloccare le ricerche sull&#8217;impiego retto dell&#8217;intelligenza artificiale. Certo è, però, che l&#8217;intelligenza artificiale è un mezzo, non il fine, ciò significa che nessuno potrà mai pensare che l&#8217;uomo possa essere sostituito nella sua capacità di pensiero, e di pensiero etico, per giunta.</p>
<p>L&#8217;Europa ha già commesso errori nella gestione, ad esempio, <strong>del green deal</strong>, mi auguro che non commetta gli stessi errori sul fronte dell&#8217;intelligenza artificiale, soprattutto sottovalutando le implicazioni etiche, antropologiche e sociologiche. Invito tutti a porre grande attenzione, perché sull&#8217;onda dell&#8217;Intelligenza artificiale, non siano gettati soldi pubblici, come avvenuto con il green deal, e non si vadano a mettere in ginocchio sistemi di produzione, sacrificando posti di lavoro.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-green-deal-si-inceppa-bruxelles-scopre-i-limiti-delle-auto-elettriche/" target="_blank" rel="noopener">Il Green Deal si inceppa: Bruxelles scopre i limiti delle auto elettriche</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-non-dobbiamo-temere-lintelligenza-artificiale/" target="_blank" rel="noopener">Perché non dobbiamo temere l&#8217;intelligenza artificiale</a></li>
</ul>
<p>È vero che <strong>le macchine hanno sostituito l&#8217;uomo nelle fabbriche</strong>, questo fin dallo scoppio della Rivoluzione industriale, e infatti Leone XIII intervenne con la Rerum novarum. Con l&#8217;Intelligenza artificiale il discorso è profondamente diverso: non si tratta solo di sostituire l&#8217;uomo nel lavoro e nella produzione, quanto piuttosto di sostituire l&#8217;uomo nella sua capacità di pensiero con tutte le sue conseguenze.</p>
<p>Ecco perchè invito l&#8217;Italia e l&#8217;Europa a considerare tutti <strong>gli aspetti legati all&#8217;intelligenza artificiale,</strong> non ultimo quello che riguarda i sistemi economici. Ma anche su questo fronte la dottrina sociale della Chiesa insegna che sempre deve essere posto al centro l&#8217;uomo, non la macchina, non gli strumenti che sono in grado di riprodurre la mente umana.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 23 giugno 2026</p>
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		<title>Il mio tema di maturità: ecco perché la scienza non è come ce la raccontano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[esame di maturità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho contestato Bianucci su fisica, matematica e creatività e vi dico quello che secondo me la scuola semplifica troppo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle tracce della prima prova scritta alla Maturità di quest’anno richiedeva allo studente di commentare un brano scritto dal giornalista e divulgatore scientifico <strong>Piero Bianucci.</strong> Di seguito riporto, prima, il brano di Bianucci, di cui <strong>mi son divertito a scrivere il mio commento, che viene subito dopo</strong>.</p>
<p><strong>Scrive Bianucci:</strong></p>
<p>«Se comunicare è in sostanza saper costruire un buon racconto che trasmetta informazioni, la scienza è una miniera di narrazioni non soltanto perché le sue vicende hanno spesso la struttura del giallo, ma anche perché le storie scientifiche fanno leva sulla sorpresa, sul colpo di scena. […] Gli aspetti sorprendenti della scienza dipendono soprattutto dal fatto che spesso i suoi risultati sono contro intuitivi. Sembra che il Sole giri intorno alla Terra, invece è vero il contrario. Sembra che la materia sia compatta e piena, invece è fatta soprattutto di vuoto. Ci pare che tutto ciò che esiste sia allo stato solido, liquido o gassoso, e invece<strong> il 99,99% dell’universo è allo stato di plasma.</strong> La molecola del nostro DNA è invisibile a occhio nudo: eppure contiene tre miliardi di informazioni e se la srotoliamo scopriremo che è lunga un metro e mezzo. Tutte cose sorprendenti, che già in sé fanno notizia. Ma ancora più interessante è che a questi colpi di scena i ricercatori sono arrivati applicando una dote insolita e ricca di fascino: la creatività. La scienza offre infinite variazioni sul tema della creatività e tutte sono spunti narrativi efficaci, dalla scoperta di un fenomeno che cambia la nostra visione del mondo alle sue applicazioni commerciali, spesso tali da influire fortemente sulla vita quotidiana. Qualche esempio. Röntgen scopre per caso i raggi X, rivoluziona la diagnostica medica e tuttavia rifiuta il brevetto per la radiografia. Il laser nasce come «una soluzione in cerca di un problema», oggi lo usiamo per ascoltare musica con i cd, vedere i film con i dvd e leggere i codici a barre al supermercato. Einstein dopo una chiacchierata con l’amico Michele Besso torna a casa in tram e guardando l’orologio su un palazzo di Berna intuisce che il tempo a terra cesserebbe di scorrere se il tram si allontanasse alla velocità della luce: esperimento mentale che è all’origine della relatività speciale del 1905. Fleming rientra dalle vacanze e invece di gettare via le colture di batteri, ammuffite durante la sua assenza, le osserva al microscopio e scopre la penicillina. Come si vede,<strong> sono interessanti anche le circostanze al contorno della creatività:</strong> il caso che ha aiutato Fleming, l’intervento dell’industria che ha reso popolare il laser, l’analogia tra moto del tram e moto della luce, la curiosità, l’interazione tra persone, il coraggio di andare controcorrente».</p>
<p><strong>Ed ecco il mio svolgimento.</strong></p>
<p>Piero Bianucci è un bravissimo giornalista scientifico e grandi servizi ha reso alla cultura italiana e, son sicuro, anche a molti giovani che, stimolati dalla lettura del Nostro, hanno poi intrapreso studi di scienza. Questo stimolo è, io credo, il principale <strong>pregio della divulgazione scientifica.</strong> Come tutti i divulgatori, anche Bianucci è convinto che la scienza possa divulgarsi: «comunicare è saper costruire un buon racconto che trasmetta informazioni», scrive Bianucci nel brano proposto. Il che è vero, ma la domanda che ci si potrebbe porre è il valore di verità delle informazioni trasmesse nel processo di divulgazione della scienza.</p>
<p>Qui bisogna precisare due cose. La prima è<strong> il significato da dare alla parola “scienza”</strong> nel testo di Bianucci: è metodo scientifico oppure è ambito d’indagine del pensiero umano? Nel testo proposto, l’accezione che Bianucci usa sembra essere la seconda e, in particolare, è la scienza naturale.</p>
<p>La seconda cosa da precisare è: di quale scienza naturale trattasi? Bianucci non sembra fare distinzioni, ma credo che una andrebbe fatta: la fisica da un lato e ogni altra scienza naturale (chimica, biologia, geologia, medicina, etc.) dall’altro. La distinzione è importante perché le seconde consistono, principalmente, nella descrizione delle cose del mondo, nel loro utilizzo per scopi più disparati e inattesi, e moltissime volte frutto della inventiva e della creatività dello scienziato. E qui le riflessioni di Bianucci ci stanno tutte. La fisica, invece, ha una caratterizzazione tutta sua (e la fisica è la regina delle scienze naturali): essa è <strong>la matematizzazione di tutte le altre</strong> e, in buona sostanza, del comportamento del mondo che ci circonda. Per farla breve, non c’è fisica ove non c’è matematica.</p>
<p>Lo dice bene l’Autore del testo: «Gli aspetti sorprendenti della scienza dipendono soprattutto dal fatto che spesso i suoi risultati sono contro intuitivi». Più che spesso, io direi quasi sempre, con quel “quasi” messo lì giusto per cautela e per cadere in piedi.<strong> Il mondo è controintuitivo,</strong> e lo è per una ragione abbastanza semplice: esso esiste con valori di distanze spaziali, intervalli temporali e masse, che sono da enormemente minori a enormemente maggiori dei valori cui noi abbiamo accesso coi nostri sensi. Per esempio, <strong>percepiamo, al minimo, il decimo di millimetro,</strong> lo spessore di una banconota, ma le dimensioni di un nucleo atomico sono dell’ordine del trilionesimo di millimetro, e il mondo ci offre fenomeni che si svolgono entro distanze ancora più piccole.</p>
<p>A mala pena sapremmo dire quanto dista una nuvola – 1 km? 10 km? – quando il raggio dell’universo è di trilioni di trilioni di chilometri. Lo stesso vale per gli intervalli temporali e per le masse. Ecco, allora, che non c’è nessuna ragione al mondo per cui<strong> il comportamento della natura debba essere lo stesso</strong> in tutta l’ampia disponibilità di valori disponibili delle distanze, dei tempi e delle masse.</p>
<p>Ciò che percepiamo “intuitivo” è solo ciò che avviene entro i minuscoli intervalli cui i nostri limitati sensi hanno accesso. Ogni scoperta scientifica, allora, è una sorpresa: è controintuitiva perché così è il mondo o, comunque, quello non accessibile ai nostri sensi che, alla fine, è il 99% del mondo. O, come dice Bianucci, il 99.99%. Ed è proprio <strong>questo carattere di contro-intuitività che obbliga l’uso della matematica,</strong> senza la quale il mondo non può capirsi. Il che riporta al mio sospetto che fare divulgazione è più desiderio che realtà.</p>
<p>Bianucci, poi, tende a romanzare oltre il dovuto il processo che porta alle nuove scoperte, e troppo peso dà alla “creatività”, almeno se si intende come processo di dar vita a qualcosa dal nulla. È vero che a volte si fanno scoperte quasi per caso ma, a guardarci bene, non è quasi mai un vero “caso”. Per esempio, così fu con la natura ondulatoria dell’elettrone, che fu decisa sperimentalmente, appunto per caso, nell’esperimento detto <strong>“di Davisson e Germer”:</strong> il campione di nichel sul quale i fisici stavano lavorando fu riscaldato troppo per provvidenziale sbaglio. Ma la verità è che, già prima di quell’esperimento, la natura ondulatoria dell’elettrone era stata già “decisa” dalle riflessioni di matematica di un geniale fisico francese, Louis de Broglie.</p>
<p>E anche il racconto che fa Bianucci di come <strong>Einstein sarebbe pervenuto alla teoria della relatività ristretta</strong> – mentre «rientra in tram e guarda l’orologio su un palazzo di Berna» – è più romanzo di fantasia che realtà. Albert Einstein – forse il più grande fisico di tutti i tempi – pervenne alla sua teoria non solo perché aveva cominciato col porsi una domanda: “se mi muovo alla velocità della luce accanto ad un raggio di luce, questo lo vedrei fermo; ma la cosa è in contraddizione con le equazioni della fisica che governano il raggio di luce”.</p>
<p>È la domanda di un bambino – di un bambino che non teme di andare contro-corrente, se si vuole. Ma la risposta a quella domanda è la risposta del genio, cioè di uno di quei rari individui che ogni tanto il mondo ci regala e che hanno una capacità di riflessione straordinaria, totalmente fuori dal comune. Il mistero,<strong> il vero mistero, credo, è da dove sbuchino codesti individui.</strong> Si dice che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio ma, di tutta evidenza, qualcuno Gli somiglia di più.</p>
<p>Franco Battaglia, 22 giugno 2026</p>
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		<title>Questo spot con una donna? Avrebbe scatenato un putiferio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/questo-spot-con-una-donna-avrebbe-scatenato-un-putiferio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:25:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Brad Pitt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brat Pitt è il volto della campagna pubblicitaria. Ma se avessero messo una bella ragazza...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mai vista una pubblicità più funerea per il piacere di fare soldi. C’è questo <strong>Brad Pitt,</strong> questa star di Hollywood, che di nero vestito entra in una camera nera e non dice una parola. Ammicca, perché è un sex symbol. Mezzo minuto così, fin che una voce lugubre ti chiede che ti aspetti. Perfetto! Come a dire: basta chiacchiere, conta la ricchezza. Pitt fa bene ad ammiccare, altri milioni che gli piovono in tasca senza fare letteralmente niente, ma è il mercato, bellezza, poi per bilanciarsi la coscienza viene sempre buona qualche campagna umanitaria. Anche la banca fa bene, ha un nome evanescente, pare il titolo di un disco di Dalla e De Gregori, “Trade Republic” e ha scoperto l’acqua calda della sempiterna regola del mercato, guadagnare di più spendendo il meno possibile, anche se suona meglio dire massimizzare i profitti minizzando i costi. Insomma spenna il pollo, che è contento di farsi spennare!</p>
<p>Trade Republic non inventa niente nel suo essere impalpabile, senza sportelli, senza esseri umani senza sedi, è una banca nuvola, non c’è ma è dappertutto, lo fanno già le assicurazioni on line e lo fanno gli istituti creditizi che le gestiscono, si chiamano “servizi” anche se non è chiaro per chi. Servizi sarebbe che il cliente è anche addetto, fa il lavoro del personale però è tutto contento perché glielo ho dice Brad Pitt che ammicca, così, risparmiando risparmiando, la banca che non c’è può prometterti un esagerato 3 percento sul conto.<strong> Come le altre, né più né meno, ma qui funziona la leggenda dei costi minori</strong>, che poi non saranno mai tali perché uno dei talenti dell’intelligenza artificiale, delle strutture digitali, è inventarsi balzelli nuovi con le scuse più assurde. Ma se oggi si può ancora dire domani non si potrà più perché la banca che non vedi ma è ovunque, come Nostro Signore, investe molto e solo in comunicazione, che sarebbe la cara vecchia pubblicità e la comunicazione non è solo il regno delle bugie ma anche delle censure. Difatti sono già tutti lì a magnificare il gioco delle tre carte: “Cosa offre la tua banca?”.</p>
<p>Lo stesso delle altre, soldi per chi ne ha già, spese per i <strong>poveracci,</strong> impicci e disservizi tecnologici per tutti, però senza Pitt che ammicca. Messaggio vagamente sessista, che nessuno contesta anzi dicono, dice la comunicazione come investimento, che è geniale. Geniale uno che ammicca senza aprire bocca, in una stanza che ricorda quella degli interrogatori o delle torture, un affare un po’ da mafiosi o da integralisti col senso di colpa, non però al punto da rinunciare allo sterco del diavolo?</p>
<p><iframe title="Brad Pitt x Trade Republic." width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/RWFY19V8-WM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sì, lo sappiamo, va così e se va così è segno che deve andare così. O del trionfo della finanza impalpabile avvolta nella tecnica evanscente ma ferrea del controllo e dei miraggi. Ma poi perché solo il maschio Pitt a consigliare la banca che ti fa lavorare per lei, che confonde i tuoi ruoli di cliente e di impiegato? Forse perché ci si vergognava a proporre una donna per una faccenda che elimina completamente l’umano, il suo lavoro, la sua possibilità di esistere? La pubblicità del divo di <strong>Hollywood</strong> per la banca che non c’è ma c’è riposa su un paradosso: se nessuno lavora nessuno mangia, nessuno guadagna abbastanza da investire in banca. Allora meglio un Pitt che una <strong>Jolie.</strong> Così nessuno si sogna di strillare al linguaggio del corpo, l’uso del corpo, il sessismo, lo sfruttamento. Meno di tutti la sinistra paranoica che vede patriarcato dappertutto, tranne dove sta o lo si potrebbe eventualmente scorgere.</p>
<p>A dire della eterna profonda ipocrisia del pensiero parificatore che non distingue tra sessi, generi, che premia la autopercezione e organizza i pride affaristici con la propaganda per stravolgere i bambini. Sì, sono cadute tutte le cautele, tutti i ritegni, assistiamo ad autentiche istigazioni al peggio del peggio, zitta anche la Chiesa, però il tabù del denaro è ancora forte e non conviene sfidarlo spendendoci il corpo di una femmina, reale o immaginaria che sia. Il soldo, il profitto resta qualcosa di sconveniente anche oggi, il papa a capo dello Ior invita a vergognarsene, dietro i suoi appelli a rispettare i migranti, ad assorbirli tutti senza riserve sta il messaggio subliminale, ammiccante, sapete come la penso e sapete come dovrete votare voi italiani, fra un anno o quando sarà.</p>
<p>Ma forse il senso ultimo della comunicazione delle banca eterea<strong>,</strong> ubiqua va perfino oltre, rifluisce in un maschilismo implicito: una donna che ti consiglia una banca non sarebbe affidabile, verrebbe percepita come frivola, azzardata, <strong>meglio l’uomo maschio in chiodo di pelle</strong>, nero, da motociclista, che non ha bisogno di sprecare parole, che ti indirizza solo ammiccando. Di lui ti puoi fidare! Gli hanno tinto di scuro pure i capelli, pare lui il bancario. Invece sei tu, bancario di te stesso, tu che perdi tempo e paghi per essere la banca che non c’è ma si è inventata una comunicazione da draghi, minuscolo, se vi pare, ma è sempre il gioco delle tre carte.</p>
<p>Max Del Papa, 22 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>Piccola apologia dell’errore</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/piccola-apologia-dellerrore/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/piccola-apologia-dellerrore/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fiorenza Cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come la pressione sociale produce insicurezza e conformismo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La tensione alla perfezione può diventare una trappola. Si può ancora sbagliare? L’errore ci allontana dal risultato atteso, da un’ipotesi di correttezza e ci mette in una condizione di disagio; sopportare il fallimento, averne coscienza, scusarsi eventualmente o semplicemente cambiare strada crea un imbarazzo quasi insostenibile.</p>
<p>È su questo disagio che voglio stare, perché spesso è più la paura del fallimento a creare angoscia che l’errore in sé; quando infatti si aprono gli occhi davanti a quel che si è compiuto, oltre al dispiacere, al pentimento, c’è, nella migliore delle ipotesi, la nascita di una consapevolezza nuova e questo epilogo sano, in un mondo presuntuoso, è sempre più raro.</p>
<p>Dal mondo dei ragazzi a quello degli adulti ci troviamo il più delle volte ad avere a che fare con persone che hanno una paura preventiva della caduta, quasi orrore, come fosse un buco nero dal quale non si riemerge più se non a brandelli e indegni. I ragazzi sentono sulle spalle le attese della società e un’ansia immotivata li attanaglia, mentre respirano aria di perfezione.</p>
<p>Le paure dei genitori vengono donate ai figli in un pacchetto raffinato e così, mentre costoro si sperticano benignamente affinché la loro prole possa avere tutti i sostegni possibili, i giovani si confondono: mi sto impegnando per realizzare il sogno di chi? Ottimo profitto, corso di studi eccellente, lavoro socialmente qualificante, amicizie “giuste”; il rischio è trasformare la vita in una rincorsa continua alla prestazione, dove il valore personale coincide con il successo, un vero e proprio tritacarne performativo che non ci permette di fare una pausa dagli altri e guardarci dentro.</p>
<p>Cosa ci salva da questa finzione? Lo stupore per il reale, l’osservazione della natura, lo studio della storia, delle tradizioni e dei grandi che hanno lasciato il segno; ci accorgeremmo allora che la caduta è parte necessaria di ogni esperienza umana e, seppure con un colpo traumatico, ci sprona in una qualche direzione, forse sconosciuta, ma bellissima e nostra.</p>
<p>Pensiamo alle antiche arti marziali in cui si prevedono più modalità di “caduta” che sfruttano con intelligenza le energie fisiche e psichiche per una forte risalita all&#8217;impiedi, il cadere diventa una tecnica contemplata e affinata prima della certezza della ripresa. Pensiamo alle grandi personalità che hanno fatto la differenza come Giambattista Vico, bocciato nel 1723 al concorso per la cattedra universitaria di Diritto Civile all’Università di Napoli, Albert Einstein che non venne ammesso al Politecnico di Zurigo a causa delle insufficienze in materie letterarie o Margherita Hack rimandata in matematica al ginnasio.</p>
<p>Si comprende allora che il binomio perfezione-successo è una fandonia che ci schiaccia verso l’infelicità, mentre l’espressione migliore della nostra originalità nasce dall’imperfezione e dalla libertà: quando infatti ci sentiamo liberi di sbagliare, diamo il meglio di noi stessi e, forse, ci avviciniamo anche alla felicità.</p>
<p>Fiorenza Cirillo, 17 giugno 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Agenda 2030, questo sì che è fascismo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/universita-e-agenda-2030-nuova-autonomia-o-controllo-ideologico/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/universita-e-agenda-2030-nuova-autonomia-o-controllo-ideologico/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Lottieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 14:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda 2030]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=326335</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra accuse di ingerenza e difese della pianificazione educativa, cresce la polemica su quanto lo Stato possa influenzare ciò che si insegna nelle università</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/universita-e-agenda-2030-nuova-autonomia-o-controllo-ideologico/">Agenda 2030, questo sì che è fascismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siete d’accordo sul fatto che fosse disgustoso che il fascismo attribuisse all&#8217;università il ruolo strategico di creare un &#8220;nuovo uomo&#8221;? Che sia stato un abominio fare degli atenei dei <strong>semplici centri di propaganda</strong> e obbedienza?</p>
<p>Bene. Perché allora nessuno dice nulla contro il fatto che oggi insegnare all’università vuol dire perseguire gli obiettivi previsti <strong><a href="https://unric.org/it/agenda-2030-i-17-obiettivi-di-sviluppo-sostenibile/?fbclid=IwdGRjcASZRstleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeylgBW36_4SI-qLeTa_KnqMzBhuH5dIZMCzqfMQDlHSoY15xWmVJoQQioALk_aem_ZmFrZWR1bW15MTZieXRlcw" target="_blank" rel="noopener nofollow">dall’Agenda 2030</a> (il nuovo fascismo)?</strong> Non è una vergogna che ci siano governanti che dettano ai docenti quali devono essere gli obiettivi dei loro insegnamenti?</p>
<p>Carlo Lottieri, 13 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/universita-e-agenda-2030-nuova-autonomia-o-controllo-ideologico/">Agenda 2030, questo sì che è fascismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pride, il patetico monologo Angiolini-Renga. Poi parte la canzone &#8220;sbagliata&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/pride-liberta-o-show-mediatico/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/pride-liberta-o-show-mediatico/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beppe Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Pride]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ambra e la figlia Jolanda sul carro Lgbtq+. Poi cantano ma...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo <strong>in democrazia e tutto è lecito.</strong> Negli anni Ottanta, molti artisti gay facevano musica, producevano dischi e riempivano le classifiche senza bisogno di trasformare la propria identità in un manifesto continuo. Boy George, per esempio, era un’icona: si sapeva chi fosse, ma ciò che contava davvero era la musica. Se piaceva, si comprava. Punto.</p>
<p>Oggi qualcosa sembra essere cambiato. Una parte del mondo <strong>LGBTQ+</strong> appare sempre più orientata verso una visibilità esasperata, spesso costruita su provocazione e spettacolo. Non si tratta più solo di esserci, ma di farsi notare a tutti i costi. Il risultato? Eventi che, agli occhi di molti, scivolano facilmente nella caricatura.</p>
<p>La domanda sorge spontanea: si tratta ancora di affermazione di libertà o di una ricerca continua di attenzione? Davvero, nel contesto attuale, qualcuno impedisce alle persone di essere sé stesse? Oppure, in certi casi, si preferisce una rappresentazione sopra le righe perché è quella che garantisce <strong>visibilità immediata</strong>?</p>
<p>Il punto è semplice, forse persino banale: <strong>le persone omosessuali sono persone.</strong> Non simboli, non spettacolo, non provocazione. Persone. E proprio per questo, per qualcuno, l’eccesso rischia di ottenere l’effetto opposto, allontanando invece di avvicinare.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/niente-ebrei-al-pride-possiamo-vivere-anche-senza-questa-baracconata/" target="_blank" rel="noopener">Niente ebrei al Pride? Possiamo vivere anche senza questa baracconata</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/anche-i-gay-discriminano-cacciati-dal-pride-gli-ebrei-omosessuali/" target="_blank" rel="noopener">Anche i gay discriminano: cacciati dal Pride gli ebrei omosessuali</a></li>
</ul>
<p>Emblematico, in questo senso, <strong>quanto visto al Pride di Torino:</strong> sul palco <strong>Ambra Angiolini</strong> con la figlia <strong>Jolanda Renga.</strong> Un monologo che voleva essere intenso ma che è apparso, a tratti, forzato e carico di retorica. Il gesto finale — il foglio strappato — è stato accolto da un applauso che sembrava più automatico che convinto. Subito dopo, la scelta di cantare “T’Appartengo”. Un brano simbolo, certo, ma anche legato a una visione dei rapporti che stride con certe battaglie contro il patriarcato. Una contraddizione evidente, che lascia perplessi. Si combattono certi modelli, ma li si replica sul palco? Il messaggio rischia di perdersi proprio lì, nella confusione tra dichiarazioni e simboli.</p>
<p>E infine, una provocazione: se questi eventi vogliono avere anche una dimensione politica e sociale, perché restano confinati a contesti comodi e già favorevoli? Perché non spingersi dove i diritti sono davvero negati, <strong>dove la libertà non è uno slogan</strong> ma una battaglia concreta?0</p>
<p>Forse il nodo è tutto qui. Tra chi vede nei Pride un’espressione di libertà e chi li percepisce come una deriva spettacolare, resta una frattura evidente. E ignorarla non aiuta nessuno. La libertà, quella vera, non ha bisogno di eccessi per esistere. Ma nemmeno dovrebbe temere le domande, anche quelle più scomode.</p>
<p>Beppe Fantin, 9 giugno 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Al Torino Pride Ambra Angiolini INSIEME alla figlia Jolanda Renga" width="422" height="750" src="https://www.youtube.com/embed/XdnWbU3QPSA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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		<item>
		<title>La bomba a orologeria dell&#8217;Occidente</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-bomba-a-orologeria-delloccidente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Marco Bassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Ricchi, tasse e immigrazione: il sistema europeo regge davvero o sta per esplodere?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La vera differenza fra ricchi e poveri</strong> è che non esiste alcun gruppo organizzato di ricchi che prema per ottenere più tasse per i poveri. Semmai vi sono ricchi disorganizzati che appoggiano patrimoniali di ogni genere.</p>
<p>In ogni paese non poverissimo <strong>il 10% più abbiente paga circa l’80% delle imposte</strong> e sopporta quindi quasi interamente il peso dello Stato. È questa la formula politica magica che rende impossibile qualsiasi rivolta di carattere fiscale.</p>
<p>La classe al potere in Europa potrebbe dormire sonni tranquilli, nessuna controclasse può sorgere, anche a crescita zero (il Giappone insegna), ma ha commesso un errore tragico: ha importato decine di milioni di “inintegrabili” che sono una vera bomba a orologeria. Rimane solo da capire<strong> se saranno gli autoctoni a far fuori il ceto “digerente”</strong> o i nuovi arrivati.</p>
<p>Luigi Marco Bassani, 8 giugno 2026</p>
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		<title>Se la femminista dura e pura si mette il velo del patriarcato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/se-la-femminista-dura-e-pure-si-mette-il-velo-del-patriarcato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[alexandra ocasio cortez]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323107</guid>

					<description><![CDATA[<p>La deputata democratica che voleva tassare i ricchi alle cene di gala per ricchi adesso cade nella più folle delle contraddizioni. Per corteggiare l'elettorato musulmano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, la deputata democratica grande paladina dell’ala progressista americana, l&#8217;altro giorno ha partecipato alle celebrazioni dell’Eid al-Adha nel Bronx di New York indossando un <strong>hijab</strong>. Video e foto, che la ritraggono con il capo coperto secondo la tradizione islamica, stanno facendo il giro dei social scatenando dure critiche provenienti soprattutto dalle femministe della comunità musulmana.</p>
<p>Il motivo è presto detto: mentre da sempre si presenta come paladina dei <strong>diritti femminili,</strong> la Ocasio-Cortez ieri ha scelto di vantare un simbolo che per milioni di donne nel mondo rappresenta oppressione e controllo patriarcale. <strong>Il gesto è particolarmente grave</strong> e sottende uno strano doppiopesismo proprio perché arriva da una donna che ha costruito la sua carriera denunciando il patriarcato americano. Per anni Ocasio-Cortez ha paragonato gli Stati Uniti a una distopia, sostenendo che le americane rischiassero di diventare ancelle sottomesse al potere degli uomini. Eppure, quando si tratta di <strong>corteggiare l’elettorato musulmano</strong>, non esita a indossare proprio quel capo che in molti Paesi islamici è imposto per legge, spesso con estrema violenza e talvolta conduce alla morte le donne che non lo utilizzano.</p>
<p>E così, mentre lei posa con il velo <strong>come fosse un accessorio folkloristico</strong>, in Iran le donne vengono torturate e uccise per essersi rifiutate di portarlo. In medio oriente i fondamentalisti impongono l’hijab, cancellando ogni barlume di diritto femminile. In Arabia Saudita e in altri Stati del Golfo, solo da pochi anni, il velo integrale non è più la norma ma ancora oggi rappresenta <strong>un simbolo di inferiorità sociale</strong>. Milioni di donne musulmane coraggiose rischiano la vita ogni giorno per liberarsene. Loro lottano per toglierselo, la Ocasio lo indossa per fare bella figura e cercare di cavare qualche voto in più dalla comunità islamica.</p>
<p>Ma questa storia non se la beve più nessuno; <strong>nessuno crede più al semplice rispetto culturale.</strong> Il progressismo socialista internazionale applica due registri agli antipodi: condanna con ferocia ogni forma di conservatorismo occidentale ma si genuflette con insolito piacere di fronte a un islam politico che reprime sistematicamente i diritti delle donne. Indossare l’hijab in un contesto di festa è ridicolo se chi lo fa si dice da sempre paladina dei diritti delle donne.</p>
<p>Ocasio-Cortez, insieme al suo collega oggi sindaco di New York <strong>Zohran Mamdani,</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/mamdani-giura-sul-corano-il-rischio-degli-islamisti-al-potere/" target="_blank" rel="noopener">che ha giurato sul Corano</a> e <a href="https://www.nicolaporro.it/allah-si-cristo-no-lipocrisia-in-queste-foto-su-trump-e-mamdani/" target="_blank" rel="noopener">ha portato i riti del Ramadan in Municipio</a>, è dunque uno dei tanti simboli di una certa sinistra moralmente defunta: pronta a sacrificare i principi universali di libertà e uguaglianza sull’altare del multiculturalismo relativista. Pronta a difendere <em>tout court</em> la laicità negli USA come conquista irrinunciabile, pronta a parlare di parità tra uomo e donna e della necessità di abbattere il sistema patriarcale, ma straordinariamente <strong>sorridente sotto un velo che in tutto il mondo islamico viene imposto alle donne</strong>. Dopotutto i voti in qualche modo bisogna pur guadagnarseli…</p>
<p>Alessandro Bonelli, 29 maggio 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Burioni: &#8220;A Milano con 4.400 euro al mese fai fatica&#8221;. Ma bastano per morirci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/burioni-a-milano-con-4-400-euro-al-mese-fai-fatica-ma-bastano-per-morirci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 15:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[roberto burioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello sollevato dal virologo è solo l'ultimo dei problemi di MIlano: è cara come Dubai, ma con dentro i maranza che ti sbudellano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/burioni-a-milano-con-4-400-euro-al-mese-fai-fatica-ma-bastano-per-morirci/">Burioni: &#8220;A Milano con 4.400 euro al mese fai fatica&#8221;. Ma bastano per morirci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gira sulla solita X una roba del solito <strong>Burioni</strong> vanesio che si vanta, a 25 anni aveva già la macchina fuoriserie alla faccia dei poveracci invidiosi, e con &#8216;sta cazzo d&#8217;intelligenza artificiale, scomodata del tutto a sproposito, non sai mai cosa pensare ma pigliamola un attimo per vera: vorrebbe dire o che Burioni era un Mozart della ricerca scientifica, o del commercio, o di papà. Comunque un virologo di Vitruvio, di quelli al centro dell&#8217;universo, tu immaginatelo nudo ad arti spalancati che affronta lo scibile e l&#8217;indicibile e non poteva mancare l&#8217;economia alla signora mia: “A Milano” e che abbia prodotto una tale illuminazione questa volta non c&#8217;è dubbio, roba politica, un confronto, sulla solita X, con uno “molto vicino” al partito Ora! Di Trezzi e Boldrin, quello che Venezia g&#8217;ha fato i sfraceli, ciò, “A Milano”, dice il l&#8217;oracolo virologo vitruviano, inesorabilmente preciso come un orologio, “<strong>Con 4400 euro al mese e la famiglia fai fatica</strong>”.</p>
<p>E qui ci vorrebbe Raimondo Vianello che tentenna la testa gravemente, ma chi l&#8217;avrebbe detto, eh. Che poi, perché proprio 4400? non si poteva fare, che so, 5mila, cifra tonda? Son di quei misteri virologoci ma se lo dice lui, caro lei, c&#8217;hai da crede: fai fatica ad arrivare a fine mese. Eh, la Milano inclusiva, dei milionari, governata dal Pd, ma niente paura, adesso passa sindaco Majorinoh, quello che si ispira a Mamdani: problema risolto<strong>. Milano è cara come Dubai ma con dentro i maranza che ti sbudellano</strong>, dirottati tutti da Dubai a Milano perché negli Emirati mica sono scemi. Gli scemi siamo noi. E a Milano per poter vivere devi essere un tuttovirologo di successo, come Burioni, se no manco l&#8217;hinterland di Carugate ti basta.</p>
<p>Che commento però. Che verità. Di quelle che restano scolpite. Non si è capito bene se il virologo passepartout fosse critico o solidale, ma certo non è smentibile, ancora una volta: a Milano non si vive, virologa mia, e se ci provi ti sgozzano. Che poi ti resta solo da abbracciare gli aguzzini che ti rendono spezzatino, come quel tipo solidale alla folla che al processo urlava ma no, non li condannate, hanno diritto a una vita, loro, e lui stava in carrozzina per 50 euro, però dice Ilaria Salis, notoria redistributrice di residenze milanesi, che lo candida lei.</p>
<p>Oppure, per risolvere il problema della bolla immobiliare nella metropoli, sai che funzionerebbe? Un bel vaccino. Tanto sono risaputamente innocui, fanno bene, funzionano, risolvono. A proposito: nuovo ennesimo coming out, questo dal Rezza in commissione Covid, sentite un po&#8217; qua: “Ci sarebbe stato bisogno di maggior evidenze. Non possiamo escludere iI fatto che una persona vaccinata si ammalasse, su questo bisogna essere intellettualmente onesti. Ha deciso la politica, il Cts ha datc soltanto pareri&#8221;. Ma sì, che vuoi che sia. Funzionavano, funzionano, tutto a posto. Meglio parlare del reddito in città. Anche Belen, povera, che da quando si è pluridosata dà i numeri (ed è uno degli effetti avversi più riscontrati e più risaputi), in realtà è andata in panico dopo avere appreso della diagnosi immobiliare di Burioni. Carote per il carovita!</p>
<p><strong>A Milano con 4400 euro al mese non si vive</strong>. Non si vive neanche con 44mila perché il maranzato coltivato dal Pd è risalito fin nella ztl e adesso non lo ferma più nessuno: la città da Bosco Verticale a Bosco di Rogoredo, aspettando la strage. Ma basterà dire che è stato un malinconico, un disturbato. Solo che, questo non lo diciamo ad usum virologorum ma di chi ragiona, il “disturbo schizoide di personalità” oggi così di moda si attaglia a un fallito che vive isolato in assenza di empatia, in psichiatria e criminologia la caramobola una mano sul volante, il coltello nell&#8217;altra, è incompatibile col DSP, Disturbo Schizoide di Personalità, se mai riscontrabile in condizioni psicotiche acute, scompensi dissociativi gravi o concomitanza con altri disturbi. In sostanza, il tarato drogato che prende di furia col viatico del fanatismo usato come alibi.</p>
<p>Al di là di tutto, si fatica a trovare una logica per questo tifo per i terroristi, gli stragisti islamisti, questo disprezzo per le vittime, questo odio per i propri connazionali, è qualcosa che travalica la ragion politica, il fanatismo, il delirio, la stessa stupidità. C&#8217;è un che di ulteriore e inafferrabile, inspiegabile, che avvolge l&#8217;Europa e stritola l&#8217;Italia, come un vento stregato, un&#8217;onda irrazionale. Malvagia, ma irrazionale. Con un ministro che, incredibilmente, arriva a definirsi legittimo erede del Solimano. È un delirio o un messaggio preciso come lo è la difesa d&#8217;ufficio della Flotilla compromessa con Hamas e con l&#8217;antisemitismo parossistico? <strong>Ma a Milano si respira questo antisemitismo</strong>, sta dappertutto, induce esaltazione, complicità. Pare incredibile, ma la bolla immobiliare, i 4 o 5mila euro che non bastano per viverci, ma senz&#8217;altro a morirci, sono l&#8217;ultimo dei problemi dei una metropoli sempre più islamizzata ogni giorno che passa. E a destra si scannano sul candidato comunque perdente, perché le massonerie industriali che decidono il sindaco restano in mano al giro della sinistra manageriale. Fosche, lugubri prospettive, da si salvi chi può e la danza dei privilegiati oltre i 4400 stavolta è grottesca come quella dei crocieristi sul Titanic.</p>
<p>Max Del Papa, 28 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/burioni-a-milano-con-4-400-euro-al-mese-fai-fatica-ma-bastano-per-morirci/">Burioni: &#8220;A Milano con 4.400 euro al mese fai fatica&#8221;. Ma bastano per morirci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché la targa per monopattini è un&#8217;idiozia illiberale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-la-targa-per-monopattini-e-unidiozia-illiberale/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/perche-la-targa-per-monopattini-e-unidiozia-illiberale/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[monopattini elettrici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=322229</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono entrati in vigore i nuovi obblighi per i monopattini elettrici, discriminati rispetto alle biciclette</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-la-targa-per-monopattini-e-unidiozia-illiberale/">Perché la targa per monopattini è un&#8217;idiozia illiberale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come è noto, nel mese di maggio sono entrate in vigore <strong>norme piuttosto restrittive</strong> per chi utilizza i <strong>monopattini</strong> <strong>elettrici</strong> (il 16 luglio prossimo entrerà in vigore l’obbligo assicurativo verso terzi, che si aggiunge a quello della targa e dell’uso del casco). Ebbene, qualcuno penserà che a questo punto i possessori di questo piccolo mezzo di trasporto possano quanto meno muoversi negli stessi spazi consentiti alle comuni biciclette. Niente di tutto questo, malgrado questo carico di costosi adempimenti, ai loro possessori è consentito di spostarsi esclusivamente all’interno dei centri abitati.</p>
<p>Infatti, è rigorosamente vietato circolare sulle strade extraurbane ordinarie, mentre è consentito farlo solo su quelle urbane – con limite massimo fino a 50 kmh- , sulle piste ciclabili e sulle aree pedonali. Un divieto che, vorrei ribadire, non esiste per chi va in bici, elettrica o meno che sia, e che se per avventura esso dovesse essere allargato anche alla platea dei pedalatori, <strong>si rischierebbe una vera e propria sollevazione popolare</strong>, visto che si stima che circa 10 milioni di italiani usano regolarmente la bicicletta, mentre altrettanti la prendono occasionalmente.</p>
<p>Tant’è che in questi giorni mi ha chiamato un mio vecchio amico che vive in Lomellina, a qualche chilometro da Garlasco, il quale, non potendosi permettere un’autovettura aveva cominciato a muoversi nel suo circondario proprio con un monopattino elettrico. In particolare lo usava per recarsi dal suo piccolo paese a Mortara, principale centro agricolo della zona, per fare la spesa. Si tratta di un breve tratto di strada, tutta pianeggiante e poco trafficata, di cui circa 3 km extraurbana. Un tratto di strada che conosco bene e che, soprattutto nelle belle giornate, viene spesso percorsa da persone che passeggiano, tanto a piedi che in bicicletta.</p>
<p>A questo punto, preso atto del – a mio avviso – demenziale divieto, il mio amico, che sta per compiere 75 anni, si è visto costretto a <strong>riportare in auge la sua vecchia bici da passeggio</strong>, con la quale, vorrei sottolineare, c’è molta gente che, provenendo da ogni parte d’Europa, attraversa in lungo e in largo la Penisola senza, almeno per ora, incorrere in qualche multa.</p>
<p>Tutti soggetti che, rispetto agli sfortunati possessori del <strong>monopattino</strong> <strong>elettrico</strong>, non sono obbligati ad avere una targa, una assicurazione e ad indossare il casco protettivo.</p>
<p>Come dire, avete voluto il monopattino e volete circolare anche fuori del comune? Bene, allora pedalate! La domanda che viene spontanea è la seguente: ma chi ha avuto la geniale idea di imporre questa discutibile limitazione?</p>
<p>Claudio Romiti, 25 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-la-targa-per-monopattini-e-unidiozia-illiberale/">Perché la targa per monopattini è un&#8217;idiozia illiberale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Ci mancava il bagno per l&#8217;alieno</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-il-bagno-per-lalieno/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-il-bagno-per-lalieno/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 18:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'operazione grottesca della sinistra: bagni neutri per alieni e sirene. Questa gente ha davvero smarrito il senso del reale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per dovere di cronaca è necessario riportare una vittoria roboante della politica di Sinistra. A Grosseto, nella Cittadella dello Studente, i servizi igienici sono stati trasformati in <strong>bagni neutri:</strong> sulle porte non ci sono più i classici simboli di un uomo e di una donna, ma una galleria parecchio articolata di figure fantasy. Una sirena, un alieno, Batman, un robot Android (gli Apple evidentemente saranno discriminati…), un pirata, quello che pare essere un asceta, una persona con gonna e pantaloni insieme, e altri ancora.</p>
<p>L’assessore regionale alla Scuola <strong>Alessandra Nardini</strong> e il presidente della Provincia di Grosseto <strong>Francesco Limatola</strong> (con tanto di fascia) si sono fatti ritrarre sorridenti proprio davanti a questo murales da water, come se avessero inaugurato un’opera di importanza globale.</p>
<p>Ovviamente, dinanzi ad una iniziativa di questo tipo (e quasi sicuramente preso dalla gelosia di non averci pensato prima dei colleghi avversari…), il deputato di Fratelli d’Italia <strong>Fabrizio Rossi</strong> ha definito la cosa ridicola. La risposta della sinistra è stata immediata e prevedibile: accuse di ossessione ideologica, oscurantismo, odio. Nardini ha parlato della necessità di costruire spazi accoglienti che rispettano tutte le identità (pure quella delle sirene, evidentemente) e ha annunciato la sua presenza al Toscana Pride. Evviva, evviva.</p>
<p>Ma entriamo nel merito. <strong>Questa operazione è grottesca</strong> proprio perché pretende di risolvere un problema profondo (il disagio di chi non si riconosce nel binarismo di genere) con un rimedio superficiale e controproducente. Addirittura quasi caricaturale. Credere che appiccicare un alieno o una sirena su una porta di bagno faccia sentire davvero accettati un ragazzo o una ragazza con disforia di genere è una forma di infantilismo ideologico, tendente all’offensivo. Visto che peraltro, così facendo, <strong>a dei ragazzi esistenti si affiancano figure di assoluta fantasia</strong>. Nessuno si è chiesto se a quei ragazzi possa dar fastidio essere rappresentati da un robot? Cosa sono, fenomeni da baraccone?</p>
<p>Ma la sinistra questo non se lo chiede e posa davanti a degli adesivi come fosse<strong> una vittoria di libertà</strong>. Evidentemente, per loro, un adolescente in fase di definizione del suo io ha davvero bisogno di un bagno con Batman per sentirsi amato.</p>
<p>E così trasformare il wc in un luna park di icone ironiche crea inclusione. Secondo loro. E poi davvero ci sarebbe da soffermarsi sulla foto: espressione fiera e dito puntato verso gli adesivi con un’aula attorno composta dall’idea di aver compiuto un’impresa stoica e storica. Nemmeno la grande Rosa Parks immortalata sull’autobus era fiera quanto l’Assessore alla Scuola della Regione Toscana davanti a un cesso con la figurina di Batman attaccata sopra. Poesia pura.</p>
<p>Questi bagni “woke” non contribuiscono all’accettazione del diverso, <strong>al contrario lo evidenziano</strong>. Forse giusto per il gusto di ricordargli “Tu non sei come gli altri e gli unici a prendersi cura di te siamo noi”. Questa gente ha davvero smarrito il senso del reale. Trovassero qualcosa di davvero proficuo da fare per il Paese.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 22 maggio 2026</p>
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		<title>Elon il cattivo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Il Corsaro Nero]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 13:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[elon musk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dallo spazio ai tunnel sotterranei: perché i successi tecnologici di Musk vanno oltre le polemiche politiche</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Elon Musk</strong> non è molto amato a sinistra, da quando ha pubblicamente espresso il suo supporto a Donald Trump a metà 2024. C’è chi, quando parla di piattaforme di intelligenza artificiale, menziona tutte le maggiori, e anche le minori, e tralascia di nominare la sua (Grok), che, <strong>secondo un articolo di Forbes di febbraio,</strong> si posiziona al terzo posto al mondo per traffico sul web; c’è chi si precipita a cercare il suo nome negli Epstein files trascurandone tanti altri; c’è chi accusa di parzialità la sua enciclopedia Grokipedia, non vedendo la faziosità di altre; c’è chi non perde occasione per dileggiarlo, ad esempio per una sua battuta a <strong>Davos sul Board of ‘peace’</strong> (battuta che abbiamo invece trovato molto simpatica); e c’è chi è andato oltre, dando fuoco a una concessionaria Tesla a Roma.</p>
<p>Ma Musk merita di essere tanto detestato? Rispondiamo non per la persona, ma per le sue attività. Oltre a Grok c’è naturalmente X (ex Twitter); si può parlar male quanto si vuole di X, ma una cosa è innegabile: <strong>c’è libertà, c’è accesso a notizie</strong> altrimenti oscurate o manipolate, c’è dibattito vero. Non è perfetto naturalmente, ma è difficile accettare che l’esposizione alla realtà disturbi qualcuno.</p>
<p>Insieme a X, come parte di xAI, c’è poi la citata Grokipedia. Ma il mondo di Elon comprende tanti altri business. L’azienda <strong>SpaceX</strong> lavora per ridurre fino a 100 volte i costi dell’esplorazione spaziale; a meno che lo spazio non sia ‘di destra’ (ci vorrebbe Giorgio Gaber…), ci sembra una lodevole intenzione. SpaceX ha anche i satelliti Starlink, che stanno aiutando l’Ucraina nella guerra contro la Russia.</p>
<p>C’è poi <strong>Neuralink</strong>, con la missione di trattare malattie neurologiche e disabilità, o per controllare un computer con il pensiero (già 12 pazienti per 15.000 ore di uso finora). Si fa fatica a pensarne male.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/finanza/elon-musk-xai-spacex-data-center-spazio/" target="_blank" rel="noopener">Elon Musk unisce xAI e SpaceX</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/elon-musk-bisogna-abolire-lunione-europea/" target="_blank" rel="noopener">Elon Musk:Bisogna abolire l&#8217;Unione Europea</a></li>
</ul>
<p>Non pago, Musk ha anche <strong>The Boring Company</strong>, che costruisce innovativi tunnel sotterranei a basso costo (progetto Loop) per ridurre il traffico di superficie nelle città; il tutto con materiali sostenibili e solo per veicoli elettrici. Già 3 milioni di passeggeri trasportati a Las Vegas. In UE dovrebbero correre per averlo nelle nostre città.</p>
<p>E chiudiamo con Tesla. Auto elettriche innanzitutto, più sostenibile e in linea con il green-deal di così non si può; poi la guida autonoma (FSD), già sperimentata a Roma qualche mese fa, che ha l’obiettivo di ridurre la quotidiana strage sulle nostre strade (3.000 morti all’anno in Italia); infine Optimus, il robot umanoide, che potrà svolgere lavori pericolosi (e umili), aumentare la capacità di assistenza sanitaria, e tanto altro. <strong>Ci sono davvero le basi per detestarlo tanto?</strong></p>
<p>Il Corsaro nero, 21 maggio 2026</p>
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		<item>
		<title>“Lavoro più ingaggiante”: ho smesso di reagire</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lavoro-piu-ingaggiante-ho-smesso-di-reagire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Marco Bassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 16:55:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il linguaggio aziendale moderno mette alla prova la nostra pazienza (e la nostra sanità mentale)</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="79" data-end="255">Ieri ho lasciato che una studentessa affermasse: “Sono alla ricerca di un lavoro <strong>più ingaggiante</strong>”, senza battere ciglio. Alla mia veneranda età sto diventando davvero maturo.</p>
<p data-start="257" data-end="377" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Quando riuscirò a mantenere <strong>la calma assoluta</strong> di fronte a un “trovo tutto ciò molto sfidante”, sarò socialmente guarito.</p>
<p data-start="257" data-end="377" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Luigi Marco Bassani, 17 maggio 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>&#8220;Dietro una tastiera non è tutto permesso&#8221;: l’allarme degli esperti sui pericoli del web</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/dietro-una-tastiera-non-e-tutto-permesso-lallarme-degli-esperti-sui-pericoli-del-web/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 19:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Dark web]]></category>
		<category><![CDATA[haters]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro lo schermo il pericolo: a Pavia il summit sulla guerra invisibile che minaccia i giovani online</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cyberbullismo, haters, reati digitali e sicurezza online dei più giovani saranno al centro del convegno <strong>“CyberSicurezza</strong>: tra haters e opportunità per le nuove generazioni”, in programma venerdì 15 maggio nell’Aula Magna della Questura di Pavia, in via Rismondo. L’iniziativa, organizzata dal <strong>sindacato Fsp Polizia</strong> insieme alle strutture regionali e nazionali, si svolgerà dalle 9 alle 13.</p>
<p>Il ministro dell’Interno <strong>Matteo Piantedosi</strong> aprirà i lavori con un videomessaggio mentre tra gli ospiti istituzionali è prevista la partecipazione del sottosegretario Nicola Molteni, del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, Paola Chiesa della Commissione Difesa della Camera, oltre al prefetto, al questore e al sindaco di Pavia.</p>
<p>Il convegno riunirà rappresentanti delle <strong>istituzioni, forze dell’ordine ed esperti di cybersicurezza</strong> per affrontare un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra adolescenti e studenti. A moderare gli interventi sarà la giornalista Paola Fucilieri.</p>
<p>Tra i relatori figurano <strong>Simona Flavia Malpezzi,</strong> vicepresidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza; Riccardo De Corato, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali; Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica; Marco Valerio Cervellini dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e Rocco Nardulli, vice dirigente COSC Lombardia. Le conclusioni saranno affidate a Gaetano Marrone, segretario Fsp Lombardia, e al segretario generale Fsp Valter Mazzetti.</p>
<p>Al centro del confronto ci saranno soprattutto<strong> i rischi legati all’utilizzo inconsapevole della rete</strong> e dei social network, ma anche le opportunità offerte dagli strumenti digitali. Secondo Daniela Iovine, segretario provinciale Fsp Pavia, l’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da una parte sensibilizzare gli studenti sui pericoli del web, dall’altra fornire strumenti di approfondimento agli operatori del settore. “<strong>Dietro una tastiera non tutto è permesso</strong> e ogni azione lascia una traccia”, sottolinea Iovine, evidenziando la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione e della consapevolezza digitale tra i più giovani.</p>
<p>Sulla stessa linea anche Valter Mazzetti, che definisce la cybersicurezza <strong>“una delle principali sfide per le istituzioni”,</strong> chiamate non solo a contrastare i reati online ma anche a fornire ai cittadini, soprattutto ai ragazzi, strumenti adeguati per muoversi in sicurezza in un contesto digitale sempre più complesso.</p>
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		<item>
		<title>Kate in Italia, il dettaglio segreto a tavola: cosa le è stato servito</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/kate-in-italia-il-dettaglio-segreto-a-tavola-che-spiazza-tutti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 14:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Kate Middleton]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra eleganza e curiosità: il retroscena sull'accoglienza alla principessa Middleton</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo viaggio all’estero dopo la malattia passa dall’Emilia e da un buffet studiato nei minimi dettagli. <strong>Kate</strong> <strong>Middleton</strong> ha scelto Reggio Emilia e Parma per una visita semi-privata legata ai suoi progetti sull’infanzia e sull’educazione, con una tappa alla Fondazione Reggio Children-Centro Loris Malaguzzi, realtà conosciuta a livello internazionale per il modello educativo dedicato ai più piccoli. Ma attorno all’arrivo della principessa del Galles si è mossa anche una macchina organizzativa costruita secondo un rigido protocollo, soprattutto sul fronte dell’accoglienza.</p>
<p>Il ricevimento istituzionale si è svolto nella <strong>Sala del Tricolore</strong> di Reggio Emilia, luogo simbolico dove nel 1797 nacque la bandiera della Repubblica Cispadana, poi diventata il tricolore italiano. Ad accogliere Kate Middleton c’era il sindaco Marco Massari, ma una parte rilevante dell’organizzazione si è concentrata sul servizio di tavola e sul menu pensato per l’ospite reale.</p>
<p>Dietro le quinte ha lavorato <strong>Petra</strong> <strong>Carsetti</strong>, esperta di galateo e campionessa mondiale di apparecchiatura della tavola, chiamata a supervisionare ogni dettaglio del ricevimento: dalla disposizione delle porcellane alle precedenze istituzionali, fino al dress code e alle formalità previste dal protocollo britannico. Nulla è stato lasciato al caso. Tazze bianche decorate con piccoli motivi floreali, piattini color Tiffany, tovaglioli in lino e posate d’argento hanno composto un allestimento volutamente sobrio ma molto curato, pensato per rispettare lo stile tradizionale della casa reale senza eccedere nella solennità.</p>
<p>Anche la scelta dei tè è stata calibrata con attenzione. Tra le varietà servite figurava il Qimen Jinzhen, tè rosso cinese dalle note dolci e delicate, insieme ad alcune selezioni provenienti dalla collezione di Fortnum&amp;Mason, storico marchio londinese legato da sempre all’aristocrazia britannica. Il servizio in sala è stato affidato ad Andrè Joao Cunha Fiaes, mentre il buffet è stato preparato da Marcella Abbadini e Andrea Incerti Vezzani della Locanda Ca’Matilde di Quattro Castella.</p>
<p>La cucina proposta ha seguito i gusti attribuiti alla principessa del Galles: piatti leggeri, ingredienti vegetali e attenzione alle erbe aromatiche. Non a caso la scelta è ricaduta su Ca’ Matilde, ristorante noto anche per il suo orto.<strong> Nel menu di benvenuto sono comparsi biscotti biologici alla lavanda</strong>, alla vaniglia e all’arancia, accompagnati da un piccolo assaggio di erbazzone, la tradizionale torta salata reggiana ripiena di bietole stufate, considerata uno dei simboli gastronomici del territorio.</p>
<p>Un’accoglienza costruita dunque <strong>più sul dettaglio e sulla misura che sull’ostentazione</strong>. E proprio questa attenzione quasi artigianale al servizio — dagli argenti alle porcellane, fino alla selezione del tè — è stata uno degli aspetti che, secondo gli organizzatori, Kate Middleton avrebbe maggiormente apprezzato durante la sua visita emiliana.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La lobby dell’antifascismo facile</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-lobby-dallantifascismo-facile/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-lobby-dallantifascismo-facile/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonino Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 14:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=315391</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le tensioni sociali non si placano, le opposizioni continuano a remare per aizzare le masse contro il Governo e per un’escalation degli scontri</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La prima considerazione che salta alla mente di chi segue costantemente l’evoluzione sociopolitica del Paese è <strong>il bassissimo livello d’informazione</strong> (e di onestà intellettuale) che caratterizza circa metà della popolazione; e ciò, per una Nazione che affonda le radici nel terreno, una volta fertile, della cultura, dell’arte e dell’ingegno, è grave, anzi è un elemento che ci avvicina (socialmente) più a stati in stile anarco-sudamericano che a democrazie civili ed evolute.</p>
<p>Escludendo le esternazioni bipartisan a sostegno della Presidente del Consiglio, a seguito degli attacchi ed insulti ricevuti rispettivamente da <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/il-giudizio-ingeneroso-e-affrettato-e-quello-di-crosetto-sulla-guerra-di-trump/">Trump</a> e <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-fallo-di-frustrazione-del-travaglio-di-mosca/" target="_blank" rel="noopener">Solovyov</a>,</strong> le dinamiche del confronto sociale restituiscono un quadro non rassicurante. Leader di opposizione ed alcune testate che continuano ad <strong>istigare odio</strong> manipolando subdolamente la realtà, milioni di cittadini disinformati che si lasciano irretire dalle menzogne di tali establishment e tirano fuori rabbia e violenza verbale ai limiti della legalità, social che permettono di tutto applicando la “censura” a senso unico, ovvero oscurando parzialmente la visibilità di chi non si allinea alla “rivolta contro i fascisti al potere” ed alcuni giornalisti e conduttrici/conduttori di programmi tv che alimentano questo clima avvelenato.</p>
<p>Per finire… <strong>anarchici, filo-Hamas ed italo-islamici</strong> vari che approfittano di ogni evento per attaccare le Forze dell’Ordine e destabilizzare il sistema, parte della magistratura (forte anche della vittoria del NO al referendum) che emana “sentenze politiche” trovando cavilli per poter scarcerare o non perseguire l’illegalità proveniente dal mondo degli immigrati irregolari e da gruppi borderline vicini ai partiti di sinistra.</p>
<h2>La libertà di stampa e la corretta informazione</h2>
<p><strong>Houston, abbiamo un problema</strong>, ed è ciò che possiamo definire onestà intellettuale e responsabilità in merito alle informazioni (ed opinioni) che si diffondono su carta stampata, attraverso social e tv e che, nel 50% dei casi (voglio mantenermi basso), non entrano nel merito delle questioni ma si manipolano per utilizzare l’informazione come uno strumento per delegittimare gli avversari, esattamente come fanno alcuni magistrati con le “sentenze politiche”.</p>
<p>Non è una questione di <strong>libertà di stampa</strong> ma dell’abuso che si fa di essa; con il pretesto di ciò che la Costituzione garantisce assistiamo a campagne vergognose su tutti i media, soprattutto all’indirizzo di una sola parte politica, a maggior ragione se governa; e se qualcuno osa dissentire o sindacare informazioni ed opinioni, palesemente manipolate, inesatte o addirittura false, viene immediatamente accusato di “voler mettere il bavaglio” a giornalisti ed opinionisti.</p>
<p>Un po’ come l’inefficienza di <strong>una certa giustizia che “autorizza” i criminali</strong> a delinquere senza temere alcunché perché protetti da un Paese garantista e certi di non trascorrere mai più di 24 ore  in cella; ciò che accade in parte del mondo dell’informazione segue lo stesso principio, ovvero “si può dire e scrivere di tutto, offendere e delegittimare perché si è garantiti e non si può essere messi a tacere”.</p>
<p>Pertanto, tale metodo scorretto di fare informazione non è dovuto ad <strong>un regime repressivo</strong> in cui chi governa controlla i media e pretende fango costante sugli oppositori… di conseguenza, non è un problema di libertà di stampa; fortunatamente siamo in una Nazione democratica e garantista e, paradossalmente, è proprio questo il punto nodale della questione: si usa la Costituzione come scudo per poter oltrepassare i limiti della decenza e della civiltà.</p>
<p><strong>Chi fa informazione dovrebbe essere imparziale</strong> (quasi come un magistrato), ciò non significa che non possa essere schierato, ed anche dimostrarlo apertamente, ma un minimo di onestà intellettuale e deontologia dovrebbero essere alla base di ogni opinione che si esprime ed ogni informazione che si riporta, ovvero entrare sempre nel merito delle questioni e sentire la responsabilità di riportare la realtà anche se accompagnata da opinioni che denotano un evidente schieramento.</p>
<p>Questo modo, ripeto, scorretto, di fare informazione rende le masse ignoranti, genera contrapposizioni violente, anziché confronti civili, ed alimenta <strong>la disonestà intellettuale</strong>… che è ciò che perseguono le “lobby dall’antifascismo facile” tirato in ballo ad ogni piè sospinto.</p>
<h2>Il caso social</h2>
<p>Non v’è dubbio alcuno che i social network, sin dall’avvento, <strong>inizialmente nati per aiutare a socializzare</strong>, si sono trasformati in terreno fertile per “immondizia sociale” (a prescindere dai colori politici); truffatori di ogni specie, individui che sfogano con violenza la propria rabbia o odio nei confronti di qualcuno, donne “in vendita”, a volte prostituzione e pornografia mascherate, promozione del gioco d’azzardo, fantomatici milionari <strong>(pseudo-traders)</strong> che esibiscono auto di extra-lusso e ville milionarie (i cosiddetti “fuffa-guru”) e, ovviamente, politici che diffondono menzogne e giornalisti scorretti di cui sopra.</p>
<p>Se tutto ciò accadesse nel mondo reale non basterebbe un carcere per ogni comune, come mai nel mondo virtuale, nonostante la reiterazione di reati reali, tutto fila liscio e nessuno paga?  Semplicemente perché si ha paura di essere additati come <strong>“fascisti” o “repressori”</strong> se si decidesse per un giro di vite al fine di eliminare prevaricazioni, violenze verbali, offese, delegittimazioni, promozione di terrorismo, di menzogne e così di seguito. Ciò significherebbe imporre regole ferree agli utenti e protocolli ultra-severi cui i social dovrebbero attenersi, ad iniziare dal non sponsorizzare post-truffa o che diffondono fake news.</p>
<p>Bene, è il momento di mettere in pratica tutto ciò, di emanare normative che equiparino il mondo reale al virtuale, di mettere a tacere (nonostante la democrazia) <strong>chi semina odio e violenza,</strong> chi diffonde informazioni false (art. 656 c.p.), chi promuove gioco d’azzardo, truffe finanziarie e terrorismo e chi diffonde falsità per irretire ed aizzare le masse e, soprattutto, chi provoca.</p>
<h2>Fino a che punto si vuol tirare la corda?</h2>
<p>A prescindere dal fatto, oltretutto, che i social incarnano tutto ciò che dista anni luce da etica, lealtà, correttezza, valori e civiltà, è strettamente necessario intervenire con coraggio per stroncare una bomba sociale ad orologeria (per ora virtuale) che, se ignorata, esploderà trasferendo dal virtuale al reale tutte le dinamiche “criminali”. Qualche avvisaglia l’abbiamo già avuta con <strong>manifestazioni di piazza (violente)</strong> i cui partecipanti sono stati aizzati attraverso i social.</p>
<p>Il rischio di una<strong> “guerra civile”</strong> (già in atto nel mondo virtuale) è più reale di quanto si possa immaginare; ergo, anche se stringere la morsa per social ed utenti significherebbe essere definiti“repressori”, è un’azione che va messa in pratica prima che sia tardi.</p>
<p>I social sono un terreno di <strong>illegalità diffusa</strong> che non è più possibile tollerare, idem testate che manipolano la realtà.</p>
<p>Antonino Papa, 23 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-lobby-dallantifascismo-facile/">La lobby dell’antifascismo facile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>E alla fine arriva Francy Gaza, Nostra signora di Vogue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 08:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=318051</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cover, capricci e coltelli: anatomia di una sinistra che si sbrana. E la Albanese finisce sulla copertina di Vogue</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema è che anche<strong> le sardine invecchiano,</strong> precocemente incanutiscono e i loro vizi da ricche comuniste, come pagare trecento euro all&#8217;ora l&#8217;armocromista per farsi insegnare le mutande coordinate con la divisa, ieri istituzionale, domani sciammanata da carro pride, oggi casual snob da campagna elettorale, appena 4 anni dopo sembrano archeologia politica, ossia mediatica, cioè immaginaria.</p>
<p>Il PD della gestione Lella perde i pezzi e le pezze, <strong>le Madia cercano badia,</strong> ovvero casa, in territori renziani dove per pilotare il campolargo sgomitano nuovi prodotti ancor più patinati e pattinati. Ci sono queste due omonime, colleghe nello sport, lancio del martello, e ora nella politica, una artefatta dai piedi senza scarpe alla testa, oh, così blasé, l&#8217;altra più grezza ma impara in fretta, sta mollando <a href="https://www.nicolaporro.it/il-primo-maggio-degli-agenti-respingere-i-violenti-pro-askatasuna/" target="_blank" rel="noopener"><strong>quella sua maglietta fina da Askatasuna</strong></a>, quell&#8217;aria da precaria stracciatella per rifugiarsi in divise sempre più consone, quei completini rigidi, BCE style, pura estetica da Diabolik, da Clerville, da Bruxelles, oh così Ursula, così Christine, così Roberta.</p>
<p><strong>E alla fine arriva Francy. </strong>La ragionevole estimatrice di Hamas &#8220;che ha fatto cose buone, ospedali, scuole&#8221;, da riempire di bambini come scudi umani, ma stà a spaccà er capello, resistenza globale tutto si fa per te. Francy Gaza non sarà Barbie Gaza, non può, per evidenti limiti, da anni, forse da sempre, ma attenzione: sta riguadagnando il tempo perso a grandi falcata e martellate. La sua è una rivoluzione lenta ma inesorabile, di copernicano marxismo: smesse la palandrane, le gonnellone da suffragette grillarelle anni 70, eccola risplendere anche lei da una copertina e che copertina: siamo su Vogue British, compagne, la rivista che va a ruba tra le velate di Gaza, di Teheran, di Islamabad.</p>
<p>Inaudito, e così la sfottono, la attaccano inveleniti, <strong>Francy Gaza</strong>: ma sbagliano. Abbagliati dalla nuova mise blu propal, vedono sempre il dito al posto della mezzaluna, si soffermano sulla spocchia d&#8217;ordinanza, sono una grande scrittrice, ho migliaia di clienti, ma è tutto contorno, appena distorsione di ego, le Francy Gaza sono un po&#8217; come le colone sioniste, stan sempre tra di loro e nessuno le critica, se la cantano e se la suonano. Ma no, la metamorfosi di Albanese non è solo egolatrica, non è pura vanità.</p>
<p>Certo, c&#8217;è anche quella, siamo di fronte ad uno tra i personaggi più pieni di sé degli ultimi anni ed è una bella lotta, oggi più che mai vale l&#8217;aforisma di Eugenio Finardi, “la gente s&#8217;innamora sempre della gente convinta”. E auspicabilmente poi la vota e allora siamo al busillis: vanità qui non rima con vacuità, non soltanto, almeno, Francy, cui dei gazawi e compagnia bella importa infinitamente meno che di sé stessa, è una ambiziosa, <strong>tipo un Vannacci in gonnellona,</strong> va preparando la discesa annunciata e pare abbia scelto finalmente il partito di Salis, preferito ai 5 Stelle che pure, per via travagliesca, l&#8217;avevano generosamente apparecchiata. Il che dovrebbe suggerirci qualcosa a proposito dei reali equilibri in quel gran casino d&#8217;un centro sociale di estrema sinistra per ipocrisia chiamato campolargo. Lasciate qualche speranza o voi c&#8217;entrare, voi ex lanciatrici di martelli: si fa largo di gran Vogue una un poco fané, ma estremista ancor più di te.</p>
<p>Donne, di sinistra hardcore (il riformismo renziano è fumo nei tacchi), presuntuose, protese verso la galassia flotillera, propal, antitrump che correttamente si legge anti occidente: ed ogni occasione è buona per superarsi nel delirio a pendolo tra islam e woke. A parole, certo, fuffa da copertina, da book fotografico, da servizio di moda, dovessero arrivarci si riconvertono subito, mica vogliono fare la fine di un Mamdani a New York: basta Genova, per quello.</p>
<p>Ma intanto sono lì e <strong>la bagarre,</strong> alla resa dei conti, sarà più violenta di un arrivo della Milano Sanremo. Ad arrancare sembra Lella, sardina logorata dal potere mai avuto: la politica è un conte Ugolino che divora le sue figlie, ha bisogno di faccette sempre nuove e ci vuole un fisico bestiale perché appena sbagli una mossa i demiurghi, si chiamino Renzi, Travaglio o FratoNelli ti rinnegano, ti scaricano.</p>
<p>Qui non si guarda in faccia nessuna, <strong>o funzioni o sei fuori.</strong> Sul filo di una cover affilano gli artigli le candidate al Politburo di Gaza: roba da dure che non hanno pietà, non possono convivere, non si dà in natura, è una lotta femminicida, solo la più spietata e con le massonerie giuste resterà in piedi. Ma finché comandano a casa loro, poco male, se non per Conte, unico gallo nel pollaio. È se dovessero esorbitare con la buona grazia del Colle garante, allora sì che sarebbero guai grossi come montagne.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, una donna sola al comando: la Giorgia che in 4 anni, lei sì, di comando appare segnata, scavata, appare diversa, più consapevole e più fragile. <strong>Questo maledetto potere distrugge chi non ce l&#8217;ha</strong> ma pure chi ce l&#8217;ha e se ne frega se sei donna, anzi infierisce. Fra tante critiche che le si possono fare, Meloni almeno una non la merita: quella di indulgere oltre misura nell&#8217;egocentrismo prospettico, da rampante in posa, come le contraltare della sinistra ricca, come questa Francy il cui scatto riciclato risulta insopportabilmente studiato, fasullo come <strong>le sparate strategiche su Taranto</strong> che è una piccola Gaza, sul millantato disinteresse quando tutte non fanno che consultare i sondaggi come gli oroscopi. E la corsa non è contro la premier, è contro le altre tre.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/albanese-dal-palco-la-spara-grossa-bimbi-di-taranto-come-a-gaza/" target="_blank" rel="noopener">Albanese dal palco la spara grossa:Bimbi di Taranto come a Gaza</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quali-sono-le-fonti-ehmmmm-la-figuraccia-di-albanese-su-gaza/" target="_blank" rel="noopener">Quali sono le fonti?;;Ehmmmm La figuraccia di Albanese su Gaza</a></li>
</ul>
<p>E allora per il momento godiamoci <strong>questa Gaza tra donne,</strong> questo definirsi e rifinirsi copertina su copertina, campagna dopo campagna, ritratto per ritratto, boutade su boutade, questa danza di miraggi che non è più cringe, non è grottesca, è qualcosa di già oltre, in un controluce quasi minaccioso, segno dei tempi ma tempi inquietanti, vuoti ma carnivori, come di zombie seducenti ma spaventosi.<br />
Max Del Papa, 6 maggio 2026</p>
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		<item>
		<title>Perché bisogna festeggiare il lavoro</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-festeggiare-il-lavoro/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-festeggiare-il-lavoro/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 12:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Celebriamo oggi la Festa dei lavoratori. Si tratta di una giornata colma di significato, un&#8217;occasione per mettere al centro il tema del lavoro, perché esso sia garantito ai cittadini, perché esso sia dignitoso. Il lavoro è parte integrante della vita di ciascuno di noi: mediante il lavoro, infatti, ognuno contribuisce al bene dell&#8217;altro, in una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Celebriamo oggi la <strong>Festa dei lavoratori</strong>. Si tratta di una giornata colma di significato, un&#8217;occasione per mettere al centro il tema del lavoro, perché esso sia garantito ai cittadini, perché esso sia dignitoso. Il lavoro è parte integrante della vita di ciascuno di noi: mediante il lavoro, infatti, ognuno contribuisce al bene dell&#8217;altro, in una catena di corresponsabilità e di attenzione reciproca. <strong>Con il lavoro l&#8217;uomo risponde alla sua vocazione</strong> che è quella di contribuire al benessere proprio e della società all&#8217;interno della quale è inserito.</p>
<p>Per questo le politiche del lavoro contribuiscono alla dignità dell&#8217;uomo. Quando il lavoro manca, quando non è adeguatamente remunerato, quando le tutele non sono garantite, quando la sicurezza è posta in secondo piano rispetto al profitto, quando per uno stesso impiego si fanno preferenze di genere, <strong>la dignità dell&#8217;uomo non è rispettata</strong> e si giunge alle diverse forme di sfruttamento di cui troppo spesso la cronaca ci informa. Le grandi conquiste sindacali del passato sembrano essere così vanificate.</p>
<p>Ritengo, dunque, condivisibili gli sforzi del Governo che ha voluto introdurre nel <strong>Decreto Lavoro</strong> approvato dal Consiglio dei Ministri una serie di importanti misure, quale quella del <strong>salario giusto,</strong> in modo che la contrattazione sia garantita, senza ricorrere ad una cifra oraria prestabilita che non è garanzia di rispetto dei diritti dei lavoratori. Significativa anche la misura che stabilisce che gli incentivi pubblici verranno erogati solamente a favore di chi garantisce ai dipendenti <strong>una retribuzione corretta</strong>, all&#8217;interno di contratti regolari, per i quali i parametri restano i contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative a livello nazionale.</p>
<p>Si tratta, dunque, di misure che si pongono come obiettivo il rispetto dei lavoratori, il rispetto dei contratti, il rispetto della contrattazione. Mi sia consentito anche di rivolgere un invito al rispetto degli obblighi in ordine alla sicurezza sui luoghi di lavoro, in tutti gli ambienti lavorativi ma specialmente in quelli dove i rischi per i lavoratori sono maggiori. <strong>Non si lesini sulla formazione dei lavoratori</strong>, sui dispositivi di protezione, sul rispetto delle buone prassi: le norme di sicurezza sono una forma di rispetto della vita dei lavoratori. Quando si parla di rispetto per la vita, si deve rivolgere una particolare attenzione anche al tema delle norme di sicurezza. Nulla e nessuno deve essere immolato sull&#8217;altare del profitto. Auguri, dunque, a tutti i lavoratori, con l&#8217;auspicio che il lavoro sia per tutti occasione di crescita e di promozione umana.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 1° maggio 2026</p>
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		<title>L&#8217;eutanasia che scuote il mondo: Wendy Duffy è in salute, ma oggi si farà morire</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/leutanasia-che-scuote-il-mondo-wendy-duffy-e-in-salute-ma-oggi-si-fara-morire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:33:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il controverso caso tra libertà di scelta, dolore personale e le criticità etiche di una procedura sempre più “aziendalizzata” della morte volontaria assistita</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/leutanasia-che-scuote-il-mondo-wendy-duffy-e-in-salute-ma-oggi-si-fara-morire/">L&#8217;eutanasia che scuote il mondo: Wendy Duffy è in salute, ma oggi si farà morire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mitologia greca <strong>Pegaso</strong> è il celebre cavallo alato nato dal sangue di Medusa e simbolo di libertà ed immortalità. La Società svizzera Pegasos è invece simbolo di mortalità, anzi di morte, e di morte addirittura volontaria. Come spiega il suo sito internet, la Pegasos Swiss Association è un‘organizzazione senza scopo di lucro per la morte volontaria assistita (VAD, Voluntary Assisted Dying) con sede a Basilea.</p>
<p>Questa associazione &#8220;crede che sia diritto umano di ogni adulto razionale e di mente sana, indipendentemente dal suo stato di salute, di scegliere il modo e il momento della sua morte&#8221;. Il nome della Pegasos è balzato agli onori delle cronache per la notizia di vari siti di news inglesi, ripresa dal <em>Corriere della Sera</em> e dall‘elvetico 20 Minuten.ch, di una donna inglese di 56 anni,<strong> Wendy Duffy,</strong> ex operatrice sanitaria, che si è rivolta a questa società per poter morire. Pur se in piena salute, questa donna ha preso la drammatica decisione di <strong>voler terminare la sua vita</strong> dopo aver perso il figlio ventitreenne Marcus quattro anni fa, soffocato con del cibo di ritorno da un pub. La Duffy, che aveva già provato a suicidarsi, ha dichiarato: «Voglio morire e questo è quello che farò. È la mia vita, è la mia scelta». Quindi ora ha comunicato alle sue quattro sorelle e ai due fratelli la sua tragica scelta.</p>
<p data-start="893" data-end="1685">La Duffy ha già selezionato il vestito da indossare e la canzone da suonare al momento del trapasso, «Die with a smile» di <strong>Lady Gaga</strong> e Bruno Mars. Ha dato disposizione che la finestra della camera sia aperta, in modo che la sua anima possa volare via e che le sue ceneri vengano rispedite in Gran Bretagna e sparse in un parco insieme a quelle del figlio.</p>
<p data-start="893" data-end="1685"><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li data-start="893" data-end="1685"><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/eutanasia-business-70-milioni-wendy-duffy-svizzera-olanda/" target="_blank" rel="noopener">Eutanasia, il Dottor Morte vale 70 milioni</a></li>
</ul>
<p data-start="1687" data-end="3373">Mentre altre società che praticano l’eutanasia in Svizzera accettano richieste solo da persone già <strong>gravemente malate</strong> o con una diagnosi fatale (come la Dignitas, vicino a Zurigo), la controversa Pegasos consente la «dolce morte» anche a chi è perfettamente in salute. Guardando nel suo sito internet, se non si trattasse di tale «servizio», sembrerebbe un club come molti altri. <strong>Bisogna registrarsi creando un profilo</strong>, e, solo se si vuole, si può anche diventare sostenitori dell’associazione versando 100 CHF.</p>
<p data-start="1687" data-end="3373">La procedura per la «dipartita» è freddamente spiegata sul sito internet: la morte volontaria assistita costa circa <strong>10.000 CHF,</strong> da pagare in due rate: la prima, come deposito, al momento della registrazione e domanda, il secondo versamento è dovuto quando si «viene al dunque», cioè si fissa l’appuntamento con la propria morte. Dopo aver creato il proprio profilo sul sito, dunque, si viene guidati passo dopo passo per inoltrare la propria domanda insieme alla prima rata del pagamento.</p>
<p data-start="1687" data-end="3373">Inizia così il processo. Il team Pegasos controllerà la domanda. A seconda del numero totale di richieste ci vorrà un certo tempo per analizzare la pratica, perciò è anche possibile specificare se la procedura debba essere valutata con urgenza. Se la domanda viene accolta, si verrà informati con una e-mail e si potrà concordare la fatidica data. Come specificato, è necessario arrivare all’hotel raccomandato dalla società un giorno prima della data voluta per poter espletare le pratiche necessarie. La Pegasos fornisce anche informazioni generali sulla Svizzera come un qualunque<strong> sito «turistico»</strong> che si rispetti, presupponendo che alcuni clienti (o pazienti?) arrivino dall’estero.</p>
<p data-start="3375" data-end="4215" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il tema dell’eutanasia è sicuramente uno dei più difficili, <strong>controversi, eticamente e religiosamente complicati</strong> in quasi tutto il mondo. Ogni persona che soffre, fisicamente e anche moralmente, deve essere capita ed ascoltata. Però è veramente disturbante leggere su un sito internet in modo asettico e un po’ mellifluo la procedura per poter morire, pur senza problemi fisici, come se fosse una qualunque pagina web di e-commerce o di turismo o di qualche servizio amministrativo.</p>
<p data-start="3375" data-end="4215" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Forse questa eccessiva ostentazione della presunta cura totale del cliente (o paziente o turista che dir si voglia), mettendo al primo posto la volontà della persona, senza obblighi morali o di coscienza, nel far sì che tutto si svolga nel modo più liscio ed invisibile possibile, senza intoppi burocratici, può funzionare solo nella <strong>neutrale Confederazione.</strong></p>
<p>Andrea Gebbia, 24 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/leutanasia-che-scuote-il-mondo-wendy-duffy-e-in-salute-ma-oggi-si-fara-morire/">L&#8217;eutanasia che scuote il mondo: Wendy Duffy è in salute, ma oggi si farà morire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ombra del Luddismo: il problema non è l&#8217;Ai, ma non saperla usare</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lombra-del-luddismo-il-problema-non-e-lai-ma-non-saperla-usare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 16:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=315260</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’IA corre, il sistema sociale no: cosa succede quando il lavoro scompare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lombra-del-luddismo-il-problema-non-e-lai-ma-non-saperla-usare/">L&#8217;ombra del Luddismo: il problema non è l&#8217;Ai, ma non saperla usare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo all’alba di una trasformazione che promette (o minaccia) di essere più profonda della scoperta del vapore. Se nel 1800 il telaio meccanico rimpiazzò le mani dei tessitori inglesi, <strong>oggi l’Intelligenza Artificiale e la robotica avanzata</strong> si preparano a fare lo stesso con il lavoro cognitivo e i servizi. Siamo quindi arrivati alla fine del lavoro per come lo conosciamo? Il panorama non è lontano dalla realtà. <strong>Non parliamo più solo di operai in fabbrica</strong>, ma di una rivoluzione che colpisce in orizzontale. Servizi e ristorazione, per esempio, con robot capaci di preparare cocktail o servire ai tavoli (già realtà in Asia e in alcuni poli tecnologici europei).</p>
<p>Oppure nella logistica e nei trasporti, perché con l’avvento dei veicoli a guida autonoma e dei droni la figura del corriere o dell’autista potrebbe diventare obsoleta. O ancora tramite <strong>i modelli di possesso</strong>: la transizione dal “possedere” un’auto all’abbonamento a un servizio di mobilità (MaaS) centralizzerà la manutenzione in hub automatizzati, riducendo drasticamente il bisogno di officine diffuse sul territorio.</p>
<p><strong>Esiste realmente quindi un rischio “neo-luddista”?</strong> La minaccia appare reale nel caso in cui il processo di transizione non venga opportunamente governato. La differenza rispetto al passato è la velocità. Nel XIX secolo i lavoratori avevano generazioni per adattarsi; oggi il mercato del lavoro cambia radicalmente in meno di un decennio.</p>
<p>Mentre figure come agenti di commercio, segretarie e cassieri vedono le loro mansioni automatizzate, <strong>la domanda di ingegneri e sviluppatori software esplode</strong>. Tuttavia, senza una riforma strutturale del sistema educativo, la massa critica di lavoratori non avrà le competenze per salire sul carro dell’innovazione.</p>
<p>Questa è la cruda realtà del 2026: stiamo vivendo una collisione a catena tra una tecnologia che corre a velocità di curvatura e un sistema formativo italiano che sembra muoversi ancora con la trazione a cavallo. Mentre l’IA generativa e la robotica collaborativa (<strong>i cosiddetti cobot</strong>) sono già entrate nei bar e nelle medie imprese, i dati ci dicono che meno della metà dei giovani italiani (47%) usa regolarmente questi strumenti, contro una media europea che vola sopra il 63%. Il rischio non è solo l’automazione, ma l’irrilevanza.</p>
<p>Il problema, insomma, non riguarda soltanto cosa si studia nelle nostre scuole, ma soprattutto come lo si studia. E qui<strong> i numeri parlano chiaro</strong>: in Italia, tre insegnanti su quattro ammettono di non aver mai ricevuto una formazione specifica sull’intelligenza artificiale. Pensiamoci un momento: sono le stesse persone che dovrebbero preparare i giovani a un mondo dominato dagli algoritmi.</p>
<p>Da un lato abbiamo la tecnologia, che corre velocissima. Oggi<strong> l’IA evolve a un ritmo impressionante:</strong> ogni sei mesi, più o meno, emerge un nuovo modello che rende di fatto obsoleta la competenza appena acquisita nel semestre precedente. Dall’altro lato invece c’è la nostra scuola, che si muove con una lentezza quasi grottesca. I programmi ministeriali e i cicli di aggiornamento per i docenti richiedono anni — letteralmente anni — per essere approvati, discussi, modificati e infine implementati.</p>
<p>Il risultato di questa sfasatura è sotto gli occhi di tutti: stiamo creando una generazione di nuovi analfabeti. Non nel senso tradizionale del termine — queste persone sanno leggere, scrivere e far di conto — ma nel senso più profondo e preoccupante: non sanno dialogare con una macchina, non sanno interrogare un modello di IA, non sanno gestire un processo automatizzato. Sono esclusi dal mondo che verrà, non perché siano ignoranti, ma perché nessuno ha insegnato loro <strong>la lingua del futuro.</strong></p>
<p>Il risultato? <strong>Una fuga di cervelli di ritorno:</strong> chi ha le competenze scappa all’estero (Germania, Olanda, Svizzera), dove gli stipendi per queste figure sono superiori del 30-40% rispetto all’Italia.</p>
<p>Ma il vero allarme non è la macchina in sé, ma l’analfabetismo funzionale di ritorno. Se il sistema scolastico resta ancorato a modelli del secolo scorso, avremo una società spaccata in due: da una parte un’élite tecnologica di pochi professionisti altamente specializzati, con stipendi elevati, spesso costretti a emigrare dove la tecnologia è più avanzata. Dall’altra una massa di esclusi: persone i cui lavori sono stati <strong>“algoritmizzati”</strong> e che non trovano posto nel nuovo ecosistema, rischiando di scivolare verso la marginalità sociale.</p>
<p>Se, come abbiamo detto, il lavoro manuale e i servizi di base spariranno, il modello economico basato sul “lavoro in cambio di salario” crolla. Qui entra in gioco <strong>il Reddito di Base Universale (UBI).</strong> L’idea è nota: una somma fissa erogata dallo Stato a ogni cittadino, indipendentemente dal lavoro svolto, finanziata non più dalle tasse sul lavoro umano ma da una tassa sui robot o sugli algoritmi. Ma attenzione: <strong>il reddito universale</strong> è la soluzione economica, ma rischia di diventare un fallimento sociale. Dare 1.000 o 1.500 euro a un ex operaio, un ex autista o un ex impiegato dicendogli “stai a casa, non servi più” è una condanna alla morte civile. Perché il lavoro non è solo un bancomat: è un’identità. Nella nostra cultura il “mestiere” definisce chi siamo. Senza di esso, l’individuo perde il rispetto di sé e il riconoscimento degli altri. Il reddito universale può riempire la pancia, ma rischia di lasciare <strong>un vuoto nell’anima</strong> che nessuna tassa sui robot può colmare.</p>
<p>Senza un ruolo nella società, <strong>l’essere umano appassisce</strong> o, peggio, incanala la frustrazione in rabbia distruttiva. Ecco allora il rischio sociale concreto: una massa di persone senza occupazione, mantenuta dallo Stato, diventa facilmente manipolabile e preda di depressione, dipendenze o movimenti politici estremisti.</p>
<p>Senza un reddito garantito e una formazione che insegni a <strong>“gestire i robot”</strong> invece di “competere con i robot”, la rivolta è inevitabile. Se un ex agente di commercio o una segretaria si ritrovano a 45 anni senza prospettive perché sostituiti da un software, la rabbia sociale si dirigerà contro le macchine o contro lo Stato incapace di gestire il passaggio.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/intelligenza-artificiale-lavoro-licenziamenti-automazione/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;intelligenza artificiale licenzia i lavoratori</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/lintelligenza-artificiale-governera-le-nostre-vite-non-e-per-forza-un-male/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;intelligenza artificiale governerà le nostre vite? Non è per forza un male</a></li>
</ul>
<p>Rischiamo di ritrovarci con <strong>una società polarizzata</strong>: una minuscola aristocrazia tecnologica e una massa che vive di sussidi minimi, senza scopo sociale. E non si spaccheranno le macchine solo per fame, ma per rabbia. I “nuovi luddisti” del XXI secolo non useranno martelli, ma la loro disperazione per abbattere un sistema che li ha dichiarati obsoleti. <strong>La rivoluzione dell’IA non è un destino cinico e baro,</strong> ma uno strumento. Se diventerà un mezzo di emancipazione dalla fatica o un generatore di disuguaglianza estrema dipenderà esclusivamente da come decideremo di istruire le prossime generazioni e di ridisegnare il patto sociale.</p>
<p><strong>Se la politica non capisce che la dignità del fare</strong> è importante quanto il pane, allora i nuovi luddisti non tarderanno ad arrivare. E questa volta non avranno bisogno di martelli: avranno la loro disperazione — e forse, stavolta, anche la ragione dalla loro parte.</p>
<p>Marco Monetini, 22 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lombra-del-luddismo-il-problema-non-e-lai-ma-non-saperla-usare/">L&#8217;ombra del Luddismo: il problema non è l&#8217;Ai, ma non saperla usare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Chi sono gli avvelenatori di pozzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 18:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Strumenti, casi virali e responsabilità: perché non possiamo più fidarci di ciò che vediamo online</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tre figure oscure, un solo risultato:<strong> inquinare il dibattito pubblico</strong> con immagini contraffatte.</p>
<ol>
<li>I creatori. <strong>I bufalari professionisti:</strong> fauna abietta. Per loro nutro la stessa stima che riservo alla schiuma di fagioli avariata. Costruiscono immagini deepfake con Midjourney o DALL-E, caricano su un account usa-e-getta e aspettano che il veleno si propaghi. Obiettivo: disinformazia, nel senso sovietico del termine, confondere e ingannare, senza vergogna.</li>
<li><strong>Propalatori consapevoli</strong>. Più protervi, per certi versi, dei creatori stessi. Il dubbio lo hanno magari avvertito baluginare. Ma hanno condiviso lo stesso, con la scusa di essersi limitati a girarlo con un click. Tesi farraginosa e moralmente lubrica. <strong>Diffondere menzogne altrui</strong> è un atto che comporta responsabilità precise e pesanti, non evitabili né attenuabili.</li>
<li><strong>Propalatori inconsapevoli.</strong> Nel 2026 ancora non si fanno tre domande in croce prima di cliccare &#8220;condividi&#8221;: &#8220;Questa foto è autentica?&#8221;; &#8220;Non sarà stata creata da <strong>AI</strong>?&#8221;; &#8220;Che figura ci faccio se mi rendo complice di una bufala sesquipedale?&#8221; L&#8217;ignavia non li assolve, anche perché gli strumenti per <strong>accertare l&#8217;autenticità di un’immagine</strong> esistono e sono gratuiti. Qui di seguito ne trovate 7 a complessità ed efficacia crescente:</li>
</ol>
<ul>
<li><strong>TinEye</strong>: specializzato nel trovare versioni modificate e rintracciare la fonte originale.</li>
<li><strong>Google Lens/Immagini</strong>: per capire se è stata scattata in un luogo diverso da quello dichiarato</li>
<li><strong>Yandex Images</strong>: trova duplicati esatti o volti simili, utile per smascherare profili fake.</li>
<li><strong>AI or Not:</strong> verdetto immediato su immagini, video e audio.</li>
<li><strong>Illuminarty:</strong> ricerca artefatti generativi e fornisce una mappa di calore delle zone sospette.</li>
<li><strong>ZeroGPT AI Image Detector</strong>: semplice, per un verdetto rapido sull&#8217;origine sintetica.</li>
<li><strong>Fotoforensics</strong>: analisi forense dei livelli di compressione JPEG, rivela manipolazioni anche sottili.</li>
<li>E poi c&#8217;è il top per chi vuole approfondire davvero: <strong>InVID&amp; WeVerify:</strong> potentissima estensione solo per browser (Chrome/Firefox). Include analisi dei metadati, ricerca inversa e analisi del fotogramma.</li>
</ul>
<p>La reputazione e la credibilità sono una cosa seria!</p>
<h2><strong>Rassegna di casi più o meno recenti</strong></h2>
<p><strong>PAPA FRANCESCO IN PIUMINO BALENCIAGA</strong> (marzo 2023). Generata con Midjourney, condivisa 35 milioni di volte in un solo weekend. Gli occhiali deformati e la bottiglia impossibile erano lì, visibili. Definita &#8220;il primo caso di disinformazione AI su scala globale&#8221;.</p>
<p><strong>TRUMP ARRESTATO</strong> (marzo 2023). Immagini AI di Trump in manette, generate da Eliot Higgins di Bellingcat come esperimento dichiarato. Cinque milioni di visualizzazioni in 24h. Narrativa fraudolenta costruita sul nulla.</p>
<p><strong>MELANIA E EPSTEIN</strong> (dal 2023 fino a circolazione max attuale). Fotografia AI di Melania Trump in atteggiamenti intimi con Jeffrey Epstein, viralizzata su X, Instagram, FB e Telegram: la pulsione a credere ciò che si vorrebbe vero è tremenda e ha generato oltre 150M di visualizzazioni in tutto il mondo.</p>
<p><strong>LA MACCHINA &#8220;AI SLOP&#8221; DI GAZA</strong> (report HonestReporting, febbraio 2026). Durante le piogge invernali su Gaza, per due inverni, social inondati di clip AI di bambini immersi nell&#8217;acqua fino alla vita in tende allagate, con voci meccaniche che recitavano: &#8220;Abbiamo paura, aiutateci&#8221;. Glitch perspicui con vestiti asciutti su corpi immersi nell&#8217;acqua, movimenti labiali fuori sync, bandiere palestinesi sventolanti prive di palo, e altri particolari grossolani, come la padella protesa al dì la di una rete a maglie fitte.. HonestReporting nel febbraio 2026 ha documentato e archiviato l&#8217;intera produzione, propalata (un caso di suffissazione) come notizia. Materiale esiziale che inquina e neutralizza la situazione esistente per spremere contributi o amplificare sdegno.</p>
<p>Ogni click di condivisione è un atto, di cui non si risponde davanti a un giudice ma al cospetto della propria reputazione e della propria credibilità, che i bufalari erodono gratuitamente, ogni giorno, con strumenti di consumata perfidia.</p>
<p>Giulio Galetti, 20 aprile 2026</p>
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		<title>Cari commensali, vi confesso: sono drogato (di IA)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cari-commensali-vi-confesso-sono-drogato-di-ia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono un drogato. Lo devo ammettere. Ho una dipendenza da Claude. Si tratta dell&#8217;intelligenza artificiale realizzata da Antrhopic. Quella che è in causa con il governo americano perché non ha voluto abdicare ai suoi codici etici nelle sue forniture all&#8217;esercito. Eppure il suo effetto con noi utenti porta ad una costruzione di una vera dipendenza. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un drogato. Lo devo ammettere. Ho una dipendenza da <strong>Claude</strong>. Si tratta dell&#8217;intelligenza artificiale realizzata da <strong>Antrhopic</strong>. Quella che è in causa con il governo americano perché non ha voluto abdicare ai suoi codici etici nelle sue forniture all&#8217;esercito. Eppure il suo effetto con noi utenti porta ad una costruzione di <strong>una vera dipendenza</strong>. Altro che social network, che il governo intende regolare con un sussulto proibizionista ormai fuori tempo massimo. Cluade è un pusher fantastico, o è fantastica. Ti permette di fare tutto, soprattutto se inutile. Ti colleghi al cervellone via web o con l&#8217;applicazione che ti sei scaricato sul pc o il telefonino. E sei fritto. Non è come Chat Gpt, non è il colloquio con lei che ti divora. È ciò che sa fare. Le sue &#8220;skill&#8221;, i suoi &#8220;progetti&#8221;, i suoi artefatti.</p>
<p><strong>Ti svegli la mattina e pensi a che cosa puoi chiederle</strong>. Vuoi sapere quanto hai speso nell&#8217;ultimo mese, incrociando diversi conti e carte? Lo fa: basta dargli accesso a qualche documento che hai sulla scrivania. Vuoi chiederle quale è il treno o l&#8217;aereo migliore e più economico? Lo fa. Basta che istalli sul tuo browser la sua estensione. Vuoi che ti faccia una presentazione del tuo lavoro in PowerPoint? Cinque minute e ti a la migliore presentazione che tu possa immaginare. E che puoi riformare solo con qualche istruzione vocale, del tipo: cambiamo questo colore, trovami un font più professionale e così via. Pensi ogni istante a quale pezzo della tua vita sia cluadizzabile. Ti fa la rassegna stampa, leggendo tutti i giornali.<strong> Ti fa da assistente personale mettendo insieme le tue mail e il tuo calendario</strong>. È un sogno e un incubo insieme. La sua forza è la sua semplicità: ci può riuscire chiunque. Una ricerca di Harvard mi ha fatto sentire meno solo: dice che alcuni modelli di Ai sono addirittura progettati per manipolare e tenerti incollato. Alcuni ti chiedono quando vuoi smettere, se veramente hai finito e se non possono inventarsi qualcosa di altro per te. Il consiglio per resistere è uno solo. Non fate mai l&#8217;abbonamento top: quello che non ha limiti di utilizzo.</p>
<p>Quello base, infatti, ha dei limiti quotidiani e settimanali. Superati i quali si blocca. È lì che ti senti drogato: vorresti a tutti i costi fare un upgrade. Resistete.</p>
<p>P.s. L&#8217;idea di questo articolo e questo articolo stesso non sono di Claude.</p>
<p>Nicola Porro, da ilGiornale</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-loccidente-di-cui-parli-e-solo-una-bugia/">Caro Porro, l’Occidente di cui parli è solo una bugia</a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>C&#8217;era una volta in America l&#8217;antipapismo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cera-una-volta-in-america-lantipapismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rino Cammilleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:28:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una lunga storia di diffidenza verso la Chiesa cattolica negli Stati Uniti, fino al cambiamento percepito con Trump</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo un <strong>Papa Usa</strong>, una First Lady cattolica il cui marito si circonda di cattolici e onora le festività “papiste”. Acchiappa-voti latinos (ormai maggioranza)? Forse, ma non si coglie la portata di tutto questo se non si considera che la <strong>Santa Sede</strong> dovette attendere Reagan per avere normali relazioni diplomatiche con gli Usa. Il cattolico Kennedy fu costretto a spergiurare al Congresso che il suo battesimo era del tutto casuale.</p>
<p>L&#8217;altro cattolico, <strong>Biden</strong>, è stato il più anticattolico di sempre. Si dimentica che gli Usa nacquero in funzione “antipapista” e un libro viene a farne la storia: <strong>Antony Chester</strong>, La mostruosa progenie di Babilonia la grande. Alle radici dell&#8217;anticattolicesimo americano (Il Cerchio, pp. 96, € 16).</p>
<p>I Padri Pellegrini, puritani, lasciarono l&#8217;Inghilterra perché era ancora troppo papista. Infatti, la c.d. Gloriosa Rivoluzione detronizzò Giacomo II e bloccò per sempre i tentativi dei sovrani inglesi di trovare un accomodamento col papato. Furono vietati la Pasqua e il Natale (e represse le rivolte conseguenti) e nel 1630 il Massachusetts permise il voto ai soli puritani. Convinti della loro missionarietà universale, propalarono le leggende nere luterane, <strong>dalla Papessa Giovanna</strong> alle seimila teste di bambini trovate nello stagno di un convento (quest&#8217;ultima, ripresa in Canada di recente).</p>
<p>E via così nei secoli, compreso i<strong>l Ku Klux Klan che linciava negri, ebrei e papisti.</strong> A firmare la Dichiarazione d&#8217;Indipendenza c&#8217;era un solo cattolico, uno, Carroll (il cui padre era dovuto scappare nella Louisiana francese), troppo ricco per poter essere discriminato. George Washington cercò di dare una calmata ai furori antipapisti perché aveva bisogno dell&#8217;aiuto della Francia e dei canadesi francofoni.</p>
<p>Poi, alla spicciolata, <strong>diversi vip passarono al cattolicesimo</strong>: Buffalo Bill, Kit Carson, Gary Cooper, John Wayne, eccetera. Tuttavia, ancora nel 1989 il National Endowment for the Arts finanziava a New York una mostra di dipinti sull&#8217;Aids il cui catalogo descriveva il cardinale O’Connor come un «grasso cannibale», una «svastica in carne e ossa» e un «viscidone in gonnella». Un mese dopo, la cattedrale fu assalita da fanatici che interruppero la funzione e profanarono le ostie consacrate.</p>
<p>Nel 1991 le televisioni trasmisero un documentario celebrativo dell&#8217;impresa, titolo: <strong>Stop the Church.</strong> “Questo era il – prevedibile – ringraziamento all’unica istituzione religiosa che negli Stati Uniti si era presa cura dei primi sieropositivi nel momento in cui gli ospedali si rifiutavano anche solo di farli entrare”.</p>
<p>Il megafono <strong>Hollywood</strong>? Ancora oggi star come Mel Gibson, Gary Sinise, Mark Wahlberg e Jim Caviezel hanno i loro problemi. Nella guerra del 1848 gli Usa invasero il Messico e gli strapparono gli Stati settentrionali. Perché non lo annessero tutto? Perché si sarebbero messi in casa milioni di papisti che avrebbero sconvolto le loro fondamenta ideologiche. Il gioco di società più diffuso nelle colonie inglesi del XVIII secolo si chiamava “Spezza il collo al papa”.</p>
<p>Nel 1743 la Georgia obbligò tutti al giuramento <strong>“contro la Transustanziazione”.</strong> In Virginia ai papisti era vietato possedere un cavallo di valore superiore alle cinque sterline. Negli anni Venti del Novecento il Klan lasciò in pace i negri per concentrarsi sui cattolici. Le autorità intervennero solo quando gli studenti universitari papisti diedero luogo a una epica battaglia urbana contro gli incappucciati.</p>
<p>Ma la diffusione di <strong>leggende “gotiche” sulle nefandezze di frati e suore</strong> continuò e portò all&#8217;assalto con incendio del convento delle Orsoline a Charlestown (1834): i pompieri si unirono all&#8217;assalto. Uno dei più sfegatati antipapisti del tempo era Samuel Morse, l&#8217;inventore del telegrafo. Il Partito Antimassonico, attivo per tutto il XIX secolo, se la prendeva con la Chiesa (ridicolmente) e con gli Illuminati di Baviera (di cui aveva appreso dal gesuita Barruel!).</p>
<p>Quando <strong>Cromwell</strong> sterminò un terzo degli irlandesi, prima i deportati, poi gli emigrati (per fame), crearono un ulteriore allarme nei wasp americani. Nel 1844 a Philadelphia vennero distrutte due chiese e il seminario. Nel 1870 a New York furono linciati sessanta irlandesi. Nel 1887 fu fondata una società segreta suprematista appositamente contro il papismo. E, ahimè, si potrebbe continuare. Perciò, checché se ne dica, <strong>lunga vita a Trump&#8230;</strong></p>
<p>Rino Cammilleri, 15 aprile 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ci mancava solo il murales per Nostra Signora dei Pro Pal</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-solo-il-murales-per-albanese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 16:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Albanese]]></category>
		<category><![CDATA[jorit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo street artist Jorit raffigura la relatrice speciale ONU su un muro di un palazzo a Napoli, accendendo il dibattito sul ruolo dell’arte urbana</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo alle comiche ormai. A Napoli, <strong>nel quartiere Barra</strong>, lo street artist <strong>Jorit Agoch</strong> ha acceso non poche polemiche dedicando la sua ultima opera a <strong>Francesca Albanese,</strong> la Relatrice speciale ONU per i Territori palestinesi occupati, nota per le sue posizioni molto dure e critiche su Israele.</p>
<p>Il murale la raffigura con lo stile realistico tipico dell’artista, accompagnato da un messaggio ispirato alla canzone <em>“Tutt’ egual song’ ’e criature”</em>. Il riferimento è diretto ai bambini vittime della guerra a <strong>Gaza</strong>, tema che l&#8217;artista napoletano ha voluto portare all’attenzione pubblica attraverso l’arte urbana.</p>
<h2><strong>Il confronto con Maradona</strong></h2>
<p>A Napoli, i murales hanno spesso celebrato figure capaci di unire la città. Il caso più emblematico è quello di Diego Armando Maradona, il cui volto campeggia in diversi quartieri come simbolo condiviso di identità, riscatto e appartenenza collettiva.</p>
<p>Proprio questo confronto è emerso nel dibattito: mentre il calciatore argentino rappresenta una figura trasversalmente amata, la scelta di dedicare un murale alla Albanese è da considerarsi divisiva e fortemente schierata. La relatrice Onu, che da sempre catechisa le masse sulla questione palestinese, non ha mai nascosto il suo disprezzo verso Israele. L&#8217;ultima sua uscita risale a febbraio scorso quando durante un forum organizzato da Al Jazeera a Doha, avrebbe definito <a href="https://www.nicolaporro.it/indovinate-chi-e-il-nemico-dellumanita-e-di-francesca-albanese/" target="_blank" rel="noopener">Israele “un nemico comune dell’umanità”.</a> Non proprio una portatrice di messaggi di pace o amore.</p>
<h2><strong>Le critiche: “lo spazio pubblico non è neutro”</strong></h2>
<p>Una parte delle critiche si concentra su un principio base: lo spazio pubblico, essendo di tutti, non dovrebbe essere utilizzato per promuovere <strong>figure considerate controverse</strong> o portatrici di odio.</p>
<p>Un murale in un quartiere popolare non è solo un’opera d’arte, ma una forma di comunicazione potente e permanente. Per questo motivo, dovrebbe rappresentare valori condivisi, evitando di alimentare tensioni politiche. L&#8217;opera ha scatenato l&#8217;ira di alcuni contestatori che sostengono che dedicare un’opera alla Albanese significhi “prendere una netta posizione” in un conflitto internazionale complesso, trasformando un muro cittadino in <strong>uno spazio di propaganda personale.</strong></p>
<p>La scelta di Barra come sede del murale di Jorit Agoch poi è tutt’altro che casuale. Si tratta infatti di <strong>un quartiere segnato da criticità sociali</strong> e da episodi ricorrenti di criminalità, dove l’arte urbana assume spesso un ruolo che va oltre l’estetica, diventando strumento di attenzione pubblica e possibile leva di riqualificazione.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quali-sono-le-fonti-ehmmmm-la-figuraccia-di-albanese-su-gaza/">Quali sono le fonti? Ehmmmm La figuraccia di Albanese su Gaza</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/francesca-albanese-pensierini-da-5-elementare-e-inutile-come-lonu/" target="_blank" rel="noopener">Francesca Albanese? Pensierini da 5° elementare. È inutile come l&#8217;Onu</a></li>
</ul>
<h2><strong>Le reazioni a favore</strong></h2>
<p>Jorit ha rivendicato la sua scelta, definendo Albanese una figura “coraggiosa” e ribadendo il ruolo dell’arte come strumento per affrontare temi scomodi. L’obiettivo, ha spiegato, è dare visibilità alle sofferenze dei più deboli e stimolare una riflessione collettiva.</p>
<p>A supportare l’artista ci ha pensato anche <strong>Patrizio Gragnano, consigliere M5S della VI Municipalità</strong> che afferma: “Finalmente si parla di questa zona non solo per il degrado o le criticità, ma per la bellezza: un’opera che sostituisce un muro grigio e degradato. Francesca Albanese è una figura che apprezzo, ne condivido le azioni e il coraggio: non avrei scelto un volto diverso per rappresentare questo messaggio&#8221;.</p>
<p>La domanda finale è: fino a che punto l’arte pubblica può — o deve — assumere <strong>una valenza politica?</strong> E soprattutto, era davvero necessario scegliere una figura così divisiva e portatrice di posizioni ostili verso altri popoli, invece di puntare su un personaggio meno schierato e capace di unire?</p>
<p>Cristina de Palma, 14 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-solo-il-murales-per-albanese/">Ci mancava solo il murales per Nostra Signora dei Pro Pal</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Senzatetto, i numeri che smascherano il mito dell’inclusione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/senzatetto-i-numeri-che-smascherano-il-mito-dellinclusione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Ugolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 15:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=313294</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando i numeri ufficiali dell’ISTAT mettono in crisi la narrazione dell’accoglienza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 25 marzo<a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/le-persone-senza-dimora-il-conteggio-nei-14-comuni-centro-di-area-metropolitana-primi-risultati/" target="_blank" rel="noopener nofollow"> <strong>l’Istat ha pubblicato i primi risultati</strong> </a>di una ricerca che deve essere letta con attenzione. Per la prima volta, infatti, c’è una fotografia diretta, fatta sul campo, delle persone senza dimora nei 14 Comuni centro di area metropolitana: Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania e Cagliari. <strong>Non una stima costruita a tavolino</strong>, ma un conteggio realizzato nella stessa notte, con l’approccio “Point in Time”, attraverso osservazione diretta in strada e nelle strutture di accoglienza notturna.</p>
<p>La fotografia è quella della notte del 26 gennaio 2026. E dice questo: nei 14 Comuni considerati<strong> le persone senza dimora rilevate sono 10.037</strong>. Di queste, 5.563 erano ospitate nelle strutture di accoglienza notturna. Le altre 4.474, cioè il 44,6%, erano in strada, in spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna. Quasi una su due. Già questo dovrebbe bastare a smontare una certa narrazione consolatoria: in Italia esiste un fenomeno strutturale di grave marginalità che non si risolve con la semplice gestione dell’emergenza.</p>
<p>Poi, certo, i numeri cambiano da città a città. <strong>Roma è quella con il valore assoluto più alto:</strong> 2.621 persone senza dimora, di cui 1.299 in strada. Seguono Milano con 1.641, Torino con 1.036 e Napoli con 1.029. Dall’altra parte ci sono Reggio Calabria con 31 persone, Messina con 129 e Catania con 218. Ma il punto non è fare la classifica del degrado. Il punto è capire che il fenomeno è nazionale, non locale, e che ovunque pone la stessa domanda: davvero qualcuno pensa che il modo più civile di affrontarlo sia abituarsi alla presenza permanente negli spazi pubblici di persone senza fissa dimora?</p>
<p>Anche guardando al rapporto tra persone in strada e persone accolte in struttura emergono differenze che fanno riflettere. <strong>Ci sono città che riescono a offrire più riparo</strong>, come Messina e Bari, dove la quota di persone in strada è inferiore al 20% del totale. E ci sono città dove invece la strada continua a essere una componente molto più pesante del fenomeno, come Genova, Firenze e Napoli.</p>
<p>Com’è invece la situazione a <strong>Bologna</strong>? Apparentemente sta nel mezzo. Da sempre ama raccontarsi come la città giusta, inclusiva, aperta, solidale. Tutto bello sulla carta. Peccato che ci si trovi a passare in mezzo a persone che dormono sotto i portici, nei giardini, negli spazi pubblici, in condizioni che non sono degne né per loro, né per una città che pretende di impartire lezioni morali al resto del Paese. Riprendiamo in mano i dati. A Bologna, nella notte del 26 gennaio 2026, sono state rilevate <strong>597 persone senza dimora.</strong> Di queste, 334 erano ospitate in struttura e 263 erano in strada (il 44,1%). Le strutture coinvolte erano 15, con una capienza complessiva di 400 posti letto.</p>
<p>Ora, la prima osservazione è fin troppo semplice: stiamo parlando di un fenomeno che quotidianamente ha un impatto enorme sulla qualità della vita urbana e sulla vita di queste persone, pur essendo numericamente limitato rispetto alla dimensione della città. <strong>Non parliamo di migliaia di persone.</strong> Parliamo di 597 persone in una città che, considerando l’area metropolitana, arriva a 1 milione di abitanti. E proprio per questo non ci si può arrendere all’idea che tutto debba restare così per sempre.</p>
<p>Basta guardare a quello che accade in alcuni punti simbolici della città per capire quanto sia ipocrita <strong>la retorica dell’inclusione</strong>. Un esempio? Il porticato della Chiesa della Santissima Annunziata, che da anni ospita un numero elevato di persone senza fissa dimora che hanno creato un vero e proprio accampamento con tende e materassi. Non basta dire, come ha fatto Lepore martedì 7 aprile a un evento sulla “cura” della città, che lui non vuole cedere a chi vorrebbe “togliere dalla vista” i senza tetto: non si può chiamare inclusione ciò che, in realtà, è solo abitudine al degrado e resa davanti alla marginalità.</p>
<p>Qui entra in gioco un altro dato, ancora più scomodo: a Bologna i posti letto dichiarati nella notte della rilevazione Istat erano 400, ma gli ospiti presenti nelle strutture erano 334. Questo significa che <strong>i dormitori non erano pieni</strong>. E se non erano pieni, una domanda bisogna porsela. Chi segue queste persone lo sa benissimo. Se il dormitorio fosse la risposta adatta a tutti i senzatetto, quei posti sarebbero stati occupati interamente. Non è successo. E non perché il problema non esista, ma perché servono risposte diverse. Ci sono persone che non riescono a stare dentro regole rigide. Persone che hanno perso il lavoro e sono finite in una spirale di abbandono, persone con situazioni complesse, con dipendenze gravi, disagio psichico; persone che avrebbero bisogno di strade e proposte diverse.</p>
<p>Anche il cosiddetto <strong>Piano Freddo del Comune</strong> è una risposta tampone. Utile e doverosa, ma pur sempre una misura emergenziale, stagionale. Serve a offrire coperte, riparo temporaneo, qualche servizio in più nei mesi invernali. Aiuta a sopravvivere una notte in più, non a uscire dalla strada. Servono invece percorsi di reinserimento e forme di accoglienza più flessibili. Servono risposte capaci di aiutare davvero una persona a rimettersi in piedi.</p>
<p>Ci sono persone che non sarebbero mai entrate in un dormitorio tradizionale e che invece, grazie ad altri tipi di proposte, sono riuscite a riprendersi, a lavorare di nuovo, perfino a tornare a pagare un affitto. Questo è il punto: <strong>occorre aiutare chi aiuta.</strong></p>
<p>Ho in mente<strong> la Capanna di Betlemme della Comunità Papa Giovanni XXIII a Castelmaggior</strong>e, la Corte dei Miracoli a Parma, un’associazione che accoglie senzatetto offrendo una “casa condivisa” e una seconda opportunità di reinserimento sociale, l’esperienza dell’Opera Padre Marella, che ha ristrutturato e messo a disposizione un appartamento a persone che lavoravano e, non trovando casa, erano costrette a passare la notte nei dormitori.</p>
<p>Il report Istat mostra che a Bologna la presenza in strada si concentra soprattutto nel centro storico e nelle zone pedonali (70,3%) e che la città è anche tra quelle con maggiore diffusione di strutture informali, con 7 realtà segnalate nel report. Questo ci dice due cose: che il fenomeno è molto visibile e che già oggi una parte della risposta passa anche attraverso esperienze non tradizionali, spesso sostenute dal terzo settore.</p>
<p>In questi giorni è stato un ragazzo straordinario a “costringere” l’amministrazione ad uscire dallo standard: <strong>Giovanni Tamburi,</strong> il ragazzo sedicenne rimasto ucciso nel rogo della discoteca “Le Constellation”, a Crans-Montana, in Svizzera, nella notte di Capodanno.</p>
<p>Giovanni era un ragazzo dal gran cuore. Lui amava il prossimo, aiutava in silenzio i poveri, gli ultimi, i senzatetto. Lui avrebbe voluto che tutti avessero un tetto per dormire e una tavola a cui mangiare. Il papà, Giuseppe Tamburi, che ha scoperto questo lato del figlio solo dopo quella tragica notte, ha raggiunto l’11 aprile un accordo con il Comune di Bologna per <strong>finanziare un villaggio per persone senza fissa dimora</strong> che sarà intitolato proprio a Giovanni. Papà Giuseppe ha posto una condizione essenziale, accettata dal Comune, ed è quella che avrebbe voluto Giovanni: gli ospiti potranno portare a dormire anche i loro cani. Sappiamo tutti che il legame tra i senzatetto e i loro cani è talmente forte che, quando viene loro proposto un tetto per la notte, viene spesso rifiutato per non abbandonare i propri animali.</p>
<p>Quello che è accaduto grazie a Giovanni è un esempio di quello che potrebbe nascere per <strong>aiutare tutti a “rimettersi in piedi”</strong>, superando gli standard e non accontentandosi di palliativi.</p>
<p>Elena Ugolini, 14 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/senzatetto-i-numeri-che-smascherano-il-mito-dellinclusione/">Senzatetto, i numeri che smascherano il mito dell’inclusione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Taser alla Polizia locale, sicurezza o ideologia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 15:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Taser]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra sperimentazione e scontro politico, a Milano il futuro del dispositivo a impulsi elettrici divide la maggioranza in Consiglio comunale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/taser-alla-polizia-locale-sicurezza-o-ideologia/">Taser alla Polizia locale, sicurezza o ideologia?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Milano si riapre il dibattito sull’uso del <strong>taser da parte della Polizia locale.</strong> Dopo sei mesi di sperimentazione, la decisione passa al Consiglio comunale, ma la maggioranza appare divisa. Infatti, una parte del centrosinistra frena e chiede ulteriori approfondimenti, mentre dal centrodestra arriva una spinta decisa a rendere stabile lo strumento.</p>
<p>Ora, la sicurezza pubblica non dovrebbe mai essere una questione di<strong> schieramento politico</strong>. È il presupposto minimo di ogni comunità organizzata, il terreno comune su cui dovrebbero convergere tutte le forze politiche. Lo stesso vale per l’attenzione verso chi quella sicurezza garantisce ogni giorno: le forze dell’ordine che affrontano al posto nostro situazioni di rischio, evitandoci, per quanto possibile, il contatto diretto con la violenza e il degrado. Donne e uomini che, anche a causa dell’abolizione generalizzata dei limiti di altezza, appaiono peraltro fisicamente più fragili di quelli in servizio solo poco tempo fa.</p>
<p>Tuttavia, in non poche realtà comunali, uno strumento come il taser – adottato da anni in moltissimi Paesi (<strong>persino dalla Gendarmeria Vaticana</strong>) prima di essere finalmente assegnato alle nostre forze di polizia statali – diventa oggetto di esitazioni e distinguo per la Polizia locale.</p>
<p>Eppure, è l’unico strumento che <strong>evita davvero lo scontro fisico tra poliziotti e malviventi. </strong>Limita il rischio sia per gli operatori sia per chi viene fermato, sostituisce la forza con la momentanea neutralizzazione a distanza. È, quindi, la soluzione più razionale anche per chi, per ipotesi, avesse a cuore i fermati più che i cittadini in uniforme.</p>
<p>Allora, risulta difficile comprendere perché in non pochi Comuni si rinvii ciò che, in tutto il mondo, è già acquisito da tempo. Non si tratta di introdurre qualcosa di sperimentale o incerto, ma di prendere atto di <strong>uno standard operativo consolidato</strong> e di un’irrinunciabile misura di sicurezza sul lavoro (compreso quello dei malviventi).</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caro-bisio-ora-basta-con-la-retorica-antipolizia-da-ex-sessantottino/" target="_blank" rel="noopener">Caro Bisio, ora basta con la retorica antipolizia da ex sessantottino</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-paradosso-italiano-lo-stato-chiede-autorevolezza-alla-polizia-ma-non-la-difende/" target="_blank" rel="noopener">Il paradosso italiano: lo Stato chiede autorevolezza alla polizia, ma non la difende</a></li>
</ul>
<p>Peraltro, il datore di lavoro è giuridicamente tenuto ad aggiornare gli strumenti di lavoro assegnati ai dipendenti, seguendo il progresso tecnologico per garantire il minor rischio possibile, evolvendo verso <strong>la massima sicurezza tecnologicamente</strong> fattibile nello specifico momento storico. Diversamente, un agente della Polizia locale ferito in servizio in una colluttazione evitabile con l’uso del taser avrebbe ottimi argomenti per convenire in giudizio la propria amministrazione.</p>
<p>Pertanto, trascinare anche il taser nel terreno dello<strong> scontro politico</strong> significa perdere di vista che la sicurezza non è un bene rinunciabile o “di parte” e che gli strumenti per garantirla – quando sono già collaudati – non dovrebbero diventare materia di esitazione, tecnica o ideologica che sia.</p>
<p>Giorgio Carta, 9 aprile 2026</p>
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		<title>Ma chi lo dice che la scuola deve essere “di Stato”?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 11:11:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per quale ragione la scuola dovrebbe essere un apparato di Stato? In genere la risposta utilizzata in questi casi evoca le condizioni dei ceti più deboli, ma anche se questo argomento fosse in qualche misura fondato (in grado di legittimare forme di aggressione e redistribuzione) ancora non basterebbe, perché lo Stato potrebbe usare la violenza [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quale ragione la scuola dovrebbe essere un apparato di Stato? In genere la risposta utilizzata in questi casi evoca le condizioni dei ceti più deboli, ma anche se questo argomento fosse in qualche misura fondato (in grado di legittimare forme di aggressione e redistribuzione) ancora non basterebbe, perché lo <strong>Stato</strong> potrebbe usare la violenza per prendere ai più e dare a chi non ha risorse. Una cosa è fare in modo che tutti possano andare a scuola e altra cosa è statizzare il sistema educativo.</p>
<p>No: il motivo non è quello.</p>
<p>Lo <strong>Stato s’è appropriato delle scuole</strong> perché questo è necessario a produrre soldati, elettori e contribuenti.</p>
<p>Carlo Lottieri, 9 aprile 2026</p>
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		<title>Quella legge che vuol permettere l&#8217;aborto &#8220;fino alla nascita&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La legge in discussione nel Regno Unito depenalizza le azioni della donna. Indipendentemente dalle settimane di gravidanza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una notizia che è stata quasi completamente ignorata dai media, ma che, a mio avviso, meriterebbe una riflessione profonda, riguarda la <strong>proposta di legge sull’aborto</strong> nel Regno Unito.</p>
<p>La Clause 208 del Crime and Policing Bill non è ancora legge definitiva. Si tratta di un emendamento che mira a <strong>depenalizzare completamente le azioni della donna sulla propria gravidanza</strong>, rimuovendo per lei la responsabilità penale prevista dalle norme vittoriane (soprattutto le sezioni 58 e 59 dell’Offences Against the Person Act 1861 e parti dell’Infant Life (Preservation) Act 1929). Il testo chiave recita sostanzialmente: «No offence is committed by a woman acting in relation to her own pregnancy» (nessun reato è commesso da una donna che agisce in relazione alla propria gravidanza), a qualsiasi stadio di gestazione. Attualmente il disegno di legge è nella fase detta “ping-pong”: deve tornare alla Camera dei Comuni per concordare le modifiche introdotte dai Lord. Solo dopo un accordo tra le due Camere potrà ricevere il Royal Assent e diventare legge. <strong>Alcuni titoli sui media parlano di “aborto fino alla nascita” o “legalizzazione estrema”</strong>. Si tratta di interpretazioni controverse: oggettivamente, la riforma non modifica i limiti temporali dell’Abortion Act 1967 (generalmente 24 settimane per gli aborti elettivi, cioè quelli che la donna sceglie per ragioni personali, sociali, economiche, relazionali, ecc., con eccezioni per rischio grave per la madre o anomalie fetali gravi). Questi limiti restano vincolanti per medici, cliniche e professionisti sanitari. <strong>La depenalizzazione riguarda esclusivamente la donna che agisce da sola</strong> (self-managed abortion), non chi fornisce aiuto o esegue l’intervento in ambito clinico.</p>
<h2>Cosa cambierebbe in concreto</h2>
<p>Per la donna che agisce autonomamente: non esisterebbe più alcun limite temporale penale. <strong>Potrebbe interrompere la gravidanza fino al momento della nascita</strong>, usando pillole online, strumenti o altri mezzi, senza commettere reato penale e senza rischio di indagine, arresto o processo per l’atto in sé.</p>
<p>Per i professionisti sanitari: nulla cambia. Restano soggetti alle regole attuali dell’Abortion Act 1967. Un medico che pratica un aborto oltre i limiti senza giustificazione rischia ancora sanzioni penali.</p>
<p>La protezione della clausola vale finché l’atto avviene “in relazione alla gravidanza” (cioè mentre il feto è ancora in utero o durante il travaglio). Se il bambino nasce vivo (esce completamente dal corpo della madre e mostra segni di vita indipendente: respiro, battito, movimento), la Clause 208 non si applica più. Però, in un contesto di aborto fai-da-te tardivo e senza assistenza medica, <strong>il confine tra “ancora in gravidanza” e “nato vivo” può diventare molto labile e difficile da accertare</strong>. Si tenga presente che il primo respiro autonomo avviene tipicamente nei primi secondi o minuti dopo l’espulsione completa e spesso avviene dopo stimolazione.</p>
<h2>Le preoccupazioni etiche e pratiche sollevate</h2>
<p>Molti critici ritengono che con questa legge <strong>si creerebbe un vuoto pericoloso</strong>: di fatto si depenalizzerebbe l’interruzione autonoma di una gravidanza in stadi in cui il feto è vitale (per cui non si tratterebbe più di un feto, ma di un vero e proprio bambino), erodendo la protezione offerta dall’Infant Life (Preservation) Act 1929. Già con la legge attuale, con il limite delle 24 settimane, si pongono seri problemi etici, perché il progresso scientifico consente la sopravvivenza già a partire dalle 22-23 settimane (con cure intensive) e in alcuni centri specializzati si raggiungono percentuali significative di sopravvivenza (parlo per esperienza personale diretta). Questo sposta la discussione dal piano puramente legale a quello umano: <strong>il confine tra aborto e infanticidio rischia di apparire più burocratico che sostanziale</strong>. Dall’altra parte, i sostenitori della riforma (tra cui il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, organizzazioni pro-choice e Amnesty) sostengono che lo scopo è principalmente tutelare le donne vulnerabili da indagini invasive e processi traumatici, spesso legati ad aborti spontanei o complicanze, senza “legalizzare” aborti clinici tardivi o renderli un servizio sanitario accessibile oltre i limiti attuali. Evidenziano comunque i rischi medici gravi di un aborto autonomo in gestazioni avanzate (emorragie, infezioni, trauma).</p>
<h2>La dimensione più profonda: biologia, identità e coerenza etica</h2>
<p>Da un punto di vista scientifico, l’unione dei due gameti genera un nuovo organismo umano con genoma unico, che si sviluppa in modo continuo: un individuo. Già dalle 5-7 settimane l’ecografia rende visibile l’embrione con attività cardiaca, creando un riconoscimento emotivo e sociale immediato nella famiglia («lui/lei»), cioè un’identità. Questo rende più difficile trattare la questione solo in termini astratti di “diritti riproduttivi”. <strong>I progressi medici rendono inoltre più acuta la domanda</strong>: fino a che punto si può subordinare il diritto di sopravvivere di un individuo alle scelte autonome di un altro? Vorrei anche sottolineare la percezione di incoerenza che emerge spesso nel dibattito sul diritto alla vita: <strong>la critica dura alla pena di morte</strong> (che colpisce persone adulte colpevoli dopo un processo) e <strong>la difesa di un “diritto” che sopprime un individuo</strong>, per sua natura, innocente. Chi adotta una visione pro-life coerente tende a vedere l’aborto volontario come la soppressione di un individuo umano giustificata da una scriminante specifica (autonomia corporea, circostanze sociali, ecc.), piuttosto che come un diritto neutro o assoluto. Chi è pro-choice distingue nettamente lo status morale del feto da quello di una persona nata e privilegia l’autodeterminazione della donna. Entrambe le posizioni partono da valori profondi (tutela della donna da un lato, tutela della vita prenatale dall’altro) ma giungono a conclusioni diverse su come bilanciare queste istanze in conflitto inevitabile.</p>
<h2>In conclusione (e invito al dialogo)</h2>
<p>La Clause 208, se approvata nella forma attuale, rappresenterebbe un cambiamento significativo: toglierebbe del tutto la minaccia penale alla donna per atti autonomi sulla gravidanza, a qualsiasi stadio, mantenendo però i limiti regolati per gli aborti clinici. <strong>È un tema che tocca convinzioni personali, esperienze di vita e domande filosofiche</strong> su quando deve iniziare la piena protezione di un essere umano. La biologia mostra un continuum nello sviluppo, mentre la legge deve tracciare confini pratici, tenendo conto dell’evoluzione etica e scientifica.</p>
<p>Carlo MacKay, 7 aprile 2026</p>
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		<title>Perché i criminali non hanno più paura della pistola (e temono invece altro)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-i-criminali-non-hanno-piu-paura-della-pistola-e-temono-invece-altro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 06:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[ramy]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Deterrenza, inseguimenti e uso della forza: perché le regole attuali rendono più facili le fughe e limitata l’azione delle forze dell’ordine</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-criminali-non-hanno-piu-paura-della-pistola-e-temono-invece-altro/">Perché i criminali non hanno più paura della pistola (e temono invece altro)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel dibattito sulla <strong>sicurezza pubblica</strong> si pensa che la deterrenza dipenda dalla potenza dell’arma data in dotazione agli operatori di polizia, ma non è così. La deterrenza dipende dallo strumento che l’operatore può realmente usare. In Italia, chi delinque sa benissimo che l’uso della pistola da parte delle forze dell’ordine è, nella pratica, estremamente improbabile e circondato da rischi giudiziari enormi.</p>
<p>Risultato: quello strumento non fa paura. È un’arma potente, certo, ma percepita come sostanzialmente inutilizzabile e, pertanto, può essere ignorata. Al contrario, strumenti meno invasivi – <strong>come il taser e finanche una semplice bodycam azionata</strong> – risultano spesso più deterrenti. Non perché siano più efficaci, ma perché sono concretamente utilizzabili. Chi sta dall’altra parte lo sa. Non serve essere giuristi: basta conoscere, per esperienza o per sentito dire, come funzionano davvero le cose.</p>
<p>Da qui una regola semplice, ma decisiva: non si teme l’arma più forte, si teme l’arma che può essere usata. Applicando questo principio agli inseguimenti, il problema emerge in tutta la sua evidenza. Oggi la fuga è, per molti, una scelta razionale e conveniente: <a href="https://www.nicolaporro.it/ramy-noi-poliziotti-alziamo-le-mani-e-chi-insegue-piu-un-fuggitivo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>si scappa perché si sa che l’operatore ha margini di intervento limitati</strong> </a>e che ogni azione incisiva può trasformarsi per egli stesso in un rischio penale. Quindi perché farsi arrestare ed andare in carcere se si ha la possibilità di farla franca con limitati rischi personali? Per invertire questa dinamica, serve una disciplina che consenta espressamente quantomeno l’urto intenzionale finalizzato a fermare un veicolo in fuga (il cosiddetto <strong>speronamento controllato)</strong>.</p>
<p>La norma avrebbe <strong>un effetto immediato</strong>: rendere quella reazione legittima e pertanto prevedibile. Ciò che è prevedibile diventa deterrente perché sapere che un’auto dei Carabinieri può legittimamente speronarti cambia il calcolo a monte. Non durante l’inseguimento, ma prima ancora che inizi. Pertanto, ridurrebbe le fughe e quindi gli inseguimenti. Infatti, chi fugge, pur senza conoscere norme e articoli, conosce benissimo i limiti reali della risposta. Se quei limiti cambiano – se la reazione diventa certa, immediata e legittimata – cambia anche la sua decisione.</p>
<p><strong>La sicurezza non si costruisce con strumenti sempre più potenti,</strong> ma con strumenti utilizzabili e non meramente ornamentali come è, in Italia (ma non negli USA, per esempio), la pistola d&#8217;ordinanza. Ciò perché, al netto di tanti bellissimi ragionamenti antropologici e sociologici, l&#8217;efficacia, nella lotta al crimine, nasce dalla sola concreta possibilità dell’uso della forza.</p>
<p>Giorgio Carta, 7 aprile 2026</p>
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		<item>
		<title>Cyber attacchi e IA: il vero conflitto del terzo millennio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cyber-attacchi-e-ia-il-vero-conflitto-del-terzo-millennio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 09:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cyber guerra]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché le guerre del futuro non si combatteranno con le armi tradizionali</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <strong>terzo millennio</strong> continuiamo a vedere guerre convenzionali combattute con aerei, navi, droni, mezzi corazzati e migliaia di uomini. Ogni conflitto di questo tipo comporta un enorme dispendio di energie, risorse economiche e vite umane. Ma una domanda sorge spontanea: esiste <strong>una forma di “guerra”</strong> in cui i costi e le perdite siano drasticamente ridotti?</p>
<p>La risposta è sì. Si chiama <strong>cyber guerra</strong> ed è un fronte invisibile dove si combattono le guerre moderne. La cyber guerra non ha trincee, non ha confini geografici e non richiede eserciti schierati. Si combatte attraverso attacchi informatici alle infrastrutture critiche, la manipolazione dei sistemi energetici, il sabotaggio delle reti di comunicazione, il furto di dati strategici, la disinformazione e la destabilizzazione sociale.</p>
<p>Un attacco ben progettato può paralizzare un Paese senza sparare un colpo. Può spegnere centrali elettriche, bloccare ospedali, fermare aeroporti e manipolare mercati finanziari. È una guerra silenziosa ma <strong>devastante</strong>, in cui l’efficienza rappresenta il vero vantaggio decisivo.</p>
<p>Rispetto a un conflitto tradizionale, la cyber guerra presenta <strong>costi molto più contenuti</strong> rispetto agli enormi investimenti richiesti da mezzi, logistica e personale. Il rischio umano è quasi nullo rispetto a quello elevatissimo delle guerre convenzionali. Le tempistiche sono immediate e simultanee, mentre nei conflitti tradizionali risultano lente e logoranti. Inoltre, la tracciabilità degli attacchi è spesso impossibile, a differenza di quanto avviene nei conflitti fisici, e l’impatto può essere globale anziché limitato a un’area specifica. In altre parole, si tratta di massima efficacia con il minimo rischio. A questo scenario si aggiunge l’intelligenza artificiale, <strong>la nuova arma strategica.</strong></p>
<p>Se la cyber guerra è già di per sé potente, l’arrivo dell’intelligenza artificiale rappresenta una svolta decisiva. L’IA consente di automatizzare attacchi complessi, individuare vulnerabilità in tempo reale, generare disinformazione credibile e mirata, analizzare enormi quantità di dati per prevedere le mosse dell’avversario e creare malware adattivi capaci di evolversi come organismi viventi. L’intelligenza artificiale non dorme, non si stanca e non ha esitazioni. È l’elemento che completa un arsenale che <strong>non ha bisogno di carri armati per essere efficace</strong>.</p>
<p><strong>Ma qual è il paradosso del nostro tempo?</strong> Viviamo in un’epoca in cui i governi continuano a investire miliardi negli armamenti tradizionali, mentre le vere minacce arrivano da tastiere, server e algoritmi. Un Paese può essere messo in ginocchio senza che un solo soldato attraversi il confine. La domanda che dovremmo porci non è più se la cyber guerra diventerà la forma dominante di conflitto, ma quando e quanto siamo preparati.</p>
<p>In conclusione, il futuro non è nei carri armati, ma nei bit. Le guerre del futuro non si combatteranno per conquistare territori, ma per controllare informazioni, reti e infrastrutture digitali. Chi saprà dominare questo spazio invisibile avrà un vantaggio strategico enorme. E mentre <strong>i conflitti convenzionali continuano a riempire i notiziari,</strong> la vera battaglia, silenziosa, sofisticata e globale, è già in corso.</p>
<p>Ezio Pozzati, 6 aprile 2026</p>
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		<title>La speranza che nasce dalla Pasqua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 13:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Lettera di suor Monia ai lettori</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>E tu verrai, lo so, lo dirò ai miei amici.</em><br />
<em>Annuncerò a tutti che una bontà immensa penetra l’universo.</em><br />
<em>Lo ripeterò in casa, e poi in ogni incontro, e poi ad ogni creatura.</em><br />
<em>Che tutti ti sentano padre, ti sappiano madre .</em></p>
<p>Carissimi, abbiamo vissuto i giorni della <strong>Settimana santa</strong> e quelli del Triduo pasquale che precedono la Domenica della Risurrezione. La festa di Pasqua è immersa nella luce della primavera, del risveglio della natura in tutti i suoi colori, delle giornate che divengono ogni giorno più lunghe. Per giungere a questa luce &#8211; che è quella del Risorto &#8211; si deve, però, passare attraverso le tenebre della passione e della morte del Giusto. Tenebrae factae sunt. La luce non elimina la tenebra, così come<strong> la tenebra non prevale sulla luce.</strong> Proprio sulla certezza che la tenebra non può avere l’ultima parola desidero fermare la mia riflessione nell’occasione della Pasqua.</p>
<p>Non nascondo che avverto in me una viva preoccupazione per il momento che stiamo vivendo, in Italia e nel mondo. Mi ha colpito nel profondo il fatto accaduto a<strong> Trescore Balneario:</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/adorati-alunni-se-dio-vorra-tornero-a-insegnare-questa-vita-e-un-dono-che-non-sprechero/" target="_blank" rel="noopener"><strong>un tredicenne che tenta di uccidere la propria docente,</strong></a> un omicidio pianificato nel dettaglio, compresa la diretta sui social. Mi chiedo come tutto questo sia stato possibile. L’unica spiegazione che posso dare all’evento è l’incapacità di noi adulti di cogliere determinati segnali.</p>
<p>Certamente, a volte, è difficile comprendere determinati segnali, a volte comprendiamo che qualcosa non va, lo segnaliamo, ne parliamo fra noi ma, spesso,<strong> la realtà ci sorprende e ci supera, in negativo.</strong> Altre volte avviene che non riusciamo proprio a comprendere i segnali di determinate situazioni, in quanto i nostri giovani vivono situazioni che, secondo le nostre categorie di pensiero, non sono minimante ipotizzabili.</p>
<p>Altre volte, ancora, purtroppo, capita che <strong>gli adulti siano indifferenti,</strong> che girino la testa dall’altra parte, che si comportino come se nulla fosse accaduto. Il nostro sforzo deve allora essere quello di aumentare, se possibile, il livello dell’attenzione, per creare una mentalità che faccia comprendere che la responsabilità che ciascuno ha nei confronti dell’altro passa dalla cura e dall’attenzione, passa dal rifiuto dell’indifferenza, passa dalla delicatezza che diventa la prima forma della custodia dell’altro.</p>
<p>È l’atteggiamento del <strong>Servo del Signore</strong>, come viene descritto nel primo carme di Isaia: “Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità”.</p>
<p>La proclamazione del diritto con verità del Servo del Signore mi fornisce l’aggancio al contesto internazionale. La preoccupazione cui ho accennato all’inizio nasce proprio dalla consapevolezza che il diritto dei popoli spesso deve fare i conti con gli interessi di alcuni, che la coraggiosa opera di mediazione di alcuni leader è spesso vanificata dal prevalere degli interessi di pochi e, peggio, dalle <strong>divisioni e dalle critiche interne. </strong></p>
<p>Talvolta ho come l’impressione che ci accontentiamo della visione e dell’interpretazione dei fatti così come ci viene rappresentata dai <strong>canali dell’informazione</strong>, senza desiderio da parte nostra di avere un’idea più completa, costruita, approfondita. Così facendo, però, viene meno il nostro ruolo di cittadini onesti, responsabili, interessati al bene comune e alle sorti dell’umanità.</p>
<p>Qual è, dunque, il compito che spetta a noi adulti in una società come quella attuale? Io credo che il nostro dovere sia quello di <strong>educare i giovani ad uno spirito di cura,</strong> gli uni per gli altri: questo spirito passa dalle scelte quotidiane ispirate a sentimenti di sincero interesse per l’altro. Lo spirito della cura è molto impegnativo perché richiede l’andare oltre i limiti umani che ciascuno di noi inevitabilmente porta con sé. Del resto, chi ha accompagnato il Maestro sino al Golgota? Uno solo dei Dodici, il Cireneo, ma solo perché costretto, Maria, la Maddalena.</p>
<p>Le donne, devo dire, durante tutta la passione di Nostro Signore dimostrano <strong>grandissimo coraggio,</strong> molto più degli uomini. La stessa moglie di Pilato interviene perché il marito non metta a morte il Nazareno. Questo dobbiamo far comprendere ai nostri giovani: le difficoltà della vita non devono essere un assoluto che ci schiaccia ma un’occasione di realizzazione. Guardiamo a Pietro e a Giuda: la differenza tra i due, a mio avviso, sta nel fatto che Pietro sa attraversare il perdono dopo il rinnegamento, Giuda no, non riesce e, dopo il tradimento, si toglie la vita. Allora dobbiamo dire ai nostri giovani, ma anche a noi adulti, che è possibile sbagliare ma occorre avere l’umiltà del pentimento e la conseguente volontà del cambiamento.</p>
<p>È solo in questa ottica che <strong>dalle tenebre si passa alla luce</strong>. Voglio citare la famosa predica del giovedì santo del 1958 di don Primo Mazzolari: “Povero Giuda! Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. È uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: “Amico, <strong>con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!”».</strong></p>
<p>In questo <strong>spirito di cura, di attenzione</strong>, di comprensione, di rispetto, unici strumenti nelle nostre mani per poter cambiare le cose o, almeno, per tentare di farlo, porgo a ciascuno di voi i miei auguri di buona Pasqua, per una reale risurrezione della vita e del pensiero.</p>
<p><em>Ecco: in danza si è mutato il pianto,</em><br />
<em>il mantello del lutto in abito di festa.</em><br />
<em>Un canto mi è fiorito in cuore,</em><br />
<em>una musica che non si spegne più</em></p>
<p>Con tanta preghiera,<br />
suor Anna Monia Alfieri, 5 aprile 2026</p>
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		<title>Da Salis a Pizzaballa: come si ribalta (senza ritegno) la verità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 07:36:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Salis]]></category>
		<category><![CDATA[Pierbattista Pizzaballa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tempo di uccidere, scriveva Flaiano. Di uccidere la verità senz&#8217;altro, o almeno di proporne dell&#8217;altra, in tutto capovolta, alternativa, incompatibile con una certa manifestazione della realtà. Le cronache delle ultime ore hanno squadernato, tutte insieme, le tre verità, come la canzone di Lucio Battisti (ispirato dall&#8217;epoca “Rashomon” di Akira Kurosawa). Partiamo con l&#8217;immancabile, ineffabile, incorreggibile [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo di uccidere, scriveva Flaiano. Di uccidere la verità senz&#8217;altro, o almeno di proporne dell&#8217;altra, in tutto capovolta, alternativa, incompatibile con una certa manifestazione della realtà. Le cronache delle ultime ore hanno squadernato, tutte insieme, le tre verità, come la canzone di Lucio Battisti (ispirato dall&#8217;epoca “Rashomon” di Akira Kurosawa).</p>
<p>Partiamo con l&#8217;immancabile, ineffabile, incorreggibile <strong>Ilaria Salis,</strong> identificata un giorno all&#8217;alba in stanza d&#8217;hotel con un compagno ma non fidanzato (giura lei): lei dice di essere stata presa, perquisita, sequestrata (sarebbe da dire: okkupata, ma ci scappa da ridere) per un&#8217;ora, brutalizzata in base al decreto sicurezza, una brutalità che in confronto Silvio Pellico era un flotillero a Cuba; la polizia, con nota ufficiale, ribatte: nessuna perquisizione, nessuna forzatura, semplice identificazione di dieci minuti (il tempo di ricomporsi) subito rientrata alla formula fatidica dei potenti di tutto il mondo, unitevi: “Voi non sapete chi sono io”, in base ad accordi polizieschi europei, tedeschi, in considerazione dei precedenti sia della euronorevole, sia dell&#8217;amico della notte. Allora, chi ha ragione? Noi avremmo pochi dubbi, ma siccome poi ci dicono “ih, parlaci di Cinturrino” (eh, certo, meglio credere d&#8217;acchitto alla legalità di una gang di spacciatori marocchini e presumere che lo sbirro in quanto tale è un farabutto, ragionare al contrario è patologico, <em>acab semper</em>), ci teniamo quei pochi. E aspettiamo.</p>
<p>Numero due, <em><strong>l&#8217;imam</strong></em> <strong>Pizzaballa</strong> che <a href="https://www.nicolaporro.it/tutti-contro-israele-ma-il-caso-pizzaballa-racconta-unaltra-verita/" target="_blank" rel="noopener">prima denuncia di essere stato impedito dalle forze di polizia israeliane</a> ad entrare nel Santo Sepolcro, poi in una intervista ammette di essere al corrente del blocco totale a causa degli svolazzanti missili iraniani: allora che c&#8217;era andato a fare? Allora anche qui pare la costruzione di una mitologia vittimistica, molto ideologica e vagamente paracula, contro un bersaglio preciso: il Pizza come la Ilaler, con la differenza che er Pizza è molto più schierato su posizioni propal. Dicono: schiaffo a papa Leone. Può darsi, ma forse lo schiaffo glielo voleva dare proprio er Pizza forzando il blocco come un flotillero bitini. La prudenza, un tempo virtù suprema, pare del tutto dimenticata dagli eminenti della Chiesa. Dunque, chi ha ragione? Ottavo, non dire falsa testimonianza: ma tanto che gli frega al Pizza (ha raccattato subito la solidarietà di governo e opposizioni, manco uno che gli abbia obiettato, sì, d&#8217;accordo, ma potevi pure informarti).</p>
<p><em>Number three</em>, la ormai leggendaria <strong>Famiglia del Bosco</strong>, dalla quale caveranno un libro, un film e una serie su Netflix. Famiglia smembrata, con la scusa che era dissociata prima ce l&#8217;hanno fatta diventare davvero: dicevano che era per la tutela dei bambini e li hanno messi in riformatorio o orfanotrofio, dai, su, si sono attaccati a tutto, all&#8217;acqua corrente, alla madre strega, ma quello che premeva davvero era l&#8217;ortodossia dei comportamenti, vaccini a go-go e playstation, così subito drogati di tecnologia, di perversioni acerbe. Quei bambini saranno pure stati diversi, ma adesso sono allucinati e la loro anormalità non guarirà mai, è irreversibile, resteranno segnati a vita come del resto i genitori, conflittuali fin che si vuole, stralunati fin che si vuole, ma vittime di una ferocia da Leviatano. Salmodiano questi funzionari, giudici, periti, assistenti sociali: ah, la Costituzione, noi facciamo tutto secondo la Costituzione: <strong>a parte che la Costituzione come ricatto ha rotto un po&#8217; le balle</strong>, sorge alle volte il sospetto che questa Costituzione più immutabile del Vangelo, diciamo marmorea come il Corano, sia un miraggio, serva ad autolegittimare ogni comportamento e perfino abuso dai presupposti ideologici; se fanatismo c&#8217;è in questa storia, lo è allo specchio, quello delle istituzioni non meno duro e ossessivo di quello della famiglia. Senza farla troppo lunga, tanto non se ne esce in un Paese dove i guardiani della Costituzione sono i giullari che te la spiegano dal basso dei loro studi nei cabaret, ci pare di ricordare che negli articoli 29, 30 e 31 del testo sacro stia scritto qualcosa a proposito della <strong>famiglia come nucleo centrale della società</strong>, preesistente allo Stato, non subordinato allo Stato, sua funzione, come in Unione Sovietica. E non vale obiettare che i tempi cambiano, perché quando fa comodo la Costituzione torna immutabile come le tavole della Legge, lo spirito di Ventotene, “non si invochi la libertà”.</p>
<p>Ancora una volta, la verità della realtà pare biforcarsi, assumere le sfumature di possibilità quantistiche: o “le madri e i padri costituenti”, come sermoneggia la <strong>Carmen Consoli,</strong> hanno stabilito che la famiglia, fondamento naturale della società, è tutelata come tale e garantita dal naturale adattamento delle norme alle diverse forme di convivenza e ai mutamenti sociali, tra i quali quello di una collocazione alternativa, neorurale, astrale, comunque da rispettare, per cui <strong>l&#8217;accanimento sulla vaporosa famiglia non si spiega</strong>; oppure vige <em>in saecula saeculorum</em> la Costituzione medievale, tetragona, i figli come vogliono i giudici se no via, glieli togliamo: trentamila l&#8217;anno, possibile che ogni anno si scovano trentamila famiglie sciroccate come i Trevallion?</p>
<p>Però, allora, non si venga sempre a tirar fuori la solfa della Costituzione <em>omnibus</em> intoccabile ma che va interpretata per ogni faccenda ma sempre per un verso solo: da sinistra a sinistra. Garantiscono quei giudici che esultano ebbri come ultras del <em>Fatto Quotidiano</em> (una fissa, questi qui: per ogni cosa ormai ripetono “datti pace, abbiamo vinto noi”, meno male che una volta nella vita un orgasmo l&#8217;hanno provato), nello stesso palazzo di giustizia dove <strong>fu fatto scempio di Enzo Tortora</strong>, un galantuomo annientato, sì, ma a termini della Costituzione. E non viveva neanche in un bosco.</p>
<p>Max Del Papa, 1° aprile 2026</p>
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		<title>Attenzione a ciò che succede in Asia: in arrivo un altro lockdown?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/attenzione-a-cio-che-succede-in-asia-in-arrivo-un-altro-lockdown/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 18:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello che sta accadendo oggi in Asia non è un fenomeno isolato, ma un possibile anticipo — inquietante — di ciò che potrebbe presto riguardare anche l’Europa. Le misure adottate in diversi Paesi dell’area Asia-Pacifico — dal razionamento digitale del carburante nello Sri Lanka alle restrizioni sui consumi energetici in Corea del Sud, Filippine e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che sta accadendo oggi in <strong>Asia</strong> non è un fenomeno isolato, ma un possibile anticipo — inquietante — di ciò che potrebbe presto riguardare anche l’Europa. Le misure adottate in diversi Paesi dell’area Asia-Pacifico — dal razionamento digitale del carburante nello Sri Lanka alle restrizioni sui consumi energetici in Corea del Sud, Filippine e Thailandia — non sono semplici interventi tecnici: <strong>rappresentano il segnale evidente di un radicale cambio di paradigma</strong>. L’energia non è più un diritto implicito, ma una concessione regolata, contingentata, amministrata dall’alto.</p>
<p><strong>Il caso dello Sri Lanka è emblematico, quasi un laboratorio politico oltre che energetico</strong>. Il ritorno del sistema Fuel Pass con QR Code associato alla targa non è soltanto una soluzione per gestire la scarsità: introduce un meccanismo di controllo puntuale sui comportamenti individuali. Senza autorizzazione digitale non ci si muove; senza quota disponibile si resta fermi. In condizioni di emergenza, la libertà di movimento diventa negoziabile. E ciò che nasce come misura temporanea rischia, come già accaduto altrove, di trasformarsi in precedente.</p>
<p>Questo scenario si inserisce nel quadro delineato dall’<strong>Agenzia Internazionale per l’Energia</strong>, che parla apertamente della “peggiore crisi energetica della storia” a seguito della guerra in Iran. Il decalogo pubblicato il 20 marzo 2026 va letto per quello che è: non un semplice elenco di buone pratiche da seguire, ma una vera e propria piattaforma di intervento pronta all’uso. Lavoro da casa, limiti di velocità imposti, riduzione degli spostamenti, disincentivo ai voli, pressione fiscale sui consumi: misure che, nel loro insieme, delineano una società in cui il comportamento individuale viene orientato — o corretto — per necessità.</p>
<p>Ed è qui che il discorso diventa inevitabilmente politico. In Europa, infatti, il terreno è già stato preparato: il lessico dell’emergenza, la disponibilità ad accettare restrizioni, <strong>la normalizzazione di misure straordinarie non sono più ipotesi teoriche</strong>, ma esperienza recente e concreta. Il dibattito sui cosiddetti “lockdown energetici”, emerso già nel 2022, appare oggi molto meno astratto. Alla luce di quanto accade in Asia, sembra piuttosto una traiettoria già delineata.</p>
<p>L’Europa, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e vulnerabile agli shock geopolitici, potrebbe trovarsi rapidamente nella stessa condizione. E a quel punto<strong> il passaggio da raccomandazione a imposizione rischia di essere rapido</strong>, se non automatico. Smart working non più facoltativo ma imposto, mobilità privata limitata, razionamento dei carburanti, restrizioni sui consumi domestici: non scenari estremi, ma opzioni già concretamente sul tavolo.</p>
<p>Il precedente della<strong> crisi petrolifera del 1973</strong> dimostra che l’Europa sa reagire con misure drastiche quando è sotto pressione. Ma oggi la differenza è decisiva: la tecnologia. Se negli anni ’70 le restrizioni erano generali e visibili, oggi possono essere selettive, invisibili, personalizzate. Non più soltanto divieti uguali per tutti, ma sistemi di accesso condizionato, tracciamento dei consumi, algoritmi che stabiliscono chi può fare cosa — e quando.</p>
<p>Il punto, allora, <strong>non è negare la realtà della crisi energetica</strong>. È chiedersi quale prezzo siamo disposti a pagare per affrontarla. Perché il rischio concreto non è soltanto quello di una carenza di energia, ma quello di una nuova stagione di emergenzialismo permanente, in cui ogni crisi diventa il presupposto per comprimere spazi di libertà individuale.</p>
<p>Ignorare ciò che sta accadendo oggi in Asia significherebbe scegliere di illudersi, ancora una volta, che certe dinamiche non ci riguardino. <strong>Ma la lezione recente dovrebbe aver insegnato qualcosa</strong>: le misure emergenziali, una volta introdotte, tendono a lasciare tracce profonde. E spesso a sopravvivere all’emergenza stessa.</p>
<p>La domanda, dunque, non è solo quando — o se — arriveranno anche in Europa. La domanda è se saremo in grado, questa volta, di riconoscere in tempo<strong> il confine sottile tra gestione della crisi e compressione strutturale delle nostre libertà</strong>.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 31 marzo 2026</p>
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		<item>
		<title>Gli insulti a Giorgia Meloni e il declino del dibattito pubblico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/gli-insulti-a-giorgia-meloni-e-il-declino-del-dibattito-pubblico/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/gli-insulti-a-giorgia-meloni-e-il-declino-del-dibattito-pubblico/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beppe Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 15:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anonimato, impunità e linguaggio violento: i rischi dei social</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni ho letto sui social una serie di commenti pieni di offese personali rivolte a <strong>Giorgia Meloni</strong> dopo la partecipazione <strong>a un dibattito pubblico in Tv</strong>. È un fenomeno che ormai purtroppo accompagna ogni tema politico o istituzionale: invece di discutere le idee, si colpiscono le persone.</p>
<p>La critica è legittima, anche dura: fa parte di una<strong> democrazia sana</strong>. L’offesa gratuita, invece, non è un’opinione: è solo un modo per trasformare <strong>il confronto in odio.</strong></p>
<p>Capisco la frustrazione di chi non condivide alcune riforme o scelte istituzionali; capisco anche che l’opposizione abbia tutto il diritto di esprimere il proprio dissenso. Questo è <strong>il bello del pluralismo. </strong>Ma ciò che non può diventare normale è l’insulto come risposta automatica a qualsiasi cosa.</p>
<p>Sarebbe utile che il ruolo di chi ricopre incarichi istituzionali — di qualsiasi colore politico — venisse tutelato maggiormente dagli attacchi personali. <strong>Chi diffonde odio da profili falsi spesso si sente intoccabile,</strong> ma non dovrebbe esserlo: le regole esistono e andrebbero applicate con rigore, anche per ricordare che la libertà di parola non è libertà di insulto.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/che-cosa-dovrebbe-dire-meloni-a-qr-smaschera-lipocrisia-di-gratteri/" target="_blank" rel="noopener">Che cosa dovrebbe dire? Meloni a Qr smaschera l&#8217;ipocrisia di Gratteri</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/vi-leggo-questi-nomi-toghe-sottoposte-al-governo-meloni-smonta-le-bufale-del-no/" target="_blank" rel="noopener">Vi leggo questi nomi. Toghe sottoposte al governo? Meloni smonta le bufale del No</a></li>
</ul>
<p>Forse, se si iniziasse a pretendere <strong>più responsabilità e meno aggressività</strong>, molti capirebbero che il disaccordo può essere espresso senza scadere nell’ostilità personale. Un paese civile si riconosce anche dal modo in cui discute le proprie differenze. Chissà, magari una querela e <strong>una bella e pesante sanzione</strong>, potrebbe mettere a riposo questi boccaloni.</p>
<p>Beppe Fantin, 18 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/gli-insulti-a-giorgia-meloni-e-il-declino-del-dibattito-pubblico/">Gli insulti a Giorgia Meloni e il declino del dibattito pubblico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>C&#8217;è questo fuorionda di Meloni che mi ha fatto letteralmente impazzire</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ce-questo-fuorionda-di-meloni-che-mi-ha-fatto-letteralmente-impazzire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 18:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[fedez]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"E vabbè aspetta, Santa Madonna". Il video dopo l'intervista da Fedez. Mi piace pensare che questa sia la “vera” Meloni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ce-questo-fuorionda-di-meloni-che-mi-ha-fatto-letteralmente-impazzire/">C&#8217;è questo fuorionda di Meloni che mi ha fatto letteralmente impazzire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio mea culpa. Devo fare mea culpa. Perché quando ho saputo che <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/se-meloni-va-nel-podcast-di-fedez-schlein-e-conte-hanno-detto-no/" target="_blank" rel="noopener">donna G andava al podcast di <strong>Fedez</strong></a> – di Fedez! &#8211; mi sono disperato, <em>nooo, nooo, da Fedez nooo, santa Madonna, nooo</em>! E non c&#8217;è bisogno di spiegare perché, e non le voglio sentire le motivazioni scientifiche sulla comunicazione o sulla sinistra che invece non c&#8217;è andata. Poi però vedo un fuorionda, con Giorgia che s&#8217;incazza, e mi verrebbe da gettarle le braccia al collo e, per questa volta, le perdono tutto, pure <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/schlein-contro-schlein-chiede-il-taglio-accise-poi-lo-attacca/" target="_blank" rel="noopener">la furbata delle accise tagliate a 3 giorni dal referendum</a>.</p>
<p>Succede che mentre sta parlando, non so che addetto ai lavori la blocca con la fola del microfono che copre la faccia, roba del tutto insussistente, che assume importanza solo nella mente bacata dei filmmaker o addetti all&#8217;immagine o alla comunicazione; e Giorgia sbrocca, “Vabbè ma aspetta &#8216;n&#8217;attimo, santa Madonna, m&#8217;hai fatto perde er filo!”. <em>Meloni uber alles</em>, ma dopo il mea culpa devo fare anche chiarezza, perché tanto lo so che la madre dei lettori imbecilli è sempre incinta: qui non è questione della retorica, insopportabile, stupida, della pancia, della veracità all&#8217;amatriciana, del politico “uno di noi”: <strong>un politico non è mai uno di noi e men che meno lo è un presidente del Consiglio.</strong> No, io sto dicendo altro e cioè che a me è piaciuta quella insofferenza, anzitutto perché è insofferenza; poi ancora perché evidentemente c&#8217;è una persona che tiene a quello che sta facendo, fosse pure un podcast; poi ancora perché mi è piaciuto vedere la Meloni nuda, spogliata del cipiglio istituzionale; e ancora poi perché, anche se tutto è politica, resta come una zona solare, un&#8217;oasi felice, dove conta l&#8217;umanità, senza calcoli, senza pose, sempre quel preoccuparsi di come uno riesce in video, in selfie, in intelligenza artificiale, santa Madonna.</p>
<p>Ecco, <strong>mi piace pensare che questa sia la “vera” Meloni</strong>, una giovane donna, alla fine, che ritrova se stessa, che è umana, che sa scherzare e inalberarsi alla stessa maniera. Non sempre quella delle passerelle coi potenti (e dico lei ma intendo chiunque nel suo ruolo). Esagero ulteriormente nella <em>excusatio non petita</em>, ma sempre perché so con chi ho a che fare: non sto dicendo che il politico abbia da oscillare negli estremi della trasandatezza o del patinato, non vorrei mai un premier che si comporta come sul divano di casa: penso semplicemente che il livello di rarefazione, di sofisticazione di questi <strong>politici influencer</strong> sia diventato inverosimile e quindi insopportabile, e quando si scopre che uno di loro non è un robot, ecco, viene da respirare: santa Madonna, non è solo un burocrate, gelido come uno del Politburo, uno che può stritolarmi come gli gira, pure lui capirà pure che vuol dire tirare a campare, sudarsela alla fine.</p>
<p>Insomma non dico che sei più indotto a fidarti, ma almeno te lo senti meno lunare, meno alieno. Tutto qui. Perché <strong>c&#8217;è un eccesso di populismo, non solo nel potere</strong>, che poi è l&#8217;esatto opposto della adattabilità, della accessibilità e, in definitiva, della democrazia: malata di tante patologie, ma una delle peggiori è proprio che gli eminenti a vario titolo, politici, influencer, giornalisti, divetti dello spettacolo, intellettuali, ormai perfino scienziati, per brevità quella che siamo abituati a maledire in fama di “élite”, sembrano tutti pesci che girano in una bolla a parte, del tutto autoreferenziali, sdegnosamente staccati dai comuni mortali, che considerano carne da elezioni e poco più. Dietro il salvataggio della destra europea di una come la occupatrice guevarista I<strong>laria Salis</strong> non c&#8217;è affatto il pietismo salvifico per un processo in una terra considerata ostile, e non ci sono solo irriferibili, ma concreti, calcoli di convenienza politica: c&#8217;è, più marcato, un sentimento di solidarietà trasversale, non importa chi sei e come sei arrivata qui, importa che ormai ci sei, sei una di noi e noi ti salviamo, ti teniamo dentro. E la sbracata, imbarazzante Salis ha subito preso a comportarsi come una del giro, una privilegiata, le cui strazianti clip sono patetiche, non riescono a camuffare il suo nuovo status di piccola potente, di privilegiata.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Giorgia Meloni a Pulp Podcast. | Pulp Podcast #51" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/mWs_KNoc5AI?start=3310&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Noi non siamo nessuno per dare consigli, e i politici sanno benissimo sbagliare da soli ovvero con la pletora di consulenti e addetti alla pubblicità che hanno intorno. Però una cosa ci sentiremmo di azzardarla: andrebbe tutto meglio, per loro, per noi, per il Paese (o, come piace dire a donna G, “la nazione”), se tornassero umani: più sudati (metaforicamente) e un meno laccati, se insomma dessero almeno<strong> l&#8217;impressione di grattarsi la pera con le maniche arrotolate</strong> alle prese coi problemi di una popolazione intera. Più spontanei nella fatica dell&#8217;impegno, se possiamo dire così. Perché abbiamo un dannato bisogno di immediatezza e qui non si tratta di velare la finzione ma di non velare la sincerità, anzi di svelarla proprio. Se c&#8217;è, se è presentabile. E non vogliamo pensare che un politico sia di default un farabutto costretto a mentire come respira.</p>
<p>Come Giovannino Guareschi soleva chiosare a proposito dei suoi personaggi del Mondo piccolo: “Lo stile è l&#8217;uomo, e anche la donna”. Ed io arrivo a pensare che <strong>se a sinistra fossero più Peppone e meno Tomaso, ci sarebbe più facile non detestarli</strong> e perfino, chissà, votarli; allo stesso modo, se a destra fossero meno certi soggetti troppo sopra (o sotto le righe), per non parlare del clero: meno, molto meno Zuppi e più don Camillo. E non venitemi a dire che erano altri tempi, perché i tempi cambiano e va bene, ma gli uomini e le donne restano gli stessi e, se cambiano, vuol dire che non sono più uomini e donne, non sono più umani, ma solo automi, proiezioni da IA.</p>
<p>“Vabbé, ma lasciame finì, santa Madonna, m&#8217;hai fatto perde er filo!”. <strong>Vale più un fuorionda così, di 10 secondi, che interminabili servizi del telegiornale</strong>. Al punto che, nei commenti dei “socialari”, c&#8217;è chi insinua che fosse tutto combinato come operazione simpatia. Invece era il contrario, tant&#8217;è vero che a tirarlo fuori è stato uno del catastrofico <em>Fatto Quotidiano</em>, testata che avrebbe bisogno di sussidi di intelligenza più che monetari pubblici: praticamente tutti hanno preso le parti della Meloni incazzata, anche quelli che non la votano, perfino, udite udite, qualche grillino che è l&#8217;esemplare più stupido in natura: “E va beh, ma vi attaccate a tutto”; “Non mi sembra tutto questo scoop”; “Voto No ma stavolta sono con lei”; “Sì ma quanto siete ridotti male”; “Sì ma quanto siete meschini”; “Sì ma lasciatela pure vivere, santa Madonna”. E non erano commenti orientati, erano solo sospiri di sollievo di fronte all&#8217;umanità ritrovata, al potente che si spoglia, magari suo malgrado, della sua corazza, della sua fortezza inaccessibile. Ci vuole tanto a capirlo? Ecco, se potessimo dare un consiglio a donna G (subito da cestinare), sarebbe questo: <strong>meno impettita e più cazzuta</strong>, ossia più sorridente nel tratto e meno accondiscendente nei fatti. Santa Madonna!</p>
<p>Max Del Papa, 19 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ce-questo-fuorionda-di-meloni-che-mi-ha-fatto-letteralmente-impazzire/">C&#8217;è questo fuorionda di Meloni che mi ha fatto letteralmente impazzire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il politicamente corretto vuole eliminare Churchill dalle banconote</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/l-politicamente-corretto-vuole-eliminare-churchill-dalle-banconote/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 10:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[winston churchill]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=307701</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ipotesi di sostituire i ritratti dei protagonisti della storia con immagini di animali divide l’opinione pubblica: è in corso una rimozione della memoria storica?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni la figura di <strong>Winston Churchill</strong> è diventata uno dei bersagli preferiti delle riletture moralistiche della storia. Un personaggio complesso, con luci e ombre — conservatore, elitario, figlio del suo tempo e sostenitore dell’Impero britannico — che viene sempre più spesso giudicato esclusivamente con <strong>i parametri moralistici del XXI secolo.</strong></p>
<p>Il risultato è una progressiva erosione della sua presenza simbolica: prima le polemiche sul sigaro nelle fotografie, <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2026/02/27/la-statua-di-churchill-a-londra-imbrattata-con-la-scritta-criminale-sionista_35978ebd-c9f8-4e84-99cc-35a10f14a30b.html" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>poi le statue vandalizzate,</strong></a> e ora perfino il rischio di sparire dalle banconote. Come se il modo più semplice di affrontare le complessità del passato fosse rimuoverlo definitivamente dai simboli del presente.</p>
<p>Secondo alcune indiscrezioni, infatti,<strong> la Bank of England</strong> starebbe valutando di sostituire sulle sterline i ritratti delle grandi figure storiche con immagini di animali e fauna selvatica. Ufficialmente le ragioni sarebbero due: celebrare la natura britannica e rendere le banconote più difficili da contraffare.</p>
<p>Eppure, questa scelta solleva una domanda più ampia: perché rinunciare proprio ai volti dei protagonisti della storia nazionale? <strong>Le banconote non sono soltanto strumenti economici;</strong> sono anche simboli culturali che raccontano un Paese e la sua memoria collettiva.</p>
<p>Togliere quei volti rischia di apparire come un ulteriore passo verso <strong>una forma di neutralizzazione della storia</strong>, dove le figure del passato diventano scomode perché imperfette o non perfettamente allineate ai rigidi canoni dell&#8217;odierna morale.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/churchill-desnudo/" target="_blank" rel="noopener">Churchill desnudo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sia-lode-allorinatoio-di-churchill-salvato-dallavvento-del-ministro-donna/" target="_blank" rel="noopener">Sia lode all&#8217;orinatoio di Churchill, salvato dall&#8217;avvento del ministro donna</a></li>
</ul>
<p>La consulenza al progetto includerebbe anche <strong>Nadeem Perera,</strong> presentatore televisivo e fondatore del collettivo di birdwatching <strong>&#8220;Flock Together&#8221;</strong>, nato con l’obiettivo di avvicinare alla natura le minoranze etniche o religiose. L’iniziativa è interessante sul piano sociale, per carità, ma resta legittimo chiedersi se una riforma simbolica della moneta nazionale debba davvero nascere da <strong>un clima culturale sempre più diffidente verso la memoria storica tradizionale.</strong></p>
<p>Il rischio, come sempre più frequentemente accade, è che sotto la veste neutra della celebrazione della natura si nasconda in realtà una tendenza più ampia: quella di sostituire il racconto storico con simboli meno controversi, <strong>per evitare qualsivoglia confronto con le contraddizioni del passato</strong>.</p>
<p>Ma cancellare i personaggi storici dai simboli pubblici <strong>non cambia certo la storia.</strong> Piuttosto, rischia di semplificarla fino a svuotarla.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 14 marzo 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Via Gesù, a scuola arriva la Sharia: è in corso la sostituzione etnica (e non ve ne accorgete)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/via-gesu-a-scuola-arriva-la-sharia-e-in-corso-la-sostituzione-etnica-e-non-ve-ne-accorgete/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:29:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[sostituzione etnica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=307456</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalle scuole alle città, il conflitto tra multiculturalismo, identità e sicurezza diventa il terreno su cui si misura la debolezza dell'Europa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/via-gesu-a-scuola-arriva-la-sharia-e-in-corso-la-sostituzione-etnica-e-non-ve-ne-accorgete/">Via Gesù, a scuola arriva la Sharia: è in corso la sostituzione etnica (e non ve ne accorgete)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La sostituzione, etnica, culturale, anche politica c&#8217;è</strong> e non si nasconde, avanza con passo arrogante, di conquista e non la si sa o si può contrastare: <strong>la sinistra scellerata</strong> la asseconda, la predica, organizza le sue saldature all&#8217;occorrenza criminali, la destra più che limitarsi al piagnisteo non sa o non può o non vuole fare.</p>
<p>I simboli di questa sostituzione di conquista sono diversi ma tutti con una base violenta, contro-colonialista, <strong>giusta la sensibilità islamica, coranica per cui con l&#8217;infedele non si scende a patti,</strong> lo si assoggetta o decapita e dove un fedele sbarca, quella è casa sua.</p>
<p><strong>I simboli sono le bande maranza</strong> che taglieggiano e rapinano e stuprano, sono i maranza che sbudellano compagni recitando le sure, è il fanatico progressista che a New York mentre latra in un megafono “benvenuti a tutti gli immigrati islamici” si vede piombare sulla schiena un immigrato islamico “di nuova generazione” che lo usa come trampolino per scagliare una bomba. E sta ad una manifestazione “in difesa” del sindaco newyorkese <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/mamdani-giura-sul-corano-il-rischio-degli-islamisti-al-potere/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mamdami, in odor di Fratelli Musulmani,</strong> </a>la cui moglie posta a ripetizione foto esaltanti terroristi di Hamas, di Hezbollah.</p>
<p>La sostituzione c&#8217;è e penetra nell&#8217;Europa occidentale come coltello nel burro, senza lottare, senza quasi divertircisi: ovunque il Ramadan impone i suoi digiuni e le sue sospensioni, siano scuole o squadre sportive giovanili, ovunque c&#8217;è un attacco a questo o quel feticcio della tradizione cattolica, in Germania, in Bassa Sassonia i Verdi al potere di fatto hanno deciso la sostituzione di Cristo con Maometto e nessuno si stupisce né, tanto meno, si oppone. Come cosa fatta, <strong>con la forza dell&#8217;ineluttabilità.</strong></p>
<p>Ma perché? Il ministro dell&#8217;Istruzione Verde, questa erinni<strong> Julia Willie Hamburg,</strong> che dovrebbe ribattezzarsi Hambugistan, stila un mega programma, dettagliato allo sfinimento secondo pedanteria di sinistra, di 130 argomenti riassumibili in uno: la sostituzione dell&#8217;insegnamento della religione cattolica con la <strong>Sharia</strong> condita di gender, cose che insieme ci stanno solo col cappio e la scimitarra, ma la sinistra suicidaria le vittime preferisce sacrificarle sull&#8217;altare delle convergenze di immaginario potere.</p>
<p><strong>Basta con la religione cristiano-cattolica a scuola,</strong> scalzata da argomentazioni pretestuose, gassose quali “identità”, “comunità e futuro”, il buddismo zen insieme ad altre granitiche, l&#8217;Islam ortodosso, la sottomissione virtuosa che comincia sui banchi. La coglionaggine in purezza del <strong>neocomunismo fetente,</strong> ma una coglionaggine micidiale e vile: tutte le città d&#8217;Italia e d&#8217;Europa sconvolte da una penetrazione sanguinaria che non c&#8217;è modo di arginare, che cresce ogni giorno, tagliagole e pedofili liberati e rimessi in circolazione dai giudici provocatori, una temperie allucinante, ma<strong> in Germania fanno i loro esperimenti sociali.</strong></p>
<p>Mantengono, bontà loro, il Padre Nostro benché <strong>addomesticato nell&#8217;ottica comunista</strong> dei “bisogni sociali fondamentali”, come a dire: compagno Dio, dai a ciascuno secondo i suoi bisogni e chiedigli secondo le sue possibilità, ma è chiaro che trattasi di misura temporanea, a lungo o breve andare anche la preghiera simbolo del cristianesimo andrà abolita.</p>
<p>La ragione, la scusa, è sempre, invariabilmente la stessa: <strong>“per non turbare le altre sensibilità”.</strong> Quali, quelle di chi considera il cane una vita da bastonare, da macellare e la donna meno del cane? Da pestare a piacimento a patto di non lasciare lividi visibili? Da seppellire sotto strati di veli che secondo le “transfemministe” sono una conquista, un diritto cui obbligare tutt* e tutt*? Siamo alla follia ma la sinistra vaneggiante che rimpiange i Khamenei la persegue e la destra subisce tra indifferenza e rassegnazione.</p>
<p>Al massimo si fa osservare che “<strong>quando si arretra sulla propria identità confessionale cristiana</strong> per diventare contenitore multiculturale, si lascia spazio ad altre religioni dall&#8217;identità più marcata”. L&#8217;acqua calda del risaputo, la retorica dell&#8217;allarmismo scontato che ha dentro già il sapore della resa.</p>
<p>Sono diventati cretini i tedeschi un tempo tutti d&#8217;un pezzo? Lo siamo noi,<strong> incapaci di organizzare una resistenza quantomeno fideistica,</strong> ossia culturale? Sì, anche, ma perché non dirlo il segreto di Pulcinella che tutti hanno accettato per tempo e cioè che l&#8217;Islam di conquista comincia la sua conquista dall&#8217;inizio delle scuole e delle università finanziate generosamente, largamente? Un processo che dura da trenta anni almeno e al quale nessuno ha voluto sottrarsi.</p>
<p>Il segreto di Pulcinella è che<strong> la penetrazione in armi dell&#8217;Islam neocolonialista cresce su una corruzione diffusa,</strong> endemica che coinvolge i Comuni che concedono false moschee, madrase truccate da circoli, centri di arruolamento dello stragismo che tutti conoscono e che i Servizi hanno il loro daffare a tener d&#8217;occhio; e coinvolge gli istituti scolastici “di ogni ordine e grado” nel silenzio della politica e dell&#8217;amministrazione anche di vertice che certi pericoli non li vede, che predica se mai l&#8217;adeguamento alle sacre ragioni del Ramadan; in assistenza di una <strong>Chiesa fellona, omertosa,</strong> i cui vescovi, cardinali, sacerdoti consacrano la resa definitiva come chi pensa: tanto non si può fare niente, tanto vale guadagnarci quello che si può fin che si può.</p>
<p><strong>Sapendo che quello che aspetta, chierici e laici, è il tabula rasa.</strong> La penetrazione islamista viaggia sulla corruttela e per capirla, per tracciarla è sempre valido il vecchio consiglio: segui i soldi! Non dappertutto però. Si è lamentato un propagandista di Hamas che “in Giappone abbiamo buttato milioni, e milioni di milioni, e non si è convertito nessuno, solo uno e non era neanche giapponese”.</p>
<p>In Europa, in Italia,<strong> terra di religione strutturata</strong>, di divino identificabile e immanente, non le vaghezze sociali dello scintoismo o del confucianesimo evocativo, invece le “conversioni” attecchiscono benissimo perché i valori sono tanti e fin troppi, laici, confessionali, escatologici, predicati, normati, ma <strong>il valore dei soldi viene prima</strong>, la mentalità stracciona dell&#8217;Europa che si è arresa ha sempre bisogno di elemosine privilegia il qui e subito, il “meglio l&#8217;uovo oggi” pur sapendo che la gallina di domani è assassina, è rapace.</p>
<p>Max Del Papa, 13 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/via-gesu-a-scuola-arriva-la-sharia-e-in-corso-la-sostituzione-etnica-e-non-ve-ne-accorgete/">Via Gesù, a scuola arriva la Sharia: è in corso la sostituzione etnica (e non ve ne accorgete)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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