<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Società</title>
	<atom:link href="https://www.nicolaporro.it/articoli/societa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nicolaporro.it/articoli/societa/</link>
	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Fri, 29 May 2026 09:54:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Se la femminista dura e pura si mette il velo del patriarcato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/se-la-femminista-dura-e-pure-si-mette-il-velo-del-patriarcato/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/se-la-femminista-dura-e-pure-si-mette-il-velo-del-patriarcato/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[alexandra ocasio cortez]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323107</guid>

					<description><![CDATA[<p>La deputata democratica che voleva tassare i ricchi alle cene di gala per ricchi adesso cade nella più folle delle contraddizioni. Per corteggiare l'elettorato musulmano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-la-femminista-dura-e-pure-si-mette-il-velo-del-patriarcato/">Se la femminista dura e pura si mette il velo del patriarcato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, la deputata democratica grande paladina dell’ala progressista americana, l&#8217;altro giorno ha partecipato alle celebrazioni dell’Eid al-Adha nel Bronx di New York indossando un <strong>hijab</strong>. Video e foto, che la ritraggono con il capo coperto secondo la tradizione islamica, stanno facendo il giro dei social scatenando dure critiche provenienti soprattutto dalle femministe della comunità musulmana.</p>
<p>Il motivo è presto detto: mentre da sempre si presenta come paladina dei <strong>diritti femminili,</strong> la Ocasio-Cortez ieri ha scelto di vantare un simbolo che per milioni di donne nel mondo rappresenta oppressione e controllo patriarcale. <strong>Il gesto è particolarmente grave</strong> e sottende uno strano doppiopesismo proprio perché arriva da una donna che ha costruito la sua carriera denunciando il patriarcato americano. Per anni Ocasio-Cortez ha paragonato gli Stati Uniti a una distopia, sostenendo che le americane rischiassero di diventare ancelle sottomesse al potere degli uomini. Eppure, quando si tratta di <strong>corteggiare l’elettorato musulmano</strong>, non esita a indossare proprio quel capo che in molti Paesi islamici è imposto per legge, spesso con estrema violenza e talvolta conduce alla morte le donne che non lo utilizzano.</p>
<p>E così, mentre lei posa con il velo <strong>come fosse un accessorio folkloristico</strong>, in Iran le donne vengono torturate e uccise per essersi rifiutate di portarlo. In medio oriente i fondamentalisti impongono l’hijab, cancellando ogni barlume di diritto femminile. In Arabia Saudita e in altri Stati del Golfo, solo da pochi anni, il velo integrale non è più la norma ma ancora oggi rappresenta <strong>un simbolo di inferiorità sociale</strong>. Milioni di donne musulmane coraggiose rischiano la vita ogni giorno per liberarsene. Loro lottano per toglierselo, la Ocasio lo indossa per fare bella figura e cercare di cavare qualche voto in più dalla comunità islamica.</p>
<p>Ma questa storia non se la beve più nessuno; <strong>nessuno crede più al semplice rispetto culturale.</strong> Il progressismo socialista internazionale applica due registri agli antipodi: condanna con ferocia ogni forma di conservatorismo occidentale ma si genuflette con insolito piacere di fronte a un islam politico che reprime sistematicamente i diritti delle donne. Indossare l’hijab in un contesto di festa è ridicolo se chi lo fa si dice da sempre paladina dei diritti delle donne.</p>
<p>Ocasio-Cortez, insieme al suo collega oggi sindaco di New York <strong>Zohran Mamdani,</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/mamdani-giura-sul-corano-il-rischio-degli-islamisti-al-potere/" target="_blank" rel="noopener">che ha giurato sul Corano</a> e <a href="https://www.nicolaporro.it/allah-si-cristo-no-lipocrisia-in-queste-foto-su-trump-e-mamdani/" target="_blank" rel="noopener">ha portato i riti del Ramadan in Municipio</a>, è dunque uno dei tanti simboli di una certa sinistra moralmente defunta: pronta a sacrificare i principi universali di libertà e uguaglianza sull’altare del multiculturalismo relativista. Pronta a difendere <em>tout court</em> la laicità negli USA come conquista irrinunciabile, pronta a parlare di parità tra uomo e donna e della necessità di abbattere il sistema patriarcale, ma straordinariamente <strong>sorridente sotto un velo che in tutto il mondo islamico viene imposto alle donne</strong>. Dopotutto i voti in qualche modo bisogna pur guadagnarseli…</p>
<p>Alessandro Bonelli, 29 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-la-femminista-dura-e-pure-si-mette-il-velo-del-patriarcato/">Se la femminista dura e pura si mette il velo del patriarcato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/se-la-femminista-dura-e-pure-si-mette-il-velo-del-patriarcato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>41</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Burioni: &#8220;A Milano con 4.400 euro al mese fai fatica&#8221;. Ma bastano per morirci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/burioni-a-milano-con-4-400-euro-al-mese-fai-fatica-ma-bastano-per-morirci/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/burioni-a-milano-con-4-400-euro-al-mese-fai-fatica-ma-bastano-per-morirci/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 15:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[roberto burioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323001</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quello sollevato dal virologo è solo l'ultimo dei problemi di MIlano: è cara come Dubai, ma con dentro i maranza che ti sbudellano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/burioni-a-milano-con-4-400-euro-al-mese-fai-fatica-ma-bastano-per-morirci/">Burioni: &#8220;A Milano con 4.400 euro al mese fai fatica&#8221;. Ma bastano per morirci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gira sulla solita X una roba del solito <strong>Burioni</strong> vanesio che si vanta, a 25 anni aveva già la macchina fuoriserie alla faccia dei poveracci invidiosi, e con &#8216;sta cazzo d&#8217;intelligenza artificiale, scomodata del tutto a sproposito, non sai mai cosa pensare ma pigliamola un attimo per vera: vorrebbe dire o che Burioni era un Mozart della ricerca scientifica, o del commercio, o di papà. Comunque un virologo di Vitruvio, di quelli al centro dell&#8217;universo, tu immaginatelo nudo ad arti spalancati che affronta lo scibile e l&#8217;indicibile e non poteva mancare l&#8217;economia alla signora mia: “A Milano” e che abbia prodotto una tale illuminazione questa volta non c&#8217;è dubbio, roba politica, un confronto, sulla solita X, con uno “molto vicino” al partito Ora! Di Trezzi e Boldrin, quello che Venezia g&#8217;ha fato i sfraceli, ciò, “A Milano”, dice il l&#8217;oracolo virologo vitruviano, inesorabilmente preciso come un orologio, “<strong>Con 4400 euro al mese e la famiglia fai fatica</strong>”.</p>
<p>E qui ci vorrebbe Raimondo Vianello che tentenna la testa gravemente, ma chi l&#8217;avrebbe detto, eh. Che poi, perché proprio 4400? non si poteva fare, che so, 5mila, cifra tonda? Son di quei misteri virologoci ma se lo dice lui, caro lei, c&#8217;hai da crede: fai fatica ad arrivare a fine mese. Eh, la Milano inclusiva, dei milionari, governata dal Pd, ma niente paura, adesso passa sindaco Majorinoh, quello che si ispira a Mamdani: problema risolto<strong>. Milano è cara come Dubai ma con dentro i maranza che ti sbudellano</strong>, dirottati tutti da Dubai a Milano perché negli Emirati mica sono scemi. Gli scemi siamo noi. E a Milano per poter vivere devi essere un tuttovirologo di successo, come Burioni, se no manco l&#8217;hinterland di Carugate ti basta.</p>
<p>Che commento però. Che verità. Di quelle che restano scolpite. Non si è capito bene se il virologo passepartout fosse critico o solidale, ma certo non è smentibile, ancora una volta: a Milano non si vive, virologa mia, e se ci provi ti sgozzano. Che poi ti resta solo da abbracciare gli aguzzini che ti rendono spezzatino, come quel tipo solidale alla folla che al processo urlava ma no, non li condannate, hanno diritto a una vita, loro, e lui stava in carrozzina per 50 euro, però dice Ilaria Salis, notoria redistributrice di residenze milanesi, che lo candida lei.</p>
<p>Oppure, per risolvere il problema della bolla immobiliare nella metropoli, sai che funzionerebbe? Un bel vaccino. Tanto sono risaputamente innocui, fanno bene, funzionano, risolvono. A proposito: nuovo ennesimo coming out, questo dal Rezza in commissione Covid, sentite un po&#8217; qua: “Ci sarebbe stato bisogno di maggior evidenze. Non possiamo escludere iI fatto che una persona vaccinata si ammalasse, su questo bisogna essere intellettualmente onesti. Ha deciso la politica, il Cts ha datc soltanto pareri&#8221;. Ma sì, che vuoi che sia. Funzionavano, funzionano, tutto a posto. Meglio parlare del reddito in città. Anche Belen, povera, che da quando si è pluridosata dà i numeri (ed è uno degli effetti avversi più riscontrati e più risaputi), in realtà è andata in panico dopo avere appreso della diagnosi immobiliare di Burioni. Carote per il carovita!</p>
<p><strong>A Milano con 4400 euro al mese non si vive</strong>. Non si vive neanche con 44mila perché il maranzato coltivato dal Pd è risalito fin nella ztl e adesso non lo ferma più nessuno: la città da Bosco Verticale a Bosco di Rogoredo, aspettando la strage. Ma basterà dire che è stato un malinconico, un disturbato. Solo che, questo non lo diciamo ad usum virologorum ma di chi ragiona, il “disturbo schizoide di personalità” oggi così di moda si attaglia a un fallito che vive isolato in assenza di empatia, in psichiatria e criminologia la caramobola una mano sul volante, il coltello nell&#8217;altra, è incompatibile col DSP, Disturbo Schizoide di Personalità, se mai riscontrabile in condizioni psicotiche acute, scompensi dissociativi gravi o concomitanza con altri disturbi. In sostanza, il tarato drogato che prende di furia col viatico del fanatismo usato come alibi.</p>
<p>Al di là di tutto, si fatica a trovare una logica per questo tifo per i terroristi, gli stragisti islamisti, questo disprezzo per le vittime, questo odio per i propri connazionali, è qualcosa che travalica la ragion politica, il fanatismo, il delirio, la stessa stupidità. C&#8217;è un che di ulteriore e inafferrabile, inspiegabile, che avvolge l&#8217;Europa e stritola l&#8217;Italia, come un vento stregato, un&#8217;onda irrazionale. Malvagia, ma irrazionale. Con un ministro che, incredibilmente, arriva a definirsi legittimo erede del Solimano. È un delirio o un messaggio preciso come lo è la difesa d&#8217;ufficio della Flotilla compromessa con Hamas e con l&#8217;antisemitismo parossistico? <strong>Ma a Milano si respira questo antisemitismo</strong>, sta dappertutto, induce esaltazione, complicità. Pare incredibile, ma la bolla immobiliare, i 4 o 5mila euro che non bastano per viverci, ma senz&#8217;altro a morirci, sono l&#8217;ultimo dei problemi dei una metropoli sempre più islamizzata ogni giorno che passa. E a destra si scannano sul candidato comunque perdente, perché le massonerie industriali che decidono il sindaco restano in mano al giro della sinistra manageriale. Fosche, lugubri prospettive, da si salvi chi può e la danza dei privilegiati oltre i 4400 stavolta è grottesca come quella dei crocieristi sul Titanic.</p>
<p>Max Del Papa, 28 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/burioni-a-milano-con-4-400-euro-al-mese-fai-fatica-ma-bastano-per-morirci/">Burioni: &#8220;A Milano con 4.400 euro al mese fai fatica&#8221;. Ma bastano per morirci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/burioni-a-milano-con-4-400-euro-al-mese-fai-fatica-ma-bastano-per-morirci/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>21</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché la targa per monopattini è un&#8217;idiozia illiberale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-la-targa-per-monopattini-e-unidiozia-illiberale/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/perche-la-targa-per-monopattini-e-unidiozia-illiberale/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[monopattini elettrici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=322229</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono entrati in vigore i nuovi obblighi per i monopattini elettrici, discriminati rispetto alle biciclette</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-la-targa-per-monopattini-e-unidiozia-illiberale/">Perché la targa per monopattini è un&#8217;idiozia illiberale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come è noto, nel mese di maggio sono entrate in vigore <strong>norme piuttosto restrittive</strong> per chi utilizza i <strong>monopattini</strong> <strong>elettrici</strong> (il 16 luglio prossimo entrerà in vigore l’obbligo assicurativo verso terzi, che si aggiunge a quello della targa e dell’uso del casco). Ebbene, qualcuno penserà che a questo punto i possessori di questo piccolo mezzo di trasporto possano quanto meno muoversi negli stessi spazi consentiti alle comuni biciclette. Niente di tutto questo, malgrado questo carico di costosi adempimenti, ai loro possessori è consentito di spostarsi esclusivamente all’interno dei centri abitati.</p>
<p>Infatti, è rigorosamente vietato circolare sulle strade extraurbane ordinarie, mentre è consentito farlo solo su quelle urbane – con limite massimo fino a 50 kmh- , sulle piste ciclabili e sulle aree pedonali. Un divieto che, vorrei ribadire, non esiste per chi va in bici, elettrica o meno che sia, e che se per avventura esso dovesse essere allargato anche alla platea dei pedalatori, <strong>si rischierebbe una vera e propria sollevazione popolare</strong>, visto che si stima che circa 10 milioni di italiani usano regolarmente la bicicletta, mentre altrettanti la prendono occasionalmente.</p>
<p>Tant’è che in questi giorni mi ha chiamato un mio vecchio amico che vive in Lomellina, a qualche chilometro da Garlasco, il quale, non potendosi permettere un’autovettura aveva cominciato a muoversi nel suo circondario proprio con un monopattino elettrico. In particolare lo usava per recarsi dal suo piccolo paese a Mortara, principale centro agricolo della zona, per fare la spesa. Si tratta di un breve tratto di strada, tutta pianeggiante e poco trafficata, di cui circa 3 km extraurbana. Un tratto di strada che conosco bene e che, soprattutto nelle belle giornate, viene spesso percorsa da persone che passeggiano, tanto a piedi che in bicicletta.</p>
<p>A questo punto, preso atto del – a mio avviso – demenziale divieto, il mio amico, che sta per compiere 75 anni, si è visto costretto a <strong>riportare in auge la sua vecchia bici da passeggio</strong>, con la quale, vorrei sottolineare, c’è molta gente che, provenendo da ogni parte d’Europa, attraversa in lungo e in largo la Penisola senza, almeno per ora, incorrere in qualche multa.</p>
<p>Tutti soggetti che, rispetto agli sfortunati possessori del <strong>monopattino</strong> <strong>elettrico</strong>, non sono obbligati ad avere una targa, una assicurazione e ad indossare il casco protettivo.</p>
<p>Come dire, avete voluto il monopattino e volete circolare anche fuori del comune? Bene, allora pedalate! La domanda che viene spontanea è la seguente: ma chi ha avuto la geniale idea di imporre questa discutibile limitazione?</p>
<p>Claudio Romiti, 25 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-la-targa-per-monopattini-e-unidiozia-illiberale/">Perché la targa per monopattini è un&#8217;idiozia illiberale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/perche-la-targa-per-monopattini-e-unidiozia-illiberale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>95</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ci mancava il bagno per l&#8217;alieno</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-il-bagno-per-lalieno/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-il-bagno-per-lalieno/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 18:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=321910</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'operazione grottesca della sinistra: bagni neutri per alieni e sirene. Questa gente ha davvero smarrito il senso del reale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-il-bagno-per-lalieno/">Ci mancava il bagno per l&#8217;alieno</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per dovere di cronaca è necessario riportare una vittoria roboante della politica di Sinistra. A Grosseto, nella Cittadella dello Studente, i servizi igienici sono stati trasformati in <strong>bagni neutri:</strong> sulle porte non ci sono più i classici simboli di un uomo e di una donna, ma una galleria parecchio articolata di figure fantasy. Una sirena, un alieno, Batman, un robot Android (gli Apple evidentemente saranno discriminati…), un pirata, quello che pare essere un asceta, una persona con gonna e pantaloni insieme, e altri ancora.</p>
<p>L’assessore regionale alla Scuola <strong>Alessandra Nardini</strong> e il presidente della Provincia di Grosseto <strong>Francesco Limatola</strong> (con tanto di fascia) si sono fatti ritrarre sorridenti proprio davanti a questo murales da water, come se avessero inaugurato un’opera di importanza globale.</p>
<p>Ovviamente, dinanzi ad una iniziativa di questo tipo (e quasi sicuramente preso dalla gelosia di non averci pensato prima dei colleghi avversari…), il deputato di Fratelli d’Italia <strong>Fabrizio Rossi</strong> ha definito la cosa ridicola. La risposta della sinistra è stata immediata e prevedibile: accuse di ossessione ideologica, oscurantismo, odio. Nardini ha parlato della necessità di costruire spazi accoglienti che rispettano tutte le identità (pure quella delle sirene, evidentemente) e ha annunciato la sua presenza al Toscana Pride. Evviva, evviva.</p>
<p>Ma entriamo nel merito. <strong>Questa operazione è grottesca</strong> proprio perché pretende di risolvere un problema profondo (il disagio di chi non si riconosce nel binarismo di genere) con un rimedio superficiale e controproducente. Addirittura quasi caricaturale. Credere che appiccicare un alieno o una sirena su una porta di bagno faccia sentire davvero accettati un ragazzo o una ragazza con disforia di genere è una forma di infantilismo ideologico, tendente all’offensivo. Visto che peraltro, così facendo, <strong>a dei ragazzi esistenti si affiancano figure di assoluta fantasia</strong>. Nessuno si è chiesto se a quei ragazzi possa dar fastidio essere rappresentati da un robot? Cosa sono, fenomeni da baraccone?</p>
<p>Ma la sinistra questo non se lo chiede e posa davanti a degli adesivi come fosse<strong> una vittoria di libertà</strong>. Evidentemente, per loro, un adolescente in fase di definizione del suo io ha davvero bisogno di un bagno con Batman per sentirsi amato.</p>
<p>E così trasformare il wc in un luna park di icone ironiche crea inclusione. Secondo loro. E poi davvero ci sarebbe da soffermarsi sulla foto: espressione fiera e dito puntato verso gli adesivi con un’aula attorno composta dall’idea di aver compiuto un’impresa stoica e storica. Nemmeno la grande Rosa Parks immortalata sull’autobus era fiera quanto l’Assessore alla Scuola della Regione Toscana davanti a un cesso con la figurina di Batman attaccata sopra. Poesia pura.</p>
<p>Questi bagni “woke” non contribuiscono all’accettazione del diverso, <strong>al contrario lo evidenziano</strong>. Forse giusto per il gusto di ricordargli “Tu non sei come gli altri e gli unici a prendersi cura di te siamo noi”. Questa gente ha davvero smarrito il senso del reale. Trovassero qualcosa di davvero proficuo da fare per il Paese.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 22 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-il-bagno-per-lalieno/">Ci mancava il bagno per l&#8217;alieno</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-il-bagno-per-lalieno/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>48</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elon il cattivo?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/elon-il-cattivo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/elon-il-cattivo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il Corsaro Nero]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 13:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[elon musk]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=321480</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dallo spazio ai tunnel sotterranei: perché i successi tecnologici di Musk vanno oltre le polemiche politiche</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/elon-il-cattivo/">Elon il cattivo?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Elon Musk</strong> non è molto amato a sinistra, da quando ha pubblicamente espresso il suo supporto a Donald Trump a metà 2024. C’è chi, quando parla di piattaforme di intelligenza artificiale, menziona tutte le maggiori, e anche le minori, e tralascia di nominare la sua (Grok), che, <strong>secondo un articolo di Forbes di febbraio,</strong> si posiziona al terzo posto al mondo per traffico sul web; c’è chi si precipita a cercare il suo nome negli Epstein files trascurandone tanti altri; c’è chi accusa di parzialità la sua enciclopedia Grokipedia, non vedendo la faziosità di altre; c’è chi non perde occasione per dileggiarlo, ad esempio per una sua battuta a <strong>Davos sul Board of ‘peace’</strong> (battuta che abbiamo invece trovato molto simpatica); e c’è chi è andato oltre, dando fuoco a una concessionaria Tesla a Roma.</p>
<p>Ma Musk merita di essere tanto detestato? Rispondiamo non per la persona, ma per le sue attività. Oltre a Grok c’è naturalmente X (ex Twitter); si può parlar male quanto si vuole di X, ma una cosa è innegabile: <strong>c’è libertà, c’è accesso a notizie</strong> altrimenti oscurate o manipolate, c’è dibattito vero. Non è perfetto naturalmente, ma è difficile accettare che l’esposizione alla realtà disturbi qualcuno.</p>
<p>Insieme a X, come parte di xAI, c’è poi la citata Grokipedia. Ma il mondo di Elon comprende tanti altri business. L’azienda <strong>SpaceX</strong> lavora per ridurre fino a 100 volte i costi dell’esplorazione spaziale; a meno che lo spazio non sia ‘di destra’ (ci vorrebbe Giorgio Gaber…), ci sembra una lodevole intenzione. SpaceX ha anche i satelliti Starlink, che stanno aiutando l’Ucraina nella guerra contro la Russia.</p>
<p>C’è poi <strong>Neuralink</strong>, con la missione di trattare malattie neurologiche e disabilità, o per controllare un computer con il pensiero (già 12 pazienti per 15.000 ore di uso finora). Si fa fatica a pensarne male.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/finanza/elon-musk-xai-spacex-data-center-spazio/" target="_blank" rel="noopener">Elon Musk unisce xAI e SpaceX</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/elon-musk-bisogna-abolire-lunione-europea/" target="_blank" rel="noopener">Elon Musk:Bisogna abolire l&#8217;Unione Europea</a></li>
</ul>
<p>Non pago, Musk ha anche <strong>The Boring Company</strong>, che costruisce innovativi tunnel sotterranei a basso costo (progetto Loop) per ridurre il traffico di superficie nelle città; il tutto con materiali sostenibili e solo per veicoli elettrici. Già 3 milioni di passeggeri trasportati a Las Vegas. In UE dovrebbero correre per averlo nelle nostre città.</p>
<p>E chiudiamo con Tesla. Auto elettriche innanzitutto, più sostenibile e in linea con il green-deal di così non si può; poi la guida autonoma (FSD), già sperimentata a Roma qualche mese fa, che ha l’obiettivo di ridurre la quotidiana strage sulle nostre strade (3.000 morti all’anno in Italia); infine Optimus, il robot umanoide, che potrà svolgere lavori pericolosi (e umili), aumentare la capacità di assistenza sanitaria, e tanto altro. <strong>Ci sono davvero le basi per detestarlo tanto?</strong></p>
<p>Il Corsaro nero, 21 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/elon-il-cattivo/">Elon il cattivo?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/elon-il-cattivo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Lavoro più ingaggiante”: ho smesso di reagire</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lavoro-piu-ingaggiante-ho-smesso-di-reagire/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/lavoro-piu-ingaggiante-ho-smesso-di-reagire/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 16:55:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=320377</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando il linguaggio aziendale moderno mette alla prova la nostra pazienza (e la nostra sanità mentale)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lavoro-piu-ingaggiante-ho-smesso-di-reagire/">“Lavoro più ingaggiante”: ho smesso di reagire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="79" data-end="255">Ieri ho lasciato che una studentessa affermasse: “Sono alla ricerca di un lavoro <strong>più ingaggiante</strong>”, senza battere ciglio. Alla mia veneranda età sto diventando davvero maturo.</p>
<p data-start="257" data-end="377" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Quando riuscirò a mantenere <strong>la calma assoluta</strong> di fronte a un “trovo tutto ciò molto sfidante”, sarò socialmente guarito.</p>
<p data-start="257" data-end="377" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Luigi Marco Bassani, 17 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lavoro-piu-ingaggiante-ho-smesso-di-reagire/">“Lavoro più ingaggiante”: ho smesso di reagire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/lavoro-piu-ingaggiante-ho-smesso-di-reagire/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Dietro una tastiera non è tutto permesso&#8221;: l’allarme degli esperti sui pericoli del web</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/dietro-una-tastiera-non-e-tutto-permesso-lallarme-degli-esperti-sui-pericoli-del-web/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/dietro-una-tastiera-non-e-tutto-permesso-lallarme-degli-esperti-sui-pericoli-del-web/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 19:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Dark web]]></category>
		<category><![CDATA[haters]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=319762</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dietro lo schermo il pericolo: a Pavia il summit sulla guerra invisibile che minaccia i giovani online</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/dietro-una-tastiera-non-e-tutto-permesso-lallarme-degli-esperti-sui-pericoli-del-web/">&#8220;Dietro una tastiera non è tutto permesso&#8221;: l’allarme degli esperti sui pericoli del web</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cyberbullismo, haters, reati digitali e sicurezza online dei più giovani saranno al centro del convegno <strong>“CyberSicurezza</strong>: tra haters e opportunità per le nuove generazioni”, in programma venerdì 15 maggio nell’Aula Magna della Questura di Pavia, in via Rismondo. L’iniziativa, organizzata dal <strong>sindacato Fsp Polizia</strong> insieme alle strutture regionali e nazionali, si svolgerà dalle 9 alle 13.</p>
<p>Il ministro dell’Interno <strong>Matteo Piantedosi</strong> aprirà i lavori con un videomessaggio mentre tra gli ospiti istituzionali è prevista la partecipazione del sottosegretario Nicola Molteni, del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, Paola Chiesa della Commissione Difesa della Camera, oltre al prefetto, al questore e al sindaco di Pavia.</p>
<p>Il convegno riunirà rappresentanti delle <strong>istituzioni, forze dell’ordine ed esperti di cybersicurezza</strong> per affrontare un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra adolescenti e studenti. A moderare gli interventi sarà la giornalista Paola Fucilieri.</p>
<p>Tra i relatori figurano <strong>Simona Flavia Malpezzi,</strong> vicepresidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza; Riccardo De Corato, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali; Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica; Marco Valerio Cervellini dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e Rocco Nardulli, vice dirigente COSC Lombardia. Le conclusioni saranno affidate a Gaetano Marrone, segretario Fsp Lombardia, e al segretario generale Fsp Valter Mazzetti.</p>
<p>Al centro del confronto ci saranno soprattutto<strong> i rischi legati all’utilizzo inconsapevole della rete</strong> e dei social network, ma anche le opportunità offerte dagli strumenti digitali. Secondo Daniela Iovine, segretario provinciale Fsp Pavia, l’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da una parte sensibilizzare gli studenti sui pericoli del web, dall’altra fornire strumenti di approfondimento agli operatori del settore. “<strong>Dietro una tastiera non tutto è permesso</strong> e ogni azione lascia una traccia”, sottolinea Iovine, evidenziando la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione e della consapevolezza digitale tra i più giovani.</p>
<p>Sulla stessa linea anche Valter Mazzetti, che definisce la cybersicurezza <strong>“una delle principali sfide per le istituzioni”,</strong> chiamate non solo a contrastare i reati online ma anche a fornire ai cittadini, soprattutto ai ragazzi, strumenti adeguati per muoversi in sicurezza in un contesto digitale sempre più complesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/dietro-una-tastiera-non-e-tutto-permesso-lallarme-degli-esperti-sui-pericoli-del-web/">&#8220;Dietro una tastiera non è tutto permesso&#8221;: l’allarme degli esperti sui pericoli del web</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/dietro-una-tastiera-non-e-tutto-permesso-lallarme-degli-esperti-sui-pericoli-del-web/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Kate in Italia, il dettaglio segreto a tavola: cosa le è stato servito</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/kate-in-italia-il-dettaglio-segreto-a-tavola-che-spiazza-tutti/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/kate-in-italia-il-dettaglio-segreto-a-tavola-che-spiazza-tutti/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 14:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Kate Middleton]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=319607</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra eleganza e curiosità: il retroscena sull'accoglienza alla principessa Middleton</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/kate-in-italia-il-dettaglio-segreto-a-tavola-che-spiazza-tutti/">Kate in Italia, il dettaglio segreto a tavola: cosa le è stato servito</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo viaggio all’estero dopo la malattia passa dall’Emilia e da un buffet studiato nei minimi dettagli. <strong>Kate</strong> <strong>Middleton</strong> ha scelto Reggio Emilia e Parma per una visita semi-privata legata ai suoi progetti sull’infanzia e sull’educazione, con una tappa alla Fondazione Reggio Children-Centro Loris Malaguzzi, realtà conosciuta a livello internazionale per il modello educativo dedicato ai più piccoli. Ma attorno all’arrivo della principessa del Galles si è mossa anche una macchina organizzativa costruita secondo un rigido protocollo, soprattutto sul fronte dell’accoglienza.</p>
<p>Il ricevimento istituzionale si è svolto nella <strong>Sala del Tricolore</strong> di Reggio Emilia, luogo simbolico dove nel 1797 nacque la bandiera della Repubblica Cispadana, poi diventata il tricolore italiano. Ad accogliere Kate Middleton c’era il sindaco Marco Massari, ma una parte rilevante dell’organizzazione si è concentrata sul servizio di tavola e sul menu pensato per l’ospite reale.</p>
<p>Dietro le quinte ha lavorato <strong>Petra</strong> <strong>Carsetti</strong>, esperta di galateo e campionessa mondiale di apparecchiatura della tavola, chiamata a supervisionare ogni dettaglio del ricevimento: dalla disposizione delle porcellane alle precedenze istituzionali, fino al dress code e alle formalità previste dal protocollo britannico. Nulla è stato lasciato al caso. Tazze bianche decorate con piccoli motivi floreali, piattini color Tiffany, tovaglioli in lino e posate d’argento hanno composto un allestimento volutamente sobrio ma molto curato, pensato per rispettare lo stile tradizionale della casa reale senza eccedere nella solennità.</p>
<p>Anche la scelta dei tè è stata calibrata con attenzione. Tra le varietà servite figurava il Qimen Jinzhen, tè rosso cinese dalle note dolci e delicate, insieme ad alcune selezioni provenienti dalla collezione di Fortnum&amp;Mason, storico marchio londinese legato da sempre all’aristocrazia britannica. Il servizio in sala è stato affidato ad Andrè Joao Cunha Fiaes, mentre il buffet è stato preparato da Marcella Abbadini e Andrea Incerti Vezzani della Locanda Ca’Matilde di Quattro Castella.</p>
<p>La cucina proposta ha seguito i gusti attribuiti alla principessa del Galles: piatti leggeri, ingredienti vegetali e attenzione alle erbe aromatiche. Non a caso la scelta è ricaduta su Ca’ Matilde, ristorante noto anche per il suo orto.<strong> Nel menu di benvenuto sono comparsi biscotti biologici alla lavanda</strong>, alla vaniglia e all’arancia, accompagnati da un piccolo assaggio di erbazzone, la tradizionale torta salata reggiana ripiena di bietole stufate, considerata uno dei simboli gastronomici del territorio.</p>
<p>Un’accoglienza costruita dunque <strong>più sul dettaglio e sulla misura che sull’ostentazione</strong>. E proprio questa attenzione quasi artigianale al servizio — dagli argenti alle porcellane, fino alla selezione del tè — è stata uno degli aspetti che, secondo gli organizzatori, Kate Middleton avrebbe maggiormente apprezzato durante la sua visita emiliana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/kate-in-italia-il-dettaglio-segreto-a-tavola-che-spiazza-tutti/">Kate in Italia, il dettaglio segreto a tavola: cosa le è stato servito</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/kate-in-italia-il-dettaglio-segreto-a-tavola-che-spiazza-tutti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La lobby dell’antifascismo facile</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-lobby-dallantifascismo-facile/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-lobby-dallantifascismo-facile/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonino Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 14:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=315391</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le tensioni sociali non si placano, le opposizioni continuano a remare per aizzare le masse contro il Governo e per un’escalation degli scontri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-lobby-dallantifascismo-facile/">La lobby dell’antifascismo facile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La prima considerazione che salta alla mente di chi segue costantemente l’evoluzione sociopolitica del Paese è <strong>il bassissimo livello d’informazione</strong> (e di onestà intellettuale) che caratterizza circa metà della popolazione; e ciò, per una Nazione che affonda le radici nel terreno, una volta fertile, della cultura, dell’arte e dell’ingegno, è grave, anzi è un elemento che ci avvicina (socialmente) più a stati in stile anarco-sudamericano che a democrazie civili ed evolute.</p>
<p>Escludendo le esternazioni bipartisan a sostegno della Presidente del Consiglio, a seguito degli attacchi ed insulti ricevuti rispettivamente da <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/il-giudizio-ingeneroso-e-affrettato-e-quello-di-crosetto-sulla-guerra-di-trump/">Trump</a> e <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-fallo-di-frustrazione-del-travaglio-di-mosca/" target="_blank" rel="noopener">Solovyov</a>,</strong> le dinamiche del confronto sociale restituiscono un quadro non rassicurante. Leader di opposizione ed alcune testate che continuano ad <strong>istigare odio</strong> manipolando subdolamente la realtà, milioni di cittadini disinformati che si lasciano irretire dalle menzogne di tali establishment e tirano fuori rabbia e violenza verbale ai limiti della legalità, social che permettono di tutto applicando la “censura” a senso unico, ovvero oscurando parzialmente la visibilità di chi non si allinea alla “rivolta contro i fascisti al potere” ed alcuni giornalisti e conduttrici/conduttori di programmi tv che alimentano questo clima avvelenato.</p>
<p>Per finire… <strong>anarchici, filo-Hamas ed italo-islamici</strong> vari che approfittano di ogni evento per attaccare le Forze dell’Ordine e destabilizzare il sistema, parte della magistratura (forte anche della vittoria del NO al referendum) che emana “sentenze politiche” trovando cavilli per poter scarcerare o non perseguire l’illegalità proveniente dal mondo degli immigrati irregolari e da gruppi borderline vicini ai partiti di sinistra.</p>
<h2>La libertà di stampa e la corretta informazione</h2>
<p><strong>Houston, abbiamo un problema</strong>, ed è ciò che possiamo definire onestà intellettuale e responsabilità in merito alle informazioni (ed opinioni) che si diffondono su carta stampata, attraverso social e tv e che, nel 50% dei casi (voglio mantenermi basso), non entrano nel merito delle questioni ma si manipolano per utilizzare l’informazione come uno strumento per delegittimare gli avversari, esattamente come fanno alcuni magistrati con le “sentenze politiche”.</p>
<p>Non è una questione di <strong>libertà di stampa</strong> ma dell’abuso che si fa di essa; con il pretesto di ciò che la Costituzione garantisce assistiamo a campagne vergognose su tutti i media, soprattutto all’indirizzo di una sola parte politica, a maggior ragione se governa; e se qualcuno osa dissentire o sindacare informazioni ed opinioni, palesemente manipolate, inesatte o addirittura false, viene immediatamente accusato di “voler mettere il bavaglio” a giornalisti ed opinionisti.</p>
<p>Un po’ come l’inefficienza di <strong>una certa giustizia che “autorizza” i criminali</strong> a delinquere senza temere alcunché perché protetti da un Paese garantista e certi di non trascorrere mai più di 24 ore  in cella; ciò che accade in parte del mondo dell’informazione segue lo stesso principio, ovvero “si può dire e scrivere di tutto, offendere e delegittimare perché si è garantiti e non si può essere messi a tacere”.</p>
<p>Pertanto, tale metodo scorretto di fare informazione non è dovuto ad <strong>un regime repressivo</strong> in cui chi governa controlla i media e pretende fango costante sugli oppositori… di conseguenza, non è un problema di libertà di stampa; fortunatamente siamo in una Nazione democratica e garantista e, paradossalmente, è proprio questo il punto nodale della questione: si usa la Costituzione come scudo per poter oltrepassare i limiti della decenza e della civiltà.</p>
<p><strong>Chi fa informazione dovrebbe essere imparziale</strong> (quasi come un magistrato), ciò non significa che non possa essere schierato, ed anche dimostrarlo apertamente, ma un minimo di onestà intellettuale e deontologia dovrebbero essere alla base di ogni opinione che si esprime ed ogni informazione che si riporta, ovvero entrare sempre nel merito delle questioni e sentire la responsabilità di riportare la realtà anche se accompagnata da opinioni che denotano un evidente schieramento.</p>
<p>Questo modo, ripeto, scorretto, di fare informazione rende le masse ignoranti, genera contrapposizioni violente, anziché confronti civili, ed alimenta <strong>la disonestà intellettuale</strong>… che è ciò che perseguono le “lobby dall’antifascismo facile” tirato in ballo ad ogni piè sospinto.</p>
<h2>Il caso social</h2>
<p>Non v’è dubbio alcuno che i social network, sin dall’avvento, <strong>inizialmente nati per aiutare a socializzare</strong>, si sono trasformati in terreno fertile per “immondizia sociale” (a prescindere dai colori politici); truffatori di ogni specie, individui che sfogano con violenza la propria rabbia o odio nei confronti di qualcuno, donne “in vendita”, a volte prostituzione e pornografia mascherate, promozione del gioco d’azzardo, fantomatici milionari <strong>(pseudo-traders)</strong> che esibiscono auto di extra-lusso e ville milionarie (i cosiddetti “fuffa-guru”) e, ovviamente, politici che diffondono menzogne e giornalisti scorretti di cui sopra.</p>
<p>Se tutto ciò accadesse nel mondo reale non basterebbe un carcere per ogni comune, come mai nel mondo virtuale, nonostante la reiterazione di reati reali, tutto fila liscio e nessuno paga?  Semplicemente perché si ha paura di essere additati come <strong>“fascisti” o “repressori”</strong> se si decidesse per un giro di vite al fine di eliminare prevaricazioni, violenze verbali, offese, delegittimazioni, promozione di terrorismo, di menzogne e così di seguito. Ciò significherebbe imporre regole ferree agli utenti e protocolli ultra-severi cui i social dovrebbero attenersi, ad iniziare dal non sponsorizzare post-truffa o che diffondono fake news.</p>
<p>Bene, è il momento di mettere in pratica tutto ciò, di emanare normative che equiparino il mondo reale al virtuale, di mettere a tacere (nonostante la democrazia) <strong>chi semina odio e violenza,</strong> chi diffonde informazioni false (art. 656 c.p.), chi promuove gioco d’azzardo, truffe finanziarie e terrorismo e chi diffonde falsità per irretire ed aizzare le masse e, soprattutto, chi provoca.</p>
<h2>Fino a che punto si vuol tirare la corda?</h2>
<p>A prescindere dal fatto, oltretutto, che i social incarnano tutto ciò che dista anni luce da etica, lealtà, correttezza, valori e civiltà, è strettamente necessario intervenire con coraggio per stroncare una bomba sociale ad orologeria (per ora virtuale) che, se ignorata, esploderà trasferendo dal virtuale al reale tutte le dinamiche “criminali”. Qualche avvisaglia l’abbiamo già avuta con <strong>manifestazioni di piazza (violente)</strong> i cui partecipanti sono stati aizzati attraverso i social.</p>
<p>Il rischio di una<strong> “guerra civile”</strong> (già in atto nel mondo virtuale) è più reale di quanto si possa immaginare; ergo, anche se stringere la morsa per social ed utenti significherebbe essere definiti“repressori”, è un’azione che va messa in pratica prima che sia tardi.</p>
<p>I social sono un terreno di <strong>illegalità diffusa</strong> che non è più possibile tollerare, idem testate che manipolano la realtà.</p>
<p>Antonino Papa, 23 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-lobby-dallantifascismo-facile/">La lobby dell’antifascismo facile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-lobby-dallantifascismo-facile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>E alla fine arriva Francy Gaza, Nostra signora di Vogue</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-alla-fine-arriva-francy-gaza-nostra-signora-di-vogue/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/e-alla-fine-arriva-francy-gaza-nostra-signora-di-vogue/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 08:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=318051</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cover, capricci e coltelli: anatomia di una sinistra che si sbrana. E la Albanese finisce sulla copertina di Vogue</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-alla-fine-arriva-francy-gaza-nostra-signora-di-vogue/">E alla fine arriva Francy Gaza, Nostra signora di Vogue</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema è che anche<strong> le sardine invecchiano,</strong> precocemente incanutiscono e i loro vizi da ricche comuniste, come pagare trecento euro all&#8217;ora l&#8217;armocromista per farsi insegnare le mutande coordinate con la divisa, ieri istituzionale, domani sciammanata da carro pride, oggi casual snob da campagna elettorale, appena 4 anni dopo sembrano archeologia politica, ossia mediatica, cioè immaginaria.</p>
<p>Il PD della gestione Lella perde i pezzi e le pezze, <strong>le Madia cercano badia,</strong> ovvero casa, in territori renziani dove per pilotare il campolargo sgomitano nuovi prodotti ancor più patinati e pattinati. Ci sono queste due omonime, colleghe nello sport, lancio del martello, e ora nella politica, una artefatta dai piedi senza scarpe alla testa, oh, così blasé, l&#8217;altra più grezza ma impara in fretta, sta mollando <a href="https://www.nicolaporro.it/il-primo-maggio-degli-agenti-respingere-i-violenti-pro-askatasuna/" target="_blank" rel="noopener"><strong>quella sua maglietta fina da Askatasuna</strong></a>, quell&#8217;aria da precaria stracciatella per rifugiarsi in divise sempre più consone, quei completini rigidi, BCE style, pura estetica da Diabolik, da Clerville, da Bruxelles, oh così Ursula, così Christine, così Roberta.</p>
<p><strong>E alla fine arriva Francy. </strong>La ragionevole estimatrice di Hamas &#8220;che ha fatto cose buone, ospedali, scuole&#8221;, da riempire di bambini come scudi umani, ma stà a spaccà er capello, resistenza globale tutto si fa per te. Francy Gaza non sarà Barbie Gaza, non può, per evidenti limiti, da anni, forse da sempre, ma attenzione: sta riguadagnando il tempo perso a grandi falcata e martellate. La sua è una rivoluzione lenta ma inesorabile, di copernicano marxismo: smesse la palandrane, le gonnellone da suffragette grillarelle anni 70, eccola risplendere anche lei da una copertina e che copertina: siamo su Vogue British, compagne, la rivista che va a ruba tra le velate di Gaza, di Teheran, di Islamabad.</p>
<p>Inaudito, e così la sfottono, la attaccano inveleniti, <strong>Francy Gaza</strong>: ma sbagliano. Abbagliati dalla nuova mise blu propal, vedono sempre il dito al posto della mezzaluna, si soffermano sulla spocchia d&#8217;ordinanza, sono una grande scrittrice, ho migliaia di clienti, ma è tutto contorno, appena distorsione di ego, le Francy Gaza sono un po&#8217; come le colone sioniste, stan sempre tra di loro e nessuno le critica, se la cantano e se la suonano. Ma no, la metamorfosi di Albanese non è solo egolatrica, non è pura vanità.</p>
<p>Certo, c&#8217;è anche quella, siamo di fronte ad uno tra i personaggi più pieni di sé degli ultimi anni ed è una bella lotta, oggi più che mai vale l&#8217;aforisma di Eugenio Finardi, “la gente s&#8217;innamora sempre della gente convinta”. E auspicabilmente poi la vota e allora siamo al busillis: vanità qui non rima con vacuità, non soltanto, almeno, Francy, cui dei gazawi e compagnia bella importa infinitamente meno che di sé stessa, è una ambiziosa, <strong>tipo un Vannacci in gonnellona,</strong> va preparando la discesa annunciata e pare abbia scelto finalmente il partito di Salis, preferito ai 5 Stelle che pure, per via travagliesca, l&#8217;avevano generosamente apparecchiata. Il che dovrebbe suggerirci qualcosa a proposito dei reali equilibri in quel gran casino d&#8217;un centro sociale di estrema sinistra per ipocrisia chiamato campolargo. Lasciate qualche speranza o voi c&#8217;entrare, voi ex lanciatrici di martelli: si fa largo di gran Vogue una un poco fané, ma estremista ancor più di te.</p>
<p>Donne, di sinistra hardcore (il riformismo renziano è fumo nei tacchi), presuntuose, protese verso la galassia flotillera, propal, antitrump che correttamente si legge anti occidente: ed ogni occasione è buona per superarsi nel delirio a pendolo tra islam e woke. A parole, certo, fuffa da copertina, da book fotografico, da servizio di moda, dovessero arrivarci si riconvertono subito, mica vogliono fare la fine di un Mamdani a New York: basta Genova, per quello.</p>
<p>Ma intanto sono lì e <strong>la bagarre,</strong> alla resa dei conti, sarà più violenta di un arrivo della Milano Sanremo. Ad arrancare sembra Lella, sardina logorata dal potere mai avuto: la politica è un conte Ugolino che divora le sue figlie, ha bisogno di faccette sempre nuove e ci vuole un fisico bestiale perché appena sbagli una mossa i demiurghi, si chiamino Renzi, Travaglio o FratoNelli ti rinnegano, ti scaricano.</p>
<p>Qui non si guarda in faccia nessuna, <strong>o funzioni o sei fuori.</strong> Sul filo di una cover affilano gli artigli le candidate al Politburo di Gaza: roba da dure che non hanno pietà, non possono convivere, non si dà in natura, è una lotta femminicida, solo la più spietata e con le massonerie giuste resterà in piedi. Ma finché comandano a casa loro, poco male, se non per Conte, unico gallo nel pollaio. È se dovessero esorbitare con la buona grazia del Colle garante, allora sì che sarebbero guai grossi come montagne.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, una donna sola al comando: la Giorgia che in 4 anni, lei sì, di comando appare segnata, scavata, appare diversa, più consapevole e più fragile. <strong>Questo maledetto potere distrugge chi non ce l&#8217;ha</strong> ma pure chi ce l&#8217;ha e se ne frega se sei donna, anzi infierisce. Fra tante critiche che le si possono fare, Meloni almeno una non la merita: quella di indulgere oltre misura nell&#8217;egocentrismo prospettico, da rampante in posa, come le contraltare della sinistra ricca, come questa Francy il cui scatto riciclato risulta insopportabilmente studiato, fasullo come <strong>le sparate strategiche su Taranto</strong> che è una piccola Gaza, sul millantato disinteresse quando tutte non fanno che consultare i sondaggi come gli oroscopi. E la corsa non è contro la premier, è contro le altre tre.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/albanese-dal-palco-la-spara-grossa-bimbi-di-taranto-come-a-gaza/" target="_blank" rel="noopener">Albanese dal palco la spara grossa:Bimbi di Taranto come a Gaza</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quali-sono-le-fonti-ehmmmm-la-figuraccia-di-albanese-su-gaza/" target="_blank" rel="noopener">Quali sono le fonti?;;Ehmmmm La figuraccia di Albanese su Gaza</a></li>
</ul>
<p>E allora per il momento godiamoci <strong>questa Gaza tra donne,</strong> questo definirsi e rifinirsi copertina su copertina, campagna dopo campagna, ritratto per ritratto, boutade su boutade, questa danza di miraggi che non è più cringe, non è grottesca, è qualcosa di già oltre, in un controluce quasi minaccioso, segno dei tempi ma tempi inquietanti, vuoti ma carnivori, come di zombie seducenti ma spaventosi.<br />
Max Del Papa, 6 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-alla-fine-arriva-francy-gaza-nostra-signora-di-vogue/">E alla fine arriva Francy Gaza, Nostra signora di Vogue</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/e-alla-fine-arriva-francy-gaza-nostra-signora-di-vogue/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>17</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché bisogna festeggiare il lavoro</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-festeggiare-il-lavoro/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-festeggiare-il-lavoro/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 12:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=317238</guid>

					<description><![CDATA[<p>Celebriamo oggi la Festa dei lavoratori. Si tratta di una giornata colma di significato, un&#8217;occasione per mettere al centro il tema del lavoro, perché esso sia garantito ai cittadini, perché esso sia dignitoso. Il lavoro è parte integrante della vita di ciascuno di noi: mediante il lavoro, infatti, ognuno contribuisce al bene dell&#8217;altro, in una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-festeggiare-il-lavoro/">Perché bisogna festeggiare il lavoro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Celebriamo oggi la <strong>Festa dei lavoratori</strong>. Si tratta di una giornata colma di significato, un&#8217;occasione per mettere al centro il tema del lavoro, perché esso sia garantito ai cittadini, perché esso sia dignitoso. Il lavoro è parte integrante della vita di ciascuno di noi: mediante il lavoro, infatti, ognuno contribuisce al bene dell&#8217;altro, in una catena di corresponsabilità e di attenzione reciproca. <strong>Con il lavoro l&#8217;uomo risponde alla sua vocazione</strong> che è quella di contribuire al benessere proprio e della società all&#8217;interno della quale è inserito.</p>
<p>Per questo le politiche del lavoro contribuiscono alla dignità dell&#8217;uomo. Quando il lavoro manca, quando non è adeguatamente remunerato, quando le tutele non sono garantite, quando la sicurezza è posta in secondo piano rispetto al profitto, quando per uno stesso impiego si fanno preferenze di genere, <strong>la dignità dell&#8217;uomo non è rispettata</strong> e si giunge alle diverse forme di sfruttamento di cui troppo spesso la cronaca ci informa. Le grandi conquiste sindacali del passato sembrano essere così vanificate.</p>
<p>Ritengo, dunque, condivisibili gli sforzi del Governo che ha voluto introdurre nel <strong>Decreto Lavoro</strong> approvato dal Consiglio dei Ministri una serie di importanti misure, quale quella del <strong>salario giusto,</strong> in modo che la contrattazione sia garantita, senza ricorrere ad una cifra oraria prestabilita che non è garanzia di rispetto dei diritti dei lavoratori. Significativa anche la misura che stabilisce che gli incentivi pubblici verranno erogati solamente a favore di chi garantisce ai dipendenti <strong>una retribuzione corretta</strong>, all&#8217;interno di contratti regolari, per i quali i parametri restano i contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative a livello nazionale.</p>
<p>Si tratta, dunque, di misure che si pongono come obiettivo il rispetto dei lavoratori, il rispetto dei contratti, il rispetto della contrattazione. Mi sia consentito anche di rivolgere un invito al rispetto degli obblighi in ordine alla sicurezza sui luoghi di lavoro, in tutti gli ambienti lavorativi ma specialmente in quelli dove i rischi per i lavoratori sono maggiori. <strong>Non si lesini sulla formazione dei lavoratori</strong>, sui dispositivi di protezione, sul rispetto delle buone prassi: le norme di sicurezza sono una forma di rispetto della vita dei lavoratori. Quando si parla di rispetto per la vita, si deve rivolgere una particolare attenzione anche al tema delle norme di sicurezza. Nulla e nessuno deve essere immolato sull&#8217;altare del profitto. Auguri, dunque, a tutti i lavoratori, con l&#8217;auspicio che il lavoro sia per tutti occasione di crescita e di promozione umana.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 1° maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-festeggiare-il-lavoro/">Perché bisogna festeggiare il lavoro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-festeggiare-il-lavoro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;eutanasia che scuote il mondo: Wendy Duffy è in salute, ma oggi si farà morire</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/leutanasia-che-scuote-il-mondo-wendy-duffy-e-in-salute-ma-oggi-si-fara-morire/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/leutanasia-che-scuote-il-mondo-wendy-duffy-e-in-salute-ma-oggi-si-fara-morire/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:33:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=315578</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il controverso caso tra libertà di scelta, dolore personale e le criticità etiche di una procedura sempre più “aziendalizzata” della morte volontaria assistita</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/leutanasia-che-scuote-il-mondo-wendy-duffy-e-in-salute-ma-oggi-si-fara-morire/">L&#8217;eutanasia che scuote il mondo: Wendy Duffy è in salute, ma oggi si farà morire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mitologia greca <strong>Pegaso</strong> è il celebre cavallo alato nato dal sangue di Medusa e simbolo di libertà ed immortalità. La Società svizzera Pegasos è invece simbolo di mortalità, anzi di morte, e di morte addirittura volontaria. Come spiega il suo sito internet, la Pegasos Swiss Association è un‘organizzazione senza scopo di lucro per la morte volontaria assistita (VAD, Voluntary Assisted Dying) con sede a Basilea.</p>
<p>Questa associazione &#8220;crede che sia diritto umano di ogni adulto razionale e di mente sana, indipendentemente dal suo stato di salute, di scegliere il modo e il momento della sua morte&#8221;. Il nome della Pegasos è balzato agli onori delle cronache per la notizia di vari siti di news inglesi, ripresa dal <em>Corriere della Sera</em> e dall‘elvetico 20 Minuten.ch, di una donna inglese di 56 anni,<strong> Wendy Duffy,</strong> ex operatrice sanitaria, che si è rivolta a questa società per poter morire. Pur se in piena salute, questa donna ha preso la drammatica decisione di <strong>voler terminare la sua vita</strong> dopo aver perso il figlio ventitreenne Marcus quattro anni fa, soffocato con del cibo di ritorno da un pub. La Duffy, che aveva già provato a suicidarsi, ha dichiarato: «Voglio morire e questo è quello che farò. È la mia vita, è la mia scelta». Quindi ora ha comunicato alle sue quattro sorelle e ai due fratelli la sua tragica scelta.</p>
<p data-start="893" data-end="1685">La Duffy ha già selezionato il vestito da indossare e la canzone da suonare al momento del trapasso, «Die with a smile» di <strong>Lady Gaga</strong> e Bruno Mars. Ha dato disposizione che la finestra della camera sia aperta, in modo che la sua anima possa volare via e che le sue ceneri vengano rispedite in Gran Bretagna e sparse in un parco insieme a quelle del figlio.</p>
<p data-start="893" data-end="1685"><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li data-start="893" data-end="1685"><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/eutanasia-business-70-milioni-wendy-duffy-svizzera-olanda/" target="_blank" rel="noopener">Eutanasia, il Dottor Morte vale 70 milioni</a></li>
</ul>
<p data-start="1687" data-end="3373">Mentre altre società che praticano l’eutanasia in Svizzera accettano richieste solo da persone già <strong>gravemente malate</strong> o con una diagnosi fatale (come la Dignitas, vicino a Zurigo), la controversa Pegasos consente la «dolce morte» anche a chi è perfettamente in salute. Guardando nel suo sito internet, se non si trattasse di tale «servizio», sembrerebbe un club come molti altri. <strong>Bisogna registrarsi creando un profilo</strong>, e, solo se si vuole, si può anche diventare sostenitori dell’associazione versando 100 CHF.</p>
<p data-start="1687" data-end="3373">La procedura per la «dipartita» è freddamente spiegata sul sito internet: la morte volontaria assistita costa circa <strong>10.000 CHF,</strong> da pagare in due rate: la prima, come deposito, al momento della registrazione e domanda, il secondo versamento è dovuto quando si «viene al dunque», cioè si fissa l’appuntamento con la propria morte. Dopo aver creato il proprio profilo sul sito, dunque, si viene guidati passo dopo passo per inoltrare la propria domanda insieme alla prima rata del pagamento.</p>
<p data-start="1687" data-end="3373">Inizia così il processo. Il team Pegasos controllerà la domanda. A seconda del numero totale di richieste ci vorrà un certo tempo per analizzare la pratica, perciò è anche possibile specificare se la procedura debba essere valutata con urgenza. Se la domanda viene accolta, si verrà informati con una e-mail e si potrà concordare la fatidica data. Come specificato, è necessario arrivare all’hotel raccomandato dalla società un giorno prima della data voluta per poter espletare le pratiche necessarie. La Pegasos fornisce anche informazioni generali sulla Svizzera come un qualunque<strong> sito «turistico»</strong> che si rispetti, presupponendo che alcuni clienti (o pazienti?) arrivino dall’estero.</p>
<p data-start="3375" data-end="4215" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il tema dell’eutanasia è sicuramente uno dei più difficili, <strong>controversi, eticamente e religiosamente complicati</strong> in quasi tutto il mondo. Ogni persona che soffre, fisicamente e anche moralmente, deve essere capita ed ascoltata. Però è veramente disturbante leggere su un sito internet in modo asettico e un po’ mellifluo la procedura per poter morire, pur senza problemi fisici, come se fosse una qualunque pagina web di e-commerce o di turismo o di qualche servizio amministrativo.</p>
<p data-start="3375" data-end="4215" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Forse questa eccessiva ostentazione della presunta cura totale del cliente (o paziente o turista che dir si voglia), mettendo al primo posto la volontà della persona, senza obblighi morali o di coscienza, nel far sì che tutto si svolga nel modo più liscio ed invisibile possibile, senza intoppi burocratici, può funzionare solo nella <strong>neutrale Confederazione.</strong></p>
<p>Andrea Gebbia, 24 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/leutanasia-che-scuote-il-mondo-wendy-duffy-e-in-salute-ma-oggi-si-fara-morire/">L&#8217;eutanasia che scuote il mondo: Wendy Duffy è in salute, ma oggi si farà morire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/leutanasia-che-scuote-il-mondo-wendy-duffy-e-in-salute-ma-oggi-si-fara-morire/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>59</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ombra del Luddismo: il problema non è l&#8217;Ai, ma non saperla usare</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lombra-del-luddismo-il-problema-non-e-lai-ma-non-saperla-usare/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/lombra-del-luddismo-il-problema-non-e-lai-ma-non-saperla-usare/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 16:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=315260</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’IA corre, il sistema sociale no: cosa succede quando il lavoro scompare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lombra-del-luddismo-il-problema-non-e-lai-ma-non-saperla-usare/">L&#8217;ombra del Luddismo: il problema non è l&#8217;Ai, ma non saperla usare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo all’alba di una trasformazione che promette (o minaccia) di essere più profonda della scoperta del vapore. Se nel 1800 il telaio meccanico rimpiazzò le mani dei tessitori inglesi, <strong>oggi l’Intelligenza Artificiale e la robotica avanzata</strong> si preparano a fare lo stesso con il lavoro cognitivo e i servizi. Siamo quindi arrivati alla fine del lavoro per come lo conosciamo? Il panorama non è lontano dalla realtà. <strong>Non parliamo più solo di operai in fabbrica</strong>, ma di una rivoluzione che colpisce in orizzontale. Servizi e ristorazione, per esempio, con robot capaci di preparare cocktail o servire ai tavoli (già realtà in Asia e in alcuni poli tecnologici europei).</p>
<p>Oppure nella logistica e nei trasporti, perché con l’avvento dei veicoli a guida autonoma e dei droni la figura del corriere o dell’autista potrebbe diventare obsoleta. O ancora tramite <strong>i modelli di possesso</strong>: la transizione dal “possedere” un’auto all’abbonamento a un servizio di mobilità (MaaS) centralizzerà la manutenzione in hub automatizzati, riducendo drasticamente il bisogno di officine diffuse sul territorio.</p>
<p><strong>Esiste realmente quindi un rischio “neo-luddista”?</strong> La minaccia appare reale nel caso in cui il processo di transizione non venga opportunamente governato. La differenza rispetto al passato è la velocità. Nel XIX secolo i lavoratori avevano generazioni per adattarsi; oggi il mercato del lavoro cambia radicalmente in meno di un decennio.</p>
<p>Mentre figure come agenti di commercio, segretarie e cassieri vedono le loro mansioni automatizzate, <strong>la domanda di ingegneri e sviluppatori software esplode</strong>. Tuttavia, senza una riforma strutturale del sistema educativo, la massa critica di lavoratori non avrà le competenze per salire sul carro dell’innovazione.</p>
<p>Questa è la cruda realtà del 2026: stiamo vivendo una collisione a catena tra una tecnologia che corre a velocità di curvatura e un sistema formativo italiano che sembra muoversi ancora con la trazione a cavallo. Mentre l’IA generativa e la robotica collaborativa (<strong>i cosiddetti cobot</strong>) sono già entrate nei bar e nelle medie imprese, i dati ci dicono che meno della metà dei giovani italiani (47%) usa regolarmente questi strumenti, contro una media europea che vola sopra il 63%. Il rischio non è solo l’automazione, ma l’irrilevanza.</p>
<p>Il problema, insomma, non riguarda soltanto cosa si studia nelle nostre scuole, ma soprattutto come lo si studia. E qui<strong> i numeri parlano chiaro</strong>: in Italia, tre insegnanti su quattro ammettono di non aver mai ricevuto una formazione specifica sull’intelligenza artificiale. Pensiamoci un momento: sono le stesse persone che dovrebbero preparare i giovani a un mondo dominato dagli algoritmi.</p>
<p>Da un lato abbiamo la tecnologia, che corre velocissima. Oggi<strong> l’IA evolve a un ritmo impressionante:</strong> ogni sei mesi, più o meno, emerge un nuovo modello che rende di fatto obsoleta la competenza appena acquisita nel semestre precedente. Dall’altro lato invece c’è la nostra scuola, che si muove con una lentezza quasi grottesca. I programmi ministeriali e i cicli di aggiornamento per i docenti richiedono anni — letteralmente anni — per essere approvati, discussi, modificati e infine implementati.</p>
<p>Il risultato di questa sfasatura è sotto gli occhi di tutti: stiamo creando una generazione di nuovi analfabeti. Non nel senso tradizionale del termine — queste persone sanno leggere, scrivere e far di conto — ma nel senso più profondo e preoccupante: non sanno dialogare con una macchina, non sanno interrogare un modello di IA, non sanno gestire un processo automatizzato. Sono esclusi dal mondo che verrà, non perché siano ignoranti, ma perché nessuno ha insegnato loro <strong>la lingua del futuro.</strong></p>
<p>Il risultato? <strong>Una fuga di cervelli di ritorno:</strong> chi ha le competenze scappa all’estero (Germania, Olanda, Svizzera), dove gli stipendi per queste figure sono superiori del 30-40% rispetto all’Italia.</p>
<p>Ma il vero allarme non è la macchina in sé, ma l’analfabetismo funzionale di ritorno. Se il sistema scolastico resta ancorato a modelli del secolo scorso, avremo una società spaccata in due: da una parte un’élite tecnologica di pochi professionisti altamente specializzati, con stipendi elevati, spesso costretti a emigrare dove la tecnologia è più avanzata. Dall’altra una massa di esclusi: persone i cui lavori sono stati <strong>“algoritmizzati”</strong> e che non trovano posto nel nuovo ecosistema, rischiando di scivolare verso la marginalità sociale.</p>
<p>Se, come abbiamo detto, il lavoro manuale e i servizi di base spariranno, il modello economico basato sul “lavoro in cambio di salario” crolla. Qui entra in gioco <strong>il Reddito di Base Universale (UBI).</strong> L’idea è nota: una somma fissa erogata dallo Stato a ogni cittadino, indipendentemente dal lavoro svolto, finanziata non più dalle tasse sul lavoro umano ma da una tassa sui robot o sugli algoritmi. Ma attenzione: <strong>il reddito universale</strong> è la soluzione economica, ma rischia di diventare un fallimento sociale. Dare 1.000 o 1.500 euro a un ex operaio, un ex autista o un ex impiegato dicendogli “stai a casa, non servi più” è una condanna alla morte civile. Perché il lavoro non è solo un bancomat: è un’identità. Nella nostra cultura il “mestiere” definisce chi siamo. Senza di esso, l’individuo perde il rispetto di sé e il riconoscimento degli altri. Il reddito universale può riempire la pancia, ma rischia di lasciare <strong>un vuoto nell’anima</strong> che nessuna tassa sui robot può colmare.</p>
<p>Senza un ruolo nella società, <strong>l’essere umano appassisce</strong> o, peggio, incanala la frustrazione in rabbia distruttiva. Ecco allora il rischio sociale concreto: una massa di persone senza occupazione, mantenuta dallo Stato, diventa facilmente manipolabile e preda di depressione, dipendenze o movimenti politici estremisti.</p>
<p>Senza un reddito garantito e una formazione che insegni a <strong>“gestire i robot”</strong> invece di “competere con i robot”, la rivolta è inevitabile. Se un ex agente di commercio o una segretaria si ritrovano a 45 anni senza prospettive perché sostituiti da un software, la rabbia sociale si dirigerà contro le macchine o contro lo Stato incapace di gestire il passaggio.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/intelligenza-artificiale-lavoro-licenziamenti-automazione/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;intelligenza artificiale licenzia i lavoratori</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/lintelligenza-artificiale-governera-le-nostre-vite-non-e-per-forza-un-male/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;intelligenza artificiale governerà le nostre vite? Non è per forza un male</a></li>
</ul>
<p>Rischiamo di ritrovarci con <strong>una società polarizzata</strong>: una minuscola aristocrazia tecnologica e una massa che vive di sussidi minimi, senza scopo sociale. E non si spaccheranno le macchine solo per fame, ma per rabbia. I “nuovi luddisti” del XXI secolo non useranno martelli, ma la loro disperazione per abbattere un sistema che li ha dichiarati obsoleti. <strong>La rivoluzione dell’IA non è un destino cinico e baro,</strong> ma uno strumento. Se diventerà un mezzo di emancipazione dalla fatica o un generatore di disuguaglianza estrema dipenderà esclusivamente da come decideremo di istruire le prossime generazioni e di ridisegnare il patto sociale.</p>
<p><strong>Se la politica non capisce che la dignità del fare</strong> è importante quanto il pane, allora i nuovi luddisti non tarderanno ad arrivare. E questa volta non avranno bisogno di martelli: avranno la loro disperazione — e forse, stavolta, anche la ragione dalla loro parte.</p>
<p>Marco Monetini, 22 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lombra-del-luddismo-il-problema-non-e-lai-ma-non-saperla-usare/">L&#8217;ombra del Luddismo: il problema non è l&#8217;Ai, ma non saperla usare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/lombra-del-luddismo-il-problema-non-e-lai-ma-non-saperla-usare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chi sono gli avvelenatori di pozzi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/chi-sono-gli-avvelenatori-di-pozzi/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/chi-sono-gli-avvelenatori-di-pozzi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 18:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=314631</guid>

					<description><![CDATA[<p>Strumenti, casi virali e responsabilità: perché non possiamo più fidarci di ciò che vediamo online</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-sono-gli-avvelenatori-di-pozzi/">Chi sono gli avvelenatori di pozzi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tre figure oscure, un solo risultato:<strong> inquinare il dibattito pubblico</strong> con immagini contraffatte.</p>
<ol>
<li>I creatori. <strong>I bufalari professionisti:</strong> fauna abietta. Per loro nutro la stessa stima che riservo alla schiuma di fagioli avariata. Costruiscono immagini deepfake con Midjourney o DALL-E, caricano su un account usa-e-getta e aspettano che il veleno si propaghi. Obiettivo: disinformazia, nel senso sovietico del termine, confondere e ingannare, senza vergogna.</li>
<li><strong>Propalatori consapevoli</strong>. Più protervi, per certi versi, dei creatori stessi. Il dubbio lo hanno magari avvertito baluginare. Ma hanno condiviso lo stesso, con la scusa di essersi limitati a girarlo con un click. Tesi farraginosa e moralmente lubrica. <strong>Diffondere menzogne altrui</strong> è un atto che comporta responsabilità precise e pesanti, non evitabili né attenuabili.</li>
<li><strong>Propalatori inconsapevoli.</strong> Nel 2026 ancora non si fanno tre domande in croce prima di cliccare &#8220;condividi&#8221;: &#8220;Questa foto è autentica?&#8221;; &#8220;Non sarà stata creata da <strong>AI</strong>?&#8221;; &#8220;Che figura ci faccio se mi rendo complice di una bufala sesquipedale?&#8221; L&#8217;ignavia non li assolve, anche perché gli strumenti per <strong>accertare l&#8217;autenticità di un’immagine</strong> esistono e sono gratuiti. Qui di seguito ne trovate 7 a complessità ed efficacia crescente:</li>
</ol>
<ul>
<li><strong>TinEye</strong>: specializzato nel trovare versioni modificate e rintracciare la fonte originale.</li>
<li><strong>Google Lens/Immagini</strong>: per capire se è stata scattata in un luogo diverso da quello dichiarato</li>
<li><strong>Yandex Images</strong>: trova duplicati esatti o volti simili, utile per smascherare profili fake.</li>
<li><strong>AI or Not:</strong> verdetto immediato su immagini, video e audio.</li>
<li><strong>Illuminarty:</strong> ricerca artefatti generativi e fornisce una mappa di calore delle zone sospette.</li>
<li><strong>ZeroGPT AI Image Detector</strong>: semplice, per un verdetto rapido sull&#8217;origine sintetica.</li>
<li><strong>Fotoforensics</strong>: analisi forense dei livelli di compressione JPEG, rivela manipolazioni anche sottili.</li>
<li>E poi c&#8217;è il top per chi vuole approfondire davvero: <strong>InVID&amp; WeVerify:</strong> potentissima estensione solo per browser (Chrome/Firefox). Include analisi dei metadati, ricerca inversa e analisi del fotogramma.</li>
</ul>
<p>La reputazione e la credibilità sono una cosa seria!</p>
<h2><strong>Rassegna di casi più o meno recenti</strong></h2>
<p><strong>PAPA FRANCESCO IN PIUMINO BALENCIAGA</strong> (marzo 2023). Generata con Midjourney, condivisa 35 milioni di volte in un solo weekend. Gli occhiali deformati e la bottiglia impossibile erano lì, visibili. Definita &#8220;il primo caso di disinformazione AI su scala globale&#8221;.</p>
<p><strong>TRUMP ARRESTATO</strong> (marzo 2023). Immagini AI di Trump in manette, generate da Eliot Higgins di Bellingcat come esperimento dichiarato. Cinque milioni di visualizzazioni in 24h. Narrativa fraudolenta costruita sul nulla.</p>
<p><strong>MELANIA E EPSTEIN</strong> (dal 2023 fino a circolazione max attuale). Fotografia AI di Melania Trump in atteggiamenti intimi con Jeffrey Epstein, viralizzata su X, Instagram, FB e Telegram: la pulsione a credere ciò che si vorrebbe vero è tremenda e ha generato oltre 150M di visualizzazioni in tutto il mondo.</p>
<p><strong>LA MACCHINA &#8220;AI SLOP&#8221; DI GAZA</strong> (report HonestReporting, febbraio 2026). Durante le piogge invernali su Gaza, per due inverni, social inondati di clip AI di bambini immersi nell&#8217;acqua fino alla vita in tende allagate, con voci meccaniche che recitavano: &#8220;Abbiamo paura, aiutateci&#8221;. Glitch perspicui con vestiti asciutti su corpi immersi nell&#8217;acqua, movimenti labiali fuori sync, bandiere palestinesi sventolanti prive di palo, e altri particolari grossolani, come la padella protesa al dì la di una rete a maglie fitte.. HonestReporting nel febbraio 2026 ha documentato e archiviato l&#8217;intera produzione, propalata (un caso di suffissazione) come notizia. Materiale esiziale che inquina e neutralizza la situazione esistente per spremere contributi o amplificare sdegno.</p>
<p>Ogni click di condivisione è un atto, di cui non si risponde davanti a un giudice ma al cospetto della propria reputazione e della propria credibilità, che i bufalari erodono gratuitamente, ogni giorno, con strumenti di consumata perfidia.</p>
<p>Giulio Galetti, 20 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-sono-gli-avvelenatori-di-pozzi/">Chi sono gli avvelenatori di pozzi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/chi-sono-gli-avvelenatori-di-pozzi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cari commensali, vi confesso: sono drogato (di IA)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cari-commensali-vi-confesso-sono-drogato-di-ia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/cari-commensali-vi-confesso-sono-drogato-di-ia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=314381</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono un drogato. Lo devo ammettere. Ho una dipendenza da Claude. Si tratta dell&#8217;intelligenza artificiale realizzata da Antrhopic. Quella che è in causa con il governo americano perché non ha voluto abdicare ai suoi codici etici nelle sue forniture all&#8217;esercito. Eppure il suo effetto con noi utenti porta ad una costruzione di una vera dipendenza. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cari-commensali-vi-confesso-sono-drogato-di-ia/">Cari commensali, vi confesso: sono drogato (di IA)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un drogato. Lo devo ammettere. Ho una dipendenza da <strong>Claude</strong>. Si tratta dell&#8217;intelligenza artificiale realizzata da <strong>Antrhopic</strong>. Quella che è in causa con il governo americano perché non ha voluto abdicare ai suoi codici etici nelle sue forniture all&#8217;esercito. Eppure il suo effetto con noi utenti porta ad una costruzione di <strong>una vera dipendenza</strong>. Altro che social network, che il governo intende regolare con un sussulto proibizionista ormai fuori tempo massimo. Cluade è un pusher fantastico, o è fantastica. Ti permette di fare tutto, soprattutto se inutile. Ti colleghi al cervellone via web o con l&#8217;applicazione che ti sei scaricato sul pc o il telefonino. E sei fritto. Non è come Chat Gpt, non è il colloquio con lei che ti divora. È ciò che sa fare. Le sue &#8220;skill&#8221;, i suoi &#8220;progetti&#8221;, i suoi artefatti.</p>
<p><strong>Ti svegli la mattina e pensi a che cosa puoi chiederle</strong>. Vuoi sapere quanto hai speso nell&#8217;ultimo mese, incrociando diversi conti e carte? Lo fa: basta dargli accesso a qualche documento che hai sulla scrivania. Vuoi chiederle quale è il treno o l&#8217;aereo migliore e più economico? Lo fa. Basta che istalli sul tuo browser la sua estensione. Vuoi che ti faccia una presentazione del tuo lavoro in PowerPoint? Cinque minute e ti a la migliore presentazione che tu possa immaginare. E che puoi riformare solo con qualche istruzione vocale, del tipo: cambiamo questo colore, trovami un font più professionale e così via. Pensi ogni istante a quale pezzo della tua vita sia cluadizzabile. Ti fa la rassegna stampa, leggendo tutti i giornali.<strong> Ti fa da assistente personale mettendo insieme le tue mail e il tuo calendario</strong>. È un sogno e un incubo insieme. La sua forza è la sua semplicità: ci può riuscire chiunque. Una ricerca di Harvard mi ha fatto sentire meno solo: dice che alcuni modelli di Ai sono addirittura progettati per manipolare e tenerti incollato. Alcuni ti chiedono quando vuoi smettere, se veramente hai finito e se non possono inventarsi qualcosa di altro per te. Il consiglio per resistere è uno solo. Non fate mai l&#8217;abbonamento top: quello che non ha limiti di utilizzo.</p>
<p>Quello base, infatti, ha dei limiti quotidiani e settimanali. Superati i quali si blocca. È lì che ti senti drogato: vorresti a tutti i costi fare un upgrade. Resistete.</p>
<p>P.s. L&#8217;idea di questo articolo e questo articolo stesso non sono di Claude.</p>
<p>Nicola Porro, da ilGiornale</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caro-porro-loccidente-di-cui-parli-e-solo-una-bugia/">Caro Porro, l’Occidente di cui parli è solo una bugia</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cari-commensali-vi-confesso-sono-drogato-di-ia/">Cari commensali, vi confesso: sono drogato (di IA)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/cari-commensali-vi-confesso-sono-drogato-di-ia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>C&#8217;era una volta in America l&#8217;antipapismo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cera-una-volta-in-america-lantipapismo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/cera-una-volta-in-america-lantipapismo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rino Cammilleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 12:28:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=313583</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una lunga storia di diffidenza verso la Chiesa cattolica negli Stati Uniti, fino al cambiamento percepito con Trump</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cera-una-volta-in-america-lantipapismo/">C&#8217;era una volta in America l&#8217;antipapismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo un <strong>Papa Usa</strong>, una First Lady cattolica il cui marito si circonda di cattolici e onora le festività “papiste”. Acchiappa-voti latinos (ormai maggioranza)? Forse, ma non si coglie la portata di tutto questo se non si considera che la <strong>Santa Sede</strong> dovette attendere Reagan per avere normali relazioni diplomatiche con gli Usa. Il cattolico Kennedy fu costretto a spergiurare al Congresso che il suo battesimo era del tutto casuale.</p>
<p>L&#8217;altro cattolico, <strong>Biden</strong>, è stato il più anticattolico di sempre. Si dimentica che gli Usa nacquero in funzione “antipapista” e un libro viene a farne la storia: <strong>Antony Chester</strong>, La mostruosa progenie di Babilonia la grande. Alle radici dell&#8217;anticattolicesimo americano (Il Cerchio, pp. 96, € 16).</p>
<p>I Padri Pellegrini, puritani, lasciarono l&#8217;Inghilterra perché era ancora troppo papista. Infatti, la c.d. Gloriosa Rivoluzione detronizzò Giacomo II e bloccò per sempre i tentativi dei sovrani inglesi di trovare un accomodamento col papato. Furono vietati la Pasqua e il Natale (e represse le rivolte conseguenti) e nel 1630 il Massachusetts permise il voto ai soli puritani. Convinti della loro missionarietà universale, propalarono le leggende nere luterane, <strong>dalla Papessa Giovanna</strong> alle seimila teste di bambini trovate nello stagno di un convento (quest&#8217;ultima, ripresa in Canada di recente).</p>
<p>E via così nei secoli, compreso i<strong>l Ku Klux Klan che linciava negri, ebrei e papisti.</strong> A firmare la Dichiarazione d&#8217;Indipendenza c&#8217;era un solo cattolico, uno, Carroll (il cui padre era dovuto scappare nella Louisiana francese), troppo ricco per poter essere discriminato. George Washington cercò di dare una calmata ai furori antipapisti perché aveva bisogno dell&#8217;aiuto della Francia e dei canadesi francofoni.</p>
<p>Poi, alla spicciolata, <strong>diversi vip passarono al cattolicesimo</strong>: Buffalo Bill, Kit Carson, Gary Cooper, John Wayne, eccetera. Tuttavia, ancora nel 1989 il National Endowment for the Arts finanziava a New York una mostra di dipinti sull&#8217;Aids il cui catalogo descriveva il cardinale O’Connor come un «grasso cannibale», una «svastica in carne e ossa» e un «viscidone in gonnella». Un mese dopo, la cattedrale fu assalita da fanatici che interruppero la funzione e profanarono le ostie consacrate.</p>
<p>Nel 1991 le televisioni trasmisero un documentario celebrativo dell&#8217;impresa, titolo: <strong>Stop the Church.</strong> “Questo era il – prevedibile – ringraziamento all’unica istituzione religiosa che negli Stati Uniti si era presa cura dei primi sieropositivi nel momento in cui gli ospedali si rifiutavano anche solo di farli entrare”.</p>
<p>Il megafono <strong>Hollywood</strong>? Ancora oggi star come Mel Gibson, Gary Sinise, Mark Wahlberg e Jim Caviezel hanno i loro problemi. Nella guerra del 1848 gli Usa invasero il Messico e gli strapparono gli Stati settentrionali. Perché non lo annessero tutto? Perché si sarebbero messi in casa milioni di papisti che avrebbero sconvolto le loro fondamenta ideologiche. Il gioco di società più diffuso nelle colonie inglesi del XVIII secolo si chiamava “Spezza il collo al papa”.</p>
<p>Nel 1743 la Georgia obbligò tutti al giuramento <strong>“contro la Transustanziazione”.</strong> In Virginia ai papisti era vietato possedere un cavallo di valore superiore alle cinque sterline. Negli anni Venti del Novecento il Klan lasciò in pace i negri per concentrarsi sui cattolici. Le autorità intervennero solo quando gli studenti universitari papisti diedero luogo a una epica battaglia urbana contro gli incappucciati.</p>
<p>Ma la diffusione di <strong>leggende “gotiche” sulle nefandezze di frati e suore</strong> continuò e portò all&#8217;assalto con incendio del convento delle Orsoline a Charlestown (1834): i pompieri si unirono all&#8217;assalto. Uno dei più sfegatati antipapisti del tempo era Samuel Morse, l&#8217;inventore del telegrafo. Il Partito Antimassonico, attivo per tutto il XIX secolo, se la prendeva con la Chiesa (ridicolmente) e con gli Illuminati di Baviera (di cui aveva appreso dal gesuita Barruel!).</p>
<p>Quando <strong>Cromwell</strong> sterminò un terzo degli irlandesi, prima i deportati, poi gli emigrati (per fame), crearono un ulteriore allarme nei wasp americani. Nel 1844 a Philadelphia vennero distrutte due chiese e il seminario. Nel 1870 a New York furono linciati sessanta irlandesi. Nel 1887 fu fondata una società segreta suprematista appositamente contro il papismo. E, ahimè, si potrebbe continuare. Perciò, checché se ne dica, <strong>lunga vita a Trump&#8230;</strong></p>
<p>Rino Cammilleri, 15 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cera-una-volta-in-america-lantipapismo/">C&#8217;era una volta in America l&#8217;antipapismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/cera-una-volta-in-america-lantipapismo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ci mancava solo il murales per Nostra Signora dei Pro Pal</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-solo-il-murales-per-albanese/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-solo-il-murales-per-albanese/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 16:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Albanese]]></category>
		<category><![CDATA[jorit]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=313501</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo street artist Jorit raffigura la relatrice speciale ONU su un muro di un palazzo a Napoli, accendendo il dibattito sul ruolo dell’arte urbana</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-solo-il-murales-per-albanese/">Ci mancava solo il murales per Nostra Signora dei Pro Pal</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo alle comiche ormai. A Napoli, <strong>nel quartiere Barra</strong>, lo street artist <strong>Jorit Agoch</strong> ha acceso non poche polemiche dedicando la sua ultima opera a <strong>Francesca Albanese,</strong> la Relatrice speciale ONU per i Territori palestinesi occupati, nota per le sue posizioni molto dure e critiche su Israele.</p>
<p>Il murale la raffigura con lo stile realistico tipico dell’artista, accompagnato da un messaggio ispirato alla canzone <em>“Tutt’ egual song’ ’e criature”</em>. Il riferimento è diretto ai bambini vittime della guerra a <strong>Gaza</strong>, tema che l&#8217;artista napoletano ha voluto portare all’attenzione pubblica attraverso l’arte urbana.</p>
<h2><strong>Il confronto con Maradona</strong></h2>
<p>A Napoli, i murales hanno spesso celebrato figure capaci di unire la città. Il caso più emblematico è quello di Diego Armando Maradona, il cui volto campeggia in diversi quartieri come simbolo condiviso di identità, riscatto e appartenenza collettiva.</p>
<p>Proprio questo confronto è emerso nel dibattito: mentre il calciatore argentino rappresenta una figura trasversalmente amata, la scelta di dedicare un murale alla Albanese è da considerarsi divisiva e fortemente schierata. La relatrice Onu, che da sempre catechisa le masse sulla questione palestinese, non ha mai nascosto il suo disprezzo verso Israele. L&#8217;ultima sua uscita risale a febbraio scorso quando durante un forum organizzato da Al Jazeera a Doha, avrebbe definito <a href="https://www.nicolaporro.it/indovinate-chi-e-il-nemico-dellumanita-e-di-francesca-albanese/" target="_blank" rel="noopener">Israele “un nemico comune dell’umanità”.</a> Non proprio una portatrice di messaggi di pace o amore.</p>
<h2><strong>Le critiche: “lo spazio pubblico non è neutro”</strong></h2>
<p>Una parte delle critiche si concentra su un principio base: lo spazio pubblico, essendo di tutti, non dovrebbe essere utilizzato per promuovere <strong>figure considerate controverse</strong> o portatrici di odio.</p>
<p>Un murale in un quartiere popolare non è solo un’opera d’arte, ma una forma di comunicazione potente e permanente. Per questo motivo, dovrebbe rappresentare valori condivisi, evitando di alimentare tensioni politiche. L&#8217;opera ha scatenato l&#8217;ira di alcuni contestatori che sostengono che dedicare un’opera alla Albanese significhi “prendere una netta posizione” in un conflitto internazionale complesso, trasformando un muro cittadino in <strong>uno spazio di propaganda personale.</strong></p>
<p>La scelta di Barra come sede del murale di Jorit Agoch poi è tutt’altro che casuale. Si tratta infatti di <strong>un quartiere segnato da criticità sociali</strong> e da episodi ricorrenti di criminalità, dove l’arte urbana assume spesso un ruolo che va oltre l’estetica, diventando strumento di attenzione pubblica e possibile leva di riqualificazione.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quali-sono-le-fonti-ehmmmm-la-figuraccia-di-albanese-su-gaza/">Quali sono le fonti? Ehmmmm La figuraccia di Albanese su Gaza</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/francesca-albanese-pensierini-da-5-elementare-e-inutile-come-lonu/" target="_blank" rel="noopener">Francesca Albanese? Pensierini da 5° elementare. È inutile come l&#8217;Onu</a></li>
</ul>
<h2><strong>Le reazioni a favore</strong></h2>
<p>Jorit ha rivendicato la sua scelta, definendo Albanese una figura “coraggiosa” e ribadendo il ruolo dell’arte come strumento per affrontare temi scomodi. L’obiettivo, ha spiegato, è dare visibilità alle sofferenze dei più deboli e stimolare una riflessione collettiva.</p>
<p>A supportare l’artista ci ha pensato anche <strong>Patrizio Gragnano, consigliere M5S della VI Municipalità</strong> che afferma: “Finalmente si parla di questa zona non solo per il degrado o le criticità, ma per la bellezza: un’opera che sostituisce un muro grigio e degradato. Francesca Albanese è una figura che apprezzo, ne condivido le azioni e il coraggio: non avrei scelto un volto diverso per rappresentare questo messaggio&#8221;.</p>
<p>La domanda finale è: fino a che punto l’arte pubblica può — o deve — assumere <strong>una valenza politica?</strong> E soprattutto, era davvero necessario scegliere una figura così divisiva e portatrice di posizioni ostili verso altri popoli, invece di puntare su un personaggio meno schierato e capace di unire?</p>
<p>Cristina de Palma, 14 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-solo-il-murales-per-albanese/">Ci mancava solo il murales per Nostra Signora dei Pro Pal</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-solo-il-murales-per-albanese/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Senzatetto, i numeri che smascherano il mito dell’inclusione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/senzatetto-i-numeri-che-smascherano-il-mito-dellinclusione/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/senzatetto-i-numeri-che-smascherano-il-mito-dellinclusione/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Ugolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 15:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=313294</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando i numeri ufficiali dell’ISTAT mettono in crisi la narrazione dell’accoglienza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/senzatetto-i-numeri-che-smascherano-il-mito-dellinclusione/">Senzatetto, i numeri che smascherano il mito dell’inclusione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 25 marzo<a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/le-persone-senza-dimora-il-conteggio-nei-14-comuni-centro-di-area-metropolitana-primi-risultati/" target="_blank" rel="noopener nofollow"> <strong>l’Istat ha pubblicato i primi risultati</strong> </a>di una ricerca che deve essere letta con attenzione. Per la prima volta, infatti, c’è una fotografia diretta, fatta sul campo, delle persone senza dimora nei 14 Comuni centro di area metropolitana: Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania e Cagliari. <strong>Non una stima costruita a tavolino</strong>, ma un conteggio realizzato nella stessa notte, con l’approccio “Point in Time”, attraverso osservazione diretta in strada e nelle strutture di accoglienza notturna.</p>
<p>La fotografia è quella della notte del 26 gennaio 2026. E dice questo: nei 14 Comuni considerati<strong> le persone senza dimora rilevate sono 10.037</strong>. Di queste, 5.563 erano ospitate nelle strutture di accoglienza notturna. Le altre 4.474, cioè il 44,6%, erano in strada, in spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna. Quasi una su due. Già questo dovrebbe bastare a smontare una certa narrazione consolatoria: in Italia esiste un fenomeno strutturale di grave marginalità che non si risolve con la semplice gestione dell’emergenza.</p>
<p>Poi, certo, i numeri cambiano da città a città. <strong>Roma è quella con il valore assoluto più alto:</strong> 2.621 persone senza dimora, di cui 1.299 in strada. Seguono Milano con 1.641, Torino con 1.036 e Napoli con 1.029. Dall’altra parte ci sono Reggio Calabria con 31 persone, Messina con 129 e Catania con 218. Ma il punto non è fare la classifica del degrado. Il punto è capire che il fenomeno è nazionale, non locale, e che ovunque pone la stessa domanda: davvero qualcuno pensa che il modo più civile di affrontarlo sia abituarsi alla presenza permanente negli spazi pubblici di persone senza fissa dimora?</p>
<p>Anche guardando al rapporto tra persone in strada e persone accolte in struttura emergono differenze che fanno riflettere. <strong>Ci sono città che riescono a offrire più riparo</strong>, come Messina e Bari, dove la quota di persone in strada è inferiore al 20% del totale. E ci sono città dove invece la strada continua a essere una componente molto più pesante del fenomeno, come Genova, Firenze e Napoli.</p>
<p>Com’è invece la situazione a <strong>Bologna</strong>? Apparentemente sta nel mezzo. Da sempre ama raccontarsi come la città giusta, inclusiva, aperta, solidale. Tutto bello sulla carta. Peccato che ci si trovi a passare in mezzo a persone che dormono sotto i portici, nei giardini, negli spazi pubblici, in condizioni che non sono degne né per loro, né per una città che pretende di impartire lezioni morali al resto del Paese. Riprendiamo in mano i dati. A Bologna, nella notte del 26 gennaio 2026, sono state rilevate <strong>597 persone senza dimora.</strong> Di queste, 334 erano ospitate in struttura e 263 erano in strada (il 44,1%). Le strutture coinvolte erano 15, con una capienza complessiva di 400 posti letto.</p>
<p>Ora, la prima osservazione è fin troppo semplice: stiamo parlando di un fenomeno che quotidianamente ha un impatto enorme sulla qualità della vita urbana e sulla vita di queste persone, pur essendo numericamente limitato rispetto alla dimensione della città. <strong>Non parliamo di migliaia di persone.</strong> Parliamo di 597 persone in una città che, considerando l’area metropolitana, arriva a 1 milione di abitanti. E proprio per questo non ci si può arrendere all’idea che tutto debba restare così per sempre.</p>
<p>Basta guardare a quello che accade in alcuni punti simbolici della città per capire quanto sia ipocrita <strong>la retorica dell’inclusione</strong>. Un esempio? Il porticato della Chiesa della Santissima Annunziata, che da anni ospita un numero elevato di persone senza fissa dimora che hanno creato un vero e proprio accampamento con tende e materassi. Non basta dire, come ha fatto Lepore martedì 7 aprile a un evento sulla “cura” della città, che lui non vuole cedere a chi vorrebbe “togliere dalla vista” i senza tetto: non si può chiamare inclusione ciò che, in realtà, è solo abitudine al degrado e resa davanti alla marginalità.</p>
<p>Qui entra in gioco un altro dato, ancora più scomodo: a Bologna i posti letto dichiarati nella notte della rilevazione Istat erano 400, ma gli ospiti presenti nelle strutture erano 334. Questo significa che <strong>i dormitori non erano pieni</strong>. E se non erano pieni, una domanda bisogna porsela. Chi segue queste persone lo sa benissimo. Se il dormitorio fosse la risposta adatta a tutti i senzatetto, quei posti sarebbero stati occupati interamente. Non è successo. E non perché il problema non esista, ma perché servono risposte diverse. Ci sono persone che non riescono a stare dentro regole rigide. Persone che hanno perso il lavoro e sono finite in una spirale di abbandono, persone con situazioni complesse, con dipendenze gravi, disagio psichico; persone che avrebbero bisogno di strade e proposte diverse.</p>
<p>Anche il cosiddetto <strong>Piano Freddo del Comune</strong> è una risposta tampone. Utile e doverosa, ma pur sempre una misura emergenziale, stagionale. Serve a offrire coperte, riparo temporaneo, qualche servizio in più nei mesi invernali. Aiuta a sopravvivere una notte in più, non a uscire dalla strada. Servono invece percorsi di reinserimento e forme di accoglienza più flessibili. Servono risposte capaci di aiutare davvero una persona a rimettersi in piedi.</p>
<p>Ci sono persone che non sarebbero mai entrate in un dormitorio tradizionale e che invece, grazie ad altri tipi di proposte, sono riuscite a riprendersi, a lavorare di nuovo, perfino a tornare a pagare un affitto. Questo è il punto: <strong>occorre aiutare chi aiuta.</strong></p>
<p>Ho in mente<strong> la Capanna di Betlemme della Comunità Papa Giovanni XXIII a Castelmaggior</strong>e, la Corte dei Miracoli a Parma, un’associazione che accoglie senzatetto offrendo una “casa condivisa” e una seconda opportunità di reinserimento sociale, l’esperienza dell’Opera Padre Marella, che ha ristrutturato e messo a disposizione un appartamento a persone che lavoravano e, non trovando casa, erano costrette a passare la notte nei dormitori.</p>
<p>Il report Istat mostra che a Bologna la presenza in strada si concentra soprattutto nel centro storico e nelle zone pedonali (70,3%) e che la città è anche tra quelle con maggiore diffusione di strutture informali, con 7 realtà segnalate nel report. Questo ci dice due cose: che il fenomeno è molto visibile e che già oggi una parte della risposta passa anche attraverso esperienze non tradizionali, spesso sostenute dal terzo settore.</p>
<p>In questi giorni è stato un ragazzo straordinario a “costringere” l’amministrazione ad uscire dallo standard: <strong>Giovanni Tamburi,</strong> il ragazzo sedicenne rimasto ucciso nel rogo della discoteca “Le Constellation”, a Crans-Montana, in Svizzera, nella notte di Capodanno.</p>
<p>Giovanni era un ragazzo dal gran cuore. Lui amava il prossimo, aiutava in silenzio i poveri, gli ultimi, i senzatetto. Lui avrebbe voluto che tutti avessero un tetto per dormire e una tavola a cui mangiare. Il papà, Giuseppe Tamburi, che ha scoperto questo lato del figlio solo dopo quella tragica notte, ha raggiunto l’11 aprile un accordo con il Comune di Bologna per <strong>finanziare un villaggio per persone senza fissa dimora</strong> che sarà intitolato proprio a Giovanni. Papà Giuseppe ha posto una condizione essenziale, accettata dal Comune, ed è quella che avrebbe voluto Giovanni: gli ospiti potranno portare a dormire anche i loro cani. Sappiamo tutti che il legame tra i senzatetto e i loro cani è talmente forte che, quando viene loro proposto un tetto per la notte, viene spesso rifiutato per non abbandonare i propri animali.</p>
<p>Quello che è accaduto grazie a Giovanni è un esempio di quello che potrebbe nascere per <strong>aiutare tutti a “rimettersi in piedi”</strong>, superando gli standard e non accontentandosi di palliativi.</p>
<p>Elena Ugolini, 14 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/senzatetto-i-numeri-che-smascherano-il-mito-dellinclusione/">Senzatetto, i numeri che smascherano il mito dell’inclusione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/senzatetto-i-numeri-che-smascherano-il-mito-dellinclusione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Taser alla Polizia locale, sicurezza o ideologia?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/taser-alla-polizia-locale-sicurezza-o-ideologia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/taser-alla-polizia-locale-sicurezza-o-ideologia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 15:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Taser]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=312427</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra sperimentazione e scontro politico, a Milano il futuro del dispositivo a impulsi elettrici divide la maggioranza in Consiglio comunale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/taser-alla-polizia-locale-sicurezza-o-ideologia/">Taser alla Polizia locale, sicurezza o ideologia?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Milano si riapre il dibattito sull’uso del <strong>taser da parte della Polizia locale.</strong> Dopo sei mesi di sperimentazione, la decisione passa al Consiglio comunale, ma la maggioranza appare divisa. Infatti, una parte del centrosinistra frena e chiede ulteriori approfondimenti, mentre dal centrodestra arriva una spinta decisa a rendere stabile lo strumento.</p>
<p>Ora, la sicurezza pubblica non dovrebbe mai essere una questione di<strong> schieramento politico</strong>. È il presupposto minimo di ogni comunità organizzata, il terreno comune su cui dovrebbero convergere tutte le forze politiche. Lo stesso vale per l’attenzione verso chi quella sicurezza garantisce ogni giorno: le forze dell’ordine che affrontano al posto nostro situazioni di rischio, evitandoci, per quanto possibile, il contatto diretto con la violenza e il degrado. Donne e uomini che, anche a causa dell’abolizione generalizzata dei limiti di altezza, appaiono peraltro fisicamente più fragili di quelli in servizio solo poco tempo fa.</p>
<p>Tuttavia, in non poche realtà comunali, uno strumento come il taser – adottato da anni in moltissimi Paesi (<strong>persino dalla Gendarmeria Vaticana</strong>) prima di essere finalmente assegnato alle nostre forze di polizia statali – diventa oggetto di esitazioni e distinguo per la Polizia locale.</p>
<p>Eppure, è l’unico strumento che <strong>evita davvero lo scontro fisico tra poliziotti e malviventi. </strong>Limita il rischio sia per gli operatori sia per chi viene fermato, sostituisce la forza con la momentanea neutralizzazione a distanza. È, quindi, la soluzione più razionale anche per chi, per ipotesi, avesse a cuore i fermati più che i cittadini in uniforme.</p>
<p>Allora, risulta difficile comprendere perché in non pochi Comuni si rinvii ciò che, in tutto il mondo, è già acquisito da tempo. Non si tratta di introdurre qualcosa di sperimentale o incerto, ma di prendere atto di <strong>uno standard operativo consolidato</strong> e di un’irrinunciabile misura di sicurezza sul lavoro (compreso quello dei malviventi).</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caro-bisio-ora-basta-con-la-retorica-antipolizia-da-ex-sessantottino/" target="_blank" rel="noopener">Caro Bisio, ora basta con la retorica antipolizia da ex sessantottino</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-paradosso-italiano-lo-stato-chiede-autorevolezza-alla-polizia-ma-non-la-difende/" target="_blank" rel="noopener">Il paradosso italiano: lo Stato chiede autorevolezza alla polizia, ma non la difende</a></li>
</ul>
<p>Peraltro, il datore di lavoro è giuridicamente tenuto ad aggiornare gli strumenti di lavoro assegnati ai dipendenti, seguendo il progresso tecnologico per garantire il minor rischio possibile, evolvendo verso <strong>la massima sicurezza tecnologicamente</strong> fattibile nello specifico momento storico. Diversamente, un agente della Polizia locale ferito in servizio in una colluttazione evitabile con l’uso del taser avrebbe ottimi argomenti per convenire in giudizio la propria amministrazione.</p>
<p>Pertanto, trascinare anche il taser nel terreno dello<strong> scontro politico</strong> significa perdere di vista che la sicurezza non è un bene rinunciabile o “di parte” e che gli strumenti per garantirla – quando sono già collaudati – non dovrebbero diventare materia di esitazione, tecnica o ideologica che sia.</p>
<p>Giorgio Carta, 9 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/taser-alla-polizia-locale-sicurezza-o-ideologia/">Taser alla Polizia locale, sicurezza o ideologia?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/taser-alla-polizia-locale-sicurezza-o-ideologia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ma chi lo dice che la scuola deve essere “di Stato”?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ma-chi-lo-dice-che-la-scuola-deve-essere-di-stato/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ma-chi-lo-dice-che-la-scuola-deve-essere-di-stato/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 11:11:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=312410</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per quale ragione la scuola dovrebbe essere un apparato di Stato? In genere la risposta utilizzata in questi casi evoca le condizioni dei ceti più deboli, ma anche se questo argomento fosse in qualche misura fondato (in grado di legittimare forme di aggressione e redistribuzione) ancora non basterebbe, perché lo Stato potrebbe usare la violenza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-chi-lo-dice-che-la-scuola-deve-essere-di-stato/">Ma chi lo dice che la scuola deve essere “di Stato”?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quale ragione la scuola dovrebbe essere un apparato di Stato? In genere la risposta utilizzata in questi casi evoca le condizioni dei ceti più deboli, ma anche se questo argomento fosse in qualche misura fondato (in grado di legittimare forme di aggressione e redistribuzione) ancora non basterebbe, perché lo <strong>Stato</strong> potrebbe usare la violenza per prendere ai più e dare a chi non ha risorse. Una cosa è fare in modo che tutti possano andare a scuola e altra cosa è statizzare il sistema educativo.</p>
<p>No: il motivo non è quello.</p>
<p>Lo <strong>Stato s’è appropriato delle scuole</strong> perché questo è necessario a produrre soldati, elettori e contribuenti.</p>
<p>Carlo Lottieri, 9 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-chi-lo-dice-che-la-scuola-deve-essere-di-stato/">Ma chi lo dice che la scuola deve essere “di Stato”?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ma-chi-lo-dice-che-la-scuola-deve-essere-di-stato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quella legge che vuol permettere l&#8217;aborto &#8220;fino alla nascita&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quella-legge-che-vuol-permettere-laborto-fino-alla-nascita/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/quella-legge-che-vuol-permettere-laborto-fino-alla-nascita/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 14:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=312049</guid>

					<description><![CDATA[<p>La legge in discussione nel Regno Unito depenalizza le azioni della donna. Indipendentemente dalle settimane di gravidanza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quella-legge-che-vuol-permettere-laborto-fino-alla-nascita/">Quella legge che vuol permettere l&#8217;aborto &#8220;fino alla nascita&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una notizia che è stata quasi completamente ignorata dai media, ma che, a mio avviso, meriterebbe una riflessione profonda, riguarda la <strong>proposta di legge sull’aborto</strong> nel Regno Unito.</p>
<p>La Clause 208 del Crime and Policing Bill non è ancora legge definitiva. Si tratta di un emendamento che mira a <strong>depenalizzare completamente le azioni della donna sulla propria gravidanza</strong>, rimuovendo per lei la responsabilità penale prevista dalle norme vittoriane (soprattutto le sezioni 58 e 59 dell’Offences Against the Person Act 1861 e parti dell’Infant Life (Preservation) Act 1929). Il testo chiave recita sostanzialmente: «No offence is committed by a woman acting in relation to her own pregnancy» (nessun reato è commesso da una donna che agisce in relazione alla propria gravidanza), a qualsiasi stadio di gestazione. Attualmente il disegno di legge è nella fase detta “ping-pong”: deve tornare alla Camera dei Comuni per concordare le modifiche introdotte dai Lord. Solo dopo un accordo tra le due Camere potrà ricevere il Royal Assent e diventare legge. <strong>Alcuni titoli sui media parlano di “aborto fino alla nascita” o “legalizzazione estrema”</strong>. Si tratta di interpretazioni controverse: oggettivamente, la riforma non modifica i limiti temporali dell’Abortion Act 1967 (generalmente 24 settimane per gli aborti elettivi, cioè quelli che la donna sceglie per ragioni personali, sociali, economiche, relazionali, ecc., con eccezioni per rischio grave per la madre o anomalie fetali gravi). Questi limiti restano vincolanti per medici, cliniche e professionisti sanitari. <strong>La depenalizzazione riguarda esclusivamente la donna che agisce da sola</strong> (self-managed abortion), non chi fornisce aiuto o esegue l’intervento in ambito clinico.</p>
<h2>Cosa cambierebbe in concreto</h2>
<p>Per la donna che agisce autonomamente: non esisterebbe più alcun limite temporale penale. <strong>Potrebbe interrompere la gravidanza fino al momento della nascita</strong>, usando pillole online, strumenti o altri mezzi, senza commettere reato penale e senza rischio di indagine, arresto o processo per l’atto in sé.</p>
<p>Per i professionisti sanitari: nulla cambia. Restano soggetti alle regole attuali dell’Abortion Act 1967. Un medico che pratica un aborto oltre i limiti senza giustificazione rischia ancora sanzioni penali.</p>
<p>La protezione della clausola vale finché l’atto avviene “in relazione alla gravidanza” (cioè mentre il feto è ancora in utero o durante il travaglio). Se il bambino nasce vivo (esce completamente dal corpo della madre e mostra segni di vita indipendente: respiro, battito, movimento), la Clause 208 non si applica più. Però, in un contesto di aborto fai-da-te tardivo e senza assistenza medica, <strong>il confine tra “ancora in gravidanza” e “nato vivo” può diventare molto labile e difficile da accertare</strong>. Si tenga presente che il primo respiro autonomo avviene tipicamente nei primi secondi o minuti dopo l’espulsione completa e spesso avviene dopo stimolazione.</p>
<h2>Le preoccupazioni etiche e pratiche sollevate</h2>
<p>Molti critici ritengono che con questa legge <strong>si creerebbe un vuoto pericoloso</strong>: di fatto si depenalizzerebbe l’interruzione autonoma di una gravidanza in stadi in cui il feto è vitale (per cui non si tratterebbe più di un feto, ma di un vero e proprio bambino), erodendo la protezione offerta dall’Infant Life (Preservation) Act 1929. Già con la legge attuale, con il limite delle 24 settimane, si pongono seri problemi etici, perché il progresso scientifico consente la sopravvivenza già a partire dalle 22-23 settimane (con cure intensive) e in alcuni centri specializzati si raggiungono percentuali significative di sopravvivenza (parlo per esperienza personale diretta). Questo sposta la discussione dal piano puramente legale a quello umano: <strong>il confine tra aborto e infanticidio rischia di apparire più burocratico che sostanziale</strong>. Dall’altra parte, i sostenitori della riforma (tra cui il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, organizzazioni pro-choice e Amnesty) sostengono che lo scopo è principalmente tutelare le donne vulnerabili da indagini invasive e processi traumatici, spesso legati ad aborti spontanei o complicanze, senza “legalizzare” aborti clinici tardivi o renderli un servizio sanitario accessibile oltre i limiti attuali. Evidenziano comunque i rischi medici gravi di un aborto autonomo in gestazioni avanzate (emorragie, infezioni, trauma).</p>
<h2>La dimensione più profonda: biologia, identità e coerenza etica</h2>
<p>Da un punto di vista scientifico, l’unione dei due gameti genera un nuovo organismo umano con genoma unico, che si sviluppa in modo continuo: un individuo. Già dalle 5-7 settimane l’ecografia rende visibile l’embrione con attività cardiaca, creando un riconoscimento emotivo e sociale immediato nella famiglia («lui/lei»), cioè un’identità. Questo rende più difficile trattare la questione solo in termini astratti di “diritti riproduttivi”. <strong>I progressi medici rendono inoltre più acuta la domanda</strong>: fino a che punto si può subordinare il diritto di sopravvivere di un individuo alle scelte autonome di un altro? Vorrei anche sottolineare la percezione di incoerenza che emerge spesso nel dibattito sul diritto alla vita: <strong>la critica dura alla pena di morte</strong> (che colpisce persone adulte colpevoli dopo un processo) e <strong>la difesa di un “diritto” che sopprime un individuo</strong>, per sua natura, innocente. Chi adotta una visione pro-life coerente tende a vedere l’aborto volontario come la soppressione di un individuo umano giustificata da una scriminante specifica (autonomia corporea, circostanze sociali, ecc.), piuttosto che come un diritto neutro o assoluto. Chi è pro-choice distingue nettamente lo status morale del feto da quello di una persona nata e privilegia l’autodeterminazione della donna. Entrambe le posizioni partono da valori profondi (tutela della donna da un lato, tutela della vita prenatale dall’altro) ma giungono a conclusioni diverse su come bilanciare queste istanze in conflitto inevitabile.</p>
<h2>In conclusione (e invito al dialogo)</h2>
<p>La Clause 208, se approvata nella forma attuale, rappresenterebbe un cambiamento significativo: toglierebbe del tutto la minaccia penale alla donna per atti autonomi sulla gravidanza, a qualsiasi stadio, mantenendo però i limiti regolati per gli aborti clinici. <strong>È un tema che tocca convinzioni personali, esperienze di vita e domande filosofiche</strong> su quando deve iniziare la piena protezione di un essere umano. La biologia mostra un continuum nello sviluppo, mentre la legge deve tracciare confini pratici, tenendo conto dell’evoluzione etica e scientifica.</p>
<p>Carlo MacKay, 7 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quella-legge-che-vuol-permettere-laborto-fino-alla-nascita/">Quella legge che vuol permettere l&#8217;aborto &#8220;fino alla nascita&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/quella-legge-che-vuol-permettere-laborto-fino-alla-nascita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>25</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché i criminali non hanno più paura della pistola (e temono invece altro)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-i-criminali-non-hanno-piu-paura-della-pistola-e-temono-invece-altro/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/perche-i-criminali-non-hanno-piu-paura-della-pistola-e-temono-invece-altro/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 06:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[ramy]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=311926</guid>

					<description><![CDATA[<p>Deterrenza, inseguimenti e uso della forza: perché le regole attuali rendono più facili le fughe e limitata l’azione delle forze dell’ordine</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-criminali-non-hanno-piu-paura-della-pistola-e-temono-invece-altro/">Perché i criminali non hanno più paura della pistola (e temono invece altro)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel dibattito sulla <strong>sicurezza pubblica</strong> si pensa che la deterrenza dipenda dalla potenza dell’arma data in dotazione agli operatori di polizia, ma non è così. La deterrenza dipende dallo strumento che l’operatore può realmente usare. In Italia, chi delinque sa benissimo che l’uso della pistola da parte delle forze dell’ordine è, nella pratica, estremamente improbabile e circondato da rischi giudiziari enormi.</p>
<p>Risultato: quello strumento non fa paura. È un’arma potente, certo, ma percepita come sostanzialmente inutilizzabile e, pertanto, può essere ignorata. Al contrario, strumenti meno invasivi – <strong>come il taser e finanche una semplice bodycam azionata</strong> – risultano spesso più deterrenti. Non perché siano più efficaci, ma perché sono concretamente utilizzabili. Chi sta dall’altra parte lo sa. Non serve essere giuristi: basta conoscere, per esperienza o per sentito dire, come funzionano davvero le cose.</p>
<p>Da qui una regola semplice, ma decisiva: non si teme l’arma più forte, si teme l’arma che può essere usata. Applicando questo principio agli inseguimenti, il problema emerge in tutta la sua evidenza. Oggi la fuga è, per molti, una scelta razionale e conveniente: <a href="https://www.nicolaporro.it/ramy-noi-poliziotti-alziamo-le-mani-e-chi-insegue-piu-un-fuggitivo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>si scappa perché si sa che l’operatore ha margini di intervento limitati</strong> </a>e che ogni azione incisiva può trasformarsi per egli stesso in un rischio penale. Quindi perché farsi arrestare ed andare in carcere se si ha la possibilità di farla franca con limitati rischi personali? Per invertire questa dinamica, serve una disciplina che consenta espressamente quantomeno l’urto intenzionale finalizzato a fermare un veicolo in fuga (il cosiddetto <strong>speronamento controllato)</strong>.</p>
<p>La norma avrebbe <strong>un effetto immediato</strong>: rendere quella reazione legittima e pertanto prevedibile. Ciò che è prevedibile diventa deterrente perché sapere che un’auto dei Carabinieri può legittimamente speronarti cambia il calcolo a monte. Non durante l’inseguimento, ma prima ancora che inizi. Pertanto, ridurrebbe le fughe e quindi gli inseguimenti. Infatti, chi fugge, pur senza conoscere norme e articoli, conosce benissimo i limiti reali della risposta. Se quei limiti cambiano – se la reazione diventa certa, immediata e legittimata – cambia anche la sua decisione.</p>
<p><strong>La sicurezza non si costruisce con strumenti sempre più potenti,</strong> ma con strumenti utilizzabili e non meramente ornamentali come è, in Italia (ma non negli USA, per esempio), la pistola d&#8217;ordinanza. Ciò perché, al netto di tanti bellissimi ragionamenti antropologici e sociologici, l&#8217;efficacia, nella lotta al crimine, nasce dalla sola concreta possibilità dell’uso della forza.</p>
<p>Giorgio Carta, 7 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-i-criminali-non-hanno-piu-paura-della-pistola-e-temono-invece-altro/">Perché i criminali non hanno più paura della pistola (e temono invece altro)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/perche-i-criminali-non-hanno-piu-paura-della-pistola-e-temono-invece-altro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>13</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cyber attacchi e IA: il vero conflitto del terzo millennio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cyber-attacchi-e-ia-il-vero-conflitto-del-terzo-millennio/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/cyber-attacchi-e-ia-il-vero-conflitto-del-terzo-millennio/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 09:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cyber guerra]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=311601</guid>

					<description><![CDATA[<p>Perché le guerre del futuro non si combatteranno con le armi tradizionali</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cyber-attacchi-e-ia-il-vero-conflitto-del-terzo-millennio/">Cyber attacchi e IA: il vero conflitto del terzo millennio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <strong>terzo millennio</strong> continuiamo a vedere guerre convenzionali combattute con aerei, navi, droni, mezzi corazzati e migliaia di uomini. Ogni conflitto di questo tipo comporta un enorme dispendio di energie, risorse economiche e vite umane. Ma una domanda sorge spontanea: esiste <strong>una forma di “guerra”</strong> in cui i costi e le perdite siano drasticamente ridotti?</p>
<p>La risposta è sì. Si chiama <strong>cyber guerra</strong> ed è un fronte invisibile dove si combattono le guerre moderne. La cyber guerra non ha trincee, non ha confini geografici e non richiede eserciti schierati. Si combatte attraverso attacchi informatici alle infrastrutture critiche, la manipolazione dei sistemi energetici, il sabotaggio delle reti di comunicazione, il furto di dati strategici, la disinformazione e la destabilizzazione sociale.</p>
<p>Un attacco ben progettato può paralizzare un Paese senza sparare un colpo. Può spegnere centrali elettriche, bloccare ospedali, fermare aeroporti e manipolare mercati finanziari. È una guerra silenziosa ma <strong>devastante</strong>, in cui l’efficienza rappresenta il vero vantaggio decisivo.</p>
<p>Rispetto a un conflitto tradizionale, la cyber guerra presenta <strong>costi molto più contenuti</strong> rispetto agli enormi investimenti richiesti da mezzi, logistica e personale. Il rischio umano è quasi nullo rispetto a quello elevatissimo delle guerre convenzionali. Le tempistiche sono immediate e simultanee, mentre nei conflitti tradizionali risultano lente e logoranti. Inoltre, la tracciabilità degli attacchi è spesso impossibile, a differenza di quanto avviene nei conflitti fisici, e l’impatto può essere globale anziché limitato a un’area specifica. In altre parole, si tratta di massima efficacia con il minimo rischio. A questo scenario si aggiunge l’intelligenza artificiale, <strong>la nuova arma strategica.</strong></p>
<p>Se la cyber guerra è già di per sé potente, l’arrivo dell’intelligenza artificiale rappresenta una svolta decisiva. L’IA consente di automatizzare attacchi complessi, individuare vulnerabilità in tempo reale, generare disinformazione credibile e mirata, analizzare enormi quantità di dati per prevedere le mosse dell’avversario e creare malware adattivi capaci di evolversi come organismi viventi. L’intelligenza artificiale non dorme, non si stanca e non ha esitazioni. È l’elemento che completa un arsenale che <strong>non ha bisogno di carri armati per essere efficace</strong>.</p>
<p><strong>Ma qual è il paradosso del nostro tempo?</strong> Viviamo in un’epoca in cui i governi continuano a investire miliardi negli armamenti tradizionali, mentre le vere minacce arrivano da tastiere, server e algoritmi. Un Paese può essere messo in ginocchio senza che un solo soldato attraversi il confine. La domanda che dovremmo porci non è più se la cyber guerra diventerà la forma dominante di conflitto, ma quando e quanto siamo preparati.</p>
<p>In conclusione, il futuro non è nei carri armati, ma nei bit. Le guerre del futuro non si combatteranno per conquistare territori, ma per controllare informazioni, reti e infrastrutture digitali. Chi saprà dominare questo spazio invisibile avrà un vantaggio strategico enorme. E mentre <strong>i conflitti convenzionali continuano a riempire i notiziari,</strong> la vera battaglia, silenziosa, sofisticata e globale, è già in corso.</p>
<p>Ezio Pozzati, 6 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cyber-attacchi-e-ia-il-vero-conflitto-del-terzo-millennio/">Cyber attacchi e IA: il vero conflitto del terzo millennio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/cyber-attacchi-e-ia-il-vero-conflitto-del-terzo-millennio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La speranza che nasce dalla Pasqua</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-speranza-che-nasce-dalla-pasqua/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-speranza-che-nasce-dalla-pasqua/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 13:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[pasqua]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=311626</guid>

					<description><![CDATA[<p> Lettera di suor Monia ai lettori</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-speranza-che-nasce-dalla-pasqua/">La speranza che nasce dalla Pasqua</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>E tu verrai, lo so, lo dirò ai miei amici.</em><br />
<em>Annuncerò a tutti che una bontà immensa penetra l’universo.</em><br />
<em>Lo ripeterò in casa, e poi in ogni incontro, e poi ad ogni creatura.</em><br />
<em>Che tutti ti sentano padre, ti sappiano madre .</em></p>
<p>Carissimi, abbiamo vissuto i giorni della <strong>Settimana santa</strong> e quelli del Triduo pasquale che precedono la Domenica della Risurrezione. La festa di Pasqua è immersa nella luce della primavera, del risveglio della natura in tutti i suoi colori, delle giornate che divengono ogni giorno più lunghe. Per giungere a questa luce &#8211; che è quella del Risorto &#8211; si deve, però, passare attraverso le tenebre della passione e della morte del Giusto. Tenebrae factae sunt. La luce non elimina la tenebra, così come<strong> la tenebra non prevale sulla luce.</strong> Proprio sulla certezza che la tenebra non può avere l’ultima parola desidero fermare la mia riflessione nell’occasione della Pasqua.</p>
<p>Non nascondo che avverto in me una viva preoccupazione per il momento che stiamo vivendo, in Italia e nel mondo. Mi ha colpito nel profondo il fatto accaduto a<strong> Trescore Balneario:</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/adorati-alunni-se-dio-vorra-tornero-a-insegnare-questa-vita-e-un-dono-che-non-sprechero/" target="_blank" rel="noopener"><strong>un tredicenne che tenta di uccidere la propria docente,</strong></a> un omicidio pianificato nel dettaglio, compresa la diretta sui social. Mi chiedo come tutto questo sia stato possibile. L’unica spiegazione che posso dare all’evento è l’incapacità di noi adulti di cogliere determinati segnali.</p>
<p>Certamente, a volte, è difficile comprendere determinati segnali, a volte comprendiamo che qualcosa non va, lo segnaliamo, ne parliamo fra noi ma, spesso,<strong> la realtà ci sorprende e ci supera, in negativo.</strong> Altre volte avviene che non riusciamo proprio a comprendere i segnali di determinate situazioni, in quanto i nostri giovani vivono situazioni che, secondo le nostre categorie di pensiero, non sono minimante ipotizzabili.</p>
<p>Altre volte, ancora, purtroppo, capita che <strong>gli adulti siano indifferenti,</strong> che girino la testa dall’altra parte, che si comportino come se nulla fosse accaduto. Il nostro sforzo deve allora essere quello di aumentare, se possibile, il livello dell’attenzione, per creare una mentalità che faccia comprendere che la responsabilità che ciascuno ha nei confronti dell’altro passa dalla cura e dall’attenzione, passa dal rifiuto dell’indifferenza, passa dalla delicatezza che diventa la prima forma della custodia dell’altro.</p>
<p>È l’atteggiamento del <strong>Servo del Signore</strong>, come viene descritto nel primo carme di Isaia: “Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità”.</p>
<p>La proclamazione del diritto con verità del Servo del Signore mi fornisce l’aggancio al contesto internazionale. La preoccupazione cui ho accennato all’inizio nasce proprio dalla consapevolezza che il diritto dei popoli spesso deve fare i conti con gli interessi di alcuni, che la coraggiosa opera di mediazione di alcuni leader è spesso vanificata dal prevalere degli interessi di pochi e, peggio, dalle <strong>divisioni e dalle critiche interne. </strong></p>
<p>Talvolta ho come l’impressione che ci accontentiamo della visione e dell’interpretazione dei fatti così come ci viene rappresentata dai <strong>canali dell’informazione</strong>, senza desiderio da parte nostra di avere un’idea più completa, costruita, approfondita. Così facendo, però, viene meno il nostro ruolo di cittadini onesti, responsabili, interessati al bene comune e alle sorti dell’umanità.</p>
<p>Qual è, dunque, il compito che spetta a noi adulti in una società come quella attuale? Io credo che il nostro dovere sia quello di <strong>educare i giovani ad uno spirito di cura,</strong> gli uni per gli altri: questo spirito passa dalle scelte quotidiane ispirate a sentimenti di sincero interesse per l’altro. Lo spirito della cura è molto impegnativo perché richiede l’andare oltre i limiti umani che ciascuno di noi inevitabilmente porta con sé. Del resto, chi ha accompagnato il Maestro sino al Golgota? Uno solo dei Dodici, il Cireneo, ma solo perché costretto, Maria, la Maddalena.</p>
<p>Le donne, devo dire, durante tutta la passione di Nostro Signore dimostrano <strong>grandissimo coraggio,</strong> molto più degli uomini. La stessa moglie di Pilato interviene perché il marito non metta a morte il Nazareno. Questo dobbiamo far comprendere ai nostri giovani: le difficoltà della vita non devono essere un assoluto che ci schiaccia ma un’occasione di realizzazione. Guardiamo a Pietro e a Giuda: la differenza tra i due, a mio avviso, sta nel fatto che Pietro sa attraversare il perdono dopo il rinnegamento, Giuda no, non riesce e, dopo il tradimento, si toglie la vita. Allora dobbiamo dire ai nostri giovani, ma anche a noi adulti, che è possibile sbagliare ma occorre avere l’umiltà del pentimento e la conseguente volontà del cambiamento.</p>
<p>È solo in questa ottica che <strong>dalle tenebre si passa alla luce</strong>. Voglio citare la famosa predica del giovedì santo del 1958 di don Primo Mazzolari: “Povero Giuda! Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. È uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: “Amico, <strong>con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!”».</strong></p>
<p>In questo <strong>spirito di cura, di attenzione</strong>, di comprensione, di rispetto, unici strumenti nelle nostre mani per poter cambiare le cose o, almeno, per tentare di farlo, porgo a ciascuno di voi i miei auguri di buona Pasqua, per una reale risurrezione della vita e del pensiero.</p>
<p><em>Ecco: in danza si è mutato il pianto,</em><br />
<em>il mantello del lutto in abito di festa.</em><br />
<em>Un canto mi è fiorito in cuore,</em><br />
<em>una musica che non si spegne più</em></p>
<p>Con tanta preghiera,<br />
suor Anna Monia Alfieri, 5 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-speranza-che-nasce-dalla-pasqua/">La speranza che nasce dalla Pasqua</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-speranza-che-nasce-dalla-pasqua/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>17</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da Salis a Pizzaballa: come si ribalta (senza ritegno) la verità</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/da-salis-a-pizzaballa-come-si-ribalta-senza-ritegno-la-verita/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/da-salis-a-pizzaballa-come-si-ribalta-senza-ritegno-la-verita/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 07:36:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Salis]]></category>
		<category><![CDATA[Pierbattista Pizzaballa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=311207</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tempo di uccidere, scriveva Flaiano. Di uccidere la verità senz&#8217;altro, o almeno di proporne dell&#8217;altra, in tutto capovolta, alternativa, incompatibile con una certa manifestazione della realtà. Le cronache delle ultime ore hanno squadernato, tutte insieme, le tre verità, come la canzone di Lucio Battisti (ispirato dall&#8217;epoca “Rashomon” di Akira Kurosawa). Partiamo con l&#8217;immancabile, ineffabile, incorreggibile [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/da-salis-a-pizzaballa-come-si-ribalta-senza-ritegno-la-verita/">Da Salis a Pizzaballa: come si ribalta (senza ritegno) la verità</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo di uccidere, scriveva Flaiano. Di uccidere la verità senz&#8217;altro, o almeno di proporne dell&#8217;altra, in tutto capovolta, alternativa, incompatibile con una certa manifestazione della realtà. Le cronache delle ultime ore hanno squadernato, tutte insieme, le tre verità, come la canzone di Lucio Battisti (ispirato dall&#8217;epoca “Rashomon” di Akira Kurosawa).</p>
<p>Partiamo con l&#8217;immancabile, ineffabile, incorreggibile <strong>Ilaria Salis,</strong> identificata un giorno all&#8217;alba in stanza d&#8217;hotel con un compagno ma non fidanzato (giura lei): lei dice di essere stata presa, perquisita, sequestrata (sarebbe da dire: okkupata, ma ci scappa da ridere) per un&#8217;ora, brutalizzata in base al decreto sicurezza, una brutalità che in confronto Silvio Pellico era un flotillero a Cuba; la polizia, con nota ufficiale, ribatte: nessuna perquisizione, nessuna forzatura, semplice identificazione di dieci minuti (il tempo di ricomporsi) subito rientrata alla formula fatidica dei potenti di tutto il mondo, unitevi: “Voi non sapete chi sono io”, in base ad accordi polizieschi europei, tedeschi, in considerazione dei precedenti sia della euronorevole, sia dell&#8217;amico della notte. Allora, chi ha ragione? Noi avremmo pochi dubbi, ma siccome poi ci dicono “ih, parlaci di Cinturrino” (eh, certo, meglio credere d&#8217;acchitto alla legalità di una gang di spacciatori marocchini e presumere che lo sbirro in quanto tale è un farabutto, ragionare al contrario è patologico, <em>acab semper</em>), ci teniamo quei pochi. E aspettiamo.</p>
<p>Numero due, <em><strong>l&#8217;imam</strong></em> <strong>Pizzaballa</strong> che <a href="https://www.nicolaporro.it/tutti-contro-israele-ma-il-caso-pizzaballa-racconta-unaltra-verita/" target="_blank" rel="noopener">prima denuncia di essere stato impedito dalle forze di polizia israeliane</a> ad entrare nel Santo Sepolcro, poi in una intervista ammette di essere al corrente del blocco totale a causa degli svolazzanti missili iraniani: allora che c&#8217;era andato a fare? Allora anche qui pare la costruzione di una mitologia vittimistica, molto ideologica e vagamente paracula, contro un bersaglio preciso: il Pizza come la Ilaler, con la differenza che er Pizza è molto più schierato su posizioni propal. Dicono: schiaffo a papa Leone. Può darsi, ma forse lo schiaffo glielo voleva dare proprio er Pizza forzando il blocco come un flotillero bitini. La prudenza, un tempo virtù suprema, pare del tutto dimenticata dagli eminenti della Chiesa. Dunque, chi ha ragione? Ottavo, non dire falsa testimonianza: ma tanto che gli frega al Pizza (ha raccattato subito la solidarietà di governo e opposizioni, manco uno che gli abbia obiettato, sì, d&#8217;accordo, ma potevi pure informarti).</p>
<p><em>Number three</em>, la ormai leggendaria <strong>Famiglia del Bosco</strong>, dalla quale caveranno un libro, un film e una serie su Netflix. Famiglia smembrata, con la scusa che era dissociata prima ce l&#8217;hanno fatta diventare davvero: dicevano che era per la tutela dei bambini e li hanno messi in riformatorio o orfanotrofio, dai, su, si sono attaccati a tutto, all&#8217;acqua corrente, alla madre strega, ma quello che premeva davvero era l&#8217;ortodossia dei comportamenti, vaccini a go-go e playstation, così subito drogati di tecnologia, di perversioni acerbe. Quei bambini saranno pure stati diversi, ma adesso sono allucinati e la loro anormalità non guarirà mai, è irreversibile, resteranno segnati a vita come del resto i genitori, conflittuali fin che si vuole, stralunati fin che si vuole, ma vittime di una ferocia da Leviatano. Salmodiano questi funzionari, giudici, periti, assistenti sociali: ah, la Costituzione, noi facciamo tutto secondo la Costituzione: <strong>a parte che la Costituzione come ricatto ha rotto un po&#8217; le balle</strong>, sorge alle volte il sospetto che questa Costituzione più immutabile del Vangelo, diciamo marmorea come il Corano, sia un miraggio, serva ad autolegittimare ogni comportamento e perfino abuso dai presupposti ideologici; se fanatismo c&#8217;è in questa storia, lo è allo specchio, quello delle istituzioni non meno duro e ossessivo di quello della famiglia. Senza farla troppo lunga, tanto non se ne esce in un Paese dove i guardiani della Costituzione sono i giullari che te la spiegano dal basso dei loro studi nei cabaret, ci pare di ricordare che negli articoli 29, 30 e 31 del testo sacro stia scritto qualcosa a proposito della <strong>famiglia come nucleo centrale della società</strong>, preesistente allo Stato, non subordinato allo Stato, sua funzione, come in Unione Sovietica. E non vale obiettare che i tempi cambiano, perché quando fa comodo la Costituzione torna immutabile come le tavole della Legge, lo spirito di Ventotene, “non si invochi la libertà”.</p>
<p>Ancora una volta, la verità della realtà pare biforcarsi, assumere le sfumature di possibilità quantistiche: o “le madri e i padri costituenti”, come sermoneggia la <strong>Carmen Consoli,</strong> hanno stabilito che la famiglia, fondamento naturale della società, è tutelata come tale e garantita dal naturale adattamento delle norme alle diverse forme di convivenza e ai mutamenti sociali, tra i quali quello di una collocazione alternativa, neorurale, astrale, comunque da rispettare, per cui <strong>l&#8217;accanimento sulla vaporosa famiglia non si spiega</strong>; oppure vige <em>in saecula saeculorum</em> la Costituzione medievale, tetragona, i figli come vogliono i giudici se no via, glieli togliamo: trentamila l&#8217;anno, possibile che ogni anno si scovano trentamila famiglie sciroccate come i Trevallion?</p>
<p>Però, allora, non si venga sempre a tirar fuori la solfa della Costituzione <em>omnibus</em> intoccabile ma che va interpretata per ogni faccenda ma sempre per un verso solo: da sinistra a sinistra. Garantiscono quei giudici che esultano ebbri come ultras del <em>Fatto Quotidiano</em> (una fissa, questi qui: per ogni cosa ormai ripetono “datti pace, abbiamo vinto noi”, meno male che una volta nella vita un orgasmo l&#8217;hanno provato), nello stesso palazzo di giustizia dove <strong>fu fatto scempio di Enzo Tortora</strong>, un galantuomo annientato, sì, ma a termini della Costituzione. E non viveva neanche in un bosco.</p>
<p>Max Del Papa, 1° aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/da-salis-a-pizzaballa-come-si-ribalta-senza-ritegno-la-verita/">Da Salis a Pizzaballa: come si ribalta (senza ritegno) la verità</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/da-salis-a-pizzaballa-come-si-ribalta-senza-ritegno-la-verita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>48</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Attenzione a ciò che succede in Asia: in arrivo un altro lockdown?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/attenzione-a-cio-che-succede-in-asia-in-arrivo-un-altro-lockdown/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/attenzione-a-cio-che-succede-in-asia-in-arrivo-un-altro-lockdown/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 18:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=310944</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quello che sta accadendo oggi in Asia non è un fenomeno isolato, ma un possibile anticipo — inquietante — di ciò che potrebbe presto riguardare anche l’Europa. Le misure adottate in diversi Paesi dell’area Asia-Pacifico — dal razionamento digitale del carburante nello Sri Lanka alle restrizioni sui consumi energetici in Corea del Sud, Filippine e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/attenzione-a-cio-che-succede-in-asia-in-arrivo-un-altro-lockdown/">Attenzione a ciò che succede in Asia: in arrivo un altro lockdown?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che sta accadendo oggi in <strong>Asia</strong> non è un fenomeno isolato, ma un possibile anticipo — inquietante — di ciò che potrebbe presto riguardare anche l’Europa. Le misure adottate in diversi Paesi dell’area Asia-Pacifico — dal razionamento digitale del carburante nello Sri Lanka alle restrizioni sui consumi energetici in Corea del Sud, Filippine e Thailandia — non sono semplici interventi tecnici: <strong>rappresentano il segnale evidente di un radicale cambio di paradigma</strong>. L’energia non è più un diritto implicito, ma una concessione regolata, contingentata, amministrata dall’alto.</p>
<p><strong>Il caso dello Sri Lanka è emblematico, quasi un laboratorio politico oltre che energetico</strong>. Il ritorno del sistema Fuel Pass con QR Code associato alla targa non è soltanto una soluzione per gestire la scarsità: introduce un meccanismo di controllo puntuale sui comportamenti individuali. Senza autorizzazione digitale non ci si muove; senza quota disponibile si resta fermi. In condizioni di emergenza, la libertà di movimento diventa negoziabile. E ciò che nasce come misura temporanea rischia, come già accaduto altrove, di trasformarsi in precedente.</p>
<p>Questo scenario si inserisce nel quadro delineato dall’<strong>Agenzia Internazionale per l’Energia</strong>, che parla apertamente della “peggiore crisi energetica della storia” a seguito della guerra in Iran. Il decalogo pubblicato il 20 marzo 2026 va letto per quello che è: non un semplice elenco di buone pratiche da seguire, ma una vera e propria piattaforma di intervento pronta all’uso. Lavoro da casa, limiti di velocità imposti, riduzione degli spostamenti, disincentivo ai voli, pressione fiscale sui consumi: misure che, nel loro insieme, delineano una società in cui il comportamento individuale viene orientato — o corretto — per necessità.</p>
<p>Ed è qui che il discorso diventa inevitabilmente politico. In Europa, infatti, il terreno è già stato preparato: il lessico dell’emergenza, la disponibilità ad accettare restrizioni, <strong>la normalizzazione di misure straordinarie non sono più ipotesi teoriche</strong>, ma esperienza recente e concreta. Il dibattito sui cosiddetti “lockdown energetici”, emerso già nel 2022, appare oggi molto meno astratto. Alla luce di quanto accade in Asia, sembra piuttosto una traiettoria già delineata.</p>
<p>L’Europa, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e vulnerabile agli shock geopolitici, potrebbe trovarsi rapidamente nella stessa condizione. E a quel punto<strong> il passaggio da raccomandazione a imposizione rischia di essere rapido</strong>, se non automatico. Smart working non più facoltativo ma imposto, mobilità privata limitata, razionamento dei carburanti, restrizioni sui consumi domestici: non scenari estremi, ma opzioni già concretamente sul tavolo.</p>
<p>Il precedente della<strong> crisi petrolifera del 1973</strong> dimostra che l’Europa sa reagire con misure drastiche quando è sotto pressione. Ma oggi la differenza è decisiva: la tecnologia. Se negli anni ’70 le restrizioni erano generali e visibili, oggi possono essere selettive, invisibili, personalizzate. Non più soltanto divieti uguali per tutti, ma sistemi di accesso condizionato, tracciamento dei consumi, algoritmi che stabiliscono chi può fare cosa — e quando.</p>
<p>Il punto, allora, <strong>non è negare la realtà della crisi energetica</strong>. È chiedersi quale prezzo siamo disposti a pagare per affrontarla. Perché il rischio concreto non è soltanto quello di una carenza di energia, ma quello di una nuova stagione di emergenzialismo permanente, in cui ogni crisi diventa il presupposto per comprimere spazi di libertà individuale.</p>
<p>Ignorare ciò che sta accadendo oggi in Asia significherebbe scegliere di illudersi, ancora una volta, che certe dinamiche non ci riguardino. <strong>Ma la lezione recente dovrebbe aver insegnato qualcosa</strong>: le misure emergenziali, una volta introdotte, tendono a lasciare tracce profonde. E spesso a sopravvivere all’emergenza stessa.</p>
<p>La domanda, dunque, non è solo quando — o se — arriveranno anche in Europa. La domanda è se saremo in grado, questa volta, di riconoscere in tempo<strong> il confine sottile tra gestione della crisi e compressione strutturale delle nostre libertà</strong>.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 31 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/attenzione-a-cio-che-succede-in-asia-in-arrivo-un-altro-lockdown/">Attenzione a ciò che succede in Asia: in arrivo un altro lockdown?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/attenzione-a-cio-che-succede-in-asia-in-arrivo-un-altro-lockdown/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>59</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli insulti a Giorgia Meloni e il declino del dibattito pubblico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/gli-insulti-a-giorgia-meloni-e-il-declino-del-dibattito-pubblico/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/gli-insulti-a-giorgia-meloni-e-il-declino-del-dibattito-pubblico/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beppe Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 15:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=308185</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anonimato, impunità e linguaggio violento: i rischi dei social</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/gli-insulti-a-giorgia-meloni-e-il-declino-del-dibattito-pubblico/">Gli insulti a Giorgia Meloni e il declino del dibattito pubblico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni ho letto sui social una serie di commenti pieni di offese personali rivolte a <strong>Giorgia Meloni</strong> dopo la partecipazione <strong>a un dibattito pubblico in Tv</strong>. È un fenomeno che ormai purtroppo accompagna ogni tema politico o istituzionale: invece di discutere le idee, si colpiscono le persone.</p>
<p>La critica è legittima, anche dura: fa parte di una<strong> democrazia sana</strong>. L’offesa gratuita, invece, non è un’opinione: è solo un modo per trasformare <strong>il confronto in odio.</strong></p>
<p>Capisco la frustrazione di chi non condivide alcune riforme o scelte istituzionali; capisco anche che l’opposizione abbia tutto il diritto di esprimere il proprio dissenso. Questo è <strong>il bello del pluralismo. </strong>Ma ciò che non può diventare normale è l’insulto come risposta automatica a qualsiasi cosa.</p>
<p>Sarebbe utile che il ruolo di chi ricopre incarichi istituzionali — di qualsiasi colore politico — venisse tutelato maggiormente dagli attacchi personali. <strong>Chi diffonde odio da profili falsi spesso si sente intoccabile,</strong> ma non dovrebbe esserlo: le regole esistono e andrebbero applicate con rigore, anche per ricordare che la libertà di parola non è libertà di insulto.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/che-cosa-dovrebbe-dire-meloni-a-qr-smaschera-lipocrisia-di-gratteri/" target="_blank" rel="noopener">Che cosa dovrebbe dire? Meloni a Qr smaschera l&#8217;ipocrisia di Gratteri</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/vi-leggo-questi-nomi-toghe-sottoposte-al-governo-meloni-smonta-le-bufale-del-no/" target="_blank" rel="noopener">Vi leggo questi nomi. Toghe sottoposte al governo? Meloni smonta le bufale del No</a></li>
</ul>
<p>Forse, se si iniziasse a pretendere <strong>più responsabilità e meno aggressività</strong>, molti capirebbero che il disaccordo può essere espresso senza scadere nell’ostilità personale. Un paese civile si riconosce anche dal modo in cui discute le proprie differenze. Chissà, magari una querela e <strong>una bella e pesante sanzione</strong>, potrebbe mettere a riposo questi boccaloni.</p>
<p>Beppe Fantin, 18 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/gli-insulti-a-giorgia-meloni-e-il-declino-del-dibattito-pubblico/">Gli insulti a Giorgia Meloni e il declino del dibattito pubblico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/gli-insulti-a-giorgia-meloni-e-il-declino-del-dibattito-pubblico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>C&#8217;è questo fuorionda di Meloni che mi ha fatto letteralmente impazzire</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ce-questo-fuorionda-di-meloni-che-mi-ha-fatto-letteralmente-impazzire/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ce-questo-fuorionda-di-meloni-che-mi-ha-fatto-letteralmente-impazzire/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 18:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[fedez]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=308748</guid>

					<description><![CDATA[<p>"E vabbè aspetta, Santa Madonna". Il video dopo l'intervista da Fedez. Mi piace pensare che questa sia la “vera” Meloni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ce-questo-fuorionda-di-meloni-che-mi-ha-fatto-letteralmente-impazzire/">C&#8217;è questo fuorionda di Meloni che mi ha fatto letteralmente impazzire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio mea culpa. Devo fare mea culpa. Perché quando ho saputo che <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/se-meloni-va-nel-podcast-di-fedez-schlein-e-conte-hanno-detto-no/" target="_blank" rel="noopener">donna G andava al podcast di <strong>Fedez</strong></a> – di Fedez! &#8211; mi sono disperato, <em>nooo, nooo, da Fedez nooo, santa Madonna, nooo</em>! E non c&#8217;è bisogno di spiegare perché, e non le voglio sentire le motivazioni scientifiche sulla comunicazione o sulla sinistra che invece non c&#8217;è andata. Poi però vedo un fuorionda, con Giorgia che s&#8217;incazza, e mi verrebbe da gettarle le braccia al collo e, per questa volta, le perdono tutto, pure <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/schlein-contro-schlein-chiede-il-taglio-accise-poi-lo-attacca/" target="_blank" rel="noopener">la furbata delle accise tagliate a 3 giorni dal referendum</a>.</p>
<p>Succede che mentre sta parlando, non so che addetto ai lavori la blocca con la fola del microfono che copre la faccia, roba del tutto insussistente, che assume importanza solo nella mente bacata dei filmmaker o addetti all&#8217;immagine o alla comunicazione; e Giorgia sbrocca, “Vabbè ma aspetta &#8216;n&#8217;attimo, santa Madonna, m&#8217;hai fatto perde er filo!”. <em>Meloni uber alles</em>, ma dopo il mea culpa devo fare anche chiarezza, perché tanto lo so che la madre dei lettori imbecilli è sempre incinta: qui non è questione della retorica, insopportabile, stupida, della pancia, della veracità all&#8217;amatriciana, del politico “uno di noi”: <strong>un politico non è mai uno di noi e men che meno lo è un presidente del Consiglio.</strong> No, io sto dicendo altro e cioè che a me è piaciuta quella insofferenza, anzitutto perché è insofferenza; poi ancora perché evidentemente c&#8217;è una persona che tiene a quello che sta facendo, fosse pure un podcast; poi ancora perché mi è piaciuto vedere la Meloni nuda, spogliata del cipiglio istituzionale; e ancora poi perché, anche se tutto è politica, resta come una zona solare, un&#8217;oasi felice, dove conta l&#8217;umanità, senza calcoli, senza pose, sempre quel preoccuparsi di come uno riesce in video, in selfie, in intelligenza artificiale, santa Madonna.</p>
<p>Ecco, <strong>mi piace pensare che questa sia la “vera” Meloni</strong>, una giovane donna, alla fine, che ritrova se stessa, che è umana, che sa scherzare e inalberarsi alla stessa maniera. Non sempre quella delle passerelle coi potenti (e dico lei ma intendo chiunque nel suo ruolo). Esagero ulteriormente nella <em>excusatio non petita</em>, ma sempre perché so con chi ho a che fare: non sto dicendo che il politico abbia da oscillare negli estremi della trasandatezza o del patinato, non vorrei mai un premier che si comporta come sul divano di casa: penso semplicemente che il livello di rarefazione, di sofisticazione di questi <strong>politici influencer</strong> sia diventato inverosimile e quindi insopportabile, e quando si scopre che uno di loro non è un robot, ecco, viene da respirare: santa Madonna, non è solo un burocrate, gelido come uno del Politburo, uno che può stritolarmi come gli gira, pure lui capirà pure che vuol dire tirare a campare, sudarsela alla fine.</p>
<p>Insomma non dico che sei più indotto a fidarti, ma almeno te lo senti meno lunare, meno alieno. Tutto qui. Perché <strong>c&#8217;è un eccesso di populismo, non solo nel potere</strong>, che poi è l&#8217;esatto opposto della adattabilità, della accessibilità e, in definitiva, della democrazia: malata di tante patologie, ma una delle peggiori è proprio che gli eminenti a vario titolo, politici, influencer, giornalisti, divetti dello spettacolo, intellettuali, ormai perfino scienziati, per brevità quella che siamo abituati a maledire in fama di “élite”, sembrano tutti pesci che girano in una bolla a parte, del tutto autoreferenziali, sdegnosamente staccati dai comuni mortali, che considerano carne da elezioni e poco più. Dietro il salvataggio della destra europea di una come la occupatrice guevarista I<strong>laria Salis</strong> non c&#8217;è affatto il pietismo salvifico per un processo in una terra considerata ostile, e non ci sono solo irriferibili, ma concreti, calcoli di convenienza politica: c&#8217;è, più marcato, un sentimento di solidarietà trasversale, non importa chi sei e come sei arrivata qui, importa che ormai ci sei, sei una di noi e noi ti salviamo, ti teniamo dentro. E la sbracata, imbarazzante Salis ha subito preso a comportarsi come una del giro, una privilegiata, le cui strazianti clip sono patetiche, non riescono a camuffare il suo nuovo status di piccola potente, di privilegiata.</p>
<p><iframe title="Giorgia Meloni a Pulp Podcast. | Pulp Podcast #51" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/mWs_KNoc5AI?start=3310&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Noi non siamo nessuno per dare consigli, e i politici sanno benissimo sbagliare da soli ovvero con la pletora di consulenti e addetti alla pubblicità che hanno intorno. Però una cosa ci sentiremmo di azzardarla: andrebbe tutto meglio, per loro, per noi, per il Paese (o, come piace dire a donna G, “la nazione”), se tornassero umani: più sudati (metaforicamente) e un meno laccati, se insomma dessero almeno<strong> l&#8217;impressione di grattarsi la pera con le maniche arrotolate</strong> alle prese coi problemi di una popolazione intera. Più spontanei nella fatica dell&#8217;impegno, se possiamo dire così. Perché abbiamo un dannato bisogno di immediatezza e qui non si tratta di velare la finzione ma di non velare la sincerità, anzi di svelarla proprio. Se c&#8217;è, se è presentabile. E non vogliamo pensare che un politico sia di default un farabutto costretto a mentire come respira.</p>
<p>Come Giovannino Guareschi soleva chiosare a proposito dei suoi personaggi del Mondo piccolo: “Lo stile è l&#8217;uomo, e anche la donna”. Ed io arrivo a pensare che <strong>se a sinistra fossero più Peppone e meno Tomaso, ci sarebbe più facile non detestarli</strong> e perfino, chissà, votarli; allo stesso modo, se a destra fossero meno certi soggetti troppo sopra (o sotto le righe), per non parlare del clero: meno, molto meno Zuppi e più don Camillo. E non venitemi a dire che erano altri tempi, perché i tempi cambiano e va bene, ma gli uomini e le donne restano gli stessi e, se cambiano, vuol dire che non sono più uomini e donne, non sono più umani, ma solo automi, proiezioni da IA.</p>
<p>“Vabbé, ma lasciame finì, santa Madonna, m&#8217;hai fatto perde er filo!”. <strong>Vale più un fuorionda così, di 10 secondi, che interminabili servizi del telegiornale</strong>. Al punto che, nei commenti dei “socialari”, c&#8217;è chi insinua che fosse tutto combinato come operazione simpatia. Invece era il contrario, tant&#8217;è vero che a tirarlo fuori è stato uno del catastrofico <em>Fatto Quotidiano</em>, testata che avrebbe bisogno di sussidi di intelligenza più che monetari pubblici: praticamente tutti hanno preso le parti della Meloni incazzata, anche quelli che non la votano, perfino, udite udite, qualche grillino che è l&#8217;esemplare più stupido in natura: “E va beh, ma vi attaccate a tutto”; “Non mi sembra tutto questo scoop”; “Voto No ma stavolta sono con lei”; “Sì ma quanto siete ridotti male”; “Sì ma quanto siete meschini”; “Sì ma lasciatela pure vivere, santa Madonna”. E non erano commenti orientati, erano solo sospiri di sollievo di fronte all&#8217;umanità ritrovata, al potente che si spoglia, magari suo malgrado, della sua corazza, della sua fortezza inaccessibile. Ci vuole tanto a capirlo? Ecco, se potessimo dare un consiglio a donna G (subito da cestinare), sarebbe questo: <strong>meno impettita e più cazzuta</strong>, ossia più sorridente nel tratto e meno accondiscendente nei fatti. Santa Madonna!</p>
<p>Max Del Papa, 19 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ce-questo-fuorionda-di-meloni-che-mi-ha-fatto-letteralmente-impazzire/">C&#8217;è questo fuorionda di Meloni che mi ha fatto letteralmente impazzire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ce-questo-fuorionda-di-meloni-che-mi-ha-fatto-letteralmente-impazzire/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>14</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il politicamente corretto vuole eliminare Churchill dalle banconote</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/l-politicamente-corretto-vuole-eliminare-churchill-dalle-banconote/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/l-politicamente-corretto-vuole-eliminare-churchill-dalle-banconote/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 10:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[winston churchill]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=307701</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ipotesi di sostituire i ritratti dei protagonisti della storia con immagini di animali divide l’opinione pubblica: è in corso una rimozione della memoria storica?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/l-politicamente-corretto-vuole-eliminare-churchill-dalle-banconote/">Il politicamente corretto vuole eliminare Churchill dalle banconote</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni la figura di <strong>Winston Churchill</strong> è diventata uno dei bersagli preferiti delle riletture moralistiche della storia. Un personaggio complesso, con luci e ombre — conservatore, elitario, figlio del suo tempo e sostenitore dell’Impero britannico — che viene sempre più spesso giudicato esclusivamente con <strong>i parametri moralistici del XXI secolo.</strong></p>
<p>Il risultato è una progressiva erosione della sua presenza simbolica: prima le polemiche sul sigaro nelle fotografie, <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2026/02/27/la-statua-di-churchill-a-londra-imbrattata-con-la-scritta-criminale-sionista_35978ebd-c9f8-4e84-99cc-35a10f14a30b.html" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>poi le statue vandalizzate,</strong></a> e ora perfino il rischio di sparire dalle banconote. Come se il modo più semplice di affrontare le complessità del passato fosse rimuoverlo definitivamente dai simboli del presente.</p>
<p>Secondo alcune indiscrezioni, infatti,<strong> la Bank of England</strong> starebbe valutando di sostituire sulle sterline i ritratti delle grandi figure storiche con immagini di animali e fauna selvatica. Ufficialmente le ragioni sarebbero due: celebrare la natura britannica e rendere le banconote più difficili da contraffare.</p>
<p>Eppure, questa scelta solleva una domanda più ampia: perché rinunciare proprio ai volti dei protagonisti della storia nazionale? <strong>Le banconote non sono soltanto strumenti economici;</strong> sono anche simboli culturali che raccontano un Paese e la sua memoria collettiva.</p>
<p>Togliere quei volti rischia di apparire come un ulteriore passo verso <strong>una forma di neutralizzazione della storia</strong>, dove le figure del passato diventano scomode perché imperfette o non perfettamente allineate ai rigidi canoni dell&#8217;odierna morale.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/churchill-desnudo/" target="_blank" rel="noopener">Churchill desnudo</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sia-lode-allorinatoio-di-churchill-salvato-dallavvento-del-ministro-donna/" target="_blank" rel="noopener">Sia lode all&#8217;orinatoio di Churchill, salvato dall&#8217;avvento del ministro donna</a></li>
</ul>
<p>La consulenza al progetto includerebbe anche <strong>Nadeem Perera,</strong> presentatore televisivo e fondatore del collettivo di birdwatching <strong>&#8220;Flock Together&#8221;</strong>, nato con l’obiettivo di avvicinare alla natura le minoranze etniche o religiose. L’iniziativa è interessante sul piano sociale, per carità, ma resta legittimo chiedersi se una riforma simbolica della moneta nazionale debba davvero nascere da <strong>un clima culturale sempre più diffidente verso la memoria storica tradizionale.</strong></p>
<p>Il rischio, come sempre più frequentemente accade, è che sotto la veste neutra della celebrazione della natura si nasconda in realtà una tendenza più ampia: quella di sostituire il racconto storico con simboli meno controversi, <strong>per evitare qualsivoglia confronto con le contraddizioni del passato</strong>.</p>
<p>Ma cancellare i personaggi storici dai simboli pubblici <strong>non cambia certo la storia.</strong> Piuttosto, rischia di semplificarla fino a svuotarla.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 14 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/l-politicamente-corretto-vuole-eliminare-churchill-dalle-banconote/">Il politicamente corretto vuole eliminare Churchill dalle banconote</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/l-politicamente-corretto-vuole-eliminare-churchill-dalle-banconote/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Via Gesù, a scuola arriva la Sharia: è in corso la sostituzione etnica (e non ve ne accorgete)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/via-gesu-a-scuola-arriva-la-sharia-e-in-corso-la-sostituzione-etnica-e-non-ve-ne-accorgete/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/via-gesu-a-scuola-arriva-la-sharia-e-in-corso-la-sostituzione-etnica-e-non-ve-ne-accorgete/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:29:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[sostituzione etnica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=307456</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalle scuole alle città, il conflitto tra multiculturalismo, identità e sicurezza diventa il terreno su cui si misura la debolezza dell'Europa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/via-gesu-a-scuola-arriva-la-sharia-e-in-corso-la-sostituzione-etnica-e-non-ve-ne-accorgete/">Via Gesù, a scuola arriva la Sharia: è in corso la sostituzione etnica (e non ve ne accorgete)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La sostituzione, etnica, culturale, anche politica c&#8217;è</strong> e non si nasconde, avanza con passo arrogante, di conquista e non la si sa o si può contrastare: <strong>la sinistra scellerata</strong> la asseconda, la predica, organizza le sue saldature all&#8217;occorrenza criminali, la destra più che limitarsi al piagnisteo non sa o non può o non vuole fare.</p>
<p>I simboli di questa sostituzione di conquista sono diversi ma tutti con una base violenta, contro-colonialista, <strong>giusta la sensibilità islamica, coranica per cui con l&#8217;infedele non si scende a patti,</strong> lo si assoggetta o decapita e dove un fedele sbarca, quella è casa sua.</p>
<p><strong>I simboli sono le bande maranza</strong> che taglieggiano e rapinano e stuprano, sono i maranza che sbudellano compagni recitando le sure, è il fanatico progressista che a New York mentre latra in un megafono “benvenuti a tutti gli immigrati islamici” si vede piombare sulla schiena un immigrato islamico “di nuova generazione” che lo usa come trampolino per scagliare una bomba. E sta ad una manifestazione “in difesa” del sindaco newyorkese <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/mamdani-giura-sul-corano-il-rischio-degli-islamisti-al-potere/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mamdami, in odor di Fratelli Musulmani,</strong> </a>la cui moglie posta a ripetizione foto esaltanti terroristi di Hamas, di Hezbollah.</p>
<p>La sostituzione c&#8217;è e penetra nell&#8217;Europa occidentale come coltello nel burro, senza lottare, senza quasi divertircisi: ovunque il Ramadan impone i suoi digiuni e le sue sospensioni, siano scuole o squadre sportive giovanili, ovunque c&#8217;è un attacco a questo o quel feticcio della tradizione cattolica, in Germania, in Bassa Sassonia i Verdi al potere di fatto hanno deciso la sostituzione di Cristo con Maometto e nessuno si stupisce né, tanto meno, si oppone. Come cosa fatta, <strong>con la forza dell&#8217;ineluttabilità.</strong></p>
<p>Ma perché? Il ministro dell&#8217;Istruzione Verde, questa erinni<strong> Julia Willie Hamburg,</strong> che dovrebbe ribattezzarsi Hambugistan, stila un mega programma, dettagliato allo sfinimento secondo pedanteria di sinistra, di 130 argomenti riassumibili in uno: la sostituzione dell&#8217;insegnamento della religione cattolica con la <strong>Sharia</strong> condita di gender, cose che insieme ci stanno solo col cappio e la scimitarra, ma la sinistra suicidaria le vittime preferisce sacrificarle sull&#8217;altare delle convergenze di immaginario potere.</p>
<p><strong>Basta con la religione cristiano-cattolica a scuola,</strong> scalzata da argomentazioni pretestuose, gassose quali “identità”, “comunità e futuro”, il buddismo zen insieme ad altre granitiche, l&#8217;Islam ortodosso, la sottomissione virtuosa che comincia sui banchi. La coglionaggine in purezza del <strong>neocomunismo fetente,</strong> ma una coglionaggine micidiale e vile: tutte le città d&#8217;Italia e d&#8217;Europa sconvolte da una penetrazione sanguinaria che non c&#8217;è modo di arginare, che cresce ogni giorno, tagliagole e pedofili liberati e rimessi in circolazione dai giudici provocatori, una temperie allucinante, ma<strong> in Germania fanno i loro esperimenti sociali.</strong></p>
<p>Mantengono, bontà loro, il Padre Nostro benché <strong>addomesticato nell&#8217;ottica comunista</strong> dei “bisogni sociali fondamentali”, come a dire: compagno Dio, dai a ciascuno secondo i suoi bisogni e chiedigli secondo le sue possibilità, ma è chiaro che trattasi di misura temporanea, a lungo o breve andare anche la preghiera simbolo del cristianesimo andrà abolita.</p>
<p>La ragione, la scusa, è sempre, invariabilmente la stessa: <strong>“per non turbare le altre sensibilità”.</strong> Quali, quelle di chi considera il cane una vita da bastonare, da macellare e la donna meno del cane? Da pestare a piacimento a patto di non lasciare lividi visibili? Da seppellire sotto strati di veli che secondo le “transfemministe” sono una conquista, un diritto cui obbligare tutt* e tutt*? Siamo alla follia ma la sinistra vaneggiante che rimpiange i Khamenei la persegue e la destra subisce tra indifferenza e rassegnazione.</p>
<p>Al massimo si fa osservare che “<strong>quando si arretra sulla propria identità confessionale cristiana</strong> per diventare contenitore multiculturale, si lascia spazio ad altre religioni dall&#8217;identità più marcata”. L&#8217;acqua calda del risaputo, la retorica dell&#8217;allarmismo scontato che ha dentro già il sapore della resa.</p>
<p>Sono diventati cretini i tedeschi un tempo tutti d&#8217;un pezzo? Lo siamo noi,<strong> incapaci di organizzare una resistenza quantomeno fideistica,</strong> ossia culturale? Sì, anche, ma perché non dirlo il segreto di Pulcinella che tutti hanno accettato per tempo e cioè che l&#8217;Islam di conquista comincia la sua conquista dall&#8217;inizio delle scuole e delle università finanziate generosamente, largamente? Un processo che dura da trenta anni almeno e al quale nessuno ha voluto sottrarsi.</p>
<p>Il segreto di Pulcinella è che<strong> la penetrazione in armi dell&#8217;Islam neocolonialista cresce su una corruzione diffusa,</strong> endemica che coinvolge i Comuni che concedono false moschee, madrase truccate da circoli, centri di arruolamento dello stragismo che tutti conoscono e che i Servizi hanno il loro daffare a tener d&#8217;occhio; e coinvolge gli istituti scolastici “di ogni ordine e grado” nel silenzio della politica e dell&#8217;amministrazione anche di vertice che certi pericoli non li vede, che predica se mai l&#8217;adeguamento alle sacre ragioni del Ramadan; in assistenza di una <strong>Chiesa fellona, omertosa,</strong> i cui vescovi, cardinali, sacerdoti consacrano la resa definitiva come chi pensa: tanto non si può fare niente, tanto vale guadagnarci quello che si può fin che si può.</p>
<p><strong>Sapendo che quello che aspetta, chierici e laici, è il tabula rasa.</strong> La penetrazione islamista viaggia sulla corruttela e per capirla, per tracciarla è sempre valido il vecchio consiglio: segui i soldi! Non dappertutto però. Si è lamentato un propagandista di Hamas che “in Giappone abbiamo buttato milioni, e milioni di milioni, e non si è convertito nessuno, solo uno e non era neanche giapponese”.</p>
<p>In Europa, in Italia,<strong> terra di religione strutturata</strong>, di divino identificabile e immanente, non le vaghezze sociali dello scintoismo o del confucianesimo evocativo, invece le “conversioni” attecchiscono benissimo perché i valori sono tanti e fin troppi, laici, confessionali, escatologici, predicati, normati, ma <strong>il valore dei soldi viene prima</strong>, la mentalità stracciona dell&#8217;Europa che si è arresa ha sempre bisogno di elemosine privilegia il qui e subito, il “meglio l&#8217;uovo oggi” pur sapendo che la gallina di domani è assassina, è rapace.</p>
<p>Max Del Papa, 13 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/via-gesu-a-scuola-arriva-la-sharia-e-in-corso-la-sostituzione-etnica-e-non-ve-ne-accorgete/">Via Gesù, a scuola arriva la Sharia: è in corso la sostituzione etnica (e non ve ne accorgete)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/via-gesu-a-scuola-arriva-la-sharia-e-in-corso-la-sostituzione-etnica-e-non-ve-ne-accorgete/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>148</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli errori giudiziari non sono &#8220;casi isolati&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/gli-errori-giudiziari-non-sono-casi-isolati/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/gli-errori-giudiziari-non-sono-casi-isolati/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beppe Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 16:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Tortora]]></category>
		<category><![CDATA[errori giudiziari]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=306928</guid>

					<description><![CDATA[<p> Oltre 32.000 innocenti dietro le sbarre: una strage silenziosa che continua da oltre trent’anni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/gli-errori-giudiziari-non-sono-casi-isolati/">Gli errori giudiziari non sono &#8220;casi isolati&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia esiste una strage silenziosa di cui raramente si parla. Non fa rumore, non riempie le prime pagine dei giornali se non quando coinvolge figure note –<a href="https://www.nicolaporro.it/tortora-e-i-moretti/" target="_blank" rel="noopener"><strong> come accadde nel caso di Enzo Tortora</strong> </a>– ma riguarda soprattutto persone comuni, la cui vita viene travolta da errori investigativi, valutazioni affrettate e meccanismi giudiziari che non sempre funzionano come dovrebbero.</p>
<p>Secondo i dati raccolti da <strong>Errorigiudiziari.com,</strong> che da oltre 25 anni monitora il fenomeno, dal 1991 al 31 ottobre 2025 <strong>si contano 32.484 casi di innocenti finiti dietro le sbarre.</strong> Un numero impressionante, pari in media a più di 928 persone all’anno la cui libertà è stata compromessa ingiustamente.</p>
<p>Ingiusta detenzione ed errori giudiziari: <strong>due facce della stessa ferita.</strong> Per comprendere la portata del fenomeno occorre distinguere due categorie:</p>
<ul>
<li>Ingiusta detenzione: riguarda chi ha subito la custodia cautelare in carcere o ai domiciliari, salvo poi essere assolto.</li>
<li>Errore giudiziario in senso stretto: riguarda invece chi è stato condannato definitivamente e poi assolto dopo un processo di revisione.</li>
</ul>
<p>Unendo entrambe le tipologie si ottiene la fotografia completa della situazione: <strong>migliaia di vite interrotte,</strong> famiglie devastate, reputazioni cancellate e un costo economico che grava sulle casse dello Stato.</p>
<p>La “strage silenziosa” non pesa soltanto sulle persone coinvolte, ma anche sulle finanze pubbliche. <strong>Dal 1991 al 2025 lo Stato ha versato oltre 1 miliardo di euro tra indennizzi</strong> e risarcimenti (1.011.525.925 euro, per la precisione). Una media annuale di quasi 29 milioni di euro, senza considerare che per il 2023, 2024 e 2025 non sono ancora disponibili tutti i dati relativi ai risarcimenti per errori giudiziari.</p>
<p>La custodia cautelare:<strong> il cuore del problema</strong>. Il grosso degli innocenti finiti in manette proviene dalla custodia cautelare. Dal 1992 al 31 ottobre 2025 si contano 32.262 casi di ingiusta detenzione, cioè quasi la totalità del totale complessivo degli errori. <strong>La media è di 949 persone all’anno,</strong> mentre gli indennizzi liquidati hanno superato i 925 milioni di euro.  Solo nei primi dieci mesi del 2024 i casi registrati sono stati 535, per una spesa superiore a 23,8 milioni di euro.</p>
<p>Numeri in linea con l’anno precedente, con <strong>una lieve diminuzione delle persone coinvolte</strong> (-67), ma con una spesa leggermente più alta. Negli ultimi anni il dato sembra oscillare stabilmente tra 500 e 600 casi annui, una cifra comunque lontana dall’idea che “gli errori siano episodi isolati”.</p>
<p><strong>Una diminuzione solo apparente</strong>. Pur registrandosi un leggero calo, attribuire questa flessione a un miglioramento del sistema giudiziario sarebbe un’interpretazione forse troppo ottimistica.</p>
<p>Molto più probabilmente, come sottolineano gli esperti, la contrazione è dovuta a un atteggiamento sempre più restrittivo dello Stato nella concessione degli indennizzi: <strong>nel 2025, ad esempio, è stato accolto solo il 58% delle domande</strong>, con 535 indennizzi su 913 richieste.</p>
<p>Si tende inoltre a liquidare importi vicini ai minimi previsti dalla legge,<strong> riducendo al ribasso il riconoscimento economico ai cittadini ingiustamente privati della libertà.</strong> Il dibattito sul prossimo referendum si intreccia inevitabilmente con il tema degli errori giudiziari e dei costi che questi comportano per lo Stato e per i cittadini.</p>
<p>I dati sugli indennizzi e sui risarcimenti alimentano discussioni accese, nelle quali si confrontano visioni differenti <strong>su come riformare il sistema giudiziario</strong> e su quali strumenti adottare per ridurre il rischio di ingiuste detenzioni.</p>
<p>Le posizioni politiche si dividono, con <strong>alcuni leader che sostengono il fronte favorevole e altri che si schierano per il NO</strong>, come <strong>Giuseppe Conte</strong>, che dopo aver massacrato gli italiani con banchi e rotelle e il colossale fallimento del bonus 110 dovrebbe solo ritirarsi dalla politica e non farsi più sentire.</p>
<p>Al di là delle appartenenze, i<strong>l nodo centrale resta la necessità di individuare soluzioni efficaci</strong> per prevenire gli errori giudiziari e per garantire ai cittadini un sistema di giustizia più equo e trasparente. La satira come lente d’ingrandimento sugli errori giudiziari.</p>
<p>Nel dibattito sugli errori giudiziari, spesso dominato da numeri, tabelle e analisi tecniche, <strong>la satira può diventare uno strumento sorprendentemente efficace</strong>. Non per semplificare un problema complesso, ma per renderlo più accessibile, più comprensibile e, soprattutto, più vicino al pubblico.</p>
<p>Dare voce all’assurdo. <strong>E qui arriva la mia satira.</strong> Gli errori giudiziari sono un tema drammatico, ma anche profondamente paradossale: cittadini innocenti che finiscono in custodia cautelare, processi che si ribaltano dopo anni, risarcimenti milionari che arrivano troppo tardi. La satira, amplificando questi paradossi, riesce a mostrarne l’assurdità meglio di qualunque grafico.</p>
<p><strong>Attraverso l’ironia, si può trasformare un dato in una scena immediata:</strong> “Con 32.000 errori giudiziari in trent’anni, è quasi più facile essere arrestati per sbaglio che indovinare tutti i numeri del Superenalotto”.</p>
<p>Così un problema enorme diventa visibile anche a chi di solito non legge rapporti statistici. Rendere comprensibile ciò che appare lontano. <strong>Molti cittadini percepiscono gli errori giudiziari come qualcosa di astratto</strong>, rare eccezioni destinate ad altri. La satira, invece,<strong> riporta il fenomeno nella vita reale:</strong> “È curioso: lo Stato, quando sbaglia, ti chiede scusa e ti paga con i soldi che gli hai già dato tu. Una specie di abbraccio… finanziato da te”. Attraverso immagini semplici e paradossali, l’opinione pubblica si avvicina al tema con maggiore consapevolezza. <strong>Smascherare le contraddizioni del sistema</strong>. Il linguaggio satirico ha il potere di mostrare ciò che non funziona senza usare toni aggressivi o accusatori.</p>
<p>Può far notare, ad esempio, <strong>l’incoerenza tra la gravità del problema e la scarsa attenzione mediatica:</strong> “Gli errori giudiziari vengono chiamati ‘casi isolati’. Certo, isolati: uno qui, uno là… solo 32.000 in trent’anni.” La satira rompe l’indifferenza senza urlare. Stimolare la riflessione pubblica.</p>
<p>Nel contesto di un referendum o di una riforma della giustizia, <strong>la satira non deve indicare come votare né attaccare individui,</strong> cosa che spesso, come in questo caso fatico a mantenere.<strong> Il suo ruolo è un altro:</strong> aprire il dibattito, far riflettere sulle contraddizioni, ricordare che dietro ogni numero c’è una persona. Un buon pezzo satirico non dice al lettore cosa pensare. Lo invita a farlo.</p>
<p>Beppe Fantin</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/gli-errori-giudiziari-non-sono-casi-isolati/">Gli errori giudiziari non sono &#8220;casi isolati&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/gli-errori-giudiziari-non-sono-casi-isolati/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ipocrisia dei buoni: nessun rispetto se sei &#8220;di destra&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lipocrisia-dei-buoni-nessun-rispetto-se-sei-di-destra/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/lipocrisia-dei-buoni-nessun-rispetto-se-sei-di-destra/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dino Cofrancesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 10:38:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Rispetto]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=306790</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando il rispetto diventa selettivo: libertà di parola, disistima e comprensione nell’Italia delle etichette politiche</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lipocrisia-dei-buoni-nessun-rispetto-se-sei-di-destra/">L&#8217;ipocrisia dei buoni: nessun rispetto se sei &#8220;di destra&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che a distinguere radicalmente la società aperta dalle altre sia la libertà di parola e di ascolto unita al rispetto per chi ha opinioni diverse dalle proprie. <strong>Sul termine “rispetto”, però, si annidano non pochi equivoci.</strong> Nel 2024 <strong>Treccani</strong> ha scelto rispetto come parola dell’anno per sottolinearne l’importanza fondamentale in una società segnata da conflitti e la necessità di riscoprirne il valore.</p>
<p>Sennonché,<strong> in linea con la <em>political culture</em> nazionale</strong> — buonista con i “diversi” e persecutoria nei confronti degli “opposti” — il prestigioso istituto romano definisce il rispetto come “un sentimento e un atteggiamento di stima, attenzione e riguardo verso persone, istituzioni o culture, manifestato con azioni o parole”. Insomma, non c’è rispetto se non è legato alla stima.</p>
<p><strong>Gli inglesi, che sono liberali ma non buonisti</strong>, la vedono diversamente e nell’Oxford Learner&#8217;s Dictionaries distinguono due tipologie. Da una parte il rispetto come “riconoscimento di una superiorità morale o sociale; deferenza, riguardo (anche per, verso, di ): salutare con rispetto; nutrire, provare rispetto per (o verso ) i genitori, le istituzioni; avere rispetto degli anziani”. Dall&#8217;altra il rispetto come “sentimento di attenzione nei confronti degli altri, della loro dignità e dei loro diritti, che dispone ad astenersi da atti offensivi o lesivi (per, verso, di): il rispetto per (o verso ) i propri simili; rispetto per la proprietà; rispetto della vita altrui; mostrare rispetto verso tutte le opinioni&#8221;.</p>
<p>In realtà, il rispetto che si deve agli altri, sempre in una società aperta, è solo il secondo. Sono tenuto a “rispettare” la defunta <strong>Michela Murgia</strong>, inventrice del <a href="https://www.nicolaporro.it/fascistometro-perche-alla-prima-domanda-mi-sono-fermato/" target="_blank" rel="noopener"><strong>fascistometro</strong></a>, o <strong>Mirella Freni</strong> che, nel suo recente pamphlet sulla cultura di destra, parla di Giorgia Meloni come legittima erede di Hitler, di Mussolini, di Julius Evola. Ma perché dovrei essere tenuto ad avere riguardo per autori e libri che, a casa mia, dopo averli letti, butterei nell’immondizia, e che tuttavia riterrei intollerabile —<strong> e “illiberale”</strong> — censurare o impedirne la pubblicazione?</p>
<p>In realtà, <strong>anche il diritto alla “disistima” fa parte dei diritti di libertà</strong>: oserei dire anche il diritto all’odio, se non si traduce in “linea di fatto”.</p>
<p>Ai due paragrafi dell’Oxford Learner&#8217;s Dictionaries ne aggiungerei, però, un terzo, che sarebbe piaciuto al liberale pluralista <strong>Isaiah Berlin</strong>: “Il rispetto come dovere di comprendere le ragioni, gli interessi, i valori degli altri,&#8221; dove, beninteso, &#8216;<em>tout comprendre</em>&#8216; non è &#8216;<em>tout pardonner</em>&#8216;. Si ha l’obbligo di comprendere l’etica nazista — come invitava a fare <strong>Mario Stoppino</strong> in un inedito ripubblicato ora su <strong>“Nuova Storia Contemporanea”</strong> — ma averne inteso la natura diabolica non porta certo a cancellare l’orrore e la distanza dalla visione del mondo hitleriana.</p>
<p><strong>Oggi, in Italia, questa terza accezione è <em>de facto</em> ancora più utopica delle altre due.</strong> Quando si parla di “sovranisti, nazionalisti, populisti”, ricacciati tutti nella bolgia infernale del fascismo, non si è tenuti ad alcun rispetto.  Né al rispetto come riguardo, né al rispetto come riconoscimento di diritti civili e politici, né al rispetto come dovere di comprensione.</p>
<p>Se una misura, <strong>una proposta di legge</strong>, un’iniziativa vengono bollate come “sovraniste”, il discorso si chiude subito; ma sapere di che si tratta non dovrebbe interessare nessuno. Il rispetto proclamato dalla Treccani, in fondo, è rispetto <em>de noantri</em>.</p>
<p>Dino Cofrancesco, 9 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lipocrisia-dei-buoni-nessun-rispetto-se-sei-di-destra/">L&#8217;ipocrisia dei buoni: nessun rispetto se sei &#8220;di destra&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/lipocrisia-dei-buoni-nessun-rispetto-se-sei-di-destra/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>26</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>E fatevi una risata</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-fatevi-una-risata/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/e-fatevi-una-risata/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 19:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[patriarcato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=306803</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Latina lo striscione per la festa delle donne: "Vi abbiamo amato ai bei tempi del patriarcato". E tutti a dire "choc"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-fatevi-una-risata/">E fatevi una risata</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sancita ufficialmente da <strong>Mattarella</strong>, uno al quale sommessamente consiglieremmo di uscire un po&#8217; dal guscio forzando quella sua proverbiale riservatezza, anche in una prospettiva di carriera futura, fiorisce la Giornata della Mimosa, consacrata alle Donne: vere, percepite, a piazèr. Svolazzano le solite prese di coscienza, inedite, originalissime: la battaglia non è vinta, bisogna lottare ancora (come diceva Asia Argento alle prese con Weinstein), c&#8217;è troppa discriminazione, il mondo in rosa, la donna Rosa (come cantava Pippo Baudo), fioriscono chiamate alle armi di tutte le sfumature di rosa, da Big Mama dai Caraibi a Big Lella al referendum. A Milano, alla fabbrica del Vapore, appropriatamente han fatto un museo, altrettanto appropriatamente, sul <strong>femminismo antipatriarcale</strong> dove se la prendono, chissà perché, con Federico Rampini (e Bruno Vespa). Testimonial della Giornata della Donna, alquanto misteriosamente, un uomo: <strong>Gino Cecchettin.</strong> E insomma in una tormenta rosa di tormentati luoghi comuni, fra tante gente rosa, una cosa bella: uno “striscione choc” a Latina: “Donna: quanto t&#8217;abbiamo amato ai bei tempi del patriarcato”. In rima bacièta, disgrazièti maledètti. A tutta prima, si potrebbe pensare alla mano di qualche collettivo transfemminista, tipo <strong>Non una di meno</strong> (ma anche meno non una di più: anche meno, grazie), non per altro ma perché pare vergato, con la verga, dagli ayatollah assurti a nuovi idoli della sinistra movimentista e antagonista. Ma più probabilmente <strong>è solo una goliardata reazionaria</strong>, Latina, del resto, è città tradizionalmente fascista, la mise su il duce. Dio, che choc.</p>
<p>Altro choc, proprio nel giorno delle donne,<a href="https://www.nicolaporro.it/meloni-una-grande-leader-ci-aiuta-le-parole-di-trump-in-una-telefonata/"> la certificazione trumpiana per donna G come Giorgia</a>: “È mia amica, l&#8217;Italia cerca sempre di aiutare”. Tié, serviti quelli ossessionati dal chiamarla in Parlamento, che se dovesse andarci tutte le volte che la premiata ditta Bonelli&amp;Fratoianni la invoca, povera donna G, non riuscirebbe neanche più a lavarsi i denti la mattina, le conviene installare una brandina a Montecitorio. Ora, concediamo che il livello politico sia in generale molto modesto, per andar di eufemismo, ma di una cosa va dato atto: non sono mai stati tempi così incasinati e fanatici, si tende a risolver tutto con la scure più che il rasoio di Occam, o sei di qua o sei di là, con relativi furori: e i politici, sensibilissimi agli umori popolari, che oggi viaggiano in rete, si regolano.</p>
<p>Nel dettaglio, che dovrebbe fare la Meloni se non barcamenarsi? Tenere conto delle logiche globali per un premier non è un&#8217;opzione, il peso dell&#8217;America resta decisivo, staccarsene non è contemplato, si può solo cercare di cavarsela, tanto più con un tipo come il Donald scatenato in un contesto di guerra: e bisogna dire che <strong>la presidente del Consiglio se la sta cavando</strong>, e ce la sta cavando, coi minori danni possibili. Insistere come fa la sinistra da carretto con la sudditanza americana è al limite della coglionaggine: meglio essere amici di Trump o di Khamenei, compagne? E rispondere “né-né” non è una opzione, è cialtronaggine.</p>
<p>Ancora una cosa, anzi una esegesi, tornando a bomba: “<strong>Donna: quanto t&#8217;abbiamo amato ai bei tempi del patriarcato</strong>”. Può sembrare una arroganza becera e perfino criminale, ma, ad essere logici, il significato è l&#8217;opposto: ai tempi del patriarcato comandavano le donne, particolarmente in casa. L&#8217;uomo abbaiava, la donna decideva. L&#8217;uomo faceva il forte, la donna era forte. E le donne lo sapevano, e non si lamentavano. Poi, che molte cose restassero da rimettere in ordine, nessuno lo nega. Ma a questo punto, fingere che non siano state abbondantemente corrette, insistere sulla disuguaglianza punitiva ha il solo sapore possibile del business, delle carrierine di troppe nullità in politica retorica, nell&#8217;arte povera, nel giornalismo parolaio, nell&#8217;intellettualismo verboso.</p>
<p>Abbiamo raccontato delle risacche nei più giovani, che, non troppo misteriosamente, tendono a rifluire verso un modello di famiglia, e di coppia, più “tradizionale”: l&#8217;uomo “forte”, che ha l&#8217;ultima parola (mentre la donna ha tutte le altre, compreso il posticipo), la femmina che cerca un maschio non più celenterato che le dia sempre ragione, che pretenda di “allattare” lui i bambini”: è nient&#8217;altro che la fisiologica nostalgia canaglia <strong>di un ordine completamente perduto</strong>, dove ci si possa orientare, dove ci sia meno percezione e più realtà, con le conseguenti assunzioni di responsabilità; ecco, a noi piace pensare che quello striscione a Latina, porca città, volesse, in fondo, dire proprio questo: <strong>non che si stava meglio quando si stava peggio</strong>, <strong>ma che si stava bene quando non si stava male come adesso</strong>. Che scoppiamo di parole inclusive ma non siamo mai stati così escludenti. Che ci ammantiamo di valori tutti traditi tranne uno: il valore monerario, la visibilità da spendere in carriera, la logica del “bravo lui che ce l&#8217;ha fatta”, non importa come. Il Vello d&#8217;oro.</p>
<p>Lo sanno tutti, che non c&#8217;è mai stata una età matriarcale come il patriarcato. Tutto il resto sono parole, parole, parole, vane, viscide, falsissime. Viva il patriarcato matriarcale, viva le donne vere, non percepite e non pallose.</p>
<p>P. S. Democraticamente, lo striscione appena srotolato è stato reimpacchettato, quasi in tempo reale, sostituto con un altro: &#8220;Il patriarcato esisterà finché lo accetterete&#8221;. Che noia <strong>che barba femminista che noia</strong>. Era meglio l&#8217;altro, faceva più ridere.</p>
<p>Max Del Papa, 8 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-fatevi-una-risata/">E fatevi una risata</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/e-fatevi-una-risata/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>35</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Woke e islamismo hanno fatto centro. I giovani: &#8220;Le donne siano sottomesse all&#8217;uomo&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/woke-e-islamismo-hanno-fatto-centro-i-giovani-le-donne-siano-sottomesse-alluomo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/woke-e-islamismo-hanno-fatto-centro-i-giovani-le-donne-siano-sottomesse-alluomo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 17:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
		<category><![CDATA[generazione Z]]></category>
		<category><![CDATA[Genere]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=306502</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un sondaggio scopre che molti giovani tornano a modelli tradizionali. Ma invece di farsi domande, i giornali progressisti gridano al patriarcato e danno la colpa agli algoritmi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/woke-e-islamismo-hanno-fatto-centro-i-giovani-le-donne-siano-sottomesse-alluomo/">Woke e islamismo hanno fatto centro. I giovani: &#8220;Le donne siano sottomesse all&#8217;uomo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dove torneremo a finire, signora mia? Di nuovo ai fornelli, al candeggio? Succede che i <strong>giornali progressisti</strong> scoprono, non senza sgomento, che l&#8217;ultima generazione, chiamata <strong>Z</strong>, cova rigurgiti maschilisti, patriarcali, quanto meno rispetto ai predecessori, ai nonni boomer: uno su tre, udite udite, è convinto che &#8220;le mogli devono obbedire ai mariti&#8221; (fate attenzione a questa locuzione). La generazione Z, che può stare per tante cose, Z come Zorro, come zoccola o come ronfare, zzz, insomma s&#8217;è svegliata: piano a disperarsi così come ad esaltarsi, non è tutto oro a luccicare ma neanche rame. Intanto, si sa, le ricerche lasciano il tempo che trovano, vanno interpretate, capite: concludere che “sembra avere lo sguardo rivolto indietro la prima generazione nativa digitale”, pare giornalismo un po&#8217; azzardato, un po&#8217; superficiale; sia come sia, questi ragazzini sembrano effettivamente tornare a<strong> sensibilità novecentesche</strong>, da prima delle rivoluzioni sociali figlie del consumismo se pensano che la moglie debba obbedire al marito, depositario dell’ultima parola in famiglia; che le donne non dovrebbero allargarsi troppo negli atteggiamenti, nella loro pretesa indipendenza.</p>
<p>Sarà vero? Esperienza ci insegna che quando una attitudine è conquistata, diventa pressoché impossibile rinunciarvi (altra storia per la democrazia fondata sui diritti, a perdere la quale basta un sibilo presidenziale, “non si invochi la libertà&#8230;”). In ogni modo c&#8217;è da tenere conto di una <strong>tendenza</strong> che, stando a questa ricerca globale a cura di Ipsos con il Global Institute for Women&#8217;s Leadership presso il King&#8217;s College di Londra su un campione di 23mila giovani tra Stati Uniti e Brasile all&#8217;Australia, passando per l&#8217;Europa (Italia inclusa, ovviamente), come dire tutto il mondo più o meno libero, esclusi i regimi autoritari o totalitari (peraltro in crescita), vede un giovane su tre pensare cose che ancora 60 anni fa venivano difese non più che da uno su dieci.</p>
<p>Tu chiamalo se vuoi tradizionalismo, se no come ti pare, reazione, maschilismo tossico, patriarcato: non torna, però, se le stesse ragazzine finiscono per nutrire più di prima certe sensibilità all&#8217;indietro. I suddetti giornali benpensanti se la cavano frignando di “un preoccupante ritorno alla mascolinità tradizionale”, che non vuol dir niente; insistono, questi miopi cronisti/e di sciocche testate, disperandosi in quanto “le incerte condizioni economiche che portano a rifugiarsi in modelli di mascolinità più rigidi e rassicuranti possono essere una spiegazione, ma non certo una giustificazione”: siamo alla militanza che si tappa occhi e orecchie e fa i versacci, che pretende di capire, di spiegare quanto e quando in realtà non vuole capire, vuole solo denunciare. Ma qui, da denunciare, c&#8217;è appena il fallimento di un <strong>modello sociale teorizzato, apparecchiato, imposto con tutta la pesantezza dell&#8217;ideologia woke</strong>: a questo punto la realtà chiede conto, i nodi giungono al pettine. E sono grossi, sono ostinati a sciogliersi.</p>
<p>Perché questa inversione di tendenza ha, probabilmente, molte cause, molte dinamiche a partire dalle <strong>diavolerie tecnologiche</strong>, sulla cui incidenza tuttavia si gira intorno senza spiegare alcunché: osservare che “i sociologi attribuiscono questo &#8216;ritorno al passato&#8217; di parte dei giovani maschi anche ad algoritmi e social media con diffusione di contenuti che hanno polarizzato il dibattito, creando una narrazione di scontro tra i sessi invece che di collaborazione” equivale a pretendere di analizzare ciò che non torna con la forza delle frasi fatte: la narrazione, lo scontro fra i sessi. In realtà, tra le pieghe della ricerca emerge un assestamento discutibile fin che si vuole, ma all&#8217;apparenza acquisito, pacifico: una “vera” donna, una femmina, non deve prendere l&#8217;iniziativa nell&#8217;approccio (parliamo sempre di tendenze, di quote percentuali, magmatiche, oscillanti, non di proporzioni assolute e definitive): e la donna pare sia d&#8217;accordo, almeno a parole. Torna <strong>il ruolo del “vero” uomo</strong> non necessariamente belluino ma rassicurante, in grado di assicurare protezione, secondo legge di natura di tutte le specie, che in quanto tale si è cercato di edulcorare, di alterare femminilizzando sempre più i maschi fino ad annullarli in quanto tali: ebbene, è fisiologico che prima o dopo scatti o la totale autodistruzione della specie, oppure una reazione. Corsi e ricorsi storici, risacche psicosociali. Così come l&#8217;eccesso di tecnologia scatena improbabili e forse ipocrite nostalgie neorurali, allo stesso modo l&#8217;esubero di retorica “rosa” suscita un risorgente, e magari patetico, orgoglio azzurro, almeno se fiocchi e grembiulini hanno ancora un senso nel tempo della sessualità “percepita” e della genetica quantistica.</p>
<p>Le testate benpensanti, progressiste temono il gran rifiuto dell&#8217;uomo ad occuparsi dei figli, l&#8217;appassire del rassicurante celenterato maschio sconfitto: molliccio, barbetta, modi melliflui, che culla i pargoli e, perché no, li “allatta” tra un manicaretto e una scopata (per terra): niente di più improbabile per la semplicissima, intuitiva ragione che ormai un nucleo familiare va inteso come necessariamente cooperativo: trippa per gatti non ce n&#8217;è, i lavori si fanno sempre più precari, c&#8217;è chi paga per farsi assumere, dunque sfruttare, (quasi) tutti siamo un po&#8217; fattorini, il divario della società del “venti-ottanta” si dilata in un “uno-novantanove”, i privilegiati lo sono sempre di più sebbene in numero sempre minore; per tutti gli altri la giornata multitasking tra occupazione professionale e domestica non è neppure una opzione, una scelta: è una necessità che prescinde dai ruoli e dai sessi. Altro che sentirsi “sotto pressione per conformarsi a rigidi stereotipi di genere”. Questi giornali pretendono di squadernare <strong>una società che hanno rinunciato a cogliere</strong>, che ormai vedono solo attraverso le loro lenti di boomer woke.</p>
<p>E fin qui siamo alla critica della ragion pratica; poi, non sfuggirà a nessuno, almeno tra quanti provvisti di residuo buon senso, l&#8217;effetto-rigurgito: a furia di plasmare, sformare, modificare comportamenti, valori, cervelli, insomma di rompere i coglioni, <strong>si ottiene l&#8217;effetto opposto</strong>: un irrigidimento nell&#8217;ostinazione, un ritorno al caro vecchio passato. Che magari non è neanche così caro, ma diventa via di fuga, di salvezza da un presente moralisticamente oppressivo e non più sostenibile. Detto in parole essenziali: decenni di rottura sul transfemminismo dittatoriale, e <strong>questi sono i risultati</strong>: la donna a casa, l&#8217;uomo “forte” che ha l&#8217;ultima parola. Forse tutti questi apostoli della nuova società, tra i quali “filantropi” e tecnocrati alla corte di un pedofinanziere, dovrebbero farsi due conti; con loro, la stragrande maggioranza dei media occidentali, che vengono abbondantemente finanziati, cioè corrotti, per non vedere quello che c&#8217;è e per vedere quello che non c&#8217;è ma ci deve essere.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/lennesimo-delirio-gender-arrivano-le-etichette-inclusive/">L’ennesimo delirio gender: arrivano le “etichette inclusive”</a></li>
</ul>
<p>Questa, è la vera tragedia di un&#8217;epoca che, Z, X, Y o come la vuoi chiamare, ha perso, a forza di stravolgimenti sociologici e psichiatrici, qualsiasi orientamento di ragione e si dibatte in un Pandemonium senza scampo dove tutto è ribaltato e <strong>non si scorge alternativa tra “bene” e “male” ma solo tra male e peggio</strong>: e l&#8217;asticella del peggio, sdoganato, normalizzato, condiviso, esaltato, si alza di giorno in giorno. Il tema è allucinante, allarmante, ma stimolante: il Male è tutto intorno a noi, su X circola un breve spot tratto dalla settimana della moda di Parigi: sfilano personaggi letteralmente demoniaci, senza più niente di umano, orecchie eliminate, orribilmente traslocate, quattro narici, occhi senza pupille, una muraglia di ferro al posto dei denti, corna, artigli, protuberanze mostruose: è il Pandemonio dei diavoli, e che sfili in passerella dimostra il grado di assuefazione non meno della consapevolezza di un giro di pedofilia globale, in sospetto di cannibalismo, in certezza di torture, che teneva (tiene!) insieme il meglio della cosiddetta élite: teste coronate, uomini di Stato, ultramiliardari, stelle dello spettacolo. Tutti insieme a banchettare, si immagina a base di bambini. La gente, sui social, esorcizza ridendo, fa i meme, ma questo è il peggiore abominio della storia, con tutto che ne lasceranno emergere sì e no l&#8217;uno per cento. In una simile temperie, non può sorprende un bisogno disperato di orientamento, la spasmodica ricerca di un ordine cui tornare. Giusto o sbagliato che sia, e a cercalo sono i più giovani che sono i più disorientati, non i vecchi che ormai la vita l&#8217;hanno bene o male risolta. È tanto difficile da capire?</p>
<p>Resta un&#8217;ultima possibile osservazione, in coda, e velenosa come si conviene: &#8220;L&#8217;indagine – concludono i ricercatori &#8211; ci mostra che stiamo assistendo forse a una grande rinegoziazione del modo in cui uomini e donne incarnano i ruoli di genere nella società odierna. Questa dualità di prospettive apre un dialogo vitale su come<strong> le norme di genere</strong> vengono rimodellate, evidenziando la complessa interazione tra modernità e tradizione e spingendoci ad approfondire i fattori culturali, sociali ed economici che influenzano queste convinzioni&#8221;, così Kelly Beave, AD di Ipsos nel Regno Unito e in Irlanda; per l&#8217;ex premier laburista australiana Julia Gillard, attuale presidente del Global Institute for Women&#8217;s Leadership della King&#8217;s Business School, &#8220;è preoccupante constatare che gli atteggiamenti verso la parità di genere non siano più positivi, soprattutto tra i giovani uomini. Dobbiamo continuare a impegnarci di più per sfatare l&#8217;idea di un gioco a somma zero in cui le donne sono le uniche beneficiarie di un mondo con parità di genere&#8221;.</p>
<p>Che vi dicevo? Di fronte a eventi e mutamenti significativi, la suddetta élite reagisce in senso hegeliano: “Se la realtà non coincide coi nostri desideri, che si fotta la realtà”. Ma, cari signori: l&#8217;avete voluto il meticciato maranza, l&#8217;integrazione islamista? <strong>Eccovi serviti</strong>. L&#8217;Islam, sia detto in modo assolutamente anodino, non è sistema di valori disposto a trattare; ed è infinitamente più radicato, quando c&#8217;è, nella mentalità di chi lo professa. In altre parole: non è l&#8217;Islam ad adeguarsi, ma ad adeguare. Con la forza, preferibilmente. Come faceva quella locuzione all&#8217;inizio? &#8220;Le mogli devono obbedire ai mariti&#8221;. Questa sarà pure la generazione Z, ma in definitiva è la generazione M come maranza. È l&#8217;Islam che cresce. Che s&#8217;impone. E spingere in modo ancora più disperato e ottuso “ per sfatare l&#8217;idea di un gioco a somma zero in cui le donne sono le uniche beneficiarie di un mondo con parità di genere”, bla bla bla, non servirà: con loro non la spunti. Non basta edulcorare verbalmente la faccenda, chiamarli “italiani di nuova generazione”. Un Cecchettin non fa primavera, e neanche testo. Grazie a Dio, o ad Allah, se preferite (ma il maschilismo del primo Novecento, tranquilli, non può tornare).</p>
<p>Max Del Papa, 6 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/woke-e-islamismo-hanno-fatto-centro-i-giovani-le-donne-siano-sottomesse-alluomo/">Woke e islamismo hanno fatto centro. I giovani: &#8220;Le donne siano sottomesse all&#8217;uomo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/woke-e-islamismo-hanno-fatto-centro-i-giovani-le-donne-siano-sottomesse-alluomo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>35</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo statalismo non aiuta i poveri</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lo-statalismo-non-aiuta-i-poveri/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/lo-statalismo-non-aiuta-i-poveri/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 15:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=305697</guid>

					<description><![CDATA[<p>Capisco bene che la maggior parte dei milionari alla Jeffrey Epstein siano statalesi, dal momento che vivono all’ombra del potere (che a sua volta vive nella loro ombra). E capisco pure che un forte sentimento avverso al potere si diffonda nei ceti più deboli: non a caso a votare il Pd mondiale sono soprattutto le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-statalismo-non-aiuta-i-poveri/">Lo statalismo non aiuta i poveri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco bene che la maggior parte dei milionari alla <strong>Jeffrey</strong> <strong>Epstein</strong> siano statalesi, dal momento che vivono all’ombra del potere (che a sua volta vive nella loro ombra). E capisco pure che un forte sentimento avverso al potere si diffonda nei ceti più deboli: non a caso a votare il Pd mondiale sono soprattutto le città, non certo le campagne e i piccoli borghi.</p>
<p>Però esistono ancora tanti poveracci, che faticano ad arrivare a fine mese, profondamente persuasi che gli Stati prendano ai ricchi per dare ai poveri. E sono molti di più di quanto non si creda… Sono quelli che di continuo ti dicono cose di questo genere: “Se non ci fosse lo Stato, chi si occuperebbe dei poveri?”. Pazzie.</p>
<p>Carlo Lottieri, 1° marzo 2025</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-statalismo-non-aiuta-i-poveri/">Lo statalismo non aiuta i poveri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/lo-statalismo-non-aiuta-i-poveri/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando il cognome diventa un optional: cronache dal multiverso woke</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quando-il-cognome-diventa-un-optional-cronache-dal-multiverso-woke/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/quando-il-cognome-diventa-un-optional-cronache-dal-multiverso-woke/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 16:15:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=304499</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra primi nomi, paracognomi e nuove sensibilità, l’anagrafe diventa un terreno minato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-il-cognome-diventa-un-optional-cronache-dal-multiverso-woke/">Quando il cognome diventa un optional: cronache dal multiverso woke</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo ricordo solo la grandissima Alessia Monica, mia antica allieva, che aveva la<strong> particolarità di avere due primi nomi</strong> anziché un nome e un cognome, come è costume in Occidente.</p>
<p>Oggi <strong>l’epifenomeno</strong> è estremamente più diffuso. Vi è di tutto: primi nomi maschili e paracognomi femminili e chi più ne ha più ne metta. Io, per non sapere né leggere, né scrivere,<strong> chiedo sempre agli studenti</strong> se si identificano con il primo nome o con il loro cognome.</p>
<p>Le loro risate mi fanno ben comprendere che non sono molto credibile come rispettosissimo cittadino del <strong>multiverso woke.</strong></p>
<p>Luigi Marco Bassani, 23 febbraio 2026</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/antidoto-al-pensiero-unico-venezi-stronca-il-ricatto-woke-sullopera/" target="_blank" rel="noopener">“Antidoto al pensiero unico”. Venezi stronca il ricatto woke sull’Opera</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/olimpiadi-la-bellezza-contro-la-follia-woke-caro-macron-guarda-e-impara/" target="_blank" rel="noopener">Olimpiadi, la bellezza contro la follia woke. Caro Macron, guarda e impara</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/quando-il-cognome-diventa-un-optional-cronache-dal-multiverso-woke/">Quando il cognome diventa un optional: cronache dal multiverso woke</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/quando-il-cognome-diventa-un-optional-cronache-dal-multiverso-woke/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Ateneo assegna il &#8220;congedo mestruale&#8221; agli uomini. E poi scopre l&#8217;acqua calda</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lateneo-assegna-il-congedo-mestruale-agli-uomini-e-poi-scopre-lacqua-calda/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/lateneo-assegna-il-congedo-mestruale-agli-uomini-e-poi-scopre-lacqua-calda/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 11:15:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=303280</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando la cultura dell'inclusione si scontra con i limiti della biologia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lateneo-assegna-il-congedo-mestruale-agli-uomini-e-poi-scopre-lacqua-calda/">L&#8217;Ateneo assegna il &#8220;congedo mestruale&#8221; agli uomini. E poi scopre l&#8217;acqua calda</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Coerentemente con la sua politica “inclusiva”, <strong>l&#8217;Università di Limoges, in Francia</strong>, ha introdotto nell&#8217;ottobre 2025 il<strong> &#8220;congedo mestruale&#8221;</strong>, aperto a entrambi i sessi per prevenire discriminazioni di genere.</p>
<p>In seguito, si sono accorti che il provvedimento ha portato <strong>circa 50 studenti maschi di ingegneria</strong> ad accumulare oltre un mese di assenze per averlo richiesto, come riportato da testate francesi come <a href="https://www.midilibre.fr/2026/02/09/luniversite-avait-mis-en-place-des-conges-menstruels-sans-distinction-de-genre-des-etudiants-en-profitent-et-cumulent-plus-dun-mois-dabsence-13215167.php" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>Midi Libre il 9 febbraio 2026.</strong> </a>Ciò ha spinto l&#8217;università a rivedere i criteri di ammissibilità.</p>
<p>È l’ennesimo &#8220;cortocircuito&#8221; causato dalla <strong>negazione della diversità biologica tra i due sessi</strong> e dai veleni della cultura woke. Gli USA, grazie alla nuova Amministrazione, ne stanno faticosamente uscendo.</p>
<p>Ne è la prova l&#8217;audizione al Senato USA (Committee on Health, Education, Labor and Pensions) avvenuta intorno al 14 gennaio 2026, durante una discussione sui <strong>farmaci abortivi</strong> (in particolare mifepristone), al limite del tragicomico.</p>
<p>Il senatore repubblicano Josh <strong>Hawley</strong> (Missouri) ha posto ripetutamente la seguente domanda alla dottoressa Nisha Verma (ginecologa/ostetrica, chiamata come esperta (?!) testimone): <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZBGORgBZiOY" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>&#8220;Can men get pregnant?</strong>&#8220;</a> (&#8220;Gli uomini possono rimanere incinti?&#8221;).</p>
<p>La dottoressa ha evitato di rispondere semplicemente sì/no, dicendo cose veramente imbarazzanti, come:</p>
<ul>
<li>&#8220;Non sono sicura di quale sia lo scopo della domanda&#8221;</li>
<li>&#8220;Mi occupo di persone con molte identità&#8221;</li>
<li>&#8220;Domande di questo tipo sono uno strumento politico&#8221;</li>
<li>&#8220;La scienza dovrebbe guidare la medicina&#8221;</li>
</ul>
<p><strong>Hawley</strong> ha insistito più volte per una risposta chiara basata sulla biologia/realtà scientifica, ma lei non ha mai pronunciato un semplice &#8220;no&#8221;.<br />
La domanda, apparentemente banale e fuori contesto, serviva a verificare<strong> l’attendibilità scientifica del teste,</strong> chiamato a deporre come esperto sulla sicurezza del farmaco abortivo.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/olimpiadi-la-bellezza-contro-la-follia-woke-caro-macron-guarda-e-impara/" target="_blank" rel="noopener">Olimpiadi, la bellezza contro la follia woke. Caro Macron, guarda e impara</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-ha-capito-il-woke-fa-schifo-quindi-dice-e-di-destra/" target="_blank" rel="noopener">La sinistra ha capito: il woke fa schifo. Quindi dice:È di destra</a></li>
</ul>
<p>La dottoressa Verma – che si occupa di salute riproduttiva e che ha difeso la sicurezza del farmaco, basandosi su &#8220;scienza ed evidenze&#8221; – non è stata disposta ad ammettere una differenza biologica fondamentale tra uomini e donne, dimostrando di essere totalmente influenzata da <strong>ideologie di genere</strong> (gender identity), secondo le quali anche gli <strong>uomini trans</strong> (transgender men, nati biologicamente femmine ma che si identificano come uomini) possono rimanere incinti. Ovviamente, sulla competenza scientifica del teste è sorto qualche lieve dubbio.</p>
<p>Quindi, a proposito delle critiche all’ultimo discorso di<strong><a href="https://tg24.sky.it/mondo/2026/02/14/conferenza-sicurezza-monaco-news" target="_blank" rel="noopener nofollow"> Marco Rubio sui valori non più condivisi tra USA e Europa</a>,</strong> è sulla difesa dell’ideologia woke che l’Europa vuole differenziarsi per affermare la sua presunta superiorità morale ed etica?</p>
<p>Carlo MacKay, 16 febbraio 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lateneo-assegna-il-congedo-mestruale-agli-uomini-e-poi-scopre-lacqua-calda/">L&#8217;Ateneo assegna il &#8220;congedo mestruale&#8221; agli uomini. E poi scopre l&#8217;acqua calda</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/lateneo-assegna-il-congedo-mestruale-agli-uomini-e-poi-scopre-lacqua-calda/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Coppia bianca partorisce una bimba nera</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/coppia-bianca-partorisce-una-bimba-nera/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/coppia-bianca-partorisce-una-bimba-nera/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 14:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[fecondazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=302475</guid>

					<description><![CDATA[<p>Maxi causa di risarcimento contro la clinica della fertilità: impiantato l'embrione sbagliato. Caccia ai genitori biologici</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/coppia-bianca-partorisce-una-bimba-nera/">Coppia bianca partorisce una bimba nera</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nascita attesa per anni si è trasformata in un caso giudiziario destinato a far discutere. In <strong>Florida</strong>, una coppia ha avviato un’azione legale contro una <strong>clinica per la fertilità</strong> dopo aver scoperto che la bambina venuta al mondo attraverso fecondazione in vitro non è geneticamente loro figlia.</p>
<p>Secondo quanto riportato da <em>The Guardian</em>, <strong>Tiffany</strong> <strong>Score</strong> e <strong>Steven</strong> <strong>Mills</strong> hanno citato in giudizio la società IVF Life Inc., che gestisce il Fertility Center of Orlando, e il medico che ha seguito la procedura, il dottor Milton McNichol. L’accusa è gravissima: l’impianto di un embrione non appartenente alla coppia.</p>
<h2>La gravidanza e il sospetto</h2>
<p>I due avevano intrapreso un percorso di fecondazione assistita creando tre embrioni con i propri gameti, successivamente crioconservati. Nel marzo 2025 uno di questi embrioni è stato <strong>trasferito nell’utero della donna</strong>. La gravidanza è proseguita regolarmente fino alla nascita della bambina, avvenuta l’11 dicembre 2025.</p>
<p>Pochi giorni dopo il parto, però, qualcosa non tornava. <strong>La coppia ha notato caratteristiche fisiche che non riconducevano né alla madre né al padre</strong>. Il dubbio è diventato certezza dopo un test del DNA: nessun legame biologico tra i genitori e la neonata.</p>
<h2>La battaglia legale</h2>
<p>Nel ricorso depositato presso il tribunale della contea di Palm Beach, i coniugi chiedono che venga accertata<strong> la responsabilità della clinica per lo scambio di embrioni</strong>. Uno degli aspetti più angoscianti riguarda il destino dei loro embrioni biologici: potrebbero essere stati impiantati in un’altra donna, dando origine a figli genetici cresciuti altrove.</p>
<p>Nel documento legale si sottolinea proprio questa eventualità, descritta come uno degli elementi più traumatici della vicenda.</p>
<h2>Il dramma umano</h2>
<p>Nonostante lo shock, la coppia ha dichiarato di <strong>amare profondamente la bambina</strong> che hanno cresciuto fin dalla nascita. Tuttavia, ritengono necessario chiarire quanto accaduto, sia per tutelare i propri diritti sia per consentire alla minore di conoscere la propria origine biologica.</p>
<p>Per affrontare le <strong>spese legali e mediche</strong> — incluse ulteriori analisi genetiche — familiari e amici hanno attivato una raccolta fondi online.</p>
<h2>La posizione della struttura</h2>
<p>Sempre secondo <em>The Guardian</em>, la clinica avrebbe inizialmente diffuso un comunicato dichiarando la propria disponibilità a <strong>collaborare per chiarire l’accaduto</strong>, salvo poi rimuoverlo. Resta ora al tribunale stabilire se si sia trattato di un errore procedurale isolato o di una falla più ampia nei protocolli di conservazione e impianto degli embrioni.</p>
<p>Il caso riaccende così il dibattito sui controlli e sulle responsabilità nelle procedure di fecondazione assistita, settore in cui la fiducia dei pazienti rappresenta il primo, imprescindibile, presupposto.</p>
<p>Di seguito il post, tradotto, pubblicato su Facebook dai due coniugi:</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Ftiffany.score%2Fposts%2Fpfbid02FUZHDWphsJWsjUbdn3nqxaBzG64kkZc3hc177xSkkVuyxSxkYyTaar6q6c7z5N6bl&amp;show_text=true&amp;width=500" width="500" height="250" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><em>Come molti di voi sanno, nostra figlia, <strong>Shea</strong>, è nata poco più di un mese fa tramite un taglio cesareo d’urgenza. Quello che forse alcuni di voi non sanno è che la sua nascita è stata il <strong>risultato del miracolo della fecondazione in vitro</strong> — un percorso che ha richiesto anni di attente procedure mediche, costi enormi e profondi sacrifici emotivi e fisici. Il risultato è una splendida bambina sana che amiamo più di quanto le parole possano esprimere.</em></p>
<p><em>Avrei un milione di cose da dire e tante emozioni che vorrei condividere, ma per ora questo è ciò che possiamo raccontarvi: a causa di un errore medico — l’impianto dell’embrione sbagliato da parte del medico — <strong>Shea non è geneticamente imparentata né con Steve né con me</strong>. Pur essendo profondamente grati di avere Shea nella nostra vita e amandola immensamente, riconosciamo anche di avere un obbligo morale di <strong>trovare i suoi genitori genetici</strong>. La gioia per la sua nascita è ulteriormente complicata dalla devastante realtà che i suoi genitori genetici — che ancora non conosciamo — o forse addirittura un’altra famiglia, <strong>potrebbero aver ricevuto il nostro embrione genetico</strong>. Siamo distrutti, devastati e confusi.</em></p>
<p><em>Questa situazione ha completamente condizionato e complicato le nostre vite fin dal momento della nascita di Shea. A parte le uscite necessarie durante le quali <strong>siamo stati costretti a fingere che andasse tutto bene</strong>, abbiamo vissuto come prigionieri nella nostra stessa casa. Speriamo che condividere tutto questo ci permetta di iniziare a vivere con maggiore libertà e di poter finalmente celebrare l’unica cosa bella che è nata da tutto questo: nostra figlia. <strong>Shea è completamente innocente e non merita in alcun modo tutto ciò</strong>. Condividiamo questa storia anche per prevenire voci dannose o informazioni errate, dato che abbiamo già visto circolare notizie imprecise in alcuni articoli.</em></p>
<p><em>Vi chiediamo di avere pazienza mentre affrontiamo questo periodo profondamente confuso e doloroso, vivendo con il cuore spezzato per non sapere che fine abbiano fatto i nostri embrioni genetici o se possa esserci un nostro figlio biologico (o più figli) da qualche parte, nelle mani di estranei. <strong>La paura aggiuntiva che Shea possa esserci tolta in qualsiasi momento è quasi insopportabile</strong>. Ci sono molti dettagli e possibili sviluppi in questa vicenda, ma per ora ci fermiamo qui, in attesa che i nostri legali facciano ulteriori progressi. Fino ad allora, vi chiediamo di tenere Shea e la nostra famiglia nei vostri pensieri e nelle vostre preghiere e, se avete qualsiasi informazione sulla famiglia che potrebbe trovarsi dall’altra parte di questa storia, vi preghiamo di contattarci.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/coppia-bianca-partorisce-una-bimba-nera/">Coppia bianca partorisce una bimba nera</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/coppia-bianca-partorisce-una-bimba-nera/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>30</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chi rifiuta il profitto, rifiuta la natura umana</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/chi-rifiuta-il-diritto-rifiuta-la-natura-umana/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/chi-rifiuta-il-diritto-rifiuta-la-natura-umana/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2026 09:35:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[profitto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=302024</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il fatto che i mezzi di produzione in mano allo Stato non perseguano il profitto spiega perché fanno tanto schifo: bastano 10 minuti in un qualunque ufficio pubblico per capirlo. Rifiutare il profitto non è soltanto rigettare la natura umana e la legittima vocazione di ognuno ad amare se stesso: questo moralismo prelude anche alla distruzione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-rifiuta-il-diritto-rifiuta-la-natura-umana/">Chi rifiuta il profitto, rifiuta la natura umana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto che i <strong>mezzi di produzione</strong> in mano allo Stato non perseguano il profitto spiega perché fanno tanto schifo: bastano 10 minuti in un qualunque ufficio pubblico per capirlo.</p>
<p>Rifiutare il profitto non è soltanto rigettare la natura umana e la legittima vocazione di ognuno ad amare se stesso: questo moralismo prelude anche alla distruzione della società. La realtà umana infatti si ribella e invece che ricercare legittimi vantaggi di mercato mettendosi al servizio del prossimo, i membri dei carrozzoni di Stato perseguono altri “profitti”:<strong> lavorare meno</strong>, posto fisso, stipendi ingiustificatamente gonfiati (per i manager), ecc.</p>
<p>Il profitto di mercato è infatti il premio dato all’imprenditoria in un contesto di pluralismo e libera scelta. È l’incentivo a mobilitare ingegno, laboriosità, creatività: <strong>una società senza profitti è quindi una società di morti viventi</strong>.</p>
<p>Senza profitti e libera impresa, il cammino verso la burocratizzazione dell’esistenza procede a tappe forzate.</p>
<p>Carlo Lottieri, 8 febbraio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-rifiuta-il-diritto-rifiuta-la-natura-umana/">Chi rifiuta il profitto, rifiuta la natura umana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/chi-rifiuta-il-diritto-rifiuta-la-natura-umana/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fuga dei medici italiani: il problema non è il numero, ma come li trattiamo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/fuga-dei-medici-italiani-il-problema-non-e-il-numero-ma-come-li-trattiamo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/fuga-dei-medici-italiani-il-problema-non-e-il-numero-ma-come-li-trattiamo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 13:21:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=301777</guid>

					<description><![CDATA[<p>I professionisti ci sono, ma lavorano sottopagati, sotto pressione e senza rispetto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/fuga-dei-medici-italiani-il-problema-non-e-il-numero-ma-come-li-trattiamo/">Fuga dei medici italiani: il problema non è il numero, ma come li trattiamo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Smettiamola di raccontarci questa favola tossica, questa <strong>menzogna comoda</strong> che assolve tutti: <strong>&#8220;mancano i medici&#8221;.</strong> No. I medici ci sono. I numeri? Parlano una lingua brutale, inequivocabile. Germania: 388.000 medici. <strong>Italia: 316.000</strong>. Francia: 252.000. Spagna: 212.000. Rapporto per abitanti? Europa media: 3,9 medici ogni 1.000 abitanti. Italia: 5,4. Leggi bene: 5,4! La Germania 4,7, molto sotto. Spagna 4,4. Francia 3,9. <strong>Non sono numeri miei, <a href="https://www.oecd.org/en/publications/2025/11/health-at-a-glance-2025_a894f72e/full-report/doctors-overall-number-and-distribution_beb60151.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">li scrive l&#8217;OECD</a></strong> (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).</p>
<p>I medici ci sono. Esistono. Respirano. Hanno studiato sei anni più cinque di specializzazione. Parlano latino medico e sanno dove mettere le mani. Il problema è che noi, come sistema-Paese, <strong>abbiamo deciso che non valgono niente</strong>.</p>
<p>Siamo tra i Paesi più ricchi di medici al mondo, in valore assoluto e per capita. Eppure <strong>i pronto soccorso collassano</strong>, le liste d&#8217;attesa sono infinite, i reparti sono deserti di notte. Come è possibile? Semplice: perché abbiamo costruito un sistema che tratta i suoi professionisti come carne da macello, poi ci stupiamo se emigrano, si dimettono, si rifiutano di coprire turni disumani.</p>
<p><strong>E allora dov&#8217;è il vero problema?</strong> I soldi. E le condizioni. Ma soprattutto il rispetto della figura, perché le condizioni peggiorano quando sai che sei pagato come un cassiere part-time (con tutto il rispetto) per salvare vite umane.</p>
<p>Un medico assistente in <strong>Italia</strong>, quello che ha appena finito undici anni di studio e sacrifici, <strong>prende 2.300–2.500 euro netti al mese.</strong> In Francia ne prende 4.000. Dopo pochi anni, 8.000. In Germania parte da 10.000, poi 20.000. Un primario italiano, quello che ha dedicato vent&#8217;anni della propria vita alla sanità pubblica, che ha visto morire pazienti, che conosce ogni angolo del suo reparto, arriva – arriva – a 4.500 euro mensili. Netti, se è fortunato. <strong>In Germania un primario può guadagnare 40.000 euro al mese.</strong> Quarantamila.</p>
<p>Non è un refuso. Non è un errore di battitura. È la realtà di un Paese che ha deciso di valorizzare chi si prende cura della salute dei cittadini. E noi? Noi ci stupiamo se se ne vanno. <strong>Se accettano offerte all&#8217;estero.</strong> Se rifiutano turni massacranti da 12 ore consecutive. Se non vogliono tappare i buchi di un sistema che cola da ogni parte, con lo scotch e il buon cuore. No, cari signori: non manca il medico. Manca la disponibilità a lavorare per stipendi che sono un insulto all&#8217;intelligenza, alla professionalità, al senso stesso della dignità umana.</p>
<p>Nel pubblico italiano esiste una figura mitologica chiamata &#8220;produttività aggiuntiva&#8221;. Suona bene, vero? <strong>Quasi meritocratico</strong>. La realtà: 7 euro l&#8217;ora. Sette. Per un medico specializzato. Meno di quello che prende un ragazzo che scarica bancali al supermercato (sempre con tutto il rispetto). È un insulto professionale mascherato da compenso. <strong>È sputare in faccia a chi ha studiato undici anni</strong> e dire: &#8220;Ecco, questo è quanto vali in più se lavori oltre l&#8217;orario già insostenibile&#8221;.</p>
<p>Intanto, <strong>nel parallelo universo del privato accreditato, le cose funzionano.</strong> Magicamente, miracolosamente. Come? Il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa un certo numero di prestazioni basate sul DRG (Diagnosis Related Group), una quota media per patologia che copre degenza, intervento, materiali. <strong>La clinica privata paga i medici con uno stipendio fisso più una percentuale del DRG,</strong> circa il 10%, ripartita nell&#8217;équipe chirurgica. Risultato? I medici sono disponibili. Le liste d&#8217;attesa si accorciano. Gli interventi si fanno. I pazienti vengono operati. Nessun dramma, nessun pianto greco, nessuna emergenza nazionale. Semplicemente: incentivi economici adeguati, professionisti motivati, sistema che funziona. Nel pubblico? Macerie. Lamenti. Fuga di cervelli. Reparti vuoti. Concorsi deserti.</p>
<p>Eppure la <strong>soluzione</strong> sarebbe elementare, quasi imbarazzante nella sua semplicità: <strong>applicare un meccanismo simile nel pubblico.</strong> Un intervento (esempio) rimborsato 5.000 euro dal SSN? Destina 500 euro all&#8217;équipe medica. Dieci percento, come nel privato. Niente di rivoluzionario. Niente di utopico. Se un chirurgo ne fa cinque in un sabato mattina – perché magari ha voglia di smaltire la lista d&#8217;attesa, di operare quel paziente che aspetta da mesi, di fare il suo lavoro – sono 2.500 euro. Improvvisamente, miracolosamente, i medici non mancherebbero più. Anzi, li troveresti in fila. <strong>Disponibili. Motivati.</strong> Giustamente, aggiungo.</p>
<p>Perché lavorare di più dovrebbe significare guadagnare di più, o siamo nel Medioevo della servitù feudale? Ma no. Noi preferiamo la narrazione comoda, l&#8217;autoassoluzione collettiva: &#8220;Mancano i medici, poverini noi&#8221;. <strong>Così nessuno deve assumersi responsabilità.</strong> Nessuno deve ammettere che abbiamo costruito un sistema che sfrutta, umilia, e poi espelle i suoi migliori professionisti.</p>
<p>Il problema non è mai stato il numero. <strong>È sempre stata la dignità. Il rispetto.</strong> Il riconoscimento del valore. E finché continueremo a fingere che il problema sia altrove, continueremo ad avere ospedali vuoti in un Paese pieno di medici. Medici che stanno scappando. E che, francamente, hanno tutte le ragioni del mondo per farlo.</p>
<p>Pietro Danieli, 7 febbraio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/fuga-dei-medici-italiani-il-problema-non-e-il-numero-ma-come-li-trattiamo/">Fuga dei medici italiani: il problema non è il numero, ma come li trattiamo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/fuga-dei-medici-italiani-il-problema-non-e-il-numero-ma-come-li-trattiamo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>21</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;L&#8217;Italia è un problema per i maranza&#8221;. Concita mia, ma che diavolo dici?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/litalia-e-un-problema-per-i-maranza-concita-mia-ma-che-diavolo-dici/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/litalia-e-un-problema-per-i-maranza-concita-mia-ma-che-diavolo-dici/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 09:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Concita De Gregorio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=301578</guid>

					<description><![CDATA[<p>La De Gregorio ribalta la realtà sulla criminalità dilagante</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/litalia-e-un-problema-per-i-maranza-concita-mia-ma-che-diavolo-dici/">&#8220;L&#8217;Italia è un problema per i maranza&#8221;. Concita mia, ma che diavolo dici?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Concita de Gregorio</strong> è una donna vecchia. Non anziana, proprio vecchia. Vecchia, s&#8217;intende, di pensiero, di mentalità: peccato, perché l&#8217;anagrafe non l&#8217;asseconda, è più giovane delle sue analisi che risalgono da certa muffa ideologica di cinquanta, sessanta anni fa: già sconnesse, in sé e dal mondo, allora, figuriamoci oggi. Al cospetto di Bianca Berlinguer, la Concita si produce in una stralunata intemerata pro maranza e pazienza se non ci fosse niente di vero, ai miraggi, non sempre in buona fede, dei riflettori di sinistra siamo avvezzi: il problema è che non c&#8217;è niente di reale, che è molto diverso. <strong>De Gregorio dipinge un mondo fatato al contrario</strong>, dove questi balordi sono le vere vittime (e dài&#8230;) di un Paese che non li vuole, non li valorizza. Non li accoglie. Non li accetta. Ora, a parte che la cronaca sconfessa in ogni sua piega, ogni giorno, in modo tragico, una simile volontà di potenza mistificatrice, dipingere questi <strong>maranza</strong> come profughi servirà pure ad indurre, in modo subliminale, il parallelo evocativo con la mitica Gaza, dove patrioti di Hamas difendono con amore e con dedizione la popolazione oppressa dai carnefici israeliani, anzi ebrei che li condanna all&#8217;esodo: ma come fai decentemente a dipingere come sfollati, come rifiutati elementi nati qui? Chi è che non li vuole nel Paese di nascita? Qual è il loro Paese di nascita?</p>
<p>Concita non può farsele queste domande, o per convenienza o perché non ci arriva. Ma la soluzione è semplice: questi sono nati qua, per la maggior parte, ma considerano la vera e sola terra natia quella che effettivamente in qualche modo non li ha voluti. Qui nascono tutti i problemi, perché l&#8217;Italia diventa, automaticamente, <strong>terra di saccheggio e di conquista.</strong> La mistica dei poveri reietti che a 15 anni si danno da fare, lavorano per offrire il loro contributo (a 15 anni?) nessuno l&#8217;ha vista, non è fattibile e del resto nessuno di loro la sposa: questi non sono derelitti, sono <strong>gentaglia che gira griffata così come armata</strong> e si dedica alla delinquenza che rende molto e costa niente; è l&#8217;altro equivoco, la sublimazione del pizzaiolo egizio cara a Sala, questo sindaco eufemisticamente inadeguato per una metropoli fuori controllo; ma il pizzaiolo egizio è, nell&#8217;ipotesi migliore, l&#8217;eccezione che <strong>non smentisce una regola fatta di criminalità</strong> nemmeno a prato basso. In questo giustificazionismo della delinquenza per così dire esotica cade l&#8217;irresponsabilità delle Concite, che a questo punto non hanno più alibi. Perché non voler vedere la realtà, metterci sopra la carta da parati di una finzione, non può scusarli. Loro, le Concita, i Beppe, coi maranza non ci trattano, al <strong>bosco di Rogoredo non ci passano manco per sbaglio</strong> e quindi possono continuare a stordirsi nei loro autoinganni, senonché il maranzato che avvelena l&#8217;Italia nasce, cresce su una impunità di fondo, sulla comprensione della sinistra sentimentale, ma al fondo cinica, in combinato disposto col lassismo pilatesco di una destra parolaia.</p>
<blockquote class="instagram-media" style="background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DUI654pjW-H/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14">
<div style="padding: 16px;">
<p>&nbsp;</p>
<div style="display: flex; flex-direction: row; align-items: center;">
<div style="background-color: #f4f4f4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div>
<div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;">
<div style="background-color: #f4f4f4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 100px;"></div>
<div style="background-color: #f4f4f4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 60px;"></div>
</div>
</div>
<div style="padding: 19% 0;"></div>
<div style="display: block; height: 50px; margin: 0 auto 12px; width: 50px;"></div>
<div style="padding-top: 8px;">
<div style="color: #3897f0; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: 550; line-height: 18px;">Visualizza questo post su Instagram</div>
</div>
<div style="padding: 12.5% 0;"></div>
<div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;">
<div>
<div style="background-color: #f4f4f4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div>
<div style="background-color: #f4f4f4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div>
<div style="background-color: #f4f4f4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div>
</div>
<div style="margin-left: 8px;">
<div style="background-color: #f4f4f4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div>
<div style="width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; border-bottom: 2px solid transparent; transform: translateX(16px) translateY(-4px) rotate(30deg);"></div>
</div>
<div style="margin-left: auto;">
<div style="width: 0px; border-top: 8px solid #F4F4F4; border-right: 8px solid transparent; transform: translateY(16px);"></div>
<div style="background-color: #f4f4f4; flex-grow: 0; height: 12px; width: 16px; transform: translateY(-4px);"></div>
<div style="width: 0; height: 0; border-top: 8px solid #F4F4F4; border-left: 8px solid transparent; transform: translateY(-4px) translateX(8px);"></div>
</div>
</div>
<div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center; margin-bottom: 24px;">
<div style="background-color: #f4f4f4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 224px;"></div>
<div style="background-color: #f4f4f4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 144px;"></div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; margin-bottom: 0; margin-top: 8px; overflow: hidden; padding: 8px 0 7px; text-align: center; text-overflow: ellipsis; white-space: nowrap;"><a style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;" href="https://www.instagram.com/reel/DUI654pjW-H/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" target="_blank" rel="noopener nofollow">Un post condiviso da È sempre Cartabianca (@esemprecartabianca)</a></p>
</div>
</blockquote>
<p><script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script></p>
<p>Le Concite di tutto il mondo, unitevi, hanno rotto i coglioni con la retorica frantzfanoniana da dannati della terra: se la ricantassero ad libitum tra di loro, ma la piantassero una buona volta di indorare la pillola <em>ad usum partitum</em>, tanto più che questa nuova classe sociale, troppo, troppo tollerata la fa da padrona anche in osservanza di certo Islam di conquista che prevede l&#8217;aggressione, la violenza sulle donne, il coltello come regola. Sostiene De Gregorio, in modo spericolato, che “<strong>non sono i maranza un problema per l&#8217;Italia, è l&#8217;Italia un problema per loro</strong>”. Ma magari fosse davvero un problema! Sarebbero indotti ad andarsene, a tornare nella madrepatria che, quella sì, non li ha voluti ma che ancora sognano. Solo che nella madrepatria difficilmente potrebbero vivere di soprusi, di crimine, di farla franca per i deliri di una sinistra giudiziaria, politica e giornalistica.</p>
<p>De Gregorio è la stessa che sul perduto giornale di riferimento, <em>Repubblica</em>, rilancia pure l&#8217;ennesima lettura sclerotizzata a proposito delle violenze torinesi: gli Askatasuna, i terroristi organizzati come minimo agevolati da un governo che li conosce e li sguinzaglia per favorire la svolta repressiva. <strong>È una tesi offensiva in senso etico ma pure intellettuale</strong>, per non dire mentale; ed è la tesi recitata all&#8217;unisono da tutti quelli che non sanno come uscire dall&#8217;impasse di una appartenenza che prima coccola questi mascalzoni e poi non sa come scaricarli: le Concite, gli Odifreddi, i Revelli, i FratoBonelli, eccetera. Eh, no, belli, si fa per dire. Troppo facile additarli e insieme difenderli questi boia; troppo comodo invocare certe misure, come il fermo preventivo, per contemporaneamente maledirle in fama di autoritarie.</p>
<p>Insomma che caz*o volete? Ma è semplice: tutto e il contrario di tutto, così la biglia finisce sempre in buca e la colpa sempre dei fasci al potere. Giorgia Meloni, scusasse, dovrebbe darsela una svegliata: gli stessi della tolleranza mille, un milione, i fiancheggiatori dei disordini e delle violenze sistematiche l&#8217;accusano di non fare niente per la sicurezza e allo stesso tempo di fare qualsiasi cosa, in fama di repressione: tanto vale tirare dritto, santa Madonna, fottersene, tanto non verrai mai accettata, qualsiasi cosa tu faccia o non faccia, ma abbozzarla sul serio una tutela sia per i fantaccini in divisa presi gioiosamente a martellate che per i cittadini senza divisa cui spetta la stessa sorte.</p>
<p>Che il governo finora sia stato peggio che debole, morbido, emolliente sulla sicurezza – si tratti di maranza o Askatasuna, che poi son saldati – è un fatto; che cerchi la morte dello sbirro per una svolta dittatoriale, va oltre la fantascienza, oltre la distopia ed è una canagliata anche stupida, perché a quel punto, <strong>lungi dalla svolta autoritaria che non è nell&#8217;ordine delle cose italiche</strong>, che se mai scatta se la gente non si vaccina in massa, e l&#8217;ha fatta la sinistra filomaranza e filohamas, se muore un poliziotto muore anche il governo Meloni: discorso chiuso. La verità è che ancora una volta non si farà niente a parte chiacchiere, parole e cartacce: la manfrina è già partita, il temutissimo dalla sinistra decreto sicurezza si risolverà esattamente come il pacchetto sicurezza per le scuole: intenzioni col fiore in bocca, se no la sinistra s&#8217;incazza.</p>
<p>Giorgia ha ancora una volta chiesto aiuto a Lella, come a dirle: questi, fammi il favore, tienili buoni tu. Altro segnale non di dialogo, ma di debolezza. <strong>Le Concite lo sanno e ci marciano</strong>; i loro pensieri sono vecchi, la loro strategia pure, ma sempre buona. Magari questo Paese diventasse davvero meno vivibile e più un problema per certi balordi. Magari.</p>
<p>Max Del Papa, 5 febbraio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/litalia-e-un-problema-per-i-maranza-concita-mia-ma-che-diavolo-dici/">&#8220;L&#8217;Italia è un problema per i maranza&#8221;. Concita mia, ma che diavolo dici?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/litalia-e-un-problema-per-i-maranza-concita-mia-ma-che-diavolo-dici/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>49</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sinistra ha capito: il woke fa schifo. Quindi dice: &#8220;È di destra&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-ha-capito-il-woke-fa-schifo-quindi-dice-e-di-destra/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-ha-capito-il-woke-fa-schifo-quindi-dice-e-di-destra/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 18:06:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=300743</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il woke non muore mai. Fallito, smentito, ridicolo: ma per la sinistra la colpa è sempre di qualcun altro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-ha-capito-il-woke-fa-schifo-quindi-dice-e-di-destra/">La sinistra ha capito: il woke fa schifo. Quindi dice: &#8220;È di destra&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La verità è che <strong>non ci libereremo mai del woke</strong>. Neanche se muore. Neanche se moriamo. Perché il woke si rinverdirà in peggiori gramigne. Perché il woke è psicopatico. Perché il woke è sinistra e sinistra è woke. Sinistra idiota. Woke è essere spocchiosi dai tunnel della propria ignoranza. Woke è “studiah!” e mettere sei strafalcioni in un X. Woke è la morale cubista. Woke è denunciare la censura (a sproposito, ad minchiam, tipo Report) e insieme praticarla. Woke è additare la violenza, paceh paceh, è insieme praticarla perché la violenza “giusta” ci serve, ci appartiene, ce l&#8217;ha insegnato Carlo Marx. Woke è la follia che distrugge la logica, se un uomo si sente donna allora è donna e lo mandiamo fra le donne così le violenta meglio e dopo diamo la colpa al patriarcato. Woke è “abolire” la statua di Lincoln, lo Stabat Mater, le cascate del Niagara. Woke sono le parole nuove, i neologismi da scemi. Woke è fiumi di parole, anzi parole dal fiume al mare, per dire niente e il contrario di niente, l&#8217;ipocrisia woke di chi si contraddice per aver sempre ragione. Woke, grondante woke, terribilmente woke, è una tappezzata di parole, vane parole, cupe parole, strambe parole, dallo <strong>Stefano Feltri</strong> su Substack, perché purtroppo le piattaforme nuove subito vengono colonizzate dai wokisti, per dire&#8230; per dire&#8230; non lo so, io e non penso solo io non ci ho capito un cazzo, è una brodaglia oltre l&#8217;incomprensibile, comunque, a spanne, nella nebbia di chi scrive male perché pensa male, sarebbe che il woke è morto, abbasso il woke perché il woke è di destra.</p>
<p>Oh santamadonna! Dovevamo arrivarci, eh? E ci siamo arrivati. Siccome il woke è un disastro in tutti i sensi, a partire da quello economico, è colpa della destra,<strong> è di destra</strong>. Perché, di passata, vedete, il woke è come diceva Gordon Gekko, soldi, il resto è conversazione; il woke, per dirla con Bob Arum, “non è mai per soldi: è sempre per soldi”. Cioè l&#8217;unico vero dio, il vello d&#8217;oro, che muove la sinistra e l&#8217;altre stelle, questa ideologia invidiosa per cui, come raccontava Woody Allen, i compagni illuministi fecero la rivoluzione e subito cambiarono le serrature dei palazzi reali. <strong>Stefano Feltri</strong> è, disciamo, il vettore, che riporta certa Martina Bagnoli, wokissima fin dall&#8217;autodefinizione, “Museum director and passionate advocate fort the huaminities in the digital age”. Tutto il woke in due righe.</p>
<p>Diffidare sempre delle “advocates” così di moda, sciaguratamente, in questo periodo (e diffidate anche dalla imitazioni). Insomma cosa dice questa museum and passionate advocate? Nella selva oscura di concetti senza costrutto, che “serve interrogarsi su cosa è andato storto tra i progressisti, come fa la filosofa Susan Neiman” (bona, quella&#8230;). Perché woke è anche la catena di sant&#8217;Antonio delle citazioni, che offre un duplice benefit: l&#8217;ha detto lei/lui non l&#8217;ho detto io; e io cito gente che voi non conoscete perché sono colto io, mica come voi (e quindi ti devo leninisticamente guidare, massa informe). E vabbè: che dice dunque sta <strong>Susan Neiman</strong> riportata dalla passionate advocate Bagnoli segnalata dal passionate journalist Feltrino? Che “le teorie woke, pur partendo da buoni propositi (ma che stai a dì?) e dalla volonta di decolonizzare il pensiero (ma che cazzo stai a dì?), sono state esse stesse <strong>decolonizzate da ideologie appartenenti alla destra e che ora minano le libertà fondamentali</strong> (ma se po&#8217; sentì? Questa è la stronzata più grossa da quando l&#8217;omo inventò er cavallo, e siccome sono colto non mi vanto della citazione che vi invito a individuare).</p>
<p>Se po&#8217; sentì quarcheccosa de più woke? La tesi, più spericolata della vite e mascherine di Vasco Rossi, viene eretta su un alluvionale intervento che ve lo dovete leggere, ma tanto non ci riuscirete mai, essendo sani di testa. Alla brutta, ecco: il woke è demenziale quindi appartiene alla destra. <strong>Ah, comodo così</strong>. Venticinque, trent&#8217;anni di stronzate woke che da sinistra pretendevano di colonizzare il pensiero “decolonizzandolo”, e adesso <strong>è colpa di Trump. E di Meloni</strong>. Eccomeno! Scelgo un passaggio come fior da ortiche: “Ne è un esempio perfeto la mania di privilegiare le voci delle vittime come uniche testimonianze che abbiano autorità morale. Neiman lamenta che si è passati dalla celebrazione di chi ha fatto qualcosa (eroi) a quella di chi ha subito qualcosa (vittima). Ma essere vittima di per sé non rende onori, come ebbe a dire Jean Amery, scrittore austriaco e sopravvissuto i campi di concentramento. Invece il vittimismo è diventato una sorta di competizione olimpica dove vince il più lamentoso, atteggiamento questo scippato dalle destre globali. Basti ricordare Trump, che combatte in nome dei diseredati MAGA contro non meglio specificati poteri forti, o contro il pensiero unico, mentre la sfiducia nelle istituzioni (viste solo come oppressive) rende facile il loro sovvertimento”.</p>
<p>Cari Neiman, Bagnoli, Feltrino: questa è<strong> la sagra della porchetta verbale (e verbosa)</strong>, una accozzaglia di strafalcioni sociopolitici. E di menzogne. Se essere vittime di per sé non rende onori, come spiegate la mitizzazione, tutta woke, di sinistra, del delinquente purchessia? Tipo il mafioso marocchino abbattuto da un agente al bosco di Rogoredo, subito adottato dalla sinistra woke in fama di vittima farabutta, ovvero l&#8217;eterna attrazione fatale della sinistra? Qui la sinistra psicopatica crea come sempre la crasi: <strong>vittima – eroe</strong>. Laddove una vittima non di sinistra, come il polemista Kirk, viene irrisa in toni volgari, tipo quei poveracci che si masturbavano, li ricordate?, all&#8217;idea che quel balordo fascista fosse stato sparato in gola. Ancora: è vera la storia del vittimismo olimpico, ma questa, per lo meno in Italia, e questo assurdo intervento va evidentemente inteso in riferimento alla situazione italiana, <strong>il vittimismo davvero non ha colore</strong>, è la ultraideologia che unisce e sovrasta tutte le altre: una ideologia qualunquista, mammona, che sfocia nel grido eterno, “Siamo stufi, signor Presidente!” (c&#8217;è sempre un presidente monarca al quale appellarsi) e io, per dire, l&#8217;ho sentita recitare le infinite volte ai convegni di sinistra, con parenti di vittime in servizio permanente effettivo di sinistra, e via discorrendo.</p>
<p>La logica poi dei poteri forti, o istituzioni percepite esclusivamente oppressive, è semplicemente una articolazione di questo atteggiamento da anarcoidi intruppati: le istituzioni in Italia, vengono identificate coi poteri forti e funzionano da capro espiatorio per qualsiasi nefandezza personale, piccola o grande, e questo è un atteggiamento condiviso dal <strong>qualunquismo di destra</strong> e dall&#8217;opportunismo di sinistra; c&#8217;è però un presupposto: le istituzioni effettivamente si comportano da poteri forti, poteri prepotenti: <strong>fa parte della sottocultura italiana</strong> per cui il posto pubblico, ottenuto regolarmente dietro raccomandazione, si traduce in riverbero di quel privilegio e quindi arroganza, oppressione verso il cittadino plebe che, dall&#8217;altra parte del vetro, è tenuto solo a subire (oggi la situazione è apparentemente un po&#8217; migliorata, non sempre, per quanto riguarda i modi, una sorta di correttezza formale, piuttosto woke, che tuttavia non inficia la sostanza storica di un potere verticale che resta oppressivo in quanto autoreferenziale. Senza dover scomodare per forza Foucault).</p>
<p>Ecco, Foucault: solo uno dei millemila nomi e autori chiamati in causa a sostenere questa<strong> tesi insostenibile e strampalata</strong>. Altro vecchio vizio della sinistra, che è un pleonasmo ma lo usiamo per rafforzare l&#8217;analisi. Qui davvero si va in derapage tra Beccaria ai filosofi dei Lumi, dall&#8217;immancabile Schmitt (ah, che schifo!) Dawkins, Hobbes, a chi vi pare, non manca nessuno, a spasso fra bestialità concettuali, “la cattiveria è di destra” e semantiche come “il posizionalismo” che è purissimo woke distillato. La cattiveria è di destra? Invece i flotilleri comunisti davanti alle scuole che incitano al 7 ottobre e ridono dei 30mila morti in 72 ore in Iran, la mattanza perfetta, insuperabile, fate voi il conto dei morti trucidati al minuto? Ancora una piccola cosa, il “sovvertimento”, ahinoi, delle istituzioni non l&#8217;hanno inventato gli esaltati trumpiani vestiti da vichinghi, è roba dell&#8217;anarchismo comunista oggi raggrumato <strong>nei vari Askatasuna, Leoncavallo e tutti i centri sociali coccolati e sovvenzionati dalle giunte di sinistra</strong>. Allora?</p>
<p>Allora, vedessero, l&#8217;esubero di citazioni ad minchiam è roba tipicamente woke che, wokisticamente, si risolve in figuracce da cretini, ovvero l&#8217;eterogenesi dei fini che parte “dai buoni propositi” e si decolonizza da sola: citare il leggendario bluesman Leadbelly (che si scrive così: non “Lead belly”, bestie wokomuniste!) come pioniere del woke nun se po&#8217; sentì: <strong>Feltri con quel faccino woke di sicuro non lo conosce</strong>, ma andasse ad ascoltarsi, portandosi pure la passionate advocate, anche solo la straziante Goodnight Irene, quanto di più improponibile nell&#8217;estetica woke, possibilmente nella versione originale, integrale, ottima quella rifatta in tempi recenti da Keith Richards; non quella purgata dai censori.</p>
<p>Sono stato prolisso anch&#8217;io, me ne scuso, spero almeno non insopportabile come i compagni passionate, ma l&#8217;occasione fa l&#8217;uomo ladro e anche grafomane, era troppo ghiotta, è un divertimento dare in testa agli psicowoke pentiti che non sanno più dove scaricare la colpa. <strong>La loro colpa</strong>. Tipo quelli del riscaldamento globale o dell&#8217;auto elettrica, che dopo averci spaccato le palle con due decenni di assurdità criminali, culminate in fallimenti annunciati, ci vengono a dire: eh, ve lo dicevamo noi&#8230;</p>
<p>Max Del Papa, 31 gennaio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-ha-capito-il-woke-fa-schifo-quindi-dice-e-di-destra/">La sinistra ha capito: il woke fa schifo. Quindi dice: &#8220;È di destra&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-ha-capito-il-woke-fa-schifo-quindi-dice-e-di-destra/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>19</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Adesso fare figli è maschilista e fascista</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/adesso-fare-figli-e-maschilista-e-fascista/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/adesso-fare-figli-e-maschilista-e-fascista/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 14:26:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=299656</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ah, la Sciandi(-va-sci!). Nipotina d&#8217;arte della Bigna(rdi!). Quell&#8217;identità di vedute, quel comune sentire, quell&#8217;intervistarsi, segnalarsi sempre a vicenda (saranno mica parenti?). Eh, la Sciandi. Un po&#8217; fissata coi figli, la natalità, la denatalità, a dir la verità. Però sempre con quell&#8217;approccio analitico, strutturalistico, roba fina, riflessiva, preoccupata per le sorti, domanda: ma c&#8217;è più orgasmo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/adesso-fare-figli-e-maschilista-e-fascista/">Adesso fare figli è maschilista e fascista</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, la Sciandi(-va-sci!). Nipotina d&#8217;arte della Bigna(rdi!). Quell&#8217;identità di vedute, quel comune sentire, quell&#8217;intervistarsi, segnalarsi sempre a vicenda (saranno mica parenti?). Eh, la Sciandi. Un po&#8217; fissata coi figli, la natalità, la denatalità, a dir la verità. Però sempre con quell&#8217;approccio analitico, strutturalistico, roba fina, riflessiva, preoccupata per le sorti, domanda: ma c&#8217;è più orgasmo nell&#8217;ascoltarsi parlare, come la Betty Piccolotty, o nell&#8217;ascoltarsi leggere, come la Simy Sciandy? S&#8217;alingenera a volte il sospetto che certe grafomani indulgano nella<strong> scrittura da tappezzeria</strong>, intesa come argomento di conversazione, temino salottiero, assaggia &#8216;ste tartine al tahdig, so&#8217; iraniane!, “ma anche” in senso spaziale, rotoli murali infiniti, e sì che non le pagano mica a metri, a cartelle. Mah.</p>
<p><strong>La Sciandy torna sul suo cavallo di battaglia</strong> con una tappezzata che potrebbe coprire un castello, estenuante, sui figli, ça va sans dire, però declinati in regime classista, molti figli molto potere, più son ricchi e più proliferano perché il <strong>patriarcato genitoriale maschile bianco tossico</strong> è un affare di predominio capitalistico. Basterebbe questo, grazie, ciao. Ma è sabato, piove, vi ragguaglio. Con gran pena, perché vi garantisco che addentrarsi nella selva oscura di passaggi al limite del criptico, sempre in quello stile falsamente disinvolto che usa oggi, che usano tutt* e tutt*, che scappa via, che nasconde una fatica bestiale, almeno a leggersi, vi assicuro che è pena dantesca: “tecno oligarchi, re e vicerè del mondo hanno preso in mano le redini dell&#8217;incremento demografico, ben decisi ad accelerare la fine di tutto tranne che della propria stirpe”.</p>
<p>Così, per far vedere che malgrado tutto abbiamo letto, ci siamo addentrati, annaspati, inabissati; così, per dare un&#8217;idea; così, per infliggere anche a chi ci legge la condanna di seguire. La tesi, par di capire, ma forse ci sbagliamo, suona più spericolata della vita di Vasco Rossi: sempre e solo i magnati magnoni occidentali, americani come la cricca trumpiana o al limite i sovranisti puzzosi alla Orban, fanno tanti figli per reticolare il potere (questo l&#8217;ho scritto io, non è farina del sacco sciandivanesco, è una metacitazione foucoultiana); con l&#8217;unica eccezione cirillica, se si vuole, di “ Pavel Durov (fondatore di Telegram, il whatsApp di adulteri, spacciatori e giornalisti pentiti) ne ha 106”, eccetera. Invece, i povery. Loro non figliano perché i ricchi figliano troppo. <strong>Le sperequazioni seminali</strong>. Pare il rapporto annuale Ofxam sublimato in riproduzione.</p>
<p>Ora, diventa un po&#8217; eccessivo, almeno per noi, prendere per serie certe elucubrazioni, stavo per scrivere delirazioni ma è più elegante così, che poi ci danno dei tossici patriarcali anche se personalmente siamo a figli zero &#8211; a base di “questi fertilizzatori del nuovo mondo, questi disgregatori delle verità di tutti meno che della propria” e “ le trad wife &#8211; tradizionaliste trumpiane – americane”: se l&#8217;è sta roba chi? <strong>Roba da conversazione, che lascia il tempo che trova</strong> a leggerla, diciamo un quattro ore, che a volte uno non ci crede: ma queste son proprio convinte o Padre non perdonarle perché non sanno quello che scrivono? E mi sovvien l&#8217;eterno e le morte stagioni delle campagne cinesi, dico cinesi, a non figliare, non più di uno a nucleo, le neonate femmine ammazzate, lasciate nelle campagne, nei fossi, per i cigli di strada sotto il comunismo maoista che secondo Lady Tesla “rende libere le persone”: adesso Xi bastona chi non scopa a segno, preoccupato per l&#8217;invecchiamento, la decrescita poco felice, la denascita, ma tutto questo Sciandy non lo sa o se lo sa tira via: c&#8217;è da accoppare lo spermatozoo capitalista.</p>
<p>Poi il fatto che dalla parte islamica ci danno giù come conigli, dagli sceicchi ai maranza, perché fa parte della loro politica di neocolonizzazione, tanto poi a mantenerli è l&#8217;Occidente infedele, e coglione, vabbè, questo si può tralasciare, Sciandy. Io non lo so se dalle parti della <em>Stampa</em>, di <em>Repubblica</em>, si rendono conto. Non so se arrivano a capire che una intera stagione di simili capolavori analitici ha portato ai risultati che sappiamo – perché non è solo questione del calo delle nascite in edicola, delle tecnologie, della televisione che signora mia diseduca alla lettura, e se però c&#8217;è da leggere certe sbobbe allucinatorie wokiste, santamadonna, viva il disimpegno. No, noi pensavamo, per anni,<strong> per decenni abbiamo creduto che questi se la cantassero e se la suonassero</strong> per chi sa quali reconditi motivi propagandistici, per tirar la volata ai cari e vari Pci, Pds, Ds, Pd, pippiripì. Invece no, questi sono proprio convinti, sono in buona fede, sono autoreferenziali ombelicali: si fanno un film analitico, senza riferimenti reali, senza fondamenti concreti, e se lo scrivono e glielo pubblicano con l&#8217;aria di dire: tanto, oramai&#8230;</p>
<p>Ed è arduo, ma forse succede, chissà, la gente è strana, immaginare qualcuno, qualche signorina birignao che arriva in fondo e dice, eh beh, ma è proprio così, amica mia, dove andremo a finire, coi figli di Elon, di quello di Telegram e le trad wife trumpiane. “in opposizione invece a decenni di guerre culturali femministe e femminili che richiedevano e richiedono che le società s&#8217;incarichino di rendere maternità e genitorialità compatibili con la vita attiva. Il potere sta quindi anche nel requisire la madre, in questo specifico caso la povera Usha, che nel comunicato compare in calce, con la sua firma, e del cui stato di salute veniamo messi a parte dal signor marito”. Vedi che abbiamo letto tutto, fino in fondo, e però <strong>questa è roba da assistenti sociali che occupano la famiglia del bosco</strong>, dai, mica è reale, “non puoi essere vero”, come dicono nei fumetti dell&#8217;Uomo Ragno. Vabbè.</p>
<p>In fondo al rotolo di tappezzeria c&#8217;è la solita avvertenza: — © RIPRODUZIONE RISERVATA. No, ma tranqui, non vi scippa nessuno, al limite vi citiamo, a modello, queste pensose righe, ma con gran pena le tira giù, che è la filastrocca delle Alpi ma va bene anche per i rotoli di tappezzeria, ah, beh, sì, beh.</p>
<p>Max Del Papa, 25 gennaio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/adesso-fare-figli-e-maschilista-e-fascista/">Adesso fare figli è maschilista e fascista</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/adesso-fare-figli-e-maschilista-e-fascista/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Follia woke in Usa, uomini incinti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/follia-woke-in-usa-uomini-incinti-bozza-di-bartolo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/follia-woke-in-usa-uomini-incinti-bozza-di-bartolo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 17:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=298329</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando l’ideologia rifiuta l’evidenza biologica: il caso Hawley–Verma al Senato USA</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/follia-woke-in-usa-uomini-incinti-bozza-di-bartolo/">Follia woke in Usa, uomini incinti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>No, non si tratta di una boutade, né tantomeno di un&#8217;errata ricostruzione giornalistica cinicamente diffusa a scopo di lucro politico. È successo davvero, e appena nelle scorse ore, presso il Senato americano, più precisamente, luogo, tra l&#8217;altro, di un <strong>surreale confronto tra il senatore repubblicano Josh Hawley e la dottoressa Nisha Verma,</strong> ostetrica e ginecologa specializzata in &#8220;pianificazione familiare complessa&#8221;.</p>
<p>Nel corso di un&#8217;audizione della Commissione Salute avente ad oggetto i sospetti effetti avversi di un farmaco, la mifepristone, usata in combinazione con il misoprostol per l&#8217;aborto farmacologico, il senatore repubblicano ha più volte rivolto al medico una domanda semplice ed apparentemente scontata: <strong>&#8220;Gli uomini possono rimanere incinti?&#8221;</strong>.</p>
<p>La reazione della Verma al quesito posto da Hawley, tuttavia, non è stata quella che logicamente ci si potrebbe potuti aspettare da una qualsivoglia persona dotata di un minimo di razionalità, specie se medico di professione. <strong>&#8220;Non so dove si voglia arrivare con questa domanda&#8221;</strong>, ha esordito visibilmente infastidita la ginecologa, &#8220;domande come questa, a cui dover rispondere con sì o no rappresentano uno strumento politico&#8221;, e poi, ancora, &#8220;lei, senatore, sta cercando di ridurre la complessità di molte cose, sarei felice di avere una conversazione che non parta dal tentativo di polarizzare il dibattito&#8221;.</p>
<p>Chiaro, no? A una domanda innegabilmente ovvia come quella posta dal senatore Hawley non si può rispondere banalmente con sì o no, troppo complesso e polarizzante per un ideologismo che pretende di sostituirsi alla scienza fino a trasformare l&#8217;evidenza in discriminazione.</p>
<p>Per l&#8217;irrazionalità di un progressismo esasperato che teorizza la fluidità dei generi e l&#8217;intercambiabilità dei sessi e riduce la biologia a una mera opinione personale sacrificandola mestamente sull&#8217;altare dell&#8217;ideologia. Perché il medico in questione, è chiaro, evidentemente anch&#8217;essa molto più concentrata sull&#8217;ideologia che sulla scienza, ha ritenuto probabilmente discriminatorio, o addirittura persino offensivo, rilevare un&#8217;evidenza che rimane inscalfibile nonostante le deliranti tesi promosse e difese a spada tratta dai ferventi sostenitori del turbo-progressismo in salsa woke: <strong>i sessi biologici sono due e due soltanto,</strong> e, di questi, solo uno, quello femminile, è biologicamente predisposto alla maternità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ciao-ciao-woke-il-dato-su-disney-che-non-vi-fanno-vedere/" target="_blank" rel="noopener">Ciao ciao woke: il dato su Disney che non vi fanno vedere</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/cultura/lalba-e-il-tramonto-dellideologia-woke-passano-da-hollywood/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;alba e il tramonto dell&#8217;ideologia woke passano da Hollywood</a></li>
</ul>
<p>Se, e soltanto se, si è nate donne, chiaramente. Per cui no, non si tratta affatto di una tematica complessa o di una questione a cui non potere rispondere in maniera chiara, diretta o persino telegrafica. E non si tratta neppure di un cinico artificio retorico spregiudicatamente utilizzato per evidenti finalità politiche. Nulla di tutto questo.</p>
<p>Perché, si badi bene, <strong>per quanto gli alfieri dell&#8217;ideologia wokista possano impegnarsi in questa grottesca opera di falsificazione della realtà</strong> avente ad oggetto un irrazionale e spregiudicato ribaltamento dei ruoli, i nati uomini, cara dottoressa Verma e carissimi progressisti tutti, non possono proprio portare avanti una gravidanza come farebbe, invece, un individuo di sesso femminile.</p>
<p>Lo si può affermare tranquillamente,  in maniera netta, e senza il minimo rischio di poter essere poi smentiti. E <strong>chi dovesse sentirsi offeso, discriminato o anche solo turbato da un&#8217;evidenza tanto cristallina è afflitto, probabilmente, da un problema assai più serio</strong> e complesso che va ben al di là del mero desiderio di maternità.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 17 gennaio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/follia-woke-in-usa-uomini-incinti-bozza-di-bartolo/">Follia woke in Usa, uomini incinti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/follia-woke-in-usa-uomini-incinti-bozza-di-bartolo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>28</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come nasce la schiavitù fiscale in Italia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/come-nasce-la-schiavitu-fiscale-in-italia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/come-nasce-la-schiavitu-fiscale-in-italia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 17:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=298096</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le aree italiche non hanno sempre vissuto crogiolandosi in una crisi infinita come negli ultimi decenni. L’incubo odierno trae le sue più antiche origini da quando un piccolo gruppo di folli ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla costruzione dell’unità politica di aree culturalmente vicine, ma ben distinte da sempre. Ogni realtà preunitaria, dalla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/come-nasce-la-schiavitu-fiscale-in-italia/">Come nasce la schiavitù fiscale in Italia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le aree italiche non hanno sempre vissuto crogiolandosi in una crisi infinita come negli ultimi decenni. L’incubo odierno trae le sue più antiche origini da quando un piccolo gruppo di folli ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla costruzione dell’unità politica di aree culturalmente vicine, ma ben distinte da sempre.</p>
<p>Ogni realtà preunitaria, dalla Serenissima (tranquilli lo so che era morta ben prima dell’unificazione), al Regno delle due Sicilie, al Granducato, al Milanesato era ben più florida e gloriosa di ciò che venne dopo. <strong>Solo per il Piemonte poco mutò</strong>: rimase parimenti arretrato prima e dopo il fattaccio.</p>
<p>L’idea di unità si è trasformata da utopia per “avvocati senza cause”, a sogno realizzato in sedicesimo (Italietta), a incubo (guerre e fascismo), a<strong> dittatura fondata sulla corruzione partitica</strong> (regime democristiano) alla distopia patente dei governi dalla fine della guerra fredda, che traggono la loro forza solo da debito pubblico, tassazione sfrenata e schiavitù fiscale di lombardi e veneti.</p>
<p>Luigi Marco Bassani, 15 gennaio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/come-nasce-la-schiavitu-fiscale-in-italia/">Come nasce la schiavitù fiscale in Italia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/come-nasce-la-schiavitu-fiscale-in-italia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>10</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cari giovani, per Crans-Montana vi abbiamo tradito</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cari-giovani-per-crans-montana-vi-abbiamo-tradito/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/cari-giovani-per-crans-montana-vi-abbiamo-tradito/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jan 2026 17:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Crans-Montana]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=297118</guid>

					<description><![CDATA[<p>La lettera aperta ai ragazzi dopo i fatti di capodanno: "grazie", "scusa", "coraggio"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cari-giovani-per-crans-montana-vi-abbiamo-tradito/">Cari giovani, per Crans-Montana vi abbiamo tradito</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi giovani,</p>
<p>in queste ore, <a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-arrestato-il-titolare-del-constellation/" target="_blank" rel="noopener">a seguito di quanto è avvenuto nella notte di Capodanno</a>, sento il dovere di dirvi tre parole: grazie, scusa, coraggio. <strong>Vi dico</strong> <strong>grazie</strong> perché, nella tragedia che vi ha colpito, cogliendovi di sorpresa, avete riproposto a noi adulti, in modo disarmante, il valore della vita. Alcuni di voi erano salvi, penso, in modo particolare, al giovane Achille, e, in modo eroico, siete rientrati nell’inferno per salvare un’amica, un amico.</p>
<p><strong>La vita è un dono grande e molto spesso la sciupiamo</strong>, la disprezziamo, la denigriamo. In questa tragedia avete ricordato a noi adulti che, ancora una volta, famiglia e scuola, unite, possono fare la differenza. Vi sia di conforto la vicinanza di tutti gli italiani, delle Istituzioni, dalla premier, ai ministri Tajani e Valditara, ai presidenti delle regioni ai sindaci. <strong>Molti genitori si sono detti fieri di essere italiani</strong> proprio per come le Istituzioni hanno agito, a livello politico e personale. Quando le Istituzioni dimostrano la loro sensibilità e agiscono in conformità a quella sensibilità, i cittadini si sentono protetti, compresi, ascoltati. E non può essere taciuto <strong>il ruolo benemerito svolto dal nostro sistema sanitario</strong> che, generosamente e con grande perizia, non ha perso un secondo per venire in vostro soccorso. Il vostro sacrificio ha saputo riaccendere i riflettori sugli elementi fondanti la nostra vita, a livello personale e comunitario, che spesso noi adulti deturpiamo, togliendovi la speranza.</p>
<p><strong>Vi chiedo scusa. </strong> Noi adulti non abbiamo saputo proteggervi. Voi vi siete fidati di noi, vi fidate, come deve essere, di adulti capaci di proteggervi dai pericoli e di salvarvi. Il vostro legittimo desiderio di festeggiare si è scontrato con la nostra irresponsabilità. <strong>E vi abbiamo, così, tradito</strong>. Mi chiedo cosa sta succedendo a noi adulti che, per superficialità, negligenza, meschinità di interessi vi esponiamo costantemente a situazioni e realtà potenzialmente pericolose, a livello fisico e morale. Per cosa poi? Per guadagnare di più? Per un like in più? Per un adepto piegato alle nostre ideologie?</p>
<p><strong>Vi dico coraggio</strong>. Non siete soli, in questo momento prego per voi e invoco per voi il coraggio di circondarvi di chi non vi ha abbandonato in questa tragedia, la mamma e il papà, i fratelli, la famiglia, la scuola, i medici, le Istituzioni. Dovete guardare a tutti i modelli positivi senza perdere la fiducia negli adulti o, cosa ancora peggiore, adeguarvi alla meschinità di taluni. Voi dovete fare la differenza. Noi adulti promettiamo che andremo fino in fondo, <strong>pretenderemo giustizia per voi</strong>, non in uno spirito vendicativo che, peraltro, non ci appartiene ma nello spirito che condanna ogni forma di iniquità nel rispetto delle procedure del diritto, a tutela della persona. Questo è il fondamento della giustizia.</p>
<p>Carissimi, pregherò tanto per voi, affinché possiate diventare, un domani, cittadini responsabili e in grado di condannare e rifiutare qualsiasi forma di ingiustizia che la meschinità dell’uomo può causare.</p>
<p>Con tanta vicinanza,</p>
<p>suor Anna Monia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cari-giovani-per-crans-montana-vi-abbiamo-tradito/">Cari giovani, per Crans-Montana vi abbiamo tradito</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/cari-giovani-per-crans-montana-vi-abbiamo-tradito/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Buoni propositi per il 2026</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/buoni-propositi-per-il-2026/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/buoni-propositi-per-il-2026/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 15:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[2026]]></category>
		<category><![CDATA[buon anno]]></category>
		<category><![CDATA[feste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=295634</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con l'arrivo del nuovo anno diventa necessario ritrovare le ragioni dell'umanità, dell'apertura e dell'attenzione agli altri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/buoni-propositi-per-il-2026/">Buoni propositi per il 2026</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il passaggio all&#8217;anno nuovo è sempre un momento carico di emozione e di significato, caratterizzato da bilanci e attese per il nuovo anno. Le famiglie tornano a ritrovarsi, le città si organizzano in vista dello scoccare della mezzanotte. Mi auguro che la bella atmosfera della festa non sia rovinata dai consueti facinorosi e che le feste delle piazze non si trasformino per alcuni in momenti di dramma. Mi riferisco chiaramente alle violenze commesse contro ragazze inermi da giovani riuniti in branco. <strong>Salutiamo un 2025 davvero intenso</strong>: la fine della guerra in Medio Oriente, il perdurare ostinato della guerra in Ucraina e in tante altre parti del mondo, <a href="https://www.nicolaporro.it/costruiva-ponti-e-non-muri-il-testo-dellomelia-per-papa-francesco/" target="_blank" rel="noopener">la morte di Papa Francesco</a>, l&#8217;elezione di Papa Leone XIV, il Giubileo che vive i suoi ultimi giorni. E poi ognuno inserisce, tra gli eventi mondiali, quelli personali, positivi o negativi, comunque tesoro di esperienze da mettere a frutto.</p>
<p>Il 2025 è stato l&#8217;anno venticinquesimo dalla legge sulla parità scolastica e trovo significativo che proprio in questo anno siano arrivati <a href="https://www.nicolaporro.it/finalmente-almeno-qualcuno-paghera-meno-imu/" target="_blank" rel="noopener"><strong>l&#8217;esenzione dal pagamento dell&#8217;Imu per le scuole paritarie</strong></a> con rette inferiori al costo medio studente e il buono scuola per le famiglie con ISEE inferiore a 30mila euro che scelgono per i loro figli una scuola secondaria paritaria di primo grado o il biennio del secondo grado. Ognuno traccerà il bilancio del 2025 e si aprirà al 2026 con propri sentimenti di attesa e di fiducia. Quello che io auguro a tutti è quello di trovare un significato alla propria vita nella responsabilità verso se stessi e verso gli altri e che questo significato apra a sentimenti di speranza. Non viviamo certo un&#8217;epoca facile: a mio avviso, però, <strong>è assolutamente necessario ritrovare le ragioni dell&#8217;umanità</strong>, dell&#8217;apertura e dell&#8217;attenzione agli altri, in modo che i tanti problemi che caratterizzano la nostra epoca siano affrontati secondo prospettive buone, pronte a trovare soluzioni nella collaborazione trasversale.</p>
<p>Il mondo della politica e quello delle Istituzioni sono chiamate a questo, a dare il buon esempio, soprattutto ai giovani e alle loro famiglie che spesso non dispongono degli strumenti non solo economici ma soprattutto culturali per affrontare l&#8217;epoca nella quale siamo chiamati a vivere e a dare il nostro contributo. Allora il mio augurio per il 2026 è proprio quello della responsabilità nel sentimento della comune umanità, perché <strong>la storia può davvero prendere un altro corso</strong> se sempre più persone si impegnano, anteponendo l&#8217;interesse comune a quello di parte, il bene comune all&#8217;interesse personale. Il mio augurio per il 2026 si traduce in una chiamata generale alla responsabilità.</p>
<p>Concludo con l&#8217;augurio più bello, tratto dal libro dei Numeri, sono le parole che Mosè riceve da Dio per Aronne e gli Israeliti: &#8220;Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace&#8221;.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 1° gennaio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/buoni-propositi-per-il-2026/">Buoni propositi per il 2026</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/buoni-propositi-per-il-2026/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Porro d&#8217;Oro 2025 è&#8230;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-porro-doro-2025-e/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-porro-doro-2025-e/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 16:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Albanese]]></category>
		<category><![CDATA[greta thunberg]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Salis]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=295504</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come il “person of the year” del Time, ecco il “Porro d’Oro 2025”: il prestigioso premio del nostro giornale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-porro-doro-2025-e/">Il Porro d&#8217;Oro 2025 è&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno il<strong> Porro d&#8217;Oro</strong>, edizione “venti venticinque” non è difficile da scegliere, se mai è complicata la classifica: per non sbagliare facciamo un po&#8217; alla Nino Frassica, “terzo secondo e primo posto ex aequo”, tanto son tutte nipotine di <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-30-dicembre-2025-2/">Hannoun</a>, uno che il Porro d&#8217;Oro se lo merita fuori concorso, ontologicamente.</p>
<p>Già, <strong>sono tre femminucce e non percepite</strong> e, <a href="https://www.nicolaporro.it/sono-ormai-giorni-che-elly-schlein-resta-in-silenzio/" target="_blank" rel="noopener">diversamente dalla signorina Lella recentemente colpita da afasia</a>, garrule, ciarliere, non smettono mai di inondarci di parole, fiumi di parole, dal fiume al mare: poi diteci che non siamo abbastanza woke, brutta razza di prevenuti che altro non siete. Allora.</p>
<p><strong>Primo posto ex aequo a Greta</strong>, la <em>fuoriditesta</em> svedese che tanto fuori ha dimostrato di non essere: in tenera età ha inscenato la sua psicomania per l&#8217;ambiente, rastrellando i soldi matti subito stipati in una fondazione a regime fiscale agevolato, perchè va bene che il pianeta sta finendo, ma mica domani; poi, quando la cometa ecologista è passata, ha sbandato un po&#8217;, dandosi ad ogni causa purché sballata, tipo quel cavaliere che “salì sul destriero e partì in tutte le direzioni”, finché non ha trovato quella in grado di rilanciarla clamorosamente: <strong>la causa propal, che poi è pro Hamas</strong>, declinata in un antisemitismo demente, nelle pagliacciate flotillere, nei baci e abbracci con la mamma putativa Francesca Albanese, con il succitato Hannoun in odore di importatore di lusso della democrazia di Hamas in Italia. Certo, c&#8217;è un prezzo da pagare: ma non è eccessivamente oneroso, anzi piuttosto lucrativo:<a href="https://www.nicolaporro.it/arrestata-greta-thunberg-ha-sostenuto-organizzazione-messa-al-bando/" target="_blank" rel="noopener"> ogni volta che la fermano, la arrestano</a>, la convocano, questa ex bimbetta falsamente disagiata, in realtà capace di un cinismo più lucido della canna di un fucile, riscontra un colossale contraccolpo mediatico che si traduce in introiti di tutto rispetto, all&#8217;altezza delle beneficenza milionaria che il compagno Hannoun dirottava ad Hamas, e magari a se stesso, con la scusa dei bambini di Gaza, roba che mancavano solo i pandori.</p>
<p><strong>Primo posto ex aequo a Francesca Albanese</strong>, uscita dal nulla burocratico delle Nazioni Unite e premiata da una propaganda scatenata che le è valsa, sì, la censura di mezzo mondo, l&#8221;isolamento all&#8217;ONU, l&#8217;allontanamento dalle università in particolare americane, ma anche una radiosa prospettiva elettorale qui da noi (anche se ultimamente <a href="https://www.nicolaporro.it/albanese-resta-sola-bonelli-tira-il-freno-a-mano-in-questo-momento/">il duo impresariale Bonelli&amp;Fratoianni sembra prendere tempo, aspettano che si calmi la burihannoun</a>); che poi era il risultato, tutto sommato mediocre, cui la nostra amabile casinista puntava fin dall&#8217;inizio. <strong>Creata mediaticamente dall&#8217;inesorabile Travaglio</strong>, squisito demiurgo del peggio, più dava addosso ai sionisti, a Israele, agli ebrei e più la sua stessa brillava a dispetto di alcune disinvolture curriculari: “Tu te la vedrai coi miei avvocati” sibilava via X al puntiglioso e pungiglioso professor Riccardo Puglisi, autentico cacciatore di teste montate: poi si è avuta conferma che avvocato non lo era lei per prima, “ma manco pe&#8217; gnente”, come Mimmo Carotenuto pseudoavvocato De Martis in “Febbre da cavallo”. Affondata? Ma quando mai, in Italia speculare sui titoli farlocchi, i propri, è considerato un andazzo virtuoso, da furbi e li furbi da noi vincono sempre, non per caso li chiamano “furbetti”, con indulgente affetto, e così la nostra Francy non avvocata non si è fermata più: eravamo noi presenti quando il sindaco di Bari, <strong>Vito Leccese</strong>, inaugurava proprio al Petruzzelli <strong>la moda delle cittadinanze onorarie</strong> alla pasionaria propal (facendo incazzare non poco Nicola Porro insieme all&#8217;intero teatro): tutti insieme compatibilmente, i sindaci propal e progressisti, alla stessa manifestazione dove c&#8217;era pure Hannoun, che è amico di Francy, che è mammina di Greta che lotta con Landini (adesso, ovviamente, nessuno lo conosce il giordano filantropo di se stesso, e degli stragisti, ma via, a chi non capita di non ricordare o meglio dimenticare con chi si è andati a cena, a palchi, a quaglie, sta&#8217; a spaccà er capello: sarà un caso che, così come il compagno Hannoun querelava tutto ciò che si muove, così fanno questi amici di uno sconosciuto).</p>
<p><strong>Primo posto ex aequo per Ilaria Salis</strong> non l&#8217;altra, la Silvia sindaca di Genova che non ha mai conosciuto Hannoun (e fanculo le foto), la lanciatrice del martello, no, parliamo della lanciatrice del manganello (presunta, presunta&#8230;), che è amica di Askatasuna, che è amico di Albanese, che è amica di Greta, che è amica di Hannoun, che è amico di un sacco di gente che non lo conosce che non è più sua amica, che al mercato mio padre comprò. Salis Ilaria la sottovalutavamo, invece è riuscita in svariati capolavori: farsi candidare senza alcun presupposto se non una fedina penale di tutto rispetto, 4 condanne, 29 precedenti di polizia, un debito di 90mila euro all&#8217;Aler, una storia infinita di occupazioni, un processo, congelato, per tentato omicidio in Ungheria; farsi eleggere dai riccastri ztl di Milano inneggiando ai dannati della terra; farsi salvare a Bruxelles dalle destre fasciste e schifose che sogna tutte appese; minacciare e sputacchiare le medesime destre che l&#8217;avevano appena salvata al grido “e Forza Ilaria, che siamo tantissimi”, e ogni riferimento non è affatto casuale, e bello sarebbe sapere il perché di un&#8217;operazione tanto sconcia; <strong>prodursi in una serie pressoché quotidiana di deliri via social</strong> dei quali non possiamo che incolpare i suoi social manager; perculare un po&#8217; tutti, ricchi, poveri, ricchi&amp;poveri, ritraendosi non più in tenuta da guerrillera flotillera da centro sociale ma finalmente avvolta <strong>in morbidi indumenti da nuova ricca</strong> con bonifico mensile da BCE, che ricordano tanto il conte Mascetti al grand hotel con la contorsionista, “Tu c&#8217;ha un cappottino nòvo!”, “Sì, un cachemirino di Zanobetti”: il rigatino la contessina lo fa a tutti noi, a partire dai coglioni che l&#8217;hanno mandata in Europa e ancora la venerano. E una così, scusate, potrà pure non piacervi ma è una Draga, nel senso dell&#8217;eurobanchiere, e<strong> il Porro d&#8217;Oro se lo merita col fiocco</strong>. A tutte e tre, hasta la Palestina siempre! E buon Hannoun a tutt* e tutt*. Tanto, quelli che hannoun problema mica sono loro. Siamo noi.</p>
<p>Max Del Papa, 31 dicembre 2025</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-porro-doro-2025-e/">Il Porro d&#8217;Oro 2025 è&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/il-porro-doro-2025-e/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>29</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La clamorosa denuncia del prof: &#8220;Il miglior studente bocciato perché bianco&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-clamorosa-denuncia-del-prof-il-miglior-studente-bocciato-perche-bianco/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-clamorosa-denuncia-del-prof-il-miglior-studente-bocciato-perche-bianco/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 10:59:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=295493</guid>

					<description><![CDATA[<p>James Hankins lascia Harvard in polemica con l'ideologia woke che ormai ha infettato le Università: "Dal Covid a Floyd, l'Occidente si auto-flagella"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-clamorosa-denuncia-del-prof-il-miglior-studente-bocciato-perche-bianco/">La clamorosa denuncia del prof: &#8220;Il miglior studente bocciato perché bianco&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A raccontare una frattura che attraversa l’università americana non è un polemista di professione, ma uno dei più autorevoli studiosi di storia del pensiero occidentale. Come riferisce Federico Rampini sul <em>Corriere della Sera</em>, <strong>James Hankins,</strong> grande classicista e specialista del Rinascimento italiano, ha deciso di lasciare definitivamente <strong>Harvard University,</strong> dove ha insegnato per quarant’anni.</p>
<p>La sua è una scelta di rottura, maturata nel corso degli ultimi anni, di fronte a quella che definisce una trasformazione radicale — e pericolosa — dell’idea stessa di educazione liberale. Nelle sue parole, riportate da Rampini ma pubblicate anche in un lungo articolo firmato dallo stesso professore, c’è un atto d’accusa che va ben oltre la singola università.</p>
<p>&#8220;Due settimane fa ho tenuto la mia ultima lezione a Harvard University, dove sono stato professore di storia per quarant’anni &#8211; ha scritto &#8211; Quattro decenni di esperienza in una delle principali università del mondo mi hanno offerto un punto di osservazione privilegiato per seguire <strong>la progressiva sostituzione della storia dell’Occidente con la storia globale</strong>. Questo cambiamento è una parte della ragione per cui le giovani generazioni si trovano oggi in uno stato di disorientamento morale e intellettuale».</p>
<p>Il punto, per Hankins, non è un normale aggiornamento dei programmi di studio, ma una vera mutazione antropologica dell’università. Una deriva accelerata prima dal Covid e poi dall’ondata ideologica esplosa dopo l’uccisione di George Floyd. &#8220;Sono arrivato al termine di un contratto quadriennale che avevo firmato nell’autunno del 2021 &#8211; ha scritto &#8211;  In quell’anno decisi che non volevo più insegnare a Harvard. Venivamo da quasi due anni sottoposti al rigido regime Covid dell’università. Si trattava di<strong> una forma di governo emergenziale</strong> che rispecchiava fin troppo fedelmente l’accettazione acritica, da parte dell’intero Paese, in nome della presunta &#8216;Scienza&#8217; sostenuta dal potere pubblico, di invasioni tiranniche della vita privata. A Harvard ai professori veniva imposto di tenere le lezioni con la mascherina e di svolgere i seminari su Zoom. Nessuna delle due pratiche era compatibile con la mia idea di educazione liberale&#8221;.</p>
<p>Ma è soprattutto dopo l’“Estate di George Floyd” che, secondo Hankins, l’università avrebbe superato una soglia di non ritorno. &#8220;L’anno precedente <strong>l’università si era inginocchiata collettivamente durante l’Estate di George Floyd</strong>. Pensavo che si trattasse di un vuoto gesto di virtù esibita, ma mi sbagliavo: ebbe conseguenze serie sul modo in cui conducevamo le nostre attività&#8221;. Le conseguenze, racconta lo storico, non sarebbero rimaste sul piano simbolico. Avrebbero inciso direttamente sui criteri di selezione accademica, fino a stravolgerli. &#8220;Nell’autunno del 2020, esaminando le candidature ai programmi di dottorato, mi imbattei in un candidato eccezionale, perfettamente adatto al nostro corso di studi. Negli anni precedenti sarebbe balzato immediatamente in cima alla graduatoria. Nel 2021, però, un membro della commissione ammissioni mi disse informalmente che &#8216;quella cosa&#8217; — cioè ammettere un maschio bianco — &#8216;quest’anno non poteva succedere'&#8221;.</p>
<p>Un episodio che, nelle parole di Hankins, non fu isolato. &#8220;Nello stesso anno, uno studente universitario che avevo seguito come tutor, di un’intelligenza fuori dal comune, <strong>letteralmente il miglior studente di Harvard</strong> — vincitore del premio per il laureando con il miglior curriculum accademico complessivo — fu respinto da tutti i programmi di dottorato ai quali aveva fatto domanda. Anche lui era un <strong>maschiobianco</strong>&#8220;<strong>.</strong></p>
<p>Il professore racconta di aver cercato spiegazioni altrove, scoprendo che quel criterio informale era diventato una prassi diffusa in tutto il Paese. &#8220;Telefonai a diversi amici in varie università per capire perché fosse stato respinto. Ovunque mi raccontarono la stessa storia: le commissioni di ammissione ai dottorati in tutto il Paese stavano seguendo lo stesso protocollo non scritto che valeva anche da noi&#8221;.</p>
<p>Hankins riconosce che oggi Harvard tenta una correzione di rotta sotto la guida del presidente <strong>Alan Garber,</strong> anche dopo le polemiche seguite alle manifestazioni antisemite successive al 7 ottobre 2023. Ma per lui è troppo tardi. Il suo futuro è altrove, alla Hamilton School of Classical and Civic Education presso la University of Florida.</p>
<p>Ed è qui che la sua riflessione si fa più generale, quasi civile. &#8220;Il motivo è semplice: la Hamilton School è impegnata nell’insegnamento della <strong>storia della civiltà occidentale</strong>. Quando la pedagogia progressista ha sostituito i corsi sulla civiltà occidentale con la storia globale, si è prodotto un danno serio alla socializzazione dei giovani americani. Quando non si insegna ai giovani che cosa sia la civiltà, si scopre che le persone diventano incivili».</p>
<p>Un addio che non è solo personale, ma simbolico. E che, come osserva Rampini, fotografa una crisi profonda dell’università americana: non più luogo di trasmissione critica del sapere, ma campo di battaglia ideologico, dove l’eredità culturale dell’Occidente rischia di essere considerata un problema anziché una risorsa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-clamorosa-denuncia-del-prof-il-miglior-studente-bocciato-perche-bianco/">La clamorosa denuncia del prof: &#8220;Il miglior studente bocciato perché bianco&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-clamorosa-denuncia-del-prof-il-miglior-studente-bocciato-perche-bianco/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>21</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Ue applaude Babbo Natale: il ridicolo motivo “green”</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lue-applaude-babbo-natale-il-ridicolo-motivo-green/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/lue-applaude-babbo-natale-il-ridicolo-motivo-green/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 13:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Babbo Natale]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=294728</guid>

					<description><![CDATA[<p>Che squallore: l'Unione Europea arruola il vecchietto che porta doni per le sue folli battaglie verdi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lue-applaude-babbo-natale-il-ridicolo-motivo-green/">L’Ue applaude Babbo Natale: il ridicolo motivo “green”</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno chiesto una <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-24-dicembre-2025-2/">valutazione psichiatrica</a>, che sembra aprire le spaventose porte del tso, per i genitori del bosco i cui figli restano ai giudici e agli assistenti sociali. Questi neorurali saranno, sono senza dubbio dei fanatici, volendo pure squilibrati, ma sono davvero pericolosi ossia i giudici hanno davvero a cuore l&#8217;equilibrio dei figli oppure <strong>è un monito per chi sgarra dallo Stato</strong> e dalle sue vaccinazioni e imposizioni. La destra al potere che fa? Esattamente come la sinistra: Stato etico e paternalistico in forma autoritaria.</p>
<p>Abbiamo <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-23-dicembre-2025/">un Presidente che grazia gli scafisti</a> ma non fa una piega per tutelare chi cerca di combatterli: qualcosa vorrà dire. La magistratura che<a href="https://www.nicolaporro.it/la-vita-nel-bosco-no-il-cambio-di-sesso-a-13-anni-si/"> autorizza una tredicenne a “cambiar sesso”, cioè la uccide</a>, indaga Corona per revenge porn ai danni di Signorini: Corona non è un santo, ma se avesse scoperto presunti altarini di eterosessuali su oneste fanciulle in rampa di lancio, lo avrebbero trattato come un nuovo Assange. Il sindacalista di se stesso <strong>Soumahoro,</strong> comunista dei suoi stivali spretato dal partito dei pregiudicati di Salis, <strong>si butta a destra</strong>, ha scoperto, dice, il tricolore: nessuna sorpresa, e nessuno stupore quando lo imbarcheranno, si dice la destra post tutto che ha una gran voglia di sbiancarsi del nero tossico patriarcale. Abou ormai è dentro e pare brutto buttarlo fuori, poi qualche voterello ancora se lo trascina. Non è questione di destra e sinistra, ma di sopra e sotto, di dentro o fuori: chi è dentro, o sopra, partecipa della cosca mafiosa del potere ne gode i privilegi, viene redistribuito tra partiti che sono prodotti con target permeabili, tanto per salvare la democrazia apparente, chi è fuori, o sotto, subisce i coprifuoco, le vaccinazioni coatte, i tso, le angherie dell&#8217;Europa, di tutto di peggio.</p>
<p>Nel di tutto, di peggio sta l&#8217;ultimo delirio dell&#8217;Unione Europea, appunto, che lancia, Dio li fulmini,<strong> la slitta inclusiva a emissioni zero con Babbo Natale</strong>, presumibilmente transessuale, che porta i regali tramite Unione doganale. Ma gli venisse un colpo. “Senza controlli doganali tra i paesi dell&#8217;UE, la slitta di Babbo Natale continua a muoversi senza intoppi da una fermata all&#8217;altra: <strong>niente ritardi, niente scartoffie</strong>”. E lanciano una card con Santa Klaus. Attenzione, non è la solita cazzata da euroburocrati alienati, è un&#8217;altra finestrella di Overton: ridefinisce il Natale, le tradizioni, i personaggi, tra la carta elettronica del “Santa” e il presepe islamico senza Sacra Famiglia o con la Madonna barbuta, Giuseppe travone e Cristo rospo (è tutto documentato), c&#8217;è il filo rosso delle stelle su sfondo azzurro, che oltretutto pare una marca di birra. È l&#8217;assurdo messo a sistema, l&#8217;incredibile come nuova normalità. È la narrazione dai comandamenti demenziali e disumani, “non avrai niente e sarai felice”, la ridefinizione del consumismo capitalistico in capitalismo penitenziale. È il trionfo della tecnologia del gioco e del controllo, dell&#8217;intelligenza artificiale che alimenta deficienza naturale. È lo svilimento di <strong>Babbo Natale</strong> per bambini autorizzati a “cambiare sesso” a 13 anni. Babbo Natale si chiama santa Klaus da san Nicola di Bari, che non era di Bari ma le cui spoglie vennero trafugate da briganti baresi per salvarle dalla calata dei (mamma li) turchi: passò in fama di santo avendo salvato tre ragazzine dal marciapiede regalando a ciascuna di loro una dote per preservare le rispettive integrità: da allora, il “Santa” è chi porta i doni. Questo andrebbe raccontato ai preadolscenti violentati anzitutto da certe sentenze. <strong>Altro che la Santa Card con l&#8217;unione doganale</strong>. Ma che noia che barba che noia, quella dello squallore, della burocrazia, dei falansteri bruxellesi, dell&#8217;eurodeputata Ilaria Salis che ogni giorno sputa addosso alle “destre” che l&#8217;hanno salvata da un giusto processo. Lei sì che la strenna l&#8217;ha avuta, in anticipo: e adesso usa la sua card, carta di credito fiammeggiante griffata BCE.</p>
<p>Forse questo papa nuovo, che a tanti piace ma a chi scrive sembra tanto, tanto simile a quello vecchio, potrebbe dire qualcosa anche su queste mostruosità. Qualcosa di concreto, di preciso, perché poi a dire che la guerra è brutta la pace è bella, basta miss Italia. O Benigni. “Ti sei mai chiesto come fa Babbo Natale a consegnare i regali così velocemente in tutta Europa?”. E uno, d&#8217;acchitto, risponde: con Amazon. No, con la Unione Doganale. <strong>Ma andate affanculo, voi e i vostri tentativi di inscemenire tutti, bambini, adulti e vecchi</strong>. Fortuna che non sempre attacca, uno nei commenti ha scritto, testuale: “Niente scartoffie se guidi una slitta? Cazzo, dove posso comperarne una?”. La slitta come il monopattino elettrico, eurofeticcio dei maranza che lo usano per rapinare mentre chi riga dritto e si è lasciato convincere, subito si è trovato travolto da una valanga di adempimenti, tutti onerosi: il caschetto; la targa; il bollo; l&#8217;assicurazione; la revisione. Questo è la UE e tocca ridefinire la famosa canzoncina inglese: “Il buon vecchio Santa Claus che portava i doni, con la slitta li portava a tutti i coglioni&#8230;”.</p>
<p>Max Del Papa, 25 dicembre 2025</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lue-applaude-babbo-natale-il-ridicolo-motivo-green/">L’Ue applaude Babbo Natale: il ridicolo motivo “green”</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/lue-applaude-babbo-natale-il-ridicolo-motivo-green/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>18</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: www.nicolaporro.it @ 2026-05-30 05:37:30 by W3 Total Cache
-->