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	<title>Società</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Tue, 01 Sep 2026 08:16:17 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Più morti che nati, nonostante i migranti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Numeri Istat alla mano, il mito dei migranti che "salvano le pensioni" crolla: la popolazione scenderà a 45 milioni nel 2080</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le nuove previsioni demografiche Istat sulla popolazione italiana residente, le famiglie e le forze di lavoro chiudono un ciclo di strampalate illusioni. Vediamo perché. Dagli attuali 58,9 milioni di residenti, <strong>si prospetta di scendere a 55 milioni nel 2050 e a ben 45,8 milioni nel 2080:</strong> oltre 13 milioni in meno. Non si tratta di uno scenario nefasto; l’Istituto lo definisce un esito praticamente certo (quantomeno qualora si dovesse procedere lungo questo trend senza tentare contromisure adeguate).</p>
<p>Nel 2025, le nascite sono state pari a 355mila e i decessi 652mila: il saldo tra decessi e nascite ammonta a quasi 300mila individui.<br />
Fino al 2030 <strong>secondo l’Istat i nati ogni anno resteranno intorno a 355mila.</strong> Il problema grave è che però i decessi continueranno a salire fino a 708mila nel 2030 e tocccheranno addirittura 869mila nel 2058. Il buco nero senza speranza arriverà così a 353mila perdite nel 2030 e a 570mila nel 2059. “In nessun caso”, scrive l’Istat, “le nascite eguaglieranno i decessi”.</p>
<p>C’è poi un altro dato. Per l’Istituto nazionale di statistica nemmeno la tanto decantata immigrazione potrà salvarci: lo studio precisa infatti che il contributo migratorio non compenserà le perdite del saldo naturale, neanche se i flussi dovessero essere più alti.<br />
E mentre qualcuno ancora oggi si ostina a chiedere di accogliere a tutto spiano i “nuovi italiani che ci pagheranno le pensioni”, l’età media nel nostro paese salirà da 46,9 a 52,1 anni entro il 2080; gli over 65 dal 24,7% al 37% nel 2080; la quota 15-64 anni dal 63,4% al 55,3%. E mentre le coppie con figli diminuiscono<strong>, i single diventano via via la forma familiare più diffusa.</strong></p>
<p>E allora qui davvero pure la retorica arriva al capolinea. Da anni si ripete che i migranti sono l’elemento imprescindibile per evitare un tracollo demografico e che, alla fin fine,<strong> farcire il Paese di “nuovi italiani”</strong> equivalga ad attuare una lucida politica della natalità. I fatti stanno dimostrando come questa teoria sia una formula vuota e insopportabilmente inutile. I numeri Istat la smentiscono totalmente: pensare di sostituire un italiano che non nasce con uno straniero che arriva non ricostruisce né la struttura per età, né la continuità culturale, né la tenuta dei territori che si svuotano.</p>
<p>Al nostro paese servono tante nuove famiglie e alla politica spetta attuare delle vere soluzioni per chi vorrebbe essere genitore ma non può per motivi economici. <strong>Oggi la cultura della solitudine è trendy eppure</strong>, nel crogiolarsi tra le libertà del ventunesimo secolo, talvolta diventa cosa buona e giusta essere anche realisti: se tutti invecchiamo senza una prole, il paese si appropinqua all’estinzione.</p>
<p>Si auspica che dopo questi dati ci si sarà levati di torno per sempre <strong>la stupidaggine dell’accoglienza</strong> per riempire le culle. Se abbiamo un welfare in grado di dare sostentamento ai migranti che arrivano nel nostro paese e non parlano la nostra lingua eppure sfornano bimbi a ripetizione, vuol dire che potenzialmente avremmo un welfare in grado di sostenere le coppie italiane.</p>
<p>Difatti<strong> il punto è parecchio semplice:</strong> importare i migranti per tamponare l’emorragia demografica è la scorciatoia di chi non ha il coraggio di rimboccarsi le maniche per cercare di garantire un futuro autentico a questo disgraziato paese.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 1 settembre 2026</p>
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		<title>“Puntino nero”, ormai vediamo solo ciò che odiamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 15:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[odio]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal confronto allo scontro permanente: abbiamo trasformato chi la pensa diversamente in un nemico, dimenticando che una società libera vive anche di dissenso</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un professore entrò in aula, appese un grande foglio bianco con un piccolo, insignificante puntino nero e domandò alla classe: «Cosa vedete?». La risposta è unanime, immediata, quasi ovvia: <strong>«Una macchia nera».</strong> Nessuno di loro, nemmeno per un istante, si soffermò ad ammirare l’immenso candore che circondava quel piccolo segno nero.</p>
<p>Oggi, quel foglio bianco è il mondo, la nostra città, il quartiere, l’ufficio… ovvero gli altri. <strong>E la macchia nera è diventata la nostra unica ossessione.</strong> Non ci limitiamo più a esprimere un dissenso o un nostro parere. Ci concentriamo esclusivamente a criticare, aggredire e insultare ciò che non ci piace. Se qualcuno sceglie una strada diversa o elabora un pensiero differente non lo consideriamo semplicemente un interlocutore con una visione alternativa ma un bersaglio da colpire, deridere e demolire con ferocia. È come se avessimo bisogno di distruggere le preferenze degli altri per sentirci legittimati nelle nostre.</p>
<p>Immaginiamo di entrare in un ristorante, sederci al tavolo e, invece di scorrere la carta per cercare il piatto che più ci ispira, spendessimo <strong>l’intera serata a inveire verso i clienti vicini:</strong> «Il risotto allo zafferano fa schifo, siete degli ignoranti a ordinarlo! E chi mangia frutti di mare è una persona orribile!». Ci si concentra così tanto a insultare i piatti degli altri e a elencare tutto ciò che detestiamo da dimenticarci persino di ordinare la cena assaporando il gusto amaro della rabbia. A stomaco vuoto.</p>
<p>Il filosofo <strong>John Stuart Mill</strong> ci ha lasciato una lezione fondamentale su questo: pretendere che gli altri la pensino come noi significa presumere, erroneamente, di possedere una verità assoluta e infallibile. Mill spiegava che abbiamo un disperato bisogno del punto di vista altrui: se non ci confrontiamo mai con idee diverse dalle nostre, le nostre certezze si trasformano in “dogmi morti” ovvero in pregiudizi pigri che ripetiamo a memoria senza più capirne il valore presentandoli come verità. E tutto sommato quella macchia nera sul foglio bianco … forse lo rende meno anonimo!!</p>
<p>Vincenzo Mangione, 29 agosto 2026</p>
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		<title>Elettra Lamborghini scopre la dittatura dei social. Ma il problema siamo noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 08:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[elettra lamborghini]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La provocazione sui 10mila euro guadagnati con un video apre una questione più profonda: se oggi gli influencer valgono più di studio, competenze e lavoro, la responsabilità è anche di chi li ha trasformati in modelli da seguire</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Stanno facendo discutere le recenti parole di<strong> Elettra Lamborghini:</strong> “C’è gente che studia dalla mattina alla sera da anni e poi c’è chi, sui social, con un video stupidissimo, guadagna diecimila euro. È ovvio che nessuno voglia più fare un cazzo”. Frasi del genere circolano diffusamente anche in molti “post” sulle piattaforme digitali, riscuotendo ampia approvazione. Elettra Lamborghini dovrebbe avere l’onestà intellettuale di ammettere che questa situazione è “ovvia” dal momento che anche gente come lei è riuscita a diventare un modello da seguire.</p>
<p>Lo dico, davvero, senza offesa. Ho stima per tutte queste persone che, pur non avendo qualità artistiche o intellettuali particolari, sono riuscite a riscuotere successo. In fondo, anche ciò richiede sacrificio, capacità di “aprirsi al mondo” e di entrare nella psicologia, o meglio nella “pancia”, delle persone. <strong>Il fine del mio articolo non è criticare gli “influencer”</strong> e i social, che possono essere una risorsa se usati da persone con una reale coscienza culturale e critica.</p>
<p>È necessario indagare le cause profonde del problema. I social hanno questo valore finché qualcuno glielo continuerà a dare. Quel “qualcuno” sono le persone normali; a volte anche quelle che realmente studiano da anni senza gratificazione o hanno un lavoro precario poco retribuito. La “dittatura dei social” consiste in primis nel far aderire le persone comuni all’idea che sia giusto che qualcuno, facendo meno di loro, abbia riscosso successo. E che costoro, magari, <strong>sviliscano le persone</strong> che realmente fanno i sacrifici, autoconvincendole che sia normale e corretto così.</p>
<p>È questo uno dei principali inganni alla base della deriva della nostra società. Finché la “massa” non capirà che la legittimazione dei social e degli “influencer” dipende da sé stessa, la situazione non cambierà mai, e finiremo in un baratro sociale ed intellettuale. Si sente tanto parlare delle “menti” in fuga all’estero, del fatto che in Italia chi si laurea trovi poi un lavoro precario, magari anche in un campo che non riguarda i suoi studi, con un salario basso. <strong>Si dà allora la colpa ai governi;</strong> a chi non dà certezze ai giovani laureati, a chi incentiva il precariato, o alle aziende che non investono nella meritocrazia e nelle competenze. Tutto giusto.</p>
<p>Leggi anche:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/arresto-tony-boy-il-problema-e-chi-lo-idolatra/" target="_blank" rel="noopener">Arresto Tony Boy, il problema è chi lo idolatra</a></li>
</ul>
<p>Il reale problema, però, è che se cambiasse realmente il paradigma culturale degli italiani e i modelli a cui aspirare, distinguendo ciò che davvero è di “valore” da ciò che non lo è, di tutto questo dibattito non vi sarebbe nemmeno bisogno. <strong>Le persone con qualità veramente importanti,</strong> a quel punto, inizierebbero a divenire dei modelli da seguire, facendo accrescere gli stipendi e la stima nei loro confronti, innescando un circuito saggio e virtuoso. Tutto ciò per l’appunto, è possibile solo innalzando il livello di istruzione nel nostro Paese, a partire dalla considerazione nei confronti degli insegnanti, dei medici e dei ricercatori, in vari settori. Bisogna far sì che lo studio, anche quello non necessariamente finalizzato all’utilità lavorativa, ritorni ad essere un’aspirazione e un motivo di gratificazione economica e sociale, oltre che personale.</p>
<p>È poi necessario far passare il messaggio che chi fa un lavoro manuale o una professione onesta è tutto meno che inferiore a qualche “miracolato” che fa migliaia di euro sui social, e che magari svilisce proprio le persone che con <strong>caparbietà</strong> cercano di arrivare a fine mese. Ovviamente mi riferisco solo agli “influencer” che adottano questi comportamenti; atteggiamenti apparentemente ironici, ma in realtà deleteri ed offensivi. Contenuti del genere vanno semplicemente censurati. Non per fare una dittatura. Ma per arginare la reale dittatura. Quella dei social.</p>
<p>Flavio Maria Coticoni, 29 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/elettra-lamborghini-scopre-la-dittatura-dei-social-ma-il-problema-siamo-noi/">Elettra Lamborghini scopre la dittatura dei social. Ma il problema siamo noi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Auto tartassate, bici elettriche impunite</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/auto-tartassate-bici-elettriche-impunite/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beppe Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 13:05:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[automobilisti]]></category>
		<category><![CDATA[bici elett]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre agli automobilisti si chiedono sempre più regole, costi e adempimenti, sulle strade cresce la presenza delle due ruote a pedalata "assistita"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le sette del mattino. <strong>Mi immetto in tangenziale</strong>, accelero con prudenza e raggiungo i 70 km/h. Sto già pensando alla giornata che mi aspetta quando qualcosa mi sorpassa come un missile. Una Ferrari? No. Una Lamborghini? Nemmeno. <strong>Una bicicletta</strong>. Sì, avete letto bene. Una bicicletta. Per qualche secondo mi chiedo se sto ancora dormendo, se il caffè era corretto con qualcosa di molto pesante o se sto partecipando a una nuova puntata di <em>Scherzi a Parte</em>. Invece no: <strong>è una normalissima bici elettrica</strong>. O almeno così dovrebbe essere.</p>
<p>&#8220;Pedalata assistita&#8221;, la chiamano. Assistita da chi, esattamente? Dalla NASA? Perché le gambe del conducente (stranamente scuro) erano immobili come due statue di marmo, mentre il mezzo sfrecciava a una velocità che farebbe arrossire diversi ciclomotori. A questo punto mi sorge una domanda per il governo: come mai questi motorini mascherati da biciclette<strong> riescono a circolare indisturbati?</strong> Perché, a vederli nelle città, sembrano ovunque. Biciclette che vanno come scooter, monopattini che sembrano usciti da una gara di MotoGP e conducenti che affrontano il traffico con la stessa serenità di un pilota di Formula 1 al giro di ricognizione.</p>
<p><strong>Per loro niente targa, niente bollo,</strong> niente file in motorizzazione. Per noi automobilisti, invece, una lista infinita di obblighi, aumenti e scadenze da rispettare. E poi c&#8217;è il capitolo carburanti. Ogni volta che fai il pieno hai l&#8217;impressione di stare acquistando un profumo francese in edizione limitata. Quando arriva uno sconto sulle accise lo accogli con entusiasmo, salvo poi accorgerti che dura meno di una nevicata ad agosto.</p>
<p><strong>Nel frattempo, ti ritrovi al posto di blocco.</strong> Dopo una giornata di lavoro ti fermano per controllare documenti, assicurazione, revisione e perfino il gruppo sanguigno del pesce rosso che avevi da bambino. Tutto giusto, per carità. Solo che mentre consegni patente e libretto, nella tua mente compare ancora quell&#8217;immagine: la bicicletta supersonica che scompare all&#8217;orizzonte come un jet militare.</p>
<p>E allora qualche domanda te la fai. Forse sono io che non riesco a stare al passo con i tempi. Forse il futuro è questo: auto sempre più costose, carburanti sempre più cari e biciclette che raggiungono velocità da decollo senza il minimo sforzo apparente. Nel dubbio, continuerò a fare quello che faccio da sempre: <strong>rispettare le regole, pagare tutto quello che c&#8217;è da pagare</strong> e guardare con stupore le leggi della fisica mentre vengono sorpassate da una bici elettrica in tangenziale. A settanta all&#8217;ora. O forse di più. Perché a quel punto non stavo più guardando il tachimetro. Stavo cercando di capire se quella davanti a me fosse davvero una bicicletta o semplicemente il futuro che mi stava salutando con la mano.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-340248" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-300x169.jpg" alt="bici elettrica" width="687" height="387" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-300x169.jpg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-1024x576.jpg 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-768x432.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-1536x864.jpg 1536w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-364x205.jpg 364w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-455x256.jpg 455w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-730x410.jpg 730w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-912x512.jpg 912w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-1200x675.jpg 1200w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-360x203.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-720x405.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale-500x281.jpg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/08/fantin-bici-orizzontale.jpg 1672w" sizes="(max-width: 687px) 100vw, 687px" /></p>
<p>Quello che preoccupa non è solo il colore della pelle di chi attraversa le nostre città, ma il crescente senso di degrado che molti cittadini percepiscono ogni giorno. <strong>Strade sporche, rifiuti abbandonati</strong>, mezzi che sembrano circolare senza alcun rispetto delle regole e controlli che appaiono insufficienti. La sensazione è che chi rispetta le norme debba affrontare sempre più obblighi e costi, mentre troppe situazioni irregolari vengano tollerate. Degrado porta degrado e probabilmente si sentono a casa loro proprio per questo. Sembra quasi <strong>un senso di ingiustizia e disordine</strong> che alimenta la frustrazione di molti cittadini e che rischia di influenzare sempre più il giudizio nei confronti della politica e delle istituzioni.</p>
<p>Beppe Fantin, 28 agosto 2026</p>
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		<title>&#8220;In ferie da cosa?&#8221;. Sveglia, aveva ragione Marchionne</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/in-ferie-da-cosa-sveglia-aveva-ragione-marchionne/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/in-ferie-da-cosa-sveglia-aveva-ragione-marchionne/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Micheli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 14:22:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[agosto]]></category>
		<category><![CDATA[ferie]]></category>
		<category><![CDATA[sergio marchionne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il discorso dello storico Ad Fiat, Sergio Marchionne, sulle ferie prese quando la società perdeva 5 milioni di euro al giorno. Sempre attuale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/in-ferie-da-cosa-sveglia-aveva-ragione-marchionne/">&#8220;In ferie da cosa?&#8221;. Sveglia, aveva ragione Marchionne</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La frase di <strong>Sergio Marchionne</strong>, pronunciata anni fa parlando della Fiat, oggi sembra descrivere qualcosa di molto più grande di una semplice abitudine italiana. Descrive un Paese. Marchionne raccontava che nel 2004 Fiat perdeva cinque milioni di euro al giorno e che, arrivato in ufficio ad agosto, non aveva trovato praticamente nessuno. La domanda che gli venne spontanea fu: <strong>«Ma in ferie da cosa?»</strong>. È una domanda che l&#8217;Italia dovrebbe avere il coraggio di rivolgere a se stessa.</p>
<p>In ferie da cosa siamo quando il debito pubblico ha superato i 3.200 miliardi di euro? In ferie da cosa siamo quando continuiamo a rinviare le decisioni difficili, a proteggere rendite, privilegi e inefficienze, mentre il conto viene semplicemente spostato in avanti? Il problema dell&#8217;Italia non è che gli italiani vadano in vacanza ad agosto. Le ferie sono un diritto e il riposo non è il nemico della produttività, <strong>il problema è l&#8217;atteggiamento mentale di un Paese</strong> che sembra voler vivere come se il conto non dovesse mai arrivare. È la sciatteria elevata a metodo. È l&#8217;inconcludenza trasformata in normalità. È l&#8217;incapacità di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte e, soprattutto, delle proprie non-scelte.</p>
<p>E qui sarebbe troppo facile puntare il dito soltanto contro la classe dirigente. Certo, chi governa ha una responsabilità maggiore. Chi decide come spendere il denaro pubblico, quali riforme fare, quali privilegi eliminare e quali sacrifici chiedere ai cittadini porta sulle proprie spalle una responsabilità che non può essere scaricata su altri. Ma sarebbe altrettanto <strong>comodo raccontarci che il problema dell&#8217;Italia sono sempre e soltanto &#8220;gli altri&#8221;</strong>: i politici, i burocrati, i partiti, l&#8217;Europa, i mercati, le banche, le multinazionali. Noi dove siamo? Un Paese è anche ciò che i suoi cittadini chiedono, tollerano, premiano e difendono.</p>
<p>Siamo tutti molto bravi a pretendere una sanità migliore, una scuola migliore, pensioni più alte, servizi più efficienti, sicurezza, infrastrutture moderne, meno tasse e più trasferimenti, siamo molto meno bravi, però, quando arriva il momento di domandarci quanto tutto questo costi e chi debba pagarlo. Vogliamo uno Stato efficiente, ma spesso difendiamo il nostro piccolo privilegio quando l&#8217;inefficienza riguarda noi. Vogliamo meno tasse, ma contemporaneamente pretendiamo che nulla venga ridimensionato. Vogliamo più diritti, ma molto meno spesso discutiamo dei doveri che li rendono sostenibili. <strong>Ci indigniamo per il debito che lasciamo ai nostri figli</strong>, ma raramente siamo disposti a rinunciare a qualcosa oggi per ridurlo.</p>
<p><strong>È questa la contraddizione più profonda.</strong> La classe dirigente non nasce nel vuoto, è espressione, almeno in parte, della società che la elegge, la sostiene, la condiziona e talvolta la costringe a non cambiare. Un politico che promette un beneficio immediato raccoglie consenso. Un politico che dice che quel beneficio non è più sostenibile rischia di perdere consenso. E allora il sistema impara a fare sempre la stessa cosa: rinviare, compensare, promettere, indebitarsi. <strong>La responsabilità, dunque, è certamente politica, ma è anche civile</strong>. Non siamo tutti responsabili nella stessa misura, ma nessuno è completamente innocente. La vecchia mucca da mungere è l&#8217;Italia stessa. La continuiamo a mungere per finanziare un sistema che produce sempre meno crescita, sempre meno produttività e sempre meno opportunità, mentre la popolazione invecchia e il peso del debito cresce.</p>
<p><strong>Ma una mucca non può essere munta all&#8217;infinito.</strong> Prima o poi bisogna decidere se nutrirla, renderla più produttiva, cambiare il modo in cui viene gestita oppure accettare che non è più in grado di sostenere il peso che le abbiamo messo addosso. E questo vale anche per ciascuno di noi. Perché il risanamento di un Paese non può consistere soltanto nell&#8217;attesa che arrivi «il politico giusto». Richiede cittadini disposti a comprendere che ogni diritto ha un costo, ogni spesa ha un finanziatore, ogni privilegio ha qualcuno che lo paga e ogni debito è una promessa fatta a qualcun altro di restituire ciò che oggi stiamo consumando.</p>
<p>La vera rivoluzione culturale sarebbe smettere di considerare lo Stato come una cosa distinta da noi perché lo Stato siamo anche noi. Sono i nostri contributi, le nostre tasse, le nostre imposte, i nostri voti, le nostre richieste, le nostre proteste, le nostre omissioni, le nostre tolleranze. Insomma sono tutti i nostri piccoli e grandi privilegi che, sommati per milioni di persone, diventano un sistema. <strong>Per questo la domanda di Marchionne è ancora così attuale</strong>. Non dobbiamo chiederci soltanto perché la classe dirigente sia &#8220;in ferie&#8221;. Dobbiamo chiederci se non siamo, in qualche modo, tutti in ferie dalla responsabilità di essere cittadini.</p>
<p>Perché il mondo non aspetta che l&#8217;Italia finisca le vacanze, il debito non aspetta, la demografia non aspetta, la produttività non aspetta. E soprattutto non aspettano le generazioni che dovranno pagare le conseguenze delle decisioni che continuiamo a rimandare. Forse, allora, la vera domanda da rivolgere all&#8217;Italia non è: «Perché prendiamo le ferie ad agosto?» È quella, molto più scomoda, di Marchionne:<br />
«In ferie da cosa?»</p>
<p>Massimo Micheli, 25 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/in-ferie-da-cosa-sveglia-aveva-ragione-marchionne/">&#8220;In ferie da cosa?&#8221;. Sveglia, aveva ragione Marchionne</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Tutti col telefono davanti all’eclissi: il narcisismo di chi ha paura di perdersi qualcosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 15:15:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[eclissi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’eclissi ai concerti, viviamo con gli occhi incollati allo schermo per dimostrare di esserci</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">«Era già tutto previsto», cantava <strong>Riccardo Cocciante</strong>. Quando il tramonto di ieri si è leggermente oscurato per l&#8217;eclissi, l&#8217;umanità non si è fermata in silenzio ad osservare come accadeva nei secoli scorsi. Ha sollevato le braccia, ha acceso i display, ha cercato la messa a fuoco. La definisco “sindrome del «ceroanchio»” assomiglia a un tentativo disperato di trattenere il tempo, documentare sui social e in poche parole… narcisismo.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Forse è una risposta a quella “<strong>FOMO</strong>” (fear of missing out) che ci divora, la paura viscerale di essere gli unici esclusi dal grande evento collettivo. Ecco l’urgenza di condividere lo scatto come un&#8217;autodifesa sociale: <strong>la prova documentale che siamo al passo con il mondo</strong>. Ecco che oggi ci siamo ritrovati sommersi da foto sfocate e omologate. Ai concerti questa dinamica è ormai una coreografia collaudata. Si segue un evento musicale tenendo gli occhi sullo schermo anziché sul palcoscenico!! Idem al ristorante!</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Nell&#8217;intimità di un fenomeno astronomico, però, diventa<strong> lo specchio di una solitudine collettiva.</strong> Eppure, in quello scatto sovraesposto e condiviso in fretta per placare l&#8217;ansia di non esserci, non c&#8217;è solo la perdita del presente. C&#8217;è una richiesta d&#8217;aiuto silenziosa: <em>«Io esisto, l&#8217;ho visto, ero parte del miracolo»</em>. Forse dimostra che  abbiamo smesso di emozionarci. Forse, semplicemente, usiamo lo smartphone come uno scudo contro <strong>l&#8217;esclusione</strong>, trasformando un pezzo di cielo buio in un ponte per sentirci inclusi, connessi e meno soli sulla Terra.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Vincenzo Mangione, 13 agosto 2026</div>
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		<title>Islam e comunismo, l’alleanza contro la libertà che nessuno vuole vedere</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/islam-e-comunismo-lalleanza-contro-la-liberta-che-nessuno-vuole-vedere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 12:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due ideologie, una stessa ossessione: abolire la libertà e chiamarla emancipazione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Noi ci siamo sbagliati. Tutti noi che non crediamo che Islam e comunismo possano andare d’accordo, che siano incompatibili, frutto di un patto scellerato destinato a concludersi con la resa del secondo, non abbiamo capito niente. In realtà<strong> comunisti e islamisti non fanno fatica ad andare d’accordo</strong>, li unisce la medesima mentalità fatta di atroci sensibilità: l’odio verso la libertà, la libera scelta, l’individuo che appartiene a se stesso, sacro e inviolabile, e poi la propensione a mentire, a dissimulare, l’attitudine violenta, prevaricatrice, totalitaria, la simpatia verso lo stragismo, dulcis in fundo il disprezzo feroce, sanguinario verso le donne.</p>
<p><strong>Il femminismo comunista è una menzogna</strong> dentro una bugia, non c’è mai stato, non ha più fondamento del femminismo islamista, ai cortei di Lotta Continua le femmine le pestavano (e le vittime chiamavano in causa l’oggi riabilitato compagno Erri de Luca, capo del servizio d’ordine), le donne nella bolla venefica comunista sono sempre state usate come sguattere e schiave sessuali, sempre, anche nelle Brigate Rosse dove le poche a salvarsi erano le dirigenti per meriti sul campo, per ferocia non minori di quelle degli uomini, per la facilità con cui indulgevano all’omicidio, alla strage.</p>
<p>Un altro tratto che accomuna Islam e comunismo, per forza di cose, è <strong>l’odio omicida per chi dice la verità,</strong> per chi sputtana la cattedrale di balle, fa volar via col soffio della realtà i loro castelli stregati di carte. In italia l’Islam di conquista esporta le piscine repressive ed esclusive, da dove cacciare gli uomini e le donne che non si sottomettono, da riservare alle islamiche che le usano come lavanderie, vanno a ripulire dal sudore corpi e palandrane e chiamano tutto questo libertà, libertà di coprirsi, di subire, di “non scegliere”: ed è una fottuta menzogna a matrioska perché se mai l’unica libertà di queste sventurate è quella di obbedire nella paura; lo dice una salvata, la giornalista iraniana Masih Alinejad, riuscita a sfuggire alle grinfie dei pasdaran e degli ayatollah a <strong>Teheran</strong> e oggi impegnata a farsi odiare, minacciare di morte. Perché ha detto l’unica verità vera, nel velo, nel tessuto da capo a piedi non c’è nessuna libertà, c’è indottrinamento, religione del terrore, incapacità di sospettare un mondo diverso, una vita diversa. Altro che “tutte sono libere di non mostrarsi”.</p>
<p>Le donne islamiche non possono ammettere, le comuniste occidentali, italiane non vogliono ammettere e sono infami. Predicano, ma non osservano. Solidarizzano, ma col culo per aria. Le nostre parlamentari comuniste il velo, di chiffon, lo mettono per il tempo di un selfie a pugno chiuso ma si lamentano <strong>se i perfidi giudei le privano per un quarto d’ora della crema solare,</strong> della cosmesi, dell’acqua minerale purissima. Io dove vado al mare vedo ogni giorno una famiglia marocchina, il padre è attento, premuroso coi tre figli piccoli, che giocano col canottino, i genitori ogni tanto si beccano, sembra tutto normale, tutto integrato, ma la madre affoga nei suoi panni inzuppati che le si stringono addosso, la paralizzano. Fuori c’è un sole da 35 gradi e quella annaspa.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/flotilla-tour-di-scuderi-mi-hanno-tolto-la-crema-solare-io-impazzisco/" target="_blank" rel="noopener">Flotilla tour di Scuderi:;Mi hanno tolto la crema solare Io impazzisco</a></li>
</ul>
<p>Non essendo io comunista o islamico, non tradisco la rabbia che mi prende, non assecondo l’impulso di litigare con quel maschio patriarcale marocchino, tanto più che la femmina sarebbe, probabilmente, più invasata di lei e mi caverebbe gli occhi: sono fanatizzate, istupidite, neppure lontanamente in grado di <strong>confrontarsi sui concetti di fede</strong>, di libertà, di rito, di superstizione. Io accetto. Rispetto, anche se so che è sbagliato.</p>
<p>Loro non lo farebbero. Loro per ora aspettano, poi quando saranno egemoni, la musica cambierà. Lo confesso, mi prende sempre un furore calmo quando ne vedo una rischiare l’infarto sotto quei drappi, io che boccheggio in canottiera. Ma che dovremmo fare? Il guaio è che questo loro fanatismo non è innocente, non è solo autolesionista, è un altro viatico per imporre la sharia. Lo dicono, lo fanno. Come coi maranza, come con lo stragismo nobilitato, la dieta da imporre ai bambini delle scuole, il ramadan. <strong>Tutto avanza, tutto erode e rode libertà</strong> e a questo serve il partito comunista, ad insufflare una bella, sana dittatura, poi che avvenga sotto l’egida di Marx, Stalin, Mao o Maometto cambia poco: è l’idea di libertà a dover essere maledetta, eradicata, è il controllo totale dello Stato, come si vedeva in pandemia. Oggi allo scopo serve l’Islam fanatico, poi si vedrà.</p>
<p>“Il nazionalismo non riconosce i confini; non si fermeranno finché non trasformeranno le società libere in arene per l’applicazione della loro sharia, finché non imporranno un’obbligatoria hijab alle donne occidentali e finché non legalizzeranno il matrimonio con ragazze di 9 anni” (la pedofilia istituzionalizzata è un altro pallino comunista). Dicendo, scrivendo tutto questo, cioè l’unica verità vera, per le nostre femen col culo incremato <strong>Masih Alinejad</strong> ha smesso di essere una donna.</p>
<p>È una nemica, una fascista, figuratevi, una che sobilla, che <strong>merita la fatwa in patria così come in occidente.</strong> Nessuna donna italiana di sinistra, nessuna femminista comunista la sostiene. Al contrario, passano lei in fama di repressiva, siccome “siamo libere di non decidere”: e già questa formula è ignobilmente vigliacca, uno deve essere sempre libero di decidere e ogni scelta è meglio dell’ignavia.</p>
<p>Ma<strong> il comunismo, come l’islamismo, punta a deresponsabilizzare l’individuo,</strong> a seppellire la sua mente, la sua coscienza sotto drappi di conformismo atrofizzato. Il lavaggio del cervello è tutto ciò che vogliono, la mascherina che parte dalla bocca e arriva nella psiche. Il velo integrale, il burkini non saranno mai libera scelta, ma solo maschere di ferro in involucri di seta. “Ho scelto il paradiso, l’ho chiamato libertà” scrive Masih.</p>
<p>E questa, se non vi dispiace, è la differenza tra il nostro povero cristianesimo e le altre religioni, massime l’islam: nessun Dio è venuto ad imporci rituali con minacce di una violenza perenne, senza remissione, <strong>Cristo è venuto a liberarci dall’ “uomo per il sabato”</strong>, dalle convenzioni, dalle ipocrisie, dai fanatismi senza amore, dall’odio in nome di Dio. Ad insegnarci a prendere addosso a noi una croce fatta, quella sì, di scelta, di coraggio. Di libertà.</p>
<p>Nessun sistema di fede come il cristianesimo privilegia (checché ne delirino gli ultimi papi islamocomunisti) l’individuo, a immagine e somiglianza di Dio, e la libertà che Dio gli ha donato. <strong>Noi siamo liberi di decidere,</strong> e la responsabilità che ne consegue è la nostra ricchezza. Da scontare, se uccideremo il fratello. Da godere, se lo ameremo lasciandolo libero.</p>
<p><strong>Se le compagne femministe hanno qualcosa da ridire,</strong> si provino a farlo paludate da capo a piedi e vediamo quanto resistono con le loro cremine e le loro mentalità capricciose e viziate. A maggior ragione sotto un sole incandescente, e spedite in un mare che è come le sabbie mobili.<br />
Max Del Papa</p>
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		<item>
		<title>Siamo un Paese morto: tre ragazzini vendono limonata per comprare il Ciao e vengono denunciati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 07:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sogno di tre amici: comprarsi un motorino Ciao. Ma un solerte cittadino li segnala alla polizia. Un esempio di libertà ucciso dalle regole</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Pradamano, piccola città alle porte di Udine, tre amici di 13 e 14 anni (ancora senza smartphone, complimenti sinceri ai genitori) hanno fatto qualcosa di semplice ma, visti i tempi, rivoluzionario. Invece di passare le vacanze scrollando su Instagram hanno<strong> costruito un banchetto nel cortile di casa</strong> vicino alla piazza del paese e hanno messo in vendita <strong>limonata fresca,</strong> caffè, acqua e pasticcini. Lo scopo? Mettere da parte qualche soldo e comprarsi un vecchio <strong>Piaggio Ciao</strong>, il motorino che ha fatto sognare generazioni intere e che è praticamente sconosciuto alla maggior parte dei loro coetanei.</p>
<p>I ragazzi si svegliavano anche alle cinque del mattino per preparare tutto e per guadagnare qualche soldino anziché mettere il broncio ai genitori nel tentativo di farsi dare da loro l’ammontare per l’acquisto del Ciao. E stava anche funzionando:<strong> in pochi giorni avevano raccolto circa cento euro</strong>. L’iniziativa aveva chiaramente causato l’ilarità e la simpatia della cittadinanza come esempio di spirito d’intraprendenza, di sana voglia di fare rimboccandosi le maniche e guadagnando in autonomia. Un esempio, in altre parole, di libertà.</p>
<p>Poi è arrivato qualcuno che invece di sorridere e di comprare una limonata o più banalmente di passare oltre facendo spallucce, ha deciso di presentare addirittura una <strong>denuncia formale.</strong> Chiaramente ai giovani mancavano le autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande. Così la polizia locale è intervenuta (pare scusandosi…) e ha ammonito i tre ragazzi. Fine della storia, fine del sogno.</p>
<p>Questa storiaccia è <strong>lo specchio di un Paese che si prende troppo sul serio</strong>, nel quale tre adolescenti che vendono limonata nel cortile di casa vengono trattati come se gestissero un ristorante clandestino. Una nazione dove l’individuo medio storce il naso pure davanti a una piccola attività di giovani che muovono i primi passi nel mondo e allora, applicando<strong> la tanto amata burocrazia e i numerosi interminabili regolamenti</strong>, schiaccia ciò che un tempo era banale normalità.</p>
<p>Intere generazioni di ragazzi hanno venduto i propri giocattoli, bevande o dolci fatti in casa per comprarsi la bici o il motorino, coltivando peraltro il modo più semplice e più educativo di imparare<strong> il valore del lavoro e del sacrificio</strong>. Oggi invece si privilegia la sanzione, persino a dei tredicenni, rispetto allo spirito. Si fa perdere ai ragazzi il più banale briciolo di <strong>spirito d’iniziativa economica</strong> che in un paese che insegue ancora il sogno del posto fisso sarebbe ossigeno puro. E si premia, di fatto, chi non fa niente del suo tempo libero.</p>
<p>I tre amici non stavano rubando né stavano mettendo a rischio la salute pubblica. <strong>Stavano solo cercando di realizzare un piccolo sogno senza pesare sulla famiglia</strong>. Uno di loro ha detto di non aver avuto paura quando sono arrivati i vigili, ma di essere rimasto molto dispiaciuto: “Pensavo fosse una bella cosa e volevo andare avanti”.<br />
Stiamo esplicitamente dicendo ai giovani che è meglio stare sul divano, chiedere soldi ai genitori o aspettare che qualcuno gli regali qualcosa, piuttosto che fare qualcosa di concreto.</p>
<p>Grazie al cielo la comunità sta reagendo. Molti si sono mobilitati, qualcuno ha già offerto contributi, i genitori stanno valutando una raccolta fondi. Non perché i ragazzi debbano ricevere un regalo ma perché il loro sforzo con i tempi che corrono merita di essere riconosciuto. E a chi ha segnalato questa attività manco fosse uno smercio di contrabbando non si può che dire: ripigliati!</p>
<p>Alessandro Bonelli, 7 agosto 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ceuta, la paradossale proposta in diretta tv</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ceuta-la-paradossale-proposta-in-diretta-tv/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 13:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra riproporsi su scala planetaria il concetto di uno Stato leviatano che da sempre secondo la weltanschauung progressista dovrebbe formare ed assistere ogni individuo dalla culla alla tomba</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-la-paradossale-proposta-in-diretta-tv/">Ceuta, la paradossale proposta in diretta tv</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì mattina ho assistito su La7 ad un dibattito sull’immigrazione che ha definito, se ce ne fosse bisogno, la netta linea di confine che c’è tra il pensiero conservatore e quello progressista. Ciò, occorre sottolineare, al netto dell’alto grado di strumentalità che si riscontra inevitabilmente in chi interpreta politicamente le varie tendenze.</p>
<p>Trattando<a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-gli-effetti-dellinvasione-immigrato-estrae-un-machete-la-polizia-spara/" target="_blank" rel="noopener"> il caso spagnolo di Ceuta</a>, il talk mattiniero Omnibus, in questa occasione condotto da Flavia Fratello, ha cercato di approfondire l’argomento sul piano generale in un dibattito nel quale prevalevano nettamente gli ospiti favorevoli alla linea dell’accoglienza. In questo senso mi ha particolarmente colpito l’intervento di <strong>Virginia</strong> <strong>Piccolillo</strong>, giornalista del <em>Corriere della Sera</em>, che ha definito il compito della politica italiana ed europea sul piano della stessa immigrazione. “Ciascuno fa la propria propaganda e nessuno è riuscito a trovare una chiave più umana, decente, dignitosa per non solo dire ‘o te ne vai e ti sparo’, o li accolgo tutti ‘ma non ti do neanche una bottiglietta d’acqua e un pannolino per il neonato che ti sei portato dietro’.” Premesso questo la Piccolillo esprime la sua ricetta: “Si potrebbe fare una riflessione per farli arrivare – gli immigrati – e formare. Possibile che non si possa fare una riflessione europea, dignitosa che dice:<strong> cerchiamo di far arrivare questi ragazzi</strong> e rendere loro possibile un futuro che non sia semplicemente ‘tieni, eccoti il permesso e vai. Dove va?&#8221;.</p>
<p>Infine, la Piccolillo dopo aver auspicato <strong>un piano Mattei allargato all’intera Comunità europea</strong>, ha concluso dicendo che l’intero Occidente dovrebbe farsi carico di aiutare queste masse di immigrati clandestini, perché tali sono, ad integrarsi al meglio nelle nostre avanzate comunità.</p>
<p>In pratica, sembra riproporsi su scala planetaria il concetto di uno Stato leviatano che da sempre secondo la <em>weltanschauung</em> progressista dovrebbe <strong>formare ed assistere ogni individuo</strong> dalla culla alla tomba. Un concetto lontano anni luce dal modello americano del <em>self made man</em>.</p>
<p>Sta di fatto che in chi crede nelle sorti certe e progressive del cosiddetto villaggio globale, il fratello più fortunato che vive in Occidente avrebbe <strong>l’obbligo morale di accogliere e dare un futuro altrettanto certo e progressivo al fratello più sfortunato</strong> che chiede solo di trovare da noi il suo meritato posto al sole, spesso attraverso il sudore della propria fronte e qualche volta spacciando droga o realizzando altre attività ben poco commendevoli. Poi qualcuno si chiede ancora il perché soprattutto nelle periferia la sinistra continui a perdere consensi?</p>
<p>Claudio Romiti, 4 agosto 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-non-e-finita-linvasione-ha-gia-una-nuova-data/">Ceuta, non è finita: l’invasione ha già una nuova data</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-la-paradossale-proposta-in-diretta-tv/">Ceuta, la paradossale proposta in diretta tv</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>In difesa del consigliere Pd: si inventa Miss-Addrizza, il partito lo crocifigge</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/in-difesa-del-consigliere-pd-si-inventa-miss-addrizza-il-partito-lo-crocifigge/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 16:19:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[femministe]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla festa di Granarolo faentino lotta nel fango e goliardia. Le femministe insorgono: "Denigra il corpo delle donne"<br />
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<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/in-difesa-del-consigliere-pd-si-inventa-miss-addrizza-il-partito-lo-crocifigge/">In difesa del consigliere Pd: si inventa Miss-Addrizza, il partito lo crocifigge</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Spara, Juri, spara e salvate il compagno Juri. Non preoccuparti, compagno Juri, ti difendiamo noi, dalle tue goliardie romagnole e soprattutto dalle tue compagne che dan fuori di matto. Per cosa? Per i maranza stupratori? Per gli islamisti che sottomettono le donne, <a href="https://www.nicolaporro.it/arriva-la-piscina-aperta-alle-sole-donne-islamiche/" target="_blank" rel="noopener">usano le piscine come lavanderie dei burqa</a> e non vogliono le “maiale” cristiane in costume? Per le stragi jihadiste ai gaypride? Ma vai, troppo facile, troppo regolare, troppo decente, non abbastanza comunista, non abbastanza idiota: le compagne emiliano-romagnole insorgono, figuratevi, per una «festa della birra Nottambula» in quel di Granarolo faentino, attaccata dalle <strong>associazioni femministe e dalle donne del Partito Democratico</strong> (così si definiscono) con la seguente, infallibile motivazione: «Immagini e comunicazione usano ancora immagini e una comunicazione che denigra il corpo delle donne». Mi raccomando a muso duro, con il necessario sussiego da Politburo dei compagni che non deflettono di un milionesimo di millimetro dal ridicolo.</p>
<p>Una roba di quelle estive, dove ci si sbraca il giusto, che va avanti già da un quarto di secolo senza grossi turbamenti, solo che quest’anno qualcuna ha deciso che c’era di mezzo il machismo e, probabilmente confortata da qualche imam dalla lunga barba di paglia, ha tuonato: «Questa manifestazione è sessista!». E il tam tam della scemenza è partito per le sue foreste pluviali, per i suoi raduni tribali, per le sue logiche abissali, per le sue associazioni terminali: SoS Donna poi Sorelle Festival, Incontri di genere Faenza, Faenza Multietnica, Casa delle Donne di Ravenna, Demetra Donne in Aiuto ODV – Lugo, Linea Rosa ODV – Ravenna, Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna. Già i nomi sono demenziali, ossia comunisti. Il tutto ovviamente sotto l’egida del PD locale e nazionale, quello della Lella, sardina quasi bella. Ma cosa c’è che non va giù a queste femen al culatello, Diobò, inclusive di tutto ciò che è stupido, Eh, soccmel, c’è “<strong>la lotta nel fango e il nome del concorso di bellezza</strong> e più in generale la comunicazione andata in scena sui social”.</p>
<p>Ed ecco dunque il marmoreo comunicato di Sos Donna, puro brutalismo sovietico, sentite che roba: «Non contestiamo un singolo gioco o una singola serata – è scritto &#8211; contestiamo un immaginario complessivo. <strong>Miss Addrizza</strong>, le lottatrici nel fango e la comunicazione della manifestazione rimandano allo stesso modello culturale: il corpo delle donne come oggetto di spettacolo e intrattenimento, costruito per lo sguardo maschile. Non è una sessualità libera e plurale, ma la riproposizione di stereotipi di genere e di un immaginario patriarcale che contribuisce alla cultura della violenza maschile. Ci chiediamo quale messaggio trasmetta tutto questo a bambine, bambini e adolescenti che partecipano alla festa come spettatrici, spettatori e volontari».</p>
<p>Mò che bel rosario di moralismo comunista.<strong> Invece le compagne Elodie che si slinguano per la Palestina</strong>? I musulmani che segano le bianche cristiane romagnole? Eh, quelli sì che sono educativi. Ma la faccenda diventa davvero irresistibile quando si scopre che l&#8217;organizzatore è, nientemeno, un consigliere comunale del Pd. Insomma uno che è sano e non lo sa. <strong>Che gli piace ancora “la gnocca, la cugina del tortellino”</strong>, per dirla con Jerry Calà. Per questo dobbiamo difenderlo noi al compagno Juri Montecchian, il quale naturalmente respinge le accuse con la scontata obiezione: Diobò, mo quale “sesismo”, è solo sana goliardia! Pare un racconto di Giovannino Guareschi. Di quelli dove le donne ottengono il diritto di essere trattate come uomini, intanto che si aspetta il diritto di venire considerate come donne.</p>
<p>No ma mica sono normali. Sono comunisti, quindi alienati, più fanno i rigidi e più diventano ridicoli senza capirlo scatenando l’ennesima faida di panna montata (ops!), da una parte quelle che non vedono il maschilismo patriarcale d’invasione, anzi gli stendono tappeti rossi, ma denunciano con cipiglio rivoluzionario la deriva sessista del compagno Juri, dall’altra quelli che si sono un po’ rotti i maroni e sbottano: «I contenuti delle due serate si inseriscono nel contesto della festa della birra conosciuta da oltre 25 anni con il nome di Nottambula, è una festa vissuta da sempre all’insegna della <strong>pura goliardia romagnola, dell’autoironia e del divertimento spensierato</strong>, è rinomata per questo». E anche questa giustificazione, a ben vedere, ha del comico involontario: c’è bisogno di star lì a spiegare, a starnazzare? Ma “le sindache” scendono in campo loro, e, quando arrivano le sindache, la storia da ridicola diventa proprio penosa (ops!): pronta la Elena Zannoni, major del vicino comune di Lugo e presidente della Conferenza delle Democratiche di Ravenna afferente al Partito Democratico, sorbole: «Non vogliamo entrare a gamba tesa e comprendiamo che una festa come questa abbia i suoi momenti di leggerezza ma riteniamo che soprattutto con la comunicazione, con le immagini fatte circolare sui social e certi &#8220;nomi&#8221; si sia passato un po’ il segno». A gamba tesa, dice. Diobò che metafora spericolata. Per la compagna prima cittadina Zannoni non c’è niente da discutere: «Che l’organizzatore sia un iscritto al Pd e consigliere comunale non aggiunge nulla alla questione. Queste feste e l’idea che si ha di certe feste è indipendente dal proprio credo politico, nell’organizzazione di questi ritrovi ci sono persone di tutti gli schieramenti».</p>
<p>Mò brava, compagna sindaca! Al di là della cretinaggine comunista, rimane la solita mesta considerazione: che, fra una gamba tesa, speriamo non la terza, e un immaginario complessivo da processare, il partito comunista cambia simbolo e bandiera ma resta sempre quella faccenda per cui tu puoi pensarla come ti pare, basta che la pensi come dico io. Se no ti invito cordialmente a “modificare sensibilmente il format”, cioè ti censuro, ti abolisco, ti elimino. Ti cancello anche com uomo, anzi soprattutto come uomo. E poi? Poi tutti che fischiano Bandiera Rossa. Niente, non possono cambiare, sono comunisti. <strong>Almeno una volta i compagni romagnoli avevano quel minimo senso del divertimento e del ridicolo</strong>, grasso, sbracato, ma tanto umano, che li riscattava a momenti dai loro spasimi trinariciuti. Adesso niente, non si può neanche più fare una vaccata come la lotta nel fango di due sciamannate. In un tempo in cui le dodicenni sembrano già pornostar e a volte lo sono, dritte su <strong>onlyfans</strong>. Ma che volete? È l’idea, l’ideologia. Miss Adrizza non si strizza, daimò, fa’ brisa acsè, compagno Juri, che le femen ti ci mettono tè nel fango. E dopo non si adrizza più.</p>
<p>Max Del Papa, 30 luglio 2026</p>
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		<title>Fine vita, il grande bluff del campo largo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 14:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[campo largo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra promesse, emendamenti e retromarce, ecco perché chi dice di voler una legge continua a non farla</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio un esempio che (s)qualifica il cosiddetto, almeno per ora, campo largo. Si legge che questa curiosa versione del centrosinistra sia a favore di <strong>una legge sul fine vita,</strong> una circostanza da cui nessun essere umano scappa, specie se ha la fortuna, come in Italia, di vivere mediamente intorno agli 86 anni. Tutto bene? Mah:</p>
<p>1. la proposta di legge presentata in prima battuta dal capogruppo del PD in Senato <strong>Alfredo Bazoli</strong> (poi faremo un post sugli alberi genealogici dei progressisti made in Italy) è significativamente più restrittiva della sentenza Cappato del 2019;</p>
<p>2. dopo lungo penare nell&#8217;attesa che si arrivasse in Aula sul testo Bazoli, che secondo loro poteva passare grazie al voto segreto che avrebbe dato il coraggio necessario a decine di<strong> &#8220;franchi tiratori&#8221; per farlo passare</strong> &#8211; o avrebbe fatto sapere all&#8217;Italia che la maggioranza di centrodestra non vuole una legge sul fine vita! &#8211; co-firma un emendamento del senatore Scalfarotto che sostituirebbe l&#8217;attuale testo, che nel frattempo, &#8220;grazie alla svolta liberal&#8221; (cit.) di Forza Italia, ha sostituito il Bazoli: un testo che naturalmente è molto più restrittivo di quello del PD, quindi di per sé incostituzionale. L&#8217;emendamento Scalfarotto è la fotocopia della proposta di legge d&#8217;iniziativa popolare dell&#8217;Associazione Luca Coscioni, le cui 74 mila firme sono state depositate in Senato nel luglio del 2025.</p>
<p>3. <strong>nelle regioni (ex) rosse</strong> sono state adottate norme predisposte dall&#8217;Associazione Luca Coscioni e, nel caso della Toscana, presentate col necessario corredo di migliaia di firme in quanto d&#8217;iniziativa popolare; nel caso della Sardegna e dell&#8217;Emilia-Romagna, sono state presentate a seguito di interlocuzioni (non prive di false partenze).</p>
<p>Ora, pure riconoscendo, specie alla Toscana,<strong> la coerenza di portare in porto le iniziative in tempi brevi</strong>, cosa che per esempio non sta accadendo nella (ex) rossa Umbria, in nessun caso gli uffici legislativi dei partiti che pubblicamente si dicono a favore della possibilità di autodeterminazione delle persone si sono premurati di predisporre progetti di legge, né le leadership dei partiti hanno pensato bene di chiedere sostegno legale all&#8217;Associazione <strong>Luca Coscioni.</strong></p>
<p><strong>La morale di questa favola è,</strong> più o meno, sempre la stessa: alla politica italiana manca chi FA politica, mentre abbondano le dichiarazioni di impegni. Ogniqualvolta sentirete &#8220;noi ci siamo&#8221; o &#8220;faremo la nostra parte&#8221; o &#8220;ci mettiamo la faccia&#8221;, saprete che in effetti così faranno, cioè dichiareranno di esser pronti, magari anche attenti, ma<strong> latitanti sul via</strong>. Fino a che le cose andranno così, non raccoglieranno un voto in più &#8211; neanche da qualche antifa.</p>
<p>Marco Perduca, 29 luglio 2026</p>
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		<title>Colpo di scena: ora i gay votano Le Pen e Afd (contro gli islamici)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/colpo-di-scena-ora-i-gay-votano-le-pen-e-afd-contro-gli-islamici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 18:01:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
		<category><![CDATA[gay pride]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre c'è chi prova a unire la battaglia "intersezionale" (e illogica) di Pro Pal e diritti civili, chi vive l'incubo islamista comincia a guardare a destra</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’elettorato europeo appartenente alla comunità LGBTQIA+, alla luce dei recenti avvenimenti e dei proclami della <strong>dottrina islamista</strong> sempre più in crescita, sta riscrivendo la sua personale mappa politica del continente. In Francia, Germania e Regno Unito i partiti conservatori e di destra stanno diventando la prima scelta per una quota crescente di omosessuali. La ragione è elementare e la capirebbe anche un bimbo: la sicurezza personale è più tutelata nel perimetro democratico occidentale (anche se conservatore) piuttosto che nelle <strong>teocrazie</strong> e nei regimi che tanti radicalizzati musulmani persino nei nostri territori tendono a prendere come esempio di società ideale.</p>
<p>Secondo diversi sondaggi, in Francia <strong>il Rassemblement National</strong> di <strong>Marine Le Pen</strong> e <strong>Jordan Bardella</strong> raccoglie il 27% delle preferenze degli omosessuali in vista delle presidenziali 2027, addirittura dieci punti in più rispetto a tre anni fa. La France Insoumise di Mélenchon (la forza certamente più filoislamica) viene superata essendo al 25%, mentre le forze moderate crollano.</p>
<p>Ipsos spiega che <strong>il partito di Le Pen intercetta gli elettori gay di destra</strong> soddisfatti dei diritti acquisiti e attratti dal programma di sicurezza. Più in generale secondo gli analisti lo spostamento a destra si spiega con una specifica minaccia alla sicurezza legata all’immigrazione islamica.</p>
<p>Nel Regno Unito, <strong>Reform UK di Nigel Farage è la prima scelta per il 25% degli omosessuali</strong>, davanti a Verdi, Laburisti e Conservatori classici. In Germania <strong>Alternative für Deutschland</strong> ottiene quasi il<strong> 28% dei consensi tra i gay</strong>, contro il 20% dei Verdi. Certamente anche perché a guidare l’Afd c’è Alice Weidel, dichiaratamente omosessuale, che denuncia senza giri di parole donne con burqa e veli, uomini con coltelli che vivono di assistenza sociale.</p>
<p>Il fenomeno non è nuovo. <strong>Si definisce omonazionalismo</strong>: la difesa dell’identità occidentale e dei diritti civili acquisiti contro l’intolleranza religiosa importata dai flussi migratori incontrollati. <a href="https://www.nicolaporro.it/attentato-al-gay-pride-di-berlino-cosa-dicono-oggi-gli-lgbt-che-sfilano-con-la-bandiera-della-palestina/" target="_blank" rel="noopener">L’attentato islamista al Gay Pride di Berlino (una vittima e 29 feriti) ha solo reso evidente ciò che molti già sapevano</a>. Sotto la notizia pubblicata dai social di Al Jazeera sono tantissimi i commenti che festeggiano e si lamentano del fatto che l’attacco abbia provocato un solo morto.</p>
<p>Anche in Italia qualcosa si muove: a Palermo, la comunità della Gay Street ha chiesto al Comune di vietare l’ingresso alle donne in burqa per ragioni di identificazione correlate al rischio di emulazione dei fatti di Berlino. Un segnale chiaro: con certi ambienti non c’è dialogo possibile.<br />
Eppure nel nostro paese <strong>pare che la comunità lgbt continui strenuamente a votare a sinistra</strong>, affidandosi a chi ha gestito per anni politiche migratorie disastrose e a chi ancora oggi preferisce accusare di islamofobia chi denuncia la semplice realtà.</p>
<p>I dati europei mostrano una crescita anche da noi, ma il grosso (forse aizzato da una minoranza rumorosa) resta ancorato a partiti e ambienti che trattano <strong>l’islamismo radicale</strong> come un partner da assecondare invece che come una minaccia esistenziale per le libertà dell’Occidente.</p>
<p>Eppure se appartieni a una minoranza e voti chi vorrebbe bandirti dalla società due domande dovresti fartele. Se alle urne preferisci i politici che scrivono dell’attentato parlando genericamente di omofobia guardandosi bene dal menzionare la vera matrice, <strong>il fondamentalismo islamico</strong>, dovresti guardare la realtà delle cose. Ma fra un mix di stupidità e malafede tanti continuano a votare la Sinislam.</p>
<p>Stupidità perché si ignora o minimizza ciò che i dati, gli attentati e le dichiarazioni pubbliche dei <strong>radicali islamici</strong> dicono da anni. In malafede perché si preferisce mantenere il monopolio ideologico sui diritti piuttosto che ammettere che la sinistra ha consegnato pezzi di città a chi l’omosessualità la considera un crimine da punire.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 28 luglio 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Meglio essere governati da un Imam o da Vannacci?&#8221;. La paradossale risposta al Gay Pride</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/meglio-essere-governati-da-un-imam-o-da-vannacci-la-paradossale-risposta-al-gay-pride/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 13:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[imam]]></category>
		<category><![CDATA[Pride]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Berlino alle piazze italiane, il cortocircuito di chi invoca dialogo con chi nega i diritti basici</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Tutto tuo” mi dicono dalla regia di questa testata. In che senso? Oppure io tutto suo? Perché qui si tratta di raccontare uno da <strong>gaypride che preferisce essere governato da un Imam</strong> che da un parà: Vannacci, who else? Piatto ricco mi ci ficco e ho detto piatto, qualsiasi riferimento (ai Village People) è da intendersi in modo affatto casuale. Il tip* vuol l’Imam, e un jihadista a Berlino ne ha appena trucidati 12, con un morto, di quelli come lui, che sfilavano alla carnevalata in favore di chi li ha massacrati, fri fri palestai, da quelle parti è tutto un frì frì. Non ragiona? No, se no che gender alien sarebbe. La cosa deliziosa, ma veramente impagabile, è che quest* qui mentre espone la sua geopolitica è precisamente vestit* da centurione romano, pare uscito da uno di quei video fatti con l’intelligenza artificiale, sprecata, dal General Vanesio.</p>
<p>Che, non li vòi ammazzà? Giammai, tanto più che ci pensano i loro paladini di persona personalmente. Quando le chiedono se è sicuro, insomma come mai questa scelta, la centuriona ci pensa un attimo, è interdetta; poi esce dall’angolo della sua insostenibile leggerezza dell’essere in costume: “mah… perché… <strong>almeno si è più liberi diii… di essere quello che si vuole</strong>… magari c’è un margine (e qui la voce si incrina, forse tradisce un barlume di autocoscienza dell’idiozia)… di poterci ragionare… con Vannacci proprio no!”.</p>
<p>Magari. Tutto tuo mi dicono dalla regia, ma io che me posso ancora inventà con la dissociazione al potere? La centuriona non ha dubbi anche perché il Corano non lo conosce e gli hadith della Summa manco di striscio: “Maometto ha detto: “Chiunque troviate a fare l’azione del popolo di Lot, uccidete colui che lo fa e colui al quale viene fatto (pure, ndr)””; “Se un uomo non sposato viene colto a compiere sodomia, sarà lapidato a morte”; “Il Profeta maledisse gli uomini effemminati – quelli che assumono i modi delle donne – e le donne che assumono i modi degli uomini, e disse: ‘Cacciateli dalle vostre case’”. Pesco ancora dal recente “Islam: una guida chiara e semplice <strong>dell’ottimissima Paola Kafira:</strong> “Da questi precetti nasce quindi la legge islamica ed ogni sua scuola di pensiero, fra le 4 sunnite e la scuola sciita, concorda nel condannare a morte gli omosessuali.</p>
<p>L’unico punto in cui divergono i diversi studiosi concerne il metodo di uccisione: <strong>bruciarli vivi, gettargli dal tetto o lapidarli,</strong> frustarli e poi ucciderli, impiccarli, ecc.”. il furgone sulla folla del pride di Berlino, i voli dai palazzi in Iran, Afghanistan e in ogni altro Paese islamico, non solo aberrazioni, forzature o interpretazioni più o meno discutibili. Sono la norma, la regola, l’ortodossia. Non troverete mai un musulmano, neppure “moderato”, disposto a transigere su questo.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/spero-sia-bianco-e-cristiano-lattivista-sotto-choc-lattentatore-del-pride-e-islamico/">&#8220;Spero sia bianco e cristiano&#8230;&#8221;. L&#8217;attivista sotto choc: l&#8217;attentatore del Pride è islamico</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/attentato-al-gay-pride-di-berlino-cosa-dicono-oggi-gli-lgbt-che-sfilano-con-la-bandiera-della-palestina/">Attentato al Gay Pride di Berlino: cosa dicono oggi gli LGBT che sfilano con la bandiera della Palestina?</a></li>
</ul>
<p>Ne volete ancora? Ecco una stringata, asettica rassegna, dalla stessa fonte, di <strong>orientamenti di Imam</strong> come quello con cui, secondo la centuriona, “magari c’è un margine di poterci ragionare”: “Fratelli e sorelle, non è il momento di convivere con loro. È il momento di raccogliere le pietre per lapidare questa gente fino alla morte per l’abominio che stanno commettendo” (Zafar Bangash, imam e direttore del Contemporary Islamic Tought in Canada); “Allah è molto chiaro su questo – non noi musulmani, non è soggettivo, la sharia è molto chiara:<strong> la punizione per l’omosessualità è la morte.</strong> Non facciamo scuse per questo, non è la nostra legge – è il Corano” (imam tunisino in una intervista televisiva del 2016); “Gli omosessuali sono inferiori ai cani e ai maiali, poiché questi non si comportano in questo modo” (ayataollah Aboddalah Javadi-Amoli, Iran, 2021); “Cosa si dovrebbe fare a chi pratica l’omosessualità? Torturarli; pestarli; punirli; dare loro torture mentali” <strong>(predicatore islamico alla BBC nel 2012);</strong> “La punizione per gli uomini e donne che non sono disposti a rinunciare all’omosessualità e quindi rifiutano la guida di Allah è in effetti la morte secondo l’Islam” (fatwa sul sito OnIslam.net., 2014); “Uccidere i gay è un atto di compassione – soprattutto bisogna liberarsene” (imam in una moschea della Florida, 2016); “Discutiamo solo se bruciarli vivi, gettarli a morte o lapidarli!” (monologo su un canale tv dei Fratelli Musulmani, 2016).</p>
<div class="np-ig-embed np-ig-embed--reel max-w-[540px] mx-auto my-6 rounded-md"><iframe class="np-ig-embed__iframe w-full border-0" src="https://www.instagram.com/reel/DbStGg2Iymt/embed/captioned/" loading="lazy" scrolling="no" allowtransparency="true" allowfullscreen title="Instagram post"></iframe></div>
<p>E ci fermiamo qui, per carità di pride. <strong>Le ultime generazioni accolte e “integrate” hanno sviluppato sentimenti ancora più violenti verso gli omosessuali</strong> – sta sconvolgendo in queste ore il caso del giornalista sportivo italiano bruciato vivo da un tunisino che ha reagito a una sua proposta sessuale giudicandolo immorale e corrotto. Gli atti violenti contro gay e lesbiche sono in crescita in tutto l’Occidente, in Europa la casistica è sterminata e qui ci limitiamo a segnalare un precedente fortunosamente intercettato e bloccato dai Servizi nel 2023, al gaypride di Vienna dove era in un programma una strage di massa, mentre l’anno scorso la sfilata lgbtq di Gelsenkirrchen in Germania è stata cancellata in costanza di gravissime minacce.</p>
<p><strong>Ma chi se lo ricorda?</strong> Questi più li salvano e più si danno in pasto ai carnefici ballando frì frì palestai. Gli omosessuali sono braccati in ogni Paese islamico, senza eccezioni, ma la sharia prescrive di sopprimerli comunque purché “in prossimità” di una comunità islamica, come per un allucinante riverbero spaziale, un diritto di massacare a metri.Vuoi mettere il garantismo formale delle nostre orrende, corrose democrazie? Ed è proprio questo che l’Islam omofobo, lui sì, odia, lui sì, nell’occidente laico: la liberaldemocrazia del pluralismo come scrive egregiamente oggi il nostro Barista.</p>
<p>Ma che glielo diciamo a fare alla centuriona barbuta?<strong> Lei vuole l’Imam, anche se, sotto sotto, probabilmente vuole pure il parà.</strong> Lo sanno o non lo sanno, lo capiscono o non lo capiscono come stanno le cose? Lo capiscono, lo capiscono se il gay street di Palermo adesso vuole vietare l’ingresso alle paludate in burqa, “abbiamo paura”: Alberto Lionello nei panni di Gilda, il travesta in “Sessomatto” del 1973, sbotterebbe: “Ohei, tì! Qualunquista! Razzista! Fascista!!!”. Ohei, voi: non lo sapete che l’Islam è religione di pace e di dialogo? Lo sanno, sanno tutto. Ma morirebbero piuttosto che rinunciare al loro conformismo della viltà. Difatti moriranno. Ancora e ancora. Anche travestiti da quei centurioni che non possono essere.</p>
<p>Max Del Papa, 28 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meglio-essere-governati-da-un-imam-o-da-vannacci-la-paradossale-risposta-al-gay-pride/">&#8220;Meglio essere governati da un Imam o da Vannacci?&#8221;. La paradossale risposta al Gay Pride</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Droga, il grande inganno del proibizionismo: decenni di divieti e nessuna vittoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dagli anni di lotta al narcotraffico alla proposta choc: legalizzare e regolamentare tutte le sostanze oggi vietate</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia recente del mondo ci conferma che, <strong>mantenendo la proibizione sulle sostanze psicoattive,</strong> queste aumentano. Si spargono nel mondo e, là dove sono presenti da più tempo non per motivi di tradizioni etnobotaniche, aumentano in potenza.</p>
<p>Dopo oltre <strong>60 anni di norme internazionali e 36 di leggi nazionali,</strong> si insiste nel mantenerle fuorilegge; allo stesso tempo si aumentano gli investimenti per il controllo della produzione, del traffico, dello spaccio e dell&#8217;uso – specie tra i minorenni – di tutto quanto non si è riusciti a controllare o si è concorso a far espandere.</p>
<p>Non esiste un argomento razionale che sia uno per cui, a fronte di un <strong>costante aumento di tutte le attività illegali,</strong> si debba insistere con le stesse misure che non hanno inciso di una virgola sullo fenomeno per cui sono state imposte.</p>
<p>Se da una parte, quindi, si persevera con le stesse leggi e politiche, dall&#8217;altra si denuncia che il <strong>&#8220;proibizionismo ha fallito&#8221;.</strong> Siamo tra l&#8217;incudine dei divieti e il vuoto politico del martello (che una volta s&#8217;accompagnava alla falce).</p>
<p>Se il proibizionismo non avesse fallito, cioè se lo Stato di polizia avesse funzionato, saremmo stati d&#8217;accordo con le violente politiche paramilitari capaci <strong>di eradicare le colture,</strong> con spedizioni notturne per arrestare migliaia di persone e scoraggiare l&#8217;uso personale a suon di retate, fermi, interrogatori, pisciate, analisi del sangue, eccetera, o video clip del menga? A seconda della risposta si capisce se si è antiproibizionisti o altro.</p>
<p>Quindi,<strong> contro l&#8217;incudine e il martello,</strong> che a questo punto si tengono in vita vicendevolmente, l&#8217;unica via non percorsa in nessun Paese del mondo c&#8217;è l&#8217;alternativa tradizionale dell&#8217;antiproibizionismo radicale: la regolamentazione legale di tutte le condotte oggi penalizzate dalle varie leggi in giro per il mondo. Condotte che, però, non possono riguardare solo le sostanze psicoattive cosiddette &#8220;leggere&#8221; (che ormai sono sempre meno leggere di quanto non erano anni fa), ma devono interessare tutti i principi attivi oggi proibiti.</p>
<p>Poi si potranno trovare vari modelli di produzione e distribuzione delle sostanze, ma <strong>mezze misure o esclusioni</strong> a seconda della pericolosità non serviranno a nulla – e i problemi delle legalizzazioni recenti negli USA e in Europa ce lo confermano.</p>
<p>Chi oggi non si rende conto che <strong>i recenti raid della polizia non sono stati ordinati per garantire sicurezza,</strong> ma solo per insistere con false risposte, spesso a falsi problemi (fortunatamente l&#8217;uso delle droghe è sempre meno problematico malgrado il fatto che ce ne siano di più e sempre più potenti), è vittima di una potentissima <strong>macchina propagandistica</strong> che vive anche del vaniloquio di chi dice di opporvisi, salvo poi affermare duramente di essere contro &#8220;la cultura dello sballo&#8221;, ma pronto a &#8220;riappropriarsi del termine sicurezza&#8221;.</p>
<p><strong>Qui il problema non è l&#8217;insicurezza,</strong> e non solo perché i dati ci dicono che l&#8217;Italia è uno dei Paesi con il più consolidato e costante calo della criminalità, ma il perché oggi ci sono ancora fenomeni come lo spaccio illegale di sostanze psicoattive. Fino a quando non si capisce questo, tutto il resto servirà solo a mettere sotto controllo pesci piccoli o deboli, <strong>a sprecare milioni di soldi pubblici</strong> per il nulla e ad avvampare le folle nella più classica guerra tra poveri (di spirito).</p>
<p>Se c&#8217;è una cosa che <strong>ha fallito</strong> è, eventualmente, <strong>il pensiero critico</strong> – pensiero critico che, non essendo mai stato radicale, cioè non è mai andato alla radice dei problemi, è stato connivente col pensiero dominante del regime. Qualsiasi regime, democratico o non.</p>
<p>Marco Perduca, 22 luglio 2026</p>
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		<title>Caso Roggero: 10,5 milioni di interazioni. La rabbia social che processa la sentenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 15:15:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[legittima difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Roggero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 60% degli utenti invoca la “legittima difesa” per il gioielliere. E l’intervento di Elon Musk accende il dibattito: 7 utenti su 10 approvano il suo tweet.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caso-roggero-105-milioni-di-interazioni-la-rabbia-social-che-processa-la-sentenza/">Caso Roggero: 10,5 milioni di interazioni. La rabbia social che processa la sentenza</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è solo <strong>una vicenda giudiziaria.</strong> È una tempesta digitale che, in due settimane, ha travolto il dibattito pubblico italiano. Il caso Roggero si è trasformato in un campo di battaglia dove la sentenza dei tribunali si scontra con il sentire comune della rete.<br />
I numeri parlano chiaro: oltre <strong>250 mila post pubblicati</strong> e un volume impressionante di 10,5 milioni di interazioni complessive nelle ultime due settimane.</p>
<p>Un interesse che, nell’ultima settimana, dopo la condanna definitiva, ha registrato un’impennata esponenziale: <strong>un +337% di interazioni,</strong> alimentato da polemiche politiche e scontri ideologici che non accennano a placarsi.</p>
<p>Il popolo della rete ha le idee chiare. Non c’è spazio per le sfumature: quasi il 60% degli utenti invoca la “legittima difesa” per giustificare l’operato di <strong>Roggero</strong>, condannando apertamente il comportamento dei rapinatori e aprendo il dibattito sulla sicurezza in Italia.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sul-caso-roggero-ce-una-contraddizione-che-nessuno-vuole-dire/">Sul caso Roggero c&#8217;è una contraddizione che nessuno vuole dire</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/difende-roggero-e-ora-vogliono-cacciarlo-nel-pd-e-vietato-pensare/">Difende Roggero e ora vogliono cacciarlo: nel Pd è vietato pensare</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/roggero-sparare-a-chi-fugge-e-omicidio/">Roggero, sparare a chi fugge è omicidio</a></li>
</ul>
<p>Analizzando il sentiment delle conversazioni, <strong>emerge un quadro vivido e polarizzato.</strong> L’emozione prevalente è un mix bruciante di rabbia e indignazione (espresso da un utente su tre), a cui si accompagna una forte richiesta di solidarietà a Roggero (uno su quattro). C’è poi un 20% della conversazione che preme per un cambio radicale della legge sulla difesa personale, mentre uno su dieci si sofferma sul piano economico, discutendo del risarcimento deciso per le vittime.</p>
<p>A catalizzare ulteriormente la discussione, trasformando un caso di cronaca nazionale in un dibattito globale, è arrivato l’intervento di <strong>Elon Musk</strong>. Il suo tweet del 19 luglio contro la sentenza (“Condanna folle, andrebbe data ai giudici”) ha fatto da detonatore: 215 mila interazioni generate in poche ore, con una stragrande maggioranza degli utenti, sette su dieci, che si è schierata a favore della posizione del CEO di Tesla.</p>
<p>Nei media digitali le decisioni giudiziarie non vengono solo raccontate, ma reinterpretate collettivamente. L&#8217;esplosione delle interazioni riflette una partecipazione sempre più emotiva, in cui indignazione, <strong>solidarietà e richiesta di cambiamento</strong> e sicurezza convivono e alimentano la conversazione.</p>
<p>La rete ha emesso la sua sentenza. E, ancora una volta, la politica e la giustizia si trovano a dover fare i conti con un’opinione pubblica che non chiede solo informazione, ma partecipazione attiva alla definizione di ciò che ritiene giusto.</p>
<p>La ricerca completa è disponibile sul sito di Socialcom: <a href="https://socialcomitalia.com/magazine/roggero-i-social-italiani-tra-rabbia-e-indignazione-per-la-condanna/" target="_blank" rel="noopener nofollow">https://socialcomitalia.com/magazine/roggero-i-social-italiani-tra-rabbia-e-indignazione-per-la-condanna/</a></p>
<p>Luca Ferlaino, 23 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caso-roggero-105-milioni-di-interazioni-la-rabbia-social-che-processa-la-sentenza/">Caso Roggero: 10,5 milioni di interazioni. La rabbia social che processa la sentenza</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Arriva la piscina aperta alle sole donne islamiche</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/arriva-la-piscina-aperta-alle-sole-donne-islamiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:13:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Alto Adige lo spazio riservato alle musulmane che indossano il burkini</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 27 luglio il Lido di Salorno, in <strong>Alto Adige,</strong> introdurrà un&#8217;ora settimanale riservata alle donne musulmane. L&#8217;accesso sarà consentito dalle 18.30 alle 19.30, al termine dell&#8217;orario di apertura al pubblico, permettendo alle partecipanti e alle aderenti dell&#8217;associazione Armonia di utilizzare la piscina indossando il <strong>burkini,</strong> il costume che lascia scoperti soltanto viso, mani e piedi.</p>
<p>L&#8217;iniziativa è stata promossa dal gestore dell&#8217;impianto, <strong>Luca Lechthaler,</strong> con l&#8217;obiettivo di rendere la struttura più inclusiva. Il sindaco di Salorno, Roland Lazzeri, ha spiegato che la gestione del lido ha piena autonomia nelle decisioni organizzative.</p>
<p>La scelta, tuttavia, ha acceso il <strong>confronto politico</strong>. La vicesegretaria della Lega <strong>Silvia Sardone</strong> ha definito la misura priva di senso, sostenendo che invece di favorire l&#8217;inclusione rischia di incoraggiare la segregazione. Critiche sono arrivate anche dalla Lega Alto Adige, da Fratelli d&#8217;Italia, da Futuro Nazionale Bolzano e dai Freiheitlichen, che parlano di un caso di &#8220;integrazione al contrario&#8221;.</p>
<p>Non è la prima volta che in Alto Adige un&#8217;iniziativa di questo tipo provoca discussioni. Nel 2009, infatti, il Lido di Bolzano finì al centro del dibattito quando l&#8217;allora sindaco Luigi Spagnolli si disse disponibile a valutare fasce orarie dedicate alle donne musulmane, ma il progetto non fu mai realizzato. Esperienze analoghe esistono invece in altre città europee.</p>
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		<item>
		<title>Non celebriamo Borsellino se poi tradiamo il senso dello Stato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-celebriamo-borsellino-se-poi-tradiamo-il-senso-dello-stato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 14:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[paolo borsellino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra consenso e diritto, la vera democrazia si misura nella capacità dello Stato di far rispettare le sue leggi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-celebriamo-borsellino-se-poi-tradiamo-il-senso-dello-stato/">Non celebriamo Borsellino se poi tradiamo il senso dello Stato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le reazioni suscitate dagli ultimi fatti di cronaca, amplificate dalla strumentalizzazione che ne fanno alcuni personaggi politici, mostrano quanto sia ormai debole, in questo Paese, <strong>il senso dello Stato.</strong></p>
<p>La violenza privata viene giudicata sulla base della simpatia per chi la esercita o dell’antipatia verso chi la subisce, quasi che il consenso dell’opinione pubblica possa attribuire a un individuo il potere di decidere autonomamente quando e perché la sua difesa debba <strong>trasformarsi in punizione.</strong></p>
<p>Lo Stato, per chi tende a dimenticarlo sull’onda delle simpatie del momento, si è formato anche per sottrarre la pena alla vendetta privata, affidando l’accertamento delle responsabilità e l’applicazione delle sanzioni a istituzioni che agiscono in nome di tutti, secondo<strong> regole comuni.</strong></p>
<p>La forza del singolo può essere ammessa soltanto nelle circostanze eccezionali previste dall’ordinamento e per il tempo strettamente necessario a difendersi da un pericolo attuale; <strong>quando questa necessità viene meno</strong>, nessun privato può attribuirsi il compito di punire qualcuno o di ristabilire con la propria violenza l’ordine pubblico, anche quando ritenga di avere ragioni apparentemente comprensibili.</p>
<p>Consentirlo significherebbe lasciare che ciascuno stabilisca autonomamente<strong> la pena da infliggere. A</strong>nche il richiamo alla legalità, da più parti sbandierato in questi giorni, rimane incompleto se viene separato, come purtroppo accade anche in certe autorevoli prese di posizioni, dall’autorità che deve renderla effettiva.</p>
<p><strong>È la legge a stabilire i limiti</strong> nei quali il potere può essere esercitato, ma è l’autorità ad impedire che alla decisione dello Stato si sostituisca il codice morale di un individuo. Separare questi due elementi apre pericolosamente la strada tanto all’impotenza quanto all’arbitrio, poiché uno Stato incapace di far rispettare le proprie leggi incoraggia la giustizia privata, mentre un’autorità sottratta alla legge si riduce a mera sopraffazione.</p>
<p>Ci apprestiamo a ricordare <strong>Paolo Borsellino</strong> che fu martire del senso dello Stato perché antepose il dovere istituzionale e l’autorità delle istituzioni alla propria stessa vita. Cerchiamo almeno di essere coerenti con ciò che celebriamo.</p>
<p>Spartaco Pupo, 20 luglio 2026</p>
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		<item>
		<title>Mentre il mondo si arma, l&#8217;Europa pensa ai culi delle atlete</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/mentre-il-mondo-si-arma-leuropa-pensa-ai-culi-delle-atlete/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 16:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due notizie, una sola conclusione: Bruxelles ha completamente perso il senso delle priorità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mentre-il-mondo-si-arma-leuropa-pensa-ai-culi-delle-atlete/">Mentre il mondo si arma, l&#8217;Europa pensa ai culi delle atlete</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non prendetevela con <strong>Trump</strong> se disprezza l’Europa. America e Cina si sfidano su tutto, il riarmo non è una opzione ma una necessità (e chi lo contesta fa il gioco di dittatori e invasori) per la semplicissima ragione che oggi più che nel secolo scorso tutto è a rischio e tutto è da difendere.</p>
<p>Le strutture complesse della logistica, della distribuzione, della comunicazione, i data, le nervature telematiche e informatiche, difesa, ovvero “<strong>riarmo</strong>”, è concetto da intendere nella sua perennità, la tecnologia supera costantemente se stessa, l’obsolescenza è contemporanea dell’innovazione, <strong>l’Intelligenza Artificiale di oggi,</strong> domani è già antiquata e la IA può salvare come fare danni incalcolabili più di dieci, cento bombardamenti.</p>
<p>America e Cina lo sanno, la Russia (che nessun neutralista e antiriarmista critica mai anche se riserva alla sua difesa aggressiva un multiplo delle riserve europee) lo sa, l’Europa non lo sa. <strong>Non se ne cura.</strong> L’Europa è la fabbrica di regolamenti del pianeta, un organismo maligno che fa della burocrazia la sua metastasi, un’erba cattiva che copre tutto, un’erba tossica, di censura tossica, di malizia demente.</p>
<p>L’ultima sapete qual è? <strong>Inibire le riprese delle atlete nelle competizioni sportive,</strong> cioè “desessualizzarle”, vecchio pallino del woke deviato, maniaco e maniacale. Qualcuno, là dentro, si è messo in testa che i telespettatori si eccitano a guardare le sportive come dal buco della serratura, che è proprio da malati, e così ha deciso di emanare “nuove linee guida per una copertura mediatica rispettosa”.</p>
<p><strong>Ecco la UE in purezza</strong>. Una entità malsana che, in ritardo su tutto, distratta su tutto, tranne le tangenti, convinta che sarà sempre l’esecrata America a garantirle il kindergarden permanente (i contribuenti americani finanziano la nostra pace e in cambio ricevono disprezzo, accuse, odio in quantità industriale), si incanaglisce a spiare le fessure delle saltatrici o corridore. Manco il Vaticano degli anni ‘60 con le Kessler.</p>
<p>Manco <strong>i regimi più dispostici come la Corea del Nord</strong> o l’Iran che piace tanto alle flotillere. Dice un direttore di EBU Sport, che sarebbe l’utilissimo organismo televisivo europeo, il dipartimento della diffusione a Bruxelles: ci impegniamo a valorizzare lo sport femminile su un piano di parità. Cioè a defemminilizzare le femmine allo stesso modo in cui si procede a svirilizzare i maschi. Tutti uguali. Senza sesso. Senza appeal. Indistinguibili.</p>
<p>Che c’è di male nel notare una bella atleta e nel decidere che è bella, attraente, sexy, solo il dio dei balordi europei lo sa. Però, badate bene, qui non è per niente ma proprio per niente questione di rispetto o, Dio li perdoni, di <strong>“elevare lo standard delle riprese televisive”:</strong> è tutto il contrario, si tratta di rendere ogni competizione un frigorifero, una noia di ghiaccio, il grigiore sovietico o talebano fuori dal tempo ma in un’epoca di sessualizzazione esasperata.</p>
<p>Ma, come sempre, tutto dipende dalla prospettiva ovvero da chi fa cosa. Se Elodie, in fama, chissà poi perché, di compagna lesbopal, sguazza in una tinozza strusciandosi contro un palo, o una bandiera palestinese tra le gambe, davanti a cinquantamila persone, nessuno ci trova niente di sbagliato e men che meno l’Unione televisiva Europea; se una s’impenna con l’asta a sei metri, bisogna oscurare la ripresa dell’inguine che svolazza. Eh certo,<strong> sai le pippe a vedere quelle del beach volley in posizione di ricezione.</strong></p>
<p>Ha un senso, questa aberrazione? Ce l’ha ma bisogna cercarlo, trovarlo lontano dalle formule gesuitiche o farisaiche dei mammasantissima europei. Ciò a cui si punta effettivamente è <strong>desessualizzare</strong> tutti partendo dallo sport; e bisogna abolire le differenze genetiche perché Imane Khelif, cacciata dalla porta della genetica, possa rientrare dalla finestra del conformismo onirico. Si usano i mutandoni per smutandare, per castrare.</p>
<p>Si vuol dipingere gli atleti e le atlete come dei bambolotti, <strong>Barbie e Ken,</strong> che sotto non hanno niente, solo plastica liscia. Ma gli sportivi, uomini, donne, non sono bambole così come maschi non sono femmine. Non tutti possono partorire, avere le mestruazioni, andare in menopausa. I maschi non possono proprio. Possono provarci fin che vogliono: non possono. E le signorine possono segarsi via le tette, attaccarsi protesi di carne dove vogliono: niente da fare.</p>
<p>Ma, come diceva <strong>Hegel</strong> (subito adottato dai comunisti): se i fatti non si adeguano alla teoria, tanto peggio per i fatti. Quindi bisogna rieducare i bambini, abituarli a una improbabile promiscuità, alla distorsione nell’autopercezione, già dall’età di tre anni: anche questi sono programmi europei, e sono spaventosi, sono demoniaci.</p>
<p><strong>“Salvaguardare la professionalità e la dignità delle donne nello sport”</strong>? È tutto il contrario, se a una donna, una atleta, togli la sua personalità, la amputi della dignità. Se la defemminilizzi anche solo mediaticamente, le manchi di ogni rispetto, le togli identità, perfino individualità.</p>
<p>È una trovata per mortificarle, le donne, <strong>è lo stesso delirio fanatico dell’islamico</strong> che le donne, stimate meno delle bestie da lavoro o da alimento, le vuole coperte di tappeti e le ammazza se si sciolgono i capelli perché, essendo figlie del demonio, finiscono per confondere l’uomo, il musulmano. Un delirio bigotto quello dell’Europa televisiva? Sì, ma un delirio calcolato, finalizzato. Non la malizia nell’occhio di chi vede, ma in quello di chi viene accecato.</p>
<p>E a noi europei va benissimo farci sfondare gli occhi. <strong>Non prendetevela con Trump se ci disprezza.</strong> Prendetevela con voi stessi, con noi stessi se preferite. Gli americani, nel loro compatimento, ci vanno perfino teneri.</p>
<p>Max del Papa, 17 luglio 2026</p>
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		<title>Il bimbo non è &#8220;perfetto&#8221;, la madre surrogata non vuole abortire: coppia gay le fa causa per 600mila euro</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-bimbo-non-e-perfetto-la-madre-surrogata-non-vuole-abortire-coppia-gay-le-fa-causa-per-600mila-euro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 13:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[utero in affitto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La richiesta di risarcimento avanzata dalla coppia committente riapre il confronto su maternità surrogata, diritti della gestante e tutela del nascituro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-bimbo-non-e-perfetto-la-madre-surrogata-non-vuole-abortire-coppia-gay-le-fa-causa-per-600mila-euro/">Il bimbo non è &#8220;perfetto&#8221;, la madre surrogata non vuole abortire: coppia gay le fa causa per 600mila euro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un caso recente dal Canada illumina con cruda evidenza la natura profondamente inumana della maternità surrogata, una pratica che nemmeno i<strong>l più autentico spirito liberale e libertario</strong> dovrebbe avallare.</p>
<p>La vicenda: una coppia gay canadese ha citato in giudizio la madre surrogata che aveva portato in grembo il loro figlio (loro?), chiedendo un risarcimento di <strong>circa 600 mila dollari.</strong> Il motivo? Il feto presentava una malformazione congenita labiopalatoschisi (volgarmente detto labbro leporino, una problematica ormai ampiamente risolvibile attraverso un intervento chirurgico): la coppia aveva dunque <strong>chiesto l’aborto,</strong> ma la donna si era rifiutata dopo ulteriori accertamenti che confermavano una condizione compatibile con una vita più che dignitosa.</p>
<p>Il bambino è nato e oggi la coppia accusa la surrogata di averli tenuti all’oscuro, causando loro “forte stress”. Praticamente un bimbo viene trattato alla stregua di un elettrodomestico che, arrivando a casa lievemente danneggiato, <strong>legittima i proprietari a richiedere un cambio o un rimborso.</strong></p>
<p><strong>Siamo al baratro dell’umano</strong>. Peraltro in Canada la legge proibisce espressamente il pagamento alla madre surrogata: la gestazione deve essere altruistica, con un rimborso soltanto delle spese documentate. Pagare per un bambino è reato, punibile con multe salatissime o peggio con il carcere.</p>
<p>Eppure, nella pratica, il meccanismo è identico a una transazione commerciale. Si seleziona una donna come contenitore, si impiantano embrioni creati in laboratorio, si monitora il prodotto e, se non risponde agli standard di perfezione attesi, si pretende di scartarlo e si chiede persino un lauto risarcimento. <strong>Letteralmente come al mercato</strong>: si tocca, e se c’è un difetto si butta via. Solo che qui non si tratta di una mela ammaccata, ma di un essere umano.</p>
<p>Questo episodio è l’ennesima dimostrazione di quanto questa pratica <strong>sia un abominio vero e proprio.</strong> La madre surrogata non è e non sarà mai una semplice portatrice: cede letteralmente il suo corpo, essendo ridotta a incubatrice a noleggio.</p>
<p>Quando rifiuta di abortire, esercitando un diritto elementare sulla vita che porta in grembo, viene trascinata in tribunale. I committenti, che si erano detti pronti ad accogliere il bambino dopo rassicurazioni mediche, ora pretendono <strong>danni per lo stress emotivo.</strong></p>
<p>La donna, dal canto suo, ha chiesto invece<strong> il rimborso delle spese sostenute,</strong> finendo sola con un neonato che i genitori “intenzionali” (anche questo, un paradosso: come possono due genitori essere “intenzionali” attraverso un corpo non loro?) sembravano pronti a rifiutare.</p>
<p>Dunque, benché <strong>in Canada legalmente non si possa pagare un bimbo,</strong> questa rimane evidentemente una brutta storia di soldi davanti al miracolo di una nuova vita. L’evidenza empirica che anche dove la legge vieta il compenso esplicito, la dinamica rimane quella di una compravendita.</p>
<p>Le coppie pagano agenzie, cliniche, viaggi, embrioni. La donna offre il proprio utero e la propria salute in cambio di un rimborso. E il bene scambiato è il bambino stesso. <strong>Ma come può essere un figlio paragonabile a un servizio?</strong> La possibilità di “ordinare” un bambino e pretendere di eliminarlo se imperfetto trasforma la procreazione in un atto inqualificabile.</p>
<p>E infatti è stata proprio la madre a salvare il bambino e a scegliere di non abortire. <strong>Si spera per innato istinto di protezione materna</strong> e non perché altrimenti, come in un qualsiasi procedimento industriale, abortendo avrebbe dovuto ricominciare tutto da capo… Chi ha ancora un briciolo di umanità non potrà mai arrendersi alla seconda ipotesi.</p>
<p>Certamente <strong>l’utero in affitto,</strong> sebbene nel tempo edulcorato e smussato attraverso l’utilizzo di parole più dolci come “gestazione per altri”, rimane uno squallore disumano, soprattutto per la donna che nella pratica viene equiparata a una fattoria su gambe. Eppure le femministe tacciono o peggio concordano e promuovono questa pratica. <strong>Per quale ragione?</strong></p>
<p>Alessandro Bonelli, 16 luglio 2026</p>
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		<title>Hai capito l&#8217;islam? Crociera Lgbt, drag queen e gay a bordo: vietato lo sbarco in Egitto e Turchia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/hai-capito-lislam-crociera-lgbt-drag-queen-e-gay-a-bordo-vietato-lo-sbarco-in-egitto-e-turchia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Dardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 16:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per Turchia e Egitto i turisti gay e transessuali non sono bene accetti: contrastano con la morale del Paese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hai-capito-lislam-crociera-lgbt-drag-queen-e-gay-a-bordo-vietato-lo-sbarco-in-egitto-e-turchia/">Hai capito l&#8217;islam? Crociera Lgbt, drag queen e gay a bordo: vietato lo sbarco in Egitto e Turchia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nome è tutto un programma, i passeggeri un super-programma. E l’idea di averli in giro per le strade magari con abiti sgargianti, o ancora peggio, evidenziando le loro tendenze e scelte di tipo sessuale o familiare, davanti a una moschea… non ci è voluta una riunione del Parlamento o un lungo confronto: per le Autorità turche e per quelle egiziane, la <strong>“Scarlet Lady”,</strong> una nave passeggeri impegnata nel Mediterraneo in una di quelle che vengono chiamate crociere a tema, le acque territoriali di Egitto e Turchia, e ovviamente  nei porti di questi Paesi, sono vietati, verboten, off limits. Motivazione<strong>: i 1900 passeggeri LGBTQ</strong>, che la nave trasporta in gita turistica “rappresentano una minaccia per la società turca” – come esplicitato senza mezzi termini dal governo di Ankara, mentre l’Egitto si è “limitato” a ordinare un dietrofront senza spiegazioni dall’ingresso nel porto di Alexandria.</p>
<p>A pochi giorni dall’ultima manifestazione e dall’ultimo gay pride che ha visto garrire al vento una a fianco all’altra le bandiere della pace, con quelle immancabili della Palestina, ma persino con quelle dell’Iran, la scelta dei governi dei due Paesi considerati fra i più moderati e occidentalizzati del <strong>Medio Oriente</strong>, qualche interrogativo dovrebbe porlo.</p>
<p>Un sottile rivolo di dubbi fra chi si batte per per lesbiche, gay, bisessuali e transgender e i dettami dell’Islam, anche non radicale, dovrebbe scorrere fra un carro e l’altro del prossimo gay pride. Specie fra quelli che affiancano l’annientamento di Israele (Stato dell’Apartheid) alla libertà sessuale senza se e senza ma.</p>
<p>E forse una considerazione ulteriore andrebbe fatta sulla legittima, in casa loro, rigidità religiosa di Egitto e Turchia, con la grande e conclamata vocazione turistica di questi due Paesi che spinte dalle onde del mare, accettano solo famiglie tradizionali. Mille anni luce certo, dalle impiccagioni degli omosessuali a Teheran e a Gaza, ma comunque un segnale non trascurabile.</p>
<p>L’aspetto curioso della vicenda della “Scarlet Lady” nave proiettata verso il futuro libero della società occidentale, alla quale è stato vietato anche dare fondo alle ancora davanti alla <strong>spiaggia turca di Kusadasi</strong>, è  la totale, se non sporadica e occasionale, assenza di reazioni, al primo caso evidente di turismo per sesso corretto e di ingresso a Santa Sofia o nella spianata di Giza, concesso solo a chi si comporta nel rispetto del Corano.</p>
<p>Il tour di 11 giorni della nave era stato organizzato dalla società Atlantis in collaborazione con Virgin Voyages, rivolgendosi a <strong>uomini gay.</strong> Il programma pubblicizza spettacoli di <strong>drag queen a bordo e la possibilità di visitare locali gay </strong>in città come Istanbul e Atene.</p>
<p>Negli ultimi anni le autorità turche hanno intensificato la pressione sulle comunità LGBTQ, vietando gli eventi del Pride e chiudendo associazioni che ne difendono i diritti. In Egitto, secondo l&#8217;ultimo rapporto annuale riproposto da Bloomberg di Human Rights Watch, le autorità «utilizzano disposizioni vaghe e abusive del codice penale» per incarcerare persone LGBTQ.</p>
<p>Bruno Dardani, 14 luglio 2024</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hai-capito-lislam-crociera-lgbt-drag-queen-e-gay-a-bordo-vietato-lo-sbarco-in-egitto-e-turchia/">Hai capito l&#8217;islam? Crociera Lgbt, drag queen e gay a bordo: vietato lo sbarco in Egitto e Turchia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>La tesi accogliente era falsa. Il rapporto Ue: &#8220;I migranti non ci salveranno dalla denatalità&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-rapporto-ue-distrugge-le-tesi-di-schleinco-i-migranti-non-ci-salveranno-dalla-denatalita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:35:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È da sempre lo slogan della sinistra: gli stranieri vanno accolti perché siamo una popolazione destinata a morire. Tutto falso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-rapporto-ue-distrugge-le-tesi-di-schleinco-i-migranti-non-ci-salveranno-dalla-denatalita/">La tesi accogliente era falsa. Il rapporto Ue: &#8220;I migranti non ci salveranno dalla denatalità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo dai dettagli locali, che solo chi ci vive conosce e gli altri non sospettano o non se ne curano. Nella periferia milanese che ancora respira il vento convulso della metropoli, a Pioltello, uno dei centri maggiori della “cintura”, sorge un Polo Sanitario Maggioni tra i più grandi e rinomati dell’hinterland est, una eccellenza della sanità pubblica/privata, l’Auxologico dall’imponente poliambulatorio specialistico: quando uno entra, trova la sala delle accettazioni come un hotel, ambiente confortevole, lindo, luminoso, aerato (anche in modo condizionato, bando alla pace), personale sollecito nello sbrigare le prenotazioni riducendo attese, sfoltendo file. Qui però si capisce anche come mai le liste di attesa nel servizio sanitario nazionale e nel privato convenzionato sono di mesi e di anni: <strong>l’utenza è composta per il 50/60% da immigrati</strong>, per lo più extracomunitari, in aumento esponenziale, che fatto utilizzano la maggior parte delle prestazioni a spese della collettività. Situazione insostenibile che i milanesi continuano a sostenere. Per riconoscenza, a pochi minuti dal polo sanitario, nella moschea con annessa madrassa la fratellanza musulmana <strong>predica l’applicazione della sharia contro gli infedeli</strong>. Può una metropoli, una regione, un Paese reggersi secondo simili squilibri? A quanto pare può, non si sa fino a quando, ma può.</p>
<p>Adesso la notizia ufficiale, <a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/07/14/rapporto-ue-i-nuovi-migranti-non-compenseranno-il-declino-demografico_3aef3242-cfe6-4b9e-8162-5f0407cf4f34.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">nella forma anodina di un lancio <em>Ansa</em></a>. “Secondo le ultime proiezioni, l&#8217;Ue continuerà ad attrarre migranti. Tuttavia, anche <strong>una migrazione sostenuta dovrebbe essere insufficiente a compensare completamente il declino naturale della popolazione derivante dalla bassa fertilità</strong>. La migrazione può rallentare il ritmo dell&#8217;invecchiamento della popolazione, ma non può modificarne la traiettoria. La migrazione verso l&#8217;Europa influisce sulla dimensione della popolazione, ma non sulla struttura per età della popolazione nel lungo periodo. È quanto emerge dal terzo Rapporto sulla trasformazione demografica pubblicato oggi dalla Commissione europea. Delle tre principali componenti demografiche, ovvero fertilità, mortalità e migrazione, la migrazione è la componente più volatile, mentre le altre due tendenze sono in movimento e stabili. Le tendenze migratorie possono cambiare più rapidamente, come abbiamo visto anche durante la pandemia di Covid-19, quando la migrazione si è effettivamente fermata. A<strong>nche i figli dei migranti adottano i modelli di fertilità del paese ospitante</strong> e, nel corso delle generazioni, vediamo che i modelli di fertilità dei migranti convergono con gli stessi modelli demografici del paese ospitante. E le ultime proiezioni demografiche di Eurostat indicano che l&#8217;Ue dovrebbe perdere, in media, 1,2 milioni di persone in età lavorativa, ovvero nella fascia d&#8217;età compresa tra i 15 e i 60 anni, per ogni anno tra il 2025 e il 2050; nello scenario senza migrazione, la diminuzione annuale sarebbe di 2,4 milioni di persone”.</p>
<p>Viva la completezza dell’informazione, ma per la decifrazione bastano due parole due: <strong>“i migranti ci salveranno dalla denatalità” era peggio di una minchiata</strong>, era la propaganda più bugiarda della narrazione woke di sinistra. Il che si spiega perfettamente non tanto coi flussi demografici quanto con la natura umana: a riprodursi forsennatamente sono i popoli arretrati nei Paesi più poveri, appena una realtà sociale arriva a un seppur moderato benessere, si fa i suoi calcoli e preferisce goderselo, quello straccio di buon vivere civile. Il che implica certo egoismo sociale che induce a frenare nella proliferazione. <strong>Questo succede a tutte le latitudini e in tutti i colori</strong>, ché davvero l’uomo è lo stesso in tutte le sue sfumature e, come aveva capito Marx, sai la scoperta, si differenzia solo per le condizioni economiche. Ovvero si omogeneizza raggiungendole: chi arriva a star bene, chi scopre la douce de vivre, vuole mantenerla e nessuno più si sogna di fottersela facendo dieci figli: l’Islam di conquista si moltiplica in un’ottica predatoria, martirologica, ma arrivato a un certo livello anche quello si ferma. Però non ce la si può cavare aspettando che questi si civilizzino tramite il consumismo, perché sono processi lunghi, rallentati dal fanatismo e il problema sono le conseguenze dell’avere elevato milioni di disperati a un livello accettabile, sì, ma al prezzo di lasciar sprofondare gli indigeni, i nativi: ecco perché all’inizio citavo il caso dell’Auxologico di Pioltello. <strong>Anche qui, sfrondando le dotte dissertazioni economiciste</strong>, ce la possiamo cavare in due parole: la coperta è corta, nessun pranzo è gratis.</p>
<p>Lo hanno capito, lo stando capendo i Paesi del nord Europa, sciaguratamente generosi, che cominciano a segar via l’allucinante <strong>welfare etnico</strong> e <strong>razzistico;</strong> non lo vogliamo capire noi con in pancia un Vaticano scriteriato, se non demenziale. Ma perfino il giornale dei vescovi, Avvenire, pochi giorni fa sparava una notizia impensabile per dei preti cattolici: “I costi invisibili di un figlio: 24mila euro all’anno”. Rincarando in occhiello: “La nascita di un figlio rappresenta spesso una delle maggiori cause di povertà”. Se non era un incitamento empio, blasfemo al controllo delle nascite, poco ci mancava, e va bene che questo attuale è un clero cattoislamocomunista filo Hamas, ma la dice anche lunga di certo <strong>realismo sociale:</strong> perfino i preti rinnegano il provvidenzialismo mistico e dicono, signori, regolatevi che non ce la si fa più, a maggior ragione dopo 30 anni di accoglienza spericolata.</p>
<p>Riassumendo: <strong>i sacri migranti non arrestano il calo demografico</strong> dei locali, neppure per meticciato, e tanto meno “ci pagano le pensioni”: il saldo della previdenze è passivo in proporzione decupla. Allora che ci portano? Beh, tante cose: il maranzato, la sharia, la jihad, la criminalità a prato basso, la brutalizzazione sociale, la nuova civiltà delle spose bambine e delle donne velate. Cose che finanziamo noialtri “cani e maiali”, abituando gli eletti a pretenderle. Ma niente paura, bisogna ragionare con loro, confrontarsi sul campo largo, ascoltare le loro ragioni, chiamare al limite i vigili, ma solo dopo e senza fretta, no alla giustizia privata, si vergogni e <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-quale-pestaggio-del-migrante-il-video-va-visto-intero-dico-io-la-verita-sul-militante-di-vannacci/" target="_blank" rel="noopener">la paghi cara il giustiziere vanitoso di San Benedetto, razza di vannacciano che non è altro</a>. Invece i maranza, i teppisti climatici, i flotilleri sono schivi, loro, non si riprendono mai quando scatenano le loro balordaggini. Non si riprendono e, soprattutto, non li riprende nessuno.</p>
<p>Max Del Papa, 14 luglio 2026</p>
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		<title>Il dramma dei radical chic “sfrattati” dai turisti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-dramma-dei-radical-chic-sfrattati-dai-turisti/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-dramma-dei-radical-chic-sfrattati-dai-turisti/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Spaziani Testa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 17:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[affitti brevi]]></category>
		<category><![CDATA[case]]></category>
		<category><![CDATA[radical chic]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La denuncia di chi lascia il centro storico tra B&#038;B, visitatori e perché soffrono della città affollata </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-dramma-dei-radical-chic-sfrattati-dai-turisti/">Il dramma dei radical chic “sfrattati” dai turisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui abbiamo Jacopo Mastrangelo costretto al &#8220;trasloco dalla casa su una delle piazze più belle del mondo, dove ha vissuto l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, ai Parioli, a causa del mancato rinnovo del contratto d&#8217;affitto&#8221;.</p>
<p>Ascoltiamo il suo grido di dolore: &#8220;Purtroppo dobbiamo lasciare l&#8217;appartamento, ormai qui è un&#8217;invasione di affitti brevi e B&amp;B. Durante il Covid la natura si era ripresa i suoi spazi, l&#8217;erba affiorava dai sampietrini. Ora è difficile non solo parcheggiare, ma perfino farsi largo fra i turisti&#8221;.</p>
<p>Grazie al Corriere della sera di Roma per aver sposato questa nobile causa. Nessuno deve essere lasciato indietro: tutti devono avere diritto a una terrazza su Piazza Navona, possibilmente lasciando la piazza libera dai turisti per consentire allo Jacopo di turno di godersela appieno.</p>
<p>Giorgio Spaziani Testa, 12 luglio 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Questa qui dice di soffrire di ecoansia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/questa-qui-dice-di-soffrire-di-ecoansia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/questa-qui-dice-di-soffrire-di-ecoansia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 15:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalisti]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[ecoansia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331322</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un video surreale racconta meglio di mille convegni la deriva emotiva del catastrofismo verde: meno dati, più gesti, virgolette e psicodrammi sull'ecoansia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questa-qui-dice-di-soffrire-di-ecoansia/">Questa qui dice di soffrire di ecoansia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una entità, una cert* Diletta qualcosa in fama di attivista climatista, che pare un ibrido tra la fata Turchina di Pinocchio e Pinocchio “col vestitino di carta colorata” che dice delle cose allucinanti a proposito dei <strong>cambiamenti climatici</strong> che personalmente avverte prima in guisa di catastrofi percepite in virtù dell’<strong>ecoansia</strong> che l’avvolge da cui sogni quotidiani legati al collasso eco-climatico con la giornata permeata di inondazioni che però non tornano nella realtà per cui è questione di sacrificio mentale. Questo sicuramente.</p>
<p>Con grande gesticolar di virgolette, sapete le virgolette mimate con le dita come tutti quelli che non hanno neanche un’idea, neanche confusa, ma solo confusione nella testa da fata rosina. Però in piena convinzione, soddifazione di sé, della propria nebbia climatica, genderistica, propal, ah come come sono attivista, divulgatista, ah che percettività, e guardate che vestitino climatico, cioè io sento le cose come scientificamente accade solo che come le persone umane vivono il collasso eco-climatico non è collegato con quello che vive individualmente la Fatina Pinocchietta, virgolette virgolette, cioè bisogna decidere se accordarsi, virgolette virgolette ditine ditine, col proprio mondo interiore, virgolette ditine, o col mondo esteriore ditine virgolette. Ecco. Ma queste entità, magari la notte, prima di dormire, non è che gli viene un pensiero, un rimorso, tanto per citare il Nanni Moretti di “Caro Diario” dopo aver letto la recensione di “Harry pioggia di sangue”, quella dei “cappelli deliranti”.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F2853668665013604%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ecco. Io ho praticamente sbobinato il vocale, parola per parola. Perché “il mondo esterno non va coi nostri stessi ritmi e quindi bisogna decidere di base con chi dissociare”. Sì, io un’idea ce l’avrei, anzi direi che se si tratta di dissociarsi, siamo già un pezzo avanti. Missione compiuta. Fa un po’ spavento, ma che volete, <strong>ormai il livello generale è questo</strong>, dappertutto, per ogni cosa e a maggior ragione per il clima, che di suo sarebbe una scienza complicatissima, con delle costanti, delle leggi matematiche tipo lavagna di Einstein, invece com’è bello ridurre tutto alla peristalsi. Del resto lo dicevano le nonne, se mi fa male un callo, arriva il temporale, se mi sento disturbare chi sa che sta per arrivare. Però vuoi mettere la Pinocchia Fatina ecoansiosa con le sue allucinazioni in streaming su Instagram: alla fine del suo lucidissimo intervento, si alza, si dà una sistemata al vestitino di carta colorata ed esce dall’inquadratura: è andata a mangiarsi la merendina, pane e zibibbo e insalata di cavoli “con l’olio e con l’aceto”.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-politica/eco-ansia-frutto-di-un-deliberato-terrorismo-climatico/">Eco-ansia? Frutto di un deliberato terrorismo climatico</a></li>
</ul>
<p>Ve la ricordate la indimenticabile canzone di Pinocchio della mia amica Carla Vistarini: “Pinocchio ma dove vai Pinocchio ma cosa fai Pinocchio la fantasia è solo una bugia”. O una climateria, nel senso del climaterio. A questo punto, il minimo che può succedere è che <strong>venga arruolata da Alleanza Verdi Sinistra</strong>, ditine, virgoline, in virtù della competenza assodata. Tanto “è solo una bugia”. Ecco, qui sta il dilemma di questi tempi di intelligenza molto artificiale e psicagogia molto, o poco, naturale, insomma, per farla breve: questi <strong>ci sono o ci fanno</strong>? Vivono effettivamente prede della loro nebbia esistenziale o mettono in scena una dissociazione lucidissima nelle finalità ultime, che poi son sempre quelle, il mantenimento a vita, la paraculaggine premiata?</p>
<p>Il collasso eco-climatico. L’ecoansia profetica. I sogni quotidiani. Le inondazioni che non ci sono però ci sono perché è sacrificio mentale. <strong>“Ah io sono permeata di fiumi e inondazioni”</strong>. E giù gesticolazioni, quelle mani che si agitano inseguendo mondi, come la Mina più conturbante, ma voi che ne sapete se non siete boomers, e daje con le virgolette, ditine, figurazioni, pantomime, ammiccamenti, caporegista, vadooo? Vadi, fatina, vadi, ma… un po’ più al centro! Perché dall’altra parte c’è pure qualche ignoto che ha filmato il tutto. Ah, quasi mi dimenticavo il meglio: la didascalia che illustra l’intervento è squisitamente in tema con la dimensione dissociativa, sentite che roba: “Durante l&#8217;estate si moltiplicano le notizie su ondate di caldo estremo, incendi, alluvioni e altri eventi climatici sempre più intensi. L&#8217;esposizione continua a queste informazioni, insieme all&#8217;insufficienza delle politiche messe in campo per affrontare la crisi climatica, può alimentare quella che viene definita ecoansia: una paura cronica e persistente legata al cambiamento climatico. Secondo l&#8217;American Psychological Association (APA), non si tratta di una malattia, ma di una reazione emotiva e adattativa al degrado ambientale e al riscaldamento globale. Può manifestarsi con tristezza, senso di impotenza e, nei casi più intensi, insonnia e altri disturbi fisici. Ne abbiamo parlato con Diletta Bellotti, attivista e punto di riferimento nella lotta alle agromafie”.</p>
<p>Ed è tutto serio, badate bene, tremendamente serio, nessun sentore di ironia. Ci fosse stata, sarebbe un capolavoro dell’umorismo satirico alla Raimondo Vianello; siccome non c’è, <strong>è un capolavoro dell’horror</strong> perché gente così, che scrive queste cose, è veramente capace delle efferatezze più inimmaginabili. Altro che Henry pioggia di sangue. Ma forse siamo noi boomer che non cogliamo il rigore scientifico, la logica formale, induttiva, deduttiva, attiva, riflessiva, mediopassiva, la fantasia che è solo una bugia, la cifra attivistica tale che il nostro Franco Battaglia può solo fargli una pippa a una entità così. A proposito: attivista d’accordo, abbiamo capito, ditine, virgolette: ma con l’apostrofo o senza?</p>
<p>Max Del Papa, 8 luglio 2026</p>
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		<title>Diffidate dalle vignette artificiali</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/diffidate-dalle-vignette-artificiali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beppe Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Fantin]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>
		<category><![CDATA[vignetta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti considerano (erroneamente) la satira il fortino della sinistra, un mestiere che rischia di morire con l'avvento dell'AI</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche anno fa avevo proposto la mia collaborazione come vignettista satirico a diversi quotidiani di centrodestra. Molti non risposero affatto: silenzio stampa, silenzio di redazione, silenzio cosmico. Probabilmente la mail è ancora lì, sospesa tra una newsletter e una promozione sui materassi. Altri, più loquaci, mi fecero sapere che <strong>“le vignette le usa la sinistra”</strong>, come se fossero un prodotto biologico con etichetta DOP e certificazione ideologica. Mancava solo il bollino “coltivato a mano in ambiente progressista”.</p>
<p><strong>Poi, all’improvviso, l’illuminazione:</strong> la folgorazione sulla via dell’algoritmo. Gli stessi giornali hanno scoperto la meraviglia dell’<strong>intelligenza artificiale</strong>: una vignetta a colori ogni mattina, fresca di server, perfettamente innocua, perfettamente addomesticata e soprattutto priva di quell’elemento fastidioso chiamato autore. Perché il problema, si sa, non è la satira. È il satirico. La satira non l’hanno rivalutata. Hanno rivalutato il fatto che non costa, non discute, non ha opinioni e, dettaglio non trascurabile, non osa chiedere di essere pagata a fine mese. Un collaboratore ideale: non sciopera, non protesta, non pensa.</p>
<p>E così oggi, dopo anni passati a spiegarmi che “la vignetta è roba da sinistra”, aprono la prima pagina con immagini che sembrano satira ma sono soltanto rendering: con la stessa carica eversiva di un volantino del supermercato e la stessa capacità di disturbare di una camomilla. In fondo mi hanno insegnato una grande verità: <strong>la satira non è né di destra né di sinistra</strong>. È semplicemente di chi non ha paura che un disegno dica la verità. E a quanto pare, per alcuni, l’unico autore abbastanza rassicurante… è un server. Non sbaglia mai tono, non esagera, non morde. Al massimo, graffia come un gattino educato.</p>
<p>Per fortuna, nel mio percorso ho incontrato anche chi crede ancora nell’arte e, soprattutto, sa riconoscere il valore del lavoro fatto a mano. <strong>Nicola Porro</strong> pubblica le mie vignette disegnate come una volta: bozza a matita, inchiostrazione con pennarello nero, e poi pennello e acquerello per dare vita all’illustrazione. Io continuo a credere che ogni vignetta sia un piccolo atto artigianale, quasi ostinato: <strong>ogni tratto è scelto, ogni pennellata è pensata</strong>. E sì, magari imperfetta. Ma almeno viva. Perché il valore aggiunto, alla fine, è proprio quello: avere ancora qualcosa da dire. Non solo da generare.</p>
<p>Grazie quindi a Nicola Porro e al programma <em>Quarta Repubblica</em> per aver dato fiducia… all’arte. Quella vera, che ogni tanto disturba. E, guarda caso, è proprio questo il suo lavoro.</p>
<p>Beppe Fantin, 5 luglio 2026</p>
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		<title>Non ci crederete: nel bando pubblico arriva la quota trans</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-ci-crederete-nel-bando-pubblico-arriva-quota-trans/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Giani]]></category>
		<category><![CDATA[trans]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un bando regionale in Toscana riserva il 50% dei posti a donne, persone non binarie e transgender: la polemica si concentra sul rapporto tra merito, inclusione e discriminazione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I neofiti della grammatica pubblica deviata dai paradigmi dell’attivismo tutto slogan e niente arrosto, nella loro essenza di ingenui cittadini dal normale buonsenso e poco inclini all’aggiornamento costante in materia di storture da <strong>New Speak orwelliano</strong>, probabilmente saranno rimasti fermi alla nefandezza che rappresentano le “quote rosa” &#8211; l’obbrobrio logico che nella storpiata retorica della parità di genere<br />
pretende di trattare le donne come una specie protetta mirando a premiare l’appartenenza al genere biologico, non il merito.</p>
<p>Poveri loro: potrebbero rimanerci secchi se sapessero che nella <strong>rossa Toscana</strong>, lì dove la sinistra di govern di Giani ha smesso di misurarsi sui risultati per governare a colpi di ideologia, sono arrivate &#8211; udite, udite! &#8211; nientemeno che le “quote trans” &#8211; le riserve nel concorso pubblico che riconoscono il grande “merito” di aver scelto di cambiare genere. Una follia totale.</p>
<p>L’avviso arcobaleno è un bando <strong>da 128mila euro di fondi regionali</strong> finalizzato alla qualifica di un tecnico della progettazione tessile. Il progetto nasce nell’ambito degli interventi regionali destinati alla formazione professionale, si chiama «C’è stoffa per tutti» e punta alla valorizzazione di una manifattura che riesca a mantenere i crismi della tradizione ma che possa innovarli, digitalizzarli e renderli sostenibili.</p>
<p>Nel paragrafo sulla selezione &#8211; non ci si crede &#8211; la chicca: è prevista (in caso sopraggiungessero un numero di domande superiore al numero dei posti disponibili), «<strong>una riserva del 50% per donne, persone non binarie e transgender»,</strong> con «supporto personalizzato, qualora ne necessitino».</p>
<p>Sono immediati <strong>gli stridenti controsensi</strong> che evidenziano l’esasperazione del cortocircuito. Innanzitutto la condizione d’esistenza: un bando che in chiave utilitaristica mira all’eccellenza ma che nel metodo applica alle persone un criterio che trascura completamente il valore individuale e si sofferma sul “bollino”.</p>
<p>Paradossalmente, all’esito della procedura<strong>, il vincitore sarà marchiato da un asterisco</strong>: talento o riserva? Eccola, l’inclusione per quota<br />
In secondo luogo, rispetto alla specifica «supporto qualora ne necessitino»: da quando decidere a priori la fragilità altrui è considerata una espressione di rispetto?</p>
<p>Poi, l’evidenza eclatante che la riserva impacchetta indistintamente donne, persone binarie e transgender come un’unica grande minoranza &#8211; (forse è quello che vogliono: ecco che significano i <strong>mucchioni ideologici</strong> che campeggiano sugli striscioni ai cortei per la paritá di genere che inneggiano al cosiddetto “Transfemminismo”)</p>
<p>Ma il più grande calcio negli stinchi a chi il <strong>fiume woke</strong> deve sorbirlo da spettatore (annoiato, distratto ed incredulo) è il fatto che tutto questo stia avvenendo nel silenzio più totale delle associazioni femministe &#8211; quei movimenti chiassosi e molto abili a far parlare di sé quando ci sono da difendere delle pretese travestite da diritti &#8211; che non si indignano, che tacciono di fronte all’eventualità che le donne possano essere equiparate ad altri generi o possano concorrere con categorie di persone considerate ‘’minoranza da tutelare”.</p>
<p>Evidentemente, per questi signori della bagarre automatico da patriarcato, la difesa delle donne vale solo quando è strumentale a certe crociate ideologiche. Ma la bandierina issata su un <strong>corso pubblico e sventolata coi soldi dei contribuenti</strong> è la salsa marcia del woke.</p>
<p>di Francesco Catera, 30 giugno 2026</p>
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		<title>Tanti auguri a Oriana Fallaci, che ci aveva avvertito sull&#8217;islam</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 06:30:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[oriana fallaci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando l'Occidente ha iniziato a balbettare, a vergognarsi di se stesso e a cedere al sonno del politicamente corretto, Oriana Fallaci ha impugnato la penna</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tanti-auguri-a-orana-fallaci-che-ci-aveva-avvertito-sullislam/">Tanti auguri a Oriana Fallaci, che ci aveva avvertito sull&#8217;islam</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono voci che il tempo non può sbiadire, ma che, al contrario, la storia si incarica di rendere sempre più nitide, necessarie, profetiche. Oggi, nel giorno dell&#8217;anniversario della sua nascita, ricordare <strong>Oriana Fallaci</strong> non è un semplice esercizio di memoria giornalistica. È, prima di tutto, un dovere civile, un atto di resistenza culturale.</p>
<p>Oriana è stata molto più di <strong>una firma leggendaria</strong>: è stata una forza della natura che ha attraversato il Novecento con l&#8217;elmetto in testa e la verità come unica bussola. Dai fronti del Vietnam alle stanze dei potenti della Terra, affrontati senza mai chinare il capo, ha insegnato al mondo cosa significhi essere davvero liberi. Ma il suo lascito più grande, e forse anche il più doloroso, ci è stato consegnato nella stagione più matura della sua vita.</p>
<p><strong>Quando l&#8217;Occidente ha iniziato a balbettare</strong>, a vergognarsi di se stesso e a cedere al sonno del politicamente corretto, Oriana ha impugnato la penna con lo stesso vigore con cui si impugna una spada. Con la trilogia aperta da <em>La rabbia e l&#8217;orgoglio</em> si è scagliata contro il declino di un&#8217;Europa imbelle, firmando un lucido e disperato manifesto in difesa della nostra civiltà.</p>
<p>In tempi in cui è di moda svendere l&#8217;identità sull&#8217;altare del relativismo, <strong>la Fallaci ci ricorda da dove veniamo</strong>. Pur dichiarandosi &#8220;atea-cristiana&#8221;, aveva compreso che le nostre radici giudaico-cristiane, le nostre chiese, la nostra arte e i nostri valori millenari non sono feticci del passato, ma le fondamenta stesse della nostra libertà. Ha difeso l&#8217;Occidente non per cieco nazionalismo, ma perché convinta che fuori da quel perimetro di cultura e diritto prevalessero il fanatismo e la sottomissione.</p>
<p>Oggi la sua assenza si fa sentire più che mai. <strong>Manca il suo coraggio controcorrente</strong>, manca la sua rabbia lucida, manca quel fiero orgoglio occidentale che non chiedeva scusa a nessuno per il solo fatto di esistere.</p>
<p>A noi resta invece l&#8217;arduo compito di non disperdere la sua eredità. <strong>Leggere oggi Oriana Fallaci significa attingere a un baluardo identitario indistruttibile</strong>, guardare in faccia la realtà senza infingimenti e continuare a difendere, con la stessa indomita fierezza, la nostra storia, i nostri valori e la nostra libertà.</p>
<p>Buon compleanno, Oriana.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 29 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tanti-auguri-a-orana-fallaci-che-ci-aveva-avvertito-sullislam/">Tanti auguri a Oriana Fallaci, che ci aveva avvertito sull&#8217;islam</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ipocrisia portami via: la giustiziera dei ricchi ora va in yacht di lusso</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ipocrisia-portami-via-la-giustiziera-dei-ricchi-ora-va-in-yacht-di-lusso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 16:45:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la retorica anti-élite si scontra con il privilegio personale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ipocrisia-portami-via-la-giustiziera-dei-ricchi-ora-va-in-yacht-di-lusso/">Ipocrisia portami via: la giustiziera dei ricchi ora va in yacht di lusso</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sapete chi voterei io come leader supremo in politica e in coscienza? <strong>La Sora Lella</strong>. La Sora Lella, la sorella di Aldo Fabrizi e lo sapete perché? Perché lei aveva una regola, una legge morale dentro di sé che compendiava tutte le istanze liberali, libertarie, libertine, di tolleranza, di civiltà, di stile e di misura. E la regola era: “Invece de ‘nnà in giro a rompe li cojoni!”. E sì, “perché poi se noi si va a vedere”, come direbbe Luciano “Lucio” Spalletti, è sempre la solita vecchia storia del più puro dei puri che ti epura o meglio si epura da solo nel vortice della miserabilità.</p>
<p>O della sprofonda ipocrisia comunista, c’è qui una di queste, <strong>una eurodeputata per l’Unione Europea, la Manon,</strong> che non è Lescaut ma Aubry, figlia di magnate che magna nelle fila di Melenchon. Tutti ne abbiamo almeno una di queste paracompagne a Bruxelles, la Francia ha la Manon, l’Italia ha la Salìs, la Germania ha la Rackète: <strong>Manon non fa altro che l’ereditiera,</strong> però ha ribattezzato lo yacht di famiglia da “Le Jean-Luc” a “Free Palestine”, che è sempre un bel gesto situazionista; Ilaler va a Tirana a inneggiare alla “rivoluzione fenicotteriiih!”, <strong>la Carola</strong>, dopo avere colato a picco una corvetta della finanza in nome dell’integrazionismo marinaro, ha mollato la causa ma non il bonifico e adesso sale sugli alberi a tempo perso, cioè tutto.</p>
<p>Ve lo ricordate il Fantozzi di “poteve opevaio a Povto Votondo?”. Ecco, <strong>la storia si ripete</strong>, sempre, se comunista la prima volta direttamente come farsa, la seconda come atellana.</p>
<p>Queste buffone di buona famiglia non fanno che perdere tempo, però con una certa eleganza: la Manon la mattina fa footing sul ponte dello yacht, ha denunciato come proprietà “solo una bicicletta”, poi l’eredità domestica, come <strong>gli 800mila euro netti di euro indennità</strong> nei primi due anni, vanno evidentemente considerati argent de poche, lei si infila la maglietta lelliana “tassare i ricchi”, dichiara guerra ai condizionatori e Closer un rotocalco francese la bullizza: “Mentre i francesi soffocano, la deputata LFI fa yachting”. E sui social piovono pietre a guisa di sfottò: “E’ fantastico essere di estrema sinistra e anticapitalista”.</p>
<p>Invece de annà in giro a rompe li cojoni. La Manon ovviamente non l’ha presa bene e strepita di machine de la boue, che sarebbe come osate voi plebe venirmi a fare i conti in tasca? <strong>Straccioni sudati che non siete altro</strong>, io mi sacrifico per voi, sullo yacht sfoggio braccioli “free Palestine” e neanche lo apprezzate, ingratitudine de merde! Le rispondono: “Se ti applicassimo il tuo programma, ti ritroveresti nuda in acqua mentre i migranti si abbronzerebbero sul tuo veliero con un cocktail in mano. Questi Lfisti non sono altro che una banda di tartufi dannosi”. Pure gli AVSisti, i Piddinisti, i Linkisti eccetera.</p>
<p>Hai voja ad arrampicarti sui vetri del panfilo,<strong> a dire che non devi giustificarti di niente siccome sei ricca</strong>: ma chi credi di prendere in giro, ah Manon? “Nessuno si lascia ingannare dalla manovra dell’estrema destra per cavarsela a buon mercato di fronte al vuoto del loro programma per deviare la responsabilità dei miliardari nel cambiamento climatico, l’1% dei più ricchi genera di di due volte le missioni di carbonio prodotte…”. Bla bla bla, le mille balle bleu, ma, in caso, in quell’1% tossico lei ci sta dentro da protagonista con la sua faccia da bisquit. O da Basquiat.</p>
<p>Certa gente non tiene il senso della vergogna: “invece de annà in giro a rompe li cojoni” dovrebbe tacere, sparire, tartufi, farisei da élite. Invece questa ha ancora il coraggio dell’indecenza:<strong> “Contate su di me per proseguire la lotta a Bruxelles</strong> contro i veri responsabili del cambiamento climatico”. La Manon de Dios! Che si crede al di là del bene, del male e del peggio.</p>
<p>Sì, c’è sicuramente l’arroganza e la poca profondità della ricca mai cresciuta, della viziata cronica, ma c’è pure la convinzione, purtroppo fondata, che nella politica attuale ci si possa comportare da cialtroni tanto non succede niente, <strong>il fango asciuga subito,</strong> l’importante è non cedere mai al rimorso della decenza ma insistere nella protervia dell’arroganza, nel vittimismo aggressivo. Cartoni animati come Manon, Ilaler, Carola non si capisce come siano stati escogitati, candidati, eletti, ma è successo e queste che dovrebbero fare? Contrirsi?</p>
<p>Scoprire una dignità che non sospettano? Ma no, se vogliono mantenere il livello lussuosamente parassitario derivato da una politica completamente insensata, fuori controllo, che si pasce della propria cifra immonda, non hanno che da insistere sul <strong>personaggio pagliaccesco o malfamato</strong> che gli ha garantito l’elezione.</p>
<p>Una come Ursula non è al di sotto della vergogna, non è vertiginosamente squalificata in tutto ciò che ha combinato? Eppure, può restare in cima al falansterio avvolta dall’aria condizionata che proibisce agli schiavi dall’ottavo piano in giù. <strong>Una cosa peggio che vergognosa,</strong> ma nessuno ci fa caso e che non produce nessuna conseguenza. “Ah, annamo bene, proprio bene!”. Sora Lella dove sei.</p>
<p>Max Del Papa, 29 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ipocrisia-portami-via-la-giustiziera-dei-ricchi-ora-va-in-yacht-di-lusso/">Ipocrisia portami via: la giustiziera dei ricchi ora va in yacht di lusso</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Non sono i gay, è il Pride che ci fa schifo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-sono-i-gay-e-il-pride-che-ci-fa-schifo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 16:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[gay pride]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=329343</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il patetico show alla baracconata di Milano: "Salvini faceva i pomp***". E la sinistra (presente in piazza) sta muta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-sono-i-gay-e-il-pride-che-ci-fa-schifo/">Non sono i gay, è il Pride che ci fa schifo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La segretaria piddina, La <strong>Lella Schlein</strong> di ottima famiglia svizzera, che non perde occasione per ricordare a tutti quando sia omosessuale, è in piena campagna elettorale. Prima lamenta fantasiose discriminazioni attribuite alla sua consistenza lesbo, poi si fa vedere al <strong>gay pride</strong> dove canta un inno del settore, “Maledetta Primavera” e assiste imperturbabile alla performance di <a href="https://www.nicolaporro.it/faceva-pompni-alle-trans-nei-bagni-al-pride-accuse-choc-contro-salvini/" target="_blank" rel="noopener">un alieno mascherato come di convenienza che sbraita su Salvini che “faceva i pompini alle mie amiche nei cessi chimici”</a> e anche questa non è provocazione, non è volgarità da <em>pride</em> ma, a volerla vedere come va vista, è campagna elettorale al modo che usa nel giro piddino dove si percepiscono sempre ciò che non sono, particolarmente seri, colti, decenti. A far coro alla Lella con i comprimari anche qualche cantante che a pendolo si riscopre fluida a seconda della carriera altalenante, delle attenzioni calanti. Come diceva Oscar Wilde, che se intendeva: bene o male non importa ma se non parlano di me sono finito.</p>
<p>Qui va cancellato una volta per sempre un equivoco che poi è un ricatto: <strong>dir male del “pride”</strong> sarebbe dire male degli omosessuali, sarebbe omofobia. Vecchio trucco da guitti che non regge da almeno cinquanta anni: la società allargata e permissiva di matrice consumistica non distingue più in ragione delle attitudini, ha sdoganato ogni genere di sessualità per quanto improbabile, il giro degli affari è colossale, in Italia si punta a introdurre leggi per incrementarlo fino al traffico di feti, di uteri, di neonato, “non è mai per soldi: è sempre per soldi”, c’è un giro propagandistico mostruoso volto ad insinuare dubbi percettivi già ai bambini di quattro, cinque anni, la dinsvoltura, l’incertezza opportunistica sono premiate con le quote fluide; <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/pd-milionario-allarme-compagni-ce-la-patrimoniale/" target="_blank" rel="noopener">ma come può un partito ricco di soldi, di proprietà immobiliari</a> ma in crisi di credibilità e di militanti rinunciare al vittimismo strategico? La segretaria Lella intraprende la campagna elettorale anticipata al pride sapendolo ultima spes, zoccolo duro dei fanatici e dei carrieristi in forma di alieni. Ma questo pride, questo orgoglio non si sa di che, non ha più ragione d’essere nei suoi presupposti così come non ce l’ha il profluvio di leggi personalizzate ma di sapore totalitario pretese dalla segretaria tra cui quella contro l’omotranslesbofobia. E che altro?</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/faceva-pompni-alle-trans-nei-bagni-al-pride-accuse-choc-contro-salvini/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Faceva pomp*ni alle trans nei bagni&#8221;. Al Pride il comizio choc contro Salvini</a></li>
</ul>
<p><strong>Nessuno è “fobico” contro i gay</strong>, tutt’altro, essi godono se mai di considerazione a volte preconcetta e di conseguenza di privilegi sociali e legali; mentre dovrebbe essere doverosa l’insofferenza verso i carrozzoni violenti che hanno finito per stufare anche gli omosessuali. La pagliacciata del trans che accusa Salvini di pratiche turpi nei cessi è stata criticata dai gay, tra di loro anche alcuni presenti, “Non ci fa un buon servizio, non serve a niente”; ha suscitato fastidio non tanto per la volgarità parossistica quanto per l’evidente carattere strumentale in forma oscena, sbracata. <strong>Queste carnevalate sono tutte nel giro propagandistico del PD</strong> e come tali si arrogano ogni diritto in ogni eccesso: se no è “fobia”. La legge contro l’omicidio, l’omotransfolesbocidio? <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/schlein-delira-lomicidio-di-camaiore-colpa-di-chi-non-vuole-il-ddl-zan/" target="_blank" rel="noopener">Perché la sora Lella non ricorda il cadavere ancora fresco dell’interprete di lusso macellato da due marchettari marocchini</a>, uno minorenne, adescati con una app di appuntamenti? Perché sarebbe il cortocircuito di tutte le istanze piddine, la conferma che l’integrazione etnica e sessuale finisce in lago di sangue: i due maranza hanno spappolato il cranio al bianco ricco che se li comperava per una sera.</p>
<p>Come mai nessuno si scomoda <strong>neppure ad una riflessione sui militanti lgbtq+++</strong>, dove il segno aritmetico sta a significare una dilatazione a infinito della lobby, responsabili di atrocità sui bambini comperati? Dobbiamo ripeterci a breve termine, ma visto che si ha cura di dimenticare, di omettere: per limitarci alle ultime atrocità, Gli orchi James Varley, ex maestro di scuola, non a caso, e John McGowan-Fazakerley erano famigerati o famosi nella loro “comunità” come lo erano i “mariti” americani William e Zachary Zulock,attivisti della loro Lgbt+, condannati a un secolo di galera cadauno per aver sodomizzato i loro bambini quando avevano appena tre e cinque anni, come lo era la coppia lesbo di Muskogee, Oklahoma, Rachel Stevens, 28 anni, e Kayla Jones, 25, che usavano prendere a martellate, a frustate e a cinghiate i “figli”, provocando a Rachel, 5 anni, colpi apoplettici e convulsioni.</p>
<p>Questo è normale? Denunciarlo, ricordarlo, è “fobico”? Non dovrebbe un movimento serio, responsabile interrogarsi su una casistica sconfinata che lo scredita a rischio di renderlo orrorifico? No, non lo fanno, non gli interessa, <strong>chiudono il discorso col vittimismo</strong>, col benaltrismo, l’unica cosa che preme è la provocazione militante, elettorale che sta dietro a spettacoli ai quali siamo ormai avvezzi, e non dovremmo per decenza, per natura, come quelli dei travestiti a quattro zampe che si frustano, si leccano alla presenza dei bambini portati da madri non si sa se più imbecilli o complici: “Così imparano a scegliere”. A scegliere che cosa? A 3 anni?</p>
<p>Spettacoli che se la legge fosse davvero uguale per tutti, finirebbero puntualmente con pesantissime conseguenze, come accade in Russia. Ma i pride all’italiana sono quella curiosa faccenda europea, cioè ad alto tasso di ipocrisia nell’impunità, per cui se uno urla che Salvini fa i pompini nei cessi suscita un’ovazione, se un altro mette sul balcone uno striscione polemico “viva la figa” gli arrivano i carabinieri. Così come gli islamici, gli omosessuali militanti sono suscettibili e lo Stato che secondo Mattarella “appartiene a tutti” non fa sconti. I pride sono tutto ciò di cui non si avverte motivo, tutto ciò che ci siamo abituati ad assorbire e non dovremmo, compreso l’assurdo, allucinante, ma elettoralmente strategico collegamento col mondo islamico che appena può li boicotta in attesa di prendere il potere per distruggerli.<strong> Ma il tatticismo comunista è stupido</strong>, pensa sempre con la testa leninista di chi prima adesca e poi controlla, gestisce a mezzo del partito. E non si accorge, o se se ne accorge preferisce l’uovo oggi e non si cura del brodo di gallina domani, che questa partita coi mozzatesta non la può vincere. Il mondo gay ha conquistato la sua battaglia quando è riuscito ad archiviare la percezione, a far rientrare la propria condizione in una dimensione di neutralità più che di tolleranza (la tolleranza è sempre sdrucciolevole, pietistica).</p>
<p>Le battaglie pionieristiche furono importanti e a volte eroiche, Coccinelle in Francia (che conviveva con Amanda Lear quando si faceva chiamare Peki d’Oslo), Giò Stajano, Marcella di Folco, partita dal Piper, amica di Renato Zero, in Italia pagarono i loro prezzi, uno come Umberto Bindi ne uscì distrutto e ancora Renato, solo lui, ha osato sostenerlo in vecchiaia. Ma questi personaggi davvero contro tutti, anche contro se stessi, non avrebbero amato constatare dove fosse finito il loro sangue. In un circo di violenza e falsità.<strong> Oggi non sono più i gay ad essere discriminati</strong>, sono i “normali” in bersaglio d’odio, come i bianchi, i cristiani, gli occidentali, i maschi, gli stessi infedeli dell’Islam, e lo sono in quanto tali: a loro si può fare, dire di tutto e se uno prova miseramente a difendersi mal gliene incoglie. La Repubblica sarà di tutti, ma, come sempre, a qualcuno appartiene di più.</p>
<p>Max Del Papa, 28 giugno 2026</p>
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		<title>La cultura woke ci seppellirà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 13:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cultura woke]]></category>
		<category><![CDATA[gay pride]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra critiche ai Pride e interrogativi sulla reciprocità delle rappresentazioni, torna al centro la discussione sui limiti della tolleranza e della libertà di manifestare le proprie idee</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi piacciono<strong> i gay pride</strong>: li trovo eccessivi, volgari ed ingiuriosi verso chi legittimamente non ne condivide il portato ideologico.</p>
<p>Ma soprattutto mi chiedo se sarebbe tollerata da questa tribù e dai suoi sostenitori un’analoga manifestazione di eterosessuali in cui venisse rappresentato il rapporto uomo donna secondo il paradigma di una<strong> famiglia tradizionale.</strong></p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/striscione-choc-al-gay-pride-ma-nessuno-si-indigna/" target="_blank" rel="noopener">Striscione choc al Gay Pride ma nessuno si indigna</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/niente-ebrei-al-gay-pride-la-sinistra-non-dice-nulla/" target="_blank" rel="noopener">Niente ebrei al Gay Pride. La sinistra non dice nulla?</a></li>
</ul>
<p>Già li vedo, gli indignati censori, scendere in campo non solo e non tanto contro un modello che non condividono, ma per contestare il diritto stesso di renderne pubbliche le ragioni. La verità è che la presunta cultura woke è per sua natura intollerante e illiberale e va combattuta.</p>
<p>Marco Baldassari, 26 giugno 2026</p>
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		<title>&#8220;L’uomo maschio bianco non usa la tramvia&#8221;. Il delirio della consigliera Pd</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/luomo-maschio-bianco-non-usa-la-tramvia-il-delirio-della-consigliera-pd/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 18:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stefania Collesei supera se stessa in una sorta di cortocircuito ideologico. Dannati uomini etero che preferiscono l'auto...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/luomo-maschio-bianco-non-usa-la-tramvia-il-delirio-della-consigliera-pd/">&#8220;L’uomo maschio bianco non usa la tramvia&#8221;. Il delirio della consigliera Pd</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Follia a Firenze: una consigliera comunale del Pd, <strong>Stefania Collesei</strong> (presidente della Commissione pari opportunità, diritti umani e immigrazione) ha pronunciato una delle dichiarazioni più surreali degli ultimi tempi. Ha sostanzialmente riferito di aver effettuato un conteggio personale dei passeggeri della tramvia dividendoli per genere e colore della pelle. Risultato? “L’uomo maschio bianco non usa la tramvia, ci sarà da lavorarci su”.</p>
<p>La consigliera comunale dunque non si premura per la sicurezza serale per le donne (e per gli uomini…) sui mezzi pubblici, per lo stato della rete o ancora più semplicemente per il suo scarso decoro. Tutt’altro: il gravissimo problema, secondo la sua visione, è che i “maschi bianchi” (categoria ormai colpevole universale) preferiscono l’auto. Un peccato gravissimo per la sinistra: <strong>questi dannati maschi bianchi etero cis hanno ancora l’ardire di andare in giro spostandosi con il mezzo che preferiscono</strong>, ovvero la propria auto. Peraltro il ragionamento di Collesei finisce per mescolare stereotipi razziali, sessisti e classisti in un solo colpo e fa molto ridere che la pronunci chi appartiene allo schieramento che sostiene come ogni divisione etnica sia un retaggio del passato.</p>
<p>E poi c’è <strong>uno squilibrio logico evidente</strong>: quando i migranti si macchiano di crimini più frequentemente degli autoctoni si negano i numeri e la realtà statistica, perché non si può e non si deve generalizzare; quando i bianchi invece non prendono il tram (in base ad un conteggio visivo di una consigliera comunale e non a uno studio statistico) vale la pena riesumare discorsi sulle razze.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/NzNEU4AZEFg?si=YHwJv22LRhQexCyc&amp;start=11229" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>
<p>L’intervento in consiglio comunale rimbalza in queste ore sui social e i commenti hanno più o meno tutti lo stesso tenore: “Anziché preoccuparsi dei problemi veri del trasporto pubblico, contano quanti bianchi ci sono all’interno”, questo il pensiero (parecchio edulcorato…) che va per la maggiore. E in realtà è vero: qual è il senso di parlare di quote razziali nei mezzi pubblici?</p>
<p>Nel frattempo i cittadini a Firenze vivono la difficile realtà quotidiana: i residenti evitano certi orari sui mezzi pubblici a causa della percezione di insicurezza diffusa. Magari su questo la consigliera comunale dovrebbe riflettere: ha mai pensato che i residenti bianchi non prendono (e non fanno prendere ai loro figli) i mezzi pubblici perché li ritengono pericolosi? Nulla di nuovo sotto al sole: ormai <strong>la sinistra radicale ha abbandonato la difesa della classe lavoratrice</strong> per abbracciare <strong>battaglie culturali astratte</strong> e invece di proporre soluzioni concrete si diletta in analisi da salottino che lasciano il tempo che trovano.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 24 giugno 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><strong>ESCLUSIVA:</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/che-grana-per-fdi-vannacci-entra-ufficialmente-nella-fondazione-an/">Che grana per FdI: Vannacci entra ufficialmente nella Fondazione An</a> di <em>Pasquale Napolitano</em></li>
<li><strong>ESCLUSIVA:</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/alemanno-vannacci-e-il-rientro-in-fondazione-an-ecco-quale-sara-liter/">Alemanno, Vannacci e il rientro in Fondazione An: ecco quale sarà l&#8217;iter</a> di <em>Pasquale Napolitano</em></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/luomo-maschio-bianco-non-usa-la-tramvia-il-delirio-della-consigliera-pd/">&#8220;L’uomo maschio bianco non usa la tramvia&#8221;. Il delirio della consigliera Pd</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Il primato spetta all’uomo&#8221;. Così Leone XIV sfida l’era dell’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-primato-spetta-alluomo-cosi-leone-xiv-sfida-lera-dellintelligenza-artificiale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 14:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Leone XIV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’enciclica Magnifica humanitas il Pontefice richiama i rischi dell’IA e invita politica ed economia a non sacrificare la persona al progresso tecnologico</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-primato-spetta-alluomo-cosi-leone-xiv-sfida-lera-dellintelligenza-artificiale/">&#8220;Il primato spetta all’uomo&#8221;. Così Leone XIV sfida l’era dell’intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: <strong>innalzare una nuova torre di Babele</strong> o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. L’incipit della prima enciclica di Leone XIV &#8211; Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale – ne riassume gli orientamenti di pensiero e di azione.</p>
<p>Magnifica humanitas dunque. <strong>Icastico e potente è il titolo del documento.</strong> Nella nostra società in cui sempre più si tende a dare il primato all’Intelligenza artificiale, alla tecnica, all’algoritmo, il Santo Padre ci ricorda che il primato della bellezza va all’umanità e alla sua capacità di pensiero.</p>
<p>L’uomo è pensiero, non algoritmo. “Ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire gli altri e di prendersi cura della nostra casa comune”. Chiaramente<strong> nessuno di noi vuole fermare il progresso tecnologico</strong> o bloccare le ricerche sull&#8217;impiego retto dell&#8217;intelligenza artificiale. Certo è, però, che l&#8217;intelligenza artificiale è un mezzo, non il fine, ciò significa che nessuno potrà mai pensare che l&#8217;uomo possa essere sostituito nella sua capacità di pensiero, e di pensiero etico, per giunta.</p>
<p>L&#8217;Europa ha già commesso errori nella gestione, ad esempio, <strong>del green deal</strong>, mi auguro che non commetta gli stessi errori sul fronte dell&#8217;intelligenza artificiale, soprattutto sottovalutando le implicazioni etiche, antropologiche e sociologiche. Invito tutti a porre grande attenzione, perché sull&#8217;onda dell&#8217;Intelligenza artificiale, non siano gettati soldi pubblici, come avvenuto con il green deal, e non si vadano a mettere in ginocchio sistemi di produzione, sacrificando posti di lavoro.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-green-deal-si-inceppa-bruxelles-scopre-i-limiti-delle-auto-elettriche/" target="_blank" rel="noopener">Il Green Deal si inceppa: Bruxelles scopre i limiti delle auto elettriche</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/perche-non-dobbiamo-temere-lintelligenza-artificiale/" target="_blank" rel="noopener">Perché non dobbiamo temere l&#8217;intelligenza artificiale</a></li>
</ul>
<p>È vero che <strong>le macchine hanno sostituito l&#8217;uomo nelle fabbriche</strong>, questo fin dallo scoppio della Rivoluzione industriale, e infatti Leone XIII intervenne con la Rerum novarum. Con l&#8217;Intelligenza artificiale il discorso è profondamente diverso: non si tratta solo di sostituire l&#8217;uomo nel lavoro e nella produzione, quanto piuttosto di sostituire l&#8217;uomo nella sua capacità di pensiero con tutte le sue conseguenze.</p>
<p>Ecco perchè invito l&#8217;Italia e l&#8217;Europa a considerare tutti <strong>gli aspetti legati all&#8217;intelligenza artificiale,</strong> non ultimo quello che riguarda i sistemi economici. Ma anche su questo fronte la dottrina sociale della Chiesa insegna che sempre deve essere posto al centro l&#8217;uomo, non la macchina, non gli strumenti che sono in grado di riprodurre la mente umana.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 23 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-primato-spetta-alluomo-cosi-leone-xiv-sfida-lera-dellintelligenza-artificiale/">&#8220;Il primato spetta all’uomo&#8221;. Così Leone XIV sfida l’era dell’intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Il mio tema di maturità: ecco perché la scienza non è come ce la raccontano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-mio-tema-di-maturita-ecco-perche-la-scienza-non-e-come-ce-la-raccontano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[esame di maturità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328102</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ho contestato Bianucci su fisica, matematica e creatività e vi dico quello che secondo me la scuola semplifica troppo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-mio-tema-di-maturita-ecco-perche-la-scienza-non-e-come-ce-la-raccontano/">Il mio tema di maturità: ecco perché la scienza non è come ce la raccontano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle tracce della prima prova scritta alla Maturità di quest’anno richiedeva allo studente di commentare un brano scritto dal giornalista e divulgatore scientifico <strong>Piero Bianucci.</strong> Di seguito riporto, prima, il brano di Bianucci, di cui <strong>mi son divertito a scrivere il mio commento, che viene subito dopo</strong>.</p>
<p><strong>Scrive Bianucci:</strong></p>
<p>«Se comunicare è in sostanza saper costruire un buon racconto che trasmetta informazioni, la scienza è una miniera di narrazioni non soltanto perché le sue vicende hanno spesso la struttura del giallo, ma anche perché le storie scientifiche fanno leva sulla sorpresa, sul colpo di scena. […] Gli aspetti sorprendenti della scienza dipendono soprattutto dal fatto che spesso i suoi risultati sono contro intuitivi. Sembra che il Sole giri intorno alla Terra, invece è vero il contrario. Sembra che la materia sia compatta e piena, invece è fatta soprattutto di vuoto. Ci pare che tutto ciò che esiste sia allo stato solido, liquido o gassoso, e invece<strong> il 99,99% dell’universo è allo stato di plasma.</strong> La molecola del nostro DNA è invisibile a occhio nudo: eppure contiene tre miliardi di informazioni e se la srotoliamo scopriremo che è lunga un metro e mezzo. Tutte cose sorprendenti, che già in sé fanno notizia. Ma ancora più interessante è che a questi colpi di scena i ricercatori sono arrivati applicando una dote insolita e ricca di fascino: la creatività. La scienza offre infinite variazioni sul tema della creatività e tutte sono spunti narrativi efficaci, dalla scoperta di un fenomeno che cambia la nostra visione del mondo alle sue applicazioni commerciali, spesso tali da influire fortemente sulla vita quotidiana. Qualche esempio. Röntgen scopre per caso i raggi X, rivoluziona la diagnostica medica e tuttavia rifiuta il brevetto per la radiografia. Il laser nasce come «una soluzione in cerca di un problema», oggi lo usiamo per ascoltare musica con i cd, vedere i film con i dvd e leggere i codici a barre al supermercato. Einstein dopo una chiacchierata con l’amico Michele Besso torna a casa in tram e guardando l’orologio su un palazzo di Berna intuisce che il tempo a terra cesserebbe di scorrere se il tram si allontanasse alla velocità della luce: esperimento mentale che è all’origine della relatività speciale del 1905. Fleming rientra dalle vacanze e invece di gettare via le colture di batteri, ammuffite durante la sua assenza, le osserva al microscopio e scopre la penicillina. Come si vede,<strong> sono interessanti anche le circostanze al contorno della creatività:</strong> il caso che ha aiutato Fleming, l’intervento dell’industria che ha reso popolare il laser, l’analogia tra moto del tram e moto della luce, la curiosità, l’interazione tra persone, il coraggio di andare controcorrente».</p>
<p><strong>Ed ecco il mio svolgimento.</strong></p>
<p>Piero Bianucci è un bravissimo giornalista scientifico e grandi servizi ha reso alla cultura italiana e, son sicuro, anche a molti giovani che, stimolati dalla lettura del Nostro, hanno poi intrapreso studi di scienza. Questo stimolo è, io credo, il principale <strong>pregio della divulgazione scientifica.</strong> Come tutti i divulgatori, anche Bianucci è convinto che la scienza possa divulgarsi: «comunicare è saper costruire un buon racconto che trasmetta informazioni», scrive Bianucci nel brano proposto. Il che è vero, ma la domanda che ci si potrebbe porre è il valore di verità delle informazioni trasmesse nel processo di divulgazione della scienza.</p>
<p>Qui bisogna precisare due cose. La prima è<strong> il significato da dare alla parola “scienza”</strong> nel testo di Bianucci: è metodo scientifico oppure è ambito d’indagine del pensiero umano? Nel testo proposto, l’accezione che Bianucci usa sembra essere la seconda e, in particolare, è la scienza naturale.</p>
<p>La seconda cosa da precisare è: di quale scienza naturale trattasi? Bianucci non sembra fare distinzioni, ma credo che una andrebbe fatta: la fisica da un lato e ogni altra scienza naturale (chimica, biologia, geologia, medicina, etc.) dall’altro. La distinzione è importante perché le seconde consistono, principalmente, nella descrizione delle cose del mondo, nel loro utilizzo per scopi più disparati e inattesi, e moltissime volte frutto della inventiva e della creatività dello scienziato. E qui le riflessioni di Bianucci ci stanno tutte. La fisica, invece, ha una caratterizzazione tutta sua (e la fisica è la regina delle scienze naturali): essa è <strong>la matematizzazione di tutte le altre</strong> e, in buona sostanza, del comportamento del mondo che ci circonda. Per farla breve, non c’è fisica ove non c’è matematica.</p>
<p>Lo dice bene l’Autore del testo: «Gli aspetti sorprendenti della scienza dipendono soprattutto dal fatto che spesso i suoi risultati sono contro intuitivi». Più che spesso, io direi quasi sempre, con quel “quasi” messo lì giusto per cautela e per cadere in piedi.<strong> Il mondo è controintuitivo,</strong> e lo è per una ragione abbastanza semplice: esso esiste con valori di distanze spaziali, intervalli temporali e masse, che sono da enormemente minori a enormemente maggiori dei valori cui noi abbiamo accesso coi nostri sensi. Per esempio, <strong>percepiamo, al minimo, il decimo di millimetro,</strong> lo spessore di una banconota, ma le dimensioni di un nucleo atomico sono dell’ordine del trilionesimo di millimetro, e il mondo ci offre fenomeni che si svolgono entro distanze ancora più piccole.</p>
<p>A mala pena sapremmo dire quanto dista una nuvola – 1 km? 10 km? – quando il raggio dell’universo è di trilioni di trilioni di chilometri. Lo stesso vale per gli intervalli temporali e per le masse. Ecco, allora, che non c’è nessuna ragione al mondo per cui<strong> il comportamento della natura debba essere lo stesso</strong> in tutta l’ampia disponibilità di valori disponibili delle distanze, dei tempi e delle masse.</p>
<p>Ciò che percepiamo “intuitivo” è solo ciò che avviene entro i minuscoli intervalli cui i nostri limitati sensi hanno accesso. Ogni scoperta scientifica, allora, è una sorpresa: è controintuitiva perché così è il mondo o, comunque, quello non accessibile ai nostri sensi che, alla fine, è il 99% del mondo. O, come dice Bianucci, il 99.99%. Ed è proprio <strong>questo carattere di contro-intuitività che obbliga l’uso della matematica,</strong> senza la quale il mondo non può capirsi. Il che riporta al mio sospetto che fare divulgazione è più desiderio che realtà.</p>
<p>Bianucci, poi, tende a romanzare oltre il dovuto il processo che porta alle nuove scoperte, e troppo peso dà alla “creatività”, almeno se si intende come processo di dar vita a qualcosa dal nulla. È vero che a volte si fanno scoperte quasi per caso ma, a guardarci bene, non è quasi mai un vero “caso”. Per esempio, così fu con la natura ondulatoria dell’elettrone, che fu decisa sperimentalmente, appunto per caso, nell’esperimento detto <strong>“di Davisson e Germer”:</strong> il campione di nichel sul quale i fisici stavano lavorando fu riscaldato troppo per provvidenziale sbaglio. Ma la verità è che, già prima di quell’esperimento, la natura ondulatoria dell’elettrone era stata già “decisa” dalle riflessioni di matematica di un geniale fisico francese, Louis de Broglie.</p>
<p>E anche il racconto che fa Bianucci di come <strong>Einstein sarebbe pervenuto alla teoria della relatività ristretta</strong> – mentre «rientra in tram e guarda l’orologio su un palazzo di Berna» – è più romanzo di fantasia che realtà. Albert Einstein – forse il più grande fisico di tutti i tempi – pervenne alla sua teoria non solo perché aveva cominciato col porsi una domanda: “se mi muovo alla velocità della luce accanto ad un raggio di luce, questo lo vedrei fermo; ma la cosa è in contraddizione con le equazioni della fisica che governano il raggio di luce”.</p>
<p>È la domanda di un bambino – di un bambino che non teme di andare contro-corrente, se si vuole. Ma la risposta a quella domanda è la risposta del genio, cioè di uno di quei rari individui che ogni tanto il mondo ci regala e che hanno una capacità di riflessione straordinaria, totalmente fuori dal comune. Il mistero,<strong> il vero mistero, credo, è da dove sbuchino codesti individui.</strong> Si dice che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio ma, di tutta evidenza, qualcuno Gli somiglia di più.</p>
<p>Franco Battaglia, 22 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-mio-tema-di-maturita-ecco-perche-la-scienza-non-e-come-ce-la-raccontano/">Il mio tema di maturità: ecco perché la scienza non è come ce la raccontano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Questo spot con una donna? Avrebbe scatenato un putiferio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/questo-spot-con-una-donna-avrebbe-scatenato-un-putiferio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:25:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Brad Pitt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brat Pitt è il volto della campagna pubblicitaria. Ma se avessero messo una bella ragazza...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mai vista una pubblicità più funerea per il piacere di fare soldi. C’è questo <strong>Brad Pitt,</strong> questa star di Hollywood, che di nero vestito entra in una camera nera e non dice una parola. Ammicca, perché è un sex symbol. Mezzo minuto così, fin che una voce lugubre ti chiede che ti aspetti. Perfetto! Come a dire: basta chiacchiere, conta la ricchezza. Pitt fa bene ad ammiccare, altri milioni che gli piovono in tasca senza fare letteralmente niente, ma è il mercato, bellezza, poi per bilanciarsi la coscienza viene sempre buona qualche campagna umanitaria. Anche la banca fa bene, ha un nome evanescente, pare il titolo di un disco di Dalla e De Gregori, “Trade Republic” e ha scoperto l’acqua calda della sempiterna regola del mercato, guadagnare di più spendendo il meno possibile, anche se suona meglio dire massimizzare i profitti minizzando i costi. Insomma spenna il pollo, che è contento di farsi spennare!</p>
<p>Trade Republic non inventa niente nel suo essere impalpabile, senza sportelli, senza esseri umani senza sedi, è una banca nuvola, non c’è ma è dappertutto, lo fanno già le assicurazioni on line e lo fanno gli istituti creditizi che le gestiscono, si chiamano “servizi” anche se non è chiaro per chi. Servizi sarebbe che il cliente è anche addetto, fa il lavoro del personale però è tutto contento perché glielo ho dice Brad Pitt che ammicca, così, risparmiando risparmiando, la banca che non c’è può prometterti un esagerato 3 percento sul conto.<strong> Come le altre, né più né meno, ma qui funziona la leggenda dei costi minori</strong>, che poi non saranno mai tali perché uno dei talenti dell’intelligenza artificiale, delle strutture digitali, è inventarsi balzelli nuovi con le scuse più assurde. Ma se oggi si può ancora dire domani non si potrà più perché la banca che non vedi ma è ovunque, come Nostro Signore, investe molto e solo in comunicazione, che sarebbe la cara vecchia pubblicità e la comunicazione non è solo il regno delle bugie ma anche delle censure. Difatti sono già tutti lì a magnificare il gioco delle tre carte: “Cosa offre la tua banca?”.</p>
<p>Lo stesso delle altre, soldi per chi ne ha già, spese per i <strong>poveracci,</strong> impicci e disservizi tecnologici per tutti, però senza Pitt che ammicca. Messaggio vagamente sessista, che nessuno contesta anzi dicono, dice la comunicazione come investimento, che è geniale. Geniale uno che ammicca senza aprire bocca, in una stanza che ricorda quella degli interrogatori o delle torture, un affare un po’ da mafiosi o da integralisti col senso di colpa, non però al punto da rinunciare allo sterco del diavolo?</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Brad Pitt x Trade Republic." width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/RWFY19V8-WM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sì, lo sappiamo, va così e se va così è segno che deve andare così. O del trionfo della finanza impalpabile avvolta nella tecnica evanscente ma ferrea del controllo e dei miraggi. Ma poi perché solo il maschio Pitt a consigliare la banca che ti fa lavorare per lei, che confonde i tuoi ruoli di cliente e di impiegato? Forse perché ci si vergognava a proporre una donna per una faccenda che elimina completamente l’umano, il suo lavoro, la sua possibilità di esistere? La pubblicità del divo di <strong>Hollywood</strong> per la banca che non c’è ma c’è riposa su un paradosso: se nessuno lavora nessuno mangia, nessuno guadagna abbastanza da investire in banca. Allora meglio un Pitt che una <strong>Jolie.</strong> Così nessuno si sogna di strillare al linguaggio del corpo, l’uso del corpo, il sessismo, lo sfruttamento. Meno di tutti la sinistra paranoica che vede patriarcato dappertutto, tranne dove sta o lo si potrebbe eventualmente scorgere.</p>
<p>A dire della eterna profonda ipocrisia del pensiero parificatore che non distingue tra sessi, generi, che premia la autopercezione e organizza i pride affaristici con la propaganda per stravolgere i bambini. Sì, sono cadute tutte le cautele, tutti i ritegni, assistiamo ad autentiche istigazioni al peggio del peggio, zitta anche la Chiesa, però il tabù del denaro è ancora forte e non conviene sfidarlo spendendoci il corpo di una femmina, reale o immaginaria che sia. Il soldo, il profitto resta qualcosa di sconveniente anche oggi, il papa a capo dello Ior invita a vergognarsene, dietro i suoi appelli a rispettare i migranti, ad assorbirli tutti senza riserve sta il messaggio subliminale, ammiccante, sapete come la penso e sapete come dovrete votare voi italiani, fra un anno o quando sarà.</p>
<p>Ma forse il senso ultimo della comunicazione delle banca eterea<strong>,</strong> ubiqua va perfino oltre, rifluisce in un maschilismo implicito: una donna che ti consiglia una banca non sarebbe affidabile, verrebbe percepita come frivola, azzardata, <strong>meglio l’uomo maschio in chiodo di pelle</strong>, nero, da motociclista, che non ha bisogno di sprecare parole, che ti indirizza solo ammiccando. Di lui ti puoi fidare! Gli hanno tinto di scuro pure i capelli, pare lui il bancario. Invece sei tu, bancario di te stesso, tu che perdi tempo e paghi per essere la banca che non c’è ma si è inventata una comunicazione da draghi, minuscolo, se vi pare, ma è sempre il gioco delle tre carte.</p>
<p>Max Del Papa, 22 giugno 2026</p>
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		<title>Piccola apologia dell’errore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fiorenza Cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come la pressione sociale produce insicurezza e conformismo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La tensione alla perfezione può diventare una trappola. Si può ancora sbagliare? L’errore ci allontana dal risultato atteso, da un’ipotesi di correttezza e ci mette in una condizione di disagio; sopportare il fallimento, averne coscienza, scusarsi eventualmente o semplicemente cambiare strada crea un imbarazzo quasi insostenibile.</p>
<p>È su questo disagio che voglio stare, perché spesso è più la paura del fallimento a creare angoscia che l’errore in sé; quando infatti si aprono gli occhi davanti a quel che si è compiuto, oltre al dispiacere, al pentimento, c’è, nella migliore delle ipotesi, la nascita di una consapevolezza nuova e questo epilogo sano, in un mondo presuntuoso, è sempre più raro.</p>
<p>Dal mondo dei ragazzi a quello degli adulti ci troviamo il più delle volte ad avere a che fare con persone che hanno una paura preventiva della caduta, quasi orrore, come fosse un buco nero dal quale non si riemerge più se non a brandelli e indegni. I ragazzi sentono sulle spalle le attese della società e un’ansia immotivata li attanaglia, mentre respirano aria di perfezione.</p>
<p>Le paure dei genitori vengono donate ai figli in un pacchetto raffinato e così, mentre costoro si sperticano benignamente affinché la loro prole possa avere tutti i sostegni possibili, i giovani si confondono: mi sto impegnando per realizzare il sogno di chi? Ottimo profitto, corso di studi eccellente, lavoro socialmente qualificante, amicizie “giuste”; il rischio è trasformare la vita in una rincorsa continua alla prestazione, dove il valore personale coincide con il successo, un vero e proprio tritacarne performativo che non ci permette di fare una pausa dagli altri e guardarci dentro.</p>
<p>Cosa ci salva da questa finzione? Lo stupore per il reale, l’osservazione della natura, lo studio della storia, delle tradizioni e dei grandi che hanno lasciato il segno; ci accorgeremmo allora che la caduta è parte necessaria di ogni esperienza umana e, seppure con un colpo traumatico, ci sprona in una qualche direzione, forse sconosciuta, ma bellissima e nostra.</p>
<p>Pensiamo alle antiche arti marziali in cui si prevedono più modalità di “caduta” che sfruttano con intelligenza le energie fisiche e psichiche per una forte risalita all&#8217;impiedi, il cadere diventa una tecnica contemplata e affinata prima della certezza della ripresa. Pensiamo alle grandi personalità che hanno fatto la differenza come Giambattista Vico, bocciato nel 1723 al concorso per la cattedra universitaria di Diritto Civile all’Università di Napoli, Albert Einstein che non venne ammesso al Politecnico di Zurigo a causa delle insufficienze in materie letterarie o Margherita Hack rimandata in matematica al ginnasio.</p>
<p>Si comprende allora che il binomio perfezione-successo è una fandonia che ci schiaccia verso l’infelicità, mentre l’espressione migliore della nostra originalità nasce dall’imperfezione e dalla libertà: quando infatti ci sentiamo liberi di sbagliare, diamo il meglio di noi stessi e, forse, ci avviciniamo anche alla felicità.</p>
<p>Fiorenza Cirillo, 17 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>Agenda 2030, questo sì che è fascismo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/universita-e-agenda-2030-nuova-autonomia-o-controllo-ideologico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Lottieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 14:30:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Agenda 2030]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=326335</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra accuse di ingerenza e difese della pianificazione educativa, cresce la polemica su quanto lo Stato possa influenzare ciò che si insegna nelle università</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/universita-e-agenda-2030-nuova-autonomia-o-controllo-ideologico/">Agenda 2030, questo sì che è fascismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siete d’accordo sul fatto che fosse disgustoso che il fascismo attribuisse all&#8217;università il ruolo strategico di creare un &#8220;nuovo uomo&#8221;? Che sia stato un abominio fare degli atenei dei <strong>semplici centri di propaganda</strong> e obbedienza?</p>
<p>Bene. Perché allora nessuno dice nulla contro il fatto che oggi insegnare all’università vuol dire perseguire gli obiettivi previsti <strong><a href="https://unric.org/it/agenda-2030-i-17-obiettivi-di-sviluppo-sostenibile/?fbclid=IwdGRjcASZRstleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeylgBW36_4SI-qLeTa_KnqMzBhuH5dIZMCzqfMQDlHSoY15xWmVJoQQioALk_aem_ZmFrZWR1bW15MTZieXRlcw" target="_blank" rel="noopener nofollow">dall’Agenda 2030</a> (il nuovo fascismo)?</strong> Non è una vergogna che ci siano governanti che dettano ai docenti quali devono essere gli obiettivi dei loro insegnamenti?</p>
<p>Carlo Lottieri, 13 giugno 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pride, il patetico monologo Angiolini-Renga. Poi parte la canzone &#8220;sbagliata&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/pride-liberta-o-show-mediatico/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/pride-liberta-o-show-mediatico/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beppe Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Pride]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ambra e la figlia Jolanda sul carro Lgbtq+. Poi cantano ma...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo <strong>in democrazia e tutto è lecito.</strong> Negli anni Ottanta, molti artisti gay facevano musica, producevano dischi e riempivano le classifiche senza bisogno di trasformare la propria identità in un manifesto continuo. Boy George, per esempio, era un’icona: si sapeva chi fosse, ma ciò che contava davvero era la musica. Se piaceva, si comprava. Punto.</p>
<p>Oggi qualcosa sembra essere cambiato. Una parte del mondo <strong>LGBTQ+</strong> appare sempre più orientata verso una visibilità esasperata, spesso costruita su provocazione e spettacolo. Non si tratta più solo di esserci, ma di farsi notare a tutti i costi. Il risultato? Eventi che, agli occhi di molti, scivolano facilmente nella caricatura.</p>
<p>La domanda sorge spontanea: si tratta ancora di affermazione di libertà o di una ricerca continua di attenzione? Davvero, nel contesto attuale, qualcuno impedisce alle persone di essere sé stesse? Oppure, in certi casi, si preferisce una rappresentazione sopra le righe perché è quella che garantisce <strong>visibilità immediata</strong>?</p>
<p>Il punto è semplice, forse persino banale: <strong>le persone omosessuali sono persone.</strong> Non simboli, non spettacolo, non provocazione. Persone. E proprio per questo, per qualcuno, l’eccesso rischia di ottenere l’effetto opposto, allontanando invece di avvicinare.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/niente-ebrei-al-pride-possiamo-vivere-anche-senza-questa-baracconata/" target="_blank" rel="noopener">Niente ebrei al Pride? Possiamo vivere anche senza questa baracconata</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/anche-i-gay-discriminano-cacciati-dal-pride-gli-ebrei-omosessuali/" target="_blank" rel="noopener">Anche i gay discriminano: cacciati dal Pride gli ebrei omosessuali</a></li>
</ul>
<p>Emblematico, in questo senso, <strong>quanto visto al Pride di Torino:</strong> sul palco <strong>Ambra Angiolini</strong> con la figlia <strong>Jolanda Renga.</strong> Un monologo che voleva essere intenso ma che è apparso, a tratti, forzato e carico di retorica. Il gesto finale — il foglio strappato — è stato accolto da un applauso che sembrava più automatico che convinto. Subito dopo, la scelta di cantare “T’Appartengo”. Un brano simbolo, certo, ma anche legato a una visione dei rapporti che stride con certe battaglie contro il patriarcato. Una contraddizione evidente, che lascia perplessi. Si combattono certi modelli, ma li si replica sul palco? Il messaggio rischia di perdersi proprio lì, nella confusione tra dichiarazioni e simboli.</p>
<p>E infine, una provocazione: se questi eventi vogliono avere anche una dimensione politica e sociale, perché restano confinati a contesti comodi e già favorevoli? Perché non spingersi dove i diritti sono davvero negati, <strong>dove la libertà non è uno slogan</strong> ma una battaglia concreta?0</p>
<p>Forse il nodo è tutto qui. Tra chi vede nei Pride un’espressione di libertà e chi li percepisce come una deriva spettacolare, resta una frattura evidente. E ignorarla non aiuta nessuno. La libertà, quella vera, non ha bisogno di eccessi per esistere. Ma nemmeno dovrebbe temere le domande, anche quelle più scomode.</p>
<p>Beppe Fantin, 9 giugno 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Al Torino Pride Ambra Angiolini INSIEME alla figlia Jolanda Renga" width="422" height="750" src="https://www.youtube.com/embed/XdnWbU3QPSA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/pride-liberta-o-show-mediatico/">Pride, il patetico monologo Angiolini-Renga. Poi parte la canzone &#8220;sbagliata&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>La bomba a orologeria dell&#8217;Occidente</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-bomba-a-orologeria-delloccidente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Marco Bassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=325075</guid>

					<description><![CDATA[<p> Ricchi, tasse e immigrazione: il sistema europeo regge davvero o sta per esplodere?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-bomba-a-orologeria-delloccidente/">La bomba a orologeria dell&#8217;Occidente</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La vera differenza fra ricchi e poveri</strong> è che non esiste alcun gruppo organizzato di ricchi che prema per ottenere più tasse per i poveri. Semmai vi sono ricchi disorganizzati che appoggiano patrimoniali di ogni genere.</p>
<p>In ogni paese non poverissimo <strong>il 10% più abbiente paga circa l’80% delle imposte</strong> e sopporta quindi quasi interamente il peso dello Stato. È questa la formula politica magica che rende impossibile qualsiasi rivolta di carattere fiscale.</p>
<p>La classe al potere in Europa potrebbe dormire sonni tranquilli, nessuna controclasse può sorgere, anche a crescita zero (il Giappone insegna), ma ha commesso un errore tragico: ha importato decine di milioni di “inintegrabili” che sono una vera bomba a orologeria. Rimane solo da capire<strong> se saranno gli autoctoni a far fuori il ceto “digerente”</strong> o i nuovi arrivati.</p>
<p>Luigi Marco Bassani, 8 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-bomba-a-orologeria-delloccidente/">La bomba a orologeria dell&#8217;Occidente</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Se la femminista dura e pura si mette il velo del patriarcato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/se-la-femminista-dura-e-pure-si-mette-il-velo-del-patriarcato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[alexandra ocasio cortez]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=323107</guid>

					<description><![CDATA[<p>La deputata democratica che voleva tassare i ricchi alle cene di gala per ricchi adesso cade nella più folle delle contraddizioni. Per corteggiare l'elettorato musulmano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, la deputata democratica grande paladina dell’ala progressista americana, l&#8217;altro giorno ha partecipato alle celebrazioni dell’Eid al-Adha nel Bronx di New York indossando un <strong>hijab</strong>. Video e foto, che la ritraggono con il capo coperto secondo la tradizione islamica, stanno facendo il giro dei social scatenando dure critiche provenienti soprattutto dalle femministe della comunità musulmana.</p>
<p>Il motivo è presto detto: mentre da sempre si presenta come paladina dei <strong>diritti femminili,</strong> la Ocasio-Cortez ieri ha scelto di vantare un simbolo che per milioni di donne nel mondo rappresenta oppressione e controllo patriarcale. <strong>Il gesto è particolarmente grave</strong> e sottende uno strano doppiopesismo proprio perché arriva da una donna che ha costruito la sua carriera denunciando il patriarcato americano. Per anni Ocasio-Cortez ha paragonato gli Stati Uniti a una distopia, sostenendo che le americane rischiassero di diventare ancelle sottomesse al potere degli uomini. Eppure, quando si tratta di <strong>corteggiare l’elettorato musulmano</strong>, non esita a indossare proprio quel capo che in molti Paesi islamici è imposto per legge, spesso con estrema violenza e talvolta conduce alla morte le donne che non lo utilizzano.</p>
<p>E così, mentre lei posa con il velo <strong>come fosse un accessorio folkloristico</strong>, in Iran le donne vengono torturate e uccise per essersi rifiutate di portarlo. In medio oriente i fondamentalisti impongono l’hijab, cancellando ogni barlume di diritto femminile. In Arabia Saudita e in altri Stati del Golfo, solo da pochi anni, il velo integrale non è più la norma ma ancora oggi rappresenta <strong>un simbolo di inferiorità sociale</strong>. Milioni di donne musulmane coraggiose rischiano la vita ogni giorno per liberarsene. Loro lottano per toglierselo, la Ocasio lo indossa per fare bella figura e cercare di cavare qualche voto in più dalla comunità islamica.</p>
<p>Ma questa storia non se la beve più nessuno; <strong>nessuno crede più al semplice rispetto culturale.</strong> Il progressismo socialista internazionale applica due registri agli antipodi: condanna con ferocia ogni forma di conservatorismo occidentale ma si genuflette con insolito piacere di fronte a un islam politico che reprime sistematicamente i diritti delle donne. Indossare l’hijab in un contesto di festa è ridicolo se chi lo fa si dice da sempre paladina dei diritti delle donne.</p>
<p>Ocasio-Cortez, insieme al suo collega oggi sindaco di New York <strong>Zohran Mamdani,</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/mamdani-giura-sul-corano-il-rischio-degli-islamisti-al-potere/" target="_blank" rel="noopener">che ha giurato sul Corano</a> e <a href="https://www.nicolaporro.it/allah-si-cristo-no-lipocrisia-in-queste-foto-su-trump-e-mamdani/" target="_blank" rel="noopener">ha portato i riti del Ramadan in Municipio</a>, è dunque uno dei tanti simboli di una certa sinistra moralmente defunta: pronta a sacrificare i principi universali di libertà e uguaglianza sull’altare del multiculturalismo relativista. Pronta a difendere <em>tout court</em> la laicità negli USA come conquista irrinunciabile, pronta a parlare di parità tra uomo e donna e della necessità di abbattere il sistema patriarcale, ma straordinariamente <strong>sorridente sotto un velo che in tutto il mondo islamico viene imposto alle donne</strong>. Dopotutto i voti in qualche modo bisogna pur guadagnarseli…</p>
<p>Alessandro Bonelli, 29 maggio 2026</p>
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		<title>Burioni: &#8220;A Milano con 4.400 euro al mese fai fatica&#8221;. Ma bastano per morirci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 15:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[roberto burioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello sollevato dal virologo è solo l'ultimo dei problemi di MIlano: è cara come Dubai, ma con dentro i maranza che ti sbudellano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gira sulla solita X una roba del solito <strong>Burioni</strong> vanesio che si vanta, a 25 anni aveva già la macchina fuoriserie alla faccia dei poveracci invidiosi, e con &#8216;sta cazzo d&#8217;intelligenza artificiale, scomodata del tutto a sproposito, non sai mai cosa pensare ma pigliamola un attimo per vera: vorrebbe dire o che Burioni era un Mozart della ricerca scientifica, o del commercio, o di papà. Comunque un virologo di Vitruvio, di quelli al centro dell&#8217;universo, tu immaginatelo nudo ad arti spalancati che affronta lo scibile e l&#8217;indicibile e non poteva mancare l&#8217;economia alla signora mia: “A Milano” e che abbia prodotto una tale illuminazione questa volta non c&#8217;è dubbio, roba politica, un confronto, sulla solita X, con uno “molto vicino” al partito Ora! Di Trezzi e Boldrin, quello che Venezia g&#8217;ha fato i sfraceli, ciò, “A Milano”, dice il l&#8217;oracolo virologo vitruviano, inesorabilmente preciso come un orologio, “<strong>Con 4400 euro al mese e la famiglia fai fatica</strong>”.</p>
<p>E qui ci vorrebbe Raimondo Vianello che tentenna la testa gravemente, ma chi l&#8217;avrebbe detto, eh. Che poi, perché proprio 4400? non si poteva fare, che so, 5mila, cifra tonda? Son di quei misteri virologoci ma se lo dice lui, caro lei, c&#8217;hai da crede: fai fatica ad arrivare a fine mese. Eh, la Milano inclusiva, dei milionari, governata dal Pd, ma niente paura, adesso passa sindaco Majorinoh, quello che si ispira a Mamdani: problema risolto<strong>. Milano è cara come Dubai ma con dentro i maranza che ti sbudellano</strong>, dirottati tutti da Dubai a Milano perché negli Emirati mica sono scemi. Gli scemi siamo noi. E a Milano per poter vivere devi essere un tuttovirologo di successo, come Burioni, se no manco l&#8217;hinterland di Carugate ti basta.</p>
<p>Che commento però. Che verità. Di quelle che restano scolpite. Non si è capito bene se il virologo passepartout fosse critico o solidale, ma certo non è smentibile, ancora una volta: a Milano non si vive, virologa mia, e se ci provi ti sgozzano. Che poi ti resta solo da abbracciare gli aguzzini che ti rendono spezzatino, come quel tipo solidale alla folla che al processo urlava ma no, non li condannate, hanno diritto a una vita, loro, e lui stava in carrozzina per 50 euro, però dice Ilaria Salis, notoria redistributrice di residenze milanesi, che lo candida lei.</p>
<p>Oppure, per risolvere il problema della bolla immobiliare nella metropoli, sai che funzionerebbe? Un bel vaccino. Tanto sono risaputamente innocui, fanno bene, funzionano, risolvono. A proposito: nuovo ennesimo coming out, questo dal Rezza in commissione Covid, sentite un po&#8217; qua: “Ci sarebbe stato bisogno di maggior evidenze. Non possiamo escludere iI fatto che una persona vaccinata si ammalasse, su questo bisogna essere intellettualmente onesti. Ha deciso la politica, il Cts ha datc soltanto pareri&#8221;. Ma sì, che vuoi che sia. Funzionavano, funzionano, tutto a posto. Meglio parlare del reddito in città. Anche Belen, povera, che da quando si è pluridosata dà i numeri (ed è uno degli effetti avversi più riscontrati e più risaputi), in realtà è andata in panico dopo avere appreso della diagnosi immobiliare di Burioni. Carote per il carovita!</p>
<p><strong>A Milano con 4400 euro al mese non si vive</strong>. Non si vive neanche con 44mila perché il maranzato coltivato dal Pd è risalito fin nella ztl e adesso non lo ferma più nessuno: la città da Bosco Verticale a Bosco di Rogoredo, aspettando la strage. Ma basterà dire che è stato un malinconico, un disturbato. Solo che, questo non lo diciamo ad usum virologorum ma di chi ragiona, il “disturbo schizoide di personalità” oggi così di moda si attaglia a un fallito che vive isolato in assenza di empatia, in psichiatria e criminologia la caramobola una mano sul volante, il coltello nell&#8217;altra, è incompatibile col DSP, Disturbo Schizoide di Personalità, se mai riscontrabile in condizioni psicotiche acute, scompensi dissociativi gravi o concomitanza con altri disturbi. In sostanza, il tarato drogato che prende di furia col viatico del fanatismo usato come alibi.</p>
<p>Al di là di tutto, si fatica a trovare una logica per questo tifo per i terroristi, gli stragisti islamisti, questo disprezzo per le vittime, questo odio per i propri connazionali, è qualcosa che travalica la ragion politica, il fanatismo, il delirio, la stessa stupidità. C&#8217;è un che di ulteriore e inafferrabile, inspiegabile, che avvolge l&#8217;Europa e stritola l&#8217;Italia, come un vento stregato, un&#8217;onda irrazionale. Malvagia, ma irrazionale. Con un ministro che, incredibilmente, arriva a definirsi legittimo erede del Solimano. È un delirio o un messaggio preciso come lo è la difesa d&#8217;ufficio della Flotilla compromessa con Hamas e con l&#8217;antisemitismo parossistico? <strong>Ma a Milano si respira questo antisemitismo</strong>, sta dappertutto, induce esaltazione, complicità. Pare incredibile, ma la bolla immobiliare, i 4 o 5mila euro che non bastano per viverci, ma senz&#8217;altro a morirci, sono l&#8217;ultimo dei problemi dei una metropoli sempre più islamizzata ogni giorno che passa. E a destra si scannano sul candidato comunque perdente, perché le massonerie industriali che decidono il sindaco restano in mano al giro della sinistra manageriale. Fosche, lugubri prospettive, da si salvi chi può e la danza dei privilegiati oltre i 4400 stavolta è grottesca come quella dei crocieristi sul Titanic.</p>
<p>Max Del Papa, 28 maggio 2026</p>
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		<title>Perché la targa per monopattini è un&#8217;idiozia illiberale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-la-targa-per-monopattini-e-unidiozia-illiberale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 07:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[monopattini elettrici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono entrati in vigore i nuovi obblighi per i monopattini elettrici, discriminati rispetto alle biciclette</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come è noto, nel mese di maggio sono entrate in vigore <strong>norme piuttosto restrittive</strong> per chi utilizza i <strong>monopattini</strong> <strong>elettrici</strong> (il 16 luglio prossimo entrerà in vigore l’obbligo assicurativo verso terzi, che si aggiunge a quello della targa e dell’uso del casco). Ebbene, qualcuno penserà che a questo punto i possessori di questo piccolo mezzo di trasporto possano quanto meno muoversi negli stessi spazi consentiti alle comuni biciclette. Niente di tutto questo, malgrado questo carico di costosi adempimenti, ai loro possessori è consentito di spostarsi esclusivamente all’interno dei centri abitati.</p>
<p>Infatti, è rigorosamente vietato circolare sulle strade extraurbane ordinarie, mentre è consentito farlo solo su quelle urbane – con limite massimo fino a 50 kmh- , sulle piste ciclabili e sulle aree pedonali. Un divieto che, vorrei ribadire, non esiste per chi va in bici, elettrica o meno che sia, e che se per avventura esso dovesse essere allargato anche alla platea dei pedalatori, <strong>si rischierebbe una vera e propria sollevazione popolare</strong>, visto che si stima che circa 10 milioni di italiani usano regolarmente la bicicletta, mentre altrettanti la prendono occasionalmente.</p>
<p>Tant’è che in questi giorni mi ha chiamato un mio vecchio amico che vive in Lomellina, a qualche chilometro da Garlasco, il quale, non potendosi permettere un’autovettura aveva cominciato a muoversi nel suo circondario proprio con un monopattino elettrico. In particolare lo usava per recarsi dal suo piccolo paese a Mortara, principale centro agricolo della zona, per fare la spesa. Si tratta di un breve tratto di strada, tutta pianeggiante e poco trafficata, di cui circa 3 km extraurbana. Un tratto di strada che conosco bene e che, soprattutto nelle belle giornate, viene spesso percorsa da persone che passeggiano, tanto a piedi che in bicicletta.</p>
<p>A questo punto, preso atto del – a mio avviso – demenziale divieto, il mio amico, che sta per compiere 75 anni, si è visto costretto a <strong>riportare in auge la sua vecchia bici da passeggio</strong>, con la quale, vorrei sottolineare, c’è molta gente che, provenendo da ogni parte d’Europa, attraversa in lungo e in largo la Penisola senza, almeno per ora, incorrere in qualche multa.</p>
<p>Tutti soggetti che, rispetto agli sfortunati possessori del <strong>monopattino</strong> <strong>elettrico</strong>, non sono obbligati ad avere una targa, una assicurazione e ad indossare il casco protettivo.</p>
<p>Come dire, avete voluto il monopattino e volete circolare anche fuori del comune? Bene, allora pedalate! La domanda che viene spontanea è la seguente: ma chi ha avuto la geniale idea di imporre questa discutibile limitazione?</p>
<p>Claudio Romiti, 25 maggio 2026</p>
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		<item>
		<title>Ci mancava il bagno per l&#8217;alieno</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ci-mancava-il-bagno-per-lalieno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 18:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'operazione grottesca della sinistra: bagni neutri per alieni e sirene. Questa gente ha davvero smarrito il senso del reale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per dovere di cronaca è necessario riportare una vittoria roboante della politica di Sinistra. A Grosseto, nella Cittadella dello Studente, i servizi igienici sono stati trasformati in <strong>bagni neutri:</strong> sulle porte non ci sono più i classici simboli di un uomo e di una donna, ma una galleria parecchio articolata di figure fantasy. Una sirena, un alieno, Batman, un robot Android (gli Apple evidentemente saranno discriminati…), un pirata, quello che pare essere un asceta, una persona con gonna e pantaloni insieme, e altri ancora.</p>
<p>L’assessore regionale alla Scuola <strong>Alessandra Nardini</strong> e il presidente della Provincia di Grosseto <strong>Francesco Limatola</strong> (con tanto di fascia) si sono fatti ritrarre sorridenti proprio davanti a questo murales da water, come se avessero inaugurato un’opera di importanza globale.</p>
<p>Ovviamente, dinanzi ad una iniziativa di questo tipo (e quasi sicuramente preso dalla gelosia di non averci pensato prima dei colleghi avversari…), il deputato di Fratelli d’Italia <strong>Fabrizio Rossi</strong> ha definito la cosa ridicola. La risposta della sinistra è stata immediata e prevedibile: accuse di ossessione ideologica, oscurantismo, odio. Nardini ha parlato della necessità di costruire spazi accoglienti che rispettano tutte le identità (pure quella delle sirene, evidentemente) e ha annunciato la sua presenza al Toscana Pride. Evviva, evviva.</p>
<p>Ma entriamo nel merito. <strong>Questa operazione è grottesca</strong> proprio perché pretende di risolvere un problema profondo (il disagio di chi non si riconosce nel binarismo di genere) con un rimedio superficiale e controproducente. Addirittura quasi caricaturale. Credere che appiccicare un alieno o una sirena su una porta di bagno faccia sentire davvero accettati un ragazzo o una ragazza con disforia di genere è una forma di infantilismo ideologico, tendente all’offensivo. Visto che peraltro, così facendo, <strong>a dei ragazzi esistenti si affiancano figure di assoluta fantasia</strong>. Nessuno si è chiesto se a quei ragazzi possa dar fastidio essere rappresentati da un robot? Cosa sono, fenomeni da baraccone?</p>
<p>Ma la sinistra questo non se lo chiede e posa davanti a degli adesivi come fosse<strong> una vittoria di libertà</strong>. Evidentemente, per loro, un adolescente in fase di definizione del suo io ha davvero bisogno di un bagno con Batman per sentirsi amato.</p>
<p>E così trasformare il wc in un luna park di icone ironiche crea inclusione. Secondo loro. E poi davvero ci sarebbe da soffermarsi sulla foto: espressione fiera e dito puntato verso gli adesivi con un’aula attorno composta dall’idea di aver compiuto un’impresa stoica e storica. Nemmeno la grande Rosa Parks immortalata sull’autobus era fiera quanto l’Assessore alla Scuola della Regione Toscana davanti a un cesso con la figurina di Batman attaccata sopra. Poesia pura.</p>
<p>Questi bagni “woke” non contribuiscono all’accettazione del diverso, <strong>al contrario lo evidenziano</strong>. Forse giusto per il gusto di ricordargli “Tu non sei come gli altri e gli unici a prendersi cura di te siamo noi”. Questa gente ha davvero smarrito il senso del reale. Trovassero qualcosa di davvero proficuo da fare per il Paese.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 22 maggio 2026</p>
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		<title>Elon il cattivo?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/elon-il-cattivo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/elon-il-cattivo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il Corsaro Nero]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 13:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[elon musk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dallo spazio ai tunnel sotterranei: perché i successi tecnologici di Musk vanno oltre le polemiche politiche</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Elon Musk</strong> non è molto amato a sinistra, da quando ha pubblicamente espresso il suo supporto a Donald Trump a metà 2024. C’è chi, quando parla di piattaforme di intelligenza artificiale, menziona tutte le maggiori, e anche le minori, e tralascia di nominare la sua (Grok), che, <strong>secondo un articolo di Forbes di febbraio,</strong> si posiziona al terzo posto al mondo per traffico sul web; c’è chi si precipita a cercare il suo nome negli Epstein files trascurandone tanti altri; c’è chi accusa di parzialità la sua enciclopedia Grokipedia, non vedendo la faziosità di altre; c’è chi non perde occasione per dileggiarlo, ad esempio per una sua battuta a <strong>Davos sul Board of ‘peace’</strong> (battuta che abbiamo invece trovato molto simpatica); e c’è chi è andato oltre, dando fuoco a una concessionaria Tesla a Roma.</p>
<p>Ma Musk merita di essere tanto detestato? Rispondiamo non per la persona, ma per le sue attività. Oltre a Grok c’è naturalmente X (ex Twitter); si può parlar male quanto si vuole di X, ma una cosa è innegabile: <strong>c’è libertà, c’è accesso a notizie</strong> altrimenti oscurate o manipolate, c’è dibattito vero. Non è perfetto naturalmente, ma è difficile accettare che l’esposizione alla realtà disturbi qualcuno.</p>
<p>Insieme a X, come parte di xAI, c’è poi la citata Grokipedia. Ma il mondo di Elon comprende tanti altri business. L’azienda <strong>SpaceX</strong> lavora per ridurre fino a 100 volte i costi dell’esplorazione spaziale; a meno che lo spazio non sia ‘di destra’ (ci vorrebbe Giorgio Gaber…), ci sembra una lodevole intenzione. SpaceX ha anche i satelliti Starlink, che stanno aiutando l’Ucraina nella guerra contro la Russia.</p>
<p>C’è poi <strong>Neuralink</strong>, con la missione di trattare malattie neurologiche e disabilità, o per controllare un computer con il pensiero (già 12 pazienti per 15.000 ore di uso finora). Si fa fatica a pensarne male.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/finanza/elon-musk-xai-spacex-data-center-spazio/" target="_blank" rel="noopener">Elon Musk unisce xAI e SpaceX</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/elon-musk-bisogna-abolire-lunione-europea/" target="_blank" rel="noopener">Elon Musk:Bisogna abolire l&#8217;Unione Europea</a></li>
</ul>
<p>Non pago, Musk ha anche <strong>The Boring Company</strong>, che costruisce innovativi tunnel sotterranei a basso costo (progetto Loop) per ridurre il traffico di superficie nelle città; il tutto con materiali sostenibili e solo per veicoli elettrici. Già 3 milioni di passeggeri trasportati a Las Vegas. In UE dovrebbero correre per averlo nelle nostre città.</p>
<p>E chiudiamo con Tesla. Auto elettriche innanzitutto, più sostenibile e in linea con il green-deal di così non si può; poi la guida autonoma (FSD), già sperimentata a Roma qualche mese fa, che ha l’obiettivo di ridurre la quotidiana strage sulle nostre strade (3.000 morti all’anno in Italia); infine Optimus, il robot umanoide, che potrà svolgere lavori pericolosi (e umili), aumentare la capacità di assistenza sanitaria, e tanto altro. <strong>Ci sono davvero le basi per detestarlo tanto?</strong></p>
<p>Il Corsaro nero, 21 maggio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/elon-il-cattivo/">Elon il cattivo?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>“Lavoro più ingaggiante”: ho smesso di reagire</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lavoro-piu-ingaggiante-ho-smesso-di-reagire/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/lavoro-piu-ingaggiante-ho-smesso-di-reagire/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Marco Bassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 16:55:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=320377</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando il linguaggio aziendale moderno mette alla prova la nostra pazienza (e la nostra sanità mentale)</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="79" data-end="255">Ieri ho lasciato che una studentessa affermasse: “Sono alla ricerca di un lavoro <strong>più ingaggiante</strong>”, senza battere ciglio. Alla mia veneranda età sto diventando davvero maturo.</p>
<p data-start="257" data-end="377" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Quando riuscirò a mantenere <strong>la calma assoluta</strong> di fronte a un “trovo tutto ciò molto sfidante”, sarò socialmente guarito.</p>
<p data-start="257" data-end="377" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Luigi Marco Bassani, 17 maggio 2026</p>
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		<title>&#8220;Dietro una tastiera non è tutto permesso&#8221;: l’allarme degli esperti sui pericoli del web</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 19:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Dark web]]></category>
		<category><![CDATA[haters]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro lo schermo il pericolo: a Pavia il summit sulla guerra invisibile che minaccia i giovani online</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cyberbullismo, haters, reati digitali e sicurezza online dei più giovani saranno al centro del convegno <strong>“CyberSicurezza</strong>: tra haters e opportunità per le nuove generazioni”, in programma venerdì 15 maggio nell’Aula Magna della Questura di Pavia, in via Rismondo. L’iniziativa, organizzata dal <strong>sindacato Fsp Polizia</strong> insieme alle strutture regionali e nazionali, si svolgerà dalle 9 alle 13.</p>
<p>Il ministro dell’Interno <strong>Matteo Piantedosi</strong> aprirà i lavori con un videomessaggio mentre tra gli ospiti istituzionali è prevista la partecipazione del sottosegretario Nicola Molteni, del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, Paola Chiesa della Commissione Difesa della Camera, oltre al prefetto, al questore e al sindaco di Pavia.</p>
<p>Il convegno riunirà rappresentanti delle <strong>istituzioni, forze dell’ordine ed esperti di cybersicurezza</strong> per affrontare un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra adolescenti e studenti. A moderare gli interventi sarà la giornalista Paola Fucilieri.</p>
<p>Tra i relatori figurano <strong>Simona Flavia Malpezzi,</strong> vicepresidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza; Riccardo De Corato, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali; Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica; Marco Valerio Cervellini dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e Rocco Nardulli, vice dirigente COSC Lombardia. Le conclusioni saranno affidate a Gaetano Marrone, segretario Fsp Lombardia, e al segretario generale Fsp Valter Mazzetti.</p>
<p>Al centro del confronto ci saranno soprattutto<strong> i rischi legati all’utilizzo inconsapevole della rete</strong> e dei social network, ma anche le opportunità offerte dagli strumenti digitali. Secondo Daniela Iovine, segretario provinciale Fsp Pavia, l’obiettivo dell’iniziativa è duplice: da una parte sensibilizzare gli studenti sui pericoli del web, dall’altra fornire strumenti di approfondimento agli operatori del settore. “<strong>Dietro una tastiera non tutto è permesso</strong> e ogni azione lascia una traccia”, sottolinea Iovine, evidenziando la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione e della consapevolezza digitale tra i più giovani.</p>
<p>Sulla stessa linea anche Valter Mazzetti, che definisce la cybersicurezza <strong>“una delle principali sfide per le istituzioni”,</strong> chiamate non solo a contrastare i reati online ma anche a fornire ai cittadini, soprattutto ai ragazzi, strumenti adeguati per muoversi in sicurezza in un contesto digitale sempre più complesso.</p>
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		<title>Kate in Italia, il dettaglio segreto a tavola: cosa le è stato servito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 14:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Kate Middleton]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra eleganza e curiosità: il retroscena sull'accoglienza alla principessa Middleton</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo viaggio all’estero dopo la malattia passa dall’Emilia e da un buffet studiato nei minimi dettagli. <strong>Kate</strong> <strong>Middleton</strong> ha scelto Reggio Emilia e Parma per una visita semi-privata legata ai suoi progetti sull’infanzia e sull’educazione, con una tappa alla Fondazione Reggio Children-Centro Loris Malaguzzi, realtà conosciuta a livello internazionale per il modello educativo dedicato ai più piccoli. Ma attorno all’arrivo della principessa del Galles si è mossa anche una macchina organizzativa costruita secondo un rigido protocollo, soprattutto sul fronte dell’accoglienza.</p>
<p>Il ricevimento istituzionale si è svolto nella <strong>Sala del Tricolore</strong> di Reggio Emilia, luogo simbolico dove nel 1797 nacque la bandiera della Repubblica Cispadana, poi diventata il tricolore italiano. Ad accogliere Kate Middleton c’era il sindaco Marco Massari, ma una parte rilevante dell’organizzazione si è concentrata sul servizio di tavola e sul menu pensato per l’ospite reale.</p>
<p>Dietro le quinte ha lavorato <strong>Petra</strong> <strong>Carsetti</strong>, esperta di galateo e campionessa mondiale di apparecchiatura della tavola, chiamata a supervisionare ogni dettaglio del ricevimento: dalla disposizione delle porcellane alle precedenze istituzionali, fino al dress code e alle formalità previste dal protocollo britannico. Nulla è stato lasciato al caso. Tazze bianche decorate con piccoli motivi floreali, piattini color Tiffany, tovaglioli in lino e posate d’argento hanno composto un allestimento volutamente sobrio ma molto curato, pensato per rispettare lo stile tradizionale della casa reale senza eccedere nella solennità.</p>
<p>Anche la scelta dei tè è stata calibrata con attenzione. Tra le varietà servite figurava il Qimen Jinzhen, tè rosso cinese dalle note dolci e delicate, insieme ad alcune selezioni provenienti dalla collezione di Fortnum&amp;Mason, storico marchio londinese legato da sempre all’aristocrazia britannica. Il servizio in sala è stato affidato ad Andrè Joao Cunha Fiaes, mentre il buffet è stato preparato da Marcella Abbadini e Andrea Incerti Vezzani della Locanda Ca’Matilde di Quattro Castella.</p>
<p>La cucina proposta ha seguito i gusti attribuiti alla principessa del Galles: piatti leggeri, ingredienti vegetali e attenzione alle erbe aromatiche. Non a caso la scelta è ricaduta su Ca’ Matilde, ristorante noto anche per il suo orto.<strong> Nel menu di benvenuto sono comparsi biscotti biologici alla lavanda</strong>, alla vaniglia e all’arancia, accompagnati da un piccolo assaggio di erbazzone, la tradizionale torta salata reggiana ripiena di bietole stufate, considerata uno dei simboli gastronomici del territorio.</p>
<p>Un’accoglienza costruita dunque <strong>più sul dettaglio e sulla misura che sull’ostentazione</strong>. E proprio questa attenzione quasi artigianale al servizio — dagli argenti alle porcellane, fino alla selezione del tè — è stata uno degli aspetti che, secondo gli organizzatori, Kate Middleton avrebbe maggiormente apprezzato durante la sua visita emiliana.</p>
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		<title>La lobby dell’antifascismo facile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonino Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 14:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le tensioni sociali non si placano, le opposizioni continuano a remare per aizzare le masse contro il Governo e per un’escalation degli scontri</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La prima considerazione che salta alla mente di chi segue costantemente l’evoluzione sociopolitica del Paese è <strong>il bassissimo livello d’informazione</strong> (e di onestà intellettuale) che caratterizza circa metà della popolazione; e ciò, per una Nazione che affonda le radici nel terreno, una volta fertile, della cultura, dell’arte e dell’ingegno, è grave, anzi è un elemento che ci avvicina (socialmente) più a stati in stile anarco-sudamericano che a democrazie civili ed evolute.</p>
<p>Escludendo le esternazioni bipartisan a sostegno della Presidente del Consiglio, a seguito degli attacchi ed insulti ricevuti rispettivamente da <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/il-giudizio-ingeneroso-e-affrettato-e-quello-di-crosetto-sulla-guerra-di-trump/">Trump</a> e <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-fallo-di-frustrazione-del-travaglio-di-mosca/" target="_blank" rel="noopener">Solovyov</a>,</strong> le dinamiche del confronto sociale restituiscono un quadro non rassicurante. Leader di opposizione ed alcune testate che continuano ad <strong>istigare odio</strong> manipolando subdolamente la realtà, milioni di cittadini disinformati che si lasciano irretire dalle menzogne di tali establishment e tirano fuori rabbia e violenza verbale ai limiti della legalità, social che permettono di tutto applicando la “censura” a senso unico, ovvero oscurando parzialmente la visibilità di chi non si allinea alla “rivolta contro i fascisti al potere” ed alcuni giornalisti e conduttrici/conduttori di programmi tv che alimentano questo clima avvelenato.</p>
<p>Per finire… <strong>anarchici, filo-Hamas ed italo-islamici</strong> vari che approfittano di ogni evento per attaccare le Forze dell’Ordine e destabilizzare il sistema, parte della magistratura (forte anche della vittoria del NO al referendum) che emana “sentenze politiche” trovando cavilli per poter scarcerare o non perseguire l’illegalità proveniente dal mondo degli immigrati irregolari e da gruppi borderline vicini ai partiti di sinistra.</p>
<h2>La libertà di stampa e la corretta informazione</h2>
<p><strong>Houston, abbiamo un problema</strong>, ed è ciò che possiamo definire onestà intellettuale e responsabilità in merito alle informazioni (ed opinioni) che si diffondono su carta stampata, attraverso social e tv e che, nel 50% dei casi (voglio mantenermi basso), non entrano nel merito delle questioni ma si manipolano per utilizzare l’informazione come uno strumento per delegittimare gli avversari, esattamente come fanno alcuni magistrati con le “sentenze politiche”.</p>
<p>Non è una questione di <strong>libertà di stampa</strong> ma dell’abuso che si fa di essa; con il pretesto di ciò che la Costituzione garantisce assistiamo a campagne vergognose su tutti i media, soprattutto all’indirizzo di una sola parte politica, a maggior ragione se governa; e se qualcuno osa dissentire o sindacare informazioni ed opinioni, palesemente manipolate, inesatte o addirittura false, viene immediatamente accusato di “voler mettere il bavaglio” a giornalisti ed opinionisti.</p>
<p>Un po’ come l’inefficienza di <strong>una certa giustizia che “autorizza” i criminali</strong> a delinquere senza temere alcunché perché protetti da un Paese garantista e certi di non trascorrere mai più di 24 ore  in cella; ciò che accade in parte del mondo dell’informazione segue lo stesso principio, ovvero “si può dire e scrivere di tutto, offendere e delegittimare perché si è garantiti e non si può essere messi a tacere”.</p>
<p>Pertanto, tale metodo scorretto di fare informazione non è dovuto ad <strong>un regime repressivo</strong> in cui chi governa controlla i media e pretende fango costante sugli oppositori… di conseguenza, non è un problema di libertà di stampa; fortunatamente siamo in una Nazione democratica e garantista e, paradossalmente, è proprio questo il punto nodale della questione: si usa la Costituzione come scudo per poter oltrepassare i limiti della decenza e della civiltà.</p>
<p><strong>Chi fa informazione dovrebbe essere imparziale</strong> (quasi come un magistrato), ciò non significa che non possa essere schierato, ed anche dimostrarlo apertamente, ma un minimo di onestà intellettuale e deontologia dovrebbero essere alla base di ogni opinione che si esprime ed ogni informazione che si riporta, ovvero entrare sempre nel merito delle questioni e sentire la responsabilità di riportare la realtà anche se accompagnata da opinioni che denotano un evidente schieramento.</p>
<p>Questo modo, ripeto, scorretto, di fare informazione rende le masse ignoranti, genera contrapposizioni violente, anziché confronti civili, ed alimenta <strong>la disonestà intellettuale</strong>… che è ciò che perseguono le “lobby dall’antifascismo facile” tirato in ballo ad ogni piè sospinto.</p>
<h2>Il caso social</h2>
<p>Non v’è dubbio alcuno che i social network, sin dall’avvento, <strong>inizialmente nati per aiutare a socializzare</strong>, si sono trasformati in terreno fertile per “immondizia sociale” (a prescindere dai colori politici); truffatori di ogni specie, individui che sfogano con violenza la propria rabbia o odio nei confronti di qualcuno, donne “in vendita”, a volte prostituzione e pornografia mascherate, promozione del gioco d’azzardo, fantomatici milionari <strong>(pseudo-traders)</strong> che esibiscono auto di extra-lusso e ville milionarie (i cosiddetti “fuffa-guru”) e, ovviamente, politici che diffondono menzogne e giornalisti scorretti di cui sopra.</p>
<p>Se tutto ciò accadesse nel mondo reale non basterebbe un carcere per ogni comune, come mai nel mondo virtuale, nonostante la reiterazione di reati reali, tutto fila liscio e nessuno paga?  Semplicemente perché si ha paura di essere additati come <strong>“fascisti” o “repressori”</strong> se si decidesse per un giro di vite al fine di eliminare prevaricazioni, violenze verbali, offese, delegittimazioni, promozione di terrorismo, di menzogne e così di seguito. Ciò significherebbe imporre regole ferree agli utenti e protocolli ultra-severi cui i social dovrebbero attenersi, ad iniziare dal non sponsorizzare post-truffa o che diffondono fake news.</p>
<p>Bene, è il momento di mettere in pratica tutto ciò, di emanare normative che equiparino il mondo reale al virtuale, di mettere a tacere (nonostante la democrazia) <strong>chi semina odio e violenza,</strong> chi diffonde informazioni false (art. 656 c.p.), chi promuove gioco d’azzardo, truffe finanziarie e terrorismo e chi diffonde falsità per irretire ed aizzare le masse e, soprattutto, chi provoca.</p>
<h2>Fino a che punto si vuol tirare la corda?</h2>
<p>A prescindere dal fatto, oltretutto, che i social incarnano tutto ciò che dista anni luce da etica, lealtà, correttezza, valori e civiltà, è strettamente necessario intervenire con coraggio per stroncare una bomba sociale ad orologeria (per ora virtuale) che, se ignorata, esploderà trasferendo dal virtuale al reale tutte le dinamiche “criminali”. Qualche avvisaglia l’abbiamo già avuta con <strong>manifestazioni di piazza (violente)</strong> i cui partecipanti sono stati aizzati attraverso i social.</p>
<p>Il rischio di una<strong> “guerra civile”</strong> (già in atto nel mondo virtuale) è più reale di quanto si possa immaginare; ergo, anche se stringere la morsa per social ed utenti significherebbe essere definiti“repressori”, è un’azione che va messa in pratica prima che sia tardi.</p>
<p>I social sono un terreno di <strong>illegalità diffusa</strong> che non è più possibile tollerare, idem testate che manipolano la realtà.</p>
<p>Antonino Papa, 23 aprile 2026</p>
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		<item>
		<title>E alla fine arriva Francy Gaza, Nostra signora di Vogue</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/e-alla-fine-arriva-francy-gaza-nostra-signora-di-vogue/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 08:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cover, capricci e coltelli: anatomia di una sinistra che si sbrana. E la Albanese finisce sulla copertina di Vogue</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema è che anche<strong> le sardine invecchiano,</strong> precocemente incanutiscono e i loro vizi da ricche comuniste, come pagare trecento euro all&#8217;ora l&#8217;armocromista per farsi insegnare le mutande coordinate con la divisa, ieri istituzionale, domani sciammanata da carro pride, oggi casual snob da campagna elettorale, appena 4 anni dopo sembrano archeologia politica, ossia mediatica, cioè immaginaria.</p>
<p>Il PD della gestione Lella perde i pezzi e le pezze, <strong>le Madia cercano badia,</strong> ovvero casa, in territori renziani dove per pilotare il campolargo sgomitano nuovi prodotti ancor più patinati e pattinati. Ci sono queste due omonime, colleghe nello sport, lancio del martello, e ora nella politica, una artefatta dai piedi senza scarpe alla testa, oh, così blasé, l&#8217;altra più grezza ma impara in fretta, sta mollando <a href="https://www.nicolaporro.it/il-primo-maggio-degli-agenti-respingere-i-violenti-pro-askatasuna/" target="_blank" rel="noopener"><strong>quella sua maglietta fina da Askatasuna</strong></a>, quell&#8217;aria da precaria stracciatella per rifugiarsi in divise sempre più consone, quei completini rigidi, BCE style, pura estetica da Diabolik, da Clerville, da Bruxelles, oh così Ursula, così Christine, così Roberta.</p>
<p><strong>E alla fine arriva Francy. </strong>La ragionevole estimatrice di Hamas &#8220;che ha fatto cose buone, ospedali, scuole&#8221;, da riempire di bambini come scudi umani, ma stà a spaccà er capello, resistenza globale tutto si fa per te. Francy Gaza non sarà Barbie Gaza, non può, per evidenti limiti, da anni, forse da sempre, ma attenzione: sta riguadagnando il tempo perso a grandi falcata e martellate. La sua è una rivoluzione lenta ma inesorabile, di copernicano marxismo: smesse la palandrane, le gonnellone da suffragette grillarelle anni 70, eccola risplendere anche lei da una copertina e che copertina: siamo su Vogue British, compagne, la rivista che va a ruba tra le velate di Gaza, di Teheran, di Islamabad.</p>
<p>Inaudito, e così la sfottono, la attaccano inveleniti, <strong>Francy Gaza</strong>: ma sbagliano. Abbagliati dalla nuova mise blu propal, vedono sempre il dito al posto della mezzaluna, si soffermano sulla spocchia d&#8217;ordinanza, sono una grande scrittrice, ho migliaia di clienti, ma è tutto contorno, appena distorsione di ego, le Francy Gaza sono un po&#8217; come le colone sioniste, stan sempre tra di loro e nessuno le critica, se la cantano e se la suonano. Ma no, la metamorfosi di Albanese non è solo egolatrica, non è pura vanità.</p>
<p>Certo, c&#8217;è anche quella, siamo di fronte ad uno tra i personaggi più pieni di sé degli ultimi anni ed è una bella lotta, oggi più che mai vale l&#8217;aforisma di Eugenio Finardi, “la gente s&#8217;innamora sempre della gente convinta”. E auspicabilmente poi la vota e allora siamo al busillis: vanità qui non rima con vacuità, non soltanto, almeno, Francy, cui dei gazawi e compagnia bella importa infinitamente meno che di sé stessa, è una ambiziosa, <strong>tipo un Vannacci in gonnellona,</strong> va preparando la discesa annunciata e pare abbia scelto finalmente il partito di Salis, preferito ai 5 Stelle che pure, per via travagliesca, l&#8217;avevano generosamente apparecchiata. Il che dovrebbe suggerirci qualcosa a proposito dei reali equilibri in quel gran casino d&#8217;un centro sociale di estrema sinistra per ipocrisia chiamato campolargo. Lasciate qualche speranza o voi c&#8217;entrare, voi ex lanciatrici di martelli: si fa largo di gran Vogue una un poco fané, ma estremista ancor più di te.</p>
<p>Donne, di sinistra hardcore (il riformismo renziano è fumo nei tacchi), presuntuose, protese verso la galassia flotillera, propal, antitrump che correttamente si legge anti occidente: ed ogni occasione è buona per superarsi nel delirio a pendolo tra islam e woke. A parole, certo, fuffa da copertina, da book fotografico, da servizio di moda, dovessero arrivarci si riconvertono subito, mica vogliono fare la fine di un Mamdani a New York: basta Genova, per quello.</p>
<p>Ma intanto sono lì e <strong>la bagarre,</strong> alla resa dei conti, sarà più violenta di un arrivo della Milano Sanremo. Ad arrancare sembra Lella, sardina logorata dal potere mai avuto: la politica è un conte Ugolino che divora le sue figlie, ha bisogno di faccette sempre nuove e ci vuole un fisico bestiale perché appena sbagli una mossa i demiurghi, si chiamino Renzi, Travaglio o FratoNelli ti rinnegano, ti scaricano.</p>
<p>Qui non si guarda in faccia nessuna, <strong>o funzioni o sei fuori.</strong> Sul filo di una cover affilano gli artigli le candidate al Politburo di Gaza: roba da dure che non hanno pietà, non possono convivere, non si dà in natura, è una lotta femminicida, solo la più spietata e con le massonerie giuste resterà in piedi. Ma finché comandano a casa loro, poco male, se non per Conte, unico gallo nel pollaio. È se dovessero esorbitare con la buona grazia del Colle garante, allora sì che sarebbero guai grossi come montagne.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte, una donna sola al comando: la Giorgia che in 4 anni, lei sì, di comando appare segnata, scavata, appare diversa, più consapevole e più fragile. <strong>Questo maledetto potere distrugge chi non ce l&#8217;ha</strong> ma pure chi ce l&#8217;ha e se ne frega se sei donna, anzi infierisce. Fra tante critiche che le si possono fare, Meloni almeno una non la merita: quella di indulgere oltre misura nell&#8217;egocentrismo prospettico, da rampante in posa, come le contraltare della sinistra ricca, come questa Francy il cui scatto riciclato risulta insopportabilmente studiato, fasullo come <strong>le sparate strategiche su Taranto</strong> che è una piccola Gaza, sul millantato disinteresse quando tutte non fanno che consultare i sondaggi come gli oroscopi. E la corsa non è contro la premier, è contro le altre tre.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/albanese-dal-palco-la-spara-grossa-bimbi-di-taranto-come-a-gaza/" target="_blank" rel="noopener">Albanese dal palco la spara grossa:Bimbi di Taranto come a Gaza</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quali-sono-le-fonti-ehmmmm-la-figuraccia-di-albanese-su-gaza/" target="_blank" rel="noopener">Quali sono le fonti?;;Ehmmmm La figuraccia di Albanese su Gaza</a></li>
</ul>
<p>E allora per il momento godiamoci <strong>questa Gaza tra donne,</strong> questo definirsi e rifinirsi copertina su copertina, campagna dopo campagna, ritratto per ritratto, boutade su boutade, questa danza di miraggi che non è più cringe, non è grottesca, è qualcosa di già oltre, in un controluce quasi minaccioso, segno dei tempi ma tempi inquietanti, vuoti ma carnivori, come di zombie seducenti ma spaventosi.<br />
Max Del Papa, 6 maggio 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché bisogna festeggiare il lavoro</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-festeggiare-il-lavoro/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/perche-bisogna-festeggiare-il-lavoro/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 12:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Celebriamo oggi la Festa dei lavoratori. Si tratta di una giornata colma di significato, un&#8217;occasione per mettere al centro il tema del lavoro, perché esso sia garantito ai cittadini, perché esso sia dignitoso. Il lavoro è parte integrante della vita di ciascuno di noi: mediante il lavoro, infatti, ognuno contribuisce al bene dell&#8217;altro, in una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Celebriamo oggi la <strong>Festa dei lavoratori</strong>. Si tratta di una giornata colma di significato, un&#8217;occasione per mettere al centro il tema del lavoro, perché esso sia garantito ai cittadini, perché esso sia dignitoso. Il lavoro è parte integrante della vita di ciascuno di noi: mediante il lavoro, infatti, ognuno contribuisce al bene dell&#8217;altro, in una catena di corresponsabilità e di attenzione reciproca. <strong>Con il lavoro l&#8217;uomo risponde alla sua vocazione</strong> che è quella di contribuire al benessere proprio e della società all&#8217;interno della quale è inserito.</p>
<p>Per questo le politiche del lavoro contribuiscono alla dignità dell&#8217;uomo. Quando il lavoro manca, quando non è adeguatamente remunerato, quando le tutele non sono garantite, quando la sicurezza è posta in secondo piano rispetto al profitto, quando per uno stesso impiego si fanno preferenze di genere, <strong>la dignità dell&#8217;uomo non è rispettata</strong> e si giunge alle diverse forme di sfruttamento di cui troppo spesso la cronaca ci informa. Le grandi conquiste sindacali del passato sembrano essere così vanificate.</p>
<p>Ritengo, dunque, condivisibili gli sforzi del Governo che ha voluto introdurre nel <strong>Decreto Lavoro</strong> approvato dal Consiglio dei Ministri una serie di importanti misure, quale quella del <strong>salario giusto,</strong> in modo che la contrattazione sia garantita, senza ricorrere ad una cifra oraria prestabilita che non è garanzia di rispetto dei diritti dei lavoratori. Significativa anche la misura che stabilisce che gli incentivi pubblici verranno erogati solamente a favore di chi garantisce ai dipendenti <strong>una retribuzione corretta</strong>, all&#8217;interno di contratti regolari, per i quali i parametri restano i contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative a livello nazionale.</p>
<p>Si tratta, dunque, di misure che si pongono come obiettivo il rispetto dei lavoratori, il rispetto dei contratti, il rispetto della contrattazione. Mi sia consentito anche di rivolgere un invito al rispetto degli obblighi in ordine alla sicurezza sui luoghi di lavoro, in tutti gli ambienti lavorativi ma specialmente in quelli dove i rischi per i lavoratori sono maggiori. <strong>Non si lesini sulla formazione dei lavoratori</strong>, sui dispositivi di protezione, sul rispetto delle buone prassi: le norme di sicurezza sono una forma di rispetto della vita dei lavoratori. Quando si parla di rispetto per la vita, si deve rivolgere una particolare attenzione anche al tema delle norme di sicurezza. Nulla e nessuno deve essere immolato sull&#8217;altare del profitto. Auguri, dunque, a tutti i lavoratori, con l&#8217;auspicio che il lavoro sia per tutti occasione di crescita e di promozione umana.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 1° maggio 2026</p>
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		<title>L&#8217;eutanasia che scuote il mondo: Wendy Duffy è in salute, ma oggi si farà morire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:33:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il controverso caso tra libertà di scelta, dolore personale e le criticità etiche di una procedura sempre più “aziendalizzata” della morte volontaria assistita</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mitologia greca <strong>Pegaso</strong> è il celebre cavallo alato nato dal sangue di Medusa e simbolo di libertà ed immortalità. La Società svizzera Pegasos è invece simbolo di mortalità, anzi di morte, e di morte addirittura volontaria. Come spiega il suo sito internet, la Pegasos Swiss Association è un‘organizzazione senza scopo di lucro per la morte volontaria assistita (VAD, Voluntary Assisted Dying) con sede a Basilea.</p>
<p>Questa associazione &#8220;crede che sia diritto umano di ogni adulto razionale e di mente sana, indipendentemente dal suo stato di salute, di scegliere il modo e il momento della sua morte&#8221;. Il nome della Pegasos è balzato agli onori delle cronache per la notizia di vari siti di news inglesi, ripresa dal <em>Corriere della Sera</em> e dall‘elvetico 20 Minuten.ch, di una donna inglese di 56 anni,<strong> Wendy Duffy,</strong> ex operatrice sanitaria, che si è rivolta a questa società per poter morire. Pur se in piena salute, questa donna ha preso la drammatica decisione di <strong>voler terminare la sua vita</strong> dopo aver perso il figlio ventitreenne Marcus quattro anni fa, soffocato con del cibo di ritorno da un pub. La Duffy, che aveva già provato a suicidarsi, ha dichiarato: «Voglio morire e questo è quello che farò. È la mia vita, è la mia scelta». Quindi ora ha comunicato alle sue quattro sorelle e ai due fratelli la sua tragica scelta.</p>
<p data-start="893" data-end="1685">La Duffy ha già selezionato il vestito da indossare e la canzone da suonare al momento del trapasso, «Die with a smile» di <strong>Lady Gaga</strong> e Bruno Mars. Ha dato disposizione che la finestra della camera sia aperta, in modo che la sua anima possa volare via e che le sue ceneri vengano rispedite in Gran Bretagna e sparse in un parco insieme a quelle del figlio.</p>
<p data-start="893" data-end="1685"><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li data-start="893" data-end="1685"><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/eutanasia-business-70-milioni-wendy-duffy-svizzera-olanda/" target="_blank" rel="noopener">Eutanasia, il Dottor Morte vale 70 milioni</a></li>
</ul>
<p data-start="1687" data-end="3373">Mentre altre società che praticano l’eutanasia in Svizzera accettano richieste solo da persone già <strong>gravemente malate</strong> o con una diagnosi fatale (come la Dignitas, vicino a Zurigo), la controversa Pegasos consente la «dolce morte» anche a chi è perfettamente in salute. Guardando nel suo sito internet, se non si trattasse di tale «servizio», sembrerebbe un club come molti altri. <strong>Bisogna registrarsi creando un profilo</strong>, e, solo se si vuole, si può anche diventare sostenitori dell’associazione versando 100 CHF.</p>
<p data-start="1687" data-end="3373">La procedura per la «dipartita» è freddamente spiegata sul sito internet: la morte volontaria assistita costa circa <strong>10.000 CHF,</strong> da pagare in due rate: la prima, come deposito, al momento della registrazione e domanda, il secondo versamento è dovuto quando si «viene al dunque», cioè si fissa l’appuntamento con la propria morte. Dopo aver creato il proprio profilo sul sito, dunque, si viene guidati passo dopo passo per inoltrare la propria domanda insieme alla prima rata del pagamento.</p>
<p data-start="1687" data-end="3373">Inizia così il processo. Il team Pegasos controllerà la domanda. A seconda del numero totale di richieste ci vorrà un certo tempo per analizzare la pratica, perciò è anche possibile specificare se la procedura debba essere valutata con urgenza. Se la domanda viene accolta, si verrà informati con una e-mail e si potrà concordare la fatidica data. Come specificato, è necessario arrivare all’hotel raccomandato dalla società un giorno prima della data voluta per poter espletare le pratiche necessarie. La Pegasos fornisce anche informazioni generali sulla Svizzera come un qualunque<strong> sito «turistico»</strong> che si rispetti, presupponendo che alcuni clienti (o pazienti?) arrivino dall’estero.</p>
<p data-start="3375" data-end="4215" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il tema dell’eutanasia è sicuramente uno dei più difficili, <strong>controversi, eticamente e religiosamente complicati</strong> in quasi tutto il mondo. Ogni persona che soffre, fisicamente e anche moralmente, deve essere capita ed ascoltata. Però è veramente disturbante leggere su un sito internet in modo asettico e un po’ mellifluo la procedura per poter morire, pur senza problemi fisici, come se fosse una qualunque pagina web di e-commerce o di turismo o di qualche servizio amministrativo.</p>
<p data-start="3375" data-end="4215" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Forse questa eccessiva ostentazione della presunta cura totale del cliente (o paziente o turista che dir si voglia), mettendo al primo posto la volontà della persona, senza obblighi morali o di coscienza, nel far sì che tutto si svolga nel modo più liscio ed invisibile possibile, senza intoppi burocratici, può funzionare solo nella <strong>neutrale Confederazione.</strong></p>
<p>Andrea Gebbia, 24 aprile 2026</p>
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		<title>L&#8217;ombra del Luddismo: il problema non è l&#8217;Ai, ma non saperla usare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 16:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’IA corre, il sistema sociale no: cosa succede quando il lavoro scompare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo all’alba di una trasformazione che promette (o minaccia) di essere più profonda della scoperta del vapore. Se nel 1800 il telaio meccanico rimpiazzò le mani dei tessitori inglesi, <strong>oggi l’Intelligenza Artificiale e la robotica avanzata</strong> si preparano a fare lo stesso con il lavoro cognitivo e i servizi. Siamo quindi arrivati alla fine del lavoro per come lo conosciamo? Il panorama non è lontano dalla realtà. <strong>Non parliamo più solo di operai in fabbrica</strong>, ma di una rivoluzione che colpisce in orizzontale. Servizi e ristorazione, per esempio, con robot capaci di preparare cocktail o servire ai tavoli (già realtà in Asia e in alcuni poli tecnologici europei).</p>
<p>Oppure nella logistica e nei trasporti, perché con l’avvento dei veicoli a guida autonoma e dei droni la figura del corriere o dell’autista potrebbe diventare obsoleta. O ancora tramite <strong>i modelli di possesso</strong>: la transizione dal “possedere” un’auto all’abbonamento a un servizio di mobilità (MaaS) centralizzerà la manutenzione in hub automatizzati, riducendo drasticamente il bisogno di officine diffuse sul territorio.</p>
<p><strong>Esiste realmente quindi un rischio “neo-luddista”?</strong> La minaccia appare reale nel caso in cui il processo di transizione non venga opportunamente governato. La differenza rispetto al passato è la velocità. Nel XIX secolo i lavoratori avevano generazioni per adattarsi; oggi il mercato del lavoro cambia radicalmente in meno di un decennio.</p>
<p>Mentre figure come agenti di commercio, segretarie e cassieri vedono le loro mansioni automatizzate, <strong>la domanda di ingegneri e sviluppatori software esplode</strong>. Tuttavia, senza una riforma strutturale del sistema educativo, la massa critica di lavoratori non avrà le competenze per salire sul carro dell’innovazione.</p>
<p>Questa è la cruda realtà del 2026: stiamo vivendo una collisione a catena tra una tecnologia che corre a velocità di curvatura e un sistema formativo italiano che sembra muoversi ancora con la trazione a cavallo. Mentre l’IA generativa e la robotica collaborativa (<strong>i cosiddetti cobot</strong>) sono già entrate nei bar e nelle medie imprese, i dati ci dicono che meno della metà dei giovani italiani (47%) usa regolarmente questi strumenti, contro una media europea che vola sopra il 63%. Il rischio non è solo l’automazione, ma l’irrilevanza.</p>
<p>Il problema, insomma, non riguarda soltanto cosa si studia nelle nostre scuole, ma soprattutto come lo si studia. E qui<strong> i numeri parlano chiaro</strong>: in Italia, tre insegnanti su quattro ammettono di non aver mai ricevuto una formazione specifica sull’intelligenza artificiale. Pensiamoci un momento: sono le stesse persone che dovrebbero preparare i giovani a un mondo dominato dagli algoritmi.</p>
<p>Da un lato abbiamo la tecnologia, che corre velocissima. Oggi<strong> l’IA evolve a un ritmo impressionante:</strong> ogni sei mesi, più o meno, emerge un nuovo modello che rende di fatto obsoleta la competenza appena acquisita nel semestre precedente. Dall’altro lato invece c’è la nostra scuola, che si muove con una lentezza quasi grottesca. I programmi ministeriali e i cicli di aggiornamento per i docenti richiedono anni — letteralmente anni — per essere approvati, discussi, modificati e infine implementati.</p>
<p>Il risultato di questa sfasatura è sotto gli occhi di tutti: stiamo creando una generazione di nuovi analfabeti. Non nel senso tradizionale del termine — queste persone sanno leggere, scrivere e far di conto — ma nel senso più profondo e preoccupante: non sanno dialogare con una macchina, non sanno interrogare un modello di IA, non sanno gestire un processo automatizzato. Sono esclusi dal mondo che verrà, non perché siano ignoranti, ma perché nessuno ha insegnato loro <strong>la lingua del futuro.</strong></p>
<p>Il risultato? <strong>Una fuga di cervelli di ritorno:</strong> chi ha le competenze scappa all’estero (Germania, Olanda, Svizzera), dove gli stipendi per queste figure sono superiori del 30-40% rispetto all’Italia.</p>
<p>Ma il vero allarme non è la macchina in sé, ma l’analfabetismo funzionale di ritorno. Se il sistema scolastico resta ancorato a modelli del secolo scorso, avremo una società spaccata in due: da una parte un’élite tecnologica di pochi professionisti altamente specializzati, con stipendi elevati, spesso costretti a emigrare dove la tecnologia è più avanzata. Dall’altra una massa di esclusi: persone i cui lavori sono stati <strong>“algoritmizzati”</strong> e che non trovano posto nel nuovo ecosistema, rischiando di scivolare verso la marginalità sociale.</p>
<p>Se, come abbiamo detto, il lavoro manuale e i servizi di base spariranno, il modello economico basato sul “lavoro in cambio di salario” crolla. Qui entra in gioco <strong>il Reddito di Base Universale (UBI).</strong> L’idea è nota: una somma fissa erogata dallo Stato a ogni cittadino, indipendentemente dal lavoro svolto, finanziata non più dalle tasse sul lavoro umano ma da una tassa sui robot o sugli algoritmi. Ma attenzione: <strong>il reddito universale</strong> è la soluzione economica, ma rischia di diventare un fallimento sociale. Dare 1.000 o 1.500 euro a un ex operaio, un ex autista o un ex impiegato dicendogli “stai a casa, non servi più” è una condanna alla morte civile. Perché il lavoro non è solo un bancomat: è un’identità. Nella nostra cultura il “mestiere” definisce chi siamo. Senza di esso, l’individuo perde il rispetto di sé e il riconoscimento degli altri. Il reddito universale può riempire la pancia, ma rischia di lasciare <strong>un vuoto nell’anima</strong> che nessuna tassa sui robot può colmare.</p>
<p>Senza un ruolo nella società, <strong>l’essere umano appassisce</strong> o, peggio, incanala la frustrazione in rabbia distruttiva. Ecco allora il rischio sociale concreto: una massa di persone senza occupazione, mantenuta dallo Stato, diventa facilmente manipolabile e preda di depressione, dipendenze o movimenti politici estremisti.</p>
<p>Senza un reddito garantito e una formazione che insegni a <strong>“gestire i robot”</strong> invece di “competere con i robot”, la rivolta è inevitabile. Se un ex agente di commercio o una segretaria si ritrovano a 45 anni senza prospettive perché sostituiti da un software, la rabbia sociale si dirigerà contro le macchine o contro lo Stato incapace di gestire il passaggio.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/intelligenza-artificiale-lavoro-licenziamenti-automazione/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;intelligenza artificiale licenzia i lavoratori</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/lintelligenza-artificiale-governera-le-nostre-vite-non-e-per-forza-un-male/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;intelligenza artificiale governerà le nostre vite? Non è per forza un male</a></li>
</ul>
<p>Rischiamo di ritrovarci con <strong>una società polarizzata</strong>: una minuscola aristocrazia tecnologica e una massa che vive di sussidi minimi, senza scopo sociale. E non si spaccheranno le macchine solo per fame, ma per rabbia. I “nuovi luddisti” del XXI secolo non useranno martelli, ma la loro disperazione per abbattere un sistema che li ha dichiarati obsoleti. <strong>La rivoluzione dell’IA non è un destino cinico e baro,</strong> ma uno strumento. Se diventerà un mezzo di emancipazione dalla fatica o un generatore di disuguaglianza estrema dipenderà esclusivamente da come decideremo di istruire le prossime generazioni e di ridisegnare il patto sociale.</p>
<p><strong>Se la politica non capisce che la dignità del fare</strong> è importante quanto il pane, allora i nuovi luddisti non tarderanno ad arrivare. E questa volta non avranno bisogno di martelli: avranno la loro disperazione — e forse, stavolta, anche la ragione dalla loro parte.</p>
<p>Marco Monetini, 22 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lombra-del-luddismo-il-problema-non-e-lai-ma-non-saperla-usare/">L&#8217;ombra del Luddismo: il problema non è l&#8217;Ai, ma non saperla usare</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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