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	<title>Nicolaporro.it</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 Oct 2026 14:17:33 +0000</lastBuildDate>
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		<title>San Siro, tutti bocciati i ricorsi al tar contro la vendita: strada spianata per il nuovo impianto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:17:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[abbattimento]]></category>
		<category><![CDATA[inter]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Via libera dal Tar di Milano alla vendita dello stadio di San Siro e delle aree circostanti a Inter e Milan. Il tribunale amministrativo ha infatti respinto tutti i ricorsi presentati contro l&#8217;operazione, aprendo così la strada alla prosecuzione del progetto per il nuovo impianto. I ricorsi erano cinque, promossi nel corso degli anni da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Via libera dal Tar di Milano alla vendita dello stadio di San Siro e delle aree circostanti a Inter e Milan. Il tribunale amministrativo ha infatti respinto tutti i ricorsi presentati contro l&#8217;operazione, aprendo così la strada alla prosecuzione del progetto per il nuovo impianto. I ricorsi erano cinque, promossi nel corso degli anni da associazioni e cittadini. Il più vecchio risaliva al 2022. <strong>Tutti i procedimenti sono stati riuniti e definiti con una sentenza che ha respinto complessivamente sei motivi di ricorso.</strong></p>
<h2>Il progetto di Milan e Inter può andare avanti</h2>
<p>La decisione del Tar rimuove dunque uno degli ostacoli giudiziari che incombevano sull&#8217;operazione. Inter e Milan possono ora proseguire il percorso per la realizzazione del nuovo stadio nell&#8217;area di San Siro.<strong> Il progetto prevede anche l&#8217;abbattimento dell&#8217;attuale Giuseppe Meazza,</strong> destinato a lasciare spazio al nuovo impianto previsto dai due club.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Io in fascia protetta?&#8221;, &#8220;Gusti invertiti&#8221;. Furibonda lite Cerno-Vannacci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Cerno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scontro tra il generale Roberto Vannacci e il direttore del Giornale Tommaso Cerno</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scontro tra <strong>Tommaso Cerno</strong> e <strong>Roberto Vannacci</strong> si accende sulla Rai, sulla fascia protetta e sul tema dell’omosessualità in televisione.</p>
<p>Ad aprire le ostilità è stato il direttore de <em>Il Giornale</em>. «Pensate che meraviglia, in Rai c&#8217;è il pluralismo, e nel pluralismo ci vuole anche Cerno ogni tanto, perché non si capisce perché chiunque può dire tutto e io no &#8211; ha detto  &#8211; Ci provano in tutte le maniere: ho sentito dire pure che <strong>siccome sono omosessuale dovrei andare in fascia protetta</strong>, l&#8217;ha detto il generale Vannacci». L&#8217;affondo contro il leader di FnV è stato durissimo: «Io credo che la fascia più protetta di così non possa essere, perché le 14 è protetta dalla democrazia, dalle famiglie, dalle persone normali a cui ti rivolgi. E se vogliono ribellarsi si ribellano, la loro protezione viene dalla libertà, caro generale: se togli tutti i gay dalla televisione dopo non ci resta nessuno, devono mandare la pubblicità praticamente dalle otto di mattina a mezzanotte».</p>
<p>Ma Cerno non era limitato alla polemica a distanza e aveva lanciato direttamente il guanto di sfida: «Un confronto con Vannacci? Lo farei volentieri, lo chiederò al generale. Vediamo se ci viene, penso di sì perché mi pare sia uno a cui piace andare in televisione. <strong>Quindi mettiamo già sul tavolo il Vannacci-Cerno in fascia protetta</strong>».</p>
<p>La replica del leader di <strong>Futuro Nazionale</strong> non si è fatta attendere. Secondo Vannacci, Cerno «si è inventato che Futuro Nazionale voglia proibire a chi ha gusti omosessuali di comparire in tv». Quindi ha precisato la propria posizione: «Non so se <strong>chi ha gusti invertiti</strong> abbia il patentino per sparare corbellerie più grosse rispetto a chi ha i gusti che si inquadrano nella normalità, ma le regole in televisione saranno uguali per tutti: in fascia protetta, quando ci sono i bambini davanti allo schermo, la propaganda gender e omosessualista non deve poterla fare né chi ha gusti omosessuali né chi ha gusti eterosessuali».</p>
<p>Vannacci passa poi all’attacco personale ricordando il percorso politico e professionale del giornalista: «Cerno, che dichiara di avere una preferenza erotica per i maschietti, di spazio ne ha dappertutto: ha fatto il senatore del Partito democratico, è stato dirigente di Arcigay, oggi è direttore de <em>Il Giornale</em> e fa il guru del centrodestra, ha addirittura una trasmissione in Rai».</p>
<p>E chiude con un’altra stoccata: «Ma di cosa si lamenta? A me, per esempio, son sempre piaciute le donne e ciò non mi ha garantito né una citazione eterna nella Commedia di Dante né il patentino di “sparare minchiate”, come dice lui, tantomeno sulla pelle dei bambini». Ora resta da vedere se, dopo lo scontro a distanza, il confronto proposto da Cerno diventerà davvero un faccia a faccia televisivo.</p>
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		<title>Gasolio e benzina, lo Stato fa molti più danni delle guerre</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/gasolio-e-benzina-lo-stato-fa-molti-piu-danni-delle-guerre/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[accise]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[gasolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia attribuire il caro carburanti alla guerra in Iran è una spiegazione troppo comoda e parziale. La guerra può far salire il costo del petrolio. Ma quanto lo Stato pretende a ogni rifornimento lo decide la politica. Prendiamo il gasolio: al prezzo medio self del 6 ottobre, 2,244 euro al litro, applicando la fiscalità [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia attribuire il caro carburanti alla guerra in <strong>Iran</strong> è una spiegazione troppo comoda e parziale. La guerra può far salire il costo del petrolio. Ma quanto lo Stato pretende a ogni rifornimento lo decide la politica.</p>
<p>Prendiamo il <strong>gasolio</strong>: al prezzo medio self del 6 ottobre, 2,244 euro al litro, applicando la fiscalità ordinaria, lo Stato incassa 1,078 euro tra accisa e IVA: il 48% del prezzo, praticamente la metà. E l’IVA viene applicata anche sull’accisa: paghiamo una tassa sulla tassa. <strong>Su un pieno da 50 litri spendiamo 112,20 euro, dei quali 53,88 finiscono al fisco</strong>.</p>
<p>Il prelievo complessivo sui carburanti dovrebbe fermarsi al 15–20% del prezzo finale. Lo Stato deve ridurre le proprie<strong> assurde pretese sul prezzo dei carburanti</strong> che si sommano alle tasse e ai contributi abnormi che già soffocano i contribuenti. I numeri mostrano cosa significherebbe. Mantenendo invariata la componente industriale e commerciale e trasferendo integralmente il taglio fiscale al consumatore, quel litro di gasolio &#8211; con tutte le guerre &#8211; costerebbe:</p>
<ul>
<li>1,37 euro con un prelievo del 15%.</li>
<li>1,46 euro con un prelievo del 20%.
<p>Su 50 litri, tra 39 e 44 euro risparmiati a ogni pieno. Soldi che rimarrebbero alle famiglie, agli artigiani, ai commercianti, a chiunque usa l’automobile per lavorare.</li>
</ul>
<p>Anche il confronto europeo fa riflettere: nella rilevazione del 28 settembre il gasolio costava 2,35 euro in Italia, 1,93 in Spagna e 2,06 in Polonia. <strong>Le differenze dimostrano che il prezzo italiano non è un destino inevitabile</strong> e che se vi fosse la volontà politica potremmo diventare per una volta l’esempio e non il solito ultimo in classifica quando si parla di tasse. Il governo non controlla il petrolio mondiale. Controlla quanto preleva dalle nostre tasche ad ogni rifornimento.</p>
<p>La guerra può spiegare una parte del rincaro. Non può diventare l’alibi per difendere un fisco che si prende quasi metà del rifornimento. Una follia statalista. <strong>Lo Stato italiano tagli le proprie spese e le pretese fiscali</strong> e si assuma le sue responsabilità, perché su questo si misura la capacità di un governo di fare qualcosa di utile.</p>
<p>Andrea Bernaudo, 6 ottobre 2026</p>
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		<title>Il Tribunale di Milano scrive a Nordio per denunciare i “drammatici tagli al personale”</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/il-tribunale-di-milano-scrive-a-nordio-per-denunciare-i-drammatici-tagli-al-personale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 13:47:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Roia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[tagli]]></category>
		<category><![CDATA[Tribunale di Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Archiviazioni che procedono a rilento, procedimenti di codice rosso e sui migranti più lenti, difficoltà nelle tutele per le persone fragili e calendari delle udienze sempre più rarefatti. È il quadro tracciato dal presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, dalla presidente dell&#8217;ufficio Gip-Gup Vincenza Maccora e dalla responsabile amministrativa Federica Fiordalisi, che hanno illustrato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/il-tribunale-di-milano-scrive-a-nordio-per-denunciare-i-drammatici-tagli-al-personale/">Il Tribunale di Milano scrive a Nordio per denunciare i “drammatici tagli al personale”</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Archiviazioni che procedono a rilento, procedimenti di codice rosso e sui migranti più lenti, difficoltà nelle tutele per le persone fragili e calendari delle udienze sempre più rarefatti.</strong> È il quadro tracciato dal presidente del Tribunale di Milano <strong>Fabio Roia</strong>, dalla presidente dell&#8217;ufficio Gip-Gup <strong>Vincenza Maccora</strong> e dalla responsabile amministrativa <strong>Federica Fiordalisi</strong>, che hanno illustrato in conferenza stampa le conseguenze della riduzione del personale negli uffici giudiziari milanesi. I tre vertici hanno deciso di scrivere al ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong> per segnalare quelli che definiscono gli effetti del <strong>“drammatico taglio di personale”</strong> subito dal Tribunale.</p>
<h2>A Milano 891 dipendenti invece dei 1.127 previsti</h2>
<p>Alla base della situazione c&#8217;è il <strong>decreto ministeriale </strong>del 30 giugno 2026 sulla<strong> rideterminazione delle piante organiche</strong>. Il provvedimento ha assegnato al Tribunale di Milano <strong>891 dipendenti</strong>, a fronte dei <strong>1.127 previsti dalla precedente pianta organica</strong>. Il divario è particolarmente evidente sul fronte delle nuove assegnazioni. “<strong>Aspettavamo l&#8217;assegnazione di 94 unità, ne sono arrivate solo 5</strong>”, ha spiegato Roia.</p>
<p>Tra le ragioni che renderebbero difficile attrarre nuovo personale a Milano c&#8217;è anche il <strong>costo della vita della città</strong>, in particolare quello degli affitti. Secondo quanto emerso durante l&#8217;incontro con la stampa, gli stipendi, spesso inferiori ai <strong>2mila euro</strong>, non sarebbero sufficienti a compensare i costi abitativi per chi dovrebbe trasferirsi nel capoluogo lombardo. Mancano inoltre misure specifiche in grado di sostenere chi sceglie di lavorare a Milano.</p>
<h2>Roia: “Non credo alla volontà politica di colpire Milano”</h2>
<p>Roia ha escluso che dietro la riduzione degli organici ci sia una precisa volontà politica di penalizzare il capoluogo lombardo. “<strong>Non credo alla volontà politica di colpire Milano</strong>”, ha affermato il presidente del Tribunale. Secondo Roia, il ragionamento potrebbe essere stato piuttosto legato alla capacità degli uffici milanesi di continuare a garantire risultati elevati nonostante le difficoltà: “<strong>Noi abbiamo sempre avuto risultati eccezionali nonostante i tagli e avranno pensato: tagliamo, tanto a Milano lavorano sempre bene</strong>”.</p>
<p>Il presidente ha inoltre evidenziato il <strong>contributo della magistratura al raggiungimento degli obiettivi legati al</strong> <strong>Pnrr</strong>, lamentando una scarsa attenzione politica nei confronti del lavoro svolto dai magistrati. “Non ho sentito molti ringraziamenti da parte della politica ai magistrati che sono stati i primi e principali artefici del raggiungimento degli obiettivi del Pnrr”, ha detto Roia, aggiungendo: “Io mi sono sentito di ringraziare i giudici”.</p>
<h2>La richiesta a Nordio: “Milano merita maggiore attenzione”</h2>
<p>Nella lettera indirizzata al ministro Nordio, i vertici del Tribunale chiedono un <strong>ripensamento immediato della distribuzione degli organici</strong>. Secondo quanto sottolineato nella missiva, il taglio riguarda un tribunale di particolare importanza strategica sia a livello regionale sia nazionale. Viene inoltre evidenziato quello che viene definito un <strong>“inspiegabile divario” nell&#8217;assegnazione del personale</strong> rispetto ad altre realtà comparabili per carico di lavoro e bacino di utenza. La richiesta è quindi quella di una <strong>più equa distribuzione territoriale delle risorse disponibili</strong>, considerando la quantità e la complessità dell&#8217;attività giudiziaria richiesta a Milano.</p>
<h2>L&#8217;appello a Regione Lombardia e Comune di Milano</h2>
<p>Nella parte conclusiva della lettera, Roia, Maccora e Fiordalisi chiedono anche un maggiore coinvolgimento delle istituzioni locali. “<strong>Milano merita una maggiore attenzione</strong>”, si legge nella missiva, proprio per la quantità e la qualità della risposta giudiziaria che un territorio articolato, ricco e complesso richiede.</p>
<p>L&#8217;auspicio è quindi che la richiesta di una diversa distribuzione delle risorse possa trovare <strong>il sostegno dei vertici politici della Regione Lombardia e del Comune di Milano</strong>, con l&#8217;obiettivo condiviso di garantire un adeguato funzionamento del servizio giustizia sul territorio milanese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/il-tribunale-di-milano-scrive-a-nordio-per-denunciare-i-drammatici-tagli-al-personale/">Il Tribunale di Milano scrive a Nordio per denunciare i “drammatici tagli al personale”</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>L&#8217;incontro segreto Schlein-Conte, condannati alle primarie</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/lincontro-segreto-schlein-conte-condannati-alle-primarie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 13:34:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[elly schlein]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I due leader si sarebbero visti a inizio della scorsa settimana lontano da occhi indiscreti: la decisione in attesa dei giudici sulla legge elettorale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/lincontro-segreto-schlein-conte-condannati-alle-primarie/">L&#8217;incontro segreto Schlein-Conte, condannati alle primarie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il campo largo alla fine potrebbe aver trovato la quadra. Più o meno. <strong>Elly Schlein</strong> e <strong>Giuseppe Conte</strong> si sarebbero incontrati in gran segreto all’inizio della scorsa settimana, secondo quanto scrive <em>Repubblica</em>. Loro due, da soli, senza Bonelli, senza Fratoianni e soprattutto senza troppi testimoni. Dal faccia a faccia sarebbe uscito una sorta di patto: prima si aspetta di capire cosa farà la Corte costituzionale con i ricorsi contro la nuova legge elettorale. Poi, se resterà in piedi l’obbligo per le coalizioni di indicare il candidato premier, non resterà altro da fare che montare i gazebo.</p>
<p>E primarie siano.</p>
<p>La cosa divertente, però, è che praticamente nessuno sembra volerle davvero. Bonelli e Fratoianni temono la lotta fratricida. Conte ha provato fino all’ultimo a evitarle, scegliendo un nome terzo. E pure nel Pd c’è chi teme che lo scontro tra i due leader possa trasformarsi in una guerra interna al campo largo. Insomma: tutti vogliono l’unità, tutti vogliono battere <strong>Giorgia Meloni</strong>, tutti vogliono stare insieme. Il problema è decidere chi comanda.</p>
<p>Conte, per dire, ci aveva provato. Nei giorni scorsi il leader M5S aveva spiegato di aver fatto «un ultimo tentativo per consentire un passo indietro di tutti i leader di partito per valutare una terza figura». Tradotto: né io né tu, troviamo qualcun altro. Solo che Schlein ha risposto picche. «Non ho fatto nomi perché Schlein ha detto che per lei non c’era questa disponibilità», ha raccontato il leader del Movimento 5 Stelle. Schlein infatti non ha nessuna intenzione di farsi da parte. Lo ha fatto capire alla Direzione del Pd: «Generosi sì, ingenui no». E soprattutto ha pronunciato una frase che nel campo largo pesa parecchio: «Non è che uno vale uno». Il ragionamento è semplice: il Pd è il partito più grande della coalizione e <strong>per la segretaria sarebbe normale che a guidare fosse «il partito che prende un voto in più»</strong>. Altrimenti, primarie siano.</p>
<p>E così il <strong>campo largo è diventato vittima di se stesso</strong>. Schlein non vuole cedere perché guida il partito più forte. Conte non può accettare automaticamente la leadership dem senza ridurre il Movimento a cespuglio del Pd. Bonelli e Fratoianni non vogliono una conta che rischierebbe di lasciare feriti sul campo. Il famoso “nome terzo” serviva esattamente a uscire dal vicolo cieco. Ma Schlein non ci sta.</p>
<p>Risultato? <strong>Le primarie. </strong>Cioè esattamente quello che quasi tutti avrebbero preferito evitare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/lincontro-segreto-schlein-conte-condannati-alle-primarie/">L&#8217;incontro segreto Schlein-Conte, condannati alle primarie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I dem Usa temono i controlli alle urne. E il motivo è tutto politico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-dem-usa-temono-i-controlli-alle-urne-e-il-motivo-e-tutto-politico/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/i-dem-usa-temono-i-controlli-alle-urne-e-il-motivo-e-tutto-politico/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cesare Rascel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 13:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[democratici]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dagli ID ai registri elettorali fino alla presenza dell’Ice ai seggi: per i dem ogni stretta sul voto diventa un attentato alla democrazia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-dem-usa-temono-i-controlli-alle-urne-e-il-motivo-e-tutto-politico/">I dem Usa temono i controlli alle urne. E il motivo è tutto politico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto il mondo è paese. Soprattutto quando si parla di <strong>elezioni</strong>. In <strong>America</strong> la senatrice democratica <strong>Elissa Slotkin</strong> dichiara di non avere fiducia nel presidente <strong>Trump</strong> perché non crede sia in grado di garantire <a href="https://www.nicolaporro.it/hormuz-ultimatum-inutili-e-bombe-poco-risolutive-trump-ora-ha-un-problema-serio/">elezioni Midterm</a> democratiche e legittime. Il motivo? La possibile presenza dell’<strong>ICE</strong>, l’agenzia federale che si occupa di controllo dell’immigrazione, nei luoghi dove si voterà. Secondo Slotkin, sarebbe una <strong>minaccia</strong>. Ma una minaccia per chi?</p>
<p>Per rispondere, facciamo un passo indietro. Chiunque abbia visitato l’America sa che lì il documento di identità , l’<strong>ID</strong>, non è esattamente un optional. Senza documento non compri sigarette. Non compri birra. Non entri in un bar o in un ristorante che serve alcolici. Non accedi alla scuola dei tuoi figli, nemmeno se in portineria ormai conoscono pure il nome del tuo cane. E, ovviamente, non puoi essere uno dei centinaia di milioni di Americani che si mettono alla guida ogni giorno! Parafrasando la celebre pubblicità di George Clooney: <strong>No ID, no party</strong>.</p>
<p><strong>Eppure, quando si tratta di votare, la questione cambia</strong>. Da anni i <strong>Repubblicani</strong> cercano di introdurre l’obbligo di esibire un documento d’identità alle urne. E da anni i <strong>Democratici</strong> si oppongono, sostenendo che una simile misura sarebbe discriminatoria nei confronti di chi potrebbe avere difficoltà a procurarsi un documento. Sì, sembra una barzelletta. Ma non lo è. Se non ci credete non vi biasimo, googlatelo. In pratica, se “tizio” si presenta al seggio, dichiara un nome presente nei registri elettorali e risulta eleggibile, vota.</p>
<p>Ed eccoci al secondo problema: i <strong>registri</strong>. Nel 2024 il governatore del Texas, il Repubblicano Greg Abbott, ha annunciato la rimozione di oltre 1,1 milioni di nominativi considerati non eleggibili dai registri elettorali. A Roma diremmo: “E sti cavoli!”. Ovviamente i Democratici si sono opposti alla revisione, parlando di limitazione della libertà di voto, oppressione e tentativi di manipolare il risultato elettorale. Il tutto, naturalmente, condito con un po’ di “No Kings”, un fascista qua, un fascista là… Haaa, l’originalità!</p>
<p>D’altronde ormai <strong>la questione elettorale è diventata una specie di guerra religiosa</strong>. Ogni modifica alle regole viene raccontata come una battaglia per la democrazia quando la propone la sinistra e come un attentato alla democrazia quando la propone la destra. Ed è qui che, secondo me, il problema diventa molto più interessante. Perché quando una classe politica comincia ad accorgersi che con le proprie idee fa sempre più fatica a convincere gli elettori, <strong>può succedere una cosa curiosa.</strong> Invece di chiedersi: “Perché non riusciamo più a convincerli?” comincia a chiedersi: “Come possiamo cambiare il regolamento?”. E allora<strong> la tentazione diventa irresistibile</strong>. Non riesci a convincere John? Cambia le regole. Non riesci a convincere Hanna? Allarga il bacino elettorale. Non riesci a conquistare chi già vota? Importa chi dovrà essere conquistato! Il reclutamento di nuovi votanti che, per svariate ragioni, potrebbero essere più vicini alla sinistra non è del resto una novità nel dibattito americano.</p>
<p>Nel 2021 Biden firmò l’Executive Order 14012, che chiedeva alle agenzie federali di elaborare un piano per ridurre sostanzialmente i tempi di processamento delle domande di naturalizzazione. Non si può stabilire una correlazione diretta. Ma, guarda un po’ che sorpresa, dopo quell’ordine esecutivo ci fu <strong>un incremento delle naturalizzazioni</strong>, arrivato a circa 3,5 milioni di nuovi cittadini nel periodo considerato. Persone che prima erano straniere e che ora, diventate cittadini americani, possono naturalmente usufruire dei servizi pubblici, del welfare e, soprattutto, votare.</p>
<p>Nel frattempo l’amministrazione Biden implementò il cosiddetto <strong>“catch and release”</strong>, una politica che prevedeva, in pratica, il rilascio di immigrati irregolari arrestati, con obbligo di firma e successivo iter giudiziario. Con buona pace di chi avrebbe dovuto controllare che tornassero davvero a firmare. Ed è qui che<strong> il filo, decisamente rosso, che unisce America e Italia diventa sempre più visibile.</strong> Perché anche da noi capita spesso di assistere a una curiosa trasformazione. L’immigrato passa dall’essere un essere umano, con una storia, un lavoro, una famiglia e problemi reali, a diventare un potenziale elettore.</p>
<p>Una trasformazione politicamente molto conveniente. Prima gli spieghi che il tuo partito rappresenta i suoi interessi. Poi gli spieghi che l’altro partito rappresenta una minaccia. Infine gli instilli il terrore che, se non vince il partito giusto, verrà deportato, perderà i suoi diritti e l’onda nera toglierà il sorriso ai bambini e il lattuccio ai gattini. Ah, già. E niente Babbo Natale. È la democrazia in versione programma fedeltà, con tanto di bollini e raccolta punti.</p>
<p>E quindi torniamo alla domanda iniziale. Le forze dell’ordine ai seggi elettorali sono una minaccia per chi? Per i cittadini onesti che vanno a esercitare il proprio diritto costituzionale? Per chi ha il dovere di contribuire alla formazione del futuro della propria nazione? Lo so. È crudele rispondere a una domanda con altre domande. Ma credo di aver fornito abbastanza elementi perché chi ha avuto il coraggio di arrivare fin qui possa trarre le proprie conclusioni.</p>
<p>Ma forse la constatazione più crudele è proprio questa: Dopo aver passato anni a sentirci dire che dobbiamo “salvare la democrazia”, qualcuno dovrebbe ricordare ai suoi sacerdoti una verità piuttosto elementare: La democrazia non consiste nel trovare il modo di vincere sempre. Consiste anche nel perdere. E possibilmente senza dare la colpa all’elettore. Ma questa, naturalmente, è un’altra storia.</p>
<p>Cesare Rascel, 6 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-dem-usa-temono-i-controlli-alle-urne-e-il-motivo-e-tutto-politico/">I dem Usa temono i controlli alle urne. E il motivo è tutto politico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Salta il cordone sanitario: l’Afd conquista una presidenza, è la prima volta in Germania</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 12:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[AfD]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[Sassonia-Anhalt]]></category>
		<category><![CDATA[Tobias Rausch]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Cade il muro contro l’AfD, Tobias Rausch eletto presidente del Parlamento in Sassonia-Anhalt: la sinistra di Wagenknecht rompe il tabù</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Brandmauer cede a Magdeburgo</strong>. Per la prima volta in Germania un esponente di <strong>Alternative für Deutschland</strong> conquista la<strong> presidenza di un Parlamento regionale</strong>, grazie a una maggioranza che supera i confini del proprio partito. <strong>Tobias Rausch</strong>, 35 anni, è stato eletto alla guida del Landtag della Sassonia-Anhalt con 48 voti favorevoli, 29 contrari e cinque astensioni. A consentire il passaggio è stato il sostegno dichiarato del <strong>BSW di Sahra Wagenknecht</strong>. Ma dalle urne sono usciti anche quattro sì in più rispetto a quelli annunciati. Un risultato che<strong> apre una breccia nel cordone sanitario costruito attorno all’AfD e mette sotto pressione soprattutto la CDU</strong>.</p>
<p>I <strong>numeri</strong> spiegano la portata politica della giornata. Alle <a href="https://www.nicolaporro.it/sassonia-primi-exit-poll-afd-trionfa-col-445/">elezioni regionali del 6 settembre</a>, Alternative für Deutschland aveva ottenuto il 43,8 per cento, affermandosi nettamente come primo partito. I suoi 39 deputati, sommati ai cinque del BSW, garantivano a Rausch 44 preferenze. Ne sono arrivate 48. Come ricostruisce la <em>Bild</em>, socialdemocratici, Verdi e Linke, ciascuno con otto rappresentanti, avevano annunciato il proprio no. La direzione del gruppo cristianodemocratico aveva invece raccomandato ai suoi 15 parlamentari di astenersi, uno di loro era assente.</p>
<p>Il voto segreto impedisce di assegnare una provenienza certa alle quattro preferenze aggiuntive. E non consente neppure di verificare che tutti abbiano rispettato gli impegni dichiarati. <strong>Un dato, però, resta</strong>: le cinque astensioni effettive sono molto meno delle 14 attese. La distribuzione dei voti non corrisponde quindi allo schema della vigilia. Per i cristianodemocratici, che attraverso l’astensione volevano anche misurare la compattezza delle proprie file, è un segnale tutt’altro che rassicurante in vista della prossima partita: il voto di novembre sulla candidatura di Ulrich Siegmund, esponente dell’AfD, alla guida del governo regionale.</p>
<p>È qui che l’elezione di Rausch assume <strong>un significato che va oltre l’assegnazione di una carica</strong>. Il Brandmauer, letteralmente “muro tagliafuoco”, è la linea di isolamento politico nei confronti dell’AfD. Per la CDU questa separazione si fonda anche su una deliberazione di partito che esclude coalizioni e forme analoghe di collaborazione. Una scelta ribadita nel tempo, ma sottoposta a pressioni crescenti soprattutto nei Länder orientali, dove la forza elettorale di Alternative für Deutschland rende sempre più complicata la costruzione di maggioranze alternative.</p>
<p>A Magdeburgo quella barriera non ha impedito a un candidato dell’AfD di ottenere la presidenza dell’assemblea con il sostegno di parlamentari esterni al suo gruppo. Non significa che il cordone sanitario sia stato formalmente abbandonato in tutta la Germania, né che esista già un accordo per governare insieme. <strong>Ma sul terreno delle cariche istituzionali l’isolamento è stato spezzato</strong>. E a spezzarlo apertamente è stata la formazione di Wagenknecht, assumendosi la responsabilità politica di sostenere Rausch.</p>
<p>Il ruolo del <strong>BSW</strong> è dunque centrale. I suoi cinque deputati non si sono limitati a lasciare passare il candidato attraverso un’astensione: ne hanno annunciato il sostegno. Una scelta che separa la formazione di Wagenknecht dalle altre forze di sinistra e offre all’AfD un interlocutore per una decisione istituzionale di primo piano. L’elezione dimostra che una maggioranza attorno a un suo candidato può formarsi. Resta da capire se questa disponibilità resterà circoscritta alla presidenza del Landtag oppure avrà conseguenze anche sulla formazione dell’esecutivo.</p>
<p>Rausch, presente nell’assemblea regionale dal 2016, ha accompagnato l’insediamento con un discorso dai toni concilianti, senza rinunciare al messaggio politico. “Non siamo qui per noi stessi, le nostre cariche non sono riconoscimenti. Sono stati i cittadini a mandarci qui”, ha dichiarato. Ha inoltre sostenuto che le differenze di opinione non devono trasformare gli avversari in nemici e <strong>chiesto il superamento del Brandmauer</strong>.</p>
<p>Una lettura immediatamente rilanciata dai vertici nazionali dell’AfD.<strong> Alice Weidel e Tino Chrupalla</strong> hanno salutato i voti arrivati da altri gruppi come una dimostrazione di fiducia nelle capacità del neopresidente, ma soprattutto come il segnale della disponibilità ad accettare la volontà degli elettori e a tornare a una collaborazione parlamentare concreta. È il risultato politico che il partito può rivendicare: dopo l’affermazione nelle urne, il riconoscimento istituzionale ottenuto con consensi esterni.</p>
<p>All’esterno del Parlamento, intanto, centinaia di persone hanno manifestato in piazza Duomo contro l’elezione. Tra i partecipanti anche esponenti della Linke e dei Verdi. La protesta accompagna una svolta che non chiude lo scontro sul cordone sanitario, ma<strong> lo porta su un terreno nuovo</strong>. A novembre si vedrà se la breccia aperta per Rausch potrà allargarsi alla guida del Land. Per la CDU sarà il passaggio decisivo: distinguere il voto per una carica parlamentare dal sostegno a un governo AfD e dimostrare di avere ancora la forza di tenere uniti i propri deputati.</p>
<p>Massimo Balsamo, 6 ottobre 2026</p>
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		<title>Ops, notate lo sfondone nel libro di Roberto Speranza?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 11:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[roberto speranza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I comunisti sbandierano sempre la Costituzione, poi però quando bisogna citarla...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ops-notate-lo-sfondone-nel-libro-di-roberto-speranza/">Ops, notate lo sfondone nel libro di Roberto Speranza?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I comunisti sbandierano sempre la <strong>Costituzione,</strong> particolarmente per avallare i loro comportamenti anticostituzionali, si veda alla voce “Pandemia”, peccato che non la conoscano o che ne facciano dei remake altamente personalizzati, sia per forza o per amore, per refuso o per ‘gnoranza. Sono i soliti che incessantemente ripetono “studia!”, ed è forte il sospetto che il loro curriculum si fermi al bar sport, alla sala bingo. Poi ci son di quelli che una laurea l’han presa pure, solo che il risultato non pare molto diverso. Nella sua ultima fatica letteraria, “La nostra sicurezza”, fatica per chi la legge, ma tanto pochissimi, praticamente nessuno, come l’altra volta,<strong> l’ex ministro Speranza</strong>, se n’è accorto Andrea Venanzoni, scombina allegramente gli articoli della Sacra Carta (insomma…), per esempio il 2 che, in esergo del primo capitolo, “Pace: la prima sicurezza”, così viene riportato: “Articolo 2 – L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di offesa di risoluzione delle controversie internazionali”.</p>
<p>Insomma la solita pippa che usano i tifosi delle dittature comuniste o islamiche o islamocomuniste per propalare il disarmo unilaterale, cioè le armi da negare a chi è invaso o attaccato e da consentire a chi li spiana. Un concetto della pace veramente da Terza Internazionale, cioè oltre l’ipocrisia, cioè fa schifo. <strong>Ma il falso non è solo ideologico, è pure materiale</strong>: come sa qualsiasi matricola di diritto costituzionale, ma anche delle scuole medie, tranne i figli dei comunisti,<strong> quello citato è l’articolo 11 e neanche tutto</strong>, solo la parte che fa comodo; perché poi il dettato proseguirebbe specificando le eventuali limitazioni di sovranità necessarie a una difesa comune, eccetera; peraltro, questo articolo che i comunisti ci han fatto uscire dalle orecchie precisa che il ripudio, il rifiuto si ha nel senso dell’offesa, dell’aggressione. Non dell’autotutela, per quanto i comunisti che vorrebbero saldare il terrorismo antagonista endogeno con quello islamista si sfiniscano ad interpretare ogni difesa come una offesa, sempre stando alla loro sensibilità distorta, falsa, malata. L’articolo 2 senza coloranti né conservanti, comunque, recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Concetto strampalato a suo modo – nessuno ha mai capito né precisato quali cazzo sarebbero “i doveri inderogabili di solidarietà politica” eccetera, ma questi furono i venerati maestri oppure…, detti anche padri costituenti. Due mondi diversi, in ogni modo. Bestia che figura.<strong> Risulta che nella versione elettronica acquistabile su Amazon lo sfondone sia stato corretto</strong> (ma negli estratti sugli altri siti di vendita no, è ancora ben visibile l&#8217;errore) in quella cartacea lo sarà, immaginiamo ci vorrà più tempo, nel frattempo le milioni di copie (che nessuno leggerà) si prestano, come sempre nel caso di Speranza, al macero preventivo; andrà a finire che se qualcuno se ne ritroverà ancora una copia, varrà una fortuna. Per sfondone ricevuto.</p>
<p>Distrazione o clamorosa ‘gnoranza, non è l’unica: sempre Venanzoni precisa una disinvoltura supplementare poco dopo, laddove, più avanti, il nostro Giureconsulto, al capitolo “Sicurezza è cura dell’ambiente” (lo andasse a dire agli amici russi e cinesi), non trova di meglio che citare l’articolo 9, ma appena appena, giusto il terzo comma: “La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. I due commi precedenti, sulla promozione dello sviluppo della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, e sulla tutela del paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione, <em>fottesega</em>. Si possono fare le cose così? <strong>Si può stiracchiare la Santa Carta sempre in bocca a Mattarella sol per (stra)parlare di cambiamenti climatici?</strong> Eddai, su. Va bene che il livello è quello della pessima divulgazione di Benigni che, a suon di puttanate, genderizza san Francesco in una specie di trans animalista pro Hamas che mette insieme il campolargo, però qui davvero si esagera: nei film, al poliziotto che ne combinava una di troppo, lo spediscono “a dirigere il traffico”, qui, al nostro poliziotto della salute pubblica dovrebbero rispedirlo a far l’assessore al traffico a Potenza. E come minimo, le vestali della Costituzione alternativa non venissero a rompere l’anima con la cultura, la morale e quella immancabile spocchietta radical chic: così è essere radical buoi.</p>
<p>Si vede che è un vizietto comune nel comunismo, quantomeno alle vongole sgusciate: nella relativa discussione su X, spassosissima, Adriano Scianca pizzica poi l’ultrà militante Paolo Berizzi che a sua volta, nel libro del 2009 “<em>Bande nere. Come vivono, chi sono, chi protegge i nuovi fascisti</em>”, non rimasto negli annali della letteratura d’inchiesta per la verità, riportava nella quarta di sovraccoperta, stampato a caratteri cubitali, il testo dell’art. 139 cui veniva attribuito lo scultoreo divieto della riorganizzazione del disciolto partito fascista (madòòò, Berizzi, che ossessione). Che non c’era, stava nella XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, il cui articolo 139 stabiliva, e stabilisce, effettivamente che “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. <strong>Va beh, <em>sta a spaccà er capello</em></strong>. Se i compagni dicono che la Costituzione dice una cosa, quella è, e se così non è, al diavolo la Costituzione, hegelianamente. Bestie, che figura. Capita, eh, non facciamo le carognette, può sempre capitare una svista; ai comunisti, magari, capita proprio sempre, ma pazienza. Però decenza e anche ridicolo vorrebbero che<strong> la facessero basta di impartire lezioni di lineamenti costituzionali</strong>, perché i loro lineamenti sembrano leggerissimamente cubisti. In finale, io una cosa vorrei sapè, come il povero, eroico Pasquale Ametrano: ma è proprio necessario scrivere libri? Ve l’ha ordinato il medico, o il partito, compagni? Va bene che l’articolo 140 stabilisce espressamente che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”: però non esageriamo, capre, capre, capre! Ah no, scusate: mi dicono che l’articolo è il 21, il 140 è stato aggiunto di recente e recita: “Non si invochi la libertà per non vaccinarsi e per quello che mi pare a me”. Indovina chi l’ha inserito, indovina mbò?</p>
<p>Max Del Papa, 6 ottobre 2026</p>
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		<title>Ericsson: il mercato non è un affare di Palazzo Chigi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/ericsson-meloni-licenziamenti-genova-mercato-politica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 11:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Adolfo Urso]]></category>
		<category><![CDATA[Ericsson]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[libero mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Licenziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mimit]]></category>
		<category><![CDATA[multinazionali]]></category>
		<category><![CDATA[politica industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Salis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ritirati i 131 licenziamenti alla Ericsson di Genova dopo la telefonata di Meloni. Ma le decisioni di un'impresa non devono essere condizionate dalla politica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/ericsson-meloni-licenziamenti-genova-mercato-politica/">Ericsson: il mercato non è un affare di Palazzo Chigi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">La vicenda dei <strong>131 lavoratori Ericsson di Genova</strong> si è chiusa, almeno per il momento, con il ritiro della procedura di licenziamento collettivo e l&#8217;apertura di un percorso basato su esodi incentivati e volontari. La decisione dell&#8217;azienda è arrivata dopo l&#8217;intervento diretto della presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong>, che ha telefonato all&#8217;amministratore delegato di Ericsson Italia, Andrea Missori.</p>
<p class="isSelectedEnd">È una buona notizia per i lavoratori coinvolti. Ma proprio perché il risultato è positivo, vale la pena interrogarsi sul metodo. Perché in una economia di mercato la politica può e deve creare le condizioni affinché imprese e lavoratori trovino soluzioni, ma dovrebbe evitare di trasformare ogni ristrutturazione aziendale in una questione da risolvere direttamente a Palazzo Chigi.</p>
<h2>La telefonata di Meloni</h2>
<p class="isSelectedEnd">La ricostruzione di Palazzo Chigi è netta. <strong>Meloni ha seguito personalmente la vertenza</strong>, telefonando a Missori dopo le settimane di mobilitazione e di confronto istituzionale. &#8220;A seguito delle interlocuzioni avviate personalmente dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con i vertici di Ericsson, la società ha deciso di ritirare la procedura di licenziamento collettivo che interessava 131 lavoratrici e lavoratori della sede di Genova&#8221;, hanno riferito le fonti di Palazzo Chigi. Secondo la stessa ricostruzione, &#8220;di fronte alla strumentalizzazione politica che si è sviluppata attorno alla vicenda, con il rischio di alimentare tensioni sulla pelle dei lavoratori&#8221;, la premier &#8220;è intervenuta personalmente, telefonando all&#8217;amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori&#8221;.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il risultato concreto è il superamento della procedura di licenziamento nella sua forma originaria. Al tavolo convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ericsson ha annunciato l&#8217;attivazione di <strong>procedure consensuali, con esodi incentivati e volontari</strong>. &#8220;Siamo lieti che l&#8217;azienda abbia accolto la richiesta del presidente del Consiglio&#8221;, ha commentato il ministro Adolfo Urso.</p>
<h2>Ericsson è un&#8217;impresa</h2>
<p class="isSelectedEnd">Ed è proprio qui che comincia la questione più interessante per chi crede nel <strong>libero mercato</strong>. Ericsson non aveva annunciato i licenziamenti perché un ministro o un sindaco avesse deciso di chiudere un&#8217;azienda. La multinazionale svedese aveva avviato una procedura nell&#8217;ambito di una <strong>riorganizzazione aziendale</strong>, che secondo la documentazione parlamentare riguardava 131 lavoratori, con interventi sulle attività di rete e sulla ricerca e sviluppo del sito genovese.</p>
<p class="isSelectedEnd">Le multinazionali tecnologiche operano in mercati internazionali nei quali capitali, competenze e investimenti vengono continuamente riallocati. Un gruppo può decidere di ridurre una determinata attività, spostare una funzione, concentrare la ricerca su una tecnologia diversa oppure investire altrove. Può piacere o non piacere, ma <strong>questa è la logica con cui funziona un&#8217;impresa privata</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">La politica può cercare di rendere l&#8217;Italia più conveniente per investire, può intervenire sulle infrastrutture, sulla fiscalità, sulla formazione, sulla ricerca e sulla qualità della regolazione. Può mettere intorno a un tavolo azienda, sindacati e istituzioni. Quello che dovrebbe evitare è invece l&#8217;idea che <strong>ogni scelta industriale possa essere corretta attraverso una telefonata politica</strong>.</p>
<h2>La situazione Silvia Salis</h2>
<p class="isSelectedEnd">C&#8217;è poi un elemento che merita prudenza, ma che sarebbe altrettanto sbagliato ignorare. La vertenza Ericsson è stata seguita con grande esposizione dalla sindaca di Genova <strong>Silvia Salis</strong>, che fin dall&#8217;inizio si è schierata con i lavoratori e ha chiesto il coinvolgimento del governo. &#8220;L&#8217;ultima cosa di cui ha bisogno Genova è un disinvestimento di multinazionali che hanno preso quello che c&#8217;era da prendere e ora iniziano a lasciare a casa le persone. Non ce lo possiamo permettere&#8221;, aveva detto in Consiglio comunale il 15 settembre.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il primo ottobre, poi, Salis aveva incontrato i lavoratori Ericsson in sciopero davanti al <strong>Salone Nautico</strong>, proprio mentre esplodeva <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/salis-esclusa-o-forse-no-litalia-ferma-al-protocollo/"><strong>il caso della sua mancata presenza sul palco dell&#8217;inaugurazione</strong></a>. Un episodio che aveva alimentato il confronto politico con la premier, con Salis che aveva osservato: &#8220;Se l&#8217;obiettivo, come si vocifera, era quello di togliermi l&#8217;attenzione non credo sia stato raggiunto&#8221;.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il dato politico, però, è precedente. Da mesi Salis è considerata una possibile figura nazionale del centrosinistra e ha lasciato aperta anche l&#8217;ipotesi di una candidatura contro Meloni. In primavera aveva dichiarato: &#8220;Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione&#8221;.</p>
<p class="isSelectedEnd">Non significa, naturalmente, che l&#8217;intervento della presidente del Consiglio sulla vertenza Ericsson sia stato motivato da questo. <strong>Non ci sono elementi per affermarlo</strong> e sarebbe scorretto trasformare una coincidenza in una certezza. Ma è legittimo chiedersi se, nella valutazione politica di una vicenda industriale, abbia pesato anche il fatto che la gestione della protesta stesse offrendo alla sindaca di Genova una significativa esposizione nazionale.</p>
<h2>Il rischio dell&#8217;impresa salvata dalla politica</h2>
<p class="isSelectedEnd">Il problema, in ogni caso, resta più generale e riguarda anche governi che hanno un orientamento favorevole alle imprese. Se una multinazionale decide di ridimensionare una determinata attività perché non la considera più strategica, <strong>la risposta liberale non può essere semplicemente impedirglielo</strong>. Deve essere rendere il Paese abbastanza competitivo da convincerla a investire ancora.</p>
<p class="isSelectedEnd">È una differenza sostanziale. Nel primo caso la politica entra nella stanza del consiglio di amministrazione e prova a modificare una decisione privata. Nel secondo crea le condizioni perché quella decisione possa essere diversa.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per questo il caso Ericsson dovrebbe essere utilizzato non soltanto per celebrare il ritiro dei 131 licenziamenti, ma anche per aprire una riflessione sulla <strong>politica industriale italiana</strong>. Se il sito di Genova possiede davvero competenze tecnologiche strategiche, la risposta non dovrebbe essere la pressione sul gruppo perché conservi artificialmente determinati posti di lavoro. Dovrebbe essere la costruzione di un ecosistema nel quale quelle competenze risultino economicamente preziose anche per Ericsson.</p>
<h2>La vittoria? Ericsson che investe in Italia</h2>
<p class="isSelectedEnd">Sarebbe del resto la soluzione più solida anche per i lavoratori. Il ritiro della procedura è un primo risultato, ma non equivale alla soluzione della questione industriale. Lo ha riconosciuto la stessa Salis, sottolineando che ora occorre &#8220;proseguire il confronto per dare prospettive durature all&#8217;occupazione e alle attività di ricerca e sviluppo di Ericsson a Genova&#8221; e che dal ritiro dei licenziamenti bisogna partire per discutere di &#8220;piano industriale e investimenti&#8221;.</p>
<p class="isSelectedEnd">È esattamente questo il punto. <strong>Un posto di lavoro è davvero al sicuro quando l&#8217;impresa che lo crea ha interesse economico a mantenerlo</strong>, non quando quel posto viene temporaneamente protetto dall&#8217;intervento della politica. Ecco perché il caso Ericsson contiene una lezione che va oltre Genova. Il governo ha fatto bene a favorire il confronto e a cercare una soluzione che evitasse licenziamenti traumatici. Ma la prospettiva dovrebbe essere quella di un&#8217;economia nella quale <strong>le imprese investono perché conviene loro farlo</strong>, non perché temono una telefonata da Palazzo Chigi.</p>
<p>Per un governo che vuole difendere l&#8217;industria italiana, è questa la sfida più importante: non decidere al posto delle aziende dove devono produrre, ma fare in modo che <strong>produrre e fare ricerca in Italia torni a essere una scelta conveniente</strong>.</p>
<p>Enrico Foscarini, 6 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/ericsson-meloni-licenziamenti-genova-mercato-politica/">Ericsson: il mercato non è un affare di Palazzo Chigi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Calabresi si arrabbia con la sinistra che lo definisce figlio di un assassino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Massa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 10:04:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[centrosinistra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Calabresi]]></category>
		<category><![CDATA[mario calabresi]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[pinelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Calabresi si arrabbia con quelli che tirano in ballo suo padre per dire che lui non va bene a fare il sindaco di Milano perché il commissario avrebbe ucciso Pinelli. Mi viene in mente quel titolo di un volume di tanti anni fa. Era divertente, me lo sono perso nei traslochi tra una redazione e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Calabresi si arrabbia con <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-2027-calabresi-usare-mio-padre-nella-politica-di-oggi-e-miserabile-io-i-conti-con-quella-storia-li-ho-fatti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>quelli che tirano in ballo suo padre</strong></a> per dire che lui non va bene a fare il sindaco di Milano perché il commissario avrebbe ucciso Pinelli. Mi viene in mente quel titolo di un volume di tanti anni fa. Era divertente, me lo sono perso nei traslochi tra una redazione e l&#8217;altra. Gino e Michele: anche le formiche nel loro piccolo si incazzano. Mi è venuto in mente stamattina leggendo le dichiarazioni d<strong>i Mario Calabresi</strong> al Teatro Nazionale. Non perché sia una formica, il giornalista. Anzi, non lo è affatto. Ad oggi è più simile a un elefante ficcato in mezzo al labirinto assurdo che è il Partito Democratico &#8211; per dir la verità in particolar modo quello nazionale.</p>
<p>Mi ha ricordato questo titolo perché le formiche sono tendenzialmente molto pazienti, e pure silenziose. Hanno quella serenità dovuta a un lavoro certosino e di sacrificio. Lo stesso lavoro che &#8211; con pazienza &#8211; Calabresi ha fatto sul suo cognome, sul suo rapporto con il padre, sul suo rapporto con l&#8217;essere di sinistra, una parte della quale era all&#8217;origine e di fatto mandante morale dell&#8217;assassinio di suo padre.</p>
<p>Questa estate ho ascoltato un podcast (non nuovo) di uno che peraltro è finito recentemente agli onori delle cronache: <strong>Alberto Nerazzini.</strong> In ogni puntata diceva con voce stentorea: &#8220;Io sono Alberto Nerazzini, giornalista d&#8217;inchiesta&#8221;. E poi via con una follia di puntate sulla strage di Piazza Fontana e sulla defenestrazione di Pinelli. Ad ascoltarlo, Nerazzini che oggi rimprovera a Ranucci che non era abbastanza di sinistra, <strong>si capisce perfettamente di cosa parla Calabresi quando dice che parte della sinistra milanese lo chiama apertis verbis (ma nei salotti chiusi) il figlio del commissario assassino.</strong> Non assassinato: assassino. E chi lo fa (non Nerazzini, almeno nel suo podcast: l&#8217;ho citato solo per capire il milieu culturale), sia ben chiaro, è noto (anzi: nota, ed eletta) a tutti quelli che un po&#8217; della politica milanese masticano e frequentano. Calabresi ha traccheggiato, per un po&#8217;. Però poi alla fine anche le formiche certosine che trasportano le briciole del passato, un po&#8217; si incazzano. Il problema è che questa cosa andrà avanti, con o senza le querele annunciate da Calabresi. <strong>Il problema è che questa cosa è indegna. Una delle cose più indegne dell&#8217;attuale campagna per le primarie.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.radiolombardia.it/programmi/pinocchio-di-fabio-massa/" target="_blank" rel="nofollow">ASCOLTA LA RUBRICA &#8220;PINOCCHIO&#8221;</a> OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO &#8220;PANE AL PANE&#8221; E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45</strong></p>
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		<title>Questa foto di Elly Schlein è invecchiata malissimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 10:03:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[campo largo]]></category>
		<category><![CDATA[elly schlein]]></category>
		<category><![CDATA[luiz Lula]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Madrid a Brasilia, i suoi modelli internazionali perdono pezzi. E in Italia il “campo largo” resta impantanato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/questa-foto-di-elly-schlein-e-invecchiata-malissimo/">Questa foto di Elly Schlein è invecchiata malissimo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono foto che invecchiano proprio male, anzi, malissimo. È il caso dello scatto dello scorso aprile a Barcellona, che <strong>ritrae Schlein, Sánchez e Lula.</strong> Nella foto, la segretaria dem, raggiante in mezzo alla crème della «mobilitazione progressista globale», ci spiegava con aria trionfante che il vento era finalmente cambiato. Peccato che, a forza di tirarsela con gemellaggi internazionali e kermesse radical-chic<strong>,</strong> la segretaria del Nazareno sia finita per fare la parte del pifferaio magico, trasformandosi in una sorta di jettatrice politica di livello internazionale.</p>
<p>Prendete la Spagna di <strong>Pedro Sánchez</strong>: selfie, abbracci, strette di mano e modelli da seguire, immortalati in proclami che oggi fanno quasi tenerezza. Risultato? Il governo guidato da Pedro Sánchez, paladino indiscusso delle istanze progressiste nel Vecchio Continente, è miseramente caduto, travolto da una crisi che ha improvvisamente polverizzato l’idillio iberico. Volete allargare lo sguardo? In Brasile, l’intoccabile Lula perde clamorosamente il primo turno contro Flávio Bolsonaro e precipita in un ballottaggio che fa gelare il sangue nelle vene ai progressisti di mezzo mondo. Una specie di Re Mida al contrario, insomma: tutto ciò che<strong> Elly tocca, benedice o mette in cornice</strong> finisce immancabilmente per trasformarsi in piombo.</p>
<p>E in Italia, del resto, quella cornice da foto ricordo si infrange contro la commedia degli equivoci del mitologico<strong> «campo largo»</strong>. Chiusa nel fortino del partito, la segretaria insegue forsennatamente Giuseppe Conte in un interminabile gioco dell’oca, incapace di trovare una quadra persino sul nome del leader di una coalizione che, per ora, sembra esistere soprattutto in chiave anti-Meloni. Litigano su tutto e sono uniti soltanto dal terrore di finire nuovamente asfaltati.</p>
<p>Alla fine, tra mobilitazioni internazionali, sorrisi e slogan destinati a durare lo spazio di un mattino, la realtà ha presentato il conto, facendo crollare una carrellata di promesse puntualmente smentite dai fatti. Così, anche stavolta, cara Elly, avete confermato il vostro peculiare e inimitabile marchio di fabbrica: da Roma fino a Brasilia, passando per Madrid, <strong>non vi hanno visti arrivare.</strong></p>
<p>Salvatore di Bartolo, 5 ottobre 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-3-ottobre-2026/">Schlein all&#8217;attacco di Conte: il campo largo sta messo male</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/prima-che-sia-troppo-tardi-perche-sanchez-ha-scelto-proprio-ora-di-andare-al-voto/">&#8220;Prima che sia troppo tardi&#8221;. Perché Sanchez ha scelto proprio ora di andare al voto</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/questa-foto-di-elly-schlein-e-invecchiata-malissimo/">Questa foto di Elly Schlein è invecchiata malissimo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Mulino Bistrò, fino all’11 ottobre a Milano colazione con i prodotti Mulino Bianco dalla mattina alla sera</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/mulino-bistro-fino-all11-ottobre-a-milano-colazione-con-i-prodotti-mulino-bianco-dalla-mattina-alla-sera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ernesto Tagliapietra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 09:26:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=347506</guid>

					<description><![CDATA[<p>Portare la colazione oltre i confini del mattino, accompagnando le nuove abitudini degli italiani. È con questa idea che Mulino Bianco (Gruppo Barilla), debutta nel cuore di Milano con “Mulino Bistrò”: l’appuntamento è alla Fonderia Napoleonica, nel quartiere Isola, dove, fino all’11 ottobre, la colazione diventa un’esperienza da vivere in qualsiasi momento della giornata. Cambiano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mulino-bistro-fino-all11-ottobre-a-milano-colazione-con-i-prodotti-mulino-bianco-dalla-mattina-alla-sera/">Mulino Bistrò, fino all’11 ottobre a Milano colazione con i prodotti Mulino Bianco dalla mattina alla sera</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Portare la colazione oltre i confini del mattino, accompagnando le nuove abitudini degli italiani. È con questa idea che <strong>Mulino Bianco</strong> (Gruppo Barilla), debutta nel cuore di <strong>Milano</strong> con <span class="s1">“</span><strong>Mulino Bistrò</strong>”: l<span class="s1">’</span>appuntamento è alla Fonderia Napoleonica, nel quartiere Isola, dove, <strong>fino all<span class="s1">’</span>11 ottobre</strong>, la colazione diventa un<span class="s1">’</span>esperienza da vivere in qualsiasi momento della giornata.</p>
<p class="p1"><b>Cambiano le abitudini degli italiani<br />
</b>Le ricerche dimostrano infatti che, se la colazione resta un rito quasi universale, alcuni dei suoi prodotti più caratteristici si sono ormai ritagliati uno spazio in diversi momenti della giornata: il 79,2% degli italiani li consuma infatti anche durante le ore diurne, per concedersi un momento di piacere a metà mattina o nel pomeriggio, ma anche per uno spuntino notturno.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-347534 size-large" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/gruppo-1024x692.png" alt="Fonte: Mulino Bianco" width="1024" height="692" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/gruppo-1024x692.png 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/gruppo-300x203.png 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/gruppo-768x519.png 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/gruppo-360x243.png 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/gruppo-720x486.png 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/gruppo-500x338.png 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/gruppo.png 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p class="p1"><b>In menù proposte dolci e salate gourmet<br />
</b>Al <strong>Mulino Bistrò, aperto dalle 8 alle 20</strong>, lo <strong>Chef Carlo Maria Ricci</strong> reinterpreta i prodotti più amati del gruppo, che da oltre 50 anni accompagna la colazione degli italiani. Nascono così inaspettate <strong>proposte dolci e salate</strong>: dai Tarallucci serviti con mousse al limone e composta di fragole al Tegolino con crema alla vaniglia, amarene e cioccolato fondente o ancora il Gran Bauletto Campagnolo accompagnato da uovo, pancetta, pomodoro e avocado. Ogni giorno saranno inoltre disponibili uno special dolce e uno salato, mentre ai bambini saranno dedicate proposte giocose. Ulteriore esperienza dedicata al palato è il <span class="s1">“</span>Baiocchi Special”, con Chef Ricci che farcirà al momento gli iconici Baiocchi con tre creme inedite: caramello salato, fondente pralinato e limone.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-347535 size-large" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Senti-che-buono-1024x677.png" alt="Fonte: Mulino Bianco" width="1024" height="677" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Senti-che-buono-1024x677.png 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Senti-che-buono-300x198.png 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Senti-che-buono-768x508.png 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Senti-che-buono-1536x1016.png 1536w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Senti-che-buono-360x238.png 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Senti-che-buono-720x476.png 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Senti-che-buono-500x331.png 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Senti-che-buono.png 1700w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p class="p1"><b>Tavola personalizzata<br />
</b>Proprio per ricreare un<span class="s1">’</span>atmosfera familiare, al <strong>Mulino Bistrò</strong> anche apparecchiare la tavola è parte del rituale. Come accade a casa, ciascuno potrà scegliere la tazza con cui gustare il proprio ordine e la tovaglietta, tra diverse proposte ispirate all<span class="s1">’</span>immaginario della Valle del Mulino. Per chi desidera accomodarsi al tavolo, è possibile <a href="https://eventi.mulinobianco.it/?qubsq=88e6800f-8deb-43ad-9eca-cddc354b19c4&amp;qubsp=ad690609-999d-46b3-b9e6-a09bd19305c8&amp;qubsts=1791271893&amp;qubsc=bestunion&amp;qubse=vivaticketserver&amp;qubsrt=Safetynet&amp;qubsh=ad72e51115dec08f02c38cf990d9411d" target="_blank" rel="noopener nofollow">prenotare online sul sito dedicato</a>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-347527" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.04.58-1024x754.png" alt="Fonte: Mulino Bianco" width="1024" height="754" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.04.58-1024x754.png 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.04.58-300x221.png 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.04.58-768x565.png 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.04.58-360x265.png 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.04.58-720x530.png 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.04.58-500x368.png 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.04.58.png 1258w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p class="p1"><b>Tante installazioni interattive<br />
</b>Il Mulino Bistrò porta inoltre gli ospiti nel cuore dell<span class="s1">’</span>immaginario di <strong>Mulino Bianco</strong> e della campagna tramite installazioni ed <strong>esperienze interattive</strong> come Carillon del Mulino, il wall <span class="s1">“</span>Senti che Buono” e il photo booth ispirato alla campagna <span class="s1">“</span>Dove la natura è una storia buona”. Una mappa aiuta a collegare le diverse esperienze ma il racconto prosegue anche al tavolo, attraverso materiali e attività ludiche, e tra i gadget proposti dalla Bottega del Mulino.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-347539" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.23.33-994x1024.png" alt="Fonte: Mulino Bianco" width="994" height="1024" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.23.33-994x1024.png 994w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.23.33-291x300.png 291w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.23.33-768x791.png 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.23.33-360x371.png 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.23.33-720x742.png 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.23.33-500x515.png 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.23.33-32x32.png 32w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.23.33.png 1300w" sizes="auto, (max-width: 994px) 100vw, 994px" /></p>
<p class="p1"><b>Signorelli (Barilla): </b><span class="s1">“</span><b>Liberi di scegliere nell</b><span class="s1">’</span><b>arco della giornata”<br />
</b>“La colazione è da sempre un territorio centrale nel mondo di Mulino Bianco, che da oltre cinquant<span class="s1">’</span>anni contribuisce a costruirne l<span class="s1">’</span>immaginario. Oggi vediamo un<span class="s1">’</span>evoluzione delle abitudini di consumo associate a questo rituale: la colazione diventa un<span class="s1">’</span>esperienza fatta di tanti piccoli momenti lungo l<span class="s1">’</span>arco di tutta la giornata. Cresce la libertà di scegliere quando concedersi i sapori della colazione, seguendo sempre più i propri ritmi e desideri”, commenta Laura Signorelli, Equity Director Bakery Italy &#8211; Barilla. <span class="s1">“</span>Con il Mulino Bistrò &#8211; prosegue &#8211; vogliamo dare una forma concreta a questo modo di viverla”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-347528" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.05.24-1024x768.png" alt="Fonte: Mulino Bianco" width="1024" height="768" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.05.24-1024x768.png 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.05.24-300x225.png 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.05.24-768x576.png 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.05.24-1200x900.png 1200w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.05.24-360x270.png 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.05.24-720x540.png 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.05.24-500x375.png 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-06-alle-10.05.24.png 1248w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p class="p1"><b>Laboratori, anche per i più piccoli, e l</b><span class="s1">’</span><b>appuntamento con i creator<br />
</b>In programma anche numerose attività che invitano non soltanto a osservare, ma a fare, assaggiare e sperimentare. Tra queste ricordiamo i laboratori<strong> <span class="s1">“</span>Mulino Lab”</strong> e per i più piccoli, gli appuntamenti <span class="s1">“</span><strong>Mani in Pasta!</strong>” per preparare alcuni prodotti del brand. Per gli adulti,spazio poi alla creatività, con attività di calligrafia e il <span class="s1">“</span>Mulino Lab con i Creator”, che vedrà protagonisti la <strong>content creator</strong> Eva Andrini e lo chef Antonio La Cava.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-347513" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-1024x576.jpg" alt="Fonte: Mulino Bianco" width="1024" height="576" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-1024x576.jpg 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-300x169.jpg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-768x432.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-1536x864.jpg 1536w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-364x205.jpg 364w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-455x256.jpg 455w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-730x410.jpg 730w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-912x512.jpg 912w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-1200x675.jpg 1200w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-360x203.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-720x405.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44-500x281.jpg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-03-12-38-44.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contenuto consigliato</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mulino-bistro-fino-all11-ottobre-a-milano-colazione-con-i-prodotti-mulino-bianco-dalla-mattina-alla-sera/">Mulino Bistrò, fino all’11 ottobre a Milano colazione con i prodotti Mulino Bianco dalla mattina alla sera</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Devo curare il ginocchio&#8221;. In un video Sinner spiega perché si ferma</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/devo-curare-il-ginocchio-in-un-video-sinner-spiega-perche-si-ferma/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/devo-curare-il-ginocchio-in-un-video-sinner-spiega-perche-si-ferma/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 09:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[jannik sinner]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'annuncio del Numero 1 del tennis mondiale: non sarà alle Atp Finals</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo video, Jannik Sinner ha spiegato perché <a href="https://www.nicolaporro.it/sinner-la-mia-stagione-finisce-qui/" target="_blank" rel="noopener">non sarà alle Atp Finals e perché la sua stagione 2026 finisce qui.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/devo-curare-il-ginocchio-in-un-video-sinner-spiega-perche-si-ferma/">&#8220;Devo curare il ginocchio&#8221;. In un video Sinner spiega perché si ferma</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Sinner: &#8220;La mia stagione finisce qui&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sinner-la-mia-stagione-finisce-qui/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/sinner-la-mia-stagione-finisce-qui/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 09:02:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[jannik sinner]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'annuncio a sorpresa del campione che allarma i fan: "Problemi al ginocchio"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Jannik Sinner non tornerà più in campo nel 2026. Il numero uno del mondo ha annunciato sui social la decisione di chiudere anticipatamente la stagione a causa del problema al ginocchio che continua a tormentarlo. D&#8217;intesa con il suo staff medico, l&#8217;azzurro ha scelto di fermarsi e dedicare i prossimi mesi alle cure necessarie.</p>
<p>&#8220;Ciao a tutti, volevo darvi un aggiornamento. Io insieme ai dottori abbiamo deciso che ho bisogno di cure al ginocchio e questo vuole dire che la stagione 2026 è definitivamente finita&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ultima partita disputata da Sinner resta dunque la finale di Wimbledon contro Alexander Zverev. Lo stop gli impedirà di prendere parte anche al torneo di Vienna, appuntamento al quale è particolarmente legato, e naturalmente lo rende indisponibile per la Coppa Davis.</p>
<p>Ma la rinuncia più dolorosa è quella alle Finals di Torino, uno degli appuntamenti più attesi della parte conclusiva dell&#8217;anno. Sinner non nasconde il dispiacere, ma spiega di aver scelto di privilegiare il recupero completo e la propria carriera nel lungo periodo.</p>
<p>&#8220;Specialmente la fine della stagione a Torino mi ha dato sempre tante belle sensazioni ed emozioni, quest&#8217;anno sarà diverso ma al momento ho bisogno di pensare a lungo termine alla mia carriera quindi farò il massimo per tornare al 100%&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sinner-la-mia-stagione-finisce-qui/">Sinner: &#8220;La mia stagione finisce qui&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Prima il caldo, poi il gelo: El Niño e il meteo impazzito dei catastrofisti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/prima-il-caldo-poi-il-gelo-el-nino-e-il-meteo-impazzito-dei-catastrofisti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politiche green]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[meteo]]></category>
		<category><![CDATA[rainews]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grande freddo, neve e blackout: una profezia catastrofica che, a guardare le mappe dell’ECMWF, sembra non avere riscontri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/prima-il-caldo-poi-il-gelo-el-nino-e-il-meteo-impazzito-dei-catastrofisti/">Prima il caldo, poi il gelo: El Niño e il meteo impazzito dei catastrofisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi tocca commentare questo <a href="https://www.rainews.it/articoli/2026/09/el-nio-ondate-polari-sulleuropa-ipotesi-grande-gelo-e-lo-spettro-di-blackout-energetici-lallerta-climatica-ec5cd131-be95-4795-b790-98c8d568220c.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">articolo</a>. Sembra scritto da una scuola di terza media, che è stata cresciuta in una voragine nel suolo, senza mai alfabettizarsi. Preparatevi, ragazzi. Si parte da un titolo che imbarazzerebbe ogni studioso, ma noi, abbiamo il cuore di adamatio come quello di Wolverine, e lo proviamo a commentare lo stesso. L&#8217;articolo è di <strong>Rainews</strong>, si confonde anche autonno e inverno, ma non facciamoci scoraggiare, puà succedere in terza media, ma qui c&#8217;è ben altro.</p>
<p>Un titolo che già dice tutto: “<strong>El Niño,</strong> ondate polari sull&#8217;Europa: ipotesi grande gelo e lo spettro di blackout energetici”, sottotitolo: “Masse d’aria gelida di origine artica verso l&#8217;Europa: le ultime previsioni meteo di ECMWF per il prossimo inverno, possibili anomalie bariche estreme, vortici polari e una possibile crisi del gas senza precedenti”</p>
<p>Innanzitutto: <strong>questo titolo «non vuol dire niente»</strong>. Ed è solo il titolo. Il sottotitolo promette le ultime previsioni dell&#8217;ECMWF per il prossimo inverno, con possibili anomalie estreme e vortici polari, al plurale. Qui nasce il primo dubbio: quanti ce ne stanno, di vortici polari? La risposta è semplice: ce n&#8217;è uno. Ma forse non lo sanno. Uno solo, (e per giunta il titolare del brevetto!). Fino a qualche giorno fa i titoli sullo stesso argomento, RaiNews compresa, parlavano di El Niño «di proporzioni gigantesche», con allarme Onu e caldo fino a febbraio. Adesso arriva il gelo. Ma come?? Arriva il gelo, o l&#8217;estate dura fino a febbraio? E poi, arrivano proprio questi tantissimi vortici polari fino al casello di Frosinone&#8230; mah.</p>
<p>Continuiamo: il pezzo evoca in più parti <strong>un grande gelo</strong>, una coltre di neve sul nord Europa per lunghe settimane, un&#8217;ondata fredda con “anomalie bariche estreme” – qui, io, avrei inserito una frase di Thanos in End Game, tipo “freddo ineluttabile, che dimezzerà la specie riportandola in equilibrio”, una roba più magnetica, dai, ve la suggerisco per il prossimo articolo -, il commento: un vortice polare che «scende», come se fosse una discesa a gruppi organizzata su Whatsapp.</p>
<p>Non poteva mancare <strong>il finale in crescendo</strong>: “cascami rilevanti anche sull&#8217;Italia e una collegata crisi del gas e dell&#8217;energia che potrebbe essere senza precedenti”. Qua devo dare atto che ho cercato le fonti, non esistono, non sta scritto da nessuna parte questa roba, è frutto di un eccesso di picchi glicemici, che stressano paracchio il pancres, tutto sarà dovuto alla ricerca incessante delle barrette Willy Wonka, nel tentativo di vincere quel dannato biglietto d&#8217;oro.</p>
<p>Poi l&#8217;articolo prosegue ribadendo le stesse cose con termini diversi, per sembrare un po&#8217; più scientifico. L&#8217;autunno, ribadiscono, dura cinque mesi, perché dal pezzo sembra arrivare a febbraio. Il gran finale è una bellissima immagine che, a un clic, si trasforma in animazione: <strong>il time lapse del clima dell&#8217;autunno</strong> che ci aspetta. Ma come l&#8217;autunno? Tutto l&#8217;articolo parlava di inverno?? Ci sono i tre mesi autunnali (settembre, ottobre, novembre) e poi dicembre e gennaio. «Ma l&#8217;autunno mo so&#8217; cinque mesi? Fino a gennaio.»</p>
<p><strong>Dov&#8217;è il gelo? Dove sta il blu freddo?</strong> Non c&#8217;è. Le mappe, poi, sono quelle delle anomalie di temperatura al suolo, e sono tutte sopra la media. Succede ormai da cinque anni, quindi non è una novità e lo saranno anche il prossimo inverno, e non è un problema. A questo punto la domanda è d&#8217;obbligo: «&#8217;Do sta sto gelo? Do-dove sta il blu freddo?» Introvabile. Cosa dice davvero la mappa? Basta andare cercare le carte sul sito dell&#8217;ECMWF: l&#8217;Atlantico potrebbe avere le porte spalancate, quindi in arrivo perturbazioni atlantiche. Nient&#8217;altro. Niente di nuovo. Nel Mediterraneo, nessuna anomalia negativa. Insomma, il solito pezzo che non dice nulla, farfugliando e urlando.</p>
<p>Peter Cameron Ellis, 5 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/prima-il-caldo-poi-il-gelo-el-nino-e-il-meteo-impazzito-dei-catastrofisti/">Prima il caldo, poi il gelo: El Niño e il meteo impazzito dei catastrofisti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Milano 2027, Calabresi: &#8220;Usare mio padre nella politica di oggi è miserabile. Io i conti con quella storia li ho fatti&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-2027-calabresi-usare-mio-padre-nella-politica-di-oggi-e-miserabile-io-i-conti-con-quella-storia-li-ho-fatti/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-2027-calabresi-usare-mio-padre-nella-politica-di-oggi-e-miserabile-io-i-conti-con-quella-storia-li-ho-fatti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:37:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[anni settanta]]></category>
		<category><![CDATA[Campo XXV Aprile]]></category>
		<category><![CDATA[centrosinistra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Calabresi]]></category>
		<category><![CDATA[mario calabresi]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mario Calabresi torna a parlare del proprio possibile impegno politico a Milano e lo fa respingendo con nettezza le polemiche che tirano in ballo la figura del padre, il commissario Luigi Calabresi, ucciso nel 1972. Dal palco del Teatro Nazionale, durante la presentazione del nuovo libro &#8220;Le voci degli altri&#8221; in dialogo con Paolo Giordano, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-2027-calabresi-usare-mio-padre-nella-politica-di-oggi-e-miserabile-io-i-conti-con-quella-storia-li-ho-fatti/">Milano 2027, Calabresi: &#8220;Usare mio padre nella politica di oggi è miserabile. Io i conti con quella storia li ho fatti&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mario Calabresi</strong> torna a parlare del proprio <strong>possibile impegno politico</strong> a <strong>Milano</strong> e lo fa respingendo con nettezza le polemiche che tirano in ballo la <strong>figura del padre</strong>, il commissario <strong>Luigi Calabresi</strong>, ucciso nel 1972. Dal palco del <strong>Teatro Nazionale</strong>, durante la presentazione del nuovo libro &#8220;<strong>Le voci degli altri</strong>&#8221; in dialogo con <strong>Paolo</strong> <strong>Giordano</strong>, Calabresi ha definito &#8220;un po&#8217; miserabile&#8221; l&#8217;uso di quella vicenda nella polemica politica di oggi. &#8220;<strong>Penso che utilizzare oggi il tema di mio padre, degli anni Settanta, nella polemica politica attuale sia un po&#8217; miserabile</strong>. I conti con quella storia io li ho fatti fino in fondo&#8221;, ha detto.</p>
<h2>Calabresi: &#8220;Il mondo di oggi è completamente diverso&#8221;</h2>
<p>Il riferimento è alle critiche arrivate sia da alcuni ambienti della sinistra sia da giornali dell&#8217;area di centrodestra sull&#8217;ipotesi di una sua <strong>candidatura nello schieramento progressista</strong>. &#8220;Adesso c&#8217;è un po&#8217; un gioco che viene fatto sia in qualche pezzettino di sinistra un po&#8217; vecchia, chiusa, ideologica, sia dai giornali della destra che dicono: &#8216;<strong>Ma come fa il figlio del commissario Calabresi a candidarsi col centrosinistra</strong>?'&#8221;, ha spiegato. La risposta del giornalista è netta: &#8220;<strong>Sono passati più di 50 anni, il mondo di oggi è completamente diverso</strong>. Io guardo ai bisogni di questo Paese in questo momento e sto nella parte del campo che secondo me può dare le risposte migliori e meno conflittuali a questi bisogni&#8221;. Calabresi ha anche lasciato intendere di essere pronto a reagire sul piano legale contro chi continuerà a utilizzare il tema in questi termini: &#8220;Penso che uno di questi prima o poi lo querelo, come quei viaggi che fai una volta nella vita&#8221;.</p>
<h2>Calabresi e Milano: &#8220;Non tutto può essere a pagamento&#8221;</h2>
<p>Nel corso della stessa serata Calabresi è entrato anche su uno dei temi destinati a pesare nella discussione sulla Milano del futuro: la<strong> progressiva riduzione degli spazi pubblici gratuiti</strong> o comunque economicamente accessibili. &#8220;<strong>A Milano avere socialità gratuita è diventato impossibile</strong>&#8220;, ha osservato. &#8220;Il tema è rimettere al centro il fatto che non tutto può essere pagato. L&#8217;idea che gli spazi sociali pubblici possano diventare privati è qualcosa che spegne le luci, toglie spazio e possibilità&#8221;. Calabresi ha citato come esempio il <strong>Lido di Milano</strong>, ricordando quando da bambino lo frequentava insieme ai fratelli a costi molto contenuti e poteva utilizzare gratuitamente gli spazi per giocare a calcio, basket o pallavolo. &#8220;Oggi è stato dato in concessione a una società privata spagnola, c&#8217;è la preiscrizione, mandano l&#8217;offerta per la tessera che precede l&#8217;abbonamento. <strong>Quel luogo non esiste più e vedo uno spazio pubblico che non è più pubblico</strong>&#8220;, ha detto.</p>
<h2>&#8220;Non possiamo avere una città fatta di tanto privato&#8221;</h2>
<p>Il ragionamento di Calabresi non è una critica generalizzata all&#8217;iniziativa privata. &#8220;Sicuramente i privati sono più efficienti, non ho niente contro il business privato&#8221;, ha precisato. Ma, ha aggiunto, &#8220;<strong>dobbiamo tenerci cari e salvare i luoghi pubblici. Non possiamo avere una città fatta di tanto privato</strong>&#8220;. Un altro esempio citato è il <strong>campo XXV Aprile</strong>, dove secondo Calabresi il rischio è quello di modificare ulteriormente la funzione pubblica degli spazi esistenti. &#8220;Ci vogliono fare campi da padel. Ma non puoi lasciar vivere il campo XXV Aprile?&#8221;, si è chiesto. Per il giornalista servirebbe recuperare una concezione della città capace di offrire occasioni di incontro anche fuori dalle logiche commerciali, richiamando esperienze come l&#8217;<strong>Estate romana</strong> di <strong>Renato Nicolini</strong>: eventi, luoghi e serate in cui &#8220;non si paga il biglietto&#8221;. È anche da qui, dunque, che sembra prendere forma il profilo politico di Calabresi: meno polarizzazione, più servizi e spazi accessibili, con una <strong>Milano che torni a garantire occasioni di socialità non necessariamente legate alla capacità di spesa</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-2027-calabresi-usare-mio-padre-nella-politica-di-oggi-e-miserabile-io-i-conti-con-quella-storia-li-ho-fatti/">Milano 2027, Calabresi: &#8220;Usare mio padre nella politica di oggi è miserabile. Io i conti con quella storia li ho fatti&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Arthur Arbesser, il futuro è già nell’archivio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/the-milan-show-biz/arthur-arbesser-il-futuro-e-gia-nellarchivio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:17:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[The Milan Show-Biz]]></category>
		<category><![CDATA[Arthur Arbesser]]></category>
		<category><![CDATA[deadstock]]></category>
		<category><![CDATA[Fall 2026]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio armani]]></category>
		<category><![CDATA[Street Smash Burgers]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Moda, design, lifestyle, innovazione, food e nuovi indirizzi del gusto: tutto ciò che fa tendenza sotto la Madonnina. Questo è The Milan Show-Biz, a cura di Krystel Lowell. Uno spazio dedicato a brand, progetti, luoghi e protagonisti che anticipano tendenze, trasformando creatività, impresa e stile in racconti da scoprire, con visione, estetica e personalità E [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/the-milan-show-biz/arthur-arbesser-il-futuro-e-gia-nellarchivio/">Arthur Arbesser, il futuro è già nell’archivio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Moda, design, lifestyle, innovazione, food e nuovi indirizzi del gusto: tutto ciò che fa tendenza sotto la Madonnina. Questo è The Milan Show-Biz, a cura di Krystel Lowell. Uno spazio dedicato a brand, progetti, luoghi e protagonisti che anticipano tendenze, trasformando creatività, impresa e stile in racconti da scoprire, con visione, estetica e personalità</em></p>
<p>E se il futuro della moda non fosse necessariamente qualcosa di nuovo? Per la <strong>Fall 2026 Arthur Arbesser</strong> sceglie di guardare indietro, dentro il proprio archivio, e di ripartire da ciò che già esiste. <strong>La nuova collezione è infatti realizzata interamente con tessuti deadstock</strong>: materiali rimasti dalle stagioni precedenti che vengono riscoperti, riconsiderati e trasformati. È una scelta che nasce anche dalla libertà propria di un brand indipendente. Non ci sono grandi quantità da garantire né l&#8217;obbligo di replicare indefinitamente un determinato modello. La regola è molto semplice: la produzione segue la quantità di tessuto disponibile. Quando finisce il materiale, finisce anche la possibilità di realizzare quel capo.<br />
<strong>Nella Fall 2026 si incontrano così tessuti appartenenti a momenti molto diversi della storia del marchio.</strong></p>
<p>La stampa barocca della FW22–23 convive con i cotoni a righe della SS25, con i quadri multicolore e la stampa fotografica di bicchieri della FW24–25. A questi si aggiungono i pattern geometrici che attraversano il lavoro di Arbesser dalla SS20 alla FW25–26. <strong>Ma non si tratta di una semplice operazione di recupero. Il passato viene manipolato, cambiato, quasi provocato.</strong> Gran parte dei tessuti è stata tinta in capo, modificando colori e stampe originali. Una seta dai vivaci motivi floreali diventa marrone e assume immediatamente un carattere più autunnale; le righe estive e accese si fanno più discrete, terrose, sofisticate. Lo stesso tessuto, cambiato di colore, sembra improvvisamente appartenere a un&#8217;altra stagione e a un&#8217;altra storia.</p>
<p>È proprio questa trasformazione a rendere interessante il progetto: non nascondere la provenienza dei materiali, ma dichiararla e contemporaneamente modificarne la percezione. <strong>Accanto ai tessuti recuperati arrivano mesh trasparenti con pois, rombi e righe, tulle a quadri multicolore, raso con stampa cobra, viscosa jacquard con logo, vichy, crêpe stropicciato a zig-zag, jacquard con melograni e stampe animalier</strong>. Un insieme volutamente ricco, nel quale pattern e materiali entrano continuamente in contrasto.</p>
<p>La complessità, però, non si trasferisce sulle silhouette. <strong>Le forme rimangono semplici, generose, fluide.</strong> Arbesser progetta pensando a corpi ed età differenti e lascia spazio a proporzioni e volumi che possono essere interpretati liberamente. Il risultato è una collezione visivamente intensa ma, nelle forme, sorprendentemente essenziale.</p>
<p><strong>Anche gli accessori contribuiscono a questo gioco</strong>. C&#8217;è un cappello triangolare da imbianchino in cotone a righe, ci sono copricapi patchwork a punta dalle proporzioni esagerate e un festone di bandierine triangolari reinterpretato come sciarpa. Piccoli elementi apparentemente assurdi che introducono una dimensione teatrale, ironica e quasi fiabesca.</p>
<p>È una risposta precisa a un sentimento altrettanto preciso nei confronti della moda contemporanea. Secondo Arbesser, il panorama attuale appare spesso uniforme e noioso. La sua reazione è andare nella direzione opposta: creare qualcosa di ricco, energico, colorato e, perché no, leggermente eccessivo. Le stampe si sovrappongono, i pattern si contraddicono, tessuti che non erano mai stati pensati per incontrarsi vengono messi insieme. Eppure il risultato non vuole essere soltanto spettacolare. Al contrario, il principio rimane quello dell&#8217;indossabilità. Sono abiti che, nonostante la quantità di colori e di informazioni visive, possono essere portati con una T-shirt bianca o con un semplice paio di pantaloni neri. <strong>L&#8217;eccentricità è tutta nella costruzione del capo, non nella necessità di complicarne l&#8217;uso</strong>.</p>
<p>È una filosofia che riflette bene il percorso dello stilista. Nato a <strong>Vienna</strong>, Arthur Arbesser è cresciuto immerso nella storia e nella cultura della città, prima di studiare al <strong>Central Saint Martins di Londra</strong>. Trasferitosi a Milano, ha lavorato per sette anni da <strong>Giorgio Armani</strong> e nel 2013 ha fondato il proprio marchio. <strong>Nel 2015 è stato finalista del premio LVMH</strong>, affermandosi rapidamente per un linguaggio grafico personale e riconoscibile. Il suo lavoro si è poi esteso alla consulenza creativa, al design di mobili e prodotti e alla realizzazione di costumi per balletto e opera.</p>
<p>Il suo universo creativo continua oggi a muoversi tra discipline diverse, come dimostrano anche le collaborazioni con realtà della cultura contemporanea, tra cui <strong>Street Smash Burgers</strong>, brand europeo di ristorazione <strong>fondato da Beatriz Santillana e Carlos Antón Conde</strong> e presente anche in Italia.</p>
<p>Ma il vero protagonista della Fall 2026 è il materiale. O, meglio, lo sguardo sul materiale.</p>
<p><strong>In un&#8217;epoca in cui la moda continua a chiedere qualcosa di nuovo, Arbesser propone un&#8217;idea apparentemente più semplice e forse più radicale: prima di produrre altro, guardare meglio ciò che abbiamo già.</strong></p>
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		<title>Sánchez nei guai: l’eroe della sinistra ha un problema</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-6-ottobre-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:12:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zuppa di Porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Zuppa di Porro del 6 ottobre 2026: rassegna stampa quotidiana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/AGL8yy8SwxA" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>
<p>00:00:00 Introduzione alla rassegna stampa con riferimento al successo del documentario sul 7 ottobre e ai temi principali della giornata.</p>
<p>00:00:48 La vicenda delle dimissioni di Pedro Sànchez in Spagna e la critica alla copertura mediatica italiana che lo dipinge come un eroe nonostante i casi di corruzione.</p>
<p>00:02:12 La posizione di Michele Serra sul decreto casa spagnolo e la critica alle idee comuniste che considerano la casa una merce diversa dalle altre da regolamentare statalmente.</p>
<p>00:05:05 La critica all&#8217;approccio selettivo verso i beni essenziali e l&#8217;assurdità di togliere dal mercato farmaci e alimenti necessari alla sopravvivenza secondo la logica comunista.</p>
<p>00:05:47 La vittoria di Bolsonaro al primo turno in Brasile e lo scandalo dei media italiani che dipingono i suoi elettori come nazisti nonostante l&#8217;apprezzamento dei mercati finanziari.</p>
<p>00:06:54 La questione della legge elettorale italiana e il rischio di elezioni anticipate se non passerà, con analisi delle posizioni di Fratelli d&#8217;Italia e dei parlamentari neo-eletti.</p>
<p>00:08:12 Lo scandalo della sospensione di un giornalista RAI per aver maltrattato colleghi e la polemica sulle dichiarazioni di Richard Gere sull&#8217;Italia come paese non accogliente.</p>
<p>00:09:32 Il caso della ricercatrice morta per polmonite in un laboratorio siberiano che studia la peste e le preoccupazioni sulla trasparenza riguardo agli incidenti nei laboratori.</p>
<p>00:10:38 Lo scandalo del capo della procura di Roma che avrebbe acquistato 24 appartamenti in nero da un&#8217;immobiliare gestita da tre mafiosi, una vicenda giudiziaria gravissima.</p>
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		<title>Basket, l’Armani Milano perde anche a Verona. Coach Poeta: “Dobbiamo migliorare tante cose”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Poeta]]></category>
		<category><![CDATA[EuroLeague]]></category>
		<category><![CDATA[forum]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpia Armani Milano]]></category>
		<category><![CDATA[sconfitta]]></category>
		<category><![CDATA[serie a]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuova frenata dell’Olimpia Armani Milano, battuta a sorpresa nel ‘Monday night’ di serie A sul parquet della neopromossa Verona per 75-72.  Secondo stop consecutivo dopo quello subito venerdì in Eurolega sul parquet dei baschi di Vitoria in casa del Baskonia per 86-76. Milano sta pagando, come prevedibile, l’enorme carico di partite ravvicinate, dopo averne giocate cinque in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuova frenata dell’<strong>Olimpia Armani Milano</strong>, battuta a sorpresa nel ‘<strong>Monday night</strong>’ di <strong>serie A</strong> sul parquet della neopromossa Verona per 75-72.  <strong>Secondo stop consecutivo</strong> dopo quello subito venerdì in Eurolega sul parquet dei baschi di Vitoria in casa del Baskonia per 86-76. <strong>Milano sta pagando, come prevedibile, l’enorme carico di partite ravvicinate, dopo averne giocate cinque in appena nove giorni tra campionato e Eurolega</strong>.</p>
<p>“Non è mai facile dopo una doppia di EuroLeague, lo vediamo in tutta Europa, quindi bisogna imparare a vincere le partite brutte. Ma non sto parlando di basket, sto parlando di atteggiamento. Sul primo possesso abbiamo concesso quattro rimbalzi d’attacco. Parlo di questo e la <strong>responsabilità è mia</strong>”, l’analisi a mente fredda del coach biancorosso, <strong>Beppe Poeta</strong>.</p>
<p>Che striglia i suoi: “Dobbiamo sistemare tante cose ma dobbiamo farlo in fretta, <strong>dobbiamo imparare a entrare in campo nel modo giusto, dimostrare di essere tutti sulla stessa pagina</strong>, essere più fluidi in attacco. Ma dobbiamo migliorare in fretta. <strong>Siamo nuovi ma non può essere più una giustificazione.</strong> Mi tengo di buono il secondo tempo difensivo. Fino a un paio di minuti dalla fine abbiamo tenuto Verona a 20 punti poi abbiamo commesso errori che hanno dato a Verona la vittoria.”</p>
<p>Ora per Milano nuovo viaggio: <strong>giovedì sera l’Armani sarà impegnata per la quarta giornata di Eurolega in casa del Maccabi Tel Aviv</strong>. Poi <strong>domenica al Forum arriverà Treviso</strong> per la terza giornata di campionato.</p>
<p>E la <strong>settimana prossima al Forum doppio impegno consecutivo contro Real Madrid e Dubai</strong>. Un impegno dietro l’altro, con pochi allenamenti in mezzo. Per questo <strong>coach Poeta insiste: “Dobbiamo sistemare tante cose ma dobbiamo farlo in fretta”.</strong></p>
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		<title>Ex Ilva: i magistrati emettono un&#8217;altra sentenza di morte per l&#8217;acciaio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/ex-ilva-stop-altiforni-salute-industria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 08:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Acciaierie d’Italia]]></category>
		<category><![CDATA[acciaio]]></category>
		<category><![CDATA[altoforni]]></category>
		<category><![CDATA[Cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[Corte d’Appello di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[ex Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[Ilva]]></category>
		<category><![CDATA[Industria]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[siderurgia]]></category>
		<category><![CDATA[taranto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte di Milano conferma lo stop agli altiforni dell'ex Ilva. Ormai la siderurgia è defunta in nome dell'ambientalismo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/ex-ilva-stop-altiforni-salute-industria/">Ex Ilva: i magistrati emettono un&#8217;altra sentenza di morte per l&#8217;acciaio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" dir="auto" data-start="1163" data-end="1670">La vicenda dell’<strong data-start="1179" data-end="1201">ex Ilva di Taranto</strong> entra nella fase decisiva con una certezza e un paradosso. La certezza è che la Corte d’Appello di Milano ha nuovamente respinto la richiesta di sospendere l’ordine di fermare l’area a caldo. Il paradosso è che la decisione definitiva della Cassazione arriverà il <strong data-start="1466" data-end="1480">20 ottobre</strong>, mentre lo spegnimento degli impianti dovrà essere completato entro il 28 ottobre. La partita giudiziaria, dunque, potrebbe concludersi quando quella industriale sarà già stata compromessa.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="84gmjj" data-start="1672" data-end="1707">La Corte: la salute viene prima</h2>
<p dir="auto" data-start="1709" data-end="2117">I giudici milanesi hanno respinto la seconda istanza presentata da Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia, confermando l’efficacia del provvedimento emesso a luglio. L’ordine prevede la <strong data-start="1916" data-end="1974">sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo</strong> e il completamento delle operazioni entro il 28 ottobre, sotto la sorveglianza dell’autorità competente.</p>
<p dir="auto" data-start="2119" data-end="2509">La motivazione è netta. Il pericolo legato all’eventuale spegnimento degli altiforni deve cedere «rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi». La tutela «del diritto alla salute» è «comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali».</p>
<p dir="auto" data-start="2511" data-end="2846">La ripresa della produzione, inoltre, potrà avvenire soltanto dopo la <strong data-start="2581" data-end="2648">rimozione integrale dell’amianto ancora presente negli impianti</strong> e dopo l’adozione delle misure necessarie per riportare le emissioni di polveri sottili entro livelli di sicurezza, considerando lo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate annue.</p>
<h2>Quando la magistratura si sostituisce all&#8217;impresa</h2>
<p>La questione, però, non è soltanto sanitaria. C&#8217;è un problema più profondo che riguarda <strong>il confine tra giustizia e politica industriale</strong>. Per anni il caso Ilva è stato affrontato sulla base del principio secondo cui non esistono diritti tiranni e che <strong>salute e lavoro devono essere bilanciati</strong>, come stabilì la Corte Costituzionale nel 2013. Quel principio è stato progressivamente eroso: nel 2022 è stato modificato l&#8217;articolo 41 della Costituzione, inserendo tra i limiti alla libertà d&#8217;impresa anche il danno alla salute e all&#8217;ambiente, mentre nel 2024 la Corte di giustizia Ue ha affermato che, quando l&#8217;attività di un impianto presenta rischi gravi per ambiente e salute, l&#8217;esercizio può essere sospeso.</p>
<p>È su questa nuova impostazione che oggi la Corte d&#8217;Appello di Milano fonda il proprio ragionamento. <strong>Il problema è che, attraverso questo percorso, una scelta che dovrebbe spettare agli imprenditori e, in ultima analisi, alla politica &#8211; ove mai la libertà di intrapresa fosse conculcata (come in questo caso) &#8211; finisce di fatto nelle mani della magistratura.</strong> La salute deve essere tutelata, naturalmente, ma stabilire come rendere compatibili produzione, occupazione, risanamento ambientale e sicurezza dovrebbe essere innanzitutto compito del legislatore e del governo, non il risultato indiretto di un ordine giudiziario che rischia di rendere irreversibile una scelta industriale.</p>
<p>E qui emerge la vera stortura del caso Ilva: <strong>la magistratura non si limita più a stabilire se una condotta sia lecita o illecita, ma finisce per determinare le condizioni alle quali un grande impianto industriale può continuare a esistere</strong>. Con il rischio che, dietro il richiamo a principi ormai elevati a rango costituzionale ed europeo, si consumi una scelta di politica industriale senza che nessuno abbia formalmente assunto la responsabilità politica di farla.</p>
<p>Non è un dettaglio. Perché lo spegnimento di un altoforno non è una misura neutrale né facilmente reversibile. E se la politica ritiene che Taranto debba continuare a produrre acciaio, con impianti più moderni e meno inquinanti, <strong>deve avere la possibilità di perseguire quella soluzione e assumersene fino in fondo la responsabilità</strong>. Altrimenti il rischio è quello indicato dalla stessa vicenda: il governo aspetta, i giudici decidono e il conto economico e industriale arriva dopo.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="1ejzr0n" data-start="3053" data-end="3088">Il problema è l&#8217;irreversibilità</h2>
<p dir="auto" data-start="3090" data-end="3186">Il punto controverso è infatti un altro: <strong data-start="3131" data-end="3186">che cosa succede all’industria dopo lo spegnimento? </strong>Un altoforno non è un impianto che si arresta premendo un interruttore e si riavvia qualche settimana più tardi. A Taranto, al momento, è operativo soltanto l’Afo2, in condizioni di sostanziale stand by. Il passaggio decisivo verso lo spegnimento definitivo riguarda i <strong data-start="3457" data-end="3467">cowper</strong>, le grandi torri che alimentano l’altoforno con aria portata a temperature elevatissime.</p>
<p dir="auto" data-start="3558" data-end="3789">Ed è qui che emerge il rischio economico. Anche una successiva decisione favorevole della Cassazione potrebbe arrivare quando il processo di fermata sarà già troppo avanzato per consentire una ripartenza economicamente sostenibile. È proprio questo il cortocircuito che dovrebbe interessare una cultura <strong data-start="3862" data-end="3899">liberale e favorevole all’impresa</strong>: la tutela della salute è un limite all&#8217;attività economica, ma anche la distruzione irreversibile di un asset industriale ha un costo per il Paese.</p>
<p dir="auto" data-start="3558" data-end="3789"><strong>Leggi anche</strong>:</p>
<ul>
<li dir="auto" data-start="3558" data-end="3789"><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/ilva-i-giudici-di-milano-uccidono-lacciaio-in-italia/">Ilva, i giudici di Milano uccidono l’acciaio in Italia</a></li>
<li dir="auto" data-start="3558" data-end="3789"><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/ex-ilva-taranto-suicidio-industriale-sinistra-puglia/">Ex Ilva: il suicidio firmato dalla sinistra ecologista</a></li>
</ul>
<h2 dir="auto" data-section-id="1vz7wh1" data-start="4049" data-end="4091">La Cassazione rischia di arrivare dopo</h2>
<p dir="auto" data-start="4093" data-end="4446">La Corte d’Appello ha ritenuto che la fissazione dell’udienza del 20 ottobre non modifichi il quadro cautelare. Nell’ordinanza si legge che essa è «meramente consequenziale alla presentazione dei ricorsi straordinari avanti alla Suprema Corte di Cassazione» e non cambia «rispetto al passato in ordine alla tutela sostanziale degli interessi coinvolti».</p>
<p dir="auto" data-start="4448" data-end="4681">Dal punto di vista strettamente giudiziario, il ragionamento è comprensibile. Ma sul piano economico resta una domanda: <strong data-start="4568" data-end="4681">che valore avrà una decisione favorevole della Cassazione se nel frattempo gli impianti saranno stati spenti?</strong></p>
<p dir="auto" data-start="4683" data-end="4998">È il problema delle decisioni irreversibili. Se un&#8217;impresa viene obbligata a interrompere una produzione e quella produzione non può essere facilmente ripristinata, il tempo diventa una variabile decisiva. E il rischio è che il terzo grado di giudizio arrivi formalmente in tempo, ma <strong data-start="4967" data-end="4997">materialmente troppo tardi</strong>.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="2nezqc" data-start="5000" data-end="5053">Senza altiforni cambia tutto</h2>
<p dir="auto" data-start="5055" data-end="5208">La questione non riguarda soltanto la sopravvivenza dell’attuale configurazione dell’acciaieria. Riguarda il futuro stesso della <strong data-start="5184" data-end="5207">siderurgia italiana</strong>.</p>
<p dir="auto" data-start="5210" data-end="5601">Se gli altiforni dovessero essere definitivamente abbandonati, la produzione a ciclo integrale non sarebbe più possibile. Per alimentare i laminatoi occorrerebbe ricorrere alle <strong data-start="5387" data-end="5419">bramme importate dall’estero</strong>, almeno durante la fase di transizione. In prospettiva, la soluzione sarebbe quella dei forni elettrici, ma si tratta di impianti che richiedono anni e investimenti molto rilevanti.</p>
<p dir="auto" data-start="5603" data-end="5831">Il problema è quindi anche quello della competitività. L’Italia rischia di trovarsi nella condizione di importare semilavorati che oggi può produrre internamente, sostenendo nel frattempo costi energetici e logistici aggiuntivi. Non è un dettaglio. L’<strong data-start="5855" data-end="5885">acciaio prodotto a Taranto</strong> alimenta infatti una filiera industriale che comprende laminazione, trasformazione e componentistica. Ridurre la capacità produttiva italiana significa aumentare la dipendenza dall’estero proprio in un settore strategico.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="1hsdknr" data-start="6109" data-end="6157">Si cerca ancora un acquirente</h2>
<p dir="auto" data-start="6159" data-end="6337">Il paradosso è che proprio mentre la magistratura si avvia a rendere sempre più concreta la chiusura dell’area a caldo, il futuro proprietario dell’ex Ilva non è ancora definito. Una cordata italiana coordinata da <strong data-start="6374" data-end="6389">Federacciai</strong> ha manifestato interesse per l’operazione, mentre sul tavolo restano anche proposte internazionali, tra cui quella di <strong data-start="6508" data-end="6518">Jindal</strong>. La prospettiva industriale cambia però radicalmente a seconda che un investitore debba rilevare un grande polo siderurgico integrato oppure un complesso nel quale gli altiforni siano ormai definitivamente fuori gioco.</p>
<p dir="auto" data-start="6739" data-end="7053">E qui torna il principio liberale: <strong data-start="6774" data-end="6866">un’impresa ha valore se qualcuno è disposto a investirci capitale e assumersi un rischio</strong>. Se una parte essenziale dell&#8217;impianto viene resa inutilizzabile prima che il potenziale acquirente possa completare il progetto industriale, il valore dell&#8217;asset inevitabilmente cambia.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="lnnjzs" data-start="7055" data-end="7087">Ora il governo deve decidere</h2>
<p dir="auto" data-start="7089" data-end="7323">Il punto, allora, è rovesciare il paradigma. <strong>L&#8217;industria non è un interesse da mettere sullo stesso piano degli altri e da sacrificare ogni volta che emerge un rischio: è ciò che produce ricchezza, lavoro e reddito. È ciò che consente alle persone di avere uno stipendio con cui vivere e allo Stato di avere le risorse per finanziare sanità, bonifiche e sicurezza.</strong> Senza industria non si diventa più sani: semplicemente si diventa più poveri.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per questo il diritto alla salute non può essere trasformato nel diritto a non avere più industrie. Il problema dell&#8217;Ilva non si risolve cancellando la produzione siderurgica, ma <strong>obbligando l&#8217;impresa a produrre in condizioni compatibili con la sicurezza e imponendo alla politica di creare le condizioni perché questo avvenga</strong>. Se un impianto è inquinante, lo si risana, lo si ammodernizza, lo si sostituisce. Ma se lo si spegne senza avere una reale alternativa industriale, si distrugge una capacità produttiva prima ancora di averne costruita una nuova.</p>
<p class="isSelectedEnd">È qui che la decisione della magistratura diventa una scelta politica. <strong>Perché una volta spenti gli altiforni, non si spegne soltanto l&#8217;inquinamento: si spegne una parte della capacità produttiva italiana.</strong> E riaccenderla, ammesso che sia possibile, richiede anni e miliardi.</p>
<p>La politica dovrebbe quindi avere il coraggio di decidere quale rischio vuole correre e quale Paese vuole costruire. Perché <strong>un Paese senza industria non è un Paese più sano: è un Paese più povero, più dipendente dall&#8217;estero e con meno possibilità di finanziare proprio quelle tutele ambientali e sanitarie che pretende di difendere</strong>.</p>
<p>Enrico Foscarini, 6 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/ex-ilva-stop-altiforni-salute-industria/">Ex Ilva: i magistrati emettono un&#8217;altra sentenza di morte per l&#8217;acciaio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Niente Election Day nel 2027: in primavera a Milano solo sfida per le Comunali, le Politiche slittano all’autunno</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/niente-election-day-nel-2027-in-primavera-a-milano-solo-sfida-per-le-comunali-le-politiche-slittano-allautunno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Galvani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 07:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[centrosinistra]]></category>
		<category><![CDATA[election day]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni comunali milano]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni politiche 2027]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[riforma elettorale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ipotesi di un grande election day nella primavera del 2027 è definitivamente tramontata. Secondo quanto risulta a Milano Quotidiano, nel mese di maggio del 2027 i cittadini saranno chiamati alle urne esclusivamente per il rinnovo delle amministrazioni locali, a partire dalla cruciale partita per Palazzo Marino. Le elezioni politiche nazionali sono invece smentite e rinviate [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ipotesi di un grande <em>election day</em> nella primavera del 2027 è definitivamente tramontata. Secondo quanto risulta a <em>Milano Quotidiano</em>, nel mese di <strong>maggio del 2027</strong> i cittadini saranno chiamati alle urne esclusivamente per il rinnovo delle amministrazioni locali, a partire dalla cruciale partita per Palazzo Marino. Le elezioni politiche nazionali sono invece smentite e rinviate all&#8217;autunno inoltrato dello stesso anno.</p>
<p>Il voto combinato si sarebbe materializzato soltanto in uno scenario di crisi dell&#8217;esecutivo, ovvero se il Governo avesse subito una bocciatura alla Camera sulla <strong>nuova legge elettorale</strong> fortemente voluta dalla presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong>. Tuttavia, la tenuta della maggioranza è stata blindata grazie al ricorso alla fiducia. Una mossa dettata anche dal timore di Forza Italia e Lega, i cui partiti registrano nei sondaggi percentuali non tali da rischiare un salto anticipato alle urne. Proprio giovedì 8 ottobre è atteso il via libera definitivo della Camera sul provvedimento, che diventerà così legge dello Stato, congelando ogni velleità di voto politico prima della fine del 2027.</p>
<p>Questo scenario rende le prossime elezioni comunali di <strong>Milano</strong> un banco di prova di importanza nazionale. Il voto meneghino non sarà soltanto il giudizio sulla gestione della città, ma il vero e proprio termometro dei rapporti di forza interni agli schieramenti, in vista della futura e definitiva competizione per le politiche autunnali.</p>
<p>Nel campo del  <strong>centrodestra</strong>, tuttavia, la situazione appare al momento immobile e frammentata. La Lega insiste sulla figura di <strong>Silvia Sardone,</strong> mantenendo una posizione rigida. Forza Italia, beneficiando di un cauto e debole appoggio di Fratelli d&#8217;Italia, punta sul sottosegretario alla Difesa <strong>Matteo Perego di Cremnago</strong>. Infine, la galassia di Noi Moderati – forte della sponda e dell&#8217;endorsement indiretto del presidente del Senato<strong> Ignazio La Russa</strong> – continua a sponsorizzare <strong>Maurizio Lupi.</strong></p>
<p>Nonostante una fase di stallo che appare difficile da sbloccare a breve, autorevoli fonti interne alla coalizione escludono categoricamente l&#8217;eventualità di presentarsi divisi al primo turno. Il Centrodestra sa bene che Milano rappresenta un fortino da contendere con un fronte unito. La vera posta in gioco, dunque, si sposta sugli <strong>equilibri interni</strong>: le Amministrative di maggio serviranno ai partiti della maggioranza per contarsi, pesarsi e definire le gerarchie e le future liste in vista dell&#8217;autunno 2027.</p>
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		<title>&#8220;Prima che sia troppo tardi&#8221;. Perché Sanchez ha scelto proprio ora di andare al voto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/prima-che-sia-troppo-tardi-perche-sanchez-ha-scelto-proprio-ora-di-andare-al-voto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 07:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[psoe]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Elezioni a novembre Spagna, Pedro Sanchez corre alle urne prima che sia troppo tardi: perché il voto anticipato può essere la sua ultima occasione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/prima-che-sia-troppo-tardi-perche-sanchez-ha-scelto-proprio-ora-di-andare-al-voto/">&#8220;Prima che sia troppo tardi&#8221;. Perché Sanchez ha scelto proprio ora di andare al voto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pedro Sanchez</strong> ha scelto di <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-capitola-lannuncio-elezioni-anticipate/">andare al voto</a> nel momento in cui, almeno sulla carta, avrebbe più motivi per aspettare. I sondaggi non premiano il Psoe, il centrodestra corre e Vox continua a crescere. Eppure proprio qui sta il senso della mossa del premier spagnolo: <strong>non convocare le elezioni perché questo sia il momento migliore, ma perché quello di domani potrebbe essere molto peggiore</strong>.</p>
<p><strong>La legislatura, del resto, era entrata in una fase di logoramento difficilmente reversibile</strong>. La maggioranza costruita dopo le ultime elezioni si è progressivamente sfilacciata, trasformando ogni passaggio parlamentare in una trattativa e ogni decreto in una prova di sopravvivenza. La bocciatura delle misure sulla casa ha reso evidente ciò che da tempo covava sotto la cenere: Sanchez non poteva più contare su una maggioranza politica stabile, ma soltanto su un equilibrio precario tra forze che spesso hanno interessi divergenti.</p>
<p>Continuare così fino al 2027 avrebbe significato <strong>esporsi per mesi a nuove sconfitte, nuove trattative e nuovi ricatti parlamentari</strong>. Un governo costretto a sopravvivere voto dopo voto rischia di consumare rapidamente anche quel poco capitale politico che gli resta. Da qui la scelta di interrompere il logoramento e riportare la partita sul terreno che Sanchez conosce meglio: quello della polarizzazione elettorale.</p>
<p>Il premier può infatti <strong>tentare di trasformare una debolezza in un&#8217;arma</strong>. La crisi della casa, che ha contribuito a mettere in difficoltà il governo, può diventare il tema attorno al quale mobilitare un elettorato progressista apparso negli ultimi mesi stanco e disilluso. Sanchez può presentarsi agli spagnoli sostenendo di avere provato a intervenire sull&#8217;emergenza abitativa e accusando gli avversari di avere bloccato le risposte del governo. Una sconfitta parlamentare trasformata, almeno nelle intenzioni, in argomento elettorale.</p>
<p>Poi c&#8217;è <strong>Vox</strong>. Più il partito di Santiago Abascal cresce, più Sanchez può provare a ricostruire il vecchio schema del voto utile contro la destra. Il rischio di un governo formato da Popolari e Vox diventa così il principale strumento per richiamare alle urne gli elettori socialisti, quelli della sinistra e soprattutto quella fascia di progressisti che negli ultimi mesi aveva scelto l&#8217;astensione. È una strategia già vista: quando il consenso del governo non basta, si prova a trasformare l&#8217;elezione in una scelta tra due blocchi incompatibili.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-al-voto-anticipato-mossa-disperata-chi-e-avanti-nei-sondaggi/">Sanchez al voto anticipato, mossa disperata: chi è avanti nei sondaggi?</a></li>
</ul>
<p><strong>Ma soprattutto c&#8217;è il fattore tempo</strong>. Aspettare avrebbe significato affrontare altri mesi di tensioni nella maggioranza, difficoltà economiche e sociali, le conseguenze politiche della crisi migratoria e un&#8217;agenda giudiziaria destinata a continuare a pesare sul Psoe e sull&#8217;ambiente vicino al premier. Sanchez sa che nessuno di questi dossier è destinato a scomparire rapidamente. Il rischio, al contrario, è che si sommino.</p>
<p>Per questo l&#8217;anticipo assume la forma di <strong>una fuga in avanti calcolata</strong>. Non perché il quadro sia favorevole, ma perché potrebbe deteriorarsi ulteriormente. Andare alle urne adesso consente al premier di scegliere almeno il momento dello scontro, anziché arrivarci tra qualche mese trascinato dagli eventi.</p>
<p><strong>È questo, in fondo, il vero azzardo di Sanchez</strong>: provare a congelare la crisi prima che diventi irreversibile. I sondaggi gli dicono che la partita è difficile. La politica, però, gli suggerisce che aspettare potrebbe renderla ancora più difficile.</p>
<p>Massimo Balsamo, 5 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/prima-che-sia-troppo-tardi-perche-sanchez-ha-scelto-proprio-ora-di-andare-al-voto/">&#8220;Prima che sia troppo tardi&#8221;. Perché Sanchez ha scelto proprio ora di andare al voto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Aggredisce il rabbino, viene espulso e frigna: &#8220;L&#8217;Italia è il mio Paese&#8221;. Ma qualcosa non torna</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/aggredisce-il-rabbino-viene-espulso-e-frigna-litalia-e-il-mio-paese-ma-qualcosa-non-torna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 06:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Battar Zahani è stato rimpatriato dopo l'agguato di Milano. Il Corriere crede al racconto della bravata. Ma i social dicono altro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/aggredisce-il-rabbino-viene-espulso-e-frigna-litalia-e-il-mio-paese-ma-qualcosa-non-torna/">Aggredisce il rabbino, viene espulso e frigna: &#8220;L&#8217;Italia è il mio Paese&#8221;. Ma qualcosa non torna</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla Tunisia, <strong>Battar</strong> <strong>Zahani</strong>, ventunenne rimpatriato dall’Italia dopo aver teso un agguato a un rabbino per strada a Milano, <a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_ottobre_04/il-ventunenne-rimpatriato-dopo-l-aggressione-al-rabbino-io-espulso-in-tunisia-per-uno-scherzo-sono-nato-in-italia-non-parlo-9f48acba-336a-414c-8a82-f77c743bbxlk.shtml" target="_blank" rel="noopener nofollow">racconta al <em>Corriere della Sera</em> la sua verità</a>. In buona sostanza il ragazzo riferisce di essere stato<strong> espulso dal “suo” Paese</strong> per uno scherzo. Ventuno anni, nato a Como, volontario della Protezione civile e studente di ingegneria a Parma (alla faccia di chi dice che i figli dei migranti nel nostro paese non hanno alcuna possibilità…). Comunque, il 16 settembre, in piazzale Bande Nere, lui, il fratello e un amico marocchino hanno <strong>accerchiato e aggredito fisicamente il rabbino sessantenne Rav Tzemach Mizrachi,</strong> prendendolo a calci mentre ridevano di gusto e registravano tutto con uno smartphone. Ebbene, secondo il giovane “remigrato” tutto ciò rientrerebbe nel perimetro di una leggera bravata. Battar infatti dice di non nutrire alcun odio per Israele né tantomeno per gli ebrei. E poi si lancia in uno sdolcinato salamelecco verso l’Italia, dicendo che è qui che è cresciuto ed è qui che vuole vivere.</p>
<p>Così il rampante <em>Corriere</em> gli costruisce attorno<strong> il ritratto del ragazzo integerrimo caduto in un equivoco</strong>, farcendo tutto con dettagli degni di una soap opera turca, fra la madre che piange al telefono, un arabo appena stentato vista l’abitudine a parlare in italiano e la paura del rimpatrio. Che dramma! A leggerla da questa prospettiva sembra quasi una serie infinite di disgrazie e non il fisiologico risultato derivato dal pensare di poter picchiare la gente per strada e rimanere impuniti.</p>
<p>Quanto fatto da questi ragazzi invece è grave e ha meritato una severa punizione: uno dei tre compari è finito in arresto per violenza a sfondo religioso e oggi è libero in attesa di processo, mentre Battar e l’amico marocchino sono stati rimpatriati. Piantedosi ha parlato di <strong>un comportamento che in Italia non può essere tollerato</strong>, Meloni ha definito il gesto vile, tutta la comunità ebraica di Milano è fortemente preoccupata per il clima creatosi.</p>
<p>Non basta che il povero Zahani dica di avere in Italia ogni interesse, ogni pezzo della propria vita. Non lo dimostra. E poi c’è il colmo dei colmi, perché <strong>nella bio di Facebook si vanta enormemente delle sue origini</strong> e<strong> si dice “tunisino nel sangue”</strong>. Capito? Poco importa evidentemente che sia cresciuto nel Lodigiano, che sia italiano nelle abitudini (si spera…). Se il signorino non si sente italiano perché finge?</p>
<p>A un ventenne figlio di migranti il nostro paese ha dato ciò che a tante latitudini del mondo ancora nel 2026 è un sogno: scuola, sanità, università, diritti, libertà. E in cambio l’Italia non chiede nulla se non il rispetto delle più basilari regole di civiltà e non violenza. Questi, però, non ce la fanno. Accerchiare un un uomo per la sua religione, sfilargli il cappello, tirargli dei calci.<br />
Insomma Zahani racconta, senza volerlo, un dato chiarissimo: una buona porzione dei migranti di seconda generazione in Italia ci vive ma dall’Italia si distanzia scientemente, perché <strong>non si sente italiano</strong>. E questa è anche la dimostrazione che la cittadinanza italiana non chiude affatto il discorso, anzi…</p>
<p>Alessandro Bonelli, 6 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/aggredisce-il-rabbino-viene-espulso-e-frigna-litalia-e-il-mio-paese-ma-qualcosa-non-torna/">Aggredisce il rabbino, viene espulso e frigna: &#8220;L&#8217;Italia è il mio Paese&#8221;. Ma qualcosa non torna</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Se non lo fanno apposta, sono scemi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/se-non-lo-fanno-apposta-sono-scemi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Il barista]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 06:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè avvelenato]]></category>
		<category><![CDATA[Emmanuel Macron]]></category>
		<category><![CDATA[Friedrich Merz]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-non-lo-fanno-apposta-sono-scemi/">Se non lo fanno apposta, sono scemi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui al bar crediamo che il caso francese sia emblematico: c’è un Paese che sta raschiando il fondo del barile, la cui economia è in ginocchio; il cui debito pubblico sta diventando insostenibile; la cui società è sull’orlo del collasso, ormai preda del separatismo politico-religioso degli immigrati di seconda generazione e islamici; e c’è un governo, quello di <strong>Emmanuel Macron</strong>, che è da anni incaponito nella sua funzione di traghettatore infernale.</p>
<p>Si comincia a far largo un sospetto: che tanta meticolosa attenzione nel picconare ciò che rimane della nazione sia in realtà una strategia, congegnata apposta per <strong>consegnare a Marine Le Pen macerie fumanti</strong>. Sapendo che c’è pure una riserva para-rivoluzionaria, quella dei miliziani in età scolare fomentati da Jean-Luc Mélenchon, pronta a mettere a ferro e fuoco le piazze al primo mezzo passo falso della destra, nel caso dovesse vincere il secondo turno delle presidenziali, la prossima primavera.</p>
<p>Non è da escludere che a questa tattica sia intenzionato ad appigliarsi anche <strong>Pedro Sanchez:</strong> lui non lascia la <strong>Spagna</strong> con gli stessi fondamentali sballati che ha la Francia, ma è complice dell’allargamento smisurato della bolla immobiliare e di quella delle rinnovabili. È disposto a varare in quattro e quattr’otto <a href="https://www.nicolaporro.it/spagna-sanchez-e-stato-sconfitto-cade-il-governo-su-decreto-casa/" target="_blank" rel="noopener">decreti speciali stile sovietico per punire i proprietari di casa</a>. E, soprattutto, sta già aizzando i manifestanti: appena l’eventuale alleanza popolari-Vox dovesse abolirli, si profilerebbero sfracelli.</p>
<p>In <strong>Germania,</strong> la situazione è più complessa: Afd è ormai al 30% nei sondaggi, ma col sistema proporzionale tedesco ciò non basterebbe per governare da soli. Ma anche lì, la sensazione è che l’Unione (Cdu e Csu) debba ancora capire in quale direzione remare: o provare a recuperare in extremis il disastro di <strong>Friedrich Merz;</strong> oppure scavare ancora di più la fossa al sistema stesso, sapendo che poi, per i sovranisti, risalire la china, prendendo il timone di una nave alla deriva, diventerà estremamente difficile.</p>
<p>Complottismo? Può darsi. Ma almeno diamo a certi capi di governo il beneficio del senso strategico. Perché ciò che vediamo, in sé, non depone in favore della loro intelligenza: la gente chiede meno guerra e loro gliene danno di più; <strong>la gente chiede meno salassi e loro insistono con la transizione verde</strong>; la gente chiede meno immigrati e loro ne regolarizzano un milione. Va bene che la democrazia, ormai, è un simulacro. Ma se non lo fanno apposta, significa che sono scemi.</p>
<p>Il Barista, 6 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-non-lo-fanno-apposta-sono-scemi/">Se non lo fanno apposta, sono scemi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Carburanti: è finito lo sconto sulle accise</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/carburanti-finisce-sconto-accise-price-cap-eni-ip-q8-tamoil/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 05:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[accise]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[eni]]></category>
		<category><![CDATA[gasolio]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[Ip]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[price cap]]></category>
		<category><![CDATA[Q8]]></category>
		<category><![CDATA[tamoil]]></category>
		<category><![CDATA[Urso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Termina la riduzione di 6,1 centesimi sul gasolio. Restano i price cap di Eni, Ip, Q8 e Tamoil, ma permane anche il nodo della concorrenza sui carburanti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/carburanti-finisce-sconto-accise-price-cap-eni-ip-q8-tamoil/">Carburanti: è finito lo sconto sulle accise</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" dir="auto" data-start="778" data-end="1245">È terminato lo <strong data-start="793" data-end="862">sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro sulle accise del gasolio</strong>, l&#8217;ultimo intervento generalizzato deciso dal governo per contenere l&#8217;impatto del caro-carburanti. La misura, finanziata con tagli ai ministeri, è scaduta alla mezzanotte senza essere rinnovata. E, almeno per ora, non è stata sostituita dal meccanismo delle <strong data-start="1121" data-end="1138">accise mobili</strong>, che avrebbe consentito di utilizzare l&#8217;extragettito Iva legato all&#8217;aumento delle quotazioni del petrolio.</p>
<p dir="auto" data-start="1247" data-end="1457">Il risultato è che per la prima volta dallo scorso marzo vengono meno completamente i tagli fiscali sui carburanti introdotti dopo l&#8217;esplosione della crisi energetica seguita alla guerra tra Stati Uniti e Iran. Il passaggio alle accise mobili era stato annunciato nei giorni scorsi dalla premier <strong data-start="1544" data-end="1562">Giorgia Meloni</strong> e dal ministro delle Imprese <strong data-start="1592" data-end="1607">Adolfo Urso</strong>, ma per renderlo operativo sarebbe stato necessario un decreto interministeriale Mef-Mase. Il provvedimento, al momento, non è arrivato.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="ze4k0a" data-start="1746" data-end="1783">Il meccanismo delle accise mobili</h2>
<p dir="auto" data-start="1785" data-end="2046">La logica delle <strong data-start="1801" data-end="1818">accise mobili</strong> è diversa rispetto agli sconti finanziati direttamente dal bilancio dello Stato. Il meccanismo utilizza infatti l&#8217;eventuale <strong data-start="1943" data-end="2008">extragettito Iva generato dall&#8217;aumento del prezzo del greggio</strong> per ridurre le accise sui carburanti.</p>
<p dir="auto" data-start="2048" data-end="2334">In questo modo lo sconto si autofinanzia e non determina un aggravio del deficit. Ma proprio perché le risorse disponibili dipendono dall&#8217;andamento delle quotazioni internazionali, la riduzione del prezzo alla pompa sarebbe comunque inferiore rispetto a un taglio fiscale generalizzato.</p>
<p dir="auto" data-start="2336" data-end="2724">La scelta del governo va nella direzione di <strong data-start="2380" data-end="2421">superare gli interventi generalizzati</strong>, considerati poco selettivi perché avvantaggiano anche chi consuma più carburante, per concentrare eventualmente le risorse sulle categorie maggiormente esposte: <strong data-start="2584" data-end="2638">famiglie con redditi più bassi e autotrasportatori</strong>. Su queste misure mirate, tuttavia, non è stato ancora raggiunto un accordo politico.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="mgg9ec" data-start="2726" data-end="2778">Il nuovo argine ai prezzi arriva dalle compagnie</h2>
<p dir="auto" data-start="2780" data-end="2908">Nel frattempo, sul mercato è rimasto in piedi un altro strumento: il <strong data-start="2849" data-end="2873">price cap volontario</strong> adottato dai principali operatori.</p>
<p dir="auto" data-start="2910" data-end="3225">Eni ha annunciato il 25 settembre un tetto di <strong data-start="2956" data-end="3020">2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina</strong>, per trenta giorni a partire dal 28 settembre. Il gruppo azero Socar, proprietario di Ip, ha seguito il 27 settembre, mentre il 29 settembre è arrivata la decisione di Q8. Infine si è aggiunta <strong data-start="3214" data-end="3224">Tamoil</strong>.</p>
<p dir="auto" data-start="3227" data-end="3424">È un intervento profondamente diverso da un taglio delle accise: non sono i contribuenti a finanziare lo sconto, ma sono le compagnie ad assumersi l&#8217;onere di contenere i prezzi dei propri prodotti.</p>
<p dir="auto" data-start="3426" data-end="3709">Il risultato, almeno finora, si è visto nelle quotazioni medie alla pompa. Il 27 settembre la benzina self sulle strade ordinarie costava in media <strong data-start="3573" data-end="3596">2,159 euro al litro</strong>, mentre il gasolio era a 2,377 euro. Il 5 ottobre i valori erano scesi rispettivamente a <strong data-start="3686" data-end="3708">2,048 e 2,242 euro</strong>.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="g7elcl" data-start="3711" data-end="3766">Le pompe bianche chiedono di non essere penalizzate</h2>
<p dir="auto" data-start="3768" data-end="3905">Il problema è che il <strong data-start="3789" data-end="3829">price cap non copre l&#8217;intero mercato</strong>. E qui emerge il lato più delicato della vicenda: quello della concorrenza. Secondo l&#8217;Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese, il 3 ottobre soltanto il <strong data-start="4002" data-end="4068">51,7% degli impianti vendeva benzina a meno di 2 euro al litro</strong>, mentre il 52,2% proponeva il gasolio sotto quota 2,20 euro.</p>
<p dir="auto" data-start="4131" data-end="4439">Sono circa <strong data-start="4142" data-end="4165">10.400 gli impianti</strong> che hanno aderito al price cap, a fronte di circa 20.140 distributori presenti in Italia. In altre parole, la misura coinvolge <strong data-start="4293" data-end="4327">poco più della metà della rete</strong> e lascia fuori una fetta molto consistente dei distributori, comprese molte delle cosiddette <strong data-start="4421" data-end="4438">pompe bianche</strong>. I piccoli operatori hanno contestato ai quattro grandi gruppi una possibile forma di concorrenza sleale, sostenendo di non avere i volumi necessari per assorbire una riduzione dei prezzi analoga.</p>
<h2 dir="auto" data-section-id="1gz0kz3" data-start="4638" data-end="4688">La vera partita resta quella della concorrenza</h2>
<p dir="auto" data-start="4690" data-end="5025">La fine dello sconto sulle accise rende quindi ancora più importante capire che cosa accadrà dopo la scadenza dei price cap. Il governo dovrà verificare se il mercato sarà in grado di mantenere una pressione competitiva sufficiente oppure se l&#8217;aumento delle quotazioni internazionali finirà per trasferirsi rapidamente sui consumatori.</p>
<p dir="auto" data-start="5027" data-end="5344">Non a caso <strong data-start="5038" data-end="5128">Urso e il ministro dell&#8217;Ambiente Gilberto Pichetto Fratin</strong> hanno convocato per giovedì prossimo le imprese della raffinazione attive in Italia. L&#8217;obiettivo è fare il punto sulla situazione e verificare se esistano margini per <strong data-start="5297" data-end="5343">aumentare la produzione e ridurre i prezzi</strong>. Per un&#8217;impostazione liberale, la questione non può però ridursi alla scelta tra sconto fiscale e calmiere. Il vero obiettivo dovrebbe essere creare le condizioni perché <strong data-start="5531" data-end="5591">concorrenza, maggiore offerta e minore pressione fiscale</strong> facciano scendere stabilmente il prezzo dei carburanti. I calmieri possono essere una soluzione temporanea; difficilmente possono sostituire un mercato più competitivo e <strong data-start="5762" data-end="5798">accise strutturalmente più basse</strong>.</p>
<p dir="auto" data-start="5027" data-end="5344">Enrico Foscarini, 6 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/carburanti-finisce-sconto-accise-price-cap-eni-ip-q8-tamoil/">Carburanti: è finito lo sconto sulle accise</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Aereo dirottato, il copilota sbugiarda i benpensanti: &#8220;L&#8217;ho fatto per Gaza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 18:53:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[aereo]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo giorni a tenere sotto traccia la matrice jihadista, ora è lo stesso Hammam Al-Hammami a confessare: "Volevo morire da martire"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/aereo-dirottato-il-copilota-sbugiarda-i-benpensanti-lho-fatto-per-gaza/">Aereo dirottato, il copilota sbugiarda i benpensanti: &#8220;L&#8217;ho fatto per Gaza&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era forse qualche dubbio? No. E infatti su queste colonne, <a href="https://www.nicolaporro.it/aereo-dirottato-il-giudice-di-dubai-conferma-e-terrorismo/" target="_blank" rel="noopener">con Bruno Dardani</a>, lo avevamo già detto chiaro e tondo. <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-dell1-ottobre-2026/" target="_blank" rel="noopener">Senza i tanti fronzoli che in queste ore stavano attanagliando la stampa italiana</a>, pronta a rubricare il dirottamento del volo <strong>Flydubai</strong> ad atto di un folle. Non era così. Non è così. E infatti oggi il copilota omanita <strong>Hammam Al-Hammami</strong>, che ha cercato di ammazzare il comandante e di schiantare l&#8217;aereo su Tel Aviv, lo ha confessato agli inquirenti degli Emirati Arabi Uniti: &#8220;L&#8217;ho fatto. ha detto &#8211; per vendicare <strong>Gaza.</strong> Volevo morire da martire&#8221;.</p>
<p>La confessione è stata riportata da <em>Channel 12</em>, il principale media israeliano. Ed è proprio a Tel Aviv che si sta cercando di capire se il pilota abbia agito da solo o se sia stato &#8220;inviato&#8221; da qualcun altro. Anche lo <strong>Shin Bet</strong> sta indagando sul caso. Netanyahu nei giorni scorsi, elogiando l&#8217;intervento degli israeliani a bordo, sia quelli che hanno neutralizzato il terrorista sia quelli che hanno riportato a terra il volo, aveva parlato apertamente di attacco terroristico. Alle stesse conclusioni arriveranno gli inquirenti emiratini, vista la confessione plateale di<strong> Al-Hammami</strong>.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ma-chi-ha-messo-ai-comandi-di-un-aereo-per-tel-aviv-un-islamico-radicale/" target="_blank" rel="noopener">Ma chi ha messo ai comandi di un aereo per Tel Aviv un islamico radicale?</a> di Bruno Dardani</li>
</ul>
<p>Intanto continuano a trapelare dettagli sul quanto successo quella sera. Secondo le ultime ricostruzioni, il copilota avrebbe utilizzato l&#8217;ascia di emergenza per attaccare il comandante cercando di chiudersi all&#8217;interno della <strong>cabina di pilotaggio</strong>. Solo il gesto eroico del primo pilota (che da ferito ha aperto la serratura), l&#8217;attenzione di una passeggera (che ha sentito i rumori dell&#8217;aggressione) e l&#8217;intervento di un gruppo di israeliani (che ha fatto irruzione e bloccato il terrorista) ha permesso di evitare una strage. Secondo i ben informati, se Al-Hammami fosse riuscito a uccidere il comandante senza fare rumore, avrebbe avuto gioco facile a portare a termine il suo piano jihadista: gli sarebbe bastato seguire la rotta indicata dal volo, dialogare quando necessario con la torre di controllo di Tel Aviv e gettarsi contro un grattacielo invece di atterrare all&#8217;aeroporto. Sarebbe stato impossibile, per Israele, far decollare i jet in tempo.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/aereo-dirottato-il-copilota-sbugiarda-i-benpensanti-lho-fatto-per-gaza/">Aereo dirottato, il copilota sbugiarda i benpensanti: &#8220;L&#8217;ho fatto per Gaza&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>La &#8220;remigrazione&#8221; è uno slogan. Ma il governo ci dica qual è il piano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 18:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[remigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il progetto di Vannacci promette di risolvere tutto senza spiegare quasi nulla. Ma Meloni&#038;co bisogna chiedere conto dei risultati</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/la-remigrazione-e-uno-slogan-ma-il-governo-ci-dica-qual-e-il-piano/">La &#8220;remigrazione&#8221; è uno slogan. Ma il governo ci dica qual è il piano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>Remigrazione</strong>”. Una parola che promette di risolvere tutto senza spiegare quasi nulla. Chi dovrebbe partire? Chi è entrato illegalmente? Chi ha commesso reati? Chi soggiorna regolarmente ma professa una religione considerata incompatibile con la nostra cultura? Con quali procedure, verso quali Paesi e con quali accordi?</p>
<p>Sono domande alle quali <strong>una forza politica seria dovrebbe rispondere prima di raccogliere applausi</strong>. Soprattutto se l’immigrazione viene presentata come il primo problema degli italiani.</p>
<p>Credo che l’Occidente abbia mostrato il proprio ventre molle. Anche per i suoi complessi di colpa, ha tollerato e talvolta agevolato <strong>un’immigrazione senza un governo adeguato</strong>, sottovalutandone le conseguenze sociali, politiche e culturali. Negarlo sarebbe assurdo. Come sarebbe assurdo chiedere a chi vive in un quartiere segnato da violenza e degrado di accontentarsi di una lezione sull’accoglienza. Ma proprio perché il problema esiste ed è serio, merita qualcosa di più di una parola d’ordine.</p>
<p><strong>Vannacci oggi cavalca un terreno sul quale la Lega e Meloni hanno costruito una parte importante del loro consenso</strong>. A chi governa, però, bisogna chiedere conto dei risultati. La paura può portare voti; non produce automaticamente sicurezza. E un annuncio di espulsione o di “blocco navale” non equivale a un rimpatrio eseguito. Prima di discutere chi mandare via, chiariamo quali libertà vogliamo difendere.</p>
<p>Non accetto che l’accusa di “islamofobia” venga usata per mettere a tacere qualsiasi critica all’Islam o per schermare pratiche autoritarie e discriminazioni contro le donne. Una religione, come qualsiasi sistema di idee, deve poter essere discussa e criticata. La libertà religiosa non rende le dottrine immuni dal dissenso. <strong>Esistono interpretazioni e pratiche dell’Islam incompatibili con la libertà individuale</strong>. Il radicalismo islamista pretende di subordinare le coscienze e la società ad un potere religioso. Va contrastato senza reticenze e non esiste un Islam “moderato” capace di contrastare quello radicale. Ma bisogna indicare con precisione ciò che difendiamo: la parità giuridica tra uomo e donna, la libertà di credere e di non credere, di cambiare religione, di scegliere il proprio compagno, di studiare e lavorare senza il permesso di un’autorità familiare o religiosa. Nessuna tradizione può giustificare violenza, coercizione o imposizione di regole parallele.</p>
<p>Questi principi valgono per tutti. Non richiedono un esame sulla fede professata: richiedono il rispetto della libertà individuale ed altrui.<br />
Anche richiamare le radici cristiane esige onestà storica. La pari dignità davanti a Dio non ha coinciso, nei secoli, con una piena uguaglianza di diritti e ruoli sociali, pur avendo quei presupposti che l’Islam invece nega. Le libertà conquistate in Occidente vanno difese per ciò che garantiscono oggi ad ogni persona di qualsiasi sesso o religione.</p>
<p>È qui che lo slogan della remigrazione mostra la propria ambiguità.</p>
<p>Se significa <strong>rimpatriare chi non ha diritto a restare</strong>, occorre spiegare come rendere effettivi i rimpatri. Se significa allontanare persone sulla base della loro origine o religione, anche quando soggiornano legalmente e rispettano le leggi, allora entra in conflitto con quei principi liberali che si pretende di difendere. La responsabilità è individuale. Anche quella penale. Una politica liberale giudica condotte e condizioni giuridiche, non attribuisce colpe collettive. <strong>Al governo chiederei quindi un piano concreto</strong>. Anzitutto, procedure di identificazione e di esame delle domande d’asilo rapide, con personale sufficiente e decisioni motivate. Chi ha diritto alla protezione deve ottenerla; chi non ne ha diritto deve ricevere una decisione effettivamente eseguibile, con le garanzie previste.</p>
<p>Poi accordi di riammissione operativi con i Paesi d’origine: identificazione consolare, documenti di viaggio, collegamenti e risorse. Senza questi strumenti, <strong>il foglio di espulsione rischia di restare un pezzo di carta</strong>. I rimpatri devono rispettare i diritti fondamentali, compreso il divieto di rinviare persone verso persecuzioni o trattamenti inumani. È un vincolo con cui costruire una politica praticabile.<br />
Occorre inoltre concentrare il contrasto alla criminalità su chi delinque, italiano o straniero, e utilizzare gli strumenti di allontanamento consentiti dalla legge quando ne ricorrono le condizioni. Chi subisce una rapina vuole una risposta efficace, non l’ennesima disputa televisiva sull’identità religiosa dell’aggressore.</p>
<p>Sul versante degli ingressi regolari, servono <strong>procedure legate a una domanda di lavoro verificabile</strong>, controlli contro i contratti fittizi e responsabilità per chi sfrutta i lavoratori. Chi viene per lavorare deve poterlo fare legalmente e provvedere al proprio mantenimento. Quanto all’assistenza, il principio da proporre è chiaro: il solo arrivo non deve costituire un titolo automatico a qualsiasi sussidio. Restano l’assistenza essenziale dovuta, la tutela dei minori e dei diritti fondamentali; <strong>per le altre prestazioni vanno definiti requisiti ragionevoli di soggiorno</strong> e, dove pertinente, di lavoro e contribuzione, nel rispetto delle norme applicabili.</p>
<p>Infine, il governo dovrebbe pubblicare periodicamente risultati e costi: tempi delle procedure, rimpatri eseguiti, accordi funzionanti, ingressi per lavoro e irregolarità riscontrate. Gli elettori devono poter misurare la distanza tra le promesse e ciò che accade. C’è poi una contraddizione economica che questa destra deve affrontare.<strong> Lo stesso governo ha programmato 497.550 quote d’ingresso per lavoro nel triennio 2026–2028</strong>. Evidentemente riconosce un fabbisogno di lavoratori stranieri. Lo spieghi ai cittadini e lo concili con il linguaggio usato nei comizi. Io sarei favorevole a cambiare radicalmente il sistema previdenziale, ampliando la libertà di ciascuno di costruirsi una pensione attraverso risparmio e strumenti privati a capitalizzazione. Naturalmente affrontando il costo della transizione e gli impegni già assunti.</p>
<p>Ma chi vuole conservare &#8211; come questa destra &#8211; il sistema a ripartizione, promettere pensionamenti anticipati e sostenere la sanità pubblica universale<strong> deve spiegare come finanziare queste scelte</strong> in una società che invecchia. L’immigrazione non è una soluzione miracolosa: contano occupazione regolare, produttività, salari e contributi. Nemmeno si può ignorare questa parte del problema e presentare poi il conto a chi già lavora. La sicurezza è un compito essenziale dello Stato. Questo non autorizza a usare l’immigrazione per oscurare tasse, costo del lavoro, burocrazia e difficoltà di chi produce Credo che una proposta seria debba tenere insieme libertà, responsabilità individuale, sostenibilità economica e rispetto delle regole.</p>
<p>Al governo chiediamo questo: indicare chi può entrare, a quali condizioni, come proteggere chi ne ha diritto e <strong>come rimpatriare chi deve partire</strong>. Con tempi, risorse e risultati verificabili. La remigrazione può riempire un comizio di gente arrabbiata che specula sulla paura. Governare richiede di spiegare che cosa si farà il giorno dopo, sul serio e con numeri e risultati verificabili.</p>
<p>Andrea Bernaudo, 5 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/la-remigrazione-e-uno-slogan-ma-il-governo-ci-dica-qual-e-il-piano/">La &#8220;remigrazione&#8221; è uno slogan. Ma il governo ci dica qual è il piano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Garlasco, spunta il dossier segreto su Stasi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-spunta-una-consulenza-fantasma-su-stasi-chi-lha-chiesta/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/garlasco-spunta-una-consulenza-fantasma-su-stasi-chi-lha-chiesta/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 17:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[luciano garofano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una consulenza mai autorizzata dal magistrato e mai allegata agli atti riemerge dai faldoni dei Ris: nuove ombre sull’inchiesta del 2007</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-spunta-una-consulenza-fantasma-su-stasi-chi-lha-chiesta/">Garlasco, spunta il dossier segreto su Stasi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul caso infinito di <strong>Garlasco</strong> registriamo la scoperta di un altro fatto dai contorni misteriosi che, se confermato, getterebbe altre ombre sulla reputazione dei Ris di Parma, all’epoca comandati dal generale <strong>Luciano Garofano</strong>.</p>
<p>Ne dà conto un articolo di <em>Repubblica</em>, firmato da Massimo Pisa. Secondo quanto riportato dal giornalista, nel 2007 i Ris commissionarono una consulenza personologica su Alberto Stasi, mai autorizzata dal magistrato, che sarebbe “alle origini del biondino dagli occhi di ghiaccio”. La consulenza sarebbe stata basata sui verbali di interrogatorio e non sarebbe mai stata allegata agli atti, così come già accaduto per le due corse negative realizzate nelle controanalisi sul Dna della vittima rinvenuto sui pedali della “Umberto Dei” del fidanzato.</p>
<p>Si tratta di un documento di 13 pagine redatto da una nota psicologa e criminologa, la dottoressa <strong>Alessandra Bramante</strong> – che, secondo alcuni programmi televisivi del 5 ottobre, interpellata avrebbe negato di aver prodotto tale consulenza – sulla propria carta intestata, sebbene manchino la data e la firma autografa.</p>
<p>Come viene spiegato nel pezzo, &#8220;la relazione è stata appena ripescata dai faldoni del Ris di Parma sul caso, chiesti in originale il 10 settembre scorso con ordine di esibizione del Procuratore aggiunto Stefano Civardi, acquisiti in archivio il giorno dopo dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e depositati a Pavia il 14&#8221;.</p>
<p>“Non è nemmeno chiaro – prosegue Pisa – <strong>quando il Ris dell&#8217;epoca, comandato dall&#8217;allora colonnello Luciano Garofano</strong> abbia chiesto quel profilo, che non risulta accompagnato da mail di richiesta o risposta. Né su quali materiali abbia lavorato la dottoressa Bramante, se non su tre dei primi quattro verbali di Alberto Stasi: quelli del 13 agosto pomeriggio e 17 agosto pomeriggio, ignorando il secondo verbale del 13 agosto sera, e la presentazione spontanea del 22 agosto quando il fidanzato della vittima era già indagato&#8221;.</p>
<p>Sta di fatto che <strong>il contenuto della consulenza è particolarmente impietoso per Alberto Stasi</strong>. In particolare, si tratta di un elenco di caratteristiche personologiche diviso in 17 punti che non fa sconti al ragazzo dell’epoca.</p>
<p>Ora, in attesa che le autorità competenti svelino tutti i dettagli di questa ennesima anomalia che grava sul più mediatico dei casi giudiziari, si ha la sempre più netta impressione che, per quanto riguarda l’indagine del 2007, al netto di eventuali responsabilità dolose, valga veramente il celeberrimo detto del grande Ginettaccio, al secolo Gino Bartali: “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”.</p>
<p>Claudio Romiti, 5 ottobre 2026</p>
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		<item>
		<title>Garlasco, spunta pure il dossier &#8220;fantasma&#8221; su Stasi: mai depositato e senza un autore certo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/garlasco-spunta-pure-il-dossier-fantasma-su-stasi-mai-depositato-e-senza-un-autore-certo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 15:54:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Bramante]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Sempio]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Poggi]]></category>
		<category><![CDATA[delitto di garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Ris di Parma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La partita giudiziaria sul delitto di Garlasco potrebbe presto spostarsi anche a Brescia. La difesa di Alberto Stasi, condannato definitivamente a 16 anni per l&#8217;omicidio di Chiara Poggi, sta infatti esaminando la grande quantità di materiale riemersa con le nuove indagini della Procura di Pavia per capire se esistano i presupposti per presentare una richiesta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La partita giudiziaria sul <b>delitto di Garlasco</b> potrebbe presto spostarsi anche a <strong>Brescia</strong>. La difesa di <b>Alberto Stasi</b>, condannato definitivamente a 16 anni per l&#8217;omicidio di <b>Chiara Poggi</b>, sta infatti esaminando la grande quantità di materiale riemersa con le nuove indagini della<strong> Procura di Pavia</strong> per capire se esistano i presupposti per presentare una richiesta di revisione della sentenza.</p>
<p>Gli avvocati <b>Giada Bocellari e Antonio De Rensis</b> non sembrano intenzionati ad accelerare i tempi. Prima di rivolgersi alla Corte d&#8217;Appello di Brescia vogliono completare l&#8217;analisi degli atti prodotti e acquisiti nel corso dell&#8217;inchiesta che coinvolge <b>Andrea Sempio</b>. Un lavoro che, secondo la difesa, starebbe facendo emergere nuovi elementi e passaggi delle vecchie indagini meritevoli di un ulteriore approfondimento.</p>
<h2><b>Il documento emerso dagli archivi del Ris</b></h2>
<p>È dentro questa rilettura complessiva del caso che si inserisce una delle carte più singolari tornate alla luce nelle ultime settimane. Il <b>10 settembre</b>, attraverso una richiesta rivolta al <b>Ris di Parma</b>, la Procura di Pavia ha acquisito un <strong>documento di tredici pagine</strong> dedicato alla figura di Alberto Stasi. Non si tratta di un atto che aveva fatto parte del procedimento conclusosi con la sua condanna: <strong>il testo</strong>, infatti, <strong>non risulta essere stato formalmente inserito nel fascicolo giudiziario dell&#8217;epoca.</strong></p>
<p>A rendere ancora più anomala la vicenda sono le caratteristiche materiali della relazione. <strong>Il documento non presenta</strong> una <strong>sottoscrizione autografa</strong> e non contiene una <strong>data</strong> che permetta di collocarne con precisione la redazione. Le pagine prendono in esame alcuni comportamenti e dichiarazioni dell&#8217;allora fidanzato di Chiara Poggi, formulando giudizi particolarmente severi sulla sua personalità.</p>
<h2><b>Dai verbali dell&#8217;agosto 2007 alle valutazioni su Stasi</b></h2>
<p>La relazione sarebbe stata costruita prendendo come riferimento gli interrogatori e le dichiarazioni rese da Stasi nell&#8217;estate del 2007, nei giorni immediatamente successivi all&#8217;omicidio. Tra il materiale considerato ci sarebbero i verbali del <b>13 e del 17 agosto</b>, quando Stasi venne sentito dagli investigatori, oltre a quello del <b>22 agosto</b>, quando si presentò spontaneamente dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati.</p>
<p>Da quelle dichiarazioni l&#8217;autore del documento ricava un <strong>ritratto psicologico</strong> molto marcato. Nel testo Stasi viene definito, tra l&#8217;altro, &#8220;<strong>calcolatore</strong>&#8220;, &#8220;<strong>manipolatore</strong>&#8221; e &#8220;<strong>fortemente concentrato su se stesso</strong>&#8220;. Un&#8217;altra parte della relazione interpreta alcuni suoi atteggiamenti come indice di un distacco molto accentuato rispetto alla vittima. <strong>A suscitare interrogativi è soprattutto l&#8217;origine stessa del documento</strong>: non è chiaro chi ne abbia disposto la preparazione, quale utilizzo dovesse avere e per quale ragione non sia poi comparso tra gli atti ufficiali del procedimento.</p>
<h2><b>Il nome di Alessandra Bramante (che smentisce)</b></h2>
<p>Nell&#8217;intestazione compare il nome della psicologa e criminologa clinica <b>Alessandra Bramante</b>, che però ha preso pubblicamente le distanze da quella relazione. Intervenendo durante la trasmissione &#8220;Ore 14&#8221;, Bramante ha negato di avere realizzato quel profilo su Stasi: &#8220;<strong>Non ho mai fatto nessun profilo, se faccio relazioni metto data e firma</strong>&#8220;. Una dichiarazione che aggiunge un ulteriore interrogativo alla storia di quelle tredici pagine: <b>chi abbia effettivamente scritto il documento e in quale contesto sia stato prodotto</b>.</p>
<h2><b>Le nuove indagini tornano sui passaggi chiave del 2007</b></h2>
<p>L&#8217;interesse della Procura di Pavia per questa relazione rientra in un&#8217;attività più ampia di ricostruzione delle indagini svolte quasi vent&#8217;anni fa. I magistrati stanno verificando anche alcuni passaggi legati agli accertamenti scientifici effettuati all&#8217;epoca. Tra questi c&#8217;è nuovamente la questione dei <b>pedali della bicicletta di Alberto Stasi</b>, uno degli elementi discussi fin dalle prime fasi dell&#8217;inchiesta. Le nuove acquisizioni documentali avrebbero permesso di ricostruire una sequenza di analisi non sempre coincidenti nei risultati. A un primo accertamento che aveva segnalato materiale genetico attribuito a Chiara Poggi sarebbero seguiti ulteriori esami con risultati differenti. Proprio la gestione e la trasmissione di questi dati è ora oggetto di approfondimento. L&#8217;attenzione degli investigatori riguarda anche i cosiddetti <b>raw data</b>, cioè i dati grezzi prodotti durante gli accertamenti scientifici. Non è escluso che persone che parteciparono alle indagini nel 2007 possano essere nuovamente ascoltate per chiarire come vennero gestite quelle informazioni e quali risultati arrivarono effettivamente agli inquirenti dell&#8217;epoca.</p>
<h2><b>La difesa prepara le proprie mosse</b></h2>
<p>Per i legali di Stasi, tutto questo materiale potrebbe assumere rilevanza nel percorso verso la revisione della condanna. <strong>Bocellari</strong> e <strong>De Rensis</strong> stanno valutando non un singolo elemento, ma l&#8217;<strong>insieme delle novità emerse</strong> <strong>dalla nuova inchiesta</strong>: documenti recuperati, testimonianze, accertamenti scientifici e ricostruzioni dei passaggi investigativi originari. La <strong>richiesta alla Corte d&#8217;Appello di Brescia</strong>, quindi, dovrebbe arrivare soltanto una volta terminato questo lavoro.  Sul tavolo resta inoltre un ulteriore elemento che la difesa ha anticipato senza ancora renderne noto il contenuto. <strong>I legali hanno parlato di una novità destinata a produrre &#8220;scalpore&#8221; e &#8220;rumore&#8221;</strong>, precisando però che non si tratterebbe né di una nuova consulenza tecnica né di un documento.</p>
<h2><b>Il caso Garlasco si allarga su più fronti</b></h2>
<p>Parallelamente prosegue l&#8217;inchiesta pavese che coinvolge <b>Andrea Sempio</b>, mentre continuano a essere esaminati anche atti provenienti da altri procedimenti collegati alla vicenda. Tra questi figura il materiale trasmesso da <b>Brescia a Pavia</b> dopo l&#8217;archiviazione della posizione dell&#8217;ex procuratore aggiunto <b>Mario Venditti</b>. In questo quadro sono comparsi anche riferimenti all&#8217;avvocato <b>Federico Soldani</b>, allo stesso Sempio e all&#8217;ex responsabile della polizia giudiziaria pavese <b>Silvio Sapone</b>, nell&#8217;ambito di verifiche che dovranno ora essere valutate dagli inquirenti competenti.</p>
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		<title>&#8220;Non fate come l&#8217;Italia&#8221;. Il patetico video di Richard Gere sui migranti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 15:38:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[richard gere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'attore torna alla carica del governo per denunciare il ricorso ai Cpr e ai centri in Albania</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Richard Gere è tornato. E quando <strong>Richard</strong> <strong>Gere</strong> parla di immigrazione, in genere sappiamo già come va a finire. Questa volta l’attore americano presta volto e voce ad <strong>ActionAid</strong> per spiegare all’Europa come dovrebbe gestire i migranti. «La paura sta sostituendo la compassione», dice. E ancora: «La migrazione può essere gestita senza condizioni disumane, senza indebolire il diritto di chiedere asilo e senza trattare i diritti umani come ostacoli». Poi arriva l’affondo contro i rimpatri, la detenzione e soprattutto contro <strong>il modello Albania voluto dall’Italia</strong>, che secondo Gere rischierebbe di diventare il futuro della politica migratoria europea.</p>
<p>Secondo l&#8217;attore, di questi tempi «le persone vengono ridotte a numeri, problemi o minacce» e «la detenzione, la deportazione e l’invio di persone oltre i confini europei vengono sempre più presentati come soluzioni normali». Come nel caso dell&#8217;Italia, che apre i centri per i rimpatri lontano dal Belpaese così da «sottrarre il tema al dibattito pubblico». «Ciò che accade lì potrebbe diventare un modello per il modo in cui l’Europa gestirà la migrazione in futuro”, lancia l&#8217;allarme l&#8217;attore. «Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo».</p>
<p>Tutto molto bello. Però manca un piccolo dettaglio.</p>
<p>Nessuno, almeno in Italia, propone di abolire il diritto d’asilo. Nessuno sostiene che i diritti umani siano un «ostacolo». <strong>Ma nessuno dovrebbe confondere il diritto di chiedere protezione con il diritto automatico di restare in Europa per sempre</strong>. Perché se una domanda viene respinta, se uno straniero non ha titolo per soggiornare sul territorio nazionale e se esiste un provvedimento di espulsione, prima o poi qualcuno dovrà pur spiegare come quel provvedimento debba essere eseguito. Con la compassione?</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1083656821325844%2F&amp;show_text=false&amp;width=266&amp;t=0" width="266" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il paradosso è che persino i numeri utilizzati per sostenere la tesi di <em>ActionAid</em> raccontano un problema un po&#8217; diverso. Nel 2025 l&#8217;Italia ha effettuato 4.784 rimpatri forzati; 1.732 sono partiti dai Cpr. Nei centri sono entrate 6.835 persone e solo il 25,3 per cento è stato effettivamente rimpatriato. Da qui la conclusione: i Cpr non funzionano. Può darsi. Ma esiste anche un&#8217;altra domanda, molto meno hollywoodiana: <strong>perché lo Stato riesce a rimpatriare così poche persone che dovrebbe rimpatriare</strong>? Perché il problema dell&#8217;immigrazione irregolare è esattamente questo. Non basta emettere un foglio di via. Servono identificazioni, accordi con i Paesi d&#8217;origine, documenti, voli, procedure e la disponibilità degli Stati interessati a riprendersi i propri cittadini. Dire che i Cpr funzionano male sarà anche legittimo. Da qui a sostenere che trattenimento e rimpatrio siano diventati qualcosa di moralmente sospetto, però, ce ne passa. La verità non è che dovremmo abolire i Cpr, ma fare in modo che il tasso di rimpatrio aumenti.</p>
<p>Ma questo Gere non può certo dirlo. In fondo è lo stesso che criticò le politiche di Salvini, che salì a bordo della Open Arms,  «Siamo tutti migranti». No. Siamo tutti esseri umani, certamente. Ma non siamo tutti nella stessa condizione giuridica. C&#8217;è chi entra legalmente, chi ottiene asilo, chi ha un permesso di soggiorno e chi invece riceve <strong>un ordine di espulsione</strong>. Mettere tutto nello stesso calderone sarà pure molto compassionevole, ma non aiuta a governare un fenomeno complesso.</p>
<p>E qui sta il punto. Gere dice che «la paura sta sostituendo la compassione». Il problema è che <strong>uno Stato non governa soltanto con la compassione. Governa con le leggi</strong>. Può e deve garantire condizioni dignitose nei Cpr, impedire abusi, rendere trasparenti le procedure e tutelare chi ha diritto alla protezione. Ma deve anche essere capace di dire una cosa banalissima: chi ha diritto a restare, resta. Chi non ce l&#8217;ha, dopo tutte le garanzie previste dalla legge, dovrebbe tornare nel proprio Paese.</p>
<p>Altrimenti il diritto d&#8217;asilo smette di essere un diritto regolato e diventa, nei fatti, un lasciapassare permanente. Entrata libera. &#8216;Ndo cojo cojo. Liberi tutti. Richard Gere può non gradirlo. ActionAid può contestarlo. Si può discutere se il modello Albania sia costoso, efficace oppure un fallimento, ma alla fine resta una domanda semplicissima: se una persona non ha diritto all&#8217;asilo, non ha diritto al soggiorno e riceve legittimamente un decreto di espulsione, cosa dovrebbe fare lo Stato? Perché dire «siamo tutti migranti» è facile. Lasciare che tutti restino in Europa è altrettanto semplicistico. Ma quando un irregolare commette un reato, magari odioso come uno stupro o un omicidio, chi lo spiega alla famiglia della vittima che quel migrante non aveva diritto di restare in Italia ma non si è trovato il modo di rispedirlo al suo Paese?</p>
<p>Enrico Foscarini, 5 ottobre 2026</p>
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		<title>Se anche Macron trema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Apostolos Apostolou]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 15:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Emmanuel Macron]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La protesta arriva nelle scuole: studenti in piazza contro tagli, disservizi e un futuro che sembra già ipotecato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Francia torna in piazza</strong> e stavolta a protestare sono i ragazzi: scuole bloccate, cortei e scontri. Dietro la protesta per l&#8217;istruzione c&#8217;è un malessere molto più grande: una generazione che non si fida più delle promesse dello Stato. C&#8217;è qualcosa di più difficile da gestire, per un governo, di un sindacato arrabbiato: una generazione che ha smesso di credere alle promesse. E in Francia quella generazione sta cominciando a farsi sentire.</p>
<p><strong>Sono gli studenti.</strong> Ragazzi e ragazze che bloccano gli ingressi delle scuole, scendono in strada, protestano e chiedono una cosa apparentemente banale: una scuola che funzioni. Aule decenti, insegnanti, classi meno affollate, strutture adeguate. In altre parole, chiedono allo Stato di fare quello che dovrebbe fare: garantire un diritto. Ma sarebbe un errore liquidare tutto questo come l&#8217;ennesima protesta studentesca.</p>
<p>Perché dietro i cancelli delle scuole francesi c&#8217;è molto più della scuola. <strong>C&#8217;è il malessere di un Paese</strong> che da anni discute di sacrifici, riforme, tagli, pensioni, deficit e risanamento dei conti pubblici. E c&#8217;è una generazione che comincia a domandarsi quale sarà il prezzo che dovrà pagare per tutte queste promesse di modernizzazione. «La scuola è un diritto, non un privilegio», recita uno degli slogan comparsi nelle manifestazioni. È una frase semplice. Ma dice moltissimo.</p>
<h2>La Francia dei numeri e quella della vita reale</h2>
<p>Il governo Macron risponde con i numeri. Spiega che le risorse per l&#8217;istruzione sono aumentate, rivendica gli investimenti e difende le proprie scelte di bilancio. Ma c&#8217;è un <strong>problema</strong> che nessun comunicato stampa può risolvere: la distanza tra i numeri del governo e ciò che cittadini, insegnanti e studenti vedono ogni giorno.</p>
<p>Nel progetto di bilancio, l&#8217;aumento della spesa per la scuola è indicato nell&#8217;ordine dell&#8217;1,7 per cento, una crescita che i critici considerano insufficiente anche alla luce dell&#8217;inflazione. Ed è proprio qui che nasce la protesta. Perché se sulla carta la spesa cresce, ma nelle scuole mancano insegnanti, le classi sono sovraffollate e gli edifici presentano problemi, il cittadino tende a credere più a ciò che vede che a ciò che legge in un documento ufficiale. È la vecchia, enorme distanza tra <strong>la Francia dei comunicati e la Francia della vita quotidiana.</strong></p>
<h2>Macron e la promessa della modernizzazione</h2>
<p>Questo è forse il vero problema politico dell&#8217;era Macron. La promessa era quella di una <strong>Francia moderna, efficiente, competitiva</strong>, capace di riformarsi. Ma una riforma ha senso soltanto se, alla fine, produce anche una maggiore percezione di sicurezza e di opportunità.</p>
<p>Ed è proprio questa percezione che sembra essersi incrinata. <strong>La riforma delle pensioni ha provocato proteste durissime</strong>. Le discussioni sulla spesa pubblica hanno riportato al centro il tema dei sacrifici. Ora arrivano nuove ipotesi di contenimento dei conti. Per il 2027 è prevista una manovra di risparmi da 54 miliardi di euro.</p>
<p>Il problema non è soltanto economico. È politico. Perché prima o poi qualcuno deve spiegare ai cittadini chi pagherà il conto del risanamento. E quando a fare questa domanda sono anche gli adolescenti, significa che il problema ha ormai raggiunto la generazione che dovrebbe rappresentare il futuro del Paese.</p>
<h2>La protesta che cambia generazione</h2>
<p>Gli studenti non hanno la macchina organizzativa dei sindacati. <strong>Non hanno i partiti alle spalle.</strong> Non hanno una piattaforma politica comune. Hanno però una cosa potentissima: la sensazione che il loro futuro venga deciso senza di loro.</p>
<p>Ed è qui che la protesta diventa interessante. Quei ragazzi non stanno necessariamente chiedendo una nuova ideologia. Non stanno presentando un programma di governo. Stanno chiedendo qualcosa di molto più elementare: che lo Stato funzioni. Vogliono insegnanti. <strong>Vogliono poter studiare.</strong> Vogliono scuole nelle quali non sentirsi dimenticati. E soprattutto vogliono capire se la promessa dell&#8217;uguaglianza delle opportunità valga ancora qualcosa.</p>
<h2>Quando lo Stato diventa soltanto un controllore</h2>
<p>La frase più <strong>inquietante</strong>, allora, non è quella contro Macron. È quella che racconta un sentimento molto più profondo: la sensazione che lo Stato sia diventato più bravo a controllare che a garantire. Controllare la spesa. Controllare i bilanci. <strong>Chiedere sacrifici</strong>. Applicare riforme.</p>
<p>Ma garantire servizi pubblici efficienti, istruzione, sicurezza sociale e opportunità sembra diventare sempre più complicato. Ed è qui che la protesta degli studenti si salda con il malessere degli adulti. <strong>Il caro vita, la precarietà, le disuguaglianze</strong> e la sfiducia nelle istituzioni non sono problemi separati. Sono facce della stessa crisi di fiducia. La scuola, semplicemente, è il luogo nel quale questa crisi diventa visibile.</p>
<h2>E poi arrivano gli scontri</h2>
<p>Anche la risposta delle autorità ha alimentato nuove polemiche. Arresti, gas lacrimogeni e scontri in alcune città hanno riportato al centro del dibattito il modo in cui vengono gestite le manifestazioni. E quando tra i manifestanti <strong>ci sono minorenn</strong>i, la questione diventa ancora più delicata.</p>
<p>Non si tratta soltanto di ordine pubblico. Si tratta di capire quale messaggio riceva un ragazzo quando, dopo aver protestato perché la propria scuola non funziona, si trova davanti uno Stato rappresentato prima di tutto dalle forze dell&#8217;ordine.<strong> È una domanda scomoda.</strong> Ma proprio per questo va posta.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/francia-fermato-un-15enne-fuoco-in-faccia-a-una-passante/" target="_blank" rel="noopener">Francia, fermato un 15enne: fuoco in faccia a una passante</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/francia-violenti-proteste-nelle-scuole-un-prof-cosparso-di-benzina/" target="_blank" rel="noopener">Francia, violenti proteste nelle scuole: Un prof cosparso di benzina</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ma-quali-studenti-questi-sono-islamici-che-marcano-il-territorio/" target="_blank" rel="noopener">Ma quali studenti. Questi sono islamici che marcano il territorio</a></li>
</ul>
<h2>Macron, questa volta ascoltali</h2>
<p>Forse le proteste finiranno. Forse si <strong>ridimensioneranno</strong>. Forse non nascerà alcun movimento politico organizzato. Ma una cosa è già cambiata. La protesta è passata alla generazione successiva.</p>
<p>E questo dovrebbe interessare molto più dei numeri di una manifestazione. Perché gli adolescenti non hanno ancora sindacati, tessere di partito o posizioni da difendere. Hanno soltanto la percezione di essere davanti a un futuro che non hanno contribuito a costruire e che rischia di chiedere loro un conto molto salato. Su un cartello c&#8217;era scritto: «Tutto quello che vogliamo è che ci ascoltino». E forse, alla fine, è proprio questa <strong>la richiesta più difficile per il potere.</strong></p>
<p>Non un altro comunicato. Non un&#8217;altra promessa. Non un&#8217;altra conferenza stampa. Ascoltarli. Perché quando una generazione comincia a scendere in piazza davanti alle proprie scuole, il problema non è più soltanto quello che sta succedendo oggi. È quello che quella generazione pensa del proprio domani. <strong>Macron, ascoltali.</strong></p>
<p>Apostolos Apostolou, 5 ottobre 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Prima batosta per Ranucci: la Rai lo sospende per 10 giorni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/prima-batosta-per-ranucci-la-rai-lo-sospende-per-10-giorni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 14:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=347420</guid>

					<description><![CDATA[<p>La decisione di Viale Mazzini: ecco le quattro contestazioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/prima-batosta-per-ranucci-la-rai-lo-sospende-per-10-giorni/">Prima batosta per Ranucci: la Rai lo sospende per 10 giorni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Primo colpo per <strong>Sigfrido</strong> <strong>Ranucci</strong>. La Rai ha infatti comminato una <strong>sospensione di 10 giorni</strong> all&#8217;ex conduttore di <strong>Report</strong>, come riporta<em> il Fatto Quotidiano</em>.</p>
<p>Cosa gli contesta la Rai? Secondo quanto si apprende: per prima cosa, una cinquantina di ingressi di Laura Cianfoni, amica di Ranucci, all&#8217;interno dei palazzi della Rai; poi l&#8217;aver pubblicato alcune conversazioni private con il deputato del movimento 5 stelle Dario Carotenuto; l&#8217;aver inviato, come dimostrato dalle indagini sul caso della bomba, diverse comunicazioni aziendali a <strong>Valter Lavitola;</strong> infine Ranucci è stato addebitato un comportamento scorretto rispetto alle regole Rai per aver denigrato pubblicamente i colleghi di Report appena nominati, <strong>Daniele Piervincenzi</strong> e <strong>Giulia</strong> <strong>Presutti</strong>.</p>
<p>Il provvedimento prevederebbe l&#8217;allontanamento dalla redazione e <strong>la sospensione dallo stipendio</strong>.</p>
<p>&#8220;Tuttavia, sabato sarò a Bologna al Duse a presentare la mia storia, #DiarioDiUnTrapezista, alle ore 20.45. Il 17 ad Albenga al teatro Ambra tra gli amici, i Fieui di Caruggi, il 24 ottobre Reggio Calabria, 29 ottobre Calcinato&#8221;, replica sui social Ranucci . &#8220;Sempre e per sempre dalla vostra parte mi troverete&#8221;. Duro anche l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita: “Proprio mentre il tribunale del lavoro di Roma sta decidendo sul ricorso cautelare di Sigfrido Ranucci nei confronti del provvedimento di rimozione da Report, la Rai gli comunica una nuova sanzione: dieci giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione. Una decisione che interviene a pochi giorni dalla presentazione di articolate difese, con le quali sono state contestate nel merito e nel metodo le accuse formulate dalla Rai. In attesa della decisione del giudice non commentiamo la coincidenza temporale. Il provvedimento sarà impugnato.”</p>
<p>Oggi era anche arrivata la stilettata del direttore degli Approfondimenti Corsini: “Ranucci reintegrato alla conduzione di Report? Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere, è ucronia. Io quello che dovevo fare l’ho fatto”, aveva detto alla presentazione del programma 2 di Picche condotto da <strong>Tommaso Cerno.</strong> “Stiamo lavorando serenamente, pensiamo di essere nel giusto e di avere fatto tutto quello che doveva essere fatto, correttamente&#8221;.</p>
<p>Immediata era arrivata la protesta del M5S. “Corsini ha giurato fedeltà alla causa. Lo ha ammesso lui stesso: è un militante di Fratelli d’Italia. Ma questo non gli consente di augurarsi pubblicamente che Sigfrido Ranucci non venga reintegrato alla guida di Report“, hanno detto gli esponenti M5s in commissione di vigilanza Rai. “Un’uscita del genere, in scia a ciò che ha detto nelle settimane scorse Ignazio La Russa a cui il militante Corsini è evidentemente obbediente, è indegna di qualsiasi ruolo che richieda un minimo di imparzialità, posto che in Rai ne esista ancora – dicono – . Ormai a TeleMeloni vige una totale, sfacciata impunità. Il vero vangelo citato da Corsini è quello secondo <strong>Matteo Salvini:</strong> sputa veleno contro Ranucci proprio mentre presenta l’ennesimo mega-flop della stagione, sponsorizzando quel Tommaso Cerno che nessuno guarda, incubatore di fake news contro Ranucci. Anche questa sarebbe una questione da sottoporre al comitato etico, o le regole valgono solo quando si tratta di fare fuori Ranucci?”.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/prima-batosta-per-ranucci-la-rai-lo-sospende-per-10-giorni/">Prima batosta per Ranucci: la Rai lo sospende per 10 giorni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Baby Gang resta in carcere, il gip: &#8220;Una rete criminale internazionale lo ha portato in Iraq a sparare con il bazooka&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/baby-gang-resta-in-carcere-il-gip-una-rete-criminale-internazionale-lo-ha-portato-in-iraq-a-sparare-con-il-bazooka/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 14:25:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[baby gang]]></category>
		<category><![CDATA[bazooka]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[domiciliari]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Piantadosi]]></category>
		<category><![CDATA[iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Procura di Lecco]]></category>
		<category><![CDATA[Riesame di Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Resta in carcere Zaccaria Mouhib, il trapper 25enne noto come Baby Gang. Il gip di Lecco Gianluca Piantadosi ha respinto la richiesta della difesa di trasferirlo ai domiciliari in una comunità terapeutica con braccialetto elettronico. Il trapper era stato arrestato nuovamente lo scorso 17 marzo nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta della Procura di Lecco per diverse accuse, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Resta in carcere <b>Zaccaria Mouhib</b>, il <strong>trapper 25enne</strong> noto come <b>Baby Gang</b>. Il gip di Lecco <b>Gianluca Piantadosi</b> ha respinto la <strong>richiesta della difesa di trasferirlo ai domiciliari</strong> in una comunità terapeutica con braccialetto elettronico. Il trapper era stato arrestato nuovamente lo scorso <b>17 marzo</b> nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta della Procura di Lecco per diverse accuse, tra cui detenzione di armi e maltrattamenti nei confronti della fidanzata.</p>
<p>Il trapper era già stato arrestato<strong> lo scorso 17 marzo</strong> nell’ambito di un’<strong>inchiesta</strong> della <strong>Procura di Lecco</strong> per diverse accuse, tra cui <strong>detenzione di armi</strong> e <strong>maltrattamenti nel confronti della sua fidanzata</strong>. Nel provvedimento il giudice descrive Mouhib come una persona &#8220;completamente inaffidabile&#8221; e ritiene che abbia sviluppato &#8220;<strong>una pericolosità che connota la sua figura artistica e personale</strong>&#8220;, della quale farebbe anche &#8220;vanto&#8221; sui social. Secondo il gip, il cantante sarebbe inoltre capace di esercitare una forte influenza su una &#8220;<strong>cerchia ampia di persone, disposte a fare di tutto</strong>&#8221; per &#8220;<strong>supportarlo e proteggerlo</strong>&#8220;, fino al punto che alcune di loro &#8220;combatterebbero fino alla morte&#8221; per lui.</p>
<h2><b>Il viaggio in Iraq al centro dell&#8217;ordinanza</b><b></b></h2>
<p>Uno dei passaggi centrali dell&#8217;ordinanza riguarda il <strong>viaggio</strong> compiuto dal trapper in <b>Iraq</b>. Per il giudice, Mouhib sarebbe &#8220;<strong>inserito in una rete criminale più vasta e di livello internazionale</strong>&#8220;, che sarebbe riuscita a &#8220;farlo approdare in Iraq&#8221; e a permettergli di &#8220;<strong>sparare con bazooka e altre armi da guerra</strong>&#8220;. Il viaggio sarebbe avvenuto mentre il 25enne era sottoposto a misure di prevenzione. Il gip richiama inoltre un precedente percorso in comunità, durante il quale il trapper avrebbe violato le regole previste dalla struttura.</p>
<h2><b>La difesa: &#8220;Nessuna prova della rete criminale&#8221;</b><b></b></h2>
<p>La ricostruzione viene però contestata dall&#8217;avvocato <b>Niccolò Vecchioni</b>, che ha presentato ricorso al <b>Riesame di Milano</b>. Secondo il legale, nel provvedimento &#8220;<strong>non viene individuato alcun componente della pretesa rete</strong>&#8221; criminale che avrebbe favorito il viaggio del trapper in Iraq nel 2025. La difesa sostiene inoltre che dagli atti non emergerebbe &#8220;<strong>l&#8217;esistenza di alcuna &#8216;rete criminale internazionale</strong>&#8216; alla quale Mouhib, peraltro sottoposto a intercettazioni telefoniche ed ambientali per diversi mesi dell&#8217;anno 2025, sarebbe appartenuto o della quale avrebbe beneficiato&#8221;.</p>
<h2><b>La difesa contesta il gip: il viaggio in Iraq era per un videoclip</b><b></b></h2>
<p>Per il legale, Mouhib &#8220;<strong>si era recato in Iraq per realizzare un videoclip musicale</strong>&#8220;, all&#8217;interno di un <strong>percorso artistico</strong> che in quel periodo sarebbe diventato per lui &#8220;un interesse assorbente, sino ad assumere connotazioni quasi ossessive&#8221;. Sempre secondo la difesa, sarebbe stata &#8220;la stessa casa di produzione a prendere preventivamente gli accordi necessari affinché&#8221; il trapper fosse &#8220;ospitato e assistito da appartenenti all&#8217;esercito locale durante la realizzazione delle riprese&#8221;. <strong>La richiesta di domiciliari in comunità era stata motivata</strong> con la presenza di una &#8220;<strong>doppia diagnosi</strong>&#8221; di &#8220;<strong>disturbo psichiatrico</strong>&#8221; e &#8220;<strong>abuso di stupefacenti</strong>&#8220;. La difesa dichiara che l’ordinanza del gip “<strong>reitera argomentazioni inerenti a episodi passati</strong>” ed ignora le “fragilità personali” del cantante che “avrebbero dovuto indurre” a consentirgli di “proseguire nel percorso individualizzato di trattamento”. La documentazione sanitaria più recente mostrerebbe infatti la disponibilità del trapper “a<strong> intraprendere una revisione critica dei propri comportamenti e ad accettare i propri trascorsi di devianza</strong>&#8220;.  Tuttavia, il gip ha ritenuto che non vi fossero le condizioni per sostituire la custodia cautelare in carcere.</p>
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		<title>La proprietà privata è diventata una colpa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-proprieta-privata-e-diventata-una-colpa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Lottieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 14:19:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà privata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da New York a Berlino fino alla Spagna di Sánchez, il nuovo esproprio passa dalle leggi sulla abitazioni: quando lo Stato entra a gamba tesa nella proprietà privata</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da New York a Berlino, fino alla Spagna di Sanchez, quella che va imponendosi nella sinistra à la page è <strong>la logica dell’esproprio politico.</strong><br />
Lo Stato sovrano è il fondamentale nemico del diritto e della proprietà: non è sorprendente che i sacerdoti del Potere guardino al controllo dei beni altrui come all’ultimo orizzonte della loro battaglia. Meglio così. Se i nuovi poteri e il nuovo parassitismo s’affermano con lievi e costanti aumenti della pressione fiscale, con debiti lentamente e costantemente in crescita, con un’inflazione che i più non avvertono… l<strong>a resistenza sarà sempre nulla,</strong> o quasi.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/socialisti-con-la-casa-degli-altri/" target="_blank" rel="noopener">Socialisti con la casa degli altri</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/la-sinistra-vuole-rubarci-la-casa/" target="_blank" rel="noopener">La sinistra vuole rubarci la casa</a></li>
</ul>
<p>Con le leggi sulla casa e con i furti legalizzati, invece, dominio e demagogia tolgono la maschera. L’importante è non limitarsi ad opporre a chi ti vuole derubare i pur fondati argomenti economici (il fatto che il rent control riduce l’offerta e peggiora la situazione di chi cerca casa). Bisogna invece dire ad alta voce che <strong>non c’è diritto</strong> dove chi ha il monopolio della forza entra in casa d’altri e si porta a casa l’argenteria.</p>
<p>Carlo Lottieri, 5 ottobre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-proprieta-privata-e-diventata-una-colpa/">La proprietà privata è diventata una colpa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;annuncio di Donzelli: &#8220;Se andiamo sotto, Meloni sale al Colle&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/lannuncio-di-donzelli-se-andiamo-sotto-meloni-sale-al-colle/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 12:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scontro sulla legge elettorale. Fdi avverte gli alleati</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se un provvedimento sul quale il governo ha posto la fiducia venisse bocciato dal Parlamento, per la premier <strong>Giorgia Meloni</strong> non ci sarebbero alternative al passaggio al <strong>Quirinale.</strong> A sostenerlo è Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, rispondendo ai cronisti in piazza Montecitorio sull’ipotesi di una sconfitta sulla legge elettorale.</p>
<p>&#8220;Se dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento questo non passa dovrebbe salire immediatamente al Colle. Non è una questione politica, ma di rispetto istituzionale. Sarebbe una follia immaginare diversamente, siamo persone serie&#8221;, ha affermato Donzelli, interpellato anche <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-al-voto-anticipato-mossa-disperata-chi-e-avanti-nei-sondaggi/" target="_blank" rel="noopener">sul precedente spagnolo di </a><strong>Pedro Sánchez.</strong></p>
<p>L’esponente di FdI si è però detto tranquillo sull’esito parlamentare della legge elettorale e ha escluso particolari timori per eventuali franchi tiratori. &#8220;<strong>Non si tratta di spettro dei franchi tiratori</strong>. Noi abbiamo il rispetto dell&#8217;Aula, che è sempre sovrana e quello che decide va bene. Siamo sereni di aver fatto un&#8217;ottima legge elettorale che serve all&#8217;Italia&#8221;, ha spiegato, aggiungendo che il centrodestra procede &#8220;con serenità e convinzione che sia approvata dal Parlamento&#8221;.</p>
<p>Donzelli ha infine richiamato quanto accaduto durante il voto sulle pregiudiziali: &#8220;<strong>Già con le pregiudiziali abbiamo visto che il Parlamento accoglie anche con un margine più ampio</strong>, con il voto segreto, dello stesso centrodestra. Ci sono tutti i presupposti affinché possa passare serenamente&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/lannuncio-di-donzelli-se-andiamo-sotto-meloni-sale-al-colle/">L&#8217;annuncio di Donzelli: &#8220;Se andiamo sotto, Meloni sale al Colle&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Così Milano rischia di diventare un club privato”: la città sempre più esclusiva spiegata da Elena Granata</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/cosi-milano-rischia-di-diventare-un-club-privato-la-citta-sempre-piu-esclusiva-spiegata-da-elena-granata/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/cosi-milano-rischia-di-diventare-un-club-privato-la-citta-sempre-piu-esclusiva-spiegata-da-elena-granata/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 12:34:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Granata]]></category>
		<category><![CDATA[fashion week]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscita la nuova puntata di &#8220;Frontale&#8221;, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com Sfilate da sogno, eventi esclusivi, vip e ospiti internazionali. La scorsa settimana Milano ha mostrato il suo lato più glamour e scintillante [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/cosi-milano-rischia-di-diventare-un-club-privato-la-citta-sempre-piu-esclusiva-spiegata-da-elena-granata/">&#8220;Così Milano rischia di diventare un club privato”: la città sempre più esclusiva spiegata da Elena Granata</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>E&#8217; uscita la nuova puntata di &#8220;Frontale&#8221;, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com</em></p>
<p>Sfilate da sogno, eventi esclusivi, vip e ospiti internazionali. La scorsa settimana Milano ha mostrato il suo lato più glamour e scintillante sotto i riflettori della <strong>Fashion Week</strong>. Aggiungiamoci un indotto turistico stimato da <strong>Confcommercio</strong> in oltre 219 milioni di euro (<a href="https://www.confcommerciomilano.it/it/news/CENTRO-STUDI/Analisi-Sondaggi/Milano_Fashion_Week/index.html?utm_" target="_blank" rel="nofollow"><strong>LINK QUI</strong></a>) e una rara apparizione in città di <strong>Giorgia Meloni</strong>, giunta a Palazzo Reale per ribadire l’attenzione del governo per un settore oggi in affanno ma che resta uno dei simboli più riconoscibili del <strong>Made in Italy</strong>.</p>
<p>Ma la settimana della moda questa volta ha lasciato anche qualche spunto di riflessione più in profondità. Molto si è parlato ad esempio dell’evento <strong>Vogue World</strong>, per cui <strong>piazza Duomo</strong> e parte della <strong>Galleria Vittorio Emanuele</strong> sono state recintate e in parte sottratte alla normale fruizione dei cittadini. In cambio, il privato ha versato un canone milionario che <strong>Palazzo</strong> <strong>Marino</strong> destinerà alla riqualificazione della biblioteca civica di <strong>Quarto Oggiaro</strong>… un’operazione che ha inevitabilmente riacceso la polemica: fino a che punto è accettabile chiudere il centro per un grande evento, facendolo diventare il simbolo di una Milano che sembra sempre più correre a due velocità?</p>
<p><strong>Ne abbiamo parlato con Elena Granata, docente di Analisi della città e del territorio e di Geografia urbana al Politecnico di Milano, già autrice di numerose pubblicazioni sul tema dello spazio pubblico e dell’accessibilità urbana (tra cui i saggi per Einaudi “Placemaker” e “La città è di tutti”)</strong> e da tempo voce critica sulle crescenti disuguaglianze e sui modelli di sviluppo della metropoli lombarda. Secondo Granata questo meccanismo di compensazione pubblico-privato che a prima vista appare virtuoso, nasconde invece un’insidia culturale profonda: “È difficile criticare un evento come quello di Vogue che prenota uno spazio pubblico con l’impegno poi di dare dei soldi alla periferia, perché sembra un atto di generosità”, premette la docente. “Ma qual è il punto? Le città non hanno bisogno in primis di generosità e filantropia, hanno bisogno di giustizia sociale”.</p>
<p><a style="display: inline-block; max-width: 640px; width: 100%;" href="https://frontale.substack.com" target="_blank" rel="noopener nofollow"><img decoding="async" style="width: 100%; height: auto; border: 0; display: block;" src="https://i.imgur.com/ZZihhkz.jpeg" alt="Iscriviti alla Newsletter Frontale - a cura di Fabio Massa" /></a></p>
<p>Il rischio, argomenta Granata, è scivolare in un meccanismo consolatorio: “<strong>O ci diamo dei criteri in base ai quali chi arriva in città restituisce qualcosa di quello che guadagna, oppure ci accontentiamo, in maniera un po’ meschina, del fatto che chi fa molti profitti usando lo spazio pubblico poi si senta anche buono perché ristruttura una biblioteca in periferia</strong>”.</p>
<p>La questione tocca chiaramente anche la politica, tanto più che le comunali si avvicinano: “<strong>Chi decide quanto deve dare? Chi decide dove e come investire? La ristrutturazione della biblioteca era la priorità? Dovrebbe deciderlo la politica o la comunità?</strong>”. In caso contrario, queste operazioni rischiano di ridursi a un mero “valore simbolico di branding per chi le fa”, senza un vero disegno organico sul futuro urbano. Il singolo episodio non è che stravolga più di tanto equilibri che restano instabili, ma “ci abitua a una visione della città feudale in cui il più ricco è anche così buono da dare dei soldi ai poveri. L’ha già fatto Chiara Ferragni e non è finita bene”.</p>
<p>Per Granata, Palazzo Marino non può limitarsi al ruolo di spettatore: “<strong>La politica non è un vigile urbano che concede spazi ai brand, ma chi deve negoziare tra i bisogni della comunità e l’offerta del privato</strong>”. Altrimenti, ammonisce provocatoriamente, “domani può venire Elon Musk, decidere che si affitta tutta Milano e pagarci il costo di una finanziaria”. La soluzione, secondo l’urbanista, starebbe nel riportare una parte delle decisioni nei quartieri e nei territori, coinvolgendo di più municipi, associazioni e realtà locali. “Ci vuole una politica diffusa sul territorio &#8211; avverte Granata &#8211; capace di fissare regole chiare e di stabilire quanto debba tornare alla città quando lo spazio pubblico viene utilizzato per iniziative private.</p>
<p>C’è poi il tema di chi, oggi, riesce davvero a permettersi Milano. Ed è sempre la moda ad aver offerto un nuovo spunto di confronto: proprio nei giorni della Fashion Week la top model Naomi Campbell ha annunciato la sua scelta di trasferirsi da Londra a Milano. Ne è nato un dibattito sui super-ricchi, la <strong>flat-tax</strong>, le presunte inequità che genera. L’eurodeputata Ilaria Salis ha parlato addirittura di una “sostituzione di classe” in atto in città.</p>
<p>Per Elena Granata, si sta rompendo un equilibrio che per molto tempo ha caratterizzato Milano: “<strong>La città diventa un club esclusivo, disponibile per chi ha grandi capitali, che non ha interesse ad avere sotto casa il piccolo commercio, i servizi, neppure la sanità pubblica perché ha quella privata, scaricando il costo della vita delle persone normali su altri territori</strong>”. Un processo che, secondo la docente, ormai ha snaturato Milano, facendo perdere alla città quella capacità di mescolare persone, redditi e provenienze diverse che per molto tempo l’ha caratterizzata e distinta. “È un tradimento molto profondo dello spirito di integrazione di Milano”, incalza. “Si veniva a Milano e si diventava milanesi in pochissimi mesi. Oggi diventi nuovo milanese solo se sei molto ricco”.</p>
<p>E il problema, sostiene Granata, non riguarda soltanto chi viene escluso. “In questo ci perdiamo tutti, compresi i ricchi”, avverte l’urbanista. “Una città per soli ricchi è una città molto insicura, molto violenta e molto intollerante”. Da qui anche la provocazione su Naomi Campbell: “Io non so se troverà un ambiente umano, caldo, non razzista. Forse vent’anni fa si sarebbe trovata meglio a Milano”.</p>
<p>La Fashion Week si è confermata come uno dei momenti in cui Milano mostra meglio ciò che sa fare: attirare persone, marchi, capitali e attenzione internazionale. Sarebbe abbastanza assurdo rimproverarglielo. La questione è semmai capire come distribuire meglio i vantaggi di questa capacità, senza che tra il centro che corre e il resto della città la distanza continui pericolosamente a dilatarsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/cosi-milano-rischia-di-diventare-un-club-privato-la-citta-sempre-piu-esclusiva-spiegata-da-elena-granata/">&#8220;Così Milano rischia di diventare un club privato”: la città sempre più esclusiva spiegata da Elena Granata</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Una provetta rotta, poi la morte: il mistero della sospetta peste in Siberia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/una-provetta-rotta-poi-la-morte-il-mistero-della-sospetta-peste-in-siberia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 12:15:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[peste]]></category>
		<category><![CDATA[siberia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sospetta peste in Siberia: una ricercatrice di 28 anni è morta a Irkutsk, circa 200 contatti sono sotto osservazione. Ecco cosa sappiamo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/una-provetta-rotta-poi-la-morte-il-mistero-della-sospetta-peste-in-siberia/">Una provetta rotta, poi la morte: il mistero della sospetta peste in Siberia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La morte di una giovane dipendente di un istituto specializzato nello studio della peste, circa duecento persone sotto osservazione e misure precauzionali in alcune strutture sanitarie</strong>. È il quadro che emerge da Irkutsk, in <strong>Siberia</strong>, dove le autorità stanno indagando su un sospetto caso di peste polmonare. La diagnosi, però, non è stata confermata: l’agenzia sanitaria russa <em>Rospotrebnadzor</em> parla di una &#8220;polmonite di eziologia ignota&#8221;, dunque di origine non ancora identificata. La Casa Bianca segue gli sviluppi, così come la Commissione europea, in contatto con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, l’Ecdc.</p>
<p>Secondo quanto riferito da <em>Axios</em>, un funzionario dell’amministrazione Trump ha confermato che <strong>Washington sta monitorando le notizie sul caso e sulle quarantene disposte dalle autorità russe</strong>. Al centro degli accertamenti c’è <strong>Daria Shipilova</strong>, 28 anni, impiegata nell’istituto anti-peste di Irkutsk. Stando alla ricostruzione dei media locali, il 25 settembre avrebbe accidentalmente <strong>rotto una provetta contenente il batterio responsabile della malattia</strong>. Un possibile incidente di laboratorio che, al momento, resta privo di conferma ufficiale.</p>
<p>Ricoverata per una grave polmonite, la giovane è morta nella notte tra il primo e il 2 ottobre. Dopo il decesso sono scattati <strong>controlli sulle persone entrate in contatto con lei e restrizioni in alcune strutture sanitarie della regione</strong>. Il governatore Igor Kobzev ha dichiarato che le circa <strong>duecento persone sotto osservazione</strong> non presentavano segni di malattia ed erano risultate negative ai test. Il loro monitoraggio è quindi una misura precauzionale: il numero dei contatti individuati non corrisponde a quello dei contagiati.</p>
<p><em>Rospotrebnadzor</em> sostiene inoltre che gli ulteriori esami non abbiano rilevato microrganismi riconducibili all’attività professionale della donna e definisce stabile la situazione epidemiologica locale. <strong>Restano da chiarire la causa della polmonite e le circostanze che hanno preceduto il ricovero</strong>. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha invitato a fare riferimento alle comunicazioni dell’agenzia sanitaria: &#8220;Dobbiamo fare affidamento sulle dichiarazioni ufficiali di <em>Rospotrebnadzor</em>, senza dare ascolto a varie voci e speculazioni&#8221;.</p>
<p>Da Bruxelles, la portavoce per la Salute Eva Hrncirova ha spiegato che l<strong>a Commissione è &#8220;in contatto con l’Ecdc&#8221; e &#8220;monitora con molta attenzione&#8221; la situazione.</strong> Ha ricordato che la peste è trattabile con antibiotici e sottolineato la necessità di una comunicazione &#8220;tempestiva e trasparente&#8221;. Le informazioni disponibili descrivono dunque un caso ancora da accertare, accompagnato da interventi di prevenzione, senza una conferma di diffusione della malattia tra i contatti.</p>
<p>A provocare la peste è il batterio <strong>Yersinia pestis</strong>, che circola in natura soprattutto tra piccoli mammiferi e pulci. Si tratta di una zoonosi, cioè di un’infezione che può passare dagli animali all’uomo. Il contagio può avvenire attraverso la puntura di una pulce infetta, il contatto con tessuti o liquidi biologici contaminati oppure, nella forma polmonare, attraverso l’inalazione di particelle respiratorie infette. La malattia non è scomparsa: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, tra il 2019 e il 2025 la maggior parte dei casi segnalati si è concentrata nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar.</p>
<p>Le<strong> principali forme cliniche</strong> sono tre. La peste bubbonica, la più comune, interessa soprattutto i linfonodi: dopo l’ingresso nell’organismo, generalmente attraverso la puntura di una pulce, il batterio si moltiplica provocando rigonfiamenti molto dolorosi, i cosiddetti bubboni. Compaiono febbre, brividi, mal di testa e debolezza. Nella forma setticemica l’infezione coinvolge il sangue e può provocare shock, emorragie e danni ai tessuti e agli organi. Può presentarsi direttamente oppure come complicazione di un’altra forma della malattia.</p>
<p>La peste polmonare, quella ipotizzata nel caso siberiano, colpisce invece i <strong>polmoni</strong>. Può svilupparsi quando il batterio li raggiunge da altri distretti dell’organismo oppure in seguito all’inalazione di goccioline infette. L’esordio comprende febbre, cefalea e debolezza, cui si aggiungono una polmonite che peggiora rapidamente, tosse, dolore toracico e difficoltà respiratoria. L’espettorato può contenere sangue.</p>
<p>L’incubazione della forma polmonare è generalmente di uno-tre giorni. I sintomi, tuttavia, non bastano da soli a stabilire una <strong>diagnosi</strong>: occorre considerare le possibili esposizioni e ricorrere agli esami di laboratorio. Il batterio può essere ricercato nel sangue, nell’espettorato oppure nel materiale prelevato dai linfonodi, a seconda della manifestazione clinica. I Centers for Disease Control and Prevention statunitensi precisano che, davanti a un sospetto clinico fondato, il trattamento deve iniziare senza attendere la conferma definitiva degli esami.</p>
<p>La <strong>tempestività</strong> è decisiva perché la forma polmonare, se non trattata, può avere un decorso molto rapido e risultare fatale anche entro 18-24 ore dall’inizio della malattia. L’Oms sottolinea però che le possibilità di guarigione sono elevate quando viene riconosciuta e curata precocemente. La terapia si basa sugli antibiotici: tra le opzioni di prima scelta indicate dai Cdc figurano gentamicina e fluorochinoloni, come ciprofloxacina e levofloxacina. Il trattamento dura generalmente 10-14 giorni e viene adattato alle condizioni del paziente, alla gravità dell’infezione e alla risposta clinica.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/virus-uscito-da-un-laboratorio-cinese-i-media-liberal-nostrani-scoprono-lipotesi-silenziata-e-dileggiata-per-mesi/">Virus uscito da un laboratorio cinese: i media liberal nostrani “scoprono” l’ipotesi silenziata e dileggiata per mesi</a></li>
</ul>
<p>Anche la <strong>contagiosità</strong> richiede una distinzione. La peste bubbonica non si trasmette normalmente attraverso i comuni contatti tra persone. La forma polmonare può invece passare da un malato a un’altra persona attraverso le goccioline emesse con la tosse. Secondo i Cdc, questa trasmissione richiede generalmente un contatto diretto e ravvicinato con una persona o un animale malato. Trovarsi nella stessa città di un caso sospetto non equivale quindi a essere stati esposti: contano le modalità concrete dell’incontro con il paziente.</p>
<p>Da qui l’importanza di<strong> individuare e sorvegliare i contatti</strong>. Per le persone esposte, per esempio dopo un contatto stretto e prolungato con un paziente affetto da peste polmonare, i Cdc prevedono una profilassi antibiotica di sette giorni. Il paziente sospetto viene invece isolato con precauzioni contro la trasmissione attraverso le goccioline respiratorie, mentre proseguono gli accertamenti.</p>
<p>Per <strong>l’Italia</strong>, le notizie disponibili sul caso di Irkutsk non documentano un’esposizione della popolazione. L’Ecdc ricorda che la peste è assente dall’Europa da oltre mezzo secolo, pur continuando a essere presente in altre aree del mondo. La valutazione della vicenda siberiana dipenderà ora dagli esiti degli accertamenti e della sorveglianza sanitaria. La distinzione resta essenziale: <strong>una diagnosi sospetta richiede verifiche e precauzioni, ma non dimostra, da sola, l’esistenza di un’epidemia</strong>.</p>
<p>Massimo Balsamo, 5 ottobre 2026</p>
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		<title>Caso Genini, ora Soncin chiede scusa alla famiglia. Ma la madre di Pamela: &#8220;Parole di plastica&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/caso-genini-ora-soncin-chiede-scusa-alla-famiglia-ma-la-madre-di-pamela-parole-di-plastica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 10:56:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Corte d'Assise di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca soncin]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[pamela genini]]></category>
		<category><![CDATA[Una Smirnova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gianluca Soncin ha scelto di intervenire personalmente nel processo per la morte di Pamela Genini. Il 52enne, imputato per l&#8217;omicidio della 29enne, ha reso dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d&#8217;Assise di Milano, rivolgendosi direttamente ai familiari della giovane. &#8220;Chiedo scusa alla famiglia di Pamela&#8221;, ha detto l&#8217;imputato, riconoscendo il peso delle conseguenze delle proprie azioni. Nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gianluca Soncin</strong> ha scelto di intervenire personalmente nel processo per la morte di <strong>Pamela Genin</strong>i. Il 52enne, imputato per l&#8217;omicidio della 29enne, ha reso <strong>dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d&#8217;Assise di Milano</strong>, rivolgendosi direttamente ai familiari della giovane. &#8220;Chiedo scusa alla famiglia di Pamela&#8221;, ha detto l&#8217;imputato, riconoscendo il peso delle conseguenze delle proprie azioni. Nel suo intervento ha anche sottolineato di essere consapevole che il perdono non possa essere richiesto o dato per scontato. &#8220;Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori&#8221;, ha affermato Soncin, <strong>aggiungendo di voler affrontare &#8220;fino in fondo le conseguenze per il dolore che ho causato, con senso di responsabilità</strong>&#8220;.</p>
<h2>Il processo per la morte di Pamela Genini</h2>
<p>Pamela Genini, 29 anni, è stata uccisa il 14 ottobre. Secondo quanto ricostruito dall&#8217;accusa, la giovane sarebbe stata raggiunta da numerose coltellate, decine secondo la contestazione. <strong>Per il delitto è imputato Gianluca Soncin</strong>, ora a processo davanti alla Corte d&#8217;Assise di Milano. Le dichiarazioni rese durante l&#8217;udienza rappresentano un momento rilevante nel procedimento, perché arrivano direttamente dall&#8217;imputato e contengono un&#8217;esplicita presa d&#8217;atto del dolore provocato alla famiglia della vittima.</p>
<h2>La madre di Pamela: &#8220;Scuse tardive e insignificanti&#8221;</h2>
<p>Le parole pronunciate in aula non hanno però convinto la madre della giovane, <strong>Una Smirnova</strong>, che ha scelto di respingere le scuse dell&#8217;imputato. A spiegare la posizione della donna è stato il suo avvocato, <strong>Nicodemo Gentile</strong>. &#8220;Sono parole di plastica, insignificanti che non tolgono nulla&#8221;, ha detto il legale, sottolineando anche quanto siano arrivate tardi.</p>
<p>La madre di Pamela, attraverso il suo avvocato, ha ricordato invece i momenti precedenti alla morte della figlia: &#8220;<strong>Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva, quando lui la trascinava per i capelli sul balcone e lo implorava di non ucciderla. Là si doveva fermare</strong>&#8220;. Il processo prosegue dunque nel segno dello scontro tra le parole di pentimento pronunciate dall&#8217;imputato e la posizione della famiglia della vittima, che considera quelle scuse ormai tardive e prive di significato.</p>
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		<title>Crozza, il capitalismo è il nemico: parola di comico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/crozza-il-capitalismo-e-il-nemico-parola-di-comico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 10:43:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Marco de luca]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Crozza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Standing ovation per il consigliere Pd anti-Usa e attacco al mercato: su Nove va in scena la lezione della sinistra radicale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella puntata del 2 ottobre del suo show in onda su Nove, <strong>Maurizio Crozza</strong> conferma la sua spiccata propensione a svolgere il ruolo di propagandista per la sinistra radicale, a cui appartengono tanti radical chic con il cuore rivoluzionario e il portafoglio a destra. In particolare, il popolare comico ha tenuto ad impartire ai suoi numerosi estimatori una vera e propria lezione sul modo in cui dovrebbe funzionare il sempre odiato capitalismo.</p>
<p>E lo ha fatto elogiando la seguente e, a mio avviso, demenziale presa di posizione di Marco Rocco De Luca, giovane consigliere comunale del Pd a Cesena, così sintetizzata in alcuni titoli di giornale: <strong>“Liberiamoci degli Stati Uniti, del capitalismo e del sionismo”.</strong> Ebbene Crozza, dopo aver stigmatizzato l’imbarazzo manifestato soprattutto da alcuni esponenti dell’area riformista, ha sostenuto che occorreva invece accogliere le parole di De Luca con una standing ovation.<br />
Dopodiché ha ironizzato su alcune osservazioni del riformista Gori, il quale ha espresso un concetto piuttosto ragionevole, secondo il quale fare a gara a chi è più di sinistra non può che “regalare spazi decisivi alla destra”. Evidentemente Crozza ritiene che esiste una maggioranza di italiani che voterebbero il campo largo a patto di rinverdire i fasti di quell’antico Partito comunista che sognava da nazionalizzare persino l’aria che respiriamo.</p>
<p>A tale proposito Crozza ha spiegato che il boom economico è stato possibile proprio grazie all’intervento dello Stato, il quale arrivò persino a nazionalizzare le dighe, come fece <strong>Enrico Mattei.</strong> Quindi, commenta, “quando lo Stato c’è anche il capitalismo funziona”. In realtà, se oggi la mano pubblica controlla oltre metà del reddito nazionale, in quel periodo non superava il 25%, ed è per questo che il Pil cresceva ad un ritmo impetuoso, altro che chiacchiere da palcoscenico televisivo.</p>
<p>Infine il nostro eroe della barzelletta non ha mancato di <strong>criticare il leader dello stesso campo largo</strong> ponendo loro un paio di domande provocatorie: ma perché non parlate di mettere la museruola al capitalismo? Perché non dite che lo Stato si deve riprendere le infrastrutture: energia, finanza, invece di arrovellarvi sulle primarie?</p>
<p>A questo punto, visto il modo molto semplicistico con cui ha affrontato l’argomento, ci mancava solo che Crozza ribadisse una storica esortazione di Lenin: “tutto il potere ai soviet”. In tale modo <strong>il polpettone ideologico,</strong> assolutamente indigesto per noi liberali, sarebbe stato completo.</p>
<p>Claudio Romiti, 5 ottobre 2026</p>
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		<item>
		<title>Le variabili della campagna elettorale di Milano. Senza Milano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/le-variabili-della-campagna-elettorale-di-milano-senza-milano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Massa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:43:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[centro sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[legge elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quindi, per piacere, fatemi riassumere. Non si può decidere chi si candida a Milano nel centrosinistra perché bisogna aspettare le decisioni sulle primarie nazionali. Non si possono sapere le primarie nazionali finché non si sa quando si votano le politiche. Non si sa quando si votano le politiche finché non si sa se e come [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quindi, per piacere, fatemi riassumere. Non si può decidere chi si candida a <strong>Milano</strong> nel <strong>centrosinistra</strong> perché bisogna aspettare le decisioni sulle primarie nazionali. Non si possono sapere le primarie nazionali finché non si sa quando si votano le politiche. <strong>Non si sa quando si votano le politiche finché non si sa se e come passa la legge elettorale</strong>. Non si sa che cosa succederà dunque l&#8217;8 ottobre, ovvero quando ci sarà il voto finale. Possono succedere varie cose. La prima è che la legge passa, quindi ci saranno le preferenze. Se ci saranno le preferenze immediatamente i grandi pensatori senza voti si inizieranno ad agitare non poco. Nessuno vorrà andare a votare subito: c&#8217;è bisogno di fare un sacco di campagna sui territori. Quindi, <strong>scadenza ottobre 2027</strong> (forse). A quel punto il centrosinistra potrà iniziare a litigare seriamente sulle primarie nazionali. Finito di litigare su quelle, due ipotesi: si fanno o non si fanno. Se si fanno, si fanno anche le primarie di Milano. Se non si fanno, non si fanno neppure a Milano. Quindi, comincerebbe il percorso per selezionare il candidato unico benedetto dal politburo. (Devo dire che mai come in questi tempi il centralismo da ambo le parti mi ricorda l&#8217;USRR).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Torniamo al primo bivio. <strong>La legge elettorale passa o non passa.</strong> Ipotizziamo: la legge elettorale per la generalizzata ritrosia dei parlamentari non passa. <strong>Giorgia Meloni</strong> sale al <strong>Colle</strong>, si va a votare il prima possibile, sotto Natale o anche prima. A quel punto il tempo per fare le primarie nazionali tra <strong>Conte</strong> e <strong>Schlein</strong> non c&#8217;è. A Schlein non interessa più niente di Milano, che recupera la propria autonomia e può fare quel che vuole. Esito su Milano? Imprevedibile.</p>
<p>Ora, io non sono la Sibilla Cumana e di mestiere non apro il ventre degli uccelli per fare l&#8217;aruspice. Mi interessa solo che <strong>in tutte queste equazioni, magari sbagliate, un programma per Milano non appare mai</strong>, in nessun istante. Neanche per sbaglio. Anzi: questo è il vero sbaglio.</p>
<p><strong><a href="http://www.radiolombardia.it/programmi/pinocchio-di-fabio-massa/" target="_blank" rel="nofollow">ASCOLTA LA RUBRICA &#8220;PINOCCHIO&#8221;</a> OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO &#8220;PANE AL PANE&#8221; E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45</strong></p>
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		<title>Una “Traviata” polverosa che non regge il passare del tempo. Ma grande esordio di Francesca Pia Vitale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/scala-torna-la-traviata-di-liliana-cavani-regia-datata-ma-francesca-pia-vitale-conquista-il-piermarini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:40:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Dante Ferretti]]></category>
		<category><![CDATA[francesco bogliari]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Verdi]]></category>
		<category><![CDATA[La Traviata]]></category>
		<category><![CDATA[liliana cavani]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro alla Scala]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su Milano Quotidiano le recensioni e le cronache di Francesco Bogliari, giornalista, appassionato melomane e autore di “Piccole cronache musicali”. Uno sguardo libero, ironico e spesso controcorrente agli eventi musicali. Dalla lirica alla sinfonica, senza accademismi né reverenze, mescolando memoria personale, gusto per il racconto e giudizi affilati. Ci sono regie liriche che reggono il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/scala-torna-la-traviata-di-liliana-cavani-regia-datata-ma-francesca-pia-vitale-conquista-il-piermarini/">Una “Traviata” polverosa che non regge il passare del tempo. Ma grande esordio di Francesca Pia Vitale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Su Milano Quotidiano le recensioni e le cronache di Francesco Bogliari, giornalista, appassionato melomane e autore di “Piccole cronache musicali”. Uno sguardo libero, ironico e spesso controcorrente agli eventi musicali. Dalla lirica alla sinfonica, senza accademismi né reverenze, mescolando memoria personale, gusto per il racconto e giudizi affilati.</em></p>
<p>Ci sono regie liriche che reggono il passare del tempo e altre che non lo reggono. Alle prime appartengono, tanto per fare un esempio recente,<strong> “Le nozze di Figaro” di Klaus Guth</strong>, nate vent&#8217;anni fa a Salisburgo e approdate il mese scorso a Roma: uno spettacolo fresco, vitalissimo, intelligente, vibrante, elegante nel suo minimalismo estremo, caratterizzato da un grande lavoro sulla recitazione dei cantanti che si muovono in maniera febbrile ma perfettamente coordinata all&#8217;interno dell&#8217;unica scena fissa che regge tutta l&#8217;opera. Così bello che, complice la direzione di <strong>Emmanuel Tjeknavorian</strong> e la prova eccelsa dell&#8217;intera compagnia di canto, il vostro cronista era uscito dal Costanzi camminando tre metri sopra il cielo.</p>
<p>Alle seconde appartiene invece <strong>“La traviata” di Liliana Cavani</strong> (93 anni magnificamente portati), messa per la prima volta in scena trentasei anni fa, che La Scala ha riproposto in questi giorni per la centesima volta da quel 21 aprile 1990. Una regia che già nelle scene (del peraltro grande <strong>Dante Ferretti)</strong> non sapeva decidersi se essere figlia di Zeffirelli o di Visconti, prendendo il calligrafismo del primo ma non l&#8217;eleganza aristocratica del secondo. Un eccesso di masse, l&#8217;ossessione di riempire il palcoscenico di persone e paccottiglie. Uno spettacolo che il vostro cronista vide già nel 1997 e nel 2001, lasciandolo freddo, e che oggi gli è parso ancor più vecchio, stantio, polveroso, lasciatemi dire: banale. Prendendo a prestito il titolo di uno spassosissimo librino “ottocentesco” di <strong>Marco Malvaldi</strong>, si sentiva “odore di chiuso”.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Però, detto questo, è uno spettacolo che funziona come acchiappa-spettatori, dodici recite sold-out (e sarebbe stato tutto esaurito anche con trenta recite), il paradiso del “melomane medio” (copyright di Alberto Mattioli), “La traviata” perfetta per una prima volta, tanto è didascalica, scolastica, pedissequa nella sua trasposizione del libretto. La gioia dei sovrintendenti perché riempiono la sala fino all&#8217;ultimo strapuntino, dal momento che un grande teatro non può vivere solo di sperimentazione, di opere rare e di regie d&#8217;avanguardia, che con i loro non infrequenti eccessi quegli strapuntini non riempiranno mai. <strong>Quindi viva Liliana Cavani e viva anche Franco Zeffirelli, la cui ancor più archeologica “Bohème” sarà in scena al Piermarini tra febbraio e marzo 2027</strong> (ma, per dare un contentino a quelli come me che rappresentano lo zero virgola dell&#8217;opinione lirica, a febbraio tornerà anche il meraviglioso “Don Giovanni” di Robert Carsen, vecchio di “soli” 16 anni e ancora vitalissimo, rivisto con grande godimento nel 2022).</p>
<p>E passiamo alla parte musicale. Qui l&#8217;umore del vostro cronista è del tutto diverso, perché musicalmente lo spettacolo è stato di alto livello. <b>Michele Gamba </b>(che avevamo apprezzato nel “Rigoletto” di Martone del 2022 ma ci aveva lasciato perplessi nella “Turandot” del 2024) dirige con eleganza e sensibilità: bellissimi i due preludi del primo e del terzo atto, nei quali si concentra tutto il dolore del mondo per la sventurata Violetta; il direttore milanese non fa mai sovrapporre l&#8217;orchestra ai cantanti (la frizione gli sfugge solo nella scena iniziale della festa, quando gli ottoni si fanno sentire troppo rispetto al resto dell&#8217;organico, ma è questione di poche battute).</p>
<p>Ed eccoci a lei, <b>Francesca Pia Vitale</b>, al debutto assoluto nella parte. Non si poteva sperare in un esordio migliore per la trentunenne cantante campana diplomatasi nel 2020 all&#8217;Accademia della Scala: un timbro personalissimo, caldo e morbido, caratterizzato da un vibrato elegante e luminoso, un fraseggio di gran classe; la capacità di tenere dei pianissimi densi di pathos, ma quando la voce si espande al massimo della tensione emotiva nell&#8217;”Amami Alfredo” si capisce che la cantante ha il dominio assoluto di tutti i registri e di tutte le situazioni drammaturgiche. Perché sa anche recitare e sta in scena come una regina. Probabilmente è nata una stella ma adesso proteggiamola, facciamola crescere con un repertorio che non le distrugga la voce a 40 anni; facciamole cantare tanto Mozart, da Susanna a Pamina alla Contessa fino a Donna Anna; facciamole cantare Donizetti, Bellini, anche Mimì, ma, vi prego, per Tosca, Turandot, Norma, Lady Macbeth, Elektra, Santuzza aspettiamo qualche anno!</p>
<p>Alfredo Germont è stato un elegante, commovente, nobile <b>Ivan Ayon Rivas</b>, che ha sfoggiato un colore verdiano in purezza oggi così raro da trovare.</p>
<p>Mentre mi sia permesso uno sfogo su <b>Amartuvshin Enkhbat</b>, il baritono mongolo che Domnineddio ha dotato di uno strumento vocale di impressionante potenza. Sarai anche il baritono più bravo in attività, ma non puoi entrare in scena e scandire “D&#8217;Alfredo il padre in me vedete” con la voce e la postura stentorea di Mussolini quando dal balcone di Palazzo Venezia proclama l&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia! Va bene, Germont padre è uno dei più odiosi personaggi mai apparsi sulla scena del teatro d&#8217;opera, ma per descrivere un cotanto viscido uomo non è necessario gridare; <strong>“Traviata” non è un’opera verista. Si può essere eleganti anche nella rappresentazione dell&#8217;infamia.</strong> Ma io dico: dov&#8217;era il direttore d&#8217;orchestra, dov&#8217;era il regista? Nelle prove l’uno, l&#8217;altro o tutti e due avrebbero dovuto intervenire per correggere l&#8217;interpretazione del cantante. Che poi, passata questa entrata a me sgraditissima, ha saputo trovare anche degli accenti nobili, a dimostrazione che se vuole è capace di compostezza, cosa che esalta al meglio le sue straordinarie doti naturali. Non è dai decibel che si giudica un cantante, ma dalla classe interpretativa. Amartuvshin, dai retta a me: trattieni, guida, controlla la macchina da guerra che parte dai tuoi polmoni e arriva alla tua bocca. Puoi diventare veramente uno dei più grandi baritoni dei nostri tempi, se qualcuno ti darà i giusti insegnamenti e se tu avrai l&#8217;intelligenza di ascoltarli.</p>
<p>Articolo basato sulla recita di sabato 3 ottobre 2026</p>
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		<title>Hockey, il Milano HC si regala un altro colpo inserendo il 34enne azzurro Diego Kostner</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:38:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Kostner]]></category>
		<category><![CDATA[Ice Arena Rho]]></category>
		<category><![CDATA[milano hockey club]]></category>
		<category><![CDATA[milano-cortina]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella settimana dell’atteso esordio casalingo venerdì sera, nella nuova Ice Arena in Fiera a Rho &#8211; alle 19.45 contro l’HC Innsbruck, poi domenica 11 alle 17 l’atteso ritrovato derby italiano contro i rivali storici del Bolzano &#8211; il Milano Hockey Club si regala un innesto di qualità e sostanza, portando in rossoblu l’esperienza del veterano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella settimana dell’atteso esordio casalingo venerdì sera, nella nuova<strong> Ice Arena in Fiera a Rho</strong> &#8211; alle 19.45 contro l’<strong>HC Innsbruck</strong>, poi domenica 11 alle 17 l’atteso ritrovato <strong>derby italiano</strong> contro i rivali storici del <strong>Bolzano</strong> &#8211; <strong>il Milano Hockey Club</strong> si regala un innesto di qualità e sostanza, portando in rossoblu l’esperienza del veterano azzurro <strong>Diego Kostner</strong>. Il 34 enne altoatesino lascia gli svizzeri dell’<strong>Ambrì Piotta</strong> dopo dieci anni e approda per la prima volta in un club italiano dopo un’intera carriera spesa sulle piste svizzere. Un blitz di mercato chiuso in poche ore complice la forte motivazione del giocatore della Nazionale.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"> </span>“<strong>E’ successo tutto molto in fretta</strong> &#8211; commenta Kostner &#8211; <strong>ma credo sia la scelta più giusta per me vista la situazione che si è venuta a creare quest’anno</strong>. Il progetto Milano mi intriga e non vedo l’ora di iniziare. E’ una città con una storia importante nell’hockey e ho toccato con mano la forte passione popolare durante le Olimpiadi”. Sbrigate a tempo di record visite mediche e questioni burocratiche, Kostner si è immediatamente aggregato al gruppo rossoblu allenato da coach<strong> Doug Shedden</strong>. “Conosco già alcuni giocatori compagni in azzurro e ho avuto Shedden come coach tanti anni fa a Lugano. <strong>Non credo ci siano problemi di ambientamento: sono molto carico</strong>!”.</p>
<h2>Chi è Diego Kostner</h2>
<p>Dopo aver lasciato la natia <strong>Val Gardena</strong> a 15 anni per una prima esperienza al <strong>Pikes Oberthurgau</strong>, Kostner si trasferì a Lugano nel 2009 completando l’iter giovanile per poi esordire in <strong>NLA</strong> e ritagliarsi un ruolo importante come attaccante duttile (giostra sia ala che centro) e generoso. Dopo 5 stagioni in bianconero, Kostner è approdato all’Ambrì Piotta dove per 10 anni si è distinto per abnegazione e utilità tattica. Lunghissima la carriera in azzurro (quasi 200 presenze, 10 Mondiali tra Top Division e Division I), culminata con la partecipazione alle <strong>Olimpiadi di MilanoCortina</strong>.</p>
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		<title>No, San Francesco non era ecologista né pacifista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[San Francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Santo di Assisi viene ormai trasformato in santone. Ma andò personalmente in Oriente a convertire i musulmani</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>4 ottobre 2026: ricorrono 800 anni dalla morte di <strong>San Francesco.</strong> Potremmo elaborare un pay-off pubblicitario: “Il santo più amato dagli italiani”. Egli appare &#8220;simpatico&#8221; anche a chi non crede. Anche gli agnostici, atei, indecisi sentono il “profumo” spirituale quando vanno ad Assisi. Quasi un santo… santone ! E infatti spesso viene tirato per la giacch… pardon, per il saio anche da non cristiani <strong>fraintendendo alcuni suoi insegnamenti</strong>.</p>
<p>La sua storia è nota in tutto il mondo: figlio di un ricco mercante di stoffe, condusse da giovane una vita spensierata e mondana finché nel 1205 si convertì e da quel momento dedicò tutto sé stesso alla gloria di Dio. <strong>Ma san Francesco non era solo questo</strong>. Basta aprire un qualsiasi libro di letteratura italiana per sapere che tra i primi testi di lingua Italiana, il più importante per qualità letteraria e per significato storico, troviamo proprio il suo “Laudes Creaturarum” ovvero “Lodi delle Creature” noto anche come “Il cantico di frate Sole” col quale Francesco esprime la sua lode al Signore per tutte le sue creature: il sole, la luna e le stelle, il vento, l&#8217;acqua, il fuoco, la terra, gli uomini virtuosi, e perfino la stessa &#8220;morte corporale&#8221;, distinta da quella &#8220;morte secunda&#8221;, la morte dell’anima, che non ha potere su chi rispetta le &#8220;sanctissime voluntati&#8221; di Dio.</p>
<p>Il cantico viene considerato subito come<strong> un primissimo esempio di “volgare illustre&#8221;</strong> intendendo per illustre il prestigio. Dante Alighieri nella sua Divina Commedia “incontra” anche san Francesco nel cerchio degli spiriti sapienti insieme Tommaso d’Aquino. La conferma che fu <strong>il primo vero autore della storia</strong> della letteratura Italiana. Quindi, Francesco, non solo santo, ma anche letterato. Qui cominciamo con le rettifiche sulla sua figura con buona pace di chi ritiene che per S. Francesco “lo studio e la vita intellettuale fosse pericoloso per l’umiltà e la semplicità”. Nulla di tutto ciò. E che lo studio non fosse incompatibile con lo spirito del francescanesimo lo avrebbe dimostrato benissimo un suo fedele discepolo, San Bonaventura. E perché non aggiungere, poi, anche la veste di filosofo?</p>
<p>Ha vissuto da <strong>anticonformista,</strong> ha predicato una sua personale concezione della vita che va al di là da un semplice comportamento religioso. Potremo tranquillamente definirlo una vera e propria filosofia (la “regola” messa per iscritto con numerosi adepti). Poi, a ben pensare, San Francesco fu anche un “opinion-maker”: andò – a testa bassa – contro le convenzioni sociali del tempo, spogliandosi (scandalizzando i benpensanti) davanti al padre Pietro e al Vescovo di Assisi. Ad esempio, <strong>S. Francesco ci viene presentato come un ecologista ante litteram</strong>. Ma in lui c’è più che altro l’amore per la natura riconducibile al suo amore per Dio Creatore di tutto come ci testimonia nel Cantico delle Creature: lui vede nella natura un segno della bontà e dello splendore della Presenza del Mistero. Ecco la differenza rispetto a chi “deifica” la natura!</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1411382530444955%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>E poi che dire<strong> San Francesco-animalista</strong> «per la predica agli uccelli e il lupo di Gubbio»? Ovvio che sia un’allegoria! Con la fede si può ammansire anche l’essere più “intrattabile e pericoloso”. San Francesco è anche definito <strong>pacifista</strong> tendente ad un “ecumenismo irenista e sincretista&#8221; potremmo dire quasi Gandhiano. Ecco un altro mito da sfatare. E che tale interpretazione della figura e del pensiero di S. Francesco sia falsa, appare dalla passione missionaria del Santo di Assisi, che<strong> rischiò la vita pur di andare in Oriente a convertire i Saraceni</strong>! Andò personalmente presso il “Soldano” ovvero il “feroce Saladino” per compiere un’accorata opera di testimonianza per una conversione. E troviamo conferma di tutto ciò nel resoconto nelle prime fonti francescane. Potremmo addirittura dire che, quello di convertire i mussulmani fu “un suo chiodo fisso” infatti la storia del francescanesimo è disseminata di <strong>martiri in terra islamica</strong> (ad esempio in Marocco, tra il 1220 ed il 1226. Tra i quali anche il fraticello sassarese Francesco Zirano, proclamato beato. Altro che ecumenismo e arrendevolezza!).</p>
<p>Vi è poi chi pensa che il santo di Assisi abbia nutrito un ascetismo, un disprezzo per la corporeità, come causa di peccato, visto che chiamava il proprio corpo &#8220;frate asino&#8221; e lo sottoponeva a grandi sacrifici e sofferenze, o il fatto di dormire sulla nuda terra o sulla pietra. Annoveriamo poi tra dei suoi discepoli <strong>Jacopone da Todi</strong> che nel componimento &#8220;O Segnor per cortesia/ manname la malsania&#8221;, chiede di essere colpito da Dio con ogni sorta di malattia. Qui si può intravvedere una certa &#8220;contaminazione&#8221; platonica, (presente, anche nella cultura agostinista medioevale) a livello di espressione, ma si può dire che l&#8217;esperienza di S. Francesco è genuinamente cristiana e <strong>non ha implicato alcun disprezzo per la corporeità in quanto tale</strong>.</p>
<p>Francesco è il cantore della Gloria di Dio attraverso la materialità del creato: il sole, la luna, le stelle, l&#8217;aria e le nuvole, il vento, i fiori e l&#8217;erba. Riguardo i sacrifici, non sono certo identificabili come disprezzo nei confronti del proprio corpo bensì con <strong>spirito di penitenza</strong>. Francesco sacrifica il proprio corpo per penitenza dei propri peccati, che hanno come radice l&#8217;orgoglio, la superbia, e non l&#8217;attaccamento al piacere e perché il corpo può, se assecondato troppo, diventare occasione di peccato, un peccato che resta comunque secondario rispetto a quello &#8220;spirituale&#8221;. E a dimostrazione ulteriore che Francesco non disprezzasse affatto il proprio corpo ed i piaceri terreni c’è l&#8217;episodio in cui, essendo ormai imminente la sua morte, chiese ad una signora di preparargli dei dolci che gli piacevano molto&#8230; Altro che santo-santone.</p>
<p>Vincenzo Mangione, 5 ottobre 2026</p>
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		<title>Acea: &#8220;Sviluppo infrastrutture idriche strategico, servono innovazione e partnership&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/acea-sviluppo-infrastrutture-idriche-strategico-servono-innovazione-e-partnership/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ernesto Tagliapietra]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’acqua è una delle risorse più preziose e strategiche per il futuro del nostro Pianeta. Garantire a tutti l’accesso all’acqua potabile significa tutelare la salute, sostenere lo sviluppo economico, contrastare le disuguaglianze e migliorare concretamente la qualità della vita delle comunità. Come hanno dimostrato anche i problemi all&#8217;agricoltura provocati dalla siccità di questa estate, investire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section>
<div>
<header>L’<strong>acqua</strong> è una delle <strong>risorse più preziose e strategiche per il futuro del nostro Pianeta</strong>. Garantire a tutti l’accesso all’acqua potabile significa tutelare la salute, sostenere lo sviluppo economico, contrastare le disuguaglianze e migliorare concretamente la qualità della vita delle comunità. Come hanno dimostrato anche i problemi all&#8217;agricoltura provocati dalla siccità di questa estate, investire nel settore idrico significa quindi costruire le condizioni per uno sviluppo sostenibile e duraturo.</header>
<header></header>
<div>
<p dir="ltr"><strong>Acea leader del settore idrico</strong><br />
Per l’Italia, l’acqua rappresenta un ambito nel quale le elevate competenze, tecnologie e capacità industriali acquisite diventano strumenti di cooperazione internazionale anche nell&#8217;ambito del <strong>Piano Mattei, </strong>voluto dal governo italiano per trasformare il rapporti tra il nostro Paese e l&#8217;Africa in una partnership strategica; superando quindi la politica dei soli aiuti.</p>
<p dir="ltr">In questo scenario assume un ruolo di primo piano <strong>Acea</strong>, tra i principali operatori europei nel settore idrico e forte di competenze consolidate nella gestione del servizio, nell’innovazione tecnologica e nella realizzazione di infrastrutture. L’esperienza maturata in Italia può diventare così un patrimonio da condividere nei progetti internazionali, con un modello che non si limita alla realizzazione delle opere, ma punta a garantirne la sostenibilità e l’autonomia gestionale nel tempo.</p>
<figure id="attachment_347324" aria-describedby="caption-attachment-347324" style="width: 682px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-347324 size-large" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-02-15-11-09-682x1024.jpg" alt="Fonte: Acea" width="682" height="1024" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-02-15-11-09-682x1024.jpg 682w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-02-15-11-09-200x300.jpg 200w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-02-15-11-09-768x1153.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-02-15-11-09-1023x1536.jpg 1023w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-02-15-11-09-360x540.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-02-15-11-09-720x1081.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-02-15-11-09-500x750.jpg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/10/PHOTO-2026-10-02-15-11-09.jpg 1066w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /><figcaption id="caption-attachment-347324" class="wp-caption-text">Pierfrancesco Latini, Chief Risk Management &amp; Sustainability Officer e Chief International Officer di Acea</figcaption></figure>
<p dir="ltr"><strong>Latini (Acea): L&#8217;innovazione tecnologica va affiancata alla formazione&#8221;<br />
</strong>“La nostra esperienza ci insegna che il valore di un’infrastruttura si misura nella sua capacità di continuare a funzionare nel tempo” – ha dichiarato <strong>Pierfrancesco Latini</strong>, Chief Risk Management &amp; Sustainability Officer e Chief International Officer di <strong>Acea</strong>, nel suo intervento all’ Euro &#8211; Mediterranean Water Forum di Roma – “Per questo affianchiamo all’innovazione tecnologica la formazione di tecnici, operatori e manager, lavorando con i partner locali per sviluppare soluzioni adatte a ogni contesto e rafforzare l’autonomia nella gestione di reti e impianti”.</p>
<p dir="ltr"><strong>Il nuovo impianto in Congo</strong><br />
È questo l’approccio che l&#8217;azienda guidata dall&#8217;amministratore delegato Fabrizio Palermo  sta portando avanti anche a <strong>Brazzaville</strong>, nella Repubblica del Congo, dove è impegnata nella progettazione del <strong>nuovo sistema di approvvigionamento idrico</strong> insieme a due studi tecnici congolesi. Il programma, sostenuto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e gestito da UNDP, punta a garantire l’accesso all’acqua potabile ad almeno 1,6 milioni di persone che oggi ne sono sprovviste.</p>
<p dir="ltr">Un progetto che esprime concretamente il valore della cooperazione: portare acqua significa portare salute, opportunità e sviluppo, ma anche costruire competenze locali e capacità di gestione autonome. È proprio questa la dimensione strategica dell’acqua nel <strong>Piano Mattei</strong>: trasformare una risorsa essenziale in un motore di crescita condivisa e rafforzare, attraverso infrastrutture e know-how, legami duraturi tra Italia e Africa.</p>
</div>
<p dir="ltr">Contenuto consigliato</p>
</div>
<p><!--/portal--></p>
</section>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/acea-sviluppo-infrastrutture-idriche-strategico-servono-innovazione-e-partnership/">Acea: &#8220;Sviluppo infrastrutture idriche strategico, servono innovazione e partnership&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>I Poggi in tv: “Stasi colpevole&#8221;. Vi spiego perché li capisco</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-5-ottobre-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 09:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zuppa di Porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>00:00:00 Apertura sulla visita a sorpresa del cancelliere tedesco Merz a Kiev e i bombardamenti russi di Putin in Ucraina 00:01:22 La decisione del premier spagnolo Pedro Sanchez di indire elezioni anticipate il 29 novembre, sfruttando le proteste sulla legge della casa per cercare consenso 00:02:21 Analisi della controversa legge spagnola sulla casa che limita [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/b3YkaRn8blU" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>
<p>00:00:00 Apertura sulla visita a sorpresa del cancelliere tedesco Merz a Kiev e i bombardamenti russi di Putin in Ucraina</p>
<p>00:01:22 La decisione del premier spagnolo Pedro Sanchez di indire elezioni anticipate il 29 novembre, sfruttando le proteste sulla legge della casa per cercare consenso</p>
<p>00:02:21 Analisi della controversa legge spagnola sulla casa che limita i proprietari e le proteste comuniste che hanno spinto Sanchez verso le elezioni anticipate</p>
<p>00:03:20 Critica alle politiche abitative europee della Commissione UE</p>
<p>00:06:07 La notizia esclusiva di Italia Oggi: 129.000 giovani tra i 18 e 39 anni sono tornati in Italia tra il 2021 e il 2025, segnale positivo non riportato dai grandi giornali.</p>
<p>00:07:52 La vicenda giudiziaria dei Poggi e Carlasco, con l&#8217;intervista a Verissimo dei genitori di Chiara Poggi che indicano Stasi come unico colpevole dopo 19 anni</p>
<p>00:08:36 Sondaggi politici italiani: Fratelli d&#8217;Italia al 25,9% seguito da PD al 19%, con analisi della nuova legge elettorale che favorirebbe il centrosinistra.</p>
<p>00:10:07 L&#8217;analisi del campo largo italiano e la posizione di Vannacci, con Meloni che non lo vuole nella coalizione nonostante i suoi voti potrebbero essere decisivi.</p>
<p>00:12:01 Le critiche a Matteo Renzi per la Leopolda e i suoi toni contro Giorgetti, con menzione di Vincenzo De Luca come figura rilevante del PD presente all&#8217;evento</p>
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		<title>Meloni si gioca tutto sulla legge elettorale, settimana decisiva. In caso di clamoroso ko, terremoto politico nel centrodestra a Milano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/meloni-si-gioca-tutto-sulla-legge-elettorale-settimana-decisiva-in-caso-di-clamoroso-ko-terremoto-politico-nel-centrodestra-a-milano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Galvani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 08:47:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni comunali milano 2027]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[legge elettorale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La legislatura si appresta a vivere la sua settimana più drammatica e determinante. Giovedì 8 gennaio, l&#8217;aula della Camera dei Deputati sarà chiamata a esprimersi sul voto finale e definitivo della nuova legge elettorale, ribattezzata ormai da tutti il &#8220;Melonellum&#8221;. Per la premier Giorgia Meloni non si tratta semplicemente di portare a casa una riforma, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La legislatura si appresta a vivere la sua settimana più drammatica e determinante. Giovedì 8 gennaio, l&#8217;aula della Camera dei Deputati sarà chiamata a esprimersi sul voto finale e definitivo della nuova <strong>legge elettorale</strong>, ribattezzata ormai da tutti il &#8220;Melonellum&#8221;. Per la premier Giorgia Meloni non si tratta semplicemente di portare a casa una riforma, ma di un vero e proprio dentro o fuori per la tenuta dell’intero esecutivo. Se sulla fiducia le larghe intese parlamentari offrono ampie garanzie, la vera insidia è rappresentata dallo spettro dei franchi tiratori nei passaggi a scrutinio segreto.</p>
<p>I vertici di Palazzo Chigi non vogliono correre alcun rischio e hanno di fatto blindato i gruppi parlamentari. L&#8217;ordine di scuderia è tassativo: stop immediato a tutte le missioni istituzionali all’estero per ministri, viceministri e sottosegretari. Tutti i deputati della maggioranza dovranno essere fisicamente presenti sui banchi dell&#8217;aula di <strong>Montecitorio</strong>. La premier vuole scongiurare gli incidenti di percorso e gli &#8220;scherzi&#8221; parlamentari che già nella primavera scorsa avevano fatto traballare la coalizione su altri provvedimenti chiave.</p>
<p>La linea politica ufficiale tracciata da <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong> è lineare: se la legge elettorale passerà indenne, il cronoprogramma istituzionale proseguirà regolarmente. La legislatura andrà avanti e si voterà per le politiche nel 2027, subito dopo la consueta tornata di elezioni amministrative. Ma se qualcosa dovesse andare storto nell&#8217;urna segreta di giovedì, lo scenario cambierebbe radicalmente nel giro di poche ore. Fonti vicine alla presidenza del Consiglio confermano che, in caso di un seppur improbabile scivolone, Meloni non esiterebbe un solo istante a salire al Quirinale.</p>
<p>Il piano d&#8217;emergenza in caso di incidente è già delineato. La premier rassegnerebbe le dimissioni subito dopo aver messo in sicurezza la manovra economica di bilancio. Questo scenario di crisi fulminea aprirebbe la strada allo scioglimento delle Camere da parte del Capo dello Stato, con la convocazione dei comizi elettorali in tempi record. Le date più accreditate per il <strong>voto politico anticipato</strong> sarebbero già fissate sul calendario di inizio anno: domenica 31 gennaio e lunedì 1 febbraio 2027.</p>
<p>Un simile terremoto politico a livello nazionale avrebbe un impatto devastante anche sulle dinamiche locali, a partire dalla cruciale sfida per le <strong>elezioni comunali di Milano</strong>, previste tra la fine di aprile e maggio 2027. Nel capoluogo lombardo il centrodestra naviga da mesi in acque agitate e non ha ancora trovato la quadra sul nome del candidato sindaco da contrapporre al centrosinistra, a causa di veti incrociati e forti spinte identitarie da parte dei singoli partiti.</p>
<p>Le forze della coalizione si presentano al tavolo milanese fortemente divise. Forza Italia spinge con convinzione sul profilo di <strong>Matteo Perego di Cremnago</strong>, ritenuto dai moderati la figura ideale per intercettare il voto borghese e produttivo della città. Di tutt&#8217;altro avviso è la Lega, che rivendica la candidatura e punta con decisione sull&#8217;eurodeputata <strong>Silvia Sardone</strong>, profilo più identitario e di rottura. Nel frattempo, la lista civica di Noi Moderati non intende recitare un ruolo di secondo piano e rilancia con forza la figura di <strong>Maurizio Lupi</strong>, politico di lungo corso e radicato sul territorio.</p>
<p>In questo intricato risiko di nomine, la posizione di Fratelli d&#8217;Italia rimane la più enigmatica. Il partito di maggioranza relativa non ha ancora scoperto le proprie carte, oscillando tra la necessità di mantenere l&#8217;unità della coalizione a Roma e l&#8217;ambizione di guidare la partita milanese con un proprio uomo. Se il governo dovesse cadere sul &#8220;<strong>Melonellum</strong>&#8220;, le trattative per Palazzo Marino verrebbero congelate o radicalmente stravolte, travolgendo gli attuali e fragili equilibri interni al centrodestra. Entro la giornata di giovedì si deciderà quindi molto più del futuro di una legge: definirà il destino del Paese e quello della capitale economica d&#8217;Italia.</p>
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		<title>Sanchez al voto anticipato, mossa disperata: chi è avanti nei sondaggi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 08:28:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il premier spagnolo ci ha pensato tre giorni, poi ha sciolto il parlamento. Le proteste per la casa e la scommessa del leader Psoe</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine <strong>Pedro Sanchez</strong> ha passato il Rubicone. Ci ha pensato qualche giorno, dopo la sconfitta parlamentare sui decreti casa che avrebbero dovuto &#8220;rispondere&#8221; all&#8217;indignazione popolare per lo sfratto di Maricarmen Abascal. <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-capitola-lannuncio-elezioni-anticipate/" target="_blank" rel="noopener">Ma alla fine il dado è tratto: il premier spagnolo ha sciolto il Parlamento e indetto le elezioni per il 29 novembre</a>. Ok. Ma perché proprio ora? E perché ha aspettato qualche giorno?</p>
<p>La risposta sta un po&#8217; nei numeri e un po&#8217; nelle manifestazioni che hanno avuto luogo a Madrid e in diverse città spagnole questo fine settimana. Partiamo dai dati. L&#8217;ultimo sondaggio in ordine di tempo, realizzato dopo lo sgombero di <strong>Maricarmen,</strong> durante le proteste di piazza ma prima dell&#8217;approvazione dei decreti casa (poi bocciati), è quello di 40dB. per <em>El País</em> e Cadena SER. Il documento fotografa un netto distacco tra i blocchi. Il <strong>PP</strong> resta primo con il 31,6%, pur perdendo 0,8 punti, mentre il <strong>PSOE</strong> scende leggermente al 27,4%. A crescere è soltanto <strong>Vox</strong>, che guadagna 0,6 punti e raggiunge il 18,4%. <strong>Sumar</strong> cala al 5,6% e <strong>Podemos</strong> al 2,7%. Nel complesso PP, Vox e SALF arrivano al 52%, mentre PSOE, Sumar e Podemos si fermano al 35,7%: una distanza di 16,3 punti. Tanta distanza. Troppa. Ma Sanchez è famoso per recuperare consensi in corso d&#8217;opera e soprattutto per creare alleanze parlamentari molto variegate pur di ottenere la guida del governo. In fondo, l&#8217;attuale esecutivo cade per il voto contrario di Junts, partito catalano, separatista e di centrodestra. Per riuscire a ottenerne il voto di fiducia, anni fa, Sanchez dovette promettere e realizzare un&#8217;amnistia per i leader separatisti, legge malvista trasversalmente nel resto della Spagna.</p>
<p>Vox registra anche la maggiore fedeltà elettorale: l’87,4% di chi lo votò nel 2023 confermerebbe oggi la scelta. Il PP trattiene il 76,2% dei suoi elettori, il PSOE il 68,4%, mentre Sumar appena il 39,9%. Significativo il passaggio dal PP a Vox: il 13,5% degli elettori di Feijóo sceglierebbe oggi Abascal, mentre solo l’1,6% compie il percorso inverso. Vox conquista inoltre l’11,6% di chi nel 2023 si era astenuto.<strong> Il problema maggiore a sinistra riguarda Sumar</strong>: il 21,7% dei suoi elettori del 2023 passerebbe a Podemos e il 13,9% al PSOE, mentre il 9,4% resta indeciso. Anche il PSOE perde voti soprattutto verso destra: il 5,4% passa al PP e il 4,8% a Vox. Sul piano demografico Vox è particolarmente forte tra gli uomini e tra gli elettori dai 18 ai 44 anni, mentre cala tra gli over 65, fascia nella quale PP e PSOE raggiungono entrambi il 28,2%.</p>
<p>In questo momento anche il conto dei seggi dà torto a Sanchez. Utilizzando i sondaggi precedenti allo sfratto dell&#8217;anziana signora, la distribuzione sarebbe questa: <strong>137 seggi al Pp, 107 al Psoe, 62 a Vox</strong>. Un governo di destra, Vox-Pp, avrebbe quindi 199 seggi. Oltre venti in più della maggioranza assoluta. Però c&#8217;è sempre un però. Il Psoe e Sanchez si sono convinti che il caso Maricarmen e l&#8217;indignazione popolare per la bocciatura delle leggi sulla casa possano avere un effetto dirompente. Non a caso, il premier ha addossato tutta la responsabilità della bocciatura parlamentare dei decreti &#8220;alle destre&#8221;, intendendo Pp, Vox e Junts. La scommessa è che ora i sondaggi ricomincino a sorridere un po&#8217; di più ai socialisti, nella speranza che chi è sceso in piazza decida davvero di votare Psoe per evitare che il potere vada all&#8217;onda &#8220;di estrema destra che sta causando regressione ovunque governi”. &#8220;Dobbiamo mobilitarci e fare in modo che il Parlamento ci conceda una maggioranza molto più ampia con cui sconfiggere le élite e continuare a trasformare la Spagna”, ha detto oggi annunciando le elezioni anticipate.</p>
<p>È vero che, secondo i sondaggi,<strong> il 47,9% degli spagnoli considera la crisi abitativa il primo problema nazionale,</strong> più della sanità e dell&#8217;immigrazione. Piacevano anche le misure contenute nei decreti casa: il prestito pubblico a tasso zero per la prima casa, il divieto di acquisto per i fondi immobiliari speculativi, lo stop agli sfratti. Ma, sempre secondo i sondaggi, oltre il 75% degli spagnoli era comunque convinto che non avrebbero risolto la situazione e, in ogni caso, sul tema la maggioranza si fida più del Pp che del Psoe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Senza contare tutto il resto. Sanchez spera di incentrare l&#8217;intero dibattito pubblico sulla casa, convinto che il tema possa mobilitare la popolazione, ma nelle piazze non sono mancati i cartelli contro l&#8217;attuale governo. A questo si aggiungono la perdita di popolarità dovuta alla crisi di Ceuta e i numerosi scandali giudiziari che hanno investito la famiglia del premier e diversi suoi stretti collaboratori.</p>
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		<title>‘La Mantide di Milano’, il nuovo giallo di Fabrizio Carcano arriva in eBook</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 07:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Carcano]]></category>
		<category><![CDATA[La Mantide di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[libro giallo]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[ugo mursia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la mancanza di giustizia, dilatata dal trascorrere degli anni, si trasforma in vendetta. Un tema ricorrente nei noir dei giorni nostri, compresi i gialli milanesi dello scrittore Fabrizio Carcano che oggi pubblica un nuovo giallo, dal titolo ‘La Mantide di Milano’, edito da Ugo Mursia Editore, in formato solo elettronico, un eBook solo per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la mancanza di giustizia, dilatata dal trascorrere degli anni, si trasforma in <strong>vendetta</strong>. <strong>Un tema ricorrente nei noir dei giorni nostri</strong>, compresi i gialli milanesi dello scrittore <strong>Fabrizio Carcano</strong> che oggi pubblica un <strong>nuovo giallo</strong>, dal titolo ‘<strong>La Mantide di Milano</strong>’, edito da <strong>Ugo Mursia Editore</strong>, in <strong>formato solo elettronico</strong>, un eBook solo per Kindle.</p>
<p>“Pensato per chi viaggia ogni mattina sui mezzi pubblici, per chi è in una sala d’attesa o ha una breve pausa pranzo,<strong> per momenti da accompagnare con un lettura che possa lasciare qualcosa al lettore in termini di domande e forse anche di risposte</strong>” spiega Carcano. Che nella ‘Mantide di Milano’ racconta una <strong>serie di omicidi a sfondo sessuale,</strong> nella Milano di oggi, avvenuti nelle alcove, con vittime maschili assassinate seguendo un rituale preciso.</p>
<p>Un killer non seriale, un giustiziere, che dopo ogni delitto cerca di raccontare la sua <strong>verità</strong>, la sua <strong>storia</strong>, attraverso un<strong> murales artistico</strong> lasciato sul luogo del delitto, raffigurante l’evoluzione durante le quattro stagioni di una mantide.</p>
<p>A condurre un’indagine non ufficiale e riservata è l’atipico <strong>Michele Esperia</strong>, un personaggio tormentato da un <strong>evento traumatico legato al suo doloroso passato da carabiniere</strong> infiltrato nel mondo oscuro delle sette sataniche: tocca a lui dare la caccia al misterioso killer ribattezzato la &#8220;Mantide&#8221; in una Milano cupa e misteriosa, diviso tra il rispetto della legge e la ricerca di una verità dolorosa, che emerge dalla scia di sangue che si lascia dietro la ‘Mantide’ con la sua catena di delitti. “<strong>Più Esperia si avvicina alla verità, più capisce che la caccia alla Mantide potrebbe portarlo a scegliere da che parte stare tra la legge e una giustizia più antica, che si nutre di sangue e di vendetta</strong>”, conclude Carcano.</p>
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		<title>Sanchez capitola, l&#8217;annuncio: &#8220;Elezioni anticipate&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sanchez-capitola-lannuncio-elezioni-anticipate/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 07:25:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il premier spagnolo getta la spugna dopo la sconfitta parlamentare sul decreto casa e le manifestazioni del fine settimana</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-capitola-lannuncio-elezioni-anticipate/">Sanchez capitola, l&#8217;annuncio: &#8220;Elezioni anticipate&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il premier spagnolo <strong>Pedro Sánchez</strong> ha deciso di portare la Spagna alle urne in anticipo. Per oggi è stato convocato un Consiglio dei ministri straordinario che formalizzerà la chiamata alle urne per <strong>domenica 29 novembre</strong>. «Ho deciso di convocare un Consiglio dei ministri straordinario per convocare elezioni generali che si svolgeranno domenica 29 novembre», ha annunciato Sánchez dal Palazzo della Moncloa.</p>
<p>La decisione arriva dopo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-triste-fine-di-pedro-sanchez/" target="_blank" rel="noopener">la bocciatura in Parlamento, venerdì scorso, dei decreti sull’emergenza abitativa</a>. Nel corso del fine settimana il premier ha avviato una serie di consultazioni con i componenti del governo, i vertici del <strong>Partito socialista</strong> e rappresentanti delle altre forze politiche.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="es" dir="ltr">📺 TV en DIRECTO | Sánchez anuncia un adelanto electoral para el 29 de noviembre <a href="https://t.co/goIWnfczDf">https://t.co/goIWnfczDf</a> <a href="https://t.co/EJ4Zc7vBQO">pic.twitter.com/EJ4Zc7vBQO</a></p>&mdash; EL PAÍS (@el_pais) <a href="https://x.com/el_pais/status/2107005245825933507?ref_src=twsrc%5Etfw">October 5, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p>Al termine dei colloqui, <strong>Sánchez</strong> ha scelto di interrompere anticipatamente la legislatura e sciogliere il Parlamento, portando il Paese al voto nove mesi prima della scadenza naturale del mandato. Una scelta che segna un cambio di rotta rispetto alla linea sostenuta finora dal premier, che aveva più volte ribadito la volontà di arrivare fino alla conclusione della legislatura.</p>
<p>Il leader del Psoe pare convinto di poter cavalcare le piazze di questo fine settimana, piazze riempite dal sindacato degli inquilini che invoca regole più rigide per gli affitti e per l&#8217;acquisto di appartamenti da parte dei fondi immobiliari. Sanchez aveva presentato due decreto casa in risposta alla mobilitazione sociale seguita allo sfratto a Madrid dell&#8217;87enne Maricarmen Abascal, ma la sua maggioranza lo ha bocciato. A spostare l&#8217;ago della bilancia è stato il partito Junts &#8211; di centrodestra e separatista catalano &#8211; provocando così la sconfitta parlamentare.</p>
<p>Per questo oggi nel suo discorso Sanchez ha invitato i cittadini a scegliere se &#8220;unirsi all&#8217;ondata di estrema destra che sta causando regressione ovunque governi&#8221; o dare alla Spagna una <strong>&#8220;maggioranza progressista più ampia&#8221;</strong> affinché &#8220;la Spagna continui a essere un baluardo di apertura e giustizia sociale&#8221;, un &#8220;punto di riferimento globale per la pace, il femminismo e la prosperità&#8221;. &#8220;Dobbiamo mobilitarci e fare in modo che il Parlamento ci conceda una maggioranza molto più ampia con cui sconfiggere le élite e continuare a trasformare la Spagna&#8221;, ha aggiunto il Primo Ministro.</p>
<p>Nel suo discorso, Sanchez ha rivendicato i presunti meriti del suo governo, come i passi in avanti sulle energie rinnovabili, nei diritti sociali e nella riduzione delle disuguaglianze. Ho &#8220;combattuto contro tiranni, tecno-oligarchi e regimi genocidi&#8221;, ha spiegato. Durissimi gli attacchi al Partito Popolare e a Vox.</p>
<p>Intanto le opposizioni esultano. Mentre gli alleati di Sanchez si preparano al voto. “Siamo pronti e siamo più numerosi. Il 29 novembre, il Fronte Ampio sarà la chiave per garantire il diritto all&#8217;alloggio, alla salute, al tempo e a una vita dignitosa”, ha dichiarato in un comunicato il partito Sumar.</p>
<p>Articolo in aggiornamento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-capitola-lannuncio-elezioni-anticipate/">Sanchez capitola, l&#8217;annuncio: &#8220;Elezioni anticipate&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Safety21 e Displaid: alleanza strategica per il monitoraggio smart delle infrastrutture stradali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 07:17:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmo]]></category>
		<category><![CDATA[Displaid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Safety21, piattaforma GovTech italiana leader nei servizi end-to-end di enforcement delle violazioni e sicurezza stradale e Displaid, startup innovativa fondata a Milano nel 2023 e specializzata nel monitoraggio di ponti e viadotti attraverso intelligenza artificiale e sensori intelligenti, annunciano una partnership strategica per il mercato italiano. La collaborazione consentirà di integrare i dati strutturali rilevati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Safety21</strong>, <strong>piattaforma GovTech italiana</strong> leader nei servizi end-to-end di enforcement delle violazioni e sicurezza stradale e <strong>Displaid</strong>, <strong>startup innovativa</strong> fondata a <strong>Milano</strong> nel <strong>2023</strong> e specializzata nel monitoraggio di ponti e viadotti attraverso intelligenza artificiale e sensori intelligenti,<strong> annunciano una partnership strategica per il mercato italiano</strong>. La collaborazione consentirà di integrare i dati strutturali rilevati dalle soluzioni Displaid all’interno dell’<strong>ecosistema TitanO® di Safety21</strong>, la piattaforma SaaS di riferimento per la sicurezza stradale, l’enforcement e la smart mobility. Un’integrazione che amplia ulteriormente la capacità della piattaforma di supportare enti e amministrazioni nella gestione evoluta del territorio e delle infrastrutture.</p>
<h2>Longo (Safety21): &#8220;Con la valorizzazione dei dati un supporto alla PA sempre più orientato alla prevenzione&#8221;</h2>
<p>Commenta<strong> Gianluca Longo</strong>, <strong>CEO</strong> del Gruppo Safety21: “<strong>La partnership con Displaid rappresenta un ulteriore passo nel percorso di innovazione di Safety21 verso una mobilità sempre più sicura e connessa.</strong> Integrare in modo continuativo i dati sullo stato delle infrastrutture all’interno del nostro ecosistema Cloud TitanO per il controllo di strade e flussi veicolari significa rafforzare la capacità di supportare la Pubblica Amministrazione nel monitoraggio del territorio. Grazie alla valorizzazione dei dati, <strong>questo supporto non sarà soltanto digitale, ma sempre più intelligente e orientato alla prevenzione</strong>.” <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>Benedetti (Displaid): &#8220;Tecnolgia IoT, AI e algoritmi per infrastrutture più sicure ed efficienti&#8221;</h2>
<p>“Con Safety21 condividiamo una visione: <strong>impiegare tecnologia IoT, AI e algoritmi, per rendere le infrastrutture più sicure ed efficienti</strong>. Questa collaborazione permette di unire due approcci complementari per generare un impatto concreto: l’innovazione tecnica, supportata da basi scientifiche, e una presenza consolidata sul territorio&#8221;, aggiunge<strong> Lorenzo Benedetti</strong>, <strong>CEO</strong> di Displaid.</p>
<p>La tecnologia Displaid abilita il monitoraggio continuo delle opere, consentendo di raccogliere dati oggettivi e affidabili su larga scala, elemento chiave per la gestione capillare del patrimonio infrastrutturale. La soluzione si basa su<strong> sensori wireless</strong> che raccolgono dati in continuo e <strong>algoritmi innovativi</strong> che li analizzano per individuare eventuali anomalie strutturali, tempestivamente segnalati all’ente gestore attraverso un<strong> sistema di early warning</strong>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il Gruppo Safety21 è impegnato nello sviluppo di progetti per <strong>l’enforcement</strong>, la <strong>sicurezza stradale</strong> e la <strong>smart mobility</strong> basati su tecnologie avanzate per il monitoraggio delle strade e del territorio. Le soluzioni sfruttano intelligenza artificiale e machine learning per analizzare in tempo reale immagini e dati di traffico, individuare situazioni di rischio e supportare l’adozione di interventi preventivi finalizzati a ridurre incidenti e violazioni.</p>
<p>Attraverso questa <strong>partnership</strong> Safety21 e Displaid mettono a fattor comune competenze, tecnologie e visione strategica per <strong>contribuire alla realizzazione di infrastrutture più sicure, resilienti e digitali, in linea con gli obiettivi di innovazione e sostenibilità degli Enti pubblici proprietari o gestori di infrastruttura stradali.</strong> Un percorso che si fonda sul valore dei dati, della tecnologia e della collaborazione come leve per lo sviluppo del territorio.</p>
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