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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Thu, 20 Aug 2026 17:50:51 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Romeo scuote la Lega: &#8220;Dirigenza scollata dal mondo reale, schiacciati a destra rischiamo la brutta copia&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/romeo-scuote-la-lega-dirigenza-scollata-dal-mondo-reale-schiacciati-a-destra-rischiamo-la-brutta-copia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 17:50:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[attilio fontana]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è un militante deluso né un avversario esterno: a mettere per iscritto il disagio della Lega è Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario lombardo, uno dei dirigenti che il partito lo conosce dall&#8217;interno. Dal palco della Versiliana, a Marina di Pietrasanta, ha spiegato che nel Carroccio &#8220;la dirigenza è un po&#8217; scollata dal [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un militante deluso né un avversario esterno: a mettere per iscritto il <strong>disagio della Lega</strong> è <strong>Massimiliano Romeo</strong>, capogruppo al Senato e segretario lombardo, uno dei dirigenti che il partito lo conosce dall&#8217;interno. Dal palco della Versiliana, a Marina di Pietrasanta, ha spiegato che <strong>nel Carroccio &#8220;la dirigenza è un po&#8217; scollata dal mondo reale&#8221;</strong>.</p>
<h2>Il nodo dello spazio politico: &#8220;Schiacciati tra Meloni e Vannacci&#8221;</h2>
<p>Il ragionamento di Romeo va oltre l&#8217;umore dei quadri e tocca la collocazione strategica. La Lega, ha osservato, &#8220;è <strong>sempre di più schiacciata sulla destra</strong>. Ma a destra <strong>c&#8217;è la Meloni</strong> storicamente, e poi <strong>Vannacci</strong> che è un personaggio nuovo. <strong>Come facciamo a trovare spazio? Rischiamo di diventare la brutta copia</strong>&#8220;. In un&#8217;area già occupata da un partito maggioritario e da una figura capace di intercettare il voto più radicale, la corsa a destra non produce consensi aggiuntivi ma sovrapposizione. Da qui il richiamo alle origini: &#8220;<strong>Noi storicamente siamo qualcosa di diverso</strong>&#8220;.</p>
<h2>&#8220;Due anni a spegnere incendi&#8221;</h2>
<p>Il passaggio più concreto riguarda la macchina organizzativa. Romeo ha collegato le difficoltà del partito al <strong>malumore dei militanti</strong> con una immagine che racconta il lavoro quotidiano della dirigenza: &#8220;<strong>da due anni cerchiamo di spegnere incendi. Non sapete che fatica abbiamo fatto a organizzare la manifestazione a Milano ma anche Pontida</strong>&#8220;. Il riferimento al raduno che da sempre rappresenta il rito identitario del Carroccio è il segnale più eloquente: quando mobilitare la base costa fatica, il problema non è di comunicazione ma di tenuta.</p>
<h2>Fontana difende la linea lombarda</h2>
<p>Intervistato accanto a Romeo, il presidente della Regione Lombardia <strong>Attilio Fontana</strong> ha risposto alle critiche che gli arrivano anche da dentro il partito per le sue periodiche frizioni con l&#8217;esecutivo. La replica rivendica un modello: &#8220;<strong>La Lega dei territori polemizza anche col governo</strong>, se necessario, per far sentire le proposte che abbiamo&#8221;. È la riaffermazione del <strong>profilo autonomista e amministrativo contro la torsione nazionale</strong>, la stessa faglia che percorre il dibattito interno da mesi.</p>
<h2>Cosa resta sul tavolo del Carroccio</h2>
<p>Il quadro che esce dalla Versiliana è quello di un partito che discute apertamente della propria collocazione a pochi mesi da appuntamenti elettorali significativi, con una dirigenza descritta come distante dalla base e una linea nazionale contestata da chi amministra i territori. Le parole di Romeo, pur non essendo una rottura, fissano i termini della questione: capire se la Lega possa tornare a essere &#8220;qualcosa di diverso&#8221; senza rinunciare al posto conquistato nella coalizione.</p>
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		<title>Pure Repubblica scarica Ranucci: &#8220;Ci vuole un limite al complottismo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 17:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La teoria cospirazionista del conduttore di Report sulla "regia" dietro Lavitola non convince nemmeno il quotidiano amico</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/pure-repubblica-scarica-ranucci-ci-vuole-un-limite-al-complottismo/">Pure Repubblica scarica Ranucci: &#8220;Ci vuole un limite al complottismo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non avranno scomodato <strong>Topo Gigio,</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-preso-il-vero-mandante-e-topo-gigio/" target="_blank" rel="noopener">come abbiamo fatto noi con Max del Papa</a>. Però finalmente anche <em>Repubblica</em> s&#8217;è accorta che a tutto c&#8217;è un limite. Anche al ridicolo. Anche al cercare complottoni dove non ve ne è al momento traccia, come nel caso della &#8220;bomba d&#8217;amore&#8221; che Valter Lavitola ha confessato di aver messo per aiutare <strong>Sigfrido Ranucci</strong> (ad avere una scorta maggiore o a scendere in politica, questo è ancora da chiarire).</p>
<p>Oggi, un po&#8217; nascosto, almeno nella sua versione online, il quotidiano diretto da <strong>Stefano Cappellini</strong> ha messo per iscritto ciò che molti hanno pensato ieri leggendo le dichiarazioni rilasciate dal conduttore di <em>Report</em> sulla &#8220;regia&#8221; che ci sarebbe dietro a Valter Lavitola. &#8220;Per unire questi puntini a quelli rivelati dall’inchiesta della magistratura &#8211; si legge &#8211; ci manca un pezzo, e la proposta di Ranucci, di riempire il pezzo mancante con: <strong>un piano mondiale, un disegno trumpiano di delegittimazione della magistratura e del giornalismo indipendenti,</strong> con noti terminali dell’informazione controllati dalla destra italiana e il piano Rinascita di Licio Gelli è forse troppo&#8221;.</p>
<p>Troppo. Ecco. &#8220;Ovviamente, Ranucci ha tutto il diritto di farsi un’opinione, e anche quello di considerarsi vittima non delle smodate ambizioni di un amico disinvolto, ma di <strong>un losco e vasto disegno che coinvolge i giornali della destra</strong> e i social manovrati dalla destra Usa e da Netanyahu &#8211; aggiunge Massimo Adinolfi &#8211; Ma tra i molti modi con i quali logici e retori pesano la qualità di un argomento sta anche questo: se prova troppo, se dentro ci finisce tutto, e se per infilarci tutto si sorvola su fatti e circostanze, è difficile che sia un buon argomento&#8221;.</p>
<p>Per carità. Da Lavitola ci si può attendere di tutto. Anche l&#8217;improbabile complottone che lo vedrebbe come cavallo di Troia manovrato dalla destra per intortare Sigfrido con una finta amicizia e poi azzopparlo. &#8220;Ma che necessità c’è di scomodare ipotesi complottiste internazionali, e di tirare in ballo Donald Trump e Steve Bannon, Jeff Bezos e Peter Thiel e i maneggi della destra israeliana e le reminiscenze della loggia P2? &#8211; si chiede <em>Repubblica</em> &#8211; In questi termini, anche il mio vicino di ombrellone che prova a curiosare mentre scrivo queste righe potrebbe essere la lunga manus di chissà quale onnipervasivo potere globale. <strong>Quello che spiega tutto, difficilmente spiega qualcosa</strong>. Anzi: in genere non spiega un bel nulla. Ma è una capacità innata dell’uomo di poter creare, a partire da un gruppo fisso di regole linguistiche, un numero infinito di frasi ben connesse le une alle altre, e con quelle arrivare in capo al mondo, e insomma tirar dentro la qualunque&#8221;.</p>
<p>Insomma: &#8220;Unire i puntini si può, forse si deve, ma con qualche sobrietà in più, distinguendo quello che sappiamo da quello che crediamo, quello che possiamo dimostrare da quello che ci piace ipotizzare, e quello che è stabilito da quello che vorremmo proprio che lo fosse&#8221;. Il resto sembra più &#8220;fumo negli occhi&#8221;. &#8220;Sappiamo che certi esponenti politici della maggioranza considerano Report cattivo giornalismo e lo chiuderebbero domani mattina, se potessero. Ma questo li mette in collegamento con Lavitola e le sue trame? Ci autorizza a tirare in ballo vecchi fantasmi italiani (Gelli) e nuovi incubi contemporanei (Trump), tutti insieme appassionatamente? Anche meno, direi&#8221;.</p>
<p>Anche sul Lavitola &#8220;caso psichiatrico&#8221;, Adinolfi ci va giù duro. &#8220;Ma è strano che di un suo amico fraterno, con cui aveva strette consuetudini, si accorga solo ora che con la testa non deve star benissimo. È possibile; ma fa strano che su quello di cui non sappiamo nulla e che è più lontano — mandanti di mandanti e altre cospirazioni — Ranucci creda di poter dire di tutto, mentre di quello che è più vicino e almeno in parte accertato non ci dica praticamente nulla. C’è una bilancia della giustizia, e ancora non sappiamo da quale parte penderà. Ma c’è pure una bilancia delle parole, a cui occorrerebbe dare il giusto peso&#8221;. Colpito e affondato.</p>
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		<title>Raid in gioielleria a Sant&#8217;Angelo Lodigiano, vetrine sfondate a picconate: caccia ai cinque incappucciati in fuga col bottino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 16:56:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinque persone incappucciate hanno rapinato mercoledì pomeriggio la gioielleria all&#8217;interno del centro commerciale Il Castello, a Sant&#8217;Angelo Lodigiano. Il gruppo ha sfondato vetrine e teche a colpi di mazza e piccone, ha riempito alcuni borsoni ed è uscito dalla galleria in pochi minuti. Nel punto vendita al momento dell&#8217;assalto si trovavano la commessa e il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cinque persone incappucciate</strong> hanno <strong>rapinato</strong> mercoledì pomeriggio la <strong>gioielleria all&#8217;interno del centro commerciale Il Castello</strong>, a Sant&#8217;Angelo Lodigiano. Il gruppo ha <strong>sfondato vetrine e teche a colpi di mazza e piccone</strong>, ha riempito alcuni borsoni ed è uscito dalla galleria in pochi minuti. Nel punto vendita al momento dell&#8217;assalto si trovavano la <strong>commessa e il titolare</strong>, entrambi assistiti dopo l&#8217;accaduto e <strong>sotto shock</strong>, mentre la galleria era in orario di apertura e piena di clienti, che si sono allontanati appena sono partiti i primi colpi contro gli espositori. <strong>Nessuno è rimasto ferito</strong>. L&#8217;entità della refurtiva non è ancora definita: la stima sarà possibile solo al termine dell&#8217;inventario e del confronto con la compagnia assicurativa.</p>
<h2>Indagini in corso: si parte dai filmati</h2>
<p>I rapinatori sono usciti attraverso il parcheggio e sono saliti su un <strong>veicolo con targa estera</strong>, che secondo i primi accertamenti sarebbe rubato. <strong>Diversi clienti hanno ripreso la scena con i telefoni</strong>: quelle immagini, insieme a quelle della<strong> videosorveglianza</strong> del centro commerciale, sono ora nella disponibilità dei carabinieri, intervenuti sul posto per i rilievi. Le indagini si concentrano sull&#8217;identificazione del gruppo e sulla ricostruzione del percorso dell&#8217;auto usata per la fuga, seguita attraverso le telecamere stradali lungo le direttrici che collegano il Lodigiano al Milanese.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Migranti e l&#8217;islamizzazione: che fine ha fatto la Chiesa di Ratzinger che difendeva il suo popolo?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/migranti-e-lislamizzazione-che-fine-ha-fatto-la-chiesa-di-ratzinger-che-difendeva-il-suo-popolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 16:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Leone XIV]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Ratzinger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra eredità di Ratzinger e svolta progressista: l'analisi critica di una gerarchia ecclesiastica accusata di trascurare la difesa dell'identità cristiana e le sfide dell'integrazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/migranti-e-lislamizzazione-che-fine-ha-fatto-la-chiesa-di-ratzinger-che-difendeva-il-suo-popolo/">Migranti e l&#8217;islamizzazione: che fine ha fatto la Chiesa di Ratzinger che difendeva il suo popolo?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi mille anni fa, nell’agosto del 1096, prese inizio l<strong>a prima crociata</strong> voluta da Papa Urbano II che, con il discorso del 27 novembre 1095, durante il Concilio di Clermont, fece un solenne appello per la prima crociata (1096-1099), esortando i cristiani, nobili e semplici pellegrini, a liberare il Santo Sepolcro dal dominio musulmano. <strong>Fu un momento di unificazione dell’Europa cristiana,</strong> cosciente del pericolo che incombeva da oriente, e che unì tutti i popoli occidentali al grido di Deus vult (Dio lo vuole), per strappare all’islam il Paese dove Cristo aveva vissuto e aveva diffuso il suo messaggio.</p>
<p>Papa Urbano II fece suo il pensiero di Sant’Agostino circa la definizione di <strong>“guerra giusta”</strong>, e cioè la guerra di difesa condotta dai cristiani contro un ingiusto aggressore, sia che esso si riversasse nell’Europa dell’VIII secolo con l’islamizzazione della Spagna e del Portogallo, terminata con la Reconquista cattolica, sia che successivamente altri Papi la applicassero nei confronti dell’imperialismo Ottomano, che portò l&#8217;Islam nei Balcani, fino alle porte di Vienna nel XVII secolo.</p>
<p><strong>La prima crociata si concluse con la vittoria dei “Franchi”</strong>, intendendo in tal senso cavalieri e nobili occidentali di provenienza francese, tedesca e italiana (di questi ultimi la prevalenza era soprattutto lombarda), con la creazione di due contee, di un principato, ma soprattutto del Regno di Gerusalemme, il cui “Re di Gerusalemme dei Latini”, rimandava all’antica dinastia dei Re di Gerusalemme sorti dal popolo d’Israele: David e Salomone.</p>
<p>Papa Urbano II, <strong>beatificato da Leone XIII,</strong> non era un Papa guerriero, non imbracciò mai una spada, ma era un Papa forte, convinto assertore dell’unita dei credenti, e sicuro che il nemico del cristianesimo e dei valori occidentali fosse l’Islam.<br />
Oggi sono passati mille anni, e ovviamente nessuno più parla di crociate e di riconquiste, eppure i paesi occidentali, e con essi tutti i cristiani sparsi nella immensa galassia musulmana, subiscono ancora oggi <strong>gli attacchi di un Islam fondamentalista,</strong> anche se tutto ciò non sembra scaldare più di tanto Papa Leone XIV.</p>
<p>Gli ultimi due papi – Francesco in particolare, ma anche l’attuale – fanno parte di un&#8217;area culturale che possiamo definire progressista e terzomondista, che vede una Chiesa rivolta essenzialmente all’accoglienza senza eccezioni, in cui il diritto degli Stati ad avere confini sicuri, sicuri per i cristiani, non sembra essere una priorità. Ed infatti<strong> oggi la posizione della Chiesa,</strong> almeno di gran parte della gerarchia ecclesiastica, sul pericolo iraniano, sul conflitto israelo-palestinese, sulla gestione dei migranti, è molto allineata a quella della sinistra mondiale.</p>
<p>L&#8217;attenzione quasi esclusiva sulla sofferenza dei palestinesi, <strong>il silenzio sulla vera natura di Hamas</strong> e degli altri movimenti terroristici, la condanna timida delle violenze contro i cristiani, la difesa dell&#8217;accoglienza a tutti i costi, senza distinguo e senza valutazione, rappresentano una linea politica di una Chiesa che è lontana anni luce dalla maggioranza di fedeli, che invece vorrebbe più attenzione ai problemi ed ai bisogni interni delle comunità, più riguardo per il proprio gregge, un occhio più benevolo alle politiche dei governi che propongono una maggiore difesa della identità cristiana, e un freno all’immigrazione incontrollata.</p>
<p>Dopo gli attentati commessi in tutto il mondo dagli islamisti nei confronti di cristiani ed ebrei, <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/modena-e-morta-monica-uccisa-dal-terrorista-ora-scendete-per-lei-in-piazza/" target="_blank" rel="noopener">con l’Italia colpita recentemente a Modena,</a></strong> dove nel silenzio più vergognoso ha trovato la morte Monica Esposito, la signora cinquantacinquenne deceduta il 22 luglio 2026, dopo oltre due mesi di agonia, non dico che ci sarebbe bisogno di un Papa Urbano II, ma non posso sostenere che l’attuale Papa, peraltro agostiniano, corrisponda all’idea di un Santo Padre attento alla sicurezza del suo gregge.</p>
<p>Ecco perché per tanti cattolici, ma anche per tanti cristiani delle confessioni più importanti, la figura di Papa Benedetto XVI rimane viva nei cuori e nella mente. <strong>Oggi molti sentono ancora più forte ed intensa la mancanza di un Pontefice come Papa Ratzinger,</strong> che sapeva coniugare il rispetto per le altre fedi, il dialogo interreligioso, anche e soprattutto con l’Islam, con una fermezza che ebbe il suo momento più alto nel famoso discorso di Ratisbona, dove poneva il tema concreto della presenza islamica in una società che affondava le radici nella tradizione classica greco-romana, e con principi religiosi scaturiti dalla civiltà giudaico-cristiana.</p>
<p><strong>Benedetto XVI poneva all’Islam la questione sulla condizione della donna,</strong> della sorte dei cristiani presenti nei paesi islamici, della reciprocità nel poter liberamente professare la propria fede. In generale chiedeva come potessero integrarsi tra di loro religioni in cui i concetti di Dio, di società e di Stato erano molto diversi dai nostri, e dunque poneva la questione della compatibilità dell’Islam con la nostra cultura. Domande rimaste senza risposte.</p>
<p>Col. (ris.) Sergio De Santis, 20 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/migranti-e-lislamizzazione-che-fine-ha-fatto-la-chiesa-di-ratzinger-che-difendeva-il-suo-popolo/">Migranti e l&#8217;islamizzazione: che fine ha fatto la Chiesa di Ratzinger che difendeva il suo popolo?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Mps: una doppia Ops anti-Intesa, Palazzo Chigi non ostile</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/mps-doppia-ops-banco-bpm-banca-generali-lovaglio-intesa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 16:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[banca generali]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Doppia offerta di Mps su Banco Bpm e Banca Generali. Il piano Lovaglio, la partita con Intesa e la convergenza tra governo e Pd su Siena</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/mps-doppia-ops-banco-bpm-banca-generali-lovaglio-intesa/">Mps: una doppia Ops anti-Intesa, Palazzo Chigi non ostile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Dopo oltre sette ore di riunione, il consiglio di amministrazione di <strong>Mps</strong> ha approvato il piano presentato dall&#8217;amministratore delegato <strong>Luigi Lovaglio</strong> per rispondere all&#8217;offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da <strong>Intesa Sanpaolo</strong> sul Monte dei Paschi.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il progetto prevede due offerte di scambio distinte, una su <strong>Banco Bpm</strong> e l&#8217;altra su <strong>Banca Generali</strong>, entrambe da realizzare attraverso azioni Mps. L&#8217;obiettivo industriale è costruire un&#8217;alternativa all&#8217;operazione di Intesa e, nello scenario delineato dal management senese, creare un terzo polo bancario di grandi dimensioni.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il via libera, secondo quanto riferito da fonti finanziarie, sarebbe arrivato con <strong>nove voti favorevoli su tredici</strong>. Quattro consiglieri espressi dalle liste di minoranza si sarebbero invece astenuti: Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Antonella Centra e Paola De Martini. Il banchiere Corrado Passera avrebbe sostenuto il piano dell&#8217;amministratore delegato.</p>
<p class="isSelectedEnd">Le astensioni sarebbero legate anche alla valutazione dei tempi e delle informazioni disponibili sul progetto. In particolare, secondo quanto riferito in ambienti finanziari, i consiglieri non avrebbero ritenuto di avere elementi sufficienti per esprimersi su alcuni aspetti dell&#8217;operazione, dai rischi dell&#8217;integrazione alle sinergie attese.</p>
<h2>Banco Bpm e Banca Generali: le due operazioni</h2>
<p class="isSelectedEnd">La prima gamba del progetto riguarda <strong>Banco Bpm</strong>, con una proposta di scambio da realizzare attraverso titoli Mps. La partita resta complessa per la presenza di <strong>Crédit Agricole</strong>, che detiene il 29,3% del capitale dell&#8217;istituto milanese e rappresenta quindi un azionista decisivo per gli equilibri dell&#8217;operazione.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il gruppo francese potrà valutare la proposta di Mps oppure cercare una soluzione alternativa per la propria partecipazione. Resta inoltre sullo sfondo la possibilità di una controfferta, anche se ogni eventuale passaggio dovrà essere valutato alla luce degli assetti societari e delle procedure previste.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il rapporto tra Mps e Banco Bpm è del resto già stato al centro del risiko bancario degli ultimi mesi. A giugno i due istituti avevano lavorato all&#8217;ipotesi di un&#8217;aggregazione, poi tramontata anche alla luce della posizione di Crédit Agricole, che aveva manifestato l&#8217;intenzione di tutelare i propri interessi nell&#8217;operazione.</p>
<p class="isSelectedEnd">La seconda operazione riguarda <strong>Banca Generali</strong>, controllata dalle Assicurazioni Generali. Anche in questo caso l&#8217;operazione dovrà passare attraverso gli organismi societari competenti, considerato che Mps detiene una partecipazione del 13,3% in Generali.</p>
<h2>L&#8217;operazione su Generali e Mediobanca</h2>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;ipotesi allo studio punta a utilizzare la valorizzazione della partecipazione detenuta da Mps in <strong>Generali</strong>, anche attraverso la quota del Leone acquisita nel contesto della partita su Mediobanca.</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;operazione su Banca Generali avrebbe l&#8217;effetto di portare Generali tra gli azionisti rilevanti del nuovo perimetro Mps. Sulla base delle attuali capitalizzazioni, la partecipazione potrebbe collocarsi in una fascia compresa indicativamente tra il 12 e il 13%, prima degli eventuali effetti di diluizione legati a una successiva integrazione con Banco Bpm.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il progetto potrebbe inoltre consentire a Mps di valorizzare una parte degli asset finanziari oggi in portafoglio e, secondo le ipotesi circolate, creare spazio per una distribuzione di risorse agli azionisti. Su questo punto, tuttavia, sarà necessario attendere i dettagli dell&#8217;operazione e le relative autorizzazioni.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il piano dovrà inoltre confrontarsi con la <strong>passivity rule</strong>, che limita la possibilità del management di adottare misure straordinarie per contrastare un&#8217;offerta senza il preventivo coinvolgimento dell&#8217;assemblea degli azionisti.</p>
<h2>La partita con Intesa Sanpaolo</h2>
<p class="isSelectedEnd">La doppia Ops rappresenta soprattutto una risposta all&#8217;offerta lanciata da <strong>Intesa Sanpaolo</strong> su Mps. Il progetto di Intesa, se portato a compimento, modificherebbe in profondità l&#8217;assetto del Monte e prevederebbe anche una riorganizzazione della rete e degli asset bancari.</p>
<p class="isSelectedEnd">Uno dei nodi più discussi riguarda proprio il futuro della componente territoriale di Mps. L&#8217;operazione immaginata da Intesa prevede infatti il trasferimento di parte degli sportelli e un successivo riassetto con <strong>Unipol</strong> e <strong>Bper</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il piano di Lovaglio punta invece a proporre al mercato un percorso alternativo, nel quale il marchio Mps e il radicamento territoriale della banca senese avrebbero un ruolo più centrale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Non si tratta, però, soltanto di una contrapposizione tra due strategie industriali. Sullo sfondo resta il tema del ruolo dello Stato, che mantiene una partecipazione nel capitale di Mps, e quello degli equilibri complessivi del sistema bancario italiano.</p>
<h2>Meloni e il dossier Mps</h2>
<p class="isSelectedEnd">Sul fronte politico, nelle ultime settimane il governo ha mantenuto una posizione formalmente prudente rispetto al risiko bancario. La posizione di Palazzo Chigi sembra tuttavia essersi progressivamente articolata, soprattutto dopo le dichiarazioni della premier <strong>Giorgia Meloni</strong> a <em>Milano Finanza</em> del 14 agosto.</p>
<p class="isSelectedEnd">In quell&#8217;occasione Meloni ha espresso perplessità su alcuni elementi dell&#8217;operazione Intesa, a partire dalla prospettiva dello “spezzatino” di Mps e dalla possibilità che il nome «Siena» scompaia dalla denominazione dell&#8217;istituto.</p>
<p class="isSelectedEnd">La premier ha quindi indicato la necessità di preservare il legame della banca con il territorio, senza tuttavia mettere formalmente in discussione il principio di autonomia delle scelte societarie.</p>
<p class="isSelectedEnd">La presenza del ministero dell&#8217;Economia nel capitale di Mps costituisce, in questo quadro, uno degli elementi che consentono al governo di avere un ruolo nella vicenda. Ma il dossier presenta anche rilevanti implicazioni di mercato: Intesa Sanpaolo è infatti uno dei principali operatori del sistema bancario italiano e un importante investitore nel debito pubblico nazionale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per questo una contrapposizione diretta tra governo e gruppo guidato da Carlo Messina avrebbe conseguenze che andrebbero oltre la singola operazione. La linea che emerge è quindi quella di una ricerca di equilibrio tra interessi industriali, tutela del territorio e autonomia del mercato.</p>
<h2>La convergenza con il Pd</h2>
<p class="isSelectedEnd">È in questo passaggio che emerge anche un elemento politico particolare: su alcuni aspetti della vicenda <strong>Mps si è registrata una convergenza tra il governo e il Partito democratico</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">La questione riguarda soprattutto Siena e il futuro della presenza territoriale della banca. I sindaci e una parte del mondo economico toscano hanno espresso preoccupazione per gli effetti che l&#8217;operazione Intesa potrebbe produrre sul territorio, chiedendo garanzie sulla permanenza del centro decisionale e sul ruolo della banca nell&#8217;economia regionale.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il Pd ha sostenuto questa impostazione e una risoluzione approvata dal Consiglio regionale della Toscana ha visto convergere le forze del centrosinistra e della maggioranza di centrodestra su alcuni obiettivi relativi alla tutela del territorio.</p>
<p class="isSelectedEnd">Si tratta di una convergenza circoscritta e non di un&#8217;alleanza politica, ma rappresenta comunque un elemento significativo della partita. Per il governo, inoltre, il tema consente di affrontare il dossier Mps anche attraverso una dimensione territoriale che supera la tradizionale contrapposizione tra maggioranza e opposizione.</p>
<h2>Il nodo del Mezzogiorno</h2>
<p class="isSelectedEnd">Un&#8217;altra questione riguarda il possibile impatto dell&#8217;operazione sul <strong>Centro-Sud</strong>. Nelle ultime settimane, rappresentanti delle piccole e medie imprese, del mondo agricolo e alcuni esponenti istituzionali hanno chiesto rassicurazioni sul mantenimento del credito e dei servizi bancari nelle aree più periferiche del Paese.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il timore è che un&#8217;operazione di consolidamento concentrata sui grandi poli finanziari possa accentuare le differenze territoriali nell&#8217;accesso al credito.</p>
<p class="isSelectedEnd">È un tema che interessa direttamente anche Palazzo Chigi, perché il futuro di Mps non riguarda soltanto gli equilibri tra grandi gruppi bancari. Riguarda anche il ruolo che una banca con una presenza storica sul territorio può continuare a svolgere nei confronti di imprese e famiglie.</p>
<h2>Il mercato dovrà ora valutare il progetto</h2>
<p class="isSelectedEnd">Il via libera del cda apre una nuova fase della partita. Le due Ops dovranno essere definite nei dettagli, sottoposte alle procedure societarie e regolamentari previste e quindi valutate dagli azionisti delle società coinvolte.</p>
<p class="isSelectedEnd">La sfida per Lovaglio è dimostrare che il progetto può reggere sul piano industriale e finanziario, oltre a offrire agli azionisti di Mps un&#8217;alternativa credibile rispetto all&#8217;offerta di Intesa.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per il governo, invece, il dossier resta un esercizio di equilibrio: difendere il valore industriale e territoriale di Mps senza trasformare la vicenda in uno scontro con il mercato e con uno dei principali gruppi bancari italiani.</p>
<p>La convergenza registrata su Siena con una parte del Pd aggiunge un elemento politico alla partita, ma sarà soprattutto il mercato, insieme agli azionisti e alle autorità competenti, a stabilire quale delle diverse strategie potrà concretamente prevalere.</p>
<p>Enrico Foscarini, 20 agosto 2026</p>
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		<title>La Lombardia nella morsa del maltempo tra frane ed esondazioni: paesi isolati in Valle Brembana, Milano chiude i parchi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/la-lombardia-nella-morsa-del-maltempo-tra-frane-ed-esondazioni-paesi-isolati-in-valle-brembana-milano-chiude-i-parchi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 16:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[esondazioni]]></category>
		<category><![CDATA[frane]]></category>
		<category><![CDATA[maltempo]]></category>
		<category><![CDATA[temporali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ondata di maltempo che sta investendo la Lombardia ha prodotto effetti opposti nel giro di poche ore. Da un lato ha spezzato la morsa del caldo, riportato i fiumi e i laghi su livelli più alti e dato respiro a un&#8217;agricoltura provata dalle settimane secche. Dall&#8217;altro ha lasciato dietro di sé un elenco di frane, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>ondata di maltempo</strong> che sta investendo la Lombardia ha prodotto effetti opposti nel giro di poche ore. Da un lato <strong>ha spezzato la morsa del caldo</strong>, riportato i fiumi e i laghi su livelli più alti e dato respiro a un&#8217;agricoltura provata dalle settimane secche. Dall&#8217;altro ha lasciato dietro di sé un elenco di <strong>frane, esondazioni, crolli</strong> e interruzioni che attraversa quattro province, dal lago di Como all&#8217;alta Valle Camonica.</p>
<h2>Esondazione di un torrente a Como</h2>
<p>A Domaso, sulla sponda occidentale del Lario, l&#8217;<strong>esondazione del torrente ha imposto la chiusura della statale Regina</strong>, arteria che regge gran parte del traffico rivierasco. Più a nord, lungo la provinciale Dongo-Catasco, il canale in piena ha costretto i tecnici a intervenire con sacchi di sabbia per regimare il deflusso ed evitare che l&#8217;acqua invadesse la carreggiata. A Livo la <strong>strada comunale</strong> che collega il paese ai monti è rimasta <strong>interrotta</strong>, <strong>con alcune persone isolate</strong> nelle località a monte.</p>
<h2>In Valtellina cede un ponte pedonale</h2>
<p>In provincia di Sondrio è <strong>esondato il bacino dei Forni</strong>, gestito da Edison, con i tecnici della società intervenuti sul posto. Il bilancio è di un <strong>ponte pedonale crollato</strong> e della chiusura della strada di accesso all&#8217;invaso.</p>
<h2>Sonico, la frana porta via il collegamento con Rino</h2>
<p>Nel Bresciano la situazione più pesante si registra a Sonico, dove <strong>una frana ha fatto crollare il ponte sul torrente Rabbia</strong>, unico collegamento tra il centro abitato e la frazione di Rino. Lo stesso movimento franoso ha imposto la chiusura della statale del Tonale e l&#8217;<strong>interruzione della linea ferroviaria Malonno-Edolo</strong>, che resta ferma. A Vione un altro distacco ha interessato la strada.</p>
<h2>Quattro paesi tagliati fuori nell&#8217;alta Valle Brembana</h2>
<p>Nella Bergamasca la<strong> frana</strong> caduta nel territorio di Isola di Fondra, all&#8217;altezza di Trebuchello, ha <strong>isolato quattro località</strong>: <strong>Branzi, Valleve, Carona e Foppolo</strong>. Le precipitazioni hanno inoltre portato la diga di Carona e la cascata Borleggia di Branzi alla portata massima, condizione che tiene alta l&#8217;attenzione sulla tenuta idraulica dell&#8217;intera valle.</p>
<h2>Allerta meteo a Milano: parchi e centri balneari chiusi anche venerdì</h2>
<p>Sul capoluogo l&#8217;<strong>allerta arancione</strong> per rischio temporali resta in vigore fino alla mezzanotte di giovedì 20 agosto. Il Centro Monitoraggio Rischi Naturali di Regione Lombardia ha diramato sul nodo idraulico di Milano anche un&#8217;allerta gialla per <strong>rischio idraulico</strong> dal tardo pomeriggio e per <strong>rischio idrogeologico</strong> dalla mezzanotte. Il Comune ha disposto la <strong>chiusura dei parchi anche per venerdì 21 agosto</strong>, insieme alle attività che si svolgono al loro interno, dal Planetario alle biblioteche ai servizi educativi. <strong>Chiusi anche i centri balneari Solari, Romano, Cardellino e Sant&#8217;Abbondio</strong>; i cimiteri restano aperti salvo condizioni particolarmente critiche. Il Museo Civico di Storia Naturale sarà raggiungibile dal cancello di corso Venezia lungo un percorso transennato e distante dagli alberi.</p>
<p>&#8220;È fondamentale che i cittadini e le cittadine non sottovalutino in alcun modo i fenomeni meteorologici&#8221;, avverte Palazzo Marino, richiamando alla <strong>massima attenzione nei punti più esposti della città, tra cui zone alberate, sottopassi e aree a rischio esondazione dei fiumi</strong>. Il Centro operativo comunale della Protezione civile resta attivo per il monitoraggio e per coordinare gli eventuali interventi, mentre chi vuole ricevere gli aggiornamenti in tempo reale può registrarsi al sistema di allerta della Protezione civile comunale o scaricare l&#8217;app gratuita per iOS e Android.</p>
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		<title>Qualcuno fermi l&#8217;elefante Donald</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella stanza d’Occidente tramontante c’è un pachiderma e il suo nome è Donald Trump</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/qualcuno-fermi-lelefante-donald/">Qualcuno fermi l&#8217;elefante Donald</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oramai è chiaro: nella stanza d’Occidente tramontante c’è un elefante e il suo nome è <strong>Donald Trump.</strong> Dopo aver messo in grande difficoltà l’intera economia planetaria con una guerra che doveva durare pochi giorni, ma che sembra aver rafforzato il regime iraniano, il Tycoon se la prende addirittura con lo storico alleato della Corea de Sud, come riporta il sito <em>analisidifesa.it</em>: “Considerato l’ottimo rapporto che ho con Kim Jong-un”, Trump ha incaricato il segretario alla Guerra Pete Hegseth di ridimensionare “sostanzialmente” le manovre, ritenendole “costose” ma anche “un segnale del tutto inappropriato e ostile verso un Paese (la Corea del Nord – NdR) che si è mostrato rispettoso e non ha rappresentato alcuna minaccia”.</p>
<p>Tutto questo, occorre ricordare, dopo aver pesantemente intaccato i rapporti con i Paesi alleati attraverso <strong>una dissennata politica dei dazi</strong> – oltre a tutta una serie di suggestioni groenlandesi &#8211; la quale, unita al blocco catastrofico di Hormuz, è probabile che ci porterà un conto molto salato nel prossimo inverno.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-segreto-raro-di-donald/">Il segreto (raro) di Donald</a></li>
</ul>
<p>Nel frattempo, mentre l’inquilino della Casa Bianca si balocca nel tentativo di ribaltare del tutto i già fragili equilibri geopolitici, in Italia stiamo da tempo facendo i conti con <strong>un pesantissimo aumento dei costi dell’energia</strong>, che a caduta, se essi non subiranno un rapido calo, sono destinati a far impennare l’inflazione. Inflazione che in soldoni non significa altro che impoverimento generale della popolazione, soprattutto quella a cui appartengono le fasce economicamente più deboli.</p>
<p>Tutto questo, come accadde a suo tempo nel determinare l’esisto del referendum sulla giustizia (che si svolse a poche settimane dall’attacco all’Iran) , non potrà che avere <strong>un pesante effetto sulle non molto distanti elezioni</strong> per il rinnovo del Parlamento, con buona pace di chi ancora oggi intravede nell’azione di Trump un disegno coerente e finalizzato a raggiungere un non ben precisato obiettivo strategico di grande respiro.</p>
<p>Per ora, visti anche i sondaggi che negli States lo danno in caduta libera, c’è un crescente numero di cittadini americani ed europei che temono fortemente di<strong> finire molto presto in mutande</strong> se il sistema istituzionale – in particolare il Congresso – non riuscirà ad imporre un freno ad una azione politica che, dal nostro modesto punto di osservazione, appare del tutto dissennata.</p>
<p>Claudio Romiti, 20 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/qualcuno-fermi-lelefante-donald/">Qualcuno fermi l&#8217;elefante Donald</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Adesso la faccenda si allarga: pure la Finlandia rimanda i migranti in Italia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/adesso-la-faccenda-si-allarga-pure-la-finlandia-rimanda-i-migranti-in-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[finlandia]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Helsinki diventa il quarto Paese ad annunciare il ritorno dei trasferimenti dopo Germania, Svizzera e Austria</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Finlandia</strong> ha annunciato che riprenderà i trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Italia. La comunicazione è arrivata oggi e riguarda persone le cui domande di asilo rientrano nelle regole europee sulla responsabilità dell’esame delle richieste. Helsinki ha spiegato che i trasferimenti non sono ancora partiti, ma sono in fase di preparazione. Con la decisione finlandese, salgono a quattro i Paesi che hanno annunciato il ritorno dei trasferimenti verso l’Italia: prima della Finlandia erano stati Germania, Svizzera e Austria.</p>
<p>L’ufficio stampa del ministero dell’Interno finlandese ha collegato la decisione al regolamento dell’Unione europea sulla gestione dell’asilo e della migrazione. &#8220;Riteniamo che l&#8217;entrata in vigore del <strong>regolamento Ue sulla gestione dell&#8217;asilo</strong> e della migrazione consenta la ripresa dei trasferimenti verso l&#8217;Italia. Tali trasferimenti sono attualmente in fase di preparazione&#8221;. La Finlandia ritiene quindi che le nuove norme permettano di riprendere le procedure per inviare in Italia alcuni richiedenti asilo presenti sul proprio territorio. Dal 2022 l&#8217;Italia non accettava più i respingimenti.</p>
<h2>Chi sono i richiedenti asilo coinvolti nei trasferimenti</h2>
<p>I trasferimenti riguardano richiedenti asilo, cioè persone che hanno chiesto protezione in uno Stato europeo. Nelle comunicazioni sul tema vengono chiamati anche <em>dublinanti,</em> un termine usato per chi rientra nelle procedure europee che stabiliscono quale Stato debba esaminare una domanda di asilo. Nel caso annunciato dalla Finlandia, Helsinki indica l’Italia come Paese verso cui potranno riprendere questi trasferimenti. Non sono stati diffusi numeri sulle persone coinvolte né date di avvio delle operazioni.</p>
<p>La Finlandia ha detto di avere mantenuto i contatti con l’Italia nel corso degli anni. &#8220;Abbiamo continuato la nostra cooperazione e il dialogo con l&#8217;Italia nel corso degli anni. Importante che norme siano applicate come previsto e che tutti gli Stati rispettino le proprie responsabilità&#8221;.</p>
<p>Helsinki ha sottolineato che le norme sulla responsabilità per l’esame delle richieste di asilo devono essere applicate come previsto. Per il governo finlandese,<strong> tutti gli Stati dell’Unione europea devono rispettare gli obblighi previsti dal patto europeo su asilo e migrazione</strong>.</p>
<h2>Germania, Svizzera e Austria già operativi</h2>
<p>Prima dell’annuncio di Helsinki, Germania, Svizzera e Austria avevano già comunicato trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Italia. La Finlandia è quindi il quarto Paese a rendere nota questa scelta. Il ministero dell’Interno finlandese ha precisato che, per ora, le procedure sono in preparazione. L’annuncio non riporta né il numero dei trasferimenti previsti né l’identità delle persone interessate dalle procedure.</p>
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		<item>
		<title>Ogni volta che la realtà scotta, spunta la massoneria</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ogni-volta-che-la-realta-scotta-spunta-la-massoneria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 14:30:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[massoneria]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dagli anni Ottanta ai misteri di oggi: ecco perché l'etichetta del complotto occulto cancella la storia, la cultura e il valore civile di una grande tradizione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ogni-volta-che-la-realta-scotta-spunta-la-massoneria/">Ogni volta che la realtà scotta, spunta la massoneria</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appreso la parola &#8220;<strong>massoneria</strong>&#8221; molto prima di incontrarla nei giornali. L&#8217;ho indovinata nei libri di mio nonno, un avvocato che non ho mai conosciuto e che, secondo mia nonna, e secondo ciò che molti anni dopo ho trovato nella sua biblioteca, probabilmente era massone. Di lui mi è arrivata l&#8217;immagine di un uomo rigoroso, onesto, insofferente verso gli inganni e verso la burocrazia senza senso. Tra quei libri ho trovato testi sui grandi iniziati, note a margine che aprivano piccoli spiragli sul suo pensiero. Lì ho scoperto una Massoneria fatta di disciplina, etica e ricerca spirituale, non di intrighi.</p>
<p>Poi ho capito che, nel linguaggio corrente, &#8220;massone&#8221; poteva significare qualcosa di molto diverso. <strong>È una parola che a volte anche nel lessico giornalistico pesa più del dovuto</strong>. Non implica un reato, non costituisce un’accusa formale e non appartiene al codice penale. Eppure, a volte compare nei resoconti di cronaca, come nel caso di Valter <strong>Lavitola</strong>, o nelle dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri sulla “massoneria deviata”, riprese poi dal magistrato Antonino Di Matteo, che hanno affiancato “massoni e mafiosi” nel voto sul referendum. Poi hanno chiarito ma subito si attiva l’ombra: potere occulto, trame parallele, stanze fumose, intrighi.</p>
<p>Viviamo nell’era del politicamente corretto e dell&#8217;iper-tutela del linguaggio. Siamo attentissimi a non menzionare la nazionalità, la religione, l’etnia o l’orientamento di chi finisce sulle pagine di cronaca nera, non è chiaro per evitare cosa, ma questa sensibilità si dissolve di fronte al termine &#8220;massone&#8221;. <strong>Massone è diventato un comodo &#8220;segnalatore narrativo&#8221;:</strong> un’etichetta sociologica usata non per descrivere un’appartenenza reale, fatta di iscrizioni regolari, rituali o logge legittime, ma per suggerire al lettore l&#8217;idea che quel personaggio avesse una rete, dei contatti opachi, sponde occulte.</p>
<p>Questo riflesso nasce dal trauma collettivo degli anni ’80, dall&#8217;ombra della P2 di Licio Gelli che ha avvelenato il linguaggio, sovrapponendo l’anomalia di una loggia deviata all&#8217;intera storia di una tradizione secolare.<strong> Un fantasma</strong> che si può tirare fuori dall&#8217;armadio ogni volta che la realtà non si piega alle narrazioni volute.</p>
<p>Ne abbiamo la prova lampante proprio in queste ore, con la storia infinita dell’attentato al conduttore di Report. Di fronte a una vicenda di cronaca dai contorni ancora indefiniti, <strong>Sigfrido Ranucci </strong>si è affrettato a ipotizzare una misteriosa &#8220;regia dall&#8217;alto&#8221;, evocando esplicitamente un disegno che &#8220;riprende il piano di Licio Gelli&#8221;. Quando la realtà è troppo complessa o sfugge al controllo, il richiamo al complotto massonico diventa la coperta di Linus che spiega tutto.</p>
<p>La Massoneria vera, regolare, negli anni ‘80 aveva provato a difendersi, a fare pulizia interna espellendo Gelli e i vertici corrotti e tentando di tutelare la propria istituzione con la trasparenza. Ma la cronaca e il sensazionalismo avevano già pervaso così profondamente il comune sentire da trasformare una scuola di pensiero in un sinonimo automatico di malaffare. Da allora, per una gran parte dell’opinione pubblica: <strong>massoneria equivale a opacità.</strong> Un automatismo molto radicato, che riaffiora molto spesso nel dibattito istituzionale e politico.</p>
<p>Un’anomalia mediatica e culturale: la parola &#8220;massone&#8221; smette di essere un dato storico o sociologico e diventa un’arma retorica di delegittimazione tout court.<strong> Per attaccare un avversario</strong>, screditare un&#8217;idea o sminuire un voto democratico, basta infilarci dentro il &#8220;fantasma del massone&#8221; per attivare il pregiudizio del lettore e chiudere la partita senza bisogno di argomentare.</p>
<p>Ma la realtà, quella storica e culturale, è profondamente diversa.<strong> Io l&#8217;ho scoperta in modo profondo tra i libri di mio nonno.</strong> Non l’ho mai conosciuto, era solo un racconto di mia nonna, che a sua volta ne parlava col riserbo tipico di quell&#8217;epoca. Da grande, però, studiando giurisprudenza ho avuto accesso alla sua libreria. E lì ho iniziato a capirlo di più.</p>
<p>Era uno stimato avvocato, un uomo integro che manteneva la famiglia con il proprio lavoro e che godeva del rispetto di tutti. Ma era anche altro. Sfogliando le sue carte, leggendo i suoi appunti a margine, è emerso un mondo per me allora sconosciuto. Non c&#8217;erano segreti indicibili, ma testi sugli &#8220;iniziati&#8221;, volumi che approfondivano le figure come Krishna, Cristo e il trascendente. <strong>C&#8217;erano riflessioni scritte a mano,</strong> che rivelavano una disciplina interiore rigorosa ma coerente, mai schiavizzante; un desiderio profondo di interrogarsi sul senso della vita e dell&#8217;uomo. E, accanto alla spiritualità, c&#8217;era un forte impegno civile: nei suoi scritti privati condannava con fermezza i soprusi del potere e gli abusi della burocrazia, difendendo lo Stato di diritto. Mio nonno, con ogni probabilità, era un massone. Ma era l&#8217;esatto opposto del cliché mediatico di oggi.</p>
<p>Rappresentava quella Massoneria originaria, <strong>di stampo illuminista e liberale</strong>, che ha contribuito a fondare il pensiero moderno e le libertà occidentali. Una scuola di miglioramento personale e intellettuale, dove professionisti specchiati si riunivano per elevarsi culturalmente e difendere il libero pensiero dai dogmi lavorare al perfezionamento dell&#8217;umanità, promuovere la tolleranza e liberare l&#8217;uomo dai dogmi dell&#8217;ignoranza e del pregiudizio, non per tramare nell&#8217;ombra.</p>
<p>Oggi, a quasi 69 anni, <strong>seguo alcune pagine social legate alla Massoneria regolare e ritrovo lo stesso spirito:</strong> persone che cercano risposte a domande profonde, che coltivano il pensiero e la ricerca in un mondo di slogan e tifoserie polarizzate. Continuare a usare la parola “massone” come un insulto generico o come sinonimo di &#8220;comitato d&#8217;affari&#8221; significa fare un danno ingiusto a una tradizione culturale illustre e alle logge regolari, che nulla hanno a che fare con i personaggi borderline della cronaca. I casi di cui parlano i giornali non sono massoneria: sono più spesso casi di uso (e abuso) mediatico o opportunistico della massoneria.</p>
<p>Forse possiamo almeno provare a restituire a questo termine<strong> la sua dignità storica.</strong> Se non altro, per rispetto a tutti quegli uomini integri che hanno coltivato la luce della ragione e della spiritualità senza mai venir meno ai propri doveri verso la società, verso la propria professione e verso lo Stato.</p>
<p>Teresa Casamichela, 20 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ogni-volta-che-la-realta-scotta-spunta-la-massoneria/">Ogni volta che la realtà scotta, spunta la massoneria</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Scrivevi che avevo gli occhi luminosi&#8221;. Sigfrì, non sai fare di meglio?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 13:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ce ne freghiamo del MeToo, abbasso le baggianate moralistiche. Però dai: pare da bacio Perugina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/scrivevi-che-avevo-gli-occhi-luminosi-sigfri-non-sai-fare-di-meglio/">&#8220;Scrivevi che avevo gli occhi luminosi&#8221;. Sigfrì, non sai fare di meglio?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’erotico Sigrfido minaccia di sputar fuori le sue 80mila chat “e poi mi divertirò” ma viene fregato sul tempo da Angela Camuso che tira fuori quella in cui lui, dopo una candidatura per <em>Report</em>, avrebbe preso a tampinarla da lumacone: inviti a sera, a cena, dopo cena, e “scrivevi che avevo gli occhi luminosi”.</p>
<p>Ora, come abbiamo detto <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-20-agosto-2026/" target="_blank" rel="noopener">a noi del <em>MeToo</em> interessa poco o niente</a>. Figuratevi se ci scandalizza chi fa delle avance a una collega. Qui vogliamo solo segnalare quella frase che, se vera, la stiamo verificando (cit), da sola legittima una cacciata definitiva dalla Rai. Ma mica per presunte molestie o comportamento inappropriato o le<strong> baggianate moralistiche della Lucarelli</strong> con la palettina alzata e “tsk, tsk, non ci si comporta così”: no, no, è proprio per il livello sentimentale, ma dai, pare Prevért cascato in un bacio Perugina. Che vergogna, un cavallo di razza così: davvero non può fare di meglio?  Sigrfido Batacchi, “oooh, ma che bella mamina! E via di spatola, che ci do che ci do, perché sono un giornalista d’inchiesta coi fiocchi e coi maroni!”.</p>
<p>Comunque, a vederla bene, <strong>la frase è talmente sdolcinata</strong>, pateticamente marpiona, da vitellone di provincia, scontata con quell’agghiacciante romanticismo discount, che è subito cult: ed io la uso già, indifferentemente, per uomini &amp; donne, per via che sono inclusivo. E se qualcun* ha qualcosa da indignarsi, sappia che è un attentatone all’erotica informazione.</p>
<p>Max Del Papa, 20 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/scrivevi-che-avevo-gli-occhi-luminosi-sigfri-non-sai-fare-di-meglio/">&#8220;Scrivevi che avevo gli occhi luminosi&#8221;. Sigfrì, non sai fare di meglio?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Allarme debito? Stasera Red Pill episodio 92</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Atlantico Quotidiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 13:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
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		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[titoli di stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa sera puntata numero 92 di Red Pill, il programma serale di Atlantico Quotidiano. Ogni giovedì, stasera eccezionalmente a partire dalle ore 22, con i nostri autori e numerosi ospiti approfondiremo i temi caldi della settimana con l’approccio critico e fuori dal coro che ci contraddistingue. Aumenta la pressione sui titoli di stato, in particolare francesi e giapponesi. Proveremo ad [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/media/allarme-debito-stasera-red-pill-episodio-92/">Allarme debito? Stasera Red Pill episodio 92</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/kezCugLiGAc?si=52JKpEnWI6hPV_O7" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>

<p class="wp-block-paragraph">Questa sera puntata numero 92 di <strong>Red Pill</strong>, il programma serale di <em>Atlantico Quotidiano</em>. Ogni giovedì, stasera <strong>eccezionalmente a partire dalle ore 22</strong>, con i nostri autori e numerosi ospiti approfondiremo i temi caldi della settimana con l’approccio <strong>critico e fuori dal coro</strong> che ci contraddistingue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aumenta la <strong>pressione sui titoli di stato</strong>, in particolare francesi e giapponesi. Proveremo ad analizzare le tendenze e ad anticipare i possibili scenari anche con l&#8217;aiuto di <strong>Francesco Simoncelli</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente Trump annuncia via social &#8220;l&#8217;operazione economica più devastante mai intrapresa contro un qualsiasi Paese&#8221; nei confronti dell&#8217;Iran. Un <strong>&#8220;D-Day&#8221; economico</strong>, &#8220;una guerra economica e un isolamento senza precedenti&#8221;. Sanzioni secondarie contro &#8220;qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all&#8217;Iran un&#8217;ancora di salvezza&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, secondo <em>Axios</em>, la Marina Usa avrebbe assicurato un <strong>corridoio di navigazione sicuro</strong> attraverso lo Stretto di Hormuz per il trasporto di milioni di barili di petrolio al giorno. E anche la <em>Cnn</em> ammette che &#8220;l&#8217;Iran ha perso una parte importante del controllo sullo stretto di Hormuz&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi i temi che tratteremo nella puntata di questa sera. Se non vi accontentate della “pillola blu”, le solite narrazioni dei media <em>mainstream</em>, cosa state aspettando? Provate <strong>Red Pill</strong>. Tutti i giovedì alle 23 su <em>NicolaPorro.it</em>, <em>Atlanticoquotidiano.it</em> e i rispettivi canali <em>YouTube</em>: <em>@NicolaPorroZuppa</em> e <em>@atlanticoquotidiano</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/media/allarme-debito-stasera-red-pill-episodio-92/">Allarme debito? Stasera Red Pill episodio 92</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il popolo di FdI vuole Vannacci: il sondaggio che scuote il centrodestra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 12:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[fdi]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La base di Meloni apre all’alleanza con Vannacci, mentre gli elettori di Lega e Forza Italia restano più freddi. Ora il centrodestra è chiamata a scegliere</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>caso Vannacci</strong> non è più una curiosità da salotto televisivo. È diventato un fattore politico vero. Ma, attenzione, potrebbe trasformarsi anche in un’opportunità per il <strong>centrodestra</strong>. I numeri mostrati da YouTrend a “L’Aria che tira” raccontano una realtà piuttosto chiara: il 61 per cento degli elettori di <strong>Futuro Nazionale</strong> vorrebbe Roberto Vannacci alleato con i partiti di governo. La disponibilità è ricambiata dal 53 per cento degli elettori di<strong> Fratelli d’Italia</strong>, mentre tra i sostenitori di L<strong>ega e Forza Italia</strong> i favorevoli si fermano al 26 per cento. Insomma, il generale divide i partiti della maggioranza, ma non necessariamente il popolo del centrodestra. Anzi, una parte consistente di quell’elettorato sembra considerarlo un membro della famiglia che ha litigato con un parente, non uno sconosciuto venuto da fuori. I dati diffusi da YouTrend indicano proprio questo.</p>
<p>Del resto Vannacci <strong>non sta cercando voti nel campo progressista</strong>. Non insegue i delusi di Elly Schlein, non corteggia i nostalgici di Giuseppe Conte e non punta a convincere i pacifisti intermittenti di Alleanza Verdi e Sinistra.<strong> Il suo bacino è tutto a destra</strong>: pesca tra gli elettori che considerano il governo troppo prudente sull’immigrazione, troppo accomodante con Bruxelles o eccessivamente preoccupato di esibire una rassicurante patente di rispettabilità internazionale. Elettori che, senza una proposta riconoscibile, potrebbero rifugiarsi nell’astensione oppure disperdere il voto fuori dalla coalizione.</p>
<p>Ecco perché liquidare Futuro Nazionale con la solita formula del corpo estraneo sarebbe politicamente miope. Il problema non è stabilire se Vannacci sia simpatico, presentabile nei talk show o gradito ai giornali stranieri. Il problema è capire <strong>dove finirebbero i suoi voti se corresse da solo</strong>. In politica, prima dei giudizi estetici, viene l’aritmetica. E l’aritmetica dice che quel consenso potrebbe risultare decisivo.</p>
<p>All’inizio di agosto una <strong>rilevazione</strong> <em>Swg</em> attribuiva a Futuro Nazionale il 7,2 per cento, con Fratelli d’Italia stabile al 27. Nella stessa simulazione il centrodestra senza il generale si fermava al 40,9 per cento. Con Vannacci, la somma teorica supererebbe il 48 per cento. Naturalmente i voti non si sommano con il pallottoliere e le coalizioni possono perdere qualcosa quando si allargano. Ma fingere che un partito sopra il 7 per cento non esista sarebbe un esercizio di autolesionismo.</p>
<p><strong>La vera notizia, tuttavia, è un’altra</strong>. Dopo quasi quattro anni di governo, una sconfitta referendaria, una congiuntura economica tutt’altro che esaltante e le inevitabili tensioni interne, il centrodestra <strong>è ancora pienamente in partita per vincere le prossime elezioni politiche</strong>. Fratelli d’Italia rimane nettamente il primo partito e Giorgia Meloni resta l’unica figura già riconosciuta come candidata naturale alla presidenza del Consiglio. Il confronto non avviene tra un governo logorato e un’alternativa pronta: avviene tra una coalizione che governa, con tutti i difetti e le contraddizioni del caso, e un’opposizione che deve ancora decidere chi è, cosa vuole e persino da quale parte del tavolo sedersi.</p>
<p>A <strong>sinistra</strong> parlano da mesi di programma comune proprio perché il programma comune non esiste. Schlein vuole prima scriverlo e soltanto dopo scegliere il leader; Conte vorrebbe utilizzare le primarie anche per sciogliere i nodi politici. Traduzione: non sono d’accordo né sul candidato né sulle cose da fare. Il cortocircuito è emerso soprattutto sull’Ucraina, con il Pd su una posizione diversa da M5s e Avs, ma le distanze riguardano anche il riarmo europeo, la Tav, la politica fiscale e la patrimoniale. Persino Matteo Renzi ha ammesso che nel campo largo convivono “due idee di sinistra”. Lo scontro tra Schlein e Conte non riguarda dunque una virgola del regolamento: investe l’identità stessa della possibile coalizione.</p>
<p>Prendiamo la <strong>politica estera</strong>. Il Pd vuole mantenere un profilo europeista e atlantista, Conte tenta di intercettare il pacifismo contrario agli aiuti militari a Kiev, Avs rincorre una linea ancora più radicale e l’area centrista considera quelle posizioni incompatibili con un governo credibile. Sulle tasse la musica non cambia: Fratoianni rilancia la patrimoniale, Schlein frena, Conte ondeggia e Renzi si smarca. Anche su questo tema il campo largo procede in ordine sparso.</p>
<p>È questa la rendita politica della maggioranza. Non significa che il governo abbia risolto tutti i problemi, né che possa presentarsi alle urne limitandosi a indicare il caos altrui. Significa però che Meloni <strong>parte da una posizione assai meno fragile</strong> di quanto raccontino certi osservatori. Il centrodestra ha già un capo, un perimetro politico riconoscibile e una cultura di coalizione sperimentata per trent’anni. Il centrosinistra ha una fotografia di gruppo, ma ogni volta che qualcuno prova a scrivere la didascalia scoppia una lite.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-boom-di-vannacci-nasconde-una-sorpresa-ecco-cosa-ce-davvero-nel-suo-programma/">Il boom di Vannacci nasconde una sorpresa: ecco cosa c’è davvero nel suo programma</a></li>
</ul>
<p>In questo quadro l’eventuale <strong>dialogo</strong> con Vannacci non deve diventare né un tabù né una resa. Meloni non può semplicemente “imbarcarlo”, come se bastasse aggiungere il suo 7 per cento a una colonna Excel. Servirebbe un’intesa politica seria, con alcuni confini chiari: collocazione internazionale dell’Italia, rapporti con l’Unione europea, sostenibilità delle proposte economiche e lealtà verso la coalizione. Il generale, se davvero vuole essere il “sestante” del centrodestra, dovrebbe dimostrare di voler correggere la rotta e non mandare la nave contro gli scogli.</p>
<p>Anche le <strong>resistenze</strong> degli alleati sono comprensibili. Forza Italia teme di perdere elettori moderati, mentre nella Lega pesa inevitabilmente la ferita della scissione: chi è rimasto con Salvini vede crescere il partito di chi se n’è andato portandosi dietro voti, dirigenti e attenzione mediatica. Ma le comprensibili irritazioni personali non possono sostituire una strategia nazionale. Se l’obiettivo è vincere nel 2027, bisognerà valutare costi e benefici senza anatemi.</p>
<p>Il sondaggio, in fondo, consegna proprio questo messaggio. Una maggioranza degli elettori di Fratelli d’Italia non considera Vannacci incompatibile con il centrodestra e una maggioranza ancora più ampia dei vannacciani vuole restare in quell’area. Esiste dunque <strong>uno spazio politico per trattare</strong>. Non un matrimonio obbligato, ma neppure una porta da chiudere per compiacere chi comunque non voterebbe mai Meloni. Il centrodestra deve ancora risolvere il rebus Vannacci. La sinistra, invece, deve risolvere il rebus della sinistra. E tra i due problemi, in vista delle prossime politiche, non è difficile capire quale sia il più grave.</p>
<p>Massimo Balsamo, 20 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-popolo-di-fdi-vuole-vannacci-il-sondaggio-che-scuote-il-centrodestra/">Il popolo di FdI vuole Vannacci: il sondaggio che scuote il centrodestra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Turista violentata a Calvairate, arrestato il 25enne che si era offerto di accompagnarla all&#8217;ostello</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/turista-violentata-a-calvairate-arrestato-il-25enne-che-si-era-offerto-di-accompagnarla-allostello/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 11:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
		<category><![CDATA[turista]]></category>
		<category><![CDATA[violentata]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=339113</guid>

					<description><![CDATA[<p>È finito in carcere l&#8217;uomo accusato di avere violentato una turista colombiana di 21 anni in un appartamento del quartiere Calvairate. I carabinieri di Milano hanno eseguito nei confronti di un venticinquenne di origine peruviana un&#8217;ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale su richiesta della Procura. L&#8217;uomo, già denunciato nell&#8217;immediatezza dei fatti, è ritenuto responsabile [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/turista-violentata-a-calvairate-arrestato-il-25enne-che-si-era-offerto-di-accompagnarla-allostello/">Turista violentata a Calvairate, arrestato il 25enne che si era offerto di accompagnarla all&#8217;ostello</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È finito in carcere l&#8217;uomo accusato di avere violentato una turista colombiana di 21 anni</strong> in un appartamento del quartiere Calvairate. I carabinieri di Milano hanno eseguito nei confronti di un<strong> venticinquenne</strong> di origine peruviana un&#8217;ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale su richiesta della Procura. L&#8217;uomo, già denunciato nell&#8217;immediatezza dei fatti, è ritenuto responsabile di <strong>violenza sessuale</strong> ai danni della giovane, che aveva incontrato in strada la notte tra sabato 8 e domenica 9 agosto offrendosi di aiutarla.</p>
<h2>Il telefono scarico e la ricerca dell&#8217;ostello</h2>
<p>La ragazza era arrivata da poco in Italia per una vacanza. Quella notte si è ritrovata con il <strong>cellulare scarico</strong> e senza una mappa consultabile per r<strong>aggiungere l&#8217;indirizzo dell&#8217;ostello prenotato</strong>, in una città del tutto sconosciuta. È in quel momento che ha incrociato il venticinquenne, il quale si è <strong>proposto di accompagnarla a destinazione</strong>.</p>
<h2>L&#8217;aggressione nell&#8217;appartamento di via Molise</h2>
<p><strong>All&#8217;ostello, però, non è mai arrivata</strong>. Nella ricostruzione degli investigatori l&#8217;uomo l&#8217;ha c<strong>ondotta in un&#8217;abitazione della zona di via Molise</strong>, nel quartiere Calvairate, dove l&#8217;avrebbe a<strong>ggredita fisicamente e minacciata</strong> prima di costringerla a subire <strong>atti sessuali</strong>.</p>
<h2>La fuga verso le luci del capolinea</h2>
<p><span style="font-family: 'Open Sans', sans-serif;">A interrompere la violenza è stata una disattenzione dell&#8217;aggressore. La giovane è <strong>riuscita a uscire dall&#8217;appartamento</strong> e a raggiungere la strada, in un quartiere che non aveva mai visto e a notte fonda. L&#8217;unico punto di riferimento illuminato che ha individuato è stato il <strong>capolinea di un tram, dove ha trovato l&#8217;autista in servizio </strong>che ha immediatamente chiamato il 112.</span></p>
<h2>Aggressore identificato in poche ore e arrestato</h2>
<p>Quella telefonata ha consentito ai militari di intervenire rapidamente. Partendo dal racconto della giovane e dal percorso che aveva compiuto durante la fuga, i carabinieri hanno i<strong>ndividuato l&#8217;abitazione e identificato l&#8217;uomo</strong>, denunciato quella stessa notte.</p>
<p>Sulla base degli elementi raccolti la Procura ha chiesto una misura cautelare e il Tribunale di Milano ha disposto la più severa: per il giudice sussistevano tanto i gravi indizi di colpevolezza quanto il rischio che l&#8217;uomo potesse tornare a delinquere. Con l&#8217;ordinanza in mano i carabinieri si sono presentati alla sua abitazione e lo hanno condotto <strong>in carcere</strong>, dove attende i prossimi passaggi del procedimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/turista-violentata-a-calvairate-arrestato-il-25enne-che-si-era-offerto-di-accompagnarla-allostello/">Turista violentata a Calvairate, arrestato il 25enne che si era offerto di accompagnarla all&#8217;ostello</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ranucci, preso il vero mandante: è Topo Gigio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-preso-il-vero-mandante-e-topo-gigio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 11:30:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le teorie cospirazioniste del conduttore di Report sono degne della migliore fantascienza: da Licio Gelli a Peter Thiel, manca solo l'Uomo Ragno</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-preso-il-vero-mandante-e-topo-gigio/">Ranucci, preso il vero mandante: è Topo Gigio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Va sempre a finire cosi. Da amici per la pelle ad amici per le palle a nemici a palla incatenate. Dopo 6 anni di cozze &amp; mazzi, <strong>Ranucciolo</strong> degrada il quasi amico <strong>Lavitolo</strong> a demente da manicomio, &#8220;un caso psichiatrico&#8221; anche se poi ritratta, il feudo redazionale, stagiste adoranti incluse, a un covo di infidi tagliagambe, le fonti imprescindibili a innocenti evasioni, &#8220;due de passaggio&#8221;, la pompeiana esperta? Mai conosciuta, a parte qualche tonnellata di chat, che sarà mai, del resto uno che in pancia ne tiene 80mila (e minaccia di usarle&#8230;).</p>
<p>E così Sigfridolo il nibecorto dal Trentino brilla i suoi cannoni di Lavarone, che non è Navarone ma stiamo verificando, davanti alla &#8220;mia gente&#8221; che, ad occhio e croce, pare un cronicario cigiellino. Le ricostruzioni del dominus di <strong>Report</strong> sono degne di <strong>Report</strong>: tramite oscure, fili neri, piani globali, ovviamente fascisti, chiare regie, chiare ferragni, terzi livelli, multilivelli, poteri occulti, occultismo: su, su, sempre più in alto, in crescendo alla batteria finale: Trump, Musk, Bezos, Bannon, Thiel, Meloni, Bibi, il Mossad, i socialmediamanager, i beati paoli, il goblin, il dottor destino, il dottor stranamore, Topo Gigio e non può mancare il sempreverde anche dalla tomba Licio Gelli, in auge quando Lio cantava &#8220;Amoreux solitaires&#8221; con sottoveste a fil di culetto, nonché, suggeriamo sommessamente, Berlusconi redivivo che in queste faccende ci fa sempre la sua porca figura.</p>
<p>Va sempre a finire cosi. Gratta l&#8217;umanitario e trovi il sospettoso (verso i sionisti), gratta il giornalista fattuale e trovi il <strong>complottista spericolato,</strong> gratta la spocchia e trovi la spocchia del Sigfrido di Vitruvio al centro di un universo di forze avverse, tutto il mondo e provincia lo teme, il sistema globale contro di lui. Megalomania, mitomania? Ancora una volta, i riscontri stanno in via di verifica; per non sbagliare, Ranucci querela tutti, Capezzone, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-e-i-magistrati-lamore-e-gia-finito/" target="_blank" rel="noopener">la Forleo, giudice miscredente</a>, curiosamente non l&#8217;ex amicolo psichiatrico e neanche la grande sorella Lucarelli della quale &#8220;sarebbe interessante citare i rapporti&#8221;. Coraggio, che aspetta? Chi ha paura di chi in questa storia tossica? Noi saremmo molto, molto interessati e se Sigrfid lo fa, se comincia a squadernare almeno una delle ottantanila chat, giuro che riaquisterebbe punteggio sul nostro personalissimo cartellino.</p>
<p>Va sempre a finire così. <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-e-i-costi-di-report-questa-fa-ridere-gli-anti-querela-ora-querelano-altri-giornalisti/" target="_blank" rel="noopener">La compagnia della buona morte contro le querele temerarie è la prima a scatenarsi nelle querele temererie selvagge</a> (non a Selvaggia). Ma c&#8217;è una cosa che non torna in questo delirio wagneriano: quando l&#8217;eroe solitario, il Ghibellin fuggiasco, duro e puro tutto d&#8217;un pezzo e tutto d&#8217;un blocco, arriva a tratteggiare una &#8220;democrazia della sorveglianza fondata sull’allarme sociale: disegno trumpiano, che però guarda caso riprende il piano di Licio Gelli e della P2″. Ci chi ricorda? Guarda caso, la situazione non sotto Trump o il Venerabile ma sotto Conte e i 5 stelle in pandemia. <strong>Ma questo a Report era sfuggito.</strong> Agli italiani interdetti, drogati di balle propagandistiche sfugge invece la clamorosa contraddizione davvero epica, wagneriana: scoppia la bomba, cherie, e a mettergliela sotto al culo, &#8220;stiamo verificando&#8221; è stato il Mossad nel giubilo o impulso della giovane Meloni; ma no, è stato il tuo migliore amico e se ne vanta; ah, sono costernato, incredulo, ma lo difendo, non l&#8217;ha fatto con cattiveria; però mi ha messo nei guai, comincia a spifferare, dunque non è un amico, è un balengo, un Cagliostro, <em>un caso psichiatrico</em>; però dietro, davanti, sopra, sotto, a destra, a sinistra del caso psichiatrico c&#8217;è la destra, il governo, la ragazza Meloni, il Mossad.</p>
<p>E si torna sempre lì, alla dietrologia circolare, al delirio che legittima se stesso. Si chiama alienaione, dissonanza cognitiva, o, per metterla col caro vecchio Marx, falsa coscienza. Davvero il Mossad, che neutralizza uno dopo l&#8217;altro i macellari superblindati di Hamas, avrebbe problemi a sistemare Ranucciolo? E perché, poi? <strong>Nessuno tocchi Ranucciolo, neanche per fiction</strong>, che vogliamo proprio sapere come va a finire, che di certi tromboni di Lavarone non ci basta mai.</p>
<p>Max Del Papa, 20 agosto 2026</p>
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		<title>Matrimonio: il Fisco sanziona la felicità con i controlli sui regali</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/controlli-fisco-regali-matrimonio-liberta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 11:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia delle entrate]]></category>
		<category><![CDATA[bonifici sposi]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[libertà economica]]></category>
		<category><![CDATA[presunzione di reddito]]></category>
		<category><![CDATA[regali di matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Stato sociale]]></category>
		<category><![CDATA[tassazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bonifici e buste per il matrimonio nel mirino dell'Agenzia delle Entrate: l'oppressione fiscale penalizza perfino le coppie</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/controlli-fisco-regali-matrimonio-liberta/">Matrimonio: il Fisco sanziona la felicità con i controlli sui regali</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="8">In un Paese oramai assuefatto a <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="32">un&#8217;intrusione fiscale capillare e senza limiti</b>, l&#8217;ultima frontiera dell&#8217;ossessione burocratica colpisce perfino uno dei momenti più sacri della vita privata: <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="190">il giorno del matrimonio</b>. Le somme versate dagli invitati per celebrare le nozze di una coppia, siano esse <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="297">buste consegnate a mano</b> o <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="323">trasferimenti tracciabili via conto corrente</b>, continuano a finire sotto <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="395">la lente d&#8217;ingrandimento dell&#8217;Agenzia delle Entrate</b>. Non bastava la tassazione soffocante che opprime le imprese e riduce i guadagni di chi lavora quotidianamente con dedizione; ora <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="577">lo Stato prelievo-centrico</b> pretende di infilare il naso perfino nei contributi d&#8217;affetto con cui parenti e amici cercano di dare una mano a chi sta muovendo <b data-path-to-node="8" data-index-in-node="734">i primi passi per costruire una famiglia</b>.</p>
<p data-path-to-node="9">La macchina fiscale fa perno su un principio illiberale per definizione: <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="73">la presunzione di reddito</b>. Di fronte a movimenti finanziari non giustificati sul conto corrente, <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="170">spetta al cittadino dimostrare la provenienza lecita</b> e non imponibile di tali cifre, <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="255">ribaltando completamente il principio di presunzione d&#8217;innocenza</b>. Sebbene la giurisprudenza abbia più volte ribadito <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="372">la natura di liberalità d&#8217;uso</b> e <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="404">donazione di modico valore</b> di tali regali, <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="447">l&#8217;incubo di dover giustificare ogni singolo euro</b> resta concreto. Gli organi di controllo sottolineano con rigore formale che &#8220;qualsiasi versamento di denaro sul conto corrente bancario, se non documentato o giustificato, può essere attratto a tassazione come reddito imponibile&#8221;. Di conseguenza, se un bonifico riporta <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="766">una causale errata o vaga</b>, oppure se una somma contante versata supera <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="837">le soglie d&#8217;allarme degli algoritmi del Fisco</b>, gli sposi rischiano di ritrovarsi di fronte a <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="930">contestazioni formali</b> e <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="954">lunghi contenziosi tributari</b>.</p>
<h2 data-path-to-node="10">Espropriare il merito per finanziare l&#8217;assistenzialismo di Stato</h2>
<p data-path-to-node="11">Questa caccia alle streghe fiscale rivela <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="44">una filosofia politica aberrante</b>, dove il cittadino viene considerato <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="114">un evasore presunto fino a prova contraria</b> e la proprietà privata un privilegio concesso a tempo determinato. Mentre a chi produce ricchezza, crea valore o semplicemente tenta di <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="293">avviare una nuova vita insieme</b> viene chiesto conto di <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="347">ogni singolo centesimo ricevuto in regalo</b>, lo Stato continua a <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="410">dilapidare risorse pubbliche</b> in una spirale assistenzialista senza fine. I proventi di questa pervasiva attività di controllo non servono certo a <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="556">ridurre la spesa pubblica</b> o a <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="586">diminuire le aliquote generali</b>, ma ad alimentare sussidi e misure come <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="657">l&#8217;Assegno di inclusione</b>, mantenendo in vita <b data-path-to-node="11" data-index-in-node="701">una gigantesca macchina di redistribuzione coatta</b>.</p>
<p data-path-to-node="12">Il modello del welfare state elefantiaco ha trasformato <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="56">l&#8217;amministrazione finanziaria in un leviatano vorace</b> che penalizza il risparmio e <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="138">premia la dipendenza dalle risorse pubbliche</b>. Pretendere di <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="198">monitorare i bonifici dei regali di nozze</b> significa calpestare <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="261">la dignità della sfera individuale</b>, dimenticando che quei soldi sono già stati <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="340">ampiamente tassati alla fonte</b> quando sono stati guadagnati da chi li dona. Un Paese davvero libero dovrebbe <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="448">proteggere la privatezza delle transazioni</b> e <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="493">incentivare l&#8217;autonomia economica delle giovani famiglie</b>, anziché perseguitarle per raccogliere le risorse necessarie a <b data-path-to-node="12" data-index-in-node="613">finanziare l&#8217;ennesima misura assistenziale</b> a carico dei contribuenti.</p>
<p data-path-to-node="12">Enrico Foscarini, 20 agosto 2026</p>
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		<item>
		<title>Colpisce moglie e figlia a martellate: arrestato un 55enne già condannato per maltrattamenti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/colpisce-moglie-e-figlia-a-martellate-arrestato-un-55enne-gia-condannato-per-maltrattamenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 10:48:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[martellate]]></category>
		<category><![CDATA[violenza domestica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un martello afferrato durante una lite domestica e usato contro la moglie e la figlia. È accaduto la mattina del 12 agosto in un&#8217;abitazione dell&#8217;hinterland monzese, ma la notizia è stata resa nota soltanto oggi dai carabinieri di Cesano Maderno, che hanno arrestato un 55enne di origini marocchine con le accuse di maltrattamenti in famiglia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/colpisce-moglie-e-figlia-a-martellate-arrestato-un-55enne-gia-condannato-per-maltrattamenti/">Colpisce moglie e figlia a martellate: arrestato un 55enne già condannato per maltrattamenti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un martello afferrato durante una lite domestica e usato contro la moglie e la figlia</strong>. È accaduto la mattina del 12 agosto in un&#8217;abitazione dell&#8217;hinterland monzese, ma la notizia è stata resa nota soltanto oggi dai carabinieri di Cesano Maderno, che hanno <strong>arrestato un 55enne</strong> di origini marocchine con le <strong>accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali</strong>. Le vittime, 43 e 24 anni, sono riuscite a sottrarsi all&#8217;aggressione e a raggiungere l&#8217;appartamento dei vicini, dove hanno atteso l&#8217;arrivo della pattuglia.</p>
<h2>La chiamata al 112 partita dai rumori della lite</h2>
<p>L&#8217;intervento è stato innescato da una <strong>segnalazione</strong> al numero unico di emergenza che riferiva di un litigio in corso all&#8217;interno dell&#8217;abitazione. Quando i militari sono arrivati sul posto, madre e figlia si trovavano già <strong>al riparo nella casa accanto</strong>. Secondo la ricostruzione contenuta nella nota dell&#8217;Arma, l&#8217;aggressione sarebbe maturata in uno scatto d&#8217;ira scaturito per futili motivi.</p>
<h2>Le telecamere di casa inchiodano l&#8217;uomo</h2>
<p>L&#8217;elemento che ha reso il quadro probatorio immediatamente solido è la presenza di un <strong>impianto di videosorveglianza attivo all&#8217;interno dell&#8217;appartamento</strong>. Le immagini registrate hanno fornito, si legge negli atti, &#8220;<strong>totale riscontro al racconto delle vittime</strong>&#8220;.</p>
<h2>Un anno di violenze cominciate dopo la scarcerazione</h2>
<p>Medicate per le lesioni riportate, le due donne hanno formalizzato la denuncia e messo a verbale un quadro che va ben oltre l&#8217;episodio del 12 agosto. Hanno riferito di avere subito <strong>reiterate violenze fisiche</strong> iniziate nel mese di agosto 2025, periodo che coincide con il <strong>rientro del 55enne nell&#8217;abitazione familiare dopo aver scontato una condanna in carcere per lo stesso reato</strong>. Dodici mesi, dunque, durante i quali la situazione sarebbe degenerata di nuovo.</p>
<p data-pm-slice="1 1 []">L&#8217;uomo si trova attualmente nella casa circondariale di Monza, dove attende i prossimi passaggi del procedimento. Madre e figlia rientreranno invece nel perimetro di tutela riservato alle vittime di violenza domestica, che comprende l&#8217;accesso ai centri antiviolenza e le misure di protezione disposte dall&#8217;autorità giudiziaria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/colpisce-moglie-e-figlia-a-martellate-arrestato-un-55enne-gia-condannato-per-maltrattamenti/">Colpisce moglie e figlia a martellate: arrestato un 55enne già condannato per maltrattamenti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ma quale TeleMeloni? Giorgia impari da Milei: serve la battaglia culturale libertaria</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ma-quale-telemeloni-giorgia-impari-da-milei-serve-la-battaglia-culturale-libertaria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 10:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Javier Milei]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=339055</guid>

					<description><![CDATA[<p>Milei insegna: se la sinistra ha conquistato la cultura, al governo resta una scelta soltanto, smettere di subirla e tornare a combattere sul terreno delle idee</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ma-quale-telemeloni-giorgia-impari-da-milei-serve-la-battaglia-culturale-libertaria/">Ma quale TeleMeloni? Giorgia impari da Milei: serve la battaglia culturale libertaria</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni agostani durante i quali i telegiornali aprono con notizie fondamentali riguardo al menù da spiaggia con pasta al forno, nelle redazioni televisive si preparano le trasmissioni previste dai palinsesti autunnali. Trasmissioni intrise per lo più di presunta cultura di sinistra, altro che “<strong>Tele Meloni”</strong>! Marco Pannella la chiamava “l’occupazione di sinistra dell’enciclopedia italiana”, cioè il successo della sinistra nell’applicare la strategia di Gramsci, che consisteva nel conquistare al <strong>marxismo</strong> oltre agli operai anche gli intellettuali, per infiltrarsi nelle istituzioni e nella cultura della borghesia, per scalzarla.</p>
<p>La lunga marcia effettuata per occupare scuole, università, chiese, sindacati, associazioni civili, sistema giuridico e media, ha condotto all’attuale diffusione delle idee socialiste e del wokismo nei media, nelle istituzioni educative e nello Stato. Declinato il mantra della lotta di classe tra datori di lavoro e lavoratori, la battaglia si è spostata in forma di <strong>ideologia gender, femminismo radicale, isteria climatica</strong> e nuovo mantra della giustizia sociale, alla costante ricerca di un presunto conflitto tra gruppi etnici, tra uomini e donne, tra umanità e natura che consenta di intervenire con leggi speciali e sempre maggiore ingerenza dello Stato. Ogni argomento è buono per invocare un nuovo “cambiamento nello stile di vita” che vada nella direzione del “paradiso” socialista e statalista.</p>
<p>A questa battaglia culturale di sinistra se ne dovrebbe contrapporre una libertaria, uguale e contraria, simile a quella che Javier Milei ha condotto e sta conducendo in Argentina e a livello internazionale. Una battaglia, quella di <strong>Milei</strong>, che intende riaffermare i valori di libertà, antistatalismo e di libera impresa che hanno determinato lo sviluppo economico, tecnologico e sociale nei paesi più progrediti del mondo, contrapposta alle ideologie socialiste o nazionalsocialiste che hanno distrutto e affamato intere nazioni.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/nuove-sigle-nordiste-erodono-la-lega-a-milano-nasce-area-liberale-federalista-patto-per-il-nord-si-espande-a-rho/" target="_blank" rel="noopener">;Tasse abolite, libertà, tagli alla spesa: il primo bilancio su Milei (che nessuno racconta)</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/le-stragi-dei-comunisti-mieli-dice-la-verita-panico-a-la7/" target="_blank" rel="noopener">Le stragi dei comunisti. Mieli dice la verità, panico a La7</a></li>
</ul>
<p><strong>In giro non si vede nessuna “TeleMeloni”,</strong> anzi; e forse troppo poco è stato fatto. Come ammoniva Cossiga “quando hai il potere, usalo!”. Può darsi che in questo ultimo anno di legislatura ci sia ancora modo di rivedere almeno in parte “il piano di marketing” e il conseguente “piano di comunicazione” di un governo non di sinistra che, in quanto tale, non dovrebbe lasciare così grande parte “dell’enciclopedia” in mano alla sinistra.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 20 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ma-quale-telemeloni-giorgia-impari-da-milei-serve-la-battaglia-culturale-libertaria/">Ma quale TeleMeloni? Giorgia impari da Milei: serve la battaglia culturale libertaria</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Venerdì alle 20 il primo test pre season per il Milano Hockey Club</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 10:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[hockey]]></category>
		<category><![CDATA[milano hockey club]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Primi giorni di lavoro per il Milano Hockey Club, radunatosi a Milano prima di trasferirsi in Austria per la pre season. Prime sedute sul ghiaccio, agli ordini dello staff atletico e tecnico guidato da coach Doug Shedden. Domani ritorno oltre Dolomiti, per il primo test pre stagionale, alle 20, all’Arena Ritten di Collalbo (BZ) contro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Primi giorni di lavoro per il<strong> Milano Hockey Club</strong>, radunatosi a Milano prima di trasferirsi in Austria per la pre season. Prime sedute sul ghiaccio, agli ordini dello staff atletico e tecnico guidato da coach <strong>Doug Shedden</strong>.</p>
<p>Domani ritorno oltre Dolomiti, per il <strong>primo test pre stagionale</strong>, alle 20, all’Arena Ritten di Collalbo (BZ) contro i locali <strong>Rittner Buam SkyAlps</strong>, squadra che milita nella Alps Hockey League. Per coach Shedden è l’ occasione di verificare lo stato di forma dei suoi ragazzi  al termine della prima fase del training camp in svolgimento a Innsbruck.</p>
<p>Serata speciale per l’attaccante italo-canadese <strong>Diego Cuglietta</strong> che proprio sull’altopiano del Renon ha giocato nelle ultime due stagioni: “Per me è l’opportunità di salutare molti amici e ringraziare un&#8217;organizzazione che mi ha trattato molto bene negli ultimi due anni. Ma come tutti i miei compagni non vedo l’ora di giocare a Milano. Le prime impressioni sulla squadra sono ottime, vedo un <strong>potenziale incredibile</strong> e sono certo che costruiremo un grande gruppo dentro e fuori dal ghiaccio”.</p>
<p>Il training camp del Milano proseguirà a Klagenfurt dove la squadra si trasferirà al termine del match. In Carinzia i rossoblu sono attesi al <strong>WellCard Trophy</strong>, impegno di alto livello, che prevede i  primi incroci contro avversarie di ICE Hockey League.</p>
<h2>PROGRAMMA PARTITE DI PRESEASON</h2>
<ul>
<li>21 agosto, ore 20 a Renon (BZ): Rittner Buam &#8211; Milano HC</li>
<li>25 agosto, ore 19.15 a Klagenfurt: EC KAC &#8211; Milano HC</li>
<li>27 agosto, ore 19.15 a Klagenfurt: Univ. of Saskatchewan &#8211; Milano HC</li>
<li>29 agosto, ore 16 a Klagenfurt: Milano HC &#8211; Vienna Capitals</li>
<li>5 settembre, ore 20.30 a Trento: HC Asiago &#8211; Milano HC</li>
<li>8 settembre, ore 20 a Sierre: HC Sierre &#8211; Milano HC</li>
</ul>
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		<title>Scandalo sessuale a Report? No, noi il MeToo non lo usiamo manco con Ranucci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-20-agosto-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 09:28:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zuppa di Porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Zuppa di Porro del 20 agosto 2026: rassegna stampa quotidiana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/JmIQWEAN2Hs" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>
<p>Zuppa di Porro del 20 agosto 2026</p>
<p>Caos tra Iran e Nato</p>
<p>Caso Ranucci ma quanto costa Report?</p>
<p>Padre Hamel ucciso 10 anni  fa in una chiesa francese da 2 estremisti arabi, basta buonismo religioso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-20-agosto-2026/">Scandalo sessuale a Report? No, noi il MeToo non lo usiamo manco con Ranucci</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>L&#8217;ultima tentazione di Avs: Francesca Albanese in campo alle primarie</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lultima-tentazione-di-avs-francesca-albanese-in-campo-alle-primarie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 09:14:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Avs]]></category>
		<category><![CDATA[campo largo]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Albanese]]></category>
		<category><![CDATA[nicola fratoianni]]></category>
		<category><![CDATA[primarie]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo Soumahoro e Ilaria Salis, i rossoverdi di Avs valutano Francesca Albanese per sfidare Schlein e Conte. Governare, evidentemente, viene dopo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lultima-tentazione-di-avs-francesca-albanese-in-campo-alle-primarie/">L&#8217;ultima tentazione di Avs: Francesca Albanese in campo alle primarie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>primarie del campo largo</strong> ancora non esistono, ma la corsa alle candidature improbabili è già cominciata. E naturalmente <strong>Alleanza Verdi e Sinistra</strong> non intende sottrarsi allo spettacolo. Anzi, vuole ritagliarsi il suo momento di gloria proponendo <strong>Francesca Albanese</strong>, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi, come possibile sfidante di Elly Schlein e Giuseppe Conte.</p>
<p>Intendiamoci: Avs ha tutto il diritto di presentare chi vuole. Il problema è politico. La formazione di <strong>Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli</strong> non sembra avere alcuna possibilità concreta di conquistare la leadership del centrosinistra e, dentro il cosiddetto campo largo, è destinata verosimilmente a svolgere un ruolo marginale. Eppure continua a comportarsi <strong>come se avesse in mano le chiavi della coalizione</strong>.</p>
<p>La linea ufficiale, peraltro, è<strong> contraria alle primarie</strong>. Bonelli e Fratoianni sostengono che i gazebo rischierebbero di aumentare le divisioni e chiedono di definire prima programma e perimetro dell’alleanza. Un ragionamento persino comprensibile. Ma subito dopo arriva la minaccia politica: se Pd e Movimento 5 Stelle insisteranno, Avs schiererà un proprio candidato. Il nome interno sarebbe quello di <strong>Fratoianni</strong>. La carta esterna, decisamente più rumorosa, è Albanese.</p>
<p>“Se proprio vogliono farle, <strong>lanciamo Albanese e vediamo come si mette</strong>”, è il ragionamento attribuito da <em>Open</em> a chi conosce le valutazioni in corso. E proprio qui casca l’asino. Perché l’obiettivo non sembra essere quello di individuare una figura capace di governare il Paese, costruire una maggioranza o allargare il consenso. L’idea sarebbe piuttosto quella di disturbare la sfida tra Schlein e Conte, contendere ai grillini l’elettorato più sensibile alla causa palestinese e misurare il peso di Avs. Le primarie trasformate nell’ennesimo censimento identitario della sinistra.</p>
<p>Albanese, per il momento, non ha confermato alcuna disponibilità ma l<a href="https://www.nicolaporro.it/lultima-idea-di-fratoianni-e-bonelli-candidare-francesca-albanese/">e voci su una sua candidatura si rincorrono da mesi</a>. Il suo nome avrebbe il vantaggio di <strong>evitare una scelta interna tra Fratoianni e Bonelli</strong>, leader di due partiti che continuano a presentarsi insieme pur restando formalmente distinti. Un candidato esterno risolverebbe dunque gli equilibri di bottega e, contemporaneamente, renderebbe più ingombrante la presenza di Avs nella coalizione.</p>
<p>È una strategia già vista: non potendo conquistare il centro della scena con i numeri, lo si occupa attraverso candidature destinate a provocare, polarizzare e far parlare. Prima <strong>Aboubakar Soumahoro</strong>, eletto nelle liste dell’alleanza e poi uscito dal gruppo parlamentare. Quindi <strong>Ilaria Salis</strong>, trasformata in simbolo politico e portata al Parlamento europeo. Ora potrebbe arrivare Francesca Albanese.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quali-sono-le-fonti-ehmmmm-la-figuraccia-di-albanese-su-gaza/">“Quali sono le fonti?”, “Ehmmmm”. La figuraccia di Albanese su Gaza</a></li>
</ul>
<p>Avs precisa che nessuna decisione è stata presa e rimanda il confronto alla festa di “Terra!” del 6 settembre, alla quale è attesa anche Albanese. Ma il semplice fatto che questa ipotesi venga considerata tra quelle con maggiori possibilità <strong>racconta già parecchio</strong>. Nel campo largo si discute di nomi prima ancora di sapere se esista davvero un campo, se sia largo e soprattutto se abbia qualcosa da proporre agli italiani.</p>
<p>La domanda, allora, è molto semplice: il buonsenso dov’è? Perché un candidato premier dovrebbe servire a provare a vincere le elezioni e governare. Non a sistemare i rapporti tra Bonelli e Fratoianni, rubare qualche voto a Conte o regalare alla sinistra radicale<strong> un’altra bandiera da sventolare</strong>.</p>
<p>Massimo Balsamo, 20 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lultima-tentazione-di-avs-francesca-albanese-in-campo-alle-primarie/">L&#8217;ultima tentazione di Avs: Francesca Albanese in campo alle primarie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tasse, Forza Italia: &#8220;Taglio dell&#8217;Irpef nella fascia da 50.000 a 60.000 euro&#8221;. Dal 1° gennaio più soldi in busta paga per 60.000 lavoratori lombardi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/tasse-forza-italia-taglio-dellirpef-nella-fascia-da-50-000-a-60-000-euro-dal-1-gennaio-piu-soldi-in-busta-paga-per-60-000-lavoratori-lombardi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Galvani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 08:01:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione tasse chi interesserà]]></category>
		<category><![CDATA[taglio tasse da 2027]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Certamente per Forza Italia la riduzione delle tasse è una priorità assoluta. Il nostro Paese ha un livello di tassazione talmente alto che famiglie e imprese sono indebolite dallo Stato e noi siamo in campo, da quando Forza Italia fu fondata da Silvio Berlusconi, per cambiare questa situazione che rallenta da sempre la crescita e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/tasse-forza-italia-taglio-dellirpef-nella-fascia-da-50-000-a-60-000-euro-dal-1-gennaio-piu-soldi-in-busta-paga-per-60-000-lavoratori-lombardi/">Tasse, Forza Italia: &#8220;Taglio dell&#8217;Irpef nella fascia da 50.000 a 60.000 euro&#8221;. Dal 1° gennaio più soldi in busta paga per 60.000 lavoratori lombardi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<strong>Certamente per Forza Italia la riduzione delle tasse è una priorità assoluta</strong>. Il nostro Paese ha un livello di tassazione talmente alto che famiglie e imprese sono indebolite dallo Stato e noi siamo in campo, da quando Forza Italia fu fondata da Silvio Berlusconi, per cambiare questa situazione che rallenta da sempre la crescita e la modernizzazione del nostro Paese&#8221;. <strong>Raffaele Nevi</strong>, portavoce nazionale del partito guidato dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, spiega a <em>Milano Quotidiano</em> quale sarà il punto principale e imprescindibile per Forza Italia nella Legge di Bilancio per il 2027 di cui si inizierà a discutere subito dopo la pausa estiva a settembre.</p>
<p>&#8220;Grazie a Forza Italia questa della riduzione delle aliquote è diventata la priorità del governo e per noi è essenziale, dopo che in questi anni sono diminuite le tasse su tutte le aliquote, allargare la seconda aliquota Irpef e farla arrivare a 60.000 euro di reddito. E’ lì che c’è il cuore pulsante del Paese. <strong>Il famoso ceto medio che sostiene la nostra economia e sostiene i consumi. Se si consuma gira il motore del nostro Paese e aumenta occupazione</strong>. Se si fermano i consumi poi arriva povertà e disoccupazione. Ecco noi siamo in campo per questo. Questo è il nostro core business e per questo lavoreremo anche nella prossima Finanziaria&#8221;, conclude Nevi.</p>
<p><strong>Il tema è fondamentale soprattutto per la Regione Lombardia</strong>, dal Dopoguerra motore economico dell&#8217;Italia. Secondo le Statistiche sulle dichiarazioni del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze (MEF) relative all&#8217;ultimo anno d&#8217;imposta disponibile, in Italia i lavoratori dipendenti con un reddito compreso tra 50.000 e 60.000 euro lordi annui sono in totale circa <strong>621.500</strong>. Di questi, secondo le principali associazioni delle varie categorie, sia sindacati dei lavoratori sia degli imprenditori di tutti i comparti economici, <strong>quasi il 10% del totale nazionale di chi ha un reddito annuo lordo compreso tra 50.000 e 60.000 euro risiede in Lombardia</strong>. Se la proposta di Forza Italia passerà, ed è difficile che non accada visto che lo scorso anno è stata rinviata con l&#8217;impegno della premier <strong>Giorgia Meloni</strong> di ripresentarla in questa manovra, una cospicua riduzione delle tasse d<strong>al primo gennaio interesserà circa 60.000 lavoratori dipendenti lombardi</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/tasse-forza-italia-taglio-dellirpef-nella-fascia-da-50-000-a-60-000-euro-dal-1-gennaio-piu-soldi-in-busta-paga-per-60-000-lavoratori-lombardi/">Tasse, Forza Italia: &#8220;Taglio dell&#8217;Irpef nella fascia da 50.000 a 60.000 euro&#8221;. Dal 1° gennaio più soldi in busta paga per 60.000 lavoratori lombardi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Ranucci e i magistrati, l’amore è già finito?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-e-i-magistrati-lamore-e-gia-finito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Catera]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 07:15:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[clemetina forleo]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima gli applausi e la beatificazione dell’Anm, ora la querela contro una magistrata che pone domande scomode: il caso Ranucci si trasforma in un cortocircuito</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-e-i-magistrati-lamore-e-gia-finito/">Ranucci e i magistrati, l’amore è già finito?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultima è tragicomica: <strong>Ranucci annuncia querela nei confronti di Clementina Forleo,</strong> magistrato presso la Corte d’Appello di Roma, dopo un suo post Facebook in cui si domandava perché il conduttore fosse così legato a <em>Report</em>, se ci fosse per caso di mezzo qualche ricatto e se in un Paese normale non si sarebbe aperta un’indagine per eventuale estorsione a seguito della frase a lui attribuita e riportata sulla stampa “Se mi tolgono la conduzione, ci divertiamo”, accompagnata dal riferimento al fatto di avere nel telefono le chat di “tutti”. Nessuno parla di mani nella marmellata, <strong>nessuno lo accusa</strong>: semplicemente in tanti si pongono delle domande. Proprio quello che ha fatto la Forleo, affidando una riflessione a voce alta al suo profilo social.</p>
<p>Ieri Ranucci <a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2026/08/19/ranucci-lavitola-ultime-notizie" target="_blank" rel="noopener nofollow">sembrava voler ritirare la querela, dopo le spiegazioni della toga, azione legale poi però confermata dal suo avvocato</a>. Quindi domanda: Sigfrido, ma non stavi dalla parte dei magistrati? Ce lo avevi dimostrato lo 25 ottobre scorso, quando ti presentasti a sorpresa all’assemblea generale dell’Associazione Nazionale Magistrati e fosti accolto da una lunga standing ovation, applausi a scena aperta al giornalista che qualche giorno prima era stato oggetto del famoso attentato. <strong>Sigfrido santo subito!</strong>  E noi ci spaventammo davanti a quella pericolosa saldatura tra toghe e i media giacobini impegnati nella stessa squadra pronta alla battaglia referendaria. Ma tant’è. Poi le cose sono andate diversamente, nessuna pista politica, nessuna intimidazione: gli sviluppi di quel finto attentato hanno mostrato i contorni nebulosi di una vicenda che sta appassionando tutto il Paese, puntata dopo puntata.</p>
<p>Ma il contrasto delle immagini è potente: agli eventi del pre-referendum, l&#8217;ANM osservava Ranucci e &#8211; saldando il patto referendario &#8211; lo beatificava e gli rendeva grazia; in queste ore, invece, si deve rifugiare nel silenzio e fare i conti con quella alleanza ideologica di comodo di quei giorni ormai andati.</p>
<p>E dunque, Sigfrido? ‘Sti benedetti magistrati sono intoccabili solo se ti fanno la beatificazione? Se oggi qualcuno tra loro si pone degli interrogativi su una vicenda clamorosa e dai tratti preoccupanti che ti riguarda da vicino, non va bene? Le domande sono sempre tutte legittime, tranne se le fanno a te? <strong>Tu che ci hai insegnato il metodo Report, </strong>ora quereli tutti coloro i quali si permettano addirittura di avere dubbi su questa vicenda grigia?</p>
<p>Non eri, fino a qualche mese fa, <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-e-i-costi-di-report-questa-fa-ridere-gli-anti-querela-ora-querelano-altri-giornalisti/" target="_blank" rel="noopener">alfiere del contrasto alle querele temerarie verso i giornalisti</a>, considerando queste un subdolo strumento per arginare la libera informazione?<strong> Non vale anche per un cittadino che riflette</strong>? Ranucci, il principio della libertà di critica vale anche quando il criticato sei tu. Se un magistrato nella veste di privato cittadino pone una domanda radicale su alcune dichiarazioni controverse &#8211; per usare un eufemismo &#8211; la risposta non può essere la “<strong>querela</strong>”. No?</p>
<p>Francesco Catera, 20 agosto 206</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-delirio-di-ranucci-un-mandante-sopra-lavitola-ce-una-regia-un-piano-globale/" target="_blank" rel="noopener">Il delirio di Ranucci: ;Un mandante sopra Lavitola? C&#8217;;è una regia, un piano globale</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/suggerimento-a-ranucci-pubblica-tu-i-veri-costi-di-report/" target="_blank" rel="noopener">Suggerimento a Ranucci: pubblica tu i veri costi di Report</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-e-i-magistrati-lamore-e-gia-finito/">Ranucci e i magistrati, l’amore è già finito?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Morti di caldo e morti di freddo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/morti-di-caldo-e-morti-di-freddo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/morti-di-caldo-e-morti-di-freddo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Il barista]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 06:40:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè avvelenato]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/morti-di-caldo-e-morti-di-freddo/">Morti di caldo e morti di freddo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui al bar non ci ha mica fatto piacere lavorare con il solleone e 40 gradi. Ma la speculazione climatica della sinistra, che ha trovato il comunismo del XXI secolo nella transizione ecologica, ci fa stare peggio della canicola. <em>Repubblica</em>, ad esempio, già punta il dito: ci sono &#8220;<strong>440 morti di caldo giorno</strong>&#8220;, lamenta, e noi ce ne &#8220;dimenticheremo non appena farà freddo&#8221;. Emergenza, fate presto, basta emissioni &#8211; ditelo agli americani, ai cinesi e al resto dei Paesi in via di sviluppo, no?</p>
<p>Dopodiché, sarebbe anche opportuno ricordarsi di qualcos&#8217;altro, non appena farà freddo. E cioè che, di norma, ne uccide più il gelo che l&#8217;arsura. Dati Istat: nel 2025, nei mesi autunnali e invernali, <strong>sono morte circa 50.000 persone in più che nei mesi primaverili ed estivi</strong>. Per carità, non saranno state tutte vittime di assideramento. Ma tant&#8217;è: non si è verificato nessun picco in quella che &#8211; ovviamente fino alla stagione di quest&#8217;anno &#8211; era stata classificata, al solito, come l&#8217;estate più calda della storia. Non è lo stesso conteggio che i negazionisti degli effetti avversi dei vaccini hanno rinfacciato dopo la pandemia, mostrando che durante le somministrazioni non ci fu alcun picco di decessi? E allora perché, se esso si può applicare a un caso, non lo si può applicare a un altro?</p>
<p>Noi non diciamo mica che il clima non cambia, eh. Magari abbiamo qualche dubbio sul fatto che la colpa sia tutta o in gran parte dell&#8217;uomo. Ma ammettiamo pure che sia così; il punto è un altro: siamo sicuri che distruggendo la nostra industria e il nostro stile di vita ci salveremo? <strong>Ci dobbiamo fidare del marxismo in salsa verde</strong>? Un tempo si parlava di &#8220;sol dell&#8217;avvenire&#8221;. Adesso è meglio cambiare slogan: il sole è troppo caldo.</p>
<p>Il Barista, 20 agosto 2026</p>
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		<title>Come si formano gli adulti che già lavorano: la lezione che arriva dall&#8217;estero</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/come-si-formano-gli-adulti-che-gia-lavorano-la-lezione-che-arriva-dallestero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ernesto Tagliapietra]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 06:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel primo focus abbiamo isolato il problema: raggiungere e riqualificare gli adulti che già lavorano, frenati da ostacoli quasi sempre pratici — orari, distanza, conciliazione con la famiglia, che pesano per oltre il 60% sulle rinunce alla formazione. La buona notizia è che la soluzione non va inventata: esiste da mezzo secolo e altrove è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Nel primo focus abbiamo isolato il problema: <a href="https://www.nicolaporro.it/formazione-continua-litalia-in-fondo-alla-classifica-ue-e-a-pagare-e-il-mercato-del-lavoro/" target="_blank" rel="noopener">raggiungere e riqualificare gli adulti che già lavorano</a>, frenati da ostacoli quasi sempre pratici — orari, distanza, conciliazione con la famiglia, che pesano per oltre il 60% sulle rinunce alla formazione. La buona notizia è che la soluzione non va inventata: esiste da mezzo secolo e altrove è diventata mainstream.</p>
<p class="p1">Il caso capostipite è britannico. La <strong>Open University</strong> nasce nel 1969 come prima università a distanza al mondo, con una missione esplicita: dare una laurea a chi aveva &#8216;saltato&#8217; l&#8217;università tradizionale. Oggi, con circa 124-133 mila iscritti, è il <strong>più grande ateneo del Regno Unito</strong>; intorno al 70% degli studenti universitari lavora a tempo pieno e oltre 50 mila sono finanziati dal proprio datore di lavoro. È il prototipo della formazione integrata con l&#8217;occupazione: si studia mentre si lavora, spesso su impulso dell&#8217;azienda.</p>
<p class="p1">Negli Stati Uniti il modello è stato spinto oltre. La <strong>Western Governors University</strong>, fondata nel 1997 da diciannove governatori, conta oggi oltre 180 mila studenti ed è il più grande ateneo del Paese. Il suo tratto distintivo è la formazione basata sulle competenze: si avanza dimostrando di padroneggiare una materia, non accumulando ore d&#8217;aula, così chi ha già esperienza sul lavoro accelera. Le lauree si concentrano nelle aree a maggiore domanda — informatica, sanità, economia, insegnamento — con un tempo mediano per la laurea triennale di circa due anni. Un allineamento diretto tra offerta formativa e fabbisogno del mercato.</p>
<p class="p1">La scala del fenomeno è globale: in India la IGNOU supera i tre milioni di iscritti, in Sudafrica la UNISA i 400 mila. La <strong>formazione universitaria a distanza</strong>, nel mondo, è uno strumento ordinario di accesso e riqualificazione, non un ripiego di seconda fascia.</p>
<p class="p1">In <strong>Italia</strong> questo stesso strumento ha un nome: <strong>università telematiche</strong>. I numeri servono qui a misurare l&#8217;adozione della soluzione, non a celebrarla. Gli iscritti sono passati da 52.118 nell&#8217;anno accademico 2013/2014 a 309.368 nel 2024/2025 — quasi il 470% in più in un decennio — e rappresentano oggi il 15,3% di tutti gli universitari italiani. Il dato che più conta, però, è un altro: secondo l&#8217;Osservatorio AteneiOnline, per il 45,1% dei laureati telematici, senza la didattica digitale il titolo sarebbe rimasto irraggiungibile. Esattamente la funzione della Open University: portare la laurea a chi altrimenti ne sarebbe rimasto fuori.</p>
<p class="p2">E come nel modello americano, le telematiche presidiano proprio le aree del mismatch — informatica, ingegneria, economia — e trasferiscono competenze digitali quasi per costruzione, dato che l&#8217;intero percorso si svolge su piattaforme. Resta la domanda che anche all&#8217;estero ha accompagnato la crescita di questi atenei: il metodo regge alla prova dei risultati e della serietà della valutazione? È il tema del terzo e ultimo focus.</p>
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		<title>Vacanze finite in tragedia per tre famiglie lombarde: due morti all&#8217;estero e un 17enne grave al Niguarda</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/vacanze-finite-in-tragedia-per-tre-famiglie-lombarde-due-morti-allestero-e-un-17enne-grave-al-niguarda/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 06:10:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[estero]]></category>
		<category><![CDATA[incidente]]></category>
		<category><![CDATA[morti]]></category>
		<category><![CDATA[tragedia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tre viaggi oltre i confini nazionali finiti in modo drammatico per altrettante famiglie lombarde. Una sposa di ventisei anni è morta in Albania a tre giorni dal matrimonio. A Cancún ha perso la vita un trentottenne, precipitato dalle scale dell&#8217;albergo in cui alloggiava. Dalla Moldavia, invece, è arrivato in Italia con un volo sanitario un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tre viaggi oltre i confini nazionali finiti in modo drammatico</strong> per altrettante famiglie lombarde. <strong>Una sposa di ventisei anni è morta </strong>in Albania a tre giorni dal matrimonio.<strong> A Cancún ha perso la vita un trentottenne</strong>, precipitato dalle scale dell&#8217;albergo in cui alloggiava. Dalla Moldavia, invece, è arrivato in Italia con un <strong>volo sanitario</strong> un <strong>ragazzo di diciassette anni</strong>, ora ricoverato in condizioni serie dopo un incidente. Due lutti e una speranza, tutti maturati lontano da casa.</p>
<h2>Erbusco piange Sara, sposa da tre giorni</h2>
<p><strong>Sara Brugnatelli</strong> era originaria di Erbusco, nella Franciacorta bresciana. Aveva sposato <strong>Kleo Vroni</strong> il giorno successivo al Ferragosto, e subito dopo era partita con il marito per un periodo di vacanza in Albania. Il <strong>viaggio di nozze si è tragicamente interrotto</strong> nella notte tra martedì 18 e mercoledì 19 agosto. Nell&#8217;<strong>incidente sono morti entrambi</strong>, e con loro un ragazzo di quindici anni, <strong>Alvi Muhaxhiri</strong>.</p>
<p>Lo schianto è avvenuto intorno alle 2.20 a Manzë, località dell&#8217;area di Durazzo a una trentina di chilometri da Tirana. A bordo della Bmw viaggiavano <strong>cinque giovani</strong>, di ritorno da una serata in un locale della zona di Gjiri i Lalzit dove si era esibito il rapper albanese Cllevio. Secondo una prima ricostruzione il conducente avrebbe perso il controllo del mezzo, che ha oltrepassato il margine della carreggiata terminando la corsa contro una struttura in cemento. Gli inquirenti stanno ora valutando l&#8217;andatura sostenuta e la scarsa illuminazione del tratto. Per i tre giovani i soccorsi sono risultati inutili, mentre gli altri due occupanti, un venticinquenne e un sedicenne, sono stati trasportati in ospedale. Il minorenne ha riportato traumi gravi e resta in condizioni critiche.</p>
<h2>La morte di Massimiliano Gatti a Cancún</h2>
<p>Dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico, si è consumato il secondo dramma. <strong>Massimiliano Gatti</strong>, trentottenne residente a Basiglio nel Sud Milano, è <strong>morto a Cancún precipitando dalle scale dell&#8217;albergo</strong> dove alloggiava. A rendere pubblica la notizia è stata la madre con un messaggio affidato ai social. &#8220;La mia vita finisce qui&#8221;, ha scritto la donna. Anche in questo caso sono in corso gli accertamenti delle autorità locali per definire con precisione la dinamica della caduta.</p>
<h2>Il ritorno di Francesco: dalla Moldova al Niguarda</h2>
<p>L&#8217;unica notizia che apre uno spiraglio arriva invece dal Bresciano. <strong>Francesco, diciassettenne di Sarezzo</strong>, è atterrato in Italia ed è stato <strong>ricoverato all&#8217;ospedale Niguarda</strong> di Milano dopo l&#8217;<strong>incidente stradale</strong> che lo aveva coinvolto in Moldova. Il quadro clinico resta serio: frattura della colonna vertebrale e lesione midollare, con degenza in neurorianimazione. Il rimpatrio sanitario è stato coordinato da Regione Lombardia attraverso l&#8217;Areu, dopo che i medici moldavi avevano autorizzato il trasferimento aereo.</p>
<p>&#8220;<strong>In un momento per noi di totale disperazione è stato un vero e proprio miracolo</strong>&#8220;, hanno fatto sapere i familiari del giovane, aggiungendo un riconoscimento rivolto alla macchina che ha reso possibile il rientro: &#8220;<strong>In momenti drammatici come questo si comprende il valore inestimabile delle nostre istituzioni e della nostra sanità</strong>&#8220;.</p>
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		<title>Tre buoni motivi per cacciare Ranucci (e uno per tenerlo a Report)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tre-buoni-motivi-per-cacciare-ranucci-e-uno-per-tenerlo-a-report/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 06:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sigfrido Ranucci è convinto che la sua sospensione dalla conduzione di Report, data per scontata da Libero, sarebbe &#8220;inquinata da falsità&#8221;. Molti ritengono invece che a renderlo inadatto al &#8220;servizio pubblico&#8221; (che orribile definizione) siano la sua amicizia con Valter Lavitola, il suo ego smisurato, il suo essersi paragonato a Falcone e Borsellino, le chat, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sigfrido</strong> <strong>Ranucci</strong> è convinto che la sua sospensione dalla conduzione di <em>Report</em>, <a href="https://www.nicolaporro.it/libero-sgancia-la-bomba-la-rai-ha-deciso-di-sospendere-ranucci/" target="_blank" rel="noopener">data per scontata da </a><em>Libero,</em> sarebbe &#8220;inquinata da falsità&#8221;. Molti ritengono invece che a renderlo inadatto al &#8220;servizio pubblico&#8221; (che orribile definizione) siano <a href="https://www.nicolaporro.it/il-delirio-di-ranucci-un-mandante-sopra-lavitola-ce-una-regia-un-piano-globale/" target="_blank" rel="noopener">la sua amicizia con </a><strong>Valter Lavitola,</strong> il suo ego smisurato, <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-si-paragona-a-falcone-e-borsellino-litalia-uccide-i-suoi-uomini-migliori/" target="_blank" rel="noopener">il suo essersi paragonato a Falcone e Borsellino</a>, le chat, le telefonate in cui sembrava cercare un movente per l&#8217;amico faccendiere, la sua conoscenza di Gomes Clesio Tavares eccetera eccetera eccetera.</p>
<p>Tutto sbagliato.</p>
<p>Esistono invece tre buoni motivi (tutti giornalistici) per togliere la conduzione del programma di Rai 3 all&#8217;uomo che l&#8217;ha ereditato da <strong>Milena Gabanelli</strong>, ne ha incattivito il metodo (già di per sé pessimo: sicuri che riportare lei alla conduzione risolverebbe il problema?) e l&#8217;ha focalizzato, in sostanza, quasi esclusivamente su un unico nemico politico. La destra. Le destre. Giorgia Meloni. E tutto ciò che le ruota attorno.</p>
<p>Il primo motivo è quella patetica figuraccia rimediata a <em>È sempre Cartabianca</em>: nel pieno dell&#8217;affaire Minetti, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/nordio-si-prende-la-rivincita-su-minetti-notizie-fasulle-e-inventate/" target="_blank" rel="noopener">Sigfrido va in tv a dire di aver ricevuto una notizia secondo cui il ministro <strong>Carlo Nordio</strong> sarebbe stato al Ranch di Cipriani</a>, dove succedeva chissà cosa. Ranucci aggiunge che la sta verificando, la notizia. Peccato fosse una bufala bella e buona (o state ancora controllando?). La puntata successiva Ranucci si cosparse il capo di cenere e <a href="https://www.nicolaporro.it/non-ho-detto-che-vergogna-ranucci-su-nordio-le-finte-scuse-fanno-pena/" target="_blank" rel="noopener">provò ad arrampicarsi sugli specchi</a>, spiegando che <em>no, mica lui aveva dato una notizia falsa: </em>aveva solo anticipato che quella notizia<em> la stava ancora verificando</em>. Già, peccato che, non essendo mai successo, non si trattasse di una notizia, ma di una polpetta avvelenata. E quindi era meglio non spacciarla per buona in diretta tv prima di assicurarsi della sua fondatezza.</p>
<p>Il secondo motivo riguarda <strong>Gennaro Sangiuliano</strong> e la moglie, peraltro collega di Ranucci in Rai. Nel pieno dell&#8217;affaire <strong>Maria Rosaria Boccia</strong> (<a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-scarica-la-boccia-ma-rischia-il-boomerang-cosa-puo-raccontare-lamica/" target="_blank" rel="noopener">altro capitolo da approfondire, in merito alle frequentazioni del nostro</a>), <em>Report</em> <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-schifo-di-report-che-mette-alla-gogna-la-moglie-di-sangiuliano/" target="_blank" rel="noopener">mandò in onda una telefonata molto privata tra l&#8217;ex ministro e la consorte tradita</a>. Cosa aggiungeva al racconto giornalistico sul caso? Nulla. Ma Ranucci, che oggi lamenta il killeraggio mediatico nei suoi confronti, non si fece alcun problema a renderla di dominio pubblico. E anzi la difese come un grande scoop giornalistico.</p>
<p>Il terzo e ultimo motivo ci fa tornare, ancora, alla bomba scoppiata davanti a casa sua. Mentre i pm indagavano e lui godeva di una scorta rafforzata, <a href="https://www.nicolaporro.it/bomba-a-ranucci-report-spaccio-una-bufala-sara-il-caso-di-togliere-la-puntata/" target="_blank" rel="noopener"><em>Report</em> collegò degli invisibili fili neri che, secondo i segugi del servizio pubblico, partivano dal Cantiere Navale Vittoria, passavano per Manhattan, lambivano il paese di Marcellino e infine arrivavano sotto casa di Sigfrido</a>. La prova regina? Una lettera anonima contro un deputato campano che avrebbe fatto ricorso a manovalanza camorristica. Riscontri? Qualche supposizione e un paio di coincidenze. Infatti, pochi mesi dopo, <a href="https://www.nicolaporro.it/lavitola-ammette-sono-io-il-mandante-della-bomba-e-su-ranucci-sapeva-no-comment/" target="_blank" rel="noopener">confesserà non un gran boss della mafia, ma l&#8217;amico fraterno della vittima</a>, cioè <strong>Valter Lavitola.</strong> Insomma: la trasmissione d&#8217;inchiesta di punta della Rai aveva preso un bidone e l&#8217;aveva spacciato per vero.</p>
<p>Se tre indizi fanno una prova, ci sarebbero in effetti tutti i presupposti per chiedere al buon Sigfrido un passo indietro. E non per le amicizie, le mail aziendali girate a Lavitola o per quelle telefonate con il suo attentatore. No. Gli ultimi mesi hanno dimostrato che, forse, Sua Eccellenza Giornalistica ha perso il tocco magico (se mai ce l&#8217;ha avuto). Tuttavia, come andiamo ripetendo da qualche giorno, la scelta migliore per Telemeloni <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-12-agosto-2026/" target="_blank" rel="noopener">sarebbe quella di lasciarlo al suo posto</a>. <strong>Perché con Ranucci alla guida, <em>Report</em> risulterà un micetto spelacchiato incapace di nuocere</strong>. Con quale faccia i suoi inviati potranno andare a fare le pulci a Fratelli d&#8217;Italia (o ad altri) per i selfie rubati con gente poco raccomandabile, se il loro conduttore si faceva fotografie amichevoli con un pregiudicato e il suo braccio destro? E come potranno collegare &#8220;i puntini&#8221; in futuro, se su questa storia hanno rimediato solo grosse pernacchie?</p>
<p>Ps: Se non bastassero le motivazioni di cui sopra, basterebbe rileggersi <a href="https://www.nicolaporro.it/il-delirio-di-ranucci-un-mandante-sopra-lavitola-ce-una-regia-un-piano-globale/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;intervista rilasciata a <em>Repubblica</em></a> in cui Ranucci sostiene che sopra <strong>Valter Lavitola</strong> ci sia una regia, &#8220;un piano globale, con noti terminali interni nell’informazione controllata dalla destra italiana&#8221;, al fine di delegittimare la magistratura e il giornalismo indipendente. Un complottone che parte da <strong>Licio</strong> <strong>Gelli</strong>, passa per la P2, arriva a Musk, Trump, Bezos, Bannon, Peter Thiel, <em>Esperia</em>, Netanyahu, i social di Palazzo Chigi e l&#8217;immancabile &#8220;galassia politica fascista&#8221;, tutti uniti per soffocare la democrazia in Italia e in Europa. Mancano solo Topo Gigio e la massoneria. Domanda: ma uno in grado di scovare e analizzare tutto questo movimento di fili e interessi concentrici, davvero non s&#8217;è accorto che il suo amico fraterno chiamava Gomez per piazzargli un ordigno sotto casa?</p>
<p>Giuseppe De Lorenzo, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tre-buoni-motivi-per-cacciare-ranucci-e-uno-per-tenerlo-a-report/">Tre buoni motivi per cacciare Ranucci (e uno per tenerlo a Report)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Condominio, chi deve andare in assemblea: il proprietario o l&#8217;inquilino?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/inquilini-liti-condominio-cassazione-tutela-proprietario-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[art 1132 cc]]></category>
		<category><![CDATA[Cassazione 20477/2025]]></category>
		<category><![CDATA[Cassazione 427/2026]]></category>
		<category><![CDATA[Cassazione civile]]></category>
		<category><![CDATA[convocazione assemblea]]></category>
		<category><![CDATA[diritto di proprietà]]></category>
		<category><![CDATA[dissenso alle liti]]></category>
		<category><![CDATA[gestione immobiliare]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti locatore conduttore]]></category>
		<category><![CDATA[spese legali condominio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Cassazione conferma, nel 2026, che nei rapporti con il condominio conta solo il proprietario. E sulle liti temerarie tutela chi dissente dalla maggioranza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/inquilini-liti-condominio-cassazione-tutela-proprietario-2026/">Condominio, chi deve andare in assemblea: il proprietario o l&#8217;inquilino?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">La titolarità del bene immobile resta <strong>l&#8217;unico vero perno</strong> attorno al quale ruota l&#8217;intera architettura del diritto condominiale e della gestione patrimoniale. Negli ultimi anni si è spesso tentato di confondere i ruoli tra chi possiede l&#8217;immobile, assumendosene il rischio d&#8217;impresa, e chi lo conduce semplicemente in locazione senza averne la proprietà. La Corte di Cassazione ha fatto ancora una volta propria la <strong>visione liberale della proprietà</strong>, ribadendo che l&#8217;unico soggetto giuridicamente rilevante nei confronti del condominio e dell&#8217;amministratore rimane il proprietario effettivo della casa, escludendo in modo categorico l&#8217;applicazione di teorie fuorvianti come quella dell&#8217;apparenza del diritto.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Nei rapporti gestionali e nelle procedure assembleari, l&#8217;amministratore ha l&#8217;obbligo inderogabile di interfacciarsi esclusivamente con il locatore per le convocazioni e l&#8217;approvazione delle delibere. Come chiarito dalla Corte di Cassazione, Sez. III, sentenza 23 marzo 2017, n. 7416, l&#8217;avviso di convocazione deve essere inviato sempre al proprietario, poiché l&#8217;eventualità che l&#8217;inquilino non venga informato dal locatore non vizia la delibera nei confronti del condominio. Questo orientamento è stato confermato dalla Corte di Cassazione, Sez. II, ordinanza 24 aprile 2023, n. 10824, la quale ha ribadito il principio per cui, «nei rapporti con il condominio e per la validità delle deliberazioni e delle convocazioni, il soggetto legittimato a ricevere l&#8217;avviso e ad agire è esclusivamente il proprietario effettivo dell&#8217;unità immobiliare».</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">A <strong>blindare ulteriormente</strong> questa impostazione è intervenuta, all&#8217;inizio del 2026, la Cassazione civile, Sez. II, sentenza 8 gennaio 2026, n. 427, che ha ripreso e attualizzato il principio senza lasciare margini a interpretazioni elastiche: secondo gli Ermellini, «all&#8217;assemblea condominiale deve essere convocato l&#8217;effettivo titolare del diritto di proprietà dell&#8217;unità immobiliare, indipendentemente dalle avvenute comunicazioni all&#8217;amministratore», e ciò a prescindere dallo stato del registro di anagrafe condominiale. È un passaggio che, di fatto, chiude la porta a chi negli anni ha provato a spostare il baricentro dei rapporti condominiali sul semplice occupante dell&#8217;immobile, ribadendo che la proprietà, e non la disponibilità materiale del bene, resta il criterio decisivo. Sebbene l&#8217;articolo 10 della Legge 392/1978 riconosca al conduttore il diritto di voto sulle spese di riscaldamento, come già precisato dalla Cassazione, Sez. II, sentenza 18 agosto 1993, n. 8755, la gestione dell&#8217;immobile fa capo unicamente al titolare del bene, e questa eccezione resta circoscritta a una materia specifica senza intaccare il principio generale.</p>
<h2 class="mt-2 -mb-1 text-base font-bold" dir="ltr">Esonero dalle liti temerarie</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Un altro fondamentale baluardo a difesa della proprietà privata riguarda la gestione delle liti giudiziarie promosse dal condominio o subite dallo stesso. <strong>Nessun proprietario può essere costretto</strong> a finanziare cause giudiziarie sconsiderate o temerarie approvate dalla maggioranza dell&#8217;assemblea. L&#8217;istituto del dissenso alle liti, disciplinato dall&#8217;articolo 1132 del codice civile, permette al singolo condòmino di scindere la propria responsabilità dagli esiti di un giudizio ritenuto svantaggioso, proteggendo il proprio patrimonio personale dai rischi di soccombenza nei confronti dei terzi.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">La portata di questa tutela è stata ben delimitata dalla giurisprudenza della Suprema Corte. Con la Corte di Cassazione, Sez. II, sentenza 15 maggio 2014, n. 10629, si è chiarito che «l&#8217;atto di dissenso alla lite esonera il condòmino dissenziente unicamente dall&#8217;obbligo di rivalere il condominio delle spese di lite in caso di soccombenza verso il terzo», escludendo che il dissenso esoneri dalle spese di difesa interna sostenute per il legale dell&#8217;ente. Con la Corte di Cassazione, Sez. II, sentenza 8 giugno 1996, n. 5334, richiamata da più recenti pronunce, tra cui Cass. Civ., Sez. II, Ord. 20 agosto 2021, n. 23254, si è specificato che «il meccanismo del dissenso ex art. 1132 c.c. si applica unicamente alle liti tra il condominio e soggetti terzi», e non nelle vertenze interne tra condominio e condòmini.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal" dir="ltr">Il quadro protettivo è stato <strong>rafforzato in modo netto</strong> dalla Cassazione civile, Sez. II, sentenza 21 luglio 2025, n. 20477, che ha colpito duramente i tentativi di scaricare sul singolo condomino i costi di una lite che lo vede parte contrapposta al condominio stesso. La Suprema Corte ha stabilito che è nulla la delibera assembleare che, all&#8217;esito di un giudizio tra condominio e singolo condomino, disponga a carico di quest&#8217;ultimo, pro quota, il pagamento delle spese sostenute dal condominio per il proprio difensore, poiché in questi casi non è applicabile, nemmeno in via analogica, l&#8217;articolo 1132 del codice civile: si tratta infatti di spese sostenute a tutela di un interesse comunque opposto alle specifiche ragioni personali del singolo. Questo assetto normativo e giurisprudenziale, confermato con costanza fino alle pronunce più recenti, garantisce un <strong>equilibrio economico razionale</strong>, impedendo alla maggioranza di disporre liberamente e arbitrariamente delle risorse finanziarie dei proprietari dissenzienti o comunque estranei alla lite.</p>
<p dir="ltr">Enrico Foscarini, 20 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/inquilini-liti-condominio-cassazione-tutela-proprietario-2026/">Condominio, chi deve andare in assemblea: il proprietario o l&#8217;inquilino?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Debito pubblico: gli investitori esteri promuovono il governo Meloni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 03:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[conti pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[stabilità politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa settimana sono stati pubblicati i dati aggiornati del debito pubblico italiano. La notizia è stata ripresa piuttosto fiaccamente dai media, complice anche il clima ferragostano. Eppure, i dati meritano una riflessione almeno su uno specifico aspetto che, secondo noi, può avere una rilevanza più generale. Debito raddoppiato Innanzitutto, il valore complessivo del debito pubblico [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Questa settimana sono stati pubblicati i <strong>dati aggiornati del debito pubblico italiano</strong>. La notizia è stata ripresa piuttosto fiaccamente dai media, complice anche il clima ferragostano. Eppure, i dati meritano una riflessione almeno su uno specifico aspetto che, secondo noi, può avere una rilevanza più generale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Debito raddoppiato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto, il valore complessivo del debito pubblico italiano è giunto alla cifra ragguardevole di <strong>3.207,2 miliardi di euro.</strong> Ciò ci induce ad osservare che gli straordinari sforzi compiuti nell’ultimo quindicennio non hanno raggiunto l’obiettivo di ridurre il debito che anzi sostanzialmente è raddoppiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò è avvenuto non solo per il costo degli interessi passivi, posto che la spesa pubblica annua è in continuo aumento. Ciononostante, <strong>non è in corso nessuna crisi finanziaria</strong>, come invece è avvenuto in passato con valori assoluto di debito e rapporto con il Pil nettamente inferiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci avventureremo in analisi delle ragioni di questo paradosso per l’uomo comune e lasciamo il campo volentieri agli eventuali economisti per la sua spiegazione, anche se sembra indubbio affermare che sulla sostenibilità di un debito incida (e forse non poco) anche la <strong>fiducia sul debitore</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Investitori stranieri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo specifico punto di vista, a noi interessa evidenziare un particolare elemento del dato reso pubblico. Come dicevamo, il debito complessivo è salito a 3.207,2 miliardi di euro, ma il dato più rilevante riguarda la trasformazione della sua composizione. Gli investitori stranieri passano da 1.063,2 a 1.156,0 miliardi, con un incremento di 92,8 miliardi in appena sei mesi e una quota che sale dal 34,3 al 36 per cento e diventano la <strong>componente principale dei detentori</strong> di debito pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In particolare, dal 2022 a giugno 2026 gli investitori stranieri sono passati da 731,4 miliardi a 1.156,0 miliardi, con un <strong>aumento di 424,6 miliardi</strong>, pari a circa il 58 per cento. Nello stesso arco temporale la loro quota sul debito pubblico è salita dal 26,5 al 36 per cento, con un incremento di quasi 10 punti percentuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso è stato particolarmente rapido: dai 731,4 miliardi del 2022 si è passati ai 781,4 miliardi del 2023, ai 916,0 miliardi del 2024, quindi a 1.063,2 miliardi nel 2025 e, infine, a una consistenza stimata di 1.156,0 miliardi a giugno 2026. In meno di quattro anni, pertanto, la componente estera è cresciuta di quasi 425 miliardi, tornando a rappresentare nettamente il <strong>principale blocco di detentori del debito italiano</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stabilità politica e fiducia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra piuttosto evidente che questo maggiore apporto degli investitori stranieri sia indice di una <strong>maggiore fiducia</strong> nei confronti del nostro Paese e si può ragionevolmente ritenere che la stabilità politica abbia giovato non poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordiamo, infatti, che il prossimo 4 settembre l&#8217;attuale governo diverrà <strong>il più longevo della storia repubblicana</strong>, essendo per il nostro sistema piuttosto eccezionale l’ipotesi di un governo di legislatura, come invece è in altre esperienze ordinamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra altresì singolare che il frutto di un governo “sovranista” sia stato il <strong>cospicuo ritorno degli investitori stranieri</strong>, anche in considerazione delle molte emissioni di debito pubblico effettuate da questo governo in favore dei piccoli risparmiatori italiani con il dichiarato scopo di ridurre la dipendenza dall’estero, perché è un fattore potenzialmente critico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, come sempre, i soldi vanno dove rendono e oggi l’Italia è evidentemente percepita come un <strong>porto abbastanza sicuro che offre rendimenti leggermente superiori</strong> agli altri principali emittenti sovrani di debito pubblico e quindi gli investitori ritornano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembra anche abbastanza evidente che, qualora le condizioni che hanno portato a questo straordinario risultato mutassero significativamente in peggio, potremmo assistere ad una <strong>rapida fuga degli investitori stranieri</strong> con ciò che ne può criticamente conseguire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, le prossime elezioni politiche sono un passaggio fondamentale, nel senso che la conferma di questo governo costituirebbe un elemento di rassicurazione di una comprovata stabilità politica e disciplina finanziaria nella gestione dei conti pubblici, mentre l’affermazione della coalizione di sinistra potrebbe significare il <strong>ritorno a misure economiche altamente dirompenti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basti pensare al reddito cittadinanza e, soprattutto al <em>superbonus</em> che ancora incide considerevolmente sulla finanza pubblica. E forse nella comunicazione pubblica delle forze di governo questo elemento andrebbe maggiormente valorizzato, sia per rendere avvertiti dei <strong>potenziali rischi economici di un cambio di maggioranza</strong> sia per evidenziare come il rafforzamento reputazione del nostro Paese, obiettivo naturale di forze “sovraniste”, rende quest’ultimo più attrattivo, anche per gli investitori, così come rendere le nostre città più sicure aiuta il nostro turismo e la nostra economia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, come sempre, più che le etichette <strong>contano i dati reali</strong>. E il conseguimento del ritorno del primato degli investitori stranieri del nostro debito pubblico è un fatto inoppugnabile che, forse, illustra molto meglio di tanti editoriali il valore complessivo di questa esperienza politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Islandesi, perché consegnarsi alla burocrazia di Bruxelles?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sandro Scoppa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 03:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[centralismo]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal]]></category>
		<category><![CDATA[Islanda]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
		<category><![CDATA[Pianificazione]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 29 agosto gli islandesi potrebbero porre all’Europa una domanda assai più importante di quella scritta sulla scheda: per commerciare liberamente, muovere capitali, lavorare e investire oltre frontiera è davvero necessario consegnare sempre maggiori poteri a Bruxelles? L’Islanda rappresenta un caso quasi perfetto. Fa parte dello Spazio economico europeo, partecipa al mercato unico e aderisce [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 29 agosto gli islandesi potrebbero porre all’Europa una domanda assai più importante di quella scritta sulla scheda: per commerciare liberamente, muovere capitali, lavorare e investire oltre frontiera è davvero necessario <strong>consegnare sempre maggiori poteri a Bruxelles</strong>?</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Islanda rappresenta un caso quasi perfetto. Fa parte dello Spazio economico europeo, partecipa al mercato unico e aderisce a Schengen. Merci, servizi, capitali e persone circolano liberamente. È dunque <strong>profondamente integrata</strong> nell’economia continentale pur restando fuori dall’Unione europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un referendum per i negoziati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il referendum comunque non riguarda direttamente l’adesione. Una vittoria del sì consentirebbe di <strong>riaprire i negoziati interrotti nel 2013</strong>; l’eventuale accordo finale dovrebbe poi essere sottoposto a un secondo voto popolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il sondaggio <em>Gallup</em> riportato da <em>Reuters</em>, il Paese è <strong>diviso esattamente a metà</strong> sulla ripresa delle trattative: 46 per cento favorevole, 46 contrario e 8 per cento indeciso. Il consenso per l’ingresso effettivo rimane inferiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è comprensibile. L’Unione alla quale Reykjavik dovrebbe aderire è ormai <strong>molto diversa dall’idea originaria</strong> di un grande spazio nel quale abbattere frontiere economiche e ostacoli agli scambi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il grande equivoco Ue</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il grande equivoco europeo è stato <strong>confondere mercato comune e governo comune</strong>. Infatti, abbattere un dazio significa togliere potere alla politica. Imporre un regolamento uniforme significa invece restituirglielo. In sostanza, permettere a un’impresa di vendere liberamente in tutta Europa amplia il mercato; stabilire da Bruxelles come debba produrre, quali standard debba rispettare e quali obiettivi debba perseguire <strong>restringe nuovamente la libertà</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Com’è oramai acclarato, l’Europa che avrebbe potuto essere una gigantesca area di libertà economica si è progressivamente trasformata in una macchina regolatoria, un <strong>leviatano onnivoro e pervasivo</strong>, peraltro destinato a crescere ancora. Energia, agricoltura, automobili, finanza, tecnologie, immobili: quasi nulla sembra poter sfuggire alla sua vocazione normativa. A ogni problema corrispondono una direttiva, un regolamento, un obiettivo obbligatorio, un nuovo adempimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro questa ipertrofia burocratica esiste anche una cultura politica riconoscibile: diffidenza verso il mercato e la proprietà, fiducia nella pianificazione e convinzione che tecnocrati e politici possano indirizzare meglio degli individui le trasformazioni economiche. A essa si accompagna <strong>un’impronta progressista e sinistrorsa</strong> che utilizza le istituzioni europee per imporre dall’alto politiche ambientali, economiche e sociali che nei singoli Paesi incontrerebbero maggiori resistenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A tal proposito, il <em>Green Deal</em> è emblematico. Invece di affidarsi all’innovazione, ai prezzi e alle preferenze dei consumatori, Bruxelles ha costruito un <strong>enorme sistema di obiettivi, standard e vincoli</strong>. Persino la proprietà immobiliare è entrata nel raggio d’azione del pianificatore attraverso le politiche energetiche sugli edifici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dilemma dell&#8217;Islanda</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre pertanto chiedersi: perché un Paese prospero di poco più di 400 mila abitanti dovrebbe volontariamente trasferire ulteriori competenze a questa struttura?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pesca rende il problema ancora più evidente. È una risorsa fondamentale dell’economia islandese, sulla quale Reykjavik ha sempre difeso la propria autonomia. L’adesione comporterebbe il confronto con la politica comune europea della pesca e <em>Reuters</em> indica proprio <strong>pesca e agricoltura tra i capitoli più difficili</strong> dell’eventuale negoziato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi deve decidere delle risorse islandesi: gli islandesi oppure un apparato sovranazionale nel quale il loro peso sarebbe inevitabilmente limitato? I sostenitori dell’adesione avanzano un’obiezione seria. Attraverso lo Spazio economico europeo, l’Islanda già recepisce numerose norme del mercato unico <strong>senza avere lo stesso peso</strong> degli Stati membri nella loro elaborazione. Entrare significherebbe dunque partecipare maggiormente alle decisioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l’argomento può essere rovesciato. Se Bruxelles produce troppe norme, <strong>la soluzione non è necessariamente entrare</strong> nella macchina per ottenere un posto al tavolo. È ridurre le materie sulle quali quella macchina può decidere. L’alternativa alla centralizzazione non consiste nell’avere un rappresentante in più nella stanza dove si centralizza, ma nel lasciare più decisioni fuori da quella stanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il senso del voto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa avrebbe potuto svilupparsi come un continente aperto nel quale ordinamenti differenti competono tra loro. La concorrenza, infatti, non riguarda soltanto le imprese. Riguarda anche gli Stati. Se un governo tassa troppo, regolamenta male o soffoca l’iniziativa privata, cittadini, imprese e capitali devono poter scegliere ordinamenti migliori. È <strong>uno dei limiti più efficaci al potere politico</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’armonizzazione, al contrario, tende a eliminare questa possibilità. Se tutti devono applicare regole analoghe, diventa <strong>più difficile sottrarsi a quelle peggiori</strong>. La regolamentazione uniforme rischia così di trasformarsi in una sorta di cartello degli Stati contro la libertà di scelta degli individui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il referendum islandese <strong>riguarda quindi molto più del Paese nordico</strong>. Ricorda che Europa e Unione europea non sono sinonimi, come non lo sono mercato comune e governo comune. Si può desiderare un continente senza frontiere economiche e rifiutare una burocrazia sovranazionale pervasiva. Si può difendere la libera circolazione e combattere l’uniformazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Islanda possiede già una parte essenziale di ciò che la struttura comunitaria può offrirle: l’accesso al mercato unico. Ciò che rischierebbe di cedere entrando nell’Unione è <strong>molto più prezioso</strong>: la propria autonomia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il 29 agosto gli islandesi scegliessero di non riaprire i negoziati, non voterebbero contro l’Europa. Difenderebbero <strong>un’altra Europa</strong>: meno potere, meno burocrazia, meno ideologia e più mercato, proprietà e libertà. Perché il mercato può essere comune senza che debba diventarlo anche il padrone.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Suggerimento a Ranucci: pubblica tu i veri costi di Report</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/suggerimento-a-ranucci-pubblica-tu-i-veri-costi-di-report/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/suggerimento-a-ranucci-pubblica-tu-i-veri-costi-di-report/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 17:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Invece di minacciare querele, i giornalisti del programma di Rai 3 potrebbero fare ciò che chiedono agli altri: dimostrare totale trasparenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/suggerimento-a-ranucci-pubblica-tu-i-veri-costi-di-report/">Suggerimento a Ranucci: pubblica tu i veri costi di Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un paradosso evidente nella vicenda che coinvolge <strong>Sigfrido Ranucci</strong> e <em>Report.</em> Per anni, la trasmissione di Rai3 ha fatto della trasparenza sui compensi, sugli incarichi e sull’utilizzo del denaro pubblico una delle proprie bandiere. Gli stipendi degli altri diventavano materia d’inchiesta, i costi delle istituzioni finivano costantemente sotto la lente d’ingrandimento della trasmissione, i privilegi venivano svelati e raccontati al pubblico. Nessuna reticenza sembrava giustificabile quando a essere interrogati erano gli altri.</p>
<p>Ora, però, che il faro si è spostato proprio sulla redazione di <em>Report,</em> il clima sembra improvvisamente cambiato.</p>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-e-i-costi-di-report-questa-fa-ridere-gli-anti-querela-ora-querelano-altri-giornalisti/" target="_blank" rel="noopener"><em>Il Tempo</em> ha pubblicato alcune cifre relative ai <strong>costi sostenuti dalla trasmissione</strong> per alcuni suoi inviati, definendole come stipendi</a>. Ranucci e la redazione hanno reagito duramente, annunciando querele e contestando la ricostruzione: quelle somme, sostengono, non corrisponderebbero agli stipendi individuali, ma comprenderebbero anche le spese necessarie alla realizzazione dei servizi. La redazione ha inoltre denunciato la diffusione di un documento interno della Rai.</p>
<p>Se i dati sono errati, è sacrosanto contestarli. Se sono stati presentati in modo fuorviante, è altrettanto legittimo chiedere una rettifica. Ma qui il problema non è soltanto stabilire se una cifra sia corretta o meno. Il problema è la coerenza. <strong>È difficile sostenere che il cittadino abbia il diritto di sapere quanto guadagnano o quanto costano politici</strong>, manager, dirigenti e dipendenti pubblici, salvo poi considerare quasi intollerabile che qualcuno faccia le stesse domande quando il soggetto osservato è una trasmissione del servizio pubblico.</p>
<p>Non è in discussione il diritto di Ranucci a difendersi da informazioni che ritiene false. Quel diritto è indiscutibile. Ma proprio un programma che ha costruito una parte consistente della propria autorevolezza sull’idea che nulla debba essere sottratto allo sguardo dell’opinione pubblica dovrebbe essere il primo a offrire la massima chiarezza. E allora la soluzione sarebbe semplicissima: pubblicare i numeri reali. Quanto costa una puntata di <em>Report</em>? Quanto viene speso per gli inviati? Quanto per i viaggi? Quanto per il montaggio? <strong>Quanto per le trasferte</strong>? Quanto viene effettivamente corrisposto ai singoli professionisti?</p>
<p>Se, come sostiene la redazione, le cifre contestate non rappresentano affatto gli stipendi dei giornalisti, ma includono una serie di costi di produzione, non ci sarebbe nulla di più semplice che spiegare pubblicamente, voce per voce, come vengono utilizzati quei soldi.</p>
<p>Sarebbe una risposta perfettamente coerente con la filosofia di <em>Report</em>.</p>
<p>E invece assistiamo da giorni a una reazione che, almeno sul piano dell’immagine, appare sorprendentemente diversa da quella che ci si aspetterebbe da chi ha fatto della trasparenza una missione giornalistica. Il punto, infatti, non è stabilire se un inviato di <em>Report</em> guadagni tanto o poco. E nemmeno giudicare a priori se quei compensi siano giusti o meno. Il punto è un altro: <strong>se la trasparenza è un valore, deve esserlo sempre</strong>. Non soltanto per gli altri.</p>
<p>Altrimenti si finisce per applicare una regola piuttosto singolare: il diritto di sapere è sacrosanto finché riguarda il vicino di casa, mentre diventa invasivo quando qualcuno bussa alla nostra porta. Questo è il vero cortocircuito <em>made in Report</em>. <strong>Ranucci ha costruito la propria credibilità professionale anche sulla capacità di porre domande scomode</strong>. È esattamente ciò che dovrebbe fare un giornalista d’inchiesta. Ma il giornalismo d’inchiesta, se vuole essere credibile, deve accettare la reciprocità: chi pone domande deve essere disposto a riceverle.</p>
<p>Non esiste una trasparenza a senso unico. E soprattutto non esiste una zona franca per chi, per mestiere, entra nelle zone franche degli altri. <strong>Se le cifre pubblicate sono false, Ranucci lo dimostri.</strong> Metta sul tavolo i dati corretti, spieghi ogni singola voce di spesa e renda impossibile qualsiasi equivoco.</p>
<p>Così dimostrerebbe che le accuse sono infondate e, contemporaneamente, confermerebbe nei fatti quella cultura della trasparenza che Report ha sempre rivendicato. <strong>Altrimenti il rischio è che permanga una spiacevole impressione di doppio standard</strong>. Quando il faro di R<em>e</em>port illumina gli altri, la luce deve essere potentissima. Quando qualcuno prova a puntarlo sulla brigata Ranucci, improvvisamente si cerca l’interruttore.</p>
<p>E questo, per un programma che ha fatto dell’inchiesta perenne e della trasparenza la propria cifra identitaria, è un problema molto più serio di qualche numero pubblicato su un giornale.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/suggerimento-a-ranucci-pubblica-tu-i-veri-costi-di-report/">Suggerimento a Ranucci: pubblica tu i veri costi di Report</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Nuove sigle nordiste erodono la Lega: a Milano nasce Area Liberale Federalista, Patto per il Nord si espande a Rho</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/nuove-sigle-nordiste-erodono-la-lega-a-milano-nasce-area-liberale-federalista-patto-per-il-nord-si-espande-a-rho/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 16:29:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Area liberale federalista]]></category>
		<category><![CDATA[fontana]]></category>
		<category><![CDATA[lega]]></category>
		<category><![CDATA[nordisti]]></category>
		<category><![CDATA[Patto Nord]]></category>
		<category><![CDATA[salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre in via Bellerio si consuma il confronto interno seguito all&#8217;affondo di Attilio Fontana su Matteo Salvini, fuori dal perimetro leghista il campo nordista si riorganizza. Nella stessa giornata sono arrivati due annunci distinti: la crescita di Patto per il Nord, guidato dall&#8217;ex segretario della Lega lombarda Paolo Grimoldi, e la nascita a Milano di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre in via Bellerio si consuma il confronto interno seguito all&#8217;affondo di <strong>Attilio Fontana</strong> su <strong>Matteo Salvini</strong>, fuori dal perimetro leghista <strong>il campo nordista si riorganizza</strong>. Nella stessa giornata sono arrivati due annunci distinti: la <strong>crescita di Patto per il Nord</strong>, guidato dall&#8217;ex segretario della Lega lombarda <strong>Paolo Grimoldi</strong>, e la <strong>nascita a Milano di Area Liberale Federalista</strong>, promossa tra gli altri da tre ex parlamentari del Carroccio.</p>
<h2>Patto per il Nord cresce a Milano e apre una sede a Rho</h2>
<p>Il primo annuncio porta la firma di Grimoldi, oggi segretario federale del movimento. Si tratta dell&#8217;<strong>adesione di Gabriele Abbiati</strong>, già consigliere comunale a Milano eletto nelle liste della Lega Salvini Premier, e l&#8217;<strong>apertura di una sezione a Rho</strong>, nella Città metropolitana, prevista per i primi giorni di settembre. &#8220;<strong>Continuano il nostro radicamento e la nostra crescita in tutte le Regioni del Nord</strong>&#8220;, ha dichiarato, rivendicando per la propria formazione l&#8217;etichetta di &#8220;<strong>unico movimento politico federalista e liberale</strong> a difesa e tutela delle istanze del Nord&#8221;.</p>
<h2>Il debutto di Area Liberale Federalista</h2>
<p>Diversa la fisionomia della seconda novità. <strong>Area Liberale Federalista nasce con sede nel capoluogo lombardo</strong> e conta tra i promotori <strong>Jonny Crosio</strong>,<strong> Raffaele Volpe</strong>, già sottosegretario alla Difesa e presidente del Copasir, e <strong>Walter Togni</strong>. Nel documento di lancio i fondatori puntano sul criterio della verificabilità: &#8220;Non nasciamo per occupare uno spazio, ma per riportare in politica il metodo di chi risponde dei risultati: <strong>proposte verificabili, tempi certi, responsabilità personale</strong>&#8220;. Insieme alla campagna di adesioni è stata annunciata un&#8217;iniziativa che chiarisce la collocazione internazionale del gruppo, denominata <strong>Antenna Ucraina</strong>, con una delegazione e corrispondenti permanenti sul territorio, perché lì passerebbe &#8220;la frontiera della sicurezza euro-atlantica&#8221;. Una scelta che segna una distanza netta dalla linea prudente tenuta dal Carroccio sul dossier di Kiev.</p>
<h2>L&#8217;associazione annunciata da Fontana</h2>
<p>Sul versante interno <strong>resta aperto il cantiere avviato dal governatore lombardo</strong>, che nell&#8217;intervista al Corriere della Sera ha dichiarato che sulla guida del partito &#8220;nessuna soluzione va esclusa a priori&#8221; e ha confermato di <strong>lavorare con altri a un&#8217;associazione &#8220;larga e aperta&#8221;</strong>. Formalmente un contenitore di dibattito, non un soggetto politico. Politicamente, la conferma che nel Nord esiste una domanda che il partito non sta intercettando, e che diversi attori si stanno attrezzando per raccoglierla.</p>
<h2>Grimoldi: &#8220;Con Fontana o Zaia sarebbe un&#8217;autostrada spianata&#8221;</h2>
<p>Che i fuoriusciti guardino a quel malessere con interesse dichiarato lo ha detto lo stesso segretario di Patto per il Nord commentando le parole del presidente della Regione. &#8220;Se oltre alle truppe che hanno salutato Salvini arrivassero anche quelli che hanno una visibilità spiccata come Fontana o Luca Zaia, ci sarebbe un&#8217;autostrada spianata&#8221;, aveva osservato l&#8217;ex segretario della Lega lombarda. Letti in questa cornice, l&#8217;ingresso di un ex eletto del Carroccio e l&#8217;apertura di una nuova sezione assumono il significato di un cantiere predisposto in vista di un possibile travaso.</p>
<h2>Sigle divise e nessun federatore</h2>
<p>Il quadro che ne esce è quello di un&#8217;<strong>area in movimento ma frammentata</strong>. Patto per il Nord, il Partito Popolare del Nord fondato da <strong>Roberto Castelli</strong>, ora Area Liberale Federalista: tre formazioni che pescano nello stesso bacino, quello di chi ha lasciato il Carroccio contestando la svolta centralista, e che nessuno finora è riuscito a unificare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Migranti rispediti in Italia, inizia anche l&#8217;Austria: &#8220;Sono già 4 i rimpatri&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/migranti-rispediti-in-italia-inizia-anche-laustria-sono-gia-4-i-rimpatri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 16:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'interpretazione del nuovo Patto per le migrazioni Ue divide l'Europa. Roma tiene il punto: vale solo per quelli entrati dopo il 12 giugno</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/migranti-rispediti-in-italia-inizia-anche-laustria-sono-gia-4-i-rimpatri/">Migranti rispediti in Italia, inizia anche l&#8217;Austria: &#8220;Sono già 4 i rimpatri&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la <strong>Germania</strong> e la <strong>Svizzera</strong>, ora ci si mette anche l&#8217;<strong>Austria</strong>. Dopo il nuovo patto sui migranti siglato dall&#8217;Europa ed entrato in vigore lo scorso 12 giugno, Vienna ha spiegato di aver rimandato in Italia <strong>quattro immigrati</strong> che avevano fatto il loro primo ingresso in Ue dal Belpaese per poi muoversi verso il territorio austriaco.</p>
<p>I trasferimenti sarebbero avvenuti in autonomia. In sostanza l&#8217;Austria avrebbe pagato, come previsto dal patto, i biglietti per i mezzi pubblici per far tornare i migranti in Italia. Non è chiaro, al momento, di che tipo di migranti si parli. Ovvero se si tratti di stranieri entrati in Italia dopo il 12 giugno oppure dei famosi &#8220;dublinanti&#8221;, quelli che Berlino vorrebbe rimandarci indietro a man bassa.</p>
<p>Differenze sostanziale. Secondo l&#8217;Italia (che nel 2022 aveva sospeso le procedure di riammissione), infatti, il patto sulle migrazioni (che riconosce dei ristori economici per i Paesi di primo ingresso che devono farsi carico delle domande di asilo dei migranti) si applica solo ai &#8220;nuovi&#8221; immigrati. Non ai dublinanti già entrati in Europa prima del 12 giugno su cui ci sarebbe stata una sorta di moratoria: <em>quel che è stato è stato e ve li tenete</em>. Secondo la Germania il discorso invece riguarderebbe invece tutti.  Va detto che al momento né la Svizzera né l&#8217;Austria hanno detto, a differenza della Germania, di voler allargare i respingimenti anche ai migranti entrati prima del 12 giugno. Ma non lo hanno neppure escluso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/migranti-rispediti-in-italia-inizia-anche-laustria-sono-gia-4-i-rimpatri/">Migranti rispediti in Italia, inizia anche l&#8217;Austria: &#8220;Sono già 4 i rimpatri&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>L’utopia socialista presenta il conto: aziende in fuga da Mamdani</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lutopia-socialista-presenta-il-conto-aziende-in-fuga-da-mamdani/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/lutopia-socialista-presenta-il-conto-aziende-in-fuga-da-mamdani/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cesare Rascel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<category><![CDATA[Zohran Mamdani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Autobus e asili gratis, affitti bloccati e tasse sui ricchi: i capitali scappano da New York e a pagare l’esperimento di Mamdani rischia di essere la classe media</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lutopia-socialista-presenta-il-conto-aziende-in-fuga-da-mamdani/">L’utopia socialista presenta il conto: aziende in fuga da Mamdani</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I politici adorano promettere servizi gratuiti per prendere il potere, ma la realtà, specialmente quella economica, presenta sempre il conto. Il nuovo sindaco di New York, <strong>Zohran Mamdani</strong>, autodefinitosi &#8220;socialista democratico&#8221;, ha basato la sua rapida ascesa su <strong>promesse che sembrano uscite dal libro dei sogni</strong>: affitti bloccati, asili nido gratuiti per le famiglie, supermercati on prezzi calmierati gestiti dalla città (dove per acquistare bisogna usare un documento di identità&#8230; a differenza di quando si va a votare) e autobus gratis per tutti. <strong>Ma chi paga per questa pioggia di regali?</strong> La risposta della propaganda auto definita comunista è sempre la stessa: la colpa è dei ricchi, quindi &#8220;tassiamo i ricchi e le grandi aziende&#8221;.</p>
<p>Il piano del sindaco prevedeva di raccogliere 5 miliardi di dollari alzando le tasse aziendali statali fino all&#8217;11,5%, apparentemente pareggiando così la quota del vicino stato del New Jersey. Sembra un piano perfetto, ma<strong> c&#8217;è un enorme dettaglio comico</strong>: la tassa aziendale che Mamdani vuole alzare è una tassa statale, non cittadina. Questo significa che i soldi finirebbero dritti nelle casse dello Stato ad Albany, e non scenderebbero automaticamente nel budget della città per pagare i suoi servizi gratuiti. In pratica, il sindaco vuole finanziare le sue promesse cittadine con soldi che la città nemmeno controlla. E<strong> i suoi elettori se la sono bevuta</strong>, il buon Sgarbi avrebbe detto &#8220;capre, capre, capre!&#8221;.</p>
<p>E non si può dire che i &#8220;fan&#8221; del sedicente sindaco non fossero stati avvisati. A smontare questa utopia in diretta televisiva ci ha pensato nientemeno che <strong>Andrew Cuomo</strong>, l&#8217;ex governatore democratico che Mamdani ha battuto alle primarie (cioè del suo stesso partito, non un rappresentante di quella che a loro piace tanto chiamare &#8220;l&#8217;ondata nera&#8221;&#8230; del suo stesso partito!). Cuomo ha sfatato le promesse di Mamdani pubblicamente sottolineando che a New York City le tasse cittadine si SOMMANO a quelle statali. Quindi, se si alza la tassa statale per pareggiare il New Jersey, un&#8217;azienda di Manhattan non pagherebbe la stessa cifra, ma finirebbe per pagare quasi il doppio rispetto a chi sta dall&#8217;altra parte del fiume. Le parole di Cuomo sono state un avvertimento chiaro: avendo a disposizione lo stesso bacino di talenti, le stesse infrastrutture e gli stessi aeroporti a soli 15 minuti di treno, &#8220;vedremmo una fuga di capitali verso il New Jersey&#8221;. E chi lo avrebbe mai detto che una azienda privata avrebbe cercato di fare i propri interessi?</p>
<p>È già, perché per le grandi società non si tratta di un dibattito politico, ma<strong> di semplice logica finanziaria</strong>: ha molto più senso trasferire la propria sede in uno stato dove la tassazione è favorevole, piuttosto che farsi spremere come un limone per finanziare promesse elettorali impossibili. <strong>L&#8217;esodo è già in atto e i risultati sono quasi impensabili</strong>. Un colosso come Goldman Sachs (con storica sede a NY) sta costruendo un enorme campus di 14 piani a Dallas. Un&#8217;istituzione storica della Grande Mela come JP Morgan, la banca più grande d&#8217;America, ha ora più dipendenti in Texas di quanti ne abbia nello stato di New York. Persino il celebre New York Stock Exchange, il cuore pulsante della finanza globale, ha annunciato di voler espandere le proprie operazioni in Texas. Tutte società che pagano cifre talmente alte in tasse che il risparmio giustifica l&#8217;oneroso trasloco. Senza parlare del fatto che molti dipendenti vedono favorevolmente il trasferimento in regioni dove traffico, neve e bottigliette d&#8217;acqua ad 8$ l&#8217;una diventano solo un brutto ricordo.</p>
<p>A rincarare la dose si aggiunge <strong>un dettaglio esilarante</strong>: la Florida Chamber of Commerce ha piazzato un enorme banner pubblicitario su uno dei maxi schermi di Times Square, nel cuore di New York. Nel cartellone digitale, l&#8217;organizzazione ha ironicamente proclamato il sindaco della città, il democratico socialista Zohran Mamdani, come &#8220;Sviluppatore Economico dell&#8217;Anno&#8221; per la Florida, ringraziandolo con la scritta &#8220;Thanks for the jobs!&#8221;. Secondo la Camera di Commercio, l&#8217;esodo di società e residenti newyorkesi verso il Sunshine State (la Florida così si definisce) sarebbe causato proprio dalle severe politiche fiscali della giunta Mamdani. Un duro smacco mediatico che riaccende il forte dibattito nazionale sull&#8217;efficacia della tassazione progressiva verso i grandi patrimoni.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/mamdani-e-gia-game-over/">Mamdani è già game over</a></li>
</ul>
<p><strong>La matematica, del resto, non perdona</strong>. I calcoli dimostrano che se i piani di Mamdani diventassero legge, solo l&#8217;1% dei contribuenti più ricchi finirebbe per generare oltre il 60% dell&#8217;intero gettito fiscale della città. Ma cosa succede se quell&#8217;1% decide di andarsene, considerando che chi guadagna 25 milioni di dollari l&#8217;anno può risparmiare la bellezza di 3,7 milioni semplicemente trasferendo la residenza in Florida o in Texas?</p>
<p>Succede che i soldi finiscono prima ancora di cominciare. Messo alle strette sul suo stesso budget, Mamdani ha già minacciato che, senza le tasse che desidera, sarà costretto ad <strong>aumentare le tasse sulla proprietà &#8220;su tutta la linea&#8221;</strong> (da notare che si tratta dell&#8217;equivalente del nostro IMU che in America, specie in stati come quello di NY arriva a cifre paragonabili a un secondo mutuo mensile). Questo non colpirà i milionari in fuga, ma la classe media, le famiglie che hanno comprato una piccola casa 30 anni fa e i pensionati a reddito fisso&#8230; tutti insomma.</p>
<p>Non per niente quel &#8220;cattivone&#8221; di <strong>Trump</strong>, proprio la scorsa settimana, riferendosi all&#8217;elezione di un altro socialista democratico come Mamdani in Michigan, ha dichiarato che &#8220;il comunismo non ha mai funzionato, questa gente vi porterà via tutto, prima la casa, poi la macchina&#8230;&#8221;. Quantomeno non possono dire che non sono stati avvisati!</p>
<p>A questo punto viene da chiedersi: chissà se i newyorkesi benpensanti che hanno votato con entusiasmo il sindaco social-democratico<strong> si sono già accorti che sono stati presi per i fondelli</strong>. Hanno votato per l&#8217;utopia dei servizi gratuiti, e in cambio si stanno ritrovando con le banche in fuga, l&#8217;economia a rischio e le mani del governo locale sempre più a fondo nelle loro tasche.</p>
<p>Cesare Rascel, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lutopia-socialista-presenta-il-conto-aziende-in-fuga-da-mamdani/">L’utopia socialista presenta il conto: aziende in fuga da Mamdani</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Se non vi piace il capitalismo, andate a Cuba (e gettate gli smartphone)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/se-non-vi-piace-il-capitalismo-andate-a-cuba-e-gettate-gli-smartphone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 14:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole Ricossiane]]></category>
		<category><![CDATA[Javier Milei]]></category>
		<category><![CDATA[sergio ricossa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338897</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-non-vi-piace-il-capitalismo-andate-a-cuba-e-gettate-gli-smartphone/">Se non vi piace il capitalismo, andate a Cuba (e gettate gli smartphone)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In uno dei suoi recenti interventi il Presidente dell’Argentina, <strong>Javier Milei,</strong> ha ricordato che nel suo paese è in corso la costruzione di un sistema liberale che dovrà svilupparsi per i prossimi 100 anni e chi non è d’accordo può lasciare l’Argentina per andarsene a Cuba o in Venezuela o in qualche altro paradiso simile. Una delle caratteristiche principali di coloro che aspirano alla distruzione del progresso capitalistico per un ritorno pauperistico a chissà quale paradiso terreste socialista, è quella di sputare nel piatto dove mangiano.</p>
<p>Criticano in ogni forma il capitalismo e lo fanno usando tutta la tecnologia e il progresso che il capitalismo ha messo anche a loro disposizione. Usufruiscono dei benefici e delle tecnologie che il capitalismo ha creato e diffuso e allo stesso tempo continuano a denigrarlo. <strong>Inneggiano alla decrescita per un ritorno al paradiso bucolico socialista,</strong> e lo fanno comunicando via social utilizzando lo smartphone. Ed è un eterno ritorno: <strong>ogni nuova generazione di anticapitalisti</strong> se ne esce sostenendo che in passato si viveva meglio. Invece in passato si viveva peggio, questo è il fatto.</p>
<p>Nel suo meraviglioso libro “<em>Storia della Fatica- Quanto, dove e come si viveva</em>” (Armando Editore – 1974), già cinquantadue anni orsono <strong>Sergio Ricossa,</strong> con le sue incredibili, ma per lui consuete, arguzia e preveggenza, effettuava un’analisi, tutt’ora attualissima, al confine tra economia e storia, tra demografia e sociologia, tra tecnologia e statistica, sugli impressionanti sforzi compiuti dall’umanità per riuscire a giungere a vivere come viviamo. E sull’ignoranza di chi, ancora oggi, è<strong> immerso nei grandi vantaggi che industrializzazione e progresso tecnologico</strong> hanno consentito, e non sa quasi nulla dello sforzo e delle meraviglie tecnologiche e organizzative che sono servite per arrivare a questi livelli di tenore di vita, e così diffusi.</p>
<p><strong>Scriveva Ricossa:</strong> &#8220;Siamo figli di una civiltà industriale che non conosciamo: viviamo in mezzo a macchine di cui ignoriamo il modo di funzionare, e lavoriamo in una economia che obbedisce a regole sulle quali sappiamo poco o nulla. Ogni sera decine di milioni di persone guardano un apparecchio, chiamato televisore, che è un perfetto oggetto misterioso: realizza il prodigio di farci vedere quel che sta accadendo magari all’altro capo del mondo, ma non quello di farci chiedere come sia stata possibile l’invenzione della televisione, chi l’abbia concepita, e perché il lusso di possedere una tale scatola magica se lo possano permettere quasi tutti, e non solo pochi privilegiati. <strong>Zworykin,</strong> l’uomo che forse più di ogni altro contribuì all’invenzione, è un nome che quasi nessuno ha sentito nominare: a quest’uomo non si innalzano monumenti e non si intitolano le vie; i libri di storia generalmente tacciono di lui. Di conseguenza la nostra civiltà industriale non è nostra affatto, non sentiamo che ci appartenga; la giudichiamo male, ma siamo incapaci di confrontarla sensatamente con le altre diverse; il suo destino, che è vulnerabile, ci lascia indifferenti. Ci comportiamo come se fosse piovuta dal cielo, senza alcuno sforzo nostro e dei nostri avi, quasi dovesse soddisfare un nostro diritto naturale; e pensiamo spesso che, senza alcuno sforzo nostro, abbia l’obbligo di darci sempre di più, sempre di meglio. Un qualunque intoppo, per esempio un ostacolo ai rifornimenti di petrolio, ci coglie di sorpresa. Un qualunque difetto ci indigna” (Ibid).</p>
<p><strong>Basta sostituire la parola “televisore” con “smartphone”</strong> e il gioco è fatto: siamo fermi lì, tutto è dovuto, tutto è piovuto dal cielo, non ne capiscono niente e nel dubbio sparano a zero sul capitalismo cattivone.</p>
<p>Come dice Milei, <strong>se l’economia di mercato e gli standard che ha creato sono così insopportabili</strong>, agli insoddisfatti rimane pur sempre la possibilità di trasferirsi nei paradisi dell’economia socialista. Chi come noi resterà, invece, tra le maglie del capitalismo, cercherà di sfruttare al meglio anche gli ultimi ritrovati del progresso, come l’intelligenza artificiale che purtroppo, almeno per il momento, non riesce a supplire interamente all’ignoranza naturale.</p>
<p>Fabrizio Bonali, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-non-vi-piace-il-capitalismo-andate-a-cuba-e-gettate-gli-smartphone/">Se non vi piace il capitalismo, andate a Cuba (e gettate gli smartphone)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La prossima volta, taci</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-prossima-volta-taci/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-prossima-volta-taci/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 13:02:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni falcone]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per difendere la sua narrazione il direttore del Fatto evoca Andreotti e liquida con una frase sprezzante la storia di un magistrato che lavorò per lo Stato, non per una parte politica</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste un limite oltre il quale il <strong>faziosismo militante smette di essere semplicemente fazioso</strong> e diventa indegno. Quella soglia, Marco Travaglio l’ha superata a piè pari nella rubrica del <em>Fatto Quotidiano</em> “Ma mi faccia il piacere”, tirando cinicamente in ballo la figura di Giovanni Falcone pur di coprire le spalle ai propri sodali e difendere il proprio cortile mediatico. Il punto è di una gravità inaudita. Commentando un articolo del <em>Foglio</em> in cui Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala ricordavano che <strong>Giovanni Falcone</strong> non avrebbe mai cenato con Lavitola, il direttore del <em>Fatto</em> ha pensato bene di liquidare il tutto con una battuta velenosa e sprezzante: &#8220;Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti&#8221;.</p>
<p>Una frase indegna, un concentrato di malafede e cattivo giornalismo che antepone la caricatura alla verità dei fatti. La verità – quella che i professionisti del sospetto preferiscono ignorare per non rovinare la propria narrazione – è che Giovanni Falcone non lavorava per un governo, <strong>non rispondeva a una fazione politica</strong> e non faceva il cortigiano di nessuno: lavorava, unicamente e fieramente, per lo Stato italiano.</p>
<p>Quando, nel 1991, accettò l’incarico di direttore generale degli Affari penali al Ministero della Giustizia, non lo fece per inseguire poltrone o scranni, ma dopo che Palermo era diventata un inferno di isolamento, delegittimazione e invidia velenosa, proprio nel momento in cui Falcone era finito al centro di un clima di ostilità e sospetto. Quel periodo, lungi dall’essere una macchia o una compromissione politica, rappresentò uno dei momenti più straordinari e istituzionalmente fecondi della <strong>storia della lotta alla mafia.</strong></p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/maria-falcone-zittisce-travaglio-indegne-le-sue-parole-su-mio-fratello-e-andreotti/" target="_blank" rel="noopener">Maria Falcone zittisce Travaglio: Indegne le sue parole su mio fratello e Andreotti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ho-una-domanda-per-travaglio/" target="_blank" rel="noopener">Ho una domanda per Travaglio</a></li>
</ul>
<p>Fu in quel contesto che Falcone contribuì in modo decisivo alla costruzione e al rafforzamento di<strong> una moderna architettura antimafia:</strong> dalla Direzione nazionale antimafia alle Direzioni distrettuali antimafia, dalla DIA al potenziamento degli strumenti investigativi e della disciplina sui collaboratori di giustizia. Il lavoro svolto in quei quindici mesi rappresentò un passaggio fondamentale nella modernizzazione della risposta dello Stato alla criminalità organizzata.</p>
<p>Ridurre un monumento della lotta alla mafia come Giovanni Falcone a <strong>una battuta da vignetta</strong> per difendere il metodo di qualche conduttore televisivo amico è un insulto intollerabile alla memoria di chi è saltato in aria a Capaci in nome della Patria e della legalità. E siccome la storia e il coraggio di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo, di Paolo Borsellino e delle loro scorte sono troppo grandi per essere calpestati dall’arroganza della polemica quotidiana, ogni tanto bisognerebbe ricordarsi che, prima delle appartenenze, delle polemiche e delle convenienze, dovrebbe venire una parola sola: rispetto.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 19 agosto 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ucraina nel caos: arrestata Irina Mudra, stretta collaboratrice di Zelensky,</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/terremoto-corruzione-a-kiev-perquisita-e-silurata-la-vice-di-zelensky/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 12:20:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Volodymyr Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso corruzione scuote Kiev: Volodymyr Zelensky rimuove la sua vice dopo le perquisizioni, ecco cosa sta succedendo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’inchiesta sulla <strong>corruzione</strong> in <strong>Ucraina</strong> arriva fino ai vertici dell’Ufficio presidenziale. Stamattina gli uomini del Nabu, l’Ufficio nazionale anticorruzione, hanno perquisito le abitazioni di <strong>Iryna Mudra</strong>, vice capo di gabinetto del presidente <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, e del parlamentare <strong>Vadym Stolar</strong>. Poi in serata la svolta: la Mudra è stata arrestata.</p>
<p>Secondo quanto riferito dal <em>Kyiv Independent</em>, gli investigatori sono impegnati in una &#8220;operazione speciale&#8221; finalizzata a smascherare <strong>una presunta organizzazione criminale</strong>. Il gruppo sarebbe guidato da un parlamentare in carica e da un ex deputato e, stando alle informazioni diffuse, coinvolgerebbe anche alcuni alti funzionari dell’Ufficio del presidente. Non sono stati ancora resi noti nel dettaglio né i reati ipotizzati né il ruolo attribuito alle singole persone interessate dalle perquisizioni.</p>
<p>La prima conseguenza politica dell’operazione è arrivata poche ore dopo. Zelensky ha firmato un decreto con cui ha <strong>rimosso la Mudra dall’incarico di vice capo dell’Ufficio presidenziale</strong>. La decisione è stata riportata dall’emittente pubblica <em>Suspilne</em>. Da parte della presidenza, almeno per il momento, non sono arrivate ulteriori spiegazioni sul provvedimento o sui contenuti dell’inchiesta.</p>
<p>L’altro nome coinvolto nell’operazione è quello di <strong>Vadym Stolar</strong>. Il deputato aveva rappresentato in Parlamento la Piattaforma di Opposizione per la Vita, formazione considerata filorussa e messa al bando dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022. Stolar fa attualmente parte di Restaurazione dell’Ucraina, gruppo parlamentare nato da una costola della precedente forza politica.</p>
<p>L’indagine riporta in primo piano il tema della corruzione nelle istituzioni ucraine e, in particolare, i rapporti tra alcuni esponenti politici e gli ambienti dell’Ufficio presidenziale. L’operazione condotta dal Nabu, infatti, arriva dopo una serie di <strong>accertamenti</strong> che negli ultimi mesi hanno riguardato anche parlamentari appartenenti alla maggioranza di Zelensky.</p>
<p>Nel dicembre scorso l’Ufficio anticorruzione aveva accusato cinque deputati di &#8220;Servitore del Popolo&#8221;, il partito del presidente, di avere <strong>ricevuto denaro in cambio di voti parlamentari.</strong> Nello stesso mese erano state perquisite anche le abitazioni di un collaboratore di <strong>David Arakhamia</strong>, capo della fazione presidenziale alla Verkhovna Rada</p>
<p>Secondo quanto riferito ad aprile al Kyiv Independent da una fonte delle forze dell’ordine, gli accertamenti avevano interessato proprio <strong>uno degli assistenti di Arakhamia</strong>. A luglio <em>Ukrainska Pravda</em> aveva poi riferito che il Nabu aveva ottenuto un’ordinanza del tribunale per prelevare campioni biologici dal collaboratore nell’ambito del procedimento relativo ai presunti pagamenti in contanti destinati ad alcuni parlamentari.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-fatto-zelensky-e-le-due-bufale-in-due-giorni/">Il Fatto, Zelensky e le due bufale in due giorni</a></li>
</ul>
<p>La nuova operazione si sviluppa mentre Zelensky procede anche alla <strong>riorganizzazione di due ministeri centrali per la conduzione della guerra</strong>. La Verkhovna Rada ha approvato <strong>la nomina di Yevhen Khmara alla guida della Difesa e quella di Andrii Sybiha agli Esteri</strong>. Entrambi erano stati formalmente proposti dal presidente il giorno precedente.</p>
<p>Khmara prende il posto <a href="https://www.nicolaporro.it/zelensky-sfida-la-piazza-ora-rischia-davvero/">di Mykhailo Fedorov</a>, rimosso a metà luglio dopo avere guidato il ministero della Difesa con un forte orientamento verso la tecnologia, la digitalizzazione e lo sviluppo della produzione nazionale di droni. Il suo allontanamento aveva provocato proteste a Kiev e in altre città, dove alcuni manifestanti ne avevano chiesto il ritorno al governo. Fedorov, figura molto popolare nel Paese ed ex ministro della Trasformazione digitale, ha inoltre chiesto che vengano create le condizioni necessarie per lo svolgimento delle elezioni nonostante l’invasione russa, con l’obiettivo dichiarato di &#8220;ripristinare un pieno processo democratico&#8221;.</p>
<p>Il nuovo ministro della Difesa proviene invece dai servizi di sicurezza ucraini. Khmara ha il grado di maggior generale, è un veterano delle operazioni speciali e in passato ha comandato il Centro &#8220;Alpha&#8221; dell’Sbu, struttura alla quale viene attribuito un ruolo centrale nella campagna di attacchi con droni a lungo raggio contro obiettivi in territorio russo. Nel 2022 aveva inoltre guidato l’operazione per la liberazione dell’Isola dei Serpenti. Nel gennaio 2026 Zelensky lo aveva nominato capo ad interim dell’Sbu dopo <strong>le dimissioni di Vasyl Maliuk.</strong> A luglio gli aveva poi affidato temporaneamente il ministero della Difesa. Con il voto della Verkhovna Rada, la sua nomina è diventata definitiva.</p>
<p>Massimo Balsamo, 19 agosto 2026</p>
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		<item>
		<title>Garantismo per Ranucci, il feudatario del giornalismo senza imperatori</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/garantismo-per-ranucci-il-feudatario-del-giornalismo-senza-imperatori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 11:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[esercito]]></category>
		<category><![CDATA[feudatari]]></category>
		<category><![CDATA[Garantismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavitola]]></category>
		<category><![CDATA[Lucarelli]]></category>
		<category><![CDATA[Ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Report mi piace? No. Ranucci mi piace? Men che meno. Che la sua conduzione, ma direi l’intero programma, abbia una chiara connotazione politica è lapalissiano. Il problema al massimo è del centrodestra che non riesce a mettere su un gruppo di professionisti di pari livello per fare inchieste di sponda opposta. In generale, non mi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Report</strong> mi piace? No. <strong>Ranucci</strong> mi piace? Men che meno. Che la sua conduzione, ma direi l’intero programma, abbia una chiara <strong>connotazione politica</strong> è lapalissiano. Il problema al massimo è del <strong>centrodestra</strong> che<strong> non riesce a mettere su un gruppo di professionisti di pari livello per fare inchieste di sponda opposta</strong>. In generale, non mi piace il giornalismo a tesi, ma &#8211; nel <strong>tempo dei feudatari dell’informazione del terzo millennio</strong> e delle fazioni opposte &#8211; non c’è spazio per le mezze misure.</p>
<p>C’è però qualcosa che mi colpisce fortemente: <strong>Ranucci non è neppure indagato</strong>. Ma anche se lo fosse in futuro, rimarrebbe una persona <strong>innocente</strong> in attesa di chiarimenti su qualcosa che potrebbe come non potrebbe aver fatto. Certo, il metodo Report lo condannerebbe, e sarebbe anzi interessante e distopico che il programma dedicasse il primo approfondimento della propria stagione proprio al <strong>caso Lavitola</strong>, per vedere se ha lo stesso metro di giudizio usato con gli altri. Ma non è che ripagare qualcuno con la stessa moneta rende quella moneta meno giusta. <strong>I garantisti sono garantisti con tutti, ma specialmente con i nemici</strong>. Altrimenti è troppo semplice.</p>
<p><strong>Con che faccia il centrodestra può dire che in Italia manca il garantismo, quando alla fine proprio con uno degli uomini che odia di più non lo esercita?</strong> Allora diventa una pura facciata, un principio sindacabile &#8211; e i princìpi per essere tali devono essere sempre insindacabili. Dunque, <strong>garantismo per Ranucci</strong>. Condanna per la diffusione illegale delle carte processuali, per le intercettazioni e per le fughe in avanti. Garantismo per lui, e per tutti gli altri. Anche per Pietro Tatarella, che Ranucci ha condannato prima che fosse concluso il primo grado.</p>
<h2>Ranucci, il feudatario del giornalismo senza imperatori né monarchi</h2>
<p>Quando è scoppiato il <strong>caso Ranucci</strong>, mi è venuta in mente una definizione di <strong>Guido Brera</strong>, il finanziere editore di Chora, Will e Cronache di Spogliatoio. Nella puntata del suo podcast Black Box dedicata a google, facebook et similia, Brera li definiva, appunto, “i feudatari del web”. Perché di fatto l’esplosione della rete li aveva resi potenti quanto e più degli stati, intoccabili a chiunque ed estremamente ricchi.</p>
<p>Ranucci, che oltre a RaiTre ha un milione di follower su Facebook e 290mila follower su Instagram, ha numeri da vero e proprio influencer di alta fascia. Un<strong> feudatario del web e della tv</strong>. Certo, di scala e dimensione completamente differente da quella di Zuckerberg. Diciamo che se quello è un valvassore senza imperatore né monarca a comandarlo, questo è un <strong>valvassino</strong>, ma egualmente libero. <strong>Senza padroni, se non i lettori</strong>. Senza timore di querele, bastonate, pubblicità che va via. Uno pubblica quel che vuole. Il sogno di ogni giornalista. Ma i sogni, nella realtà, non esistono. Esistono le sfumature e la necessità dei contrappesi.</p>
<h2>Ranucci come Lucarelli, bravi da far paura</h2>
<p>Ranucci non è l’unico feudatario del giornalismo italiano. L’altra &#8211; incredibile perché ancora più “pura” per la sua distanza dai media tradizionali &#8211; è <strong>Selvaggia Lucarelli</strong>. Che è anche l’autrice della newsletter Substack più letta in Italia e tra le più lette al mondo. <strong>Ranucci e Lucarelli hanno molto in comune. </strong>La prima cosa è che incutono paura, proprio come i feudatari di un tempo.</p>
<p>Nel 2020 Report dedicò più servizi contro <strong>Attilio Fontana</strong> e contro la gestione della pandemia in Lombardia. Ricordo un servizio in particolare che mi fece molto arrabbiare per come era costruito. Bene: io scrissi un articolo che ebbe una discreta diffusione. Un mio amico, conduttore di un programma di punta della Rai &#8211; oggi in Mediaset -, mi chiamò e mi disse: “Ma sei proprio sicuro di prendertela con Report? Guarda che quelli sono cattivi eh&#8230;” . Ricordo distintamente di essermi spaventato. Entrambi, Ranucci e Lucarelli, <strong>riescono a incutere paura perché sono spietati, ma soprattutto perché sono bravi</strong>. E visto che sono bravi hanno<strong> un loro esercito privato</strong>.</p>
<h2>Come si diventa un feudatario</h2>
<p><strong>Con la bravura, con il giornalismo, con il duro lavoro. Ecco come si diventa feudatario</strong>. Sì, magari tagliando pure qualche curva. Ma correndo, sempre. Trovando e <strong>riuscendo a imporre notizie</strong>. Sigfrido Ranucci è diventato il feudatario che è per i suoi <strong>contatti</strong>, per il suo <strong>archivio</strong>, ma soprattutto per la sua capacità di guidare un team di giornalisti che trovano notizie. Magari poi non verificate bene, o verificate “a tesi”. Idem Selvaggia Lucarelli: dà notizie. Anche importanti, rilevanti per la pubblica opinione.</p>
<p>Dunque, si diventa feudatario con la bravura. Ma non solo. <strong>C’è da costruire il proprio pubblico</strong>.<strong> Un esercito</strong>. Le persone che seguono Ranucci o gli altri feudatari sono dei fan, assai <strong>convinti dell’onestà</strong> dei loro beniamini. I quali fanno di tutto per fare proprio questo: sembrare onesti, essere oltre ogni sospetto. Ed è precisamente per questo che <strong>Ranucci è un feudatario in grande difficoltà</strong>: perché il caso Lavitola dice che no, non è un puro. Peggio: che forse stava brigando per andare in politica, e che il suo amico Lavitola avrebbe messo una bomba per favorirlo. <strong>E’ la caduta della credibilità che determina l’abbandono dell’esercito. E senza esercito il feudatario non ha nessun potere</strong>. Non incute nessuna paura. Perché è l’esercito che dà il potere senza contrappesi. Non ci sono editori, o capi, o direttori che ti comandano, quando hai milioni di follower o ascoltatori o telespettatori. Sono i feudatari che fanno da traino per gli editori, e non viceversa.</p>
<h2>Negare sempre tutto per sopravvivere</h2>
<p>C’è un’altra caratteristica che bisogna avere <strong>per essere feudatari</strong>:<strong> bisogna essere spietati</strong>. Negare sempre, negare tutto. Lavitola, il suicidio di una ristoratrice, qualunque cosa. Magari sono davvero vicende che non c’entrano con il feudatario di turno. Ma la prima regola è che bisogna apparire puri, quando hai fatto qualcosa o quando non l’hai fatta ma ti accusano di averla fatta.</p>
<p>Ve li vedete un Ranucci o una Lucarelli dire di aver sbagliato? <strong>La smentita non fa parte del bagaglio</strong> di un feudatario per il semplice motivo che va intaccare l’unico marchio che ha un valore: il proprio nome. E non c’è possibilità di ammissione di errore. Sì, in certi casi può anche avvenire: ma è sempre e solo un bel gesto che possa comunicare all’esercito “vedete, io sono talmente onesto che ammetto di aver fatto una piccola sbavatura, un piccolo inciampo nella mia camminata sulle acque”. Di fronte a Lavitola, Ranucci si paragona ai martiri della patria.</p>
<p>C’è poi un altro aspetto duro, del lavoro di feudatario. <strong>Non si può tollerare che ci sia un altro valvassino nelle tue terre</strong>. <strong>E se c’è, bisogna tirarlo giù velocemente</strong>. Questo avviene in particolar modo a sinistra (ma pure a destra c’è una bella concorrenza). Mi sono chiesto lungamente perché Selvaggia Lucarelli abbia annunciato prima con la sua newsletter e poi con una intervista al Corriere della Sera (l’altra cifra del nostro tempo è che i media, vecchi sovrani, ormai si inginocchiano ai valvassini perché sono più popolari loro), che Ranucci era quel che era, e che lei lo aveva sempre saputo. Lo scrive e lo dice per il bisogno di ballare sulla propria piastrella da sola. Ma perché lo dice ora? Perché prima Report faceva paura anche a lei. Proprio perché <strong>non c’è contraddittorio, con Report</strong>. Non c’è appello. E non ci sono scuse in caso di errore commesso (sì, ci sono i tribunali). Esattamente come non c’è contraddittorio, <strong>non c’è appello e non ci sono scuse con la Lucarelli</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a style="display: inline-block; max-width: 640px; width: 100%;" href="https://frontale.substack.com" target="_blank" rel="noopener nofollow"><img decoding="async" style="width: 100%; height: auto; border: 0; display: block;" src="https://i.imgur.com/ZZihhkz.jpeg" alt="Iscriviti alla Newsletter Frontale - a cura di Fabio Massa" /></a></p>
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		<item>
		<title>La spada di San Michele nel cielo di un mondo che ha smarrito la pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 11:05:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[guerre]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[Sacra]]></category>
		<category><![CDATA[San Michele]]></category>
		<category><![CDATA[spada]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono momenti nei quali una luce è soltanto una luce. E altri nei quali diventa un segno. Dal 17 al 30 settembre, dalla Sacra di San Michele, un fascio luminoso lungo cinque chilometri salirà nel cielo del Piemonte. È la Spada dell’Arcangelo, l’installazione ideata dal fotografo Franco Borrelli e realizzata con i light designer [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono momenti nei quali una luce è soltanto una luce. E altri nei quali diventa un segno.<br />
Dal 17 al 30 settembre, dalla <strong>Sacra di San Michele</strong>, un <strong>fascio luminoso lungo cinque chilometri salirà nel cielo</strong> del Piemonte. È la <strong>Spada dell’Arcangelo</strong>, l’installazione ideata dal fotografo <strong>Franco Borrelli</strong> e realizzata con i light designer di Space Cannon. Un raggio puntato verso est, inclinato di 47 gradi lungo l’asse del finestrone absidale.</p>
<p>I tecnici ci diranno dei proiettori, della potenza, dell’inclinazione. Gli uomini, se avranno ancora voglia di alzare gli occhi dal telefonino, potranno vederci qualcos’altro. Perché<strong> San Michele non è un santo accomodante</strong>. Non promette che tutto andrà bene. Impugna una spada. Nella tradizione cristiana combatte il male, non lo commenta. Non cerca compromessi con il drago: lo affronta. Ed è forse per questo che la sua <strong>figura appare così terribilmente contemporanea</strong>.</p>
<h2>Un mondo che parla di pace e fabbrica guerre</h2>
<p>Viviamo in un <strong>mondo che parla continuamente di pace e continua a fabbricare guerre</strong>. L’Ucraina sanguina, il Medio Oriente non trova requie, popolazioni intere conoscono ancora fame, persecuzioni e paura. Le minoranze religiose sono perseguitate in mezzo mondo. Intanto noi occidentali discutiamo molto, condanniamo a turno, ci indigniamo per qualche ora e poi passiamo alla notizia successiva. <strong>Abbiamo perfezionato l’arte di voltare pagina. Meno quella di distinguere il bene dal male</strong>.</p>
<h2>Non nuove crociate, ma coraggio</h2>
<p>Ecco perché quella lama di luce sopra la Val di Susa può essere più di una bella trovata scenografica. Può ricordarci che la pace non è debolezza, che la giustizia non consiste nell&#8217;essere neutrali davanti a tutto e che esistono momenti nei quali bisogna scegliere da che parte stare. Non servono nuove crociate. Ne abbiamo avute abbastanza. Serve piuttosto qualcosa che San Michele rappresenta da secoli: il <strong>coraggio</strong>. Quello di <strong>difendere chi è più debole, di non abituarsi alla violenza, di non considerare inevitabile ogni barbarie solo perché accade lontano da casa nostra</strong>.</p>
<h2>Tredici notti sopra il Pirchiriano</h2>
<p>La Sacra, lassù sul <strong>monte Pirchiriano</strong>, ne ha viste passare parecchie di epoche, eserciti, potenti e ideologie. È ancora lì. Molti di quelli che credevano di possedere il mondo sono diventati una riga nei libri di storia. Dal 17 settembre, <strong>per tredici notti</strong>, sopra quelle pietre millenarie comparirà una <strong>spada fatta di luce</strong>. Forse il mondo, in questo momento terribile, ha bisogno proprio di San Michele. Non perché venga a combattere le nostre guerre al posto nostro. Ma perché ci ricordi che il male esiste, che la pace e le libertà vanno difese e che, ogni tanto, per capire dove stiamo andando, bisogna avere il coraggio di alzare gli occhi al cielo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Bonifici ai figli e controlli fiscali: ecco come difendersi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/bonifici-figli-controlli-fisco-difesa-liberale/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/bonifici-figli-controlli-fisco-difesa-liberale/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 11:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[bonifici ai figli]]></category>
		<category><![CDATA[causale bonifico]]></category>
		<category><![CDATA[controlli agenzia delle entrate]]></category>
		<category><![CDATA[difesa patrimoniale]]></category>
		<category><![CDATA[donazioni indirette]]></category>
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		<category><![CDATA[presunzioni fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[tasse e donazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scopri come proteggere i bonifici ai figli dai controlli del fisco. Guida liberale per trasferire denaro in famiglia senza l'ingerenza dello Stato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/bonifici-figli-controlli-fisco-difesa-liberale/">Bonifici ai figli e controlli fiscali: ecco come difendersi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="6">L&#8217;ossessione burocratica per il controllo capillare della vita dei cittadini ha raggiunto livelli grotteschi, arrivando a mettersi di mezzo persino nei rapporti di solidarietà e affetto tra genitori e figli. Un lettore ci pone un quesito che riflette perfettamente l&#8217;assurdità di questo sistema coercitivo: «Da qualche mese faccio bonifici a cadenza mensile a mio figlio, maggiorenne con un lavoro scarsamente retribuito, sempre dello stesso importo non rilevante, con causale rimborso spese. Quali rischi corro col fisco? E come potrei agire diversamente ?». Il fatto stesso che un genitore debba porsi il problema di quali sanzioni rischia nell&#8217;aiutare liberamente la propria prole evidenzia quanto lo Stato abbia travalicato i propri confini naturali.</p>
<p data-path-to-node="7">L&#8217;ingerenza statale nell&#8217;economia privata trova la sua massima espressione nelle <b data-path-to-node="7" data-index-in-node="81">presunzioni fiscali</b>, strumenti attraverso cui l&#8217;Agenzia delle Entrate considera aprioristicamente sospetto ogni passaggio di denaro non giustificato secondo i parametri dell&#8217;amministrazione. In un&#8217;ottica liberale e di libero mercato, il patrimonio privato, già ampiamente tassato al momento della sua produzione, non dovrebbe subire ulteriori ostacoli o monitoraggi quando viene liberamente distribuito all&#8217;interno del nucleo familiare. Invece, l&#8217;automatismo degli algoritmi del fisco trasforma ogni gesto d&#8217;aiuto spontaneo in un potenziale segnale d&#8217;allarme per l&#8217;evasione.</p>
<h2 data-path-to-node="8">La trappola dell&#8217;accertamento</h2>
<p data-path-to-node="9">Il primo elemento di vulnerabilità risiede proprio nell&#8217;uso di formule ambigue o tecnicamente errate nelle movimentazioni bancarie. Utilizzare la dicitura &#8220;rimborso spese&#8221; quando in realtà si tratta di un sostegno economico continuativo può insospettire i funzionari dell&#8217;amministrazione finanziaria. In sede di verifica, il Fisco potrebbe contestare la natura del trasferimento, ipotizzando che dietro quel finto rimborso si nasconda un corrispettivo per prestazioni lavorative o una redditività non dichiarata dal figlio.</p>
<p data-path-to-node="10">Quando si effettuano versamenti periodici con la medesima frequenza e cifra, la continuità del flusso finanziario attiva i sistemi di monitoraggio. Sebbene la somma versata sia modesta, il Fisco tende a ricostruire la capacità contributiva dei soggetti coinvolti attraverso presunzioni che ribaltano l&#8217;onere della prova sul cittadino. L&#8217;onere di dimostrare che non si tratta di un reddito imponibile cade interamente sulle spalle della famiglia, costretta a giustificare la propria generosità di fronte a una burocrazia cieca.</p>
<h2 data-path-to-node="11">Come proteggersi dalle ingerenze statali</h2>
<p data-path-to-node="12">Per blindare i passaggi di denaro ed evitare che la burocrazia metta il naso nei conti di casa, occorre adottare una strategia di massima linearità e trasparenza terminologica. La soluzione più efficace consiste nell&#8217;indicare chiaramente la natura del versamento, utilizzando causali inattaccabili che richiamino espressamente la solidarietà familiare. Diciture come &#8220;regalo di compleanno&#8221;, &#8220;sostegno economico genitoriale&#8221; o &#8220;contributo al mantenimento&#8221; qualificano giuridicamente l&#8217;atto come una donazione di modico valore, del tutto irrilevante ai fini delle imposte sui redditi.</p>
<p data-path-to-node="13">Un&#8217;altra strada da percorrere, qualora le somme siano destinate a coprire uscite specifiche, è quella di saldare direttamente le spese del figlio tramite pagamenti tracciabili a favore dei terzi creditori. Pagare l&#8217;affitto direttamente al proprietario dell&#8217;immobile o saldare le utenze domestiche elimina alla radice il passaggio intermedio di denaro e azzera il rischio che il versamento venga scambiato per un compenso. Difendere la sovranità della famiglia dal leviatano fiscale richiede attenzione e precisione, affinché la libertà di disporre dei propri frutti rimanga un diritto intangibile.</p>
<p data-path-to-node="13">Enrico Foscarini, 19 agosto 2026</p>
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		<title>Milano, simula una crisi epilettica per evitare il controllo antidroga: arrestato pusher in piazza Sant&#8217;Agostino</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-simula-una-crisi-epilettica-per-evitare-il-controllo-antidroga-arrestato-pusher-in-piazza-santagostino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 11:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
		<category><![CDATA[crisi epilettica]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[hashish]]></category>
		<category><![CDATA[spaccio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il copione si è rotto quando i medici del San Carlo hanno chiuso gli accertamenti: nessun malore, nessuna crisi. La messinscena inventata per sottrarsi ai controlli della Polizia locale di Milano non ha retto, e per un cittadino marocchino di 49 anni è scattato l&#8217;arresto con l&#8217;accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il copione si è rotto quando i medici del San Carlo hanno chiuso gli accertamenti: nessun malore, nessuna crisi. La <strong>messinscena inventata per sottrarsi ai controlli della Polizia locale di Milano</strong> non ha retto, e per un <strong>cittadino marocchino di 49 anni è scattato l&#8217;arresto con l&#8217;accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio</strong>. Il fatto risale a lunedì 17 agosto, nel corso dei servizi di vigilanza al mercato scoperto di piazza Sant&#8217;Agostino.</p>
<p>Durante l&#8217;intervento l&#8217;indagato avrebbe <strong>simulato una crisi epilettica</strong>, contando probabilmente sull&#8217;obbligo per gli agenti di attivare i soccorsi e sospendere l&#8217;ispezione. La procedura, in effetti, è stata rispettata: l&#8217;uomo è stato accompagnato in via precauzionale all&#8217;ospedale San Carlo. Gli esami clinici, però, hanno escluso qualsiasi patologia in corso, e dal pronto soccorso il quarantanovenne è passato direttamente alla condizione di arrestato.</p>
<h2>Il panetto maneggiato davanti alla metropolitana</h2>
<p>Gli agenti in servizio nell&#8217;area hanno notato l&#8217;uomo mentre manipolava un pezzo di hashish nei pressi dell&#8217;ingresso della metropolitana, in un orario e in un contesto di forte passaggio pedonale. Fermato per l&#8217;identificazione, il quarantanovenne è stato trovato con <strong>cinque involucri</strong> in cellophane, per un peso complessivo di <strong>37,7 grammi di hashish</strong>, insieme a<strong> 305 euro in contanti</strong>.</p>
<h2>Le unità cinofile nell&#8217;alloggio Aler occupato</h2>
<p>Gli accertamenti si sono poi spostati all&#8217;abitazione dell&#8217;uomo, in zona Inganni: un <strong>appartamento di proprietà Aler</strong> occupato abusivamente. Qui gli operatori si sono fatti accompagnare dalle unità cinofile, che hanno segnalato la presenza di stupefacenti non nell&#8217;alloggio ma in un solaio aperto adiacente. All&#8217;interno sono stati recuperati <strong>altri 400 grammi di hashish</strong>.</p>
<p>Il solaio, però, è uno spazio comune e accessibile, circostanza che impedisce di attribuire con certezza la titolarità della sostanza a una singola persona. Per questa ragione <strong>la droga è stata sequestrata</strong> ma non ricondotta direttamente all&#8217;arrestato, che risponde soltanto di quanto rinvenuto sulla sua persona.</p>
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		<title>Il Vaticano rimuove don Massimo Biancalani: adios al &#8220;prete dei migranti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 10:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Don Massimo Biancalani]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo le autorità della Chiesa, la sua gestione avrebbe violato le norme canoniche</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Don Massimo Biancalani è stato rimosso dalle parrocchie di Santa Maria Maggiore a <strong>Vicofaro</strong> e San Niccolò a Ramini, nel Pistoiese. La decisione, arrivata al termine di un <strong>lungo iter ecclesiastico</strong> che ha coinvolto anche la Santa Sede, chiude almeno per ora l’esperienza di <strong>accoglienza dei migranti</strong> portata avanti dal sacerdote per circa dieci anni. Secondo le autorità della Chiesa, la sua gestione avrebbe violato le norme canoniche.</p>
<p>La vicenda aveva subito una svolta nell’estate del 2025, quando la polizia aveva <a href="https://www.nicolaporro.it/ciao-ciao-don-biancalani-finalmente-vicofaro-e-libera/" target="_blank" rel="noopener"><strong>sgomberato gli stranieri ospitati nei locali di Vicofaro</strong></a>. Poco dopo l’allora vescovo Fausto Tardelli aveva revocato a Biancalani la rappresentanza legale della parrocchia. Il sacerdote aveva però proseguito la propria attività a Ramini, dove aveva dato ospitalità a circa cinquanta migranti senza alloggio. La diocesi gli aveva proposto un trasferimento all’Ufficio missionario, soluzione da lui respinta per continuare l’attività di accoglienza.</p>
<p>Biancalani aveva quindi presentato due ricorsi in Vaticano, contestando sia la rimozione da Vicofaro sia il nuovo incarico. Le sue richieste non sono state accolte e ora è arrivata anche la revoca da Ramini. <strong>La Chiesa gli contesta di aver dedicato insufficiente attenzione alla normale attività pastorale</strong> e di aver utilizzato impropriamente le parrocchie come strutture per ospitare migranti, nonostante le contestazioni di parte della comunità locale. Il sacerdote ha ancora 60 giorni per valutare un nuovo ricorso; altrimenti dovrebbe assumere l’incarico nell’Ufficio missionario diocesano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-vaticano-rimuove-don-massimo-biancalani-adios-al-prete-dei-migranti/">Il Vaticano rimuove don Massimo Biancalani: adios al &#8220;prete dei migranti&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Mercati finanziari, fate attenzione alle obbligazioni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-19-agosto-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 10:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zuppa di Porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Zuppa di Porro del 19 agosto 2026: rassegna stampa quotidiana</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-19-agosto-2026/">Mercati finanziari, fate attenzione alle obbligazioni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/-Ihv33hWXcM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>
<p>Il solito Trump, il solito Ranucci e il solito Lovaglio, che sarebbe il capo di Mps. Ah dimenicavo, attenzione a obbligazioni e mercati</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-19-agosto-2026/">Mercati finanziari, fate attenzione alle obbligazioni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Spari al pronto soccorso, il testimone ribalta tutto: &#8220;Ci ha difeso, il magrebino l&#8217;ha preso a pugni&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/spari-al-pronto-soccorso-il-testimone-ribalta-tutto-ci-ha-difeso-il-magrebino-lha-preso-a-pugni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 10:06:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[sparatoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parla uno dei medici presenti sul posto: "È una vergogna rischiare la galera per averci difeso". E il video racconta l'altro lato della medaglia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/spari-al-pronto-soccorso-il-testimone-ribalta-tutto-ci-ha-difeso-il-magrebino-lha-preso-a-pugni/">Spari al pronto soccorso, il testimone ribalta tutto: &#8220;Ci ha difeso, il magrebino l&#8217;ha preso a pugni&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le immagini del <strong>poliziotto</strong> della penitenziaria che spara tre colpi contro il fuggitivo in manette le avete viste tutti. Erano sui quotidiani italiani. Davano il senso che l&#8217;agente, come ipotizza la procura che l&#8217;ha indagato, abbia cercato di ammazzare il <strong>magrebino.</strong> Tentato omicidio. Ma c&#8217;è un prima rispetto a quel video. Una parte potete vederla qui sotto, e mostra il momento in cui l&#8217;uomo cerca di scappare dalla custodia, prende un estintore e inizia a spararlo all&#8217;interno dell&#8217;ospedale. Ma soprattutto ci sono le parole di un testimone, un medico, che si schiera a difesa del tutore dell&#8217;ordine e racconta &#8220;l&#8217;altra faccia della medaglia&#8221; della sparatoria nel pronto soccorso di Prato.</p>
<h2>La testimonianza</h2>
<p>“Io ero lì &#8211; <a href="https://www.lanazione.it/prato/cronaca/medico-testimone-bluh25bw" target="_blank" rel="noopener nofollow">racconta il sanitario in un post social</a> &#8211; <strong>Sono il medico che ha assistito alla scena davanti al bancone</strong>. Il poliziotto era stato preso brutalmente a pugni fino al secondo prima, dopo che quello aveva comunque sparato l’estintore dentro il triage”. In fondo uno degli agenti ha riportato la frattura a una mano con una prognosi di trenta giorni, l&#8217;altro &#8211; quello indagato per tentato omicidio &#8211; dovrà stare a casa per 10 giorni per recuperare dalle ferite. &#8220;È una vergogna – aggiunge il medico – Quel poveraccio rischia di perdere il lavoro e forse farsi pure la galera per averci difeso, per averci tutelato e salvato la vita. <strong>Non dovrebbe essere nemmeno indagato</strong>. Ha fatto solo il suo dovere. Quel criminale era agitato, aggressivo e pericoloso. E l’ha immobilizzato dopo numerosi tentativi, provocandogli una ferita minima peraltro. Onore e rispetto per la polizia”.</p>
<h2>La dinamica</h2>
<p>La procura intanto sta cercando di ricostruire tutte le fasi dell&#8217;evento. Il 22enne, arrestato per aver tentato di introdurre hashish e cellulari nel carcere di Prato, era stato accompagnato al pronto soccorso dopo essersi ferito durante il fermo. Lì ha cercato nuovamente la fuga. Il giovane ha usato un estintore contro gli agenti, provocando il panico, quindi ha cercato una via d’uscita nella zona delle ambulanze, che però era chiusa. Uno dei poliziotti penitenziari ha esploso tre colpi: uno ha raggiunto il fuggitivo alla gamba, mentre secondo la difesa gli altri due sarebbero stati sparati a scopo intimidatorio. I filmati diffusi, tuttavia, non mostrano spari verso l’alto. La Scientifica dovrà ricostruire l’accaduto. Intanto resta da chiarire un possibile collegamento con <strong>una rissa avvenuta nello stesso carcere</strong>.</p>
<p>Il poliziotto ha assicurato ai suoi legali di aver &#8220;esploso due colpi di avvertimento in aria e infine un terzo verso il ragazzo&#8221; perché &#8220;sentiva invocare aiuto dal suo collega&#8221;. Per lui non è stato applicato lo &#8220;scudo penale&#8221; previsto dal governo Meloni, cioè l&#8217;iscrizione in un registro speciale, ma si è passati direttamente allo stato di indagato per tentato omicidio. Il pm è convinto che l&#8217;agente abbia &#8220;agito deliberatamente per colpire il cittadino marocchino sparando e mirando per colpirlo&#8221; e quindi nulla farebbe presumere &#8220;una causa di giustificazione&#8221; per l&#8217;uso dell&#8217;arma di ordinanza. Domanda: ma se la pistola d&#8217;ordinanza non può essere utilizzata neppure in queste situazioni, e diventa &#8220;tentato omicidio&#8221; avendo fermato un fuggitivo alterato ferendolo alla gamba (peraltro in un pronto soccorso), a cosa la forniamo a fare ai poliziotti? Per fare scena?</p>
<div style="position: relative; padding-bottom: 56.25%; height: 0; overflow: hidden;"><iframe style="width: 100%; height: 100%; position: absolute; left: 0px; top: 0px; overflow: hidden; border: none;" src="https://geo.dailymotion.com/player.html?video=xayrl26"></iframe></div>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/spara-al-detenuto-in-fuga-indagato-il-poliziotto-e-il-generale-brinda/">Spara al detenuto in fuga, indagato il poliziotto. E il Generale brinda</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/spari-al-pronto-soccorso-il-testimone-ribalta-tutto-ci-ha-difeso-il-magrebino-lha-preso-a-pugni/">Spari al pronto soccorso, il testimone ribalta tutto: &#8220;Ci ha difeso, il magrebino l&#8217;ha preso a pugni&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Salis esalta il &#8220;nuovo italiano&#8221; Andy Diaz. Ma è scappato dalla sua amata Cuba</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/salis-esalta-il-nuovo-italiano-andy-diaz-ma-e-scappato-dalla-sua-amata-cuba/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 09:37:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Salis]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La figuraccia dell'eurodeputata di Avs: pubblica la foto dei campioni azzurri e loda l'inclusione. Però...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/salis-esalta-il-nuovo-italiano-andy-diaz-ma-e-scappato-dalla-sua-amata-cuba/">Salis esalta il &#8220;nuovo italiano&#8221; Andy Diaz. Ma è scappato dalla sua amata Cuba</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia ha conquistato gli <strong>Europei di atletica</strong> a Birmingham con un bottino di medaglie che ha portato il tricolore in cima al medagliere. Un successo costruito sul talento, sulla fatica e sulla determinazione di atleti che hanno rappresentato il Paese con orgoglio. Un’impresa che ci rende tutti fierissimi.</p>
<p>Eppure, a sinistra, intellettualoidi e politici si sono messi a indicare con il ditino chi, tra i vincitori italiani, è <strong>figlio di migranti o naturalizzato</strong>. Per due motivi: in primis per cercare di accaparrarsi le simpatie di questi atleti e di cercare di fidelizzarli; in secondo luogo per sollevare un <strong>presunto problema razzismo</strong> che in questo caso non esiste minimamente. Insomma una boutade spicciola per trasformare una serie di incredibili vittorie in un’occasione per far sentire colpevoli gli italiani accusandoli di essere dei bifolchi che festeggiano solo se la medaglia la porta a casa un bianco.</p>
<p>Ma nessun sano di mente in Italia mette in discussione il merito di chi si integra, lavora, rispetta le regole e porta lustro alla nazione. Anzi: questi atleti dimostrano che l’Italia sa accogliere e valorizzare chi sceglie di farne parte. Il problema lo evidenzia benissimo proprio la sinistra e nasce quando la narrazione politica privilegia l’origine etnica rispetto al risultato sportivo, quasi a voler dire che una medaglia “conta di più” se il vincitore ha la pelle di un certo colore o un cognome straniero. Ad esempio festeggiare con enfasi particolare l’oro di <strong>Larissa</strong> <strong>Iapichino</strong>, mentre si dedica meno attenzione a quelli di <strong>Simona Quadarella</strong> o di <strong>Gianmarco Tamberi,</strong> non è forse una forma di razzismo al contrario? È un meccanismo che riduce gli atleti a simboli identitari, anziché riconoscerli come campioni italiani a pieno titolo indipendentemente dalla loro storia familiare.</p>
<p>Ma senza queste spicciole quisquilie ideologiche, molti commentatori di sinistra resterebbero a corto di argomenti. E ancora una volta il sublime lo raggiunge <strong>Ilaria Salis:</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ilaria-salis-condannata-ha-licenziato-due-collaboratori-senza-giusta-causa/" target="_blank" rel="noopener">tra una sentenza per licenziamento senza giusta causa e l’altra</a>, l’eurodeputata ha postato una foto della squadra medagliata e ha parlato di una “nuova Italia”, multiculturale e antirazzista. Peccato che, nella stessa immagine, chi risalta di più per il colore della pelle sia <strong>Andy Diaz:</strong> cubano fuggito da Cuba nel 2021 in occasione delle Olimpiadi di Tokyo, arrivato in Italia senza un euro e senza una casa ma oggi diventato eroe nazionale dello sport. Un percorso di integrazione e di riscatto personale che dovrebbe far riflettere la cara Ilaria: com’è possibile? Cuba, l’idillio sulla terra, la patria della libertà socialista contro il moloch americano e atlantico, non piace a chi la vive quotidianamente?</p>
<p>L’ironia è evidente e un po’ imbarazzante: l’atleta che meglio incarna il successo della “nuova Italia” viene proprio dal Paese che questa sinistra e questa parlamentare continua a idealizzare. E così il paese reale esulta ed è orgoglioso, mentre la sinistra continua a mangiare aspri limoni e a cercare dei casus belli che ormai però non interessano più a nessuno.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/salis-esalta-il-nuovo-italiano-andy-diaz-ma-e-scappato-dalla-sua-amata-cuba/">Salis esalta il &#8220;nuovo italiano&#8221; Andy Diaz. Ma è scappato dalla sua amata Cuba</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Lega, Yoodata: &#8220;Fontana indica la necessità di un cambio di passo, ma Salvini è simbolo di stabilità&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/lega-yoodata-fontana-indica-la-necessita-di-un-cambio-di-passo-ma-la-soluzione-non-e-sostituire-salvini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Galvani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 08:48:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini Fontana Lega Yoodata Amadori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le recenti parole del governatore lombardo Attilio Fontana hanno avuto l’effetto di un sasso lanciato nello stagno: &#8216;La Lega è passata dal 34% al 5%&#8217;, ha ricordato, attribuendo a Matteo Salvini la responsabilità politica di un declino che, nei numeri, è difficilmente contestabile. Fontana ha parlato apertamente di disagio dei militanti, di una linea percepita [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le recenti parole del governatore lombardo <strong>Attilio Fontana</strong> hanno avuto l’effetto di un sasso lanciato nello stagno: &#8216;La Lega è passata dal 34% al 5%&#8217;, ha ricordato, attribuendo a <strong>Matteo Salvini</strong> la responsabilità politica di un declino che, nei numeri, è difficilmente contestabile. Fontana ha parlato apertamente di disagio dei militanti, di una linea percepita come poco comprensibile e, soprattutto, ha evocato la possibilità di una sostituzione del leader. Non un dettaglio: un governatore in carica, espressione della tradizione amministrativa del partito, che mette in discussione la guida del segretario. E lo fa rilasciando un’intervista a un importante giornale, il <em>Corriere della Sera</em>, tradizionalmente non vicino alla Lega come partito. Il gesto è stato irrituale e ha avviato un acceso dibattito all’interno della stessa Lega&#8221;. <strong>Alessandro Amadori, politologo, sondaggista e Direttore Scientifico di Yoodata</strong>, analizza in un&#8217;intervista a <em>Milano Quotidiano</em> che cosa sta accadendo nella Lega dopo le parole del presidente della regione Lombardia Attilio Fontana.</p>
<p>&#8220;Fontana, va detto, non ha tutti i torti. La Lega vive da tempo una fase di contrazione strutturale: il partito che nel 2019 aveva effettivamente raggiunto il 34% oggi oscilla in un’area molto più bassa (fra il 5 e il 7 per cento), e la base storica &#8211; quella dei territori, degli amministratori, dei circoli di alcune regioni del Nord, in particolare di <strong>Lombardia e Veneto</strong> &#8211; manifesta un malessere che non può essere liquidato come fisiologico. La competizione interna al centrodestra, l’emergere di nuove forze nell’area identitaria (il movimento di <strong>Roberto Vannacci</strong>, che certamente ha cannibalizzato la Lega) e la difficoltà a definire un profilo chiaro hanno contribuito a un indebolimento che è sotto gli occhi di tutti&#8221;, sottolinea l&#8217;esperto di comunicazione politica.</p>
<p>&#8220;Eppure, proprio per questo, l’idea di una sostituzione della leadership appare oggi più come una tentazione e una provocazione che come una soluzione. La Lega è un partito che, nei momenti di transizione, <strong>ha sempre pagato le fratture interne più di altri</strong>. E il 2026 non è un anno qualsiasi: è la vigilia della lunga marcia verso le elezioni politiche del 2027, una fase in cui la coesione organizzativa e la chiarezza della linea politica contano più della ricerca di un nuovo equilibrio interno&#8221;.</p>
<p>&#8220;In questo quadro, la permanenza di <strong>Matteo Salvini</strong> alla guida del partito non è solo una scelta conservativa (oltre che di lealtà e di gratitudine verso un leader che ha compiuto comunque uno straordinario percorso politico): <strong>è una scelta di stabilità</strong>. Salvini resta il volto più riconoscibile della Lega, il punto di riferimento di una parte significativa della base e l’unico, al momento, in grado di garantire una gestione unitaria del partito in una fase complessa. Cambiare leader ora significherebbe aprire una competizione interna che rischierebbe di indebolire ulteriormente la struttura territoriale, già provata da anni di tensioni e da un calo di consenso che ha ridotto risorse, visibilità e capacità di mobilitazione&#8221;, evidenzia il Direttore Scientifico di Yoodata.</p>
<p>&#8220;Questo non significa ignorare il messaggio di <strong>Fontana</strong>. Al contrario: le sue parole dovrebbero essere lette come un campanello d’allarme che invita la Lega a un lavoro di chiarificazione politica e identitaria, che è compito dello stesso <strong>Salvini</strong> avviare e portare a soluzione. Il disagio dei militanti è reale, e il partito non può permettersi di arrivare al 2027 senza aver ricostruito un profilo credibile, una narrazione coerente e una piattaforma programmatica capace di parlare ai territori, alle imprese, agli amministratori locali e a quell’elettorato pragmatico che storicamente ha rappresentato la sua spina dorsale. Valorizzando l’ottimo lavoro svolto dalla compagine ministeriale della Lega in questa legislatura&#8221;.</p>
<p>&#8220;La sintesi possibile è questa: <strong>Fontana fotografa un problema vero, ma la soluzione non è affatto un cambio di leadership immediato</strong>. La Lega ha bisogno di unità, di una linea chiara e di un lavoro collettivo che coinvolga la sua classe dirigente, i ministri, i governatori, i sindaci e la base. Salvini, oggi, è ancora il perno attorno a cui questo processo può e deve svilupparsi. Le scosse interne, in questa fase, rischierebbero di fare decisamente più danni che benefici. Il 2027 è vicino. La Lega può arrivarci come un partito che ha attraversato una crisi e ha saputo ricompattarsi, oppure come una forza politica che ha trasformato il malessere interno in una frattura irreversibile. Le parole di Fontana indicano la necessità di un cambio di passo; <strong>la scelta di mantenere Salvini alla guida indica la necessità di farlo insieme</strong>&#8220;, conclude Amadori.</p>
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		<title>Libero sgancia la bomba: &#8220;La Rai ha deciso di sospendere Ranucci&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 08:38:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[rai]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ufficio del personale e legali di viale Mazzini alla ricerca di incarichi compatibili con il profilo professionale di Ranucci (per evitare ricorsi)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/libero-sgancia-la-bomba-la-rai-ha-deciso-di-sospendere-ranucci/">Libero sgancia la bomba: &#8220;La Rai ha deciso di sospendere Ranucci&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto scrive <strong>Giacomo</strong> <strong>Amadori</strong> su <em>Libero,</em> in Rai sarebbe ormai maturata la decisione di togliere a <strong>Sigfrido Ranucci</strong> la conduzione e la gestione di Report. Il provvedimento potrebbe arrivare a breve, ma Viale Mazzini starebbe studiando con attenzione ogni passaggio per evitare un contenzioso che possa riportare il giornalista al suo posto, come già accaduto in passato con altri volti Rai. L&#8217;incubo Santoro è dietro l&#8217;angolo e in fondo è stato lo stesso conduttore a dire, riportano le cronache, <a href="https://www.nicolaporro.it/laddio-a-report-ranucci-sfida-la-rai-magari-arriva-un-risarcimento-da-paura/" target="_blank" rel="noopener">di essere pronto a chiedere un mega risarcimento</a>.</p>
<p>L’azienda dovrebbe quindi accompagnare la sospensione con l’offerta di <strong>incarichi compatibili con il profilo professionale di Ranucci</strong>. Tra le possibilità considerate ci sarebbe anche un ritorno a Rainews, dove aveva lavorato prima di approdare a Report. Parallelamente, la direzione Approfondimento dovrà stabilire chi guiderà il programma e se separare la conduzione dalla responsabilità autorale. La scelta del successore, secondo Libero, dovrebbe inoltre evitare figure troppo caratterizzate politicamente a destra.</p>
<p>Alla base della rottura ci sarebbe soprattutto il deterioramento del rapporto di fiducia con l’azienda, aggravato dai rapporti emersi tra Ranucci e <strong>Valter Lavitola.</strong> Amadori ricorda le rivelazioni di Libero sul progetto, raccontato da Lavitola ai magistrati, di produrre esternamente le trasmissioni per poi venderle alla Rai, sul modello Santoro. A Viale Mazzini avrebbe suscitato perplessità anche l’incarico affidato all’inviato Daniele Autieri di verificare una pista che chiamava in causa i servizi israeliani nell’attentato contro Ranucci.</p>
<p>La soluzione allo studio sarebbe dunque mantenerlo in <strong>un ruolo giornalistico prestigioso, ma inserito in una struttura con una direzione responsabile della linea editoriale</strong>. Insomma: libero di fare il suo lavoro, anche di inchiesta, ma sotto la direzione di qualcun altro che ne freni &#8211; se possibile &#8211; quelli che vengono ritenuti gli eccessi di questi ultimi anni.</p>
<p>Immediata la risposta dell&#8217;avvocato di Ranucci. &#8220;Ogni iniziativa che la Rai dovesse assumere in questo momento nei confronti di Sigfrido Ranucci, e quindi della trasmissione <strong>Report</strong>, sarebbe inevitabilmente inquinata dalle falsità che, nonostante la posizione netta e chiara della Autorità Giudiziaria sulla vittima e la sua inconsapevolezza, sono state alimentate incessantemente da polemiche pretestuose anche all’interno della Azienda”, ha detto l&#8217;avvocato Roberto De Vita. “Motivazioni laterali alla vicenda, quali frequentazioni, fonti e inchieste controverse, sarebbero espedienti e artifici formali e sostanziali. Motivazioni inerenti una ‘incompatibilità ambientale’ attesa la ridondanza della vicenda e i suoi riflessi negativi per l’Azienda, sarebbero pretesto cortese e si tradurrebbero di fatto nella punizione della vittima, che ben poco ospizio ha nel nostro ordinamento. Ogni ulteriore ed altra giustificazione &#8211; aggiunge il legale &#8211; sconterebbe inoltre le già manifestate indicazioni condizionanti di esponenti di vertice governativo e istituzionale, <strong>collocando nell’orbita della decisione politica le iniziative della Rai nei confronti del conduttore e della trasmissione</strong>”. E ancora: “Per questo saggezza ed equilibrio, considerati anche casi precedenti, dovrebbero portare ad attendere che la conclusione delle indagini giudiziarie consenta di solidarizzare senza esitazione verso la vittima di un grave attentato e anche per questo confermarla alla guida della più importante trasmissione di inchiesta italiana oppure (cosa che non sarà ed è già ben evidente) censurare consapevoli o inconsapevoli disinvolture (la cui esistenza si rinviene solo nelle dichiarazioni e negli scritti di politici e giornalisti da sempre animati da spirito di rivalsa nei confronti di Report)”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/libero-sgancia-la-bomba-la-rai-ha-deciso-di-sospendere-ranucci/">Libero sgancia la bomba: &#8220;La Rai ha deciso di sospendere Ranucci&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Garlasco e quella frase sui pedali che torna a galla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 08:19:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[piero colaprico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Zona Bianca la criminologa Simona Ruffini ricorda le parole scritte dal giornalista nel 2007 su Alberto Stasi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-e-quella-frase-sui-pedali-che-torna-a-galla/">Garlasco e quella frase sui pedali che torna a galla</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Piero Colaprico,</strong> sostenitore a tutto campo della sentenza che ha condannato Alberto Stasi, ha dato come sempre spettacolo intervenendo in collegamento con Zona Bianca, in onda su Rete4. Il celebrato giornalista investigativo, il quale, per chi non lo sapesse, coniò la brillante definizione di Tangentopoli, continua a sostenere la sostanziale nullità della nuova indagine sul caso di Garlasco e, di converso,<strong> l’inattaccabilità dell’impianto accusatorio</strong> che ha mandato in carcere il “Biondino dagli occhi di ghiaccio”, a cui nel frattempo hanno cominciato ad imbiancarsi i capelli.</p>
<p>Contestando ogni elemento che starebbe emergendo nell’inchiesta condotta dalla procura di Pavia diretta da Fabio Napoleone, il nostro ha correttamente mantenuto <strong>una linea molto garantista</strong> nei riguardi del nuovo indagato, Andrea Sempio. Garantismo che personalmente condivido a prescindere per chiunque fino a sentenza passata in giudicato, ma che per quanto riguarda il fidanzato della povera Chiara Poggi il buon Colaprico ha lasciato ben chiuso in cassetto sin all’indomani dell’efferato delitto.</p>
<p>E glielo ha ricordato la criminologa<strong> Simona Ruffini,</strong> citando alcuni passaggi di un suo commento dell’epoca. &#8220;Io ricordo – esordisce la Ruffini – un suo interessantissimo articolo del 25 settembre del 2007, su la <em>Repubblica</em>, in cui lei utilizzava dei termini come ‘il lato oscuro di Alberto Stasi’. Addirittura, siccome Stasi aveva partecipato al funerale di Chiara Poggi, lei ha detto: ‘il male che ci siede accanto’. Ed ha concluso l’articolo parlando dei carabinieri ‘ che guardavano Stasi praticamente osservando un dilettante che cercava di dissimulare il suo dolore’.  E lei – ha concluso la criminologa – chiude questo interessantissimo articolo, a cui sono certa che è seguita una chiarificazione, dicendo ‘però Stasi non sa che<strong> l’unica prova logica che lo porterà all’ergastolo sarà il sangue sui pedali”</strong>. Sangue che, come è noto anche ai sassi, tale non era e che nel reperto nel quale si trovò il controverso Dna sono state evidenziate alcune incongruenze che ancora oggi aspettano una risposta.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caso-stasi-il-mistero-dei-pedali-torna-a-galla-il-dettaglio-che-riapre-tutti-i-dubbi/" target="_blank" rel="noopener">Caso Stasi e il mistero dei pedali: c&#8217;;è un dettaglio che riapre tutti i dubbi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quei-suicidi-misteriosi-a-garlasco-su-cui-nessuno-ha-indagato-pochi-elementi-contro-sempio/" target="_blank" rel="noopener">“Quei suicidi misteriosi a Garlasco su cui nessuno ha indagato. Pochi elementi contro Sempio</a></li>
</ul>
<p>Ora, quanto riportato dalla dottoressa Ruffini deve farci ricordare che ciò che molte persone giustamente invocano per <strong>Andrea Sempio, ovvero di non mostrificarlo</strong> anticipando la condanna a mezzo stampa, purtroppo è stato ampiamente fatto a Stasi da buona parte dell’informazione, anche quando egli venne assolto per ben due volte consecutive.</p>
<p>E sentir riportare un così lapidario giudizio, pubblicato a poco più di un mese dall’evento tragico, da un autorevole cronista e commentatore – che durante il programma ha riconosciuto la paternità dello scritto – forse ci fa comprendere come da molti anni<strong> esiste un colossale problema</strong> nel mondo del giornalismo che si occupa di cronaca nera.</p>
<p>Claudio Romiti, 19 agosto 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F4060197970949157%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-e-quella-frase-sui-pedali-che-torna-a-galla/">Garlasco e quella frase sui pedali che torna a galla</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rapina brutale al metrò Primaticcio, scaraventa a terra un&#8217;anziana e le strappa la collana da 10mila euro: fermato un 41enne marocchino</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/rapina-brutale-al-metro-primaticcio-scaraventa-a-terra-unanziana-e-le-ruba-la-collana-da-10mila-euro-fermato-un-41enne-marocchino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ferri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 07:56:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione]]></category>
		<category><![CDATA[anziana]]></category>
		<category><![CDATA[collana]]></category>
		<category><![CDATA[furto]]></category>
		<category><![CDATA[ladro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aveva finto di chiedere un&#8217;informazione. Pochi secondi dopo ha aggredito un&#8217;anziana, schiacciandola contro una parete del mezzanino con una mano stretta attorno al collo. È la scena che le telecamere della metropolitana hanno registrato lo scorso 22 luglio nella stazione Primaticcio, sulla linea rossa, e che ha portato la Polizia di Stato a fermare un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/rapina-brutale-al-metro-primaticcio-scaraventa-a-terra-unanziana-e-le-ruba-la-collana-da-10mila-euro-fermato-un-41enne-marocchino/">Rapina brutale al metrò Primaticcio, scaraventa a terra un&#8217;anziana e le strappa la collana da 10mila euro: fermato un 41enne marocchino</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Aveva finto di chiedere un&#8217;informazione</strong>. Pochi secondi dopo <strong>ha aggredito un&#8217;anziana, schiacciandola contro una parete del mezzanino con una mano stretta attorno al collo</strong>. È la scena che le telecamere della metropolitana hanno registrato lo scorso 22 luglio nella <strong>stazione Primaticcio</strong>, sulla linea rossa, e che ha portato la Polizia di Stato a fermare un <strong>quarantunenne marocchino con l&#8217;accusa di rapina aggravata e lesioni grav</strong>i. La vittima, di 82 anni, ha lasciato l&#8217;ospedale con una prognosi di 60 giorni.</p>
<h2>La resistenza dell&#8217;82enne: aggredita e derubata</h2>
<p><strong>L&#8217;anziana non ha ceduto subito e ha opposto resistenza</strong>. Di fronte a quella reazione l&#8217;uomo l&#8217;ha fatta cadere a terra, riuscendo così a impossessarsi del monile, un <strong>gioiello in oro con brillanti</strong> del valore di circa <strong>diecimila euro</strong>. Poi si è diretto verso l&#8217;uscita e si è dileguato.</p>
<p>Soccorsa sul posto, la pensionata è stata trasportata all&#8217;ospedale San Paolo. Gli accertamenti hanno restituito un quadro pesante: <strong>fratture multiple a livello costale e vertebrale</strong>, con una <strong>prognosi fissata in 60 giorni</strong>. È su questa base che alla contestazione della rapina aggravata si è aggiunta quella delle lesioni gravi, elemento che incide in modo sostanziale sulla cornice sanzionatoria.</p>
<h2>L&#8217;identikit dell&#8217;aggressore ricostruito fotogramma per fotogramma</h2>
<p>Il primo tassello dell&#8217;indagine è arrivato dagli <strong>impianti di videosorveglianza</strong> dell&#8217;azienda dei trasporti. Le registrazioni hanno permesso di seguire l&#8217;intera sequenza dell&#8217;aggressione e di isolare gli elementi utili all&#8217;identificazione: la corporatura dell&#8217;uomo e alcuni capi di abbigliamento dai tratti riconoscibili.</p>
<p>La svolta è maturata il 17 agosto, quasi un mese dopo i fatti, da un&#8217;osservazione diretta. Durante un servizio di pattugliamento <strong>i Falchi della Squadra Mobile hanno incrociato un uomo la cui corporatura corrispondeva a quella ripresa dalle telecamere</strong>. Il sospetto è stato verificato con gli approfondimenti successivi, che hanno confermato l&#8217;intuizione degli agenti.</p>
<p>L&#8217;<strong>ispezione del telefono</strong> dell&#8217;indagato ha fornito i riscontri decisivi. Nel dispositivo mobile sono stati individuati elementi che confermano l&#8217;utilizzo degli stessi capi indossati durante l&#8217;aggressione e, particolare che gli investigatori considerano significativo, un <strong>articolo di giornale dedicato proprio a quella rapina</strong>, vicenda che aveva avuto ampia risonanza per la sua brutalità.</p>
<h2>L&#8217;arresto e l&#8217;ipotesi: non sarebbe il primo colpo</h2>
<p>Su disposizione della Procura di Milano il <strong>quarantunenne è stato condotto nel carcere di San Vittore</strong>, dove attende la decisione del giudice per le indagini preliminari sulla richiesta di convalida del fermo. Nel frattempo il fascicolo si allarga: gli inquirenti ritengono <strong>possibile che lo stesso uomo abbia messo a segno altri episodi analoghi</strong>, ipotesi su cui si concentreranno le verifiche delle prossime settimane.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Morsi e pugni ai poliziotti: le ultime imprese delle &#8220;risorse&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Il barista]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 07:41:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè avvelenato]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Qui al bar ci ricordiamo ancora di quando <strong>qualche politico innamorato dell’accoglienza</strong> ci segnalava che i migranti non facevano altro che indicarci lo stile di vita che sarebbe stato anche il nostro. Sarà, ma di quelli del bar nessuno morde i poliziotti, com’è successo a <strong>Trento,</strong> dove una risorsa ha addentato alla mano un agente e ha provato a prendere a pugni un altro, per evitare un controllo. Addosso aveva la droga ed è stato denunciato, oltre che per l’aggressione ai pubblici ufficiali, anche per possesso di stupefacenti ai fini di spaccio. Chissà quante ore serviranno per averlo tranquillamente a zonzo…</p>
<p>Al bar non conosciamo nemmeno gente che picchia quattro carabinieri e un sindaco, com’è accaduto a Olevano Romano. Protagonista dell’episodio, un nigeriano alto quasi due metri. Speriamo non ci sia nessun magistrato che lo considera perfetto per le Olimpiadi, come era accaduto a Rovereto, dove poi l’africano rimandato a spasso dalla giudice di turno finì per uccidere una donna in un parco. Dove vogliamo arrivare? Ai dati di Ferragosto del Viminale, che confermano per l’ennesima volta come, pur essendo solo il 10% della popolazione, gli stranieri commettano a volte anche <strong>l’80% dei reati</strong>, come nel caso degli episodi di spaccio in provincia di Firenze.</p>
<p>Se volessimo essere pignoli, anzi, il calcolo lo dovremmo fare su circa l’1% della popolazione: è una stima approssimativa della quota di irregolari. <strong>Non tutti gli immigrati, infatti, sono clandestini</strong>. E quelli che non lo sono non delinquono altrettanto. Che fare? Noi pensiamo che sia urgente rimpatriare, piuttosto che riprendere i migranti sbarcati qui e poi arrivati in Germania o in Svizzera. Le toghe, però, a pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo Patto Ue, hanno subito cominciato a mettere i bastoni tra le ruote. Non auguriamo loro di capitare tra le grinfie di quei criminali. Ma almeno di diventare testimoni diretti di un episodio. Forse capirebbero.</p>
<p>Il barista, 19 agosto 2026</p>
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		<title>Ranucci scarica la Boccia, ma rischia il boomerang: cosa può raccontare “l’amica”?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 07:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Rosaria Boccia]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sigfrido Ranucci avrebbe ridimensionato il rapporto con Maria Rosaria Boccia. Lei però conferma l'amicizia e ora potrebbe avere parecchie cose da raccontare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-scarica-la-boccia-ma-rischia-il-boomerang-cosa-puo-raccontare-lamica/">Ranucci scarica la Boccia, ma rischia il boomerang: cosa può raccontare “l’amica”?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La saga di <strong>Sigfrido Ranucci</strong> si arricchisce di un nuovo personaggio. E non proprio di una comparsa. Dopo Valter Lavitola, <a href="https://www.nicolaporro.it/report-si-bevve-la-polpetta-avvelenata-chi-passo-la-falsa-pista-su-ranucci/">le lettere anonime, le chat, le audizioni e le polemiche sul metodo Report</a>, sulla scena irrompe <strong>Maria Rosaria Boccia</strong>. Sì, proprio lei. La protagonista del caso Sangiuliano, la donna delle registrazioni, degli screenshot e delle rivelazioni centellinate. Una che, insomma, quando decide di parlare difficilmente passa inosservata. Il problema, per Ranucci, è molto semplice: lui e Boccia raccontano <strong>due storie che sembrano difficili da conciliare</strong>.</p>
<p>Secondo quanto ricostruito dal <em>Messaggero</em>, durante la lunga audizione davanti al Comitato etico della Rai il conduttore di Report avrebbe sostanzialmente <strong>ridimensionato il rapporto con l&#8217;imprenditrice di Pompei</strong>. Alla domanda sulla Boccia avrebbe reagito, secondo il quotidiano, come se gli stessero attribuendo una frequentazione quasi inesistente: &#8220;Maria Rosaria Boccia, e chi la conosce? Sarebbe mia amica? Macché&#8221;. E ancora, interrogato sul presunto libro al quale i due starebbero lavorando: &#8220;Libro? Ma di che cosa state parlando?&#8221;. Una versione ribadita ieri: &#8220;Nessuno controlla, prima di dare la notizia che Maria Rosaria Boccia sta scrivendo un libro con me: falso, ma pur di attaccarmi ci si trincera dietro la scusa che non si verificano le dichiarazioni di una intervistata&#8221;. Benissimo. Peccato che dall&#8217;altra parte la diretta interessata racconti tutt&#8217;altra storia.</p>
<p>Intervistata dal <em>Corriere della Sera</em>, non lascia infatti molto spazio alle interpretazioni: &#8220;Sigfrido Ranucci è una persona che conosco, frequento e alla quale sono legata da <strong>un rapporto di amicizia e di stima</strong>&#8220;. E aggiunge: &#8220;Troverei francamente sorprendente scoprire che abbia sostenuto di non conoscermi&#8221;. Capito il piccolo dettaglio? Non &#8220;l&#8217;ho incontrato qualche volta&#8221;. Non &#8220;abbiamo conoscenze comuni&#8221;. Non &#8220;ci siamo incrociati per ragioni professionali&#8221;. Amicizia e stima. Ci vediamo, ci frequentiamo. Punto.</p>
<p>Naturalmente la Boccia usa il condizionale sulle parole attribuite a Ranucci davanti al Comitato etico e fa bene: finché non esiste un verbale ufficiale pubblico, quella del <em>Messaggero</em> resta una ricostruzione giornalistica. Ma sul proprio rapporto con Ranucci non tentenna affatto. Anzi, rincara. Alla domanda sugli incontri nella sede Rai, compreso quello del 4 giugno nell&#8217;ufficio del giornalista, conferma: &#8220;<strong>Ci siamo visti diverse volte, a Roma, a Pompei e anche in Rai</strong>&#8220;. Non solo. Boccia conferma pure l&#8217;esistenza del progetto editoriale: &#8220;<strong>Il libro esiste</strong>. Il progetto è concreto ed è in uno stato avanzato&#8221;. Ed è qui che la faccenda diventa interessante.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
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<li><a href="https://www.nicolaporro.it/paghiamo-otto-agenti-per-la-scorta-a-ranucci-siamo-impazziti/">Paghiamo otto agenti per la scorta a Ranucci? Siamo impazziti</a> di <em>Nicola Porro</em></li>
</ul>
<p>Perché se la versione riportata dal <em>Messaggero</em> sull&#8217;audizione di Ranucci fosse corretta, bisognerebbe capire come sia possibile che un uomo conosca appena una donna con la quale si incontra diverse volte tra Roma, Pompei e gli uffici della Rai e con la quale esiste addirittura un libro &#8220;in stato avanzato&#8221;. <strong>Uno dei due racconti, inevitabilmente, avrebbe bisogno di qualche spiegazione in più.</strong></p>
<p>C&#8217;è poi il passato recente. La Boccia non ha mai nascosto la propria vicinanza a Ranucci. Dopo l&#8217;attentato subito dal giornalista a Pomezia gli aveva dedicato pubblicamente parole che difficilmente si utilizzano per un conoscente occasionale: lo aveva definito un &#8220;amico meraviglioso&#8221; e lo aveva collocato addirittura nel proprio <strong>&#8220;cerchio magico&#8221;</strong>. I due erano comparsi insieme anche in occasione della promozione de La scelta, il libro del conduttore di Report. Sono inoltre emerse chat tra i due finite negli atti dell&#8217;inchiesta romana.</p>
<p>Ora attenzione: tutto questo, di per sé, non dimostra alcuna scorrettezza professionale di Ranucci. Avere un rapporto personale con Boccia non è un reato, né costituisce automaticamente una violazione.<strong> Il punto politico e giornalistico è un altro</strong>: perché, se davvero davanti al Comitato etico quel rapporto è stato rappresentato come marginale, Boccia continua invece a descriverlo come un&#8217;amicizia vera, consolidata e accompagnata persino da un progetto editoriale comune? E soprattutto: <strong>quanto sa Maria Rosaria Boccia?</strong> Perché questa è la domanda che probabilmente comincia a girare nei corridoi Rai.</p>
<p>Nel colloquio con il <em>Corriere</em>, la Boccia spiega che durante gli incontri con Ranucci i due hanno parlato &#8220;di questioni personali, di attualità, delle vicende giudiziarie e mediatiche che in momenti diversi ci hanno riguardato&#8221; e del libro in preparazione. Un libro che, promette, dovrebbe raccontare &#8220;fatti, meccanismi e retroscena&#8221; della vita pubblica italiana. <strong>Meccanismi e retroscena.</strong> Parole non proprio irrilevanti, considerando il momento attraversato dal giornalista di Report.</p>
<p>Ecco perché la comparsa della Boccia nella saga Ranucci <strong>rischia di essere molto più ingombrante di quanto sembri</strong>. Fino a ieri era la donna che difendeva Sigfrido a spada tratta. Quella del &#8220;giù le mani&#8221;, del &#8220;cerchio magico&#8221;, dell&#8217;amico quasi perfetto. Oggi scopre dai giornali che, davanti agli organismi interni Rai, quell&#8217;amicizia sarebbe stata drasticamente ridimensionata.</p>
<p><em>Il Messaggero</em> si domanda addirittura se l&#8217;eventuale disconoscimento dell&#8217;amicizia possa provocare una reazione dell&#8217;imprenditrice e l&#8217;emersione di nuovi dettagli sulle conversazioni con Ranucci, sulla Rai, sulle fonti di Report o sul rapporto con Lavitola. Per ora siamo nel campo delle ipotesi. La Boccia, nell&#8217;intervista al <em>Corriere</em>, non attacca Ranucci e anzi ribadisce stima e amicizia. Ma proprio questa calma rende<strong> il cortocircuito ancora più evidente</strong>.</p>
<p>Perché la questione, alla fine, è elementare. Ranucci sostiene davvero di conoscerla appena? La Boccia sostiene di frequentarlo e di essergli amica. Il libro esiste? La Boccia dice di sì e che è già molto avanti. Gli incontri ci sono stati? Lei li conferma. Qualcuno, dunque, dovrà prima o poi mettere ordine nelle versioni. E per il conduttore di Report il rischio più serio potrebbe non essere Maria Rosaria Boccia in sé. Potrebbe essere ciò che la Boccia conserva, ricorda e soprattutto potrebbe decidere di raccontare qualora si sentisse trasformata improvvisamente da &#8220;amica del cerchio magico&#8221; in una perfetta sconosciuta. La saga continua. E difficilmente finirà qui.</p>
<p>Massimo Balsamo, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-scarica-la-boccia-ma-rischia-il-boomerang-cosa-puo-raccontare-lamica/">Ranucci scarica la Boccia, ma rischia il boomerang: cosa può raccontare “l’amica”?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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