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	<title>Nicolaporro.it</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Tue, 23 Jun 2026 04:55:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Milano, agente della Polizia locale muore durante l’inseguimento di un Suv: ipotesi speronamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 04:55:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[agente di polizia]]></category>
		<category><![CDATA[francesco acquaroli]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[peschiera borromeo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Imprezzabile, agente della Polizia locale di Milano di 35 anni, è morto nella notte dopo un grave incidente avvenuto durante l’inseguimento di un Suv che non si era fermato a un posto di controllo. L’episodio si è verificato intorno alle 21.30 di lunedì 22 giugno in via Milano, nel territorio di Peschiera Borromeo, lungo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesco Imprezzabile,</strong> agente della Polizia locale di Milano di 35 anni, è morto nella notte dopo un grave incidente avvenuto durante l’inseguimento di un Suv che non si era fermato a un posto di controllo. L’episodio si è verificato intorno alle 21.30 di lunedì 22 giugno in via Milano, nel territorio di Peschiera Borromeo, lungo una strada che costeggia il fiume Lambro e la pista dell’aeroporto di Linate. Secondo le prime informazioni l’inseguimento era cominciato nel quartiere milanese di Ponte Lambro, dove la Polizia locale stava effettuando un servizio congiunto con gli agenti della Questura. <strong>Il conducente di un’Audi Q7 avrebbe ignorato l’alt e sarebbe fuggito in direzione di Peschiera Borromeo.</strong></p>
<h2>L’ipotesi dello speronamento e la caduta dell&#8217;agente</h2>
<p>Durante la corsa, Imprezzabile avrebbe perso il controllo della motocicletta, finendo fuori strada. La dinamica è ancora al vaglio degli investigatori:<strong> tra le ipotesi prese in considerazione c’è anche quella che la moto dell’agente possa essere stata speronata dal Suv in fuga</strong>. Saranno gli accertamenti tecnici e l’analisi delle eventuali telecamere presenti lungo il percorso a chiarire se vi sia stato un contatto tra i due mezzi o se la caduta sia avvenuta per altre cause. Il vigile è stato ritrovato a terra, disarcionato dalla motocicletta e in condizioni disperate. La centrale operativa del 118 ha inviato sul posto un’automedica, un’ambulanza e l’elisoccorso, tutti attivati in codice rosso.</p>
<p>L’agente è stato trasportato in elicottero all’ospedale Niguarda di Milano, dove è arrivato intorno alle 22.30, durante un violento temporale. Aveva riportato gravi traumi alla testa e al torace. Nonostante i tentativi dei medici, è morto poco dopo il ricovero. Davanti al pronto soccorso si sono radunati numerosi colleghi della Polizia locale, mentre in via Milano sono intervenuti anche i carabinieri, la Polizia di Stato e gli agenti del comando locale di Peschiera Borromeo.</p>
<h2>Ricercato il conducente del Suv</h2>
<p><strong>Le forze dell’ordine stanno cercando il conducente dell’Audi Q7, fuggito dopo l’incidente.</strong> Le indagini dovranno ricostruire l’intera sequenza dell’inseguimento, individuare il veicolo e accertare perché il Suv non si sia fermato al controllo. Al centro degli accertamenti anche le effettive cause della caduta costata la vita al giovane agente.</p>
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		<title>Trump-Iran: un brutto accordo, ma non una sconfitta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Punzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 03:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[bomba atomica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[J.D. Vance]]></category>
		<category><![CDATA[programma nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eccoli i primi sviluppi dei negoziati Usa-Iran sulla base del Memorandum firmato la scorsa settimana. Prima di tutto, va premesso che i negoziatori iraniani non se ne sono andati, come era stato annunciato in seguito alle nuove minacce di Trump. Né è stato richiuso lo Stretto di Hormuz, come avevano annunciato i Pasdaran denunciando la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Eccoli i <strong>primi sviluppi</strong> dei negoziati Usa-Iran sulla base del Memorandum firmato la scorsa settimana. Prima di tutto, va premesso che i negoziatori iraniani non se ne sono andati, come era stato annunciato in seguito alle nuove minacce di Trump. Né è stato richiuso lo Stretto di Hormuz, come avevano annunciato i <em>Pasdaran</em> denunciando la violazione della tregua in Libano da parte di Israele.</p>



<p>Tutta <strong>aria fritta del regime</strong>. Questo ci ricorda che bisogna prendere con molta cautela gli annunci che arrivano dai media o dai profili <em>social</em> controllati da Teheran.</p>



<p>Due le principali novità. La prima, l&#8217;ha annunciata in conferenza stampa il vicepresidente <strong>J.D. Vance</strong>: gli iraniani si sarebbero impegnati a <strong>consentire l&#8217;ingresso nel Paese degli ispettori</strong> dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica (Iaea). Il presidente Trump ha parlato di <em>&#8220;Major Weapons Inspections&#8221;</em>.</p>



<p>Come noto, in passato le ispezioni dell&#8217;Aiea sono state <strong>una presa in giro, visite guidate</strong>. Lo stesso Vance è apparso consapevole e ha messo in guardia: &#8220;Lasciare entrare gli ispettori è una cosa grossa, ma di nuovo, vedremo cosa lasceranno fare in realtà agli ispettori una volta che saranno nel Paese, e questo continuerà a far parte del nostro negoziato&#8221;.</p>



<p>La seconda, annunciata da una nota del segretario al Tesoro <strong>Scott Bessent</strong>: il Tesoro Usa &#8220;ha emesso una <strong>licenza generale temporanea di 60 giorni</strong> che autorizza la produzione, la consegna e la vendita di petrolio iraniano&#8221;. Una grossa carota, sebbene temporanea, che conferma come in questa fase la priorità dell&#8217;amministrazione Trump sia riaprire Hormuz e abbassare i prezzi del petrolio.</p>



<p>Un aspetto da chiarire subito, per valutare il peso di questa ricompensa, è che prima del blocco navale Usa l&#8217;Iran <strong>stava già vendendo il suo petrolio</strong>, per il 90 per cento alla Cina, attraverso la sua flotta fantasma e fortemente scontato. Quindi la licenza temporanea Usa non apre un rubinetto che era chiuso, permette all&#8217;Iran di vendere alla luce del sole e potenzialmente al prezzo di mercato ciò che già stava vendendo sottobanco.</p>



<p>Come ha spiegato <strong>Miad Maleki</strong>, <em>senior fellow</em> del FDD (<em>Foundation for Defense of Democracies</em>), il principale beneficio per gli iraniani è che la licenza permette loro non solo di vendere, ma anche di <strong>ricevere pagamenti in dollari</strong>, ripristinando così l&#8217;accesso del regime alla moneta del sistema finanziario globale, quando le sanzioni erano state specificamente progettate per negarglielo.</p>



<p>E copre anche le transazioni di entità come la Banca Centrale dell&#8217;Iran e il Ministero del Petrolio, sanzionate durante il primo mandato Trump perché <strong>canali di finanziamento diretto</strong> dei <em>Pasdaran</em>, designati dagli Usa come organizzazione terroristica. Pochi dubbi su chi riceverà quota importante di quei proventi.</p>



<p>Ma di che cifre stiamo parlando? Nella finestra di 60 giorni, <strong>si stimano 10 miliardi di dollari</strong>, inclusi gli introiti del petrolio fermo in mare a causa del blocco navale Usa, le vendite di prodotti petrolchimici e la possibilità di contrattare un prezzo più vicino al valore di mercato. Una linea di finanziamento vitale per i Pasdaran e presumibilmente per i proxy iraniani, ma siamo lontanissimi dalle cifre che servirebbero per affrontare una ricostruzione da centinaia di miliardi.</p>



<p>Poi c&#8217;è il tema degli asset congelati. Questi sì, soldi che gli iraniani non vedrebbero senza il via libera Usa. Vance ha smentito che sarebbero stati già sbloccati e ha parlato di un meccanismo per cui, &#8220;se mai sbloccheremo asset iraniani, possiamo garantire che quei soldi vadano <strong>ad aiutare il popolo iraniano e non a finanziare il terrorismo</strong>. Se ci sono asset iraniani congelati che vengono sbloccati, allora manterremo l&#8217;approvazione su quel processo… e i soldi andrebbero in realtà ad acquistare soia americana, mais americano e grano americano&#8221;. Più facile a dirsi che a farsi, essendo il denaro fungibile.</p>



<p>&#8220;L&#8217;Iran è ancora in una <strong>posizione vulnerabile</strong>, date le pressioni economiche che il Paese dovrà affrontare, e l&#8217;incredibile costo di una ricostruzione dopo questa guerra&#8221;, ha osservato <strong>Esfandyar Batmanghelidj</strong>, amministratore delegato del <em>think tank Bourse &amp; Bazaar Foundation</em>, al <em>Wsj</em>. &#8220;L&#8217;accordo alla fine li riporta semplicemente allo status quo precedente, ma nel frattempo il Paese ha <strong>assorbito costi enormi</strong>. L&#8217;Iran non può affrontare una ricostruzione completa dopo questa guerra senza un ampio sollievo dalle sanzioni. E quindi l&#8217;incentivo a ottenere un accordo completo rimane lì&#8221;.</p>



<p>Secondo lo stesso Batmanghelidj, &#8220;l&#8217;Iran non può rimpatriare la maggior parte dei suoi nuovi introiti petroliferi&#8221;. Se il Paese &#8220;ha più di 120 miliardi di dollari in riserve internazionali lorde accumulate, congelate in conti bancari in tutto il mondo, è perché mantiene la stragrande maggioranza dei suoi introiti petroliferi all&#8217;estero al fine di poter pagare le importazioni&#8221;. Un conto annuale che supera i 70 miliardi di dollari. E considerando le centinaia di miliardi di dollari di danni di guerra &#8211; Trump e gli israeliani parlano di mille miliardi &#8211; l&#8217;idea che questo MoU sia una manna per l&#8217;Iran è sbagliata, secondo Batmanghelidj.</p>



<p>Certo, l&#8217;idea che proprio nel momento di maggiore debolezza della sua storia il regime iraniano riceva questa <strong>boccata d&#8217;ossigeno finanziario</strong> non è entusiasmante. No, decisamente non è un buon accordo e probabilmente a Washington ne sono consapevoli.</p>



<p>Una misura tampone che risolve la questione più urgente, la riapertura di Hormuz, per rifornire i mercati energetici e abbassare i prezzi della benzina in vista delle <em>midterm</em>, mentre rinvia le questioni ancora aperte &#8211; le scorte di uranio arricchito, l&#8217;arsenale missilistico e la rete di proxy.</p>



<p>Ma come ha osservato <strong>Michael Doran</strong> su <em>The Free Press</em>, questa realtà &#8220;non trasforma il Memorandum in una sconfitta. Il suo vero significato è che <strong>guadagna tempo</strong>&#8220;.</p>



<p>Tutto dipende da come verrà usato questo tempo. Se l&#8217;amministrazione Trump permetterà al regime di ricostruire, l&#8217;accordo diventerà solo &#8220;un altro capitolo nella lunga storia della <strong>diplomazia fallita</strong> con Teheran&#8221;.</p>



<p>Se Stati Uniti e Israele sfrutteranno la pausa per ricostituire le loro scorte di munizioni, rafforzare le difese aeree e missilistiche regionali, approfondire la cooperazione di Intelligence e prepararsi per il prossimo tentativo dell&#8217;Iran di ricostruire i suoi programmi nucleari e missilistici, allora &#8220;verrà ricordato come una tattica per gettare le <strong>basi di una futura vittoria</strong>&#8220;.</p>



<p>Probabilmente, osserva Doran, &#8220;è costato un prezzo più alto del necessario. Ma Trump ci ha portati qui <strong>da una posizione di forza, non di debolezza</strong>. Questa è la differenza tra una ritirata tattica e una resa&#8221;.</p>



<p>Persi nell&#8217;interpretazione dei dettagli dell&#8217;accordo, rischia di sfuggirci il quadro generale. Nessun presidente negli ultimi 47 anni ha inflitto danni maggiori al regime iraniano: Trump ha distrutto un programma nucleare e una base industriale della difesa che l&#8217;Iran <strong>ha impiegato decenni, e centinaia, forse migliaia di miliardi di dollari</strong>, per tirare su. La leadership militare del regime è decimata, la sua economia al collasso e diplomaticamente è più isolato che mai.</p>



<p>Bisogna quindi <strong>diffidare dalle letture catastrofiste o trionfaliste</strong>, tutto nero o tutto bianco. Si può parlare di fallimento o catastrofe strategica, o paragonare il Memorandum al Jcpoa di Obama, solo se si rimuove dall&#8217;equazione quanto conseguito da Usa e Israele nelle sei settimane di bombardamenti.</p>



<p>Un&#8217;operazione che sarebbe <strong>disonesta intellettualmente</strong>. Non sorprende che questa narrazione venga spinta dai circoli di politica estera obamiana. Sorprende che lo sia dai delusi dalla mancata caduta del regime iraniano che vorrebbero che il presidente Trump &#8220;finisca il lavoro&#8221;.</p>



<p>Il board del <em>Wsj</em> è critico su quella che definisce una &#8220;ritirata&#8221; ma riconosce che:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La disponibilità di Trump a ricorrere alla forza militare, laddove nessun altro lo avrebbe fatto, ha inferto un duro colpo al programma nucleare dell&#8217;Iran, nonché alla sua base militare e industriale. Il risultato non è un accordo <em>Obama 2.0</em> perché, a differenza del 2015, gli impianti nucleari chiave dell&#8217;Iran sono ridotti in macerie e <strong>l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio è stato bloccato per la prima volta in vent&#8217;anni</strong>. I critici dei media e i Democratici che oggi attaccano duramente il presidente sarebbero rimasti a guardare mentre la bomba nucleare diventava un fatto compiuto, come accaduto in Corea del Nord.</p>
</blockquote>



<p>La grande differenza di questo negoziato rispetto a quello di Obama è che oggi il programma nucleare iraniano, miliardi e miliardi di infrastrutture, è distrutto, non esiste più e il regime non ha la capacità di arricchire né di costruire una bomba atomica, mentre nel 2013 si riteneva che il programma fosse troppo disperso, troppo fortificato e avanzato per essere distrutto. Obama ha cercato di mettere in pausa il programma nucleare iraniano, <strong>Trump l&#8217;ha prima distrutto</strong> e poi ha aperto al negoziato.</p>



<p>Quella americana resta una vittoria militare indiscutibile, anche se <strong>politicamente ancora incompiuta, non definitiva</strong>. Il perché lo sappiamo: non c&#8217;è un sostegno politico negli Stati Uniti &#8211; tanto meno in Europa e nei Paesi del Golfo &#8211; per un cambio di regime che comporti una guerra boots on the ground o una crisi energetica mondiale. Giusto o sbagliato, bisogna fare i conti con questa realtà. Si sapeva dall&#8217;inizio che la campagna sarebbe durata 4-6 settimane, doveva finire entro l&#8217;estate a causa delle <em>midterm</em>, e non vi era certezza che ciò sarebbe bastato a far cadere il regime. Il regime è sopravvissuto, ma indebolito e isolato come non mai.</p>
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		<title>Sparatoria a Montréal nel quartiere ebraico: tre morti, tra cui un poliziotto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sparatoria-a-montreal-nel-quartiere-ebraico-tre-morti-tra-cui-un-poliziotto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 18:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle vittime è stata identificata nel rabbino Michael Moshe Mizrahi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una sparatoria ha sconvolto il quartiere di Côte-des-Neiges a <strong>Montréal,</strong> in Canada. L’incidente ha causato almeno due morti, incluso l’aggressore. Un agente del Service de police de la Ville de Montréal (SPVM) ha perso la vita durante l’operazione, l&#8217;altra vittima è stata identificata nel rabbino <strong>Michael Moshe Mizrahi.</strong> Un secondo poliziotto e un civile sono rimasti feriti dai colpi di arma da fuoco.</p>
<p>Secondo le prime ricostruzioni, l’allarme è scattato intorno alle 11:30, vicino all’incrocio tra Decarie Boulevard, Courtrai Avenue e Trans Island. L’area è nota per la presenza di una comunità ebraica, con diversi luoghi di culto e negozi kosher. Testimoni hanno riferito che l’aggressore, vestito con abiti mimetici, avrebbe sparato da una posizione sopraelevata verso gli agenti accorsi sul posto.</p>
<h2>L’operazione e il bilancio delle vittime</h2>
<p>La polizia è intervenuta dopo le segnalazioni di spari nell’area. Durante l’operazione, il sospettato è stato &#8220;neutralizzato&#8221;, termine con cui le autorità hanno confermato l’uccisione dell’aggressore. La sparatoria non solo ha provocato la morte di uno degli agenti, ma ha coinvolto anche un secondo poliziotto, attualmente in condizioni critiche. Il bilancio totale è di almeno due vittime, a cui si aggiunge l&#8217;aggressore.</p>
<p>La polizia e i primi soccorritori hanno lavorato per evacuare e mettere in sicurezza l’area, con particolare attenzione alle strutture commerciali e religiose limitrofe.</p>
<h2>Misure di emergenza per i residenti</h2>
<p>Dopo i primi spari, le autorità hanno attivato il protocollo di emergenza “shelter-in-place”. Questo ha richiesto ai residenti di <strong>chiudere porte e finestre,</strong> rimanere all’interno delle abitazioni e stare lontani dalle vetrate. Il perimetro di sicurezza ha incluso varie strade principali del quartiere, come Côte-des-Neiges Road e MacDonald Street, oltre a tratti dell’Highway 40 e della Decarie Expressway.</p>
<p>Le misure hanno portato anche alla chiusura temporanea di alcune stazioni della metropolitana, tra cui Namur, e al blocco della viabilità in diversi punti strategici del quartiere, causando disagi sia alla circolazione che ai trasporti pubblici.</p>
<h2>Scene di panico tra i residenti</h2>
<p>La comunità locale ha vissuto momenti di paura e tensione. Alcuni testimoni hanno descritto scene di caos, con famiglie che fuggivano dai parchi e suoni di colpi esplosi in rapida successione. “È un quartiere solitamente tranquillo e familiare,<strong> con scuole e parchi</strong>. Siamo tutti sotto shock”, ha raccontato un residente. Un’importante presenza di unità tattiche ha poi contribuito a presidiare l’area, rassicurando gradualmente gli abitanti.</p>
<p>Quanto accaduto nel quartiere ha lasciato i residenti increduli, data la reputazione di zona pacifica che caratterizza Côte-des-Neiges.</p>
<h2>Indagini ancora in corso</h2>
<p>Le autorità non hanno ancora reso noto il movente della sparatoria né l’identità dell’aggressore. Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire con esattezza la dinamica e determinare il contesto dell’attacco. Resta anche da chiarire la condizione del civile ferito e il suo possibile coinvolgimento tra le vittime.</p>
<p><iframe src="https://video.corriere.it/video-embed/14daf372-94a9-41e0-ad36-2dc362db9xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>&#8220;Si giudica il libro, non l&#8217;autore&#8221;. Ma se sei russo o di destra la regola non vale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/si-giudica-il-libro-non-lautore-ma-se-sei-russo-o-di-destra-la-regola-non-vale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 18:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[michele mari]]></category>
		<category><![CDATA[premio strega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il premio Strega salva Michele Mari dopo le offese a Michela Murgia. Va bene. Ma allora basta con le richieste di patenti antifasciste per entrare alle mostre</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/si-giudica-il-libro-non-lautore-ma-se-sei-russo-o-di-destra-la-regola-non-vale/">&#8220;Si giudica il libro, non l&#8217;autore&#8221;. Ma se sei russo o di destra la regola non vale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono chèzzi amari! <strong>Salvate il soldato Mari!</strong> E che ci vuole? Dopo lo scazzetto dello Strega, che puntava a far fuori l&#8217;incauta testa di serie a beneficio dei riscaldi, con la scusa dell&#8217;intangibilità della pari grado Murgia, una passata in aura di santa siccome stava con Hamas senza se e senza chèzzi, ci voleva la <em>exit solution</em>.</p>
<p>Che poi Mari, Ciabatti, gente che scrive coi piedi e fa un romanzo per ripuddiare le nere radici, &#8220;attento fasscio che a mio padre j&#8217;ho già sputato addosso&#8221; (&#8220;fascio a me?? A me fascio??&#8221; ecc.), nel <strong>van da popstar in tour</strong> si guardano in cagnetto, non comunicano.</p>
<p>Allora che si fa? Eureka! <strong>Una bella soluzione comunista anzi cattocomunista</strong>, due code di paglia al prezzo di una: si condanna chi ha parlato non cosa ha scritto, bisogna salvare non l&#8217;autore ma l&#8217;opera, maiuscolo come la Traviata.</p>
<p>Così l&#8217;autore viene sottoposto ad autocritica, ma il premietto è salvo. Tutto a posto, tutto bello, peccato funzioni solo inter eos, nella mafietta delle rosse parole d&#8217;odio da ridicoli estensori municipali: Parioli, Capalbio. <strong>Per Gaza si vedrà, si potrebbe organizzare un torpedone con 42 persone</strong>, ma fa caldo, cumbà. Per tutti gli altri nisba, cinghia, il<strong> russo tenore </strong>o <strong>pedattore non passa</strong>, l&#8217;autore di destra non è autore, è fascio, dentro, ontologico, al festival <em>nun ce deve stà</em>, né lui nè l&#8217;editore, parte subito la reazione democratica dei due spicci. Insomma a sinistra si contestualizza, a destra, anzi alle destre, <em>je va sputato in faccia di default</em>. E tutti si premiarono felici e contenti.</p>
<p>Noi avevamo immaginato un altro <strong>happy end</strong>, perfino più tipico, più standard: Murgia vive, Murgia è morta da antifascista, è colpa del governo delle destre (che subito si discolpa, &#8220;No ma per noi Michela resta una presenza imprescindibile del pensiero occidentale postmoderno, l&#8217;anno prossimo, se ci siamo ancora, la mettiamo nei temi di maturità&#8221;, &#8220;Comunque siete fascisti, infami e portate tutti le ginocchiere&#8221;, &#8220;perdonateci, ci vergogniamo tanto, almeno consigliateci un armocromista di fiducia&#8221;).</p>
<p>Sarà per la prossima volta, ma per dritto o per storto resta la conferma della grande bellezza, o dell&#8217;egemonismo gramsciano parastatale e paraculesco: <strong>la legge morale la facciamo noi,</strong> la letteratura pure, Abdul, questo Cuba libre è caldo e l&#8217;aria condizionata è finita, adesso <strong>ti buttiamo giù dal van in corsa,</strong> sottoposto inferiore subalterno illetterato fasscio che non sei altro&#8221;.</p>
<p>Max Del Papa, 23 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/si-giudica-il-libro-non-lautore-ma-se-sei-russo-o-di-destra-la-regola-non-vale/">&#8220;Si giudica il libro, non l&#8217;autore&#8221;. Ma se sei russo o di destra la regola non vale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sofia Barbieri, il video-sfregio del maranza è inaccettabile: &#8220;Lascio la bella vita in Italia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 17:44:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Ceriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Ceriale l'incidente in cui ha perso la vita la 23enne. Dopo il primo video choc, il ragazzo di origine marocchina lascia il Belpaese e torna sui social</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sofia-barbieri-il-video-sfregio-del-maranza-e-inaccettabile-lascio-la-bella-vita-in-italia/">Sofia Barbieri, il video-sfregio del maranza è inaccettabile: &#8220;Lascio la bella vita in Italia&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A <strong>Ceriale</strong> pochi giorni fa la 23enne <strong>Sofia Barberi</strong> ha perso la vita in un incidente stradale mentre era in scooter con un’amica, rimasta gravemente ferita. A bordo della Fiat 500 che ha colpito il mezzo della vittima c’erano diversi giovani, tra cui <strong>un ragazzo di origine marocchina</strong>, cittadino italiano residente a Pietra Ligure.</p>
<p>Subito dopo lo scontro, il giovane ha pubblicato un video in cui rideva della morte della ragazza. Dopo concise scuse di facciata (pronunciate probabilmente perché terrorizzato dalle minacce e dagli appostamenti davanti casa sua ad opera di cittadini inferociti <strong>dopo i suoi sberleffi</strong> verso una ragazza morta) il ragazzo ha girato un nuovo video mentre saliva su un aereo a <strong>Malpensa</strong> per lasciare l’Italia: nella ripresa ride, dice “questo incidente mi ha rovinato la vita” e sostiene di essere costretto ad andarsene, ripetendo “remigrazione, remigrazione” tra le risate, fondamentalmente prendendosi ancora una volta gioco della situazione che ha generato.</p>
<p>Siamo oltre l’assurdo: una ragazza è morta, una famiglia è distrutta ma questo omuncolo ha l’ardire di autocommiserarsi perché a suo dire l’incidente gli ha rovinato la vita, dimenticando di aver trattato tutto come uno scherzo sui social e di aver riso della situazione con i suoi amici.<br />
È l’ennesimo caso di assoluto degrado giovanile. <strong>Ed è il sintomo di un fallimento più ampio</strong>: tanti giovani, soprattutto migranti di seconda generazione, crescono in questo paese senza interiorizzare le regole fondamentali della convivenza civile. Non sanno cosa sia il valore della vita umana, l’empatia, il senso di responsabilità civica e il rispetto per la società che li ha accolti. Sono ragazzi che spesso vivono in enclave culturali parallele dove prevale una mentalità degna della giungla, nella quale la legge è solo un ostacolo da aggirare e persino la morte di una giovane può diventare contenuto per like su Instagram.</p>
<p>Benché qui non si tratti di un vero e proprio crimine (il ragazzo non era neanche alla guida), questo evento tristissimo denota proprio la bassezza emotiva di tanti, troppi giovani. Si palesano in questi contesti tutte le differenze culturali, i modelli educativi e valoriali che ostacolano l’assimilazione ai principi occidentali di un individualismo responsabile e di rispetto universale. E quando, dopo un errore, arriva una copiosa ondata di indignazione pubblica, la risposta è una rapida rettifica di facciata e poi <strong>la fuga con una ulteriore derisione</strong>.</p>
<p>E alla fine proprio lui, ridendo, decide di “<strong>auto-remigrare</strong>” di propria iniziativa, confermando che chi non sente di appartenere, davvero poi forse finisce per andarsene.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 22 giugno 2026</p>
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		<title>Oltre la tragedia di Senago: il vuoto educativo che non possiamo più ignorare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 17:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Senago]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra tragedie e sottovalutazione del rischio, la necessità di recuperare consapevolezza, limiti educativi e prevenzione per proteggere i giovani e la società tutta</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più che domandarci cosa sta accadendo ai nostri giovani, dobbiamo domandarci <strong>cosa sta accadendo ai nostri adulti.</strong> Ogni giorno la cronaca ci informa di violenze, incidenti, incontri che si trasformano in tragedie, eppure la risposta degli adulti qual è? Continuare a fare come se niente fosse, come se vivessimo in una società idilliaca, in cui la violenza non esiste, i pericoli non ci sono.</p>
<p>Chiaramente <strong>non voglio accusare i genitori dei ragazzi coinvolti nella tragedia</strong> o in tutte le altre tragedie simili: a loro va la nostra vicinanza e il nostro affetto. Occorre imparare a dire dei no e i no devono essere sostenuti: tu, ragazzo o ragazza di 16 anni, non vai in discoteca, non rimani fuori casa di notte, non puoi pensare che il pericolo non esiste, non puoi pensare che tutto ti debba essere concesso.</p>
<p>È&#8217; chiaro che sostenere lo scontro è duro, però sostenendo lo scontro, si eviterebbero tante tragedie. Possibile che non si comprendano i pericoli, <strong>non si abbia più paura di nulla?</strong> Avere paura non significa essere paranoici: significa avere consapevolezza di un pericolo e fare di tutto per evitare di trovarsi in situazioni potenzialmente pericolose.</p>
<p>Penso, soprattutto, adesso, con l&#8217;inizio dell&#8217;estate: le vacanze, le feste notturne nei locali o sulla spiaggia.<strong> Cari giovani, appena vedete situazioni di pericolo, denunciate</strong>, rivolgetevi ai vostri genitori, alle forze dell&#8217;ordine: solo così potete evitare che voi stessi e tanti altri giovani si trovino a vivere situazioni rischiose, potenzialmente mortali. Invito tutti i giovani a volersi bene, ad avere una misura alta del vivere: il divertimento è lecito a patto che sia rispettoso della persona.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 23 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Una parolina di troppo nella nota&#8221;. Cosa ha scatenato davvero la lite Meloni-Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Dardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 16:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fonti americane a Nicolaporro.it: dietro i dissapori una piccola frase nel comunicato redatto da Palazzo Chigi su Hormuz</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/una-parolina-di-troppo-nella-nota-cosa-ha-scatenato-davvero-la-lite-meloni-trump/">&#8220;Una parolina di troppo nella nota&#8221;. Cosa ha scatenato davvero la lite Meloni-Trump</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una frase di troppo, forse una parolina inserita all’ultimo istante, forse un tentativo di mediazione. Forse non si saprà mai, ma &#8211; secondo fonti americane – dietro i dissapori fra il Presidente Usa <strong>Donald Trump</strong> e la Premier italiana, <strong>Giorgia Meloni</strong>, si celerebbe una piccola frase inserita nel comunicato della Presidenza italiana del Consiglio sul tema del possibile invio di due <strong>navi dragamine</strong> della <strong>Marina militare italiana</strong> nello Stretto di Hormuz per predisporlo a una sicura ripresa della navigazione.</p>
<p>Dopo la riunione di sette Paesi inclusa l’Italia per affrontare la crisi in Iran e prima dell’incontro del G7, la Presidenza del Consiglio avrebbe effettivamente confermato l’intenzione di inviare due unità militari italiane, per altro già arrivate nel <strong>Mar Rosso</strong>, per poi essere impiegate nello <strong>Stretto di Hormuz</strong> non appena le condizioni di cessate il fuoco si fossero rivelate stabili e meno aleatorie di quelle attuali.</p>
<p>Nella nota ufficiale, per certo quella recepita dagli Stati Uniti, l’impegno dell’Italia e dei suoi mezzi (impegno già ipotizzato nello scorso mese di aprile) sarebbe stato condizionato all’approvazione del <strong>Parlamento italiano</strong>. Procedura quasi rituale in caso di conflitti anche se apertamente violata nel 1999 dall’allora presidente del Consiglio, <strong>Massimo D’Alema</strong>, quando i caccia italiani furono inviati a partecipare ai bombardamenti sui Balcani per la guerra del <strong>Kossovo</strong>, senza che la scelta fosse stata preventivamente sottoposta al parere del Parlamento. Idem per quanto riguarda le basi aeree e navali italiane, ugualmente aperte (anche in quel caso senza autorizzazione del Parlamento) agli aerei (caccia e bombardieri) degli alleati Nato.</p>
<p>Ma la frase che avrebbe sollevato perplessità nell’establishment americano, perplessità trasformata nelle parole di Trump in palese ostilità, sarebbe stata un’altra: l’invio dei dragamine non sarebbe stato solo condizionato al via libera del Parlamento italiano, ma anche al consenso del <strong>Consiglio di sicurezza dell’Onu</strong>. Una condizione inaccettabile per il governo americano che ormai da anni è in una posizione di netta contrapposizione (per altro contraccambiata) con il Palazzo di vetro e che ben conosce l’effetto anche solo di un voto contrario, equivalente a un veto, da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.</p>
<p>Ai vertici dell’amministrazione americana la posizione assunta dall’Italia sarebbe stata vissuta come un tradimento dell’amicizia, ben maggiore e più doloroso rispetto a quella degli altri Paesi Nato, da sempre molto tiepidi nei confronti dell’alleanza atlantica e dei rapporti con il presidente Usa. Per altro nello scorso aprile, proprio Giorgia Meloni aveva precisato che non ci sarebbe stato bisogno di autorizzazioni da parte delle Nazioni Unite per un’attività esclusivamente difensiva mirata a garantire il diritto alla navigazione.</p>
<p>I due dragamine, Il <strong>Crotone</strong> e il <strong>Rimini</strong>, appartenenti alla classe <strong>Gaeta</strong>, hanno lasciato l’Italia il 15 maggio e sono stati trasferiti nel <strong>Mar Rosso</strong>. Il loro avvicinamento dovrebbe consentire alla Marina di ridurre sensibilmente i tempi necessari per raggiungere il Golfo di Oman e, successivamente, l’area di Hormuz, dove iniziare l’attività di sminamento… anche dei rapporti fra Italia e Usa.</p>
<p>Bruno Dardani, 22 giugno 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-meloni-e-davvero-possibile-una-ricucitura/">Trump-Meloni, è davvero possibile una ricucitura?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ma-meloni-un-errore-su-trump-lha-fatto/">Ma Meloni un errore su Trump l&#8217;ha fatto</a></li>
</ul>
<p><iframe title="Giorgia Meloni: &quot;L&#039;Italia disponibile a inviare navi nello Stretto di Hormuz&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/_j_ajwRzzbw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/una-parolina-di-troppo-nella-nota-cosa-ha-scatenato-davvero-la-lite-meloni-trump/">&#8220;Una parolina di troppo nella nota&#8221;. Cosa ha scatenato davvero la lite Meloni-Trump</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pietro Tatarella si candida sindaco per il centrodestra a Milano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/pietro-tatarella-si-candida-sindaco-per-il-centrodestra-a-milano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 16:28:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[candidato sindaco]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[pietro tatarella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;invito parla di una &#8220;occasione per annunciare e presentare le future iniziative e prospettive politiche di Pietro&#8221;. Ma secondo quanto risulta a Milano Quotidiano, quello che Pietro Tatarella annuncerà martedì 23 giugno sarà la sua disponibilità a candidarsi a sindaco di Milano per il centrodestra. Una decisione maturata dopo la recente sentenza di assoluzione, con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/pietro-tatarella-si-candida-sindaco-per-il-centrodestra-a-milano/">Pietro Tatarella si candida sindaco per il centrodestra a Milano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;invito parla di una &#8220;occasione per annunciare e presentare le future iniziative e prospettive politiche di Pietro&#8221;. Ma secondo quanto risulta a Milano Quotidiano, quello che <strong>Pietro Tatarella</strong> annuncerà martedì 23 giugno sarà la sua disponibilità a candidarsi a sindaco di Milano per il centrodestra. Una decisione maturata dopo la recente sentenza di assoluzione, con la quale l&#8217;ex consigliere comunale di Forza Italia è stato prosciolto da ogni accusa di corruzione nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta Mensa dei Poveri.<strong> Un verdetto giunto dopo sette anni di battaglie giudiziarie, con tre mesi di carcere preventivo di cui 45 giorni in isolamento.</strong></p>
<p>L&#8217;appuntamento è per le 12 presso lo spazio Campo Base di Via Ascanio Sforza 29 a Milano. La conferenza stampa di Pietro Tatarella partirà proprio dall&#8217;analisi e dall&#8217;approfondimento delle motivazioni della sentenza di assoluzione che lo riguarda. Nel corso dell&#8217;incontro verranno illustrati i principali contenuti del provvedimento giudiziario e le relative implicazioni, offrendo agli organi di informazione un quadro completo della vicenda. <strong>Poi l&#8217;annuncio più politico, che potrebbe nuovamente rivoluzionare la corsa del centrodestra verso le elezioni del prossimo anno.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/pietro-tatarella-si-candida-sindaco-per-il-centrodestra-a-milano/">Pietro Tatarella si candida sindaco per il centrodestra a Milano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Meloni vuole testimoniare a Milano contro Corona (che le attribuì una relazione con un ex deputato di FdI)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/meloni-vuole-testimoniare-a-milano-contro-corona-che-le-attribui-una-relazione-con-un-ex-deputato-di-fdi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 16:16:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[diffamazione]]></category>
		<category><![CDATA[dillinger]]></category>
		<category><![CDATA[fabrizio corona]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[manlio messina]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giorgia Meloni si presenterà al Palazzo di Giustizia di Milano per essere ascoltata nel processo a carico di Fabrizio Corona e dell’ex direttore di Dillingernews.it Luca Arnau. La disponibilità della presidente del Consiglio a rendere testimonianza nell’udienza del 28 settembre è stata comunicata in aula dalla sua legale, l’avvocata e senatrice Giulia Bongiorno. Meloni sarà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/meloni-vuole-testimoniare-a-milano-contro-corona-che-le-attribui-una-relazione-con-un-ex-deputato-di-fdi/">Meloni vuole testimoniare a Milano contro Corona (che le attribuì una relazione con un ex deputato di FdI)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giorgia Meloni</strong> si presenterà al Palazzo di Giustizia di Milano per essere ascoltata nel processo a carico di<strong> Fabrizio Corona</strong> e dell’ex direttore di Dillingernews.it <strong>Luca Arnau.</strong> La disponibilità della presidente del Consiglio a rendere testimonianza nell’udienza del 28 settembre è stata comunicata in aula dalla sua legale, l’avvocata e senatrice <strong>Giulia Bongiorno</strong>. Meloni sarà sentita nella doppia veste di testimone e parte civile. Il procedimento riguarda un articolo pubblicato nell’ottobre 2023 sul sito riconducibile all’ex agente fotografico, nel quale veniva attribuita alla premier una presunta relazione con<strong> Manlio Messina,</strong> ex deputato di Fratelli d’Italia e anche lui costituito parte civile. La presidente del Consiglio aveva denunciato Corona e Arnau. Entrambi sono accusati di diffamazione aggravata.</p>
<p>L’esame della premier era stato inizialmente programmato alla fine di maggio con un’udienza organizzata appositamente a Palazzo Chigi. L’appuntamento era però saltato a causa degli impegni istituzionali della presidente del Consiglio. Bongiorno ha ora chiarito che Meloni &#8220;è disponibile&#8221; a raggiungere direttamente il Tribunale di Milano per essere ascoltata davanti alla giudice dell’ottava sezione penale<strong> Nicoletta Marchegiani</strong>. La magistrata ha confermato che l’esame della premier si terrà il 28 settembre. Se Fabrizio Corona deciderà di sottoporsi all’esame come imputato, potrà essere sentito successivamente nel corso della stessa udienza.</p>
<h2>Scontro in aula tra Bongiorno e il legale di Corona</h2>
<p>L’udienza è stata segnata anche da un acceso confronto tra Giulia Bongiorno e<strong> Ivano Chiesa</strong>, storico difensore di Corona. Chiesa ha sostenuto, alzando la voce, che l’eventuale esame dell’ex agente fotografico avrebbe dovuto svolgersi dopo la testimonianza di Meloni. Bongiorno ha replicato: &#8220;non accetto questi toni&#8221;. &#8220;Io devo prendere lezioni da qualcuno?&#8221;, ha risposto Chiesa. La legale della premier si è quindi rivolta alla giudice: &#8220;La prego di dirigere l&#8217;udienza come sa fare lei, giudice&#8230; In questo intervento si è urlato, ognuno può fare le proprie eccezioni&#8230;&#8221;. &#8220;Grazie della lezioncina&#8221;, ha ribattuto Chiesa. Bongiorno ha chiesto che lo scambio fosse messo a verbale.</p>
<h2>L&#8217;ex direttore di Dillinger: &#8220;Mi sono sentito preso in giro da Corona&#8221;</h2>
<p>Nel corso dell’udienza è stato ascoltato Luca Arnau, che ha risposto alle domande del pubblico ministero Giovanni Tarzia, del proprio difensore Alessio Pomponi, degli avvocati Chiesa e Bongiorno e del legale <strong>Mattia Serpotta,</strong> che rappresenta Manlio Messina. &#8220;Fabrizio è un recettore di notizie e le portava&#8221;, ha spiegato l’ex direttore della testata online. Arnau ha raccontato che Corona gli aveva riferito di avere appreso della presunta relazione tra Meloni e Messina.</p>
<p>&#8220;Ha raccontato che aveva saputo questa notizia di questa relazione. <strong>Era una voce e doveva essere riportata come una voce, così abbiamo fatto. Al giornale dove collabora Corona si dà il peso che si dà, è gossip, era un pezzo innocuo</strong>&#8220;, ha dichiarato. Arnau ha sostenuto di essersi arrabbiato quando aveva scoperto che la notizia era stata smentita: &#8220;Mi sono arrabbiato molto dopo che ho scoperto che questa cosa era stata smentita, mi sono arrabbiato con Fabrizio, perché mi sono sentito preso in giro. Mi aveva detto ti assicuro che è vera&#8221;.</p>
<p>L’ex direttore di Dillingernews.it ha ammesso che tra la ricezione dell’informazione e la pubblicazione dell’articolo trascorse pochissimo tempo. &#8220;In un quarto d&#8217;ora ho pubblicato la notizia da quando è arrivata. Come facevo a fare controlli? Mi sono sentito tradito, lui me l&#8217;aveva data per certa, per lui era sicura&#8221;, ha aggiunto Arnau. Il processo entrerà nella sua fase decisiva dopo l’esame della premier e l’eventuale interrogatorio di Corona. La discussione del pubblico ministero, delle difese e delle parti civili è stata fissata per il 14 dicembre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/meloni-vuole-testimoniare-a-milano-contro-corona-che-le-attribui-una-relazione-con-un-ex-deputato-di-fdi/">Meloni vuole testimoniare a Milano contro Corona (che le attribuì una relazione con un ex deputato di FdI)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Milano 2027, Noi Moderati: &#8220;Anche i militanti della Lega hanno detto che serve un politico&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 15:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro colucci]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni milano]]></category>
		<category><![CDATA[noi moderati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Considero positivo che tutto il centrodestra si sia messo in moto, ognuno l&#8217;ha fatto col proprio metodo, con le proprie modalità&#8221;. Così il coordinatore di Noi Moderati per la Lombardia Alessandro Colucci commenta le consultazioni della Lega di questo weekend. &#8220;Dalla due giorni di gazebo è emerso che anche i militanti della Lega, scegliendo come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Considero positivo che tutto il centrodestra si sia messo in moto, ognuno l&#8217;ha fatto col proprio metodo, con le proprie modalità&#8221;. Così il coordinatore di Noi Moderati per la Lombardia<strong> Alessandro Colucci</strong> commenta le consultazioni della Lega di questo weekend. &#8220;Dalla due giorni di gazebo è emerso che anche i militanti della Lega, scegliendo come candidati sindaco Salvini, Sardone e Morelli, scelgono candidati politici che hanno le caratteristiche per governare la città. Questo è un passo in avanti importante.<strong> La questione del civico o del politico è una finzione e speriamo che se ne convinca anche Forza Italia.</strong> Abbiamo tanti strumenti per poter decidere e abbiamo sempre avuto la capacità di farlo insieme, nello spirito di unità che è un grande valore del centro-destra&#8221;.</p>
<h2>&#8220;Siamo sempre riusciti a fare sintesi senza primarie&#8221;</h2>
<p>Colucci conclude: &#8220;Riguardo le primarie, non sono certamente lo strumento a cui siamo stati abituati<strong>, proprio perché non siamo divisi come il centrosinistra. Siamo sempre riusciti, incontrandoci, a fare sintesi.</strong> Ora il centro destra si incontri per definire un progetto per la Milano del futuro ed il migliore candidato sindaco per realizzarlo.”</p>
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		<title>&#8220;Immigrati neri e arabi, vero pericolo per le donne&#8221;. Dice la verità ma la multano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 15:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dibattito televisivo diventa un caso giudiziario: contestate le affermazioni sull’immigrazione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="88" data-end="445">L’influencer di estrema destra <strong>Thaïs d’Escufon</strong> è stata condannata il 18 giugno a una multa di 1.000 euro per “ingiuria pubblica a causa dell’origine, dell’etnia, della nazione o della razza”, in relazione a dichiarazioni anti-immigrazione fatte in diretta sul canale francese BFMTV il 18 dicembre 2023, secondo una sentenza del tribunale di Parigi consultata dall’emittente.</p>
<p data-start="447" data-end="965" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Quel giorno, Anne-Thaïs du Tertre — nota come Thaïs d’Escufon — partecipava a un dibattito televisivo seguito alla forte attenzione mediatica su un caso di stupro attribuito a una persona sottoposta a <strong>un obbligo di lasciare il territorio francese (OQTF).</strong> Nel corso dell’intervento, l’ex portavoce del gruppo <strong>Génération identitaire</strong> (che si è sciolto nel 2021) aveva criticato duramente l&#8217;immigrazione incontrollata”, affermando che “oggi il primo pericolo per le donne in Francia è l’immigrazione e il suo bilancio disastroso”.</p>
<p data-start="447" data-end="965" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Durante il dibattito in studio, un giornalista di BFMTV sottolineava come il principale fattore di rischio per le donne non fosse legato all’origine degli aggressori, ma al fatto stesso che si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di uomini, spesso partner, familiari, amici o colleghi di lavoro. A questa osservazione, Thaïs d’Escufon replicava sostenendo che il pericolo sarebbe invece rappresentato dagli <strong>“uomini immigrati africani, neri e arabi”</strong></p>
<p data-start="447" data-end="965" data-is-last-node="" data-is-only-node="">È proprio questa generalizzazione, basata sull’origine etnica come fattore collegato alla criminalità, ad aver portato all’accusa di razzismo e alla successiva condanna. Secondo la giustizia francese, il problema non è l’opinione sulla sicurezza pubblica in sé, ma<strong> il fatto di associare in modo generalizzato comportamenti criminali a interi gruppi identificati</strong> per origine o provenienza. In Francia questo tipo di affermazione può rientrare nelle norme contro la discriminazione e l’incitamento all’odio razziale, anche senza un invito diretto alla violenza.</p>
<p>Il tribunale ha quindi ritenuto che le sue parole abbiano superato il confine del dibattito politico, trasformandosi in <strong>una stigmatizzazione collettiva.</strong> Il caso assume però anche un’altra dimensione nel dibattito pubblico: nel 2021 la stessa d’Escufon aveva dichiarato di essere stata vittima di molestie da parte di un uomo di origine tunisina, elemento che i suoi sostenitori citano spesso per contestualizzare le sue posizioni sulla sicurezza.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/stupratore-e-recidivo-ma-e-immigrato-e-le-femministe-stanno-zitte/" target="_blank" rel="noopener">Stupratore e recidivo. Ma è immigrato e le femministe stanno zitte</a></li>
</ul>
<p><strong>Condannata a una multa di circa 1.000 euro,</strong> ha comunque annunciato ricorso, sostenendo di aver espresso una critica politica e non un’intenzione discriminatoria. La vicenda continua a dividere l’opinione pubblica francese: da una parte chi difende la necessità di proteggere gruppi sociali da generalizzazioni considerate pericolose, dall’altra chi vede in queste sentenze <strong>un restringimento progressivo dello spazio di discussione</strong> su immigrazione e sicurezza.</p>
<p>Cristina de Palma, 22 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/immigrati-neri-e-arabi-vero-pericolo-per-le-donne-dice-la-verita-ma-la-multano/">&#8220;Immigrati neri e arabi, vero pericolo per le donne&#8221;. Dice la verità ma la multano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Meglio con Vannacci o senza? Il sondaggio che cambia tutto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/meglio-con-vannacci-o-senza-il-sondaggio-che-cambia-tutto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo Noto, i voti di Futuro Nazionale non vanno "sommati" a quelli del centrodestra. Se entrasse in coalizione, infatti, accadrebbe qualcosa di inatteso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/meglio-con-vannacci-o-senza-il-sondaggio-che-cambia-tutto/">Meglio con Vannacci o senza? Il sondaggio che cambia tutto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un sondaggio che va controcorrente. Ed è quello di Noto pubblicato stamattina dal <em>Giornale</em>. Riguarda ovviamente il fenomeno del momento, ovvero quel <strong>Roberto Vannacci</strong> che ha fondato il suo Futuro Nazionale dicendo addio alla Lega e scompigliando le carte in tavola in vista delle elezioni del 2027.</p>
<p>Tutti infatti si chiedono: a <strong>Giorgia Meloni,</strong> e ai suoi alleati, conviene includere o escludere il generale? Nei giorni scorsi, leggendo i dati, era emersa la seguente risposta: se Futuro Nazionale viene tenuta fuori dal perimetro del centrodestra, cresce i suoi consensi ma al governo potrebbe andare il centrosinistra. Il che è stato letto dagli attuali partiti della maggioranza come un avvertimento (&#8220;se votate Vannacci fate un favore alla Schlein&#8221;) e dal diretto interessato come un alert al governo (&#8220;se mi tagliate fuori, col cavolo che vincete&#8221;).</p>
<p>Beh, il sondaggio di Noto pubblicato oggi cambia un po&#8217; il punto di vista. Secondo il sondaggista infatti l&#8217;ingresso di <strong>Vannacci</strong> nel centrodestra produrrebbe più perdite che guadagni in numeri assoluti, producendo una parità col campo largo; se invece corresse in solitaria, l&#8217;attuale maggioranza potrebbe prevalere.</p>
<p>I numeri parlano chiaro. Con Vannacci nel centrodestra, le due coalizioni di destra e sinistra sarebbero al 45% contro 45%. &#8220;Se invece Vannacci corresse autonomamente, pur ottenendo un significativo boom del 6%, il centrodestra senza di lui salirebbe al 45,5%, mentre il campo largo si fermerebbe al 42%&#8221;. E Meloni tornerebbe a <strong>Palazzo Chigi.</strong></p>
<p>Secondo Noto, il motivo di questo &#8220;paradosso&#8221; starebbe nel fatto che la presenza del generale nelle fila del centrodestra spingerebbe gli elettori moderati all&#8217;astensione (l&#8217;affluenza stimata scenderebbe infatti dal 61% al 59%) o a votare partiti indipendenti di centro. Tipo <strong>Calenda</strong> (che passerebbe dal 2,5% al 3,5%), ma anche Progetto Civico e Italia Viva. Se si accompagnano a Vannacci, Fratelli d&#8217;Italia passa dal 29% al 27%, Forza Italia scende dal 7,5% al 6,5% e Noi Moderati dimezza i voti dall&#8217;1,5% allo 0,5%. Stesso destino anche per la Lega, che passerebbe dal 6,5% al 6%.</p>
<p>A dirla tutta, nemmeno a Vannacci converrebbe entrare in maggioranza. Se corre da solo, infatti, raggiunge il 6% (e tanti deputati). Se entra in coalizione, si fermerebbe al 4%. E questo probabilmente perché il suo elettorato lo sceglie in parte &#8220;anche&#8221; perché critica i 5 anni di <strong>governo Meloni.</strong></p>
<p>Attenzione, però. Perché secondo Noto la corsa in solitaria di <strong>Futuro Nazionale</strong> avrebbe effetti anche sul centrosinistra. Il M5S perderebbe infatti 1,5%, passando dal 13% attuale all&#8217;11,5%.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/">Sul femminicidio ha ragione Vannacci (e vi spiego perché)</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/meglio-con-vannacci-o-senza-il-sondaggio-che-cambia-tutto/">Meglio con Vannacci o senza? Il sondaggio che cambia tutto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il mio tema di maturità: ecco perché la scienza non è come ce la raccontano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-mio-tema-di-maturita-ecco-perche-la-scienza-non-e-come-ce-la-raccontano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[esame di maturità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho contestato Bianucci su fisica, matematica e creatività e vi dico quello che secondo me la scuola semplifica troppo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-mio-tema-di-maturita-ecco-perche-la-scienza-non-e-come-ce-la-raccontano/">Il mio tema di maturità: ecco perché la scienza non è come ce la raccontano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle tracce della prima prova scritta alla Maturità di quest’anno richiedeva allo studente di commentare un brano scritto dal giornalista e divulgatore scientifico <strong>Piero Bianucci.</strong> Di seguito riporto, prima, il brano di Bianucci, di cui <strong>mi son divertito a scrivere il mio commento, che viene subito dopo</strong>.</p>
<p><strong>Scrive Bianucci:</strong></p>
<p>«Se comunicare è in sostanza saper costruire un buon racconto che trasmetta informazioni, la scienza è una miniera di narrazioni non soltanto perché le sue vicende hanno spesso la struttura del giallo, ma anche perché le storie scientifiche fanno leva sulla sorpresa, sul colpo di scena. […] Gli aspetti sorprendenti della scienza dipendono soprattutto dal fatto che spesso i suoi risultati sono contro intuitivi. Sembra che il Sole giri intorno alla Terra, invece è vero il contrario. Sembra che la materia sia compatta e piena, invece è fatta soprattutto di vuoto. Ci pare che tutto ciò che esiste sia allo stato solido, liquido o gassoso, e invece<strong> il 99,99% dell’universo è allo stato di plasma.</strong> La molecola del nostro DNA è invisibile a occhio nudo: eppure contiene tre miliardi di informazioni e se la srotoliamo scopriremo che è lunga un metro e mezzo. Tutte cose sorprendenti, che già in sé fanno notizia. Ma ancora più interessante è che a questi colpi di scena i ricercatori sono arrivati applicando una dote insolita e ricca di fascino: la creatività. La scienza offre infinite variazioni sul tema della creatività e tutte sono spunti narrativi efficaci, dalla scoperta di un fenomeno che cambia la nostra visione del mondo alle sue applicazioni commerciali, spesso tali da influire fortemente sulla vita quotidiana. Qualche esempio. Röntgen scopre per caso i raggi X, rivoluziona la diagnostica medica e tuttavia rifiuta il brevetto per la radiografia. Il laser nasce come «una soluzione in cerca di un problema», oggi lo usiamo per ascoltare musica con i cd, vedere i film con i dvd e leggere i codici a barre al supermercato. Einstein dopo una chiacchierata con l’amico Michele Besso torna a casa in tram e guardando l’orologio su un palazzo di Berna intuisce che il tempo a terra cesserebbe di scorrere se il tram si allontanasse alla velocità della luce: esperimento mentale che è all’origine della relatività speciale del 1905. Fleming rientra dalle vacanze e invece di gettare via le colture di batteri, ammuffite durante la sua assenza, le osserva al microscopio e scopre la penicillina. Come si vede,<strong> sono interessanti anche le circostanze al contorno della creatività:</strong> il caso che ha aiutato Fleming, l’intervento dell’industria che ha reso popolare il laser, l’analogia tra moto del tram e moto della luce, la curiosità, l’interazione tra persone, il coraggio di andare controcorrente».</p>
<p><strong>Ed ecco il mio svolgimento.</strong></p>
<p>Piero Bianucci è un bravissimo giornalista scientifico e grandi servizi ha reso alla cultura italiana e, son sicuro, anche a molti giovani che, stimolati dalla lettura del Nostro, hanno poi intrapreso studi di scienza. Questo stimolo è, io credo, il principale <strong>pregio della divulgazione scientifica.</strong> Come tutti i divulgatori, anche Bianucci è convinto che la scienza possa divulgarsi: «comunicare è saper costruire un buon racconto che trasmetta informazioni», scrive Bianucci nel brano proposto. Il che è vero, ma la domanda che ci si potrebbe porre è il valore di verità delle informazioni trasmesse nel processo di divulgazione della scienza.</p>
<p>Qui bisogna precisare due cose. La prima è<strong> il significato da dare alla parola “scienza”</strong> nel testo di Bianucci: è metodo scientifico oppure è ambito d’indagine del pensiero umano? Nel testo proposto, l’accezione che Bianucci usa sembra essere la seconda e, in particolare, è la scienza naturale.</p>
<p>La seconda cosa da precisare è: di quale scienza naturale trattasi? Bianucci non sembra fare distinzioni, ma credo che una andrebbe fatta: la fisica da un lato e ogni altra scienza naturale (chimica, biologia, geologia, medicina, etc.) dall’altro. La distinzione è importante perché le seconde consistono, principalmente, nella descrizione delle cose del mondo, nel loro utilizzo per scopi più disparati e inattesi, e moltissime volte frutto della inventiva e della creatività dello scienziato. E qui le riflessioni di Bianucci ci stanno tutte. La fisica, invece, ha una caratterizzazione tutta sua (e la fisica è la regina delle scienze naturali): essa è <strong>la matematizzazione di tutte le altre</strong> e, in buona sostanza, del comportamento del mondo che ci circonda. Per farla breve, non c’è fisica ove non c’è matematica.</p>
<p>Lo dice bene l’Autore del testo: «Gli aspetti sorprendenti della scienza dipendono soprattutto dal fatto che spesso i suoi risultati sono contro intuitivi». Più che spesso, io direi quasi sempre, con quel “quasi” messo lì giusto per cautela e per cadere in piedi.<strong> Il mondo è controintuitivo,</strong> e lo è per una ragione abbastanza semplice: esso esiste con valori di distanze spaziali, intervalli temporali e masse, che sono da enormemente minori a enormemente maggiori dei valori cui noi abbiamo accesso coi nostri sensi. Per esempio, <strong>percepiamo, al minimo, il decimo di millimetro,</strong> lo spessore di una banconota, ma le dimensioni di un nucleo atomico sono dell’ordine del trilionesimo di millimetro, e il mondo ci offre fenomeni che si svolgono entro distanze ancora più piccole.</p>
<p>A mala pena sapremmo dire quanto dista una nuvola – 1 km? 10 km? – quando il raggio dell’universo è di trilioni di trilioni di chilometri. Lo stesso vale per gli intervalli temporali e per le masse. Ecco, allora, che non c’è nessuna ragione al mondo per cui<strong> il comportamento della natura debba essere lo stesso</strong> in tutta l’ampia disponibilità di valori disponibili delle distanze, dei tempi e delle masse.</p>
<p>Ciò che percepiamo “intuitivo” è solo ciò che avviene entro i minuscoli intervalli cui i nostri limitati sensi hanno accesso. Ogni scoperta scientifica, allora, è una sorpresa: è controintuitiva perché così è il mondo o, comunque, quello non accessibile ai nostri sensi che, alla fine, è il 99% del mondo. O, come dice Bianucci, il 99.99%. Ed è proprio <strong>questo carattere di contro-intuitività che obbliga l’uso della matematica,</strong> senza la quale il mondo non può capirsi. Il che riporta al mio sospetto che fare divulgazione è più desiderio che realtà.</p>
<p>Bianucci, poi, tende a romanzare oltre il dovuto il processo che porta alle nuove scoperte, e troppo peso dà alla “creatività”, almeno se si intende come processo di dar vita a qualcosa dal nulla. È vero che a volte si fanno scoperte quasi per caso ma, a guardarci bene, non è quasi mai un vero “caso”. Per esempio, così fu con la natura ondulatoria dell’elettrone, che fu decisa sperimentalmente, appunto per caso, nell’esperimento detto <strong>“di Davisson e Germer”:</strong> il campione di nichel sul quale i fisici stavano lavorando fu riscaldato troppo per provvidenziale sbaglio. Ma la verità è che, già prima di quell’esperimento, la natura ondulatoria dell’elettrone era stata già “decisa” dalle riflessioni di matematica di un geniale fisico francese, Louis de Broglie.</p>
<p>E anche il racconto che fa Bianucci di come <strong>Einstein sarebbe pervenuto alla teoria della relatività ristretta</strong> – mentre «rientra in tram e guarda l’orologio su un palazzo di Berna» – è più romanzo di fantasia che realtà. Albert Einstein – forse il più grande fisico di tutti i tempi – pervenne alla sua teoria non solo perché aveva cominciato col porsi una domanda: “se mi muovo alla velocità della luce accanto ad un raggio di luce, questo lo vedrei fermo; ma la cosa è in contraddizione con le equazioni della fisica che governano il raggio di luce”.</p>
<p>È la domanda di un bambino – di un bambino che non teme di andare contro-corrente, se si vuole. Ma la risposta a quella domanda è la risposta del genio, cioè di uno di quei rari individui che ogni tanto il mondo ci regala e che hanno una capacità di riflessione straordinaria, totalmente fuori dal comune. Il mistero,<strong> il vero mistero, credo, è da dove sbuchino codesti individui.</strong> Si dice che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio ma, di tutta evidenza, qualcuno Gli somiglia di più.</p>
<p>Franco Battaglia, 22 giugno 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Questo spot con una donna? Avrebbe scatenato un putiferio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/questo-spot-con-una-donna-avrebbe-scatenato-un-putiferio/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/questo-spot-con-una-donna-avrebbe-scatenato-un-putiferio/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:25:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Brad Pitt]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328188</guid>

					<description><![CDATA[<p>Brat Pitt è il volto della campagna pubblicitaria. Ma se avessero messo una bella ragazza...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mai vista una pubblicità più funerea per il piacere di fare soldi. C’è questo <strong>Brad Pitt,</strong> questa star di Hollywood, che di nero vestito entra in una camera nera e non dice una parola. Ammicca, perché è un sex symbol. Mezzo minuto così, fin che una voce lugubre ti chiede che ti aspetti. Perfetto! Come a dire: basta chiacchiere, conta la ricchezza. Pitt fa bene ad ammiccare, altri milioni che gli piovono in tasca senza fare letteralmente niente, ma è il mercato, bellezza, poi per bilanciarsi la coscienza viene sempre buona qualche campagna umanitaria. Anche la banca fa bene, ha un nome evanescente, pare il titolo di un disco di Dalla e De Gregori, “Trade Republic” e ha scoperto l’acqua calda della sempiterna regola del mercato, guadagnare di più spendendo il meno possibile, anche se suona meglio dire massimizzare i profitti minizzando i costi. Insomma spenna il pollo, che è contento di farsi spennare!</p>
<p>Trade Republic non inventa niente nel suo essere impalpabile, senza sportelli, senza esseri umani senza sedi, è una banca nuvola, non c’è ma è dappertutto, lo fanno già le assicurazioni on line e lo fanno gli istituti creditizi che le gestiscono, si chiamano “servizi” anche se non è chiaro per chi. Servizi sarebbe che il cliente è anche addetto, fa il lavoro del personale però è tutto contento perché glielo ho dice Brad Pitt che ammicca, così, risparmiando risparmiando, la banca che non c’è può prometterti un esagerato 3 percento sul conto.<strong> Come le altre, né più né meno, ma qui funziona la leggenda dei costi minori</strong>, che poi non saranno mai tali perché uno dei talenti dell’intelligenza artificiale, delle strutture digitali, è inventarsi balzelli nuovi con le scuse più assurde. Ma se oggi si può ancora dire domani non si potrà più perché la banca che non vedi ma è ovunque, come Nostro Signore, investe molto e solo in comunicazione, che sarebbe la cara vecchia pubblicità e la comunicazione non è solo il regno delle bugie ma anche delle censure. Difatti sono già tutti lì a magnificare il gioco delle tre carte: “Cosa offre la tua banca?”.</p>
<p>Lo stesso delle altre, soldi per chi ne ha già, spese per i <strong>poveracci,</strong> impicci e disservizi tecnologici per tutti, però senza Pitt che ammicca. Messaggio vagamente sessista, che nessuno contesta anzi dicono, dice la comunicazione come investimento, che è geniale. Geniale uno che ammicca senza aprire bocca, in una stanza che ricorda quella degli interrogatori o delle torture, un affare un po’ da mafiosi o da integralisti col senso di colpa, non però al punto da rinunciare allo sterco del diavolo?</p>
<p><iframe title="Brad Pitt x Trade Republic." width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/RWFY19V8-WM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sì, lo sappiamo, va così e se va così è segno che deve andare così. O del trionfo della finanza impalpabile avvolta nella tecnica evanscente ma ferrea del controllo e dei miraggi. Ma poi perché solo il maschio Pitt a consigliare la banca che ti fa lavorare per lei, che confonde i tuoi ruoli di cliente e di impiegato? Forse perché ci si vergognava a proporre una donna per una faccenda che elimina completamente l’umano, il suo lavoro, la sua possibilità di esistere? La pubblicità del divo di <strong>Hollywood</strong> per la banca che non c’è ma c’è riposa su un paradosso: se nessuno lavora nessuno mangia, nessuno guadagna abbastanza da investire in banca. Allora meglio un Pitt che una <strong>Jolie.</strong> Così nessuno si sogna di strillare al linguaggio del corpo, l’uso del corpo, il sessismo, lo sfruttamento. Meno di tutti la sinistra paranoica che vede patriarcato dappertutto, tranne dove sta o lo si potrebbe eventualmente scorgere.</p>
<p>A dire della eterna profonda ipocrisia del pensiero parificatore che non distingue tra sessi, generi, che premia la autopercezione e organizza i pride affaristici con la propaganda per stravolgere i bambini. Sì, sono cadute tutte le cautele, tutti i ritegni, assistiamo ad autentiche istigazioni al peggio del peggio, zitta anche la Chiesa, però il tabù del denaro è ancora forte e non conviene sfidarlo spendendoci il corpo di una femmina, reale o immaginaria che sia. Il soldo, il profitto resta qualcosa di sconveniente anche oggi, il papa a capo dello Ior invita a vergognarsene, dietro i suoi appelli a rispettare i migranti, ad assorbirli tutti senza riserve sta il messaggio subliminale, ammiccante, sapete come la penso e sapete come dovrete votare voi italiani, fra un anno o quando sarà.</p>
<p>Ma forse il senso ultimo della comunicazione delle banca eterea<strong>,</strong> ubiqua va perfino oltre, rifluisce in un maschilismo implicito: una donna che ti consiglia una banca non sarebbe affidabile, verrebbe percepita come frivola, azzardata, <strong>meglio l’uomo maschio in chiodo di pelle</strong>, nero, da motociclista, che non ha bisogno di sprecare parole, che ti indirizza solo ammiccando. Di lui ti puoi fidare! Gli hanno tinto di scuro pure i capelli, pare lui il bancario. Invece sei tu, bancario di te stesso, tu che perdi tempo e paghi per essere la banca che non c’è ma si è inventata una comunicazione da draghi, minuscolo, se vi pare, ma è sempre il gioco delle tre carte.</p>
<p>Max Del Papa, 22 giugno 2026</p>
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		<title>Nuovo terremoto per Sanchez: condannato il fedelissimo del premier</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lo-scandalo-mascherine-abbatte-pedro-sanchez-24-anni-al-suo-ex-ministro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 12:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[José Luis Abalos]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale Supremo emette una sentenza durissima per corruzione, peculato e traffico di influenze. Solo l'altro giorno il rinvio a giudizio della moglie Begona Gomez</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nuova tegola per il premier socialista Pedro Sanchez</strong>. Il Tribunale Supremo spagnolo ha emesso la sentenza del primo processo relativo al cosiddetto <strong>“caso Koldo”</strong>, l’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’acquisto di mascherine durante la pandemia di Covid-19 da parte del Ministero dei Trasporti nel periodo in cui il dicastero era guidato da<strong> José Luis Ábalos</strong>. La Sezione Penale della Corte ha condannato all’unanimità l’ex ministro socialista a <strong>24 anni e tre mesi di reclusione</strong> per i reati di associazione a delinquere, corruzione, peculato e traffico di influenze.</p>
<p>Condannato anche l’ex collaboratore ministeriale<strong> Koldo García</strong>, considerato figura centrale dell’inchiesta, che dovrà scontare una pena di 19 anni e otto mesi di carcere. L’imprenditore Víctor de Aldama è stato invece condannato a quattro anni e mezzo di reclusione. Per Aldama, tuttavia, i giudici hanno previsto la possibilità di evitare il carcere qualora rispetti una serie di condizioni stabilite dalla Corte: non commettere nuovi reati, presentare una relazione semestrale sulle proprie attività e svolgere lavori di pubblica utilità.</p>
<p>Nel corso del dibattimento sono state ascoltate oltre 70 persone tra funzionari pubblici, imprenditori, consulenti tecnici, agenti della Guardia Civil e persone vicine agli imputati. Al momento della lettura della sentenza, Ábalos e García hanno partecipato in videoconferenza dal carcere di Soto del Real, vicino a Madrid, dove si trovano in custodia cautelare dal novembre scorso. Aldama, unico imputato in libertà, era invece presente presso la sede del Tribunale Supremo insieme al proprio legale.</p>
<p>La pena inflitta ad Ábalos coincide con quella richiesta dalla Procura Anticorruzione. Per García la condanna supera di tre mesi la richiesta dell’accusa. Diversa la posizione di <strong>Aldama</strong>, la cui collaborazione con la giustizia è stata riconosciuta come attenuante particolarmente qualificata. La Corte ha infatti ritenuto che la sua confessione abbia avuto un peso rilevante nell’accertamento dei fatti, riducendo sensibilmente la pena rispetto alle richieste formulate sia dalla Procura sia dall’accusa popolare.</p>
<p>Secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, riporta <em>El Pais</em>, i tre imputati avrebbero costituito un’organizzazione finalizzata a ottenere <strong>vantaggi economici sfruttando la posizione istituzionale</strong> ricoperta da Ábalos. La sentenza considera provati diversi episodi contestati dall’accusa, tra cui l’assegnazione di contratti per la fornitura di circa 13 milioni di mascherine a enti pubblici come Puertos del Estado e Adif, in favore di una società collegata ad Aldama. Tra gli altri fatti ritenuti accertati figurano presunti pagamenti periodici destinati all’ex ministro, l’assunzione in aziende pubbliche di persone a lui vicine, il pagamento dell’affitto di un appartamento per una di esse e diverse operazioni immobiliari che, secondo i giudici, sarebbero state collegate a interventi e gestioni di interesse per l’imprenditore.</p>
<p>La decisione dei giudici è considerata particolarmente rilevante anche per gli altri filoni dell’inchiesta sul caso Koldo, attualmente in corso presso l’Audiencia Nacional. Le ulteriori indagini riguardano presunti episodi di corruzione negli appalti pubblici, possibili pagamenti di commissioni illecite e altri aspetti collegati alla rete di rapporti emersa durante l’inchiesta.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/spagna-crescita-fragile-modello-sanchez-numeri/">Sánchez, il modello spagnolo è già ai titoli di coda</a></li>
</ul>
<p>Il caso ha avuto un forte impatto sul panorama politico spagnolo e ha coinvolto figure di primo piano del <strong>Psoe</strong>, contribuendo ad alimentare il dibattito politico attorno al governo guidato da Pedro Sánchez. Prima della condanna di Abalos, arrivata oggi, il premier ha dovuto fare i conti con il rinvio a giudizio della moglie <strong>Begona Gomez</strong> con quattro ipotesi di reato: traffico di influenze, appropriazione indebita, corruzione e malversazione. Tra le misure cautelari fissate il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare il territorio nazionale e l&#8217;obbligo di firma ogni 15 giorni davanti al tribunale.</p>
<p>Ma anche altri esponenti del cerchio magico del premier spagnolo – idolo della sinistra italiana – sono finiti nel mirino della giustizia spagnola. Dal magistrato “amico” Álvaro García Ortiz (condannato nel novembre dello scorso anno dalla Corte Suprema per il reato di rivelazione di segreti d&#8217;ufficio) all’ex numero tre del Psoe Santos Cerdan, l’elenco è lungo. Ma è impossibile non pensare al caso di <strong>Josè Luis Rodriguez Zapatero</strong>, mentore di Sanchez e oggi al centro dello <a href="https://www.nicolaporro.it/caso-zapatero-indagate-anche-le-figlie-dellex-presidente-spagnolo/">scandalo Plus Ultra</a>, la compagnia aerea salvata con fondi pubblici durante la pandemia e dietro cui sarebbe stata registrata un universo di tangenti e riciclaggio.</p>
<p>Massimo Balsamo, 22 giugno 2026</p>
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		<title>Hockey, il Milano HC piazza il colpaccio offensivo con il califfo Michael Dal Colle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 12:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Grant]]></category>
		<category><![CDATA[Doug Shedden]]></category>
		<category><![CDATA[Micheal Dal Colle]]></category>
		<category><![CDATA[milano hockey club]]></category>
		<category><![CDATA[Tory Dello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’afa dell’estate milanese appena iniziata il Milano Hockey Club mette sul ghiaccio un colpo bollente, l’ingaggio di Micheal Dal Colle, canadese di origine italiane, attaccante da 116 presenze in NHL con 21 punti realizzati. A presentarlo, con entusiasmo, il coach dei milanesi, il canadese Doug Shedden: “I tifosi milanesi lo ameranno, non solo per le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’afa dell’estate milanese appena iniziata il <strong>Milano Hockey Club</strong> mette sul ghiaccio un colpo bollente, l’ingaggio di <strong>Micheal Dal Colle</strong>, canadese di origine italiane, attaccante da 116 presenze in NHL con 21 punti realizzati.</p>
<p>A presentarlo, con entusiasmo, il coach dei milanesi, il canadese <strong>Doug Shedden</strong>: “I tifosi milanesi lo ameranno, non solo per le sue origini, ma per quello che può portare sul ghiaccio ogni sera. Lo conosco bene, può garantire più di 20 gol ed essere un pericolo costante per le difese.”</p>
<h2>Una linea canadese per puntare in alto</h2>
<p>Dal Colle, che domenica ha compiuto trent’anni, sarà il leader di una linea offensiva tutta canadese dove si alterneranno <strong>Wade Alisson</strong>, altro veterano da 75 presenze in NHL, <strong>Gregg McKegg</strong> e <strong>Nick Caamano</strong>.</p>
<p>Una linea offensiva potenzialmente da primi posti nella prossima Ice Hockey League, la lega internazionale mitteleuropea dove è stato iscritto il Milano HC, lega che comprende club austriaci, sloveni, ungheresi e due storiche compagini italiane, il Bolzano e il Val Pusteria.</p>
<h2>Il progetto Milano tra Arena di Rho e nuovi rinforzi</h2>
<p>Il messaggio del nuovo board milanese è chiaro: il Milano Hockey Club sbarca nell’hockey continentale per recitare un ruolo da protagonista in questa sua prima stagione. Di semina, per iniziare a riempire la nuova <strong>Arena di Rho</strong> e far risvegliare la passione dei milanesi (e non solo) per l’hockey.</p>
<p>Come conferma anche il successivo ingaggio del 29enne difensore americano <strong>Tory Dello</strong>, protagonista in 245 gare di AHL, che formerà il reparto difensivo con il 27enne difensore canadese <strong>Alex Grant</strong>, altro veterano da 514 partite in AHL.</p>
<h2>Le schede dei nuovi innesti</h2>
<p>Scheda <strong>Michael Dal Colle</strong>. &#x1f1e8;&#x1f1e6; Nato il 20 giugno 1996 a Richmond, Ontario, ala di 191 cm per 88 kg, stecca sinistra, draftato al 1° giro (5a scelta assoluta) dai New York Islanders nel 2014. NHL: 116 presenze e 21 punti | AHL 220 presenze e 125 punti | Memorial Cup. Numero di maglia: #91</p>
<p>Scheda <strong>Tory Dello</strong>. &#x1f1fa;&#x1f1f8; Nato il 14 febbraio 1997 a Lakewood Illinois, 183 cm per 88 kg, stecca destra. AHL: 245 presenze, 57 punti, +33 | Extraliga 55 presenze, 13 punti, +6 | Clark Cup. Numero di maglia: #3</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/hockey-il-milano-hc-piazza-il-colpaccio-offensivo-con-il-califfo-michael-dal-colle/">Hockey, il Milano HC piazza il colpaccio offensivo con il califfo Michael Dal Colle</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>FUORITRAMA: quando il filo diventa cura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:54:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Erika]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[FUORITRAMA]]></category>
		<category><![CDATA[moda solidale]]></category>
		<category><![CDATA[Niguarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è un sottotitolo, nell&#8217;evento che il 7 giugno ha riempito gli spazi della Fondazione Riccardo Catella in via Gaetano de Castillia, che dice più di qualunque spiegazione clinica: il dentro addosso. Tre parole che rovesciano il rapporto tra corpo e interiorità, tra ciò che si nasconde e ciò che si sceglie di mostrare. È il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un sottotitolo, nell&#8217;evento che il 7 giugno ha riempito gli spazi della<strong> Fondazione Riccardo Catella</strong> in via Gaetano de Castillia, che dice più di qualunque spiegazione clinica: <strong>il dentro addosso</strong>. <strong>Tre parole che rovesciano il rapporto tra corpo e interiorità, tra ciò che si nasconde e ciò che si sceglie di mostrare</strong>.</p>
<p><strong>È il cuore di FUORITRAMA</strong>, il <strong>fashion show solidale promosso dall&#8217;Associazione Erika ODV</strong> — organizzazione di volontariato nata nel 2000 dalla collaborazione con la Struttura Complessa di Dietetica e Nutrizione Clinica dell&#8217;ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, punto di riferimento nazionale per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare.</p>
<p>Dodici ragazze in cura per anoressia, bulimia e obesità grave. Dodici abiti cuciti a mano, sabato dopo sabato, nel laboratorio sartoriale dell&#8217;ospedale. E <strong>dodici emozioni — una per ciascuna — scelte come punto di partenza del proprio capo</strong>. Elisabetta ha dato forma alla gentilezza. Sofia S. alla paura. Sofia F. alla resilienza. Elisa all&#8217;amore. Alessandra alla serenità. Camilla alla felicità. Federica all&#8217;empatia. Noemi alla fiducia. Cecilia alla nostalgia. Sofia C. alla confusione. Olivia al vuoto. Gaia alla rabbia.<strong> Non c&#8217;è gerarchia tra queste parole, non ci sono emozioni giuste e sbagliate: c&#8217;è solo il coraggio di nominarle e poi di indossarle</strong>, letteralmente, davanti a una platea. <strong>Il dentro addosso, appunto.</strong></p>
<p>A guidare il percorso creativo è stato <strong>Edoardo Colbertaldo</strong>, designer professionista con esperienza in Versace, che ha messo le proprie competenze al servizio del progetto come volontario responsabile del laboratorio moda e creatività. Al suo fianco <strong>Simona Galli</strong>, educatrice e coordinatrice dei volontari e delle attività dell&#8217;associazione. Dietro ogni punto di cucitura non c&#8217;è solo un gesto tecnico, ma un lavoro di relazione: il laboratorio è parte integrante del percorso riabilitativo, pensato per restituire alle pazienti <strong>una relazione diversa con il proprio corpo — non più campo di battaglia, ma superficie espressiva.</strong></p>
<p>La <strong>sfilata del 7 giugno</strong> ha visto la partecipazione della quasi totalità dell&#8217;<strong>équipe del reparto di Dietetica e Nutrizione Clinica di Niguarda</strong>: medici, dietiste, psicologhe, infermiere e tecnici della riabilitazione psichiatrica erano presenti per accompagnare le ragazze in un passaggio che è insieme artistico e terapeutico. La<strong> dottoressa Marcella Tajani</strong>, medico e referente dell&#8217;area psicologica e psichiatrica del reparto, ha aperto l&#8217;evento con un breve intervento che ha inquadrato il senso clinico dell&#8217;iniziativa, ricordando come i disturbi del comportamento alimentare siano, nella loro essenza, patologie del rapporto con sé stessi e con gli altri — e come la creatività possa offrire una via di riappropriazione che la parola, da sola, a volte non riesce a trovare.</p>
<p>A presiedere l&#8217;associazione è <strong>Gabriella Sesti</strong>, mentre <strong>Anna Rita Vuolo</strong>, tecnico della riabilitazione psichiatrica, rappresenta il legame diretto tra il progetto e il lavoro quotidiano del reparto.</p>
<p>L&#8217;intuizione non è nuova per l&#8217;<strong>Associazione Erika</strong>. Già <strong>nel 2023 con l&#8217;evento &#8220;Luce&#8221;</strong> e <strong>nel 2024 con &#8220;Erika (mi)amo&#8221;</strong>, il laboratorio sartoriale aveva portato in scena i propri frutti, coinvolgendo ogni volta le pazienti nella creazione integrale degli abiti. Ma quest&#8217;anno il progetto ha acquisito una dimensione ulteriore: le stoffe utilizzate sono tessuti africani provenienti direttamente dal Malawi, scelti sul posto da alcune ragazze che, concluso il percorso di cura a Niguarda, sono partite per un&#8217;esperienza di volontariato alla scuola di Nswadzi. <strong>Un doppio filo, dunque: la guarigione che si fa dono, l&#8217;esperienza personale che si apre all&#8217;altro</strong>.</p>
<p>L&#8217;<strong>Associazione Erika</strong> prende il nome dalla lettera di una paziente che, ventisei anni fa, ispirò un gruppo di genitori — accomunati dalla stessa battaglia — a c<strong>ostruire qualcosa di concreto attorno al centro di cura di Niguarda</strong>. Oggi l&#8217;organizzazione garantisce la presenza quotidiana di operatori e volontari in reparto, gestisce uno sportello di ascolto telefonico e orientamento psicologico, organizza gruppi di supporto per i familiari, e mette a disposizione tre appartamenti per le famiglie che arrivano da fuori regione. <strong>Laboratori teatrali, uscite culturali, pomeriggi musicali: un ecosistema di attività pensate per ricostruire, pezzo dopo pezzo, una relazione sana con sé stessi e con gli altri</strong>.</p>
<p>La scelta della sede non è stata casuale.</p>
<p>Resta, di <strong>FUORITRAMA</strong>, un&#8217;immagine che vale più della cronaca: <strong>dodici ragazze che hanno scelto un&#8217;emozione difficile da pronunciare e ne hanno fatto un vestito</strong>. Che hanno preso le proprie misure non per sottrarsi centimetri, ma per costruire qualcosa di bello. Che <strong>sono uscite dalla trama rigida del disturbo per tesserne una nuova — la propria</strong>.</p>
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		<item>
		<title>A proposito di urbanistica, di Famiglie Sospese e di un nuovo sondaggio milanese</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/a-proposito-di-urbanistica-e-di-famiglie-sospese-un-sondaggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Massa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:52:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[aspesi]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie sospese]]></category>
		<category><![CDATA[filippo borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggio BiDiMedia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscita la nuova puntata di &#8220;Frontale&#8221;, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com Pochi giorni fa è stato fatto circolare un nuovo sondaggio su Milano che forse potrebbe portare al lancio di un nuovo candidato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/a-proposito-di-urbanistica-e-di-famiglie-sospese-un-sondaggio/">A proposito di urbanistica, di Famiglie Sospese e di un nuovo sondaggio milanese</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>E&#8217; uscita la nuova puntata di &#8220;Frontale&#8221;, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com</em></p>
<p>Pochi giorni fa è stato fatto circolare un nuovo sondaggio su Milano che forse potrebbe portare al lancio di un nuovo candidato sindaco (<strong>prima o poi dovremo fare i tornelli&#8230;</strong>). Lo ha realizzato <em>BiDiMedia</em> su un campione di mille persone sul web, tra il 27 maggio e il primo giugno. Il committente è <strong>Aspesi</strong>, l’Associazione Nazionale tra le Società di Promozione e Sviluppo Immobiliare. Primo disclaimer: ovviamente Aspesi non è contentissima di come stanno andando le cose a Milano, soprattutto per l’urbanistica. Tuttavia questo non inficia il valore del sondaggio di BiDiMedia.</p>
<p>Che ci dice alcune cose. <strong>Primo: il partito di maggioranza relativa è il PD (28,1 per cento), AVS è al 9,4, La Civica di Emmanuel Conte è al 4,5 per cento. Fdi è al 19,1, Forza Italia sopravanza la Lega (8% contro 6,3%), Futuro Nazionale al 2,9 e Noi Moderati al 2.</strong> Riformisti abbastanza out: Azione al 5,2, più Europa all’1,6 e Casa Riformista all’1,5. Diciamo che questo sondaggio contrasta con le dichiarazioni dei centristi che in questi giorni stanno facendo circolare un dato aggregato vicino al 15 per cento&#8230; <strong>(IN COMPENSO ABBIAMO UN ALTRO NUOVO CANDIDATO SINDACO: CARLO COTTARELLI. Sì, dovremo fare i tornelli prima o poi…)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><a style="display: inline-block; max-width: 640px; width: 100%;" href="https://frontale.substack.com" target="_blank" rel="noopener nofollow"><img decoding="async" style="width: 100%; height: auto; border: 0; display: block;" src="https://i.imgur.com/ZZihhkz.jpeg" alt="Iscriviti alla Newsletter Frontale - a cura di Fabio Massa" /></a></p>
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<h2 class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset">Per il 64,1 per cento i progetti e i cantieri vanno sbloccati il prima possibile</h2>
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<p>Altra slide, altri dati: il campo largo ha sul centrodestra unito 12 punti di vantaggio, che vale sia per chi ha una casa di proprietà sia per chi è in affitto. Anzi, chi è in affitto è ancora più di centrosinistra. Sui temi continua ad esserci la sicurezza come tema più importante (esattamente come nel sondaggio di settimana scorsa di Mannheimer), poi il costo delle abitazioni, poi la viabilità, il verde pubblico e via a scendere. Interessante è la risposta a questa domanda: “A Milano oltre 4.500 nuclei familiari sono colpiti da progetti edilizi fermi o bloccati dalle indagini. Quale soluzione ritiene corretta?”. La risposta è schiacciante: per il 64,1 per cento i progetti e i cantieri vanno sbloccati il prima possibile. E ancora, sullo sviluppo urbano, solo il 10,2 per cento pensa che la città si sia espansa troppo: per tutti gli altri bisogna andare avanti a costruire.</p>
<h2>Sull&#8217;espansione della città la metà degli intervistati è d&#8217;accordo</h2>
<p><strong>Infine: la città che si espande, che ingloba gli altri comuni.</strong> Domanda secca: “Pensa che creare una vera città metropolitana, con aggregazione di tutti i comuni della provincia ed elezione democratica di un unico Sindaco, sarebbe positivo per il futuro di Milano, sia per il problema abitativo che per i trasporti?”. Metà degli intervistati dice che sì, <strong>bisogna unire tutto.</strong></p>
<h2>Per il 65 per cento il Comitato Famiglie Sospese è degno di fiducia</h2>
<p>La parte finale del sondaggio è dedicata al Comitato Famiglie Sospese, ovvero quel comitato, presieduto da <strong>Filippo Borsellino</strong>. Il 65 per cento degli intervistati ritiene che sia degno di fiducia. E da qui già iniziano le prime illazioni: <strong>forse che una candidatura nell’ambito del centrodestra non possa arrivare anche da quelli che sono stati colpiti dal caos urbanistica? E’ da appuntarselo in agendina: potrebbe essere.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/a-proposito-di-urbanistica-e-di-famiglie-sospese-un-sondaggio/">A proposito di urbanistica, di Famiglie Sospese e di un nuovo sondaggio milanese</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Sul femminicidio ha ragione Vannacci (e vi spiego perché)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le dichiarazioni dell’europarlamentare riaccendono il dibattito sul nuovo reato di femminicidio: tra dubbi costituzionali, efficacia della norma e necessità di una reale prevenzione della violenza di genere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/femminicidio-la-legge-simbolo-che-nessuno-osa-criticare/">Sul femminicidio ha ragione Vannacci (e vi spiego perché)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti si aspettavano, ogni volta che il <strong>Generale Vannacci</strong> apre bocca (e non scrivete più “ex generale”, perché esistono precise norme del Codice dell’Ordinamento Militare che regolano l’eventuale perdita del grado), si scatena un putiferio che, peraltro, come affermato dallo stesso europarlamentare, non fa che aumentare, in maniera esponenziale, il numero dei suoi simpatizzanti.</p>
<p>L’ultima pietra dello scandalo è stata l’affermazione di Vannacci a proposito del femminicidio che, sempre secondo il leader di Futuro Nazionale, «non esiste. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità». E ancora: «Così come esiste la violenza sulle donne, esiste quella sugli anziani e non c’è un<strong> “anzianicidio”.</strong> Sono contrario al femminicidio: è un omicidio come tutti gli altri. Non c’è bisogno di una fattispecie specifica».</p>
<p>Subito sono partiti gli strali contro il Generale, <strong>accusato da destra e da sinistra di aver sminuito la gravità del fenomeno,</strong> fino a contestargli di voler negare l’esistenza stessa della violenza di genere e, quindi, in qualche modo, di offendere la memoria delle tante vittime e ledere la dignità delle donne. Ma realmente l’affermazione del Generale può arrivare a tanto? A mio avviso no, e vi spiego perché.</p>
<p>Il Generale, in fondo, con le sue affermazioni ha contestato solamente l’articolo 577-bis del Codice penale che disciplina il reato di femminicidio, introdotto dall’art. 1, comma 1, lettera a), <strong>della legge 2 dicembre 2025,</strong> n. 181. Tale articolo prevede l’ergastolo per chiunque cagioni la morte di una donna «quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione, prevaricazione, controllo, possesso o dominio in quanto donna, oppure in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo, ovvero come atto di limitazione delle sue libertà individuali».</p>
<p>A parte le oggettive difficoltà nel dimostrare che il delitto risponda integralmente a tali specifiche condizioni — ad esempio che sia stato commesso per odio o discriminazione, oppure come espressione di prevaricazione, controllo, dominio o possesso; che sia conseguenza del rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo; o ancora che sia stato perpetrato come atto di limitazione delle sue libertà individuali — senza tali elementi non si parlerebbe di femminicidio, bensì di <strong>omicidio volontario.</strong></p>
<p>Vi sono poi evidenti dubbi di legittimità costituzionale. Tra questi si possono citare, ad esempio, i problemi legati alla definizione di concetti quali «odio», «discriminazione» e «prevaricazione», nonché quelli connessi al principio di uguaglianza, poiché la norma tutela esclusivamente il genere femminile, escludendo uomini (anch’essi vittime, seppure in misura minore, di violenze legate al genere) e persone <strong>LGBTQ+</strong>, con il rischio di creare disparità di trattamento a fronte di condotte analoghe.</p>
<p>Per la verità, di femmicidio e di femminicidio si parlava già dagli anni Novanta del secolo scorso. I due concetti si sono diffusi in Europa soprattutto a partire dai primi anni del XXI secolo, grazie sia alla risonanza internazionale dei tragici fatti di <strong>Ciudad Juárez,</strong> la città messicana divenuta dal 1993 teatro di innumerevoli sparizioni e uccisioni di donne, sia alle lotte e alle proteste dei movimenti femministi, in particolare latinoamericani, contro tali fenomeni.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-femminicidio-non-esiste-la-verita-non-spiegata-da-vannacci/" target="_blank" rel="noopener">Il femminicidio non esiste. la verità non spiegata da Vannacci</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/femminicidio-perche-vannacci-ha-detto-unovvieta/" target="_blank" rel="noopener">Femminicidio, perché Vannacci ha detto un&#8217;ovvietà</a></li>
</ul>
<p>Successivamente, il termine femminicidio è stato utilizzato per identificare un fenomeno presente in tutto il mondo e rappresentato sul piano politico e mediatico attraverso fatti di cronaca riguardanti l’uccisione di donne da parte di uomini. <strong>Il concetto è arrivato a ricomprendere l’insieme delle violenze</strong> e delle discriminazioni di genere che colpiscono la donna nella sua sfera fisica, psicologica, sociale ed economica e che, nella loro manifestazione più estrema, possono culminare nell’omicidio.</p>
<p>Se andiamo però a leggere il documento probabilmente più importante in materia, ossia la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, <strong>firmata l’11 maggio 2011 e ratificata dall’Italia il 27 giugno 2013</strong> con la legge n. 77, entrata in vigore nel nostro Paese il 1° agosto 2014, notiamo che, pur definendo numerosi concetti fondamentali — tra cui violenza contro le donne e violenza domestica — il termine «femminicidio» non compare nel testo della Convenzione.</p>
<p>Ricapitolando, il termine femminicidio esisteva già da decenni prima dell’introduzione dell’articolo 577-bis del Codice penale e veniva utilizzato per identificare, sul piano politico, culturale e giornalistico, <strong>un fenomeno legato alla violenza di genere</strong> che, nei casi più estremi, sfociava nell’uccisione della donna in quanto tale. Il nuovo reato, inoltre, non sembra aver apportato nulla in termini di certezza della pena, che resta il vero problema della malagiustizia italiana. Anche per l’omicidio volontario, infatti, come per il femminicidio, può essere irrogata la pena dell’ergastolo.</p>
<p>A mio parere, <strong>con la creazione di un reato autonomo</strong> come il femminicidio abbiamo assistito a un classico caso di populismo penale, ossia alla tendenza della politica ad assecondare gli umori dell’opinione pubblica, giustamente inorridita e preoccupata dal ripetersi di casi di giovani donne uccise dai propri partner o ex partner.</p>
<p>Tuttavia, la creazione di questa nuova fattispecie non aggiunge nulla sul piano della prevenzione. Per contrastare più efficacemente questi orrendi delitti servirebbero invece maggiori risorse per magistratura e forze dell’ordine, una migliore preparazione professionale e psicologica di tutti gli operatori coinvolti, una tutela più efficace — anche economica — delle vittime e dei loro figli e una <strong>maggiore certezza dell’effettiva esecuzione delle pene detentive.</strong></p>
<p>Col. (ris.) Sergio De Santis, 22 giugno 2026</p>
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		<title>ETS: il prezzo della CO2 boccia la transizione forzosa di Bruxelles</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/energia/ets-mercato-smentisce-bruxelles-prezzo-co2-transizione-forzosa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 11:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[acciaio]]></category>
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		<category><![CDATA[CBAM]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
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		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<category><![CDATA[ursula Von der Leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quotazioni ETS sotto i 100 euro troppo basse per due docenti del Polimi. Il Pil fermo ci dice che il mercato ha ragione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/energia/ets-mercato-smentisce-bruxelles-prezzo-co2-transizione-forzosa/">ETS: il prezzo della CO2 boccia la transizione forzosa di Bruxelles</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Per alcuni accademici il problema è che il prezzo delle quote di emissione europee sarebbe troppo basso. Per le imprese che ogni giorno devono fare i conti con bollette energetiche fuori controllo, margini compressi e concorrenza globale sempre più aggressiva, il problema è esattamente l&#8217;opposto, e questa distanza di prospettiva racconta meglio di ogni altra cosa lo stato di salute del dibattito sulla transizione energetica europea.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">L&#8217;intervento pubblicato su <em>Repubblica</em> da Lorenzo Gambini e Giancarlo Giudici, della School of Management del Politecnico di Milano, offre una fotografia esemplare di questa distanza. I due docenti sostengono che l&#8217;attuale prezzo dell&#8217;ETS, attorno agli <strong>80 euro per tonnellata di CO2</strong>, sarebbe insufficiente a guidare la transizione energetica, e che il valore corretto dovrebbe collocarsi fra i <strong>100 e i 110 euro</strong>. Una tesi che presuppone un&#8217;idea molto precisa di come funzioni l&#8217;economia: quella secondo cui esisterebbe un &#8220;prezzo giusto&#8221;, stabilibile a tavolino da tecnocrati, regolatori e modelli matematici. Peccato che il mercato, come spesso accade quando si parte da assiomi ideologici, stia dicendo qualcosa di diverso.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">Il prezzo della CO2 non lo decidono i professori</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Secondo i ricercatori del Politecnico, un ETS più costoso sarebbe necessario per rendere economicamente conveniente l&#8217;adozione dell&#8217;idrogeno verde e accelerare la decarbonizzazione dell&#8217;industria europea. Il ragionamento appare però viziato da un presupposto piuttosto discutibile, ovvero che il mercato stia sbagliando e debba quindi essere corretto dall&#8217;alto. Se oggi le quote ETS vengono scambiate intorno agli 80 euro, non è perché gli operatori finanziari o le imprese non abbiano compreso gli obiettivi climatici europei: è perché il mercato incorpora aspettative reali su crescita economica, investimenti, competitività e sostenibilità industriale, variabili che nessun comitato di esperti può sostituire per decreto.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Quando i due docenti scrivono che il prezzo attuale si trova nella fascia inferiore di quella compatibile con la transizione, ammettono implicitamente che gli investitori non credono fino in fondo alla traiettoria disegnata da Bruxelles. La conclusione logica, tuttavia, non dovrebbe essere quella di <strong>alzare artificialmente il prezzo della CO2</strong>, bensì interrogarsi sulla sostenibilità economica degli obiettivi fissati dalla politica. In altre parole, se il mercato continua a non prezzare i 110 euro auspicati dagli accademici, forse non è il mercato a sbagliare.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">L&#8217;idrogeno verde come nuova pianificazione industriale</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Nel loro intervento gli studiosi indicano nell&#8217;idrogeno verde la tecnologia chiave per sostituire i combustibili fossili nei processi industriali più difficili da elettrificare, i cosiddetti settori &#8220;hard-to-abate&#8221;. Eppure gli stessi autori riconoscono che l&#8217;attuale produzione elettrica da fonti rinnovabili non è sufficiente a soddisfare tutti i fabbisogni industriali. È esattamente qui che emerge il paradosso del loro ragionamento.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">L&#8217;idrogeno verde resta oggi una tecnologia <strong>costosa, inefficiente e priva di infrastrutture su larga scala</strong>. Pretendere di renderla competitiva non grazie a progressi tecnologici reali, ma attraverso un rincaro artificiale del costo delle alternative, significa scaricare sulle imprese il prezzo di una scommessa politica. L&#8217;obiettivo smette di essere produrre meglio e a costi inferiori, e diventa costringere il sistema produttivo a comportarsi secondo uno schema prestabilito da Bruxelles. Una logica che ricorda più la pianificazione economica di stampo sovietico che il funzionamento di un&#8217;economia di mercato.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">ETS: da meccanismo di mercato a tassa finanziarizzata</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">I sostenitori dell&#8217;ETS continuano a presentarlo come uno strumento di mercato, ma la realtà è molto più complessa. Oggi circa il <strong>60% degli scambi</strong> delle quote di emissione coinvolge fondi d&#8217;investimento, banche e operatori finanziari: le quote ETS sono diventate una vera asset class e vengono trattate come qualsiasi altro strumento speculativo, complice anche la loro classificazione come strumenti finanziari ai sensi della direttiva Mifid II dal 2018.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">È la stessa critica avanzata da tempo dal presidente di <strong>Confindustria Brescia, Paolo Streparava</strong>, secondo cui il sistema si è progressivamente trasformato in «un segnale che va nella giusta direzione» solo nelle intenzioni, mentre nei fatti è diventato un meccanismo finanziario che genera costi crescenti per le imprese senza produrre benefici ambientali proporzionati. Nel frattempo Bruxelles continua a ridurre il numero di quote disponibili: il tasso annuale di riduzione del cap è passato dal <strong>2,2% al 4,3%</strong>, e salirà al <strong>4,4% dal 2028</strong>. Meno quote disponibili significa inevitabilmente prezzi più alti e costi maggiori per l&#8217;industria. Definire tutto questo un libero mercato richiede una certa dose di fantasia.</p>
<p><strong>Leggi anche</strong>:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/europa-follie-green-ets2-rincari-carburanti-bollette-2028/">Follie green: nel 2028 stangata su carburanti e bollette con gli ETS</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-economia/energia-verde-conti-in-rosso-produciamo-meno-pagando-il-doppio/">Energia verde, conti in rosso: produciamo meno, pagando il doppio</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ue-climate-law-2040-catastrofe-industriale-green/">La follia green dell’Ue è un attacco all’industria</a></li>
</ul>
<h2 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">CBAM, il boomerang che colpisce la manifattura europea</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">A complicare ulteriormente il quadro c&#8217;è il CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Nelle intenzioni della Commissione dovrebbe impedire la delocalizzazione delle emissioni verso Paesi con regole ambientali meno severe, ma nella pratica rischia di produrre l&#8217;effetto opposto. Limitandosi a colpire le materie prime e i semilavorati importati, il CBAM fa schizzare i costi di approvvigionamento dell&#8217;industria manifatturiera europea a valle, quella della meccanica e dell&#8217;automotive, lasciando campo libero ai competitor esteri che producono i beni finiti senza questi vincoli e con costi energetici molto più bassi.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il risultato è che un produttore europeo di componentistica o di automotive si trova a sostenere <strong>costi crescenti lungo tutta la filiera</strong>, mentre i concorrenti statunitensi o cinesi continuano a beneficiare di energia più economica e di vincoli normativi assai meno stringenti. Uno scudo, insomma, che protegge tutto tranne chi dovrebbe difendere.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">L&#8217;industria europea rallenta, non accelera</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Mentre il dibattito accademico discute di come portare l&#8217;ETS a 110 euro, l&#8217;economia reale manda segnali molto diversi. L&#8217;Eurozona continua a registrare <strong>tassi di crescita estremamente modesti</strong>, con proiezioni del Pil per il 2026 attorno a un debole <strong>+1,1%</strong>, in frenata rispetto al già fragile +1,4% del 2025. La Germania, tradizionale locomotiva industriale del continente, resta ferma poco sopra lo zero dopo la recessione del biennio precedente, schiacciata dal collasso del suo modello energetico a basso costo.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Anche l&#8217;Italia si muove lungo un sentiero di crescita debole: le stime del Centro Studi Confindustria e dell&#8217;Istat parlano di un Pil fermo a un misero <strong>+0,5%/+0,6%</strong>, livello che costringe gli analisti a continui tagli delle previsioni. A questo si aggiunge il dato sulla <strong>produzione industriale</strong>, <strong>in territorio negativo</strong> proprio nei comparti strategici ad alta intensità energetica: <strong>chimica, metallurgia di base e automotive</strong> vivono una fase di pesante stagnazione, non a caso gli stessi settori più esposti ai vincoli sulle emissioni e alle scadenze ideologiche sui motori termici.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Chiedere in questo contesto un ulteriore aumento dei costi ETS significa ignorare il problema reale delle imprese europee, che oggi non è acquistare elettrolizzatori per produrre idrogeno verde, ma <strong>evitare che intere filiere produttive vengano spostate fuori dall&#8217;Europa</strong>.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">La desertificazione industriale dietro la retorica della transizione</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">I numeri raccontano una storia difficile da ignorare. Tra il <strong>2013 e il 2024</strong> il numero delle installazioni manifatturiere europee soggette all&#8217;ETS è sceso da <strong>6.391 a 5.457 unità</strong>, con una riduzione del <strong>14,6%</strong>. Non tutta questa contrazione può essere attribuita esclusivamente al sistema ETS, ma è difficile sostenere che il complesso di regolazioni, vincoli e costi introdotto dal <strong>Green Deal</strong> non abbia contribuito a rendere meno competitivo il tessuto produttivo europeo. Non è transizione: è desertificazione industriale.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">A questo si aggiunge un&#8217;asimmetria che colpisce in modo particolare il nostro Paese. I parametri (benchmark) UE per l&#8217;assegnazione delle quote gratuite sono <strong>identici per tutti gli Stati membri</strong> e non tengono conto dei diversi mix energetici nazionali: un impianto identico può avere un&#8217;impronta carbonica diversa per ragioni del tutto indipendenti dalla propria efficienza. Il risultato è che i Paesi con abbondanza di idroelettrico premiano i propri impianti più della media, mentre l&#8217;Italia resta strutturalmente penalizzata: la quota di impianti nella fascia più performante dell&#8217;ETS è del <strong>68% in Finlandia</strong> e del <strong>57% in Svezia</strong>, contro appena il <strong>25% in Italia</strong>.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-2 -mb-1 text-base font-bold">Competitività contro pianificazione</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il punto centrale non è stabilire se la CO2 debba costare 80 o 110 euro. Il vero nodo è un altro: si può guidare una trasformazione industriale complessa attraverso segnali di prezzo manipolati artificialmente, in un contesto globale in cui la concorrenza non gioca secondo le stesse regole? Da un lato c&#8217;è l&#8217;idea che si possa progettare la transizione dall&#8217;alto, dall&#8217;altro un sistema produttivo che risponde a incentivi reali, non a modelli teorici elaborati nelle aule universitarie.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">La vera sfida economica e geopolitica contro giganti come Stati Uniti e Cina non si vince trasformando l&#8217;Unione Europea in un laboratorio di esperimenti sociali gestito da professori e burocrati che non hanno mai visto l&#8217;interno di una fabbrica. Si vince <strong>liberando le forze produttive</strong>: un mix energetico abbondante, sicuro e a basso costo, che non escluda a priori nessuna fonte purché competitiva sul mercato, dal nucleare alla manifattura di base, senza bandi ideologici né scommesse tecnologiche pagate dalle imprese. Se il prezzo della CO2 resta sotto le soglie indicate dai modelli accademici, non è necessariamente un problema di mercato inefficiente. Potrebbe essere, più semplicemente, il segnale che quei modelli non descrivono la realtà industriale europea.</p>
<p>Enrico Foscarini, 22 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/energia/ets-mercato-smentisce-bruxelles-prezzo-co2-transizione-forzosa/">ETS: il prezzo della CO2 boccia la transizione forzosa di Bruxelles</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Milano Fashion Week Uomo SS27: tra sogni di mare, voglia di viaggiare e il valore del saper fare italiano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/the-milan-show-biz/milano-fashion-week-uomo-ss27-tra-sogni-di-mare-voglia-di-viaggiare-e-il-valore-del-saper-fare-italiano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 10:47:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[The Milan Show-Biz]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[milano fashion week uomo 2027]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Moda, design, lifestyle, innovazione, food e nuovi indirizzi del gusto: tutto ciò che fa tendenza sotto la Madonnina. Questo è The Milan Show-Biz, a cura di Krystel Lowell. Uno spazio dedicato a brand, progetti, luoghi e protagonisti che anticipano tendenze, trasformando creatività, impresa e stile in racconti da scoprire, con visione, estetica e personalità Milano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/the-milan-show-biz/milano-fashion-week-uomo-ss27-tra-sogni-di-mare-voglia-di-viaggiare-e-il-valore-del-saper-fare-italiano/">Milano Fashion Week Uomo SS27: tra sogni di mare, voglia di viaggiare e il valore del saper fare italiano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Moda, design, lifestyle, innovazione, food e nuovi indirizzi del gusto: tutto ciò che fa tendenza sotto la Madonnina. Questo è <strong>The Milan Show-Biz</strong>, a cura di <strong>Krystel Lowell</strong>. Uno spazio dedicato a brand, progetti, luoghi e protagonisti che anticipano tendenze, trasformando creatività, impresa e stile in racconti da scoprire, con visione, estetica e personalità</p>
<p><strong>Milano</strong> è immersa nel cuore della <strong>Fashion Week Uomo Primavera/Estate 2027</strong>. Fino al 23 giugno il capoluogo lombardo ospita 75 appuntamenti tra sfilate, presentazioni ed eventi, confermandosi uno dei principali punti di riferimento internazionali per il menswear.</p>
<p>In un momento complesso per il sistema moda globale, la manifestazione lancia un <strong>messaggio chiaro: la creatività continua a essere un motore di crescita, innovazione e dialogo culturale</strong>. Tra debutti internazionali, grandi maison e nuovi talenti, emerge un <strong>filo conduttore</strong> che attraversa gran parte delle collezioni e delle installazioni di questa edizione: <strong>il desiderio di evasione</strong>. <strong>Mare, libertà, viaggi e natura</strong> diventano le parole chiave di una stagione che invita a guardare oltre i confini della quotidianità.</p>
<p>Tra gli appuntamenti più significativi della settimana c&#8217;è la <strong>collaborazione tra Fay e Pierre Casiraghi</strong>, protagonista della <strong>capsule collection &#8220;Atlantic&#8221;</strong>. Un progetto che richiama la passione del velista per il mare e l&#8217;impegno ambientale che lo ha portato nel 2019 ad attraversare l&#8217;Oceano Atlantico a bordo della Malizia II insieme all&#8217;attivista Greta Thunberg.</p>
<p>Anche <strong>K-Way</strong> interpreta il tema marino trasformando l&#8217;Idroscalo nel proprio quartier generale estivo attraverso il <strong>progetto Wake Paradise Milano</strong>. Cabine, ombrelloni e spazi dedicati al relax portano la firma del brand, che presenta inoltre una nuova generazione di capi tecnici pensati per proteggere non solo dalla pioggia ma anche dai raggi UV.</p>
<p>L&#8217;atmosfera delle vacanze arriva anche nel centro città grazie a <strong>Coccinelle</strong>, che ha trasformato il Bar Tommasi in una suggestiva parentesi balneare fatta di cabine a righe e colori che richiamano l&#8217;estate mediterranea.</p>
<p>Il <strong>tema del viaggio</strong> attraversa numerose collezioni. Canali porta in scena un elegante nomadismo contemporaneo con ambientazioni che evocano percorsi tra India, Africa, Grecia e Mediterraneo, fino all&#8217;isola di Alicudi.</p>
<p><strong>Moorer</strong> accoglie ospiti e buyer nel proprio showroom con una collezione che evoca un’eleganza rilassata e internazionale, che si inspira ai colori del mare e dei Caraibi, mentre <strong>Etro</strong> sceglie il fascino senza tempo del padiglione dei treni storici del Museo della Scienza e della Tecnologia per raccontare una moda dedicata a viaggiatori colti e sofisticati.</p>
<p>Tra le novità più interessanti del calendario spicca il <strong>debutto milanese del colombiano Nicolas Martin Garcia</strong>. Per presentare il suo brand <strong>Garcias</strong> ha ricreato una vera e propria atmosfera latinoamericana all&#8217;interno di una ex fabbrica di via Padova, trasformata in un quartiere popolare fatto di fiori, frutta e barberie tradizionali.</p>
<p>La settimana milanese alterna nomi storici e nuove energie creative. Tra gli appuntamenti più attesi figurano le sfilate di <strong>Prada</strong>, <strong>Dolce&amp;Gabbana</strong>, <strong>Paul Smith</strong>, <strong>Ralph Lauren</strong> e <strong>Giorgio Armani</strong>, <strong>Philipp Plein</strong>, mentre <strong>Thom Browne</strong> firma uno dei debutti più importanti di questa edizione. Accanto ai grandi brand trovano spazio anche nuove voci del menswear contemporaneo come <strong>Garcias, Martin Quad e Shinyakozuka</strong>, a conferma della volontà della Camera Nazionale della Moda Italiana di favorire il ricambio generazionale e la sperimentazione creativa.</p>
<p>Se il viaggio rappresenta il sogno della stagione, il saper fare italiano continua a essere il valore più autentico della moda nazionale. Missoni apre le porte del proprio atelier, <strong>Tod&#8217;s</strong> porta a Milano gli artigiani delle Marche per mostrare il lavoro che si cela dietro ogni creazione, mentre Peserico racconta attraverso un video la bellezza della gestualità artigianale. <strong>Church&#8217;s</strong> offre un&#8217;esperienza immersiva dedicata alla nascita delle proprie calzature e il marchio 1900 mette in scena il lavoro dei suoi maestri pellettieri all&#8217;interno di <strong>Casa Brera</strong>.</p>
<h2>Uno sguardo al futuro</h2>
<p><strong>Grande attenzione è riservata ai giovani talenti.</strong> Per il terzo anno consecutivo la <strong>Fondazione Sozzani</strong> si conferma uno dei principali incubatori creativi della <strong>Fashion Week</strong>, ospitando sfilate e presentazioni di designer emergenti che rappresentano <strong>il futuro del made in Italy</strong>. Parallelamente la città vive la moda anche fuori dalle passerelle, con mostre, performance e appuntamenti aperti al pubblico che trasformano Milano in un laboratorio creativo diffuso.</p>
<p>Tra richiami al mare, itinerari immaginari e celebrazioni dell&#8217;artigianalità, la <strong>Milano Fashion Week Uomo Primavera/Estate 2027</strong> racconta una moda che continua a guardare avanti senza perdere il legame con le proprie radici. Un racconto fatto di eleganza, cultura e visione internazionale che conferma ancora una volta il ruolo centrale di Milano nel panorama mondiale del menswear.</p>
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		<title>Milano 2027, Sardone (Lega): &#8220;Io candidata del Centrodestra? Ne sarei onorata, ma è ipotesi molto futuribile&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/milano-2027-sardone-lega-io-candidata-del-centrodestra-ne-sarei-onorata-ma-e-ipotesi-molto-futuribile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Galvani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 10:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni comunali milano]]></category>
		<category><![CDATA[lega]]></category>
		<category><![CDATA[milano 2027]]></category>
		<category><![CDATA[silvia sardone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ne sarei onorata, ma al momento è un’ipotesi molto futuribile”. Con queste parole Silvia Sardone, europarlamentare della Lega e vicesegretario del partito guidato dal vicepremier e ministro Matteo Salvini, risponde così alla domanda di Milano Quotidiano se sia pronta a fare la candidata della coalizione di Centrodestra a sindaco di Milano dopo essere risultata la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ne sarei onorata, ma al momento è un’ipotesi molto futuribile”</strong>. Con queste parole <strong>Silvia Sardone</strong>, europarlamentare della Lega e vicesegretario del partito guidato dal vicepremier e ministro Matteo Salvini, risponde così alla domanda di Milano Quotidiano se sia pronta a fare la <strong>candidata della coalizione di Centrodestra a sindaco di Milano</strong> dopo essere risultata la più votata insieme a Salvini alle primarie della Lega che si sono tenute sabato e domenica.</p>
<p>&#8220;Tra consigliere di municipio e consigliere comunale <strong>sono più di vent&#8217;anni che vengo eletta a Milano, ringrazio ancora una volta i cittadini per la fiducia che mi hanno riconfermato un&#8217;altra volta</strong>. Sebbene io sia stata la consigliera comunale più votata di tutto il Centrodestra alle ultime Amministrative e anche alle Europee abbia avuto un notevole riscontro in città, queste erano solo primarie della Lega e sarà la coalizione a decidere il candidato. <strong>Sarei onorata di esserlo, ma non sono sicuramente questi gazebo a deciderlo, dovranno decidere i leader in un tavolo di coalizione”</strong>, spiega l&#8217;europarlamentare leghista.</p>
<p>Poi la domanda se a Milano per le <strong>elezioni comunali del 2027</strong> sia possibile un&#8217;alleanza elettorale con Futuro Nazionale o con Azione: &#8220;Al momento sono loro che si sono tirati fuori. <strong>Calenda ha detto che con la Lega non correrà e Vannacci ha votato più volte la sfiducia al governo nazionale</strong> e quindi immagino che correrà da solo. Io non farei vincere la sinistra, sono loro che si sono esclusi&#8221;, conclude Sardone.</p>
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		<item>
		<title>Italia-Usa, Sala: &#8220;Non parteciperò all&#8217;Indipendence Day. Trump? Meloni ci ha messo un po&#8217; ad arrivarci&#8230;&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/sala-non-partecipero-ai-festeggiamenti-del-4-luglio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe sala]]></category>
		<category><![CDATA[Independence Day]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti d'America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terremoto diplomatico Italia-Usa, continuano a farsi sentire gli effetti. Oggi il sindaco di Milano Beppe Sala ha annunciato che non parteciperà ai festeggiamenti per il 4 luglio, ricorrenza dell’Independence Day, la principale festività nazionale degli Stati Uniti d’America. Ufficialmente, come ha ha spiegato, perchè &#8220;ho un&#8217;agenda abbastanza occupata&#8221;. Ma sullo sfondo si agitano naturalmente le tensioni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Terremoto diplomatico Italia-Usa, continuano a farsi sentire gli effetti. Oggi il sindaco di Milano Beppe Sala ha annunciato che non parteciperà ai festeggiamenti per il 4 luglio, ricorrenza dell’<strong>Independence Day</strong>, la principale festività nazionale degli <strong>Stati Uniti d’America. </strong>Ufficialmente, come ha ha spiegato, perchè &#8220;ho un&#8217;agenda abbastanza occupata&#8221;. Ma sullo sfondo si agitano naturalmente le tensioni di questi giorni che già hanno portato anche il governatore lombardo <strong>Attilio Fontana</strong> a disdire la sua partecipazione ad una missione in Usa per promuovere il &#8220;sistema Lombardia&#8221;.</p>
<h2>Sala: &#8220;Il giudizio su Trump era già chiarissimo, Meloni ci ha messo un po&#8217;&#8230;&#8221;</h2>
<p>Il sindaco è infatti intervenuto, interpellato dai cronisti, sullo scontro tra il presidente americano <strong>Donald Trump</strong> e la premier <strong>Giorgia Meloni. </strong>&#8220;Penso che la Meloni cercherà e forse riuscirà anche a girare a suo favore questa aggressione di Trump, nel senso che se vuole finalmente un po’ distaccarsi dalla follia dell’amministrazione Trump, ora ne ha l’occasione&#8221;, ha dichiarato Sala. Secondo il sindaco di Milano, il giudizio sull’amministrazione americana era già chiaro da tempo. &#8220;Dopodiché mi sembra che la gente comune rischi di essere più saggia della politica, il giudizio su Trump era chiarissimo da mesi mentre il nostro governo ci ha messo un po’ di più ad arrivarci&#8221;, ha concluso.</p>
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		<item>
		<title>Striscione choc al Gay Pride ma nessuno si indigna</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/striscione-choc-al-gay-pride-ma-nessuno-si-indigna/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/striscione-choc-al-gay-pride-ma-nessuno-si-indigna/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Suor Anna Monia Alfieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:50:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[gay pride]]></category>
		<category><![CDATA[pro vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo caso che alimenta la polemica sui due pesi e due misure nel racconto mediatico</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho provato una profonda tristezza quando ho visto l&#8217;immagine dello <strong>striscione esposto ieri, durante il gaypride di Roma,</strong> recante un insulto rivolto al movimento Pro vita. Non lo trascrivo per ragioni di decoro. La causa della tristezza che ho provato e che provo tuttora non è data dal fatto che l&#8217;insulto fosse rivolto ai Pro vita, movimento peraltro che si impegna attivamente nella tutela del diritto alla vita, ma per l&#8217;idea dell&#8217;insulto in sè, ossia che si sia avvertito il bisogno di denigrare chi la pensa diversamente.</p>
<p><strong>Ma che modo di fare è?</strong> Assicuro che provo lo stesso rammarico quando vengono rivolte pesanti offese alle varie associazioni e ai diversi movimenti che si impegnano per i diritti delle persone omosessuali o delle minoranze. Perchè arrivare all&#8217;insulto? Se chi ha composto lo striscione pensava di ottenere maggiori tutele per le persone omosessuali, sono certa che il suo tentativo è destinato a fallire, perché l&#8217;offesa scatena una reazione dura, scontrosa, non razionale da parte di chi ha un&#8217;idea diversa. Purtroppo è così.</p>
<p>I diritti delle persone non si difendono tramite l&#8217;offesa dell&#8217;avversario ma mediante il confronto, lo studio, il desiderio di trovare temi condivisi da cui partire. Si tratta di <strong>una questione di civiltà</strong> che è difesa solo grazie al rispetto, diversamente ci si trincerà nelle proprie posizioni, si ergono i muri e si scatena l&#8217;odio. Sempre, ma soprattutto quando si dibatte sul tema dei diritti, i toni devono essere quelli della dialettica democratica che vede in chi la pensa diversamente un avversario, non un nemico.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/niente-ebrei-al-gay-pride-la-sinistra-non-dice-nulla/" target="_blank" rel="noopener">Niente ebrei al Gay Pride. La sinistra non dice nulla?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/anche-i-gay-discriminano-cacciati-dal-pride-gli-ebrei-omosessuali/" target="_blank" rel="noopener">Anche i gay discriminano: cacciati dal Pride gli ebrei omosessuali</a></li>
</ul>
<p>Mi auguro che chi ha composto lo striscione incriminato <strong>rivolga le proprie scuse</strong> al movimento Pro vita e chissà che da queste scuse non possa nascere un fertile terreno di confronto, positivo e serio, che plachi lo spirito della rivendicazione e inneschi una condivisione di obiettivi comuni per la tutela dei cittadini che sono, innanzitutto, persone, prima ancora che omosessuali, eterosessuali, bianchi, neri: chi desidera aggiunga tutte le divisioni possibili.</p>
<p>Queste divisioni vengono meno solo facendo riferimento alla persona. Sia dunque la prospettiva personalistica quella che può avviare un dialogo ed eliminare l&#8217;insulto.</p>
<p>Suor Anna Monia Alfieri, 22 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/striscione-choc-al-gay-pride-ma-nessuno-si-indigna/">Striscione choc al Gay Pride ma nessuno si indigna</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La tecnologia di Henkel alla Sagrada Familia, per le torri utilizzati adesivi Loctite</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-tecnologia-di-henkel-alla-sagrada-familia-per-le-torri-utilizzati-adesivi-loctite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ernesto Tagliapietra]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:43:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=327962</guid>

					<description><![CDATA[<p>C’è la tecnologia di Henkel unita a un pizzico di Italia nelle torri della Sagrada Familia, il capolavoro di Gaudí in costruzione da oltre 140 anni a Barcellona che ha da poco raggiunto l’altezza prevista di 172,5 metri, diventando l’edificio religioso più alto del mondo. Henkel ha infatti svolto un ruolo di primo piano nella [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-tecnologia-di-henkel-alla-sagrada-familia-per-le-torri-utilizzati-adesivi-loctite/">La tecnologia di Henkel alla Sagrada Familia, per le torri utilizzati adesivi Loctite</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">C’è la <strong>tecnologia di Henkel</strong> unita a un pizzico di Italia nelle torri della <strong>Sagrada Familia</strong>, il capolavoro di <strong>Gaudí</strong> in costruzione da oltre 140 anni a Barcellona che ha da poco raggiunto l’altezza prevista di 172,5 metri, diventando l’edificio religioso più alto del mondo.</p>
<p class="p1">Henkel ha infatti svolto un ruolo di primo piano nella realizzazione delle torri centrali della basilica, contribuendo a superare la sfida strutturale più complessa nella storia del cantiere. In particolare, nell’ambito di una collaborazione che dura da oltre dieci anni, l’azienda ha messo a disposizione il proprio <strong>adesivo strutturale ad alte prestazioni LOCTITE EA 9497</strong>, prodotto nello stabilimento di Casarile, in provincia di Milano. Ben lontana dal ruolo di semplice fornitore, Henkel ha inoltre garantito estese attività di test e validazione, competenze tecniche dedicate e una fornitura continua, adattata all’evoluzione delle esigenze progettuali.</p>
<p class="p4"><b>Dorn: «Lavoriamo per trasformare i progetti in realtà»<br />
</b>«Questo progetto incarna molto bene ciò che facciamo in <strong>Henkel Adhesive Technologies</strong>: lavoriamo con i nostri clienti per trasformare la loro visione in realtà, offrendo soluzioni che funzionano dove conta di più. La Sagrada Familia dimostra cosa diventa possibile quando i partner giusti si uniscono», sottolinea <strong>Mark Dorn</strong>, Executive Vice President di Henkel Adhesive Technologies, ricordando come «mentre Henkel celebra 150 anni di storia, questo successo ci ricorda che il progresso avviene quando innovazione e collaborazione attraversano le generazioni».</p>
<p class="p4"><b><br />
L’adesivo che lega pietra e acciaio<br />
</b>Dietro l’aspetto imponente delle torri si nasconde quindi un elemento cruciale ma invisibile: l’adesivo che unisce i componenti in pietra e acciaio, permettendo loro di funzionare come un’unica struttura. Applicato allo stato liquido, LOCTITE EA 9497 si adatta infatti alle superfici di incollaggio, riempie le cavità e crea una connessione duratura tra pietra e acciaio. Successivamente subisce un processo di polimerizzazione.</p>
<p class="p4">L’<strong>esperienza di Henkel negli adesivi</strong> è stata determinante per ridurre i tempi di costruzione<span class="Apple-converted-space">  </span>della Sagrada Familia, preservandone elevati standard di sicurezza e integrità strutturale e consentendo il completamento delle torri nel centenario della morte di Gaudí. In totale sono state utilizzate 24 tonnellate di adesivo LOCTITE, con una media di circa 30 chilogrammi per pannello. Le sei torri centrali comprendono 826 pannelli e oltre 2.100 elementi in pietra.</p>
<p class="p4"><b>Barcellona, ambiente salino e umidità<br />
</b>Situata a circa 2,5 chilometri dal mare, la <strong>Sagrada Familia</strong> è esposta a un ambiente salino che favorisce la corrosione. Il tutto in una città, Barcellona, caratterizzata da elevati livelli di umidità relativa e dove il termometro passa da una minima di 5 °C in inverno a oltre 30 gradi in estate. A cui si aggiungono le sollecitazioni provocate dalle vibrazioni dovute al passaggio nelle vicinanze di due linee della metropolitana. Da qui la centralità dell’adesivo LOCTITE EA 9497 che è in grado di garantire affidabilità anche in condizioni estremamente impegnative.</p>
<p class="p4"><b>Resistenza eccezionale su larga scala<br />
</b>La struttura incollata può infatti sopportare carichi equivalenti fino a 100mila persone per metro quadrato. Questo livello di resistenza è stato fondamentale anche per sostenere la croce posta sulla sommità della Torre di Gesù Cristo, la più alta del complesso. Sebbene la croce stessa non utilizzi adesivi, la sua stabilità dipende dalla robustezza della struttura sottostante.</p>
<p class="p4"><b>Innovazione a sostegno dell’eredità di Gaudí<br />
</b>In sintesi, la collaborazione tra <strong>Henkel</strong> e la Sagrada Familia dimostra come l’ingegneria moderna possa integrarsi alla perfezione anche in un progetto iniziato oltre un secolo prima, preservando la visione originale di Gaudí e contribuendo a trasformarla in realtà. <strong>«Future? Ready!»</strong>, recita infatti il motto scelto da Henkel per celebrare i 150 anni di storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-327966" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/PHOTO-2026-06-21-11-00-34-1024x559.jpg" alt="Fonte: Henkel" width="1024" height="559" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/PHOTO-2026-06-21-11-00-34-1024x559.jpg 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/PHOTO-2026-06-21-11-00-34-300x164.jpg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/PHOTO-2026-06-21-11-00-34-768x420.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/PHOTO-2026-06-21-11-00-34-1536x839.jpg 1536w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/PHOTO-2026-06-21-11-00-34-360x197.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/PHOTO-2026-06-21-11-00-34-720x393.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/PHOTO-2026-06-21-11-00-34-500x273.jpg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/06/PHOTO-2026-06-21-11-00-34.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Contenuto consigliato</p>
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		<title>W “Carmen”. E anche Michieletto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:31:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Carmen]]></category>
		<category><![CDATA[Damiano Michieletto]]></category>
		<category><![CDATA[francesco bogliari]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro alla Scala]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su Milano Quotidiano le recensioni e le cronache di Francesco Bogliari, giornalista, appassionato melomane e autore di “Piccole cronache musicali”. Uno sguardo libero, ironico e spesso controcorrente agli eventi musicali. Dalla lirica alla sinfonica, senza accademismi né reverenze, mescolando memoria personale, gusto per il racconto e giudizi affilati. Dopo aver letto l&#8217;impressionante alluvione di critiche [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Su Milano Quotidiano le recensioni e le cronache di Francesco Bogliari, giornalista, appassionato melomane e autore di “Piccole cronache musicali”. Uno sguardo libero, ironico e spesso controcorrente agli eventi musicali. Dalla lirica alla sinfonica, senza accademismi né reverenze, mescolando memoria personale, gusto per il racconto e giudizi affilati.</em></p>
<p>Dopo aver letto l&#8217;impressionante alluvione di critiche riversatasi su <strong>Damiano Michieletto</strong> al termine della prima di <strong>Carmen</strong> alla Scala della settimana scorsa – non solo gli insulti isterici dei gruppi di “disagiati lirici” che imperversano in Rete, ma anche le parole severe di critici musicali con i quali la maggior parte delle volte mi trovo d&#8217;accordo – ho pensato: ecco, siamo arrivati al redde rationem, forse il regista veneziano stavolta l&#8217;ha fatta fuori dal vaso, forse è arrivato il momento di non ritorno per il “regietheater”. Ed ero già rassegnato a scrivere un pezzo di cui prefiguravo l’incipit: “Sono stato un ammiratore di Damiano Michieletto, l&#8217;ho seguito e difeso in tutti questi anni, ma stavolta devo riconoscere a malincuore che ha esagerato, e che forse è il momento di ripensare un certo modo di fare la regia d&#8217;opera”.<br />
Quindi giovedì sera sono entrato in sala timoroso e titubante, pronto a vedere e commentare chissà<br />
quale orribile scempio. Niente di tutto questo. È stato uno spettacolo bellissimo.</p>
<h2>Una Carmen tragica, non da cartolina</h2>
<p>Carmen non è un’opera folcloristica, o al massimo lo è per un 10% del totale; non è un’opera allegra e scacciapensieri: è un’opera tragica, anzi di più, disperata, che parla di amori impossibili, di gente senza futuro perennemente in fuga, e della libertà della persona, in questo caso una donna, che per difenderla paga questa scelta con la morte. È un’opera che mette in scena un femminicidio (che ne pensa, onorevole Vannacci?) e lo fa con una crudezza drammatica che ha pochi uguali nella storia del melodramma. E anche la musica, al di là di quella “quota pittoresca” con le ballerine e i toreador, è scura, densa, tesa, perennemente sovrastata dall’idea della morte.</p>
<h2>La regia di Michieletto tra simboli, spazi e destino</h2>
<p>Michieletto legge l’opera con scelte minimaliste e simboliche: una semplice struttura architettonica fa prima da caserma di polizia, poi da covo dei contrabbandieri, poi da equivoca taverna dove si consumano alcol e sesso, poi da camerino del torero. La figura nera della madre di Don Josè (personaggio che non esiste nel libretto) compare nei momenti cruciali dell’opera, con in mano la carta del destino, il destino ineluttabile. Non c’è il sole di Siviglia, non c’è la plaza de toros: solo questo elemento girevole, in un contesto desolato, assolato e anche nebbioso. La scenografia firmata da <strong>Paolo Fantin</strong> è disegnata principalmente dalle luci (<strong>Alessandro Carletti</strong>), generate da una enorme griglia di riflettori incombente per tutto lo spettacolo. I costumi di <strong>Carla Teti</strong> sono riconducibili agli anni ’70 del secolo scorso; ma tranquilli, nel quarto atto ci sono ben due danzatrici di flamenco vestite da danzatrici di flamenco e ben due toreri (+ Escamillo) vestiti da toreri. Quindi di che vi lamentate, vedovi di Zeffirelli?</p>
<h2>Contro il folklore obbligatorio: una visione coerente</h2>
<p>C’è poco “<strong>sapore di Spagna</strong>”, dicono i critici: ma se il sapore di Spagna vuol dire le nacchere, il flamenco, i costumi da fiera di paese e il palcoscenico pieno di paccottiglia da depliant turistico, anche no, grazie. Michieletto scarnifica il dramma e ne estrae la sua valenza universale, che va bene a Siviglia come a Oslo, a Boston, a Seul o a Milano.</p>
<p>Non è forse il suo lavoro migliore, e qui posso essere d’accordo: non ha la verve indiavolata e l’ironia travolgente della Vedova allegra ambientata in un’agenzia bancaria del felice stato del Pontevedro, la dolce malinconia del Falstaff nella casa di riposo, la visionarietà psicanalitica di Salome, il mistero metafisico del recente Lohengrin: tutti spettacoli visti da chi scrive e tatuati indelebilmente sulla sua pelle. Ma, vivaddio, anche in questa Carmen c’è una visione, un’idea di teatro pensata e realizzata con ferma coerenza. E comunque per quanto mi sia sforzato, non sono riuscito a trovare alcun elemento di scandalo, sempre che per scandalo non si intenda il fatto in sé di non seguire pedissequamente le didascalie del libretto originale. Questa cosa dovrebbe ormai essere sdoganata: le opere si possono trasportare in luoghi ed epoche diverse da quelle pensate dal librettista: bisogna saperlo fare, non è il “cosa” ma il “come” che fa la differenza (parafrasando la Marescialla del Rosenkavalier) . Non tutti si chiamano Michieletto o Carsen o Vick eccetera e se non si è capaci si cade nel ridicolo. Ma qui stiamo discutendo di uno che lo “sa fare”. Stop, non segue dibattito.</p>
<h2>Chung, l’orchestra e le voci: un Bizet scuro tra eccellenze e ombre</h2>
<p>Dopo questo lungo sproloquio (ma ci voleva, è stato quasi liberatorio) passiamo agli aspetti musicali. <strong>Myung-Whun Chung</strong> trae dall’orchestra un colore denso, brunito, lucido, carico di pathos, che forse ha poco dello “spagnolo” da cartolina turistica, ma ha molto del dramma disegnato dalla partitura di Bizet. Eccellenti gli interventi solistici di flauto, oboe, violoncello, arpa, efficace la sezione percussioni (ebbene sì, ci sono anche le nacchere e il tamburino basco, che volete di più…). Nella compagnia di canto eccelle la componente femminile: la migliore della serata a nostro modesto parere à stata la Michaela di <strong>Slávka Zámečníková</strong>: voce purissima, intensa, luminosa, armoniosa, equilibrata in tutti i registri; era la prima volta che ascoltavamo il trentacinquenne soprano slovacco e siamo sicuri che non sarà l’ultima (compulseremo frequentemente Operabase…). Eccellenti anche <strong>Sarah Dufresne</strong> (Frasquita) e <strong>Marine Chagnon</strong> (Mercédès). Quanto alla protagonista, <strong>Stéphanie d’Oustrac</strong>, ci è piaciuta negli acuti e nei passaggi dall’emissione più spinta, meno nel registro centrale, non sempre a fuoco, e nel fraseggio non sempre fluido.</p>
<p>Per quanto riguarda gli uomini, <strong>Matthew Polenzani</strong> ha cantato come di consueto, cioè col suo stile lirico-stentoreo e con la sua voce un po’ metallica che al vostro cronista non piace molto. Mediocre l’Escamillo di <strong>Andrii Kymach</strong>, voce intubata, sgradevole e caricata forzatamente, quasi una macchietta del basso-baritono macho che interpreta la parte del torero-maschio Alfa. Bravi i “comprimari” <strong>Pierre Doyen</strong>, <strong>Loïc Félix</strong>, <strong>Simone Del Savio</strong> e <strong>Xhieldo Hyseni</strong>.</p>
<h2>Cori eccellenti e grande successo in sala</h2>
<p>Infine il coro, anzi i due cori: quello degli “adulti” diretto da <strong>Alberto Malazzi</strong>, come sempre su livelli di eccellenza assoluta, e quello di voci bianche guidato da <strong>Brunella Clerici</strong>, bambini bravissimi non solo a cantare ma anche a stare in scena. E anche qui il merito, chevvelodicoaffare, è sempre del vituperato Michieletto. Grande successo in sala, nessuna contestazione né per la regia né per l’aumento dei prezzi del loggione (ma c’è da dire che almeno la platea era quasi totalmente occupata da stranieri, all’apparenza danarosi, quindi poco sensibili alle rivendicazioni “sindacali” dei loggionisti).</p>
<p>PS: Dopo aver buttato giù la prima stesura di questo articolo, in Rete ho trovato il commento di <strong>Luca Ciammarughi</strong>: sulla regia diciamo praticamente le stesse cose (solo che lui le dice meglio, è profondo e appassionato come sempre e con la penna ci sa fare come con la tastiera del pianoforte). Mi sono sentito meno solo…</p>
<p>Articolo basato sulla recita di <strong>giovedì 18 giugno</strong>, quinta di dieci rappresentazioni.</p>
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		<title>Il giorno del giudizio su San Siro (e su Milano)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Massa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:19:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[ricorso tar]]></category>
		<category><![CDATA[san siro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domani sarà un giorno decisivo per San Siro. Cinque sono i ricorsi pendenti di fronte al TAR. Sarà il giorno della verità, e vorrei dire: finalmente. Perché non è possibile che ogni volta che si fa, non si fa, si ipotizza o non si ipotizza qualcosa in Italia bisogna arrivare alle carte bollate, con tanto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Domani sarà un giorno decisivo per San Siro. <strong>Cinque sono i ricorsi pendenti di fronte al TAR. Sarà il giorno della verità, e vorrei dire: finalmente</strong>. Perché non è possibile che ogni volta che si fa, non si fa, si ipotizza o non si ipotizza qualcosa in Italia bisogna arrivare alle carte bollate, con tanto di scandalo pubblico, finché mesi dopo un giudice dice la sua, che poi è l&#8217;unica opinione che conta. Quindi, domani il giudice amministrativo deciderà se il contratto deve essere confermato, se la vendita è legittima, se la procedura è stata corretta, eccetera eccetera. E&#8217; un passaggio importante, uno snodo importante. Sono i nodi che vengono al pettine.</p>
<p>Può andare in molti modi, domani. Ma delle due l&#8217;una: o il giudice dirà che il Comune ha fatto le cose per bene, e allora ci sarà sicuramente un ricorso al Consiglio di Stato, ma le squadre andranno avanti spedite.<strong> O il giudice dirà che il Comune non ha fatto le cose per bene, e allora si creerà una fase di confusione incredibile, apocalittica</strong>. Con i Verdi sulle barricate della maggioranza, ancora una volta, dopo i pro-Pal e tutto il resto. Io penso che sia un buon periodo, per Milano. Il periodo delle verità. La prima verità sull&#8217;urbanistica. La prima verità su San Siro. Purtroppo, sulla corruzione (la sentenza Torre Milano non riguarda fenomeni corruttivi) non c&#8217;è ancora nessun giudice in vista: sono stati chiesti 12 mesi in più per indagare. La fine delle indagini cade &#8211; per puro caso &#8211; proprio durante la campagna elettorale.</p>
<p>PS. Due dati al volo, su altre vicende giudiziarie. Il primo: sono uscite <strong>le motivazioni della sentenza di assoluzione di Tatarella</strong>. Leggete il suo post: praticamente sono schiaffi in faccia ai pm che hanno indagato. Ci può stare. I pm &#8211; dice Tatarella &#8211; sono stati tutti promossi.</p>
<p>PPS. <strong>Sono stati assolti tutti i pm (tranne Davigo) del caso Eni.</strong> E su questo, per chi ha seguito la vicenda, c&#8217;è davvero poco da dire.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>STARMER SI È DIMESSO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Keir Starmer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'annuncio davanti al numero 10 di Downing Street. Le candidature per la successione alla guida del Partito Laburista potranno essere depositate tra il 9 e il 16 luglio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/starmer-si-e-dimesso/">STARMER SI È DIMESSO</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con un discorso alla nazione pronunciato davanti al numero 10 di Downing Street, <strong>Keir Starmer</strong> ha annunciato l&#8217;addio alla guida del Partito Laburista e del governo britannico. Una decisione maturata dopo mesi segnati da un forte calo di popolarità e da crescenti contestazioni interne allo stesso Labour.</p>
<p>&#8220;Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal voler mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista&#8221;, ha detto l&#8217;ex premier. &#8220;Ho parlato con Sua Maestà il Re questa mattina per informarlo della mia decisione. La domanda che il mio partito si pone ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali. Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e la accetto con serenità&#8221;, ha aggiunto. Il premier, ormai ex, ha rivendicato quanto fatto in questi mesi: ha citato &#8220;investimenti garantiti, infrastrutture in costruzione, fine dell&#8217;austerità con il calo più rapido delle liste d&#8217;attesa del Servizio Sanitario Nazionale degli ultimi 17 anni, il più grande miglioramento dei diritti per i lavoratori e gli inquilini in una generazione&#8221;. Inoltre ha citato &#8220;<strong>il maggiore aumento della spesa per la difesa dai tempi della Guerra Fredda</strong>&#8220;. Sul piano dell&#8217;immigrazione, Starmer ha rivendicato il &#8220;calo degli attraversamenti in barca&#8221; e &#8220;la chiusura degli hotel per richiedenti asilo&#8221;. Nell&#8217;elenco dei suoi presunti successi &#8220;la protezione dei giovani dai social media&#8221;, grazie alla legge che vieta l&#8217;accesso agli under 16, e &#8220;mezzo milione di bambini sottratti alla povertà grazie alle scelte che ho fatto&#8221;.</p>
<p>L&#8217;uscita di scena del premier apre ora la strada alla successione di <strong>Andy Burnham,</strong> ex sindaco di Manchester, indicato come il favorito per raccogliere l&#8217;eredità politica di Starmer e guidare il partito in una nuova fase.</p>
<p>Le candidature per la successione alla guida del <strong>Partito Laburista</strong> potranno essere depositate tra il 9 e il 16 luglio. Ad annunciarlo è stato il premier dimissionario britannico Keir Starmer, che ha riferito di aver incaricato il Comitato Esecutivo Nazionale del Labour di predisporre il calendario per l&#8217;elezione del nuovo leader. La tabella di marcia, ha spiegato, consentirà di individuare il suo successore prima della ripresa dei lavori parlamentari prevista per settembre. Starmer ha fatto sapere che rimarrà &#8220;in carica come primo ministro fino a quando sarà completata&#8221; la sfida per la nomina di un nuovo leader del partito Laburista. &#8220;Farò tutto quello che posso per garantire un&#8217;ordinata transizione di potere&#8221;, ha aggiunto, garantendo che assicurerà al suo successore &#8220;pieno ed inequivocabile sostegno&#8221;. Qualora si aprisse una competizione per la leadership, il nuovo capo del Labour e primo ministro entrerebbe in carica entro la ripresa dei lavori del Parlamento britannico, prevista per settembre. Se invece <strong>Andy Burnham</strong> dovesse restare l&#8217;unico candidato in corsa — uno scenario che nelle ultime ore sta guadagnando sempre più consensi e che viene già definito da alcuni come una vera e propria &#8220;incoronazione&#8221; — il passaggio di consegne a Downing Street potrebbe concretizzarsi già a metà luglio. Intanto <strong>Nigel Farage</strong> ha chiesto immediate elezioni generali anticipate.</p>
<p>Sul suo futuro politico non si sbilancia. Secondo i media britannici, quasi sull&#8217;orlo delle lacrime, Starmer si è rivolto alla moglie <strong>Victoria,</strong> la sua &#8220;roccia&#8221;, e ha spiegato &#8220;quando lascerò l&#8217;incarico più importante del Paese, dedicherò più tempo al lavoro più importante: essere il miglior marito possibile per la mia fantastica moglie Vic, che è stata una roccia al mio fianco nei momenti belli e in quelli brutti, ed essere il miglior padre possibile per i miei splendidi figli, che sono il mio orgoglio e la mia gioia&#8221;.</p>
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		<title>Vannacci non è il problema: è il segnale di una cosa che nessuno vuole vedere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:42:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vannacci non nasce per caso, e non cresce a ritmi vertiginosi per qualche disegno oscuro ed eterodiretto. Il generale intercetta una domanda concreta ed esistente: la paura di perdere la propria identità quando un territorio, fisico e culturale, viene percepito come occupato. È accaduto in Olanda, in Belgio, nella civilissima e socialistissima Svezia, che della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannacci-non-e-il-problema-e-il-segnale-di-una-cosa-che-nessuno-vuole-vedere/">Vannacci non è il problema: è il segnale di una cosa che nessuno vuole vedere</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vannacci</strong> non nasce per caso, e non cresce a ritmi vertiginosi per qualche disegno oscuro ed eterodiretto. Il generale intercetta una domanda concreta ed esistente: la paura di perdere la propria identità quando un territorio, fisico e culturale, viene percepito come occupato.</p>
<p>È accaduto in Olanda, in Belgio, nella civilissima e socialistissima Svezia, che <strong>della politica multiculturale fece una bandiera fin dal 1975.</strong> La paura aumenta con il crescere della pressione migratoria, che si addensa in enclave dove, il futuro novello elettore si scopre straniero nel proprio quartiere, costretto a una vigilanza mai sperimentata prima o a modificare i propri usi e le proprie abitudini.</p>
<p>Abbozzare, tollerare o peggio giustificare i comportamenti predatori e violenti non rientra nell&#8217;indole di chi viveva la propria città come uno spazio conosciuto e familiare. Chiunque sia dotato di raziocinio percepisce il <strong>mutamento del tessuto sociale</strong>: il commercio al dettaglio cambia merci e linguaggio per servire bisogni nuovi insediatisi in città a una velocità impensabile.</p>
<p>Chi conosce un residente a Modena, a Massa, a Piacenza, a Brescia, a Genova, a Torino, a Parma, a Catania ha sicuramente ascoltato storie emblematiche che raccontano di un clima dove il timore per un cambiamento non governato efficacemente, si è già diffuso a macchia d&#8217;olio. Chi vive a <strong>Milano</strong> ha avuto il privilegio di conoscerlo anzitempo: <strong>i residenti stranieri hanno toccato il 21,4%,</strong> secondi solo a Prato, ormai una provincia cinese a tutti gli effetti, con il suo <strong>25% di abitanti stranieri</strong>. I numeri ufficiali, peraltro, fotografano solo l&#8217;anagrafe: resta fuori la componente clandestina (la Fondazione ISMU la stima oggi attorno alle 339mila unità).</p>
<p><strong>Quote che si concentrano in poche aree urbane</strong> e sfuggono alla percezione amministrativa. Con la denatalità che ci caratterizza, il fenomeno è destinato a crescere, e con esso il bacino di elettori molto sensibili al problema che è già, per molti versi, prioritario. Nulla possono perorazioni e prediche che promuovono integrazione e tolleranza, comprensione e giustificazione, quando ci si scontra con l&#8217;esperienza quotidiana. Quando tua figlia torna da scuola lamentando di non riuscire a giocare con nessuno, perché i suoi diciotto compagni di classe parlano un&#8217;altra lingua e la tengono a distanza, è allora che si comincia interrogarsi: «Che scuola pubblica stiamo mai costruendo?»</p>
<p>L&#8217;episodio mi è stato riferito da un giovane padre,<strong> di insospettabilissima estrazione</strong>, con una bambina in seconda elementare in una scuola di periferia milanese. Tengo a sottolineare che di Vannacci non mi piace nulla. Mi sento alieno al suo modo di intendere il mondo, alla sua visione tetragona in tema di diritti civili, di sessualità, di socialità e soprattutto dalla sua imbarazzante e vergognosa simpatia per il tiranno guerrafondaio russo.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sinistra-nel-panico-miss-afd-e-la-politica-piu-amata-di-germania/" target="_blank" rel="noopener">Sinistra nel panico: miss Afd è la politica più amata di Germania</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/apologia-vannacci/" target="_blank" rel="noopener">Apologia Vannacci</a></li>
</ul>
<p>Ma io non sono statisticamente rilevante, e quanti lo sottovalutano offrendogli interviste per gonfiare l&#8217;audience stanno rendendo un pessimo servizio al paese. C&#8217;è un vuoto di iniziative efficaci per contrastare la paura montante, e i vuoti vengono sempre colmati da chi li interpreta e propone soluzioni, quasi sempre fallaci, con l&#8217;unico pregio di risultare credibili.<strong> Bugie ben raccontate, che non risolvono nulla</strong>. Chi vorrà disinnescare l&#8217;ordigno Vannacci dovrà porsi il problema in termini seri, e affrontarlo con l&#8217;energia necessaria, sporcandosi le manine e questo vale per entrambi gli schieramenti, se vorranno avere qualche chance di affermarsi alle elezioni imminenti (manca meno di un anno).</p>
<p>Diversamente, potremmo ritrovarci nella ingovernabilità più assoluta e una <strong>AfD in versione italiota,</strong> con l&#8217;aggravante di essere guidata da un generale a garanzia di un cogente dispotismo in pectore.</p>
<p>Giulio Galetti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vannacci-non-e-il-problema-e-il-segnale-di-una-cosa-che-nessuno-vuole-vedere/">Vannacci non è il problema: è il segnale di una cosa che nessuno vuole vedere</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Incontro in un parcheggio tra rivali in amore: lui spara (a salve), l&#8217;altro lo travolge e lo uccide</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/zibido-travolto-e-ucciso-nel-parcheggio-del-cimitero-arrestato-un-31enne/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:37:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[agguato]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[parcheggio cimitero]]></category>
		<category><![CDATA[zibido san giacomo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un uomo di 40 anni, C. M., italiano, è morto nella notte a Zibido San Giacomo, nell’hinterland sud di Milano, dopo essere stato travolto da un’auto nel parcheggio del cimitero comunale. Alla guida della berlina che lo ha investito c’era un 31enne del posto, anche lui italiano, arrestato in flagranza dai carabinieri con l’accusa di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/zibido-travolto-e-ucciso-nel-parcheggio-del-cimitero-arrestato-un-31enne/">Incontro in un parcheggio tra rivali in amore: lui spara (a salve), l&#8217;altro lo travolge e lo uccide</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un <strong>uomo di 40 anni</strong>, <strong>C. M.</strong>, italiano, <strong>è morto nella notte a Zibido San Giacomo</strong>, nell’hinterland sud di Milano, dopo essere stato travolto da un’auto nel parcheggio del cimitero comunale. Alla guida della berlina che lo ha investito c’era un <strong>31enne</strong> del posto, anche lui italiano, arrestato in flagranza dai carabinieri con l’<strong>accusa di omicidio aggravato</strong>. L’episodio è avvenuto pochi minuti prima della mezzanotte, al termine di un <strong>incontro</strong> che, secondo i primi accertamenti, era stato <strong>organizzato per un chiarimento tra i due uomini</strong>.</p>
<h2>L&#8217;appuntamento nel parcheggio per discutere di una ragazza contesa</h2>
<p>Dalle indagini condotte dai militari della compagnia di Abbiategrasso, sembra che la vittima e il 31enne si fossero dati appuntamento nel parcheggio del cimitero per discutere di <strong>questioni legate a una ragazza</strong>. Il <strong>31enne sarebbe arrivato insieme al padre</strong>, 62 anni, mentre <strong>C. M.</strong> si sarebbe presentato <strong>accompagnato da altre tre persone</strong>. Quello che doveva essere un confronto sarebbe però rapidamente degenerato, fino a trasformarsi in una lite violenta.</p>
<p>Nel corso dell’incontro, secondo quanto ricostruito finora, il 40enne avrebbe estratto una <strong>pistola</strong> risultata poi essere a salve ed esploso due colpi. Almeno uno dei colpi sarebbe stato indirizzato verso il padre dell’arrestato, che in quel momento si trovava fuori dall’auto. A quel punto <strong>il 31enne avrebbe premuto sull’acceleratore, travolgendo la vittima</strong> con la berlina e schiacciandola tra le lamiere del veicolo e quelle dell’auto con cui C. M. era arrivato all’appuntamento.</p>
<p>Sul posto sono intervenuti gli <strong>equipaggi del 118</strong>, ma per il 40enne non c’è stato nulla da fare: <strong>i sanitari hanno potuto soltanto constatarne il decesso</strong>. Dopo l’interrogatorio con il pm di turno, il 31enne è stato accompagnato nel carcere di Pavia. Le <strong>indagini</strong>, coordinate dalla procura pavese, proseguono per chiarire con precisione la <strong>dinamica dell’accaduto, il movente e le responsabilità dei presenti</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Catastrofe Regno Unito: via Starmer, 7 governi in 10 anni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-22-giugno-2026/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-22-giugno-2026/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Zuppa di Porro]]></category>
		<category><![CDATA[Keir Starmer]]></category>
		<category><![CDATA[zuppa di porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Zuppa di Porro del 22 giugno 2026: rassegna stampa quotidiana</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-22-giugno-2026/">Catastrofe Regno Unito: via Starmer, 7 governi in 10 anni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/XJdZ8_5qs2w" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin"></iframe></p>
<p>Trump su Iran e Meloni dagli Alpini.</p>
<p>Per il Wsj il casino è ancora in Libano.</p>
<p>La fine di Starmer, e arriviamo al settimo premier in dieci anni.</p>
<p>La Meli sul centro diviso,</p>
<p>Noto su Vannacci che aiuta il cdx se sta fuori</p>
<p>Giordano contro il biglietto per Venezia.</p>
<p>Ancora la patetica polemica sullo Strega.</p>
<p>La strage in auto</p>
<p>E Crippa sulla follia giudiziaria di Milano</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Trump-Meloni e i danni della russofobia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/trump-meloni-e-i-danni-della-russofobia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Il barista]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 07:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Caffè avvelenato]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/trump-meloni-e-i-danni-della-russofobia/">Trump-Meloni e i danni della russofobia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qui al bar proviamo a fare un ragionamento senza essere grandi conoscitori della geopolitica: l’ossessione europea per il pericolo russo è un assist a <strong>DonaldTrump</strong>, che può usare la leva del ritiro dei militari dal Vecchio continente e dell’abbandono della Nato per piegare gli Stati (ex?) alleati. Da un lato capiamo perché i leader, alle nostre latitudini, si agitino tanto: stanno facendo i conti non tanto con il disimpegno americano, quanto con l’irrilevanza dell’Europa sullo scacchiere. La partita si gioca nei dintorni della Cina e nelle aree del pianeta, dal Sudamerica al Medio Oriente all’Africa, nelle quali Washington e Pechino possono danneggiarsi a vicenda.</p>
<p>Il nostro mercato fa gola a tutti, ma mentre per il Dragone è una fonte di guadagni, per gli Usa è una voce di costo (sono importatori netti, nettissimi). Dunque, nel braccio di ferro commerciale per ottenere l’agognato riequilibrio, Trump può sfruttare, come sta facendo con <strong>Giorgia Meloni</strong>, la carta degli amici ingrati, difesi a spese del contribuenti statunitensi, proprio perché gli europei, un po’ per una monomania nei confronti di Mosca e un po’ per rivendicare comunque un ruolo, dimostrando che pure sul nostro terreno potrebbe combattersi una guerra su vasta scala, insistono nell’agitare lo spauracchio di Vladimir Putin. Che nella nostra immaginazione galleggia a metà tra due dimensioni: quella del conquistatore sfrenato che si prepara a invadere i Paesi baltici e la Polonia e quella dello stratega decotto, ormai prossimo alla sconfitta in Ucraina. Due versioni che si contraddicono a vicenda, senza che nessuno si preoccupi di verificare quale delle due sia vera.</p>
<p><strong>La “minaccia esistenziale” russa ci serve per mobilitare un popolo sempre più disilluso</strong> verso l’integrazione europea e, soprattutto, per giustificare un riarmo che, più che un modo per premunirsi da eventuali strappi americani, è un ripiego forzato dopo che il green e gli altri lacciuoli burocratici dell’Ue hanno distrutto l’automotive. Ma sentire l’Orso alle porte è un’arma a doppio taglio: dà margini di manovra agli eurocarti come li dà a Trump. La verità è che il tycoon potrebbe tranquillamente darci il benservito senza che perciò stesso, il giorno dopo la partenza dell’ultimo soldato americano, nelle nostre città compaia l’Armata dello zar. Sarebbe bene prenderne atto: la potenza in declino si trincera e spinge gli alleati a fare da sé; pensare di invertire questo processo è ingenuo; e l’ingenuità è un altro assist che dà potere contrattuale alla Casa Bianca. Magari ci sbagliamo. Magari diciamo una fesseria. O magari è il caso di rifletterci su.</p>
<p>Il Barista, 22 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/trump-meloni-e-i-danni-della-russofobia/">Trump-Meloni e i danni della russofobia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Occhio al 730 precompilato! Scattano i controlli su correzioni e crediti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/730-precompilato-controlli-rimborsi-errori-dichiarazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 07:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Controlli preventivi sulle modifiche al 730 precompilato. Rimborsi bloccati per mesi anche per semplici errori o incoerenze</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/730-precompilato-controlli-rimborsi-errori-dichiarazione/">Occhio al 730 precompilato! Scattano i controlli su correzioni e crediti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">Se il contribuente modifica il <strong>730 precompilato</strong> e vanta un credito nei confronti dello Stato, prepararsi a ricevere il rimborso potrebbe non bastare. Potrebbe infatti essere necessario armarsi anche di una buona dose di pazienza. L&#8217;<strong>Agenzia delle Entrate</strong>, con il provvedimento del <strong>17 giugno 2026</strong>, ha infatti fissato i criteri che consentiranno di attivare i <strong>controlli preventivi</strong> sulle dichiarazioni da cui emerge un rimborso Irpef.</p>
<p class="isSelectedEnd">Sulla carta l&#8217;obiettivo è evitare errori e anomalie. Nella pratica, però, il risultato rischia di essere quello di sottoporre a ulteriori verifiche contribuenti che non hanno nascosto redditi né architettato sistemi di evasione, ma che hanno semplicemente corretto una dichiarazione precompilata spesso incompleta o non perfettamente aggiornata. Una situazione che conferma come il rapporto tra cittadino e Fisco continui a essere improntato più al sospetto che alla fiducia.</p>
<h2>Le modifiche fanno scattare l&#8217;attenzione del Fisco</h2>
<p class="isSelectedEnd">I controlli riguarderanno le dichiarazioni nelle quali il contribuente ha apportato modifiche che incidono sul <strong>reddito imponibile</strong> o sull&#8217;<strong>imposta dovuta</strong>. Non basta quindi accettare passivamente quanto predisposto dall&#8217;amministrazione: chi interviene per integrare dati mancanti o correggere informazioni errate entra automaticamente in un&#8217;area che può essere oggetto di verifica.</p>
<p class="isSelectedEnd">Tra le situazioni considerate più meritevoli di approfondimento figurano gli scostamenti rispetto alle informazioni già presenti nelle banche dati dell&#8217;Agenzia delle Entrate. Sotto osservazione finiscono ad esempio le <strong>spese mediche</strong>, le <strong>rette scolastiche</strong>, gli <strong>interessi sul mutuo</strong>, i <strong>premi assicurativi</strong> e tutte quelle detrazioni che il contribuente può aggiungere o modificare rispetto alla versione precompilata.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il problema è che una differenza rispetto ai dati già acquisiti dall&#8217;amministrazione non equivale necessariamente a una frode o a un tentativo di ottenere benefici indebiti. Molto spesso si tratta semplicemente di informazioni che non erano state trasmesse correttamente o che richiedono un aggiornamento da parte del contribuente.</p>
<p><strong>Leggi anche</strong>:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/dichiarazione-redditi-2026-730-precompilato-scadenze-rimborsi-bonus/">730 precompilato, via agli invii ma fate attenzione! Quali sono i rischi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/730-precompilato-2025-tagli-detrazioni-irpef/">Arriva il 730 precompilato, ma occhio ai tagli</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/detrazioni-casa-2025-bonus-ristrutturazione-mutuo-mobili-affitto/">Casa, ecco la guida per le detrazioni del 730</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/dichiarazione-redditi-2026-730-modello-redditi-pf-scadenze-novita/">Fisco, al via la stagione del 730</a></li>
</ul>
<h2>Occhio alle incoerenze con i dati già comunicati</h2>
<p class="isSelectedEnd">Tra i criteri di selezione individuati dall&#8217;Agenzia rientrano le dichiarazioni che presentano <strong>incoerenze</strong> rispetto alle informazioni già in possesso del Fisco. Nel mirino possono finire gli scostamenti rispetto alle <strong>Certificazioni Uniche</strong>, ai modelli di pagamento o alle dichiarazioni presentate negli anni precedenti.</p>
<p class="isSelectedEnd">Attenzione anche ai dati trasmessi da soggetti terzi. Banche, assicurazioni, enti previdenziali e amministrazioni pubbliche alimentano infatti le banche dati utilizzate dall&#8217;Agenzia delle Entrate. Se quanto indicato dal contribuente non coincide con tali informazioni, la posizione può essere selezionata per ulteriori controlli.</p>
<p class="isSelectedEnd">Si tratta di un meccanismo che, ancora una volta, rischia di trasformare una semplice correzione o un errore materiale in un elemento sufficiente per far partire verifiche che finiranno inevitabilmente per allungare i tempi dei rimborsi.</p>
<h2>Pesano anche le irregolarità degli anni passati</h2>
<p class="isSelectedEnd">Un altro elemento che può far scattare l&#8217;attenzione dell&#8217;amministrazione riguarda la presenza di <strong>irregolarità fiscali pregresse</strong>. Il provvedimento prevede infatti che possano essere selezionati anche contribuenti che in passato siano stati destinatari di contestazioni o accertamenti.</p>
<p class="isSelectedEnd">Si tratta di un criterio particolarmente severo, perché consente di sottoporre a controllo una dichiarazione anche in assenza di specifiche anomalie nell&#8217;anno in corso. In sostanza, eventuali problemi del passato possono continuare a pesare sul contribuente anche quando la dichiarazione attuale risulta corretta e coerente.</p>
<h2>Rimborsi oltre 4.000 euro sotto osservazione</h2>
<p class="isSelectedEnd">Particolare attenzione viene riservata anche alle dichiarazioni che evidenziano un <strong>rimborso superiore a 4.000 euro</strong>. In questi casi il controllo preventivo può scattare indipendentemente dal fatto che la dichiarazione sia stata presentata direttamente dal contribuente oppure tramite <strong>CAF</strong> o professionisti abilitati.</p>
<p class="isSelectedEnd">La soglia dei 4.000 euro continua dunque a rappresentare un elemento di particolare interesse per il Fisco. Non perché il rimborso sia necessariamente illegittimo, ma perché l&#8217;amministrazione ritiene opportuno effettuare ulteriori verifiche prima di autorizzarne il pagamento.</p>
<p class="isSelectedEnd">Anche in questo caso il rischio è evidente: chi ha sostenuto spese importanti o beneficia legittimamente di consistenti detrazioni potrebbe ritrovarsi a dover attendere mesi per ricevere somme che gli spettano regolarmente.</p>
<h2>Chi è escluso dai controlli</h2>
<p class="isSelectedEnd">Restano invece esclusi dai criteri di selezione i contribuenti che accettano il <strong>730 precompilato senza modifiche</strong> oppure effettuano variazioni che non incidono sul reddito o sull&#8217;imposta.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per queste categorie non trovano applicazione né gli indicatori di incoerenza né il meccanismo collegato ai rimborsi superiori a 4.000 euro. In altre parole, chi si limita a confermare quanto predisposto dall&#8217;Agenzia continua a beneficiare di un percorso decisamente più semplice.</p>
<p class="isSelectedEnd">È una distinzione che finisce però per creare un evidente paradosso: il contribuente che controlla la dichiarazione e corregge eventuali omissioni può essere sottoposto a verifiche aggiuntive, mentre chi accetta automaticamente i dati predisposti dal Fisco resta sostanzialmente al riparo da questo tipo di controlli preventivi.</p>
<h2>Rimborsi congelati fino al 2027</h2>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;aspetto più pesante per i contribuenti riguarda i tempi. Una volta selezionata la dichiarazione, l&#8217;<strong>Agenzia delle Entrate</strong> dispone di <strong>quattro mesi</strong> per effettuare i controlli, che possono essere svolti in modo automatizzato oppure attraverso la richiesta di documentazione giustificativa.</p>
<p class="isSelectedEnd">Se la verifica si conclude senza rilievi, il rimborso viene erogato entro il <strong>sesto mese</strong> successivo. Tradotto in termini pratici, chi finisce nel perimetro dei controlli potrebbe dover attendere molti mesi prima di ricevere somme che, alla fine delle verifiche, risulteranno pienamente spettanti.</p>
<p>Per alcuni contribuenti il rimborso potrebbe così slittare addirittura alla <strong>primavera del 2027</strong>. Un&#8217;attesa considerevole, soprattutto considerando che spesso non si parla di evasori o di grandi frodi fiscali, ma semplicemente di cittadini che hanno corretto una dichiarazione precompilata o aggiunto spese e detrazioni perfettamente legittime.</p>
<p>Enrico Foscarini, 22 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/730-precompilato-controlli-rimborsi-errori-dichiarazione/">Occhio al 730 precompilato! Scattano i controlli su correzioni e crediti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Trump-Meloni, è davvero possibile una ricucitura?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-meloni-e-davvero-possibile-una-ricucitura/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-meloni-e-davvero-possibile-una-ricucitura/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 06:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328004</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo le recenti tensioni e le divergenze emerse su alcuni dossier chiave, resta da capire se tra il presidente americano e la premier italiana esistano ancora gli spazi per riallacciare il dialogo politico</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-meloni-e-davvero-possibile-una-ricucitura/">Trump-Meloni, è davvero possibile una ricucitura?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parafrasando il celebre film del grande Massimo Troisi, quello che sta accadendo in queste ore tra Donald Trump, il potente ma umorale Presidente degli Stati Uniti, e Giorgia Meloni, <strong>la granitica underdog a capo del Governo italiano,</strong> sembra proprio la fine di un amore. Anzi, peggio, secondo i detrattori dell’uno e dell’altra, tutti credevano fosse un amore politico inattaccabile ed invece, sempre secondo la sinistra nostrana e pentastellata, era appunto un calesse, cioè banalmente il nulla.</p>
<h2>Ma le cose stanno veramente così?</h2>
<p>Che Giorgia sia una donna di ferro, lo dimostrano i fatti: persona più giovane ad aver ricoperto l&#8217;incarico di Ministro nella storia dell&#8217;Italia repubblicana; prima donna a ricevere l’incarico di Presidente del Consiglio, al momento il secondo più duraturo del dopoguerra; <strong>donna capace di tenere testa a personalità gigantesche</strong> e a tessere una tela di alleanze internazionali riconosciuta da tutti. Si aggiunga una tempra che l’ha portata più volte a dire pubblicamente di non essere ricattabile e di non farsi intimidire da nulla e da nessuno.</p>
<h2>Questa è Giorgia</h2>
<p>Che però anche Donald Trump abbia un carattere fumino è cosa risaputa, e ne sanno qualcosa i vari Papa Leone, il Presidente francese Emmanuel Macron, i Cancellieri tedeschi Friedrich Merz e Angela Merkel, il Primo Ministro britannico Keir Starmer, il Primo Ministro canadese Mark Carney, il Premier spagnolo Pedro Sanchez e tanti altri, fino ad arrivare alla vittima per eccellenza di Donald, quella che è finita sui libri di storia per la famosa sfuriata piovuta sulla testa del povero Presidente dell’Ucraina <a href="https://www.nicolaporro.it/zelensky-putin-incontriamoci-svolta-ucraina-dove-puo-portare-questa-mossa/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Volodymyr Zelensky.</strong></a></p>
<p>Certo, a monte dell’attuale crisi tra i due leader occidentali, Donald e Giorgia, c’è stata una cosa non di poco conto per gli americani, e cioè il mancato utilizzo logistico della base di Sigonella, la tiepida possibilità di sminare lo stretto di Hormuz, ma solo se con una tregua in atto, la difesa del Papa dagli strali donaldiani. Tutto questo ha fatto irritare il Presidente a stelle e strisce, che però conosceva bene il carattere orgogliosamente sanguigno della nostra Premier, che ha lodato più e più volte, ed è quello che li ha uniti e stavolta divisi.<strong> Sicuramente la rabbia di Trump è stata dettata dal pensiero di un tradimento</strong> da parte della sua alleata di ferro, e questo lo ha sorpreso ed appunto irritato.</p>
<p>Ma Trump è il classico Uomo Forte, è amante cioè delle forti personalità, come dimostrato in passato nei rapporti con lo Zar Putin, con Xi Jinping, ma anche con <strong>Viktor Orbán o il turco Erdoğan</strong>, e questo fa pensare che nel breve periodo lo stesso si ricrederà nei confronti della fermezza dimostrata da Giorgia Meloni, apprezzandone alla fine la chiarezza e l’onestà di pensiero, al contrario di tanti baciapile in cerca di sconti e carezze.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-umilia-meloni-no-il-vero-problema-e-un-altro/" target="_blank" rel="noopener">Trump umilia Meloni? No, il vero problema è un altro</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/per-me-e-finita-qui-la-mossa-di-meloni-su-trump-occhio-a-domani/" target="_blank" rel="noopener">Per me è finita qui. La mossa di Meloni su Trump: occhio a domani</a></li>
</ul>
<p>A questo punto ritengo però fondamentale non rispondere più con toni troppo elevati, perché ora che è stato chiarito, <strong>Urbi et Orbi,</strong> che l’Italia non è succube di nessuno, è importante non farsi dettare l’agenda dall’emotività, disertando ad esempio gli eventi internazionali dove ci sono gli Stati Uniti, come male ha fatto il nostro Ministro degli Esteri, e quindi assolutamente a non rinunciare a partecipare alla Festa di Indipendenza del 4 luglio presso l’Ambasciata a Roma, <strong>perché questo sì che sarebbe uno sgarbo imperdonabile,</strong> limitare poi le uscite spericolate di qualche nostro Ministro, spesso non adeguato al compito ricoperto e, soprattutto, ricominciare a guardare d’intesa con l’amministrazione americana i dossier più importanti di politica estera ed economica.</p>
<p>Sicuramente, in tutto questo, <strong>un grande aiuto a questa ricucitura</strong> potrà darla il sempre lucido Segretario di Stato americano Marco Rubio, che tante volte, anche di recente, ha fatto intendere di essere un vero amico dell’Italia.</p>
<p>Sergio De Santis, COL. (RIS.) della Guardia di Finanza, 22 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>La risata sull’asfalto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 06:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[incidente]]></category>
		<category><![CDATA[savona]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una ragazza di ventitré anni sta morendo sull’asfalto. E mentre la sua vita è ancora sospesa tra ciò che era e ciò che non sarà più, un ragazzo ride. Filma. Commenta. E dice: “Questa è morta.” Poi lo pubblica. Qui finisce la cronaca. Il resto dovrebbe essere silenzio. Invece comincia l’orrore. Non quello dell’incidente. Quello [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una ragazza di ventitré anni sta morendo sull’asfalto. E mentre la sua vita è ancora sospesa tra ciò che era e ciò che non sarà più, un ragazzo ride.</p>
<p>Filma.</p>
<p>Commenta.</p>
<p>E dice: <strong>“Questa è morta.”</strong></p>
<p>Poi lo pubblica.</p>
<p>Qui finisce la cronaca. Il resto dovrebbe essere silenzio.<strong> Invece comincia l’orrore.</strong></p>
<p>Non quello dell’incidente. Quello è dei verbali, dei periti, dei carabinieri.</p>
<p>L’altro è più semplice. E più grave: una ragazza a terra e una risata sopra di lei.</p>
<p>Basta.</p>
<p>E mentre questo accade, altrove c’è una casa.</p>
<p>Una madre. Un padre. Una famiglia.</p>
<p>Il tempo sospeso di chi non sa ancora. Di chi vive una normalità già spezzata, ma non ancora raggiunta dalla notizia.</p>
<p><strong>È il tempo di Pascoli, nel X Agosto: il mondo che sembra intero mentre è già finito.</strong></p>
<p>La rondine che tornava al tetto e veniva uccisa. E il nido restava con il suo pigolio sempre piu’ piano.</p>
<p>Anche un uomo tornava al suo nido. E venne ucciso anche lui. E restarono le bambole in mano. Oggetti muti davanti a un dolore che non ha più parole.</p>
<p>Pascoli non racconta la morte. Racconta chi resta ad aspettare.</p>
<p>Chi non sa.</p>
<p>Chi non può difendersi dal sapere.</p>
<p>Oggi la scena è la stessa. Solo che abbiamo perso il silenzio.</p>
<p>Una volta si taceva davanti alla morte. Oggi si filma. Si ride.</p>
<p>Perché tutto deve diventare contenuto.</p>
<p>Anche ciò che non dovrebbe esistere come contenuto.</p>
<p><strong>Il male non è l’urto. È la sua normalità.</strong></p>
<p>E in questa normalità si consuma la differenza decisiva.</p>
<p>Da una parte chi muore senza sapere.</p>
<p>Dall’altra chi guarda senza sentire.</p>
<p>E in mezzo una frase che non dovrebbe esistere:</p>
<p>“Questa è morta.”</p>
<p>Non è cronaca.</p>
<p>È il livello di un’epoca.</p>
<p><strong>E davanti a questo video si prova qualcosa di antico. Una reazione istintiva. Rabbia. Disgusto. Il desiderio di restituire male al male.</strong></p>
<p>Ma è proprio lì che finisce la civiltà.</p>
<p>Perché la violenza contro la stupidità non la corregge. La replica.</p>
<p>E allora resta solo una possibilità, la più difficile.</p>
<p>Non assomigliare a ciò che si disprezza.</p>
<p><strong>Perché il confine tra barbarie e civiltà non è mai nei gesti estremi.</strong></p>
<p>È in un dettaglio più piccolo.</p>
<p>Rimanere umani quando sarebbe più facile non esserlo. E abbracciare chi rimane ad attendere.</p>
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		<title>&#8220;Vuoi morire?&#8221;. Immigrato sfonda la porta e strappa i vestiti ad una ragazza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 06:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Gip dispone la custodia in carcere. Il racconto choc del padre: "Voleva violentarla". Il ragazzo che l'ha salvata: "Il tunisino urlava Allah Akbar"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Resterà in carcere il trentasettenne tunisino arrestato dopo la <strong>brutale aggressione</strong> ai danni di una giovane di 23 anni avvenuta nei giorni scorsi a Ponteranica, nel Bergamasco. La giudice per le indagini preliminari ha convalidato l&#8217;arresto e disposto la <strong>custodia cautelare in carcere</strong>, ritenendo elevato il rischio che l&#8217;uomo possa tornare a commettere reati analoghi.</p>
<p>Pur essendo incensurato, il quadro emerso dalle indagini è stato giudicato particolarmente allarmante. A pesare non sono soltanto la gravità delle contestazioni, ma anche le modalità dell&#8217;episodio e la personalità dell&#8217;indagato, elementi che hanno convinto il giudice a escludere misure meno afflittive. Davanti alla gip, il 37enne <strong>si è avvalso della facoltà di non rispondere sui fatti.</strong> Ha fornito soltanto alcune informazioni personali, spiegando di trovarsi in Italia da diversi anni, di aver vissuto per un periodo presso strutture di accoglienza e, più recentemente, in condizioni di precarietà. Avrebbe riferito di aver svolto lavori saltuari nei mercati, senza contratto regolare.</p>
<p>L&#8217;elenco delle accuse è pesante: violenza sessuale, rapina, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e porto di oggetti atti ad offendere. Contestata anche la sottrazione di una collanina alla vittima durante l&#8217;aggressione.</p>
<p>La decisione del giudice è stata accolta con sollievo dalla giovane e dalla sua famiglia. «Siamo soddisfatti del lavoro degli inquirenti e più sereni anche per la decisione del gip», hanno fatto sapere tramite il loro legale. «Il primo profondo timore che avevamo era che ci potessimo ritrovare l&#8217;arrestato sotto casa il giorno dopo».</p>
<h2>L&#8217;irruzione nell&#8217;abitazione</h2>
<p>L&#8217;episodio si è verificato nel tardo pomeriggio di pochi giorni fa. La ventitreenne era appena rientrata dal lavoro e si stava preparando per fare la doccia quando ha sentito rumori provenire dall&#8217;ingresso dell&#8217;abitazione. Qualcuno aveva forzato una porta e si stava introducendo all&#8217;interno della casa.</p>
<p>Resasi conto del pericolo, la ragazza ha avuto la lucidità di <strong>telefonare al padre e di utilizzare il cellulare per registrare quanto stava accadendo</strong>. In quei concitati momenti si è trovata faccia a faccia con l&#8217;intruso, che secondo le ricostruzioni avrebbe pronunciato frasi sconnesse alternando parole in italiano e in arabo.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://video.corriere.it/video-embed/dbdae5c3-926c-44eb-a439-8bba93d94xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Nel filmato, che costituisce uno degli elementi raccolti dagli investigatori, si sentirebbero minacce rivolte alla giovane. Poco dopo la situazione è degenerata. Qui le avrebbe urlato &#8220;vuoi morire?&#8221; per poi urlarle di uscire.</p>
<p>La ragazza è riuscita <strong>a fuggire verso l&#8217;esterno dell&#8217;abitazione</strong>, ma l&#8217;aggressore l&#8217;ha inseguita fino al giardino per poi strapparle i vestiti e tentare di violentarla. Le urla disperate della giovane hanno però richiamato l&#8217;attenzione del vicinato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il coraggio dei residenti</h2>
<p>Determinante si è rivelato l&#8217;intervento di alcuni residenti della zona. Un giovane vicino di casa è stato tra i primi a precipitarsi in aiuto della vittima dopo aver sentito le richieste di soccorso. «<b>Mi urlava &#8220;vai via, esci” e agitando un pugno grida Allah Akbar», </b>ha raccontato.</p>
<p>Ne è nata una colluttazione <strong>particolarmente violenta</strong>. Più persone hanno collaborato per bloccare l&#8217;uomo, che continuava a divincolarsi con forza. Un residente avrebbe persino utilizzato una canna dell&#8217;acqua per distrarlo, mentre altri lo immobilizzavano in attesa dell&#8217;arrivo delle forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>Quando carabinieri e polizia sono giunti sul posto, il presunto aggressore era già stato fermato dai cittadini.</p>
<h2>Il racconto del padre</h2>
<p>Tra<strong> i momenti più drammatici della vicenda</strong> c&#8217;è la telefonata ricevuta dal padre della ragazza. «Era disperata, gridava, diceva che c&#8217;era qualcuno in casa e mi chiedeva di venire subito», ha raccontato. «Ha sfondato la porta a vetri, ha preso mia figlia e l&#8217;ha spogliata. Grazie al cielo sono intervenuti i vicini e lo hanno fermato». E ancora: «Le ha gridato “ti uccido”, l’ha trascinata fuori e spogliata nuda, penso volesse violentarla — ha raccontato il padre —. Sono arrivati i vicini e poi sono arrivato anche io. Grazie al cielo sono intervenuti loro, che l’hanno bloccato. Nel frattempo avevamo chiamato i carabinieri, che sono arrivati e l’hanno portato via».</p>
<p>L&#8217;uomo si è precipitato verso l&#8217;abitazione della figlia e, una volta arrivato, si è trovato davanti alle conseguenze di quanto appena accaduto. La giovane, ancora sotto shock, è stata successivamente accompagnata in ospedale per gli accertamenti del caso.</p>
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		<title>Milano, Salvini e Sardone i più votati alle primarie della Lega. Ma gli alleati frenano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Milano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 05:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Milano Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[lega]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[milano 2027]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfrancesco Majorino]]></category>
		<category><![CDATA[silvia sardone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nome per Palazzo Marino e un avversario da colpire. Matteo Salvini sfrutta il fine settimana dei gazebo della Lega per imprimere una prima accelerazione alla campagna elettorale milanese, anche se al voto del 2027 manca ancora più di un anno. Il segretario del Carroccio indica Silvia Sardone come possibile candidata sindaca e, nello stesso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un nome per Palazzo Marino e un avversario da colpire. <strong>Matteo Salvini</strong> sfrutta il fine settimana dei gazebo della Lega per imprimere una prima accelerazione alla campagna elettorale milanese, anche se al voto del 2027 manca ancora più di un anno. Il segretario del Carroccio indica<strong> Silvia Sardone</strong> come possibile candidata sindaca e, nello stesso tempo, apre lo scontro con <strong>Pierfrancesco Majorino</strong>, uno dei profili più accreditati nel centrosinistra.</p>
<p><strong>&#8220;Un candidato sindaco per Milano che mi piacerebbe si chiama Sardone</strong>&#8220;, ha dichiarato Salvini durante la visita a uno dei gazebo allestiti in città. La vicesegretaria federale ed europarlamentare, secondo il vicepremier, &#8220;conosce Milano e ama Milano&#8221;. Salvini ha però precisato di non voler trasformare l’indicazione in un’imposizione agli altri partiti della coalizione. &#8220;Non mi interessa il titolo &#8216;la Lega vuole il sindaco&#8217;&#8221;. E ancora: &#8220;La Lega non imporrà nessuno ma riteniamo di avere donne e uomini e idee da offrire&#8221;.</p>
<h2>Majorino &#8220;assolutamente battibile&#8221;, la replica dell&#8217;esponente dem</h2>
<p>Il leader della Lega ha poi rivolto l’attenzione verso il campo avversario, soffermandosi sulla possibile candidatura di Pierfrancesco Majorino. Per Salvini, il capogruppo del Pd in Consiglio regionale sarebbe uno sfidante &#8220;assolutamente battibile&#8221;. La risposta dell’esponente democratico non si è fatta attendere. &#8220;Vedo che Matteo Salvini si dedica a me, dedicandomi qualche pensiero.<strong> Suggerirei al ministro più inconcludente e pasticcione del governo di non pensare a chi candiderà il centrosinistra alle elezioni comunali di Milano.</strong> Dovrebbe infatti impiegare il suo tempo per affrontare la disastrosa situazione dei trasporti o del diritto alla casa&#8221;, ha dichiarato Majorino.</p>
<h2>Sardone: &#8220;Con le primarie di coalizione io corro&#8221;</h2>
<p>Silvia Sardone ha accolto con favore l’investitura del segretario, condizionando però la propria disponibilità alla scelta del metodo con cui il centrodestra individuerà il candidato. &#8220;Sono onorata&#8221;, ha commentato l’europarlamentare. &#8220;Ma ci vorrebbero le primarie di coalizione. <strong>Se le facciamo, e ovviamente il mio partito è d&#8217;accordo, io corro</strong>. Altrimenti decideranno i leader&#8221;.</p>
<p>Anche Salvini si è detto favorevole a una consultazione aperta a tutti gli elettori del centrodestra. <strong>&#8220;Se vogliamo scegliere il sindaco di centrodestra che manderà a casa il Pd e farà dimenticare il poco e nulla di Sala ai gazebo, perché no?</strong>&#8220;. Il segretario leghista punta a chiudere la partita entro l’estate, evitando il ritardo con cui il centrodestra scelse il proprio candidato alle precedenti elezioni comunali. &#8220;L&#8217;unica cosa che temo sono i tempi lunghi del centrodestra come l&#8217;ultima volta perché quando arrivi a offrire il candidato sindaco a poche settimane dalle elezioni è chiaro che i milanesi non ci stanno&#8221;, ha osservato.</p>
<h2>Forza Italia e Fratelli d’Italia frenano su Sardone</h2>
<p>L’indicazione di Salvini non sembra tuttavia destinata a raccogliere un consenso immediato nella coalizione. Forza Italia aveva già espresso una posizione critica attraverso il coordinatore regionale Alessandro Sorte:<strong> &#8220;Non è la &#8216;sardonizzazione&#8217; del centrodestra che ci fa vincere Milano&#8221;</strong>. Perplessità anche in Fratelli d’Italia, dove prevale la convinzione che per conquistare Palazzo Marino serva una candidatura moderata, capace di intercettare consensi anche al di fuori dell’elettorato tradizionale dei partiti. Tra i nomi sostenuti nel centrodestra resta quello del leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.</p>
<h2>Circa 10mila votanti ai 38 gazebo della Lega</h2>
<p>A fornire al Carroccio la cornice per il lancio della candidatura sono state le primarie organizzate durante il fine settimana in tutta Milano. Secondo i dati comunicati dal segretario cittadino <strong>Samuele Piscina</strong>, circa 10mila persone hanno partecipato alla consultazione nei 38 gazebo allestiti da militanti e volontari. La Lega parla di un risultato superiore alle aspettative, ottenuto nonostante le temperature particolarmente elevate. Secondo il partito, a votare non sarebbero stati soltanto elettori leghisti, ma anche sostenitori delle altre forze del centrodestra.</p>
<h2>Salvini e Sardone i più votati, la rosa per il centrodestra</h2>
<p>Dal voto è arrivata anche un’indicazione sui nomi da sottoporre al tavolo del centrodestra. <strong>Secondo Piscina, i più votati</strong> in assoluto sono stati <strong>Matteo Salvini</strong> e <strong>Silvia Sardone</strong>. Accanto a loro, tra le preferenze espresse dai cittadini, sono emersi anche altri profili considerati di rilievo dal Carroccio: Alessandro Morelli, lo stesso Samuele Piscina, Igor Iezzi, Luca Verri, Gianluca Spada, Paolo Del Debbio, Gabriele Albertini, Cristina Parodi e Claudio Borghi.</p>
<h2>Piscina rivendica la partecipazione: “Democrazia diretta”</h2>
<p>La Lega rivendica il risultato come una prova di partecipazione popolare. <strong>“Siamo profondamente orgogliosi di questo straordinario esercizio di democrazia diretta”</strong>, ha dichiarato <strong>Piscina</strong>, ringraziando militanti, sostenitori e cittadini che, nonostante il caldo torrido del fine settimana, hanno raggiunto i gazebo. Per il segretario provinciale, la consultazione conferma la volontà del movimento di “dare la parola ai milanesi” prima della scelta definitiva del candidato.</p>
<h2>Casa, costo della vita e taser: i temi scelti da Salvini</h2>
<p>Il leader della Lega ha affiancato alla proposta sul candidato alcuni dei temi sui quali intende costruire l’offerta politica del centrodestra: costo della vita, accesso alla casa e sicurezza. &#8220;Quello che mi interesserà sono i temi, il costo della vita troppo alto, una città solo per ricchi, diritto alla casa&#8221;, ha spiegato Salvini, tornando poi sul confronto interno alla maggioranza di centrosinistra in merito all’introduzione del taser per la Polizia locale. &#8220;Non capisco perché da mesi la sinistra blocchi l&#8217;utilizzo dei taser per la Polizia locale. Ci sono 3200 uomini della Polizia locale che sono disarmati perché la sinistra litiga sul taser perché non trovano una mediazione. La sicurezza dei milanesi non può essere ostaggio dei litigi della sinistra&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Trump oscura la disfatta di Putin: la Russia è sull&#8217;orlo del disastro</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-oscura-la-disfatta-di-putin-la-russia-e-sullorlo-del-disastro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Sallusti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 05:23:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Impantanata militarmente, in crisi economicamente: alla Russia la propaganda non basta più e paga le follie del suo zar</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-oscura-la-disfatta-di-putin-la-russia-e-sullorlo-del-disastro/">Trump oscura la disfatta di Putin: la Russia è sull&#8217;orlo del disastro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il ciclone <strong>Trump</strong>, le sue liti con gli alleati e i colloqui di pace tra lui e l&#8217;Iran stanno oscurando l&#8217;evolversi della guerra in Ucraina che invece riserva importanti novità. Il bluff dello Zar è finalmente scoperto e oggi <strong>Vladimir</strong> <strong>Putin</strong> non è più il padrone di quella guerra, ma un autocrate in grave difficoltà, stretto all&#8217;angolo dalle sue stesse contraddizioni. Chi per anni ha dipinto il leader del Cremlino come un genio strategico infallibile deve fare i conti con la cruda realtà di un Impero logorato.</p>
<p>Il vero dramma di Putin, oggi, è di natura economica e sociale. La sua &#8220;operazione speciale&#8221; si è trasformata in un tritacarne infinito. <strong>La Russia sta esaurendo le risorse umane e tecnologiche</strong>, costretta a mendicare aiuti e armi da alleati scomodi. Sul fronte interno, il malcontento non si placa, mentre l&#8217;economia di Mosca mostra crepe profonde che le sanzioni internazionali hanno finito per scavare inesorabilmente.</p>
<p>Il castello di carte della propaganda putiniana, che in Italia ha non pochi sostenitori, <strong>sta crollando sotto il peso dell&#8217;isolamento internazionale</strong>. I vecchi alleati prendono le distanze e, al contempo, l&#8217;Occidente ha dimostrato una compattezza che lo Zar non aveva minimamente previsto.</p>
<p>Cosa rimane, allora, del grande stratega che terrorizzava l&#8217;Europa? Poco o nulla. <strong>Rimane un leader in difficoltà</strong>, circondato da ombre e sempre più isolato, che usa la minaccia retorica come unico scudo per nascondere la propria debolezza. L&#8217;errore più grande che l&#8217;Europa potrebbe fare ora è credere alle sue bugie o farsi intimidire dai suoi bluff. La verità è che il re è nudo, e il suo isolamento è il segnale più evidente del suo definitivo declino.</p>
<p>Alessandro Sallusti, 22 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-oscura-la-disfatta-di-putin-la-russia-e-sullorlo-del-disastro/">Trump oscura la disfatta di Putin: la Russia è sull&#8217;orlo del disastro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Altro che interesse nazionale: una rottura per logiche di politica interna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Punzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 03:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[centrodestra]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma davvero si possono liquidare i battibecchi di questi giorni con un &#8220;Trump coglione&#8221;, &#8220;Meloni colpita perché non sottomessa&#8221;, &#8220;siamo alleati non sudditi&#8221;? Trump sbroccato, misoginia, delirio, attacchi senza senso?? Il botta e risposta Certo, il commento sprezzante di Trump, a prescindere dall&#8217;audio originale e da una traduzione forzata, era inaccettabile e meritava una risposta. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ma davvero si possono <strong>liquidare i battibecchi</strong> di questi giorni con un <em>&#8220;Trump coglione&#8221;</em>, <em>&#8220;Meloni colpita perché non sottomessa&#8221;</em>, <em>&#8220;siamo alleati non sudditi&#8221;</em>? Trump sbroccato, misoginia, delirio, attacchi senza senso??</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il botta e risposta</h2>



<p>Certo, il commento sprezzante di Trump, a prescindere dall&#8217;audio originale e da una traduzione forzata, era inaccettabile e meritava una risposta. Siamo d&#8217;accordo. Anche se, va detto, la scelta della premier di non farla filtrare attraverso la stampa ma di registrare un video in prima persona ha avuto <strong>l&#8217;effetto, non sappiamo quanto desiderato, di una escalation</strong>. Trump ha reagito con un post sui <em>social</em> ufficializzando i motivi della sua irritazione.</p>



<p>Meloni e gli esponenti del centrodestra hanno continuato ad indignarsi per il <em>&#8220;mi ha fatto pena&#8221;</em>, <em>&#8220;ha supplicato per una foto&#8221;</em>, nella telefonata con il corrispondente de <em>La7</em>, ma si sono guardati bene dal rispondere nel merito agli argomenti molto politici e molto concreti del post del presidente Usa, che confermano come non si tratti di un fulmine a ciel sereno per un audio mal riportato, non un attacco senza senso, ma di una <strong>tensione politica che si accumulava da mesi</strong> &#8211; e che da mesi abbiamo vivisezionato su <em>Atlantico Quotidiano</em> e a <em>Red Pill</em> &#8211; esplosa per il comportamento ritenuto ipocrita della nostra premier al G7 (<em>&#8220;ma come, non ha voluto avere niente a che fare con l&#8217;Iran e ora pretende che siamo amici?&#8221;</em>, questo il senso).</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione politica</h2>



<p>Dietro la rottura, una questione politica, originata da quando Meloni si è, o è stata convinta, di qualcosa che proprio in questi giorni, rispondendo a Trump, è <strong>finalmente uscita fuori</strong>: <em>&#8220;Quanto alla mia popolarità, essere sua amica non l&#8217;ha certo aiutata&#8221;</em>.</p>



<p>Da marzo in poi, dalla sconfitta referendaria, è iniziato un <strong>progressivo distanziamento</strong> del governo Meloni dall&#8217;amministrazione Trump per <strong>fini di consenso interno</strong>. Ogni occasione &#8211; che si trattasse del ridicolo balletto su Hormuz (<em>non ci saremo, sì ci saremo ma dopo la tregua, no la tregua non basta</em> etc), del diniego all&#8217;uso delle basi, della non adesione al Purl per l&#8217;Ucraina, delle furbate sulla spesa per la difesa, fino al dito puntato a favore di telecamere al G7) è stata <strong>deliberatamente sfruttata e mediatizzata</strong> per marcare una distanza.</p>



<p>Ai giornali, o in questo caso alla tv di sinistra, è bastato sollecitare Trump via telefono per provocare l&#8217;incidente. Prima il <em>Corriere</em>, ora <em>La7</em>. Ci sta.</p>



<p>Si cita l&#8217;interesse nazionale, la nostra sovranità, quando i temi sono altri. L&#8217;accusa che ci viene mossa, in compagnia con altri membri della Nato, è di proclamarci alleati ma di <strong>non comportarci da alleati</strong>, di pretendere protezione ma non esserci nel momento del bisogno, nemmeno mettendo a disposizione una pista di atterraggio. Tutti i discorsi sull&#8217;unità dell&#8217;Occidente e, al dunque, non riusciamo a mandare quattro navi a pattugliare uno Stretto per noi di vitale importanza. L&#8217;interesse nazionale richiede di <strong>non gigioneggiare</strong>.</p>



<p>Non si citi &#8220;l&#8217;interesse nazionale&#8221; per spiegare una rottura che ha come <strong>primo motore la gestione del consenso interno</strong> post sconfitta referendaria. In gioco ci sono interessi economici e di sicurezza profondissimi, non possono essere sacrificati per l&#8217;incapacità del governo Meloni di spiegare all&#8217;interno del Paese che sì, l&#8217;interesse nazionale oggi è a Hormuz come ieri era nel Mar Rosso, l&#8217;interesse nazionale sta nell&#8217;impedire al regime iraniano di dotarsi dell&#8217;atomica e sì, richiede un contributo maggiore all&#8217;Alleanza, maggiori capacità militari e spese per la difesa.</p>



<p>Come ha osservato <strong>Alex Gray</strong>, ex capo dello staff del Consiglio di sicurezza nazionale nel primo mandato di Trump, riportato da <strong>Michele Arnese</strong>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L&#8217;Europa vuole gli Usa coinvolti in interessi di sicurezza non centrali per noi come l&#8217;Ucraina, ma se chiediamo all&#8217;Europa di essere coinvolta nei nostri interessi prioritari, si oppone pubblicamente. Ai nostri alleati europei direi: se siete tanto preoccupati per la riduzione di truppe Usa in Europa… cosa pensate succederà se ci togliete nel corso di una crisi <strong>l&#8217;abilità di proiettare potere in Medio Oriente</strong>? Qual è il punto di avere quelle basi? Avvalorate semplicemente la tesi di chi vuole ritirare altri assetti americani.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Colpo alla leadership</h2>



<p>Anche sul piano interno, è <strong>tutto da vedere</strong> che la rottura con Trump gioverà a <strong>Giorgia Meloni</strong> in termini di consensi. Può sembrare controintuitivo, ma sebbene il presidente Usa sia effettivamente molto impopolare in Italia, anche nel centrodestra, e in Europa, noi pensiamo di no.</p>



<p>Perché? Che si ritenga sia stato Trump a tradire la Meloni, o viceversa la Meloni a tradire Trump, la rottura con il trumpismo è comunque un colpo alla leadership della premier, anzi apre una <strong>vera e propria crisi di identità politica</strong> che gli elettori, anche solo istintivamente, percepiranno, offre uno straordinario <em>boost</em> alla narrazione della sinistra e consegna il governo Meloni all&#8217;abbraccio franco-tedesco.</p>
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		<title>Se il boicottaggio colpisce l&#8217;israeliano in quanto tale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nathan Greppi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 03:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[boicotaggio]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Eshkol Nevo]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[pro pal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando, nel 1938, Benito Mussolini emanò le Leggi Razziali, in un primo momento alcuni ebrei si illusero che dimostrandosi fedeli al regime fascista sarebbero sfuggiti alle discriminazioni. Uno di questi era il banchiere torinese Ettore Ovazza (zio del giornalista Alain Elkann), che aveva partecipato alla Marcia su Roma. Per dimostrare la propria fedeltà al regime, [&#8230;]</p>
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<p>Quando, nel 1938, <strong>Benito Mussolini</strong> emanò le Leggi Razziali, in un primo momento <strong>alcuni ebrei si illusero</strong> che dimostrandosi fedeli al regime fascista sarebbero sfuggiti alle discriminazioni. Uno di questi era il banchiere torinese <strong>Ettore Ovazza</strong> (zio del giornalista <strong>Alain Elkann</strong>), che aveva partecipato alla Marcia su Roma.</p>



<p>Per dimostrare la propria fedeltà al regime, Ovazza organizzò un attacco squadrista a Firenze contro la tipografia che stampava l’<em>Israel</em>, un giornale di orientamento sionista e che per questo era accusato di presentare gli ebrei italiani come una quinta colonna all’interno della nazione. Tuttavia, questa azione <strong>non servì a nulla</strong>. Nel 1943, il banchiere <a href="https://digital-library.cdec.it/cdec-opac/person/detail/person-8850/ovazza-ettore" target="_blank" rel="nofollow">venne catturato</a> dai nazisti assieme alla moglie e alla figlia mentre cercavano di fuggire dall’Italia. Tutta la famiglia venne assassinata ad Intra, in Piemonte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Attacchi contro Eshkol Nevo</h2>



<p>La storia di Ovazza dovrebbe essere un monito per chi oggi si illude che basti prendere le distanze dal governo israeliano, quando non da Israele e dal sionismo, per sfuggire a potenziali discriminazioni. Chi odia gli ebrei o gli israeliani <strong>li odia a prescindere</strong>, senza fare distinzioni.</p>



<p>Lo dimostra il recente episodio che ha coinvolto lo scrittore israeliano <strong>Eshkol Nevo</strong>. Recentemente, è uscita <a href="https://www.ilgiornale.it/news/attualit/libro-possibile-petizione-contro-presenza-eshkol-nevo-2678536.html" target="_blank" rel="nofollow">una petizione</a> per <strong>annullare la sua partecipazione</strong> al festival <em>Il Libro Possibile</em>, che si terrà dall’8 all’11 luglio a Polignano a Mare (in provincia di Bari). Oltre alle solite sigle <em>propal</em> e ad esponenti della politica pugliese, tra i firmatari compare anche l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, <strong>Franco Moscone</strong>.</p>



<p>Questa non è la prima volta che Moscone esprime posizioni controverse. Nel <a href="https://moked.it/2025/04/02/antisemitismo-ambasciata-israeliana-contro-arcivescovo-diffonde-odio/" target="_blank" rel="nofollow">marzo 2025</a>, durante una manifestazione a Bari, ha detto che “dal 1947 la Striscia di Gaza e la Palestina sono un campo di concentramento a cielo aperto”, dimenticando che dal 1948 al 1967 Gaza <strong>era occupata dall’Egitto, non da Israele</strong>.</p>



<p>Ha aggiunto che dietro alla situazione a Gaza ci sarebbe “quel popolo che di campo di concentramento e di sterminio è stato succube fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale”, oltre a definire l’operato israeliano “un autentico <strong>crimine di genocidio mondiale</strong>”.</p>



<p>Da notare il fatto che Nevo è assai legato alla cultura di sinistra (il suo romanzo <em>Tre piani</em> è stato adattato al cinema da <strong>Nanni Moretti</strong>), ed è sempre stato assai critico nei confronti del governo di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. Ma agli occhi di una parte della sinistra italiana, rimane <strong>comunque “impuro”</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I precedenti</h2>



<p>Anche altri artisti israeliani, pur con posizioni ancora più radicali di quelle di Nevo, sono stati comunque <strong>presi di mira dai boicottatori</strong>. Lo ha imparato a proprie spese il regista <strong>Nadav Lapid</strong>, da anni residente in Francia e che nei suoi lavori e interventi pubblici attacca costantemente il nazionalismo in Israele. Già nel dicembre 2023, era stato tra i firmatari di un appello apparso sul quotidiano francese <a href="https://www.liberation.fr/idees-et-debats/tribunes/gaza-des-cineastes-du-monde-entier-demandent-un-cessez-le-feu-immediat-20231228_WMAUSVJVLFEBNK4ME4XU3ZRU3M/" target="_blank" rel="nofollow"><em>Libération</em></a> per chiedere un cessate il fuoco a Gaza.</p>



<p>Recentemente, Lapid <a href="https://www.setteottobre.com/boicottato-perche-israeliano-nadav-lapid-escluso-dal-fidmarseille/" target="_blank" rel="nofollow">ha dovuto rinunciare</a> alla possibilità di fare parte della giuria del Festival Internazionale di Marsiglia, dopo che una decina di registi hanno <strong>minacciato di ritirare i loro film</strong> dal programma se lui non fosse stato escluso. In precedenza, <a href="https://www.mosaico-cem.it/cultura-e-societa/spettacolo/festival-del-cinema-di-roma-polemica-sul-film-yes-di-nadav-lapid-la-direzione-respinge-il-boicottaggio/" target="_blank" rel="nofollow">nell’ottobre 2025</a>, manifestanti pro-Palestina avevano fatto pressione per impedire la proiezione del suo film <em>Yes!</em> Dal Festival del Cinema di Roma, ma in quel caso non avevano avuto successo.</p>



<p>Un altro regista israeliano legato alla sinistra pacifista ma che, nonostante ciò, è stato attaccato dai propal, è <strong>Amos Gitai</strong>. Nell’<a href="https://www.likeinamovie.it/2024/08/31/venezia-amos-gitai-respinge-gli-appelli-al-boicottaggio-del-nuovo-film-perche-la-guerra/" target="_blank" rel="nofollow">agosto 2024</a>, almeno 300 artisti hanno firmato una petizione per chiedere che il suo film <em>Why War</em> venisse <strong>escluso dalla Mostra del Cinema di Venezia</strong>. Nonostante Gitai sia sempre stato assai critico verso il governo israeliano, il suo film è stato accusato di essere stato “creato da complici case di produzione israeliane che contribuiscono all’<em>apartheid</em>, all’occupazione e ora al genocidio attraverso il loro silenzio o la partecipazione attiva al lavaggio dell’arte”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un mito sfatato</h2>



<p>Tutti questi episodi sfatano un’argomentazione che per anni è stata utilizzata da coloro che giustificano i boicottaggi contro Israele: ovvero, che questa <strong>prende di mira solo lo Stato, e non i singoli cittadini israeliani</strong> in quanto tali.</p>



<p>Prima del 7 ottobre 2023, questa argomentazione è stata portata avanti anche da alcuni intellettuali e artisti israeliani di estrema sinistra. <strong>Rachel Giora</strong>, docente presso il Dipartimento di Linguistica dell’Università di Tel Aviv, nel 2010 pubblicò <a href="https://boycottisrael.info/content/milestones-history-israeli-bds-movement-brief-chronology" target="_blank" rel="nofollow">un testo</a> per difendere gli appelli al BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) “in quanto non antisemiti, in quanto non prendono di mira gli israeliani ma le politiche del governo israeliano”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti bersagli</h2>



<p>Un discorso simile vale anche per il regista <strong>Udi Aloni</strong>, legato alla sinistra radicale anche per ragioni familiari: sua madre, <strong>Shulamit Aloni</strong>, negli anni ’90 è stata leader del partito progressista <em>Meretz</em> e ministro dell’istruzione nel governo guidato da <strong>Yitzhak Rabin</strong>. Nel gennaio 2010, il figlio ha scritto un’editoriale apparso su <a href="https://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3829694,00.html" target="_blank" rel="nofollow"><em>Ynet</em></a> in cui dichiarò che i boicottaggi servivano a creare le “precondizioni per fare emergere una resistenza non violenta, affinché quella violenta non sia più necessaria”.</p>



<p>Questa tesi era <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/ipocrisie-e-falsi-storici-di-chi-boicotta-israele/">già stata smentita</a> prima ancora dei fatti del 7 Ottobre. Il fondatore della campagna BDS, <strong>Omar Barghouti</strong>, nel 2014 <strong>difese il ricorso al terrorismo</strong>, dichiarando che “i palestinesi hanno il diritto di fare resistenza con ogni mezzo, compresa la resistenza armata”.</p>



<p>Gli attacchi che in tempi recenti hanno subito Nevo, Lapid, Gitai e altri come loro dimostrano che <strong>tutti gli israeliani sono dei potenziali bersagli</strong>, a prescindere dalle loro opinioni sul governo o sulla guerra.</p>



<p>Come ai tempi di Ovazza, oggi stiamo tornando al tentativo di <strong>escludere gli ebrei da ogni consesso civile</strong>. Paradossalmente, stavolta gli artefici di questa discriminazione sono coloro che si dipingono come gli eredi della resistenza al fascismo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-politica/se-il-boicottaggio-colpisce-lisraeliano-in-quanto-tale/">Se il boicottaggio colpisce l&#8217;israeliano in quanto tale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;uomo al parto? Inutile&#8221;. Donne, nun ve sta bene niente</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/luomo-al-parto-inutile-donne-nun-ve-sta-bene-niente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 18:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Jérémy Doku chiede di lasciare il mondiale per stare al fianco della moglie che partoriste. E lo attaccano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cortocircuiti in carriera, apostrofi rosa tra le parole: mi piaccio talmente tanto che non mi accorgo che sono sciocchina. Un giocatore del <strong>Belgio</strong> dice che se gli nasce il figlio durante i <strong>mondiali</strong> è disposto a mollare tutto pur di vederlo nascere e una giornalista francese gli manda a dire che è un infame, che essendo maschio non conta, avrebbe potuto bofonchiarsela col sor Mario Brega, “sei n’omo che nun vale gnente”.</p>
<p>Questa <strong>France</strong> <strong>Pierron</strong>, che fa rima con grand con, ha stupito il mondo con la sua perspicacia alternativa, ma perché poi? È una di quelle biondine a un soldo la dozzina, ce ne stanno pure da noi, che si crede bellina e quindi intelligente, una influencer formato giornalista il cui maggiore scoop è stato una iniziativa #ShoesOfZeDay con cui “si fotografa ogni giorno i suoi tacchi invitando i follower a condividere a più non posso”. Un genio non può che spremere genialità. Per cui è tutto normale nell’anormalità.</p>
<p>Non è questione di “non sentirmi così tanto femminista” come si pittura questa France, è che nella sua spocchia all’insù casca<strong> tutta l’ipocrisia alla moda</strong>: l’uomo è inutile ma deve fare la parte sua, deve fare i compiti a casa, però resta superfluo lo stesso. In altre parole, per la Marianna sportiva viene prima l’hype, il soldo, ma che sei matto, lasciare un campionato del mondo solo perché tua moglie ti fa un figlio; mettiamoci pure quel pizzico di nazionalismo che, oh, fa tanto sovranista. In una sola frase, la catastrofica distruzione non solo della cattedrale woke, quanto della normale intelligenza del buon senso.</p>
<p><strong>Almeno si mettessero d’accordo</strong>: il maschio è inutile, ridondante, insussistente se la moglie sgrava, però è un maiale figlio sano del patriarcato bianco tossico (anche se il saggio, umano, e vorremmo dire d’altri tempi Jeremy Doku, stella del Manchester City, è nero come il carbon) se non lava, stira e ammira, fa la spesa, pulisce con la pettorina, la ramazza e un bel fiocco di seta sul culetto.</p>
<p>Come se ne esce? Semplice, la colpa è di Jeremy, che non si è posto a dovere: avesse precisato che mollava la squadra per andare a partorire lui, passando subito all’allattamento, nulla osta. <strong>Ma se è solo per star vicino alla compagna (manco un marito: una moglie!)</strong> che fa quello che fanno tutte le madri fin dai tempi di Abramo, eh beh, allora no. Allora non vale. Allora può anche restare in America a correr dietro a una palla, tanto la donna fa da sola, fa a meno, anzi meno lo vede meglio sta. Non è che c’è disponibile un’amica disposta a fare le veci del padre e magari metterlo fuori gioco, che quando torna trova la serratura cambiata e il figlio non lo vedrà mai?</p>
<p>Ultim’ora: l’utilissima <strong>Pierron,</strong> che offre ai fan simpatiche foto autoreferenziali a volte col suo superfluo compagno, e chissà la pazienza, ha chiarito la sua articolata impostazione filosofica proclamando, ovviamente su Instagram: &#8220;Ho espresso un&#8217;opinione personale, nel contesto di uno scambio contraddittorio. Queste parole sono mie e non riflettono una posizione collettiva. Capisco che possano aver scioccato, ferito o ferito alcuni di voi, e mi dispiace per questo&#8221;. Tradotto: mi hanno spiegato che dopo la vaccata di ieri rischio il posto, ma cercate di capirmi, non è colpa mia, io sono solo chi sono e questo è tutto quello che sono. La notizia è che una così abbia capito qualcosa, ma se andate a cercarla su youtube vi sarà subito chiaro che i francesi sono inguaribilmente odiosi, e più sono odiosi più sono ridicoli.</p>
<p>Max Del Papa, 21 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/luomo-al-parto-inutile-donne-nun-ve-sta-bene-niente/">&#8220;L&#8217;uomo al parto? Inutile&#8221;. Donne, nun ve sta bene niente</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Anvedi che strano: gli odiatori di Trump ci chiedono di ricucire</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ora-tutti-chiedono-di-ricucire-con-trump/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ora-tutti-chiedono-di-ricucire-con-trump/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 17:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328019</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra accuse di incoerenza e tensioni internazionali, il dibattito politico italiano si divide sulla linea di Giorgia Meloni e sui rapporti con gli Stati Uniti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ora-tutti-chiedono-di-ricucire-con-trump/">Anvedi che strano: gli odiatori di Trump ci chiedono di ricucire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, a pochi giorni dal G7 di Évian e dalla conseguente boutade Trump-Meloni, si levano da più parti forti preoccupazioni per lo stato delle relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti. Persino il Quirinale, con un contatto diretto di <strong>Sergio Mattarella</strong> alla Presidente del Consiglio, ha manifestato attenzione dopo le parole dure del <strong>tycoon</strong>. La narrazione di alcuni su Trump pare essere cambiata verticalmente, evidenziando come il rapporto tra i due paesi si sia incrinato e come in questo modo l’Italia rischi di pagarne care conseguenze.</p>
<p>Fino a pochi mesi fa, però, il quadro era esattamente opposto. Quando Meloni manteneva un canale aperto e costruttivo con Trump (dopo la sua rielezione e soprattutto durante i primi passi del nuovo mandato americano) la stessa area politica che oggi mugugna e gran parte dei media mainstream la accusavano di essere troppo vicina al presidente USA. Si chiedeva a gran voce un distanziamento e si evocavano pericoli per la tenuta dell’Unione Europea, <strong>per il sostegno all’Ucraina,</strong> per i valori democratici del continente. Con Trump descritto solo come una minaccia esistenziale e Meloni come colei che, per ambizione personale o ideologia, rischiava di compromettere la posizione dell’Italia. Ora che la premier ha dimostrato attributi e autonomia, rispondendo con fermezza alle sue uscite personali, la preoccupazione improvvisamente riguarda il deterioramento del rapporto.</p>
<p>Questo cambio di registro è pazzesco. Non certamente un’analisi coerente degli interessi nazionali, tutt’altro: una logica di opposizione sistematica. Quando i rapporti erano sereni o persino proficui, bisognava romperli per Netanyahu, Gaza. Bisognava togliersi le ginocchiere, apostrofando qualcuno.<strong> Ora che si è verificato un’attrito</strong> (abbastanza prevedibile, conoscendo Donald) si grida allo scandalo e si addossa alla premier la responsabilità di una gestione fallimentare. In entrambi i casi, il bersaglio rimane lo stesso: Meloni. E l’unità e la vicinanza a un primo ministro ridicolmente attaccato sono durate da Natale a Santo Stefano, rivelandosi delle ipocrite dichiarazioni di facciata.</p>
<p>Ovviamente Meloni ha sempre perseguito una linea atlantista pragmatica. Ha difeso il dialogo con Washington senza rinunciare a posizioni autonome, come sul Medio Oriente o sulla necessità di una difesa europea più credibile. Ha partecipato anche a questo G7 con dignità, assumendo una posizione critica e coraggiosa contro Trump. Poi <strong>ha gestito lo scontro verbale</strong> senza fare drammi istituzionali e annunciando, un po’ come fece Papa Leone, di non voler più controribattere al presidente USA. Ha persino avuto il fegato di dire a Trump di occuparsi dei nemici dell’Occidente, non proprio a torto: basti guardare come i pasdaran stanno prendendo in giro la prima potenza mondiale con l’ennesimo accordo farsa.</p>
<p>La sinistra, invece, rosica anche questa volta e oscilla tra due narrazioni opposte a seconda di ciò che conviene per attaccare l’esecutivo. Una classe dirigente matura, anche se all’opposizione, dovrebbe anteporre la tenuta nazionale alle piccole vittorie del proprio campo. Ma la sinistra non è matura e sa di non esserlo. E dunque via con la crocifissione di Meloni, prima serva e ora matta antiamericana.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 21 giugno 2026</p>
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		<title>&#8220;Nessun bimbo dovrebbe subirlo&#8221;. Nuova bufera sul Fatto per il caso Minetti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/nessun-bimbo-dovrebbe-subirlo-nuova-bufera-sul-fatto-per-il-caso-minetti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 16:45:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Cipriani]]></category>
		<category><![CDATA[Maro Travaglio]]></category>
		<category><![CDATA[Nicole Minetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ira dei legali di Nicole e Cipriani per l'articolo dei Travaglio Boys sulla vita della madre del minore adottato</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>Fatto Quotidiano</em> non molla la presa. E scatena di nuovo l&#8217;ira dei legali della coppia <strong>Cipriani-Minetti.</strong> Dopo la figuraccia rimediata dal quotidiano diretto da <strong>Marco Travaglio,</strong> smentito su tutta la linea dalla Procura generale di Milano e anche dalla &#8220;loro&#8221; principale fonte, che ha ritrattato quasi tutto, stamattina in prima pagina è finito un lungo e articolato pezzo in cui l&#8217;inviato dà conto della sua ricerca di Maria Los Angeles Gonzales, la madre tossicodipendente del bambino adottato dalla coppia italiana. Un articolo in cui, secondo i legali, vengono &#8220;riportati dettagli estremamente invasivi&#8221; sulla vita della famiglia del minore, senza pensare alle conseguenze che questo potrebbe avere.</p>
<p>L&#8217;articolo parla della ricerca di questa donna che ha partorito un figlio nonostante la dipendenza dalla droga. Del suo prostituirsi. Dei suoi reati. Del fatto che ad un certo punto è scomparsa nel nulla, senza dare notizia di sé. Secondo la tesi del <em>Fatto</em>, la donna &#8211; nonostante i suoi evidenti limiti e l&#8217;incapacità di poter gestire un figlio &#8211; avrebbe cercato di ritrovare il bambino poi finito in adozione (regolarmente, assicura anche la Pg) ai Cipriani. Questo allo scopo di dimostrare cosa? Non si è ben capito. Ma il danno, a sentire gli avvocati Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi, sarebbero inimmaginabili.</p>
<p>&#8220;Esprimiamo forte preoccupazione per il contenuto dell&#8217;articolo pubblicato oggi dal <em>Fatto Quotidiano</em>, nel quale vengono riportati dettagli estremamente invasivi riguardanti la vita della madre biologica del minore, le sue condizioni personali, sociali e sanitarie, nonché riferimenti al padre biologico&#8221;, hanno scritto in una nota i legali di Minetti. &#8220;Al di là di ogni valutazione di natura giornalistica, ciò che appare particolarmente grave è la mancata considerazione delle conseguenze che simili pubblicazioni possono arrecare al minore, <strong>esponendolo a etichette e ricostruzioni mediatiche della propria storia personale</strong>, con possibili ripercussioni sul suo equilibrio e sul suo percorso di crescita&#8221;.</p>
<p>Per i legali &#8220;l&#8217;articolo finisce inevitabilmente per associare il minore a vicende di marginalità sociale, prostituzione e tossicodipendenza, creando una rappresentazione lesiva della sua dignità e della sua identità. Nessun bambino dovrebbe essere definito attraverso le fragilità o le condizioni dei propri genitori biologici. Particolare preoccupazione suscita il mancato rispetto dei principi contenuti nella Carta di Treviso, che impone ai giornalisti <strong>una tutela rafforzata dei minori</strong>, evitando la diffusione di informazioni idonee a identificarli o a comprometterne il sereno sviluppo psicologico e sociale&#8221;.</p>
<p>Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi nei giorni scorsi hanno depositato <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-fatto-e-ranucci-nei-guai-ecco-la-denuncia-cosa-ha-in-mano-cipriani/" target="_blank" rel="noopener">le citazioni contro il Fatto e Report</a>, che dovranno rispondere dei danni anche negli Stati Uniti contro la società di Cipriani (<a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/250-milioni-contro-il-fatto-quotidiano-stavolta-il-conto-arriva-davvero/" target="_blank" rel="noopener">chiesti 250 milioni di dollari</a>). E adesso i legali &#8220;auspicano che tutte le istituzioni preposte alla tutela dell&#8217;infanzia intervengano con tempestività affinché sia assicurata la piena protezione del minore da ogni forma di esposizione mediatica lesiva della sua riservatezza, dignità e del suo armonico sviluppo. Quando è coinvolto un bambino, il diritto di cronaca incontra un limite invalicabile: il superiore interesse del minore&#8221;.</p>
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		<title>Ma Meloni un errore su Trump l&#8217;ha fatto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ma-meloni-un-errore-su-trump-lha-fatto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 16:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La destra italiana, se vuole essere davvero nazionale, deve liberarsi da ogni minima, anche solo ipotetica apparenza di subordinazione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/mi-ha-fatto-pena-trump-torna-a-attaccare-meloni/" target="_blank" rel="noopener">parole pronunciate da <strong>Donald</strong> <strong>Trump</strong></a> nei confronti di <strong>Giorgia Meloni</strong> hanno infastidito molti italiani. Anche chi non ha votato questo Presidente del Consiglio comprende (o dovrebbe capire) che, quando viene offeso il rappresentante del Governo italiano, non viene colpito soltanto un leader politico, ma l&#8217;intera Nazione.</p>
<p>Ho votato Giorgia Meloni e continuo a ritenerla il migliore Presidente del Consiglio che fosse realisticamente possibile scegliere alle ultime elezioni. Tuttavia, la vicenda merita una riflessione politica. <strong>Trump è stato istituzionalmente inaccettabile</strong>. Un Presidente degli Stati Uniti non dovrebbe mai parlare così del capo del Governo di un Paese alleato. Non per galateo da salotto, ma perché, quando si umilia pubblicamente un alleato, si sta mandando un messaggio di gerarchia.</p>
<p>Il problema è che non avevamo bisogno di questo episodio per capire con chi abbiamo a che fare.<br />
Donald Trump non è diventato Trump ieri. La sua idea dei rapporti internazionali è da sempre brutale e insofferente verso le regole della cortesia diplomatica. <strong>Per lui l’alleanza non è una comunità di destino, ma un contratto da rinegoziare</strong> ogni mattina in base alla convenienza americana. Chi guida l’Italia ha il dovere di saperlo prima, non dopo l’umiliazione.</p>
<p>Gli Stati Uniti restano il principale alleato storico, culturale e militare dell’Italia. Nessuno può cancellare decenni di rapporti, di vincoli atlantici, di interessi comuni, <strong>ma essere alleati non significa essere satelliti</strong>. Soprattutto non significa trasformare la simpatia personale verso un presidente americano in una linea di politica estera.</p>
<p>Negli ultimi mesi i segnali erano già evidenti. La nuova amministrazione americana ha mostrato più volte di non considerare coincidenti gli interessi degli Stati Uniti e quelli italiani. Trump, in particolare, ha già dimostrato di non avere grande riguardo per i leader europei, per le forme diplomatiche e, talvolta, nemmeno per la coerenza degli alleati occidentali. Non era necessario attendere la frase sulla fotografia per accorgersi che<strong> il rapporto andava gestito con maggiore freddezza.</strong></p>
<p>Per questo, pur respingendo senza esitazione le parole di Trump, non si può evitare una critica anche alla postura italiana. Meloni avrebbe dovuto mantenere, almeno nell’ultima fase, un atteggiamento più prudente e distante. Non ostile, naturalmente, <strong>non antiamericano</strong>, ma nazionale. Da Presidente del Consiglio italiano, non da interlocutrice politicamente affine a un leader straniero.</p>
<p>La destra italiana, se vuole essere davvero nazionale, deve liberarsi da ogni minima, anche solo ipotetica apparenza di subordinazione. Anche quando dall’altra parte non c’è Bruxelles, non c’è Berlino, non c’è Parigi, ma Washington. <strong>Il patriottismo non può funzionare a corrente alternata</strong>: severissimo con l’Europa e deferente con l’America. La risposta di Meloni — <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/meloni-risponde-allattacco-di-trump-io-e-litalia-non-imploriamo-mai/" target="_blank" rel="noopener">“l’Italia non implora”</a> — è stata giusta, necessaria, dignitosa. Ma sarebbe stato ancora meglio non trovarsi nella condizione di doverla pronunciare.</p>
<p>Giorgio Carta, 21 giugno 2026</p>
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		<item>
		<title>Deposito nazionale scorie nucleari, la Tuscia contro il progresso</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/energia/deposito-nazionale-scorie-nucleare-tuscia-protesta-nimby/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 15:30:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Todde]]></category>
		<category><![CDATA[angelo bonelli]]></category>
		<category><![CDATA[ddl nucleare sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[deposito nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[energia nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[gilberto pichetto fratin]]></category>
		<category><![CDATA[governo meloni]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture strategiche]]></category>
		<category><![CDATA[nicola fratoianni]]></category>
		<category><![CDATA[NIMBY]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[reattori modulari]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti radioattivi]]></category>
		<category><![CDATA[scorie radioattive]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[SMR]]></category>
		<category><![CDATA[Sogin]]></category>
		<category><![CDATA[Tuscia]]></category>
		<category><![CDATA[Viterbo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La protesta dei viterbesi contro il Deposito Nazionale rilancia la "sindrome Nimby". L'infrastruttura resta una necessità</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="900" data-end="1238">Gli ombrelli gialli sul Tevere, gli striscioni contro le scorie e le manifestazioni organizzate dai comitati della Tuscia rappresentano l&#8217;ultima espressione di una dinamica che da decenni paralizza il Paese: <strong data-start="1108" data-end="1237">la convinzione che qualsiasi infrastruttura necessaria debba essere realizzata ovunque, purché lontano dal proprio territorio</strong>. La protesta arrivata a Roma contro il <strong>Deposito Nazionale</strong> dei rifiuti radioattivi viene presentata come una battaglia per l&#8217;ambiente. In realtà solleva una domanda molto semplice alla quale gli oppositori continuano a non fornire una risposta convincente: <strong data-start="1495" data-end="1586">se il deposito non deve essere realizzato nella Tuscia, dove dovrebbe essere costruito?</strong></p>
<p data-start="1588" data-end="2001">Perché il punto fondamentale viene spesso ignorato. Le scorie radioattive non sono un&#8217;ipotesi futura legata al ritorno del nucleare. <strong data-start="1721" data-end="1738">Esistono già.</strong> Sono prodotte quotidianamente dagli ospedali, dalla medicina nucleare, dalla ricerca scientifica e dalle attività industriali. A queste si aggiungono i materiali derivanti dal vecchio programma nucleare italiano, che continuano a richiedere gestione e controllo.</p>
<h2 data-section-id="38ptuf" data-start="2003" data-end="2074">Le scorie esistono già: il deposito risolve il problema</h2>
<p data-start="2076" data-end="2264">Uno dei principali equivoci alimentati da parte del fronte contrario è l&#8217;idea che il Deposito Nazionale rappresenti una sorta di nuova minaccia ambientale. È vero esattamente il contrario. <strong data-start="2266" data-end="2314">Il deposito non produce rifiuti radioattivi.</strong> Serve a raccogliere in un&#8217;unica struttura moderna, controllata e progettata secondo standard internazionali materiali che oggi sono distribuiti in numerosi siti temporanei sparsi sul territorio nazionale.</p>
<p data-start="2521" data-end="2786">Chi si oppone al deposito raramente spiega quale sarebbe l&#8217;alternativa concreta. Lasciare tutto com&#8217;è? Mantenere decine di depositi provvisori per altri venti, trenta o quarant&#8217;anni? Continuare a spendere risorse pubbliche senza arrivare a una soluzione definitiva?</p>
<p data-start="2788" data-end="2923">La realtà è che il rifiuto ideologico dell&#8217;infrastruttura non elimina il problema. Lo rinvia semplicemente alle generazioni successive.</p>
<h2 data-section-id="9nbqtw" data-start="2925" data-end="2973">La contraddizione dell&#8217;ambientalismo del &#8220;no&#8221;</h2>
<p data-start="2975" data-end="3077">La vicenda della Tuscia evidenzia una contraddizione ormai evidente nel dibattito energetico italiano. Da anni una parte dell&#8217;ambientalismo &#8211; oggi fomentato dall&#8217;irresponsabilità di personaggi politici come <strong>Angelo Bonelli</strong>, <strong>Nicola Fratoianni</strong> e la governatrice sarda <strong>Alessandra Todde</strong> &#8211; sostiene la necessità della decarbonizzazione e della lotta ai cambiamenti climatici. Quando però si passa dalle parole ai fatti, arrivano sistematicamente i veti. <strong>No al nucleare. No ai rigassificatori. No ai termovalorizzatori. No alle trivellazioni. No all&#8217;alta velocità. No agli elettrodotti</strong>.</p>
<p data-start="3413" data-end="3473"><strong>E spesso arriva anche il no alle stesse energie rinnovabili</strong>. Non sono mancati infatti, negli ultimi anni, casi di opposizione a impianti eolici e fotovoltaici accusati di alterare il paesaggio o compromettere l&#8217;ambiente locale. Esempi preclari se ne hanno in Sardegna, Toscana e anche in Puglia. <strong>E non è un caso che siano Regioni governate dal centrosinistra</strong>. Il risultato è una situazione paradossale nella quale si invoca la transizione energetica ma si ostacolano contemporaneamente quasi tutti gli strumenti necessari per realizzarla.</p>
<p data-start="3822" data-end="3956"><strong data-start="3822" data-end="3956">Una strategia che non produce energia, non riduce le emissioni e non aumenta la sicurezza nazionale. Produce soltanto immobilismo.</strong></p>
<h2 data-section-id="3e8dny" data-start="3958" data-end="4014">Il caso della Tuscia e i 21 siti individuati da Sogin</h2>
<p data-start="4016" data-end="4158">I comitati contestano il fatto che ben 21 dei 51 siti individuati nella Carta Nazionale delle Aree Idonee ricadano nella provincia di Viterbo. La richiesta di chiarimenti sulle valutazioni tecniche è legittima. Meno convincente appare invece la conclusione secondo cui la semplice presenza di numerosi siti candidati dimostrerebbe automaticamente l&#8217;inadeguatezza del territorio.</p>
<p data-start="4397" data-end="4561">Le aree non sono state individuate attraverso decisioni politiche arbitrarie, ma sulla base di criteri geologici, ambientali e tecnici definiti a livello nazionale. Naturalmente ogni valutazione può essere discussa e approfondita. Tuttavia, trasformare ogni procedura tecnica in una battaglia ideologica rischia di impedire qualsiasi decisione finale, indipendentemente dai dati disponibili.</p>
<p data-start="4397" data-end="4561"><strong>Leggi anche</strong>:</p>
<ul>
<li data-start="4397" data-end="4561"><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/energia/nucleare-sostenibile-italia-legge-delega-ok-camera-ecotalebani/">Arriva il nucleare? Via libera alla Camera: cosa succede ora</a></li>
<li data-start="4397" data-end="4561"><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/energia/nucleare-italia-sondaggio-only-numbers-consenso-crescente/">Nucleare, gli italiani finalmente approvano</a></li>
<li data-start="4397" data-end="4561"><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/energia/nucleare-rischio-referendum-italia/">Nucleare, il vero rischio è il referendum</a></li>
</ul>
<h2 data-section-id="16e9mjv" data-start="4791" data-end="4852">Il ritorno del nucleare passa dal Deposito Nazionale</h2>
<p data-start="4854" data-end="4985">La protesta arriva proprio dopo che il Parlamento ha approvato il <strong>disegno di legge delega sul nucleare sostenibile</strong>. Il provvedimento punta a ricostruire una filiera nucleare moderna, basata su tecnologie avanzate, ricerca scientifica e nuovi reattori modulari. Si tratta di una scelta che molti Paesi industrializzati stanno già perseguendo per garantire <strong data-start="5226" data-end="5302">energia abbondante, emissioni ridotte e maggiore indipendenza strategica</strong>.</p>
<p data-start="5305" data-end="5396">Ma esiste un presupposto imprescindibile: la gestione responsabile dei rifiuti radioattivi. <strong>Un Paese che ambisce a tornare protagonista nel settore nucleare non può continuare a rinviare la realizzazione dell&#8217;infrastruttura necessaria</strong> per custodire in sicurezza materiali che già possiede. Farlo significherebbe trasmettere un messaggio di inaffidabilità industriale e politica.</p>
<h2 data-section-id="wzxn8m" data-start="5686" data-end="5712">Tecnologia contro paura</h2>
<p data-start="5714" data-end="5852">Tra gli argomenti più utilizzati dai contrari al deposito vi sono i richiami a possibili contaminazioni, incidenti e scenari catastrofici. La sicurezza deve naturalmente rappresentare una priorità assoluta. Ma il dibattito pubblico dovrebbe essere guidato da evidenze scientifiche e non da suggestioni emotive.</p>
<p data-start="6027" data-end="6329">I depositi moderni vengono progettati proprio per minimizzare e controllare i rischi. L&#8217;esperienza internazionale dimostra che i Paesi che hanno affrontato il problema con pragmatismo e rigore tecnico hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelli che hanno scelto la strada del rinvio permanente. Alimentare paure senza proporre soluzioni alternative realistiche può essere utile per organizzare manifestazioni, ma non contribuisce a risolvere il problema.</p>
<h2 data-section-id="1szk9us" data-start="6492" data-end="6542">L&#8217;Italia deve scegliere tra sviluppo e paralisi</h2>
<p data-start="6544" data-end="6642">La questione del Deposito Nazionale supera ormai i confini della Tuscia e riguarda l&#8217;intero Paese. Da un lato c&#8217;è l&#8217;approccio che considera ogni infrastruttura come una minaccia da respingere. Dall&#8217;altro c&#8217;è la consapevolezza che una grande economia industriale debba essere in grado di assumersi responsabilità, gestire tecnologie complesse e realizzare opere strategiche.</p>
<p data-start="6920" data-end="7143"><strong data-start="6920" data-end="7008">Le scorie radioattive esistono già. Il deposito serve a gestirle in modo più sicuro.</strong> Continuare a bloccare qualsiasi soluzione in nome del principio del &#8220;non nel mio giardino&#8221; non rende l&#8217;Italia più verde né più sicura.</p>
<p data-start="7145" data-end="7629" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La rende soltanto più dipendente dall&#8217;estero, più fragile dal punto di vista energetico e meno capace di affrontare le sfide tecnologiche del futuro. In un momento in cui il nucleare torna al centro delle strategie energetiche delle principali economie avanzate, perseverare nella cultura del veto significherebbe scegliere ancora una volta la strada dell&#8217;immobilismo. E l&#8217;immobilismo, in campo energetico, ha già presentato un conto molto salato ai cittadini e alle imprese italiane.</p>
<p data-start="7145" data-end="7629" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Enrico Foscarini, 21 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/energia/deposito-nazionale-scorie-nucleare-tuscia-protesta-nimby/">Deposito nazionale scorie nucleari, la Tuscia contro il progresso</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chi è la &#8220;donna dei miracoli&#8221; dietro il fenomeno Occhiuto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/chi-e-la-donna-dei-miracoli-dietro-il-fenomeno-occhiuto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michel Dessì]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 15:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[luca zaia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[roberto occhiuto]]></category>
		<category><![CDATA[veronica rigoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ama apparire. Alla ribalta preferisce la riservatezza, che è un paradosso per chi si occupa di comunicazione politica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/chi-e-la-donna-dei-miracoli-dietro-il-fenomeno-occhiuto/">Chi è la &#8220;donna dei miracoli&#8221; dietro il fenomeno Occhiuto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi la chiama <strong>“la donna dei miracoli”.</strong> Veronica Rigoni è la donna dei social, non ama apparire. Alla ribalta preferisce la riservatezza, un paradosso per chi si occupa di comunicazione ogni giorno. Da anni <strong>segue Roberto Occhiuto</strong>, il Presidente della Regione Calabria. È grazie a lei se il forzista cosentino è cresciuto sui social ed è il secondo presidente di Regione più amato dagli italiani.</p>
<p>I dati lo danno in crescita, e di non poco<strong>. Il segno “+” precede ovunque il nome di Occhiuto quando si parla di social.</strong> Un elemento importante, anzi importantissimo, nel 2026, dove la politica (piaccia o no) si fa sui social network. Uno strumento necessario, soprattutto se si punta a vincere le prossime elezioni.</p>
<p>La politica è in fermento <strong>in vista del 2027</strong>, c’è chi parla di elezioni anticipate ad aprile e i partiti si riorganizzano. La Lega ha fatto cambiamenti importanti, sostituendo tutta la squadra della comunicazione. Anche Forza Italia si è mossa, Marco Ventura ha preso le redini in mano, ma i cambiamenti pare non siano finiti.</p>
<p>I tasselli da riempire in molti partiti sono tanti. I comunicatori (quelli bravi) in questo periodo vanno a ruba, sono fondamentali per alimentare la “propaganda” e umanizzare i leader. Veronica Rigoni ha avuto un bravo “maestro”: <strong>Silvio Berlusconi.</strong> È da lui che ha carpito i “segreti” della comunicazione, e si vede.</p>
<p>Negli ultimi quindici anni ha attraversato alcune delle stagioni più significative della politica italiana, affiancando leader, ministri, parlamentari e presidenti di Regione e contribuendo a trasformare il modo di comunicare delle istituzioni in consenso nel mondo digitale. Veneta, classe 1989, è entrata nel mondo della politica a diciotto anni.</p>
<p>È l’inizio di una lunga gavetta costruita sul campo, tra territori, sezioni di partito, strategie elettorali e comunicazione. Negli anni ha partecipato all’organizzazione e alla gestione di centinaia di campagne amministrative, regionali e nazionali, sviluppando un’esperienza maturata più tra piazze e comitati che nelle aule universitarie. <strong>La strada, come insegnano molti maestri.</strong></p>
<p>Prima di Roma <strong>c’è il Veneto di Luca Zaia.</strong> Una vera palestra politica nella quale, poco più che ventenne, ha coordinato e firmato una campagna dopo l’altra, affinando quella capacità di leggere il territorio e trasformarlo in consenso. Uno dei tratti distintivi del suo lavoro. L’approdo nella Capitale segna il passaggio alla politica nazionale. Alla Camera dei Deputati ha assunto la responsabilità della comunicazione digitale del Gruppo Forza Italia, coordinando le attività online del gruppo parlamentare.</p>
<p>Negli stessi anni ha lavorato a stretto contatto con alcuni dei principali protagonisti del centrodestra italiano. Ha curato la comunicazione social dell’allora capogruppo di Forza Italia <strong>Mariastella Gelmini</strong> e successivamente di Roberto Occhiuto, collaborando con i ministri del partito azzurro.</p>
<p>Parallelamente ha affiancato il presidente Silvio Berlusconi nella creazione e nella produzione di contenuti digitali destinati ai canali online. Una stagione che coincide con una profonda evoluzione della comunicazione politica italiana e con<strong> la sperimentazione di nuovi linguaggi</strong> capaci di parlare direttamente agli elettori.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
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</ul>
<p>Un percorso costruito lontano dai riflettori, ma sempre nei luoghi dove si prendono decisioni e si costruiscono strategie. Dalle campagne elettorali nei territori alle stanze del Parlamento, fino alle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione digitale, <strong>Veronica Rigoni</strong> rappresenta una generazione di professionisti che hanno accompagnato il passaggio dalla politica tradizionale a quella dell’algoritmo e dei contenuti.</p>
<p><strong>Senza mai cercare il centro della scena.</strong> Perché, come dimostra la sua storia, spesso sono proprio le persone che lavorano dietro le quinte a lasciare il segno più profondo.</p>
<p>Michel Dessì, 21 giugno 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Maturità, se parlare di confini diventa uno scandalo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 14:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[esame di maturità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le polemiche sulla traccia di Furedi mostrano quanto sia difficile, oggi, discutere idee senza trasformarle in slogan politici</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono conclusi gli scritti dell<strong>’Esame di Maturità 2026.</strong> Tracce molto criticate, soprattutto per la prova di italiano. Sotto l’occhio del ciclone è finita qualsiasi parola o lettera accusabile di essere sovranista o conservatrice. A mio parere, invece, le tracce, in primis quella di Frank Furedi, erano un monito al pensiero critico, substrato imprescindibile di un esame di “Maturità”.</p>
<p>Come spesso accade, però, ci si è fermati al titolo: “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare confini”. Sui social, e non solo, commentatori e professori di sinistra hanno <strong>scatenato l’inferno contro il ministro Valditara</strong> ed il governo tutto. Le tracce sono state etichettate come inadeguate e difficili. Erano difficili, in effetti, perché richiedevano di ragionare. Ma oggi, il ragionamento, è sempre più raro.</p>
<p><strong>Nelle scuole fa paura il pensiero critico</strong>, l’anticonformismo. Chi non ha mai sentito ammonire qualche studente di non esprimersi sulla politica al tema di maturità, specie in chiave anticonformista? Purtroppo, nel nostro Paese, e questo accade da più parti politiche, non esiste la cultura del dibattito e della pluralità di opinioni.</p>
<p>Esiste certo la libertà di espressione e di stampa, ma ogni pensiero rimane incasellato nelle proprie fondamenta gnoseologiche o, ancora meglio, “ideologiche”, senza più contaminare, persuadere e, soprattutto, mettersi in discussione.<strong> Non dovrebbe esistere un solo tipo di anticonformismo,</strong> in un Paese libero ed intellettualmente fervido, ma infinite sfaccettature di pensiero critico. A scuola si deve parlare di attualità e di politica, eccome. Ma lo si deve fare in piena libertà e nel completo rispetto delle idee altrui, a patto che queste non siano offensive o violente.</p>
<p>La traccia di Furedi era semplicemente stupenda. Non parlava di politica. Apriva a tantissimi collegamenti: banalmente, il primo confine che ci permette di vivere ogni giorno è il rispetto. <strong>La traccia parlava ai giovani.</strong> Consentiva di esprimersi riguardo a quelle che sono le difficoltà del passaggio da un’infanzia idealizzata idillicamente, ad una “maturità” più impegnativa. Il discorso poteva essere impostato su un piano sociologico, psicologico, politico, filosofico, letterario, artistico.</p>
<p>Immanuel Kant sosteneva che il diritto altro non è che un limite, un confine alla nostra libertà, al fine di garantire quella di tutti. Nella “Metafisica dei costumi” Kant definisce il diritto come “l’insieme delle condizioni per mezzo delle quali l’arbitrio dell’uno può accordarsi con l’arbitrio dell’altro secondo una legge universale di libertà”. Nel <strong>“De pace perpetua”, Kant</strong> sosteneva che il confine tra Stati è un punto di contatto (pacifico ed inclusivo) regolato dal diritto. “Confine” non è dunque il contrario di umanità o libertà, ma ne rappresenta l’essenza stessa, la garanzia, in un’ottica di rispetto e valorizzazione reciproca.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="http://Finalmente è tornata la “maturità”: addio “esame di Stato”" target="_blank" rel="noopener nofollow">http://Finalmente è tornata la “maturità”: addio “esame di Stato”</a></li>
</ul>
<p>Oggi, forse, questi valori non piacciono. Si preferisce l’anarchia; che poi altro non è che il reale ostacolo alla libertà. Il filosofo di Konigsberg, per l’appunto, definiva il diritto<strong> un “ostacolo ad un ostacolo alla libertà”.</strong> Sostanzialmente il diritto nasce perché non tutti seguono l’autonomia razionale, la vera libertà che sorge dalla ragion pura e si manifesta nella legge morale interiore.</p>
<p>Pertanto, servono regole, confini; il che non significa punizione o discriminazione.<strong> Il vero ostacolo alla libertà,</strong> che impone l’esistenza di un “confine”, è invece proprio l’anarchia. A cui forse, oggi, in Italia, tante persone guardano con molto fascino.</p>
<p>Flavio Maria Coticoni, 21 giugno 2026</p>
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		<title>Nato a rischio implosione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/nato-a-rischio-implosione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Bisignani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 13:07:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza in outsourcing è finita. Prima della tempesta tra Roma e Washington un divertente retroscena affiora dal Pentagono. Pete Hegseth, segretario alla Difesa degli USA, incontrando nei giorni scorsi il suo omologo Guido Crosetto pare gli abbia sussurrato: «Se tu fossi stato qui ieri, Trump ti avrebbe voluto sul ring allestito nel giardino della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La sicurezza in outsourcing è finita. Prima della tempesta tra Roma e Washington un divertente retroscena affiora dal Pentagono. <strong>Pete Hegseth</strong>, segretario alla Difesa degli USA, incontrando nei giorni scorsi il suo omologo<strong> Guido Crosetto</strong> pare gli abbia sussurrato: «Se tu fossi stato qui ieri, Trump ti avrebbe voluto sul ring allestito nel giardino della Casa Bianca per i suoi beniamini della MMA». Scherzo o no, è certo che dopo l’ennesima smargiassata contro <strong>Giorgia Meloni</strong>, sul tappeto, questa volta, ci sarebbe finito Trump.</p>
<p>Nelle cancellerie che contano, lo sproloquio del presidente americano viene letto come la fine di un equivoco: nemmeno l’appartenenza alla galassia Maga garantisce un canale privilegiato con Trump. <strong>La rottura con Meloni</strong> dimostra che la sintonia personale resta subordinata ai rapporti di forza. Una lezione che molti leader europei avevano già imparato, ma che ora assume valore definitivo. Tuttavia, la questione più delicata del <strong>futuro della Nato</strong> e l’equilibrio tra Europa e Stati Uniti parte da lontano. De Gaulle l’aveva intuito quasi sessant’anni fa quando, nel 1966, ritirò la Francia dal comando militare integrato dell’Alleanza Atlantica. Non uscì dalla Nato, ma volle ridefinire gli equilibri di potere al suo interno.</p>
<p>Anche Aldo Moro e Giulio Andreotti seguirono una strada diversa dal semplice atlantismo subordinato. Moro cercò di costruire un ponte tra l’Alleanza e il Mediterraneo. Andreotti sosteneva che l’Italia dovesse restare saldamente nell’Occidente senza rinunciare a una propria iniziativa diplomatica. <strong>Non erano antiamericani</strong>. Avevano compreso che le alleanze sopravvivono solo quando ogni Paese membro porta la propria visione strategica per creare un valore superiore a beneficio di tutti.</p>
<p><strong>Oggi il problema si ripresenta sotto forme nuove</strong>. Nella diplomazia europea si fa strada una convinzione: la Nato probabilmente non imploderà, ma nei prossimi anni dell’amministrazione Trump l’Europa non potrà più fare affidamento sulle stesse garanzie politiche del passato. Lo sguaiato sfregio inflitto a Meloni è soltanto l’ultimo segnale. Fino a ieri si immaginava una divisione relativamente ordinata dei compiti: all’Europa la deterrenza convenzionale, agli Stati Uniti quella nucleare. Oggi anche questo schema appare meno solido.</p>
<p>Paradossalmente, però, per l’Italia il punto di crisi potrebbe presto spostarsi da Washington a Bruxelles. Francia, Germania e Polonia sono sempre più insofferenti verso quei Paesi che non hanno ancora adeguato la propria spesa militare ai nuovi parametri dell’Alleanza, e <strong>Roma rischia di finire sul banco degli imputati</strong> proprio per il ritardo accumulato negli investimenti per la difesa. Non è un dettaglio tecnico. Il nuovo obiettivo fissato dall’Alleanza è portare la spesa complessiva per la difesa e la sicurezza al 5% del Pil entro il 2035. Crosetto ha ottenuto che il percorso sia graduale e compatibile con le diverse situazioni nazionali, ma la pressione politica resta enorme. Nei prossimi anni il tema non sarà se spendere di più, ma come farlo senza compromettere la tenuta economica e sociale dei singoli Paesi.</p>
<p><strong>L’Europa continua infatti a mostrare limiti evidenti</strong>. Gli Stati membri faticano a trovare una posizione comune, molti hanno bilanci pubblici sotto pressione e quasi tutti hanno perso, dopo decenni di pace, la capacità di pensare e combattere una guerra ad alta intensità. È il tema richiamato più volte da <strong>Mario Draghi</strong>, convinto che la difesa sia diventata il vero banco di prova della credibilità europea. Non è un caso che SuperMario apprezzi il lavoro di Crosetto, la cui schiettezza è riconosciuta tanto a Washington quanto nelle più vicine capitali europee. Crosetto ha inoltre compreso, prima di molti altri, che il problema della sicurezza europea non può più essere rinviato e che il vero problema dell’Europa non è la mancanza di fondi, bensì la frammentazione delle decisioni. L’Europa dispone di industrie, tecnologie e capacità finanziarie rilevanti, ma continua a ragionare in ventisette modi diversi. Per questo l’ex premier guarda con interesse a chi prova a costruire una strategia comune, prima ancora che un aumento della spesa.</p>
<p>A rafforzare questa preoccupazione contribuisce un rapporto riservato circolato durante <strong>l’ultimo vertice Nato</strong>. Secondo le analisi, <strong>Vladimir Putin</strong> potrebbe contare su una massa mobilitabile di oltre due milioni e mezzo di uomini, sufficiente a sostenere un confronto militare di lunga durata. Non necessariamente in Ucraina. Anzi, nelle cancellerie europee cresce il timore che un eventuale accordo di pace possa consentire al Cremlino di riorganizzare, riequipaggiare e rafforzare ulteriormente il proprio apparato militare. La minaccia russa, con Putin ancora al potere, viene ormai considerata una variabile strutturale del prossimo decennio.</p>
<p>È proprio questa consapevolezza che sta cambiando il modo in cui molti governi europei guardano all’Ucraina. Fino a ieri Kiev era considerata soprattutto un Paese da aiutare. Oggi, invece, qualcuno inizia a considerarla una risorsa strategica. Nessun esercito europeo possiede oggi un’esperienza paragonabile a quella maturata in questi ultimi anni dagli ucraini nell’uso dei droni, della guerra elettronica e delle nuove tecnologie applicate al campo di battaglia. È in questo quadro che prende forma un’idea impensabile fino a poco tempo fa. Negli ambienti della Commissione europea il <strong>commissario alla Difesa Andrius Kubilius</strong> lavora all’ipotesi di un vero patto strategico tra Unione Europea e Ucraina: risorse finanziarie europee in cambio di capacità militari ucraine.</p>
<p>Dopo oltre quattro anni di guerra, Kiev si è trasformata in una sorta di Sparta ipertecnologica, capace di innovare sul campo di battaglia con una velocità che suscita interesse perfino negli ambienti militari israeliani. E se in autunno, con l’arrivo del freddo, dovesse arrivare una tregua, si porrebbe immediatamente il problema di come impiegare circa<strong> 800mila soldati ucraini</strong> mobilitati durante il conflitto. Spegnere di colpo un motore militare di queste dimensioni non è semplice. Da qui l’idea di utilizzare quella forza, quell’esperienza e quel know-how come uno dei pilastri della futura sicurezza europea. Non più, dunque, soltanto un’Ucraina da proteggere, ma un’Ucraina chiamata a contribuire direttamente alla difesa del Vecchio Continente.</p>
<p>Anche perché Crosetto è convinto che la Nato non possa più ragionare con le mappe della Guerra Fredda. Le minacce non arrivano soltanto da Est, ma attraversano il Mediterraneo, l’Africa, il Medio Oriente e l’Indo-Pacifico. L’Alleanza dovrebbe poter ragionare su come allargare il proprio orizzonte strategico, costruendo nuove partnership e una capacità di risposta adeguata a sfide ormai globali. De Gaulle aveva capito che le alleanze sopravvivono solo se sanno adattarsi. Moro aveva capito che la sicurezza non può essere separata dalla politica. Andreotti aveva capito che la forza di un Paese dipende dalla capacità di stare nei grandi giochi della storia senza subirli.</p>
<p><strong>Oggi la sfida è la stessa</strong>. Perché la vera minaccia per l’Europa non è Mosca, né Pechino, né Washington. È l’illusione che qualcun altro continuerà a garantire la sua sicurezza. Aiutati che Dio ti aiuta, dice un saggio proverbio.</p>
<p>Luigi Bisignani per <em>Il Tempo</em> 21 giugno 2026</p>
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		<title>Perché la UE insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-la-ue-insiste-a-farci-correre-il-rischio-di-una-guerra-in-casa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 12:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra russia ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Volodymyr Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra negoziati falliti, territori contesi e accuse incrociate, l’Europa viene messa sotto accusa per la gestione del conflitto in Ucraina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-la-ue-insiste-a-farci-correre-il-rischio-di-una-guerra-in-casa/">Perché la UE insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo articolo che scrivevo sulla<strong> guerra Russia-Ucraina</strong>, che pubblicavo su “La Verità” già il 27 febbraio 2022, esordiva con queste parole: «Può l’uomo della strada farsi un’idea del perché potrebbe trovarsi da un giorno all’altro nel mezzo di una guerra, anche lontana ma con tutte le conseguenze del caso che comunque lo affliggerebbero?».</p>
<p>Allora non immaginavo che quelle parole avrebbero potuto essere, col trascorrer del tempo, fino a oggi, sempre più attuali. Naturalmente spero di sbagliarmi, come spero che da un giorno all’altro accada qualcosa di magico che interrompa quest’incubo, ma non so dire quanto nella speranza, pur volenterosa, vi sia di <strong>wishful thinking</strong> e quanto di scaramanzia. Perché, diciamola tutta, che ci siano forze oscure che ostacolano l’interruzione del conflitto è un sospetto legittimo. Anche per me che, poco incline al complottismo, tendo più spesso a incolpare la sprovvedutezza.</p>
<p>Mi piacerebbe ora continuare col mio consueto “guardiamo i fatti”, ma in tutta onestà non posso, perché questi sono continuamente inquinati dalla propaganda; da entrambe le parti. Siccome le conclusioni di quel che starete per leggere non depongono a favore dell’Occidente e, in particolare, della Ue, il cui comportamento, anzi, mi appresto a stigmatizzare, prendiamo per buona proprio <strong>la propaganda della nostra parte</strong>, della Ue, e decidiamo che i fatti siano quelli dalla stessa Ue raccontati.</p>
<p>Non sono allarmista d’indole, ciò nonostante il comportamento della Ue, stando ai fatti da essa stessa raccontati, fa presagire il peggio; e la Storia ci insegna che quasi sempre il peggio arriva del tutto inatteso. <strong>Ci raccontano che Mosca avrebbe preso il controllo del 20% (</strong>Crimea e 4 regioni sul Mar Nero) del territorio assegnato all’Ucraina nel 1991, quando fu riconosciuta – e dalla Russia per prima – Stato sovrano, indipendente e con territori intangibili.</p>
<p>Ci raccontano anche che <strong>già 2 anni fa Mosca aveva avanzato la proposta di interrompere lì il conflitto</strong> (assieme alla non negoziabile garanzia che l’Ucraina restasse militarmente neutrale). Ci chiediamo, allora: perché la Ue rifiutò la proposta? I “fatti”, come raccontati dalla Ue, sono che Mosca, in quella proposta, mentiva. Epperò, ammesso che Mosca mentisse, è pur vero che la Ue non l’ha neanche messa alla prova, cosicché la domanda resta: perché la Ue ha insistito a farci correre il rischio di una guerra in casa?</p>
<p>Un altro “fatto” è, da un lato, la pretesa di voler partecipare a negoziati di pace e, dall’altro, la non accettazione, quale proprio negoziatore, di <strong>Gerhard Schröder,</strong> che avrebbe il difetto di essere gradito a Mosca. Ora, in una negoziazione – in qualunque negoziazione – il negoziatore deve essere gradito ad entrambe le parti; quindi, necessariamente, qualunque negoziatore dovrà essere gradito anche a Mosca, sennò non si fa niente.</p>
<p><strong>E nulla si farà se la Ue pretende un negoziatore che non abbia l’assenso di Mosca.</strong> Posto, quindi, che se si vuole veramente la chiusura di questo conflitto è necessario che il negoziatore sia gradito anche a Mosca, quale altro motivo sarebbe di ostacolo per dare l’incarico ad uno che pur fu cancelliere di Germania? La domanda si fa ancora più insistente: perché la Ue insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?</p>
<p>Un altro “fatto” ancora sarebbe che <strong>il diniego di Vladimir Putin di incontrare Volodymyr Zelensky</strong> è la prova che il primo non voglia la pace. Ma non è difficile immaginare che un tale incontro non avrebbe alcun frutto. Un incontro precedente ad un documento negoziale condiviso, anzi, sarebbe contro-producente, ed è proprio per evitare questi incontri tra parti in conflitto che ci si affida a negoziatori.</p>
<p>D’altra parte, il minimo accettabile per Mosca è che Kiev accetti le condizioni per le quali la prima intraprese l’invasione: 1) Ucraina militarmente neutrale e demilitarizzata al minimo necessario per un Paese e 2) <strong>pari dignità ai russi d’Ucraina,</strong> senza discriminazioni né di lingua né d’altro. Mosca potrebbe perdere queste pretese solo in caso di sconfitta, ma questa sembra negata proprio dallo stesso Occidente che lamenta che il 20% del territorio ucraino è sotto il controllo di Mosca.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-politica/litalia-ripudia-la-guerra-non-lautodifesa-cosa-dice-la-costituzione/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;Italia ripudia la guerranon l&#8217;autodifesa. Cosa dice la Costituzione</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-francia-ha-gia-stato-putin/" target="_blank" rel="noopener">In Francia ha già stato Putin</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zelensky-putin-incontriamoci-svolta-ucraina-dove-puo-portare-questa-mossa/" target="_blank" rel="noopener">Zelensky: Putin, incontriamoci. Svolta ucraina: dove può portare questa mossa</a></li>
</ul>
<p>Rimane allora, nella negoziazione, <strong>il nodo dei territori conquistati</strong>. Difficile pretendere che il vincitore si ritiri da essi: lo sconfitto non li avrebbe perduti se fosse addivenuto alle condizioni pre-guerra dell’invasore. Così, la pretesa che Mosca si ritiri ai confini del 2022 – o addirittura a quelli del 2014 – sembra pretestuosa al mantenimento del conflitto. E torna la domanda: perché?</p>
<p>C’è da notare che una richiesta non pretestuosa avrebbe potuto essere la proposta di un referendum in quei territori: motivarne il respingimento al mondo intero avrebbe creato qualche grattacapo a Mosca. Ma la proposta non è stata neanche avanzata, come non lo fu nel 2014, quando il referendum che portò la Crimea nella Federazione russa fu bollato come <strong>referendum-truffa</strong>: anche allora si poteva richiederne la ripetizione sotto il controllo internazionale, ma si preferì la via delle sanzioni alla Russia. Insomma, ogni tentativo di riflessione sui fatti come raccontati qui in Ue impone la domanda: perché la Ue insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?</p>
<p>Franco Battaglia, 21 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-la-ue-insiste-a-farci-correre-il-rischio-di-una-guerra-in-casa/">Perché la UE insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Pil: Calabria davanti a tutti, Veneto in affanno</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/calabria-crescita-pil-veneto-crisi-economia-italia-2025/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 11:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Banca d'Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Calabria prima in Italia per crescita del Pil nel 2025. I dati di Bankitalia ridisegnano la mappa economica del Paese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/calabria-crescita-pil-veneto-crisi-economia-italia-2025/">Pil: Calabria davanti a tutti, Veneto in affanno</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">La fotografia scattata da <strong>Banca d’Italia</strong> sull’andamento delle economie regionali nel 2025 racconta un Paese che sta cambiando pelle. A sorprendere è soprattutto il dato che arriva dal Mezzogiorno: <strong>la Calabria registra la crescita più elevata d’Italia con un aumento del Pil dell’1,1%</strong>, mentre il Veneto, storicamente tra i motori produttivi del Paese, si ferma a un modesto +0,1%.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il dato conferma una tendenza ormai consolidata. Per il <strong>quarto anno consecutivo il Sud cresce più del Centro-Nord</strong>, riducendo almeno in parte il tradizionale divario territoriale. Tuttavia, il quadro generale resta poco incoraggiante: l’economia italiana nel suo complesso si è fermata a un incremento dello <strong>0,5%</strong>, un ritmo insufficiente per colmare il ritardo accumulato rispetto ai principali partner europei.</p>
<h2>Calabria e Campania in testa</h2>
<p class="isSelectedEnd">I numeri evidenziano una dinamica territoriale molto diversa rispetto al passato. Le regioni meridionali mostrano una capacità di tenuta superiore rispetto ad alcune aree industriali del Nord, penalizzate dal rallentamento della manifattura e dalla debolezza della domanda internazionale.</p>
<p class="isSelectedEnd"><strong>La Calabria guida la classifica con +1,1%, seguita dalla Campania (+0,9%)</strong>. La Lombardia, pur mantenendosi sopra la media nazionale, rallenta a +0,6%. Piemonte e Puglia si attestano entrambi allo 0,4%, mentre il Veneto chiude la graduatoria con appena lo 0,1%.</p>
<p class="isSelectedEnd">Più che di un vero sorpasso strutturale, si tratta però di una convergenza determinata da due fenomeni paralleli: da un lato la crescita di alcune regioni del Sud, dall’altro la perdita di slancio di diversi territori tradizionalmente trainanti.</p>
<h2>Calabria, crescita diffusa tra export, turismo e occupazione</h2>
<p class="isSelectedEnd">La performance calabrese non è il risultato di un singolo settore, ma di una crescita che coinvolge diversi comparti dell’economia regionale. <strong>Il commercio con l’estero continua ad aumentare per il quinto anno consecutivo</strong>, superando il miliardo di euro di scambi. Anche il mercato immobiliare mostra segnali di vitalità grazie all’effetto dei cantieri collegati al Pnrr, con compravendite e prezzi delle abitazioni tornati a crescere.</p>
<p class="isSelectedEnd">Un contributo importante arriva inoltre dal turismo. Le presenze, in particolare quelle straniere, sono aumentate in modo significativo e gli aeroporti regionali hanno superato la soglia dei <strong>4 milioni di passeggeri</strong>. A sostenere il quadro positivo è anche il mercato del lavoro. <strong>L’occupazione è cresciuta del 3,8%</strong>, un risultato particolarmente rilevante in una regione che continua a fare i conti con criticità strutturali di lungo periodo.</p>
<h2>Il ruolo della Zes Unica e del porto di Gioia Tauro</h2>
<p class="isSelectedEnd">Tra i fattori che hanno favorito il buon andamento dell’economia calabrese spicca la <strong>Zes Unica</strong>, che ha incentivato nuovi investimenti produttivi attraverso crediti d’imposta destinati all’acquisto di macchinari e impianti. Secondo i dati disponibili, gli incentivi hanno mobilitato circa <strong>240 milioni di euro</strong>, contribuendo a rafforzare il tessuto imprenditoriale locale e a sostenere la modernizzazione di molte attività produttive.</p>
<p class="isSelectedEnd">Determinante anche il contributo del porto di <strong>Gioia Tauro</strong>, che continua a rappresentare una delle infrastrutture strategiche più importanti del Mezzogiorno. Nel 2025 lo scalo ha registrato un incremento del traffico del <strong>14%</strong>, consolidando il proprio ruolo nel sistema logistico del Mediterraneo. Nonostante questi risultati, restano aperte numerose sfide. <strong>La dimensione media delle imprese rimane ridotta</strong>, mentre gli indicatori legati all’innovazione e alla capacità brevettuale continuano a collocare la Calabria nelle ultime posizioni delle classifiche nazionali.</p>
<h2>Veneto, la frenata della manifattura pesa sulla crescita</h2>
<p class="isSelectedEnd">Se la Calabria rappresenta la sorpresa positiva, il Veneto è il caso che più preoccupa gli osservatori economici. La regione ha chiuso il 2025 con una crescita praticamente nulla, risentendo delle tensioni internazionali e della debolezza del settore manifatturiero. I numeri mostrano chiaramente le difficoltà attraversate dal sistema produttivo: <strong>fatturato industriale in calo del 2%, export in diminuzione dell’1%, prestiti alle imprese in flessione del 2,9% e occupazione in discesa dell’1,3%</strong>.</p>
<p class="isSelectedEnd">La situazione alimenta interrogativi sulla capacità del modello industriale nord-orientale di affrontare una fase caratterizzata da forte incertezza internazionale, aumento dei costi e minore disponibilità di investimenti. Come ha osservato Michele Benvenuti, direttore della sede veneta di Banca d’Italia: «Siamo in un momento di grande incertezza, con la conclusione del Pnrr e il forte bisogno di investimenti privati».</p>
<h2>Il caso Vicenza e l’allarme sulla competitività industriale</h2>
<p class="isSelectedEnd">Particolarmente significativa è la situazione della provincia di Vicenza, uno dei territori simbolo dell’industria esportatrice italiana. Secondo i dati diffusi da Confindustria Vicenza, <strong>la produzione industriale è in calo da tre anni consecutivi</strong>, mentre il primo trimestre del 2026 ha registrato un ulteriore arretramento dell’1,7%.</p>
<p class="isSelectedEnd">Numeri che hanno spinto la presidente degli industriali vicentini, <strong>Barbara Beltrame Giacomello</strong>, a lanciare un allarme sulle prospettive del sistema produttivo locale. «Questi numeri dicono una cosa semplice: in queste condizioni le nostre imprese e la nostra occupazione non reggeranno ancora per molto. Bisogna intervenire subito sulle condizioni che rendono possibile produrre, investire e competere», ha dichiarato. Parole che riportano al centro del dibattito il tema della competitività industriale e della necessità di creare condizioni favorevoli agli investimenti, soprattutto in una fase in cui molte imprese stanno riducendo produzione e capacità di espansione.</p>
<h2>Un Paese che cresce troppo poco</h2>
<p class="isSelectedEnd">Al di là delle differenze territoriali, il dato che emerge con maggiore forza dal rapporto è la debolezza della crescita italiana nel suo complesso.</p>
<p class="isSelectedEnd">La maggiore vivacità mostrata da alcune regioni del Sud rappresenta certamente un segnale positivo, ma non basta a compensare il rallentamento delle grandi aree industriali del Nord. <strong>Quando la regione più dinamica cresce appena dell’1,1%, il problema non è soltanto il divario territoriale, ma la scarsa velocità dell’intero sistema economico nazionale.</strong></p>
<p>La sfida dei prossimi anni sarà dunque duplice: consolidare i progressi registrati nel Mezzogiorno e, allo stesso tempo, rilanciare gli investimenti produttivi nelle aree che per decenni hanno rappresentato il principale motore della crescita italiana.</p>
<p>Enrico Foscarini, 21 giugno 2026</p>
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