<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Esteri</title>
	<atom:link href="https://www.nicolaporro.it/articoli/esteri/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nicolaporro.it/articoli/esteri/</link>
	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Jul 2026 16:25:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Toc toc, Flotilla: ora lo dice anche l’Onu. È Hamas a negare gli aiuti umanitari a Gaza</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/toc-toc-flotilla-ora-lo-dice-anche-lonu-e-hamas-a-negare-gli-aiuti-umanitari-a-gaza/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/toc-toc-flotilla-ora-lo-dice-anche-lonu-e-hamas-a-negare-gli-aiuti-umanitari-a-gaza/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 16:25:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<category><![CDATA[onu]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=332232</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il responsabile umanitario delle Nazioni Unite denuncia irruzioni armate nei punti di distribuzione e chiede la fine immediata di ogni interferenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/toc-toc-flotilla-ora-lo-dice-anche-lonu-e-hamas-a-negare-gli-aiuti-umanitari-a-gaza/">Toc toc, Flotilla: ora lo dice anche l’Onu. È Hamas a negare gli aiuti umanitari a Gaza</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Hamas</strong> impedisce la distribuzione degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Loha sempre fatto, come voci indipendenti hanno spesso raccontato nei mesi scorsi, come si è sempre impadronito degli immensi fondi stanziati a vantaggio della popolazione civile e trasformati in armamento e città sotterranee.</p>
<p>Ma oggi lo dice e denuncia persino <strong>l’Onu</strong>, non la fanatica e velenosa voce di tu-sai-chi amata dalla sinistra italiana, ma quella del vice Coordinatore residente per i Territori palestinesi occupati, <strong>Ramiz Alakbarov.</strong></p>
<p>Dichiarazione del vice Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, nonché Coordinatore residente e umanitario per i Territori palestinesi occupati, il dott. Ramiz Alakbarov, sulla situazione a Gaza.</p>
<p>Gerusalemme, 12 luglio 2026: “<strong>Condanno fermamente il recente ostacolo</strong> posto alle operazioni umanitarie a Gaza da parte delle autorità de facto, che ha messo in pericolo il personale umanitario, intimidito gli operatori impegnati nella distribuzione di aiuti alimentari salvavita e interrotto le operazioni umanitarie di primo soccorso.</p>
<p><strong>Ieri, gli operatori umanitari sono stati costretti a interrompere le distribuzion</strong>i alimentari dopo che personale armato affiliato alle autorità de facto ha fatto irruzione con la forza nel punto di distribuzione alimentare di Abu Rashid a Jabalia, nel nord di Gaza. Le forze hanno inoltre fatto irruzione in un magazzino del PAM e, secondo quanto riferito, hanno <strong>aggredito</strong> due autisti di camion che stavano consegnando forniture umanitarie.</p>
<p>Questi incidenti <strong>non sono isolati</strong>. Sono del tutto inaccettabili e riflettono un modello sempre più pericoloso di intimidazione, violenza e ostruzionismo, compresi tentativi di contrabbando, che prendono di mira e compromettono le operazioni umanitarie.Mettono a rischio gli operatori umanitari, interrompono la fornitura di aiuti salvavita e limitano ulteriormente la capacità delle organizzazioni umanitarie di operare in un momento in cui i civili in tutta Gaza continuano ad affrontare <strong>condizioni umanitarie immense e urgenti.</strong></p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/francesca-albanese-pensierini-da-5-elementare-e-inutile-come-lonu/" target="_blank" rel="noopener">;Francesca Albanese? Pensierini da 5° elementare. È inutile come l&#8217;;Onu</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/altro-che-aiuti-per-gaza-la-flotilla-smascherata-dal-suo-stesso-documento/" target="_blank" rel="noopener">Altro che aiuti per Gaza, la Flotilla smascherata dal suo stesso documento</a></li>
</ul>
<p>Le minacce dirette al personale, le interferenze con i rifornimenti umanitari e la riduzione dello spazio operativo umanitario continuano a compromettere la continuità operativa. Allo stesso tempo, l’espansione delle aree sotto il controllo israeliano sta riducendo ulteriormente lo spazio a disposizione dei civili, rendendo imperativo che <strong>gli aiuti umanitari possano circolare in sicurezza</strong> e raggiungere le persone bisognose senza interferenze. Ai sensi del diritto internazionale umanitario, tutte le parti devono rispettare e proteggere il personale umanitario, le strutture e i rifornimenti di soccorso, e <strong>astenersi da azioni che ostacolino le operazioni umanitarie.</strong></p>
<p>Chiedo la <strong>cessazione</strong> immediata di ogni interferenza con le operazioni umanitarie e il rispetto della loro indipendenza, imparzialità e neutralità. I civili, compreso il personale umanitario, devono essere sempre protetti, e deve essere agevolato il passaggio rapido, sicuro e senza ostacoli degli aiuti umanitari imparziali. La popolazione di Gaza ha già sopportato immense sofferenze. Non può essere sottoposta a ulteriori ritardi o interruzioni nella fornitura di assistenza salvavita. Ribadisco che le organizzazioni umanitarie devono poter svolgere il proprio lavoro in modo <strong>sicuro, indipendente, imparziale</strong> e senza timore di intimidazioni o violenze.&#8221;</p>
<p>Marco Taradash</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/toc-toc-flotilla-ora-lo-dice-anche-lonu-e-hamas-a-negare-gli-aiuti-umanitari-a-gaza/">Toc toc, Flotilla: ora lo dice anche l’Onu. È Hamas a negare gli aiuti umanitari a Gaza</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/toc-toc-flotilla-ora-lo-dice-anche-lonu-e-hamas-a-negare-gli-aiuti-umanitari-a-gaza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Francia protegge i suoi poliziotti, l’Italia li processa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-francia-protegge-i-suoi-poliziotti-litalia-li-processa/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-francia-protegge-i-suoi-poliziotti-litalia-li-processa/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 16:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[forze dell'ordine]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=332033</guid>

					<description><![CDATA[<p>La presunzione di legittimità dell’uso dell’arma è soprattutto una scelta culturale prima ancora che giuridica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-francia-protegge-i-suoi-poliziotti-litalia-li-processa/">La Francia protegge i suoi poliziotti, l’Italia li processa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="xdj266r x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs x126k92a">
<div dir="auto">Secondo quanto riportato dalla stampa francese, l’Assemblée nationale avrebbe approvato in prima lettura una proposta di legge volta a introdurre <strong>una presunzione di legittimità</strong> dell&#8217;uso dell’arma da parte delle forze dell’ordine.</div>
<div dir="auto"></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Non si tratterebbe ancora di una legge definitiva perché il testo dovrà proseguire il proprio iter parlamentare, ma il significato politico, prima ancora che giuridico, è notevole: in Francia si discute apertamente della necessità di rafforzare la tutela degli operatori di polizia e gendarmeria quando, nell’esercizio delle proprie funzioni, sono costretti a fare uso delle armi.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Nessuno può seriamente sostenere che una presunzione di legittimità equivalga a una licenza di sparare. <strong>Peraltro, la presunzione sarebbe relativa,</strong> cioè superabile dalla prova contraria, quando emergano elementi idonei a dimostrare un abuso, una sproporzione o un uso illegittimo della forza.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Si potrà anche osservare che, in fondo, nel processo penale è comunque l’accusa a dover dimostrare la sussistenza di tutti gli elementi del reato e che, quindi, la riforma poco cambia nella sostanza. È vero, ma qu<strong>i il discorso non è soltanto tecnico giuridico,</strong> ma culturale, politico e morale.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto"></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">La questione è la prospettiva con cui uno Stato guarda i propri servitori in divisa. Se li guarda come potenziali colpevoli quando intervengono oppure se parte dall’idea opposta che un poliziotto, quando agisce in servizio e soprattutto quando arriva al punto estremo di usare l’arma, lo faccia per una ragione lecita, per adempiere a un dovere e per proteggere la comunità.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto">Nessuno invoca l&#8217;impunità dei poliziotti. <strong>Chi abusa della divisa deve rispondere davanti alla legge, come e anzi più degli altri.</strong></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Significa solo r<strong>iconoscere che chi affronta il pericolo per conto dello Stato</strong> presumibilmente l&#8217;ha fatto per adempiere al proprio dovere, salvo prova contraria, il cui onere spetta all&#8217;accusatore. In Italia siamo ancora molto lontani da questa sensibilità e ogni volta che si prova ad ampliare la tutela giuridica delle forze dell’ordine, si alza immediatamente il sospetto ideologico di voler legittimare abusi di Stato.</div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto"></div>
</div>
<div class="x14z9mp xat24cr x1lziwak x1vvkbs xtlvy1s x126k92a">
<div dir="auto"><strong>La Francia,</strong> almeno da quanto emerge da questa iniziativa parlamentare, sembra comprendere più di noi che la sicurezza pubblica non si difende soltanto con mezzi, organici e dotazioni, ma soprattutto con l&#8217;appropriata tutela degli operai con le stellette. Con questa norma, forse, cambierà poco giuridicamente. Moralmente, invece, cambia moltissimo.<strong> Quindi, chapeau!</strong></div>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Giorgio Carta, 12 luglio 2026</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-francia-protegge-i-suoi-poliziotti-litalia-li-processa/">La Francia protegge i suoi poliziotti, l’Italia li processa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-francia-protegge-i-suoi-poliziotti-litalia-li-processa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pedoni, ciclisti, anziani: gli obiettivi dello sciame di droni russi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/pedoni-ciclisti-anziani-gli-obiettivi-dello-sciame-di-droni-russi/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/pedoni-ciclisti-anziani-gli-obiettivi-dello-sciame-di-droni-russi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 15:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331576</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si chiama V2U, oltre 100 km di raggio. Prima colpisce i civili, poi un secondo colpo mirato sui soccorritori accorsi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/pedoni-ciclisti-anziani-gli-obiettivi-dello-sciame-di-droni-russi/">Pedoni, ciclisti, anziani: gli obiettivi dello sciame di droni russi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Millecinquecentonovantadue giorni di invasione, e l&#8217;ala nostalgica moscovita del giornalismo italico perfeziona l&#8217;arte di passare al microscopio le pagliuzze ignorando le travi. <strong>Si dibatte sulle &#8220;provocazioni&#8221; occidentali</strong>, si dosano equidistanze pelose salvo tacere cosa accade tra i ranghi dell&#8217;Armata Rossa, che ha valicato ogni regola del diritto di guerra per colpire deliberatamente civili inermi. È un accertamento controfirmato Onu e chi lo tace non è prudente, ma lavora perché non si sappia.</p>
<h2>Il drone che sceglie le sue vittime</h2>
<p>Si chiama V2U, e conviene guardarlo da vicino, perché il diavolo, qui, sta nei datasheet. Munizione loitering lanciata da catapulta, <strong>oltre 100 km di raggio nelle versioni a combustione interna</strong>, testata KOFZBCh-3 da 2,9 kg (carica cava, frammentazione, effetto incendiario): tre chili per polverizzare e incendiare uomini e cose. Il cervello è un modulo NVIDIA Jetson Orin montato su una scheda cinese; gli occhi, una camera da 14 megapixel, un telemetro laser e un LiDAR rivolto al suolo.</p>
<p><strong>La navigazione non dipende dal satellite:</strong> monta un solo modulo GPS ma, accecati GPS e GLONASS dalla guerra elettronica ucraina, commuta sulla visione artificiale, confrontando le immagini con una mappa precaricata su un SSD da 128 gigabyte. Refrattario al jamming per progetto. Il modem ospita una SIM di un operatore ucraino: il velivolo parassita la rete telefonica del Paese che attacca.</p>
<p><strong>Il punto dirimente è la delega.</strong> L&#8217;intelligence militare ucraina, che ne ha sezionato gli esemplari abbattuti (report del 9 giugno 2025), è lapidaria: il V2U &#8220;cerca e seleziona autonomamente i bersagli&#8221;. La catena identificazione-selezione-attacco si chiude a bordo, senza alcun uomo nell&#8217;anello a premere il grilletto. Ad aprile 2026 il CSIS afferma: Mosca ha &#8220;verosimilmente schierato in combattimento un sistema pienamente autonomo&#8221;, e lo impiega malgrado le vittime civili. Il codice viene riaddestrato ogni settimana; la produzione russa di droni a lungo raggio è salita a 30mila nel 2025, fino a 70 al giorno.</p>
<p><strong>C&#8217;è di peggio dell&#8217;arma singola: lo sciame.</strong> I V2U operano in gruppi da due a sei, si riconoscono dai colori dipinti sulle ali, si dispongono in cerchio prima di picchiare, e se uno sparisce gli altri avviano manovre antiaeree: l&#8217;algoritmo deduce che un membro dello stormo è caduto. L&#8217;analista Serhii Beskrestnov, che ha ispezionato i relitti, ha documentato a Velykyi Burluk un attacco di sette V2U il cui bersaglio, scelto dalla macchina, non era un radar né un blindato: era un mercato, con i civili dentro.</p>
<p>Il 1° luglio 2026 la medesima architettura, sola camera e computer, nessuna antenna di controllo, è comparsa sul Molniya, un rozzo kamikaze in compensato prodotto in massa a costo irrisorio: l&#8217;autonomia che sul V2U era artigianato d&#8217;élite migra su una piattaforma usa e getta, e già il 3 luglio se ne segnalava il dispiegamento massiccio a Zaporizhzhia. Una dottrina che si propaga verso il basso.</p>
<h2>Il safari umano di Kherson</h2>
<p>Se il V2U è il futuro prossimo, Kherson è il presente conclamato. Dal luglio 2024 gli operatori russi danno la caccia agli abitanti con droni FPV: non postazioni, non corazzati, ma pedoni, ciclisti, anziani, un uomo che esce in cortile ad accendere una sigaretta. <strong>Li inseguono, li filmano, li colpiscono</strong>, poi caricano i video su Telegram con didascalie truculente. Un sanitario ascoltato dall&#8217;Onu lo dice senza perifrasi: braccano i civili come in un safari, li fanno esplodere come in un videogioco.</p>
<p><strong>Il metodo ha una firma, il &#8220;double tap&#8221;:</strong> un primo colpo, poi un secondo mirato sui soccorritori accorsi, con ambulanze incendiate perché nessuno presti aiuto. Il 28 maggio 2025 la Commissione d&#8217;inchiesta dell&#8217;Onu ha nominato la cosa per ciò che è: crimine contro l&#8217;umanità, omicidio sistematico e pianificato, elevato a politica di Stato.</p>
<p><strong>Ora sovrapponete i due piani.</strong> Il double tap, finora affidato a un uomo che fissa uno schermo, il V2U lo delega a un algoritmo che non si stanca, non prova pietà, non conosce accidia. Il salto è ontologico.<br />
Il resto è cronaca che attende solo di essere scritta. Sappiamo cosa fa la Russia: è sezionato, filmato, controfirmato. Resta da capire perché tanti, potendo riferirlo, preferiscano voltarsi. L&#8217;orrore vero non chiede di essere interpretato. Chiede solo di non essere taciuto.</p>
<p>Giulio Galetti, 12 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/pedoni-ciclisti-anziani-gli-obiettivi-dello-sciame-di-droni-russi/">Pedoni, ciclisti, anziani: gli obiettivi dello sciame di droni russi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/pedoni-ciclisti-anziani-gli-obiettivi-dello-sciame-di-droni-russi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>73</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Meloni in tuta arancione: la premier nella lista nera per la morte di Khamenei</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/meloni-in-tuta-arancione-la-premier-nella-lista-nera-per-la-morte-di-khamenei/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/meloni-in-tuta-arancione-la-premier-nella-lista-nera-per-la-morte-di-khamenei/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 18:21:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Ali Khamenei]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=332014</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il quotidiano iraniano pubblica la "lista nera" con Trump e Netanyahu (e altri leader). Oggi il messaggio del figlio Mojtaba: "Faremo vendetta"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meloni-in-tuta-arancione-la-premier-nella-lista-nera-per-la-morte-di-khamenei/">Meloni in tuta arancione: la premier nella lista nera per la morte di Khamenei</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il quotidiano iraniano Hamshari, di proprietà del comune di <strong>Teheran,</strong> ha pubblicato l&#8217;11 luglio 2026 una controversa &#8220;lista nera&#8221;. Tra i nomi e le immagini presenti, spicca quella della premier italiana <strong>Giorgia Meloni,</strong> ritratta in uniforme arancione, simile a quella dei detenuti, accanto a una didascalia che la indica come uno dei presunti responsabili della morte dell’ayatollah Ali Khamenei. La lista è stata accompagnata da un messaggio del figlio di Khamenei, Mojtaba, che ha promesso &#8220;vendetta&#8221; contro coloro che considera responsabili dell’accaduto.</p>
<h2>Chi c&#8217;è nella lista</h2>
<p>Oltre alla premier italiana, la lista include i nomi e le immagini di diversi leader di stati occidentali e alleati degli Stati Uniti. Tra loro, il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump,</strong> il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu,</strong> entrambi raffigurati con un bersaglio sulla fronte, il primo ministro britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz.</strong> Il messaggio implicito lascia intendere un’accusa diretta nei confronti di queste figure politiche.</p>
<p>Nella lista nera si trovano anche alti funzionari americani e israeliani, tra cui il segretario di Stato americano Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il comandante del Centcom, il generale <strong>John Cooper.</strong> In rappresentanza di Israele sono stati citati il ministro della Difesa <strong>Yisrael Katz,</strong> il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar e il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, Eyal Zamir.</p>
<h2>La vendetta di Mojtaba Khamenei</h2>
<p>Il messaggio di <strong>Mojtaba</strong> <strong>Khamenei</strong>, figlio dell’ayatollah scomparso, ha ulteriormente amplificato il significato di questa lista. Nella nota diffusa il 11 luglio 2026, Mojtaba ha dichiarato che &#8220;la vendetta deve essere compiuta&#8221; contro chi avrebbe avuto un ruolo nella morte del padre perché &#8220;lo chiede la Nazione&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meloni-in-tuta-arancione-la-premier-nella-lista-nera-per-la-morte-di-khamenei/">Meloni in tuta arancione: la premier nella lista nera per la morte di Khamenei</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/meloni-in-tuta-arancione-la-premier-nella-lista-nera-per-la-morte-di-khamenei/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>55</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il tallone d&#8217;Achille di Putin non è il fronte</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-tallone-dachille-di-putin-non-e-il-fronte-e-la-benzina/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-tallone-dachille-di-putin-non-e-il-fronte-e-la-benzina/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 10:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331730</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Russia oggi assomiglia pericolosamente all’Italia del 1973. Non per ragioni storiche, ma per un fatto molto semplice: il carburante non c’è. E quando il carburante manca, un Paese si ferma. Negli ultimi giorni Mosca ha dovuto sospendere le forniture all’estero e affrontare una carenza interna di benzina e diesel. Non è un incidente: è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-tallone-dachille-di-putin-non-e-il-fronte-e-la-benzina/">Il tallone d&#8217;Achille di Putin non è il fronte</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 16.0pt;">La Russia oggi assomiglia pericolosamente all’Italia del 1973. Non per ragioni storiche, ma per un fatto molto semplice: <span class="StrongEmphasis">il carburante non c’è</span>. E quando il carburante manca, un Paese si ferma. Negli ultimi giorni Mosca ha dovuto <span class="StrongEmphasis">sospendere le forniture all’estero</span> e affrontare una <span class="StrongEmphasis">carenza interna di benzina e diesel</span>. Non è un incidente: è il risultato dei continui attacchi ucraini con droni e missili contro raffinerie e depositi in varie regioni del Paese. </span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 16.0pt;"><strong>La strategia è chiara:</strong> colpire l’infrastruttura energetica, non la fanteria. E sta funzionando più delle sanzioni europee. La <span class="StrongEmphasis">Crimea</span>, annessa nel 2014, è la cartina di tornasole: da una settimana vive tra <span class="StrongEmphasis">razionamenti, code ai distributori e blackout elettrici</span>. Non è propaganda: è la realtà di un territorio che dipende totalmente dalla Russia e che oggi paga il prezzo della guerra. <span class="StrongEmphasis">La fine della “triangolazione”</span><span class="StrongEmphasis"><span style="font-weight: normal;">. </span></span></span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 16.0pt;">Per mesi <strong>Mosca ha aggirato le sanzioni</strong> con la solita “triangolazione”: petrolio che parte russo, arriva indiano, riparte “non russo”. Un trucco vecchio quanto il commercio internazionale. Ma quando <span class="StrongEmphasis">le raffinerie vengono distrutte</span>, non c’è triangolazione che tenga. Senza impianti, non c’è prodotto da esportare. E senza export, non ci sono entrate.</span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 16.0pt;">È qui che il paragone con il 1973 diventa inevitabile: prima tutti a piedi, poi le targhe alterne. Oggi tocca ai russi. La domanda è semplice: <span class="StrongEmphasis">quanto può reggere il governo russo</span> prima che il malcontento diventi visibile? Perché i disagi non li paga il Cremlino: li pagano i cittadini. E c’è un altro punto che in Occidente si sottovaluta: per sostenere il peso finanziario della guerra, la Russia ha scaricato <span class="StrongEmphasis">sulle banche commerciali</span> il compito di salvare la Banca Centrale. </span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 16.0pt;">In pratica: le banche devono comprare il debito di guerra. Risultato? Un sistema bancario che sembra solido, ma che in realtà è in <span class="StrongEmphasis">difficoltà silenziosa</span>, con famiglie che non riescono più a pagare i mutui. Un dato parla da solo: <span class="StrongEmphasis">nel 2015 mezzo milione di famiglie russe è andato in default</span>. Mezzo milione. E oggi la situazione è peggiore.</span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span class="StrongEmphasis"><span style="font-size: 16.0pt;">Gli oligarchi resteranno fedeli? </span></span><span style="font-size: 16.0pt;">La domanda finale è inevitabile: <span class="StrongEmphasis">gli oligarchi resteranno dalla parte di Putin?</span> Finché il rublo regge, sì. Finché il petrolio scorre, sì. Ma quando il petrolio manca, quando<strong> le raffinerie bruciano,</strong> quando le entrate si fermano, la fedeltà diventa un concetto molto più fragile. </span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 16.0pt;">Il dissenso manifesto oggi non si vede. Ma la storia insegna che <strong><span class="StrongEmphasis">il dissenso non si vede… finché non esplode</span>.</strong> E qualcuno, dentro quel sistema, ha già la <span class="StrongEmphasis">spada di Damocle</span> sopra la testa. E non sembra gradirla.</span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"><span style="font-size: 16.0pt;">Ezio Pozzati, 11 luglio 2026</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-tallone-dachille-di-putin-non-e-il-fronte-e-la-benzina/">Il tallone d&#8217;Achille di Putin non è il fronte</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/il-tallone-dachille-di-putin-non-e-il-fronte-e-la-benzina/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>20</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il colpo di scena in Palestina che i media hanno quasi ignorato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-colpo-di-scena-in-palestina-che-i-media-hanno-quasi-ignorato/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-colpo-di-scena-in-palestina-che-i-media-hanno-quasi-ignorato/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 08:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<category><![CDATA[palestina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331880</guid>

					<description><![CDATA[<p>In pochi giorni Hamas scioglie il proprio governo a Gaza e Abu Mazen convoca le elezioni: perché queste decisioni potrebbero cambiare tutto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-colpo-di-scena-in-palestina-che-i-media-hanno-quasi-ignorato/">Il colpo di scena in Palestina che i media hanno quasi ignorato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono accaduti recentemente due fatti a mio avviso significativi, ma quasi ignorati dai più importanti organi di stampa italiani, attenti giustamente ad analizzare gli ultimi sviluppi del conflitto tra <strong>Stati Uniti ed Iran</strong> o, meno giustamente, a scandagliare le posture o le espressioni facciali di Trump nei confronti di alleati e nemici.</p>
<p>Mi riferisco a due decisioni politiche che arrivano dai territori palestinesi: la prima, dalla Striscia di Gaza, dove <strong>Hamas</strong> ha annunciato, il 6 luglio, di aver sciolto l’organo politico di governo del territorio, che deteneva da ben 19 anni; la seconda, del 9 luglio, arriva da<strong> Ramallah, sede del governo dell’Autorità Nazionale Palestinese,</strong> dove il Presidente Abu Mazen ha emanato un decreto che fissa la data delle elezioni legislative al 28 novembre di quest’anno, e che riguarderà i palestinesi residenti in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est.</p>
<p>Così, infatti, viene riportata la notizia da parte dell’agenzia di stampa <strong>Wafa</strong>, organo ufficiale di informazione dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese: ”Il decreto presidenziale invita il popolo palestinese di Gerusalemme, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza a partecipare a elezioni legislative libere e dirette per eleggere i membri del Consiglio legislativo palestinese nella data specificata”.</p>
<p>La prima notizia, la decisione di Hamas di trasferire le competenze amministrative al costituendo Comitato nazionale tecnocratico per l’amministrazione di Gaza, anche se al momento appare più formale che sostanziale si muove, seppur al rallentatore, nella direzione voluta dal Presidente Trump con il suo <strong>Piano di Pace in 20 punti. </strong></p>
<p>In particolare, al punto 9: “Gaza sarà governata temporaneamente da un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e dei comuni per la popolazione di Gaza. Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, sotto la supervisione di un nuovo organismo internazionale di transizione, <strong>il “Board of Peace”, presieduto da Donald J. Trump,</strong> con altri membri e capi di Stato da annunciare, incluso l’ex primo ministro Tony Blair”.</p>
<p>Ovviamente<strong> lo Stato di Israele rimane tiepido</strong>, se non decisamente scettico, valutando la mossa di Hamas come assolutamente irrilevante, se non seguita da quanto previsto da uno dei punti più controversi e difficili da accettare per l’organizzazione terroristica al punto 13): “Hamas e le altre fazioni accettano di non avere alcun ruolo nel governo di Gaza, né diretto né indiretto, né in alcuna forma. Tutte le infrastrutture militari, terroristiche e offensive, inclusi tunnel e impianti di produzione di armi, saranno distrutte e non ricostruite. <strong>Ci sarà un processo di smilitarizzazione di Gaza</strong> sotto la supervisione di osservatori indipendenti, che includerà la messa fuori uso permanente delle armi tramite un processo concordato di dismissione, supportato da un programma internazionale di riacquisto e reintegrazione, verificato da osservatori indipendenti”.</p>
<p>L’altra notizia, come accennato, è <strong>l’indizione delle libere elezioni</strong> per eleggere i membri del Consiglio legislativo palestinese, cioè il parlamento monocamerale dello Stato di Palestina. Momento senz’altro importante perché vedranno confrontarsi pacificamente, si spera, tutte le realtà politiche palestinesi: da Fatah ad Hamas, da partitini legati ai vari clan tribali a liste molto frammentate e poco rappresentative.</p>
<p>A dire il vero una tornata amministrativa c’è appena stata, <strong>nell’aprile del 2026, che Hamas ha tentato di boicottare</strong>, con una affluenza mediamente molto bassa – circa il 23% a Gaza e il 56% in Cisgiordania &#8211; e che ha visto prevalere Fatah, la formazione più laica e moderata del Presidente Abu Mazen, compresa la municipalità di Deir el-Balah, cittadina posta nel centro della Striscia di Gaza e quindi sottratta al controllo di Hamas.</p>
<p>Mentre, per quanto riguarda l’elezione del Presidente dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese, l’elezione sicuramente più importante, <strong>Abu Mazen</strong> ha annunciato che le elezioni presidenziali si terranno nel 2027, a 22 anni dalle ultime, senza però indicare il mese esatto.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-dossier-usa-su-iran-e-hamas-spuntano-salis-e-lucano/" target="_blank" rel="noopener">Il dossier Usa su Iran e Hamas. Spuntano Salis e Lucano</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-spiaggia-di-gaza-ai-tempi-del-genocidio/" target="_blank" rel="noopener">La spiaggia di Gaza ai tempi del genocidio</a></li>
</ul>
<p>Insomma, se militarmente c’è ancora molto da fare, almeno politicamente qualcosa si sta muovendo. La speranza è che <strong>Hamas venga definitivamente bocciata dai palestinesi,</strong> in modo da procedere poi, perso il sostegno popolare, con il suo smantellamento totale.</p>
<p>Ciò consentirebbe al partito del Presidente Abu Mazen, e di chi verrà tra un anno dopo di lui, di <strong>rilanciare una politica di distensione</strong> e di riconoscimento dello stato di Israele (mettendo definitivamente da parte l’idea criminale di Hamas di voler distruggere lo stato ebraico, come riportato apertamente nel suo Statuto del 1988, aggiornato nel 2017), portando allo stesso tempo a compimento il processo interno di pulizia da corruzione e malaffare.</p>
<p>Col. (ris.) Sergio De Santis, 11 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-colpo-di-scena-in-palestina-che-i-media-hanno-quasi-ignorato/">Il colpo di scena in Palestina che i media hanno quasi ignorato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/il-colpo-di-scena-in-palestina-che-i-media-hanno-quasi-ignorato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La New York di Mamdani cancella gli italiani</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-new-york-di-mamdani-cancella-gli-italiani/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-new-york-di-mamdani-cancella-gli-italiani/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 12:33:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[little italy]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[Zohran Mamdani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331813</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalla mappa delle comunità immigrate di New York sparisce Little Italy. Non è burocrazia: è la solita memoria selettiva della sinistra woke targata Mamdani</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-new-york-di-mamdani-cancella-gli-italiani/">La New York di Mamdani cancella gli italiani</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine ci sono riusciti. Non a cancellare<strong> Little Italy</strong> dalle strade di<strong> New York</strong>, perché Mulberry Street è ancora lì, con le sue bandiere tricolori, i ristoranti, le feste patronali e la memoria di milioni di italiani. Ma dalla mappa sì. Dalla narrazione ufficiale sì. E, nell&#8217;epoca in cui l&#8217;identità passa prima dai simboli che dalla realtà, il messaggio è chiarissimo. L&#8217;amministrazione del sindaco socialista <strong>Zohran Mamdani</strong> ha promosso una serie di illustrazioni dedicate alle cosiddette &#8220;enclave degli immigrati&#8221;. Ci sono Little Haiti, Little Manila, Little Palestine, Little Yemen, Little Dominican Republic, Little Africa, Little Mexico. Persino Little Tibet. Manca però Little Italy. E insieme agli italiani spariscono anche gli storici quartieri ebraici e irlandesi.</p>
<p>La spiegazione ufficiale è di quelle che ormai conosciamo a memoria. Non sarebbe una lista completa, spiegano dal municipio. Il progetto sarebbe nato nel 2023, sotto Eric Adams, e il <strong>criterio</strong> utilizzato riguarderebbe la presenza attuale di immigrati nati all&#8217;estero, non il peso storico delle varie comunità. Peccato che questa giustificazione finisca per confermare il problema. Perché se il criterio diventa esclusivamente il presente, allora si cancella deliberatamente la memoria di chi quella città l&#8217;ha costruita. Come se il contributo di una comunità smettesse di esistere nel momento in cui i suoi figli e nipoti sono diventati cittadini americani a tutti gli effetti.</p>
<p>Ed è esattamente questo che ha fatto <strong>infuriare gli italoamericani.</strong> &#8220;Non è un errore d&#8217;ufficio. È una cancellazione culturale&#8221;, ha denunciato Mike Crispi, presidente della Italian American Civil Rights League. Parole dure, ma difficili da liquidare come semplice vittimismo. Perché Little Italy non è un quartiere qualsiasi. È il luogo dove migliaia di italiani arrivati senza nulla hanno costruito negozi, aperto imprese, fondato famiglie, edificato chiese e contribuito a trasformare New York nella metropoli che conosciamo oggi. È un simbolo della più grande emigrazione italiana della storia.</p>
<p>La consigliera repubblicana Joann Ariola ha colto perfettamente il punto: &#8220;Sono riusciti a inserire Little Tibet, ma non l&#8217;originale Little Italy?&#8221;. Una domanda che vale più di cento comunicati stampa. Ancora più significativa è la <strong>protesta arrivata anche dalla comunità ebraica</strong>. La scrittrice Avital Chizhik-Goldschmidt ha osservato con sarcasmo come il Comune sia riuscito a disegnare ogni enclave possibile, dimenticandosi però di rappresentare una delle comunità che hanno maggiormente segnato la storia della città. Non è una questione di cartografia. È politica culturale.</p>
<p>Il punto è che nella gerarchia identitaria della sinistra contemporanea esistono<strong> minoranze considerate &#8220;giuste&#8221;</strong> e altre considerate ormai troppo integrate per meritare riconoscimento. Se sei il simbolo dell&#8217;immigrazione del presente vieni celebrato. Se rappresenti quella del passato, soprattutto se europea, improvvisamente diventi invisibile. È il paradosso del multiculturalismo progressista. Esalta l&#8217;immigrazione, ma dimentica gli immigrati che hanno avuto successo. Perché italiani, irlandesi ed ebrei non rientrano più nella categoria delle vittime da valorizzare, bensì in quella delle comunità considerate parte del &#8220;sistema&#8221;. E così la loro storia diventa sacrificabile.</p>
<p>Fa sorridere, poi, il tentativo di liquidare tutto come<strong> un semplice progetto illustrativo</strong>. Nessuno sostiene che quelle tavole siano una carta amministrativa. Ma proprio perché sono uno strumento simbolico, la scelta di chi includere e chi escludere assume un peso enorme. I simboli servono a raccontare una città. E se una comunità sparisce dal racconto, prima o poi rischia di sparire anche dalla memoria collettiva.</p>
<p>Gli italoamericani lo hanno capito perfettamente. &#8220;La nostra cultura va bene per le foto, il nostro cibo va bene per le raccolte fondi, i nostri quartieri vanno bene per il turismo. Ma quando arriva il momento di riconoscere gli italoamericani, <strong>ci cancellano</strong>&#8220;, ha denunciato ancora Crispi. Difficile dargli torto. Perché Little Italy non è soltanto una meta per turisti in cerca di cannoli e ristoranti. È il monumento vivente al sacrificio di milioni di emigranti italiani che passarono da Ellis Island, spesso dopo controlli severissimi e con il rischio concreto di essere rispediti indietro se non giudicati idonei.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/mamdani-e-gia-game-over/">Mamdani è già game over</a></li>
</ul>
<p>Oggi quella storia sembra dare quasi fastidio. Ricorda che esisteva un&#8217;immigrazione fatta di lavoro, integrazione e rispetto delle regole. Una narrazione poco compatibile con certa retorica progressista che preferisce raccontare il presente dimenticando il passato. Little Italy, però, continua a essere lì. Nonostante le mappe, le omissioni e le mode ideologiche del momento. E forse è proprio questo che dà più fastidio a<strong> chi vorrebbe riscrivere la storia a colpi di illustrazioni</strong>.</p>
<p>Massimo Balsamo, 10 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-new-york-di-mamdani-cancella-gli-italiani/">La New York di Mamdani cancella gli italiani</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-new-york-di-mamdani-cancella-gli-italiani/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>19</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Hormuz, la grande scacchiera: cosa succede ora (e le navi non passano)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/hormuz-la-grande-scacchiera-cosa-succede-ora-e-le-navi-non-passano/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/hormuz-la-grande-scacchiera-cosa-succede-ora-e-le-navi-non-passano/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Dardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 19:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331585</guid>

					<description><![CDATA[<p>Hormuz nuovamente bloccato; domina l'incertezza e troppi misteri dietro le scelte attuate da Stati Uniti e da Iran</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hormuz-la-grande-scacchiera-cosa-succede-ora-e-le-navi-non-passano/">Hormuz, la grande scacchiera: cosa succede ora (e le navi non passano)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;La realtà è un concetto superato.&#8221;</em> Lo affermava Oscar Wilde ma forse nemmeno il suo cinismo congenito lo avrebbe spinto a immaginare quanto sta accadendo nel Golfo Persico. Meno di 48 ore fa si ipotizzava un consolidamento del cessate il fuoco e la ripresa dei negoziati. Ora la spada di Damocle di un futuro del tutto incerto torna a incombere sullo Stretto di Hormuz facendo emergere ancora nuovi interrogativi sulle motivazioni reali che si celano dietro al comportamento degli Stati Uniti e all’incertezza o forse i contrasti all’interno del fronte iraniano.</p>
<p>Òggi, dopo l’attacco dei Pasdaran, o Guardiani della Rivoluzione, a tre navi, una delle quali, una gasiera a rischio affondamento, nonché uno stormo di droni che ha bersagliato infrastrutture in Kuwait e Bahrein i transiti attraverso Hormuz risultano del tutto bloccati. Come sottolineato dal <strong>Presidente di Assarmatori, Stefano Messina,</strong> qualsiasi armatore serio non metterebbe a rischio il suo equipaggio e la sua nave in un momento di tensione così alta.</p>
<p>Ma cosa si celi dietro ai nuovi attacchi iraniani e alla replica americana, per ora le illazioni prevalgono sulla realtà. Da un lato, in Iran, il fronte che appoggia il governo di Teheran sarebbe oggi tutt’altro che compatto, con gli Ayatollah favorevoli a una prosecuzione delle trattative e una frangia dei Guardiani della Rivoluzione intenzionati a proseguire lo scontro con il Grande Satana, ovvero gli Stati Uniti.</p>
<p>Ancora più complesse da decrittografare le mosse del governo americano e del presidente Trump. Secondo molti esisterebbe ai vertici dell’Intelligence Usa una precisa volontà di mantenere la situazione in uno stato di instabilità sino alla conclusione del <strong>Campionato mondiale di calcio</strong>, giunto ai quarti di finale, per evitare che un eventuale attacco in forze all’Iran provochi una reazione di cellule dormienti del terrorismo islamico in territorio americano</p>
<p>Per altro gli elogi sperticati di Trump alla<strong> Turchia</strong> e al suo ruolo nella Nato, sommati alla decisione di sbloccare la maxi fornitura di caccia da combattimento per l’aviazione di Erdogan, sembrerebbero nascondere la volontà di tenere fuori a ogni costo dal conflitto la più importante potenza militare dell’area, per appunto quella turca.</p>
<p>E, a fronte delle pesanti critiche formulate da Israele per la fornitura dei jet, è tornata a circolare in queste ore la notizia, mai totalmente smentita, di un <strong>farmaco di emergenza fornito da Israele  ad Ankara</strong>, consentendo al presidente Erdogan di superare una gravissima crisi di salute.</p>
<p>In queste ore l’Arabia Saudita avrebbe anche ridimensionato la sua fiducia negli <strong>Accordi di Abramo</strong>, prendendo in considerazione l’ipotesi di escludere i<strong>l porto israeliano di Haifa</strong> quale possibile terminal mediterraneo del land bridge ferroviario ideato anche per evitare Hormuz.</p>
<p>Formulare previsioni in un quadro di riferimento di questo tipo risulta a dir poco azzardato e ogni scelta anche e specialmente relativa al transito di Hormuz dovrà essere adottata a vista.</p>
<p>L&#8217;emittente televisiva di Stato iraniana ha riferito che Teheran risponderà a qualsiasi ulteriore attacco statunitense chiudendo completamente lo Stretto di Hormuz. Le forze armate iraniane hanno inoltre dichiarato che considereranno un obiettivo legittimo qualsiasi Stato che sostenga l&#8217;azione militare degli Stati Uniti.</p>
<p>Il <strong>Joint Maritime Information Centre</strong> ha innalzato all&#8217;inizio della settimana il livello di minaccia per lo Stretto di Hormuz a <strong>&#8220;grave&#8221;</strong>.</p>
<p>I dati di tracciamento delle navi in questi giorni hanno mostrato che i movimenti attraverso lo stretto erano limitati quasi esclusivamente al corridoio settentrionale approvato dall&#8217;Iran, mentre la rotta meridionale sostenuta dagli Stati Uniti e gestita dall&#8217;Oman risultava praticamente deserta. E sono in molti a pensare che i passaggi di successo siano frutto di contrattazioni ufficiose fra le compagnie proprietarie e i Guardiani della rivoluzione. Per Hormuz in attesa del pedaggio che l’Iran vorrebbe instaurare si profilerebbe il vecchio e mai invecchiato riscatto.</p>
<p>Secondo le ultime rilevazioni sarebbero quasi <strong>6.000 i marittimi</strong> bloccati a bordo di navi impossibilitate a lasciare il Golfo in condizioni di sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hormuz-la-grande-scacchiera-cosa-succede-ora-e-le-navi-non-passano/">Hormuz, la grande scacchiera: cosa succede ora (e le navi non passano)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/hormuz-la-grande-scacchiera-cosa-succede-ora-e-le-navi-non-passano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>13</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Francia-Marocco, l&#8217;incubo per ciò che accadrà dopo il fischio finale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/francia-marocco-lincubo-per-cio-che-accadra-dopo-il-fischio-finale/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/francia-marocco-lincubo-per-cio-che-accadra-dopo-il-fischio-finale/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 15:33:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[banlieue]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[Marocco]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331444</guid>

					<description><![CDATA[<p>Francia-Marocco non è solo calcio: il dopo-gara rischia di trasformarsi nell’ennesimo test sull’integrazione fallita, le banlieue e il futuro delle città europee. Italia compresa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/francia-marocco-lincubo-per-cio-che-accadra-dopo-il-fischio-finale/">Francia-Marocco, l&#8217;incubo per ciò che accadrà dopo il fischio finale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle prossime ore i riflettori del mondo saranno puntati sul quarto di finale tra <strong>Francia e Marocco</strong>. Sul terreno di gioco assisteremo a ciò che il calcio sa offrire di meglio: intensità, agonismo, due squadre pronte a lottare fino all&#8217;ultimo pallone e novanta minuti — o forse più — di autentiche emozioni sportive. La partita più importante, tuttavia, potrebbe non giocarsi sul rettangolo verde. La sfida più delicata inizierà al fischio finale, <strong>nelle strade e nelle piazze di Parigi</strong>.</p>
<h2>La sfida dell&#8217;ordine pubblico</h2>
<p>È inutile girarci intorno: il rischio che, al termine dell&#8217;incontro, la capitale francese sia teatro di <strong>gravi disordini</strong> è concreto. Non si tratta di fare previsioni catastrofiste, ma di osservare una realtà che negli ultimi anni ha già offerto numerosi precedenti. La dinamica, paradossalmente, potrebbe prescindere perfino dal risultato finale della partita.</p>
<p>In caso di vittoria del Marocco, i festeggiamenti potrebbero degenerare, come già avvenuto in passato, in episodi di <strong>vandalismo, saccheggi e violenze</strong>, trasformando la gioia sportiva in disordini diffusi. In caso di sconfitta, la delusione per un sogno sfumato potrebbe <strong>alimentare tensioni e proteste</strong> da parte di una parte delle seconde e terze generazioni di immigrati che vive un rapporto problematico con lo Stato francese, percepito come distante o incapace di garantire una piena integrazione. In entrambi gli scenari, il rischio è quello di assistere ancora una volta a scene già viste: auto incendiate, vetrine distrutte, episodi di violenza e ingenti schieramenti di polizia impegnati a contenere i disordini.</p>
<h2>Un monito per l&#8217;Italia</h2>
<p>Osservare ciò che accadrà domani sera a Parigi non dovrebbe essere un semplice esercizio di cronaca estera, né tantomeno una forma di voyeurismo del caos. Può rappresentare, invece, una seria occasione di riflessione sulle dinamiche sociali che attraversano molte società europee. Ciò che oggi accade a Parigi, nelle banlieue come nel centro della città, viene spesso interpretato come <strong>un possibile indicatore delle difficoltà</strong> che altri Paesi europei potrebbero trovarsi ad affrontare negli anni a venire.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caos-parigi-per-la-champions-se-importi-il-terzo-mondo-diventi-il-terzo-mondo/">Caos a Parigi: se importi il terzo mondo, diventi il terzo mondo</a></li>
</ul>
<p>La Francia, per ragioni storiche e demografiche, si confronta da tempo con questioni legate all&#8217;integrazione, all&#8217;identità e alla coesione sociale. Queste tensioni rappresentano un&#8217;esperienza da osservare con attenzione anche altrove, <strong>Italia compresa</strong>. Pensare che possa trattarsi di un fenomeno esclusivamente circoscritto a Parigi è infatti l&#8217;errore più grave che potremmo commettere. La capitale francese, infatti, altro non è che lo specchio del possibile futuro delle nostre città.</p>
<p>Oltre a seguire la partita, varrà quindi la pena osservare anche<strong> ciò che accadrà fuori dallo stadio</strong>. Le immagini provenienti da Parigi potrebbero raccontare non soltanto l&#8217;esito di una sfida sportiva, ma anche le tensioni e le fragilità che attraversano una realtà chiamata a confrontarsi con questioni ben più profonde del risultato decretato dal campo.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 9 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/francia-marocco-lincubo-per-cio-che-accadra-dopo-il-fischio-finale/">Francia-Marocco, l&#8217;incubo per ciò che accadrà dopo il fischio finale</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/francia-marocco-lincubo-per-cio-che-accadra-dopo-il-fischio-finale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il funerale di Khamenei sembra il concertone del Primo Maggio (islamico)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-funerale-di-khamenei-sembra-il-concertone-del-primo-maggio-islamico/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-funerale-di-khamenei-sembra-il-concertone-del-primo-maggio-islamico/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Catera]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 13:46:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331518</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta della più grande manifestazione della Repubblica Islamica. E chi osserva dimentica i 40mila ribelli morti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-funerale-di-khamenei-sembra-il-concertone-del-primo-maggio-islamico/">Il funerale di Khamenei sembra il concertone del Primo Maggio (islamico)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro mesi dopo la sua morte nei primi raid statunitensi e israeliani della guerra in Iran, il regime ha organizzato per <strong>Ali Khamenei</strong> il più grande funerale di Stato nella storia della Repubblica islamica. Iniziato il 4 luglio, l&#8217;adorazione del tiranno morto è durata 6 giorni e si è svolta come pellegrinaggio del feretro con 5 tappe nelle città sante &#8211; l&#8217;ultimo viaggio per chi è stato guida suprema della Repubblica islamica per 37 anni, il secondo mandato più lungo dopo la rivoluzione del 1979 &#8211; prima della sepoltura a Mashhad. Le immagini ci restituiscono il segno di un regime saldo e radicato nella cultura di una grossa fetta di popolazione: tripudio di bandiere rosse, commozione della grossa fetta di iraniani conniventi col regime, santoni, adulatori del tiranno e fanatici del radicalismo islamico. L&#8217;ultimo saluto al più grande tagliagole contemporaneo, il migliore tra gli assassini, il male assoluto: <strong>una partecipazione senza precedenti</strong>, milioni di fedeli che affrontano il caldo torrido per rendere omaggio al loro leader.</p>
<p>Nel frattempo va in scena la pantomima del <em>comunislamismo</em>: mentre la gente è distrutta dalla fame e lotta contro un&#8217;economia allo sbando, <strong>il regime obbliga le aziende a finanziare le cerimonie</strong> e impegnarsi nella fornitura di servizi; aumenta il prezzo del pane e &#8211; per attrarre più persone &#8211; si organizza per distribuirlo gratis lungo il percorso dell&#8217;adorazione itinerante. È ovvio: le cerimonie funebri sono un&#8217;operazione di autentica <strong>propaganda per la Repubblica Islamica</strong> e la piazza mostra il volto del fondamentalismo. Lo testimonia il dogmatismo spietato delle folle indottrinate e prostrate ma assuefatte alla violenza ideologica che urlano &#8220;Morte agli Stati Uniti&#8221; e inneggiano alla distruzione dello Stato di Israele, i colpi ritmati auto inferti dai fedeli al petto, il Sineh-Zani, segno di rabbia devozionale, i drappi rossi che chiedono vendetta e le bandiere dell&#8217;Hezbollah libanese. Finanche la scelta dei <strong>versetti del Corano</strong> non sarebbe stata casuale, assomigliando tanto a delle stilettate ai nemici interni, i nipoti di Khomeini accusati di non aver sostenuto abbastanza il regime sotto Khamenei.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/usa-iran-di-nuovo-bombe-lepilogo-di-una-tregua-destinata-a-fallire/">Usa-Iran, di nuovo bombe: l&#8217;epilogo di una tregua destinata a fallire</a> di Alessandro Bonelli</li>
</ul>
<p><strong>Sembra il concertone del Primo Maggio</strong>. L&#8217;acquitrino in cui sguazza la propaganda da sottobosco che polarizza ed indottrina all&#8217;odio verso sé stessi &#8211; l&#8217;occidente cattivo &#8211; verso la cultura delle libertà individuali, della libertà di espressione, della co-esistenza. E lo fa in salsa woke a tutti i costi &#8211; fiumi di retorica su neri, arcobaleni, Igbtq, desinenze deviate &#8211; ma sventolando bandiere palestinesi, inneggiando ai finanziatori dei tagliagole di Hamas che quel miscuglio esibizionista lo condannerebbero a morte. E&#8217; la pletora di odiatori che ti accusa di razzismo se fai parodia sulle follie del Corano ma ti taccia di bigottismo se ti opponi alla rimozione dei crocifissi nelle scuole. Una minoranza egoriferita che sguazza nel calderone della confusione totale (chi difenderebbe i suoi carnefici?).</p>
<p>Il concertone, mutuando l&#8217;essenza dell&#8217;operazione di regime intorno al funerale del macellaio, rappresenta <strong>il peccato originale attraverso la quale una corrente dell&#8217;odio</strong> mina la nostra cultura: l&#8217;oicofobia di una civiltà che combatte col senso di colpa di essere il punto di riferimento della civilizzazione; e, gioco forza, decide di disinteressarsi alla causa iraniana, quella voce straziante dei giovani che a 5mila km di distanza gridano libertà e vengono massacrati. C&#8217;era la possibilità dar senso civile all&#8217;intervento militare condotto da Israele e</p>
<p>Stati Uniti in Iran, di favorire l&#8217;insurrezione di giovani poco organizzati ma con la forza primordiale della libertà. E invece niente di fatto. <strong>Qualcuno nel mondo &#8220;è rimasto a guardare, sull&#8217;orlo della fossa seduto&#8221;</strong>, tradendo la speranza di un Iran sotterraneo che osservava la fine dell&#8217;era Khamenei come un&#8217;opportunità di rottura, con decine di migliaia di persone scese in piazza bruciando l&#8217;hijab. Quei 40mila giovani ammazzati nelle due notti di sangue di Teheran sono più di quanti ne siano morti in Palestina in due anni a causa delle bombe israeliane e americane contro i terroristi di Hamas (finanziati dai soldi degli ayatollah) che il concertone erge a martiri di una fantomatica resistenza; e sono morti invano, allucinati dalla falsa speranza del salvatore che non ha avuto il coraggio della sua responsabilità storica. Un regalo a quel gregge nostrano che sfila in piazza con le bandiere di Hamas e di Hezbollah inneggiando ad una &#8220;Palestina libera dal fiume al mare&#8221;, che significa inneggiare alla distruzione dello Stato di Israele.</p>
<p>Infatti, sulla questione Iran, già a febbraio il proclama della ipocrita sinistra globale &#8211; sulla scia del nuovo idolo populista socialista, Sanchez &#8211; è stato quella dell&#8217;appello alla de-escalation e al &#8220;ritorno al diritto internazionale&#8221;.<strong> Il problema è che Sanchez, quando bisognava cantarle agli ayatollah perché hanno sterminato 40mila giovani in due notti, non fiatava</strong>. E gli esperti analisti con la tessera di partito in tasca non riuscivano a nascondere le loro facce sconsolate per la morte del tiranno.</p>
<p><strong>Poveri intellettuali vedove di Khamenei</strong>: sono gli stessi che negli ultimi anni, pur di dare addosso all&#8217;Occidente, oltre che per il regime islamico di Teheran, hanno tifato per Hamas e perfino per Maduro a Caracas. Sono i sedicenti pacifisti disposti a salpare con zattere improvvisate per causare il caso diplomatico, i buoni per definizione che strillano sdegno e invocano la distruzione dello stato di Israele ma tacciono su un Paese che insorge sulle gambe dei suoi giovani invocando democrazia e libertà, rischiando la pelle sotto i colpi di un regime che uccide i sui figli. <strong>Questa è la sinistra globale</strong>, alfiere della legalità internazionale solo quando Trump elimina dei dittatori sanguinari, ma non quando quei dittatori eliminano il proprio popolo. E invece, se la stabilità del regime si fonda sulla macellazione di innocenti, spingo chiunque sia dotato di buonsenso a ritenere l&#8217;attacco di Stati Uniti e Israele all&#8217;Iran una violazione del diritto internazionale. Peccato non aver terminato il lavoro e non aver restituito alla Persia la sacralità che gli è propria, del sole e del leone; il futuro, patriottico, di un popolo oppresso da 40 anni.</p>
<p>Francesco Catera, 9 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-funerale-di-khamenei-sembra-il-concertone-del-primo-maggio-islamico/">Il funerale di Khamenei sembra il concertone del Primo Maggio (islamico)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/il-funerale-di-khamenei-sembra-il-concertone-del-primo-maggio-islamico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>33</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le Pen, sondaggio clamoroso: il balzo in avanti dopo la condanna</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/le-pen-sondaggio-clamoroso-il-balzo-in-avanti-dopo-la-condanna/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/le-pen-sondaggio-clamoroso-il-balzo-in-avanti-dopo-la-condanna/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 08:35:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[marine le pen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331443</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo studio è stato realizzato subito dopo l'intervista in cui confermava la sua candidatura nonostante il braccialetto elettronico</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/le-pen-sondaggio-clamoroso-il-balzo-in-avanti-dopo-la-condanna/">Le Pen, sondaggio clamoroso: il balzo in avanti dopo la condanna</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso sono guai, per chi sperava che la condanna contro <strong>Marine Le Pen</strong> le impedisse di correre all&#8217;<strong>Eliseo</strong>. Già: perché dopo la riformulazione della pena (solo 15 mesi di ineleggibilità e 1 anno di braccialetto elettronico), la leader del RN ha deciso di candidarsi eccome per diventare la prossima presidente francese. E lo ha fatto presentando un ricorso in Cassazione contro l&#8217;obbligo di indossare il braccialetto, mossa che sospende la pena e le permetterà &#8211; almeno per alcuni mesi &#8211; di condurre la campagna elettorale da donna libera. Molti si chiedono: ha fatto bene o avrebbe dovuto lasciare il campo al delfino Jordan Bardella?</p>
<p>Beh, la risposta sembra arrivare dal primo sondaggio successivo alla sentenza. Le Pen è infatti ampiamente intesta nelle intenzioni di voto al primo turno delle presidenziali del 2027, secondo lo studio realizzato dall&#8217;Istituto Ifop per la tv LCI e il giornale Le Figaro. La leader del <strong>Rassemblement National</strong> (RN) raccoglierebbe il 36% delle preferenze nel primo turno elettorale, con una progressione del 4% dei voti negli ultimi 15 giorni. Il sondaggio è stato realizzato dopo il suo intervento tv in cui confermava la sua quarta candidatura all&#8217;Eliseo.</p>
<p>Ieri intanto il procuratore generale presso la <strong>Corte di Cassazione francese</strong>, Remy Heitz, intervistato da France Inter ha detto che la corte è &#8220;al lavoro&#8221; e farà &#8220;di tutto&#8221; per decidere sul ricorso di Le Pen prima del primo turno delle presidenziali del 2027. La leader di Rn, ha spiegato Heitz, è stata condannata dalla corte d&#8217;appello nel caso della frode sugli assistenti parlamentari Ue &#8220;ma a causa di questo ricorso non è una condanna definitiva e resta quindi presunta innocente&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/le-pen-sondaggio-clamoroso-il-balzo-in-avanti-dopo-la-condanna/">Le Pen, sondaggio clamoroso: il balzo in avanti dopo la condanna</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/le-pen-sondaggio-clamoroso-il-balzo-in-avanti-dopo-la-condanna/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Usa-Iran, di nuovo bombe: l&#8217;epilogo di una tregua destinata a fallire</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/usa-iran-di-nuovo-bombe-lepilogo-di-una-tregua-destinata-a-fallire/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/usa-iran-di-nuovo-bombe-lepilogo-di-una-tregua-destinata-a-fallire/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 06:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331421</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi torna prepotente il rischio di una escalation. Ma la guerra, in pratica, non si è mai davvero fermata. E ora lo sanno tutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/usa-iran-di-nuovo-bombe-lepilogo-di-una-tregua-destinata-a-fallire/">Usa-Iran, di nuovo bombe: l&#8217;epilogo di una tregua destinata a fallire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> ha dichiarato pubblicamente che il cessate il fuoco e il memorandum d’intesa con <strong>l’Iran</strong> sono finiti. “Non voglio più avere a che fare con loro: sono feccia”, ha detto Trump a margine del vertice NATO, accusando Teheran di violazioni sistematiche dell’intesa dopo una notte di intensi attacchi.</p>
<p>Nella notte tra il 7 e l’8 luglio gli Stati Uniti hanno colpito oltre 80 obiettivi iraniani (sistemi di difesa aerea, radar e decine di imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione nello Stretto di Hormuz) in risposta agli attacchi del regime contro tre petroliere. L’Iran ha replicato tentando di colpire le basi militari americane in Bahrein e Kuwait. Lo stesso è accaduto stanotte.</p>
<p>Queste azioni hanno<strong> definitivamente fatto saltare la fragile intesa</strong> siglata appena tre settimane fa. Il 17 giugno, infatti, Trump aveva celebrato a Versailles la firma del Memorandum di Islamabad insieme al presidente iraniano Masoud Pezeshkian. L’accordo prevedeva la fine immediata delle ostilità, <strong>la riapertura dello Stretto di Hormuz</strong>, l’avvio di negoziati sul programma nucleare e un parziale sblocco di asset iraniani congelati. Sembrava la via d’uscita dalla guerra iniziata a febbraio con gli attacchi americani e israeliani che avevano ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e innescato una spirale di ritorsioni, chiusura dello stretto e coinvolgimento di Hezbollah in Libano.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/non-una-vittoria-totale-ma-cancellati-decenni-di-ascesa-iraniana/">Non una vittoria totale, ma cancellati decenni di ascesa iraniana</a></li>
</ul>
<p>Ma era ovvio fin dall’inizio che quell’intesa fosse <strong>farlocca.</strong> Subito dopo la firma, analisti, diplomatici, osservatori internazionali e giornalisti avevano espresso forti dubbi: il testo dell’accordo era vago, privo di meccanismi credibili di verifica e enforcement, e poggiava su una fiducia assolutamente inesistente tra due avversari storici.</p>
<p>Così le violazioni si sono accumulate in fretta. L’Iran ha continuato a imporre rotte controllate e pedaggi nello Stretto, gli Stati Uniti hanno talvolta continuato ad utilizzare strike difensivi, Israele ha operato in Libano nonostante le ambiguità (secondo gli iraniani sì, secondo gli USA no) sull’<strong>inclusione del fronte libanese</strong> nel cessate il fuoco. Entrambe le parti hanno accusato l’altra di malafede, esattamente come previsto da chi, già a metà giugno, parlava di una tregua tattica (forse più comoda al regime di Teheran che agli USA) più che di una pace duratura.</p>
<p>In questo caso bisogna dire con onestà intellettuale che lo stile negoziale di <strong>Trump,</strong> fatto di minacce esistenziali alternate ad annunci trionfali, ha prodotto un accordo di carta, utile forse a calmare i mercati per qualche settimana ma privo di fondamenta per una concreta risoluzione del conflitto. Chi aveva ragione sin da subito erano proprio coloro che, dopo la firma a Versailles, avevano sottolineato la fragilità del patto e la mancanza di volontà politica reale da entrambe le parti per un compromesso vero.</p>
<p>Oggi torna prepotente<strong> il rischio di una escalation</strong>. Trump ha lasciato intendere nuovi attacchi, la possibile invasione dell’isola di Kharg (boots on the ground? Sarebbe una mossa irreversibile…) e il ripristino del blocco navale. I prezzi del petrolio sono già tornati a salire provocando ripercussioni globali immediate. Il <strong>Medio Oriente</strong> torna sull’orlo del baratro e la diplomazia americana conferma, ancora una volta, che i deal del tycoon spesso si rivelano più show mediatico che strategia di lungo periodo. La guerra, in pratica, non si è mai davvero fermata. E ora lo sanno tutti.</p>
<p>Alessandro Bonelli, 9 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/usa-iran-di-nuovo-bombe-lepilogo-di-una-tregua-destinata-a-fallire/">Usa-Iran, di nuovo bombe: l&#8217;epilogo di una tregua destinata a fallire</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/usa-iran-di-nuovo-bombe-lepilogo-di-una-tregua-destinata-a-fallire/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Cina ha emanato le sue leggi razziali</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-cina-ha-emanato-le-sue-leggi-razziali/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-cina-ha-emanato-le-sue-leggi-razziali/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 16:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jinping]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331351</guid>

					<description><![CDATA[<p>Adesso aspettiamo fiduciosi che il paladino dei giusti, il prode Sanchez, faccia tuonare il suo disappunto verso l’amico Xi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-cina-ha-emanato-le-sue-leggi-razziali/">La Cina ha emanato le sue leggi razziali</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate se in uno <strong>Stato multietnico,</strong> in cui esistono decine e decine di minoranze, il Governo emettesse delle leggi in base alle quali l’unica lingua in cui si possa insegnare sia quella “madre”, cioè quella originaria del Paese; in cui i programmi scolastici debbano contribuire a rafforzare “il senso della comunità del popolo” di quello Stato; che ai genitori venga attribuito il compito di educare i figli all&#8217;amore per il partito di governo e per la patria; che musei, biblioteche e istituzioni culturali dovranno “privilegiare iniziative dedicate alla storia nazionale e alla prosperità del Paese”; che persino le politiche abitative vengano da ora in poi condotte al fine di favorire <strong>l’integrazione delle minoranze</strong> nella nazione madre, disgregando di fatto le comunità locali. E infine, che organizzazioni e individui, ovunque si trovino, anche fuori dal territorio dello Stato, potranno essere perseguiti se ritenuti responsabili di azioni che «minano l&#8217;unità etnica» o «creano divisioni».</p>
<p>Ecco, immaginate tutto questo: non avremmo alcun problema a definire questo Stato “fascista” e queste leggi “razziali”, giusto? E a definire, come si usa fare ormai oggi per qualunque cosa, chiunque sia amico o alleato di questo Stato, anche lui fascista e razzista, giusto?<br />
Bene, quelle che ho descritto sono<strong> le leggi emanate dalla Cina</strong>, in vigore dal 1 luglio. Obiettivi delle leggi razziali fasciste erano gli ebrei, qui i tibetani: “una legge suprematista e violenta, che stabilisce la supremazia dell’etnia Han su tutte le altre cinquantasei etnie minoritarie del Paese; erige il mandarino a unica lingua ufficiale del Paese; impone ai genitori di educare i figli secondo principi di <strong>lealtà patriottica</strong> verso il Partito comunista cinese; pone sotto controllo tutte le religioni del Paese, quella cattolica inclusa, e, conseguentemente, prevede un controllo ferreo degli istituti religiosi e delle nomine delle gerarchie religiose.” (da Linkiesta)</p>
<p>Adesso aspettiamo fiduciosi che il paladino dei giusti, il prode <strong>Sanchez,</strong> faccia tuonare il suo disappunto verso l’amico Xi. E per conseguenza anche gli antifascisti di casa nostra, ora come mai, scendano in piazza contro il regime di Pechino. Voi dite di no? Ma si, secondo me lo faranno: sono assolutamente certo che capiranno finalmente che l’anti fascismo è un principio sacro per cui battersi sempre, ovunque si manifestino fascismi, e non solo quando a essere fascisti sono i nemici, giustificando e minimizzando quando lo diventano invece gli amici.</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 8 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-cina-ha-emanato-le-sue-leggi-razziali/">La Cina ha emanato le sue leggi razziali</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-cina-ha-emanato-le-sue-leggi-razziali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>27</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le Pen avverte tutti: &#8220;Da oggi sono candidata, e senza braccialetto elettronico&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/le-pen-avverte-la-tutti-da-oggi-sono-candidata-e-senza-braccialetto-elettronico/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/le-pen-avverte-la-tutti-da-oggi-sono-candidata-e-senza-braccialetto-elettronico/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 19:56:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[marine le pen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331182</guid>

					<description><![CDATA[<p>La mossa della leader del RN per fare campagna elettorale senza il braccialetto. E lancia Bardella premier</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/le-pen-avverte-la-tutti-da-oggi-sono-candidata-e-senza-braccialetto-elettronico/">Le Pen avverte tutti: &#8220;Da oggi sono candidata, e senza braccialetto elettronico&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Marine Le Pen</strong> non arretra di un millimetro. Dopo la sentenza della Corte d&#8217;Appello di Parigi che <a href="https://www.nicolaporro.it/marine-le-pen-dichiarata-colpevole-confermata-la-condanna-a-4-anni/" target="_blank" rel="noopener">ha confermato la sua condanna nel processo</a> sui presunti impieghi fittizi al Parlamento europeo, ma ha ridotto l&#8217;interdizione dai pubblici uffici consentendole di correre per l&#8217;Eliseo, la leader del Rassemblement National ha scelto di trasformare una giornata giudiziaria in un messaggio politico: la corsa alle presidenziali del 2027, per lei, comincia subito.</p>
<p>Il primo segnale arriverà già domani, quando <strong>Marine Le Pen</strong> e <strong>Jordan Bardella</strong> saranno fianco a fianco in un mercato francese per inaugurare di fatto la campagna elettorale. Un&#8217;immagine dal forte valore simbolico: la leader storica del partito e il giovane presidente del RN uniti, con Le Pen che continua a indicare Bardella come il suo candidato a Matignon, cioè come <strong>primo ministro</strong> in caso di una sua vittoria all&#8217;Eliseo.</p>
<p>La vicenda giudiziaria resta comunque un peso. Lo scorso anno Le Pen era stata condannata in primo grado a quattro anni di reclusione, di cui due da scontare con il braccialetto elettronico, oltre a cinque anni di ineleggibilità, nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sulla gestione dei fondi destinati agli assistenti parlamentari europei del partito. Una decisione che aveva aperto uno scenario senza precedenti, mettendo seriamente a rischio la sua quarta candidatura all&#8217;Eliseo.</p>
<p>La Corte d&#8217;Appello ha confermato la responsabilità penale della leader del RN, ma ha rimodulato la pena: il periodo di ineleggibilità è stato ridotto, consentendole di rientrare nei tempi utili per presentarsi alle <strong>presidenziali del 2027</strong>. Resta invece la previsione del <strong>braccialetto elettronico</strong> per un anno, anche se Le Pen ha già annunciato il ricorso in Cassazione, sostenendo che questo sospenderà l&#8217;esecuzione della misura durante l&#8217;iter giudiziario.</p>
<p>È proprio su questo punto che la leader del Rassemblement National ha costruito la sua offensiva politica nell&#8217;intervista concessa a TF1. &#8220;Farò campagna elettorale senza braccialetto elettronico&#8221;, ha dichiarato. &#8220;Poiché ho la possibilità di presentare ricorso in Cassazione, ciò sospende le pene inflitte dalla Corte d&#8217;Appello&#8221;, ha spiegato la leader dei deputati del Rassemblement National. C&#8217;è solo un problema: la decisione della Suprema Corte potrebbe arrivare nel bel mezzo della campagna elettorale. E se confermasse il braccialetto? &#8220;Vedremo&#8221;, ha risposto lei.</p>
<p>Poi l&#8217;annuncio destinato a segnare l&#8217;inizio della sua nuova corsa all&#8217;Eliseo: &#8220;Da questa sera sono candidata alle elezioni presidenziali&#8221;, aggiungendo subito dopo: &#8220;Non cambierò idea&#8221;. Infine la chiusura, con un messaggio rivolto tanto ai sostenitori quanto agli avversari: &#8220;<strong>Non esiste più alcuno scenario in cui io non possa candidarmi</strong>&#8220;, ha affermato ancora la presidente del gruppo parlamentare del Rassemblement National all&#8217;Assemblea Nazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/le-pen-avverte-la-tutti-da-oggi-sono-candidata-e-senza-braccialetto-elettronico/">Le Pen avverte tutti: &#8220;Da oggi sono candidata, e senza braccialetto elettronico&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/le-pen-avverte-la-tutti-da-oggi-sono-candidata-e-senza-braccialetto-elettronico/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Trump a sorpresa, mezza giravolta: &#8220;Meloni? È una brava persona&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/trump-a-sorpresa-mezza-giravolta-meloni-e-una-brava-persona/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/trump-a-sorpresa-mezza-giravolta-meloni-e-una-brava-persona/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:58:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=331100</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo gli scontri e i meme, il presidente Usa ad Ankara: "Ma i rapporti con gli Stati Uniti si sono incrinati e deteriorati"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/trump-a-sorpresa-mezza-giravolta-meloni-e-una-brava-persona/">Trump a sorpresa, mezza giravolta: &#8220;Meloni? È una brava persona&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi lo capisce è bravo. Prima pubblica <em>meme</em> per chiedere &#8220;ordini restrittivi&#8221; contro <strong>Giorgia Meloni</strong>, già oggetto di diversi durissimi attacchi. Poi <strong>Donald Trump</strong> arriva ad Ankara, per un incontro atteso da tutti, dove la leader di FdI aveva promesso freddezza assoluta, e la definisce &#8220;una brava persona&#8221;.</p>
<p>Certo, Donald non cambia idea sull&#8217;Italia. Dopo lo scontro su Papa Leone e il caso dei voli negati a Sigonella, il presidente Usa si è convinto che i rapporti con gli Stati Uniti &#8220;si sono incrinati&#8221; e &#8220;si sono un po&#8217; deteriorati&#8221;, a causa del fatto che la presidente del Consiglio italiana ha &#8220;commesso un errore&#8221; perché &#8220;non era presente per noi, e questo non mi ha fatto piacere&#8221;. &#8220;Il nostro rapporto è diventato un po&#8217; cattivo, ha rifiutato di aiutarci &#8211; ha continuato -. Io non le ho messo pressione. Ha rifiutato di essere coinvolta sullo Stretto di Hormuz, ha rifiutato di essere coinvolta sull&#8217;Iran. <strong>Ha guastato il mio rapporto</strong>. Mi piace, è una brava persona, ma penso che abbia fatto un errore. Gli Stati Uniti hanno tanto petrolio, più di chiunque altro, non ci serve Hormuz. Noi lo facciamo perché pensiamo sia importante. Lei non c&#8217;è stata per noi e non ne sono stato felice&#8221;.</p>
<p>Ad <strong>Ankara</strong>, Trump ha parlato anche di altro. Ha comunicato a Erdogan la disponibilità a far rientrare la Turchia nel progetto degli F-35 da combattimento, nonostante <strong>Bibi Netanyahu</strong> gli abbia chiesto il contrario. Ha definito il sultano turco un suo &#8220;amico&#8221;, con cui ha &#8220;una relazione speciale&#8221;: &#8220;Francamente, se il vertice non si fosse tenuto in Turchia, dove il mio amico è un leader molto forte, probabilmente non avrei partecipato&#8221;. Poi ha bombardato gli alleati europei: &#8220;Abbiamo investito nella Nato: gli alleati dovrebbero essere disposti a dare una mano. E invece Italia, Germania, Francia e anche la Gran Bretagna hanno rifiutato&#8221; di darci una mano sull&#8217;Iran. Per questo, essendo &#8220;molto deluso&#8221;, sta valutando se ritirare ulteriori truppe dall&#8217;Europa. Sull&#8217;Ucraina, invece, The Donald si è detto convinto che sia Zelensky sia Putin &#8220;vogliano raggiungere un accordo&#8221; che però, purtroppo, sta richiedendo &#8220;così tanto tempo&#8221;. &#8220;Ho avuto una conversazione molto positiva e lunga con il presidente russo Putin e una con Zelensky subito dopo. Penso che risolveremo&#8221;, ha detto. Infine, il solito richiamo alla Groenlandia, che &#8220;dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti&#8221; perché &#8220;è circondata da navi cinesi e russe&#8221; e &#8220;per noi è importante&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/trump-a-sorpresa-mezza-giravolta-meloni-e-una-brava-persona/">Trump a sorpresa, mezza giravolta: &#8220;Meloni? È una brava persona&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/trump-a-sorpresa-mezza-giravolta-meloni-e-una-brava-persona/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marine Le Pen dichiarata colpevole: confermata la condanna. Il dubbio: potrà correre per l&#8217;Eliseo?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/marine-le-pen-dichiarata-colpevole-confermata-la-condanna-a-4-anni/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/marine-le-pen-dichiarata-colpevole-confermata-la-condanna-a-4-anni/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 12:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[marine le pen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=330994</guid>

					<description><![CDATA[<p>Confermata la condanna a 4 anni per Marine Le Pen. Attesa la sentenza della Corte d'appello sull'ineleggibilità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/marine-le-pen-dichiarata-colpevole-confermata-la-condanna-a-4-anni/">Marine Le Pen dichiarata colpevole: confermata la condanna. Il dubbio: potrà correre per l&#8217;Eliseo?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte d’Appello di Parigi ha <strong>confermato la condanna</strong> della leader del Rassemblement National <strong>Marine Le Pen</strong> nel processo sui falsi impieghi al Parlamento europeo: quattro anni di carcere, due dei quali con la condizionale. Ma sul punto politicamente più delicato, quello dell’ineleggibilità, arriva la svolta: secondo i giudici, la sanzione risulta “già scontata”. Tradotto: Le Pen<strong> potrà correre alle presidenziali francesi del 2027</strong>, appuntamento per il quale i sondaggi la indicano tra le favorite. Ma i dubbi non mancano. C&#8217;è infatti un ostacolo non da poco: <strong>per un anno dovrà portare il braccialetto elettronico</strong>. Una misura che la stessa Le Pen ha più volte definito <strong>incompatibile</strong> con una vera campagna elettorale.</p>
<p>Durante la lettura della sentenza, la presidente del tribunale della Corte d’Appello ha insistito sulla <strong>gravità dei fatti</strong>. “I fatti sono gravi”, ha ripetuto, spiegando che lo sono sia per l’ammontare delle somme contestate sia per il periodo di tempo in cui il meccanismo si sarebbe protratto. La Corte ha riconosciuto l’assenza di arricchimento personale, ma ha ricordato un principio centrale: i fondi europei sono fondi pubblici. E, secondo i giudici, le regole sui compiti degli assistenti parlamentari europei erano chiare e prevedibili. Al centro del procedimento c’è l’accusa secondo cui alcuni assistenti, formalmente pagati dal Parlamento europeo, avrebbero in realtà lavorato per il partito o per i suoi dirigenti. In primo grado, nel marzo dello scorso anno, il danno alle casse delle istituzioni europee era stato quantificato in 3,2 milioni di euro, al netto di 1,1 milioni già rimborsati da una parte dei 25 imputati.</p>
<p>La condanna di primo grado avrebbe potuto chiudere la strada dell’Eliseo alla leader del Rassemblement National. La decisione d’appello, invece, le lascia aperta una finestra politica stretta ma decisiva: Marine Le Pen può ancora candidarsi. Una cosa è certa: la decisione arriva <strong>nel momento forse più delicato della carriera politica</strong> della leader di destra. Dopo tre campagne presidenziali e due ballottaggi persi contro Emmanuel Macron, la leader del Rassemblement National non era mai sembrata così vicina all’Eliseo.</p>
<p>Eppure, anche un’eventuale esclusione dalla corsa non significherebbe automaticamente la fine delle ambizioni del partito. Il nome del possibile sostituto è già sul tavolo:<strong> Jordan Bardella</strong>, 30 anni, presidente del Rassemblement National. In alcuni primi sondaggi, Bardella viene dato almeno allo stesso livello di Le Pen, se non più competitivo.</p>
<p>Resta il nodo personale e politico del braccialetto elettronico. Le Pen ha già fatto sapere che non intende condurre una campagna elettorale da sottoposta agli arresti domiciliari. Ma, in un’intervista della scorsa settimana, ha anche chiarito che <strong>non uscirà di scena </strong>a prescindere dall’esito del procedimento. “Non dipende più da me”, aveva detto. “Ma continuerò a combattere e continuerò a essere un’attivista. E se sarò solo un’attivista, sarò solo un’attivista”. Insomma, <a href="https://www.nicolaporro.it/riparte-lassalto-giudiziario-marine-le-pen-nel-mirino-delle-toghe/">la partita giudiziaria pesa</a>. Ma quella politica, almeno per ora, resta aperta.</p>
<p>Massimo Balsamo, 7 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/marine-le-pen-dichiarata-colpevole-confermata-la-condanna-a-4-anni/">Marine Le Pen dichiarata colpevole: confermata la condanna. Il dubbio: potrà correre per l&#8217;Eliseo?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/marine-le-pen-dichiarata-colpevole-confermata-la-condanna-a-4-anni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>18</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Attentato a Monaco, il mistero si infittisce: trovata morta a Kiev Anastasiia Berezovska</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/attentato-a-monaco-il-mistero-si-infittisce-trovata-morta-a-kiev-anastasiia-berezovska/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/attentato-a-monaco-il-mistero-si-infittisce-trovata-morta-a-kiev-anastasiia-berezovska/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 08:58:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=330975</guid>

					<description><![CDATA[<p>La donna sospettata del tentato omicidio dell’oligarca Vadim Ermolaev</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/attentato-a-monaco-il-mistero-si-infittisce-trovata-morta-a-kiev-anastasiia-berezovska/">Attentato a Monaco, il mistero si infittisce: trovata morta a Kiev Anastasiia Berezovska</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il corpo di <strong>Anastasiia Berezovska,</strong> 39 anni, è stato ritrovato nei pressi di Kiev la sera del 6 luglio 2026. La donna, ricercata a livello internazionale per il presunto coinvolgimento nel tentato omicidio dell’imprenditore <strong>Vadim Ermolaev,</strong> sarebbe stata uccisa con colpi d’arma da fuoco, riferiscono fonti locali. Berezovska era accusata di aver organizzato un attentato esplosivo a Monaco, che ha gravemente ferito Ermolaev, sua compagna Anna Nasobina e il figlio tredicenne.</p>
<p>Secondo le autorità ucraine, <strong>Berezovska sarebbe risultata irreperibile dal 22 marzo 2025 fino al 1° luglio 2026</strong>, periodo in cui si ritiene abbia evitato l’arresto. L’Interpol aveva emesso un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti. Si ipotizza che la donna, mascherata da uomo, abbia portato il pacco bomba nell’edificio di Monaco prima di fuggire in auto verso la Germania. L’identikit diffuso indicava una donna con capelli bruni di media lunghezza e un tatuaggio a forma di serpente sul braccio destro.</p>
<p>L’attentato a Monaco si è verificato presso l’abitazione dell’imprenditore Vadim Ermolaev, noto per la sua attività nei settori immobiliare e industriale. Nel corso dell’esplosione, lui, la compagna e il figlio hanno riportato gravi ferite. Ad oggi, il motivo dell’attacco resta incerto.<strong> Alcuni investigatori ipotizzano che potrebbe trattarsi di una questione di vendetta personale o di un regolamento di conti industriale</strong>. Vadim Ermolaev, in passato cittadino ucraino, ha acquisito la nazionalità cipriota ed è stato oggetto di sanzioni da parte del governo di Kiev per le sue presunte attività economiche in Crimea, occupata dalla Russia.</p>
<p>Due uomini sono stati arrestati in connessione con l’omicidio di Berezovska. Secondo le forze dell’ordine, si tratterebbe di <strong>un agente attivo dell’intelligence ucraina</strong> e di un ex membro delle forze dell’ordine. I motivi della loro presunta relazione con l’assassinio non sono ancora stati resi pubblici, mentre le indagini proseguono nel Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/attentato-a-monaco-il-mistero-si-infittisce-trovata-morta-a-kiev-anastasiia-berezovska/">Attentato a Monaco, il mistero si infittisce: trovata morta a Kiev Anastasiia Berezovska</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/attentato-a-monaco-il-mistero-si-infittisce-trovata-morta-a-kiev-anastasiia-berezovska/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Esplosioni a Damasco vicino all&#8217;hotel di Macron&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/esplosioni-a-damasco-vicino-allhotel-di-macron/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/esplosioni-a-damasco-vicino-allhotel-di-macron/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 08:09:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Emmanuel Macron]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=330943</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il presidente francese è in vista in Siria. L'area delle detonazioni vicino al Four Season dove alloggia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/esplosioni-a-damasco-vicino-allhotel-di-macron/">&#8220;Esplosioni a Damasco vicino all&#8217;hotel di Macron&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune esplosioni sono state avvertite a Damasco, nelle vicinanze dell&#8217;hotel che ospita il presidente francese <strong>Emmanuel Macron,</strong> impegnato in una visita ufficiale in Siria. Le cause delle detonazioni non sono ancora state chiarite. A riferirlo sono i media israeliani, e anche al Jazeera. Secondo una fonte della sicurezza siriana interpellata dall&#8217;agenzia, le esplosioni sarebbero state provocate dall&#8217;attivazione di ordigni esplosivi.</p>
<p>Alcune persone sul luogo hanno visto del fumo salire dalla zona del centro di <strong>Damasco</strong> dove Macron ha passato la notte e da dove si era mosso in mattinata per alcuni incontri in programma nel palazzo presidenziale. La tv di Stato siriana ha affermato che il presidente francese si trova al sicuro nel palazzo presidenziale, dove è entrato poco dopo le esplosioni. I giornalisti francesi che seguono Macron hanno constatato che il capo dell&#8217;Eliseo si trova a colloquio col presidente Ahmed al Sharaa. Aveva lasciato il <strong>Four Season</strong> di Damasco poco prima delle detonazioni. Anche l&#8217;Eliseo conferma che Macron è al sicuro e che &#8220;il programma della visita continua&#8221;.</p>
<p>L&#8217;area delle detonazioni è vicino al ministero del Turismo. Le immagini diffuse sui social media mostravano un veicolo in fiamme e macchie di sangue sulla strada. Secondo alcune fonti che hanno parlato con Afp, un ordigno sarebbe esploso in un cestino dei rifiuti e un altro <strong>all&#8217;interno di un veicolo</strong>. Al momento si parla di 18 feriti, 4 dei quali sono poliziotti.  Pochi giorni fa un altro ordigno era esploso vicino al Palazzo di Giustizia, provocando 10 morti e 20 feriti.</p>
<p>Ieri, arrivando all&#8217;aeroporto, <strong>Macron</strong> aveva detto di essere &#8220;venuto per esprimere l’impegno della Francia nei confronti del popolo siriano&#8221;, per &#8220;una Siria sovrana, unita nella sua diversità e in pace con i propri vicini&#8221;.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/esplosioni-a-damasco-vicino-allhotel-di-macron/">&#8220;Esplosioni a Damasco vicino all&#8217;hotel di Macron&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/esplosioni-a-damasco-vicino-allhotel-di-macron/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Una nera nel treno di suprematisti&#8221;. Ma lei è viva, Iryna no</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/una-nera-nel-treno-di-suprematisti-ma-lei-e-viva-iryna-no/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/una-nera-nel-treno-di-suprematisti-ma-lei-e-viva-iryna-no/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 12:37:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Iryna Zarutska]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Patriot Front]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=330774</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una scena nella metro di Washington diventa il simbolo dell’America “fascista”. Ma a Charlotte Iryna è stata accoltellata a morte su un treno. E lì la narrazione si inceppa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/una-nera-nel-treno-di-suprematisti-ma-lei-e-viva-iryna-no/">&#8220;Una nera nel treno di suprematisti&#8221;. Ma lei è viva, Iryna no</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La differenza tra una fotografia che “spaventa” e una tragedia che uccide è piuttosto importante</strong>. E questa differenza, nell’America del grande teatro mediatico, sembra essere diventata quasi impronunciabile. In queste ore è diventata virale l’immagine di una ragazza nera seduta nella metropolitana di Washington D.C., circondata da militanti mascherati di <strong>Patriot Front</strong>, gruppo suprematista bianco e neofascista. La scena è forte, disturbante, sembra quasi tratta da un film. Centinaia di uomini con il volto coperto, divise tutte uguali, bandiere, simboli, slogan identitari: non esattamente una cartolina rassicurante dell’America del 4 luglio. Il gruppo ha marciato a Washington nella giornata di sabato, con centinaia di esponenti visti anche sui treni della metropolitana. E attenzione: la polizia non ha registrato arresti, denunce o richieste di intervento legate alla manifestazione.</p>
<p>La foto della ragazza, però, ha fatto il resto. In pochi minuti è diventata “la prova”. La prova dell’America di Trump. <strong>La prova del fascismo che torna</strong>. La prova del suprematismo bianco che rialza la testa. La prova, insomma, di tutto ciò che una certa narrazione aveva già deciso di vedere. Ora, chiariamolo subito, così evitiamo il solito processo alle intenzioni: nessuno vuole difendere Patriot Front. Vedere decine di estremisti mascherati dentro un vagone della metro, intorno a una ragazza nera, può anche fare impressione, soprattutto perché non è una scena che vediamo tutti i giorni. Ma il punto è un altro.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fogronlikepage%2Fposts%2Fpfbid02fX9Fnri1cv5Afyfr3Lm6H4PpN6DdL8vRRjQhtXuGeVsa59u1mssjsTWHn1TtAL3pl&amp;show_text=true&amp;width=500" width="500" height="732" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Quella ragazza, per fortuna, è tornata a casa. È uscita da quel vagone sana e salva. Non risulta che sia stata aggredita. Non risulta che sia stata ferita. Non risulta che sia stata toccata. La fotografia può anche essere inquietante, ma il fatto si chiude senza sangue. E ci mancherebbe altro. Iryna Zarutska, invece, non è tornata a casa. E allora forse sarebbe il caso di fermarsi un attimo e chiedersi: perché una foto senza vittime diventa il simbolo dell’Apocalisse democratica, mentre una ragazza davvero morta in metropolitana fatica a trovare lo stesso spazio emotivo, la stessa furia morale, la stessa indignazione universale?</p>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/iryna-uccisa-a-coltellate-su-una-metro-americana-non-avra-giustizia/">Iryna Zarutska aveva 23 anni</a>. Era ucraina. Era scappata dalla guerra, da quel continente dove le persone entrano nei rifugi perché cadono missili, e aveva cercato negli Stati Uniti qualcosa di molto semplice: normalità. Non gloria. Non politica. Non propaganda. Una vita. Il 22 agosto 2025 era a Charlotte, in North Carolina. Viaggiava sulla Lynx Blue Line, la metropolitana leggera della città. Iryna entrò nel vagone, si sedette nella fila davanti a Decarlos Dejuan Brown Jr., 34 anni. Circa quattro minuti dopo, Brown tirò fuori un coltello e la colpì tre volte alle spalle, uccidendola. Tre coltellate. Alle spalle. Senza una lite, senza un diverbio, senza una provocazione.</p>
<p><strong>Iryna era seduta, indifesa</strong>. L’uomo accusato dell’omicidio era già noto alle autorità, aveva un lungo curriculum di arresti e una diagnosi di schizofrenia. Questa è la scena. Non una fotografia simbolica. Non una ragazza spaventata che poi scende alla fermata successiva. Una giovane donna che muore dissanguata su un mezzo pubblico americano. La famiglia di Iryna non ha ricevuto indietro una figlia scossa ma viva. Ha ricevuto una bara.</p>
<p><strong>Ed è qui che il parallelismo diventa insopportabile</strong>. Perché nel caso della ragazza nera circondata dai militanti di Patriot Front, la narrazione corre più veloce dei fatti. Non serve l’aggressione. Non serve il ferimento. Non serve il morto. Basta l’immagine. C’è chi, come Jamie Lee Curtis, che la paragona a Rosa Parks. Basta la composizione della scena. Basta la potenza simbolica: lei nera, loro bianchi, loro estremisti, lei sola. Ed ecco pronta la diagnosi sull’America intera. Nel caso di Iryna, invece, non bastava nemmeno il cadavere.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FJamieLeeCurtis%2Fposts%2Fpfbid0pMSyzo4x2rFUjKZbb64si1rVFB2z6yCmUGi3h18LWechbqtW57BvXAhmJtvAhBVsl&amp;show_text=true&amp;width=500" width="500" height="532" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Bisognava discutere, contestualizzare, aspettare, verificare, capire. Bisognava parlare di salute mentale, di recidiva, di sistema giudiziario, di sicurezza sui mezzi pubblici, di responsabilità delle autorità. Tutte cose importanti, certo. Ma chissà perché la <strong>prudenza</strong> arriva sempre quando la storia non si incastra bene nel copione dominante. Nel primo caso, la ragazza diventa immediatamente un’icona. Nel secondo, Iryna rischia di diventare una pratica scomoda.</p>
<p><strong>Eppure la sproporzione è evidente</strong>. Da una parte abbiamo una scena orribile ma conclusa senza violenza fisica. Dall’altra abbiamo un omicidio brutale, compiuto su un treno, ai danni di una ragazza di 23 anni fuggita da una guerra. Non è questione di minimizzare l’immagine di Washington. È questione di ristabilire una gerarchia della realtà. Perché se tutto è fascismo, se tutto è emergenza, se tutto è “ritorno degli anni Trenta”, poi quando una ragazza viene davvero ammazzata in metro non restano più parole adeguate.</p>
<p>La ragazza della foto ha vissuto un momento angosciante. Iryna Zarutska ha vissuto gli ultimi minuti della sua vita. <strong>E no, non sono la stessa cosa</strong>. Anche perché bisognerebbe porsi delle domande sui due casi ma sono domande scomode. Che non consentono il tweet facile. Che non permettono di indicare subito il mostro ideologico preferito. Costringono a parlare di città insicure, di giustizia debole, di malattia mentale non gestita, di persone pericolose lasciate in strada, di trasporti pubblici dove l’innocente diventa bersaglio casuale. È molto più semplice guardare la foto di Washington e dire: “Ecco l’America razzista”. È molto più difficile guardare il video di Charlotte e dire: “Ecco l’America che non protegge più i suoi cittadini, i suoi lavoratori, le sue ragazze sole su un treno”.</p>
<p>E allora la vera domanda è questa: <strong>siamo ancora capaci di distinguere tra paura e morte?</strong> Perché una società che urla davanti a una fotografia ma balbetta davanti a un omicidio ha un problema. Non perché quella fotografia non sia inquietante. Ma perché l’indignazione, quando perde il senso delle proporzioni, diventa propaganda. La ragazza della metro di Washington è diventata il simbolo di un’America che molti volevano già raccontare come fascista. Iryna Zarutska, invece, è il simbolo di un’America che molti non vogliono raccontare affatto: quella in cui una ragazza può fuggire dalla guerra, trovare lavoro, salire su un treno e morire alle spalle, in silenzio, senza alcun motivo. Quella in cui se la vittima è nera tutti si inginocchiano, se è bianca fischiettano.</p>
<p>La prima storia ci mostra un’immagine d’impatto. La seconda ci mostra una bara. E chi non vede la differenza non sta facendo giornalismo. Sta facendo <strong>narrazione</strong>.</p>
<p>Massimo Balsamo, 6 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/una-nera-nel-treno-di-suprematisti-ma-lei-e-viva-iryna-no/">&#8220;Una nera nel treno di suprematisti&#8221;. Ma lei è viva, Iryna no</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/una-nera-nel-treno-di-suprematisti-ma-lei-e-viva-iryna-no/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>35</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Serve un ordine restrittivo&#8221;. Trump a sorpresa, nuovo attacco a Meloni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/serve-un-ordine-restrittivo-trump-a-sorpresa-nuovo-attacco-a-meloni/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/serve-un-ordine-restrittivo-trump-a-sorpresa-nuovo-attacco-a-meloni/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 06:18:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=330703</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, pubblica un nuovo post contro la premier italiana Giorgia Meloni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/serve-un-ordine-restrittivo-trump-a-sorpresa-nuovo-attacco-a-meloni/">&#8220;Serve un ordine restrittivo&#8221;. Trump a sorpresa, nuovo attacco a Meloni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente degli Stati Uniti, <strong>Donald Trump,</strong> è tornato ad attaccare la presidente del Consiglio, <strong>Giorgia Meloni,</strong> con un post pubblicato sul suo social Truth. Il tycoon ha condiviso una fotografia che lo ritrae accanto alla premier italiana, trasformata in un meme e accompagnata dalla scritta in inglese &#8220;Restraining order needed&#8221; (&#8220;Serve un ordine restrittivo&#8221;).</p>
<p>L&#8217;immagine sembra essere stata scattata durante il recente vertice del G7 di <strong>Évian,</strong> in Francia, appuntamento nel quale i rapporti tra i due leader erano apparsi in fase di distensione. Dopo le tensioni nate dalla posizione assunta dall&#8217;Italia sul conflitto e dalla difesa di Papa Leone XIV in seguito alle dichiarazioni di <strong>Trump,</strong> il clima sembrava infatti essersi rasserenato. Anche a Palazzo Chigi si riteneva che le incomprensioni fossero state almeno in parte superate.</p>
<p>Il nuovo affondo del presidente americano arriva invece in modo inatteso, dopo alcuni giorni di apparente silenzio e senza che nel frattempo si fossero registrati ulteriori elementi di attrito nei rapporti tra Washington e Roma. Al contrario, il governo italiano <strong>aveva dato segnali di disponibilità al dialogo</strong>, partecipando con una propria autorevole delegazione alle celebrazioni dell&#8217;Independence Day organizzate dall&#8217;ambasciata degli Stati Uniti nella capitale.</p>
<p>Il post di Trump ha immediatamente suscitato reazioni nel panorama politico italiano. Tra le più dure quella del leader di Azione, <strong>Carlo Calenda,</strong> che attraverso un messaggio pubblicato su X ha espresso solidarietà alla presidente del Consiglio. &#8220;Trump è un ignobile bullo da quattro soldi. Piena solidarietà alla Presidente del Consiglio&#8221;, ha scritto il senatore, criticando apertamente il comportamento del presidente americano.</p>
<p>Resta difficile comprendere quale sia il reale obiettivo della nuova iniziativa del tycoon. Nelle ultime settimane <strong>Meloni aveva già chiarito di non avere intenzione di alimentare uno scontro pubblico con Trump</strong>, scegliendo di non replicare alle sue precedenti provocazioni. Al momento non vi sono segnali che facciano pensare a un cambio di strategia da parte della premier, che potrebbe continuare a mantenere un profilo prudente.</p>
<p>La vicenda assume particolare rilievo anche perché tra pochi giorni entrambi saranno presenti ad <strong>Ankara</strong> in occasione del vertice della Nato. L&#8217;appuntamento internazionale rappresenterà il primo incontro tra i due leader dopo questa nuova polemica e inevitabilmente attirerà l&#8217;attenzione degli osservatori internazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/serve-un-ordine-restrittivo-trump-a-sorpresa-nuovo-attacco-a-meloni/">&#8220;Serve un ordine restrittivo&#8221;. Trump a sorpresa, nuovo attacco a Meloni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/serve-un-ordine-restrittivo-trump-a-sorpresa-nuovo-attacco-a-meloni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>64</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Putin, tutti i numeri della disfatta</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/putin-tutti-i-numeri-della-disfatta/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/putin-tutti-i-numeri-della-disfatta/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 16:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=330599</guid>

					<description><![CDATA[<p>La guerra portata avanti dalla Russia fa acqua da tutte le parti, il fallimento dello Zar e la crisi interna  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/putin-tutti-i-numeri-della-disfatta/">Putin, tutti i numeri della disfatta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un numero che il Cremlino non metterà sulle veline che la Zakarhova diffonde alla stampa amica nazionale ed internazionale: 1,01. Tanti sono i chilometri quadrati che l&#8217;armata russa ha conquistato in media, ogni giorno, nel giugno del 2026. Un fazzoletto di terra, la misura esatta di un impero che ha scambiato la propria gioventù per il nulla, e che continua a farlo con la coazione a ripetere di chi non sa più fermarsi.</p>
<h2>Il ritmo che inchioda il Cremlino</h2>
<p>L&#8217;offensiva di primavera-estate, annunciata come la spallata risolutiva, si è risolta in <strong>un&#8217;anticlimax grottesco</strong>. A giugno 2026 le forze russe hanno inghiottito 30,42 km² in tutto: 1,01 km² al giorno. Nello stesso mese del 2025 ne conquistavano 481, avanzando a 16,04 km² quotidiani. Nel primo semestre di quest&#8217;anno <strong>hanno occupato appena il 28,43% del territorio</strong> strappato nei primi sei mesi del 2025. Non un rallentamento: un&#8217;implosione. E qui la parola &#8220;offensiva&#8221; diventa guscio semantico svuotato di ogni sostanza.</p>
<h2>Il macello e la matematica</h2>
<p>Dietro quel fazzoletto di terra c&#8217;è il tributo di sangue. Solo a giugno lo Stato Maggiore ucraino conta 39.490 perdite russe: significa circa 1.298 uomini per ogni singolo chilometro quadrato conquistato. Il rapporto di attrito, che per gran parte del conflitto oscillava tra 2 e 3 a 1, è schizzato a quasi 8 a 1 nel primo semestre 2026, complice l&#8217;egemonia ucraina nella guerra dei droni. Il dato dirimente, però, è un altro: per la prima volta dall&#8217;inizio dell&#8217;invasione<strong> la Russia perde più soldati di quanti ne riesca a reclutare</strong>. Oltre 30mila perdite mensili contro circa 27mila arruolati. La clessidra demografica si è capovolta, e Mosca non ha modo di rovesciarla.</p>
<h2>15 scadenze, un fallimento</h2>
<p>Quindici scadenze fissate dal Cremlino per la conquista del Donetsk, dal 2022 a oggi. Tutte disattese. L&#8217;ultima, il 31 dicembre 2026, è già archiviata come velleitaria: mancano circa 5.305 km² e, all&#8217;attuale ritmo, servirebbero anni. L&#8217;ISW è lapidario: gli obiettivi temporali del Cremlino sono scollegati dalla realtà del campo, e <strong>Putin coltiverebbe una percezione distorta dei propri successi</strong>, foraggiato da un apparato che gli rappresenta la geometria del fronte in modo mendace. Il paradosso, degno di un teatro dell&#8217;assurdo: mentre non riesce a espugnare un solo oblast in quattro anni e mezzo, Putin avrebbe ordinato ai suoi generali di pianificare la presa di Kiev. L&#8217;albagia che sfida l&#8217;aritmetica.</p>
<h2>La Crimea che si svuota</h2>
<p>Il gioiello del 2014 è diventato una trappola. Il governatore fantoccio Aksyonov ha proclamato lo stato di emergenza: rete energetica in ginocchio, blackout, razionamento del carburante, penuria idrica. Sul ponte di Kerch, unico cordone ombelicale rimasto con la madrepatria, oltre 2mila veicoli in coda per ore. Ma la direzione è quella dell&#8217;esodo, non del rientro: fuggono turisti, residenti, personale della Flotta del Mar Nero, amministratori dell&#8217;occupazione. <strong>Kiev ha teorizzato la strategia con freddezza chirurgica</strong>: trasformare la penisola &#8220;da penisola in isola&#8221;, recidendo ogni via di rifornimento. La sta realizzando. E le carenze si propagano già al fronte meridionale, dove le forze ucraine sono avanzate nel settore occidentale di Zaporizhzhia.</p>
<h2>Il fronte interno che scricchiola</h2>
<p>La guerra è tornata a casa. Con 303 attacchi ucraini a medio raggio nel solo giugno (erano 210 a maggio), i droni hanno menomato circa il 20% della capacità di raffinazione russa. Dalla metà di giugno la Russia vive una crisi del carburante che Putin, per la prima volta, ha dovuto ammettere pubblicamente, derubricandola a &#8220;deficit temporaneo&#8221; con quel mellifluo understatement che tradisce il nervosismo. Persino il consenso, monolite intoccabile, ha ceduto: <strong>il gradimento presidenziale</strong>, secondo i sondaggi filo-Cremlino,<strong> è sceso dal 74 al 69%</strong>. Poca cosa in assoluto, molto in un sistema che vive di plebisciti bulgari.</p>
<p>In quattro anni e mezzo Putin ha immolato quasi un milione e mezzo di perdite tra i suoi soldati, dissanguato l&#8217;apparato militare-industriale che pretendeva di esibire, piegato l&#8217;economia, trasformato la Russia nel Paese più sanzionato del pianeta e corroso la propria proiezione di potenza: nel vicinato (Armenia, Azerbaigian, Asia centrale, Moldavia), nella regione (la Siria perduta, l&#8217;Iran decapitato) e sullo scacchiere globale (il Venezuela). Tutto questo per un guadagno territoriale che, a questo ritmo, un cartografo misurerebbe con la lente d&#8217;ingrandimento. <strong>Non è una vittoria rimandata</strong>. È una disfatta camuffata da pazienza strategica.</p>
<p>Quando gli storici, tra qualche decennio, si chineranno sulla guerra scatenata da Putin, tireranno le somme di <strong>uno dei tentativi più fallimentari nella storia dell&#8217;umanità</strong>: per quantità di risorse umane e materiali immolate sull&#8217;altare di un&#8217;ossessione imperiale, a fronte di un risultato irrisorio. Napoleone e Hitler, almeno, arrivarono a Mosca prima di sfracellarsi. Putin, che a Mosca già ci sta, non è riuscito nemmeno a completare un oblast. La Storia, che è adusta e non concede sconti, ha già cominciato a scrivere il verdetto. E non sarà anagogico: sarà contabile.</p>
<p>Giulio Galetti, 5 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/putin-tutti-i-numeri-della-disfatta/">Putin, tutti i numeri della disfatta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/putin-tutti-i-numeri-della-disfatta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>49</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un conto da 1200 miliardi per ricostruire i Paesi in guerra: Italia in prima linea</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/un-conto-da-1200-miliardi-per-ricostruire-i-paesi-in-guerra-italia-in-prima-linea/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/un-conto-da-1200-miliardi-per-ricostruire-i-paesi-in-guerra-italia-in-prima-linea/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Dardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2026 15:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[libano]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=330509</guid>

					<description><![CDATA[<p>Messaggio della Premier Meloni all'assemblea di Federagenti: Italia e porti pronti a giocare un ruolo decisivo per ricostruire i Paesi della guerra</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/un-conto-da-1200-miliardi-per-ricostruire-i-paesi-in-guerra-italia-in-prima-linea/">Un conto da 1200 miliardi per ricostruire i Paesi in guerra: Italia in prima linea</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricostruzione. Questo il mantra che dovrebbe ispirare i porti italiani, nella complessa prospettiva di un Mediterraneo che torni ad essere centrale nello scenario dell’interscambio mondiale via mare.</p>
<p>Lo ha affermato con chiarezza <strong>il presidente di Federagenti, Paolo Pessina</strong>, in occasione dell’assemblea annuale della Federazione degli agenti marittimi italiani svoltasi a Civitavecchia. Lo ha rimarcato in una sua lettera inviata allo stesso Pessina, <strong>il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni,</strong> che, dopo oltre 80 anni di sottovalutazione colpevole da parte di politica ed establishment, ha tentato e tenta di far capire al Paese che il mare è la chiave di lettura per il successo e per il rilancio economico dell’Italia.</p>
<p>Italia che – come sempre accade – è bravissima nelle emergenze, ma altrettanto brava a farsi del male quando le opportunità sarebbero sfruttabili e pianificabili; Italia che  ha davanti a sé un’occasione forse irripetibile: non quella di intervenire negli oltre <strong>65 conflitti in atto nel mondo</strong>, tantomeno in quelli in Ucraina, nel Golfo Persico e in Medio Oriente, ma quella di generare, attraverso scelte economiche e infrastrutturali le premesse per accelerare un’opera di ricostruzione finalizzata a riqualificare anche le condizioni di vita, nei Paesi che più duramente sono colpiti dai conflitti.</p>
<p>Le cifre, parziali e purtroppo soggette a una revisione al rialzo, sono di per sé – come emerso nella relazione del Presidente di Federagenti – impressionanti: <strong>l’Ucraina</strong> allo stato attuale prevede di dover investire <strong>588 miliardi di dollari</strong> per ricostruire infrastrutture, centrali elettriche, porti, abitazioni.</p>
<p>Per la <strong>Siria si parla di 216 miliardi di dollari</strong>, per <strong>il Libano</strong> il solo costo del recente conflitto con Israele <strong>supera i 14 miliardi</strong>; mentre <strong>per l’Iran</strong> i danni prodotti dai recenti bombardamenti sforano <strong>quota 350 miliardi</strong>.</p>
<p><strong>Per Gaza un minimo di 80 miliardi. </strong>Complessivamente a spanne, per i soli Paesi nell&#8217;epicentro delle crisi, senza contare la Russia, <strong>un &#8220;conto&#8221;, provvisorio, di oltre 1200 miliardi.</strong></p>
<p>Il che per l’Italia – come rimarcato dalla premier – significa premere sull’acceleratore di quel <strong>Piano Mattei</strong> che comunque, passo dopo passo, sta già producendo risultati importanti anche per le aziende italiane.</p>
<p>Ma ora i riflettori spostano il loro cono di luce sui porti: e dai porti dovranno partire materiali per l’edilizia, carichi eccezionali, centrali elettriche, materiale per gli ospedali.</p>
<p>L’Italia, che vanta una tradizione consolidata nell’engineering, non può farsi trovare impreparata. Dall’assemblea Federagenti è scaturito un segnale forte e chiaro: per raggiungere risultati concreti che significano anche un ruolo internazionale sempre più importante, <strong>bisogna partire dai porti</strong>: i porti che sono e che saranno (come traspariva dal titolo dell’Assemblea di Federagenti)  dovranno essere determinati dalla domanda, non dalla voglia di amministratori locali di fregiarsi dell’ennesimo terminal container, più bello e performante di quello di un porto &#8211;  solo apparentemente concorrente &#8211;  a meno di 100 km di distanza.</p>
<p>I porti dovranno diventare la punta di una lancia di competizione internazionale, e per fare questo – ha sottolineato Pessina, in questo sostenuto anche dal presidente di Assoporti, Roberto Petri – dovranno essere plasmati dal mercato, non da campanilismi o localismi.</p>
<p>E in questo quadro di riferimento si inserisce la sfida per una vera <strong>riforma della portualità</strong> che dovrebbe attribuire poteri di pianificazione a una <strong>Super Authority</strong> centralizzata in grado di compiere specie nel campo delle infrastrutture decisioni di priorità e di concentrazione dei finanziamenti. Finanziamenti che – come emerso dai lavori dell’Assemblea di Civitavecchia – dovranno traguardare un riutilizzo dell’enorme risparmio che caratterizza la struttura economica italiana e favorire anche attraverso l’abbattimento delle strozzature burocratiche, da parte dei grandi <strong>Fondi infrastrutturali</strong> che sino a oggi si sono tenuti ben alla larga dall’Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/un-conto-da-1200-miliardi-per-ricostruire-i-paesi-in-guerra-italia-in-prima-linea/">Un conto da 1200 miliardi per ricostruire i Paesi in guerra: Italia in prima linea</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/un-conto-da-1200-miliardi-per-ricostruire-i-paesi-in-guerra-italia-in-prima-linea/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>16</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mi fa ribrezzo chi vuole la resa di Kiev</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/mi-fa-ribrezzo-chi-vuole-la-resa-di-kiev/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/mi-fa-ribrezzo-chi-vuole-la-resa-di-kiev/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Baldassarri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 18:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=330405</guid>

					<description><![CDATA[<p>Chi tifa Russia è come i Pro Hamas: non possono essere amici miei</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mi-fa-ribrezzo-chi-vuole-la-resa-di-kiev/">Mi fa ribrezzo chi vuole la resa di Kiev</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Kiev</strong> non è un villaggio sperduto in una terra dilaniata da conflitti secolari. <strong>Kiev è una grande capitale europea</strong> abitata da un popolo fiero ed orgoglioso da sempre in prima linea nella difesa del nostro continente dall’imperialismo russo.</p>
<p>Ieri notte Kiev è stata colpita per l’ennesima volta da pesanti bombardamenti che hanno toccato in modo indiscriminato edifici residenziali e perfino un pronto soccorso, provocando decine di morti e feriti. <strong>Io sono orgoglioso della nostra vecchia Europa</strong>, che, nonostante tanti sacrifici e qualche tentennamento, non ha mai fatto mancare il suo sostegno alla martoriata Ucraina che combatte una guerra che, ci piaccia o no, è anche la nostra guerra ed anzi vorrei che si facesse ancora di più.</p>
<p>Mi fanno ribrezzo quelli che vorrebbero la <strong>resa di Kiev</strong> perché così potremmo pagare un po’ meno il gas o per qualche pulsione vetero comunista, che vede in Putin un eroe anziché un criminale. Oggi questo è lo spartiacque anche in Italia per future alleanze: chi sta con Putin e ha in odio i valori dell’Occidente non può essere mio amico. Lo stesso ragionamento vale per i ProPal e gli amici di Hamas e degli ayatollah. Il resto è nulla.</p>
<p>Marco Baldassarri, 3 luglio 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/potra-il-donbass-essere-mai-piu-parte-dellucraina/">Potrà il Donbass essere mai più parte dell’Ucraina?</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mi-fa-ribrezzo-chi-vuole-la-resa-di-kiev/">Mi fa ribrezzo chi vuole la resa di Kiev</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/mi-fa-ribrezzo-chi-vuole-la-resa-di-kiev/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>97</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Crans-Montana, se i Moretti non si fermano e riaprono i locali</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/crans-montana-se-i-moretti-non-si-fermano-e-riaprono-i-locali/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/crans-montana-se-i-moretti-non-si-fermano-e-riaprono-i-locali/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 14:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Crans-Montana]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[Jessica Maric Moretti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=330274</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nonostante una petizione online e la dura opposizione dell'opinione pubblica, i ristoranti potrebbero tornare operativi nelle prossime settimane</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-se-i-moretti-non-si-fermano-e-riaprono-i-locali/">Crans-Montana, se i Moretti non si fermano e riaprono i locali</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A sei mesi dalla tragedia del bar <strong>Le Constellation di Crans-Montana,</strong> costata la vita a 41 persone e con 115 feriti, cresce la protesta contro la possibile riapertura di due ristoranti riconducibili a Jacques e Jessica Moretti, la coppia al centro dell&#8217;inchiesta giudiziaria.</p>
<p>Una petizione lanciata il 12 giugno scorso ha già raccolto oltre<strong> 27mila firme</strong>. L&#8217;obiettivo è chiedere che le attività commerciali dei due imprenditori restino chiuse fino alla conclusione definitiva delle indagini e degli eventuali procedimenti giudiziari. Secondo i promotori, consentire una ripresa dell&#8217;attività rappresenterebbe<strong> un segnale profondamente irrispettoso</strong> nei confronti delle vittime e delle loro famiglie.</p>
<p>Nel testo della petizione, i familiari delle vittime e numerosi cittadini sostengono che non sia possibile<strong> «tornare agli affari come se nulla fosse accaduto»</strong> mentre la magistratura sta ancora accertando responsabilità e dinamica dell&#8217;incendio. La richiesta è quindi quella di sospendere qualsiasi riapertura fino alla conclusione del procedimento giudiziario.</p>
<p>Nel mirino ci sono i ristoranti <strong>Le Vieux Chalet, a Lens, e Le Senso, a Crans-Montana.</strong> L&#8217;ipotesi allo studio prevede che i locali possano riaprire attraverso una gestione affidata a un soggetto terzo, mentre la proprietà resterebbe ai Moretti. Una soluzione che, dal punto di vista giuridico, non sarebbe incompatibile con l&#8217;inchiesta in corso, anche se dovrà ottenere le necessarie autorizzazioni amministrative. L&#8217;obiettivo, spiegano gli avvocati, è <strong>garantire la conservazione del patrimonio delle società,</strong> evitando il rischio di fallimento.</p>
<p>Leggi anche:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-si-chiude-lo-scandalo-delle-fatture-ai-feriti/" target="_blank" rel="noopener">Crans Montana, si chiude lo scandalo delle fatture ai feriti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/jessica-moretti-su-di-noi-falsita-ci-hanno-distrutti-ira-delle-famiglie/" target="_blank" rel="noopener">Jessica Moretti:.Su di noi falsità, ci hanno distrutti. L&#8217;Ira delle famiglie</a></li>
</ul>
<p>I difensori sostengono che la prosecuzione dell&#8217;attività rappresenta anche <strong>una tutela per le stesse vittime</strong>. In caso di dissesto economico delle aziende, infatti, il patrimonio che potrebbe essere destinato a eventuali risarcimenti rischierebbe di ridursi sensibilmente.</p>
<p>Gli avvocati dei Moretti denunciano inoltre un clima di crescente tensione, affermando che dopo la diffusione della notizia della possibile riapertura sarebbero aumentati insulti, <strong>campagne d&#8217;odio sui social</strong> e persino minacce di morte rivolte ai loro assistiti.</p>
<p>Parallelamente prosegue <strong>l&#8217;inchiesta sul devastante incendio scoppiato</strong> nella notte di Capodanno. Jacques e Jessica Moretti sono sottoposti a misure cautelari e rimangono indagati. Nelle scorse settimane sono stati nuovamente interrogati dagli inquirenti e gli accertamenti continuano anche su ulteriore documentazione acquisita dagli investigatori.</p>
<p>Cristina de Palma, 3 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-se-i-moretti-non-si-fermano-e-riaprono-i-locali/">Crans-Montana, se i Moretti non si fermano e riaprono i locali</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/crans-montana-se-i-moretti-non-si-fermano-e-riaprono-i-locali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La spiaggia di Gaza ai tempi del genocidio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-spiaggia-di-gaza-ai-tempi-del-genocidio/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-spiaggia-di-gaza-ai-tempi-del-genocidio/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 10:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Antonino Monteleone]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=330217</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come si entra nel mirino della sinistra antisionista. Il caso Antonino Monteleone</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-spiaggia-di-gaza-ai-tempi-del-genocidio/">La spiaggia di Gaza ai tempi del genocidio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono queste che prendo dal web le immagini di un popolo vittima di <strong>genocidio?</strong> A me sembra inverosimile. Ma chi ha preso per veritiere le cifre fornite da <strong>Hamas</strong> sulle vittime dei <strong>bombardamenti israeliani</strong> e sulla determinazione di Israele di approfittare della strage compiuta da Hamas il 7 ottobre 2023 per sterminare il popolo palestinese, coerentemente pensa che questa spiaggia, questi ombrelloni, questi giochi dei bambini non abbiano nessun valore di smentita. Si rinfrescano per il caldo, scrivono.</p>
<p>Differenza di vedute che non dovrebbe trasformarsi in guerra santa contro chi non la pensa come i proPal, le loro flottiglie, o i sostenitori del buon diritto di Hamas alla resistenza, alla <strong>Francesca Albanese.</strong> E invece “genocidio” è diventata la parola d’ordine che consente il libero accesso alle tutte le manifestazioni pubbliche, dalla sfilata del 25 aprile fino al Gay pride. Chi non è d’accordo viene spregiativamente definito “negazionista” proprio come chi nega l’esistenza dei campi di sterminio nazisti, ed escluso se non bastonato.</p>
<p>Un giornalista come <strong>Monteleone,</strong> che non è un fascista, che non è un falsificatore di immagini (come ha scritto il <em>Fatto</em>) &#8211; il filmato che metto qui sotto è ripreso da <em>Repubblica</em> di una settimana fa, e ce ne sono di simili di un anno fa in pieno “genocidio” &#8211; è messo sotto accusa dal sindacato Rai e dai partiti proPal della sinistra per aver fatto notare l’incongruenza fra i fatti e la parola ‘ordine.<br />
<strong>Monteleone più semplicemente non è omologato alla lingua di legno di gran parte dei giornalisti Rai</strong>, e quindi il sindacato dei giornalisti Rai ne chiede la punizione per il suo post; e la sinistra proPal e proPutin -pardon proPace (sì, Monteleone sostiene pure la resistenza ucraina) ci ricorda che un Pm ha chiesto per lui otto mesi di carcere “per aver diffamato dei magistrati” &#8211; e non lo fa per chiedere che venga ritirata l’abnorme richiesta di carcerazione, no, ma per segnalare la sua inattendibilità; e c’è chi dice che il suo contratto con l’azienda è troppo dispendioso; e i tre membri di sinistra del cda Rai, i consiglieri Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, denunciano la macchia che la presenza di un non allineato lascia sulla “identità“ (l’identità?) di Rai3:</p>
<p>“Quanto all’identità di Rai3 clamorosamente inappropriata è la scelta oggi ufficializzata di affidare ad Antonino Monteleone, attualmente conduttore del Filorosso estivo, ben 9 prime serate del martedì, in autunno, nello spazio che era occupato da Far West. La Rai conferma così di non voler nemmeno provare a riprendersi quel pubblico che negli anni scorsi ha trovato su reti concorrenti un’offerta informativa convincente. È lo stesso giornalista che, ancora in questi giorni, adotta sui suoi social <strong>toni incompatibili con il servizio pubblico</strong>: ma l’azienda, anziché richiamarlo come dovrebbe, lo premia con un nuovo programma”. Articolo 21, mitologico baluardo della libertà di informazione è al loro fianco.</p>
<p>È una caccia all’uomo, alle sue idee, alla libertà di espressione. Duole dirlo, ma è oggi la sinistra italiana.</p>
<p>Marco Taradash, 3 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-spiaggia-di-gaza-ai-tempi-del-genocidio/">La spiaggia di Gaza ai tempi del genocidio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/la-spiaggia-di-gaza-ai-tempi-del-genocidio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>58</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Attentato a Monaco, il mistero di Anastasia B.: la killer ucraina è passata dall&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/attentato-a-monaco-il-mistero-di-anastasia-b-la-killer-ucraina-e-fuggita-in-italia/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/attentato-a-monaco-il-mistero-di-anastasia-b-la-killer-ucraina-e-fuggita-in-italia/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 08:36:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Monacio]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=330259</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mandato di cattura internazionale emesso per una donna considerata l'autrice dell'attentato dinamitardo nel Principato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/attentato-a-monaco-il-mistero-di-anastasia-b-la-killer-ucraina-e-fuggita-in-italia/">Attentato a Monaco, il mistero di Anastasia B.: la killer ucraina è passata dall&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un mandato di cattura internazionale (Red Notice) è stato emesso dall&#8217;Interpol per <strong>Anastasia <b>Berezovska</b></strong>, una donna ucraina di 39 anni, collegata a un attentato avvenuto a <strong>Monaco.</strong> Secondo la Procura di Monaco, la sospettata si è resa responsabile di un attacco con bomba che ha preso di mira l&#8217;uomo d&#8217;affari ucraino <strong>Vadim Ermolaev</strong>, la sua compagna e suo figlio. L&#8217;attacco è avvenuto davanti all&#8217;ingresso del numero 4 di Rue du Révérend-Père Louis Frulla. Anastasia Berezovska, che gode di notorietà per legami con la criminalità organizzata, sarebbe fuggita in Italia subito dopo l&#8217;attentato del 2 luglio 2026.</p>
<h2>Le indagini e la fuga</h2>
<p>Gli investigatori di Monaco hanno ricostruito i dettagli della fuga di Berezovska grazie alle immagini di <strong>numerose videocamere</strong> di sorveglianza. Dopo aver piazzato l&#8217;ordigno, la donna avrebbe lasciato il Principato a piedi, attraversando il confine fino a Beausoleil, in Francia. Qui avrebbe abbandonato un&#8217;auto noleggiata in Germania. Dalla Francia, Anastasia avrebbe poi raggiunto l&#8217;Italia a <strong>Ventimiglia</strong>. <strong>Il luogo esatto dove si trova attualmente non è noto, si ipotizza la Svizzera.</strong> Le autorità stanno ora lavorando con agenti di polizia in diversi Paesi per individuarla.</p>
<p>In una fase iniziale delle indagini, il sospetto attentatore era stato descritto come “un uomo con una giacca nera e un cappello scuro”. Tuttavia, un testimone nei pressi dell&#8217;abitazione di Ermolaev ha fornito informazioni decisive, rivelando che l’autore dell’attentato era <strong>una donna.</strong> Anastasia Berezovska. avrebbe usato un travestimento per non essere riconosciuta immediatamente. I dettagli sul suo aspetto sono stati determinanti nell’identificazione della sospettata.</p>
<p>Secondo la nota dell&#8217;Interpol,m donna ha capelli castani e u<b>n tatuaggio raffigurante un serpente sul braccio destro</b>.</p>
<p>Secondo il procuratore di Monaco, i fatti &#8220;sembrano indicare&#8221; che la sospettata &#8220;non abbia agito da sola&#8221;.</p>
<h2>Chi è Vadim Ermolaev</h2>
<p>Vadim Ermolaev, vittima principale dell&#8217;attacco, è un noto oligarca ucraino con un vasto patrimonio. È una figura controversa per la sua influenza in ambiti finanziari e per avere, secondo alcune fonti, legami con forti tensioni geopolitiche nella regione. Al momento dell&#8217;attentato, Ermolaev si trovava in compagnia della sua compagna e del figlio. L’attacco non ha provocato vittime mortali, ma ha scatenato un&#8217;indagine di ampia portata per garantire la sicurezza nel Principato.</p>
<p>La caccia a Berezovska è attiva a livello mondiale. <strong>Le autorità di Monaco stanno collaborando con l’Interpol e le forze di polizia italiane</strong> e francesi nel tentativo di rintracciarla. La fuga verso l&#8217;Italia ha aggiunto complessità al caso, ritenuto una priorità per gli investigatori. L’abilità con cui la sospettata si è mossa attraverso tre Paesi mostra il suo livello di preparazione e il possibile supporto logistico ricevuto. Tuttavia, i dettagli forniti dalle telecamere e dai testimoni potrebbero essere fondamentali nel suo arresto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/attentato-a-monaco-il-mistero-di-anastasia-b-la-killer-ucraina-e-fuggita-in-italia/">Attentato a Monaco, il mistero di Anastasia B.: la killer ucraina è passata dall&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/attentato-a-monaco-il-mistero-di-anastasia-b-la-killer-ucraina-e-fuggita-in-italia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli Zulù come Vannacci: i neri vogliono la remigrazione dei neri</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/gli-zulu-come-vannacci-i-neri-vogliono-la-remigrazione-dei-neri/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/gli-zulu-come-vannacci-i-neri-vogliono-la-remigrazione-dei-neri/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 12:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=329931</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Sudafrica scoppiano le proteste anti-migranti. Il razzismo non c'entra un fico secco</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/gli-zulu-come-vannacci-i-neri-vogliono-la-remigrazione-dei-neri/">Gli Zulù come Vannacci: i neri vogliono la remigrazione dei neri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le recenti <strong>proteste anti-immigrazione in Sudafrica</strong> offrono una dimostrazione chiara e scomoda ai sostenitori della narrazione dei porti aperti a tutti, endemica solo dell’Europa: le tensioni legate alle migrazioni irregolari non riguardano soltanto l’Occidente o presunte dinamiche di colore della pelle.</p>
<p>In questi giorni lo <strong>Stato africano</strong> ha visto un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine per prevenire gravi disordini durante le manifestazioni organizzate dal gruppo “March and March” e altre realtà sudafricane, a favore di una linea anti-migranti fatta di rimpatri e di provvedimenti duri. Si registrano marce a Johannesburg, Durban, Pietermaritzburg e Città del Capo. Il governo centrale ha ribadito che si tratta di una normale giornata lavorativa, garantendo sì il diritto alla protesta pacifica ma annunciando tolleranza zero per violenze, intimidazioni e blocchi stradali.</p>
<p>Da marzo, quando sono iniziate queste mobilitazioni, si contano almeno quattro morti e oltre 25.000 rimpatri di cittadini stranieri, perlopiù provenienti da altri Paesi africani (prevalentemente Malawi, Zimbabwe, Nigeria, Mozambico). <strong>A manifestare non sono persone “bianche”</strong>: sono invece i sudafricani neri, spesso appartenenti a comunità locali come quella <strong>zulu</strong>, che protestano contro l’immigrazione irregolare da altri Stati del continente. Le motivazioni sono economiche e sociali: disoccupazione oltre il 30%, concorrenza per posti di lavoro, servizi pubblici sotto stress e percezione di aumento della criminalità. Ma davvero? A quanto pare, tutto il mondo è paese. <strong>Molti migranti africani hanno già lasciato la nazione</strong> o si sono rifugiati in campi temporanei, temendo violenze xenofobe.</p>
<p>Questo caso smentisce la narrazione semplificata secondo cui le resistenze alle migrazioni sarebbero esclusivamente un retaggio del “razzismo bianco” o del populismo europeo. In Sudafrica, dove la popolazione è a stragrande maggioranza nera e il governo post-apartheid ha promosso politiche inclusive e talora inclini ad una discriminazione verso i bianchi, le proteste emergono dagli stessi meccanismi osservabili altrove:<strong> pressione su risorse limitate, identità locale e timori di cambiamento rapido</strong>. Simili dinamiche si registrano in Paesi africani come Costa d’Avorio, Kenya o Ghana, dove comunità locali protestano contro flussi da nazioni vicine, e anche in Asia e America Latina.</p>
<p><strong>Allora non è questione di pigmentazione della pelle, ma di numeri, tempi e condizioni</strong>. In Europa le proteste spesso coinvolgono popolazioni autoctone (bianche o meno) contro flussi extra-europei; in Sudafrica invece autoctoni contro africani di altri Stati. Eppure il denominatore comune è l’essere umano che difende il proprio spazio vitale, il proprio lavoro e la propria sicurezza quando percepisce un sovraccarico.</p>
<p>Ignorare questi fatti per ridurre tutto a razzismo impedisce di affrontare la realtà: migrazioni incontrollate generano conflitti trasversali, indipendentemente dal colore. <strong>Il Sudafrica mostra che neppure un contesto più omogeneo sfugge alle logiche di nazionalismo</strong> e difesa del benessere nonché della propria cultura. Urge dunque spiegare ai fan del multiculturalismo che le migrazioni di massa mettono in tensione qualsiasi società quando superano la capacità di integrazione economica, culturale e di welfare. Altro che razzismo…</p>
<p>Alessandro Bonelli, 1° luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/gli-zulu-come-vannacci-i-neri-vogliono-la-remigrazione-dei-neri/">Gli Zulù come Vannacci: i neri vogliono la remigrazione dei neri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/gli-zulu-come-vannacci-i-neri-vogliono-la-remigrazione-dei-neri/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>23</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ma non era una dittatura? Quello che nessuno vuole ammettere su Trump e la Corte Suprema</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ma-non-era-una-dittatura-quello-che-nessuno-vuole-ammettere-su-trump-e-la-corte-suprema/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ma-non-era-una-dittatura-quello-che-nessuno-vuole-ammettere-su-trump-e-la-corte-suprema/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe De Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 06:22:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=329817</guid>

					<description><![CDATA[<p>I giudici dopo i dazi bocciano anche la fine dello Ius Soli. E pensare che doveva essere una Corte a sua immagine e somiglianza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-non-era-una-dittatura-quello-che-nessuno-vuole-ammettere-su-trump-e-la-corte-suprema/">Ma non era una dittatura? Quello che nessuno vuole ammettere su Trump e la Corte Suprema</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri la <strong>Corte Suprema</strong> americana <a href="https://www.nicolaporro.it/corte-suprema-da-ragione-a-trump-divieto-per-atlete-trans-nelle-gare-femminili/" target="_blank" rel="noopener">ha bocciato il decreto esecutivo</a> con cui <strong>Donald Trump</strong> aveva cercato di abolire lo Ius Soli per i figli di immigrati irregolari. Il Tycoon se ne è lamentato (&#8220;rimedieremo con una legge del Congresso&#8221;) e i giornali italiani esultano manco l&#8217;Italia avesse vinto i Mondiali. Ci sta. È stato &#8220;un duro colpo&#8221;. Una &#8220;brutta sconfitta&#8221;. Eccetera, eccetera, eccetera.</p>
<p>Però c&#8217;è qualcosa che non torna, almeno nella narrazione. Ma plasmando la Corte Suprema &#8220;a sua immagine e somiglianza&#8221;, Trump non aveva minato le fondamenta della democrazia americana? Noi ce li ricordiamo, gli articoli indignati e pieni di allarmismo quando il presidente Usa aveva nominato &#8211; come suo pieno diritto &#8211; alcuni giudici della Corte. Lo fecero ai tempi del primo mandato, quando indicò la cattolica <strong>Amy Coney Barrett</strong>, <strong>Neil Gorsuch</strong> e <strong>Brett Kavanaugh</strong>. Allarmi farlocchi, come spesso accade. E la dimostrazione si trova nel fatto che, in questo secondo mandato presidenziale, le toghe &#8220;a vita&#8221; hanno già bocciato, oltre allo Ius Soli, anche i dazi del presunto dittatore.</p>
<p>L&#8217;unico giornale che stamattina ha il buon gusto almeno di notare la stranezza è <em>Repubblica</em>.<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2026/07/01/news/corte_suprema_giudici_fedeli_trump_salva_ius_soli-425443388/?ref=RHLF-BG-P2-S2-T1-r3837" target="_blank" rel="noopener nofollow"> La quale legge nella decisione di ieri uno &#8220;scatto di orgoglio&#8221; del collegio creato &#8220;a immagine e somiglianza del presidente Usa&#8221;</a>. Insomma: se i giudici nominati secondo tutti i crismi da Donald danno ragione all&#8217;attuale presidente (aborto e immunità retroattiva), sono dei venduti; se gli danno torto (dazi, Ius Soli), hanno uno &#8220;scatto di orgoglio&#8221; per non mettere &#8220;a rischio il futuro stesso della democrazia americana&#8221;.</p>
<p>La verità è che Trump ha utilizzato un suo diritto presidenziale, quello di scegliere i giudici non appena si libera un posto, proprio come hanno fatto i suoi predecessori (ad oggi siedono nella Corte anche toghe nominate da <strong>Bush</strong>, <strong>Obama</strong> e <strong>Biden</strong>). E questi, che non sono gli ultimi scemi sulla faccia della terra, giudicano secondo legge e coscienza. Se oggi la Corte è a &#8220;maggioranza conservatrice&#8221; è frutto del caso, che fa morire i giudici, o, alla peggio, di un utilizzo furbesco di regole e regoline sulle audizioni al Senato (l&#8217;ex capo dei senatori repubblicani nel 2016 riuscì a evitare che Obama, poco prima della fine del mandato, nominasse un suo giudice, salvo poi, nel 2020, permettere a Trump di farlo a pochi mesi dalla fine del suo primo giro di giostra). Non vi era alcun disegno criminoso, come dimostra la cronaca.</p>
<p>Il voto di ieri, infatti, è la conferma che gli allarmi lanciati dai media, americani e italiani ma non solo, erano esagerati. Fuori luogo. E strumentali. O forse vogliamo sostenere che una Suprema Corte &#8220;giusta&#8221; sia solo una Suprema Corte con giudici progressisti che dà sempre torto al Tycoon?</p>
<p>Giuseppe De Lorenzo, 1° luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-non-era-una-dittatura-quello-che-nessuno-vuole-ammettere-su-trump-e-la-corte-suprema/">Ma non era una dittatura? Quello che nessuno vuole ammettere su Trump e la Corte Suprema</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/ma-non-era-una-dittatura-quello-che-nessuno-vuole-ammettere-su-trump-e-la-corte-suprema/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>15</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riparte l’assalto giudiziario: Marine Le Pen nel mirino delle toghe</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/riparte-lassalto-giudiziario-marine-le-pen-nel-mirino-delle-toghe/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/riparte-lassalto-giudiziario-marine-le-pen-nel-mirino-delle-toghe/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 05:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[marine le pen]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=329801</guid>

					<description><![CDATA[<p>Perquisizioni in quattro Paesi, nel mirino Marine Le Pen: guarda caso, la giustizia si rimette in moto mentre si avvicinano le urne</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/riparte-lassalto-giudiziario-marine-le-pen-nel-mirino-delle-toghe/">Riparte l’assalto giudiziario: Marine Le Pen nel mirino delle toghe</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo. Quando <strong>Marine Le Pen</strong> rischia di avvicinarsi alla porta dell’Eliseo, ecco che si riaprono i portoni dei tribunali, si accendono le sirene delle procure e partono le perquisizioni. Sarà certamente una coincidenza. Anzi, guai anche solo a domandarsi se il calendario della giustizia possa avere conseguenze politiche. Ma resta un fatto: attorno al Rassemblement National si è aperto un nuovo fronte giudiziario. L&#8217;ennesimo.</p>
<p>Ieri, martedì 30 giugno, sono state effettuate perquisizioni in Francia, Spagna, Italia e Belgio nell’ambito dell’inchiesta della Procura europea sull’<strong>utilizzo dei finanziamenti</strong> destinati al vecchio gruppo Identità e Democrazia, nel quale sedevano gli eurodeputati del Rassemblement National. L’indagine, aperta nel luglio 2025 dopo una relazione degli uffici finanziari del Parlamento europeo, riguarda circa 4,33 milioni di euro che sarebbero stati spesi indebitamente tra il 2019 e il 2024. Il condizionale, in questi casi, non è un fastidioso orpello grammaticale: è la differenza tra un’inchiesta e una condanna.</p>
<p>Le operazioni avrebbero interessato sedi e abitazioni di alcuni fornitori di servizi di comunicazione che hanno lavorato con il partito francese. Il presidente del RN,<strong> Jordan Bardella</strong>, ha assicurato che il movimento non ha nulla da rimproverarsi e che lo dimostrerà. Naturalmente spetterà agli investigatori accertare se le spese contestate fossero davvero irregolari. Ma sul piano politico l’immagine è già servita: perquisizioni, milioni di euro, sospetti, società vicine al partito. La sentenza mediatica, come sempre, corre molto più velocemente di quella giudiziaria.</p>
<p>E non è finita. Nelle stesse ore l’associazione Anticor ha annunciato l’intenzione di chiedere la nomina di un giudice istruttore per indagare su Bardella, accusandolo di avere occupato nel 2015 un presunto impiego fittizio da assistente parlamentare europeo e di avere partecipato alla <strong>produzione di documenti falsi</strong>. Anche in questo caso siamo nel territorio delle accuse, non delle responsabilità accertate. Bardella non è stato condannato né, nella precedente vicenda degli assistenti parlamentari del RN, era stato rinviato a giudizio. Insomma, nel giro di una giornata il Rassemblement National si ritrova stretto tra perquisizioni internazionali, milioni di euro contestati e una nuova offensiva giudiziaria contro il suo presidente. E tutto questo accade mentre Marine Le Pen attende il verdetto più importante della propria carriera politica.</p>
<p>Il 7 luglio la Corte d’appello di Parigi dovrà infatti pronunciarsi sulla <a href="https://www.nicolaporro.it/game-over-per-marine-le-pen-rimane-ineleggibile-alle-prossime-elezioni-presidenziali/">condanna ricevuta in primo grado nel caso degli assistenti parlamentari europei</a>. In gioco non ci sono soltanto una pena, una multa o una controversia contabile. In gioco c’è la possibilità per Le Pen di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027. Il divieto di ricoprire cariche elettive deciso in primo grado, qualora fosse confermato, potrebbe impedirle di partecipare alla corsa per l’Eliseo.</p>
<p><strong>Ed eccoci al punto</strong>. Nessuno sostiene che un politico debba essere immune dalle indagini soltanto perché è popolare, guida i sondaggi o aspira alla presidenza della Repubblica. Sarebbe assurdo. Le regole devono valere per tutti, Marine Le Pen compresa. Ma è altrettanto assurdo fingere che le decisioni giudiziarie riguardanti uno dei principali candidati alla guida della Francia non producano effetti politici giganteschi.</p>
<p>La giustizia può essere formalmente indipendente e, nello stesso tempo, incidere materialmente sulla composizione dell’offerta elettorale. Può stabilire chi è candidabile, chi non lo è, chi arriva alle urne con il peso di un’inchiesta sulle spalle e chi, invece, può presentarsi senza il marchio quotidiano del sospetto. Negarlo significa prendere in giro gli elettori. <strong>Poi c’è il calendario</strong>. Sempre lui. Quel calendario che, curiosamente, sembra conoscere molto bene le scadenze elettorali. Le nuove perquisizioni arrivano sette giorni prima della sentenza d’appello su Le Pen e mentre la Francia entra nel lungo rettilineo che conduce alle presidenziali del 2027. Sarà una coincidenza, ripetiamolo. Ma le coincidenze, quando si accumulano tutte nello stesso corridoio politico, finiscono inevitabilmente per diventare una questione pubblica.</p>
<p>La storia europea recente è piena di procedimenti giudiziari che esplodono, accelerano o tornano sulle prime pagine proprio mentre si avvicinano le consultazioni decisive. Non occorre immaginare oscure riunioni tra toghe e avversari politici per riconoscere il problema. <strong>Basta osservare gli effetti</strong>: la lotta politica si trasferisce dalle piazze e dai parlamenti alle aule giudiziarie; gli elettori discutono meno di immigrazione, tasse, sicurezza e sovranità e molto di più di fascicoli, perquisizioni e interdizioni.</p>
<p>Marine Le Pen ha costruito per anni la propria narrazione sulla contrapposizione tra il voto popolare e l’establishment politico, burocratico e giudiziario. Ogni nuova indagine, anche quando fondata e doverosa, rischia paradossalmente di rafforzare quella rappresentazione. Più si tenta di circondarla con i codici, più una parte dell’elettorato può convincersi che si voglia fermare nei tribunali ciò che non si riesce a fermare nelle urne. Il punto, dunque, non è stabilire oggi se il Rassemblement National abbia ragione o torto nel merito delle contestazioni. Lo faranno, si spera con rigore e senza condizionamenti, i magistrati competenti. Il punto è un altro: la corsa all’Eliseo è già cominciata e, ancora una volta, uno dei protagonisti principali rischia di essere scelto o eliminato non dagli elettori francesi, ma <strong>da una decisione giudiziaria</strong>.</p>
<p>Forse sarà tutto perfettamente legittimo. Forse le accuse cadranno. Forse verranno confermate. Ma una cosa è già evidente:<strong> l’assalto giudiziario attorno a Marine Le Pen è ripartito</strong>. E, come spesso accade, l’orologio della giustizia ha ricominciato a battere proprio mentre si avvicina l’ora delle urne.</p>
<p>Massimo Balsamo, 1 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/riparte-lassalto-giudiziario-marine-le-pen-nel-mirino-delle-toghe/">Riparte l’assalto giudiziario: Marine Le Pen nel mirino delle toghe</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/riparte-lassalto-giudiziario-marine-le-pen-nel-mirino-delle-toghe/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>18</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Corte Suprema dà ragione a Trump: divieto per atlete trans nelle gare femminili</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/corte-suprema-da-ragione-a-trump-divieto-per-atlete-trans-nelle-gare-femminili/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/corte-suprema-da-ragione-a-trump-divieto-per-atlete-trans-nelle-gare-femminili/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 15:24:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=329747</guid>

					<description><![CDATA[<p>La vittoria di Donald sul woke. Ma perde sullo Ius Soli: resta legittimo anche per i figli dei migranti irregolari</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/corte-suprema-da-ragione-a-trump-divieto-per-atlete-trans-nelle-gare-femminili/">Corte Suprema dà ragione a Trump: divieto per atlete trans nelle gare femminili</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Corte Suprema</strong> degli <strong>Stati Uniti</strong> ha deciso di mantenere il divieto per le <strong>atlete transgender</strong> di competere nelle squadre femminili all’interno di scuole e università. Questa decisione conferma le leggi già in vigore in vari Stati, che impongono agli studenti di gareggiare in base al sesso biologico di nascita. Si tratta di una delle linee guida introdotte durante l’amministrazione di Donald Trump e rappresenta una significativa vittoria per il suo schieramento politico.</p>
<p>Grazie a questa sentenza, almeno venti Stati americani guidati da governatori repubblicani, tra cui Idaho e West Virginia, <strong>potranno continuare ad applicare il divieto</strong>. In base a tali regole, sportivi transgender non possono unirsi a squadre femminili alle scuole e università pubbliche. La scelta della Corte conferma che ogni Stato ha il diritto di definire le proprie normative per garantire l&#8217;equità e la sicurezza nei contesti sportivi.</p>
<h2>Il parere del giudice Kavanaugh</h2>
<p>Il giudice <strong>Brett Kavanaugh</strong> ha sottoscritto il parere ufficiale che motiva questa decisione. Kavanaugh ha evidenziato che tra uomini e donne esistono differenze biologiche inerenti a fattori come altezza, peso, forza, velocità, resistenza e capacità di salto. &#8220;Negli sport da contatto, costringere le atlete a competere contro i maschi potrebbe creare rischi significativi per la sicurezza e compromettere l&#8217;equità della gara&#8221;, ha affermato il giudice nel testo ufficiale.</p>
<p>La pronuncia della Corte Suprema arriva in un momento di accesi dibattiti negli Stati Uniti sul ruolo delle persone transgender nello sport. L’argomento è diventato un simbolo di confronto tra diverse ideologie politiche e sociali. Con la conferma delle normative statali, queste regole resteranno operative senza ulteriori limitazioni a livello federale.</p>
<h2>Lo Ius Soli</h2>
<p>Non tutte le decisioni della Corte Suprema fanno però gioire il presidente Usa. La Corte ha infatti respinto un ordine esecutivo firmato da Donald Trump, confermando il principio dello <strong>Ius</strong> <strong>Soli</strong>. Con 5 voti a favore e 4 contrari, il massimo organo giuridico ha dichiarato incostituzionale il provvedimento, che mirava a negare la cittadinanza ai figli nati sul territorio statunitense da genitori privi di regolare status migratorio. Questo principio è sancito dal Quattordicesimo Emendamento della Costituzione americana, adottato nel 1868, che garantisce la cittadinanza a tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti.</p>
<p>A favore del mantenimento dello Ius Soli si sono espressi i giudici John Roberts (presidente della Corte), Sonya Sotomayor, Helena Kagan, Amy Comey Barrett e Ketanji Brown Jackson. Secondo John Roberts, “<strong>la cittadinanza è avere il diritto di avere diritti: quello di partecipare liberamente alla nostra comunità politica</strong>”. Ha aggiunto che il Quattordicesimo Emendamento estende questa promessa a ogni persona nata sul suolo americano. L’ordine esecutivo di Trump, firmato il 20 gennaio 2025, primo giorno del suo secondo mandato, mirava a escludere dal diritto di cittadinanza bambini nati da genitori immigrati irregolari o con permessi temporanei.</p>
<p>Questa sentenza rappresenta una significativa sconfitta per Donald Trump, che aveva inserito l’abolizione dello Ius Soli tra i punti centrali della sua agenda sull’immigrazione. La Casa Bianca aveva argomentato che il Quattordicesimo Emendamento fosse stato interpretato in modo troppo ampio rispetto alle intenzioni originarie. Tuttavia, i giudici supremi hanno ribadito che una modifica di questo tipo richiederebbe un intervento legislativo del Congresso o una revisione costituzionale, elementi che vanno oltre i poteri presidenziali.&#8221;La Corte Suprema ha confermato la cittadinanza per diritto di nascita &#8211; il che è un male per il nostro Paese &#8211; ma possiamo facilmente porvi rimedio al Congresso tramite una legge&#8221;, ha scritto <span class="hilg1">Trump</span> sul suo social Truth. &#8220;Non è necessario alcun emendamento costituzionale. <strong>Il Congresso dovrebbe iniziare oggi stesso a lavorare per porre fine alla cittadinanza per diritto di nascita</strong>, una pratica costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avranno il mio pieno e totale sostegno&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/corte-suprema-da-ragione-a-trump-divieto-per-atlete-trans-nelle-gare-femminili/">Corte Suprema dà ragione a Trump: divieto per atlete trans nelle gare femminili</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/corte-suprema-da-ragione-a-trump-divieto-per-atlete-trans-nelle-gare-femminili/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Ho visto una donna insanguinata e senza piedi&#8221;. Il mistero dell&#8217;attentato nel Principato di Monaco</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-mistero-dellattentato-nel-principato-di-monaco/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-mistero-dellattentato-nel-principato-di-monaco/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 07:38:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=329643</guid>

					<description><![CDATA[<p>La violenta esplosione, l'ordigno chiuso in una borsa, l'oligarca ucraino coinvolgo: cosa sappiamo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-mistero-dellattentato-nel-principato-di-monaco/">&#8220;Ho visto una donna insanguinata e senza piedi&#8221;. Il mistero dell&#8217;attentato nel Principato di Monaco</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una violenta esplosione ha scosso il Principato di Monaco nella serata di lunedì, causando tre feriti, tra cui l&#8217;oligarca ucraino <strong>Vadim</strong> <strong>Ermolaev</strong>. La deflagrazione si è verificata intorno alle 21, all’interno di un edificio residenziale situato tra Boulevard d&#8217;Italie e Rue du Révérend Père Louis Frolla, vicino al confine con la Francia. Oltre a Ermolaev, rimasto gravemente ferito, sono state colpite anche sua moglie e il loro figlio di 13 anni. Quest’ultimo ha riportato ferite meno serie e non è in pericolo di vita. Le autorità monegasche e francesi stanno indagando sull&#8217;accaduto, considerando l&#8217;ipotesi di un attentato premeditato.</p>
<h2>La dinamica dell&#8217;esplosione</h2>
<p>Secondo le prime ricostruzioni, l&#8217;esplosione sarebbe stata causata da un ordigno nascosto in una borsa o in un pacco. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso un uomo sospetto mentre depositava uno zaino nell&#8217;atrio dell&#8217;edificio e si allontanava in direzione di Beausoleil, in Francia. L&#8217;ordigno conteneva bulloni e schegge, progettati per massimizzare i danni. Al momento, non è chiaro se le vittime fossero l’obiettivo mirato o casuale di questo crimine.</p>
<h2>Le vittime e il contesto</h2>
<p>Vadim Ermolaev è un imprenditore ucraino originario di Dnipro, noto per essere tra i più ricchi del suo Paese. È residente a Monaco dal 2020 e dirige il gruppo Alef, attivo in vari settori tra cui agroalimentare, immobiliare e produzione di materiali da costruzione. Nel passato, Ermolaev è stato al centro di controversie per presunti legami commerciali con la Crimea occupata dalla Russia, motivo per cui è stato colpito da sanzioni da parte dell’Ucraina. La moglie di Ermolaev, anch’essa gravemente ferita, e il loro figlio adolescente facevano parte del suo nucleo familiare presente al momento dell’esplosione.</p>
<p>Un testimone ha raccontato a Bfmtv di aver visto &#8220;una donna accasciata e coperta di sangue&#8221;. Si tratta di Silvano Ippolito, residente a Monaco in rue Révérend-Père-Louis-Frolla, presente al momento della deflagrazione. &#8220;Pensavo fosse una fuga di gas, mi sono detto: non è possibile&#8221;, ha raccontato. L&#8217;uomo sostiene di aver visto &#8220;un ragazzino a terra, coperto di sangue, con una persona che cercava di prestargli aiuto&#8221;, oltre a &#8220;una donna accasciata sulle scale del palazzo, completamente insanguinata&#8221; a cui &#8220;mancavano i piedi&#8221;.</p>
<h2>Reazioni istituzionali</h2>
<p>Il principe Alberto II di Monaco ha descritto l&#8217;accaduto come “un crimine efferato” e ha dichiarato che “il Principato rimarrà unito di fronte alla violenza”. Christophe Mirmand, ministro di Stato, ha confermato che si sta lavorando in collaborazione con i servizi di intelligence per identificare il responsabile e garantire la sicurezza nel Principato. Lo stesso Mirmand ha aggiunto: “È molto probabile che si tratti di un attentato”. Si tratta di un evento senza precedenti nella storia recente del Principato di Monaco.</p>
<h2>Interventi di soccorso e indagini</h2>
<p>Circa cinquanta vigili del fuoco, con il supporto di rinforzi francesi, sono intervenuti rapidamente sul luogo dell’esplosione. Sono stati inoltre mobilitati 84 agenti per mettere in sicurezza l’intera area. Le autorità locali hanno attivato il cosiddetto “piano rosso,” previsto in caso di eventi violenti con numerose vittime potenziali. Le indagini sull&#8217;accaduto proseguono, con un’attenzione particolare alle immagini delle telecamere di sorveglianza e al profilo delle vittime per individuare possibili motivazioni dietro l’attentato.</p>
<h2>Un crimine che scuote il Principato</h2>
<p>L’episodio rappresenta un duro colpo per la calma che da sempre caratterizza il Principato di Monaco. Le autorità collaborano con i servizi di sicurezza francesi per ricostruire il contesto e individuare il responsabile, ancora in fuga. La comunità locale e internazionale segue con attenzione gli sviluppi di questa vicenda, che ha portato alla luce un’inaspettata vulnerabilità in uno dei luoghi più esclusivi del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-mistero-dellattentato-nel-principato-di-monaco/">&#8220;Ho visto una donna insanguinata e senza piedi&#8221;. Il mistero dell&#8217;attentato nel Principato di Monaco</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/il-mistero-dellattentato-nel-principato-di-monaco/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>10</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sparatoria in Germania: &#8220;Ci sono diversi morti&#8221;. Fermati un uomo e una donna</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sparatoria-in-germania-ci-sono-diversi-morti/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/sparatoria-in-germania-ci-sono-diversi-morti/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 12:04:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=329492</guid>

					<description><![CDATA[<p>La tragedia in un centro giovanile. Due sospetti fermati. I morti salgono a sei</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sparatoria-in-germania-ci-sono-diversi-morti/">Sparatoria in Germania: &#8220;Ci sono diversi morti&#8221;. Fermati un uomo e una donna</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sei persone sono morte in una sparatoria avvenuta nel centro di Stade, città della <strong>Bassa Sassonia,</strong> in <strong>Germania:</strong> un centro di 50 mila abitanti ai confini con Amburgo.</p>
<p><strong>ORE 14</strong></p>
<p>Un portavoce della polizia ha dichiarato che sono stati esplosi diversi colpi d&#8217;arma da fuoco e che ci sono numerose vittime. Al momento le autorità non hanno reso noto il possibile movente della sparatoria né chiarito il contesto dell&#8217;accaduto. Stando alla Bild e a Ntv, la sparatoria sarebbe avvenuta in un centro giovanile: sulla Dankersstraße, la strada palcoscenico della strage, si trova un centro di accoglienza per ragazze incinta, giovani madri e minorenni.</p>
<p><strong>AGGIORNAMENTO ORE 15</strong></p>
<p>Attraverso i propri canali social, la polizia di Lüneburg ha chiesto alla popolazione di <strong>evitare la zona interessata</strong>. Le indagini proseguono e sono attesi ulteriori aggiornamenti nelle prossime ore. &#8220;Secondo quanto emerso dalle indagini, un omicidio è avvenuto in una struttura di accoglienza per minori in Dankersstrasse, provocando diverse vittime. Cinque persone sono morte e diverse altre sono rimaste ferite. Nell&#8217;ambito delle immediate operazioni di ricerca e intervento, sono stati arrestati due sospetti, tra cui il presunto autore della sparatoria. Le indagini per ricostruire la dinamica dei fatti e la sequenza esatta degli eventi sono in corso. Non sussiste alcun pericolo per la popolazione&#8221;, ha scritto sui propri canali la polizia.</p>
<p><strong>AGGIORNAMENTO ORE 17</strong></p>
<p>In un successivo aggiornamento ai media, la polizia ha spiegato che sono tutte adulte le cinque persone morte: in base ai primi riscontri, si sarebbe trattato di &#8220;omicidio in una struttura di assistenza per minori&#8221;. Le identità dei due fermati non sono state rivelate e il movente dell&#8217;attacco è ancora ignoto. &#8220;Secondo le prime indagini, l&#8217;autore del reato, già arrestato in precedenza, è il principale sospettato. <strong>Altre due persone sono attualmente sotto inchiesta</strong>. Il loro coinvolgimento nel crimine è oggetto di indagine. Al momento, cinque persone sono morte sul posto e una sesta è deceduta in ospedale a causa delle ferite riportate. Tutte le vittime erano maggiorenni&#8221;. Le due donne fermate con l&#8217;uomo sospettato del crimine, secondo quanto si evince, erano conoscenti del principale indagato.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sparatoria-in-germania-ci-sono-diversi-morti/">Sparatoria in Germania: &#8220;Ci sono diversi morti&#8221;. Fermati un uomo e una donna</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/sparatoria-in-germania-ci-sono-diversi-morti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>24</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il grande abbaglio degli utili idioti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-grande-abbaglio-degli-utili-idioti/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-grande-abbaglio-degli-utili-idioti/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 09:47:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Ali Khamenei]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=329294</guid>

					<description><![CDATA[<p>Così la rivoluzione di Khomeini in Iran venne agevolata da chi pensava di poterlo poi contenere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-abbaglio-degli-utili-idioti/">Il grande abbaglio degli utili idioti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>1 febbraio 1979. <strong>Khomeini</strong> scende dalla scaletta a Teheran e un fronte compatto lo acclama: il Fronte Nazionale laico, i comunisti del Tudeh, i Fedayyin marxisti, i Mojahedin e le femministe. Tutti convinti di cavalcare la rivoluzione khomeinista per poi guidarla. Una abduzione su premesse mai verificate, e Il conto arrivò in fretta.</p>
<p>La scelta di una repubblica come forma di <strong>Stato</strong> apparve in un primo momento, agli occhi di chi osservava il fenomeno iraniano dall&#8217;esterno e a molti iraniani stessi, come un passo fondamentale verso un futuro indipendente e pacifico. A strettissimo giro, vennero prese decisioni come la creazione paramilitare dei Pasdaran, e come la gestione del caso diplomatico dell&#8217;attacco all&#8217;ambasciata statunitense a Teheran, che resero evidente che l&#8217;amministrazione dello Stato iraniano non avrebbe avuto nulla a che fare con parole come repubblica, pace e volontà popolare.</p>
<p>,<br />
Il 7 marzo 1979 <strong>Khomeini</strong> decreta il <strong>velo obbligatorio.</strong> Il giorno dopo oltre 100.000 donne invadono Teheran e manifestano per sei giorni, aggredite con coltelli e pietre al grido di &#8220;o il velo o un colpo in testa&#8221;. Con loro Kate Millett e la delegazione di Simone de Beauvoir, mentre Michel Foucault, estasiato, legittimava la teocrazia. La prima resistenza fu schiacciata in poche settimane nel sangue.</p>
<p>,<br />
Qui il paradigma si fa esecrabile. <strong>Noureddin Kianouri,</strong> segretario del Tudeh dal gennaio 1979, dichiarò a Newsweek che Khomeini &#8220;svolge un ruolo totalmente progressista&#8221;. Tudeh e Fedayyin di maggioranza appoggiarono il regime con albagia ideologica, denunciando come &#8220;controrivoluzionari&#8221; i Mojahedin avviati al patibolo, di cui applaudirono le esecuzioni. Fino al 1983: partito al bando, oltre 1.000 arresti, circa 200 giustiziati. Tra aprile e maggio le confessioni televisive, con Kianouri che teneva le mani sotto al tavolo: gliele avevano spezzate sotto tortura. Khomeini lo liquidò come &#8220;un serpente maculato&#8221;.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-politica/lo-scandaloso-silenzio-sulle-vittime-lgtb-del-regime-iraniano/">Lo scandaloso silenzio sulle vittime Lgtb del regime iraniano</a></li>
</ul>
<p>Nemmeno la cerchia intima si salvò. <strong>Abolhassan Banisadr,</strong> primo Presidente eletto il 25 gennaio 1980 con il 76% dei voti, pupillo di Khomeini, viene messo in stato d&#8217;accusa il 21 giugno 1981 e fugge a Parigi. Sadegh Ghotbzadeh, interprete dell&#8217;Imam in esilio e poi ministro degli Esteri, è giustiziato il 16 settembre 1982 per complotto contro Khomeini. Mehdi Bazargan, capo del governo provvisorio, si era già dimesso nel novembre 1979, travolto come un fuscello per essersi opposto al ruolo egemonico dei Pasdaran.</p>
<p>Il 20 giugno 1981 i Mojahedin scendono in piazza contro la destituzione di Banisadr. I <strong>Pasdaran</strong> sparano sulla folla: una cinquantina di morti. Khomeini bolla gli oppositori come apostati (murtad) e ipocriti (munafiqin), formula teologica che spalanca le porte del boia. Il giorno dopo il poeta Saeed Soltanpour e 14 dissidenti di sinistra vengono fucilati. Nei massacri del 1981-82 i più colpiti hanno tra gli 11 e i 24 anni.</p>
<p>Lo schema è sempre il medesimo, tetragono nella sua tragicità. Chi presta a un movimento assolutista la patente di &#8220;progressista&#8221; crede di strumentalizzarlo, e invece ne diventa la prima portata di un Menù che si protrae per decenni. L&#8217;errore è gnoseologico: pilotare un potere che non riconosce alcun &#8220;domani&#8221; diverso da sé. Il callido finisce stritolato dal protervo come in una favola di Gialal ad-Din Rumi</p>
<p>Il Tudeh non fu divorato per primo. Fu divorato per ultimo, perché collaborò più a lungo e più servilmente di tutti. È la nemesi del compagno di strada: applaudire il patibolo altrui, certi di esserne esentati, fino al giorno in cui vedi la lama dalla parte del palco. Un velleitarismo che, mutate le bandiere, attraversa i decenni intatto fino a noi.</p>
<p>Giulio Galetti, 28 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-grande-abbaglio-degli-utili-idioti/">Il grande abbaglio degli utili idioti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/il-grande-abbaglio-degli-utili-idioti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>17</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Un francese su tre è straniero. Voi autoctoni bianchi avete perso&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/un-francese-su-tre-e-straniero-voi-autoctoni-bianchi-avete-perso/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/un-francese-su-tre-e-straniero-voi-autoctoni-bianchi-avete-perso/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 18:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=329224</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fanno discutere le dichiarazioni della deputata francese di LFI: "Dimenticate le vostre strategie di sopravvivenza"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/un-francese-su-tre-e-straniero-voi-autoctoni-bianchi-avete-perso/">&#8220;Un francese su tre è straniero. Voi autoctoni bianchi avete perso&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono i <strong>Mondiali muscolari di Trump</strong>, quelli fluidi di Infantino e poi ci sono i Mondiali della realtà e la realtà è che le 48 Nazionali coinvolte sono tutte africane o direttamente o per sostituzione. A seguire gli incontri sale un brivido, “ma noi cristiani europei ci siamo ancora?”. Come ha detto la deputata francese bianca di estrema sinistra Clémence Guetté: “Un francese su 3 ha origini straniere, dimenticate le vostre ultime strategie di sopravvivenza, voi francesi autoctoni bianchi avete perso”. La Guetté sarà un’esaltata ma ha la ragione della realtà e sta dicendo qualcosa che anche ai Mondiali si constata: non è più sostituzione ma estinzione, una colonizzazione che non risparmia nessuno, ci sono partite surreali dove la squadra più omogenea è quella che non dovrebbe esserlo,<strong> la Francia è la rappresentativa più afromagrebina al mondo</strong>, surclassa le africane indigene. Il che porta precise conseguenze, effetti inevitabili, il primo dei quali è l’islamizzazione. Già, ci sono i Mondiali delle chiacchiere e dei valori, delle inclusioni e delle televisioni e poi arrivano i Mondiali della realtà che ha una voce sola, la voce della pretesa accolta.</p>
<p>Ha un bell’annunciare la <strong>Fifa</strong> la bandiere Arcobaleno, <a href="https://www.nicolaporro.it/se-il-pride-si-puo-annullare-per-il-match-islamico/" target="_blank" rel="noopener">le manifestazioni Lgbt a Seattle, l’evento gender che sa di provocazione coinvolgendo la partita tra Iran e Egitto, due tra i Paesi più feroci contro gli omosessuali</a>; ha un bello sbandierarlo la stampa internazionale, la solita <em>Repubblica</em> con la Emanuela Audisio che rimane indietro: lei ancora lì che esulta ma la Fifa ha già fatto marcia indietro, ha subito cancellato l’arcobaleno dallo stadio, che non se ne parli più, che non se ne parli proprio.</p>
<p>E il motivo è chiaro anche se nessuno ha il permesso di dirlo, è che <strong>nei Mondiali islamizzati i valori “inclusivi” e opportunistici di Infantino e della lobby gender non trovano posto</strong>, entrambe le formazioni si sarebbero rifiutate di scendere in campo e con piena ragione, se accettano tornano in patria già senza le teste e i rispettivi Paesi hanno fatto sapere che non si sarebbero limitati a proteste formali, diplomatiche, di facciata ma sarebbero partite subito le rappresaglie e se del caso le stragi nella pancia dell’America. Problema risolto!</p>
<p>Poi possiamo consolarci osservando che non è una gran perdita, che la pagliacciata dei cuoricini arcobaleno ai Mondiali sarebbe insopportabile, che il giro lgbt dovrebbe avviare una seria riflessione al suo interno visto che le coppie omosessuali responsabili di torture inenarrabili ai figli comperati erano tutte di militanti e facoltosi militanti: Gli orchi del piccolo Preston, il cui martirio ha appena fatto inorridire il mondo, James Varley, ex maestro di scuola, non a caso, e John McGowan-Fazakerley erano famosi nella loro “comunità” come lo erano i “mariti” americani William e Zachary Zulock, attivisti Lgbt+ condannati a un secolo di galera cadauno per aver sodomizzato i loro bambini quando avevano appena tre e cinque anni, come lo era la coppia lesbo di Muskogee, Oklahoma, Rachel Stevens, 28 anni, e Kayla Jones, 25, che usavano prendere a martellate, a frustate e a cinghiate i “figli”, provocando a Rachel, 5 anni, colpi apoplettici e convulsioni. Esiste una casistica sconfinata e la faccenda atroce è che si punta a sdoganare tutto questo rendendo lecite le pratiche più aberranti quanto a ordinazioni e acquisto di feti, di neonati, di affidi.</p>
<p>Resta il fatto che a prevalere è come sempre l’altra ortodossia, è <strong>l’Islam fanatico che non ammette pluralismi valori</strong>, che “si offende”. L’Islam si offende per qualsiasi cosa, anche se i genitori di una vittima piangono, chiedono giustizia. C’è stata una scena surreale, ma agghiacciante alla fine di una partita che impegnava il Marocco: in mondovisione, uno dei suoi calciatori esce levando gli occhi al cielo e recitando, come pare sia stato facilmente percepito, il versetto della Sura coranica 47:4 “Quando vi troverete di fronte agli infedeli, colpiteli al collo”. Per essere più chiaro, mima il gesto della gola tagliata e viene abbracciato dai compagni maranza. Sulla scena è calata una pesante cortina di censura, nessuno se n’è accorto, salvo quelli che hanno messo tutto su X che non a caso si pretende di spegnere. Qui l’Islam mozzateste non si è offeso, qui si è esaltato. Mentre se un improbabile giocatore cristiano cattolico esce facendosi il segno di croce arrivano i guai, i moniti, le polemiche, le promesse della Fifa che non accadrà più: l’Islam si è offeso.</p>
<p>Max Del Papa, 27 giugno 2026</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">L&#39;extrême droite veut empêcher les Français de se marier avec des personnes étrangères.<br><br>Voilà jusqu&#39;où va leur petit agenda raciste. <a href="https://t.co/o50cmYWO8W">pic.twitter.com/o50cmYWO8W</a></p>&mdash; Clémence Guetté (@Clemence_Guette) <a href="https://x.com/Clemence_Guette/status/2070079795455471807?ref_src=twsrc%5Etfw">June 25, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/un-francese-su-tre-e-straniero-voi-autoctoni-bianchi-avete-perso/">&#8220;Un francese su tre è straniero. Voi autoctoni bianchi avete perso&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/un-francese-su-tre-e-straniero-voi-autoctoni-bianchi-avete-perso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>63</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caldo record? Bruxelles spegne l’aria condizionata ai dipendenti (ma non a Ursula)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/caldo-record-bruxelles-spegne-laria-condizionata-ai-dipendenti-ma-non-a-ursula/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/caldo-record-bruxelles-spegne-laria-condizionata-ai-dipendenti-ma-non-a-ursula/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 12:39:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[commissione ue]]></category>
		<category><![CDATA[condizionatori]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
		<category><![CDATA[ursula Von der Leyen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=329182</guid>

					<description><![CDATA[<p>Caldo record a Bruxelles: la Commissione spegne l’aria condizionata ai dipendenti, ma Ursula von der Leyen resta al fresco</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caldo-record-bruxelles-spegne-laria-condizionata-ai-dipendenti-ma-non-a-ursula/">Caldo record? Bruxelles spegne l’aria condizionata ai dipendenti (ma non a Ursula)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è qualcosa di meravigliosamente europeo nel modo in cui la Commissione di U<strong>rsula von der Leyen</strong> affronta le emergenze. Quando il continente brucia, Bruxelles produce linee guida. Quando i cittadini boccheggiano, arriva una circolare. Quando infine si rompe l’aria condizionata, si scopre che anche la solidarietà climatica procede per piani: dal primo al settimo si suda, dall’ottavo in su si governa.</p>
<p>È accaduto al Berlaymont, il quartier generale del governo europeo. A causa dell’ondata di caldo, <strong>il sistema di raffreddamento è stato spento nei primi sette piani dell’edificio</strong>. Stop ai condizionatori, in altri termini. Ai dipendenti è arrivato un messaggio urgente: niente aria fresca per il resto della giornata. Peccato che gli uffici dei commissari si trovino prevalentemente dall’ottavo piano in su, mentre la von der Leyen domina il continente dal tredicesimo. Come racconta <em>Politico.eu</em>, alcuni funzionari <strong>hanno definito la situazione “feudale” e una “vergogna”</strong>. Feudale? Ma no, non esageriamo. Nel Medioevo almeno il signore non organizzava conferenze sulla necessità di ridurre le disuguaglianze termiche tra il castello e le campagne. La scena è perfetta. Sotto, i funzionari di serie B fanno la sauna istituzionale. Sopra, l’aristocrazia comunitaria continua a discutere di transizione ecologica con il climatizzatore acceso. Tutto molto sostenibile, soprattutto per chi sta al tredicesimo piano.</p>
<p>Naturalmente non sappiamo quale fosse la temperatura esatta nell’ufficio della presidente. Magari la von der Leyen soffriva più degli altri. Magari il suo condizionatore era regolato a una francescana temperatura di 25 gradi. Magari lavorava avvolta in un plaid, sacrificandosi per l’Europa. <strong>Ma il simbolo resta irresistibile</strong>: la Commissione che predica austerità energetica, edifici efficienti e sacrifici climatici si ritrova divisa tra i piani bassi senza refrigerazione e quelli alti in cui si sta al fresco. <strong>È il Green Deal in versione condominiale</strong>. Ai dipendenti erano già stati dispensati i consigli indispensabili della burocrazia illuminata: evitare di uscire nelle ore più calde, bere regolarmente e cominciare a lavorare prima. Manca soltanto “respirare con moderazione” e il manuale di sopravvivenza può dirsi completo.</p>
<p>Il funzionario europeo, evidentemente, senza una comunicazione ufficiale non sa che con quaranta gradi è opportuno bere acqua. Forse attendeva un regolamento delegato che stabilisse il numero massimo di sorsi consentiti, la dimensione armonizzata del bicchiere e l’etichetta energetica della borraccia. Il problema, però, non riguarda soltanto il ridicolo quotidiano di Bruxelles. Riguarda <strong>il metodo</strong>. Da anni le istituzioni europee spiegano ai cittadini come devono riscaldare le case, raffreddare gli uffici, guidare l’automobile, ristrutturare gli edifici, produrre energia e persino cucinare. Tutto nel nome di obiettivi superiori, corredati da scadenze, divieti e costi che qualcun altro dovrà pagare. Poi arriva un’ondata di caldo e scopriamo che molti edifici pubblici non sono attrezzati, che una parte dei treni belgi non dispone di aria condizionata e che il Parlamento europeo rischia blackout perché il sistema di raffreddamento consuma troppo. <strong>Insomma, l’Europa che vuole riprogettare il clima del pianeta fatica a climatizzare i propri palazzi</strong>.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/meno-spesa-vuol-dire-meno-europa-il-piano-di-ursula-per-lue-che-verra/">“Meno spesa vuol dire meno Europa”. Il piano di Ursula per l’Ue che verrà</a></li>
</ul>
<p>Non è una questione di essere favorevoli o contrari all’aria condizionata. Con certe temperature, il condizionatore non è il giocattolo consumistico descritto da qualche sacerdote della decrescita: è uno strumento che consente alle persone di lavorare, dormire e, in alcuni casi, non finire all’ospedale. Il punto è un altro: chi impone agli altri costosissime trasformazioni dovrebbe almeno dimostrare di saper gestire un impianto di raffreddamento. E invece no. Bruxelles funziona così: gli obiettivi sono epocali, l’esecuzione è da amministrazione condominiale. Si annuncia la neutralità climatica, ma si litiga sul termostato. Si promette la rivoluzione industriale, ma saltano i condizionatori. Si invocano sacrifici collettivi, possibilmente distribuiti dal primo al settimo piano.</p>
<p>La frase “è come il feudalesimo” pronunciata da un dipendente del Berlaymont è forse la migliore sintesi involontaria dell’Unione contemporanea. Non perché a Bruxelles esista davvero una corte medievale, ma perché<strong> la distanza tra governanti e governati è diventata anche fisica</strong>. Chi prende le decisioni sta in alto, chi ne sopporta le conseguenze, spesso, sta in basso. Ursula von der Leyen predica bene. Parla di responsabilità condivisa, resilienza, giustizia climatica e solidarietà europea. Ma quando il caldo entra nel palazzo, la solidarietà sembra fermarsi al settimo piano. Al tredicesimo, invece, soffia ancora il vento fresco dell’integrazione.</p>
<p>Massimo Balsamo, 27 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/caldo-record-bruxelles-spegne-laria-condizionata-ai-dipendenti-ma-non-a-ursula/">Caldo record? Bruxelles spegne l’aria condizionata ai dipendenti (ma non a Ursula)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/caldo-record-bruxelles-spegne-laria-condizionata-ai-dipendenti-ma-non-a-ursula/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>26</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I green bombardano pure il fresco: &#8220;Climatizzatori ovunque? Sono inorridita&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-green-bombardano-pure-il-fresco-climatizzatori-ovunque-sono-inorridita/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/i-green-bombardano-pure-il-fresco-climatizzatori-ovunque-sono-inorridita/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 09:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza caldo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=329154</guid>

					<description><![CDATA[<p>Bufera sulla ministra della Transizione ecologica che critica l’uso diffuso dell’aria condizionata e scatena la polemica mentre il Paese affronta temperature record</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-green-bombardano-pure-il-fresco-climatizzatori-ovunque-sono-inorridita/">I green bombardano pure il fresco: &#8220;Climatizzatori ovunque? Sono inorridita&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la Francia alle prese con un’ondata di caldo eccezionale e 61 dipartimenti in allerta rossa per le temperature estreme, stanno facendo discutere le dichiarazioni della ministra della Transizione ecologica, <strong>Monique Barbut,</strong> che ha criticato l’idea di ricorrere massicciamente alla climatizzazione come risposta al caldo.</p>
<p>Durante una visita ad AirParif, l’ente che monitora la qualità dell’aria nell’area di Parigi, la ministra si è detta «inorridita» da chi propone di «mettere l’aria condizionata ovunque». «<strong>Pensate davvero che questo impedirà un incendio boschivo?</strong> Che salverà i raccolti? Che eviterà la morte degli animali? Cosa risolverebbe? Niente. Questa non è adattamento al cambiamento climatico», ha affermato.</p>
<p>Barbut ha comunque precisato che la climatizzazione può rappresentare <strong>una misura d’emergenza</strong> per proteggere le persone durante le ondate di calore più intense, ma ha ribadito che non può essere considerata una vera strategia di adattamento climatico, che richiede invece interventi strutturali e di lungo periodo.</p>
<p>Le sue parole hanno acceso il dibattito proprio mentre il caldo estremo mette sotto pressione ospedali, scuole, trasporti e abitazioni. Per molti, infatti, in estati che ormai superano sempre più spesso i 40°C,<strong> l’aria condizionata non è più un lusso,</strong> ma una necessità per tutelare la salute delle persone più fragili.</p>
<p>Non è la prima volta che le dichiarazioni della ministra suscitano polemiche. Lo scorso 24 giugno, Barbut aveva parlato di una “relativa pausa” nell’intensa ondata di calore prevista per la settimana successiva, segnalando però anche <strong>l&#8217;alta probabilità” di una nuova ondata</strong> nella prima settimana di luglio, con temperature estreme che potrebbero protrarsi fino al 14 luglio.</p>
<p>Un’uscita che aveva già gettato nel panico l’opinione pubblica francese, già alle prese con <strong>l’allerta rossa</strong> per il caldo che interessa gran parte del Paese, e che ha creato imbarazzo anche all’interno dell’esecutivo.</p>
<p>La portavoce del governo, <strong>Maud Bregeon,</strong> è intervenuta successivamente in conferenza stampa con una replica ironica alla collega, raccomandando “cautela quando si discutono le previsioni del tempo”.</p>
<p>Cristina de Palma, 27 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-green-bombardano-pure-il-fresco-climatizzatori-ovunque-sono-inorridita/">I green bombardano pure il fresco: &#8220;Climatizzatori ovunque? Sono inorridita&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/i-green-bombardano-pure-il-fresco-climatizzatori-ovunque-sono-inorridita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>24</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Orrore Louis, spunta un altro video choc: gli aggressori lo avevano già picchiato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/orrore-louis-spunta-un-altro-video-choc-gli-aggressori-lo-avevano-gia-picchiato/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/orrore-louis-spunta-un-altro-video-choc-gli-aggressori-lo-avevano-gia-picchiato/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 10:18:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[Louis]]></category>
		<category><![CDATA[pestaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328917</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nuovi dettagli sul caso del 17enne francese: video di precedenti violenze circolavano sui social e gli aggressori avrebbero continuato a umiliarlo anche dopo il linciaggio fatale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/orrore-louis-spunta-un-altro-video-choc-gli-aggressori-lo-avevano-gia-picchiato/">Orrore Louis, spunta un altro video choc: gli aggressori lo avevano già picchiato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Emergono nuovi dettagli sul caso di <strong>Louis, il 17enne morto</strong> dopo un violento pestaggio avvenuto nella notte tra il 19 e il 20 giugno. Secondo quanto riportato da diverse fonti francesi, il ragazzo sarebbe stato vittima di <strong>una prima aggressione</strong> già intorno al 12 giugno da parte degli stessi adolescenti che, pochi giorni dopo, lo avrebbero massacrato di botte.</p>
<p>In un video circolato sui social, Louis appare mentre <strong>viene insultato, umiliato e colpito</strong> da un gruppo di giovani. Gli aggressori avrebbero poi pubblicato le immagini su Instagram, trasformando le violenze in un vero e proprio spettacolo online.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">Info 100%Frontières - Une première agression a précédé le tabassage mortel de Louis, 17ans. Le 12 juin, Louis a été violemment agressé, frappé et laissé inconscient au sol. Une vidéo de cette agression est encore visible dans la story à la Une de l’un de ses agresseurs.<br><br>Selon…</p>&mdash; Jules Laurans (@Jules_Laurans) <a href="https://x.com/Jules_Laurans/status/2070082638602264831?ref_src=twsrc%5Etfw">June 25, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
<p>Secondo le ricostruzioni, il ragazzo <strong>si era rivolto alla polizia</strong> per denunciare le aggressioni subite ed era stato ascoltato dagli investigatori. Per questo motivo gli inquirenti stanno valutando anche la pista della <strong>vendetta</strong>: il pestaggio mortale potrebbe essere stato una ritorsione per la denuncia presentata alle autorità.</p>
<p>Nel video della precedente aggressione, si sente <strong>Louis dire &#8220;sono desolato, scusate&#8221;</strong> mentre i suoi aguzzini lo ricorrono e tirano schiaffi urlando &#8220;Wallah, corri corri&#8221; buttandolo a terra senza pietà.</p>
<p>«Louis veniva picchiato frequentemente. I suoi aggressori pubblicavano i video su Instagram. Louis era andato dalla polizia e aveva denunciato tutto», riferiscono fonti vicine all&#8217;inchiesta. Il giovane aveva trascorso alcuni mesi all&#8217;interno del <strong>sistema di assistenza all&#8217;infanzia (ASE).</strong> Durante quel periodo sarebbe stato vittima di continui episodi di bullismo, umiliazioni e violenze fisiche. Secondo le testimonianze raccolte, sarebbe stato preso di mira perché considerato particolarmente vulnerabile.</p>
<p>Le immagini e i racconti successivi al pestaggio mortale descrivono<strong> una scena agghiacciante.</strong> Il volto di Louis sarebbe stato «irriconoscibile e coperto di sangue», mentre alcuni dei presunti aggressori ridevano filmando la vittima con i loro telefoni cellulari.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/francia-sotto-choc-17enne-massacrato-di-botte-agonizzante-in-video-poi-muore/" target="_blank" rel="noopener">Francia sotto choc, 17enne massacrato di botte: agonizzante in video, poi muore</a></li>
</ul>
<p>Secondo le accuse, gli autori del pestaggio<strong> sarebbero addirittura tornati sul luogo dell&#8217;aggressione</strong> per riprendere nuovamente il ragazzo ormai agonizzante. In uno dei video si sentono frasi di scherno come: «Guardate questi piccoli idioti come lui. Con uno schiaffo lo abbiamo mandato KO».</p>
<p>Le indagini sono in corso per chiarire l&#8217;esatta dinamica dei fatti e accertare le responsabilità dei giovani coinvolti. <strong>I cinque adolescenti fermati,</strong> almeno per ora, non sembrerebbero avere precedenti con la giustizia.</p>
<p>Cristina de Palma, 26 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/orrore-louis-spunta-un-altro-video-choc-gli-aggressori-lo-avevano-gia-picchiato/">Orrore Louis, spunta un altro video choc: gli aggressori lo avevano già picchiato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/orrore-louis-spunta-un-altro-video-choc-gli-aggressori-lo-avevano-gia-picchiato/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>19</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Non siamo a Islamabad&#8221;. E la Danimarca (di sinistra) spegne il muezzin</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-siamo-a-islamabad-e-la-danimarca-di-sinistra-spegne-il-muezzin/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/non-siamo-a-islamabad-e-la-danimarca-di-sinistra-spegne-il-muezzin/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 12:39:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328834</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il ministro socialista Bødskov: "L’appello alla preghiera non dovrebbe risuonare sopra i tetti danesi". La Scandinavia alza il muro contro l’islamizzazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-siamo-a-islamabad-e-la-danimarca-di-sinistra-spegne-il-muezzin/">&#8220;Non siamo a Islamabad&#8221;. E la Danimarca (di sinistra) spegne il muezzin</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La lezione più scomoda per la sinistra italiana arriva ancora una volta dalla Scandinavia. Non da un governo sovranista, ma dalla <strong>Danimarca</strong> socialdemocratica di <strong>Mette Frederiksen</strong>, che sui temi dell’immigrazione e dell’integrazione ha scelto da tempo una linea molto più pragmatica di quella seguita dai progressisti del Sud Europa. L’ultima iniziativa riguarda il <strong>richiamo islamico alla preghiera</strong>. Il ministro dell’Integrazione Morten Bødskov ha annunciato la volontà di vietarlo con parole inequivocabili: &#8220;L’appello alla preghiera non dovrebbe risuonare sopra i tetti danesi&#8221;. E ha aggiunto che il richiamo &#8220;non ha posto in Danimarca, e non si dovrebbe avere alcun dubbio sul fatto di essere finiti in un sobborgo di Islamabad quando si cammina per la Danimarca&#8221;.</p>
<p>Provate a immaginare frasi simili pronunciate da un ministro del Partito democratico. Partirebbero immediatamente le accuse di razzismo, le scomuniche degli intellettuali e i comunicati indignati delle associazioni. In Danimarca, invece, si discute del problema: fino a che punto una società può arretrare nello spazio pubblico senza perdere la propria identità? Bødskov ha parlato apertamente anche di una<strong> strisciante &#8220;islamizzazione&#8221;</strong> che starebbe &#8220;occupando troppo spazio pubblico&#8221;. Il timore è che simboli e consuetudini estranei alla tradizione locale finiscano per comprimere la cultura danese e indebolire la coesione sociale.</p>
<p>La libertà religiosa non è in discussione. Pregare è un diritto. Trasformare progressivamente lo spazio comune di un Paese è un’altra cosa. La Danimarca <strong>traccia proprio questo confine</strong>: chi arriva può praticare la propria fede, ma deve accettare che il Paese ospitante possiede una storia, regole e tradizioni che non possono essere cancellate per timore di offendere qualcuno. Il punto non riguarda soltanto Copenaghen. Tutto il mondo scandinavo sta reagendo. Svezia e Norvegia, pur con politiche diverse, stanno rivedendo molte delle certezze che avevano accompagnato decenni di apertura migratoria. Dopo avere sperimentato quartieri separati, comunità parallele e difficoltà crescenti nell’integrazione, i governi nordici hanno capito che il multiculturalismo non produce automaticamente una società coesa.</p>
<p>Il modello scandinavo vive infatti di fiducia, rispetto delle regole e appartenenza comune. Il welfare regge perché i cittadini si riconoscono nella stessa comunità e accettano di finanziarla. Quando questa fiducia si indebolisce, entra in crisi anche il sistema sociale che la sinistra europea indica da sempre come esempio. <strong>La Danimarca lo ha capito prima degli altri.</strong> Ha adottato politiche migratorie severe, ha contrastato la concentrazione degli immigrati nei quartieri più problematici e ha trasformato l’integrazione da slogan morale a obbligo concreto. Mette Frederiksen non si è spostata a destra per moda. Ha semplicemente compreso che, quando la sinistra ignora i problemi reali delle classi popolari, quelle classi cercano altrove qualcuno disposto ad ascoltarle. Il costo della mancata integrazione non viene pagato nei salotti del centro, ma nelle periferie, nelle scuole e nei servizi pubblici.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/tutti-i-migranti-in-ruanda-o-uzbekistan-mossa-a-sorpresa-di-5-paesi-ue/">“Tutti i migranti in Ruanda o Uzbekistan”. Mossa a sorpresa di 5 Paesi Ue</a></li>
</ul>
<p><strong>La differenza con la sinistra italiana è evidente</strong>. Da noi si giudicano le politiche in base alle intenzioni dichiarate. In Scandinavia si cominciano finalmente a giudicare in base ai risultati. E quando i risultati non funzionano, si cambia strada. Il divieto del richiamo alla preghiera assume così un significato più ampio. Non è soltanto una questione di altoparlanti, ma il diritto di una nazione a stabilire quali simboli debbano caratterizzare il proprio spazio pubblico.</p>
<p>La domanda resta semplice: <strong>chi deve integrarsi con chi?</strong> È la società ospitante a dover modificare continuamente le proprie abitudini, oppure è chi arriva a dover rispettare la cultura del Paese che lo accoglie? La risposta danese è chiara. Chi arriva è benvenuto se accetta le regole della casa. La casa, però, non viene demolita per farlo sentire più a suo agio.</p>
<p>La Scandinavia ha iniziato a reagire perché ha visto prima di noi dove può condurre l’accoglienza senza condizioni. La Danimarca è in testa, e lo fa senza complessi, persino con un governo socialdemocratico. Una società aperta, del resto, non deve per forza essere una società disarmata.</p>
<p>Massimo Balsamo, 25 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-siamo-a-islamabad-e-la-danimarca-di-sinistra-spegne-il-muezzin/">&#8220;Non siamo a Islamabad&#8221;. E la Danimarca (di sinistra) spegne il muezzin</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/non-siamo-a-islamabad-e-la-danimarca-di-sinistra-spegne-il-muezzin/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>47</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Francia sotto choc, 17enne massacrato di botte: agonizzante in video, poi muore</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/francia-sotto-choc-17enne-massacrato-di-botte-agonizzante-in-video-poi-muore/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/francia-sotto-choc-17enne-massacrato-di-botte-agonizzante-in-video-poi-muore/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 07:31:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[marine le pen]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328732</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un episodio di violenza estrema ha sconvolto la comunità locale e acceso un forte dibattito politico,  mentre le indagini proseguono per chiarire dinamica e responsabilità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/francia-sotto-choc-17enne-massacrato-di-botte-agonizzante-in-video-poi-muore/">Francia sotto choc, 17enne massacrato di botte: agonizzante in video, poi muore</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una violenza brutale e senza precedenti ha sconvolto Narbonne, nel sud della Francia. <strong>Louis, un ragazzo di soli 17 anni è morto</strong> dopo essere stato attirato in un vero e proprio agguato e selvaggiamente picchiato da un gruppo di ragazzi che avrebbero postato il video sui social.</p>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="253" data-end="577">Secondo le prime ricostruzioni, <strong>non si sarebbe trattato di una semplice rissa,</strong> ma di una vera e propria trappola. L’adolescente sarebbe stato attirato sul posto e aggredito intorno alle 19:00 in un cantiere edile sul Quai d’Alsace. Il suo corpo è stato ritrovato da un operaio solo la mattina successiva, intorno alle 9:00.</p>
<p class="" data-start="579" data-end="802">Louis è stato colpito con<strong> estrema violenza,</strong> riportando gravi traumi cranici. Presentava multiple lesioni al viso, contusioni e sanguinamenti dal naso e dalla bocca. Soccorso in condizioni critiche e <strong>ricoverato in coma,</strong> è rimasto in pericolo di vita per diversi giorni prima del decesso, avvenuto martedì scorso.</p>
<p class="" data-start="804" data-end="1163"><strong>L&#8217;analisi del filmato ha portato all&#8217;identificazione e al successivo arresto di cinque sospetti, tra cui tre minorenni,</strong> che sono state portate davanti a un giudice istruttore e formalmente accusate di tentato omicidio. La morte del Louis è stata comunicata alla procura mentre gli indagati venivano condotti in tribunale, un dettaglio che potrebbe avere conseguenze sulle qualificazioni giuridiche del caso.</p>
<p data-start="1348" data-end="1584" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il caso ha suscitato forte indignazione nell’opinione pubblica locale e reazioni politiche, tra cui quella di <strong>Marine Le Pen</strong> su X che ha affermato:  &#8220;Il calvario del giovane Louis, 17 anni, linciato a Narbonne, fa stringere il cuore e alimenta un&#8217;immensa collera tra i francesi di fronte a <strong>questa barbarie quotidiana</strong> che non può più essere minimizzata, relativizzata o dissimulata. (&#8230;)  il potere, sostenuto dalla sinistra e dall&#8217;estrema sinistra, ha inviato un messaggio disastroso: quello dell&#8217;impunità permanente. Lo diciamo chiaramente: nel 2027, sarà finita con la disconnessione, il diniego e il cieco ideologismo di fronte all&#8217;incivilimento e a questa insopportabile <strong>ultraviolenza</strong>&#8220;.</p>
<p data-start="1348" data-end="1584" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Le circostanze esatte dell&#8217;attacco <strong>non sono ancora chiare</strong>. Gli inquirenti stanno cercando di determinare il ruolo di ciascun sospettato e le motivazioni di questo gesto di rara violenza. Secondo però delle indiscrezioni, Louis era già stato aggredito intorno al 12 giugno e aveva sporto denuncia. Non si esclude quindi la pista della vendetta, anche alla luce di alcune frasi attribuite agli aggressori, tra cui: “non parlerai più con la polizia”.</p>
<p>Cristina de Palma, 25 giugno 2026</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1484705902967959%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/francia-sotto-choc-17enne-massacrato-di-botte-agonizzante-in-video-poi-muore/">Francia sotto choc, 17enne massacrato di botte: agonizzante in video, poi muore</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/francia-sotto-choc-17enne-massacrato-di-botte-agonizzante-in-video-poi-muore/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>51</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Venezuela devastato da due violenti terremoti. Palazzi sbriciolati, molti morti: &#8220;Verifiche su italiani&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/venezuela-devastato-da-due-violenti-terremoti-palazzi-sbriciolati-molti-morti-verifiche-su-italiani/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/venezuela-devastato-da-due-violenti-terremoti-palazzi-sbriciolati-molti-morti-verifiche-su-italiani/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 05:54:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[venezuela]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=328750</guid>

					<description><![CDATA[<p>Due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 colpiscono a breve distanza, causando una tragedia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/venezuela-devastato-da-due-violenti-terremoti-palazzi-sbriciolati-molti-morti-verifiche-su-italiani/">Venezuela devastato da due violenti terremoti. Palazzi sbriciolati, molti morti: &#8220;Verifiche su italiani&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Venezuela</strong> è stato sconvolto da due forti terremoti che hanno colpito a breve distanza di tempo, causando almeno 32 morti e più di 700 feriti. Secondo l’USGS, le scosse hanno avuto magnitudo 7.2 e 7.5, con il primo terremoto registrato alle 18:04 ora locale nell’area di San Felipe (Yaracuy) e il secondo avvenuto appena quaranta secondi dopo. L’epicentro del sisma più potente è stato localizzato 23 km a sud-est di Yumare, a una profondità di circa 10 chilometri. La Presidente ad interim, <strong>Delcy Rodriguez,</strong> ha definito l’evento una “tragedia” e ha dichiarato lo stato di emergenza per tutto il Paese.</p>
<h2>Gravi danni in varie regioni e caos nelle città</h2>
<p>Le due scosse hanno provocato il crollo di centinaia di edifici, soprattutto nelle zone di La Guaira e Caracas, colpendo anche <strong>l’aeroporto internazionale Simón Bolívar</strong>, che è stato chiuso a tempo indeterminato per verifiche strutturali. Le immagini diffuse online mostrano gravi danni agli edifici aeroportuali, con controsoffitti crollati e detriti ovunque. Molti residenti sono rimasti intrappolati sotto le macerie a La Guaira, dove si sono verificati anche diversi incendi legati a fughe di gas. Le reti di comunicazione sono state messe sotto pressione, e in alcune aree si comunica solo tramite WhatsApp. La capitale, Caracas, ha visto scene di panico, con la gente scappata in strada in stato di shock.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://video.corriere.it/video-embed/f7613c01-7132-4152-a051-191b4c5a4xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>Interventi di soccorso tra difficoltà</h2>
<p>Squadre di emergenza, volontari e forze armate stanno lavorando senza sosta per cercare di salvare persone rimaste intrappolate nelle macerie. <strong>Le operazioni di soccorso sono difficili anche a causa delle continue scosse di assestamento</strong>, circa 20 registrate dopo i due eventi principali. Oltre ai crolli, il sisma ha evidenziato la fragilità degli edifici venezuelani, molti dei quali non costruiti secondo norme antisismiche. Le autorità hanno ordinato la chiusura delle scuole e hanno mobilitato tutte le strutture sanitarie disponibili per far fronte all’emergenza.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://video.corriere.it/video-embed/7b7240d8-4eaa-4352-aa10-4bd731248xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>Solidarietà e aiuti internazionali</h2>
<p>La comunità internazionale ha espresso solidarietà al Venezuela. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che il governo americano è pronto a fornire aiuti rapidi, inviando squadre di soccorso e risorse mediche. Anche altri Paesi dell’America Latina, come l’Ecuador, si stanno attivando per offrire supporto. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha annunciato che l’Italia chiederà all’Unione Europea di attivare il Meccanismo di Protezione Civile, mentre l’ambasciatore italiano in Venezuela, Giovanni Umberto De Vito, ha confermato che al momento non risultano cittadini italiani tra le vittime, sebbene alcune abitazioni di connazionali siano state danneggiate pesantemente.</p>
<h2>Evacuazioni e impatti temporanei</h2>
<p>L’allarme tsunami emesso subito dopo i terremoti per alcune aree dei Caraibi, incluse Porto Rico e le Isole Vergini, è stato revocato. Tuttavia, l’impatto sul territorio resta gravissimo: il rifornimento di gas e di acqua è stato temporaneamente sospeso in più aree per ragioni di sicurezza. <strong>Milioni di venezuelani all’estero hanno cercato disperatamente di comunicare con i propri cari</strong>, sovraccaricando le reti telefoniche. La Presidente Rodriguez ha invitato la popolazione a mantenere la calma e ad attenersi alle indicazioni delle autorità, sottolineando che tutta la macchina dei soccorsi è in piena attività.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://video.corriere.it/video-embed/1af1235e-766f-4b38-bb23-666fe7e9axlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>Verifiche sugli italiani</h2>
<p><strong>Antonio Tajani</strong>, in collegamento telefonico con RaiNews24, ha confermato che in Venezuela ci sono &#8220;decine e decine&#8221; di palazzi crollati. La speranza è che non ci siano italiani coinvolti, ma è presto per dirlo: &#8220;Con tanti nostri connazionali anche con doppio passaporto che vivono in Venezuela potrebbe esserci qualcuno che sia rimasto intrappolato&#8221; sotto le macerie. &#8220;Dunque la nostra unità di crisi è operativa, da questa notte siamo operativi e cerchiamo di dare il massimo del sostegno possibile anche alle famiglie italiane che hanno parenti in Venezuela&#8221;.</p>
<p>Intanto gli Stati Uniti si stanno mobilitando per aiutare il Paese vicino. Marco Rubio ha annunciato l&#8217;invio di squadre di soccorso. E anche Donald Trump su Truth si è attivato: &#8220;Gli Usa sono pronti, decisi e in grado di aiutare&#8221;, ha detto il presidente Usa chiedendo che gli aiuti americani &#8220;si muovano rapidamente&#8221;: &#8220;Saremo lì per i nostri nuovi amici. I primi resoconti non sono buoni!&#8221;,</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/venezuela-devastato-da-due-violenti-terremoti-palazzi-sbriciolati-molti-morti-verifiche-su-italiani/">Venezuela devastato da due violenti terremoti. Palazzi sbriciolati, molti morti: &#8220;Verifiche su italiani&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/venezuela-devastato-da-due-violenti-terremoti-palazzi-sbriciolati-molti-morti-verifiche-su-italiani/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>12</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il generale: &#8220;O mente Rutte o mentono gli Usa&#8221;. Il mistero dei voli per l&#8217;Iran</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-generale-o-mente-rutte-o-mentono-gli-usa-il-mistero-dei-voli-per-liran/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-generale-o-mente-rutte-o-mentono-gli-usa-il-mistero-dei-voli-per-liran/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 15:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328640</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tricarico: "Non è da escludere che il vero motivo dei voli nasconda finalità non consentite"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-generale-o-mente-rutte-o-mentono-gli-usa-il-mistero-dei-voli-per-liran/">Il generale: &#8220;O mente Rutte o mentono gli Usa&#8221;. Il mistero dei voli per l&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua a far discutere il caso dei presunti <strong>500 aerei statunitensi</strong> decollati da basi italiane per sostenere l&#8217;operazione americana <strong>&#8220;Epic Fury&#8221;</strong> contro l&#8217;Iran. Dopo le dichiarazioni del segretario generale della Nato <strong>Mark Rutte,</strong> che <a href="https://www.nicolaporro.it/rutte-500-aerei-usa-decollati-dallitalia-per-liran-difesa-italiana-smentisce/">in un&#8217;intervista a Fox News ha parlato di un &#8220;numero enorme&#8221; di velivoli partiti dall&#8217;Italia</a>, arriva la dura presa di posizione del generale <strong>Leonardo Tricarico,</strong> ex Capo di Stato maggiore dell&#8217;Aeronautica militare e presidente della Fondazione Icsa.</p>
<p>Intervistato dall&#8217;<em>Adnkronos</em>, Tricarico non usa mezzi termini: &#8220;O mente Rutte o mentono gli Stati Uniti. Chi non mente è certamente il governo italiano&#8221;. Secondo il generale, le affermazioni del numero uno dell&#8217;Alleanza Atlantica sarebbero incompatibili con le regole che disciplinano l&#8217;utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale. &#8220;Il segretario generale della Nato, per motivi che sarebbe interessante conoscere, ha detto che c&#8217;è stato un massiccio contributo alle operazioni belliche in Iran generato dal territorio italiano&#8221;, osserva Tricarico. &#8220;Dovrebbe invece sapere meglio di ogni altro che <strong>ogni attività operativa, bellica o di altro tipo, in partenza dalle basi italiane non può che essere collegata allo status Nato</strong> delle forze dislocate e deve essere manifestata nelle sue finalità alle autorità italiane&#8221;.</p>
<p>Le parole di Rutte avevano già provocato la reazione del ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto.</strong> In una nota ufficiale, il dicastero aveva infatti smentito che l&#8217;Italia avesse autorizzato operazioni offensive contro Teheran, precisando che l&#8217;utilizzo delle basi è stato limitato ad attività tecniche e logistiche previste dagli accordi internazionali. Per Tricarico, tuttavia, la vicenda mette in luce una questione più ampia che riguarda il controllo delle attività svolte dalle forze americane presenti nel Paese. &#8220;È questo purtroppo <strong>un punto debole dell&#8217;interazione Italia-Usa</strong> nell&#8217;utilizzo delle infrastrutture concesse in uso&#8221;, spiega. Non sarebbe infatti da escludere, sostiene l&#8217;ex capo dell&#8217;Aeronautica, che le informazioni riportate nei piani di volo possano non descrivere in modo preciso la reale natura delle missioni. Un rischio che, a suo giudizio, trova un precedente nella tragedia del Cermis del 1998. &#8220;Poiché è già successo che tale strumento sia stato utilizzato in maniera proditoria, vedasi tragedia del Cermis, non si può escludere che possa accadere di nuovo&#8221;, afferma.</p>
<p>L&#8217;ex capo di Stato maggiore critica poi direttamente il comportamento del segretario generale della Nato, sostenendo che il suo ruolo non gli consentirebbe di esprimersi liberamente su questioni non concordate tra gli alleati. &#8220;Rutte, a prescindere che abbia detto consapevolmente il falso o sia stato poco accurato nelle sue dichiarazioni, non può derogare dalle sue potestà, che sono solo quelle di guidare le consultazioni tra alleati, astenendosi dal dire alcunché che non sia stato concordato all&#8217;unanimità in Comitato&#8221;.</p>
<p>Da qui la richiesta rivolta all&#8217;esecutivo italiano: &#8220;Il nostro governo dovrebbe richiedere senza indugio o circospezione, attraverso il nostro ambasciatore alla Nato, <strong>una ritrattazione o almeno una precisazione al loquace segretario generale</strong>&#8220;. Precisazione che poi è arrivata:  secondo un alto funzionario della Nato, infatti, Rutte stava solo sottolineando &#8220;come gli alleati, Italia compresa, abbiano dato attuazione agli accordi bilaterali esistenti in materia di basi e sorvoli&#8221;.</p>
<p>Le dichiarazioni di Rutte hanno intanto alimentato lo scontro politico interno. Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti urgenti al governo, con Giuseppe Conte che ha accusato l&#8217;esecutivo di essere stato smentito dal vertice dell&#8217;Alleanza Atlantica e Angelo Bonelli che ha annunciato un&#8217;interrogazione parlamentare per conoscere nel dettaglio natura e funzioni dei voli citati dal segretario generale. Dal canto suo, <strong>il Ministero della Difesa continua a ribadire che nessuna attività &#8220;cinetica&#8221;, cioè direttamente collegata ad azioni offensive contro l&#8217;Iran, è stata autorizzata dall&#8217;Italia</strong>. Una posizione che, almeno secondo Tricarico, resta al momento la versione più coerente con le regole che disciplinano la presenza delle forze alleate sul territorio nazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-generale-o-mente-rutte-o-mentono-gli-usa-il-mistero-dei-voli-per-liran/">Il generale: &#8220;O mente Rutte o mentono gli Usa&#8221;. Il mistero dei voli per l&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/il-generale-o-mente-rutte-o-mentono-gli-usa-il-mistero-dei-voli-per-liran/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>21</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rutte: &#8220;500 aerei Usa decollati dall&#8217;Italia per l&#8217;Iran&#8221;. Difesa italiana smentisce</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/rutte-500-aerei-usa-decollati-dallitalia-per-liran-difesa-italiana-smentisce/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/rutte-500-aerei-usa-decollati-dallitalia-per-liran-difesa-italiana-smentisce/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:54:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Crosetto]]></category>
		<category><![CDATA[mark rutte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=328608</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si scatena il putiferio per le parole del Segretario generale della Nato. L'opposizione: "Altro che momento Sigonella"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/rutte-500-aerei-usa-decollati-dallitalia-per-liran-difesa-italiana-smentisce/">Rutte: &#8220;500 aerei Usa decollati dall&#8217;Italia per l&#8217;Iran&#8221;. Difesa italiana smentisce</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha rivelato che 500 aerei statunitensi sarebbero partiti da basi in Italia per sostenere l’operazione militare americana <strong>&#8220;Epic Fury&#8221;</strong> contro <strong>l’Iran.</strong> Durante un’intervista trasmessa da <em>Fox News</em>, Rutte ha dichiarato: &#8220;Comprendo perfettamente la delusione, ma se prendiamo ad esempio l&#8217;Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l&#8217;operazione. Quindi si tratta di un numero enorme&#8221;.</p>
<p>Allargando l&#8217;analisi al contesto europeo, Rutte ha specificato che tra i 4.000 e i 5.000 voli sarebbero stati effettuati da Paesi europei. Ha anche sottolineato che, in alcune località, come Bucarest in Romania, la gestione aeroportuale è stata fortemente influenzata dalla missione, comportando una riduzione dei voli commerciali.</p>
<h2>La replica di Crosetto</h2>
<p>A seguito delle dichiarazioni di Rutte, il Ministero della Difesa italiano è intervenuto per <strong>smentire categoricamente quanto affermato</strong>. In una nota ufficiale, il Ministero ha specificato che l&#8217;Italia ha autorizzato esclusivamente attività di natura tecnica e logistica, come previsto dagli accordi internazionali firmati. Non è stata concessa alcuna autorizzazione per operazioni di tipo cinetico, cioè connesse ad attività offensive.</p>
<p>La nota prosegue affermando: &#8220;Sorprende che il segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l&#8217;operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette <strong>un messaggio totalmente fallace</strong>&#8220;. Il Ministero ha sottolineato che un approfondimento avrebbe evitato tale fraintendimento. L’Italia, in virtù degli accordi militari internazionali, consente l’uso delle sue basi solo per scopi specifici. Questi comprendono supporto tecnico-logistico, come il rifornimento o la manutenzione degli aerei. Ogni richiesta fuori dagli accordi, precisa il Ministero, è stata sempre respinta. Il Ministero ha inoltre ribadito che l&#8217;Italia continuerà a rispettare questi parametri senza eccezioni.</p>
<h2>Polemiche politiche in Italia</h2>
<p>Le affermazioni di Rutte hanno generato un acceso dibattito politico in Italia, dove esponenti di varie opposizioni hanno chiesto chiarimenti immediati in Parlamento. Esponenti politici hanno espresso preoccupazioni sulle implicazioni che queste dichiarazioni hanno per le relazioni internazionali dell’Italia e il rispetto degli accordi.</p>
<p>L’ex premier <strong>Giuseppe Conte</strong> ha dichiarato: &#8220;Il segretario della Nato fa crollare le favole del governo&#8221;. Dal lato del Partito Democratico, sono state avanzate richieste per un chiarimento urgente in aula da parte dell&#8217;esecutivo. &#8220;Il governo fornisca al Parlamento l&#8217;elenco dei 500 aerei militari statunitensi che, secondo quanto dichiarato dal segretario generale della NATO Mark Rutte, sarebbero <strong>decollati dalle basi militari italiane</strong> per partecipare a Epic Fury, ovvero alla guerra di Trump e Netanyahu contro l&#8217;Iran. È questo il contenuto dell&#8217;interrogazione che mi accingo a presentare, nella quale chiedo al governo di indicare date, tipologie di aeromobili e relative funzioni dei velivoli che, secondo le parole del segretario generale della NATO, hanno partecipato alla guerra in Iran&#8221;, ha detto Angelo <span class="hilg1">Bonelli</span>, deputato di AVS. &#8220;La dichiarazione di Rutte sbugiarda il governo Meloni che, salvo clamorose smentite dello stesso segretario generale della NATO, purtroppo ha mentito al Parlamento. Trump e Meloni avrebbero potuto risparmiarci la scenetta del litigio che, a questo punto, appare come una clamorosa messa in scena per coprire l&#8217;appoggio del governo italiano alla guerra in Iran. Il ministro Crosetto la smetta di raccontare le favole perché sostenere che quei 500 aerei erano estranei alla guerra è una presa in giro inaccettabile&#8221;.</p>
<p>Immediata la replica della Difesa.  &#8220;Le dichiarazioni dell&#8217;onorevole Bonelli si fondano su una ricostruzione priva di fondamento. Il ministro Crosetto ha riferito al Parlamento con assoluta chiarezza che l&#8217;Italia ha autorizzato esclusivamente attività tecniche, logistiche e di supporto previste dagli accordi vigenti, e non voli o missioni di natura cinetica. Questa è la realtà dei fatti. A confermarlo vi è anche la successiva precisazione della Nato, che ha chiarito come il Segretario Generale Mark <span class="hilg1">Rutte</span> non abbia mai affermato che i &#8216;circa 500 volì richiamati fossero voli cinetici o impiegati in operazioni di attacco contro l&#8217;Iran&#8221;, si legge in una nota. &#8220;Quando alcune dichiarazioni hanno dato adito a interpretazioni errate, il ministero della Difesa è intervenuto immediatamente per <strong>ristabilire la corretta rappresentazione dei fatti sulla base dei dati ufficiali</strong> forniti dalle Forze armate italiane. Dati che non sono oggetto di interpretazioni politiche, ma derivano dall&#8217;attività di donne e uomini che operano al servizio dello Stato nel rispetto della Costituzione e delle leggi della Repubblica. Pertanto, chi accusa il governo di aver mentito al Parlamento dovrebbe prima confrontarsi con i fatti e con le precisazioni ufficiali intervenute successivamente. I fatti restano immutati: l&#8217;Italia non ha autorizzato attività cinetiche contro l&#8217;Iran e il Governo ha riferito al Parlamento esattamente ciò che è accaduto&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/rutte-500-aerei-usa-decollati-dallitalia-per-liran-difesa-italiana-smentisce/">Rutte: &#8220;500 aerei Usa decollati dall&#8217;Italia per l&#8217;Iran&#8221;. Difesa italiana smentisce</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/rutte-500-aerei-usa-decollati-dallitalia-per-liran-difesa-italiana-smentisce/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>33</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uccisi perché cristiani (nel silenzio più totale)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/uccisi-perche-cristiani-nel-silenzio-piu-totale/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/uccisi-perche-cristiani-nel-silenzio-piu-totale/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[cristiani]]></category>
		<category><![CDATA[libertà religiosa]]></category>
		<category><![CDATA[sudan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328217</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel Sudan devastato dai conflitti, la morte di padre Youhanna riaccende i riflettori sulla violenza contro chi protegge i più vulnerabili</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/uccisi-perche-cristiani-nel-silenzio-piu-totale/">Uccisi perché cristiani (nel silenzio più totale)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il suo ultimo gesto è stato difendere una risorsa vitale per una popolazione stremata dalla guerra: alcuni medicinali custoditi nella parrocchia e destinati agli abitanti dei Monti Nuba. Per quella denuncia padre <strong>Youhanna Al-Amin</strong> ha pagato con la vita.</p>
<p>Il sacerdote, parroco della chiesa di San Vincenzo a Kauda, <strong>nel Sudan meridionale</strong>, è stato ucciso il 19 giugno insieme a due collaboratori in quello che appare come un omicidio di rappresaglia.</p>
<p>In base a fonti locali citate dall’organizzazione, il triplice omicidio sembrerebbe essere un atto di rappresaglia nei confronti di padre Youhanna, che aveva denunciato<strong> il furto di medicinali custoditi nella parrocchia</strong> e destinati alla popolazione locale.</p>
<p>La vicenda si consuma in una delle aree più fragili del Sudan. Da mesi la regione è attraversata da <strong>un deterioramento della sicurezz</strong>a, alimentato da conflitti tribali, rivalità locali e dalla proliferazione di gruppi armati. In questo contesto, la presenza della Chiesa cattolica rappresenta spesso uno degli ultimi punti di riferimento per la popolazione, non soltanto sul piano spirituale ma anche su quello sociale e umanitario.</p>
<p><strong>Mentre altri religiosi sono stati costretti ad allontanarsi per ragioni di sicurezza,</strong> padre Youhanna aveva deciso di non abbandonare la sua comunità. Da oltre trent’anni padre Al-Amin operava nei Monti Nuba, accompagnando intere generazioni di fedeli e diventando una figura rispettata ben oltre i confini della minoranza cattolica. Era un punto di riferimento per la comunità cattolica della zona. La sua morte ha provocato un profondo shock nella diocesi di El Obeid, dove aveva prestato servizio per quasi tre decenni.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/cosi-muoiono-i-cristiani-nellindifferenza-tranne-quelli-uccisi-a-gaza/" target="_blank" rel="noopener">Così muoiono i cristiani: nell&#8217;indifferenza, tranne quelli uccisi a Gaza</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/chi-ha-coraggio-e-chi-no-sullo-sterminio-dei-cristiani-in-nigeria/" target="_blank" rel="noopener">Chi ha coraggio e chi no sullo sterminio dei cristiani in Nigeria</a></li>
</ul>
<p>La vicenda di padre Youhanna si inserisce infatti in una lunga scia di sangue che ha colpito la popolazione cristiana. Nel mondo sono oltre<strong> 388 milioni i cristiani perseguitati</strong> a causa della loro fede e del loro credo.</p>
<p>Solo un anno fa, nel Darfur, <strong>il sacerdote Luka Jomo era rimasto ucciso da un proiettile vagante</strong> durante i combattimenti che assediavano la città di El Fasher.Nel caso di Kauda, però, l’elemento che emerge con maggiore forza è il legame tra l’assassinio e l’attività umanitaria della parrocchia. Quei medicinali non erano una semplice scorta sanitaria: rappresentavano una possibilità di cura per <strong>una popolazione sempre più isolata dai combattimenti</strong> e dalla mancanza di servizi essenziali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/uccisi-perche-cristiani-nel-silenzio-piu-totale/">Uccisi perché cristiani (nel silenzio più totale)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/uccisi-perche-cristiani-nel-silenzio-piu-totale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>29</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa si cela dietro trattative senza limite di tempo fra Usa e Iran</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cosa-si-cela-dietro-trattative-senza-limite-di-tempo-fra-usa-e-iran/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/cosa-si-cela-dietro-trattative-senza-limite-di-tempo-fra-usa-e-iran/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Dardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 07:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328219</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosa si cela dietro trattative senza limite di tempo fra Teheran e Washington. Il nodo dell'energia cinese e quello del voto in Israele</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-si-cela-dietro-trattative-senza-limite-di-tempo-fra-usa-e-iran/">Cosa si cela dietro trattative senza limite di tempo fra Usa e Iran</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si al ritorno (sino a oggi scarsamente efficace) degli ispettori <strong>dell’Agenzia mondiale sul nucleare</strong>, per controllare e vigilare sugli impianti iraniani; su <strong>Hormuz</strong> tutto fermo se non qualche nave che per cause insondabili è riuscita a attraversare lo stretto; infine il via libera ad alcune petroliere iraniane destinazione <strong>Cina. </strong>La pace che non c’è continua a sollevare forti interrogativi anche sui contenuti di un accordo sul cessate il fuoco che all’apparenza e secondo molti osservatori mondiali segnerebbe una sostanziale vittoria dell’Iran. Ma non è così e per almeno tre motivi <strong>gli Stati Uniti</strong> sono interessati più a protrarre il momento del redde rationem che ad affrontare a viso aperto il caso Iran:</p>
<ol>
<li>Il primo fattore è rappresentato dalla Cina, formalmente alleato dell’Iran che a livello ufficiale non ha mosso un dito per impedire l’offensiva americana e israeliana, ma che ora si trova ad affrontare una crisi energetica non di poco peso: primo importatore di petrolio al mondo, la Repubblica popolare cinese è stata costretta in queste settimane a spingere al massimo la produzione di energia garantita dalle centrali a carbone, per far fronte a una diminuzione secca di importazioni di petrolio e gas dal Golfo Persico: attraverso Hormuz transita più del <strong>30% delle importazioni cinesi di greggio e</strong> per di più queste importazioni erano a basso prezzo: dai 7 ai 9 dollari a barile. Mentre la Russia, anche nel periodo più caldo della crisi iraniana, ha mantenuto rapporti con Teheran (e forniture militari incrociate), Pechino sembra quasi abbia accettato un <strong>patto non scritto di non belligeranza</strong> con gli Usa. In cambio di cosa, se lo stanno chiedendo in molti a Taiwan</li>
<li>Il secondo elemento di incertezza che spinge gli Usa a tirarla per le lunghe, con una tregua di 60 giorni e con un possibile raddoppio della sua durata, sono <strong>le elezioni che si svolgeranno ufficialmente in Israele il 27 ottobre</strong>, ma che secondo molti potrebbero essere anticipate. L’atteggiamento di Washington negli ultimi giorni non è stato certo favorevole a Netanyahu e -secondo fonti di intelligence – il governo Usa vedrebbe bene un cambio della guardia che favorisse <strong>Benny Ganz</strong>, ex capo di Stato maggiore, non per cambiare strategia militare in Libano o a Gaza, ma per rendere questa strategia meno ostica e contestabile una volta cambiato il premier uscito di scena il bersaglio privilegiato della contestazione mondiale pro-Pal. In entrambi i casi, Cina e Israele, un atteggiamento dilatorio, fatto di dichiarazioni belliche e di parziali conquiste al tavolo dei negoziati, potrebbe favorire l’amministrazione americana, non escludendo <strong>una ripresa degli attacchi</strong> e dei bombardamenti che sarebbero giustificati dal no iraniano su alcuni temi considerati strategici, in primis la libertà di Hormuz.</li>
<li>Il terzo elemento da prendere in considerazione si chiama Campionati Mondiali di Calcio. Secondo fonti dell’intelligence il livello di rischio terrorismo negli Stati Uniti sarebbe altissimo e la presenza della squadra iraniana con una ipotesi di prosecuzione del suo cammino oltre la fase eliminatoria, rende tutto più complesso. Di certo una rottura delle trattative e una ripresa delle ostilità potrebbe alimentare la tensione esponendo la manifestazioni e gli stadi dove si svolgono i mondiali a un rischio ancora maggiore.</li>
</ol>
<p>Bruno Dardani, 23 giugno 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/trump-iran-un-brutto-accordo-ma-non-una-sconfitta/">Trump-Iran: un brutto accordo, ma non una sconfitta</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ventun-paesi-definiscono-liran-stato-canaglia-chi-non-ha-firmato/">Ventun Paesi definiscono l&#8217;Iran &#8220;Stato canaglia&#8221;. Chi non ha firmato?</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-si-cela-dietro-trattative-senza-limite-di-tempo-fra-usa-e-iran/">Cosa si cela dietro trattative senza limite di tempo fra Usa e Iran</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/cosa-si-cela-dietro-trattative-senza-limite-di-tempo-fra-usa-e-iran/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sparatoria a Montréal nel quartiere ebraico: tre morti, tra cui un poliziotto</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sparatoria-a-montreal-nel-quartiere-ebraico-tre-morti-tra-cui-un-poliziotto/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/sparatoria-a-montreal-nel-quartiere-ebraico-tre-morti-tra-cui-un-poliziotto/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 18:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=328248</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una delle vittime è stata identificata nel rabbino Michael Moshe Mizrahi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sparatoria-a-montreal-nel-quartiere-ebraico-tre-morti-tra-cui-un-poliziotto/">Sparatoria a Montréal nel quartiere ebraico: tre morti, tra cui un poliziotto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una sparatoria ha sconvolto il quartiere di Côte-des-Neiges a <strong>Montréal,</strong> in Canada. L’incidente ha causato almeno due morti, incluso l’aggressore. Un agente del Service de police de la Ville de Montréal (SPVM) ha perso la vita durante l’operazione, l&#8217;altra vittima è stata identificata nel rabbino <strong>Michael Moshe Mizrahi.</strong> Un secondo poliziotto e un civile sono rimasti feriti dai colpi di arma da fuoco.</p>
<p>Secondo le prime ricostruzioni, l’allarme è scattato intorno alle 11:30, vicino all’incrocio tra Decarie Boulevard, Courtrai Avenue e Trans Island. L’area è nota per la presenza di una comunità ebraica, con diversi luoghi di culto e negozi kosher. Testimoni hanno riferito che l’aggressore, vestito con abiti mimetici, avrebbe sparato da una posizione sopraelevata verso gli agenti accorsi sul posto.</p>
<h2>L’operazione e il bilancio delle vittime</h2>
<p>La polizia è intervenuta dopo le segnalazioni di spari nell’area. Durante l’operazione, il sospettato è stato &#8220;neutralizzato&#8221;, termine con cui le autorità hanno confermato l’uccisione dell’aggressore. La sparatoria non solo ha provocato la morte di uno degli agenti, ma ha coinvolto anche un secondo poliziotto, attualmente in condizioni critiche. Il bilancio totale è di almeno due vittime, a cui si aggiunge l&#8217;aggressore.</p>
<p>La polizia e i primi soccorritori hanno lavorato per evacuare e mettere in sicurezza l’area, con particolare attenzione alle strutture commerciali e religiose limitrofe.</p>
<h2>Misure di emergenza per i residenti</h2>
<p>Dopo i primi spari, le autorità hanno attivato il protocollo di emergenza “shelter-in-place”. Questo ha richiesto ai residenti di <strong>chiudere porte e finestre,</strong> rimanere all’interno delle abitazioni e stare lontani dalle vetrate. Il perimetro di sicurezza ha incluso varie strade principali del quartiere, come Côte-des-Neiges Road e MacDonald Street, oltre a tratti dell’Highway 40 e della Decarie Expressway.</p>
<p>Le misure hanno portato anche alla chiusura temporanea di alcune stazioni della metropolitana, tra cui Namur, e al blocco della viabilità in diversi punti strategici del quartiere, causando disagi sia alla circolazione che ai trasporti pubblici.</p>
<h2>Scene di panico tra i residenti</h2>
<p>La comunità locale ha vissuto momenti di paura e tensione. Alcuni testimoni hanno descritto scene di caos, con famiglie che fuggivano dai parchi e suoni di colpi esplosi in rapida successione. “È un quartiere solitamente tranquillo e familiare,<strong> con scuole e parchi</strong>. Siamo tutti sotto shock”, ha raccontato un residente. Un’importante presenza di unità tattiche ha poi contribuito a presidiare l’area, rassicurando gradualmente gli abitanti.</p>
<p>Quanto accaduto nel quartiere ha lasciato i residenti increduli, data la reputazione di zona pacifica che caratterizza Côte-des-Neiges.</p>
<h2>Indagini ancora in corso</h2>
<p>Le autorità non hanno ancora reso noto il movente della sparatoria né l’identità dell’aggressore. Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire con esattezza la dinamica e determinare il contesto dell’attacco. Resta anche da chiarire la condizione del civile ferito e il suo possibile coinvolgimento tra le vittime.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://video.corriere.it/video-embed/14daf372-94a9-41e0-ad36-2dc362db9xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sparatoria-a-montreal-nel-quartiere-ebraico-tre-morti-tra-cui-un-poliziotto/">Sparatoria a Montréal nel quartiere ebraico: tre morti, tra cui un poliziotto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/sparatoria-a-montreal-nel-quartiere-ebraico-tre-morti-tra-cui-un-poliziotto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Una parolina di troppo nella nota&#8221;. Cosa ha scatenato davvero la lite Meloni-Trump</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/una-parolina-di-troppo-nella-nota-cosa-ha-scatenato-davvero-la-lite-meloni-trump/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/una-parolina-di-troppo-nella-nota-cosa-ha-scatenato-davvero-la-lite-meloni-trump/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Dardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 16:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328209</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fonti americane a Nicolaporro.it: dietro i dissapori una piccola frase nel comunicato redatto da Palazzo Chigi su Hormuz</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/una-parolina-di-troppo-nella-nota-cosa-ha-scatenato-davvero-la-lite-meloni-trump/">&#8220;Una parolina di troppo nella nota&#8221;. Cosa ha scatenato davvero la lite Meloni-Trump</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una frase di troppo, forse una parolina inserita all’ultimo istante, forse un tentativo di mediazione. Forse non si saprà mai, ma &#8211; secondo fonti americane – dietro i dissapori fra il Presidente Usa <strong>Donald Trump</strong> e la Premier italiana, <strong>Giorgia Meloni</strong>, si celerebbe una piccola frase inserita nel comunicato della Presidenza italiana del Consiglio sul tema del possibile invio di due <strong>navi dragamine</strong> della <strong>Marina militare italiana</strong> nello Stretto di Hormuz per predisporlo a una sicura ripresa della navigazione.</p>
<p>Dopo la riunione di sette Paesi inclusa l’Italia per affrontare la crisi in Iran e prima dell’incontro del G7, la Presidenza del Consiglio avrebbe effettivamente confermato l’intenzione di inviare due unità militari italiane, per altro già arrivate nel <strong>Mar Rosso</strong>, per poi essere impiegate nello <strong>Stretto di Hormuz</strong> non appena le condizioni di cessate il fuoco si fossero rivelate stabili e meno aleatorie di quelle attuali.</p>
<p>Nella nota ufficiale, per certo quella recepita dagli Stati Uniti, l’impegno dell’Italia e dei suoi mezzi (impegno già ipotizzato nello scorso mese di aprile) sarebbe stato condizionato all’approvazione del <strong>Parlamento italiano</strong>. Procedura quasi rituale in caso di conflitti anche se apertamente violata nel 1999 dall’allora presidente del Consiglio, <strong>Massimo D’Alema</strong>, quando i caccia italiani furono inviati a partecipare ai bombardamenti sui Balcani per la guerra del <strong>Kossovo</strong>, senza che la scelta fosse stata preventivamente sottoposta al parere del Parlamento. Idem per quanto riguarda le basi aeree e navali italiane, ugualmente aperte (anche in quel caso senza autorizzazione del Parlamento) agli aerei (caccia e bombardieri) degli alleati Nato.</p>
<p>Ma la frase che avrebbe sollevato perplessità nell’establishment americano, perplessità trasformata nelle parole di Trump in palese ostilità, sarebbe stata un’altra: l’invio dei dragamine non sarebbe stato solo condizionato al via libera del Parlamento italiano, ma anche al consenso del <strong>Consiglio di sicurezza dell’Onu</strong>. Una condizione inaccettabile per il governo americano che ormai da anni è in una posizione di netta contrapposizione (per altro contraccambiata) con il Palazzo di vetro e che ben conosce l’effetto anche solo di un voto contrario, equivalente a un veto, da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.</p>
<p>Ai vertici dell’amministrazione americana la posizione assunta dall’Italia sarebbe stata vissuta come un tradimento dell’amicizia, ben maggiore e più doloroso rispetto a quella degli altri Paesi Nato, da sempre molto tiepidi nei confronti dell’alleanza atlantica e dei rapporti con il presidente Usa. Per altro nello scorso aprile, proprio Giorgia Meloni aveva precisato che non ci sarebbe stato bisogno di autorizzazioni da parte delle Nazioni Unite per un’attività esclusivamente difensiva mirata a garantire il diritto alla navigazione.</p>
<p>I due dragamine, Il <strong>Crotone</strong> e il <strong>Rimini</strong>, appartenenti alla classe <strong>Gaeta</strong>, hanno lasciato l’Italia il 15 maggio e sono stati trasferiti nel <strong>Mar Rosso</strong>. Il loro avvicinamento dovrebbe consentire alla Marina di ridurre sensibilmente i tempi necessari per raggiungere il Golfo di Oman e, successivamente, l’area di Hormuz, dove iniziare l’attività di sminamento… anche dei rapporti fra Italia e Usa.</p>
<p>Bruno Dardani, 22 giugno 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/trump-meloni-e-davvero-possibile-una-ricucitura/">Trump-Meloni, è davvero possibile una ricucitura?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ma-meloni-un-errore-su-trump-lha-fatto/">Ma Meloni un errore su Trump l&#8217;ha fatto</a></li>
</ul>
<p><iframe loading="lazy" title="Giorgia Meloni: &quot;L&#039;Italia disponibile a inviare navi nello Stretto di Hormuz&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/_j_ajwRzzbw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/una-parolina-di-troppo-nella-nota-cosa-ha-scatenato-davvero-la-lite-meloni-trump/">&#8220;Una parolina di troppo nella nota&#8221;. Cosa ha scatenato davvero la lite Meloni-Trump</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/una-parolina-di-troppo-nella-nota-cosa-ha-scatenato-davvero-la-lite-meloni-trump/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>12</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Immigrati neri e arabi, vero pericolo per le donne&#8221;. Dice la verità ma la multano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/immigrati-neri-e-arabi-vero-pericolo-per-le-donne-dice-la-verita-ma-la-multano/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/immigrati-neri-e-arabi-vero-pericolo-per-le-donne-dice-la-verita-ma-la-multano/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 15:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328107</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il dibattito televisivo diventa un caso giudiziario: contestate le affermazioni sull’immigrazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/immigrati-neri-e-arabi-vero-pericolo-per-le-donne-dice-la-verita-ma-la-multano/">&#8220;Immigrati neri e arabi, vero pericolo per le donne&#8221;. Dice la verità ma la multano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="88" data-end="445">L’influencer di estrema destra <strong>Thaïs d’Escufon</strong> è stata condannata il 18 giugno a una multa di 1.000 euro per “ingiuria pubblica a causa dell’origine, dell’etnia, della nazione o della razza”, in relazione a dichiarazioni anti-immigrazione fatte in diretta sul canale francese BFMTV il 18 dicembre 2023, secondo una sentenza del tribunale di Parigi consultata dall’emittente.</p>
<p data-start="447" data-end="965" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Quel giorno, Anne-Thaïs du Tertre — nota come Thaïs d’Escufon — partecipava a un dibattito televisivo seguito alla forte attenzione mediatica su un caso di stupro attribuito a una persona sottoposta a <strong>un obbligo di lasciare il territorio francese (OQTF).</strong> Nel corso dell’intervento, l’ex portavoce del gruppo <strong>Génération identitaire</strong> (che si è sciolto nel 2021) aveva criticato duramente l&#8217;immigrazione incontrollata”, affermando che “oggi il primo pericolo per le donne in Francia è l’immigrazione e il suo bilancio disastroso”.</p>
<p data-start="447" data-end="965" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Durante il dibattito in studio, un giornalista di BFMTV sottolineava come il principale fattore di rischio per le donne non fosse legato all’origine degli aggressori, ma al fatto stesso che si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di uomini, spesso partner, familiari, amici o colleghi di lavoro. A questa osservazione, Thaïs d’Escufon replicava sostenendo che il pericolo sarebbe invece rappresentato dagli <strong>“uomini immigrati africani, neri e arabi”</strong></p>
<p data-start="447" data-end="965" data-is-last-node="" data-is-only-node="">È proprio questa generalizzazione, basata sull’origine etnica come fattore collegato alla criminalità, ad aver portato all’accusa di razzismo e alla successiva condanna. Secondo la giustizia francese, il problema non è l’opinione sulla sicurezza pubblica in sé, ma<strong> il fatto di associare in modo generalizzato comportamenti criminali a interi gruppi identificati</strong> per origine o provenienza. In Francia questo tipo di affermazione può rientrare nelle norme contro la discriminazione e l’incitamento all’odio razziale, anche senza un invito diretto alla violenza.</p>
<p>Il tribunale ha quindi ritenuto che le sue parole abbiano superato il confine del dibattito politico, trasformandosi in <strong>una stigmatizzazione collettiva.</strong> Il caso assume però anche un’altra dimensione nel dibattito pubblico: nel 2021 la stessa d’Escufon aveva dichiarato di essere stata vittima di molestie da parte di un uomo di origine tunisina, elemento che i suoi sostenitori citano spesso per contestualizzare le sue posizioni sulla sicurezza.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/stupratore-e-recidivo-ma-e-immigrato-e-le-femministe-stanno-zitte/" target="_blank" rel="noopener">Stupratore e recidivo. Ma è immigrato e le femministe stanno zitte</a></li>
</ul>
<p><strong>Condannata a una multa di circa 1.000 euro,</strong> ha comunque annunciato ricorso, sostenendo di aver espresso una critica politica e non un’intenzione discriminatoria. La vicenda continua a dividere l’opinione pubblica francese: da una parte chi difende la necessità di proteggere gruppi sociali da generalizzazioni considerate pericolose, dall’altra chi vede in queste sentenze <strong>un restringimento progressivo dello spazio di discussione</strong> su immigrazione e sicurezza.</p>
<p>Cristina de Palma, 22 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/immigrati-neri-e-arabi-vero-pericolo-per-le-donne-dice-la-verita-ma-la-multano/">&#8220;Immigrati neri e arabi, vero pericolo per le donne&#8221;. Dice la verità ma la multano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/immigrati-neri-e-arabi-vero-pericolo-per-le-donne-dice-la-verita-ma-la-multano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>44</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuovo terremoto per Sanchez: condannato il fedelissimo del premier</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lo-scandalo-mascherine-abbatte-pedro-sanchez-24-anni-al-suo-ex-ministro/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/lo-scandalo-mascherine-abbatte-pedro-sanchez-24-anni-al-suo-ex-ministro/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 12:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[José Luis Abalos]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328167</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale Supremo emette una sentenza durissima per corruzione, peculato e traffico di influenze. Solo l'altro giorno il rinvio a giudizio della moglie Begona Gomez</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-scandalo-mascherine-abbatte-pedro-sanchez-24-anni-al-suo-ex-ministro/">Nuovo terremoto per Sanchez: condannato il fedelissimo del premier</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nuova tegola per il premier socialista Pedro Sanchez</strong>. Il Tribunale Supremo spagnolo ha emesso la sentenza del primo processo relativo al cosiddetto <strong>“caso Koldo”</strong>, l’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’acquisto di mascherine durante la pandemia di Covid-19 da parte del Ministero dei Trasporti nel periodo in cui il dicastero era guidato da<strong> José Luis Ábalos</strong>. La Sezione Penale della Corte ha condannato all’unanimità l’ex ministro socialista a <strong>24 anni e tre mesi di reclusione</strong> per i reati di associazione a delinquere, corruzione, peculato e traffico di influenze.</p>
<p>Condannato anche l’ex collaboratore ministeriale<strong> Koldo García</strong>, considerato figura centrale dell’inchiesta, che dovrà scontare una pena di 19 anni e otto mesi di carcere. L’imprenditore Víctor de Aldama è stato invece condannato a quattro anni e mezzo di reclusione. Per Aldama, tuttavia, i giudici hanno previsto la possibilità di evitare il carcere qualora rispetti una serie di condizioni stabilite dalla Corte: non commettere nuovi reati, presentare una relazione semestrale sulle proprie attività e svolgere lavori di pubblica utilità.</p>
<p>Nel corso del dibattimento sono state ascoltate oltre 70 persone tra funzionari pubblici, imprenditori, consulenti tecnici, agenti della Guardia Civil e persone vicine agli imputati. Al momento della lettura della sentenza, Ábalos e García hanno partecipato in videoconferenza dal carcere di Soto del Real, vicino a Madrid, dove si trovano in custodia cautelare dal novembre scorso. Aldama, unico imputato in libertà, era invece presente presso la sede del Tribunale Supremo insieme al proprio legale.</p>
<p>La pena inflitta ad Ábalos coincide con quella richiesta dalla Procura Anticorruzione. Per García la condanna supera di tre mesi la richiesta dell’accusa. Diversa la posizione di <strong>Aldama</strong>, la cui collaborazione con la giustizia è stata riconosciuta come attenuante particolarmente qualificata. La Corte ha infatti ritenuto che la sua confessione abbia avuto un peso rilevante nell’accertamento dei fatti, riducendo sensibilmente la pena rispetto alle richieste formulate sia dalla Procura sia dall’accusa popolare.</p>
<p>Secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, riporta <em>El Pais</em>, i tre imputati avrebbero costituito un’organizzazione finalizzata a ottenere <strong>vantaggi economici sfruttando la posizione istituzionale</strong> ricoperta da Ábalos. La sentenza considera provati diversi episodi contestati dall’accusa, tra cui l’assegnazione di contratti per la fornitura di circa 13 milioni di mascherine a enti pubblici come Puertos del Estado e Adif, in favore di una società collegata ad Aldama. Tra gli altri fatti ritenuti accertati figurano presunti pagamenti periodici destinati all’ex ministro, l’assunzione in aziende pubbliche di persone a lui vicine, il pagamento dell’affitto di un appartamento per una di esse e diverse operazioni immobiliari che, secondo i giudici, sarebbero state collegate a interventi e gestioni di interesse per l’imprenditore.</p>
<p>La decisione dei giudici è considerata particolarmente rilevante anche per gli altri filoni dell’inchiesta sul caso Koldo, attualmente in corso presso l’Audiencia Nacional. Le ulteriori indagini riguardano presunti episodi di corruzione negli appalti pubblici, possibili pagamenti di commissioni illecite e altri aspetti collegati alla rete di rapporti emersa durante l’inchiesta.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/spagna-crescita-fragile-modello-sanchez-numeri/">Sánchez, il modello spagnolo è già ai titoli di coda</a></li>
</ul>
<p>Il caso ha avuto un forte impatto sul panorama politico spagnolo e ha coinvolto figure di primo piano del <strong>Psoe</strong>, contribuendo ad alimentare il dibattito politico attorno al governo guidato da Pedro Sánchez. Prima della condanna di Abalos, arrivata oggi, il premier ha dovuto fare i conti con il rinvio a giudizio della moglie <strong>Begona Gomez</strong> con quattro ipotesi di reato: traffico di influenze, appropriazione indebita, corruzione e malversazione. Tra le misure cautelari fissate il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare il territorio nazionale e l&#8217;obbligo di firma ogni 15 giorni davanti al tribunale.</p>
<p>Ma anche altri esponenti del cerchio magico del premier spagnolo – idolo della sinistra italiana – sono finiti nel mirino della giustizia spagnola. Dal magistrato “amico” Álvaro García Ortiz (condannato nel novembre dello scorso anno dalla Corte Suprema per il reato di rivelazione di segreti d&#8217;ufficio) all’ex numero tre del Psoe Santos Cerdan, l’elenco è lungo. Ma è impossibile non pensare al caso di <strong>Josè Luis Rodriguez Zapatero</strong>, mentore di Sanchez e oggi al centro dello <a href="https://www.nicolaporro.it/caso-zapatero-indagate-anche-le-figlie-dellex-presidente-spagnolo/">scandalo Plus Ultra</a>, la compagnia aerea salvata con fondi pubblici durante la pandemia e dietro cui sarebbe stata registrata un universo di tangenti e riciclaggio.</p>
<p>Massimo Balsamo, 22 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-scandalo-mascherine-abbatte-pedro-sanchez-24-anni-al-suo-ex-ministro/">Nuovo terremoto per Sanchez: condannato il fedelissimo del premier</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/lo-scandalo-mascherine-abbatte-pedro-sanchez-24-anni-al-suo-ex-ministro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>STARMER SI È DIMESSO</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/starmer-si-e-dimesso/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/starmer-si-e-dimesso/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Keir Starmer]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=328119</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'annuncio davanti al numero 10 di Downing Street. Le candidature per la successione alla guida del Partito Laburista potranno essere depositate tra il 9 e il 16 luglio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/starmer-si-e-dimesso/">STARMER SI È DIMESSO</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con un discorso alla nazione pronunciato davanti al numero 10 di Downing Street, <strong>Keir Starmer</strong> ha annunciato l&#8217;addio alla guida del Partito Laburista e del governo britannico. Una decisione maturata dopo mesi segnati da un forte calo di popolarità e da crescenti contestazioni interne allo stesso Labour.</p>
<p>&#8220;Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal voler mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista&#8221;, ha detto l&#8217;ex premier. &#8220;Ho parlato con Sua Maestà il Re questa mattina per informarlo della mia decisione. La domanda che il mio partito si pone ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali. Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e la accetto con serenità&#8221;, ha aggiunto. Il premier, ormai ex, ha rivendicato quanto fatto in questi mesi: ha citato &#8220;investimenti garantiti, infrastrutture in costruzione, fine dell&#8217;austerità con il calo più rapido delle liste d&#8217;attesa del Servizio Sanitario Nazionale degli ultimi 17 anni, il più grande miglioramento dei diritti per i lavoratori e gli inquilini in una generazione&#8221;. Inoltre ha citato &#8220;<strong>il maggiore aumento della spesa per la difesa dai tempi della Guerra Fredda</strong>&#8220;. Sul piano dell&#8217;immigrazione, Starmer ha rivendicato il &#8220;calo degli attraversamenti in barca&#8221; e &#8220;la chiusura degli hotel per richiedenti asilo&#8221;. Nell&#8217;elenco dei suoi presunti successi &#8220;la protezione dei giovani dai social media&#8221;, grazie alla legge che vieta l&#8217;accesso agli under 16, e &#8220;mezzo milione di bambini sottratti alla povertà grazie alle scelte che ho fatto&#8221;.</p>
<p>L&#8217;uscita di scena del premier apre ora la strada alla successione di <strong>Andy Burnham,</strong> ex sindaco di Manchester, indicato come il favorito per raccogliere l&#8217;eredità politica di Starmer e guidare il partito in una nuova fase.</p>
<p>Le candidature per la successione alla guida del <strong>Partito Laburista</strong> potranno essere depositate tra il 9 e il 16 luglio. Ad annunciarlo è stato il premier dimissionario britannico Keir Starmer, che ha riferito di aver incaricato il Comitato Esecutivo Nazionale del Labour di predisporre il calendario per l&#8217;elezione del nuovo leader. La tabella di marcia, ha spiegato, consentirà di individuare il suo successore prima della ripresa dei lavori parlamentari prevista per settembre. Starmer ha fatto sapere che rimarrà &#8220;in carica come primo ministro fino a quando sarà completata&#8221; la sfida per la nomina di un nuovo leader del partito Laburista. &#8220;Farò tutto quello che posso per garantire un&#8217;ordinata transizione di potere&#8221;, ha aggiunto, garantendo che assicurerà al suo successore &#8220;pieno ed inequivocabile sostegno&#8221;. Qualora si aprisse una competizione per la leadership, il nuovo capo del Labour e primo ministro entrerebbe in carica entro la ripresa dei lavori del Parlamento britannico, prevista per settembre. Se invece <strong>Andy Burnham</strong> dovesse restare l&#8217;unico candidato in corsa — uno scenario che nelle ultime ore sta guadagnando sempre più consensi e che viene già definito da alcuni come una vera e propria &#8220;incoronazione&#8221; — il passaggio di consegne a Downing Street potrebbe concretizzarsi già a metà luglio. Intanto <strong>Nigel Farage</strong> ha chiesto immediate elezioni generali anticipate.</p>
<p>Sul suo futuro politico non si sbilancia. Secondo i media britannici, quasi sull&#8217;orlo delle lacrime, Starmer si è rivolto alla moglie <strong>Victoria,</strong> la sua &#8220;roccia&#8221;, e ha spiegato &#8220;quando lascerò l&#8217;incarico più importante del Paese, dedicherò più tempo al lavoro più importante: essere il miglior marito possibile per la mia fantastica moglie Vic, che è stata una roccia al mio fianco nei momenti belli e in quelli brutti, ed essere il miglior padre possibile per i miei splendidi figli, che sono il mio orgoglio e la mia gioia&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/starmer-si-e-dimesso/">STARMER SI È DIMESSO</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/starmer-si-e-dimesso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>50</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché la UE insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-la-ue-insiste-a-farci-correre-il-rischio-di-una-guerra-in-casa/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/perche-la-ue-insiste-a-farci-correre-il-rischio-di-una-guerra-in-casa/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Franco Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 12:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra russia ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Volodymyr Zelensky]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=327908</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra negoziati falliti, territori contesi e accuse incrociate, l’Europa viene messa sotto accusa per la gestione del conflitto in Ucraina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-la-ue-insiste-a-farci-correre-il-rischio-di-una-guerra-in-casa/">Perché la UE insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo articolo che scrivevo sulla<strong> guerra Russia-Ucraina</strong>, che pubblicavo su “La Verità” già il 27 febbraio 2022, esordiva con queste parole: «Può l’uomo della strada farsi un’idea del perché potrebbe trovarsi da un giorno all’altro nel mezzo di una guerra, anche lontana ma con tutte le conseguenze del caso che comunque lo affliggerebbero?».</p>
<p>Allora non immaginavo che quelle parole avrebbero potuto essere, col trascorrer del tempo, fino a oggi, sempre più attuali. Naturalmente spero di sbagliarmi, come spero che da un giorno all’altro accada qualcosa di magico che interrompa quest’incubo, ma non so dire quanto nella speranza, pur volenterosa, vi sia di <strong>wishful thinking</strong> e quanto di scaramanzia. Perché, diciamola tutta, che ci siano forze oscure che ostacolano l’interruzione del conflitto è un sospetto legittimo. Anche per me che, poco incline al complottismo, tendo più spesso a incolpare la sprovvedutezza.</p>
<p>Mi piacerebbe ora continuare col mio consueto “guardiamo i fatti”, ma in tutta onestà non posso, perché questi sono continuamente inquinati dalla propaganda; da entrambe le parti. Siccome le conclusioni di quel che starete per leggere non depongono a favore dell’Occidente e, in particolare, della Ue, il cui comportamento, anzi, mi appresto a stigmatizzare, prendiamo per buona proprio <strong>la propaganda della nostra parte</strong>, della Ue, e decidiamo che i fatti siano quelli dalla stessa Ue raccontati.</p>
<p>Non sono allarmista d’indole, ciò nonostante il comportamento della Ue, stando ai fatti da essa stessa raccontati, fa presagire il peggio; e la Storia ci insegna che quasi sempre il peggio arriva del tutto inatteso. <strong>Ci raccontano che Mosca avrebbe preso il controllo del 20% (</strong>Crimea e 4 regioni sul Mar Nero) del territorio assegnato all’Ucraina nel 1991, quando fu riconosciuta – e dalla Russia per prima – Stato sovrano, indipendente e con territori intangibili.</p>
<p>Ci raccontano anche che <strong>già 2 anni fa Mosca aveva avanzato la proposta di interrompere lì il conflitto</strong> (assieme alla non negoziabile garanzia che l’Ucraina restasse militarmente neutrale). Ci chiediamo, allora: perché la Ue rifiutò la proposta? I “fatti”, come raccontati dalla Ue, sono che Mosca, in quella proposta, mentiva. Epperò, ammesso che Mosca mentisse, è pur vero che la Ue non l’ha neanche messa alla prova, cosicché la domanda resta: perché la Ue ha insistito a farci correre il rischio di una guerra in casa?</p>
<p>Un altro “fatto” è, da un lato, la pretesa di voler partecipare a negoziati di pace e, dall’altro, la non accettazione, quale proprio negoziatore, di <strong>Gerhard Schröder,</strong> che avrebbe il difetto di essere gradito a Mosca. Ora, in una negoziazione – in qualunque negoziazione – il negoziatore deve essere gradito ad entrambe le parti; quindi, necessariamente, qualunque negoziatore dovrà essere gradito anche a Mosca, sennò non si fa niente.</p>
<p><strong>E nulla si farà se la Ue pretende un negoziatore che non abbia l’assenso di Mosca.</strong> Posto, quindi, che se si vuole veramente la chiusura di questo conflitto è necessario che il negoziatore sia gradito anche a Mosca, quale altro motivo sarebbe di ostacolo per dare l’incarico ad uno che pur fu cancelliere di Germania? La domanda si fa ancora più insistente: perché la Ue insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?</p>
<p>Un altro “fatto” ancora sarebbe che <strong>il diniego di Vladimir Putin di incontrare Volodymyr Zelensky</strong> è la prova che il primo non voglia la pace. Ma non è difficile immaginare che un tale incontro non avrebbe alcun frutto. Un incontro precedente ad un documento negoziale condiviso, anzi, sarebbe contro-producente, ed è proprio per evitare questi incontri tra parti in conflitto che ci si affida a negoziatori.</p>
<p>D’altra parte, il minimo accettabile per Mosca è che Kiev accetti le condizioni per le quali la prima intraprese l’invasione: 1) Ucraina militarmente neutrale e demilitarizzata al minimo necessario per un Paese e 2) <strong>pari dignità ai russi d’Ucraina,</strong> senza discriminazioni né di lingua né d’altro. Mosca potrebbe perdere queste pretese solo in caso di sconfitta, ma questa sembra negata proprio dallo stesso Occidente che lamenta che il 20% del territorio ucraino è sotto il controllo di Mosca.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-politica/litalia-ripudia-la-guerra-non-lautodifesa-cosa-dice-la-costituzione/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;Italia ripudia la guerranon l&#8217;autodifesa. Cosa dice la Costituzione</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-francia-ha-gia-stato-putin/" target="_blank" rel="noopener">In Francia ha già stato Putin</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zelensky-putin-incontriamoci-svolta-ucraina-dove-puo-portare-questa-mossa/" target="_blank" rel="noopener">Zelensky: Putin, incontriamoci. Svolta ucraina: dove può portare questa mossa</a></li>
</ul>
<p>Rimane allora, nella negoziazione, <strong>il nodo dei territori conquistati</strong>. Difficile pretendere che il vincitore si ritiri da essi: lo sconfitto non li avrebbe perduti se fosse addivenuto alle condizioni pre-guerra dell’invasore. Così, la pretesa che Mosca si ritiri ai confini del 2022 – o addirittura a quelli del 2014 – sembra pretestuosa al mantenimento del conflitto. E torna la domanda: perché?</p>
<p>C’è da notare che una richiesta non pretestuosa avrebbe potuto essere la proposta di un referendum in quei territori: motivarne il respingimento al mondo intero avrebbe creato qualche grattacapo a Mosca. Ma la proposta non è stata neanche avanzata, come non lo fu nel 2014, quando il referendum che portò la Crimea nella Federazione russa fu bollato come <strong>referendum-truffa</strong>: anche allora si poteva richiederne la ripetizione sotto il controllo internazionale, ma si preferì la via delle sanzioni alla Russia. Insomma, ogni tentativo di riflessione sui fatti come raccontati qui in Ue impone la domanda: perché la Ue insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?</p>
<p>Franco Battaglia, 21 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-la-ue-insiste-a-farci-correre-il-rischio-di-una-guerra-in-casa/">Perché la UE insiste a farci correre il rischio di una guerra in casa?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nicolaporro.it/perche-la-ue-insiste-a-farci-correre-il-rischio-di-una-guerra-in-casa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>94</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: www.nicolaporro.it @ 2026-07-14 02:13:34 by W3 Total Cache
-->