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	<title>Esteri</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Wed, 02 Sep 2026 09:59:36 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>&#8220;È colpa dell’Occidente”, i vecchi comunisti che assolvono Putin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Baldassarri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 09:59:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bombardamenti, minacce e attacchi contro l’Ucraina: per i vecchi comunisti la Russia viene provocata dai governi democratici</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/e-colpa-delloccidente-i-vecchi-comunisti-che-assolvono-putin/">&#8220;È colpa dell’Occidente”, i vecchi comunisti che assolvono Putin</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I vecchi comunisti sono davvero incorreggibili. <strong>La Russia sta conducendo una orrenda guerra di aggressione c</strong>he ha provocato centinaia di migliaia di vittime e immani distruzioni contro uno Stato sovrano confinante nel cuore dell’Europa. Ogni notte terribili bombardamenti devastano Kiev, Odessa, Leopoli (la città di cui è originaria la famiglia Schlein) e tante altre pacifiche cittadine ucraine.</p>
<p>E poi: continui sconfinamenti, minacce all’Occidente reo di sostenere la resistenza Ucraina, attacchi hacker, omicidi di dissidenti in Patria e fuori. Di fronte a questo scenario, la reazione dei vecchi comunisti,<strong> orfani dell’Unione Sovietica e della Guerra Fredda è</strong>: dei governi democratici dell’Occidente provocano la grande madre Russia e il suo piccolo padre perché vogliono scatenare una guerra in Europa.</p>
<p><strong>Il motivo:</strong> sono pieni di debiti e la guerra è l’unica via per costringere il popolo ha sopportare i sacrifici che si rendono indispensabili. Quindi, i cittadini europei avrebbero eletto liberamente manipoli di criminali intenzionati a trasformare il continente in un sanguinoso campo di battaglia. <strong>Ci sarebbe da ridere,</strong> se non fosse che queste follie si propagano come il Covid, di cui sono addirittura più perniciose.</p>
<p>Marco Baldassari, 2 settembre 2026</p>
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		<title>Il cyberattacco che manda in tilt un paese: rischio per l’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 14:07:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber attacco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non un virus sofisticato, ma credenziali rubate e falle mai chiuse: basta un’identità compromessa per bloccare catasti, servizi e interi pezzi della macchina pubblica</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un equivoco da sfatare subito. <strong>Quello che ha paralizzato la Romania a luglio non è stato un ransomware in senso classico.</strong> Nessuna cifratura, nessun lucchetto digitale da riscattare. È stato un wiper, uno strumento di pura distruzione. L&#8217;attaccante ha rubato i dati, ha chiesto un riscatto, si è sentito rispondere di no e ha cancellato tutto ciò che riusciva a raggiungere. Estorsione fallita, sabotaggio come rappresaglia.</p>
<p>Il bersaglio era l&#8217;ANCPI,<strong> l&#8217;agenzia catastale nazionale rumena</strong>. Poiché in Romania il catasto è integralmente digitale, l&#8217;azzeramento dei sistemi ha prodotto un effetto immediato: niente compravendite, niente iscrizioni ipotecarie, niente estratti catastali. Per oltre una settimana il mercato immobiliare di un Paese di diciannove milioni di abitanti si è fermato. E per beffa, a ridosso del 1° agosto, quando la tassa sulle nuove case sarebbe salita al 21%.</p>
<p>Ecco il punto che dovrebbe togliere il sonno a ogni responsabile IT<strong>: l&#8217;attaccante non ha violato nulla di sofisticato.</strong> Si è semplicemente autenticato. Ha usato credenziali valide, raccolte da infostealer o phishing, sfruttando in aggiunta vulnerabilità note e mai corrette, una delle quali risalirebbe al 2021. La &#8220;vulnerabilità&#8221;, qui, non è stata un bug del software: è stata un&#8217;identità. Il direttore della cybersicurezza rumena lo ha ammesso senza perifrasi. &#8220;&#8230;non è stato un attacco complesso&#8221;.</p>
<h2>DATA LOSS CONTRO SERVICE LOSS</h2>
<p>Un conto è la perdita dei dati (data loss), un altro l&#8217;impossibilità di utilizzarli (service loss). Nel caso rumeno si è sfiorata la prima e si è realizzata la seconda.<strong> Il wiper ha colpito non solo l&#8217;infrastruttura di virtualizzazione</strong> su cui giravano le applicazioni, ma anche il database e i backup online raggiungibili. A evitare la catastrofe definitiva è stato un solo backup offline, custodito in una sede segregata e quindi irraggiungibile. Senza quella copia, oggi la Romania ricostruirebbe la proprietà immobiliare di milioni di persone a memoria d&#8217;uomo.</p>
<p><strong>La lezione è esemplare:</strong> non serve cancellare per sempre una banca dati nazionale per mettere in ginocchio uno Stato. Basta rendere inservibile il livello applicativo attraverso cui cittadini, notai e amministrazioni accedono al dato. Il patrimonio informativo può restare intatto e lo Stato risultare ugualmente paralizzato.</p>
<p>L&#8217;attacco è stato rivendicato da un attore che si firma <strong>ByteToBreach</strong>. La società di intelligence israeliana KELA lo attribuisce, con confidenza media, a Zakaria Mahdjoub, cybercriminale con base a Orano, in Algeria: venditore prolifico di dati sottratti a governi, banche e compagnie aeree. Le autorità rumene, prudentemente, non l&#8217;hanno confermata.</p>
<p>Il personaggio ha curriculum e vanagloria non comuni. Nel marzo 2026 aveva già trafugato il codice sorgente della piattaforma di e-government svedese, violando il fornitore CGI attraverso un server Jenkins. E i catasti sono la sua ossessione: registri immobiliari violati in Slovacchia, Polonia, Ucraina, Lituania, con un pattern che in tre anni ha toccato mezza Europa. Aveva persino allestito un finto sito di &#8220;pentesting&#8221; che lo proclamava &#8220;minaccia leader di settore&#8221;.<strong> L&#8217;albagia del predone, in vetrina.</strong></p>
<p>Il vero insegnamento di Bucarest riguarda l&#8217;intera catena: identità, applicazioni, virtualizzazione, rete, backup, disaster recovery. La resilienza di un&#8217;infrastruttura critica non si misura sulla robustezza del solo archivio, ma sull&#8217;anello più debole della filiera. E l&#8217;anello più debole, quasi sempre, non è una macchina. <strong>È una credenziale lasciata girare per il mondo, una toppa mai applicata.</strong></p>
<p>Giulio Galetti, 29 agosto 2026</p>
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		<title>Ceuta brucia, altro che tutto risolto. La bugia dei 5mila migranti rimasti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 12:16:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ceuta, Sanchez aveva assicurato il ritorno alla normalità. Ventisette giorni dopo esplodono proteste e tensioni, mentre il governo accusa destra e ultradestra</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-brucia-altro-che-tutto-risolto-la-bugia-dei-5mila-migranti-rimasti/">Ceuta brucia, altro che tutto risolto. La bugia dei 5mila migranti rimasti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A quasi un mese dall’assalto alla frontiera di <strong>Ceuta</strong>, la domanda è piuttosto semplice: ma non dovevano essere tornati tutti indietro? Perché a sentire <a href="https://www.nicolaporro.it/la-spagna-presenta-il-conto-a-sanchez-e-lui-riparte-per-le-vacanze/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Pedro Sanchez</strong> nei giorni immediatamente successivi alla grande crisi migratoria</a> di fine luglio sembrava praticamente fatta. Il 1° agosto il premier spagnolo scriveva all’Unione europea assicurando che Madrid aveva &#8220;ristabilito pienamente&#8221; il controllo della frontiera in meno di 48 ore e soprattutto aveva rimpatriato &#8220;praticamente tutti&#8221; i migranti entrati illegalmente nella città autonoma. Ventisette giorni dopo, però, scopriamo che a Ceuta ci sono <strong>ancora circa 5mila migranti</strong>.</p>
<p><strong>Non lo dice Vox.</strong> Non lo sostiene qualche pericoloso influencer di estrema destra. Lo ha riconosciuto lo stesso ministro dell’Interno <strong>Fernando Grande-Marlaska</strong> davanti al Congresso: delle oltre 70mila persone entrate nella città spagnola tra il 30 e il 31 luglio, circa 5mila sarebbero ancora lì. Tra loro ci sarebbero anche 1.500 minori. E pensare che già il 4 agosto Marlaska sosteneva che, su circa 72mila ingressi, ben 70mila persone fossero tornate in Marocco. Nove giorni dopo, però, lo stesso ministro ammetteva che in città ne rimanevano circa 5mila. Una contabilità quantomeno elastica, sulla quale da settimane si combatte anche una battaglia politica: il governo locale e le opposizioni contestano infatti le cifre dell&#8217;esecutivo centrale e sostengono che la presenza reale possa essere superiore.</p>
<p>Intanto Ceuta continua a fare i conti con ciò che resta di quella crisi che Madrid aveva sostanzialmente presentato come risolta. Le immagini che arrivano dalla città raccontano <strong>una situazione ben diversa dalla normalità annunciata</strong>. Migranti accampati, strutture di accoglienza sotto pressione, tensioni nelle strade e soprattutto <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-laltra-faccia-dellinvasione-mi-sono-trovata-un-migrante-in-mutande-nel-letto/" target="_blank" rel="noopener"><strong>una parte della popolazione che ha perso la pazienza</strong></a>. Nei giorni scorsi centinaia di persone sono scese in piazza. Altre manifestazioni sono state annunciate, mentre alcuni residenti promettono di continuare a protestare finché chi è entrato illegalmente non verrà allontanato.</p>
<p>Sui social circolano continuamente <strong>filmati delle contestazioni</strong>. E mercoledì e giovedì la situazione è degenerata anche in episodi che con una normale protesta hanno ben poco a che vedere: gruppi di incappucciati, persone armate di spranghe e bastoni, aggressioni e attacchi ai campi improvvisati dei migranti. Un cittadino ha raccontato di essere stato aggredito insieme alla propria famiglia durante una manifestazione che avrebbe dovuto essere pacifica. Questo va detto senza esitazioni. Perché una cosa è contestare la gestione dell&#8217;immigrazione, altra cosa è andare in giro con le spranghe. Ma <a href="https://www.nicolaporro.it/la-spagna-presenta-il-conto-a-sanchez-e-lui-riparte-per-le-vacanze/">il punto politico resta</a>.</p>
<p>E nelle ultime ore la tensione ha superato un&#8217;altra soglia. Ieri pomeriggio, nell&#8217;area tra <strong>la spiaggia di Benítez e quella del Trampolín</strong>, una protesta contro la permanenza dei migranti è degenerata in <strong>violenza</strong>. Circa un centinaio di persone aveva inizialmente cercato di bloccare il passaggio di un convoglio della Croce Rossa diretto verso la spiaggia per distribuire generi alimentari. Poi alcuni manifestanti hanno oltrepassato il cordone della polizia, raggiunto uno degli accampamenti improvvisati e cominciato a distruggere le strutture e le poche suppellettili presenti.</p>
<p><strong>Due ripari di paglia sono stati dati alle fiamme</strong> e dalla zona si è alzata una vistosa colonna di fumo, mentre le forze dell&#8217;ordine intervenivano con alcune cariche per riportare la situazione sotto controllo. Il particolare rende ancora più evidente quanto la situazione sia ormai sfuggita alla rassicurante fotografia scattata dal governo nelle prime ore dell&#8217;emergenza. Il Trampolín, del resto, era diventato uno dei simboli della crisi: il 20 agosto le autorità avevano trasferito dall&#8217;arenile circa 1.700 migranti verso strutture temporanee di accoglienza, ma poche ore dopo circa 500 persone erano già tornate sulla spiaggia. Dalla &#8220;crisi risolta&#8221; agli accampamenti sgomberati e ricostruiti, fino alle barricate e alle fiamme: in meno di un mese, Ceuta è diventata <strong>la rappresentazione plastica di un&#8217;emergenza </strong>che Madrid aveva fretta di dichiarare chiusa.</p>
<p>Di fronte a una città esasperata e a una crisi ancora tutt&#8217;altro che chiusa, il governo Sanchez sembra <strong>sempre più concentrato sul racconto delle proteste che sulle promesse fatte appena quattro settimane fa</strong>. Ángel Víctor Torres, ministro della Politica territoriale e oggi responsabile del comando unico per la crisi, ha denunciato l&#8217;esistenza di &#8220;gruppi organizzati che non vogliono il ritorno alla normalità&#8221;. E ha aggiunto: &#8220;Si sono viste persone incappucciate con spranghe&#8221;, accusandole anche di aver minacciato e aggredito cittadini di Ceuta impegnati nella distribuzione degli aiuti. Marlaska, dal canto suo, ha puntato il dito contro il linguaggio di PP e Vox, accusandoli di alimentare la &#8220;divisione sociale&#8221;. Benissimo. Gli incappucciati violenti vanno perseguiti. Le aggressioni vanno condannate. <strong>Le spranghe non sono uno strumento di dibattito politico</strong>. Ma tutto questo non cancella una domanda: come si è arrivati fin qui?</p>
<p>Perché mentre Madrid cerca i responsabili della tensione nelle piazze, <strong>resta sul tavolo il problema originario</strong>. Decine di migliaia di persone sono riuscite a entrare in territorio spagnolo nel giro di pochissimo tempo. Il governo ha annunciato di aver ripreso il controllo praticamente subito. Sanchez ha scritto a Bruxelles che quasi tutti erano stati rimpatriati. E oggi il ministro dell&#8217;Interno dice che ce ne sono ancora 5 mila. Non proprio un dettaglio. Anche perché la situazione sul terreno resta pesante. Il 22 agosto l&#8217;<em>Efe</em> raccontava di migliaia di migranti ancora nelle strade e di strutture di accoglienza sature, con centinaia di persone all&#8217;esterno in attesa di una sistemazione.</p>
<p>E soltanto negli ultimi giorni il governo ha deciso di imprimere una svolta alla gestione dell&#8217;emergenza, istituendo il famoso comando unico che per settimane non era stato ritenuto necessario. Perfino <em>El País</em> ha descritto la scelta come un cambio di rotta arrivato &#8220;quasi un mese dopo&#8221;, mentre Ceuta era ancora alle prese con migliaia di persone per strada. Ecco il vero cortocircuito del governo Sanchez. Prima la crisi viene descritta come sostanzialmente risolta. Poi si scopre che migliaia di persone sono ancora in città. Prima si assicura che la frontiera è tornata sotto controllo. Poi servono nuove strutture, un comando unico, nuovi interventi e decine di milioni per rafforzare la frontiera. Oggi Marlaska ha annunciato altri 35,5 milioni di euro per gli espigones e per un nuovo centro. <strong>Nel frattempo la rabbia cresce</strong>.</p>
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<p>Ed è proprio qui che il racconto governativo rischia di diventare politicamente molto comodo: trasformare tutto ciò che sta accadendo a Ceuta in un problema di ordine pubblico provocato dagli estremisti consente di spostare la discussione. Gli estremisti esistono, gli incappucciati pure, e quando commettono violenze devono risponderne. Ma migliaia di cittadini che chiedono spiegazioni sulla gestione della crisi non possono essere confusi con chi gira per strada impugnando una spranga.</p>
<p>Ceuta non è soltanto il racconto degli scontri delle ultime ore. È soprattutto il conto di una crisi che Sanchez aveva assicurato di avere domato in meno di 48 ore e che, quasi un mese dopo, continua a occupare il governo, il Parlamento, le forze dell&#8217;ordine e soprattutto la vita quotidiana degli abitanti della città. Cinquemila persone sono ancora lì, secondo i numeri dello stesso esecutivo. E davanti a questo dato resta una domanda molto meno suggestiva degli «incappucciati», ma decisamente più imbarazzante per la Moncloa: se erano stati rimpatriati praticamente tutti, questi cinquemila da dove saltano fuori? La sensazione è che a Ceuta non sia soltanto saltata una frontiera. <strong>Sia saltata, ancora una volta, la narrazione di Pedro Sanchez.</strong></p>
<p>Massimo Balsamo, 28 agosto 2026</p>
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		<title>Prima tassarli, poi vietarli: la crociata della sinistra contro i ricchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 08:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Luc Mélenchon]]></category>
		<category><![CDATA[manon aubry]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Manon Aubry a Mathilde Panot, la France Insoumise rilancia la guerra ai grandi patrimoni: tra retorica dell’uguaglianza, accuse ai “super-eredi” e una curiosa distanza tra ciò che si predica e lo stile di vita di chi lo predica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/prima-tassarli-poi-vietarli-la-crociata-della-sinistra-contro-i-ricchi/">Prima tassarli, poi vietarli: la crociata della sinistra contro i ricchi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bruciare il sistema o farsi svuotare le tasche? <strong>La sinistra radicale francese</strong> ha deciso di calare la maschera. Durante le università d&#8217;estate del movimento La France Insoumise, due deputati del gruppo di Mélenchon, hanno lanciato la loro quotidiana crociata: tassare senza pietà i miliardari, trattandoli come parassiti della società.</p>
<p>A guidare l&#8217;odio sociale contro i &#8220;ricchi&#8221; sono state <strong>Mathilde Panot e Manon Aubry,</strong> due delle figure più in vista del movimento, che hanno rilanciato una ricetta ormai ben nota: sempre più tasse sui grandi patrimoni, sempre meno spazio per chi possiede ricchezze considerate eccessive.</p>
<p>Ma Manon Aubry ha fatto persino un passo oltre. Tassare i ricchi, secondo l&#8217;eurodeputata, non sarebbe più sufficiente: bisogna arrivare addirittura a <strong>&#8220;vietare i miliardari&#8221;</strong>, trasformandoli di fatto in una categoria da estirpare. Un&#8217;autentica &#8220;piaga&#8221;, secondo la retorica mélenchoniana, accusata di controllare i media, accumulare potere e contribuire alla devastazione del pianeta.</p>
<p>Una visione del mondo piuttosto semplice: chi è molto ricco è sospetto, <strong>chi è miliardario è praticamente colpevole.</strong> Peccato che, quando si passa dalla predica alla pratica, qualche domanda sorga spontanea. Manon Aubry predica austerità, redistribuzione e lotta ai privilegi, <a href="https://www.nicolaporro.it/ipocrisia-portami-via-la-giustiziera-dei-ricchi-ora-va-in-yacht-di-lusso/" target="_blank" rel="noopener"><strong>ma quest&#8217;estate è stata fotografata a bordo di un veliero.</strong></a> Nulla di illegale, naturalmente. Ma la scena stride parecchio con la retorica di chi descrive le grandi fortune come una piaga sociale e invoca persino il divieto dei miliardari. Insomma, per la sinistra radicale francese il problema non sembra essere tanto il lusso in sé, quanto chi può permetterselo.</p>
<p>Anche<strong> Mathilde Panot</strong> non ha risparmiato le bordate. «La maggior parte dei ricchi non meritava di essere miliardaria; ha semplicemente avuto il merito di nascere con la camicia, e la stragrande maggioranza sono super-eredi», ha dichiarato la deputata della Val-de-Marne.</p>
<p>Poi l&#8217;affondo morale: «Non è moralmente accettabile, in una società in cui, ad esempio, nel 2025 sono morte 960 persone per strada, tra cui un bambino di 11 giorni (&#8230;), che alcuni si ingozzino come i 500 più ricchi, che hanno raddoppiato le loro fortune nei 10 anni della <strong>presidenza Macron</strong>, mentre altri sono gettati nella miseria più nera».</p>
<p>Un ragionamento costruito sulla contrapposizione più elementare possibile: da una parte i poveri, dall&#8217;altra i ricchi; da una parte le vittime, dall&#8217;altra i &#8220;parassiti&#8221;. E la soluzione? <strong>Colpire fiscalmente chi ha accumulato patrimoni</strong>, fino ad arrivare — nelle versioni più radicali — a mettere in discussione persino il diritto stesso di esistere come miliardario.</p>
<p>E qui arriva forse il punto più radicale della sua proposta fiscale: <strong>oltre i 12 milioni di euro di eredità, lo Stato prenderebbe tutto</strong>. Non si tratta quindi semplicemente di aumentare le aliquote sui grandi patrimoni, ma di fissare un tetto massimo all&#8217;eredità: tutto ciò che eccede quella soglia verrebbe integralmente prelevato e redistribuito</p>
<p>Il messaggio politico, dunque, è piuttosto chiaro: <strong>se Mélenchon dovesse mai arrivare all&#8217;Eliseo,</strong> per i grandi patrimoni potrebbe iniziare una vera e propria guerra fiscale. Una guerra combattuta in nome dell&#8217;uguaglianza, della giustizia sociale e della lotta alla povertà. Ma con una curiosa eccezione: sembra che, quando a godersi una barca è chi predica contro i privilegi, la rivoluzione possa tranquillamente aspettare in porto.</p>
<p>Cristina de Palma, 28 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/prima-tassarli-poi-vietarli-la-crociata-della-sinistra-contro-i-ricchi/">Prima tassarli, poi vietarli: la crociata della sinistra contro i ricchi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il clamoroso cambio di pelle della sinistra americana</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-clamoroso-cambio-di-pelle-della-sinistra-americana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Rascel]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 15:02:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandria Ocasio-Cortez]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver definito “folle” il woke 1.0, Ocasio-Cortez prende le distanze dalle posizioni più radicali: l’ennesima metamorfosi dei dem</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-clamoroso-cambio-di-pelle-della-sinistra-americana/">Il clamoroso cambio di pelle della sinistra americana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Partito Democratico degli Stati Uniti non è più quello di <strong>Bill Clinton o anche solo di Obama.</strong> È sempre più un veicolo per i Democratic Socialists of America, il movimento che ha fatto del socialismo democratico (perché dire “comunismo” in America ancora fa brutto) non un’etichetta folkloristica, ma una forza organizzata capace di strappare primarie, controllare sindaci di grandi città e orientare l’agenda culturale e internazionale di intere sezioni del partito.</p>
<p>E in questa metamorfosi, l’influenza di reti politiche legate a comunità musulmane radicalizzate e a una visione<strong> “Global South” anti-occidentale</strong> non è un dettaglio da poco: è parte del nuovo equilibrio di potere, soprattutto dopo Gaza e le primarie del 2024-2026.</p>
<p>Al centro di questa storia c’è <strong>Alexandria Ocasio-Cortez</strong>, AOC, la giovane deputata del Bronx che nel 2018 sconfisse Joe Crowley, potente boss del partito, e divenne il volto glitterato del progresso radicale. Nata nel 1989 nel Bronx da genitori di origine portoricana, cresciuta nella classe lavoratrice, studiò economia e relazioni internazionali alla Boston University.</p>
<p>Dopo la morte del padre e difficoltà economiche, lavorò come barista e organizzatrice comunitaria, poi come volontaria per Bernie Sanders. Nel 2018, con il sostegno dei<strong> Justice Democrats</strong> e dei Democratic Socialists, vinse contro ogni previsione. Entrò nel Congresso come membro della “Squad”, icona di un progressismo che univa la redistribuzione economica e battaglie identitarie.</p>
<p>Per anni <strong>AOC è stata la vociferante sostenitrice di ciò che oggi, con un sorrisetto, chiama “Woke 1.0”.</strong> Nel pieno delle proteste dopo George Floyd e durante il Covid, ha spinto per “defund the police” (definanziare la polizia), ha parlato di “menstruating persons” (gente col ciclo, anziché donne, per includere trans-men), ha sostenuto un linguaggio e una visione del mondo in cui razza, genere e identità diventavano la griglia primaria di lettura della realtà.</p>
<p>Era l’epoca in cui <strong>il “pensiero accettabile” (da loro)</strong> sembrava aperto a tutto: abolire le prigioni, cancellare Thanksgiving (festa tradizionale americana) ritenuta “colonialista”, trattare ogni istituzione come un nido di privilegio dei “bianchi”. Lei c’era, con i video, i tweet e i discorsi. Non era un’osservatrice esterna, era una delle protagoniste.</p>
<p>Poi, qualche settimana fa, in un’intervista ad ABC con Jonathan Karl, arriva il sorprendente dietrofront. <strong>AOC dice: “Woke 1.0 was crazy”</strong>. Pazzo! La retorica di quel periodo (cioè fino a 5 minuti fa), spiega, non è quella che si userebbe oggi. Le discussioni furono “fruttuose”, ma il tono era figlio del lockdown e di un momento straordinario. Bisogna giudicare i candidati per ciò che dicono ora, non per ciò che dicevano allora. (Sì, perché la memoria è un problema per chi cambia radicalmente posizioni).</p>
<p>E, <strong>mentre lascia intendere di non escludere una corsa alle primarie democratiche del 2028</strong>, prende le distanze da posizioni DSA più estreme (abolire la polizia e le prigioni, amnistia totale, tagliare la Difesa). Non è un’abiura completa: è un soft reboot. Woke 1.0 era troppo “crazy” per vendere a un elettorato più ampio, meglio passare a una versione centrata sulla lotta di classe, sull’economia populista e, in sottofondo, sulla questione israelo-palestinese come nuovo leitmotif.</p>
<p>Ironia della sorte è che la stessa persona che aveva contribuito a rendere “<strong>woke</strong>” sinonimo di purezza morale ora lo tratta come un software in versione beta da aggiornare… non vi ricorda un po’ il film Matrix?</p>
<p>Un classico della politica, quando l’ambizione presidenziale bussa, i dogmi diventano “retorica di un’epoca”. Un po’ come certi leader della sinistra italiana che, dopo aver cavalcato radicalismi di piazza o di partito, scoprono improvvisamente il fascino del “realismo” quando si avvicinano al potere.<strong> È il meccanismo ricorrente di chi sa che le primarie si vincono con la base,</strong> ma le elezioni generali si perdono se si resta troppo lontani dal centro. Solo che qui il “centro” è ancora molto a sinistra rispetto a ciò che gli americani medi chiamano normalità.</p>
<p>Il punto più ampio è che il Partito Democratico non sta semplicemente “abbandonando la cultura woke”. Sta facendo un’operazione più sofisticata: depura gli elementi più impopolari dell’identitarismo (quelli che hanno contribuito a far perdere elettori moderati e working-class) per concentrarsi su un socialismo economico e su un’alleanza con forze che, su Israele e sull’Occidente, parlano un linguaggio assai più duro. I DSA sono ormai una macchina organizzativa che ha prodotto sindaci, candidati e una rete di alleanze in cui organizzazioni musulmane progressiste e reti anti-sioniste giocano un ruolo crescente. Non è teoria del complotto: è la cronaca delle primarie di New York, Michigan e di altri distretti dove il “red-green” (socialismo + attivismo islamico politico) ha dimostrato di saper mobilizzare voti.</p>
<p>AOC, con il suo sorriso e la sua capacità di parlare sia ai millennial radicali sia (ora) a un pubblico più ampio, è il volto di questa transizione. <strong>È stata la regina del Woke 1.0;</strong> ora prova a essere la pragmatica del Woke 2.0, o forse del post-woke socialista. Gli elettori americani, e soprattutto quelli moderati e quelli di comunità che non si riconoscono nella narrativa dell’oppressione permanente, faranno bene a guardare non solo le parole di oggi, ma la coerenza di ieri e la rete di potere che la sostiene.</p>
<p>Perché in politica, come in certe ristrutturazioni di partito da noi, quando si dice “quella fase era un po’ esagerata”, di solito significa che la fase successiva è già pronta e, magari, ancora più esagerata (e magari al sapore di halal). Perché si sa che ai nuovi alleati porta-voti del Democratic Socialists of America i principali percettori della Woke Ideology, con i suoi pronomi, i capelli blu, i furries (cioè coloro che si identificano come animali), e le loro mille sfumature di gender, piacciono poco (<strong>chissà cosa dicono i gruppi “LGBT for Palestine”)</strong>. Dopotutto, se le grandi aziende, da Budweiser a Disney, hanno capito che “go woke, go broke”, era solo questione di tempo prima che la politica seguisse le indicazioni dei dipartimenti di marketing.</p>
<p>Adesso aspettiamo ansiosamente il prossimo discorso di Billie Eilish ai Grammy Awards per vedere cosa si inventerà per rinnegare il passato.<strong> Il Partito Democratico sta cambiando pelle</strong> (e votanti). AOC è solo una disposta a fare buon viso al nuovo gioco.</p>
<p>Cesare Rascel, 27 agosto 2026</p>
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		<title>Putin prepara il contraccolpo: missili su Kiev e minacce alle basi britanniche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 12:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Nato]]></category>
		<category><![CDATA[regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Putin minaccia di colpire le installazioni militari Uk anche fuori dall’Ucraina. Intanto prepara l’escalation su Kiev, mentre la Cia avverte il Cremlino sui rischi di un attacco alla Nato</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La diplomazia si ferma, i missili tornano a parlare. La <strong>Russia</strong> starebbe valutando una <strong>nuova escalation della guerra in Ucraina</strong>, con attacchi condotti attraverso potenti missili balistici convenzionali contro Kiev, compreso il centro della capitale, e contro infrastrutture strategiche situate in altre città del Paese. A riferirlo è <em>Bloomberg</em>, sulla base delle informazioni raccolte da fonti vicine al Cremlino.</p>
<p>Il possibile cambio di passo arriverebbe dopo lo <strong>stallo dei negoziati</strong>. Le distanze tra Mosca e Kiev restano profonde e, secondo le fonti, i tentativi di raggiungere un accordo avrebbero sostanzialmente riportato le parti al punto di partenza. Vladimir Putin non sarebbe intenzionato a fermare le operazioni militari né per effetto delle sanzioni occidentali né in seguito agli attacchi ucraini contro raffinerie, depositi e reti logistiche russe.</p>
<p>Al Cremlino si starebbe inoltre rafforzando la convinzione che le incursioni compiute dall’Ucraina sul territorio russo siano <strong>sostenute direttamente dai Paesi della Nato</strong>, attraverso la fornitura di armi, informazioni di intelligence e assistenza militare. Da qui anche il <strong>nuovo avvertimento rivolto al Regno Unito</strong>.</p>
<p>La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha minacciato<strong> possibili rappresaglie contro “qualsiasi installazione militare britannica” presente in Ucraina</strong> e, eventualmente, <strong>anche fuori dal territorio ucraino</strong>. La risposta di Mosca sarebbe legata all’impiego di armamenti forniti da Londra negli attacchi condotti da Kiev in Russia.</p>
<p><strong>Putin</strong>, intervenendo nel fine settimana con la televisione di Stato, ha minimizzato le conseguenze delle incursioni ucraine sull’economia russa e promesso un “contraccolpo” contro i settori più sensibili dell’Ucraina. “L’Ucraina ha aperto questo vaso di Pandora”, ha dichiarato il presidente russo, lasciando intendere che Mosca disponga ancora di un ampio margine per aumentare la pressione militare.</p>
<p>Sul <strong>fronte diplomatico</strong>, gli sforzi americani non hanno finora prodotto risultati. Il Cremlino avrebbe ormai accantonato l’ipotesi di un’intesa maturata tra Putin e Donald Trump durante il vertice di Anchorage dello scorso agosto. Il possibile compromesso avrebbe previsto pressioni statunitensi su Kiev affinché cedesse alla Russia la regione orientale di Donetsk.</p>
<p>L’Ucraina ha però sempre respinto la richiesta di consegnare a Mosca la fascia fortificata di città che le truppe russe non sono riuscite a conquistare interamente neppure dopo anni di combattimenti. Anche Washington ha ridimensionato la ricostruzione russa dei colloqui. Il segretario di Stato Marco Rubio aveva già chiarito a giugno che gli Stati Uniti non condividevano quella lettura, mentre a luglio aveva parlato della necessità di elaborare “nuovi concetti” per superare lo stallo.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/putin-tutti-i-numeri-della-disfatta/">Putin, tutti i numeri della disfatta</a></li>
</ul>
<p>In questo scenario si inserisce la missione a Mosca del direttore della Cia,<strong> John Ratcliffe</strong>, che martedì ha incontrato il capo dell’intelligence estera russa <strong>Sergei Naryshkin</strong>. I contenuti del colloquio non sono stati resi pubblici. Naryshkin ha parlato di un incontro ordinario, dedicato a questioni di competenza delle rispettive agenzie. Secondo il <em>Wall Street Journal</em>, però, Ratcliffe <strong>avrebbe anche avvertito il Cremlino sulle conseguenze di un eventuale attacco contro un Paese della Nato</strong>. Nuove valutazioni dell’intelligence americana indicano infatti che Putin potrebbe tentare, nei prossimi anni, di mettere alla prova la tenuta dell’Alleanza con un’azione circoscritta: da un’offensiva informatica a una piccola incursione terrestre, probabilmente contro uno Stato baltico. Nei calcoli di Mosca potrebbe rientrare anche la carenza di munizioni occidentali, aggravata dal loro impiego nel conflitto con l’Iran. Gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner dovrebbero intanto tornare nella capitale russa dopo otto mesi di assenza e potrebbero successivamente raggiungere Kiev. Nessuna data ufficiale è stata però ancora comunicata.</p>
<p><strong>Mosca ha però respinto la ricostruzione americana</strong>. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito “storie allarmistiche” le ipotesi di un possibile attacco russo contro un Paese della Nato, sostenendo che non abbiano “nulla a che vedere con la realtà né con le intenzioni della Russia”. Secondo Peskov, sarebbero invece gli Stati europei a condurre una politica “aggressiva” nei confronti di Mosca. Anche Donald Trump ha escluso che la missione di Ratcliffe fosse legata a minacce contro l’Alleanza atlantica, descrivendo la visita come “quasi di routine” e collegandola piuttosto agli sforzi per fermare la guerra in Ucraina. Si è trattato comunque del primo viaggio conosciuto di un direttore della Cia in Russia dal novembre 2021, quando William Burns raggiunse Mosca pochi mesi prima dell’invasione. Naryshkin ha a sua volta ridimensionato la portata dell’incontro, spiegando che i contatti tra i vertici dei servizi rientrano nella normale attività delle agenzie. Le rassicurazioni arrivano mentre diversi Paesi della Nato accusano la Russia di sabotaggi, operazioni di spionaggio e azioni di guerra ibrida, oltre alle intrusioni di droni o missili denunciate da Polonia e Romania. Accuse che il Cremlino continua a respingere.</p>
<p>Resta infine il <strong>nodo nucleare</strong>. La nuova spirale di attacchi avrebbe riaperto tra i falchi russi il dibattito sull’eventuale utilizzo di ordigni tattici come misura estrema. Al momento, tuttavia, non emergono segnali concreti di preparativi in questa direzione. Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, considera il rischio “estremamente basso”: finché il Cremlino potrà intensificare gli attacchi convenzionali, avrebbe pochi motivi per oltrepassare la soglia nucleare.</p>
<p>Massimo Balsamo, 27 agosto 2026</p>
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		<title>La Spagna presenta il conto a Sanchez. E lui riparte per le vacanze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 13:08:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cittadini in rivolta a Ceuta, governo spaccato sull’allarme dell’intelligence e migliaia di migranti ancora in giro. Ma Sanchez sceglie ancora il resort di lusso</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pedro Sanchez</strong> aveva liquidato la crisi di <strong>Ceuta</strong> nel giro di 48 ore. Quasi un mese dopo, però, nella città autonoma restano migliaia di migranti, la popolazione è scesa in piazza contro il governo, le forze dell’ordine ricorrono ai lacrimogeni e due ministri si smentiscono pubblicamente sul ruolo dell’intelligence. Soltanto dopo 25 giorni di vacanza il premier ha riconosciuto la gravità della situazione e riunito il Consiglio di sicurezza nazionale. Sistemata la pratica, almeno sulla carta, Sanchez <strong>è già pronto a ripartire</strong>: destinazione Andorra, insieme alla moglie Begoña Gomez, in un esclusivo albergo a cinque stelle gran lusso.</p>
<p><strong>È l’ultima fotografia di una gestione disastrosa</strong>, costruita per settimane sulla rimozione del problema. Il 30 e il 31 luglio oltre 70 mila persone – secondo alcune stime circa 80 mila – hanno attraversato il confine con il Marocco e raggiunto l’exclave spagnola. Un afflusso senza precedenti che avrebbe dovuto imporre una mobilitazione immediata del governo. Sanchez, invece, si è presentato al valico del Tarajal per poche ore, ha parlato di “invasione territoriale” e ha poi fatto ritorno alla residenza della Mareta, a Lanzarote.</p>
<p>Era il 31 luglio. Il premier è rimasto alle Canarie fino al 24 agosto, limitandosi a interrompere brevemente il proprio riposo <strong>mentre Ceuta precipitava nel caos</strong>. Da Madrid continuavano ad arrivare rassicurazioni: la crisi, secondo la versione ufficiale, sarebbe stata risolta in appena due giorni perché gran parte dei migranti era rientrata in Marocco.<strong> Una narrazione travolta dai fatti</strong>. Nell’exclave sarebbero rimaste almeno 8 mila persone, tra adulti, giovani e minori, mentre le autorità locali si trovavano a gestire da sole le conseguenze sanitarie, sociali e di ordine pubblico.</p>
<p>A Ceuta <strong>la paura ha progressivamente svuotato le strade</strong>. Secondo le denunce raccolte sul posto, molti residenti evitano di uscire di casa, mentre negozi e locali lamentano un crollo delle presenze. Le famiglie che ne hanno avuto la possibilità, in particolare quelle con bambini e anziani, hanno preferito trasferirsi temporaneamente nella Penisola. Alle preoccupazioni igieniche per gli accampamenti improvvisati si sono aggiunti gli episodi di criminalità predatoria e le segnalazioni di irregolari armati con coltelli o altre lame.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-spagna-ferma-i-migranti-con-la-forza-ma-e-sanchez-e-non-fa-notizia/">La Spagna ferma i migranti con la forza. Ma è Sanchez e non fa notizia</a></li>
</ul>
<p>Per settimane i ceutí hanno chiesto un intervento del governo centrale. Non ricevendo risposte, <strong>sono scesi in piazza al grido di “siamo stanchi” e “il governo ci ha abbandonati”</strong>. Una protesta contro l’immobilismo di Madrid e contro il delegato del governo nella città autonoma Miguel Ángel Pérez Triano, del quale sono state chieste le dimissioni. I manifestanti hanno invocato anche il rimpatrio in Marocco dei migranti irregolari ancora presenti sul territorio.</p>
<p>Ad alimentare ulteriormente la rabbia è stata l’indiscrezione sul <strong>possibile trasferimento di parte dei migranti nella vecchia caserma Acuartelamiento Coronel Fischer e nell’ex fabbrica di farine</strong>. Le due strutture sarebbero state individuate per realizzare centri temporanei destinati all’identificazione e all’avvio delle procedure di rimpatrio. Madrid ha smentito la notizia, ma la precisazione non è bastata a fermare la protesta: il timore dei residenti è che soluzioni presentate come provvisorie finiscano per trasformarsi in sistemazioni permanenti, scaricando ancora una volta l’intero peso dell’emergenza sulla città.</p>
<p>Alcuni manifestanti, avvolti nelle bandiere spagnole e accompagnati da un imponente dispositivo di sicurezza, hanno raggiunto il quartiere periferico di El Príncipe, dove continuano a concentrarsi centinaia di migranti. L’obiettivo era denunciare una situazione considerata ormai “insostenibile” sia sul piano della sicurezza sia su quello igienico-sanitario. Nelle stesse ore la polizia nazionale ha utilizzato gas lacrimogeni per disperdere un assembramento sulla spiaggia di El Trampolín, dove era in corso una distribuzione di alimenti, arrestando anche due attivisti.</p>
<p>La rivolta dei cittadini è soltanto una parte del problema. L’altra si trova direttamente dentro il governo Sanchez, dove è <strong>esploso uno scontro sulla mancata prevenzione dell’assalto</strong>. Il ministro della Difesa <strong>Margarita Robles</strong> ha dichiarato in Parlamento che il Centro nazionale di intelligence aveva avvertito le autorità già il 29 luglio, alla vigilia dell’arrivo di massa. I servizi, secondo Robles, avrebbero “svolto il proprio lavoro”, condividendo e analizzando le informazioni con le forze di sicurezza e con la delegazione governativa.</p>
<p>Il ministro dell’Interno<strong> Fernando Grande-Marlaska</strong> sostiene esattamente il contrario. Per settimane ha giustificato il mancato rafforzamento della frontiera affermando che nessuna segnalazione consentisse di prevedere ciò che sarebbe accaduto. “Non c’era alcun rapporto che preannunciasse l’accaduto del 30 luglio”, ha ribadito, assicurando che qualsiasi allarme sarebbe stato preso sul serio. Né i servizi spagnoli né le intelligence straniere, secondo la sua versione, avrebbero rilevato movimenti anomali oltre il confine.</p>
<p>Robles non ha fatto marcia indietro. Ha precisato che l’avvertimento potrebbe essere stato trasmesso verbalmente, perché “i servizi segreti operano in molti modi” e non hanno sempre bisogno di produrre documenti scritti. Ha poi ricordato che era di dominio pubblico la presenza di persone che stavano cercando di raggiungere Ceuta a nuoto. Il risultato è <strong>un cortocircuito istituzionale senza precedenti</strong>: il ministro della Difesa sostiene che l’allarme sia stato lanciato, quello dell’Interno assicura di non aver ricevuto nulla.</p>
<p><strong>Le possibilità, a questo punto, sono due</strong>. O il governo era stato avvertito e non ha preso le misure necessarie, oppure l’intelligence non si è accorta che decine di migliaia di persone si stavano ammassando a pochi chilometri dal confine spagnolo. Nel primo caso si tratterebbe di una gravissima sottovalutazione politica; nel secondo di un clamoroso fallimento dell’apparato di sicurezza. Sánchez, anziché chiarire, ha lasciato che fossero i suoi ministri ad accusarsi indirettamente davanti all’intero Paese.</p>
<p>Soltanto al termine delle sue lunghe vacanze a Lanzarote il premier ha convocato il Consiglio di sicurezza nazionale e riconosciuto l’esistenza di un’emergenza. Il governo ha istituito un comando unico a Ceuta, destinato a restare operativo fino al 31 dicembre, e approvato un pacchetto di misure urgenti. Provvedimenti che rappresentano una smentita della linea portata avanti per quasi un mese: se la crisi fosse stata davvero risolta in 48 ore, non sarebbe stato necessario dichiarare l’emergenza di sicurezza nazionale quattro settimane dopo.</p>
<p>Sanchez, tuttavia, <strong>non sembra intenzionato a rinunciare all’ultima parte del proprio riposo estivo</strong>. Secondo quanto rivelato da <em>Abc</em>, appena due giorni dopo le riunioni convocate per correggere la gestione di Ceuta, il premier lascerà nuovamente la Moncloa. Giovedì 27 agosto partirà con Begoña Gómez per un “viaggio privato” e riservato ad Andorra, dove resterà fino a domenica 30. L’agenda presidenziale è stata liberata da ogni impegno.</p>
<p>La coppia soggiornerà allo Sport Hotel Hermitage &amp; Spa di Soldeu, uno degli alberghi più esclusivi del Principato, con camere da 500 a 2 mila euro a notte. Sánchez e la moglie erano già stati nella stessa struttura nell’agosto del 2025, quando sarebbe stato prenotato un intero piano per ospitare gli uomini della scorta e garantire la riservatezza della coppia. Anche questa volta il dispositivo di sicurezza raggiungerà Andorra in anticipo per coordinarsi con le autorità locali.</p>
<p>Le camere, scrive <em>Abc</em>, sarebbero state riservate da settimane, quando le critiche per l’assenza del presidente e per l’inerzia del governo erano già diventate roventi. Sanchez <strong>ha scelto comunque di non modificare i propri programmi</strong>. Del resto, Andorra è una delle mete preferite dalla coppia: offre percorsi per il ciclismo, sport praticato dal premier, ma soprattutto quella discrezione diventata sempre più preziosa per evitare contestazioni e apparizioni pubbliche.</p>
<p><strong>A Ceuta, intanto, i cittadini chiedono protezione e risposte</strong>. Nelle strade restano migliaia di migranti, la situazione sanitaria preoccupa e la tensione ha ormai raggiunto i quartieri periferici. A Madrid i ministri litigano su chi sapesse cosa e su quando lo sapesse. Ma alla Moncloa il calendario delle vacanze sembra l’unica cosa organizzata con largo anticipo. Dopo aver impiegato quasi un mese per riconoscere l’emergenza, Sanchez ha impiegato appena 48 ore per preparare nuovamente le valigie.</p>
<p>Massimo Balsamo, 26 agosto 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il nuovo volto di New York: il velo islamico simbolo della città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 09:20:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
		<category><![CDATA[Zohran Mamdani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sindaco Mamdani finisce nel mirino per lo spot con protagonista una donna velata</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un video del sindaco <strong>Zohran Mamdani</strong> pubblicato sui suoi canali ufficiali promuove le attività estive gratuite per bambini e ragazzi. La testimonial è però <strong>una donna in hijab</strong> che sfoglia con entusiasmo il sito in cui sono presenti tutte le esperienze per i più piccoli. Un messaggio istituzionale apparentemente innocente e familiare che invece si inserisce in una linea chiara e costante: la visibilità sistematica della cultura islamica come priorità assoluta dell’amministrazione.</p>
<p>Mamdani,<strong> primo sindaco musulmano della città</strong>, sta rendendo la religione islamica sempre più centrica all’interno del suo mandato. Basti pensare a come ha reso il Ramadan un vero e proprio evento per la città: ha ospitato un iftar nel palazzo di città, ha istituito e partecipato a decine di celebrazioni pubbliche. Un continuo e costante inserimento promozionale dell’Islam che disturba persino la quotidianità dei newyorkesi: nei sobborghi i richiami del muezzin risuonano dai minareti anche alle cinque del mattino.<strong> Non si tratta più di semplice inclusione o di rispetto per una minoranza;</strong> tutto ciò sostanzia una prioritizzazione palese e senza sosta che colloca una sola tradizione religiosa nel cuore della vita pubblica della Grande Mela.</p>
<p>Questa selettività non è frutto di paturnie atlantiste. È palese constatare che l’amministrazione sta sminuendo alcune culture favorendone altre: settimane fa Mamdani ha pubblicato e promosso una mappa ufficiale dei quartieri abitati storicamente da migranti. C’erano Little Palestine, Little Yemen, Little Egypt, Little Pakistan e altre comunità alla moda negli ultimi mesi. Mancavano però Little Italy e i quartieri storici irlandesi ed ebraici: comunità che hanno letteralmente costruito New York, che ne hanno forgiato l’identità, il lavoro, la cultura e l’economia, sono sparite dalle mappe istituzionali. Solo dopo la forte rivolta degli italo-americani e di diverse associazioni <strong>Mamdani ha promesso di aggiungere Little Italy</strong>, scaricando in parte la responsabilità sull’amministrazione precedente. Troppo tardi: il segnale politico è arrivato chiarissimo.</p>
<p>E dunque anche questo velo nell’ultimo video pubblicato dal sindaco non è un mero dettaglio estetico o di diversità. Presentare una donna che si copre per obbligo o pressione religiosa come testimonial di libertà e modernità in una città pioniera dei diritti come New York è un’operazione ideologica<strong>. In molti contesti islamici l’hijab</strong> non costituisce una scelta personale ma è una norma sociale e religiosa che limita il corpo e l’autonomia femminile. È normale o accettabile accettare un’immagine simile per pubblicizzare servizi pubblici destinati ai bambini? Un’altra dimostrazione di come la cultura islamica stia diventando in tante parti del mondo il costume preferito dai centri di potere.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/mamdani-apre-il-supermercato-socialista-paga-il-contribuente/" target="_blank" rel="noopener">Mamdani apre il supermercato socialista: paga il contribuente</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-new-york-di-mamdani-cancella-gli-italiani/" target="_blank" rel="noopener">La New York di Mamdani cancella gli italiani</a></li>
</ul>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1513166080571618%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>E<strong> la povera New York</strong> in questo modo non sta diventando più multiculturale. Il suo sindaco non si sforza di celare nemmeno per formalità il suo tentativo costante di elevare l’Islam a simbolo ufficiale della città, mentre le radici europee, italiane, irlandesi e cristiane vengono trattate come reliquie imbarazzanti da mettere in secondo piano o da far sparire dalle mappe. Ciò che viene fuori da questo <strong>rebranding ideologico</strong> è una riscrittura selettiva della storia urbana. Ci avreste mai creduto 20 anni fa se qualcuno vi avesse detto che un giorno Little Italy sarebbe sparita dalle mappe di New York e una donna col velo sarebbe diventata l’immagine della città? Forse no…</p>
<p>Alessandro Bonelli, 26 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-nuovo-volto-di-new-york-il-velo-islamico-simbolo-della-citta/">Il nuovo volto di New York: il velo islamico simbolo della città</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Accusato di aver abusato del figlio, lo riduce in stato vegetativo. Condannato a 17 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 09:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Belgio]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia fai da te]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tribunale penale di Namur ha condannato Grégory Lenoci per il tentato omicidio del vicino. La sentenza divide il paese tra chi lo considera un “eroe” e chi difende lo Stato di diritto</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Belgio ha suscitato grande clamore il caso di <strong>Grégory Lenoci,</strong> condannato a 17 anni di carcere per il tentato omicidio del vicino, che l’uomo sospettava avesse abusato sessualmente del suo figliastro di sei anni. I fatti risalgono al 24 luglio 2025, quando Lenoci aveva già presentato una denuncia alla polizia contro Marc P., s<strong>egnalando i suoi sospetti sugli abusi ai danni del bambino</strong></p>
<p>Dopo la denuncia, Lenoci aveva invitato il vicino a casa sua per chiedergli spiegazioni. Secondo quanto raccontato in aula, durante il confronto l’uomo avrebbe perso il controllo quando Marc P. gli avrebbe parlato di un presunto «gioco segreto» con il bambino.</p>
<p>La vicenda era stata preceduta da <strong>un allarme della psicologa di Lenoci</strong>, che aveva avvertito la procura del possibile rischio di un&#8217;aggressione. L&#8217;uomo le aveva infatti confidato di sapere che avrebbe rischiato 20 o 25 anni di carcere, ma di voler comunque «difendere suo figlio».</p>
<p>Poco dopo, però, <strong>Lenoci ha pubblicato sui social un video di 42 secondi</strong> in cui lo si vede colpire ripetutamente il vicino con dei calci. Quando i soccorsi sono arrivati, Marc P. era a terra, privo di sensi.</p>
<p>A distanza di un anno,<strong> la vittima presenta ancora gravi danni fisici.</strong> Colpito ripetutamente, è stato lasciato a terra privo di sensi e oggi <strong>si trova in stato semivegetativo</strong>, incapace di comunicare, nutrirsi o muoversi autonomamente.  Il tribunale ha riconosciuto la premeditazione e condannato Lenoci a 17 anni di carcere, aggiungendo dieci anni di messa a disposizione del giudice dell&#8217;applicazione delle pene. Dovrà inoltre versare 10 mila euro alla vittima.</p>
<h2>I precedenti giudiziari della vittima</h2>
<p class="PDq2pG_selectionAnchorContainer" data-start="0" data-end="240">Marc P. era già conosciuto dalla giustizia belga. Nel dicembre 2020 era stato condannato a <strong data-start="91" data-end="143">37 mesi di carcere con la sospensione della pena</strong> per tentati stupri e atti di natura sessuale con violenza ai danni di un bambino di cinque anni.</p>
<p data-start="242" data-end="495">La pena era stata sospesa per cinque anni, con alcune condizioni: seguire un percorso psicologico, smettere di assumere stupefacenti e non frequentare minori senza la presenza dei genitori. Se non le avesse rispettate, avrebbe dovuto scontare i 37 mesi.</p>
<p data-start="497" data-end="978">Nel giugno 2025, quindi, la sospensione era ancora in vigore. Proprio allora <strong>un secondo padre lo aveva denunciato per presunti comportamenti sessualmente inappropriati</strong> nei confronti della figlia di sette anni. Secondo il suo racconto, l’uomo aveva trasformato il garage in una sala giochi per i bambini del quartiere. Una perizia aveva confermato la credibilità della bambina, ma l’indagine sembrava non avanzare: <strong data-start="916" data-end="956">«I giorni passavano, nessuno veniva»</strong>, raccontava il padre.</p>
<p data-start="980" data-end="1215">Quest’ultimo aveva quindi ricontattato l’ispettore, segnalando che altri bambini continuavano a frequentare la casa di Marc P. L’agente gli aveva spiegato che<strong> il fascicolo era stato trasmesso alla procura</strong> e che si attendevano sviluppi.</p>
<p data-start="1217" data-end="1628" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il <strong data-start="1220" data-end="1238">23 luglio 2025</strong>, anche Grégory Lenoci denuncia Marc P. per presunti abusi sul suo figliastro di sei anni. Il giorno successivo il bambino era stato ascoltato ma poi la denuncia non aveva portato a un procedimento per mancanza di elementi sufficienti. E qui le cose precipitano.</p>
<h2 data-start="1217" data-end="1628">Le reazioni</h2>
<p>La sentenza ha acceso un dibattito che va ben oltre le aule del tribunale. In Belgio <strong>l’opinione pubblica si è infatti spaccata</strong> tra chi considera i 17 anni di carcere una pena eccessiva e chi, al contrario, ritiene inevitabile una condanna per chi ha deciso di farsi giustizia da solo.</p>
<p>Al momento della lettura della sentenza, in aula sono esplose proteste e urla contro i giudici. Alcuni sostenitori di Lenoci hanno accusato la giustizia di proteggere i pedofili e, all’uscita dal tribunale, il 49enne è stato accolto dagli applausi di una parte dei presenti.</p>
<p>Nel frattempo, <strong>Lenoci ha annunciato che farà appello.</strong> «Non ho mai avuto intenzione di uccidere», ha dichiarato, sostenendo di aver perso il controllo e di riconoscersi responsabile di lesioni, ma non di tentato omicidio.</p>
<p>Cristina de Palma, 25 agosto 2026</p>
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		<title>Ucraina, i Volenterosi pronti alle esercitazioni. Meloni non ci sta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 07:17:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
		<category><![CDATA[volenterosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal vertice di Kiev nuovi aiuti, più difesa aerea e sanzioni contro Mosca. Meloni conferma il sostegno all’Ucraina ma dice no alle manovre dei Volenterosi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sostegno a Kiev prosegue, ma non tutti i Paesi della coalizione dei <strong>Volenterosi</strong> intendono percorrere la stessa strada. Dal vertice convocato nel giorno del 35esimo anniversario dell’indipendenza ucraina arriva infatti<strong> un nuovo impegno</strong> ad aumentare gli aiuti militari, rafforzare la difesa aerea e stringere ulteriormente le maglie delle sanzioni contro Mosca. Ma anche <strong>un distinguo importante da parte dell’Italia</strong>: Roma non prenderà parte alle esercitazioni militari annunciate da <strong>Emmanuel Macron</strong> per il prossimo autunno.</p>
<p>La riunione si è svolta in formato ibrido, tra Kiev e i leader collegati in videoconferenza, ed è stata presieduta dal presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelensky</strong> insieme al premier britannico Andy Burnham, al presidente francese Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Nel documento conclusivo i Volenterosi hanno confermato l&#8217;intenzione di aumentare il <strong>sostegno militare all&#8217;Ucraina</strong>, indicando nella difesa aerea una delle urgenze principali. Sul tavolo anche una maggiore collaborazione con l&#8217;industria bellica ucraina e nuove misure contro il complesso militare-industriale russo. Secondo i calcoli riportati nella dichiarazione, le sanzioni e le altre iniziative economiche adottate dal febbraio 2022 avrebbero già sottratto almeno 495 miliardi di dollari alla capacità finanziaria di Mosca.</p>
<p>Resta inoltre in preparazione la Forza multinazionale per l&#8217;Ucraina, pensata per entrare in azione soltanto dopo una cessazione credibile delle ostilità e all&#8217;interno di un più ampio sistema di garanzie di sicurezza per Kiev. È proprio in questa cornice che Macron ha annunciato esercitazioni militari su larga scala tra ottobre e novembre, con l&#8217;obiettivo di verificare la prontezza operativa della Coalizione e la sua capacità di intervenire una volta terminate le ostilità. L&#8217;Italia, però, resterà fuori. Fonti di governo hanno confermato che <strong>Roma “non parteciperà” alle manovre</strong>, in continuità con la posizione già espressa da <strong>Giorgia Meloni</strong> sull&#8217;eventuale impiego di soldati italiani sul territorio ucraino.</p>
<p>Il presidente del Consiglio ha partecipato alla riunione in videocollegamento e ha ribadito il sostegno italiano alla sovranità, all&#8217;integrità territoriale e all&#8217;indipendenza dell&#8217;Ucraina. Sul piano concreto, Roma concentrerà una parte degli <strong>sforzi sull&#8217;emergenza energetica</strong>. Meloni ha annunciato l&#8217;invio di ulteriori generatori elettrici, destinati a sostenere la popolazione e la rete energetica ucraina in vista dell&#8217;inverno, mentre continuano gli attacchi contro le infrastrutture civili.</p>
<p>Una linea che <strong>tiene insieme sostegno a Kiev e ricerca di una soluzione negoziale</strong>. Nel corso della riunione, i partecipanti hanno concordato anche sulla necessità di rendere più efficace il sistema delle sanzioni, intervenendo in particolare sui meccanismi utilizzati per aggirarle e sulla cosiddetta flotta ombra russa. La Coalizione ha contemporaneamente rinnovato la richiesta di un cessate il fuoco “pieno, immediato e incondizionato” a partire dall&#8217;attuale linea di contatto. Meloni, da parte sua, ha confermato l&#8217;impegno italiano a lavorare con gli alleati per arrivare a una pace considerata “giusta e duratura”.</p>
<p>Più allarmato il messaggio arrivato da <strong>Macron</strong>. Il presidente francese ha avvertito gli alleati che Mosca potrebbe aumentare la pressione sui Paesi europei nel tentativo di scoraggiarli dal continuare a sostenere Kiev. «La Russia tenterà un&#8217;escalation contro i Paesi europei per dissuaderli dall&#8217;aiutare l&#8217;Ucraina», ha sostenuto Macron, prevedendo ulteriori provocazioni nei confronti dei Paesi Nato e invitando nello stesso tempo gli alleati a “mantenere la calma e continuare” nell&#8217;assistenza all&#8217;Ucraina.</p>
<p>Il fronte più urgente resta comunque quello della difesa aerea. Il premier britannico <strong>Burnham</strong> ha chiesto ai partner di ricorrere anche alle proprie scorte per mettere a disposizione dell&#8217;Ucraina nuovi intercettori Patriot. Londra, che nelle ultime ore ha inoltre aperto alla condivisione con Kiev di tecnologie necessarie alla produzione di missili a lungo raggio, considera il rafforzamento della protezione delle città ucraine una priorità immediata. Zelensky ha indicato proprio nei Patriot uno dei principali bisogni militari del Paese, mentre gli attacchi russi continuano a colpire infrastrutture e centri abitati.</p>
<p>Dal vertice sono arrivati anche nuovi pacchetti militari ed energetici, finanziamenti per la produzione di droni e ulteriori impegni sulla difesa aerea. Zelensky ha ringraziato gli alleati, ma ha insistito soprattutto sulla necessità di <strong>ridurre lo squilibrio economico con la Russia</strong>. Secondo i numeri citati dal presidente ucraino, Mosca spenderebbe circa 340 miliardi di euro per la guerra contro i circa 140 miliardi a disposizione di Kiev.</p>
<p>È in questo contesto che Zelensky ha rilanciato la necessità di &#8220;riportare la guerra in Russia&#8221; e renderne più evidente il costo alla popolazione russa. Nella lettura del presidente ucraino, aumentare la capacità di colpire e soprattutto la produzione di droni servirebbe anche a creare una maggiore pressione interna sul Cremlino e, nelle intenzioni di Kiev, spingere Vladimir Putin verso un negoziato. &#8220;Abbiamo quindi bisogno di una quantità altrettanto competitiva di droni&#8221; ha spiegato Zelensky, indicando nel divario di risorse uno dei principali problemi da affrontare.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/fornite-missili-allucraina-mosca-minaccia-il-regno-unito/">“Fornite missili all’Ucraina”. Mosca minaccia il Regno Unito</a></li>
</ul>
<p>Sul versante italiano, intanto, il dialogo è proseguito anche attraverso la Farnesina. Il ministro degli Esteri ucraino <strong>Andrii Sybiha</strong> ha definito l&#8217;Italia un “partner affidabile e Paese amico” dopo un colloquio telefonico con Antonio Tajani. Al centro della conversazione la difesa aerea, gli attacchi alle infrastrutture energetiche, la sicurezza della navigazione nel Mar Nero e il funzionamento del corridoio marittimo ucraino. Kiev ha inoltre ringraziato Roma per il contributo alla ricostruzione di Odessa e per il sostegno sul fronte energetico, chiedendo di mantenere alta la pressione sanzionatoria e di accompagnare il percorso ucraino verso l&#8217;adesione all&#8217;Unione europea.</p>
<p>Il quadro che esce dalla riunione dei Volenterosi resta dunque quello di un sostegno occidentale destinato a proseguire, con maggiori investimenti nella difesa aerea, nella produzione militare ucraina e nelle sanzioni contro Mosca. All&#8217;interno della Coalizione, però, rimangono <strong>differenze sui passi successivi:</strong> e l&#8217;Italia, pur confermando aiuti militari, energetici e umanitari, ha già fissato il proprio limite sulle esercitazioni e sulla prospettiva di un coinvolgimento diretto dei suoi soldati.</p>
<p>Massimo Balsamo, 25 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ucraina-i-volenterosi-pronti-alle-esercitazioni-meloni-non-ci-sta/">Ucraina, i Volenterosi pronti alle esercitazioni. Meloni non ci sta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Discrimina gli arabi&#8221;. La sinistra vuole abolire l&#8217;apologia di terrorismo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/discrimina-gli-arabi-la-sinistra-vuole-abolire-lapologia-di-terrorismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 13:40:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[apologia terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[la france insoumise]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La modifica divide il dibattito politico e riaccende lo scontro sull’immigrazione, la sicurezza e i confini della libertà di espressione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/discrimina-gli-arabi-la-sinistra-vuole-abolire-lapologia-di-terrorismo/">&#8220;Discrimina gli arabi&#8221;. La sinistra vuole abolire l&#8217;apologia di terrorismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alle università estive de <strong>La France insoumise</strong>, nei pressi di Valence in Francia, il tema della repressione della solidarietà con la Palestina è diventato come al solito l&#8217;occasione per rilanciare una battaglia che LFI porta avanti da tempo: quella <strong>contro il reato di apologia del terrorismo</strong>. La tavola rotonda, organizzata dalla cocca di Jean-Luc Mélenchon, l&#8217;eurodeputata <a href="https://www.nicolaporro.it/la-salis-francese-fanatica-pro-pal-ma-arrestarla-per-un-tweet-anche-no/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rima Hassan</strong></a> e intitolata «Criminalisation et répression du mouvement de solidarité avec la Palestine», ha avuto come ospite Salah Hamouri, avvocato ed ex membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), organizzazione designata terroristica dall’Unione europea. Hamouri è stato condannato in Israele per un progetto di attentato contro il rabbino Ovadia Yosef.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;incontro sono state pronunciate parole durissime nei confronti dei cittadini franco-israeliani che prestano servizio nelle forze armate israeliane. Secondo quanto riportato, <strong>Hamouri</strong> ha sostenuto che questi soldati «non hanno il loro posto tra noi» e che il loro posto sarebbe «in prigione», invitando inoltre a raccogliere testimonianze e a perseguirli. E qui si arriva al punto politico. Durante la tavola rotonda è stata rilanciata anche la richiesta di <strong>abrogare il reato di apologia del terrorismo</strong>, sostenendo addirittura che la norma <strong>limiti la libertà d&#8217;espressione</strong> e colpisca in modo sproporzionato attivisti, oppositori politici e minoranze, in particolare gli arabi e i neri.</p>
<p>Non è la prima volta che LFI rilancia questo tema. Lo aveva fatto in una proposta parlamentare nel novembre 2024. Il 19 novembre di quell&#8217;anno il deputato <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/in-galera-quelli-che-odiamo-la-confessione-choc-del-deputato-di-sinistra-sulla-giustizia/" target="_blank" rel="noopener">Ugo Bernalicis</a>,</strong> insieme a numerosi colleghi del gruppo La France insoumise-Nouveau Front populaire, depositò alla Camera francese la proposta di legge n. 577, esplicitamente finalizzata ad abrogare dal codice penale il reato di apologia del terrorismo.</p>
<p>La stessa LFI, nei propri documenti politici, ha poi rivendicato quella iniziativa sostenendo che il reato fosse utilizzato in maniera «<strong>intempestiva e abusiva»</strong> e proponendo di eliminarlo dal codice penale per ricondurlo nell&#8217;ambito del diritto della stampa. Insomma, il filo è evidente: nel 2024 una proposta di legge per cancellare il reato dal codice penale; nel 2026 una nuova iniziativa pubblica nella quale esponenti dell&#8217;area insoumise tornano a chiedere l&#8217;abrogazione di quel medesimo strumento per proteggere categorie socia</p>
<p>Nel frattempo, proprio Rima Hassan è finita al centro di un procedimento per apologia del terrorismo. Nel 2026 la procura di Parigi ha annunciato che l&#8217;eurodeputata sarebbe stata giudicata per un contenuto pubblicato online;<strong> LFI ha definito la vicenda una forma di criminalizzazione della solidarietà con la Palestina.</strong> È dunque difficile considerare la questione come una semplice disputa tecnica sul codice penale. Per LFI è diventata una vera battaglia politica e culturale: il punto è stabilire dove finisca la libertà di espressione e dove cominci la responsabilità penale per la giustificazione o la glorificazione del terrorismo.</p>
<p>Ed è proprio qui che il dibattito dovrebbe diventare serio. Si può discutere, e legittimamente, dell&#8217;opportunità di modificare una norma, della sua formulazione e dei rischi di un&#8217;applicazione eccessiva. Ma abrogare il reato non significa semplicemente <strong>togliere una norma fastidiosa dal codice</strong>: significa ridefinire il confine tra libertà di parola e tutela della società dalla propaganda terroristica.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-sinistra-francese-vuole-censurare-i-crimini-degli-immigrati/" target="_blank" rel="noopener">La sinistra francese vuole censurare i crimini degli immigrati</a></li>
</ul>
<p>La vicenda delle università estive di LFI mostra quindi qualcosa di più di una polemica estiva. Mostra che <strong>quella battaglia iniziata nel 2024 non è affatto archiviata.</strong> Anzi. E forse è proprio questo il punto che merita di essere discusso.</p>
<p>Quando una forza politica chiede di cancellare uno specifico reato dal codice penale e, nello stesso ambiente politico, vengono pronunciate parole così dure contro Israele, contro il Crif e contro i suoi cittadini che prestano servizio nell&#8217;esercito, il confine tra libertà di espressione, militanza politica e<strong> legittimazione di posizioni estremiste</strong> diventa una questione tutt&#8217;altro che secondaria.</p>
<p>Cristina de Palma, 24 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/discrimina-gli-arabi-la-sinistra-vuole-abolire-lapologia-di-terrorismo/">&#8220;Discrimina gli arabi&#8221;. La sinistra vuole abolire l&#8217;apologia di terrorismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Fornite missili all&#8217;Ucraina&#8221;. Mosca minaccia il Regno Unito</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/fornite-missili-allucraina-mosca-minaccia-il-regno-unito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 11:50:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=339788</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi a Kiev il vertice dei Volenterosi. Intanto la Russia attacca Londra per i missili Scalp a lungo raggio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/fornite-missili-allucraina-mosca-minaccia-il-regno-unito/">&#8220;Fornite missili all&#8217;Ucraina&#8221;. Mosca minaccia il Regno Unito</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Cremlino ha accusato il Regno Unito di ostacolare la pace in Ucraina. L’accusa riguarda informazioni che Londra, stando alla posizione del Cremlino, fornirebbe a Kiev per la produzione di <strong>missili Scalp a lungo raggio</strong>. Il tema al centro delle parole del Cremlino è il ruolo attribuito al Regno Unito nella fornitura di informazioni a Kiev e la produzione dei missili.</p>
<p>Mosca sostiene che il Regno Unito non favorirebbe un percorso di soluzione pacifica del conflitto in Ucraina. <strong>Dmitry Peskov</strong>, portavoce del Cremlino, ha espresso la posizione di Mosca con parole dirette. «La Gran Bretagna getta metodicamente e regolarmente benzina sul fuoco e ordisce costantemente piani per impedire qualsiasi progresso nel processo di soluzione pacifica», ha affermato Peskov. Il portavoce del Cremlino ha quindi collegato le accuse contro Londra al tema dei possibili negoziati e della soluzione del conflitto. Il Cremlino ha anche minacciato di distruggere gli impianti che producono i missili Scalp.</p>
<p>Il <strong>premier inglese Burnham</strong>, sulla scia del suo predecessore Starmer, ha ribadito la determinazione britannica a sostenere l&#8217;Ucraina. &#8220;La Russia non deve avere dubbi sulla nostra determinazione&#8221;, ha dichiarato il premier britannico in un comunicato. &#8220;Non ci arrenderemo finché non ci sarà una pace giusta e duratura&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/fornite-missili-allucraina-mosca-minaccia-il-regno-unito/">&#8220;Fornite missili all&#8217;Ucraina&#8221;. Mosca minaccia il Regno Unito</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Ucraina, la favola delle armi “rivendute”: l&#8217;inciampo del Fatto Quotidiano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ucraina-la-favola-delle-armi-rivendute-linciampo-del-fatto-quotidiano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 09:01:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[antonio padellaro]]></category>
		<category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Ucarina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Padellaro evoca corruzione, aiuti spariti e mercato nero, ma senza citare una prova concreta. E sui numeri degli aiuti e della spesa ucraina l’“amico informato” non torna</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un amico informato russo mi ha detto: <strong>basta finanziare coi miei soldi le mascalzonate del <em>Fatto Quotidiano</em>.</strong> Ogni tanto il giornale di Travaglio applica all’’Ucraina la sua vocazione giustizialista che prescinde da ogni altra questione, metti la guerra scatenata da Putin che dura da 4 anni e mezzo. Antonio Padellaro, uno dei fondatori del Fatto, scrive oggi che “Dopo aver appreso dell&#8217;ennesima retata di fedelissimi di <strong>Zelensky</strong>, colti con le mani nelle tangenti dall&#8217;Anticorruzione ucraina (&#8220;contanti in sacchi e scatole&#8221;), ho chiesto a un amico informato sui fatti, di cui scrive da anni, se per caso dovessi sentirmi turlupinato come contribuente che versa all&#8217;erario fino all&#8217;ultimo centesimo”.</p>
<p>L’amico, gli ha confermato che sì, in Ucraina c’è tanta corruzione: “Nel 2021 Trasparency la metteva in fondo alla classifica sulla percezione dei paesi meno corrotti: 122° su 180 (fra Leshoto e Gabon: la Russia è 136°)”. Che dire, è vero. Sarebbe però stato utile che Padellaro ci avesse ragguagliato sull’evoluzione successiva: nell’ultimo indice disponibile di Transparency, del 2025, l’Ucraina è scesa al 104º posto su 182. Rimane una situazione gravemente insoddisfacente, ma in evoluzione. Non è vero che nulla sia cambiato e i controlli sono sempre più stringenti. Sul resto<strong> l’amico informato di Padellaro è stato spesso impreciso:</strong> ad esempio il fabbisogno ucraino è di 3 miliardi al mese, non 15-16 come gli ha detto.</p>
<p>Padellaro poi gli fa questa domanda: “Esiste una qualche relazione tra i fondi dilapidati e l&#8217;inerme armamentario ucraino che, malgrado i costanti rifornimenti da parte dei cosiddetti Volenterosi, non riesce a impedire il costante massacro della popolazione civile sotto il tallone della potenza di fuoco russa?”. Scusa Padellaro &#8211; dovrebbe rispondergli l’amico &#8211; <strong>mi prendi in giro quando parli di “inerme armamentario ucraino”?</strong> Ma non li leggi i giornali? Non hai ascoltato ieri Putin dire che i danni che le armi ucraine fanno alla Russia esigono una risposta più feroce di ogni attacco finora portato alle città ucraine? L’amico informato invece gli risponde “spiegandomi dove finiscono molte delle armi che noi paghiamo lautamente per la difesa del popolo ucraino (rivendute al mercato nero, per poi magari vedercele puntare contro in qualche conflitto locale)”.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-fatto-zelensky-e-le-due-bufale-in-due-giorni/" target="_blank" rel="noopener">Il Fatto, Zelensky e le due bufale in due giorni</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cartone-filo-russo-delirio-zelensky-vuole-cancellare-masha-e-orso/" target="_blank" rel="noopener">“Cartone filo-russo”. Delirio Zelensky, vuole cancellare Masha e Orso</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-pace-secondo-putin-missili-su-kiev/" target="_blank" rel="noopener">La pace secondo Putin: missili su Kiev</a></li>
</ul>
<p>Purtroppo Padellaro si è tenuto la spiegazione per sé. Sarebbe stata utile perché, nonostante i controlli della parte politica e militare dei vari paesi che inviano armi, non c’è nessuna prova che questo sia avvenuto.<strong> Padellaro non cita un rapporto, un’indagine</strong>, un’arma occidentale identificata o una destinazione accertata, nulla di nulla.</p>
<p>La sequenza causale che Padellaro ci propone è questa: esiste corruzione in <strong>Ucraina</strong>, dunque gli aiuti vengono rubati, dunque le armi vengono rivendute, dunque la guerra conviene alla corte di Zelensky, dunque sostenerla significa finanziare criminali. Nessuno di questi passaggi discende automaticamente dal precedente. “Ti aspetti qualcosa di diverso dal Fatto?” ha concluso il mio amico informato.</p>
<p>Marco Taradash, 24 agosto 2026</p>
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		<item>
		<title>Mamdani apre il supermercato socialista: paga il contribuente</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/mamdani-apre-il-supermercato-socialista-paga-il-contribuente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 15:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Zohran Mamdani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sindaco di New York vuole market pubblici a prezzi scontati, ma a pagare saranno i cittadini. E i negozi privati rischiano di rimetterci due volte</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sindaco di New York <strong>Zohran Mamdani</strong> ha lanciato, come promesso in campagna elettorale, il suo progetto di cinque supermercati pubblici, uno per ogni quartiere. Il primo dovrebbe aprire nel Bronx entro la fine del 2027, gli altri entro il 2029. La città (quindi i contribuenti…) sta stanziando ben <strong>70 milioni di dollari</strong> per costruirli e non chiederà affitto né tasse immobiliari agli operatori privati, imponendo peraltro uno sconto del 30% su un paniere di generi di prima necessità: frutta, verdura, carne, pesce, latticini e altri prodotti base.</p>
<p>I prezzi resteranno bloccati per un mese intero. L’amministrazione promette risparmi medi di 90 dollari al mese a famiglia. Tutto ciò sembra un atto generoso e consapevole ma in realtà è <strong>una follia costosa e strutturalmente fallimentare</strong> proprio perché, come diceva Friedman, non esistono pasti gratis. Ma vediamo meglio i motivi del disastro.</p>
<p><strong>Il primo problema è fiscale:</strong> i 70 milioni per l’apertura dei punti vendita rappresentano solo l’inizio dell’emorragia di fondi pubblici. I newyorkesi con le loro tasse, infatti, dovranno coprire in modo permanente la differenza tra prezzi di mercato e i prezzi calmierati, finanziando di fatto sconti di cui solo alcuni di loro beneficeranno.</p>
<p>Ma per Mamdani il sogno di dirottare preziose risorse pubbliche verso cinque negozi ideologici e pressoché inutili solo per farsi dare del gigante socialista è un desiderio incontenibile. C’è poi la distorsione del mercato. I supermercati e le botteghe private devono pagare affitti, tasse e costi operativi; i negozi comunali invece no. E peraltro, chi sarà in cerca di uova, carne, latte o altri beni di prima necessità andrà nei punti vendita pubblici per pagarli meno. Vien da sé che i privati, soprattutto quelli in quartieri già fragili, perderanno clienti e margini. Il rischio di chiusure è concreto e già denunciato da associazioni di esercenti. <strong>La concorrenza è sleale</strong> e questa volta per assurdo l’ha impacchettata l’amministrazione pubblica.</p>
<p>Ed è così che emerge il paradosso definitivo: un dirigente della Economic Development Corporation ha fatto capire che si potrebbero usare “grants”, cioè sovvenzioni pubbliche, anche per i negozi privati danneggiati dalla concorrenza comunale. Ricapitolando: prima lo Stato crea un concorrente artificiale sussidiato che mette in crisi il mercato, poi interviene con altri soldi pubblici per “salvare” le vittime. <strong>È l’apoteosi assoluta dell’improvvisazione dell’amministrazione Mamdani.</strong></p>
<p><strong>I poveri contribuenti pagano due volte</strong> e ogni distorsione genera la necessità di una nuova distorsione sempre più grande e assurda. Alla fine non resta un mercato, ma un sistema di negozi tenuti in vita artificialmente da sussidi su sussidi, dove l’efficienza sparisce e il cittadino resta l’unico soggetto sempre in perdita.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/lutopia-socialista-presenta-il-conto-aziende-in-fuga-da-mamdani/" target="_blank" rel="noopener">L’utopia socialista presenta il conto: aziende in fuga da Mamdani</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/causa-proprietari-new-york-blocco-affitti-mamdani/" target="_blank" rel="noopener">New York: proprietari immobiliari in guerra con Mamdani</a></li>
</ul>
<p>Per fortuna non tutti gli USA sono gestiti da Mamdani. Anzi,<strong> molti iniziano a prenderlo in giro senza riserve.</strong> A causa delle sue politiche economiche strampalate e per aver spinto i super-ricchi e le loro famiglie verso climi fiscalmente più ospitali, la Florida Chamber of Commerce ha eletto il sindaco della Grande Mela “Economic Developer of the Year” (sviluppatore economico dell’anno) dello Stato della Florida con tanto di cartellone ironico a Times Square che lo ringrazia pubblicamente per aver trasferito posti di lavoro da NY a Miami.</p>
<p>Ed effettivamente, a pensarci bene viste le sue mosse, davvero sovviene il dubbio che <strong>Zohran Mamdani non sia il genuino socialista sindaco di New York </strong>che stiamo vedendo, ma un membro sotto copertura dell’entourage del sindaco di Miami…</p>
<p>Alessandro Bonelli, 22 agosto 2026</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Cartone filo-russo&#8221;. Delirio Zelensky, vuole cancellare Masha e Orso</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cartone-filo-russo-delirio-zelensky-vuole-cancellare-masha-e-orso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 14:42:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Masha e Orso]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Volodymyr Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente ucraino sanziona 5 cittadini russi e 4 società, creatori e distributori della serie amatissima dai bambini</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il capo ucraino <strong>Zelensky</strong> ha fatto la sua fortuna, molto personale, sull’ineluttabilità della tutela, se cede l’Ucraina non si sa come va a finire e non è che l’Europa possa fidarsi di Travaglio o dei suoi invasati propagandisti del <em>Fatto Quotidiano</em>: le avvisaglie di sfondamenti putiniani ci stanno tutte, belle sparse, la Germania lo ha capito, il nord Europa è preoccupato, noialtri meno, ci affidiamo come sempre all’America sulla quale come sempre sputiamo perché “è guerrafondaia e imperialista” (sia dato e preso atto che senza la dotazione tecnologica di Musk, quella che il sempre lungimirante governo ha declinato, perché tanto l’Europa ha i suoi progetti, su scala secolare, l’Ucraina non ci sarebbe più), e comunque avanti coi sostegni, con le sanzioni.</p>
<p><strong>Ma Zelensky non pare molto diverso da chi l’ha invaso</strong>, anzi si potrebbe sospettare si odino come fratelli siamesi, separati dai confini e dalle circostanze: in Ucraina governa da autocrate, anche se per qualcuno è giocoforza, ma di una autocrazia corrotta, malata, che deve di continuo sostituire i suoi pezzi, tamponare i suoi scandali come l’ultima Operazione Forrest Gump che ha scoperchiato un sistema che controllava flussi di denaro, pilotava sentenze, distorceva il mercato delle banche pubbliche e dei patrimoni immobiliari di enorme valore nel pieno del conflitto. Poi il capo se la cava sempre accusando le infiltrazioni russe, <a href="https://www.nicolaporro.it/terremoto-corruzione-a-kiev-perquisita-e-silurata-la-vice-di-zelensky/" target="_blank" rel="noopener">ma il cerchio magico è il suo e lui deve decapitare tentacoli che risalgono fino a lui</a>, alle sue intraprese fondate nella sua vita da comico. E simili dinamiche malate, vuoi o non vuoi, crescono sul colossale, inesausto giro dei finanziamenti che prosciugano i paesi europei per mantenere una resistenza fondata su gigantesche corruttele.</p>
<p>Poi si potrà dire che o così o è la fine per tutti, che la necessità come sempre fa virtù, che la concretezza del reale, la realpolitik, prevede questo ed altro, ma non sembrano granché come consolazioni. Zelensky comanda nella paranoia di chi deve sostenere una logorante guerra d’aggressione ma sembra perdere ogni volta di più il contatto con la realtà. Adesso se la prende con un cartone animato per bambini <strong>“Masha e Orso”</strong>, sanziona gli autori, vieta la diffusione ritenendola collegata a narrazioni filorusse. Se i bambini ucraini guardano “Masha e Orso” si convincono a diventare, crescendo, militanti del Gruppo Wagner, rifondato da Putin appositamente per l’Africa. Non sta esagerando il mendicante capo ucraino che più miliardi riceve e più accusa chi glieli fornisce di tirchieria?</p>
<p><strong>Masha e Orso arruolati nella propaganda neozarista</strong>, chi l’avrebbe detto. Un brand globale, diffuso anche in Italia, forse è guardando quei cartoni animati che Travaglio, Orsini, Basile e tutti gli altri si saranno convinti. Mi tocca, a 62 anni, compulsare wikipedia e l’intelligenza artificiale e scopro che Orso è uno spaccone russo, che sta antipatico a Masha, che la faccenda presenta risvolti contadini, tipo la nostra Nonna Papera, non è chiaro però se impostato sulla memoria dell’Holodomor. Si vede che Zelensky ne è in qualche modo convinto. <strong>Qualcuno lo fermi, possibilmente da dentro</strong>. Ma lascia perdere, ma lasciali vedere i cartoni animati, che tanto se deve passare, la Narrazione filorussa ha infiniti altri canali e mezzi.</p>
<p>Dio non voglia (ma vorrà, permetterà) non si apra pure da noi l’ennesimo canaio con Calenda che chiede a Von Der Leyen sanzioni contro Masha e Orso e Conte che li difende, perché davvero, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/laltare-si-e-sgretolato-ranucci-ai-titoli-di-coda/" target="_blank" rel="noopener">dopo Rocco Sigfredi</a>, quest’estate siamo saturi, non possiamo assorbire altro. L’ex guitto dovrebbe convincersi che oltre il paranoico c’è il patetico e facendo fuori i pupazzi rischia di scadere in<strong> una propaganda demente</strong>. Una resistenza si dovrebbe fondare anche sulla decenza, sulla logica dei comportamenti. Ma esiste ancora decenza nei padroni del mondo? Con la sua uscita demenziale, il “Volo” legittima tutte le perplessità, andiamo di eufemismo, di quell’altro statista sempre equilibrato, prudente, misurato che risponde al nome di <strong>Donald Trump</strong>. Masha e Orso diffusi in tutti i Paesi del mondo, dalle Filippine agli Stati Uniti, dall’Africa nera alla Groenlandia, ma Zele ha scovato la propaganda filorussa.</p>
<p>Magari ha ragione, ma nella sua ossessione nazionalista rischia di fare come quelli che vedono il demonio nelle canzoni di Samurai Jay o nella vicina di casa;<strong> sa un po’ tanto di caccia alle streghe</strong>, o alle favole, e, fiutando un po’ il tipo, non è che il capo ucraino sta pensando a un nuovo cartone animato, prodotto dalla sua casa di produzione, infarcita della cricca di ladroni che si è messo intorno, per alimentare contenuti patriottici, coi personaggi che in tutti gli episodi chiedono soldi, e armi, e armi, e soldi, e più soldi, e più armi, più droni, più strumenti, ma più soldi, soprattutto quelli, ancora quelli, sempre quelli, nell’esclusivo interesse del mondo libero, rappresentato da un sistema nazionale di rubinetti d’oro e ruberie a man salva?</p>
<p>Max Del Papa, 21 agosto 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sonia Bellina, il mistero dell’influencer trovata carbonizzata</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sonia-bellina-il-mistero-dellinfluencer-trovata-carbonizzata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 14:04:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[sonia bellina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=339311</guid>

					<description><![CDATA[<p>Aveva 29 anni e oltre 250 mila follower. È uscita di casa nella notte del 12 agosto e non è più tornata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sonia-bellina-il-mistero-dellinfluencer-trovata-carbonizzata/">Sonia Bellina, il mistero dell’influencer trovata carbonizzata</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Aveva 29 anni, più di 250mila follower su TikTok e una vita raccontata sui social. Ora <strong>Sonia Bellina</strong> è al centro di un’inchiesta per omicidio che sta sconvolgendo il sud della Francia. Il suo corpo, parzialmente carbonizzato, era stato trovato il 12 agosto tra le vigne di Saint-Gilles, nel Gard, a una ventina di chilometri da Nîmes. L’identità della giovane è stata confermata attraverso l’esame del Dna.</p>
<h2>La scomparsa nella notte</h2>
<p>Sonia, conosciuta online con il nome di Bellina, viveva a Saint-Gilles con i genitori e <strong>aveva costruito una certa popolarità su TikTok</strong>. La sua famiglia ne aveva denunciato la scomparsa dopo che, nella notte del 12 agosto, aveva lasciato la casa della madre intorno all’una. Da quel momento non era più tornata.</p>
<h2>Il corpo trovato tra le vigne</h2>
<p>Il ritrovamento del corpo aveva immediatamente fatto scattare un’inchiesta per omicidio. Gli investigatori hanno concentrato le attenzioni, tra le altre cose, su un’auto sospetta segnalata nella zona e su un appuntamento fissato dalla stessa Sonia poco prima della sua scomparsa. Lo scorso mercoledì sono stati <strong>fermati due uomini sulla trentina</strong> sui quali gli inquirenti hanno raccolto elementi tali da ipotizzare un coinvolgimento diretto o indiretto nei fatti.</p>
<p>Ma nelle ore successive il quadro si è già modificato: <strong>uno dei due è stato rilasciato senza accuse,</strong> perché gli elementi raccolti non hanno consentito, al momento, di stabilire una sua partecipazione al delitto. Anche un’arma trovata durante una perquisizione nella sua abitazione è risultata estranea ai fatti. La posizione del secondo sospettato resta invece al vaglio degli investigatori. La sua custodia è stata prorogata soprattutto perché era già conosciuto dalla forze dell&#8217;ordine.</p>
<h2>Il mistero del movente</h2>
<p>Resta ancora da capire anche il movente. L’inchiesta è stata aperta per assassinio e gli investigatori stanno cercando di stabilire non soltanto chi abbia ucciso Sonia, ma anche dove e in quali circostanze sia avvenuto il delitto. Il fatto che il corpo sia stato ritrovato carbonizzato rende ancora più complessa la ricostruzione. L&#8217;unica cosa certa è che l&#8217;influencer conosceva il suo assassino.</p>
<h2>Gli insulti via social</h2>
<p>Intanto, intorno alla tragedia è esploso anche un altro caso: <strong>quello delle indiscrezioni e degli insulti circolati sui social.</strong> La famiglia di Sonia ha denunciato un vero e proprio <strong>«harcèlement»</strong> online, con commenti offensivi e ricostruzioni non verificate sulla vita privata della ragazza. Un dolore che, secondo i familiari, si è trasformato in una nuova forma di violenza. La sorella ha raccontato sui social che Sonia era uscita dicendo che sarebbe tornata e che invece non aveva più fatto rientro.</p>
<p>La famiglia, attraverso il proprio legale, ha chiesto di fermare la diffusione di voci e contenuti offensivi, mentre gli investigatori continuano a cercare le risposte che ancora mancano. Per ora, dunque, l’unica certezza è quella più drammatica: <strong>Sonia Bellina è stata uccisa</strong>. Chi l’abbia fatto e perché resta invece ancora da stabilire.</p>
<p>Cristina de Palma, 21 agosto 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>La pace secondo Putin: missili su Kiev</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-pace-secondo-putin-missili-su-kiev/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:43:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di fronte alla guerra europea di Mosca, l’Unione continua a mostrarsi priva di una difesa comune e di una vera autorità politica. E l’Italia, tra le esitazioni della destra e le ambiguità della sinistra, rischia di tornare agli anni più bui del dopoguerra</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri notte <strong>Putin ha illustrato ancora una volta il suo piano di pace:</strong> missili balistici su Kiev e altre città ucraine, un ospedale pediatrico colpito, almeno tredici morti, quaranta feriti e un drone entrato nello spazio aereo della Romania. Vi aggiunge con la consueta arroganza l’ignobile menzogna di colpire soltanto obiettivi militari. Ma in <strong>Italia</strong> continueremo probabilmente a discutere delle armi occidentali come se fossero la causa della guerra e del disarmo ucraino come se fosse la strada per la pace.</p>
<p>La comunità internazionale deve rispondere ai crimini della Russia adottando misure concrete: rafforzando le sanzioni contro la Russia e la pressione internazionale sul Cremlino, potenziando il sostegno all’Ucraina e <strong>proteggendo lo spazio aereo ucraino</strong>. I missili balistici e ipersonici rappresentano la minaccia più grave per le città ucraine. L’attuazione di iniziative antibalistiche non solo salverà la vita degli ucraini, ma costituirà anche un investimento strategico per la sicurezza europea.</p>
<p>La domanda non è più se l’Europa debba aiutare l’Ucraina, ma perché, dopo quattro anni e mezzo di guerra, <strong>non possieda ancora una difesa aerea comune</strong>, una produzione militare integrata e un’autorità politica capace di decidere. La Russia conduce una guerra europea. L’Unione non può risponderle come una conferenza permanente di governi nazionali.</p>
<p>L’Italia per suo conto appare titubante nel governo di destra e connivente nell’opposizione di sinistra. <strong>Maggioranza e opposizione ci trascinano verso gli anni peggiori</strong> della nostra storia del dopoguerra (e forse del nuovo anteguerra).</p>
<p>Marco Taradash, 21 agosto 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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		<title>Qualcuno fermi l&#8217;elefante Donald</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/qualcuno-fermi-lelefante-donald/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/qualcuno-fermi-lelefante-donald/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 15:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella stanza d’Occidente tramontante c’è un pachiderma e il suo nome è Donald Trump</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/qualcuno-fermi-lelefante-donald/">Qualcuno fermi l&#8217;elefante Donald</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oramai è chiaro: nella stanza d’Occidente tramontante c’è un elefante e il suo nome è <strong>Donald Trump.</strong> Dopo aver messo in grande difficoltà l’intera economia planetaria con una guerra che doveva durare pochi giorni, ma che sembra aver rafforzato il regime iraniano, il Tycoon se la prende addirittura con lo storico alleato della Corea de Sud, come riporta il sito <em>analisidifesa.it</em>: “Considerato l’ottimo rapporto che ho con Kim Jong-un”, Trump ha incaricato il segretario alla Guerra Pete Hegseth di ridimensionare “sostanzialmente” le manovre, ritenendole “costose” ma anche “un segnale del tutto inappropriato e ostile verso un Paese (la Corea del Nord – NdR) che si è mostrato rispettoso e non ha rappresentato alcuna minaccia”.</p>
<p>Tutto questo, occorre ricordare, dopo aver pesantemente intaccato i rapporti con i Paesi alleati attraverso <strong>una dissennata politica dei dazi</strong> – oltre a tutta una serie di suggestioni groenlandesi &#8211; la quale, unita al blocco catastrofico di Hormuz, è probabile che ci porterà un conto molto salato nel prossimo inverno.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-segreto-raro-di-donald/">Il segreto (raro) di Donald</a></li>
</ul>
<p>Nel frattempo, mentre l’inquilino della Casa Bianca si balocca nel tentativo di ribaltare del tutto i già fragili equilibri geopolitici, in Italia stiamo da tempo facendo i conti con <strong>un pesantissimo aumento dei costi dell’energia</strong>, che a caduta, se essi non subiranno un rapido calo, sono destinati a far impennare l’inflazione. Inflazione che in soldoni non significa altro che impoverimento generale della popolazione, soprattutto quella a cui appartengono le fasce economicamente più deboli.</p>
<p>Tutto questo, come accadde a suo tempo nel determinare l’esisto del referendum sulla giustizia (che si svolse a poche settimane dall’attacco all’Iran) , non potrà che avere <strong>un pesante effetto sulle non molto distanti elezioni</strong> per il rinnovo del Parlamento, con buona pace di chi ancora oggi intravede nell’azione di Trump un disegno coerente e finalizzato a raggiungere un non ben precisato obiettivo strategico di grande respiro.</p>
<p>Per ora, visti anche i sondaggi che negli States lo danno in caduta libera, c’è un crescente numero di cittadini americani ed europei che temono fortemente di<strong> finire molto presto in mutande</strong> se il sistema istituzionale – in particolare il Congresso – non riuscirà ad imporre un freno ad una azione politica che, dal nostro modesto punto di osservazione, appare del tutto dissennata.</p>
<p>Claudio Romiti, 20 agosto 2026</p>
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		<item>
		<title>L’utopia socialista presenta il conto: aziende in fuga da Mamdani</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lutopia-socialista-presenta-il-conto-aziende-in-fuga-da-mamdani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cesare Rascel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<category><![CDATA[Zohran Mamdani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Autobus e asili gratis, affitti bloccati e tasse sui ricchi: i capitali scappano da New York e a pagare l’esperimento di Mamdani rischia di essere la classe media</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I politici adorano promettere servizi gratuiti per prendere il potere, ma la realtà, specialmente quella economica, presenta sempre il conto. Il nuovo sindaco di New York, <strong>Zohran Mamdani</strong>, autodefinitosi &#8220;socialista democratico&#8221;, ha basato la sua rapida ascesa su <strong>promesse che sembrano uscite dal libro dei sogni</strong>: affitti bloccati, asili nido gratuiti per le famiglie, supermercati on prezzi calmierati gestiti dalla città (dove per acquistare bisogna usare un documento di identità&#8230; a differenza di quando si va a votare) e autobus gratis per tutti. <strong>Ma chi paga per questa pioggia di regali?</strong> La risposta della propaganda auto definita comunista è sempre la stessa: la colpa è dei ricchi, quindi &#8220;tassiamo i ricchi e le grandi aziende&#8221;.</p>
<p>Il piano del sindaco prevedeva di raccogliere 5 miliardi di dollari alzando le tasse aziendali statali fino all&#8217;11,5%, apparentemente pareggiando così la quota del vicino stato del New Jersey. Sembra un piano perfetto, ma<strong> c&#8217;è un enorme dettaglio comico</strong>: la tassa aziendale che Mamdani vuole alzare è una tassa statale, non cittadina. Questo significa che i soldi finirebbero dritti nelle casse dello Stato ad Albany, e non scenderebbero automaticamente nel budget della città per pagare i suoi servizi gratuiti. In pratica, il sindaco vuole finanziare le sue promesse cittadine con soldi che la città nemmeno controlla. E<strong> i suoi elettori se la sono bevuta</strong>, il buon Sgarbi avrebbe detto &#8220;capre, capre, capre!&#8221;.</p>
<p>E non si può dire che i &#8220;fan&#8221; del sedicente sindaco non fossero stati avvisati. A smontare questa utopia in diretta televisiva ci ha pensato nientemeno che <strong>Andrew Cuomo</strong>, l&#8217;ex governatore democratico che Mamdani ha battuto alle primarie (cioè del suo stesso partito, non un rappresentante di quella che a loro piace tanto chiamare &#8220;l&#8217;ondata nera&#8221;&#8230; del suo stesso partito!). Cuomo ha sfatato le promesse di Mamdani pubblicamente sottolineando che a New York City le tasse cittadine si SOMMANO a quelle statali. Quindi, se si alza la tassa statale per pareggiare il New Jersey, un&#8217;azienda di Manhattan non pagherebbe la stessa cifra, ma finirebbe per pagare quasi il doppio rispetto a chi sta dall&#8217;altra parte del fiume. Le parole di Cuomo sono state un avvertimento chiaro: avendo a disposizione lo stesso bacino di talenti, le stesse infrastrutture e gli stessi aeroporti a soli 15 minuti di treno, &#8220;vedremmo una fuga di capitali verso il New Jersey&#8221;. E chi lo avrebbe mai detto che una azienda privata avrebbe cercato di fare i propri interessi?</p>
<p>È già, perché per le grandi società non si tratta di un dibattito politico, ma<strong> di semplice logica finanziaria</strong>: ha molto più senso trasferire la propria sede in uno stato dove la tassazione è favorevole, piuttosto che farsi spremere come un limone per finanziare promesse elettorali impossibili. <strong>L&#8217;esodo è già in atto e i risultati sono quasi impensabili</strong>. Un colosso come Goldman Sachs (con storica sede a NY) sta costruendo un enorme campus di 14 piani a Dallas. Un&#8217;istituzione storica della Grande Mela come JP Morgan, la banca più grande d&#8217;America, ha ora più dipendenti in Texas di quanti ne abbia nello stato di New York. Persino il celebre New York Stock Exchange, il cuore pulsante della finanza globale, ha annunciato di voler espandere le proprie operazioni in Texas. Tutte società che pagano cifre talmente alte in tasse che il risparmio giustifica l&#8217;oneroso trasloco. Senza parlare del fatto che molti dipendenti vedono favorevolmente il trasferimento in regioni dove traffico, neve e bottigliette d&#8217;acqua ad 8$ l&#8217;una diventano solo un brutto ricordo.</p>
<p>A rincarare la dose si aggiunge <strong>un dettaglio esilarante</strong>: la Florida Chamber of Commerce ha piazzato un enorme banner pubblicitario su uno dei maxi schermi di Times Square, nel cuore di New York. Nel cartellone digitale, l&#8217;organizzazione ha ironicamente proclamato il sindaco della città, il democratico socialista Zohran Mamdani, come &#8220;Sviluppatore Economico dell&#8217;Anno&#8221; per la Florida, ringraziandolo con la scritta &#8220;Thanks for the jobs!&#8221;. Secondo la Camera di Commercio, l&#8217;esodo di società e residenti newyorkesi verso il Sunshine State (la Florida così si definisce) sarebbe causato proprio dalle severe politiche fiscali della giunta Mamdani. Un duro smacco mediatico che riaccende il forte dibattito nazionale sull&#8217;efficacia della tassazione progressiva verso i grandi patrimoni.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/mamdani-e-gia-game-over/">Mamdani è già game over</a></li>
</ul>
<p><strong>La matematica, del resto, non perdona</strong>. I calcoli dimostrano che se i piani di Mamdani diventassero legge, solo l&#8217;1% dei contribuenti più ricchi finirebbe per generare oltre il 60% dell&#8217;intero gettito fiscale della città. Ma cosa succede se quell&#8217;1% decide di andarsene, considerando che chi guadagna 25 milioni di dollari l&#8217;anno può risparmiare la bellezza di 3,7 milioni semplicemente trasferendo la residenza in Florida o in Texas?</p>
<p>Succede che i soldi finiscono prima ancora di cominciare. Messo alle strette sul suo stesso budget, Mamdani ha già minacciato che, senza le tasse che desidera, sarà costretto ad <strong>aumentare le tasse sulla proprietà &#8220;su tutta la linea&#8221;</strong> (da notare che si tratta dell&#8217;equivalente del nostro IMU che in America, specie in stati come quello di NY arriva a cifre paragonabili a un secondo mutuo mensile). Questo non colpirà i milionari in fuga, ma la classe media, le famiglie che hanno comprato una piccola casa 30 anni fa e i pensionati a reddito fisso&#8230; tutti insomma.</p>
<p>Non per niente quel &#8220;cattivone&#8221; di <strong>Trump</strong>, proprio la scorsa settimana, riferendosi all&#8217;elezione di un altro socialista democratico come Mamdani in Michigan, ha dichiarato che &#8220;il comunismo non ha mai funzionato, questa gente vi porterà via tutto, prima la casa, poi la macchina&#8230;&#8221;. Quantomeno non possono dire che non sono stati avvisati!</p>
<p>A questo punto viene da chiedersi: chissà se i newyorkesi benpensanti che hanno votato con entusiasmo il sindaco social-democratico<strong> si sono già accorti che sono stati presi per i fondelli</strong>. Hanno votato per l&#8217;utopia dei servizi gratuiti, e in cambio si stanno ritrovando con le banche in fuga, l&#8217;economia a rischio e le mani del governo locale sempre più a fondo nelle loro tasche.</p>
<p>Cesare Rascel, 19 agosto 2026</p>
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		<item>
		<title>Ucraina nel caos: arrestata Irina Mudra, stretta collaboratrice di Zelensky,</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/terremoto-corruzione-a-kiev-perquisita-e-silurata-la-vice-di-zelensky/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/terremoto-corruzione-a-kiev-perquisita-e-silurata-la-vice-di-zelensky/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 12:20:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Volodymyr Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso corruzione scuote Kiev: Volodymyr Zelensky rimuove la sua vice dopo le perquisizioni, ecco cosa sta succedendo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/terremoto-corruzione-a-kiev-perquisita-e-silurata-la-vice-di-zelensky/">Ucraina nel caos: arrestata Irina Mudra, stretta collaboratrice di Zelensky,</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’inchiesta sulla <strong>corruzione</strong> in <strong>Ucraina</strong> arriva fino ai vertici dell’Ufficio presidenziale. Stamattina gli uomini del Nabu, l’Ufficio nazionale anticorruzione, hanno perquisito le abitazioni di <strong>Iryna Mudra</strong>, vice capo di gabinetto del presidente <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, e del parlamentare <strong>Vadym Stolar</strong>. Poi in serata la svolta: la Mudra è stata arrestata.</p>
<p>Secondo quanto riferito dal <em>Kyiv Independent</em>, gli investigatori sono impegnati in una &#8220;operazione speciale&#8221; finalizzata a smascherare <strong>una presunta organizzazione criminale</strong>. Il gruppo sarebbe guidato da un parlamentare in carica e da un ex deputato e, stando alle informazioni diffuse, coinvolgerebbe anche alcuni alti funzionari dell’Ufficio del presidente. Non sono stati ancora resi noti nel dettaglio né i reati ipotizzati né il ruolo attribuito alle singole persone interessate dalle perquisizioni.</p>
<p>La prima conseguenza politica dell’operazione è arrivata poche ore dopo. Zelensky ha firmato un decreto con cui ha <strong>rimosso la Mudra dall’incarico di vice capo dell’Ufficio presidenziale</strong>. La decisione è stata riportata dall’emittente pubblica <em>Suspilne</em>. Da parte della presidenza, almeno per il momento, non sono arrivate ulteriori spiegazioni sul provvedimento o sui contenuti dell’inchiesta.</p>
<p>L’altro nome coinvolto nell’operazione è quello di <strong>Vadym Stolar</strong>. Il deputato aveva rappresentato in Parlamento la Piattaforma di Opposizione per la Vita, formazione considerata filorussa e messa al bando dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022. Stolar fa attualmente parte di Restaurazione dell’Ucraina, gruppo parlamentare nato da una costola della precedente forza politica.</p>
<p>L’indagine riporta in primo piano il tema della corruzione nelle istituzioni ucraine e, in particolare, i rapporti tra alcuni esponenti politici e gli ambienti dell’Ufficio presidenziale. L’operazione condotta dal Nabu, infatti, arriva dopo una serie di <strong>accertamenti</strong> che negli ultimi mesi hanno riguardato anche parlamentari appartenenti alla maggioranza di Zelensky.</p>
<p>Nel dicembre scorso l’Ufficio anticorruzione aveva accusato cinque deputati di &#8220;Servitore del Popolo&#8221;, il partito del presidente, di avere <strong>ricevuto denaro in cambio di voti parlamentari.</strong> Nello stesso mese erano state perquisite anche le abitazioni di un collaboratore di <strong>David Arakhamia</strong>, capo della fazione presidenziale alla Verkhovna Rada</p>
<p>Secondo quanto riferito ad aprile al Kyiv Independent da una fonte delle forze dell’ordine, gli accertamenti avevano interessato proprio <strong>uno degli assistenti di Arakhamia</strong>. A luglio <em>Ukrainska Pravda</em> aveva poi riferito che il Nabu aveva ottenuto un’ordinanza del tribunale per prelevare campioni biologici dal collaboratore nell’ambito del procedimento relativo ai presunti pagamenti in contanti destinati ad alcuni parlamentari.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-fatto-zelensky-e-le-due-bufale-in-due-giorni/">Il Fatto, Zelensky e le due bufale in due giorni</a></li>
</ul>
<p>La nuova operazione si sviluppa mentre Zelensky procede anche alla <strong>riorganizzazione di due ministeri centrali per la conduzione della guerra</strong>. La Verkhovna Rada ha approvato <strong>la nomina di Yevhen Khmara alla guida della Difesa e quella di Andrii Sybiha agli Esteri</strong>. Entrambi erano stati formalmente proposti dal presidente il giorno precedente.</p>
<p>Khmara prende il posto <a href="https://www.nicolaporro.it/zelensky-sfida-la-piazza-ora-rischia-davvero/">di Mykhailo Fedorov</a>, rimosso a metà luglio dopo avere guidato il ministero della Difesa con un forte orientamento verso la tecnologia, la digitalizzazione e lo sviluppo della produzione nazionale di droni. Il suo allontanamento aveva provocato proteste a Kiev e in altre città, dove alcuni manifestanti ne avevano chiesto il ritorno al governo. Fedorov, figura molto popolare nel Paese ed ex ministro della Trasformazione digitale, ha inoltre chiesto che vengano create le condizioni necessarie per lo svolgimento delle elezioni nonostante l’invasione russa, con l’obiettivo dichiarato di &#8220;ripristinare un pieno processo democratico&#8221;.</p>
<p>Il nuovo ministro della Difesa proviene invece dai servizi di sicurezza ucraini. Khmara ha il grado di maggior generale, è un veterano delle operazioni speciali e in passato ha comandato il Centro &#8220;Alpha&#8221; dell’Sbu, struttura alla quale viene attribuito un ruolo centrale nella campagna di attacchi con droni a lungo raggio contro obiettivi in territorio russo. Nel 2022 aveva inoltre guidato l’operazione per la liberazione dell’Isola dei Serpenti. Nel gennaio 2026 Zelensky lo aveva nominato capo ad interim dell’Sbu dopo <strong>le dimissioni di Vasyl Maliuk.</strong> A luglio gli aveva poi affidato temporaneamente il ministero della Difesa. Con il voto della Verkhovna Rada, la sua nomina è diventata definitiva.</p>
<p>Massimo Balsamo, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/terremoto-corruzione-a-kiev-perquisita-e-silurata-la-vice-di-zelensky/">Ucraina nel caos: arrestata Irina Mudra, stretta collaboratrice di Zelensky,</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Il Fatto, Zelensky e le due bufale in due giorni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-fatto-zelensky-e-le-due-bufale-in-due-giorni/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/il-fatto-zelensky-e-le-due-bufale-in-due-giorni/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 15:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Orsini]]></category>
		<category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Volodymyr Zelensky]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338822</guid>

					<description><![CDATA[<p>Due ricostruzioni opposte pubblicate a distanza di appena un giorno sullo stesso giornale. E una curiosa coincidenza: alla fine, la colpa sembra essere sempre degli stessi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-fatto-zelensky-e-le-due-bufale-in-due-giorni/">Il Fatto, Zelensky e le due bufale in due giorni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sul <em>Fatto</em> Elena Basile sosteneva che nel 2022 <strong>Zelensky</strong> volesse firmare la pace a Istanbul e che gli occidentali glielo avessero impedito. Oggi, sullo stesso giornale, <strong>Orsini</strong> sostiene l’opposto: Zelensky avrebbe rifiutato «qualunque dialogo diplomatico» e chiederebbe il cessate il fuoco soltanto ora perché sta perdendo. Almeno si mettessero d’accordo sulla propaganda. a realtà smentisce entrambi. Zelensky parlò di cessate il fuoco già il 25 febbraio 2022; tre giorni dopo iniziarono i negoziati con la Russia. A Istanbul non esisteva alcun accordo di pace pronto per la firma, fatto saltare da Boris Johnson: restavano irrisolti territori, disarmo e garanzie di sicurezza.</p>
<p>È vero che oggi l’Ucraina è in difficoltà e non può riconquistare, almeno militarmente, tutti i territori. Ma Kiev accettò già nel marzo 2025 una tregua immediata di trenta giorni proposta da Trump. Fu Putin a non accettarla. Orsini inventa persino una legge storiografica: gli Stati chiederebbero il cessate il fuoco solo quando stanno finendo le munizioni. Non porta un dato per dimostrarlo. E naturalmente la regola non vale quando è Putin a chiedere negoziati o tregue<strong>. Due giorni, due bufale incompatibili.</strong> Ma la conclusione è sempre la stessa: qualunque cosa accada, Putin ha ragione, l’Ucraina ha torto e l’Occidente è colpevole. I fatti vengono scelti dopo, secondo necessità.</p>
<p>Marco Taradash, 19 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-fatto-zelensky-e-le-due-bufale-in-due-giorni/">Il Fatto, Zelensky e le due bufale in due giorni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Turchia, un piede nell&#8217;Islam e uno nella Nato: che Medio Oriente sarà?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/turchia-un-piede-nellislam-e-uno-nella-nato-che-medio-oriente-sara/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/turchia-un-piede-nellislam-e-uno-nella-nato-che-medio-oriente-sara/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bruno Dardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 13:31:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Recep Tayyip Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338601</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con la Convenzione di La Mecca saltano tutti gli equilibri e forse anche le previsioni sul Medio Oriente. Ma l'Europa non se ne accorge</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/turchia-un-piede-nellislam-e-uno-nella-nato-che-medio-oriente-sara/">Turchia, un piede nell&#8217;Islam e uno nella Nato: che Medio Oriente sarà?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre i media italiani dedicano pagine su pagine a Ranucci e Lavitola, frantumandoci il frantumabile con dietrologie, vittime ideologiche, e assalti a una democrazia che appare sempre più povera di contenuti, il mondo sta cambiando con una velocità senza precedenti. E cio&#8217; sta accadendo lontano dai quartieri e dai quartierini di Roma sui quali i riflettori restano sempre accesi, in aree del <strong>pianeta terra</strong>, ripeto, pianeta terra, i cui assetti  in costante evoluzione avranno conseguenze dirompenti anche sull’Europa e l’Italia.</p>
<p>L’Europa si interroga sulla Nato dimenticando che se la <strong>Nato</strong> esiste è perché gli Stati Uniti dopo aver liberato l’Europa hanno scelto anche di esserne il custode, malgrè lui; e che la Nato, come ebbe a dire Andreotti (prima di essere gettato nel fango forse proprio per le sue dichiarazioni), aveva cessato di svolgere un ruolo nel momento in cui il muro di Berlino era crollato e che cio&#8217; avrebbe richiesto un ripensamento globale delle alleanze.</p>
<p>Oggi qualcosa di epocale, in un mondo in cui la <strong>Cina</strong> (nonostante la profonda crisi economica di cui nessuno parla)  ha preso in mano il testimone della “disinformatio” (di Sovietica origine) viene accreditata di superpoteri che per debolezze endogene non ha e che solo la super-debolezza di un’Europa autolesionista fa emergere, oggi qualcosa di epocale sta accadendo.</p>
<p>Tre accordi internazionali racchiudono potenzialmente fattori in grado di incidere su tutti gli equilibri mondiali celando (a oggi) le loro reali conseguenze e le volontà che si celano nell’ombra dei trattati. A questi tre accordi si affiancano due prese di posizione tutt’altro che equivoche da parte di due grandi Paesi: l’India di Modi e l’Argentina di Milei entrambi pronti a ribadire in ogni circostanza “we stand with Israele with full convinction”.</p>
<p>E passiamo ai tre accordi che sui media, focalizzati  su Ranucci e sul destino di Report (che cambierà le nostre vite), sono stati oggetto di un’attenzione a dir poco superficiale.</p>
<ul>
<li><strong>Il patto per lo sviluppo nucleare civile</strong> siglato il 24 luglio scorso fra <strong>Stati Uniti e Arabia Saudita</strong> . Un patto la cui esecutività è condizionata alla firma da parte di Ryadh degli accordi di Abramo, firma destinata a condizionare in tutto il mondo arabo e musulmano, i rapporti con Israele</li>
<li>I <strong>patti di Abramo</strong> siglati dagli <strong>Emirati, dal Marocco, dal Bahrein, dal Sudan</strong> ancora con Israele, che si sommano agli accordi di pace fra Israele ed Egitto (1979) e Israele e Giordania (1994)</li>
<li>E dulcis in fundo, la <strong>Convenzione de La Mecca</strong> per la difesa comune. Siglata fra <strong>Arabia Saudita, Turchia e Pakistan</strong> il 7 agosto scorso, prevede che ognuno dei tre paesi fosse attaccato, potrebbe contare sull’intervento degli altri due al suo fianco.</li>
</ul>
<p>Tutto chiaro. No? Possiamo tornare a parlare di Ranucci? Peccato, no. I tre accordi presentano retroscena che non possono essere trascurati. Se è vero come è vero che il collante di queste intese è l’Iran, in quanto nemico comune, è inevitabile porsi alcuni interrogativi. La Turchia è membro della Nato  e vanta fra i Paesi Nato la più consistente forza militare, ma ora è anche membro della Convenzione di La Mecca. E se un Paese Nato, o gli stessi Stati Uniti entrassero in rotta di collisione con uno dei tre Paesi firmatari della Convenzione di La Mecca, come si schiererebbe la Turchia? Contro la Nato? Oppure contro il nuovo alleato Pakistan, che, ca va sans dire, detiene la bomba atomica?</p>
<p>Secondo i più, la convenzione dovrebbe accelerare gli Accordi di Abramo anche se la posizione della Turchia su <strong>Gaza</strong> e specie sul Libano è fortemente diversificata rispetto a quella dell’Arabia Saudita e il dialogo con Gerusalemme è quindi tutt’altro che facile.</p>
<p>In linea teorica l<strong>’Iran</strong> avrebbe compiuto il miracolo: pacificare l’intero Medio Oriente, ma sarà davvero così? Non esistono risposte, neppure quella proposta dal Corano, che suggerisce sempre e comunque di mentire agli Infedeli.</p>
<p>Di certo si sta componendo tassello dopo tassello un mosaico mediorientale dal quale l’Europa è tenuta accuratamente fuori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/turchia-un-piede-nellislam-e-uno-nella-nato-che-medio-oriente-sara/">Turchia, un piede nell&#8217;Islam e uno nella Nato: che Medio Oriente sarà?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>La Spagna ferma i migranti con la forza. Ma è Sanchez e non fa notizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 12:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cariche, lacrimogeni, droni e migliaia di uomini schierati a Ceuta. Quando la linea dura la usa la Spagna di Sanchez, però, nessuno grida allo scandalo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-spagna-ferma-i-migranti-con-la-forza-ma-e-sanchez-e-non-fa-notizia/">La Spagna ferma i migranti con la forza. Ma è Sanchez e non fa notizia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine, quando l’ideologia incontra un confine vero, arrivano i militari. E pure parecchi. Come ormai noto, a <strong>Ceuta</strong> il <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-non-e-finita-linvasione-ha-gia-una-nuova-data/">nuovo assalto annunciato sui social per Ferragosto</a> non si è trasformato nella replica della gigantesca ondata del 30 e 31 luglio. Non perché improvvisamente centinaia di persone abbiano cambiato idea, ma perché <strong>questa volta il confine era stato blindato</strong>. E sul terreno si è applicata una regola piuttosto semplice: non si passa. Con buona pace di chi decanta la storica linea di<strong> Pedro Sanchez</strong> in tema di immigrazione.</p>
<p>Madrid ha schierato nell’exclave <strong>3.600 uomini, tra cui duemila militari</strong>. Dall’altra parte della frontiera, però, il lavoro più duro lo hanno fatto <strong>le forze marocchine</strong>: posti di blocco, elicotteri, droni, unità cinofile, cariche e lacrimogeni per fermare i gruppi diretti verso Ceuta. <strong>Quasi 300 persone sarebbero state bloccate,</strong> in maggioranza subsahariani, e successivamente trasferite lontano dalla zona di confine, in alcuni casi fino a località del sud del Marocco distanti centinaia di chilometri. <strong>Risultato? Nessuna invasione</strong>.</p>
<p>Eccola, dunque, <strong>la scoperta dell’acqua calda:</strong> se uno Stato decide davvero di controllare la propria frontiera, la frontiera può essere controllata. Lo ha scritto persino <em>El Pais</em>, con un titolo piuttosto eloquente: “Il Marocco esibisce la sua forza come guardiano della frontiera”. Ancora più esplicito un alto dirigente della polizia citato dal quotidiano spagnolo: “Rabat, quando vuole, chiude il passaggio”. <strong>Appunto. Quando vuole</strong>.</p>
<p><strong>Il paragone con quanto accaduto appena due settimane prima è impietoso</strong>. Il 30 e 31 luglio, sempre secondo le cifre diffuse dal governo spagnolo, oltre 80mila persone erano riuscite ad attraversare la frontiera, in gran parte via mare; circa 70mila sarebbero poi rientrate in Marocco nelle successive 48 ore. Questa volta, invece, Rabat ha chiuso il rubinetto e Madrid ha mostrato i muscoli. E il previsto assalto non c’è stato.</p>
<p>Non c’è nulla di scandaloso nel difendere una frontiera. Anzi. <strong>Il punto politico è un altro</strong>: per anni buona parte della sinistra europea ha raccontato che muri, pattugliamenti, respingimenti e militarizzazione dei confini rappresentassero quasi automaticamente una deriva “disumana”. Poi l’emergenza arriva a Ceuta, al governo c’è Pedro Sanchez e scopriamo improvvisamente che elicotteri, antisommossa, migliaia di uomini e una frontiera invalicabile possono diventare strumenti perfettamente accettabili. Le <strong>maniere forti</strong>, quando servono, tornano a essere quello che sono: strumenti di controllo del territorio. Né buoni né cattivi in sé. Dipende da come vengono utilizzati, nel rispetto della legge e dei diritti fondamentali. Il problema, semmai, è l’ipocrisia con cui per anni si è costruita una morale a geometria variabile sulla gestione dell’immigrazione.</p>
<p>E mentre Madrid celebra lo scampato secondo assalto, Ceuta continua a fare i conti con le conseguenze del primo. Il presidente della città autonoma Juan Jesus Vivas ha lanciato <strong>un avvertimento durissimo</strong>. Come riferisce <em>El Diario</em>, se entro trenta giorni la situazione non migliorerà è pronto a rivolgersi al Parlamento e persino alle più alte istituzioni giudiziarie. <strong>“Ceuta è in pericolo”,</strong> ha detto. E soprattutto: “Il governo ha mezzi e capacità perché la città torni alla normalità in un periodo non superiore a trenta giorni”. Tradotto: i mezzi ci sono. La domanda è perché non siano stati utilizzati prima con la stessa determinazione.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-sondaggio-che-terrorizza-sanchez/">Il sondaggio che terrorizza Sanchez</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/san-sanchez-il-santo-patrono-della-sinistra-italiana/">San Sánchez, il santo patrono della sinistra italiana</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sorpresa-i-migranti-regolarizzati-da-sanchez-non-pagano-le-pensioni/">Sorpresa: i migranti regolarizzati da Sanchez non pagano le pensioni</a></li>
</ul>
<p>Anche perché<strong> l’emergenza non è sparita</strong> con il mancato assalto di Ferragosto, anzi va prestata massima attenzione al <strong>collasso sanitario</strong>. Nell’exclave sono stati registrati due casi di tubercolosi e quasi venti sospetti, oltre a 18 casi di gastroenterite. La ministra della Sanità Monica García ha precisato correttamente che non esiste un’emergenza sanitaria per la popolazione locale e ha definito “ingiusto e xenofobo” associare automaticamente immigrazione e malattie. Ma ha riconosciuto nello stesso tempo che esiste<strong> “un rischio per la salute pubblica”</strong> dovuto all’affollamento di migliaia di persone per strada. In cinque giorni, ha spiegato la ministra, sono stati assistiti 5.800 migranti. Almeno cinquemila persone sarebbero ancora presenti a Ceuta, molte sistemate in strutture di fortuna o accampamenti improvvisati.</p>
<p>Dunque<strong> il quadro è piuttosto meno rassicurante della propaganda</strong>. Ceuta dimostra almeno una cosa: controllare i confini non è impossibile. Quando Rabat interviene, i flussi si fermano. Quando Madrid schiera migliaia di uomini, il confine torna a essere un confine. E quando l’alternativa è perdere il controllo di una città, persino il governo Sánchez scopre che la fermezza non è fascismo, xenofobia o crudeltà. È semplicemente ciò che uno Stato, a un certo punto, è costretto a fare. Peccato aver impiegato anni per ammetterlo.</p>
<p>Massimo Balsamo, 17 agosto 2026</p>
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		<item>
		<title>Violenta aggressione fuori da un locale a Barcellona, 21enne italiano in coma farmacologico</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/violenta-aggressione-fuori-da-un-locale-a-barcellona-21enne-italiano-in-coma-farmacologico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 13:27:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ragazzo, in vacanza con otto amici, è ricoverato in terapia intensiva con prognosi riservata dopo un violento pestaggio</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È ricoverato in terapia intensiva, in coma farmacologico e con prognosi riservata, <strong>Nicola Maggiotto,</strong> 21enne originario di Asolo, nel Trevigiano, rimasto gravemente ferito durante un&#8217;aggressione a <strong>Barcellona</strong>. Il giovane si trovava nella città spagnola per una vacanza insieme ad altri otto coetanei. Dopo il ricovero, il padre Daniele Maggiotto ha raggiunto Barcellona insieme alla moglie per stare accanto al figlio e seguire da vicino le sue condizioni.</p>
<h2> L&#8217;aggressione fuori dal locale</h2>
<p>Secondo la ricostruzione fornita dagli amici del ragazzo, l&#8217;aggressione sarebbe avvenuta mercoledì sera, poco dopo le 22, all&#8217;esterno di un locale dal quale il gruppo italiano era appena uscito dopo aver trascorso alcune ore. Nicola e un altro ragazzo si sarebbero momentaneamente allontanati dal resto del gruppo quando <strong>sarebbero stati avvicinati da una dozzina di giovani, descritti dagli amici come persone di lingua spagnola.</strong></p>
<p>A quel punto<strong> sarebbe iniziata l&#8217;aggressione.</strong> Il 21enne sarebbe stato colpito con estrema violenza alla **nuca**, perdendo i sensi e cadendo a terra. Gli altri ragazzi italiani, accortisi di quanto stava accadendo, sarebbero intervenuti per soccorrere i due amici. Ne sarebbe nata una rissa, prima che gli aggressori si allontanassero dalla zona. Quando sono arrivati la polizia e i soccorritori, i responsabili si erano <strong>già dileguati.</strong></p>
<h2> Le condizioni del 21enne</h2>
<p>Le condizioni di Nicola sono apparse subito molto gravi. Il giovane è stato trasportato in ospedale e ricoverato in terapia intensiva. Gli accertamenti medici avrebbero evidenziato <strong>lesioni a livello cerebrale,</strong> rendendo necessario il coma farmacologico. La prognosi resta riservata e nelle prossime ore sarà possibile capire meglio la risposta del giovane alle cure. Anche un altro componente della comitiva è rimasto ferito nel tentativo di difendere l&#8217;amico. Il ragazzo ha riportato una lesione allo zigomo, per la quale sono stati necessari alcuni punti di sutura, ed è stato dimesso dall&#8217;ospedale poche ore dopo.</p>
<h2>Il movente</h2>
<p>Uno degli elementi che gli <strong>investigatori dovranno chiarire riguarda il movente dell&#8217;aggressione.</strong> Al momento non sembrerebbe trattarsi di una rapina: secondo le prime informazioni, agli italiani non sarebbero stati sottratti né denaro né altri effetti personali. Resta quindi da capire perché il gruppo di giovani abbia preso di mira i due ragazzi italiani e cosa abbia fatto scattare l&#8217;aggressione.</p>
<p>Le autorità spagnole sono al lavoro per ricostruire <strong>l&#8217;esatta dinamica dei fatti</strong> e individuare le persone coinvolte. Intanto, ad Asolo, familiari e amici di Nicola attendono notizie dall&#8217;ospedale di Barcellona, con la speranza che le sue condizioni possano migliorare.</p>
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		<item>
		<title>Femministe, andate in Afghanistan: lì il (vero) patriarcato picchia davvero e non viene punito dalla legge</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/femministe-andate-in-afghanistan-li-il-vero-patriarcato-picchia-davvero-e-non-viene-punito-dalla-legge/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina de Palma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 13:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[patriarcato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo codice dei talebani mette nero su bianco una discriminazione brutale: per un marito che frattura le ossa della moglie possono bastare 15 giorni di carcere</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi slogan cosa sia diventato <strong>oggi l&#8217;Afghanistan sotto il regime talebano</strong>. È stato approvato un nuovo codice di procedura penale, firmato dalla guida suprema <strong>Hibatullah Akhundzada</strong> e distribuito ai tribunali del Paese. Si chiama De Mahakumu Jazaai Osulnama, conta <strong>119 articoli</strong> e non si limita a disciplinare il funzionamento della giustizia: mette nero su bianco un’idea di società nella quale la dignità della donna, l’uguaglianza davanti alla legge e persino la libertà individuale vengono subordinate al potere, alla gerarchia e all’interpretazione religiosa imposta dal regime.</p>
<p>Esempio pratico: Se una donna afghana viene picchiata dal marito fino a riportare fratture e riesce a dimostrare davanti a un giudice che è stato lui a ridurla in quelle condizioni, <strong>l’uomo rischia al massimo 15 giorni di carcere</strong>. Se invece l’uomo maltratta il proprio animale domestico, la pena può arrivare fino a 5 mesi. Follia pura!</p>
<p>Il nuovo impianto normativo non si limita a irrigidire il sistema giudiziario. Ridefinisce il posto delle donne nella società. Una moglie che torna ripetutamente nella casa del padre senza il consenso del marito può essere condannata fino a tre mesi di carcere. <strong>Il marito diventa, di fatto, il centro dell&#8217;autorità familiare,</strong> mentre per le donne ottenere tutela davanti ai tribunali diventa quasi impossibile.</p>
<p>Il punto, però, va oltre le singole norme.<strong> Da quando i talebani sono tornati al potere nell&#8217;agosto 2021,</strong> alle donne è stato progressivamente vietato quasi tutto: studiare oltre la scuola primaria, frequentare l&#8217;università, lavorare nella maggior parte degli impieghi, muoversi liberamente e partecipare alla vita pubblica. Il nuovo codice rappresenta il passaggio successivo: non introduce soltanto nuove restrizioni, ma codifica giuridicamente un sistema di disuguaglianza permanente.</p>
<p>Le organizzazioni internazionali parlano apertamente di <strong>«apartheid di genere».</strong> E non è difficile capire perché. Se una legge attribuisce meno valore all&#8217;integrità fisica di una donna che al benessere di un animale, non siamo più davanti a una semplice compressione dei diritti, ma alla costruzione di un ordinamento in cui metà della popolazione viene considerata giuridicamente inferiore.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-silenzio-delle-femministe-sulle-spose-bambine/" target="_blank" rel="noopener">Il silenzio delle femministe sulle spose bambine</a></li>
</ul>
<p><strong>In Occidente il termine &#8220;patriarcato&#8221;</strong> viene spesso utilizzato per descrivere società democratiche nelle quali le donne votano, studiano, lavorano, divorziano e ricoprono incarichi pubblici. In Afghanistan, invece, il patriarcato assume la sua forma più brutale: quella di uno Stato che scrive nero su bianco che un maschio vale più di una femmina e che la libertà femminile può essere limitata per legge. È la differenza tra discutere di un concetto politico e vivere sotto un regime che trasforma la discriminazione in norma giuridica. E oggi, in Afghanistan, quella discriminazione ha un codice, un timbro e 119 articoli.</p>
<p>Cristina de Palma, 15 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/femministe-andate-in-afghanistan-li-il-vero-patriarcato-picchia-davvero-e-non-viene-punito-dalla-legge/">Femministe, andate in Afghanistan: lì il (vero) patriarcato picchia davvero e non viene punito dalla legge</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Jason Arday, morto a Londra l’ex professore di Cambridge accusato di plagio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/jason-arday-morto-a-londra-lex-professore-di-cambridge-accusato-di-plagio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 20:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Ardey]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/?p=338392</guid>

					<description><![CDATA[<p>Trovato privo di sensi nella sua abitazione di Battersea</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/jason-arday-morto-a-londra-lex-professore-di-cambridge-accusato-di-plagio/">Jason Arday, morto a Londra l’ex professore di Cambridge accusato di plagio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Jason Arday, ex professore di sociologia dell’educazione all’Università di Cambridge, è morto a 41 anni il 14 agosto 2026. È stato trovato privo di sensi nella sua abitazione in Daley Thompson Way, nel quartiere londinese di Battersea. I soccorsi sono stati chiamati poco dopo le 15 per la segnalazione di un uomo non responsivo dentro una proprietà. Arday è stato dichiarato morto sul posto. La polizia ha informato i familiari più stretti e ha affidato il caso agli agenti dell’unità Central South Command.</p>
<h2>La morte inattesa</h2>
<p>La Metropolitan Police ha comunicato che la morte viene trattata come inattesa e che, al momento, non è considerata sospetta. Un fascicolo sarà preparato per il coroner, il magistrato che nel Regno Unito esamina alcune morti inattese. Anche il London Ambulance Service è intervenuto a Battersea con un equipaggio in ambulanza, un paramedico avanzato su un mezzo di pronto intervento e membri dell’Hazardous Area Response Team. Il servizio di ambulanza ha confermato che una persona è stata dichiarata morta sul luogo dell’intervento.</p>
<h2>Le dimissioni dalla cattedra di Cambridge</h2>
<p>Arday si era dimesso dalla cattedra il 5 agosto 2026, dopo accuse di plagio e domande su alcuni risultati riportati nel suo curriculum. L’università aveva avviato un’indagine sulle circostanze della sua nomina e del suo periodo di lavoro a Cambridge. L’esame dei fatti doveva contribuire anche alla revisione delle procedure di assunzione per i ruoli accademici senior. Arday aveva negato le accuse di plagio, pur riconoscendo errori nel proprio lavoro. Tra i punti contestati c’erano la sua tesi di dottorato alla Liverpool John Moores University e alcune affermazioni sui suoi traguardi personali.</p>
<h2>La lettera inviata ai colleghi</h2>
<p>Nella lettera aperta con cui ha annunciato le dimissioni, Arday aveva spiegato di voler chiudere quella fase lasciando l’incarico.</p>
<h2>Le accuse e la risposta del professore</h2>
<p>La controversia era emersa dopo le segnalazioni di Nathan Cofnas, un accademico che si definisce “race realist” e che aveva lasciato il suo incarico a Cambridge nel 2024. Cofnas aveva sostenuto di aver trovato diversi casi di plagio nei lavori di Arday e aveva messo in dubbio alcune informazioni sui suoi risultati. Arday aveva respinto le accuse e aveva detto che le critiche ricevute erano andate oltre il normale confronto accademico.</p>
<h2>La carriera e il messaggio dell’università</h2>
<p>Nel 2023 Jason Arday era diventato il più giovane professore nero nella storia dell’Università di Cambridge. Aveva 41 anni al momento della morte. Deborah Prentice, vice-cancelliera dell’Università di Cambridge, ha espresso il cordoglio dell’ateneo. Arday aveva lavorato come professore di sociologia dell’educazione e, prima della nomina a Cambridge, aveva svolto attività accademica anche alla Liverpool John Moores University.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/jason-arday-morto-a-londra-lex-professore-di-cambridge-accusato-di-plagio/">Jason Arday, morto a Londra l’ex professore di Cambridge accusato di plagio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sia lode alla Corte francese: bocciato il divieto dei social agli under 15</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sia-lode-alla-corte-francese-bocciato-il-divieto-dei-social-agli-under-15/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 14:47:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=338334</guid>

					<description><![CDATA[<p>"Limita la libertà di espressione". Fermata la legge di Macron, che però ci riprova</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sia-lode-alla-corte-francese-bocciato-il-divieto-dei-social-agli-under-15/">Sia lode alla Corte francese: bocciato il divieto dei social agli under 15</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sia lode alla <strong>Corte Costituzionale francese</strong>. Per una volta ci tocca essere d&#8217;accordo con le supreme toghe di qualche che sia il loro Paese. I giudici d&#8217;Oltralpe infatti hanno bocciato la legge, fortemente voluta da Emmanuel Macron, che vietava l&#8217;utilizzo dei social media ai minori di 15 anni. Secondo la Corte, la misura sarebbe una &#8220;violazione sproporzionata&#8221; della loro libertà di espressione.</p>
<p>I giudici erano stati chiamati a pronunciarsi solo sull&#8217;articolo 1 della legge, quello che proteggeva i minori dai rischi derivanti dall&#8217;uso dei social. Ma vietarli agli under 15 (a 14 in Italia, per dire, si può guidare il motorino&#8230;) &#8220;limita la libertà di espressione e di comunicazione dei minori di 15 anni in modo non appropriato, necessario e proporzionato&#8221;. L&#8217;Eliseo fa sapere che il premier Sébastien Lecornu è stato incaricato di trovare una soluzione riscrivendo la legge in modo da arrivare ad una soluzione &#8220;entro la primavera del 2027&#8221;. Il paradosso è che la norma, per come formulata, rischiava non solo di essere applicata anche a piattaforme online per le quali non sono stati accertati rischi per la salute, ma non era neppure prevista la possibilità per i genitori di autorizzarne l&#8217;uso, anche se ritenuti sicuri. Cioè: decide lo Stato Padrone e basta. Senza contare, peraltro, che si trattava comunque di un divieto facilmente aggirabile.</p>
<p>Chi segue questo nostro sito lo sa: abbiamo sempre criticato questa misura (come ha scritto Nicola Porro anche <a href="https://substack.com/home/post/p-211062361" target="_blank" rel="noopener nofollow">nel suo Substack</a>) perché significa delegare allo Stato ciò che i genitori non riescono a fare nel proprio tinello. Ma pensare che il potere di turno sia in grado di scegliere più e meglio delle famiglie, di educare meglio di loro, non è affatto un passo avanti. Semmai uno indietro. Nelle libertà.</p>
<div id="m10891-10890-10892" class="content ">
<p class="chapter-paragraph">L&#8217;Eliseo ha fatto sapere che Macron, appresa la decisione, ha incaricato il premier, Sébastien Lecornu, di <b>procedere a una nuova redazione della legge </b>per arrivare ad una soluzione «entro la primavera 2027».</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sia-lode-alla-corte-francese-bocciato-il-divieto-dei-social-agli-under-15/">Sia lode alla Corte francese: bocciato il divieto dei social agli under 15</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>No, i nostri nonni non erano come i clandestini di oggi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/no-i-nostri-nonni-non-erano-come-i-clandestini-di-oggi/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/no-i-nostri-nonni-non-erano-come-i-clandestini-di-oggi/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 18:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Marcinelle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337671</guid>

					<description><![CDATA[<p>A 70 anni dalla tragedia di Marcinelle: i lavoratori italiani dovevano avere un contratto già in essere o rischiavano l'arresto e l'espulsione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’8 agosto c&#8217;è stato, in Belgio, <strong>la rievocazione della tragedia di Marcinelle</strong>, che trae spunto dalla omonima località facente parte del comune di Charleroi, quando in quella miniera della Vallonia morirono per un incendio e per i gas 262 minatori, di cui 136 italiani provenienti da tutta Italia. Analoghe cerimonie ci sono già state in diverse località italiane, tra cui Nembro, paese della bassa Val Seriana (Bergamo), dove uno dei soccorritori che all’epoca cercarono di salvare quante più vite possibili ha poi ricreato, con grande dovizia di particolari, una porzione di miniera e una fedele riproduzione di una delle cosiddette “<strong>corons</strong>”, cioè una baracca fatta di mattoni, con il pavimento in cemento ed il tetto in lamiera ondulata, che ospitavano alla bell’e meglio una trentina di minatori.</p>
<p>Sto parlando di <strong>Lino Rota</strong>, 97 anni, che fu uno dei primi soccorritori e i cui occhi diventano lucidi al solo cenno di ricordo, e della moglie, Signora Mariuccia Abondio Rota, che assieme al marito Lino mantiene vivo il ricordo dell’emigrazione italiana, e bergamasca in particolar<strong>e. Momenti che mi hanno toccato quando sono stati letti</strong>, al rintocco della campana, i nomi dei 136 italiani morti nella miniera e che furono successivamente insigniti della Medaglia d’Oro al Merito Civile, grazie anche all’impegno dei Ministri dell’epoca, Beppe Pisanu e Mirko Tremaglia.</p>
<p>La tragedia di Marcinelle rappresenta una delle più tragiche vicende che abbiano mai colpito le decine di milioni di italiani che, in varie ondate, lasciarono l’Italia per inseguire una vita migliore. Molti di questi nostri connazionali morirono, soffrirono, furono emarginati, ghettizzati, insultati e schiavizzati, ma alla fine riuscirono ad affermarsi e a far parte integrante del tessuto sociale in cui si erano stabiliti. <strong>Tanti hanno raggiunto i vertici di grandi aziende pubbliche e private,</strong> sono diventati star del cinema, campioni dello sport, hanno fatto carriere di livello assoluto nella politica, nella cultura, nella finanza ed in ogni altro settore della vita di quelle nazioni.</p>
<p>Questo ricordo mi fornisce però lo spunto per respingere al mittente il tentativo, portato avanti anche da alcune istituzioni dello Stato, di <strong>paragonare l’emigrazione italiana e quella irregolare</strong> che da anni sta portando, in Italia, decine di migliaia di persone che, non assorbite dai canali regolari, finiscono per incrementare la criminalità predatoria che infesta le nostre città. Nel caso di Marcinelle – ma l’esempio può estendersi a tutte le “grandi emigrazioni” italiane del ‘900 – gli italiani dovevano avere un contratto già in essere, come quello previsto dallo <strong>scandaloso accordo “uomini contro carbone”</strong>,  firmato il 23 giugno 1946 tra l&#8217;Italia e il Belgio, che prevedeva l&#8217;invio di lavoratori italiani in cambio di forniture di carbone tra i due Paesi, o comunque dovevano avere documenti in regola, perché chi non lo era rischiava l&#8217;arresto, il respingimento immediato alla frontiera e l&#8217;espulsione forzata (espulsione vera, non fittizia).</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/marcinelle-i-sindadati-voltano-le-spalle-durante-il-ricordo-ira-meloni-vergogna/" target="_blank" rel="noopener">Marcinelle, i sindadati voltano le spalle durante il ricordo. Ira Meloni: &amp;#8220;Vergogna&amp;#8221;</a></li>
</ul>
<p>Quello che è, ad esempio, accaduto in misura massiccia a Lampedusa in questi anni, fenomeno oggi più contenuto grazie alle politiche messe in campo dal governo di centrodestra, non può essere assolutamente paragonato alla nostra emigrazione, e solo accennare ad una sia pur velata somiglianza lede l’onore dei milioni di italiani che emigrarono per lavorare, e non certo per altre motivazioni. Se c’è un termine di paragone tra la nostra emigrazione e l’emigrazione verso il nostro Paese, è quella dettata dai <strong>Decreti Flussi</strong> a favore di cittadini non comunitari, per lavori subordinati, stagionali o autonomi.</p>
<p><strong>Quella è l’immigrazione che arricchisce una Nazione</strong>, che vede l’utilizzo dei canali regolari ed ufficiali, e non certo quella clandestina o irregolare, fatta entrando illegalmente via mare o via terra (bisogna pur ricordare che è ancora reato l’ingresso ed il soggiorno illegale in Italia ex art. 10-bis del D.Lgs. 286/1998, che prevede di fatto un&#8217;ammenda da 5.000 a 10.000 euro), fatta senza documenti, fatta con dichiarazioni mendaci sulla provenienza o sull’età, e che non fa che mettere in pericolo la tenuta sociale di una società, come l’esperienza di Ceuta insegna.</p>
<p>Col. (ris.) Sergio De Santis, 10 agosto 2026</p>
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		<item>
		<title>Sferra fendenti a destra e a manca: armato di coltelli aggredisce tre agenti</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sferra-fendenti-a-destra-e-manca-armato-di-coltelli-aggredisce-tre-agenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 10:52:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'attacco a Tolosa: due poliziotti feriti, uno al collo. Si valuta la pista terroristica</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Potrebbe trattarsi di terrorismo. O almeno è questo che si sta indagando sui fatti di <strong>Tolosa,</strong> dove un uomo ha aggredito tre agenti di polizia municipale nel centro della città. L&#8217;aggressore è stato arrestato.</p>
<p>&#8220;Sono state segnalate anche <strong>dichiarazioni</strong> <strong>di</strong> <strong>stampo terroristico</strong> &#8220;, ha detto il sindaco su Facebook. Due agenti sono stati trasferiti all&#8217;ospedale di Tolosa, non in gravi condizioni. Uno ha subito una ferita al gomito mentre l&#8217;altro al collo, con la lama che &#8211; secondo alcuni &#8211; non sarebbe passata così lontana da una arteria.</p>
<p>Il ministro dell&#8217;Interno, <strong>Laurent Nuñez,</strong> ha detto invece che &#8220;le indagini sono state affidate dalla procura alla polizia nazionale per accertare le circostanze e le motivazioni di questo attacco&#8221;. Ad indagare è la Divisione della criminalità organizzata e specializzata. BfmTv non esclude che il caso possa essere poi affidato alla Procura nazionale antiterrorismo. L&#8217;aver pronunciato frasi &#8220;a carattere terroristico&#8221;, infatti, secondo il procuratore di Tolosa &#8220;“non possono ipso facto permettere di qualificare” <strong>l&#8217;atto come terrorismo</strong>.</p>
<p>Per ora l&#8217;indagine procede con l&#8217;accusa di tentato omicidio.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>

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]]></content:encoded>
					
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		<title>Nobel ai bambini di Gaza? Perché la proposta di Avvenire è senza senso</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/nobel-ai-bambini-di-gaza-perche-la-proposta-di-avvenire-e-senza-senso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 10:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[gaza]]></category>
		<category><![CDATA[nobel per la pace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’iniziativa viene presentata come un appello alla pace, ma scatena le critiche di chi contesta l’uso dei bambini come simbolo della campagna</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I bambini di Gaza meritano la pace e un futuro, di certo non una campagna pubblicitaria. <em><strong>Avvenire</strong></em>, che sa fare il suo lavoro (poi un giorno andrebbe decostruito con pazienza ogni numero del giornale per capire di quale lavoro stiamo parlando) <strong>lancia una campagna per dare il nobel per la pace ai bambini di Gaza</strong>. Chi e come potrà mai dire di no a una proposta del genere?</p>
<p>Ecco, questo modo di agire è ormai tipico di un certo mondo, un mondo che, non sapendo cosa fare, un po&#8217; perché non è il suo lavoro un po&#8217; perché in effetti &#8211; e purtroppo &#8211; ci sono sempre meno cose che possono essere fatte nel mondo con la speranza che qualcosa di buono accada, un mondo, si diceva, che avanza proposte alle quale non si può dire di no. Anzi, non prenderle in considerazione o opporsii (con o senza argomenti) equivale a prendere la parte del nemico: <strong>di chi vuole la guerra</strong> e di chi, in particolare, vuole la guerra contro i civili.</p>
<p>Facciamo finta, per un attimo, che Avvenire abbia controllato formalmente che chi ha avanzato la proposta abbia in effetti candidato i &#8220;bambini di Gaza&#8221; per il nobel per la pace seguendo la procedura prevista dal <strong>Comitato per i nobel</strong> (e già qui farlo notare ti iscrive automaticamente dalla parte dei nemici non tanto della proposta quanto dei poveri bambini di Gaza morti ammazzati o vivi e dimenticati che siano) quale mai potrebbe essere la motivazione per la candidatura o quella per l&#8217;assegnazione del premio? Esistere? Essere vittime di uno dei più potenti eserciti del Medio Oriente, se non del mondo?</p>
<p>Leggo che<strong> l&#8217;appello, lanciato il 4 agosto, dal professor Mazzarella</strong> viene presentato così « Basta. Se avete carità, basta voi che uccidete. Basta voi che mentite. Basta voi che non fate niente. Basta se ancora siete qualcosa che somiglia a un uomo » e subito sono arrivate le firme di chi, magari colto in fallo dall&#8217;appello, immediatamente firma, perché, come si diceva, si vive di proposte a cui non si può dire di NO perché altrimenti sei contro il merito della proposta stessa e, quindi, dalla parte degli altri.</p>
<p>Caro Professore, caro <em>Avvenire</em>, ci stanno cascando in molti, e, per l&#8217;appunto, sono persone che non si sono mai interessate della pace, o il futuro, dei bambini di Gaza (e di tanti altri futuri, ma non la metterei su questo piano). Questa proposta, che non stenterà a essere collante del campo largo, è una delle classiche proposte di chi sa fare il suo mestiere. <strong>Proprio come <em>Avvenire</em>.</strong></p>
<p>Marco Perduca, 11 agosto 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>&#8220;Trump trasferito in segreto su un container del catering&#8221;. Così gli 007 hanno sventato la minaccia iraniana</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/trump-trasferito-in-segreto-su-un-container-del-catering-cosi-gli-007-hanno-sventato-la-minaccia-iraniana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:53:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trump era ad Ankara per il vertice Nato. Niente decollo sull'Air Force One, il Presidente Usa è stato trasferito su un cargo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/trump-trasferito-in-segreto-su-un-container-del-catering-cosi-gli-007-hanno-sventato-la-minaccia-iraniana/">&#8220;Trump trasferito in segreto su un container del catering&#8221;. Così gli 007 hanno sventato la minaccia iraniana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una minaccia iraniana ritenuta credibile contro <strong>Donald Trump</strong> avrebbe costretto gli apparati di sicurezza americani a organizzare una complessa operazione per far uscire il presidente dalla Turchia senza rendere nota la sua reale posizione. A rivelarlo è il <em>Washington Post</em>, secondo cui il mese scorso Trump sarebbe stato <strong>trasferito segretamente su un aereo militare</strong> diverso dall’<em>Air Force One</em>, mentre giornalisti e persino alcuni membri dello staff della Casa Bianca erano convinti che il presidente viaggiasse con loro.</p>
<p>La vicenda risale all’8 luglio, quando Trump si trovava ad <strong>Ankara</strong> per un vertice Nato. Il presidente era arrivato in Turchia utilizzando il nuovo Boeing 747-8 donato agli Stati Uniti dal Qatar e successivamente modificato per l’impiego presidenziale. Al momento della partenza, però, Trump si mostrò davanti alle telecamere mentre saliva sul vecchio Air Force One. Quella sarebbe stata soltanto la prima parte del piano. Secondo la ricostruzione del Washington Post, pochi minuti dopo il presidente venne fatto scendere e trasferito di nascosto attraverso un mezzo del catering aeroportuale fino a un C-32A, versione militare del Boeing 757 utilizzata dal governo americano per il trasporto delle autorità. Il grande 747 rimase invece come diversivo, con giornalisti e personale della Casa Bianca a bordo.</p>
<p>A rendere <strong>necessarie precauzioni così eccezionali</strong> sarebbe stata una specifica minaccia legata all’Iran contro Trump o contro il suo aereo. L&#8217;operazione avvenne inoltre in una fase particolarmente delicata: la notte precedente le forze americane avevano effettuato attacchi contro l&#8217;Iran su ordine dello stesso presidente, dopo il fallimento dei negoziati tra Washington e Teheran. Per diverse ore, dunque, non soltanto l&#8217;opinione pubblica ma anche numerosi funzionari statunitensi non avrebbero saputo dove si trovasse realmente Trump.</p>
<p>Il quotidiano sottolinea anche un altro elemento: <strong>la versione fornita pubblicamente dall&#8217;amministrazione non avrebbe rispecchiato ciò che stava realmente accadendo</strong>. Trump aveva annunciato sui social che sarebbe rientrato utilizzando il vecchio Air Force One, mentre in realtà il presidente sarebbe partito sul più piccolo C-32A. Interpellata dal Washington Post, la Casa Bianca non ha smentito nel dettaglio la ricostruzione dell&#8217;operazione e ha invece insistito sulle misure adottate per proteggere Trump dalle numerose minacce rivolte contro di lui. Il Pentagono ha rimandato le domande alla Casa Bianca, mentre<strong> il Secret Service non ha fornito commenti</strong>.</p>
<p>Il ricorso a un aereo-esca non sarebbe comunque una novità assoluta nella storia presidenziale americana. Strategie analoghe sono state impiegate in passato durante viaggi considerati particolarmente pericolosi. <strong>Il tradizionale Air Force One offre infatti livelli di protezione elevatissimi</strong>, ma ha un limite evidente: è immediatamente riconoscibile. In presenza di una minaccia concreta, confondere gli osservatori e spostare il presidente su un velivolo meno identificabile può diventare una misura di sicurezza aggiuntiva.</p>
<p>Il punto più significativo della rivelazione del <em>Washington Post</em> è dunque la portata dell&#8217;allarme: per proteggere Trump da una possibile azione iraniana, Washington avrebbe organizzato <strong>una vera operazione di depistaggio</strong>, arrivando a nascondere per ore la posizione del presidente anche a persone che viaggiavano al seguito della Casa Bianca.</p>

<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/trump-trasferito-in-segreto-su-un-container-del-catering-cosi-gli-007-hanno-sventato-la-minaccia-iraniana/">&#8220;Trump trasferito in segreto su un container del catering&#8221;. Così gli 007 hanno sventato la minaccia iraniana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sánchez sfida l’Italia ma la “brillante operazione” di Ferragosto rischia di ritorcersi contro di lui</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sanchez-sfida-litalia-ma-la-brillante-operazione-di-ferragosto-rischia-di-ritorcersi-contro-di-lui/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Controlli ai viaggiatori italiani, ma il conto potrebbe pagarlo la Spagna: sono oltre il doppio gli italiani che scelgono Madrid e le sue coste rispetto agli spagnoli in Italia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-sfida-litalia-ma-la-brillante-operazione-di-ferragosto-rischia-di-ritorcersi-contro-di-lui/">Sánchez sfida l’Italia ma la “brillante operazione” di Ferragosto rischia di ritorcersi contro di lui</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di<strong> Pedro Sánchez</strong> si apprezza, ancora una volta, l&#8217;albagia strategica. Ai minimi della legislatura nei sondaggi (il PSOE è scivolato dal 31,7% delle politiche del 2023 a un asfittico 26%, mentre PP e Vox veleggiano oltre la maggioranza assoluta), assediato da un&#8217;ondata giudiziaria che lambisce la moglie <strong>Begoña Gómez</strong>, il fratello David e mezza nomenklatura socialista tra i casi Ábalos, Koldo e Leire Díez, il premier iberico ha stabilito che il momento propizio per esibire polso fermo fosse esattamente questo: il picco della stagione turistica.</p>
<p>La mossa, per la cronaca, è <strong>una ritorsione</strong>. L&#8217;Italia aveva ripristinato dal 1° agosto i controlli di frontiera con la Spagna, provvedimento cautelare adottato dopo l&#8217;invasione incontrollata di Ceuta. Madrid ha prima intimato a Roma un ultimatum, la revoca entro il 9 agosto pena &#8220;misure proporzionate&#8221;, poi, protervo, è passata ai fatti: dall&#8217;8 agosto controlli speculari per chi sbarca dall&#8217;Italia. Occhio per occhio, documento per documento, con tanto di grancassa sulla presunta &#8220;sospensione di Schengen&#8221; che Schengen non è.</p>
<p>Peccato che il nostro stratega abbia obliterato un paio di dati dirimenti, che <strong>un Paese con il turismo attorno al 15% del PIL</strong> dovrebbe soppesare prima di trasformare i propri scali in imbuti. La Spagna è la prima destinazione turistica d&#8217;Europa per spesa, con entrate da record vicine ai 121 miliardi: non il comparto su cui conviene giocare a scacchi con i tornelli. Perché la bilancia turistica tra i due Paesi non è affatto in pareggio:</p>
<ul>
<li>&#x1f1ea;&#x1f1f8; 5,4 milioni di italiani vanno in Spagna</li>
<li>&#x1f1ee;&#x1f1f9; 2,5 milioni di spagnoli vengono in Italia</li>
</ul>
<p><strong>Più del doppio</strong>. E la spesa ricalca la medesima asimmetria: gli italiani lasciano oltre 5 miliardi nelle casse iberiche, gli spagnoli poco più di 1,4 in quelle nostrane. Il saldo bilaterale pende tutto da una parte, e non è la nostra.</p>
<p>Tradotto: se divampa <strong>la guerra dei tornelli,</strong> a rimetterci non è chi ha il turismo al 10% del PIL e incassa meno, ma chi ci ha edificato sopra il 15% dell&#8217;economia e dipende da un flusso doppio. Ogni italiano dissuaso dalla coda a Barajas è un cliente che non spende a Palma, a Barcellona, in Andalusia. Ogni spagnolo indispettito a Fiumicino vale, statisticamente, la metà del danno.</p>
<p>La lungimiranza, insomma, è tutta apparente. <strong>Sánchez credeva di sagittare Roma</strong> e si è centrato il piede: un capolavoro di autolesionismo consumato nel mese sbagliato, contro il partner sbagliato, con l&#8217;arma sbagliata. Il tutto per un pugno di titoli in patria, in un Paese dove le urne non arriveranno prima del 2027. Al termine, per il turista, cambia poco: qualche verifica a campione. Per il bilancio di Madrid, un filo di più.</p>
<p>Giulio Galetti, 11 agosto 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/san-sanchez-il-santo-patrono-della-sinistra-italiana/">San Sánchez, il santo patrono della sinistra italiana</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/unaltra-sinistra-oltre-sanchez-e-possibile-frederiksen-socialista-e-anti-immigrati/">Un&amp;#8217;altra sinistra (oltre Sanchez) è possibile: Frederiksen, socialista e anti-immigrati</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-sfida-litalia-ma-la-brillante-operazione-di-ferragosto-rischia-di-ritorcersi-contro-di-lui/">Sánchez sfida l’Italia ma la “brillante operazione” di Ferragosto rischia di ritorcersi contro di lui</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Crans Montana, il paradosso svizzero è sconcertante. L&#8217;Italia ha diritto a essere parte civile</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/crans-montana-il-paradosso-svizzero-e-sconcertante-litalia-ha-diritto-a-essere-parte-civile/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/crans-montana-il-paradosso-svizzero-e-sconcertante-litalia-ha-diritto-a-essere-parte-civile/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 15:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Crans-Montana]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337662</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Italia chiede di entrare nel procedimento per l’incendio, ma la Procura di Sion respinge la richiesta: ora è stato presentato ricorso</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-il-paradosso-svizzero-e-sconcertante-litalia-ha-diritto-a-essere-parte-civile/">Crans Montana, il paradosso svizzero è sconcertante. L&#8217;Italia ha diritto a essere parte civile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I giornali titolano da giorni a caratteri cubitali che la <a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-schiaffo-allitalia-non-puo-costituirsi-parte-civile-nel-processo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Procura di Sion ha respinto la richiesta dell’Italia</strong> di entrare come parte civile nel procedimento per l’incendio di Crans Montana</a>. E che, contro questo rifiuto, è stato predisposto ricorso. La levata di scudi è collettiva e trasversale: una delle rare volte in cui gli schieramenti politici non contano e ci troviamo tutti ugualmente indignati, istituzioni e privati cittadini.</p>
<p>Siamo rimasti sempre perplessi per il modo e per i tempi impiegati per le indagini prima, e per la preparazione del dibattimento dopo. Qui, in patria di <strong>Zanardelli e Rocco,</strong> poco è parso spiegabile con una qualsiasi ratio giuridica. Abbiamo dovuto abituarci a vuoti e a contraddizioni difficilmente giustificabili da esigenze istruttorie, a ritmi che, anche paragonati ai nostri noti arretrati, insinuano dubbi, incertezze e paiono dilatori. Siamo rimasti in attesa mentre vedevamo crescere il rischio di compromissione delle prove. Le famiglie delle vittime hanno nominato i propri legali e anche la nostra Avvocatura di Stato, per il Governo Italiano, ha designato un proprio avvocato, <strong>Romain Jordan di Ginevra.</strong></p>
<p>Abbiamo appreso che i magistrati svizzeri sono designati dall’Assemblea federale e pertanto di matrice politica, e abbiamo sentito un brivido di smarrimento pensando a come avrebbero potuto giudicare l’eventuale coinvolgimento dei funzionari del comune di Crans responsabili dei controlli di sicurezza. <strong>Ma abbiamo atteso.</strong> Sono passati più di sette mesi e ci troviamo di fronte al crollo di un mito che un po’ viveva nel nostro immaginario: la Federazione Elvetica come modello insuperabile di perfezione, efficienza, precisione, intransigenza e senso civico.</p>
<p>E adesso che abbiamo appreso che per la procura svizzera, “né la cittadinanza, né i costi sostenuti dalla Repubblica Italiana per fornire assistenza ai suoi cittadini vittime dei fatti sotto indagine”, sono sufficienti a conferire <strong>alla nostra Nazione lo status di parte lesa,</strong> ci sentiamo increduli, come per l’ennesima beffa, come se tutta questa vicenda fosse destinata a conservare quella connotazione kafkiana che ha sempre avuto.</p>
<p>Il paradosso è sconcertante se si sposta lo sguardo sul piano contabile e delle coperture sanitarie nei reciproci rapporti. L’autorità giudiziaria di Sion sbarra la porta in faccia all&#8217;Italia con singolare formalismo procedurale, ma le cliniche e le casse malati elvetiche non hanno esitato un solo istante a recapitare pesanti fatture, direttamente a casa delle famiglie dei ragazzi feriti, a titolo di &#8220;rimborso&#8221; per i primi soccorsi urgenti. E adesso che lo Stato italiano chiede di sedere in quel procedimento per <strong>vedere riconosciuto l’onere economico dei propri soccorsi d’emergenza e dei voli sanitari,</strong> la risposta del diritto svizzero si fa polare: quelle spese non sarebbero una conseguenza diretta del reato contestato ai coniugi Moretti, bensì un preesistente dovere assistenziale sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana. Come a dire: l’avete fatto perché è la vostra legge, non ci riguarda.</p>
<p>Allora non ci pare una stranezza che, scorrendo le pagine delle testate europee che parlano di questa vicenda, troviamo su Swissinfo.ch un forum di discussione che si chiama “L&#8217;incendio di Crans-Montana ha cambiato la tua percezione della Svizzera?”. Sì, rispondiamo all’unisono con tutti i partecipanti al dibattito. Ma non l’incendio, o meglio, non solo l’incendio (che pure crediamo si potesse prevenire o sfuggire con normali porte di sicurezza), soprattutto la reazione della giustizia che tutti si aspettavano rapida e inattaccabile nella <strong>perfettissima Svizzera</strong> e che invece non è ancora arrivata. Se l&#8217;Europa giudiziaria deve ridursi a un ufficio postale che spedisce parcelle oltre confine ma rimane blindata davanti alla richiesta di giustizia di una nazione vicina per i suoi figli, allora il mito dell&#8217;efficienza elvetica è definitivamente ridotto in cenere, esattamente come il Constellation.</p>
<p>E tuttavia, pur con la nostra Costituzione quasi ottuagenaria, che sappiamo necessitare di aggiornamenti, non ci fermiamo all’indignazione. Torniamo sempre alle radici e ai principi fondativi del diritto, nostro e internazionale, e ci interroghiamo sulla correttezza di questa visione. E, inutile negarlo, ci chiediamo quali possano essere le motivazioni che fondano il ricorso dell’Avvocatura di Stato e del nostro Romain Jordan. <strong>Non ci è dato sapere nulla</strong>, ma possiamo provare a ipotizzarle con un esercizio retorico-accademico. Solo joci causa.</p>
<p>I procuratori elvetici affermano che “i beni giuridici protetti sono la vita, l&#8217;incolumità fisica, la salute, la proprietà, nonché la loro messa in pericolo e la sicurezza collettiva (dei clienti)&#8221;, beni di cui la Repubblica Italiana “non è essa stessa titolare”. Pertanto, aggiungono, “rivestono in particolare la qualità di danneggiati i clienti dell&#8217;edificio i cui beni giuridici personali sopra citati sono stati direttamente colpiti o messi in pericolo dall&#8217;incendio, e non lo Stato di cui possiedono la cittadinanza”. Come dire&#8230; <strong>l’Italia non ha riportato ustioni, l’Italia non ha avuto lesioni dell’incolumità fisica,</strong> non ha perso valori durante l’incendio, quindi non è parte lesa. Nemmeno un capello bruciato, pensa che fortuna!</p>
<p>Dunque forse è vero che le vittime, cittadini italiani, avevano diritto alle cure prestate in virtù dell’assicurazione sanitaria pubblica, ma è altrettanto vero che le cure si sono rese necessarie in forza di un evento, forse doloso, per il quale più persone sono sotto processo. Il costo vivo sostenuto dalla sanità pubblica Italiana non è quindi quello di una distorsione di chi cade sulle scale di casa, ma la conseguenza di fatti in corso di accertamento in un procedimento penale. E laddove dovesse risultare che tali fatti sono imputabili ai proprietari del <strong>Constellation</strong> e/o ai funzionari comunali, il nesso causale esisterebbe a far data dalla prima benda usata per il primo ricoverato. È un danno immediato e diretto che non viene meno per il solo fatto di non essere stato sostenuto economicamente dalle vittime. Da quell’istante, <strong>ogni euro speso è la conseguenza immediata di un fatto che è oggetto di indagine penale.</strong> Non è un costo fisiologico del sistema sanitario: è un danno che si attiva per effetto dell’incendio.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-si-chiude-lo-scandalo-delle-fatture-ai-feriti/" target="_blank" rel="noopener">Crans Montana, si chiude lo scandalo delle fatture ai feriti</a></li>
</ul>
<p>Le procuratrici di Sion, invece, hanno rigettato l’istanza dell’Italia applicando in modo rigidissimo il concetto di &#8220;danno diretto&#8221;. La CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) ha una giurisprudenza monumentale contro quello che definisce “eccessivo formalismo” (excessive formalism) dei tribunali nazionali. Nelle sentenze storiche sull&#8217;articolo 6, § 1 (Diritto a un processo equo), la Corte di Strasburgo ha più volte affermato che le regole procedurali degli Stati non possono essere applicate in modo restrittivo o inflessibile, tale da svuotare di contenuto il diritto di accesso alla giustizia.</p>
<p>Si aggiunga che impedire allo Stato di provenienza delle vittime, che possiede dati, perizie e cartelle cliniche, di partecipare come parte civile, significa opacizzare il processo e limitare la cooperazione internazionale giudiziaria, violando lo spirito di <strong>“giustizia effettiva” richiesto da Strasburgo.</strong> Escludere lo Stato italiano, declassando lo sforzo economico per il soccorso dei suoi cittadini a un semplice atto dovuto in forza dell’articolo 32 della sua Costituzione, denuncia una visione che non possiamo fare nostra, anche perché in tensione con i principi europei del giusto processo.</p>
<p>Questo, sia chiaro, è solo un esercizio teorico e accademico. La reazione di profonda delusione che ha colto l&#8217;opinione pubblica italiana e le nostre Istituzioni dopo questa pronuncia di rigetto è stata enorme, ed è proprio da <strong>quel sentimento di ingiustizia</strong> che nasce il bisogno di interrogarci sui confini del diritto. L&#8217;avvocato Romain Jordan avrà certamente individuato e sviluppato mille altre e ben fondate argomentazioni per poggiare il ricorso di fronte ai giudici d&#8217;appello cantonali.</p>
<p>Noi attendiamo pensando, prima di tutto, che la costituzione dell’Italia come parte civile, anche nel formalismo più rigoroso, ci pare legittima in quanto sorretta da un nesso causale immediato e diretto. Solo in via subordinata, ricordiamo che la <strong>CEDU</strong> censura l’eccessivo formalismo quando svuota di contenuto il diritto di accesso alla giustizia.</p>
<p>Teresa Casamichela, 10 agosto 2026</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/crans-montana-il-paradosso-svizzero-e-sconcertante-litalia-ha-diritto-a-essere-parte-civile/">Crans Montana, il paradosso svizzero è sconcertante. L&#8217;Italia ha diritto a essere parte civile</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>San Sánchez, il santo patrono della sinistra italiana</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/san-sanchez-il-santo-patrono-della-sinistra-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 13:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Ceuta il premier spagnolo fa quello che la sinistra contesta alla destra: ma stavolta nessuno sembra scandalizzarsi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/san-sanchez-il-santo-patrono-della-sinistra-italiana/">San Sánchez, il santo patrono della sinistra italiana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Pedro Sánchez è ormai una specie di <strong>santo patrono</strong> della sinistra italiana. È bello, elegante, progressista, europeista, sempre dalla parte giusta della Storia. E soprattutto è <strong>Sánchez</strong>: quindi qualunque cosa faccia, a sinistra riescono miracolosamente a trasformarla in una vittoria ideologica. Poi succede <strong>Ceuta</strong>.</p>
<p>Arrivano decine di migliaia di migranti. La situazione precipita, il governo spagnolo interviene e, nei giorni successivi, comunica che decine di migliaia di persone sono rientrate in Marocco. Ed è qui che il fenomeno Sanchez diventa interessante. Se una cosa simile la fa un governo di destra, siamo davanti alla “deportazione”, alla “caccia al migrante”, al “ritorno dei fascisti”, se invece <strong>la fa Sánchez, cala un religioso silenzio.</strong></p>
<p>Anzi, c’è chi riesce persino a raccontarla come una prova della superiorità della sinistra. A questo punto una domanda sorge spontanea: ma non erano proprio loro quelli che consideravano <strong>la “remigrazione” una follia razzista e fascista?</strong> Evidentemente esistono due rimpatri: quello fascista, quando lo propone la destra, e quello progressista, quando lo gestisce Sánchez.</p>
<p>Leggi anche:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/tutta-la-differenza-tra-ceuta-e-lemigrazione-italiana-negli-usa/" target="_blank" rel="noopener">Tutta la differenza tra Ceuta e l&#8217;emigrazione italiana negli Usa</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/due-europe-due-modelli-perche-lo-scontro-meloni-sanchez-va-oltre-ceuta/" target="_blank" rel="noopener">Due Europe, due modelli: perché lo scontro Meloni-Sanchez va oltre Ceuta</a></li>
</ul>
<p>Il problema non è Sánchez, il problema è il sanchismo trasformato in fede religiosa. Se lo dice Sánchez, è vero. Se lo fa Sánchez, è progressista. <strong>Se lo fa un governo di destra, è fascismo.</strong> Se i numeri contraddicono la narrazione ideologica, sono i numeri a essere sospetti e non fattuali. Ed è così che la politica diventa non gestione dei problemi, ma catechismo: non importa quello che succede, importa soltanto chi lo fa.</p>
<p>A questo punto non resta che aspettare il prossimo miracolo, magari Sánchez riuscirà a dimostrare che rimpatriare decine di migliaia di persone è contemporaneamente una politica di accoglienza, inclusione e antifascismo. State tranquilli, qualcuno a sinistra troverà il modo di applaudirlo perché <strong>quando il profeta è quello giusto,</strong> anche la realtà deve adeguarsi alla narrazione.</p>
<p>Massimo Micheli, 10 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/san-sanchez-il-santo-patrono-della-sinistra-italiana/">San Sánchez, il santo patrono della sinistra italiana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;altra sinistra (oltre Sanchez) è possibile: Frederiksen, socialista e anti-immigrati</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/unaltra-sinistra-oltre-sanchez-e-possibile-frederiksen-socialista-e-anti-immigrati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Catera]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 12:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Mette Frederiksen]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pragmatismo nordico dà una lezione ai progressisti meridionali. Ecco le misure anti-clandestini della Frederiksen</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/unaltra-sinistra-oltre-sanchez-e-possibile-frederiksen-socialista-e-anti-immigrati/">Un&#8217;altra sinistra (oltre Sanchez) è possibile: Frederiksen, socialista e anti-immigrati</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Difendere i confini non è di destra o di sinistra, difendere i confini è il più banale dovere di uno Stato per garantire la convivenza civile. Questa la summa della <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/meloni-e-frederiksen-messaggio-alleuropa-non-accettiamo-migranti-illegali-che-stuprano/" target="_blank" rel="noopener">lettera congiunta della premier <strong>Mette Frederiksen,</strong> capo dei socialdemocratici danesi, e </a><strong>Giorgia Meloni.</strong> Un inno all’onestà intellettuale e ad un approccio politico con la P maiuscola, quello di chi si occupa del proprio Paese guardando all’interesse dei cittadini e considerando le altre compagini come soggetti politici con cui dibattere sui temi e con i quali si può anche convergere.</p>
<p>Meloni e Frederiksen sono <strong>le uniche due donne premier nell’Ue</strong>; riconoscono la loro diversa estrazione politica, l’appartenenza a culture differenti, rivendicano le loro identità, ma soprattutto riconoscono la necessità comune di difendere i confini dell’Europa. Condannano gli effetti dell’immigrazione illegale a partire dagli impatti negativi sulle società in termini di microcriminalità, di pressione insostenibile sui servizi pubblici essenziali, <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-10-agosto-2026/" target="_blank" rel="noopener">di impatto sul welfare</a>, di sicurezza pubblica e di degrado urbano e sociale dovuto alla contaminazione incontrollata di chi arriva in Europa illegalmente e rifiutando con orgoglio il nostro background valoriale. E soprattutto non accettano che i propri Paesi siano <strong>terra di conquista</strong>, vittime dell’immigrazione incontrollata che tanti buoni samaritani senza voti in patria hanno caldeggiato per anni al fine di racimolare qualche milione di nuovi elettori regalando cittadinanze a destra e a manca. Giorgia e Mette rivendicano la cultura occidentale di matrice cristiana e sottolineano che il rispetto della legge debba andare di pari passo col rispetto dei valori europei. La soluzione che promuovono non è altro che la linea Meloni sui centri in Albania: l’implementazione di hub di rimpatrio in Paesi terzi, accelerare le procedure per i rimpatri dei clandestini, cooperazione con i Paesi d’origine. “<em>This is the right path to protect Europe and our common values</em>”, chiosano, indicando la strada per proteggere l’Europa e il suo bagaglio culturale.</p>
<p>E questa è soprattutto una lezione di metodo per certa sinistra nostrana che l’opposizione la intende come scontro aprioristico e meramente ideologico, non dibattito costruttivo (che spesso è condivisione) sui temi importanti. Fosse per loro, sull’onda del fanatismo globalista del <strong>mondo senza frontiere</strong>, sull’onda santificatrice di Merz che pretende di sfollare i suoi migranti mandandoli in Italia, sull’onda della truffa retorica che scambia per “fratellanza universale” la nuova forma di schiavismo che loro definiscono “inclusività”, <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-nei-guai-i-suoi-elettori-vogliono-militarizzare-i-confini/" target="_blank" rel="noopener">sull’onda dell’idolatria Shancheziana che si inventa dall’oggi al domani milioni di regolarizzazioni</a> ed è il responsabile numero uno del <a href="https://www.nicolaporro.it/tutta-la-differenza-tra-ceuta-e-lemigrazione-italiana-negli-usa/" target="_blank" rel="noopener">disastro Ceuta</a>, semplicemente saremmo invasi.</p>
<p>Il pragmatismo scandinavo, la sinistra mediterranea se lo sogna: status di rifugiato temporaneo, obiettivo “zero asilo” per gli arrivi irregolari, leggi anti-ghetto per ridurre le concentrazioni di stranieri in un unico quartiere. Queste le misure simbolo del pugno duro degli ultimi tempi sull’immigrazione da parte dei <strong>socialdemocratici al governo in Danimarca</strong> partito dall’analisi dei dati sulla criminalità: indici legati ai flussi migratori che evidenziano come i discendenti maschi da paesi non occidentali siano sovrarappresentati nelle statistiche riguardo fattispecie criminose rispetto alla dimensione del gruppo di popolazione, per circa il 160%. Chi glielo spiega a Schlein, Conte e alla sinistra italiana centrosocialara che in Italia i numeri sono anche peggiori? I cittadini stranieri residenti sono circa il 9% della popolazione ma commettono il 35% dei reati (percentuale che sale al 50% per rapine e furti) e rappresentano il 32% dei detenuti negli istituti di pena. E i dati, ovviamente, sottolineano che oltre <strong>il 70% dei reati imputati a stranieri vengono commessi da clandestini</strong> in posizione di irregolarità sul territorio nazionale.</p>
<p>È da studiare sociologicamente questa differenza d’approccio tra la sinistra del Sud e quella del Nord Europa. Saremmo felici se quella meridionale iniziasse a seguire i suoi analoghi più saggi e a fargli le spese.</p>
<p>Francesco Catera, 10 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/unaltra-sinistra-oltre-sanchez-e-possibile-frederiksen-socialista-e-anti-immigrati/">Un&#8217;altra sinistra (oltre Sanchez) è possibile: Frederiksen, socialista e anti-immigrati</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sanchez nei guai: i suoi elettori vogliono militarizzare i confini</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sanchez-nei-guai-i-suoi-elettori-vogliono-militarizzare-i-confini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 09:22:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337642</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mr. accoglienza spagnola deve fare i conti con la realtà. Il sondaggio-bomba: nessuno crede alle sue favole sulla "mafia" marocchina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-nei-guai-i-suoi-elettori-vogliono-militarizzare-i-confini/">Sanchez nei guai: i suoi elettori vogliono militarizzare i confini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Spagna vuole i militari alla frontiera</strong>. E non è soltanto una richiesta dell’elettorato di destra: persino tra chi ha votato per il partito di <strong>Pedro Sánchez</strong> il consenso è nettamente maggioritario. L’82,4% degli spagnoli è favorevole a militarizzare nuovamente il confine con il Marocco dopo la crisi migratoria di Ceuta. E tra gli elettori del PSOE la percentuale arriva al <strong>72%</strong>. È uno dei dati politicamente più significativi del sondaggio realizzato da <em>Sigma Dos</em> e pubblicato da <a href="https://www.elmundo.es/espana/encuestas/2026/08/08/6a772d41fdddff2b0e8b4578.html" target="_blank" rel="noopener nofollow"><em>El Mundo</em></a>, dopo l&#8217;enorme pressione migratoria che ha investito la città autonoma.</p>
<p>Il risultato racconta un Paese nel quale la richiesta di maggiore controllo della frontiera meridionale supera ormai largamente gli schieramenti politici. Più di otto intervistati su dieci chiedono infatti il ritorno dell&#8217;Esercito sul confine. Un orientamento che, proprio perché coinvolge quasi tre elettori socialisti su quattro, rende difficile interpretare la militarizzazione come una proposta confinata all&#8217;elettorato conservatore.</p>
<p>Ma il sondaggio di <em>El Mundo</em> contiene un secondo elemento altrettanto rilevante: gli spagnoli sembrano avere pochi dubbi su chi abbia avuto un ruolo nella crisi di Ceuta. Quasi la metà degli intervistati, il 47%, attribuisce quanto accaduto <strong>a una forma di pressione esercitata dal Marocco</strong> nei confronti della Spagna. E anche su questo punto il giudizio degli elettori socialisti è particolarmente netto: il 61,9% di chi vota PSOE condivide la tesi della pressione marocchina. È un dato importante anche alla luce della spiegazione fornita dal governo spagnolo. Il 18,4% attribuisce invece la crisi alla regolarizzazione dei migranti in Spagna, il 16,5% alla politica migratoria del governo, il 3,4% ad altre ragioni, mentre l’8% non risponde. L&#8217;idea che dietro l&#8217;ondata migratoria ci sia stata soprattutto l&#8217;azione delle organizzazioni criminali <strong>convince infatti una quota molto ridotta della popolazione</strong>. Soltanto il 6% degli intervistati indica le mafie come principali responsabili dell&#8217;arrivo massiccio di migranti a Ceuta. Tradotto: la storia che Sanchez ha raccontato nell&#8217;exclave subito dopo l&#8217;ondata migratoria, e prima di partire per le vacanze, non ha convinto praticamente nessuno.</p>
<p>La crisi di Ceuta, del resto, arriva in una fase in cui la pressione migratoria sulla città autonoma è cresciuta rapidamente. Nei primi sette mesi del 2026 gli ingressi terrestri registrati a Ceuta sono passati dai 1.601 dello stesso periodo del 2025 a 4.182, con un incremento del 161%. Nello stesso periodo, invece, gli arrivi via mare alle Canarie sono diminuiti da 11.575 a 4.675, quasi il 60% in meno. La pressione migratoria si sta dunque spostando dalla rotta atlantica verso quella mediterranea occidentale.</p>
<p>Il sondaggio registra inoltre una forte convinzione che il governo <strong>Sánchez abbia sottovalutato il pericolo</strong>: il 68,7% pensa che l’esecutivo abbia ignorato gli avvertimenti dei servizi d’informazione, contro il 31,3% che non lo ritiene. La percentuale sale al 97,3% tra gli elettori del PP e al 99,6% tra quelli di Vox, ma raggiunge comunque il 38,5% tra gli elettori socialisti.</p>
<p>Molto netto anche il giudizio sulla <strong>gestione dei minori non accompagnati</strong>: il 63,6% ritiene che debbano essere applicate le stesse regole previste per gli adulti nelle circostanze verificatesi a Ceuta , mentre il 36,4% è contrario. La posizione è condivisa dal 79,2% degli elettori PP, dall’88,7% di quelli Vox e anche dal 48,8% degli elettori PSOE, mentre tra gli elettori di Sumar i favorevoli scendono al 32,4%. Non solo. ll 64% si oppone alla loro distribuzione sul territorio spagnolo. E qui c&#8217;è un&#8217;altra sorpresa: se solo il 26,4% di coloro che si identificano con Sumar si oppone alla distribuzione, tra i socialisti -nonostante il sostegno di Sánchez alla distribuzione- la divisione è totale: 47,2% a favore, 45,4% contro.</p>
<p>Il sondaggio misura infine il giudizio sull’Unione europea e sulle istituzioni coinvolte. <strong>Il 59,5% degli spagnoli sarebbe favorevole alla sospensione della libera circolazione</strong> delle persone con un altro Paese dell’Ue qualora si verificasse una situazione analoga, contro il 40,5% contrario; tra gli elettori PSOE i favorevoli sono il 37,4%, contro il 62,6% contrario, mentre il sì raggiunge l’82,3% nel PP e il 92,3% in Vox.</p>
<p>Infine, su una scala da zero a dieci, gli spagnoli assegnano per la gestione della crisi 7,0 alla società civile, 5,5 al governo di Ceuta, 3,6 al ministero della Difesa, 3,4 ai Paesi dell’Unione europea, 3,4 alla stessa Ue, 3,3 al PP, <strong>3,1 al governo spagnolo</strong>, 3,0 a Vox, 2,8 al ministero dell’Interno e appena 0,8 al governo del Marocco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-nei-guai-i-suoi-elettori-vogliono-militarizzare-i-confini/">Sanchez nei guai: i suoi elettori vogliono militarizzare i confini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Travaglio nei guai su Putin: quella storia di Istanbul non torna</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/travaglio-nei-guai-su-putin-quella-storia-di-istanbul-non-torna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 07:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>
		<category><![CDATA[putin]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337549</guid>

					<description><![CDATA[<p>I negoziati del 2022, le richieste di Mosca e quella versione sulla pace che continua a far discutere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/travaglio-nei-guai-su-putin-quella-storia-di-istanbul-non-torna/">Travaglio nei guai su Putin: quella storia di Istanbul non torna</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Maria Zakharova non è putiniana?</strong> E nemmeno Marco Travaglio. Che infatti oggi spiega che i putiniani veri sono quelli che prima dell’invasione dell’Ucraina nel 2022 intrattenevano buone relazioni politiche, e in certi casi d’affari, con Putin e la Russia. Può anche essere, in certi casi, che c’è stata una condiscendenza generale verso <strong>Putin</strong>, nonostante le proteste del mondo radicale e riformista.</p>
<p>Ma <strong>Travaglio è assolto</strong> perché gli altri sarebbero colpevoli? Sì dice, perché tutti coloro che oggi sono definiti putiniani (non fa i nomi, peccato) hanno solo preso atto di una limpida verità: «la Nato, l&#8217;Ue e l&#8217;Ucraina stanno perdendo, la Russia sta vincendo ed è urgente negoziare un compromesso realistico per il bene non di Putin, ma di quel che resta del popolo ucraino e dell&#8217;economia europea».</p>
<p>Tralasciamo per un momento la sua lettura della situazione bellica e prendiamo per buona la sua convinzione di non essere putiniano. Lo può provare facilmente, correggendo tutta una serie di falsi messi in circolazione dal Cremlino. Cominciamo dal negoziato di Istanbul, per non sovraccaricarlo di lavoro. Istanbul. Travaglio ripete due volte la settimana che la guerra sarebbe finita subito se <strong>Zelensky nell’aprile 2022</strong> avesse accettato la proposta di pace di Putin. Era intenzionato a farlo, spiega, ma la perfida Albione di Boris Johnson prima, gli Usa di Biden e l’UE poi, glielo impedirono usando gli ucraini come cavie umane per<strong> indebolire Putin.</strong></p>
<p>Dopo che i documenti sulla trattativa sono stati pubblicati dalla Rand Corporation, da Foreign Affairs e dal New York Times sappiamo con certezza che la Russia non chiedeva soltanto la rinuncia alla <strong>NATO</strong>, la neutralità dell’Ucraina e nuove elezioni.<br />
Pretendeva anche una drastica riduzione dell&#8217;esercito ucraino, limiti ai carri armati, all&#8217;aviazione, ai missili e all&#8217;artiglieria.</p>
<p>In pratica, <strong>voleva un&#8217;Ucraina senza Zelensky</strong>, molto meno in grado di difendersi da una futura aggressione, e offriva in cambio di una garanzia contro eventuali future aggressioni assicurata dall’intervento a sua difesa di una colazione di stati fra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina, Turchia e la stessa Russia. Il 15 aprile il Cremlino aggiunse una un’ultima clausola: l&#8217;eventuale intervento doveva essere deciso all&#8217;unanimità.</p>
<p>Quindi, lo sa Travaglio? Serviva il consenso russo a una reazione armata contro l&#8217;invasore in caso di una nuova offensiva russa o di chi altri. Mosca voleva il diritto di esercitare un veto sulle garanzie internazionali di sicurezza richieste da Kiev. Fu per questa dimostrazione di arroganza che la trattativa si chiuse improvvisamente.</p>
<p>A Travaglio forse<strong> tutto questo è sfuggito.</strong> Diamogli il tempo di documentarsi. Ma se nel corso della settimana non avrà corretto questa versione putiniana dei fatti avremo tutto il diritto di definirlo putinista. Come un’altra nota propalatrice di menzogne, <strong>Maria Zakharova</strong> ma con più zelo e minore giustificazione di lei.</p>
<p>Marco Taradash, 10 agosto 2026</p>
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		<title>Il gioco segreto di Putin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 15:06:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Russia scricchiola, il Cremlino guarda alla NATO: e se la prossima mossa fosse proprio quella che nessuno si aspetta?</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se quello che filtra dai media e dai servizi non è una bufala, la domanda è semplice: che cosa vuole davvero Putin? Perché l’idea che il <strong>Cremlino voglia “testare” una Regione o un Paese NATO</strong> non è una provocazione qualsiasi. È un salto di qualità. Un azzardo. E allora uno si chiede: ma non gli bastano Crimea, Donbass, Ucraina intera? Possibile che serva un altro fronte solo per togliersi lo sfizio di sperimentare nuove armi o nuove strategie?</p>
<p><strong>La Russia è già in apnea.</strong> Qui non serve essere analisti geopolitici: basta guardare i numeri. L’economia russa è in difficoltà, e non da ieri. Il <strong>Cremlino</strong> ha scaricato il debito di guerra sulle banche commerciali, invece di emettere titoli di Stato. La Banca Centrale è già intervenuta più volte. <strong>Le imprese sono sotto pressione</strong>: PIL in rallentamento, condizioni finanziarie rigide e difficoltà crescenti per alcune categorie.</p>
<p>E in mezzo a tutto questo, <strong>Putin pensa di aprire un nuovo fronte?</strong> La domanda è legittima: i suoi oligarchi lo sanno? Quelli che negli anni hanno beneficiato di regalie, privilegi, ricchezze. Quelli che oggi vedono il sistema scricchiolare.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-tallone-dachille-di-putin-non-e-il-fronte-e-la-benzina/" target="_blank" rel="noopener">Il tallone d&#8217;;Achille di Putin non è il fronte</a></li>
</ul>
<p>La Russia non è solo un Paese in guerra. È un Paese che sta pagando il prezzo di vent’anni di ricchezza concentrata in poche mani. Se Putin avesse distribuito una parte di quella ricchezza alla popolazione, oggi la Russia sarebbe probabilmente uno dei Paesi più ricchi del mondo. Invece no: oggi <strong>è un gigante militare con piedi economici d’argilla.</strong></p>
<p><strong>Dobbiamo preoccuparci?</strong> Sì, perché quando un leader è in difficoltà interna, la tentazione di creare un problema esterno aumenta. E quando quel leader ha armi nucleari, la tentazione diventa un rischio. Non è filosofia: è storia. Le difficoltà trascinano altre difficoltà. E quando un sistema entra in crisi, può reagire in modo imprevedibile.</p>
<p>Ezio Pozzati, 9 agosto 2026</p>
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		<title>Netanyahu respinge il piano del Board of Peace sostenuto da Trump: &#8220;Prima il disarmo di Hamas, poi il ritiro da Gaza&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/netanyahu-respinge-il-piano-del-board-of-peace-sostenuto-da-trump-prima-il-disarmo-di-hamas-poi-il-ritiro-da-gaza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 14:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Benjamin Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[board of Peace]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intanto l’Iran nega trattative dirette con Washington e tiene ancora in ostaggio la partita sullo Stretto di Hormuz</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/netanyahu-respinge-il-piano-del-board-of-peace-sostenuto-da-trump-prima-il-disarmo-di-hamas-poi-il-ritiro-da-gaza/">Netanyahu respinge il piano del Board of Peace sostenuto da Trump: &#8220;Prima il disarmo di Hamas, poi il ritiro da Gaza&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Benjamin Netanyahu non ci sta</strong>. E, nonostante l’amicizia dichiarata con Donald Trump e la storica alleanza tra Israele e Stati Uniti, il premier israeliano mette un punto fermo sulla questione più delicata del piano americano per Gaza: nessun ritiro dell’Idf prima del completo disarmo di Hamas.</p>
<p>&#8220;Israele respinge il documento in 15 punti&#8221;, ha dichiarato Netanyahu durante una riunione di gabinetto domenica, riferendosi al piano approvato il mese scorso da Hamas. Una posizione netta che pesa, perché arriva proprio mentre il <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-board-of-peace-e-il-gran-rifiuto-del-vaticano/" target="_blank" rel="noopener">Board of Peace</a> sostenuto da Trump</strong> provava a dare concretezza alla nuova road map per la Striscia.</p>
<p>Per Netanyahu non basta una promessa, non basta un accordo sulla carta e non basta neppure un impegno politico. <strong>Hamas deve essere disarmata</strong> e la sua capacità militare eliminata. Solo a quel punto Israele potrà prendere in considerazione il ritiro delle proprie forze.</p>
<p>Ed è proprio qui che<strong> rischia di incepparsi il progetto americano</strong>. Trump vuole arrivare alla seconda fase del piano per Gaza, con una nuova amministrazione civile, la ricostruzione della Striscia e un percorso di progressiva smilitarizzazione. Hamas, dal canto suo, chiede che siano gli Stati Uniti a fare pressione su Netanyahu affinché non blocchi la road map.</p>
<p>Il problema è che <strong>Gerusalemme non sembra intenzionata a fare sconti.</strong> Netanyahu ha anzi chiarito di avere grande apprezzamento per Trump, definendolo un grande amico di Israele, ma ha contemporaneamente rivendicato il diritto del proprio governo a prendere le decisioni necessarie per garantire la sicurezza dello Stato e dei suoi cittadini. L’amicizia con Trump non significa cieca obbedienza. E il messaggio è piuttosto chiaro.</p>
<h2>Il nodo Hamas</h2>
<p>Il punto centrale rimane dunque il futuro di Hamas. Per Israele, lasciare alla formazione islamista anche soltanto una parte della propria struttura militare significherebbe mantenere in vita la minaccia che ha alimentato il conflitto. P<strong>er Hamas, invece, il disarmo rappresenta evidentemente una questione esistenziale</strong>. Per questo l’organizzazione ha chiesto a Washington di intervenire su Netanyahu, accusandolo di ostacolare il processo per ragioni di politica interna. Il risultato è il solito cortocircuito mediorientale: tutti parlano di pace, ma nessuno sembra disposto a fare per primo il passo che l’altro considera indispensabile.</p>
<p>E mentre Gaza rimane appesa a questo braccio di ferro, il resto della regione continua a muoversi. Sul fronte iraniano, infatti, non arrivano segnali molto più incoraggianti. Il ministro degli Esteri <strong>Abbas Araghchi</strong> ha smentito l&#8217;esistenza di colloqui diretti con gli Stati Uniti, spiegando che al momento ci sono soltanto scambi di messaggi attraverso <strong>intermediari</strong>. Dunque, nessun negoziato ufficiale tra Washington e Teheran.</p>
<h2>E anche qui il punto decisivo è uno: lo Stretto di Hormuz</h2>
<p>L’Iran continua a legare la questione della riapertura dello Stretto a precise condizioni, mentre i pasdaran hanno chiarito che un eventuale accordo con l’Oman non significherebbe automaticamente la riapertura di Hormuz alla navigazione internazionale. È una partita enorme, perché Hormuz non è un dettaglio geografico qualsiasi. È uno dei principali snodi energetici del pianeta e qualsiasi limitazione alla navigazione può avere conseguenze ben oltre il <strong>Medio Oriente</strong>. Donald Trump, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, starebbe valutando persino la possibilità di dichiarare una vittoria sull’Iran senza necessariamente arrivare subito a un accordo definitivo sul nucleare. Ma anche in questo caso resta un problema: Teheran non sembra intenzionata a concedere facilmente ciò che Washington pretende.</p>
<h2>Due crisi, un&#8217;unica partita</h2>
<p><strong>Gaza e Iran sono formalmente due dossier diversi,</strong> ma in Medio Oriente finiscono inevitabilmente per intrecciarsi. Trump cerca una soluzione complessiva: fermare la guerra a Gaza, disarmare Hamas, avviare la ricostruzione e contemporaneamente trovare una via d’uscita dal confronto con l’Iran. Ma gli alleati e gli avversari degli Stati Uniti continuano a mettere sul tavolo le proprie condizioni. Israele dice: prima Hamas deve essere disarmata. L’Iran dice: prima devono essere affrontate le condizioni poste da Teheran.</p>
<p>Hamas chiede agli Stati Uniti di fermare Netanyahu. E<strong> gli Stati Uniti cercano di tenere insieme una partita diplomatica</strong> che, al momento, appare tutt’altro che chiusa. Nel frattempo gli Houthi hanno attaccato le forze saudite nel porto yemenita di al-Makha, aggiungendo un altro fronte a una regione già attraversata da tensioni e conflitti. Insomma, la diplomazia continua a lavorare, ma la strada è ancora lunga. E Netanyahu, questa volta, ha voluto essere molto chiaro: Trump può essere un grande amico di Israele, ma sulla sicurezza dello Stato e sul destino di Gaza l’ultima parola, per Gerusalemme, resta a Gerusalemme.</p>
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		<title>Abdul El-Sayed, il mistero dietro il personaggio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/abdul-el-sayed-il-mistero-dietro-il-personaggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 08:08:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Abdul El Sayed]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Condanna Putin, sostiene l’Ucraina e la sanità pubblica. Ma sul Covid e sui vaccini non dice una parola.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo <strong>El Sayed andrebbe studiato meglio</strong>. Nel marzo 2022, definì la guerra russo-ucraina &#8220;una guerra tra democrazia e autocrazia, tra autogoverno e fascismo&#8221;, condannando il presidente russo Vladimir Putin come un &#8220;dittatore autoritario&#8221;.</p>
<p>Nell&#8217;aprile 2025, El-Sayed ha affermato che gli aiuti militari statunitensi all&#8217;Ucraina erano diversi dagli aiuti a Israele, in quanto i primi erano in accordo con diverse organizzazioni multinazionali. Nel settembre 2025, ha dichiarato che gli <strong>aiuti militari all&#8217;Ucraina</strong> riguardavano &#8220;l&#8217;applicazione delle regole dell&#8217;ordine internazionale basato sulle regole, in accordo con i nostri alleati&#8221;.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/democratici-usa-sempre-piu-ostaggio-degli-islamo-comunisti/" target="_blank" rel="noopener">Democratici Usa sempre più ostaggio degli islamo-comunisti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/se-l11-settembre-non-e-piu-una-linea-rossa-per-i-democratici/" target="_blank" rel="noopener">Se l’11 settembre non è più una linea rossa per i democratici</a></li>
</ul>
<p>Poi certo è un <strong>genocidofilo</strong>, anche se ha dalla sua più di cento articoli da infettivologo. Non trovo posizioni sui vaccini eccetera, ma essendo a favore di copertura statale per le spese relative alla salute immagino non sia uno scettico&#8230;</p>
<p>Marco Perduca, 9 agosto 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tutta la differenza tra Ceuta e l&#8217;emigrazione italiana negli Usa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tutta-la-differenza-tra-ceuta-e-lemigrazione-italiana-negli-usa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 13:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337362</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non si tratta di negare il diritto d’asilo a chi ne ha titolo, ma di riconoscere che una parte di chi entra irregolarmente porta violenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tutta-la-differenza-tra-ceuta-e-lemigrazione-italiana-negli-usa/">Tutta la differenza tra Ceuta e l&#8217;emigrazione italiana negli Usa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla lettura del pezzo <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-laltra-faccia-dellinvasione-mi-sono-trovata-un-migrante-in-mutande-nel-letto/" target="_blank" rel="noopener">pubblicato su queste pagine il 7 agosto</a> si possono trarre conclusioni chiare e inequivocabili su quanto ci si può aspettare dando ospitalità ai <strong>migranti di Ceuta.</strong> Parliamo di questi &#8220;eroi&#8221; del mare, di questi che alcuni si ostinano a chiamare disperati, che qualche social ha teneramente immortalato mentre nuotano e sorridono forti di nuove speranze. Eppure, una volta sbarcati e rimasti sul territorio europeo, alcuni di loro hanno impiegato un nano secondo a dimostrare quale sia il vero progetto di &#8220;integrazione&#8221;.</p>
<p>Mentre le cancellerie europee, si spera soprattutto spagnole, si arrovellano sui trattati e sui cavilli burocratici per <strong>stabilire chi abbia diritto di restare</strong>, la realtà sul campo offre un quadro esatto del vero volto di questo flusso. Tra chi è riuscito a rimanere nell&#8217;exclave, non troviamo, al momento, traccia di persone desiderose di integrarsi o pronte a rendersi utili in cambio di un pasto. <strong>Qualcuno si è offerto di trasportare cassette al mercato</strong> o di fare un qualche lavoro per sopravvivere dignitosamente in attesa di una decisione burocratica? E occorre fare attenzione. Perché se si vive di solo pretese, il rischio è che &#8211; se non soddisfatte &#8211; diventino delinquenza immediata. Le testate locali e i profili social spagnoli offrono il medesimo quadro predatorio che definisce la tipologia di persone. L&#8217;exclave è ormai una polveriera fuori controllo.</p>
<p>Abbiamo già letto come le cronache d&#8217;oltreconfine descrivono Ceuta <strong>scenario da guerriglia urbana</strong> che con la richiesta d&#8217;asilo non ha nulla a che fare. Abbiamo visto intere periferie barricate in casa, negozi di quartiere saccheggiati da bande di giovani che pretendono di prendersi ciò che vogliono imponendo la legge del più forte.</p>
<p>Sulla fame, cosa dire… nella nostra letteratura un precedente altissimo: Manzoni. L’assalto ai forni dei Promessi Sposi nasce da un bisogno primario, da una carestia che spinge la folla oltre il limite. La fame porta violenza, è vero. Anche in quella Milano del Seicento la disperazione violava la legge per un pezzo di pane, per un&#8217;esigenza biologica primaria. Ma la suggestione letteraria crolla tragicamente davanti alla realtà di Ceuta. Là la disperazione della sussistenza; qui la<strong> brutalità del predatore</strong>. Il bisogno spiega molte cose ma non le giustifica tutte. La fame può spingere a rubare una pagnotta, <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-laltra-faccia-dellinvasione-mi-sono-trovata-un-migrante-in-mutande-nel-letto/" target="_blank" rel="noopener">mai a infilarsi nel letto di una donna di sessantadue anni o a consumare abusi in strada contro ragazze e minorenni</a>. La violenza sessuale non è un&#8217;istanza di sopravvivenza: è l&#8217;estensione di un profilo criminale.</p>
<p>Di fronte a tutto questo, qualsiasi tentativo di giustificare tali azioni con la &#8220;mancanza di alloggi&#8221; o il &#8220;disagio dell&#8217;emergenza&#8221; è semplice farneticazione. La violenza sessuale è una scelta precisa, non un bisogno o l&#8217;effetto di un disagio.</p>
<p>Le forze dell’ordine spagnole lo dicono da tempo: <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/ceuta-allarme-senza-fine-nellinvasione-anche-criminali-gia-espulsi-dalla-spagna/" target="_blank" rel="noopener nofollow">una buona parte dei soggetti che attraversano Ceuta e Melilla non fugge da guerre o persecuzioni, ma da <strong>contesti di criminalità già consolidata</strong></a>. E una volta arrivati in Europa, replicano gli stessi schemi: furti, aggressioni, violenze, incendi dolosi, danneggiamenti. E quando queste persone riescono a restare sul territorio europeo, il problema non è umanitario, è di sicurezza. Per tutti.</p>
<p>Questo rende più difficile capire se, accanto a questi soggetti, vi siano anche persone che davvero stanno sfuggendo a regimi di repressione e di brutalità estrema e riservare, a loro solamente, il trattamento di accoglienza troppo generalizzato da <strong>Sanchez</strong> &amp; Co.</p>
<p>C’è un’immagine, tra le tante di Ellis Island, che mi è cara: racconta, da sola, l’emigrazione: Europei, credo tanti Italiani, sul ponte di una nave, sullo sfondo, la Statua della Libertà, mito di grandezza e di speranza, valigie tenute insieme con lo spago e una lunga attesa. <strong>Arrivavano dopo un mese di mare, pronti a lavorare</strong>. Non a entrare nelle case di notte, non ad aggredire minorenni, non a incendiare autobus. Questa, solo questa, è emigrazione.</p>
<p>La retorica dell’accoglienza non regge davanti ai fatti. Non si tratta di negare il diritto d’asilo a chi ne ha titolo, ma di <strong>riconoscere che una parte di chi entra irregolarmente porta violenza</strong>. E ignorarlo significa esporre le città europee, soprattutto le donne, a rischi che non hanno chiesto di correre.</p>
<p>Teresa Casamichela, 8 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tutta-la-differenza-tra-ceuta-e-lemigrazione-italiana-negli-usa/">Tutta la differenza tra Ceuta e l&#8217;emigrazione italiana negli Usa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Se l’11 settembre non è più una linea rossa per i democratici</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/se-l11-settembre-non-e-piu-una-linea-rossa-per-i-democratici/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/se-l11-settembre-non-e-piu-una-linea-rossa-per-i-democratici/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cesare Rascel]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 07:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Abdul El Sayed]]></category>
		<category><![CDATA[democratici]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=337238</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abdul El-Sayed conquista le primarie dem in Michigan: vuole abolire l’Ice, tagliare gli aiuti a Israele e ha fatto campagna con quello de “l’America meritava l’11 settembre”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-l11-settembre-non-e-piu-una-linea-rossa-per-i-democratici/">Se l’11 settembre non è più una linea rossa per i democratici</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’era una volta il <strong>Partito Democratico americano</strong>. Oggi, in <strong>Michigan</strong>, ha preferito un candidato che vuole abolire i confini e non ha problemi ad allearsi con chi, dicendo che “l’America si è meritata l’11 Settembre”, giustifica il massacro di tremila civili americani. Benvenuti nella nuova normalità. Per capire dove sta andando il Partito Democratico americano, basta guardare il Midwest. Alle primarie del Senato che si sono svolte qualche giorno fa in Michigan, la candidata “moderata” dell’establishment, Haley Stevens, è stata spazzata via da un certo <strong>Abdul El-Sayed</strong>. Non un semplice outsider: un radicale di sinistra duro e puro. Un segnale chiaro che il Partito Democratico non sta più assorbendo le frange estreme. Le frange estreme stanno colonizzando il partito.</p>
<p>El-Sayed ha vinto soprattutto grazie a una campagna mirata, aggressiva e senza pudore, costruita per catturare i voti arabo-americani e musulmani del Michigan. Niente messaggi inclusivi per tutti i cittadini: <strong>solo identità, rabbia e rivendicazioni settarie. </strong>E questi sarebbero i tolleranti, inclusivi, amorevoli pucci pucci….</p>
<p>Figlio di immigrati egiziani, El-Sayed porta in dote un programma che fa sorridere i Democratici Socialisti d’America (DSA). <strong>Tra le proposte più “innovative”</strong>: abolire l’ICE (l’agenzia che dovrebbe controllare i confini) e ribaltare l’intero sistema economico americano. In pratica: meno Stato di diritto, più utopia socialista. Alè!</p>
<p>Ma non finisce qu Il suocero di Abdul El-Sayed, <strong>il dottor Tayeb Jukaku</strong>, è una figura di primo piano in due delle principali organizzazioni islamiche americane storicamente legate al sostegno di Hamas. Jukaku siede nel comitato dei fondatori dell’Islamic Society of North America (ISNA) e ha ricoperto ruoli dirigenziali, incluso quello di presidente, nel capitolo del Michigan del Council on American-Islamic Relations (CAIR). Entrambe le organizzazioni furono nominate “unindicted co-conspirators” (co-congiurati non incriminati) nel processo del 2007 contro la Holy Land Foundation, il più grande caso di finanziamento al terrorismo nella storia degli Stati Uniti, conclusosi con la condanna dei leader per aver trasferito milioni di dollari a Hamas. Jukaku risulta inoltre tra i maggiori finanziatori individuali del super PAC che sostiene la campagna senatoria del genero.</p>
<p>La parte più inquietante? El-Sayed non ha avuto problemi ad allearsi con <strong>Hasan Piker</strong>, un commentatore online famoso per aver dichiarato, a chiare lettere, che “l’America si meritava l’11 settembre”. Quasi tremila morti americani, e secondo lui era colpa loro. Un bel biglietto da visita. Integrare nel proprio apparato elettorale qualcuno che giustifica il massacro di civili americani non può essere considerata una svista! È un messaggio chiaro: nella nuova sinistra progressista, odiare l’America non è più un problema. È quasi un requisito. Perché, si sa, non c’è niente di più auto-gratificante che sentirsi buoni, virtuosi e rilevanti incolpando se stessi di cose di cui non si ha alcuna responsabilità. Masochismo puro!</p>
<p>Questa visione si traduce<strong> in politica estera</strong>. El-Sayed vuole tagliare tutti gli aiuti militari a Israele, compreso il finanziamento all’Iron Dome, il sistema che intercetta i razzi sparati contro civili. Una posizione che, per pura coincidenza, fa molto piacere a certi gruppi armati del Medio Oriente. Che strano. Questa storia racconta qualcosa di più grande. Il movimento socialista democratico americano si comporta come un inquilino che ti occupa la casa e poi dice che il padrone di casa è uno sporco capitalista. Corre nelle primarie per rubare le liste elettorali del Partito Democratico, ma rifiuta qualsiasi compromesso su sicurezza nazionale o economia.</p>
<p>La reazione repubblicana è stata immediata. <strong>Donald Trump</strong>, da Las Vegas, ha definito El-Sayed un “maniaco della sinistra radicale” e un “perdente comunista” (in realtà ha anche detto “he is full of shit”…). Ha continuato dicendo “Questo qui odia gli ebrei. Odia gli ebrei e odia Israele.” E ha aggiunto, senza giri di parole: “You lose your home, you lose your apartment, and that’s where the communists will take us 100%&#8221; (“Perdi la casa, perdi l’appartamento, ed è lì che i comunisti ci porteranno al 100%&#8221;).</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-esteri/democratici-usa-sempre-piu-ostaggio-degli-islamo-comunisti/">Democratici Usa sempre più ostaggio degli islamo-comunisti</a></li>
</ul>
<p>Il <strong>duello</strong> di novembre è ufficiale: Mike Rogers (repubblicano, ex presidente della Commissione Intelligence della Camera) contro Abdul El-Sayed (democratico, radicale di sinistra). Rogers lo ha messo nero su bianco: “La scelta di novembre è semplice: buon senso o totale follia. Il mio avversario è un estremista a capo di un movimento basato sul fanatismo ideologico. Si è alleato con chi crede che l’America meritasse l’orrore dell’11 settembre. Questo non è più il vecchio Partito Democratico. È una frangia fuori controllo che minaccia l’economia, le forze dell’ordine e la sicurezza nazionale. A novembre sconfiggeremo questa agenda radicale&#8221;.</p>
<p>Ma io mi chiedo: <strong>come fa ancora un americano, oggi, a votare per un Partito Democratico che non solo tollera, ma fa campagna insieme a chi dice che l’America si è meritata l’11 settembre?</strong></p>
<p>Cesare Rascel, 7 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/se-l11-settembre-non-e-piu-una-linea-rossa-per-i-democratici/">Se l’11 settembre non è più una linea rossa per i democratici</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Due Europe, due modelli: perché lo scontro Meloni-Sanchez va oltre Ceuta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 06:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Pedro Sanchez]]></category>
		<category><![CDATA[Schengen]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spagna contro Italia e Sanchez contro Meloni, la crisi sui confini diventa politica: sicurezza e deterrenza contro la linea progressista di Madrid</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/due-europe-due-modelli-perche-lo-scontro-meloni-sanchez-va-oltre-ceuta/">Due Europe, due modelli: perché lo scontro Meloni-Sanchez va oltre Ceuta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine <strong>Pedro Sanchez</strong> ha deciso che il problema della Spagna è <strong>Giorgia Meloni</strong>. Non <strong>Ceuta</strong>, non una frontiera travolta da decine di migliaia di persone in poche ore, non il rischio – segnalato dalle stesse autorità spagnole – di una nuova mobilitazione per il 15 agosto. No: il problema è l’Italia che, di fronte a tutto questo, <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-fa-loffeso-e-minaccia-riaprite-schengen-o-conseguenze/">osa controllare chi arriva dalla Spagna</a>.</p>
<p>E così Madrid ha alzato ancora il tiro. Dopo l’ultimatum spedito a Roma e rispedito al mittente da Palazzo Chigi – <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/palazzo-chigi-a-muso-duro-contro-sanchez-non-accettiamo-ultimatum/">“non accettiamo ultimatum né imposizioni”</a> – il governo spagnolo ha deciso di reintrodurre a sua volta, dalla mezzanotte dell’8 agosto, <strong>controlli temporanei per chi arriva dall’Italia</strong> attraverso porti e aeroporti. Una ritorsione in piena regola, destinata per ora a durare fino al 7 settembre. Benvenuti nella nuova guerra europea dei confini. Che però, a guardarla bene, racconta qualcosa di molto più interessante di una baruffa diplomatica estiva: <strong>racconta due idee completamente diverse di Europa</strong>.</p>
<p>Da una parte c’è <strong>Giorgia Meloni</strong>, che sostiene una cosa piuttosto elementare: Schengen può funzionare soltanto se funzionano i confini esterni dell’Unione. La libera circolazione non significa trasformare l’Europa in un gigantesco spazio in cui chiunque riesca a superare una frontiera nazionale diventa automaticamente un problema di tutti gli altri. Dopo l’assalto a Ceuta, Roma ha scelto la prudenza. E considerando che la Guardia Civil è a conoscenza degli appelli circolati online per una nuova iniziativa il 15 agosto, non sembra esattamente una paranoia inventata a Palazzo Chigi. L’Italia intende mantenere i controlli almeno fino a quella data, quando sarà possibile valutare se esistano ancora rischi migratori, di sicurezza o terrorismo.</p>
<p>Dall’altra parte c’è <strong>Sanchez</strong>, che continua a interpretare l’immigrazione attraverso una filosofia molto diversa: maggiore apertura, regolarizzazioni e la convinzione che il problema principale siano coloro che chiedono più controlli. È una divisione politica ormai evidente anche a livello europeo. Dopo Ceuta, 22 Paesi dell’Unione hanno chiesto un rafforzamento coordinato delle frontiere esterne, mentre Italia e Danimarca hanno spinto per soluzioni ancora più rigide, compresi hub esterni per le procedure d’asilo e i rimpatri. Insomma, <strong>il vento europeo non sembra soffiare esattamente nella direzione di Madrid</strong>.</p>
<p>E qui veniamo al capolavoro. Perché Sanchez, anziché impartire lezioni alla Meloni,<strong> potrebbe magari dedicare qualche minuto alle grane di casa propria</strong>. A partire proprio da Ceuta. Secondo quanto riportato da <em>Ok Diario</em>, l’Associazione unificata delle Guardie civili chiede altri 40 uomini dei reparti antisommossa da destinare stabilmente all’enclave. Per intenderci, è lo stesso numero di agenti impiegati per<strong> garantire la sicurezza del premier durante le vacanze a La Mareta</strong>. La Guardia Civil e il sindacato di polizia Jupol denunciano inoltre l&#8217;assenza di sufficienti disposizioni operative in vista di un eventuale nuovo assalto e chiedono rinforzi strutturali: l’AUGC parla di 200 guardie civili aggiuntive, Jupol di cento poliziotti e altri cinquanta antisommossa.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-laltra-faccia-dellinvasione-mi-sono-trovata-un-migrante-in-mutande-nel-letto/">Ceuta, l’altra faccia della crisi: “Mi sono trovata un migrante in mutande nel letto”</a></li>
</ul>
<p>Naturalmente un premier deve essere protetto. Ci mancherebbe. Ma politicamente l’immagine è irresistibile: mentre Madrid litiga con Roma perché Roma pretende maggiori garanzie sui confini, gli uomini incaricati di difendere quei confini chiedono più uomini e più mezzi. Altro che crociata della Meloni. E non è nemmeno l’unico problema che Sanchez ha sulla scrivania, basti pensare ai <strong>grattacapi giudiziari</strong>. Il 16 luglio la giustizia spagnola ha confermato il rinvio a giudizio con giuria popolare della moglie Begoña Gómez per traffico di influenze e malversazione; lei nega ogni illecito e il governo parla di un procedimento politicamente motivato. Pochi giorni prima il fratello del premier, David Sanchez, era stato condannato in primo grado a nove anni di interdizione dai pubblici uffici per prevaricazione amministrativa, sentenza che può impugnare. Intanto un&#8217;inchiesta per corruzione ha coinvolto uomini che hanno fatto parte dell&#8217;entourage socialista, pur senza chiamare in causa personalmente il premier. Forse, prima di dichiarare guerra diplomatica all’Italia, ci sarebbe abbastanza materiale di cui occuparsi a Madrid.</p>
<p>Ma il punto politico resta un altro. Meloni e Sanchez <strong>incarnano ormai due strade</strong>. La prima dice che l’immigrazione irregolare si combatte prima che diventi ingestibile, rafforzando le frontiere e creando deterrenza. La seconda continua a vedere con sospetto proprio quella deterrenza, salvo poi scoprire che quando decine di migliaia di persone si presentano contemporaneamente alla frontiera servono barriere, poliziotti, guardie civili e rimpatri. È qui che<strong> Ceuta diventa molto più di Ceuta</strong>. Per anni la sinistra europea ha accusato i governi conservatori di costruire muri, evocare emergenze e alimentare paure. Poi arriva l’emergenza vera e improvvisamente tutti scoprono l’utilità dei confini.</p>
<p>Sanchez può mettere tutti i controlli che vuole agli italiani. Può indignarsi, minacciare ritorsioni e accusare Meloni di egoismo. Ma rimane una domanda piuttosto semplice: se davvero a Ceuta è tutto sotto controllo, perché gli stessi uomini che devono difenderla continuano a chiedere rinforzi? <strong>Prima di preoccuparsi delle frontiere italiane, forse sarebbe meglio riuscire a difendere quelle spagnole</strong>.</p>
<p>Massimo Balsamo, 8 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/due-europe-due-modelli-perche-lo-scontro-meloni-sanchez-va-oltre-ceuta/">Due Europe, due modelli: perché lo scontro Meloni-Sanchez va oltre Ceuta</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ceuta, l&#8217;altra faccia della crisi: &#8220;Mi sono trovata un migrante in mutande nel letto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 15:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto choc di una donna spagnola. E scatta l'allarme per le ragazze in strada: "Ho visto diversi uomini che stavano abusando di una di loro"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-laltra-faccia-dellinvasione-mi-sono-trovata-un-migrante-in-mutande-nel-letto/">Ceuta, l&#8217;altra faccia della crisi: &#8220;Mi sono trovata un migrante in mutande nel letto&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi migratoria che sta travolgendo <strong>Ceuta</strong> mostra anche il suo volto più inquietante. Mentre migliaia di persone cercano un alloggio e le autorità faticano a gestire l’emergenza, dalla città autonoma spagnola arrivano episodi di violenza e paura, soprattutto per donne e ragazze.</p>
<p>L’ultimo caso è raccontato da El Faro de Ceuta. Poco prima delle otto di venerdì mattina un <strong>giovane marocchino</strong> si sarebbe introdotto in un appartamento al quinto piano del Paseo de las Palmeras. In casa c&#8217;erano Beatriz Ferrón, 62 anni, il marito e il figlio. La donna stava dormendo con la finestra del balcone aperta quando, muovendosi nel letto, si è accorta che accanto a lei <strong>si era infilato uno sconosciuto in mutande</strong>.</p>
<p>Le urla hanno richiamato marito e figlio e l&#8217;intruso è fuggito dallo stesso balcone dal quale era entrato, passando poi attraverso i tetti degli edifici vicini. <strong>La Policía Nacional, già allertata per la presenza di un giovane nella zona</strong>, lo ha individuato e arrestato poco dopo nei pressi dell&#8217;Hotel Puerta de África. Dovrà comparire sabato davanti al giudice con rito rapido per violazione di domicilio. «Se non ci fossero stati mio marito e mio figlio sarei stata indifesa», ha raccontato Ferrón, elogiando la rapidità dell&#8217;intervento della polizia.</p>
<p>L&#8217;episodio si inserisce in <a href="https://www.elmundo.es/espana/2026/08/06/6a74d155e4d4d8106c8b457b.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">un quadro ben più ampio descritto da <em>El Mundo</em></a>, secondo cui la situazione è diventata particolarmente pericolosa per <strong>donne e minorenni immigrate rimaste senza un tetto</strong>. Nelle zone di El Príncipe, La Reina e Los Rosales, associazioni di quartiere hanno persino attrezzato un campo da calcio per ospitare circa 150 donne e ragazze e proteggerle dalle violenze.</p>
<p><em>El Mundo</em> raccoglie anche il racconto di Rajaa, una residente di El Príncipe che durante la notte ha soccorso un&#8217;adolescente proveniente da Agadir. Intorno alle tre avrebbe sentito delle grida davanti a casa: secondo la sua testimonianza, <strong>cinque uomini adulti stavano abusando della ragazza</strong>. La donna è uscita urlando e gli uomini sono scappati, temendo di essere ripresi con il cellulare.</p>
<p>Un altro racconto riguarda una madre arrivata a Ceuta con la figlia: <strong>un uomo si sarebbe offerto di ospitarle, per poi tentare di abusare della minorenne</strong> e picchiare la madre quando questa è intervenuta.</p>
<p>È l&#8217;altra faccia dell&#8217;emergenza di Ceuta: migliaia di persone senza sistemazione, minori in attesa di essere identificati e trasferiti e, soprattutto, donne e ragazze costrette a cercare rifugi improvvisati per trascorrere la notte al sicuro. <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-fa-loffeso-e-minaccia-riaprite-schengen-o-conseguenze/" target="_blank" rel="noopener">Sanchez che fa</a>? Frigna con l&#8217;Italia che ha chiuso Schengen (e tale resterà, ha assicurato Piantedosi, almeno fino al 15:<a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-non-e-finita-linvasione-ha-gia-una-nuova-data/" target="_blank" rel="noopener"> giorno in cui dal Marocco sono arrivate nuove minacce di maxi invasione</a>).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-laltra-faccia-dellinvasione-mi-sono-trovata-un-migrante-in-mutande-nel-letto/">Ceuta, l&#8217;altra faccia della crisi: &#8220;Mi sono trovata un migrante in mutande nel letto&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Sanchez fa l&#8217;offeso e minaccia: &#8220;Riaprite Schengen o avrete conseguenze&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/sanchez-fa-loffeso-e-minaccia-riaprite-schengen-o-conseguenze/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 12:26:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Schengen]]></category>
		<category><![CDATA[spagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Spagna di Sanchez perde il controllo della sua frontiera e ora pretende di dettare le regole a Roma. Ultimatum sui controlli Schengen entro il 9 agosto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-fa-loffeso-e-minaccia-riaprite-schengen-o-conseguenze/">Sanchez fa l&#8217;offeso e minaccia: &#8220;Riaprite Schengen o avrete conseguenze&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Madrid dà l’ultimatum a Roma.</strong> Entro domenica l’Italia deve togliere i controlli sui collegamenti con la Spagna, altrimenti il <strong>governo di Pedro Sanchez</strong> adotterà non meglio precisate <strong>“misure proporzionate”</strong>. Insomma: dopo aver perso per giorni il controllo di una frontiera esterna dell’Unione europea, la Moncloa ha deciso che il problema non è più Ceuta. Il problema è <strong>Giorgia Meloni.</strong></p>
<p>Il governo socialista definisce <a href="https://www.nicolaporro.it/litalia-sospende-laccordo-schengen-con-la-spagna/">la decisione italiana</a> “ingiusta”, “discriminatoria” e addirittura contraria agli interessi dell’Unione. Parole grosse. Peccato che la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne non sia un colpo di Stato contro Schengen, ma uno strumento previsto proprio dal Codice delle frontiere europee in presenza di una seria minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna. E in caso di minaccia imprevedibile uno Stato può intervenire immediatamente per un mese.</p>
<p>Che è esattamente ciò che Roma sostiene di aver fatto dopo<strong> il disastro di Ceuta</strong>. Il 31 luglio l’Italia ha annunciato per un mese il ripristino dei controlli sui collegamenti aerei e marittimi con la Spagna. Non muri, non espulsioni di cittadini spagnoli, non la cancellazione della libera circolazione europea: controlli. Una precauzione che si può giudicare e contestare, naturalmente, ma che viene dipinta da Madrid come una sorta di aggressione diplomatica. E qui arriva il capolavoro.</p>
<p>La Moncloa spiega che gli oltre 70 mila migranti entrati a Ceuta non potrebbero comunque raggiungere liberamente la Spagna continentale. Tecnicamente è vero: Ceuta e Melilla sono sottoposte a regole particolari e chi parte dalle enclave verso la penisola o verso altri Paesi Schengen è soggetto a controlli documentali. Ma questa precisazione, che Madrid presenta quasi come la prova definitiva dell’inutilità della scelta italiana, finisce per eludere la questione principale: <strong>come è stato possibile che decine di migliaia di persone attraversassero in pochi giorni una frontiera esterna europea?</strong></p>
<p>Non lo dice Meloni. Lo ha detto Juan Jesus Vivas, presidente di Ceuta, descrivendo una città di circa 83 mila abitanti investita da un flusso di circa 73 mila persone:<strong> “Se non è assedio, è blocco”.</strong> Vivas ha parlato apertamente di una vulnerazione dell’integrità territoriale spagnola e ha chiesto una risposta forte non soltanto da Madrid, ma dall’Europa.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-migranti-senza-cibo-ne-acqua-perche-le-ong-tacciano/">Ceuta, migranti senza cibo né acqua. Perché le Ong tacciono?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-sta-fortificando-la-casa-vacanze-a-lanzarote-telecamere-e-reparti-delite/">“Sanchez sta fortificando la casa vacanze”. A Lanzarote telecamere e reparti d’elite</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-fa-i-muri-e-li-sbaglia-la-barriera-di-ceuta-e-gia-rotta/">Sanchez fa i muri e li sbaglia: la “barriera” di Ceuta è già rotta</a></li>
</ul>
<p>E allora delle due l’una. Se quanto accaduto a Ceuta è stato davvero un attacco alla sovranità spagnola, come ha sostenuto lo stesso Sanchez, non si capisce <strong>perché gli altri governi europei dovrebbero comportarsi come se nulla fosse accaduto</strong>. Se invece non esiste alcun rischio per il resto d’Europa, allora bisogna spiegare come una frontiera esterna dell’area Schengen abbia potuto cedere in quelle proporzioni.</p>
<p>Madrid preferisce cambiare discorso. E tira fuori l’Italia: <strong>gli sbarchi degli anni passati</strong>, Frontex, Dublino, Lampedusa. &#8220;Secondo Frontex, è lo Stato membro che ha registrato il maggior numero di attraversamenti irregolari negli ultimi anni, con cifre doppie rispetto a quelle della Spagna e, dal 2022, … non ha rispettato il Regolamento di Dublino, generando un ulteriore onere di pressione migratoria sugli altri Stati membri&#8221;, l&#8217;accusa di Madrid, che ha poi rimarcato come il governo non abbia mai imposto controlli all’Italia, cui invece ha sempre dimostrato solidarietà &#8220;accogliendo alcuni dei migranti giunti a Lampedusa nel 2023 e aprendo regolarmente i propri porti ai migranti soccorsi lungo la rotta del Mediterraneo centrale&#8221;.</p>
<p>Il classico processo all’imputato sbagliato. Anche ammesso che Roma abbia avuto tutte le responsabilità del mondo nella gestione dei flussi migratori degli anni precedenti, che cosa dimostra rispetto a Ceuta? Nulla. Il fatto che ieri l’Italia abbia avuto un problema non autorizza la Spagna a pretendere che oggi gli altri Paesi ignorino il suo. Soprattutto perché i controlli interni <strong>non sono affatto una bestemmia europea</strong>. La Francia mantiene controlli su tutte le proprie frontiere interne, compresa quella con la Spagna e quella con l’Italia, la Germania controlla i confini terrestri con numerosi Stati, mentre Austria, Polonia, Svezia e altri Paesi utilizzano a loro volta gli strumenti consentiti dal Codice Schengen. La stessa Italia mantiene da tempo controlli alla frontiera con la Slovenia per ragioni legate a immigrazione irregolare e sicurezza. Dunque il punto non è Schengen.<strong> Il punto è politico</strong>.</p>
<p>La <strong>risposta di Roma</strong> è arrivata nel pomeriggio. &#8220;L&#8217;Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall&#8217;estero per quanto riguarda la sua sicurezza nazionale&#8221;, la nota di <strong>Palazzo Chigi.</strong> In precedenza era intervenuto il ministro dell&#8217;Interno <strong>Matteo Piantedosi</strong>. La sospensione del trattato di Schengen con la Spagna &#8220;è una misura temporanea che è consentita dai trattati Ue, vedremo dopo il 15 agosto&#8221;, la posizione del titolare del Viminale: &#8220;E&#8217; fatta con modalità selettive, non c&#8217;è nessun aggravio. C&#8217;è stata una reazione scomposta da parte della nostra opposizione perché forse non si può toccare un Paese a guida socialista&#8221;. Intervenendo agli incontri &#8220;Bar Italia&#8221; a Sorrento organizzati da FdI, Piantedosi ha evidenziato che è &#8220;difficile immaginare che le condizioni&#8221; per mantenere la sospensione &#8220;non esistono&#8221; poiché la stessa &#8220;intelligence spagnola ha dichiarato che è fondato un nuovo allarme per il 15 agosto&#8221; su Ceuta.</p>
<p>Insomma, Sanchez vorrebbe trasformare una gigantesca crisi avvenuta sotto la responsabilità del suo governo in un processo alle precauzioni adottate dagli altri. Prima Ceuta viene travolta, poi Madrid rassicura tutti dicendo che il problema è già sostanzialmente risolto, infine minaccia ritorsioni contro chi non considera sufficienti quelle rassicurazioni. Una singolare concezione della solidarietà europea: <strong>fidatevi di noi, oppure vi puniamo</strong>.</p>
<p>C’è poi un dettaglio quasi comico. La nota spagnola accusa Roma di creare “divisioni e sterili conflitti motivati da interessi elettorali interni”. Detto dal governo Sanchez, mentre la Spagna intima a un altro Stato sovrano di modificare entro quarantotto ore una misura di sicurezza interna, sembra più una provocazione che un argomento. L’Italia non sta chiedendo alla Spagna il permesso per governare la Spagna. Sta decidendo quali controlli ritiene temporaneamente necessari sul proprio territorio. E Bruxelles potrà naturalmente verificarne necessità e proporzionalità, come prevedono le regole europee. <strong>Questa è l’Europa dei trattati. Non quella degli ultimatum della Moncloa.</strong></p>
<p>Dalla sua<a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-sta-fortificando-la-casa-vacanze-a-lanzarote-telecamere-e-reparti-delite/"> bella villeggiatura a Lanzarote</a> Sanchez può indignarsi, tra un bagnetto e l&#8217;altro può convocare ambasciatori e agitare lo spettro delle ritorsioni. Ma resta un fatto assai più difficile da cancellare con un comunicato: <strong>prima di chiedere all’Italia di abbassare la guardia, Madrid dovrebbe spiegare come abbia fatto a perdere la sua.</strong></p>
<p>Massimo Balsamo, 7 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-fa-loffeso-e-minaccia-riaprite-schengen-o-conseguenze/">Sanchez fa l&#8217;offeso e minaccia: &#8220;Riaprite Schengen o avrete conseguenze&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Fauci ora è nei guai: accusato di oltraggio al Congresso</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/fauci-ora-e-nei-guai-accusato-di-oltraggio-al-congresso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 15:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Fauci]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ex virostar a capo della struttura Covid negli Usa ora rischia il processo: cosa succede</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo capitolo nello scontro politico e giudiziario che ruota attorno ad <strong>Anthony Fauci,</strong> il medico simbolo della gestione americana della pandemia di Covid-19. La commissione Sicurezza Interna e Affari Governativi del Senato degli Stati Uniti, a maggioranza repubblicana, ha infatti approvato una risoluzione che chiede di dichiarare l&#8217;ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases in oltraggio al Congresso, dopo il suo rifiuto di rispondere alle domande dei senatori durante un&#8217;audizione della scorsa settimana.</p>
<p>La decisione arriva dopo che <a href="https://www.nicolaporro.it/fauci-non-risponde-alla-domande-sullorigine-del-covid/" target="_blank" rel="noopener">Fauci ha invocato ripetutamente il Quinto Emendamento della Costituzione americana</a>, che tutela dal rischio di auto-incriminazione. Nel corso dell&#8217;audizione l&#8217;ex consigliere sanitario della Casa Bianca si è avvalso di questa facoltà oltre cento volte, sostenendo, attraverso i propri legali, che <strong>qualsiasi risposta avrebbe potuto essere utilizzata per tentare di costruire un procedimento penale nei suoi confronti</strong>.</p>
<p>A guidare l&#8217;iniziativa è stato il senatore repubblicano <strong>Rand Paul,</strong> da tempo tra i principali critici dell&#8217;operato di Fauci durante l&#8217;emergenza sanitaria. &#8220;Il dottor Fauci non correva alcun rischio di essere perseguito a livello federale&#8221;, ha dichiarato Paul. &#8220;<b>Doveva semplicemente dire la verità</b>&#8220;. Il voto di oggi non ha riguardato le politiche di Fauci o le scelte durante la pandemia, ha specificato il repubblicano, ma il Senato ha votato &#8220;per stabilire se un testimone che ha beneficiato di una grazia di ampia portata possa essere obbligato da questa commissione a rispondere alle domande e poi ignorare tale ordine senza subirne le conseguenze&#8221;. Diversa la posizione di Gary Peters del Michigan, esponente democratico, convinto che si sia di fronte ad un pericoloso precedente: &#8220;Se questa commissione dovesse ora cercare di punire un testimone per aver esercitato il diritto costituzionalmente garantito dal Quinto Emendamento&#8221;, ha detto, &#8220;in futuro altri testimoni sosterranno che comparire davanti al Congresso li espone comunque a sanzioni, indipendentemente dal fatto che rispettino una convocazione e invochino una tutela prevista dalla Costituzione&#8221;.</p>
<p>Secondo quanto riferisce la <em>CNN</em>, Paul intende trasmettere direttamente il provvedimento al Dipartimento di Giustizia e al tribunale federale del Distretto di Columbia, evitando il tradizionale passaggio di un voto dell&#8217;intero Senato. Una procedura poco utilizzata, che lo stesso senatore ha ammesso avere scarsi precedenti, ma che ritiene comunque praticabile.</p>
<p>Prima che il dossier possa arrivare sui tavoli dei procuratori sarà comunque <strong>necessario il via libera del vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance</strong>, nella sua veste costituzionale di presidente del Senato. Solo successivamente il Dipartimento di Giustizia dovrà stabilire se esistano gli elementi per avviare un procedimento penale.</p>
<p>Proprio questo rappresenta il nodo più delicato dell&#8217;intera vicenda. Come evidenziato dalla <em>CNN</em>, diversi esperti di diritto ritengono che <strong>ottenere una condanna sarebbe tutt&#8217;altro che semplice</strong>. L&#8217;analista legale dell&#8217;emittente, Elie Honig, ha spiegato che, se Fauci aveva effettivamente il diritto di appellarsi al Quinto Emendamento, dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio la commissione di un reato potrebbe risultare estremamente difficile per l&#8217;accusa.</p>
<p>Durissima la reazione della difesa dell&#8217;ex immunologo. Il suo avvocato David Schertler ha definito il voto della commissione <strong>un&#8217;operazione esclusivamente politica</strong>, accusando Rand Paul di voler punire Fauci per aver esercitato un diritto garantito dalla Costituzione. Secondo il legale, l&#8217;iniziativa rappresenterebbe una strumentalizzazione del Dipartimento di Giustizia nei confronti di un funzionario pubblico che ha dedicato decenni al servizio sanitario nazionale.</p>
<p>Nel frattempo <strong>i senatori repubblicani hanno salutato il voto come il primo passo verso un possibile procedimento giudiziario</strong>, sostenendo che nessuno possa sottrarsi alle richieste del Congresso. I democratici, invece, avevano tentato senza successo di rinviare la votazione per ascoltare esperti costituzionali e i legali di Fauci, ma la maggioranza ha respinto tutte le proposte.</p>
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		<title>Hormuz, ultimatum inutili e bombe poco risolutive: Trump ora ha un problema serio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 10:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'incubo midterm e i continui penultimatum senza alcuno sbocco: qual è il rischio politico di Trump su Hormuz</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi spiace doverlo ammettere, ma la situazione in cui si è cacciato, e ci ha cacciato per via del blocco di Hormuz, <strong>Donald Trump</strong> è grave ma non è seria, parafrasando un famoso aforisma di Ennio Flaiano.</p>
<p>In evidente difficoltà interna – tra poco più di tre mesi si svolgeranno le elezioni di midterm – <strong>il Tycoon non sembra trovare il bandolo della matassa</strong> di un conflitto che ha deliberatamente scatenato e che, da quel si vede attualmente, sembra voler risolvere, da provetto pokerista, con l’arma del bluff. Tanto è vero che attualmente siamo arrivati forse al ventesimo ultimatum inviato a mezzo stampa ai capi del regime iraniano, senza che quest’ultimi facciamo la benchè minima piega. Anzi, la sensazione, sempre più diffusa tra gli osservatori delle questioni internazionali, che si ha è quella di un sistema sempre e più resiliente e ancora più sbilanciato a favore della componente più oltranzista, con buona pace di di tutti quegli iraniani che speravano in un cambio di regime.</p>
<p>D’altro canto, come si suol dire, le chiacchiere con chi governa attraverso il terrore da quasi mezzo secolo stanno letteralmente a zero. E a nulla serve, se non ad alimentare la tifoseria maga,<strong> minacciare di riportare l’Iran all’età della pietra</strong>, quando poi non si è nemmeno riusciti a mettere in piedi una alleanza difensiva con l’unico scopo di consentire la libera navigazione dello stretto della discordia. Una alleanza che comprendesse soprattutto i Paesi fortemente penalizzati, come il nostro, da un blocco che rischia di mandare in recessione l’intera economia planetaria.</p>
<p>“Ultima chance per Teheran per trattare, poi li decapiteremo”, questo l’ennesimo annuncio espresso dal capo della Casa Bianca, a cui il regime degli ayatollah non sembra, come per tutti gli altri diktat, aver dato alcun peso. Nei fatti, <strong>pur avendo subito colpi durissimi ma evidentemente non risolutivi</strong>, il potere iraniano deve aver applicato nei riguardi di Trump un famoso detto Ambramo Lincoln, suo lontano e celeberrimo predecessore, ovvero che “si possono ingannare alcuni per tutto il tempo, molti per molto tempo, ma non si possono ingannare tutti per tutto il tempo.”</p>
<p>Ebbene, il grave rischio politico che il partito repubblicano sta per correre nel novembre prossimo è che pure a parecchi dei suoi potenziali elettori torni in mente il medesimo detto. In questo momento i sondaggi sembrerebbero darne piena conferma. Staremo a vedere.</p>
<p>Claudio Romiti, 6 agosto 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/gli-amici-delliran-finiscono-sotto-il-fuoco-incrociato-dei-paesi-arabi/" target="_blank" rel="noopener">Gli amici dell&#8217;Iran finiscono sotto il fuoco incrociato dei Paesi arabi</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/quando-capiranno-che-lislam-e-un-pericolo/" target="_blank" rel="noopener">Quando capiranno che l&#8217;Islam è un pericolo?</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/hormuz-ultimatum-inutili-e-bombe-poco-risolutive-trump-ora-ha-un-problema-serio/">Hormuz, ultimatum inutili e bombe poco risolutive: Trump ora ha un problema serio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lipsia, il mistero del drone esplosivo: perché il pericolo per gli aerei è serio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lipsia-il-mistero-del-drone-esplosivo-perche-il-pericolo-per-gli-aerei-e-serio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 06:23:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[lipsia]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scalo di Lipsia - strategico per Dhl, Nato e Ucraina - finisce nel mirino. E basta un apparecchio da poche migliaia di euro per mettere in ginocchio il traffico aereo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lipsia-il-mistero-del-drone-esplosivo-perche-il-pericolo-per-gli-aerei-e-serio/">Lipsia, il mistero del drone esplosivo: perché il pericolo per gli aerei è serio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un <strong>drone</strong> trovato accanto agli <strong>aerei ucraini</strong>. Un <strong>secondo oggetto volante</strong> che colpisce un cargo durante una delicata manovra di riattaccata. Il traffico sospeso, gli artificieri in pista, i voli dirottati. Quanto accaduto all’<strong>aeroporto di Lipsia/Halle</strong> non è una bravata. E liquidarlo come un semplice “allarme sicurezza” sarebbe il modo migliore per non capire la gravità della vicenda.</p>
<p>Tutto è iniziato poco prima della mezzanotte tra martedì e mercoledì, quando un oggetto volante non identificato è stato segnalato nei pressi dello scalo. Un dipendente ha poi trovato, nel settore cargo vicino alla pista sud, un drone al quale era stata applicata una carica. La polizia federale ha utilizzato <strong>un robot artificiere e gli specialisti hanno rimosso il detonatore</strong>. Le indagini sono passate alla procura generale di Dresda e al centro antiterrorismo della polizia criminale della Sassonia. Non esattamente le autorità che vengono mobilitate per un giocattolo finito fuori rotta.</p>
<p>Secondo un’inchiesta congiunta di Ndr, Wdr e Süddeutsche Zeitung, i primi esami avrebbero rilevato la presenza di Petn e Semtex, esplosivi ad alta potenza utilizzati anche in ambito militare. Il detonatore potrebbe essersi staccato, impedendo l’esplosione. Il drone si trovava inoltre nelle immediate vicinanze di quattro velivoli della compagnia ucraina Antonov Airlines. Per ora non è possibile stabilire con certezza quale fosse il bersaglio, né chi abbia organizzato l’operazione. Ma sostenere che si sia trattato di una coincidenza richiede parecchia fantasia.</p>
<p>Nelle stesse ore un aereo cargo, costretto a interrompere l’atterraggio a causa della chiusura della pista, avrebbe urtato in volo un secondo oggetto non identificato. Dopo l’atterraggio ad Hannover sono stati riscontrati <strong>lievi danni nella parte anteriore del velivolo</strong>. Gli investigatori stanno verificando l’eventuale collegamento tra i due episodi. È questo il particolare che dovrebbe far suonare tutte le sirene: non siamo più soltanto davanti alla possibilità teorica che un drone interferisca con il traffico aereo. La collisione, sia pure senza conseguenze gravi, si sarebbe verificata davvero.</p>
<p>E qui veniamo ai <strong>pericoli</strong>. Un drone vicino a una pista non deve necessariamente esplodere per provocare una catastrofe. Può finire contro il parabrezza, la fusoliera o un motore mentre l’aereo vola a bassa quota e l’equipaggio dispone di pochissimi secondi per reagire. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea considera proprio parabrezza, prese dei motori e sezioni della fusoliera tra le componenti da valutare negli studi sulla vulnerabilità degli aeromobili alle collisioni con droni.</p>
<p>Se poi il drone trasporta esplosivo, <strong>la minaccia cambia completamente natura</strong>. Non si tratta più soltanto di evitare una collisione, ma di proteggere aerei, depositi, carburante, centri logistici e personale di terra da un ordigno pilotabile a distanza. Un apparecchio relativamente economico può avvicinarsi a un obiettivo da più direzioni, volare a bassa quota e obbligare un aeroporto a bloccare le operazioni anche senza riuscire a colpire il bersaglio. In altre parole, per infliggere un danno strategico non è sempre necessario far saltare lo scalo: può bastare costringerlo a fermarsi.</p>
<p>E Lipsia/Halle <strong>non è un aeroporto qualsiasi</strong>. Ospita il più grande hub della rete espressa mondiale di Dhl, operativo ventiquattr’ore su ventiquattro e capace di smistare fino a 150 mila spedizioni ogni ora. È inoltre una base fondamentale per Antonov Airlines e un punto di transito per materiali militari destinati alla Germania, alla Nato e all’Ucraina. Colpire o paralizzare questo nodo significa interferire contemporaneamente con le catene commerciali europee e con la logistica strategica occidentale.</p>
<p>Il ministro dell’Interno <strong>Alexander Dobrindt</strong> ha parlato di <strong>“attacco ibrido”</strong> e di un salto di qualità nelle minacce. È una definizione pesante, ma non campata per aria. Le operazioni ibride servono proprio a produrre paura, costi e instabilità restando sotto la soglia di un’aggressione militare aperta e rendendo difficile attribuire la responsabilità. Al momento, però, non ci sono prove che consentano di indicare un mandante. Le autorità tedesche valutano anche la pista russa, mentre Mosca respinge le accuse. La prudenza è obbligatoria: un sospetto non è una sentenza.</p>
<p>Il <strong>contesto</strong>, tuttavia, non permette di dormire tranquilli. Nel 2024 un pacco incendiario prese fuoco nel centro Dhl di Lipsia prima di essere caricato su un aereo. Gli investigatori collegarono quella campagna di sabotaggio a una rete che avrebbe operato per conto dell’intelligence militare russa. Nel 2025, inoltre, una dipendente di una società logistica dello scalo è stata condannata per aver raccolto informazioni sui trasporti militari e averle trasmesse a una rete di spionaggio cinese. Lipsia, insomma, era già stata individuata come obiettivo sensibile.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/drone-russo-in-romania-la-domanda-e-perche-la-nato-non-lha-abbattuto/">Drone russo in Romania. La domanda è: perché la Nato non l’ha abbattuto?</a></li>
</ul>
<p>I <strong>numeri</strong> dimostrano che il problema non è episodico. La Deutsche Flugsicherung ha registrato 225 interferenze causate da droni nei cieli tedeschi nel 2025, contro le 161 dell’anno precedente. Nel primo semestre del 2026 gli episodi attorno agli aeroporti sarebbero stati circa 145. E nella maggioranza dei casi chi pilota gli apparecchi non viene identificato. La Germania ha ampliato i poteri della polizia federale e sta investendo nei sistemi di rilevamento e neutralizzazione, ma il fatto che un drone con esplosivo sia arrivato nel cuore di un’area cargo dimostra quanto sia ancora ampio il margine tra le norme approvate e la protezione reale.</p>
<p>La buona notizia è che a Lipsia non ci sono stati morti e che l’ordigno non è esploso. Quella cattiva è che potrebbe essere andata bene per un detonatore staccato, per l’occhio di un dipendente e per una collisione che ha causato soltanto danni lievi. Tre circostanze fortunate non costituiscono un sistema di difesa. <strong>Sono soltanto tre avvertimenti</strong>.</p>
<p>Massimo Balsamo, 6 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lipsia-il-mistero-del-drone-esplosivo-perche-il-pericolo-per-gli-aerei-e-serio/">Lipsia, il mistero del drone esplosivo: perché il pericolo per gli aerei è serio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Tasse abolite, libertà, tagli alla spesa&#8221;: il primo bilancio su Milei (che nessuno racconta)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tasse-abolite-liberta-riforme-il-primo-bilancio-su-milei-che-nessuno-racconta/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/tasse-abolite-liberta-riforme-il-primo-bilancio-su-milei-che-nessuno-racconta/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Bonali]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 14:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Javier Milei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Argentina fa balzi in avanti e le agenzie di rating la premiano. Parla Leonardo Facco: "Javier Milei dice: c'è ancora lavoro da fare"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tasse-abolite-liberta-riforme-il-primo-bilancio-su-milei-che-nessuno-racconta/">&#8220;Tasse abolite, libertà, tagli alla spesa&#8221;: il primo bilancio su Milei (che nessuno racconta)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>In questa seconda parte dell’intervista esclusiva che ci ha concesso <strong>Leonardo Facco</strong> (<a href="https://www.nicolaporro.it/il-fenomeno-milei-spiegato-da-chi-lo-ha-scoperto-prima-di-tutti/" target="_blank" rel="noopener">la prima parte è stata pubblicata il 29 luglio scorso e la trovate sul nostro sito nella sezione Esteri</a>), ci focalizziamo in maniera puntuale su alcuni dei maggiori provvedimenti attuati in Argentina dal Presidente Milei, facendo una sorta di primo bilancio del programma svolto, anche in vista delle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo anno e che vedranno la ricandidatura di Milei.</em></p>
<p><strong>Leonardo, l’Argentina per le agenzie di rating sta passando da CCC- a B+, cosa impensabile fino a poco più di 2 anni fa. Quali sono stati i temi più importanti su cui si è mossa l’amministrazione di Milei, quali i risultati e quali gli ostacoli maggiori che ha dovuto affrontare?</strong><br />
&#8220;Partiamo da due considerazioni: primo, il programma di governo del quadriennio 2023/2027 è stato rispettato, e con anticipo; dopodiché, val la pena citare lo storico dell’economia Niall Ferguson, che poco più di un anno dopo l’insediamento di Milei ha visitato l’Argentina e ha concluso affermando che &#8216;il mondo non ha mai visto un governo più radicalmente libertario di quello di Milei&#8217;. Non solo, il presidente argentino ha fatto in poco tempo più di quello che ha fatto la Thatcher in due mandati.</p>
<p>Detto ciò, ti elenco, a seguire, qualche riforma strutturale tra quelle più importanti, ovviamente ostacolate dall’opposizione. Da subito, nel dicembre 2023, il DNU 70/2023 ha avviato una massiccia deregulation (oltre 300 articoli ad hoc): ha derogato la &#8216;Ley de Alquileres&#8217;, liberalizzando completamente il mercato degli affitti; ha derogato la &#8216;Ley de Abastecimiento e della Ley de Góndolas&#8217;, eliminando i controlli sui prezzi e sulle scorte; ha liberalizzato la moneta, permettendo agli argentini di usare qualsiasi moneta preferissero nei loro affari; ha trasformato diverse imprese pubbliche in società per azioni, il tutto finalizzato alla loro privatizzazione.</p>
<p>Ancora: ha riformato la &#8216;Legge sul lavoro&#8217;, garantendo maggiore flessibilità contrattuale; con la &#8216;Ley de Bases&#8217; (del 2024) ha dato poteri delegati per deregulation, privatizzazioni e creazione del RIGI, e poi del RIMI, garantendo norme chiare e incentivi fiscali per chi decide di investire in Argentina. <strong>Ha abolito tasse</strong> (Impuesto PAÍS, accise varie in diversi settori, tasse su importazioni ed esportazioni), riducendo l’imposizione fiscale di 3 punti percentuali del PIL. E’ stato eliminato il controllo cambiario, è stata approvata la la &#8216;Ley de Inocencia Fiscal&#8217;, che ha permesso agli argentini di &#8216;togliere dal materasso&#8217; tutti i dollari in nero che avevano e farli emergere senza che l’Agenzia delle Entrate possa fiatare. In pratica, è passato il concetto per cui nessun argentino può essere considerato un evasore o un colpevole, salvo che venga verificato in tribunale. Di più, la spesa pubblica è stata tagliata del 30% (partendo dalla riduzione alla metà dei ministeri, e al licenziamento di 72.000 dipendenti pubblici inutili), inoltre 15 punti percentuali di deficit (tra Tesoro e Banca Centrale) sono stati azzerati (mai accaduto prima nella storia!) e l’inflazione è passata dal 211% a meno del 30% attuale. Per la prima volta, in 100 anni è stato raggiunto l’attivo di bilancio, che regge mese dopo mese. Grazie al ministro per la deregolamentazione Federico Sturzenegger sono state fatte 16.000 riforme (abolizione di norme inutili e semplificazione di tante altre).</p>
<p>Il governo ha <strong>azzerato il finanziamento pubblico alla stampa</strong> ed ha tagliato i sussidi energetici, allineando le tariffe ai costi reali. Queste sono una parte delle misure strutturali più importanti, ma potrei continuare a lungo nell’elencare il cambiamento di paradigma che ha investito l’Argentina, dato che ci sono altre importanti riforme, come quella del mercato assicurativo, del mercato dei capitali e della Banca Centrale. Su quest’ultimo punto, mi permetto una critica: rispetto all’idea originale di abolire la BCRA, passando per la dollarizzazione, Milei ha fatto, almeno per ora, un passo indietro. In merito, solo qualche giorno fa, gli ho posto questa domanda: &#8216;Questa riforma potrebbe essere prodromica a un’eventuale abolizione della Banca Centrale in futuro&#8217;? La sua risposta è stata laconica: &#8216;Attendiamo i risultati di questa legge e vedremo&#8217;&#8221;.</p>
<p><strong>Come sembra evolvere il consenso nei confronti del lavoro in corso?<br />
</strong>&#8220;Dal punto di vista delle istituzioni internazionali, il lavoro fatto a livello macroeconomico dal governo Milei, e dalla squadra di economisti che fa riferimento a Luis Toto Caputo, non ha eguali. Il FMI, pochi giorni fa, ha confermato che l’Argentina non ha più alcuna necessità di prestiti e le agenzie di rating hanno confermato che presto il paese sarà &#8216;Investment grade&#8217;, dato che è passato da una valutazione CCC- a B+. La Heritage Foundation, nel suo ultimo &#8216;Indice delle libertà economiche&#8217; ha fatto fare un salto in avanti di 40 posti all’Argentina. Infine, per quel che riguarda i sondaggi tra la popolazione, il gradimento per Milei è al 41%, una cifra considerata alta&#8221;.</p>
<p><strong>Cosa resta ancora da fare e quali le prospettive per il lavoro di Milei e per l’Argentina?</strong><br />
&#8220;Da fare, e qui uso le parole di Javier, &#8216;c’è ancora moltissimo&#8217;, ma ciò che va rimarcato è che nel dicembre 2023 l’Argentina era un paese fallito, con un’iper-inflazione del 17.000% alle porte ed era completamente chiusa al mercato internazionale. Milei – che si ricandiderà nel 2027 – ha una sola idea in testa, trasformare l’Argentina nel paese più libero del mondo. Se anche venisse rieletto, ciò non accadrà entro il 2031, ma se sarà ancora lui il presidente, nel 2031 l’Argentina finirà per essere tra i 10 paesi più liberi del mondo.</p>
<p><strong>Come si sta muovendo il movimento libertario in Italia e cosa sta facendo per la diffusione delle idee libertarie e anche per una maggiore e più corretta conoscenza del lavoro teorico-divulgativo e pratico-governativo di Milei?</strong><br />
Il Movimento Libertario diffonde idee di libertà (con convegni ed azioni di disobbedienza civile e fiscale) da 21 anni. Dopodiché, il Movimento Libertario è quello che ha fatto conoscere per primo Milei in Italia, nel 2019. Milei ha partecipato a due nostre assemblee, in diretta, online ovviamente. Ha presenziato – sempre in diretta, insieme a Lew Rockwell &#8211; alla presentazione di “Coronavirus, stato di paura”, il libro che ha anticipato tutte le nefandezze pandemiche, di cui oggi stiamo venendo a conoscenza grazie alla “Commissione d’inchiesta sul Covid” e ai diari di Anthony Fauci. Io stesso ho scritto la prefazione al libro di Javier intitolato “Pandenomics”, un volume durissimo contro i lockdown in Argentina.<br />
Insomma, il Movimento Libertario ha sempre diffuso le idee di Milei, sul quale il primo libro scritto al mondo è stato il mio, nel 2020, prima che lui decidesse di entrare in politica.</p>
<p>Per una maggiore e più corretta conoscenza del lavoro teorico-divulgativo e pratico-governativo di Milei è, però, nato l’Istituto Javier Milei (<a href="http://www.istitutomilei.it" target="_blank" rel="nofollow">www.istitutomilei.it</a>), di cui faremo la presentazione ufficiale a Milano il prossimo 10 ottobre. L’Istituto ha come obbiettivo proprio quello di far <strong>conoscere l’azione riformatrice e liberal-libertaria di Javier</strong> e del suo governo. La speranza è che possa servire a seminare quelle idee che Milei incarna, affinché in questo paese statalista e socialista la libertà, quella vera, torni presto di moda.</p>
<p><strong>Grazie Leonardo per questa lunga intervista in due puntate, con la quale ci hai offerto un quadro più approfondito sul lavoro titanico che il Presidente Milei sta compiendo alla guida di un paese che partiva da una situazione di crisi molto difficile. Avremo altre occasioni in futuro per risentirci e ci terrai aggiornati sugli sviluppi ulteriori del lavoro in corso, anche in vista delle prossime elezioni presidenziali argentine. Intanto ci aggiorniamo ad ottobre per la presentazione a Milano dell’Istituto Javier Milei.</strong></p>
<p>Grazie, a presto e “Viva la libertad, carajo! “</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tasse-abolite-liberta-riforme-il-primo-bilancio-su-milei-che-nessuno-racconta/">&#8220;Tasse abolite, libertà, tagli alla spesa&#8221;: il primo bilancio su Milei (che nessuno racconta)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Sorpresa: i migranti regolarizzati da Sanchez non pagano le pensioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[ceuta]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spagna, flop immigrazione: solo un regolarizzato su tre versa contributi. Altro che “risorsa”: la propaganda della sinistra si schianta contro la realtà</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/sorpresa-i-migranti-regolarizzati-da-sanchez-non-pagano-le-pensioni/">Sorpresa: i migranti regolarizzati da Sanchez non pagano le pensioni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’era una volta<strong> la grande favola progressista sull’immigrazione</strong>. Quella secondo cui ogni nuovo ingresso sarebbe automaticamente diventato un nuovo lavoratore, un nuovo contribuente, una risorsa indispensabile per pagare le pensioni degli europei. Bastava aprire le porte, distribuire un permesso e attendere che la macchina dell’integrazione si mettesse miracolosamente in moto. Poi, come spesso accade, sono arrivati i <strong>numeri</strong>.</p>
<p>Secondo quanto riportato da <em>Ok Diario</em>, alla data del 30 luglio soltanto 262.475 degli 822 mila stranieri recentemente regolarizzati dal governo spagnolo risultavano iscritti alla Seguridad Social. <strong>Appena il 31,9%</strong>. Significa che quasi sette beneficiari su dieci, circa 559.500 persone autorizzate a risiedere e lavorare in Spagna, non risultavano ancora inseriti nel sistema contributivo.</p>
<p>Naturalmente, per il governo socialista va tutto benissimo. Il segretario di Stato al Lavoro Joaquín Pérez Rey ha assicurato che “la maggioranza” dei regolarizzati starebbe entrando nel mercato del lavoro e che<strong> “solo una piccola parte risulta disoccupata”</strong>. Peccato che la matematica, nella sua nota deriva reazionaria, racconti esattamente il contrario. Il 31,9% non è la maggioranza. È meno di un terzo.</p>
<p>Anche il segretario di Stato alla Previdenza sociale Borja Suárez ha definito “molto positivo” il numero degli stranieri già iscritti. Certo: basta ignorare gli altri 559 mila e qualsiasi statistica può diventare un successo. È il solito trucco della <strong>propaganda governativa</strong>: si illumina il dato conveniente e si lascia al buio tutto il resto. Il quadro diventa ancora più significativo osservando <strong>il mercato del lavoro</strong>. Il governo ha riconosciuto che circa 15 mila delle 19.517 nuove iscrizioni registrate a luglio negli uffici pubblici per l’impiego riguardano proprio stranieri interessati dalla regolarizzazione straordinaria. Il 77% dell’aumento mensile dei disoccupati.</p>
<p>Non significa che nessuno di questi immigrati lavorerà mai. Significa però che la regolarizzazione amministrativa <strong>non produce automaticamente occupazione, contributi e integrazione</strong>. Un permesso non è un contratto di lavoro. Un timbro non crea un posto in fabbrica. E una sanatoria di massa non trasforma per decreto centinaia di migliaia di persone in contribuenti.</p>
<p><strong>È esattamente ciò che la sinistra si rifiuta di ammettere</strong>. Per anni ci è stato spiegato che l’immigrazione sarebbe necessaria perché “gli immigrati fanno i lavori che gli spagnoli (o gli italiani) non vogliono più fare” e perché senza nuovi arrivi il sistema previdenziale sarebbe destinato a crollare. Ma per sostenere le pensioni occorre versare contributi. Se quasi il 70% dei regolarizzati rimane fuori dalla Seguridad Social, la teoria salvifica comincia quantomeno a mostrare qualche crepa.</p>
<p>Ed è impossibile separare questi dati da<a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-non-e-finita-linvasione-ha-gia-una-nuova-data/"> quanto accaduto a Ceuta</a>. In appena ventiquattro ore più di 50 mila persone hanno attraversato la frontiera, travolgendo una città, mettendo sotto pressione le forze dell’ordine e provocando una tragedia costata decine di vite. Il governo spagnolo ha dovuto ammettere di non avere previsto la portata dell’assalto, mentre migliaia di persone sono state successivamente riportate in Marocco.</p>
<p>Le statistiche sulla regolarizzazione non dimostrano, da sole, che la sanatoria abbia causato l’assalto. Ma <strong>smentiscono la rassicurante narrazione politica</strong> costruita attorno alla gestione socialista dell’immigrazione. Se centinaia di migliaia di persone già autorizzate a lavorare restano fuori dal sistema contributivo, è difficile sostenere che un flusso improvviso di altre decine di migliaia di persone possa essere assorbito senza conseguenze.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ceuta-migranti-senza-cibo-ne-acqua-perche-le-ong-tacciano/">Ceuta, migranti senza cibo né acqua. Perché le Ong tacciono?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-sta-fortificando-la-casa-vacanze-a-lanzarote-telecamere-e-reparti-delite/">“Sanchez sta fortificando la casa vacanze”. A Lanzarote telecamere e reparti d’elite</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sanchez-fa-i-muri-e-li-sbaglia-la-barriera-di-ceuta-e-gia-rotta/">Sanchez fa i muri e li sbaglia: la “barriera” di Ceuta è già rotta</a></li>
</ul>
<p>Ceuta ha mostrato materialmente <strong>che cosa accade quando una frontiera cede</strong>. I dati della Seguridad Social mostrano invece che cosa può accadere dopo: lo Stato concede diritti, promette integrazione, celebra risultati “molto positivi”, ma non riesce a trasformare automaticamente i nuovi residenti in lavoratori regolari. A rendere ancora più grave il bilancio c’è poi un altro elemento, sempre rivelato da <em>Ok Diario</em>. Tra le decine di migliaia di persone entrate approfittando del collasso della frontiera figurerebbero anche <strong>cittadini marocchini già condannati in Spagna, espulsi e sottoposti a un divieto</strong>. Alcuni sono stati individuati mentre cercavano di imbarcarsi verso la penisola e sono finiti nuovamente in carcere, altri sono stati arrestati per disordini, mentre uno sarebbe accusato di aver accoltellato un connazionale. Al momento gli ingressi nella prigione di Ceuta sarebbero soltanto sette, un numero che, secondo fonti sindacali penitenziarie citate dal quotidiano, appare sorprendentemente basso rispetto alle violenze e alle risse segnalate in città.</p>
<p>Naturalmente sarebbe scorretto trasformare questi episodi in una criminalizzazione indiscriminata di tutti gli immigrati. Ma sarebbe altrettanto<strong> assurdo fingere che non pongano un problema politico enorme.</strong> Una frontiera travolta non lascia passare soltanto chi cerca un futuro migliore o chi può pagare le pensioni: può consentire di rientrare anche a chi era stato già espulso perché aveva commesso reati e non avrebbe dovuto più mettere piede nel Paese. Ecco <strong>la vera portata catastrofica di Ceuta</strong>: non soltanto l’arrivo incontrollato di decine di migliaia di persone persone, ma la temporanea sospensione della capacità dello Stato di sapere chi entra, di applicare i propri provvedimenti e di proteggere il territorio. Il governo può parlare quanto vuole di situazione “ragionevolmente normale”. Quando persino un divieto giudiziario di ingresso viene superato confondendosi dentro una massa incontrollabile, di normale non è rimasto praticamente nulla.</p>
<p>E così la grande teoria dell’immigrazione che ci mantiene si riduce alla sua essenza: <strong>una speranza presentata come certezza.</strong> Mentre a Ceuta si contavano i morti e Madrid si congratulava con se stessa, la realtà si è incaricata ancora una volta di rovinare la festa alla propaganda.</p>
<p>Massimo Balsamo, 5 agosto 2026</p>
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