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	<title>Giustizia</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Jul 2026 09:37:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Perché è folle nascondere la nazionalità dei migranti criminali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 09:37:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La direttiva della Procura di Perugia riaccende il dibattito su sicurezza e trasparenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-e-folle-nascondere-la-nazionalita-dei-migranti-criminali/">Perché è folle nascondere la nazionalità dei migranti criminali</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In quel di <strong>Perugia</strong> sembra che si sia compiuto, con grande gaudio da parte delle anime belle di una certa sinistra, un altro piccolo passo verso il grande obiettivo del cosiddetto villaggio globale.</p>
<p>Come riporta l’Ansa, la Procura generale del capoluogo umbro toglie dai comunicati in merito agli indagati<strong> la relativa nazionalità.</strong> Secondo l’agenzia di stampa, non ci dovranno più essere “indicazioni sulle origini dell&#8217;indagato nei comunicati dei magistrati dell&#8217;Umbria&#8221;.</p>
<p>&#8220;È fatto divieto di indicare la nazionalità – si legge nel comunicato -, salvo che ciò risulti strettamente indispensabile per specifiche e motivate ragioni di interesse pubblico”. Sempre secondo l’Ansa si tratterebbe di <strong>norma varata dal procuratore generale Sergio Sottani.</strong></p>
<p>Ebbene, forse da semplice osservatore delle sciagure italiane non immaginavo neppure lontanamente che i magistrati inquirenti potessero varare “norme”, al massimo ritenevo, evidentemente in modo erroneo, che questi ultimi, anche ai massimi livelli, si limitassero a dare indicazioni ai loro collaboratori (ricordo che nella magistratura non esiste una gerarchia di grado, bensì solo una diversità di funzioni).</p>
<p>“La direttiva – come la definisce più correttamente il quotidiano online umbria24.it &#8211; ha suscitato la reazione del segretario della Lega Umbria, <strong>Riccardo Augusto Marchetti,</strong> che ha annunciato la presentazione di un’interrogazione al ministro della Giustizia. Secondo l’esponente leghista, l’esclusione della nazionalità dai comunicati «riduce il livello di trasparenza dell’informazione istituzionale» su un tema come la sicurezza. Marchetti sostiene che la nazionalità rappresenta <strong>«un dato oggettivo» e</strong> richiama alcune statistiche sulla criminalità per motivare la propria posizione, precisando di non voler «criminalizzare un’intera comunità», ma chiedendo che il Governo chiarisca le ragioni della direttiva.</p>
<p>D’altro canto, nella sua dura presa di posizione l’esponente leghista sostiene che “gli stranieri rappresentano circa il 9% della popolazione residente in Italia, ma costituiscono <strong>il 34% della popolazione detenuta.</strong> Inoltre, secondo i dati del Ministero dell’Interno, sono riferibili a cittadini stranieri il 52% delle denunce per rapina, il 50% dei furti, il 44% delle violenze sessuali e il 31% delle violazioni della normativa sugli stupefacenti. Di fronte a questi dati, la risposta delle istituzioni non può essere quella di eliminare un’informazione dai comunicati stampa.”</p>
<p>A questo punto ci manca solo che si <strong>obblighi l’ISTAT</strong> a eliminare in questi impietosi numeri sulla criminalità la tanto contestata distinzione tra italiani e stranieri. In fondo siamo tutti fratelli.</p>
<p>Claudio Romiti, 13 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-e-folle-nascondere-la-nazionalita-dei-migranti-criminali/">Perché è folle nascondere la nazionalità dei migranti criminali</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Non sapremo più se l&#8217;indagato è immigrato: &#8220;Vietato indicare la nazionalità nei comunicati&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 16:59:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La svolta della Procura generale di Perugia. Critiche dalla Lega: "Si parla del diritto dei cittadini a ricevere un'informazione completa"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-sapremo-piu-se-lindagato-e-immigrato-vietato-indicare-la-nazionalita-nei-comunicati/">Non sapremo più se l&#8217;indagato è immigrato: &#8220;Vietato indicare la nazionalità nei comunicati&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno urlerà alla censura, stavolta. Però la decisione della Procura generale della Repubblica presso la<strong> Corte di appello di Perugia</strong> è di quelle che dovrebbero far gridare vendetta. Da adesso in poi, infatti, nei comunicati che verranno diffusi dalla Procura non verrà più indicata la nazionalità di chi ha commesso un reato o di <strong>chi è indagato.</strong></p>
<p>A dare notizia delle nuove linee guida è stato <em>Perugia Today</em>, che ha avuto accesso ai documenti inviati ai presidenti degli Ordini degli avvocati di Perugia, Terni e Spoleto. Non si sono inventati nulla dal nulla. Il documento infatti prende spunto dagli &#8220;Aggiornamenti delle linee-guida per l&#8217;organizzazione degli uffici giudiziari ai fini di una corretta comunicazione istituzionale&#8221; approvati dal Consiglio superiore della magistratura. Passi il fatto che la comunicazione &#8220;deve essere improntata a oggettività, sobrietà e impersonalità, nel rigoroso rispetto della presunzione di non colpevolezza e della dignità delle persone coinvolte&#8221;. Sacrosanto. Ovviamente poi &#8220;le informazioni diffuse devono essere l<strong>imitate allo stretto necessario</strong>, proporzionate all&#8217;interesse pubblico e formulate con un linguaggio neutro, evitando qualsiasi forma di enfatizzazione o anticipazione di responsabilità&#8221;. Giustissimo. A gestire la comunicazione sarà il Procuratore della Repubblica, salvo eventuali deleghe. Inoltre potranno essere fatte &#8220;solo le comunicazioni iniziali, da effettuare solo in presenza di concreto interesse pubblico&#8221;; poi quelle &#8220;reattive, finalizzate a correggere notizie inesatte&#8221;; e infine &#8220;le comunicazioni di aggiornamento, da predisporre qualora l&#8217;evoluzione del procedimento lo richieda&#8221;. Benissimo.</p>
<p>È anche intelligente evitare che le conferenze stampa diventino motivo per &#8220;sponsorizzare&#8221; l&#8217;azione di questo o di quel procuratore. <strong>Devono essere eccezionali e solo con una specifica motivazione</strong>. Banditi poi i rapporti privilegiati solo con alcuni giornalisti, per garantire parità di accesso alle informazioni. E ogni comunicazione dovrà essere archiviata in una speciale cartella condivisa dove far confluire tutti i comunicati stampa del Procuratore, della polizia giudiziaria, nonché eventuali provvedimenti di diniego dei comunicati stampa stessi.</p>
<p>E qui arriviamo al punto. È un passo in avanti il fatto che in caso di arresti o sequestri, prima che il giudice convalidi il fermo, &#8220;l&#8217;informazione deve essere estremamente sobria, limitata alla mera indicazione dell&#8217;avvenuto arresto o sequestro e accompagnata dalla precisazione del carattere provvisorio della stessa, al fine di evitare qualsiasi condizionamento della decisione del giudice competente&#8221;. Però, e qui ci sia permessa una critica, sarà anche<strong> vietato indicare la nazionalità dell&#8217;indagato</strong> &#8220;salvo che ciò risulti strettamente indispensabile per specifiche e motivate ragioni di interesse pubblico&#8221;. Insomma: non saranno più giornali, e quindi l&#8217;opinione pubblica, a decidere se la nazionalità dell&#8217;arrestato sia di interesse pubblico. Lo deciderà il magistrato di turno. Il che non è questione di secondo piano, visto che l&#8217;immigrazione &#8211; le sue regole e gli effetti che ha sulla società &#8211; sono al centro del dibattito pubblico. E lo saranno soprattutto in vista delle prossime elezioni.</p>
<p>&#8220;Pur nel pieno rispetto dell&#8217;autonomia della magistratura &#8211; attacca la Lega con Riccardo Augusto Marchetti -, riteniamo che una scelta di questo tipo riduca il livello di trasparenza dell&#8217;informazione istituzionale su un tema delicato come quello della sicurezza. La presunzione di innocenza è un principio costituzionale che nessuno mette in discussione e che deve valere per chiunque. Ma qui non si parla di colpevolezza. Si parla del diritto dei cittadini a ricevere un&#8217;informazione completa. La nazionalità è un dato oggettivo e ometterla sistematicamente dai comunicati istituzionali non cambia la realtà: riduce semplicemente il livello di trasparenza con cui quella realtà viene raccontata&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Perché per i giudici no?&#8221;. Una sola domanda di Marattin mette in mutande la sinistra</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-per-i-giudici-no-una-solda-domanda-di-marattin-mette-in-mutande-la-sinistra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 10:45:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[csm]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'economista interviene alla Camera e con poche parole smonta l'ipocrisia di chi si batteva per il sorteggio del Csm</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-per-i-giudici-no-una-solda-domanda-di-marattin-mette-in-mutande-la-sinistra/">&#8220;Perché per i giudici no?&#8221;. Una sola domanda di Marattin mette in mutande la sinistra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’economista <strong>Luigi Marattin,</strong> ex renziano di ferro e fondatore, nonché leader del Partito liberaldemocratico, ha messo letteralmente in mutande <strong>l’opposizione di sinistra</strong> sul tema ancora caldo della mancata riforma della giustizia.</p>
<p>Marattin è intervenuto alla Camera in merito ad una dibattuta questione riguardante la carriera degli universitari e ha pubblicato uno spezzone del suo intervento su X, con la seguente presentazione: “Al decimo emendamento del Campo Largo su come rendere ancora più casuale il sorteggio di chi decide le carriere dei <strong>professori universitari,</strong> non ce l’ho più fatta… e ho posto loro una domanda estremamente semplice”.</p>
<p>Vale la pena riportare quasi per intero le sue illuminanti parole: “Vorrei riproporre una domanda che mi è capitato di fare qualche mese fa, adesso capirete in che occasione, e che non ha mai avuto una vera risposta. Vorrei chiedere al collega Casu, se ha la pazienza di rispondermi, o a qualsiasi altro collega dell’opposizione, <strong>perché il sorteggio per decidere chi decide le carriere dei professori universitari va bene e perché il sorteggio per decidere chi decideva la carriere dei magistrati </strong>era una attacco alla Repubblica costituzionale? Visto che stiamo parlando di questo, sono entrambe funzioni garantite costituzionalmente, anche la libertà di ricerca e garantita a livello di Costituzione. Qualcuno è in grado di rispondermi a questa domanda? Perché uno era un attentato alla democrazia e l’altra è una cosa talmente normale da fare emendamenti per renderla ancora più casuale? Grazie”.</p>
<p>Spero che il buon Marattin non me ne voglia, ma io una risposta adeguata alla bisogna ce l’avrei e per darla mi sono permesso di scomodare un mostro sacro della letteratura distopica del calibro di George Orwell, al secolo Eric Arthur Blair. In breve, è assai probabile, conoscendo le radici storiche di chi oggi sventola<strong> la bandiera dell’antifascismo</strong>, paventando improbabili svolte autoritarie, che per questi campioni della democrazia tutte le funzioni costituzionali sono uguali ed hanno pari dignità, tuttavia alcune sono senz’altro più uguali delle altre. E qui mi taccio.</p>
<p>Claudio Romiti, 9 luglio 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ranucci-e-report-fine-di-un-imbroglio/">Ranucci e Report, fine di un imbroglio</a> di Alessandro Sallusti</li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/che-ridere-il-campo-largo-contestato-ce-sempre-uno-piu-comunista-che-ti-rompe-li-cojoni/">Che ridere il Campo Largo contestato: c&#8217;è sempre uno più comunista che ti rompe li cojoni </a>di Max del Papa</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/perche-per-i-giudici-no-una-solda-domanda-di-marattin-mette-in-mutande-la-sinistra/">&#8220;Perché per i giudici no?&#8221;. Una sola domanda di Marattin mette in mutande la sinistra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Il giudice che faceva pipì nelle bottiglie (e le stipava in ufficio)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-giudice-che-faceva-pipi-nelle-bottiglie-e-le-stipava-in-ufficio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 16:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[giudici]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'incredibile storia del magistrato condannato dal Csm: "Aveva paura del Covid"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-giudice-che-faceva-pipi-nelle-bottiglie-e-le-stipava-in-ufficio/">Il giudice che faceva pipì nelle bottiglie (e le stipava in ufficio)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe troppo facile, difatti lo facciamo, subito, infierire sul quel giudice fobico che in tempo di <strong>Covid</strong> per non andare al cesso temendo di contaminarsoi <strong>pisciava direttamente nelle bottigliette</strong>, gelosamente conservate nel suo ufficio, una piscioteca da intenditori. Sarebbe anche troppo facile, e puntuali lo facciamo, considerare quanta gente possa avere rovinato questo magistrato in una carriera. Sarebbe altresì molto facile, e sia chiaro non ci esimiamo, domandarci ma quanti come lui, riflettere sulla <em>vexata quaestio</em> dei test attitudinali per i magistrati, come sempre abortita a nascere perché la magistratura garantisce se stessa, Mattarella s’incazza, hanno vinto i No e tutto il cocuzzaro: talmente vigila al suo interno, la Giustizia, che della piscioteca s’è accorta una collega d’ufficio esasperata e allora è scattata la procedura di responsabilità, irrisoria, risoltasi in una sanzione di due mesi.</p>
<p>Chissà se Vostro Onore avrà opposto ricorso intonando quel successo dei Nuovi Angeli, “Singapore”: “Fiume giallo, giù nel fiume giallo, via di qui lasciatemi stare!”. Ve lo ricordate quello spot, Michele tu che sei un intenditore, e gli facevano sorbire un whisky alla cieca e lui ovviamente indovinava a sorso sicuro: una pubblicità kamikaze, un suicidio annunciato perché fiorirono subito parodie sul whisky che non era whisky, era ovviamente la faccenda del giudice fobico. Chissà se a Catania andò allo stesso modo, anche se il giudice pisciologo nel frattempo è stato esportato a Bologna in Corte d’Appello. Il riesame della minzione.</p>
<p>Però sarebbe davvero troppo, troppo facile cavarcela con un po’ di ironia diuretica, e questo no, non lo facciamo. Perché ci riporta a convulsioni che mai avremmo voluto vivere, a quegli anni dove la follia aveva preso il potere e chi si ostinava a ragionare finiva a TSO: letteramente, non è una iperbole.<strong> Quella pazzia contagiò tutti</strong>: ricordare gli sbirri a correr dietro a un disgraziato che correva lungo una spiaggia deserta di febbraio? Ricordate i bagnini che “sterilizzavano” gli arenili? E i deficienti che facevano il bagno con la mascherina, provvidenzialmente affogandosi? I preti che battezzavano i neonati a spruzzi d’acqua santa sparati dalla pistola ad acqua? Gli zeloti piddini, in arte bitini, che “rubavano” i tavolini all’aperto ai “novax” come gesto politico? Gli attori figli di un cognome che passavano le giornate a fare la spia alla polizia? <strong>Le mascherate delle mascherine sfoggiate per conformismo</strong>, pur sapendo che non servivano a niente (e adesso chi le negoziava si nasconde)? Le rockstar spericolate che ne portavano tre una sopra l’altra?</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/conte-fa-la-vittima-e-cede-andro-in-audizione-ma-le-domande-sulle-mascherine-restano/">Conte fa la vittima e cede: &#8220;Andrò in audizione&#8221;. Ma le domande sulle mascherine restano</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/e-aberrante-lintervista-di-conte-da-porro-dice-molto-piu-di-quanto-si-pensi/">L&#8217;intervista di Conte da Porro dice molto più di quanto si pensi</a></li>
</ul>
<p>Nella demenza dilagante non si salvava nessuno, il vaso di Pandora era stato scoperchiato e ne usciva il male puro, come sotto i totalitarismi: odio bestiale, irragionevole, maledizioni, minacce, deathwish, desideri di morte, protagoniste sgangherate che auspicavano i novax ridotti a poltiglia verde, medici e giornalisti a predicare i vagoni piombati, i forni crematori, i campi di concentramento (da cui si coglie un mai sopito afflato da soluzione finale per gli ebrei, anche oggi, con la scusa di Gaza). <strong>Quella malattia della democrazia, quella peste sociale non è mai passata</strong>, ancora oggi li vediamo i pazzi, i fobici mascherati a 40 gradi, tappati nelle loro macchinette, altro che collezione di pisciate magistrali. Si scoprì in quel tempo che manipolare la plebe non era mai stato così facile, grazie alla tecnologia del consenso e del controllo, e quella alienazione non sarebbe mai passata: oggi la replicano pari pari per il caldo, secondo lo schema classico: divieto ideologico di condizionatori, spionaggio di massa, auspicio di restrizioni a mezzo tecnologia repressiva, rieducazione finale.</p>
<p>Di quella caduta del tempo, quel potere reticolare volentieri sottomesso al potere verticale, per scomodare Foucault che era un losco figuro ma su certe cose la sapeva lunga, fu responsabile il potere verticale – nessuno escluso, e il primo in ordine di tempo si chiama <strong>Giuseppe Conte</strong>, faceva il premier e diceva in sintesi: questo ve lo permetto, questo ve lo proibisco e se collaborate non vi mando in manicomio (è tutto documentato); <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/e-aberrante-lintervista-di-conte-da-porro-dice-molto-piu-di-quanto-si-pensi/" target="_blank" rel="noopener">e oggi fa il ganassa per sgusciare dal suo operato</a>. Ma qui non è questione di presunte gabole, qui la faccenda è totalmente chiara e sta nella manipolazione del terrore che originava mostri come quel giudice sconvolto, che sigillava le sue pisciate facendone feticci. La notizia emerge oggi, dopo anni, ma emerge come un bagliore di una stella maligna, un ricordo di ciò che siamo stati, e che non passa.</p>
<p>Volendo, un monito a non ripetere l’abominio della mente, ma si sa che gli uomini sanno dimenticare tutto ciò che loro conviene così come sono bravissimi a trattenere il peggio. Non ridiamo troppo del giudice che collezionava le sue pipì, perché alla fine quel giudice siamo noi, per dire <strong>una società completamente saltata</strong>, dove la logica era bandita, dove la razionalità era un crimine. Siamo umili, ammettiamo che, se pure non ci eravamo ridotti al suo livello, ci ritrovavamo comunque costretti a subire quel livello, senza sapere o potere fare niente, quasi niente per sottrarci. La piscioteca della toga gialla, più che rossa, non è comica, è tragica non in sé quanto per tutto ciò che rappresenta, che ricorda, che riporta. E anche, in fondo, per la rimozione di una magistratura che ha preferito chiudere tutto con il classico buffetto. Mentre avrebbe potuto esprimere una punizione assai più drastica: il trasferimento definitivo fuori dall’Italia, nel distretto giudiziario di (O-)Rhino, nel Nevada.</p>
<p>Max Del Papa, 1° luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-giudice-che-faceva-pipi-nelle-bottiglie-e-le-stipava-in-ufficio/">Il giudice che faceva pipì nelle bottiglie (e le stipava in ufficio)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Strage di Viareggio: Moretti condannato, i soviet festeggiano</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/strage-di-viareggio-moretti-condannato-i-soviet-festeggiano/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/strage-di-viareggio-moretti-condannato-i-soviet-festeggiano/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[strage viareggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Strage di Viareggio, Moretti condannato, i soviet festeggiano: quando la giustizia diventa vendetta contro il capo d’azienda</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/strage-di-viareggio-moretti-condannato-i-soviet-festeggiano/">Strage di Viareggio: Moretti condannato, i soviet festeggiano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A volte ritornano, e sulla surreale condanna di <strong>Mauro Moretti</strong>, ex amministratore delegato di Fs e Rfi, i bolscevichi sono tornati in grande stile. “La condanna di Moretti e la lesa maestà”, questo il titolo di un articolo del <em>Manifesto</em>, il cui contenuto è stato ripreso da un altro pezzo de il<em> Fatto Quotidiano</em>, capofila dei giornali manettari.</p>
<p>Molto significativo un passaggio del commento, firmato dal sindacalista delle Ferrovie <strong>Dante De Angelis</strong>, pubblicato nel quotidiano comunista: “Parimenti è più che lecito che un condannato continui a proclamarsi innocente malgrado l’evidenza giuridica contraria, anche Moretti. Ma i toni di lesa maestà con cui lui e la sua difesa l’hanno fatto, peraltro spalleggiati da una pletora di commentatori sulla stampa, mostrano ancora una volta la totale mancanza di empatia con le vittime, l’assenza di consapevolezza della gravità dell’accaduto e un atteggiamento ostile alle regole sociali. Si percepisce un certo stupore per la fine di quel regime di impunità per i vertici aziendali che in Italia ha sempre garantito una sorta di immunità di classe dalle responsabilità penali&#8221;.</p>
<p>E già, è proprio <strong>“l’immunità di classe”</strong> la formula che più di altre liscia il pelo alla cosiddetta invidia sociale. Invidia sociale che, unita al grande dolore dei parenti delle vittime, diventa l’arma principale per ottenere una giustizia che sa tanto di vendetta. Malgrado si tratti di una vicenda drammatica che, analogamente ad altre recenti, hanno messo alla gogna i vertici di aziende estremamente complesse, ancora una volta si ripete il rito ancestrale del capro espiatorio, nel quale si sacrifica il buon senso all’irrefrenabile desiderio di condannare il capo di una azienda con decine di migliaia di dipendenti e caratterizzata da una ramificata gestione delle sue innumerevoli funzionalità.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-26-giugno-2026/">Strage Viareggio, Moretti in carcere: vergognatevi</a></li>
</ul>
<p>In questo senso condivido appieno la conclusione di una lunga intervista rilasciata al Sole 24 Ore dall’avvocato <strong>Vittorio Manes</strong>, professore ordinario di diritto penale: “L’aspettativa di giustizia delle vittime sacrosanta. Il rischio, però, è che si veda nel processo un binario obbligato che debba condurre sempre alla condanna. Purtroppo, avvertiva Thomas Hobbes, nell’immaginario collettivo &#8220;la condanna assomiglia alla giustizia ben più dell’assoluzione&#8221;. E questo rischia fatalmente di curvare l’accertamento processuale alla ricerca di un colpevole a tutti i costi travolgendo le più primordiali garanzie costituzionali, a cominciare dal principio della responsabilità personale.”</p>
<p>E se poi a tutto questo ci aggiungiamo il ritorno in campo degli eterni nostalgici della falce e martello, presenti capillarmente in ogni ambito della società, nessun esponente del bieco capitalismo – fosse anche un’ex sindacalista della Cgil come Moretti – potrà mai sfuggire alla infallibile giustizia proletaria. <strong>Tutto il potere ai soviet!</strong></p>
<p>Claudio Romiti, 30 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/strage-di-viareggio-moretti-condannato-i-soviet-festeggiano/">Strage di Viareggio: Moretti condannato, i soviet festeggiano</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Moretti e la tragedia di Viareggio, vi spiego perché è un abominio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 16:28:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[viareggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La condanna dell'ex Ad di Fs fa somigliare l'Italia sempre più alla Corea del Nord. Che pena e che vergogna</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/moretti-e-la-tragedia-di-viareggio-vi-spiego-perche-e-un-abominio/">Moretti e la tragedia di Viareggio, vi spiego perché è un abominio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nicolaporro.it/il-video-intimo-sparito-era-nel-pc-di-stasi-parlano-i-consulenti-della-famiglia-poggi/">Stasi e il caso </a><strong>Garlasco,</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/tu-schlein-in-piazza-contro-toti-ma-difendi-sala-vergognati/" target="_blank" rel="noopener">Toti presidente della Regione Liguria</a>, <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-26-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">Moretti e la tragedia di Viareggio</a>, <a href="https://www.nicolaporro.it/alemanno-vannacci-perche-la-cena-fa-tremare-la-destra-romana/" target="_blank" rel="noopener">Alemanno e il traffico di influenze</a>, Formigoni e le leggi della Regione Lombardia, Castellucci e il bullone precocemente avariato. Tante facce della stessa medaglia. Potremmo citare migliaia di altri casi di <strong>innocenti finiti in galera</strong> spesso per motivi politici. Ora si è allineata anche la Cassazione con la sua innovativa giurisprudenza populista e giustizialista.</p>
<p>Da trent’anni una deriva inarrestabile, che evidentemente piace alla maggioranza degli italiani che hanno detto no al tentativo (assai prudente) di porre un argine a questo abominio giudiziario. C’è chi si è indignato per l’Ungheria, ma l’Italia assomiglia sempre di più alla Corea del Nord. Che pena e che vergogna!</p>
<p>Marco Baldassarri, 27 giugno 2026</p>
<p>Leggi anche:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-26-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">Strage Viareggio, Moretti in carcere: vergognatevi</a></li>
</ul>
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		<title>Un anno dopo, Alemanno torna libero</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/un-anno-dopo-alemanno-torna-libero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Alemano]]></category>
		<category><![CDATA[Carceri]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>”Gli altri siamo noi”. (E siamo stanchi degli schieramenti politici acritici) </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/un-anno-dopo-alemanno-torna-libero/">Un anno dopo, Alemanno torna libero</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alemanno sta per uscire dal carcere</strong> e ha dichiarato che ora desidera collaborare con “tutte le persone di buona volontà, a prescindere dal loro colore politico”, che vogliano occuparsi del nostro sistema penitenziario.</p>
<p>Ha scontato la sua pena e verrà scarcerato con uno sconto di pena di 39 giorni a causa delle condizioni detentive subite, “INUMANE e degradanti”. In molte delle nostre carceri si sconta la pena in condizioni di violenza, sovraffollamento, con uno spazio vitale inferiore ai 3 metri quadrati per ogni recluso, in condizioni igienico-sanitarie pessime.<strong> A volte sono inaccessibili perfino le cure mediche.</strong></p>
<p>Questo è pericoloso per loro e per tutti noi. Basti pensare che queste <strong>condizioni inumane fanno aumentare i suicidi</strong> e anche la criminalità o i comportamenti antisociali o pericolosi in persone la cui pena dovrebbe essere rieducativa. È ovvio che più facilmente non rispettino le regole o possano poi delinquere esseri umani che subiscono condizioni non umane! Alcuni si deprimono, si ammalano, si arrendono, si spengono. Altri si infuriano.</p>
<p>Ma la gente sui social, senza sapere nulla, ama scrivere compulsivamente <strong>“buttare via le chiavi”.</strong> Siamo incivili e soprattutto non ci interroghiamo mai davvero sulle conseguenze delle cose. Le condizioni delle nostre carceri — oltre a non rispettare la dignità di chi è detenuto e di chi lavora nelle carceri — portano conseguenze nella società, conseguenze fuori dalle carceri!</p>
<p>Davvero chi ha subito e ha sensibilizzato sulle condizioni inumane delle carceri italiane viene ascoltato oggi in base a <strong>schieramenti politici (polarizzati)? I</strong>n Italia anche i temi più importanti, vitali, vengono affrontati in base a chi li porta o li riporta a galla. Come purtroppo è avvenuto per l’ultimo referendum. (Molti mi dicevano: voto SÌ perché sono di destra o voto NO perché sono di sinistra. Che assurdità!)</p>
<p>Possibile che se esprimo vicinanza a Gianni Alemanno, se dico che ho pazienti a Brescia altrimenti andrei a Roma, mi si dica: “ma sei di destra?”, <strong>“ma sei fascista?”,</strong> “ma allora ti piace Vannacci?” Siamo talmente abituati a delegare il pensiero ad altri da dover ormai etichettare e semplificare ogni cosa.</p>
<p><strong>Ma in carcere ci può finire chiunque di noi.</strong> Le persone allora mi rispondono: “eh, non tutti, solo i delinquenti”. Non è così. Esistono anche le misure cautelari. Esistono anche gli Stasi. Esistono anche più di 1000 persone all’anno ingiustamente detenute. Allora le persone replicano: “tu sei psicologa, ti occupi di questo e pensi sempre agli altri, ma io voglio pensare a me e alla mia sicurezza”.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/capodanno-dietro-le-sbarre-era-necessario-larresto-di-gianni-alemanno/" target="_blank" rel="noopener">Capodanno dietro le sbarre, era necessario l&amp;#8217;arresto di Gianni Alemanno?</a></li>
</ul>
<p>E allora se così dobbiamo ragionare, io penso al sig. X o Y che viene scarcerato magari dopo tantissimi anni perché ha commesso un grave reato, e ha subito in cella a lungo condizioni incivili, strazianti, vicine alle torture, e vi chiedo:<strong> lui avrà accumulato rabbia</strong>, frustrazione e aggressività o uscirà rieducato e pacifico?!</p>
<p><strong>Esprimo la mia vicinanza a Gianni Alemanno</strong> e a tutte le persone di cui lui ha voluto raccontarci la storia, al fine di rompere un silenzio. Tutto questo ha un colore politico?! No. I temi più delicati necessiterebbero di collaborazione politica, di sinergie, ma ormai molti sanno solo schierarsi con i loro amici o vomitare odio contro il nemico, inconsapevoli che gli altri siamo noi.</p>
<p>Dott.ssa Paola Dora, 24 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/un-anno-dopo-alemanno-torna-libero/">Un anno dopo, Alemanno torna libero</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Stragi di mafia, crolla un altro castello: archiviate le accuse per Dell&#8217;Utri e Berlusconi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/stragi-di-mafia-crolla-un-altro-castello-archiviate-le-accuse-per-dellutri-e-berlusconi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 09:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[marcello dell'utri]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che brutta settimana per Travaglio&#038;co: dopo il caso Minetti, adesso anche la Procura di Firenze chiude il capitolo delle stragi del 1993</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/stragi-di-mafia-crolla-un-altro-castello-archiviate-le-accuse-per-dellutri-e-berlusconi/">Stragi di mafia, crolla un altro castello: archiviate le accuse per Dell&#8217;Utri e Berlusconi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiude con un’archiviazione la posizione di <strong>Marcello Dell’Utri</strong> nell’inchiesta della Procura di Firenze sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993. La decisione è stata presa dal gip del Tribunale di Firenze, Patrizia Martucci, che il 15 gennaio scorso ha firmato il decreto di archiviazione.</p>
<p>Nel provvedimento il giudice evidenzia &#8220;l’assenza di elementi concreti&#8221; in grado di dimostrare l’esistenza di rapporti o contatti diretti tra Cosa Nostra e <strong>Silvio Berlusconi</strong>, e di conseguenza con Dell’Utri, storico collaboratore dell’ex presidente del Consiglio. L’esito arriva al termine di<strong> un lungo filone investigativo che si è protratto per oltre trent’anni</strong>. Quella disposta dal gip fiorentino rappresenta la sesta archiviazione maturata nell’ambito delle indagini sui presunti ispiratori esterni delle stragi mafiose del 1993.</p>
<p>Il castello di carte, crollato come se niente fosse, ma che intanto ha riempito anni e anni di giornali, parte lontano. Parte dall&#8217;inchiesta della Dda di Firenze sulle stragi che colpirono il capoluogo toscano ma anche Milano e Roma. Dell&#8217;Utri e Berlusconi erano stati iscritti per &#8220;plurimi reati&#8221; legati all&#8217;associazione per delinquere di <strong>stampo mafioso</strong> e <strong>concorso in stragi</strong> per gli attentati avvenuti il 27 maggio 1993 a Firenze, il 27 luglio 1993 a Milano, il 28 luglio 1993 a Roma e il mancato attentato allo stadio Olimpico di Roma del 23 gennaio 1994).L&#8217;ipotesi dei pm era che la campagna di stragi fosse finalizzata a favorire in qualche modo l&#8217;ascesa politica di Forza Italia e del Cavaliere. Dell&#8217;Utri era stato indagato perché, sempre secondo la ricostruzione, smentita però oggi dal Gip, avrebbe sollecitato il boss Giuseppe Graviano a commettere gli attentati e avrebbe indicato i luoghi da colpire. I tutto per creare il terrore utile a far avanzare la creatura politica di Berlusconi. Tutto ricostruzioni che Dell&#8217;Utri ha sempre definito &#8220;fantasiose&#8221; e che oggi il Gip certifica come tali.</p>
<p>Durissima la nota di Marina Berlusconi: &#8220;L’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze, comunque, mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana, e conferma anche che la sconfitta del referendum di marzo <strong>è stata un’immensa occasione perduta per il nostro Paese</strong>. Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall&#8217;assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un’emergenza. La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata&#8221;. E ancora: &#8220;È la sesta volta che l&#8217;assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei Pubblici ministeri. È un risultato che non stupisce, visto che parliamo di <strong>un teorema giudiziario e mediatico</strong> costruito non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico&#8221;. La figlia del Cav ricorda che &#8220;sono stati i governi <span class="hilg1">Berlusconi</span> a rendere stabile il carcere duro per i boss mafiosi, a introdurre il primo Codice antimafia e a istituire l&#8217;Agenzia nazionale per l&#8217;amministrazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali&#8221;. Per Marina &#8220;questi sono i fatti, tanto concreti quanto inconfutabili. Tutto il resto è una vergognosa e illogica mistificazione che, oltre ad aver rappresentato un gravissimo spreco di tempo e risorse per il nostro Paese, ha avvelenato la vita di uno dei suoi protagonisti. Ora che mio padre non c&#8217;è più, chi potrà mai restituirgli il tempo trascorso sotto il peso di queste accuse, terribili e infondate? E qualcuno risponderà mai del falso spacciato per vero? La mia speranza, oggi, è che sia davvero l&#8217;ultima volta che mi trovo costretta a sollevare pubblicamente queste domande. Di certo, dentro di me, non smetterò mai di pormele. Perché il tempo passa, ma la cicatrice dell&#8217;ingiustizia resta per sempre&#8221;.</p>
<p>Una domanda, poi, si pone <strong>Marina Berlusconi:</strong> &#8220;Stupisce &#8211; e molto &#8211; che il decreto di archiviazione del Tribunale di Firenze risalga a gennaio e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l&#8217;esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?&#8221;.</p>
<p>Sulla stessa linea anche Antonio Tajani: &#8220;Ci sono voluti trent’anni e sei archiviazioni per accertare e confermare la totale estraneità di Silvio <span class="hilg1">Berlusconi</span> e Marcello Dell’Utri alle stragi di mafia del ’93 a Firenze. Altro che mandanti occulti. Di inquietante e occulto c’è solo l’azione di quella parte di magistratura che ha usato false accuse, che già si smentivano da sole, come una clava politica cercando di riscrivere la storia della nostra democrazia. È indegna di questo Paese la lentezza con cui si è arrivati a questa conclusione, e disgustoso l’accanimento con il quale si è cercato di neutralizzare politicamente il fondatore di Forza Italia e il suo partito. Finalmente giustizia è fatta, ma è incredibile che una decisione presa il 15 gennaio diventi pubblica soltanto adesso. Tutto questo dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia fondamentale la nostra battaglia per una giustizia giusta ed efficiente per tutti i cittadini&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/stragi-di-mafia-crolla-un-altro-castello-archiviate-le-accuse-per-dellutri-e-berlusconi/">Stragi di mafia, crolla un altro castello: archiviate le accuse per Dell&#8217;Utri e Berlusconi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tutti a criticare Trump, ma questo video virale sbugiarda i paladini della magistratura italiana</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tutti-a-criticare-trump-ma-questo-video-virale-sbugiarda-i-paladini-della-magistratura-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 09:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Biden e Trump]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=321376</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il caso dei giudici americani messi all'angolo da Blumenthal sta facendo il giro del web. Ma la lettura che se ne dà in Italia è completamente distorta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tutti-a-criticare-trump-ma-questo-video-virale-sbugiarda-i-paladini-della-magistratura-italiana/">Tutti a criticare Trump, ma questo video virale sbugiarda i paladini della magistratura italiana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un video che gira da un po’ sui social. È l’estratto di <strong>una seduta della Commissione Giustizia del Senato degli Stati Uniti</strong> che si occupa della nomina dei nuovi giudici federali. Nel video si vedono tre candidati che devono rispondere a una domanda semplice semplice, posta dal senatore Richard Blumenthal del Connecticut, esponente del Partito Democratico. La domanda è: chi ha vinto le elezioni presidenziali del 2020?</p>
<p>Ebbene, <strong>nessuno dei tre candidati riesce a dire che a vincerle sia stato Joe Biden</strong>, preferendo tutti nascondersi dietro un generico “Biden è stato certificato vincitore”. Incalzati da Blumenthal, ripetono tutti e tre la stessa risposta, finché il senatore non fa notare la loro incapacità di ammettere che la vittoria di Biden sia un fatto, per poi passare a una sonora paternale sulla loro reticenza, dovuta alla paura di contrariare l&#8217;ex presidente Trump, che da quelle elezioni uscì sconfitto. Quella di Blumenthal è una bocciatura a tutto tondo dei tre candidati, basata sulla debolezza e sulla pateticità degli aspiranti giudici. Un discorso molto coinvolgente e assolutamente condivisibile, va detto.</p>
<p>Ovviamente questo video è diventato <strong>una clava per tutti gli oppositori di Trump</strong>, ma in Italia ha preso una piega particolare: infatti, per diverse persone che hanno commentato sui social, è la plastica dimostrazione del rischio che abbiamo corso con il referendum sulla separazione delle carriere o sulla giustizia, in caso di vittoria del sì. I commenti classici sono: “Questo è ciò che volevano fare in Italia” e robe del genere.</p>
<p>Ora, a me fa un po&#8217; sorridere che questo video venga fatto passare come la dimostrazione che con la vittoria del no, in Italia, l&#8217;abbiamo scampata bella. Perché è proprio il contrario. Intanto chiariamo che in nessuna parte del quesito referendario veniva indicata <strong>la sottomissione della magistratura alla politica,</strong> ma transeat: immaginiamo pure che, con le opportune modifiche successive, questo sarebbe realmente avvenuto. Ma allora perché questo video dimostra esattamente il contrario rispetto a ciò che si sostiene?</p>
<p>Perché è assolutamente vero che negli USA le nomine dei giudici federali avvengono per mano della politica, ma, come si vede, la commissione che se ne occupa è composta anche da membri dell&#8217;opposizione (<strong>il senatore Blumenthal, idolatrato per il suo discorso, è appunto del Partito Democratico)</strong>. Ed è proprio il vaglio di questa commissione bipartisan che evita che a certi ruoli accedano figure pavide, deboli e patetiche; gente sottomessa al volere del potente di turno.</p>
<p>In Italia, invece, chi impedisce che a occupare ruoli nevralgici della magistratura accedano persone di tale infimo spessore? <strong>L&#8217;ANM? Il CSM?</strong> Bocca taci, per carità. Per cui sì, questo video dimostra proprio come il vaglio da parte della politica di un candidato al ruolo di giudice federale possa impedire la nomina di soggetti discutibili e condizionabili. Insomma, esattamente il contrario di ciò che alcuni, richiamando il referendum, sostengono si sarebbe voluto realizzare in Italia. E questo nonostante al sottoscritto un sistema con la magistratura assoggettata alla politica – come avviene anche in Spagna, ad esempio – ripugni profondamente.</p>
<p>Gugliemo Mastroianni, 21 maggio 2026</p>
<p><iframe title="They’re Afraid to Say Biden Won the 2020 Election" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/kRjBF78QI0c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tutti-a-criticare-trump-ma-questo-video-virale-sbugiarda-i-paladini-della-magistratura-italiana/">Tutti a criticare Trump, ma questo video virale sbugiarda i paladini della magistratura italiana</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Poliziotti infedeli vendevano dati calciatori e attori. C&#8217;era un tariffario&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/poliziotti-infedeli-vendevano-dati-calciatori-e-attori-cera-un-tariffario/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/poliziotti-infedeli-vendevano-dati-calciatori-e-attori-cera-un-tariffario/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 10:18:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=319561</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono 19 gli indagati. Il blitz della polizia: "In due anni sono stati 730mila gli accessi alle banche dati riservate"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/poliziotti-infedeli-vendevano-dati-calciatori-e-attori-cera-un-tariffario/">&#8220;Poliziotti infedeli vendevano dati calciatori e attori. C&#8217;era un tariffario&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Su delega del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, nella mattinata odierna, in provincia di Napoli, Ferrara, Bolzano, Roma e Belluno, la Polizia di Stato ha eseguito una ordinanza cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica, “Sezione per la Criminalità Informatica” che dispone<strong> la custodia cautelare in carcere</strong> nei confronti di quattro indagati, la misura degli arresti domiciliari nei confronti di sei indagati e la misura dell’obbligo di presentazione alla P.G. nei confronti di 19 indagati, tutti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.</p>
<p>Il provvedimento giunge all’esito di una complessa attività di indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Napoli, con il supporto del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Postale e delle Comunicazioni Campania-Basilicata e Molise e il coordinamento della Procura della Repubblica di Napoli, che ha portato alla luce<strong> l’esistenza e l’operatività di una ben strutturata organizzazione criminale</strong>, ramificata in varie aree della penisola, finalizzata alla corruzione di Pubblici Ufficiali con lo scopo di acquisire illegalmente informazioni e dati sensibili che finivano per essere oggetto di compravendita.</p>
<p>In particolare, le investigazioni hanno documentato un collaudato sistema di corruttela che coinvolgeva Pubblici Ufficiali, tra i quali anche appartenenti a varie Forze di Polizia, e imprenditori operanti nel settore delle agenzie d’investigazione e del recupero crediti, incentrato sulla illecita prassi degli accessi abusivi a sistemi informatici di interesse nazionale –<strong> in particolar modo banche dati in uso alle Forze di Polizia</strong> – per acquisire informazioni e dati sensibili da rivendere, successivamente, dietro compenso.</p>
<p>Oggetto del mercimonio scoperto dagli investigatori soprattutto numerosissimi dati sensibili &#8211; <strong>come quelli relativi ai precedenti penali e di polizia, quelli fiscali, retributivi e contributivi e dati bancari</strong> &#8211; che andavano a costituire dei “pacchetti”, ceduti ad esponenti dell’organizzazione criminale che, a loro volta, li rivendevano a società e soggetti interessati, coinvolti o meno nell’illecito traffico di informazioni sensibili.</p>
<p>Tra i soggetti vittime di tali violazioni e illecite acquisizioni informatiche figurano anche alcuni personaggi dello spettacolo, della finanza e dell’imprenditoria, oltre a diverse società per azioni.</p>
<p>Nel corso delle indagini sono state effettuate<strong> varie perquisizioni presso le sedi delle agenzie coinvolte</strong> e presso le abitazioni di alcuni sodali, rinvenendo e sequestrando numerosi dispositivi informatici e documentazione utile alla ricostruzione delle illecite condotte.</p>
<p>Tra i documenti sequestrati, anche<strong> un vero e proprio “listino prezzi”</strong> che riportava analiticamente generalità e codici fiscali di ignari soggetti, il tipo di accertamento richiesto &#8211; quali informazioni e precedenti di polizia, cedolini pensione, ECO, veicoli, reddituali, ecc. &#8211; e il costo di ogni singolo accertamento effettuato da chi materialmente accedeva abusivamente alle banche dati. A titolo esemplificativo, per un accertamento in banca dati SDI <strong>i pubblici ufficiali corrotti ricevevano 25 euro</strong>, mentre per accertamenti INPS il costo variava dai 6 agli 11 euro, a seconda della tipologia di documento richiesto.</p>
<p>Contestualmente alla esecuzione delle misure personali, sono stati eseguiti a carico di alcuni degli indagati sequestri per un valore di circa 1.300.000 euro.</p>
<p>&#8220;Si precisa &#8211; fa sapere la polizia nel comunicato &#8211; che i provvedimenti eseguiti costituiscono misure cautelari disposte nella fase delle indagini preliminari. Avverso di esso sono ammessi mezzi di impugnazione. I destinatari della misura sono persone sottoposte a indagini e pertanto da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva&#8221;.</p>
<p>&#8220;Siamo riusciti a sequestrare un server al nord Italia che convogliava questi dati &#8211; ha spiegato Gratteri in conferenza stampa &#8211; sono stati tolti alle banche dati oltre un milione di dati riservati, poi venduti ad agenzie private. Il volume di vendita era fiorente. Ed è una sola indagine, che siamo riusciti a fare a Napoli. Non è un unicum, succede anche in altre parti d&#8217;Italia e ci sono migliaia di parti offese che saranno classificate&#8221;.</p>
<p>Il capo della squadra mobile, <strong>Mario</strong> <strong>Grassia</strong>, ha aggiunto: &#8220;Abbiamo riscontrato un anomalo numero di accessi da parte di due agenti di polizia. In due anni hanno rispettivamente violato l&#8217;accesso oltre <strong>600mila volte uno, 130mila l&#8217;altro</strong>, ma senza nessuna esigenza di servizio. Dopo le prime perquisizioni, abbiamo individuato le società a cui venivano venduti i dati che avevano un tariffario su file Excel&#8221;.</p>
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		<title>10, 100, 1000 indagini su Garlasco</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/10-100-1000-indagini-su-garlasco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Marco Bassani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 14:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[delitto di garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ormai il consenso mediatico rischia di contare più dell’equilibrio istituzionale</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="396">Dopo aver incassato il voto popolare, una parte della magistratura sembra sentirsi ancora più investita di una missione politica e morale che va ben oltre la propria funzione. Esattamente ciò che i meno “<strong>gratteriani</strong>” avevano previsto: non autocritica, non prudenza, non equilibrio, ma un’ulteriore accelerazione sul terreno dell’esposizione mediatica, del protagonismo e della supplenza politica.</p>
<p data-start="398" data-end="930">Per ciò che li riguarda, la situazione è chiarissima: il messaggio uscito dalle urne viene interpretato come una consacrazione definitiva dell’idea che ogni emergenza giudiziaria debba trasformarsi in una mobilitazione permanente dell’opinione pubblica. Come se il popolo fosse corso alle urne, consapevolmente e compatto, al grido di <strong>“10, 100, 1000 Garlasco”</strong>, cioè reclamando un modello fondato sulla spettacolarizzazione dell’inchiesta, sul processo mediatico infinito e sulla convinzione che il sospetto valga più delle garanzie.</p>
<p data-start="932" data-end="1210">Il problema è che, in uno <strong>Stato di diritto</strong>, la giustizia dovrebbe essere tanto più rigorosa quanto più resta sobria, silenziosa e limitata dal diritto. Quando invece la magistratura si percepisce come l’unica vera custode della morale pubblica, ogni critica diventa lesa maestà.</p>
<p data-start="932" data-end="1210"><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li data-start="932" data-end="1210"><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-vero-motivo-per-cui-il-referendum-sulla-giustizia-e-fallito/" target="_blank" rel="noopener">Il vero motivo per cui il referendum sulla giustizia è fallito</a></li>
<li data-start="932" data-end="1210"><a href="https://www.nicolaporro.it/vietato-riformare-la-giustizia/" target="_blank" rel="noopener">Vietato riformare la giustizia</a></li>
</ul>
<p data-start="1212" data-end="1561">E così si entra in una spirale pericolosa: pm trasformati in figure salvifiche, talk show usati come tribunali paralleli, inchieste elevate a referendum etici permanenti. Con una conseguenza devastante: <strong>la giustizia smette di apparire imparziale</strong> e inizia ad assomigliare a un potere che cerca consenso, legittimazione emotiva e investitura popolare.</p>
<p data-start="1563" data-end="1870" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Chi aveva avvertito che certe derive avrebbero prodotto una magistratura sempre più politicizzata e corporativa oggi non può fingere sorpresa. Il punto non è difendere i corrotti o delegittimare le indagini: il punto è impedire che <strong>il confine tra giustizia e lotta politica venga cancellato definitivamente.</strong></p>
<p data-start="1563" data-end="1870" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Luigi Marco Bassani, 8 maggio 2026</p>
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		<title>Il vero ruolo della Corte costituzionale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-vero-ruolo-della-corte-costituzionale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Terrano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Costituzionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Settant’anni fa, il 23 aprile 1956, la Corte costituzionale, presieduta dal primo presidente Enrico De Nicola, celebrava la sua prima udienza pubblica, inaugurando una stagione nuova nella storia repubblicana italiana. Questa data è particolarmente rilevante perché segna il passaggio dalla promessa costituzionale, quella prevista, cioè, nel Titolo VI, Parte Seconda, della nostra Carta fondamentale, alla [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Settant’anni fa, il 23 aprile 1956, la <strong>Corte costituzionale</strong>, presieduta dal primo presidente Enrico De Nicola, celebrava la sua prima udienza pubblica, inaugurando una stagione nuova nella storia repubblicana italiana. Questa data è particolarmente rilevante perché segna il passaggio dalla promessa costituzionale, quella prevista, cioè, nel Titolo VI, Parte Seconda, della nostra Carta fondamentale, alla sua effettiva operatività. Si tratta, quindi, di sette decenni in cui l’organo pensato per garantire l’equilibrio dei poteri dello Stato è diventato, per gran parte della dottrina, uno dei protagonisti più influenti della vita politica italiana.</p>
<p>Tuttavia, questa celebrazione importantissima impone una domanda che il giurista non può evitare: la Corte è rimasta fedele al suo ruolo di giudice delle leggi oppure si è trasformata, progressivamente, in qualcosa di diverso? <strong>I numeri, in apparenza, parlano da soli</strong>. Tra il 1956 ed il 2025, su oltre ventimila giudizi, più di quattromila pronunce hanno dichiarato <strong>l’illegittimità costituzionale di disposizioni legislative</strong>. Non si tratta soltanto di una funzione di controllo, ma di un intervento continuo, incisivo, spesso creativo, all’interno del nostro ordinamento giuridico. Infatti, da istituzione pensata come arbitro e non come giocatore, la Consulta, negli anni, non si è limitata ad interpretare la Costituzione ma, in molti casi, l’ha resa materia viva, talvolta persino più elastica di quanto abbia fatto il legislatore.</p>
<p>A proposito di ciò, va ricordato come proprio la prima sentenza della Corte – la n. 1 del 1956 – dichiarava incostituzionali le disposizioni del Testo unico di Pubblica sicurezza di epoca fascista ritenute incompatibili con l’articolo 21 della Costituzione che prevede il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Questa sentenza ha rappresentato, pertanto, un passaggio necessario, in cui il giudice delle leggi ha difeso effettivamente la Costituzione repubblicana dal passato. Tuttavia, nel corso del tempo, il ruolo della Corte costituzionale si è progressivamente evoluto non limitandosi ad espungere leggi incompatibili dal nostro ordinamento, ma riempendo vuoti normativi, orientando politiche pubbliche, fino ad entrare nei meandri più sensibili della decisione politica, <strong>dai diritti civili ai diritti sociali</strong>, dalla fiscalità alla libertà economica.</p>
<p>Orbene, è proprio in questo segmento che si annida<strong> la tensione irrisolta del costituzionalismo contemporaneo</strong>: infatti, da un lato, la Corte rappresenta un formidabile presidio contro le derive della maggioranza, ma dall’altro, rischia, purtroppo, di diventare un centro autonomo di produzione normativa sottratto alla responsabilità democratica. A tal proposito è opportuno interrogarsi sull’equilibrio della giustizia costituzionale italiana, in quanto, se per un verso, è del tutto naturale correggere l’attività del legislatore, dall’altro sostituirsi alla sua attività lo è molto meno. Infatti, in una stagione in cui la politica appare sempre più debole, frammentata ed incapace di assumere decisioni fondamentali per la vita del Paese, il giudice delle leggi, purtroppo, tende inevitabilmente ad espandere il proprio raggio d’azione. Si tratta di una dinamica diffusa.</p>
<p>Ma in Italia assume un’intensità particolare favorita dall’elasticità della nostra Costituzione. Per questi motivi, una domanda ulteriore che il giurista dovrebbe porsi, a settant’anni dalla prima udienza della Corte costituzionale, è comprendere di chi, quest’ultima, sia davvero garante, e, soprattutto, fino a che punto lo è. Perché ogni espansione del sindacato di costituzionalità ha il suo prezzo che si misura, in ultima analisi, nella compressione dello spazio della decisione politica. Non più soltanto giudice delle leggi, ma – sempre più spesso – un vero e proprio co-legislatore silenzioso? Sicuramente,<strong> oggi, la Corte costituzionale resta una delle istituzioni più solide della Repubblica italiana</strong> ma il modo migliore per celebrare i suoi settant’anni resta sicuramente il confronto critico. E le grandi istituzioni – tra le quali rientra certamente la Consulta – cercano quesiti difficili e non li temono. <strong>Perché una Corte forte è una garanzia</strong>. Ma una Corte che sostituisce la politica diventa un problema.</p>
<p>Giovanni Terrano, 23 aprile 2026</p>
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		<title>Cospito, colpo di scena. Il Pg: &#8220;Bisogna assolvere Delmastro&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cospito-colpo-di-scena-il-pg-bisogna-assolvere-delmastro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:59:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La procura aveva chiesto l'archiviazione, ma l'ex sottosegretario aveva ottenuto l'imputazione coatta. E di fronte alla richiesta di assoluzione, un giudice in primo grado l'aveva condannato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cospito-colpo-di-scena-il-pg-bisogna-assolvere-delmastro/">Cospito, colpo di scena. Il Pg: &#8220;Bisogna assolvere Delmastro&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Procura generale di Roma chiede l’assoluzione per <strong>Andrea Delmastro Delle Vedove</strong> nel processo d’Appello legato al caso dell’anarchico <strong>Alfredo</strong> <strong>Cospito</strong>. La richiesta, avanzata davanti alla terza sezione della Corte d’Appello della Capitale, punta a ribaltare la sentenza di primo grado che aveva condannato l’ex sottosegretario alla Giustizia a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio.</p>
<p>Secondo quanto sostenuto in aula dal sostituto procuratore generale, Tonino Di Bona, non ci sarebbero elementi sufficienti per configurare il reato contestato. Al centro della valutazione, in particolare, la natura degli atti oggetto della vicenda:<strong> per l’accusa non vi sarebbe stata “certezza sulla segretezza”</strong>, dal momento che si trattava di documenti a “limitata divulgazione” ma senza una esplicita indicazione di riservatezza. Da qui la conclusione: il fatto non costituisce reato.</p>
<p>Delmastro, assistito dall’avvocato Giuseppe Valentino, era presente in aula durante la requisitoria. Queste le tappe della vicenda. Nel febbraio del 2023, <strong>Giovanni Donzelli</strong> in parlamento attacca gli esponenti del Pd andati in carcere a trovare Cospito, in quei giorni in sciopero della fame per protestare contro le sue condizioni detentive. Nel farlo, Donzelli rivela il contenuto di alcune conversazioni che avrebbe potuto ricevere proprio da Delmastro con cui condivideva un appartamento a Roma. Per quella &#8220;rivelazione&#8221; l&#8217;ex sottosegretario alla Giustizia era stato indagato e, dopo la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura, il Gup aveva disposto l&#8217;imputazione coatta. Mandandolo a processo. Qui i pm Ielo e Affinito avevano di nuovo formulato la richiesta di assoluzione, <a href="https://www.nicolaporro.it/delmastro-ma-che-strano-il-pm-chiede-lassoluzione-il-giudice-lo-condanna/" target="_blank" rel="noopener">ma il giudice aveva deciso di <strong>condannare Delmastro</strong> a otto mesi di carcere</a>. Era il 20 febbraio di un anno fa: in quell’occasione i giudici avevano riconosciuto le attenuanti generiche all’imputato, disponendo anche la sospensione della pena e un anno di interdizione dai pubblici uffici. Respinte invece le richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili, tra cui quattro parlamentari del Partito Democratico. Oggi si è aperto il processo di appello, con la pubblica accusa &#8211; il Pg, appunto &#8211; che chiede di nuovo l&#8217;assoluzione dell&#8217;esponente di FdI. Ora la parola passa ai giudici d’Appello, chiamati a decidere se confermare o ribaltare la condanna di primo grado alla luce delle argomentazioni della Procura generale. Il nodo centrale resta quello indicato dall’accusa: stabilire se gli atti contestati fossero effettivamente coperti da segreto oppure no. Una valutazione che sarà determinante per l’esito del processo.</p>
<p>Nel frattempo, Delmastro si è dimesso dall’incarico di sottosegretario alla Giustizia lo scorso 24 marzo a causa di un altro &#8220;scandalo&#8221; relativo alla partecipazione societaria in una Bisteccheria insieme alla figlia di un prestanome di un clan mafioso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cospito-colpo-di-scena-il-pg-bisogna-assolvere-delmastro/">Cospito, colpo di scena. Il Pg: &#8220;Bisogna assolvere Delmastro&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;incredibile, assurdo caso delle toghe (non) &#8220;punite&#8221; per il caso Esposito</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lincredibile-assurdo-caso-delle-toghe-non-punite-per-il-caso-esposito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 08:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giudici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ex senatore intercettato illegalmente. La Cassazione conferma la sanzione, ma è un buffetto. Oppure un cambio di sede</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lincredibile-assurdo-caso-delle-toghe-non-punite-per-il-caso-esposito/">L&#8217;incredibile, assurdo caso delle toghe (non) &#8220;punite&#8221; per il caso Esposito</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come riportato da una parte della stampa nazionale, dopo un lunghissimo iter investigativo e processuale, l’ex senatore dem, <strong>Stefano Esposito</strong>, sembra aver ottenuto una parziale forma di giustizia nei riguardi di <strong>due magistrati</strong> che non hanno rispettato le regole che tutelano i parlamentari nello svolgimento delle loro funzioni e prerogative.</p>
<p>“Il senatore Esposito – spiega <strong>Ermes Antonucci</strong> in un articolo pubblicato su<em> Il Foglio</em> &#8211; venne intercettato casualmente nel 2015 mentre conversava al telefono con l’imprenditore Giulio Muttoni, suo amico di lunga data, nei confronti del quale la procura di Torino aveva aperto un’indagine (poi finita con il proscioglimento di Muttoni). Nonostante già nell’agosto 2015 Esposito fosse stato identificato dalla polizia giudiziaria come &#8216;senatore della Repubblica italiana&#8217; e interlocutore abituale dell’imprenditore, il pm Colace continuò a far intercettare le telefonate tra Muttoni ed Esposito, <strong>tanto da captare in tutto 500 conversazioni in tre anni&#8221;</strong>. Tant’è che la Corte Costituzionale nel 2023, a otto anni dall’inizio di questa ennesima odissea giudiziaria, dichiarò nullo il procedimento ai danni del politico dem, sostenendo che, oltre alla mancanza della previa autorizzazione del Senato, “la complessiva attività di indagine posta in essere dall’autorità giudiziaria denota, con particolare evidenza, che l’attività di intercettazione che ha coinvolto l’allora senatore Esposito fosse univocamente diretta a captare le sue comunicazioni”.</p>
<p>Ciò, sottolineò la Consulta, avvenne in violazione dell’articolo 68 della Carta, volta a tutelare il Parlamento nel suo complesso da eventuali e “<strong>indebite interferenze del potere giudiziario</strong>&#8220;. Dopodiché, nel dicembre del 2024, dopo sette anni, il GIP di Roma, su proposta del PM, dispone l’archiviazione per Esposito, accusato di corruzione e il traffico di influenze illecite nell&#8217;inchiesta &#8216;Bigliettopoli&#8217; riguardo a presunti scambi di favori con l&#8217;imprenditore Giulio Muttoni, ex patron della società promotrice di spettacoli musicali Set Up Live. Tuttavia, sempre come riporta <em>II Foglio</em>, “Anziché attivare la procedura di stralcio delle intercettazioni che coinvolgevano Esposito (per chiederne la distruzione), al termine delle indagini il pm Colace chiese il rinvio a giudizio di Esposito” portando come prova della sua colpevolezza ben 126 intercettazioni, facendo così ricorso a ciò che il Csm ha qualificato come un escamotage per aggirare la disciplina attuativa del dettato costituzionale.” E il Giudice per l’udienza preliminare “Minutella incredibilmente accolse la richiesta di rinvio a giudizio.”</p>
<p>Alla fine della fiera, per così dire,<strong> i due magistrati vengono sottoposti ad un procedimento disciplinare</strong> da parte del Csm, che li punisce con poco più di un buffetto. Questi fanno ricorso, ma la Cassazione conferma le sanzioni comminate. In soldoni l’ex pm di Torino viene trasferito in un Tribunale civile, mentre per la Gup viene ribadita la censura già ricevuta.</p>
<p>Amaro in questo senso il commento di Esposito, il quale a causa di questa vicenda è stato costretto ad abbandonare la vita politica: “Le legge ha fatto il suo corso, ma la giustizia è tutta un’altra cosa, perché ciò che ho subìto, i danni patiti da me, da mia moglie e dai miei figli non saranno certo sanati&#8221;.</p>
<p>Assolutamente condivisibile il commento finale di Antonucci: “Se un magistrato viola in maniera grave ed evidente la Costituzione, viene punito con il trasferimento a Milano, cioè un ufficio persino più importante di quello in cui ha commesso l’illecito, e il passaggio al civile, come se questo contasse meno del penale. Saranno contenti i cittadini milanesi, che si troveranno ad avere a che fare con il pm, anzi con il giudice Colace&#8221;.</p>
<p>In ultima analisi ci dispiace per il buon Esposito, <strong>esponente della riserva indiana dei moderati dem</strong> che in passato ebbe altri problemi giudiziari per aver “diffamato” alcuni militanti No tav e del centro sociale Askatasuna, ma i suoi attuali ex compagni di partito hanno letteralmente fatto carte false per bloccare una riforma della giustizia, come dimostra la sua brutta vicenda, assolutamente necessaria.</p>
<p>Claudio Romiti, 10 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lincredibile-assurdo-caso-delle-toghe-non-punite-per-il-caso-esposito/">L&#8217;incredibile, assurdo caso delle toghe (non) &#8220;punite&#8221; per il caso Esposito</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Questi numeri smentiscono Gratteri</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/questi-numeri-smentiscono-gratteri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 12:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[nicola gratteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Errori clamorosi, inchieste svuotate e dati piegati: il racconto dell’antimafia spettacolo di Nicola Gratteri si scontra con i numeri</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questi-numeri-smentiscono-gratteri/">Questi numeri smentiscono Gratteri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da diverso tempo, purtroppo, c’è un momento nella narrazione pubblica della giustizia italiana in cui il magistrato diventa personaggio. Non più soltanto uomo delle istituzioni, ma simbolo, volto televisivo, oracolo buono per ogni talk. <strong>Nicola Gratteri</strong> è da anni uno di questi simboli: l’uomo della lotta alla ’ndrangheta, il pubblico ministero inflessibile, il volto rassicurante dell’antimafia militante. Poi però arrivano i numeri, arrivano i fatti. E soprattutto arrivano – implacabili – i risultati. E lì la narrazione comincia a scricchiolare. Perché se si scava sotto la superficie, come fa con puntiglio <em>Il Foglio</em>, emergono storie che raccontano un’altra faccia: quella dei <strong>flop</strong>. Non incidenti isolati, ma crepe sistemiche tra ambizione investigativa e realtà processuale.</p>
<p>Il caso di <strong>Platì</strong> è forse il più emblematico, perché ha dentro tutto: la potenza spettacolare dell’azione giudiziaria e la debolezza finale del suo esito. Nel 2003, in un paese di appena 3.800 abitanti, scattano <strong>125 arresti</strong>, una retata che sembra voler riscrivere la geografia della ’ndrangheta. Numeri da operazione storica, da prima pagina, da conferenza stampa con effetto wow. Peccato che, anni dopo, il bilancio sia desolante: <strong>su 215 indagati, soltanto otto condanne e nessuna per mafia</strong>. Il resto? Assoluzioni, prescrizioni, risarcimenti per ingiusta detenzione</p>
<p>Ma il dettaglio che trasforma la vicenda da tragica a grottesca è quasi letterario. <strong>Un errore linguistico: “latistanti” scambiato per “latitanti”</strong>. Una parola fraintesa che diventa un’inchiesta, un’inchiesta che diventa una retata, una retata che diventa un fallimento giudiziario. Viene da chiedersi se sia più inquietante l’errore o il sistema che lo ha trasformato in verità processuale. E allora Platì non è più solo un caso giudiziario. Diventa un paradigma. Il paradigma di una giustizia che parte fortissimo e arriva sfinita, che costruisce teoremi ambiziosi e li vede sgretolarsi davanti al vaglio delle sentenze.</p>
<p>Ma non è solo la giustizia, è anche la politica – o meglio, il modo in cui la giustizia entra nel dibattito politico. Qui il secondo capitolo raccontato da Il Foglio è ancora più interessante, perché riguarda<strong> il referendum e il famoso tema del “voto mafioso”</strong>. Secondo una narrazione rilanciata anche da Gratteri, in alcuni contesti ad alta presenza criminale il voto avrebbe seguito logiche prevedibili. Peccato che i dati complessivi raccontino un’altra storia. Se si prendono tutti i comuni sciolti per mafia dal 1991 a oggi – 273 in totale – il risultato è opposto: il No ha vinto in circa tre casi su quattro, con il 60,25 per cento dei voti. Altro che schema semplice, altro che equazione mafia uguale voto. Qui siamo di fronte a un problema più serio: la selezione dei dati, il campione scelto ad hoc, la tentazione di piegare la realtà a una tesi.</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1339738094648633%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il compito è anche facile: smontare la retorica con i numeri, mettere in fila i fatti e lasciare che parlino da soli. Perché la verità è che il mito del magistrato infallibile regge finché non si confronta con i risultati. E quando lo fa, spesso vacilla. Questo non significa negare la storia personale di Gratteri, il suo impegno, il fatto – incontestabile – che viva sotto scorta da decenni per la sua attività contro la criminalità organizzata. Ma proprio per questo, proprio perché parliamo di una figura simbolica, il tema dei suoi errori diventa ancora più rilevante. Perché il problema non è il singolo flop. Il problema è <strong>quando il flop viene nascosto sotto il tappeto della narrazione</strong>.</p>
<p>E allora la domanda finale è semplice, quasi brutale: può una giustizia che sbaglia così tanto permettersi di non fare autocritica? Può un sistema che produce 125 arresti e otto condanne continuare a raccontarsi come infallibile? Può un dibattito pubblico fondarsi su dati selezionati senza che nessuno chieda conto?</p>
<p>Forse il vero flop non è nemmeno quello giudiziario. È quello culturale. È l’idea che basti l’enfasi, basti il personaggio, basti il racconto, per sostituire i fatti. E invece no. I fatti, prima o poi, presentano il conto. Sempre.</p>
<p>Franco Lodige, 5 aprile 2026</p>
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		<title>Inseguimenti e legge: dove finisce il dovere e inizia la colpa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/inseguimenti-e-legge-dove-finisce-il-dovere-e-inizia-la-colpa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Carta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 07:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[ramy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso Ramy riaccende il dibattito su responsabilità e uso della forza da parte della polizia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul caso della morte di<strong> Ramy Elgaml</strong>, per il quale la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio anche per il militare dell’Arma dei Carabinieri che condusse il fatale inseguimento, è doveroso ribadire una premessa che spesso viene ignorata: i processi si celebrano nelle aule di giustizia, non sui giornali. Senza conoscere le carte, le perizie, le dichiarazioni complete e il contraddittorio tra le parti, ogni giudizio su torti e ragioni è privo di senso.</p>
<p>Ciò detto, una riflessione di carattere generale, avulsa dal caso concreto, è comunque possibile. Un inseguimento ad alta velocità nelle strade cittadine – specie quando il fuggitivo procede a velocità elevatissime mettendo in pericolo chiunque incontri – non è una situazione ordinaria di circolazione stradale. È, al contrario, una situazione di pericolo pubblico nella quale<strong> l’intervento delle forze dell’ordine è obbligatorio</strong>, perché finalizzato a interrompere una possibile escalation.</p>
<p>In questo contesto, assimilare il comportamento dell’operatore di polizia a quello di un normale automobilista è un errore giuridico, prima ancora che logico. <strong>L’articolo 177 del Codice della strada</strong> consente ai veicoli in servizio di emergenza, con dispositivi acustici e luminosi attivi, di derogare alle regole della circolazione, proprio perché la loro funzione è quella di intervenire a tutela della sicurezza collettiva (anche a discapito della propria). Certamente permane un dovere, seppur non rigidamente definito, di rispettare le regole di comune prudenza e diligenza; tuttavia, tale dovere non può essere interpretato secondo parametri ordinari, pena lo svuotamento di significato della funzione stessa delle forze dell’ordine.</p>
<p>L’articolo 53 del Codice Penale disciplina <strong>l’uso legittimo delle armi</strong> e, più in generale, dei mezzi di coazione fisica da parte del pubblico ufficiale. La giurisprudenza concorda nel ritenere che tali strumenti non si esauriscano nelle armi in senso stretto, ma comprendano ogni mezzo idoneo a vincere una resistenza attiva, purché utilizzato nell’ambito di un dovere d’ufficio.</p>
<p>In questa prospettiva, anche un’autovettura di servizio può diventare, in concreto, uno strumento di coazione fisica quando venga impiegata per fermare un soggetto in fuga. Non si tratta di un uso deliberatamente offensivo o letale, ma di un mezzo funzionale a interrompere una condotta pericolosa per la collettività e, comunque, integrante <strong>un reato di resistenza a pubblico ufficiale.</strong></p>
<p>In tali circostanze, l’inseguimento è un’azione che comporta <strong>un margine di rischio</strong> (anche per gli operanti, si ribadisce), poiché si inserisce in una situazione già compromessa dalla scelta del fuggitivo di sottrarsi al controllo.</p>
<p>Pretendere che, in tale contesto, l’operatore rispetti integralmente le regole della circolazione o mantenga standard di sicurezza paragonabili a quelli di un comune utente della strada equivale a negare la possibilità stessa dell’inseguimento, nonostante il <strong>suo obbligo morale</strong>: le forze dell’ordine non possono certo rinunciare a fermare il fuggitivo.</p>
<p>Il vero nodo giuridico, allora, non è stabilire se l’attività sia stata “pericolosa” – perché lo è per definizione – ma se vi sia stato un eccesso rispetto ai limiti funzionali dell’intervento. Ciò richiede <strong>una valutazione tecnica e probatoria approfondita,</strong> coerente con la specifica funzione degli operatori di polizia.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ramy-accuse-assurde-da-oggi-sono-aboliti-i-posti-di-blocco/" target="_blank" rel="noopener">Ramy, accuse assurde: da oggi sono aboliti i posti di blocco</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caso-ramy-chiesto-il-processo-per-il-carabiniere-accusato-di-omicidio-stradale/" target="_blank" rel="noopener">Caso Ramy, chiesto il processo per il carabiniere accusato di omicidio stradale</a></li>
</ul>
<p>Ridurre tutto a una responsabilità da normale utente della strada significa ignorare un dato essenziale: la sequenza causale si attiva con la fuga del soggetto fermato, e<strong> i carabinieri non possono voltarsi dall’altra parte.</strong> Quella scelta iniziale – consapevole e deliberata – genera il contesto di rischio che poi si sviluppa. Per questo, in generale e senza esprimere giudizi su un caso concreto che dovrà essere vagliato dai giudici, una cosa può essere affermata con chiarezza: non si può giudicare un inseguimento con le categorie della normalità, né si può trasformare chi interviene obbligatoriamente per fermare un pericolo in un semplice automobilista imprudente.</p>
<p><strong>Il diritto deve saper distinguere</strong>. Soprattutto, si deve evitare la tentazione di riscrivere a posteriori le regole dell’azione di polizia sulla base dell’esito, anziché della funzione pubblica esercitata, peraltro a fronte di una retribuzione del tutto sproporzionata rispetto al rischio (personale e giudiziario) che ne deriva.</p>
<p>Giorgio Carta, 6 aprile 2026</p>
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		<item>
		<title>I pm mettono nel mirino la vendita di San Siro: perquisizioni in corso</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-pm-mettono-nel-mirino-la-vendita-di-san-siro-perquisizioni-in-corso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 07:54:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[san siro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'inchiesta sull'urbanistica ora punta sul Mezza ceduto a Inter e Milan per circa 197 milioni di euro</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Perquisizioni a tappeto e cellulari sequestrati: l’inchiesta sulla vendita di<strong> San Siro</strong> entra in una fase operativa e delicata. Come riferisce <em>ANSA</em>, la Guardia di finanza sta eseguendo un decreto del gip Roberto Crepaldi nei confronti di diversi soggetti coinvolti, tra cui ex amministratori pubblici, dirigenti e consulenti legati a Inter e Milan. I militari stanno operando negli uffici del Comune di Milano, nella sede della società M-I Stadio e nelle abitazioni di alcuni indagati.</p>
<p>Il fascicolo, coordinato dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, ipotizza reati pesanti: turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio. Nel registro degli indagati compaiono, tra gli altri, gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, il direttore generale di Palazzo Marino Christian Malangone, oltre a manager e consulenti delle due società calcistiche.<strong> L’indagine si inserisce nel solco della maxi inchiesta sull’urbanistica milanese</strong>, da cui sono emersi elementi investigativi – chat e mail – ritenuti rilevanti per approfondire il dossier stadio.</p>
<p>Sotto la lente degli inquirenti c’è l’operazione che ha portato alla cessione del Meazza a <strong>Inter</strong> e <strong>Milan</strong> per circa 197 milioni di euro. Il sospetto, tutto da verificare, è che l’iter possa aver favorito interessi privati a discapito di quelli pubblici, anche attraverso l’utilizzo della normativa sugli stadi per sostenere progetti di sviluppo immobiliare nell’area.</p>
<p>Nel decreto di perquisizione emerge anche una chat del 2019 dell’architetto Stefano Boeri, che metteva in guardia il sindaco <strong>Giuseppe Sala:</strong> “Attenzione che si crea un grave precedente di sostituzione di interessi privati e decisioni private ai criteri di informazione e scelta -del Comune- basati sull&#8217;interesse collettivo”. Un passaggio che gli investigatori considerano significativo per ricostruire il contesto decisionale.</p>
<p>Le perquisizioni, estese anche a soggetti terzi, puntano ora a raccogliere ulteriori elementi utili a chiarire se la vendita dello stadio sia avvenuta nel rispetto delle regole o se, come ipotizzato, vi siano state interferenze indebite. Un’indagine destinata ad avere inevitabili ricadute politiche e amministrative sulla gestione del futuro di San Siro.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
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		<title>Ha vinto l’Italia dell’odio e della disinformazione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ha-vinto-litalia-dellodio-e-della-disinformazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonino Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 16:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un risultato che lascia amarezza e apre interrogativi profondi sullo stato della nostra democrazia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’esito della <strong>consultazione popolare</strong> ha evidenziato che metà del Paese appare ancora ancorata a sistemi di potere, condizionata dalla politica e in contrasto con il concetto di voto consapevole. Mi chiedo, alla luce di ciò che è accaduto da quando è in carica l’attuale Esecutivo — legittimato anch’esso da un Parlamento espressione della volontà dei cittadini — <strong>se gli esponenti del NO che abusano del termine “democrazia”</strong> considerino le scorse elezioni politiche una sorta di “rapina”, essendo stati sconfitti.</p>
<p>È il solito <strong>atteggiamento antidemocratico</strong> cui abbiamo assistito da ottobre 2022, quando, all’indomani delle elezioni e dopo aver pubblicamente attaccato il Governo (anche a livello internazionale), definendolo “fascista”, sono iniziate manovre per tentare di indebolirlo attraverso strumentalizzazioni di ogni genere: dal sostegno ad Hamas, al <strong>supporto alla Repubblica degli Ayatollah</strong>, dalla difesa del regime di Maduro alle scarcerazioni di immigrati irregolari responsabili di reati gravi, fino all’ostruzionismo sul protocollo Albania, agli scioperi e alla diffusione di odio attraverso piazze infuocate.</p>
<p>Il referendum è stato, dunque, un ulteriore strumento — o pretesto, se si preferisce — al pari degli eventi citati, per perseguire sempre lo stesso obiettivo: delegittimare e mettere in difficoltà un Governo pienamente legittimo. Non si è mai, e sottolineo mai,<strong> entrati nel merito delle questioni. </strong>La riforma, inoltre, avrebbe rappresentato anche una concreta minaccia per quella parte della magistratura che non opera secondo i dettami costituzionali, ma secondo linee guida di forze politiche agendo dietro le quinte, compromettendo imparzialità e deontologia che dovrebbero caratterizzare il più importante potere dello Stato.</p>
<h2>Voto, espressione di odio e disinformazione</h2>
<p>L’analisi del voto non lascia spazio a interpretazioni, soprattutto considerando toni e contenuti di basso livello, lontani anni luce dal merito della riforma (con le dovute eccezioni), espressi dai leader del fronte del NO e persino da alcuni magistrati che si sono lasciati andare a dichiarazioni tutt’altro che istituzionali. Naturalmente anche da parte dei sostenitori della riforma<strong> vi sono state cadute di stile,</strong> ma sempre accompagnate da un’informazione sulle possibili conseguenze del sistema giustizia nei due scenari, garantendo un approccio informativo più corretto.</p>
<p>Si sono così confrontati due schieramenti: da un lato i promotori, che si sono attenuti al merito, <strong>dall’altro le opposizioni, che avrebbero scelto di disinformare le masse</strong> con l’obiettivo di “mandare a casa la Meloni e il suo Esecutivo”, sfruttando la già diffusa scarsa propensione alla lettura e all’informazione (l’Italia risulta tra gli ultimi Paesi europei per livelli di lettura e cultura media), diffondendo false narrazioni e alimentando l’odio verso la Presidente del Consiglio e il Governo.</p>
<p>Di conseguenza, chi ha creduto a tali narrazioni e si è lasciato guidare dall’odio avrebbe votato NO, con le dovute eccezioni, senza nemmeno comprendere pienamente l’oggetto del voto, come emerso in numerosi dibattiti anche con esponenti del <strong>Movimento 5 Stelle</strong> che non avrebbero letto integralmente il testo della riforma.</p>
<p>Non a caso, appena un’ora dopo l’ufficializzazione della vittoria del NO, <strong>i leader delle opposizioni hanno dichiarato di essere pronti a governare</strong>, e qualcuno ha persino chiesto le dimissioni della Presidente del Consiglio. Dinamiche che, secondo questa lettura, non si sarebbero mai viste neppure in contesti estremi.</p>
<h2>Lombardia, Veneto e Friuli: le ragioni del SÌ</h2>
<p>Se ci si chiede perché in <strong>Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia</strong> — considerate locomotive del Paese — abbia prevalso il SÌ, la risposta viene individuata nella consapevolezza degli elettori, che avrebbero votato conoscendo gli scenari della riforma e le relative conseguenze.</p>
<p>Si tratta di <strong>territori caratterizzati da una forte cultura del lavoro,</strong> piccoli e medi imprenditori, industriali, lavoratori e famiglie per i quali la funzionalità del sistema giudiziario è prioritaria. In queste aree le esportazioni vengono prima delle dinamiche sindacali considerate paralizzanti, mentre il fenomeno dell’immigrazione irregolare viene percepito come un problema sociale e non come una risorsa, contrariamente a quanto sostenuto da alcune posizioni politiche.</p>
<p>In queste regioni si sarebbe votato con maggiore consapevolezza, <strong>nell’ottica di una modernizzazione dello Stato</strong> e del suo sistema giudiziario, elemento chiave per competere con le grandi economie occidentali. Il messaggio, pur nella sconfitta nazionale, sarebbe stato chiaro: una richiesta di un’Italia capace di crescere, non bloccata da sistemi di potere e clientele che influenzano la vita di cittadini e imprese.</p>
<h2>Onore ai magistrati coraggiosi e agli italiani favorevoli alla riforma</h2>
<p>Durante la campagna referendaria si sarebbero verificati numerosi cambi di posizione (<strong>citati i casi di Travaglio, Gratteri, Gomez e altri</strong>), che in passato avrebbero sostenuto la separazione delle carriere e il sorteggio e successivamente avrebbero cambiato opinione.</p>
<p>Accanto a ciò, vi sarebbero state anche <strong>prese di posizione coraggiose da parte di esponenti della magistratura</strong> non condizionati dalle correnti politiche interne, impegnati nel tentativo di contrastare un sistema in cui, secondo questa lettura, avanzerebbero soprattutto coloro che risultano “schierati” più che meritevoli.</p>
<p>Non sarebbe semplice per loro, anche alla luce di alcuni comportamenti successivi al voto, interpretati come festeggiamenti irrispettosi nei confronti della Presidente del Consiglio e di colleghi magistrati, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/vanno-sparati-cosa-circolava-nelle-chat-delle-toghe-la-rivelazione-di-imparato/" target="_blank" rel="noopener"><strong>tra cui la dottoressa Imparato,</strong></a> che avrebbe sostenuto la riforma fino all’ultimo.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/referendum-gratteri-esulta-per-il-segnale-forte/" target="_blank" rel="noopener">Referendum, Gratteri esulta per il segnale forte</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/a-napoli-i-magistrati-brindano-e-cantano-bella-ciao-cori-choc-contro-meloni/" target="_blank" rel="noopener">A Napoli i magistrati brindano e cantano Bella Ciao Cori choc contro Meloni</a></li>
</ul>
<p>Secondo questa prospettiva, vi sarebbe il rischio di future ritorsioni o <strong>“rese dei conti”,</strong> come sostenuto da alcune dichiarazioni attribuite al dottor <strong>Gratteri</strong>, non solo verso giornalisti favorevoli alla riforma ma anche verso magistrati interni che l’avrebbero sostenuta. Vengono inoltre menzionate realtà territoriali difficili, dove esprimere determinate posizioni politiche risulterebbe complesso a causa di dinamiche clientelari e di controllo del consenso.</p>
<p>In conclusione, si tratta di <strong>una storica opportunità che sarebbe stata sprecata,</strong> secondo questa visione, a causa della disonestà intellettuale di chi accetterebbe la volontà popolare solo quando essa coincide con le proprie posizioni.</p>
<p>Antonino Papa, 26 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ha-vinto-litalia-dellodio-e-della-disinformazione/">Ha vinto l’Italia dell’odio e della disinformazione</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Travaglio, l’impunito (che sfotte)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/travaglio-limpunito-che-sfotte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Alfredo Galetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 21:26:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Gaia Tortora]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=310239</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’irriverenza continua dei manettari mediatici contro la memoria di Tortora e sua figlia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sull&#8217;<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/03/26/a-saperlo-prima/8336864/" target="_blank" rel="noopener nofollow">editoriale di ieri sul &#8220;Fatto Quotidiano&#8221;,</a> <strong>Marco Travaglio</strong> scrive: &#8220;<strong>Gaia Tortora rassicura il fan club:</strong> In nome e per conto del 46% andiamo avanti. Sempre a testa alta. Ad avercela&#8221;. Non è la prima volta. A gennaio 2026, sempre sul Fatto, Travaglio aveva già usato il caso del padre di Gaia per sostenere che <strong>la riforma non avrebbe cambiato nulla</strong>: strumento retorico prima, insulto adesso utilizzando un metodo rodato.</p>
<p><strong>In quelle due parole, &#8220;Ad avercela&#8221;,</strong> c&#8217;è il simulacro plastico del suo giornalismo, pluricondannato e mai scalfito dall&#8217;Ordine, tetragono a qualunque responsabilità deontologica, manettaro protervo verso gli altri e garantista per sé. La figlia di un innocente sbeffeggiata dall&#8217;uomo che di quella gogna ha fatto un collaudato sistema editoriale, <strong>erede del peggior &#8220;manettarismo&#8221; su piazza,</strong> con il côté di tricoteuse televisive che lo supportano.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/tortora-e-i-moretti/" target="_blank" rel="noopener">Tortora e i Moretti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/tutte-le-balle-di-travaglio-sul-referendum/" target="_blank" rel="noopener">Tutte le balle di Travaglio sul referendum</a></li>
</ul>
<p><strong>Enzo Tortora fu massacrato da chi confondeva l&#8217;accusa con la sentenza</strong>. Sua figlia porta avanti quella storia e quella battaglia con la schiena dritta. Travaglio si permette di irriderla con il suo squallido sarcasmo, forte della convinzione di essere in una botte di ferro. <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/quartarepubblica/referendum-giustizia-il-commento-di-gaia-tortora_F314087001028C08" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>Gaia Tortora ha la schiena dritta</strong> </a>e Travaglio? Ad avercela&#8230; la schiena!</p>
<p>Giulio Galetti, 27 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/travaglio-limpunito-che-sfotte/">Travaglio, l’impunito (che sfotte)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Ma quale &#8220;Bella ciao&#8221; canto condiviso: se un inno diventa propaganda di sinistra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 09:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[bella ciao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storia e politica di una canzone che oggi divide più di quanto unisca</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sin da bambino, la canzone <strong>“Bella ciao”</strong> mi incuteva un senso di disagio, di repulsione. Non ne comprendevo il motivo, ma associavo al ritornello “… ciao, ciao ciaoooo” le facce stravolte dall’odio e dalla rabbia di donne con il fazzoletto rosso al collo. E <strong>l’immagine mi intimoriva</strong>. Bene inteso, la mia famiglia, da parte di padre, è sempre stata liberale, con vene anarcoidi, mentre da parte di madre si virava al rosso.</p>
<p>Ciò nonostante, quella canzone, <strong>cantata in modo sguaiato e aggressivo,</strong> mi spaventava, e ha contribuito non poco ad allontanarmi istintivamente da quel consesso rancoroso e sguaiato. Lasciando perdere i miei ricordi fanciulleschi, mi tocca constatare che, come al solito, i sinistri sono maestri nell’arte mistificatoria e propagandistica, quando affermano che tutti gli italiani si dovrebbero riconoscere in questa canzone che è simbolo della lotta partigiana. E come tutte le mistificazioni che si rispettino <strong>c’è un fondo di verità. </strong></p>
<p>È vero, il testo parla di lotta contro l'&#8221;invasore&#8221; senza riferimenti di classe o partito; Bella ciao è generico: parla di un partigiano che combatte l&#8217;invasore nazifascista e muore per la libertà. <strong>Questo lo ha reso &#8220;duttile&#8221; e inclusivo all&#8217;inizio</strong>: poteva rappresentare tutta la Resistenza (cattolici, liberali, socialisti, comunisti, azionisti), ma nel dopoguerra fu diffuso soprattutto in ambienti legati al Partito Comunista Italiano (feste dell&#8217;Unità, raccolte di canti partigiani).</p>
<p>Comunque, per la sua originaria inclusività,<strong> i governi di centrosinistra negli anni &#8217;60</strong> lo promossero proprio per sottolineare l&#8217;unità antifascista e impedire che il PCI se ne appropriasse in esclusiva. Ma la sua vera popolarità esplose tra il 1963-1964, con la versione di <strong>Yves Montand</strong> (all’anagrafe Ivo Livi, il cui padre era un attivista del PC italiano), e la sua esecuzione al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Da lì divenne un simbolo della Resistenza in senso ampio.</p>
<p><strong>A partire dal 1968</strong>, però, i movimenti studenteschi, operai e di estrema sinistra lo adottarono massicciamente come inno di <strong>protesta contro &#8220;il sistema</strong>&#8220;, l&#8217;autorità e il capitalismo. Aggiunsero perfino strofe come &#8220;Era rossa la sua bandiera… come il sangue che versò&#8221;. Da canto trasversale diventò così canto di lotta giovanile e di sinistra e l&#8217;ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d&#8217;Italia, storicamente vicina alla sinistra) lo ha eletto a simbolo del 25 aprile.</p>
<p>Negli anni &#8217;70-&#8217;80 <strong>fu cantato ai funerali di Enrico Berlinguer</strong> e in tante piazze di sinistra. Questo ha creato una percezione identitaria: per molti a sinistra è &#8220;il nostro inno&#8221;, per altri (soprattutto a destra) un simbolo &#8220;comunistizzato&#8221; o usato per etichettare come &#8220;fascista&#8221; chiunque non lo canti o lo critichi. Oggi viene intonato regolarmente in manifestazioni antifasciste, <strong>contro governi di centrodestra</strong> o proteste contro figure percepite come &#8220;di destra&#8221;.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/quel-coro-non-e-folklore-e-un-segnale/" target="_blank" rel="noopener">Quel coro non è folklore. È un segnale</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/a-napoli-i-magistrati-brindano-e-cantano-bella-ciao-cori-choc-contro-meloni/" target="_blank" rel="noopener">A Napoli i magistrati brindano e cantano Bella Ciao. Cori choc contro Meloni</a></li>
</ul>
<p>È, pertanto, diventato<strong> uno strumento di propaganda esclusiva della sinistra</strong>, che si è appropriata della Resistenza (che fu trasversale) ed è usato per dividere invece che unire. Al di là di ogni mistificazione, la realtà è che la canzone non è &#8220;nata di sinistra&#8221;, ma lo è diventata.</p>
<p>Da canto popolare di resistenza contro l&#8217;oppressore, potenzialmente di tutti gli antifascisti, è stato adottato e promosso soprattutto da sinistra, specialmente dal &#8217;68 in poi, fino a diventare simbolo identitario nei rituali, nelle piazze e nella cultura “progressista” che esclude e polarizza, legato a una narrazione storica che privilegia una sola anima della Resistenza.</p>
<p>Chi lo intona, pertanto, dichiara manifestamente il proprio schieramento politico. S<strong>olo l’ipocrisia della sinistra può chiedere di simboleggiare l’unità nazionale</strong> con questa canzone. Per tale scopo, esiste il ben più inclusivo Inno di Mameli!</p>
<p>Carlo MacKay, 25 marzo 2026</p>
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		<title>Vietato riformare la giustizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 18:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma Nordio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un Paese diviso tra richiesta di riforme e resistenze istituzionali che rendono ogni cambiamento una sfida impraticabile</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Malgrado io sia da tempo afflitto da una sorta di leopardiano pessimismo cosmico, soprattutto quando analizzo l’andamento della nostra democrazia, debbo ammettere di essere rimasto impietrito nell’apprendere l’esito del referendum sulla giustizia. <strong>Francamente non me lo aspettavo</strong>.</p>
<p>D’altro canto, qualche domanda sul livello evolutivo della nostra comunità nazionale dovremmo porcela, se paragoniamo questo sfortunato tentativo di modernizzare il sistema giudiziario alle molte iniziative demagogiche, molte delle quali assolutamente controproducenti, portate avanti dai <strong>governi sostenuti dal M5S</strong> e che all’epoca raccolsero un grande consenso.</p>
<p>E per quanto <strong>i partiti e i parrucconi del fronte del No</strong> abbiano raccontato un mare magnum di frottole, alimentando in tutti i modi lo spettro di una deriva autoritaria, è altrettanto vero che da anni i sondaggi più autorevoli registrano un livello di fiducia dei cittadini nei riguardi della magistratura assai basso. Un livello lontanissimo dai “fasti” dell’epopea di Mani pulite.</p>
<p>Per chi crede <strong>nei valori del garantismo</strong> – valori che i difensori manettari della “Costituzione più bella del mondo” dimenticano troppo spesso – la grande occasione persa lascerà una ferita molto profonda, oltre alla consapevolezza che un tale fallimento allontana di anni luci una concreta possibilità di riformare la giustizia.</p>
<p>E la prova più evidente di ciò che ci aspetta da qui in avanti l’hanno fornita<a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/a-napoli-i-magistrati-brindano-e-cantano-bella-ciao-cori-choc-contro-meloni/" target="_blank" rel="noopener"><strong> alcuni magistrati in festa</strong></a>, appresa la vittoria del No, che hanno inscenato scomposti cori da stadio e intonando la sinistra “Bella ciao”, e cantando “chi non salta Meloni è”, manifestando, ad essere buoni, scarsa considerazione per la figura istituzionale incarnata dalla premier. Francamente, da semplice cittadino che ha sempre sempre rispettato il principio di autorità,<strong> lo spettacolo è stato indecente</strong>, minando gravemente la necessaria serietà ed autorevolezza che dovrebbe necessariamente contraddistinguere qualunque magistrato.</p>
<p>L’unico neo, se così vogliamo dire, alla chiassosa apoteosi di chi si ha sostenuto la linea della conservazione è stato <strong>il chiaro successo del Sì nelle regioni più avanzate del Nord produttivo</strong>, laddove, evidentemente, chi ancora oggi tira la carretta di un Paese sempre in bilico forse vorrebbe uscire da quei meccanismo giudiziari farraginosi e bizantini che, secondo molti analisti, rappresentano un freno non indifferente per chi vorrebbe fare seriamente impresa. Forse questa<strong> è l’ultima speranza per non morire metaforicamente disperati.</strong></p>
<p>Claudio Romiti, 26 marzo 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/referendum-le-ragioni-della-sconfitta/">Referendum, le ragioni della sconfitta</a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>“Servirebbe pure il sorteggio…”. Ora i magistrati vogliono la riforma</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/servirebbe-pure-il-sorteggio-ora-i-magistrati-vogliono-la-riforma/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/servirebbe-pure-il-sorteggio-ora-i-magistrati-vogliono-la-riforma/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 08:32:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[nino di matteo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da non credere: Di Matteo esulta per la vittoria del No ma poi chiede di intervenire sul sistema giudiziario</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è qualcosa di meraviglioso, nel senso negativo e ironico del termine, nel <em>day after</em> del <strong>referendum sulla giustizia</strong>. Il governo aveva cercato di mettere un correttivo ai mali che da tempo attanagliano l&#8217;ordine giudiziario, vedi la degenerazione delle correnti e un sistema, quello del Csm, incapace di sanzionare adeguatamente i magistrati che sbagliano. E ora, dopo aver condotto una battaglia di fuoco contro le modifiche costituzionali, il giorno dopo si scopre che buona parte di quelli che urlavano NO adesso chiedono la <strong>riforma della giustizia</strong>.</p>
<p>Sembra una barzelletta, ma non lo è. Ieri <a href="https://www.nicolaporro.it/adesso-il-pd-vuole-la-riforma/" target="_blank" rel="noopener">il nostro barista vi ha raccontato il caso del Pd</a>, che si scopre riformista dopo aver affossato la riforma. E oggi è il turno di <strong>Nino Di Matteo</strong> che, Intervistato da <em>La Stampa</em>, si dice sì «felice» per la vittoria del No, ma allo stesso tempo riconosce che il sistema giudiziario italiano ha bisogno di interventi.</p>
<p>«I cittadini <strong>hanno detto no al tentativo di modificare sette articoli della Costituzione</strong> senza un solo emendamento parlamentare», spiega. «Sono felice perché il voto è l’ulteriore dimostrazione che nel Paese esiste una maggioranza silenziosa, che non si riconosce necessariamente nei partiti, e crede nella Costituzione». Un passaggio in cui Di Matteo sottolinea anche un elemento politico non secondario: «Mi ha colpito la mobilitazione dei più giovani».</p>
<p>Sul ruolo della magistratura nel dibattito pubblico, il giudice respinge le accuse di invasione di campo. «Credo che il magistrato, quando si parla di riforme che riguardano la giustizia o la lotta al crimine, <strong>abbia il diritto di dire la sua</strong>. In questo caso ho sentito il dovere di farlo perché ho visto un pericolo per le garanzie dei cittadini». E, replicando a Giusi Bartolozzi, che aveva parlato di “plotone di esecuzione”, aggiunge: «A me è venuto in mente quello davanti al quale si sono trovati i ventotto magistrati uccisi dalla mafia e dal terrorismo».</p>
<p>Non manca però una presa di distanza da alcuni eccessi interni alla categoria. Di fronte alle immagini di <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/a-napoli-i-magistrati-brindano-e-cantano-bella-ciao-cori-choc-contro-meloni/" target="_blank" rel="noopener">procure in festa per il risultato referendario</a>, Di Matteo ammette che «certe reazioni potevano essere evitate».</p>
<p>Il punto centrale resta però <strong>il futuro della giustizia</strong> dopo lo stop alla riforma. «Sarebbe intellettualmente disonesto pensare che la giustizia e l’autogoverno della magistratura funzionino in maniera perfetta», riconosce Di Matteo. «C’è da ridurre i tempi del processo garantendo efficienza, senza sacrificare le garanzie, e c’è da recidere<strong> il legame patologico fra le correnti dell’Anm e il Csm</strong>». Capito? Va fatta la riforma che prevedeva la riforma Nordio, però quella l&#8217;hanno bocciata perché, spiega il magistrato, «ogni cambiamento va costruito con il giusto metodo, quello delle riforme ordinarie».</p>
<p>Nel merito delle proposte bocciate, l’ex consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura è netto: «Il rimedio era peggiore del male: prevedendo due tipi diversi di sorteggio nel Consiglio si sarebbero spostati gli equilibri a favore della politica». E sull’ipotesi di un organo di autogoverno separato per i pm: «Lo dico da pubblico ministero: l’autoreferenzialità di un organo diverso da quello del <strong>giudice</strong> sarebbe stato pericoloso per i cittadini».</p>
<p>Volete la perla finale? Come superare allora il problema delle correnti? Sapete come? Con il sorteggio. O meglio, con «un sorteggio temperato», cioè «una lista di cento o duecento magistrati <strong>estratti a sorte</strong> dalla quale poi scegliere con voto chi mandare al Csm». E aggiunge: «Resto anche convinto della utilità di un divieto temporaneo di eleggibilità di chi abbia ricoperto incarichi apicali all’interno dell’Anm o delle singole correnti». Scusate: ma il sorteggio non era offensivo nei confronti dei magistrati? Non avrebbe rischiato di far andare al Csm persone poco competenti nella materia di gestione dell&#8217;organo di autogoverno delle toghe?</p>
<p>A questo si aggiunge anche il comunicato arrivato oggi da Area democratica per la giustizia: &#8220;Dopo la clamorosa vittoria al referendum, è sorta dal basso la iniziativa di tanti <strong>giovani magistrati</strong> per chiedere una assemblea straordinaria della <strong>Anm</strong> per discutere ed affrontare i veri problemi del servizio giustizia. Così come la mobilitazione per il No, si tratta di un altro ottimo esempio della vivacità culturale della magistratura italiana che si manifesta anche al di là delle forme classiche di associazionismo. Sono fenomeni da incoraggiare, nel rispetto delle regole statutarie della Anm. Per favorire la iniziativa -annunciano i magistrati progressisti- il gruppo di AreaDg nel Comitato direttivo centrale ha chiesto di inserire nell&#8217;ordine del giorno del Cdc di sabato prossimo la convocazione di una assemblea straordinaria, a prescindere dal raggiungimento del numero di firme raccolte&#8221;. Il giorno dopo, tutti riformisti?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’ANM, il partito che farà il nostro bene (si fa per dire)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lanm-il-partito-che-fara-il-nostro-bene-si-fa-per-dire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 19:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Anm]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal referendum all’impegno civile: il rischio di una magistratura “militante”</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ANM, <strong>il sindacato dei magistrati,</strong> ha annunciato ieri con <a href="https://www.facebook.com/photo?fbid=1361542969351022&amp;set=pcb.1361543126017673" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>un post su Facebook</strong></a> la sua formale discesa in politica. La sua vittoria nel referendum è solo “un punto di partenza”, ci rassicura. Non basta, possiamo contare sul costante impegno della magistratura associata ad operare a beneficio di tutti noi: “La relazione con la società civile ha arricchito la magistratura e sapremo trovare gli strumenti perché <strong>questa ricchezza sia condivisa</strong> e vada a beneficio di tutto il Paese”.</p>
<p>Grazie, abbiamo finalmente <strong>un partito al di sopra di ogni sospetto</strong>. Anche la Costituzione ringrazia. Nessuno era riuscito a spiegarci meglio che il compito dei magistrati non è quello di applicare le leggi ma di utilizzare “la relazione con la società civile a beneficio di tutto il paese”.</p>
<p>E chi non accettasse questo beneficio? Si troverà dalla parte del male, è chiaro, ma i magistrati, che ne hanno il potere, sapranno come evitarlo. E <strong>la Costituzione vincerà di nuovo. </strong></p>
<p>Marco Taradash, 26 marzo 2026</p>
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]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;eterno ritorno del Rimpianto: dal nucleare alla giustizia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/leterno-ritorno-del-rimpianto-dal-nucleare-alla-giustizia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 15:16:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=309810</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come per l’energia, anche per la giustizia stiamo scegliendo oggi un problema che pagheremo domani</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/leterno-ritorno-del-rimpianto-dal-nucleare-alla-giustizia/">L&#8217;eterno ritorno del Rimpianto: dal nucleare alla giustizia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo un popolo che ama i &#8220;No&#8221; ideologici per <strong>poi maledire i &#8220;Sì&#8221; alle bollette</strong>. Nel 1987, sull’onda emotiva di <strong>Chernobyl</strong>, l’Italia decise di spegnere i motori del progresso energetico. Fu un suicidio assistito spacciato per trionfo ecologista: ci siamo illusi di essere più sicuri, mentre oggi imploriamo i vicini francesi di venderci la loro energia (nucleare) a prezzi elevatissimi. Oggi piangiamo sulle bollette, sognando quell’indipendenza energetica che abbiamo gettato alle ortiche per un pregiudizio vecchio di quarant’anni.</p>
<p>La storia, con cinica precisione, si sta ripetendo con <strong>la bocciatura del referendum costituzionale del 2026.</strong> Come nel 1987 si pensava di &#8220;fermare l&#8217;atomo&#8221; per decreto, oggi si è pensato di &#8220;difendere la Costituzione&#8221; mantenendo uno status quo fallimentare. La bocciatura della riforma della magistratura non ha salvato l&#8217;indipendenza dei giudici; ha semplicemente blindato il potere delle correnti. Se per il nucleare la fattura è in euro, per la giustizia sarà in termini di imparzialità e democrazia.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/conte-e-schlein-nel-panico-elezioni-meloni-non-si-dimetta-sarebbe-vigliacca/" target="_blank" rel="noopener">Conte e Schlein nel panico elezioni:Meloni non si dimetta, sarebbe vigliacca</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/separazione-delle-carriere-perche-il-si-puo-cambiare-la-giustizia-italiana/" target="_blank" rel="noopener">Separazione delle carriere, perché il Sì può cambiare la giustizia italiana</a></li>
</ul>
<p>Bocciare la separazione delle carriere e la riforma del CSM nel 2026 produrrà <strong>una magistratura non più libera, ma più &#8216;arroccata.</strong><br />
Vedremo giudici dimettersi per scendere in politica con un’aggressività raddoppiata, forti di un sistema che il popolo, per paura del cambiamento, ha scelto di non toccare. <strong>Cosa accadrà domani?</strong></p>
<p>Tra qualche anno, quando ci troveremo davanti a sentenze scritte col bilancino dell&#8217;appartenenza politica ed a una giustizia sempre più lenta e parziale, faremo esattamente quello che facciamo oggi davanti al contatore della luce: <strong>ci lamenteremo del sistema,</strong> dimenticando che la chiave per cambiarlo l&#8217;avevamo in mano noi, e abbiamo scelto di spezzarla. Siamo passati dal &#8220;Nucleare? No grazie&#8221; al &#8220;Giustizia? Meglio così&#8221;. In entrambi i casi, la vittoria della conservazione è solo il preludio a <strong>un risveglio molto amaro.</strong></p>
<p>Massimo Micheli, 25 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/leterno-ritorno-del-rimpianto-dal-nucleare-alla-giustizia/">L&#8217;eterno ritorno del Rimpianto: dal nucleare alla giustizia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Oltre il Sì e il No: il vero significato del referendum</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/oltre-il-si-e-il-no-il-vero-significato-del-referendum/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/oltre-il-si-e-il-no-il-vero-significato-del-referendum/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 09:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=308821</guid>

					<description><![CDATA[<p>In ballo non c’è solo il voto, ma la capacità dell’Italia di evolversi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/oltre-il-si-e-il-no-il-vero-significato-del-referendum/">Oltre il Sì e il No: il vero significato del referendum</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutte le consultazioni elettorali hanno lo stesso peso. Alcune si esauriscono nel loro risultato; altre, invece, finiscono per assumere un significato più ampio, perché riflettono il modo in cui un Paese interpreta sé stesso e il proprio tempo. <strong>Il referendum sulla giustizia</strong> in programma nelle prossime ore appartiene senz&#8217;altro a questa seconda categoria.</p>
<p>Non è solo una scelta legata ai quesiti della riforma, né un semplice passaggio della f<strong>isiologia democratica</strong>. È una verifica più profonda: della capacità collettiva di affrontare i mutamenti, di leggere la complessità, di decidere e costruire il futuro. In gioco non c’è soltanto un testo normativo o la modifica di una manciata di articoli della Carta costituzionale, ma l’atteggiamento con cui <strong>l’Italia intende affrontare le trasformazioni</strong> e porsi dinanzi al cambiamento.</p>
<p>Da qui prende forma il vero senso di questo voto, che va ben oltre il quesito referendario e si trasforma in una vera e propria prova di <strong>maturità civile e politica.</strong> Il referendum non può pertanto essere ridotto a una mera questione tecnica o a un semplice esercizio procedurale.</p>
<p>Rappresenta, piuttosto, un potenziale <strong>punto di svolta</strong>. Perché non si limiterà a sancire l’approvazione o la bocciatura di una riforma, ma offrirà un’indicazione molto più profonda sulla capacità del Paese di leggere e interpretare il proprio tempo.</p>
<p>Da anni il dibattito pubblico italiano si muove lungo una linea di tensione ben definita. Da una parte,<strong> la spinta ad innovarsi,</strong> dettata dalla necessità di confrontarsi con trasformazioni sempre più rapide e complesse; dall’altra, una tendenza alla conservazione che spesso si traduce in una difesa dogmatica dell’esistente, anche quando mostra limiti evidenti.</p>
<p>È su questo crinale che <strong>si gioca la partita</strong>. Non tanto nel merito della riforma, quanto nell’approccio con cui viene affrontata.</p>
<p>Se prevarrà una valutazione lucida, informata e aperta, allora emergerà il profilo di un Paese capace di guardare avanti ed evolvere. Un Paese che sa aggiornare i propri strumenti senza smarrire i propri riferimenti, che affronta il cambiamento come una sfida da governare e non come una minaccia da respingere. In altre parole, <strong>un’Italia moderna, capace di adattarsi e di innovare.</strong></p>
<p>Se invece il voto sarà dominato da <strong>riflessi ideologici,</strong> da paure o da una difesa dello status quo, il segnale fornito sarà molto diverso. Si rafforzerà quella dinamica tipicamente italiana che, nel tempo, ha prodotto disarmonia e immobilismo e ha alimentato una crescente difficoltà a riformare davvero il Paese.</p>
<p>È per questo che il referendum assume un valore che va ben oltre il suo oggetto specifico. Diventa una linea di demarcazione: da una parte, un’Italia che accetta la complessità e sceglie di misurarsi con essa, anche correndo il rischio dell’innovazione; dall’altra, un’Italia che preferisce rifugiarsi nella continuità, trasformando ogni remota possibilità di cambiamento in una minaccia esistenziale, finendo per rendersi, di fatto, <strong>irriformabile</strong>.</p>
<p><strong>Non è una questione di schieramenti.</strong> La vera posta in gioco è il metodo con cui si arriva alla scelta: la disponibilità a comprendere, a valutare, a decidere senza scorciatoie.</p>
<p>Le sfide che attendono il Paese — economiche, sociali, demografiche e geopolitiche — richiederanno proprio questo: capacità di lettura, responsabilità e visione. In questo senso, il voto rappresenta <strong>un banco di prova cruciale.</strong></p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-politica/referendum-perche-il-toga-party-punta-ad-una-sconfitta-contenuta/" target="_blank" rel="noopener">Referendum, perché il Toga Party punta ad una sconfitta contenuta</a></li>
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</ul>
<p>Perché ciò che si decide nelle urne non è soltanto <strong>il destino di una singola riforma,</strong> ma la traiettoria complessiva del Paese: da un lato, la possibilità di consolidare un’Italia capace di rinnovarsi e di stare al passo con i cambiamenti; dall’altro, il rischio di scivolare ancora una volta in un equilibrio fallace solo apparentemente stabile.</p>
<p>È qui che si misura davvero la reale portata di questo appuntamento: <strong>non nel “Sì” o nel “No”,</strong> ma nella direzione che quei due esiti rappresentano. Una direzione che separa, in modo sempre più netto, un Paese che ambisce ad evolversi e a diventare moderno da uno che, per paura di cambiare, finisce puntualmente per condannare sé stesso all’immobilismo.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 21 marzo 2026</p>
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		<title>&#8220;La strada manco esisteva&#8230;&#8221;. Se avete il coraggio, leggete questa storia che riguarda Woodcock</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[woodcock]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Simona Sparaco racconta l'errore giudiziario che ha colpito suo padre e che ha distrutto l'azienda di famiglia: "Farò di tutto per far vincere il Sì"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un tono misurato, quasi disarmante, nelle parole di <strong>Simona</strong> <strong>Sparaco </strong>mentre racconta la paradossale assurda storia della sua famiglia. Una storia di ingiustizia. Di giustizia malata. Di pm che arrestano senza controllare. Di processi che durano 8 anni. Che distruggono aziende. E che risarciscono paradossali errori con 11mila micragnosi euro.</p>
<p>Parliamo di una storia che affonda le radici «più di vent’anni fa», ma che riemerge oggi, alla vigilia del <strong>referendum sulla giustizia.</strong> «Lunedì si vota per il referendum sulla giustizia e lunedì mio padre avrebbe compiuto 83 anni. Ho pensato fosse un segnale&#8221;, <a href="https://roma.corriere.it/notizie/politica/26_marzo_19/simona-sparaco-referendum-si-c72a0cb0-427d-418c-a35e-9045f8f8axlk.shtml" target="_blank" rel="noopener nofollow">ha raccontato la scrittrice al <em>Corriere</em></a> dopo<a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/quando-lo-vedo-rabbrividisco-la-tragedia-della-donna-distrutta-da-woodkock/"> averne scritto anche ieri sulla <em>Stampa</em></a>. Un segnale che l’ha portata anche a rompere un silenzio lungo anni: «Per questo giovedì scorso non ho cambiato il canale della tv, per la prima volta dal 2 luglio 2002, da quando tutto era cominciato».</p>
<p>In televisione c’era il pm <strong>Henry John Woodcock</strong>. Ed è proprio da lì che la memoria torna a quella data: «Una vicenda che nemmeno un romanzo di Kafka». Il 2 luglio 2002, racconta, «in una mattina qualunque, la polizia è entrata in casa nostra con un mandato di perquisizione e di arresto per mio padre». L’accusa, secondo il magistrato di Potenza, era pesantissima: «Mio padre avrebbe corrotto il direttore generale dell’Inail». In cambio, sostiene Sparaco, «gli avrebbe regalato una casa per ottenere gli appalti per i lavori all’ospedale di Orbetello».</p>
<p>Ma quella casa, dice, «avrebbe dovuto essere a Monteverde in una strada che, semplicemente, non esisteva». Nonostante ciò, «hanno portato via mio padre con la camionetta dei criminali». Da lì inizia un calvario giudiziario lungo anni. «<strong>Mio padre è stato assolto con formula piena</strong> ma ci sono voluti quasi otto anni, in primo grado». Un tempo che appare inspiegabile anche a distanza: «Già, perché? Perché quando mio padre poteva essere scarcerato il gip è partito per le vacanze?».</p>
<p>Ancora più fragile, secondo il racconto, il quadro accusatorio: «Io e i miei fratelli abbiamo sfogliato a fondo le cinquecento pagine che lo accusavano. Abbiamo trovato soltanto un signore che diceva: “<strong>Io forse ho sentito dire che</strong> Luigi Sparaco avrebbe regalato una casa al direttore generale dell’Inail”».</p>
<p>Eppure quell’inchiesta ha avuto conseguenze pesantissime. «È riuscito ad ottenere l’interdizione dagli appalti dell’impresa di mio padre». Un colpo che ha travolto non solo la famiglia, ma anche i lavoratori: «Ha distrutto centinaia di famiglie, oltre la nostra». E il padre, racconta, «si è venduto la casa per non far mancare gli stipendi ai suoi dipendenti». Un dolore rimasto a lungo privato. «Mio padre non ne ha mai parlato. Noi neppure». Ma oggi, spiega Sparaco, «c’è questo referendum ed è arrivato il momento». Il giudizio è netto: «<strong>Woodcock ha distrutto vite e non ha chiesto scusa a nessuno</strong>. Per questo io voto sì. E farei qualsiasi cosa per convincere le persone che mi stanno intorno». Anche se, ammette, «nel mio ambiente è scomodo votare sì. Ma è un problema ideologico». E conclude: «È evidente che questo sistema giudiziario è malato, disfunzionale, giurassico».</p>
<p>A distanza di anni, cosa resta? «Una rabbia che non passa». Ma anche qualcosa di inatteso: «La consapevolezza che grazie a mio padre sono riuscita a tirar fuori il bello da questa situazione». Durante i domiciliari, racconta, «scrivevo tantissimo per sfogarmi, e papà leggeva e mi incoraggiava: “Simona diventerai una scrittrice se vorrai”». Poco dopo, il primo romanzo.</p>
<p>La vicenda giudiziaria, nei fatti, si è chiusa con l’assoluzione piena di <strong>Luigi Sparaco</strong>, arrestato nel 2002 con accuse di associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Dopo mesi di detenzione e otto anni di processo, è arrivata la sentenza che lo scagionava. Il risarcimento per l’ingiusta detenzione è stato di 11.557 euro. Ma nel frattempo l’azienda, colpita dall’interdizione, è fallita.</p>
<p>Una storia che, oggi, torna nel dibattito pubblico non solo come vicenda personale, ma come simbolo di un rapporto controverso tra giustizia e vite reali. E che, nelle parole di Simona Sparaco, resta prima di tutto questo: «una storia che nemmeno un romanzo di Kafka».</p>
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		<title>“La sua è una posizione ideologica”. Il marito di Silvia Albano vota Sì</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 13:38:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[silvia albano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il marito della leader di Magistratura democratica Silvia Albano vota Sì al referendum e rilancia: “Posizioni ideologiche”. Altro che magistratura neutrale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-sua-e-una-posizione-ideologica-il-marito-di-silvia-albano-vota-s/">“La sua è una posizione ideologica”. Il marito di Silvia Albano vota Sì</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se c’è una cosa che colpisce più delle infinite discussioni sulla riforma della giustizia è questa: a smascherare il velo dell’“indipendenza pura” non è un politico di parte, ma chi vive in casa con uno dei simboli della magistratura militante. Già, perché a dirlo chiaramente è il marito. <strong>Fabrizio Merluzzi</strong>, avvocato penalista di lungo corso, uno che le aule le conosce davvero, non usa giri di parole ai microfoni del <em>Foglio</em>. Mentre sua moglie <strong>Silvia Albano </strong>guida una delle correnti più politicizzate della magistratura e si schiera per il No, lui dice Sì. E fin qui, uno potrebbe dire: normale dialettica democratica. Ma il punto non è la divergenza domestica. Il punto è la motivazione.</p>
<p>Perché Merluzzi lo dice apertamente: <strong>il problema è culturale.</strong> E soprattutto denuncia un fatto che in molti pensano ma pochi, dentro quel mondo, hanno il coraggio di ammettere: troppo spesso il pubblico ministero si comporta come un “sacerdote del diritto”. Non uno che porta prove, ma uno che costruisce narrazioni. Non uno che accusa, ma uno che pretende di avere già la verità in tasca. E qui arriviamo al nodo politico, quello vero. Quando Merluzzi parla di correnti che diventano ideologie, non sta facendo un discorso astratto. Sta descrivendo esattamente quello che accade dentro una parte della magistratura: l’idea che la giurisdizione non sia un esercizio tecnico, ma una missione. Una battaglia. Quasi una vocazione morale.</p>
<p>“Credo che la separazione delle carriere sia un <strong>cambiamento culturale</strong> di cui il paese ha bisogno. Ci deve essere una netta distinzione tra chi accusa, chi difende e chi giudica. E non mi fa paura un pm separato dal giudice, perché il giudice deve avere la cultura del dubbio, mentre il pubblico ministero deve avere la cultura della prova”, la sua analisi: “Troppo spesso accade che il pm smarrisca questa cultura, e invece di valutare quello che è effettivamente il contenuto della prova, cioè il fatto, si lasci andare a illazioni, congetture, ipotesi che non hanno nulla a che vedere con una prova. Con la separazione delle carriere, il giudice si sentirà veramente terzo e non vedrà più nel pubblico ministero colui che, anziché rappresentare l’accusa rispetto alla difesa, rappresenta una battaglia dello stato nei confronti della criminalità”.</p>
<p>Il passaggio più interessante è proprio quello che riguarda sua moglie. Non è un attacco personale, sia chiaro. È molto di più: è una constatazione politica, detta con eleganza ma senza ambiguità: “Le rimprovero di avere<strong> una posizione piuttosto ideologica e slegata dal merito</strong>”. Tradotto dal linguaggio educato delle buone maniere familiari: il problema non è la riforma. Il problema è l’ideologia. E allora viene da sorridere quando, nel dibattito pubblico, si continua a raccontare la favola della magistratura “neutrale” contrapposta alla politica “di parte”. Perché qui abbiamo un avvocato che, dall’interno, ci dice esattamente il contrario: che esiste una visione ideologica della giustizia, e che questa visione condiziona il modo di interpretare le riforme.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/luca-palamara-sette-vite/" target="_blank" rel="noopener">Luca Palamara rivela l’;incubo delle toghe sul referendum:Qual è il loro vero timore</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/le-7-verita-che-smontano-le-bufale-del-no-sul-sorteggio/" target="_blank" rel="noopener">Le 7 verità che smontano le bufale del No sul sorteggio</a></li>
</ul>
<p>Merluzzi lo spiega meglio di tanti editorialisti: il giudice deve avere la cultura del dubbio, il pm quella della prova. Sembra una banalità, ma evidentemente non lo è più. E allora la vera domanda è: perché una parte della magistratura teme così tanto questa distinzione? Se davvero tutto è neutrale, tecnico, privo di ideologia, <strong>perché opporsi con toni così accesi?</strong> Forse perché quella distinzione metterebbe fine a un equilibrio che negli anni ha garantito non solo potere, ma anche un certo tipo di narrazione pubblica. Quella in cui l’indagine diventa verità e il processo, al massimo, una formalità. Il paradosso è che a dirlo non è un “nemico delle toghe”. È uno che con le toghe ci lavora da quarant’anni.</p>
<p>Insomma, più che un dibattito sulla giustizia, sembra<strong> una fotografia perfetta dell’Italia:</strong> da una parte chi vede una riforma come un passo avanti culturale, dall’altra chi la legge attraverso una lente ideologica. E la differenza, stavolta, non la fa un talk show. La fa una conversazione a tavola. Dove, tra marito e moglie, cade ogni finzione. E resta solo la verità.</p>
<p>Franco Lodige, 19 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-sua-e-una-posizione-ideologica-il-marito-di-silvia-albano-vota-s/">“La sua è una posizione ideologica”. Il marito di Silvia Albano vota Sì</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Quando la giustizia diventa spettacolo: l’ipocrisia delle femministe &#8220;vip&#8221; contro Nordio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quando-la-giustizia-diventa-spettacolo-lipocrisia-delle-femministe-vip-contro-nordio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 16:25:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[femministe]]></category>
		<category><![CDATA[Nordio]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra slogan e simboli, la logica svanisce e la riforma perde di importanza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è qualcosa di profondamente rivelatore — più ancora che discutibile — <strong>nell’appello delle oltre 1.700 firmatarie contro la riforma Nordio.</strong> Non tanto per il merito delle critiche, che in una democrazia sono sempre legittime, quanto per il modo in cui queste vengono confezionate: una narrazione ideologica travestita da battaglia civile, in cui tutto diventa tutto e niente.</p>
<p>Il punto di partenza è già curioso: un referendum sulla giustizia trasformato in <strong>una questione di femminismo</strong>. Come se la struttura del Csm, la separazione delle carriere o l’equilibrio tra poteri dello Stato fossero improvvisamente diventati strumenti diretti di emancipazione o oppressione di genere.</p>
<p>È un salto logico notevole, che richiederebbe argomentazioni solide. Invece <strong>si procede per suggestioni:</strong> se si indebolisce l’autonomia della magistratura, allora si indebolisce la tutela dei diritti; se si indebolisce la tutela dei diritti, allora a farne le spese saranno le donne. <strong>Fine del ragionamento.</strong> Una catena causale tanto illogica quanto arbitraria.</p>
<p>Il problema non è essere contrari alla riforma — posizione più che rispettabile — ma sostenere che votare “No” sia intrinsecamente una scelta femminista. Qui si abbandona il terreno del confronto giuridico per entrare in quello dell’etichettatura morale: da una parte chi difende le donne, dall’altra, implicitamente, chi le mette a rischio. <strong>È un meccanismo retorico ben noto:</strong> non si discute più nel merito, si stabilisce aprioristicamente chi è “dalla parte giusta”.</p>
<p>E infatti, puntualmente, <strong>il referendum scompare</strong>. Al suo posto compare un racconto epico: la Costituzione sotto attacco, l’equilibrio dei poteri minacciato, una destra descritta come animata da una vaga ma inquietante “volontà di potere assoluto”. <strong>Tutto molto solenne</strong>, tutto molto grave — eppure tutto sorprendentemente scollegato dai dettagli concreti della riforma.</p>
<p>Il manifesto — promosso da Carla Bassu, Teresa Manente, Concetta Gentili, Fabrizia Giuliani, Maria Monteleone ed Elvira Reale, e sottoscritto, tra le altre, da <strong>Fiorella Mannoia, Anna Foglietta,</strong> Dacia Maraini, Francesca Comencini, Marisa Laurito, Francesca Archibugi, Angela Finocchiaro, Alessandra Kustermann, Giorgia Serughetti, Elisa Ercoli, <strong>Livia Turco e Anna Finocchiaro</strong> — ambisce a parlare a nome di un fronte ampio e autorevole. Ma proprio questa autorevolezza dichiarata rende ancora più evidente la fragilità dell’impianto argomentativo: molti nomi, molte firme, pochi contenuti.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/nordio-inaccettabile-gratteri-da-ridere-proprio-lui-da-lezioni/" target="_blank" rel="noopener">Nordio? Inaccettabile;. Gratteri da ridere: proprio lui dà lezioni?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/sinistra-cgil-anpi-e-femministe-liran-chiama-dove-siete-finiti/" target="_blank" rel="noopener">Sinistra, Cgil, Anpi e femministe:l&#8217;Iran chiama, dove siete finiti?</a></li>
</ul>
<p>La separazione del Csm in due organi viene presentata come una sorta di attentato all’indipendenza della magistratura. Ma si evita accuratamente di spiegare perché un sistema già adottato in molte democrazie occidentali dovrebbe improvvisamente diventare, in Italia, <strong>un cavallo di Troia autoritario</strong>. Si preferisce evocare scenari, non dimostrarli.</p>
<p><strong>E poi c’è il cortocircuito più interessante</strong>: l’idea che l’indipendenza della magistratura sia una sorta di monolite indivisibile, che qualsiasi modifica renderebbe automaticamente più fragile.<strong> È una visione quasi sacrale dell’assetto attuale</strong>, come se fosse l’unico possibile e non il risultato, anch’esso, di scelte storiche e politiche. In altre parole: si difende lo status quo non perché sia perfetto, ma perché cambiarlo è di per sé sospetto.</p>
<p>Il femminismo, in questo quadro, diventa uno strumento retorico. Non un’analisi dei reali effetti della riforma sulle donne — che richiederebbe perlomeno dati, esempi, casi concreti — ma un’etichetta da appiccicare a una posizione per rafforzarla simbolicamente. È un uso inflazionato e, alla lunga, controproducente: <strong>se tutto è femminista, allora niente lo è davvero.</strong></p>
<p>Il risultato finale è un appello che suona più come una dichiarazione di appartenenza che come un contributo al dibattito pubblico. <strong>Non si cerca di convincere chi è indeciso</strong>; si parla a chi è già d’accordo. Non si chiarisce il merito; si alza il tono.</p>
<p>E così un referendum sulla giustizia finisce per essere inghiottito da una logica più ampia: quella dello scontro identitario permanente, dove ogni tema viene piegato a simbolo e ogni scelta diventa una prova di fedeltà. Il rischio, a quel punto, <strong>non è tanto una riforma sbagliata o giusta</strong>, ma l’impossibilità stessa di valutarla per ciò che effettivamente è.</p>
<p>Perché quando <strong>le categorie politiche diventano sistematicamente slogan</strong> e gli argomenti si riducono a riflessi ideologici, il dibattito pubblico smette di essere uno spazio di confronto e si riduce a una sorta di rituale. E nei rituali, si sa, non si discute di idee o proposte, ci si limita a interpretare una parte.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 19 marzo 2026</p>
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		<item>
		<title>Vi racconto la mia vita vissuta (male) con questa magistratura</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vi-racconto-la-mia-vita-vissuta-male-con-questa-magistratura/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/vi-racconto-la-mia-vita-vissuta-male-con-questa-magistratura/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 08:31:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=307912</guid>

					<description><![CDATA[<p>Saranno “battute”, quelle del procuratore Gratteri che al Foglio dice “con voi faremo i conti”, che apostrofa Sallusti come mascalzone (sarà stato frainteso: è il suo destino, pare), come l&#8217;altra del procuratore De Nozza che dice “Porro e Sallusti non li voglio vedere al mio tavolo”, ma venendo da giudici che hanno in mano la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vi-racconto-la-mia-vita-vissuta-male-con-questa-magistratura/">Vi racconto la mia vita vissuta (male) con questa magistratura</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Saranno “battute”, quelle del <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/con-voi-poi-facciamo-i-conti-gratteri-choc-minaccia-il-foglio/" target="_blank" rel="noopener">procuratore Gratteri che al <em>Foglio</em> dice “con voi faremo i conti”</a>, che apostrofa Sallusti come mascalzone (sarà stato frainteso: è il suo destino, pare), come l&#8217;altra del <a href="https://www.nicolaporro.it/io-mai-al-tavolo-con-porro-e-sallusti-il-video-choc-del-magistrato-per-il-no/" target="_blank" rel="noopener">procuratore De Nozza che dice “Porro e Sallusti non li voglio vedere al mio tavolo”</a>, ma venendo da giudici che hanno in mano la libertà in definitiva il futuro dei cittadini, come stare tranquilli? Tanto più che <strong>questi giudici manifestano uno stato d&#8217;animo a dir poco ringhioso</strong>: ora dicono che a votare sì saranno mafiosi e mascalzoni, ora promettono di “tirare reti”, un linguaggio assai poco giuridico, che, volendo, sa di avvertimento e tetro avvertimento. Se questi sono i presupposti per abbassare i toni, per considerare un referendum una verifica non un&#8217;ordalia, stiamo freschi.</p>
<p>Siccome tutto si tiene, abbiamo quanti in difesa della libertà di stampa che piantano sulla bara un chiodo grosso così sfornando querele temerarie in quantità seriale, con tanto di studi legali all&#8217;uopo deputati; sono gli stessi che si fanno fotografare avvinghiati al Gratteri di turno, quasi a voler mandare messaggi anche loro, tutti in favore del no che riassume la difesa dello status quo. <strong>Chi scrive non è appassionato ai referendum</strong>, ne ha sviluppato intolleranza ai tempi deliranti di Pannella che ne sfornava, anche lui, in proporzione industriale a botte di dieci, di venti alla volta, una violenza per il cittadino; non gli sfugge l&#8217;imbarbarimento, inevitabile, di <strong>una faida fra ultras</strong> i cui ragionamenti, i cui intendimenti non sono sempre limpidi; ma come restare completamente neutri, anche sapendo le implicazioni in prospettiva elettorale, di potere, di regime che continua o s&#8217;infrange?</p>
<p>Come, se <strong>magistrati danno sempre più l&#8217;idea di una resa dei conti</strong> che possono spingere alle estreme conseguenze, muniti come sono di poteri pressoché infiniti e concretamente non sorvegliati, arginati solo nella teoria sterile della Costituzione che si può sempre aggirare o ignorare o sospendere come ai tempi del Covid? La grande repressione, la cattività ossessiva e cattiva, scellerata di 60 milioni di persone, sullo stampo di Pechino che mandava i suoi orientamenti, non sarebbe stata fattibile senza la copertura della magistratura fino alla Corte Costituzionale che retrospettivamente avallava: oggi la magistratura, in non trascurabile e non secondaria parte, annuncia tra il serio e lo scherzoso conseguenze a giochi fatti. Ma stanno scherzando? Possiamo fidarci di chi spedisce sotto inchiesta o in galera centinaia di persone, a prescindere dall&#8217;esito dei presupposti d&#8217;indagine?</p>
<p>C&#8217;è un aspetto del quale poco e niente si discute, e che la destra, che anche in questa occasione ha dimostrato di patire l&#8217;agenda della sinistra, farebbe bene ad occuparsi: <strong>è la consuetudine a procedere per decreto penale di condanna</strong>. Se uno querela, particolarmente per presunta diffamazione, il pm neanche si scomoda a verificare la fondatezza delle accuse, chiede in automatico il decreto penale che il gip regolarmente avalla, con il querelato che il più delle volte casca dalle nuvole anche perché nessuno gli spiega che avrebbe combinato di delinquenziale. Di fatto tutto si risolve in una tassa da qualche centinaio di euro, ma una tassa maledettamente ingiusta, classista e non priva di conseguenze visto che finisce per intaccare il casellario giudiziale. Ma il sistema giudiziario la privilegia per sbrigarsi di dosso troppi procedimenti pretestuosi e perché, facciamo conto, due, trecento euro su mille o diecimila cittadini ogni santo giorno fanno un gettito costante e non indifferente per le casse giudiziarie. Tutto questo si può sviluppare in funzione del <strong>legame strettissimo tra pm e gip</strong>, tra accusa e giudicante che la riforma dai tanti tecnicismi poco accessibili al cittadino medio intende sciogliere.</p>
<p>Sono questi i fattori che investono chi è chiamato a esprimersi, più delle schermaglie più o meno demenziali per cui stabilire se sono più farabutti quelli che votano sì o quelli che votano no. Benedetto chi non ha mai messo piede in un Tribunale! E sciagurato chi invece la sorte ce lo ha portato.<strong> Le ragioni di una riforma si misurano sulla concretezza</strong>, tutto il resto, le accuse, le minacce, le rappresaglie, le provocazioni, la pletora di guitti, di cavalieri e commendatori assoldati, gli spettri autoritari (da chi ha compiuto la più massiccia operazione autoritaria della storia democratica), le evocazioni piduiste, le ceneri di Tortora soffiate in direzione contraria, sono solo manovre di un fronte di sinistra molto più esperto, più spregiudicato, più cinico degli avversari, che non ci sanno competere, che cascano nei tranelli con certe uscite incredibili, di stampo suicida, che davvero non si sa come cogliere, che fanno disperare, fanno desiderare a volte un burqa o un bavaglio nella più pura tradizione islamica.</p>
<p><strong>Saremo paranoici, malfidati noi</strong>, ma chi ci vieta di immaginare che dalle procure più influenti giungano indicazioni a quelle periferiche sugli elenchi di quelli da colpire appena possibile? E i modi non mancano, da una querela temeraria a una gogna organizzata sul venticello della calunnia che può aprirsi con un avviso di garanzia. Guardate: chi scrive queste trascurabili riflessioni è uno che la cronaca dei tribunali l&#8217;ha bazzicata per 20 anni, e che a un certo punto, vent&#8217;anni fa, scopriva durante una trasmissione radiofonica di essere indagato da una procura del sud per vilipendio alla religione cattolica (reato non più in vigore, mentre resta quello contro un ministro della religione cattolica, oggi di fatto soppiantato perché l&#8217;unica procedibilità si intende a tutela degli imam). Era successo che il giornaletto idiota per cui lavoravo aveva sparato una copertina con Ratzinger che teneva la testa mozzata di Veltroni: venivo chiamato in causa io, senza alcuna logica, in relazione a un articolo che Ratzinger neppure lo evocava; men che meno io ero un grafico: ma mi chiamavo “Del Papa” (credeteci pure) e tanto bastava.</p>
<p>Ho dovuto spendere tre anni della mia vita, oppormi al solito decreto penale, girare tra la Puglia e Roma, dove il procedimento sarebbe stato trasferito per competenza, dopodiché non ne seppi più niente. A Roma scoprivo che il pm ereditario neppure aveva preso visione del fascicolo con le accuse; quanto al pm pugliese originario, sarebbe a tempo debito finito in galera con una condanna decennale in primo grado per tangenti. <strong>Oggi non fa più il giudice, fa il volontario</strong>. E io, forte di certe esperienze, che dovrei votare? O mi consolo con la morale dei Travaglio, incredibile, pazzesca, per cui alla fine tutto è bene quel che finisce bene? A proposito: ma di fronte ad attenzioni neanche tanto velate, che possono anche togliere il sonno data la provenienza, dati i precedenti di questo Paese, il nostro autorevole e garantista capo dello Stato e del Csm non ha davvero niente da dire? (spoiler: no).</p>
<p>Max Del Papa, 15 marzo 2026</p>
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		<title>“Sembrava un plotone di esecuzione”: la frase &#8220;choc&#8221; sui giudici non è nuova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 15:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[luca palamara]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel libro-intervista con Alessandro Sallusti, Palamara ricostruiva retroscena e dinamiche interne alla magistratura</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel libro <em>Il Sistema. Potere, politica, affari: storia segreta della magistratura italiana</em>&#8211; scritto da<strong> Alessandro Sallusti</strong> e <strong>Luca Palamara</strong>, pubblicato nel 2021) &#8211; compare la frase che paragona alcuni magistrati (o un collegio giudicante) a un “plotone di esecuzione”.</p>
<p>La metafora non è pronunciata direttamente da Palamara come giudizio generale su tutti i magistrati, ma è riportata <strong>nel contesto di un episodio specifico. </strong>Si riferisce infatti al comportamento di un collegio della Corte di Cassazione (o di una sezione penale) in un processo di rilevanza politica/giudiziaria (<strong>legato ai casi Berlusconi o simili,</strong> come emerge dai passaggi del testo).</p>
<p>Nel libro si legge infatti che quel collegio «si comportò come un plotone di esecuzione», con l&#8217;aggiunta che per arrivare a quel verdetto «<strong>c&#8217;erano state pressioni da molto in alto»</strong>.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/la-vera-sfida-per-il-ministro-cartabia-smantellare-il-sistema-denunciato-da-palamara-e-sallusti/" target="_blank" rel="noopener">La vera sfida per il ministro Cartabia: smantellare il Sistema denunciato da Palamara e Sallusti</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/luca-palamara-sette-vite/" target="_blank" rel="noopener">Luca Palamara rivela l&#8217;incubo delle toghe sul referendum: Qual è il loro vero timore&amp;#8221;</a></li>
</ul>
<p>La frase descrive quindi <strong>un&#8217;azione percepita come “preordinata, spietata e dall&#8217;alto”</strong> (non un libero esercizio giurisdizionale), nel quadro della denuncia del &#8220;Sistema&#8221; delle correnti e delle nomine pilotate che, secondo Palamara, influenzava pesantemente le deci-sioni giudiziarie.</p>
<p><strong>È un&#8217;accusa mirata</strong> a certi meccanismi ed a specifici episodi in cui <em>il Sistema</em> avrebbe agito per &#8220;eliminare&#8221; o colpire determinati soggetti (politici o magistrati dissidenti).</p>
<p>Carlo MacKay, 12 marzo 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tutte le castronerie di Barbero sul referendum</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tutte-le-castronerie-di-barbero-sul-referendum/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 08:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro barbero]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Risposta alle argomentazioni dello storico contro la separazione delle carriere</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stimato storico <strong>Alessandro Barbero</strong> osserva che la questione referendaria «è diventata<strong> una battaglia politica</strong> fra un Governo di destra che vuole far passare la riforma e la sinistra che cerca di scongiurarla». Pienamente concordo col professore sulla politicizzazione dello scontro tra Sì e No. Posto che il Governo vorrebbe far passare la riforma – com’è ovvio, essendo essa parto del proprio operato (e quindi deve per forza ritenerla buona e giusta) – la deduzione che segue dalla constatazione di Barbero è che<strong> la sinistra vuol farla fallire per ragioni,</strong> tutte politiche, di trarre vantaggio dal presunto fallimento del Governo.</p>
<p><strong>L’opposizione</strong> – si accorge insomma Barbero – <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/chi-e-populista-un-sondaggio-fa-impallidire-schleinco-perche-votano-no/" target="_blank" rel="noopener">non si cura che la riforma sia cosa buona e giusta</a>,</strong> ma la vive come occasione di battaglia politica. Anzi – aggiungerei io – quanto più la riforma è cosa buona e giusta, tanto più è interesse dell’opposizione non farla passare, perché con essa passerebbe una cosa buona e giusta compiuta dal Governo. Non sia mai. È la stessa logica seguita con l’opposizione al Ponte sullo Stretto.</p>
<p>Continua il professore: «Il referendum non è sulla separazione delle carriere fra Pm e giudici, che di fatto c&#8217;è già: il magistrato che prende servizio decide in quale dei due ruoli lavorare». Senonché, caro professore, questo non significa affatto separazione delle carriere. Attualmente<strong> i due ruoli hanno unico concorso,</strong> unico organo regolatore, controllore, disciplinare, e che decide sugli avanzamenti nel ruolo. Cioè le carriere non sono separate. Naturalmente uno potrebbe chiedersi: e vabbè, che importanza ha? L’importanza è cruciale.</p>
<p>Nella maggioranza dei casi, con eccezione di quelli per reati più lievi, il primo filtro per un rinvio a giudizio sarebbe nel lavoro del Gip e del Gup, i quali, proprio in quanto “colleghi” del Pm, potrebbero essere più proni ad accondiscendere alle richieste di questi. È un condizionale ipotetico? No: le statistiche ci dicono che quasi <strong>il 95% delle richieste dei Pm sono accolte,</strong> ma il 40% dei contenziosi finisce con l’assoluzione, cioè un buon 40% di processi avrebbero dovuto essere fermati a monte dai giudici.</p>
<p>E le statistiche ci dicono pure che <strong>la Cassazione dichiara inammissibili oltre il 70% dei ricorsi</strong> degli avvocati, ma solo il 30% di quelli dei Pm, cioè questi sono più favoriti anche dai Giudici di Cassazione.</p>
<p>Incalza Barbero: «<strong>La riforma indebolisce la magistratura perché sdoppia il Csm»</strong>. Il professore usa un banale trucco retorico quando usa la parola “indebolisce”. Un retore del Sì avrebbe potuto parimenti dire che «La riforma rafforza la magistratura perché sdoppia il Csm». In realtà, a meno di argomentazioni che nessuno ha finora avanzato, il potere giudiziario non è né indebolito né rafforzato da due Csm, anziché uno.</p>
<p>I due Csm semplicemente portano a compimento ciò che Barbero non contesta dovrebbe esserci e, anzi, pensa ci sia già: la separazione delle carriere, condizione necessaria per avere il giusto processo, un principio scolpito nell’art. 111 come modificato nel 1999 durante <strong>il Governo D’Alema</strong>. Perché – val la pena rammentarlo – il principio del giusto processo non era presente nella Costituzione del 1948.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-professorone-barbero-ne-ha-pestata-unaltra-bufera-per-questo-video/" target="_blank" rel="noopener">Il professorone Barbero ne ha pestata un&#8217;altra: bufera per questo video</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/perche-e-meglio-lasciare-barbero-libero-di-parlare/" target="_blank" rel="noopener">Perché è meglio lasciare Barbero libero di parlare</a></li>
</ul>
<p>E ancora: «Ma soprattutto la riforma prevede che in tutti questi organi<strong> i membri togati siano tirati a sorte.</strong> La giustificazione è che la magistratura è politicizzata – cosa considerata orribile – ed elegge i rappresentanti delle sue diverse correnti». Il tono di Barbero quando pronuncia le parole «cosa considerata orribile» è inequivocabile: egli si meraviglia del fatto che si vorrebbe evitare la magistratura politicizzata e, anzi, ritiene normale e giusto che la magistratura sia politicizzata. Bisogna ascoltare il video del professore per apprezzarne appieno il tono e, di conseguenza, il pensiero. Che è di memoria cortissima perché due minuti prima non aveva risparmiato all’ascoltatore <strong>il pistolotto sull’importanza della indipendenza della magistratura dalla politica</strong> («sotto il regime fascista era il ministro, cioè il Governo, cioè la politica, che sorvegliava la magistratura»).</p>
<p>Caro professore,<strong> il fatto che la Magistratura non sia politicizzata è una cosa insita nel principio che la vuole «indipendente».</strong> Il fatto è che da un paio di decenni dopo il 1948 si sono formate le “correnti” politicizzate che, oltre altri nobili attività, si sono date anche quella di determinare la composizione del Csm, i cui membri risultano così politicamente colorati, alla faccia della indipendenza dalla politica. Non solo: ai magistrati che scelgono di mantenere totale indipendenza politica e di non aderire ad alcuna corrente, non saranno mai eletti nel Csm: di nuovo, alla faccia della indipendenza dalla politica.</p>
<p>Ed eccoci <strong>all’ultima obiezione del professor Barbero</strong>: «Organismi dove i membri magistrati sono tirati a sorte, mentre il Governo continua a scegliere quelli che nomina lui, saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore, dove di fatto il Governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni». Il professore qui ci meraviglia perché, intanto, <strong>confonde Parlamento e Governo.</strong> Poi, i membri laici – cioè quelli che la Costituzione vuole rappresentanti del popolo (nella fattispecie del Parlamento e non del Governo) – ovviamente non possono essere estratti a sorte, sennò non sarebbero rappresentanti del popolo.</p>
<p>Essi devono esserci perché la Magistratura – pur «autonoma e indipendente da ogni altro potere» (art. 104), non è al di sopra del popolo, che è «sovrano» (art. 1), cosicché, <strong>se il Csm vigila sui magistrati, il popolo vigila sul Csm,</strong> ove è rappresentato. In ogni caso, rispetto alla componente togata, lo è in netta minoranza, circostanza che rende impossibile codesto paventato controllo.</p>
<p>Quanto al Governo che «potrà dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni», è un’altra frase corroborata da nessuna parola scritta nella riforma, che invece ribadisce la totale indipendenza della Magistratura. Peraltro, <strong>nessun Governo ha interesse a costruire una Magistratura ai propri ordini:</strong> un giorno sarebbe agli ordini degli avversari, quando questi andranno al Governo. Professore, spero che la sua onestà intellettuale la induca, se non a rivederle, almeno a riflettere sulle sue preoccupazioni.</p>
<p>Franco Battaglia, 15 marzo 2026</p>
<p><iframe title="Barbero: &quot;Ecco perché voterò no al referendum. Con la riforma magistrati al servizio della politica&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/856ve_VgU0o?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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			</item>
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		<title>Cari sinistroidi che usate Gaber: ma siete sicuri di averlo capito?</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cari-sinistroidi-che-usate-gaber-ma-siete-sicuri-di-averlo-capito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 11:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Tortora]]></category>
		<category><![CDATA[Gaber]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando Enzo Tortora smontava il mito del Signor G accusandolo di populismo e conformismo culturale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cari-sinistroidi-che-usate-gaber-ma-siete-sicuri-di-averlo-capito/">Cari sinistroidi che usate Gaber: ma siete sicuri di averlo capito?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Piccoli opportunisti, necrofori da strapazzo che da 23 anni campano sul mito di <strong>Giorgio Gaber,</strong> a sinistra ma purtroppo anche a destra dove resta largamente frainteso: la solita sudditanza culturale, subculturale verso un sistema pubblicitario che impone i suoi Faber e Gaber come testi sacri da infilare nelle scuole, nei libri di testo quando trattavasi di autori prodighi di qualunquismi, di incoerenze, di suggestioni da liceali (parola di Lucio Battisti, uno che non le mandava a dire e aveva tutte le carte in regola per poterselo permettere).</p>
<p>Della stagione con Luporini, del teatro canzone,<strong> di Gaber si salva poco</strong>, non si contano i sussiegosi tirar via, le retoriche strampalate, “libertà è partecipazione” quando volendo è l&#8217;opposto, sono libero se resto libero anche di prescindere, di fottermene, ma c&#8217;era da cavalcare il populismo partecipativo, militante fingendo – Io se fossi Dio – di dare addosso a tutti. <strong>Ma, come si dice, de gustibus&#8230; </strong></p>
<p>Certo però che non si possono sentire certi strafalcioni, passi qualche becchino spelacchiato, ma chi sa di storia recente ricorda scontri anche storici, per esempio con protagonista <strong>Enzo Tortora</strong> che certa propaganda falsa o delirante vorrebbe ascrivere<strong> al fronte del “NO”</strong> con l&#8217;argomento ignobile per cui alla fine tutto si sistemava, Tortora poteva riprendersi la sua dignità e la sua integrità. Come no, da malato terminale, in extremis, “dove eravamo rimasti?”, e resta quella sua ultima intervista, straziante, angosciante, da Giuliano Ferrara, lui senza più fiato che polemizzava coi suoi giudici carnefici. E vorrebbero dire che avrebbe votato per lo status quo che <strong>lo aveva distrutto?</strong></p>
<p>Tortora, carne da macelleria giudiziaria più che vittima, più che innocente, era “liberale perché ho studiato, radicale perché ho capito” e, nella sua prima fase, quella liberale, non aveva paura di prendersela (anche) coi populismi gaberiani: ne parlo oggi anche perché <strong>è tornato il libro, imprescindibile, di Vittorio Pezzuto,</strong> ripubblicato per Piemme<a href="https://www.nicolaporro.it/il-rogo-mediatico-di-un-uomo-libero/" target="_blank" rel="noopener"><strong> (ne ha parlato di recente Nicola Porro),</strong></a> nel quale si trova narrata per filo e per segno una polemica che vale la pena di recuperare qui: quando Giorgio Gaber inizia a cantare che “I borghesi son tutti dei porci. Più sono grassi, più sono lerci. Più sono lerci più ci hanno i milioni. I borghesi son tutti&#8230;”, <strong>Tortora lo mette alla berlina senza tanti complimenti</strong> definendolo: “Un abile fiutatore di climi, di accadimenti, di umori.</p>
<p>Qualcuno deve avergli detto che era forse il caso, per motivi di cassetta, di lasciare il Cerruti Gino per Marcuse, di barattare la “torpedo blu” e “i treni a gogò” con le atmosfere, assai più redditizie, della conflittualità permanente o delle rivendicazioni operaie. Chiediamo scusa agli operai, naturalmente: essere citati in uno spettacolo di porno canzonette sociologiche è mortificante.</p>
<p>Comunque, il signor Gaber, chitarra in spalla, si dedica da tempo a quel tipo di <strong>“arte provocatoria”</strong> (i suoi esegeti la definiscono così) che poi non è altro che vuoto terrorismo. <strong>L&#8217;importante è offendere, sputare, menar fendenti a tutti</strong>: borghesia, Stato, istituzioni, fede, questura, e più i bersagli sono grossi più gli insulti devono essere sanguinosi, irripetibili. Tali da épater le bourgeois in omaggio alle orme del più vieto provincialismo, all&#8217;etica delle mezze calzette del “progressismo”.</p>
<p><strong>Ma sarebbe sbagliato prendere sul serio i canzonettari italiani.</strong> Sono, non a caso, i peggiori del mondo. Il signor Gaber sta attraversando un momento intellettualmente allarmante. Qualcuno deve avergli detto (e il guaio è che lui ci ha creduto) di essere un Prévert, un George Brassens, magari un poeta. Sarà opportuno ricordare, ai nostri canzonettari (una specie di armata Brancaleone dell&#8217;inganno) che, girato l&#8217;angolo di questo incredibile Paese che per farsi sputare in faccia li paga ancora a un milione e mezzo a serata, nessuno proprio li conosce. Per loro, tutto va bene:<strong> ecologia, Marx, cibi sofisticati, Dio, Vietnam.</strong> Si servono della parola “Vietnam” solo per far rima con gnam-gnam, ecco la verità.</p>
<p>Insomma, cantando il signor Gaber non fa, tutto sommato, <strong>come il Narciso della favola,</strong> che rispecchiare, gigioneggiando, se stesso. Non c&#8217;è più avido collezionista di lire, nel mondo delle sette note, di questo “eroico” aedo che profetizza la fine della società usuraia ed ingiusta. Non c&#8217;è più pavido, “disimpegnato” personaggio, sul piano delle scelte personali, di questo <strong>“imbottigliatore di socialismi”</strong> che poi smercia e vende su microsolco con grossissimi margini di profitto. La teoria del plusvalore non deve valere per questi “lavoratori” notturni che aprono la bocca solo sessanta minuti in una balera, per l&#8217;importo che nessun operaio riuscirà mai a totalizzare in quattro o cinque mesi di lavoro; I borghesi son tutti dei porci: più sono grassi e più sono lerci”. Ci creda, il signor Gaber: anche i magri e gli allampanati rientrano pur sempre nella categoria”.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/vorrei-il-si-ma-diro-no-mimmo-lucano-confessa-questi-votano-solo-contro-meloni/" target="_blank" rel="noopener">Vorrei il Sì, ma dirò No. Mimmo Lucano confessa: questi votano solo contro Meloni</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/quello-che-insegna-il-caso-tortora/" target="_blank" rel="noopener">Quello che insegna il caso Tortora</a></li>
</ul>
<p>La grandezza di un giornalista, un autore, un polemista si misura dal coraggio suicida (Tortora avrebbe pagato, nel conto dell&#8217;infamia, anche certe prese di posizione: fosse stato della sinistra allineata mai i giudici lo avrebbero toccato)  e la perennità sta in misura di <strong>atemporalità</strong>, si è tanto più attuali quanto più distanti dal presente. <strong>Questo passaggio risale al remoto 1970</strong> ma alzi la mano chi non lo adotterebbe naturalmente, quasi fisiologicamente oggi stesso, tante epoche, tanti mondi dopo, all&#8217;indirizzo della pletora di guitti, istrioni, cantanti di servizio, firmaioli, appellanti e desideranti in questo caso per il “no”, un no del quale sconoscono tutto, un no per cui semplicemente si allineano come cani di Pavlov della propaganda.</p>
<p>E c&#8217;è un&#8217;altra cosa: <strong>oggi si perdonano le carogne melliflue</strong> e si condannano quelli schietti, dalla parola acuminata: che ve ne pare di questo Enzo Tortora che non fa prigionieri, <strong>che sbatte in faccia la sua verità in faccia agli ipocriti,</strong> e più sono altolocati più sono ipocriti e più meritano lo schiaffo di parole? Lui aveva capito una cosa fondamentale, che in altera parte ancora purtroppo si fa fatica a maturare: i retori e i farisei di sinistra non meritano nessuna soggezione e nessun rispetto intellettuale.</p>
<p>Siete ancora convinti, <strong>cari propalatori,</strong> che uno come Enzo Tortora avrebbe votato come dite voi, e come dice <strong>il Gifuni</strong> che, evidentemente senza capirci granché, l&#8217;ha appena interpretato?</p>
<p>Max Del Papa, 13 marzo 2026</p>
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		<item>
		<title>Un servitore dello Stato, demolito dalle infamie di pm e Tribunali</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/un-servitore-dello-stato-demolito-dalle-infamie-di-pm-e-tribunali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Taradash]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Contrada]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È morto a 94 anni, Bruno Contrada, un grande investigatore anti mafia, sopravvissuto come aveva promesso alla demolizione delle infamie dei suoi accusatori e dei Tribunali che lo condannarono ingiustamente. Contrada rimase vittima dei depistaggi dei poliziotti e dei Pm che in tutti i modi cercarono di impedire la cattura degli autori della strage in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È morto a 94 anni, <strong>Bruno Contrada</strong>, un grande investigatore anti mafia, sopravvissuto come aveva promesso alla demolizione delle infamie dei suoi accusatori e dei Tribunali che lo condannarono ingiustamente.</p>
<p>Contrada rimase vittima dei <strong>depistaggi dei poliziotti e dei Pm</strong> che in tutti i modi cercarono di impedire la cattura degli autori della strage in cui venne ucciso Borsellino. Servì un pentito di mafia per scagionare il presunto autore, costruito a tavolino e condannato con sentenza definitiva, liberato dopo 15 anni di carcere duro. È stata necessaria una Corte europea per scagionare Contrada.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Morto l’ex 007 e funzionario di polizia Bruno Contrada" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/WT4fbBZXN6w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Alcuni degli autori di quei depistaggi sono ancora attivi nella vita pubblica italiana. Cercheranno anche in queste ore di deturpare l’immagine di quello che fu effettivamente <strong>un servitore dello Stato.</strong> Contrada non se ne avrà più a male, io lo ricorderò per la sua forza e la sua pazienza.</p>
<p>Marco Taradash, 14 marzo 2026</p>
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		<title>Senza volerlo Gratteri ci spiega perché è vitale votare Sì</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/senza-volerlo-gratteri-ci-spiega-perche-e-vitale-votare-si/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 08:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[nicola gratteri]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parole del procuratore contro il Foglio riaccendono il dibattito sul potere della magistratura e sulla necessità di riequilibrare il sistema giudiziario</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando <strong>Nicola Gratteri esprime a chiare lettere il suo disprezzo</strong> nei confronti dei giornalisti del Foglio e minaccia: &#8220;con voi facciamo i conti&#8221;, non sta solo lanciando una sfida a un singolo giornale. Sta svelando, senza volerlo,<strong> la vera e drammatica dimensione del potere che la magistratura</strong> esercita quotidianamente sulla vita dei cittadini, su quella dei giornalisti e sulla democrazia tutta.</p>
<p>In queste poche parole, Gratteri conferma una realtà che troppo spesso viene minimizzata o ignorata: la concentrazione di potere nelle mani di chi controlla la giustizia rappresenta <strong>una minaccia costante e tangibile per la libertà di espressione</strong> e per i diritti fondamentali. La giustizia non è un&#8217;entità neutrale, come in molti in queste ore vorrebbero farci credere, ma una potentissima arma politica che, nelle mani di chi la gestisce, può trasformarsi in uno strumento di ricatto e di pressione.</p>
<p><strong>Non si tratta soltanto di un conflitto tra magistratura e stampa.</strong> È la prova evidente di un&#8217;enorme distorsione del sistema. Un procuratore che non esita ad affermare &#8220;faremo i conti&#8221;, rivolgendosi ai cronisti di un giornale per delle libere opinioni, offre un segnale inequivocabile: non siamo di fronte a una giustizia che tutela i cittadini, ma a un &#8220;potere parallelo&#8221; che si muove secondo logiche proprie, spesso estranee al buon senso e al rispetto delle libertà fondamentali.</p>
<p>Ecco perché Gratteri, con la sua stessa affermazione, finisce per fornire la vera chiave di lettura del referendum sulla giustizia. Quando un esponente di primo piano della magistratura si sente così forte da minacciare un mezzo di informazione a lui sgradito, non fa altro che confermare <strong>la necessità di una riforma profonda del sistema giudiziario.</strong> Una riforma che riequilibri il sistema dei poteri e riporti entro normali dinamiche democratiche un settore che negli anni è diventato troppo grande, troppo potente e troppo distante dalla realtà quotidiana.</p>
<p>Il referendum sulla giustizia rappresenta dunque una necessità non più rinviabile per evitare che un sistema giudiziario autoreferenziale continui a incidere sulla vita politica e sociale del Paese senza un adeguato equilibrio dei poteri. È, prima di tutto, <strong>un atto di difesa della libertà di pensiero</strong> e della possibilità di esprimersi senza dover temere ritorsioni da parte di chi detiene il potere.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/voi-sareste-sereni-a-farvi-giudicare-da-gratteri/" target="_blank" rel="noopener">Voi sareste sereni a farvi giudicare da Gratteri?</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/con-voi-poi-facciamo-i-conti-gratteri-choc-minaccia-il-foglio/" target="_blank" rel="noopener">Con voi poi facciamo i conti Gratteri choc: minaccia il Foglio</a></li>
</ul>
<p>Il messaggio è fin troppo chiaro e non ha bisogno di molti giri di parole: se <strong>non vogliamo che la giustizia rimanga uno strumento di pressione</strong>, se non vogliamo che le procure possano trasformarsi in uno strumento di intimidazione per la libertà di stampa e di opinione, è indispensabile cambiare le regole del gioco.</p>
<p>E proprio Nicola Gratteri, senza volerlo, ci ha fornito la spinta finale per prendere coscienza dello stato reale delle cose: con quella <strong>minaccia rivolta alla redazione del Foglio</strong> egli stesso ha messo a nudo il sistema di potere che oggi è necessario riformare.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 14 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/senza-volerlo-gratteri-ci-spiega-perche-e-vitale-votare-si/">Senza volerlo Gratteri ci spiega perché è vitale votare Sì</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La magistratura oggi? I dati che vi nascondono: è plateale esempio di &#8220;patriarcato&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-magistratura-oggi-i-dati-che-vi-nascondono-e-plateale-esempio-di-patriarcato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 09:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[quota rosa]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=307491</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le magistrate sono il 57% delle toghe, ma restano lontane dai vertici delle Procure e degli organi di governo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-magistratura-oggi-i-dati-che-vi-nascondono-e-plateale-esempio-di-patriarcato/">La magistratura oggi? I dati che vi nascondono: è plateale esempio di &#8220;patriarcato&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ma se io vi dicessi che<strong> la magistratura, così com’è oggi e numeri alla mano, è un plateale esempio di patriarcato?</strong> Mi spiego. Le donne, in magistratura, rappresentano la maggioranza: secondo i dati aggiornati al 2026, si contano infatti 5778 donne a fronte di 10100 magistrati effettivi. <strong>Le quote rosa, quindi, arrivano addirittura al 57%.</strong></p>
<p>Una situazione che non nasce oggi: è dal 2015, che le donne in magistratura sono più degli uomini. <strong>Se andiamo però a verificare i ruoli apicali,</strong> ci accorgiamo che nonostante le donne siano così tante, il gender gap è ancora molto spiccato. E se fra i giudici la componente femminile occupa il 40% dei posti di vertice, la percentuale cala drammaticamente fra i ranghi della magistratura inquirente: le donne a capo di una Procura della Repubblica sono infatti poco meno di una su quattro, il 24.4%.</p>
<p>Una situazione che si ripete in maniera pressoché identica nella composizione dei vari <strong>Csm</strong> che si sono succeduti nella storia. Da quando infatti è stato istituito l’organo di governo della magistratura, nel 1963, <strong>le donne hanno rappresentato una quota estremamente minoritaria</strong>: in tutto, su 440 componenti nella storia, le donne sono state 36, poco più dell’8%. Nelle singole legislature, la quota massima prima dell’attuale Csm è stata del 30%, nel periodo 2006/2010, raggiungendo il massimo rappresentativo solo nell’attuale plenum,<strong> in cui sono 10 su 30, in sostanza il 33%.</strong></p>
<p>Riassumendo, considerando che le donne sono molte di più, ma <strong>comandano molto di meno,</strong> possiamo tranquillamente affermare che la magistratura odierna sia la perfetta fotografia del patriarcato.</p>
<p>Dite che esagero? Volete una controprova? Eccola: sapete in quale settore le magistrate sono maggioranza <strong>nei ruoli apicali?</strong> Nei Tribunali per i minori, dove le donne dirigenti sono il 59% del totale. Perché si sa, <strong>nel patriarcato</strong>, le donne si devono occupare dei figli…</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 13 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-magistratura-oggi-i-dati-che-vi-nascondono-e-plateale-esempio-di-patriarcato/">La magistratura oggi? I dati che vi nascondono: è plateale esempio di &#8220;patriarcato&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I giudici bombardano il protocollo Italia-Albania: &#8220;Dubbi su legittimità&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/protocollo-italia-albania-la-corte-dappello-di-roma-dubbi-su-legittimita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 17:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=307312</guid>

					<description><![CDATA[<p>Migranti, il parere dei giudici della Corte d'Appello di Roma: "Dubbi su legittimità protocollo Italia-Albania"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/protocollo-italia-albania-la-corte-dappello-di-roma-dubbi-su-legittimita/">I giudici bombardano il protocollo Italia-Albania: &#8220;Dubbi su legittimità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A febbraio la Corte d&#8217;Appello di Roma ha emesso tre provvedimenti nei quali afferma: &#8220;La richiesta di convalida del trattenimento non avrebbe potuto essere pronunciata dubitando questa Corte di Appello della legittimità della disciplina del Protocollo Italia-Albania e della conseguente legge di ratifica, di cui si invoca l&#8217;applicazione, per effetto del recentissimo rinvio pregiudiziale sollevato da questa Corte di Appello il 5 e il 17 novembre scorso alla Corte di Giustizia dell&#8217;Unione europea&#8221;.</p>
<h2>I casi esaminati</h2>
<p>I provvedimenti riguardano tre cittadini marocchini trattenuti nel Centro di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) di Gjader, in Albania. Tutti erano richiedenti protezione internazionale e destinatari di un decreto di espulsione. Tra di loro ci sono persone con precedenti penali già scontati, per reati che spaziano dall&#8217;associazione finalizzata al traffico di droga alla violenza sessuale, fino alla resistenza a pubblico ufficiale.</p>
<h2>Le perplessità della Corte</h2>
<p>Le motivazioni dei giudici, sviluppate su circa dieci pagine, evidenziano che &#8220;permangono i dubbi già sollevati&#8221; dalla stessa Corte d&#8217;Appello nei decreti del 24 aprile e del 19 maggio 2025. Questi dubbi riguardano la compatibilità del Protocollo Italia-Albania con l&#8217;articolo 9 della direttiva europea, che garantisce al richiedente asilo il diritto di rimanere nello Stato membro fino alla decisione sulla propria domanda.</p>
<h2>Domande reiterate</h2>
<p>Riguardo alle &#8220;domande reiterate&#8221; di protezione internazionale, la Corte rileva che non sussistono le condizioni previste dalla normativa per le eccezioni. In uno dei casi, i giudici segnalano che, dai documenti esaminati – tra cui il decreto di espulsione e la documentazione fornita dalla Questura – &#8220;non risulta che vi sia stata una precedente domanda e che la stessa sia stata rigettata&#8221;, nonostante in udienza la procura avesse affermato il contrario senza presentare riscontri documentali. Inoltre, la Corte sottolinea che non risulta notificato alcun provvedimento di rigetto.</p>
<p>Franco Lodige, 11 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/protocollo-italia-albania-la-corte-dappello-di-roma-dubbi-su-legittimita/">I giudici bombardano il protocollo Italia-Albania: &#8220;Dubbi su legittimità&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Ho una cosa da dire al magistrato che non si siede al tavolo con me</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ho-una-cosa-da-dire-al-magistrato-che-non-si-siede-al-tavolo-con-me/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/ho-una-cosa-da-dire-al-magistrato-che-non-si-siede-al-tavolo-con-me/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 14:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Porro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=307273</guid>

					<description><![CDATA[<p>La toga De Nozza attacca il sottoscritto e Sallusti. Quello che mi preoccupa è una cosa soltanto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ho-una-cosa-da-dire-al-magistrato-che-non-si-siede-al-tavolo-con-me/">Ho una cosa da dire al magistrato che non si siede al tavolo con me</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un breve commento riferito al caso di <strong>Giuseppe De Nozza</strong>, magistrato e gran esponente per il No al referendum, che mi ha dedicato un pezzetto del suo intervento a Cellino San Marco.</p>
<p>Per leggere tutta la storia, <a href="https://www.nicolaporro.it/io-mai-al-tavolo-con-porro-e-sallusti-il-video-choc-del-magistrato-per-il-no/" target="_blank" rel="noopener">cliccate qui</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ho-una-cosa-da-dire-al-magistrato-che-non-si-siede-al-tavolo-con-me/">Ho una cosa da dire al magistrato che non si siede al tavolo con me</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Lo scandalo degli stupratori liberati dai giudici</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lo-scandalo-degli-stupratori-liberati-dai-giudici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 13:36:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[albania]]></category>
		<category><![CDATA[giudici]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[stupratori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=307233</guid>

					<description><![CDATA[<p> L'imbarazzante elenco di migranti con precedenti gravissimi riportati in Italia dopo il no delle toghe ai trattenimenti nei centri in Albania</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-scandalo-degli-stupratori-liberati-dai-giudici/">Lo scandalo degli stupratori liberati dai giudici</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno scandalo che racconta molto più di quello che sembra. Perché dietro ai casi singoli criminali, ai singoli <strong>immigrati</strong>, alle singole ordinanze dei <strong>tribunali</strong>, emerge un meccanismo che — se letto tutto insieme — sembra assomigliare meno a una coincidenza e molto più a un sistema. A sollevare il velo è un’inchiesta del <em>Giornale</em>, che ha ricostruito uno dopo l’altro i dossier di <a href="https://www.nicolaporro.it/cpr-in-albania-i-giudici-liberano-limmigrato-pedofilo/">alcuni migranti finiti nel centro di trattenimento di Gjader, in Albania</a>. Strutture volute dal governo guidato da Giorgia Meloni per accelerare espulsioni e rimpatri. L’idea è semplice: chi non ha diritto a restare in Italia e ha precedenti penali viene trattenuto lì, in attesa del volo di ritorno nel Paese d’origine. Tutto lineare, almeno sulla carta.</p>
<p>Poi arrivano i tribunali. Perché in una serie di casi i giudici italiani hanno deciso di <strong>non convalidare il trattenimento</strong>. Risultato: quelle persone sono state riportate in Italia. Non stiamo parlando di studenti Erasmus finiti per sbaglio nella burocrazia dell’immigrazione. Parliamo di soggetti con<strong> precedenti pesanti, talvolta pesantissimi.</strong> Il caso più emblematico è quello di Fatallah O., marocchino classe 1987. Nel suo curriculum giudiziario, oltre al classico ingresso illegale e a condanne per spaccio, compare anche uno stupro di gruppo. Eppure anche lui è tra quelli per cui il trattenimento non è stato convalidato. Ma il punto è che Fatallah non è un’eccezione. <strong>È solo uno dei tanti.</strong></p>
<p>C’è ad esempio un sessantaseienne marocchino, identificato con le iniziali A.C., condannato a due anni per violenza sessuale su un minore di quattordici anni. C’è A.A., anche lui marocchino, con precedenti per furto aggravato e violenza sessuale. E poi c’è un altro caso ancora più impressionante: M.L., che nel suo palmares penale accumula violenza sessuale di gruppo, rapina impropria, furto aggravato, sequestro di persona, estorsione aggravata, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale, stalking, invasione di edifici e guida sotto l’effetto di alcol o droga. Insomma, non esattamente il profilo del turista smarrito. Eppure anche lui era stato trasferito in Albania in attesa del rimpatrio. Anche lui ha presentato richiesta di protezione. E anche nel suo caso i giudici hanno deciso di non convalidare il trattenimento.</p>
<p>La lista continua. M.E., con precedenti per rapina impropria, lesioni, tentato furto, minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Un ventiduenne, M.E.A., accusato da minorenne di omicidio — poi riqualificato in lesioni — e porto illegale d’armi. Fino ad arrivare a M.Z., quarantasei anni, precedenti “solo” per lesioni personali. Se messi in fila, questi casi raccontano qualcosa che va oltre il singolo provvedimento. Raccontano <strong>un cortocircuito tra due poteri dello Stato</strong>: da una parte il governo che costruisce un meccanismo per rimpatriare chi non ha titolo a restare in Italia e rappresenta un pericolo; dall’altra una parte della magistratura che, con decisioni ripetute, ne impedisce l’applicazione.</p>
<p>Il tema non riguarda solo i centri albanesi. Secondo i dati dell’Anticrimine citati dall’inchiesta, circa l’80 per cento dei soggetti che i giudici hanno “salvato” dai centri per il rimpatrio ha poi commesso nuovi reati contro la persona o il patrimonio. Un numero che non è una suggestione politica ma una statistica. E qui sta il nodo vero della questione. Perché il punto non è — come spesso si dice — essere buoni o cattivi con i migranti. Il punto è capire<strong> chi decide davvero la politica migratoria di un Paese</strong>. Se il Parlamento e il governo, oppure se ogni singolo tribunale che, caso per caso, finisce per svuotare le decisioni politiche.</p>
<p>È un tema enorme. E non a caso esplode proprio mentre la giustizia torna al centro dello scontro politico, con il referendum sulla riforma ormai alle porte. Poi ognuno può pensarla come vuole. Ma la domanda resta lì, inevitabile: se persone con precedenti per stupro di gruppo, pedofilia, rapine e sequestri non riescono a essere rimpatriate, esattamente dove si colloca il limite del sistema? È una domanda scomoda. Ma prima o poi qualcuno dovrà rispondere.</p>
<p>Franco Lodige, 11 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lo-scandalo-degli-stupratori-liberati-dai-giudici/">Lo scandalo degli stupratori liberati dai giudici</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Io mai al tavolo con Porro e Sallusti&#8221;. Il video choc del magistrato per il No</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 10:39:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politico Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giuseppe De Nozza, referente Anm e procuratore a Brindisi, difende le correnti. Abbiamo due cossette da dire</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/io-mai-al-tavolo-con-porro-e-sallusti-il-video-choc-del-magistrato-per-il-no/">&#8220;Io mai al tavolo con Porro e Sallusti&#8221;. Il video choc del magistrato per il No</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un principio, sacrosanto, che i nostri <strong>magistrati</strong> dovrebbero far proprio: chi amministra la giustizia, ed è titolato a chiedere o disporre della <strong>limitazione della libertà personale</strong> di chicchessia, dovrebbe apparire &#8211; oltre che essere &#8211; imparziale e privo di ogni pregiudizio. E questo non riguarda tanto, o solamente, le opinioni politiche di questa o di quella toga e le loro posizioni sul <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/referendum-giustizia-quattro-storie-da-non-dimenticare/" target="_blank" rel="noopener">referendum sulla giustizia</a>. Ma l&#8217;importanza di garantire ad ogni libero cittadino che, qualora dovesse trovarsi per un motivo o per un altro tra le grinfie del suddetto magistrato, non debba pagare l&#8217;antipatia personale che questi ha sviluppato nei suoi confronti.</p>
<p>Ecco perché ci ha sorpreso, e non poco, questo video dell&#8217;intervento di ieri sera ad opera del <a href="https://tribunale-brindisi.giustizia.it/it/sezione_penale_magistrati.page" target="_blank" rel="noopener nofollow">Sostituto Procuratore della Repubblica di Brindisi</a>, <strong>Giuseppe</strong> <strong>De</strong> <strong>Nozza</strong>, che tra le altre cose è pure <a href="https://www.associazionemagistrati.it/doc/355/puglia_lecce.htm" target="_blank" rel="noopener nofollow">presidente dell&#8217;Anm di Lecce</a> e gran divulgatore delle ragioni del No. La toga era a <strong>Cellino San Marco</strong> in uno dei tanti incontri che in questi giorni sta realizzando per portare avanti la campagna referendaria contro la riforma Nordio. Tutto lecito, tutto giusto. Solo che nel bel mezzo dell&#8217;incontro, mentre si accingeva a difendere le correnti della magistratura, proprio quelle che hanno costruito <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-sistema-colpisce-ancora/" target="_blank" rel="noopener">il Sistema denunciato da Palamara</a> e che la riforma vuole azzerare, si è lasciato andare a considerazioni tutt&#8217;altro che lodevoli nei confronti di <strong>Nicola Porro</strong> e <strong>Alessandro Sallusti.</strong> Le correnti e le associazioni dei magistrati, secondo De Nozza, erano &#8220;luoghi di fecondo dibattito culturale e sociale&#8221; che vedevano seduti attorno allo stesso tavolo &#8220;magistrati che avevano le stesse idee&#8221; ed esercitavano una libertà prevista dalla Costituzione. Essendo l&#8217;uomo un animale &#8220;sociale&#8221;, è assolutamente normale che si mettano assieme persone con le stesse visioni. &#8220;Non mi vedrete mai con Nicola Porro perché abbiamo idee diverse sul mondo &#8211; ha detto il pm &#8211; Non mi vedrete mai insieme a Sallusti perché abbiamo del mondo idee completamente differenti&#8221;.</p>
<p>Ora, è probabile che allo stesso tavolo di De Nozza non ci sederemmo neppure noi, avendo idee del mondo decisamente contrarie ed opposte. Ma noi siamo semplici giornalisti, cronisti, opinionisti. Lui no. È un magistrato. E purtroppo permane il rischio, il quale speriamo non debba mai verificarsi, che i direttori di <em>Nicolaporro.it</em> e <em>Politicoquotidiano.it</em> finiscano indagati da chi li cita in dibattiti pubblici senza nascondere un certo grado di avversione. E questo, ci sia permesso, non ci fa dormire sonni tranquilli.</p>
<p>Ps: sorvoliamo poi sul fatto che <a href="https://www.brindisireport.it/video/oria-referendum-costituzionale-giustizia-intervista-giudice-simone-orazio.html" target="_blank" rel="noopener nofollow">allo stesso tavolo del comitato &#8220;Giusto dire No&#8221;</a> siedano De Nozza e il giudice <strong>Simone</strong> <strong>Orazio</strong>, il quale &#8211; <a href="https://tribunale-brindisi.giustizia.it/it/sezione_penale_magistrati.page" target="_blank" rel="noopener nofollow">stando al sito del Tribunale di Brindisi</a> &#8211; lavora all&#8217;ufficio del Gip/Gup. Ovvero quello che dovrebbe valutare le indagini condotte dallo stesso pm De Nozza. Se vi sembra normale&#8230;</p>
<p><a href="https://www.nicolaporro.it/whatsapp-image-2026-03-10-at-11-01-06/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-307035" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-10-at-11.01.06-711x1024.jpeg" alt="De Nozza" width="711" height="1024" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-10-at-11.01.06-711x1024.jpeg 711w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-10-at-11.01.06-208x300.jpeg 208w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-10-at-11.01.06-768x1105.jpeg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-10-at-11.01.06-360x518.jpeg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-10-at-11.01.06-720x1036.jpeg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-10-at-11.01.06-500x720.jpeg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/03/WhatsApp-Image-2026-03-10-at-11.01.06.jpeg 915w" sizes="auto, (max-width: 711px) 100vw, 711px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Vorrei il Sì, ma dirò No&#8221;. Mimmo Lucano confessa: questi votano solo contro Meloni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 19:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[mimmo lucano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'esponente Avs accusa i "giudici corrotti" che lo hanno indagato. Ma pur di fare un dispetto alla premier si schiera contro la riforma</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vorrei-il-si-ma-diro-no-mimmo-lucano-confessa-questi-votano-solo-contro-meloni/">&#8220;Vorrei il Sì, ma dirò No&#8221;. Mimmo Lucano confessa: questi votano solo contro Meloni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’onorevole <strong>Mimmo</strong> <strong>Lucano</strong>, eurodeputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ci regala un nuovo genere politico: il No per antipatia personale. Non perché abbia studiato la riforma, né perché abbia ponderato pro e contro, ma semplicemente perché la proposta viene da <strong>Meloni,</strong> Salvini, Piantedosi e Tajani, quei quattro cattivoni espressione del governo delle destre. Il referendum in sé? Poco importa. Contano solo i nemici politici.</p>
<p>A margine di una recente intervista rilasciata al <em>Foglio</em>, Lucano stesso ammette: “Io lo farò, voterò No, ma senza entusiasmo, e ovviamente senza fare campagna elettorale”. Tradotto: il suo Sì interiore lo sa, ma la coscienza speciale gli dice: “No, Mimmo, non per te, ma per loro!”. Giustizia – aggiunge – significa stare dalla parte giusta. E qual è la parte giusta? Quella che odia la destra, ovviamente. Quella è l&#8217;unica cosa che davvero conta. Non i cittadini, non il merito della riforma, non i quesiti, solo i nemici personali.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/spiegare-il-no-e-difficile-spunta-un-altro-fuorionda-imbarazzante/">&#8220;Spiegare il No è difficile&#8230;&#8221;. Spunta un altro fuorionda imbarazzante</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/lui-e-ho-scritto-un-parere-bufera-sul-fuorionda-del-comitato-del-no/">&#8220;Lui è&#8230;&#8221;, &#8220;Ho scritto un parere&#8230;&#8221;. Bufera sul fuorionda del Comitato del No</a></li>
</ul>
<p>Il sindaco di Riace si definisce “tormentato” e parla di “uno sforzo enorme” per votare No, perché nella sua storia personale –<strong> vittima, dice, di “magistrati che mi hanno imbrogliato”</strong> – anche l’assalto mediatico-giudiziario ha pesato più di ogni altra cosa. Perché dunque non votare Sì? Ma perché lo propone la destra, chiaro. Insomma, il No diventa quasi un esercizio di terapia personale: punire chi propone la legge, un po’ per ragioni ideologiche, un po’ per compensare le ingiustizie subite.</p>
<p>Leggendo le sue parole si capisce subito: a parlare è la vendetta travestita da coscienza. Il suo è un No che puzza di ego, rancore e qualche residuo di vittimismo mediatico. Non c’è entusiasmo, certo, perché <strong>mica si può votare contro sé stessi con convinzione</strong>.</p>
<p>In altre parole, Lucano ci mostra che la politica può essere ridotta a un mero: “Se mi fa comodo per sfogare la mia frustrazione personale, allora voto così”. Tutto il resto – argomenti, ragionamento, analisi, conseguenze – sono optional. E la <strong>coerenza?</strong> Beh, quella se n’è andata in vacanza da tempo.</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 5 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/vorrei-il-si-ma-diro-no-mimmo-lucano-confessa-questi-votano-solo-contro-meloni/">&#8220;Vorrei il Sì, ma dirò No&#8221;. Mimmo Lucano confessa: questi votano solo contro Meloni</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Eh no caro Galoppi, la separazione delle carriere non è un dettaglio</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/eh-no-caro-galoppi-la-separazione-delle-carriere-non-e-un-dettaglio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 14:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[riforma della giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Separazione delle carriere e sorteggio del CSM: un’analisi critica delle obiezioni al referendum</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/eh-no-caro-galoppi-la-separazione-delle-carriere-non-e-un-dettaglio/">Eh no caro Galoppi, la separazione delle carriere non è un dettaglio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Son sempreverdi le favole di <strong>Esopo</strong>, massimamente quella del lupo che accusa l’agnello di inquinargli l’acqua, sebbene bevano questi a valle e quello a monte. Il mondo è fatto anche così: chi vuol fare un torto, trova sempre una scusa.</p>
<p>Con animo proattivo e costruttivo, <strong>avevo letto le 5 motivazioni del Comitato per il No al referendum,</strong> 4 delle quali abbiam visto essere false.</p>
<p><strong>Una sola motivazione è vera</strong>, e cioè: «la riforma costituzionale non risolve tutti i problemi della giustizia»; ma non è una motivazione perché non è intenzione della riforma risolvere tutti i problemi della giustizia, ma uno solo, e cioè attuare in modo ancora più compiuto il principio del giusto processo, <strong>come da dettato dell’art. 111 della Costituzione:</strong> «Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale».</p>
<p>Pensavo di aver concluso la questione, ma sono stato ingenuo: come il lupo, quelli del Comitato adducono altre scuse, col che ci tocca tornare sull’argomento. Lo scorso venerdì 6 febbraio, nei suoi preziosi <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/10minuti/venerdi-6-febbraio_F314088901011301" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>“Dieci minuti” dopo il Tg4, Nicola Porro intervistava Claudio Mario Galoppi,</strong></a> Segretario dei Magistrati indipendenti, persona molto garbata che però tradiva, dietro il garbo, grande debolezza di argomentazione.</p>
<p>Alla prima domanda che Porro gli poneva – <strong>«sarebbe così grave separare le carriere?»</strong> – Galoppi rispondeva: «mi faccia invece dire un’altra cosa», cioè evitava di rispondere, col che offriva, a me ascoltatore, un ottimo motivo per votare Sì.</p>
<p>Ecco però «l’altra cosa» che il <strong>magistrato</strong> aveva da dire: «<strong>Questa riforma ai cittadini interesserà fino ad un certo punto</strong>, la questione della separazione delle carriere è solo apparente, perché le funzioni sono già separate. Né esiste rischio di appiattimento del Giudice sul Pm: non si può pensare che il Giudice decida in base all’amicizia col Pm».</p>
<p>Caro Galoppi, con tutto il rispetto, <strong>lei l’ha detta un po’ grossa</strong>. Lei sta puntando il dito contro la Costituzione “più bella del mondo” (copyright Roberto Benigni), giacché è proprio essa a prevedere una obbligatoria consultazione popolare su una questione della quale al popolo, secondo lei, non gliene può fregar di meno. Io avrei avuto maggior rispetto e della Costituzione e del popolo; al quale, invece io credo, la cosa interessa moltissimo (e, comunque, a me interessa moltissimo).</p>
<p>Io non so di diritto, ma leggo l’italiano e temo che<strong> lei stia confondendo la separazione delle carriere con la separazione delle funzioni.</strong> Quest’ultima c’è già in ogni singolo processo (e ogni singolo processo è la cosa che conta).</p>
<p>Invece, è la non ancora perfetta e compiuta separazione delle carriere (ove Pm e giudici hanno unico concorso, unico Csm – cioè unico organo controllore e unico organo regolatore) <strong>ciò che comporta quell’appiattimento del giudice sul Pm,</strong> che lei invece nega sussistere e che i fatti confermano sussistere.</p>
<p>Ne dico due che ho trovato da analisi convergenti di varie fonti (Ministero, Cassazione, Eurispes):</p>
<ul>
<li><strong>Quasi il 95% delle richieste di rinvio a giudizio dei Pm</strong> sono accolte dal Gup; ma, in primo grado, si conclude con la condanna solo il 60%, o ancora meno se si tiene conto delle assoluzioni nelle impugnazioni ai gradi successivi.</li>
<li>Tipicamente, la percentuale dei ricorsi che la Cassazione giudica inammissibile è di oltre il 70% quando il ricorrente è la parte privata, ma<strong> è del 30% quando il ricorrente è il Pm.</strong></li>
</ul>
<p>Da entrambi gli esempi si evince la marcata tendenza del Giudice ad “appiattirsi” – tanto per usare le sue parole – sul Pm.<strong> Ma la cosa avviene non per “amicizia”</strong> – la preoccupazione che secondo lei turberebbe i sostenitori del Sì. L’appiattimento avviene per convenienza. Intendiamoci, non è una convenienza intenzionalmente viziosa, e nessuno mette in dubbio la correttezza professionale dei magistrati.</p>
<p>È una convenienza naturalmente viziosa, visto che, come detto, i due – Pm e Giudice – sono, di fatto, colleghi: stesso concorso, stesso organo regolatore, stesso organo controllore. Insomma<strong>, la commistione tra Pm e Giudici è un baco sistemico.</strong></p>
<p>Galoppi sostiene che l’altro elemento spurio nella riforma sarebbe la formazione dei due Csm per sorteggio, adducendo che esso sarebbe «contrario a due principi: la meritocrazia e la responsabilità». E qui non lo seguo: il sorteggio è eseguito tra i meritevoli a far parte del Csm, <strong>cosicché la meritocrazia è preservata.</strong> E lo è nella stessa misura in cui lo è oggi, posto che oggi si diventa membro del Csm non per concorso, per titoli o attraverso una qualche competizione che valuti i meriti, ma per elezione.</p>
<p>E si viene eletti se si ha il sostegno della corrente, tutta politica, cui si appartiene. Peggio: u<strong>n magistrato che volesse restare indipendente</strong> e non aderire ad alcuna corrente politica ha, di fatto, zero possibilità di essere eletto nel Csm.</p>
<p><strong>Il che è pure paradossale:</strong> si strilla per l’indipendenza della magistratura, ma si penalizza chi ha la presunzione di volerlo veramente essere. Un film, devo dire, che ho già visto all’università.</p>
<p>Il sorteggiato sarebbe sollevato da ogni responsabilità, aggiunge Galoppi, «perché non deve rendere conto a nessuno». Effettivamente, attualmente <strong>i membri del Csm,</strong> che hanno potere sulle carriere e sui provvedimenti disciplinari di chi li ha votati e di chi non li ha votati, è a questi che devono render conto: i controllati si scelgono i propri controllori.</p>
<p>Con la riforma, <strong>i membri dei due Csm devono rispondere solo alla loro coscienza e professionalità,</strong> e l’organo di controllo è non esterno ma ancora tutto interno alla magistratura, la cui indipendenza è quindi preservata in pieno.</p>
<p>Allora, essere nel Csm senza dover render conto a nessuno – più precisamente, senza essere debitore verso nessuno – è invece la perfetta posizione che <strong>garantisce quell’indipendenza</strong> che, al momento, sembra essere una rivendicazione solo millantata e di maniera.</p>
<p>Franco Battaglia, 4 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/eh-no-caro-galoppi-la-separazione-delle-carriere-non-e-un-dettaglio/">Eh no caro Galoppi, la separazione delle carriere non è un dettaglio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Garlasco, Andrea Sempio confessa: &#8220;Al referendum voto sì&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-andrea-sempio-confessa-al-referendum-voto-si/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 14:51:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Sempio]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=305952</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'unico indagato per la morte di Chiara Poggi (con Stasi già condannato): "Lo scontrino? L'ho fatto io. Chi dice il contrario mente"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-andrea-sempio-confessa-al-referendum-voto-si/">Garlasco, Andrea Sempio confessa: &#8220;Al referendum voto sì&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea Sempio è innocente fino a prova contraria. Ed è uno di quei casi incredibili che fanno venire voglia di cambiare la giustizia italiana da cima a fondo. Alberto Stasi è stato processato, assolto due volte, quindi rimandato dalla Cassazione in Appello, infine condannato e s&#8217;è scontato 10 anni di carcere. Solo che nel frattempo la Procura di Pavia, che per ben due volte aveva già indagato su Andrea Sempio, archiviandolo, ha deciso di riaprire il fascicolo su di lui a 18 anni di distanza dal delitto. Non sorprende dunque se Sempio ha deciso di votare Sì al referendum sulla riforma della giustizia.</p>
<p>Intanto torna al centro del dibattito il delitto di Garlasco. Durante l&#8217;intervista a <em>Quarta Repubblica</em>, il programma condotto da <strong>Nicola Porro</strong> su Retequattro, <strong>Andrea Sempio</strong> interviene con parole nette sullo scontrino del parcheggio consegnato agli inquirenti come alibi. «Ribadisco, quello scontrino l’ho fatto io. Testimoni che dicono che me l’hanno dato, che sanno, che me l’ha passato qualcun altro, li vorrei vedere. Se ci sono, dicono balle». Una presa di posizione senza sfumature, che punta a respingere le ricostruzioni circolate negli ultimi mesi.</p>
<p><strong>Sempio contesta la continua evoluzione delle versioni attribuite a presunti testimoni</strong>: «Se ci sono, perché nei mesi questo testimone è già cambiato più volte: prima ce n’era uno, poi c’è stata la storia del Vigile del Fuoco, poi lo scontrino è diventato falso, poi è diventato vero ed è tornato il Vigile del Fuoco, poi l’ultima è che è stato un mio parente». E aggiunge: «Anche questo discorso della persona che è stata sentita due volte, per me è una delle tante indiscrezioni che gira. Il punto è, come vi ho detto, che quello scontrino l’ho fatto io».</p>
<p>Il riferimento è all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, per il quale è stato condannato in via definitiva <strong>Alberto Stasi.</strong> Un caso che, a distanza di anni, continua a riaccendersi tra nuove perizie, indiscrezioni e dibattito mediatico.</p>
<p>Proprio sulle voci relative a una nuova consulenza tecnica – attribuita alla dottoressa Cattaneo –<a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-cambia-lora-della-morte-di-chiara-poggi/" target="_blank" rel="noopener"> che potrebbe modificare l’orario del delitto</a>, Sempio chiarisce: «Io ho raccontato quello che ho fatto quella giornata, l’orario può cambiare come vuole, io ho detto come è andata, non cambio versione».</p>
<p>Alla domanda su cosa abbia contribuito a farlo percepire come un “indagato a vita”, Sempio individua un elemento chiave: «<strong>Io credo che il grande jolly sia stato il dna</strong>, perché il dna prima era suscettibile di interpretazioni, poteva essere “usato in molti modi”. È stato quello l’elemento che ha permesso tutte le volte di insinuare nuovamente il dubbio».</p>
<p>Infine, una riflessione sul piano mediatico e sulla vicenda giudiziaria di Stasi: «Quello non lo so, di sicuro però posso parlare a livello mediatico: anche lui ai tempi, prima ancora di essere condannato,<strong> ha vissuto la gogna mediatica</strong> e il fatto di essere additato come colpevole. È una cosa che non dovrebbe succedere in ogni caso, anche se poi, nel tempo, c’è stata la sua condanna». Per questo, alla domanda diretta di Nicola Porro, non esita un secondo a dire che al referendum per la riforma della giustizia voterà sì. E la cosa, lo ripetiamo, è abbastanza comprensibile.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Garlasco, depositata l&#039;attesissima relazione: tutte le accuse a Sempio - CONTROVERSO" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/5VhYIK-jK7I?start=802&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Clicca <a href="https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/quartarepubblica/andrea-sempio-racconta-la-sua-verita_F314087001026C06" target="_blank" rel="noopener nofollow">qui</a> per rivedere l&#8217;intervista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-andrea-sempio-confessa-al-referendum-voto-si/">Garlasco, Andrea Sempio confessa: &#8220;Al referendum voto sì&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Politici, tv e magistrati: fin dove può spingersi un parlamentare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Terrano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 17:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[renzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra responsabilità politica e responsabilità penale: il delicato equilibrio costituzionale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/politici-tv-e-magistrati-fin-dove-puo-spingersi-un-parlamentare/">Politici, tv e magistrati: fin dove può spingersi un parlamentare?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il confine tra funzione parlamentare e controllo giurisdizionale è un tema estremamente attuale e che riemerge a seguito della pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 19 del 2026, depositata il 23 febbraio scorso. Con questa decisione, la Consulta, pronunciandosi sul giudizio per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevato dal Tribunale di Potenza nei confronti del Senato della Repubblica, ha ribadito il principio di <strong>insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari</strong> ai sensi dell’art. 68, primo comma, della Costituzione.</p>
<p>Nello specifico, <strong>la Corte ha dichiarato insindacabili le opinioni espresse dal senatore Matteo Renzi</strong> durante la trasmissione “Non è l’Arena”, andata in onda il <strong>29 maggio 2022</strong>, nei confronti del dott. Francesco Basentini, sostituto procuratore presso la Procura di Potenza, adducendo che l’attività di indagine di quest’ultimo, in alcuni procedimenti penali, sarebbero stati funzionali alla sua nomina quale capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria da parte dell’allora Ministro della giustizia Alfonso Bonafede.</p>
<p>A seguito della presentazione della denuncia da parte del suddetto sostituto procuratore di Potenza e del conseguente rinvio a giudizio di Renzi, il Senato, con deliberazione del 7 maggio 2024, ha stabilito che le opinioni espresse da quest’ultimo costituivano giudizi manifestati da un parlamentare nell’esercizio delle proprie funzioni e, pertanto, <strong>insindacabili ai sensi dell’art. 68,</strong> primo comma, della Costituzione. A seguito di ciò, il Tribunale di Potenza ha ritenuto opportuno sollevare il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato dinanzi alla Corte costituzionale, conclusosi, poi, con la sentenza citata.</p>
<p>Nello specifico, <strong>il Tribunale di Potenza</strong>, nel sollevare il conflitto di attribuzione, rilevava la mancanza del nesso funzionale tra quelle affermazioni rese nel dibattito televisivo e l’attività parlamentare tipica. Il Giudice delle leggi, tuttavia, ha respinto il ricorso e ha evidenziato, ancora una volta, il principio secondo cui la funzione parlamentare non si esaurisce nello spazio fisico dell’aula.</p>
<p>Infatti, la rappresentanza politica, così come delineata dall’art. 67 della Costituzione, è per sua natura destinata a proiettarsi all’esterno, anche nella <strong>comunicazione pubblica che si svolge durante una trasmissione televisiva,</strong> evidenziando espressamente che “l’esercizio della rappresentanza della Nazione ai sensi dell’art. 67 Cost. costituisce invero il fondamento primo e, al tempo stesso, il limite dell’insindacabilità delle opinioni prevista dall’art. 68, comma primo, Cost.”. Inoltre, va sottolineato come il significato sistemico della decisione è rappresentato proprio dall’analisi della struttura dei rapporti tra poteri.</p>
<p>In effetti, partendo dal presupposto che <strong>il citato art. 68 non configura un privilegio personale</strong> ma una garanzia funzionale al fine di proteggere l’esercizio del mandato parlamentare per il suo svolgimento senza condizionamenti esterni, la Corte ha ritenuto che non è necessaria la coincidenza letterale tra atto interno e dichiarazione esterna, quanto una corrispondenza di significato tra ciò che è stato affermato nell’aula parlamentare – <a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/renzi-offre-una-sola-certezza-non-mantiene-ne-quello-che-promette-ne-quello-che-minaccia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>nel caso di specie con la dichiarazione di voto resa da Renzi nel corso della seduta assembleare del 20 maggio 2020 nei confronti del ministro Bonafede</strong></a> &#8211; e durante il dibattito televisivo del 29 maggio 2022.</p>
<p>Alla luce di ciò,<strong> l’aspra critica politica rivolta a scelte di governo</strong> e a nomine apicali dell’amministrazione rientra proprio nella fisiologia del circuito rappresentativo.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/litalia-a-due-velocita-dal-caso-bonafede-alliperbole-renziana/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;;Italia a due velocità. Dal caso Bonafede all&#8217;iperbole renziana</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/referendum-perche-la-vera-sfida-e-tra-politica-e-casta/" target="_blank" rel="noopener">Referendum, perché la vera sfida è tra politica e casta</a></li>
</ul>
<p>Ma la vicenda è, altresì, interessante perché mette in luce una tensione ancora più profonda determinata dalla costante sottoposizione a <strong>pressione interpretativa delle prerogative parlamentari</strong> e, in particolare, dell’insindacabilità. Infatti, la progressiva estensione, che si è avuta negli ultimi decenni, del sindacato giurisdizionale verso ambiti tradizionalmente ricondotti alla dialettica politica, ha prodotto un vero e proprio slittamento del baricentro tra poteri.</p>
<p>In considerazione di ciò, è importante distinguere la responsabilità penale dalla responsabilità politica, in quanto la prima è affidata, come è noto, alla giurisdizione mentre la seconda al corpo elettorale e, quando questa distinzione si attenua, <strong>il rischio vero non è uno scontro frontale tra poteri quanto una loro progressiva sovrapposizione.</strong></p>
<p>Il punto cruciale della problematica, dunque, è che la funzione giurisdizionale non può trasformarsi nella sede ordinaria del conflitto politico.<br />
La pronuncia della Corte costituzionale in questione ha ricollocato, pertanto, il tema all’interno di coordinate più nette, evidenziando come la <strong>comunicazione pubblica di un parlamentare</strong>, se sostanzialmente connessa all’esercizio della funzione di indirizzo e controllo, è da ritenersi assolutamente partecipe di quella stessa funzione, non trattandosi di un ampliamento arbitrario delle proprie prerogative previste dalla Costituzione.</p>
<p>È necessario, quindi, <strong>evitare che l’assetto dei poteri venga ridefinito attraverso una progressiva giurisdizionalizzazione del conflitto politico,</strong> e, a proposito di ciò, il dibattito referendario in materia di giustizia di questi ultimi tempi si inserisce proprio all’interno di una più ampia riflessione sull’equilibrio tra la fondamentale categoria costituzionale della rappresentanza politica, vero e proprio pilatro della democrazia contemporanea e della forma di governo parlamentare italiana, e la giurisdizione.</p>
<p>In definitiva, tornando al caso che qui ci interessa, è necessario evidenziare come le prerogative parlamentari risultano essere veri e propri <strong>strumenti funzionali per la rappresentanza,</strong> mentre la giurisdizione deve essere esclusivamente un presidio di legalità e non la sede dell’indirizzo politico.</p>
<p>Giovanni Terrano, 26 febbraio 2026</p>
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		<title>Cpr in Albania, ora la Albano vuole il sabotaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 07:52:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[silvia albano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cpr in Albania, nuovo affondo della presidente di Corte d’Appello Silvia Albano contro il governo di Giorgia Meloni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cpr-in-albania-ora-la-albano-vuole-il-sabotaggio/">Cpr in Albania, ora la Albano vuole il sabotaggio</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il centro per migranti di Gjader si riempie. Di nuovo. E non per caso. A poche settimane dal referendum sulla giustizia, il governo <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/ma-quale-flop-il-cpr-in-albania-e-quasi-pieno/">accelera sui trasferimenti in Albania</a>. Una scelta politica, evidente. Ma altrettanto evidente è la reazione di <strong>una parte della magistratura</strong> che sembra voler trasformare ogni atto dell’esecutivo in un conflitto istituzionale permanente.</p>
<p>Come raccontato, negli ultimi quindici giorni sono arrivate a Gjader circa settanta persone dai Cpr italiani. Numeri che portano la struttura quasi alla capienza massima, ben lontana dalle venti presenze medie dei mesi scorsi. Eppure il Protocollo con Tirana è ancora sotto la lente della Corte di giustizia dell’Unione europea. E le Corti italiane continuano a disporre rientri. Insomma: terreno minato. Ma il punto politico non è questo. Il punto è la posizione di una parte della magistratura associata, che sembra aver scelto di guidare <strong>l’opposizione giudiziaria al governo</strong>.</p>
<p>A parlare è <strong>Silvia Albano</strong>, presidente di Magistratura Democratica e giudice della sezione immigrazione del Tribunale di Roma. Ed è qui che la questione si fa interessante. Perché Albano non si limita a ricordare le sentenze – cosa legittima – ma di fatto mette in discussione l’intera strategia dell’esecutivo. “Non mi risulta che i Cpr in Italia siano sovraffollati, non mi spiego questo accanimento che rischia di provocare uno scontro istituzionale con la magistratura alla quale toccherà garantire il rispetto della legge, compresa la normativa dell’Unione europea&#8221;, le sue parole al <em>Fatto</em>: &#8220;Ormai ci sono decine di pronunce in questo senso, forse converrebbe attendere prudentemente le decisioni della Corte di giustizia Ue”.</p>
<p>Tradotto: <strong>il governo dovrebbe fermarsi</strong>. Aspettare. Sospendere una linea politica votata dal Parlamento e rivendicata dall’esecutivo. In nome di un prudente attendismo giudiziario. Albano rincara la dose: “Anche la Corte di cassazione ha dubitato della legittimità delle modifiche della legge di ratifica del Protocollo e ha effettuato un rinvio, la Corte Costituzionale ha invitato il legislatore e disciplinare i modi del trattenimento (quindi anche dei trasferimenti) perché così com’è la normativa è illegittima, e c’è appena stata una sentenza che ha ritenuto illegittimo il trasferimento senza un provvedimento amministrativo motivato”. Qui non siamo più al controllo di legalità. Siamo alla moral suasion giudiziaria. Con un messaggio politico chiarissimo: l’operazione Albania va congelata.</p>
<p>Il problema, però, è un altro. Il trasferimento a Gjader non garantisce affatto il rimpatrio. Anzi: i pochi rimpatri effettuati sono avvenuti riportando prima i migranti in Italia, perché la legge non consente espulsioni dall’estero. Dunque sì, la misura è discutibile sul piano dell’efficacia. Ma è <strong>una scelta politica</strong>. E in uno Stato di diritto le scelte politiche si contestano nelle urne, non nelle aule giudiziarie con una strategia sistematica di stop and go.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/quello-che-non-vi-dicono-sui-magistrati-indipendenti-dalla-politica/">Quello che non vi dicono sui magistrati “indipendenti” dalla politica</a></li>
</ul>
<p>La sensazione è che attorno a Gjader si stia consumando l’ennesimo braccio di ferro tra politica e magistratura. Con una differenza: qui una parte della magistratura non si limita a giudicare i singoli atti, ma entra direttamente nel merito dell’opportunità politica. E quando un presidente di corrente come Albano suggerisce al governo di “attendere prudentemente”, il confine tra funzione giurisdizionale e indirizzo politico si fa sottile. Il governo insiste. La magistratura replica. La Corte europea deciderà. Nel frattempo, il centro di Gjader si riempie e il conflitto pure. E la domanda resta sospesa: chi governa davvero l’immigrazione in questo Paese?</p>
<p>Franco Lodige, 26 febbraio 2026</p>
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		<item>
		<title>Perché la sinistra ha paura della riforma</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-la-sinistra-ha-paura-della-riforma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonino Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 15:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[carlo nordio]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Escalation nei toni con il fronte del NO che tenta di trasformare il referendum in “elezioni politiche anticipate”</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il dibattito su ciò che doveva essere oggetto di un confronto sulla sostanza della riforma si sta trasformando in una vera e propria <strong>“guerra civile virtuale”</strong> (per ora…) che si combatte alle alte sfere tra i rappresentanti dei due Poteri dello Stato.</p>
<p>In realtà di confronto sul merito c’è poco o nulla, di leale ancora meno; ciò cui stiamo assistendo è <strong>un vero e proprio assalto all’Esecutivo</strong> la cui riforma è soltanto “l’ultima spiaggia” prima delle elezioni politiche per coloro che hanno l’intento di sovvertire lo stato di diritto, perché è proprio di questo che si tratta.</p>
<p>È il caso di scomodare uno dei più grandi uomini che l’Italia abbia mai avuto e che, nonostante non sia stato parte della politica, aveva compreso in pieno le perverse dinamiche di questo Paese; infatti, in una sua famosa affermazione,<strong> il grande Enzo Ferrari,</strong> sosteneva che “Gli italiani perdonano tutto, ai ladri, agli assassini, ai sequestratori, a tutti, ma non perdonano il successo”.</p>
<p>Come dargli torto? Questa esternazione dell’illustre Ingegnere calza perfettamente ad “una parte” degli italiani le cui azioni (da quando hanno perso il potere) ne hanno confermato ogni parola. <strong>Sentenze politiche mirate ad ostacolare l’azione di Governo</strong>, scarcerazioni di delinquenti, ricorsi contro le assoluzioni, uso strumentale di eventi per fomentare masse e generare violenza, diffusione di fake news, cos’è tutto ciò se non l’incarnazione perfetta delle parole di Enzo Ferrari?</p>
<h2>Il “fascismo rosso”</h2>
<p>È fuor di dubbio, infatti, che i cosiddetti <strong>“antifascisti”</strong> (che in realtà tali non sono) hanno delegittimato il concetto di democrazia e di libere elezioni da quando si è insediato l’attuale Esecutivo.</p>
<p>Tale atteggiamento, o linea di condotta (ovvero in antitesi con il concetto di linea politica), deriva da un presupposto ben definito che è alla base del castello su cui poggia l’ideologia (?) della cosiddetta <strong>sinistra antifascista:</strong> il principio autoreferenziale secondo cui il potere deve essere appannaggio di lobby che “detengono la cultura e la verità”. Cultura e verità che, secondo <strong>la visione di certi pseudo-professori</strong>, vengono identificate soltanto con il loro pensiero, la loro formazione, le loro idee politiche e i loro metodi per amministrare la cosa pubblica; tutto ciò che è differente da questo impianto viene definito “ignoranza, fascismo, analfabetismo funzionale”. Pertanto siamo alla radicalizzazione ed appropriazione indebita del concetto di cultura.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/quando-prodi-ipotizzava-una-magistratura-eversiva/" target="_blank" rel="noopener">Quando Prodi ipotizzava una magistratura eversiva</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-professorone-barbero-ne-ha-pestata-unaltra-bufera-per-questo-video/" target="_blank" rel="noopener">Il professorone Barbero ne ha pestata un&#8217;altra: bufera per questo video</a></li>
</ul>
<p data-start="0" data-end="152">Ed è proprio in virtù di tutto ciò che l’azione pratica di queste formazioni politiche tende più all’instaurazione di <strong>regimi autoritari</strong> che democratici.</p>
<p data-start="154" data-end="674">Non accettare il verdetto delle urne; <strong>organizzare manifestazioni violente</strong>; impedire a chi ha visioni differenti di parlare (ad esempio nelle università o durante eventi pubblici); difendere “delinquenti che combattono per la causa”, come gli estremisti dei centri sociali; “tifare” per la scarcerazione di criminali;<strong> difendere Hamas;</strong> colonizzare la magistratura; e molto altro: sono, secondo questa lettura, la chiara espressione della volontà di imporre, con ogni mezzo, l’affermazione della propria visione.</p>
<p data-start="676" data-end="947" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Una visione che, anche quando entra in contrasto con le leggi vigenti, viene ritenuta comunque legittima perché considerate “ingiuste o sbagliate”, in quanto emanate dagli avversari al potere, ossia da <strong>“ignoranti, fascisti e analfabeti funzionali”</strong>, di cui sopra.</p>
<p>Cos’è tutto ciò se <strong>non reale fascismo</strong> da cui loro stessi dicono di prendere le distanze?</p>
<h2>La paura fine di un’ideologia</h2>
<p>È il caso di dire siamo al dunque o, come in un noto film ambientato nel mondo della finanza (Margin Call) “la musica sta per fermarsi”. <strong>In realtà la musica si è già fermata</strong>, ciò è avvenuto quando il popolo sovrano (art.1 della Costituzione) ha decretato la sconfitta politica, ideologica ed il rifiuto della visione autoreferenziale ed assoluta delle formazioni di sinistra.</p>
<p>Da questo contesto nascono<strong> i rigurgiti contro il Governo</strong>; la riforma, e con essa il referendum, rappresentano l’ultimo baluardo per evitare il crollo totale dell’impero delle sinistre che, con il pretesto di essere depositari di verbo e cultura, hanno imbevuto le masse (fino a ieri) di propaganda e disinformazione a prescindere dal merito e dalla sostanza di ogni cosa.</p>
<p><strong>La magistratura è l’ultimo strumento nelle loro mani</strong> per il mantenimento del potere e l’abbattimento di avversari non in linea con la loro visione; dopo averci provato in ogni modo, ed avendo fallito, ora ricorrono, prima che sia troppo tardi, all’uso di uno dei poteri dello Stato, ovvero l’unico che ha la facoltà di fermare le azioni di Governo.</p>
<p><strong>Ecco perché votare SÌ,</strong> oltre che avvalorare il merito della riforma, significa anche scardinare i meccanismi perversi attraverso cui le sinistre vogliono mantenere o sovvertire illegittimamente, e contro ogni dettato costituzionale, il potere.</p>
<p>Al contrario, <strong>votare NO vuol dire accettare passivamente gli editti</strong> di chi non ammette contraddittorio perché non ha argomenti per confutare la bontà della riforma, di chi sta tentando di trasformare una normale dinamica normativa in un giudizio sull’operato del Governo ed in pratica in elezioni anticipate.</p>
<p>La magistratura è spaccata, da un lato i “colonizzati” attraverso il meccanismo delle correnti, dall’altro magistrati liberi, indipendenti ed imparziali spesso messi da parte perché non schierati e che non hanno mai accettato di essere “servi” di una parte politica bensì, giustamente, di rispettare <strong>l’imparzialità imposta dalla Costituzione</strong>.</p>
<p>L’elemento più grave di questa<strong> guerra tra poteri</strong> è, purtroppo, la <strong>disinformazione</strong> e la diffusione di menzogne da parte del fronte del NO con l’intento di incutere timore nelle masse; illustri magistrati si sono lasciati andare a dichiarazioni di infimo livello senza argomentare né sulla sostanza della riforma e tantomeno in merito alle implicazioni tecnico-giuridiche della stessa.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/il-plotone-del-no/" target="_blank" rel="noopener">Il plotone del No</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cara-destra-i-migliori-testimonial-del-referendum-sono-loro/" target="_blank" rel="noopener">Cara destra, i migliori testimonial del referendum sono loro</a></li>
</ul>
<h2>Comprendere è alla base di un voto consapevole</h2>
<p>Considerando che la legge non ammette ignoranza… non lasciatevi irretire da chi, <strong>schierato per il NO</strong>, sostiene che <strong>“voi comuni cittadini non siete in grado di comprendere la riforma perché non siete giuristi, avvocati o docenti universitari”</strong>. Secondo questa demenziale tesi nessuno di noi dovrebbe andare a votare eccetto esperti in ambito legale e costituzionale.</p>
<p>È sufficiente ciò a dimostrare il senso di tutto quanto argomentato finora, ovvero che le formazioni schierate contro la riforma considerano i comuni cittadini incapaci di comprendere il significato di un testo scritto. Tutto rientra nella strategia bassa, volgare e basata sulle menzogne, <strong>finalizzata ad abbattere il Governo</strong>.</p>
<p>Andate a leggere, punto per punto, il testo della riforma, gli articoli della Costituzione che vengono modificati ed elaborate, senza schierarvi né da un lato né dall’altro, ciò che con questo epocale cambiamento si sta cercando di fare, ovvero liberare la magistratura dell’essere uno strumento di pressione politica <strong>ad uso e consumo di una sola parte che predica bene e razzola male</strong>, si definisce democratica ma agisce in maniera opposta.</p>
<p>Un ultimo dettaglio… chiedetevi come mai tutti i paesi civili hanno la separazione delle carriere e perché nel 1941, attraverso il decreto 12/1941 il regime fascista sancì l’unione delle carriere, che le sinistre vogliono mantenere.</p>
<p>Antonino Papa, 23 febbraio 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I pm giustizieri: l&#8217;allucinante storia del sistema Trani</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-pm-giustizieri-lallucinante-storia-del-sistema-trani/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/i-pm-giustizieri-lallucinante-storia-del-sistema-trani/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 13:33:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Trani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le disfunzioni della magistratura e il caso dei pm di Trani condannati per violenza sui testimoni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-pm-giustizieri-lallucinante-storia-del-sistema-trani/">I pm giustizieri: l&#8217;allucinante storia del sistema Trani</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per comprendere il funzionamento dell’attuale sistema della <strong>magistratura</strong> e valutare gli effetti della riforma costituzionale sottoposta a referendum confermativo, non basta osservare i conflitti tra governo e Anm o le inchieste delle grandi procure che coinvolgono esponenti politici e grandi aziende pubbliche. Secondo quanto riportato dal <em>Foglio</em>, per coglierne l’impatto sulla vita quotidiana dei cittadini occorre guardare a ciò che accade nelle procure di provincia, lontano dai riflettori. E la vicenda della <strong>procura di Trani</strong> viene indicata come un caso emblematico.</p>
<p>Al centro del racconto vi sono due magistrati, <strong>Alessandro Donato Pesce e Michele Ruggiero</strong>, entrambi pubblici ministeri a Trani all’epoca dei fatti. Il primo, condannato in via definitiva per violenza sui testimoni, oggi svolge le funzioni di giudice civile al Tribunale di Milano, sezione immigrazione, dopo un periodo di sospensione disciplinare di nove mesi deciso dal Csm. Il secondo, anch’egli condannato in via definitiva per violenza sui testimoni e successivamente condannato in primo grado a tre anni e nove mesi per falso ideologico in relazione alla falsificazione di verbali, con interdizione quinquennale dai pubblici uffici, è destinato a diventare giudice a Torino al termine della sospensione disciplinare di due anni.</p>
<p>Le condanne definitive riguardano le modalità con cui furono condotti alcuni <strong>interrogatori</strong> nell’ambito dell’operazione<strong> “Sistema Trani”</strong>, avviata il 20 dicembre 2014. In quell’inchiesta sei persone furono arrestate, tra cui il sindaco di centrodestra Luigi Riserbato, e altre sette indagate per associazione a delinquere, concussione, corruzione elettorale e altri reati. In conferenza stampa il procuratore Carlo Maria Capristo, affiancato dal pm Ruggiero, parlò di un “comitato politico-affaristico” che imponeva “assunzioni lavorative” e “asservimento” attraverso “minacce di ritorsioni” e “sollecitando tangenti in denaro in cambio di appalti”. Il sindaco Riserbato fu posto ai domiciliari per oltre un mese e si dimise per ottenere la revoca della misura cautelare. Il vicesindaco Giuseppe Di Marzio finì in carcere insieme ad altre quattro persone. Negli anni successivi, sia Riserbato sia Di Marzio sono stati assolti dopo aver rinunciato alla prescrizione.</p>
<p>Tra i <strong>filoni</strong> dell’inchiesta vi fu quello relativo all’installazione di rilevatori di velocità a Trani. In questo contesto furono convocati come persone informate sui fatti Roberto Scarcella, amministratore della Italtraff, e Antonio Marzo, fondatore dell’azienda. Le registrazioni degli interrogatori, successivamente emerse, hanno documentato pressioni e minacce. Per la Procura il comandante dei vigili Modugno aveva preso soldi per l’appalto, anche se mancavano le prove. “Vogliamo vedere voi che risposte ci dite, e se quello che voi ci dite non converge lei se ne andrà in galera veloce e lei… dice ‘ma io c’ho il coso al cuore’… possiamo impegnarci par farla stare con il caldo che fa al fresco”, affermava il pm Michele Ruggiero: “Dovete scegliere da che parte stare, se dalla parte delle vittime… o siete vittime o siete correi”.</p>
<p>Analogamente, il pm Alessandro Pesce affermava: “E’ già rovinata. La sua azienda… adesso come sta… avrà un provvedimento di interdizione a partecipare agli appalti”, “la sua azienda non parteciperà più a nessun appalto… da domani mattina…”. Le pressioni riguardavano la prospettiva di arresto, il sequestro dell’azienda e il coinvolgimento dei familiari. “Non mi venite a dire che non avete dato niente, perché… noi prendiamo le carte che abbiamo qui e vi manderemo dritti in via Andria che sta il supercarcere”, si sente in un passaggio. E ancora: “Oggi c’è questa mano tesa nostra, se la prendete… bene…”. Antonio Marzo, all’epoca ottantenne e con problemi cardiaci, raccontò di aver resistito alle richieste di accusare il comandante della polizia municipale. Il giorno successivo all’interrogatorio fu ricoverato e gli venne diagnosticato uno “stato ansioso-depressivo secondario ad avvenimento con ipertensione reattiva”.</p>
<p>Le fonoregistrazioni di quegli interrogatori non furono inizialmente depositate nel fascicolo. L’indagine sui pm non partì da una denuncia delle persone coinvolte ma da un esposto anonimo che attivò la procura di Lecce. Un ufficiale della Digos consegnò i cd con le registrazioni al pm Marcello Catalano, che le mise a disposizione delle parti. Il processo si concluse in Cassazione con la<strong> condanna definitiva</strong> di Pesce e Ruggiero rispettivamente a quattro e sei mesi.</p>
<p>Parallelamente, aggiunge Il Foglio, un secondo procedimento a carico del solo Ruggiero contestò <strong>violenza privata e falso ideologico</strong> in relazione ad altri interrogatori e alla manipolazione dei verbali utilizzati per chiedere misure cautelari. Tra le frasi contestate: “Perché mi prendi per il culo? Te ne vai in carcere come il tuo sindaco”, “Guardami, cerca di avere pietà di te stesso perché io non avrò nessun tipo di esitazioni”, “Paolo, tu i cazzi che sai li devi dire se no sono cazzi tuoi, hai capito qual è il problema?”. In primo grado il reato di violenza privata è stato dichiarato prescritto, mentre per il falso ideologico è arrivata la condanna a tre anni e nove mesi.</p>
<p>Nel frattempo Ruggiero ha continuato a svolgere le funzioni di pubblico ministero a Bari anche dopo la condanna definitiva e la sanzione disciplinare del Csm, fino alla decisione della Cassazione. Nel 2022, trasferito a Bari, ha disposto l’arresto del sindaco di Polignano a Mare, Domenico Vitto, con accuse analoghe a quelle mosse anni prima a Trani. Anche Vitto si è dimesso; il suo processo è iniziato dopo quattro anni.</p>
<p>Sul <strong>piano disciplinare,</strong> il Csm ha respinto la richiesta della procura generale della Cassazione che proponeva la radiazione dalla magistratura per Pesce e Ruggiero. Le sanzioni sono state la sospensione temporanea dal servizio. Per Ruggiero, inoltre, l’11 novembre 2025 è arrivata un’ulteriore sanzione disciplinare per omessa informazione dell’emissione di un decreto d’intercettazione: censura.</p>
<p>Il caso di Trani viene collegato nel dibattito ai temi oggetto del <strong>referendum</strong>, in particolare alla separazione delle carriere, alla riforma della sezione disciplinare – che verrebbe affidata a un’Alta Corte – e al ruolo delle correnti nel Csm, che la riforma intende ridimensionare attraverso il sorteggio. Impossibile non notare come un magistrato ritenuto inadeguato a svolgere le funzioni di pubblico ministero per un reato commesso nell’esercizio delle sue funzioni sia stato successivamente destinato a svolgere funzioni giudicanti.</p>
<p>La vicenda si inserisce in un <strong>contesto più ampio</strong> che riguarda la gestione della procura di Trani negli anni Dieci, segnata da inchieste di grande risonanza internazionale – sulle principali banche italiane, sulla Banca d’Italia, sulle agenzie di rating Fitch, Moody’s e Standard &amp; Poor’s, su Deutsche Bank, sul ministero dell’Economia per i derivati di Morgan Stanley, fino a un’indagine sui vaccini – tutte concluse con archiviazioni o assoluzioni. Parallelamente, a Potenza è in corso un processo che ha visto in primo grado la condanna di due pm di Trani, Antonio Savasta e Luigi Scimé, e del gip Michele Nardi per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari. Lo stesso Carlo Maria Capristo è stato condannato a due anni e mezzo a Potenza per pressioni su una pm e risulta a processo per corruzione in atti giudiziari in relazione alla vicenda Ilva.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/processi-piu-equi-o-attacco-ai-giudici-la-verita-sulla-separazione-delle-carriere/">Processi più equi o attacco ai giudici? La verità sulla separazione delle carriere</a></li>
</ul>
<p>Capristo, indicato come esponente della corrente Unicost, fu sostenuto da Unicost e Magistratura Indipendente per l’incarico di procuratore generale di Bari, poi assegnato ad Anna Maria Tosto per maggiore anzianità, e successivamente nominato procuratore di Taranto. Michele Ruggiero è stato presidente dell’Anm di Trani ed esponente di Autonomia e Indipendenza, la corrente di Piercamillo Davigo.</p>
<p>L’insieme di questi elementi riassume le <strong>criticità</strong> del sistema disciplinare e del peso delle correnti nella gestione delle carriere. Infine, un ulteriore paradosso: il libro di Ruggiero, “Sotto attacco”, pubblicato da Paper First con prefazione dell’attuale ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il caso di Trani rappresenta uno dei nodi centrali del dibattito sulla riforma della magistratura e sulla necessità di intervenire su separazione delle carriere, disciplina e sistema correntizio.</p>
<p>Franco Lodige, 23 febbraio 2026</p>
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		<item>
		<title>Referendum giustizia: attenzione ai trappoloni del fronte &#8220;istituzionale&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 08:26:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Nordio]]></category>
		<category><![CDATA[referendum giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più che lo scontro tra partiti, sarà il peso degli equilibri istituzionali a determinare il destino della riforma</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo <strong>referendum sulla giustizia</strong> non sarà una semplice contesa elettorale tra centrosinistra e centrodestra. Sarà una partita più ampia e complessa, che si giocherà anche – e soprattutto – nei corridoi del potere.</p>
<p>Per il governo, il pericolo non sono tanto <strong>le timide critiche dell’opposizione,</strong> spesso frammentaria e inconsistente, quanto le trappole sottili e strategiche che possono emergere da ambienti istituzionali pronti a sabotare l’iniziativa.</p>
<p>Il <strong>Quirinale</strong> è il primo fronte da monitorare con attenzione. La figura presidenziale, tradizionalmente garante della Costituzione, può potenzialmente diventare un ostacolo implicito.</p>
<p>Dichiarazioni improntate alla prudenza<strong>, interpretazioni “rigide” delle regole procedurali o comunicati ufficiali ambiguamente critici</strong> potrebbero rallentare il percorso riformatore e seminare dubbi tra i cittadini sul valore e sulla legittimità del referendum. Non è fantapolitica: segnali istituzionali del genere pesano spesso anche più di una campagna politica tradizionale.</p>
<p>Non meno insidioso è il lavoro sottotraccia dell’<strong>Associazione Nazionale Magistrati (ANM).</strong> Comunicati pubblici scanditi da toni apocalittici o prese di posizione mediatiche tese a sottolineare i “rischi di strumentalizzazione politica” non rappresentano semplici opinioni.</p>
<p>Sono strumenti potenti ed efficaci in grado di minare la percezione di correttezza e legittimità del referendum e di ostacolare il suo percorso riformatore. Le logiche interne agli ambienti giudiziari e<strong> i giochi di potere</strong> a queste connessi possono diventare ostacoli invisibili, capaci persino di vanificare, anche nelle battute finali della corsa, intensi mesi di lavoro politico.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/cara-destra-i-migliori-testimonial-del-referendum-sono-loro/" target="_blank" rel="noopener">Cara destra, i migliori testimonial del referendum sono loro</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/referendum-il-ministero-chiede-allanm-lelenco-dei-finanziatori-embe/" target="_blank" rel="noopener">Referendum, il ministero chiede all&#8217;ANM l&#8217;elenco dei finanziatori. Embè?</a></li>
</ul>
<p>Con uguale <strong>peso strategico</strong> vanno osservati gli ambienti ecclesiastici, in particolare la Conferenza Episcopale Italiana (CEI). La Chiesa mantiene un’influenza sociale e culturale alquanto significativa.</p>
<p>Suggerimenti velati o prese di posizione indirette su tematiche tecniche legate alla giustizia possono trasformarsi in leve affilate da usare contro l&#8217;iniziativa referendaria, <strong>orientando l’opinione pubblica</strong> e influenzando i cittadini più sensibili ai messaggi “morali”.</p>
<p>La coalizione di governo non potrà dunque limitarsi alla semplice spiegazione delle ragioni del referendum. Dovrà affrontare un vero e proprio campo minato.</p>
<p><strong>Quirinale, magistratura e CEI</strong> potrebbero agire – singolarmente o in sinergia – per rallentare, ostacolare o persino tentare di compromettere l’iniziativa. La partita non si disputerà solo sul terreno della politica, né si esaurirà nelle schermaglie tra partiti.</p>
<p>Si giocherà principalmente nella capacità di cogliere segnali nascosti, anticipare <strong>giochi di Palazzo</strong> e neutralizzare interferenze sottili, ma potenzialmente decisive.</p>
<p>Il messaggio è chiaro:<strong> il centrodestra è avvisato.</strong> Guai a cadere nei trappoloni istituzionali. Ogni passo falso potrebbe rivelarsi fatale.</p>
<p>Salvatore di Bartolo, 22 febbraio 2026</p>
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		<item>
		<title>Processi più equi o attacco ai giudici? La verità sulla separazione delle carriere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio De Santis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 17:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due CSM, carriere divise e fine delle correnti? Ecco cosa c’è davvero in gioco</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Certo fa un po’ sorridere il titolo del mio articolo, quando scrivo di<strong> riforma indifferibile,</strong> visto che questa avrebbe dovuto compiersi a fine anni ’80, e che quindi sono passati la bellezza di 37 anni. Ma queste sono le cose che accadono in Italia.</p>
<p>Eh sì, ricordo bene, e lo ricorderanno bene tutti quelli che lavoravano nel campo delle indagini e dei procedimenti penali, <strong>cos’era il modello inquisitorio</strong>. Quando si aveva a che fare con Pubblici Ministeri e con Giudici Istruttori; quando vigeva un percorso investigativo in cui <strong>l’accusa la faceva da padrona,</strong> le prove erano sostanzialmente raccolte unicamente dalla polizia, gli avvocati entravano in scena solamente nelle aule dei processi e quindi l’azione investigativa mirava inevitabilmente a inseguire più le prove utili ad ottenere una condanna che a dimostrare una innocenza.</p>
<p>Poi accadde l’incredibile, la riforma del processo penale, <strong>la Riforma Vassalli-Pisapia del 1989</strong>, quella del cosiddetto Giusto Processo, che spazzò via il modello inquisitorio, vigente fin dal 1930, per diventare accusatorio, in cui l’azione penale nasceva e si sviluppava solo su iniziativa di una parte offesa.</p>
<p>Processo accusatorio, che lì per lì fece pensare ad una ulteriore stretta in favore dell’accusa, e che invece voleva dire esattamente il contrario e cioè che, almeno sulla carta, <strong>si era raggiunta la parità tra accusa e difesa,</strong> con quest’ultima non più solamente semplice spettatrice, ma protagonista attiva nella ricerca della verità.</p>
<p>Accusa e Difesa, sullo stesso piano, per confrontarsi in condizioni di parità davanti a un Giudice terzo e imparziale, con le prove che andavano a determinarsi non più, o non solo, nei verbali della polizia giudiziaria, ma in aula, nel dibattimento, affrontandosi – le due parti &#8211; ad armi pari.</p>
<p>Questa era la riforma, <strong>non c’erano altre interpretazioni</strong>, non c’erano dubbi su come avrebbe dovuto funzionare. Era chiaro e lampante a tutti però che sarebbe stato necessario fare un passo successivo, un passo talmente scontato al punto da sembrare banale: <strong>separare le carriere dei magistrati della pubblica accusa da quelli aventi funzioni giudicanti.</strong></p>
<p>Cosa c’era di strano in tutto ciò? Nulla. Ed invece non accadde proprio nulla! E così per più di trent’anni abbiamo assistito a cambi di casacca, che <strong>la riforma Cartabia</strong> ha limitato, ma non del tutto eliminato.</p>
<p>Questo ha inevitabilmente<strong> viziato l’imparzialità del processo,</strong> perché è stato evidente, in tutti questi anni, che la pubblica accusa si è sempre trovata un gradino più in alto rispetto alla difesa, e anche quando i singoli magistrati, sia essi inquirenti che giudicanti, hanno operato in buona fede per applicare al meglio la giustizia, il solo fatto di dare adito a dubbi e sospetti, ha minato negli anni la certezza dei cittadini di poter ottenere vera giustizia.</p>
<p><strong>Oltre alla separazione delle carriere</strong>, che giunge con incredibile ritardo, ci sarebbe poi la ovvia creazione di due distinti organi di governo, due CSM, in cui rimarrebbe immutata la proporzione tra magistrati togati e laici, addivenendo però ad un cambio di selezione, introducendo cioè l&#8217;estrazione a sorte per i membri togati, per eliminare, ma direi più limitare, l’ingerenza nefasta delle correnti.</p>
<p>Per concludere questa breve analisi, ho letto e riletto il testo della riforma e non trovo nulla che possa far pensare ad un indebolimento dell’indipendenza della magistratura, <strong>nulla che possa far pensare a una volontà punitiva,</strong> e nulla che possa far pensare che a giovarsene possano essere le persone disoneste, che resta un pensiero insensato.</p>
<p>Sergio De Santis, COL. (RIS.) della Guardia di Finanza</p>
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			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Il 95% delle richiesta accolte&#8221;. Il dato che spiega perché è bene separare pm e giudici</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-95-delle-richiesta-accolte-il-dato-che-spiega-perche-e-bene-separare-pm-e-giudici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 10:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le pillole di Franco Battaglia sul referendum sulla riforma della Giustizia: puntata 2</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-95-delle-richiesta-accolte-il-dato-che-spiega-perche-e-bene-separare-pm-e-giudici/">&#8220;Il 95% delle richiesta accolte&#8221;. Il dato che spiega perché è bene separare pm e giudici</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questa pillola n.2 sul <strong>referendum</strong> del 22-23 marzo vediamo come la non separazione tra le carriere inficia la terzietà del giudice che l’articolo 111 della Costituzione vorrebbe.</p>
<p>Le statistiche – che possono reperirsi da fonti ministeriali, della Cassazione e di altri studi (Eurispes, per esempio) – ci dicono che quasi il 95% delle richieste dei Pm sono accolte dal Gup, ma ben il 40% si risolve con l’assoluzione.</p>
<p>Un altro esempio è questo: la percentuale dei ricorsi che la <strong>Cassazione</strong> giudica inammissibile è di oltre il 70% quando il ricorrente è la parte privata, ma è del 30% quando il ricorrente è il Pm.</p>
<p>Quelle dette sono asimmetrie quanto mai singolari, e dimostrano che v’è una gran quantità di processi che non avrebbero dovuto neanche cominciare, e sono cominciati appunto perché <strong>non ha funzionato il filtro dei giudici Gip/Gup</strong>, che hanno preferito accogliere le richieste del loro collega Pm anziché contestargliele.</p>
<p>Leggi le precedenti pillole:</p>
<ol>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/il-giudice-terzo-e-imparziale-che-non-ce-la-verita-sulla-riforma-della-giustizia/">Il giudice terzo e imparziale (che non c’è). La verità sulla riforma della giustizia</a></li>
</ol>
<p>Franco Battaglia, 21 febbraio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-95-delle-richiesta-accolte-il-dato-che-spiega-perche-e-bene-separare-pm-e-giudici/">&#8220;Il 95% delle richiesta accolte&#8221;. Il dato che spiega perché è bene separare pm e giudici</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Le toghe alla guerra contro il governo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/le-toghe-alla-guerra-contro-il-governo/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/le-toghe-alla-guerra-contro-il-governo/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 11:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=304078</guid>

					<description><![CDATA[<p>Fermi cancellati, maxi risarcimenti alle Ong e conto agli italiani: la giustizia diventa l’opposizione più efficace, toghe senza freni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/le-toghe-alla-guerra-contro-il-governo/">Le toghe alla guerra contro il governo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un filo rosso che lega le ultime decisioni dei tribunali italiani in materia di <strong>immigrazione</strong>. Un filo che non ha nulla di tecnico, nulla di neutro, e che somiglia sempre più a una presa di posizione culturale prima ancora che giuridica. Perché quando la <strong>giustizia</strong> comincia sistematicamente a smontare i provvedimenti dello Stato in un’unica direzione, forse è legittimo farsi qualche domanda.</p>
<p>Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una sequenza che definire singolare è poco. Il tribunale di Agrigento ha<strong><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/i-giudici-ci-hanno-preso-gusto-a-fare-la-guerra-al-governo-liberata-sea-watch/"> sospeso il fermo</a> della nave tedesca Sea-Watch 5</strong>. Il tribunale di Genova ha <strong><a href="https://www.nicolaporro.it/le-ong-sfidano-il-governo-vogliono-fare-di-testa-loro/">annullato i provvedimenti</a> contro la Geo Barents</strong>, nave battente bandiera norvegese, fermata dopo lo sbarco di 206 migranti il 23 settembre 2024. E poi, ciliegina sulla torta, il tribunale di Palermo ha stabilito che lo Stato italiano dovrà <strong>versare 76mila euro alla Ong tedesca Sea-Watch 3</strong> per i costi sostenuti durante il fermo del 2019, quello successivo al celebre sbarco forzato a Lampedusa.</p>
<p>Parliamo della nave che, sotto il comando di <strong>Carola Rackete</strong>, forzò il blocco navale della Guardia di Finanza e arrivò fino al porto di Lampedusa dopo giorni di tensione. Oggi quella stessa organizzazione ottiene un risarcimento perché la prefettura non rispose all’opposizione presentata il 21 settembre 2019. Silenzio-accoglimento: non hai risposto? Paghi. Settantaseimila euro. E arrivederci.</p>
<p>È un dettaglio tecnico, certo. Ma è anche la fotografia di uno Stato che si muove con la burocrazia lenta e che poi viene chiamato a saldare il conto. Nel frattempo la politica cambia, i governi si alternano – all’epoca c’era il Conte 2 e al Viminale sedeva Luciana Lamorgese – ma<strong> a pagare è sempre il contribuente.</strong> Il caso della Geo Barents è ancora più emblematico. Due provvedimenti di fermo, uno da 60 giorni in base al cosiddetto Decreto Piantedosi per non aver rispettato le istruzioni della guardia costiera libica durante un soccorso del 19 settembre, e un secondo fermo dopo un’ispezione che aveva rilevato otto carenze tecniche. Tutto cancellato. Come se nulla fosse.</p>
<p>Il punto centrale è sempre lo stesso: l’obbligo di coordinarsi con il Paese responsabile della zona Sar. L’operazione si è svolta in acque internazionali, ma in quella che il diritto internazionale riconosce come area Sar libica. La Libia è formalmente titolare di quella zona di ricerca e soccorso. <strong>È un dato giuridico, non un’opinione</strong>. Eppure le Ong, quando si tratta di quella porzione di mare, decidono di non riconoscerla, sostenendo che Tripoli non garantisce il rispetto dei diritti umani. In questo caso la Ong ha ammesso di non aver dato comunicazione alla Libia “viste le continue violazioni dei diritti umani”. E per i giudici va bene così. Di fatto, sospendendo il fermo per violazione dell’obbligo di comunicazione, si legittima la scelta unilaterale della nave. <strong>Si crea un precedente politico</strong>, prima ancora che giuridico: se ritieni che uno Stato non sia adeguato, puoi ignorarlo.</p>
<p>Il problema è che il diritto internazionale<strong> non funziona a fasi alterne</strong>. Non si può invocarlo quando fa comodo e metterlo tra parentesi quando ostacola la propria missione. Se la Libia è riconosciuta come responsabile di un’area Sar, lo è per tutti. Anche per chi non ne condivide la qualità democratica.</p>
<p>Intanto le Ong tedesche – le più attive nel Mediterraneo centrale – <strong>festeggiano</strong>. “Presto torneremo nel Mediterraneo e saremo pronti a supportare le persone in transito”, hanno annunciato con comprensibile soddisfazione dopo due pronunce favorevoli nello stesso giorno. Del resto, quasi tutte le navi della flotta civile che operano in quell’area battono bandiera tedesca. E secondo quel diritto internazionale tanto evocato, la nave è estensione dello Stato di bandiera.</p>
<p>Qui si apre un’altra questione, che nessuno vuole affrontare seriamente. Se la nave è territorio tedesco, il primo approdo naturale dovrebbe essere la Germania. Certo, è complicato pretendere che si faccia rotta su Amburgo o Brema. Ma esistono soluzioni intermedie: sbarco in Italia con garanzia formale che Berlino si faccia carico dei migranti trasportati da navi battenti la propria bandiera. Anche perché molte di queste organizzazioni sono state finanziate dal governo tedesco e continuano a ricevere fondi da enti privati tedeschi.</p>
<p>E mentre le Ong ottengono risarcimenti e annullamenti, arriva un’altra notizia destinata a far discutere: la condanna dell’Italia a risarcire un clandestino con 23 precedenti penali. Ventitré. Non uno, non due. Ventitré. Anche qui la questione sarà tecnica, giuridica, formalmente ineccepibile. Ma il messaggio che passa è devastante: lo Stato sbaglia, paga; chi entra illegalmente, anche con un curriculum criminale importante, può ottenere tutela e risarcimento.</p>
<p><strong>La sensazione è che la magistratura stia assumendo un ruolo di supplenza politica</strong>. Che non si limiti a valutare la legittimità formale degli atti, ma che finisca per incidere sull’indirizzo complessivo delle politiche migratorie. I decreti sicurezza vengono sistematicamente erosi. I fermi amministrativi diventano carta straccia. Le sanzioni si trasformano in risarcimenti. Non è un attacco ai giudici. È una constatazione. Quando le decisioni si allineano tutte in una direzione, quando la bilancia pende costantemente verso lo stesso lato, il sospetto di un orientamento ideologico non è una bestemmia, ma una domanda legittima.</p>
<p>Perché alla fine il nodo è tutto qui: chi decide la politica migratoria di un Paese? Il Parlamento e il governo, eletti dai cittadini, o una giurisprudenza che passo dopo passo smonta quell’impianto? Se la risposta è la seconda, almeno diciamolo chiaramente. E soprattutto, spieghiamolo agli italiani che, oltre a gestire gli sbarchi, ora devono anche pagare i risarcimenti.</p>
<p>Franco Lodige, 20 febbraio 2026</p>
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